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SOCIOLOGIA

Studiare la citt oggi molto complicato. Lo perch i confini della citt sono sempre pi sfilacciati e
incerti, cos come sempre pi interscambiabili e fluttuanti sono gli attori che la abitano, visitano e
consumano quotidianamente.
La citt pi che abitata attraversata da flussi continui materiali e immateriali (persone, automezzi, merci,
ma anche informazioni e dati frutto di connessioni a distanza) che nella loro fluidit contribuiscono a rendere
sempre pi evanescente e incerta lidea stessa dellurbano.
Sprawl e mobilit, sono i due concetti chiave indispensabili nella lettura dellevoluzione delle citt
contemporanee.
I caratteri dellurbano sono definitivamente cambiati e sempre pi stentatamente vengono definiti. Molti
autori riconoscono limpossibilit di capire e rappresentare la nuova citt se non attraverso metafore o
invenzioni terminologiche che non fanno altro che rivelare difficolt nellanalizzare uno sviluppo urbano
sempre pi complesso e contraddittorio.
Proprio quando tutto si fa urbano (nel 2006 per la prima volta il numero di abitanti delle citt supera quello
delle campagne), lurbano nella sua diversit, tende paradossalmente a scomparire. La contrapposizione
urbano-rurale si in parte tramutata nella dicotomia nord e sud del pianeta, laddove nei paesi pi poveri si
assistito a un processo di urbanizzazione veloce, ma non ancora capace di cancellare completamente il
mondo contadino. Ma nel mondo occidentale, gi altamente urbanizzato, proprio il crescente venir meno
del rurale a incidere fortemente sul significato stesso di urbanit.
La diffusione della citt, non stata solo di tipo geografico, ma pi di ordine culturale. Seppur filtrata dalla
cultura del posto, lomologazione sembra non conoscere ostacoli. Citt sempre pi incapaci di distinguersi,
di produrre segni distintivi, semplici poli di un mondo destinato a una piena urbanizzazione.
Con laffermarsi del capitalismo, la citt aveva cessato di essere unentit significativa. Ci avvenne perch
la citt non era pi espressione di forma di un nuovo modo di produzione (Marx), o perch aveva cessato di
essere alla base dellassociazione umana, dellidentit sociale e della dominazione politica (Weber), o perch
non corrispondeva pi ai confini geografici entro cui si unificava la divisione del lavoro (Durkheim).
Potremmo forse definire la sociologia urbana come linsieme dei tentativi da allora realizzati, in chiave
teorica e metodologica, al fine di riconsegnare una valenza esplicativa alla citt. Le citt seppure sempre pi
simili conservano ancora alcune differenze. E solo riconoscere tipologie e peculiarit urbane a consentirci di
ipotizzare che il vivere in una citt piuttosto che unaltra conti ancora.
La societ nel suo complesso non pu che essere analizzata a livello urbano, considerando la citt come
sintesi di quanto avviene a livello pi generale. Sono le citt medie quelle che andrebbero preferibilmente
studiate perch le metropoli ancora presentano un livello di complessit tale da impedirne unanalisi
sistemica e approfondita.
Limperversare della globalizzazione sembra togliere spazio alla diversit. Nella globalizzazione si genera la
materializzazione pi significativa di alcuni fenomeni che arrivano a condizionare anche il corpo umano in
un nesso di causalit bidirezionale tra variabili socioeconomiche e fisiche che non conosce soluzione di
continuit.
E lunicit, la specificit dei luoghi che forgia gli uomini che li abitano (genius loci). Ci sono due approcci:

Il luogo viene concepito nella sua valenza naturale che si dispiega in maniera costante e univoca nel
tempo, dando vita a quello che potremmo definire uno spirito del luogo, cui i soggetti si avvicinano e che
percepiscono sia in chiave sensitiva che emotiva.

Il carattere del luogo il risultato ultimo di un processo di continua messa in discussioni dei suoi
significati alla luce delle pratiche sociale, culturali ed economiche che condizionano la vita degli esseri
umani.
Le scienze sociali dovranno quindi occuparsi di indagare come gli spazi si fanno luoghi, e in quanto tali
come incidono sul senso di identit, appartenenza o esclusione, reale o percepita dagli esseri umani.
Le caratteristiche specifiche dei luoghi sono spesso indipendenti dagli aspetti spaziali e possono rimandare a
dimensioni culturali, storiche, ecc. capaci comunque di incidere sui comportamenti dei singoli e della
collettivit. Allo stesso modo le caratteristiche spaziali possono concorrere alla determinazione degli stessi
fenomeni indipendentemente dallunicit dei luoghi. Ad esempio una strada ampia pu favorire un certo tipo
di movimento a prescindere che sia Roma o Napoli, cos come una strada di Roma pu favorire un certo tipo
di movimento a prescindere che sia stretta o larga. Al sociologo urbano spetta il compito di stimare come
queste variabili si combinano e si sommano ad altre spiegazioni.

Una scienza riguardante la forma degli insediamenti deve essere basata sulla conoscenza delle articolazioni
esistenti tra organizzazione sociale e spazio. Luoghi e forme di per se stessi non fanno nulla n producono
alcunch. Solamente le persone allinterno di una rete di organizzazioni sociali possiedono tale potere.
La citt il teatro formato dei processi sempre mutevoli di accumulazione capitalista di consumo o delle
pratiche quotidiane, da quelle pi disciplinate a quelle pi creative. Questo fa della citt un tema rilevante per
lanalisi pi complessa della societ. Pur assumendo che lo spazio sia socialmente determinato, chiaro per
che esso non sempre socialmente controllabile. Prende spesso forme e significati indipendenti dai
presupposti che ne stavano alla base. Acquista in tal modo caratteri di grande autonomia nel determinare le
condotte umane che richiedono continue attivit di adattamento. Quello che pu distinguere la sociologia
urbana dalle altre discipline, oltre al fatto che si occupa della citt, lapproccio comparativo grazie al quale
ricostruire lunicit delle singole citt non solo come elementi formati, ma anche formanti dei fenomeni in
oggetto di studio. Occorre soprattutto indagare le diversit.
Una citt fatta di sedimentazioni, di strati che ne costituiscono la storia, lanima, la forma: aspetti che
vengono di volta in volta aggiornati dagli eventi, ma che pur conservano continuit, un carattere capace di
opporre una certa resistenza alle trasformazioni nascondendosi dietro ad esse. La nuova sfida della sociologia
urbana non consiste solo nel riconoscere la centralit della citt, nello studiarne le trasformazioni, ma
nellacquisire una serie di competenze multidisciplinari (storia, geografia, architettura) che consentano di
leggere i fenomeni sociali e urbani situati in contesti specifici.
Solo pi recentemente ha preso corpo un tipo di approccio nellanalisi della realt urbana sullidea che
lelemento teorico e cognitivo non sufficiente per cogliere il senso delle citt e che occorre accreditare altre
modalit di individuazione e interpretazione dellesperienza urbana. Un percorso fondato sulle intuizioni e le
emozioni, sullelaborazione empatica dei segni e dei simboli, anzich semplicemente sulle informazioni e i
dati; quindi un approccio capace di cogliere e di partecipare alle tre principali dimensioni che segnano le
attuali realt urbane: la transitivit, il ritmo e limpronta storica e che indagano rispettivamente la mobilit
spaziale delle popolazioni, la frammentazione temporale, la memoria e il tessuto simbolico delle citt.
Non sono lindividuo o la societ che semplicemente determinano il contesto fisico e naturale che li
circonda, ma ne sono a loro volta fortemente condizionati.
La sfida della sociologia urbana consiste proprio nel compito di interrogare le similitudini o le diversit
territoriali ponendole come fattori esplicativi/aggiuntivi dei fenomeni sociali nella societ e modernit
avanzata come quella in cui viviamo, dove lelemento locale viene sempre pi a patti con quello globale.
Ogni citt, di fatto, regola tanto i rapporti di forza economica e di potere politico con le altre citt quanto
quelli interni, alla luce di una propria morfologia, di una propria storia, di un proprio genius loci, di una
propria tradizione amministrativa e produttiva. Ed su questi registri che possiamo declinare gli studi che
hanno a cuore sia fenomeni di ordine macro che interessano le citt sia quelli che riguardano la dimensione
micro, delle pratiche quotidiane in ambito urbano. Sul fronte macro si manifestano forme inedite di welfare
municipalizzato, il prodursi di fenomeni rigenerativi locali, lintrecciarsi di relazioni tra unit urbane che
trascendono abbondantemente i confini nazionali dando vita a dorsali inedite, che pongono al centro
dellattenzione le citt come attori dello sviluppo rispetto alle quali rintracciare profili vocazionali. Sul piano
micro, risulta invece di interesse indagare come i fenomeni di integrazione ed esclusione sociale, quelli di
benessere e disagio, di produzione e riproduzione sociale, di mobilit e stanzialit che riguardano i singoli
individui e le famiglie siano riconoscibili a trame di varia scala (lisolato, i quartieri, i comuni, le aree
metropolitane, le regioni), nel tentativo di rintracciare peculiarit in grado di incidere sulla vivibilit e le
politiche locali.
Nella sua fisicit e finitezza, lo spazio, come il tempo, non possono che svolgere una funzione di
regolazione, di traduzione delle idee in pratiche di vita e politiche concrete.
Lapproccio weberiano, volto a trattare le citt in chiave comparativa tanto nella loro attualit quanto alla
luce della loro storia, guardando la genesi della loro formazione e del loro sviluppo per poi arrivare alla
costruzione di idealtipi di riferimento, sembra ancora in grado di fornire utili indicazioni di metodo. E da
Weber credo si dovrebbe oggi ripartire per classificare il pi possibile le citt (o i suoi quartieri laddove
possibile), per coglierne similitudini e differenze, e dunque per leggere i comportamenti umani e le societ in
generale sapendo che non si pu pi prescindere dallo specifico contesto in cui si realizzano.
LA SCUOLA DI CHICAGO
2. La nascita della Sociologia Urbana a Chicago. Le motivazioni di contesto.
Nel secolo scorso la citt di Chicago attravers un periodo di grande sviluppo e crescita che la fece divenire
unimportante metropoli. Molti emigranti dallEuropa e dai Paesi dellest vi giunsero con la speranza di

