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IL FOGLIO

Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1

ANNO XI NUMERO 97

Mar Rosso sangue

Il terrore torna a colpire


lEgitto e assedia Israele
tra bombe e minacce
Decine di morti e 160 feriti a Dahab. Tra
le vittime forse anche italiani. Osama e
Ahmadinejad avevano parlato da poco

Stato demergenza al confine


Il Cairo. Alle sette e un quarto di ieri sera
tre bombe sono scoppiate nel piccolo centro
turistico di Dahab, sul Golfo di Aqaba, nella
parte orientale della penisola del Sinai. Secondo testimoni, le esplosioni avrebbero colpito un hotel nella centralissima parte del
suk turistico della cittadina, a pochi passi
dalla passeggiata del lungomare, solitamente molto affollata in serata. Si sarebbe trattato di una o pi esplosioni. La televisione
egiziana, in serata, ha parlato di ordigni a
tempo, opera di professionisti. Una ventina di ambulanze arrivata sul posto. Un dottore egiziano delle squadre di
soccorso ha parlato di centinaia di morti, ma le agenzie di
stampa internazionali hanno per
ora segnalato almeno trenta morti e 160 feriti.
Dahab una meta turistica
molto conosciuta, tradizionalmente frequentata da un pubblico molto giovane, piace soprattutto agli
amanti del sub ed facile incontrare nei baretti in stile beduino sulla
spiaggia tantissimi israeliani. Il
confine, infatti, vicinissimo. Ma,
la cittadina nota anche a tedeschi e italiani. Secondo le prime
informazioni, cinque nostri connazionali sono rimasti illesi, ma
altri sarebbero rimasti uccisi. In
queste ore, per, Dahab, nonostante sembri che la maggior parte delle vittime sia straniera,
certamente affollata anche di egiziani. Infatti, ci sono nel paese cinque giorni di vacanza. Ieri era Sham
el Nessim, una sorta di pasquetta, la festa di
primavera che si celebra sempre il giorno dopo la Pasqua copta: gli egiziani amano lasciare le grandi citt e recarsi al mare o in campagna per rilassarsi.
Oggi, invece, il paese celebra lanniversario della liberazione del Sinai dopo gli accordi di Camp David del 1978 con Israele. Il
Sinai stato colpito gi diverse volte, negli
ultimi mesi, dal terrore. Nel luglio del 2005,
60 persone sono morte in un attacco nella
meta turistica di Sharm el Sheikh; nellottobre 2004, diverse esplosioni a Taba, sul confine con Israele, uccisero 30 turisti. Quegli
attacchi furono rivendicati da gruppi gravitanti nellarea di al Qaida. Solo poche ore
prima delle esplosioni, in una registrazione
audio pervenuta ad al Jazeera, la voce di
Osama bin Laden (lautenticit del nastro sarebbe stata confermata da Washington) aveva minacciato attentati. I popoli delloccidente diceva mandano i loro figli negli
eserciti a combatterci e continuano il loro
appoggio finanziario e morale, mentre i nostri paesi sono bruciati, le nostre case bombardate, la nostra gente uccisa. Con un
esplicito riferimento allEgitto: Dopo che
limpero ottomano stato diviso in decine di
paesi, la Gran Bretagna tornata per separare il Sudan dallEgitto. Poi esortava a
prepararsi a una guerra di lunga durata.
Tra la Palestina e al Qaida
Il vicino Israele, colpito una settimana fa
da un attacco che ha causato nove morti a
Tel Aviv ed stato rivendicato dal Jihad islamico, ha proclamato lo stato di emergenza alla frontiera. Sono circa 25 mila i cittadini
israeliani che nellultima settimana hanno
passato il confine per andare in Egitto. Nel
suo messaggio audio, Bin Laden, o chi per
lui, si soffermato sulla situazione nei T erritori palestinesi. Il boicottaggio occidentale del governo palestinese guidato da Hamas
dimostra che in corso una guerra crociatosionista contro i musulmani. Un portavoce
di Hamas, Samy Abu Zehry, in una dichiarazione rilasciata attraverso lorganizzazione
islamica (sorella) egiziana dei Fratelli musulmani ha preso le distanze dalle parole del
nastro. Hamas ha la propria agenda che
non compatibile con quella di al Qaida.
Nei giorni scorsi, il rais Hosni Mubarak, silenzioso nelle ultime settimane sulla sempre
pi complicata situazione mediorientale,
aveva deciso di tornare al suo ruolo di mediatore del Levante, invitando il neopremier
israeliano Ehud Olmert e il rais Abu Mazen
a Sharm el Sheikh. In unintervista al quotidiano governativo egiziano al Ghoumourreya, poche ore prima delle esplosioni, ha invece detto che ancora prematuro parlare di un nuovo vertice come quello che lanno scorso riun nella localit turistica sulle
rive del Mar Rosso il capo dellAutorit palestinese e lallora premier Ariel Sharon.
Secondo Gary Schmitt, analista dellAmerican Enterprise Institute ed ex consigliere
per lintelligence del presidente americano
Ronald Reagan, lattacco a Dahab prova
che quella in atto non una guerra tra musulmani e occidente, ma una battaglia contro chiunque tenti di aprire una porta verso
Israele nel mondo islamico. Israele oggi si
trova incastrato tra le minacce del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad (che
poco prima dellattacco a Dahab si era scagliato contro lo stato ebraico) e le parole di
Bin Laden. Ogni sforzo dei paesi vicini di
aiutarlo massacrato dalle bombe.

quotidiano

Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO

MARTED 25 APRILE 2006 - 1

DIRETTORE GIULIANO FERRARA

Dichiarazione di jihad
Il presidente iraniano continua a
dire che lentit sionista va
cancellata e trama con Hezbollah
Gerusalemme. Il presidente iraniano,
Mahmoud Ahmadinejad, ieri si (ri)scagliato contro Israele Questo regime non pu
sopravvivere ribadendo la strategia di distruzione nei confronti dellentit sionista,
perpetrata con armi convenzionali e no, visto che il programma nucleare andr avanti, alla faccia dellultimatum del Consiglio di
sicurezza dellOnu che scade venerd.
La durezza di Ahmadinejad sintreccia
con gli altri fondamentalismi, rafforzando
quellasse tenuto insieme dalla volont di
distruggere Israele. Lattentato suicida a Tel
Aviv, settimana scorsa, ha segnato un momento cruciale: il primo dopo la presa del
potere di Hamas e lelezione del nuovo governo israeliano; lesecutivo palestinese lha
giustificato come autodifesa (ci sono state
nove vittime); il primo progettato fuori dal
territorio palestinese, a firma iraniana. Per
questo come ha rivelato ieri il W all Street
Journal gli Stati Uniti stanno intensificando gli sforzi per tagliare
i fondi di Hezbollah, considerato
da Washington il veicolo principale attraverso cui lIran porta a termine attacchi terroristici su scala globale. Sebbene la settimana prima dellattacco di Tel Aviv le forze di sicurezze israeliane fossero riuscite a neutralizzare pi di 70 piani dattacco,
su questo, rivendicato dal Jihad
islamico, non avevano alcuna
informazione. Il gruppo palestinese riceve dallIran denaro per
il reclutamento di giovani volontari, pronti a compiere attentati. Teheran sarebbe
anche il luogo dove la
strage stata organizzata. Secondo fonti
israeliane, il 1800
Forward Command
di Hezbollah, presente a Gaza, il vero architetto. La decisione finale sullattacco sarebbe stata presa in
un incontro a Teheran, al quale avrebbero
partecipato il capo del Jihad islamico di Damasco, Ramadan Abdallah al Shallah, il comandante di Gaza, Mohammad al Hindi, il
comandante in seconda di Hezbollah, Sheik
Ali Qassem, il capo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Kasim Suleimani. Ehud Olmert, premier israeliano, ha accusato Iran e
Siria di essere dietro la strage.
I rapporti tra Teheran e il gruppo islamico non sono mai stati pi cordiali. L Iran ha
annunciato lo stanziamento di 50 milioni di
dollari in aiuti. Khaled Meshaal, leader in
esilio dellorganizzazione, ha suggerito che,
in caso dattacco contro le installazioni nucleari iraniane, Hamas risponder con attentati contro Israele. L accordo di mutuo
soccorso che lega Hamas e Iran attraverso i
buoni uffici di Hezbollah, la partecipazione
del Jihad islamico e del suo leader e la cooperazione della Siria sono confermati da alcuni colloqui condotti da Ahmadinejad. Il
Times scrive che il presidente avrebbe partecipato a un incontro in Siria, a gennaio, assieme a Imad Mugniyeh, comandante di
Hezbollah per le operazioni allestero. A lui
Teheran avrebbe chiesto dorganizzare la
rappresaglia contro loccidente in caso dattacco americano ai siti nucleari. Mugniyeh,
ricercato dallFbi, avrebbe partecipato al dirottamento del volo TWA nel 1985.
I primi contatti tra Iran e Hamas risalgono allinizio degli anni 90. Il rapporto tra lo
stato sciita (fondamentalista) e il movimento
(fondamentalista) sunnita legato ai Fratelli
musulmani era, in partenza, minato da diffidenza reciproca. Anche oggi sopravvivono i
sospetti, ma il capitale elettorale conquistato da Hamas, unito al feeling tra lorganizzazione e Teheran, mettono lIran in unottima
posizione nei Territori per far valere i propri interessi. Al cuore di questa convergenza c Hezbollah.
Questo numero stato chiuso in redazione alle 21,45

Pare che il senatore Luigi Pallaro, ormai detto


per sempre lItaliano allestero, potrebbe votare
per Andreotti. Pare che
la sorte della presidenza
del Senato sia in mano
ai franchi tiratori. Pare
che Clemente Mastella potrebbe fare addirittura il franco tiratore da questa parte. E
che gli amici di Marco Follini potrebbero
fare i franchi tiratori dallaltra parte. E oltrech ai franchi tiratori, la seconda carica
dello stato parrebbe in mano ai senatori a
vita. Perch pare che Scalfaro, Montalcini,
Colombo e Napolitano darebbero il loro voto a Franco Marini. Mentre Cossiga e Pininfarina sarebbero pi propensi per Andreotti. Pare. Pare anche che la Lega non abbia
ancora deciso. Anche se, da quel che pare,
potrebbe anche decidersi a votare come il
resto della Casa delle libert. Pare in ogni
modo che Marini potrebbe contare su 162
voti, mentre il suo contendente non dovrebbe andare oltre i 157. Ma chiss. In questo
clima di incertezza, dove tutto sembra, lunica cosa certa che Bonini e DA vanzo
stanno lavorando ventre a terra su un articolo bomba. Titolo: Mafia, arrestano Provenzano e rispunta Andreotti: tutte le manovre di Pollari.

CACCIA ALLERRORE

Una buona corsia

NESSUN VINCITORE, RADDOPPIA LA


POSTA, 2000 euro a chi scopre lerrore
quotidiano, che questa settimana sar inserito solo a pagina due del Foglio. Soluzioni, scheda e regolamento nellinserto IV

Che gelo che fa

Perch lintesa Abertis-Autostrade


conveniente non solo per i soci
ma anche per lItalia e la Spagna

Littizzetto non fa ridere nessuno.


Imbarazzi fabiofaziani. Dopo il voto
la ripresa c, la satira non c pi

Milano. Per i soci, la fusione fra Societ


Autostrade e la spagnola Abertis sar un affare. Per lItalia, segner un miglioramento
della qualit della rete viaria, grazie agli 11
miliardi di euro di investimenti gi previsti.
Inoltre, costituisce un passo in avanti per un
capitalismo italiano che sceglie di internazionalizzarsi trattando senza complessi di
inferiorit con gli altri players europei.
Domenica sera, loperazione ha ottenuto
il via libera dai rispettivi cda. Ieri mattina a
Piazza Affari, Autostrade arrivata a guadagnare oltre il 9 per
cento. Minore leuforia a
Madrid, dove il rialzo
immediatamente successivo allannuncio si
limitato al 2 per cento.
Da un punto di vista
strategico commenta
leconomista Lanfranco
Senn, direttore del Centro studi sui trasporti
dellUniversit Bocconi
la nascita di un operatore paneuropeo sinse- GILBERTO BENETTON
risce sulla falsariga della campagna tedesca di Alessandro Profumo
nel settore bancario. La fusione riguarda le
due holding. Gli azionisti riflette Patrizio
Pazzaglia, direttore finanziario di Bank Insinger sono senzaltro i primi beneficiari.
Ai piani alti della nuova societ, in cui Schema28 dei Benetton deterr il 24,9 per cento
e gli azionisti forti spagnoli il 24,2 per cento,
si riverseranno notevoli vantaggi fiscali. La
scelta della sede a Barcellona permetter,
grazie alla legislazione pi favorevole, di
rendere deducibile lavviamento di Autostrade per un valore di 8 miliardi: se il nuovo titolo esordir fra i 22 e i 23 euro, un euro
della quotazione sar imputabile al risparmio fiscale. C un altro vantaggio dice
Pazzaglia il gruppo, operando in 16 paesi,
potr diluire il rischio regolamentare.
La dirigenza di Societ Autostrade, che
dovr confrontarsi con altri stili manageriali, verr spinta a perseguire strategie di
diversificazione. In questo senso osserva
lanalista di una sim milanese si potrebbe
pensare a un travaso di competenze e di
know how fra gli spagnoli e gli italiani:
Abertis opera, per esempio, anche negli aeroporti, nelle aree di parcheggio e nelle infrastrutture di telecomunicazioni. Non a
caso, la quota dei pedaggi sui ricavi italiani ora all85 per cento; per gli spagnoli si
scende al 63 per cento.

Roma. Sorpresa: la ripresa economica c, la satira televisiva non c (gi)


pi. Gli indicatori internazionali smentiscono qualche profezia di sventura
da campagna prodiana; il governatore
di Bankitalia Mario Draghi, con i dati
sugli aiuti ai paesi poveri, zittisce inconsapevolmente il cantante Bono Vox,
autore della lettera Mr Berlusconi,
non mi citi, lItalia non fa nulla per
cancellare il debito. La trasmissione
Che tempo che fa, salotto di Fabio
Fazio, domenica 23 aprile ha invece inverato un sogno post voto (brutto o bello dipende dalle prospettive), e cio il
ritrovarsi con i comici di area Ambra
Jovinelli o di ambiente faziano-luttazziano seduti attorno a un tavolo a prendere il t per non parlar di mortadelle.
Qualcuno laveva pensato gi davanti a Romano Prodi che esultava nottetempo, il 9 aprile, a vittoria non solo
ancora incerta ma pure pericolante.
Qui ci vorrebbe un Corrado Guzzanti
dei vecchi tempi, si pensava, quello
mascherato da Francesco Rutelli inciucista, sempre pronto a gridare: A
Berlusc, ricordate degli amici. Niente. Un ben di dio e nessuna reazione.
Silenzio davanti a Piero Fassino rinchiuso in ufficio a districare laffaire
DAlema, a Fausto Bertinotti picconatore, alle lettere ufficiali diessine, alla
rinuncia di Massimo il marinaretto, ai
sindaci che giocano a rimpiattino sullIci. E vabb che i comici, magari, si
erano abituati alla par condicio, una
sorta di ora di ricreazione, tanto non si
pu dir nulla, vabb che senza Cav .
scarseggiano le battute pronte, ma come ha fatto Luciana Littizzetto ad afflosciarsi cos in fretta? Nemmeno un
mese fa faceva ridere. Cerano, almeno,
le battute sulla Confindustria dei
compagni. Ora la si ritrova, dopo le
elezioni e dopo il piccolo miracolo di
domenica 23 aprile cos il diessino
Giuseppe Giulietti ha chiamato la ricomparsa di Enzo Biagi a Che tempo
che fa a far battute simili se non
identiche a una qualsiasi conversazione udita in qualsiasi luogo pubblico
negli ultimi quindici giorni: Ma chi
siamo, i minchioncini del quartierino?; La Grande coalizione? Ma se vi
tirate i capelli come i bambini dellasilo e allopposizione chi ci va, V anna
Marchi?; lUnione ha dato spettacolo grazie DAlema e Bertinotti, era
quello che gli elettori volevano vedere; Appello prima delle Comunali,
evitiamo di spendere per gli exit poll,
sbagliano sempre. Fa ridere?

Franco-tiratori

Marini chiama Follini perch


teme la rivolta dei dalemiani
Mosse pro eligendo Massimo: spunta
il Viminale. Amato allirto colle
Raccontano che Franco Marini , nonostante lapparente baldanza, sia un po
preoccupato per lesito delle votazioni del
presidente del Senato. Raccontano che alPASSEGGIATE ROMANE

cuni senatori di provata fede dalemiana,


pur non avendocela affatto con il segretario organizzativo della Margherita, potrebbero, a scrutinio segreto, non votare Marini. Naturalmente il bersaglio di questa iniziativa non sarebbe lex leader del Partito
popolare, bens quel Romano Prodi che
non ha voluto Massimo DAlema alla presidenza della Camera.
Sar per questa ragione, perch i voti segreti sono sempre insidiosi e, comunque,
nonostante let, Giulio Andreotti resta un
avversario da temere, insomma sar per
queste o per altre ragioni, fatto sta che
Franco Marini ha cominciato la sua campagna elettorale molto presto con lobiettivo di
salire sulla poltronissima di Palazzo Madama. Pare che il segretario organizzativo della Margherita si stia dando veramente un
gran da fare. Dicono anche che vi sia stata
qualche telefonata con un autorevole esponente della Casa delle libert per capire se
da quella parte poteva aprirsi lo spiraglio.
Il leader del centrodestra dallaltro capo
del telefono era Marco Follini. Non si sa se
lex segretario dellUdc, in polemica con il
suo partito ma dichiarandosi leale nel voto,
abbia privatamente assicurato Marini. Ma
questo non lo si sapr mai, perch il voto
segreto.
Ufficialmente DAlema ha rinunciato a
qualsiasi incarico. Niente ministero degli
Esteri, perch la politica estera il suo
convincimento ormai la fanno i presidenti del Consiglio. Niente Quirinale perch unofferta che assomiglia a una presa per i fondelli, a suo dire. N iente di
niente? E mai possibile. Qualcuno, in verit, vorrebbe inviare il presidente della
Quercia al Viminale, qualche altro invece
pensa che sia ancora possibile la carta del
Quirinale. E lui? Dopo aver detto che non
entrer nel governo, difficile ora che
DAlema possa cambiare idea, seppure allettato da una poltrona prestigiosa come
quella del Viminale. Non ne uscirebbe bene, se accettasse, perch farebbe la figura
di chi ha detto una cosa e poi ne ha fatta
unaltra, senza contare che darebbe limpressione di accontentarsi di una poltrona
(per quanto prestigiosa) purch sia. Diverso, per, il discorso sul Quirinale. Per
quellincarico, infatti, formalmente, DAlema non si candider. Bens verr candidato, magari allultimo momento. Questoperazione tuttora in piedi. E c chi giura
che il presidente della Quercia ne sia a conoscenza e non la disprezzi troppo.
Al momento, operazioni pro DAlema a
parte, lesponente che ha maggiori chance di salire al Quirinale (eccezion fatta
per Carlo Azeglio Ciampi) lex premier
socialista Giuliano Amato. Ne convinto
lui stesso, come hanno avuto modo di apprendere i suoi interlocutori di questi
giorni. Lesponente socialista non dimentica mai di sottolineare quante possibilit
abbia di diventare presidente della Repubblica.
Dicono che la compagine governativa sia
quasi fatta. Non vero, ma suona bene e ritaglia addosso a Prodi i panni del decisionista, il che, in politica, non fa mai male.
Per lesecutivo, in realt, le caselle da riempire, quelle da spostare e quelle da cancellare sono ancora molte. Un punto certo:
Rifondazione comunista si accontenter di
poco, dal momento che Fausto Bertinotti
salir alla presidenza della Camera. LItalia dei valori, quarto partito della coalizione, non ha ancora deciso dove sistemare il
suo leader. Antonio Di Pietro, infatti, aveva
chiesto il ministero della Giustizia, ma Prodi glielo ha negato. In compenso sar pi
fortunato di lui un altro esponente di quel
movimento, Leoluca Orlando. Lex sindaco
di Palermo, infatti, potrebbe (ma soprattutto vorrebbe) andare alla presidenza della
commissione antimafia. Oliviero Diliberto,
invece, preferisce stare fuori dal governo
perch teme che se si allontana dal partito,
Marco Rizzo, dopo aver fatto metaforicamente la pelle al suo leader Armando Cossutta, ora la faccia a lui. Perci Diliberto
preferirebbe di gran lunga presidiare il Pdci. Anche Francesco Rutelli, a dire il vero,
vorrebbe tenersi fuori dallesecutivo, ma
per lui questo praticamente impossibile.
Soprattutto perch Piero Fassino aspira a
entrarvi e il leader della Margherita non
pu fare una cosa diversa dal segretario dei
Ds. Il quale, per, ancora non sa se tenersi
vicepremierato e segreteria o se mirare a
un ministero pesante e dire addio alla leadership del partito.

Lautostrada de Toro
Zapatero tace, i Popolari pure
La stampa iberica festeggia
laffare. El Pas critica Prodi
Madrid. Silenzio ufficiale sia del premier
socialista spagnolo, Jos Luis Rodrguez Zapatero, sia del governo regionale catalano
sulla fusione amichevole tra Abertis e
Autostrade, bench uno dei maggiori azionisti sia la Caixa di Barcellona, potente cassa di risparmio semipubblica, il terzo istituto di credito della Piel de Toro, nel quale
forte linfluenza della giunta rosso-indipendentista che governa la Catalogna (socialisti, ecocomunisti, estremisti separatisti
della sinistra repubblicana). Nessuna reazione neanche dai popolari di Mariano
Rajoy, il maggior partito dellopposizione.
Soddisfazione invece sulla stampa che
pur sottolineando che la fusin entre eguales unoperazione di mercato avanza e
sottolinea lidea che i veri padroni, alla fine delloperazione, saranno proprio gli spagnoli. Acs e la Caixa controlleranno la
nuova Abertis, titola il giornale economico progressista Cinco Das, che precisa:
Nasce il primo gruppo mondiale di autostrade Nei negoziati, la famiglia Benetton
ha perso peso con i principali azionisti di
Abertis, che controlleranno il 33 per cento.
La Acs di Florentino Prez (ex presidente
del Real Madrid, che avrebbe abbandonato
lo scorso 27 febbraio per riprendere le redini della terza societ di costruzioni spagnola e condurre in porto lacquisizione
amichevole di Autostrade, ndr) e la Caixa
controlleranno il 33 per cento. Poi aggiunge: Anche nella governance c il predominio spagnolo, la gestione resta in mano
allattuale amministratore delegato di
Abertis, Salvador Alemany. Il filosocialista Pas ha invece criticato la reazione non
proprio entusiasta del centrosinistra italiano, nonostante fosse stato lo stesso Zapatero, qualche tempo fa, a far leva sul patriottismo economico per togliere Endesa, leader energetico della Spagna, dalle grinfie
dei tedeschi. Pure Prodi sembra contagiato dallo spirito protezionista che lui stesso
critic con severit durante le battaglie
bancarie dellanno scorso (lopa fallita di
Bbva su Bnl, ndr), stigmatizza il Pas.
Anche Alemany, dallemittente regionale Catalunya Radio, ha detto la sua: Ritengo paradossale che da una parte si difenda lunione tra paesi sul piano politico
e si neghi questa possibilit con le imprese private. Lintegrazione tra societ un
modo di fare Europa. Il mercato ha approvato la fusione: alla Borsa di Madrid,
Abertis ha segnato un aumento dell1,48
per cento, Acs del 3,8.

Milani e Crozza ci avevano provato


Maurizio Milani e Maurizio Crozza
ci avevano provato, veramente, a inizio
trasmissione, a far ridere. Crozza aveva pronunciato, con sibilo cavernoso
alla Romano Prodi, la frase vi raddoppiamo lIrap e non vi dico dove vi
ficchiamo il cuneo fiscale, con conseguente imbarazzo di Fabio Fazio. Poi
arrivato Paolo Rossi, che un tempo
inseriva nelle sue famose liste politici dogni polo e ieri ha tirato fuori
una battuta di indubbia allure iettatrice: Ogni ora vado a vedere su televideo se si ammalato un senatore a vita, e al massimo se la prendeva con
Porta a Porta o con lInter , che tanto
non si sbaglia mai.
Quasi quasi fa pi ridere Enzo Biagi,
un naturale imitatore (o ispiratore?) di
Prodi: stesso accento, stessa voce sommessa, stesse parole: serenit, bel paese, giovani, vecchi, pensionati e un innominabile signor nessuno che non
vuole perdere.

