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IL FOGLIO

Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1

ANNO XI NUMERO 77 - VENERD 31 MARZO 2006

quotidiano

SI PARLA DI UN PIANO DEI CENTO GIORNI PER FARE A PEZZI IL CAV. IN CASO DI VITTORIA

Il Prof. non un dettaglio


Non affatto un dettaglio che alla guida
del centrosinistra ci sia Romano Prodi, e che
luomo maceri da tempo dentro di s propositi punitivi verso il premier. Il Prof bolognese ha stabilito di fare, se vincer il 9-10 aprile, ci che Travaglio teme non gli riuscir: regolare i conti con Berlusconi entro i primi
tre mesi e chiudere la stagione dellanomalia. Come? Attraverso due leggi che si tengono per mano e formano un cappio intorno al
collo dello sconfitto. La prima servir a demolire la fragile sistemazione del sistema radiotelevisivo che porta la firma di Maurizio
Gasparri. Sotto il vestito della liberalizzazione delletere dal duopolio, savanzer cos il
primo colpo contro Mediaset. La seconda legge attacca il cuore del berlusconismo ed
per lappunto quella sul conflitto dinteressi.
Un problema che riguarda la democrazia e
va affrontato, ha detto ieri Prodi mescolando la consueta e impaziente elusivit a un interrogativo retorico: Perch non dovrebbe
essere un problema in Italia quello che un
problema per gli altri paesi?. Ha detto questo alla radio, Prodi, e una settimana fa aveva citato come modello di riferimento il caso
di New York dove, una volta eletto, il sinda-

co Michael Bloomberg ha dovuto dare tutti


i suoi interessi a un trust. La verit che
Bloomberg non ha messo le sue ricchezze, n
tutte n in parte, in un blind trust. Se le tenute. Primo perch non c nessuna legge
che gli potesse imporre la vendita forzosa.
Secondo perch sarebbe stato praticamente impossibile, come ha scritto il New York
Times l8 novembre 2001. Gli esperti, infatti,
hanno spiegato che un fondo cieco non
pu essere efficace quando il portafoglio
consiste di un unico bene: azioni di una societ privata. E successo, piuttosto, che il
New York City Conflicts of Interest Board (organo comunale nominato dallo stesso sindaco della citt), sollecitato dal medesimo
Bloomberg, ha stabilito che una piccola quota, davvero piccola, del suo patrimonio (circa
50 milioni di dollari su un totale di 4 miliardi di dollari) fosse in potenziale conflitto di
interesse perch investito in societ che fornivano servizi al Comune.
Bloomberg avrebbe potuto mettere quei titoli
in un blind trust, ma non
lha fatto, preferendo
venderli e dare in beneficenza il ricavato. Il suo impero finanziario, mediatico
e televisivo, rimasto di
sua indiscussa propriet.
Bloomberg si dimesso da
cariche operative e da presidente dellazienda, proprio come Berlusconi, ma tuttora il mero
proprietario della Bloomberg L.P.
Unaltra verit che, mentre Prodi schiva il nitore dellagguato a cielo aperto, i suoi
assistenti lavorano nelle cave del potere ulivista affinch il Berlusconi imprenditore diventi incompatibile perfino con il Berlusconi parlamentare. E la tendenza Pancho
Pardi, dal nome del professore girotondino
pronto a scrivere una legge diniziativa popolare per sbarazzarsi del Caimano. Gli assistenti prodiani sono quelli della fondazione Governareper diretta da Arturo Parisi, sono gli archeometri delleguaglianza indefettibile che lavorano attorno a Gregorio
Gitti, editorialista del Corriere della Sera e
interprete di una volont poco dibattuta: Si
rende improcrastinabile un immediato intervento diretto ad ampliare la sfera delle
incompatibilit con le cariche parlamentari e di governo, quanto meno con riferimento alla titolarit di pacchetti di controllo di
societ destinatarie di concessioni pubbliche. Bastano una fondazione per programmare e cento giorni per eseguire. Spolverato del grigiore accademico, un simile proclama equivale alla traduzione politica dei
sogni prodiani in materia di televisione e
conflitto dinteressi. Una questione di convenienza, vendetta, temperamento e pulsioni sotterranee che rendono perfino grottesca lenumerazione lagnosa delle scarse

presenze televisive di Prodi. Lo certifica lui


nella seduta di psico-politica con Furio Colombo dalla quale ha ricavato il libro elettorale Ci sar unItalia (Feltrinelli): Io
riesco a fare conversazioni pacate e compiute o con tv minori, o con tv straniere o alla radio. Nella grande televisione italiana il
conduttore sistematicamente ti impedisce
di esprimere riflessioni pacate e compiute.
E un caratteristico meccanismo di autoesclusione che genera rancore, come nellumbratile che priva di luce il prossimo. E
la tigna vendicativa che accreditano a Prodi i suoi vicini pi stretti, atterriti dalla permalosit capricciosa delluomo almeno
quanto rimangono affascinati dallabnegazione del professionista ambizioso. Da qui
trae nutrimento il moralismo punitivo con il
quale Prodi promette a Colombo di liberarsi dellallogeno Berlusconi: Ci sono due
punti di enorme debolezza che costituiscono lanomalia italiana. Di questi due punti
il primo consiste nellenorme disparit di
ricchezza tra una parte politica e la parte
opposta. Questa debolezza, nel nostro paese, ulteriormente aggravata perch non si
tratta della ricchezza di un gruppo, ma della ricchezza addirittura personale del presidente del Consiglio. Un secondo elemento
critico rappresentato dal fatto che il presidente del Consiglio padrone della maggior parte dei media.
Quella di Tremonti delinquenza politica
Questa coscienza infelice di Prodi un misto di pervicacia, neghittosit e scatti dira
come quello con il quale ieri ha accusato
Giulio Tremonti di delinquenza politica.
Lostinazione sta nel non lasciare nulla dintentato fino alleliminazione dellavversario.
La neghittosit nel chiaroscuro dei silenzi
con i quali il professore avvolge cattive intenzioni o brutti presentimenti. Come quelli
stanati, sullInternational Herald Tribune, da
John Vincour. A lui stata sufficiente la lettura del programma dellUnione per convincersi che in politica estera il centrosinistra
sceglie il multipolarismo francese. Ne ha
parlato con Filippo Andreatta, consulente
del professore, e la complicazione giunta al
misconoscimento di Zapatero e allelogio del
modello tedesco. Fino allo scatto di Prodi:
siamo in campagna elettorale, guai a leggere
le dichiarazioni politiche con locchio da
scienziati della politica. E la stessa soluzione adottata con quelli del Manifesto, dove
Rossana Rossanda aspetta da quindici giorni che Prodi risponda allinvito di schierarsi
nella questione israelo-palestinese. Non so
se risponder, ma deve anche pensare a non
creare inutili polemiche a pochi giorni dal
voto, ha scritto ieri Massimo Pasquali della
Fabbrica prodiana per giustificare una rotta
che procede in diagonale l dove la linearit
rischia dilluminare altri conflitti non sanabili per legge.

La ghigliottina che pesa sulla sfida elettorale


E quella della vendetta, che vuole eliminare il Cav. come competitore politico. Risposta a Ezio Mauro
aro Mauro, ho letto con molto interesse larticolo critico e civilmente polemico che hai dedicato ieri nel tuo giornale a un
C
appello sulla questione del conflitto di interessi firmato da Pie-

ro Ostellino, da Sergio Ricossa e da me. Lasciamo stare le maschere del lupo e dellagnello che ogni politico, compreso Berlusconi, indossa e dismette con spregiudicatezza, specie sotto
elezioni. Largomento non riguarda noi ma il premier, che non
lispiratore di quel testo anche perch, come sai, ha spesso (non
sempre) la simpatica faccia tosta di negare lesistenza stessa di
un conflitto di interessi a lui intestato, aggiungendo che, se c,
quel conflitto si risolve in un danno per lui. Noi abbiamo scritto
lopposto, e per quanto mi riguarda lo faccio serenamente e pubblicamente da anni, agnello lupo o elefante, perfino dal tempo
in cui lavorai con Berlusconi come ministro nel suo primo governo (1994). Lasciamo dunque stare le recriminazioni personali o di gruppo e affrontiamo la sostanza oggettiva del problema,
come tu fai allingrosso, anche se nel dettaglio ti togli lo sfizio di
dannarci un poco e ci rimproveri di non essere bravi liberali
(per quanto mi riguarda non hai torto: sono un ex comunista,
dunque un liberale di risulta e di serie B).
Caro direttore, tu incentri le tue tesi su dei numeri, il minutaggio dedicato dalle varie emittenti ai due schieramenti elettorali in campo, e affermi che in atto un tremendo squilibrio a
favore del proprietario di Mediaset e premier in carica. A vrei
qualcosina da dire su quei numeri. Prodi meno presente in tv?
Ma tutti sanno, anche per sua ammissione, che una scelta personale e di staff, una tattica: si sente in vantaggio, non vuole entrare nella mischia, punta sui faccia a faccia istituzionali e diffida dei talk show. Il lamento dunque ipocrita. Ma i prodiani
dellUnione sono tutte le sere in tv , come e forse pi degli altri.
Non ho i numeri per dimostrarlo, ma ho come tutti gli occhi per
vederlo. Mi sembra incontestabile. Il Tg4 squilibrato? Sicuramente. Fede un ironico fuorilegge del video, ma se il dirimpettaio Tg3 dato dai tuoi numeri come perfettamente equilibrato, allora io peso quarantacinque chili e chi lo neghi andrebbe contro i miei numeri e la loro oggettivit (per fortuna ci
sono gli occhi).
I numeri sono ingannevoli, se mal trattati e usati per dissolvere ci che appare nella pi solare evidenza. Per esempio: dei
numeri come il tasso dinflazione (basso) e il tasso di disoccupazione (basso) voi vi fate beffe, altri parlano di inflazione percepita e di disoccupazione percepita. Non si sa dove mettere nel
minutaggio le informazioni sullaviaria, come dice Clemente Mimun, direttore del criticato Tg1: in quota An, destra sociale, ministero delle Politiche agricole e forestali? Boh. V ia, lasciamo
perdere i trucchetti numerologici e altri esoterismi, diciamo che
la par condicio percepita tutto sommato funziona. Nel caso non
funzioni, nel caso sia troppo facilmente aggirabile, Dio mio, debbo ricordare che quella legge nacque da unintuizione geniale
di Scalfaro, che non un berlusconoide, e fu varata a maggioranza da DAlema, che solo un mezzo berluscones (a voler essere perfidi con lui). Mi viene sempre molto da ridere quando
leggo le maledizioni contro quella legge del tuo Michele Serra,
autore di Fabio Fazio frustrato dalle regole e affaticato nellaggirarle con ironia, un po come fa Fede nel suo Tg. Mi sono sga-

IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + DVD-ROM (abbinamento facoltativo) 10,90 (1+9,90)

DIRETTORE GIULIANO FERRARA

NON E CHE PRODI PREPARA LA TRAPPOLA?


Roma. Potrebbero bastare cento giorni di
cura prodiana per mettere fuori legge il
Cav. Se i maggiori azionisti dellUnione (Ds
e Margherita) lo lasciassero fare, sicuramente Romano Prodi saprebbe come risolvere il conflitto dinteressi di Silvio Berlusconi. E sarebbe una soluzione radicale.
Bisogna ripartire da questa insinuazione
concessa al Foglio, due giorni fa, da Marco
Travaglio. Perch vero che Massimo DAlema, in materia, ha preso quasi subito a
cincischiare e, dopo aver minacciato truculento su Panorama (Berlusconi scelga se
vuole fare limprenditore o il politico), si
incartato sul Mattino (Ceda Mediaset ai
propri figli) e adesso manda a dire tramite Stefano Passigli che il suo era un modo
di dire e insomma Berlusconi venda il suo
patrimonio oppure subisca la sterilizzazione delle sue azioni.
Ed vero che Piero Fassino, incalzato dal
buon senso prima ancora
che dai suoi avversari politici, ha concluso davanti
alle telecamere: Certo
che Berlusconi pu restare proprietario di Mediaset, purch separi completamente la gestione. Nelle parole di Fassino almeno forma e sostanza
tendono a coincidere, anche se rimangono dettagli
da decrittare: chi sceglie
leventuale gestore, il Cav. o la congregazione per la dottrina della par condicio messa
su dallUnione?

Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO

nasciato dalle risate quando ho visto Moretti protestare da Fazio, mentre la violava con delicatezza in attesa della Littizzetto,
contro la legge orwelliana approvata dalla sinistra per imbrigliare il Caimano. Vogliamo tutto, come scriveva Nanni Balestrini tanti anni fa, dunque a tuttoggi la vostra filosofia della
vita pubblica?
Per cortesia, ho detto la mia sui numeri. Ma i numeri non centrano, caro Mauro. Riguardano la par condicio o equal time, che
pu essere migliorata in diverse direzioni, compresa quella della severit nelle prescrizioni e nelle sanzioni. Il problema che
noi abbiamo posto diverso: decente la sola idea che gli avversari del premier promettano o minaccino di escluderlo per
legge dalla politica, impedendogli una eventuale rivincita nel segno dellalternanza, a meno che non diventi un politico professionale, con lobbligo per legge (a maggioranza) di vendere il suo
patrimonio industriale? Pu un candidato, in una democrazia liberale, partecipare tranquillo alle elezioni sapendo che gli avversari, se vincessero, gli toglierebbero per legge la sua identit
sociale e politica, impedendogli ogni possibile rivincita?
Fassino ci ha dato ragione in diretta tv, da Vespa: ha detto che
Berlusconi pu restare padrone di Mediaset, purch separi
completamente la gestione. Prodi stato elusivo: ha detto che
non vuole fare una legge ad hominem bens tutelare lItalia e la
democrazia, poi ha aggiunto che non sa quale soluzione adottare, il che un po poco e un po sghembo come risposta a una domanda semplice. Furio Colombo, che ha presentato Prodi e il
suo programma e la sua filosofia di governo in un libro-intervista, ha detto che prima ancora di appendere il cappotto a Montecitorio, se eletto, depositer una proposta di legge sul conflitto di interessi che renda incompatibili la propriet di mezzi
di comunicazione come Mediaset e qualsiasi ruolo di governo.
Risposta chiara, la linea dellaut aut: o entri nella nomenclatura politica e ti spogli delle tue propriet o sei fuori.
A questa domanda cruciale, che ha ottenuto come abbiamo visto risposte diverse (e ci piacerebbe sapere che cosa ne pensi, visto che non sembri voler eludere anche tu il problema) se ne aggiunge unaltra. Da quando Berlusconi entrato in politica, rivoluzionando il sistema che era stato gi fatto a brandelli dalle procure, si forse indebolito il carattere principale di una Repubblica liberal-democratica, cio la capacit di garantire lalternanza elettorale di forze diverse alla guida del governo? O non si
decisivamente introdotto, questo nuovo requisito, anche grazie
allopera concreta del proprietario & politico bipolarista e bipolarizzatore? La risposta la conosci bene anche tu, e riconosci perfino che Berlusconi vince o perde per la politica, non per la tv, il
che fa onore alla tua capacit di analisi e alla tua serenit intellettuale. Poi affermi che i fatti, i risultati, non contano, contano
solo i principi. Ma i principi dicono che non esiste una competizione leale se uno dei competitori minaccia di fare a pezzi laltro
nel caso di una sua sconfitta. Invece i fatti dicono che Berlusconi ha vinto, poi ha perso, poi ha rivinto e potrebbe questa lipotesi di scuola pi in voga dalle vostre parti tornare a perdere. E allora? Che volete di pi dalla vita? Non meglio tenerci
un sistema di alternanza, in cui a decidere sono regole ed
elettori, non la ghigliottina della vendetta ad hominem?

OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO

LINVIDIA, IL VOTO, LE TASSE


UN LIBRO di Helmut Schoeck spiega
come questo sentimento alimenti lideologia e il risentimento dellintellettuale verso il ricco
(pagina 3)

La Giornata
* * *
In Italia
IL PREMIER: UNIRE I MODERATI NEL
PARTITO DEL POPOLO IT ALIAN O. Al
congresso del Partito popolare europeo,
Berlusconi ha lanciato un appello ai moderati a unirsi in un movimento che segni la
storia politica dellItalia e sia a immagine e
somiglianza del Ppe. Casini: Ora pensiamo a vincere le elezioni. Fini: Dov la novita?. Follini: No a un partito populista.

* * *

Su vita e matrimonio non si negozia. La


protezione della vita in ogni suo stadio, la
difesa della naturale struttura della famiglia e il diritto dei genitori a educare i figli
sono i tre principi, non negoziabili, che il
Papa ha indicato al convegno del Ppe. Poi
ha difeso le radici cristiane dellEuropa e
ha chiarito che lintervento della chiesa nel
dibattito politico non uninterferenza.

* * *

Questa delinquenza politica. Cos Prodi ha definito le affermazioni di T remonti


che ha attribuito allUnione la volont di
imporre aliquote contributive al 25 per cento per i lavoratori autonomi. Da Prodi
unespressione gravissima, ha replicato
Berlusconi. E Fini: E in crisi isterica.
Gli evasori totali nel 2005 sono stati
7.163. Sottratti al fisco 19,4 miliardi.

* * *

E stata accolta la richiesta di asilo politico


in Italia presentata da Rahman, il cittadino
afghano convertito al cristianesimo. Luomo
ha ringraziato il Papa e il governo italiano.

* * *

Borsa di Milano. Mibtel: 29.469 (+1,18%).


Leuro (1,2029) guadagna 0,0100 sul dollaro.

Nel mondo
LIBERATA JILL CARROLL, LA GIORNALISTA AMERICANA RAPITA IN IRAQ.
Dopo quasi tre mesi di prigionia stata rilasciata dai sequestratori a Baghdad. Mi
hanno trattata bene, ha raccontato alla tv
irachena. Il presidente Bush si detto felice e ha ringraziato tutti quelli che si sono
impegnati per la liberazione.
Due soldati americani sono stati uccisi
nel corso di combattimenti in Iraq.