accaparrarsi un po della ricchezza proveniente dallindustria ma solo una parte riusc a raggiungere i suoi
obiettivi, la restante parte si ritrov in una condizione di estrema miseria e disperazione.
A partire dalla 1GM fino al 1930, circa, la citt venne studiata dai sociologi dellUniversit di Chicago; da
tali studi emerse che il processo di industrializzazione port al processo di urbanizzazione e quindi alla
formazione di ben 25 gruppi etnici differenti che espropriarono i pellerossa, gli abitanti originari. La
coesistenza di tutte queste etnie condusse alla necessit di stabilire un sistema di norme comuni che
riuscissero a organizzare la societ quindi alla necessit dello Stato. La citt inoltre era avvolta da una serie
di rilevanti problemi sociali come la prostituzione, lalcolismo, la criminalit subentrati per lo pi a causa
della mancanza di radici culturali e territoriali delle etnie risiedenti.
La citt di Chicago, nella sua complessit, mette in luce la difficolt di integrazione sociale, mostra quanto
sia difficile vivere nella citt per cui pu essere vista come un vero e proprio laboratorio sociale.
Ma come possibile risolvere questo disordine sociale?
Attraverso delle politiche sociali che mirino al miglioramento della vita degli abitanti cio alla loro
integrazione.
VAGABONDI E LAVORATORI MIGRANTI i quali sono gli sradicati, le persone senza fissa dimora che
sono rifiutate dalla stessa societ che li accoglie. Questa stessa societ li considera degli esuberi sia in
fabbrica che in agricoltura e ci rende difficile il loro inserimento senza considerare il fatto che spesso sono
loro stessi a rifiutarsi di inserirsi nella societ.
DELINQUENZA URBANA: le bande erano formate da molti bambini in quanto la famiglia alle loro spalle
era assente o inefficace. per questo che la gang diviene il punto di riferimento, la nuova famiglia. Le bande
furono numerose in quanto probabilmente uno stesso bambino apparteneva a due gang differenti. Come
acquisire quindi informazioni? Socializzando con i bambini e intervistandoli.
PROSTITUZIONE: la prostituzione era per lo pi femminile e in particolare le donne che si prostituivano
erano quelle dellest in quanto avevano una disgregazione patriarcale alle spalle. Esistevano quindi numerosi
locali notturni, scuole di ballo, frequentati regolarmente da uomini borghesi. Inoltre la citt, per la sua
espansione, dava anche la possibilit agli individui di trovare i propri simili per cui era dilagante anche
lomosessualit.
Era chiara quindi lesigenza di NORME giuridiche, AMMINISTRATIVE, fiscali ma anche SOCIALI E
CULTURALI. Inizi, per tale motivo, il FORDISMO cio un sistema che si basava sullassegnazione agli
immigranti:
Di un lavoro da operaio quindi di un salario;
Di una dimora;
Di una assistenza sanitaria;
Di unistruzione ai figli (nacquero istituzioni finalizzate alla formazione delle 25 etnie ma anche alla loro
socializzazione).
ESITI: Si determin il passaggio da vagabondo/delinquente a lavoratore per cui si svilupp una mobilit
verticale.
Nacque una societ del consumo con un mercato interno in quanto gli acquirenti erano gli stessi operai che
producevano i prodotti;
NEGATIVITA: I migranti erano sottoposti a dei contratti collettivi in modo tale da essere controllati e
ricattabili poich pur di restare dentro al sistema dovevano sottostare alle norme imposte.
La Scuola di Chicago. Le innovazioni e i limiti. Alcune ricerche.
La scuola di Chicago ha inaugurato quasi tutti i domini tematici che noi siamo soliti oggi veder affrontare
dagli antropologi che si occupano di ambiente urbano: studio sui ghetti etnici, sulle bande e sulle occupazioni
devianti, analisi del comportamento in pubblico e degli spettacoli, studi sui quartieri eterogenei.
Il concetto di <<disorganizzazione>> fu utilizzato troppo sovente. Senza dubbio si tratta di un concetto
indispensabile nello studio delle relazioni sociali. Vi era una forte tendenza fra i ricercatori della scuola a
considerare tutto ci che non era conforme alle norme della societ convenzionale con fenomeni di
disorganizzazione. In parziale contrasto con il quadro descritto, erano pronti ad ammettere leffettiva
diversit e dignit dei modi di vita dei gruppi di immigrati; ma, obbedendo alle ipotesi assimilazioniste di
Park e di altri, essi erano persuasi che si trattasse di un fenomeno transitorio. Luso frequente di questo
concetto tendeva a nascondere, ovviamente una variabilit sistematica della forma delle relazioni sociali.
Dietro questo vocabolario e dietro il relativo disinteresse per lo sviluppo teorico, si pu rilevare in ogni
studio soprattutto un interesse di ordine pratico. La sociologia di Chicago, per, restava sinceramente
impegnata nel riformismo.

GLI ETNOGRAFI DI CHICAGO


Le origini: Thomas e Park
Luniversit di Chicago fu la prima a dotarsi si un dipartimento di sociologia nella storia delluniversit
americana e nei primi 20 anni fu W. I. Thomas a rivestire il ruolo pi importante. Egli attribuiva grande
importanza alle indagini empiriche sistematiche e alla necessit di comprendere il punto di vista dei soggetti.
Fu il primo a promuovere luso di documenti personali come diari, lettere, autobiografie, resoconti delle
esperienze di vita raccolti da psichiatri e assistenti sociali e a introdurre il concetto di disorganizzazione
sociale. Il suo apporto principale fu quello di aver introdotto nelluniversit R. E. Park.
Park concentr i suoi studi sullanalisi della vita contemporanea e dei fenomeni urbani e mostr
unattenzione costante per il problema delle minoranze, per le nuove opportunit offerte dallurbanizzazione
come la crescente divisione del lavoro e per lordine morale. Inoltre attribu alla citt un ruolo permissivo, in
quanto permette a persone di gusti diversi di frequentare compagnie congeniali dove potersi esprimere
diversamente da quanto accade nelle piccole comunit.
Park riteneva lanalogia con lecologia vegetale particolarmente appropriata per dimostrare lestrema variet
delle caratteristiche dei quartieri e la loro tendenza a cambiare per cui diffuse concetti quali la dominanza (gli
abitanti pi forti di un contesto urbano tendono ad occupare le posizioni migliori mentre gli altri si adattano),
di simbiosi (abitanti di differenti categorie possono beneficiare reciprocamente della coesistenza in un
ambiente) e successione. Questi concetti furono poi sviluppati da Burgess con il suo diagramma ideal-tipico
della citt costituito da una serie di cerchi concentrici: allinterno del primo cerchio la zona degli affari,il
secondo comprende una zona di transizione con uffici e industrie leggere dalla quale gli abitanti tendono ad
allontanarsi verso le aree residenziali delle zone periferiche. I processi economici creano cos delle aree
naturali, cio dei quartieri che si sviluppano spontaneamente senza alcun progetto.
Quando si avvi il programma delle ricerche urbane nelluniversit di Chicago, la separazione tra sociologia
e antropologia non era ancora avvenuto. Gli strumenti metodologici infatti erano simili a quelli degli
antropologi: osservazione dei fenomeni sociali nel loro ambiente, interviste informali,inchieste,raccolte di
documenti personali. La scuola di Chicago introdusse quasi tutti i temi che oggi affrontano gli antropologi:
studi sui ghetti etnici, sulle bande,sulle occupazioni devianti,sui quartieri eterogenei.
Il primo studio sui mondi sociali di Chicago ad essere pubblicato fu The Hobo di N. Anderson sul
vagabondo. Le ragioni per la quali i senzatetto diventavano tali erano diverse: alcuni andavano in cerca di
nuove esperienze,altri avevano perso un lavoro stabile o lasciato alle spalle famiglie in crisi.
Negli anni 20 F. M. Thrasher pubblic The gang,uno studio sulle 1.313 bande presenti a Chicago. Inoltre la
territorialit spesso coincideva con lomogeneit etnica. Lappartenenza etnica non era il solo fondamento
delle formazioni delle bande e dei loro conflitti,vi era infatti anche lantagonismo tra i gruppi di livelli
economici differenti. Thrasher rilev che la maggior parte della loro attivit consisteva semplicemente nel
vagare ed esplorare il mondo,naturalmente molte avevano labitudine di rubare per motivi economici o di
affermazione e vi era ampio spazio per le attivit illecite. Egli distinse due categorie principali: il tipo
diffuso, costituito da componenti che vivevano nello stesso quartiere,interagivano tra di loro
quotidianamente e occasionalmente lottavano tra di loro,ma lealt e struttura interna erano poco sviluppate; il
tipo solidificato, dove i componenti apprezzavano il conflitto in se stesso,valutavano la reputazione in base
alla forza e mantenevano un codice di lealt rigoroso. Man mano che i membri diventavano adulti la banda
poteva trasformarsi in una societ segreta o liberarsi dallorientamento pi conflittuale e acquisire legittimit
come i club. Nella sua opera il Ghetto L. Wirth affront la trattazione del ghetto ebraico sia in Europa che in
America. Per quanto riguarda il fenomeno del ghetto in Europa Wirth not che durante tutto il XIX secolo
mentre gli ebrei dellEuropa occidentale erano sempre molto partecipi allo stile di vita delle societ in cui
vivevano, nellEuropa orientale erano spesso isolati allinterno di una societ contadina,ripiegati sulla loro
comunit e che mentre i ghetti occidentali cominciavano a disgregarsi,le comunit orientali costituivano
ancora delle minoranze. A Chicago per molti decenni non vi era nulla che potesse essere definito ghetto dal
momento che molti ebrei erano di origine tedesca e poco inclini a elevare barriere nei confronti della societ
circostante. Ma verso la del XIX secolo, il numero di ebrei provenienti da Polonia Russia e Romania
continuava a crescere e inizi lespansione di un vero ghetto nella parte occidentale della citt. Questa
comunit si rivel molto vulnerabile, infatti gli ebrei di origine tedesca preferivano vivere allesterno e
rifiutare la concezione di identit ebraica tipica del ghetto, mentre quelli provenienti dallEuropa dellEst
trovavano collocazione nel ghetto in condizioni di grande povert. Inoltre coloro che realizzavano un ascesa
sociale cominciavano ad abbandonare costumi sociali e i valori tradizionali,inizi dunque una nuova ondata
di dispersione in quartieri con caratterizzazione etnica poco marcata. Il ghetto mostra linfluenza sul pensiero

