Sei sulla pagina 1di 9

ANNO XI NUMERO 75

MERCOLED 29 MARZO 2006

Poste Italiane Spedizione in Abbonamento Postale

DIRETTORE
GIULIANO FERRARA

quotidiano

IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + DVD-ROM


(abbinamento facoltativo) 10,90 (1+9,90)

DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO

IL FOGLIO

IL FOGLIO
Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1

ANNO XI NUMERO 75 - MERCOLED 29 MARZO 2006

LElection day di Kadima

Il primo partito dIsraele


la forza del disimpegno
Ma serve una coalizione
Exit poll: la lista di Olmert tra i 29 e i 32
seggi, Labor tra 20 e 22. Crolla il Likud
(11/12). Va forte Israel Beiteinu (12/14)

Unlite senza la divisa


Gerusalemme. Ehud Olmert, premier
israeliano, una volta ha detto: V otate per
me e Israele diventer un posto divertente
in cui vivere. Ieri il suo partito, Kadima,
fondato da Ariel Sharon, ha conquistato,
stando ai primi exit poll, tra i 29 e i 32 seggi
sui 120 della Knesset, contro i 20/22 dei laburisti e gli 11/12 del Likud. Gli israeliani
hanno creduto alla promessa di Olmert, che
ha presentato una lista eterogenea, espressione di una societ che cambia, che segue
le idee pi che le ideologie. Politici di vecchia data, militari, spie, lavoratori sociali,
avvocati, professori, medici, economisti,
giornalisti, laburisti, likudnik, scout, settler
hanno portato Kadima a ottenere la maggioranza relativa in Parlamento, anche
se con un numero di seggi inferiore ai sondaggi che prevedevano 35 seggi per la lista di Olmert. I membri di Kadima
hanno in comune spiega al
Foglio Eran Bartal, vicedirettore dellIsrael Center for Social and Economic Progress
lappartenenza al ceto medio-alto. Bartal racconta
che Kadima il partito di
quelli che vogliono una
buona qualit della vita,
che desiderano vivere tranquillamente e che, con lunilateralismo, cercano di andare oltre gli inconcludenti negoziati con la
controparte palestinese. LElection day stato la sintesi tra la novit rappresentata da
Kadima e latmosfera pi rassicurante. A
Gerusalemme era quasi festa: negozi aperti,
uffici chiusi, famiglie che dai seggi andavano al parco o in centro. T anto che laffluenza stata tra le pi basse della storia.
Oz Almog, professore di sociologia alluniversit di Haifa, spiega al Foglio che la
modernit di Kadima sta nellinstaurazione
di unlite civile, in contrapposizione alla
tradizionale lite sionista militare e politica. In Israele la classe dirigente sempre
stata composta da generali e da funzionari
dellestablishment politico. Nel nuovo movimento molti dei candidati non provengono dal sistema tradizionale dei partiti e dellesercito. E significativo. Kadima rappresenta un nuovo capitolo, in cui lantico sistema partitico collassa, e in cui un progetto per il futuro diventa un magnete da
cui farsi attrarre, da destra e da sinistra.
Una volta dovevi essere un attivista per
candidarti, oggi basta presentare il tuo curriculum vitae, scherza Almog.
Le due ipotesi
Gli uomini di Kadima che ieri sera aspettavano larrivo di Olmert fanno per lo pi
parte del mondo accademico e commerciale. A dir la verit c chi si lamenta, c chi
dice che dai muri e dagli schermi trasuda
establishment, perch a comparire in primo piano, accanto al premier in coma Sharon, sono vecchie facce e antichi nomi: Olmert, Shimon Peres, ex leader laburista, il
ministro della Difesa Shaul Mofaz; Tzipi Livni, giovane responsabile degli Esteri e della
Giustizia, comunque una faccia conosciuta,
per il suo passato politico nel Likud e la carriera nel Mossad. Ma il resto della lista
composta da molte matricole. Asher Arian,
dellIsrael Democracy Institute, dice di guardare bene: dal numero uno al numero dieci
c omogeneit. Ci sono i visi noti, i grandi
nomi, come appunto Peres, Mofaz, Livni, Avi
Dichter dello Shin Bet, i servizi segreti,
Haim Ramon, noto politico passato a Kadima da Avoda, Tzachi Hanegbi, pluriministro
e vero personaggio nel Likud. Dal numero
dieci in poi, Olmert ha puntato sulleterogeneit e sulla modernit. Ci sono sindaci ed
ex sindaci, come Dalia Itzik; ci sono accademici, come Menachem Ben Sasson, che insegna storia allUniversit ebraica; ci sono
gli uomini daffari: A vigdor Yitzhak capo
dellAssociazione dei piccoli e medi businessman israeliani e Itzhak Hadad un economista. Ci sono gli avvocati, parecchi, e i
medici: Rachel Adato-Levy vicedirettore
di uno dei maggiori ospedali di Gerusalemme. Anche il mondo dei media entrato in
politica. Yulia Shamalov-Berkovich fondatrice ed ex direttore della tv in lingua russa;
Anastasia Michaeli oltre a essere ingegnere
una nota anchorwoman di un altro canale
russo. C lex segretario dello Yesha Council, lassociazione dei settler , il colonnello
Otniel Shinler. Spazio pure agli scout: Lior
Carmel lex segretario del movimento nazionale. Kadima un conglomerato che
pu attirare un elettorato ricco o povero, laico o religioso, dice Uri Dromi, editorialista
politico e ricercatore dellIsrael Democracy
Institute. E un partito pragmatico. Lo definisco il partito del disimpegno. K adima
nasce con un marchio dorigine, dice al Foglio lex ambasciatore israeliano a Bruxelles, storico e saggista, Sergio Minerbi: avere
un unico obiettivo, il ritiro unilaterale.
Olmert dovr creare una coalizione, per
molti osservatori con il Labor, ma resta lipotesi di unalleanza di centrodestra con i
religiosi e con il Likud ora molto indebolito.

Bush e Gerusalemme
Una lobby ebraica guida la politica
estera americana? Da sinistra
Hitchens sbertuccia la panzana
Milano. Le elezioni israeliane interessano
Washington a prescindere da chi le abbia
vinte. Bush e i suoi hanno lavorato a stretto
contatto con la leadership di Kadima, il partito fondato da Ariel Sharon e ora guidato da
Ehud Olmert. E ovvio, quindi, che il favore
della vigilia andasse al partito di governo
con cui sono state condivise le scelte di questi mesi. La relazione speciale tra Stati Uniti e Israele per va ben oltre il risultato elettorale di ieri. Bush uno dei presidenti americani pi vicini di sempre allo stato ebraico,
ma allo stesso tempo ha parlato senza infingimenti di stato democratico palestinese.
Certamente il pi amichevole tra i presidenti repubblicani, per la gioia dei teorici
della cospirazione che nei giorni scorsi, ad
Harvard, hanno pubblicato un paper sulla
lobby ebraica che guiderebbe la politica
estera di Washington. I due autori sono fautori di una strategia realista. Ieri, su Slate, sono stati sbertucciati da un intellettuale di sinistra come Christopher Hitchens, il quale
ha ricordato che, se la lobby ebraica fosse
davvero al comando
della Casa Bianca,
lAmerica avrebbe
invaso lIran, non
lIraq. E vero,
per, che gli Stati
Uniti sono i difensori dIsraele nel
mondo. AllOnu
pongono spesso il
veto a risoluzioni
che tendono a giustificare il terrorismo palestinese.
Allo stesso tempo la
Casa Bianca si sempre
raccomandata con il governo
israeliano di non usare la forza in modo
sproporzionato quando subisce violenze e di
lasciare le zone occupate per compiere operazioni di sicurezza il pi presto possibile.
Gli Stati Uniti, il 14 maggio 1948, sono stati il primo paese al mondo a riconoscere
Israele, lo stato fondato dallOnu assieme a
uno stato arabo che non mai nato a causa
dellopposizione dei paesi confinanti. Gerusalemme avrebbe dovuto essere amministrata dalle Nazioni Unite, ma i paesi arabi
hanno rigettato la partizione dellOnu e attaccato lo stato ebraico. Da quel momento
Israele e Stati Uniti hanno sviluppato uno
stretto rapporto damicizia politica, economica e militare, sulla base di valori democratici comuni, affinit religiose e interessi
di sicurezza. Tra i due paesi vige dal 1985 un
Trattato di libero scambio. Ogni anno W ashington versa nelle casse israeliane quasi 3
miliardi di dollari. I due paesi non vanno
daccordo su tutto: gli Stati Uniti considerano loccupazione del Golan una violazione
del diritto internazionale e sono contrari alla vendita di armi israeliane alla Cina. Il
Congresso americano, dal 1995, impone alla
Casa Bianca di riconoscere Gerusalemme
come capitale di Israele e di trasferire il corpo diplomatico americano da Tel Aviv alla
citt santa, malgrado lAmministrazione trovi sempre una scusa per non farlo.
Il ritiro da Gaza e le condizioni poste a Hamas
La prima differenza tra Bush e i predecessori riguarda gli insediamenti. W ashington ha sempre disapprovato le attivit edilizie israeliane nei territori palestinesi, perch avrebbero pregiudicato un futuro stato
arabo. Nel 2004, Bush ha riconosciuto che
cambiata la realt sul campo, ammettendo che sarebbe irrealistico immaginare un
ritorno ai confini dellarmistizio del 1949. La
seconda differenza relativa al processo di
pace. Dopo il fallimento dellaccordo di
Camp David del 2000, Bush ha deciso di non
partecipare a negoziati diretti tra israeliani
e palestinesi. Condi Rice non ha nominato
un suo inviato speciale nella regione, perch crede che sia meglio che israeliani e palestinesi lavorino insieme. Il piano ha funzionato, fino alla vittoria di Hamas. Ora si
dovr aspettare lesito del voto israeliano,
ma anche latteggiamento del nuovo governo
di Hamas. Bush ha appoggiato il ritiro da
Gaza di Sharon, come passaggio cruciale per
tornare alla road map verso la costituzione
di due stati. Condivide le precondizioni poste a Hamas da tutti i partiti israeliani per
riaprire i contatti: il riconoscimento di Israele e il ripudio della violenza terrorista.

quotidiano

Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO

IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + DVD-ROM (abbinamento facoltativo) 10,90 (1+9,90)

DIRETTORE GIULIANO FERRARA

La Giornata
* * *
In Italia
LA CIN A HA PROTEST ATO PER LA
FRASE SUI BAMBIN I BOLLITI e usati
come fertilizzante ai tempi di Mao, pronunciata da Berlusconi in un comizio elettorale. Pechino, in una nota ufficiale, le ha
definite affermazioni prive di fondamento.
Siamo contrariati. Il premier ci scredita
allestero, ha commentato Prodi. La Farnesina: La frase si riferiva al passato. Nessuna polemica con la Repubblica cinese.
Non replico al premier, ho fatto un fioretto. Cos Casini, sulle critiche che gli ha
rivolto il Cavaliere di cui, ha ribadito, io
sono amico. Non so se lui amico mio.

* * *

Questa visita lultima da Presidente .


Cos Ciampi, da Berlino, dove ha parlato del
futuro della Ue (Lobiettivo resta quello di
avanzare a 25), di immigrazione (serve un
corpo europeo che vigili alle frontiere) e di
energia (Serve una strategia comune).

* * *

Dalla Fininvest soldi a Squillante. Per i


giudici dappello milanesi vi fu un passaggio quasi diretto di 500 milioni sul conto
dellex capo dei gip romani. Lo scrivono i
magistrati nelle motivazioni della sentenza
del processo Sme-Ariosto.

* * *

Nel 2005 il pil cresciuto dello 0,1. Il dato


stato corretto dallIstat dopo che inizialmente era stato stimato pari a zero.
Via libera della Ue allopa di Bnp Paribas sulla Banca nazionale del lavoro.

* * *

Fassino: Ridurremo dal 27 al 20% le tasse


sui libretti di risparmio.
Aggiornate le tariffe di luce e gas che ad
aprile aumenteranno, rispettivamente, del
5,7% e del 2,1%. Lo ha deciso lAuthority .

* * *

Borsa di Milano. Mibtel: 28.952 (-0,77%).


Leuro (1,2076) guadagna 0,0065 sul dollaro.

Nel mondo
EXIT POLL IN ISRAELE: KADIMA PRIMO PARTITO CON 29/32 SEGGI SU 120 del
Parlamento. Segue il Labor con 20/22. Crollo
del Likud a 11/12. Bassa affluenza: il 66 per
cento. Sorprese: Israel Beiteinu, il partito
degli immigrati russi dellex Likud A vigdor
Liberman (12/14 seggi), e i Pensionati (6/8).
Due beduini uccisi da un razzo lanciato da Gaza nella parte sud dello stato
ebraico. Per la prima volta palestinesi
hanno lanciato Katyusha. Il governo di
Hamas ha ottenuto la fiducia.

* * *

Tre milioni di francesi in piazza. Villepin:


Non ritiro il Cpe. Il premier francese ha
escluso il ritiro del provvedimento, ma
pronto a modificarlo. Il ministro dellInterno Sarkozy ha chiesto di sospenderne lapplicazione per cercare un compromesso.
In tutta la Francia quasi 400 arresti.

* * *

E uscito di prigione Abdul Rahman, lafghano convertito al cristianesimo che rischiava la condanna a morte. Il ministro Fini chieder oggi che sia ospitato in Italia.

* * *

Sono 17 i giornalisti ancora detenuti in


Bielorussia fermati dopo le contestate elezioni presidenziali del 19 marzo.

* * *

Scomparso lex presidente liberiano, Charles Taylor. Era in esilio in Nigeria e doveva
essere processato per crimini di guerra.

* * *

Diciannove persone sono state rapite ieri


a Baghdad da uomini vestiti da poliziotti.
Nella capitale trovati i corpi di 14 uomini.

* * *

Il capo dello staff della Casa Bianca, Andrew Card, si dimesso e sar sostituito dal
responsabile per il Budget, Josh Bolten.
La Giornata realizzata in collaborazione con Dire
Questo numero stato chiuso in redazione alle 22.35

Riceviamo e volentieri
pubblichiamo il comunicato seguente: Eravamo stati facili profeti,
avevamo messo in guardia in tempo. Il Comitato di redazione del Corriere della Sera denuncia oggi che la trasparente e coraggiosa scelta del direttore Paolo Mieli in appoggio alla
coalizione dellUnione prodiana risulta come previsto indebolita e inquinata dallintervento di editorialisti e collaboratori non
in linea con la scelta editoriale. Nellarticolo di Angelo Panebianco pubblicato ieri in
prima pagina sotto il titolo Il Medioriente
e le elezioni italiane - Roma non vede Gerusalemme, si immagina infatti una forte
divisione interna dellUnione di Prodi sulla
questione della Palestina, si pretendono
chiarimenti riguardo alla sua politica verso
Israele, si avanzano insinuazioni e si insinuano dubbi. Il Comitato di redazione non
pu non cogliere il carattere fuorviante e
strumentale del suddetto editoriale in una
giornata caratterizzata da avvenimenti di
primaria importanza culturale come il voto
a sinistra di Lando Buzzanca. Sul quale, se
proprio non cera nessun altro, sarebbe
sembrato opportuno e urgente un editoriale magari anche di Pigi Battista.

OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO

Addio alle armi

FASSINO CI DA RAGIONE
SUL DECRETO ANTI-CAV.
Il segretario Ds dice: no a una legge

Ci vediamo al Bar Biturico


Quando le uniche avventure
possibili sono quelle dello sguardo

che impedisca la rivincita

(p. 3)

GURU CATTOLICO CONTRO


LA CHIESA STANCA
Besanon contro i correttismi e i relativismi, chiede pi audacia (Ins. I)

2 aprile a Reggio Emilia

Islamici e centri sociali uniti


per la marcia antileghista
Lambigua alleanza contro il Carroccio
che scende in piazza per loccidente
Milano. Deve essere proprio vero che
Reggio Emilia la citt dei primati. Per anni simbolo del modello emiliano, con dati
record su benessere, welfare e occupazione, oggi si trasformata in un osservatorio
privilegiato per cercare di leggere i conflitti che ruotano intorno alla questione immigrazione e islam. Dopo la manifestazione
dell11 febbraio scorso, quando si sono dati appuntamento duemila musulmani per
protestare contro le vignette blasfeme su
Maometto, domenica prossima sar il turno
dei centri sociali che manifesteranno con
alcune associazioni islamiche. Una giornata di lotta preparata per contrapporsi ai leghisti, che hanno scelto Reggio come palcoscenico per difendere loccidente e la
reggianit e domenica mattina organizzeranno un comizio per tutelare il diritto
di essere padroni a casa nostra, come ha
ribadito pi volte, in questi giorni, Nadia
Lanfredi, segretario provinciale della Lega
Nord di Reggio Emilia.
Come nel caso della protesta antivignette, la citt divisa e perplessa. L iniziativa
dei centri sociali, promossa dal laboratorio
Aq16, stata autorizzata ieri dalla questura, nonostante il parere contrario del sindaco Graziano Del Rio (Margherita) e del
presidente della Provincia Sonia Masini
(Ds), a condizione che si svolga lontano dal
centro della citt, dove invece si terr il comizio pro-occidente della Lega. Una decisione presa nella speranza di impedire che
la protesta si trasformi in unoccasione di
scontri, come successo l11 marzo a Milano. Lo slogan della marcia, infatti, inequivocabile: Disobbedire, disertare, sabotare, si legge nellappello-manifesto dei
centri sociali Nessun permesso di soggiorno ai razzisti che ribadisce un lungo
elenco di no: no al razzismo, no alla guerra,
no allo scontro di civilt, no ai Cpt e ovviamente no alla Lega, il partito che nelle ultime settimane ha cercato di trasformare in
consenso le incertezze degli abitanti sia davanti allemergenza immigrazione sia davanti alla protesta antivignette.
La domanda dellassessore
Ma la vera novit dellappuntamento di
domenica 2 aprile rappresentata dallalleanza della sinistra antagonista con la comunit musulmana di Reggio Emilia. A
fianco dei disobbedienti, infatti, ci saranno
gli islamici che hanno risposto allappello
del centro sociale Aq16, un volantino tradotto in arabo. Fino a ora hanno aderito le
voci pi moderate dellislam reggiano, come il consigliere aggiunto del Comune di
N ovellara, il marocchino Joud Mahjoub,
lassociazione di amicizia italo-marocchina
e la Casa della Cultura islamica, diretta da
Abdellah Bouchra che da sempre collabora con le istituzioni (ma membro dellorganizzazione radicale Ucoii).
Tutti daccordo, ovviamente, a protestare contro la Lega per difendere i diritti degli immigrati. Non si sa invece che cosa faranno i leader delle due moschee, anche
se probabile che se interverranno lo faranno a titolo personale. In ogni caso non
certo un segreto la solidariet di alcuni
gruppi della sinistra antagonista e dei centri sociali cittadini verso i militanti dellislam. Sin dal 2003, quando Mohamed
Daki, accusato di essere membro di Ansar
al Islam e poi prosciolto dal giudice Clementina Forleo, fu sostenuto da numerosi
cittadini che firmarono un appello per la
sua liberazione. N un segreto che molti
altri islamici militanti condividono con i
disobbedienti la lotta contro la globalizzazione. Unalleanza basata forse su un equivoco, che induce molti antagonisti a credere che il loro obiettivo sia lantimperialismo e non la sharia, la difesa della libert e non la guerra santa in nome di Allah. Infatti i primi ad essere preoccupati
della manifestazione dei centri sociali sono i governanti della citt, che da tempo si
stanno interrogando su come coniugare
democrazia e integrazione, rispetto della
religione islamica e difesa dei valori laici.
Lassessore comunale allImmigrazione,
Angelo Malagoli, contrario allatteggiamento irresponsabile dei centri sociali, si
pone una domanda: Davanti alla manifestazione contro le vignette mi sono chiesto
perch si fosse scelta proprio Reggio Emilia, spiega al Foglio. Oggi me lo chiedo
nuovamente. Perch le frange pi estremiste, leghisti islamisti e antagonisti hanno scelto proprio Reggio Emilia, storicamente centro di contrapposizione fra radicali e riformisti sin dai tempi delle Br ,
per esasperare i conflitti?.

omani mi compro un bikini minu scolo fatto a maglia, color carne


abbronzata, cos sembro nuda anche se
non me lo tolgo. Giada ha tredici anni,
i pantaloncini sfilacciati di jeans e ha
deciso che questestate, a Capri, comincer tutto. Da un paio danni non
ho alcun desiderio, e nessun rimpianto, nessuna malinconia Poi Giada
m scoppiata nel cervello. Proprio nel
cervello, dico, non altrove. Bruno ha
sessantadue anni, le camicie bianche
di lino e per un attimo ha sperato che
quellestate, a Capri, potesse ricominciare tutto. Ma per Giada, giovanilmente spietata, Bruno praticamente
morto, vorrebbe chiedergli qual il
profumo con cui nasconde la puzza di
cadavere, mentre apposta gli sculetta
davanti e gli sfiora il mignolo in barca.
Vorrebbe farsi spalancare come una
vongola da Luca, giovanissimo e maldestro eiaculatore che lei trascina dietro il muretto in spiaggia. Giada vita
feroce, potenza infinita, innocenza zero: si leva il reggiseno del costume in
un secondo e sa che in un secondo potrebbe resuscitare il coso di quel rudere, cio di Bruno. Anzi, ci pensa e ride,
sarebbe un bellallenamento se da
grande mi decidessi a fare la puttana.
Dietro Giada i genitori, lei li chiama le
due scimmie impagliate, e un fratello
piccolo che ha scoperto le pugnette.
Dietro Bruno la moglie, che lui una
notte sfiora persino, per trasporto vasodilatato, pensando a Giada, e con cui
mangia spaghetti e pesci, in sereno silenzio, oppure parlando con stanchezza delle corna sepolte.
Non c Lolita in questo romanzo di
Giuliano Zincone, pubblicato sotto
pseudonimo per civetteria e per pigrizia (cio nessuna voglia di rispondere a
domande su autobiografismi e simili)
per Guanda (Ci vediamo al Bar Biturico, 12 euro). Non c Lolita perch Giada semplicemente come tutte le sue
amiche, come ogni estate che esplode,
un corpo che domina e che pu permettersi di ridere in faccia
alla vecchiaia: niente
di scandaloso, niente
di scioccante. Dice di
sognare foreste di
cazzi e ride, schiaccia
sui tasti del cellulare,
si struscia qua e l,
pensa di essersi innamorata, scrive tvb e
poi si dimentica, cambia amore e lo scopre mezzo frocio, non si scandalizza perch almeno non vuol dire che stata rifiutata per poca bellezza.
Un costume da nuda
Giada forse un poco pi spudorata
del normale, un poco pi cinica di quel
che possibile essere, a tredici anni
destate a Capri. I pensieri di unadolescente sono quelli colti da un quasi
vecchio nel lampo di uno sguardo, o di
un costumino da nuda. Un quasi vecchio sa di essere una lastra trasparente per una ragazzina in costume. E una
ragazzina seminuda sa di poter essere
un ciclone devastante per un quasi
vecchio che la guarda tuffarsi in mare.
Solo questo pu unirli, per qualche
momento: il resto zero, mondi separati, sbarrati, indifferenza totale, da
sempre. Non perch i tempi sono cambiati, non perch gli uomini sono maiali e le ragazze sono crudeli. Lunica vera crudelt sta nelle macchie sulle mani, nei pezzetti di dentiera, nei capelli
che, se restano, diventano giallognoli.
Se lamore di Giada fugge, lei pensa:
Giornata di merda. Ma proprio di
merda, poi magari piange un po; se il
sedere di Giada scompare Bruno pensa: Che cosa deve fare, che cosa deve
pensare, un uomo rinato e disperato?,
poi si beve un gin and tonic e barcolla.
Il dolore non cos diverso, le ossessioni non sono minori, e lodio lo stesso. Lodio per i genitori, quellinsofferenza assoluta che a un certo punto,
ma non per sempre, raggiunge il picco,
e lodio per una moglie, nemica di sempre, cornificata il giusto, compagna di
un mucchio di dolori, e poi, certo, la
sola idea di due vecchi che fanno lamore mi sembra ripugnante. Non c
Humbert Humbert, in questo romanzo,
non c perversione negli occhi di Bruno incollati sul costume di Giada che
insegue il prossimo amore. C una cosa semplice e pazzesca insieme: non si
diventa grandi, solo vecchi.