* * *

Non rinunceremo al programma nucleare


e siamo pronti ad affrontarne le conseguenze. Cos il ministro degli Esteri iraniano, Mottaki, ha risposto al documento
approvato dal Consiglio di sicurezza che
concede trenta giorni allIran per rinunciare allarricchimento delluranio. La Russia
ha invitato Teheran ad ascoltare lOnu.
Articolo a pagina tre

* * *

Il premier israeliano, Ehud Olmert, non


ha escluso la possibilit di invitare anche il
Likud a far parte del governo. Gli Stati
Uniti non considerano senza valore le opinioni israeliane: cos il segretario di stato
americano, Rice, ha aperto al piano di convergenza previsto da Israele.

* * *

In Francia stato approvato il Cpe dal


Consiglio costituzionale che ha respinto il
ricorso presentato da alcuni deputati socialisti. Domani sera si pronuncer Chirac.

* * *

E stato ucciso lindustriale italiano Sindoni, rapito in Venezuela marted scorso.


La Giornata realizzata in collaborazione con Dire
Questo numero stato chiuso in redazione alle 20,15

Una tuttora contenuta


ma innegabile gioia sta
affacciandosi ai nostri
cuori, limpossibile sta
diventando possibile,
limpensabile stato
pensato, lo stato confusional-elettorale dellAmor nostro sta per essere battuto da una confusione dellaltra
parte che solo fino a ieri sembrava da pazzi
anche soltanto immaginare. Prodi che dice:
vi tasso i Bot, non vi tasso i Bot, invece ve li
tasso, per non oggi, li tasser domani, e vi
tasso pure la bicocca, ma solo se una villa,
anzi se sono due, basta che non sia grossa,
poi vi tasso leredit, anzi non ve la tasso, oppure ve la tasso, in ogni caso non tutte le eredit, ma qualcuna s, soltanto quelle grasse,
comunque non oggi, leredit ve la tasso domani, diciamocelo, un Prodi che la conta cos non si vedeva in giro dai tempi doro delle sedute spiritiche. E Boselli che sincazza
col Papa? E Di Pietro che sincazza anche lui
e che ammonisce il Papa di fare il Papa e
basta? E tutti e due che gli dicono che non
esistono valori non negoziabili? Al Papa?
E Di Pietro che non si rende conto che tutto
sar anche negoziabile, per, per valori particolarmente delicati, di scatole da scarpe ce
ne vorrebbe minimo un container?

del Quartetto
Torna a casa Struzzo Lavvertimento
Il ministro delle Finanze
Come salvare lEinaudi
dal Caimano. Andr Schiffrin
sogna scrittori e libri di stato
idea sarebbe quella di strappare lo
Struzzo dalle fauci del Caimano. Di reL
stituire lEinaudi al passato splendore, di

renderle qualit e libert, quindi di sottrarla alla commerciale e berlusconiana Mondadori. Come? Ma con una bella fondazione di
stato senza fini di lucro, che non abbia cio
il volgare e davvero incomprensibile problema di fare utili, e possa vivere felicemente di
denaro pubblico. E lidea del romanzo assistito (di qualit, ovvio), della poesia nazionalizzata come lo fu lEnel (il momento pi
alto della Prima Repubblica, secondo T oni
Negri) della saggistica e magari pure della
manualistica socialmente utile. L idea che
arriva da Andr Schiffrin, settantunenne titolare della statunitense The New Press, gi
direttore editoriale della Pantheon Book,
che fu fondata nel 1940 da suo padre Jacques, fuggito in America dalla Francia nazista dopo essere stato lideatore, con Andr
Gide, della Pliade per Gallimard.
Schiffrin junior, che nel 2000 aveva pubblicato Editoria senza editori, appena
tornato in libreria con un pamphlet, Il controllo della parola (edito come il precedente da Bollati Boringhieri, 89 pagine, 12 euro).
Il libro stato presentato ieri in contemporanea in quindici librerie di tutta Italia, con
potenza di fuoco promozionale adeguata alla dirompenza della sua proposta centrale.
Stabilito una volta per tutte che la dilagante
tendenza alla creazione di grandi concentrazioni editoriali un male, perch attribuisce a pochissimi soggetti (spesso cattivi
soggetti) il controllo di un bene pubblico
(pubblico?) qual il libro, perch non immaginare, per alcuni marchi europei importanti e prestigiosi (Gallimard in Francia,
Suhrkamp in Germania, Einaudi in Italia,
tanto per cominciare), un riscatto e una gestione a opera delle fondazioni senza fini di
lucro di cui sopra?
Il Leviatano editoriale americano
E luovo di Colombo. Anzi, di Struzzo.
Proprio cos, Torna a casa, Struzzo, titolava ieri la Stampa, nel dare conto della pensata di Schiffrin ma pure delle reazioni sbigottite di editori grandi ma anche medi e
piccoli. Lunico prevedibilmente entusiasta
, finora, leditore di Schiffrin, nella persona di Francesco Cataluccio, nuovo direttore
editoriale di Bollati Boringhieri. Ma anche
Stefano Salis, giornalista del padronale Sole 24 Ore, nellintroduzione alledizione italiana del libro ammonisce: La democrazia
presuppone che ci sia uneditoria libera,
plurale e non assoggettata al potere politico. Bene, e allora per preservare la libert
delleditoria che cosa c di meglio che affidare il giudizio di qualit allo stato, evidentemente immune da qualsiasi influenza
del potere politico? Schiffrin sogna unoasi
protetta e assistita per editori meritevoli, vagliati e giudicati da un collegio di saggi super partes, poeti, critici e romanzieri laureati, scelti con apposito concorso, ovviamente trasparentissimo e non influenzabile Un incubo, insomma. Nella Russia sovietica cera la famosa Casa degli scrittori,
tempio del realismo socialista e custode dellarte proletaria? Bene, si pu pensare a una
Casa nazionale degli editori, purch dotati
di credenziali che giustifichino adeguati sussidi e la pubblicazione a spese del contribuente di opere indispensabili, certamente
di qualit, da salvare doverosamente dalloblio. Gi li vediamo bivaccare sulle scale
della Casa degli editori, cos come i letterati falliti su quelle della Casa Herzen di Mosca, descritta da Sklovskij e da Bulgakov.
Schiffrin elargisce consigli su dimensione
europea, a partire dalla Francia, e agita lo
spettro della situazione americana, prototipo del Leviatano editoriale. Dove per, stranamente, lui opera tranquillo da quindici
anni con una societ non profit, grazie al sistema fiscale americano che ha consentito
la formazione di vari tipi di fondazioni, alcune delle quali hanno deciso di finanziare
nuove forme di editoria. Rievoca minuziosamente le vicende della tentata fusione Hachette-Vivendi e soprattutto lamenta la scalata della gloriosa Seuil da parte di Herv
La Martinire (un quasi parvenu che prima,
figuriamoci, faceva libri illustrati). Colui,
scrive Schiffrin, che durante una trasmissione a France Culture, nel 2004, arriv a sostenere che ogni libro doveva dare un profitto. Un vero cafone.

di Hamas ci dice perch


non teme lo stop agli aiuti
Il Canada, come gli Stati Uniti, chiude le
relazioni col nuovo governo dellAnp.
Segnali positivi dai paesi arabi

Siamo intellettuali
Gerusalemme. Ieri, nel primo giorno di lavoro del nuovo governo di Hamas, tutti
avrebbero voluto sapere dove si cercher il
denaro necessario per pagare gli stipendi
del mese di marzo: 140 mila dipendenti dellAutorit nazionale palestinese sono ancora senza compenso e per avere delle risposte si rivolgeranno al neo ministro delle Finanze, Omar Abdel Razeq. Israele ha congelato i fondi a gennaio 10 milioni di dollari
mentre gli
Stati Uniti e
il Canada
hanno ordinato ai diplomatici e
ai contractor di interrompere
qualunque
contatto con
la nuova leadership palestinese. Lesecutivo del premier , Ismail
Haniye, fresco di giuramento, per, non
partito con slancio: non accettando le condizioni poste al dialogo dalla comunit internazionale riconoscere Israele, mettere fine al terrorismo, accreditare gli accordi di
pace ha scatenato anche la reazione del
Quartetto (Unione europea, Stati Uniti, Russia e Nazioni Unite) che ieri ha formalmente minacciato di tagliare gli aiuti al governo
di Hamas.
Abdel Razeq ha detto di essere stupito
dalle intimidazioni delloccidente che respinge i risultati di un processo democratico ma sa gi come muoversi, non preoccupato: sono mesi che i leader del gruppo
islamista si muovono negli stati amici a
caccia di appoggi politici e finanziari. Abbiamo ricevuto segnali positivi dai paesi
arabi che continueranno a sostenere i palestinesi spiega al Foglio Razeq, parlando al
telefono dalla Cisgiordania e non ritengo
neppure che saranno interrotti i flussi di denaro provenienti dalle associazioni umanitarie europee. Il riferimento alle ong che
operano in Europa, in Canada e negli Stati
Uniti che ogni mese versano nelle casse di
Hamas il denaro raccolto grazie alla generosit delle comunit musulmane. Razeq
uno che ci sa fare, ha studiato negli Stati
Uniti e dice di aver imparato, negli otto anni in cui ha conseguito un dottorato in Economia, alluniversit dellIowa, il rispetto
per gli altri, al di l delle loro idee politiche
o ideologiche. In vena di politically correct, Razeq dice di voler raccogliere leredit di Salam Fayyad, ex ministro delle Finanze dellAnp, noto in occidente per la sua
lunga esperienza alla Banca mondiale. Ma i
due sono alquanto diversi. Il neoministro
stato rilasciato appena una settimana fa, dopo venti giorni di prigionia in un carcere
israeliano, accusato di atti di terrorismo, e,
commentando la scena politica israeliana,
lascia trasparire la sua filosofia: Non vedo
differenze tra i partiti, e che siano di destra
o di sinistra poco importa. Come dire: a noi
non interessa quale sia la leadership dIsraele, tanto non la riconosciamo.
Citare insieme islam e cristianesimo
In realt, in unintervista allAssociated
Press, Razeq aveva detto di voler salvare
leconomia palestinese dilaniata dalla corruzione, dalla guerra e cercare una sorta di
accordo con Gerusalemme. Parlando con il
Foglio ha aggiunto: Sarebbe un errore interrompere le relazioni economiche con il
paese di Olmert, per entrambi. Ma le condizioni per il dialogo sono chiare e, se non
sono rispettate, i rubinetti dei finanziamenti si chiudono. Stati Uniti e Canada hanno
gi deciso e il Quartetto sulla stessa strada,
tanto che ieri ha precisato che la minaccia
non devessere interpretata come una punizione per il popolo, poich incoraggia il
proseguimento dellassistenza umanitaria
per rispondere alle esigenze di base degli
abitanti. Il provvedimento arrivato nonostante la posizione assunta dal presidente
dellAnp, Abu Mazen, che aveva espresso il
desiderio di lavorare con Olmert per raggiungere una pace giusta e globale per il popolo israeliano e palestinese.
Secondo Razeq c anche un problema di
fondo. Per loccidente Hamas un insieme
di fanatici religiosi con un gruppo dirigente
n autorevole n credibile, ma non cos,
secondo lui: N oi siamo lesatto contrario
siamo intellettuali e la maggior parte di noi
ha studiato in occidente. Un gruppo religioso s, ma non estremista o fanatico. A meno
che non si considerino estremiste persone
che si schierano contro loccupazione dIsraele. Poi ricorda: Cristianesimo e islam
insegnano a combattere i tiranni e loccupazione, ed quello che stiamo facendo. Tanto che il leader Khaled Meshaal, ieri a Beirut, ha detto che la resistenza armata va
avanti. Per concludere Razeq sottolinea che
la legittimazione delle urne al di sopra
delle condizioni delloccidente : Siamo stati democraticamente eletti, per il nostro programma economico, sociale e politico. Rappresentiamo il popolo palestinese.

ANNO XI NUMERO 77 - PAG 2

Tre palle, un soldo

Il teorema del troppo potere


dellestablishmentchenonc
Lo agita soprattutto chi uscito perdente
dai conflitti economico-finanziari
Circola un teorema, che chiamerei degli
sconfitti, secondo cui lItalia non in declino, ma pi semplicemente soffocata da
un establishment definito allo stesso tempo
piccolo ma cos strapotente e pervasivo da vincolare la politica a condizionamenti occulti. Come tutti i teoremi, si basa
sul nulla. Intanto perch i poteri forti di
una volta, piacessero o meno, non esistono
pi, e al loro posto sono
subentrati poteri deboli che al massimo riescono a esprimere veti.
In secondo luogo, limpoverimento dellestablishment non dovuto solo
allinesorabilit del calendario, ma anche e soprattutto
alla guerra interna una sorta di tutti contro tutti che lo ha attraversato per molti
anni, prima ancora delluscita di scena di
Enrico Cuccia e poi per la (impossibile)
eredit del suo ruolo e di quello della vecchia Mediobanca. E poi, non casuale che
i cantori del teorema siano o quelle
schegge di establishment uscite perdenti
dai conflitti interni ad esso (per tutti, V incenzo Maranghi), o quegli outsider che non
sono stati capaci di fare quella rivoluzione
che avevano promesso e sbandierato (Antonio DAmato) o, peggio, quegli outsider
troppo furbetti e troppo del quartierino per farsi classe dirigente (Fiorani, Ricucci & co). Infine, per quanto riguarda il
punto dintersezione tra affari e politica,
oggi non esiste nessuna saldatura vincente, ma tanti piccoli accrocchi a geometria variabile che al massimo sommano debolezze. Una conferma viene da quei banchieri che una certa pubblicista ha definito rossi. Ebbene, raramente si visto che
alla vigilia di un ricambio politico ampiamente pronosticato chi, a torto o a ragione,
viene indicato come riferimento dei prossimi vincitori (Salza, Iozzo, Modiano, Profumo, Palenzona, Passera, Bazoli, Mussari,
Unipol) si muova in ordine sparso per non
dire armati lun contro laltro. Insomma, lunica conclusione possibile di tutto questo
ragionamento che ciascuno pu liberamente parteggiare per questo o quellinteresse, questo o quel personaggio, ma a nessuno concesso di spacciare come moneta
buona lidea che esista una cupola bancario-finanziario-mediatica politicamente
omogenea capace di dominare il paese. N
a sinistra, n intorno a Berlusconi.
Il caso Geronzi
Ma che si tratti di una frottola assai pericolosa lo dimostra un clamoroso caso giudiziario, quello che riguarda il potente
Cesare Geronzi. Il presidente di Capitalia,
infatti, stato sospeso dalle sue funzioni
per due mesi su richiesta della procura di
Parma e la decisione stata poi riconfermata in sede di ricorso dal tribunale di Bologna proprio sulla base del teorema di
cui sopra. Il quadro che emerge intorno al
caso Geronzi inquietante, e i garantisti di rito berlusconiano, che tanto si sono
spesi per denunciare la deriva giustizialista di certa magistratura e che da qualche
tempo sono accanitamente impegnati nel
diffondere il teorema dellestablishment
cattivo (per tutti, il mio amico Lodovico Festa con il suo Guerra per banche, non casualmente con prefazione di DAmato) dovrebbero farsi un bellesame di coscienza.
Succede, infatti, quello che gi qualche
settimana fa avevo denunciato in questo
spazio: che il principale responsabile del
crack Parmalat, Calisto Tanzi, si sia travestito da pentito e che per salvare se stesso, i suoi familiari e il suo futuro a proposito, nessuno si domanda come e di cosa
vive oggi la famiglia Tanzi? abbia offerto
su un piatto dargento la testa del potente da esporre al pubblico ludibrio. Comprensibile che lo abbia fatto, per carit.
Meno, molto meno, che venga creduto.
Basterebbe leggere le parole con cui i giudici bolognesi, anzich limitarsi a ci che
competeva lappello (confermare o meno
linterdizione), hanno scavalcato alla grande i loro colleghi siciliani in capacit di
congetturare: Considerando le vicende di
cui Cesare Geronzi si reso artefice e protagonista nel corso di almeno dieci anni
della storia non solo economica ma anche
politica del nostro paese. E cosa centra
questo giudizio, del tutto opinabile, con il
merito penale della questione relativa ai
due episodi (Ciappazzi e 50 milioni di finanziamento) che vengono imputati al
presidente di Capitalia? Ci sono prove documentali o ci si basa solo sulla parola di
Tanzi? E nel caso, vale pi la parola di un
falsificatore di fatture o di un banchiere
di lungo corso? Cosa vuol dire sul piano
giuridico uomo di incommensurabile potenza? E da cosa discende laffermazione
secondo cui Geronzi ha mostrato la pi totale insensibilit nei confronti del popolo
dei risparmiatori (si noti levocazione del
popolo, ndr), considerato tra laltro che Capitalia non ha emesso bond e ha totalmente rimborsato i suoi correntisti? Pare di capire che i magistrati abbiano mutuato il famoso non poteva non sapere nel nuovo
teorema del non poteva non aver deciso,
riconducendo al presidente responsabilit
che eventualmente apparterrebbero ad altri livelli decisori della banca. Si tratta di
un precedente pericoloso, di cui risulta abbia parlato anche Profumo in comitato esecutivo dellAbi, preoccupato che sinneschi
un perverso meccanismo in base al quale
il banchiere il vero padrone delle
aziende e dunque a lui che occorre far risalire la responsabilit delle decisioni formalmente assunte dallimprenditore, e che
a sua volta la responsabilit delle scelte
bancarie sia sempre e comunque da riportare in capo al vertice gerarchico. Gi, i
teoremi si sa dove nascono, ma non si sa
dove arrivano.
Enrico Cisnetto

IL FOGLIO QUOTIDIANO

VENERD 31 MARZO 2006

LIBERILIBRI PUBBLICA IL DIMENTICA TO HELMUT SCHOECK / 1

Linvidia fa ingresso in campagna elettorale e chiede pi tasse


Nel tentativo di costruire un programma fiscale credibile da sottoporre agli elettori, la classe dirigente del centrosinistra si imbattuta in
un vecchio gadget culturale: utilizzare antagonisticamente come simbolo della battaglia politica la ricchezza. Man mano che lopinione
pubblica manifesta contrariet alla reintroduzione delle tasse di successione e allinnalzamento del prelievo sulle rendite finanziarie, i
leader unionisti arretrano le soglie di applicazione, ma si accaniscono sul principio: saranno
colpiti solo i grandi patrimoni, le grandi fortune, i ricchi. E un riflesso dellegalitarismo, da
cui pu nascere linvidia sociale. In questi giorni, liberilibri, la casa editrice di Macerata specializzata in raffinate operazioni di cultura liberale, ristampa un libro considerato fondamentale sul tema: L invidia e la societ di
Helmut Schoeck. Sociologo austriaco, morto a
settantanni nel 1993, Schoeck pubblic questo
lavoro per la prima volta nel 1966 appena rientrato in Europa da un lungo soggiorno americano durato quindici anni, e vi rimise le mani
nel 1971. In Italia fu pubblicato da Rusconi nel
1974, e poi dimenticato. Come racconta nella
prefazione lo scopritore italiano di Schoeck,
Quirino Principe, Linvidia e la societ fu accolto dalla pi assoluta freddezza dellestablishment culturale progressisti, destra liberale,
cattolici. Fu snobbato e la storia dellinvidia si
chiuse l. Oggi torna terribilmente di moda,
quasi richiamato in campo dal dibattito sulle
tasse e dallo spirito vendicativo espresso contro

lidea stessa della ricchezza personale. Nei prossimi giorni proveremo a raccontare questo libro.
Oggi pubblichiamo un breve paragrafo, sullinvidia nella politica, in cui compaiono proprio le
punitive taxes, come la tassa di successione, e
il ruolo attivo delle lite nel processo di sfruttamento politico dellinvidia, che un sentimento
di vicinanza: si manifesta tra individui e ceti
confinanti, perch difficile scrive Schoeck
che lelettore medio provi uninvidia concreta
per i redditi molto consistenti.
Considerazioni sulla tipologia
dellinvidia nella politica
incidenza dellinvidia riconoscibile,
per esempio, quando nei settori sia privato sia pubblico il caso del legislatore
vengono lasciati cadere provvedimenti di
politica economica di per s sensati, e a lunga scadenza chiaramente utili alla comunit,
per un vago timore dellinvidia e delle resistenze di coloro che in un primo tempo,
mentre altri ne avrebbero beneficio, subirebbero da tali provvedimenti una perdita o
una mancanza di guadagno. La politica degli alloggi dei vari stati fornisce al riguardo
molti esempi.
Osserviamo come non si ami tanto parlare dellintervento dellinvidia nei provvedimenti e nelle tassazioni che gli anglosassoni
chiamano punitive taxes, cio tasse e disposizioni punitive, vendicative e confiscatorie:
il caso delle tasse sul reddito e sulle suc-

cessioni e di altre tasse affini.


