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Il presente saggio stato pubblicato, in una versione leggermente diversa, nel volume

AA.VV., Rinascita di un Impero. La Russia di Vladimir Putin, pref. di A. de Benoist,


Circolo Proudhon, 2015.

RUSSKAJA IDEJA. TEORIA POLITICA E NUOVE SINTESI NELLA RUSSIA DEL XXI SECOLO
di Alessio Mulas

Chi vuole restaurare il comunismo senza cervello. Chi non lo rimpiange senza cuore
Vladimir Putin

Il crollo del sistema sovietico ha posto la Russia di fronte a questioni importanti, diremmo
esistenziali: che cosa la Russia e qual il suo destino? La ricerca di una nuova strategia e di un
ideale politico avrebbero dovuto fornire il materiale per consolidare quelledificio istituzionale che
governa su un territorio comprendente undici fusi orari, numerose etnie, altrettante lingue. Il
problema della definizione di una identit russa era gi evidente nello storico displuvio sulla
terminologia ufficiale da adottare per denominare tutti i cittadini della Federazione. Non si parla pi
di russkie (russi in senso etnico), ma di rossijane, parola di difficile traduzione, che corrisponde
allincirca a il popolo della Russia, proprio per includere nel termine la popolazione di etnia non
russa caucasici, per esempio. Allinizio degli anni Novanta ci si era appena liberati del potere
sovietico, lunico, per dirla con Emmanuel Carrre, che si arrogava il privilegio che san Tommaso
dAquino negava a Dio: fare che ci che era stato non fosse stato1. Una battuta molto diffusa
allera della perestrojka recitava che lUnione Sovietica era lunico paese al mondo con un passato
imprevedibile. Si trattava di stenderne, almeno su carta, il futuro. Negli anni di Boris Elcin ci prov
il governo, perch la societ russa era troppo occupata a sopravvivere al collasso economico per

E. Carrre, Limonov, Adelphi, Milano, 2012, p.181.

esprimere una propria tendenza ideologica. La teoria politica che dava forma alla nuova Russia,
almeno a livello teorico, era la democrazia; per i russi, invece, a procurare al mercato delle idee una
ideologia russa non era tanto la democrazia, quanto le dichiarazioni pubbliche dei politici. Un
aneddoto racconta di un russo, presente nella capitale cecena Groznyj durante i bombardamenti
dellaviazione nel 1994, che alle domande dei giornalisti ebbe a rispondere: Sono sopravvissuto ai
nazisti, ora sono sopravvissuto ai democratici2. Come poteva essere proprio la democrazia che
per alcuni russi si stava rivelando una democratura3, per usare il termine coniato da Predrag
Matvejevic, e per altri niente pi che cleptocrazia e anarchia4 il nuovo ideale russo?

Nel vuoto venutosi a creare, Elcin cerc di recuperare leredit dimenticata dello zarismo: mentre i
canali televisivi degli oligarchi filogovernativi trasmettevano sempre pi spesso programmi sulla
dinastia imperiale dei Romanov, il Presidente restitu al parlamento il nome di Duma, e ai colori
panslavi della bandiera presidenziale sovrappose laquila bicipite. Nel 1996, il govern nomin un
comitato di accademici, coordinati da un matematico nazionalista, allo scopo di teorizzare una
sintesi politica adatta ai nuovi tempi. Tentativo vano: a distanza di un anno, il comitato venne
sciolto senza aver ottenuto risultati soddisfacenti. Venne anche il turno di liberi intellettuali e di
associazioni politiche di varia estrazione, i quali perlopi giunsero a sostituire il marxismo con una
teoria simile a quella di cui, in quel momento, si faceva portatore il politico di opposizione e capo
del Partito comunista, Gennadij Zjuganov un minestrone di ideologia sovietica, nazionalismo
russo e stravaganza pura e semplice5.

P. Bushkovitch, Breve storia della Russia. Dalle origini a Putin, Einaudi, Torino, 2013, p.528.

A.N. Jakovlev, La Russia, il vortice della memoria. Da Stolypin a Putin, Spirali, Milano, 2000, p.
554.
4

P. Bushkovitch, cit., p.529.

Ivi, p.526.

