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per la libertà d’informazione

società pannunzio
supplemento a Critica Liberale nn. 160-161
edizioni Dedalo febbraio-marzo 2009

timi tempi – non si sa come facciano a farsi la


I lettori conoscono bene la nostra ten-
sione verso la libertà d’informazione.
Lo dimostriamo ogni mese pubblicando da anni,
barba la mattina senza morire di vergogna da-
vanti allo specchio. Ma ancora più pericoloso
senza alcuno scopo di lucro né redazionale né per loro sarebbe il sospetto di essere al massi-
dei nostri autori, un giornale che forse non ha mo dei Missiroli o degli Ansaldo di serie C. Vi
uguali in Italia per un disinteresse così duratu- sono ancora giornalisti che cercano di fare il
ro. “Non avere padroni”. Questo è l’esergo di loro lavoro di testimoni della realtà, ma sono
Critica liberale. E gli siamo stati fedeli per de- sempre meno. Sui giovani, ricattati come sono
cenni. E per padroni non si intende qui solo pro- dal precariato, non si può far conto. Con sem-
prietari economici, ma anche clan, partiti, pro- pre maggior frequenza vengono colti dal sospetto
tezioni, chiese. Sempre in mare aperto, abbia- di prestarsi a un lavoro malfamato e destinato a
mo subito molte burrasche, ma nessuno ci ha soccombere prestissimo di fronte alle nuove tec-
mai potuto condizionare e la mano è rimasta nologie e a ruoli professionali completamente
ferma sulla barra del dubbio e della libertà di burocratizzati.
critica. La nostra libertà era ed è strutturale. In Certo, questo non è tempo di riforme.
queste condizioni potevamo crescere soltanto Con la complicità attiva dei cosiddetti avver-
nella considerazione dei più attenti, ma certa- sari, la destra al potere si cura con leggi ad hoc
mente il guscio di noce rimaneva condannato il proprio monopolio informativo. E su questo
alla semiclandestinità. Il mondo segue altre re- monopolio fonda il suo potere. Sa bene che il
gole. Nel frattempo abbiamo visto liberali di- controllo e la formazione con ogni mezzo del-
ventare clericali, comunisti trasformarsi in fon- l’opinione pubblica sono il padre e la madre di
damentalisti e reazionari, democratici chinare ogni potere. Ma c’è di più. La crisi dell’infor-
voluttuosamente la testa al nuovo padrone. I mazione è strutturale. Non solo per la crisi eco-
quotidiani hanno subito un’involuzione inim- nomica ma per la consapevolezza che l’infor-
maginabile anche pochi anni fa, mazione tradizionale, così
la cultura è colata a picco, la come è fatta ora, è destinata a
scuola fa schifo, e gli opinion perdere la gara con Internet.
leaders quotidianamente inse- Anche gli editori alla fine ca-
gnano l’asservimento, il cini- piranno che o restituiscono al-
smo, l’occultamento. I lettori l’informazione il suo ruolo ori-
non lo sanno, ma da noi si pub- ginario o le loro imprese son
blica una minima parte di quan- destinate a scomparire. Perché
to accade nel mondo e persino inutili. Noi, riformatori impe-
nel nostro paese. Forse però lo nitenti, ricuciniamo concetti
intuiscono e si difendono allon- obsoleti come “indipendenza”,
tanandosi sempre più dalle edi- “libertà”, “vecchi e nuovi di-
cole. I direttori (a parte rarissi- ritti”. Sappiamo che la via par-
me eccezioni) – per riprendere [e.m.]
un’espressione che Paolo Sylos
Labini ripeteva spesso negli ul- »»» segue a pag. 14
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ben più delicata di altre, perché condiziona la salu-


dichiarazione te mentale e democratica) e quindi dovrebbero ac-
quisire almeno diritti analoghi a quelli che con fa-

d’intenti tica hanno gli acquirenti di un qualunque bene di


consumo, in fatto di trasparenza, di non commistione
di interessi, di non inquinamento della notizia.

1. essere consapevoli che i media non 5. l’informazione nella rete


Internet rappresenta il media più grande mai esisti-
sono liberi to, per le dimensioni del pubblico cui si rivolge, ed
Nella nuova èra dei media la libertà d’informazione è caratterizzato dalla mancanza di una rigida sepa-
è garantita bene o male da Costituzioni e leggi, ma razione tra utenti e produttori di informazione: chiun-
nella realtà i media sono manipolati, eterodiretti, con- que, in pochi click, ne legge e ne produce. L’infor-
formisti. I giornalisti perdono il loro ruolo di testi- mazione in Rete corre, dunque, lungo linee oriz-
moni della realtà e sono trasformati in canali di tra- zontali che incrociano costantemente quelle verti-
smissione di messaggi altrui. Il lettore, lo spettatore cali dei media tradizionali e che, proprio in quanto
e l’ascoltatore sono ridotti a oggetti inconsapevoli e orizzontali, si sottraggono alle logiche e alle dina-
non sono titolari di alcun diritto. Ora i media si iden- miche di controllo che hanno, sin qui, impedito che
tificano sempre più con le loro proprietà. stampa, radio e televisione svolgessero in modo li-
bero il loro ruolo fondamentale in ogni Paese de-
2. non c’è democrazia senza infor- mocratico: quello di creare attraverso il racconto li-
mazione indipendente bero ed indipendente dei fatti e della storia una co-
Le democrazie occidentali non sono più tali se scienza civile nei cittadini, trasformandoli da sog-
manca un requisito minimo di democrazia come getti passivi della democrazia a suoi protagonisti.
un’informazione indipendente. Ora il gioco poli- Difendere la libertà di manifestazione del pensiero
tico, soprattutto in Italia, è visibilmente truccato in Internet significa difendere questa speranza.
dalla manipolazione dell’opinione pubblica. Ab-
biamo tanto combattuto affinché le elezioni poli- 6. una politica riformatrice
tiche fossero libere, bisogna cominciare a lottare Tra le emergenze democratiche va annoverata
affinché anche le opinioni siano libere, ovvero li- una vera riforma, legislativa e non, che costrui-
beramente formate. sca cinque condizioni strutturali sia per garanti-
re la libertà d’informazione sia per fondare i di-
ritti dei lettori-consumatori:
3. i tre poteri della “sfera pubblica”: 1) sancire la rilevanza di primario interesse pub-
per un nuovo separatismo blico d’una informazione libera e indipendente,
Nelle società moderne la complessiva “sfera pub- quale componente necessaria per l’esistenza di
blica” è composta dall’apparato politico e statale, una democrazia politica;
dal potere economico e dal potere mediatico. Que- 2) prendere consapevolezza che la libertà d’in-
sti tre poteri, invece d’essere separati, sono stretta- formare può essere garantita esclusivamente da
mente intrecciati. Bisognerebbe che diventassero un effettivo pluralismo delle fonti;
consapevolezza di massa i guasti provocati dalla ter- 3) perseguire una politica che si ponga come fine
ribile distorsione causata dalla dipendenza delle forze la massima separazione possibile tra i poteri della
politiche dai finanziamenti leciti e illeciti; i guasti “sfera pubblica” e quindi anche tra il potere eco-
generati dalla informazione eterodiretta da quegli nomico e quello mediatico;
stessi poteri economici e politici; i guasti provocati 4) riconoscere al “bene informazione” uno sta-
al mercato dalla burocrazia politica e dalla dipen- tus differente da quello di semplice merce, e quin-
denza dai finanziamenti pubblici. di costruire per le imprese editoriali una forma di
governance con una propria esclusiva tipicità che
tenda a realizzare progressivamente il principio
4. cittadini, lettori, consumatori separatista tra la proprietà del mezzo e la ge-
Va fondato pressoché dal nulla il “diritto dei stione giornalistica, anche attraverso passi in-
lettori”, i quali ora sono senza difese sia in quan- termedi come la sterilizzazione del controllo pro-
to cittadini (non viene garantita loro né la plurali- prietario sui contenuti informativi;
tà né l’indipendenza dell’informazione) sia in quan- 5) considerare basilare la presenza del lettore-
to consumatori. Eppure, come compratori di un consumatore tra i protagonisti della comunica-
bene, essi sono “consumatori” (peraltro di una merce zione.

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libro blu

sullo stato della libertà dei media


proposte per una politica riformatrice
1. essere consapevoli che i media non dominante nell’editoria e tra gli istituti di son-
sono liberi daggio, si aggiungono al potere pubblico, lo pun-
tellano, inquinano la formazione della volontà
La libertà di informazione è, bene o male, politica e manomettono i requisiti di base d’ogni
garantita da Costituzioni e da leggi. I media che democrazia. Al tavolo del gioco politico Berlu-
avvolgono il globo con le loro reti si dichiara- sconi bara apertamente e, distorcendo la lotta po-
no liberi ma sono ovunque in catene. I vincoli, litica in tutte le sue fasi fino al momento eletto-
beninteso, sono sempre più virtuali, invisibili, le- rale, riduce la democrazia a poco o nulla. Quasi
gano le menti e le indirizzano. Una lunghissima tutti i suoi avversari o hanno una cultura demo-
lotta ha assicurato la libertà formale d’informa- cratica talmente scarsa che non avvertono il pe-
re: oggi nei paesi industrializzati si può stampa- ricolo o con la loro ignavia se ne fanno compli-
re, trasmettere, emettere segnali, suoni, messag- ci.
gi. Tutto (quasi) liberamente. La libertà dell’im- Il cancro sopravvenuto non può farci di-
presa mediale è (quasi) assicurata giuridicamen- menticare, però, che ovunque l’informazione –
te, spesso foraggiata. E così il mondo simbolico anche in condizioni di cosiddetta “normalità” –
s’è adagiato sul mondo reale, coprendolo, rimo- rappresenta il primo e più grave problema delle
dellandolo se non sostituendolo. nostre democrazie.
La nuova èra è sotto il segno dell’infor-
mazione. Il cumulo degli strumenti informativi
è impressionante. Persino eccessivo, temono al- 2. non c’è democrazia senza informa-
cuni. Però, se ciascuno dei segmenti di questo zione indipendente
cumulo è inquinato perché non libero, il Tutto si
tramuta in un incubo di conformismo e di illi- Secondo Robert A. Dahl dei cinque cri-
bertà. L’opinione pubblica viene blandita come teri che contraddistinguono una democrazia
dominatrice e onnipotente, ma in effetti è mani- compiuta ben tre riguardano i media: 1) parte-
polata, eterodiretta, svigorita. Gli strumenti del cipazione effettiva («prima che una strategia
comunicare sono inesorabilmente e progressi- venga adottata […], tutti i membri devono avere
vamente concentrati. Dappertutto regnano, se pari ed effettive opportunità per comunicare agli
non il monopolio, l’oligopolio e strutture ele- altri le loro opinioni a riguardo»); 2) diritto al-
fantiache, costosissime, irraggiungibili dalle mi- l’informazione («entro ragionevoli limiti di
noranze ideologiche. Il lettore, lo spettatore e tempo, ciascun membro deve avere pari ed ef-
l’ascoltatore, che appaiono ovunque protago- fettive opportunità di conoscere le principali al-
nisti, in realtà sono ridotti a oggetti inconsape- ternative strategiche e le loro probabili conse-
voli. Non sono titolari di alcun diritto. I risulta- guenze»); 3) controllo dell’Ordine del giorno.
ti della conquistata libertà d’impresa mediatica Altri hanno sostenuto 3 che «offrire opportuni-
sono deprimenti. Il pubblico-lettore si difende tà di crearsi una conoscenza chiara delle que-
come può e arretra: abbandona progressivamente stioni pubbliche non è solo parte della defini-
gli strumenti più “difficili” e soggiace a quelli zione della democrazia, ne è un requisito fon-
più “facili”. Va sempre meno in edicola ad ac- damentale»1. Se si intende la democrazia non
quistare i quotidiani e giace di fronte alla Tv as- solo come forma di governo i requisiti minimi
similando le improbabili notizie televisive che sono la “Libertà d’espressione” e la possibilità
gli si accavallano nella mente in un guazzabu- di “Accesso a fonti alternative d’informazione”).
glio di fiction e di news. Oggi, in Italia, nell’era Certo, prosperano moltissimi stati tota-
berlusconiana la condizione dei media televisi- litari, ma le cosiddette democrazie occidentali
vi ha subìto un vero tracollo: si è passati da una possono dichiararsi tali senza continuare a per-
situazione oligopolistica a un monopolio quasi seguire almeno quei requisiti minimi che noi
perfetto. Il controllo diretto della quasi totalità stessi consideriamo necessari? Possiamo anco-
della Tv privata, quello indiretto della Tv pub- ra dirci democratici se non riprendiamo in mano
blica, la proprietà di produzioni di format, il do- le analisi e le ricette del liberalismo, e accredi-
minio del mercato pubblicitario, una posizione tiamo ancora un sistema politico diventato sem-

