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Pietro Girgenti

Docente di lettere presso la scuola secondaria di secondo grado La Zolla di Milano

Una scultura fatta di parole: unanalisi ritmico-fonologica


de Il mare come materiale, di Giorgio Caproni

Il mare come materiale1 la penultima poesia de Il conte di Kevenhller (1986), ed


contenuta nella sezione Testi marittimi, o di circostanza, che a sua volta fa parte della seconda
macrosezione Altre cadenze. La struttura bipartita dellopera evidenzia una corrispondente
bipartizione tematica: se la prima macrosezione (che d il titolo allopera) ruota attorno al grande
tema della caccia alla Bestia, Altre cadenze costituisce un mlange di modi, echi, reminiscenze,
riprese di motivi dalle altre raccorte2. La conclusiva Testi marittimi, o di circostanza contiene testi
di cui bisogna s sottolineare la casualit, la marginalit rispetto al resto dellopera, ma che sono
anche, secondo il giudizio di Adele Dei, vere e proprie sfide espressive, pezzi di bravura lavorati
fino al virtuosismo, spinti ad una vertigine quasi barocca3.
Il testo da me scelto dunque, e lo indica il titolo stesso, dovrebbe porre particolare rilevanza
alla forma, e quindi alla materia della composizione poetica: le parole. Le parole, che per Caproni
dissolvono loggetto4, sembrano per nello stesso tempo valicare, qui come altrove, la frontiera
dellindicibile5: illuminanti in proposito le considerazioni di Stefano Bertani, che sostiene che nella
poesia di Caproni le parole (...) non scompaiono nel Nulla, da cui non possono giungere; esse,
invece, (...) provengono da una dimensione della realt indicibile e invisibile, ma indicabile, che
resta inconoscibile e misteriosa6. Interessante allora analizzare gli strumenti con cui il poeta
riesce a modellare la materia di cui dispone: i segni linguistici, prima di tutto nel loro valore di
significanti. Lanalisi verter dunque sulluso del metro, sul rapporto metro-sintassi e sui rimandi
fonici, sottolineando cos la grande attenzione di Caproni rivolta alla composizione come tecnica,
concetto fondamentale per il poeta stesso7.
Il metro caproniano, almeno a partire da Il seme del piangere, si caratterizza per la
prevalenza di misure brevi e brevissime comprese soprattutto tra il novenario e il quinario, in una
continua allusione alla forma tradizionale del settenario8, ed certamente imparentato con le forme
libere attive nel melodramma tardo-ottocentesco9. Unipotetica10 analisi metrica de Il mare come
materiale rivela effettivamente la presenza di un decasillabo (v. 10), novenari (vv. 3, 4, 6, 13, 14,
16, 17, 19, 21, 22), ottonari (vv. 6, 7, 15, 23), settenari (vv. 2, 8, 9, 11, 12, 18, 20), un senario (v. 5)
e un quinario (v. 1). Pu essere altrettanto interessante analizzare la disposizione degli ictus nei
1
2
3
4
5
6
7
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10

G. Caproni, Tutte le poesie, Garzanti, Milano, 1999, pp. 724-725


G. Leonelli, Giorgio Caproni, Garzanti, Milano, 1997, p. 105
A. Dei, Giorgio Caproni, Mursia, Milano, 1992, p. 244
G. Caproni, Tutte le poesie, Garzanti, Milano, 1999, p. 478
Cfr. L. Surdich, Giorgio Caproni. Un ritratto, Costa & Nolan, Genova, 1990, p. 136
S. Bertani, Giorgio Caproni. La preda in Il conte di Kevenhller (1986), 2001, p. 5, contenuto in Lineatempo, 1,
2001
Cfr. G. Caproni, Era cos bello parlare. Conversazioni radiofoniche con Giorgio Caproni, Il melangolo, Genova,
2004, p. 236-237
Cfr. G. Raboni, Caproni al limite della salita, contenuto in Paragone, XXVIII, 334, dicembre 1977, p. 115
P. Giovannetti, Modi della poesia italiana contemporanea, Carocci, Roma, 2005, p. 117
In mancanza di una struttura precisa, lanalisi metrica (cos come quella degli ictus) non pu essere univoca. La mia
scelta stata quella di non forzare la lettura con eventuali dialefi o dieresi, tranne nel caso dei versi a gradino.

