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Per tutti i gatti che fanno

miao!
di Marco Terramoccia
Ehi, Miguel, cosa quello? chiese curioso Carlos.
I due topi si avvicinarono alla bottiglia di vetro che saliva e scendeva rotolando sulla riva della
spiaggia, spinta dalle onde che lavevano portata fino a l chiss da dove.
Guarda Miguel, c qualcosa dentro. Apriamola e vediamo cosa c afferm Carlos, il topo pi
giovane tra i due.
No, Carlos, non possiamo farlo adesso. Sar una faticaccia, ma la dobbiamo portare fino al castello.
Ora aiutami parl chiaro Miguel.
I topi trovarono il modo di farlo: ingegnandosi con laiuto di alcuni fili derba pi lunghi, resistenti e
secchi, si legarono la bottiglia che qualche tempo prima aveva contenuto del latte sulle spalle. Carlos,
che era il pi giovane e pi alto, su di s aveva il collo della vecchia bottiglia. Miguel che era pi
grande e ingombrante ma non pi alto, il fondo. Insieme si equilibravano bene il peso.
Mi raccomando compagno, dobbiamo correre a tempo, dobbiamo riuscire a rimanere sempre
affiancati. Dobbiamo fare in modo che non ci cada mai, cos non perderemo tempo a sistemarla di
nuovo. Il viaggio lungo e pericoloso conferm Miguel, consapevole che tornare al castello non
sarebbe stata unimpresa semplice.
Io sono pronto. Quando vogliamo partire, ci sono.
Lalba aveva iniziato a dare il cambio alla notte, che lentamente stava lasciando il posto al sole con
limpegno di illuminare il giorno. Coraggio, andiamo incit Miguel allaltro.
Fianco a fianco i due topi di castello iniziarono ad andare. Miguel, andiamo a fiuto? chiese Carlos al
suo compagno davventura appena iniziata.
Loro dovevano tornare al castello, dove vivevano non pi tranquilli da quando una delle due bande di
gatti aveva costretto le loro famiglie a rifugiarsi dentro una tana, dietro la cucina per fortuna. A loro
era toccato il compito di andare a trovare aiuto e per questo motivo si erano spinti cos lontano, fino
al mare, alla ricerca di Dolores, una cagna di razza Bull Dog amica dei loro parenti, che fino a quel
momento non avevano trovato. In compenso, avevano trovato quella bottiglia, che ancora non
sapevano cosa contenesse al suo interno. Anche se dal vetro, ormai parecchio sporco di erbetta di
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mare, a loro pareva di vedere allinterno come dei fogli arrotolati. Puliti rispetto allo stato della
bottiglia. Quello era segno che allinterno lacqua non era entrata e quindi i fogli s, se fogli erano, si
erano mantenuti asciutti.
Appena passate le prime dune di sabbia Miguel disse: Carlos, ascolta. Tu ancora non sei molto
esperto, ma ti assicuro che quelle sono le tracce lasciate da un serpente mangia topi. Con quegli
animali non ci si ragiona, dammi retta, sono peggio dei gatti! Fidati, dobbiamo aggirare il laghetto e
poi riprendere verso la collina. Andiamo di l.
E sempre fianco a fianco girarono a sinistra e costeggiarono il laghetto. Fortunatamente non
trovarono nessun intoppo fino allaltra parte. Vieni Carlos, riprendiamo ad andare verso la collina.
Siamo appena partiti e dobbiamo arrivare lass.
In alto, sulla collina davanti a loro, si erigeva il castello. La loro accogliente casa, prima che quelle due
bande di gattacci decidessero di stabilircisi. Una delle due bande di gatti era capeggiata da un gatto
arancione di nome Oscar. Era arrivata al castello per sfuggire agli attacchi di Dolores, la cagna che
loro erano venuti a cercare e che era la guardiana di una piccola fattoria pi a valle del castello.
Dolores, pi di ogni altro cane, dei gatti non sopportava nulla e aveva costretto alla fuga e allesilio
Oscar e il suo gruppo, che dopo parecchio girovagare erano entrati nel castello e avevano messo in
fuga uno dei due gatti domestici guardiani, ormai vecchi, e avevano costretto le famiglie di Carlos e
Miguel a rintanarsi dentro una tana parecchio grande dietro la cucina. Miguel e Carlos avevano un
compito importantissimo, per quanto difficile e pericoloso. Avevano giurato ai loro familiari che
avrebbero trovato aiuto e che sarebbero tornati per mandare via i gatti dal castello una volta per
tutte. Al pian terreno del castello ci si era insediato un altro gruppo di gatti, composto tutto da
mercenari ammazza-topo, che si spostava da un posto allaltro in cerca di topi da stanare e sbafare,
in banchetti a base di quella carne bianca e poco grassa. Il capo della banda dei mercenari era un
certo Rolfo, un gatto nero e occhi gialli dalle origini incerte. Era forse il pi cattivo e pericoloso. A
Rolfo, oltre che i topi, piacevano parecchio anche i pesci. Lui, che si riteneva un gatto dalle nobili
origini, passava parecchio tempo sul ponte levatoio del castello, che dopo labbandono da parte dei
nobili che lo avevano abitato era rimasto abbassato. Nel fossato pieno dacqua, ampio e
discretamente profondo, ci vivevano tre lucci, ormai parecchio grandi e sempre affamati, alcune
variet tra rane e rospi, che nelle notti di luna piena facevano dei concerti strazianti, per i quali
brontolavano addirittura le armature vuote che i nobili proprietari del castello, costretti allesilio, non
si erano potute portare dietro, visto che se ne erano dovuti andare via tutti in fretta e furia. Rolfo
cercava di ipnotizzare i pesci rossi del fossato. Era parecchio che dava la caccia a una femmina bella
grossotta.

Pisciulina, guardami, non mi scappare! Lasciati addormentare, vedrai che ti piacer.


Era giorni che imperterrito provava la carta dellipnosi senza riuscita. Era stato lui che pi duna volta
aveva rischiato di addormentarsi con la sua stessa voce e per poco non era caduto nel fossato, dove i
lucci non gli avrebbero dato certo la possibilit di tornare a terra sano e salvo. Lo sapevano bene le
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rane e i rospi, che nonostante non fossero un cibo ottimo per i tre lucci continuavano a fare una gran
fatica a mantenersi in numero abbondante. Il luccio pi grande con Rolfo cavrebbe fatto un gran bel
pasto! Comunque il gattone, convinto dei suoi poteri, continuava a cercare di ipnotizzare la
pesciolotta rossa, che a sua volta si fermava a guardarlo da sotto il pelo dellacqua e gli soffiava bolle
dacqua, cosa che lo faceva imbestialire. Tutti i giorni provava prima lipnosi poi faceva diversi
tentativi di tuffo o entrata in acqua per infine, come al solito, desistere e tornarsene a bocca vuota
nel castello.

Oscar, come obbiettivo, aveva quello di non far entrare altri gruppi di gatti nel castello. E se ci
riuscivano, lui e la sua banda dovevano far sparire tutti i topi da l dentro. Cosa che per il momento
non gli era riuscita e parecchio per colpa delle intromissioni di Rolfo e dei suoi compagni maldestri e
poco furbi, quasi sempre capaci di creare solo caos. Infatti tutta la famiglia di Miguel e Carlos erano
riusciti a trovare quella tana bella confortevole solo grazie al fatto che di loro si era proposto di
occuparsene Rolfo e i suoi, tanto per dimostrare a Oscar come si faceva a sterminare due famiglie di
topi in pochissimo tempo. Quella prova era andata a finire con le famiglie di topi che avevano
cambiato solo tana e avevano dovuto effettuare un ennesimo trasloco. E Rolfo, invece, aveva fatto la
sua ennesima brutta figura con i suoi e con la banda i Oscar. Ormai in quel castello abbandonato non
faceva pi paura a nessuno.

Girolamo, padre di Carlos e fratello del padre di Miguel, se ne stava sdraiato in un angolo vicino alla
mezza candela. Se ne stava a pensare come lui e i suoi avrebbero potuto fare a scendere alla prima
fattoria, a met collina, per recuperare un po di quel formaggio cos tanto buono e utile per la loro
salute. In fondo, dove era luscita della tana, la candela illuminava gli occhi verdi di un gatto
sentinella del gruppo di Rolfo. Prima di provare a uscire, lui e gli altri dovevano distrarre quel ceffo e
assicurarsi che la via fosse temporaneamente libera.

Guarda, Miguel. L c un fienile o sbaglio?


Ci vedi perfettamente, Carlos. arrivata lora di vedere se riusciamo a trovare qualcosina da
sgranocchiare, che ne dici?
Certo che s rispose Carlos, che aveva anche il bisogno di riposarsi un attimino.
I due topi si avvicinarono al fienile, che sembrava del tutto abbandonato e lasciato andare. Arrivati al
fienile si fermarono, erano stanchi e affamati. Si guardarono intorno, non videro nessuno e non
fiutarono odori che non conoscessero. Ci significava che nei paraggi non cerano n umani n altri
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imminenti pericoli. Vicino una balla di fieno per terra, visione delle visioni, trovarono un po di noci.
Qualcuno si era fermato l a mangiare ed era ripartito, dimenticando quelle noci. Un regalo del tutto
inaspettato e graditissimo.
Che fortuna, Miguel! Guarda, hanno lasciato delle noci qua per terra! Guarda!
Le vedo, amico, ma penso sia meglio lasciar perdere e andarcene subito. Non credi? lo interrog
lamico Miguel.
Io ho una gran fame e sono sfinito. Ho bisogno di mangiare, bere e riposarmi un po disse Carlos
davvero stanco, con la lingua di fuori.
Va bene lo assecond Miguel, sempre meno titubante. Era stanco anche lui. Il giaciglio per
dormire un po ottimo. La vedo un po pi dura per rompere le noci riflett ad alta voce Miguel.
Il topo pi giovane rimase zitto ad ascoltare laltro . Poi esult: Ho unidea. Le porteremo una alla
volta sopra quel pilone che bello alto da terra e le butteremo gi, mirando su uno di quei grossi
sassi. Come ti pare? chiese Carlos tutto eccitato.
Miguel, dopo qualche attimo di ripensamento, si convinse che valeva la pena provare, anche se
limpresa per salire su quel pilone dellacqua era ardua davvero.
Ascoltami, Miguel. La cosa pi importante che dobbiamo fare, e la dobbiamo fare subito disse il
giovane Carlos quella di liberarci di questa bottiglia immediatamente. La dobbiamo aprire, tiriamo
fuori il contenuto e solo quello lo portiamo al castello. Della bottiglia, che un grande e pesante
ingombro, ce ne liberiamo oggi stesso. Dimmi che sei daccordo.
Pensandoci, non stai dicendo una cosa che non sta in piedi. Ma s, apriamo la bottiglia e prendiamo
ci che contiene. Sicuramente quello che dentro sar pi leggero e meno ingombrante del suo
involucro. Dai, diamoci da fare.
Come facciamo? chiese Carlos un po pensieroso.
Faremo come per le noci, la porteremo sul pilone e poi la lasceremo cadere gi. Vedrai che
funzioner, ne sono sicuro disse serio Miguel, mentre guardava con un occhio la bottiglia e con
laltro il pilone. Rosica qui, Carlos.
Va bene, Miguel. Ecco fatto.
In poco Carlos, affamato, si era rosicato i fili derba che avevano intrecciato per legare la bottiglia alle
loro spalle. La bottiglia una volta libera sul terreno scosceso della collina inizi a ruzzolare verso il
pilone, qualche metro pi sotto. Nellimpatto con il pilone in cemento si ruppe. I vetri schizzarono un
po dappertutto. Miguel e Carlos si avvicinarono lentamente, schivando e spostando i vetri tutti da
una parte. Cos non rischiavano di ferirsi alle zampette. Alla prima impressione, quando arrivarono
davanti al contenuto della bottiglia, rimasero un po delusi. Appena videro con loro sorpresa che
allinterno della bottiglia che si era rotta cerano soltanto dei foglietti arrotolati e ben conservati,
praticamente asciutti, curiosi come non mai srotolarono la carta per vedere se capivano cosa ci fosse
scritto. Allinterno dei foglietti cerano una sfilza di formule a loro sconosciute. Capirono perch
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lessero solo lintestazione in alto che diceva Topolass e poi non cera scritto nientaltro. La firma in
calce in fondo a uno dei foglietti non la videro e di certo loro non potevano sapere chi era stato
Topasso. A distanza di migliaia di miglia, in un altro continente, altri due topi erano entrati in
possesso della micidiale formula che serviva per la creazione della Topolass. I due pensarono subito
che in quei foglietti ci doveva essere scritto qualcosa di molto importante e se ne presero subito
cura. Ora era molto pi semplice continuare la loro missione. Qualche centinaio di metri prima del
castello, si ricordarono che in una tana alla base di una grande quercia abitava il grande Topix, amico
della famiglia di Carlos e grande filosofo, poeta, nonch scienziato e chimico.
Vieni, Miguel, aiutami. Passami una noce chiese Carlos mentre si penzolava dal pilone tenendosi
soltanto con le zampette posteriori.
Con difficolt, Miguel gli pass tre noci e lui, una volta risalito, le tir gi sul sasso una alla volta e si
ruppero. Si erano guadagnati la cena. Mangiarono le tre noci. Sazi, con la panza piena, si riposarono
su una balla di fieno dentro a quel fienile abbandonato.
Seguimi, Carlos, e non fare domande.
Miguel si infil dentro lo spazio che cera tra una balla e laltra. Carlos, che aveva percepito la
presenza un imminente pericolo, lo segu di corsa. Con i foglietti nella zampa, arrivarono a met
fienile sfruttando le loro qualit contorsionistiche e gli spazi tra balla e balla. Rabbrividirono con il
pelo ritto quando sentirono il tetro rumore di un gatto sopra le loro teste che si stava stirando prima
di iniziare la sua battuta di caccia notturna. Sentirono non molto lontane le voci terrorizzate degli
altri topi che vivevano in quei paraggi e che se la stavano dando a gambe. Loro due quella volta erano
stati parecchio fortunati a trovarsi in quel posto. Lambiente era buio, ma loro da topi che erano ci
vedevano abbastanza bene e poi sentivano chiaro che il gatto sopra di loro si stava allontanando
velocemente. Quando non sentirono pi lorribile puzzo di gatto uscirono allesterno. Ognuno di loro
teneva un paio di foglietti, che avevano trovato nella bottiglia arrotolati e legati, in testa con lo
stesso sistema di sempre, con dei fili derba pi lunghi. Miguel aveva legato i foglietti sopra la testa di
Carlos e viceversa aveva fatto laltro. La carta era leggera e poggiata lungo il corpo non dava fastidio.
Erano meno ingombrati, portare un foglio di carta legato sopra la testa era uno scherzo, potevano
fare qualsiasi movimento.

Al castello Girolamo avvicin una mezza candela allentrata della tana. Il gatto sentinella non lo sent
arrivare. Odor, dopo qualche attimo, i baffi prendere fuoco. Scapp via come una saetta. Il miagolio
di paura del gatto che scappava lo sent perfino il fantasma del conte Pedrito Ito, che trasalendo per
lo spavento perse la testa che teneva sempre in braccio da quando, anni prima, i Francesi
glielavevano tagliata con la ghigliottina, in quanto ritenuto una spia della Spagna. E da quel
momento in poi, lui che non era mai riuscito a trapassare, era rimasto chiuso nel castello e l vagava
senza mai fermarsi, portandosi la propria testa sotto il braccio. Era rimasto un burlone come era
stato in vita. Era lui che durante la notte muoveva le vecchie armature, spostava i quadri lasciati l dai
vecchi proprietari del castello quando lo avevano abbandonato. Girolamo con la sua famigliola
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approfitt per fare un salto nella cucina del castello, che era appena fuori della tana. Speravano che i
due vecchi guardiani, dopo aver mangiato, avessero lasciato qualche avanzo. Era lora di fare una
perlustrazione. Portarono via dalla cucina un buon bottino. Tornarono alla loro tana con dei pezzotti
di cavolo lessato, un bel tozzo di pane secco, che per loro era ottimo, e riuscirono a far rotolare nella
tana anche due mele. Si erano procurati il pasto per due giorni, stando attenti a non buttare niente.

Come ti butta, Rolfo? chiese Oscar, passando sul ponte levatoio. Aveva salutato a suo modo Rolfo,
che era l anche quella volta sdraiato su quel ponte a escogitare un modo per arraffare un pesciolotto
e fare colazione. Rolfo, sei sempre su questo ponte e non riesci ad attaccare un pesce, povero gatto
nero! Miaoo! Oscar si stir ben bene e pass oltre. Poi, girandosi quando era gi qualche metro
avanti, aggiunse: Vedi, io sono uscito allalba e me ne sono andato in una fattoria qui vicino. Prima
che il padrone mi vedesse, ho fatto una ricca colazione a base di uova fresche e due piccoli uccelletti,
che il primo volo lo hanno spiccato nella mia bocca. Bene, adesso sto proprio bene caro mio!
Rolfo lo guard con i suoi occhi tondi e gialli. E tra s disse: Brutto gatto arancione, ma chi ti credi di
essere? Arriver anche il mio momento e allora imparerai qualcosa, miaoo!
Rolfo, con un colpo di reni e uno di fortuna, ce la fece: per poco non cadde nel fossato. I tre lucci, che
erano diventati degli squali ormai, quando nuotavano sotto il ponte e lo vedevano sdraiato che
provava i suoi stratagemmi fasulli di caccia, si posizionavano e iniziavano a girare in cerchio,
aspettando che prima o poi quel gatto nero cadesse in acqua. E per poco non era accaduto proprio
quel giorno. Rolfo, ormai stanco di quellennesima battuta di caccia che non aveva dato risultato,
drizz il pelo, fece un saltello sulle zampe, tanto cos per scaldarsi, e poi voltandosi verso luscita
saltellando si avvi a scendere pi a valle alla ricerca di un buon pasto, vista la carestia di quel posto.
Parecchio carico, Rolfo si avvicin a un muro a secco dove ricordava di aver visto nei giorni
precedenti pi di una lucertola a prendere il sole. A passi leggeri, attento a non fare il minimo
rumore, si avvicin quatto e serio con il muso parecchio pi nero di quello che madre natura gli aveva
regalato. Quando fu oltre met muro vide ci che pi voleva vedere: un bel ramarro verde piuttosto
grassottello qualche metro avanti a lui se ne stava impalato, immobile, a godersi i raggi del sole. Si
lecc i baffi e lacquolina in bocca risvegli il suo istinto predatore.
Prima si accucci su tutte le quattro zampe e tra s disse: Non mi scappi, bella lucertolona verde!
Non ti dar la possibilit neanche di poter pensare di scappare. Sei mia!
Mentre il gatto accovacciato pensava gi daver la lucertola in bocca, il ramarro senza correre si era
spostato dentro la fessura tra due bei sassi di quel muro. Rolfo, caricato a molla con tutti i muscoli
perfettamente in trazione, vedendo la coda della lucertola verde scappare, gli si avvent sopra come
una tigre. Con un balzo schizz per aria e mentre era in volo, pronto ad afferrare con gli artigli la sua
tanto sospirata colazione, vide la coda sparire dentro i massi. Fece appena in tempo a coordinarsi e
riuscire ad atterrare, ammortizzando il colpo sempre sullo stesso muro.
La lucertola, ormai al sicuro tra i massi, ebbe lardore di dirgli: Ssssciocco di un gattone nero, sss-se
tutti i gatti foss-ssero come te noi sss-saremmo pi di un milione, quasss-si padroni del mondo!
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Peccato, ahim, che di gatti come te ce ne sss-siano veramente pochi! Ma tu, mi raccomando, ressssta da quesss-ste parti, non te ne andare!
Rolfo, a sentir quelle parole, dette con tanto di lisca che gli faceva ancor pi male, desolato e sempre
pi amareggiato salt gi dal muro, sperando di trovare una qualsiasi cosa da mangiare al pi presto.
Sceso dal muro, si ferm un attimo a guardare in lontananza il mare, che seppur lontano era sempre
cos bello. Dopo una mattinata di caccia senza risultati, Rolfo si accontent di mettere sotto i suoi
denti un po di larve e qualche scarafaggio.
Eh, se fossi nato in una grande citt! L s che sarei stato a mio agio! Invece, me misero, sono nato a
due zampate da un castello abbandonato in compagnia di un maledetto gatto arancione e
sapientone! E quei topi maledetti, che da me proprio non si vogliono far prendere! E ai miei amici
meglio non pensare!
In effetti, la sua banda era parecchio scalcinata. I membri erano: Ramn, un gatto grigio, bello di
pelo, ma un po troppo ingenuo e con qualche rotella in meno; Ronni, che era stato il gatto di corte
da quanto lo avevano fatto ingrassare i conti prima di abbandonare il castello. Non era pi riuscito a
dimagrire e pesava quasi venti chili. Purtroppo per lui non riusciva fare pi di quello che faceva
sempre, ossia starsene sdraiato su un tappeto pieno di pulci, lasciatogli in eredit dai conti. La bella
Agata apparteneva alla banda solo con il nome, tanto per far figura, perch in realt era andata via
da parecchio tempo, dietro a un gatto zingaro conosciuto l nei dintorni.
Rolfo torn al castello. Non si ferm sul ponte, sotto cerano soltanto i tre lucci di guardia. Entr nel
piazzale del castello. Lo sfior una ventata di fresco. Non era altro che la testa del conte Pedro che
era caduta al padrone e stava ruzzolando intorno al piazzale del castello, chiedendo ripetutamente
come un disco incantato di essere fermata. La testa del conte gli pass oltre. Il conte, che era l
presente, la ferm, la riprese sotto il braccio e poi si allontan con lei. Pass a salutare i suoi e trov
soltanto Ronni, che era tutto affaticato perch era andato a fare due passi e si sentiva stanco.

Buongiorno, Miguel.
Buongiorno, Carlos. Vogliamo avanzare un altro po? chiese baldanzoso al compagno di avventura.
Sento un ottimo odore di formaggio provenire da quella direzione. Andiamo a vedere,
muoviamoci.
Certo, andiamo gli rispose gi pronto Carlos.
I due topi ripresero ognuno i propri foglietti e ripartirono andando a fiuto, quello di Miguel. Alla salita
rallentarono e si diressero verso est, allontanandosi dalla strada. Entrarono nel bosco, che era
parecchio allombra.
Lo sento, lo sento. Viene da l. Senti che buon profumo? Questo odore di formaggio stagionato a
puntino. Chiss di chi sar e se lo vorr condividere con noi?
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Preoccupiamocene quando lo avremo trovato afferm il giovane Carlos.


Proseguirono attirati dallodore di formaggio. Arrivarono davanti a una casa in pietra, non molto
grande ma parecchio carina. Accanto a quella ce nera anche una in legno. Era da quella in legno che
proveniva quellinconfondibile odorino.
Sulla soglia di entrata Carlos esclam: Siamo arrivati in paradiso! Finalmente! Guarda quante belle
forme di cacio! Guarda Miguel, come sono belle! Ci invitano ad assaggiarle. Rimaniamo qui per
sempre?
Non possiamo, egoista. Dobbiamo tornare al castello e dobbiamo trovare il modo di liberare le
nostre famiglie da quel gattaccio e i suoi stupidi amici. Non ti ricordi che i nostri sono prigionieri nella
tana, quella nella cucina?
S che me lo ricordo rispose Carlos puntualizzando che comunque aveva una grande fame e che
tutto quel formaggio lo chiamava.
Tutto sembrava tranquillo, non cera nessuno a fronteggiarli. Non videro n gatti n uomini con
bastoni. Entrarono nella rimessa in legno, dove cerano i formaggi a stagionare. Lasciarono i foglietti
in un punto sicuro e poi iniziarono ad abbuffarsi di formaggio. Cominciarono da quello pi fresco e
arrivarono a quello pi stagionato. Smisero di mangiare e rosicchiare solo quando si sentirono
scoppiare. Con le pance piene non se la sentirono di riprendere subito la salita. Preferirono rimanere
un pochino l nella rimessa, dove oltre al formaggio cerano anche delle balle di fieno a seccare.
Approfittarono per fare un riposino rigenerante. Dormirono abbastanza, sognarono pezzi di
formaggio sempre disponibili per loro e altre leccornie. Al risveglio non trovarono nessuno ad
aspettarli, solo un invitante profumo di un pezzo di formaggio. Non ci volevano credere, quel posto
doveva essere davvero il paradiso dei topi.
Pens Miguel tra s: Quale altro posto potrebbe essere cos? Abbiamo mangiato formaggio, lo
abbiamo sognato e ne troviamo altro al nostro risveglio prima di ripartire. Se non il paradiso
questo!
Poco pi in l di dove si erano fermati a riposare, cera una gabbietta allapparenza innocua con un
bel pezzotto di formaggio parecchio profumato al centro. Di sicuro era l per loro, pens Carlos, il pi
giovane. I due topi erano quasi arrivati allentrata della gabbietta quando una voce li ferm giusto in
tempo.
Fermi! Non entrate, quella una trappola! Era un topo pi grande di loro, che portava un paio
docchialetti tondi e aveva laria di sapere un sacco di cose. Miguel e Carlos si fermarono subito e non
ci pensarono pi a quel pezzo di formaggio.
Grazie per averci salvato dissero in coro al topo che li aveva avvertiti. Noi siamo Miguel e Carlos
si presentarono i due.
Io mi chiamo Topinto e sono il guardiano del caseificio dove ci troviamo adesso. E voi stavate per
entrare dentro una delle prigioni che il fattore e suo nipote mettono di continuo qui per catturare gli
intrusi. E per intrusi intende noi topi. Avete capito adesso?
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Grazie Topinto risposero in coro i topi, che si erano appena salvati.


Il topo del caseificio li invit a rimanere un po con lui, a fargli compagnia in quel posto dove se
abbastanza stavano attenti di cose da mangiare ce ne erano tante e tutte buone e gustose. Miguel e
Carlos, dopo averci pensato un attimo, decisero di passare l quello che rimaneva di quel giorno.
Topinto li invit prima a fare un bel bagnetto al ruscello. I tre topi si avventurarono con la canoa del
guardiano. La canoa era proprio sotto la casa in legno dove veniva stagionato il formaggio.
Venite, salite a bordo disse loro Topinto.
Miguel a prua, Carlos al centro e Topinto a poppa, scesero lungo il ruscello per un po, fino a che il
guardiano non decise di accostare per guadagnare di nuovo terra. Si lavarono ben bene. I topi ospiti
raccontarono la loro storia al guardiano, che consigli loro di ripartire subito il giorno dopo la mattina
presto. Quella sera si abbuffarono nuovamente, assaggiando pi formaggio che poterono. Sazi e
pieni, si addormentarono dopo aver chiacchierato per parecchio con quel topo cos simpatico e
ospitale sotto il chiarore della luna.

Rolfo sempre pi desolato, abbastanza disperato, si allontan ancora di qualche metro dal castello,
alla ricerca di altre larve e insetti facili da acchiappare, visto che fino a quel momento niente di pi
era riuscito a trovare. Quei pesci lo facevano impazzire, quelli pi piccoli si prendevano gioco di lui,
compresa quella pesciolina rossa che tanto gli faceva gola e che spesso sognava di mangiare. E poi,
ogni volta che era su quel ponte a cercare di ipnotizzare i pesci senza risultati, rischiava di
addormentarsi lui stesso e di cadere in acqua in bocca a uno dei tre grandi lucci, che non aspettavano
altro per sbaffarselo tutto in un paio di bocconi. Quei malefici che non erano altro! Mentre disperato
camminava quatto alla ricerca di insetti e larve, si ricord che sulla collina, proprio a allaltezza del
castello, un po pi a ovest ci viveva un gatto tibetano, saggio, alquanto mistico, che sapeva un sacco
di cose.
Eureka! ramment tra s. Devo trovarlo e chiedergli aiuto, sicuramente mi potr aiutare a
diventare un vero gatto dassalto e allora non ce ne sar pi per nessuno. S! Non torner indietro se
prima non sar riuscito a parlare con il saggio dei gatti.
Rolfo tiratosi su danimo a quel pensiero, inizi a dirigersi verso ovest alla ricerca di Gattun, leremita
saggio che si diceva tra i gatti della zona vivesse in una grande grotta senza bere e mangiare sin da
quando, molti anni prima, era stato abbandonato sullautostrada a fondo valle.

Miaoo! Conte, che paura con quella testa! url Oscar quando si vide ruzzolare la testa del conte,
che gli era caduta per lennesima volta.

Il fantasma del conte, in quella condizione di spirito, aveva assunto la capacit di poter comunicare
con i gatti e con i due vecchi guardiani, ai quali si manifestava spesso per chiedergli favori pi
disparati e mai possibili da garantire, anche se avessero voluto. Il conte era riuscito pi di una volta
ad allontanarsi dal castello ed era entrato in una casa a met collina, facendosi vedere da un
ragazzino di nome Raphaell. Un ragazzino di undici anni un po diverso dai suoi coetanei. Era un
ragazzino timido e introverso. Per tutta la settimana studiava in un collegio a fondo valle, tornava a
casa a piedi per il fine settimana. In collegio per lui la vita non era poi cos facile, tutti i compagni di
classe lo prendevano sempre in giro perch portava da mangiare ai topi nelle cantine del collegio. Lo
consideravano un pazzo sfigato. A lui tutto ci non interessava pi di tanto, trattava quegli animali
come fossero degli uccelli e poi non erano in molti, nelle cantine vivevano quattro topi. E da
mangiare, pezzotti di pane e qualche frutto, non lo portava nelle tasche o in mano. Raphaell lo
trasportava con il pensiero, telepaticamente. Cos, quando era solo in camera, tirava fuori i vestiti
dallarmadio per vestirsi, girava i fogli dei libri quando studiava e, sempre con laiuto della telecinesi,
si spazzolava la schiena quando si lavava sotto la doccia. Era dotato di un potere telecinetico potente,
ma non ne aveva mai potuto parlare con nessuno. Lo avrebbero timbrato come matto,
definitivamente. Specialmente i suoi compagni di scuola, che lo additavano come lamico dei topi. E
lui non lo negava.
Pi di una volta, litigando con i compagni che lo avevano esasperato, il conte lo sent dire loro
arrabbiato: Meglio avere i topi come amici piuttosto che voi!
Per due volte il conte fantasma, con la testa sotto il braccio, era andato a trovare quel ragazzino che
si sentiva cos solo. Raphaell alla prima visita del fantasma del conte non si era messo paura,
tuttaltro, aveva avuto unoccasione per parlare con qualcuno. Non gli importava se si trattava di un
fantasma o anche solo di una visione del suo cervello. In quella figura evanescente non ci trovava
niente di pericoloso. Anzi, il conte con i suoi modi di fare da nobile, faceva sorridere il ragazzino, che
lo aveva invitato a comparire tutti i fine settimana, se voleva. Tanto lui era solo anche a casa, gli unici
due amici che aveva e che lo capivano erano in due collegi ancora pi distanti dal suo e tornavano a
casa soltanto per le feste lunghe o per lestate. Con larrivo dei suoi amici, per Raphaell finiva la
solitudine e la tristezza fuori casa. Anche a casa, con il fantasma del conte quando si faceva vedere,
non si sentiva pi solo. Altrimenti, quando capitava di esserlo, il ragazzino passava i suoi pomeriggi in
compagnia dei suoi animali di campagna. Gli facevano compagnia nelle sue passeggiate la sua capra
Barbetta e la sua cagna Dolores, un Bull Dog femmina nero dal pelo sempre lucido e perfetto.

Rolfo cammin per lintera giornata senza trovare nessuna grande grotta, tantomeno gatti tibetani.
Comunque, quella volta non si arrese n desist. Si ferm a riposare allombra di un albero, bevve in
una pozza dacqua pulita, si specchi riflettendosi nellacqua e disse a se stesso che non era poi cos
male. Si ripromise, dopo essersi stirato ben bene, che dopo che avesse trovato il saggio sarebbe
tornato al castello e si sarebbe liberato una volta per tutte di quei topi cos libertini e di quel gatto
arancione. Avrebbe fatto vedere lui a tutti chi era Rolfo!

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Venite, venite! Ehi, Miguel! Carlos! Vi voglio presentare Carlita e Morena, sono due mie amiche.
Carlita la cantante che tra poco, quando inizieremo la festa, ci delizier con i suoi uh-uh cos
intonati con la luna! Vedrete che vi piacer tantissimo.
Carlita era una civetta e Morena una topina niente male. Quella sera Topinto organizz una seratina
coi fiocchi: ricca cena sociale per i topi che vi parteciparono, tutta a base dei formaggi pi raffinati in
stagionatura della rimessa, con tanto di musica offerta dalla civetta e da altri volatili notturni,
fermatisi l per un ballo. I due topi amici ballarono fino a che esausti non si accasciarono sulla balla di
fieno, ben nascosti alla vista di chi sarebbe entrato nella rimessa.

Oscar, con la momentanea assenza di Rolfo dal castello, si sentiva legittimato come nuovo padrone.
Pretendeva dessere salutato come un re dai suoi amici e per far capire a tutti chi era il capo,
organizz una scorribanda per il castello, a far cadere le armature che erano state lasciate davanti a
ogni colonna portante dai vecchi proprietari durante la loro fuga. Il fracasso e il rumore fu tale che il
fantasma del conte Pedrito quella notte decise di abbandonare il castello, temporaneamente per lo
meno, finch non fosse tornata la calma. Passando vicino a una finestra aperta, la testa che teneva
sempre in braccio gli vol di sotto e prese via nella discesa che portava verso valle. E visto che non
aveva poi cos tante cose da fare, sentendone immediatamente la mancanza, salt gi dalla finestra
per ricercarla. Era gi morto, non gli poteva certo accadere altro. Leggero come gli competeva, si
spost immediato in un'altra abitazione. Senza star l tanto a scegliere si infil nella prima che il
viaggio dimensionale gli permise. Si ritrov cos nellarmadio del piccolo Raphaell, che dormiva
stanco nel suo letto. I raggi del sole riempirono quella camera dove il ragazzino stava dormendo.
Carezzandolo sul viso, lo svegliarono e lui decise cos di alzarsi. Seduto al bordo del suo letto, ancora
un po insonnolito, si mise a guardare il risveglio del giorno fuori dalla finestra. Lapr, respir laria
frizzante e fresca. Lerbetta ancora un po bagnata dalla brina brillava. A un tratto sent passarsi alla
sua destra una piccola ventata fredda, che lo sfior come per toccarlo.
Subito dopo da dentro il suo armadio pi che con ludito con la mente ud: Finalmente sei tornata!
Credevo quasi daverti persa.
Un anta sapr senza che nessuno lo avesse fatto allapparenza. Sempre nella sua mente si sent dire:
Buon giorno, ragazzo mio. Non temere, mi son fermato qui ieri sera giusto per aspettar di ritrovare
la mia testa, che dalla finestra se ne era andata.
Ma di chi questa voce che mi risuona in testa? chiese Raphaell, sempre con luso della mente e
senza dir parola.
Ragazzo mio, se fai mente locale ti ricorderai di me.

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Raphaell scese dal letto e abbass immediatamente la persiana della sua finestra. Poi si affrett a
girarsi nuovamente verso il suo armadio, che gli era di spalle. Lanta socchiusa si apr del tutto e
dallarmadio usc un signore vestito in maniera elegante, che si teneva la testa tra le mani.
Ciao, ragazzo mio. Sono sempre io, il conte Pedrito.
Nel momento in cui aveva parlato, aveva tolto le mani dalla testa che subito gli cadde in terra, l nella
camera di Raphaell. Il ragazzo rimase un attimo allibito, anche se non era la prima volta che
incontrava il conte: non era certo uno bello spettacolo trovarsi ai piedi la testa del fantasma.
Raphaell sospir esasperato e chiese al conte: Cosa c oggi? Come mai sei venuto qui?
Rimbomb nella testa del ragazzino una risata bella grassa e divertita. Se ti faccio un brutto effetto,
prendo la mia testa e me ne ritorno immediatamente su al castello.
Ma no conte, si fermi pure per un po. Per cerchi di capire, mi sono appena svegliato e non capita
tutte le mattine di trovarsi a parlare con un signore senza testa attaccata al collo.
Ma solo il mio fantasma, la mia anima, la mia coscienza, che ancora dopo anni non ha trovato
pace. E poi se mi tengo la testa al collo non sono poi cos male, vero?
In effetti, conte, cos va molto meglio. Mi dia il tempo di abituarmici.
Il conte fece unaltra bella risata, che solo lui e il ragazzino potevano sentire. Scusami, Raphaell.
Vedrai, star pi attento.
Larmadio sar tutto suo, conte, finch vorr rimanere disse con gentilezza il ragazzino.
Grazie daver accettato la mia richiesta, caro ragazzo. Vedi, su al castello due gruppi di gatti
scalmanati stanno disturbando, e non poco, la mia magra esistenza di non trapassato. Ed un gran
problema, cosa credi amico mio? Io che oramai vago nei meandri di quel castello da qualche anno
ero abituato alla compagnia di una famiglia di topi lavoratori e per niente rompiscatole e di una
coppia di guardiani sordi e parecchio anziani. Ognuno stava nelle sue stanze senza disturbare gli altri.
Poi sono arrivati i gatti e i problemi sono iniziati. La quiete finita. Miagolii, continue litigate. Ieri,
esasperato dopo che la mia testa caduta dalla finestra, ho deciso di allontanarmi qualche tempo e
mi sono ritrovato al buio nel tuo armadio. Tutto qui!
Capisco, conte. Spero soltanto non la veda mio padre, che di ogni cosa fa un finimondo. Figuriamoci
trovasse un fantasma senza testa nella mia stanza. Sfogherebbe tutte le sue ire su di me. Pensi,
conte, che io avevo quasi deciso, vista la bella stagione che sta iniziando, di portare a pascolare
lontano da qui le mie tre pecore, la mia capra e il mio cane, la mitica Dolores, grande sterminatrice di
gatti insulsi e prepotenti. Qualsiasi gatto, come vede la mia Dolores, scappa a gambe levate. Anche il
pi selvatico. una cagna molto riservata e solitaria, come me. Come amico ha un vecchio topo
professore di matematica. Cosa le devo dire?
Il ragazzino si zitt. Il conte si tir dietro lanta dellarmadio e si chiuse dentro senza far nessun
rumore. Raphaell usc dalla sua camera per sedersi a fare colazione.

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Aveva appena finito di tagliarsi una fetta di pane da inzuppare nella tazza di latte che suo padre
padrone gli url dietro: Fai presto, devi portare le mie pecore a pascolare, altrimenti quella
lultima tazza di latte che vedrai, contaci!
Insieme al pane Raphaell mand gi il primo maltrattamento della giornata e rispose: Buongiorno,
padre. Provvedo subito, mi alzo e vado. La colazione la far domani.
Vedo che hai capito cosa pi importate e allora muoviti puntualizz con voce dura quel padre
padrone sempre cos duro con quel figlio, quando non usava le mani o la cinghia dei pantaloni.
Perch nella maggior parte delle volte erano botte da orbi.
Raphaell usc dalla casa. Radun le poche pecore, la sua capra e il cane e si allontan verso la collina,
dove appena prima del bosco cera un prato. Lui di solito portava a pascolare il suo misero gregge l.
Raphaell, grazie al suo potere mentale, con gli animali ci parlava come con il conte. Traduceva i loro
pensieri e trasformava i suoi a seconda di quale animale aveva davanti. Quando era in compagnia
delle pecore, della sua capra e del suo cane, per un po riusciva a dimenticare il dolore della sua
realt e diventava un ragazzino felice anche lui.
Contente? Andiamo al prato ? chiese Raphaell ai suoi animali.
S gli risposero in coro le pecore, la capra e il cane.
Allora fate le brave, camminate tranquille che tra poco ci fermeremo a bere al ruscello. E poi con un
altro po di cammino saremo arrivati al pratone. E, amiche mie, se avr un po di fortuna non ci sar
nessuno alla casetta dove stagionano i formaggi, potr mangiare un pezzetto di formaggio che fa
bene.
Le tre pecore e la capra procedevano davanti, il cane al suo fianco. Tutti insieme lentamente si
avviarono. Arrivati al ruscello le pecore, la capra e il cane bevvero tanta acqua. Raphaell si ferm ad
aspettare che le sue bestioline avessero finito. Con la forza del pensiero in un attimo si alz la
borraccia che teneva a tracollo. Mentre la borraccia era in aria svit il tappo, che rimase sospeso
davanti alla borraccia. Raphaell spinse la borraccia nellacqua, la riemp, la tir fuori dal ruscello
senza far versare neanche un goccio dacqua fresca, la riport a s sempre con la forza del pensiero,
ci riavvit il tappo e la ripose a tracollo, lasciando che ricadesse sul suo fianco sinistro. Arrivarono al
pratone che il giorno era completamente illuminato. Lerba ondeggiava morbida come un mare verde
sotto le carezze del vento. Le tre pecore e la capra si misero da una parte e iniziarono a brucare,
Dolores le guardava da sopra un piccolo montone di terra e ogni tanto abbaiava per ricordare alle
pecore di non allontanarsi troppo. Anche Raphaell se ne stava sdraiato su un piccolo montone di
terra erboso a riposare e a controllare cosa stesse accadendo. Anche se il gregge era quello che era,
la responsabilit era la sua, le doveva far rientrare a casa nel loro ovile tutte sane, come le aveva
fatte uscire quella mattina.
Andiamo, piccola Dolores, accompagnami. Le pecore e Barbetta qui sono al sicuro. Noi non staremo
via molto, giusto il tempo di arrivare al caseificio e se non c nessuno prender un pezzettino di
formaggio per farmi passare il grosso della fame e torneremo. Va bene, Dolores?

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Vengo con te, Raphaell. Alle pecore e alla capra qui non pu accadere nulla. Ti seguo conferm con
il pensiero il cane.
Raphaell e il suo cane, che gli camminava al fianco, si avviarono verso il bosco, che non era molto
lontano da l. Appena entrarono nel bosco, Dolores inizi a puntare verso la casetta in pietra e la
rimessa di legno.
Raphaell, laggi di formaggio ce n quanto ne vuoi, amico mio. E non mi sembra di sentire puzza di
esseri umani in cerca di attaccar briga. Mi pare che ci sia qualche topino che si sfamato da poco.
Possiamo andare, per facciamo attenzione. Bisogna sempre stare con gli orecchi alti e attenti.
Andiamo, vecchia mia disse piano il ragazzino al cane, che ritmava gli stessi passi del suo
padroncino.
Arrivarono alle due case. Raphaell si accert che nella casa in pietra non ci fosse nessuno. Controll
anche allentrata della casa pi piccola in legno, che fungeva da rimessa per la stagionatura dei
formaggi. Si concentr un attimo e cerc di captare i pensieri di chi era l nei dintorni. Non sent
nessun pensiero di uomini o ragazzi. Capt la soddisfazione di due topi, che appagati e con le pance
piene e riposati, stavano per iniziare di nuovo il viaggio che avevano interrotto.
Il ragazzino si ferm sulla soglia di entrata della rimessa. Conte, anche lei qui? E la sua testa?
La mia testa la raccolgo subito disse il fantasma del conte mentre raccoglieva la testa da terra per
tenerla di nuovo in braccio.
Io, conte, se non la disturba approfitto di tutto questo buon formaggio e ne prendo un pezzettino,
visto che a casa non mi stato permesso di fare colazione.
Approfitto anche io, ragazzo mio, e ti guarder mentre mangi cos mi sazier anchio. Mi basta
poco, anche immaginare soltanto quel buon odore di formaggio.
Raphaell assaggi un pezzetto di formaggio stagionato e se lo lasci squagliare in bocca. Uhm,
buono! esclam dopo aver mandato gi il bocconcino di quellottimo pecorino.
Hai ragione, vero, proprio buono quel formaggio sent telepaticamente dire dietro di s.
Si volt e abbassando lo sguardo vide un topo ritto sulle zampe posteriori con un paio docchialetti
tondi sul musetto.
E tu chi sei? sempre telepaticamente chiese il ragazzino a quel topo, che era rimasto imbalsamato
l a guardarlo.
S, giustoio chi sono? Io sono il professore Topinto, e tu?
Io mi chiamo Raphaell e abito qui vicino. Ho portato le mie tre pecore a pascolare e io, che ero
affamato, sono arrivato fino a qui attratto dal ricordo di esserci venuto gi una vota a prendere un
pezzetto di formaggio. E, ovviamente, attratto anche dallirresistibile profumo che si sente dal prato
qua fuori. Ora che ho preso un pezzetto di formaggio torno indietro dalle mie pecore, non vorrei gli
accadesse nulla.
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Ti presento i miei valorosi amici che stanno partendo.


Chi sono loro? chiese il ragazzo al topo con gli occhialetti tondi.
Con sicurezza il topo gli rispose, sempre con il pensiero: Lui Miguel e laltro si chiama Carlos.
Tornano al castello per liberare le loro famiglie dalla prigionia di due gruppi di gatti. unimpresa
assai pericolosa, che dar loro un gran valore se riusciranno a portarla a termine.
Conte, lei cosa fa? Si trattiene o si sposta altrove?
Se permetti do una spinta alla mia testa, che ruzzolando anticiper il mio rientro nel tuo armadio, e
sparisco anche io, mio caro ragazzino. Quando hai voglia di parlare con me, Raphaell, sai dove
trovarmi. Per il momento ho un armadio dove stare, grazie a te.
Allora parleremo quando torno a casa, conte. La saluto.
Dolores scosse la testa, lasciando cadere a terra parecchia bava, come fanno tutti i Bull Dog del resto.
Disse al suo padrone: Raphaell, amico mio, andiamocene. Stanno arrivando i padroni del formaggio
e se ci trovano qui non capiranno che hai preso un pezzetto di formaggio solo perch avevi una gran
fame. Vienimi dietro, cos non ci vedranno. Sento il loro odore, so dove non dobbiamo passare.
Il ragazzino senza farselo ripetere segu il cane, che grazie al suo olfatto acuto riusc a schivarli.
Fecero un giro parecchio pi lungo, ma riuscirono a non farsi notare. Tutto fil liscio, in poco furono
di nuovo di guardia al loro piccolissimo gregge.

Rolfo aveva camminato per tutto il giorno e anche parecchio per la notte, ma ancora del gatto saggio
del Tibet non cera neanche lombra. Proprio non cera odor di gatto, n amico n nemico. Scavando
nel terreno aveva trovato diversi vermi e qualche grossa larva, tra le altre cose anche saporita. Aveva
smesso di commiserarsi e stava iniziando a guardare alla vita con un piglio diverso, un tantino meno
pessimista. Era il secondo giorno che si era allontanato dal castello e non n sentiva per niente la
mancanza. Neanche di quei pesciolotti che non era mai riuscito a prendere. E senza la vicinanza di
Oscar, quel gatto sapientone, si sentiva alquanto bene. Pi sereno, meno aggressivo, niente lo
disturbava. Aveva intrapreso quella ricerca e quella strada e non sarebbe tornato indietro prima di
riuscire a parlare con il saggio da cui aveva deciso di imparare pi cose possibili, per garantirsi un
proseguimento della vita da gatto dominante. Allalba un temporale primaverile lo colse
impreparato.
Miaoo! Che botta! Per tutti i gatti che fanno miao! url Rolfo fuggendo al riparo dentro una grotta
sulla sua strada, dopo che un fulmine lo aveva depilato cadendogli vicino.
Me la son vista proprio brutta, per tutti i gatti che fanno miaoo! pens tra s, mezzo spelacchiato
ma ancora tutto intero. Borbottando in gattesco si addentr di pi nella grande grotta, che
nonostante il tempo ancora nero era parecchio illuminata. Guardingo, cammin lungo il fianco della
parete. Scese saltando su diversi massi. Era buio, ma lui ci vedeva molto bene. Non era freddo per
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niente e non fece pi di tanto caso al buio. Era ancora inebetito per la botta che aveva preso con la
scarica del fulmine, che solo per un caso fortuito non laveva arrostito. La grotta si fece di nuovo
piana e gli si avvicin una gatta tutta bianca apparsa dal nulla.
Salve, gatto nero, dove stai andando? gli chiese la gatta.
Miao! Credo di saperlo, ma non so se questa la strada giusta rispose Rolfo appena prima di
presentarsi. Mi chiamo Rolfo e sono un gatto un po depresso e parecchio sfortunato. E non ti voglio
assillare con le mie disavventure. Tu chi sei? chiese il gatto assai incuriosito da quella bella gatta dal
manto bianco e candido, con gli occhi verdi come smeraldi e coda con un accenno di arricciolamento
che la rendeva ancora pi bella.
Io mi chiamo Tara e vivo in questa grotta da sempre. Ci sono rimasta io dopo che i miei se ne sono
andati in cerca di fortuna, lontano, in un castello abbandonato. Io non ho voluto seguirli, ho preferito
aspettare il mio destino nel luogo dove sono nata, dove ho tutto. Voglio la luce del giorno, esco fuori.
Mi devo riparare dalle intemperie e dal freddo, torno dentro. Un po pi internamente, le rocce
restano tiepide tutto lanno. E poi non male per niente come posto, non trovi?
Sono appena entrato, la prima volta che vedo un posto del genere. Io vengo dal castello
abbandonato a un giorno e mezzo di cammino da qui. Un fulmine mi ha quasi ammazzato e sono
entrato in questa grotta a cercare riparo dal temporale che c fuori. Non pensavo di trovarci una
gatta n tantomeno bella come te.
Grazie, sei gentile gli rispose la gatta spostandosi su un altro masso, un po pi lontano da dove
era lui.
Io sto cercando il gatto saggio de Tibet. Tu mi puoi aiutare?
Non lo so, ne ho sentito parlare ma non sono sicura che sia tutta realt. Cosa cerchi da quel gatto?
Vorrei imparare dalla sua saggezza. Mi sono ridotto a mangiare larve, vermi e insetti. I topi mi
ridono in faccia e i pesciolotti belli grassi del fossato intorno al castello quando mi vedono mi fanno le
bolle dacqua sminuendomi. Come gatto cacciatore non valgo proprio niente. E al castello, da quando
arrivato quellantipatico di un gatto arancione che sa tutto lui, non si vive proprio pi. Non lo
sopporto io, quel tipo. Ho preferito andarmene, devo trovare il saggio e imparare da lui per diventare
un gatto dominante allaltezza di vivere in un castello, a capo di tutto. Tu mi capisci, vero?
Non proprio gli rispose la gatta bianca guardandolo con aria un po delusa.
Tu, Tara, di cosa ti nutri?
Delle stesse cose di cui ti nutri tu, con laggiunta di erbe che fanno tanto bene. Io sono semi
vegetariana, me lha insegnato mia madre che non ha voluto seguire Oscar, mio padre.
Oscar tuo padre? rimase sbalordito a sentire quella confessione Rolfo. Quel gatto che sapeva
tutto lui, che era forte solo lui, che voleva e pretendeva dessere trattato come un re, quel gatto che
con i suoi modi di fare laveva spinto ad andarsene

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Ha solo contribuito a darmi i natali e mi ha abbandonato. Io non so niente di lui e non voglio
saperne. Ti prego, non parlarmene. Mi sono fatta la mia vita. Preferirei non ricordare i giorni di
quando ero cucciola. Vieni, andiamo a trovare qualche larva saporita. Sai, ce ne sono molte in questo
terreno. un terreno molto fertile. Ci sono tanti piccoli e gustosi animaletti, belli morbidi da
mangiare e anche delle ottime erbe disintossicanti. Non vedi il mio pelo come bello lucido?
vero dovette ammettere Rolfo.
La gattina bianca con il nome di una stella stava proprio bene ed era pure carina. Per un attimo si
distolse dal suo obbiettivo, giusto il tempo per fare un pranzetto e per conoscere un po meglio
quella gatta.
Seguimi, gatto nero e un po spelacchiato. Devo dire che non sei poi cos sfortunato. Un altro al tuo
posto sarebbe rimasto fulminato. Non da tutti sopravvivere a una grande scarica di corrente, a
quanto io ne sappia concluse soddisfatta la gatta bianca, arricciando ancor di pi la sua candida
coda. Scendiamo gi, tra quegli alberi. Se ben ricordo troveremo delle ottime larve di termite rossa,
sono parecchio saporite e non ingrassano.
Ti vengo dietro le rispose Rolfo, sempre pi incuriosito da quella gatta. Stentava a credere che
fosse figlia di quel bellimbusto di Oscar. Pens Rolfo: Sicuramente la gattina avr preso tutto dalla
madre, che dopo il parto abbandon quel gatto arancione senza pensarci pi di tanto. cos carina e
per niente antipatica, tutto lopposto di quello spaccone di suo padre.