ecologico di Chicago: secondo Park il tipico ciclo delle relazioni razziali porta dallisolamento
allassimilazione,il ghetto rappresenta ladattamento e luscita da esso linizio dellassimilazione.
Nello studio the Gold Coast and Slum Zorbaugh descrive la zona del North Side di Chicago come un area
chiaramente non classificata cio un luogo poco omogeneo e non caratterizzato, distinguendo sei aree
naturali: la Costa Dorata, larea degli appartamenti in affitto, la Bohemia,North Clark Street,lo slum e Little
Sicily. Dalla prima area allultima si scendeva chiaramente lungo la gerarchia delle classi. La Costa Dorata
era abitata dalle persone pi importanti di Chicago, la classe alta della citt. Non molto lontano dalla Costa vi
era larea delle camere ammobiliate. Il quartiere si caratterizzava per una certa mobilit residenziale perch
le persone entravano nelle case daffitto per poi uscirne subito in cerca di qualcosa di meglio. Se la Costa
Dorata aveva i suoi gruppi esclusivi e relazioni sociali molto intense e i suoi abitanti controllavano
severamente la reputazione personale,larea degli appartamenti in affitto presentava un forte anonimato,
nessun gruppo di alcun tipo,nessuna tradizione comunitaria o opinione pubblica. Il quartiere dei bhoemiens
era luogo di incontro per artisti e intellettuali caratterizzato da libert non per lanonimato ma per
affermazioni di principio. Anche se molti degli abitanti erano residenti temporanei,si poteva parlare pi
facilmente di comunit che nel caso delle camere ammobiliate. La zona commerciale decaduta sulla North
Clark Street costituiva parte delluniverso dei vagabondi descritti da Anderson. Lo slum era principalmente
un area di disorganizzazione sociale molto diversificata in quanto gli affitti bassi avevano attirato persone di
ogni genere: popolazione dei bassifondi,minoranze etniche,persone economicamente, mentalmente,
fisicamente senza risorse. Little Sicily costituiva parte dello slum ed era occupata dalla colonia etnica
siciliana. I siciliani cominciarono ad organizzare la vita sociale sulla base della provenienza dalla stessa
localit e questo favor il mantenimento di un codice sociale di intense lealt familiari,uno stretto controllo
sulle donne,idee di onore e di orgoglio.
Sempre nel contesto della Chicago degli anni 20, P. G. Cressey svilupp la ricerca sulla taxi-dance hall,un
tipo di locale di cattiva reputazione spesso situato in zone di affitti bassi,dove i clienti pagavano per ballare
con le ragazze. Questo mondo aveva sviluppato tre gruppi principali di abitanti: i proprietari,le ragazze a
noleggio e i clienti. I proprietari erano spesso greco- americani con un prestigio relativamente basso che
probabilmente li escludeva dalla gestione delle sale da ballo ordinarie e che tendevano a cedere lattivit a
gruppi della stessa etnia. Le ragazze a noleggio erano soggetti poco preoccupati per le convenzioni morali,
libere dallinfluenza e dal controllo del quartiere e della famiglia per questo motivo spesso di origine
polacca,mai italiane o ebree. La carriera professionale tipica aveva un movimento discendente: se non
riuscivano a mantenere il loro status potevano cercare di ristabilirlo in ambienti nuovi ad esempio in sale da
ballo meno competitive,accettando le attenzioni dei clienti di status sociale inferiore; il successivo gradino
poteva essere il cabaret nella black belt e il passo finale la prostituzione in un quartiere nero. Cressey ha
descritto la doppia vita che conducevano,rilevando che lanonimato della societ urbana permetteva il
passaggio da questi modi di vita a posizioni socialmente convenzionali e viceversa. Gli uomini che
frequentavano questi locali costituivano un gruppo piuttosto diversificato: persone di passaggio che non
avevano tempo di fare conoscenze, giovani appartenenti a gruppi etnici che tenevano sotto stretto controllo le
donne o gruppi sociali discriminati che incontravano difficolt nel trovare compagnia femminile ad esempio
vagabondi,lavoratori,uomini daffari di altre citt,borghesi caduti in disgrazia,greci e asiatici.
La prospettiva di Simmel
Simmel per primo si interessa dal punto di vista sociologico dei fenomeni legati ai grandi agglomerati
metropolitani. Sebbene ha dedicato esplicitamente solo un saggio al tema della metropoli (Le metropoli e la
vita dello spirito) molta della sua produzione saggistica ha oggetto,direttamente e non, la vita metropolitana.
Egli sostiene che la sociologia possa affermarsi come scienza solo adottando un punto di vista nuovo che
metta in risalto nei fatti storici aspetti che non stati presi in considerazione da altre scienze. Questo punto di
vista si raggiunge distinguendo, allinterno del concetto di societ, forma e contenuto:
contenuto motivi che spingono gli individui a formare una societ (.. impulsi erotici, religiosi, scopi di
difesa, di giuco o guadagno , di soccorso)
forma questi motivi spingono gli individui ad esercitare un azione reciproca che si manifesta in vari
modi e che costituisce la forma appunto.
Il concetto di azione reciproca assume unimportanza fondamentale
Azione reciproca = interazione. Tutti i fenomeni della vita sono legati fra loro da un rapporto di
interscambio e di causazione reciproca. La societ in quanto tale non esiste ,essa infatti il prodotto delle
relazioni di influenza reciproca tra gli esseri umani. Le singole forme di azione reciproca si possono definire

associazione. Queste forme di reciprocit possono avere un carattere stabile e duraturo come la famiglia o
lo stato oppure un carattere pi effimero e transitorio come il semplice scambio di sguardi.
I temi urbani
Metropoli intesa come forma particolare della vita, esperienza vissuta , ci che si intende con il
termine tedesco Erleben: cio n una formazione puramente oggettiva, n unesperienza esclusivamente
soggettiva. Essa si situa piuttosto al punto di indifferenza tra soggetto e oggetto, dove soggettivit e
individuale e formazione sociale oggettiva coincidono come elementi di ununica indissolubile forma di vita.
Intellettualismo ed economia monetaria intellettualismo e denaro sono due aspetti, soggettivo ed
oggettivo, dellErleben metropolitano. La metropoli porta ad unintensificazione della vita nervosa
prodotta dal rapido avvicendarsi delle impressioni esteriori ed interiori. Questo porta lindividuo a non
reagire con gli strati pi profondi della sua psiche e a crearsi un organo di protezione,lintelletto. Lintelletto
linsieme delle facolt pi trasparenti e lontane dagli strati profondi della personalit, si fonda sul calcolo e
sulloggettivit con cui si pone di fronte alle cose e alle relazioni. Proprio per questo denaro e intelletto si
corrispondono. Entrambi quindi si sono indifferenti rispetto a tutto ci che individuale. Il denaro inteso
come terribile livellatore, svuota le cose della loro particolarit e del loro valore individuale, pesa tutte le
cose in maniera uniforme esprimendo differenze qualitative in termini quantitativi.
Intellettualismo e dominio delleconomia monetaria si traducono nella tipologia psicologica metropolitana
principale: lindividuo blas
Blas = annoiato, indifferente, distaccato. La pi immediata causa all'origine di questo atteggiamento la
sovrastimolazione sensoriale offerta dalla citt. Il cittadino sottoposto a continui stimoli in qualche modo si
abitua, diviene meno recettivo. Il susseguirsi quotidiano di notizie ed emozioni fa divenire tutto normale,
consuma le energie.
Intersecazione delle cerchie sociali Simmel ha elaborato il concetto di cerchia sociale: ogni formazione
sociale, nel suo stadio originario, si configura come una cerchia stretta con una forte chiusura verso quelle
vicine. Man mano che il gruppo sociale cresce la sua unit interna si allenta e lindividuo guadagna libert di
movimento e sviluppa specificit rese possibili dalla divisione del lavoro allinterno del gruppo sociale
ingrandito. La metropoli, grazie allampiezza di territorio e popolazione, offre uno spazio sufficiente allo
sviluppo della personalit. E in questi spazi sociali che si pu parlare di individualit.
Le due forme di individualismo:
Individualismo dellindipendenza o delluguaglianza parte dal presupposto che tutti gli individui sono
per natura uguali e hanno pari diritti di libert; esso risale alla tradizione del giusnaturalismo e alla sua
vittoria contro le disuguaglianze politiche e sociali. uomo universale
Individualismo della differenza affonda le sue radici nel romanticismo e sostiene il valore di unicit del
singolo individuo e il suo diritto a distinguersi. insostituibilit qualitativa del singolo
Simmel si soffermato su questa seconda forma essendo, la distinzione e laffermazione della peculiarit
individuale, temi affermatisi nel contesto della modernit. Lindividualismo di massa infatti un tratto
fondamentale della societ contemporanea e si manifesta con : ricerca ossessiva della distinzione mediante
beni di consumo. Simmel sostiene insolubile il problema dellessere come tutti o se stessi tuttavia sostiene di
dover affidare la realizzazione di un s con valenza generale e sociale alla costruzione solitaria e distaccata
di uno stile di vita individuale.
Concetto di stile la perdita di significato della tradizione e delle grandi convinzioni del mondo, il venire
meno dei valori etici e morali tipici propri della societ preindustriale hanno determinato unaccresciuta
manifestazione di soggettivismo e il bisogno di uno stile personale di condotta individuale. Lo stile esercita
nella vita moderna una vera e propria dittatura e regola gli ambiti pi svariati comportamento a tavola,
abbigliamento arredamento ecc.
Socievolezza forma ludica di associazione ,gioco/ interazione sociale senza posta immediata e senza
uno scopo specificamente definito che non sia il piacere del semplice stare insieme.
Terzo spazio quei luoghi come bar,caff, sale da gioco, parrucchieri che non sono ne casa ne luoghi di
lavoro e dove avvengono azioni e interazioni fondamentali per la comprensione della societ metropolitana.
Spazio e tempo in Simmel (Gilda Catalano)
Il pensiero di Simmel influenzato da:
Kant da cui eredita gli a priori che consentono la percezione dello spazio in quanto tale.
Leibnz lettura dello spazio che muta a seconda delle possibili combinazioni tra le sue parti.
Caratteristiche spazio simmeliano:

Funzione sociale risiede nel coordinare e trasformare le percezioni fra loro slegate degli individui dando
loro una parvenza di coesione, fondamentale per la persistenza e la conservazione dei gruppi nel corso del
tempo.
Azione coordinatrice dei sensi i sensi, in quanto specializzati in percezioni diverse della realt, sono i fili
percettivi che collegano lindividuo a parti diverse dello spazio e le parti spaziali al tempo.
A priori spaziali sono gli elementi che rendono percepibile e pensabile lo spazio:
Esclusivit cio il fatto che ogni punto dello spazio non pu che essere considerato unico per chi vi
accede. Sulla base della caratteristica dellesclusivit (cio dellunicit di ogni punto spaziale) si realizzano
diversi modi di entrare in relazione con lo spazio. Simmel individua due tipi: il primo costituito dalle
formazioni spaziali, cio le forme sociali che si identificano con un particolare pezzo di territorio.Il tipo
puro per eccellenza di formazione spaziale lo stato; il secondo tipo quello delle formazioni sovraspaziali che per il loro senso interno non hanno alcuna relazione con lo spazio, ma proprio per questo hanno
una relazione uniforme in tutti i suoi punti particolari. Il caso pi esemplificativo quello della chiesa che si
estende al di l di ogni spazio e non ne esclude nessuno. Da qui derivano i concetti di temporalit dello
spazio concreto e di atemporalit dello spazio sovra-territoriale ossia trascendentale.
Liminalit (confini) Simmel spiega come la delimitazione spaziale del gruppo sociale contribuisce a
definire linterazione al suo interno in modo specifico. Per spiegare questo ruolo del confine lautore utilizza
il concetto di cornice: la delimitazione dello spazio ha per un gruppo sociale unimportanza molto simile a
quella che la cornice ha per unopera darte. La cornice delimita lopera darte rispetto al mondo circostante
e la chiude in se stessa;
Fissazione simmel sancisce la necessit di centri spaziali di rotazione o fissazioni locali capaci di
coordinare le parti e la forze dello spazio sociale.
Vicinanza- lontananza nella societ premoderna vicinanza fisica e affettiva tendono a coincidere, in quelle
complesse moderne ci che vicino spazialmente non detto che lo sia emotivamente (condominio) o
viceversa i rapporti affettivi si mantengono anche se fisicamente si lontani (internet)
Movimento non esiste organizzazione spaziale senza movimento, movimento inteso sia nello spazio che
nel tempo. Simmel mette a confronto due tipi di movimenti: lo spostamento migratorio di tipo nomade che
isola il gruppo dal resto della societ ma riunisce i componenti legandoli in una sorta di comunismo
spirituale. In questo caso si ha la mancanza di condivisione del luogo ma una forte coesione nel gruppo. Il
tempo diventa un fattore importante: la brevit della permanenza intensifica la qualit dei rapporti sociali.
Laltro movimento la migrazione di popoli che unifica il gruppo nello spazio ospitante.
Simmel coglie nella metropoli una profonda omologia tra struttura spaziale e dimensione temporale. Pi la
societ complessa e colta pi ci sar una scissione tra dimensione spaziale e temporale. In questo tipo di
societ infatti ci che lega sono il sentire e sentimenti quali gratitudine fedelt e fiducia i quali fanno si che
i rapporti possano continuare nel tempo. Per sussistere rapporti sociali non pi necessario condividere uno
spazio, il sentire cementifica i rapporti e fa si che io possa spostarmi. Nella modernit perci coesistono da
un lato la razionalit e dallaltro una raffinatezza di sentimento.
Uomo premoderno continuit fra spazio e corpo (percezioni di tipo tattile visivo)
Modernit processo di astrazione delle coordinate spaziali bisogno di riferimenti astratti e il tempo
uno di quelli concetti astratti per orientarsi nello spazio, quindi il tempo sovrasta lo spazio
Modernit = forme del sentire + astrazione
Quando una metropoli intensifica attivit e funzioni si genera una intensificazione nervosa nellindividuo il
quale dovr reagire con lintelletto che diventer il suo punto di riferimento per non soccombere a questo
ampliamento dei cerchi sociali.
N. 5B : Weber e le caratteristiche della citt moderna. Dalla citt medievale alla moderna
Si pu tentare di definire la citt in modo assai diverso.
Tutte le citt hanno in comune il fatto di essere una borgata, non una o pi abitazioni isolate ma nella citt
le case sono disposte di solito particolarmente vicine l'una all'altra e oggi si costruiscono di regola muro a
muro. Nonostante questo, per, manca la conoscenza personale e reciproca degli abitanti.
Le caratteristiche di una citt sono numerose, la sola estensione e il numero di abitanti non bastano.
Se si cerca di definire la citt dal punto di vista meramente economico, sarebbe un insediamento nel quale gli
abitanti vivono prevalentemente non di attivit agricole, bens di redditi industriali e commerciali.
Una seconda caratteristica che deve esistere perch si possa parlare di citt l'esistenza di uno scambio
regolare e non solo occasionale di merci: cio l'esistenza del mercato. Per non tutti i mercati fanno