Persone perbene parlano

Leader dopinione non


berlusconiani dicono di
no a una legge-vendetta
Kostoris, Panebianco, Mancina, Rumi,
Galli della Loggia: no al decreto anti
Cav. Limbarazzo di Rusconi e Ricolfi

Proprietario e politico? S, ma
Roma. Il conflitto dinteressi esiste ed
difficile individuare norme giuste per regolarlo. Ma a unanomalia storica non si pu
rispondere con unanomalia giuridica. Questo il cuore dellappello rivolto ieri dal Foglio a Romano Prodi hanno aderito anche
il costituzionalista Beniamino Caravita di Toritto e il politologo Massimo Teodori su ci
che pu accadere a Silvio Berlusconi qualora dovesse diventare oggetto speciale duna
legge ulivista sul conflitto dinteressi. La
questione se il Cav. possa ancora esistere
come politico senza subire la privazione della sua essenza dimprenditore privato.
Fiorella Kostoris Padoa Schioppa , economista ed editorialista del Sole 24 Ore, pensa
che durante questa legislatura siano state
fatte leggi a beneficio di certe persone, cio di Berlusconi, ma crede pure che sarebbe un
errore eguale e contrario se lUnione facesse altre leggi contro di lui. E assurdo
pensare che Romano Prodi possa prendere provvedimenti
ad personam e non
credo che voglia farlo. DAlema qualche pensiero un po
SILVIO BERLUSCONI
aggressivo deve
averlo fatto, viste le
recenti dichiarazioni. Forse c il rischio che
una regolazione delle anomalie diventi occasione per regolare certi conti in via definitiva. Sarebbe un ritorno al medioevo, in
uno stato di diritto esistono fattispecie da sistemare, non conti personali da regolare.
Esistono istituzioni deputate a evitare conflitti dinteresse. I paesi che da questo punto di vista sono meglio regolati, come il Regno Unito, sono quelli nei quali lopinione
pubblica consapevole del problema e ha
introiettato tutto nelle proprie abitudini. Ecco perch lEconomist e il Financial T imes
non capiscono il motivo per il quale la popolazione italiana ha votato un politico che
possiede tre reti televisive. In Italia c
unaltra cultura, la stessa cultura per la quale il centrosinistra non ha legiferato sul conflitto dinteressi quando poteva farlo. In
coerenza con le parole della professoressa
Kostoris, si dovrebbe immaginare un paese
migliore in cui il Cav. risolva il conflitto con
unautocertificazione suscettibile di controllo, verifica ed eventuali punizioni. Lautoregolamentazione perfetta, una formula
adatta per liberarsi di pesi e sospetti. Ma il
metodo non fa parte della cultura italiana.
Luca Ricolfi, sociologo allUniversit di Torino ed editorialista della Stampa, confessa il
proprio imbarazzo, viste le giuste esigenze
sia di chi dice: non potete buttar via Berlusconi dalla politica per legge; sia di chi afferma che la sua posizione non si possa non regolare per ripristinare un ordine in cui tutti
siano ad armi pari. Dagli studi che Ricolfi ha
intrapreso in questi ultimi anni emerge questo: Dal 1994 a oggi risulta che purtroppo la
televisione influisce sul comportamento degli elettori. E che questa influenza particolarmente forte da parte di Mediaset, in campagna elettorale, mentre minore nei periodi freddi, nei quali pi influente la Rai. Di
qui un problema superabile soltanto se in Italia tutte le violazioni nel pluralismo dellinformazione ricevessero adeguata sanzione. Il che avverrebbe se le Authority svolgessero il proprio compito senza dipendere dal
potere politico o da quello economico. Invece da parte loro c gi poca attenzione in
condizioni di normalit, e durante la campagna elettorale le sanzioni emesse sono irrisorie. Se ci trovassimo in un sistema che funziona bene a nessuno verrebe in mente di
dire che dobbiamo sbattere fuori Berlusconi. In questo senso, conclude Ricolfi, lappello del Foglio dimostra che le Authority italiane non funzionano. In un sistema regolato come dice Ricolfi non ci sarebbe spazio
per Daniele Luttazzi che alla vigilia delle elezioni del 2001 maramaldeggiava contro il
Cav., n il successivo editto dinterdizione
emesso dal Cav. a Sofia una volta tornato al
governo. Lho scritto, lerrore del centrosinistra nel 96 fu di pensare che fosse giusto contrastare le tre corazzate Mediaset controllando le tre corazzate televisive pubbliche.
Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera e politologo, dice che non
possibile tagliare adesso il nodo gordiano
come vorrebbe fare DAlema, dodici anni
dopo lingresso in politica di Berlusconi.
Sarebbe unoperazione punitiva da parte
dei possibili vincitori nei confronti del pi
pericoloso fra gli sconfitti, quello che ha
battuto il centrosinistra nel 94 e nel 2001.
Posta in quei termini, la soluzione dalemiana appare come un vulnus pesante. Detto
questo prosegue Panebianco bisogna aggiungere che il problema c. E non nel
conflitto dinteressi. Sta nel fatto che il Berlusconi-premier non ha mosso un dito per
far saltare ci che rende davvero anomala
la sua posizione.
(segue nellinserto II)

ANNO XI NUMERO 75 - PAG 2

Il sogno americano
Miers stato il primo, Dubai
il secondo, limmigrazione rischia
di essere il terzo colpo a Bush
arriet Miers stato il primo colpo.
Dubai il secondo. Limmigrazione fiH
nir per essere il terzo colpo contro lAmministrazione Bush?

THE RIGHT MAN

I ranghi repubblicani stanno ribollendo sulla questione dellimmigrazione. Il


partito repubblicano il partito della
classe lavoratrice bianca americana: nel
2004, Bush ha sconfitto John F. Kerry grazie soprattutto al voto delle donne bianche non diplomate alla scuola superiore.
E lafflusso dei nuovi arrivati sta riducendo il tenore di vita di questi elettori
repubblicani.
Il Center for Immigration Studies un
gruppo favorevole a leggi restrittive sullimmigrazione, noto per la meticolosa
qualit del suo lavoro nel campo economico ha pubblicato la scorsa settimana
un nuovo studio nel quale si dimostra
che i lavoratori nati in America hanno ottenuto soltanto il 9 per cento dei nuovi
posti di lavoro creati a partire dal 2000. Il
resto, ossia oltre il 90 per cento, stato
accaparrato da lavoratori nati allestero.
Da quando Bush stato eletto presidente, negli Stati Uniti sono arrivati circa 8
milioni di immigrati, met dei quali illegalmente. Questo enorme incremento
della riserva di lavoro non qualificato
pu spiegare perch gli stipendi, per la
met inferiore della forza lavoro (circa 75
milioni di americani), si sono ridotti dal
2003 in poi, malgrado una forte crescita
economica generale. Allo stesso tempo,
molti americani, soprattutto negli stati
sudoccidentali, associano limmigrazione
con la criminalit e il disordine sociale.
Met dei prigionieri detenuti nelle carceri californiane sono immigrati clandestini, e nelle carceri federali quasi il 20
per cento. (Questi detenuti sono stati condannati per vari crimini e non per violazione delle leggi sullimmigrazione). Lenorme esplosione dellimmigrazione sta
mettendo sotto pressione le scuole, gli
ospedali e altri servizi sociali. A differenza degli immigrati giunti negli anni
Cinquanta e Sessanta (che erano in media pi istruiti degli americani), i nuovi
immigrati hanno pochissima istruzione.
Partono dalla povert e rimangono nella
povert, di conseguenza le tasse che pagano non riescono a coprire i costi dei
servizi che consumano. Lo stato della California calcola che il costo netto dellimmigrazione clandestina di almeno 3 miliardi di dollari lanno, vale a dire circa
300 dollari per famiglia californiana. Tutto questo spiega perch, come risulta da
numerosi sondaggi, circa il 60 per cento
degli elettori americani considera limmigrazione un problema molto serio.
Il coraggio di sfidare lopinione pubblica
Fin da quando, negli anni Novanta, si
affermato come candidato presidenziale, Bush ha coraggiosamente sfidato lopinione pubblica sulla questione dellimmigrazione. Ha invocato una maggiore immigrazione, unamnistia de facto
per i clandestini e un programma per i
lavoratori ospiti che permette ai datori di
lavoro di assumere allo stipendio da loro
stessi stabilito.
Il presidente Bush ha esortato il Congresso ad approvare il suo programma
nel 2001 e poi nuovamente nel 2004, ma
in entrambi i casi la maggioranza repubblicana ha respinto linvito al mittente. Ora Bush ha ripreso in mano la
questione, con maggior decisione che
mai, e improvvisamente unazione sembra imminente.
Ma che genere di azione? Secondo un
sondaggio condotto lo scorso gennaio dalla rivista Time, il 61 per cento circa degli
americani ha disapprovato lapproccio di
Bush nei confronti dellimmigrazione.
Unindagine della NBC, di questo mese,
indica che il 10 per cento degli americani completamente daccordo con il
programma per i lavoratori ospiti proposto dal presidente, mentre il 39 per cento
la pensa nel modo opposto, con un rapporto di circa 4 a 1 a sfavore del presidente e del Senato repubblicano. Ciononostante, il presidente continua a tirare
dritto per la sua strada. Forse riuscir a
far cambiare idea a qualcuno. Ma, pi
probabilmente, finir per danneggiare
soltanto se stesso e costringere il suo partito ad allontanarsi nuovamente da lui.
Pochi repubblicani desiderano infliggere a questo presidente gi sferzato dai
colpi unulteriore sconfitta politica. Ma
ancora meno vogliono accettare il disastro immigrazione che il presidente sta
cercando di rifilar loro.
David Frum
(traduzione di Aldo Piccato)

PREGHIERA

di Camillo Langone

Spuntasse una Chelsea Handler anche in


Italia. Lautrice americana di Le mie storie da
una botta e via (Mondadori) scrive bene, diverte, soprattutto non ha secondi
fini, perch una botta una botta una
botta. Ha qualche problema a rispettare il sesto comandamento, vero, ma
per il resto una gran brava ragazza,
sempre presente alle feste di famiglia.
Le scrittrici erotiche francesi scrivono
di sesso per farci sapere che odiano Le
Pen. Le scrittrici erotiche italiane scrivono di sesso per farci sapere che sono
di sinistra o che gli uomini sono tutti
maiali. Livide, serissime, psicanalitiche,
il risentimento perpetuo che le anima fa
sospettare che i loro libri non siano cos autobiografici come vorrebbero darci
a intendere.

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 29 MARZO 2006

RECUPERATE I CONSIGLI DI HENR Y FIELDING

Il romanziere come loste e il lettore-cliente ha sempre ragione

reato, commesso quasi tre secoli fa,


in prescrizione. Ma cera materia
Iperlcaduto
farsi cacciare da tutti i paradisi letterari passati presenti o futuri. Ogni volta
CORREZIONI

che rileggiamo la sua dichiarazione di intenti serve da boccata daria quando, a


settimane alterne, rispunta lasfissiante dibattito sui best seller ammiriamo la lucidit con cui Henry Fielding aveva risolto
la questione. Tom Jones, libro primo, capitolo primo: Uno scrittore non dovrebbe
considerarsi come un signore che d un
banchetto privato o di beneficenza, ma
piuttosto come uno che tiene un pubblico
ristorante. N el primo caso chi offre un
banchetto sceglie lui i cibi, e anche se sono poco attraenti o sgradevoli al palato dei
commensali questi non debbono trovar
nulla a ridire. Invece la gente che paga
per quel che mangia esige daccontentare
il proprio palato, per quanto delicato e capriccioso esso sia; e se qualcosa non piace
reclama il diritto di criticare, insultare e
mandare al diavolo pranzo e oste senza
complimenti.
Semplice e inattaccabile, lautoritratto

del romanziere come gestore di trattoria


(lungo due pagine, poi si parler di provviste, organizzazione del menu, cotture e
speziature) inaugura le confidenze che
Fielding fa al suo lettore. Altrettanti discorsi privati sussurrati alle spalle dei
personaggi che per un attimo interrompono gli amori e gli intrighi in corso. T ecnica potente e rischiosissima, inventata
quando il romanzo era giovanotto, e da
quel d incessantemente riciclata. Fino a
trasformarsi da meravigliosa acrobazia
senza rete quale era allorigine in una
stampella: utile agli scrittori poco talentuosi e molto volenterosi per compiacere
con il minimo sforzo i critici pi sensibili
alla teoria che alla pratica.
Perch il gioco funzioni bene, la trama
devessere a prova di bomba e lo scrittore
dotato di ironia. Inutile provarci per nobilitare storie senza capo n coda, personaggi male abbozzati, o crisi da pagina
bianca, quando lunico dramma sta in un
anticipo gi intascato che non si riesce a
onorare. Henry Fielding che questi problemi non li aveva, e aveva sperimentato
abbastanza mestieri da essere pronto a
tentarne un altro, se la carriera di roman-

ziere fosse fallita trionfa nellimpresa


perch non ne fa una bandiera. E quindi
risulta meno ostico del reverendo Laurence Sterne, che nel T ristram Shandy a
furia di divagazioni e narcisismi dautore
invent il postmoderno senza bisogno di
un moderno su cui appoggiarsi.
Dopo una carriera da commediografo e
tardivi studi di legge (non completati, ma
fece lo stesso lavvocato e il giudice), prima di avviare una pionieristica agenzia di
collocamento e un pionieristico corpo di
polizia (i Bow Street Rangers, antenati di
Scotland Yard), nel 1749 Fielding scrive
Tom Jones. La storia del trovatello che
il ricco Mr. Allworthy cresce insieme allantipatico nipote Blifil, e poi caccia di casa, mandandolo ramingo nel vasto mondo.
Siamo dalle parti del capitolo quarto,
quando il titolo annuncia Il lettore corre
il rischio di rompersi il collo a causa di
una descrizione. Bisogna aver fatto seri
esercizi di ascetismo per non restare incantati quando Fielding inneggia a un
mattino di maggio, alle colline che si ammirano dalla terrazza della villa, e poi ci
mette fretta, preoccupandosi per la nostra
incolumit. Lettore, sta attento. Io ti ho im-

prudentemente condotto sulla cima di un


alto colle, e adesso non so come fartene discendere senza che tu ti rompa il collo. Bisogna infatti precipitarsi in tempo utile nella sala dove Mr. Allworthy e la sorella Bridget sono gi seduti a colazione, e intanto discutono del pupo in fasce. Dobbiamo essere l per sentire le male parole che Miss
Bridget indirizza alla madre ignota (e snaturata). Otto anni prima di T om Jones,
Fielding si era divertito a scrivere Shamela, un rifacimento pecoreccio della
Pamela di Richardson, best seller caldeggiato da parroci e istitutrici, con letture
pubbliche a uso degli analfabeti. Protagonista (delloriginale): una servetta che tiene
cara la sua virt fino a farsi sposare dal padrone. Lo pubblic anonimo (e se lo visto
accreditare con certezza solo da qualche
decennio, le storie letterarie sono piuttosto
perbene). N ella parodia, Shamela non
chiude mai a chiave la porta della stanza,
casomai dovesse arrivare il padrone (finale identico, anche il delitto paga).
Prima di avviare la sua trattoria, il romanziere faceva un po di apprendistato tra
i fornelli altrui.
(37.continua)
Mariarosa Mancuso

IL CASO KNAUER (1938) E L EUTANASIA NEI PAESI BASSI

Usereste laggettivo pietoso per i sentimenti di un uomo come Hitler?


IL PROTOCOLLO DI GRONINGEN, LABUSO DELLA COMPASSIONE, LE MANI SPORCHE DEI MEDICI. UN ARTICOLO DEL WEEKLY STANDARD

inalmente un alto funzionario di governo in Europa ha avuto il coraggio di biaF


simare il governo olandese in merito ai pre-

parativi per la legalizzazione delleutanasia


infantile. Durante un dibattito radiofonico,
il ministro italiano per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, ha dichiarato:
La legislazione nazista e le idee di Hitler in
Europa stanno riemergendo come ad esempio in Olanda attraverso leutanasia e il dibattito su come si possono uccidere i bambini affetti da patologie.
Non sorprende che gli olandesi, sempre
suscettibili di fronte alle critiche internazionali sulla loro particolare istituzione, abbiano avuto una reazione indignata. La critica di Giovanardi ha colpito cos a fondo
che perfino il primo ministro olandese, Jan
Peter Balkenende, ha sentito il bisogno di
rispondere, storcendo il naso: L affermazione di Giovanardi scandalosa e inaccettabile. Non cos che si va daccordo in Europa. Come accade spesso nella nuova Europa, le parole sono pi importanti dei fatti. Cos, il primo ministro dei Paesi Bassi ritiene che non sia tanto uno scandalo uccidere un bambino nato con una patologia
terminale o seriamente disabilitante, quanto osare far presente che i dottori tedeschi
agivano allo stesso modo durante la Seconda guerra mondiale. Detto questo, Giovanardi avrebbe dovuto pensarci due volte
prima di evocare lo spettro nazista. In parte
perch nulla dellargomento trattato oggi
raggiunge la portata o la gravit dei crimini
nazisti. Di conseguenza, accusare una popolazione di tenere un comportamento di tipo
nazista permette a chi meriterebbe ampiamente una condanna morale di sviare i rimproveri. Cos Giovanardi sostiene che anche
i nazisti uccidevano i bambini disabili, e gli
olandesi si limitano a replicare (correttamente) di non essere nazisti.
Nondimeno vale la pena di analizzare lanalogia nazista proprio perch inequivocabilmente vero che i medici tedeschi
hanno ucciso migliaia di bambini disabili,
macchiandosi cos di crimini per i quali alcuni di essi sono stati impiccati a Norimberga. Gli apologeti olandesi ne sono al corrente, ovviamente. Tuttavia sostengono che
il programma di eutanasia infantile dei
Paesi Bassi sostanzialmente diverso: i dottori olandesi sono spinti da compassione,
mentre quelli tedeschi erano mossi dal fanatismo per ligiene razziale. Naturalmente
latto di uccidere bambini disabili e in fin
di vita che sbagliato, non la motivazione.
Ma anche lasciando da parte questa considerazione, la difesa olandese non persuasiva quanto il primo ministro Balkenende
vorrebbe credere. In Germania, i semi delleutanasia sono stati piantati nel 1920, con
il libro Die Freigabe der V ernichtung lebensunwerten Leben (Il permesso di distruggere una vita indegna di essere vissuta, ndt). I due autori erano tra gli accademi-