In questi casi, in nome di unuguaglianza
irraggiungibile, il legislatore tende a tassare con sproporzionata pesantezza i pochi
che per qualche motivo, anche se riconosciuto legittimo, sono economicamente molto pi fortunati o favoriti della maggioranza.
A questo riguardo, la ricerca sociologica empirica ha dimostrato che ci troviamo in presenza dellegualitarismo di ristrette cerchie
intellettuali, perch difficile che lelettore
medio provi uninvidia concreta per i redditi molto consistenti.
Quando facciamo politica, in genere facciamo assai poca attenzione alle speculazioni che vengono fatte su una cattiva coscienza latente e sul sentimento di colpa di quelle persone o di quei gruppi economici che in
qualche modo si elevano al di sopra della
media. Il che significa che il legislatore adotta misure di politica economica o finanziaria dettate non tanto dalla provata esistenza,
negli strati pi poveri della popolazione, di
sentimenti di invidia socialmente pericolosi, quanto dalla volont di sfruttare i sentimenti dinvidia irrazionali: bisogna pur fare
qualcosa, perch a qualcuno utile. Non ci
si pone per la domanda se i supposti privilegiati possano effettivamente godere le utili ripercussioni dellazione. In questa prospettiva, bisognerebbe avere il coraggio di
studiare listeria che spinge i parlamentari
allapprovazione di leggi dettate da scopi

chiaramente elettorali, cosa che io credo


non sia dovuta esclusivamente alla caccia
freddamente calcolata di voti, ma per alcuni serva anche come sgravio di coscienza.
Le cose si complicano quando si tratta di
iniziative legislative a favore di gruppi che
godono tradizionalmente di una simpatia
pregiudiziale, anche se ormai da tempo non
vivono pi in condizioni disagiate. Tale pu
essere il caso di quei gruppi che, avendo in
passato dato molto consapevolmente via libera alla loro invidia, seppero costruirsi una
posizione politica determinante sul senso di
colpa e di imbarazzo degli altri, provocato
dalla loro stessa invidia. N e abbiamo un
buon esempio negli agricoltori e nei sindacati statunitensi, nonch nella marina mercantile norvegese, che dopo il 1945 furono
esentati da certe leggi contro i consumi voluttuari. Pu darsi benissimo che in principio i contadini e gli operai nutrissero una legittima invidia dovuta a un senso di ribellione. Ma come si giustifica la sua istituzionalizzazione, tanto da diventare un tab politico? Pensiamo che lanalisi dei rapporti di
potere politico debba essere completata con
unanalisi motivazionale. Forse quando dobbiamo decidere se votare contro un trattamento di favore nei confronti dei contadini
siamo soggetti alla stessa inibizione che ci
coglie quando vogliamo gettare via una pagnotta di pane ormai vecchio.
da Helmut Schoeck, Linvidia e la societ

LA DOVE LINVIDIA NASCE E ALIMENT A LIDEOLOGIA /2

Il potente ha bisogno degli intellettuali, il ricco ne subisce il risentimento

el 1954 la Mont Plerin Society, il cenacolo liberale fondato da Friedrich A.


N
von Hayek, dedic al pregiudizio anticapi-

talista degli storici e degli altri intellettuali


una tavola rotonda cui presero parte importanti studiosi dellepoca. Bertrand de Jouvenel sugger che lostilit dellintellettuale
per limprenditore deriva dal fatto che il
primo lega le sue fortune alla convinzione
che il cliente ha sempre ragione e quindi
deve essere accontentato. Il secondo concepisce se stesso come un uomo al di sopra
delle masse: il suo compito avere ragione,
checch ne pensino i consumatori. In fondo,
egli rimpiange un mondo nel quale era venerato come portatore di un punto di vista
privilegiato sul mondo: il suo interlocutore
era il sovrano, che da lui pretendeva solo
giustificazioni per il suo potere. Il rapporto
era mutuamente vantaggioso e, in alcuni casi, addirittura era lintellettuale a muovere
la mano del re: il modello il cardinale Richelieu. Con lavanzata della societ aperta
tutto questo venuto meno. Chi vince la
scommessa del mercato trae legittimazione
dalla bont dei suoi prodotti, non dallabilit retorica del suo consigliere. In termini
pi brutali, il potente ha bisogno dellintellettuale: il ricco, no.
Per Joseph Schumpeter la guerriglia contro il denaro-sterco-del-demonio divenuta guerra senza quartiere con la nascita di
una sorta di sottoproletariato intellettuale,
composto da individui psicologicamente
inadatti alle occupazioni manuali senza al-

lo stesso tempo aver necessariamente i requisiti per svolgere un lavoro professionale. Tale condizione precaria produce insoddisfazione e lo scontento conduce al risentimento che spesso si razionalizza in
critica sociale. Che dire per di quegli intellettuali che, pur avendo successo, non

PREGHIERA

di Camillo Langone

Dammi la pazienza di
Giobbe, aiutami a rassegnarmi di non essere Giovannino Guareschi. Per
cercare ispirazione, o a dirla tutta per trovare qualcosa da scopiazzare, sono andato
a riguardarmi il Candido del 1948. Guareschi era un genio e in quella campagna
elettorale si super, coniando espressioni
che reggono a sessantanni di distanza: trinariciuti, contrordine compagni, versare il
cervello allammasso Ancora attuale anche il testo di un riquadro 6 centimetri per
6: CRETINO. Talloncino da ritagliare e da
conservare. Il 19 aprile chi non avr votato
potr appiccicarselo sulla fronte.
fanno marcia indietro rispetto alla bont
del far soldi? Ludwig von Mises ritiene che
il disprezzo per laccumulazione di ricchezza possa essere compreso guardando allinvidia che essi provano nei confronti di chi a
loro giudizio stato ingiustamente premiato dalla sorte. Linvidia, che santAgostino

giudicava il peccato diabolico per eccellenza, socialmente devastante perch


lerba pi verde sta nel prato del vicino, non
nei giardini di Versailles. Cos, linvidioso
scavalca di notte lo steccato per calpestare
i fiori del suo prossimo. E lintellettuale non
pu tollerare, come ha detto il presidente
del Ludwig von Mises Institute di Auburn
(Alabama) Lew Rockwell che il capitalismo consenta a chi a scuola era un asino di
diventare miliardario mentre lui lavora come un matto per ottenere un modesto aumento del suo stipendio.
Linvidia per le fortune altrui spiega molto, ma non tutto, della pervasiva mentalit
anticapitalistica. Helmut Schoeck raffina
largomento mostrando come la primitiva
idea che vi debba essere un nesso causale
per cui la prosperit dellaltro debba essere a mio svantaggio si rovescia in un
senso di colpa primitivo, pre-religioso, irrazionale: ogni individuo, invidioso di chi
ha pi di lui, cerca altrettanto disperatamente di sfuggire allinvidia altrui. Gli intellettuali, dunque, tentano di evitare linvidia altrui aderendo a ogni forma di egalitarismo: una teoria che peraltro compatibile col risentimento verso chi, pur essendo ai loro occhi meno dotato, ha avuto dalla vita di pi. In una societ di eguali, il custode della saggezza pi uguale degli altri. Per Ralph Raico, professore di storia
europea presso la New York State University, lintellettuale essenzialmente un
mandarino abituato a vivere grazie a una

fonte sicura di reddito, solitamente le tasse. Perci egli raramente trover possibile
capire o apprezzare il modo di vivere dei
capitalisti, degli imprenditori, degli speculatori e dei mercanti. Gli intellettuali pensano se stessi come la crema della societ,
ma guardandosi intorno vedono che molti
uomini daffari, attori, comici e sportivi guadagnano pi di loro. L unica risposta coerente con la premessa che il mercato intrinsecamente iniquo, perch genera una
distribuzione delle ricchezze ingiusta.
Eppure in questa maniera gli intellettuali, che pretendono di saper leggere lessenza
del mondo, svolgono un ruolo profondamente antisociale. La ricchezza, perfino il lusso
pi sfrenato, assolve una triplice funzione.
In primo luogo, valorizza la creativit: in assenza di un premio, la ricerca di soluzioni
innovative sarebbe disincentivata. Secondariamente, i ricchi sono grandi consumatori,
e quindi le loro stravaganze creano opportunit di lavoro. Infine, e ancora pi importante, il lusso innesca una tensione verso limitazione: chi rimasto indietro vuole potersi permettere domani ci che oggi
esclusiva di pochi membri del jet set.
Gli intellettuali possono recitare e recitano una parte fondamentale nella societ, ma
se cedono allinvidia pi rancorosa rischiano di causare danni enormi. In fin dei conti,
arginare linvidia non cos difficile: basta
interiorizzare lo slogan che fece la fortuna di
Bill Clinton. Its the economy, stupid.
Carlo Stagnaro

TRE POSIZIONI DIVERSE ANCHE SULLA LEGGE BIAGI

TassesuiBot:forse(Rutelli),nellungoperiodo(Prodi),subito(Rifondazione)
Roma. Forse, e sottolineo forse, potr esserci unarmonizzazione. I forse scanditi
ieri dal presidente della Margherita, Francesco Rutelli, sullarmonizzazione al 20 per
cento delle aliquote sui rendimenti dei risparmi, sono uno degli esempi della discussione ancora in corso nellUnione sulle proposte in materia tributaria. Quello che per
Rutelli in forse, da ieri un obiettivo
di lungo periodo per Bot e Cct per Romano Prodi che ha dichiarato: Non ho detto
che li porteremo subito da 12,5 per cento al
20 per cento ma c un obiettivo di lungo periodo che lequiparazione delle rendite finanziarie. L obiettivo di lungo periodo
rientra tuttora, per, in una delle misure a
copertura del taglio di cinque punti di cuneo fiscale sul lavoro annunciato da Prodi
per i primi cento giorni. Tanto che il leader
dellUnione ha stimato che da plusvalenze
o capital gain ricaveremo un quinto delle risorse. Dice al Foglio il responsabile economia di Rifondazione comunista, Paolo
Ferrero: Non un obiettivo di lungo periodo, per noi deve partire subito, seppure
in modo graduale sulle nuove emissioni dei
titoli di stato e con una franchigia per i piccoli investimenti sui quali laliquota rester

del 12,5 per cento. Anche sulla manovra


cardine del programma fiscale, ossia il taglio di cinque punti del cuneo fiscale sul lavoro, iniziano a sorgere riflessioni. Come
quella che ha messo nero su bianco sullUnit Ferdinando T argetti, economista, ex
parlamentare diessino. T argetti, che ha
coordinato la commissione Sviluppo economico che ha elaborato la prima bozza del
programma economico dellUnione in vista
delle elezioni del 9 e 10 aprile, ha scritto:
Personalmente non sono mai stato convinto della opportunit di una riduzione del
cuneo fiscale, che equivale a una riduzione
del costo del lavoro insufficiente nel contrastare la concorrenza cinese e inutile per
aumentare la dinamica della produttivit.
Infatti nel testo conclusivo del gruppo di lavoro coordinato da Targetti la proposta sui
tagli al cuneo fiscale non era stata inserita.
Stessa scelta compiuta dallaltro tavolo economico dellUnione, quello sulla Finanza
pubblica coordinato da Linda Lanzillotta
della Margherita. Secondo unopinione molto accreditata, sarebbe stato lex ministro
del Lavoro, Tiziano Treu, a convincere successivamente Prodi a lanciare la proposta.
Nel centrosinistra si approfondisce anche

un aspetto non secondario legato alla riduzione di cinque punti del cuneo. La domanda sulla quale si sta avviando un dibattito
la seguente: chi beneficer del taglio, aziende o lavoratori? Rifondazione comunista ha
le idee chiare: Noi proponiamo spiega
Ferrero che il taglio dei cinque punti vada in larga parte ai lavoratori, diciamo

AGENDA ROSSELLA
Il piede in due scarpe

Merc., a Tg5, approf.


servizio su lombosciatalg.
ed eroismo che richiede.
Present. anche Il grande
libro del mal di schiena.
Chiedere a Dott. se possibile servizio sul
riflessologo dei piedi.
quattro punti, e solo un quinto alle imprese. Si realizzerebbe cos una redistribuzione delle risorse ai salari per oltre 60 euro al
mese. Su questo tema Rutelli annuncia
che lentit del denaro che andr ai lavoratori e alle aziende sar definito da un accordo tra le parti sociali.

Una soluzione simile a quella proposta


ieri da Piero Fassino riguardo la soglia oltre
la quale reintrodurre la tassa di successione: Questa cosa va discussa con dei tecnici
attorno a un tavolo. Non mi metto a fare cifre perch non mi pare giusto se non si
precisi. Sullindicazione di Bertinotti, che
ha indicato una soglia di 180.000 euro, Fassino chiosa: Ha fatto una semplificazione.
Ieri lUnione ritornata anche sulla flessibilit del lavoro, per commentare le parole del presidente della Confindustria, Luca
Cordero di Montezemolo (La Biagi deve essere completata con una riforma degli ammortizzatori sociali, ma non modificata. Su
questo tema aspettiamo risposte pi chiare
dal centrosinistra). Ecco le risposte. Piero
Fassino, segretario Ds: La Confindustria ha
pi volte sollecitato di integrare la legge
Biagi con una riforma degli ammortizzatori,
ed quello che vogliamo fare. Fabio Mussi della sinistra Ds: Sulla legge 30 Montezemolo ha torto. La legge Maroni non deve
essere integrata ma radicalmente cambiata,
come risulta dal programma dellUnione.
Cesare Damiano, responsabile lavoro Ds:
La legge 30 va cambiata radicalmente e
vanno cancellate le forme di lavoro pi precarizzanti come il lavoro a chiamata.

UN PO DI CHIAREZZA SUL COSTO DEL LA VORO

Lossessione un po strabica del cuneo fiscale (lennesimo alibi)


Milano. Per recuperare competitivit le
imprese chiedono con insistenza la riduzione del costo del lavoro. Confindustria ha
avanzato la richiesta del taglio di 10 punti
del cuneo fiscale. Entrambi gli schieramenti lavorano in questa direzione: il centrosinistra ha promesso una riduzione di 5 punti,
il centrodestra di 3. Ieri il Sole 24 Ore ha calcolato limpatto reale di un calo di 5 punti su
uno stipendio lordo annuo di 20.000 euro, ripartito al 50 per cento fra lazienda e il lavoratore. Per questultimo laumento nella busta paga finale di 26 euro al mese. Il risparmio netto per limpresa di 356 euro:
l1,78 per cento dei costi complessivi lordi.
Al di l delle effettive ricadute di un singolo provvedimento, non semplice discernere il complesso legame che esiste fra competitivit, produttivit e costo del lavoro, ritenuto un peso insopportabile dagli imprenditori. Secondo lOcse, dal 1995 in poi, il nostro paese ha sofferto di un calo annuo medio della produttivit totale pari allo 0,3 per
cento. Sul fronte del costo complessivo del
lavoro, invece, una elaborazione di R&S,

lufficio studi di Mediobanca, calcola che


nelle principali societ italiane nel 2004 esso stato pari al 47,5 per cento del valore aggiunto; dieci anni prima era il 55 per cento.
Quindi, in flessione. Sorprendente il raffronto europeo: il costo medio unitario di
ogni addetto nei grandi gruppi industriali
italiani di 38.000 euro, in Germania di
55.200 euro. N egli stati scandinavi compreso fra 46.000 e 47.000 euro.
Lo scenario articolato e sfumato osserva Giampaolo Vitali, ricercatore del Ceris, il ramo di economia industriale del Cnr
il costo del lavoro senzaltro importante,
ma non lunico elemento a bloccare lo sviluppo italiano. In particolare, appare sempre pi centrale il tema della capacit di incorporare con massicce dosi di innovazione
nuovo valore aggiunto nei prodotti e nei servizi. Oggi la cosiddetta innovazione incrementale di processo, principale leva delleconomia italiana dagli anni 50, non basta
pi. E linnovazione di prodotto meno raffinata rischia di diventare unarma spuntata a
causa dellAsia. Infine, la concorrenza sul

prezzo pu trasformarsi, per le piccole e medie imprese, in una strada senza uscita, dal
momento che i produttori asiatici possono
contare su un costo del lavoro che, anche
nelle mansioni pi sofisticate, di almeno
quattro volte inferiore. Per i settori pi
esposti a questa concorrenza precisa Vitali leventuale riduzione del cuneo fiscale
non colmer il gap con Cina, Corea e India.
Una metamorfosi ardua, per il sesto paese pi industrializzato al mondo che il
World Economic Forum colloca al quarantaduesimo posto nella classifica internazionale sulle tecnologie della comunicazione e dellinformazione. E che, oltre al problema delle infrastrutture tecnologiche, deve gestire un altro spinoso dossier: il capitale umano. Nelle nuove tecnologie come
nei comparti classici dice Roberto Perotti, docente di Economia politica allUniversit Bocconi di Milano si tratta di una risorsa essenziale. Oggi servono nuove politiche per leducazione. Anche se dispiegheranno soltanto nel lungo periodo i loro effetti su imprese e societ.