nota la dichiarazione di Elcin, pi volte richiamata dagli analisti, con la quale lallora Presidente
ricordava che ogni fase della storia russa (monarchia, totalitarismo, perestrojka) ebbe una ideologia
di stato: Non diciamo se fosse buona o cattiva, per cera. Ma noi democratici non ce labbiamo.
Qualche anno dopo, commentando quelle parole, Aleksandr Javovlev (gi consigliere di Gorbav e
capo della Commissione per la riabilitazione delle vittime delle repressioni politiche) polemizzava
con Elcin, sottolineando che non si rendeva neanche conto che qualsiasi idea uguale per tutti
conduce inevitabilmente alla mentalit totalitaria6; tuttavia, dato che a suo dire la mentalit russa
era plasmata sul modello della Trinit, egli proponeva una triade di Libert, Benessere, Giustizia, in
realt non meglio chiarita se non nel primo elemento. Libert spirituale, economica, politica, che
nella bocca di Javovlev suona come sacra e intoccabile propriet privata, a suo avviso soluzione
per uscire dalla miseria. I russi la pensavano diversamente. Per loro il libero mercato e le
privatizzazioni significavano uomini daffari spuntati dal nulla, nuovi oligarchi dellimportazione,
fiumi di vodka di produzione tedesca o belga, Snickers americane, teatri e filarmoniche chiuse. In un
recente reportage del Corriere della Sera, il regista premio Oscar Nikita Mikhalkov ha illustrato
allintervistatore, con parole poco diplomatiche, il sentimento di diffidenza ancor oggi diffuso:
Nulla di tutto ci che avevate promesso ci stato dato, solo jeans, McDonald's e merda7. Dalla
diffidenza allinimicizia il passo cos breve che, stando a un sondaggio del dicembre 2012, i
nemici della Russia sarebbero in primo luogo gli Stati Uniti, seguiti dai separatisti ceceni, dalla
Nato e dalle forze occidentali8.

Il presidente Putin ha ereditato lo stallo di un grande paese senza un relativo ideale, riuscendo a
governare con labilit politica degna di un grande statista. Nei suoi discorsi ha pi volte avanzato
la ferma convinzione che la Russia sia non semplicemente una nazione (accoglie una diversit
6

A.N. Jakovlev, cit., p.549.

P. Valentino, Nella Russia di santi e zar. LEuropa ci ha traditi, Corriere della Sera, 4 febbraio
2015.
8

S. Markedonov, The North Caucasus: the Value and Costs for Russia, Russia in Global Affairs,
27 dicembre 2013.

etnica e religiosa senza pari) o uno stato (con tutte le complicazioni di una repubblica federale
semipresidenziale), ma una civilt distinta, determinata in molti aspetti dai valori del cristianesimo
ortodosso9. A causa delleterogeneit della Federazione Russa, non si pu fare a meno di una chiave
di lettura e di risposta alla diversit di aspettative che muovono lopinione pubblica, affinch le
risposte della politica agli avvenimenti internazionali e alle esigenze popolari siano rapide e decise;
la situazione caucasica, in questo senso, paradigmatica10. In breve, necessaria quella che a
oriente chiamano una Russkaja Ideja, una idea russa.

Nel marzo 2014, la celebre rivista statunitense Foreign Affairs, fucina di elaborazione teorica
dellatlantismo liberale, pubblic un saggio dal titolo Putins Brain11, sostenendo che quella
Russkaja Ideja sia oggi fornita dalla declinazione contemporanea del pensiero eurasista (o
eurasiatista), il cui esponente di spicco Alexandr Dugin, filosofo, politologo e docente
universitario, nato nel 1962 a Mosca da una famiglia di militari. In Italia, Dugin non un nome noto
al grande pubblico. Si procurato la luce dei riflettori solo con qualche dichiarazione poco
diplomatica sulla guerra civile ucraina, e lopinione che ne hanno i pennivendoli italiani
riassumibile con la boutade di Lucio Caracciolo sugli esoterismi di alcuni fantasiosi geopolitici
russi, come Aleksandr Dugin, con le loro pulsioni furiosamente antioccidentali12 e qui, per
quanto il direttore di Limes sia un analista colto e raffinato, traspare una scarsa conoscenza del
pensiero del filosofo russo. In Francia, per esempio, Dugin noto per lamicizia con Alain de
Benoist, e lopinione che si ha di lui pi lucida e onesta in confronto agli esoterismi sopracitati.

Acting President Vladimir Putin sent Christmas greetings to Orthodox Christians in Russia, 6
gennaio 2000, in http://eng.kremlin.ru/news/13957.
10

Cfr. V. Avioutskii, La Russia che pensa se stessa, Limes, 1/2004, Progetto Jihd, pp.
279-288.
11

A. Barbashin e H. Thoburn, Putins Brain. Alexander Dugin and the Philosophy Behind Putins
Invasion of Crimea, Foreign Affairs, 31 marzo 2014, in http://www.foreignaffairs.com/articles/
141080/anton-barbashin-and-hannah- thoburn/putins-brain.
12

L. Caracciolo, La fine del Caucaso, Limes, 2/2014, Grandi giochi nel Caucaso, p.21.

Carrre ne ha fatto una descrizione che, pur romanzata e dedicata al Dugin dei primi anni Novanta,
veritiera e rende onore al personaggio:

Parla quindici lingue, ha letto tutto, sa bere e spassarsela, una montagna di scienza e di fascino. [] Ben lungi dal
contrapporre fascismo e comunismo, Dugin venera entrambi in egual misura, e accoglie alla rinfusa nel suo pantheon
Lenin, Mussolini, Hitler, Leni Riefenstahl, Majakovskij, Julius Evola, Jung, Mishima, Groddeck, Jnger, Meister
Eckhart, Andreas Baader, Wagner, Lao-tzu, Che Guevara, Sri Aurobindo, Rosa Luxemburg, Georges Dumzil e Guy
Debord.13

Nonostante sia evidente la svolta eurasista della politica russa, da constatare quanto leurasismo di
Dugin venga sfruttato, in Occidente, come una sorta di spauracchio che viene spesso agitato,
sopravvalutando in effetti limportanza di questo orientamento nelle sfere decisionali russe, che se
ne servono al pari di altri elementi ideologici14. infatti perlomeno azzardato considerare Dugin
lideologo di Putin o, come ha scritto Foreign Affairs, il suo cervello. Il filosofo medesimo rifiuta
questa descrizione, poich non ha mai lesinato critiche verso il Presidente, a cui manca una visione
del mondo coerente15. Daltra parte, gli analisti statunitensi hanno costantemente monitorato i
rapporti tra il mondo eurasista e le scelte di governo di Putin. Come raccontato dallo stesso Dugin,
allIstituto Hopkins (prestigiosa universit nordamericana) gli fu mostrato un dossier di
corrispondenze tra le sue prese di posizione negli anni Novanta e le pi recenti dichiarazioni del
Presidente russo, con una notevole mutuazione di idee16. Nel corso degli anni, anche in seguito alla
creazione di circoli ufficiali, club politici, movimenti e gruppi di lavoro sotto la sua egida,
Aleksandr Dugin ha affinato il suo pensiero attraverso la concettualizzazione e la teorizzazione di

13

E. Carrre, cit., pp.255-256.

14

A. Ferrari, Crimea: una svolta per la politica estera russa?, in Oltre la Crimea. Russia contro
Europa?, ISPI, Milano, 2014, p.8.
15

A. de Benoist, A. Dugin, Che cos leurasiatismo? Una conversazione con Aleksandr Dugin,
in Idd., Eurasia. Vladimir Putin e la Grande Politica, Controcorrente, Napoli, 2014, p.58.
16

Ivi, p.70.

un sistema politico in grado di farsi carico della Russkaja Ideja, di una originale Weltanschauung
russa. Leurasiatismo si considera fondamentalmente come la nuova forma di questa millenaria
missione russa17. Lelaborazione sistematica di questa consapevolezza codificata nella Quarta
Teoria Politica18 (dora in avanti 4TP) a cui hanno collaborato numerosi intellettuali ed esposta
nellomonimo libro, summa del pensiero filosofico e geopolitico di Aleksandr Dugin. Passo primo
della sua trattazione porre in dubbio la teoria della fine delle ideologie19, ossia cercare una
risposta alla domanda: siamo in unepoca post-ideologica?

Il Novecento stato il secolo delle ideologie. Prima di esso, ad avere un ruolo fondamentale nella
vita dei popoli erano la religione, le dinastie, le classi, gli stati nazionali; il XX secolo, invece, ha
visto il culmine di importanza delle ideologie, prodotto e spirito di una nuova epoca, le quali si sono
rese manifeste in diversi modi e con diversi simboli. Dugin ne classifica tre essenziali: il
liberalismo, di destra o sinistra; il comunismo, marxismo e socialismo compresi; il fascismo, come
contenitore del nazionalsocialismo e delle numerose flessioni della Terza Via (il sindacalismo
nazionale franchista, il giustizialismo peronista, il regime di Salazar, ecc.). Lordine di nascita delle
tre ideologie inverso allordine della loro scomparsa. Il fascismo, sorto per ultimo, stato il primo
a morire non di morte naturale, sottolinea Dugin, ma vittima di un omicidio o di un suicidio.
Il comunismo, a differenza del fascismo, non scomparso a causa di una sconfitta militare. La fine
della terza teoria politica aveva lasciato il terreno libero per lo scontro tra le altre due (guerra
fredda), conclusosi nel 1991, data che segna il declino globale del comunismo e la vittoria
dellultima ideologia rimasta: siamo alle porte dellepoca del liberalismo. Non si tratterebbe dunque
della fine delle ideologie, ma del trionfo assoluto e globale della prima teoria politica: lindividuo
diventa soggetto normativo libero dalla cornice della societ. a questo punto che il liberalismo,

17

Ivi, p.69.

18

I movimenti e i circoli politici che fanno riferimento alla Quarta Teoria Politica sono numerosi e
presenti anche fuori dalla Russia. Uno dei siti di riferimento di questa galassia www.4pt.su
19

Cfr. D. Bell, The End of Ideology, Harvard University Press, Cambridge, 1960.

liberatosi delle due ideologie avversarie, ha la sua fine. Dugin ci pone di fronte a un paradosso: il
suo trionfo coincide con la sua morte.