Barbetta! chiam con il pensiero la sua capretta Raphaell.


Dimmi tutto, padroncino gli rispose la capra avvicinandosi a lui e alle tre pecore.
arrivata lora di tornare a casa purtroppo, amiche mie.
Peccato aggiunse sbavicchiando qua e l Dolores.
Lo so, amiche care. Ancora qualche giorno e poi ce ne andremo su, vicino al castello a cambiar
pascoli e un po in vacanza.
Finalmente, per tutte le pecore in fila per due! esclam una delle tre pecore, che non vedevano
lora di cambiare aria per qualche tempo.
Raphaell e il suo mini gregge arrivarono a casa che il sole stava calando, avvolto in un tramonto rosso
fuoco. Raphaell lo guard di sfuggita, era troppo impegnato. Riport le tre pecore nel loro piccolo
ovile. Raccolse il latte dalle tre pecore e da Barbetta, ne fecero quasi tre litri. Il pascolo del pratone
dove le portava era assai pieno di erba nutriente e i risultati erano visibili. Anche quel giorno Raphaell
aveva provveduto a reperire il latte per lui e suo padre. Il padre, in casa, era ubriaco anche quella
sera. E quando era in quello stato il ragazzino sapeva che era meglio non parlare per non buscarle. La
cosa migliore era lavarsi, mangiare e ritirarsi in camera sua. Cos fece: entr, salut il padre che
neanche si accorse di lui, per fortuna, e si and a lavare. Poi torn e mangi un piatto di minestra
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fredda che suo padre, tra un barcollamento e laltro, era riuscito a cucinare. Quella sera Raphaell si
pot sfamare perch, poveri come erano e con quel padre, molto spesso saltava la cena. Suo padre,
oltre che un ubriacone, a volte pareva un uomo senza cuore, egoista e violento. Sembrava pensare
solo a se stesso, il figlio come se non esistesse. Era diventato cos dopo la morte della madre del
ragazzino. Prima non era cos, ossia fino a quando la donna era stata in vita. Nonostante tutti i
maltrattamenti Raphaell voleva bene a suo padre. Dava la colpa di quei comportamenti scellerati alla
solitudine che attanagliava quella casa e al fatto che non ci fosse pi la mamma l a dare sostegno al
padre. Raphaell si era abituato a vivere il presente senza mai sognare un eventuale futuro.
Signor conte, nellarmadio?
Si apr lanta, scricchiolando appena un po. Ciao, Raphaell. Come stai?
Bene, signor conte, sto abbastanza bene, non c male. Sono tornato da poco con il mio gregge, che
anche oggi mi ha regalato del buon latte. Lei dove stato tutto il giorno?
Ho fatto un viaggetto dimensionale in un altro armadio qui vicino, in unaltra fattoria. Ma chi labita
non mi ha visto. Non hanno un cuore buono e dopo un po mi sono reso conto che sarebbe stato
meglio fare ritorno in questa casa dove ci sei tu. Con te posso parlare, hai la sensibilit per vedermi e
i poteri per potermi sentire e parlare con me. Penso proprio che finch non torner al castello lanta
del tuo armadio sar per me il miglior alloggio, sempre se tu me lo permetterai.
Ma che domande, signor conte! Certo che s. Glielho gi detto, resti pure quanto vuole, non mi da
nessun fastidio. Anzi lei unottima compagnia.
Ragazzino caro, son felice della tua gentilezza. che io non so proprio come potr pagare quando
me ne andr.
Baster soltanto che non si dimentichi di salutare.
Sei proprio un bravo ragazzino afferm il conte, congedandosi nellanta dell armadio.
Il conte la notte russava, sembrava che nellarmadio ci fossero un branco di boscaioli con sega in
mano e tutti al lavoro a segare tronchi. Pi duna volta Raphaell, con i suoi pensieri, svegli il conte
che si scusava e subito dopo riprendeva a russare manco fosse pagato. Alla seconda sera il ragazzino
si era abituato e nessuno si lament pi.

Miguel vieni, presto! Guarda che bella tartaruga gigante. Se facciamo presto gli saliamo sulla
corazza. Ci trasporter lei per un po, sar come avere una carrozza!
Senza farsi notare i due topi ripresero i foglietti e salirono sulla tartaruga. Era lora di rimettersi in
cammino. Lentamente, a cavallo di quella tartaruga, si allontanarono dal caseificio. Salutarono
Topinto, che rimase a guardia nella rimessa a imparare altre nuove strategie per eludere le trappole
che gli uomini si ingegnavano a costruire. Topinto ne conosceva diverse e la sua era diventata una
vera e propria missione. Si era preso la responsabilit di trasmettere ci che sapeva a tutti i topi che
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passavano di l e c da dire che ne aveva salvati un bel po da quando si era stabilito nella rimessa. E
non si sa da quanto tempo gli uomini gli dessero la caccia.

Tara, potremmo andare dal Gattun insieme, potresti accompagnarmi. Sono sicuro che lo trover,
fosse anche lultima cosa che faccio.
Rolfo, non mi giudicare male per il mio no, ma penso fermamente che questa una strada che devi
percorrere da solo. Non volermene.
E come potrei? C gentilezza anche nel tuo rifiuto. E poi giusto, sono partito per cercare il Gattun.
A lui voglio chiedere aiuto per migliorare. Hai ragione, Tara, bene che io percorra la strada della
ricerca da solo. Forse i nostri destini si incontreranno di nuovo.
possibile, perch no? Non mi dispiace per niente la tua presenza gli disse la gatta prima di
rientrare nella grotta.
Aspettami, partir allalba di domani afferm Rolfo mentre entrava anche lui nella grotta.
Costeggiamo la parete, scendiamo di qualche metro e passiamo una notte tranquilla al calduccio. E
poi i bagliori provenienti da sotto le rocce, con il buio, sono molto belli. Fidati e non temere.
Ti seguo, Tara, sono dietro di te. Fino a domani non me ne andr conferm Rolfo, a suo perfetto
agio in quel momento.

Che bella luna, guarda Miguel!


La vedo, Carlos fece appena in tempo a dire Miguel prima di cadere.
La tartaruga saliva piano ma il suo carapace era parecchio scivoloso, dovuto anche alla fitta
pioggerellina che cadeva. Li fece cadere entrambi. Prima uno poi laltro, i topi caddero tutti e due a
terra. E sullerba bagnata e scivolosa tornarono indietro di parecchi metri. In poco si ritrovarono al
punto di partenza: unaltra volta davanti allo spiazzo, fuori alla rimessa dove stagionavano i formaggi.
Attirati da quel meraviglioso profumo a cui non sapevano rinunciare, come in trance si avvicinarono
alla porta da dove erano usciti qualche tempo prima, quando avevano salutato Topinto per la
partenza. Si affacciarono allinterno della rimessa. Delle lucine flebili e a intermittenza attirarono la
loro attenzione e curiosit.
Siete di nuovo qui, vedo con piacere disse loro Topinto, che li invit ad accomodarsi. Entrate,
venite avanti, facciamo festa anche stasera. Carlita e Morena ci faranno un altro spettacolino e di
formaggi per sfamarvi ce ne sono quanti ne volete. Favorite, non fate complimenti, divertiamoci che

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la vita tanto breve e quella che abbiamo davanti, di poco, bene viverla spensieratamente senza
dar troppo peso al domani.
Topinto si alz sulle zampe posteriori e inizi un caloroso applauso a lui dedicato. Nella rimessa
volavano diverse lucciole fuori stagione ed erano loro che illuminavano la stanza con quelle lucine
fioche e affascinanti. Carlita cant pi di un brano, gli applausi dei topi partecipanti la incoraggiarono
a stendere per intero il proprio repertorio. Morena, la topina dal pelo scuro, ball per tutti invitando i
partecipanti a fare la stessa cosa. Quella rimessa era un posto magico, cera unatmosfera di perenne
allegria come calava il sole. E poi cera il miglior formaggio di tutta la valle.
Ehi, Carlos! Riposiamoci un pochino. Noi, come alzer il sole, dobbiamo ripartire. Il nostro viaggio
ancora molto lungo, si pu dire che siamo appena partiti.
Stai tranquillo. Lo sento sulla mia pelle che andr tutto bene e troveremo chi ci aiuter. Sicuro topo,
sono giovane ma so quello che dico, fidati afferm certo Carlos mettendo la zampetta davanti a un
enorme sbadiglio di stanchezza.
Era ancora buio e si misero a dormire nascosti bene in un angolo della casetta in legno.

Ma lo sai che proprio bello qui, in questa grotta? si compliment Rolfo con la gatta che lo aveva
ospitato.
In lontananza, bagliori della lava incandescente che risaliva dal fondo delle viscere della terra e
correva lungo un canyon abbastanza lontano da loro, illuminavano soffusamente tutto ci che era
possibile illuminare. I minerali duri che si trovavano nella grotta splendevano accendendosi dei colori
pi belli. Le rocce sotto di loro erano tiepide. Rolfo era sereno, per un attimo pens di essere a casa.

Conte, mi sentite? Raphaell chiam il conte con la forza del pensiero.


In breve il conte con la testa sotto il braccio usc dallanta dellarmadio. Dimmi Raphaell, non hai
sonno? Vuoi parlare un po con me? gli chiese fermandosi davanti al letto dove era sdraiato il
ragazzino. Dal tuo respiro sento quanto sei triste.
Lo ammetto conte, sono triste e mi sento tanto solo. Usc una lacrima dagli occhi del ragazzino.
Raphaell, tua madre morta e tu non puoi farci nulla, caro piccolo mio. E tuo padre lorso che .
Ma sono sicuro che dietro a tutto quel suo essere un duro si sente tanto solo anche lui. E ha tanta
paura di non farcela.
Se mi fermo a pensare, conte, in effetti prima, quando mamma era viva, pap non beveva ed era
sempre sorridente e bravo. Mai mi aveva picchiato. cambiato con la morte della mamma.
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Lo immaginavo gli rispose il conte mentre raccoglieva la testa da sopra il letto di Raphaell, che
ormai si era abituato a vederla ruzzolare dappertutto.
Il ragazzino si addorment e non si svegli pi fino al mattino.

Ottimo lavoro hai fatto con le armature poco fa, Tito. Sono fiero di te disse Oscar a quel gatto
arancione, simile a lui in quasi tutto. Era un componente della banda e anche suo figlio.
Grazie pa, stato un piacere e uno scherzo far cadere tutte le armature. Cos stamani quei due
vecchi guardiani dovranno lavorare parecchio per ricomporle tutte e rimetterle al loro posto. E
quando lo avranno fatto, noi saremo pronti a iniziare di nuovo questa guerra psicologica. Vedrai pa
che vinceremo noi e quei due se ne andranno.
Hai perfettamente ragione, tu mi assomigli e sei degno di regnare con me. Tutti devono inchinarsi a
noi, gli imperatori di questo castello. Chi si ribella Oscar alz la zampa e fece il segno dello
sgozzamento allungando uno dei suoi artigli affilati.
Oltre che superbo e sapientone era anche di molto cattivo, quel gatto arancione. E dalla sua aveva un
figlio uguale identico a lui, di colore e di indole.

Il giorno aveva illuminato la grotta. Allora te ne vai, Rolfo?


S, Tara. una ricerca troppo importante la mia e per ora non c spazio per nientaltro nella mia
vita. Neanche per un fiore come te.
Ho capito. E allora non posso fare altro che salutarti.
Tara diede un ultimo sguardo al gatto nero e senza proferire altro si allontan. Non mi posso
fermare adesso. Devo trovare il Gattun e imparare da lui, poi potr tornare alla vita di tutti i giorni.
Quando sar un altro gatto anche io potr dare le mie garanzie. E se vorr continuare a mangiare
larve, sar perch mi va e non per obbligo. Il gatto riprese ad andare verso ovest. Il sentiero che
seguiva lo port un pochino pi verso valle. Scendeva prima di risalire e girare intorno alla grande
collina.

Sveglia topi! si fece sentire Girolamo. Le scorte si stavano esaurendo, urgeva rimpinguare. Ho
visto Oscar insieme agli altri scendere nel piazzale e uscire dal castello. Andr a caccia fuori. Meglio
per chi resta e cio noi. Facciamo un salto a vedere cosa c di buono di l in cucina.
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Andiamo gli fecero eco i figli, pronti scovare qualcosa da mangiare in quel periodo di carestia cos
grama.
I topi uscirono guardinghi dalla tana e si infilarono spediti nella cucina, misera quella mattina.
Nellangolo dove di solito i guardiani buttavano i rifiuti del cibo, trovarono una mela e un tozzo di
pane pieno di buona muffa.
Ottimo, meglio che niente esclam Girolamo, perennemente ottimista.
In poco tempo rientrarono nella tana portandosi con loro il pane e la mela. Standoci attenti, ci
avrebbero mangiato per altri due giorni. Girolamo spesso ricordava felice i giorni della libert,
quando ancora Oscar non era arrivato al castello. Con Rolfo la convivenza era pi tranquilla e spesso
quando il gatto si assentava dal castello se ne andava a trovar formaggio nelle fattorie vicine.
Bei tempi, sospir mentre spingeva la mela via dalla cucina.
Eh, miei cari, spingete, portate! Facciamo presto, sento il puzzo di quel gatto maledetto che si
avvicina. Entriamo nella tana, mettiamoci al riparo.
Fin di dire quelle parole per un pelo, il vento di una zampata andata a vuoto gli fece rizzare il pelo e
rabbrividire su se stesso. Erano ben visibili i denti affilati e gli occhi verdi di quel brutto gatto
arancione appostato nuovamente subito fuori la loro tana.
Vieni fuori, topastro grassottello. Ho pi tempo per aspettare di quanto tu possa immaginare e il
vederti accresce lacquolina nella mia bocca.
E allora, brutto gatto arancione, aspetta quanto vuoi gli rispose il topo da dentro la tana ormai al
sicuro, almeno per un paio di giorni.

Quando apr gli occhi quella mattina Raphaell vide il fantasma del conte che vegliava su di lui.
Buon giorno a te, piccolo ragazzino gentile. Spero tanto tu abbia fatto un bel sogno.
A dire il vero io un bel sogno lho fatto, ma sicuramente non era il mio rispose Raphaell con il suo
visino triste.
Il conte prov a carezzarlo sulla testa, cosa che non gli riusc, era un fantasma. Il conte spesso
dimenticava di non esser pi fatto di materia. Provava a far le cose dei comuni mortali e ci rimaneva
male per un attimo quando poi si rendeva conto desser padrone di unaltra dimensione, che gli stava
di molto stretta. E da dove non poteva assolutamente far ritorno.
Io, conte, la saluto. Ho gi perso troppo del mio tempo. Vado a fare colazione e poi porto il mio
gregge al pascolo al pratone. La saluto, lei senza far troppo rumore stia pure qui nella mia stanza. Le
far un saluto questa sera quando ritorner e verr a mettere a posto.

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Raphaell si mise a sedere davanti alla sua tazza di latte e alla fetta di pane. Buongiorno, padre.
Faccio colazione e porto il gregge a pascolare.
Muoviti, fai presto gli rispose il padre senza contraccambiare il buongiorno.
Padre, chiedevo a voi se era possibile se prima di portare le pecore al pascolo potevo pulire la mia
stanza, che ne ha di bisogno.
Il padre guard lorologio a pendolo attaccato al muro e gli rispose dopo aver dato un pugno sul
tavolo. Va bene, prenditi ancora una mezzora e pulisci bene che dopo controllo.
Grazie padre, allora corro.
Di corsa Raphaell si alz e rientr nella sua stanza. Si mise in piedi davanti al suoletta. Poi con la forza
della sua prodigiosa telecinesi inizi a sistemare il letto. Come in una magica danza tir le lenzuola,
spazz in terra con la scopa, dal bagno tir fuori lo spazzolone con lo straccio che sciacqu e strizz
pi volte. Quando ebbe finito apr le finestre e scapp fuori.
Arrivederci pap, io ho finito. Porto le pecore a pascolare.
Il padre come aveva promesso, appena il ragazzo usc and a controllare. Rimase a bocca aperta. Non
si sapeva dare una spiegazione. Si chiedeva soltanto come avesse fatto. Tutto era a posto e in
perfetto ordine. Il letto rifatto, le poche carte in ordine, il pavimento perfettamente lavato e aveva
anche spolverato dappertutto. Si rifiut di indagare ancora, era un altro dei misteri di quel figlio a cui
non riusciva a chiedere perdono anche se dentro di lui cresceva sempre pi il desiderio di farlo.
Andiamo, amiche mie telepaticamente disse Raphaell alle pecore, alla capra e al suo cane.
Ti seguiamo, siamo con te gli risposero in coro gli animali. Si fermarono al ruscello. Le tre pecore la
capra e il cane bevvero, lui con la forza della sua mente riemp la borraccia come faceva sempre.

Topinto, se non dovessimo tornare su al castello a liberare i nostri familiari io mi fermerei qui con te
a imparare come si organizzano feste tutte le sere. Peccato che non posso afferm affranto Miguel,
che a quel tipo di vita ci aveva preso gusto.
In fin dei conti Topinto faceva una gran bella vita: si occupava di far la guardia a un gran bel posto, da
mangiare non gli mancava di certo, si era fatto un giro di amicizie niente male e cosa pi gradita era
che, come finiva il tramonto, allimbrunire della sera, cera sempre da far festa. I topi si fermarono
per unaltra sera e si accomodarono per la cena.
Carlos, guarda l che bella forma di gorgonzola bello fresco!
Lho vista Miguel, mi ci vado a tuffare gli rispose Carlos che era gi davanti a quel ricco formaggio
cos profumato.

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Il topo pi giovane nella forma di gorgonzola ci infil tutto il musetto e per qualche minuto mangi e
respir soltanto formaggio. Anche Miguel non perse tempo. Si avvicin a Morena, che era l anche
quella sera, e la invit a fare un giro ballerino culinario su di una forma di pecorino stagionato, che
per loro era un gran richiamo.
Accompagnami le chiese Miguel.
E dove andiamo? di risposta chiese Morena, la topina parecchio scura di pelo.
Ora che la musica partita, ti vorrei far fare due giri di valzer su quella caciotta proprio lass le
conferm Miguel facendosi un passo avanti verso di lei.
Vengo, ma solo un ballo. Perch io tra le altre cose dovrei anche far presto a tornar alla mia tana. I
miei mi hanno detto di non far tardi. Io vengo qui a lavorare, tu questo lo sai. Dopo aver cantato un
paio di canzoni lascio il posto a Carlita e io me la batto in ritirata. I miei sono topi allantica e non
ammettono discussioni. Ti chiaro questo concetto?
E come non potrebbe? le rispose Miguel, con lo sguardo di chi aveva capito pi che bene ci che gli
era stato detto. Dammi la zampetta allora, non perdiamo tempo.
Miguel la invit a prendere posto in pista sul pecorino stagionato. I topi si limitarono a quel ballo e,
quando le lucciole smisero di luccicare e le due falene di cantare, Morena salut tutti e scapp via di
corsa da uno scarico che era l vicino, che conduceva dritto al ruscello. Miguel fece appena in tempo
ad alzar la sua zampa per salutare che la topina era sparita, non la vide pi. Era rimasto colpito da
quellesserino. Ma in quel momento, anche se non sembrava, cose pi importanti aveva da fare e di
certo non si poteva mettere a conoscere meglio topine in una rimessa usata come sala da ballo.

Che odore forte e buono di ranocchi e pesciolini! Penso proprio dessere arrivato a un laghetto
parecchio rifornito, ramment Rolfo dandosi pure una leccatina ai baffi.
Man mano che saltellando se la camminava spedito verso il laghetto, il gracidare dei ranocchi di quel
posto lo induceva a pensare che lora di un bel pasto abbondante e saporito era arrivato. Con lo
sguardo attento e muovendo meno erba possibile si avvicin alla riva. Il gracidare aumentava a ogni
suo passo. Si ferm di scatto, pronto per attaccare. Fece le prove e il controllo degli artigli delle
zampe anteriori. Erano in perfette condizioni. Fece ancora due passi avanti per vedere meglio cosa ci
fosse, mise la testa fuori dallerba alta e vide una quantit enorme di rane tutte colorate. Cosa non gli
frull per la testa! Aveva gi immaginato di mangiar una rana e tra una rana e laltra ci avrebbe visto
bene anche un bel pescetto, che non si sa da quanto tempo non mangiava. Forse un pesce Rolfo non
lo aveva mai assaggiato. Era pronto a sferrare il suo primo attacco. Caricato sui suoi muscoli, era
pronto a saltare su una bella rana verde proprio davanti a lui, che lo stava l a guardare senza batter
ciglio con un paio docchioni neri fissi.

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Ranocchietta, con te sar parecchio bravo. Voglio darti il tempo di scappare. Se in tre salti, e ripeto
in tre salti, sarai abbastanza lontana da me non ti verr pi a cercare. E manger qualche altra tua
sorella.
La rana non si scompose neanche per un attimo. Lo guard ancor pi fisso e dritto negli occhi. Poi,
dopo avere gracidato un paio di volte, in tutta calma gli disse: Gatto nero, io ti capisco. E quando ti
ricapita di trovare un bocconcino come me? bene che tu sappia che io sar il tuo primo e ultimo
boccone, gatto nero, perch su questa terra non esiste animale pi velenoso di me e delle mie
sorelle. Perci vieni avanti, facciamo presto. Or dunque, sono curiosa di vedere se farai prima tu a
mandarmi in corpo o il mio veleno a stenderti. E giurerei sul fatto che il mio veleno faccia prima, di
solito chi ha il dispiacere di toccarmi in un passo o due dice addio a questo mondo.
La ranocchia verde fosforescente gracid un'altra volta. Rolfo la guard pi attentamente,
mettendola bene a fuoco. E pens che se un animale cos piccolo con tanta sicurezza gli aveva detto
quelle cose allora cera sicuramente da stare pi che attenti. Il gatto si spost pi sulla destra e tel
via, dove non vedeva nessuna rana colorata.
Uscito dallerba alta del laghetto arriv su quella molto pi corta, vicino al percorso che l lo aveva
portato. Percorse ancora qualche metro e poi si mise a scavare nel terreno morbido alla ricerca di
qualche bella larva da mandare gi e a quellora di fame ne aveva anche parecchia. Dopo aver fatto
una ricca colazione a base di larve fresche di formica rossa, si stir i muscoli pi duna volta poi
riprese ad andare. Tutto sommato, anche quel giorno non era iniziato troppo bene. Le rane cos
indigeste erano rimaste al lago. Ancora una volta non era riuscito a cacciare niente. Per scavando
nel terreno si era sfamato ugualmente.
Cosa ci sar poi di cos brutto nellessere pi che un gatto cacciatore un gatto trovatore esperto in
larve e erbette salutari? Mica da tutti! Chiss se quel sapientone di Oscar sarebbe capace di vivere
cos. Io sono capace e quando torner al castello lo capir da s, quel bellimbusto di un gatto
arancione!

Uno dei due vecchi guardiani salut laltro, che lentamente entr in cucina e si sedette. Come va
Bastiano?
Vista let, Amilcare, non mi lamento. Sono quei gatti cos rumorosi e fastidiosi che rompono.
Povero Rolfo! Hai visto? Alla fine hanno fatto in modo di mandarlo via. Ma gli ho preparato un bello
scherzetto. Se ne ricorderanno quando riproveranno a buttare per terra tutte le armature, quelle che
abbiamo rimesso in piedi laltro ieri.
Raccontami chiese Amilcare.
Volentieri, ti racconto. Ti ricordi quel super grasso che avevo trovato in un negozio del centro?
Quello che bastava sfiorarlo e tutto scivolava come se fosse spinto da un reattore?

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S che mi ricordo, funzionava a meraviglia. E allora cosa ci hai fatto? Dillo anche a me chiese
Amilcare ancora pi incuriosito.
E Bastiano gli raccont ci che aveva combinato. Vecchio amico mio, hai presente il lungo corridoio
qui di sopra, dove ci sono le armature tutte esposte?
Lo ricordo perfettamente, vecchio mio gli rispose Amilcare, tutto intento ad ascoltare.
Prima, quando ho fatto il giro dispezione a tutti i piani, ho portato con me quel grasso e lho
versato proprio a filo delle armature. Che ci riprovino a buttarle gi! Per di pi ho anche aperto tutte
le finestre e se tanto tanto riproveranno a correre vicino a quelle statue di ferro passeranno un
brutto momento. E stai attento anche tu quando vai di sopra, il ghiaccio ha di sicuro pi attrito.
Ben fatto rispose Amilcare tutto soddisfatto. Cosa ci mangiamo per stasera, Bastiano?
Il pesce che ho pescato stamattina mentre tu pulivi.
Bene, allora lo preparo lesso nellacqua di sorgente con tanto di patate lesse accanto conferm
Amilcare, che dei i due era il cuoco.
Cucinalo come ti pare, lo sai che io mangio tutto.
Va bene, per le sei sar pronto rispose Amilcare, che per alzarsi dalla sedia ci mise pi di cinque
minuti, povero vecchio.

Nel piazzale del castello, intanto, Oscar con i suoi stava preparando unincursione per buttar gi le
armature proprio per quella sera stessa. Da sopra tre scalini disse ai suoi: Ascoltatemi bene tutti
quanti. Ho deciso, questa notte faremo un altro giro a buttar gi le armature. Agiremo quando la
notte sar ancora in cielo.
Siamo daccordo gli fecero il coro tutti gli altri.
E lui pieno di superbia si stir davanti a loro per mettere in mostra i muscoli. E scatt anche il coro
che di spontaneo poco aveva. Tutti e quattro i gatti della banda al segnale, sempre da lui impartito,
poco spontaneamente miagolarono forte: Grande Oscar, per tutti i gatti che fanno miaoo!
E lui, sempre pi in pompa magna, ordin che quella notte dovevano restare tutti al piano della
cucina. Tanto per fare un po di guardia e tortura psicologica a quei brutti topi nella tana, come prima
cosa. Poi da l sarebbero saliti in fretta e furia al piano di sopra, sarebbero corsi vicino alle armature e
sfiorandole, come lo sapevano gi, esse sarebbero cadute. E i guardiani avrebbero preso un bello
spavento. I due guardiani, seduti fuori dalla cucina, notarono che i gatti erano in fermento. Ormai li
conoscevano, sapevano bene che dietro a quei miagolii cos prolungati e forti, se non erano nel
periodo degli amori, si nascondevano solo guai presto in vista. E purtroppo non erano nel periodo
degli amori. La sera cal al castello e su tutta la collina. Dopo aver mangiato come tutte le sere i due
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vecchi guardiani si ritirarono ognuno nella propria stanza per riposarsi dalle fatiche del giorno, che
alla loro et si facevano sentire e non poco.

Buona sera conte, come si sente? chiese Raphaell.


Con un accenno di sorriso, telepaticamente gli rispose: Cosa vuoi che ti dica, mio giovane amico? In
realt da quando mi trovo in questa condizione, a me per niente gradita, il sentir come intendi tu
lho del tutto dimenticato. Noi fantasmi il dolore o il piacere non lo sentiamo sulla pelle, che solo
una visione. No! Noi lo sentiamo direttamente dentro lanima, perch di quella siamo fatti. E il
piacere o il dolore solo di sentimenti sono fatti e non sensazioni, come invece le provate voi. tutta
unaltra cosa, caro mio. Oserei dire che parecchio pi intensa delle sensazioni, nel bene e nel male.
Poi io, Raphaell, quando fu la mia esecuzione son morto cos tanto in fretta che di quel brutto giorno
poco o niente ricordo.
Meglio cos conte, non trovate? rispose attento il ragazzino.

Dopo lennesima prova di forza nel piazzale, quando ormai la luna era piena e alta nel cielo, Oscar
davanti a tutti, che poi erano quattro, alzando la coda disse: Valorosi, seguitemi! arrivata lora di
iniziare a salire. Tra non molto cambieremo il decorso dei sogni di quei due guardiani rimbecilliti.
Aprite le orecchie, perch non parler pi e sapete bene che non ammetto errori. Il piano questo.
Arriviamo quatti al piano delle armature, ci mettiamo in fondo al corridoio. Poi, come abbiamo fatto
lultima volta, corriamo a pi non posso in fila indiana a sfiorare le armature. Ci divertiremo un sacco.
E tutto questo al mio via, mi raccomando.
Il silenzio degli altri gatti determin il consenso. I quattro, quando furono al piano delle armature,
diedero per scontato che tutto fosse come sempre. Tra le altre cose, quel grasso era talmente viscido
e trasparente che non lo notarono neanche loro, gatti che al buio vedono benissimo. Dalla loro cera
anche tanta convinzione dessere i pi furbi nel castello. E non sempre la furbizia un pregio e mai
da confondere con lintelligenza, sono due cose assai diverse. E l quella notte di intelligenti proprio
non ce ne erano. Arrivarono in fondo al corridoio. Oscar diede un ultimo sguardo alle armature, che
gi gustava di sentir cadere una a una dietro il loro passaggio. Si accucci per prendere meglio la
rincorsa e quando limpulso glielo comand diede il via ai suoi, che subito iniziarono tutti a correre a
pi non posso. Corsero pi veloci che poterono, giammai deludere il capo! E lui per primo correva
come un razzo. Quella notte non cadde neanche unarmatura. Dopo un trenta metri di corsa
superlativa si sent nel castello un Miaoo! di paura collettivo. Erano i quattro gatti, che finiti su quel
grasso aumentarono e non di poco la loro velocit, senza pi controllo delle loro traiettorie. Quel
Miao si senti per parecchio, fino a quando non si ud un tonfo. I gatti volati gi dalla finestra, che
avevano sfondato, si erano impinzati tutti e quattro in un carro vuoto, lasciato abbandonato nel

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piazzale del castello. Gli cost parecchio caro quello scherzetto a Oscar e a tutta la sua squinternata
banda.
Miao, ohi, per tutti i gatti che fanno miao! si lament Oscar verso i suoi, che non stavano affatto
meglio di lui.
Miaoo, capo, che botta! gli fece eco Rigoletto, un gatto grigio con una benda nera allocchio
sinistro. Si era cecato in un altro brutto incidente da lui stesso causato.
Miei prodi, rientriamo nel castello e stiamo calmi per qualche tempo. Se Rolfo non se ne fosse
andato saprei senza nessun dubbio con chi sfogarmi. Di certo con voi non posso riflett ad alta voce
Oscar, ancora stordito dalla botta che aveva preso. Infatti, nello impinzarsi con la testa dentro un
carro non cera niente di morbido. Comunque anche quel tonfo non gli serv di lezione. Scaric la
colpa su tutti meno che su di s. Il suo ego smisurato non glielo permetteva.

Nella pozza dove si era fermato a bere, Rolfo annaspando con una zampa fece muovere lacqua, che
quando si ricompatt gli rivel una visione. Nella pozza dacqua trasparente apparve limmagine di
un gatto dal pelo nero e lucido, pareva brillasse. Come anche i suoi penetranti occhi gialli. Sbalordito
Rolfo gli chiese: Chi sei tu, me lo puoi dire?
Te lo dir quando mi avrai trovato, miao! rimbomb una voce sicura di s da quella pozza.
Miaoo, sto impazzendo! Saranno le troppe larve che sto mangiando, ho le visioni. Questa la fine,
povero me! Si scroll di dosso quellattimo e pi sereno continu a camminare per la strada verso
ovest, allontanandosi da quel laghetto per niente sicuro e a dir poco pericoloso.

Buongiorno, padre.
Siediti e fai colazione gli disse il padre senza rispondere al saluto del ragazzino. Ma quanta rabbia
si portava dentro quelluomo! Raphaell si tagli una fetta di pane e la mangi con il latte. Oggi le
porto io le pecore a pascolare. Tu vai a casa di zio a trovarlo. arrivata Penelope, tua cugina. Falle un
po di compagnia e non la stancare, mi raccomando, altrimenti peggio per te. Ci siamo capiti? E
portati anche il tuo cane pieno di pulci. A lei piacciono i cani, anche quelli bavosi come il nostro.
Che bello, pap ha detto nostro e si riferiva a Dolores! Allora non si proprio dimenticato tutto,
ramment tra s il ragazzino. Raphaell usc di casa contento e in poco arriv a quella dello zio. Buss
due volte alla porta. Apr lo zio, che subito lo abbracci.
Buongiorno, nipote mio. Come stai?
Bene zio, io sto molto bene. E Penelope?
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Sar qui tra poco e vedrai che sar molto felice di vederti.
Penelope era la cugina della sua stessa et che da un anno era costretta a vivere su una sedia a
rotelle, dopo essere caduta dalle scale del soppalco nel fienile. E sembrava avesse perso luso delle
gambe.
Ehi Raphaell, come ti sei fatto alto! Penso di esserlo anche io, ma in questo periodo non che mi
alzo tanto spesso da questa cosa.
Non ti alzi, ma sei sempre la pi bella le disse Raphaell abbracciandola forte.
Belladai, non prendermi in giro! Simpatica, vorrai dire.
Anche, cuginetta. E non perdere mai il tuo sorriso, mi raccomando.
S Raphaell, non ti preoccupare. Sono sicura che mi rimetter in piedi. Contaci.
Ci credo Penelope e la abbracci di nuovo. Ora, mia cara, fai la tua colazione e tutte le tue cose,
poi ti porter a fare un giro fuori. Ti va?
E come potrei rifiutare linvito del mio bel cugino Raphaell? E dove mi porti?
Per campi, naturalmente. Siamo in campagna. Non ti prometto di farti vedere il mare, ma di farti
sbavare un pochino dalla mia Dolores, quello s.
Allora Raphaell, faccio colazione e andiamo, se vorrai.
Sono qui tutto per te, cuginetta mia. Tu mi dici quando sei pronta e io ti spinger, portandoti
leggero come se volassimo.
Sarebbe bello, Raphaell. Naturalmente, garantendomi di non cadere. Lho gi fatto e mi sono
ridotta cos. Per il momento mi basta e mi avanza, cugino caro. Non ho nessuna intenzione di finire
sdraiata in un letto a guardare soffitti e mangiare pappette con la cannuccia. No, proprio no!
Raphaell aspett trattenendosi a parlare con lo zio e gli raccont dei suoi lavori al pascolo con il suo
micro-gregge. E anche del suo rapporto con il padre, che stentava a migliorare e che era cos da
quando era morta la madre.
Mi dispiace, Raphaell, che mio fratello sia diventato cos arcigno e duro. Prima non era cos. Sai, io
credo che si senta tanto solo e abbia paura. Per, orgoglioso come , non sfoga il suo dolore
allesterno e quella la sua reazione.
Zio, lo credo anche io. I due, nipote e zio si abbracciarono.
Sono pronta, Raphaell lo avvis la cugina, che con la sedia a rotelle gli si era fatta al fianco.
Andiamo, allora disse Raphaell, che con la forza della mente aveva posizionato la sedia a rotelle
davanti a se, senza che la ragazza se ne accorgesse tanto era stato veloce e spontaneo a fare quel
movimento.
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Brutto topastro, che mi guardi da in fondo al buco, perch preferisci morire di stenti? Potresti farlo
nella mia bocca! Sarebbe molto pi veloce come morte e anche pi dignitosa. Topolino, non trovi?
Esord cos quella mattina Oscar, che si era piazzato davanti alla tana mentre con un occhio guardava
linterno.
Incitava i topi a morire nella sua bocca, garantendo una morte veloce e dignitosa. Dal suo punto di
vista. E Girolamo, che lo guardava dallaltra parte del buco, al sicuro, gli ricordava che lui e i suoi
famigliari non sarebbero morti per bocca sua n di nessun altro gatto. E quando gli ricord che loro in
quella tana ci sarebbero potuti rimanere senza problemi per parecchio tempo, fu il gatto arancione,
preso da un attacco di nervi, che lasci quel posto furioso, con la coda che gli si arrotolava e gli si
stendeva di continuo. Gli era spuntato un altro tic a sommarsi a quelli che gi aveva, come starnutire
senza sosta quando vedeva uno dei due anziani guardiani e quellorecchio che era un continuo
piegarsi in avanti e rialzarsi.

I due topi erano arrivati davanti a un grosso masso, che caduto dallalto aveva occupato tutta la
strada. La domanda che aveva bisogno di una risposta urgente era: aggirarlo o scalarlo?
Miguel, c unaltra bella prova per noi disse Carlos allamico davventura. Tocca che ci facciamo
venire unidea al pi presto, amico caro. Iniziamo a pensare.
Tu che penseresti di fare? gli chiese Miguel, che gli era accanto.
Dopo un minuto di pensiero intenso, Carlos gli esplet la sua idea. Per me la cosa migliore aggirare
il masso, anche se so che sar parecchio lunga come cosa.
In effetti, scalarlo con i fogli in zampa sarebbe ancor pi difficile.
Hai detto bene collega, lo aggireremo questo grande masso. Ci metteremo un po, ma ce la faremo.
Dammi il cinque, vecchio mio.
I due si scambiarono il cinque e iniziarono ad aggirare il masso dalla parte della strada che guardava a
monte della collina. Con i foglietti sempre ben legati sulla testa che gli scendevano lungo il corpo,
Miguel e Carlos salirono lungo la parete della collina, da dove si era staccato il grande masso. Il sole
era alto ormai e faceva anche parecchio caldo. Passarono su di un prato di muschio, che era ancora
bagnato dalla guazza. Si rinfrescarono un po e succhiando il muschio ancora bagnato approfittarono
anche per bere. Chiss quando avrebbero trovato una pozza o un ruscello dacqua fresca. Non era
quello lobbiettivo principale in quel momento. Ora dovevano riuscire ad attraversare quel pezzo di
collina, per ricongiungersi alla strada sterrata che li avrebbe avvicinati ancora di pi al castello.
Se uno di noi due fosse stato un uccello, tutti questi problemi non ci sarebbero stati disse Miguel
allamico, senza star tanto a pensare.
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Dimmi Miguel, che tipo di uccello ti sarebbe piaciuto essere?


Senza dubbio unaquila o un falco, amico mio. Sono i pi belli rispose Miguel.
Caro mio, scusa se ti faccio notare che se tu fossi stato aquila io forse adesso gi non ci sarei pi. Le
aquile e i falchi a noi topi ci mangiano con pi facilit dei gatti, tanto per ricordartelo. E speriamo che
nessuno di quei due animali ci stia osservando adesso.
Unombra fece battere gli occhi a entrambi. Corri, Miguel! Corri! url Carlos mentre aveva
cominciato a scappare verso valle.
Con il cuore in gola, corsero veloci pi che poterono. Il falco che li inseguiva li manc per due volte.
Entrarono a gambe levate unaltra volta nella rimessa.
Aiuto! esclam Miguel con un filo di voce, da quanto era sfinito per tutta quella faticaccia che
avevano fatto.
Nessuno gli rispose subito, Topinto non cera. Erano soli. Si rifugiarono dietro una balla di fieno, in un
angolo. Erano scampati a un falco, era meglio stare nascosti. Non si sapesse mai, poteva spuntare il
bastone del padrone della rimessa. In fin dei conti si erano invitati nuovamente da soli. E di sicuro,
per lessere umano padrone di quel posto loro non erano per niente ospiti graditi. Restarono in
silenzio rintanati dietro a quella balla per tutta la mattina. Riuscirono a trattenersi davanti alla fame e
al richiamo del formaggio, che era l a stagionare. Una prova difficile fu quella, ma riuscirono a
trattenersi. Uscirono al tramonto, quando riconobbero la voce di Topinto, il guardiano.
Buonasera, Topinto dissero in coro.
Salve, giovani. Siete di nuovo qui?
S Topinto, siamo scappati perch inseguiti da un falco. Che per nostra fortuna ci ha mancato per
due attacchi di fila e scappando siamo tornati di nuovo qui.
Va bene, giovincelli, va bene cos. Vorr dire che sarete nuovamente i miei ospiti. Sapete che qui
siete sempre i benvenuti. E ora servitevi da mangiare, sapete bene come si fa.
Finalmente si mangia, Miguel disse Carlos, che si era ripreso bene dallo spavento della mattina.

Allora, Raphaell, dove pensi di riuscire a portarmi? Non siamo in citt, siamo in campagna qui.
tutto sconnesso come terreno. Pensi di farcela, cugino mio?
Certo, Penelope. Se sono qui perch sono sicuro di poterti portare in giro a vedere un po di verde,
che non tanto ma neanche poco. Ti piacer, il ruscello. Berremo dellacqua fresca e dolce.
Io sono pronta, Raphaell. Per diverse ore non avr bisogno di nientaltro che della tua gradita
compagnia.
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Raphaell apr la porta e uscirono. And dritto verso i tre scalini della veranda. Senza preoccuparsi
minimamente di come fare per scendere la sedia. Per precauzione, Penelope, tieniti ai braccioli e
non temere nulla. Far tutto io disse tranquillo alla cugina inferma.
Davanti alle scalette, con laiuto della sua potente mente, sollev la sedia per farla scendere e lo fece
con tanta delicatezza e naturalezza che quel gesto fu poco visibile alla ragazzina, che tranquilla non
disse nulla.
Solo quando la mise per terra, Penelope gli chiese: Raphaell, ma come hai fatto da solo, senza
laiuto di nessuno, a mettermi gi con tanta delicatezza? Non pensavo tu fossi cos forte. Comunque
meglio cos, star davvero sicura con te, cuginetto.
In effetti, Penelope, non te ne sei accorta ma io mi sono aiutato parecchio. difficile capire come
faccio, per chi non mi sempre vicino. Le mie pecore, la mia capra e Dolores, il mio cane, sanno bene
quali sono i miei poteri. Non posso presentartele stamani perch sono uscite con mio padre. stato
lui che oggi mi ha chiesto di occuparmi di te e io lho fatto con piacere.
Raphaell si mise dietro alla sedia e inizi a spingere la ragazza, che si teneva ben stretta ai braccioli.
Con la forza del pensiero, mentre parlava anche con sua cugina e la spingeva, chiam Dolores. Dove
siete, amiche mie?
Al pratone, Raphaell. Ti aspettiamo, con tuo padre non per niente divertente.
Lo capisco, Dolores. Ma io oggi devo fare altro. Pi tardi, quando ci vedremo, ti spiegher e voi
sarete fiere di me. Ti saluto, fai buona guardia.
La cagna gli rispose di s e Raphaell si rimise a parlare con sua cugina, ignara della chiacchieratina che
aveva fatto con il suo cane. Raphaell fece in modo di non far sentire neanche una buca alla sedia
della ragazzina. Si fermarono al ruscello, nella parte pi distante dal pratone. Non voleva farsi notare
dal suo mini-gregge, non voleva togliere nessun merito a suo padre n tantomeno farlo arrabbiare
per niente, visto che sapeva bene come fosse fatto.
Ho una gran sete, Raphaell. Puoi fare niente per passarmi un po dacqua?
S che posso, cuginetta. solo che per il momento vorrei tu ti girassi con la testa, perch vorrei
prenderti lacqua senza farmi vedere come faccio. Ti dispiace?
No signore, assolutamente. Se il tuo un segreto non vedo perch non lo dovrei rispettare. Girami
di spalle al ruscello e ti prometto che non mi volter a guardare quello che fai.
Ma s, mi fido di te le rispose Raphaell, quasi non curante di essere visto da Penelope.
Senza sforzarsi pi di tanto, sospese la borraccia che aveva a tracollo, la svit pensando di farlo. La
port al ruscello, la immerse, la riemp e se la rimise al collo piena e tappata. Ecco la borraccia che ti
disseter. Tieni Penelope, per te. Bevi e quando avrai finito berr anche io.
Che gentile che sei, Raphaell! Mica tutti i ragazzi sono come te. Un altro mi avrebbe fatto bere
sicuramente per seconda, fregandosene del fatto che io sia donna o meno.
32

Me lo sono semplicemente ricordato le rispose lui, strizzandole locchio.


Ma come hai fatto, che non ho sentito alcun rumore dei tuoi movimenti? Sembra quasi che la
borraccia sia andata a riempirsi da sola.
Ma che dici, cugina? Ora ti sembra possibile che una borraccia possa andarsi a riempire da sola?
Per logica, sicuramente cos rispose la ragazzina, sempre pi convinta e affascinata da quel
cugino per certi versi cos misterioso. Perch non puoi dirmi come hai fatto a riempire la
borraccia?
Abbi pazienza, Penelope. Al momento giusto ti far vedere io stesso. Non me lo chiedere pi,
linsistenza non ti si addice.
Grazie Raphaell, hai perfettamente ragione. Guarda quanto bella quella piccola collinetta derba
verde! Mi piacerebbe tanto sedermi l con te e rimanere ad ascoltarti. O anche solo a rimanere in
silenzio a guardare lontano, verso lorizzonte, e pensare. Se mi funzionavano le gambe lavremmo gi
fatto.
Raphaell la spinse fin sopra il rialzo di terra erbosa, dove lui quandera al pascolo con le sue tre
pecore si sdraiava a rimirare il cielo e i disegni che madre natura ci aveva fatto dentro. Si avvicin alla
sedia, la fren per bene e quando si fu assicurato che la sedia non si sarebbe mossa di l si avvicin
alla cugina.
Vorresti davvero metterti seduta o sdraiata a terra a rimirare il cielo?
Se potessi, lo vorrei fare, Raphaell.
Con il mio aiuto ce la farai. E sorridi, che non ti fa male. Oggi ti aiuto io. Verr un giorno che lo
rifarai da te. Chiudi gli occhi.
Ecco, li ho chiusi. Fai unaltra tua magia, non ho paura di te. Mi fido.
Quando ti chieder di riaprire gli occhi lo farai. La sollev con tanta delicatezza che la ragazzina pi
che sentirsi prendere in collo si sent carezzare. Apri gli occhi le disse Raphaell.
Bello! esclam ad alta voce Penelope, che riaprendo gli occhi si era ritrovata seduta sulla morbida
erba e non pi su quella sedia a rotelle. I due ragazzini rimasero seduti nellerba per un tempo
abbastanza lungo. Penelope volle che Raphaell gli raccontasse pi cose possibili di lui. Raphaell le
raccont pi delle sue giornate da pastore che di quelle da studente orfano di madre in un collegio di
campagna dove, durante la settimana quando cera scuola faceva una vita brutta e piena di sberleffi
da parte dei suoi cattivi compagni, ai quali non faceva nulla con i suoi poteri. Cosa che avrebbe
potuto. Lui, conscio della responsabilit che gli davano i suoi poteri, preferiva rimanere in disparte e
farsi prendere in giro piuttosto che rischiare di far male a qualcuno.

33

Miao! Tir un lungo sbadiglio quel gatto arancione, che si stava riprendendo dal brutto colpo che
aveva preso la notte prima.
Ho bisogno di mettere sotto i miei denti affilati da vero condottiero qualcosa da mangiare e al pi
presto. La mia pancia inizia a brontolare. Chiss di cosa avranno cenato i due guardiani.
Ehi! Rigoletto, stupido gatto grigio, accompagnami in una perlustrazione su, nella cucina. Voglio
vedere di mettere qualcosa nella pancia e non voglio aspettare oltre.
Laltro lo segu senza discutere, sottomesso a quel gatto arancione di cui era suddito. Scemo, ma
sempre suddito. A loro si aggiunsero anche gli altri due componenti della banda. Silenziosi, da felini
quali erano, salirono fino al piano della cucina. Tanto per dare dimostrazione di potenza e sprezzo del
pericolo, Oscar si affacci allinterno della cucina. Proprio lui, il grande capo che credeva dessere.
Venite! incit gli altri a entrare.
I gatti, tutti in fila, girarono e rigirarono per la cucina, a quellora chiusa. Era gi parecchio che i due
vecchi guardiani avevano finito di mangiare. Prima di loro era passata di l a rifornirsi la famiglia di
Girolamo. Non cera pi nessun avanzo da portar via. Oscar, presa visione che di cibo quella sera non
ce ne era, se la prese con quel topo ladro di Girolamo, che andava abbattuto al pi presto. Lui non ne
poteva pi dessere trattato come un gatto qualsiasi. Lui era il capo di quel castello!
Miaoo! Questa sera faremo sentire noi a quei due balordi dei guardiani cosa vuol dire farsi Oscar
come nemico. Sono sicuro che se mi darete retta alla lettera stanotte rivolteremo sottosopra tutto il
castello. Faremo fuggire anche il fantasma del conte, che gi parecchio che non sento disse sicuro
di s quel gatto arrogante.
Accecato dalla superbia e dal suo stupido egoismo, accompagnato tra le altre cose anche da poca
astuzia, salt su uno sgabello al centro della cucina e disse: Miao, per tutti i gatti che fanno miao! I
due vecchietti se ne sono andati a dormire, sicuri di passare una notte in santa pace. Poveri illusi!
Non sanno che il grande Oscar e i suoi sono sempre in agguato. Miei prodi, faremo stasera quello che
non abbiamo potuto ieri notte. Il piano lo stesso. Sono sicuro che Bastiano ha sistemato tutto. Lho
studiato bene quel tipo, io. E noi stasera gli faremo uno bello scherzetto di ringraziamento. E allora,
tanto per ripassare, saliamo al piano di sopra a un trotto veloce e baldanzoso, da veri atleti che
siamo, arriviamo in fondo al corridoio e poi, senza aspettare il mio via, uno alla volta corriamo a pi
non posso a filo delle armature. State tranquilli, li conosco quei due! Sono nelle loro teste, a volte mi
sembra anche di comandarli a distanza. Qualcuno di voi ha domande?
Nessuno del gruppo di squinternati obbiett la parola del capo. Sogghignarono, sicuri di fare il brutto
scherzo ai guardiani. Arrivati in fondo al corridoio, certi del loro capo ancora una volta, uno dietro
allaltro presero a correre per far cadere le armature. E di nuovo quella notte si ud nel castello un
Miao di paura che dur quanto la notte prima. Poco dopo quel miagolio spaventoso, un altro tonfo,
come la notte prima. I quattro gatti dritti, dritti, sottovalutando la scaltrezza dei guardiani, erano
finiti unaltra volta sopra il grasso ed erano volati, unaltra volta, gi dal castello, passando dallo
stesso buco della sera prima, andandosi a impinzare, unaltra volta, sparati nel carro abbandonato
sempre l di sotto.
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Miaoo! Che brutta botta! Mi sa che quei due vecchietti non ci avevano pulito. Abbiamo ripreso a
scivolare tale e quale a ieri notte. Che dolore! Un paio di vite me le sono giocate ieri sera, un altro
paio questa sera. Devo stare un po pi attento, in fin dei conti ne ho soltanto sette, cos dicono
disse allaria Oscar, prima di svenire unaltra volta e non riaprire gli occhi per tutta la notte.