Tuttavia il deficit italiano di competitivit non pu non essere collocato nel pi


ampio cambiamento degli equilibri geoeconomici. Il costo del lavoro dice Riccardo Viale, amministratore delegato della
fondazione Cotec per la diffusione dellinnovazione tecnologica senzaltro un problema, tanto pi in una realt dove si lavora meno che altrove. Il minore tempo passato in ufficio, per esempio rispetto al modello americano, una questione tipicamente continentale: fatte 100 le ore di lavoro procapite negli Stati Uniti, la Germania
a 75, la Francia a 68 e lItalia a 64. Ma questo gap fa il paio con un altro pi generale
fenomeno. Oggi avverte Viale lintera
Europa a trovarsi in un guado: le piccole
imprese di Italia, Francia, Spagna e Portogallo devono compiere un salto tecnologico
se non vogliono essere annichilite dalla
concorrenza internazionale. Da qui la necessit di una politica industriale a livello
comunitario che non privilegi la grande ricerca, ma favorisca linnovazione diffusa.
Paolo Bricco

Motel Luzzara
Il paese con il pi alto numero di
studenti stranieri al completo.
Tra ventanni lo sar anche lItalia
ono andato a Luzzara, nella bassa regS
giana. Cio il paese
che ha dato i natali a
Cesare Zavattini, al
quale ha intitolato un
museo della pittura

OCCHIAIE DI RIGUARDO

naf Luciano Ligabue nato a pochi chilometri di distanza, a Correggio. Cio un paese qualunque, acquattato sotto gli argini del
Po, e con una storia qualunque una battaglia vinta dal principe Eugenio di Savoia,
una Resistenza con i suoi martiri e un passato prossimo qualunque: la fine del mondo
contadino, lo spopolamento, la tenuta dellindustria manifatturiera, limmigrazione.
Ci sono andato per una sola ragione. E il
luogo dItalia nelle cui scuole la percentuale di ragazzi stranieri pi alta: sfiora il 35
per cento. Come mai? E presto detto, scartabellando le tabelle demografiche. N el
1921 Luzzara tocc il massimo di abitanti,
oltre diecimila. Il dopoguerra stata la storia della fine del mondo contadino, della fuga in citt, e del minimo storico: meno di ottomila abitanti. Da allora, Luzzara risale,
ma risale grazie agli indiani, ai marocchini,
agli albanesi. Degli 8927 abitanti di oggi, il
15,7 per cento sono immigrati. Famiglie numerose, tanto numerose quanto quelle locali sono risicate, mononucleari, anziane. E
dunque nelle scuole gli stranieri sono il 35
per cento. Come a dire che il futuro dellItalia, del paese che dal 2014 conter per la
prima volta una popolazione in calo, e che
tra venti anni potrebbe contare su una percentuale di stranieri moltiplicata in assoluto e in relazione a una popolazione italiana
anziana, quel futuro qui sotto gli occhi, a
portata di mano. A percorrere il corridoio
della scuola media di Luzzara, nellora di ricreazione, sembra di attraversare una pubblicit di Benetton. E nelle aule il tricolore
c anche la multicolore bandiera della
pace, tranquilli mette tenerezza. Cos come litaliano compitato nei laboratori linguistici da ragazzini che sono arrivati in Italia senza conoscere una parola e che, nel
caso dei sikh, inalberano come un segno di
vistosa diversit una conocchia in testa.
Sentirli imparare litaliano mette allegria.
Allora qual il problema? Il problema
che tutto questo costa, costa energie e soldi.
Costa insegnanti di sostegno, costa psicologi, costa ore in pi, costa la fatica degli insegnanti di non attardare il programma dei
bambini italiani, senza far perdere terreno
agli altri. Quanto alle energie, sembra che a
Luzzara ne abbiano, sotto la guida di un dirigente scolastico, Renato Ferrari, che ormai viene invitato a ogni convegno sul tema,
perch guida un luogo di trincea avanzata.
Energie che non perdono tempo nel multiculturalismo: nessuna rinuncia al presepe o
ai canti di Natale e del resto qui c una
sana abitudine al comunismo pragmatico,
alla convivenza indolore con il sacro e al
massimo una preghiera interreligiosa a fine
anno, anche se lImam invitato non si presentato. N essun problema nelle recite di
Natale: i pap immigrati riprendevano la
scena con le loro telecamerine pi solerti
dei pap italiani. Nessun problema nellalimentazione, anche se molti bambini immigrati preferiscono portarsi il panino, ma
solo per risparmiare. Il problema , alla fine, che tutto questo, che lavoro ineliminabile se si punta a costruire dei nuovi cittadini, costa. Un po paga lo stato un po la Regione, un po il Provveditorato e un po il Comune, ma le casse piangono, e perfino organizzare dei corsi ditaliano per i genitori,
per gli adulti una sfida proibitiva.
Una lezione? Se vogliamo parlare di accoglienza che non sia ipocrita, e alla quale
non segua il disinteresse, dobbiamo mettere mano al portafoglio. Per gli adulti pi
difficile. Siamo andati in Municipio, sotto lo
stemma che inalbera la gloria locale, il luccio, pesce predatore scomparso dal Po e sostituito da storioni e pesci siluro dimportazione. Il sindaco Stefano Donelli centrosinistra, obviously, ma non cieco - risponde
con franchezza a una domanda. Se invece di
essere il sindaco fosse il direttore del motel
Luzzara, che luce accenderebbe sullinsegna: Vacancy, in verde, o No vacancy in
rosso? Ci metterei completo, fosse solo
per servire meglio gli ospiti che gi ci sono.
Bollywood, mica il neorealismo
Una comunit di 1398 stranieri non facile da integrare con 7529 italiani. Pi difficile ancora quando gli stranieri sono di
33 etnie diverse. Pi difficile ancora quando gli italiani sono gente che cinquantanni fa viveva in modo non troppo diverso dagli immigrati, ma che ha visto in mezzo secolo cambi vertiginosi, che ne hanno scosso lidentit e la cultura, biciclette e tabarri, Resistenza e san Giorgio santo patrono.
Pi difficile ancora quando lidea di una
crisi nel manifatturiero non pu essere
scartata a priori, e con essa la domanda:
che cosa faremo di loro, cosa faranno? Insomma, a Luzzara, senza droga e microcriminalit, senza moschee dassalto e brividi, il tetto stato toccato. La buona volont
oltre non pu andare. Il futuro? Se quello
dellItalia stato detto, quello di Luzzara
cos incerto che il sindaco si appella ai
nuovi luzzaresi, agli indiani e ai macedoni,
ai marocchini e ai tunisini perch anche
loro si rendano conto che il tetto stato
toccato ed anche loro interesse, come
nuovi luzzaresi, non sfondarlo. Gli strumenti per far s che non piova in casa? Il
sindaco si oppone a ogni progetto di nuove
case popolari, e invita a rispettare sotto
forma di norma igienica, ma in realt uno
strumento di controllo delle nuove cittadinanze i limiti di affollamento per i locali
abitativi. Strumenti poveri? Non c altro,
se non la constatazione che il principale
negozio di video, sulla strada principale,
non noleggia neorealismo, ma Bollywood.
Toni Capuozzo

ANNO XI NUMERO 77 - PAG 3

EDITORIALI
Guai al vinto
Se il Cav. perder, potr continuare a fare politica? Prodi non risponde

el giorno in cui, da sinistra, Alfonso Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto rimettono in questione la legge
Biagi e lalta velocit, e da destra Clemente Mastella riprende a scazzottarsi
con il laicismo della Rosa nel pugno,
capita perfino che Romano Prodi dia
del matto a un radioascoltatore che gli
contava i giorni di sopravvivenza alla
guida di un nascituro governo di centrosinistra. Di una maggioranza che si
annuncia tremolante al battesimo e
simmagina moribonda alla prima Finanziaria. In linea teorica le liti preelettorali fra semiconsanguinei non
fanno notizia. Nulla aggiungono, poi, e
nulla sottraggono al decorso di un bipolarismo in crisi respiratoria dacch
la farmacopea proporzionale s impadronita del troppo giovane paziente. E
anche probabile che una vittoria nelle
urne, confortata dalla larga disponibilit di poteri politici e collaterali da dividersi secondo consuetudine, possa
rinforzare per qualche mese la coesione della squadra prodiana. E tuttavia
non occorrono doti di chiaroveggenza
per prefigurare la possibilit della crisi. Prodi lo sa ed nervoso, impaziente,
determinato a realizzare subito le premesse per esorcizzare alcune sue ossessioni. La prima delle quali il Cav.

Nella fabbrica del potere ulivista esiste un progetto di eliminazione dellanomalia berlusconiana. Un piano di cui
lecito dire non pi in forma dubitativa, come stato fatto dagli osservatori,
n in forma ottativa come avviene nei
cuori militanti. Lobiettivo di Prodi far
votare alleventuale propria maggioranza, entro cento giorni, cio tre mesi e
spiccioli, cio molto prima di qualsiasi
Finanziaria scivolosa, una legge che impedisca al capo dellopposizione e padrone di Mediaset di candidarsi alla rivincita. I tecnocrati dellUnione sono
gi al lavoro, la chiameranno regolamentazione del conflitto dinteressi, ma
in concreto questa nuova norma obbligher il Cav. a scegliere se farsi espropriare dellazienda, con la sottintesa
certezza di non poterla affidare ai famigliari, oppure a rinunciare ai propri diritti di cittadino candidabile al Parlamento. Tolto di mezzo Berlusconi, si elimina con lui uneccezione democraticamente legittimata da quattro appuntamenti elettorali, e la minaccia che questa si ripresenti prima o dopo la scadenza del quinquennio di legislatura.
Serve altro per capire che ad aprile non
si voter come nelle altre occasioni?
Stavolta si sceglie pure se uno dei possibili vincitori possa cancellare il vinto.

La diplomazia della franchezza


Alla vigilia della visita di Hu Jintao, Bush chiede alla Cina meno protezionismo

l segretario per il commercio degli


Stati Uniti Carlo Gutierrez, in una riunione di industriali americani, ha lanciato un duro avvertimento alla Cina, dicendo che i suoi comportamenti scorretti potrebbero suscitare negli Usa una
ondata di protezionismo che sarebbe
estremamente dannosa per leconomia
cinese. Innanzitutto Washington si duole che la flessibilit del cambio del remimbi, enunciata con grande enfasi,
non sia stata sostanzialmente attuata: si
stima che la sottovalutazione del remimbi col dollaro sia attorno al 30-40
per cento. Gutierrez poi se la prende
con le barriere doganali cinesi allimportazione, come quelle per le componenti di auto. Un terzo capitolo riguarda le barriere e le distorsioni alla concorrenza sul mercato cinese dovute alle
sovvenzioni alle imprese pubbliche e
alle clausole di privilegio per le forniture a enti pubblici (in Cina tuttora pi
di met delleconomia). Quarto, ma non
ultimo argomento di doglianza di Gutierrez, la mancata protezione della propriet intellettuale. Il ministro del commercio americano ha espresso la sua
protesta in forma di minaccia: se la Ci-

na non cambier rotta, ci potr avere


effetti devastanti per la sua economia.
Se, per esempio, continuer a tenere
lattuale cambio artificioso, il parlamento Usa potrebbe adottare norme di
rappresaglia alle importazioni di prodotti cinesi motivate dalla slealt commerciale conseguente alla manipolazione del cambio della moneta. E Gutierrez aggiunge che se vero che le restrizioni al commercio cinese potrebbero danneggiare leconomia Usa, facendo
salire certi prezzi al consumo, il danno
per i cinesi sarebbe ancora maggiore.
Bisogna notare che queste frasi minacciose sono pronunciate a poche settimane dalla visita a Washington del presidente cinese Hu Jintao. I cinesi naturalmente protestano. In Italia si giudica
incauto un uomo di governo occidentale che, con le sue dichiarazioni, susciti
grandi proteste cinesi, dato linteresse
reciproco allo sviluppo di buoni rapporti economici. Ma per realizzare buoni risultati nel commercio non bisogna
essere sistematicamente remissivi e
sorridenti. Ed quello che pensa W ashington, che ottiene successi maggiori
di quelli europei.

Montezemolo e la legge Biagi


Il capo di Confindustria la difende e chiede rassicurazioni a Prodi. Auguri

l pluripresidente (di Confindustria,


Fiat, Ferrari, Fieg eccetera) Luca
Cordero di Montezemolo comincia ad
accorgersi che le rose dellUnione
hanno molte spine. Sembra che solo
ora si sia reso conto che il centrosinistra avversa la flessibilit del mercato
del lavoro e intende modificare radicalmente (secondo Romano Prodi) o
addirittura abrogare del tutto (secondo
Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto e
la Cgil) la legge Biagi. Si vede che
quando lItalia era percorsa da colossali manifestazioni che contestavano
quella legge, Montezemolo si era distratto. In questi giorni, per, durante
un viaggio in Brasile, ha avuto modo di
colmare questa lacuna informativa, ha
allora alzato la mano e chiesto lumi:
La legge Biagi deve essere completata con una riforma degli ammortizzatori sociali, ha detto, ma non modificata. Su questo tema aspettiamo risposte
pi chiare dal centrosinistra.
Se il professor Prodi si spiegher su
questo argomento con la stessa chiarezza con cui ha risposto a chi gli chie-

deva dove intende prendere le risorse


per abbattere il cuneo fiscale, Montezemolo pu mettersi il cuore in pace.
Prima delle elezioni ognuno dice la
sua, dopo conteranno i rapporti di forza e nel centrosinistra i detrattori della legge Biagi sono la stragrande maggioranza. N on vorremmo che la speranza di Montezemolo si appuntasse a
ununica correzione: un codicillo che
consenta alla Fiat di utilizzare ad libitum la mobilit lunga. Il presidente di
Confindustria (non solo lui in verit)
cerca di cancellare quello che non gli
piace. Cos ha cercato di far sparire
dalla memoria lassemblea di Vicenza,
persino intimando agli associati di non
parlarne pi. Per gli interessi degli
imprenditori non coincidono con quelli della Fiat, e anche dopo Vicenza, con
ogni probabilit, hanno trovato modo
di farsi sentire da Montezemolo. Cos
ha difeso qualche riforma del centrodestra (oltre alla riforma Biagi, quelle
della scuola e del regime fallimentare)
arrivando a chiedere spiegazioni a
Prodi. Auguri.

IL FOGLIO QUOTIDIANO

VENERD 31 MARZO 2006

Schrder raccoglie i frutti della merchant bank Kanzleramt


Berlino. Per lex cancelliere tedesco
Gerhard Schrder stata una settimana intensa quella appena trascorsa in Russia e
coronata ieri dalla sua elezione a presidente del consiglio di sorveglianza della Negp,
il consorzio che sovrintende la costruzione
del gasdotto del Mar Baltico, e di cui fanno
parte Gazprom le tedesche E.on/Ruhrgas,
Basf e Dresdner. Sempre ieri stato eletto
amministratore della societ, con sede in
Svizzera, Matthias W arnig, direttore della
consociata russa di Dresdner Bank, chiacchierato perch amico di Putin ed ex agente della Ddr. Ma Schrder non si limitato
ad accettare la nomina (peraltro scontata,
Gazprom, che la caldeggiava, ha il 51 per
cento delle azioni) e il relativo compenso,
250 mila euro lanno. Prima ha fatto una visita informale a Jamal-Nenzen, la regione
autonoma della Siberia settentrionale dove
si trovano diversi giacimenti di gas. Per
mentre Schrder si trovava nellestremo
nord del paese, a Mosca i giornali sembra-

vanno fare a gara nel fornire indiscrezioni


su suoi ulteriori incarichi e compiti. Cos il
quotidiano Kommersant parlava dellintenzione di Schrder di creare una lobby tedesca per migliorare limmagine che i media
in Germania hanno della Russia e per invogliare gli imprenditori ad avviare progetti
di cooperazione simili a quello del gasdotto. Al finanziamento della lobby avrebbero
dovuto pensare esclusivamente gli imprenditori russi. Il progetto non sembra aver entusiasmato lassociazione degli imprenditori tedeschi, tanto che uno dei suoi responsabili, Klaus Mangold, ha detto al quotidiano: Se una lobby del genere si costituisse,
dovrebbe essere finanziata anche da parte
tedesca, altrimenti intaccherebbe la nostra
indipendenza. E stato poi lex cancelliere
stesso a smentire queste voci. Quello che lui
vorrebbe semmai un think tank tedescorusso. Alle indiscrezioni su questa fantomatica lobby si sono poi aggiunte quelle che
volevano Schrder anche in missione per

conto della banca Rothschild, cos il quotidiano Njesavissimaja Gazeta. In effetti, gi


la settimana scorsa era trapelata la notizia
che listituto gli aveva fatto una proposta di
collaborazione. Questa volta a prendere posizione stato Alexis T schudnovski, il direttore della Rothschild in Russia. La notoriet di Schrder nel paese, i suoi numerosi rapporti personali cos il banchiere lo
renderebbero lintermediaro ideale per iniziative finanziarie. Conoscenze e contatti
per i quali era stato scelto gi immediatamente dopo il suo addio al Bundeskanzleramt (governo) dal gruppo editoriale svizzero Ringier, intenzionato a espandersi proprio nellest Europa e in Russia. E sono stati probabilmente proprio questi contatti a
spingere il capogruppo parlamentare dei
verdi a Strasburgo, Daniel Cohn-Bendit, a
proporre allindomani delle elezioni bielorusse Schrder come commissario speciale
Ue per la Bielorussia. Il pallino dellex cancelliere per da sempre il settore energe-

tico, tanto che la Zeit in dicembre, quando


si era saputo dellincarico di Schrder alla
Negp, aveva titolato: La gas connection.
In effetti a seguire la ricostruzione fatta
dal settimanale dello sviluppo del settore
energetico tedesco a partire dal 1998, anno
della sua liberalizzazione e dellelezione di
Schrder a cancelliere, sembra profilarsi
una sorta di merchant bank allinterno del
Kanzleramt. Gi nel 1999 Schrder aveva
detto che voleva un global player nel settore, capace di imporsi a livello internazionale e garantire rifornimenti stabili alla Germania. Tempo dopo c stata la fusione storica tra E.on (elettricit) e Ruhrgas (gas).
Inoltre lex ministro dellEconomia W erner
Mller guida dal 2004 la Rag, una consociata della E.on; sempre nello stesso anno lex
segretario di stato Alfred Tacke ha assunto
dal direzione della Steag, a sua volta legata
alla Rag; infine Burckhard Bergmann, capo
della Ruhrgas, ora anche nel consiglio di
amministrazione di Gazprom.