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pre più un guscio vuoto? Siamo ben lontani dalla tere mediatico in un’epoca in cui è persino im-
“democrazia della società civile”. Se le masse possibile avere dati attendibili sul processo di
non hanno strumenti corretti e plurimi per farsi fusione dei media tanto è frenetico il ritmo delle
un’idea appropriata dell’agenda politica corrente, concentrazioni.
sarà sempre più illusoria la loro trasformazione Quando l’informazione è nelle mani di
in “società civile” in grado di svolgere costan- un unico soggetto, si arriva alla propaganda per-
temente una verifica e una valutazione del- fetta, ma questa posizione monopolistica non è
l’operato del governo e delle forze politiche che prerogativa esclusiva degli Stati totalitari. Anche
si candidano alla sua sostituzione. gli Stati democratici, in alcuni momenti della
Viviamo il fallimento della democrazia loro storia, hanno costruito una loro condizio-
costituzionale, ovvero della democrazia delle re- ne monopolistica per affermare temi propagan-
gole. Ora il gioco è visibilmente truccato sia dalla distici che stavano particolarmente a cuore agli
manipolazione dell’opinione pubblica sia dal- esecutivi. Anche in periodi di cosiddetta “nor-
l’esiguità e dalla predeterminazione delle scel- malità” non è necessario che la condizione di
te del singolo elettore. L’attuale cittadino-elet- monopolio sia stabilita ufficialmente dal gover-
tore, che sempre più si è convinto che per espri- no, ma piuttosto è tutto l’apparato informativo
mere con maggiore vigore la propria scelta po- che sovente autonomamente si adegua e si uni-
litica debba non recarsi alle urne, deve rendersi forma.
conto che ancor prima di elettore egli è (e deve In più c’è anche il diverso “peso” dei dif-
diventare) un lettore consapevole, con diritti ri- ferenti vettori informativi: purtroppo non esi-
conosciuti sul controllo e sulla trasparenza, e non ste soltanto la tendenza monopolistica all’inter-
un consumatore di media facile preda di propa- no d’ogni vettore, ma anche lo strapotere d’un
ganda e di manipolazione. Abbiamo tanto com- vettore come la televisione su tutti gli altri, col
battuto affinché le elezioni politiche fossero li- risultato che l’attenzione dell’individuo è fago-
bere, bisogna cominciare a lottare – come so- citata pressoché interamente e senza alternative
stiene Sartori – affinché anche le opinioni siano critiche.
libere «cioè liberamente formate»2.
Ora invece i media si identificano con le
loro proprietà. E nessuno più crede ai giornali 4. la rilevanza e la rivoluzione dei
come portavoce dell’opinione pubblica quando nuovi media
ne sono soltanto uno strumento di deformazione.
Il “numerico” fa convergere i tre sistemi
di segni che compongono la comunicazione: la
3. opinione pubblica e propaganda parola scritta, il suono e l’immagine. Poiché tutti
e tre i segni sono diffusi da un unico mezzo (i
Se tutta la Propaganda è Persuasione (in bit), è inevitabile la concentrazione tra i vetto-
qualche modo forzata), non tutta la Persuasio- ri. Finora nulla si è fatto per governare questo
ne è Propaganda. Se a queste due affianchiamo processo. Contemporaneamente come non no-
la Testimonianza, che è l’unico modus operan- tare e non fare i conti con la stessa mutazione del
di dell’autentico giornalismo, abbiamo tre con- concetto di merce? «Passiamo dai mercati alle
cetti contigui, spesso con vaste aree in comune, reti», scrive Jeremy Rifkin3. In quel nuovo tipo
e con la predisposizione a fagocitarsi l’un l’al- di mercato che è la rete si frantumano la proprietà
tro. Lo sbaglio più colossale è quello di defini- e le merci. Soprattutto i “nuovi padroni” dei
re positiva o negativa la Persuasione e la Propa- media non vendono beni materiali ma princi-
ganda dal loro contenuto o dal loro fine. O dalle palmente “flussi d’esperienza”. Esperienza di
loro caratteristiche principali come l’intenzio- testi, suoni e immagini. Diventando il “bene” im-
nalità manipolatrice del propagandista, o la sem- materiale, anche il termine “proprietà” che ri-
plicità, anzi il semplicismo, o la ripetitività. manda a un passaggio fisico da un soggetto a un
La propaganda non si distingue dalla per- altro, diventa improvvisamente obsoleto e de-
suasione né per il contenuto “veicolato” né per stinato a regolare soltanto rapporti “residui”.
le “intenzioni” del comunicatore, né per le tec- Ma in questo caso qual è la più efficace
niche usate, bensì per la quantità informativa politica anti-concentrazione? Ammesso che esi-
con cui sommerge le menti senza che queste ab- sta un’autorità in grado di deciderla e di farla ri-
biano sufficienti alternative. La Propaganda non spettare. Forse è antistorica e anti-scientifica
ammette d’essere contraddetta. L’unico antido- un’attività antitrust che aggredisca l’integrazio-
to è il pluralismo delle fonti. Si ritorna così al- ne di tipo verticale, cioè tendente a separare le
l’importanza primaria del frazionamento del po- varie forme che compongono l’esperienza. È im-

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possibile tenere separata la diffusione del suono gilla. Se lo Stato è debole, le scelte pubbliche
da quella dell’immagine. È impossibile frazio- sono preda facile del potere economico; se lo
nare i “flussi d’esperienza” o anche solo resi- Stato assume compiti non propri, le conseguen-
stere al processo d’integrazione. Tutti gli sforzi ze sulla libertà dei cittadini sono schiaccianti.
dovrebbero essere indirizzati invece verso poli- Non c’è soluzione decente che non passi per
tiche antitrust di tipo orizzontale, cioè quelle un’acquisizione di effettiva autonomia e limita-
che, pur ammettendo l’unità dell’esperienza in- zione del “politico”. Ora la politica, troppo spes-
formativa, la limitino in termini quantitativi fino so degradata a semplice strumento operativo di
a soglie minime e in modo così rigoroso da at- poteri privati, appare sempre più come un arbi-
tivare un processo di moltiplicazione dei sog- tro corrotto e compiacente.
getti produttori e quindi delle offerte informa- Lo Stato non può gestire alcun mezzo
tive. Creando un mercato in cui la concorrenza d’informazione. Lo Stato deve sottolineare la
sia il più possibile effettiva. sua neutralità e garantire l’effettivo pluralismo
Sia la Sinistra sia la Destra, e non solo dell’informazione, come unico garante di un pro-
nel nostro paese, non hanno una politica coe- cesso democratico non inquinato.
rente sulla libertà di comunicazione. Continua-
no a ragionare con l’antica logica della con-
trapposizione tra il pubblico e il privato. La De- 5. cittadini, lettori, consumatori
stra confonde la “libertà”con le “mani assolu-
tamente libere”, anche se queste tendono alla La libertà d’informazione e il “diritto a
concentrazione e all’opacità, e tendono a usare essere informati” sono due valori differenti ma
questa particolare “merce” con scopi sfacciata- complementari, guai a metterli in concorrenza.
mente non pertinenti. La Destra confonde il mer- Vanno entrambi garantiti.
cato con l’assoluta assenza di regole. Incoeren- Prima, abbiamo inserito il “diritto a es-
temente con le idee che professa, mira a un sere informati” tra le condizioni indispensabili
basso, o nullo, livello di concorrenza e, insie- per una democrazia non finta. Ma la libertà d’in-
me, a cospicui finanziamenti pubblici. La Si- formare resta pregiudiziale (perché fondatrice)
nistra ancora macina la stravecchia convinzio- di questo stesso diritto. Esattamente come la li-
ne, smentita dai fatti, che il pluralismo possa es- bertà comprende in sé l’uguaglianza, e non vi-
sere gestito dal potere pubblico. Come se il po- ceversa. Essa è un bene assoluto (anche se pa-
tere pubblico fosse neutro e non “soggetto” di radossalmente sono molti giornalisti a sostene-
scelte, le più diverse, e portatore di interessi pro- re il contrario), non può essere vincolata a de-
pri. Come se potesse esistere l’obiettività del- terminate funzioni. E poi queste “funzioni” da
l’informazione. Come se il problema fosse quel- chi dovrebbero essere decise: dallo Stato? Dal
lo d’assicurare questa obiettività. Come se ba- Partito? Dalla Chiesa?
stasse svincolare i media dal “privato” per in- Le tre qualifiche che vanno per la mag-
nalzarli a esclusivi portavoce di chissà quale Ve- giore, “obiettività”, “imparzialità” e “comple-
rità altrimenti distorta da interessi e scelte di tezza”, infestano la normativa sul giornalismo e
parte. Come se la notizia non fosse di “parte” i codici deontologici, ma non hanno fatto com-
sempre. La Sinistra di origine comunista non sa piere un passo in avanti alla qualità e alla liber-
dare risposte a queste domande e alla fine si ri- tà dell’informazione. Il giornalista non svolge,
duce a intendere per “pubblico” la grossolana né deve svolgere, alcun’altra funzione se non
lottizzazione. Quando arriverà questa Sinistra quella di testimone della realtà, il suo compito
a comprendere che il compito dello Stato non è di “riportarla” come la vede e la percepisce,
è quello di fornire notizie spacciate per obiet- senza illudersi di liberarsi dal soggettivismo e
tive, ma di garantire l’effettiva pluralità delle dalle incertezze proprie d’ogni testimone. Nel
fonti informative? Passare dalla lottizzazione al passato si sono alimentate tesi tanto velleitarie
pluralismo significa cambiare la propria filo- quanto improduttive sulla missione sociale del
sofia della storia. giornalista. Anche a scapito della notizia. Men-
L’idea che tutte le comunicazioni siano tre, più subdolamente, nella mente del giornali-
nelle mani d’un pugno di oligopolisti (basti pen- sta è rimasta ferma la missione della difesa degli
sare che non più di dieci portali gestiscono l’80% interessi della Proprietà. I cittadini-lettori più av-
delle centinaia di milioni di accessi quotidiani a vertiti sanno bene che caricare il giornalista di
Internet) fa tremare, ma non è neppure conso- funzioni aggiuntive apre un contrasto col “dirit-
lante che sia lo Stato (dittatoriale o no) a gesti- to/dovere di cronaca” e non migliora la leggi-
re un potere così enorme. La Rete ora è un gi- bilità e la correttezza dei nostri giornali.
gante produttore di libertà, ma ha i piedi d’ar- Piuttosto che combattersi in una guerra

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tra straccioni, “il diritto di cronaca” e “la liber- l’inevitabile condizionamento politico e il cor-
tà a essere informati” si devono alleare e pren- rispondente servilismo sono diventati persino
dere coscienza che non c’è l’uno senza l’altra. E sguaiati) e resa incondizionata al monopolio pri-
soprattutto va fondato pressoché dal nulla il “di- vato, tra precarietà contrattuale e debolezza sin-
ritto dei lettori”, i quali sono senza difese sia in dacale.
quanto cittadini (non viene garantita loro, del- I giornalisti affogano nella palude del-
l’informazione, né la pluralità né l’indipenden- l’irrilevanza e del conformismo. Ma anche gli
za), sia in quanto consumatori (non vien neppure editori, soprattutto quelli della “carta stampata”,
preso in considerazione che, come compratori per inconsapevolezza e per ingordigia, operano
di un bene, essi sono “consumatori” e quindi do- per la propria fine. La diminuzione inesorabile
vrebbero acquisire almeno diritti analoghi a quel- delle vendite, una funzione sempre più irrisoria
li che con fatica hanno gli acquirenti di un qua- di fronte a più moderni strumenti di comunica-
lunque bene di consumo, in fatto di trasparenza, zione, un’organizzazione interna feudale, sono
di non commistione di interessi, di non inqui- davanti agli occhi di tutti, ma nessuno sembra
namento della notizia). vedere e prenderne coscienza. Ci si accontenta
di ridursi a veicolo non più di idee proprie e d’in-
formazioni, ma di libri e cianfrusaglie varie. Ri-
6. la palude conformista sultato? La massiccia distorsione del messaggio
informativo, la manifesta commistione – se non
L’articolo 21 della nostra Costituzione addirittura sudditanza – tra il testo redazionale
sulla libertà di stampa è un bell’esempio di li- e la pubblicità, l’inconsapevolezza del proprio
beralismo. Assai rigido, e sulla linea cavourria- ruolo. Da qui la caduta verticale dell’autorevo-
na, suggerisce che in questo campo meno si le- lezza dei media e dell’attendibilità dei giornali-
gifera e meglio è. Ma purtroppo si è legiferato, sti. La competizione tra “la carta stampata” e la
e sono molte le leggi ordinarie che contraddico- comunicazione polverizzata su Internet è consi-
no lo spirito del dettato costituzionale. Alcune derata inevitabile solo da chi ha dimenticato l’im-
di queste ne violano apertamente la lettera (come portanza che viene riconosciuta al vettore nei
l’obbligo di registrare le testate giornalistiche confronti del messaggio da trasmettere, e che
presso i Tribunali). Altre costituiscono intralci e vettori diversi svolgono ruoli differenti e inso-
pleonasmi. Però c’è anche una “libertà positiva” stituibili. La gara tra i due vettori ha esito scon-
che va assicurata ma che non viene assicurata. tato soltanto se dai media tradizionali attuali è
La Costituzione non se l’è dimenticata, e l’art. condotta senza alcuna capacità di autotrasfor-
3, pur nella sua generalità, risponde bene allo mazione e senza una forte sottolineatura sia della
scopo. È quello che sancisce il dovere della Re- loro indipendenza sia della loro specificità sia
pubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine eco- del valore insostituibile della professionalità
nomico e sociale che, limitando di fatto la libertà giornalistica. La cecità dei manager editoriali è
e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il evidente e li porterà a una resa senza condizio-
pieno sviluppo della personalità umana. Da qui ni, con grave danno del patrimonio informati-
nasce sicuramente il dovere del legislatore di vo complessivo.
operare effettivamente per garantire a tutti la pos-
sibilità concreta di esprimersi liberamente.
Il “funzionalismo”, ovvero la teoria che 7. cinque criteri per la riforma dei media
assegna d’ufficio al giornalismo una “funzione”
ultronea, perduta la battaglia con l’art. 21, si è Tra le attuali emergenze democratiche
voluto rifare nei decenni successivi. La norma- va quindi annoverata anche una vera riforma, le-
tiva ordinaria risulta influenzata dallo spirito so- gislativa e non, che costruisca le condizioni strut-
stanzialmente illiberale dei tempi più che dal- turali sia per garantire la libertà d’informazione
l’art. 21, e ha raggiunto il suo culmine sia con la sia per fondare i diritti dei lettori-consumatori.
famosa sentenza della Corte di Cassazione del Per essere efficace, essa dovrebbe per-
1984 sia con tutta la stagione delle grida deon- seguire cinque criteri:
tologiche che, non a caso, inaugura il periodo 1 sancire la rilevanza di primario interes-
più buio del giornalismo italiano, che dura tut- se pubblico d’una informazione libera,
tora. Si è così giunti al momento attuale, il peg- quale componente necessaria per l’esi-
giore, dove regnano, ammantati di retorica, gli stenza di una democrazia politica.
intrecci perversi tra legislazione rinnegante e le- 2 stabilire che la libertà d’informare non
gislazione caduta in disuso o mai applicata, tra può essere garantita da altro se non da un
esaltazione acritica del “servizio pubblico” (dove effettivo pluralismo delle fonti.