I valori del razionalismo, lo scientismo e il positivismo, o le grandi narrazioni, vengono riconosciuti come velate forme
di politiche repressive, totalitarie, e criticate. Allo stesso tempo, ci accompagnato dalla glorificazione della libert
totale e dellindipendenza dellindividuo da ogni tipo di limite, incuse la ragione, la moralit, lidentit (sociale, etnica o
anche di genere), la disciplina, e cos via. Questa la condizione della postmodernit.20

cos che da ideologia, da prima teoria politica, il liberalismo diventa lunica prassi post-politica,
un post-liberalismo. Manca del tutto una dimensione politica, dacch sono state portate a termine
quelle che Carl Schmitt, in un discorso dellottobre 1929 al Congresso della Federazione
internazionale della cultura, chiamava neutralizzazioni e spoliticizzazioni21. Il mondo diventa un
mercato globale, gli stati e le nazioni si disgregano in un melting pot. Leconomia, che rimpiazza la
dimensione del politico, diventa un destino. Se il fascismo viene sconfitto nella sua giovent e il
comunismo muore decrepito nellanzianit, il liberalismo rinasce, contraffatto, come postliberalismo nella forma di societ del mercato globale. In ogni caso, assicura Dugin, nessuna
delle tre teorie politiche in grado di portare il fardello delle nuove sfide e di rispondere ai
cambiamenti globali. Da questa constatazione sorge la necessit di una Quarta Teoria Politica, da
concepire come dissenso contro la globalizzazione, contro la postmodernit, contro la fine della
storia, dunque come resistenza allo statu quo. La dicotomia politica destra-sinistra ha esaurito, per
Dugin, il proprio potenziale semantico. Se nei decenni passati corrispondeva a differenti
collocazioni politiche in un arco ideologico, ora impossibile determinare dove la destra e la
sinistra siano collocate in relazione al postliberalismo22. Affinch i fatti politici siano meglio

20

A. Dugin, The Fourth Political Theory, Arktos, London, 2012, p.18.

21

Cfr. C. Schmitt, Lepoca delle neutralizzazioni e delle spoliticizzazioni, in C. Schmitt, Le categorie


del politico, Il Mulino, Bologna, 1972.
22

A. Dugin, cit., p.21.

comprensibili, necessario aggiornare la nostra topografia, la quale dovrebbe prevedere, piuttosto


che uno scontro fra destra e sinistra, una tensione fra due nuove posizioni valide globalmente: la
conformit al postliberalismo e il dissenso verso di esso o, per dirla con de Benoist, il centro
contro la periferia23.

Il secondo punto di indagine della 4TP riguarda leredit della modernit, ossia delle tre grandi
teorie politiche. Secondo Dugin, la seconda e la terza teoria politica si pongono come competitrici
per la migliore espressione dello spirito della modernit; tuttavia entrambe falliscono in tale sforzo.
Devono piuttosto essere ripensate, selezionandone le idee che hanno valore di per s, in quanto
come sistema completo ci sarebbero del tutto inutili; hanno infatti elementi che, alla prova della
storia, sono rimasti periferici e marginali (la metafisica delle macerie, la letteratura della crisi,
la Rivoluzione Conservatrice, che per il pensatore russo una Quarta Teoria Politica avant la
lettre). Si tratta, insomma, di sviluppare una critica che sappia vedere Marx da destra e che sappia
leggere Evola da sinistra. Lapice della modernit coincide la fine del sacro, la morte di
Dio (Friedrich Nietzsche) e il disincanto del mondo (Max Weber), ma il postmoderno non si
pone come nemico della religione, va oltre: ne indifferente. Contro questo lassismo del pensiero,
la 4TP propone una difesa degli ideali e dei valori della Tradizione24. Di fronte allo scenario di un
mondo di stravaganti, degenerati e pagliacci, niente pu sembrare troppo arcaico, nemmeno il
popolo della Tradizione che ignora gli imperativi della vita moderna. Come in altri punti del libro,
Dugin non approfondisce la questione, quasi a sottolineare che non vuole sviluppare una dottrina
sistematica, ma vuole porre un invito alla riflessione. Nei suoi termini, la postmodernit viene a

23

Alain de Benoist ha rifiutato, dagli anni Novanta, la dicotomia destra-sinistra, in luogo dei termini
centro e periferia. Per lintellettuale francese, il centro corrisponde alle varie fazioni dellideologia
dominante e ai movimenti o partiti a loro collaterali, mentre la periferia linsieme delle forze
minoritarie che si oppongono a quella egemone. Possiamo leggere linvito di de Benoist come il
bisogno di un fronte che unisca le forze radicali di destra e sinistra contro quelle centriste.
24

Aleksandr Dugin utilizza il termine Tradizione nello stesso senso che gli era stato dato da Ren
Gunon e Julius Evola, ossia come un insieme di principi metafisici che occupa il centro di ogni
autentica religione, e che condiviso nonostante la differenza formale dei culti e delle pratiche
religiose.

corrispondere al regno dellAnticristo, al Dajjal dei musulmani, allErev Rav degli ebrei, al Kali
Yuga degli induisti. La risposta degli aderenti alla 4TP una dichiarazione di teologia politica: Noi
crediamo in Dio, ma ignoriamo quelli che parlano della Sua morte tanto quanto ignoriamo le parole
di un pazzo25.

