Sei sulla pagina 1di 2

Editoriale

Claudia Antonia Arcila

Rogelio Salmona stato un architetto atipico. Tutto ci che ha costruito, lo ha


realizzato a partire dallinterno. Come in ogni creazione linizio il Verbo, e il
Verbo si fa carne; nel suo caso si fa pietra. Rogelio Salmona, uomo di poche parole
e grandi idee, non solo ci ha consegnato opere che hanno aperto una profonda
breccia tra lieri, otto-novecentesco, e loggi, rinnovato dallimpegno e
dallimmaginazione. Come pochi altri ci ha pensati come esseri umani, immersi in
una immensa geografia essenziale: casa, citt, paesaggio, Paese.Io dico madre mia e
penso a te, oh casa, casa delle belle e oscure stagioni della mia infanzia, ha scritto il
poeta Czeslaw Milosz sulla casa della sua infanzia.Io passavo molto tempo nel
giardino, guardando ed ascoltando il suono dellaria, che risuona nellaria, come un
bisbiglio eterno, affermava Rogelio Salmona a proposito della sua infanzia.
In Eupalino o dellarchitettura, di Paul Valery, Fedro chiede a Socrate:Chi
larchitetto?. E Socrate risponde:Colui che d ordine e numeri. Cos, tra
mattoni ed emozioni, materie e fantasmagorie, numerando e ordinando, Rogelio
Salmona ha dato fisicit al suo pensiero e alla sua parola, questo eterno bisbiglio
che si fa poesia. Poesia, spazio, tempo e memoria sono i temi della sua devozione:
pi il tempo che lo spazio, pi lo scorrere della linea, lesperienza, la memoria.
Come il poeta con la parola, larchitetto una figura che d, ordinando e ponendo
la misura giusta nel luogo giusto.Ai beneficiari di questo dare affidata la
risoluzione di una equazione che sempre permette varie alternative, ognuna molto
differente dalla precedente. Lesattezza proposta dallarchitetto non toglie, peraltro,
che chi abita lo spazio faccia interventi propri
nelle intemperanze del numero.
Pi che del disegno, a Salmona piaceva parlare
della composizione e della musica.Gli spazi
che si compongono diceva sono angoli di
mondo e questi angoli sono quasi sempre
misteriosi e si devono scoprire. Il mio maggior
piacere quando la gente vive e riceve
risonanze di ci che , attraverso le risonanze
che io ho proposto loro. Risonanze, composizioni, o musica congelata, come
Goethe definiva larchitettura. La musica che si solidifica nellarchitettura di
Salmona non esclude, per, il movimento, limpulso, la danza di ci che
apparentemente statico. Lumanizzazione della pietra nellintima scoperta della
sua palpitazione. Questo era ci che cercava Salmona, in ogni linea, in ogni passo:
fare in modo che la pietra palpiti, e con lei luomo, il grande protagonista di tutta
larchitettura, prima di tutte le connotazioni congiunturali ed estetiche.Lestetica
in Colombia deve essere etica diceva Salmona , e fare architettura un atto
politico. E poetico, aggiungeremmo noi.
Cos, dalle parole e dalle idee di Salmona, tutti i luoghi prendono vita. Parlano con
gli uomini che li percorrono e li abitano. La responsabilit sociale dellarchitetto si
lascia accompagnare dalla raffinata sensibilit dellartista. Ogni grande architettura
presuppone una profonda conoscenza della storia. Larchitettura non si fa
solamente nello spazio, ma anche, e soprattutto, nel tempo. E grazie alla buona
memoria e allaiuto produttivo della poesia. Salmona non era esente da questa
convinzione e per questo la sua architettura irrompe nellintorno come un cantico
che emoziona e congrega.
Nemico per eccellenza dellimprovvisazione, ogni opera di Rogelio Salmona
lanello di una lunga catena che lui stesso, lungo gli anni, ha costruito. Ha posto ogni
mattone daccordo con i requisiti immediati della citt e dei suoi abitanti. Nessuno
spazio stato pi lo stesso quando unarchitettura di Salmona vi stata realizzata e,
di conseguenza, non sono stati pi gli stessi i cittadini che se ne sono appropriati.
Linsieme dellopera di Salmona importante in quanto rappresenta e ri-significa
unepoca nella storia dellarchitettura colombiana. Salmona ha fatto scuola e la sua

Rogelio Salmona.
Luomo e larchitetto

Schizzo delle Torri del Parco, Bogot (1965-70).