La dieta per punire Mediaset

Prodi dice che seguir


il programma e con ci
non smentisce Bertinotti
Due piste per capire la sparata di Fausto.
Ds e Margherita cauti. Ma lUnione
vuole riscrivere la Gasparri. Ce la far?

Le mosse di CDB, tessera n. 1


Milano. La sparata domenicale contro Mediaset di Fausto Bertinotti, presidente in lista
dattesa della Camera dei Deputati, si pu
spiegare in due modi diversi. T rattasi, appunto, di sparata casuale, di voce dal sen fuggita, al massimo di un segnale per far capire
ai suoi elettori (e a quelli di Diliberto) che la
poltrona di Montecitorio non gli far abbandonare lantagonismo radicale di cui in questi anni stato sovrano assoluto. Ma c unaltra ipotesi, pi intrigante, quella secondo cui
il presidente Fausto abbia parlato con le
spalle coperte da Romano Prodi e da quellintreccio di interessi politici e industriali
che fa capo a Carlo De Benedetti.
I giornali hanno raccontato lincontro
della settimana scorsa tra il prossimo
premier e lattuale
tessera numero 1
del nascituro Partito
democratico, sottolineando come lIngegnere abbia scelto di
guidare di persona il
gruppo editoriale lEspresso. T anto pi
che il gruppo entrato nel mercato televisivo acquistando ReROMANO PRODI
te A dalleditore Alberto Peruzzo. A far
credere a questa seconda ipotesi ci sono due
cose. La prima che un politico accorto come
Bertinotti, certo della sua prossima nomina,
ma non ancora seduto sullo scranno pi alto
dellaula, difficilmente si avventura in dichiarazioni che potrebbero far saltare tutto.
Il secondo elemento quello del programma
di governo, a cui ieri Romano Prodi dopo 24
ore di silenzio ha rimandato per provare a
chiudere la vicenda. La notoria vaghezza del
programma dellUnione e le sue varie interpretazioni non aiutano a risolvere il mistero.
Il testo dice che va superata la legge Gasparri perch ha consolidato le posizioni dominanti del mercato, limitando il pluralismo e
la concorrenza, ma allo stesso tempo si impegna a rafforzare la posizione dominante,
quella di servizio pubblico, della Rai (per la
quale non sono previste privatizzazioni n disincentivi pubblicitari). Sicch quando il programma sostiene che nel mercato tv c una
distribuzione distorta delle risorse derivanti
dal mercato pubblicitario non pu che riferirsi a Mediaset. Se due pi due fa quattro,
Bertinotti non s inventato nulla da Lucia
Annunziata. Ambienti diessini vicini a Massimo DAlema escludono che sia cos. Suggeriscono, piuttosto, che Bertinotti si sia montato la testa, che non sappia nulla di mercato
televisivo e che, semmai, abbia voluto strizzare locchio ai Travaglio e allala sinistra della sua coalizione. Anche Claudio V elardi, ex
dalemiano prossimo a sbarcare da imprenditore in televisione, della stessa idea: Le parole su Mediaset sono lessenza stessa del
bertinottismo: rilanciare e riposizionarsi, subito dopo aver intascato una vittoria politica.
N on credo ci sia dietro alcun sogno industriale. Con tutti gli impicci che ha, oggi il
centrosinistra non in grado di pensare a
operazioni strategiche di questa portata.
Per il Financial Times non accadr nulla
La linea prevalente, almeno allinterno dei
Ds e della Margherita, sembra restare quella
dalemiana datata 1996, quando il presidente
diessino visit gli studi di Stranamore e disse
che Mediaset una risorsa del paese. Eppure nellamletico programma di governo ci
sono echi dellantica, e fallimentare, battaglia
veltroniana sulla riduzione del mercato pubblicitario televisivo sconfitta dai referendum
del 1995. C scritto, infatti, che bisogna adoperarsi per evitare che il mercato pubblicitario favorisca solo pochi soggetti, penalizzando interi settori, a partire da quello delleditoria, della carta stampata e dellemittenza locale. Piero Ostellino, uno dei pochi
liberali italiani e firmatario con Sergio Ricossa dellappello del Foglio affinch Prodi
non vari una legge sul conflitto dinteressi punitiva nei confronti di Berlusconi, si stupisce
che ci sia ancora qualcuno che davvero pensi sia necessario tagliare qualcosa a qualcuno per superare i monopoli o i duopoli. Lunica soluzione dice la liberalizzazione
del mercato, aprire ad altri soggetti e alla
competizione. Credere che, riducendo per
legge gli spazi televisivi, la pubblicit vada ai
giornali denota una vocazione dirigista che
non nellinteresse di nessuno, n delle tv, n
dei giornali, n dei fatturati degli investitori
pubblicitari. Ma alla fine probabile che
non succeder nulla, come ha spiegato ieri la
Lex Column del Financial Times.
I movimenti debenedettiani sono sotto gli
occhi di tutti, ma leditoriale di ieri pubblicato da Repubblica a firma di Giovanni V alentini era durissimo nei confronti di Bertinotti
e della sua sparata anti Mediaset. Il margheritico Paolo Gentiloni stato pi cauto, anche
perch ha bisogno del consenso di Bertinotti
per diventare ministro delle Comunicazioni.
Sempre che il senatore Pallaro e gli altri non
facciano scherzetti.

ANNO XI NUMERO 97 - PAG 2

Teologisti-ateisti
Come si fa a trattare un principe
della chiesa come se fosse un
rivale in un talk-show televisivo?
ella rubrica delle lettere del 18 aprile, un letN
tore, Andrea Zacconi, criti-

ca unaffermazione del
Manifesto, per il quale
lItalia che vota a destra
la stessa che parcheggia in seconda fila.
Intervistato da Giampaolo
Pansa, Romano Prodi gi aveva detto: ForCORTESIE PER GLI OSPITI

za Italia il partito di quelli che vogliono


parcheggiare in seconda fila. (Questa formulazione, sotto il profilo come dire? politologico, mi sembra pi puntuale). Grande
scandalo. Vediamo. Io ho votato per la sinistra e non parcheggio MAI in seconda fila. A
voi decidere se, in questo comportamento
virtuoso, pesi di pi il mio inflessibile senso
civico o il fatto di non avere automobile n
patente. Risolto cos brillantemente il caso
personale, consideriamo la questione in termini pi generali. E del tutto evidente che,
in realt, Prodi ritiene che il numero di
quanti parcheggiano in seconda fila tra gli
elettori del centrosinistra sia pressa poco
uguale al numero di quanti adottano analogo comportamento tra quelli del centrodestra (anche se anche se). Dunque, com
ovvio, siamo in presenza di una metafora. E
dove sta, tuttavia, la sua verit profonda? Sta
nella sua fondazione ideologica.
Schematizzo. Lelettore medio di centrosinistra ritiene riprovevole, sotto il profilo
sociale, parcheggiare in seconda fila: nega di farlo e, soprattutto, ne proclama pubblicamente lindegnit. Mente? Certo che
mente: ma se pure non vogliamo ricorrere
a citazioni abusate (lipocrisia lomaggio
che il vizio) la questione, va da s, politica. Ovvero riguarda le modalit di trattamento dellillegalit, qualunque ne siano le
dimensioni. Ecco il punto. Quando Silvio
Berlusconi, nel suo ruolo di premier , afferma (17 febbraio 2004) che un cittadino si
sente moralmente autorizzato a evadere
qualora il prelievo sia troppo elevato, sta appunto autorizzando (moralmente e politicamente) levasione. O il parcheggio in seconda fila. Perch sta qui, esattamente qui,
il confine tra comportamento immediato
(non-mediato) e sua legittimazione pubblica.
Questa , daltra parte, una componente rilevante della pedagogia di Forza Italia:
una sorta di variante selvatica del liberismo,
qui inteso in senso pre-moderno e pre-statuale. Tutto ci potrebbe persino avere un
suo fascino torvo e sovversivo, se non rivelasse in ultima istanza un fondo psicologico infantile e regressivo. Quando Silvio
Berlusconi tiene il broncio (Financial T imes) e non vuole sgomberare da Palazzo
Chigi non mostra la selvaggeria del barbaroguerriero, che risponde a unetica altra e
primitiva: rivela, bens, la puerile testardaggine del ragazzino viziato che col cavolo che
la molla, la sua PlayStation.
2. Secondo il Foglio, nel dialogo sulla vita tra lo scienziato Ignazio Marino e il cardinale Carlo Maria Martini, questultimo
avrebbe manifestato unimpostazione che
ha laria di una resa culturale, per giunta
ispirata al tatticismo, laddove servirebbe
una visione strategica. Si paleserebbe cos,
in Martini, un problema di linguaggio, prima che di morale. Ma tale critica viene
mossa allinterno di un ragionamento, dove
il linguaggio del Foglio rivela tutta intera la
sua angustia, la sua pochezza mondana, la
sua povert strumentale e politicista: al punto da non cogliere in alcun modo la dimensione non solo evangelica, ma anche dottrinaria e teologica del discorso di Martini.
Ferrara legge quel discorso tutto in chiave
sociologica. Ed fatale che sia cos: dal
momento che si accostato a quei temi appena laltro ieri, non ne pu cogliere lo spessore storico e morale e lispirazione, appunto, teologica (il rapporto col peccato, per intenderci). E, dunque, la butta in caciara giornalistica, chiamando sempre quasi fosse
un infermiere della Croce Rossa logica
della riduzione del danno quella che , nel
pensiero della chiesa, la categoria morale di
male minore. Ma, prima ancora, c unaltra questione di metodo-linguaggio. Come si
fa ad affrontare simili interlocutori quasi
fossero avversari ideologici in un talk-show
televisivo? Sarebbe come se io pretendessi
di leggere Deus caritas est contestandone
limpianto teologico e lispirazione dogmatica. Via, siamo seri. Il cardinale Martini non
il pontefice e non parla ex cathedra, ma
divertente scoprire che un guardiano dellortodossia come il vescovo e bioeticista,
presidente della Pontificia Accademia per
la vita, Elio Sgreccia, ne apprezzi il ragionamento pi di quanto facciano i teologistiateisti del Foglio. Troppa grazia, santAntonio ( il caso di dire).
3. Filologia roman(z)a. Nella rubrica delle lettere di sabato scorso, Alberto Arbasino
scherza da par suo su Stefano Ricucci e lo
descrive come un battutista storico paragonabile a Longanesi e Flaiano. Questi vonno
fa i froci cor culo degli altri supera ogni fasto antico di Via Veneto. La verit storica ,
tuttavia, unaltra: come prevedibile, Ricucci
ha utilizzato una strepitosa frase romanesca,
di antica origine e di raro uso. A me fu riferita da Alessandro Corbi circa due anni fa e
la trovai talmente efficace che la utilizzai
(proprio qui, sul Foglio) a margine del caso
Buttiglione, per criticare alcuni ipocriti e
tardivi difensori dei gay. Se lo ricordo non
per rivendicarne il copyright (fosse vero!),
ma per segnalare un ulteriore aspetto comico: dal momento che non trovavo chi potesse indicarmi la corretta grafia della frase, ricorsi a Internet. Qui, immancabilmente, la
trovai, in un blog che ne attribuiva luso recente a un importante assessore di una grande metropoli italiana, che in quei termini si
sarebbe rivolto al Segretario generale della
stessa amministrazione comunale. (Segue,
come sempre in questi casi, sconcerto tra i
presenti).
Luigi Manconi

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 25 APRILE 2006

DISCUSSIONI RISER VATE E PRESE DI POSIZIONE PUBBLICHE

Perch allex SantUffizio non piaciuta la sortita di Martini


Male minore? Il cardinale Carlo Maria
Martini il terzo porporato a esprimersi a
favore della liceit delluso del condom come male minore allinterno di una coppia
SACRI PALAZZI

regolarmente sposata quando uno dei due


coniugi sia malato di Aids. In passato si erano espressi pubblicamente in questo senso
il cardinale belga Godfried Danneels, ma il
fatto non fece molto clamore nei Sacri Palazzi per le note posizioni liberal del porporato belga, e il cardinale svizzero Georges
Cottier, e in questo caso il clamore ci fu perch si trattava nientemeno del teologo della
casa pontificia in carica. Una posizione simile, ma pi restrittiva, stata espressa anche dal cardinale di Milano Dionigi T ettamanzi in un suo manuale di teologia morale.
Luscita del cardinale Martini arriva comunque in un momento molto delicato. Sembra
infatti che largomento in questione sia sotto lo studio approfondito della Congregazione per la dottrina della fede, dove prevarrebbero invece le posizioni pi intransigenti di chi non ritiene di poter applicare in
questo caso la teoria del cosiddetto male
minore, se non altro perch secondo alcuni studi scientifici il condom non offrirebbe
una protezione assolutamente sicura. Non
chiaro comunque se questo studio dellex
SantUffizio sfoci in un apposito documento
(che non avrebbe comunque nulla a che vedere con il documento annunciato a Repubblica dal cardinale Javier Lozano Barrgan,
ministro vaticano della salute). T utto dipender ovviamente da quale sar la decisione del Papa.
Un precedente. Il cardinale messicano Lo-

zano Barrgan, pur avendo fama di conservatore, considerato tuttavia tra i pi possibilisti riguardo alluso del condom per combattere lAids. Un paio di anni fa infatti
quando stava studiando la creazione della
Fondazione vaticana Il Buon samaritano
per la lotta contro il virus dellHiv, espresse
parere favorevole al fatto che questa fondazione potesse ricevere finanziamenti da parte di enti e organismi internazionali. A questo parere favorevole per si oppose fortemente il cardinale Alfonso Lpez T rujillo,
presidente del pontificio Consiglio per la famiglia e tra i pi intransigenti oppositori a
ogni liberalizzazione nelluso del condom:
lobiezione del porporato colombiano era
che non si possono accettare danari da chi
sponsorizza luso del preservativo. Alla fine,
grazie allappoggio dellex SantUffizio guidato dallallora cardinale Ratzinger, vinse la
linea intransigente di Lpez Trujillo.
Occhio agli Acta. Gli Acta Apostolicae Sedis, la Gazzetta ufficiale del V aticano, hanno da poco pubblicato la versione definitiva della celebre Istruzione della Congregazione vaticana delleducazione cattolica,
che vieta laccesso ai seminari a coloro che
praticano lomosessualit, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate
o sostengono la cosiddetta cultura gay. Rispetto a quella originaria, rilasciata alla fine del 2005, la versione definitiva e ufficiale contiene per una aggiunta. Laddove infatti lIstruzione prevede che siano i rettori
a valutare bene le qualit dei seminaristi,
alla nota numero 19 stato aggiunto il seguente paragrafo: Agli Ordinari, ai Superiori ed in genere ai formatori resta per
sempre vietato ogni tentativo di indurre, in

qualsiasi forma, i candidati agli Ordini a


manifestare le proprie coscienze, in quanto
non lecito ad alcuno violare il diritto che
ogni persona ha di difendere la propria intimit. Sembra che questa norma garantista sia stata espressamente voluta dallex
SantUffizio, per evitare luso di tecniche
psicologiche e psicoanalitiche anche al fine
di scovare eventuali tendenze omosessuali profondamente radicate presenti nei seminaristi.

Udienze solo a capi di stato e governo. Il 6


aprile dalla prima sezione della Segreteria
di stato partita una circolare destinata a
tutte le rappresentanze diplomatiche presso
la Santa Sede riguardante le norme da seguire alle richieste di udienza pontificia in
favore di alte personalit politiche. In pratica il Vaticano ha fatto sapere agli ambasciatori che il Papa ricever in udienza per-

sonalmente solo i capi di stato e di governo, ma non nel caso in cui questi leader siano a Roma per partecipare a congressi internazionali o ad altre riunioni; nel caso
poi che i partecipanti a questi incontri siano
ricevuti collettivamente dal Papa, i capi di
stato e di governo presenti alludienza
avranno dei posti privilegiati e potranno essere presentati al Papa al termine dellincontro. La circolare poi specifica che le altre personalit politiche (ministri, presidenti del Parlamento, delle Corti costituzionali eccetera) potranno domandare di essere presentati al Santo Padre alla fine delle udienze generali del mercoled. Per loro
quindi niente udienze personali.
Angelo Amato vs Dan Brown. La Santa Sede non ha preso posizioni ufficiali sul controverso libro il Codice da V inci. In compenso per, un autorevole membro della Curia Romana, larcivescovo Angelo Amato,
numero due della Congregazione per la dottrina della fede, ha di recente usato parole
durissime contro il romanzo di Dan Brown.
Lo ha fatto nel corso di una conferenza tenuta il 1 marzo allUniversit Cattolica a Milano quando ha fatto cenno alle falsit impunite del romanzo di Dan Brown Il Codice
da Vinci. La conferenza stata pubblicata
dalla Rivista del clero italiano. E in una delle note monsignor Amato usa parole ancora
pi dure verso Brown e il suo best-seller:
Questo romanzo in realt un violento
pamphlet anticattolico, che raccoglie ogni tipo di falsit storiche su Cristo e sulla chiesa,
mettendole in bocca a un sedicente studioso
di storia. Lignoranza dellautore direttamente proporzionale alla sua arrogante e
noiosa povert culturale.

SESSANTANNI DI UN MITO UN PO AR TIFICIALE

Non molti di quelli che fecero la Resistenza fecero poi la Costituzione


LA NOSTRA CARTA FONDAMENTALE NACQUE ANCHE DALLA LOTTA PARTIGIANA, MA NON EBBE COME PADRI MOLTI PARTIGIANI
Roma. E il 25 aprile dellanno in cui si
celebrano i sessantanni dal referendum
istituzionale e dallelezione dellAssemblea
costituente; si avvicina la scadenza dellaltro referendum che dovr approvare o respingere la pi ampia modifica mai approvata della Costituzione elaborata da quellAssemblea; si sono appena svolte le elezioni che hanno visto passare il governo dalla maggioranza che ha voluto quella riforma
a quella che la rifiuta. Una coalizione, questultima, che in pi si considera erede delle forze politiche che fecero quella Resistenza e quella Costituzione, e tende a vedere invece gli avversari un po come gente
che allora stava dallaltra parte, un po come parvenu pretenziosi. E dunque ovvio
che il vecchio slogan torni di moda. Ma poi
vero che la Costituzione della Repubblica
italiana figlia di quel fenomeno chiamato
Resistenza? In senso lato, ovviamente s. E
la Resistenza il mito fondante della Repubblica italiana, cos come il Risorgimento lo
era stato della monarchia liberale e la Marcia su Roma del regime fascista. E in un
complesso di eventi di cui la Resistenza il
momento pi appariscente che nasce il sistema di partiti dalla cui interrelazione
lAssemblea costituente eletta il 25 aprile
1948 elabora il documento che ancora oggi
alla base delle nostre istituzioni.
Ma davvero i partigiani che combattevano volevano quel che poi stato scritto? Innanzitutto, bisogna chiarire un paio di cose. Primo: i rapporti di forza espressi dalla
Resistenza non sono affatto quelli poi usciti dal voto del 2 giugno 1946. Nel luglio 1944,
in particolare, Ferruccio Parri per conto
del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (Clnai) stimava 50.000 partigiani in
armi, cos distribuiti: 25.000 delle Brigate
Garibaldi, che erano organizzate dal Pci,
anche se non tutti quelli che ci stavano
dentro erano comunisti; 15.000 delle Brigate Giustizia e Libert, che erano organizzate dal Partito dAzione, anche se non tutti
quelli che ci stavano dentro erano azionisti; 10.000 delle Brigate Autonome, che in
origine erano state formate da gruppi di militari fedeli al governo Badoglio e che in seguito si erano collegate al Pli o alla Dc, anche se dentro avevano anche gente di sinistra. E nel riferire queste cifre Giorgio Bocca nella sua Storia dellItalia partigiana
le arrotonda con 2.000 tra socialisti delle
Brigate Matteotti e repubblicani delle Brigate Mazzini e Mameli. In seguito i matteottiani cresceranno, mentre diminuir il
peso specifico dei giellisti, e nella corsa allinfeudamento degli autonomi la Dc prender il sopravvento sul Pli.
Ma se si pensa che ancora nel dicembre
del 1944 i partigiani erano 50.000, per poi
salire a 80.000 ai primi del marzo 1945,
130.000 al 15 aprile e addirittura 250-300.000
nei giorni dellinsurrezione, ci si rende ben
conto di come il rush finale sia stato dovuto pi ad esigenze elettoralistiche che militari. A ogni modo, sul fronte della sinistra
di classe nella lotta partigiana la predomi-

nanza dei comunisti rispetto ai socialisti


era stata di 25 a 1, e oltre; invece allAssemblea costituente gli elettori mandarono
104 comunisti contro 115 socialisti. Allo
stesso modo, sul fronte della sinistra non
classista come partito di fucili il PdA aveva avuto rispetto al Pri una preponderanza
analoga a quella del Pci verso i socialisti.
Per alla Costituente andarono 23 repubblicani contro appena 7 azionisti, pi
due azionisti dissidenti anchessi poi finiti
nel Pri. Allo stesso modo, sul polo moderato i democristiani surclassarono i liberali
di 207 a 41, bench il loro apporto militare sia stato pi o meno paritario. Perch
queste discrepanze? Il fatto che n lItalia partigiana era tutta lItalia; n organizzare una formazione armata significava
effettivamente prendere tutti i voti di chi vi
aveva gravitato attorno.
Ma poi, seconda considerazione, neanche nei partiti pi esposti nella lotta armata comandava chi era andato in montagna.
Palmiro Togliatti, ad esempio, era venuto
nellItalia sotto controllo Alleato direttamente dallUrss, e l era sempre rimasto.
Dalla svolta di Salerno al voto in favore del
Concordato, per, fu sempre lui a imporre
le scelte pi ostiche agli umori della base,
ed anche a smorzare ogni possibile conato
insurrezionale.
Un onesto lungo corso da peones
Luigi Longo, leader politico del Clnai,
non gli succedette alla segreteria che alla
sua morte; e quanto ai comandanti sul campo, da Arrigo Boldrini e Cino Moscatelli,
non andarono mai sostanzialmene oltre un
onesto lungo corso da peones parlamentari. Stessa situazione nel Psi: Nenni e Saragat, leader del Sud, erano pi importanti
del rappresentante nel Clnai, Pertini. Mentre i comandanti delle Brigate Matteotti, da
Vero Marozin a Piero Piero, caddero nel dimenticatoio. Un po pi di peso ebbe nella
Dc Enrico Mattei. Ma proprio perch non
prov neanche a fare concorrenza ad Alcide De Gasperi come leader politico, buttandosi direttamente sullAgip. E quanto al
Pli di Croce e Einaudi, i vari Edgardo Sogno, Enrico Martini.
Mauri o Mario Argenton abbandonarono
addirittura la politica, per dedicarsi rispettivamente alla diplomazia, alla Sipra e alla
vita militare. Potevano in queste condizioni i partigiani combattenti effettivamente
determinare lagenda costituente? I partigiani autonomi, terza forza della Resistenza, erano in grandissima maggioranza monarchici. Ma lItalia divenne repubblica, e
anzi mise pure nella sua nuova Costituzione il divieto alla revisione della forma istituzionale dello Stato e lesilio dei Savoia.
La massa dei partigiani comunisti, prima
forza della Resistenza, voleva invece un
modello di tipo sovietico, che fortunatamente lItalia non segu. Quanto alla dirigenza, le indicazioni di come avrebbe dovuto orientarsi la ricostruzione italiana
Dopo linsurrezione vittoriosa sono con-

tenute ad esempio nel numero del 20 marzo 1945 di La nostra Lotta, organo del
Partito Comunista Italiano. L obiettivo
che noi proporremo al popolo italiano di
realizzare, finita la guerra, sar quello di
creare in Italia un regime democratico e
progressivo. Questo vuol dire che non
proporremo affatto un regime il quale si
basi sulla esistenza o sul dominio di un solo partito; in unItalia, democratica, progressiva, vi dovranno essere e vi saranno diversi partiti corrispondenti alle diverse
correnti ideali e di interessi esistenti nella
popolazione italiana. Noi proporremo per
che questi partiti o che almeno quelli fra di
essi che hanno una base nel popolo e un
programma democratico e nazionale, mantengano la loro unit per far fronte ad ogni
tentativo di rinascita del fascismo.
E lauspicio di una semplice pratica con-