La definizione di un soggetto storico la base fondamentale di ogni ideologia politica, e ne


determina la struttura. Il soggetto del liberalismo, si detto sopra, lindividuo (libero da ogni
appartenenza e identit collettiva); quello del comunismo la classe; il fascismo ha infine come
soggetto lo stato o la razza, rispettivamente nella declinazione italiana (mussoliniana) e tedesca
(hitleriana). Qual , dunque, il soggetto della 4TP? Dugin formula diverse ipotesi. La prima prevede
un composto dei soggetti delle teorie precedenti, ossia non lindividuo, la classe, lo stato, letnia o la
nazione prese per s, ma una combinazione di tutti gli elementi. Nella seconda ipotesi, partendo da
Edmund Husserl, Fernand Braudel e Peter Berger, Dugin apre la prospettiva di una
desecolarizzazione (la religione come alleata della politica) o di un recupero della dottrina
schmittiana del decisionismo. Altra ipotesi quella di una sociologia dellimmaginazione. Questa
facolt forma il contenuto dellesistenza umana in base alle sue strutture interne indipendenti, e
viene interpretata come un attore autonomo nella sfera politica, in quanto necessaria per progettare
si pensi alle istanze delle proteste del 1968, che riconoscevano limportanza politica della facolt
dellimmaginazione con lo slogan immaginazione al potere. Lultima ipotesi, quella a cui Dugin
riserva pi attenzione, candida il Dasein heideggeriano26 come soggetto della 4TP. Non viene
chiarito il concetto di esserci (come lo stesso Heidegger aveva solo abbozzato una analitica
esistenziale), ma ci si limita ad affermare che esso pu costruire un modello complesso e olistico
per condurre una nuova analisi della politica.
25
26

A. Dugin, cit., pp.26-27.

Dasein (esserci) usato da Heidegger, in Essere e tempo, come sinonimo di uomo.


Questultimo lesserci in quanto essere anzitutto dato, che hic et nunc, che c ogni volta che
viene posto il problema. Luomo, in particolare, lunico ente in grado di comprendere lessere. Il
ci di esserci richiama lesperienza umana dellessere.

Recuperando gli studi di Gregory Bateson (studioso di vari campi tra cui lantropologia, la
sociologia, la linguistica e la cibernetica, nonch uno dei principali protagonisti dellepistemologia
delle scienze umane del XX secolo), Dugin formula una critica dei processi monotonici, ovvero
dellidea (coeva allideologia del progresso) di una crescita e di uno sviluppo costanti, legati
allaumento di uno specifico indicatore e privi di effetti collaterali. Monotonici sono quei processi
che si muovono verso una sola direzione, e per Bateson essi non esistono n in biologia, n al
livello delle macchine, n nella societ. Processi monotonici, come lincremento della
popolazione, in molti casi conducono alla guerra, la quale allora torna a ridurre la popolazione
stessa; e ancora: nella societ attuale vediamo livelli di progresso tecnologico senza precedenti,
insieme a un incredibile degrado morale27. Daltra parte anche il sociologo francese Marcel Mauss,
maestro di Claude Lvi-Strauss, li ha esposti a critica, sottolineando come le societ tradizionali,
invece, dedichino maggiore attenzione ai rituali di distruzione. Lincremento in unarea corrisponde
al decremento in unaltra (sia in natura che in tecnologia e societ), e ci basta, secondo Dugin, per
respingere il paradigma del progresso e porre alla base della 4TP la ciclicit dei fenomeni cos
come Lev Gumilev, Nikolai Danilevsky, Oswald Spengler, Carl Schmitt, Ernst Jnger, e Arnold
Toynbee lhanno sostenuta e rifiutare lidea dellirreversibilit del tempo. Ovviamente, sebbene la
4TP non ne faccia valori assoluti, essa non disconosce il progresso tecnologico e la
modernizzazione.