dellabitato una citt. Le fiere periodiche e quelle annuali non possono essere definite infatti citt, ma pi che
altro villaggi.
LA TEORIA DELLA MODERNIT DI MAX WEBER
Medioevo e Modernit a confronto. Cambiamento di lavoro Cambiamento Spaziale
Il punto di partenza di Weber nello studio della citt moderna non (come per Simmel) il contrasto tra
Medioevo ed epoca contemporanea; non critica il mondo contemporaneo prendendo come esempio quello
Medievale piuttosto egli si interroga sui legami tra i due periodi.
Weber si concentra molto sulla citt moderna occidentale cio sulla citt dellindustrializzazione. In quel
periodo storico nascono una serie di industrie che determinano un movimento dei contadini delle campagne
fino in citt alla ricerca di un posto di lavoro. Si stabilisce un cambiamento di professione in quanto i
contadini o gli artigiani diventano operai mentre i vecchi aristocratici diventano capitalisti. Tale
cambiamento sociale genera, come risposta, un cambiamento spaziale in quanto nella tradizione il luogo di
lavoro era proprio la casa mentre nella societ moderna vi una netta distinzione tra dimora e impresa, tra
interessi privati e vita. Nellindustria il soggetto del lavoro non pi la persona ma la macchina, CAMBIA
IL MERCATO DEL LAVORO; loperaio diviene un supplemento non pi specializzato e facilmente
sostituibile quindi ricattabileLa citt medievale un luogo ricco e fiorente grazie alle rendite provenienti
dalle campagne; tutto ci che viene prodotto delle zone limitrofe serve ad approvvigionare la citt la quale si
configura come il luogo nel quale vengono consumate le ricchezze. Proprio per la presenza di tutte queste
ricchezze la citt necessita di un potere militare cio di un esercito che possa proteggerla e di un potere
politico che possano, rispettivamente, controllare e governare i cittadini socialmente ed economicamente.
Quali sono allora le caratteristiche che distinguono la citt medievale da quella moderna?
La Densit
Lestensione
Leterogeneit
Con la citt moderna nasce il CETO MEDIO vale a dire la MOBILITA SOCIALE. Infatti, se nel passato i
ruoli erano ascritti cio gi dalla nascita si sapeva chi si sarebbe diventati, nella societ moderna i ruoli sono
acquisiti.
Nella tradizione, in altre parole, vi era una MOBILIT ORIZZONTALE che nella modernit si trasformata
in una MOBILIT VERTICALE vale a dire nella libert o nella possibilit di cambiare la propria posizione
sociale.
Eterogeneit ed espansione determinano, in maniera non del tutto diretta, anche la densit cio la necessit di
ottimizzare gli spazi.
Qual il problema di questa espansione?
Il problema che spesso non possibile riuscire a concordare ruoli, luoghi e funzioni per cui si ha la
necessit di un qualcosa che determini il controllo dei cittadini. Quel qualcosa lo Stato.
fondamentale sottolineare, in questo contesto che la societ funziona se la sfera politica sta ad di sopra di
quella socio- culturale e di quella economica.
Vediamo brevemente quali sono le caratteristiche della societ tradizionale e quali invece quelle della societ
moderna:
SFERA SOCIOSFERA POLITICA
SFERA ECONOMICA
CULTURALE
SOCIET
- il nucleo pi piccolo la
- potere monarchico
- Leconomia era
TRADIZIONALE
famiglia patriarcale;
funzionale alla politica
famiglie numerose
- potere carismatico
- la famiglia fa parte della
- non si dava
comunit che richiama
importanza al denaro
limportante concetto di
ma al baratto
collettivit. I legami
collettivi, nella tradizione,
sono tanto sentiti da
rendere pi importanti gli
interessi collettivi rispetto
a quelli individuali.
molto vivo il concetto di

SOCIET
MODERNA

vicinanza, di parentela e di
amicizia
- Non esisteva propriet
privata ma comunale
- Le famiglie diventano
meno numerose
- Non vi pi un senso di
comunit ma di
associazione; le relazioni
infatti sono anonime, di
tipo razionale.
- Viene introdotta la
propriet privata
-Lindividuo libero, non
dipende dalla comunit ma
solo.

- Stato con i suoi poteri

- il cittadino libero,
pu scegliere la propria
professione senza
dipendere da nessuno.
Questo comporta anche
dei rischi.

LA CITTA E LECONOMIA
Il motore dello sviluppo urbano
Lindustria stata il motore dello sviluppo urbano, dal prima rivoluzione industriale fino agli anni 70 del
secolo scorso. Il legame industrializzazione-urbanizzazione oggi, per, entrato in crisi. Questo nesso
causale non era valido nemmeno per le citt pre-industriali. Infatti, dal IV sec. a.C. fino alle citt dellEuropa
moderna, la politica a svolgere un ruolo importante. Essendo queste citt legate fortemente allagricoltura,
sono le conquiste politiche ad espandere i territori, ad accrescere le risorse e di conseguenza a favorire la
crescita della popolazione urbana. Con la Rivoluzione Industriale tutto questo cambia, generando delle
profonde variazioni nei rapporti tra le sfere politiche, economiche e sociali. La citt industriale il luogo che
chiama ondate ripetute di popolazione che dalle campagne si riversa in citt per trovare occupazione nelle
fabbriche. Si genera un equilibrio tra economia e politica che porter alla crescita economica e al diffondersi
del benessere.
La citt industriale moderna: origini, sviluppo, morfologia fisica e sociale
La ricchezza si fonda ora sugli investimenti del capitale, non pi sullagricoltura. Il primo luogo in cui si
sviluppa questo nuovo sistema lInghilterra intorno al 1760. E qui che si ritrovano insieme varie cause
quali lottima collocazione geopolitica, il controllo delle rotte atlantiche, ingenti risorse, oltre che mentalit
favorevoli, influenzate dalle dottrine calviniane, che spingono ad un forte impegno nel mondo terreno e
quindi allimprenditoria. La produzione manifatturiera gi presente in Inghilterra viene rivoluzionata
dallintroduzione della macchina a vapore, che determina la nascita della fabbrica moderna.
La prima industrializzazione avviene nelle citt di Manchester, Liverpool. Abbandonate le campagne i
contadini devono vendere la loro forza lavoro per sopravvivere. Si crea cos un eccedenza di forza lavoro
che deprime i salari e rende pi vantaggioso alle industrie localizzarsi nelle citt maggiori.
Dal punto di vista sociale, la citt presenta forti disuguaglianze avendo da una parte la borghesia industriale,
dallaltra i lavoratori che non hanno altro che le loro braccia e i figli e una larga fascia di sottoproletariato,
disoccupato che aspira ad un posto in fabbrica. Le condizioni di lavoro sono pessime con 12-14 ore di lavoro
giornaliere, lavoro notturno diffuso e turni di 30-40 ore continuati. Gli ambienti lavorativi sono malsani,
come anche le case sovraffollate, senza servizi, ventilazioni o luce. Si genera cos una diffusione di malattie
contagiose che mietono pi vittime di quante siano le nuove nascite. Si assiste comunque alla crescita delle
citt, dovuta alla nuova forza lavoro proveniente dalle campagne. La forma della citt richiama la divisione
sociale: da una parte i quartieri benestanti, con servizi, verde e progettati, dallaltra gli informi quartieri
operai in cui si trovano le fabbriche e i depositi, privi talvolta anche di acqua potabile e fognature.
La corrente elettrica d il via alla seconda rivoluzione industriale. Questo periodo segnato dalla nascita dei
movimenti di riforma sociale di impronta liberale o socialista. Si assiste, infatti, allestensione dei diritti
politici a tutta la popolazione che porta ad un cambiamento anche nella struttura urbana. Inoltre, si assiste ad
un innalzamento dei salari che di conseguenza porta al miglioramento delle condizioni di vita permettendo ai
lavoratori di uscire dalla condizione cronica di indigenza. Tra laltro la diffusione, nei primi decenni del XX
sec, dei nuovi mezzi di trasporto favorisce gli spostamenti, non costringendo pi al rapporto ravvicinato

casa-lavoro, favorendo la distribuzione della popolazione sul territorio urbano e non necessariamente attorno
alla fabbrica.
La citt fordista
A coniare il termine fordismo Antonio Gramsci, che indicava cos la produzione di massa e
lorganizzazione basata sulla catena di montaggio introdotta da Henry Ford nelle fabbriche automobilistiche.
Il termine venne poi impiegato per indicare unintera fase di sviluppo capitalistico.Il fordismo
caratterizzato da: Imprese di grandi dimensioni che includono tutte le fasi di produzione; Imprese impegnate
nella produzione di massa; Imprese che necessitano manodopera poco qualificata.Questi nuovi principi
vengono detti tayloristici. La produzione fordista caratterizzata pertanto da una forte alienazione dove i
lavoratori hanno ritmi molto intensi e gradi libert minimi. E per questo che si diffondono ulteriormente i
movimenti dei lavoratori. Questo modello presuppone un ampliamento del mercato, che si ha solo quando
fasce pi ampie di popolazione potranno accedere ai beni. Vi un aumento di produzione che porter
allabbassamento dei prezzi,che verranno comprati dai lavoratori se avranno salari sufficienti che
permetteranno una quota di risparmio da destinare allacquisto di prodotti industriali e beni di consumo
durevoli come le automobili e gli elettrodomestici. Lo Stato interviene legittimando i movimenti operai e
attenuando cos i conflitti, assicurando una collaborazione con gli operai. Inoltre, lo Stato investe in opere
pubbliche e infrastrutture che sostengono la domanda. Queste politiche si rafforzano soprattutto nel
dopoguerra con complessi sistemi di welfare state. La citt si trasforma profondamente, conoscendo
unampia espansione che travalica i confini comunali e interessa le aree adiacenti, generando un processo di
suburbazione. Crescono i quartieri operai nelle periferie e aumenta la loro densit, ne nascono di nuovi. Si
creano dei sobborghi e quartieri satellite abitati da operai, occupati nella citt centrale o nelle aree
periferiche, che si svuotano negli orari di lavoro e si ripopolano la notte. Nascono nuovi fenomeni legali alla
mobilit e al pendolarismo. La citt centrale, con gli insediamenti esterni creano ununica entit senza
continuit. Unulteriore crescita avviene nei comuni pi esterni rispetto alla citt centrale creando una
costellazione di poli. Questo insieme territoriale porta alla formazione delle aree metropolitane, in Italia negli
anni 80, mentre in Europa gi a partire dagli anni 60-70. Mentre la citt industriale aveva una struttura
piramidale con al vertice pochi ricchi e unampia massa di lavoratori alla base, la citt fordista ha una
struttura romboidale in cui si ingrossa la parte centrale della societ costituito da lavoratori specializzati, che
formano i ceti medi. La crescita del ceto medio favorita anche dallespansione del settore pubblico dei
servizi, con un ingrossarsi delle fila dei dipendenti pubblici.
La citt nelleconomia globale
Crisi del modello fordista e trasformazione delleconomia urbana. Il modello fordista entra in crisi negli anni
70. Vi una fase di ristagno economico a causa dellaumento del prezzo del petrolio, della saturazione del
mercato interno e dellaumento della disoccupazione e dellinflazione. Nelle fabbriche si avvia un periodo di
conflittualit. Vi un aumento dei costi sia per gli incrementi dei salari che di migliori condizioni di lavoro.
Le citt divengono da centri di produzione, centri di servizi. Si avviano processi di deindustrializzazione,
dove le aziende lasciano in favore di aziende pi competitive o trasferiscono le fasi di produzione dove il
costo di produzione pi basso. Accanto a questo si sviluppa un modello produttivo flessibile centrato su
piccole e medie imprese che diventano il motore della crescita sul finire degli anni 70. Esse danno luogo a
sistemi produttivi locali specializzati o a distretti industriali composti da pi piccole imprese ognuna
specializzata in una particolare fase o produzione, collegata alle altre con relazioni di concorrenza o
collaborazione.
LA SPECIFICIT DELLA CITT EUROPEA: LE CARATTERISTICHE. LE PRINCIPALI
DIFFERENZE CON LA CITT STATUNITENSE.
EVOLUZIONE DELLA CITT EUROPEA:
medioevo: scomparsa delle mura e formazione di sobborghi e periferie.
fino al XX secolo: la citt rimane addensata attorno al suo centro ed organizzata su uno spazio
relativamente limitato.
dal XX secolo in poi: la citt si sviluppa in forme diverse a seconda delle tecnologie di trasporto e
dellautorit statale che interviene lasciando sulla forma urbana una sua impronta nazionale (stile
architettonico, impostazione della pianificazione).
CARATTERI DELLA CITT