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3 perseguire la massima separazione pos- ma non possiede alcun grado di autonomia, è


sibile tra i poteri della “sfera pubblica”, completamente imbrigliato, e le briglie sono
che va al di là dell’ovvia separazione dei nella mani dell’economia e/o della politica.
poteri dello Stato. Il potere politico ha perduto grosse quote
4 riconoscere al bene “informazione” uno di autonomia, perché incapace di risolvere in ma-
status differente da quello di semplice niera drastica il problema della propria autono-
merce, e quindi costruire per le imprese mia finanziaria e dei condizionamenti connessi.
editoriali una forma di governance con Inoltre, il politico è stretto nella morsa dalla stret-
una propria esclusiva tipicità. ta connessione tra potere economico e potere
5 considerare basilare la presenza del let- mediatico. Lo stesso potere economico è forte-
tore-consumatore tra i protagonisti del mente condizionato dalle scelte delle politiche
processo informativo. pubbliche.
Le reciproche invasioni di campo sono
all’ordine del giorno. Il “politico” sconfina nella
8. dai tre poteri dello stato ai tre po- comunicazione: saccheggia e asserve reti tele-
teri della “sfera pubblica”: un nuovo visive, si impadronisce di agenzie stampa, fino
a qualche tempo fa gestiva – come Stato – per-
separatismo sino un quotidiano. Esercita continue pressioni
e ricatti sui padroni dei giornali. Da parte loro,
Il liberalismo ha inventato un principio gli industriali della comunicazione, da sempre,
che è rivoluzionario, perché si fonda sulla con- considerano il ricavo economico un sovrappiù
statazione dell’inevitabilità del potere e della ne- rispetto al guadagno che deriva loro dalla forza
cessità del suo frazionamento; ora si tratta di di pressione propria dei media usati per ben altro
estendere tale teoria a tutta la “sfera pubblica”, che per informare. Anche i soggetti economici
di cui il potere statale non è che una parte e forse che non possiedono direttamente vettori media-
la sempre meno rilevante. Solo il potere può fre- tici controllano e si spartiscono quel “sovrap-
nare gli effetti perversi del potere. Se si consi- più” condizionando i bilanci pubblicitari. Qual-
dera il potere statuale come un insieme com- che volta lo proclamano sfacciatamente.
prendente tutte le funzioni classiche più quelle Se fosse riconosciuto e perseguito nella
che si sono aggiunte, come quella amministra- pratica politica il principio della separazione di
tiva o quella espressa dalla volontà politica dei questi tre poteri, il salto di qualità democratica
partiti, si può immaginare nelle società moder- sarebbe enorme. Ma prima bisognerebbe che di-
ne la complessiva “sfera pubblica“ composta ap- ventassero consapevolezza di massa i guasti pro-
punto dall’apparato statale, dal potere econo- vocati dalla terribile distorsione causata dalla di-
mico e dal potere mediatico. pendenza delle forze politiche dal finanziamen-
In questa accezione la “sfera pubblica” to lecito e illecito dell’apparato economico, i
si identifica piuttosto con la polis, come luogo guasti generati dall’informazione eterodiretta,
dove si intrecciano le relazioni e gli scambi del- i guasti provocati al mercato dalla burocrazia po-
l’agire dei cittadini. Il caso vuole che si ripro- litica e dai finanziamenti pubblici.
ponga ancora una volta una tripartizione di veri
e propri poteri che trovano in se stessi la loro
forza. Ma il principio liberale del separatismo
perlopiù è stravolto: così, più che al legittimo e 9. i compiti di garanzia di uno stato
auspicabile conflitto tra poteri assistiamo al con- neutrale
tinuo tentativo di ciascun potere di limitare l’al-
trui autonomia e di sterilizzare la reciproca com- Anche il liberista più ossessivo sa che la
petizione. La principale caratteristica “viziosa” libertà economica non può essere in contrasto
di questa tripartizione è che tutti e tre i poteri con la libertà tout court, e che, qualora lo fosse,
sono fuori dai loro binari. dovrebbe farsi da parte.
Le società che amano definirsi demo- Se quello dell’informazione fosse solo
cratiche devono finalmente prendere atto di un diritto sociale, non avrebbe la prevalenza sulla
come manchi loro – nella sostanza e nella forma libertà economica. Se, invece, viene messa in di-
– quella “divisione dei poteri” che un tempo scussione la libertà dei cittadini – come nel caso
stava alla base d’ogni riflessione liberale. Per- dei media distorti da interessi non propri – è co-
ciò lo scenario per gli aspetti principali è torna- stituzionalmente doveroso liberalizzare uno spe-
to pre-stato moderno. cifico mercato, spogliandolo di molti aspetti
Il potere mediatico ha una forza enorme, schiettamente economici e disegnando uno sta-

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società pannunzio

tuto che garantisca totalmente, e renda autono- bliche complessive d’un tipo d’impresa che per
mo e ben trasparente, proprio quel suo surplus sua natura è unico. Certo che è difficile. Va a scon-
di potere. L’Informazione deve mettere in pa- trarsi con una concentrazione di interessi che non
rentesi il suo status di merce per potenziare il suo ha uguali, ma il mondo della politica, se vorrà sal-
status di bene specifico. Un intervento dell’au- vare il suo legittimo potere –legato al suo ruolo
torità politica è più che legittimo, perché non va – e alla fine una qualche funzione, prima o poi,
contro né la libertà d’impresa né la libertà dovrà comprendere che, invece di scendere di
d’espressione. La dottrina giuridico-economica volta in volta a patteggiamenti, ricatti e influen-
prevede la legittimità di “norme proibitive”: «I ze non trasparenti, ha come unica via d’uscita
beni, previsti da norme proibitive, sono resi in- il perseguimento d’una coerente politica di “se-
commerciabili, e come tali, sottratti al negozia- parazione”, in grado di mettere ordine liberale
re del mercato. La disciplina può presentare sfu- in tutta la “sfera pubblica”. Non c’è mercato che
mature e gradazioni. […] Qui torna utile d’os- non conosca una forte propensione al monopo-
servare che la commercialità, cioè la destina- lio, ma i paesi capitalistici dimostrano la loro
zione allo scambio, non è un carattere naturale maggiore o minore capacità di svilupparsi pro-
del bene, ma sempre e soltanto un carattere giu- prio nella maggiore o minore resistenza che
ridico»4. Tutte queste argomentazioni vogliono sanno opporre alle concentrazioni di potere e nel-
dimostrare che è possibile intervenire anche dra- l’affermazione di regole che diano ordine alla
sticamente con proposte che rimangono ugual- democrazia industriale.
mente tutte interne alla logica del privato e del Siamo convinti che porre all’ordine del
mercato libero. Ci è, infatti, completamente giorno la liberalizzazione dei media incontrereb-
estranea quella logica che individua nello Stato be un grande favore presso gli elettori-lettori, al
il garante o addirittura il gestore, ridicolo in ve- punto che le eventuali perdite economiche (che
rità, d’una presunta obiettività o neutralità del- comunque non ci sarebbero) passerebbero in se-
l’informazione, secondo una logica antisogget- condo piano, come avviene solitamente quando si
tiva che già tanti danni ha inferto. realizzano grandi riforme. Tutti i critici dall’in-
terno del sistema capitalistico non hanno mai
smesso di predicare contro le concentrazioni eco-
10. un modello per la libertà d’infor- nomiche; anzi, più aderiscono a teorie liberiste e
più si battono per legislazioni antitrust. Soltanto
mazione. premessa in Italia vegeta una strana specie di economisti e
di politici che si proclama liberista ma si schiera
Il nostro modello prevede, per le grandi dalla parte del monopolio. Se nella patria del ca-
imprese editoriali, il conflitto concorrenziale tra pitalismo più maturo, gli Usa, per esempio, si pose
soggetti privati (non inquinati da alcun rappre- e si cercò di risolvere il problema della separazione
sentante pubblico) all’interno del mercato. Però tra finanza e industria, vuol dire che il principio
“soggetti privati” peculiari e sottoposti a vincoli separatista liberale settecentesco “funziona” an-
che perseguono il fine di sottrarli all’influenza di cora come pietra miliare d’ogni politica che si fac-
entrambi gli altri due poteri. cia carico della questione del Potere. Oggi pur-
Come si può affermare un modello di pro- troppo non sono molte le voci che si innalzano per
prietà-gestione delle imprese di comunicazione gridare allo scandalo contro una concentrazione
che sia radicalmente diverso da quello attuale e di potere (somma di potere economico e di pote-
che sia tutto ispirato alla separazione tra potere re mediatico) che nel mondo ha portato alla morte
economico e potere mediatico? ogni libera espressione. Eppure siamo ben oltre
Alcuni, sopravvalutando l’insopprimibi- allo «sterminato potere» denunciato dal New Deal.
le carattere industriale ed economico che è parte
integrante d’ogni impresa comunicazionale, po-
trebbero ritenere assolutamente utopistico que-
sto progetto di riforma, anche se, in astratto, con- 11. la rilevanza pubblica dell’infor-
cordassero sull’obiettivo di fondo. Eppure qui si mazione
indica un’utopia possibile. Nessuno mette in dub-
bio una componente industriale nei mass media, La rivoluzione della separazione tra pote-
si pone però l’esigenza di sottolineare le peculia- re economico e potere mediatico può essere ga-
rità dell’industria mediatica e di differenziare i suoi rantita solo dalla “pubblicizzazione delle impre-
modelli societari da quelli delle altre industrie, per- se mediatiche”, dove “pubblicizzazione” non sta
ché il fine produttivo e di lucro è comunque as- per “statalizzazione”, ma per riconoscimento
solutamente secondario rispetto alle finalità pub- della rilevanza (non funzione, mi raccomando)

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libro blu

pubblica dell’informazione. Il libero contribu- rebbe contro soggetti (gli attuali proprietari) for-
to alla formazione dell’opinione pubblica deve temente contrari e risoluti a non accettare ciò che
essere considerato, non solo sui manuali ma nella avrebbero l’interesse di dipingere come una vera
realtà, fondamentale e clausola necessaria af- e propria espropriazione. Ma che espropriazio-
finché una democrazia possa definirsi tale. ne non sarebbe, perché la trasformazione in pseu-
Un’avvertenza è necessaria: certamente do public company dovrebbe essere garantista
perseguiamo una formazione più libera della pub- dell’attuale valore economico del bene. La mano
blica opinione, ma ugualmente temiamo, insieme pubblica, interessata a un riequilibrio dei poteri
con Tocqueville, “la tirannia dell’opinione”, non e allo stabilimento d’una vera libertà d’espres-
essendoci mai passato per la testa che l’opinione sione, può influire, porre limiti, condizionare
dei molti sia di per sé più valida di quella dei pochi. in molti modi. Dovrebbe dare inizio gradual-
Il nostro obiettivo è di stampo riformatore. Vor- mente a un percorso dichiaratamente tutto indi-
remmo che l’opinione pubblica non fosse mitiz- rizzato non all’acquisizione in proprio del bene,
zata, ma avesse più strumenti critici e fosse meno bensì alla creazione progressiva di società pri-
vittima e condizionata da interessi alieni. Soltan- vate sempre più autoreferenziali. Lo strumento
to questo, ma non è poco. principale è una legislazione antitrust.
Basta che si prevedano effettivamente la Il primo provvedimento, il più impor-
fuoriuscita dell’impresa mediale dall’unica di- tante, impone il vincolo alle proprietà attuali in
mensione dello scambio di merci e la sterilizza- tutto il settore mediale (carta stampata, televi-
zione d’ogni controllo economico. Qui si propo- sione, altre forme di comunicazione) di posse-
ne un modello che risponde al principio che la pro- dere un solo vettore in ciascuna area produttiva:
prietà d’un giornale deve essere di chi ci lavora e un solo quotidiano, una sola rete televisiva, un
dei suoi lettori. solo portale in Internet, ecc.. Questa misura ha
La soluzione, più volte avanzata, della for- lo scopo di non deprimere le sinergie che obiet-
mula della public company è assolutamente la peg- tivamente si instaurano tra i diversi campi, ma
giore, proprio perché il suo elemento caratteriz- impedisce all’interno di ogni settore la forma-
zante è la contendibilità del controllo. Un gior- zione di posizioni dominanti. L’eccedenza an-
nale (o qualunque altro vettore mediatico) getta- drebbe ceduta in forme e modi indirizzati dalla
to sul mercato e quotato in borsa soffre di tutti i di- normativa.
fetti che comporta il padrone unico, in più subisce Il secondo provvedimento introduce l’ob-
quelli della maggiore precarietà e della minore tra- bligatorietà della quotazione in Borsa. C’è da
sparenza della proprietà. domandarsi: come sarebbe l’accoglienza, nel più
La separazione si realizza con la forma- tipico luogo del mercato, di un bene che certa-
zione di “pseudo public companies”, cioè di so- mente è orientato verso obiettivi che esulano
cietà prive di azionisti di riferimento e non sca- dallo scambio economico? La conoscenza del
labili dall’azionariato. La pseudo public compa- punto d’arrivo (la pseudo public company) non
ny è definita «un modello in cui, come nella pu- scoraggerebbe, infatti, né la partecipazione del-
blic company, il controllo è esercitato da un sog- l’azionariato diffuso né l’intervento degli inve-
getto che dispone di una quota limitata o nulla del stitori istituzionali (le compagnie di assicura-
capitale e la proprietà è diffusa, ma che, a diffe- zione, i fondi comuni d’investimento e i fondi
renza della public company, non prevede la pos- pensioni). Il primo, l’azionariato, pur sapendo
sibilità di ricambio del controllo contro la volon- di non poter che essere “nominativo” e di non
tà di chi lo esercita»5. L’esempio riportato in pro- poter incidere sul controllo, potrebbe sentirsi per-
posito dalla letteratura specializzata è quello delle sino più attratto da un assetto finale che, ren-
tre Grossbanken tedesche (Deutsche Bank, Dre- dendo l’azienda editoriale davvero “pura” (o
sdner Bank e Commerz Bank), nelle quali il con- meno “impura”), sarebbe maggiormente garan-
trollo è esercitato dal management. Le qualifica, tito rispetto alle intemperie politiche e alle av-
come abbiamo visto, il carattere non contendibi- venture più o meno spregiudicate d’un capitano
le del loro controllo. d’industria. Con conseguente, inevitabile, valo-
rizzazione del bene. Per i secondi, la letteratura
specializzata è rassicurante, perché sostiene che
la presenza (anche solo in prospettiva) d’un con-
12. le difficoltà che incontra il model- trollo intoccabile e predeterminato non sposta le
lo, possibili soluzioni opzioni degli investitori istituzionali, giacché «il
profilo dell’esercizio di voto da parte degli in-
Adottando questo modello di liberaliz- vestitori istituzionali è stato spesso ritenuto del
zazione, la volontà politica riformatrice opere- tutto secondario, poiché, secondo una diffusa