Taheri ci spiega che sul nucleare i mullah pensano di aver vinto


Roma. C chi lo chiama approccio graduale e saluta trionfante la nuova stagione
della diplomazia multilaterale dove dominano il dialogo, la coesione transatlantica e
il ruolo delle istituzioni internazionali. Dopo tre anni di sterili negoziati questinedita
comunione dintenti ha infine permesso al
Consiglio di sicurezza di mettere le mani sul
dossier nucleare iraniano e di condannarlo.
Ci sono volute tre settimane, ma il monito
stato partorito. N on una risoluzione e soprattutto non una risoluzione chapter seven, che potrebbe preparare il terreno a
eventuali misure punitive, ma una dichiarazione presidenziale in cui si avverte
Teheran che ha 30 giorni di tempo per congelare il suo programma nucleare e firmare
il protocollo separato del T rattato di non
proliferazione. In caso contrario, niente, o
meglio, niente di drammatico, un altro monito dellAgenzia atomica e altri incontri al
vertice in cui briller il prudente direttore
dellagenzia Mohammed ElBaradei. Non ab-

bastanza da far perdere i sonni alla mullahcrazia di Teheran. Proprio mentre a Berlino
i cinque membri permanenti (pi la Germania) festeggiavano il sofferto accordo sul testo, mentre il segretario di stato americano,
Condoleezza Rice, metteva in risalto lunit
della comunit internazionale e il ministro
degli Esteri tedesco, Frank-W alter Steinmeier, sentenziava che lIran deve fare una
scelta tra lisolamento prodotto dallarricchimento delluranio e un ritorno al negoziato, lambasciatore iraniano allAiea, Ali
Ashgar Soltanieh, non perdeva tempo nel ribadire che la sospensione da escludere.
Questo morbido attendismo rafforza e incoraggia i peggiori propositi dei falchi. Le
loro sono provocazioni a costo zero. La comunit internazionale danza intorno ai problemi senza conseguenze dice al Foglio il
giornalista iraniano Amir T aheri e cos i
falchi non hanno motivo di cambiare politica, anzi. Il presidente, Mahmoud Ahmadinejad, pu vantarsi di aver umiliato la ci-

vilt occidentale al tramonto. Taheri pessimista, pensa che il sostanziale immobilismo della comunit internazionale far precipitare la situazione perch i fondamentalisti vogliono lo scontro. Persino il partito
dei pragmatici, che ruotano attorno allex
presidente Hashemi Rafsanjani e, per motivi di portafoglio, vuole un accomodamento
con gli Stati Uniti, auspicava una risoluzione dura per mettere alle strette lAmministrazione Ahmadinejad e invece ha perso
ancora, e i falchi non si fermeranno, dice.
N ella regione, secondo T aheri, leffetto
dellimmobilismo internazionale sar uninevitabile corsa agli armamenti: LArabia
Saudita e il Pakistan si stanno gi muovendo
in questa direzione. Seguir lEgitto, pronostica. Lautorit dellOnu uscir a pezzi
dalla gestione del dossier iraniano e il V ecchio continente non avr miglior fortuna.
LEuropa continuer a non contare, perch
non manda messaggi chiari. Da un lato dice
di non volere un Iran con la bomba, dallal-

tro non fa niente per impedirlo. Gli europei


non sono certo i giocatori principali. I fondamentalisti addirittura li prendono in giro,
Ahmadinejad, li chiama spesso nani.
Taheri critico anche nei confronti degli
Stati Uniti. Ci sono tante Americhe dice
una ha aperto al dialogo a proposito dellIraq, laltra ha fatto un passo indietro. Un
condominio Washington-Teheran per la gestione dellIraq, oltre che esaltare le ambizioni dei falchi che gi parlano di un Iran
che si affaccia al Mediterraneo, sarebbe deleterio per le dinamiche regionali, inaccettabile per esempio per la T urchia. Ora Washington sembra aver cambiato idea, ma
questi segnali hanno fatto pensare a T eheran di essere sulla strada giusta. Russia e
Cina, invece, hanno buoni motivi per non
mettere i bastoni tra le ruote a T eheran:
Mentre gli scienziati iraniani lavorano a
pieno regime, i protagonisti della politica internazionale scelgono di non scegliere e anche questa, purtroppo, una scelta.

Questa la storia di Rafi il puzzone, spione e amico di Arik


E LA SORPRESA DEL VOTO IN ISRAELE, COI PENSIONATI SOSTERR OLMERT, MA CON CALMA: NOI VECCHIETTI ANDIAMO LENTI
Gerusalemme. Gli occhiali sono troppo
grandi, coprono gli occhi che da duri sono
diventati vispi. Furbi lo sono sempre stati,
altrimenti Rafi Eitan oggi non sarebbe quello che : un grande vecchio dellintelligence
israeliana. E molto di pi. Al momento la
sorpresa delle elezioni israeliane. Guida il
Partito dei pensionati, ha ottenuto sette seggi nella Knesset ed gi corteggiato a destra
e a manca per costruire una coalizione. Ma
lui ci va calmo, ricorda che c tempo fino
al 17 aprile e sornione aggiunge: Noi siamo vecchietti, ci muoviamo lentamente.
Al Foglio ha detto di voler prima vedere
che governo andr a formare Ehud Olmert,
vincitore delle elezioni con Kadima, cos
poi decideremo se raggiungerlo o sostenerlo da fuori, precisa. Anche se ha gi unambizione, Eitan: Voglio istituire il ministero
delle Pensioni, che oggi non c, e dirigerlo, dice. Il successo nelle urne del suo partito stato inaspettato, ma il leader lesto
nello sfruttare il momento magico: I grandi partiti fanno spesso promesse che non
mantengono, noi agiremo, non faremo soltanto promesse. Quel che pi lo rende fiero sono i voti dei giovani, che, secondo le stime demografiche, avrebbero contribuito al
40 per cento ai sette seggi conquistati dal
movimento. Le persone anziane sono in
buona fede spiega Eitan hanno fatto carriera, sono serie, e i giovani amano fidarsi
di loro. I ragazzi che assediano la sede del
partito con magliette con scritto Save our
grandpa, salvate i nostri nonni, non sanno
neanche chi sia Rafi Eitan. Un giornalista
del Jerusalem Post si aggirato tra loro lasciando cadere dei nomi, tipo Jonathan Pollard o Casper Weinberger, ma ha ottenuto in
risposta dei gran chi?.
Eppure Rafi Eitan un pezzo di storia dIsraele. Non soltanto perch nato nel 1924
e ne ha viste di tutti i colori, non soltanto
perch era dentro al Mapai, lantenato del
Partito laburista di oggi, e poi ha conosciuto
Ariel Sharon mentre stava costituendo il
ra prefetto al prestigioso istituto Gonzaga. Zona Centrale, famiglie della
E
buona borghesia milanese. Cera stato

mandato dal cardinale Ildefonso Schuster, impressionato dalla sua capacit di


educare i giovani, un talento fondato sulla certezza che il cristianesimo una fonte di letizia, che niente teme della vita ma
tutto abbraccia e valorizza (per questo,
per poter incontrare i ragazzi l dove si
trovavano, si era anche fatto nominare
cappellano dei Balilla). Nel giro di pochi
anni aveva suscitato intorno a s un movimento sbalorditivo: non solo gli studenti,
a cui insegnava a scoprire Cristo nei versi di Dante e di Leopardi, nelle musiche
di Bach e di Beethoven, nelle arrampicate sui monti e nella condivisione della vita dei pi poveri; ma anche le mamme e i
pap, coinvolti nelle attivit culturali e soprattutto di carit che continuamente
metteva in piedi.
Ma quando scoppia la guerra, don Carlo Gnocchi decide che il suo posto al
fronte. Vorrei pregarvi di tutto cuore di
non imboscarmi scrive allOrdinario militare, in un momento in cui tanti chiedono esattamente il contrario. Prima sui
monti della Grecia, ad assistere moribondi e condannati a morte. Poi, quando il
fronte greco si stabilizza, insiste per essere mandato in Russia. E cappellano della Tridentina quando la divisione viene
accerchiata nellansa del Don, marcia in
mezzo ai suoi alpini in ritirata, con loro

Likud ed diventato uno dei suoi amici pi


cari, non soltanto perch ha contribuito negli anni Sessanta alla cattura del generale
nazista Adolf Eichmann, non soltanto per-

per il futuro della sicurezza di Israele. Di religione ebraica, Pollard era nato e cresciuto
negli Stati Uniti e aveva sempre avuto una
passione per le spie e i servizi segreti. Quan-

Da agente del Mossad cadde in una fogna, assold un americano (ora


allergastolo) e scopr segreti militari. Super esperto anti terrore, un giorno
andato da Sharon: C un gruppo di anziani che vuole fare politica. Ne
nato un partito che ha ottenuto sette seggi. Mira al ministero delle Pensioni
ch stato uno dei leader del Mossad pi
carismatici che si ricordi, non soltanto perch per dieci anni stato il principale consigliere di antiterrorismo dei governi israe-

liani, ma anche e soprattutto perch lui fu


colui che assold Jonathan Pollard, cio
luomo dello scandalo delle spie tra Israele
e Stati Uniti. Erano gli anni Ottanta. Met
degli anni Ottanta. Pollard lavorava allAmerican Naval Intelligence e a un certo punto del 1983 venne a sapere notizie decisive

LIBRI
Stefano Zurlo
LARDIMENTO
202 pp. Rizzoli, euro 9.20
mentre spezzano lassedio a Nikolajewka.
Chiude decine di occhi, senza perdere la
certezza che Cristo anche in quellinferno lunica speranza degli uomini. Sul treno che riporta i pochi superstiti un soldato lennesimo gli muore fra le braccia.
Il mio bambino lo raccomando a lei, signor cappellano, fa in tempo a mormorargli. Quella richiesta non gli uscir pi
dalle orecchie.
Tornato a Milano, prende parte alla Resistenza; poi dopo il 25 aprile collabora a
mettere in salvo i fascisti perseguitati. Un
giorno in viale Argonne si imbatte in un
bambino senza gambe. E orfano, vive con
la nonna di ottantacinque anni: sar il primo ospite del reparto infantile dellIstituto Invalidi di guerra di cui il sacerdote
direttore. Da quel momento la vocazione
di don Gnocchi chiara: i mutilati e gli orfani, i relitti che la tempesta bellica ha lasciato dietro di s: La guerra finita, ma
per le sue vittime la guerra comincia.

do si accorse di avere tra le mani informazioni importanti and dai suoi superiori,
chiedendo se non fosse il caso di informare
il governo israeliano. La risposta fu negativa. E Pollard ci pens da solo a prendere i
contatti con Gerusalemme. Sulla sua strada
incontr Rafi Eitan, direttore dellagenzia
del Mossad chiamata Lakam, allora la
Guerra fredda era l l per finire, ma nessuno lo sapeva era dedicato ad acquisire tecnologia e materiali per il programma nucleare e di difesa di Israele.
Per un anno e mezzo, grazie anche ad
Aviem Sela, che lavorava nellAir Force
Operations, e allattach dellambasciata
israeliana a W ashington, Eitan raccolse
informazioni da Pollard: fotografie satellitari, dati sui sistemi missilistici dei paesi arabi, note sullo stato dellarte degli armamenti. Una tentazione cui non si poteva resistere, ha detto il leader del Partito dei pensionati. Che, in una lunga intervista a Yediot
Aharonot, rilasciata allinizio di febbraio, si
assunto la responsabilit di tutto: Fu una
mia decisione, mia soltanto. Decisi di prendermi dei rischi, che conoscevo, anche se
non immaginavo che le cose sarebbero arrivate fino a questo punto. Corri sempre un rischio quando usi qualsiasi agente. Nel 1985
Pollard si trov uno dellFbi ad aspettarlo
invece che il solito contatto del Mossad.
Scapp allambasciata israeliana con la moglie Anna e cerc rifugio. Dur poco. CattuIn un attimo, limpresa gli esplode fra
le mani, i bisogni crescono vertiginosamente. Lui comincia a bussare a tutte le
porte. Tra i maggiori benefattori Giovanni
Falck e Wally Toscanini. Schuster guarda
con qualche preoccupazione questo prete
irrequieto. Lo nomina assistente spirituale dellUniversit Cattolica; ma don Carlo
tutto preso dai suoi piccoli invalidi. Nel
1948 riesce a farsi ricevere con loro da Pio
XII, poi dal presidente della Repubblica,
Luigi Einaudi: tutta la stampa ne parla,
lItalia scopre la tragedia dei mutilatini.
De Gasperi lo nomina consulente del governo. La sua Fondazione Pro Juventute
comincia a ricevere sostanziosi contributi. Con i denari vengono le polemiche; lui
se ne infischia, e rilancia. Carit e ricovero non bastano, la compassione lacrimevole peggio delle bombe. Occorrono
riabilitazione e formazione professionale
ad hoc, perch ciascuno possa ritrovare
una vita il pi possibile dignitosa e autonoma (intanto ai mutilati si aggiungono i
poliomielitici).
Lospedale che apre a Parma allavanguardia in Italia nelle tecniche riabilitative. Il 22 settembre 1955, alla presenza del Capo dello stato Giovanni Gronchi,
viene posta la prima pietra del nuovo
Centro Pilota di Milano. Meno di sei mesi
dopo don Carlo rende lanima a Dio. Ha
fatto in tempo, sfidando la legge italiana
dellepoca, a donare le cornee per ridare
la vista a due dei suoi ragazzi.

rato. Un processo lo condann allergastolo.


In Israele Pollard una figura controversa. Molti organizzano di tanto in tanto manifestazioni per la sua liberazione e lo stesso
Eitan ha detto di avere a cuore luscita dal
carcere di Pollard. Ma gli americani la vedono in un altro modo, anche perch Casper
Weinberger, segretario alla Difesa quando
scoppi lo scandalo, tra le accuse present
non soltanto lattivit di spionaggio, ma anche quella di aver fatto scoprire altre 11 spie
alla Russia. Questo Eitan lha smentito. E
una sfrontata bugia ha detto Tutto quello che Pollard ci ha fatto sapere rimasto
negli ambienti dellintelligence, non mai
uscito. Tra queste informazioni cerano i
piani missilistici di Saddam contro Israele.
Sharon non si mai esposto troppo per
far uscire dal carcere Pollard. Anzi, sembra
che tutte le volte che andato a Washington
abbia avuto in tasca una lettera o una petizione in favore dellergastolano, ma non labbia tirata fuori. Il suo amico Eitan che Sharon ha sempre chiamato stinky Rafi, Rafi
il puzzone, perch in unoperazione era finito in una fogna considerato dalle autorit americane un unindicted co-conspirator, uno che non finito in galera ma che
ha cospirato contro gli Stati Uniti. Secondo
molte fonti, Eitan non pu entrare in territorio americano, altrimenti pu essere soggetto a interrogatorio. Gira voce che lui sia
andato in America pi volte sotto falso nome. Lamico Sharon lha sempre difeso e, involontariamente, stato lui a lanciare Eitan
nella vita politica. Un gruppo di pensionati venuto da me chiedendo rappresentanza politica ci ha raccontato Eitan Io li ho
presentati ad Arik, per portarli in Kadima.
Poi la malattia ha portato via Sharon ed Eitan diventato il leader di un partito da sette seggi, quattro in meno del Likud, per intenderci. E, per quelle strane chimiche che
regolano il mondo, nella notte del successo,
dallaltra parte dellAtlantico, il nemico
Casper saddormentava per sempre.

OGGI Nord: passaggi nuvolosi al mattino, velato nel pomeriggio. Temperatura in aumento. Centro: qualche banco
nuvoloso basso sulle regioni tirreniche,
specie nelle vallate fluviali e lungo le
coste; altrove abbastanza soleggiato.
Sud: giornata prevalentemente soleggiata, con leggere velature di passaggio
sulla Sicilia e qualche nube bassa sulla
costa campana.
DOMANI Nord: inizialmente cielo velato, ma con nubi in rapido aumento e
rischio di acquazzoni o temporali dalla
tarda mattinata, specie a nord del Po.
Centro: nubi dense in formazione sullAppennino T oscano e Marchigiano
con isolati temporali non esclusi, cielo
velato altrove. Sud: banco nuvoloso fra
Molise e Puglia al primo mattino, poi
bel tempo su tutte le regioni.