Rolfo continuava a camminare lungo lo stradello che girava la collina, passando per ovest. Ogni tanto
ripensava a quella pesciolina che non era mai voluta saltargli in bocca e che sicuramente era ancora l
nel fossato. A meno che non se la fosse mangiata uno dei tre lucci. Quei mostri spaventosi, guardiani
del fossato. Nonostante quel pensiero gli avesse fatto venire lacquolina in bocca, continu a
camminare. La voglia di trovare il famoso Gattun era troppa e superava ogni altra sua fantasia. La
fame gli batt pi volte in pancia. Si guard intorno, vide parecchio buon terreno da scavare. Ricord
le esperienze fatte nei giorni passati e nel frattempo, a mangiare larve belle saporite, ci aveva preso
gusto. Non erano affatto male e con un po di pazienza era abbastanza facile individuarle. Ricordava
tutto quello che gli aveva spiegato la bella Tara, che di scavi per la ricerca delle larve se ne intendeva
per davvero, lei che era semi vegetariana per propria scelta.
Rolfo aspettami una voce delicata attir la sua attenzione. Proveniva da dietro di lui. Rolfo si volt
e con tanto piacere in quel momento vide venirgli incontro proprio Tara, che aveva lasciato la sua
bella e grande grotta per seguirlo. Buongiorno Rolfo, vogliamo fare una buona colazione?
Io un po di fame ce lavrei, tu?
Anche io, gatto nero, e vedo con piacere che ti stavi preparando a scavare. Ho indovinato?
S, Tara, hai detto il giusto. A odore del mio naso in questa zona, appena sotto lerba, c parecchia
roba da mangiare. Ho imparato, ora so come riconoscere lodore di quelle morbide e saporite larve. E
ti dir di pi, qui sotto ci sono formiche tosse in abbondanza.
Dai, allora mettiamoci a scavare, non vedo lora di mangiarne un po conferm la gatta bianca, che
messasi al fianco di Rolfo inizi a scavare a tempo con lui.
Trovarono parecchie larve, insieme a qualche verme e altri insetti che vivevano in quel terreno. Si
riempirono ben bene. Lei lo condusse a cercare anche delle erbette toccasana e buone di sapore, che
mangiarono tutti e due. Scusa, Rolfo, ma io adesso devo fare un po di pulizia e igiene personale.
Ma figurati. Certo, ti capisco. Lo faccio anche io.
I due gatti viaggiatori si misero sdraiati su di un sasso bello grande e asciutto. Poi presero a leccare
ognuno il proprio pelo. In breve, con dovuta maestria, pulirono i propri peli. Lei era di nuovo candida
e lui nuovamente nero e lucido.
Rolfo, se la mia presenza non ti ostacola, sarei felice di accompagnarti alla ricerca del Gattun.
Posso?
Non potrei essere pi felice. Accompagnato dalla pi bella gatta della collina!
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Via, non scherzare. Risalto agli occhi perch sono bianca, sono una normalissima gatta di
campagna.
Anche io sono un gatto di castello, costretto allesilio per colpa di un arrogante gatto arancione che
si crede di esserne il capo e padrone. E quando torner, sar pronto a dare una bella lezione a quel
presuntuoso di Oscar.
Spero tu sarai in grado di dargli una bella lezione senza essere violento.
Tara, dipender tutto da cosa far di me il Gattun. Io mi rimetter a lui. una scelta che ho fatto
riflettendoci a lungo. Ho iniziato questo viaggio per trovare il Gattun e ritrovare me stesso.
Ti seguir passo dopo passo disse Tara avvicinandosi a lui. Rolfo, ma non che stiamo scendendo
un po troppo? chiese la gatta.
Tara, il mio istinto mi ha fatto prendere lo stradello che ci ha portati fin qui e io vorrei continuare a
seguirlo. Sento che questa, la mia strada. Capisco che non ti posso obbligare a seguirmi.
Ma che dici, Rolfo. Sono io che voglio seguirti, non mi stai obbligando affatto. Sono sicura che
questo viaggio far bene anche a me, ero un po stanca di vivere sempre nella grotta ed eccomi qui. A
volte i cambiamenti improvvisi fanno migliorare.
Allora se scendiamo ancora un po e seguiamo lo stradello fino a che non risalir a te non dispiace?
chiese titubante Rolfo.
No, non mi dispiace affatto! una nuova occasione per vedere un po di mondo, che non ho visto e
che non troppo tardi per visitare.
cos che ti voglio, con uno spirito davventura aperto a nuovi incontri e conoscenze! Vedrai che ci
troveremo bene. Almeno per me sar di sicuro cos. La mia vita in quel castello era diventata
impossibile afferm serio Rolfo.
Non credere, anche io fino a che non sei arrivato tu a portare quel vento di novit ero sempre da
sola nella grotta. Una noia! Tu non puoi immaginare quante volte ho sognato di vedere arrivare
qualcuno con cui parlare. troppo bello comunicare con un altro della tua specie. E con te, tra le
altre cose, mi riesce spontaneo, Rolfo, gatto nero dal pelo lucido.
Grazie per il complimento, bella gatta bianca. Guarda l, dove iniziato a tramontare il sole. Tara,
non ti pare che ci siano due casette e una in legno?
S Rolfo, non ti stai sbagliando. Ci sono due casette e una in legno. Vogliamo arrivarci e guardare di
cosa si tratta?
Ma s, arriviamoci. Sono curioso e poi, se labbiamo viste, perch faranno parte del nostro viaggio.
Sicuramente ci sar qualcuno che ci star aspettando.
I due gatti si affrettarono e in non molto arrivarono alle due casette. La prima, in muratura, pareva
disabitata, almeno in quel momento. Ma non abbandonata e fatiscente. Si spostarono allora verso
quella in legno, da dove proveniva un bel profumo di formaggio. La porta dellentrata era semi
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chiusa. Dentro il silenzio imperava. Solo un ottimo odore di formaggio veniva allesterno, a invitare
loro a entrare.
Piace a te il formaggio? chiese Rolfo alla gatta che gli era vicino.
A dire il vero non dispiace affatto. Non ho mai capito bene il perch, ma cos.
Io, prima dora, non che ci avessi mai dato molta importanza a tale odore. Ma adesso ne sono
attratto. Bella gatta, dopo di te io sar subito dietro. Tara, entra pure.
Rolfo, possiamo entrare camminando luno al fianco dellaltro. Se sei daccordo, lo preferisco
rispose la gatta con una tale sicurezza che Rolfo non pot dire altro.
Affiancati, entrarono allinterno della rimessa, piccolo paradiso del formaggio. Saltarono cos su di
una balla di fieno, poi su unaltra. Davanti a una forma di buon formaggio gi sapientemente avviata
si fermarono per un assaggio.
Senti buono questo cacio! Mi riporta indietro nel tempo, quando da piccolino fui adottato e
allattato da una pecora gi a valle.
Come sei romantico, gatto nero lo guard Tara mentre si gustava anche lei quel prelibato assaggio.
Rolfo fece un mezzo passo avanti e si accucci in posizione dattacco. Cosa che aveva quasi
dimenticato come si facesse. Si compose per lattacco a causa di qualcosa che non vedeva ma di cui
sentiva perfettamente lodore. Che ne pensi, bella gatta, se dopo il cacio ci mangiamo anche mezzo
topo per uno?
Non ci provare, gatto nero dal nome cos originale. I topolini non fanno parte della nostra dieta in
questo momento. Tu attacchi il topolino e io sparisco e non mi vedrai pi. Giuro sulla coda di
Arturo!
Va bene, Tarama a quale sacrifici mi sottoponi!
Non mi dire cos, non susciti nessuna compassione. Le larve di cui ci nutriamo sono pi energetiche
di un topino. E poi ora ti piacciono, dimmi il contrario!
Rolfo fece per un attimo il muso pensieroso, di quelli seri, da vero pensatore. Poi rispose alla gatta
che era con lui: Ma s, hai ragione. Che me ne frega di addentare un gustosissimo topolino? Figurati,
le larve sono cos saporite e buone! Poi accompagnate da qualche filo derba sono una toccasana.
Per, se questo topolino che sta impregnando laria di un odore cos buono si facesse vedere,
potrebbe forse indicarci la strada per risalire verso il castello. Cos potremmo continuare la nostra
ricerca del Gattun. Che ne pensi, Tara?
Penso che noi, con il nostro di odore, il topo labbiamo fatto scappare. A meno che non sia tutto
rincretinito.
Per, mia cara, supponendo che sia la seconda risposta quella giusta e il topo fosse un po
rincretinito, appena lo troviamo un paio di morsetti ce li potremmo dare. Tanto se non lo facciamo
noi lo far qualche altro che vive nei paraggi.
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Non ci provare, Rolfo. Siamo intesi?


Va bene, Tara. Ho promesso e Rolfo quando promette mantiene. Non dubitare, il topino pu stare
tranquillo. Anzi, guarda, scarico tutta la pressione che avevo dato ai miei muscoli. Rolfo lasci
andare la tensione accumulata in un lungo sbadiglio miagolato. Ora s che mi sento molto meglio!
Sono di nuovo rilassato.
Guardami, gatto nero dagli occhi gialli! Rolfo guard la gatta, che gli strizz il suo occhio verde
smeraldo.
Tara, ma perch non inviti il nostro amico a uscire da dove si nasconde? Ti ho promesso che non gli
torcer un pelo.
Bestione dun gatto nero, non senti lodore della paura? Sono in due e sono dietro a quella balla.
Non si fidano, sentono la nostra presenza come noi sentiamo la loro. Diamogli tempo, vediamo se si
muoveranno.
I gatti rimasero accovacciati sulla balla senza fare nessun rumore.

Rigoletto, miaoo, chiama Tito! Quel gran gatto del figlio mio! E iniziamo una nuova perlustrazione.
Non vorremo che due anziani guardiani e dei topi fermino i nostri piani! precis Oscar risoluto, dopo
essersi stirato ben bene. Miaoo, per tutti i gatti, miaoo! Figlio mio preferito, portati con te quel
gatto grigio di Rigoletto e andate a perlustrare i piani del castello. Io rester qui ad aspettare le
vostre nuove. Smanio, aspettando di riuscire a buttar gi le armature e far trasalire quei due babbei
dei guardiani.
I due gatti prescelti partirono per la perlustrazione e lui non perse tempo per salire in cucina a
cercare qualche avanzo da mettere sotto i denti. Fece il suo solito giretto davanti alla tana a
controllare lui stesso Girolamo come era messo, tanta era la sua vogli di sbafarselo. Mise locchio
davanti al buco della tana. E, per tutti i topi, non volle credere ai suoi occhi! Il topastro e i suoi figli si
stavano spolpando ci che rimaneva di un coscio di pollo. Allung pi che pot la sua zampa dentro il
buco per acchiappare qualcosa, ma rinunci dopo vari tentativi, solo aria aveva spostato.
Maledetto di un topo, con tutti i topetti! Non penserete mica che io allenti la guardia su di voi,
miaoo, stupidi topi!
Se pensi che prima o poi riuscirai a combinare qualcosa, continua pure, vile gatto arancione! Una
cosa so per certo. Molto presto riceverai una gran bella lezione e io sar qui a guardarti implorare
perdono a chi ti sapr mettere a posto.
Deve ancora nascere chi pu dare una lezione a me! Oscar, carico di superbia e boria.
Tir fuori la sua zampa dalla tana e soffiando si allontan. Scese di nuovo nel piazzale e si ferm sul
ponte levatoio abbassato, a riflettere su chi mai potrebbe dargli una lezione. A lui, il padrone
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incontrastato di quel castello abbandonato! Mentre guardava i pesci nel fossato, gli passarono per la
mente diverse figure che frequentavano il castello. Tra s fece due conti.
Il conte un fantasma e a me non pu fare nulla. I topi, se provano a venir fuori da quella tana, me li
mangio. E non sar di certo quel gatto nero di Rolfo, che se ne andato con la coda tra le zampe. Di
sicuro in questo posto non far pi ritorno, quello smidollato di un gatto nero, miao! Qui proprio non
c nessuno che mi pu dare una lezione. Sono il capo , miaoo!
Con un salto leggero scese gi dal carro dove la notte prima si era impinzato con i suoi prodi, quando
per la seconda volta erano volati come razzi gi dal piano delle armature.
Bene, Tito. Siete ritornati. Ors, ditemi come la situazione nel castello.
Miaoo! A noi sembrato tutto pi che a posto. Tutto calmo nel castello. I guardiani sono entrati
nelle loro stanze, parevano parecchio stanchi e assonnati. Bastiano anche pi dellaltro.
Siete saliti al piano delle armature?
Certo, padre. Ho eseguito alla perfezione quello che mi hai chiesto.
Dimmi, Tito, possiamo correre in sicurezza per far cadere le armature e svegliare quei balordi dei
guardiani?
A me parso possibile, non ho visto nulla di strano a quel piano, miaoo! Ma per essere pi sicuro,
padre, chiedi pure a Rigoletto che era con me.
Oscar cerc di assumere unaria assai importante e, con fare altezzoso, chiese conferma anche a quel
gatto grigio di Rigoletto, che non ricordando affatto ci che aveva fatto poco prima, tanto era
rincretinito, per essere sicuro di non sbagliare e far arrabbiare Oscar, decise di confermare ci che
aveva detto Tito, cercando cos di togliersi da ogni responsabilit.
Tito, arrivato il momento che io ascolti anche un tuo piano per buttar gi le armature. Sar gi nel
piazzale ad aspettare una tua novit, non mi fare attendere troppo. Vorrei agire al pi presto, non
sopporto pi quei due guardiani. Ogni volta che li vedo, mi si rivolta il pelo. Tu capisci, non una
bella cosa per un gatto della mia levatura.

Tara, li ho sentiti. Sono in due o forse pi, il mio fiuto difficilmente mi inganna. Sono dietro a quella
balla di fieno laggi in fondo. E dimmi, Tara, cosa sono quei piccoli bagliori di luce che illuminano la
rimessa?
Rolfo, non far rumore. Te lo spiego, ascolta. Quelle sono due lucciole. Illuminano questo posto con
la loro intermittenza. Non carino?
S che lo , bella gatta bianca. E lo sarebbe stato ancor di pi se qui ci fossimo stati solo noi due e
nessun altro.
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Non pensare solo a te stesso, gatto nero amico mio. Cerchiamo di capire come stanno questi topini,
tanto impauriti dalla nostra presenza.
Tara prima e Rolfo dietro si avvicinarono alla balla in fondo alla stanza, illuminata dalle lucciole, che
svolazzavano al centro della rimessa e la illuminavano con la potenza di due candele.
Ehi, voi due dietro alla grande balla! Non siamo qui per farvi del male! Potete pure uscire, fidatevi.
So che il nostro odore vi ricorda solo denti affilati e morte, ma noi non siamo qui per mangiarvi.
Siamo qui per conoscervi, vi do la mia parola. Mi chiamo Tara e mi cibo di succulente larve e erbe.
Sono semi vegetariana e il mio amico Rolfo uguale a me. Vogliamo chiedervi una cosa. Non so se
potrete darci unindicazione a noi utile per davvero.
Lentamente, tra uno sbalzo di luce e laltro, uno alla volta uscirono i due topi da dietro la balla.
Sfidando la sorte, coraggiosi pi di due topi leone, arrivarono davanti alla gatta, che con un occhio
verde guardava loro e con laltro teneva puntato Rolfo per precauzione. Salve Tara, come va? Io
sono Miguel e lui il mio amico fraterno Carlos. Siamo qui di passaggio, ci ha ospitato Topinto. Noi
dobbiamo cercare di arrivare al pi presto al castello, dobbiamo liberare i nostri familiari che sono
ostaggi di una famigerata banda di gattacci.
Rolfo riusc a trattenersi a fatica. Il suo istinto di predatore lo port a caricarsi come una molla,
pronto a schizzare. Lo sguardo di Tara gli fece ricordare immediatamente che aveva promesso di non
fare nulla di insensato. Piacere, topi. Questo il vostro giorno fortunato. Proprio noi avete
incontrato disse loro con un sorrisetto un po beffardo.
Miguel e Carlos, che non erano poi cos fessacchiotti, si misero subito sulla difensiva, pronti a tornare
di corsa dietro alla balla.
Fermi! esclam Rolfo. Non vi faremo nulla, io lho promesso alla mia amica e per me lei conta
parecchio. Quindi state pure tranquilli, qui nessuno oser saltarvi addosso, io per primo.
Cosa volete da noi? chiese ancora impaurito Carlos.
Unindicazione, se ce la sapete dare. Io, cari topetti fortunati, sto cercando il gatto tibetano, il saggio
che vive sulla collina. Ho bisogno del suo aiuto per riprendermi il mio posto al castello, da cui sono
stato costretto allesilio forzato da un gatto arancione superbo e arrogante di nome Oscar.
Ci dispiace Rolfo, deve essere lo stesso gatto che tiene prigionieri i nostri familiari disse Miguel con
pi sicurezza.
Buona sera, giovani topi. Sono tornato dal mio giro dispezione. Fuori tutto tranquillo, possiamo
fare festa anche stasera disse Topinto appena rientrato.
Miguel gli si par davanti e rassicur Topinto. Stai tranquillo, non sono nemici. Si riferiva
esplicitamente a Tara e Rolfo, che nel vedere laltro topo neanche si mossero da dove si erano
sdraiati.
Che strano, cosa mai vorranno di tanto importante due gatti da noi, che stanno l senza assaltarci?
chiese ad alta voce Topinto dopo aver visto i due gatti sdraiati sulla balla, immobili.
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Ci hanno chiesto unindicazione, devono andare a cercare il gatto tibetano. Tu ne sai niente?
chiese Miguel a Topinto.
Miguel, io la prima volta che sento nominare il gatto tibetano. Sono sicuri che si trovi su questa
collina?
Pare di s, almeno cos a noi ci hanno chiesto. Ma non possiamo aiutarli, neanche noi lo abbiamo
ma sentito nominare. E qui a cacciare di sicuro non ci mai venuto, altrimenti tu lo sapresti. Non
cos?
Lo puoi dire forte! Io parecchio tempo che sono a guardia della rimessa. Ora per mangiamo,
tutto a vostra disposizione per fare dei gustosi assaggi. Rolfo, Tara questo vale anche per voi. Se il
formaggio vi piace, naturalmente si espresse chiaramente Topinto. E aggiunse: C giusto il tempo
per mangiare e, come sar arrivata Carlita, faremo anche due balletti prima di ritirarci dietro qualche
balla.
Ottima idea gli fecero in coro gli altri due topi e anche i gatti.
I due felini, insieme ai roditori, assaggiarono pi di un tipo di formaggio e ne decantarono la bont.
Niente male davvero, questo formaggio ramment Tara mentre si leccava i baffi e si spostava ad
assaggiare un altro tipo di qualit.
Confermo, bella gatta bianca. Sono buoni per davvero, se ne intendono questi topi!
naturale, non trovate? Mangiamo per lo pi formaggio, noi siamo degli esperti in latticini rispose
Miguel, infilando in bocca un altro pezzettino di formaggio ben stagionato.

Padre, io penso che forse sarebbe meglio provare a correre zigzagando.


Spiegati meglio, Tito. Sarai tu, questa notte, che ci condurrai a compiere lo scherzetto. E nessuno
potr contraddire la tua parola. Io per primo ti verr dietro.
Partirono baldanzosi anche quella sera. I quattro risalirono dal piazzale, dove pi spesso stavano a
cacciare. Saltellanti e silenziosi, grazie alle loro zampe felpate, arrivarono al piano delle cucine.
Aspettarono che la notte avesse colorato del tutto il cielo. Poi, uno dietro allaltro, salirono al piano
superiore. Le armature erano l tutte in piedi, vicino al muro. Imponenti alla luce delle torce, che i
guardiani avevano acceso anche quella sera. Non aspettavano altro di essere buttate gi per terra. I
gatti stavano tutti in fila dietro Tito, che arancione come il padre teneva il passo da capofila.
Allora, giunto il momento. Non dovete fare altro che venire dietro a me, correndo pi che potete.
Ma ricordatevi di non sorpassarmi mai. Voglio essere io il primo a buttare gi quei pezzi di ferro.
Arrivati in fondo, prima di partire per la corsa che avrebbe portato i gatti a far rovinare a terra le
armature, Tito si raccomand per lultima volta: Alzate le code e seguitemi. Via, gatti!
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Come forsennati, corsero in direzione delle armature. Rasentandole le avrebbero fatte cadere, come
le altre volte. Davanti a tutti cera Tito, che si definiva il grande, dietro di lui Oscar, poi Rigoletto e
infine laltro. Arrivarono come razzi, a trenta centimetri dalle armature. Tito sgran gli occhi e tent
pure di frenare. La mattina Amilcare, che doveva pulire, si era sentito troppo stanco per farlo e aveva
rinviato. Fatto sta che i gatti arrivarono spediti in diagonale sulla prima armatura, dove iniziava la
strisciata invisibile di super grasso. Appena la toccarono presero via come razzi, rimbalzando contro il
muro, senza beccare nessuna armatura. Schizzarono ben untati verso la sponda opposta, per ritornar
ancor pi veloci di nuovo su quella dove erano le armature. Trovarono un altro spazio vuoto, che
cera tra unarmatura e laltra. Batterono un altro gran colpo al muro. Poi un altro dallaltra parte.
Lultima sponda, quando erano sempre pi veloci, li sped belli dritti gi per le scale a chiocciola,
rasentando il muro senza neanche toccare una delle tante scale. Anche quella sera nel castello si
sent un lungo Miaooooo! e poi un tonfo. Tito, con il gran colpo, aveva infilato la testa nella tana dei
topi e anche un po le spalle. Oscar e Rigoletto avevano lasciato le loro impronte sullo stesso muro,
solo un po pi in alto. E il fratellastro di Tito si era andato a impinzare sotto un vecchio armadio, una
decina di metri pi avanti, e aveva iniziato a miagolare allincontrario in maniera penosa. Ci
pensarono i guardiani a liberare Tito la mattina. Per tirarlo fuori dalla tana dovettero faticare
prendendolo per la coda. Rintronati, appena Tito fu liberato, i quattro gatti tagliarono la corda e
scapparono gi nel piazzale.
Me la pagherete, per tutti i gatti che fanno miaoo! disse Oscar, mentre barcollando cercava di
guadagnare le scale che lo avrebbero portato al piazzale.

Buon giorno, Raphaell. Sento il tuo buon umore e questo mi fa piacere gli disse telepaticamente il
conte, che era sbucato fuori dallarmadio, con la testa come al solito che gli era rotolata gi per terra.
Ogni volta che il fantasma del conte, per qualsiasi motivo, si dimenticava di tenere bene stretto il
braccio a quel corpo senza materia, la sua testa puntualmente cadeva per terra, lamentandosi a non
finire. E incitava il conte a fare presto a raccoglierla per rimettersela sotto il braccio, che era lunico
posto dove stava bene.
Caro Raphaell, che noia questa mia testa! proprio una rompiscatole, non mi da mai pace. E io di
quella avrei bisogno. Cosa fai oggi, Raphaell?
Visto che ancora presto, approfitto per dare una bella sistemata alla mia stanza, alla mia maniera.
State pure conte, non siete di nessun impiccio. Voi proprio non date nessun ingombro.
Il fantasma del conte rimase l dove era mentre Raphaell inizi muovere la scopa e la cassetta raccogli
sporco con la forza della mente. Mancava solo la musica, perch dentro quella stanza era iniziato un
ballo degli utensili. Come faceva sempre quando puliva, anzitutto rifece il letto. Prima lo sfece del
tutto, portando in volo le lenzuola, le coperte e il cuscino alla finestra. Li fece muovere velocemente,
come fossero dei serpenti, cosicch scaricarono fuori il pulviscolo accumulato nella notte,
rinfrescandosi allaria aperta. Poi, rifatto il letto, pass a far danzare e a far pulire la sua camera dal
frettazzo e lo straccio bagnato. Laria pulita asciug in poco tempo mentre lui finiva di chiacchierare
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con il conte. Quando fu tutto asciutto, sempre con il suo potere, rimise a posto tutti gli attrezzi, non
voleva che suo padre lo scoprisse ancora. Usc dalla stanza in perfetto orario per fare colazione.
Ciao, Raphaell.
Buongiorno, padre. Faccio colazione e corro a portare al pascolo le pecore.
A pascolare le pecore ci penso io anche oggi. Tu occupati di nuovo di tua cugina, falle compagnia. Mi
ha detto tuo zio che ieri si divertita con te nei prati. Mi fa piacere gli disse meno imbronciato del
solito il padre. Aveva la faccia un tantino meno tirata e, cosa importante, era sobrio.
Ci penso io a Penelope. La porter a fare lo stesso giro che abbiamo fatto ieri. E questa fetta di pane
la salvo, cos ce la divideremo pi tardi. Cosa ne pensi?
Mi sembra unottima idea, sei generoso. Prendi anche queste due mele, sono dolci, non vi faranno
male. Siete giovani, la frutta vi fa bene.
Grazie padre, mangio e vado.
Fai a modo, Raphaell.
Il ragazzino mangi di fretta la sua fetta di pane e bevve il latte della sua capra. Torn in bagno a
lavarsi, poi usc in fretta e raggiunse la casa dello zio. Buss. Al secondo tocco, suo zio era l ad
aprirgli. Sei qui anche oggi, caro nipote. Penelope, sar molto felice di vederti.
Lo sono anche io, zio. Sono venuto a prenderla, se posso.
Bussa a quella porta, senti se pronta e se puoi entrare.
Raphaell, inquadrata la porta, buss. Chi ? chiese Penelope dallaltra parte della porta, nella sua
stanza.
Sono io, Raphaell. Sei pronta? Ti porto a spasso come ieri, se ti fa piacere.
Entra pure, cugino, sono pronta. Cinque minuti, mi pettino e poi usciamo. Certo che ne ho voglia!
Sono io che approfitter di tutti i minuti che mi vorrai regalare della tua compagnia, per me
preziosa.
Raphaell, ricevuto il permesso dalla cugina per entrare, apr la porta lentamente e le si avvicin alla
carrozzina. Penelope si era posizionata davanti allo specchio e con la spazzola districava i suoi lunghi
capelli castani dopo il sonno della notte.
Sono belli i tuoi capelli si compliment con lei Raphaell.
Sembrano dei lungi spaghetti. Senti come sono morbidi! Sono puliti, li ho lavati ieri sera.
Raphaell si avvicin ancor di pi e le carezz pi volte la testa. Sono veramente morbidi e lunghi.
un piacere carezzarti la testa, cugina mia. Sei pi morbida della mia Barbetta dopo che si tuffata al
ruscello e si asciugata al sole.
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Ti ringrazio, sei gentile gli rispose ironica la cuginetta, che di certo non se lera presa per quello che
Raphaell le aveva detto riguardo la morbidezza dei suoi capelli.
Io sono pronta, Raphaell. Quando vuoi, per me possiamo andare.
Raphaell inizi a spingere la carrozzella. In poco furono fuori, nella veranda. Penelope, ora chiudi gli
occhi, io far una magia. Tu fidati, non ti farei mai del male. Sai quanto ti voglio bene afferm
Raphaell convinto.
Dai Raphaell, fammi guardare. Io delle tue magie non ne parler mai con nessuno. Te ne ho vista
fare gi qualcuna e sempre per me mi sono tenuta quello che ho visto.
E cosa mi hai visto fare? domand il ragazzino, curioso di sapere cosa mai gli avesse scoperto la
cugina.
La cugina si schiar la voce poi, sorridente, lo guard e gli disse: Lanno scorso, era in estate, ancora
non avevo avuto lincidente. La giornata era quasi finita. Dalla veranda ti vidi entrare con le pecore e
la capra nella stalla. Incuriosita, venni a vedere cosa stavi facendo e rimasi a bocca aperta,
esterrefatta, quando vidi il forcone che raccoglieva la paglia da solo e tu eri poco distante. Quella di
sicuro era una magia e neanche da poco, scusa! Almeno per me, era la prima volta che vedevo un
forcone che infilzava la paglia e la gettava via senza che tu lo tenessi. passato un anno e non mi
pare che oltre me, che ti ho visto, lo sappia qualcun altro. Mi sbaglio?
No Penelope, non ti sbagli. vero, di te mi posso fidare. Io non sono un vero mago, non faccio
incantesimi o altre stregonerie. Io sfrutto solamente la forza dei miei poteri mentali, che ho scoperto
anni fa quando ero pi piccolo. Con la forza della mia mente riesco a comandare le cose, le metto
dove voglio, le sposto a mio piacimento. E in pi, leggo i pensieri degli altri, compresi quelli degli
animali, con i quali riesco a comunicare. Questa la mia magia, niente di pi.
Penelope apr la bocca, ma rimase completamente muta e sbalordita per qualche minuto. Che forza
che sei, Raphaell! E sei mio cugino, cavolo!
Ora stai tranquilla sulla tua sedia ch ti faccio scendere i tre scalini. Tu reggiti ai braccioli, per
sicurezza, ma vedrai che andr tutto bene.
Penelope si resse ai braccioli e Raphaell, guardando la carrozzina, con la forza della sua mente la
spost dolcemente fino a terra. Penelope rimase senza parole, tanta fu la sua gioia per quello che
era successo. Raphaell laveva fatta scendere con la carrozzina dalle scale di casa trasportandola
come fosse fatta daria. Era stupendo quello che era accaduto. A Penelope ritorn immediatamente
alla mente la scena che ricordava di aver visto lanno prima, quando il forcone infilzava la paglia da
solo e la buttava nellovile. Ricord perfettamente che quello strumento da lavoro andava dove lo
sguardo di suo cugino lo mandava. Ne era sicura di questo.
Raphaell, ho capito. Tu sei il capo dei maghi. Ora tutto mi chiaro, sono cugina di un grande mago!
Non cos, Penelope. Io non sono un mago n uno stregone, non faccio incantesimi, non trasformo
le cose. So che riesco a spostare gli oggetti senza bisogno di usare le mani, lo faccio pensandolo e gli
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faccio fare quello che voglio. Come riesco a sentire i pensieri della gente e degli animali, con i quali
riesco a parlare. Tutto qui cuginetta. Ora sai qual il mio segreto e lo terrai per te, giura!
Raphaell, lo giuro. Ma non cera bisogno che tu mi chiedessi di farlo, sar muta come un pesce.
Allora andiamo, avviciniamoci al ruscello. Ti far vedere come riempio la mia borraccia.
Sicuramente la farai riempire da sola, immagino.
Hai detto bene, cuginetta. S, io faccio cos. Lo posso fare.
Al ruscello, Penelope guard suo cugino che riempiva la borraccia senza toccarla con le mani e senza
bagnarsi minimamente.

Rolfo, ascoltaci. Perch non ci porti con te? Ti faremo compagnia. Non siamo dei rompi chiese
Miguel quella mattina al gatto nero.
Rolfo rimase perplesso a quella richiesta e gli disse: E voi cosa gli dovete chiedere al Gattun?
Noi al Gattun non dobbiamo chiedere nulla. Venendo con te fino al castello potremo conoscerti
meglio e aiutarti a riprendere il tuo posto. E tu, una volta mandato via quel gattaccio arancione di
Oscar, libererai le nostre famiglie prigioniere nella tana e ci lascerai vivere nel piazzale. Non ti
daremo fastidio. Ci troveremo un posticino vicino al ponte levatoio, cos passeremo pi tempo fuori
che dentro al castello. Che te ne pare come proposta?
Il gatto nero si allisci il muso sulla zampa anteriore sinistra, si consult con Tara. Salt sulla balla di
fieno dove aveva riposato e, guardando con i suoi occhioni gialli e penetranti i topi, rispose: Ho
riflettuto. Voi avete chiesto ospitalit per me e per la mia amica al guardiano di questo posto, che ci
ha fatto mangiare e dormire. E lesperienza potrebbe essere positiva per tutti, meno che per Oscar. E
questo quello che ci vedo di pi interessante in tutta questa storia. S, venite con noi. Ci
conosceremo meglio e forse potrete anche essermi daiuto. Per una cosa me la dovete spiegare:
cosa c scritto in quei foglietti che portate al collo?
Ci sono scritte tante cose, ma noi non sappiamo di cosa si tratti gli rispose Miguel, parecchio
dispiaciuto. Io, di tutto quello che c scritto, ho capito solo che lautore si chiamava Topasso e che
questi foglietti ben asciutti li abbiamo trovati in una bottiglia sulla spiaggia a fondo valle. Per dirti di
pi dovrei fare un grande uso della fantasia. Ma non credo che sia questo quello che tu voglia.
vero. Posso dare un occhiata?
Fai pure, Rolfo. E, se ci capisci, spiega anche a noi, grazie.
Rolfo, facendo parecchia attenzione, spieg i foglietti per terra e si mise a leggere. Era tutto scritto in
topesco, non che ci cap molto, non era di certo la sua lingua. Ci voleva qualcuno che avesse
studiato pi di lui.
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Carlos, che era l vicino e riguardava quei foglietti a un tratto esclam: Ma queste sono tutte
formule per creare la Topolass! Lo spiega qui, una micidiale pozione lassativa. Questa unarma e
anche una di quelle potenti. Vedi Rolfo, qui c scritto che con un poco di questa pozione si pu far
perdere la ragione a un gatto per qualche mese, creando in lui un immaginario terrore. Ottima, per
nemici difficili. Rolfo, potrebbe essere buona per il tuo scopo, che poi anche il nostro. Sei
daccordo?
Direi proprio di s rispose Rolfo con un sorrisetto negli occhi. E allora rimettete via i foglietti, al
collo come li avevate prima. Tra poco si parte.
Va bene, capo. Ti seguiamo subito.
I due con un po di fatica riuscirono a rimettere i foglietti legati al collo e si presentarono sullattenti
davanti a Rolfo, che al suo fianco aveva Tara. Allora, Miguel e Carlos, voi adesso salirete uno sopra
la mia groppa e uno su quella di Tara. Vi porteremo noi durante gli spostamenti. Voi andrete in
avanscoperta ogni volta che ce ne sar bisogno. Da questo momento, non siete pi topi di campagna
e basta, siete promossi a topi scopritori e assaltatori. Va bene?
S, grande Rolfo! Siamo con te risposero entusiasti i due topi di campagna, passati di grado sotto il
comando di un gatto nero.

Oscar, tuo figlio ieri sera era quasi riuscito a entrare nella tana. Mi spiego meglio. Se il colpo che ha
battuto ieri sera fosse arrivato un po pi forte, non si sarebbe fermato al far passare solo la testa e
un pochino le spalle. No, sono sicuro che gli si sarebbe staccata lanima e almeno quella sarebbe
entrata. Chiss se cattiva come lui. Non lo scoprir oggi. Ti saluto Oscar, tu resta anche l a guardare
nella tana. Infila anche la tua zampa, c tanto posto! Io intanto, se a te non dispiace, vado a leggere
qualcosa. Sai, lo preferisco, lo trovo molto pi interessante di star qui a guardare un gatto arancione
scemo. Tu, mi raccomando, fesso di un gatto arancione, resta pure l. Ci sta che qualche topino ti
venga direttamente in bocca. Non sarebbe niente male, visto il gran cacciatore che sei. Mi fai quasi
pena, gatto presuntuoso e arrogante. Sai, so per certo che tra poco sarai tu ad andartene con la coda
tra le gambe dal castello. Io questo me lo sento tutto sul mio morbido pelo e so anche chi ti mander
via una volta per tutte. Sar quel gatto che tanto hai umiliato e preso in giro, fino a costringerlo ad
andare via. S, penso proprio che Rolfo torner e te la far pagare. E noi saremo di nuovo topi liberi di
vivere come lo eravamo prima che tu arrivassi, gatto maledetto! Quando tutto questo accadr e di
questo ne sono pi che sicuro, io in quel momento sar il primo a ballare e cantare, mentre tu ti
allontanerai, brutto ceffo che non sei altro.
A quelle parole, Oscar non resist. Dovette accettare il colpo. Si alz e, senza neanche stirarsi, con gli
orecchi bassi lentamente se ne and via. Girolamo usc dalla tana e, sempre tenendo sottocchio il
gatto che era ormai lontano, fece due balletti sul posto, una capriola tanto per burlarsi di Oscar,
dopodich rientr nella tana soddisfatto. Subito dopo il pranzo dei guardiani, prima che Oscar si
facesse rivedere, i topi semi prigionieri passarono dalla cucina a fare qualche provvista per il loro
mantenimento. Quella mattina lavorarono e non poco. Portarono via dai rifiuti quasi mezzo cavolo
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lesso, due pomodori maturi interi e anche due mele, che i guardiani non avevano mangiato e buttato
via. I topi presero tutto e in due viaggi, senza rischiare troppo, portarono la refurtiva nella loro tana.

Raphaell port sua cugina a vedere dove era la rimessa dei formaggi. Ma non si avvicinarono pi di
tanto, non voleva che qualcuno li vedesse e pensasse che fossero dei ladri.
Raphaell, perch non ce ne torniamo sulla piccola collina di ieri? Mi piacerebbe che tu mi aiutassi a
rimettermi seduta a terra. stato troppo bello! Ti dispiacerebbe farmi provare di nuovo quelle
emozioni? Sai, nella condizione in cui mi trovo adesso, e spero che sia solo momentanea, sono
costretta a guardare le cose sempre dallo stesso punto.
Raphaell ascolt in silenzio la cugina e intanto si dirigeva, spingendo con la mente la carrozzina, verso
la piccola collina. Arrivati sul dosso, fren la sedia a rotelle. Poi prese in braccio la cugina e la mise a
sedere a terra.
Ieri, Raphaell, sei stato pi delicato. Quasi non ti ho sentito mentre mi prendevi in braccio. Oggi
invece s che ti ho sentito.
Penelope, questo che mi hai detto non pu altro che farmi un immenso piacere. Le tue gambe
hanno sensibilit?
Certo, cuginetto mio, gi da qualche tempo, ma ancora non si muovono. Per certamente un
buon segno.
Ne sono sicuro anche io le rispose contento Raphaell mentre la metteva seduta a terra nellerba.
Che bello, Raphaell, stare seduta sullerba! Senti com morbida e come profuma! E poi guarda in
cielo le nuvole, non ti sembra che facciano dei disegni?
S, Penelope. Quello l di sicuro un uomo con la pipa spenta in bocca, vero? Lo vedi anche tu?
S, Raphaell, e non mi devo neanche impegnare pi di tanto per focalizzarlo, disegnato molto
bene.
Quello pi in l un toro, invece afferm Raphaell in cerca di consenso.
Raphaell, scusami, ma per affermare che in quella nuvola io veda nitida la forma di un toro, cugino
caro, ho bisogno di usare parecchio la fantasia. Non te ne avere...
Hai ragione, Penelope. Ho esagerato, mi sono lasciato andare alla mia di immaginazione. Sai, a stare
sempre da solo con tre pecore, una capra e un cane, mi sono abituato ai soliloqui e ai pensieri, ma tu
non ci fare caso pi di tanto.
Daccordo, cuginetto caro. Arriver fino a dove me la sento. Comunque un piacere stare con te.

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Grazie, bella bambina. Ora per torniamo a casa, non vorrei che tuo padre, mio zio, si preoccupasse.
Vieni, ti aiuto le disse Raphaell, che si era avvicinato a lei per prenderla in braccio e rimetterla a
sedere sulla carrozzina. La tir su da terra e la mise seduta sulla sua carrozzina con delicatezza.
Guarda, Raphaell, che me ne sono accorta benissimo che le tue braccia non mi hanno sollevato. Mi
hai sollevato con il pensiero. Lo so, ma la gamba destra lho mossa io da sola.
Prova ancora le chiese il ragazzino.
Era sbalordito. Non aveva visto, impegnato come era a tirare su la cugina. La ragazzina prov di
nuovo a muovere la gamba destra. Raphaell l per l non volle credere ai suoi occhi. Al terzo
movimento della gamba di Penelope cedette allesultazione della gioia. L, in sua compagnia, sua
cugina aveva mosso per pi di una volta la gamba e quella non era stata unallucinazione. E non era
stato lui, con la sua mente, aveva fatto da sola e ci voleva dire che i medici avevano azzardato un
po troppo nella loro diagnosi. Penelope non aveva perso luso delle gambe, come le avevano fatto
credere per un anno. Luso lo aveva perso solo temporaneamente. Raphaell in quel momento decise
che lavrebbe aiutata a camminare di nuovo. Accompagn Penelope a casa sua, tra le braccia
amorose del padre. Non disse nulla allo zio e alla zia, voleva prima essere sicuro che la ragazzina
fosse davvero nella fase di recupero.
Ti passo a prendere domani mattina, se potr le disse Raphaell mentre la salutava.
Se puoi, vieni, mi raccomando lo salut la ragazzina.

Miao, per tutti i gatti che fanno miao! Sono troppo arrabbiato per rientrare adesso tra le mura di
questo castello maledetto! Seguitemi, andiamo a pesca disse ai suoi Oscar in maniera imperativa,
senza lasciare a nessuno la libert di scegliere. Con lui non si poteva, decideva di fare una cosa e gli
altri dovevano seguirlo, quel gatto dittatore.

Allora, da ora in poi viaggeremo cos. Io porter Miguel, che mi sembra un po pi pesante, e Tara
porter Carlos. E speriamo di trovare al pi presto il mitico Gattun. I topi salirono, uno in groppa a
Rolfo e laltro a Tara. I gatti con i topi in groppa iniziarono ad andare, seguendo sempre lo stradello
che andava ad ovest della grande collina.

Oscar e i suoi uscirono dal ponte levatoio. A Rigoletto venne la bella idea di proporre al suo re un tipo
di pesca che gli aveva spiegato un suo parente, che era stato tanto in Oriente. Sire si rivolse con
tono ossequioso a Oscar.
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A quel richiamo Oscar allarg il petto e gli rispose: Sono tutto orecchie, Rigoletto. Mio fido, ti
ascolto.
Oscar, totalmente preso dalla boria e dalla superbia, con un orecchio ascolt quello che Rigoletto gli
propose per la pesca. Non si pose neanche qualche dubbio, prese per buone tutte le cose che aveva
detto quel gatto grigio senza un occhio. Andiamo, miei prodi! Vi far vedere come pescano i gatti
orientali. Vediamo se riusciamo a svuotare questo fossato. Vieni Rigoletto, facciamo vedere a questi
gatti come si attirano nella trappola i pescetti.
Rigoletto, che di cervello ne aveva poco pi di un chicco duva, raggiunse il capo e quando Oscar,
tutto impettito, gli disse di girarsi con il sedere verso il fossato pieno dacqua e di muovere la coda sul
pelo dellacqua, molto lentamente obbed. Lo scemo di un gatto grigio esegu lordine guardando
orgoglioso e fiero il capo. Rimase a scodinzolare la sua coda sul pelo dellacqua per non pi di
qualche minuto. In effetti, come esca funzion pi che bene. Allimprovviso un Miaoo di terrore e
dolore si innalz. Rigoletto scapp via come un razzo, senza quasi tutta la coda, che aveva lasciato
nella bocca del pesce che aveva abboccato e che di piccolo non aveva proprio niente. Per fortuna sua
solo la coda gli si stacc. Pi di mezza. Perch se Rigoletto fosse stato solo qualche centimetro pi
spostato verso il fossato, di lui l al castello ci sarebbe rimasto solo il ricordo, perch quel luccio che
gli aveva mozzato la coda con due bocconi se lo sarebbe pappato. I quattro gatti, pi il loro capo,
abbattuti e sconfitti dalla sorte giornaliera, rientrarono nel piazzale del castello.
Ascoltate tutti il vostro Re! Mi prender questo giorno e tutta la notte per riflettere. Le cose devono
cambiare! Non sono io lo sfigato. Quello che cera se ne andato, non ci posso credere che mi ha
lasciato la scalogna come eredit! Perci vedrete che da domani le cose cambieranno. Parola del
grande Oscar, che sarei io!
Gli altri gatti miagolarono in segno di sottomissione. Non potevano fare altro, almeno per quel
momento. Erano completamente soggiogati dal potere di quel gatto arancione, tra tutti loro era il pi
forte. E non transigeva mai ogni volta che prendeva una decisione.

Continuando a camminare per lo stradello, che aggirava la collina verso ovest, i gatti e i due topi
decisero di fermarsi per mettersi a trovare un gustoso spuntino. Scendete a terra, piccoli amici.
arrivato il momento di provare a scavare un po in questo terreno alla ricerca di qualche larva
saporita. Vedrete che piacer anche a voi spieg Rolfo, che con una zampa aveva gi iniziato a
scavare.
Se permetti, Rolfo, noi ci sposteremmo un po pi avanti alla ricerca di qualche gustoso seme. Le
larve son buone per voi carnivori, a noi sono indigeste e ci rimane un alito cattivo per parecchio
tempo. Non si sa mai, trovassimo una topina con cui scambiare quattro parole non starebbe bene
avere un alito come uno stagno quasi secco gli rispose Miguel parlando anche per Carlos.
Avete tutta la mia fiducia. Non fate scherzi e rimanete vicini alla strada. Noi vi raggiungeremo.

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Ok, Rolfo. Ti puoi fidare, ti abbiamo dato la nostra parola. E per come siamo stati educati ha un
valore troppo importante, non la tradiremmo mai. Fidati, gatto nero gli disse Miguel.
Lui e Carlos, affiancati, iniziarono ad allontanarsi lungo la strada. Se trovate qualche indizio sul
Gattun, tornate a riferire. Non vedo lora di incontrarlo disse loro Rolfo salutandoli.
Rolfo scav per lui e per Tara. In poco trov parecchie larve belle grasse. Ne mangiarono a volont,
quel terreno ne era pieno ed erano anche parecchio buone.
Rolfo, guarda Miguel e Carlos. Non si sono accorti che hanno perso i loro foglietti. Prendiamoli, glieli
daremo appena li avremo raggiunti.
Ok, bella gatta bianca. Per prima voglio darci unaltra occhiata. Tu permetti?
Fai con comodo, gatto nero di campagna. Io sto al tuo fianco a vedere di capirci qualcosa.
Sicuramente quattro occhi vedono meglio di due, non trovi?
Trovo le rispose Rolfo, sempre sorridente con lei. Allargarono per terra i foglietti dove era pi
pulito. Studiarono con calma tutte le formule elencate e rilessero pi volte tutti i nomi, uno alla volta.
Non poi cos difficile reperire tutte queste erbe esclam soddisfatto Rolfo.
Siamo a buon punto replic lei con uguale soddisfazione. Va bene, gatto nero. Ora per
rimettiamoci in cammino e cerchiamo di raggiungere Miguel e Carlos. Sai, non vorrei che gli
succedesse qualcosa senza di noi l vicino.
Hai ragione, gatta bianca e bella. Incamminiamoci. E i due presero ad andare sempre per quella
strada.
Dopo avere camminato per parecchio, mentre il sole lentamente stava salutando il giorno,
arrivarono in prossimit di una larga curva, dove la macchia diventava sempre pi brulla e la strada
pi sassosa. Prima di iniziare a girare la curva, sentirono Miguel e Carlos che stavano gridando aiuto.
Senza stare l a perdere troppo tempo, Rolfo si diresse a corsa verso le urla dei topi disperati. A fine
curva si trov davanti di un paio di metri Miguel, paralizzato dalla paura di fronte a un sasso bello
grande. Con la coda dellocchio vide un gatto grigio che gli stava per saltare addosso, pronto per
sbafarselo. Rolfo non ci vide pi. Tutto gli venne distinto, quello che pensava di non avere. Caric
come una molla i suoi muscoli, nascosti sotto il manto nero e lucido. E come il gatto grigio fece per
lanciarsi sul topo ormai inerme, schizz lanciandosi contro il gatto in questione. Mentre stava
volando verso quel gatto grigio, rivide velocemente quel momento: lui che stava lottando per salvare
qualcun altro. Era la cosa che doveva fare. Si lev nellaria un Miao da vero super gatto. E quando
con la testa impatt sullaltro, vide il gatto grigio cadere a terra completamente privo di sensi. Ci
mise un po ad accettare ci che aveva fatto, era riuscito a salvare un altro animale. L per l stent a
crederci, poi si avvicin al gatto che aveva steso e che ancora stava dormendo svenuto. Rimase
stupito quando vide che quel gatto a terra era Rigoletto.
Stai tranquillo, Miguel. Questo qua non ti far pi nulla.