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società pannunzio

convinzione, questi ultimi (proprio perché in- toreferenziale (nel senso che risponde esclusi-
teressati unicamente alla massima valorizzazio- vamente agli investitori per gli aspetti patrimo-
ne dei titoli detenuti e caratterizzati da un’ele- niali e ai lettori per gli aspetti giornalistici), non
vatissima diversificazione del portafoglio) sa- è contendibile e non fa capo ad azionisti di rife-
rebbero interessati non a intervenire nella ge- rimento. Il modello deve salvaguardare anche,
stione delle imprese, ma unicamente a valutare nella fase iniziale d’attuazione, quella che è de-
dall’esterno l’andamento della gestione, il corso finita “efficienza della dismissione” e, quindi,
dei titoli ed eventualmente a disinvestire la pro- bisogna tendere alla “massimizzazione dei pro-
pria partecipazione». fitti dell’alienante”, il quale deve essere ricom-
Terzo provvedimento: immissione di li- pensato equamente del progressivo abbandono
miti al possesso azionario. Per la privatizzazio- del bene. Probabilmente l’abbassamento di va-
ne in Italia questa norma è stata decisiva, come lore normalmente causato da un grado più o
lo è per ogni politica a favore delle public com- meno alto di forzosità nella vendita verrebbe al-
panies: «Attraverso la determinazione di una so- leviato dalla gradualità di tutta l’operazione. E
glia massima nella consistenza delle partecipa- poi, come escludere addirittura un effetto molto
zioni dei singoli azionisti si punta ad impedire positivo scaturito dal clima di novità e dall’im-
una stabile acquisizione del controllo da parte di preziosimento del bene provocato dal nuovo as-
un singolo soggetto o di un gruppo di azionisti, setto, che potrebbe trovare nell’azionariato po-
legati da patti parasociali o comunque dall’esi- polare un incremento d’interesse? Operando su
stenza di rapporti di alleanza imprenditoriale (te- questi margini, si può recuperare la possibilità
stimoniati dall’esistenza di un patto in società di distribuire al management e ai professionisti
terze), ciascuno dei quali rimane al di sotto del della nuova società liberalizzata una quota di
tetto. L’obiettivo è quello di realizzare una pol- azioni, anche minima, in grado di formare un nu-
verizzazione dell’azionariato nel presupposto cleo stabile non contendibile, né cedibile.
che l’assenza di azionisti di riferimento costi- Va da sé che, accanto a questo modello
tuisca elemento propedeutico per lo sviluppo valido per la grandi imprese editoriali, dovreb-
d’una public company»6. Ricordiamo che anche bero coesistere, per la varietà dei vettori infor-
il programma governativo di riordino delle par- mativi e delle loro dimensioni industriali, for-
tecipazioni pubbliche del 1992 indicava nella mule-quadro differenti, tutte ispirate ai cinque
formazione d’un azionariato diffuso uno degli criteri generali prima enunciati.
obiettivi principali delle procedure di privatiz- Come avviene per le public companies
zazione. Un’altra misura limitativa più audace tradizionali, la nuova impresa mediale deve ri-
è la proibizione per gli azionisti d’una società spondere ad alcuni requisiti “quadro” e a uno
mediale, con una quota consistente, di posse- Statuto d’impresa in grado di garantire, di fron-
dere partecipazioni di rilievo in altre società di te ai lettori e all’azionariato, efficienza e vera au-
qualunque tipo. E, ovviamente, qualunque forma tonomia. Il Consiglio d’amministrazione, espres-
di partecipazione incrociata. Questo passo non sione del nucleo stabile, rappresentativo dunque
si pone l’obiettivo di creare la figura dell’edi- del management e delle maestranze da un lato,
tore “puro”, cioè non impegnato in iniziative in- e dei giornalisti dall’altro, è distinto in due parti:
dustriali in altri campi (figura che consideriamo una parte manageriale, con i normali compiti am-
fasulla e che in ogni caso giudichiamo inutile), ministrativi, e un Consiglio editoriale.
ma vuole avere un valore dissuasivo, per favo- Si potrebbe obiettare che questo model-
rire la fuoriuscita da tutto il settore mediatico lo è troppo statico. La scarsa dinamicità del vet-
di una concezione padronale. tore costituisce un handicap nemmeno lontana-
Dopo questi tre provvedimenti, si passa mente paragonabile all’assenza di indipenden-
dalla fase “distruttiva” dell’attuale sistema a za, ma comunque è limitativo dell’efficienza.
quella “costruttiva” del nuovo. Con un po’ d’immaginazione, però, si può con-
Per riassumere: la nuova società media- cepire un management non intoccabile. Ugual-
le tipo può possedere un solo vettore in ciascun mente, si possono escogitare alcune clausole per
canale della comunicazione; la sua struttura so- rendere più mobile il corpo redazionale. Per
cietaria è quella di una pseudo public compa- esempio, il contratto giornalistico individuale
ny; della public company ha alcune caratteristi- potrebbe essere a termine (decennale e rinno-
che come la quotazione in Borsa e l’obiettivo vabile) e non più a vita come adesso. Oggi, assai
d’un azionariato diffuso; è gestita nella parte in- giustamente, i giornalisti rifiutano ogni limita-
dustriale dal management e nella parte editoria- zione temporale e ogni mobilità, perché se ce-
le dai giornalisti, tuttavia fuoriesce dal modello dessero su questi due punti, ora che il mercato
della public company in quanto la gestione è au- è oligopolistico e fermo, darebbero alle attuali

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libro blu

Proprietà l’ulteriore definitiva arma di ricatto e matore delle loro aziende che ridimensionereb-
di asservimento. Al contrario, in un contesto li- be il loro potere “secondario”, ma aumentereb-
beralizzato e con la scomparsa della contropar- be molto i proventi economici, perché la nuova
te proprietaria, potrebbe essere accettata una mo- impresa sarebbe molto più apprezzata dagli azio-
bilità in grado di rendere molto più fluido l’in- nisti e dai consumatori. Non avverrebbe in tal
tero settore. D’altronde l’attuale sistema di ga- caso l’auspicata demercificazione dei media, ma
ranzie è già completamente in demolizione con almeno sarebbero ridotti i danni collaterali. Già
l’affermarsi di una pratica massiccia di lavoro Luigi Einaudi sostenne che «gli attuali proprie-
nero, precario, a tempo determinato. tari [dei giornali] hanno interesse a rinunciare a
diritti, di cui sono destinati fatalmente ad esse-
re spogliati, se vogliono salvare quel che più do-
13. la soluzione b. il motu proprio vrebbe ad essi premere, ossia il frutto economi-
co della loro impresa. Aggiungasi che essi si do-
Ricordiamo che la storia ci insegna che vrebbero persuadere della convenienza di sif-
proposte contro interessi costituiti che appari- fatta abdicazione»7. Sono passati quasi cento
vano assolutamente indistruttibili si sono fatte anni da quando i proprietari del “Times” e
avanti e hanno raggiunto i loro obiettivi. Si è di- dell’“Economist” di Londra abdicarono sponta-
sgregato lo stato assoluto. Sono state abolite la neamente al loro potere assoluto di scelta dei di-
schiavitù e la tortura. Uguale destino toccherà rettori ed escogitarono lo strumento di un comi-
alla pena di morte. Hanno conquistato i loro di- tato di fiduciari (Board of trustees). Si doman-
ritti le donne. Si è sciolta persino l’IRI... Quin- dò Einaudi: «Perché dovrebbero i proprietari dei
di non si può escludere che la necessità d’esse- maggiori giornali italiani vedere in questa re-
re liberi di comunicare e d’essere informati, pres- strizione un vincolo dannoso, laddove esso sa-
sante e conculcata com’è, non faccia progredi- rebbe invece garanzia sicura di prosperità del-
re e portare a compimento progetti come quel- l’impresa?»8. La risposta è semplice: nel nostro
lo fin qui disegnato, progetto che ora può esse- paese la classe imprenditoriale è assai arretrata
re giudicato chimerico come lo furono tutti quel- e mediocre, e non si dedica esclusivamente al-
li citati sopra. Ma ogni politica riformatrice ha l’interesse aziendale. Addirittura gli attuali edi-
il dovere di presentare sempre una sua Soluzio- tori sono più antiquati dei loro predecessori di
ne-B, basta che questa faccia fare passi sulla stes- alcune generazioni fa, che con il “direttore-ge-
sa strada e inveri gli stessi princìpi. L’obiettivo rente” regalarono al giornalismo italiano una
rimane sempre il medesimo: separare la proprietà breve fase di grande dignità.
dei media dalla gestione giornalistica. Per attuare la Soluzione-B, data la rile-
La soluzione della pseudo public com- vanza pubblica del pluralismo informativo, le
pany è drastica. Ve ne sono altre più tenui che politiche pubbliche dovrebbero:
conserverebbero l’attuale sistema proprietario, a) prevedere cospicue provvidenze pubbli-
ma lo subordinerebbero a regole tassative già che condizionate alla scelta autonoma
previste in altri settori. dei possessori di imprese editoriali a scio-
Se si parte dal presupposto dell’irragio- gliere il loro conflitto d’interessi attra-
nevolezza e della perversità di una commistio- verso il conferimento a un terzo delle
ne tra poteri diversi, la non separazione tra una quote detenute nelle stesse, mediante un
parte del potere economico e il mondo dell’in- “negozio fiduciario” non revocabile o
formazione mette in atto il più classico e il meno con un blind trust. Il dibattito politico in
denunciato dei conflitti d’interesse. Italia su questi istituti di garanzia e di se-
Con l’eccezione vistosa dell’Italia, sono parazione è fuorviante perché condizio-
state inventate delle regole che in taluni casi ri- nato dall’andamento delle paradossali
spondono (anche se non perfettamente) alla ne- esperienze contingenti, ma non è legitti-
cessità di tenere distinta la proprietà dalla sua mo spogliare di valore tutti gli istituti e
gestione. Ugualmente, una rigida politica anti- le regole che la dottrina giuridica ha esco-
trust potrebbe frantumare i colossi informativi gitato o potrà escogitare per raggiunge-
e portarli a dimensioni concorrenziali repri- re – anche parzialmente – il fine predet-
mendo accordi di cartello tra editori o stabilen- to. Comunque, sarebbe un passo rivolu-
do soglie alle concentrazioni molte più basse zionario rispetto alla situazione attuale.
delle attuali. b) applicare una severa legislazione anti-
Gli stessi proprietari, se badassero – trust comprendente regole già previste
come sostengono – solo al ricavato economico, per la proposta A: ossia, il vincolo alle
potrebbero avviare essi stessi un percorso rifor- proprietà attuali in tutto il settore mediale