PREGHIERA

di Camillo Langone

Perch non mi hai fatto


nascere nella gens Fabia?
Perch non mi hai fatto come Fabio Fazio e Fabio
Volo? Farei programmi e farei soldi, farei
la figura del tipo intelligente, farei parte
del ceto televisivo riflessivo, sarei di sinistra ma critico, di sinistra ma scettico, di
sinistra ma libero, libero di rimanere di
sinistra, sarei perpetuamente ironico,
eventualmente religioso ma in privato,
eventualmente omofilo ma in pubblico,
ostenterei dubbi, non queste odiose certezze, farei domande senza mai prendermi la croce di una risposta, sembrerei in
perenne ricerca, sembrerei uno che sta facendo un percorso, migliaia forse milioni
di persone si identificherebbero in me
perch come loro non saprei niente, niente di niente, non saprei una beata fava e
sarei un beato Fabio.
sociativa come quella che effettivamente si
impose nella vita parlamentare della Prima Repubblica? Oppure qua si delinea un
sistema di pluralismo non competitivo attraverso partiti uniti in un fronte a guida
comunista e presenti al voto su lista unica
tipo le democrazie popolari di Germania
est, Polonia, Cecoslovacchia o Bulgaria?
Probabilmente lambiguit voluta, proprio per non levarsi alcuna possibilit.
Il Pri e labolizione della propriet privata
Proprio questo stile pi circospetto indica una differenza del Pci rispetto ai toni imperiosi con cui lAvanti! del 26 agosto 1943
indicava che cosa vuole il Partito socialista
Italiano: Lo stato borghese deve essere distrutto e con lo stato borghese devono scomparire le oligarchie finanziarie di cui esso
lo strumento di dominazione politica. Il
nuovo assetto della societ deve essere imperniato sulla socializzazione dei mezzi di
produzione e di scambio. Il Psi propugna

quindi la costruzione di grandi aziende autonome a carattere nazionale, regionale, o


comunale, per la gestione delleconomia socializzata, di enti cooperativi che coordinino le piccole aziende agricole e artigiane, di
enti produttori che, attuando i piani nazionali, siano al tempo stesso centri di iniziativa e di selezione, capaci di assicurare un ricambio costante nellorganismo sociale.
Anche la stampa clandestina del Pri, futuro partito di riferimento della famiglia
Agnelli, vagheggiava daltronde tra 1943 e
1944 labolizione della propriet privata dei
mezzi di produzione, da sostituire con cooperative. Ma la cosa pi sorprendente sono
forse le proposte del Partito dAzione sullorganizzazione dello stato, che su un federalismo ben pi spinto di quello della
devolution del governo Berlusconi innescava addirittura un rifiuto del suffragio
universale diretto: Sarebbe un salto nel
buio, sosteneva infatti il periodico emiliano azionista Orizzonti di Libert del marzo 1944. Il responso di un popolo disorientato, inesperto, disassuefatto da ventanni
di forzato silenzio ad ogni lotta politica, a
ogni forma indipendente di pensiero, senza coscienza alcuna dei problemi nazionali, non potrebbe essere che caotico; e lassemblea eletta probabilmente non potrebbe neanche funzionare.
Modesta proposta alternativa: La scelta
dei deputati avverrebbe indirettamente, attraverso elezioni di secondo grado. Si avrebbe cos la possibilit di una migliore selezione, giacch da ritenere che i consiglieri
siano scelti tra persone che abbiano capacit superiori a quelle della media degli
elettori. I consiglieri comunali eleggerebbero i consiglieri regionali; i consiglieri comunali e consiglieri regionali insieme eleggerebbero i deputati, i quali costituiti in assemblea coi senatori eleggerebbero il Presidente della Repubblica. E chi sarebbero i
senatori? La seconda camera potrebbe essere formata da membri ex officio (alti magistrati, segretari generali dei Ministeri), di
membri a vita (ex presidenti del Consiglio,
ex ambasciatori, ecc.) e di membri elettivi
(rettori di universit, sindaci di grandi citt,
rappresentanti delle regioni).
Ha fatto impressione la recente scoperta
che negli scritti del martire piemontese
del PdA Duccio Galimberti si criticava lesistenza dei partiti, ma anche questo documento emiliano conferma lostilit: La
rappresentanza proporzionale esige un riconoscimento legale dei partiti, e in pratica d il potere a comitati che non sono eletti regolarmente dai cittadini. Per questo
motivo, ed anche perch allontana troppo
leletto dagli elettori, la rappresentanza
proporzionale non sembra adatta alle condizioni reali del Paese. Infine, il PdA proponeva una sfiducia costruttiva alla tedesca: E non sarebbe male se la vita del gabinetto tutto non fosse ad ogni momento
messa in pericolo da una solidariet ministeriale troppo rigida.
Maurizio Stefanini

GUERRE FINANZIARIE E AGGREGAZIONI BANCARIE

C un accordo globale che ostacoler MontePaolo e CapIntesa

uesta rubrica non crede che potranno


essere fatte le due integrazioni bancaQ
rie di cui tanto si legge sui media: (a) Montepaolo (Monte dei Paschi di Siena e San
SCENARI

Paolo di Torino); (b) CapIntesa (Banca Intesa e Capitalia). I bene informati pretendono
che la prima diventi la banca dei Ds e la seconda quella della Margherita e suoi dintorni di finanza bianca. Chi un po pi
informato vede in tale soluzione laccendersi di una guerra tra poteri finanziari
francesi presenti in forma di influenza indiretta in San Paolo e di propriet diretta in
Intesa per la conquista del sistema banca-

rio italiano. Complicata dallintervento dello stato francese, dietro le quinte, motivato
dal fatto che Unicredito, il vero numero uno
in Italia, ha acquisito una banca in Germania con una formula che lo rende pi tedesco che italiano. Parigi ha bisogno del dominio dellItalia per bilanciare il riemergere della Germania come potenza singola europea. Tale scenario ancora molto ipotetico, ma anche una piccola probabilit che si
realizzi preoccupa i grandi soggetti che formano llite del sistema finanziario globale.
In Italia, infatti, si prospetta la formazione
di banche su base partitica e non strettamente di business con la complicazione
eventuale di un uso geopolitico delle ban-

che stesse. Ci viola laccordo implicito tra


grandi istituti finanziari mondiali: si fanno
operazioni in base al criterio stringente di
business e non ci si fa concorrenza usando
la politica. Il punto: anni fa stato fissato un
confine tra finanza e politica. Non nel senso che vi sia un requisito di separazione tra
i due, sarebbe impossibile, ma in quello che
la finanza dovr selezionare soltanto gli affari che siano veramente affari e non accettare inefficienze o pasticci perch di utilit
della politica e della geopolitica. T ale accordo regge lordine globale. Senza di questo gli intrecci non confinati tra finanza e
politica creerebbero distorsioni ingestibili.
Sarebbe il caos e i grandi soggetti hanno ca-

pito che devono autolimitarsi, anche per


non dare motivi ai governi e alle Banche
centrali di doverli regolare pesantemente,
per reazione. In Italia laccordo detto violato sistematicamente da sempre, ma la piccola dimensione degli istituti in effetti non
lo ha mai messo a rischio. Se, tuttavia, grandi banche italiane con influenza internazionale emergessero con troppa (geo)politica dentro, allora il rischio di contaminazione sarebbe elevato e il sistema globale dovrebbe intervenire. Per tale motivo, nel caso fossero realmente perseguite, si ritiene
improbabile che MontePaolo e CapIntesa
possano essere realizzate.
Carlo Pelanda

Stato della musica


Il nuovo Bruce Springsteen
un capolavoro, non negatevi
un viaggio nel folk profondo
nuovo album di Bruce Springsteen, We
Overcome The Seeger Session,
IunlShall
capolavoro, uno smeraldo nella sabbia,
che rende migliore la primavera lungo la
quale ci accompagner. Springsteen conferma il suo stato di grazia intellettuale, lo
stesso che gli ha permesso di lavorare a
progetti anomali ma stimolanti come le ballate di Devils & Dust, con tutto il bagaglio
di letterariet americana che contengono, e
poi la rilettura del trentennale di Born To
Run, che ci ha aiutato a capire limpatto
rappresentativo incarnato da questo artista.
Adesso Springsteen d vita a un altro progetto tematico, attorno al quale ha lungamente esitato, prima dimboccarlo di slancio con questo disco e con la tourne dedicata che presto arriver da noi. Si preoccuperanno i seguaci dello Springsteen
mainstream, del Boss insomma, della E
Street Band e dei concerti liturgici. Lui saffretta a rassicurarli, dice di avere un sacco
di canzoni pronte per la band classica, ma
daspettare il tempo giusto per concretizzarle. La sensazione che i rinvii non siano
causali. Springsteen vive un particolare momento di lucidit artistico, lui che stato il
modello del vivere a doppia velocit. E questa condizione gli fa perseguire progetti meno centrali e meno stereotipati, pi raffinati e pi profondi del rinfocolamento del mito. Il rocker solitario, il poeta dellautostrada, il cantore dello spleen americano possono aspettare nel baule, perch di cammino ne hanno fatto tanto. Ed ecco uno Springsteen pi genuino, un 57enne musicista baciato da un successo che lha trasformato in
leggenda e che ora approfitta delle opportunit di cui dispone: come il percorrere un
tratto di cammino allindietro, verso le sorgenti, cercare ci che non pu non capire,
ovvero da dove lui e la sua arte provengano,
cosa li abbia generati e modellati, quale misteriosa combinazione di storia, cultura, rituali, sogni e pene abbia prodotto un esemplare contemporaneo americano come lui.
Springsteen, dunque, sincolonna nel plotone di saggi condotto da Dylan, con Greil
Marcus, Martin Scorsese, Robbie Robertson, la cui avanguardia furono Pete Seeger,
Woody Guthrie e il benemerito John Lomax.
E una necessit e un compito, una comunione col s e uno sguardo nel cratere del
passato. Che Springsteen racconta in questo
album il suo equivalente ai Basement T apes dylaniani, con meno fervore autoriale
rispetto a Bob, meno narcisismo, pi edonismo, abbandono, celebrazione.
In tre diverse session
We Shall Overcome un viaggio nel
folk profondo, che Bruce registra in tre diverse session nel 98, allorch avvicin la
questione registrando un brano per lalbum-omaggio a Seeger e poi nel 2005-6 con
una band appositamente allestita con una
dozzina di splendidi musicisti. Il repertorio
costituito da canzoni tradizionali musica da strada, da salotto, da taverna, da distesa selvaggia, da chiesa e da circo scrive
elaborate da pastori scozzesi del 500 o da
patrioti irlandesi dinizio 900. Musica dentro la pelle della gente comune, patrimonio
condiviso. E qui che risiede il riferimento
a Pete Seeger: Seeger lartefice della seconda vita di queste canzoni, ha fatto in modo che questi suoni non sprofondassero nel
tempo, ma restassero vivi nelle coscienze,
rinnovassero i loro significati e contribuissero a quel senso di storia, provenienza e
radici di cui questo popolo ha bisogno. E
Bruce ha invitato i musicisti nella sua fattoria a Rumson, NJ, e in un paio di giorni
ha registrato questi classici, facendoli suonare come sanno fare, distinto. Gli strumenti acustici nel salotto, tra bicchieri di
whiskey e candele, i fiati in corridoio, perch fanno troppo rumore, il flusso di questa
musica che mal tollera arragiamenti, tutto
al pi interpretazioni. E quelle fornite da
Spingsteeen sono sublimi, languide e selvagge, dionisiache (allorch grida, sputa
vecchi versi) e sfiorano quel contatto con le
origini, un contatto spirituale, non politico,
per quanto quelle canzoni siano sbocciate
dalla protesta, dallingiustizia, dalla denuncia tutti obiettivi sensibili oggi in America. Ma spiega lui, qui vuole solo cantare e
sentire suonare quegli strumenti antichi e
naturali, perfetti per stare nella vita delle
persone. La messinscena straordinaria,
resa pi godibile da un dvd in cui si vede
com successo, si vedono i volti contenti,
latmosfera casalinga, la natura modesta di
ci che poi si trasforma in evento. Un raduno di gente che risuona le canzoni che conosce da quand nata. Partecipazione, ricerca e piacere che si mischiano assieme.
Quando poi Bruce si mette un cappello in
testa somiglia a Dylan, sintuisce che i due
stanno facendo lo stesso cammino. E nella
scena finale del documentario, infine,
Springsteen porta i musicisti in giardino. Si
mettono in posa, imbarazzati, per le foto di
rito. Quindi cominciano a fare la cosa pi
naturale: suonare, in mezzo al verde e alla
pace che evoca come doveva essere quel
posto allinizio. Tutto diviene commovente,
un cristallo, un momento perfetto. Di quelli in cui si capiscono un sacco di cose tutte
assieme. Non negatevi questa possibilit.
Stefano Pistolini

ANNO XI NUMERO 97 - PAG 3

EDITORIALI
25 aprile, ordinaria caccia allebreo
Se c un fascista di cui occuparsi nelle celebrazioni Ahmadinejad

nsulso celebrare il 25 aprile rimuovendo il pi clamoroso caso di fascismo, nella forma dellislamo-fascismo,
che calchi oggi la scena mondiale. Se il
25 aprile la Liberazione di una parte
dellEuropa e lapertura dei campi di
concentramento in cui si era consumato lo sterminio degli ebrei, di che altro
si dovrebbe parlare nelle celebrazioni
se non dellordinario delirio a cui il
mondo sottoposto ogni volta che parla il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad? Dichiarazioni isolate e una
campagna ispirata allantisemitismo,
non solo nella forma dellantisionismo,
sono tipiche da molti decenni del rifiuto arabo alla nascita di Israele e di
una temperie diffusa in tutta larea arabo-islamica, Repubblica islamica di
Teheran compresa. Si sa che cosa si insegna nelle loro scuole e madrasse, si
sa che farneticazioni passano nelle loro prediche e soap televisive, si sa come per ardimento fanatico o per vilt e
quieto vivere delle oligarchie, anche
moderate, si costruisca il senso comune popolare ispirato alla distruzione di uno stato-nazione legalmente costituito nel 1948 in base a decisioni della comunit internazionale, e sfidato
esistenzialmente in numerose guerre
daggressione. Ma la distruzione di
Israele e la sua totale delegittimazione
non erano mai diventate il programma
operativo di uno stato in procinto di armarsi con la bomba nucleare, orgoglioso dei suoi missili a lunga gittata, felice
di dare in pasto al popolo il falso mito

del ritorno islamico a Gerusalemme


mediante cancellazione di uno stato e
di un popolo dalla carta geografica.
Quel giovane ignorante che comanda a
Teheran applica il piccolo schema antisionista in voga negli scompartimenti
dei treni tra le chiacchiere di quella categoria scomparsa che erano i commessi viaggiatori, e sostiene che gli ebrei
sono arrivati in Palestina per proteggersi dallantisemitismo omicida
espresso nei piani della soluzione finale, a partire dal 1942, quando tutti sanno che il movimento sionista predicava
e attuava con limmigrazione il riscatto
della diaspora da almeno settantanni
prima della Shoah, per non parlare delle basi culturali e antropologiche millenarie del ritorno alla terra dei padri.
Comunque sia, Ahmadinejad sta trasformando la minaccia di distruggere
Israele, in accoppiata con il nuovo governo palestinese di Hamas, in un argomento della nostra quotidianit politica, smantellando ogni giorno che passa, tra una conferenza stampa e laltra,
tra una parata e laltra, tra una intemerata atomica e laltra, la stessa nozione
dellintangibilit di Israele. E un fenomeno barbarico che questo giornale
cap in tempo, nel novembre dellanno
scorso, ma il seguito politico e diplomatico della prima manifestazione in
Europa contro unambasciata islamica,
per protestare contro la strategia omicida di capi e demagoghi islamisti, non
c stato. Ora celebriamo il 25 aprile:
con quale faccia lo celebriamo?

Big Benetton
Perch largomento opposto alla fusione Abertis-Autostrade illiberale

a fusione fra litaliana Autostrade e


la spagnola Abertis un esempio da
manuale di ci che occorre, in Europa,
in particolare nellarea delleuro, per
unificare le strutture delleconomia reale dopo avere abolito le barriere doganali e unificato la moneta. Il nuovo gruppo, che avr un valore di Borsa di oltre
25 miliardi di euro e un fatturato di 5
(entrambi risultanti da apporti paritari),
operer in 16 paesi: ossia nel triangolo
veteroeuropeo di Spagna, Francia, Italia, nei paesi nuovi dellEst e in stati extra Ue. Unificare le reti di diversi paesi
dellUnione in una societ multinazionale appare un passo importante per superare le barriere nazionali e concepire
i progetti infrastrutturali in unottica europea. Inoltre sia Autostrade sia Abertis, accanto al loro principale business,
quello della gestione di autostrade, hanno altre attivit: rispettivamente la tecnologia e lingegneria gestionale dei telepass e la progettazione dopere pubbliche e la gestione daeroporti. Ed utile che le pubbliche utilit autostradali
si diversifichino, passando dalla mera
gestione della loro rete a quella di ser-

vizi pi complessi e a prodotti tecnologici connessi, cos da diventare operatori logistici. Con questa fusione nasce una
grande multinazionale europea di servizi logistici. E fuori luogo la preoccupazione per il fatto che, cos, lItalia perde
un campione nazionale. La nuova impresa avr un azionariato di maggioranza misto in parte spagnolo e in parte italiano (Schema28, facente capo al gruppo
Benetton, con il 24,9 per cento delle
azioni avr la maggioranza relativa del
nuovo complesso) e una cultura multinazionale diversificata: due vantaggi
competitivi nelle gare internazionali.
La tesi per cui bisogna impedire che
le compagnie che operano nei mercati
regolamentati diventino troppo grosse,
perch ci rende difficile il loro controllo, avanzata per avversare la fusione, espressione di una cultura illiberale. Al contrario, la regolamentazione
delloperatore pubblico serve per consentire che le imprese di servizi di pubblica utilit possano crescere di dimensione, in base alla logica industriale e finanziaria di mercato, senza che ci degeneri in abusi monopolistici.

In fondo a destra tra Londra e Parigi


Se Cameron scomunica il Bnp, Sarkozy sfida Le Pen sul suo campo

n Francia e in Gran Bretagna formazioni nate alla destra del tradizionale


bipolarismo paiono in grado di aver voce in capitolo nella contesa politica.
N elle ultime elezioni presidenziali
francesi il candidato del Front National
ottenne il risultato clamoroso di escludere il candidato socialista dal ballottaggio, e ora sembra che il Partito nazionale britannico, dato in crescita da
tutti i sondaggi, possa interferire nella
tradizionale competizione tra conservatori e laburisti.
Il modo con il quale i leader dei grandi partiti moderati rispondono alla sfida
degli ultras , per, assai differente sulle due sponde opposte della Manica. Il
trentanovenne leader dei conservatori
britannici, David Cameron, a pochi giorni dal voto amministrativo del 4 maggio,
ha invitato gli elettori a votare per chiunque tranne il British national party.
Questa scelta di netta chiusura, oltre che
da considerazioni che nascono dal sistema elettorale britannico, deriva dalla decisione di Cameron di spostare verso il

centro il suo partito, cio di puntare alla


riconquista di una parte dellelettorato
laburista. Il ministro dellInterno e presidente del partito gollista, N icolas
Sarkozy, invece, ha scelto di competere
con Jean-Marie Le Pen sul suo terreno.
Ha annunciato una nuova legislazione
sullimmigrazione, scelta e non subita,
ha invitato coloro ai quali d fastidio di
essere in Francia a lasciare il paese e si
detto pi che stufo di sentirsi obbligato a scusarsi di essere francese. Naturalmente la condizione di Sarkozy , che
sta al governo, diversa da quella di Cameron, che guida un partito allopposizione da un decennio. Mentre Cameron
pu imputare al governo laburista le difficolt di convivenza con le comunit di
origine islamica che emergono nelle periferie urbane, Sarkozy deve rispondere
in prima persona dellordine pubblico,
turbato dai casseurs, islamici e autoctoni. Nessuna delle due strategie adottate
dai partiti moderati, per, sembra per
ora in grado di bloccare la crescita della
destra pi radicale.

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 25 APRILE 2006

Bazoli cerca sponde in Bersani, e potrebbe trovarle in Andreotti


ARPE E PASSERA CONTINUANO A MANDARSI MESSAGGI DI GUERRA SULLA CONVENIENZA DELLA FUSIONE TRA INTESA E CAPITALIA
Milano. Ora che la polvere dello scontro a
distanza fra Corrado Passera e Matteo Arpe
si depositata si pu cercare di capire se
CapIntesa ha ancora un futuro oppure no.
La scorsa settimana i banchieri milanesi
hanno dovuto incassare il secondo durissimo schiaffo da Matteo Arpe, dopo linattesa
salita sopra la soglia del 2 per cento di Capitalia in Intesa, che ha di fatto annullato lo
spazio di manovra di Giovanni Bazoli e Corrado Passera. Arpe prima ha affermato che
Capitalia non ha allo studio e non intende
mettere allo studio un progetto di integrazione con la banca guidata da Passera e poi
ha spiegato che una fusione sarebbe solo
nellinteresse di Intesa. Le parole dellamministratore delegato di Capitalia sono state innescate dalla risposta che Passera aveva dato a un azionista spiegando che unintegrazione fra le due banche potrebbe essere nellinteresse del Paese, dopo avere ricordato che in passato, in occasione delloperazione AmbroVeneto-Cariplo, lui, il pi
giovane dei manager coinvolti, decise di fare un passo indietro. Secondo alcuni osservatori, Passera avrebbe commesso ingenuit
che Vittorio Meloni, responsabile della comunicazione di Intesa, non riuscito a
smussare, sapendo perfettamente che Arpe,
che conosce benissimo essendo stato suo
consulente personale, non lavrebbe lasciata cadere nel vuoto. Secondo alcuni, dopo
questo scontro, e soprattutto alla luce di una
sostanziale unit dintenti fra Arpe e Cesare
Geronzi, il progetto sarebbe da considerarsi
definitivamente archiviato. Ma questa lettura ha il limite di tenere in eccessivo conto le
logiche personali a scapito di quelle negoziali. Arpe, con lultimo affondo, in realt
non ha affossato CapIntesa, ma ha guadagnato una posizione negoziale di parit fra
le due banche a dispetto della loro differente capitalizzazione di Borsa, pari a 34,4 miliardi di euro per Intesa a fronte degli oltre
18 di Capitalia. In sostanza, se Intesa vuole
Capitalia deve valorizzarla ben pi di quegli

8 euro per azione che secondo fonti finanziarie, riportate anche dal solitamente ben
informato Giuseppe Turani, potrebbe essere lammontare di unOpa in contanti di In-

masse CapIntesa, Arpe dovrebbe trovare


unaltra soluzione in grado di valorizzare ulteriormente la banca e di dare agli azionisti
quel surplus sperato. E chiaro, comunque,

Il banchiere romano dice al suo avversario che lintegrazione


avvantaggerebbe solo Milano. La vittoria elettorale di Prodi rende pi
difficile loperazione, perch si teme la nascita di un partito bancario del
presidente del Consiglio. Chi succeder a Galateri in Mediobanca
tesa su Capitalia. Che per a questo punto
potrebbe diventare troppo cara per i milanesi. La situazione rischia di divenire difficile anche per lo stesso Arpe. Nonostante
abbia incassato la disponibilit di alcuni

azionisti sindacati, primo fra tutti Fininvest,


a incrementare la propria partecipazione,
lamministratore delegato di Capitalia deve
fare i conti con latteggiamento di alcuni soci, titolari di quote sotto l1 per cento, perplessi di fronte a un atteggiamento ritenuto
troppo difensivo. In una parola, qualora sfu-

che in questa situazione di stallo negoziale,


la politica avr un ruolo essenziale nella riuscita o meno del progetto.
Ma anche a livello politico la situazione
non meno ingarbugliata, anzi. CapIntesa
creerebbe una banca che sarebbe al contempo prima azionista di Mediobanca, Rcs e
Generali. Un istituto di credito che sarebbe,
in s, un potere forte. Considerata la vicinanza fra Giovanni Bazoli e Romano Prodi,
unoperazione del genere forse avrebbe avuto pi chances in caso di sconfitta del centrosinistra. Infatti n la Cdl, n gli alleati di
Romano Prodi vogliono che il futuro presidente del Consiglio, la cui leadership sconta
la mancanza di un partito alle spalle, possa
contare su un gruppo di pressione tanto forte. Il risicato margine con cui Prodi ha vinto
le elezioni non gli consente di forzare la mano. Potrebbe cercare di imporre la fusione
fra le due banche, ma le conseguenze sui gi
precari equilibri della coalizione rischierebbero di essere devastanti. Serve che sulloperazione vi sia la pi ampia convergenza
dei partiti dellUnione, o quantomeno il via
libera senza condizioni dei Ds. In questa direzione andrebbero letti gli incontri fra Giovanni Bazoli e alcuni esponenti diessini, primo fra tutti Pierluigi Bersani. Un aiuto insperato a Bazoli potrebbe arrivare da Giulio
Andreotti. Il senatore a vita vicino a Cesare Geronzi e al presidente della Fondazione
Cassa di Risparmio di Roma Emmanuele

Emmanuele, azionista di Capitalia con una


quota del 7,186 per cento. Andreotti volle
che dalla fusione fra Cassa di Risparmio di
Roma, Banco di Santo Spirito e Banco di Roma nascesse la Banca di Roma, poi divenuta Capitalia inglobando Banco di Sicilia e
Bipop-Carire. I rapporti fra Emanuele e Geronzi sono stati a lungo freddi, tanto che la
Fondazione non aderisce al Patto. Linatteso disgelo arrivato proprio in occasione
dellultima assemblea di Capitalia, pare grazie anche alla mediazione di Andreotti, la
cui nomina al Senato potrebbe essere un ulteriore strumento di moral suasion.
Voci dal fantarisiko
La nascita di CapIntesa comporterebbe
anche un problema di scelta del management. La possibilit di creare unistituto con
una doppia anima, retail banking e merchant banking, da affidare rispettivamente a
Passera e Arpe, sembra non avere trovato
consensi. Alcuni ritengono che sarebbe pi
probabile lo schema Unicredito-Hvb: amministratore delegato della nuova realt proveniente della banca inglobante, presidente
dalla banca inglobata. Il duo di comando potrebbe essere composto da Geronzi e Passera. E se per Arpe potrebbero aprirsi molte
altre strade (anche allestero), interessante capire quale potrebbe essere il futuro
ruolo di Bazoli. Il mondo finanziario e istituzionale gli deve molto, viene considerato,
a ragione, una risorsa rara nel sistema italiano. Qualcuno pensa a lui per la presidenza di Mediobanca, che si potrebbe liberare
ad ottobre quando scade il mandato di Gabriele Galateri di Genola. Non un mistero
che un incarico del genere sarebbe molto
gradito a Bazoli il quale, se andasse in porto CapIntesa, avrebbe dalla sua parte il primo azionista di Mediobanca. Una candidatura, che potrebbe essere osteggiata da un
pezzo della finanza non ulivista che, per evitare un asse finanziario cos vicino a Prodi,
darebbe battaglia.