Peraltro, leurasismo pone se stesso non come una filosofia politica, ma come episteme. Ha rapporti
soltanto con ideologie conservatrici (eccetto il conservatorismo liberale), e condivide caratteristiche
con il conservatorismo tradizionalista e con la Rivoluzione Conservatrice (nella quale fa rientrare la
sinistra eurasista). Esso considera la modernit come un fenomeno peculiare della civilt
occidentale, rifiutandone la validit universale, dacch non c un singolo processo storico, ma

27

A. Dugin, cit., p.61.

ogni nazione ne ha uno proprio, che si sviluppa in differenti ritmi e allo stesso tempo in differenti
direzioni28. Leurasismo, afferma Dugin, pluralit gnoseologica: lunitaria episteme della
modernit si oppone alla pluralit delle civilt, ognuna fondata su una propria episteme. Da qui si
passa alle considerazioni propriamente geopolitiche. La 4TP oppone allunipolarismo un
multipolarismo basato sulle differenti civilt (Dugin ne identifica otto), corrispondenti
territorialmente ai grandi spazi29. Nellaccezione che ne d Dugin, il Groraum fondato su un
comune sistema di valori e una consanguineit storica in grado di tenere insieme una moltitudine
di governi differenti in una comunit di destino. I fattori di integrazione possono essere
molteplici, ma gli esempi pi chiari sono la religione, letnia, la forma culturale, il tipo
sociopolitico, la posizione geografica. Lesaurirsi del paradigma dello stato nazionale, ormai
obsoleto, segna il passaggio ai grandi spazi, di cui lUnione europea lespressione pratica a noi pi
vicina: la transizione da governi nazionali a un organismo politico sovranazionale, il cui collante
la comune civilt (europea, nel nostro caso). Sul caso Ue, Dugin afferma dal punto di vista
geopolitico ci che Hayek aveva negato dal punto di vista culturale30, ossia lesistenza di due
identit europee: una atlantica, il cui quartier generale la Gran Bretagna, e che si identifica con
un Occidente che comprende anche il Nord America; una continentale, determinata dallasse
franco-tedesco, che spinge affinch lEuropa giochi un ruolo da attore indipendente. Quanto alla
Russia, essa appartiene alla grande civilt slavo-ortodossa, e avrebbe il suo Groraum nellEurasia,
lo spazio che va dallIntermarium ai confini orientali dalla Federazione Russa31.

Riguardo alla critica di Dugin al liberalismo, essa non affatto originale. A suo parere, ci che
luomo non deriva da se medesimo in quanto individuo, ma dalla politica, il dispositivo di
28

Ivi, p.99.

29

Si parla di grande-spazio (Groraum) quando uno stato talmente forte da porsi come attore
regionale primo e fondamentale, in grado di aggregare a s entit politiche organizzate,
promuovendo la propria egemonia come principio nomotetico.
30
31

Cfr. F.A. von Hayek, The road to Serfdom, University of Chicago Press, Chicago, 1944.

LIntermarium la linea immaginaria che, tagliando lUcraina e i paesi baltici, congiunge mar
Baltico e mar Nero.

violenza e legittimazione del potere, che definisce luomo. per daccordo con i liberali quando
afferma che la politica violenza, e lo stato il monopolista della coercizione32. Per il resto, egli si
limita alla consuetudinaria distinzione di libert negativa (assenza di costrizione da) e libert
positiva (partecipazione a); le altre criticit evidenziate (distruzione delle identit, liberazione
dellindividuo da ogni cornice comunitaria, omologazione, ecc.) non sono sostanziali al liberalismo,
e a questo proposito basti citare le opere di filosofia morale di Adam Smith. Altrettanto erroneo
legare il liberalismo al darwinismo sociale spenceriano e al positivismo, che furono pi tardi visti
dai liberali come sostrato, insieme allo storicismo, del totalitarismo. Una critica sistematica alla
prima delle ideologie non pu essere formulata se non tenendone in considerazione le varie correnti
(la Scuola Austriaca di economia e la Scuola di Chicago in particolare) e affrontando le questioni
del dilatarsi del quadro delle aspettative individuali e sociali, della diseguale distribuzione della
conoscenza, della gestione dellincertezza, della scarsit dei beni, dei diritti di propriet come argine
al pericolo costante della tirannide questi sono i veri punti di partenza del liberalismo
contemporaneo. Sono anche fuori luogo, nella critica di Dugin al liberalismo, gli insistenti rimandi
a Fukuyama, quasi ne fosse un importante teorico, mentre sono rari i riferimenti a Friedrich von
Hayek e a Ludwig von Mises, per richiamare due nomi di cui si dovrebbe assolutamente tener
conto.

Pi interessante, nellintera teorizzazione della 4TP, la pars philosophica, a cui dedicheremo solo
qualche riga, poich un esame approfondito richiederebbe uno studio a parte. Prendendo le mosse
da Heidegger, Dugin abbozza una ontologia del futuro, parlando di tre estasi del tempo e dei relativi
argomenti ontologici: limmediato (c, non c) relativo al presente; il documentario (cera, non
cera) al passato; il probabilistico (ci sar, non ci sar) in relazione al futuro. Se c il pi

32

L'uso del termine coercizione, caro ad anarchici, liberali e libertari, non loro prerogativa. noto
luso che ne ha fatto M. Weber, Economia e Societ, trad. it. a cura di P. Rossi, Edizioni di
Comunit, Milano, 1968, I, p.31: Un ordinamento deve essere chiamato [...] diritto, quando la sua
validit garantita dall'esterno, mediante la possibilit di una coercizione (fisica o psichica) da
parte dell'agire, diretto ad ottenerne l'osservanza o a punire l'infrazione.