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Grazie, Rolfo. Grande capo, mi hai salvato! Di nuovo, grazie! Se non ci fossi stato tu a questora sarei
gi nella sua pancia fatto a pezzettini. Grazie ancora, sei il nostro capo! esult felice il topo dopo
essersela vista davvero brutta.
Rolfo si avvicin a Rigoletto che stava iniziando a riaprire gli occhi. Non infier su di lui, aspett che si
riprendesse. Voleva sentire direttamente dalla sua bocca cosa ci faceva in quella zona.
Salve, Rigoletto. Mi riconosci?
Il gatto grigio mise a fuoco lunico occhio che aveva per vedere e poi gli disse: Certo, Rolfo, che ti
riconosco. Ti sei mangiato il mio topo?
No gatto cecato da un occhio, non me lo sono mangiato. mio amico. Ho solo impedito che lo
facessi tu. E dimmi, perch ti trovi qui, gatto grigio con un occhio in meno gi da parecchio tempo? E
come vedo, adesso hai perso anche mezza coda. Stai perdendo pezzi o mi sbaglio?
Non ti sbagli affatto, Rolfo. Stare dietro a quel gatto arancione sempre pi difficile. Per
assecondarlo e compiacerlo ho sacrificato la mia coda in bocca a uno dei grandi lucci che sono nel
fossato. Rolfo, non ne possiamo pi di quel gatto ingrato, superbo, arrogante e chi pi ne ha pi ne
metta! Torna ad aiutarci, ti prego a nome di tutti!
Io torner quando sar pronto. Per il momento lascia stare i miei amichetti, se non vuoi finire
male.
Lo far gli rispose Rigoletto, ancora parecchio dolorante per la perdita della coda. E si allontan
immediatamente.
Rolfo prese coscienza che ci che aveva fatto non era stato poi cos difficile. Aveva affrontato un altro
gatto ed era riuscito a farlo in maniera semplice, senza dover pensarci troppo. Si era lasciato guidare
dal suo istinto e dalla voglia di salvare quel topo di campagna, che gli stava anche parecchio
simpatico. I topi risalirono uno sulla groppa di Rolfo e laltro su quella di Tara. Si era fatto buio, era
calata la sera sulla collina. Tutti e quattro avevano bisogno di mangiare, bere e riposare un po.
Camminarono stanchi ancora un pochino, sempre seguendo lo stradello. I bagliori della luna
illuminavano un cielo carico di stelle. La visibilit era ottima. Si fermarono con le zampe doloranti per
la stanchezza davanti a una grotta, che aveva di fronte una polla dacqua. Il rumore delle bolle,
dellacqua che saliva dal profondo della collina, attir immediatamente la loro attenzione. Tutti e
quattro si avvicinarono al bordo della polla ad assaggiare un sorso di quellacqua. Era buona al sapore
e fresca. Bevvero tutti quanti pi che poterono, si riempirono. Sotto il bagliore della luna si vedevano
riflessi. Rimasero un po a guardarsi divertiti in una bolla poi in un'altra. Rolfo accanto a Tara ebbe di
nuovo quella visione. Gli apparve davanti, nella polla, unaltra volta il gatto nero con gli occhi brillanti
e gialli come li aveva lui. Il gatto aveva di nuovo quel turbante in testa e anche quella volta lo guard
come se lo conoscesse. Ma non si pronunci, neanche per un semplice saluto tra felini.
Rolfo contraccambi lo sguardo e tra s pens: Com strano e quanto mi somiglia quel gatto! Ma
chi sar? Mah, non ci capisco pi nulla! Fin di bere e per primo entr nella grotta in avanscoperta.
Non aspett che entrassero i topi, che erano gli esploratori.

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Miao! venite pure qui, tutto tranquillo. Lo raggiunsero gli altri. Bella gatta bianca, sono un po
preoccupato. Ho visto nuovamente quel gatto nero nella polla e tra le altre cose mi somiglia anche
molto. Non mi ha parlato neanche questa volta. Non vorrei fosse una visione che annuncia la mia
pazzia. Sai, laver cambiato alimentazione, tutte queste larve non lo so mica se mi possono fare
male.
Sulla tua alimentazione posso garantire io, che non ti far mai male. Scusa, guarda come sto io e
sono un gatto come te. Femmina, bianca e un po pi fine! Non ti preoccupare, Rolfo. Tu stai bene
come forse non sei mai stato.
vero, capo. Ha ragione Tara, stai benissimo. Sembri un leone, anche pi forte gli fecero eco i due
topi incitandolo.
Grazie amici, ma non esagerate. Ce ne passa tra me e un leone!
Rolfo, a me non parso da come hai steso oggi quel gatto con un solo colpo. E non mi sembrato
neanche un colpo fortunato quello che hai sferrato a quel gatto gli ricord riconoscente il topo che
aveva salvato dai denti di Rigoletto.
Rolfo fece accomodare pi nellinterno Tara e i due topi con i foglietti. Lui si mise sullentrata a
riposare e a fare la guardia. La notte pass lenta e tranquilla. Allalba, quando il giorno inizi a fare la
sua comparsa, Rolfo approfitt per dare unaltra occhiata a quei foglietti, che iniziavano a essere
sempre meno difficili da interpretare. Chiam i due topi e si fece dare i foglietti. Chiese loro di
rimanere l con lui, erano ottimi interpreti. Loro conoscevano il topesco, era la loro lingua e lo scritto
era uguale al parlato. Tutti e tre analizzarono quelle formule, rimasero a leggerle per un po.
Ma queste sono tutte erbe? chiese Rolfo ai topi.
S, capo, sono erbe e noi le conosciamo anche bene. Ti aiuteremo a raccoglierle. Anzi, inizieremo da
oggi stesso. Sono sicuro che sulla collina ci sono tutte, basta sapere dove guardare.
E tu lo sai? chiese Rolfo a Miguel, che dimostrava una certa sicurezza in quel che diceva.
Capo, in poco vedrai che le avremo raccolte tutte. Poi dovremmo trovare un posto dove poter
creare la pozione e quello sar il momento pi difficile e pericoloso. Almeno qui cos sta scritto. Ti
spiegheremo poi il perch. Lho capito leggendo e rileggendo il formulario fin col dire Miguel, pi
che soddisfatto.
Il sole riemp il giorno e lo color di bello, pi di quello che era passato. La luce era perfetta, gli occhi
non sforzavano minimamente. Rolfo invit Tara a stargli al fianco, si spostarono nel terreno un po
pi allombra, sotto un albero che stava l vicino.
Lascia fare a me, Tara. Vorrei offrirti la colazione. Si mise a scavare con le sue zampe anteriori.
Sotto quellerbetta verde, nel terreno che era bello morbido, trovarono parecchie larve belle grosse e
grasse. Bella gatta bianca, fatti da una parte e mangia quanto vuoi. Queste sono qui tutte per noi.

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Condivido quello che dici, gatto nero dagli occhi brillanti come il colore del sole. Hai ragione,
facciamo unabbondante colazione. Sono sicura di essere sempre pi vicini alla nostra meta. Anzi, la
tua. Scusami Rolfo, ho usato un noi che non mi compete.
Io invece, bella gatta bianca, penso proprio di s. Ti ricordi? Anche tu sei salita nel mio viaggio sin
dallinizio e quindi, per come vedo io le cose, la meta anche la tua. Poi vedremo una volta arrivati se
continuare ancora insieme o dividerci. Ma non questo il momento di pensarci. Oggi pensiamo solo
a questo di giorno cos colorato. Guarda che cielo!
Hai ragione gatto nero. Continuiamo a seguire questo stradello?
Ma s! le rispose Rolfo, sicuro come non lo era stato mai.

Buongiorno conte, come va?


Non c male. Ho passeggiato per tutta la notte nello scomparto dellarmadio. Ora, giovane amico
mio, lancio la mia testa da un'altra parte e la seguir, come faccio sempre. Arrivederci, Raphaell. Se
mai verrai al castello in cima alla collina, dove io dimoro aspettando di passare oltre, ci rivedremo.
Ciao, bravo ragazzo! Il conte lanci la testa fuori dalla finestra aperta e nel fresco della mattina spar
dalla casa del ragazzino.
Raphaell prima di uscire dalla sua camera, dirigendo alla perfezione tutti gli attrezzi della pulizia, mise
tutto a posto. Era pronta per unispezione da parte del padre. Quando ebbe finito, usc e si present
per fare colazione. Il padre, in piedi davanti al tavolo, prima che si sedesse lo lasci stupito.
Gli diede il buongiorno e disse: Buongiorno, figlio mio. Hai dormito bene? Era da anni che non gli
domandava se aveva dormito bene e i suoi occhi erano lucidi.
S padre, ho dormito bene. Mi sento riposato e sono pronto a fare quello che mi ordinerete.
Raphaell, tu continua a occuparti di tua cugina, al pascolo ci penso io. Portala in giro a prendere un
po daria buona, che le fa bene.
Con molto piacere, padre. La porter a guardare il mare derba verde del pratone, dalla collinetta
dove eravamo ieri. Le piaciuto molto, era serena e mi ha chiesto di portarcela di nuovo. Lo faccio
molto volentieri.
Sei un bravo ragazzino, Raphaell. Sono fiero di te. Ce lho fatta a dirlo, finalmente. Vieni qua,
mangia. Fai colazione, il latte della tua barbetta.
Raphaell si alz dal tavolo tanto svelto che il padre rimase fermo, fisso a guardarlo. Corse ad
abbracciare quel padre che forse era tornato in s. Era tanto che aspettava quel momento, Raphaell
non voleva sprecarlo. Padre e figlio si abbracciarono forte per un po, poi una volta liberati
dallabbraccio Raphaell prese il suo sacco, con una fetta di pane e una di formaggio, e usc per andare
a prendere la cugina. Buss alla porta della casa dello zio che il sole era gi alto.
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Buongiorno disse allo zio, sorridente quando apr. Posso entrare?


Certo che puoi Raphaell, tua cugina di l che ti aspetta. In questi giorni vive per andare in giro a
passeggio con te. Guarda, in quello zaino tua zia vi ha preparato il pranzo. Cos tornerete quando pi
vi far voglia. Ora vai da Penelope, ti aspetta.
Vado subito, zio.
Il ragazzo si avvicin alla stanza della ragazza. Bast un tocco e la ragazzina gli disse di entrare, pure
lei era pronta e non aspettava altro. Quella mattina Raphaell rimase a occhi spalancati e sbalordito.
Penelope si era fatta trovare seduta a met letto.
Le si avvicin, le diede il buon giorno e poi le disse: Penelope, non ti muovere. Vado a chiamare tuo
padre, cos ti metter sulla carrozzina.
Non ci provare, cuginetto, o mi metto a urlare attenti al mostro. Penso proprio che ce la possiamo
fare da soli, mi aiuterai tu come facciamo quando siamo fuori. Non sar poi cos difficile. Invece di
aiutarmi a salire da terra, lo farai aiutandomi a salire dal letto. Per ci sar una novit che penso
proprio ti far tanto piacere. Vieni qui, vicino a me.
Il ragazzino si avvicin a Penelope. Lei gli mise le braccia intorno al collo, come per abbracciarlo, poi
lentamente, miracolo, inizi a tirarsi sulle gambe e mentre lo faceva rideva e piangeva dalla felicit.
Raphaell, grazie! I dottori evidentemente avevano sbagliato la diagnosi e li ho gi perdonati. Ma tu,
in questi due giorni mi hai aiutato a trovare dentro di me la forza per provare. Sar ancora lunga e
tutta in salita la mia ripresa, ma ora ho la certezza che ritorner a camminare con le mie gambe e tu
mi aiuterai fino a che lestate non finir. Me lo prometti?
S Penelope, volentieri. Ora per siediti sulla carrozzina, fai a piccoli passi cuginetta. un anno che
purtroppo non cammini, ci vorr un po di tempo. Ma ce la farai e quella carrozzina diventer solo un
brutto ricordo, tutto si sistemer. Evviva, andiamo!
Ci sono, Raphaell. Per favore, mi puoi spingere con la mente? Lo so che lo fai sempre, ma io fuori
sono attratta dal mondo che gira intorno a noi. Poche volte sono riuscita a beccarti sul fatto, mentre
mi spingevi o facevi altro.
Va bene, grande rompi. Vedi? Ora ti sto spingendo con la forza della mia mente. Cosa cambia per
te?
Raphaell, come cosa cambia? Non mica roba da tutti i giorni vedere una carrozzina che cammina
da sola, senza essere stata spinta da nessuno e con il pavimento perfettamente in piano. Non trovi
anche tu che una cosa alquanto strana?
Io non ci trovo niente di strano. Sin da piccolo, sposto e comando gli oggetti senza toccarli. Vedrai
che ti abituerai a vedermelo fare, staremo insieme tutta lestate.
Sono felice, ma ora ti prego, metti le mani sulle impugnature. Non vorrei che ti vedesse mia madre
pi che mio padre. Mi risulta che sono solo io a esserne a conoscenza, o sbaglio?

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Hai perfettamente ragione le conferm Raphaell, che si era subito ricordato che, in effetti, del suo
potere ne erano a conoscenza le sue pecore, barbetta la capra, Dolores, il fantasma del conte e sua
cugina Penelope.

Rolfo, con Miguel in groppa e al suo fianco Tara che portava Carlos, si incammin di nuovo verso lo
stradello. I topi, da sopra i gatti, annusavano laria nel cercare di riconoscere tutti gli odori che
arrivavano alle loro narici. E con i loro occhietti neri erano in cerca delle piante che servivano per la
pozione. Un paio di piante importanti le trovarono quasi subito, l vicino a loro, mentre
camminavano.
Fermo, capo. Quella l la Malva Nera di montagna, ce ne servono sei foglie. Avviciniamoci disse
Miguel. Carlos, ascoltami, prepara il tuo zainetto. Abbiamo trovato la Malva Nera, metti subito nello
zaino le foglie, devono rimanere al buio fino al loro utilizzo. Mi hai capito, secco di un topo?
S Miguel, provvedo subito.
Carlos scese dalla groppa di Tara e si avvicin alla pianta per raccogliere le sei foglie. Quando ebbe
finito, con lo zaino chiuso risal sulla gatta. Allimbocco di una curva leggera guardarono a sinistra, su
una parete di roccia. Vicino terra videro il Rosmarino Rosso, famosi erano i suoi fiorellini rossi. Si
sapeva nellambiente dei topi di campagna che con quella pianta bisognava andarci molto piano
nelluso, perch era alquanto allucinogena. Faceva venir alla mente di chi lassumeva soltanto i brutti
ricordi. Era chiamata anche il Rosmarino dei Brutti Ricordi. Ne presero quattro fiorellini, molto carini
nellaspetto, e li misero nello zainetto. Pi in l trovarono i cinque petali di Rosa Sciogli-Tutto, e
anche quelli misero al sicuro nello zaino. Prima che si facesse avanti il tramonto di quella bella e
produttiva giornata , tra due sassi belli grandi trovarono anche il micidiale Agrifoglio Nero, che era
lultimo ingrediente per la creazione della Topolass. Soddisfatti, unirono le forze e lingegno e
riuscirono a prendere tre rametti dalla pianta. Poi si allontanarono per cercare cibo. Non era tanto
indicato mangiare qualcosa l vicino a quella pianta e alle sue radici. Si sapeva che lAgrifoglio Nero
era famoso per far fare tanta aria a chi ne ingeriva anche una piccola quantit. Lo sapevano bene le
capre della collina che, quelle volte che era capitato loro di mangiarlo avevano poi scorreggiato per
tre giorni di fila sentendosi gonfie come dei palloni. Il quartetto quella sera si arrangi a mangiare
delle erbette consigliate da Tara e poi si ripar, stando tutti vicini, sotto un albero molto vecchio di
olivo selvatico, che trovarono sempre lungo quella strada. Erano riusciti a riunire tutte le piante di cui
avevano bisogno per creare la Topolass. Dovevano trovare al pi presto anche Topisio, il grande topo
della collina, che sapeva fare tante cose ed era un chimico rinomato fino a valle. Era il farmacista
della collina. Tutti i topi abitanti su quella collina cos isolata per ogni problema di salute si
rivolgevano a lui, che dispensava consigli, sciroppi e pozioni risanatrici.

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Oscar, infuriato, chiam davanti a s suo figlio Tito. Tito, sei lunico di cui io mi fido. Prendi con te
chi ti pare e trova al pi presto quel gatto nero maledetto. Sento che anche fuori dal castello si sta
organizzando per tramare contro di me. Tu non vuoi che accada niente a tuo padre, vero? gli chiese
mostrando i suoi denti affilati.
Certo che no, padre. Io sono qui per servirti.
Mi fa piacere sentirti dire questa cosa, mio caro figlio prediletto. E allora muoviti, prendi e vai a
cercare quel gatto nero. E fai in modo che per me non sia pi un problema, fallo sparire da questa
collina, sconfiggilo definitivamente. Non ne voglio pi sentire parlare. Ci riuscirai?
Stanne certo, padre mio. Quando lo trover gli lascer la mia foto direttamente sul suo pelo nero.
Te lo prometto.
Tito lasci il castello quella sera stessa e, spavaldo e superbo come il padre, non pens affatto che
forse lui da solo sarebbe stato poco. Non se ne preoccup.
Oscar, come tutti vigliacchi di potere, come Tito usc dal ponte levatoio cambi immediatamente
aspetto. La fin subito con lessere arrogante e presuntuoso, sempre tutto lui. Praticamente
ridimensionato e anche un po impaurito, quel vigliaccone, rasentando i muri per avere le spalle pi
protette e miagolando come un cucciolo abbandonato, sal fino alla cucina. Non and a fare il
gradasso fuori alla tana dei rifugiati, and a cercare di far pena nella cucina e vedere se cerano i due
guardiani. Ma si dovette accontentare di fare un giro della stanza, solo come un cane. Dietro langolo,
dove a regola ci dovevano essere i rifiuti della sera, non trov proprio un bel niente. Cera solo un
foglietto con su scritto: Fesso, sei arrivato tardi!
Maledetti topi! Presto vi manger uno a uno, parola di Oscar ramment tra s incavolato nero, con
il fuoco negli nocchi.
Tent allora di andare a cercar consenso fuori dalla camera di Bastiano. Anche l miagol pi volte,
come se fosse stato bastonato. Il viscido e perfido era l soltanto per trovare coccole a scrocco, in
quel momento di bisogno. Ma quel gatto opportunista rimase a miagolare fuori alla porta per un po.
Se ne and con la coda tra le gambe perch nessuno giustamente gli apr. In quel castello tutti lo
conoscevano, sapevano bene chi era. I due guardiani, nonostante amassero gli animali, di lui proprio
non si fidavano pi, gliene aveva combinate troppe davvero. Non si lasciavano pi commuovere da
quel gatto arancione, che quando faceva cos subito dopo ne combinava una delle sue. Ed erano
sempre cose gravi.

Rolfo non riusciva a chiudere occhio. Una voce dentro di s lo spinse a spostarsi da dove si trovava
con tutti gli altri. Nel cielo illuminato solo dalle stelle, perch quella notte proprio la luna non cera,
si allontan seguendo quel richiamo dentro di lui. Non era proprio una voce nitida e scandita, era pi
un richiamo dellistinto. E lui doveva seguirlo, voleva vedere dove lavrebbe portato. Si allontan
senza ritornare sulla strada. Prese a scendere verso valle direttamente attraverso macchia. Sperava
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di trovare al pi presto il punto da cui arrivava quel richiamo. Si ferm per un po a guardare il
firmamento, che quella notte era illuminato da tante piccole luci lontanissime che brillavano nel buio.
Rimase affascinato da quanto fosse bello il cielo quella notte. Lui nero, in quel buio pieno di brillanti,
ci stava proprio bene. Si sentiva come una tigre, non aveva affatto paura. Sentiva tutte sensazioni
positive intorno a lui. E poi non cercava guai, era solo curioso di sapere da dove arrivasse quel
richiamo che non poteva fare a meno di seguire. La notte corse via cos, con Tara e i topi al riparo
sotto lalbero e Rolfo in cerca di qualcosa che voleva conoscere a tutti i costi. Lalba e il giorno nuovo
arrivarono silenziosi e pian piano tutto si color di luce. Rolfo arriv fresco e riposato davanti a una
grotta. Non era tanto grande, ma parecchio illuminata. Infil il muso dentro, entr per qualche
metro. Era un pochino titubante.

Miguel! Carlos! Non possiamo proseguire e lasciare indietro Rolfo.


Ci mancherebbe, Tara. Non si lascia da solo, il capo. Lui non lo farebbe con noi le rispose a tono
Miguel, ritto sulle sue zampe posteriori e lo zaino pieno di foglie sulle spalle. Io sento il suo odore,
non poi cos lontano. Potremmo seguirlo e rimanere a distanza, finch non avr fatto quello che
deve e sar pronto a tornare indietro. Che ne pensate?
Hai avuto unottima idea gli risposero in coro gli altri due.
E tutti daccordo iniziarono a incamminarsi, i due topi avanti a fiutare laria e Tara dietro. Presero a
scendere anche loro la collina, dalla stessa parte da dove era sceso Rolfo la notte prima. Certo
andavano molto pi lentamente e poi non lo dovevano raggiungere, dovevano solo farglisi incontro
per riunirsi e continuare il viaggio tutti insieme. I topi, come Tara, si erano affezionati a quel gatto,
che avevano eletto a loro capo.

Rolfo fece ancora qualche passo avanti. Conte, che ci fai in questa grotta? chiese spaventato Rolfo
al fantasma del conte, che chiss come era finito l dentro.
Rolfo, gatto nero, ieri ho tirato la mia testa, come faccio sempre daltronde quando mi sposto, e
quando poi a istinto lho seguita mi sono ritrovato in questa grotta, che non proprio uguale al
castello. Sempre ieri, ho lasciato larmadio di un ragazzino eccezionale, che mi ha ospitato per
qualche giorno. Ora sai che faccio? Provo a lanciare in direzione del castello.
Il conte prese la testa in mano, ci fece due o tre palleggi a terra poi a corsetta usc dalla grotta. Si gir
verso la cima della collina, direzione castello, e calci forte come un portiere quando rinvia la palla.
Rolfo sent: Vado, Rolfo. Ci vediamo al castello o da unaltra parte. Ti saluto, seguo il lancio!
Il conte spar in un attimo. Rolfo era di nuovo solo e in realt era quello che pi voleva. Aveva
bisogno di affrontare il suo destino da solo. Si ferm davanti a un grande masso. Il terriccio alle sue
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zampe gli favor un riposino da vero gatto, con un occhio chiuso e uno aperto, sempre vigile. Quante
cose aveva imparato da quando era andato via dal castello! E se ci fosse ritornato sarebbe stato tutto
un altro gatto, anche non avesse conosciuto a pieno il suo destino. Si sentiva un gatto nuovo,
rigenerato. Non gli interessavano pi la pesciolina e tutti i pescetti del fossato. Ora sapeva di cosa
poteva cibarsi per vivere pi che bene. Lo aveva imparato da quella gatta bianca che aveva deciso di
rimanergli al fianco e che, anche se era poco che aveva lasciato, gi un po gli mancava. Un soffio
daria passatogli vicino lo svegli del tutto. Segu il suo istinto, entr ancor di pi nella grotta. Si
ferm dove cera meno luce, davanti a un altro grande masso. Rimase davanti a quel masso senza
fare nessun movimento e in perfetto silenzio. Ci rimase non si sa per quanto tempo.
Rolfo, seguimi gli disse una voce.
Arrivo rispose il gatto nero e si diresse dove era ancora pi buio. Certo, per lui non era un
problema essendo un gatto. Chi sei? Cosa vuoi da me? chiese Rolfo a quella voce.
Ma davvero non mi vedi? Guarda bene su questo masso.
Rolfo mise a fuoco il pi possibile. Guardando meglio, lo vide. Cera il Gattun, lo riconobbe subito.
Nero come lui con un turbante in testa blu. Rolfo si avvicin pi che pot. Finalmente ti ho trovato,
Gattun! Finalmente!
Non stato poi cos difficile, da quando hai scelto di seguire il tuo istinto. Vero?
Hai ragione, Gattun. Tu sai tutto!
In effetti qualcosina penso di sapere, ma non proprio tutto. Anche io sono solo un gatto, un po
allenato ma pur sempre un gatto. Esattamente come te, un gatto nero.
Gattun, insegnami a combattere e a diventare pi forte.
Vedi Rolfo, lo farei anche molto volentieri se tu ne avessi bisogno. Ma tu, affrontando la vita e non
solo un avversario, hai gi fatto un bel salto nellimparare. Vedi Rolfo, nel momento del bisogno,
quando un altro ha avuto bisogno di te, hai saputo mettere da parte legoismo e hai fatto sfoggio
della tua forza e del tuo coraggio. E in un solo colpo hai battuto il tuo avversario, riconoscendo in te
quella virt che non tutti hanno. Mica tutti sanno quanto importante, innanzitutto per noi stessi,
aiutare gli altri quando sono in pericolo e in difficolt. Tu questo lo hai capito e anche bene. Ti sei
saputo mettere in gioco per chi era pi debole. Ora non devi fare altro che ascoltare il tuo cuore e
imparare a donare amore. Vedrai che per te non sar difficile, gatto nero. Ora ti saluto, Rolfo. Se mai
in seguito tu avessi ancora bisogno di me sai dove trovarmi. Basta tu ti metta a seguire il tuo istinto e
subito ti riporter da me. Ma nei tuoi grandi occhi gialli vedo che quello di cui avevi bisogno lo hai
assorbito. Ti saluto, gatto nero senza turbante. Addio!
Il Gattun scomparve come era apparso, cio istantaneamente.

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Tito era giunto nei pressi della rimessa, vicino alla casa in muratura dove era guardiano Topinto e
dove erano stati, fino a poco tempo prima, i due topi e Rolfo. Ci arriv attirato dallodore del
guardiano. In quel momento nella rimessa cera soltanto il formaggio. Topinto era fuori, in un altra
tana, a prendere lezioni di filosofia topina e storia animale generale. Anche le due intrattenitrici delle
feste che organizzava Topinto erano fuori, nelle proprie tane. Chi frequentava la rimessa sapeva bene
che il giorno non era bene entrarci. Con le trappole messe dal fattore e altro, durante il giorno non
era il posto pi sicuro nei paraggi. Ci si ferm Tito che, superbo come il padre, si sent subito padrone
visto che allinterno non aveva trovato nessuno da sfidare, per poi dettare il suo volere. Non assaggi
nessun formaggio, a lui faceva venire il travaglio. Si ferm su una balla al centro della rimessa a
riposare, convinto di essere solo al cento per cento. Ci rimase per un bel po, faceva un giretto
intorno alla rimessa e poi tornava a oziare sulla balla. Rimase in quello stato per tutto il giorno. Prima
del tramonto entr nella rimessa anche Rigoletto, che si era fermato mentre faceva il giro della
collina a ritroso per tornare al castello. Dopo essere stato umiliato da Rolfo, dopo che con un solo
colpo laveva battuto mandandolo quasi allaltro mondo, Rigoletto entr senza far nessun rumore,
silenzioso come un vero felino. Vide Tito che scendeva dalla balla di fieno e lo ferm subito.
Ehi, Tito! Che ci fai tu qui? Perch non sei al castello?
Mio padre mi ha chiesto di mettere fine a Rolfo. Non ne pu pi di quel gatto nero. Ormai gli da
noia anche la sua non presenza al castello. Mi ha chiesto di annientarlo definitivamente e sa che solo
io lo posso fare. Di voialtri non si fida.
E tu, Tito, sei sicuro che se trovi Rolfo sarai in grado di sconfiggerlo davvero? E da solo?
Hai qualche dubbio, gatto grigio e tutto scemo? Io non sono mica come voialtri. Io sono bravo, il
figlio prediletto di Oscar! Il Re del castello ha incaricato me proprio perch sa che lo annienter
appena avr modo di trovarmelo davanti. Capito, Rigoletto?
Tu dici? Ne sei proprio sicuro? Io al posto tuo non lo sarei. Lho incontrato laltra sera e ti devo dire
che stato un incontro assai spiacevole per me. Con un solo colpo di testa mi ha fatto dormire tutta
la notte. E su di me non ha voluto infierire! Rolfo in compagnia di una bella gatta bianca e di due
topi di campagna. Mi ha rovinato la cena pi bella che mi ero preparato a puntino. Ero prossimo a
mettere in bocca il topastro, quando lui si messo a difendere quel topo dandomi una grande
testata. E non ha mangiato il topo, lo ha solo difeso! Poi io sono scappato, non ricordo altro. Ma
certamente io non sono forte come te. Tu lavresti fatto filare via, gambe alzate, senza nemmeno
dover muovere una zampa. Tu sei Tito, il figlio di Oscar. Io invece sono solo un gatto cecato da un
occhio e con la coda mozzata. Spero di non incontrarlo pi quel gatto. Mi tremano le zampe solo al
pensiero di trovarmelo davanti!
Ne ero certo. Mi fai pena gli rispose freddo e distaccato Tito, guardando Rigoletto da sopra la balla.
Poi si alz sulle zampe, si impett e gli disse: Tu torna al castello, femminuccia. Non ho bisogno di te.
Il gatto nero me lo cucino da solo, non ho bisogno di nessun aiuto. So bene quello che devo fare
quando incontrer quel gatto nero. Vedrai che su questa collina di lui rimarr soltanto il ricordo,
parola di vicer. Te lo garantisco. Ora porta via il tuo brutto pelo.
Il gatto grigio, che era sottomesso a Oscar e anche al figlio, si volt immediatamente e usc dalla
rimessa senza star l a discutere con chi non poteva.
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Rolfo usc dalla grotta con un musetto perfettamente rilassato. Si volt a guardare un attimo alle sue
spalle, poi riprese ad andar da dove era venuto. Inizi a risalire la collina, voleva fare presto a
ricongiungersi con i suoi. E non ci mise molto. Stava salendo da un po verso la strada da cui era
disceso quando, esultanti, lo chiamarono i due topi.
Capo, come andata? Finalmente sei di ritorno! Ti aspettavamo con ansia, noi e anche la bella
Tara.
Ora sono qui rispose il gatto nero.
Raccontaci, capo. Siamo tutti orecchie, siamo curiosi di sapere cosa successo. Dove sei stato?
Ho finito di ricucire qualcosa che ancora mi mancava e ho trovato chi aveva la risposta a ci che
cercavo e non sapevo. Diciamo che sono stato parecchio fortunato. Ho avuto una lezione molto
intensiva di come si deve vivere, niente di pi.
E chi pi di te, capo, sa come si deve vivere?
Il Gattun! Finalmente lho incontrato e mi ha insegnato le ultime cose che mi mancavano. Ora
possiamo veramente pensare di tornare al castello a liberare anche i vostri genitori da quel gatto che
si impadronito di un ruolo che non il suo.
Noi siamo con te, capo urlarono i due topi. Gli fece eco anche la gatta bianca, felice e sorridente di
rivedere Rolfo.
Lui le si avvicin e quando le fu vicino allorecchio le sussurr: Tara, non vedevo lora di rivederti.
Dici davvero, gatto nero dal pelo lucido?
Non sembrer, ma sono molto serio. Molto pi di quello che posso sembrare. Truppa, muoviamoci!
lora di far visita al vostro amico e chimico Topisio. Sar lui a creare la pozione di cui abbiamo
bisogno per stanare definitivamente tutti quei brutti ceffi dal castello. Non trovate?
Hai ragione, come sempre capo risposero in coro gli altri.
Rolfo, rallenta un attimo. Aspettami. Perch non ci organizziamo e proviamo a creare la pozione da
soli? Non so perch, ma sento che quello che dobbiamo fare gli propose la gatta. Asserendo ci
che pensava, era sicura che fosse la miglior cosa da fare.
Penso proprio che si possa fare le rispose Rolfo guardando anche le espressioni dei topi, che dai
loro musetti parevano parecchio consenzienti.
Miguel disse: Allora capo, organizziamoci. Troviamo una grotta, delle candele da accendere, poi ci
serviranno delle ampolle e acqua di una pozza un po rafferma.
Sono daccordo asser Rolfo sorridente e ottimista.
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Tutti e quattro camminarono ancora per parecchio. Fino a quando non trovarono una grotta con
unentrata abbastanza stretta, ma comunque facile per tutti. Allinterno, la grotta si presentava
asciutta e calda, anche se parecchio buia. Daltronde lentrata era stretta per davvero e la grotta, che
dentro si ingrandiva e anche di molto, andava subito in penombra. Si scuriva sempre di pi man
mano che i quattro entravano sempre pi allinterno. Rolfo era in testa alla fila, poi tutti uno dietro
allaltro. Quel posto metteva anche un po paura. Arrivati a una curva a gomito, ormai
completamente buio, fecero un summit tra di loro. Furono rassicurati da Rolfo, che garant che se
rimanevano uniti nessuno avrebbe potuto fare loro del male.
Proseguiamo tranquilli. Ora ci sono anche io con voi. E ricordatevi che noi abbiamo un obbiettivo da
raggiungere. Vogliamo liberare il castello da quel gatto arancione e renderlo di nuovo quello che era
prima che arrivasse Oscar.
Certo, capo risposero in coro, esaltati dallincitamento che aveva dato loro Rolfo diventato oramai
un vero leader.
Oltrepassarono la curva a gomito. Erano completamente nel buio, denso anche ai loro occhi. Rolfo si
allung di un passo rispetto agli altri. A un certo punto, quando diventata caverna, la grotta si allarg.
Rolfo chiese ai suoi: Guardate laggi. Non vi pare che ci sia una luce?
Prima di Miguel e Carlos fu Tara a confermare che anche lei la vedeva. Rolfo, anche io l in fondo
vedo un leggero bagliore. E si unirono anche i due topi alla stessa affermazione.
Allora continuiamo ad andare avanti. Forse siamo proprio nel punto giusto. Statemi vicino e state
attenti.
Camminarono ancora per qualche metro, fino a quando, nella direzione della luce, si form una
grande ombra sul muro della caverna. Qualcuno girato di spalle davanti loro stava armeggiando su
qualcosa con laiuto del fuoco. Un pochino impauriti e titubanti, si avvicinarono silenziosi pi che
poterono a quellombra. Miguel, in un attimo di estremo coraggio, si spinse un po pi avanti e arriv
al fianco di chi era l seduto.
Topisio, mi sbaglio o sei proprio tu?
Il topo, che era tutto preso da ci che faceva, si volt verso Miguel e in tutta calma gli rispose: Ci
conosciamo?
S, Topisio. Sono uno del castello, uno dei figli di Girolamo. Sei parecchio amico di mio padre, se mi
ricordo bene.
vero, come sta? gli chiese di rimando il topo adulto, che aveva smesso di armeggiare per parlare
con Miguel.
Io e il mio amico Carlos siamo partiti dal castello gi da qualche giorno alla ricerca di aiuto, perch le
nostre famiglie sono prigioniere dentro una tana. Il gatto, che si sente il re del castello, gli d la
caccia. Li dobbiamo aiutare e siamo qui con il nostro capo per chiederti consiglio e, se puoi, anche
aiuto.
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E il vostro capo chi sarebbe, se posso?


Il nostro grande capo lui, si chiama Rolfo.
Il gatto fece ancora un passo avanti e il topo, come lo mise a fuoco, per poco non mor l sul posto
dallo spavento. Fece saltare in aria tutto quello che aveva davanti al suo tavolo. Topisio rimase per un
attimo senza aria, non gli usciva nulla dalla bocca. Poi, sempre rivolto a Miguel, balbettando disse:
Ma che razza di scherzo questo? Quale droga hai consumato, giovane Miguel? Un gatto nero a
capo di due topi e un altro gatto! Ahim! Vuol dire che evidentemente o sto sognando o ho un
incubo perch ho mangiato male, oppure vuol dire che sono morto. Non ci sono altre spiegazioni.
Non pu diventare vero limpossibile!
Invece proprio cos rispose serio Miguel al topo ancora del tutto incredulo e sbalordito.
I due topi e i due gatti si erano avvicinati il pi possibile mentre Topisio era in preda a forti tremori,
sempre legati alla paura pi che alla sorpresa.
Topisio, non temere. Non sono qui per mangiarti. Io mi nutro bene di larve saporite e cacciare topi
ora non nelle mie priorit. Lo invece liberare il castello da un gatto arancione alquanto superbo e
arrogante che si proclamato re senza averne diritto. Io voglio spodestarlo e mandarlo via, cos tutto
torner come prima e io potr tornare a viverci tranquillo in compagnia della mia amica e dei miei
amici topi. Se vorranno.
Gatto nero dagli occhi gialli, mi hai convinto. Sento che mi posso fidare di te, non mi mangerai. E
allora ditemi, come vi posso aiutare?
Leggi questi.
Miguel gli pass i foglietti dove cerano scritte le formule e i passaggi per la creazione della Topolass
Tre. Il topo, chimico e alchimista, prese i foglietti e li mise davanti alla luce della candela, che era sul
tavolino davanti a lui, stando attento a non farli bruciare. E si trincer dietro i suoi pensieri, nel pi
completo silenzio. Ogni tanto muoveva la testa, come per dire s. Annuiva, insomma. Anche i gatti e
i topi non parlarono per tutto il tempo. Topisio rimase immerso nella lettura e nello studio delle
formule per un bel po.
Quando fu pronto, sempre con molta calma, si volt verso i quattro e disse loro: Siete in possesso
delle formule della micidiale Topolass, larma biologica pi micidiale mai creata da un topo. Il famoso
Topasso lha creata e per quanto ne so stata riprodotta solo un paio di volte, non qui sulla collina.
Vi avverto, bisogna organizzarsi bene e seguire alla lettera le formule che ci sono scritte. Bisogna
stare molto attenti, estremamente pericolosa. Non una cosa che potremo fare oggi, ma vi
assicuro che vi aiuter, statene certi. Una delle cose che odio, e non sono molte, larroganza e la
superbia. Perci io sono dei vostri. Ce la faremo. Topisio riavvolse per bene i foglietti e li ridiede a
Miguel. Conservateli con cura, quei foglietti. Sono un patrimonio per tutti noi topi. Ve lo ripeto, la
Topolass unarma pu anche uccidere se somministrata ad alte dosi.
Noi non lo vogliamo uccidere Oscar. Gli vogliamo far prendere un grandissimo spavento, in modo
tale che abbandoni lui stesso il castello. Noi vogliamo questo, Topisio. forse chiedere troppo?
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In fin dei conti, se voi in quel castello ci abitavate prima di lui, mi sembra giusto che vi vogliate
riappropriare della vostra dimora. E tu, gatto nero, cosa mi dici?
Solamente che io in quel castello cero gi con i conti prima che lo abbandonassero. Ci sono nato. A
me spetta quasi di diritto abitarci. E ora ancor di pi, visto che non sono pi solo.
Hai ragione, gatto nero gli rispose Topisio, sempre pi rilassato.
Anche Tara, che non era poi cos lontano, gli sorrise e tir su la coda in segno di piena accettazione di
ci che Rolfo aveva appena detto.

Far da solo questa notte. Non mi fido pi di questi gatti! Non sono poi cos validi come credevo.
Per me sono quasi un peso. Io, che sono tanto intelligente e scaltro, far da solo. Devo rompere le
scatole a quei guardiani, non li sopporto davvero pi rimugino tra s Oscar, sempre pi nervoso e
pieno di rabbia.
Lasci il piazzale e sal al piano delle cucine, dove era anche la tana-prigione di Girolamo. Si avvicin
con locchio al buco della tana. Guard dentro, non vide nessuno. Eppure la tana era quella, riusciva a
vederla tutta. In fondo, davanti a lui, cera lombra di Girolamo intento a leggere un libro. Almeno
cos gli parve. Chiam il topo con la solita voce, voleva terrorizzarlo. Dopo due o tre volte che aveva
inutilmente chiamato Girolamo e non aveva ricevuto nessuna risposta, gli url la solita frase che gli
diceva ogni volta: Prima di quanto credi, ti acchiapper! E giuro che ti manger in un solo boccone,
brutto topo!
Infil la zampa anteriore a cercare di acchiappar qualcosa, come faceva sempre del resto, e anche
quella volta and a vuoto.
Oscar, ho deciso che venuta lora di affrontarti!
Sent una voce dietro di s, che subito non riconobbe. E quando la riconobbe fece giusto un
pensierino saporito. Aveva capito che Girolamo era proprio dietro di lui e lo aveva addirittura
chiamato. Rimase per un attimo sbalordito. Poi, come una molla, si gir di scatto e quando vide che
davanti a lui cera Girolamo, per davvero, distinto si alz per inseguirlo. Sar stato per lemozione o
sempre per la sua superbia, ma invece di gettarsi immediatamente sul topo perse tempo a dirglielo e
a farsi grande come al solito. A differenza sua, Girolamo non perse tempo: gli pass in mezzo alle
zampe e con una corsa fu di nuovo in salvo dentro la tana, insieme agli altri che non erano mai usciti,
ma che Oscar, accecato dalla rabbia, non aveva neanche visto dietro al solito abbaglio: quello che si
credeva un super gatto. Giorno dopo giorno, dai fatti, veniva ridimensionato. Anche quella volta la
colpa non la diede a se stesso. La divise preciso a met tra i topi e i guardiani. Era giusto che in
qualche modo la facesse pagare subito, per lo meno ai guardiani. Sal al piano di sopra. Arrabbiato
come non mai, a passo felino, pass in ispezione davanti a tutte le armature, compresa quella pi
grande del conte a cavallo vicino alle scale. Era sicuro, il super grasso non cera pi. Finalmente ci
avevano pulito, quei due balordi.
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Stasera far un gran bel fracasso ramment tra s tutto eccitato.


Almeno avrebbe fatto un brutto scherzo ai due vecchi guardiani, che si erano gi ritirati a dormire
nelle loro stanze. Le armature, sempre ben pulite, luccicavano sotto i riflessi delle torce appese al
muro. Sembrava proprio che tutto filasse liscio come lolio quella sera. Ripass mentalmente il suo
piano. Si port in fondo al lungo e grande corridoio, che pareva una statale. Si concert parecchio.
Fissava le armature, aveva deciso di buttare gi la prima con il suo sistema collaudato. Poi, sarebbe
scartato verso destra, fulmineo come era da lui, per poi ritornare verso il muro a tirare gi le ultime
tre e anche quella a cavallo, la pi grande, che avrebbe fatto tremare tutto il castello.
Prese una rincorsa spaventosa al solito urlo: Miaoooo! Per tutti i gatti che fanno miao!
Part a razzo verso le armature. Sfior la prima e la butt gi con successo. Alla sterzata verso destra
mai avrebbe pensato che lo spostamento daria della prima armatura caduta avrebbe fatto cadere
anche il grande elmo integrale della terza, la successiva che lui avrebbe trovato allattacco.
Miao! Arrivo!
Oscar sterz di nuovo verso il muro di sinistra come un razzo. Doveva infilare la terza armatura.
Aveva quasi finito, gli mancava quella e poi lultima: la pi bella dellantica collezione. Preso dalla
corsa e dal rumore infernale della prima armatura che cadeva, non vide bene quello che faceva e,
povero lui, si and a infilare dritto dritto a tutta velocit nellelmo integrale. Il rumore della botta fu
assordante. Oscar una botta cos fino a quel momento non laveva mai presa. Impinzato nellelmo
dacciaio, vol di nuovo gi dalle scale. Ruzzol su tutte quante fino a finire sempre sotto il carro
abbandonato nel piazzale. Non ce la fece a rialzarsi quella notte. Rimase dentro allelmo, dove ci
aveva lasciato tutta la sua impronta. La mattina seguente era ancora tutto intontito, barcollava a ogni
passo e per fortuna camminava gi a quattro zampe.
Ce la fece a tirarsi fuori dallelmo e tra s disse: Non far pi nulla fino a che non avr pensato a un
piano definitivo per mandare via quei due balordi dei guardiani! I topi me li manger con calma, me
lo posso permettere. Il problema mandare via i guardiani maledetti. Una volta che non ci saranno
pi loro metter delle guardie fuori alla tana e la fame mi dar una ricca mano. questa la vera e
unica soluzione su cui devo concentrarmi.

Buongiorno a tutti disse pimpante e sorridente Topisio.


Buongiorno a te, Doctor gli rispose Rolfo, gi sveglio da parecchio, si era gi fatto una ricca
colazione di erbette e larve insieme alla sua amica dal pelo bianco. Sei tutto bello allegro e
pimpante gli fece notare Rolfo.
In effetti, vero. Mi accade sempre dopo essermi preso un grande spavento, la mia reazione del
giorno dopo alla paura. Non ci fare caso. Noi scienziati non ce labbiamo mica tutte le rotelle a posto.
E poi sono contento, perch mentre riposavo ho ripassato tutte le formule. Ho controllato le piante e
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le erbe nello zaino di Carlos. Ce ne manca solo una, forse la pi importante. Perch secondo i miei
studi quella che lega tutte le altre e che d grande forza alla pozione.
Dove la possiamo trovare? Vado subito si fece avanti Rolfo.
Gatto nero dagli occhi gialli, io so dove si trova il Trifoglio Rosso, ma non sar una cosa semplice
reperirlo. Pi tardi vi accompagner sul posto e vedrete. solo a un paio dore di cammino da qui, in
cima a un grande masso abitato da unaquila.
Dobbiamo avere anche il Trifoglio Rosso puntualizz convinto Rolfo. Salir io a prenderlo, Topisio.
Ce la far, ne sono sicuro conferm sicuro Rolfo, dichiarandosi volontario.
Va bene, Rolfo. Questo ti fa onore, perch il tuo compito non sar facile per niente.
Uscirono in cinque dalla grotta. Era una giornata piena di sole. In poco furono sulla strada. Topisio
fece diversi salti, girandosi pi volte su se stesso. Al terzo salto, come mise le zampe per terra,
esclam: Per di qua! questa la direzione giusta, sono certo. Non la prima volta che faccio questa
strada.
Si ferm ad annusare laria, poi ripart spedito e tutti gli altri dietro a lui a coppie: i topi, sempre con i
foglietti legati al collo, e Rolfo con la gatta bianca che chiudevano la fila. Camminarono cos fino a un
ruscello dove bevvero fino a farsi passare la voglia.
Fermi, seguitemi. Intanto dobbiamo prendere una cosa. Topisio li port davanti a una tana. Prima
di entrare disse: Questo il mio vecchio studio e come vedete qui possono entrare solo i topi. Non
sono mica scemo! Qui ho ricevuto tanti topi malandati e li ho guariti. Ora nessuno qui sta male,
meglio cos. Vi ho fatto fermare perch nel mio studio dobbiamo prendere alcune ampolle e un
alambicco che ho sempre usato. Dobbiamo stare attenti a non romperli, ci saranno di importante
aiuto se vorremo portare a termine il piano.
Hai ragione gli rispose Rolfo, avvicinandosi a lui. Topisio, io e Tara vi aspettiamo fuori. Non vedo
come potremmo fare a entrare nel tuo vecchio studio. Fate presto, prendete quello che dovete e
continuiamo. Non vedo lora di essere in possesso anche dellultima cosa che ci manca e cio il
Trifoglio Rosso. Dopo passeremo alla creazione della Topolass e vedremo di liberare il castello da
quel gatto arancione e la sua banda.

Buongiorno, Penelope. Come ti senti stamattina?


Raphaell, se il mio non un sogno, io mi sento sempre meglio e sono felice di vederti, cuginetto
caro. Che facciamo di bello oggi?
Intanto approfittiamo del fatto che sei nel letto ancora a sedere. Proviamo a vedere se ti alzi meglio
di ieri. Raphaell si mise di fronte alla cuginetta e le chiese di abbracciarlo al collo. Lei lo fece
immediatamente. Ora Penelope, aiutandoti con me alzati in piedi.
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La ragazzina, dopo un attimo iniziale di esitazione, si tir in piedi sorridente e disse: Te lo volevo dire
dopo, ma avevo gi provato e cero riuscita. Sai, da quando mi sono resa conto che le mie gambe non
sono paralizzate e flaccide, non mi accontento di provare un po alla volta, faccio pi di una prova al
giorno, sempre stando attenta a tutto. Non ti preoccupare, Raphaell. Ora che ho avuto la possibilit
di alzarmi da quella maledetta carrozzina dove sono stata seduta per pi di un anno non ci voglio
ritornare per nessun motivo al mondo.
Ben detto, cuginetta! Parole sagge. E io ti aiuter a migliorare ancora, fino alla fine dellestate. Sei
daccordo?
E me lo chiedi? quello che voglio. Guarda, ora riesco a stare in piedi. Non ti pare una bella cosa?
Meglio non potrebbe andare le rispose Raphaell, invitandola a prendere le sue mani. Ora per
siediti di nuovo nel tuo letto, sdraiati e fammi vedere come muovi le gambe. Fai come se tu stessi
andando in bicicletta.
La ragazzina prov, ma le sue gambe non si mossero. Inizialmente divent bianca. Lentamente, dopo
aver preso nuovamente fiato e mettendocela tutta, pieg prima una gamba e poi laltra. Ce lho
fatta! Guardami, Raphaell! Riesco a fare la bicicletta, non meraviglioso?
S, Penelope, lo . Per ora non ti affaticare. Ti rimetto a sedere alla sedia a rotelle. Abbi pazienza
ancora per un po, vedrai che prima di quanto tu possa pensare farai di nuovo tutto con le tue
gambe. Dai il tempo ai muscoli di riprendere le loro forze.
Raphaell, stai parlando come farebbe un medico. Quante ne sai, cuginetto mio.
Vero? E non guardo neanche la televisione, tutta farina del mio sacco. Niente male, eh?
Ma, veramente! Scusa, ora vogliamo uscire? Ti prego, dai. Andiamocene a passeggiare. Mi piace
troppo quando mi fai scendere gli scalini con la forza della tua mente. Penso proprio che solo tu sei in
grado di farlo al mondo.
Questo io non lo so, non mi sono mai informato. Io ci riesco e questo mi basta, non ho nessuna
intenzione di fare gare o battere dei record. Non voglio diventare un fenomeno, caso mai anche da
studiare. No mia cara, mi bastano i miei problemi, sono troppi quelli che gi ho! Non ne voglio altri. Il
mio un segreto e come tale deve rimanere. E ti ricordo, Penelope, hai giurato di mantenerlo le
disse serio Raphaell.
Raphaell, se vuoi continua a chiedermelo. Ho anche giurato, pur di farti stare tranquillo. Se ti dico
che di me ti puoi fidare, fallo. Io non posso fare altro. Per ora andiamo, la giornata troppo bella
per non essere respirata tutta, cuginetto.
Scese le scalette, si avviarono verso il ruscello, come avevano fatto anche gli altri giorni. Come furono
arrivati, si fermarono sulla sponda, dove il ruscello si allargava un po.
Aiutami Raphaell, dammi le tue mani. Vorrei provare a fare due passi, solo due, e poi mi siedo
nuovamente e non parlo pi. Dai, aiutami Raphaell! Non ti far pregare cos tanto.

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Ma come sei testarda, Penelope cara! Raphaell si fece cadere le braccia lungo il corpo ma dentro di
s era pi che felice daver sentito quelle parole. Era tosta, sua cugina. Ce la stava mettendo tutta per
tornare a camminare, aveva una forza di volont incredibile. Gli si par davanti e le disse: Proviamo,
voglio darti retta. Cos non sentir pi le tue richieste continue.
Le allung le mani, la ragazzina le afferr. Un po con la forza delle sue gambe, un po aiutandosi con
le mani di Raphaell, si mise in piedi davanti alla sedia a rotelle. Ora tu vai in dietro molto lentamente
e io provo a camminare. Al peggio, finir per terra.
Raphaell fece un passo indietro e la ragazzina, portando prima la gamba destra avanti e poi la
sinistra, fece il passo anche lei.
Dopo un altro passo ancora, Raphaell si ferm e le disse: Non ti lamentare. Per oggi basta, siediti
sulla tua sedia. Questo un ordine, Penelope. E non provare a dirmi di no.
La ragazzina si mise seduta sulla sedia soddisfatta e ringrazi il cugino per averla aiutata a provare.
Dove arriviamo oggi? chiese Penelope contenta.
Se ti va, ce ne torniamo a mirare il cielo seduti sulla collinetta. Mi hai detto che ti piaceva tanto.
Hai detto bene, Raphaell. Andiamo a sederci in mezzo allerba. Su quella collinetta di ieri ho fatto
dei pensieri felici e ho sognato momenti che stanno diventando realizzabili. Hai avuto lennesima
bella idea.
Raphaell non comment e si diresse verso il rialzo di terra erbosa. La brezza era un po pi forte degli
altri giorni, faceva ondeggiare quel mare derba. Era uno spettacolo, lerba del pratone si piegava
tutta sotto la spinta del vento e si rimetteva dritta come il vento smetteva un attimo.
Mi piace molto stare qui, Raphaell. La sedia frenata bene. Io approfitto e faccio un po di
allenamento.
Spiegami quello che vuoi fare le chiese Raphaell sempre meno preoccupato. Si fidava di quella
ragazzina cos volenterosa.
Niente di troppo impegnativo. Approfitto della sedia che ha i braccioli. Faccio un po di alzate e
sedute. Non immagini quante volte ho sognato questo momento. Ora che arrivato lo voglio
sfruttare. Non sei daccordo?
Va bene, testa dura. Per non ti affaticare.
Va bene, Raphaell. Ne far giusto un po. Proprio per riprendere il gusto a farlo. E poi mi aiuto con i
braccioli della carrozzina, non vedi?
Ti vedo, Penelope. Sei brava, questo lo devo ammettere. invidiabile la tua forza di volont.
Penso verrebbe a chiunque dopo essere stato seduto su questo coso per un anno e poi scopre di
non essere paralizzato e che le gambe riprendono a muoversi. Tu che dici?