Beck porta lSpd sulla (terza) via blairiana tradita da Schrder


Berlino. La forza del rinnovamento. E
questo il titolo del programma che deve
traghettare la socialdemocrazia tedesca
nel XXI secolo. A dir la verit, ancora tutto da stilare (entro lautunno 2007), il programma, ma Kurt Beck, neoleader dellSpd, ha tracciato ieri, durante il congresso,
le linee guida: Resteremo fedeli ai nostri
valori fondanti, solidariet e libert, che si
sono rivelati giusti ha detto Ma non sar
un lavoro facile. Per questo ha fatto appello alla base: tutti si devono impegnare
per il bene della patria, per unEuropa unita e per un mondo di pacifica convivenza.
Serve uno sforzo collettivo. Beck, riprendendo il concetto gi esposto da Matthias
Platzeck una settimana prima di dimettersi dalla guida dellSpd, ha parlato di uno
stato che adotta misure preventive. E finito il tempo dellaccudimento a vita, il cittadino deve imparare a far da s. Tutti coloro che sono parte attiva delleconomia
ha spiegato Beck devono anche assumer-

si le loro responsabilit. Anche se le dimissioni del 29 marzo di Platzeck per ragioni di salute sono state inaspettate, c
chi nellSpd pensa che siano state un bene.
Che la scelta del cinquantasettenne Beck
possa essere stata la mossa giusta lo testimoniano gli avversari-alleati della Cdu, anche loro riuniti ieri in congresso. Il governatore dellAssia, Roland Koch, ha ammonito i cristianodemocratici a non farsi irretire dalla logica della concordanza a tutti i
costi con gli alleati di governo.
Ma tutti guardano allSpd. E la socialdemocrazia tedesca (ed europea in generale)
ad aver bisogno di un programma al passo
con i tempi. Qualcuno, in passato, ha invocato anche una nuova Bad Godesberg, il
congresso del 1959 che aveva permesso allSpd di rompere con gli schemi tradizionali e guardare alleconomia di mercato, al
capitalismo, ma anche ai valori religiosi
nella politica (questo ricordava Peter Glotz,
il grande teorico dei socialdemocratici,

scomparso lestate scorsa) con occhi diversi. Era stata la premessa per un coinvolgimento attivo in una realt radicalmente
mutata. A dire il vero, lex cancelliere
Gerhard Schrder aveva provato, a fine
1998, a tracciare insieme col primo ministro inglese, Tony Blair, una terza via, soltanto che Schrder dovette fare rapidamente marcia indietro. Il programma appariva ai suoi troppo neoliberale, troppo
contrario alla cultura sindacale vigente.
Schrder ha dovuto aspettare il suo secondo mandato e un numero di disoccupati in
costante crescita per avviare lAgenda 2010,
e capitolare poi davanti allostruzionismo
posto alla riforma del lavoro Hartz IV.
Ora arrivato il turno di Kurt Beck. Dal
1994 governatore del Rheinland Pfalz. E la
sua biografia d qualche spunto allottimismo. Non soltanto appoggiato da tutte le
frazioni dellSpd, ma per 15 anni ha guidato
una coalizione con i liberali. Il suo modello Magonza un mix di pragmatismo so-

cialdemocratico, dove il primo tratto ha


spesso la meglio sul resto: ha bocciato la richiesta dei sindacati di un contributo dei
datori di lavoro per la formazione dei giovani; a favore dellautonomia tariffaria e
di un aumento dellorario di lavoro nel settore pubblico; ha voluto un aumento dellimposta patrimoniale, destinata per allistruzione e non allassistenza sociale; ha
sempre difeso lAgenda 2010; appoggia lidea di un salario minimo. Infine, a domanda se pensa, prima o poi, a unalleanza con
la Sinistra di Lafontaine, la sua risposta
inequivocabile: Finch sar io il capo dellSpd, no. Anche se, da quel fatidico 1998, i
socialdemocratici si sono sempre pi ripiegati sulla politica nazionale e ancora pi
sulle diatribe interne, c chi auspica un loro ritorno pi deciso pure sullo scenario internazionale. Platzeck, in un suo recente intervento, aveva detto: Alla Cdu-Csu basta
vincere le elezioni, poi governa. Con lSpd,
una volta vinto, iniziano i veri problemi.

Cos Maliki vuole creare lunit nazionale dIraq in un mese


Baghdad. La scelta di Jawad al Maliki come nuovo premier iracheno ha suscitato un
generale apprezzamento, ma la superata
crisi politica non ha impedito ai terroristi
di guidare autobombe in diversi punti del
paese. Ieri, mentre il presidente americano, George W . Bush, ha alzato il telefono
per congratularsi con Maliki ed esprimere
soddisfazione per i nuovi incaricati il sunnita Mahamud al Mashaddani, capo del
Parlamento, e il confermato presidente
della Repubblica, Jalal Talabani nel paese ci sono stati almeno diciannove morti e
pi di cento feriti. Di fronte a una situazione cos delicata Bush ha ricordato che
questi leader hanno grandi responsabilit
nei confronti degli iracheni, ribadendo,
nel corso di una cerimonia nella caserma
dei marine di Twentynine Palms, la sua approvazione. E stato un segnale chiaro da
parte degli Stati Uniti dopo una trattativa
difficile che a Baghdad ha impegnato anche lambasciatore americano, Zalmay
llinizio fu la bicicletta: catena e pedali per fare gli italiani, per portarli
A
a spasso per strade malandate. Fu la bici-

cletta perch era il massimo che ci si potesse permettere: un sogno, da cinquecento lire, capace di dar respiro alla claudicante industria di unItalia con la testa
al futuro e il sedere nei campi. Prima di
allora, nel Belpaese, passava solo lo
straniero: con carrozza, treno, bastimento.
Si portava dietro il rimpianto del gran
tour, commiserava, da un finestrino o da
un obl, quei contadini capaci di viaggiare solo se spinti dalla fame, che partivano
per attraversare il mare e non tornare.
Tutte cose che non piacevano alla nascente borghesia nostrana, desiderosa di
farsi nazione civile, equiparabile al resto
dellEuropa. Sinizi cos a lavorare di
fantasia per inventarsi un petit tour,
per incivilire gli indigeni, per farli riappropriare delle bellezze e delle grandezze degli avi. La pietra miliare di tanto
sforzo fu posta l8 novembre 1894 nellAlbergo degli Angeli, elegante e incollato al
duomo come un francobollo. I pi bei nomi dellintrapresa meneghina si riunirono per fondare il T ouring Club Ciclistico
Italiano. Era lItalia che produce, intenzionata a pedalare a tutta forza lontano
dal passato, a staccare il gruppo, a tirare
la volata allinseguimento del Bicycle
Touring Club dello Yorkshire.
Inizi una battaglia contro chi vedeva
nel velocipede lo zampino del demonio,

Khalilzad, in contatti spesso soltanto ufficiosi con i dirigenti moderati della Repubblica islamica dellIran. Ora il presidente
designato, Maliki, ha trenta giorni per presentare al Parlamento il proprio esecutivo.
Una data che rispetter con molte probabilit poich le trattative sui dicasteri e sulle
diverse competenze erano state concluse da
tempo con soddisfazione anche dei sunniti
e dei curdi. E un buon passo avanti e noi
vogliamo cooperare con lui, ha spiegato
Mahmoud Othman, anziano esponente politico curdo che in Maliki intravede un premier obiettivo e bilanciato.
La tormentata designazione del primo
ministro era lultimo passaggio da risolvere
per chiudere la crisi politica che si era
aperta in Iraq dopo che lAlleanza sciita
aveva riconfermato Ibrahim Jaafari nel dopo elezioni del dicembre scorso. Nei primi
giorni di aprile era stato siglato un accordo
per una nuova struttura di controllo delle
forze di sicurezza irachene con listituzione

LIBRI
Stefano Pivato
IL TOURING CLUB ITALIANO
156 pp. Il Mulino, 12 euro
contro la tassa di circolazione, contro i regolamenti comunali ostili alle masnade a
due ruote. I temerari delle macchine a
propulsione umana, nellinnalzare il loro
inno al trionfo del pensiero sullinerzia
della materia, alle due ruote che possono sembrare ali prodigio di velocit e
deleganza, trovarono da subito eroi disposti a inzaccherarsi in viottoli di fango.
Lalfiere fu Luigi Bertarelli. Resse il timone dellassociazione per anni, gli occhi
fissi alla stella del turismo, che tempra la
cultura meglio della sedentaria forgia
universitaria, che prepara, con il sudore e
la fatica, ai convulsi tempi del lavoro di
fabbrica. I coraggiosi gregari quelli che
stesero le cartine e piantarono i segnali,
quelli che pedalarono per migliaia di chilometri, senza guadagnarci n piccioli n
trofei. Basti nominare Luigi Masetti, il ragioniere che si macin 3500 chilometri
dEuropa portando il vessillo del Touring.
A cemento e monito di tanto ardore nac-

di uno speciale Comitato per la Sicurezza,


di cui fanno parte i ministri di Difesa, Interno, Giustizia, Esteri, Finanze e i capi dellesercito e dei servizi segreti. Il premier
sar il presidente e il suo vice sunnita sar
anche vice presidente del nuovo Comitato.
Lo sblocco sulla formazione del governo
iracheno, dopo quattro mesi dalle elezioni,
avvenuto sulla base di una novit non secondaria: il mutamento dei rapporti di forza interni alla componente sciita fra il
gruppo pi legato a T eheran (sotto la leadership di Jaafari) e quello pi moderato e
autonomo dalla logica khomeinista di Abdul Aziz al Hakim dello Sciri, e la direzione religiosa dellayatollah Ali Sistani. Il rifiuto di Jaafari da parte dei curdi e dei sunniti era strettamente legato al tipo di maggioranza che lo aveva designato alla carica
di premier a febbraio. Troppo risicata: soltanto 65 sui 128 deputati del gruppo parlamentare sciita dellAlleanza irachena unita. E con un peso determinante dei venti
que cos il simbolo, che per pi di centanni, ha accompagnato i viaggi degli italiani:
una ruota a raggi, dentro la bandierina
dellItalietta che anche lei va in vacanza
come ogni nazione per bene. Una ruota
che ha voltolato gli anni di una storia lunghissima, condensata da Stefano Pivato in
un librino agile, privo della corposit delle Guide rosse.
Una ruota che ha dovuto irrobustirsi
per portare il peso della motocicletta e
della macchina. Nuovi mezzi sempre pi
veloci e capaci di portare sempre pi lontano o sempre pi in coda, a seconda di
quando e dove si decide di partire. Una
ruota che ha dovuto fare i conti con i sogni che ha rincorso: con quel turismo per
tutti che si , lentamente, trasformato da
miraggio agognato in scomoda realt, che
ammazza i musei e fa prosperare i chioschi per souvenir in plastica.
Nonostante tanto mutare e nonostante
il cambiare dei nomi il T ouring sotto il
fascismo era diventato la Consociazione
turistica italiana il simbolo rimasto,
appiccicato sul lunotto a testimoniare
unidea del movimento come apprendimento. A raccontare lutopia del viaggio,
che non vacanza di gelati e dombrelloni, men che meno mollezze faraoniche
esclusive, semmai un addestramento alla
vita. Insomma, un piccolo blasone con aureola di cultura. E fa niente se il lunotto
quello di una 127 trasu d ciucc, quel che
conta non larmatura, il cavaliere.

deputati legati a Moqtada al Sadr . Curdi,


sunniti e sciiti dello Sciri non avevano pregiudizi nei confronti del blocco che aveva
imposto Jaafari, ma timori materiali. L improvvisa scelta di Jaafari per anni il leader iracheno forse pi indipendente da
Teheran di allearsi con un Moqtada al Sadr rappresentante dei pi oltranzisti esponenti del gruppo dirigente iraniano aveva
un risvolto drammatico: luso spregiudicato da parte di Jaafari del comando sulle
forze di sicurezza irachene a copertura di
azioni sanguinarie contro i sunniti da parte delle milizie sciite di Sadr.
Dopo lattentato al mausoleo sciita di Samarra del 22 febbraio scorso le Brigate del
Mahdi di Sadr e parte delle forze di sicurezza sciite hanno compiuto massacri di
sunniti e alimentato una guerra interreligiosa che stava travolgendo le istituzioni democratiche. La sconfitta politica di Jaafari
segna cos la vittoria della logica dellaccordo politico su quella della guerra civile.

OGGI Nord: frequenti passaggi nuvolosi con piogge intermittenti e qualche


acquazzone possibili sin dal mattino su
Alpi, Prealpi e localmente sulla pianura piemontese. Centro: rapido peggioramento con aria pi fresca, vento moderato di Scirocco, mari mossi e rischio di
temporali, specie nel pomeriggio ed in
serata. Sud: pesantemente velato e coperto, pioggia nelle zone interne dal pomeriggio e raffiche di Scirocco.
DOMANI Nord: inizialmente buono,
con il sole e leggere velature; nel pomeriggio in montagna nubi a tratti compatte con qualche pioggia intermittente possibile. Centro: su Sardegna nuvoloso, sulle altre regioni cielo velato.
Sud: nubi minacciose, fresco, vento moderato di Grecale e qualche goccia di
pioggia probabile.

ANNO XI NUMERO 97 - PAG 4

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 25 APRILE 2006

Lelettorato profondo e quello superficiale, la virilit di Mansfield, su Martini


Al direttore - Sale la candidatura Calderoli.
Probabilmente dallo sciacquone elettorale.
Maurizio Crippa

Al direttore - Berlusconi ha provato a chiamare Prodi; ma sempre okkupato.


Francesco Nardi, via Internet

Al direttore - Massimo DAlema: quello che la


destra che riuscita a mobilitare un elettorato profondo. Perch non chiamarlo elettorato
Es, magari inconscio, il rischio per che il
loro sia lelettorato super -io. Insomma il complesso dellegemonia riciccia.
Pierluigi Fornari, Roma

Al direttore - Complimenti per la storia del fotografo fottutissimo comunista. Lavete stampata voi, e non quegli antidemocratici di sinistra che sicuramente censurerebbero qualsiasi
cosa anche moderatamente pro America. E poi
cera anche una critica alla Sgrena per carit,
a quel povero fotografo gli faranno passare delle brutte ore, ma non in Iraq, in certi ambienti
di sinistra
Emanuela Prister, via Internet

Noi siamo quelli in superficie, che non conoscono il cuore delle cose. Sigh!
Al direttore - Qualcuno dica a Bertinotti come si vede bene la Rai da Sky .
Daniela Coli, Firenze
Dai centri sociali al centro tavola, qualche
volta DAgostino gli d gi.

Quello un genio, ha il cosiddetto oeil


prenant, vede e riferisce.
Al direttore - La virilit esiste ancora? Complimenti allintervistatore. Caro Ferrara, Lei dovrebbe fare una trasmissione su La Sette su que-

sto argomento. Pensi come sarebbe interessante.


Perch vero quello che dice Mansfield. La definisco come una situazione di rischio. Il rischio
pu essere tanto un pericolo quanto una situazione di competizione in cui si contesta lautorit
del soggetto coinvolto. E chi, pi di Berlusconi,
ha le palle per contestare Prodi? Io sono una
donna virile, femminista, non virago, perch ho
della vita un ideale eroico. I girotondini, i morettini, i de-libertini sono dei castrati, non disoccupati virili. Come sarebbe bella unItalia
fatta di esseri virili, uomini e donne, tutti a lot-

Alta Societ
Grande ritorno a Roma di V ittorio Emanuele di Savoia. Si annuncia per maggio un
ballo benefico e monarchico alla
Caccia. Orchestra e black tie.

Per solidariet con coloro che lei un po


offende, le dir che sono un eunuco alla corte del Sultano.

vono compiere. Quasi mai ci si trova a optare


fra bene e male, ma molto pi spesso fra due
mali e il principio del male minore fa parte da
sempre della morale cattolica. Direi che Ratzinger e Martini svolgono due compiti diversi,
entrambi preziosi: la battaglia culturale e la cura pastorale, la custodia della dottrina e lesercizio della ricerca. Forse a chi non crede interessa di pi il confronto con la posizione forte
del teologo. Le garantisco che per il credente
altres fondamentale il conforto del biblista e
del pastore.
Andrea Volani, via Internet

Al direttore - Con riferimento alleditoriale


del Foglio di sabato 22 aprile scorso circa lintervento del card. Martini in tema di bioetica,
vorrei suggerirle una chiave di lettura, forse banale, ma utile. Il cardinal Martini parla soprattutto da pastore, consapevole della difficolt delle scelte che i cristiani ogni giorno de-

Al direttore - Alla cerimonia di inaugurazione


del monumento a Montanelli mancava Piero Ottone: avrebbe infatti partecipato solo se sulla targa avessero scritto: Noto giornalista.
Maurizio A. Ricci, Milano

tare per la propria affermazione, senza piagnistei


e sospirosi aneliti alla felicit prodiana. Ci pensi. Sono convinta che anche la Armeni sarebbe
daccordo, perch lei proprio una donna virile,
anche se per ragioni misteriose si dichiara comunista. Dopo larticolo sul Foglio, vedr lumanit divisa in virili e cortigiani. Inutile dirle
chi sono gli uni e chi gli altri.
Maria Roccasalva, via Internet

Prendo atto con rispetto, ma ribadisco.

Il cuneo fatale
La maggioranza punta tutto
sulla riduzione del costo
del lavoro. Non detto che funzioni
economia italiana da circa un anno in
fase di graduale ripresa, con una dinaL
mica del costo del lavoro non ancora in linea

con i ritmi pi bassi dei concorrenti europei


(+ 2,6 per cento a febbraio nelle retribuzioni
contro 2,1 nellarea delleuro). Inoltre, ancora limitata la possibilit di espandere le
esportazioni nella misura che si richiederebbe per fronteggiare laggravio dei pagamenti ai paesi petroliferi.
Il Paese continua ad accusare i contraccolpi del peggioramento della competitivit,
solo in parte imputabile allapprezzamento
delleuro, e dovuta soprattutto a scarsi progressi nella produttivit e a un andamento
medio delle retribuzioni che supera la dinamica della produttivit. Se non si pone rimedio al deterioramento della competitivit su
basi strutturali, difficilmente la ripresa congiunturale potr diventare la crescita sostenuta di cui il Paese ha bisogno. Lespansione
della domanda mondiale, infatti, andrebbe a
vantaggio soprattutto dei paesi pi competitivi, particolarmente di quelli emergenti.
La nuova maggioranza ha fatto del taglio
di 5 punti del cuneo fiscale il vessillo del rilancio. Ma sarebbe un errore attendersi troppo da questa misura. Intanto non chiaro
quale parte del cuneo sar ridotta e per quale platea di lavoratori, mentre certo che le
imprese dovranno dividere il beneficio con i
lavoratori. Ammesso che la platea sia la pi
larga possibile per poter incidere sulla competitivit, in termini quantitativi porterebbe
a recuperare meno di un terzo delleccesso
dincremento del costo unitario del lavoro rispetto allarea euro, un distacco che dal 1998
si ampliato nel settore manifatturiero a
ben 15 punti percentuali.
Rimarrebbe quindi un grande distacco alla cui origine vi principalmente la richiesta del fattore lavoro di livelli retributivi che
nel complesso non trovano rispondenza nella capacit di produrre di pi per ogni addetto o per ora lavorata. In grandi paesi concorrenti, come la Germania, invece avvenuto lopposto: la produttivit media oraria
aumentata di circa il 3 per cento annuo, mentre le remunerazioni orarie del 2,4. Ma il taglio del cuneo fiscale in Italia rischia anche
di avere effetti controproducenti: non offre
uno stimolo diretto al miglioramento della
produttivit (semmai, indirettamente, qualora inducesse a maggiori investimenti), e crea
di contro un impulso a intensificare limpiego del fattore lavoro, in particolare quello
meno qualificato, la cui domanda pi sensibile a considerazioni di costo.
Il taglio potrebbe finire con lassecondare
un modello di specializzazione produttiva
imperniata su tecnologie medio-basse e su
lavoro a bassa qualificazione, modello che
da met degli anni 90 mostra la sua estrema
vulnerabilit alla concorrenza dei paesi
emergenti, specialmente la Cina. LItalia tra
i grandi dellEuropa presenta proprio lanomalia di aver perseverato nellultimo decennio in una specializzazione perdente, piuttosto che spostarsi sui comparti vincenti, a pi
alto contenuto di innovazione. Il taglio potrebbe, perfino, non riuscire a migliorare la
posizione competitiva del Paese nel caso in
cui il nuovo governo riducesse al tempo stesso i margini di flessibilit nel mercato del lavoro permessi dalla Biagi, o ridistribuisse lonere del taglio su altri produttori di reddito.
Il taglio allora servirebbe o a compensare le
conseguenze negative dellaltra misura, o a
modificare le posizioni relative tra imprese,
ma non quella complessiva del sistema.
LItalia ha invece bisogno di un forte shock
positivo per la produttivit e il rinnovamento tecnologico. Lo segnalano tanti indicatori
a monte della bassa crescita e gli ultimi dati
sullinterscambio con lestero. Se le esportazioni del Made in Italy sono in ripresa, le importazioni negli stessi comparti continuano
a espandersi a tassi doppi o tripli.
Ben venga pertanto il taglio del cuneo, ma
in maniera equilibrata, senza puntarvi tutte
le risorse disponibili e bilanciandolo con stimoli allinnovazione, ricerca, produttivit e
alla capacit di adattamento del sistema.
Salvatore Zecchini

UFFA!

di Giampiero Mughini

La vera religione
italiana, fare il
ponte. A vete per
caso provato ieri a
telefonare a un ufficio o a unamministrazione con la quale avete rapporti professionali, e con i quali c urgenza di fare
questo o quello? N aturalmente non rispondeva nessuno, non cera nessuno. Cos come non arrivava nessuna e-mail da
quelli con cui pure hai scadenza o impegni da prendere. L Italia ha i conti pubblici pi disastrati del mondo occidentale epper i ponti pi lunghi. Provate a
chiedere oggi a quelli che incontrate per
strada perch mai il 25 aprile si faccia festa. La met vi risponder che non sa che
cosa sia il 25 aprile. Limportante far festa, fare il ponte. E del resto se ne avvicina un altro e sostanzioso, alla fine della
settimana prossima. Tre giorni di non lavoro a festeggiare la festa del lavoro, e
questo mentre i consessi internazionali
dicono che i conti italiani sono allo stremo e che la primissima cosa che il nuovo
governo deve fare mettere le mani nelle nostre tasche. Nel weekend di Pasqua,
Milano sera andata spopolando fin dal
gioved sera, un ponte di 4-5 giorni. Due
giorni fa, sabato sera, alla stazione di Milano i taxi arrivavano a gocce. Un tassista
mi ha detto che una buona parte dei suoi
colleghi di turno aveva fatto il ponte. Ieri mattina mha telefonato uno per motivi
di lavoro: s sbalordito che io fossi al
computer come tutti gli altri giorni della
settimana e non avessi fatto il ponte.
Non fossi un praticante della vera religione italiana.