versi, che si caratterizza per la sua estrema variet:


Scolpire il mare... (- + - + -)
Le sue musiche...
Lunghe, (- - + - - / + -)
le mobili sue cordigliere (- + - - + - - + -)
crestate di neve...
Scolpire (- + - - + - / - + -)
bluastre le schegge (- + - - + -)
delle sue ire...
I frantumi (+ - - + - / - - + -)
contro murate o scogliere (+ - - + - - + -)
delle sue euforie... (- - + - - + -)
Filarne il vetro in lamine (- + - + - + - -)
semiviperine...
In taglienti (+ - + - + - / - - + -)
nastri dalghe...
Fissarne (- - + - / - + -)
sotto le trasparenti (+ - - + - + -)
batterie del cielo le bianche (- - + - + - - + -)
catastrofi...
Lignificare (- + - - / + - - + -)
le esterrefatte allegrie (- + - + - - + -)
di chi vi si tuffa...
Scolpire (- + - - + - / - + -)
il mare fino a farne il volto (- + - + - + - + -)
del dileguante...
Dire (- + - + - / + -)
(in calmera o in fortunale) (- + - + - - + -)
lindicibile usando (- - + - - + -)
il mare come materiale... (- + - + - + - + -)
Il mare come costruzione... (- + - + - + - + -)
Il mare come invenzione... (- + - + - - + -)

In corrispondenza della fine di ogni periodo sintattico presente una capo forte, che cio
si distanzia di un ulteriore spazio bianco; gli a capo spezzano anche molti versi nei cosiddetti
gradini (vv. 2, 4, 6, 10, 11, 14, 16, 18), cio linee spostate a destra che completano la linea
precedente11. Ci ripartisce il componimento in brevissime strofe (tredici) che, seppur
assolutamente irregolari, possono essere considerate imparentate con quelle della canzonetta12.
Ricorrenti inoltre gli enjambements (vv. 3, 4, 5, 6, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 20), la cui
presenza, assieme a quella dei gradini, crea una notevole frizione tra metro e sintassi. Il ritmo
complessivo (inteso come rapporto metro-sintassi) ulteriormente complicato dalla movimentata
11 Giovannetti 2005, p. 118
12 Ibidem, p. 117

disposizione degli ictus: azzardando uninterpretazione stilistica, il poeta sembra volerci dare il
sentore di una superficie marina in continua perturbazione. Questa ipotesi si avvalora considerando
il livello grafico della poesia: le parole sembrano quasi comporre delle onde dinchiostro.
La ricorsivit della rima nella poesia di Caproni , come sostiene Pampaloni, di valore
portante, come i pilastri per larchitrave13, in quanto per, proseguendo la metafora, sorregge un
complesso edificio di rimandi fonici. Le rime vere e proprie sono sei: mare : lignificare (vv. 1 e 14),
cordigliere : scogliere (vv. 3 e 7), taglienti : trasparenti (vv. 10 e 12), scolpire : dire (vv. 16 e 18),
fortunale : materiale (vv. 19 e 21), costruzione : invenzione (vv. 22 e 23). Lo stesso sintagma il
mare compare alla fine del verso 1 e viene poi iterato, seguito dalla parola come, quattro volte a
inizio verso (vv. 17, 21, 22, 23), a sottolinearne la centralit; ma il mare compare anche nel titolo,
peraltro in assonanza tonica con materiale. Interessante allora notare la presenza di numerose
assonanze con la parola mare: si riscontrano infatti assonanze toniche a fine verso (fissarne : :
bianche : : fortunale : : materiale, ai vv. 11, 13, 19, 21, ma considererei anche lmine, al v. 9),
interne al verso (crestate : : bluastre : : murate : : filarne : : alghe : : esterrefatte : : farne : :
dileguante, ai vv. 3, 5, 7, 9, 11, 15, 17, 18), consonanze a fine verso (cordigliere : : scolpire : :
scogliere : : scolpire : : dire, ai vv. 3, 4, 7, 16, 18) e interne al verso (ire, v. 6). Ma i suoni della
parola mare vengono continuamente allusi anche da semplici rimandi fonici che vanno a costruire,
insieme a rime ed assonanze, un fitto sottofondo sonoro. Per comprendere la portata di questo
espediente tecnico, penso sia utile osservarlo direttamente sullo stesso componimento:
Scolpire il mAre...
Le sue musiche...
Lunghe,
le mobili sue cordigliere
crestAte di neve...
Scolpire
bluAstre le schegge
delle sue ire...
I frAntumi
contro murAte o scogliere
delle sue euforie...
FilArne il vetro in lAmine
semiviperine...
In tAglienti
nAstri dAlghe...
FissArne
sotto le traspArenti
batterie del cielo le biAnche
13 Nota di G. Pampaloni, in Giorgio Caproni, Poesie 1932-1986, Garzanti, Milano, 1989, p. 815