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Semplicemente che hai ragione. Ora siediti e stai tranquilla, ti prometto che quando saremo tornati
a casa, quando saremo nella tua camera, prima di andare via ti far fare altri due passi. Va bene?
Mi sono seduta, cuginetto. Vedi? Ti do sempre ascolto, non sono poi cos testarda.

Allora, Topisio. Come possiamo fare a ricreare la Topolass? Sento che il tempo sta diventando
maturo.
Un pochino di pazienza e troveremo il posto per lavorare insieme. Mi ricordo che qui vicino, nei
pressi della cascatella, ci deve essere una grotta parecchio spaziosa. Ci potremo entrare tutti quanti.
Ehi, Miguel, non dimenticate tutte quelle mezze candele! Son sei pezzi, come se ne avessimo tre
intere. Altri sei pezzi, che troverete appena qui fuori, e siamo quasi a posto. Ora prendete quelle
ampolle e state attenti a non farle rompere, mi raccomando. Senza quelle non possiamo fare pi
nulla.
Le metteremo nel sacco insieme alle piante, cos staranno in un posto morbido, al sicuro risposero
i topi sicuri di averci visto giusto.
Topisio si allisci il pelo del musetto e dopo avere riflettuto un po ricord a tutti: Vi siete
dimenticati della potenza di quella pozione. Le due ampolle non possono stare nel sacco delle foglie
che avete raccolto. Sono foglie impregnate di principi attivi, che servono per creare la Topolass. Non
vorrete certo provarla voi per primi?
No! risposero rabbrividendo i gatti e i topi.

Miao, per tutti i gatti che fanno miao, che noia! Seguitemi, gatti senza spirito felino. Andiamo a
perlustrare i piani dove ci sono i topi e le armature. Basta bighellonare in questo piazzale! Mentre
aspettiamo che Tito fa ritorno trionfante e io mi libero una volta per tutte di quel gatto,
controlleremo che aria tira ai piani di sopra.
Impettito, si sgonfi dopo il discorso e salt gi dal solito scalino, che gli serviva per elevarsi sopra gli
altri, ormai stanchi di quel brutto gatto arancione. Non n potevano pi di quel dittatore. Sottomessi
come erano, lo seguirono continuando a pensare e sperare che presto quel tipo di vita potesse finire.
Arrivati al piano della cucina, quella volta trovarono addirittura la porta chiusa. Cos anche il buco
della tana. Girolamo con i suoi figli si era organizzato, aspettando che i tempi migliorassero e Miguel
e Carlos facessero ritorno. Usarono un pezzo di pane secco, che preferirono non mangiare, come
tappo da mettere davanti al buco di uscita ogni volta che ne avevano bisogno. Con un ingegnoso
sistema di carrucole e pezzettini di filo di lana belli resistenti, erano riusciti a tirare sopra il buco della
loro tana un pezzo di ferro abbastanza pesante. Erano pronti per far capire a Oscar che per lui non
sarebbe stato facile avere la meglio su di loro. Non dovettero aspettare neanche tanto.
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Lo sentirono arrivare con quel suo: Miao per tutti i gatti che fanno miao!
Dopo il giro fuori alla cucina e dopo avere trovato la porta chiusa, Oscar maled ancora una volta i
poveri guardiani. Poi, invece di salire al piano di sopra a vedere come erano messe le armature,
come al solito pens di passare a stuzzicare e impaurire i topi prigionieri e far sentire loro chi
comandava l dentro, ricordandogli che li avrebbero mangiati presto lui e i suoi fedeli. Sbruffone
come sempre, si present davanti al buco della tana-prigione, a vedere Girolamo e i suoi figli cosa
stessero facendo costretti nella tana. Come mise locchio, vide solo buio.
Dopo qualche secondo, tra s disse: Ma guarda te questi topastri! Hanno messo un tappo come se
mi potesse impensierire, sciocchi bocconcini! Ora infiler la mia zampa e toglier quel misero tappo e
comincer la mia tortura psicologica.
Convinto di essere lui il pi furbo, il meglio tanto per capirci, si avvicin di pi e infil una zampa con
slancio a togliere quel tappo che avevano messo i topi. solo un pezzo di pane appoggiato, ma
quanto siete scemi!
Spinse e il pezzo di pane salt via. Girolamo, sono venuto anche oggi a offrirti una morte dignitosa,
senza dover aspettare che le mie ire salgano ancora. Guarda, semplice: io apro la mia bocca, tu ci
appoggi la testa e zac! In un secondo te la stacco. Non sentirai nulla, garantito da anni di
esperienza, da quando ero ancora un gatto in carriera fuori dal castello.
Assolutamente no! Proprio non mi interessa morire mangiato nella tua brutta bocca. E poi tu a me
non fai paura. Prova ad andare a cercare di mangiare qualche altra cosa. E il topo spar dalla sua
visuale.
Oscar sent un: Ora mollate!
Poi ebbe soltanto il tempo di chiudere quella bocca e subito il dolore lo fece saltare.
Miaoo! grid con il pelo tutto dritto. Scapp come un proiettile che esce da un fucile. Per un
momento fu pi veloce il suo corpo che la sua anima. Arriv fino nel piazzale per rifugiarsi in un
angolo e leccarsi la zampa. Maledettissimo topo! Per poco non mi lasci con tre sole zampe url
nascosto dietro a un muro. E gli altri del suo gruppo lo guardavano senza commentare e senza
sguardi compassionevoli. Stava sempre pi sullo stomaco a tutti. Quasi quasi sembrava che pi che
in gattesco lo guardassero in cagnesco. Era sempre pi un gatto solo.

Topisio, non sar mica quello il grande masso? chiese Rolfo. Erano arrivati davanti a una serie di
enormi massi, che sembravano poggiati l dal cielo stesso, non provenienti dalla terra.
Ci siamo quasi, il nostro quello l in fondo, quello pi alto di tutti. Sembra una montagna gli
rispose Topisio, per niente preoccupato, mentre gli altri, Rolfo compreso, andando avanti
assumevano sempre di pi un atteggiamento di preoccupazione e di paura.

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Non temete cerc di tirarli su rincuorandoli Topisio. Io, personalmente, ci sono stato gi diverse
volte. vero, bisogna fare molta attenzione allaquila che ci ha fatto il nido, ma vedrete che ce la
faremo. Se te la senti, Rolfo, saliremo noi due. Tu sei un gatto e per te larrampicarsi una cosa
naturale. Io ci sono stato almeno altre tre volte e so la strada, perci chi meglio di noi due pu
salire?
Hai ragione, Topisio. Il mio unico problema che io il Trifoglio Rosso non lo conosco.
Non ti preoccupare per questo, Rolfo, lo conosco io. Se laquila non sar nel suo nido, sar facile. Te
lo garantisco.
Lultima cosa Topisio: e se laquila nel suo nido?
Allora saranno grossi problemi, vedremo di superarli. Ora di pi non posso dirti, quello che sapevo
te lho detto. Prendo io lo zaino. Il trifoglio va toccato una volta sola, quando si prende il rametto, e
va subito messo nello zaino. Toccarlo pi volte vuol dire diminuire il suo potere e a noi serve pi
integro possibile, cos avr un grande effetto gastrointestinale, di quelli che fanno impazzire
dallintensit.
Topisio, io sono pronto a seguirti. Quando lo riterrai pi giusto andiamo.
Topisio fece due salti girando su se stesso e al terzo, quando mise le zampe a terra, disse: Per di
qua.
Il topo davanti e il gatto dietro si avviarono verso il masso. Topisio portava lo zaino con le piante,
Rolfo era al suo fianco. Camminarono un pochino per arrivare sotto il grande masso. Seguimi per di
qua, so la strada sugger sicuro Topisio.
Il gatto e il topo aggirarono per met il masso. Arrivarono a uno stradello molto stretto e ripido, che
per permetteva ancora di camminare, anche se con difficolt. Sempre Topisio avanti e Rolfo subito
dietro, i due iniziarono a salire. La salita si dimostr subito ardua e pericolosa. Arrivarono dopo poco
a un restringimento dello stradello. Riuscirono a passare, stringendosi il pi possibile alla parete. E
per loro fortuna erano entrambi parecchio leggeri, il terreno sotto di loro era veramente fragile. Pi
di una volta, dopo il loro passaggio, si era sbriciolato ed era precipitato. Facendosi coraggio lun con
laltro, salirono fino a una nicchia naturale scavata nella roccia, dove si riposarono. Erano gi molto in
alto. Sarebbe stato un grande guaio cadere da lass, sarebbe stata una morte sicura, specialmente
per il topo. Ma iniziava a essere alto anche per il gatto.
Andiamo Rolfo, il peggio quasi finito. Siamo quasi arrivati in vetta.
Ok, ci siamo Topisio. Facciamo un altro sforzo e portiamo a termine la nostra missione. questo
quello che conta. Le ho contate, altre dieci scale e siamo arrivati in cima ricord Rolfo al topo.
Aspettami Rolfo, saliamo insieme. So dove cercare, conosco bene quella pianta disse Topisio tutto
affaticato.
Ti aspetto, Topisio. Dai, muoviti che siamo arrivati. stata dura, ma ora siamo sulla vetta.

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Da sopra il masso, che era quasi una montagna alta e stretta, il panorama era perfetto. Erano in linea
con il castello, che non era pi cos distante da loro. Rolfo, facendo un po dattenzione, vide
addirittura uno dei guardiani che lentamente stava facendo il giro sulle mura. E sempre guardando in
quella direzione, vide quel gatto arancione sdraiato sopra il carro in mezzo al piazzale. Gli mancava
quel posto, come gli mancavano le carezze dei guardiani e le chiacchierate con il fantasma del conte.
Lunico di cui riusciva tranquillamente a fare a meno era Oscar. Da quellantipatico avrebbe voluto
stare anche pi lontano. Erano l in missione e non per piacere.
Topisio, mica sar quello l il Trifoglio?
S, Rolfo, proprio quella piantina l marrone. Ci penso io a prenderlo, so come fare.
Il topo and verso la pianta e la prese tutta dal gambo. La mise immediatamente nello zaino, al buio,
insieme alle altre. Non doveva perdere la sua forza.
Andiamocene, la nostra missione si conclusa. Dobbiamo scendere e non sar una cosa semplice.
Non lo stato a salire figuriamoci ora a testa in gi.
Ce la faremo Topisio, stai tranquillo. Anzi, affrettiamoci disse Rolfo incalzando il topo.
Arrivarono allinizio dello stradello, scesero quattro scalini. Unombra pass sopra le loro teste. Poi
un grido paralizz i due e quella fu la loro fortuna. Rimasero impietriti, attaccati con il fianco alla
parete. Misero a fuoco laquila che, grande e bella, passava sopra di loro. Ma messi in quella
posizione, cos vicino al muro, non gli poteva fare nulla. Finch stavano affiancati alla parete,
sarebbero stati salvi. Laquila non si poteva avvicinare pi di tanto, non cera lo spazio. Avevano il
cuore che batteva allimpazzata e a ogni passaggio, quando laquila li guardava, a loro sembrava
addirittura che il cuore si fermasse. Rimasero cos per un po.
Ora che facciamo? chiese con lo sguardo sempre pi impaurito il topo.
Per il momento non possiamo fare altro che rimanere qui e riprendere a respirare disse Rolfo, che
non riusc a rassicurare per niente il topo, ormai prossimo allinfarto tanto era teso e impaurito.
Topisio sapeva bene che era lui la preda che laquila aveva adocchiato. E a ogni passaggio glielo
diceva. Ho parecchio tempo, aspetto e poi ti mangio. Non ho fretta, topino caro. Qui cosa ci sei
venuto a fare? gli chiese laquila allennesimo passaggio. Topisio a rispondere non ce la fece, rimase
tale e quale a come era.
Rolfo le fece una domanda quando laquila pass di nuovo: Aquila, ma non hai proprio nientaltro
da mangiare? Non siamo venuti a disturbare. Siamo saliti fin quass per prendere una piantina di
Trifoglio e ce ne stavamo andando. Sai, dobbiamo liberare il castello laggi in fondo da chi se ne
impadronito senza diritto.
A me non che interessi molto di quello che succede nel castello. Io so che l c un bel topino e se
ho pazienza tra un pochino me lo mangio. Niente male, non credi? Sei tu che non capisco. Perch
non te lo sei gi mangiato?
Perch siamo diventati amici e mi sta aiutando.
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Questa poi s che bella! Un gatto amico di un topo, che tra le altre cose lo sta aiutando! Tu sei un
furbo, ci stai provando. Pensi che con ci che mi hai detto io ti creda e mi allontani? Cos tu rimarrai
da solo con il topino? Niente male, devo dire. Ma io non lho bevuta la tua balla, non sono mica
scema io! Non ti preoccupare, gatto nero, non ho impegni importanti. Posso aspettare. Anzi guarda,
salgo un attimo a ricaricarmi con un po di carne che mi avanzata dal coniglio di stamattina e torno
a vedere come sta il mio prossimo spuntino. Tu fagli la guardia. Mi raccomando, fai in modo che
nessuno me lo tocchi o saranno guai anche per te. Hai capito?
Rolfo guard laquila con i suoi occhi gialli da vera tigre e non disse nulla. Come il grosso uccello
predatore fu salito sulla cima del grande masso, Rolfo incit Topisio ad andare avanti. Topisio, so
che hai una paura cane, ma dobbiamo andare avanti se vogliamo provare a scappare.
Rolfo, ho paura. A me non si muovono le zampe. Penso che rester quass ad aspettare che laquila
abbia cose pi importanti da fare rispose Topisio, seriamente intenzionato a rimanere fermo l ad
aspettare gli eventi.
Aspetta, Topisio, ho la soluzione. Sei talmente leggero che portarti in groppa non mi d nessun
fastidio. E allora salta su, che io riuscir a scendere molto pi velocemente. Fidati, sono un gatto,
scalare e arrampicarmi il mio forte. Proviamo immediatamente, ora che quelluccellone mangia.
Il topo raccolse tutte le forze che gli erano rimaste e con uno sforzo sal in groppa al gatto. Rolfo non
aspett neanche un secondo, inizi a scendere spedito. Gli riusc benissimo la discesa. Rischiarono
giusto un po dove gli scalini si facevano rasenti alla parete, ma anche l Rolfo se la cav
egregiamente. Si fermarono arrivati a terra, quando Rolfo invit tutti gli altri ad avvicinarsi alla
parete, che era lunico posto dove poter star tranquilli tante volte fosse tornata laquila. In ogni caso,
anche lultima pianta era stata raccolta. Superato il problema aquila, sarebbero stati a posto. Gli
mancava da riempire mezza ampolla dacqua di pozza rafferma e poi sarebbero dovuti tornare allo
studio di Topisio, dove lui si sarebbe messo a lavorare per ricreare la Topolass. Rimasero vicino al
muro per parecchio tempo, fino a che Rolfo non vide laquila volare alta nel cielo, diretta da unaltra
parte. Evidentemente si era dimenticata di loro e gli altri impegni erano diventati importanti.
Che aspettiamo? Andiamocene via, facciamo ritorno al mio studio. Ricordo bene che poco prima di
arrivare alla mia vecchia tana c una pozza che si sta asciugando. A noi serve lacqua di quella pozza.
Che chiss da quanto l che si sta asciugando. Quellacqua fa proprio al caso nostro, ci saranno
dentro larve di diversi insetti. Speriamo ci siano pure quelle di mosca nera, arricchiranno la potenza
della Topolass esult tutto contento Topisio, che si era rilassato dopo lo spavento.
Rolfo, che come gli altri sapeva bene cosa succedeva a Topisio dopo un grosso spavento, gli chiese di
mettersi come ultimo della fila. Non voleva rimanere rincretinito dalle scoregge che il topo avrebbe
mollato appena si fosse rilassato ancora un altro po. E fece bene a farlo spostare in fondo, perch di
l a poco il topo, sempre pi rilassato, riemp di gas laria che gli stava intorno.
Coraggio, facciamo ancora altri sforzi e avviciniamoci il pi in fretta possibile allo studio di Topisio
incit tutti Rolfo, che iniziava a vedere una luce sempre pi vicina per riprendersi una rivincita su quel
gatto dittatore che aveva provato a rovinare la sua vita. Pi che una vendetta il suo gesto voleva
diventare un insegnamento che quel gatto non avrebbe pi dimenticato. Rolfo era sicuro che se
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avesse potuto comunicare con i due guardiani anche loro sarebbero stati daccordo a dare una bella
lezione a quel gatto.

Miao, per tutti i gatti che fanno miao, radunatevi qui sotto, davanti a me che sono il vostro re!
disse Oscar, tutto impettito come sempre. Scese dal carro e sempre con quel tono continu: Miei
fidi, aumentiamo i turni di guardia sulle mura e davanti al ponte. Mi preoccupa il fatto che Tito non
ancora tornato. Ci penso e non riesco a capire il perch. Non voglio assolutamente brutte sorprese.
Se permettete, io le sorprese amo farle e pi brutte sono pi mi divertono. Mi raccomando allora, pi
occhi possibili sulle mura. Io mi vado a sdraiare un po sul ponte levatoio, non mi fate sentire che
non faccio niente tutto il giorno! Per sottolineare il concetto miagol arrabbiato e si diresse verso il
ponte sempre abbassato.
Daltronde, la giornata bella e tiepida invitava a stare sdraiati sul legno caldo e asciutto. Rilassato,
sicuramente gli sarebbe venuta in mente qualche ottima idea per disturbare la vita di quei due vecchi
balordi dei guardiani, che erano ancora l al castello. E pareva pure che non avessero nessuna
intenzione di andarsene. Per lui questo era un logorio, non era ancora riuscito a sfrattare i due
vecchietti. Ci aveva provato e continuava a farlo senza ottenere nessun risultato. Oscar, dopo una
serie di interminabili sbadigli, scorse suo figlio che faceva ritorno mogio mogio.
Bentornato, Tito. Spero tu abbia ottime notizie da darmi.
In realt non proprio cos, padre.
Dimmi tutto, Tito. Non mi tenere con questa ansia, non vedi che coda tesa che ho? E i miei orecchi
che si alzano e si abbassano impazziti? Tutto perch sono nervoso. Allora, cosa hai fatto? Lhai
spedito a valle o allaltro mondo quel gatto nero?
Sempre mesto, come se fosse stato bastonato, Tito gli rispose: Pa, io Rolfo non lho trovato. Lho
cercato, ma non lho visto. Ho incontrato invece Rigoletto ieri pomeriggio alla rimessa. Stava
scappando, era tutto impaurito.
E perch quel gatto grigio cecato da un occhio e con mezza coda stava scappando? E da chi?
Dimmelo!
Non ci crederai, stava scappando proprio da Rolfo, che la sera prima gli aveva dato una lezione per
difendere un topo. Gli ha mollato una sola testata e lo ha lasciato steso per tutta la notte. Non avevo
mai visto un gatto cos, in quello stato. Pi che con un altro gatto pareva si fosse scontrato con un
bisonte. Quel gatto grigio ha avuto anche il coraggio di mettermi in guardia e di lasciar perdere Rolfo.
Lho avvisato, chiamandolo femminuccia, di non farsi vedere pi da me. Ti ripeto, mi sarebbe piaciuto
incontrarlo, ma quel gatto nero forse ha sentito che lo stavo cercando e si nascosto. Tu che dici
padre?
Penso proprio che sia cos gli rispose Oscar in un impeto di superbia.
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Buongiorno disse Raphaell allo zio che gli aveva appena aperto.
Buongiorno a te, Raphaell. Felice di vederti. Entra e guarda tua cugina che bel regalo che ci ha fatto
questa mattina.
Raphaell mise la testa dentro prima di entrare e rimase stupefatto, anche se in fondo non pi di
tanto. Se lo aspettava. Vide sua cugina seduta al tavolo nella sala. Si strusci gli occhi per essere
sicuro che quello non fosse un miraggio e poi entr.
Si mise seduto al tavolo accanto a lei e piano le chiese: Come ci sei arrivata fino al tavolo?
Ma che discorsi fai? Come ci sono venuta? Con le mie gambe, scusa! Te lo avevo detto che era una
cosa che non vedevo lora di fare al pi presto. Eccomi, questa mattina mi sono alzata e ho avvisato
mia madre che avrei provato. Mi sono tenuta con la mano appoggiata al muro per i primi passi. E
quando ho visto che tutto procedeva al meglio mi sono lasciata andare alle mie gambe. Mi sono
svegliata presto stamattina, sono andata anche un po di fuori, alla veranda. Grazie Raphaell per
avermi aiutato a credere sempre di pi in me stessa. Se non ci fossi stato tu, sarebbe stato tutto
molto pi lungo. Grazie di nuovo. Te ne dico unaltra, Raphaell. Io oggi, per uscire, mi porter un
bastone. Con la carrozzina ho chiuso.
Raphaell sorrise, poi non pot fare altro che abbracciare Penelope e assecondarla. Le si leggeva
tranquillamente negli occhioni verdi che sarebbe andato tutto bene. E fu la ragazzina a rassicurarlo:
Raphaell, ci sono molti posti dove sedersi, non ci preoccupiamo. Se mai dovessi essere stanca, mi
metter a sedere e aspetter prima di ripartire. Te lo giuro!
Mi hai convinto, Penelope. Io sono qui per te anche oggi. E quando avrai deciso di andare, verr con
te.
Andiamo, allora gli disse Penelope, che si era gi alzata e si stava avviando verso la porta
dingresso. Raphaell, vieni. Aiutami, dammi le tue mani. la prima volta dopo un anno che rifaccio
le scale, mi vorrei sentire pi sicura. Se non ti dispiace, la tua mano pi sicura di un bastone. Il
ragazzino and davanti alla cugina e le porse le mani. Una mano, non esagerare. Ho bisogno di una
mano, se vuoi essere cos gentile.
Tieni le disse Raphaell e le allung la mano. Lei gliela prese e facendo un minimo di forza per
lappoggio scese i tre scalini. Brava! Ce lhai fatta bene, sono contento. Adesso prova a salire, te la
senti?
Non pass neanche un secondo che Penelope era gi voltata verso le scale. Sal senza chiedere aiuto
al cugino, le bastava sapere che fosse l. Si appoggi morbida alla ringhiera in legno delle scale e in un
attimo fu di nuovo sulla veranda.
Ora, Raphaell, possiamo veramente andare! esclam. Era tornata davanti a lui e aspettava che
anche il cugino si muovesse. Raphaell le concesse il braccio, cavallerescamente. Penelope appoggi il
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suo e poi lo ritir subito: Raphaell, ti ricordo che non stiamo per ballare, stiamo andando a fare una
passeggiata e a me basta starti al fianco, se per te va bene. Grazie, cugino.
Ok, Penelope. Se anche a te fa piacere, io tornerei di nuovo al pratone. Andiamo?
Andiamo, Raphaell. Oggi, quando sar seduta sullerba, mi lascer andare nuovamente ai sogni e a
tutti i pensieri felici che mi verranno in mente. Scusa, Raphaell disse al cugino mentre
camminavano: pensi che sar tanto dura arrivare fino alle casette che mi avevi detto?
Ho capito Penelope, tu vuoi visitare la piccola rimessa dei formaggi, dove mi sono fermato tante
volte a mangiare senza permesso qualche pezzetto di formaggio.
Non sarebbe male se nessuno ci vedesse e se ce n tanto come dici tu non sarebbe poi un danno
cos grave.
Va bene, cugina. Intanto incamminiamoci e vediamo di volta in volta la forza delle tue gambe. La
salita che dobbiamo fare non molta ma impegnativa, spero tu abbia la forza per farla.
Raphaell, abbiamo tutto il giorno per arrivarci e tornare! Se sar stanca mi riposer su qualche
masso e tu mi racconterai qualche tua avventura.
Dai, andiamo Penelope. Passiamo dal ruscello che voglio riempire la mia borraccia. Ci servir.
I due ragazzini si avviarono verso il ruscello. Ci arrivarono presto, Penelope camminava molto pi
lesta di quanto si potesse immaginare. Raphaell, falla riempire a me la borraccia. Non usare i tuoi
poteri, fallo fare a me con le mie mani.
La ragazzina si avvicin senza bagnarsi i piedi al ruscello, si chin e riemp la borraccia. Raphaell la
guardava divertito e fiero, la sua cuginetta stava recuperando a vista docchio. Trov cos uno stimolo
in pi per portala su, fino alla rimessa. Salutarono il padre di Raphaell che era al pratone con il micro
gregge: la capretta, le tre pecore e la cagna. Con il pensiero, Raphaell si sent chiamare.
Era Dolores: Padroncino, dove vai? Non ci vieni neanche a salutare?
Arrivo, vecchia cagna bavosa!
Si avvicinarono agli animali di Raphaell. Raphaell pens a fare i complimenti alle sue pecore, la sua
capretta e infine alla sua cagna Dolores, il Bulldog grigio-nero stermina gatti. Andate a mangiare del
buon formaggio?
S, Dolores. Volete venire anche voi?
Raphaell, loro producono il latte per fare il formaggio disse Dolores indicando le tre pecore e la
capra. Io invece sono di guardia, non mi posso allontanare. Unaltra volta che le pecore rimarranno
allovile potremo andarci insieme.
La cagna abbai spargendo fili di bava dalla bocca, si strusci su una gamba del padroncino e ritorn
di corsa al suo posto. I due ragazzi continuarono a camminare verso la casetta in muratura, che si

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vedeva gi da l. La rimessa in legno, invece, era un pochino pi nascosta, dovevano salire ancora un
po per scoprirla.

Miao, per tutti i gatti che fanno miao, il tempo non passa mai in questo posto! Che noia! Devo
inventare per forza qualcosa, almeno una piccola opera di disturbo disse Oscar tutto impettito
mentre saltava gi dal carro.
Buongiorno, Oscar. Miao! lo salutarono gli altri gatti, sempre sottomessi e stanchi.
Miei figli, fatevi venire in mente qualcosa per creare problemi a quei due guardiani. Non fate
pensare sempre a me ci che bisogna fare. Tito, fatti venire in mente qualcosa.
Il figlio, senza alcuna verve, gli rispose: Padre, faccio una perlustrazione al castello. Innanzitutto
voglio andare a vedere i prigionieri cosa stanno facendo.
vero Tito, sei proprio figlio mio! Vieni, andiamo insieme.
I due gatti lasciarono gli altri e si avviarono trotterellando verso le scale che portavano ai piani
superiori. A passo felpato arrivarono fino alla tana, dove erano nascosti i topi. Prima Tito poi Oscar
guardarono attraverso il buco della tana. Oscar vide in fondo Girolamo girato di spalle che,
noncurante della paura, stava leggendo un libro alla luce di una candela. Girolamo si sent osservato
e si gir verso lentrata. Si avvicin a distanza di sicurezza e riconobbe immediatamente locchio
verde di Oscar.
Brutto gattaccio arancione, sei venuto a farmi la tua solita predica? Non ce la farai a convincermi.
Ho sognato che tra non molto tempo verrai spodestato e costretto ad andartene via per sempre da
qui. E aggiungo: subirai tante pene.
Oscar fece una risata sguaiata e patetica. Miaooo, ma tu ti rendi conto con chi stai parlando? TI
avevo dato una possibilit di morire decapitato nella mia nobile bocca, ora questo non vale pi, con
te mi voglio divertire.
Il gatto stava per infilare la zampa nella tana per cercare di afferrare il topo, quando pens
immediatamente a quello che gli era accaduto qualche giorno prima. La zampa destra gli faceva
ancora male. Emise un miagolio di paura e indietreggi parecchio. Diede anche due colpi di orecchi,
uno avanti e uno indietro, in un attimo di ansia. La coda gli si tese, come sempre in quei momenti.
Face segno a Tito di muoversi e in tutta fretta si allontanarono da quel posto.
Miao! Tito, figlio mio, facciamo un salto in cucina. Andiamo a vedere se quei balordi dei guardiani
hanno lasciato qualcosa.
Entrarono quatti nella cucina del castello. Andarono subito a vedere nellangolo dove di solito
cerano i rifiuti alimentari. Ci trovarono soltanto una vecchia ciabatta di uno dei due guardiani.
Lannusarono e veloci se ne andarono.
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Vieni Tito, andiamo a fare un giro delle mura. Quando rientriamo, guardiamo se il grasso dove le
armature non c pi.
Si avviarono sulle mura. Lentamente, osservando allesterno, fecero tutto il perimetro del castello.
Non videro nessuno in lontananza, soltanto le ombre dei grandi lucci che giravano nel fossato
sottostante. Rimasero l un pochino a confabulare tra di loro e poi decisero di rientrare per guardare
se al piano delle armature tutto fosse finalmente pronto per sferrare un attacco senza dover pagare
con altri incidenti. Oscar e tutti i suoi gatti erano gi abbastanza rotti, ne avevano prese di brutte
botte nel tentativo di far cadere quelle armature, che sembrava impossibile far venire gi. Silenziosi e
saltellanti rientrarono e salirono fino al piano delle armature. A passo lento rasentarono le armature,
in effetti sembrava che non ci fosse pi nessuna traccia di quel super-grasso. Oscar prov con una
zampa a verificare se ci fosse meno attrito rispetto a dove posava le altre tre zampe. No, il grasso non
cera pi. Ebbe lidea, quella sera potevano agire.
Con un ghigno lo fece presente a Tito: Questa sera colpiremo. E verranno gi, ve lo assicuro, tant
vero che sono il vostro re! Andiamocene, ora. Torniamo nel piazzale, voglio cercare di riposare il pi
possibile. Fallo anche tu, Tito.
Hai ragione, padre. Scendiamo di nuovo nel piazzale, andiamo a ricaricarci.
I due gatti, padre e figlio, scesero di nuovo nel piazzale e si riunirono a Rigoletto e agli altri due.
Oscar, che comandava tutti, si avvi al posto che preferiva: se ne and sul ponte levatoio. Mentre
sonnecchiava gli piaceva ogni tanto dare unocchiata ai pesci che passavano sotto di lui, sempre con
la speranza di beccarne qualcuno. Gli altri si assopirono, chi sopra e chi sotto al carro.

Rolfo, Topisio e i suoi erano quasi arrivati al vecchio studio dove avevano appoggiato le ampolle,
lalambicco e sei mezze candele. Un forte odore di stagno secco li avvis che erano arrivati
vicinissimo alla pozza quasi asciutta.
Ci siamo, amici, ci siamo disse Topisio dirigendosi spedito verso quellodore di uovo marcio.
Venite, eccola! Sentite che fetore! Con mezza ampolla di questacqua la Topolass acquister una
forza incredibile. Qui c una carica batterica da far paura.
Quante ne sapeva quel topo! Si avvicin Carlos, con lo zaino dove teneva anche lampolla. La tir
fuori e a fianco di Topisio lev il piccolo tappo e la riemp per met. Quellodore era nauseante.
Tapp lampolla e la rimise dentro lo zaino.
Ho fatto, Topisio. Quando volete, per me possiamo andare.
Ripresero a camminare tutti e cinque. Avanzarono ancora un po per quella strada, tutto era
tranquillo. Ma mano che si allontanavano, il fetore passava. Rolfo, ascolta. Ti volevo dire che ne
sintetizzer unampolla piena in liquido micidiale e un altro po la sintetizzeremo come polvere, da
mettere poi nel mio soffietto e da usare come arma di attacco e di difesa. Potremo spruzzarla nel
muso di qualsiasi animale nemico che ci voglia intimidire.
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Sei un genio, Topisio.


Sono soltanto uno scienziato. Sviluppare queste formule rientra nel mio mestiere. Topisio fece due
salti girando su se stesso, quando atterr al terzo disse: Per di qua, andiamo!
Ormai erano arrivati davanti a una parete di gesso, coperta dallerba alta. Topisio si avvicin allerba,
annusando ripetutamente. Riconobbe i suoi odori. Si addentr nellerba, incitando gli altri a seguirlo:
Venire, venite! Ci siamo, ho ritrovato il mio studio. Si solo nascosto un po.
I gatti e gli altri due topi andarono verso la voce di Topisio, si infilarono anche loro nellerba. Agile e
veloce, Topisio arriv in un attimo alla parete. Dietro allultimo ciuffo derba, trov il buco della sua
vecchia tana.
Aspettate che vi dica io di entrare disse Topisio agli altri due topi. Scesero dai gatti e si misero
davanti allingresso ad aspettare il via di Topisio. Non pass molto tempo, Topisio li incit a entrare:
Venite! Venite!
La tana era stata abbandonata non da molto e si era mantenuta in buono stato. Cera soltanto un po
di polvere. Topisio allinterno accese subito una delle sei mezze candele. Tutto si illumin, allinterno
diventarono visibili il letto di Topisio, i tavoli da lavoro e tante ricette appese al muro insieme a fiori e
foglie essiccati.
Questo il mio sgabello preferito.
Topisio aveva ritrovato lo sgabello che aveva usato per anni e con cui si trovava benissimo. Spolver i
tavoli e chiese a Miguel e a Carlos di crearsi un giaciglio per quella notte. La mezza candela accesa
aveva cominciato a riscaldare la tana, che non era pi fredda ed era anche parecchio asciutta.
Topisio riusc e disse a Rolfo e a Tara: Capo, voi non credo che ce la farete ad entrare. Per potrete
seguire tutto infilando la testa dentro. E poi, per oggi non credo faremo niente. Ci riposeremo e
faremo tutto da domani mattina in poi. Ci vuole una grande concentrazione, tutto deve essere a
posto. Una cosa importantissima che devo fare, con laiuto di Miguel e Carlo, quella di andare ad
aprire tutti quegli sfiatatoi lass in cima. Li vedete? Altrimenti, appena la pozione sar pronta, i primi
ad essere intossicati saremo noi. Quando lultima ampolla diventer verde, dovremo essere sicuri che
laria da qui esca immediatamente.
Topisio e gli altri due topi salirono sullimpalcatura che aveva lasciato il padrone della tana. Con un
po di sforzo riuscirono a togliere i tappi dagli sfiatatoi. Tirata dallossigeno allesterno, la fiamma
della candela si allung immediatamente, saltellando pi frequentemente. Ci voleva dire che il
tiraggio era perfetto.
Vedrete che tra non molto ci prenderemo una bella rivincita su quel gattaccio arancione.

Questa notte potremo colpire indisturbati. Le butteremo gi una alla volta. Voglio essere sicuro che
il castello rimbombi.
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Oscar stava quasi per prendere sonno quando lo spostamento dellacqua sotto di lui gli fece stappare
immediatamente gli orecchi. Gli orecchi, come sempre quando si innervosiva, presero ad andargli
uno in avanti e uno indietro. Che paura! Questi maledetti pesci! Sono salvo.
Un grande luccio era passato proprio in quel momento. Oscar si alz e ritorn a oziare sotto il carro,
con una coda cos tesa che faceva senso. Tito, per poco uno dei due grandi lucci mi faceva la festa.
Stavo per cadere nel fossato, giusto la mia nobile anima mi ha salvato. Mi sono svegliato in tempo.
Mi fa piacere, padre. Quando attaccheremo per far cadere le armature?
Quando i due vecchietti balordi saranno andati a letto. E questa notte non li faremo dormire
sogghign Oscar eccitato. Con lo stesso ghigno, il figlio lo accompagn. Rimasero tutti ad oziare l nel
piazzale per tutto il pomeriggio, tra sbadigli e lamenti di gatto. Quando la sera fu calata sulla collina,
come la luna accese il suo bagliore in cielo, Oscar chiese ai suoi di mobilizzarsi e di iniziare a salire. A
passo felpato, da felini e veri ladroni, entrarono nel castello. Fecero la solita tappa davanti alla
cucina, la porta era chiusa. In lontananza, nel buco della tana, videro la luce della candela che
Girolamo teneva accesa. Oscar decise che quella sera non era il caso di andare a fare torture
psicologiche al topo, quasi quasi era convinto che non sarebbe pi riuscito a mangiarlo. Presero atto
che i due guardiani erano gi andati nelle loro stanze. Le torce ad olio erano appese ai muri.
Tornarono indietro di cinquanta metri e salirono al piano di sopra. Videro subito le armature, che
luccicavano sotto i riflessi delle torce. Quella sera non avrebbero potuto fallire. Il terreno era tutto di
un colore uniforme, era sicuro che il grasso non ci fosse pi. A piccoli balzi arrivarono fino in fondo al
corridoio.
Via, venitemi dietro!
Corse come avevano gi fatto altre volte. Quella sera gli and bene, a corsa sfiorarono le armature ed
una ad una le fecero cadere. Il fracasso fu talmente forte e assordante che sembrava che il castello
vibrasse. Oscar era soddisfatto, aveva raggiunto il suo obiettivo. Laveva combinata grossa: aveva
fatto cadere tutte le armature, compresa quella a cavallo. Era soddisfatto, si crogiolava nella sua
superbia.
Ai suoi disse: Ringraziate il vostro re. Grazie alla mia intelligenza ce labbiamo fatta a buttare gi le
armature. I balordi saranno schizzati dai loro letti. Andiamocene via. Che nessuno corra, statemi tutti
dietro, organizzeremo una festa.
Uno in fila dietro laltro scesero le scale lentamente, miagolando vittoria. Nel piazzale fecero qualche
ballo stupido sotto il chiarore della luna. Erano tutti maschi, non cerano femmine in quel gruppo. Ne
stavano bene alla larga, le gatte. Anche se di campagna, non avrebbero mai voluto accoppiarsi e fare
cuccioli con uno qualsiasi dei gatti che era l. Oscar, alzandosi in piedi sul carro, impettito respir a
pieni polmoni per due volte e si vant a pi non posso della rivincita avuta la notte verso i vecchietti.
Miao! Dove vi ho condotti ieri notte! Smidollati, avete visto? Seguendo me al momento in cui ho
detto le armature sono andate gi come candele consumate dal fuoco. Ancora romba nelle mie
orecchie il rumore degli acciai che cadevano a terra. Penso che i due balordi saranno schizzati dal loro
letto e ancora staranno tremando.
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Hai ragione, padre. Che ottima idea hai avuto ieri! E non vorrei essere nei panni di Rolfo, casomai
dovesse tornare per sbaglio al castello.
Non torner, figliolo. Non ti preoccupare, se ne andato per non tornare. Ma se proprio dovesse, ci
trover preparati. Avete capito voialtri? Voi del primo turno di guardia, andate sulle mura.
Due dei gatti presenti si alzarono e, neri in volto ma comunque succubi salirono le scale per andare
sulle mura.
Uno fece allaltro: Sarebbe troppo bello se invece Rolfo tornasse e ci dimostrasse di poter
sconfiggere quello spaccone e superbo di un gatto arancione!
Lo speriamo tutti. Non se ne pu pi di Oscar, ci ha ridotto alla fame e alla povert. Sarebbe
bellissimo se da questo castello se ne andassero lui e Tito. Io mi ricordo, quando cera Rolfo era tutta
unaltra cosa. Nessuno era succube e tutti stavamo bene. Non pretendeva neanche che cacciassimo
per lui e non si sentiva n re n imperatore. Era il primo arrivato, perch nato nel castello, e voleva
soltanto godere di rispetto. Spero tanto che torni.
Anchio. In ogni caso spero tanto che finisca questo momento. Siamo gli unici gatti che le femmine
non vogliono avvicinare. Tu hai visto qualche cucciolo eccetto Tito, che ormai maggiorenne e
vaccinato, qua dentro?
Dopo aver fatto la sua camminata impettito, Oscar sal le scale. Era arrivato il momento di andare a
fare la solita tortura psicologica a Girolamo. Si avvicin alla tana, guard nel buco e in fondo vide
Girolamo che sgranocchiava una mela. Quella visione lo mand immediatamente in tilt. Le orecchie
iniziarono ad alzarsi e abbassarsi a intermittenza e la coda gli si tese. Prov a chiamare Girolamo per
vedere se gli rispondeva. Silenzio assoluto. Eppure lo vedeva, forse non aveva pi paura di lui. Con
tutti i suoi tic, si allontan dalla tana e and verso la cucina per vedere se cerano i due guardiani. Si
affacci alla porta, vide una pentola nel camino che buttava fumo. Davanti alla pentola cera
Amilcare, Bastiano gli era al fianco. Si avvicin con un miagolio di strafottenza. I guardiani erano
preparati, sapevano bene che lo spavaldo, dopo aver fatto cadere le armature, si sarebbe fatto
vedere per vantarsi a modo suo. Lo stavano aspettando. Amilcare aveva un mestolone in mano col
quale girava il contenuto della pentola; Bastiano, che era a un metro da lui, teneva la mano
appoggiata sul camino e stava pronto con laltra mano ad afferrare il manico della scopa l vicino.
Il gatto si avvicin a loro miagolando insistentemente, come per dirgli: Avete imparato la lezione?
I due vecchietti non si scomposero: uno continu a girare il contenuto della pentola, laltro senza
farsi notare impugn la scopa. Di scatto gliela diede addosso. Naturalmente la forza era quella di un
vecchio, ma il gatto arancione come fu colpito scapp a zampe levate, con la coda tra le gambe.
Miaoo! Me la pagherete! Quello di ieri sera solo linizio miagol forte mentre scappava.
Guarda cosho preparato, Amilcare disse Bastiano allamico.
La mattina aveva preparato dei tappi di cera da infilarsi nelle orecchie la notte quando andavano a
letto. Quei due vecchietti arzilli non erano affatto fessi, si erano subito premuniti per aspettare
tranquilli la vendetta di Oscar, che non si sarebbe fatta attendere tanto.
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Vedrai, Bastiano, che ci divertiremo anche noi. Ora vado al piano di sopra e do unaltra passata di
super-grasso. Se non staranno attenti, stavolta non li sentiremo nemmeno volare fuori dalla finestra.
Ogni mattina ci affacceremo e vedremo se si sono impinzati nel carro o altrove.
Bastiano ci rise. Amilcare, subito dopo che ebbe finito di girare il contenuto della pentola, lasci
Bastiano a finire di preparare il resto del pranzo e lui, lentamente, sal al piano di sopra a spargere il
grasso a filo delle armature.
Mentre saliva le scale, pens tra s: Bel gatto nero, dove sei? Quanto mi manchi! Sarebbe bello fare
due carezze ripagate dalle tue fusa. Rolfo, se mi senti, torna!
Sparse per bene il grasso, si accert che con il pavimento pulito fosse invisibile e inodore, poi torn
dal suo amico in cucina. Anche allamico ricord quanto gli mancasse quel gatto nero.
vero, non me lo dire! Era tutta unaltra cosa. Era un piacere la sera aspettarlo per dargli quei pochi
avanzi che rimanevano. A suo modo, ringraziava sempre. Speriamo che stia bene.
Sono sicuro che Rolfo se la stia cavando, ovunque si trova. E che prima o poi torner al castello,
anche casa sua.
Aiutandosi luno con laltro, spostarono la grossa pentola dal camino, la poggiarono sul tavolo e si
versarono due mestolate nei piatti. Si sederono uno davanti allaltro, come facevano sempre,
silenziosi a mangiare.

Raphaell e Penelope arrivarono alla rimessa. Naturalmente, la casetta in muratura sembrava


abbandonata, o perlomeno chiusa. Raphaell prefer andare a controllare pi da vicino, sentiva la
responsabilit di sua cugina, che era con lui. Non voleva che le succedesse niente di male. Si
avvicinarono alle finestre, il silenzio era pieno.
Vieni, Penelope, passiamo dalla rimessa. Prendiamo giusto un pezzettino di formaggio e ce ne
andiamo.
Aspetta, Raphaell. Quando abbiamo finito di uscire dal boschetto ho sentito dei passi dietro di noi.
Non andiamoci, preferirei tornare indietro. Mangeremo stasera, mia madre stava preparando da
stamattina lo stufato. Potresti mangiare con noi. Ma ora non fermiamoci alla rimessa dei formaggi.
Si girarono per tornare indietro, direttamente l dal piazzale. Come non detto, avviandosi di nuovo al
boschetto, videro il fattore e il nipote che stavano arrivando. Salutarono per educazione e
continuarono dritti per la loro strada. I due che arrivavano li salutarono soltanto con il gesto della
mano, ma non si fermarono a chiedergli nulla. Non avevano fatto niente di male, erano soltanto
entrati nel piazzale. Si volt un attimo Penelope e vide che luomo apriva la casetta in muratura,
mentre il giovane con una borsa simile a una valigia si dirigeva alla rimessa in legno.
Sentirono che da dentro la rimessa il giovane gridava alluomo: Niente, zio! Non caduto niente
nella trappola. Questi topi sono davvero furbi!
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Il giovane ragazzo biondo usc di nuovo dalla rimessa e and nella casetta in muratura. Loro
continuarono a camminare. Non vedevano pi le casette, stavano facendo rientro al pratone e poi a
casa. Era incredibile come Penelope stava migliorando di ora in ora. Era arrivata tranquillamente fino
alla rimessa dei formaggi e ora stavano tornando indietro. Si era riposata soltanto una volta e quando
lo aveva fatto, aveva fatto piacere anche a Raphaell. Oltretutto erano anche digiuni, avevano
soltanto bevuto lacqua dalla borraccia di Raphaell e succhiato qualche filo derba, tanto per giocare.
Raphaell, fermiamoci tranquillamente al fienile. Non ho paura dei ricordi, li ho cancellati dalla mia
mente con la guarigione. Senza andare al piano di sopra, possiamo sederci su una balla di fieno , l
sulla porta e aspettare che il sole tramonti. Cos mi riposo un po le gambe, e lo fai anche tu.
Andata?
Va bene rispose Raphaell alla cugina.
Si fermarono per unaltra ora seduti sulla soglia del fienile su una balla di paglia. Rimasero fermi e
affascinati a guardare un tramonto tendente al rosso e allalternanza dei colori successivi. La sera
stava facendo la sua apparizione, accompagnata da una luna allegra e quasi piena, carica di bagliori
argentei che avrebbero reso ancora pi bella la notte.

Nello studio di Topisio, i topi si dovettero accontentare di un giaciglio di fortuna per riposarsi un po.
Rolfo e Tara si allontanarono un poco per cercare da mangiare. Qualche larva non gli avrebbe fatto
male per niente. Rolfo scav il terreno sotto un albero, vicino alla tana di Topisio, dove lerba era
meno alta e il terreno bello morbido. Mangiarono ben bene. Tara intrecci parecchi fili derba e in
poco fece una specie di paniere. Con Rolfo al suo fianco, raccolse parecchie olive, non del tutto
mature, che per essere mangiate dai topi erano pi che buone. Riempito il panierino, lei stessa port
le olive ai topi. Tara infil prima la testa nella tana, per avvertire Topisio e gli altri, poi con la zampa
allung allinterno le olive.
Grazie Tara, ringrazia anche Rolfo. Siete gentili le dissero quelli che erano dentro.
Domani, quando il giorno si sar acceso, inizieremo a lavorare sulla pozione conferm Topisio lo
scienziato.
Tara sorrise e mentre tirava fuori la testa dalla tana gli rispose che andava bene e augur a tutti la
buona notte. Rolfo, non ho sonno, non mi sento stanca per niente. Perch non facciamo una
passeggiata noi due soli?
Sono felice di accompagnarti. Appena sar riuscito a mandare via quel gatto arancione dal castello e
saremo potuti rientrare in quello che la mia dimora, tempo per riposare ce ne sar tanto. Andiamo,
vieni. Saliamo pi in alto, ci fermeremo a guardare le stelle che brillano alte nel cielo. Ti piacciono?
Certo che s e in tua compagnia saranno ancora pi belle.
vero. Se mi metto tra te e le stelle, il nero con il giallo male non stanno.
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Tara ci sorrise ed esclam: Che sciocco che sei!


Sorrise anche Rolfo e salirono ancora un pochino. Si fermarono quando la collina divent meno
ripida. Rimasero a guardare il cielo vicini, uno al fianco dellaltro.
Rolfo, quando pensi che potremo tornare al castello? Guarda, lo vedi? laggi, siamo parecchio
vicini. bello sotto il bagliore della luna. Quella casa tua.
In effetti ci sono nato. Ci ho vissuto fino a che cerano i conti. Ero il loro preferito. Ricordo ancora
con piacere le carezze della contessina e anche quelle dei guardiani, che mi volevano tanto bene pure
loro. Sai, tutte le sere mi facevano trovare da mangiare. Forse era anche troppo quella vita per me.
Sono pi felice adesso. Ho conosciuto te e anche me stesso, ho trovato le mie sicurezze. Grazie al
Gattun mi sento un altro. Sono un gatto nero diverso. Ho anche tre topi come amici.
Per loro sei pi di un amico. Ti hanno eletto a loro capo. Hanno trovato in te chi li poteva aiutare a
liberare la loro famiglia al castello. Sono prigionieri di Oscar. Miguel e Carlos credono in te e anche
io.
Gli occhi gialli pi della luna gli brillarono come due diamanti vivi. Le loro code si sfiorarono, quasi in
un abbraccio. Torniamo vicino alla tana di Topisio, sei daccordo?
Rimaniamo ancora, Rolfo. Non mi sono mai sentita cos bene.
Un leggero venticello tiepido li carezz. Si lasciarono andare a un riposino, sdraiati fianco a fianco, il
calore dei loro corpi cos vicini li cullava.

Oscar salt gi dal carro, sicuro che fosse arrivato un altro momento per attaccare e far cadere di
nuovo le armature. Il baccano della sera prima per lui era stato solo un antipasto. Cos credeva.
Presuntuoso e borioso come sempre, saltellante disse ai suoi: Seguitemi! Se ce la fate balzate
leggeri come faccio io, pezzenti.
Oscar trattava cos i suoi sudditi, ormai stanchi di lui. Di malavoglia si alzarono uno a uno e iniziarono
a seguirlo, chi trotterellando e chi balzando come faceva lui. Oscar si volt indietro a guardare e disse
a suo figlio: Sei lunico che riesce a starmi dietro, Tito. Vieni al mio fianco. Ripeteremo quello che
abbiamo fatto ieri sera, tale e quale. Passiamo un attimo a vedere alla cucina se gi stato chiuso
tutto e se i due balordi sono andati a letto.
Si avvicinarono alla porta della cucina: era chiusa. Tito chiese al padre se voleva andare a fare un po
di torture psicologiche ai topi nella tana. Oscar gli rispose che ci avrebbe pensato la mattina dopo.
Guardando la luna alta in cielo, direi che lora. Andiamo, seguitemi!
Salirono tutti al piano di sopra. La grande finestra allangolo era chiusa, le torce illuminavano il
corridoio e facevano luccicare le armature. Erano sempre messe bene, come tutti i giorni.
Evidentemente quei vecchietti le lustravano anche. Impettito, Oscar si allung verso la fine del
corridoio. Gli altri lo seguirono e si misero in coda a lui.
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Venitemi dietro e correte pi veloci che potete. Via!