ANNO XI NUMERO 97 - PAG I

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 25 APRILE 2006

ARRIVANO I GUASTAFESTE
Pierino la peste
Da Gramsci al pm ex rivoluzionario
di Bologna, i guai e le sorprese
di quello scassacazzi di Sansonetti
Roma. Uno scassacazzi, dicono amici e
compagni. Per un giornalista non una definizione antipatica. Quando stava allUnit,
una volta se la vide brutta con Gramsci e
unaltra volta con Togliatti. Nell87 diede il
via libera a un articolo di Umberto Cardia
dove in pratica si accusava T ogliatti di non
aver fatto di tutto per salvare Gramsci dalla
galera fascista. Un casino. Fummo convocati in direzione, dove Pajetta ci process. Ci
difese Gerardo Chiaromonte. Poco dopo,
venne il turno di Togliatti stesso: un articolo
di Biagio De Giovanni, Cera una volta T ogliatti e il socialismo reale. Altro putiferio
con Botteghe Oscure. Tutti, tutti, tutti contro
di noi. Il direttore dellepoca, Massimo DAlema, non era al giornale. Era agosto, stava
in barca. Una barca pi piccola di quella di
adesso. Pure lui contro? Fece qualche
smorfia, si soffi sulle dita. Lultima, Piero Sansonetti lha combinata a Paolo Giovagnoli, magistrato di Bologna e suo vecchio
amico, che ha indagato contestando laggravante delleversione alcuni del movimento per occupazione e autoriduzione in
una mensa universitaria. Cos il direttore di
Liberazione ha raccontato che, giovani militanti a Roma negli anni 70, lui e lamico Paolo bloccarono la mensa e imponemmo il
prezzo politico a cento lire. Giovagnoli ha
replicato: Sbaglia oppure mente. Sansonetti ride: Ovvio, mica pu ammetterlo. Ma
cerano centinaia di persone. Poi si arrovella: Non avr mica messo nei guai Paolo?. Uno scassacazzi, appunto. Che fa a volte leretico, a volte semplicemente sorprende. Per esempio, dopo lultimo sciopero ha
annunciato la sua uscita dal sindacato dei
giornalisti, eresia massima per un cronista
democratico. Si rifiutato di assicurare vigilanza democratica in questo interregno
berlusconiano, anzi ha bacchettato quelli
che a sinistra solo del Cav . si occupano. Pi
la militanza si fa agguerrita, pi Sansonetti si
fa ironico e distingue. N inciucio n guerra civile, il titolo delleditoriale sul 25 aprile. Bisogna capire spiega che una cosa
cacciare i nazisti e unaltra cacciare Berlusconi. Perch la lotta durissima e con la
posta molto alta, ma non assomiglia in nessun modo alla Resistenza, alle azioni dei partigiani e alla guerra antifascista.
E chiaro che a forza di far leretico, o a
cercar la bella sorpresa, spesso Sansonetti
becca mazzate. Quando allUnit scoppi il
caso Maresca (Marina Maresca aveva accusato il ministro Scotti di trattative con la
camorra, sulla base di un documento che risult falso), Sansonetti present al processo alla cronista per indegnit morale
presso la cellula interna del Pci un documento in sua difesa: bocciato, 6 voti contro
158. Al contrario di ci che molti sostengono,
giura che il miglior direttore dellUnit sia
stato DAlema, non Veltroni. Il pi intelligente, il pi colto, il migliore, con una missione. Era un liberale. Anche se non aveva
proprio un grande trasporto per il giornale
(praticamente per ogni giornale)? Faceva la
riunione la mattina: suggestivo, prestigioso.
Poi il giornale lo facevamo noi, ma come voleva lui. Quando arriv Veltroni, Sansonetti gli vot la sfiducia. Walter al giornale ha
messo le figurine dice oggi DAlema molte idee. Poi Veltroni lo nomin condirettore mentre DAlema, segretario del partito, lo
fece fuori assieme a Peppino Caldarola. Ma
non prima che Sansonetti facesse in tempo
a compiere quella che definisce la mia cazzata pi grande, quel titolo a nove colonne
in prima pagina, Scusaci, principessa, in
morte di Lady D., per cui folle di militanti
sono ancora presi per culo da amici e avversari. Voleva essere un attacco al giornalismo dei paparazzi ammette diventata la
cazzata numero uno della mia storia, un casino terribile.
E pi importante Marx o il clitoride?
Militante comunista, persino capocordata
bassoliniano, direttore rifondazionista, Sansonetti non fa un giornale come il Manifesto
e ovviamente questo va a merito di Liberazione. Ai compagni bertinottiani ha riservato qualche sorpresa, oltre quelle pi squisitamente politiche. Tempo fa abbiamo dedicato il nostro inserto settimanale al clitoride.
Si sono incazzati i compagni maschi. E pi
importante Marx o il clitoride?, ci hanno detto. Beh, noi sosteniamo che sia pi importante il clitoride. Altro inserto sul suggestivo tema: Il piacere anale, con lettere di
protesta di compagni e compagne un po in l
con la militanza e let. Magari simpatico,
Sansonetti, ruffiano non tanto. S, se la prende con Bruno Vespa, ma ha difeso Clemente
Mimun, messo sotto accusa per lintervista
durante la quale Calderoli mostr la sconsiderata maglietta con le vignette contro lislam. Su Enrico Mentana ha sostenuto: E
sopravvalutato. Di Fabio Fazio, caro a ogni
compagno e a ogni resistente anti Cav ., ha
detto a Claudio Sabelli Fioretti su Magazine:
E andato a fare il grande a La7, poi ha incassato i miliardi e se n andato. Di Ciriaco De Mita e della sua pazzesca corte:
Una volta scrissi un articolo prendendolo in
giro. Il giorno dopo, davanti al gruppone dei
giornalisti chiese: Chi Sansonetti?. Io. Se
c Sansonetti non parlo. Domanda: i colleghi ti avranno difeso. Risposta: I colleghi
dissero: Vattene che se no non parla. Un
po, appena un po, ha scassato le balle pure
a Bertinotti. Il segretario disse che la discussione sul Concordato era non urgente, titolo del commento sansonettiano: Le ragioni
e alcuni torti di Bertinotti. Quando ripensa
agli anni giovanili di suo, Sansonetti si
fottuto qualche libro da Feltrinelli e allamico ora magistrato, dice: Erano pieni di illegalit, non di violenza. Adesso Giovagnoli
mi pare un po cofferatiano.

Il Cavalier Pallaro, che ama Mieli e i vecchi amici della Dc

immy Carter diventato presidente degli


Stati Uniti vendendo noccioline; litaloargentino Luigi Egidio Pallaro si ritrovato
senatore decisivo della Repubblica Italiana producendo vegetal express, la carota
fresca (ed altri vegetali) da esportazione. Politica e alimentari. In fondo, il destino come lamore: rigorosamente intempestivo. E
bastato che un giorno Mirko T remaglia si
mettesse in testa di far votare gli italiani allestero, con una certa predilezione per il
Sudamerica, ed un gaucho si ritrovato in
Parlamento. Non solo, ma dal suo voto dipenderanno le sorti presenti e future del Governo che verr. Romano Prodi gli telefona
e si congratula, Silvio Berlusconi anche, ma
lui non si scompone e dichiara: Para que
una democracia funcione bien los gobiernos
se deben alternar. Specificando un attimo
dopo: Votate per me, io star con chiunque
vinca, non importa se destra o sinistra. Loro si alternano, lui resta.
In fin dei conti il pragmatismo e lo spirito
pratico han fatto, da sempre, la fortuna del
gaucho Luigi e, oggi, per molti nostri concittadini che vivono a Buenos Aires e dintorni
Pallaro innanzitutto il Cavaliere della
Pampa. I titoli ad honorem non gli fanno
certo difetto: Commendatore, Cavaliere e
Grandufficiale dellOrdine al merito della
nostra Italia, Drago doro e Italiano nel mondo; pluripremiato, almeno dal 1972 il neosenatore fa incetta di onorificenze. Un anno,
il Settantadue, di svolta. E in quel tempo
che Pallaro intuisce, un colpo di genio assoluto, limportanza di guidare e coinvolgersi
nelle associazioni degli italiani in Argentina. Lobby (sia detto senza nessun atteggiamento moralistico, semmai il contrario) e
politica vanno a braccetto. Cominciano i
suoi incontri con lItalia che conta. Nel 1982
fa parte della presidenza Italiani per una
giusta pace che vola da Buenos Aires a Roma per incontrare il presidente del Senato
Amintore Fanfani. Motivazione: Promuovere una serie di iniziative per sollecitare
una giusta soluzione del conflitto in corso
tra lInghilterra e lArgentina per il controllo delle isole Malvine (ndr: le Falkland). La
risposta di Fanfani non si far attendere:
Auspichiamo il raggiungimento delle soluzioni che si stanno fattivamente ricercando
in sede Onu.
Lanno prima il Gaucho, gi presidente di
Feditalia, la Federazione delle societ italiane dArgentina, era stato ricevuto dal presidente della Repubblica sudamericana, Generale Roberto Viola, alla Casa Rosada. Scopo della visita: Trasmettere al presidente
Viola il rispettoso saluto di tutta la collettivit italiana e chiedere linsegnamento obbligatorio dellitaliano nelle scuole, in uso
sino al 1942, eppoi cancellato. In Argentina
il tempo della dittatura e della guerra sucia, la guerra sporca: un programma di re-

Star con chiunque vinca,


non importa se a destra o sinistra.
Per funzionare bene una
democrazia deve alternarsi
pressione violenta di ribelli e dissidenti condotto dalle forze governative e caratterizzato dall'uso di sparizioni, torture, assassinii e
altre operazioni segrete e dalla massiccia
violazione dei diritti umani e civili (il termine sucia viene usato con riferimento alla repressione attuata dai dittatori argentini Jorge Rafael V idela, Roberto Eduardo V iola,
Leopoldo Galtieri e, in misura minore, Reynaldo Bignone). Durante questo periodo,
che va dal marzo del 1976 al 1983, tra le diecimila e le trentamila persone vennero uccise o scomparvero (desaparecidos) e molte altre migliaia vennero imprigionate e torturate. Roberto Viola era arrivato al potere
il 29 marzo 1981: tra i suoi atti di governo gli
argentini ancora ricordano lultima strage
ordinata ad Alfredo Astiz (capitano della
Marina militare argentina ed uno dei pi feroci torturatori nel periodo della dittatura)
che fece uccidere centinaia di prigionieri in
un campo di concentramento. V iola verr
deposto il 22 dicembre del 1981: gli succeder Leopoldo Galtieri e nel giugno dellanno seguente scoppier la guerra per il controllo delle Falkland.
Nel 1985, dopo limpegno per il ritorno allinsegnamento dellitaliano nelle scuole argentine, Luigi Pallaro sar in prima fila ad
accogliere la visita a Buenos Aires di Fla-

minio Piccoli, deputato e Presidente della


Democrazia Cristiana. Piccoli va in Sudamerica per prendere contatti con le democrazie
cristiane delle varie nazioni, tra cui la Bolivia e lArgentina (dove il periodo della tirannia terminato). T ra le persone che incontrer in quel suo viaggio, oltre allambasciatore italiano Ludovico Incisa di Camerana, ci
sar appunto Luigi, presidente della Federazione delle societ italiane.
Due anni dopo, siamo nel 1987, sar lo
stesso Pallaro a volare in Italia assieme al
presidente argentino Ral Alfonsn e ad una
delegazione di un centinaio di imprenditori.
Le ragioni di quel viaggio le spiega lui stesso: Linteresse che gli imprenditori che ope-

staurantes de McDonalds Argentina.


Dagli hamburger alla politica. Grazie (o
nonostante) il successo ottenuto sul mercato
dalle sue molteplici attivit, Pallaro decide
di pensare anche alla comunit italiana, ai
rapporti con la terra veneta, da dove partito tanti anni fa, e col Governo di Roma. Come
lineffabile ingegner Martucchetti, la faccia
sorniona dellattore Amedeo N azzari nel
film Il gaucho di Dino Risi (girato oltre 40
anni fa), che si commuove quando ascolta la
musica di Lunita Consejera di Neil Sedaka
e ripensa allItalia incontrando un gruppetto
di italiani in gita, la nostalgia c e non se ne
vuole andare. E un profumo che viene da
lontano, forse un hobby . Ancora una volta

rano in Argentina, molti dei quali di origine


italiana, attribuiscono ad una visita cos importante, nella certezza che gli accordi di
cooperazione che verranno firmati daranno
un impulso senza precedenti ai rapporti tra
i due paesi, soprattutto nel settore economico. Il lavoro alacre e limpegno che il neosenatore (di destra o di sinistra si vedr) mette nelle sue attivit alla guida degli italiani
allestero prosegue anche durante gli anni
Novanta. Nel 1999, tanto per citare uno dei
suoi innumerevoli incontri, il gaucho, in veste di Presidente del Comitato Buenos Aires,
incontra lallora presidente della camera Luciano Violante. Sono anni, questi, molto intensi anche per le sue attivit di impresa.
Nel 1995, infatti, alla presenza del ministro
dellEconomia argentino Domingo Cavallo,
Pallaro aveva inaugurato un impianto modello nei pressi di La Plata, a 60 km da Buenos Aires, per la lavorazione dei vegetali freschi. Primo stabilimento del genere costruito nel paese sudamericano, produrr i famosi vegetal express, prodotti destinati a supermercati, ristoranti, hotel ed in futuro,
chiss, al Giappone. L impresa verr ribattezzata dallo stesso proprietario Lcteos de
Poblet, un investimento di circa 10 miliardi
in vecchie lire ed un sogno da realizzare:
produrre anche mozzarella con sapore italiano. Sono passati tanti anni da quando,
nel 1952, appena ventiseienne, partendo da
Lobia, una frazione di San Giorgio in Bosco,
a cavallo tra le province di Padova e V icenza, Luigi era sbarcato a Buenos Aires. Da allora, doveva restare appena sei mesi per un
lavoro a tempo determinato, si sempre dato da fare. Le circostanze favorevoli come
modestamente lui stesso sottolinea e la voglia di fare lhanno portato ad arricchirsi.
Nel 1954, due anni dopo lo sbarco, gi dirigente di unimpresa di impiantistica assieme
al fratello. In seguito d vita al Grupo Pallaro Hermanos, i fratelli Pallaro, per prodotti elettronici e installazioni automatiche.
Si realizza come imprenditore ed ha bisogno
sempre di nuovi stimoli. Allarga le sue aziende, ne mette su di nuove, non si ferma mai
tanto che oggi, oltre alla storica Hermanos
Pallaro, si ritrova con la Belo Horizonte
S.A., impresa alberghiera e dedita alle attivit turistiche e con unaltra grande azienda,
Las Colinas, che opera nel settore degli immobili. Un impero che copre tutti i settori
produttivi: immobiliare, agricolo, minerario
(con la ULEX SA) e alimentare dove produce anche las hamburguesas para los 210 re-

lanno chiave il Settantadue. E allora che


Luigi comincia la prima delle sue innumerevoli tappe nel mondo dellassociazionismo.
Con lappoggio dellonorevole democristiano
Ferdinando Storchi (gi sottosegretario del
Governo Segni negli anni Sessanta), veneto
come lui, d vita alla Fondazione Circolo
Padovani nel mondo. E linizio della scalata allassociazionismo degli emigrati. Poco
tempo dopo, infatti, diverr presidente della
Feditalia, storica fondazione degli italiani allestero, nata nel 1912. Un incarico, questo,
che lo render pellegrino errante in terra
dArgentina per fondare e promuovere circoscrizioni consolari, regionali, settoriali,
che comprendono associazionismo cattolico
e combattentistico. Pallaro si adopera affinch le autorit di Buenos Aires riconoscano
i Comites e prosegue la sua ascesa diventando membro della Consulta per lemigrazione
della regione Veneto. Da l in poi le sue attenzioni si rivolgono alla Camera di Commercio italiana della capitale argentina di
cui diviene presidente e che trasforma in un
centro di servizio. Un obbiettivo che gli fa
guadagnare la vicepresidenza delle Camere
di Commercio degli italiani nel mondo e che
lo trasforma in una antenna sensibile agli
umori ed ai bisogni delle comunit degli
emigrati. Gira la Pampa in lungo e in largo e
spiega ai milioni di Martucchetti sparsi
per il Sudamerica: Voi non siete una comunit, siete un paese. In Argentina gli italiani
sono pi del 50 per cento della popolazione.
No se arriba alla cuarta semana
Iniziano a fiorire le prime biografie su Pallaro e cominciano tutte allo stesso modo: Su
historia personal se confunde con la comunidad italiana. Gli emigranti, la nostalgia
dellItalia e il diritto di voto diventano un sol
nome: Pallaro Egidio Luigi, il Cavaliere della Pampa. Se ne accorge persino Mirko T remaglia che nel 2002 gli consegna il Premio
Italiani nel Mondo assieme a quello conferito a Ben Gazzara e allaltro, alla memoria, per Antonio Meucci, linventore del telefono. I compaesani di San Giorgio in Bosco
lo elogiano ad ogni uscita pubblica: Siamo
onorati dicono di avere un concittadino
che cos degnamente ci rappresenta, tenendo alta la bandiera tricolore. Nel suo paese
natio, ogni volta che torna per una visita, sindaco e autorit di ogni genere gli chiedono
interventi pubblici. Lui non si centellina e si
concede sia che si tratti del Museo dellemigrazione sia che si debba parlare del ruolo

economico degli italiani sparsi per il mondo. Parlando delleconomia veneta e delle
relazioni internazionali spiega: LItalia oggi
uno dei paesi pi industrializzati. E una
conquista dovuta non allinvestimento di capitale ma, si pu dire, quasi principalmente
ad un disinvestimento di risorse umane. A
questo risultato infatti ha contribuito il fenomeno dellemigrazione: basti pensare che tra
il 1906 e il 1910 il 10 per cento della popolazione ha abbandonato la propria terra. Capiamo dunque quanto lemigrazione veneta
sia stata determinante per lo sviluppo e il benessere della nostra regione ed abbia consentito negli anni Cinquanta e Sessanta un
rilancio delleconomia nazionale. Sempre
attento alle relazioni, poi, il gaucho non si fa
sfuggire, quando gli capita, un elogio allinformazione e alla stampa. In Italia, in particolare, apprezza Paolo Pablo Mieli. Gli
italiani ha sottolineato pi volte , veneti
compresi, conoscono poco la realt dellemigrazione e avvertono meno la necessit di
rapportarsi con i loro corregionali allestero;
conseguentemente a noi viene a mancare il
messaggio di ritorno, privandoci di quelle
opportunit, su fronti diversi, che solo il rapporto tra gli uomini in grado di produrre.
Molto importante, in questo senso, laccordo tra il quotidiano argentino La Nation ed
il Corriere della Sera, per lo scambio e la diffusione di notizie dei rispettivi paesi.
Il resto della vicenda di Luigi Pallaro, luomo determinante al Senato della Repubblica, storia di oggi. Nel gennaio del 2005 il
Presidente Carlo Azeglio Ciampi gli assegna
il Premio Stella per la solidariet italiana e
lui comincia la sua corsa elettorale in vista
del voto degli italiani in Sudamerica. Inizialmente tutti, politici e osservatori, lo ritengono vicino al centrodestra, larma segreta di
Mirko Tremaglia, un preziosissimo collettore
elettorale che raccoglie oltre mille sigle di
emigrati associati.
Poi, il colpo di scena: forte della sua
straordinaria popolarit maturata in quarantanni di lobby associazionistica e di rapporti con la politica, italiana e argentina, Pallaro fonda una sua lista, Associazioni italiane in Sudamerica (Ais). Intervistato per spiegare il gesto della candidatura personale risponde laconico: Siamo di fronte ad un momento storico, dovremmo fare da ponte tra
lItalia e gli emigrati. Dobbiamo stare a fianco del Governo per creare nuove opportunit: non importa se di destra o di sinistra. I
maligni, dopo aver letto una sua intervista ad
un quotidiano argentino dove parlava di calidad de vida que debe mejorar sussurrano
che abbia creduto alla propaganda elettorale del centrosinistra: in Italia no se arriba a
la cuarta semana.
Comunque sia andata, alle elezioni Pallaro si accaparra oltre il 30 per cento dei voti.
Lanalisi del bottino elettorale stilata dal

Non c bisogno che mi dicano


ci che devo fare. Andr in Italia
per difendere gli italo-argentini
non per rovesciare un governo
neoeletto degna di un politologo: Le nostre stime dice ci danno vincitori oltrech
in Argentina, in Paraguay, Cile, Uruguay ed
in alcune citt brasiliane. Sia chiaro: non andremo a Roma per dire cosa devono fare per
risolvere i problemi in Italia ma per studiare e mettere in esecuzione un nuovo tipo di
relazioni fra Argentina e Italia. Io aggiunge
non lever la mano per rovesciare un governo ma per difendere la posizione degli
italo-argentini. Non c bisogno che mi dicano quello che devo fare. Debbono capire che
anche noi siamo italiani, ma con nostri specifici obiettivi.
In fondo, il gaucho Luigi ha sempre vissuto cos, in modo pratico. Resta memorabile il suo racconto, fatto al Clarin, quotidiano argentino, di quando, finita la Seconda guerra mondiale si incontr, per attenuare le tensioni, con fascisti, comunisti,
anarchici e cattolici che tentavano una convivenza da esuli in terra argentina. Anche
stavolta il neosenatore stato pragmatico:
davanti al dilemma destra o sinistra, al Senato si terr sulle generali anche se, ha detto ieri, nel caso in cui Giulio Andreotti dovesse essere candidato per la presidenza di
Palazzo Madama, non avrebbe proprio nessun dubbio per chi votare.
Massimiliano Lenzi

El senador ha gi una corrente.Riccardo Merlo,deputato pallariano


4 settembre Riccardo Merlo si sentiva gi deputato.
van a escuchar poco hablar de Prodi o Berlusconi.
IDilNos
Prodi e Berlusconi lui per non voleva proprio parlare.