CARATTERI DELLA CITT EUROPEA IN


SINTESI
-medie dimensioni
-alta densit
-centro con funzioni politiche, economiche,
culturali e simboliche.

VANTAGGI LEGATI A QUESTI


CARATTERI
-maggiore ricorso ai sistemi di trasporto
collettivi
-maggiore accessibilit
-minori tempi di percorrenza
-minor consumo di suolo

CONFRONTO CON LA CITT AMERICANA:


CITTA EUROPEA
MORFOLOGIA La citt possiede una forma compatta
densamente costruita attorno ad unarea
centrale;
nellarea centrale si collocano edifici
pubblici, chiese, monumenti, aree per il
commercio;
a partire dal centro la citt si sviluppa
lungo linee radiali articolandosi in
strade e piazze.

ORIGINI

DENSITA DEL
SISTEMA
URBANO

La citt ha solitamente origini molto


antiche:
alcuni insediamenti sono di origine
romana;
altri hanno origine medievale: sorgono
attorno a monasteri o castelli.
altri ancora nascono, in epoca preindustriale, attorno ad attrezzature del
mondo della campagna: mulini,
mercati, etc.
La citt fa parte di un sistema urbano
molto denso. La massima densit di
centri urbani la si ha nella megalopoli
renana: cuore metropolitano europeo
con elevatissima densit di citt di
importanza internazionale.
Distinguiamo:
Sistemi urbani monocefali: sono
caratterizzati da un centro dominante
(Parigi, Londra).
Sistemi urbani policefali: sono
caratterizzati da un ampio numero di
citt di medie dimensioni ; li troviamo
in Germania, Italia, Svizzera, Olanda,
Belgio.
Lelevato numero di citt rispetto alla
grandezza del territorio europeo indica
che le citt sono relativamente vicine le
une alle altre. Questo consente la
costruzione di reti urbane con cui
avvengono relazioni di tipo economico,
culturale e politico.

CITTA AMERICANA
La citt impostata su una griglia
geometrica, con isolati di uguali
dimensioni e con spazi vuoti e costruiti
che si alternano in modo casuale.
La citt si sviluppa in orizzontale:
abbiamo una espansione incontrollata a
bassa densit (urban sprawl).
Il centro della citt va incontro ad un
forte degrado a causa di una forte
suburbanizzazione: i ceti pi abbienti si
trasferiscono in aree periferiche di alta
qualit (uso dellauto privata).
La citt non ha solitamente origini
antiche.
La citt priva della continuit temporale
tipica della citt europea che, se pur rende
lenta e difficoltosa la modificazione di
questultima, le consente di non morire
ma di resistere nel tempo.

Il sistema urbano americano si


caratterizza per le grandi metropoli
relativamente distanziate le une dalle
altre.

DIMENSIONE

La citt europea solitamente di medie


dimensioni (dai 100.000 ai 2 milioni di
ab). Alcune eccezioni sono Parigi,
Londra, Madrid, Berlino, Roma.

Abbiamo numerose megalopoli.

Lassetto attuale del sistema urbano europeo legato a due fattori:


processo di industrializzazione che ha portato, tra il 1800 ed il 1910, ad un aumento della popolazione
urbana, in Gran Bretagna in primis.
preesistente armatura urbana, solitamente medievale: nessuna tra le citt pi importanti di oggi nasce come
centro dellindustria ma trova la sua origine nelle funzioni commerciali e amministrative gi svolte in epoche
precedenti.
Sociologia dei sistemi urbani
Citt Campagna: dal contrasto al continuum
Negli ultimi anni il binomio citt campagna ha subito molte modifiche; Alla fine degli anni 70 sono
considerate ancora due realt completamente diverse. Negli anni 80 diverse ipotesi convergono invece nel
delineare un declino per la citt e una sua progressiva assimilazione in un conglomerato rurbanizzato. La
citt infatti non sembra esistere pi in quanto non possiede pi specificit nei confronti del territorio
circostante. Le citt cessano di essere il luogo del potere non perch questultimo si sia trasferito altrove, ma
perch il potere non richiede pi un centro fisico in cui insediarsi e da cui espandersi.
Ex-urbanizzazione: una fase in cui continua ad affermarsi lurbanesimo ma viene meno lurbanizzazione.
Sub urbanizzazione:perdita di ogni base economica propria da parte degli insediamenti rurali e alla loro
trasformazione in aree residenziali della citt.
Rurbanizzazione: mentre in campagna si adottano i modelli cognitivi della citt, in citt si reintroducono
pezzi di cultura rurale. Ad essa si collegano insediamenti densi ma non dotati di leggibile struttura gerarchica
ne di chiara appartenenza ad una cultura urbana. (citt diffusa)
Conurbazione: insieme urbano nato dallespansione di una citt con qualke carattere di preminenza, che
porta allassimilazione di centri pi piccoli che la circondavano. una forma di agglomerazione urbana con
una gerarchia leggibile.
Area metropolitana: unit spaziale urbana composta da una citt centrale di sufficienti dimensioni
demografiche e di aree urbane gravitanti intorno alla citt centrale e con questa strettamente interrelate.
In tutti i paesi occidentali appare chiaramente quanto sia difficile distinguere la citt dalla campagna.
URBANIZZAZIONE, URBANESIMO E CICLI STORICI
La relazione tra produzione industriale e dinamica delle grandi citt sembra essersi adeguata ad un
andamento ciclico:
-primo ciclo: (sec X-XII) le citt concentravano lattivit manifatturiera allinterno delle proprie mura. Si
svilupp poi una migrazione dellattivit verso lesterno che per non ha fatto perdere alla citt il ruolo
centrale di controllo.
-secondo ciclo: (1800) funziona analogamente al primo e perfino nella sua fase conclusiva la citt mantiene
il tradizionale controllo sulleconomia industriale, la loro funzione di incubatrice.
Essa non sostituita ma ridisegnata dalle nuove esigenze della produzione.
UNA SECONDA RIVOLUZIOE URBANA
Lurbanizzazione si accentua nel XX sec prima nei paesi industrializzati, poi in quelli in via di sviluppo. Le
aree urbane sono le protagoniste della globalizzazione, e delle politiche di sviluppo. Tuttoggi le migrazioni
sono sempre presenti e maggiormente concentrate laddove i benefici dello sviluppo sono stati disugualmente
distribuiti sul territorio nazionale.
Volendo dibattere il tema della forma ideale della citt si finisce sempre per dover riconoscere quali sono i
due modelli che caratterizzano le nostre realt, diametralmente opposti:
Modello dello SPRAWL urbano ovvero lespansione suburbana a bassa densit
Modello della Citt Compatta contenuta nelle sue dimensioni con elevata densit abitativa
In base a questi due modelli si ipotizzano due possibili strategie, ciascuna associata ad un modello abitativo:
Specializzazione e concentrazione

Catene e nodi
In base alle scelte effettuate pare che la comunit europea propenda per il modello dello sprawl , sebbene pi
dispendioso dal punto di vista ambientale, avendo favorito reti trans europee e la societ dellinformazione.
Tuttavia suggerisce anche il modello di citt ideale, rappresentata dalla citt media.
N8_PARTE PRIMA
MOBILITA_di G.Osti
La mobilit di cose e persone ha avuto inizio con la scoperta della macchina a vapore (1769), essa ha influito
notevolmente sui costumi e i modi di vita. Lautomobile probabilmente lindicatore pi espressivo della
mobilit fisica perch include in s lopportunit dello spostamento individuale. Lauto rappresenta lidea di
libert ed emancipazione.La distribuzione delle automobili riflette il livello di ricchezza monetaria e nello
stesso tempo peculiarit nazionali come la disponibilit di altri mezzi di trasporto. Propensione italiana a
destinare finanziamenti pubblici alla costruzione di strade piuttosto che al trasporto su ferro o via acqua.
La mobilit delle merci ha avuto negli anni la stessa evoluzione di quella delle persone.
Tipi di mobilit
Kauffman e collaboratori elaborano uno schema individuando la temporalit, ossia la lunghezza del periodo
di spostamento, e luscita o meno dal proprio ambito di vita. La temporalit misura non tanto la durata del
singolo tragitto ma un insieme di atti di movimento, luscita dal proprio ambito di vita il travalicare i
confini dei luoghi consueti di lavoro e servizio. Lincrocio tra le due dimensioni consente di individuare 4
tipi di mobilit.