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società pannunzio

(carta stampata, televisione, altre forme se una maggioranza qualificata del Con-
di comunicazione) di possedere un solo siglio editoriale riconosce il venire meno
vettore in ciascuna area produttiva; l’ob- di standard quantitativi e qualitativi pre-
bligatorietà della quotazione in Borsa e definiti già nello Statuto dell’impresa. Il
nominatività delle azioni; limiti al pos- Direttore, per essere all’altezza di que-
sesso azionario impedendo il possesso sto compito, deve poter decidere le as-
di più di una centesima parte del capita- sunzioni (ora può solo proporle), nonché
le sociale, fino a raggiungere l’obiettivo utilizzare effettivamente tutti i poteri che
di un azionariato diffuso, semmai col- già gli vengono attribuiti, ma solo for-
legando l’acquisizione di azioni a una malmente, dall’attuale contratto nazio-
politica innovativa verso il lettore-con- nale di lavoro giornalistico (art. 6), come
sumatore. quelli di «fissare e impartire le direttive
c) pretendere il rispetto integrale dell’at- politiche e tecnico-professionali del la-
tuale legislazione sulla stampa, in parte voro redazionale, stabilire le mansioni di
inapplicata, facendo osservare i diritti già ogni giornalista». Ogni anno il Diretto-
acquisiti dai lettori e incrementandoli con re, per le spese redazionali, è dotato di
norme sulla trasparenza delle proprietà, un budget preventivo adeguato all’an-
dei bilanci e dei processi decisionali, damento economico aziendale. Natural-
nonché sul diritto di rettifica e di difesa mente il potere del Direttore è riequili-
della propria onorabilità e della propria brato dai diritti ormai acquisiti dalle re-
versione dei fatti. dazioni. Oggi la gran parte di questi po-
d) ridefinire il rapporto tra pubblicità e pro- teri sono completamente svuotati dagli
dotto redazionale, sanzionando severa- «accordi tra editore e direttore».
mente l’attuale commistione generaliz- b) la nomina di un “Garante dei lettori”,
zata, che costituisce nello stesso tempo scelto periodicamente dai lettori (per
una grave truffa verso il lettore e una esempio, dagli abbonati) in una rosa di
delle cause non secondarie dell’attuale exgiornalisti della testata, il quale è sle-
degrado e dell’inattendibilità della co- gato da vincoli gerarchici con la strut-
municazione. tura del giornale e dotato di uno spazio
Se perseguissero lo scopo di accrescere autonomo e non sindacabile, in cui ogni
l’incidenza, l’autorevolezza e il valore mate- settimana possa scrivere il proprio pare-
riale delle loro imprese, i proprietari – senza at- re sull’informazione offerta dalla “testa-
tendere una legislazione costrittiva – dovrebbe- ta” e sulle osservazioni del pubblico.
ro avviare autonomamente una riforma indiriz- c) l’introduzione nel contratto giornalisti-
zata alla massima trasparenza e alla responsabi- co di norme deontologiche riguardanti
lizzazione piena dei diversi e distinti ruoli, at- sia i giornalisti sia l’amministrazione.
traverso:
a) un nuovo Statuto d’impresa, che preve-
da una separazione netta tra gestione in-
dustriale e gestione giornalistica, affi- 14. i diritti dei lettori e la corpo-
dando quest’ultima a un Consiglio edi- razione dei giornalisti
toriale composto da membri permanen-
ti come gli ex Direttori del giornale, i più Nessuno mai ha pensato a garantire i di-
autorevoli e antichi collaboratori e alcu- ritti dei lettori. Eppure sono consumatori di una
ni garanti cooptati dal Consiglio stesso merce ben più delicata di altre, perché condi-
per l’autorevolezza e l’indipendenza che ziona la salute mentale e democratica. Il lettore
viene loro riconosciuta; membri tempo- oggi non ha che pochissime guarentigie sul pro-
ranei come il Garante dei lettori, i rap- dotto che acquista e quelle poche sono disatte-
presentanti del corpo redazionale e – per- se. Ugualmente il lettore non viene informato di
ché no? – personalità scelte nella socie- come si forma nel “suo” giornale il processo in-
tà civile per il loro momentaneo ruolo di formativo, e scarse sono le difese di legge con-
prestigio (per esempio, il 14mo Rettore tro le prevaricazioni che egli crede di subire.
dell’Università locale, ecc.). Il Diretto- Forse basterebbero poche regole per sanare i gua-
re della testata è nominato dal Consiglio sti più visibili:
editoriale, riceve un mandato che dura a) abolizione dell’obbligatorietà dell’Or-
un numero prefissato di anni, non può es- dine dei giornalisti. Quindi, cessazione
sere riconfermato ed è rimosso soltanto dei suoi privilegi corporativi. Come

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libro blu

scrisse Einaudi, «l’albo obbligatorio è camente, contenente l’elenco delle as-


immorale, perché tende a porre un limi- sociazioni politiche, parapolitiche o co-
te a quel che limiti non ha e non deve munque inerenti alla sfera degli interes-
avere, alla libera espressione del pen- si giornalistici, a cui il giornalista ade-
siero»9. Ovviamente a tutti i cittadini do- risce.
vrebbe essere permesso la fondazione e g) effettiva applicazione di tutta la disci-
la direzione di un qualunque organo plina del sistema dell’informazione, a
d’espressione del pensiero, senza alcun partire dall’art. 21 della Costituzione (an-
bisogno né di particolari qualifiche per- ch’esso non osservato). Torniamo al co-
sonali né di registrazione né di autoriz- dice civile e al codice penale. Non c’è
zazioni della testata (in qualunque modo nulla di peggio d’una norma non fatta va-
sia diffusa). D’altronde, l’attuale Ordi- lere e caduta silenziosamente nel di-
ne obbligatorio non è in grado neppure menticatoio della desuetudine. Analo-
di far osservare le minime norme deon- gamente sono inutili tutte le “grida“ de-
tologiche e sanzionare adeguatamente le ontologiche sprovviste di sanzioni vere.
irregolarità più vistose. Se vogliono con- h) introduzione di queste regole nel Con-
servarsi un proprio Ordine, i giornalisti tratto nazionale di lavoro giornalistico.
devono saper rinunciare alla sua obbli- Si conosce bene l’interesse degli Edito-
gatorietà e ai privilegi connessi. ri ad avere dei dipendenti “ricattabili” e
b) obbligo per ogni pubblicazione di un quindi predisposti al servilismo; per que-
certo rilievo di dotarsi di uno Statuto che sto è necessaria un’assunzione di re-
detti le regole di comportamento inter- sponsabilità collettiva sulla deontologia.
no. Questo Statuto è reso pubblico e ogni i) eliminazione delle incongruenze più vi-
sua violazione può essere sollevata in sibili della “normativa rinnegante”. Il
giudizio da parte del redattore e del let- caso più grave è la contraddizione limi-
tore. tativa del segreto professionale per i gior-
c) ugualmente, in permanenza dell’Ordine nalisti: l’art. 200 del codice penale sul
così com’e oggi, sarebbe un segno de- segreto professionale con una mano
ontologicamente significativo la tra- estende questo diritto ai giornalisti e con
sformazione dell’attuale bipartizione tra l’altra glielo toglie...
giornalisti professionisti e giornalisti j) forte attenuazione delle conseguenze ci-
pubblicisti in una tripartizione che com- vili e penali della “diffamazione” per
prendesse anche i giornalisti comunica- mezzo stampa. Dal 1984 la Corte di Cas-
tori. sazione ha separato, in materia, il proce-
d) divieto di assunzione nei giornali di gior- dimento penale dal procedimento civile.
nalisti che negli ultimi tre anni hanno Da quel momento gli italiani, dato che ten-
svolto attività in uffici stampa, agenzie gono moltissimo al loro onore, se lo re-
di pubblicità, uffici di consulenza e di re- staurano in sede civile, chiedendo un ri-
lazioni pubbliche. E viceversa, per il sarcimento milionario e disinteressando-
principio di reciprocità, divieto di assu- si di pretendere una condanna in sede pe-
mere, in detti uffici, giornalisti che ab- nale. Si è reificato l’onore. Spesso le
biano lavorato in una redazione durante somme reclamate sono enormi e la ri-
gli ultimi tre anni. Di norma, nei giorna- chiesta ha il solo scopo d’intimidazione.
li dovrebbero essere assunti giornalisti
professionisti e negli uffici stampa gior-
nalisti comunicatori, ma oggi la distin-
zione tra le due carriere non viene tenu- 15. conclusioni. la nascita della “so-
ta in alcun conto, con grave danno di en- cietà pannunzio” per la libertà d’in-
trambe le categorie e con una penalizza- formazione
zione irrimediabile della correttezza del-
l’informazione. Abbiamo costituito la “Società Pannun-
e) incompatibilità assoluta tra il lavoro pres- zio per la libertà d’informazione”, tra coloro che
so la redazione di una testata giornali- hanno a cuore le sorti di quella che Kant defini-
stica e qualsivoglia altro impegno pro- va “libertà di penna”, e che intendono discutere
fessionale, anche non formalizzato. ed avanzare progetti di riforma ispirati ai prin-
f) dichiarazione pubblica sottoscritta al- cipi e ai criteri esposti in questo Libro Blu. La
l’atto dell’assunzione e ripetuta periodi- “Società Pannunzio” è un’associazione che non

13
società pannunzio
6
ferma alla testimonianza delle idee, ma si im- R. Perna, Public company e democrazia societaria,
pegna anche in azioni concrete di denuncia con- il Mulino, Bologna, 1998.
7
tro le violazioni continue, e ormai tollerate da L. Einaudi, Il problema della stampa quotidiana
tutti, della legislazione attuale. La “Società” si [1943], ora in Giornali e giornalisti, Sansoni, Firen-
ze, 1974.
ispira alla “Société des Amis de la liberté et de 8
Ibidem.
la presse” che sorse in Francia nel novembre del 9
L. Einaudi, Albi di giornalisti [1945], ora in Gior-
1817. Vi aderirono personaggi come Benjamin nali e giornalisti, cit.
Constant, Achille de Broglie, Paul-Louis Cou- 10
Questo Libro blu è in larga parte ricavato da E.
rier, Jean-Baptiste Say, che, con un’attività fre- Marzo, Le voci del padrone, Edizioni Dedalo, Bari,
netica fatta di appelli, petizioni, lettere e sotto- 2006, dove la trattazione ovviamente è più argomen-
scrizioni per pagare le multe con cui erano pe- tata e più ampia.
nalizzati i giornali d’opposizione, seppero in-
fluenzare la riforma della legislazione francese
sulla stampa. Quell’esperienza fu storicamente
importante, perché per la prima volta alcuni cit-
tadini si organizzarono in associazione per bat-
tersi sul tema della libertà dell’espressione del
pensiero, dimostrando di comprendere che quel-
la era un’epoca – com’è anche l’attuale – in cui
assumeva un rilievo strategico. Infatti si può no-
tare come gli attentati alle libertà dei recenti
nuovi vettori della comunicazione siano simili
a quelli che subì ai suoi arbori l’informazione
stampata. Il “Pannunzio” fa anche riferimento »»» segue da pag. 1
esplicito alle battaglie civili condotte dal
“Mondo” e dal suo Direttore, nonché dal “Mo-
vimento Salvemini”. La “Società” è “partitica- lamentare è chiusa per chissà quanto tempo, ma
mente” non schierata e chiede l’adesione a quan- ci sono pur sempre l’Europa, il mare magnum
ti, cittadini europei, in tutto l’arco dello schie- di Internet e il famoso giudice di Berlino. Per
ramento politico e ideale, sono preoccupati per noi sarebbe già un successo se la società civile
le miserevoli condizioni dell’informazione. La e quel che resta di buono nella cultura italiana
“Società”, che si accresce per cooptazione e per riuscissero a far penetrare nell’agenda politica
adesioni di sostenitori, ha stabilito che la pre- la questione “libertà d’informazione”. Se fosse
senza di giornalisti non possa superare un terzo riconosciuta come un problema su cui meditare
dei componenti, proprio per sottolineare che la ed agire.
sua azione è aliena da spirito corporativo e ri- La neocostituita “Società Pannunzio per
guarda ogni cittadino consapevole. la libertà d’informazione”, che sta coinvolgen-
Ugualmente, il “Pannunzio” non si li- do personalità, fondazioni, associazioni, testa-
miterà all’analisi, al dibattito e alle proposte con- te giornalistiche, blog e siti internet, case edi-
crete, ma adotterà, in Italia e in Europa, tutti gli trici ecc., non si limiterà alle analisi, ma inter-
strumenti idonei a perseguire i suoi scopi di li- verrà in tutte le sedi, anche in quella europea,
bertà10. per far rispettare le leggi attuali, molte delle
[enzo marzo] quali disattese, e per affrontare i nodi delle pro-
prietà editoriali, della pubblicità redazionale,
dei finanziamenti. In una parola, dell’indipen-
denza dei media. Inoltre, cercheremo di fonda-
NOTE re dal nulla i “diritti dei lettori”. Per questo mo-
1
tivo, i giornalisti nel Consiglio della Società non
R.A. Dahl, Sulla democrazia, Laterza, Roma-Bari, potranno superare il numero di un terzo dei
2000. membri complessivi. Non saranno accolti né po-
2
G. Sartori, Democrazia: cosa è, Rizzoli, Milano,
2000. litici né rappresentanti della nomenclatura sin-
3
J. Rifkin, Voici venu le temps des reseaux, in “Ma- dacale giornalistica.
nière de voir - Le Monde diplomatique”, n. 63, 2002. Amiche e amici, c’è bisogno di dirvi che
4
N. Irti, L’ordine giuridico del mercato, Laterza, per non rimanere seppelliti dal muro del silen-
Roma-Bari, 1998. zio c’è un’unica arma: la volontà di ciascuno di
5
F. Barca e altri, Assetti proprietari e mercato delle voi di creare opinione pubblica?
imprese, vol. I, il Mulino, Bologna, 1994. [e.m.]