ANNO XI NUMERO 77 - PAG 4

IL FOGLIO QUOTIDIANO

VENERD 31 MARZO 2006

Il famoso motto di Pannella: Chi non con me contro di s. Ma con noi non attacca
Al direttore - Prodi si lamenta: la Cdl mente
sul nostro programma. E io che ci sto a fare?
Maurizio Crippa

dalla realt, vissuta contro se stesso. Con laffetto di sempre, il suo rosapugnone.
Sergio Rovasio, Roma

Al direttore - Christian Rocca nella sua lettera al Foglio di ieri le scrive che gli piacerebbe che i radicali avessero il coraggio di difendere le loro idee senza trucchetti, di fianco v
unaltra lettera a firma Massimo T eodori che
spiega come il paese diventa sempre pi laico
documentando con cifre una realt sociale
sempre meno confessionale e sempre pi protesa ai Pacs, al matrimonio civile, al calo delle vocazioni, ecc. Bene, lei titola la sua lettera con
un bel Teodori ha scoperto che la gente fa una
vita di merda, e se ne compiace. Mi pare che
Rocca pi che dei radicali e dei trucchetti si dovrebbe occupare di lei e della sua dissociazione

S, il famoso motto di Pannella: Chi non


con me contro di s. Di Sergio, non perdere nella battaglia il gusto delle sfumature,
non fare anche tu una vita di merda. Domani nella battaglia pensa a me.
Al direttore - Quale sarebbe il collega professore che secondo il ministro Gianfranco Miccich avremmo attaccato nel Diario di due economisti del 25 marzo? E quali sarebbero i motivi accademici del presunto attacco? Se si riferisce a Fabrizio Barca, noi ne ignoriamo i rapporti con luniversit e immaginiamo che, occupandosi di altro, sia estraneo a intrighi acca-

demici. In ogni modo, lessere o meno professori del tutto irrilevante. Le beghe accademiche
sono tra le cose pi noiose che esistono e noi preferiamo altri passatempi. Per questo ci dispiace
che, ossessionato dai professori, Gianfranco Miccich non sia entrato nel merito delle questioni
che avevamo sollevato nel Diario, ossia che la
politica per il Mezzogiorno esibisce una straor-

Alta Societ
Caldo in arrivo. Milioni di ombelichi a
nudo in giro per le citt. Fuggire in Arabia Saudita. C un ottimo resort sul
Golfo ad al Khobar. Donne coperte
anche in piscina.

dinaria continuit tra passato (centrosinistra) e


presente (centrodestra), che essa stata fallimentare e che delle opzioni alternative si discute solo a sinistra. In ogni caso, anche se non ne
condividiamo le idee, Fabrizio Barca ci sta simpatico e lironia del Diario non era destinata
a lui. La sua lettera conferma che questa simpatia giustificata. Solo gli vorremmo far notare che al ritmo con cui egli rivendica si stia riducendo il divario tra Mezzogiorno e CentroNord, ci vorrebbero altri 140 anni per pareggiare il reddito pro-capite tra le due aree!
Ernesto Felli e Giovanni Tria
PS. Il ministro se la prende anche con i troppi illustri professori sedicenti meridionalisti.
Qui il ministro sbaglia, avere realmente a cuore le sorti del nostro Mezzogiorno, come scrive,

significa secondo noi non essere meridionalisti, n sedicenti n autentici.


Al direttore - Lei ha ragione a sostenere che
la mia opinione circa la linea da seguire in tema di regolazione dei conflitti di interesse non
era adeguatamente esplicita e argomentata.
Del resto, lavevo affidata a una estemporanea
e laconica dichiarazione, che suonava pi o meno cos: se vincer, lUnione dovr dare prova
di rigore e spirito equanime, varando regole antitrust e disciplina del conflitto di interessi al riparo da opposte tentazioni. N rappresaglia, n
sconti. Ci deve guidare la seguente massima:
agire come se Berlusconi non ci fosse, ma istruiti dal suo caso. Non animati dallobiettivo di
inibirgli lattivit politica, ma determinati a introdurre regole che impediscano a lui come a

chiunque altro di stare al governo alle inaccettabili condizioni di cui Berlusconi ha goduto.
Cio di poter fare il premier disponendo di poteri economici e mediatici di tali dimensioni da
risultare manifestamente incompatibili con responsabilit di governo. Una situazione senza
paragoni al mondo e in contrasto con i pi elementari canoni della democrazia liberale. N
pi n meno di questo. E un preciso dovere cui
non possiamo sottrarci. Un peccato di omissione dei governi dellUlivo che ancora oggi ci contestano sostenitori e avversari. Sostenere, come
fa Il Foglio, che lanomalia c, ma essa non intacca la natura liberaldemocratica del nostro
sistema e che ora ce la dobbiamo tenere, tesi
che non mi convince. Cos mi sono espresso ieri, lo riconosco, un po sbrigativamente. Se me
lo consente, provo ora a spiegarmi meglio, isolando motivi di consenso e di dissenso rispetto
al suo punto di vista. Naturalmente apprezzo e
condivido il suo onesto riconoscimento che il
problema esiste, che la legge Frattini non lo ha
risolto, semplicemente legalizzando un macroscopico conflitto di interessi. Cos pure non ho
difficolt a sottoscrivere la tesi del Berlusconi
innovatore politico, decisivo nel propiziare bipolarismo e democrazia dellalternanza che giudico un prezioso guadagno. Ma qui comincia il
dissenso. Primo: non tutte le innovazioni da lui
introdotte sono di segno positivo. Il suo populismo, il suo leaderismo, la pratica della dittatura della maggioranza, linterpretazione assolutistica della democrazia di investitura hanno
contribuito a gettare discredito proprio sulle novit buone del bipolarismo e della democrazia
dellalternanza, alimentando regressioni nostalgiche verso un malinteso proporzionalismo
foriero di frammentazione e instabilit di cui la
legge elettorale porcata (Calderoli) espressione e strumento. Secondo: il conflitto di interessi intacca eccome i capisaldi di una democrazia liberale. Lo ha spiegato da par suo Norberto Bobbio con la sua critica serrata al partito-azienda e al vulnus inferto al principio-cardine della divisione dei poteri reali oltre che formali (potere politico, economico e mediatico).
Terzo: davvero non riesco a sottoscrivere la logica secondo la quale ad anomalia si debba rispondere con anomalia. Ammesso e non concesso che il collasso del vecchio sistema politico
sia stato prodotto da Mani pulite (non ha contato di pi la caduta del muro di Berlino?), perch mai dovremmo sommare a tale anomalia
il conflitto di interessi? Infine, fuori discussione che la par condicio sia regola un po artificiosa, ma spero Lei convenga che essa figlia
appunto dellirrisolto conflitto di interessi, dellassetto vistosamente patologico del nostro sistema informativo. Dunque, la par condicio,
un esile cerotto applicato a una frattura. Confesso che non mi convince la soluzione prospettata da Fassino di un blind trust, sia esso vigente o no negli Usa. Eminenti giuristi hanno
efficacemente spiegato che essa soluzione efficace quando si ha a che fare con beni mobili,
non cos quando si tratta di aziende, tanto pi
se operanti nel campo dellinformazione. In
quel caso, il fondo, per definizione, non pu
essere cieco. E certo difficile prospettare soluzioni tecnico-giuridiche persuasive ed efficaci. Ma se, in ipotesi, Berlusconi dovesse essere
costretto a scegliere tra le sue aziende e lattivit
politica sarebbe una bestemmia e un dramma?
Davvero Berlusconi non surrogabile da altri
quale leader e federatore di un altro centrodestra? Non potrebbe essere invece unopportunit perch la democrazia italiana si emancipi
da un leader che pure innovatore lo stato ma
che francamente mi pare non lo sia pi? Mi era
sembrato che qualche mese fa Lei stesso, muovendo dallidea che quella spinta innovatrice si
fosse dissolta, avesse consigliato al Cavaliere un
congedo non umiliante, non allaltezza del suo
controverso ma indiscusso protagonismo. Ma
forse avevo capito male.
Franco Monaco, deputato della Margherita
Aveva capito bene. Ma che centrano le
mie idee, che sotto elezioni si confrontano
come le sue con la necessit di punire elettoralmente il peggiore, con la questione di
fondo che abbiamo posto nellappello?
Chiunque pu pensare che B. o P. debbano
andare a casa, vincano o perdano,
ma non per legge.

UFFA!

di Giampiero Mughini

Una balla sesquipedale. E dunque, a


sentire tante delle
parole in libert della campagna elettorale, tutto starebbe nella lotta allevasione fiscale. Aumentare il prelievo fiscale sui Bot,
ma nemmeno per idea! Fargliela pagare
agli italiani che sono proprietari di una casa, ma starete scherzando! Aumentare le
aliquote Irpef, laddizionale regionale, laddizionale comunale, ma per chi ci state
prendendo! Amputare i patrimoni trasmessi in eredit, ma non bestemmiate,
semmai solo quelli di chi lascia in eredit
la Reggia di V ersailles! Mandarli in pensione di vecchiaia un mese o una settimana dopo i 65 anni, ma non se ne parla nemmeno! Far pagare il ticket per contenere il
profondo rosso della spesa sanitaria, non
dovete dirlo n pensarlo! Basta e strabasta
la lotta allevasione fiscale, quel 30 o 40 per
cento del prodotto nazionale lordo immune dal prelievo fiscale. Basta e strabasta
far pagare le tasse (e dunque amputare il
loro reddito di una cosuccia tipo il 30 per
cento) ai liberi professionisti, ai tecnici del
computer e della televisione, alle imprese
edili, agli idraulici, ai galleristi darte. Uno
di loro, il famoso Gian Enzo Sperone, ha
detto di recente che ha una galleria a New
York dove il 95 per cento delle entrate sono limpide e fatturate, in Italia niente o
quasi. Allindomani della vittoria elettorale della sinistra ci sar un Immenso Controllo, un Formidabile Occhio, e ogni idraulico, ogni libero professionista, ogni puttana pagheranno le loro tasse fino allultimo
euro. Come accade a quelli che vengono
beccati per evasione totale, gente che non
ha pagato milioni e milioni di euro. Sapete
in quei casi pur cos portentosi, quanto recupera ogni volta lo stato? Nemmeno il dieci per cento. Campa cavallo.

ANNO XI NUMERO 77 - PAG I

Colonna ruffiana
Ladolescenza dc di Follini
Lidentit fiera di Cutrufo
Rotondi napoletano milanese
Morale. Cos va il mondo. Chi vuol
essere persona retta, dovr soffrire,
quando qualcuno vorr trovare ad
ogni costo un pretesto di lite. La violenza viene prima della giustizia.
Quando si vuole dare un calcio al cane, quello ha mangiato anche il cuoio.
Quando lo vuole il lupo lagnello ha
sempre torto. (Esopo, Il lupo e lagnello).
Dorian Grey. Lonorevole Marco Follini
(Udc) rivela: Io a quattordici anni ero democristiano.
Essere. Il sottosegretario allInterno, senatore Antonio Solina DAl (FI), rivela:
Senza barba sono brutto. Il senatore
Mauro Cutrufo (Dc per le autonomie), invece sottolinea: Sono fiero della mia
identit.
Essere mammiferi. Giancarlo Gentilini,
vicesindaco leghista di T reviso, osserva:
Io sono un leone e chi tocca la Lega lo
sbrano.
Questa pazza geografia. Il segretario della Democrazia cristiana per le autonomie,
onorevole Gianfranco Rotondi, rileva che
quello che oggi pensa Milano domani lo
pensa lItalia, e osserva: Stento a farmi
capire in Sicilia, ma in Lombardia mi capiscono benissimo, anche se parlo in napoletano.
Le calze. Lonorevole Daniela Santanch
(An) dichiara: Una volta, in inverno, arrivai senza calze in aula. Feci scalpore ma
ora, per rispetto istituzionale, le indosso
anche il primo agosto. Abbiamo dei doveri, e poi la forma sostanza, quindi niente
gambaletti n calzettoni n calze a rete,
che sono
fuori posto.
Dimmi che
calze hai e
ti dir chi
sei. Ricordiamoci di N ilde
Jotti, che nel
suo rigore aveva sempre le
calze color naturale.
Buglio gentiluomo. Lonorevole Salvatore Buglio, non
ricandidato nelle liste ds, dichiara: Quando gli avversari fanno una cosa buona, per
me giusto sottolinearlo. Ad esempio considero un bravo ministro Roberto Maroni.
Regionalismo. Il leader dellMpa, Raffaele Lombardo, chiarisce: Non ci piace
Garibaldi. Noi dobbiamo rivalutare i nostri
briganti.
Bonaiuti alla menta. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, onorevole Paolo Bonaiuti (FI), ricorda la recente visita
negli Stati Uniti: A Washington eravamo
ospitati alla Blair House, una magione accogliente dove ogni mattino veniva preparato un gigantesco buffet, una prima colazione sibaritica, con uova di ogni tipo, salsiccione, formaggi, pancetta e filetti mignon, fatto che mi provocava una grande
rabbia perch io la mattina bevo solo un
caff o, al massimo, due fette biscottate con
un velo di marmellata dietetica. E nel pochissimo tempo libero a disposizione ho
anche potuto comprare dieci pacchetti di
foglietti di menta, le listerine, quasi introvabili in Italia.
Grillini e la torta speciale. Lonorevole
Franco Grillini (Ds) rivela: Lunica volta
che ho provato a farmi uno spinello, a casa
di amici, non mi piaciuto affatto, e quella stessa sera, un po particolare, ho anche
mangiato una torta alla marijuana. Era
pessima. Ma che cavete messo in questa
torta, dicevo io era proprio cattiva. Cos
da quel giorno ho lasciato perdere.
Constatazioni leghiste. Lex ministro onorevole Roberto Calderoli (Lega), giunto a
Sarzana, vicino La Spezia, dichiara: Alle
otto di sera qui sotto in strada non c nessuno, perch il comunista a questora mette le gambe sotto il tavolo, non fa la rivoluzione ma mangia.
Leghista moderato. Il presidente dei senatori di Alleanza nazionale, Domenico
Nania, dichiara: Roberto Calderoli un
moderato.
Muti. Lonorevole Gerardo Bianco (Margherita) dichiara: Mi astengo da ogni dichiarazione: non posso dire ci che voglio,
e non voglio dire ci che posso.
Cotti. Lonorevole Arturo Parisi (Margherita) rileva: Siamo dentro una pentola
che bolle.
Antonello Capurso

IL FOGLIO QUOTIDIANO

VENERD 31 MARZO 2006

Un epitaffio per la Spagna con le parole dolci di Zapatero


ETA, NAZIONALISMI E NUOVI DIRITTI: LA TRUFFA DEL BUONISMO CIUDADANO EFFICACE E PERICOLOSA. MA IL PPE NON SI SVEGLIA

n Spagna, dopo la vittoria del partito socialista alle elezioni del 2004, il partito
popolare e il suo segretario Mariano Rajoy
sono sembrati come schiacciati dal ritmo
spasmodico imposto da Jos Luis Rodrguez Zapatero alla vita politica madrilena.
Prima il fulminante ritiro dallIraq e un radicale riposizionamento della Spagna nel
concerto internazionale delle nazioni del
dopo 11 settembre, poi il matrimonio e ladozione per coppie omosessuali e infine
una modifica sostanziale delle strategie
portate avanti dalla Spagna democratica
per confrontarsi e accogliere i nazionalismi catalano e basco, finora mantenute
nella cornice della Costituzione del 1978.
Zapatero ha consentito lavvio di un processo accelerato che ha modificato radicalmente le condizioni dellappartenenza
alla Spagna della Catalogna, dove dora in
avanti saranno in vigore dei codici penale,
civile e amministrativo separati e il T ribunal supremo non avr giurisdizione.
Parallelamente egli ha avviato contatti con
la banda terrorista Eta che segnano una
svolta culturale nella visione del problema
del terrorismo basco acquisita negli ultimi
anni. In tal senso stato letto da molti osservatori il fatto che lannuncio del cessate il fuoco da parte di Eta sia avvenuto allindomani dallapprovazione nella commissione costituzionale della Camera dei
deputati del nuovo statuto catalano. Lo
stesso leader nazionalista catalano Carod
Rovira si vanta del fatto che il suo colloquio con i terroristi, prima delle elezioni,
alla ricerca di una condivisione di obiettivi sia stato il primo passo del processo.
Al contrario, il patto antiterrorista firmato nella legislatura precedente era servito a sottolineare che il problema del
terrorismo dellEta doveva essere separato dalle aspirazioni del nazionalismo democratico e quindi richiedeva una strategia separata. Aznar infatti aveva esplicitamente collegato la lotta contro lEta alla lotta globale contro il terrorismo. Non
difficile scorgere come questa svolta
affondi le sue radici sul piano simbolico
nella lettura dellattentato dell11 marzo
ad Atocha.