Spostamenti interni al bacino di vita


Spostamenti esterni al bacino di vita

Temporalit corta
Mobilit quotidiana
Viaggio

Temporalit lunga
Mobilit residenziale
Migrazione

mobilit quotidiana forme di pendolarismo, spostamenti per accedere ai servizi base.


viaggio spostamento anche a distanze consistenti, ma che dura poco e comporta un cambiamento dei
propri luoghi e ritmi di vita.
mobilit residenziale cambiamento di casa entro unarea geografica considerata familiare, ci si sposta per
ottenere una maggiore funzionalit rispetto ai servizi e al lavoro, per ragioni di prestigio e per migliorare la
qualit della vita.
migrazione implica un cambiamento esistenziale, lattraversamento di un confine sociale e simbolico
marcato.
I 4 tipi di mobilit hanno tra loro legami, per es. la migrazione pu avvenire a tappe, prima un lungo salto poi
piccoli passi in una zona circoscritta (da migrazione a mobilit residenziale).
Mobilit quotidiana
La mobilit di corto raggio, quella che comporta spostamenti di andata e ritorno nellarco di una stessa
giornata in luoghi familiari, una parte preponderante della mobilit umana.
Fattori di moltiplicazione della mobilit
Fenomeno favorito dalla separazione fra il luogo di abitazione e quello di lavoro, dalla concentrazione delle
attivit industriali e terziarie in grandi unit e in particolari aree della citt.
Inserimento delle donne nel mercato luscita di casa della donna per lavoro induce una maggiore mobilit
dei figli e specularmente di lavoratrici che vanno nelle abitazioni a svolgere mansioni domestiche e di cura.
Proliferazione delle unit produttive le attivit produttive hanno avuto un continuo incremento, causando
una disseminazione delle unit produttive sul territorio.
Suburbanizzazione a causa dellaumento della popolazione, molte nuove famiglie hanno preferito
spostarsi lontano dai centri urbani verso le aree di cintura.
Crescita delle opportunit di tempo libero attivit del tempo libero disseminate nel territorio.
Tutti questi fenomeni hanno creato una rete di tragitti che pone fine alla mobilit centripeta che assume
forma varia e irregolare.
Mobilit residenziale

Ci che distingue la mobilit residenziale dalla migrazione un elemento cognitivo, ossia il fatto che lattore
pensi che il cambio di residenza avvenga entro i suoi confini socioculturali. La mobilit residenziale
riguarda: ex migranti che, abituati alla mobilit, ricambiano pi facilmente casa o quartiere, famiglie che
decidono di procurarsi una casa pi grande, nuclei familiari che cercano unabitazione pi idonea al proprio
status, spostamenti per ragioni professionali.
Gentrification rinnovamento di parti povere e degradate della citt attraverso la costruzione di abitazioni
lussuose, accessibili solamente a persone benestanti, Ci provoca un innalzamento dei prezzi non solo delle
case ma anche dei servizi, per cui i pochi abitanti originari a basso reddito sono spinti a spostarsi.
Blockbustering fenomeno opposto alla gentrification, deprezzamento degli immobili in aree di pregio
abitativo in seguito al massiccio arrivo di neoresidenti o city users di basso status o dediti ad attivit illegali..
Entrambi i fenomeni segnalano la presenza di fratture socio spaziali.
Migrazione
Migrante colui che vive in un paese diverso da quello di nascita
La mobilit del migrante viene inquadrata con due concetti: il progetto e il percorso.
Egli, bench elabori dei progetti su come e dove arrivare, quello che poi realizza un percorso fatto di tappe,
ripensamenti, ripiegamenti, cambi di destinazione, arresti inattesi.
Migrazione intrecci di motivazioni, scelte e pratiche, da un lato, e condizionamenti, eventi inattesi,
dallaltro.
Fenomeni connessi
Transnazionalismo il migrante non pienamente identificato n con la cultura del paese di origine n con
quella di arrivo. Forse la sua identit consiste proprio nella mobilit, come per i popoli nomadi.
Diaspora la mobilit pi virtuale che reale nel senso che il migrante sottolinea il desiderio di tornare alla
patria perduta piuttosto che il reale movimento verso di essa.
Turismo
Il turismo riguarda la visita di ambiti di vita inusuali per brevi periodi. Nella sua etimologia (tour = girare)
racchiusa lidea del movimento fine a se stesso, del girare per il piacere di farlo.
La ricerca sul turismo si concentrata maggiormente sul luogo di destinazione piuttosto che sul movimento
verso questo, il viaggio. Erik Cohen mostra come sia complesso il rapporto tra viaggiatore e luogo turistico,
come varia in base allinvestimento emotivo e simbolico che il viaggiatore assegna al luogo. Per es. il
turismo ricreativo caratterizzato da un forte legame con il luogo di abitazione mentre il luogo di vacanza
poco rilevante, viene utilizzato per ritemprare le energie da spendere nel luogo di residenza; mentre nel
turismo esistenziale ha maggiore rilevanza il luogo turistico e molto meno il luogo di residenza.
Il turismo diventa anche attivit industriale, cattura principalmente le fasce di popolazione ricca anche se i
trasporti low cost e la ricerca via internet hanno aperto al viaggiare anche fasce sociali meno abbienti.
Motilit
Concetto utilizzato da Kauffman per tenere insieme tre aspetti della mobilit:
le infrastrutture effettiva presenza di strade, stazioni ferroviarie, aeroporti
laccessibilit alle stesse
le competenze e le rappresentazioni che i soggetti abbiano le cognizioni per muoversi(patente di guida,
conoscenza dei luoghi)
Schema per la delimitazioni di spazi a partire dalle variabili relazioni, deboli o forti, e motilit, alta o bassa.

Motilit alta
Motilit bassa

Relazioni deboli
Spazi indefiniti
Spazi dellisolamento

spazi indefiniti non luoghi, anonimato delle citt


spazi centrali luoghi degli incontri, carichi di simboli

Relazioni forti
Spazi centrali
Spazi della segregazione

spazi dellisolamento difficili da immaginare perch rappresentano spazi individuali, anche spazi pubblici
ma vissuti come se gli altri non esistessero.
spazi della segregazione mobilit di breve raggio e riguarda spazi omogenei a una certa cultura o
ideologia (slums, ghetti)
La mobilit non provoca di per s un distacco o un attaccamento a un territorio, dipende dal tipo, dal raggio e
dalla modalit di spostamento. Kauffman individua tre possibili esiti della mobilit:
Reversibilit mantenersi ancorati al proprio originario territorio di riferimento, nonostante i molti viaggi e
spostamenti necessari per vivere (pendolare settimanale)
Irreversibilit al contrario, lo spostamento produce a lungo andare un distacco con il luogo di partenza o
di origine e un investimento affettivo in uno successivo (studente universitario)
Mobilit ricorsiva il soggetto investe in diverse destinazioni di viaggio molte energie affettive, si lega a
diversi territori, sviluppa una poligamia di luogo. (doppia residenza, lavoratori itineranti)
CONFINI_di G.Osti
La delimitazione degli spazi, cos come la mobilit, una pratica che si ritrova in tutti i popoli fin
dallantichit.
Confine archetipo, organizzatore primario, originario, non riconducibile ad altro, della vita sociale.
Separa nella mente e nello spazio: confini come strumenti cognitivi e come strumenti di organizzazione del
territorio.Il significato cognitivo riguarda la capacit di distinguere, classificare. Il confine rappresenta
dunque una primaria fonte di ordine spaziale.
Tipi di confine
Raimondo Strassoldo elabora uno 4 tipologie di confini, a seconda che il confine sia aperto o chiuso e mobile
o statico.

Aperto
Chiuso

Mobile
Frontiera
Terra di nessuno

Statico
Ponte
Periferia

Frontiera Si hanno mobilit di confine e rapporti di scambio con lambiente


Periferia Confine statico e chiuso
Ponte Confine statico ma aperto, rapporti di collaborazione, punti di contatto e di scambio con lambiente.
Terra di nessuno Confine territorialmente mobile ma chiuso ad ogni rapporto di scambio. Separa le societ
in guerra.
La casa
Prima forte e chiara delimitazione di spazio. Labitazione rappresenta lo strumento per proteggersi dalle
intemperie e nello stesso tempo per svolgere funzioni fondamentali al riparo da interferenze ambientali.
Quartiere e vicinato
Quartiere rimanda allidea di citt, parte di essa con cui legato. Serve a dare ordine amministrativo.
Vicinato Pi difficile tracciarne i confini per la variabilit delle distanze e la natura delle relazioni.
Il vicinato si studia per tre motivi:
studi empirici hanno dimostrato che legami forti hanno una certa correlazione con labitare vicino
Il vicinato ha per un carattere debole, le relazioni che contano non sono con i vicini con i quali si hanno per
lo pi rapporti di buona educazione e reciproco rispetto.
Reti sociali le reti sociali sono formate da soggetti che hanno un certo gradi di libert nella scelta dei
partner con cui entrare in relazione, ma hanno pur sempre confini spaziali.
La citt
Il problema del confine minore che per il quartiere perch essa ha in genere un nome, una storia e un
governo. In termini morfologici concepita come un agglomerato denso di edifici senza soluzione di
continuit, non vi sono aree agricole allinterno ma semmai anelli verdi per le attivit ricreative.
La citt si distingue dalla campagna, caratterizzata invece da un insediamento sparso, basso numero di
abitanti e scarsa variet delle attivit economiche e culturali. Questa distinzione andata affievolendosi

poich attivit produttive, negozi e uffici sono stati ridistribuiti nel territorio. La campagna si urbanizzata,
diventando parte integrante della citt.
Articolazione interna Vi una grande suddivisione che vede i sobborghi da un lato e i ghetti dallaltro.
Le famiglie benestanti si spostano dai centri urbani affollati e inquinati verso aree periferiche, le famiglie pi
povere e meno mobili restano nel centro storico, i migranti tendono ad insediarsi gli uni vicino agli altri.
Ghetto i residenti hanno un marcato profilo etnico, spesso di parla di underclass, persone che vivono di
lavori precari. Il ghetto urbano moderno caratterizzato da emarginazione, povert e precariet. Non si tratta
di autoesclusione ma di segregazione.
Enclave diversamente dal ghetto indica un subarea ben organizzata in cui sono presenti anche persone con
ruoli e professioni di alto livello.
Note sul rapporto tra scienze sociali e progettazione architettonica e urbanistica.
Un modello di interazione e una proposta metodologica.
Saggio di Leonardo Chiesi
Il saggio una riflessione sulla definizione di un modello di interazione tra le scienze sociologiche e lagire
progettuale ed urbanistico, in modo cio da individuare i criteri che rendano fruibili le conoscenze ricavate
dalle scienze sociali allattivit di progetto. Un modello di rapporto interdisciplinare prevede tre momenti
di interazione:
Fase ex-ante: momento di elaborazione teorico-metodologica, in cui la conoscenza prodotta nel campo
sociologico serve ad arricchire la sensibilit del progettista.
Fase in itinere: riguarda linterazione in termini di progettazione allargata.
Fase ex-post: il momento in cui le scienze sociali intervengono per analizzare gli esiti del progetto, cio
per valutare se c stata congruenza tra le intenzioni progettuali e interpretazioni, usi e bisogni dei
destinatari.
Da un punto di vista sociologico unarchitettura dovrebbe essere il risultato dellinterazione tra due sistemi
di intenzioni.
Vi sono prima di tutto le intenzioni inscritte nello spazio dal progetto, cio le aspettative del progettista che
saranno da un lato strutturali e dallaltra comportamentali, in quanto riguardano le modalit di utilizzo
dello spazio progettato. A questo insieme di intenzioni si contrappongono le intenzioni dei destinatari
dello spazio progettato. Cos, quando i destinatari di uno spazio ne diventano abitanti,cio se ne
appropriano, il progetto giunge al suo compimento e lo spazio da POTENZILAE diventa EFFETTIVO.
Ci che interessa alla sociologia dellarchitettura la relazione tra questi due insiemi di intenzioni. Infatti,
lintersezione tra lo spazio potenziale definito dalle intenzioni progettuali e lo spazio reale definito invece
dalla intenzioni dei destinatari pu variare da un massimo in cui i due insieme tendono a coincidere ad un
minimo in cui lintersezione pressoch inesistente. Le cause della variabilit del grado di intersezione
sono: possibili deficit progettuali, Intenzionale disinteresse dellarchitetto verso gli esiti del suo prodotto.
Dunque linterazione tra questi due spazi genera necessariamente tre sotto-insiemi.
Sottoinsieme delle intenzioni progettuali che non vengono colte dagli abitanti come opportunit di azione
dai soggetti. Si tratta di uno spazio INAGITO.
Sottoinsieme delle intenzioni del progetto che gli abitanti decodificano e accolgono come tali. Si tratta di
spazio AGITO.
Sottoinsieme che rappresenta tutte le azioni, che gli abitanti compiono per sopperire alle esigenze che
restano insoddisfatte dal progetto. Si tratta dello spazio PRODOTTO SOCIALMENTE.
Lo strumento proprio delle scienze sociali, che risulta pi efficace per lo studio della relazione tra spazio
potenziale e spazio effettivo e quindi pu essere pi utile per la pratica della progettazione, l
OSSERVAZIONE, intesa come metodo di produzione e analisi dei dati.
Infatti gli strumenti oggi pi utilizzati dai ricercatori, cio quelli legati alla parola, interviste o questionari,
sembrano non dare i migliori risultati se applicati allo spazio costruito. Questo deriva da due problematiche
essenziali. La prima riguarda il fatto che il rapporto tra persona e ambiente di natura prevalentemente
inconscia, difficile da spiegare a parole. Inoltre anche quando il ricercatore adotta la conversazione come
modalit di indagine, deve fare i conti con linevitabile distanza che sempre intercorre tra ci che diciamo di
fare o di voler fare e ci che realmente facciamo.