Destra e sinistra francamente non gliene fregava nulla. Ora


un po per sar costretto. Non andremo a Roma per dire
cosa devono fare, non lo faranno, vengono dallestero, sono italiani ma sono allestero. Politica, certo. Governeremo per studiare e mettere in esecuzione un nuovo tipo di
relazioni. Ma alla Camera un po di Italia si parler pure.
Anche se in mezzo ai partiti Riccardo Merlo proprio non si
vede. Li rispetto, ma noi siamo diversi. Lui per non c
lha con loro. Allestero la politica unaltra cosa. Sempre Italia , ma Riccardo Merlo preferisce non far confusione. Non un problema di partiti, un problema di maturit. Noi abbiamo gi dimostrato con fatti concreti ci
che possiamo fare. Noi, non i partiti. Gli italiani allestero
sono unassociazione, lui presidente dellAssociazione trevisani nel mondo, presidente della Federazione Veneta dellArgentina, vice presidente della Consulta veneta e membro dellattuale CGIE a uno dei suoi movimenti aveva gi
trovato una sede a Roma. Tanto per abituarsi.Non pensiamo ai singoli, non pensiamo alle ideologie, non abbiamo
pressioni. Siamo indipendenti, pensiamo per i nostri cittadini. Accanto al Senador italiano pi famoso nel mondo
Riccardo Merlo, 44 anni avvocato figlio di un emigrato veneto originario di Miane in provincia diTreviso e residente

a Buenos Aires dove vive e lavora nellimprenditoria edilizia, stato, nella lista delle Associazioni italiane in Sud
America, il deputato estero pi votato del mondo con 43.057
voti, il doppio dei 24.755 voti di differenza tra centrodestra
e centrosinistra alla Camera. Franco Narducci, il secondo
nel mondo, di voti ne ha presi esattamente la met.
Se fosse stato in Italia probabilmente Riccardo Merlo di
dubbi non ne avrebbe avuti. Veri interpreti del mondo dellemigrazione sono le associazioni, non i partiti. Prima di
tutto gli italiani allestero, la pensione sociale (in euro) a 516
euro per gli anziani italiani in Argentina, sussidi per il rimpatrio degli anziani malati e facilitazioni per avere il doppio passaporto. Allopposizione non possiamo stare, dovremo dialogare con le regioni, un po a destra e un po a
sinistra. Le regioni sono in mano a forze politiche di destra
e di sinistra. Nella sua, di regione, il Veneto una delle anime politiche, lAssessore Antonio De Poli dellUdc stato
chiaro. Gli italiani e i veneti nel mondo hanno la possibilit di mandare in Parlamento i propri rappresentanti.
Prendere posizione con un centrosinistra che non ha mai
valorizzato la presenza italiana e veneta allestero. Pallaro avvertito, Riccardo Merlo, il suo pupillo, di dubbi non
ne avr. Con il Senador laccordo chiaro. Poca confusione
e pochi problemi, andiamo con la maggioranza e punto. Gli
imprenditori italiani e sudamericani dovranno lavorare assieme. Merlo anche presidente dellUmanesimo latino e

dellUnione triveneti nel mondo fondata, da un altro De Poli, Dino, e proprio grazie alla regione V eneto ha avuto un
bel po di finanziamenti. Difficile che a Palazzo Chigi, Merlo, se ne dimentichi. La sua campagna elettorale era cominciata ben prima del giorno in cui sono state presentate
le liste, nel 2004 proprio Pallaro aveva praticamente lasciato a lui la rappresentanza dei 311.000 italiani argentini
rappresentati allestero dal Comites di cui Merlo presidente eletto in una sorta di primarie pre-elettorali con 7.450
preferenze stato anche il secondo candidato pi votato
del mondo tra i comitati degli italiani allestero. Si sentiva
gi deputato, Merlo. Un po di confusione per laveva anche lui. Il primo vincitore delle elezioni sar Mirko T remaglia. Consigliava: Prima di votare guardate i curricula
dei candidati, facendo notare che in quel momento per
lunico curriculum disponibile era il suo, S, in questo momento sono io lunico candidato. Alla Camera la maggioranza quella che . I sedici deputati esteri tanto peso non
potranno avere, ma litaliano pi votato allestero che ricorda come anche le minoranze siano fondamentali e che
partiti con il 2,3 per cento sono stati titolari di ministeri importanti, un po ci pensa. Al Senador della Pampa potrebbero chiedere un voto, un seggio al Senato. E lui con i 43.000
voti di Merlo e i 49.000 suoi, per il deputato italiano pi votato nel mondo potrebbe pure chiedere un ministero.
Claudio Cerasa

Giulio il ribelle
Celebre lAndreotti di governo,
ma ce n pure uno di lotta
che procede per contrappunti
Milano. Cosa sar, che ti porta a candidarti a 87 anni/ oh, cosa sar Cosa sar, che
ti fa lavorare sempre come il primo giorno/
oh, cosa sar. Il quesito filosofico e persino esistenziale tocca prenderlo in prestito
da Lucio Dalla, perch di esempi pi ravvicinati e anche qualificati, nella politica italiana, proprio non se ne trova. Non si trovano altri con un senso del Parlamento tale da
tenere conto pure degli autonomisti altoatesini; altri che si siano arrabbiati, nella scorsa legislatura, per le ripetute assenze dei senatori che gli impedivano di fare il suo lavoro in aula. Altri che non abbiano smesso di
lavorare la politica mai, neanche un solo
giorno, neanche sotto processo.
Di Giulio Andreotti in sessantanni si detto di tutto. Ma quasi mai il contrario di tutto.
Alcuni capisaldi tornano e ritornano: il pragmatismo che rasenta il praticismo, lequilibrio che rasenta il funambolismo. Insomma
la tiritera solita del bizantinismo, del centrismo col doppiofondo e senza visione. C
sempre stato lAndreotti di governo, mai si
sospettato che vi fosse anche un Andreotti di
lotta. Al pi, si scoperto in sede processuale il combattente tenace. Invece c sempre
stato anche un Giulio Andreotti che non ha
mai smesso di lavorare come lacqua di un
ponte per tracciare certi suoi percorsi, per
un certa visione della politica tutta sua, ma
allo stesso tempo non del tutto sua. Un certo
senso delle istituzioni. Un sesto senso per la
composizione politica del conflitto.
Non si mai colto come, tra tanti democristiani di antico e anche nuovissimo corso,
Andreotti sia il solo cui si addica la qualifica di politico cattolico, nel suo senso etimologico, cio in grado di agire almeno tentativamente secondo la totalit dei fattori.
Cio secondo unottica che non privilegiasse
una sola visione delle cose, dei luoghi. Come
la famosa storia del Mediterraneo che di
sponde ne ha sempre due. Ancor pi calzante, e dattualit, la sua visione secondo totalit dei fattori dei rapporti tra Cina
e Vaticano. Andreotti stato lunico a coltivare costantemente il rapporto con la chiesa patriottica pilotata dal regime, quando
molti a Roma tuonavano e ancora tuonano
per la rottura e per la difesa della sola chiesa clandestina. Eppure se oggi spuntano i
timidi germogli tra Pechino e Roma, si deve
anche ai suoi suggerimenti di tenere sempre
aperti i canali diplomatici.
Anti-ideologico per eccellenza
Nel secolo breve delle ideologie anche
quelle interne alla chiesa e pure alla Dc
stato tra i pochi politici davvero anti-ideologici, non gi per trascuratezza ma per consapevolezza. E anche per un gusto tutto andreottiano di procedere in modo contrappuntistico, sempre ben temperato, rispetto
alle visioni correnti. Basterebbe guardare il
suo percorso nella storia della Balena Bianca, molto pi lineare e aderente ai fatti di
quanto si creda: lui, unico potente con Moro
a non avere una corrente ufficiale, perch
come Moro ha sempre creduto meglio gestirle, le correnti. Ma mentre Moro gramscianamente si poneva il problema di avere
legemonia nel partito, Andreotti pragmaticamente lo governava, senza mai averlo avuto in mano. E riusc a fare il governo di solidariet nazionale con il Pci, e poi a disfare
il demitismo che guardava al Pci e sostituirlo con lalleanza con Craxi, in sostanziale
contrappunto al Pci. (Poi la pagarono, si sa).
Lo stesso gusto contrappuntistico che
spesso emerso nei rapporti con il V aticano. Come quando, lui tacciato di quietismo
tradizionalista, dedic un libretto che non
pass inosservato, I quattro del Ges, per
riabilitare lesperienza dei preti modernisti.
O il puntiglio di non dimenticare mai Papa
Luciani. O la lungimiranza con cui ha costruito un rapporto saldo con il cardinale
Ratzinger anche attraverso il suo mensile
30giorni, di cui il Prefetto fu frequente ospite e contributor quando ancora non cerano avvisaglie di onde lunghe ratzingheriane. Tanto meno nel mondo cattolico. Un rapporto che lo port trionfante, il giorno dellelezione di Papa Benedetto, nel salotto
buono di Vespa a sventolare il suo 30giorni
che aveva appena pubblicato un libro di tradizionalissime preghiere, Chi prega si salva, divenuto best seller, proprio con lintroduzione di Ratzinger, forse lultimo suo scritto prima di salire al Soglio. C un Andreotti che lavora, lavora, guarda lontano e se va
perch sa dove vuole andare.
Maurizio Crippa

IL FOGLIO

ORGANO

DELLA

quotidiano

CONVENZIONE

PER LA

GIUSTIZIA

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ANNO XI NUMERO 97 - PAG II

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 25 APRILE 2006

LIBERA STAMPA IN PUBB

Il Foglio, il Riformista, lUnit, Libero, il Manifesto, Liberazione, il Campanile, E


Ecco la trascrizione della trasmissione Report, curata da Milena Gabanelli, andata in onda su Rai Tre domenica 23 aprile 2006 e dedicata ai finanziamenti statali alleditoria. Autore della lunga e accurata inchiesta Bernardo Jovene.
Report - Lei sa se ci sono quotidiani finanziati dallo stato e quali sono?
Uomo 1 - No no non lo so.
Uomo 2 - Non ne sono al corrente.
Donna 1 - Mi sembra che quelli di partito
abbiano una sorta di finanziamento, non so
quanto incida sul loro bilancio.
Gabriele Polo, direttore del Manifesto - Essere formalmente giornali di partito quando non lo sono ed essere finanziati per questo mi sembra un po un piccolo imbroglio.
Italo Bocchino, editore - Ci sono giornali veri di partiti veri, giornali veri di partiti falsi, giornali falsi di partiti falsi.
Pietro Sansonetti, direttore di Liberazione Per voi sapete che i giornali di partito sono cinque e io vi dico senza tema di smentita che, adesso non so la cifra esatta, sono
decine e decine quelli finanziati, che roba
, truffa no?
Report - Ferrara quando si parla di finanziamenti ai giornali tutti pensano al Foglio.
Come mai?
Giuliano Ferrara, direttore del Foglio - E
perch? Perch il giornale pi trasparente che ci sia in Italia. Il Foglio nato con
due lire e nellipotesi di chiudere rapidamente, quello che successo che il giornale oggi vende 13 mila copie al giorno, un
terzo dei soldi vengono dalle vendite, un
terzo dalla pubblicit, naturalmente ci aiuta un po Berlusconi, nel senso che la Mondadori ci ha fatto un contratto con le anticipazioni, insomma uno di quei contratti di
favore anche finanziari che ci permette di
vivere abbastanza tranquillamente, naturalmente anche dal secondo anno della
fondazione il contributo dello stato con il
trucco della famosa convenzione per la giustizia che era
Report - Un trucco era?
Giuliano Ferrara - Beh, un trucco, la legge
dava una possibilit e noi labbiamo sfruttata, un trucco nel senso che non era un vero partito.
Report - Tra laltro cerano due deputati di
schieramenti diversi?
Giuliano Ferrara - S avevamo chiesto a due
amici Marcello Pera che faceva parte del
centrodestra, senatore, e Marco Boato, deputato del centrosinistra, due persone amiche, due lettori del giornale di firmare
per il giornale, abbiamo fatto questa convenzione.
Report - Un escamotage?
Giuliano Ferrara - Un escamotage legale,
perfettamente legale, al quale poi purtrop-

667 milioni di euro lanno per i


giornali di partito, le cooperative e
le provvidenze di cui godono
anche i grandi delleditoria
po hanno cominciato a ricorrere anche
quelli che per non vanno in edicola, non
vendono copie, non hanno unazienda reale
che vuole fare giornalismo, politica, cultura,
informazione, e che cos sono piccole lobby
intorno a persone. Purtroppo andata cos
si sono infilati tutti in questo calderone. []
Milena Gabanelli - [] Il finanziamento pubblico alleditoria. Tutto comincia con la legge del 1981 che d un aiuto ai giornali di
partito perch non in grado di sostenersi da
soli. Se tutto fosse finito l oggi lo stato sborserebbe 28 milioni di euro allanno. Invece
nell87 la legge cambia e basta che due deputati dicano: il tal giornale organo di un
movimento politico, che si pu attingere al
grande portafoglio, poi nel 2001 la legge
cambia di nuovo: bisogna diventare cooperativa. E cos siamo arrivati a spendere 667
milioni euro allanno. Siccome i conti non
tornano mai bene sapere a chi vanno tutti questi soldi e perch. Ce lo spiega il nostro Bernardo Iovene.
Report - Il Foglio prende tre milioni e mezzo di euro allanno, ma il giornale che utilizzando la formula dei due deputati oggi
prende di pi Libero. Cinque milioni e
371 mila euro, dieci miliardi di lire allanno. Come si chiamava questo movimento?
Vittorio Feltri, direttore di Libero - Era il
Movimento monarchico che ci aveva appoggiati in questa iniziativa anche in quella precedente che riguardava il Borghese
io infatti ho diretto anche il Borghese.
Report - Signora, il Borghese ce lha?
Edicolante 1 - No
Report - Infatti il Borghese prende due milioni e mezzo di euro allanno. Poi c il
Riformista che si agganciato alla rivista di
Macaluso Le ragioni del socialismo, il suo
fondatore oggi senatore della Margherita
ma quando labbiamo intervistato non era
ancora candidato.
Antonio Polito, direttore del Riformista - E
vero che Ferrara stato il primo e anzi
quando nascemmo dichiarai apertamente
che Ferrara aveva dimostrato che si poteva
fare, quindi in qualche modo siamo tutti figli del coraggio iniziale di Ferrara.
Giuliano Ferrara - No, il Riformista il giornale di una lobby che vende 2000 copie al
giorno, che esiste solo in funzione del fatto
che viene ampiamente finanziato in deficit
da molti anni, da quando nato.
Report - Usufruisce di un contributo di due
milioni e 179 mila euro, esce con quattro
pagine e qualche volta otto. Poi c L opinione quotidiano fondato da Cavour oggi
diretto da Arturo Diaconale, a quale parlamentare si agganciato?
Arturo Diaconale, direttore dellOpinione -

Ai parlamentari di cultura liberale, riformista che sono stati eletti dentro Forza Italia.
Edicolante 1 - LOpinione ha detto?
Report - Ma non lo ha mai sentito?
Edicolante 1 - No, se un quotidiano qua
non arriva.
Report - Quante copie vendete?
Arturo Diaconale - La diffusione diciamo
una diffusione limitata, noi siamo sulle trequattro mila copie.
Report - Tre-quattro mila copie e riceve due
milioni di euro. I contributi ai giornali sono
stanziati dal dipartimento editoria che dipende dalla presidenza del Consiglio. Questi sono i dati disponibili relativi ai finanziamenti del 2003. T ra i giornali che usufruirono della firma di due deputati c anche Linea, giornale del Movimento Fiamma
Tricolore.
Report - Onorevole Romagnoli, Linea, giornale del Movimento Fiamma T ricolore,
prende due milioni e 500 mila euro allanno.
Luca Romagnoli, Fiamma T ricolore - Complimenti siamo bravi! Non il giornale del
Movimento Fiamma T ricolore per, loro
scrivono sotto la testata che tale , ma la
propriet editoriale naturalmente il partito non ce lha e non ha nessun controllo
neanche politico tant che un giornale
che scrive ci che pensa e tutto magari il
contrario di quello che pensa il partito da
almeno un anno e mezzo.
Report - La Fiamma ha fatto causa al giornale.
Alessandro Delicato, amministratore Fiamma Tricolore - Diffidando la presidenza del
Consiglio a erogare ogni forma di contributo nei confronti di Linea
Report - E infatti oggi Linea esce come organo dei Nazional Popolari. Interpellato in
quanto direttore di un giornale che usufruisce di un finanziamento pubblico, Claudio Pescatore ci ha risposto testualmente
preferisco non intervenire in quanto la cosa non mi desta interesse.
Report - Linea, ce lha Linea?
Edicolante 1 - No, e quello cos un settimanale?
Report - Spostiamoci a Napoli. [] Il Roma,
fondato nel 1862, stato il giornale di Lauro. Poi caduto in disgrazia, nel 1996 fu rifondato dallonorevole Tatarella e dallonorevole Bocchino. Prende 2.582 mila euro allanno. Chi erano i due deputati che avevano fatto avere il contributo a Roma?
Italo Bocchino - Due deputati pugliesi.
Report - Due deputati pugliesi che avevano
fatto questo movimento
Italo Bocchino - Movimento Mediterraneo,
Movimento politico e Culturale Mediterraneo di cui Roma divenne organo, la legge
cera e ognuno se ne avvalso, io sono contento di essermi avvalso di questa legge, altrimenti oggi Roma non sarebbe in edicola,
in edicola da dieci anni, garantisce il pluralismo in una citt in cui di pluralismo ce
n poco.
Report - Lonorevole Bocchino ha fondato
anche LIndipendente. LIndipendente non
prende
Italo Bocchino - LIndipendente prende il
contributo. Come giornale edito da cooperativa.
Report - Ma un giornale pu chiedere il
contributo solo dopo tre anni dalla prima
uscita in edicola, come ha fatto L Indipendente a prendere il contributo se nato solo due anni fa?
Italo Bocchino - Perch un giornale che
gi esisteva prima, si innestato in un giornale gi in edicola che Cronaca di Salerno, giornale salernitano che era a contributi come giornale edito da cooperativa.
Report - Quindi vi siete agganciati a quella
cooperativa per prendere i contributi. E
quanto prende di contributo?
Italo Bocchino - Circa due milioni, due milioni e mezzo di euro lanno.
Report - Senta ho visto che voi qui avete la
pubblicit de Il denaro?
Edicolante 2 - S, diciamo che qui noi siamo
gli sponsor di questo quotidiano.
Report - Sempre a Napoli questo quotidiano, Il Denaro giornale dellEuropa mediterranea, ottiene un contributo di 2 milioni
e 380 mila euro grazie alla firma di tre deputati.
Alfonso Ruffo, direttore del Denaro - Sono
tutti e tre deputati di Forza Italia. Nel mio
caso stato un tentativo di costruire intorno al giornale un movimento di opinione,
noi abbiamo costituito unassociazione che
Europa Mediterranea che ha lavorato, lavora e lavorer molto per avvicinare lEuropa al Mediterraneo passando per la porta di Napoli e quindi dandoci anche una
missione.
Edicolante 3 - Ecco questa la locandina, io
ci metto qualche cosa e in cambio a Natale
ho ricevuto due bottiglie di vino e le ho bevute alla loro salute, ma soldi niente.
Report - Un altro giornale finanziato dallo
stato Napoli Pi, prende un milione e 185
mila euro. Sono giornali cittadini che vendono poche migliaia di copie.
Edicolante 4 - Napoli Pi ne vendo poche
copie, ne vendo due o tre copie al giorno.
Report - Per le vende?
Edicolante 4 - S qualche copia la vendo.
Report - Il Denaro?
Edicolante 4 - Il Denaro pure tre o quattro
copie al giorno.
Report - T orniamo a Roma, dove si fa Il
Giornale dItalia, prende 2 milioni 582 mila
euro allanno. E in vendita nella migliori
edicole della capitale, ma se ci spostiamo
nella nostra edicola di fiducia
Report - Mi dia allora Il Giornale dItalia.
Edicolante 1 - Nemmeno, quelli che vuole
lei no.
Report - Il Giornale dItalia un giornale di
partito?
Massimo Bassoli, direttore del Giornale dI-

talia - E organo del Movimento Pensionati


Uomini Vivi, un nome molto lungo ma in
realt loriginario Partito dei pensionati.
Report - Per cui per questo motivo prende
dei contributi statali?
Massimo Bassoli - S.
Report - Lultima possibilit poi cambio edicola: mi dia La Gazzetta Politica.
Edicolante 1 - No La Gazzetta Politica no,
ma quella un settimanale?
Report - No, un quotidiano, e ha sede di
fianco al Quirinale, un altro giornale socialista e ha un contributo di 516 mila euro
allanno.
Report - Voi siete uno dei tanti giornali so-

Le copie vendute solo in


edicola di Libero e i pacchi
distribuiti gratis nei condomini e
alle uscite della metropolitana
cialisti, fate riferimento a De Michelis?
Paolo Farneti, direttore della Gazzetta Politica - No, siamo uno dei tanti giornali socialisti, non facciamo riferimento a De Michelis.
Report - A Craxi?
Paolo Farneti - A Craxi nemmeno.
Report - Boselli?
Paolo Farneti - Diciamo allo Sdi e alla Rosa
nel pugno.
Report - Avete preso dei soldi grazie a due
deputati
Paolo Farneti - Certo, sono lonorevole Delfino e lonorevole Gatto.
Report - Tutti questi giornali hanno preso i
soldi perch due deputati hanno firmato
una dichiarazione che il quotidiano era organo di un movimento politico, a volte inesistente, ma cosa ne pensa chi non vive di
contributi?
Maurizio Belpietro, direttore del Giornale Devo sbilanciarmi? Devo dire quello che
penso? Diciamo che lo ritengo uno scandalo italiano.
Report - Diciamo Libero per esempio un
vostro diretto concorrente?
Maurizio Belpietro - Io non so la cifra esatta, ma so che prende parecchi soldi.
Report - Cosa ne pensa lei?
Maurizio Belpietro - Che ognuno fa le scelte
che desidera, io credo che un giornale che
denuncia gli sprechi poi possa mettersi a
prendere dei soldi dalla Pubblica Amministrazione a fondo perduto, prendendoli poi
prima come Movimento Monarchico e poi
come cooperativa costituita ad hoc.
Report - Per prendere finanziamenti?
Maurizio Belpietro - E certo.
Report - Esattamente la stessa cosa che ha
fatto il Roma, che per a Napoli viene venduto proprio abbinato al Giornale di Belpietro. Quando si prende il Roma si ha sempre il Giornale in omaggio sempre a un euro solo. Di quotidiani finanziati dallo stato
abbinati al Giornale ce ne sono altri, ma ci
torneremo dopo. Intanto dal 2001 il trucco
dellorgano del partito non pi concesso,
per per non togliere il contributo ormai
acquisito questi giornali sono stati trasformati, per legge, in cooperative.
Vittorio Feltri - Siamo una cooperativa e le
cooperative in Italia hanno diritto a un trattamento particolare, vedi Unipol, vedi cooperative rosse, cooperative bianche e cooperative di vario colore quindi non c nulla di eccezionale
Report - Non proprio cos, perch agli ex
movimenti politici lo stato ha concesso di
non adempire agli obblighi delle cooperative: dove i dipendenti sono soci, qui invece sono dipendenti e basta. Nel Foglio per
esempio fino al 2005 nella cooperativa cerano gli azionisti
Giuliano Ferrara - Comunque fino ad adesso cera, come dicono i francesi, un tour de
table chiarissimo: la signora Berlusconi ha
il 38%, Giuliano Ferrara il 10%, Sergio Zuncheddu 20 o 25% adesso non mi ricordo, il 10
ce lha lo stampatore Colasanto e il 15 Denis
Verdini. E io non mi vergogno di prendere
dei soldi dallo stato per fare questo giornale chiaro. Io mi vergognerei se me li mettessi in tasca, se il giornale vendesse 2 mila
copie, se fosse una finta, mi vergognerei se
fosse un giornale che d premi, un giornale
banale un giornale politicista, un giornale
di palazzo, allora mi vergognerei. Ma se faccio un giornale che pubblica lenciclica di
Ratzinger dopo una battaglia di due anni,
prima ancora che la Conferenze episcopale
italiana si fosse svegliata, sulla fecondazione assistita e sullembrione, e pi in generale ha delle idee e le presenta sul mercato
delle idee, insomma un giornale vero, io sono orgogliosissimo di avere i finanziamenti
dello stato e penso che lo stato debba esserlo, certo che se poi finanziano anche lultima caccola che arriva al di fuori di ogni
controllo e criterio di qualit
Report - Il contributo statale si basa sui costi e sulla tiratura. Pi copie stampi pi aumenta il contributo ma devi venderne almeno il 25% della tiratura, per esempio Lopinione tira 30.000 copie, se vuole i soldi
pubblici ne deve vendere 7.500. Ma non ce
la fa. Allora per fare numero vende sottocosto a 10 centesimi. Sulle linee di stampa
Unit e Libero si muovono in modo parallelo. Sono i due quotidiani che stampano e
vendono di pi, e di conseguenza prendono
un contributo altissimo. Senta Libero un
giornale che va bene, perch deve essere finanziato dallo stato?
Vittorio Feltri - Anche la Rai va molto bene,
eppure il deficit della Rai viene ripianato
dallo stato. Quindi la Rai, purtroppo per coloro i quali la vedono, non si autofinanzia
da sola, intanto attraverso il canone obbligatorio, raccoglie una massa di denaro notevole e quando questa massa di denaro insieme allintroito pubblicitario non suffi-

ciente a ripianare i conti interviene lo stato e paga e ripiana. Quindi trovo veramente ridicolo che la Rai venga qui a intervistarmi su un problema che riguarda soprattutto lei.
Report - Libero potrebbe vivere senza finanziamento?
Vittorio Feltri - Anche la Rai potrebbe vivere senza finanziamento.
Report - Io le sto facendo una domanda, non
unaffermazione.
Vittorio Feltri - S ma siccome anche lei non
vive fuori da questo mondo, lavora alla Rai
e prende lo stipendio dalla Rai giusto che
le cose si mettano su un piano di assoluta
sincerit e reciprocit. Noi potremmo vivere sicuramente senza contributi ma vivremmo peggio
Milena Gabanelli - Su un piano di assoluta
sincerit e reciprocit, il giornalista in questione non un dipendente della Rai, ma
un freelance dal quale la Rai compra se ritiene il suo pezzo degno di interesse. Feltri
ha certamente ragione, la Rai vive di finanziamenti pubblici, perch unazienda
che fa servizio pubblico, magari contestabile, ma questo . Libero, invece, di un
privato e la cooperativa editoriale nata
apposta per prendere i finanziamenti, e
questo vale per una lunga serie di giornali.
Ma stavamo parlando di giornali che prendono i finanziamenti pubblici. Da quando
25 anni fa una legge stabil che i giornali di
partito dovevano avere un contributo di sopravvivenza, si trovato il modo, attraverso
continue modifiche di legge nel corso degli
anni, di dare direttamente o indirettamente soldi a tutti. Eravamo rimasti a Libero.
Quanto prende allanno dallo stato?
Report - Ho visto che nel 2003 prendete cinque milioni e 300 mila euro ci sono dei parametri per cui prendete cos tanto?
Vittorio Feltri - Nel 2003?
Report - S.
Vittorio Feltri - Allora tutti dovrebbero sapere che i contributi che lo stato d alle iniziative editoriali sono proporzionali alla tiratura. Noi, lo so che a qualcuno dispiace,
vendiamo molte copie, ne tiriamo parecchie di conseguenza prendiamo una quantit di denaro adeguata.
Report - Quante copie vendete?
Vittorio Feltri - Noi abbiamo venduto nel