(traduzione: Claudio Varini)

CIL 122

opera oltrepassa i confini del suo Paese e del suo continente. Maestro di maestri,
col suo fare ha alimentato la citt che ogni giorno lo ha alimentato. E non un
semplice gioco di parole o un luogo comune, giacch Salmona sempre stato
riconoscente di quanto la citt gli ha dato e non tanto preoccupato di quanto lui
ha dato a questa. Basterebbe citare alcune delle costruzioni bogotane, come
lArchivio Generale della Nazione, le Torri del Parco, la Biblioteca Virgilio Barco,
ledificio Posgrados dellUniversit Nacional de Colombia, lasse ambientale della
avenida Jimenez, la Vicepresidenza della Repubblica o la sede del Fondo di Cultura
Economica, per considerarlo un propiziatore di spazi pubblici capaci di trasformare
i movimenti archetipici di qualsiasi citt.
Per Salmona larchitettura sempre stata una somma di possibilit poetiche su
qualcosa di molto concreto. come far crescere un albero, sosteneva, ed anche
che la sua missione era di rendere memorabile il tempo. Perch ogni
modulazione dello spazio anche, nello stesso istante, modulazione del tempo.
Ancora diceva:Lo spazio si pu comprare, il tempo no, se non in modo indiretto,
attraverso lo spazio. Si potrebbe riflettere su questo: cosera il mio tempo prima?
Sartre direbbe il nulla. Quando termina il mio tempo, cosa c? Il nulla. Prima di
nascere cosa cera? Il nulla. Cio: cosa ho guadagnato al vivere? Ho guadagnato il
tempo, ed il tempo non oro. Il tempo mio.
Narra un racconto che una persona che arriva per la prima volta in una citt
come una crisalide. Non uscita nello spazio, non conosce la sua storia, non sa
com. Poi annusa, cerca, scoprendo poco a poco, ed inizia a volare sulla citt, come
la farfalla che ha percorso il suo ciclo ed pronta per entrare.
Rivoltare la terra allaratro come scavare affinch la memoria ci devolva
lautenticit dei ricordi e, atttraverso questi, poter tornare sempre alla citt che ci ha
ospitato, per due ore o per molti anni.Tempi della memoria. Non importa la
quantit dei ricordi che si conservano quanto la qualit dei dettagli che sono rimasti
immuni dalle devastazioni. Segnali incoscienti e segreti dellemozione. Forme di
vedere, di sentire, di toccare, attraverso una personale cartografia; quella che nasce
dallesperienza e dalla quotidianit tramutata dallimmaginazione. Scene in
risonanza, portate oltre il tempo ed i luoghi e trasformate in archetipi della propria
vita. E dei propri sogni. Sogni della poesia, della citt, sogni delle scalinate.
Sulle sponde del Gange, il poeta colombiano Jorge Zalamea scrisse il pi eloquente
e suggestivo dei suoi poemi:il sogno delle scalinate.Ad esso Salmona dedica un
frammento di quella che forse la sua pi riconosciuta ed amata architettura, le
Torri del Parco, nel suo magico dispiegarsi verso il parco dellIndipendenza: scalinate
per salire, scalinate per scendere, scalinate per assecondare la funzione del sognare.
Se, come disse un altro scrittore,La poesia latto di attendere in tutta la propria
purezza, in tutti i processi creativi di Salmona lattenzione opera come il pi
ricorrente e solenne degli atti. Ognuna delle sue opere si comporta come un
magnete che cerca di riunire in fisica armonia tutti gli elementi che gli stanno
intorno. Il suo vasto immaginario usa ignorare la perentoriet tecnica per
installarsi in un universo profondamente filosofico e poetico.
Non possibile parlare di Salmona partendo dal suo immenso esercizio
architettonico, quanto piuttosto dalla sua infinita poetica architettonica, che lui
insistentemente proponeva sotto forma di metafore; come, per esempio, quando si
serviva delle parole di Apollinaire per definire il suo lavoro:Preparare alledera ed
al tempo delle belle rovine.
Grande bibliofilo ed accanito lettore, Rogelio Salmona aveva molto rispetto non
solo della parola scritta ma anche della costruzione verbale di ogni idea.
Era esigente. Non si permetteva leggerezze. Come nelle sue architetture, nel suo
discorrere era attento ad ogni dettaglio. Nulla era irrilevante per questo architetto
atipico, che pensava sempre in grande tutto quello che ci avrebbe lasciato in eredit.
Abbiamo lopera costruita. Speriamo di non dimenticarci delle fondazioni.

EDITORIALE