Dialogo, pace, alleanza di civilt


Tutte queste iniziative sono state avvolte da una retorica dolciastra piena di belle parole (dialogo, pace, alleanza di civilt),
allinizio giudicate dagli avversari politici
di Zapatero come infantili e inoffensive. In
realt, il discorso zapaterista mostra chiaramente il filo rosso che accomuna le sue
varie iniziative e si anche rivelato assai
efficace per far passare un nuovo modello
di convivenza e di persona. Al riguardo
illuminante lanalisi pubblicata recentemente dalla Fondazione di Aznar, la FAES
(Fundacin para el anlisis y los estudios

sociales), sotto il titolo El fraude del buenismo (La truffa del buonismo) e curata
dallo scrittore Valent Puig. La parola buonismo sta a indicare le parole e i gesti (lisciare la schiena ad alleati e avversari,
come scrive Puig) che compongono il discorso di Zapatero, ossia quel vago sentimentalismo da I care (mi preoccupa,
minquieta) che apparentemente vuole sostituire alle passioni politiche violente un
atteggiamento (talante la parola amata
da Zapatero) pi tranquillo, pi morbido e
alla ricerca di compromessi. Una riflessione sui diversi piani dellazione politica del
governo (la scuola, la politica estera, il diritto) permette invece di delineare i tratti
di un progetto paradossalmente massimalista e illiberale. Sotto le sembianze del paternalismo bonario, infatti, il buonismo
porta con s un incremento dellabbandono del cittadino allo stato, come combinazione di inerzie e di fiducie non contrastate: poich siamo tutti buoni (e il male
comunque esterno a noi), il conflitto pu
essere eliminato dalla vita sociale e quindi il cittadino non deve rimanere allerta,
anzi diventa come un Peter Pan tuttal pi
con un capitan Uncino che bene o male
stato messo allangolo.
Il dialogo la terapia buonista postsocialista contro la societ liberal-democratica capitalista, in contrasto con la terapia
durto (la liquidazione del sistema) un tempo proposta dal vecchio comunismo e oggi
riproposta dal movimento no global, dai
disobbedienti. L unico modo di lottare
contro questinsidiosa forma di ipnosi, sottolinea Miquel Porta, sostenere che lintesa (ossia lo scopo del dialogo) non sempre possibile e desiderabile, e che esiste
e pu anche essere un dovere lintolleranza giusta.
Il collegamento fra buonismo-dialoghismo e relativismo dei valori esplorato lucidamente da Fiorentino Portero, segretario del GEES (Gruppo de estudios estratgicos), che mette a nudo il buonismo internazionalista dellalleanza delle civilt, e da
Andrs Ollero, professore delluniversit
Rey Juan Carlos, che esamina il buonismo
giuridico, ossia la concessione di diritti
in mancanza di fondamenti oggettivi. Ollero parla del derecho a lo torcido (the right to do wrong), ricordando che questa
idea spiega la convinzione generale che
laborto in Spagna sia un diritto, mentre esso continua a essere un delitto a termini di
legge, esente da sanzioni penali in determinate circostanze.
Colpisce in queste riflessioni un inedito interesse fra i conservatori per laspetto culturale della battaglia politica in corso. La FAES, ancora molto incentrata sulla politica economica e sulla struttura delle relazioni internazionali, sta producendo sempre pi studi sulla tradizione poli-

tica, sulla storia e sullidentit culturale


della Spagna. La politica di Aznar ha avuto il suo punto forte nelleconomia, mentre
ha ceduto al pensiero unico del dialoghismo sugli aspetti dellazione politica (i
Pacs, la fecondazione assistita) doverano
in gioco dei valori. Eppure la sua prolungata permanenza al potere poteva essere
unoccasione per rompere con questo pensiero e ricostruire i ponti con una tradizione liberal-conservatrice la cui reputazione stata distrutta dalla storiografia di
sinistra alla quale appartenne Cnovas
del Castillo, la cui eredit Aznar sta rivalutando e che oggettivamente stata interrotta in Spagna dalla dittatura franchista. Loccasione stata mancata e ci spiega perch Aznar non sia riuscito ha crea-

re una lettura di respiro profondo delle


sue scelte sul piano internazionale dopo
l11 settembre nemmeno tra i suoi elettori. In mancanza di questa visione la tragedia dell11 marzo lo ha isolato fortemente
persino tra i suoi sostenitori.
Lerrore strategico del governo Aznar
Pu contribuire a spiegare questo grave
errore strategico del governo di Aznar il ricordare che lopinione pubblica spagnola,
segnata dallesperienza della guerra civile,
ha ancora paura di guardare a viso aperto
sia pur nel confronto democratico le differenze sul piano delle idee, ha paura dellintolleranza giusta. A tal punto che non
soltanto ciecamente contro la guerra
(senza se e senza ma) ma non sembra nemmeno pronta alle battaglie culturali.
Infatti, se dal pensatoio di Aznar torniamo alla politica reale del partito popolare, evidente che, in questi due anni,
Rajoy e i suoi non hanno saputo opporre
alla strategia buonista di Zapatero altro
che una chiusura opaca, invece di smontarla e di provare a confrontarsi con il
contenuto vero delle varie iniziative del
governo, senza paura della frattura
profonda che si aperta a partire dall11

marzo con il Partito socialista. Sui giornali spagnoli degli ultimi mesi si levato un
coro unanime di critiche alla mancanza di
dialogo fra governo e opposizione, che
portava acqua al mulino di Zapatero poich sembrava una conferma di quella sua
insistenza nel talante come chiave per
la soluzione dei problemi, e riservava implicitamente al povero Rajoy il ruolo del
cattivo fratello che non vuole stringere la
mano che gli viene tesa. Quindi la visita di
Rajoy al Palazzo della Moncloa, sede del
presidente del governo, a pochi giorni dal
comunicato dellEta, stata salutata sui
giornali come una grande svolta che
aprir la via del dialogo anche tra Rajoy
e Zapatero, amplificando cos lesultanza
per lannuncio dellEta.
Un bivio drammatico e una speranza
Rajoy sembrato in effetti di nuovo travolto dagli eventi: come non accettare linvito di Zapatero ad affiancarlo negli sforzi per farla finita con le morti che insanguinano la Spagna da quarantanni? Ancora una volta il copione e la retorica sono stati quelli dettati da Zapatero, langelo buono che veglia sulla Spagna e che
dirige tutti i suoi sforzi volti a ottenere
che, nel paese e nel mondo, tutti si vogliano bene e siano felici. La sua benevolenza
nei confronti di Rajoy si espressa nella
decisione di partecipare personalmente
assieme al leader popolare alla conferenza stampa che ha chiuso lincontro. Rajoy
tornato a casa avendo ribadito le posizioni del suo partito di rifiuto di ogni concessione allEta e di ogni sospensione dello stato di diritto e della legislazione vigente nei confronti dellEta, ma avendo incassato pure il rifiuto del presidente del
governo a far riferimento al patto costituzionale contro il terrorismo. Non a caso
nella lettera aperta di Francisco Jos Alcaraz (presidente dellAssociazione vittime del terrorismo) si sottolinea luso dellespressione processo di pace e della
parola incidenti per definire gli attentati e il mancato utilizzo del termine assassini. Non ricordo quando ha chiamato per lultima volta assassini i terroristi
della banda Eta, scrive Alcaraz, parente
di tre dei morti nellattentato di Zaragoza
dell11 dicembre 1987, nel quale morirono
undici persone fra cui cinque bambini.
Per la verit, sia la sua Associazione sia
Iniciativa ciudadana Basta Ya hanno denunciato il distacco dalle premesse condivise del Pacto Antiterrorista che si desume dai comunicati dellEta e dalle dichiarazioni di Zapatero.
La societ spagnola si trova a un bivio
cos drammatico che forse render possibile liberarsi dellefficacissima ragnatela
di parole costruita da Zapatero.
Ana Milln Gasca

A due passi da Sarkozy, seduttore politico con il laser negli occhi


Roma. I francesi si premono di colpo
lindice sulle labbra e aggrottano le ciglia,
per dirti che da quel momento in poi non
intendono per nessun motivo parlare con
te, perch lui sta per salire sul palco. I non
francesi si mettono tutti le cuffie della traduzione simultanea, le ragazze del servizio
di rappresentanza si passano la mano nei
capelli. Sar che quando sale il ministro
dellInterno francese, Nicolas Sarkozy, sono passate soltanto un paio dore dallintervento di Clemente Mastella, fischiato, e
ne uscirebbe corroborata la statura politica di chiunque. Ma quando Sarko inizia a
parlare dal podio del congresso del Partito popolare europeo, cui ha fatto una rapida puntata come invitato, leffetto generale quello di un brivido che passa nella
schiena degli ascoltatori. Di un uomo cos,
il pensiero che corre in sala, meglio
non essere mai lavversario elettorale, almeno non in questa vita politica. Anche se
Sarkozy si schermisce quando fa gli auguri a tutte le forze del centrodestra italiano
a nome dellUmp, di cui ambisce a diventare il prossimo candidato allEliseo. Gli
auguro ogni fortuna ha detto ridendo
verso il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi Ma le elezioni non sono mai
facili, conosco quelle in Francia e so
quanto sono difficili.
Quando la corsa allEliseo inizier sul
serio, allora il rivale predestinato, il premier Dominique de Villepin, ricorder il
periodo in cui tre milioni di francesi scendevano nelle piazze di tutto il paese per
protestare contro il Cpe e quindi anche
per costringerlo alle dimissioni quello

stesso periodo in cui il virus della chikungunya imperversava e metteva in ginocchio


22 mila abitanti francesi dellisola tropicale della Riunione, obbligandolo a schierare precipitosamente le forze armate per
contenere il contagio, come unet delloro
in cui le cose andavano generosamente bene e i problemi erano di poco conto.
Sarko piccolo, anche se scendendo dal
palco ti sposta con una mano, cammina con
la stessa rilassatezza vigile del pugile in accappatoio. Poi sale su, e inizia a parlare. Si

sgranchisce definendo in un paio di passi


il perimetro delle cose in cui crede fermamente. Tra liberismo e socialismo non ho
paura di dire che scelgo il liberismo. Dobbiamo aprirci alla concorrenza con gli altri paesi, ma abbiamo bisogno di reciprocit. Noi dobbiamo aprire le nostre porte
quando gli altri paesi sono pronti ad aprire le loro. Al netto delleffetto dopo Mastella, quando inizia a rivolgersi al pubblico, gli esperti di comunicazione elettorale
che sono presenti per seguire i loro clien-

Un appunto per Amadeus sulla maratona


Oggi quattro pignolerie veloci veloci.
Prima: non si pu, come ha fatto Sergio Romano sul Corriere della Sera di
gioved 23 marzo rispondendo a un lettoPIGNOLERIE

re, parlare della Dottrina Monroe senza neppure nominare John Quincy
Adams, allepoca segretario di stato e vero ispiratore della stessa.
Seconda: non possibile, come ha fatto Omero Ciai sulla Repubblica di sabato 25 marzo trattando del libro LArgentina non vuole pi piangere del giornalista Italo Moretti, scrivere che lor ora
citato titolo fa il verso al famoso hit del
film su Evita Dont cry for me Argentina visto che non alla pellicola di Alan
Parker, del 1996, si doveva nel caso fare
riferimento ma al precedente (1978) musical di Tim Rice e Andrew Lloyd W eb-

ber del quale il celeberrimo brano il


pezzo pi noto.
Terza: non si pu chiedere, come ha
fatto Amadeus nel quiz televisivo Leredit andato in onda venerd 24 marzo:
Quale tra questi quattro campioni italiani non detiene il record, appunto italiano, della sua specialit e includere
tra i quattro Gelindo Bordin. Come sanno anche i sassi, infatti, considerata la diversit dei percorsi (pi o meno salite,
discese, curve, rettilinei), non esiste un
record mondiale, europeo, asiatico, italiano per la maratona ma al riguardo
si parla di migliore prestazione.
Quarta: non possibile affermare (come fa la Repubblica, nelle pagine sportive, sabato 25 marzo, in una didascalia)
che Gino Bartali nato a Firenze quando,
come tutti sanno, nativo di Ponte a Ema.
Mauro della Porta Raffo

ti in tempi di legislative italiane incombenti lo guardano come gli affezionati


dellippodromo di Tor di Valle guarderebbero arrivare Varenne in pista. Osservalo,
ha i raggi laser negli occhi, mormora lanonimo, che tale vuole restare per evitare
il gioco dei confronti impietosi.
A Monte Mario, dopo Mastella (fischiato)
LEuropa ha detto Sarkozy ha bisogno
di essere rilanciata. Ci sono molte cose su
cui lavorare: dobbiamo creare una politica
dellimmigrazione comune, una politica dellenergia comune, una politica comune anche sullambiente. Su questi temi dobbiamo
dare risposte a tutti i cittadini europei.
Credo che questa aveva detto arrivando
ai lavori del congresso sia unottima occasione per vedere che cosa succede in Europa per rafforzare i rapporti di amicizia per
rilanciare lEuropa. Sono molto contento di
incontrare il cancelliere tedesco, Angela
Merkel. Mentre sul podio e parla di politiche comuni si rivolge alla sua destra, dove sono seduti Berlusconi, insieme con
Merkel e il presidente della Commissione
europea, Jos Manuel Barroso. Il suo intervento il pi breve. Il pi ascoltato. Poi, siccome un congresso a Monte Mario del Partito popolare europeo con i video celebrativi in bianco e nero e il demi-monde politico
che esce nei corridoi a cicalare non lambiente dabbene per il primo candidato allamericana allEliseo, Sarko cammina a
larghi passi fino alla macchina, legge il centesimo appunto, fissa con i laser fuori dal finestrino e scompare.
Daniele Raineri

Consigli a Lapo
Larte del packaging ovvero come
fare della confezione lelemento
(pi) importante del prodotto
a qualche settimana circola su internet
uno strepitoso filmato. Nel video sinD
scena la bizzarra ipotesi che lideazione del
packaging delliPod Apple venga affidata al
MARKETING CREATIVO

marketing della rivale Microsoft. Cos, in


mano agli uomini di Bill Gates, la confezione delliPod dominata dal bianco candido, da poche essenziali informazioni, da foto in bianco e nero e da nessunaltro marchio che non sia la mela morsicata viene
letteralmente invasa da simboli di copyright, da mille brand e istruzioni superflue,
trasformandola in un delirio semantico.
Questo breve filmato peraltro creato da
un dipendente Microsoft spiega, meglio di
qualsiasi altra analisi comparata di management, la differenza sostanziale nel modo
di intendere il marketing delle due aziende
informatica. Del resto il package non rappresenta pi il semplice imballaggio del
prodotto, ma diventato un vero e proprio
media di fondamentale importanza: lunico che comunica direttamente dallo scaffale, cio il luogo dove realmente il consumatore sceglie cosa acquistare. Se prima linvolucro serviva semplicemente a far arrivare un oggetto nel modo pi pratico fino alle
mani dellacquirente, oggi la scatola diventa fondamentale nellacquisto, quasi
quanto loggetto e addirittura pu diventare
essa stessa il vero e proprio oggetto, lessenza del brand. I casi sono molti e coinvolgono ogni categoria merceologica: dalla sensuale bottiglietta di vetro della Coca-Cola
alle scatole di latta dei biscotti Mellin (usati poi da Elio Fiorucci negli anni Ottanta come confezione per le proprie t-shirts), dallinvolucro testuale dei Baci Perugina allutile manico dellappretto Merito.
Involucro estremo
Oltre allaspetto funzionale, il package
deve privilegiare anche laspetto simbolico,
estetico e, soprattutto, polisensoriale che
permette di coinvolgere non solo la dimensione visiva ma anche quella tattile, uditiva
e olfattiva. In questo senso le confezioni dei
profumi riescono perfettamente a comunicare, attraverso le forme e i materiali usati,
lessenza e limmaginario che il produttore
del profumo ha voluto evocare.
Da qualche tempo, assieme alla componente estetica del packaging, sta emergendo anche quella etica, legata cio a concetti di sicurezza, responsabilit e sensibilit
nei confronti dellambiente e della salute:
con il crescere della consapevolezza dei
problemi ambientali, sono risultate inutili
le enormi confezioni di materiale non riciclabile, e cos le aziende hanno preferito
utilizzare package pi piccoli, biodegradabili, riciclabili o riutilizzabili. La tendenza
al riutilizzo non nuova basti pensare alle sopraccitate scatole di latta oppure ai
bicchieri della Nutella ma, accanto a questa, per unesasperazione del concetto del
packaging no frills (confezione senza fronzoli) presente oggi sul mercato anche una
sorta di sottovalutazione del pack stesso:
per esempio gli imballi della catena giapponese Muji importati in occidente sono
scritti con gli ideogrammi, quasi a negare la
minima componente di comunicazione.
Dallultima conferenza sul packaging organizzata da Somedia infine emersa una
nuova direzione evolutiva sostanzialmente
contraria a quella del no frills, ovvero la
tendenza a una esasperata materializzazione del pack. Nellambito dei servizi immateriali e delleconomia digitale, per
esempio, esistono prodotti che hanno richiesto un packaging al di l del bisogno
funzionale, basti pensare ai grossi pack cubici volutamente inutili degli abbonamenti Adsl che contengono solo un cd, una
presa telefonica e uno scarno libretto delle
istruzioni. Dallaltra parte esistono dei pack
che offrono un ulteriore valore aggiunto al
prodotto, si pensi alla rivista letteraria McSweeney, ideata da un gruppo di intellettuali che ruotano intorno allo scrittore Dave Eggers, che ogni bimestre esce sempre in
formati creativi (carta da imballaggio, gomma gonfiabile eccetera). Si pensa che in futuro il packaging dovr sempre pi mantenere lautonomia rispetto al prodotto, e puntare a un allungamento del suo ciclo di vita
attraverso limpiego in utilizzi alternativi.
Un esempio-limite: la ecobara, radicale
prototipo di packaging il nostro ultimo e
definitivo packaging costruito con materiali biodegradabili che scompare non appena svolta la sua funzione primaria.
Michele Boroni

ANNO XI NUMERO 77 - PAG II

IL FOGLIO QUOTIDIANO

VENERD 31 MARZO 2006

Chiagitailconflittodiinteressinonhafiducianellademocrazia.RicossavsMauro
Milano. Che cosa ha da dire in proposito
la destra, visto che lanomalia evidente ed
un problema della democrazia, non della
sinistra? Che proposta hanno gli intellettuali preoccupati solo dellinesistente esproprio?. Domande cruciali per il direttore di
Repubblica Ezio Mauro. Il tema naturalmente il conflitto dinteressi; naturalmente gli intellettuali preoccupati solo dellinesistente esproprio? sono Giuliano Ferrara, Piero Ostellino e Sergio Ricossa, che
marted hanno co-firmato sul Foglio un Appello a Prodi in cui si chiede al candidato
unionista di dichiararsi contro ogni futura
ipotesi legislativa intesa a impedire a Berlusconi di proseguire lattivit politica, in
forza del suo conflitto dinteressi. La risposta di Romano Prodi non ancora pervenu-

ta. In compenso arrivato, ieri, leditoriale


di Ezio Mauro, che le risposte le chiede invece ai firmatari dellappello liberale.
Professor Ricossa, che cosa si pu rispondere alle domande che vi vengono poste dal
direttore di Repubblica? Innanzitutto mi
provoca una grande tristezza che il direttore
di un grande giornale dimostri di avere cos
tanta paura della libert di espressione, e
pi ancora abbia cos poca stima dellintelligenza e della capacit di scegliere da parte degli italiani, dei lettori, di quello che una
volta si chiamava il popolo. Ci detto, la
prima e unica risposta da dare, secondo Ricossa, quella classica di una visione liberale: Una democrazia tale perch consente ai cittadini, a tutti, di esprimersi. E
perch presuppone che tutti non solo abbia-

no il diritto di farlo, ma anche la capacit di


farlo attraverso tutti i mezzi di comunicazione e pure di valutare i messaggi che da tali
mezzi giungono. Non ci sono alternative. Anzi, lunica alternativa quella di istituire un
governo dei saggi, dei sapienti, dei censori
che decidano che cosa debba essere detto al
popolo, e che cosa no. Su questa obiezione,
Ezio Mauro ha messo le mani avanti: scrive
infatti che il conflitto di interessi non un
problema giacobino, ma una questione liberale. Come risponde? Di nuovo, lunica
scelta liberale la libert di espressione e
di decisione. Latteggiamento di Mauro e di
chi la pensa come lui non dettato solo dallopposizione a Berlusconi, ma da una mancanza di fiducia di fondo nella democrazia,
e nel metodo democratico e liberale.