ci pi stimati nei rispettivi campi: Karl Binding era un famoso professore di legge,
mentre Alfred Hoche era medico e umanitario. Gli autori accettavano pienamente
che le persone affette da malattie terminali, i ritardati o i malati mentali e i deformi
potessero subire leutanasia in quanto esponenti di una vita indegna di essere vissuta. Inoltre, gli autori avevano addirittura
professionalizzato e medicalizzato il concetto e, secondo Robert Jay Lifton in The
N azi Doctors (I medici nazisti, ndt), promuovevano leutanasia in tali circostanze
come un trattamento puramente curativo
e unopera curativa, giustificandola come
un ottimo metodo per alleviare la sofferenza, che permetteva al contempo di risparmiare sullassistenza ai disabili. Negli anni,
la mentalit di Binding e Hoche si infiltr
nelle maglie della societ tedesca, finendo
per divenire ampiamente accettata. Una simile visione fu entusiasticamente alimentata dai nazisti, tanto che nel 1938 il governo tedesco ricevette moltissime richieste di
parenti di infanti e bambini gravemente disabili, che chiedevano il permesso di porre
fine alla loro vita. La prova cruciale si ebbe
verso la fine del 1938, quando il padre del
piccolo Knauer, un bambino nato cieco e
senza una gamba e parte di un braccio,
scrisse a Hitler chiedendo il permesso che
il figlio venisse addormentato. Hitler si
interess al caso e mand uno dei suoi medici personali, Karl Brandt, a indagare.
Brandt doveva accertare che le condizioni
del bambino corrispondessero a quanto dichiarato, quindi doveva garantire ai genitori e ai medici del piccolo che, qualora fosse
stato ucciso, nessuno sarebbe stato punito. I
dottori coinvolti nel caso che incontrarono
Brandt concordavano sul fatto che non cerano giustificazioni per tenere in vita il neonato. Il piccolo Knauer divenne presto una
delle prime vittime dellOlocausto.
Hitler firm una sentenza segreta che permetteva leutanasia sui neonati disabili. Infermieri e medici favorevoli provenienti da
tutto il paese (molti non erano neppure
membri del partito nazista) collaborarono
allorrore che ne segu. Furono ideate linee
guida protettive formali, compresa la creazione di una commissione di giudici esperti, il cui compito era valutare quali bambini possedessero i requisiti per il programma. I bambini venuti al mondo con difetti di
nascita o con malattie congenite furono sottoposti a eutanasia. I medici di famiglia ricoveravano gli sfortunati infanti in cliniche
mediche, dove venivano uccisi. La procedura divenne presto sistematica. Le leggi obbligavano ostetriche e dottori a denunciare
alle autorit ogni bambino nato con difetti
congeniti. Tali casi venivano esaminati dai
giudici competenti, che stabilivano se i neonati erano qualificati per leutanasia. Chi superava lesame veniva normalmente ucciso
con unoverdose di una droga, di solito un

sedativo chiamato Luminal. L eufemismo


scelto per designare questo omicidio era
trattamento. Gran parte di questi assassinii, anche se non tutti, avveniva in segreto.
importante notare che durante gli anni in
cui leutanasia stata applicata in Germania, come parte del programma di governo
ufficialmente approvato o per altre vie, il governo non obbligava i dottori a uccidere. I
medici coinvolti erano divenuti dei sostenitori convinti, persuasi di mettere in atto un
prezioso servizio medico per i propri pazienti e per la propria patria.
Vita indegna. Ricorda qualcosa?
Nel 2004, il centro medico delluniversit
di Groningen ha invaso le prime pagine di
tutte le principali testate internazionali
quando ha ammesso di permettere leutanasia pediatrica e ha pubblicato il Protocollo
di Groningen, linee guida per linfanticidio
che lospedale aveva seguito nel sopprimere
22 neonati disabili tra il 1997 e il 2004. I me-

dia hanno reagito come se luccisione di


bambini disabili nei Paesi Bassi fosse una
novit. In realt sono ormai pi di 15 anni
che i medici olandesi praticano linfanticidio. (Nel 1993, la Pbs ha trasmesso un documentario finanziato dal governo olandese
che giustifica leutanasia infantile. Inoltre,
uno studio pubblicato nel 1997 su The Lancet ha stabilito che nel 1995 circa l8 percento di tutti i neonati morti nei Paesi Bassi (circa 80 bambini) stato sottoposto a eutanasia
per mano dei dottori, e non in tutti i casi con
il consenso dei genitori. Questa cifra stata
ripetuta in uno studio successivo relativo allanno 2001). Gi nel 1990, lAssociazione medica reale olandese (Royal Dutch Medical
Association Knmg) aveva pubblicato un
rapporto finalizzato a regolamentare le
azioni volte a porre termine alla vita adottate nei confronti di pazienti incapaci, compresi i neonati gravemente disabili. La
Knmg approvava leutanasia pediatrica se il
bambino era considerato in condizioni di
vita invivibile, un concetto fastidiosamente vicino alla vita indegna di essere vissu-

ta di Binding e Hoche. La vivibilit della


vita di un neonato viene determinata da una
combinazione di fattori, tra cui: la misura
della sofferenza prevista (non solo a livello
fisico, ma anche emotivo: il livello di disperazione); il potenziale previsto per la comunicazione e i rapporti umani, lindipendenza (capacit di muoversi, di prendersi cura
di s, di vivere in modo autonomo), lautorealizzazione (essere in grado di sentire, leggere, scrivere, lavorare) e cos via; laspettativa di vita del bambino. Se le prospettive
di un infante non sono allaltezza, il bambino passibile di eutanasia.
Il successivo Protocollo di Groningen
che si prevede costituir la base per lapprovazione ufficiale delleutanasia pediatrica nei Paesi Bassi ha analogamente creato
categorie di bambini che ammissibile uccidere: infanti senza possibilit di sopravvivenza, con una prognosi infausta e dipendenti da cure intensive e infanti con
una prognosi disperata, compresi quelli
che non dipendono da cure mediche intensive, ma per i quali prevedibile una scarsissima qualit di vita. In altri termini, leutanasia infantile non limitata ai bambini
in fin di vita, ma pu essere riservata anche
ai neonati per i quali sia prevedibile una
grave disabilit. Quindi Giovanardi aveva ragione nel paragonare leutanasia infantile
olandese a quella applicata in Germania tra
il 1938 e il 1945 circa? S e no. Sicuramente
lampiezza e la portata delle uccisioni in
Germania sono di gran lunga superiori rispetto a quanto potr mai avvenire nei Paesi Bassi. E, a merito degli olandesi, bisogna
dire che indubbiamente essi disdegnano il
genere di dannoso darwinismo sociale che
ha contribuito ad alimentare leccidio perpetrato in Germania tramite leutanasia.
Inoltre, leutanasia pediatrica non sembra
neppure mossa da motivi finanziari, un altro
elemento che ha svolto un ruolo nelleutanasia infantile in Germania.
Tuttavia, i Paesi Bassi non possono ignorare questorrore: i medici olandesi uccidono un gran numero di bambini ogni anno e
giustificano un tale abuso fondamentale dei
diritti umani facendo appello al concetto essenzialmente discriminatorio secondo cui
essi sarebbero in grado di decidere che la
vita di un altro essere umano di una qualit cos insufficiente da non valere la pena
di essere vissuta. In questo senso, il programma di infanticidio olandese esplicitamente analogo allomicidio del piccolo
Knauer avvenuto nel 1938. A meno che non
si decida di rivedere la valutazione storica
di quel crimine e non si dichiari che lautorizzazione alleutanasia di Knauer rilasciata da Hitler stata pietosa e giusta, il programma sistematico di eutanasia infantile
sostenuto dai Paesi Bassi dovrebbe essere
condannato universalmente e con forza.
Wesley J. Smith
Weekly Standard, trad. Studio Brindani

A SEI GIORNI DAL SECONDO F ACCIA A FACCIA CON PRODI

Zincone vuole sfatare un mito: il padrone della tv non sa stare in tv

ddo, savvicina il 3 aprile, data dellultima sfida televisiva tra i candidati preO
mier: il momento della verit. Secondo i

giornali, tutti gli italiani sono in febbrile attesa dellevento. Io no, non mi sento affatto
febbrile. Innanzitutto perch non credo che
lestrema tenzone sia davvero capace di
spostare voti. Sarebbe umiliante se, sei giorni prima delle elezioni, i miei concittadini
fossero capaci di cambiare idea (di stordirsi o dinnamorarsi) dopo aver visto una
smorfia sbagliata o dopo aver ascoltato un
impappinamento. Noi non siamo mica americani. Noi abbiamo un retroterra ideologico formidabile, fatto di fascismi e dantifascismi, di comunismi e danticomunismi,
damore per i duelli e di passioni antagoniste che, dopo Bartali vs Coppi, si perpetuano allinfinito e che, domani, trasformeranno lappuntamento elettorale in un referendum pro o contro Berlusconi. Il 3 aprile, insomma, anche gli indecisi avranno gi deciso, e assisteranno allo spettacolo come tutti
gli altri tifosi: se il loro (nuovo) beniamino
far una figuraccia, i neofiti saranno addolorati quanto i vecchi militanti, ma non cambieranno bandiera. Quando il Milan perde,
il popolo rossonero esce dallo stadio a testa
bassa, ma non per questo diventa interista.
Io, infine, non sono sulle spine perch non
credo che la vittoria delluno o dellaltro
schieramento comporti capovolgimenti epo-

cali. Nessuno dei due, in realt, pu rinnegare le regole del gioco europee, n le alleanze internazionali cui lItalia appartiene.
Dal prossimo governo potrei aspettarmi
qualche aggiustamento, qualche razionalizzazione, qualche trovata pi o meno simpatica, ma ho paura che nessuno potrebbe
(vorrebbe) trasformare radicalmente la vita
quotidiana dei miei concittadini. Anche per
questo, trovo piuttosto ridicola e penosa la
campagna elettorale in corso, incandescente come se fossero in gioco la nostra libert
e la nostra democrazia.
Ma no. Secondo me in gioco soltanto il
destino di Silvio Berlusconi, un imprenditore geniale che rester nei libri di storia
per aver conquistato Palazzo Chigi con la
forza visionaria della sua ambizione. E inutile negarlo: la sua una favola realizzata.
Secondo me , invece, del tutto inconsistente il bozzolo catodico che avvolge la favola e
che guarderemo ancora il prossimo 3 aprile. La tv determina le scelte politiche? No,
non mi sembra. Sua Emittenza ha perso nel
1996 e in tutte le consultazioni amministrative recenti, quando i teleschermi, a quanto
pare, non erano oscurati. Berlusconi un
incantatore irresistibile che attira consensi
nelle teleinterviste e nei teledibattiti? No,
non mi pare. Forse sono il solo a dirlo, ma
ne sono convinto: il Cavaliere non affatto
lanimale televisivo che gli amici e i nemici

esaltano e/o temono. N el suo primo confronto con Prodi, egli s lamentato (addirittura durante la trasmissione!) delle regole e
del minutaggio. Ci imbarazzante, perch
qualsiasi intervistato (anche un droghiere,
anche un passante) capace di dosare i propri interventi rispettando i tempi stabiliti.
Se il presidente del Consiglio non ci riesce,
colpa sua. Peggio ancora quando lo lasciano libero di parlare quanto gli pare,
perch terribilmente verboso, perch ripete sempre gli stessi elenchi, perch continua a citare le rovine ereditate dal governo precedente (questo, per la verit, un vizio che accomuna tutti i politici italiani, tenacissimi nel ricercare alibi altrove e ieri,
recriminando i fardelli dei quarantanni di
Dc, del fascismo, dei Savoia, dei Borbone).
Il Cav., oltretutto, sillude che la gente stia a
sentire le sue cifre e che riesca a ricordarsele. Ah, le cifre. Sono soltanto un frusco,
per chi le subisce. Ricordo quando, emigrato a Milano con un amico, ci facevamo le
matte risate, al ristorante, ascoltando il bruso dei vicini di tavola: Cinquemilionicinquecentocinquantacinquemilacinquecentocinque. Ah, le lagne sulle presenze televisive. Secondo me, Marco Pannella s rovinato perch si lamentava di non apparire
in tv ogni volta che appariva in tv . Ma Berlusconi ha fatto di peggio: si dispiaciuto
dei tempi televisivi dopo aver invaso tutte le

possibili videostazioni per parecchie settimane. Con quali risultati, poi? Secondo me,
il Cav. pi teleparla e pi telerischia di teledanneggiarsi. Non per caso (come osservatore neutrale) suggerisco da qualche anno a Gianni Letta di aprire un sito
www.staunpozitto.org per il sire di Arcore.
Niente: egli ritiene che le sue parole siano
calamite. Contento lui
E peggio per lui quando si mette in gioco
nella trasmissione di Lucia Annunziata. Ma
come, non sapeva che la signora molto aggressiva/antagonista e che si comporta come
unavversaria politica? Ma come, nessuno
gli aveva raccontato il trattamento ostile subito da Casini e Fini nello stesso programma? Casini e Fini, per, hanno incassato le
interruzioni e le provocazioni sorridendo,
da veri professionisti della politica. Il Grande Comunicatore, invece, s alzato e se n
andato. Applausi? Macch. S capito che
lottimo padrone di molte tv non altrettanto ottimo come ospite o protagonista della tv. Il 3 aprile vedremo se sar capace di
migliorare. Cos, per curiosit. Secondo le
simpatie, i giornali scriveranno, inutilmente, che ha vinto o che ha perso. Inutilmente,
perch il faccia a faccia appassioner i tifosi, ma quanti voti sposter? Uno, nessuno o
centomila? Se dovessi scommettere, escluderei lultima cifra.
Giuliano Zincone

Gemelli coltelli
Il grido di Moretti a Piazza Navona
stato il segnale della vittoria del
berlusconismo (parola di yankee)
sabato, e un americano sta uscendo
lentamente dal cinema Nuovo Sacher.
E
Avendo appena visto Il Caimano (il giorno dopo luscita), circondato com dai faWILL TELL

stidiosi suoni delle recensioni istantanee,


lo straniero fa parte del popolo di Nanni.
Ma proprio in quel momento, un uomo alto
con un registratore in mano balza davanti a
lui: Quale Moretti ?. Ormai completamente schiavo dei media e per di pi aspirante trombone, lamericano si mostra disponibilissimo. E un Moretti pi politico?
Pi intimo?. Mentre inizia a spiegare che
questo soltanto il suo quarto Moretti,
lamericano si rende conto di trovarsi a recitare in una scena di un film di serie B.
Nella confusione, il solo commento che decide di ripetere il voto finale: un bel 9. Cos, tre giorni dopo sempre come straniero
e aspirante trombone si ricomincia. Cera
una volta un regista italiano che vinceva a
Cannes con una storia universale e un magnate italiano eletto primo ministro grazie
a una pubblicit senza limite. Cinque anni
dopo, eccoci di nuovo alla Italietta spettacolare in questo capolavoro provinciale
che Il Caimano. Alla fine il cuore stesso
del film va individuato nella decisione di
Moretti di interpretare lui stesso la parte di
Silvio Berlusconi nella scena finale. Infatti,
non si tratta semplicemente di confondere
le aspettative del pubblico facendo recitare al regista antiberlusconiano le parole
del Cavaliere, bens del fatto che lui stesso
era lunico attore veramente in grado di recitare quella scena. Soltanto Moretti poteva
catturare lattenzione dello spettatore con
quel mix berlusconiano del privato e del
pubblico, dellintima complicit e della terrificante paura che conquista leterna fedelt del suo popolo (e lodio dei suoi avversari). Entrambi hanno il sorriso di un uomo pericolosamente simpatico; un sorriso
che forse nasconde unanima pi cattiva.
Una bravura di attore di vita: affascinante,
furbo, stranamente bello. Un cocktail di
megalomania e cordialit che spinge sempre a domandarsi se c o ci fa. Anche se il
morettismo funziona secondo un approccio
opposto allubiquit di Berlusconi (ossia
quello di unelusivit perfettamente calibrata), impossibile resistere alla tentazione di guardare sia luno sia laltro.
Due attori perfetti
Pur essendo entrambi degli attori, lavorano, naturalmente, sul palcoscenico della
realt dellItalia odierna. Entrambi sanno
muoversi benissimo tra la politica e lo
spettacolo, anche se soltanto uno dei due
convinto di meritarsi il vero mandato a regnare. Ciononostante, quando Moretti ha
lanciato il suo grido a Piazza Navona, stato lautentico segnale della vittoria del berlusconismo, dato che il centrosinistra era
rimasto con un uomo di spettacolo, proprio
come la sua anima. E cos, una volta tornato al lavoro, Moretti doveva per forza diventare questo personaggio paradossalmente berlusconiano per recitare la scena
finale de Il Caimano. Per il pubblico, che
ha guardato crescere di statura questi due
personaggi, unesperienza collettiva.
Quando Moretti inizia la sua recita, descrivendo come il suo odio nei confronti del
Cavaliere arrivato al punto da desiderare la sua morte per cancro, non si pu non
ricordare il regista che aveva mostrato sullo schermo la propria battaglia contro la
malattia. Un film dentro il film, ma anche
un reality dentro un reality. E il giudizio attuale di questi due strani gemelli? Tra due
uomini che apparentemente possono fare
tutto quel che gli pare, Moretti quello che
sta sorridendo. Non ha bisogno del 51 per
cento di consensi e/o del sostegno degli alleati. Il suo piccolo regime culturale continua: pu raccontare la sua storia (universale) di un padre separato, scherzare sui
comunisti duri, addirittura fare la parte di
Moretti che dice che la trama de Il Caimano troppo di sinistra, e poi fare il Moretti che recita il pi cattivo dei Berlusconi. Questo proprio il tipo di divertimento
che Silvio si meriterebbe. Naturalmente,
sul piano, per cos dire, creativo ha invece stravinto il presidente del Consiglio.
Il popolo di Nanni parla sempre dei suoi
film come se prevedessero il futuro, ma Il
Caimano (come ammette lo stesso Moretti) arrivato sugli schermi quando lo show
era gi terminato. La realt di Silvio non
soltanto anticipa ma addirittura supera
qualsiasi altra opera darte prodotta sullargomento. E come tutti sappiamo, in Italia larte vita. Quanto al 9 aprile, il solo
punto rilevante del film quando il produttore, interpretato da Silvio Orlando,
mostra al figlio la replica del mausoleo che
Berlusconi ha costruito per se stesso e i
suoi amici pi stretti, e il ragazzo dice con
tenerezza: Poi almeno pu essere contento. Da troppo tempo ormai, Berlusconi
non sorride pi, e senza il suo autentico ottimismo non vincer nulla. Uscendo dal cinema dopo avere visto Il Caimano viene
voglia di urlare Viva Nanni!; ma anche,
ormai, Viva Silvio!. E mentre uno pu ricominciare con rinnovato gusto a fare film
universali, laltro pu ritornare alla sua
pubblicit. Per lItalia, invece, secondo
questo trombone di uno straniero, giunta
lora di andare avanti.
Jeff Israely
(traduzione di Aldo Piccato)

AGENDA ROSSELLA
Il piede in due scarpe

Sottoscrivere appello a
Prodi in difesa televisioni
del Dott. Proporre appello
al Dott. in difesa dei Dirett.
sue televisioni. Dopo successo Caimano
suggerire a Dieg. linea estiva mocassini
sfoderati in coccodrillo.

ANNO XI NUMERO 75 - PAG 3

EDITORIALI
Se il Cav. perdesse, potrebbe riprovarci?
Fassino e altri rispondono ma non convincono. Per in serata il capo Ds...

ella risposta alla domandina semplice semplice formulata nel titolo,


che stata proposta sabato scorso su
queste colonne e rilanciata autorevolmente dallappello del Foglio con Piero
Ostellino e Sergio Ricossa, il centrosinistra mena un po il torrone ma comincia
a porsi il problema in pubblico, il che
un progresso rispetto allipotesi infausta
di una vendetta privata, non discussa davanti agli elettori. Bertinotti evasivo,
dice che la priorit sar la lotta alla disoccupazione e al precariato, poi verranno questioni di ordinamento democratico (il lessico un tantino vecchiotto, variante Germania orientale prima
del muro, ma fa niente). Il prodiano
Franco Monaco osserva
gentilmente che
lappello del Foglio
non lo convince,
perch non vero
che il conflitto di interessi dispiegato in
questi anni non abbia messo in discussione la natura liberal-democratica del
nostro sistema,
come noi affermiamo. Opinione rispettabilissima ancorch non argomentata.
N oi abbiamo registrato un fatto: con
Berlusconi arrivata una piena alternanza al governo, se vincesse Prodi lalternanza sarebbe riconfermata. Qual il
fatto argomentato da Monaco? Poi aggiunge: n vendette n sconti. E qui siamo sul pericolosamente generico e sullelusivo. Il segretario dei Ds, Piero Fassino, invece pi preciso: facciamo come in America. Il problema che in
America, caro Fassino, non c alcuna
legge sul conflitto di interessi, c un codice deontologico che riguarda i membri del Congresso e dellesecutivo e altre
figure sia dellordinamento pubblico sia
del sistema privato. Un codice rigoroso
del dover essere, non un interdetto, che
stabilisce sul modello del blind trust alcune opportunit, rese necessarie da

una lunga consuetudine. Il sindaco di


New York che presiede ai destini di una
citt grande come un paese europeo medio, e che ha una strada chiamata W all
Street, per esempio, non ha dovuto dismettere il suo patrimonio, consistente
in un sistema di televisioni che hanno
per oggetto la comunicazione e linformazione finanziaria. Quando era un barone televisivo, T ed T urner annunci
che avrebbe concorso alla presidenza
degli Stati Uniti, cosa che poi non fece,
senza sollevare scandalo. Leditore Forbes ha fatto la sua corsa vana, ma lha
fatta. Ammettiamo volentieri che lopinione media americana, soprattutto di
parte liberal, considera anomalo il fenomeno Berlusconi
dal punto di vista
del conflitto di
interessi. Anche
noi lo consideriamo anomalo, sebbene con lanomalia lItalia democratica conviva, senza
ammalarsene e
senza morirne,
ma anzi guarendo dalla sindrome di regime ed entrando nellepoca
dellalternanza, dal 1994 (non poche settimane). E probabile che lidea di una
legge, un Bill o un Act, che imponga a un
imprenditore che prende un quarto dei
voti di dismettere le sue industrie se voglia continuare a fare politica sarebbe
considerata, essa s, un po tanto scandalosa. Revenge, direbbero gli americani di fronte alla prospettiva di un candidato che, se perda, viene estromesso dalla scena per legge da chi ha vinto.
Post scriptum. Le agenzie hanno battuto nella serata di ieri una ulteriore
precisazione di Fassino, da Vespa. Alla
precisa domanda: potr fare politica
Berlusconi, e continuare a possedere
Mediaset?, la risposta stata: Certo che
pu restare proprietario di Mediaset,
purch separi completamente la gestione. Ottimo.