cAtAstrofi...
LignificAre
le esterrefAtte Allegrie
di chi vi si tuffA...
Scolpire
il mAre fino a fArne il volto
del dileguAnte...
Dire
(in cAlmerA o in fortunAle)
lindicibile usAndo
il mAre come mAteriale...
Il mAre come costruzione...
Il mAre come invenzione...

Tutto ci va a comporsi in un pi complesso sistema di rimandi fonetici che non hanno un preciso
intento significativo, ma che sono parte integrante della tecnica caproniana:
Scolpire il mare...
Le sue musiche...
Lunghe,
le mobili sue cordigliere
cresTaTe di neve...
Scolpire
bluasTre le schegge
delle sue ire...
I franTumi
conTro muraTe o scogliere
delle sue euforie...
Filarne il vetro in lamine
semiviperine...
In taglienti
nasTri dalghe...
Fissarne
sotto le Trasparenti
baTTerie del cielo le bianche
catasTrofi...
Lignificare
le esterrefaTTe allegrie
di chi vi si Tuffa...
Scolpire
il mare fino a farne il volto
del dileguante...
Dire
(in calmera o in fortunale)
lindicibile usando
il mare come materiale...

Il mare come costruzione...


Il mare come invenzione...

Ho evidenziato con sottolineature a ondina le ripetizioni di sue e scolpire, in corsivo lallitterazione


della s sorda, in grassetto quella della c e g sorde, in corsivo e grassetto le liquide l e gl, in
maiuscolo le t, con sottolineatura singola le f, con sottolineatura doppia le d.
Questa analisi formale evidenzia dunque la straordinaria sapienza compositiva di Giorgio
Caproni, eminentemente tecnica, in cui luso allusivo del metro e il suo rapporto con la sintassi, e
ancor di pi la fitta trama di rimandi fonici sono oggetto di un intenso labor limae, che ci permette
di vedere e sentire il mare oggetto della composizione. Dunque non si pu non citare, per
concludere, il giudizio di Pier Vincenzo Mengaldo su Il mare come materiale: eccezionale prova
di tettonica poetica, di uso scultoreo-architetturale della lingua, che converte a materiale la stessa
natura e trasforma gli stacchi e le slogature caratteristici dellautore in elementi costruttivi; ne esce
una correspondance sorprendente con unaltra arte, che non pu non far pensare al cubismo e alle
sue discendenze, appunto come nello scultore (Mario Ceroli) cui dedicata la lirica14.

14 P. V. Mengaldo, Per la poesia di Giorgio Caproni, in G. Caproni, Lopera in versi, Mondadori, Milano, 1998, p.
XXXVI

Bibliografia:
l

G. Caproni, Lopera in versi, Mondadori, Milano, 1998

G. Caproni, Tutte le poesie, Garzanti, Milano, 1999


l

G. Caproni, Poesie 1932-1986, Garzanti, Milano, 1989

G. Caproni, Era cos bello parlare. Conversazioni radiofoniche con Giorgio Caproni,
Il melangolo, Genova, 2004

A. Dei, Giorgio Caproni, Mursia, Milano, 1992

L. Surdich, Giorgio Caproni. Un ritratto, Costa & Nolan, Genova, 1990

G. Leonelli, Giorgio Caproni, Garzanti, Milano, 1997

G. Raboni, Caproni al limite della salita, 1977, in Paragone, XXVIII, 334, dicembre

S. Bertani, Giorgio Caproni. La preda in Il Conte di Kevenhller (1986), in


Lineatempo, 1, 2001

P. Giovannetti, Modi della poesia italiana contemporanea, Carocci, Roma, 2005

F. Broschi, C. Di Girolamo, Elementi di teoria letteraria, Principato, Milano, 1983