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LUcraina vicina.

Perch la crisi a Kiev tocca lItalia


Daltro canto Kiev non cos lontana, non solo geograficamente, da Roma. Ci sono
diversi intrecci tra i due paesi, a partire dai rapporti economici. Linterscambio, secondo i
dati dellIstat, aggiornati allottobre 2013, vale quasi 3,5 miliardi e mezzo di euro.
Nel complesso lItalia il terzo mercato comunitario e il settimo al mondo dove si
rivolge lexport ucraino, che da noi piazza in primo luogo acciaio. LItalia vende
soprattutto macchinari. La bilancia, nel complesso, pende a favore di Kiev.
In Ucraina c un discreto plotoncino di aziende italiane. LIce ne mappa circa 500,
il 40% delle quali registrate a Kiev. Il che fa pensare a uffici di rappresentanza, al limite
poco pi di questo. Il quadro per cambia se si guarda alle partecipazioni delle nostre
aziende in quelle locali con fatturato superiore a 2,5 milioni di euro.
LItalia, in Ucraina, figura tra laltro nella lista dei dieci paesi maggiori investitori,
con una quota del 2,2%. In testa c Cipro, con il 33%. Dato che indica chiaramente lalto
tasso di opacit delleconomia dellex repubblica sovietica, dal momento che lisola
mediterranea uno degli avamposti globali delloffshore.
Il settore bancario, negli ultimi anni, stato il grimaldello della nostra penetrazione,
con Unicredit e Intesa San Paolo che, anche in Ucraina, hanno dato impulso alla loro
strategia di espansione in tutto lEst. Ma le cose non sono andate troppo bene, se vero
che si mormora che Unicredit potrebbe cedere Ukrsotsbank, la quinta banca del paese,
mentre Intesa San Paolo gi uscita dal mercato. La sua controllata, Pravex, rilevata nel
2008, passata alloligarca Dmytro Firtash, tra i principali foraggiatori del deposto
presidente Yanukovich.
Unaltra cosa che ci lega a Kiev lenergia. LUcraina la prateria dove una gran
parte del gas russo viaggia verso i mercati dellEuropa occidentale, in attesa che Gazprom,
il bracco energetico del Cremlino, realizzi le due pipeline alternative a questo tracciato:
South Stream e Nord Stream.
Se lItalia pu ovviare a uneventuale interruzione dei flussi di gas in arrivo da Est,
lEuropa centrale e il versante nord dei Balcani sono pi esposti.
A fronte di tutto questo, occuparsi dellUcraina obbligatorio. Ma non si tratta solo
di contenere le ricadute che la crisi a Kiev pu avere sullItalia. Se vogliamo voce in
capitolo dobbiamo essere anche propositivi. Sotto questaspetto si possono sfruttare i
nostri rapporti commerciali e industriali con Mosca. Non arrivano ai livello di quelli che
vanta la Germania, ma sono decisamente consistenti. E dal momento che la Russia, in
Ucraina, sia parte del problema che della soluzione, si potrebbe partire da qui.