Paese che vai,Prodi che trovi


Ma il candidato premier del centrosinistra ha una politica estera? Boh

ohn Vinocur sullInternational Herald Tribune e Angelo Panebianco


sul Corriere della Sera ieri hanno avuto la stessa curiosit: che pensa il candidato premier del centrosinistra in politica estera e chiede Panebianco su
Israele? Esaudire la curiosit impresa ammirevole e ardua, quasi quanto sapere come lo stesso Prodi finanzier il
taglio del 5 per cento del cuneo fiscale.
Vinocur si preso la briga di leggersi le 281 pagine del programma: ah, ecco, il centrosinistra sceglie il multipolarismo. Dunque John ha fatto due pi
due: come Chirac, il principale evangelista di questa vecchia novella, ora
monsieur 1 per cento nei sondaggi, come Zapatero, come il venezuelano Chvez, magari come il regime cinese e Putin. Insomma, non bella e non folta
compagnia. Allora Vinocur, sempre pi
incuriosito, si attaccato al telefono.
Prima col consigliere di Prodi, Filippo
Andreatta, che gli ha spiegato che lUnione non ha nessuna visione microgollista del mondo, anzi, vero che ritirer le truppe dallIraq, ma mica come

Zapatero, quellirresponsabile: Prodi


sar pi simile alla cancelliera Merkel,
che in questi mesi sta riavvicinando
Berlino a W ashington. La confusione
aumenta. Prodi telefona direttamente,
per precisare. Il Prof. dice che siamo in
campagna elettorale, non si possono
leggere le dichiarazioni politiche con
locchio da scienziati della politica.
Poi ci sono gli alleati della sinistra radicale da tenere a bada.
La politica estera cosa seria, il
marchio di una leadership. Di Berlusconi si sa, di Prodi no. Nel programma
dellUnione gli Stati Uniti sono citati
due volte, Israele mai, con solo un paio
di noticine sul conflitto israelo-palestinese. Per dire cosa? Che si auspica
che lEuropa faccia qualcosa. Cio? A
Italianieuropei Prodi dice che pi Europa significa pi pace, pi sicurezza,
pi giustizia, pi solidariet. Belle parole, quasi scandite. Traduzione: Non
si pu pensare di eliminare sussurra
Prodi tasse e imposte: bisogna finanziare lUe. La fame fiscale c, la
strategia ci sfugge.

Un presidente senza frontiere


Perch Bush apre agli immigrati, anche andando contro il suo partito

l presidente Bush ha preso posizione


contro la tesi restrittiva sulla regolarizzazione dellimmigrazione clandestina del senatore repubblicano Bill Frist,
leader della maggioranza e probabile
candidato presidenziale alla prossima
tornata, affermando, in una cerimonia di
attribuzione della cittadinanza a 30 immigrati, che non bisogna giocare sulle
paure della gente e mettere i nostri vicini gli uni contro gli altri. Il numero di
clandestini in attesa di eventuale regolarizzazione, negli Stati Uniti, assomma
a circa 9 milioni. Una cifra enorme, che
si spiega con il fatto che le frontiere a
sud sono sostanzialmente aperte e molti
stranieri che entrano come commuters finiscono per rimanere nel paese.
Lostilit a una regolarizzazione massiccia particolarmente diffusa, anche in
relazione ai problemi della sicurezza. Il
71 per cento degli intervistati dal W all
Street Journal ha dichiarato che voter
per chi propugna laumento di severit
dei controlli alla frontiera. Il 59 per cento ha dato una risposta negativa a un
programma di lavoratori ospiti, quale
quello in discussione, che dovrebbe

comportare una legalizzazione in massa


dei clandestini che abbiano unoccupazione. Una parte notevole degli immigrati regolari contraria al programma,
perch non gradisce la concorrenza dei
nuovi arrivati.
Ci si pu domandare come mai Bush
abbia assunto questa posizione. Una risposta pu consistere nel fatto che in
unindagine Gallup l84 per cento delle
imprese ha risposto che gli immigrati
clandestini danno un apporto positivo alleconomia americana, facendo lavori
che i cittadini non desiderano pi fare.
Ma gran parte degli intervistati ammette
che i costi per il governo dei clandestini
sono molto elevati, in quanto essi fruiscono di molti servizi pubblici, ma non
pagano tributi. Bush crede in un modello di societ in cui i valori pi elevati
dellAmerica, assieme allo sviluppo economico sostenuto che offre posti di lavoro, possano consentire lintegrazione di
milioni di persone, di diverso colore e
cultura. Questo orgoglio americano lo
porta a considerare secondarie le paure
e le preoccupazioni della maggioranza
degli stessi elettori repubblicani.

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 29 MARZO 2006

Per i prodiani Berlusconi incompatibile anche come deputato


Roma. Incompatibile anche come parlamentare. E quanto pensano di Silvio Berlusconi i prodiani di stretta osservanza riuniti
nella fondazione Governareper diretta da
Arturo Parisi, braccio destro del candidato
premier dellUnione. Lidea si desume dalla
relazione conclusiva della commissione
Giustizia, diritti e mercati che ha partecipato allelaborazione del programma del
centrosinistra. Il gruppo di lavoro, coordinato dal giurista Gregorio Gitti, editorialista
del Corriere della Sera da quando diretto
da Paolo Mieli, ha scritto un documento finale che parte da una premessa indefettibile: la disciplina del conflitto di interessi.
La proposta legislativa auspicata racchiusa in queste parole: Si rende improcrastinabile un immediato intervento diretto ad
ampliare la sfera delle incompatibilit con
le cariche parlamentari e di governo, quanto meno con riferimento alla titolarit di
pacchetti di controllo di societ destinatarie
di concessioni pubbliche.

Sulla scia della fondazione prodiana anche la Quercia. Larea Istituzioni e pubblica
amministrazione sotto la responsabilit di
Franco Bassanini, ex ministro ds per la Funzione pubblica, ha stilato un rapporto sulla
Riforma delle istituzioni. Una delle misure per aumentare le garanzie costituzionali nella democrazia bipolare lineleggibilit a uffici pubblici e cariche elettive per
coloro che controllano mezzi di comunicazione di massa. Ieri il segretario della
Quercia, Piero Fassino, andato oltre, annunciando una soluzione per lattuale presidente del Consiglio: Proporremo al Parlamento una legge non contro Berlusconi ma
per risolvere il conflitto di interessi di
chiunque. Poi Fassino entrato nei dettagli, ritagliando lidea proprio sul premier:
Adotteremo una normativa come quelle in
vigore in altri paesi, in particolare quella
degli Stati Uniti mi sembra un buon modello. I Verdi hanno gi in mente la persona
adatta per svolgere il compito di relatrice

del provvedimento. Dice il leader Alfonso


Pecoraro Scanio: Sar Tana De Zulueta la
relatrice del disegno di legge sul conflitto di
interessi nel prossimo Parlamento. Per una
volta i Verdi faranno qualcosa di sinistra.
I partiti di centrosinistra hanno le idee
chiare anche su come limare in concreto
lazione del gruppo Mediaset. Sono concordi nellabolire la legge Gasparri e unanimi
anche nellintervenire sul mercato del digitale terrestre, imponendo al gruppo radiotelevisivo privato di restringere il campo di
attivit. Sulle soluzioni si leggono diverse
proposte. Quella meno dirigista delineata
in un documento della Margherita: Le frequenze rese disponibili siano rimesse sul
mercato per favorire il pluralismo delle iniziative imprenditoriali. Invece la Quercia
per rimescolare le carte indica implicitamente un ruolo dello stato, ma senza specificarlo, auspicando lattribuzione a operatori terzi di una quota della capacit di trasmissione digitale terrestre di propriet

delle aziende oligopoliste. Pi netta la posizione di Rifondazione comunista, che mira a un ruolo penetrante del legislatore nel
ridisegnare il settore delle frequenze. Spiega al Foglio Sergio Bellucci, responsabile
comunicazione del partito guidato da Fausto Bertinotti: N ella premessa del programma dellUnione si dice che la comunicazione un bene comune, inalienabile. Il
corollario di ci, secondo noi, che ad
esempio le frequenze, sia analogiche sia digitali, tornino a essere considerate come
concessioni governative. Quindi non possono essere commercializzate liberamente,
ma devono tornare allo stato in caso di cessione. Un principio valido a maggior ragione nella situazione italiana che vede i principali network nazionali detenere sia frequenze analogiche sia digitali in sovrappi. Inoltre, sottolinea Bellucci, Rifondazione ritiene opportuna la totale separazione societaria tra chi produce contenuti e
chi detiene la propriet delle reti.

A Parigi studenti e sindacati non si accorgono di essere rivali


Parigi. Ieri gli studenti che sono rimasti
in piazza fino allultimo, a prendere le botte
della polizia e gli iscritti ai sindacati che
invece alle sette di sera erano gi a casa soddisfatti hanno dimostrato la loro capacit
di mobilitazione. Si tratta di un episodio
cruciale nel conflitto in corso intorno alla
legge sul primo impiego, il Cpe. Ormai
giunto il momento della svolta: o il governo
prende atto del rapporto di forza e ritira il
provvedimento per intavolare negoziati con
le parti sociali, oppure corre il rischio di lasciare il conflitto divampare o marcire. La
tentazione da parte del primo ministro francese, Dominique de Villepin, di resistere al
fuoco nemico forte. Con la sua passione
per la storia napoleonica, ha adottato dallinizio del suo incarico uno stile cavalleresco
che ben poco corrisponde alle felpate necessit del tatticismo governativo. Ma i contatti avviati con i sindacati lincontro in
programma per oggi nonch lopera del
ministro dellInterno, N icolas Sarkozy
,

preoccupato di annegare nei sondaggi insieme con il governo, hanno gi spinto Villepin
ad ammorbidire il suo approccio. Il pericolo da scongiurare quello del dialogo mancato. Il governo pu valutare la mobilitazione ieri 700 mila nella sola Parigi, tre milioni in tutta la Francia come non rilevante e
sperare che il movimento di protesta si
spenga, anche con laiuto di un calendario
universitario che prevede a breve le vacanze di Pasqua. Ma facendo questo accetta un
rischio enorme per il futuro.
Questa protesta dei sindacati figlia di
una mobilitazione di alcuni mesi fa contro il
Cne, unaltra misura destinata ad agevolare
laccesso al lavoro. Anche gli studenti proiettano in modo un po artificioso una serie di
disagi reali: quelli di una generazione che
deve saltare la barriera per entrare nella
condizione adulta e che percepisce quella
stagnazione che, di fatto, privilegia le fasce
di et pi alte. Tra i giovani di oggi e i loro
padri, quelli che fecero il Sessantotto, c un

conflitto latente esplosivo. Uno dei paradossi della protesta che unisce due categorie
che sono in competizione: gli studenti che
temono le difficolt per entrare nel mondo
del lavoro e i sindacati che sono propensi a
una difesa conservatrice dello status quo.
Occorre per leggere fra le righe di questa strana saldatura ideologica. Se da una
parte c larroccamento su statuti considerati immutabili, dallaltra parte c una
strutturazione della protesta forte e inedita,
e la richiesta di negoziati. In questo senso il
ritiro della legge sul Cpe potrebbe rappresentare unopportunit per un governo che
vuole che i dimostranti passino alla fase
propositiva. Questo blocco di oppositori pu
trasformarsi nella necessaria controparte
per la riforma dello statuto del lavoratore,
assai pi ambiziosa del Cpe. Si tratta di temi
sui quali si gioca il futuro dellEuropa e ancora prima quello della Francia. Ma questa
visione riformista esula dal calendario elettorale francese, che per il prossimo anno

prevede un paese congelato in attesa delle


elezioni presidenziali. Anche i conservatori
dovrebbero capirlo, perch la situazione attuale nutre gli estremi, sia a destra sia a sinistra, che propongono pericolose soluzioni
populiste e semplicistiche. Jean-Marie Le
Pen pu contare sui voti che provengono dal
timore di violenze e dalla paralisi riformista
dei governi. Il governo non pu uscire da
questa situazione se non con lavoro di squadra. C da sospendere anche la guerriglia
tra Sarkozy e Villepin entrambi rischiano
se nulla si risolve e lasciare Chirac a consumare da solo la fine del mandato. Il governo di fronte a una scelta: limmobilismo
pu portare al declino; il riformismo un rischio notevole, contro cui i destini individuali potrebbero disfarsi. V illepin uno
specialista delle scelte sbagliate, come
quando, nel 1997, spinse Chirac alla disastrosa dissoluzione delle Camere. Oggi occorre sperare che vinca il coraggio della ragione e non quello dellestetica suicida.

Thaksin contro tutti.Affronta presagi, dicerie e il ritorno del re


IL PREMIER THAILANDESE HA FISSATO IL VOTO PER IL 2 APRILE. LOPPOSIZIONE LO BOICOTTA. LE PIAZZE SONO PIENE DI STREGONI
Bangkok. Gli angeli sono volati via da
Krung Thep, la citt degli angeli, antico nome di Bangkok. Lo testimoniano gli infausti
presagi che si abbattono sulla citt e sulla
Thailandia. Lo dimostrano le manifestazioni
incessanti contro il premier, il tycoon Thaksin Shinawatra, che ha indetto elezioni anticipate per il 2 aprile, ma ha le piazze piene
di striscioni che lo denigrano e lopposizione
che boicotta il voto di domenica. Anzi, stato tirato in causa anche il monarca, Bhumibol Adulyadej, cui stato chiesto di fare il
premier ad interim. Secondo lastrologo
Samrit Klomkliang, che si vanta dessere stato al servizio proprio della famiglia di Thaksin, gli infausti presagi continueranno finch
il premier non si decider a rassegnare le dimissioni, ripristinando lordine cosmico turbato dai suoi peccati. La ha kin muang, la
piaga che distrugge la citt, si manifestata
il 21 marzo, quando un giovane ha decapitato a colpi dascia il Pha Phrom, la statua del
dio Brahma dai quattro volti, collocata nellErawan Shrine. Laltare, eretto mezzo secolo fa per propiziare la costruzione dellhotel
Erawan, era uno dei luoghi sacri pi frequentati di Bangkok, dove passavano tutti a
chiedere fortuna, denaro, amore, salute. In
precedenza la stessa piaga aveva colpito la
Thailandia sotto forma di Sars e influenza
aviaria. Era quindi arrivata la nam thuam
lok, la piaga delle acque, che aveva sommerso le coste con londa dello tsunami, e la
phan din look pen phai, quella del fuoco,
simboleggiato dagli scontri con i terroristi
islamici nel sud. Senza contare la khao yak
nak phaeng, laumento dei prezzi dopo la
crisi delle borse asiatiche.
Eppure stato anche per merito delle cosiddette Thaksinomics che la Thailandia
riuscita a superare la crisi, ed grazie alla
sua intransigenza che riesce a contenere la
violenza separatista del sud e limitare il traffico di ya ba, la droga da cavalli, le metamfetamine prodotte dai Wa, un gruppo birmano stanziato al confine a nord. Le accuse
ames Salter un narratore consumato. I suoi modi sono precisi ed
J
eleganti. Ha uno splendido accento di

New York. Si passa le mani tra i capelli


brizzolati ma ride come un ragazzino. A
sessantasette anni ha la forma fisica di
un ex militare. Racconta aneddoti uno
dopo laltro, con passione, ma si porta
dietro unaura di riservatezza. C un genere di privacy che non si intacca mai.
Cos, una decina di anni fa, Edward Hirsch introduceva su The Paris Review una
lunga, straordinaria intervista con il narratore americano James Salter , classe
1925. Amato da Joyce Carol Oates, Susan
Sontag, John Irving. La cui autobiografia,
Burning the days, ha fatto gridare pi
critici al capolavoro. Prestato pi volte a
Hollywood come sceneggiatore e regista.
Eppure, tradotto in Italia soltanto ora. In
una collana Bur che ha lunico piccolo
torto di un nome di rara vaghezza come
Scrittori contemporanei original, e il
grande merito invece di aver portato o riportato in libreria autori considerati mostri sacri nei paesi di origine, ma pressoch ignoti nel nostro paese. Questo il
primo romanzo di successo di James Salter (il terzo scritto) , pubblicato negli Stati Uniti nel 1967, e prende il titolo da una
sura del Corano.
Trattasi di romanzo erotico. Raffinato,
letterario, con picchi di romanticismo decadente. Ma pur sempre erotico, in odore
di lenzuola e languidi pomeriggi a ogni

di corruzione, evasione fiscale e nepotismo


rivolte a Thaksin sono state soprattutto il
pretesto per orchestrare un ribaltone nei
confronti di un premier eletto con ampia

funzionari delle cooperative rurali non si sono rassegnati alla moratoria sui debiti contratti con loro dagli agricoltori. I proprietari
di bar e locali lo detestano per la sua politica

Il tycoon Shinawatra amato nelle campagne per la lotta alla droga e ai


separatisti islamici del sud. Ma lalta borghesia lo considera un parvenu, gli
statali non gli perdonano il liberismo e molti temono i suoi legami con la
Cina. Poi c la proposta al monarca di diventare il primo ministro
maggioranza, adorato nelle zone rurali e dalle fasce pi povere della popolazione. Cos,
giorno dopo giorno, sono divenute il catalizzatore di vecchi e nuovi rancori. Quelli che

di moralizzazione e, soprattutto, per lordine


di chiusura alluna di notte. Andr a finire
che per divertirmi dovr trasferirmi a Singapore, commenta David, un ex fotografo che
ha iniziato la carriera nel mondo dei locali
notturni nel 1992 a Saigon e ora gestisce il Q
Bar, la discoteca pi famosa di Bangkok, ritrovo della giovent bene, modelle, expat. Gli
intellettuali non sopportano larroganza di
Thaksin e lo contestano per una politica che
appare sempre pi confuciana anzich buddista, dura anzich tollerante. Chamlong
Sriumuang, un ex generale considerato il
mentore politico di Thaksin e poi divenuto un
asceta buddista, ha costituito lesercito del
Dharma (la Legge della dottrina buddista)
che rappresenta una delle maggiori forze
dopposizione. E un uomo aggressivo e rozzo. Non bene che i giovani credano che lui
possa rappresentare un modello. Non bene
che assorbano il suo stile di vita e quello della societ di mercato occidentale, afferma
ispirato uno dei suoi militanti.

ce lhanno con lui o sono gelosi, o sono stati


danneggiati nei loro affari, sintetizza zio
Prayat, un insegnante in pensione, anche lui
nato in una capanna del nord da una famiglia di contadini, come Thaksin.
Il vecchio Prayat ha ragione. L alta borghesia considera Thaksin un parvenu. La media borghesia statale non gli perdona una politica ultraliberista ed efficientista. I potenti

La vendita delle aziende e la statua decapitata


Emily Parker, columnist delledizione asiatica del Wall Street Journal, due giorni fa sinterrogava sullo stato della democrazia in
Thailandia, dopo che Thaksin ha adottato
metodi duri e ridotto il ruolo del Parlamento.
La risposta piuttosto positiva, nonostante la
crisi profonda in cui versa il sistema politico
thailandese. I checks and balances per,

LIBRI
James Salter
UN GIOCO E UN PASSATEMPO
244 pp. Bur, euro 8,40
pagina. Tanto pi che lambientazione
la Borgogna, che Salter conobbe negli anni in cui fu pilota dellesercito americano, e i protagonisti la provincialissima
commessa diciottenne Anne-Marie Costallat, nata in un malinconico autunno di
guerra in cui suo padre se nera gi andato di casa per vivere con la sua amante, e lo studente di Yale Phillip Dean, con
un padre pieno di amici ricchi, cui non
basta laria cos diversa in cui tutto, tutto
ha un buon odore. Dean cerca la vera
Francia: una stanza dalbergo in place
Stanislas a Nancy la domenica mattina, il
teatro dellopera dallaltra parte della
strada, manifesti invisibili su cui si immagina lannuncio La vie de Bohme a
scure lettere stampate in viola. E lei, che
scende dal letto nuda, spalma di burro i
croissant per la colazione, la schiena
stretta, fresca, il corpo che brilla, natiche pallide, sode come polpacci, la fica
dolce come un frutto. La vera Francia.