evidente, ci sar il pi dubbio. A differenza di presente e passato, non si pu sapere niente con
certezza riguardo al futuro, perch manca dessere. Da qui, Dugin propone unindagine
fenomenologica del tempo, raccogliendo linvito di Husserl a studiare il tempo attraverso la musica:
questultima qualcosa di diverso dalla singola nota che sento ora, nel presente, anzi formata
anche dalle note passate che svaniscono una ad una e il cui risuonare persiste nella mia coscienza e
d alla musica il suo senso estetico. [] Il passato presente nel presente. Ecco la chiave
metodologica per la comprensione della storia, consapevolezza della presenza del passato nel
presente: gli eventi passati continuano a suonare nel presente Clio e Polimnia, rispettivamente
muse della storia e della musica, sono sorelle. A tal guisa va compreso il futuro, risonanza del
presente, in quanto noi viviamo il futuro gi ora, mentre suoniamo le note della melodia della
vita. Scrive il filosofo russo:

La consapevolezza del tempo necessaria per nascondere il presente, che lesperienza traumatica della natura
autoreferenziale della pura coscienza. Lintenzionalit e i giudizi logici sono tutti radicati in questa evasione dal dolore
della mancanza per cui la coscienza diviene consapevole di se stessa. [] Cosa davvero importante in questa
interpretazione della morfologia del tempo? Lidea che questo tempo precede loggetto, e che nella costruzione del
tempo dovremmo cercare una profondit interna della coscienza, piuttosto che una coscienza radicata nei fenomeni
esterni costituiti dal soggettivo processo dellautocoscienza traumatica. Il mondo intorno a noi diviene ci che
lazione fondamentale della presenza compiuta dalla mente. Quando la mente dorme, la realt perde il senso
dellesistenza presente. pienamente immersa in un sogno continuo. Il mondo creato dal tempo, e il tempo, a sua
volta, la manifestazione della soggettivit autoconsapevole, una intrasoggettivit.33

Passando dalluomo alla societ, dalla antropolgia alla sociologia, Dugin afferma che il futuro una
funzione sociale e non immanente alla natura delloggetto, il quale daltra parte non concepisce il
futuro (si pensi alla terra, gli animali, alle macchine). Per lui, solo ci che umano e sociale prende
parte al futuro: senza autocoscienza non v il tempo. Il tempo altres ci che, dallinterno, ci
33

A. Dugin, cit., pp.158-159.

rende ci che siamo, la massima identit delluomo. Constatato ci, Dugin elenca quattro tipi di
concezioni del tempo: circolare, basata su un eterno ritorno delluguale; tradizionale, ossia
regressiva, nella quale il futuro e il presente sono costruiti sul modello del passato; messianica, che
vive nellattesa del futuro; infine materiale, concezione basata sul mondo fisico e sulla morte del
soggetto. Ogni societ ha una storia differente, in quanto la coscienza costruisce diverse forme di
tempo e loro combinazioni. Tornando alla musica, diremmo che diversi sono i pezzi, i musicisti, gli
strumenti, i compositori, le annotazioni, i generi musicali. Lumanit non pu avere un solo futuro
condiviso per tutte le societ, perch diverse sono le costruzioni della storia e del tempo. Allora qual
il centro della storia? Ogni popolo, ogni cultura, ogni societ hanno una propria storia, il cui perno
geografico; essi possono interagire, incrociarsi, conoscersi, ma al senso della storia e del tempo
ci non permesso se non con il dominio di una societ su unaltra ecco ci che la 4TP vuole
evitare, ecco il vero significato del multipolarismo. La societ occidentale guastata dalla pretesa di
porsi al di sopra di ogni altra societ, di considerarsi come universalmente valida, in ordine al suo
passato razzista e colonialista. Dugin ricorda che nel Novecento strutturalisti, antropologi,
sociologi, fenomenologi, linguisti ed esistenzialisti indicarono questo vizio dellOccidente come
paranoica imposizione della propria identit allaltro; sebbene si ritenga universale, lOccidente
un fenomeno storico locale, come ogni altra societ. Lidea della fine della storia la conclusione
logica della pretesa universalistica occidentale, come la globalizzazione la morte del tempo. Il
rischio opposto quello messo in luce da Samuel Huntington: lo scontro di civilt34. Da buon
realista politico, il geopolitico russo risponde che la storia conosce la guerra come la pace; entrambe
si susseguiranno sempre, perch servono per rilasciare la tensione delle societ nel presente. Una
pace totale tanto dannosa quanto una guerra totale.