Losservazione si basa poi, come tecnica per lo studio del rapporto tra spazio potenziale e reale, sul
trattamento di 4 forme direttamente osservabili, definiti INDIZI AMBIENTALI, che sono:
TRACCE: si tratta di effetti non intenzionali di comportamenti, cio il prodotto inconsapevole dellazione
nello spazio dei soggetti.
ALTERAZIONI: si tratta di modifiche con cui una popolazione trasforma lambiente per farlo corrispondere ai
propri bisogni;
SEGNI: si tratta di elementi aggiunti alla forma e che rimandano ad un contenuto;
ROUTINES: cio la regolarit dei comportamenti non indifferenti allo spazio.

LO SPRAWL URBANO
1. Il tema dello sprawl e lottica della sostenibilit
Il modo in cui la crescita urbana si sta manifestando negli ultimi decenni, in forme diffuse e con logiche
conseguenze in termini ambientali, sociali ed economici, sono al centro di un vivace dibattito sin dagli anni
Novanta anche in Italia. Accanto a d urbanisti, economisti e geografi, il problema va da interessare
direttamente anche la sociologia urbana nonch, e sempre in modo pi evidente, la sociologia ambientale.
Finora gli studi sullo sprawl urbano si sono limitati a:

giudicare e condannare il fenomeno dai punti di vista politico, culturale, estetico ed etico per le sue
conseguenze sullambiente e sulle forme di socialit che le abitano;

difendere il fenomeno con toni di arresa perch rappresenta il quadro di vita di una gran parte della
popolazione mondiale, lasciando la libert di scelta al cittadino.
Il compito della sociologia urbana e ambientale quella di:

indagare le motivazioni socioeconomiche e culturali che sono alla base dello sprawl;

definire quelli che sono i protagonisti del fenomeno;

valutare che conseguenze ha sullo stile di vita dei singoli;

definire le ineguaglianze e le marginalit che in esso si manifestano.


Obiettivo: cercare teorie, metodologie, studi empirici, sperimentazioni per giungere a soluzioni attuabili
nellottica della sostenibilit ambientale, economica e sociale. Sensibilizzare anche politicamente in modo
da creare uninversione di tendenza.
2. Molti tipi di spazio diffuso, molte figure sociali
Anche si sembrerebbe una piatta distesa amorfa di insediamenti a bassa densit la realt suburbana risulta
creata da una grande variet di processi e abitata da altrettante sfaccettate realt sociali. Dal punto di vista
spaziale distinguiamo:
Suburbano compatto frange esterne alle conurbazioni formato da un tessuto frammentato in diverse
funzionalit (residenza, commercio, produzione) inframmezzati da tasselli agricoli di notevole vitalit.
Risultano appetibili per ceti medi, marginalit sociali di origine rurale o industriale, insediamenti abusivi.
Estensioni assiali radiali soprattutto nel nord-est italiano, nascono sui collegamenti tra centri rurali e
centri urbani pi piccoli. Interessa lo stesso target del suburbano compatto con in pi qualche piccolo
imprenditore e qualche artigiano.
Sviluppi polari insediamenti extraurbani pi compatti che si generano attorno a nodi che possono essere
commerciali, di traffico, aeroportuali, che per questo richiamano diverse attivit. Abitata soprattutto dalla
variet di ceti medi.
Villaggi suburbani raggruppamenti di abitazioni socialmente omogenee, con servizi privati comuni e
solitamente caratterizzate da un sistema di sorveglianza allingresso. Prendono ispirazione dalle gated
communities, e sono destinati a ceti medi e medio - alti.
Insediamenti rurbani si sviluppano attorno a centri agricoli, con insediamenti solitamente di seconde case
destinate a diventare residenze primarie. In zone di notevole pregio ambientale, sono abitate da residenti
originari, o da ceti medio, medio elevati.
Le figure sociali che vivono tali realt sono:
Cosmopoliti vivono spostandosi da posto a posto, per cui la loro residenza risulta essere solo un
appoggio, un rifugio per un attimo di sedentariet, o essere luogo di telelavoro. Tutto si esaurisce
nellabitazione, il rapporto con il territorio minimo in quanto la vita sociale si concentra nelle grandi
metropoli. sviluppi polari

Rurbanisti simili ai cosmopoliti, da essi si differenziano per una attenzione alle tematiche ambientali.
Scelgono insediamenti rurali per mettere in pratica uno stile di vita ambientalista, non sempre riuscendovi.
insediamenti rurbani
Famiglie giovani con figli cercano maggiore spazio per far crescere la famiglia con costi pi contenuti in
un contesto pi rassicurante anche per i figli. Ingenti spese per il trasporto con mobilit privata.
estensioni assiali radiali, suburbano compatto(?)
Espulsi figure socialmente deboli, che si trovano costrette ad abbandonare il contesto urbano in cui
vivono per le mutate condizioni sociali ( gentrification ). Devono allontanarsi dal centro. suburbano
compatto
Immigrati in assestamento - stranieri che si spostano dalle aree degradate dove avevano vissuto al loro
arrivo, per migliorare le loro condizioni sociali. Possono innestarsi meccanismi di catene migratorie che
portano alla creazione di microeconomie a livello di realt etniche periurbane. suburbano compatto,
estensioni assiali radiali
Intrappolati residenti da tempo in aree di urbanizzazione diffusa che ad un certo punto della loro vita,
trovano difficolt a spostarsi da tali luoghi suburbano compatto
3. Motivazioni socioculturali e percorsi verso lo sprawl
Ma esiste una reale differenza tra chi sceglie la citt diffusa e chi sceglie lurbano? Da quali motivazioni
sono mosse le due? Rispondere a tale domanda potrebbe significare porre una soluzione efficace e
sostenibile allo sprawl. Lindagine pu procedere lungo due approcci:
1) preferenze socioculturali forti la volont di cercare nellantiurbano una qualit residenziale che la citt
compatta non offre.
2) preferenza di carattere debole - non per intensit della motivazione, ma per un complesso di esigenze
funzionali e vincoli economici che si trovano a dover mediare con leffettiva disponibilit di unofferta
residenziale calzante.
Conclusioni: non esistono due problemi di preferenza della vita urbana o suburbana, ma esiste il modo in
cui le aree metropolitane stanno sviluppandosi. Non esiste una contrapposizione citt diffusa citt
compatta, ma piuttosto i diversi modi di manifestarsi di queste, con i relativi stili di vita che portano sempre
ad una maggiore frammentazione e marginalit sociali. Dal punto di vista delle politiche, bisogna giocare
sullinterazione tra domanda e strutture per frenare il degrado ambientale e cercare la sostenibilit.
4. Un ruolo progettuale della sociologia urbana
La ricerca di modelli sostenibili di societ e territoriali non occupano un posto prioritario nellagenda
politica, ma questo non deve giustificare un disimpegno dei ricercatori. Un particolare impegno richiesto
ai sociologi urbani e ambientali .Lideale sarebbe la partecipazione dei sociologi alle equipe interdisciplinari
di progettazione, lavvio di processi partecipativi con le amministrazioni locali..
Comunit di citt.
Il ruolo della partecipazione nellassicurare lappartenenza ad un quartiere
Alla base di un buon funzionamento della citt c, naturalmente, il funzionamento degli organismi minori
che la compongono e, quindi, le piccole comunit, intese come quartieri e circoscrizioni, ricoprono un ruolo
fondamentale in quanto hanno il compito di far nascere negli individui un senso di appartenenza alla
comunit stessa.E il modo, conseguentemente legato al senso di appartenenza, : la PARTECIPAZIONE.
Passiamo quindi ad analizzare i limiti della partecipazione e cercare di delineare gli elementi che il quartiere
dovrebbe avere per sviluppare un senso di appartenenza e integrazione nella gente che lo abita ed essere
quindi un quartiere di successo. Inizialmente la partecipazione al quartiere stata vista come il motore di un
processo di coinvolgimento dellindividuo alla vita della citt e di conseguenza si basava sul principio che
tutti devono prendere parte alle prese di decisioni al livello locale del quartiere. Ma nella realt
lobbiettivo fallito. Inoltre il desiderio di partecipazione cambia anche da gruppo sociale a gruppo
socialein particolare possiamo distinguere i localisti(casalinghe pensionati, ragazzi etc) per i quali il
quartiere rappresenta il centro di tutti i bisogni e di tutti gli interessi, e i cosmopoliti (studenti, professionisti,
impiegati) che hanno come riferimento principale la citt nel suo complesso. Ma la partecipazione in senso
generico non riesce a ravvivare il senso di appartenenza , sia perch vissuta in maniera differente dai gruppi
sociali, sia perch la partecipazione non lunica che produce lappartenenza alle comunit ma ci sono molti
fattori (aspetti urbanistici , sociali, simbolici etc)e affinch un quartiere risulti di successo si possono

determinare alcuni elementi che sicuramente contribuiscono a ottenere questo risultato al di fuori della
partecipazione:
Eterogeneit sociale: affinch un quartiere sia di successo importante che ci siano in misura equilibrata
tutte le classi sociali della citt con lo scopo di evitare emarginazioni e ridurre il quartiere ad un ghetto..
Variet architettonico urbanistica: la presenza di casette unifamiliari affiancate da schiere o da condomini fa
sorgere una vivacit anche dal punto di vista paesaggistico nel quartiere e quindi una possibilit maggiore di
provare piacere a restarvi e svolgere le attivit quotidiane.
Polifunzionalit: la polifunzionalit del quartiere contribuisce a mantenervi gente poich un quartiere in cui
incentrata una sola funzione non pu essere un quartiere di successo, realmente vissuto dagli abitanti.
Condizioni per la partecipazione: naturalmente fondamentale che ci sia negli abitanti una disponibilit alla
partecipazione alla vita sociale e organizzativa del quartiere
Modalit concrete di vita sociale:
Organizzazione di servizi e spazi collettivi: i servizi costituiscono la socializzazione.
Dimensioni demografiche: le dimensioni demografiche sono strettamente connesse alla sua dimensione
spaziale (anche se influiscono notevolmente anche gli standard urbanistici).In generale le condizioni per un
buon quartiere devono garantire che loccupazione dello spazio da parte degli abitati deve essere il pi
eterogeneo possibile.
Centri del quartiere: nel quartiere necessario individuare anche gli elementi architettonico-urbanistici che
fungono da catalizzatori di vita e relazioni sociali.
Confini del quartiere: acquistano una rilevanza fondamentale specialmente se coincidono con barriere
urbanistiche e geografiche. In altri termini importante che non ci siano barriere che impediscano un
equilibrato svolgimento della vita quotidiana e soprattutto i confini devono essere percettibili e chiari, cosa
che non sempre accade.
Collegamento con la citt: ultimo aspetto riguarda quindi i collegamenti che in questo caso sono intesi come
collegamento viario e trasporti pubblici. Essi devono garantire la completa fruizione del quartiere
rafforzando il senso di appartenenza e garantendo al tempo stesso un senso di protezione e di sicurezza.