I due si incontrano e si amano, condannati a ripetere leterno malinteso da


chambre dhotel in cui la durata tutto.
Per lei ogni incontro inaugura un futuro
possibile, per lui ogni ora straziante
perch pi vicina alla fine. Nei sogni di
Anne-Marie il matrimonio, in quelli di
Dean la volutt. Intorno, pioggia e Francia, e dopoguerra: stanze sature del profumo di lozione Zizanie, nubi di Gauloise,
cattedrali di pietra sbiancata come cipria
e Oldsmobile con soldati neri intorno allo Champ de Mars. I loro incontri sono osservati e ricordati, e raccontati in dettagli
visivi, olfattivi e tattili di straziante precisione, da un narratore mesmerizzato da
questo sesso ipnotico.
Quel narratore ancora Dean, divorato dai sensi di colpa per aver abbandonato la sua commessa e la Francia tutta.
Dean che nel romanzo muore e viene sostituito da un alter ego narrante che
poi lo stesso Salter, che quellamore senza vera appartenenza, osceno, ma innocente, e quella morte e rinascita cambi nome, loriginale era Horowitz, e vita,
dopo la guerra li visse davvero: La Anne-Marie del libro aveva un modello.
Venne in America circa quindici anni
fa, ha raccontato Salter in una recente
intervista. Vidi una limousine accostare
in Madison A venue e una lunga gamba
velata affacciarsi sul marciapiede. Era
lei. N on sapeva nemmeno che avessi
scritto il libro.

ammonisce Parker, sono sempre importanti e


decisivi, soprattutto in una giovane democrazia: tra la folla dei manifestanti che in questi
giorni continuano a radunarsi nel Sanam
Luang, il grande parco reale, il confine tra
etica politica, religione e magia si fa sempre
pi confuso. Molti indossano i panni degli
stregoni e organizzano rituali per infliggere il
maggior dolore possibile allodiato premier.
Thaksin sta vendendo la nostra aria. Come
potremo respirare?, si dispera un ambulante che gira tra la folla con un carretto di zuppe. E la sua non una metafora riferita alla
vendita della Shin Corp, la societ di telecomunicazioni del premier, alla Temasek Holdings, una societ finanziaria del governo di
Singapore. Sembra che per lui laria calda e
umida di Bangkok si stia impregnando delle
nefaste influenze cinesi. E la stessa opinione
di un inquietante personaggio locale che fa
intuire una certa confidenza con ambienti riservati. Thaksin ha per modello Singapore.
Anzi, la Cina. Per questo si un po allontanato dagli Stati Uniti. Il che, secondo lui, potrebbe spiegare molte cose: dallinsistenza
dei media su Sars e aviaria, sino agli scandali di questi giorni. E una ritorsione, afferma sicuro della sua dietrologia.
Per fortuna del premier, per, ci sono altri
astrologi che analizzano i presagi in modo
pi equanime. Secondo Pinyo Poncharoen,
influente membro della Astrological Associaton of Thailand, il sacrilegio compiuto allErawan Shrine dimostra la volont divina
di un accordo. Le quattro facce di Brahma
simbolizzano le forze in campo. Se riusciranno a ricomporsi il paese potr vivere in
pace. Se ci non dovesse accadere, secondo
quel profeta di sventure che Samrit Klomkliang, potrebbe scorrere il sangue. Ma gli
stato ribattuto che di questo non ci si deve
preoccupare perch gia accaduto. Thanakorn Pakdeepool, il ventisettenne affetto
da disturbi mentali che ha distrutto la statua,
stato linciato. Il suo sangue si sparso nel
terreno attorno allaltare.

OGGI Nord: giornata abbastanza soleggiata e mite, salvo passaggi nuvolosi lungo il settore alpino e velature in
risalita dalla Liguria. Centro: banchi
nuvolosi in transito su Sardegna, Elba,
Toscana, Umbria e Lazio, altrove parzialmente soleggiato. Sud: passaggio
nuvoloso sulle coste tirreniche e ioniche, ma senza conseguenze; altrove sereno o leggermente velato.
DOMANI Nord: giornata abbastanza
soleggiata salvo qualche addensamento lungo il settore alpino. Presenza di
qualche banco nuvoloso lungo la costa
ligure. Centro: soleggiato; un po di nubi basse al mattino lungo la fascia costiera e sulla Toscana ma con basso rischio di pioggia. Sud: prevalenza di
cielo sereno o velato. Temperatura stazionaria.

ANNO XI NUMERO 75 - PAG 4

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 29 MARZO 2006

Teodori ha scoperto che la gente fa una vita di merda, e se ne compiace


Al direttore - La Cina furibonda per le accuse
sui bambini bolliti: Ci consenta, ma li cuocevamo al vapore.
Maurizio Crippa
Al direttore - Averne in Italia di Roger Scruton. Meraviglioso sguardo su di noi e lAmerica.
Se ha ragione, povera Europa. Onore al merito.
Paolo Ziri, via Internet
Al direttore - Mi scusi se torno su quel cialtronesco che sabato ho affibbiato alla campagna radicale sulleutanasia neonatale olandese. Domenica se ne occupato il Corriere, spalancando le colonne alle controdeduzioni dei
miei amici radicali, ieri c tornato il Riformista con Oscar Giannino. Il mio giudizio negativo non sul merito della questione (io sono pi
favorevole che contrario), ma sul fatto che i radicali continuino a nascondere il reale conte-

nuto dellesperimento olandese. I radicali prima dicevano che leutanasia olandese riguardava soltanto neonati destinati a morte certa,
forma compassionevole per porre fine a indicibili quanto inutili sofferenze. Quando gli ho fatto notare, citando il Protocollo di Groningen,
che questo soltanto uno dei tre casi, i rosapugnisti hanno cambiato modulo di difesa. Ora
replicano cos: sono pochi, pochissimi, i casi in
cui leutanasia stata praticata. I numeri non
li ho mai contestati, non mi interessano. Il punto che il Protocollo di Groningen prevede leutanasia anche per i neonati non destinati a
morte certa e non dirlo da propagandisti.
Oscar Giannino scrive: vero, ma gli altri sono
bimbi affetti da gravissime patologie per le
quali la sopravvivenza confinata dietro terapie intensive. E cos? Non (soltanto) cos, caro Oscar. C un terzo gruppo, quello dei neonati gravemente malati la cui vita non dipen-

de da trattamenti medici intensivi, ma per i


quali si prevede una pessima qualit della vita (se proprio siete appassionati di numeri,
ogni anno in Olanda sono tra i 15 e i 20 i casi
di eutanasia di questo terzo gruppo). E compassionevole? E mostruoso? Non lo so. Mi piacerebbe per che i radicali avessero il coraggio
di difendere le loro idee senza trucchetti.
Christian Rocca

Alta Societ
Va molto fra i pochi, veri, eurochic di
New York, il giaccone di panno blu-navy .
Lo indossa Lapo nelle sue promenades a
Central Park. E lui che lo ha rilanciato.
Un tempo lo portavano Simon &
Garfunkel.

Al direttore - E sicuro che il laicismo da noi


si conferma una rispettabile minoranza, fervorosa ma sostanzialmente isolata (Leccezionalismo italiano, 28 marzo). Lasci stare il referendum sulla procreazione assistita: linterpretazione dellastensionismo, come noto, molto
controversa. Per il resto tutti, ma proprio tutti i
sondaggi dopinione su questioni specifiche indicano che la societ italiana ha fatto enormi
passi verso la secolarizzazione ed esprime richieste laiche sempre pi radicali (senza dare
un giudizio di valore), mentre i comportamenti,
per cos dire, cattolico-tradizionalisti sono divenuti minoritari, se pure pi militanti. Gli indicatori in tal senso sono molti: gli italiani si
sposano sempre pi in municipio con punte sopra al 50 per cento nelle metropoli; diminuiscono i battesimi e le comunioni; le cremazioni aumentano notevolmente; lesonero dalla religione nelle scuole in fortissima crescita; laborto

vissuto sempre pi come un normale incidente da affrontarsi apertamente; le separazioni e i


divorzi negli ultimi 4 anni sono aumentati del
3,5 per cento, le vocazioni al sacerdozio sono in
calo verticale. Ancora alcune cifre stupefacenti:
il 63,8 per cento della popolazione favorevole
ai Pacs in generale e il 29,1 per cento perfino
favorevole ai matrimoni gay (Eurisko); pi del
40 per cento degli italiani giudica quantomeno
opportuna una revisione del Concordato
(Mannheimer). Che ne dice?
Massimo Teodori, via Internet
La metterei nelle mani di Scruton. Sono
sposato in municipio, battezzato (forse) di nascosto, non comunicato, esonerato nei primi
anni 60, ho co-deciso per laborto quando era
illegale ma le sue banali vanterie secolariste mi fanno ridere e piangere. La
metterei in un film di Moretti.

Profezie Udc
Non ci sar esproprio nei
confronti del Cav. e la fine del
duopolio tv conviene anche a lui
Al direttore - Il dibattito aperto da DAlema sullintreccio fra politica e tv del Cav. consente di sfatare alcuni luoghi comuni. A partire da quello secondo cui Berlusconi sarebbe uno straordinario imprenditore e un improvvisato politico. E che nulla sarebbe se
privato della sua particolare dote di capitalista. Niente di pi falso.
La politica. Sua Emittenza si rivelato un
leader politico a tutto tondo. Un vero professionista. Ha dimostrato di conoscere (e saper
usare e violare) le regole della politica. Del
teatrino divenuto ben presto attore protagonista e regista. Con la sua discesa in campo
nel 94 non solo ha vinto ma ha segnato indelebilmente il futuro del bipolarismo italiano.
Nel 96 ha perso ma non si rassegnato e nel
2001 tornato a Palazzo Chigi. Ha governato
per cinque anni (record per il nostro paese),
resistendo agli assalti degli alleati (di Follini
in particolare) e ai risultati negativi delle elezioni intermedie (europee e amministrative).
In questa campagna elettorale, ha lottato come un leone e recuperato molti consensi che
in tanti davano per perduti. Comunque vada
Forza Italia rischia di essere il primo partito in Parlamento e comunque rappresentativo di circa un quarto della popolazione italiana. Pensare che lidentit e la soggettivit
di Berlusconi sia nel suo essere tycoon della
tv farebbe torto sia alla professionalit politica del fondatore di Forza Italia che alla
buona fede dei suoi elettori. Sarebbe come
paragonarlo a un caimano
Limpresa. Limpero mediatico del Cav. ha
tratto beneficio dal suo impegno politico?
Premesso che nessuno (neppure linteressato) pu realisticamente disegnare per Mediaset uno scenario diverso da quello che conseguito dalla discesa in campo di Berlusconi,
la nostra risposta s, il Biscione ha guadagnato, eccome! La nostra opinione che le tv
di Segrate hanno avuto dalla politica pi di
quanto non abbiano dato (nel senso del sostegno politico al Cav., che pure c stato e c
forte in questa campagna elettorale). Si
tratta di svelare il tab che vuole lattuale
premier come campione dellimprenditoria.
Senza voler sminuire le sue qualit, noto un
settore pi protetto e meno concorrenziale di
quello televisivo in Italia? Lassistenza statale riservata a Mediaset non affatto inferiore a quella che riservata, per esempio, alla
Fiat. A questultima lo stato paga la cassa integrazione per gli operai, alla prima garantisce il fatturato, il risultato operativo (assenza
di fatto di concorrenti e tetti pubblicitari alla
Rai). Scusate se poco
Lintreccio. Il sostegno delle tv e dei giornali del Gruppo non sono bastati invece a vincere nel 96 e forse non basteranno neppure
questa volta. Il successo, come la difficolt, di
Berlusconi in politica dipendono pi dalla
capacit di esercitare la sua leadership che
dallinfluenza imprenditorial-televisiva. Allo
stesso modo, il successo di Mediaset dipende
pi dalle condizioni della politica che del
mercato. Bench la legge Gasparri sia una
pessima legge e forse lunica davvero ad
aziendam, va riconosciuto che Berlusconi
non intervenuto in questi anni per favorire
ulteriormente la sua impresa. Si limitato a
difenderne la posizione di vantaggio (precedente al suo impegno diretto in politica e mai
messa davvero in discussione). Ha avuto il
merito di varare quella normativa sul conflitto dinteressi che lUlivo non era riuscito
ad approvare ma ha avuto anche il demerito
di depotenziare politicamente, e quindi operativamente, le Autorit di garanzia delle telecomunicazioni e della concorrenza.
La soluzione. Nonostante i rulli di tamburo che risuonano dalle parti di DAlema e
Prodi, possiamo scommettere che difficilmente la prossima legislatura sar punitiva
per le imprese del premier . La minaccia di
intervenire sul conflitto dinteresse altro non
che una balzana idea elettorale, una sorta
di moral suasion al contrario. Chiunque vincer dovr invece porsi il problema di come
intervenire sul mercato radiotelevisivo con
spirito meno protezionista. Anche in caso di
vittoria della Cdl, sarebbe interesse di Berlusconi fare un sacrificio e dare il buon esempio. In un momento in cui tutti invocano il valore della concorrenza come cura della competitivit economica del paese, non sarebbe
peregrino modificare in radice la Gasparri e
rafforzare le Autorithy, innanzitutto depoliticizzandole. La soluzione non pu essere nella vendetta, a va sans dire, ma neanche nel
laissez faire. Sta nel principio del libero mercato. Non questa lideologia politica di Sua
Emittenza? Perch non promettere un mutamento liberale di regime? Perch continuare
a ricorrere alla maschera di un Cav . populista per non sanare una legge (unintera normativa) oligarchica? Discutiamone
Paolo Messa, curatore di Formiche

UFFA!

di Giampiero Mughini

In politica le battutacce portano sfiga


a chi le fa. E successo sempre. Accadde a Palmiro T ogliatti, il quale nella campagna elettorale del 1948 promise ad Alcide De Gasperi di prenderlo a calci in quel posto e fin
che la Dc surclass elettoralmente il Pci.
Accadde a Massimo DAlema il quale, alla vigilia delle elezioni del 1994, e non
credo abbia finito di pentirsene, dichiar
che avrebbe voluto che Silvio Berlusconi
si riducesse esule a Parigi e senza altri
proventi che quello di chiedere lelemosina. N on and esattamente cos, anzi
Berlusconi vinse le elezioni. Sono sicuro
che il Cavaliere pagher cara la battuta
sgraziatissima pronunciata su Piero Fassino (Un testimonial per pompe funebri), una battuta destinata ad aizzare la
parte pi barbarica del suo schieramento. Quando si pronunciano tali volgarit
vuol dire che il repertorio degli argomenti belle esaurito.

ANNO XI NUMERO 75 - PAG I

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 29 MARZO 2006

ellanniversario della scomparsa


di Giovanni Paolo II, e dellelezione di Papa Ratzinger al soglio pontificio, Alain Besanon traccia un bilancio
della situazione in cui versa oggi la
chiesa di Roma. Lo storico francese,
membro dellInstitut, lo fa con un saggio sullultimo numero di Commentaire, il trimestrale fondato da Raymond
Aron e diretto ora da Jean-Claude Casanova con la sua pattuglia di liberalconservatori scelti. Besanon adempie
al compito da slavista, studioso di leninismo, e da cattolico esperto di chiesa
ortodossa e in grado di passare dalla
teologia allarte astratta seguendo il filo delliconoclastia. Il risultato un magnifico ritratto di Benedetto XVI e del
mondo cattolico, di fronte alle due sfide dellislam e dellevangelismo, ma
anche una riflessione senza indulgenza
sul ritardo con cui la chiesa ne ha preso coscienza, del suo perch, nellanchilosi tra religione umanitaria e religione democratica.
Quello che colpisce innanzitutto Besanon nella biografia di Joseph Ratzinger la scoperta in apparenza tardiva dellessenza del totalitarismo da parte del futuro pontefice. Nella sua autobiografia, infatti, lex seminarista bavarese, figlio di un gendarme assai devoto,
descrive la Germania di Hitler conosciuta da bambino non come un paese
convertito al nazismo, ma come un paese occupato dal partito nazista e le sue
bande. Ma solo nel 68 che, decano a
Tubinga della facolt di teologia, alle
prese con gli ideologi rivoluzionari della Rote Armee Fraktion, Ratzinger avr
linsight del totalitarismo. Altro aspetto
interessante , per Besanon, la sua tesi sulla teologia della storia in san Bonaventura. Una scelta che dimostra ladesione allagostinismo e linfluenza dei
grandi teologi gesuiti come Henri de
Lubac, Hans Urs von Balthasar e Romano Guardini, che non gli impedir di
ritrovare, una volta a Roma, il neotomismo del domenicano Georges Cottier .
Besanon parla di Ratzinger come di un
Cassirer cattolico, un grande professore che discute con passione coi teologi luterani, prima di diventare arcivescovo di Monaco e di essere nominato,
nel 1981, prefetto della Congregazione
per la dottrina della fede da Papa

La battaglia contro il relativismo


una battaglia interna alla chiesa,
lo stesso mondo cristiano a credere
che le religioni si equivalgono
Wojtyla, che impresse cos una svolta al
suo pontificato. Bench fosse egli stesso un intellettuale, Giovanni Paolo II
scrive Besanon ebbe il gran merito di
affidare quellincarico a un uomo che
sapeva essere intellettualmente pi attrezzato di lui. E raro che le grandi personalit sopportino di avere accanto
personalit di pari levatura. Certo i due
erano diversi. W ojtyla aveva ricevuto
una formazione eclettica, in Polonia,
nelle condizioni peggiori. Ratzinger invece era lo scholar sul quale il Papa poteva contare in qualsiasi circostanza. E
furono legati sino allultimo da unamicizia fatta di collaborazione.
Contrariamente a quel che spesso si
pensa, Ratzinger a dire di Besanon
non affatto un trionfalista. Anzi, abitato da una visione estremamente buia,
anche se non disperata, dello stato in
cui versa la chiesa contemporanea. Senza farsi illusioni ben consapevole che
le cose per la chiesa vanno male, molto male. Eppure, prima da cardinale e
ora da Papa, resta persuaso che nel
naufragio la chiesa conservi il tesoro
del dogma che, definito e ridefinito da
secoli di riflessione, rappresenta il cuore stesso della sua verit . E per questo
che, dopo aver assistito allinvasione
marxista leninista della teologia della
liberazione, Ratzinger ha voluto limitarne i danni in America latina. E lindomani della sua elezione, ha insistito
sul celibato ecclesiastico, senza nulla
promettere in fatto di sacerdozio femminile. Fedele al Concilio Vaticano II,
ne ha riletto le conclusioni alla luce della vera tradizione dogmatica, lasciando
il ruolo di Prefetto solo per esprimere
alcune riserve sullevolvere della liturgia, e in particolare sulla posizione del
prete rivolto ai fedeli, anzich allaltare.
Anche nel rapporto coi luterani Ratzinger si sempre posto dal punto di vista della verit, nota Besanon. Anzich lasciarsi andare a un sentimentalismo ecumenico, Ratzinger cerca di sapere in che cosa credono i luterani.
Vuole sapere quali sono i testi canonici che per loro fanno autorit. Ma il fatto che con loro non sia possibile un accordo sulla certezza della salvezza e

Foto Ansa

DUE GRANDI PAPI E LA FATICA


DI UNA CHIESA IN RITARDO
Analisi (molto) critica del nuovismo ecclesiale
con suggerimenti per sradicare il relativismo
nemmeno sulla giustificazione attraverso la fede, se latto di fede riassume
in s le altre due virt teologali, speranza e carit, non gli ha impedito di
continuare il dialogo per arrivare, nel
1999, alla firma di unintesa, e alla solenne affermazione della sola fide e della sola gratia, riconosciute dal Concilio
di Trento. Oggi del resto, a parte linteresse di una discussione vivificante,
la stessa idea di controversia teologica
che tende a scomparire, tra cattolici e
riformati, vuoi per indifferenza o perdita di senso o per ignoranza. V iceversa, rispetto agli ortodossi, la chiesa cattolica sarebbe pronta a fare carte false
per porre fine a una separazione che
langustia da secoli. Giovanni Paolo II,
in questo senso ha fatto tutto quel che
poteva. Ha definito lortodossia uno
dei due polmoni dellunica chiesa,
sebbene uno fosse compresso da uno
pneumotorace straordinariamente duro. Il fatto che il solo patriarcato di
Mosca rappresenta i tre quarti dellortodossia, e in termini di soldi e di fedeli in grado di esercitare un tale peso
sul patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che Atene cerca proprio per
questo di attrarre nella sua orbita.
Ormai insomma lortodossia, spiega
Besanon, non pi un semplice strumento dello stato russo, come allepoca
di Nicola I o di Stalin, ma uno dei suoi
ingranaggi essenziali. I dignitari del
Cremlino ostentano grandi croci sul
petto, seguono tutte le processioni. V enerano persino le icone di Putin. In
Russia oggi si parla di ortodossismo, come un tempo si diceva leninismo, come
se bastasse un ismo per ritrovare la
stessa funzione. Mosca si considera non