Tralasciando le altre parti della 4TP (la nuova antropologia politica, lAngelopoli, la Quarta Pratica
Politica, la riflessione sul gender, ecc.), volgiamo infine la nostra attenzione sul concetto di Impero,
34

Cfr. S.P. Huntington, The Clash of Civilization?, in Foreign Affairs, 72 (3), estate 1993, pp.
22-49.

il cui legame con la Russkaja Ideja rivendicato anche da Eduard Limonov e dai
nazionalbolscevichi russi. Impero non imperialismo, ossia non la volont di uno stato di
estendere il dominio oltre i confini originari. La nozione di Impero si avvicina, piuttosto, a quella di
Groraum (Schmitt) o di governo-mondo (Savickij), che in breve indicano una parte concreta dello
spazio mondiale in quanto civilt distinta de Benoist parlerebbe di un principio che trascende i
singoli stati che lo compongono, contrapposto allo stato nazionale35. Impero uno stato
sovranazionale che ha una linea comune nella dimensione fondamentale del politico (la politica
estera e la difesa), mentre lascia spazi di autonomie regionali. Scrive Dugin:

LImpero rappresenta una specie di organismo politico-territoriale che combina un centralismo strettamente strategico
(unica linea di potere verticale, un modello centralizzato di amministrazione retto da forze armate, un codice di leggi
civili valido per tutti, un unico sistema di riscossione di tasse, un sistema di comunicazioni unificato e cos via) con
lampia autonomia delle istituzioni sociopolitiche regionali appartenenti al suo ambito (elementi di diritti etnicoconfessionali a livello locale, dalla democrazia tribale ai principati o anche ai regni centralizzati).36

Lopinione secondo cui lImpero presuppone necessariamente un imperatore al governo , se non


ingenua, quantomeno errata. La caratteristica fondamentale dellImpero, insieme alla presenza del
grande-spazio, che esso investito di una missione; questultima si pu realizzare nella forma
civile (Impero romano, Impero di Gengis Khan), culturale (Impero Persiano, Celeste Impero),
religiosa (Califfato islamico, Impero moscovita, Impero bizantino, Impero austro-ungarico) e infine
ideologica (Unione Sovietica, Stati Uniti dAmerica). In questo senso, gli ultimi Imperi rimasti sono
lUe, che Dugin chiama Impero incerto, e gli Usa. Perci la Russia deve pensare ora ad agire a
guisa dImpero, sia nel suo Groraum naturale (lo spazio eurasiatico, la Comunit di stati
indipendenti, lUnione economica eurasiatica), sia nei rapporti con le grandi potenze. Solo nel farsi

35

A. de Benoist, Il mito dellimpero, in A. de Benoist, Limpero interiore, Ponte alle Grazie, Firenze,
1995, pp. 115-188.
36

A. Dugin, Il progetto Impero, in Eurasia, 1/2013, Imperialismo e Impero, p.52.

Impero, seguendo la Groraumtheorie di Schmitt, e accettando la sfida della Quarta Teoria Politica,
la Russia pu porre in pratica lunica alternativa realistica allunipolarismo talassocratico,
promuovendo un fronte dopposizione contro linganno del dirittoumanismo e delluniversalismo
occidentale37. La dimensione spaziale, nella filosofia e nella geopolitica dei russi, fondamentale;
ecco perch lidea russa non si potr avere senza una riflessione sul concetto di Impero. A tale
proposito, si parlato a ragione di ipertopia come elemento imprescindibile dellidentit russa38.
In altre parole, la dimensione spaziale alimenta il senso di eccezionalit, di unicit insito nellanima
russa, determinando quellescatologia sui generis che le caratteristica (giova ricordare lidea di
Mosca come terza Roma, ossia come definitiva translatio imperii). Sia la 4TP che il
nazionalbolscevismo hanno compreso lipertopia russa e la lezione di Nikolaj Vasil'evi Ustrjalov,
il quale in un articolo del 1921 scriveva: Si sbaglia di grosso chi ritiene il territorio un elemento
morto dello Stato, indifferente alla sua anima. Io sono pronto ad affermare piuttosto il contrario:
proprio il territorio la parte pi essenziale e preziosa dellanima statale, nonostante il suo
apparente carattere grossolanamente fisico39.
La dialettica della Russkaja Ideja antinomica, gioca tra idealismo e Realpolitik. Essa non pu
esistere senza un nemico, cos come la Russia non pu esistere se non in quanto mosaico.

37

Questo inganno manifesto, tipico delle potenze talassocratiche, fu ripetutamente messo in luce
da Carl Schmitt (cfr. Land und Meer. Eine weltgeschichtliche Betrachtung, Verlag von Philipp.
Reclam, Leipzig,1942; Id., Der Nomos der Erde im Vlkerrecht des Jus Publicum Europaeum,
Greven Verlag, Kln, 1950).
38

Cfr. A. Roccucci, Russia, lutopia con i piedi per terra, Limes, 8/2013, Utopie del tempo
nostro, pp.147-159.
39

Il brano citato Ivi, p.149.