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Saskia Sassen e i predatori della vita perduta

- Benedetto Vecchi, 21.10.2015


Derive continentali. Cacciati dal lavoro, dalle terre, mentre intere regioni del pianeta sono lande
morte e la povert assume dimensioni inedite. Espulsioni, lultimo saggio di Saskia Sassen per il
Mulino, che sar presentato domani a Roma a Porta Futuro
Ambizione e rigore. Saskia Sassen ha entrambe le caratteristiche. Il suo rigore emerge nella mole di
dati raccolti, elaborati e assemblati per dare rilevanza empirica alle ambiziose tesi che propone. Lo
ha sempre fatto, in tutte le sue ricerche che hanno scandito una vita accademica allinsegna di un
nomadismo intellettuale che lha portata a soggiornare in molti paesi Argentina, Italia, Regno
Unito, Stati Uniti per comprendere una tendenza ormai divenuta realt, la globalizzazione. Dal suo
nomadismo intellettuale infatti nato Global Cities (Utet), il libro che lha fatta conoscere al pubblico (e che stato pi volte aggiornato), ma anche le altre opere sui conflitti dentro e contro la globalizzazione (Globalizzati e scontenti, Il Saggiatore), le migrazioni (Migranti, coloni, rifugiati, Feltrinelli).
per con Territorio, autorit, diritti (Bruno Mondadori) che il puzzle sulla globalizzazione portato
a termine. Leconomia mondiale, le trasformazioni della forma-stato, il rapporto tra locale e sovranazionale, le possibili politiche di contenimento e opposizione al capitalismo sono l, spregiudicatamente messi a tema. La globalizzazione non una parentesi del capitalismo, equiparabile alle
sue tendenze e alla internalizzazione del capitale che, alla fine dellOttocento e nel primo decennio
del Novecento, hanno visto dispiegarsi le politiche di potenza coloniali e imperialistiche dei paesi
europei e degli Stati Uniti.
La globalizzazione ha scosso nelle fondamenta sia le relazioni tra gli stati il sistema mondo di Giovanni Arrighi e Immanuel Wallerstein che, nelle formazioni politiche di matrice liberale, il delicato
equilibrio tra il potere giuridico, legislativo e esecutivo, assegnando a questultimo un ruolo preponderante sugli altri due.

I padroni dellausterit

In questo tramonto dello stato liberale, Saskia Sassen assegnava ai movimenti sociali la funzione di
argine politico alla colonizzazione mercantile della vita sociale. Quel che non poteva certo prevedere
il rigore la preserva da qualsiasi deriva profetica la crisi iniziata nel 2007. Tutto ci che sembrava solido, si dissolto nellaria e invocare il ritorno dello Stato nazionale come trincea da dove
combattere il neoliberismo come gridare alla luna: allevia il disagio, ma non risolve un granch,
come daltronde testimoniano lesito estivo delle vicende greche.
La messa in angolo del governo di Atene da parte dellUnione europea fa emergere infatti la velleit
di chi ha proposto lo stato nazionale come arma politica contro la logica neoliberista dellUnione
europea. Pi che abbandonare lo spazio politico europeo, il conflitto contro lausterit continentale
rende evidente che lunico spazio politico praticabile proprio quello sovranazionale.

Saskia Sassen una attenta osservatrice partecipe delle vicende europee passa molti mesi
dellanno in Inghilterra, dove ha tenuto seminari e corsi alla London School Of Economics e ha
visto dispiegarsi la crisi economica che ha messo in ginocchio intere economie nazionali (la Grecia,
la Spagna, il Portogallo. LItalia, stranamente, non mai citata). Allo stesso tempo ha accumulato
dati sulla crescita delle disuguaglianze sociali, sulla povert, sul degrado ambientale e sulla riduzione di intere regioni dellAfrica in terre di rapina da parte di multinazionali e paesi emergenti.
Fatti tutti noti, ma che lhanno convinta a iniziare un nuovo puzzle, questa volta sulla globalizzazione
dopo la crisi, una sorta di mappa sociale della globalizzazione 2.0.