Dicono per che lItalia lunico paese al


mondo dove esiste una simile concentrazione di potere politico ed economico-mediatico, e che si tratta di un problema strutturale.
Nel vostro appello lo riconoscete anche voi,
ammettendo che non facile trovare soluzioni adeguate. A parte il fatto che bisognerebbe forse approfondire maggiormente
questa faccenda dellunico paese al mondo,
io ritengo che in Italia, come altrove, esiste
una pluralit di fonti di informazione, a partire dal giornale diretto da Ezio Mauro, perfettamente in grado di garantire ai cittadini
la facolt di scelta indipendente. Sostiene
Mauro che il punto vero la questione di
principio: in una competizione politica, partire con un maggiore vantaggio di accesso ai
media gi snaturare la gara, soprattutto og-

gi che la televisione ha completamente sostituito il confronto diretto. Al contrario, in


ogni societ il conflitto di interessi, il conflitto tra interessi differenti, uno stimolo e uno
dei motori non solo delleconomia, ma proprio della democrazia. E mettere il bavaglio
che blocca la democrazia, il conflitto di interessi non un problema in una societ che
non teme la democrazia. Ripeto: una questione di fondo, di cultura politica liberale,
che qualche esponente di un certo schieramento non ha ancora assimilato. A proposito: lei ritiene che, in caso di vittoria del centrosinistra, questa volta si possa giungere
davvero a una legislazione tanto illiberale
come quella da voi denunciata? Questa volta potrebbe essere pi forte la componente
del radicalismo. Il rischio c.

Arriva lafghano
Cambiare fede? Rispondono gli
italiani seguaci del Profeta e i
pochi immigrati non pi islamici
Milano. Larrivo in Italia di Abdul Rahman, il cittadino afghano convertito al cristianesimo che rischiava di essere condannato a morte nel suo paese, apparentemente non sembra aver scosso la coscienza degli italiani, convertiti allislam. Diecimila
persone circa che sono tornate ad Allah
perch Maometto sul punto stato chiaro:
tutti gli uomini nascono musulmani e quindi solo questione di tempo. Eppure, davanti alla vicenda di Rahman, i volti italiani dellislam parlano di sostegno della libert religiosa, del libero arbitrio davanti
a Dio e della necessit di contestualizzare
lhadith del profeta che prevedeva lomicidio in tre casi: fornicazione, omicidio e la
murtad, lapostasia. Hamza Piccardo, segretario dellUcoii, insiste sul fatto che ai
tempi di Maometto le condanne a morte
per apostasia furono previste per quelle
trib che si ribellarono allautorit dei Califfi e vanno associate alle guerre dellepoca. E dice che chi abbandona la ummah se
la deve vedere con Dio, non con gli uomini.
Cos la pensa anche Patrizia Khadija dal
Monte, che ha scritto il libro autobiografico
Storia di una veneta musulmana (pubblicata dalla casa editrice dellUcoii, al Hikma), che era cristiana praticante e dice: E
inconcepibile voler punire la persona nellespressione della sua libert religiosa, soprattutto per noi musulmani occidentali
che siamo cresciuti in una societ basata
sul rispetto delle libert individuali.
E difficile sapere se le loro parole siano
dettate dalla prudenza politica o dipendano dalla necessit di giusticare il loro tradimento dogmatico. Anche perch durante le nostre inchieste sul tema abbiamo incontrato numerosi italiani tornati allislam. Tutti convinti che il cristianesimo
una menzogna e che Maometto rappresenta lultimo sigillo della profezia. Cos come
abbiamo visto pi di una volta imam e leader religiosi sussultare davanti alleventualit di tradire lislam per il cristianesimo ed esclamare: E un peccato grave che
viene punito con la morte. E infatti Omar
Camilletti, convertito annoverato tra i musulmani liberali, spiega al Foglio che non si
pu far finta di niente, giocare con le parole e negare le prescrizioni del Corano: In
uno stato islamico lapostasia un peccato,
sanzionabile con la morte, dice. Il problema un altro: bisogna aprire un dibattito allinterno delle comunit musulmane
europee e interrogarsi sulla necessit di aggiornare il messaggio del Corano. Sia sul divieto di cambiare religione sia su quello di
sposare una musulmana per un cristiano o
su quale educazione si debba trasmettere
ai propri figli in occidente.
Il timore di essere riconosciuti
Altra cosa invece la percezione dei
convertiti di segno opposto, i catecumeni
provenienti dallislam, che hanno sposato
la fede cristiana. Poche centinaia di cittadini arabi, che vivono in Italia, hanno paura di rivelarsi e vanno in chiesa di nascosto.
Timorosi di essere riconosciuti dai loro fratelli musulmani perch sanno che potrebbero essere colpiti da una fatwa e sanno
che per loro la morte sociale, decretata dalla comunit di appartenenza, irreversibile. Come sostiene Hamid Laabidi, cittadino
italiano immigrato da Rabat che nei giorni
scorsi ha deciso di uscire allo scoperto e rivelare la propria conversione. Una scelta
decisa a met degli anni 90 per ribellarsi al
fondamentalismo diffuso allinterno della
sua comunit di provenienza. Per i musulmani che si convertono, tradire la propria
religione come tradire la patria, dice al
Foglio. Non comprendono il valore della
libert individuale e risentono della pressione ricevuta nei loro paesi di origine.
Ecco perch, quando ha abbandonato lislam, alcuni fratelli che frequentavano la
moschea di Varese gli fecero sapere che sarebbe stato punito, anche se poi non mai
successo niente. Ed ecco perch oggi, davanti al suo atto di coraggio, lo hanno
chiamato in tanti, tutti musulmani convertiti, per dirgli bravo, vai avanti, ma noi
preferiamo stare a guardare, se non ti succede niente, allora magari un giorno anche
noi. Hamid pensa per che ora le cose
potrebbero cambiare e infatti vuole addirittura aprire un sito web per dare ospitalit a tutti gli ex musulmani che come lui
hanno cambiato fede perch erano stanchi,
ci dice, di sottostare ai dogmi inconfutabili
del Corano insegnato dai fondamentalisti.
Come Abdul Rahman, che davanti alle telecamere ieri ha detto di aver scelto la Bibbia allet di sedici anni per il suo messaggio di amore e di temere per la sua vita e per quella dei suoi figli.
Cristina Giudici

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ANNO XI NUMERO 77 - PAG III

IL FOGLIO QUOTIDIANO

VENERD 31 MARZO 2006

MUSEO VIRTUALE DEUROPA

E se fossimo nati dal Danubio? Unipotesi che si fatta reperto


i sono grandi novit nella ricostruzione
della cultura europea delle origini. DalC
la scienza archeologica al new age attra-

verso Internet e lesoterismo. Dora innanzi


la luce non sorger pi in oriente ma in occidente. A quanto pare, lEuropa a nord
delle Alpi intende attribuirsi lorigine della civilt finora concessa alloriente e al
Mediterraneo. E stata inventata anche la
formula: non ex oriente lux ma ex occidente lux. Come dire che lEuropa danubiana
ha prodotto lalba, il meriggio e il tramonto
della cultura. Insomma lalfa e lomega. Ma
stiamo ai fatti. Il 24 febbraio scorso stato
inaugurato a Roma il Museo virtuale delle
radici europee, che raccoglie le testimonianze sul pi lontano passato del continente, conservate in sette importanti musei
dEuropa e le rende disponibili in rete al sito www.europeanvirtualmuseum.it. Le istituzioni che partecipano alliniziativa sono:
il museo nazionale preistorico etnografico
L. Pigorini di Roma, il museo di preistoria di Berlino, il museo nazionale di storia
rumena di Bucarest, il museo archeologico
nazionale di Atene, il museo di storia di Budapest, il museo nazionale di storia di Sofia
e il museo di storia naturale di Vienna.
Una prima osservazione salta agli occhi:
a parte Berlino, Roma e Atene, tutti gli altri musei si trovano nellarea centro-orientale dellEuropa, lungo lasse attraversato
dal fiume Danubio. Sarebbe dunque proprio in questarea che andrebbero ricercate le pi antiche radici europee. Come
afferma Marco Merlini, coordinatore del
progetto, lEst il cuore dellEuropa. Si
tratta di vedere se Merlini davvero la testa giusta per trovare il cuore del nostro
continente. A quanto si sa collabora a
qualche rivista sospesa tra la fantascienza
e larcheologia (Hera) e pu vantare titoli
che gli derivano, tautologicamente, dalla
medesima iniziativa che coordina. La combinazione suscita una certa curiosit e anche il desiderio di fare un tuffo in questo
museo virtuale per scoprire, al di l delleredit greca, romana e giudaico-cristiana o
magari celtica, le nostre vere e pi profonde radici. Il museo virtuale presenta una
serie di oggetti databili dal 40.000 al 2.000
a.C.; si tratta per lo pi di manufatti di piccole dimensioni, come figurine animali e
umane, vasi, amuleti, utensili, armi e
gioielli. Molti di questi oggetti sono gi ben
noti a chiunque si interessi di preistoria.
Spiccano in particolare le panciute statuette delle Veneri steatopigie (come la
celebre Venere di Willendorf, circa 20.000
a.C.), che attestano la presenza in tutta Europa di un culto della dea madre. Protagonista di questo museo comunque la cosiddetta civilt danubiana, fiorita a par-

tire dallottavo millennio a.C. nel sudest dellEuropa. Si tratta di


una tipica civilt neolitica fondata sullagricoltura e su unurbanizzazione limitata ai
villaggi, non priva di
profondi agganci con
le culture neolitiche
del vicino oriente e
con quelle dellEuropa
occidentale e settentrionale. Questa civilt
danubiana si identifica in parte con il concetto di Old Europe
coniato da Marija Gimbutas, la celebre studiosa autrice di Il linguaggio della dea. Si
deve appunto alla
Gimbutas la valorizzazione dei reperti archeologici danubiani e
la ricostruzione di una
complessa civilt oldeuropean fondata sul
culto matriarcale della
dea madre e su una
pacifica convivenza tra
villaggi legati dalle
medesime credenze.
Purtroppo le scoperte
della Gimbutas, una
volta riscoperte dai
cultori dei movimenti
neopagani e dallArcheomythology, hanno
prodotto favole e oggi
persino un museo virtuale. Non che larcheologia applicata allo studio della mitologia sia in s priva di legittimit scientifica, ma bisogna distinguere tra larcheologia che studia i miti antichi e i mitomani

Si tratta di un sito internet che


raccoglie testimonianze (ma
anche favole) su una
fantomatica civilt delle origini
moderni che abusano dellarcheologia per
suffragare le loro invenzioni.
Il vero gioiello del museo sono i documenti che recano iscrizioni nella cosiddetta scrittura del Danubio. Si tratterebbe,
secondo H. Haarmann, di una vera e propria scrittura sorta almeno duemila anni
prima di quella cuneiforme in Mesopotamia e di quella geroglifica in Egitto. Questo

Haarmann presiede la sezione europea dellInstitute of Archaeomythology con sede a


Sebastopol, in California, non lontano dunque da Las V egas, dove pi facile interpretare lingue ancora sconosciute grazie a
unincontenibile fantasia spettacolare. La
scrittura cui si riferisce Haarmann sarebbe
stata inoltre inventata e utilizzata, a suo giudizio, non per meri scopi amministrativi e
burocratici ma per comunicare direttamente con gli di. Il problema, purtroppo, che
non stata ancora decifrata e che, a causa
della estrema brevit delle iscrizioni conservate, probabilmente non lo sar mai. E
se anche un giorno lo fosse, ben difficile
che si scoprirebbero grandi e arcane verit
sul nostro passato e le nostre radici europee. Infatti, che cosa sar mai stato scritto
con questi caratteri? Non lo sappiamo, ma
la stessa brevit delle iscrizioni ci permette
di dire che non potrebbero rivelarci molto
pi di qualche nome di oggetti o di divinit.
Ma c dellaltro: che fine ha fatto questa

saddsasad

scrittura nella storia europea? Ebbene,


scomparsa senza lasciare traccia, almeno
sulla superficie della terra. In Europa, lo si
voglia o no, la scrittura stata introdotta dai
greci, i quali lavevano imparata dai fenici
che, a loro volta, erano gli eredi di una lunga tradizione dellarea siropalestinese, dove nel secondo millennio a.C. era stata inventata la scrittura alfabetica.
Un discorso analogo vale anche per il
culto della dea madre. Si tratta, come ben
noto, di una venerazione pressoch universale. La presenza di un culto di questo tipo
non distingue per larea danubiana e lEuropa dal resto del mondo. Secondo Haarmann persino la popolarit della Vergine
Maria nella cultura religiosa europea sarebbe dovuta al persistere del culto dellantica dea madre. Il che, naturalmente,
vero, ma non significa nulla, o almeno non
dal punto di vista delle radici europee.
Per di pi, la stessa figura della V ergine
Maria ha antecedenti molto pi diretti in

altre dee madri del


mondo mediterraneo
antico, come Cibele e
Iside, che nellAsino
dOro di Apuleio viene
adorata con una preghiera che ricorda lAve Maria e che comunque rappresentata
con un manto celeste
stellato identico a
quello della Madonna
di Cimabue.
Viene da domandarsi,
a questo proposito, come si possa ridurre cos sfacciatamente un
concetto universale a
un particolare e con
quale coraggio si possa
definire con tanta meticolosit un confine
(geografico, linguistico,
culturale) dellEuropa
gi nel 12.000 a.C. In
realt, basta leggere
Il Ramo doro di James G. Frazer per riconoscere le innumerevoli trame che uniscono la mitologia e la tradizione popolare europea con quelle di tutto
il resto del mondo, dallAfrica, allAmerica e
allAustralia.
Quando si parla di radici e di identit si
parla inevitabilmente
di memoria o, pi precisamente, di memoria culturale, ossia memoria collettiva di particolari eventi che
fondano lidentit di un gruppo. T ale , ad
esempio, la memoria dellesodo dallEgitto
per gli ebrei, che appunto nel ricordo di

Non sappiamo ricordare. Forse


per questo siamo affascinati dalle
interpretazioni un po esoteriche
dellantropologia e dellarcheologia
questo evento hanno costruito la propria
identit di popolo. E poco importa che questi eventi siano storici o pi o meno
affondati nel mito. Ci che conta il significato che gli viene attribuito nel ricordo.
Della grande cultura danubiana non abbiamo, ahim!, nessuna memoria culturale.
N e abbiamo tuttalpi una memoria archeologica. Ma una cosa ben diversa. Co-

saddsasad

sadadsadsads

struire oggi a freddo un mito preistorico


sembrerebbe impossibile, e in ogni caso ridicolo perch infondato e lanciato verso la
costruzione artificiale di unidentit che
dovrebbe prescindere dalla tradizione o
addirittura ribaltare ci che ne sappiamo
con certezza. Ci voleva Internet, con la sua
vocazione allapprossimazione culturale e
la sua resistenza a ogni selettivit, compresa lincapacit di filtrare e distinguere, per
produrre sotto gli spietati riflettori della
scienza il miracolo di un mito creato ex
nihilo.
Il senso di questiniziativa, che sembra
stare a met tra il serio e il faceto, e alla
quale Repubblica ha dedicato unintera
pagina il 22 febbraio scorso, lascia perplessi. Da un lato, appartiene in qualche
modo al filone new age nella sua misticheggiante visione di una pacifica societ
originaria che si fondava sul culto della
grande madre, che usava la scrittura per
comunicare con gli di e che non era tenuta insieme, a differenza dei dispotici imperi dellantico oriente, da un potente Stato monarchico, ma si organizzava su una
rete di villaggi rurali in rapporto di reciproco sostegno. Dallaltro, sembra circondata da un alone di seriet, godendo delladesione di importanti musei europei e
soprattutto dellappoggio e dei finanziamenti dellUe (e indirettamente del comune di Roma). A me pare che, consapevolmente o meno, questiniziativa inauguri un
revisionismo preistorico, che sembra dare
il cambio a quello storico. L identificazione con la civilt danubiana forse un indizio per tentare una spiegazione. LEuropa sembra continuamente alla ricerca di
radici. Screditato fortunatamente il mito
delleredit ariana indoeuropea, appannato quello della res publica romana, fievolmente praticato quello della cultura
greca, si cerca di consolidare le radici giudaico-cristiane piantandole in un sostrato
preistorico centrato sul Danubio. LEuropa
alla ricerca di radici perch, paradossalmente, non sa ricordare. O meglio, ricorda
ma non ha memoria culturale, perch consuma i propri ricordi come un alcolista la
vodka, sborniandosi di notte e risvegliandosi al mattino senza memoria. In questo
senso lopposto dellantico Israele, il cui
popolo si costituito e perpetuato sotto
limperativo del shamor we-zaqor Conserva e Ricorda.
Abbiamo bisogno di molte cose per affinare la nostra consapevolezza della storia
europea e della nostra identit culturale,
ma dubbio che ci possano servire musei
virtuali e interpretazioni esoteriche dellarcheologia e dellantropologia.
Aldo Piccato