I gatti iniziarono a corre come razzi. Imitando la stessa scena della sera prima, si avvicinarono a
rasentare le armature. Sfiorarono tutti e cinque la prima armatura, le zampe toccarono il supergrasso e tutti insieme presero il via. Come sere prima, nel castello si sent un miagolio di terrore.
Dur per un po. Dopo un altro attimo, segu il tonfo che rompeva il vetro della finestra e ancora una
volta quel miagolio. Pass poco tempo e, a differenza delle altre sere, non si sent il tonfo dei gatti
che si impinzavano nel carro, bens si sent uno splash in lontananza. I gatti avevano superato le
mura ed erano finiti tutti nel fossato dellacqua. Il lucci, sempre in guardia, non persero tempo. Li
raggiunsero mentre stavano per guadagnare la riva e a due di loro riuscirono a strappare la coda.
Adesso erano tre del gruppo senza coda: Rigoletto e altri due, esclusi Oscar e Tito che si erano salvati
anche quella sera. I due gatti con la coda mozzata, scapparono via per la discesa senza mai girarsi
indietro. Avevano deciso, che finch ci fosse stato Oscar, non sarebbero tornati al castello.
Mentre scappavano facevano un pensiero collettivo: Torna Rolfo! Dove sei?
Si fermarono quando lalba era ormai quasi salita in cielo, doloranti ma allo stesso tempo felici di
aver abbandonato quel posto. Uno dei tre fece allaltro: Io mi metto a cercare Rolfo e mi unir a
lui.
Rispose il secondo: Ma vai a sapere dov Rolfo ora! Sicuramente avr trovato un posto dove stare
bene, sar felice e non ci pensare neppure a tornare al castello.
Ti sbagli, io lo conosco! Lui c nato al castello ed colui che ha veramente il diritto di viverci. Non
credo che avr trovato un altro posto. Io, in ogni caso, provo a cercarlo. Voglio fare il giro di tutta la
collina, trover sempre e di sicuro un posto migliore del castello.
I due si divisero. Uno prese per la discesa che portava a valle, laltro dolorante si ferm l nei paraggi.

Finito il tramonto che li aveva lasciati affascinati, i due cuginetti si alzarono per andare a cena a casa
di Penelope. Lei sempre pi felice e vispa camminava a fianco del cugino, dandogli ogni tanto delle
piccole spallate. Aveva voglia di riprendere tutto il tempo che aveva perso stando a sedere su una
sedia a rotelle. Bussarono alla porta di casa di Penelope, apr loro la madre.
Salve, ragazzi. Entrate, venite a cena. Ho preparato uno stufato che vi far leccare i baffi. Viene
anche tuo padre, Raphaell. Ha accettato il nostro invito.
Grazie, zia. Ci andiamo a dare una lavata alle mani e al viso e veniamo a tavola.
Cos fecero. I due ragazzini entrarono, salutarono lo zio e padre di Penelope, poi andarono in bagno,
Raphaell in quello vicino al soggiorno, Penelope in quello della sua stanza. Si lavarono e ritornarono
nella sala, dove li aspettavano i genitori di Penelope e il padre di Raphaell. Mangiarono tutti tranquilli
lo stufato, era buono. Il padre di Raphaell si compliment con lui per il grande aiuto che stava dando

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alla cugina. Aveva il viso rilassato e sotto quei grandi baffi sorrideva, sembrava avesse ritrovato la
serenit.
Raphaell, ti ho lasciato un bricco di latte della tua Barbetta nel frigo. Domani lo potrai bere, lho
fatto bollire.
Grazie, pap.
Quella sera suo padre non bevve oltre due bicchieri dacqua. Si alzarono dal tavolo tutti sorridenti. Il
padre di Raphaell mise il braccio intorno al collo del figlio e in quel modo rientrarono a casa insieme.
Durante il tragitto non parl molto ma ogni tanto lo stringeva a s in segno di affetto. Raphaell era
euforico. Arrivarono sulla veranda di casa.
Pap, io vorrei restare qui ancora un po a rimirare il cielo e le stelle. Sai che faccio? Prendo Dolores
e mi faccio sbavare un po addosso mentre la coccolo. Ti d la buonanotte, pap.
Il padre si allontan, entr in casa e lui corse allovile dove cerano sia le pecore che la sua Dolores.
Con il pensiero, senza aprire bocca, le disse: Vieni qua, bella sbavona. Vieni dal tuo padroncino.
La cagna corse verso di lui sbavando da tutte le parti. Appena si appoggi con le zampe sulle gambe
di Raphaell seduto sulla sedia, gli fece il bagno. Raphaell rimase in compagnia di Dolores per un bel
po. Mentre guardava il cielo la carezzava delicatamente. La cagna gli disse che gli mancava molto,
ma anche che capiva che dovevano ancora uscire col padre di Raphaell perch sapeva benissimo che
si stava occupando di Penelope.
Ora che mi hai fatto il bagno posso andare, Dolores, cagnetta mia. Vedrai che uno di questi giorni
torneremo a lavorare insieme, appena finita lestate.
Accompagn la cagna di nuovo al suo posto. Gir per un lato la casa e arrivato davanti alla finestra
della sua cameretta lapr con la forza della mente. La finestra si alz da sola meglio di come avrebbe
fatto con le mani di qualcuno. Raphaell, con uno scatto, poggi i palmi sul davanzale e salt
allinterno della cameretta. Felicemente stanco, entr nel suo letto senza neanche mettersi il
pigiama. Quella notte dorm con soltanto mutande e canottiera addosso, del resto era estate. Era
contento per sua cugina, che migliorava a vista docchio.
Tra s pens: Conoscendola, domani mi chieder di andare al pratone a corsa. Quindi sar bene
dormire, adesso.
Prese sonno dietro a un sorriso, era passata la tristezza dal suo viso. Suo padre era cambiato, stava
tornando luomo che era stato. Da quando era tornata Penelope in quel tratto di campagna, tutto era
diventato pi roseo. Si stava davvero bene. Altri venti giorni e si sarebbero riaperte le scuole.
Raphaell decise di vivere al meglio gli ultimi venti giorni che gli restavano prima di rientrare al
collegio, dove invece era sicuro che tutto sarebbe rimasto come lo aveva lasciato: grigio.

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Lalba era salita e il giorno si stava riaccendendo. Il sole stava di nuovo colorando il cielo. I raggi che
entrarono nella tana di Topisio svegliarono tutti quanti, gli ospiti e lui. Si avvicinarono alla tana anche
Rolfo e Tara, uno alla volta infilarono la testa dentro e salutarono.
Rolfo chiese a Topisio: Un altro posto dove poter partecipare anche noi, non solo con la testa,
proprio non ce lhai. Eh?
Aspetta, aspettafammi pensare. S! Se possiamo perdere ancora un giorno o due potremmo
andare a vedere se la tana della vecchia volpe, che sta poco pi su di qui, ancora vuota oppure se
qualcuno lha gi presa. Baster portarsi dietro, oltre allo zaino con le erbe, anche le mezze candele e
lalambicco. E ti dir di pi, Rolfoperch aspettare? Andiamo!
Rolfo tir fuori dalla tana la testa e subito i tre topi lo seguirono fuori. Quando furono di nuovo sulla
strada, Topisio come al solito prima di partire, fece due o tre salti girando su se stesso e allultimo,
come mise le zampe a terra, disse: Per di qua!
Dovevano tornare indietro ma non questo pes a nessuno, tantomeno a Rolfo. Voleva assistere alla
preparazione della Topolass, sarebbe stata la loro preziosa arma da usare contro quel gatto perfido.

Oscar, come Tito, aveva ancora la coda ma sentiva che il resto della banda non gli stava pi vicino. I
due gatti senza coda erano scappati, disertori! Anche Rigoletto non si era pi fatto vedere dopo che
Tito lo aveva sbeffeggiato e mandato via. Il piano per labbattimento delle armature era riuscito una
notte, la seconda no. In pi si era reso conto che forse forse non era dipeso dallinettitudine dei suoi
fidi, ma proprio dalla sua incapacit di comandare e portare, anche se in micro, un esercito in guerra.
Si stava rendendo sempre pi conto che non ne azzeccava una. Forse quello era linizio della pazzia.
In un attacco di superbia si scroll di dosso quel pensiero e diede, naturalmente, la colpa a Rolfo, che
non cera.
Maledetto gatto nero, mi perseguiti anche senza esserciquesto posto mio! Non potrai pi
appropriartene. Mentre ripeteva tra s quelle parole, un pensiero gli venne alla mente spontaneo:
vide un gatto nero con un turbante blu in testa. Con il vezzo da re e limperativo, disse a quel
pensiero: Cosa vuoi? Sono io che comando qui!
Inaspettatamente quel pensiero gli rispose: Ancora per poco comanderai. Saranno dolori per te!
E mentre il pensiero stava svanendo, Oscar fece mente locale e ricord che limmagine che aveva
appena visto era nientemeno che Rolfo. Rabbrivid, la coda gli si tese come una corda darco, le
orecchie partirono in un balletto senza freni.
Tito, corri con me!
Era bene che si mettesse a fare qualcosa, altrimenti sarebbe impazzito davvero. Quel gatto arancione
doveva scaricare la tensione che aveva accumulato fino a quel momento. Era stato devastante per lui
vedere Rolfo che lo perseguitava anche nei suoi pensieri intimi e non solo nei ricordi. Che si stesse
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davvero organizzano? Gli ci volle un po, ma alla fine si calm. Torn sopra al carro ad oziare. Quella
mattina non aveva il coraggio di avvicinarsi al ponte levatoio.
Suo figlio gli si sdrai accanto. Che facciamo, padre? Questo posto sta diventando una noia!
Tito, fatti venire in mente qualcosa. Devo per forza dimostrare a quei due vecchietti che qui quello
che comanda sono io. Dobbiamo disturbarli il pi possibile o non se ne andranno mai. Intanto, io
vado a fare un po di tortura psicologica a quellimpunito di Girolamo. Vado.
Oscar si alz, scese dal carro e si avvi baldanzoso verso le scale che portavano ai piani della cucina,
dove cera anche la tana di Girolamo. And subito a mettere locchio al buco per vedere cosa stesse
facendo il topo nella tana. Girolamo era in fondo, davanti a lui, che gli voltava le spalle. Oscar vedeva
nitidamente che Girolamo stava leggendo un libro, che teneva con una zampa mentre con laltra
sgranocchiava un pezzetto di pane.
Girolamo! Sono venuto a farti la solita proposta. Perch non ti decidi a mettere la tua testolina nella
mia bocca? Guarda che denti affilati, sono tutti per te. Ti assicuro che non ti far sentire troppo
dolore. Un morso e zac! La tua sar una morte dignitosa.
Girolamo lo lasci parlare, si volt e gli fece un pernacchia niente male. Si avvicin un pochino e,
come faceva sempre, gli ripet: Non mi fai paura, Oscar! Qui non ci manca nulla. Sappiamo dove
prendere da mangiare, sappiamo a che ora uscire per non incontrati e ti devo dire che la notte
piacevolissimo sentire i vostri miagolii di terrore quando slittate sul super-grasso e non fate altro che
incassare grandi sconfitte. Per noi quelle sono gioie. Sono sempre pi sicuro che farai lo sbruffone in
questo castello ancora per poco. Miguel e Carlos torneranno presto con chi ci potr aiutare
definitivamente. Me lo sento!
Come al solito Girolamo fece innervosire Oscar con quelle parole, che quando le sentiva ogni volta
era come se un pugnale gli si rigirasse nella piaga. Rantol un miagolio, come se si stesse strozzando.
Me la pagherai cara per questo!
Girolamo non dava pi peso a quelle parole, quel gatto non gli faceva pi paura. Era estremamente
facile tenerlo a bada. Era gonfio di superbia come un pallone, ma era anche leggero. E poi loro ci
stavano veramente bene in quella tana, riuscivano a fare tutto quello che aveva detto a Oscar. Il cibo
non gli mancava, perch in cucina per loro cera sempre qualche avanzo da portare nella tana e
mangiarlo. Alla faccia di quel gatto arancione che chiss chi si credeva dessere.

Raphaell con uno sbadiglio apr gli occhi e si svegli contento. Era ancora presto. Guard lorologio
attaccato alla parte e vide che erano solo le sei e mezza del mattino. Si alz ugualmente, and nel
bagno che aveva in camera, fece una doccia a modo suo: il sapone gli si strusci sulla pelle senza che
lui lo toccasse. Da dentro il bagno stesso, inizi a sfare il letto e rifarlo. Poi fece uscire la scopa, lo
spazzolone, riemp il secchio che vibrava in aria sotto la doccia e poi li lasci andare per la stanza a
pulire. Rimesso tutto in ordine, usc anche lui. Tutto profumava. Sempre con lo stesso sistema, gli
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attrezzi si riposero nel bagno. Usc dalla stanza, and nella sala e dal frigo prese il bricco che il padre
gli aveva detto la sera prima davergli lasciato. Tagli una fetta di pane dalla pagnotta e lo inzupp
nello squisito latte della sua Barbetta. Era carico di energie.
Buon giorno, pap.
Buongiorno, Raphaell. Ascolta figliolo, spiegami una cosa. Ho sentito che mentre ti facevi la doccia
sembrava ci fosse qualcuno che puliva la tua stanza. Cos successo?
Niente, pap. Mi sono alzato e mi sono fatto una doccia, non successo altro. Alla camera gli ho
dato una pulita molto veloce, ma non mi sembra di aver fatto molto rumore. Forse stavi sognando.
Forse s. Ho passato una bellissima serata ieri sera, figlio. Vedrai che dora in poi andremo sempre
meglio, ce la faremo anche da soli. Quella mattina fu il ragazzino che si alz dalla sedia e and ad
abbracciare il padre. Dai Raphaell, sbrigati. Vai da tua cugina, che ti aspetta. Sei una delle sue
medicine, sei larricchimento di voglia di vivere che gi ha.
Raphaell salut suo padre, usc dalla porta, si ferm sulla veranda a respirare per un attimo a pieni
polmoni laria che era ancora freschetta, poi attravers il piazzaletto e sal sulla veranda di casa di
suo zio. Buss, apr la zia, contenta di vederlo.
Entra Raphaell, buongiorno. Hai gi fatto colazione o mangi un pezzo di dolce insieme a Penelope?
Zia, se un dolce che hai fatto tu un pezzo insieme a mia cugina me lo mangio molto volentieri.
Tanto dopo usciamo e andiamo a camminare.
Buongiorno, cuginetto! Dai, facciamo colazione e usciamo. Vediamo se ci riesce di fare quello che
non siamo riusciti a fare ieri.
Mangiarono il dolce fatto dalla zia e bevvero il latte, per Raphaell era gi il secondo bicchierone.
Sarebbe stato a posto per tutto il giorno e se quel giorno il loro piano fosse riuscito sarebbe stato a
posto anche per la sera. Sempre se non avesse ricevuto altri inviti dalla zia, che cucinava benissimo e
a cui non si poteva dire di no. I ragazzini uscirono da casa che il sole era gi alto, il caldo si faceva
sentire, ma non di certo per loro. Arrivati al ruscello si fermarono per bere e raccogliere lacqua nella
borraccia. Raphaell col pensiero la raccolse e Penelope si tolse scarpe, calze e approfitt per bagnarsi
i piedi nel ruscello. Era da tanto che sognava di farlo e finalmente il momento era arrivato. Penelope
appoggi i piedi nellacqua fresca che scendeva dalla collina. Raphaell era dietro di lei, sempre pronto
a sorreggerla nel caso che scivolasse. Ma lequilibrio di Penelope era ottimo e sui ciottoli del ruscello,
pieni di erbetta, ci sapeva camminare benissimo. Usc dal ruscello, con un passo era di nuovo sulla
riva.
Ci rivestiamo e vogliamo andare, Raphaell?
Ti aspetto, cuginetta. Me li sono gi asciugati i piedi.
Aiutami, Raphaell. Penelope gli aveva porso la mano per farsi aiutare a sedersi. Anche lei si asciug
i piedi con il calore del sole e i ciottoli della riva, che erano gi belli caldi. Si rimise le calze e le scarpe
ed erano pronti. Andiamo Raphaell, passiamo dal pratone e salutiamo Dolores.
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Arrivati al pratone videro le tre pecore, la capra, il padre di Raphaell e Dolores. Si avvicinarono
alluomo e al cane.
Ciao, pap. Come va?
Bene. Dove state andando?
Porto Penelope fino alla rimessa dei formaggi del fattore. Voglio farle vedere il boschetto.
Ok, Raphaell. Portate con voi Dolores, il nostro piccolo gregge vicino a me e ce la faccio a
guardarlo senza bisogno del cane. Sar pi utile a voi nel boschetto.
I ragazzi lo salutarono e si incamminarono verso il boschetto. Dolores era al fianco di Raphaell e gli
diceva: Raphaell, padroncino, dove state andando?
Alla rimessa dei formaggi, Dolores. Vorrei far assaggiare un pezzettino di quel buon formaggio a
Penelope. Ci accompagni?
Ti star al fianco, Raphaell, ma non mi sembra una buona idea. Sento il loro odore nellaria.
I due ragazzi continuarono, anche solamente fare un giro nel bosco era piacevole. Si arrampicarono
per il primo tratto della collina. Penelope camminava sempre meglio, i suoi muscoli si rinforzavano di
giorno in giorno.
Dolores a un tratt li ferm: Fidati, Raphaell. Il fattore e suo nipote sono alla rimessa e sento aria di
rabbia. Non li andate a sfidare, non mi sembra il caso. Anche il formaggio delle tre pecore buono,
tuo padre bravo a farlo. Lo potrete assaggiare quando tornate.
I ragazzi si fidarono del fiuto di Dolores e decisero che anche quel giorno non avrebbero attuato il
loro piano. Comunque non si fermarono, continuarono la loro passeggiata risalendo la collina nel
bosco. Non sentivano nessuna fatica, andavano spediti. Erano intenzionati ad arrivare il pi in alto
possibile, chiss magari potevano addirittura arrivare al castello.

Girolamo, nella tana, oltre a leggere si ingegnava a costruire marchingegni. Lultimo che aveva
creato, durante le sue uscite quando sapeva che non cerano i gatti, era un carretto dove sopra aveva
fissato un lungo bastoncino. Aveva provato pi volte a farlo passare attraverso il buco di ingresso
della tana e ci era passato alla perfezione. Nella parte del carretto dove iniziava il bastoncino, su di
esso aveva incastonato un pezzetto di piombo, residuo di una staffa della sella del vecchio conte che
cera prima al castello. Il carretto col bastoncino erano diventati un piccolo ariete, in quel modo.
Girolamo sapeva bene a cosa gli sarebbe servito. Si rimise a leggere il suo libro dimenticandosi del
resto.
Oscar allimprovviso lo chiam, come faceva sempre: Miao! Girolamo! Sono qui e sono venuto per
farti la solita proposta. Non aspettare che la mia ira verso di te diventi sempre pi grande.
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Approfittane, fatti dare un morso in testa oggi. Intanto che gli parlava teneva il muso attaccato al
buco della tana.
Girolamo in lontananza vedeva i denti affilati di Oscar e il suo occhione verde. Mentre Oscar
continuava a cercare di intimorire il topo, Girolamo si alz e chiam silenzioso gli altri che erano con
lui.
Tutti si avvicinarono a Girolamo, che spieg loro: Come avrete notato, sullasta incastonata nel
carro ho piantato dei pioli da destra a sinistra. Lentamente ogni di noi si posizioni da una parte, o a
destra o a sinistra. Poi tiriamo il carro indietro. Puntando precisi verso luscita al mio via iniziamo a
correre finch non prendiamo in pieno muso Oscar.
Cos organizzati, i topi impugnarono lasta del carretto ed eseguirono alla perfezione ci che
Girolamo gli aveva detto. Mentre Oscar continuava a sprecare parole al vento, cercando di intimorire
chi era l al carretto, loro puntarono precisi luscita e al via presero a correre come stabilito. Il
carretto, di nuova costruzione, non fece rumore, le ruote giravano che era una bellezza. La testa
dellariete si infil perfettamente nel buco e and a colpire Oscar nel muso. Il gatto rimase un attimo
intontito e poi scapp via urlando dal dolore.
Girolamo, maledetto mi hai cecato miaooo! Ti uccider!
Oscar, prova a cambiare disco. Sei monotono, dici sempre le stesse cose. Che mi ammazzerai e mi
mangerai me lo dirai almeno tre volte al giorno. Non hai ancora capito che non mi fai paura? Posso
tenerti a bada tranquillamente, non sei poi cos intelligente come dici di essere. E sono sicuro che tra
non molto verr di nuovo al castello chi te la far pagare.
In lontananza si sent: Miao, che dolore!
Era Oscar che come al solito era andato a rifugiarsi sotto al carro abbandonato nel piazzale. Non ce la
faceva a leccarsi vicino allocchio, dove aveva ricevuto la botta. Rimase intontito per tutto il giorno,
inconcludente e incapace di ragionare.
Il figlio gli chiese: Padre, cosa successo? Che hai fatto al muso che sei tutto gonfio?
Oscar si vergognava ad ammettere che era stato il topo a ridurlo cos con un colpo del suo ariete. Era
troppo presuntuoso per essere sincero anche con Tito. Oscar era talmente convinto della sua
invincibilit che a volte mentiva a se stesso quando si rifletteva in qualche pozza o in qualche altra
parte dove si poteva specchiare. Si auto-rassicurava, anche se ormai intorno a lui cera rimasto solo
Tito. Gli altri gatti partecipavano alle sue scorrerie solo se obbligati e ogni volta maledivano averlo
fatto.

Topisio, Rolfo e gli altri arrivarono alla tana abbandonata della vecchia volpe, che era andata a morire
allaperto lontano da l. Era tanto vecchia, non poteva pi mangiare e aveva fatto lunica scelta che gli
rimaneva da fare: tipico della sua razza, si era allontanata dalla sua tana per restare allaperto e
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aspettare che gli spiriti del bosco la accompagnassero allaltro mondo. La tana che aveva lasciato era
impolverata, ma tutta in ordine. Dovevano soltanto iniziare a preparare le loro cose sul tavolo che
una volta era stato della volpe. Per sicurezza Topisio, il pi esperto di tutti in questo campo, con
laiuto di Carlos e Miguel cerc i punti dove la tana sfiatava allesterno. Era importantissimo che
fossero perfettamente liberi e che il ricambio fosse continuo e veloce. Ne trovarono uno proprio
sopra dove la volpe aveva scelto di mettere la sua camera. Tirarono via il sasso che faceva da tappo e
immediatamente sentirono la corrente andare verso lalto. Un altro punto era proprio sopra le loro
teste e ci pens Rolfo a togliere il tappo. Una ventata di corrente tir verso lalto, capirono subito che
gli sfiatatoi funzionavano alla perfezione. Topisio prepar tutto: lalambicco, le ampolle, i fornellini
dove avrebbero fatto bollire la pozione. Topisio e Miguel uscirono fuori e con una lente,
approfittando del bel sole che cera, fecero prender fuoco a delle pagliuzze con cui accesero una
delle mezze candele e la piazzarono sopra il braciere. La mezza ampolla dacqua puzzolente and a
riempire la base dellalambicco poi, un po alla volta, ci bollirono le foglie che avevano raccolto.
Quando lacqua inizi a bollire cominci a mischiarsi con il succo delle foglie. Alla quarta mezza
candela lacqua aveva gi cambiato colore, era gi diventata blu e tendeva al verde. La pozione
sarebbe stata pronta quando lacqua fosse diventata tutta verde. Alla sesta mezza candela, quando
anche il Trifoglio Rosso fu bollito, lacqua verdognola inizi ad emanare vapore. Il vapore e un po di
condensa dacqua salirono attraverso le curve dellalambicco e finirono, tramite il beccuccio,
nellampolla che avevano posizionato sotto. Dovevano soltanto far bollire un altro po lacqua
nellampolla e aspettare che evaporasse un attimo per mettergli il tappo. Quella era la parte pi
difficile e pi pericolosa. Indossarono le maschere antigas per effettuare quelloperazione. Ci pens
Miguel: come Topisio gli disse di farlo, Miguel mise il tappo allampolla. I gas fuoriusciti
dallevaporazione salirono verso lalto, fortunatamente non rimase niente nella tana. Uscirono
direttamente dagli sfiatatoi senza stagnare allinterno.
A farne le spese per primo fu un serpente mangia-topi che li aveva individuati e che stava arrivando
allora passando da sopra. Stava tentando di entrare da uno sfiatatoio. Appena infilata la testa per
passare, la vampata dolciastra della Topolass gli entr nelle narici.
Tra s il serpente sibil: Che buon odore! Come ss-sono dolciass-stri quess-sti topini! Ora sss-scendo
e me mi mangio. Asss-spettatemi, arrivo!
Il serpente scivol fin sotto, dove erano loro. Ebbe modo di vederli, si arrotol su se stesso. Con gli
occhi fissi e neri inizi il suo rito di ipnosi verso i topini, che rimasero tutti immobilizzati. Anche i gatti
rimasero pietrificati.
Sss-salve! Sss-sono venuto a pranzo. Gradir molto.
Gli occhi del serpente iniziarono a dilatarsi. Ebbe uno scotolone su un tratto di pancia, vicino alla
cloaca. Da fuori si sent un rumore come se dentro la pancia del serpente stessero rotolando sassi e
pezzi di vetro. Il serpente alz giusto la testa da terra e disse, prima di scappare: Sss-cuss-sate tanto,
torno pi tardi! Esss-sco un attimo.
Il serpente scapp via dalla tana tra un peto e laltro, che quasi lo rialzarono da terra. Da dentro, loro
sentirono soltanto gridare: Aiuto! Il serpente aveva iniziato a cagare tutto quello che aveva e di
pi. Lo fece per tutto il giorno. Alla sera il suo corpo era sceso parecchio di volume, era diventato un
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serpentello. Man mano che passava la notte, i sintomi gastrointestinali del serpente diminuirono, in
compenso si presentarono quelli che poi sarebbero stati i peggiori: gli incubi e i deliri. Vedeva topi
con denti forti e grossi che lo inseguivano e gli dicevano che se lo sarebbero mangiato. Nei suoi
incubi non era pi lui a mettere paura, si era capovolta la situazione, era lui che scappava e veniva
inseguito per essere mangiato. Trov un buco e ci si infil, nessuno lo vide pi per molto tempo.
Soddisfatti, i membri del gruppo si congratularono luno con laltro. Ce lavevano fatta, erano riusciti
a creare unampolla piena di Topolass. Ora potevano pensare a tornare al castello e a trovare un
sistema per farla bere a Oscar e ai suoi fidi. Se il piano riusciva, erano sicuri che Oscar non si sarebbe
pi fatto vedere da quelle parti. Topisio, aiutato da Miguel, si assicur che la Topolass fosse tappata
bene e consigli ai suoi amici di abbandonare quella tana. Preferirono lasciare lalambicco e tutto
quello che era servito per la preparazione su quel tavolo, sarebbe stato troppo pericoloso continuare
ad armeggiare con quella roba. Non valeva la pena di provare lesperienza di assorbire la Topolass,
non era stata creata per loro. N tantomeno valeva la pena provarne gli effetti su loro stessi.
Uscirono orgogliosi dalla tana della vecchia volpe e, prima di riprendere il cammino, si crogiolarono l
al sole. Misero la Topolass nello zaino, non lavrebbero pi portata Miguel e Carlos: laveva presa in
consegna direttamente Rolfo.

I due cuginetti scesero di nuovo dalla collina. Avevano dato retta alla cagna Dolores, era stata troppo
convincente. Raphaell sapeva bene fin dove arrivasse il fiuto di quel cane. Infatti dallodore che aveva
sentito, aveva percepito anche che laria era pi cattiva del solito riguardo al fattore e al nipote.
Raphaell e Penelope, scesi al pratone, si fermarono su una delle dune di terra e erba.
Arrivati sopra la duna, Penelope si affianc a Raphaell e gli disse: Ti devo molto, cugino. Grazie a te
ora posso sedermi da sola.
La forza nelle gambe era tale che la ragazza si accucci e si sedette senza laiuto di nessuno. Aaah,
che bello!
Raphaell con la forza della sua mente strapp uno stelo derba e lo present alla cugina. Succhialo,
dolce. Mangeremo steli derba anche oggi. Sono buoni, no?
Dissetano anche! Per ora un sorso dacqua, se me lo dai, lo prendo volentieri.
Raphaell le fece lo stesso scherzetto: con la telecinesi sollev la borraccia che teneva a tracollo, la
svit e la fece arrivare proprio davanti alle labbra di Penelope. La ragazzina agguant con le mani la
borraccia e diede due sorsi.
Sei gentile, Raphaell. Quant buona lacqua del ruscello! Sar pure la stessa acqua che arriva a casa,
ma bevuta dalla tua borraccia ancora pi buona. Mi pare pi dolce, va gi liscia.
Bevine quanta ne vuoi, Penelope. Non ci vuole niente ad andare a riprenderla. Bevi, bevi.

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La ragazzina prese fiato e mand gi altri due sorsi, poi pass la borraccia a Raphaell, che la rimise a
tracolla. Si sdraiarono entrambi nellerba a guardare in alto il cielo. Quel giorno era limpido, giusto in
alto qualche velatura di bianco, piccole nuvole sfilacciate da un vento che non volava basso e che
aveva pulito il cielo alla perfezione. Era profondo e trasparente, si poteva immaginare un ipotetico
infinito.
Sai, Raphaell, ora che sono sdraiata a rivedere il cielo, come ho sempre fatto perch amo farlo, ti
dico un altro mio pensiero segreto. Ora, cos come sono, vorrei fare un salto in quel profondo e
tornare. Non sarebbe bellissimo?
S, sarebbe bello Penelope. Fino a dieci giorni fa ti avrei risposto che sarebbe stato ancora meglio
saltare e non tornare. Oggi ti dico di no, ho ritrovato mio padre.
Sono contenta per te, Raphaell. Te lo meriti.
I due ragazzini, tra una chiacchiera e altra, si addormentarono sullerba, al sole. Li svegli poco pi
tardi il padre di Raphaell: Sveglia ragazzi, sveglia! Guardate che vi do.
Il padre di Raphaell tir fuori dal suo zaino una forma di formaggio fresco e con il suo coltello tagli
prima due fette dalla forma di formaggio e poi due fette dalla pagnotta, poi le pass a Raphaell.
Tenete. Il nostro formaggio buono come quello del fattore, se non di pi! Raphaell, ho intenzione
di comprare altre due pecore. Ingrandiamo il nostro gregge, cos potremo fare il formaggio. Per a te
chiedo di non fermarti con gli studi.
Non ti preoccupare, pap. Ci tengo troppo ai miei studi. Casomai, in seguit diventer un pastore
con la laurea. A fine estate torno al collegio, vorr dire che questa volta quando i ragazzini verranno a
darmi noia far conoscere loro chi sono.
Scoppiarono in una risata generale. Il padre salut i ragazzi e torn di nuovo dove aveva lasciato il
micro-gregge. Anche i ragazzini si alzarono, continuando a mangiare il formaggio e il pane e si
allontanarono da l. Lentamente iniziarono a dirigersi verso casa, avrebbero voluto andare a
guardarsi un altro tramonto dalla porta del fienile.

Oscar, preso dai crampi della fame, usc dal ponte levatoio. Cammin per un certo tempo sulla
discesa che portava a valle, ma non riusc a trovare nessuna tana, n di topi n di nessun altro
animaletto. La fame lo attanagliava, non voleva tornare al piazzale del castello con quei crampi alla
pancia. Lo spirito di sopravvivenza lo port a spostarsi dalla strada per andare sullerba. Sullerba fece
due o tre saliti da fermo, senza sapere il perch. Erano i crampi che lo guidavano. Dopo inizi a
scavare nel terreno alla ricerca di qualcosa. Man mano che scavava trovava qualche verme. Il primo
lo schiacci con la zampa, senza degnarlo di uno sguardo. Il secondo lo annus. Quando il terzo mise
fuori la testa da un buco, senza pensarci lo azzann e lo mand gi.

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Miaooo, mi sono ridotto a mangiare i vermi! Io, il re del castello! Che brutta fine che ho fatto,
Manca soltanto che ora si presenti Rolfo, magari diventato pi forte di me.
Rise sguaiato e dopo aver mangiato un altro verme ancora ritorn sui suoi passi. I vermi che aveva
mangiato gli avevano sistemato temporaneamente i crampi alla pancia. Superbo come prima,
cominci a trotterellare, si affacci alla riva del fossato senza per avvicinarsi pi di tanto. Sapeva
bene che per i lucci non ci sarebbe stata differenza tra testa e coda, per loro un morso qua o un
morso l sarebbe stata la stessa cosa e lui avrebbe fatto una brutta fine. Quei grandi lucci non
guardavano in faccia a nessuno, a loro non importava che lui fosse il re. E poi, ormai, questo
importava a pochi o pi. Rigoletto e gli altri due gatti se ne erano andati, erano rimasti lui e Tito. Era
arrivato il momento di cambiare strategia, almeno lui doveva ritrovare fiducia in se stesso se voleva
ricominciare a cacciare topi come era sua vera attitudine. Sarebbe stato umiliante chiedere al figlio
Tito di fare il gioco di squadra, casomai per cacciare in due un topo. Non si sarebbe mai abbassato a
cos tanto, il suo ego glielo impediva. Decise di salire fino al piano della cucina. Non ci pens
minimamente ad andare a vedere dal buco cosa stesse facendo Girolamo, gli era bastata la botta
della mattina. Cerc di arruffianarsi ai guardiani in cucina, con la speranza di rimediare qualcosa da
mangiare. Entr con passo felino e vide i due vecchietti di fronte al camino. Amilcare girava col
mestolo il liquido nella pentola, Bastiano stava con la mano appoggiata al camino. Come lo videro,
sorrisero.
Bastiano gli disse: Oscar, proprio non ce la fai pieh, gatto arancione? Ti manca poco. Il
vecchietto sogghignava con una risatella disegnata sulle labbra.
Oscar si avvicin in cerca di qualche boccone avanzato e si avvicin a Bastiano. Il vecchio non
aspettava altro che il gatto si avvicinasse per dare una spintarella alla scopa poggiata accanto a lui. Il
gatto, preso dalla fame che aveva in collo, non not il manico in legno della scopa che stava cadendo
addosso a lui.
Miaooooo!
Oscar dopo la botta della mattina, senza dover fare tanti sforzi ne becc unaltra la sera stessa. Tutto
rintronato scapp di nuovo nel piazzale. And da Tito: Quei maledetti guardiani mi hanno preso alla
sprovvista, mi hanno colpito con un bastone! Non ne posso pi di questa vita Tito, devo fargliela
pagare. E poi quei topi nella tana si burlano di meti rendi conto? Del re! Non pi vita questa. E
anche tu mi hai deluso, non sei riuscito a trovare quel gatto nero, che sento sta architettando
qualcosa contro di me.
Padre, hai paura?
Chi, io? Sono il re, non ho paura di nessuno! Figuratiio paura di un gatto nero. Non sia mai! Se
tante volte prover a tornare al castello, ci trover pronti. Da domani inizieremo degli allenamenti di
rafforzamento, andremo a correre e a rifarci un po i muscoli. Mi prender qualche giorno di riposo
nel creare disturbo ai guardiani e a dare la caccia a quel topo nella tana. Prima o poi lo prender, non
sar di certo lui che far del male a me. Sono io il gatto e lui il topo, lui che deve aver timore di
me. E non solo perch sono il re. Gli avevo offerto una morte dignitosa. Non lha accettata quel
topastro.
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Sediamoci, Penelope. Vieni vicino a me, guarda il sole ormai com rosso. Tra poco il tramonto sar
finito. Mi hai fatto passare unaltra bellissima giornata.
Tu mi hai fatto passare una bellissima giornata! E quanto era buono il formaggio che ci ha dato tuo
padre!
vero, abbiamo solo tre pecore, ma fanno dellottimo latte anche perch lerba del pratone
buona.
Ragazzi! Venite a casa, ora di mangiare li richiam la mamma di Penelope.
I ragazzi si avviarono a casa di Penelope. Anche quella sera si lavarono prima di mettersi a sedere. Al
tavolo quella sera cera anche il padre di Raphaell, era il fratello del padre di Penelope. I genitori della
ragazza avevano deciso che per la sera la mamma avrebbe fatto da mangiare per tutti, almeno finch
non avessero riaperto le scuole. Mangiarono sereni, dopo aver scambiato qualche chiacchiera
Raphaell e suo padre rientrarono a casa. Si fermarono a parlare un attimo, prima di andare a letto.
Progettarono di ampliare il loro gregge con i soldi che il padre aveva messo da parte in quegli anni.
Sicuramente dallallevatore avrebbe potuto comprare altre quattro o cinque pecore.
Raphaell, da domani per qualche giorno tu e Penelope mi dovrete aiutare. Ho intenzione di
costruire un recinto qui vicino alla stalla. Non molto grande, faremo presto. Mi baster anche che voi
mi facciate compagnia. Giorno per giorno, ho gi preparato gran parte dei pali che mi serviranno per
crearlo. Voi mi guarderete mentre io eseguo il lavoro, cos tua cugina star allaria aperta e far
movimento lo stesso, visto che starete in piedi a guardarmi e a giocare. Per domani le nostre pecore
e Barbetta mangeranno lerba tutta intorno alle nostre case.
Ottima idea, pap. Buonanotte.
Il padre gli si avvicin, lo abbracci e lo strinse forte. Buonanotte, Raphaell.
Il ragazzino entr nella sua stanza. Prima di andare a letto si affacci alla finestra. Fuori, nel buio pi
totale, il cielo era pieno di stelle. Rimase affascinato, appoggiato al davanzale, a contemplarlo per un
po. Quando si infil nel letto, stanco e contento, prese immediatamente sonno. Quella notte, in uno
dei sogni che fece, rivide il conte che usciva dallarmadio, con la testa sotto il braccio. In effetti un po
gli mancava, era una compagnia diversa. Strana, ma simpatica. Lui ci si era abituato subito alla
presenza del conte appena arrivato. Ora non era pi triste come in quei giorni, Raphaell aveva
ritrovato la pace con il padre e aveva aiutato la cugina a rimettersi in piedi e la stava ancora aiutando
a migliorare. Non che lei non fosse in grado di farlo da sola, ma a lui faceva estremamente piacere
stare ogni giorno con la cuginetta, incitarla a raggiungere obiettivi pi alti e diversi. Quella mattina
avrebbero avuto da fare con suo padre. Di buon ora Raphaell and a chiamare a casa sua cugina, fece
colazione per la seconda volta in compagnia di Penelope, assaggiando di nuovo lennesimo fragrante
dolce che la zia aveva fatto.
Dove mi porti oggi, Raphaell? Andiamo a scoprire nuovi orizzonti?
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Oggi, Penelope, dobbiamo lavorare. Faremo compagnia a mio padre che vuole costruire un nuovo
piccolo recinto. Ha intenzione di acquistare nuove pecore, ingrandiremo il nostro gregge. Sai,
vogliamo diventare produttori di formaggi a tutti gli effetti, ne abbiamo parlato ieri sera prima di
andare a letto. Il pensare di vivere tutta la mia vita allaria aperta mi allieta.
Ti capisco, Raphaell. Piacerebbe anche a me, per finita lestate torner in collegio per continuare
gli studi.
Quello anchio, Penelope. Per ho giurato a me stesso che questanno nessuno di quei balordi con
cui frequento il collegio mi dar pi fastidio. Ho deciso di farmi sentire e non stare pi a guardare, a
subire e basta.
Mi raccomando abbi cura di te, non fare cose di cui potresti pentirti.
Spero di no. Anzi, spero proprio che quei ragazzi siano cresciuti e abbiano cambiato il loro modo di
essere. Amo la pace. Ma ora andiamo, Penelope. Sei sempre cos lenta!
Ma sono una donna! Dovr pettinarmi i capelli.
Ho capito, allora vado ad avvisare mio padre che saremo con lui per oggi pomeriggio.
Ho fatto, ho fatto! Oggi non me li pettino, uscir tutta arruffata. Per andiamo, non ho voglia di fare
aspettare tanto lo zio.
Grazie, Penelope.
I ragazzini uscirono da casa con il sole che era gi alto, erano pi delle nove. Il padre di Raphaell
aveva gi piantato un bel po di paletti. Aveva gi costruito due lati del perimetro del nuovo recinto.
Cosa possiamo fare per te, pap?
Raphaell, per prima cosa andate a fare un giro dietro le case e andate a vedere dove sono le nostre
pecore con Barbetta e il cane.
Andiamo subito. Vieni Penelope.
I due ragazzini fecero prima il giro della casa di Raphaell e non cera animale vivo in giro. Si diressero
dietro la casa di penelope e anche l niente. Raphaell dopo un attimo di silenzio disse a sua cugina:
So dove sono. La mia cagnetta bavosa, sempre con tanta voglia di lavorare, le ha portate al pratone.
Lo so. Andiamo a riprenderle, cos beviamo anche un po di acqua. Riempiamo la borraccia, ce ne
restiamo un po l e poi torniamo. Intanto avviso mio padre.
Raphaell corse da suo padre ad avvisarlo. Il padre diede il suo benestare, pi che felice, e i due
ragazzini si avviarono verso il pratone. Lestate ormai era piena, il caldo si faceva sentire.
Guarda, mi sono attrezzata. Mi sono messa il costume. Tu ce lhai?
S, lho messo anchio rispose Raphaell. Allora oggi ci faremo un bel bagno. Ti aiuter io, non
temere. Non ti far scivolare, non ti succeder nulla. Raphaell condusse la cuginetta dove il ruscello
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si allargava e dove la velocit dellacqua diventava quasi inesistente. Era il punto ideale dove fare un
bagno fresco.
Vieni Penelope, vieni. questo il posto.
Si gir a guardarla, la cugina correva verso di lui. Gli brillarono gli occhi, in una settimana la cugina
aveva anche riiniziato a correre. Era felicissimo, fece due passi verso di lei e labbracci. Risero
contenti. Lacqua era fredda, effettivamente, ma i due ragazzini non si spaventarono per niente. Il
caldo che faceva fuori compensava perfettamente. I due ragazzini si spogliarono. Raphaell, come
prima cosa, coi suoi poteri si tolse la borraccia da tracollo, la riemp dacqua, la pass a Penelope che
ne bevve un sorso.
Aaah, buona! Niente buono come lacqua.
Hai ragione conferm Raphaell.
Prese per mano sua cugina e lentamente la condusse nellacqua del ruscello. La corrente era
pochissima, lacqua era quasi ferma. Arrivarono a immergersi fin sopra le gambe, con le mani si
bagnarono i corpi. Lasciati andare. Sdraiati nellacqua, ti tengo io.
Penelope, che ormai aveva piena fiducia nel cugino, si lasci andare. Lacqua era fredda, ma era
stupenda, tonificante. Raphaell aiut la cugina a rimettersi in piedi e poi fece un bagno anche lui,
vicino a lei. Rimasero l per pi di un quarto dora, quando lacqua li fece uscire fredda comera.
Avevano gi la pelle aggrinzita. Si misero a sedere sui ciottoli della riva del ruscello a riscaldarsi e a
prendere il sole.
Penelope, domani ti far vedere una cosa ancora pi bella. Ci alziamo presto, almeno unora prima
di quando usciamo di solito, e poi ce ne andiamo vicino al castello dove c una piccola cascata. Sar
come farci una doccia allaria aperta con dellacqua pulitissima, cristallina e fresca. Porteremo con noi
Dolores. Ora andiamo a cercarli. Li sento, sono qui.
Si rimisero i vestiti e si avviarono verso il pratone, che era a due passi ormai. Quando furono al centro
della distesa derba verde, Raphaell con la forza della sua mente chiam Dolores.
Lei gli rispose subito: Aspettaci al ruscello, porto io le pecore. Non dovevamo venire qui oggi, ma
sai, il richiamo di questerba cos buona le ha fatte rivenire qui e io sono venuta a controllarle. Sei al
ruscello? Ti vedo. Arriviamo.
Raphaell fin di mettersi le scarpe e sent non molto lontano gi i belati delle due pecore. Bella la
mia sbavona! Sei arrivata, con tutte le pecore e anche la mia Barbetta. Barbetta, fatti carezzare.
La capretta gli si avvicin e gli si strusci alle gambe come fosse un gatto. Ciao Raphaell! lo salut
Barbetta e dopo lo fecero anche le pecore in coro.
Ce lavevano fatta, avevano ritrovato il micro-gregge e ora, come aveva detto a suo padre, sarebbero
rimasti al pascolo nel pratone e sarebbero rientrati nel pomeriggio. Per non sentirsi in colpa, visto
che la strada non era molta, Raphaell decise di tornare ad avvisare suo padre definitivamente. Per,
ripensandoci, non voleva lasciare sola Penelope l al ruscello. Prov a fare una cosa che non aveva
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mai fatto: prov a raggiungere suo padre con la forza del pensiero. Non ricevette nessuna risposta l
per l. La ricevette nel momento i cui stavano per ripartire. Era la prima volta che suo padre gli
rispondeva telepaticamente, non essendo abituato aveva portato un po di ritardo nella risposta.
Risposta che fu affermativa: suo padre gli disse che potevano andare a far pascolare le pecore
tranquillamente, che la mamma di Penelope avrebbe fatto per lui un panino per il pranzo e che
quando fossero rientrati nel pomeriggio tardi avrebbero trovato il recinto pronto. Anzi, si
raccomand di collaudarlo con il loro piccolo gregge: quella sera non doveva fare entrare il gregge
nella stalla ma doveva farlo entrare nel recinto, che sarebbe stata la loro nuova dimora. Lo aveva
costruito per una decina di animali.
I ragazzini con il micro-gregge si allontanarono verso il pratone. Dolores, al fianco di Raphaell,
annusava laria. Quando il terreno inizi a non essere pi in piano, Dolores disse a Raphaell: Non
sento alcun odore del fattore e di suo nipote. Facciamo iniziare il pascolo al gregge e poi saliamo fino
alla rimessa, cos farai assaggiare un pezzo di formaggio a Penelope.
Ottima idea, Dolores. Vieni qui, sbavami un pochino addosso.
La cagna si avvicin tra le gambe di Raphaell e, contenta come sempre quando lui la coccolava, inizi
a scrollarsi. Gli sbav addosso come le aveva richiesto scherzando. A lei non costava nulla, ne
produceva in continuazione di bava, era la sua essenza.
Ok, andiamo allora disse Raphaell a Penelope e Dolores.
I tre si avviarono verso la casetta e la rimessa. Quel giorno non cera effettivamente nessuno. Arrivati
nel piazzaletto, ben curato e pieno di fiori, si diressero immediatamente verso la rimessa in legno.
Entrarono senza far rumore. Allinterno non cera nessuno. Topinto era da giorni che non entrava
nella rimessa, aveva rischiato pi di una volta di finire su una trappola. Come gli accadeva di rischiare
la vita, si prendeva qualche giorno di pausa e se ne andava nella tana vicina al ruscello a ricaricarsi. Il
profumo di formaggio era inebriante. Si percepiva la bravura del fattore nel fare formaggi. I ragazzini
non persero tempo, ne assaggiarono subito un pezzetto di un tipo e un pezzetto di un altro. Non
esagerarono, non erano l n per rubare n per fare danno. Avevano soltanto mangiato un pezzetto
di formaggio.
Perfetto Dolores, andiamocene.
Sono daccordo con te, capo.
I due ragazzi e il cane uscirono dalla rimessa. Dolores consigli di passare dalla parte pi interna del
boschetto, dove iniziava il fosso. Non voleva rischiare, era andato tutto liscio, i ragazzi avevano
assaggiato i formaggi e non si voleva trovare davanti il fattore e il nipote che risalivano per tornare a
casa. Costeggiarono il fosso, che dinverno diventava quasi un fiume. Lesperienza fu piacevole anche
per Penelope, le sembr pi unavventura che un rientro a casa. Infatti doveva stare attenta a non
scivolare, nella discesa spesso trovarono tratti in cui il muschio era cos tanto che camminarci sopra
era pericoloso. Dovevano stare molto attenti. Lei comunque si sentiva sempre pi forte e pi sicura.
E quel bagno rinfrescante e tonificante di poco prima le aveva fatto benissimo.

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Il serpente, in uno degli incubi notturni dove si vedeva spinto alla sua fine dai topi giganti, preso dalla
paura annod la coda e rimase prigioniero dentro la sua stessa tana. In preda agli incubi. Fortuna sua,
i serpenti possono stare mesi senza mangiare. Ci mise parecchio tempo a risciogliere la coda.

I cinque ripresero lo stradello usciti dalla tana. Si erano riposati abbastanza. Il castello era sempre pi
vicino, ma non avevano bisogno di correre. Andavano piano perch intanto dovevano riflettere. Si
fermarono nei pressi della cascatella. L cera il terreno ideale per cercare vermiciattoli e larve.
Decisero di mangiare. Rolfo e Tara si allontanarono non molto dai topi e lui si mise a raspare il
terreno, che era morbido. Si rialz e in poco trov parecchie larve, oltre a qualche vermiciattolo,
ottimi per lui e Tara. Anche Miguel, Carlos e Topisio provarono ad assaggiare le larve pi piccole. Gli
piacquero. Quel giorno mangiarono tutti lo stesso cibo.
Rolfo si sent chiamare: era Rigoletto, che dopo aver corso per giorni si era fermato anche lui alla
cascatella. Finalmente ci rivediamo.
Dimmi tutto, Rigoletto. Ti fa ancora male la testa?
No, la tua stata una lezione molto importante. Mi ha fatto capire, miao! Dolore fisico non ne ho,
che dopo aver donato tempo della mia vita e la mia fedelt a quellingrato di Oscar mi hanno
cacciato. Sono un gatto obbligato allesilio, non mi devo far pi vedere al castello. Pena, la mia morte.
Tutti i gatti della banda non ce la fanno pi a sopportare quel superbo, arrogante di un dittatore.
Tutti sperano di rivederti al pi presto.
Immagino anche Oscar.
Il dittatore minimizza, dice che non tornerai pi e che non ha assolutamente paura di un gatto nero.
Ma leggendogli tra le righe, invece si denota una grande paura del tuo ritorno. E non so se ne ha pi
lui o pi suo figlio. Sai Rolfo, ho sentito anche i guardiani parlare tra di loro. Gli manchi, a loro faceva
piacere vederti nel castello, passeggiare sulle mura, andare a trovarli in cucina senza mai disturbare
pi di tanto. Ti conquistavano con due carezze e quando mangiavi gli avanzi non sporcavi mai. Hanno
solo buoni ricordi di te, non vedono lora che tu faccia ritorno. E cos anche per tutti gli altri gatti,
Rolfo. Abbiamo bisogno che tu ritorni, sei lunico che pu tener testa a quel gatto arancione brutto e
cattivo. Siamo sicuri che con te al castello ritornerebbe la pace che non esiste pi.
Rigoletto, cercher di fare del mio meglio. Sto studiando un piano per fare ritorno. Poi, prendo
spunto anche dai miei consiglieri.
Rigoletto rimase per un attimo sbalordito nel vedere quei topi ancora al suo fianco e gli chiese: I
tuoi consiglieri sono sempre topi?
S Rigoletto, sono loro. Quelli che ti volevi mangiare e il grande Topisio, farmacista e noto chimico
nellambiente dei topi.
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Scusa, Rolfo, ma tu di cosa ti cibi? Vai a caccia di uccelletti?