Sicuramente il volume Espulsioni mandato alle stampe dal Mulino (pp. 288, euro 25) da considerare un tassello di questo nuovo puzzle teso a rendere visibili le tendenze sistemiche sotterranee
del capitalismo contemporaneo e a rendere visibili gli espulsi. Per Sassen lultimo decennio ha
visto dispiegarsi formazioni predatorie globali composte da imprese finanziarie e da quelle impegnate nella produzione di merci, nellagricoltura. Il dato pi inquietante che sono formazioni predatorie che si muovono sottotraccia e che si sottraggono allo sguardo pubblico, cio a quella sfera collettiva che potrebbe mettere in discussione la loro esistenza. Una delle vittime eccellenti della globalizzazione dopo la crisi dunque la democrazia, senza che questo coincida con labolizione di alcuni
diritti civili e politici.
Il lettore attento riconosce temi e argomenti cari ai teorici del capitalismo estrattivo come David
Harvey. Saskia Sassen sottolinea per che quello che descrive un processo che non vede ancora un
punto di equilibrio. Le formazioni predatorie prosperano cio in una condizione di perenne transizione, dove il passaggio da un capitalismo fondato sullinclusione gli anni doro del welfare state
a un capitalismo fondato sulla esclusione, vede una geografia sociale e politica variabile nel tempo
e nello spazio.

Le faglie della world factory

Un libro dunque ambizioso. Lavvio non lascia molti spazi allambiguit. Il capitalismo ha imboccato
una strada dove sacrificare milioni di uomini e donne e intere regioni del pianeta alle logiche di
accumulazione della ricchezza. un sistema brutale, fondato sullespulsione e lesclusione: dal
lavoro, dalla casa, dal villaggio, mentre crescono esponenzialmente le terre e acque morte per la selvaggia estrazione di minerali o per coltivazioni intensive di olio di palma o di piante destinante ad
essere trasformate in biocarburanti. Milioni di uomini e donne sono cos cacciati dal lavoro, a causa
delle politiche globali di outsourcing, rendendo lalta disoccupazione un fenomeno strutturale e permanente in Europa e negli Stati Uniti, con il conseguente innalzamento delle disuguaglianze e della
povert. I cantori del libero mercato non possono certo salvarsi lanima sostenendo che nei cosiddetti paesi emergenti cresca loccupazione e una classe media desiderosa di consumare e di occupare finalmente un posto al sole delleconomia mondiale. Questi sono dati transitori, perch il capitalismo, nella sua erranza planetaria, sa che sono paesi da usare fino a quando la ricchezza da
estrarre non sar finita. Le faglie manifestate dalla world factory cinese e dalle economie indiane,
brasiliane e sudafricane fanno intravedere che anche in quei paesi la crisi rivela la stessa brutalit
avuta in Europa e Stati Uniti. Il numero dei poveri, dei senza tetto, degli espulsi cresce dunque sia
nel Nord che nel Sud del pianeta.

Interessanti sono anche le pagine dedicate al ruolo della finanza nella globalizzazione 2.0. Non
senza ironia Saskia Sassen descrive come nelle imprese globali finanziarie chi lavora alacremente
non sono broker o spregiudicati finanzieri. Questi sono lultimo anello di una catena che vede al
lavoro fisici, matematici, informatici: tutti dediti alla elaborazione di algoritmi che facciano accelerare il flusso di capitali al fine di accumulare ricchezze estratte dalla finanziarizzazione dei bisogni sociali: la casa, il mangiare, il lavoro, la formazione, la salute. Tutti elementi che favoriscono
lindebitamento individuale e delle nazioni, vista la riduzione delle entrate fiscali dovute a politiche
indulgenti verso la tassazioni dei profitti.
Per fronteggiare la crisi del 2007 dei subprime e quella successiva dei credit default swaps gli stati
nazionali sono inoltre intervenuti per salvare imprese troppo grandi per fallire. E lo hanno fatto
usando il denaro che i contribuenti hanno versato con le tasse. Una espropriazione ulteriore di ricchezza prodotta dal lavoro vivo sociale.