14
libro arancione

la libertà nella rete in italia


liberi di pensare, liberi di bloggare
sull’uscita di un nuovo modello di telefonino –
S equestri di Blog, contestazioni per
stampa clandestina, querele per dif-
famazione on-line seguite da cause risarcitorie
o per condizionare l’andamento di governi o il
successo di uomini politici.
a sei zeri ed arresti di blogger sono ormai en- Tutto ciò non può non porre in allarme
trati a far parte della cronaca quotidiana della un sistema che, sino a ieri, era abituato – anche
Rete in Cina come nel nostro Paese, negli Stati nei regimi tradizionalmente considerati demo-
Uniti come in Afganistan. cratici – ad avere il controllo pressoché assolu-
Cosa sta accadendo? Perché tanta cre- to dell’informazione.
scente attenzione e tanto rigore nei confronti di Ma c’è di più. L’aspetto quantitativo non
chi utilizza Internet per far sentir la sua voce, per basta, infatti, a spiegare quanto sta accadendo.
far conoscere il proprio pensiero o, piuttosto, per Ogni giorno nascono in Rete nuove e
aprire un dibattito su questioni politiche, eco- multiformi soluzioni idonee a consentire a chiun-
nomiche o sociali? que di dire la sua su un dato problema o, piutto-
La libertà di manifestazione del pensie- sto, a trasformarsi in reporter d’assalto e a rac-
ro non costituisce forse uno dei diritti inviola- contare al mondo un suo viaggio, una sua espe-
bili dell’uomo secondo la Dichiarazione uni- rienza o la vera storia di una guerra che si com-
versale dei diritti dell’uomo e del cittadino e le batte in angoli remoti del pianeta.
Carte Costituzionali di molti Paesi evoluti e, per- I blog, gli UGC – User Generated Con-
sino, di alcuni Paesi in via di sviluppo? Per ri- tent – le bacheche elettroniche, le mailing list, i
spondere a queste domande occorre partire da siti personali e, per finire, Citizen News – ultima
un presupposto inconfutabile: Internet è il più creatura di casa Google che promette di trasfor-
grande mezzo di comunicazione di massa della mare chiunque in un giornalista – mettono a dura
storia dell’umanità, e ciò sia in termini di desti- prova l’elasticità della disciplina della materia
natari dell’informazione, sia in termini di pro- che è interamente costruita – nella più parte dei
duttori di informazione anche perché le due ca- Paesi – su una profonda distinzione tra l’infor-
tegorie – nelle dinamiche dell’informazione on- mazione “professionale” e quella “amatoriale”.
line – coincidono perfettamente. Un blogger, infatti, oggi, si rivolge ad un
In Rete, chiunque, in pochi click, può tra- pubblico quantitativamente equivalente – ed anzi
sformarsi da lettore distratto di una testata on- superiore – a quello cui si rivolge una testata
line, di un blog o di una bacheca elettronica in giornalista cartacea o, piuttosto, televisiva e, ad
produttore di informazioni attraverso un blog, analogo pubblico si rivolge chiunque posti un
un commento, un annuncio o, piuttosto, una pro- video su YouTube o, piuttosto, “firmi” un servi-
pria pagina web ed essere letto da un pubblico zio per Citizen News.
potenzialmente infinito e, comunque, migliaia Si tratta di un fenomeno senza precedenti
di volte più ampio rispetto a quello dei lettori che deve essere salutato con favore perché con-
di quotidiani o degli spettatori dei TG nelle ore sente, oggi, per la prima volta nella storia del-
punta. l’uomo, la piena attuazione di quella libertà di
Le dimensioni planetarie del fenomeno manifestazione del pensiero in relazione alla
costituiscono, certamente, una delle principali quale, solo qualche decennio fa, i Giudici della
ragioni di un tanto acceso confronto tra chi uti- Corte Costituzionale erano costretti a scrivere
lizza internet per diffondere informazioni, i Go- che “che il diritto di libertà di diffusione del pen-
verni e la Magistratura di molti Paesi. siero con qualsiasi mezzo, garantito dal primo
Un post su un Blog ad alta visibilità può comma dell’art. 21 Cost., non significa anche di-
contribuire a formare o consolidare movimenti ritto di disporre di qualsiasi mezzo di diffusione
di opinioni, essere utilizzato per dar vita a ma- del pensiero, ma soltanto diritto di diffondere il
nifestazioni e riempire piazze come insegnano pensiero con i mezzi disponibili e in quanto di-
la recente esperienza cinese o, piuttosto, la no- sponibili (alla stessa maniera, ad es., che la liber-
strana storia dei V-Days ma può anche servire tà di domicilio non implica anche il diritto ad avere
per influenzare l’andamento di un mercato – senz’altro un domicilio)”. Occorre, tuttavia, ri-
basti pensare alle conseguenze di indiscrezioni conoscere che il progressivo ampliamento del po-

15
società pannunzio

polo degli informations makers e, soprattutto, la dalla disciplina sulla Stampa il cui ambito di ap-
circostanza che, oggi, tali soggetti dispongono di plicazione ha, ormai, abbracciato anche l’infor-
strumenti analoghi per potenzialità e forza di dif- mazione televisiva?
fusione a quelli di cui dispongono i giornalisti di La risposta all’applicabilità a Citizen News
professione impone di rivedere e ripensare la di- della nuova disciplina sull’editoria e, conseguen-
sciplina sull’informazione nel suo complesso. temente, di quella sulla Stampa condiziona, ov-
L’incapacità dei Governi della più parte viamente, in modo importante anche la risposta a
dei Paesi di cogliere il senso della rivoluzione delle tale ulteriore dubbio.
dinamiche dell’informazione in atto e di riscrive- Oggi YouTube – per porsi al riparo dalle
re la disciplina applicabile a tale materia, costitui- contestazioni dei titolari dei diritti – adotta in re-
sce certamente una delle principali cause della sta- lazione ai contenuti protetti da diritti d’autore tec-
gione di grande tensione che stiamo vivendo. Nel nologie di watermark che sebbene all’inizio erano
regime tradizionale, infatti, la Legge, general- state accolte con un po’ di scetticismo, sembra stia-
mente, accorda maggiori garanzie a editori e gior- no dando degli ottimi risultati.
nalisti professionisti rispetto a quelle riconosciu- Accertare una violazione di altrui diritti di
te al semplice cittadino che voglia dire la sua, im- proprietà intellettuale è, tuttavia, assai più sem-
ponendo, tuttavia, ad un tempo, sulle spalle dei plice che valutare l’effettiva sussistenza di una dif-
primi un regime di responsabilità per eventuali famazione.
condotte illecite più rigoroso. Come si comporterà YouTube dinanzi alla
Tale “doppio binario” trovava fondamen- notifica di chi assumesse di essere diffamato da un
to – cinquant’anni fa, quando la disciplina sulla servizio in onda su Citizen News?
stampa tuttora in vigore ha visto la luce - in un pre- Rimuoverà senza ritardo i contenuti og-
supposto la cui attualità nell’Era di Internet non getto di contestazione o, per farlo, attenderà un or-
appare affatto scontata: i media professionali go- dine dell’autorità giudiziaria?
dono di maggior credibilità e, soprattutto, rag- Nel primo caso il rischio è che Big G si ri-
giungono un più ampio pubblico rispetto a quel- troverà presto a mettere il bavaglio alla sua stes-
lo raggiungibile da un cittadino qualunque. sa creatura: chiunque, infatti, non voglia che certe
Tutto questo non è più, evidentemente, verità vadano in giro per il mondo non dovrà far
vero. altro che scrivere ai gestori del Canale chieden-
In tale contesto è naturale – ancorché non done la rimozione.
condivisibile – la tentazione – ma forse bisogne- Nel secondo caso, invece, difficile crede-
rebbe parlare di tendenza – di Giudici ed Ordina- re che Citizen News non sarà ben presto destina-
menti a trattare un blogger come un giornalista o, tario di richieste risarcitorie milionarie da parte di
piuttosto, un UGC come Youtube da editore. chi sosterrà di esser stato diffamato da questa o
Il punto è che un blog non è un giornale e quella notizia apparsa sul nuovo canale di You-
un UGC non è un editore ma, sfortunatamente, Tube e non esser neppure riuscito ad ottenerne la
questo non è scritto come dovrebbe nelle leggi vi- rimozione.
genti nelle quali si fa fatica a trovare un adeguato Analoghe considerazioni valgono per la
inquadramento per i nuovi mezzi di informazio- disciplina della blogosfera come insegna la recente
ne dell’èra di Internet. vicenda della quale è rimasto vittima lo Storico si-
Il caso di Citizen News – il nuovo canale ciliano Carlo Ruta che si è visto contestare il reato
di informazione “non professionale” lanciato da di stampa clandestina per aver aggiornato con pe-
YouTube – è sintomatico. riodicità regolare il proprio blog senza, tuttavia,
YouTube può esserne considerato edito- provvedere alla sua registrazione nel registro della
re e ritenuto, per ciò solo, soggetto alla vigente di- Stampa tenuto presso il tribunale.
sciplina sull’editoria che gli imporrebbe, tra l’al- La decisione del Tribunale siciliano nel
tro, di iscriversi presso il ROC – il Registro degli caso Ruta sancisce un principio importante che va
Operatori della Comunicazione – tenuto presso ben al di là della singola vicenda e della pur grave
l’Agcom? YouTube può essere chiamato a ri- condanna di un blogger: quello secondo cui anche
spondere per eventuali diffamazioni poste in es- i blog vanno registrati presso il registro della Stam-
sere attraverso video pubblicati dai propri utenti pa di cui alla Legge n. 47 del 1948 cui, negli ulti-
nel canale Citizen News? mi cinquant’anni, è rimasta affidata la disciplina
Se si guarda alla direttiva sul commercio della materia nonostante gli importanti cambia-
elettronico, la responsabilità dovrebbe essere di menti intervenuti nel mondo dell’informazione e
coloro che forniscono i contenuti. Ma siamo dav- della comunicazione.
vero sicuri che nessun giudice sia di altro avviso L’art. 16 della citata legge, infatti, stabili-
e ritenga che la questione debba essere regolata sce a chiare lettere che “chiunque intraprenda la

16
libro arancione

pubblicazione di un giornale o altro periodico senza provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001,
che sia stata eseguita la registrazione prescritta dal- n. 62”.
l’art. 5, è punito con la reclusione fino a due anni Si tratta di una disposizione scritta in modo
o con la multa fino a lire 500.000”. ambiguo e poco puntuale perché ha per oggetto
L’art. 5 della stessa Legge, a sua volta, pre- un’entità – la “testata telematica” – diversa da quel-
vede che “Nessun giornale o periodico può essere la oggetto della nuova disciplina sull’editoria – il
pubblicato se non sia stato registrato presso la can- “prodotto editoriale” – e perché fa generico riferi-
celleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pub- mento ad una “registrazione” senza, tuttavia, chia-
blicazione deve effettuarsi.”. rire se tale registrazione sia quella presso i Tribu-
Sarebbe bello bollare la decisione dei Giu- nali o, piuttosto, quella presso il ROC, Registro
dici del Tribunale di Modica come un classico er- Unico degli Operatori della comunicazione.
rore giudiziario ma, a prescindere dal fatto che, per La differenza non è di poco conto.
farlo, occorrerà leggere le motivazioni della Sen- Se, infatti, la registrazione di cui all’art.
tenza, bisogna, sfortunatamente, riconoscere che 7 del D. Lgs. 70/2003 è quella prevista all’art. 5
la tesi dell’equiparazione di un blog ai giornali e della Legge sulla Stampa, i blogger italiani pos-
periodici è meno peregrina – norme di legge alla sono dormire sonni tranquilli e sentirsi liberi –
mano – di quanto l’esperienza suggerirebbe a cia- anche laddove aggiornino quotidianamente i pro-
scuno di noi. pri blog – di decidere se iscrivere o meno il pro-
Il comma 3 dell’art. 1 della bruttissima prio sito presso il registro della Stampa tenuto
nuova legge sull’editoria (7 marzo 2001, n. 62), in- presso il Tribunale.
fatti, prevede che “al prodotto editoriale si appli- Se, invece, il riferimento dovesse inten-
cano le disposizioni di cui all’articolo 2 della legge dersi come rivolto al ROC, la questione sarebbe
8 febbraio 1948, n. 47” e che “il prodotto editoria- diversa e gli autori di blog a contenuto informa-
le diffuso al pubblico con periodicità regolare e con- tivo che postano con “periodicità regolare” si ri-
traddistinto da una testata, costituente elemento troverebbero soggetti all’obbligo di iscrizione di
identificativo del prodotto, è sottoposto, altresì, agli cui alla Legge sulla Stampa e, qualora non vi
obblighi previsti dall’articolo 5 della medesima provvedano esposti al rischio di sentirsi conte-
legge n. 47 del 1948.”. stare il reato di stampa clandestina per quanto as-
Il primo comma della stessa Legge contie- surdo ciò possa sembrare.
ne una definizione di prodotto editoriale omni- Dura lex sed lex e, per quanto sia diffici-
comprensiva secondo la quale “per “prodotto edi- le da accettare, l’attuale contesto normativo – ca-
toriale”, ai fini della presente legge, si intende il ratterizzato da disposizioni ambigue e confuse
prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi com- varate da legislatori che hanno sempre manife-
preso il libro, o su supporto informatico, destinato stato scarso interesse per le questioni della Rete
alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di – legittima la magistratura a pervenire a conclu-
informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, sioni che, inesorabilmente, suonano censorie e
anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione contrarie all’esercizio, in Internet, della libertà di
sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti di- manifestazione del pensiero.
scografici o cinematografici.”. Ma c’è di più.
La nuova legge sull’editoria, dunque, pre- Mentre, infatti, un blogger – stante la pos-
vede l’applicabilità dell’art. 2 della vecchia legge sibile equiparazione del suo blog a giornali e pe-
sulla stampa a tutti i siti internet destinati alla dif- riodici – rischia di vedersi contestare il reato di
fusione di informazioni e l’applicabilità altresì del- stampa clandestina, esso non può poi neppure fare
l’art. 5 della stessa legge – quello appunto recante affidamento sulle speciali garanzie che nel nostro
l’obbligo di registrazione presso i tribunali – dei Paese assistono la stampa: prima tra tutte l’inse-
soli siti internet destinati alla diffusione di in- questrabilità – se non in casi tassativamente in-
formazioni contraddistinti da una testata e dif- dividuati dalla legge – degli stampati.
fusi al pubblico con periodicità regolare. I frequenti episodi di sequestro di interi
Il quadro normativo è completato dalla blog a causa di un post sommariamente giudi-
disposizione contenuta al comma 3 dell’art. 7 del cato da qualcuno offensivo dell’altrui immagi-
Decreto Legislativo n. 70 del 9 aprile 2003 attra- ne, nome o reputazione, sono, infatti, sotto gli
verso il quale è stata data attuazione alla Diretti- occhi di tutti.
va sul commercio elettronico. A ciò si aggiunga che il blogger, qualo-
Secondo tale disposizione “la registra- ra attraverso i suoi post diffami qualcuno, corre
zione della testata editoriale telematica è obbli- il rischio di vedersi contestata l’ipotesi aggra-
gatoria esclusivamente per le attività per le quali vata del reato caratteristica di chi esercita pro-
i prestatori del servizio intendano avvalersi delle fessionalmente l’attività giornalistica.