2005 una media di 85-86 mila copie, venduto non regalato come fanno molti.
Report - Lei che cosa vuol dire?
Vittorio Feltri - Noi le copie le vendiamo in
edicola, molti giornali le regalano agli alberghi, le regalano ai ristoranti, in sostanza
cercano di fargli evitare la massa della diffusione allo scopo di avere una ricaduta positiva in campo pubblicitario.
Report - Le copie regalate fatte risultare
vendute fanno alzare le tariffe pubblicitarie e aumentando la tiratura aumenta pure
il contributo dello stato.
Vittorio Feltri - Noi cerchiamo di vendere il
giornale solamente in edicola senza far figurare vendite che poi in realt non esistono.
Report - Il direttore Feltri ci ha messo la
pulce nellorecchio, cos quando per caso
abbiamo visto dei quotidiani su un muretto
alluscita di una metropolitana ci siamo incuriositi, ma abbiamo scoperto che si trattava proprio di Libero.
Report - Sono gratis?
Intervistato - S.
Intervistato - Tutti i giorni viene a prendere
Libero qua?
Intervistato - Quasi, quasi tutti i giorni.
Report - Ma chi li mette qua?
Intervistato - Libero!
Report - Ho visto l sulla metropolitana dei
Libero gratis, le fanno concorrenza?
Edicolante 4 - E certo!
Report - Chi che li vende?
Edicolante 4 - No, non li vendono li distribuiscono gratuitamente.
Report - Abbiamo chiesto informazioni al
custode del palazzo adiacente. I giornali Libero che sono l sulla metropolitana?
Custode - Li appoggiano qua.
Report - Chi li appoggia?
Custode - Non lo so, la mattina quando arrivo io li trovo gi l.
Report - Ma quanti ce ne sono?
Custode - Il numero? Penso una cinquantina.
Report - Ma tutti i giorni?
Custode - S, eccetto il luned che non esce.
Report - Ma da quanto tempo succede questo?
Custode - Saranno un paio danni.
Report - Cio tutti i giorni da un paio danni?
Custode - Eh! []
Report - La mattina il portiere se li ritrova
davanti al palazzo. E sempre con la pulce
nellorecchio li abbiamo trovati anche in
questo laboratorio di analisi sempre gratis.
Complessivamente questa categoria di giornali costa allo stato 33 milioni di euro allanno, tra questi il Giornale dItalia che
prende 2 milioni e 58 mila euro allanno di
contributo statale e che nel 2004 ha finan-

ziato la Lega Nord per quasi 200 mila euro.


Report - Editrice Esedra societ cooperativa di giornalisti, siete voi?
Massimo Bassoli, Il Giornale dItalia - S.
Report - Abbiamo trovato che alla Lega
Nord sono stati dati questi soldi da queste
societ cio da voi, come mai?
Massimo Bassoli - Perch abbiamo fatto
unoperazione politica con loro, non si pu
fare? Noi come organo Movimento Pensionati Uomini V ivi abbiamo partecipato a
questa cosa perch avevamo la possibilit
di farlo.
Report - A quale cosa avete partecipato?
Massimo Bassoli - A questo accordo finanziario del partito della Lega Nord con lo
strumento legale che il legislatore ha messo a disposizione. Il vantaggio indiretto che
le ho detto io che sarebbe diretto per il
giornale che noi abbiamo avuto per effetto di questo accordo diffusione, visibilit,
presenze e presentazioni in aree e in zone
dove il giornale non cera.
Report - Siccome usano la parola Italia a
me sembra una cosa strana!
Massimo Bassoli - Ma forse la Lega lha fatto proprio per questo, per se lo faccia dire
dalla Lega.
Report - Lega Nord che cosa centra con il
Giornale dItalia?
Stefano Stefani, responsabile editoriale Lega
Nord - Qual la domanda? Io credo che non
centra niente!
Report - Non centra niente?
Stefano Stefani - Che sappia io no.
Report - Perch abbiamo visto che ci sono
dei finanziamenti di questa Editrice Esedra, questi sono i bilanci del partito, ci sono due trance uno di cento mila uno di 97
mila euro, date alla Lega.
Stefano Stefani - Io non mi occupo di queste
cose qua, non so.
Report - Lei comunque non sa come mai
questo giornale finanzia la Lega?
Stefano Stefani - Dovete chiederlo a lui non
a me. Anche perch se lo sapessi non te lo
dico, o no?
Report - E non lo so?
Stefano Stefani - Dai Giovanna!!! Ma abbiamo finito?
Report - Se lei non mi fa un discorso in generale! Lei mi dice non so niente .
Stefano Stefani - N o N o. Cosa vuoi che ti
venga a dire?
Report - E allora siamo andati da Balocchi,
tesoriere della Lega e sottosegretario agli
Interni e siccome stato fautore delle leggi sui rimborsi elettorali ai partiti sa anche
se lecito finanziare un partito quando si
perdono contributi pubblici.
Report - Ci sono dei quotidiani che prendono milioni di euro dallo stato, lecito secondo lei che questi quotidiani finanzino
un partito?
Maurizio Balocchi, tesoriere Lega Nord - Ma
non credo che possano finanziare un partito, non credo.
Report - Io le faccio vedere questa cosa.
Una casa editrice che si chiama Editrice
Esedra Cooperativa di giornalisti e Societ
editrice Esedra che d a voi Lega circa 200
mila euro.
Maurizio Balocchi - Cosa dicevano? Hanno
fatto un bonifico e possono farlo tranquillamente
Report - Possono farlo?
Maurizio Balocchi - S.
Report - Loro vivono di finanziamento pubblico.
Maurizio Balocchi - Chi glielo ha detto che
vivono di finanziamento pubblico?
Report - Me lo hanno detto loro.
Maurizio Balocchi - Io ho regolarizzato e ho
fatto quello che per legge deve essere fatto
punto e basta. I motivi che stanno dietro, i
motivi politici che stanno dietro non sono
tenuto a dirglieli a lei! E vero?
Report - Se con quel giornale prende due
milioni e mezzo allanno dallo stato noi ci
siamo occupati di capire perch finanzia la
Lega!
Maurizio Balocchi - Allora chieda perch i
giornali la Repubblica o il Messaggero
prendono alcuni milioni di euro tutti gli anni, se lo fatto spiegare?
Report - S.
Maurizio Balocchi - Allora mi dica qual la
risposta.
Report - La risposta perch prendono un
contributo sulla carta
Maurizio Balocchi - E loro invece lo prendono il contributo o non lo prendono?
Report - Loro lo prendono in quanto Cooperativa Editoriale
Maurizio Balocchi - No no, lo prendono il
contributo sulla carta!
Report - Anche!
Maurizio Balocchi - No, solo, solo, come lo
prende il Corriere della Sera! Abbia pazienza ma perch lei cerca di inventarsi le

La Lega Nord che riceve una


donazione dallEditrice Esedra che
a sua volta ha ricevuto il contributo
dallo stato per il Giornale dItalia
domande su situazioni che fanno veramente ridicolo!
Report - Il contributo che riceve il Giornale
dItalia, prima come organo dei Pensionati
Uomini Vivi e poi come cooperativa, risulta dai dati della presidenza del Consiglio, e
pu leggerlo anche chi non di Rai T re. Il
finanziamento alla Lega risulta dal bilancio del Partito e sono le somme pi alte che
ha ricevuto dai suoi sostenitori e rimane il
fatti di un accordo politico sconosciuto.
Maurizio Balocchi - Va bene, guardi facciamo una cosa, lei questa trasmissione non la
manda in onda. Le do il divieto assoluto di
pubblicazione. Chiuso largomento, finito!
Report - No no, non me lo rompa! Ma stiamo

scherzando! Lei un sottosegretario dello


stato!
Maurizio Balocchi - Non vuol dire nulla!
Report - Non che mi pu trattare cos!
Maurizio Balocchi - No io non la tratto, le dico solo che lei non manda in onda questo
servizio!
Report - Ma io glielo faccio dire tranquillamente questo, noi siamo venuti semplicemente a chiederle come mai avete ricevuto
i 200 mila euro dal Giornale dItalia.
Maurizio Balocchi - Quello ha fatto e le ho
dato la risposta, Ha continuato a mistificare.
Report - Non mistifico! Io le dico ascolti
Maurizio Balocchi - Ha continuato a mistificare, lei non manda in onda assolutamente
niente! Niente! Perch le proibisco di farlo!
Report - Questo giornale riceve due milioni
e mezzo dallo stato! Come contributo, se
vuole le faccio vedere le carte?
Maurizio Balocchi - Non facciamo campagna elettorale!
Report - Ma guardi che questo servizio va in
onda non prima delle elezioni, va in onda
dopo le elezioni.
Maurizio Balocchi - No assolutamente no!
Report - Guardi che io queste domande le
sto facendo a tutti, a tutti. Non che vengo
solo dalla Lega.
Maurizio Balocchi - Lei uno dei cronisti
rossi, come al solito! Rai T re assolutamente mai pi interviste!
Report - Sar un limite mio, ma io non ho
capito laccordo, cio loro cosa vi hanno dato in cambio?
Massimo Bassoli, il Giornale dItalia - Glielo
ho detto: visibilit, presenza, introduzione
in settori, ambienti, regioni dove noi come
giornale non ci andiamo.
Report - Come giornale?
Massimo Bassoli - E certo, come Giornale
dItalia. La stessa cosa come movimento.
Report - Vediamo se almeno i militanti della Lega si sono accorti di questo accordo
Report - Volevo sapere se conosce questo
giornale?
Intervistato - Il Giornale dItalia? No, strano ma sinceramente non lo conosco.
Report - E stato mai diffuso questo giornale dalla Lega?
Intervistato - No. A parte il fatto che c una
contraddizione, il Giornale della Padania
non dItalia!
Report - Organo del Movimento Unitario
Pensionati Uomini Vivi, mai sentito?

Il Giornale che non riceve


finanziamenti, ma va in abbinata
gratis con i quotidiani locali del
gruppo Ciarrapico che li ricevono
Secondo intervistato - No.
Report - L editore di questo giornale riguardo ai finanziamenti pubblici ci ha detto noi abbiamo fatto un accordo con la Lega, le risulta?
Intervistato - No no una balla!
Secondo intervistato - C scritto Organo
Pensionati Uomini V ivi, mi domando voi
che fate queste domande, secondo me dovete prendere lo stipendio anche voi! C
poco da fare quella faccia l.
Milena Gabanelli - Cosa non si fa per guadagnarsi la pagnotta! Comunque se c stato un accordo fra il Movimento Pensionati
Uomini Vivi e la Lega, i militanti della Lega non lo hanno saputo. Questi giornali, da
Libero al Foglio, dallOpinione al Riformista, hanno iniziato a prendere finanziamenti perch due deputati dichiaravano:
E organo di un movimento politico, poi
quando cinque anni fa la legge cambiata
e ha detto adesso i soldi li diamo alle cooperative. E i giornali dichiaratamente di
partito? Se vogliono i contributi oggi devono essere appoggiati da un gruppo parlamentare che formato da almeno dieci deputati. In questa categoria il giornale che
prende di pi LUnit: 6.400.000 euro allanno ma i suoi lettori non lo sanno.
Report - Lei sa che il suo giornale prende finanziamenti dallo stato?
Intervistata - No non lo so []
Report - Allora direttore LUnit e un giornale di partito?
Antonio Padellaro, direttore dellUnit
Dunque no, lUnit non un giornale di
partito, un giornale che si giova del contributo delleditoria veicolato dai gruppi
parlamentari di Camera e Senato dei Ds.
Quindi un contributo che fa bene certamente alle finanze dellUnit ma lUnit
un giornale privato.
Report - E perch prende finanziamenti
pubblici?
Antonio Padellaro - E un accordo che stato firmato al momento della riapertura.
Report - Insomma il contributo va a una societ privata e nel contratto con i Ds si parla di non appartenenza al partito. Ma di
identit comune. Potrebbe vivere senza finanziamento pubblico lUnit?
Antonio Padellaro - Io penso proprio di s.
Report - Senta quanto prendete di finanziamento pubblico?
Giorgio Poidomani, amministratore delegato
dellUnit - Noi pigliamo circa 6 milioni e
400 mila euro allanno.
Report - Sei milioni di euro di cui si potrebbe fare a meno se abbiamo capito bene. I giornali di partito, veri, per prendere
il contributo non hanno il vincolo del 25%
di vendite, si calcola una percentuale sui
costi e la tiratura. LUnit vende 60.000 copie ma ne stampa pi del doppio e il suo
contributo viene calcolato anche su queste
copie di scarto che su 140 mila copie al
giorno sono 16.000. La legge dice che voi anche su queste 16 mila copie di scarto prendete un contributo.

ANNO XI NUMERO 97 - PAG III

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 25 APRILE 2006

BLICO FINANZIAMENTO

Europa, la Padania, Avvenire e anche il Corriere, Repubblica e Il Sole 24 Ore


Giorgio Poidomani - Teoricamente, perch
non nostro interesse fare copie di scarto
perch nostro obiettivo venderle le copie
per per farle necessario.
Report - Finch la stampa non bene a fuoco e i colori ben definiti, le copie vengono
scartate, succede per tutti i giornali che
hanno linee vecchie, guardate Libero quante ne butta, carta che si spreca ma il contributo sale. Per 16 mila copie al giorno che
vanno al macero, ad esempio, lUnit incassa 250.000 euro in pi allanno. Ci dica
dove si pu imbrogliare.
Giorgio Poidomani - Se lei dice che per fare
12 pagine di giornale, 4 giorni a settimana
lei ha bisogno di 18 giornalisti, 18 giornalisti guadagnano 132 mila euro ciascuno io
credo che sia molto difficile dimostrare che
non vero.
Report - Ci vuole fare degli esempi?
Giorgio Poidomani - Il Riformista per esempio, oppure Europa ha un contributo che
circa il 50% del nostro, dai dati in nostro
possesso la diffusione come dire dodici
volte superiore?
Report - Europa lorgano della Margherita. Rispetto a LUnit che esce sette giorni
su sette con 30 pagine e varie edizioni locali un giornale di sole 8 pagine, esce 5 volte a settimana, vende meno di 5 mila copie
ma prende pi di tre milioni di euro.
Report - Il senso di questi giornali qual ?
La linea del partito della Margherita si vede attraverso il vostro giornale o siete indipendenti?
Stefano Menichini, direttore di Europa - Noi
non abbiamo fatto un giornale di partito,
non stato pensato cos e non viene fatto
cos tant che la maggior parte dei lettori
dEuropa non sono neanche iscritti alla
Margherita.
Report - C questa cosa strana: io vado dai
giornali che prendono il finanziamento per
il partito a cui appartengono e tutti mi dicono che non sono giornali di partito.
Stefano Menichini - Non cos strana, un
tipo di editoria che cambiata nel corso
del tempo, nel senso che tutti quelli che
fanno giornali di partito si rendono conto
che se facessero un vero e proprio giornale
di partito cio un bollettino che riporta la
linea di quel partito questo non avrebbe
nessun interesse.
Report - A interessarsi a Europa sono poche
migliaia di lettori. Ma per arrivare nelle
principali edicole dItalia il giornale viene
stampato in 30 mila copie anche se, poi, pi

I due milioni e mezzo di euro


per Notizie Verdi, stampato in
quindici milioni di copie e
volantinato in piazze e mercati
di 25 mila tornano indietro. Questa tiratura,
insieme al rimborso della percentuale sul
costo del giornale, formano la bella cifra di
3.138 mila euro allanno. Europa vende dieci volte meno dellUnit ma il contributo
giusto la met. Quanti giornalisti lavorano
per Europa?
Stefano Menichini - Noi qui compresi i direttori e i due condirettori saremo una ventina.
Report - Quanti giornalisti avete in tutto?
Giorgio Poidomani, ad Unit - 86. Se vuole
sapere quanto pi o meno si trova in busta
paga un nostro redattore ordinario, si trova
dai 2 mila e 300 ai 2 mila 500 euro al mese.
Report - Il Secolo dItalia ha un contributo
simile a quello di Europa, e finalmente abbiamo un vero giornale di partito.
Report - Quanti giornalisti lavorano?
Francesco Servello amministratore delegato
del Secolo dItalia - 25.
Report - I 25 hanno uno stipendio medio pi
o meno di quanto?
Francesco Servello - Intorno ai 60 mila euro
allanno.
Report - Quante copie vendete?
Francesco Servello - La vendita tra due e
tre mila copie al giorno
Report - 25 giornalisti per un giornale che
vende 2.500 copie in edicola e un costo per
lo stato di tre milioni di euro allanno. Senta e se ci sono delle perdite chi le copre?
Francesco Servello - Leditore.
Report - Leditore chi ?
Francesco Servello - Leditore il presidente del partito, il segretario del partito prima Almirante e poi Gianfranco Fini.
Report - Liberazione il giornale di Rifondazione comunista vende 15 mila copie, ha
14 pagine e prende 3 milioni e 700 mila euro.
Mauro Belisario, amministratore di Liberazione - Noi abbiamo 31 giornalisti e 20 poligrafici.
Report - Sono tutti pagati in regola, pagati
con i contributi?
Mauro Belisario - Sono tutti pagati in regola s.
Report - Con la malattia retribuita?
Romina Pellecchia, capo redattrice - Con la
malattia, ferie, maternit, tutto in regola assolutamente.
Report - Quanto guadagni?
Romina Pellecchia - Io prendo 2 mila euro
circa.
Report - E sei caporedattrice?
Romina Pellecchia - S.
Report - Quanto prende il direttore?
Mauro Belisario - Poco pi di tre mila euro.
Report - Passiamo alla Padania, prende 4
milioni di euro. Risulta secondo nella classifica dei contributi ai giornali di partito.
Report - In base ai costi prendete questo
contributo cos alto, avete alti costi?
Gianluca Paragone, direttore la Padania - S.
Report - Quante copie vendete?
Gianluca Paragone - Oggi siamo sulle 22 mila copie in media.
Report - Un altro contributo dello stato va a

questo foglio che il giornale dei Verdi che


non si vende in edicola.
Report - Notizie Verdi ce lha?
Edicolante 5 - No, Notizie Verdi nemmeno.
Report - Non lo ha mai avuto?
Edicolante 5 - No
Report - Viene spedito a casa degli iscritti.
Quanto prendete di contributi?
Carlo Pancia, amministratore delegato di Notizie Verdi - Per il 2005 dovremmo stare intorno ai 2 milioni e 400 mila e i 2 milioni e
500 mila euro.
Report - Per questo giornale?
Carlo Pancia - S, per questo quotidiano. Noi
abbiamo tre giornalisti e due praticanti.
Report - In pratica sempre cos, un solo foglio?
Carlo Pancia - No, non solo cos, ci sono
varie edizioni.
Report - Cio questo quello di oggi?
Carlo Pancia - S questo quello di oggi, abbiamo fatto fino a 24 pagine.
Report - Ho capito. Per per arrivare a due
milioni e mezzo di euro quanto costa questo giornale ogni anno?
Carlo Pancia - Circa 3 milioni e 600 mila euro.
Report - 3 milioni 600 mila euro! Da dove arrivano questi costi, cio qual il costo principale?
Carlo Pancia - Il costo principale in assoluto la produzione. Noi ne abbiamo stampate nel corso del 2005 quasi 15 milioni di
copie.
Report - 15 milioni di copie tutte spedite a
casa agli iscritti?
Carlo Pancia - In alcuni casi abbiamo fatto
anche volantinaggio.
Report - Ah ecco viene volantinato siccome distribuire in edicola un giornale che
non si vende molto costoso, meglio regalarlo, perch tanto lo stato rimborsa fino a
due milioni e mezzo di euro per i costi sostenuti. Anche il Campanile nuovo organo
dellUdeur, viene spedito direttamente a
casa.
Report - Quante copie tira il giornale?
Paolo Festuccia, direttore del Campanile - Il
giornale tira oltre tremila copie.
Report - E ne vende mille diciamo.
Paolo Festuccia - Mille vanno agli abbonati.
Le altre vengono distribuite nelle sedi istituzionali, gratuitamente, ma il gratuitamente ha anche un costo.
Report - Tremila copie stampate, mille vendute agli abbonati, duemila distribuite gratis, con questi numeri il Campanile nuovo
riceve un milione e 153 mila euro di contributo.
Tancredi Cimmino, amministratore del Campanile - Abbiamo iniziato insieme senza
niente e adesso siamo un giornale che penso conti qualche cosa nel mondo dei giornali politici e non in Italia.
Report - Sar per questo che oltre al contributo dello stato riesce a raccogliere anche
pubblicit dallo stato!
Tancredi Cimmino - Abbiamo fatto da quattro cinque mesi questo accordo con questa
societ e questa proprio la prima pubblicit fatta con questa societ.
Report - Avete beccato la presidenza del
Consiglio una bella
Tancredi Cimmino - E io penso che fra poco
ci sar anche lAiscat, la societ autostrade
io pensi perch le spiego, danno a queste
societ lincarico di distribuire per i giornali politici la pubblicit quindi loro non
sanno neanche a chi va.
Report - Ma adesso s qualche giorno dopo la nostra intervista il Corriere della Sera titolava: Fugge il tesoriere di Mastella.
Cimmino si porta via anche il giornale del
partito Alla fine Cimmino ha cambiato
partito, si candidato con Di Pietro.
Report - Secondo lei giusto che lo stato dia
un milione e 100 mila euro per questo giornale?
Paolo Festuccia - Io ritengo che per finanziare la democrazia nel nostro paese in
molti casi il nostro giornale per i nostri lettori, per lattivit che muove un partito sul
paese sia pi utile vero di quello che finanzio io con il canone tv.
Report - Secondo il direttore del Campanile pi utile alla democrazia finanziare il
Campanile che non la Rai. Chiss se dello stesso parere anche il direttore delle Discussione, il giornale della Democrazia cristiana. Contattato non ci ha neanche risposto. Sappiamo che prende due milioni e
mezzo di euro, ma ignoriamo quante copie
vende.
Report - Signora, la Discussione?
Edicolante 1 - No mai visto e mai sentito.
Report - E poche migliaia di copie vende
LAvanti della Domenica dello Sdi, che un
settimanale.
Report - C chi dice che questi sono soldi
sprecati, soldi pubblici sprecati, lei cosa risponde?
Carlo Correr, direttore dellAvanti della Domenica - Sicuramente in qualche maniera
non che si pu respingere questa critica,
perch non del tutto sbagliata, infondata,
c un problema di fondo quello di dare
in qualche maniera una condizione di partenza uguale per tutti alle forze politiche in
una situazione di democrazia.
Milena Gabanelli - Mai sentito parlare cos
tanti di democrazia! E poi si dice che non
c pluralismo informativo! Ad ogni modo
fino adesso abbiamo visto chi ha preso i
soldi con il trucco del partito finto e i giornali di partiti veri. Poi c unaltra categoria, i giornali nati proprio come cooperativa. La prima e la pi nota il Manifesto, nato nel 71 quando i finanziamenti non cerano, ha vissuto sempre con i mezzi propri.
Quando nell87 la legge ha esteso alle cooperative giustamente hanno attinto pure loro. Uno dei fondatori Valentino Parlato.
Valentino Parlato, il Manifesto - Nel 1971
nato come cooperativa e non poteva essere
altro che una cooperativa. Noi non voleva-