No, Rigoletto. Dalla mia amica Tara ho imparato che non per forza bisogna sempre cacciare. Basta
saper scavare. gi da un po che mi sono abituato e devo dire che mi trovo molto bene con una
dieta a base di larve e vermiciattoli. Sono saporite e nutrono alla perfezione. Guarda il mio pelo!
Rigoletto lo guard e dopo aver pensato un attimo esclam: Cavoli, hai ragione! Hai un pelo nero
molto lucido. Si intona bene coi tuoi occhi gialli, si vede che sei in forma.
Non direi che per te sia la stessa cosa gli rispose Rolfo.
Rigoletto aveva il pelo opaco, locchio spento e solo un pezzettino di coda, che teneva teso
orizzontalmente al corpo. vero, Rolfo. Sono giorni che non mangio e mi sento parecchio depresso.
Non riesco a dormire mai. Sono felice di averti incontrato di nuovo e in pace. Insegnami, fammi
vedere la tua dieta. possibile? chiese Rigoletto sincero.
Guarda, basta che vieni qui Rigoletto. Anzi, guarda cosa ti offro. Rigoletto si avvicin e Rolfo tir
fuori dal terreno una larva bella grassa e la offr a Rigoletto. Tieni, assaggiala. buona, senti che
sapore.
Rigoletto la mangi e disse: Mmmh, buona! Hai ragione, Rolfo. Posso prenderne ancora?
S, resta a pranzo con noi. Fatti da una parte, scava e quello che trovi tuo. Imparerai che non serve
dover per forza andare continuamente a caccia per cibarsi e stare bene. In un ambiente grande come
la collina potremmo vivere tutti in pace, topi, gatti e tutti gli altri. Ci sono tante altre possibilit,
questa una. E poi ricordati, Rigoletto, limportante stare bene con se stessi. Non credere, anchio
ci ho messo un po a ritrovarmi. Grazie a quel gatto arancione avevo perso la mia dignit. Grazie al
Gattun lho ritrovata. Sono pi forte adesso, mi sento molto pi sicuro di me e guardo la vita con altri
occhi. So di essere importante, come lo sei tu del resto. Devi solo scoprirlo.
Grazie Rolfo, grazie! Mi hai illuminato. Posso rimanere un po di tempo con voi? Giuro che non
toccher assolutamente i tuoi amici topi. Far in modo che diventino anche miei amici, che ne
pensi?
Penso che sia possibile. S, rientrerai al castello con noi. Presentati agli altri e fallo in modo da non
mettergli paura, fai che si possano fidare di te.
Rigoletto con tranquillit si present davanti ai topi e fece capire loro che non li avrebbe mangiati.
Tranquillo, gatto grigio gli disse Topisio, a noi basta sapere che sei amico del capo. I suoi amici
sono anche i nostri.
Rimasero l per quasi tutto il primo pomeriggio. Fu Topisio che, prima che iniziasse il tramonto,
ricord a Rolfo che prima di lasciare definitivamente la tana della volpe avrebbe voluto sintetizzare la
Topolass e produrne un po anche in polvere.
In effetti, Topisio, non abbiamo tutta questa fretta. Ormai ci siamo. Torniamo indietro e creiamo
anche un po d Topolass in polvere, avremo pi armi a nostra disposizione.

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Tutti, compreso Rigoletto, fecero ritorno alla tana della vecchia Volpe. Si fermarono nella tana, i topi
pi allinterno mentre i tre gatti rimasero vicino alluscita. Rolfo, fianco a fianco a Tara, e Rigoletto, al
lato sinistro di Rolfo, con i corpi nella tana e le teste che guardavano fuori. Goderono di un tramonto
prima e di una notte di luna piena dopo. Rigoletto, non pi nel castello, aveva perso immediatamente
tutto lo stress. Incredibilmente accanto a Rolfo riusc a dormire per tutta la notte senza avere incubi
n scatti nervosi.

Oscar quella notte, in compagnia di Tito, si aggir sulle mura del castello. Insieme guardarono
allorizzonte se ci fosse qualcosa di strano. Tutto era tranquillo.
Tito, siamo rimasti solicosa vogliamo fare? Vogliamo provare a veder di buttare gi qualche
armatura? Quella grande sul cavallo, che vicina alle scale, se la fortuna ci venisse incontro potrebbe
rotolare gi e arrivare fino in fondo. Farebbe un baccano tale che arriverebbe fino a valle. E tuo
padre si riprenderebbe la rivincita su quei guardiani e sugli altri maledetti gatti che lhanno tradito.
Ok, padre. Vado in perlustrazione, non te ne andare, aspettami qui. Vedr se sar possibile
attaccare le armature e farle cadere.
Tito spar per qualche minuto e ritorn dopo un po davanti a Oscar, saltellante. Ho controllato. Se
ci fosse stato Rigoletto o un altro gatto sarebbe stato ancor pi facile, ma penso che ce la potremmo
fare anche da soli. Non prendiamo la solita rincorsa a sfiorare le armature, non ci interessa.
Spingeremo il cavallo di ferro verso le scale e poi lo butteremo gi. Niente di pi facile, sicuro che
questa volta saremo noi a gioire e a saltare nel loro letto saranno i due balordi. Quando sei pronto,
possiamo andare. Non ho visto nessun tipo di grasso per terra e tutto mi sembra pronto per essere
attaccato.
Quatti tornarono indietro, verso il portone che gli permetteva di rientrare al piano superiore del
castello. Rasentarono beffardi le armature, fino ad arrivare alla pi grande, quella a cavallo. Era un
grande pezzo di ferro, se fossero riusciti nel loro intento come credevano avrebbero creato un
macello infernale. Si misero entrambi a spingere il cavallo in ferro dalle zampe anteriori. In realt non
erano poi dei gatti cos furbi. Non fecero assolutamente caso al fatto che in due fossero riusciti a
spostare cos facilmente unarmatura tanto grande. In realt in grasso cera ancora. Presi dalla loro
foga, con gli artigli riuscirono ad aderire al terreno. Il problema fu che larmatura a cavallo, grande e
grossa, scivolando sul grasso non creava alcun attrito. Quando si resero conto della loro ennesima
cavolata ormai era troppo tardi. La spinsero fino il ciglio delle scale e l presero consapevolezza del
danno che avevano fatto a se stessi. Larmatura rimase per un secondo in bilico, in un equilibrio
precario. Bast il respiro affaticato del gatto pi vicino a farla precipitare. La sfiga volle che nel
precipitare gli artigli delle loro zampe non facevano pi presa sul pavimento e schizzarono entrambi
davanti alla pesante armatura, che rovin per le scale appena a mezzo metro dietro di loro.
Atterrarono per primi allangolo del pianerottolo e larmatura, con un sinistro venticello gli piomb
addosso. Ancora oggi si posso vedere nitide le due stampe dei gatti sciagurati, con su impresse
lultima smorfia di paura e dolore. Rimasero appiccicati a quel muro per tutta la notte in uno stato
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simile al coma. La mattina presto scivolarono di nuovo sul pavimento, distaccandosi finalmente dal
muro. Il primo a vederli fu Amilcare, mentre saliva le scale per andare al piano di sopra a spengere le
torce come faceva tutte le mattine.
Il vecchietto scavalc lentamente le zampe posteriori del cavallo in ferro e disse: Ma guarda un po
chi si vede. Oscar e il suo figlio prediletto! Vi vedo bene, immagino stanotte avrete fatto un buon
lavoro. pesante larmatura?
Si lev un flebile miagolio e poi pi niente. I due gatti erano di nuovo svenuti. Quando si ripresero,
barcollanti ridiscesero dal pianerottolo. Ebbero un brivido di paura quando, arrivati al piano della
cucina, videro la tana di Girolamo in lontananza. Oscar non ci pens minimamente ad avvicinarsi a
quel buco, tremante fece segno con la testa a Tito di continuare. Quella non era proprio giornata.
Non maled nessuno. Scesero fino a sotto il carro, per riprendersi e leccarsi le ferite. Stava
diventando sempre pi difficile disturbare i guardiani. Se ne rese conto anche Oscar, ogni suo
tentativo di disturbo diventava un boomerang che gli si ritorceva contro arrecandogli ogni volta
dolore e umiliazioni.

La mattina presto Rolfo invit la sua compagna e amica Tara a fare un giretto a respirare un po di
aria fresca, mentre aspettavano che tutti gli altri si svegliassero. Camminarono per poco. Col fine
udito da gatto, sentirono non molto distante il sibilo del serpente che per primo aveva annusato e
provato gli effetti della Topolass di ultima generazione. Sentivano i suoi lamenti provenire da un buco
che stava dietro una roccia alla loro sinistra. Era un lamento veramente debole, evidentemente quel
povero serpente stava davvero malissimo. Lo capivano dalle poche e flebili Ssss che emetteva.
Gli sentivano soltanto ripetere in continuazione: Sss-scioglietemi il nodo! Sss-scioglietemi il nodo vi
prego!
Il serpente, durante le allucinazioni e gli incubi causati dalla Topolass nella notte, si era legato la coda
da solo e non riusciva neanche a uscire pi dal buco. Stava dimagrendo a vista docchio. Se avesse
perso un altro po di volume, sarebbe uscito con tutto il nodo. Sicuramente, sarebbe stato un
serpente diverso, uno che la lezione laveva capita sicuramente. Quel serpente, una volta ripresosi,
non sarebbe pi andato a caccia di topi. La botta ricevuta era bastata a fargli cambiare filosofia di
vita, aveva iniziato a vedere il mondo in maniera diversa. Nel suo futuro riusciva a vedersi mangiare
solo frutta e bere acqua. Ogni volta che ripensava al sapore della carne, anche solo per sbaglio, lo
assalivano conati di vomito, vertigini e gli incubi riprendevano pi orrendi di prima. Solo quando si
concentrava a cancellare ogni pensiero di vendetta o cattiveria, la Topolass allentava la presa e il
serpente trovava un minimo di sollievo. Decise che una volta uscito da quel buco, se mai ce lavesse
fatta, si sarebbe trasferito in un frutteto e l avrebbe creato la sua nuova dimora.

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Girolamo quella mattina si era potuto permettere di fare un salto in cucina a recuperare del cibo, nei
corridoi non vi era odore malsano di gatti. Lui e i suoi andarono in cucina, raccolsero gli avanzi che
trovarono: un osso di pollo con ancora della carne attaccata, una patata lessa, diverse foglie
dinsalata e le solite due mele. Avevano iniziato a pensare che i guardiani le lasciassero l apposta per
loro. In fin dei conti tra loro e i guardiani vi era una tacita convivenza. Da quando non cerano pi i
conti, quella famiglia allargata di topi aveva capito che i nemici non erano i guardiani, con loro
bastava non sporcare, essere puliti. Lambiente era talmente grande che ognuno poteva vivere la sua
vita senza disturbarsi lun laltro. Quella mattina si erano spinti anche fin sopra le mura. I pi piccoli
aiutarono Girolamo a salire tra le merlature che si affacciavano sul piazzale esterno. Girolamo si rese
conto che i suoi acerrimi nemici, Oscar e Tito, erano ancora al tappeto sotto il carro abbandonato.
Riusciva a vedere nitidamente le loro code arancioni. Quella di Oscar era tesa come un fuso e ci
stava a significare che il gatto era in preda a una crisi nervosa colossale. Da l non scorgeva le
orecchie del gatto, ma sapeva che si stavano muovendo alternate avanti e indietro. Girolamo rimase
l per poco poi, in piena tranquillit, rientr nella tana con i suoi familiari. A differenza di Oscar, la vita
per loro stava diventando sempre pi rosea.
Miaooooo, per tutti i gatti che fanno miao! Mi stanno uccidendo. Sono io il re, lo volete capire?
urlava Oscar da sotto il carro con la voce tremante.
Poi si sdrai di nuovo. Tito non stava messo meglio di lui. La notte prima si erano giocati altre tre vite,
con le due che si erano bruciati in precedenza, ne rimanevano solo due. Era giunta lora di agire con
le zampe di piombo e soltanto se limpresa ne valeva la pena. Rimasero tutto il giorno a riprendersi
sotto quel carro che ormai era diventato la loro casa.

Raphaell si svegli col sorriso, senza sapere il perch. Sbadigli e si stir ben bene prima di scendere
dal letto, le sue giovani ossa scrocchiarono ritornando perfettamente mobili. Ancora insonnolito
and ad aprire la finestra. Si sentiva allegro. Sbadigli di nuovo al giorno che si era acceso con un sole
stupendo. Allarg le braccia allins, verso laria aperta, si tolse la maglietta a maniche corte del
pigiama e and subito nel bagno a prepararsi per uscire. Fece la doccia dirigendo come un maestro
dorchestra la spugna e i saponi con cui si lavava. Effettivamente, quando si lavava sembrava che
quegli attrezzi ballassero magicamente intorno a lui e lo pulissero. Si sciacqu ben bene e, ormai
sveglio, usc dalla doccia. Quellaccenno di sorriso sulle labbra non lo mollava, era tornata davvero la
serenit su quel ragazzino. Approfitt dei suoi poteri anche per pulire la sua camera. In poco, in un
altro ballo scopa, spazzolone e panno per spolverare, fluttuando nellaria, avevano pulito la stanza.
Cerano rimasti, dentro quella camera, soltanto lui e il profumo dellestate. Usc e si rec nel
soggiorno, dove al tavolo seduto a capotavola di spalle cera il padre.
Buon giorno pap, come hai dormito?
Meglio non potevo. Raphaell, siediti. Ti devo parlare. Il recinto lho terminato, poi ieri pomeriggio,
prima del tramonto, mi sono ricordato una cosa importante che il mio malessere, durato fino a
qualche giorno fa, aveva cancellato in me. Ieri ho visto limmagine di te, di quando da piccolo ti
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portavo a passeggio sul cavallo di un amico e di quanto eri bravo. Non ho resistito, mi sono alzato
presto stamani e con la bicicletta ho fatto un salto alla fattoria di quel mio amico. Dopo che avrai
fatto colazione insieme a tua cugina, fai un salto nella stalla. C una sorpresa per te.
Raphaell usc saltellando dalla porta e a corsetta arriv allaltra parte del piazzale, dove si trovava la
casa di sua cugina. Buss alla porta, Penelope gli apr.
Buongiorno, cuginetto. Sei arrivato presto. Bene, faremo unaltra colazione insieme. Mia madre ha
preparato una crostata di pesche buonissima, si pu inzuppare anche nel latte fresco che ci ha
portato tuo padre poco fa proprio per farci fare colazione. A casa non mica come in collegio, qui
cugino mio si ingrassa. Ma entra, non rimanere l sulla porta.
Raphaell dopo la testa, entr con tutto il corpo. Anche sua cugina era gi pronta, aveva fatto le sue
cose in bagno, cos si sederono e iniziarono a fare colazione. La zia tagli per loro due belle fette di
crostata. Raphaell, fidandosi di quello che aveva detto Penelope, ne inzupp un pezzetto nel latte e si
rese conto di quanto fosse buona. La mangi tutta cos: inzuppandone un pezzo e dandoci subito
dopo un morso, prima che si ammorbidisse troppo. La cugina fece la stessa cosa. Mangiarono due
pezzi di crostata per uno e bevvero anche due tazze di latte a testa. La madre di Penelope li guardava
dalla cucina e sorrideva. Era felice di vedere sua figlia nuovamente in piedi e piena di energia e voglia
di vivere.
Penelope, prima di andare a fare le nostre cose , dobbiamo fare un salto alla stalla. Non so cosa
abbia escogitato per me mio padre, ma mi ha detto che c una sorpresa che mi aspetta. Non voglio
assolutamente rimandare questo appuntamento, passiamo prima dalla stalla e poi partiamo per la
nostra gita.
Finito di fare colazione i due cuginetti, ormai affiatatissimi, uscirono saltellanti di casa e si avviarono
verso la stalla della casa di Raphaell. Raphaell sulla porta della stalla rimase per un attimo senza fiato,
appoggiato sulla testa al muro cera un cavallo nero, dal pelo lucido, non tanto corto e con un folto
pelo sulle zampe poco sopra lo zoccolo. Non era certo un cavallo da corsa. Lentamente, visto che non
li conosceva, lui e Penelope passarono dietro al cavallo e si presentarono alla sua destra, fino ad
arrivargli vicino al muso. Lo accarezzarono uno alla volta, il cavallo non fece una piega. Con i suoi
languidi occhi neri guardava la parete davanti a lui a cinque centimetri. Nitr leggermente, fu quasi
come un brontolio. Telepaticamente, senza perder tempo, Raphaell si present.
Mi chiamo Raphaell, bel cavallo.
A me tutti mi chiamano Valentino rispose il cavallo. Sono il regalo del tuo compleanno. Infatti,
solo due giorni prima, Raphaell aveva compiuto i dodici anni. Sei contento di avermi qui? Dovrai
pensare a procurarmi da mangiare, pulire il posto dove sto e ti avverto che io mangio molto e faccio
parecchia cacca. Ma sono sicuro che diventeremo amici. E nitr.
Il cavallo aveva gi la cavezza, con cui era arrivato dalla fattoria dove il padre di Raphaell lo aveva
preso. Raphaell, con la mano alla cavezza, tir il cavallo verso luscita della stalla. E telepaticamente,
piano, gli disse: Quella mia cugina, ci devi stare sempre attento. stata malata, dobbiamo
trattarla sempre bene. Mi raccomando.
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Il cavallo gli rispose: Non ti preoccupare, so come si trattano le femmine. Un passo un pochino pi
lento, un trotto senza sballottamenti. Poi il mio galoppo quello che . Mi sono dovuto abituare a
diventare un cavallo da sella, ma in realt io sono un cavallo da lavoro. Sono abituato alle fatiche, tu
sapessi quanti carri in salita ho portato io prima che mi scoprissero come cavallo da sella! Penso che
il mio fisico possente parli per me.
Certo, lo vedo, sei tutto un muscolo. Che ne pensi, Valentino, se vieni con me al pratone? Ora
portiamo il nostro micro-gregge al pascolo. Dimmi che mi posso fidare a portarti con la cavezza e che
non scappi da nessuna parte.
Fidati rispose il cavallo annuendo con la testa.
Era molto bello vedere la criniera folta del cavallo che, quando muoveva la testa, svolazzava su e gi.
Valentino era davvero un cavallo di bellaspetto e cos su due piedi sembrava avesse anche un buon
carattere. Poi era il suo cavallo, avrebbe avuto tanto tempo per conoscerlo. Linizio era stato
promettente. I due ragazzini e il cavallo uscirono dalla stalla. Con quel passo lento si avviarono come
facevano tutti i giorni da un po di tempo verso il pratone. Passarono al ruscello a riempire la
borraccia. Fecero bere il cavallo, che ne approfitt e si riemp ben bene dacqua. Con quella bevuta ci
avrebbe fatto tutto il giorno, parole sue, era abituato a bere grandi quantit una volta al giorno.
Raphaell, gi che ci sono se a voi no dispiace io darei una rinfrescata anche alle mie zampe e al mio
corpo. Vado!
Mi raccomando, torna Valentino. Non sparire.
Ti puoi fidare ragazzino, se volevo da ieri sera sarei potuto scappare almeno tre o quattro volte. Mi
stai simpatico e mi sembri proprio un bravo ragazzo, tranquillo. Mi rinfresco e sono da voi.
Il cavallo libero entr nellacqua fino alla pancia prima che gli zoccoli gli si staccassero dal fondo fatto
di ciottoli pi meno grandi. Rimase nellacqua per qualche minuto a rinfrescarsi. Poi lentamente usc.
Torn alla riva, dove erano rimasti Penelope e Raphaell, fermi a guardare i movimenti del cavallo. Era
la prima volta che uscivano e tutti controllavano tutti. Fiduciosi, ma attenti.
Ora possiamo andare al pratone disse a voce alta il ragazzino.
Il cavallo gli and vicino: Raphaell, dove stiamo andando c della buona erba?
Buonissima, scherzi? Ci porto tutti i giorni il mio gregge, che poi ti far conoscere. Ho tre pecore,
una capra e un cane, la mia Dolores, grande sbavatrice e cacciatrice di gatti. Non li sopporta proprio,
stai pur certo che dove c la mia Dolores gatti non ce ne sono, scappano come sentono il suo odore
e prima di assaggiare i suoi denti. formidabile, una Bull Dog e si comporta come un vero cane da
pastore. Comunque oggi pensiamo a noi, conosciamoci meglio. Raccontami di te, cavallo nero.
Ti posso solo dire che ho sempre lavorato e mi sono sempre trovato bene con i miei padroni. Ho
sette anni e sono un cavallo da tiro convertito per errore a cavallo da sella. Nel cambiamento ci ho
trovato passione e mi sono abituato a portare le persone. uno scherzo rispetto a trainare i pesi. Poi
con la mia mole per me voi uomini siete leggeri, anche quelli pi pesanti. Insomma, Raphaell,
pensavo di andare in peggio quando mi misero per la prima volta una sella. Oggi mi reputo un cavallo
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davvero fortunato e ora ho conosciuto anche te. Io di bambini sulla mia groppa ne ho portati tanti. E
tutti sono sempre rimasti contenti. Tu ce lhai una sella comoda e morbida?
Io, Valentino, non credo di avere una sella. Quando torneremo nel pomeriggio o domani butter
allaria tutto il magazzino dove ci sono tutte le cose che non si usano e vedr. Altrimenti?
Se non hai una sella sar lieto di farti montare su di me a pelo, con i tuoi calzoncini e basta.
Monterai a pelo, come dicono in gergo e il cavallo ci rise su. anche pi bello allantica, come
facevano gli indiani. A me piace. Quando proverai mi saprai dire. Sono morbido io. Hai ragione
Raphaell, questerba davvero ottima. Io inizio a mangiare.
Ne puoi mangiare quanta ne vuoi tutta per voi erbivori. Io lo porto sempre qui il mio gregge, un
po pi in alto o un po pi in basso, ma sempre qui. unerba garantita. Le mie pecore producono un
latte e un formaggio che sono buonissimi. Te li far assaggiare. A te piace il formaggio?
Diciamo che non ci vado matto, ma un pezzettino lo assaggio per sentire quanto buono. Non
penso mi faccia male. Caso mai un pezzetto arrotolato in un bel ciuffo derba fresca.
Affare fatto, domani ti far assaggiare un pezzetto imbottito dentro un ciuffetto derba fresca, come
vuoi tu gli rispose il ragazzino soddisfatto.
I due cugini e il cavallo passarono una giornata stupenda al pratone, in quel disteso mare derba
verde.

Rolfo e Tara si riavvicinarono alla tana dove avevano creato la Topolass e riposato. I tre topi, che
erano rimasti alla tana, erano tutti saltellanti e contenti. Topisio pi degli altri, aveva ancora sul muso
la maschera antigas. La tir sopra gli occhi e disse concitato e felice: Non entrate! Ci sono riuscito,
ora abbiamo anche un sacchetto di polvere di Topolass. unesperienza bellissima.
Tara gli si avvicin e gli raccont di essere passati davanti al buco dove si era andato a nascondere il
serpente che aveva respirato la Topolass. Avevano sentito, da dentro il buco, la voce del serpente
giurare a se stesso che se fosse riuscito a sciogliere il nodo della cola allora avrebbe cambiato vita e si
sarebbe spostato in un frutteto, convertito alla frutta e allacqua. Della carne non ne voleva sapere
pi niente, tantomeno quella dei topi.
Topisio a quelle parole fece due salti, girando su se stesso e mentre era in aria chiam allattenzione
Miguel e Carlos. Come rimise le zampe a terra chiese a Tara se laccompagnava al buco dove si
trovava il serpente.
Accompagnarti non un problema. Che cosa hai in mente, Topisio?
Niente di che Tara, voglio solamente andare a conoscere il serpente, se possibile vorrei aiutarlo. So
quali sono gli effetti della Topolass. Non avere timore, quel serpente mangia-topi a noi non far pi
nulla.
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Ok, Topisio. Seguitemi.


I topi, dietro Tara e Rolfo, furono accompagnati al buco da dove usciva il flebile e continuo lamento
del serpente. Topisio in prima fila, seguito dagli altri due, si avvicin. Insieme entrarono nel buco.
Strisciarono per pochi centimetri, fino a quando il buco pi sotto si allarg e poterono rialzarsi e
camminare di nuovo. Entrava un unico raggio di sole, che illuminava lambiente. In fondo, dove il
buco si allargava ancora di pi, cera il serpente tutto teso, come la corda di un violino, e la coda
annodata. Non faceva nessun movimento, annusava laria con la lingua e continuava a ripetere in
continuazione quanto riferito da Tara. Li vide e trasal.
Ancora topi! Non mi fate del male! sibil flebile. Sss-sono un sss-serpente mangia-frutta.
Aiutatemi, vi prego! Non uccidetemi!
Topisio, resosi conto che il serpente non avrebbe potuto fare loro nulla, si avvicin con gli altri.
Chiese al serpente: Tu hai un nome? Come ti chiami?
Sss-Sirio. Liberatemi, per favore.
Ti aiuteremo. Mentre lo diceva tir sul muso la maschera antigas, ricoprendosi. Altrettanto fecero
gli altri due topi. Appena sarai libero, esci e vattene, Sirio. Altrimenti spruzzer altra Topolass in
polvere qui, nel tuo buco. Sono armato.
Il serpente a quelle parole inizi a tremare come una foglia. Topisio e gli altri due si avvicinarono alla
coda del serpente per cercare di scioglierla. Rimasero stupiti: il forte tremore che aveva pervaso il
corpo del serpente aveva fatto s che il nodo si sciogliesse da solo. Sirio, a quel punto libero, si volt a
guardare i topi e con il corpo gi in movimento disse: Sss-saluti! Ci vediamo, io vado. Non sss-so a
quanto disss-sti da qui il primo frutteto. Sss-state bene, grazie per avermi liberato!
In realt i topi non avevano fatto nulla. Videro il serpente uscire dal buco e allontanarsi nellerba alta
verso valle. Ora avevano tutto: la Topolass liquida era pronta e cera anche un sacchetto della stessa
sostanza in polvere. Il loro arsenale era pronto. Potevano veramente pensare di fare ritorno al
castello. Con una spolverata di soffietto avrebbero potuto contaminare tre, quattro gatti insieme.
Limportante per loro era tenersi sempre sottovento e a quello ci avrebbe dovuto pensare Rolfo. Era
stato eletto capo della banda e coordinatore proprio perch era il pi esperto di tutti nella
conoscenza del vento, riusciva a sentire anche i minimi spostamenti daria. Se avessero attaccato con
il soffietto, sarebbe stato importantissimo sapere da dove veniva laria, per non trovarsi mai davanti
alla spruzzata o si sarebbero intossicati.

Oscar, spaparanzato sul carro al sole, si era ridotto a cacciare scarafaggi introno al piazzale e Tito, suo
figlio, lo seguiva. Aveva passato tutta la mattinata con suo figlio a ricordargli quanto era stato grande
e come aveva fatto per diventarlo. Si lodava, si lodava, nutriva la sua boria. Aveva stancato anche
Tito.
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Padre, ricordati per che non esisti solo tu su questa terra.


Oscar gli rispose: Capirai quando sarai pi grande. E si allontan in cerca di altri scarafaggi. Mentre
annusava gli angoli del piazzale alz il muso al cielo. Mia-aaaaah! Vide Girolamo che lo guardava
da una merlatura delle mura che si affacciavano sul piazzale. Come ti permetti, topo maledetto?
Ora vengo su e ti acchiappo!
Oscar scatt talmente veloce che lasci limpronta dei cuscinetti delle zampe sul terreno. Sal le scale
otto gradini alla volta, in un lampo fu sulle mura. Rimase come un fesso quando si rese conto che
quello che aveva visto era stata solo una sua allucinazione. Sulla merlatura non cera niente. Per
essere ancora pi sicuro si avvicin alla merlatura dove, da sotto, gli era parso di vedere Girolamo.
Annus pi volte quel punto, sicuro che Girolamo si era affacciato da l e avesse lasciato limpronta
del suo odore. Aspir pi volte ma riconobbe soltanto un vecchio odore di piccione. Rabbrivid, forse
stava diventando pazzo. Mogio e lento torn indietro. Passando davanti alla cucina e alla tana del
topo, diede un miagolio nervoso e niente pi. Non ebbe la forza e il coraggio di presentarsi davanti al
buco, tanto si sarebbe fatto soltanto prendere unaltra volta in giro da quel topo. Tutto gli si stava
rivoltando contro. Prese e scese di nuovo nel piazzale. And dalla parte opposta dove stava Tito, si
sentiva umiliato.
Miao, per tutti i gatti che fanno miao! Tra un po sar re senza regno, devo concentrarmi. Sono il
migliore, questo solo un momento. Non devo guardare quello che appare davanti ai miei occhi.
Sono stressatissimo, mi sono ridotto a mangiare scarafaggiche non sono neanche male. Ma non
certo il mio declino, quel furbastro di un topo che si sta prendendo gioco di me. Cambier sistema.
Torn immediatamente fuori alla tana di Girolamo, si affacci al buco, guard dentro e vide il topo
che stava facendo qualcosa. Era girato di spalle, non riusciva a vedere cosa.
Girolamo! Ti va di fare un salto nella mia bocca?
Aspettami l, ci penso brutto gatto arancione.
Oscar rimase per parecchio tempo l inchiodato a guardare con un occhio cosa stesse accadendo
nella tana. Avrebbe voluto infilare anche la zampa per cercare di acchiappare qualcosa, ma gli torn
subito in mente il dolore che aveva provato lultima volta che aveva infilato la zampa. Tutto ad un
tratto Girolamo, correndo sulle zampe posteriori, cominci ad urlargli contro: Ti chiappo! Correva
contro di lui. Oscar si impaur talmente tanto che fece una capriola per scappare. Cosa era successo?
Addirittura un topo gli correva incontro per acchiapparlo. Si rifugi in cucina, Amilcare e Bastiano con
la scopa gli fecero il verso di bastonarlo.
Miaooo!
Preso dal panico Oscar sal al piano di sopra e si and a rintanare dentro allunica armatura, che fece
cadere. Si nascose in quel buio, per quel giorno non voleva pi vedere nessuno. Tutti erano contro di
lui. Doveva escogitare qualcosa.

108

Raphaell, il cavallo e la cuginetta rientrarono a casa passeggiando lenti. Raphaell, come aveva
promesso al cavallo, appena arrivati lo condusse nella stalla.
Ciao, Valentino.
Poi si mise a frugare nel magazzino adiacente alla stalla. Con il potere della sua mente spost tutto
quello che vedeva da una parte e poi lo rimetteva a posto. Non trov nessuna sella. Non cera, se ci
fosse stata lavrebbe trovata. In compenso trov una vecchia coperta colorata e molto bella. Questa
sar la mia sella pens tra s.
Usc dal magazzino, torn nella stalla e la poggi sopra la groppa di Valentino. Il cavallo esclam:
Delicata! Senti Raphaell, perch non mi togli la cavezza che inizia a darmi un po fastidio? Non mi
muover di qui, fidati.
Il ragazzino si avvicin al cavallo e gli tolse la cavezza. Il cavallo lo agevol abbassando la testa.
Chi sei tu? chiese il cavallo appena vide Dolores.
Piacere, Dolores. E intanto sbavava a ogni movimento che faceva con la testa.
Raphaell and incontro al cane, se lo tir su con le mani e lo abbracci. Il cane appoggi la testa sulla
sua spalla e ci lasci limpronta con la bava. Raphaell cera abituato, non gli faceva schifo la bava della
sua Dolores. Le fece qualche complimento e poi la present ufficialmente al cavallo.
Dolores, lui Valentino. appena entrato a far parte della nostra famiglia. Me lo ha regalato pap
per il mio compleanno. Siamo andati al pratone oggi, non vi abbiamo visto.
Certo che non ci hai visto, tuo padre ci ha lasciato qui intorno alle case. Preferisce che le pecore
puliscano bene intorno a casa, dove ha costruito il nuovo recinto. Ho sentito che diceva a tuo zio che
tra qualche giorno arriveranno altre pecore, che gli hai dato lidea tu. Vuol provare a vedere di fare
una produzione di formaggi anche da vendere e non solo da mangiare. un uomo diverso, tuo
padre.
Lo so, vero. Si ritrovato, Dolores. Siamo di nuovo una famiglia. Tu cosa aspetti a creare la tua?
Eh, caro padroncino, sarebbe anche lora, hai ragione. Ma il lavoro, lo sai, non mi permette di
allontanarmi pi di tanto. Anche ieri sera sono stata con Fritz, il pastore tedesco della fattoria gi a
valle. Abbiamo passeggiato, abbiamo giocato, ma troppo alto, non potr mai nascere nulla tra di
noi. Lunico della mi razza troppo nobile per me, il cane della contessa. Vive la sua vita
perennemente in casa, di lui conosco i guaiti da cane viziato di quando vuole uscire. Dopo la
passeggiatina il maggiordomo lo riporta dentro. un cane da casa. Sono condannata a lavorare, in fin
dei conti sono un bulldog pastore. Ho te come amico e le mie pecore e ora qualche giorno che
anche tuo padre mi carezza spesso. Sono un cane felice.
Usciti dalla stalla, Raphaell e sua cugina prima di entrare in casa per la cena presero posto a sedere su
una balla, sulla soglia della stalla. Quella sera il cielo era pulito, terso. Ci sarebbe stato un tramonto
bellissimo, non se lo sarebbero perso. Rientrarono in casa soltanto quando la madre di Penelope li
chiam. Il tramonto era finito, la sera era arrivata ed era arrivato anche il buio.
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Venite, ragazzi li chiam la donna.


Veniamo, veniamo.
I ragazzi si alzarono dalla balla, mentre in campagna le prime lucciole facevano la loro comparsa
insieme alle loro luci a intermittenza che abbellivano il piazzale. Mangiarono tranquilli e sereni, poi
Raphaell e suo padre tornarono a casa per andare a dormire.
Ti piaciuto il tuo regalo?
S, pap. Tantissimo e lo abbracci. Ci siamo conosciuti stamani e siamo andati insieme a fare una
passeggiata con tanto di bagno e riposino per lui al pratone. Gli piaciuta tantissimo lerba di quel
posto. Ho cercato una sella, ma al suo posto ho trovato una bellissima coperta. User quella come
sella.
Sono sicuro che riuscirai ad usare quella coperta meglio di una sella. Sai, anchio da ragazzino
andavo a cavallo a pelo. bello sentire i muscoli del cavallo sotto le cosce, che si muovono
diversamente ad ogni andatura. Diventa un contatto fraterno, te lo assicuro, per te sar stupendo.
Credimi.
Ci credo, pap. Domani stesso prover. Voglio farlo provare anche a Penelope.
Sempre senza farle rischiare nulla, mi raccomando. Ho fiducia in te, Raphaell.
Certo pap, sar sempre vicino a lei. Non permetter che le accada nulla. Ora buona notte, vado a
letto che sono stanco.
Buonanotte, figlio.
I due si salutarono davanti alle rispettive porte. Raphaell entr nella sua stanza, si spogli che
praticamente gi dormiva e si infil nel letto. Avrebbe voluto pregare, ma il sonno lo port via
immediatamente. Fece tutta una tirata fino alle sei e mezza del mattino dopo, quando i primi raggi
del sole gli carezzarono il viso e lo svegliarono. Si alz contento e rilassato. Come tutte le mattine,
dopo essersi stirato usc dal letto. Uno, due sbadigli e corse alla finestra a vedere fuori come era il
giorno. Non soffiava un alito di vento, era tutto calmo. Il frescolino di quellora lo invogli a lavarsi
subito e a rimettere a posto la sua camera, cosa che fece prima di andare a farsi la doccia. Si lav e
sistem la camera col sistema di sempre, comand in una danza gli attrezzi della pulizia per
pavimenti mentre le lenzuola si sistemavano da sole. Rifece anche il cuscino, che and a scuotersi
fuori dalla finestra e poi rientr e si rimise al suo posto. Uscito dalla stanza si rec nella sala.
Buongiorno, Raphaell lo salut suo padre.
Buongiorno, pap. Stamani la preparo io la colazione per tutti e due.
Saltellante, dopo aver abbracciato il padre, si apprest a preparare la colazione. Tost del pane e ci
spalm sopra un filo di burro di propria produzione e un velo di marmellata, sempre fatta da loro.
Riemp due tazze di latte, che aveva fatto prima bollire un po. Quella del padre, addirittura la rimise
in frigo, sapeva che a lui il latte al mattino piaceva freddo. Si mise al suo posto e quando suo padre
arriv in cucina fecero la prima colazione insieme.
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Ma quanto sar buono, Raphaell, il latte delle nostre pecore?


Eh, pap, tutto merito dellerba del pratone.
Sono daccordo con te Raphaell, un pascolo stupendo. Non si ingrassano e producono del latte
eccellente. Tra qualche giorno ti far assaggiare lultima mandata di pecorino stagionato. Se passi
dalla piccola rimessa, sentirai un profumo invitante.
Ci credo pap, non vedo lora di assaggiarlo. Ora scappo, vado da Penelope.
Raphaell usc da casa, and alla stalla a salutare il suo cavallo. Buongiorno, Valentino disse al
cavallo avvicinandoglisi allorecchio.
Il cavallo nitr leggermente, borbottando come aveva fatto la mattina prima. Buongiorno a te,
padroncino. Ti vedo gi bello pimpante.
Vedi bene, Valentino. Ti lascio, vado a pendere mia cugina per invitarla a uscire. Torneremo
insieme. Vorrei provare a montarti in groppa, se sei contento.
Ti aspetto rispose il cavallo e nitr di nuovo leggermente.
Raphaell attraversato il piazzale buss alla porta della casa di Penelope. Gli apr sua zia: Buongiorno,
Raphaell.
Buongiorno, zia. Penelope pronta?
S, Raphaell. Entra, ti aspetta al tavolo. Fate colazione e poi andate.
Ma zia, io lho gi fatta con mio padre colazione.
Non ti va davvero una fetta di dolce e unaltra tazza di latte fresco? Poi Penelope ha anche una
sorpresa per te.
vero zia, come faccio a rinunciare al tuo dolce?
Allora entra, muoviti.
Raphaell entr e si and a sedere al solito posto quando andava a casa di Penelope. Anche la
ragazzina era gi al suo posto. Due belle tazze di latte bianco e fresco erano davanti a loro e in mezzo
al tavolo un dolce profumato abbelliva il tutto. La zia tagli una fetta per ogni ragazzo e gliela porse.
Grazie, mamma.
Grazie, zia.
I ragazzini presero i pezzi di dolce e li inzupparono nel latte. Fermo l, Raphaell, non ti muovere.
Pap, facciamogli vedere cosa abbiamo trovato ieri sera nel nostro magazzino.
Lo zio di Raphaell si present con una sella di cuoio scuro, lappoggi in terra davanti alla porta
dingresso. Si gir verso Raphaell e gli disse: Questa per te. Ieri sera labbiamo trovata e ho avuto
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anche il tempo di ripulirla e passarci il grasso nelle parti dove tocca il cavallo. Era mia quando ero
ragazzo. Te lo avevo detto che avevo un cavallo molto simile al tuo?
vero zio, ce lo hai detto ieri quando ci hai visto rientrare. Ma non credevo che mi avresti fatto
questo regalo.
E perch no? Lho ritrovata, non potevo regalarla a nessun altro, se non al mio nipotino.
Grazie, zio. Che bel regalo!
Sei capace a sellare il cavallo?
S zio, ce la far, ne sono sicuro. Se mai non ce la facessi porteremo Valentino a fare unaltra
passeggiata con noi e basta.
Quando uscirono Raphaell prese la sella con il braccio destro. Anche se era la prima volta che
prendeva una sella in mano, lafferr nel verso giusto. A lui andava di afferrarla cos. I due giovani
arrivarono alla stalla.
Penelope sulla porta esclam: Bello che il tuo cavallo! Nero e muscoloso, mi piace tanto. Mi
piacerebbe tanto montarlo, anche solo per passeggiarci.
Cuginetta cara, oggi faremo questo. Arriveremo al pratone e poi, se Valentino sar daccordo, sar
lui a portarci a fare un giro. Tutti e due insieme o uno alla volta, lasceremo decidere a lui.
La ragazzina si mise a ridere, poi incit il cugino ad andare. Raphaell prese la cavezza e la mise al
cavallo, che non oppose resistenza. Poi gli si avvicin e parlando piano gli disse allorecchio:
Valentino, mi hanno regalato questa sella. Gliela fece vedere. Ti piace? Pensi sia meglio della
coperta che ti ho fatto vedere ieri pomeriggio?
S, Raphaell. una buona sella. Andiamo, ho voglia di muovermi.
Raphaell lo prese dalla cavezza e lo aiut a girarsi per uscire. I tre si avviarono verso il pratone. I
ragazzi cantavano e il cavallo li ascoltava. Arrivarono al ruscello, il cavallo entr per primo nellacqua
con le zampe.
Quando Raphaell vide che si stava avviando a bagnarsi fino alla pancia, come aveva fatto il giorno
prima, lo richiam: Valentino, non lo fare. Non arrivare alla pancia, hai la sella sopra di te!
Il cavallo gir la testa a guardarlo e continu: troppo bello, padroncino! La sella si asciugher.
Imperterrito arriv fino a bagnarsi la pancia con lacqua, appena prima che gli zoccoli perdessero
contatto col fondale. Rimase in quel punto per qualche minuto, poi si volt e tron verso riva, dove
cerano Raphaell e Penelope.
Nitr forte: Mi ci voleva proprio, con questo caldo! Mi sono dato una bella rinfrescata. Voi non ne
avete bisogno?

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Anche i ragazzi si spogliarono, rimasero in costume dopo essersi tolti le scarpe e le calze. Raphaell
prese per mano la cugina e la invit a seguirlo nellacqua. Arrivarono anche loro nel punto dove era
arrivato il cavallo, quasi allaltezza del loro petto.
Brrrr disse Penelope. Torniamo indietro.
Rimaniamo un altro minuto e usciamo ripose Raphaell.
Rimasero giusto quel paio di minuti e poi uscirono. Il cavallo si era scrollato lacqua di dosso.
Sembrava gi asciutto. Loro rimasero sui ciottoli pi grandi a prendere il sole e asciugarsi. Il cavallo si
avvicin loro col muso, in cerca di carezze che gli vennero fatte subito.
Andiamo li invit ad alzarsi il cavallo.
Raphaell appena si alz, con il suo solito sistema lev la borraccia da tracollo, la svit e la mand a
riempirsi per poi farla tornare a tracollo. Riprese il cavallo per la cavezza e continuarono a camminare
attraverso il pratone. Erano quasi arrivati.
Il cavallo, muovendo la testa, si rivolse a Raphaell: Padroncino, stringi un pochino la sella e inizia a
montare. Anzi, monta tu per primo e io mi avvicino a quel muretto fatti di sassi e l sale anche tua
cugina. Per me voi siete uno scherzo, sarei contento di avervi tutti e due in groppa.
Raphaell riusc a salire tranquillamente da s. Una volta in groppa al cavallo, lo indirizz attraverso la
cavezza verso il muretto. Penelope, che era una ragazzina molto sveglia e aveva gi capito, era gi l
ad aspettarli.
Vieni, Raphaell. Porta qui Valentino, salgo anchio.
Valentino, fai salire anche Penelope ma, ti prego, non fare cose strane. Cammina e basta, facciamo
in modo che non accada nulla di male a mia cugina. Cerchiamo di non cadere.
Il cavallo nitr leggermente: Non ti preoccupare, padroncino. Star attentissimo. Voi seguite i miei
movimenti e, naturalmente, stringete le gambe. Io non ho le braccia per tenervi, mi dovete aiutare
un minimo per rimanere in sella. Basta solo un po dequilibrio.
Allora, Valentino, non ci saranno problemi.
Dove salgo? Mi metto dietro di te, cos potr tenermi al cavallo con le gambe e abbracciata a te.
Va bene Penelope, sali.
Anche la ragazzina sal, dietro come aveva detto. Si strinse con le braccia al cugino e con le gambe al
cavallo. Raphaell chiese a Valentino di partire e di continuare ad andare verso il pratone, di
passeggiare e basta. Il cavallo a passo lento, tranquillo, si avvi verso quellimmenso mare derba. Al
pratone, su incitamento di Raphaell e mentre continuava a passeggiare, il cavallo approfitt per
brucare. Mentre il cavallo mangiava, il ragazzi in groppa avevano seguito alla lettera quello che il
cavallo aveva detto a Raphaell e si erano messi in equilibrio. Quando il cavallo fu pronto, ripartirono
al passo. Ci stavano proprio bene in groppa a Valentino e il cavallo faceva di tutto per mantenerli a
loro agio: conduceva un passo lento e morbido. Si diressero verso la collina.
113

Cos quellaffare scuro lass, Raphaell? chiese il cavallo.


Come, non lo sai? Quello il castello.
la prima volta che lo vedo gli rispose Valentino. Potremmo andare a farci un giro. Con il mio
passo, se partiamo la mattina presto, il pomeriggio sul tardi saremo di nuovo a casa. Che ne pensi?
Ottimo, Valentino. Prima che lestate finisca, andiamo.
Quel giorno arrivarono fino alla rimessa del fattore, passando per la strada pi grande e non dal
bosco. Come al solito, trovarono la casetta in muratura chiusa. Videro qualcuno che parlava dentro la
rimessa in legno. Si avvicinarono di qualche metro senza arrivare proprio davanti allentrata.
Era il nipote del fattore che, tutto contento, diceva al nonno: Guarda nonno, guarda com
stecchito! Ce labbiamo fatta! Erano giorni che davo la caccia a questo topo maledetto. Questo,
nonno, il nostro formaggio non lo toccher pi.
Lanziano si affacci fuori dalla rimessa e come vide Raphaell, Penelope e il cavallo chiese loro: State
andando al castello?
Volevamo, ma ora che siamo arrivati qui ci siamo resi conto che stamattina siamo partiti troppo
tardi. Giriamo e torniamo a bere alla fonte.
Ragazzi, venite qui. Vi faccio assaggiare un po del mio formaggio. E poi anche lacqua della nostra
fonte ottima.
Raphaell diresse il cavallo pi vicino al fattore e poi lo ferm. Disse a sua cugina, dietro di lui: Ora
per scendere sar un problema, ma ce la faremo. Per favore Penelope, lentamente cerca di spostarti
pi indietro possibile. Aiutati con le braccia tenendoti a me, spingiti indietro.
La ragazzina, coi movimenti del bacino e tenendosi con le braccia come aveva detto Raphaell, si tir
parecchio pi indietro. Lui ebbe cos modo di poter far scivolare la gamba senza toccare la cugina.
Tenendosi alla criniera di Valentino, scivol di lato e smont a terra. Si mise davanti a sua cugina e la
invit a smontare, lavrebbe tenuta lui. Penelope fiduciosa si lasci scivolare tra braccia di Raphaell,
che la tenne saldamente e le fece toccare terra delicatamente.
Grazie Raphaell per avermi aiutato! gli disse abbracciandolo.
Tenete, assaggiate questo pecorino. Ha pi di sei mesi, dovrebbe essere proprio buono.
I due misero un pezzetto di pecorino in bocca e lo lasciarono squagliare. Era buonissimo. Raphaell si
avvicin a Valentino, che era rimasto fermo dove erano scesi. Non ti preoccupare, non mi sono
dimenticato. Per te, quando rientriamo alla stalla, prepar un ciuffo derba con un altro pezzo di
pecorino nostro, fatto da mio padre.
Il cavallo nitr leggermente e gli rispose: Non vedo lora di assaggiarlo. Senti questo come profuma,
deve essere squisito!

114

Con una smorfia di piacere, Raphaell ingoi il formaggio che aveva in bocca. Poi tir gi la staffa che
aveva sistemato e sal. Porse il braccio sinistro a sua cugina e le disse: Vieni Penelope, ti aiuto.
Tieniti a me che ti tiro su. Tu cerca di scavalcare il cavallo e montarlo.
Penelope di resse al polso del cugino, che la tir su. Con lo slancio della gamba sal a cavallo, non si
accorse che Raphaell pi che con il braccio laveva sollevata con la forza della mente. Quando fu in
groppa gli chiese: Cugino, mi parso di sentire pi che la forza del tuo braccio una spinta delicata
che mi sollevava sul cavallo. Spiegami.
Mi hai scoperto! vero, ti ho fatto salire con i miei poteri. Ti dispiaciuto?
Assolutamente no. Volevo solo esserne sicura, perch anche se avevo capito non lavevo visto coi
miei occhi. Mi hai agguantato con la mente e mi hai sollevato da terra in un abbraccio invisibile.
Mia cara, tutta energia. Non c materialit in queste cose. Bello, vero?
S, Raphaell, stato bellissimo. Puoi sollevare e spostare anche pesi come il mio?
Penelope, io lo faccio sempre. Spesso tolgo le mie pecore dal ruscello quando si bagnano e le riposo
a terra. Sai, non sono delle ottime nuotatrici, ho sempre lansia che mi possano morire affogate. E
allora preferisco farle bagnare e poi riportarle io stesso a terra. Non ho limiti di peso. Un giorno di
questi ti inviter nella mia stanza e ti far vedere come pulisco la mia cameretta. Non per vantarmi,
ma uno spettacolo. Tu hai mai visto danzare delle lenzuola?
No, ma se tu mi dici che cos ci credo. Sei il mio eroe, grazie a te ora sono a cavallo.
Via, Valentino! Torniamo indietro, avviamoci al pratone e poi torniamo a casa.
Raphaell salut il fattore che gli aveva regalato un pezzetto di formaggio. La salutiamo, ora andiamo
via. Ci rivedremo la prossima volta che ripassiamo di qui.
Ciao ragazzi, passate quando vi pare e se mi vedete qui non fate complimenti. Chiedetemi un
pezzetto di formaggio, ve lo dar. A chi mi chiede do volentieri, voi non avete la faccia di quei balordi
che invece me lo rubano.
Non si preoccupi! La salutiamo, arrivederci! I due si allontanarono a cavallo. Cuginetta cara, se
quelluomo sapesse quante volte sono passato di qui affamato e ho mangiato il suo formaggio a
sbafo! E poi, se ti ricordi, qualche giorno fa avevo invitato anche te a banchettare col pecorino del
fattore. Ti ricordi quando siamo dovuti andar via alla svelta perch Dolores ci aveva avvertito che
stavano arrivando delle persone? Se fossimo rimasti l avremmo conosciuto il fattore in altra
maniera. Non sarebbe stato di certo gentile come oggi. Comunque andata bene e chi se ne frega!
Ora sappiamo per che il fattore una persona gentile e odia chi gli ruba il formaggio. Speriamo che
la prossima volta ci sia, di rubargli il formaggio adesso non se parla proprio pi!
Arrivati al pratone riscesero da cavallo, lasciarono che Valentino si abbuffasse di quellottima erba.
Loro si sdraiarono su una delle dune di terra erbosa a guardare se vedevano il loro micro-gregge e il
padre di Raphaell. Ma il micro-gregge era rimasto a ripulire lerba intorno alle case.