17
società pannunzio

Troppa confusione e troppe ambiguità: manca una disciplina speciale che regoli il fe-
occorrono, con urgenza, leggi nuove che riordi- nomeno “blogosfera” e, a ben vedere, non sus-
nino le previsioni di quelle vecchie (e meno vec- siste neppure uniformità di vedute sull’opportu-
chie) alla luce del mutato contesto dell’infor- nità che una simile disciplina venga emanata.
mazione in Rete senza imbrigliare chi vuol far Tuttavia, in assenza di una regolamenta-
sentire la sua voce e, ad un tempo, garantendo zione ad hoc ed in presenza di una disciplina sul-
a tutti la certezza di poter chiedere giustizia nel- l’editoria e sulla stampa le cui “maglie”, negli ul-
l’ipotesi in cui altri offendano la propria imma- timi anni, sono state progressivamente allargate
gine o reputazione. nel tentativo di ricomprendervi anche i c.d. pro-
dotti editoriali telematici, la giurisprudenza ha
spesso finito con l’equiparare blog ed analoghi
prodotti telematici alla stampa e/o ai media tradi-
zionali (stampa e tv). Si tratta di una “deriva” con
Libertà di manifestazione del pensie- importanti ricadute sul versante della libertà di in-
ro e blogosfera formazione in Rete.
La blogosfera, infatti, è, almeno nella più
1. Il proliferare di blog e dei loro auto- parte dei casi, composta da realtà amatoriali, non
ri/editori, i c.d. blogger, rappresenta, probabil- professionali e uni personali nell’ambito delle quali
mente uno dei tratti più caratteristici e rivolu- il blog costituisce, sostanzialmente, il risultato del-
zionari della nuova dimensione dell’informa- l’attività di un solo blogger che vi si dedica a mar-
zione in Rete. Attraverso un blog – proprio o al- gine della propria professione/occupazione.
trui – chiunque abbia accesso ad Internet attra- I blog di questo genere, pertanto, hanno
verso pc o, persino, dispositivi mobili è posto in carattere “verticale” e sono monotematici: l’esper-
condizione di condividere informazioni o, più to informatico si occupa di tecnologia e hacking,
semplicemente, il proprio pensiero con un pub- l’avvocato di diritto e/o di diritto dell’internet,
blico astrattamente ampio almeno quanto lo è la l’esperto di TLC di telecomunicazioni, il cuoco di
popolazione mondiale che parla o comprende la cucina, lo storico di storia ecc. In tale contesto è
sua stessa lingua. evidente, ad esempio, che imporre al blog l’ob-
A ben vedere, anzi, grazie ai moderni bligo di provvedere a taluni adempimenti buro-
software di traduzione on-line, i lettori di un post cratici quali la registrazione presso uno o più re-
o di un commento su di un blog sono, almeno in gistri (il registro nazionale della stampa o il ROC
astratto, in numero addirittura superiore a quel- il registro unico degli operatori della comunica-
lo di quanti parlano la lingua in cui il post o il zione) significa imporre una limitazione all’ac-
commento è scritto. cesso a tale strumento di comunicazione o, co-
Si tratta di un fenomeno senza precedenti munque, un importante disincentivo. Occorre, tut-
sia per potenzialità e semplicità di utilizzo dello tavia, rilevare che, come si è già anticipato, sfor-
strumento. tunatamente negli ultimi anni la giurisprudenza,
Un blog può veicolare un quantitativo interpretando la disciplina sulla stampa e l’edi-
pressoché illimitato di informazioni, in ogni ge- toria cui si è già fatto cenno, è pervenuta a tale
nere di formato (testo, audio o, piuttosto video) conclusione, condannando, ad esempio, un blog-
ed essere gestito in modo semplice ed intuitivo ger per stampa clandestina ai sensi dell’art. 16
da Pc o, piuttosto, da dispositivo mobile. della legge 47/1948, ovvero per aver esercitato
La gestione di un blog, qualora non si in- la propria attività di blogger in assenza di regi-
tenda ospitarlo sotto un proprio nome di domi- strazione1.
nio e ci si accontenti di saperlo contraddistinto Occorre, d’altro canto, rilevare come, in
da un sottodominio non produce alcun onere o maniera crescente, la capillarità ed efficacia del-
costo per il suo titolare. l’informazione on-line ha attirato l’attenzione –
Poter condividere il proprio pensiero con non sempre in positivo – di protagonisti del mondo
milioni di persone senza dover affrontare alcun della politica o dello spettacolo che, sentendosi
costo è, probabilmente, uno degli aspetti più pre- diffamati da informazioni pubblicate nella blogo-
gnanti della rivoluzione che la blogosfera sta de- sfera, si sono rivolti all’autorità giudiziaria per ot-
terminando nel mondo dell’informazione. tenere tutela.
Occorre, tuttavia, rilevare che anche in In tali occasioni di frequente è accaduto
quella che potrebbe – ad un primo esame – de- che l’autorità giudiziaria e le forze di polizia, spes-
finirsi l’Eldorado dell’informazione, non man- so in ragione della scarsa conoscenza del feno-
cano ombre ed aspetti controversi. meno internet, al fine di bloccare cautelativamen-
2. Nel nostro Paese, allo stato attuale, te la circolazione dell’informazione ritenuta dif-

18
libro arancione

famatoria abbiano inibito l’accesso all’intera piat- semplicemente, giudicati non di interesse o “non
taforma blog. pubblicabili” dai media mainstream.
I blog, infatti, a differenza della stampa 2. L’attività degli UGC non ha, sin qui,
tradizionale, non beneficiano di alcuna garanzia formato oggetto di alcuna legge speciale e, dun-
di non sequestrabilità. In una prospettiva de jure que, anche tale materia – così come quella del-
condendo, d’altro canto, occorre riconoscere che l’informazione via blog – sconta, in questo mo-
individuare una disciplina del fenomeno che co- mento, le conseguenze di un clima di grande in-
stituisca un momento di equilibrio tra libertà e re- certezza giuridica sulle responsabilità dei tito-
sponsabilità del blogger non è facile. lari di tali piattaforme in relazione ai contenuti
Tale difficoltà deriva prevalentemente dalla diffusi al pubblico.
circostanza che la forma di comunicazione (blog) In astratto, sul versante definitorio – da
è oggi utilizzata in contesti e con finalità assai dif- un punto di vista giuridico – esistono due op-
ferenti: si passa dal blog gestito in maniera ama- zioni interpretative con conseguenze assai di-
toriale dal non professionista dell’informazione, al verse: (a) considerare gli UGC come broadband
blog gestito dal giornalista professionista nell’am- e, dunque, editori con la conseguenza di consi-
bito della versione telematica di un professionista derarli responsabili dei contenuti immessi in Rete
sino al blog di carattere socio-politico gestito at- dagli utenti e (b) considerarli intermediari della
traverso un’idonea struttura imprenditoriale da un comunicazione e, dunque, alla stregua di quan-
gruppo politico o da un soggetto politico. to disposto dalla disciplina europea in materia
di commercio elettronico (D. Lgs. 9 aprile 2003,
n. 70) escludere – salvo eccezioni – la loro re-
Libertà di manifestazione del pensie- sponsabilità.
A prescindere da tale dibattito scientifi-
ro e UGC – user generated content co, negli ultimi anni – ed in maniera crescente
negli ultimi mesi – è fuor di dubbio che è in atto
1. Gli UGC – User Generated Content – un tentativo politico e giudiziario volto a far ri-
rappresentano, probabilmente, una delle più in- cadere sugli UGC e, più in generale, sugli inter-
novative forme di comunicazione orizzontale mediari della comunicazione, la responsabilità
via web. per i contenuti diffusi in Rete. Tale tentativo si
Si tratta, in buona sostanza, di piattafor- fonda su due distinte motivazioni: (a) l’inter-
me che diffondono al pubblico via web conte- mediario della comunicazione è il soggetto più
nuti digitali multimediali prodotti dagli utenti e facilmente individuabile tra quelli cui l’Ordina-
autonomamente caricati sui server del gestore mento può, sul piano causale, imputare una re-
della piattaforma. Tali piattaforme “danno voce” sponsabilità; (b) considerare responsabili gli in-
a milioni di utenti svolgendo una duplice pre- termediari della comunicazione per i contenuti
ziosa funzione: (a) consentono la messa a di- prodotti dagli utenti vale a disincentivare pro-
sposizione del pubblico di qualsivoglia genere gressivamente tale soggetti dall’offrire, gratuita-
di contenuto; (b) riunendo sotto un unico do- mente, “ospitalità” ai propri utenti e, per questa
minio milioni di contenuti digitali attirano un via, consente progressivamente di ricondurre le
pubblico decine di volte superiore a quello di dinamiche dell’informazione in Rete a quelle del-
qualsivoglia media mainstream. l’informazione tradizionale: linee verticali anzi-
In tale contesto è ovvio che gli UGC co- ché quelle orizzontali caratteristiche del mondo
stituiscono uno straordinario ed irrinunciabile telematico.
strumento di condivisione delle informazioni in È fuor di dubbio che, se anche in Rete la
quanto tanto per ragioni tecnologiche che com- diffusione di ogni informazione richiedesse un edi-
merciali consentono a chiunque di diffondere un tore in senso lato, il gestore di una infrastruttura
contenuto ad un pubblico vastissimo e con mo- ed un pubblico, i “padroni” dei media tradiziona-
dalità multimediali (testo, video e suoni). li avrebbero facile gioco ad esportare la propria
Le nuove applicazioni software che per- egemonia anche nel contesto telematico.
mettono l’upload di contenuti digitali sulle piat- Il principio della non responsabilità del-
taforme UGC anche da dispositivi mobili, l’intermediario costituisce, proprio in ragione di
l’estrema intuitività delle modalità di upload tale rischio di “riproduzione” nel nuovo mondo
nonché la possibilità di procedervi in forma so- delle dinamiche caratteristiche del vecchio un prin-
stanzialmente anonima, rendono, inoltre, dette cipio “guardiano” rispetto alla libertà di informa-
piattaforme lo strumento ideale per raccontare zione sul web. È, infatti, evidente, che qualora gli
fatti ed avvenimenti che si consumano in regi- intermediari della comunicazione dovessero es-
mi antidemocratici, in tempo di guerra o, più sere chiamati a rispondere dei contenuti “inter-

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società pannunzio

mediati” la risposta di questi ultimi – come sta, pe- ziato a diffondersi un fenomeno che sta rapida-
raltro, iniziando ad accadere – consisterà nell’ini- mente riscrivendo le regole della socialità e le
ziare a “censurare” i contenuti veicolati in base dinamiche dell’aggregazione socio-politica: si
al loro “indice di rischio” e alle garanzie patri- tratta dei social network . Piattaforme come Fa-
moniali offerte dall’autore. cebook e My Space, per citare le due più gran-
In breve verrebbe a ricrearsi anche nello di per numero di iscritti del momento, rappre-
spazio telematico un contesto analogo a quello ca- sentano reti di centinaia di milioni di utenti in
ratteristico del sistema dei media mainstream: l’in- tutto il mondo che scelgono – più o meno con-
formazione diverrebbe superficiale e, tendenzial- sapevolmente – di creare gruppi di aggregazio-
mente, “di regime” e, soprattutto, si darebbe più ne attorno a principi, obiettivi o eventi e, più in
spazio agli editori tradizionali piuttosto che al- generale, di condividere “amicizie”, esperien-
l’informazione prodotta dai netcitizens. ze e, naturalmente, informazioni. In tale conte-
3. Con riferimento agli UGC, appare, pe- sto è evidente che le piattaforme di social net-
raltro, importante rilevare come la più parte di essi work costituiscano oggi un canale di circolazio-
– certamente quelli di maggior successo – siano ge- ne dell’informazione dalla cui indagine non può
stiti da società statunitensi o, comunque, extraeu- prescindere nessuna analisi delle questioni con-
ropee. Si tratta di un dato che non può non indurre nesse alla libertà di informazione in Rete.
talune riflessioni a proposito della libertà di infor- Le piattaforme di social network rap-
mazione on-line. Sebbene, infatti, nella presente fase presentano, sotto il profilo delle questioni delle
storico-politica la non responsabilità degli inter- quali ci stiamo occupando, una sintesi di quan-
mediari, per le ragioni che si sono enunciate al pa- to si è sin qui rilevato in materia di blog e UGC
ragrafo precedente, appaia da difendere, occorre, sin in quanto l’informazione, nella più parte dei casi
d’ora riflettere sulla circostanza che si sta lentamente circola nell’ambito di tali piattaforme sotto forma
consegnando a pochi soggetti privati e stranieri il di condivisione di post e/o contenuti pubblicati
controllo dell’informazione via web. su blog o UGC. La circostanza che le due più
Domani ci si potrebbe, pertanto, sveglia- grandi piattaforme di social network facciano,
re in un contesto nel quale, ad esempio, un sog- allo stato, capo a soggetti privati di diritto sta-
getto privato decida autonomamente – per le più tunitense ripropone, inoltre, anche in relazione
diverse ragioni – di filtrare qualsivoglia contenu- a tale diverso fenomeno, il problema già affron-
to la cui diffusione risulti in contrasto con i pro- tato in relazione agli UGC: il rischio di una “cen-
pri piani e progetti di business. sura” di tipo privato.
Si tratta di un profilo peculiare di un pro- Solo per fare un esempio, qualche setti-
blema già noto agli addetti ai lavori sotto la defi- mana fa i gestori di Facebook hanno deciso di
nizione complessiva di netneutrality: ovvero l’esi- filtrare tutte le immagini ritraenti mamme im-
genza di garantire che l’accesso alle infrastruttu- pegnate ad allattare i propri figli, e ciò sulla scor-
re sulle quali riposa la circolazione dei contenuti ta di talune lamentele ricevute da utenti statu-
nel mondo web e le dinamiche di circolazione di nitensi. A nulla sono valse, invece, le ferme ri-
tali contenuti siano effettivamente “neutrali” ov- mostranze degli utenti italiani ed europei volte
vero non influenzate dalla natura del contenuto a chiedere la rimozione di alcuni gruppi inneg-
“intermediato”. gianti al fenomeno mafioso ed ai boss della mafia
Sotto tale profilo sarebbe – esemplifican- creati sulle pagine della medesima piattaforma.
do e, dunque, peccando di approssimazione e scar- [guido scorza]
sa puntualità – necessario prevedere per tutti gli
intermediari della comunicazione siano essi in-
ternet services providers o, piuttosto, UGC un ob-
bligo stringente di veicolare con analoghe condi-
zioni tecnico-economiche qualsivoglia genere di NOTA
informazione a prescindere dal suo contenuto e
dal suo autore. 1
G. Scorza, La Rete? Clandestina, in “Punto Infor-
matico”, 3 settembre 2008: Roma – La decisione del
Tribunale di Modica di condannare per stampa clan-
Libertà di manifestazione del pensie- destina Carlo Ruta, storico siciliano, aveva già solle-
vato dubbi e perplessità qualche mese fa. Le motiva-
ro e social network zioni della Sentenza depositate nei giorni scorsi con-
fermano, purtroppo, tali perplessità e proiettano un cono
Negli ultimi anni nel mondo ma solo di incertezza sul futuro dell’informazione on-line.
negli ultimi mesi in Europa ed in Italia ha ini- La decisione – che sarebbe ingiusto liquidare sempli-