Un altro elemento che nel libro ha un ruolo rilevante il land grabbing, cio lacquisto di terre da
parte di imprese agroalimentari o minerarie. Milioni di ettari di paesi africani, dellIndonesia,
dellUcraina e della Russia sono state acquistate da multinazionali e stati nazionali gli Emirati del
Golfo, ma anche la Cina e la Corea del Sud per coltivare alimenti da immettere nel mercato mondiale. Lo stesso vale per le imprese minerarie. La brutalit di questo processo sta nel fatto che in
Africa si sono moltiplicate feroci guerre locali condotte da eserciti che si candidano a gestire
lordine pubblico in alcune nazioni e cos svolgere un ruolo nelle formazioni predatorie che si muovono nel pianeta. In altri paesi lesercito ufficiale che caccia dalle terre i contadini. Da qui
lespulsione di milioni di donne e uomini che cercano una via di fuga verso lEuropa e gli Stati Uniti.
Ogni distinzione tra rifugiato economico e politico perde cos di significato. Anche se, avverte con
acume Saskia Sassen, i costi maggiori degli esodi ricade nel Sud globale del mondo: la maggioranza
assoluta dei rifugiati rimane infatti nel Sud del mondo, mentre nel Nord del pianeta arriva solo una
biblica minoranza di rifugiati economici e politici.

Domande inevase

Come interrompere questa discesa negli inferi domanda alla quale Saskia Sassen non sa dare
risposta. C amarezza, disincanto nelle pagine di questo libro. un cambiamento di prospettiva che
lautrice invita a fare. Non c nessun punto di resistenza individuato, come invece aveva indicato
lautrice in altri libri. La societ civile organizzata o i movimenti sociali non compaiono in questo
saggio. Sono qui significanti vuoti rispetto una logica sistemica che non ammette punti di rottura.
Linversione della tendenza non data. Allorizzonte non c nessun potere costituente che pu
garantire una fuoriuscita dal capitalismo estrattivo. Ma non c neppure nessun potere destituente.
La rivolta non ammessa dalle formazioni predatorie: se si manifesta, va repressa duramente. E le
citt globali non sono neppure il luogo dove sperimentare forme di democrazia diretta e di cooperazione sociale alternativa, come Saskia Sassen ha pi volte sostenuto nel recente passato. Per il
momento, il pensiero critico, lattitudine critica servono, secondo lautrice, solo a rendere visibile ci
che invisibile.
Ma per rendere visibile linvisibile serve unoperazione di verit. E dunque di rivolta, provando
a coniugare il potere destituente della rivolta con il potere costituente che d forma allaltro mondo
possibile che lazione di svelamento operata dai movimenti conducono. In fondo la politicizzazione le
relazioni sociali lunica azione realistica di svelamento del potere performativo della vita manifestato dalle formazioni predatorie.
KERMESSE
A Roma il Salone
delleditoria sociale

Saskia Sassen sar protagonista gioved dellincontro Per unEuropa dellinclusione e dei diritti
alla Sala della regina a Roma (ore 15). Lincontro organizzato dalla Presidente della Camera dei
Deputati Laura Boldrini solo su invito. Per chi invece interessato a una discussione sulle tesi del
suo ultimo libro Espulsioni (Il Mulino) lappuntamento nella giornata dapertura del Salone
delleditoria sociale che prende il via gioved a Porta Futuro di Roma (Via Galvani, ore 17.45).
Questanno il Salone delleditoria sociale dedicato al tema della Giovent bruciata, cio alle
nuove generazioni che sono colpite dalle politiche di austerit che negano loro il futuro. Ridotti sono
i finanziamenti alla formazione, cresce in molti paesi il debito studentesco per pagare le rette universitarie sempre pi alte. Minore la possibilit di entrare nel mercato del lavoro (lesperienza della
precariet ormai la regola nel capitalismo). Eppure sono sempre i giovani il target privilegiato
per spregiudicate campagne pubbicitarie di chi vende merci spacciandole per stili di vita pi o meno
alternativi. Il programma del Salone delleditoria sociale (consultabile per intero al sito internet:
www.editoriasociale.info) prevede workshop seminari e presentazione di libri. Nella giornata di gioved, oltre lincontro con Saskia Sassen, sono da segnalare la tavola rotonda Il terzo settore alla
deriva? (ore 16) e Stranieri per forza (ore 16.15, sala B). Il giorno dopo, ore 16, tavola rotonda su
Welfare, reddito, lavoro. Le sfide della generazione precaria. Alle 18 sar invece presentato il libro,
curato da Sbilanciamoci, Workers Act. Domenica, invece, la volta della presentazione del volume
I Muri di Tunisi, unanalisi dei murales e dei graffiti nella capitale tunisina prima e dopo la primavera araba. A presentarlo Michela Becchis, Cecilia Dalla Negra, Luce Lacquanita (autrice del libro)
e il graphic journalist Takoua Ben Mohamed.
2015 IL NUOVO MANIFESTO SOCIET COOP. EDITRICE