mo, eravamo stati messi fuori dal Pci e non


volevamo fare un giornale con un padrone,
volevamo un giornale che fosse di propriet
di tutti i componenti di un gruppo politico
di loro sostenitori. Abbiamo cominciato
quando non cerano questi contributi ed
stato piuttosto difficile, anche se con i contributi la vita non stata facile. Giornalisti
e tecnici tutti. Abbiamo fatto una cooperativa con uneguaglianza di retribuzione di tutti, dal telefonista al direttore.
Giancarlo Aresta, amministratore del Manifesto - In questi giornali i direttori sono
eletti da chi ci lavora, che grande valore di
autonomia ha un fatto come questo! Anche
i poligrafici partecipano alle elezioni del
direttore del Manifesto per le prerogative
dello statuto.
Gabriele Polo, direttore del Manifesto - Lo
spirito cooperativo questo: la necessit
di mettere sul mercato una voce o pi voci
dei giornali in cooperativa che non rispondono a nessun padrone. Mi sembra un servizio sociale molto utile.
Report - Ma la legge prevede finanziamenti
anche a societ controllate da cooperative
e succede cos che, per esempio, i dodici
giornali di Ciarrapico, ex presidente della
Roma, gi re delle acque minerali e delle
cliniche sanitarie, ricevano pi di cinque
milioni di euro allanno.
Report - I vostri giornali potrebbero vivere
senza questo finanziamento?
Giuseppe Ciarrapico, editore - Credo di s.
Report - E allora perch lei lo chiede?
Giuseppe Ciarrapico - E perch lo chiedo?
E un diritto come guardare.
Report - No, per voi avete fatto una cooperativa
Giuseppe Ciarrapico - Tutte le attivit giornalistiche sono cooperativistiche, ma le nostre sono cooperative vere sono cooperative di giornalisti.
Report - Quindi vuol dire che come al Manifesto la linea editoriale condivisa dai
soci lavoratori.
Giuseppe Ciarrapico - Io faccio leditore puro cio detto le linee editoriali dei miei
giornali, qualche volta scrivo, rarissimamente, scelgo qual il campo dove si devono muovere, come si devono muovere, perch siamo il giornale siamo il giornale
editoriale, faccio tutto io in prima persona,

i miei editoriali, le strategie editoriali le


faccio io.
Report - Se decide tutto lui non esattamente una cooperativa. Si dice che lei decida la linea editoriale, ho letto qualche
agenzia anche qua, che lei ha avuto un po
di problemi con i direttori, lei li cambia
spesso
Giuseppe Ciarrapico - Mai. Due tre se ne sono andati per conto loro.
Report - Se ne sono andati. Voi siete un giornale schierato a destra?
Giuseppe Ciarrapico - Noi siamo un giornale che attualmente ha una posizione orientata verso la Casa delle libert, non facciamo politica perch noi siamo giornali regionali, parliamo soltanto di fatti regionali
e locali. Cera Storace presidente della regione noi eravamo schierati con Storace.
Report - Secondo Ciarrapico appoggiare
Storace non vuol dire fare politica! E i suoi
12 quotidiani sono tutti in vendita obbligatoria con il Giornale a un euro: Nuovo V iterbo Oggi, Ciociaria oggi, Nuovo Molise Oggi, Nuovo Rieti, Fiumicino, Guidonia, Ostia,
Castelli Oggi. Ma era stato proprio il direttore del Giornale che aveva parlato di questi finanziamenti come uno scandalo nazionale!
Report - Voi uscite con parecchi abbinamenti locali?
Maurizio Belpietro - S ma siccome non paga il contribuente, solo una strategia di
marketing che non pagata dallo stato, non
pagata dal contribuente.
Report - Per io ho fatto un controllo, tutti
questi giornali abbinati sono tutti finanziati dallo stato, lei lo sapeva?
Maurizio Belpietro - Non lo so se sono tutti
finanziati dallo stato, perch ci sono alcuni
giornali che non sono finanziati dallo stato.
Report - Il Giornale non una cooperativa
e quindi non prende contributi. Il suo direttore scandalizzato per il fatto che tutti
gli altri facciano man bassa, per nel centro-sud il giornale esce abbinato ai quotidiani come il Roma di Napoli, il Sannio di
Benevento, il Corriere del Giorno di Taranto, tutti con i finanziamenti per pi di due
milioni di euro allanno, oltre ai quotidiani
di Ciarrapico. E fu proprio limprenditore
Ciarrapico a chiedere al presidente Berlusconi un sostegno mirato ai giornali locali.
E gli stato dato: 5 milioni di euro per Editoriale Oggi e Nuovo Molise Oggi.
Report - Questi due giornali prendono i finanziamenti?
Giuseppe Ciarrapico - I contributi li prendono tutti i quotidiani che escono in sedi
territoriali come tali.
Report - Comunque ce li pu far avere dei
dati, cos magari possiamo dare delle informazioni?

Giuseppe Ciarrapico - Voi non dovete dare


informazioni, dovete fare informazione.
Report - Appunto!
Giuseppe Ciarrapico - N on ho motivo per
darle i dati della mia azienda.
Report - Non ce li d?
Giuseppe Ciarrapico - N o. N on ci penso
nemmeno.
Report - Ma andiamo avanti sulle maglie
larghe della legge: Italia Oggi quotidiano di
Class Editori, quotati in Borsa, hanno fatto
una cooperativa per prendersi il bel contributo di 5 milioni di euro. Con la stessa
formula incassa anche lAvvenire che invece ci ha aperto la porta.

I 18 milioni di euro per il


giornale della Confindustria, pi
11 come contributi alle spese
postali per gli abbonamenti
Paolo Nusiner, direttore generale di Avvenire - Avvenire fa capo a un azionista di riferimento, una fondazione, la Fondazione
Santi Francesco e Caterina che fa riferimento poi alla Conferenza episcopale italiana.
Report - Alla Cei? Cio quando si dice il
giornale della Cei vero?
Paolo Nusiner - S.
Report - Quanto prendete di contributo?
Paolo Nusiner - Nel 2004 noi abbiamo avuto
contributi dallo stato per sei milioni di euro.
Report - Con due santi come sponsor non si
pu discutere E dalla chiesa al sindacato, non manca nessuno, Conquiste del Lavoro il giornale della Cisl, per prendere il
contributo di tre milioni e 300 mila euro,
anche loro hanno fatto una cooperativa che
detiene il 51% rispetto a una societ controllata dal segretario generale. Il giornale
non si vende in edicola, va in abbonamento agli iscritti.
Report - E un bollettino interno?
Francesco Guzzardi, direttore di Conquiste
del Lavoro - E un po pi di un bollettino.
Report - Cio se va agli iscritti ve la cantate
e ve la suonate come movimento sindacale
si potrebbe dire?
Francesco Guzzardi - Informiamo gli iscritti.
Report - Ma lo spirito della legge si perde
totalmente quando leggiamo che il quotidiano Cavalli e Corse Sportsman prende un
contributo statale come cooperativa di 2
milioni e 500 mila euro. V olendo la si potrebbe chiamare istigazione al gioca dazzardo!
Giuseppe Tatarella, direttore Sportsman - Se
fossi dallaltra parte della barricata probabilmente penserei allo stesso modo e quindi noi con le nostre micragnose 20 mila copie medie tirate ogni giorno e circa 11 mila
vendute non riusciremmo mai a far quadrare i nostri conti senza il contributo dello stato, lei tenga conto che sono 20 pagine
con pochissima pubblicit e del settore,
diamo i favoriti.
Report - Date i favoriti per cui sapete pure
chi vince?
Giuseppe Tatarella - N o, saperlo sarebbe
una grossa fortuna! Purtroppo non lo sappiamo, studiamo.
Report - Per chi legge il vostro giornale
pu vincere pi o meno, chi legge attentamente il giornale?
Giuseppe Tatarella - Per essere pi precisi,
chi legge attentamente il giornale pu perdere con cognizione di causa.
Report - La lista dei giornali cooperative
lunga. Dimenticavamo lennesimo giornale
socialista: 4 pagine con un contributo di
due milioni e 500 mila euro allanno. Nel
comitato di redazione leggiamo: Renato
Brunetta, Fabrizio Cicchitto, Margherita
Boniver, Baget Bozzo, Guzzanti, Jannuzzi,
Pamparana. E ora gli stipendi dei direttori.
Gianluca Paragone - 5 mila euro netti.
Stefano Menichini - 4/5 mila euro al mese
netti.
Report - Il direttore dellUnit guadagna 9
mila euro netti.
Antonio Padellaro - Le posso assicurare che
la mia retribuzione con quello che prendevo allEspresso e al Corriere della Sera
Giuliano Ferrara - Massimo, quanto guadagno io al Foglio, quanti euro sono? Ottomila al mese? S. Va bene grazie. Ottomila
al mese.
Report - Ottomila al mese?
Giuliano Ferrara - S, non una cosa eccezionale no?
Report - Un po come Padellaro, lui prende
novemila euro al mese.
Giuliano Ferrara - Padellaro per vale meno di me no? Ma mi sembra ovvio questo,
lui un signor nessuno, io sono Giuliano
Ferrara non so se ti rendi conto, no solo per
dire.
Arturo Diaconale - No io ne prendo di meno, molto di meno!
Antonio Polito - Purtroppo cos basso che
non ci faccio una bella figura!
Report - 360 mila euro allanno?
Antonio Polito - Penso che sia 360 a costo
azienda, credo che siano 9. 200 euro mensili.
Vittorio Feltri - Il direttore di Libero prende uno stipendio di 15 mila euro al mese.
Maurizio Belpietro - Io guadagno circa novemila euro al mese, pi ho un bonus in base a una serie di obiettivi che sono le vendite.
Gabriele Polo - Il direttore del Manifesto
guadagna quanto tutti gli altri, qua c la
mia busta paga adesso la leggo perch ogni
volta consolante leggere la cifra, sono
1.470 euro al mese.
Milena Gabanelli - Si passa dallingordigia
delle cooperative quotate in Borsa, che attingono a man bassa, al livellamento sovietico. Gabriele Polo, se posso permettermi,

un direttore non uguale allultimo arrivato! E fin qui abbiamo parlato dei contributi diretti alleditoria, ma la fetta pi grossa
viene distribuita a tutti i giornali attraverso i rimborsi delle tariffe elettriche, telefoniche e postali, e dal 2002 al 2005 c stato
anche un rimborso sulla carta utilizzata. La
legge si chiama provvidenza alleditoria
e provvede ad elargire milioni di euro anche ai grandi gruppi, quelli che difficile
dire che ne avrebbero bisogno. Vediamo le
cifre.
Report - Sommando le voci tra periodici e
quotidiani nel 2004 la Repubblica-Espresso riceve 12 milioni di euro, Rcs e Corriere
della Sera 25 milioni di euro. Il Sole 24 Ore
della Confindustria, 18 milioni di euro. La
Mondadori 30 milioni di euro. Sono contributi indiretti, ad esempio, Il Sole 24 Ore
il quotidiano che ha pi abbonati in assoluto, ogni volta che il giornale viene spedito invece di 26 centesimi ne spende 11. La
differenza ce la mette lo stato. Nel 2004 ci
ha messo 11 milioni e 569 mila euro.
Report - Un giornale che fa utili, perch il
Sole 24 Ore fa utili, attraverso la pubblicit,
giusto che prenda anche queste sovvenzioni?
Ferruccio de Bortoli, direttore del Sole 24
Ore - Guardi da liberista le dico che sono
contrario a incentivi pubblici, in linea di
principio le dico che se ci fossero condizioni di competizione pi aperta e anche competizioni con distribuzioni pi capillari credo che naturalmente si potrebbe discutere
in termini di mercato anche in condizioni
totalmente diverse, certo se mi consentita una battuta: i giornali non hanno avuto il
decoder per promuovere la lettura.
Arturo Diaconale - Poi naturalmente il qualunquismo imperante di questi stessi giornali porta le solite campagne di stampa
contro i giornali dei partiti che prendono i
contributi
Report - Infatti Il Resto del Carlino ha aperto una campagna contro lo spreco dei finanziamenti diretti ai quotidiani omettendo, per, che il suo editore tra Nazione e il
Resto del Carlino, prende pi di due milioni e 800 mila euro di finanziamenti indiretti.[]
Report - La legge sulle provvidenze per leditoria dice che un partito pu scegliere di
ottenere il contributo per un giornale, oppure per una radio. Il Partito radicale da
sempre ha scelto di farsi finanziare la radio. Prende 4 milioni di euro lanno. Ma
non erano contrari al finanziamento pubblico?
Massimo Bordin, direttore di Radio radicale
-No non c una contraddizione, la contraddizione in chi ce lo rinfaccia perch in
realt pi che chiedere labolizione di questa legge ci si spieghi che altro si debba fare, abbiamo perfino distribuito il finanziamento pubblico ai cittadini. Comunque s
prendiamo il finanziamento pubblico delleditoria per gli organi di partito, questo
vero.
Report - Ma poi prende altri soldi dallo stato per la trasmissione delle sedute parlamentari.
Massimo Bordin - Questo non un finanziamento, una convenzione una prestazione che viene pagata, altri fanno pubblicit,
noi trasmettiamo sedute parlamentari, abbiamo trovato questo modo per campare la
radio. E una buona cifra quella che prendiamo.
Report - Quanto?
Massimo Bordin - Intorno ai diecimila.
Report - La Lega Nord prende 4 milioni di
euro per il suo quotidiano, quindi non li
pu prendere anche per Radio Padania?
Stefano Stefani, responsabile editoriale Lega
Nord - La nostra no di sicuro, non ha finanziamento pubblico.
Report - Nellultima Finanziaria spulciando tra i commi c uno stanziamento che riguarda il settore della radiofonia a firma di
due senatori della Lega Nord, si parla di un
milione di euro annuo, a cui possono accedere i soggetti di cui il comma 190 art. 4
chi saranno questi soggetti?
N atale Ripamonti, gruppo V erdi - Riguardando esattamente la norma si scopre che
queste radio sono Radio Padania e Radio
Maria. Qua c un milione di euro a carattere permanente, cio tutti gli anni, e devono essere spartiti tra queste due radio.
Report - Per c stato, leggo nella Finanziaria del 2005, un contributo alle radio comunitarie, voi lo prendete il finanziamento
pubblico?
Stefano Stefani - S adesso non me lo ricordavo.
Report - C stato un blitz della Finanziaria
per prendere i soldi?
Stefano Stefani - Ma non lo so, lo sai che non
me ne intendo di blitz.

4 milioni a Radio radicale, da


sempre contraria al finanziamento
pubblico ai partiti. Per Bordin
contraddittorio chi ce lo rinfaccia
Report - Con questo emendamento dal 2005
arrivano anche questi soldi pubblici.
Stefano Stefani - Arrivano un po di soldi.
Report - E un po di soldi sono arrivati anche a Radio Maria che in piena campagna
elettorale ha ringraziato in questo modo,
dicendo che il 95% dei parlamentari del
centrodestra promosso, l80% del centrosinistra bocciato. Lultima fetta della torta
dei contributi alleditoria stanziati dalla
presidenza del Consiglio, riguarda indistintamente radio e televisioni locali. Poi ci
sono 100 milioni di euro dal ministero delle Telecomunicazioni, vengono distribuiti
con una graduatoria stilata dai Comitati regionali per le comunicazioni, in base al fat-

turato e al numero dei dipendenti. Il personale fa punteggio per avere il finanziamento pubblico?
Giovanni Mazzoni, direttore di Tv Bologna Il personale fa punteggio, i giornalisti valgono il doppio del normale impiegato, per
dare unidea valgono 60 punti contro i 30
punti per ogni singolo impiegato.
Report - In Campania ci sono un centinaio
di televisioni locali e secondo la legge luso
dei praticanti giornalisti farebbe accumulare punteggio.
Report - Ma quanto si prende di contributo
per un giornalista assunto?
Giovanni Mazzoni - Un giornalista pu valere anche 60 mila euro di contributi.
Report - Canale 9 - Teleoggi la televisione
che questanno risultata prima nella graduatoria dei contributi stanziati dal ministero delle Telecomunicazioni. Nel 2004 in
occasione delle elezioni europee, risulta
che ha dato un contributo ad Alleanza nazionale.
Carolina Visone, amministratore unico T eleoggi - Canale 9 Napoli - S.
Report - Come mai questo?
Carolina Visone - In quel momento Gasparri era il nostro ministro ed stato un ministro che ha lavorato veramente tanto per
noi finanche con questa legge dei contributi .
Report - Cio lavete sostenuto perch era il
ministro delle Telecomunicazioni?
Carolina Visone - Ma io ho trovato doveroso
farlo.
Report - In effetti il contributo per radio e
televisioni dal 2001 ha avuto un incremento notevole, in Campania aumentato di 15
volte.
Carolina Visone - E noi in quel momento lo
abbiamo sostenuto dando un contributo alla luce del sole, fatturandolo.
Report - Ma questo era per la campagna
elettorale?
Carolina Visone - Questo era per la campagna elettorale. Avrei potuto non far comparire questo contributo perch generalmente non compare.
Report - E vero, c una legge che non prevede la rendicontazione per i candidati alle elezioni europee, infatti il contributo risulta al partito e poi fuori onda apprendiamo
Carolina Visone - Ma come mai sono risultata la sola? Questo poi non me lo spiego!
Perch non mi risulta che sono la sola!
Report - Come dire che in uso per chi
prende soldi pubblici girarne un po al partito che ti ha dato una mano, ne girano un
po meno nelle tasche di chi il giornale lo
fa. Sono centinaia le segnalazioni arrivate
da tutta Italia, questo giornalista per esempio lavorava a Roma con uno stipendio in
nero di 400 mila lire.
Giornalista - Io sono arrivato ad un punto

De Bortoli, direttore del Sole


24 Ore, da liberista dice che
se ci fossero condizioni di
competizione pi aperta
che ho detto: O mi mettete in regola oppure io non posso continuare a restare in questa situazione .
Report - La risposta?
Giornalista - La risposta fu quella che io ero
alla porta e non ero pi persona gradita.
Report - Il problema riguarda principalmente i collaboratori.
Free lance, giornalista fantasma 1 - Io sono
ancora uno di quelli fortunati che per una
breve prende cinque euro e 50, poi per i
pezzi un po pi corposi arriva a prendere
11 euro, il mio massimo quello.
Report - Ma ti pagano i contributi?
Freelance, giornalista fantasma 1 - No assolutamente! Tutto a carico mio.
Simona Fossati, rappresentante free lance
Fnsi - Perch il gioco delle due torri chiaro, buttare fuori quanto pi possibile i contrattualizzati, usare il massimo della flessibilit e i lavoratori autonomi a compensi da
fame. Se osi semplicemente dire: Ma scusa, quando mi pagate sono passati tre mesi, il giorno dopo non lavori pi.
Report - Ed per questo che non si espongono a viso aperto.
Giornalista fantasma 2 - Io lavoro ma non so
neanche quanto verr pagata perch non
mi viene detto prima quale sar il mio compenso, n so quando sar pagata.
Giornalista fantasma 3 - Io posso dire che ti
chiedono un lavoro in cui ti richiedono
quattro o cinque interviste per cui due o tre
giorni di lavoro alla fine ti pagano sulle righe pubblicate, pubblicit permettendo,
per cui tu calcoli una cifra e ti trovi 50 euro
in tasca.
Giornalista fantasma 4 - Guadagno un quinto di cinque anni fa, la mia professionalit
la stessa e il lavoro identico.
Milena Gabanelli - Se per dire che si prende poco bisogna mettersi un lenzuolo in testa, siamo veramente messi male! E lavorano tutti in giornali che attingono al denaro
pubblico. Uno dice leggeremo moltissimo. Allora in Italia sono sei milioni di persone che ogni giorno comprano il giornale,
lo stesso numero che cera nel dopoguerra.
Comunque con la nuova Finanziaria chi
dentro dentro, per chi fuori sar un po
pi complicato entrare, e il contributo sulla carta stato abolito la Francia, che
lunico paese europeo a dare finanziamenti pubblici sborsa 250 milioni ma solo per i
giornali di partito e con poca pubblicit.
Noi ne tireremo fuori 600. Ma forse c una
ragione per cui lo stato paga tutti questi soldi, forse per lasciare libere le tv di intascare il 55% della raccolta pubblicitaria, mentre alla stampa va il 33%. Nel resto dEuropa il contrario.

ANNO XI NUMERO 97 - PAG IV

IL FOGLIO QUOTIDIANO

MARTED 25 APRILE 2006

Il Gran Pignolo
spietato con Rep.
uando resta vedova, Loretta sposa
Q
Johnny, non per amore ma per convenienza. Poi conosce Rony e perde la
testa.... Eccoci qua! Puntualmente, Il
PIGNOLERIE

Venerd di Repubblica, questa volta


nelledizione in edicola il 21 aprile, nella rubrica T elevenerd, si perde nel
riassunto di un film (notissimo e stravisto!!!) di cui prevista la programmazione in tv. Ora, per la storia (almeno,
quella del cinema), per prima cosa la
protagonista di Stregata dalla luna
questa la pellicola della quale si tratta allinizio della vicenda narrata non
affatto appena rimasta vedova. Poi, e
soprattutto, non sposa assolutamente
Johnny Cammareri ma si fidanza con
lui ed in ragione di ci che dopo incontra Ronny (e non Rony) visto che
essendo questultimo il fratello del fidanzato, su richiesta di Johnny che
volato in Sicilia al capezzale della madre e che con lui in rotta, lo va ad invitare al matrimonio. Ma qualcuno nella redazione del Venerd mai andato
al cinema? Dopo avere ricordato allignoto autore del riassunto del celeberrimo film Testimone daccusa (Il Venerd di Repubblica in edicola il 14
aprile) che la moglie dellaccusato non
ha affatto messo in piedi una ingegnosa macchinazione per incastrarlo visto che esattamente il contrario, ci occupiamo del pur ottimo Francesco
Merlo il quale, sempre il 14 aprile ma
sulle pagine di Repubblica, sotto il titolo Padrino, il comando che nasce
dalla paura, fra laltro, scrive: Il padrino una invenzione del cinema
americano, come il poliziotto rambo e
lavvocato Perry Mason.
Ora, anche a voler prendere per
buona lespressione poliziotto rambo, di certo inaccettabile l'affermazione che lavvocato Perry Mason sia
una invenzione del cinema americano e ci in ragione di due differenti
motivi. Per cominciare, come tutti (ma
proprio tutti) sanno, il personaggio di
cui si parla ha precise origini e larga
fama letterarie (appare nei libri di Erle Stanley Gardner fin dai primi anni
Trenta del trascorso Novecento). Poi,
la sua imperitura popolarit fu conseguente al successo ottenuto dalla serie
televisiva che lo vedeva protagonista e
non certo al cinema. Chiunque abbia
let di Francesco Merlo dovrebbe ricordarlo sul piccolo schermo impersonato dal bravissimo Raymond Burr.
Mauro della Porta Raffo