C unignoranza nel clero


cattolico che non sa cosa sia
lislam, e non ha ancora fatto lo
sforzo di informarsi
la terza Roma, ma la sola e unica Gerusalemme, e la Russia lunico stato davvero cristiano, quasi fossimo tornati al
XVI secolo, allepoca del monaco Filoteo (quello di Pskov, che nel 1510, dopo
le nozze tra il principe Ivan III e la nipote dellultimo imperatore di Costantinopoli, si rivolse allo zar annunciando: Due Rome son cadute, ma la terza
sta in piedi, e non ve ne sar una quarta). Il patriarca Alessio II, continua Besanon, pensa che i latini e i monofisiti
(per i quali esiste una sola natura nel
Cristo, e cio la natura divina del Figlio
di Dio) vadano considerati eretici, non
cristiani. In pi, Mosca chiede a Roma
di strangolare con le sue mani la chiesa uniate o greco cattolica, repressa
da Stalin e prima ancora dallo zar, e sopravvissuta in Ucraina con 5 milioni di

fedeli. Roma naturalmente non lo pu


accettare, ma sastiene dal nominare
patriarca il cardinare di Leopoli, come
vorrebbero gli uniati, mentre Alessio II
vorrebbe estendere la sua giurisdizione su tutti i territori dellex Urss e su
tutti i russi nel mondo.
Diversa la reazione degli ebrei allelezione del nuovo Papa, di cui conoscevano gli sforzi di riconciliazione compiuti durante il pontificato di W ojtyla.
Non a caso, il nuovo Papa ha festeggiato il 40 anniversario della Nostra Aetate al Tempio romano. Di fatto, la battaglia di Benedetto XVI contro il relativismo una battaglia interna alla chiesa, perch ormai lo stesso mondo cristiano a pensare che le religioni si equivalgano e che ognuno possa seguirne
una fai da te. Al contrario, Ratzinger
convinto che la verit stia da una parte
sola, e che solo nella chiesa cattolica si
possa trovare completamente. Ha scritto un libro per denunciare i limiti del
pluralismo teologico, quanto al dialogo interreligioso osserva Besanon
non proprio il genere diniziativa favorito da un Papa che ha liquidato gli
incontri di Assisi dove sgozzavano polli
sullaltare di Santa Chiara.
La successione di Giovanni Paolo II
stata semplice e rapida. Il Conclave
ha eletto subito il candidato migliore,
che era anche il miglior teologo vivente, residente a Roma da anni. Una volta eletto, il nuovo Papa ha perfettamente assicurato la transizione, tornando alla sobriet, dopo il carisma di
Wojtyla, ritrovando lo stile giusto e la
dignit della chiesa, e imponendo
una sorta di digiuno, dopo un festino
copioso, a una chiesa bisognosa di silenzio e riflessione per affrontare le
nuove sfide del XXI secolo.
La prima lislam. Centanni fa, spiega Besanon, lislam appariva al mondo
occidentale come unincrostazione arcaica destinata a riassorbirsi o a vegetare nel suo secolare immobilismo. Oggi conta pi fedeli della chiesa cattolica. L islam conquista proseliti, reprime
i cristiani, in Africa e in medio oriente,
a forza di conversioni, espulsioni, emigrazioni, e sespande in Europa. Il tema
dellislam come religione naturale del
Dio rivelato e la differenza teologica rispetto allidea di alleanza che fonda il
giudaismo e il cristianesimo, Besanon
li ha gi affrontati negli anni scorsi, sia
in un libro (Trois Tentations dans lEglise, Perrin 2002), sia in un saggio tradotto dal Foglio nel 2004. Perci su
Commentaire si limita a sottolineare la
vaghezza di giudizio che regna oggi
per lignoranza del clero che, anche ai
vertici, non sa cosa sia lislam o non ha
ancora fatto lo sforzo di informarsi.
Stigmatizza lesistenza in V aticano di
una lobby araba, molto influente
presso il Pontificio istituto di studi ara-

bi e islamistica dove ha a lungo insegnato padre Maurizio Borrmans, che intendeva dimostrare le affinit e le convergenze tra la religione del Corano e
quella della Bibbia, alimentando dialoghi che in realt erano solo monologhi alternati tra rappresentanti dei
due campi che restavano o fingevano di
restare sordi agli argomenti altrui, come succede ancora oggi ai vescovi cattolici che vivono in medio oriente e si
guardano bene sia dal portare offesa allislam, sia dal contrastare lirenismo
dominante nel cattolicesimo europeo.
Resta il fatto che la chiesa di Roma
si trova davanti a un dilemma: rifiutare
il conflitto, continuando a utilizzare un
controsenso quando si parla di tre religioni del libro, col rischio di islamizzarsi senza accorgersene. O mantenere
un atteggiamento amichevole, ma annoverare una volta per tutte la religione musulmana fra le religioni non cristiane, dunque lislam come paganesimo (tesi ripresa da Besanon anche nel
suo contributo su Islam e occidente,
pubblicato da liberilibri) finendola una
volta per tutte col triangolo cristianesimo, giudaismo, islam, che pu valere
per il giudaismo, pu valere per lislam,
ma non per il cristianesimo legato al
giudaismo da vincolo di parentela, che
invece non esiste con lislam.
Laltra sfida la spinta dellevangelismo, che sposta le frontiere e muta i
rapporti di forza tra cattolici e protestanti. Rispetto alla religione una, santa, cattolica, romana, quella evangelica, implica una religiosit affettiva,
adogmatica, associativa, pratica, civica,
mantiene il senso forte della relazione
personale con Dio, ascolta la sua parola, e professa il credo tradizionale in
perfetto accordo con le strutture sociali americane. Esiste infatti una stretta
analogia tra il rapporto individuale con
Dio e lindividualismo democratico, e
luno e laltro crescono e si fortificano a
vicenda, in un paese come lAmerica
dove il moltiplicarsi delle sette , sin
dai Padri fondatori, garanzia di libert,
e la forma di governo ha senso solo in
quanto fondata su una fede profonda.
Due sono, infine, le ragioni per le
quali la chiesa ha preso in ritardo coscienza di queste sfide, secondo Besanon. La prima la religione umanitaria, la tentazione cio di una perversa imitatio di se stessa, in cui la chiesa
caduta per la pressione del comunismo che lha portata ad aprirsi al mondo, perdendo di vista la realt e trascurando lannuncio del V angelo. La seconda ragione sta nellevoluzione egualitaria della societ post 68, con lo svanire dellautorit, la volatilit della regola morale, il relativismo generalizzato. La democrazia scrive infatti Besanon assume i colori religiosi quando si tratta di cancellare ogni differen-

za tra gli esseri umani. Non distingue


pi tra uomo e donna, padri e figli, sani
e malati, eterosessuali e omosessuali,
diventa inclusiva e portatrice di un
umanitarismo radicale che rende ipervulnerabile una societ come la chiesa
cattolica, struttura gerarchica, legata al
potere divino, e straordinariamente
anomala in un mondo in cui lunica fonte di legittimit il suffragio.
Eppure sembra che la chiesa, abbracciando lumanitario, accettando il
nuovo regime democratico, cercando
una connivenza col 68, abbia finito per
essere pi odiata che mai. Non solo
per la sua organizzazione ecclesiastica,
per lindebito potere del clero, ma la
chiesa in quanto tale a diventare un
ostacolo alla libert, supremo valore
della democrazia. Come osa interdire
certi insegnanti, sbarrare la strada alle
donne, agli omosessuali, quando ogni
paese civile riconosce la completa
eguaglianza giuridica? E non parliamo
della libert sessuale. Laccusa sestende anche al passato, Galileo, lInquisizione, lo schiavismo, e soprattutto la
Shoah. Sotto processo ormai non pi
la sola chiesa cattolica, ma il cristianesimo nei suoi stessi testi fondatori, disprezzato in nome della ragione e della
scienza, oggi indigna in nome della morale. E la chiesa davanti a un tale diluvio di odio e disprezzo cosa fa? Nega semplicemente lesistenza dei nemici, risponde Besanon. Volta le spalle alla realt, falsa la morale, e si trincera dietro un sublime morale supercristiano che vorrebbe passare per mistica, dispensando la parola amore in
tutte le salse e i modi possibili.
Si arriva cos a quella che Paolo VI

La sfida dellevangelismo, che


una religiosit affettiva, sposta le
frontiere e muta i rapporti di forza
fra cattolici e protestanti
defin lautodemolizione della chiesa.
Con la Controriforma e il Concilio di
Trento, la chiesa di Roma rispose alliconoclasmo riformato per mezzo di una
prodigiosa creativit barocca. Col Concilio V aticano II, invece, la stessa
chiesa in fase di autodemolizione a produrre unesplosione iconoclasta. Muri
nudi, quadri aboliti, statue rimosse, liturgia priva di bellezza. Londata iconosclasta opera di clero e del clericalismo, ma al crollo generale sopravvive il
clericalismo, la piaga che accompagna
la chiesa sin dalle origini. In quarantanni il numero di praticanti si riduce di tre quarti in Francia, seguita a
ruota da Italia, Spagna, Irlanda, Polonia e Stati Uniti, e il numero di preti cala in proporzione. I cristiani sanno oramai di essere una minoranza sempre

pi esigua, e sono rassegnati. Ma sanno almeno in cosa credono? si domanda Besanon. E la risposta incerta,
stando ai sondaggi relativi alla fede nei
dogmi fondamentali, come la resurrezione di Cristo, o la vita eterna. I giovani, anche se catechizzati, di religione
non ne sanno granch, anzi sono privi
delle nozioni di base. E gli stessi vescovi ammettono che la barca sta andando
a picco e non c nulla da fare, e la chiesa finir per diventare una setta, o un
grappolo di sette isolate e ostili. Per
quanto crepuscolare, il quadro per
incompleto. Non tiene conto di quei fedeli che, indifferenti alle statistiche, si
meravigliano ancora che le messe, per
quanto brutte, siano celebrate. E con
gli occhi dellanimo, scorgono la presenza di Dio nellEucarestia e nel minimo atto di carit. Hanno la speranza,
credono nella fede che la chiesa cattolica abbia le chiavi della vita eterna,
anche se ignorano quanti fedeli si troveranno allappuntamento della parusia. La cosa, in fondo, appartiene a un
altro ordine, direbbe Blaise Pascal. Il
Papa non si pu rifugiare nella contemplazione mistico-liturgica, come
succede nellortodossia orientale, ma
deve prendere decisioni pratiche che
riguardano la chiesa visibile, incarnata
com incarnato il suo Capo.
E vero che esiste un rimedio per arginare la crisi. E inizia col modernismo,
che alla fine del XIX secolo si proponeva di colmare labisso tra la dottrina
della chiesa e la ragione, vale a dire la
filosofia, la storia e la scienza contemporanee. Ammettendo e relativizzando
i risultati della scienza, il dissidio fu in
parte risolto, ma non scomparve del tutto. Adesso, il nuovo modernismo si propone di superare il disaccordo normativo tra la chiesa e la societ contemporanea. Progressista allepoca della
Guerra fredda, oggi un modernismo
teologico pi che politico. Volendo sbarazzarsi di dogmi defunti e norme obsolete, interpreta per esempio la resurrezione di Cristo come un modo di parlare dei discepoli che significa semplicemente la permanenza del messaggio lasciato da lui. O vuole far passare
la Vergine Maria per una madre di famiglia fiera dei suoi molti figli e il peccato originale per un mito inventato da

Per farsi accettare dal mondo


molti chierici hanno abbracciato
lumanitarismo e legualitarismo, il
risultato un odio ancora maggiore
due nevrotici come san Paolo e Agostino, che hanno fatto ammalare per secoli la cristianit latina. Vuole convincerci che divorzio e aborto siano accettabili e comunque lo siano il matrimonio
dei divorziati e lammissione per loro
alla comunione. T utte tesi che hanno
dalla loro la gentilezza, lumanit, la
tenerezza indulgente dei nostri regimi
democratici moderni, e testimoniano di
quella apertura allaltro che di per s
un valore tenuto in gran conto dal nostro tempo.
Ma allora cosa fare? Coltivare una
speranza ecumenica, uscendo dal
dogma cattolico, col rischio di confondersi allevangelismo, o rafforzare la
dottrina teologica? Alla domanda, Besanon dice di non saper rispondere. E
riconosce solo che la crisi della chiesa
cattolica una crisi dellintelligenza, e
che la chiave dellintelligenza pu essere soltanto teologica. Il che gi un
passo avanti. Se la chiesa non stata
capace di orientarsi correttamente, se
ha preso una strada che non porta da
nessuna parte, perch non stata capace di operare la coincidenza tra lintelletto e la realt. Non ha saputo vedere lavversario, non ha scelto giudiziosamente tra il nemico e lamico, non ha
saputo analizzare le situazioni comera
necessario. Ed per questa costante
deficienza intellettuale che scoraggia
quelli che potrebbero essere i suoi amici naturali e incoraggia chi la disprezza. Lunico vero rimedio allora un ritorno in grande alla teologia, come discorso razionale su Dio, e fonte di piacere analogo a quello che cercavano i
filosofi dellantichit. E, secondo Besanon, il massimo regalo che la chiesa potrebbe offrire a unumanit che la
democrazia moderna non ha reso necessariamente pi felice o pi intelligente sarebbe di farglieli condividere.
Perch le emozioni, gli slanci sentimentali che gli uonini possono procurarsi nelle pi diverse religiosit, purtroppo, non possono fare bene. E comprenderle che far bene. E il Deus
Caritas est, la prima enciclica del nuovo Papa teologo, gi lo dimostra.
Marina Valensise

ANNO XI NUMERO 75 - PAG II

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 29 MARZO 2006

Come cresce il Mezzogiorno. Doppia replica (Barca e Miccich) al Diario di due economisti
Al direttore - Effettivamente, come scrivono Ernesto Felli e Giovanni Tria sul Foglio di
sabato scorso, il confronto sulla politica per
il Mezzogiorno langue. Perch non cominciare, allora, dalle tre affermazioni falsificabili
contenute nel loro articolo?
(1) Fino a oggi la politica per il Mezzogiorno [] sostanzialmente fallita nel senso
che i divari con il resto dellItalia non si sono
ridotti. Osservo: fra il 1995 e il 2005, soprattutto grazie a un differenziale positivo di crescita pari a 0,3 per cento lanno, il divario di
reddito pro-capite fra Mezzogiorno e CentroNord sceso da oltre 44 a 41 punti; la performance della produttivit stata anchessa migliore nel Mezzogiorno, riducendo il divario
rispetto alla media italiana da 15 a 12 punti;
esportazioni e presenze turistiche sono cresciute assai pi nel Sud (85 per cento di crescita cumulata nel decennio contro 45 nel
Centro-Nord, le prime; 35 contro 18 le seconde); e, infine, la qualit dei servizi il grande
freno dello sviluppo del Mezzogiorno ha
preso, lentamente, a migliorare: nella diffusione della societ dellinformazione, nella
produzione di energia rinnovabile, persino

nella raccolta differenziata dei rifiuti il gap


col resto del paese si ridotto. Si tratta di risultati al di sotto delle previsioni e del possibile, frenati dalla persistenza di vecchie pratiche e da un confronto culturale e politico
modesto, ma senza precedenti rispetto ai tre
decenni da cui venivamo.
(2) Si preferito dare la possibilit di derogare, negoziando su ogni caso particolare,
da quasi tutte le regole considerate di principio intoccabili. Osservo: la prassi di concertare e ri-concertare le regole propria degli
anni 80, anche nel Centro-Nord, stata superata dal ricorso a metodi di contrattualizzazione degli impegni fra le parti: il monitoraggio di questi impegni, la pressione a fare che
ne derivata, hanno avviato processi di responsabilizzazione locale al quale il Sud si
era disabituato; per i pubblici amministratori, sono state introdotte regole, inusitate per
lItalia e innovative anche nel quadro internazionale, che hanno legato la disponibilit
di miliardi di euro al conseguimento di progressi significativi nella capacit amministrativa e che hanno comminato (nel 2002, nel
2003, nel 2004) dure sanzioni ai peggiori (tagli

fino a met delle risorse) e premiato i migliori; per i mercati dei servizi di pubblica utilit,
il ricorso a regole non derogabili (alle quali
stato subordinato il trasferimento dei fondi),
ha sbloccato norme inattuate da tempo; nel
settore idrico meccanismi premiali e sanzionatori sono ora rivolti a superare micro-posizioni di rendita locale.
(3) Un fiume di denaro ha continuato ad
alimentare la spesa destinata (sulla carta) ad
investimenti e progetti vari nel Mezzogiorno.
Osservo: complessivamente, nel decennio, la
crescita del Mezzogiorno ha risentito negativamente di un minore impulso della spesa
pubblica: minore crescita (rispetto al CentroNord) di spese per stipendi e acquisti e maggiore crescita delle imposte (oltre 6 per cento lanno, a prezzi correnti, contro meno di 4
nel Centro-Nord) e dei contributi sociali hanno depresso la dinamica del reddito disponibile dei cittadini del Sud; sempre nellultimo
decennio, la quota di spesa pubblica in conto capitale del Mezzogiorno sul totale italiano rimasta invariata, anzi oggi un po sotto il 38 per cento del 1998; se i servizi pubblici sono migliorati non dunque perch lo sta-

to ha speso di pi, ma perch ha speso meglio e oggi possiamo misurarlo: i controlli


condotti sui progetti di completamento di
opere incompiute avviati nel 1999 mostrano
che nel 90 per cento dei casi vengono oggi effettivamente erogati i servizi per cui quegli
interventi erano stati selezionati.
Forse, queste precisazioni servono a meglio valutare se il contributo bi-partisan alla nuova politica regionale, alla sua progressiva evoluzione, dovuto al fatto che, come
suggeriscono gli autori, essa appaga gli interessi particolari, locali e non, assecondandone le tradizionali posizioni di rendita. Ovvero
al fatto che quando stata coerentemente
perseguita quella politica ha spiazzato le
posizioni di rendita costringendo gli interessi particolari, il macellaio di Adamo Smith
metafora sempiterna del capitalismo a servire buona carne.
Fabrizio Barca
Al direttore - Dopo aver letto sul Foglio,
con curioso interesse, un articolo che analizzava le probabili cause dellassenza di politiche per il Sud nei programmi elettorali di en-

trambi gli schieramenti ne ho ricavato limpressione che troppi illustri professori, spesso sedicenti meridionalisti, piuttosto che
avere realmente a cuore le sorti del nostro
Mezzogiorno, si dilettano in inutili, quanto legittime e divertenti (per loro), sfide accademico/intellettuali fini a se stesse. Se non ho
capito male, buona parte del misfatto sarebbe da attribuire a Fabrizio Barca, il comunista sfuggito a Berlusconi, che il ministro
Tremonti e il sottoscritto chiamammo alla
guida del dipartimento Politiche di sviluppo.
La genesi di tutto ci risalirebbe al 1998, anno in cui, sotto la gestione Ciampi, Barca decise di affidare la strategia di sviluppo per il
Sud alla fallimentare programmazione negoziata. Il governo centrale si sarebbe cio
sottomesso alle scelte provenienti dal basso,
da regioni ed enti locali, anzich individuarle dallalto come sino ad allora. Successivamente Barca, in quanto elemento di continuit con il passato, avrebbe imposto la stessa strategia anche a questo governo che
avrebbe, a sua volta, supinamente subito, nel
pi totale buio di idee, la sua linea. E ovvio
che il mio ruolo non quello di avvocato di

chi pu difendersi da solo e inoltre sono convinto anchio dellinsufficienza della programmazione negoziata per risolvere i problemi del Sud. N mi piace polemizzare per
principio, anche se non nascondo un minimo
di goduria nel farlo, ma credo che, se si vuole attaccare la politica per le proprie mancanze o i propri demeriti, sia giusto farlo centrando il giusto obiettivo: cio i politici. Se invece si ritiene di volere attaccare un proprio
collega professore, per motivi accademici, lo
si faccia senza bisogno di mettere in mezzo la
politica. Basterebbe, per tagliare la testa al
toro, ricordare che Fabrizio Barca in questa
legislatura non ha avuto voce in capitolo sugli incentivi in quanto assegnati ad altro ministero. Dallarticolo venuto fuori un ibrido
contestabile sia dal punto di vista politico
(spetterebbe a me farlo) che amministrativo
(spetterebbe a Barca) con il cattivo risultato
della scarsa credibilit delle cose scritte.
Non entro, solo per obbligo di brevit, nel
merito della questione, restando ovviamente
disponibile a farlo.
Gianfranco Miccich
ministro per lo Sviluppo

Duopolio tv anomalo
Ma le anomalie storiche non
si curano con la ghigliottina dei
vincitori (eventuali) sul vinto
(segue dalla prima pagina) Per Panebianco ci
che rende anomala la posizione di Berlusconi il duopolio televisivo. Questo il
punto. Io sono favorevole allimpegno in politica degli imprenditori, non vedo perch
la politica debba essere in mano a funzionari pubblici, politici di professione e professori universitari e avvocati. Ma non anche agli imprenditori, che tra laltro portano con s una cultura di mercato. Nel caso
di Berlusconi c un problema delicato, bisogna contare attivi e passivi. Di positivo c
che il fondatore di uno dei Poli su cui si
fonda oggi il sistema democratico italiano,
e del partito maggioritario nel paese. Questo non pu essere distrutto per legge. Di
negativo c che ha avuto la possibilit di
aprire il mercato alla concorrenza e non lo
ha fatto. Lunico modo per risolvere la questione privatizzare una o due reti Rai e fare in modo che Berlusconi possa far gestire
alla famiglia la propriet Mediaset.
Giorgio Rumi, storico ed ex consigliere
damministrazione della Rai, esterrefatto e non capisce quale possa essere il senso di agitare ora, in piena campagna elettorale, lipotesi di una legge ad personam che
impedisca di far politica a quello che si ritiene dovrebbe essere il futuro capo dellopposizione. Non vorrei che fosse la risposta (sbagliatissima, inaccettabile) allinvito
morettiano a dire qualcosa di sinistra. Non
sono un tifoso di Berlusconi e non mi piacciono molte delle cose che ha fatto al governo e alla Rai. Ma quello che si prefigura non
il rimedio al conflitto dinteressi. Assomiglia a una vendetta, al tentativo di delegittimare il voto di tutti coloro che sceglieranno
Berlusconi. Io, al contrario, sono convinto
che la figura del capo dellopposizione dovrebbe avere le garanzie che ha in Gran
Bretagna: esattamente il contrario della
condanna allesclusione.
Ernesto Galli della Loggia, storico ed editorialista del Corriere della Sera, pensa
che non sia possibile che la coalizione
vincente alle elezioni concepisca una legge per impedire ai perdenti di fare politica. La sbrigativa affermazione di Massimo
DAlema contraddice la grammatica elementare della condivisione delle istituzioni democratiche, oltre a presentare un problema di costituzionalit. Detto questo, il
conflitto dinteressi di Berlusconi serio.
E vero, lanomalia berlusconiana nasce
dallincancellabile, devastante e precedente anomalia dovuta allintervento di un
potere, la magistratura, che ha ottenuto
labdicazione del potere politico. Ma dopo
la ricostruzione storica abbiamo bisogno
delle soluzioni politiche. Bisogna capire
come superarlo, il conflitto dinteressi, visto che Berlusconi non lo ha fatto. Ma proporre semplicemente di cancellare lui come politico e leader dellopposizione impensabile: su pochi argomenti, come su
questo, necessario un accordo tra maggioranza e opposizione.
Secondo Claudia Mancina, ex parlamentare dei Ds ed editorialista del Riformista,
un argomento cos spinoso non pu essere
liquidato attribuendo tutto il torto a una
parte e tutta la ragione allaltra. Se laffermazione di DAlema, contenuta peraltro
nel programma dellUnione, suona come
una promessa di vendetta, dallaltra parte
lanomalia del conflitto dinteressi berlusconiano non mai stata riconosciuta come
tale. Ma lidea di una nuova legge mi lascia
perplessa. Quellanomalia dipende da uno
sviluppo distorto e dalla debolezza della
democrazia italiana, non si risolve eliminando Berlusconi. Qualcuno, cio, che, dopo la prossima, sar stato legittimato da
quattro tornate elettorali attraverso il voto
della met degli italiani. Lui non ha esitato
ad andare avanti a colpi di maggioranza,
ma noi non dobbiamo percorrere la stessa
strada. Invece di una legge sul conflitto
dinteressi che dovrebbe essere fatta con
laccordo dellopposizione e che difficilmente sfuggirebbe al sospetto di essere su
misura, penso sia pi importante riformare la legge elettorale, se vogliamo uscire
dal deficit democratico.
Gian Enrico Rusconi, professore di Scienze politiche e columnist della Stampa: Siamo estenuati da una comunicazione politica talmente alterata da Berlusconi che perfino lidea di fare un documento ragionato
come quello del Foglio perde di senso. Con
quello che sta facendo, come si fa a difendere le buone ragioni del premier , ammesso che ne abbia? Il conflitto dinteressi un
tema dirompente, spero che labbiate sollevato diabolicamente, in perfetta malafede,
per mettere in difficolt gli avversari.