20
libro arancione

cemente come brutta o errata – infatti amplifica le nu- be tenuto alla registrazione, mentre la grande società che
merose ambiguità ed i molti elementi di incertezza con- svolga identica attività ma che non sia interessata alle
tenuti nell’attuale disciplina dell’informazione tele- provvidenze all’editoria potrebbe sottrarsi alla registra-
matica. zione. Logica e buon senso suggerirebbero il contrario
Il problema non è – purtroppo – che il Giudice abbia er- ma, sfortunatamente, né l’una né l’altro costituiscono
rato e ritenuto colpevole Carlo Ruta, quanto piuttosto criteri cui il Legislatore italiano è solito ispirarsi con la
che il quadro normativo cui è affidata una materia tanto conseguenza che essi non possono neppure essere uti-
importante per il futuro dell’informazione e, quindi, della lizzati quali sicuri criteri interpretativi. A prescindere da
democrazia sia tale da consentire interpretazioni di- logica e buon senso, tuttavia, anche il tenore letterale
verse e contraddittorie inidonee a fornire agli interessa- dell’art. 7 del D. Lgs. 70/2003 induce a ritenere che, al
ti – ormai nell’ordine di milioni di cittadini – la neces- riguardo, il Giudice abbia sbagliato: la previsione si li-
saria certezza del diritto. mita a stabilire che “la registrazione della testata edito-
Mentre scrivo non so, francamente – e, come me, credo riale telematica” è obbligatoria solo laddove i prestato-
centinaia di altri amici e colleghi che scrivono in Rete ri del servizio intendano accedere alle speciali provvi-
di argomenti diversi – se il mio blog di informazione denze per l’editoria.
giuridica – alla stregua dei principi fissati nella decisione Nessuna limitazione soggettiva dell’ambito
del Tribunale di Modica e che domani potrebbero es- di applicazione della norma è, dunque, suggerita dal suo
sere recepiti da centinaia di altri magistrati italiani - debba tenore letterale.
essere o meno registrato presso la Sezione per la stam- Ma vi è di più. La testata – oggetto dell’obbligo di re-
pa del Tribunale o, magari, presso il ROC, il Registro gistrazione – è un segno distintivo ed è, come tale, on-
degli Operatori della Comunicazione. tologicamente riconducibile solo ad attività – almeno in
Questa situazione di incertezza giuridica, tuttavia, ri- senso lato – commerciali con la conseguenza che af-
schia di costituire uno strumento di limitazione della li- fermare, come si fa nella decisione del Tribunale di Mo-
bertà di manifestazione del pensiero in Rete ancor più dica – che Carlo Ruta avrebbe dovuto registrare la pro-
incisivo di forme più palesi di censura perché è capace pria testata in quanto esercente un’attività di informa-
di disincentivare molti dall’uso delle nuove tecnologie zione in forma “amatoriale” è una contraddizione in ter-
telematiche per la diffusione di idee, fatti, opinioni e, mini.
più in generale, cultura. La verità è un’altra: blog e siti di informazione quale
Ma torniamo alla decisione del Tribunale di Modica. Il quello di Carlo Ruta sono privi di testata in senso tec-
Giudice, date due possibili interpretazioni del quadro nico e, pertanto, i titolari non dovrebbero esser consi-
normativo vigente, ne ha scelta una – quella caratteriz- derati tenuti alla registrazione di un elemento dei quali
zata da una lettura generalizzata dell’obbligo di iscri- i propri prodotti editoriali sono privi. Ragionare diver-
zione dei prodotti editoriali telematici presso le Sezio- samente è come pretendere che il proprietario di una bi-
ni della stampa dei Tribunali – ed ha quindi condanna- cicletta debba registrarne la targa presso il pubblico re-
to lo storico siciliano. In molti forse la penseranno di- gistro automobilistico. Egualmente poco convincenti e,
versamente ma, personalmente, non sono affatto stupi-
ad un tempo, molto preoccupanti appaiono le conside-
to o scandalizzato.
razioni contenute nella Sentenza relative alla pretesa “si-
Ho già scritto altre volte che date le norme cui è affida-
ta la disciplina della materia poteva succedere e potrà stematicità” – che è concetto diverso da quello di “pe-
accadere di nuovo. riodicità regolare” cui si fa riferimento nella disciplina
Ci sono, tuttavia, alcuni profili della decisione che pro- sulla stampa – con la quale il blog di Carlo Ruta sareb-
prio non convincono. Innanzitutto, il Magistrato muove be stato aggiornato ed al contenuto informativo dello
dal presupposto che Carlo Ruta avrebbe dovuto regi- stesso.
strare la testata del proprio sito (quale?) presso il Tri- La lettura della Sentenza, infatti, non consente di com-
bunale di Modica in conformità a quanto disposto dalla prendere quale debba essere la frequenza ed il ritmo degli
vecchia (ma tuttora in vigore) disciplina sulla stampa aggiornamenti per sottrarsi all’obbligo di registrazione
(Legge 47/48) espressamente dichiarata applicabile e quale, al contrario, renda soggetti a tale obbligo. Né di
anche ai prodotti editoriali telematici dalla nuova disci- cosa possa parlarsi serenamente in Rete senza necessi-
plina sull’editoria (Legge 62/2001). tà di registrazione e di cosa, invece, possa parlarsi, on-
Secondo il Giudice, tale conclusione non sarebbe scal- line, solo dopo essersi registrati presso il Tribunale. Delle
fita dalla previsione dettata dall’art. 7 comma 3 del D. due l’una: o Sentenze e Leggi – più le seconde che le
Lgs. 70/2003 ai sensi del quale “la registrazione della prime – sono sbagliate e mal scritte o la Rete italiana è,
testata editoriale telematica è obbligatoria esclusiva- più o meno tutta, clandestina. Per sottrarsi a tale preoc-
mente per le attività per le quali i prestatori del servizio cupante ma inesorabile conclusione occorre metter mano
intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla con urgenza ad una nuova disciplina dell’informazio-
legge 7 marzo 2001, n. 62” in quanto tale disposizione ne on-line che tenga conto della centralità da quest’ul-
non si applicherebbe “al singolo che svolge l’attività tima assunta nello sviluppo politico, sociale ed econo-
d’informazione non in forma commerciale e, quindi, mico del Paese e, soprattutto, della dimensione globale
non in qualità di prestatore dei servizi della società del- nella quale tale disciplina sarà chiamata ad operare. Che
l’informazione”. senso ha imporre ad un blogger italiano di registrarsi
Si tratta di una valutazione arbitraria, errata e pericolo- se nel resto del mondo se ne può fare a meno in un
samente discriminatoria: il singolo che gestisce in una contesto nel quale il “mercato” dell’informazione è
dimensione amatoriale un blog di informazione sareb- davvero unico?

21
N ella classifica mondiale della libertà di stam-
pa, stabilita ogni anno da Reporters sans
frontières, di cui l’edizione 2008 è stata resa pub-
La classifica 2008
Rang Pays Note
blica il 33 ottobre 2008, come al solito l’Italia 1 Islande 1,50 =
conferma la sua pessima reputazione. La “ma-
glia nera” tocca al trio infernale Turkménistan - Luxembourg 1,50 nc
(171ma posizione), Corea del Nord (172), Eri- - Norvège 1,50 =
trea (173), ma si conferma anche che il compor- 4 Estonie 2,00 ⇑
tamento della comunità internazionale verso i re- - Finlande 2,00 ⇓
gimi autoritari non produce effetti benefici, infatti - Irlande 2,00 ⇑
pessime e immutate sono le posizioni della Cina 7 Belgique 3,00 ⇓
(167) e di Cuba (169). Sull’Italia è evidente che
gravano il regime di monopolio televisivo ber- - Lettonie 3,00 ⇑
lusconiano e il conflitto d’interessi. Risultiamo - Nouvelle-Zélande 3,00 ⇑
peggiori dell’Uruguay e del Ghana, ma ci deve - Slovaquie 3,00 ⇓
far inorgoglire che riusciamo a battere il Togo. - Suède 3,00 ⇓

23
colophon

Critica
- Suisse 3,00 ⇑
13 Canada 3,33 ⇑
14 Autriche 3,50 ⇑
- Danemark 3,50 ⇓
16 Lituanie 4,00 ⇑
-
-
Pays-Bas
Portugal
4,00
4,00

⇓ liberale
- République Tchèque 4,00 ⇓
20 Allemagne 4,50 =
21 Jamaïque 4,88 ⇑
22 Costa Rica 5,10 ⇓
23 Hongrie 5,50 ⇓
- Namibie 5,50 ⇑
- Royaume-Uni 5,50 ⇑ INDICE
26 Surinam 6,00 nc
27 Trinidad et Tobago 6,13 ⇓ 1. e.m., introduzione
28 Australie 6,25 = 3. enzo marzo, libro blu.
Sullo stato della libertà dei media
29 Japon 6,50 ⇑ 15. guido scorza, libro arancione.
30 Slovénie 7,33 ⇓ La libertà nella rete in italia
31 Chypre 7,50 ⇑⇑
- Ghana 7,50 ⇓
- Grèce 7,50 ⇓ Direttore responsabile:
- Mali 7,50 ⇑⇑ Enzo Marzo
35 France 7,67 ⇓ Condirettore:
36 Afrique du Sud 8,00 ⇑ Nadia Urbinati
- Bosnie-Herzégovine 8,00 ⇓ Direzione e redazione: via delle Carrozze, 19
- Cap-Vert 8,00 ⇑ 00187 Roma - tel. 06.679.60.11
- Espagne 8,00 ⇓ e-mail: info@criticaliberale.it
sito internet: www.criticaliberale.it
- Etats-Unis
Amministrazione e abbonamenti: edizioni Dedalo
(territoire américain) 8,00 ⇑⇑ srl – V.le Luigi Jacobini, 5 – 70123 Bari
- Taïwan 8,00 ⇓ tel. 080.531.14.13 – fax 080.531.14.14
42 Macédoine 8,25 ⇓ c.c.p. n. 11639705
43 Uruguay 8,33 ⇓ e-mail: info@edizionidedalo.it
44 Italie 8,42 ⇓ sito internet: www.edizionidedalo.it
45 Croatie 8,50 ⇓ Critica liberale esce undici volte l’anno.
46 Israël (territoire israélien) 8,83 ⇓ Un fascicolo costa m 3,00. Fascicoli arretrati m 4,50.
47 Corée du Sud 9,00 ⇓ Periodico mensile
Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004
- Maurice 9,00 ⇓⇓ n. 46) Art. 1, comma 1, DCB di Bari
- Pologne 9,00 ⇑ Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 555 del 20.12.1993
- Roumanie 9,00 ⇓ Stampa: Dedalo litostampa srl, Bari
51 Hong-Kong 9,75 ⇑⇑ Questo numero è stato chiuso in redazione il 31 marzo 2009.
- Libéria 9,75 ⇑⇑
53 Chypre (partie Nord) 10,00 ⇑
- Montenegro 10,00 ⇑ fclfondazione critica liberale
- Togo 10,00 ⇓ COMITATO DI PRESIDENZA ONORARIA:
56 Chili 11,50 ⇓⇓ DANIELE GARRONE, SERGIO LARICCIA, GIANCARLO LU-
57 Panama 11,83 ⇓ NATI, FEDERICO ORLANDO, CLAUDIO PAVONE, ALESSAN-
58 Kosovo 12,00 ⇑ DRO PIZZORUSSO, STEFANO RODOTÀ, GENNARO SASSO,
59 Bulgarie 12,50 ⇓ CARLO AUGUSTO VIANO.
- Nicaragua 12,50 ⇓⇓ * Hanno fatto parte del Comitato di Presidenza Onoraria
Norberto Bobbio (Presidente), Vittorio Foa, Alessandro
Primi 60 paesi della classifica. Galante Garrone, Italo Mereu, Paolo Sylos Labini.

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