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Al castello le cose per Oscar continuavano a non andare bene. Aveva riprovato a far cadere le
armature, con laiuto di suo figlio Tito, ma il piano era fallito ancora una volta e loro erano volati
nuovamente gi dal piano sopra la cucina. Quello era stato un bel volo.
Tito, figlio mio prediletto, con il brutto volo di stanotte sento che mi sono giocato lultima vita a
disposizione. Adesso mi resta soltanto la mia, per tutti gatti che fanno miao!
Padre, sono nella tua stessa condizione. Non vorrai tirare i remi in barca? Mica vuoi che i guardiani
diventino i signori del castello e quei topi i principi!
Questo no, mai! Piuttosto volo gi tutte le notti! Ma che i guardiani possano diventare i signori del
castello non lo pensare proprio. Il re sono io e qui comando io. il tempo che mi dar ragione. E se tu
avessi trovato quel gatto nero e te ne fossi liberato una volta per tutte come ti avevo chiesto ora
staremmo sicuramente meglio, cretino.
Tito abbass la testa quasi a toccare per terra e apparentemente mortificato si allontan. Oscar
rinvigorito dalle proprie illusioni, dopo aver mangiato altri scarafaggi, torn allattacco. Sal al piano
della cucina. Si affacci fugace, vide i guardiani davanti al camino, Amilcare che girava la minestra col
mestolone e Bastiano appoggiato al marmo frontale del camino con la scopa in mano. Non era aria,
meglio andare a torturare quel topo maledetto di Girolamo. Arrivato davanti alla tana, si affrett a
mettersi a guardare dal buco dellentrata. Girolamo era seduto abbastanza vicino. Infil svelto una
zampa a cercare di afferrarlo. Ci sarebbe stato proprio bene un topo, dopo gli scarafaggi, anche solo
per dare pi sapore alla bocca. Alla prima zampata tocc soltanto laria, di topi non ne sent.
Girolamo si era spostato alla svelta, e a tempo, con un altro accanto unendo le forze, spinsero a terra
la zampa di Oscar, su una tavoletta che avevano portato dentro. Era una di quelle che mettevano i
guardiani per cacciare i topi nel piazzale. Era una tavoletta stretta e lunga, piena di super colla per
topi. Una volta portata dentro la tana, stando attenti, lavevano girata in maniera trasversale davanti
al buco di entrata, sicuri che qualcuno ci sarebbe finito. Dovevano stare attenti soltanto a non finirci
loro. E ci riuscirono bene, cosa che invece non riusc a quel gatto arancione.
Brutto topastro, cosa cavolo hai messo per terra? Aiuto! Non riesco a tirare via la mia zampa! Ti do
tre secondi per liberarmi, miaoo! url Oscar con la zampa incollata sulla tavoletta.
Oscar, ti sei dimenticato di dirmi che mi mangerai. Quando? lo zitt Girolamo.
Il gatto, pur di liberarsi, appoggi la testa al muro e con tutta la forza che aveva, tirando riusc a
strappare il pelo dalla zampa e a liberarsi. In ritirata ancora una volta ebbe il coraggio di dire al topo:
Girolamo, quando sarai nella mia bocca le pagherai tutte! Ti manger lentamente, a farti sentire
ogni mio dente. Non avr un briciolo di compassione, parola di Oscar!
Gi me lo hai detto tante altre volte, brutto gatto gli rispose il topo senza starlo ad ascoltare.
Con la zampa per met spelata e con tutti gli artigli retratti, miagolante sal al piano di sopra a vedere
come era la situazione nel corridoio delle armature. Devo essere ancora pi furbo e scaltro, se

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voglio farmi valere e dimostrare a tutti chi comanda qui dentro. Non sono mica un gatto qualunque
io! ramment tra s.
Con un balzo, da terra salt sul cavallo in ferro, dove cera larmatura pi grande. Appoggiatosi con le
zampe anteriori al petto dellimmobile cavaliere di acciaio, spinse forte verso il sedere del cavallo.
Larmatura rovin a terra. Era la pi pesante. Nella cucina, che stava proprio sotto a punto dove era
appena avvenuto limpatto, i due guardiani trasalirono talmente forte che se non si fossero tenuti a
un appoggio sarebbero di certo caduti.
Oscar che ha buttato gi unarmatura e penso anche di sapere quale disse Amilcare.
Sono sicuro, quella del conte a cavallo, la pi grande rispose Bastiano.
Avevano indovinato. Il rumore era stato cos forte che il tavolo pareva avesse tremato come se ci
fosse stata una scossa di terremoto. Anche Girolamo e gli altri nella tana si erano preoccupati. A
malincuore, per dovere, i guardiani salirono al piano di sopra a sistemare larmatura che era caduta .
Mentre salivano pass loro vicino Oscar con un muso tutto soddisfatto, giubilante per ci che aveva
fatto. I guardiani non lo degnarono di uno sguardo.
Bene! Brutti vecchiardi balordi, avete capito di che pasta sono fatto! pens tra s Oscar mentre si
allontanava svelto con passo felino. Scese di corsa nel piazzale a farsi grande con suo figlio. Unico
gatto che gli era rimasto al fianco.
Vieni qui, Tito, ti racconto. Avrai sentito che baccano infernale. Non era il tuono di un grande
temporale sono stato io! Ho buttato gi il cavaliere da cavallo, s quello di ferro. Hai sentito che
botta? Dovevi vedere le facce dei guardiani, erano sbiancati, sembravano i cugini del conte senza
testa!
Ottimo lavoro padre lo incoraggi Tito, che era falso pi di un tarocco cinese e viscido pi della
migliore vasellina. Tito giurava fedelt a Oscar suo padre e in tanto bramava per prenderne il posto.

Rolfo e la sua combriccola si allontanarono un po dal buco del serpente.


Topisio, penso che la cosa migliore sarebbe rimettere le maschere antigas e versare tutta la polvere
del sacchetto nel soffietto, cos avremo davvero unarma in mano. Baster togliere soltanto la sicura
e pigiare per spruzzare nel muso di qualsiasi animale la nostra Topolass.
Ok, capo. Le sai proprio tutte, hai ragione rispose affermativo Topisio.
Lui per primo si tir gi la maschera antigas e cos fecero anche Carlos e Miguel. Rolfo, per non avere
brutti scherzi, insieme Tara si spost di una decina di metri pi avanti rispetto a dove veniva quel
soffio leggero di vento. La prudenza non era mai troppa in quei casi. I tre topi, con le maschere
antigas sul muso, delicatamente versarono tutta la polvere del sacchetto nel soffietto, che teneva in
mano Topisio. Ora erano veramente armati.
117

Topi, dite al capo di aspettarci un po pi su, ho un regalo pronto per lui. Dobbiamo ritornare alla
tana dove abbiamo preparto la Topolass.
Dissero a Rolfo che sarebbero tutti e tre tornati alla tana della vecchia volpe, perch dovevano
prendere un regalo per lui. Rolfo cap e disse: Noi ci spostiamo qualche metro avanti per trovare un
posto da scavare alla ricerca di qualche buona larva.
Ricevuto, capo. Vi raggiungiamo subito gli rispose Miguel.
Ci vediamo presto, allora conferm Rolfo, mentre faceva segno col muso a Tara di avviarsi.
La gatta bianca gli si avvicin, aspett un attimo e poi tutti e due insieme partirono per la salita.
Arrivarono fin dietro una curva che girava a sinistra. Si fermarono sotto un ulivo che, mosso dalla
brezza del mattino, mostrava una volta le sue foglie verdi, una volta la parte argentea delle stesse.
Era uno spettacolo.
Vieni, Tara. Sento che questo terriccio abbastanza morbido per scavare. E il mio olfatto non mi
tradisce. Subito sotto questerba cos verde troveremo parecchie larve e anche qualche
vermiciattolo.
Rolfo si mise a scavare da una parte e Tara da unaltra. Lerba morbida si tolse subito, il terreno sotto
non era secco e arido, la pioggia dei giorni prima lo aveva ammorbidito. Con un po di raspate Rolfo
port alla luce larve di formiche rosse e nere, belle grasse e saporite. Tara dalla sua parte trov anche
diversi vermiciattoli. Mangiarono in abbondanza. Approfittarono per fare anche un riposino, si
allungano per terra posando le loro pance sul terreno riscaldato dal sole e tenendo le teste allombra,
sotto lulivo. Ci scapp un piccolo sonnellino. Rolfo sogn che dei cuccioli di gatto, due neri e due
bianchi, volevano giocare con lui e lo chiamavano pap. Per una pura coincidenza anche Tara fece lo
stesso sogno, solo che qui loro la chiamavano mamma.
Che facciamo, Rolfo? Vogliamo tornare indietro a vedere cosa stanno facendo i nostri amici? Non si
sono fatti pi vedere.
Hai ragione Tara. Non che io sia preoccupato, ma la strada cos breve che non ci costa nulla
tornare alla tana.
I gatti si avviarono e in breve, ridendo e scherzando tra loro, arrivarono alla tana. Si affacciarono. Il
sole iniziava ad essere quello del primo pomeriggio, anche sempre alto allorizzonte, riscaldava
ancora parecchio.
Ci siete?
Entrate si sentirono rispondere.
I due gatti entrarono nella tana e trovarono i tre topi ancora al lavoro. Stavano finendo proprio allora
di dare gli ultimi punti a quello che sarebbe stato un turbante.
Vieni Rolfo disse Topisio. Questo per te.
Poggiato sul tavolo da lavoro cera un turbante blu. Indossalo, Rolfo lo invitarono i topi.
118

Rolfo rimase un attimo in silenzio, poi si avvicin al tavolo e indoss il turbante. Contenti adesso?
S, siamo contenti gli rispose Topisio. Rolfo, il Gattun! Ora, capo, andiamo.
I gatti e i topi uscirono dalla tana e con passo meno lento del solito si avviarono a salire.

Il conte, con il solito sistema, vicino alla finestra della stanza dove risiedeva da anni, dopo averci fatto
qualche palleggio diede il solito calcio alla testa, che vol via dalla finestra. Come faceva sempre,
aspett qualche minuto e poi la insegu sentendone il profumo.
Oh? Questo posto lo conosco, mi pare di esserci gi stato. S, sriconosco anche lodore di questi
vestiti. Do unocchiata, ma mi pare tanto che questo sia larmadio di Raphaell.!
Il conte apr lanta dellarmadio, verific che nella stanza non ci fosse nessuno e si richiuse dentro. Si
contorse un attimino per prendere la testa e mettersela sotto il suo braccio. Poi si fece una
passeggiatina nello scomparto dellarmadio e rimase ad aspettare.

Raphaell, Valentino e Penelope anche quel giorno arano arrivati fino alla rimessa del fattore.
Vedendo che luomo e il nipote non cerano non si permisero di entrare da soli. Dopo aver fatto due
giri nel piazzale ridiscesero, si fermarono al pratone, salutarono il padre di Raphaell che era al
pascolo col micro-gregge. Valentino si abbuff derba. I ragazzi sdraiati nel prato rimasero a rimirare
il cielo, bello anche quel giorno, completamente libero da nuvole. Rimasero per un po a prendere il
sole. Quando si sentirono belli accaldati, si avviarono verso il ruscello. Spogliatisi e rimasti in
costume, fecero un bagno pomeridiano anzich mattutino. Anche Valentino gli si avvicin quando
erano nellacqua, stando attento a non schiacciare i loro piedi. Giocarono per diverso tempo
nellacqua, fu il cavallo che insist con Raphaell per uscire. Sentiva pi freddo dei ragazzi, che
quellacqua a loro non disturbava affatto.
Valentino disse a Raphaell, nitrendo leggermente: Perch non salite e continuiamo a passeggiare?
Basta stare nellacqua! Andiamo a fare un giretto nel bosco.
I ragazzini, contenti, uno alla volta salirono in groppa al cavallo. Fecero una lunga passeggiata, tra il
pratone e met bosco. Raphaell prefer tornare indietro quando si accorse che il sole stava iniziando
a diventare pi debole. Si fidava di Valentino, ma non si fidava a rientrare con il buio. Anche quella
sera lui e suo padre mangiarono a casa della cuginetta: una cenetta niente male. Dopo il caff
rientrarono a casa, era gi tardi. Il padre di Raphaell lo abbracci, gli diede la buonanotte e se ne
and nella sua camera. Raphaell entr nella sua. Fatto in bagno si spogli e si mise a letto. Prima di
spegnere la lucina sul comodino, appena finito di recitare le sue preghiere, un toc-toc leggerissimo gli
fece voltare la testa in direzione dellarmadio. Raphaell sorrise, aveva immaginato che fosse tornato il
conte. E difatti si apr lanta dellarmadio e ruzzol fuori una testa. Era quella del conte.
119

Buonasera, Raphaell. Sono tornato a trovarti. Posso rimanere?


Certo, conte, che pu rimanere. Per lei, quanto le pare. Non mangia, non beve, non dorme, non
disturba mai perch parla sempre e solo con me, quindi pu rimanere quanto vuole. Non da fastidio
a nessuno.
Grazie, Raphaell. Sei gentile, ma penso di tornare presto al castello. Sento che sta arrivando lora del
mio trapasso definitivo. A volte vedo una luce che sembra mi indichi la strada. Ma visto che anche in
questa dimensione pago ancora le mie insicurezze, sono sempre indeciso se andare oltre o no. In fin
dei conti mi sono abituato a questo stato. Non poi cos tanto che mi ci trovo, sono appena cento
anni. Comunque ricordo anchio i bei tempi di quando dal castello, con il mio cavallo, passeggiavo
fino al prato dove arrivi tu. Sai, in questa dimensione anche se siamo parecchi, perch non ci sono
solo io, non sono in molti ad avere i miei stessi interessi. poca la gente di cultura. Devo dire che mi
trovo meglio nel tuo armadio piuttosto che dove sono adesso.
Non scherzi, conte. Spero che lei stia meritando il Paradiso.
Il conte ci fece una mezza risata e gli rispose: Caro Raphaell, tuttalpi con la mia vita meriter il
Purgatorio. Sai, non sono stato poi cos bravo e buono durante la mia vita terrena. Ero un uomo
insicuro e pieno di volti. Mi raccomando, non diventare cos.
No, conte, non si preoccupi. Non ne avrei neanche il tempo. Tra una settimana andr via anche mia
cugina. Torner in collegio e cos far io. Che noia tornare a combattere con quei compagni che mi
danno sempre fastidio! Mi sberleffano e io non voglio usare i miei poteri, perch ho paura di far male
a qualcuno.
Sei proprio un bravo ragazzino. Per, visto che puoi, una piccola lezioncina ai tuoi compagni la
dovresti dare. Non per far del male a loro, ma per fargli capire che forse non giusto prendersi gioco
di un compagno e sbeffeggiarlo continuamente.
La ringrazio del consiglio, conte. Ora non so lei cosa far, ma io vorrei dormire.
Caro Raphaell, visto che la finestra ancora aperta io approfitto. D un calcetto alla mia testa e la
seguo. Ci rivediamo quanto prima.
Il conte palleggi con la testa due o tre volte, poi con il suo stile classico diede un calcio e la lanci
lontano. Arrivederci! echeggi la voce del conte, che fluttuando era partito.
Raphaell chiuse gli occhi e in quel momento stesso e cadde in un sonno pi che profondo e sereno.
La notte lo cull fino al mattino. Furono i primi raggi del sole a svegliarlo. Gli carezzarono il viso, apr
gli occhi e dopo un primo sbadiglio stir le braccia, come era suo solito fare.
Aaah, che bello! Che dormita che mi sono fatto!
Stirandosi ancora e dando un altro sbadiglio, si mise seduto a met letto. Guard la luce che entrava
dalla sua finestra e come sua abitudine corse ad affacciarsi. Laria fresca del mattino, non ancora
calda, diede la spinta al suo risveglio definitivo. Da l vedeva bene il recinto che il padre aveva
costruito e che era ancora vuoto. Non vedeva lora che fosse pieno di pecore. Anche quella mattina,
120

prima di uscire sistem la sua stanza facendo ballare tutti gli attrezzi. Allora giusta usc dalla stanza e
si affrett a fare colazione con il padre, che gli aveva preparato una fetta di pane con su spalmato del
burro artigianale fatto da lui, con un poco di marmellata sopra.
Buongiorno, Raphaell.
Buongiorno, pap. Hai dormito bene?
S, figlio mio. La pace mi ha abbracciato di nuovo. E tu?
Anche io, pap. La sera torno talmente stanco che recitate le mie preghiere dormo.
Fai bene, Raphaell. Sei un ragazzino, giusto che tu esaurisca tutte le tue energie durante il giorno e
la notte tu te la prenda tutta per riposarti. Dove hai intenzione di portare oggi tua cugina?
Oggi, pap, voglio fare presto perch vorrei sfruttare la potenza di Valentino per arrivare il pi
vicino possibile al castello.
Fai bene, Raphaell. Ora che hai un cavallo potrai arrivarci e nella stessa giornata tornare. Te lo
consiglio, uno spettacolo. Poi se davvero arrivi al castello, ti ricordo di presentarti ai guardiani. Li
conosco bene, sono amici. Te lo faranno visitare, se lo vorrai.
Grazie, pap. Me lo ricorder disse Raphaell al padre, sorridente e felice.
Fatta colazione, il ragazzino usc immediatamente di casa. Corse nella stalla, prima di attraversare il
piazzale. Saltellante arriv al lato destro di Valentino. Contento, lo abbracci tra il collo e il garrese.
Buongiorno, cavallo nero. Sono felice di vederti.
Sono contento anchio gli rispose il cavallo. Sei arrivato di buonora, ho capito cosa mi vuoi dire.
Sono daccordo con te. Vai a dire a tua cugina di fare presto, ch partiamo subito. Vi porter il pi
vicino possibile al castello. E se lo riterr giusto e possibile, ci arriveremo. Ci sono gi stato un paio di
volte con il mio vecchio padrone, si sempre divertito e lo ha trovato meraviglioso. Cos mi diceva di
solito quando rientravamo. Ma non aveva i tuoi stessi poteri, non potevamo comunicare. Anche se
capivo quello che mi diceva, lui non captava i miei pensieri. In ogni caso, era un amico. Ci ho passato
insieme dei begli anni.
Aspettami, non ti muovere. Vado a vedere Penelope a che punto . La inciter a fare presto.
Raphaell sciolse labbraccio al cavallo e corse via dalla stalla. Attravers il piazzale di corsa, salt i tre
scalini della veranda, buss alla svelta e come sua zia apr fu lui a dirle: Buongiorno, zia! Sono
venuto a prendere Penelope. So che dobbiamo fare colazione e fare alla svelta. Che dolce hai fatto?
C una crostata alle more, nipote mio.
Sento il profumo le rispose Raphaell mentre stava entrando. Buongiorno Penelope le disse
quando era gi seduto al tavolo.
La cuginetta gli sorrise e contraccambi il saluto. Che dobbiamo fare che sei cos eccitato e di
fretta?
121

Ricordi? Te lo avevo detto, dovevamo andare ad avvicinarci il pi possibile al castello. Valentino


daccordo.
S, dai. Mangiamo e usciamo rispose la cugina.
E la zia: Raphaell, chi Valentino?
il mio cavallo.
Il tuo cavallo ti ha detto che daccordo?
S, zia. Me lo ha fatto capire. poco che stiamo insieme ma ci capiamo. Quando gli faccio le
domande, lui risponde s o no con la testa.
Ma davvero? Allora un cavallo eccezionale!
S, zia, un cavallo nero eccezionale. E poi tanto potente, possiamo restargli in groppa tutti e due
senza che neanche se ne accorga.
I ragazzi bevvero lultimo sorso di latte e uscirono. Si avviarono veloci alla stalla, mentre un
camioncino stava arrivando al piazzale, davanti casa di Raphaell.
Il padre usc e gli disse: Raphaell! Aspettate un attimo! So che andate di corsa, ma vi prego,
dedicatemi qualche minuto. Giusto il tempo di far entrare le nostre nuove pecore nel recinto, poi
far da me.
Va bene pap. Porto Valentino con me qui.
Muoviti, figliolo.
Lautista del camioncino inquadr dove era lentrata del recinto, fece la manovra e si avvicin
allentrata con la parte posteriore. Il padre di Raphaell apr il cancello e chiese allautista se poteva
fare entrare un pezzo di camion nel recinto. Lautista, che aveva capito, entr con un quarto di
camion in retromarcia. Quando si ferm era arrivato anche Raphaell con il suo cavallo. Il padre firm
la bolla allautista, che immediatamente si apprest ad abbattere la pedana per far s di aprire la
parte posteriore del camion. Dai belati delle pecore, dovevano essere sicuramente pi di dieci.
Lautista e il padre di Raphaell si strinsero la mano e il primo disse al secondo: Ci ha visto bene. Ha
saputo comprare, sono tutti animali di prima qualit. Gli dar unultima occhiata ora, quando
scendono.
Anche Dolores era l insieme a loro, pronta a seguire le nuove pecore nel recinto. Dopo cinque minuti
erano scese cinquanta pecore dal camion, che si erano andate tutte a rifugiare nellangolo in fondo al
recinto, dalla parte opposta alla loro.
Fu a Raphaell che venne in mente di dire al padre: Pap, noi oggi possiamo anche non andare al
castello. Ma ti ricordo una cosa. Visto che ho capito che le nuove arrivate sono parecchio impaurite,
sai cosa faccio? Prendo e porto qua le nostre tre pecore e Barbetta.

122

Raphaell si avvi nella stalla con Dolores al suo fianco, e disse alla cagna: Mi raccomando, Dolores,
pensaci tu. Porta dentro le tre pecore e Barbetta e fate in modo che le nuove arrivate si fidino al pi
presto di voi. Sarei contento se per la prossima uscita che faremo insieme potessimo andare tutti al
pratone. Oggi non ho tempo, ma domani lo trover per presentarmi a tutte. Gli spiegher che la
maggior parte delle volte sar io a mungere il loro latte, almeno tutte le volte che sar a casa.
La cagna abbai due volte, facendo uscire parecchi schizzi di bava dalla sua bocca. E gli rispose:
Fratellone, far del mio meglio. Non penso che sar poi cos tanto difficile. O tre o cinquanta per me
non cambia, so qual l mio mestiere. Sono un pastore atipico, ma lo faccio con tutto il mio cuore. Ho
un gran feeling con le pecore, basta che vicino a me non ci siano gatti. Gli altri animali li amo.
Le pecore lasciarono che Dolores le avvicinasse, poi si sparpagliarono un po: non erano pi agitate
come quando erano arrivate. Il padre di Raphaell per estrema sicurezza, chiuse immediatamente il
cancello del recinto. Lo riapr per far uscire il camion.
Salutato il trasportatore, fu il padre stesso che disse a Raphaell: Avete fatto anche troppo, andate.
Non perdete tempo, ve ne ho rubato anche troppo.
Ma che dici, pap? Ci andremo domani al castello, non un problema. Ora per ti salutiamo
Sal per primo in groppa a Valentino, poi tendendo il braccio alla cugina aiut a salire anche lei. Con
uno slancio e laiuto della forza della mente di Raphaell, in un secondo fu sopra.
Andiamo, Valentino.
Il cavallo, senza dover aspettar comandi, gir e con la richiesta mentale di Raphaell si avvi. Con il
suo passo, n troppo veloce n troppo lento, in poco tempo arrivarono al ruscello. Quella mattina si
bagn le zampe giusto il cavallo. Raphaell indirizz la borraccia a riempirsi senza scendere da
Valentino. Non era tardi per niente, faceva caldo ma non era afoso.
Ragazzi si parte! avvert Valentino. Il cavallo prese ad andare verso la strada bianca, direzione
castello.
Valentino non mi dire che ce la faremo ad arrivare al castello?
Arrivare al castello non ne sono sicuro, ma di certo arriveremo parecchio in alto. Vi piacer. Ora
saliamo.
Iniziarono la salita che in poco si fece pi ripida, ma era una strada ben pulita. Il loro cammino era
accompagnato dal volo delle aquile e dei falchi che stavano cacciando. In quel posto cos verde e con
un tetto di un azzurro trasparente che non finiva mai, quella mattina il cielo era limpido, non cera
neanche una nuvola a interrompere la continuit del blu. Mentre salivano videro anche altri uccelli,
un paio di lepri e una volpe che inseguiva un coniglio selvatico. Raphaell capt le grida di aiuto del
coniglio che stava scappando. La volpe lo stava inseguendo, ma non per giocare. Se lo avesse
acchiappato sarebbe diventato il suo pranzo. Era tutto normale in natura. Raphaell non fece altro che
spostare il coniglio parecchi metri pi avanti, regalandogli cos un po di vantaggio. Non sarebbe stato
giusto agevolare troppo il coniglio, doveva riuscire a cavarsela da solo. Se le riusciva, doveva
mangiare anche la volpe. Non molto lontano sent un tonfo, era la volpe che aveva achiappato il
123

coniglio, quella mattina aveva trovato da mangiare carne fresca. Il povero coniglio aveva trovato
invece dei denti affilati in cui sarebbe stato meglio non cadere. Con quel passo arrivarono in un punto
non molto distante dal castello che era di una bellezza unica. Valentino gir a sinistra ed entr nel
bosco solo per poco. Riuscirono in uno spiazzo, davanti a un masso alto ed enorme. Dal quale, al
centro, in mezzo alla vegetazione, usciva un getto dacqua che cadeva dentro una piscina naturale
molto grande. Da l nasceva il ruscello, che passava vicino alle loro case e che portava lacqua e
regalava la vita a chi viveva da l fino a fondo valle.
Il mio fiuto e il mio udito non mi ingannano. Molto vicino a noi ci sono altri animali. Sento
distintamente lodore di due gatti e tre topi. Me lo ricordo chiaramente, ho vissuto con diversi topi
nella penultima stalla dove ho abitato. Sono animali simpatici, un po troppo furbetti, ma simpatici.
Se lo dici tu! gli rispose Raphaell.
Il cavallo, con i due ragazzi in groppa, lasci la bellissima piscina naturale con la cascatella. Gir
trecentosessanta gradi su se stesso e inizi a camminare con il suo passo, puntando a una seconda
uscita un po pi in alto. Entrarono nel bosco che ancora lombra non era cupa, la luce era quella del
mattino e riusciva a filtrare tra le fronde degli alberi.
Ehi! Chi siete? Cosa volete? Attenti che siamo armati!
Siamo turisti rispose Valentino. Vorremmo arrivare al castello, se possibile. Voi cosa fate qua?
top secret! Siamo in missione. Voi non sapete niente di quello che succede al castello.
Valentino, guardando il topo dalla sua altezza, si avvicin. Io sono Valentino, loro sono i miei
padroncini. Qualche tempo fa ho avuto una convivenza niente male con due topi, nella stalla dove
vivevo. Un po troppo curiosi, ma due animaletti a modo. Il mio padroncino biondo si chiama
Raphaell e riesce a comunicare con gli animali. O perlomeno con me.
Raphaell sorrise e guardando il topo si present telepaticamente: Io sono Raphaell. Con mia cugina
vivo ai piedi della collina. Con Valentino, che il mio amico cavallo, siamo partiti per arrivare in cima
alla collina a visitare il castello. Mi ha detto mio padre che se arrivo al castello mi posso presentare ai
guardiani, che sono suoi amici e ce lo faranno visitare. Mi ha detto anche che molto bello.
S, il castello molto bello, squit! Il problema che da qualche tempo a questa parte ci vive un gatto
arancione di nome Oscar, che un dittatore e un tiranno. Noi dobbiamo liberare una famiglia di topi,
che la famiglia dei nostri cari amici Miguel e Carlos qui presenti, e dare di nuovo a chi ne ha diritto
le chiavi del castello. E cio al nostro capo, Rolfo.
Rolfo era accucciato qualche metro pi indietro, con il suo turbante in testa.
Bello! Un gatto nero con gli occhi gialli e un turbante blu in testa! Guardando Rolfo, il ragazzino si
present: Piacere, io sono Raphaell.
Io sono Rolfo. Io e i miei amici la faremo pagare a quel gattaccio arancione. Quando saremo arrivati
al castello e ce lo troveremo faccia a faccia, maledir per sempre di averci rincontrato. A te lo posso
dire: Topisio, il nostro scienziato genio, ha creato unarma micidiale, la Topolass. Ti spiego. Ce
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labbiamo sia in polvere che liquida ed un composto che non lascia scampo a chi la ingerisce. un
miscuglio di erbe che d inizialmente grandissimi problemi gastrointestinali, e poi porta a gravi stati
di allucinazione e paure di qualsiasi tipo, tutte correlate al proprio carattere. Pi un animale cattivo,
pi grandi saranno le sue paure, pi a lungo dureranno. Il primo a provarla, per errore, stato un
serpente mangia-topi che voleva entrare nella tana dove eravamo andati a preparare il composto. Ha
respirato un po della vapore del miscuglio appena finito di preparare. Eh, ragazzo mio, ti posso
soltanto dire che quel serpente non mangia pi topi, diventato un mangia-frutta. E vedessi anche
com diventato buono! Lultima volta che labbiamo visto stava cercando un frutteto per farlo
diventare la sua dimora.
Avete intenzione di arrivare al castello e di far ingerire il vostro micidiale miscuglio anche a quel
gatto arancione?
Se fosse possibile sia a lui che a tutti quelli della sua banda. Cos il castello rientrerebbe in mano al
nostro capo, che anche il nostro salvatore e amico pi grande. Viva Rolfo!
Che strano, cavallo mio la prima volta che vedo dei topi ammirare cos tanto un gatto.
Rolfo, avendo captato i suoi pensieri, gli rispose da dovera: In effetti non cosa da tutti i giorni che
due gatti e tre topi convivano cos perfettamente in equilibrio. Sar perch non rientrano nella mia
dieta. Sai, io sono un gatto che per star bene con la sua amica Tara ha deciso di passare ad altra
dieta. Oggi, senza vergognarmi, vado alla ricerca di terreni morbidi e parecchio umidi, scavo e sono
diventato un bravo cercatore di larve. Devo dire che sono buone e molto nutrienti. Non mi
interessano pi i topi, le piccole rane e altri animaletti. Loro sono diventati i miei amici fraterni e con
loro voglio condividere in pace il castello quando me ne sar riappropriato. E vedrai che accadr
molto presto, penso che entro domani saremo in cima alla collina.

Tito, figlio mio, ho fatto un brutto sogno. Ma di quelli proprio brutti, eh!
Coshai sognato, padre?
Che stava arrivando al castello Rolfo, accompagnato da una gatta bianca e niente pop di meno che
tre topi. Erano armati fino ai denti, pronti a combattere contro di me, ora che siamo solo in due.
solo un sogno, padre. Se mai dovesse accadere, venderemo cara la nostra pelle. Io ti star sempre
al fianco.
Tito fin di parlare, poi si allontan. Usc dal ponte levatoio. Senza ben sapere dove volesse andare, si
avvi lungo lo stradello che portava a valle. Camminava lento, alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Oscar rimase solo nel castello. Dopo un po anche lui si tir sulle zampe, sal le scale con passo
felpato, da ladro, arriv alla cucina. Si affacci allinterno, come faceva di solito e, quando vide i due
guardiani intenti a cucinare davanti al pentolone nel camino, con la scopa vicina, ne pens unaltra.
And a trovare Girolamo, si mise con locchio attaccato al buco per vedere dove fosse il topo. Mise a
bene a fuoco e non vide nessuno nella tana.
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Brutto gattaccio arancione! Sei venuto a trovarmi per sparare le tue solite cavolate?
Oscar, nel trovarsi tutto dun tratto davanti agli occhi Girolamo, trasal. Gli si rizz il pelo, gli si tese la
coda e le orecchie iniziarono a fare il balletto. Impaurito, scapp come un fulmine. Scese saltando a
pi pari tutte le scale che collegano i due piani e si and a nascondere sotto il carro abbandonato,
come era sua abitudine ormai fare. Non gliene andava pi bene una. Lui, Oscar, il temerario Oscar,
era scappato davanti a un topo. Se non era la fine quella! Cosa doveva accadere ancora? Quella
mattina non ebbe pi coraggio di tornare a fare torture psicologiche a Girolamo. Rimase l sotto tutta
la mattina.
Tito era sceso qualche centinaio di metri dal castello. Vide piante belle verdi, tutte cariche di frutti.
Pens di andare a caccia tra quegli alberi. Acquattato inizi a girare tra gli alberi in cerca di una
possibile preda. Lacquolina in bocca andava di pari passo con il crampi di fame alla pancia. Era da
diversi giorni che non metteva niente sotto i denti, suo padre aveva fatto fuori tutti gli scarafaggi del
castello, non gliene aveva lasciato da mangiare neanche uno. Oscar era un egoista anche con lui. Ad
un tratto vide un topino impaurito muovere verso una tana. Con uno scatto cerc di raggiungerlo, Se
la cavava bene con la corsa quel topino, Tito gli corse parecchio dietro ma alla fine il topo riusc a
infilarsi dentro un buco e lui rimase per lennesima volta a bocca asciutta. Si accontent di un
lombricone rosso che trov vicino a un albero. Non lo mastic neanche, lo ingoi tutto intero tanta
era la fame. Imprec verso quel topo che gli era scappato e poi si mise a riposarsi sotto lombra di un
albero, tanto per recuperare le energie che aveva speso inutilmente a inseguire il topino che laveva
fatta franca. Allombra si stava benissimo, i crampi alla pancia erano diminuiti. Mangi un altro
verme che aveva trovato l vicino. Questa volta lo mastic e ne gust il sapore.
Tra s pens: Per! Niente male questo verme. Ma chi se frega del topo che mi sfuggito! So dove
acchiapparli i topi, per ora mi basta cos.
Era l a trastullarsi quando vicino si sent dire: Sss-salve! Sss-sono Sss-Sirio, come va?
Bene, serpentello. Ti vedo parecchio magro, mi sembri moribondo.
Tu sss-sapesss-si quello che ho passs-sato io! E per fortuna sss-sono ancora qui. Ci sss-sei tu?
Ah! Non sai chi sono io? Sono Tito, il vicer del castello. E tu, serpentello fortunato, perch ho finito
di mangiare proprio adesso?
Ti ripeto, sss-sono Sss-Sirio, un mangia-topi passs-sato a mangia-frutta. Non fare il furbo, sss-se ssssono cosss-s magro c un motivo. Prima non ero mica cosss-s io! Ti avverto, sss-stanno arrivando!
Voi al casss-stello, tu e il tuo re non sss-sapete quello che sss-sta per accadere.
Cosa ci potr mai accadere, serpentello?
Sss-se hai pazienza ti racconto. Qualche tempo fa, una mattina, sss-stavo sss-strisss-sciando a caccia
di topi e quantaltro di digeribile per me. Arrivato a un certo punto, sss-sentii il nitido odore di topi.
Erano dentro una tana. Pensss-sai tra me: Piatto ricco, mi ci ficco. Grazie al mio sss-sofisss-sticato
olfatto riuscii a individuare il buco sss-superiore di quella tana. Avrei potuto fare una gran bella ssssorpresss-sa ai topini e mangiarmene un paio. La sss-sorpre-sss-sa riusc, dentro la tana cerano tre
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topi e due gatti. Incredibile, ma vero! Uno dei tre topi aveva un camice bianco e armeggiava davanti a
un banco tutto pieno di ampolle che bollivano. Mi pre-sss-sentai per impaurirli e attaccarli, non avrei
mai pensss-sato a quello che poi mi sss-sarebbe sss-successo. I topi avevano finito allora di preparare
la loro arma micidiale, un misss-scuglio di erbe e acqua putrida. Il vapore mi arriv al nasss-so, era
dolciasss-stro, e lo ressss-spirai involontariamente. Neanche qualche sss-secondo e nel mio sssstomaco e nella mia pancia sss-sentii come rotolare sss-sas-sss-si e pezzi di vetro. In quel momento
capii perch i topi e i gatti avevano indosss-sato le masss-schere antigasss. Allus-sss-scita dalla tana,
gi mi ero sss-svuotato dalla quantit di cacca che feci. Dur cosss-s per tutto il giorno, fino alla
notte, credevo di impazzire. Ma non finita qui, la cosss-sa pi brutta fu, quando finito leffetto
gasss-stro intesss-stinale, linizio dei sss-intomi di panico e terrore. Ne sss-sono sss-stato vittima per
giorni, vedevo in continuazione topi enormi che mi volevano mangiare. Mi insss-seguivano, mi lassssciavano andare e poi mi riacchiappavano. Che brutto! Alla fine ho capito che non potevo andare
avanti cosss-s, sss-se fosss-sse durato ancora altri giorni, sss-sarei morto. Una mattina, dopo una
notte passs-ssata in preda alla paura, dopo che mi ero annodato anche la coda, furono i topini che mi
avevano ridotto in quesss-sto sss-stato ad aiutarmi. Entrarono nel buco dovero e mi sss-si pararono
davanti. Con la paura che mi fecero e col tremore che ne sss-segu riuscii a liberarmi dal nodo. In quel
momento sss-stesss-sso decisss-si che avrei sss-smesss-sso di mangiare topi e che sss-sarei diventato
vegetariano. Ecco perch tu mi hai trovato qui. Lo vuoi un consss-siglio? Torna al casss-stello e
avvisss-sa il tuo re che quando sss-saranno arrivati quei topi e quel gatto nero per voi sss-sar la fine.
Allora visss-sto che sss-siete ancora in tempo abbandonate il casss-stello e sss-scappate il pi lontano
posss-ssibile. Fosss-ssi in voi mi rifugerei due colline pi avanti. Sss-scusss-sa, mi arrampico sss-su
quesss-sta bellisss-ssima pianta, vado a risss-scaldarmi un po.
Tito l per l non si rese conto. Mentre il tempo passava iniziarono a ronzargli in testa brutti pensieri.
Cominci a vedere immagini di topi parecchio pi grossi di lui che lo avevano messo al muro, vedeva
Rolfo con denti giganti e affilatissimi che gli si avvicinava e se stesso che implorava di essere lasciato
in pace, promettendo che se ne sarebbe andato insieme suo padre, nelle sue visioni pi impaurito di
lui. Riusc a superare quellattimo e quei pensieri. Scosso, si alz e si allontan dal frutteto. Non
prosegu verso valle, tremante si avvi di nuovo verso il castello. Quel momento che gli aveva fatto
cos paura, sentiva che si stava avvicinando: era arrivato il momento di trovare dei rimedi. Doveva
tornare da suo padre ad avvisarlo e sentire cosa voleva fare. Arrivato al castello cerc
immediatamente suo padre, che era ancora sotto il carro a smaltire lo stress della paura che gli aveva
messo addosso Girolamo.
Padre! Padre, miaoo!
Perch mi disturbi, figlio ingrato? Non vedi che sto riposando?
Ti disturbo perch bene che tu sappia a cosa stiamo andando incontro. Ascoltami, padre. Ero in un
frutteto non molto distante da qui. Preso dai crampi della fame, ero andato alla ricerca di qualcosa
da mangiare in quel frutteto. Ho mangiato un lombricone e un verme che mi hanno saziato. Ho
conosciuto un serpente mangia-topi distrutto. Era talmente smagrito che sembrava una piccola
biscia. Sai, mi ha raccontato chi e cosa lo ha ridotto cos. Tu non puoi immaginare! A fargli fare quella
fine sono stati Rolfo e i suoi amici topi. Mi ha anche detto che stanno venendo per scacciarci.

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Oscar inizialmente si lasci andare alla sua superbia e disse: Cosa potr farci mai un gatto nero e dei
topi? Tuttalpi ce li mangeremo.
Dopo quelluscita ingloriosa, Tito gli raccont tutto quello che gli aveva riferito il serpente. Come egli
fosse stato due volte pi grande e aggressivo prima di incontrare i topi e quel gatto e prima di
respirare il loro miscuglio velenoso, che lo aveva ridotto nelle condizioni pietose attuali. Il serpente,
continu Tito, si era raccomandato di prendere provvedimenti al pi presto, prima che il gruppo
arrivasse al castello. Addirittura di scappare al pi presto.
Mai, per tutti i gatti che fanno miao! Io non scapper mai da questo castello. Tito, corri a cercare
qualche gatto che voglia arruolarsi nel mio esercito. Dobbiamo prepararci, se cos devessere
affronteremo quel gatto nero e i topi suoi compagni. Fece un sogghigno leccandosi le labbra:
Buoni i tre topi da mangiare, direttamente qui nel piazzale! Belli freschi. Figlio mio, non ti
preoccupare. Ho tutto sotto controllo, sono il re del castello e rimarr tale ancora per molto.
Tito lo guard con aria di sufficienza, non disse pi nulla. Lui aveva udito direttamente dalla bocca del
serpente cosera la potenza di quel miscuglio e i suoi effetti. Padre, io non mi far trovare al castello
quando arriveranno. Ho visto con i miei occhi un mangia-topi adulto ridotto come una piccola biscia
dacqua dolce. Mi vengono gi i brividi al solo pensiero di Rolfo e dei suoi amici che attraversano il
ponte e si mettono a spruzzare il loro veleno nel piazzale. Non voglio neanche pensare di respirare
anche una sola volta quella trovata infernale. Ti saluto, io parto. Vado a cercare fortuna altrove, caso
mai dove non c da buttare gi armature e combattere coi guardiani per poter avere un posto dove
vivere.
Ma che dici, Tito? Qui dopo di me ci sarai tu, non devi andartene.
Tu qui, padre, resterai ancora per poco e ti ricordo che il primo effetto della miscela velenosa
diarrea e gravi disturbi gastro-intestinali. Ma il peggio viene dopo, quando attacca la parte
psicologica di chi lha ingerita o inalata, potenziando a dismisura le paure gi presenti nella vittima,
che aumentano di pari passo al suo caratteraccio.
Tito scapp via dal castello a zampe levate, si gir soltanto una volta a guardare indietro suo padre, il
re. Oscar come sempre, inizialmente sbruffone, disse tra s: Miao, per tutti i gatti che fanno miao!
Non penso proprio che Rolfo avr il coraggio di arrivare fin quass. Tra laltro non sa neanche che
sono rimasto io soltanto. Non lo temo.
Mentre si rammentava quelle cose, tremava inconsciamente. Dopo qualche istante se ne rese conto,
anche se la sua superbia gli impediva di pensare che quel tremore fosse dovuto alla paura di rivedere
Rolfo. Scroll il suo pelo arancione e saltellante si avvi ai piani superiori. La prima visita la fece alla
tana di Girolamo. Sbirci con locchio e vide Girolamo in un angolo della tana che stava leggendo,
come al solito. Non gli disse nulla, rimase l qualche secondo e se ne and. Non aveva avuto il
coraggio. Si avvicin alla porta della cucina, che era aperta. Si affacci e vide i due guardiani. Uno
lavorava la verdura sul tavolo con un coltello, laltro girava col mestolo il pentolone al fuoco sul
camino.
Bastiano, che lo vide, gli tir un pezzettino di pesce avanzato dalla sera prima e gli disse: Mangia,
Oscar, questa la tua ultima cena qui al castello. Lo sento.
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Il gatto miagol ruffiano e falso, ingoll in fretta quel boccone di pesce e si allontan. Sal al piano
delle armature, voleva combinare lo scherzo ai guardiani da solo, sicuro che tutto fosse a posto
come lo era stato lultima volta che le aveva fatte cadere. Non si degn di controllare che ci fosse il
super-grasso o qualche altro cambiamento. Che in realt cera stato. I due guardiani, stufi di sentire
in continuazione il fracasso delle armature che cadevano, si erano dati da fare e avevano messo tutte
le armature, compresa quella a cavallo, chiuse dentro delle gabbie in ferro che erano fissate a terra
con grosse viti. Inoltre cera anche la strisciata di super-grasso, che sul pavimento pulito ovviamente
non era possibile vedere. Oscar, sempre pi preso dalla sua boria, annus laria e zampettante corse
fino in fondo al corridoio. Sicuro che il gioco gli sarebbe riuscito, correva il pi veloce possibile verso
le armature, incurante di tutto. Tir dritto verso la prima. Come appoggi le zampe sul super-grasso
una scarica dadrenalina lo colp. Cap immediatamente quale sarebbe stata la sua fine. Il grasso
aument la sua velocit a dismisura, senza che lui avesse il controllo della sua direzione. Oscar si
and a infilare tra la gabbia e larmatura, con testa ammacc lo stivale in ferro lasciandoci limpronta.
I guardiani, sotto in cucina, capirono che Oscar era arrivato alle armature.
Amilcare sorridente disse a Bastiano: Ti piaciuta la botta? stato Oscar che piombato addosso
alle armature dove doveva arrivare. Il nostro piano riuscito perfettamente. facile con quel gatto.
Vieni qua, vecchio mio! Dammi il cinque!
Ok gli rispose Amilcare e dopo essersi dati lo scambio tornarono al loro lavoro, fregandosene di
Oscar. Non avrebbe avuto pi ragione con loro, ora sapevano come fare per tenerlo a bada. I due
vecchietti avevano iniziato a dargli pan per focaccia. Si fecero una risata quando non lo videro uscire
dalla finestra di cucina che dava sul piazzale. Ebbero la conferma, con quello, che era rimasto
impinzato tra la gabbia e larmatura. Ma a nessuno dei due venne la voglia di andare a liberarlo.
Anzi, Bastiano fece ad Amilcare: Se ci riesce, che si liberi da solo!

Ci siamo, amici. Continuiamo a camminare lenti che domani mattina, dopo che il sole sar alzato,
faremo il nostro ingresso al castello.
Ok, capo, siamo tutti con te gli risposero i topi.
Tutto il gruppetto si mise a cercare da mangiare sotto un albero di fianco allo stradello. Rolfo raschi
nellerba morbida alla ricerca di larve e vermi per s e per chiunque volesse unirsi a lui su quel grande
vassoio naturale. Lo raggiunse Tara immediatamente e si mise a mangiare al suo fianco. Cerano larve
e piccoli vermi in abbondanza. Parteciparono anche i tre topi, che si divorarono tutti i vermetti piccoli
che uscivano da quel terreno. In non molto tempo erano tutti sazi.
Rolfo disse agli altri: Ora riposiamoci, domani saremo ancora pi in forze. Sar sicuramente una
giornata emozionante. Se tutto andr come penso io, riabbraccerete i vostri cari e potrete scegliervi
la tana che pi preferite nel castello.
Grazie, Rolfo fecero in coro i tre topi.
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Visto che non lascio niente di particolare, ho deciso che verr anchio con voi, sempre se mi
accetterete aggiunse Topisio.
Certo che ti accettiamo! Ormai sei dei nostri disse Miguel. Anzi, ho una cugina che ancora zitella
e sta diventando grande. Potresti conoscerla, forse diventeremo anche parenti. Far comodo uno
scienziato al castello, anche se c gi Girolamo che di cose ne sa tante.

Oscar riusc dopo ore a liberarsi da dove era andato a finire. Traballante, fece soltanto la prima
rampa di scale per scendere al piano dove erano la cucina, la tana e anche luscita per andare sulle
mura. Oscar, ancora tutto rintronato, prefer uscire sulle mura per passare la notte. Si mise sdraiato
tra una merlatura e laltra, sempre dalla parte che guardava il piazzale. Da l vedeva anche il fossato,
il ponte levatoio e lo stradello che portava a valle. Rimase appoggiato alla merlatura a guardare
finch la stanchezza non lo port via. Nutriva la speranza di veder tornare Tito con altri gatti a
garantirgli uneventuale battaglia contro Rolfo e i suoi. Ma non vide arrivare nessuno. Si raccont pi
volte che era il pi forte, che era il migliore e che non cera nessuno che lo potesse attaccare. Con
quella litania di pensieri riusc a prendere sonno. Ebbe pi di un incubo, addirittura sogn che
uscivano i lucci dal fossato e lo rincorrevano. Non era stato ancora investito dalla Topolass e gi
stavano uscendogli fuori le sue pi grandi paure. Dopo lultimo incubo rimase con gli occhi sgranati
ad aspettare che arrivasse il giorno, appoggiato con le zampe anteriori alla merlatura e la testa tra
zampe.

Tara, lalba sta iniziando. arrivato il mio e il vostro momento. Riprendiamoci il castello. Bella gatta,
tu porta Miguel, io caricher su Topisio e Carlos.
La gatta gli pass il turbante, lui se lo mise e fece salire in groppa Carlos e Topisio. Topisio aveva in
una mano unampolla piena di liquido di Topolass e a tracollo sulla spalla opposta portava il soffietto
carico di Topolass in polvere. Effettivamente erano pochi, ma erano armati fino ai denti e avevano
anche una certa sicurezza. Si incamminarono lenti, gli mancava di fare gli ultimi cento metri. Prima
che il giorno fosse stato tutto illuminato dal sole avrebbero fatto la loro comparsa al castello.

Oscar continuava la sua litania per darsi coraggio e forza. Dentro di s sentiva che il peggio sarebbe
arrivato. Guardando lungo lo stradello che portava a valle, non vide arrivare nessun amico,
tantomeno suo figlio. Rimase ancora l finch il sole non cominci a comparire del tutto in cielo.
Quando la luce prese possesso del giorno, ahim, la saliva gli si strozz in gola. Non riusciva pi a
deglutire. Sullo stradello, alla sinistra del ponte levatoio, vide quello che inconsciamente non avrebbe
mai voluto vedere. Rolfo stava facendo gli ultimi metri della salitella che lavrebbe portato allentrata
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del castello con due topi in groppa. Uno dei topi aveva unampollina in mano e un soffietto nellaltra.
Fu preso da conati di vomito e furono conati incredibili. Li guard fare qualche passo ancora poi,
vigliacco comera, disse tra s: arrivata la mia ora. Vado. Miao, per tutti i gatti che fanno miao!
A corsa torn allinterno del castello dalle mura. Davanti alla tana di Girolamo url: Un giorno
torner a mangiarti, maledetto topo!
Affacciato alla tana, Girolamo gli fece una pernacchia di quelle veramente rumorose.
Si salvi chi pu! url Oscar.
Cominci a correre senza mai pi voltarsi indietro. Usc dal ponte levatoio lasciando dietro di s una
nuvoletta di polvere. Mentre correva, gridava: Aiuto! Non si pi visto neanche nei dintorni del
castello.

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