ANNO XI NUMERO 75 - PAG III

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 29 MARZO 2006

IL FOGLIO 48 ORE
Cl vs Giavazzi
Le nostre imprese pagano il gas
il 35 per cento in pi della media
europea? No, ecco i dati
ellaffannato dibattito su liberalizzazioni, concentrazioni, concorrenza nel
N
mercato energetico, accade spesso che po-

sizioni magari condivisibili (ancorch presentate come incontrovertibili) siano basate su dati e fatti non veritieri. Quasi essi
non avessero alcuna importanza. Puntualizzarne alcuni riguardo ai mercati del
metano e della elettricit cui pi si fatto
riferimento pu essere quindi di una
qualche utilit. Prima questione: nelle condizioni odierne e ancor pi, future il
mercato internazionale del gas un mercato del venditore. Chi ne dispone fa il
prezzo: in forza di un potere negoziale che
gli conferito dalla forte crescita della domanda, dalla scarsit relativa dellofferta,
in mercati ancora tipicamente locali o regionali, e da altri fattori quali: (a) bassa numerosit dei venditori non pi di cinque
e in prospettiva non pi di dieci, contro gli
oltre sessanta del petrolio che consente
loro di adottare identiche politiche di prezzo: cos che per ogni acquirente indifferente importare da un paese o dallaltro. Di
concorrenza tra i fornitori esteri di metano
non vi alcuna traccia. Lidea che entrando nel mercato finale prenderanno a farsi
concorrenza lun laltro (e da soli) del tutto peregrina. Leffetto sar semmai opposto:
rafforzare (a valle) il loro potere di mercato; (b) la concorrenza, invece, sempre pi
accesa tra i paesi consumatori derivandone
un ulteriore pressione al rialzo dei prezzi.
Lo scontro tra Europa, Stati Uniti, Asia per
accaparrarsi nuove forniture si far sempre pi duro soprattutto nel mercato del
gas liquefatto. Gli operatori che entrano sul
mercato internazionale hanno un qualche
potere negoziale se, e solo se, dispongono
di spalle fortissime, altrimenti non potranno che soccombere pagando di pi. E questo che spinge le imprese estere a consolidarsi, col pieno supporto dei loro governi.
Il divario dimensionale tra le nostre e le loro si fa sempre pi ampio.
Seconda questione: la curva dei costi di
produzione e di trasporto del gas crescente dovendosi sempre pi ricorrere a

nuove produzioni da aree lontane ed a


quelle trasportate tramite metaniere. La diversificazione necessaria e preziosa ma si
sappia che costa e molto. Conclusione: i
prezzi del metano osserveranno una progressiva crescita, per la duplice pressione
della domanda e dei costi. Chi entra sul
mercato pagher (e gi paga) prezzi maggiori degli incombenti, in misura inversa alla dimensione dei loro contratti. Affermare
il contrario errato e crea solo illusioni.
Terzo: i mercati energetici sono sempre pi
integrati, specie quelli tra elettricit e metano. Non si competitivi nel produrre kwh
se non si integrati nel metano. Non un
caso che cinque delle prime dieci imprese
metanifere europee siano controllate da
imprese elettriche. Questa integrazione la
chiave di volta della competizione e del
successo sui mercati liberalizzati. Opporvisi, sostenendo, come si arrivati ad affermare, che si tratta di mele e pere, dimostra
anche qui nessuna conoscenza delle cose.
Terza questione: i prezzi del metano sono fissati sulla base dei prezzi finali dei
prodotti che esso va a sostituire. Se si tratta di carbone (come nel resto dEuropa) il
prezzo del metano sar inferiore a quello
ancorato ai derivati petroliferi (come in
Italia). Ci nonostante, nei principali paesi
europei vi una sostanziale convergenza
dei prezzi medi finali del metano. Le diversit non dipendono tanto dal grado di
concorrenza, ma dalle condizioni strutturali dei diversi settori di consumo.
Quanto costa in realt
Sul Corriere del 13 marzo Francesco Giavazzi ha denunciato che il gas costa in Italia alle imprese il 35 per cento in pi della media europea a motivo del possesso
della rete di distribuzione (attivit per altro regolata) da parte di Eni. L affermazione spiace non assolutamente vera. Un
altro economista, Alberto Alesina, dalle pagine del Sole 24 Ore ha chiesto ai politici di
indicare sempre le fonti dei dati che utilizzano nei loro confronti elettorali. Questa richiesta dovrebbe essere rispettata ancor
prima e a maggior ragione dagli economisti. Se Francesco Giavazzi si fosse documentato avrebbe, cos, constatato che i
prezzi del metano alla piccola e media industria italiana (quella pi significativa) sono del tutto allineati alla media dellUnione a 15 e inferiori del 28 per cento alla Germania e del 3 per cento alla Francia (si veda: Eurostat, Gas prices for households and
industry, 1/2006, pag. 4). Una domanda finale: da dati e fatti non veritieri possono trarsi conclusioni giuste?
Alberto Cl

Il passo del gambero unionista che arretra sulla soglia fiscale


Milano. La delicata questione della tassa
su successioni e donazioni costringe lUnione a esercitarsi nel passo del gambero. La
prima soglia per definire lapplicazione della tassa di successione era stata fissata a
250.000 euro, poi a mezzo milione, infine un
milione tondo. Ogni giorno che passa, si eleva sempre di pi il valore complessivo del
patrimonio sotto il quale, in caso di vittoria
alle urne del centrosinistra, essa non verrebbe applicata. A questo punto lunica cosa sicura che, una volta a Palazzo Chigi, la
coalizione guidata da Romano Prodi la reintrodurr, in antitesi a quanto fatto nei primi
cento giorni dal governo Berlusconi, il primo a eliminarla. Il problema capire in
quali termini concreti verr attuato un
provvedimento dal forte impatto simbolico
e dal dubbio gettito effettivo.
La prima volta che il professore ha parlato di cifre, stato lo scorso 6 marzo in tv a
Porta a Porta. In quelloccasione, ammette
che una decisione precisa non stata ancora presa. Ma subito aggiunge: Ai miei
tempi era di 250 milioni di lire, ora si pu
raddoppiare. Quindi, soltanto venti giorni
fa il progetto era di stabilire una soglia di
esenzione di poco inferiore ai 250.000 euro.
Questa cifra sembra accontentare soprattutto la parte della coalizione, che ha come
alfiere Fausto Bertinotti direttamente fa-

vorevole alla patrimoniale, meno interessata a cercare il consenso dei ceti medi e di
quelli pi affluenti.
Ma gi tre giorni dopo, il 9 marzo, qualcosa cambia. Si sale a 500.000 euro. A tornare
sui suoi passi fissando la nuova soglia, ancora Romano Prodi. Interviene anche Tiziano T reu, esponente della Margherita che
sembra quasi agire come portavoce dellanima pi moderata del rassemblement prodiano: La tassa sulle successioni non si applicher sulle piccole imprese familiari e
sulle prime case. Anche se, su questultimo
punto, aggiunge: A meno che non siano delle regge. Due giorni fa Nicola Rossi, diessino gi consigliere economico del governo
DAlema, sul Foglio alzava ulteriormente lasticella a un milione di euro. Mentre Francesco Rutelli in una intervista pubblicata ieri da Italia Oggi ha detto che bisogna toccare solo le grandi fortune, come negli Stati
Uniti. Allinterno dellUnione, la tassa di
successione diventata un catalizzatore di
tensione e una spia che evidenzia le differenti impostazioni di politica economica. Basti dire che, a fianco dei Comunisti italiani e
di Rifondazione, c la Rosa nel pugno, con
la sua linea ultraliberista e giavazziana, che
mette in dubbio il ritorno economico di questa scelta, ricordando come prima del 2001,
anno della sua scomparsa, il gettito di mille

miliardi di lire non coprisse nemmeno le


spese per il mantenimento della struttura
incaricata di riscuoterla.
Proprio il 2000 il riferimento per Romano Prodi. Gi allora la tassa di successione
diventa un terreno di scontro fra il centro-

destra e il centrosinistra. Mentre il Cav . va


promettendo la sua eliminazione, il premier
Giuliano Amato gioca di anticipo con una
norma collegata alla Finanziaria 2001. Sei
anni fa Amato esenta dal pagamento del-

limposta i figli e i coniugi fino a 350 milioni


di lire. Ma, soprattutto, modifica le aliquote.
Se prima erano comprese fra l8 per cento e
il 36 per cento, con Amato passano da un minimo del 4 per cento a un massimo dell8 per
cento. Al di l della soglia di esenzione, sono questi gli ordini di grandezza percentuali intorno a cui sta ragionando la squadra
prodiana.
Se la tassa di successione ha una valenza
metaforica forte, si passa invece a una dura
questione di effetti sul portafoglio degli italiani e sulle scelte dei grandi investitori con
la spinosa questione della nuova imposizione sulle attivit finanziarie. In particolare,
ha destato scalpore una intervista rilasciata
il 23 marzo al Sole 24 Ore da Vincenzo Visco,
uno degli uomini forti della politica economica targata centrosinistra. Visco, che ha introdotto nel 1998 lIrap, ha spiegato come lobiettivo sia laliquota unica, su qualunque tipo di rendita, al 20 per cento. Oggi al 12,5
per cento la tassazione sulle azioni (una su
quattro in mano a una famiglia) e sui titoli
di stato (il 16 per cento del monte stock complessivo di privati). Prima di questo progetto, fra i partiti dellUnione, se ne accennava sotto voce. Adesso non si pu pi. Il 24
marzo, il quotidiano della Margherita Europa ha pubblicato un editoriale: In un amen
siamo tornati quelli delle tasse.

IlfiscodiProdinonvuolesserethatcheriano,provialmenoacopiareKennedy
Milano. Per Fausto Bertinotti il sistema
fiscale italiano iniquo perch viene meno
alla sua funzione redistributiva. Lobiettivo
politico del leader di Rifondazione comunista laumento dellimposizione sulle rendite finanziarie, che egli giudica troppo bassa, e la lotta allevasione fiscale. Suggerisce
un innalzamento dellaliquota sulle attivit
finanziarie al 20 per cento e una feroce campagna contro chi sfugge al fisco. Forse per,
anzich brandire larma spuntata dellideologia, farebbe bene a guardare a quanto
accaduto altrove. Sia in termini di equit,
sia di distribuzione del prelievo fra i ceti sociali, i paesi pi allavanguardia sono quelli che hanno scommesso sulla riduzione e
lappiattimento delle aliquote. E un dibattito costante nella dottrina economica.
Negli Stati Uniti, le sforbiciate di John F.
Kennedy misero benzina nel motore delleconomia, favorendo una crescita economica
media del 5 per cento annuo tra il 1961 e il
1968: gli introiti fiscali crebbero del 62 per
cento. Laliquota marginale sul reddito, che
Kennedy aveva piegato dal 90 al 70 per cento, fu drasticamente ridotta da Ronald Reagan, che la port al 28 per cento, grazie anche al supporto di una nutrita pattuglia di
parlamentari democratici. Una manovra
tanto spregiudicata non produsse, come temevano i Bertinotti dellepoca, una contrazione delle entrate: nel 1990 limposta sul
reddito frutt 1.253 miliardi di dollari, contro i 517 di dieci anni prima, segnando un
incremento, in termini reali, del 26 per cento. Non solo: il 5 per cento pi ricco dei contribuenti, che nel 1980 pagava il 35 per cento del gettito dellimposta sul reddito, nel
1990 ne sborsava il 49 per cento.
Nella Gran Bretagna di Margaret Thatcher le cose non andarono diversamente:
nel 1979 il cancelliere dello Scacchiere Sir
Geoffrey Howe ridusse laliquota marginale

dall83 al 60 per cento; nel 1986 il suo successore Nigel Lawson la abbass al 40 per
cento. Nellarco degli anni Ottanta il prodotto interno lordo pro capite crebbe del 24
per cento in termini reali. Il contributo dellimposta sul reddito alle entrate fiscali
complessive pass dal 55,9 al 58,2 per cento,
mentre il contributo del 10 per cento pi
ricco della popolazione simpenn dal 35 al
42 per cento del totale.
Lesempio inglese allorigine della riforma fiscale irlandese. Ha scritto il Commissario europeo al Mercato interno Charlie McCreevy: Quando allinizio degli anni 90, da

ministro delle Finanze in Irlanda, cominciai


a tagliare le tasse, molti temevano che la perdita di entrate sarebbe stata cos massiccia
da costringerci a fare marcia indietro. Accadde il contrario. La riduzione delle aliquote gener una pi intensa attivit economica, una maggiore lealt da parte dei contribuenti, e un aumento dei proventi del fisco. La riduzione dellimposta sul reddito
dimpresa dal 38 al 12,5 per cento determin
un aumento delle entrate da quella fonte, tra
il 1996 e il 2002, del 24,3 per cento allanno.
Lesperienza comune di tutti gli altri paesi che si sono avventurati in questo genere di

Energia e Bot, Epifani dice no alla demagogia

ra un comizio elettorale e laltro, il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani,


T
ogni tanto si ricorda degli interessi che la

sua organizzazione chiamata a difendere. Cos, parlando in una sezione romana


dei Ds, ha attaccato frontalmente il governatore ulivista del Lazio per aver bloccato
i lavori per la centrale a carbone di Civitavecchia. La scelta di Piero Marrazzo
sbagliata ha detto il carbone pi pulito e costa di meno, aggiungendo che se
puntiamo solo sul petrolio siamo in balia
dei paesi produttori come lIran, lIraq, la
Libia; se puntiamo sul gas, dipendiamo da
un rubinetto che pu essere chiuso. La risposta del governatore stata particolarmente capziosa. Invece di replicare nel
merito, ha sostenuto che se vince il centrodestra le centrali a carbone si faranno
in tutta Italia, e che quindi, per puro spirito di ripicca meglio non farne. Marrazzo ha raggiunto poi lapice dellumorismo
involontario sostenendo che, invece, Romano Prodi troverebbe una soluzione in
grado di tener conto di tutte le esigenze,

come se tra il fare o il non fare le centrali


a carbone (o la T av in val di Susa) esistesse una chimerica terza via.
Non solo sullesigenza di attenuare la dipendenza energetica Epifani si distinto
dalla vulgata del centrosinistra. Parlando
a unaltra manifestazione elettorale dei Ds,
questa volta a Milano, aveva espresso qualche distinguo sullidea di tassare i titoli di
stato, probabilmente perch sa che sono
moltissime le famiglie di lavoratori che
hanno investito i loro risparmi in Bot e Cct.
Non arrivato a dire che non bisogna aumentare la tassazione, ma ha posto una serie di condizioni, per mostrare almeno un
po di attenzione agli effetti che questa misura avventata avrebbe sui redditi delle famiglie dei lavoratori. La demagogia ecologista di Marrazzo e quella fiscale di Prodi,
in realt, non reggono a una verifica che
tenga conto degli interessi reali, da quelli
dellapprovvigionamento energetico a
quello della difesa dei redditi popolari. Al
punto che persino la Cgil si smarca.
Sergio Soave

politiche esattamente questa: la riduzione


fiscale per un verso alimenta lo sviluppo e gli
investimenti, per laltro scoraggia il ricorso
allevasione o allelusione. La crescita della
base imponibile si traduce in un aumento
del gettito; rendendo meno attraenti i comportamenti opportunistici, la riforma ha favorito uno spostamento del baricentro della
tassazione verso le fasce sociali a pi alto
reddito. Altri casi di grande successo sono
quello australiano (la riduzione dal 36 al 30
per cento dellaliquota sul reddito dimpresa
ha generato un aumento del gettito del 16,6
per cento allanno) e sudafricano (limposta
passata dal 35 al 29 per cento, il gettito salito del 43,2 per cento allanno).
La pietrolina fatta rotolare dai paesi anglosassoni ha innescato una valanga quando
i paesi dellEst europeo si sono affacciati al
capitalismo, facendo della riduzione e semplificazione fiscale una parola dordine.
Quella che lanalista della Heritage Foundation ha definito la rivoluzione della flat
tax, cio dellaliquota unica, ha contagiato
lEstonia (dove vige unaliquota del 24 per
cento, destinata a scendere al 20 nel 2007), la
Lettonia (25 per cento), la Lituania (33 per
cento), la Russia (13 per cento), Serbia (14),
Slovacchia (19), Ucraina (13), Romania (16),
Georgia (12). Naturalmente aliquote cos basse possono essere introdotte senza difficolt
in paesi che non devono fare i conti con linvecchiamento del sistema fondato sullo stato sociale. In tutti questi paesi, la riforma fiscale ha prodotto finora benessere abbastanza diffuso ed equit sociale. Il fatto che,
dovunque sia stata adottata, si sia finanziata
da s nel medio termine, la scagiona dallaccusa di essere unazzardata scommessa liberista: labbattimento della pressione tributaria semmai unopportunit che chi si candida al governo di un paese non dovrebbe
scartare a priori.

Le prime mosse di Draghi per disegnare i nuovi equilibri di Bankitalia


PRUDENZA SULLA LEGGE PER IL RISPARMIO, LA STRUTTURA NELLE MANI DI DESARIO, VISCO IN ASCESA, ALFONSO ALLA SEGRETERIA
Roma. Lo scacchiere bancario diventato una specie di gioco dei quattro cantoni.
E quattro, infatti, sono le banche Intesa,
Capitalia, Mps, SanPaolo che potrebbero
in qualche modo combinarsi tra loro. Questo il dossier pi voluminoso di cui si sta
occupando il nuovo governatore della Banca dItalia, Mario Draghi. Segnali di cambiamento ne ha gi dati, nello stile (niente
pi aereo privato, scorta ridotta) e nei rapporti interni, con messaggi di pacificazione
verso il potente sindacato della banca. Deve condurre in porto la riforma dello statuto, prevista dalla legge sul risparmio, e attivare una stretta collaborazione con le altre autorit di controllo. Su questo fronte
per gi si registrano segnali discordanti rispetto allo spirito dello scorso dicembre,
quando tutto si consum in poche ore, con
le dimissioni di Antonio Fazio e lapprovazione della legge. Come del resto gi segnalava qualche giorno fa il Corriere della
Sera, sono in cantiere i primi ritocchi alla
riforma, che in pratica dovrebbero restringere un p il perimetro di intervento dellAntitrust. E anche la tanto sbandierata
collegialit del direttorio verrebbe limitata alla vigilanza. Intanto, sui nodi relativi
alle aggregazioni bancarie Draghi ha dato
un input chiaro ai suoi uffici: approfondire,
ma senza dare limpressione di voler interferire. Certo, Draghi ha una caratura e una
esperienza internazionale che lo rendono
interlocutore accessibile dai grandi gruppi
bancari esteri, molto di pi di quanto non
lo fosse Antonio Fazio. Comunque il dossier banche monitorato dalla V igilanza,
affidata ad interim nel dicembre scorso a
Giovanni Carosio (che ha anche la delega
per larea banca centrale), dopo la rimozione di Francesco Frasca, il funzionario generale che assecond i disegni dellex governatore. Carosio, alto dirigente vicino a
Tommaso Padoa Schioppa e che fu critico
verso la gestione faziana, dovrebbe essere
confermato nel ruolo chiave alla Vigilanza,
con lincarico di riorganizzare e rimotivare
unarea messa a dura prova. Draghi ha avviato unispezione nei confronti dei due
servizi guidati da Claudio Clemente e Giovanni Castaldi, i due funzionari che non fir-

marono lautorizzazione alllopa di Bpi su


Antonveneta. Il nodo sarebbe la fuga di notizie, evento considerato inaccettabile in
ogni caso. Come a dire: le regole vanno rispettate comunque, siamo la Banca dItalia,
non un qualsiasi ministero. In parallelo con
la vigilanza, il governatore piano piano sta
rimettendo mano a tutta la struttura, ma
senza creare strappi o seminare il panico.
La strategia quella dei piccoli passi, ma
dai segnali chiari. Il direttore generale,
Vincenzo Desario, stato incaricato di tenere salda la struttura. Tradizionalmente,
infatti, la macchina della banca viene delegata al direttore generale, ma linterventi-

smo faziano e la presenza nel direttorio di


Antonio Finocchiaro, una specie di ministro dellInterno (per molti anni potentissimo direttore del personale) avevano depotenziato questo ruolo. Ora Desario ha ripreso in mano tutto e anche se in molti restano convinti di una sua prossima uscita
per questioni di et (73 anni) per il momento nel pieno delle funzioni, almeno fino
alle Considerazioni Finali del 31 maggio.
Pi volte in queste settimane ha presieduto riunioni plenarie dei funzionari generali, dando la linea del governatore, ma con
toni meno felpati. (Desario conosciuto per
essere un duro uno che avviava le ispe-

Quanto vale davvero il welfare scandinavo

probabile che il pensiero sociale de gli


americani sia pi innovatore e creativo
E
di quello degli europei, come sostiene Charles Murray (Il Foglio, 25 marzo). La sua idea
di risolvere il problema del welfare state depennandolo dallagenda del governo federale, tuttavia, non sembra frutto di un colpo
di genio. Si rimettano nelle tasche dei cittadini i soldi prelevati per finanziare un sistema assistenziale inefficiente la tesi e ci
saranno meno poveri, pensionati pi spendaccioni e malati meglio curati. Lo scenario
suggestivo. Ma non convince la circostanza (non vera) addotta per suffragarlo, e cio
che gli Stati Uniti siano abbastanza ricchi
da poter garantire a tutti i suoi abitanti un
alto tenore di vita. Largomento di scarso
rilievo anche perch una diseguale acquisizione delle risorse il principio motore e
lethos stesso delleconomia di mercato.
Neanche Friedrich von Hayek, arrivato a
negare lesigenza di politiche pubbliche in
favore dei diseredati e degli emarginati.
Nella Via della servit, un testo del 1944
caro anche ai neoconservatori americani, ne
ammette anzi la necessit istituzionale, pur
restando convinto che la pulsione fondamentale dellindividuo verso leguaglianza
non sia paragonabile alla pulsione verso la
libert. Lungo questa linea di tensione tra i
valori della libert e delleguaglianza si svolge il confronto tra riformismo liberale e

riformismo socialista sul welfare state. Per


Piero Fassino e Francesco Rutelli il modello sociale scandinavo rappresenta la soluzione del problema. Nella prefazione congiunta a un volume collettaneo fresco di
stampa, i due leader assumono quel modello come paradigma programmatico e politico del futuro partito democratico. I successi
del welfare state scandinavo sono incontestabili, senza per dimenticarne almeno
due condizioni costitutive. Anzitutto, il rapporto organico tra partito socialdemocratico
e movimento sindacale. Da noi Romano Prodi e Guglielmo Epifani ci stanno provando,
ma una scommessa aleatoria. In secondo
luogo, la spesa sociale pi elevata dellarea
comunitaria, che da noi richiederebbe un livello di tassazione incompatibile con una
crescita competitiva. In proposito, opportuna una precisazione. Nelle comparazioni
internazionali, le prestazioni sociali monetarie sono calcolate al lordo delle imposte
dirette. Al netto del fisco, darebbero una misura pi veritiera delleffettiva estensione
del welfare state. Si scoprirebbe che la spesa sociale complessiva degli USA si avvicina a quella media europea; e che la spesa
sociale dei paesi nordici si riduce di quasi
otto punti rispetto al pil, e in Inghilterra di
quasi tre punti. Il dibattito sulla riforma del
welfare dovrebbe tenere conto anche di ci.
Michele Magno

zioni pi difficili con delle vere e proprie


irruzioni nelle banche vigilate ma rispettato da tutti). In una di queste riunioni
avrebbe detto che i poteri della Banca dItalia non cambiano, checch ne dica la legge sul risparmio. In sostanza il messaggio
stato: lAntitrust, la Consob, e tantomeno il
governo non romperanno uno schema che
dura da pi di un secolo; da qui i ritocchi
alla legge in via di approvazione, elezioni
permettendo.
Sono messaggi forti, mirano a ricompattare una struttura demotivata dalle vicende dellultimo anno e dalla nomina di un
governatore esterno. Appena insediato al
primo piano di Palazzo Koch, Draghi ha rimesso in pista due vecchie conoscenze: il
vice direttore generale Pierluigi Ciocca, e
il funzionario generale, Ignazio V isco, entrambi emarginati da Fazio. In particolare
per Visco circola la voce di una candidatura al direttorio appena si liberer un posto,
ma intanto il suo peso in crescita, ben pi
della funzione che ricopre di direttore degli affari internazionali, in passato ricoperta da Fabrizio Saccomanni, anche lui poi
mandato da Fazio in esilio alla Bers di Londra. Messo da parte Angelo De Mattia, capo
della segreteria particolare e primo collaboratore dellex governatore, per quel ruolo ormai certa la nomina di Francesco
Alfonso, stimato capo della segreteria di
Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale e dirigente in aspettativa. Alfonso conosce Draghi da una vita, parla cinque lingue e quando ci fu la crisi della lira nel 92 fece da interprete tra Giuliano Amato e Helmut
Kohl, presente Ciampi, allora governatore.
Insomma, ha visto molto ed pronto per assumere un incarico che con la riforma dellistituto accompagner la diversa funzione
della segreteria particolare, che da ufficio
al servizio di un potere monocratico (governatore) diventer lo snodo per il funzionamento di un organo collegiale (direttorio). Ma Alfonso potrebbe trovare sulla sua
strada la candidatura di Marco Evangelisti,
anche lui alla segreteria particolare: nella
fase di innesto a palazzo Koch, Draghi lo ha
coinvolto molto e ora lui spera di avere
qualche possibilit di promozione.

Privatizzare lacqua
Come superare linefficienza della
rete idrica nel Sud con il 25 per
cento di erogazioni irregolari
ome si fa a votare per lUnione, dovrebbe chiedersi lelettore indeciso e
C
non ideologizzato, a fronte di una mole

infinita di nuove proposte mediamente


buone e serie se non conosco quanto esse mi costano (direttamente e come opportunit di lavoro perdute a causa della maggiore tassazione), e come intendo
tassare i cittadini per ottenere le necessarie risorse?
N el programma della coalizione di
centrosinistra si tocca a pi riprese un
tema, quello dei servizi idrici, che, al di
l delle necessarie e ingenti coperture finanziarie (non specificate), riveste importanza fenomenale per lo sviluppo del
nostro Paese. E qui il centro-destra deve
tacere quando viene accusato di avere
fatto molto poco avendo abbandonato
quasi totalmente le politiche di risanamento destinando risorse irrisorie alla
depurazione, al risanamento e al rifacimento delle reti idriche, in particolare
nel Mezzogiorno (Programma dellUnione, p.151). Certo non era facile fare qualcosa, ma almeno elevarlo a tema di assoluta priorit in questultimo quinquennio non doveva poi essere cos difficile
In una memorabile scena del film
Mery per Sempre Michele Placido, insegnante presso un carcere minorile siciliano scorre la mappa di quella meravigliosa isola mostrando le ferite che la
mafia ha inferto al suo profilo idrico.
Nel Mezzogiorno negli ultimi 10 anni
rimasta invariata la percentuale di famiglie che lamenta irregolarit nellerogazione dellacqua: una su quattro con punte del 40 per cento in Calabria e Sicilia.
Gli investimenti nellindustria dei servizi idrici sono calati del 40 per cento dal
1993 al 2001. Molte delle gare per laffidamento della gestione dei servizi idrici
sono andate deserte; prova questa della
opposizione dei comuni a cedere il potere ad aziende private ma anche di una
scarsa capacit della politica industriale
nel rendere attraenti gli investimenti per
i potenziali offerenti.
Molto si pu fare. A cominciare dalla
revisione del sistema tariffario transitorio ancora in approvazione presso il Cipe che prevede tra laltro linserimento
della componente del miglioramento
qualitativo del servizio. Risulta ancora
eccessiva la frammentazione decisionale
a livello locale come imperfetta lindividuazione ottimale di ambiti territoriali per stimolare le giuste economie di
scala. Vi sono poi due gravi fattori di rallentamento dei lavori: il contenzioso a
causa dei ricorsi di imprese perdenti e, a
livello autorizzativo, il ruolo di comuni
recalcitranti.
Ma vi bisogno anche di un forte cambiamento culturale. Il nodo in molte
realt del Mezzogiorno rimane quello del
timore che il passaggio a una gestione
privata incida sulla qualit dei servizi soprattutto per le fasce pi deboli, poveri e
bambini, nonch sulle tariffe. Nodo che
si ripropone purtroppo nel Programma
della Fabbrica: Nel settore cruciale dellacqua dovranno essere assunti criteri
di massima sensibilit, di precauzione,
di forte investimento programmatico. In
questo caso la distinzione fra rete e servizio pi complessa. Entrambe le funzioni dovranno dunque rimanere pubbliche (Programma dellUnione, p.130).
E una visione miope. Innanzitutto perch sembra ignorare il disastro della gestione pubblica delle acque di questi ultimi decenni. In secondo luogo perch
basata su di una totale diffidenza a priori che pervade tutte le pagine del programma dellUnione verso il libero
mercato, anche quando regolato.

Il caso argentino
Uno studio pubblicato recentemente
di Galiani, P. Gertler e Schargrodsky analizza lesperienza di privatizzazione argentina dal 1990 al 1999. Essi mostrano
come, l dove avvenuta, grazie alla privatizzazione la mortalit infantile scesa dell8,6 per cento nel suo complesso e
del 18,2 per cento per quella causata da
malattie infettive e parassitiche. Leffetto particolarmente evidente nelle municipalit pi povere dove la riduzione
stata del 26,5 per cento. La privatizzazione ha espanso lofferta dacqua e di sistemi fognari fornendoli soprattutto a chi
prima, sotto la gestione pubblica, non li
aveva, ha ridotto malfunzionamenti ed
interruzioni ed ha permesso migliori
trattamenti fognari.
E le tariffe, si dir? In Argentina i dati sembrano indicare stabilit o addirittura decrementi rispetto alla gestione
pubblica. Certo ci non potr essere il
caso italiano, dove le tariffe sono tra le
due e le cinque volte inferiori a quelle
delle altre realt occidentali dove prevalgono sistemi privatizzati. Ma quanto
sarebbero disposti a pagare i cittadini
del Mezzogiorno per acqua sicura e ininterrotta? In Olanda, dove un terzo della
popolazione considera la qualit dellacqua un problema, la maggioranza di un
campione intervistato disponibile a pagare somme aggiuntive del 20 per cento
per raggiungere una adeguata qualit
del servizio. Non c dubbio che quel numero sia molto pi alto in Italia.
La strategia delle acque del Mezzogiorno passa, oltre che per un controllo
del territorio idrico da parte delle forze
dellordine, per una intelligente ma risoluta privatizzazione della gestione.
Gustavo Piga

ANNO XI NUMERO 75 - PAG IV

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MERCOLED 29 MARZO 2006

Israel rispiega a Cassata perch leugenetica non scienza ma ideologia

a replica di Francesco Cassata al mio


articolo (Non esiste il bello delleugeL
netica, 21 marzo) non meriterebbe una ri-

sposta se non per segnalarla al lettore come un perfetto modello del costume che
denunciavo in quellarticolo.
Immaginate che vi si accusi di aver detto
la tesi A, qualificandola come una stupidaggine e che voi rispondiate di aver detto
qualcosa di ben diverso da A, diciamo la tesi B. Vi aspettereste che vi si risponda che
anche B falsa, oppure che si dimostri inequivocabilmente che B equivalente ad A.
Ebbene no: vi si risponde semplicemente
dicendo che siete un ignorante perch
avete detto A. Insomma, tu hai sbagliato a
dire A per la semplice ragione che io dico
che tu hai detto A.

Non mi interessa dirimere se un simile


modo di fare sia dovuto a difficolt di comprensione o a un approccio di tipo stalinista, per cui, una volta decretato che hai
commesso un fatto puoi fare qualsiasi cosa
salvo una: negare di averlo commesso.
Nel mio articolo sostenevo molte cose, le
quali non erano affastellate soltanto per
criticare il libro di Cassata: veda di dare
una calmata al suo egocentrismo. Comunque, in sintesi: 1) che leugenetica nata in
stretta correlazione con il concetto di razza
e attiene allidea di miglioramento della
razza (della stirpe o della specie) e quindi
non esiste per definizione uneugenetica che si curi dellindividuo singolo indipendentemente da parametri generali e fini collettivi; 2) non dicevo affatto che euge-

netica = razzismo (tantomeno che eugenetica = antisemitismo!), ma che leugenetica


propugna pratiche di selezione pericolosamente contigue a una visione razziale e
che, per la sua stessa natura, fornisce largomentazione teorica e scientifica atta a
giustificare ladesione a politiche razziali e
quindi a creare consenso nei confronti di
esse; 3) che tale era il senso dellinterpretazione che sorreggeva il libro mio e di Pietro Nastasi (Scienza e razza nellItalia fascista), e che quindi le critiche (fra cui
quella di Cassata) secondo cui avremmo sostenuto una tesi di precorrimento ovvero
di un piano inclinato che avrebbe condotto dalleugenetica alle politiche della
razza (in particolare antiebraiche) erano
completamente infondate. La nostra inter-

pretazione era ben diversa ed escludeva


esplicitamente ogni teoria del piano inclinato, tantomeno lidea di una correlazione
meccanica tra eugenetica e razzismo antisemita e che non era corretto tentare di
confutarci inchiodandoci a una tesi che
non era la nostra (se mai di altri).
E invece si ricomincia daccapo. Cassata
dice che sarei un ignorante perch non
saprei che stato chiaramente dimostrato
come leugenica tedesca non possa essere
tout court identificata con il razzismo e lantisemitismo nazisti e mi accusa di aver usato il tema del precorrimento E allora
cosa concludere? Per esser buono non dir
che egli fa orecchie da mercante, ma soltanto che le sfumature non appartengono al
suo mondo. Egli continua dicendo che la

nostra teoria del precorrimento (e dgli) conduce a errori grossolani come lannoverare Ettore Levi fra i precursori del
razzismo fascista. Inutile dire che neppure
questo abbiamo mai detto. Abbiamo piuttosto ricordato che Levi era assertore dellidea che leugenetica aveva la funzione di
rialzare la qualit della razza e di farlo
anche impedendo lunione fra elementi disgenici. Continuo a trovare detestabili simili progetti che nulla hanno a che fare
con la scienza ma sono progetti puramente ideologico-politici e continuo a ritenere
che un simile modo di pensare abbia contribuito a creare unatmosfera malsana e favorevole alla diffusione di idee deleterie.
Questo non vuol dire che Ettore Levi sia stato un precursore del razzismo antiebraico:

c bisogno di dirlo? Il poveretto si rivolterebbe nella tomba a sentirselo dire, il che


non in contraddizione con la tesi che i
suoi propositi siano stati assai discutibili. E
il fatto che egli sia stato denigrato come
scienziato ebreo e nemico dellideologia
razziale fascista dalla rivista La Difesa della Razza non dimostra un bel niente. Nel
periodo iniziale del fascismo, Mussolini in
persona present Einstein come un precursore del fascismo, ideologia a suo dire super-relativista. Alla fine, Einstein divent
lemblema della pi fetida scienza ebraica.
Infatti, non esiste alcun piano inclinato o
precorrimento. Forse Cassata non sa che
sono esistiti anche ebrei fascisti, e persino
ebrei che difendevano la superiorit della
razza italica, che alcuni tra i maggiori teorici del diritto corporativo fascista sono stati
ebrei, e che costoro si sono visti poi accusare come nemici del regime e della patria.
Oppure Cassata sa queste cose, ma si tratta
di contraddizioni difficili da far rientrare
nella sua storiografia in bianco e nero. Pensa che, leugenetica di Levi fosse buona e
scientifica perch progressista, mentre
quando era promossa da scienziati fascisti
era comunque la peggiore. Ecco perch
certe valutazioni gli risultano semplicemente incomprensibili, e le cataloga come
errori. Sempre a esser buoni e non voler
dar credito al sospetto che stia facendo le
orecchie da mercante.
Leugenetica sempre stata (e continua a
essere) una pseudoscienza altamente rischiosa, cos come lantropologia fisica. Alla sua costruzione hanno contribuito scienziati reazionari e progressisti, e se la sua
storia pu insegnarci qualcosa che la legittimazione in quanto scientifici di concetti di natura prettamente ideologica come quello di razza, di stirpe e anche di etnia pu condurre a giustificare come oggettive e neutrali conclusioni che contengono invece tutti i veleni inerenti a quelle
premesse ideologiche.
Un Benedetto Croce in sedicesimo
Lasci perdere quindi Cassata le sue saccenti lezioncine a base di citazioni di Febvre sullanacronismo come peccato capitale dello storico. Dice che mostrare il carattere non scientifico del concetto di razza
non il vero problema: dal punto di vista
della storia della scienza lo certamente.
Abbia quindi Cassata il senso del ridicolo
di non fare il Croce in sedicesimo. Peraltro,
studiare come sia stato usato storicamente
il concetto di razza dalla comunit scientifica internazionale precisamente quel
che abbiamo fatto. Parte di questa storia
la progressiva constatazione del tragico errore strutturale che alla base delleugenetica, nonch dellantropologia fisica, e
che giustamente ha fatto parlare LviStrauss di un peccato originale. Dimenticare la natura specifica e caratteristica delleugenetica, facendo finta che sia stata una
scienza al pari dellastronomia ingenuo, e
conduce a cascare con tutte le scarpe nella
tesi ideologica di uneugenetica buona e
cattiva, in dipendenza dei suoi portatori,
e nella riproposizione questa s sconcertante anacronismo di uneugenetica per il
nostro tempo.
Quanto agli insulti, Cassata avrebbe fatto meglio a rileggersi lintroduzione al suo
libro e constatare: la sua pretesa comica di
avere i titoli per attribuire voti a destra e
manca; la petulante insistenza a definire
errori le opinioni altrui senza neppure
tentare di capire se dietro vi sia qualche ragione che egli non stato capace di approfondire; laccusa di ignoranza e strumentalismo che riversa su coloro che hanno indicato i rischi delleugenetica nel corso del dibattito referendario sulla procreazione assistita; mentre sarebbe invece giustificata la pretesa di ricavare dal suo compitino storiografico la tesi che leugenetica
il sogno laico del miglioramento della
specie umana. Insomma, chi critica leugenetica un ideologo ignorante, mentre chi
la difende a spada tratta, anche se in penuria di argomenti, invece un paladino della conoscenza e del progresso
Giorni fa il Foglio ha ricordato una frase
di Simon Wiesenthal: Quando, oggigiorno,
sento nuovamente i medici discutere di eutanasia, parlando di uccisioni compassionevoli, lorrore si impadronisce di me: un
titolo accademico non una garanzia contro comportamenti sadici e psicopatici [].
Prima i malati incurabili, poi i ritardati e
i vecchi. Molto presto tutti coloro che avevano un qualche genere di disabilit divennero indegni di vivere. Ma gi, dimenticavo che Wiesenthal non era un sognatore laico del miglioramento dellumanit.
Doveva essere un ignorante, un imbecille e
un ideologo strumentalizzatore, che per poco ha mancato loccasione doro di far campagna a favore della legge 40.
Giorgio Israel

IL FOGLIO

ORGANO

DELLA

quotidiano

CONVENZIONE

PER LA

GIUSTIZIA

Direttore Responsabile: Giuliano Ferrara


Vicedirettore Esecutivo: Ubaldo Casotto
Vicedirettore: Daniele Bellasio
Redazione: Annalena Benini, Maurizio Crippa
Stefano Di Michele, Marco Ferrante, Alessandro Giuli
Paola Peduzzi, Marianna Rizzini, Christian Rocca
Guia Soncini, Nicoletta Tiliacos, Vincino.
Giuseppe Sottile (responsabile dellinserto del sabato)
Editore: Il Foglio Quotidiano societ cooperativa
Largo Corsia dei Ser vi 3 - 20122 Milano
Tel. 02.771295.1 - Fax 02.781378
Presidente: Giuseppe Spinelli
Consigliere Delegato: Denis Verdini
Consigliere: Luca Colasanto
Direttore Generale: Michele Buracchio
Redazione Roma: Lungotevere Raffaello Sanzio 8/c
00153 Roma - Tel. 06.589090.1 - Fax 06.58335499
Registrazione Tribunale di Milano n. 611 del 7/12/1995

Telestampa Centro Italia srl - Loc. Colle Mar cangeli - Oricola (Aq)
STEM Editoriale spa - V ia Brescia, 22 - Cer nusco sul Naviglio (Mi)
S.T.S. spa V Strada 35 - Piano DAr ci (Ct)
Centro Stampa LUnione Sarda - Via Omodeo - Elmas (Ca)

Distribuzione: SO.DI.P. spa Via Bettola 18


20092 Cinisello Balsamo Tel. 02.660301
Pubblicit: P.R.S. Stampa Srl
Via B. Quaranta 29 Milano, Tel 02.5737171
Pubblicit legale: Il Sole 24 Or e Spa System
Via Monterosa 91 - 20149 Milano, Tel. 02.30223594
e-mail: legale@ilsole24ore.com
Abbonamenti e Arretrati: STAFF srl 02.45702415
Una Copia Euro 1,00 Arretrati Euro 2,00 + Sped. Post.
ISSN 1128 - 6164
www.ilfoglio.it

e-mail: letter e@ilfoglio.it