KEVIN LYNCH
Limmagine della citt
LIMMAGINE AMBIENTALE.
Lynch esamina limmagine mentale che i cittadini americani posseggono delle citt in cui vivono. Egli si
concentra soprattutto sulla leggibilit, ovvero lapparente chiarezza del paesaggio urbano.
LEGGIBILIT: facilit nel riconoscere le parti di una citt e riorganizzarle in un sistema coerente.
La leggibilit deve essere definita secondo tre aspetti che sono le dimensioni della citt: estensione, tempo,
complessit.
Ogni essere dotato di movimento conferisce struttura e identit allambiente in cui si muove. Smarrirsi nella
citt attuale risulta quasi impossibile per la quantit di particolari dispositivi quali piante, segnali..
Limmagine ambientale ci fornisce tale struttura in base a esperienze passate e sensazioni immediate in modo
da guidarci negli atti. Unimmagine chiara, permette ad un soggetto di muoversi agevolmente e velocemente.
Un ambiente ordinato pu essere considerato quasi un sistema di riferimento e assumere anche valenza
sociale.
Una buona immagine ambientale fornisce sicurezza emotiva a chi la possiede, permettendogli di avere un
rapporto armonioso con il mondo circostante. Un ambiente leggibile e distintivo offre non solo sicurezza, ma
amplia la profondit e lintensit possibili allesperienza umana. La citt odierna si presenta visivamente
caotica.
Limmagine frutto di un reciproco rapporto tra osservatore e ambiente: lambiente fornisce le parti e le
relazioni tra queste, mentre losservatore le elabora attribuendo specifici significati a quello che vede.
IMMAGINE PUBBLICA : il quadro mentale comune che larghi strati della popolazione di una citt portano
con s.
Da cultura a cultura, da luogo a luogo, variano i sistemi di riferimento adottati dai soggetti . Pur diversi come
sono, questi sistemi danno fondamentali informazioni su quali mezzi noi usiamo per individuare la nostra
ubicazione nellambiente urbano. Ecco le categorie formali di elementi tipo in cui una citt pu essere divisa:
PERCORSO

RIFERIMENTO
MARGINE
NODO
QUARTIERE
Un immagine ambientale pu essere analizzata nelle sue tre componenti tra loro inscindibili:
IDENTIT oggetto individuato nella sua unicit
STRUTTURA relazione schematica o spaziale con losservatore e con altri oggetti
SIGNIFICATO che assume loggetto per losservatore, sia esso emotivo o pratico
Mentre le prime due sono facilmente individuabili per una collettivit, il significato risulta sempre pi
complesso e meno coerente. Per questo identit e struttura sono i parametri sui quali luomo pu agire
definendo limmagine fisica della citt e, quindi, influenzando in modo fondamentale il significato che ne
consegue. Lo studio continua quindi concentrandosi esclusivamente su struttura e identit delle immagini
urbane. Unimmagine per essere efficace deve essere:
Sufficiente, verosimile in senso pragmatico
Leggibile nel senso di facilmente interpretabile,economica nello sforzo mentale
Sicura con eccesso di indicazioni in modo da consentire azioni alterne evitando la possibilit di insuccesso
aperta ed adattabile al cambiamento, in modo da consentire allindividuo la possibilit di continuare ad
investigare e organizzare la realt
avere degli spazi vuoti in cui il soggetto pu estendere il disegno a suo piacere
Comunicabile agli altri individui
Ognuno di questi criteri assume unimportanza particolare per il soggetto elaborante limmagine.
Dal punto di vista fisico, in assoluto la qualit pi alta risulta la figurabilit.
FIGURABILIT: equivale a dire leggibilit, ovvero la qualit che conferisce ad un oggetto fisico unelevata
probabilit di evocare nellosservatore una immagine vigorosa.
Stern lo chiam appariscenza, ovvero immagini che per chiarezza e armonia di forma soddisfano la bisogno
di unapparenza vividamente comprensibile. Una citt altamente figurabile si presenterebbe quindi come ben
conformata, distinta, notevole, invitando locchio e lorecchio ad una maggiore attenzione. Il soggetto
sarebbe molto aiutato nella conoscenza approfondita di un simile ambiente, ogni nuovo impulso si
aggiungerebbe integrando gli elementi precedenti. Un esempio di citt altamente figurabile Venezia. La
figurabilit non deve per cadere nella fissit, nel limitato, nel preciso, nellordinato. Limmagine ovvia
viene presto a noia. Siccome limmagine prodotto di una relazione oggetto osservatore, si pu agire su di
essa intervenendo su una delle due parti:
Fornire unimmagine simbolica dellambiente fornire allindividuo una mappa simbolica del suo ambiente,
che mostri la coerenza esistente tra le sue parti; ma sar sempre lindividuo a formulare le corrispondenze
con il suo ambiente
Educare losservatore abituare losservatore a riconoscere determinati ambienti per dimestichezza e pratica
diretta e approfondita (es. ragazzi bendati in un labirinto. La prima volta erano spaesati, poi riconoscono
lingresso e luscita, poi percepiscono lintero labirinto come ambiente).
Ristrutturare lambiente luomo primitivo modificava lambiente con mucchi di pietre o con totem, siamo
passati poi a dare carattere di rilievo ai luoghi di culto o ai luoghi di residenza. Oggi noi possiamo
trasformare lambiente fisico anche su grande scala e ormai il nostro problema quello di configurare oggetti
facilmente identificabili
2. TRE CITT
Lo studio di Lynch vuole comprendere gli effetti delle immagini ambientali sui cittadini, riconoscere questi
come risultato del disegno urbano e scoprire nuovi spunti per indagini e interviste.
Si considerano le aree centrali di tre citt americane:
Boston nel Massachusetts vivida nelle forma e piena di difficolt logistiche
Jersey City nel New Jersey - mancanza di forma e quindi scarsa figurabilit
Los Angeles in California - una citt relativamente nuova e con impianto a scacchiera
Si procede con due analisi fondamentali:
Sopralluogo condotto a piedi nellarea da un osservatore pratico disegnando una pianta con vari elementi, la
loro visibilit, la loro forza o debolezza di immagine, le loro connessioni o discontinuit e di tutto ci
che poteva interferire con la creazione di unimmagine. Tutte erano giudizi soggettivi basati su visioni
immediate.

Intervista su un campione ridotto di cittadini residenti o lavoratori per scoprire le immagini ambientali
dellambiente in cui vivono. Descrizione, localizzazione e schizzi e percorsi mentali e itinerari.
Dalla prima indagine si sono ricavate immagini per la gran parte rispecchianti le immagini ricavate dalle
interviste dei residenti, rilevando limportanza delle forme fisiche stesse. Differenze sono emerse riguardo
alla figurabilit delle tre citt, anche se tutte le persone si erano adattate allambiente in cui vivono. Si sono
ricavati elementi di particolare rilievo per lambiente urbano (spazi aperti, vegetazione, senso di movimento,
contrasti visivi).
Kevin Lynch, "L'immagine della citta" (capitoli 3 e 4), pubblicato nel 1960.
"L'immagine della citta" il risultato di una indagine durata cinque anni sul modo in cui i frequentatori
delle citt percepiscono lo spazio urbano ed organizzano le informazioni spaziali che ricevono ed elaborano
durante le loro esperienze. Usando come caso di studio tre citt statunitensi (Boston, Jersey City, e Los
Angeles), Lynch mostr che le persone percepiscono lo spazio urbano che frequentano (o nel quale vivono)
attraverso elementi e schemi mentali comuni, creando le loro mappe mentali attraverso l'utilizzo di cinque
categorie: percorsi, margini, quartieri, nodi, riferimenti.
fonte: wikipedia.it
CAPITOLO 3: L'IMMAGINE DELLA CITTA' E I SUOI ELEMENTI
Dallo studio effettuato, emerso che per ogni citt esiste un'immagine pubblica (sovrapposizione di tante
immagini individuali) oppure una serie di immagini pubbliche (possedute ciascuna da un certo numero di
cittadini). Queste immagini sono fondamentali affinch un individuo interagisca con l'ambiente e possa
collaborare con gli altri. Queste immagini possedute dai cittadini, sono state studiate da Lynch e i suoi
collaboratori (prevalentemente intervistando sul campo gli interessati, anche chiedendo loro di disegnare
delle mappe) e sono stati identificati dei contenuti fisici (concreti) riferibili a queste immagini (astratte).
I contenuti fisici sono percorsi, margini, quartieri, nodi, riferimenti.
PERCORSI
Percorsi sono i canali lungo i quali l'osservatore si muove abitualmente, occasionalmente o potenzialmente.
Essi possono essere strade, vie pedonali, linee di trasporti pubblici, canali, ferrovie.
Risultati della ricerca condotta da Lynch
stato osservato che la concentrazione di usi o attivit speciali lungo una strada pu conferire ad essa
un'immagine pi forte nelle menti degli osservatori.
Qualit spaziali sono capaci di rafforzare l'immagine di particolari percorsi.
La prossimit a speciali caratteristiche della citt pu anch'essa conferire maggiore importanza ad un
percorso: in questo caso esso assume il ruolo aggiuntivo di margine. Esempio: una strada che fiancheggia un
parco. L dove i percorsi mancavano di identit, o erano facilmente confusi l'uno con l'altro, l'intera
immagine urbana era in crisi.
Non necessariamente i percorsi sono continui, essi possono anche cambiare direzione. il concetto di
gradiente, ovvero un cambiamento regolare che si intensifica in una direzione: una curva un gradiente in
quanto una variazione costante nella direzione del movimento.
Gli intervistati tendevano a pensare ai punti iniziali e finali dei percorsi; si preoccupavano, cio, di sapere da
dove essi partivano e dove essi finivano. Quindi: percorsi con origini chiare e definite hanno spiccata
identit: essi legano la citt insieme e danno coscienza della propria ubicazione a chi li attraversa.
Gli incroci fra i percorsi sono punti vitali in quanto rappresentano punti di decisione. I percorsi che si
incrociano in maniera ortogonale, erano quelli che gli intervistati riuscivano a possedere nella maniera pi
semplice. Lo svincolo autostradale moderno un esempio ancora pi critico, in quanto il momento della
decisione deve avvenire ad alta velocit.
MARGINI
Margini sono gli elementi lineari che non vengono usati o considerati come percorsi dall'osservatore. Essi
sono confini tra due diverse fasi: rive, linee ferroviarie infossate, margini dello sviluppo edilizio, mura.
Non necessariamente un margine una linea (pi o meno permeabile) che divide una zona dall'altra! I
margini, a volte, possono costituire suture, ovvero linee lungo le quali due zone sono messe in relazione e
unite l'una all'altra.
Risultati della ricerca condotta da Lynch
I margini che appaiono pi forti sono quelli che oltre ad essere visivamente preminenti, sono anche continui
nella forma e impenetrabili.

Spesso i margini sono anche percorsi. In questo caso, negli osservatori prevaleva l'immagine del movimento
e l'elemento veniva descritto come un percorso con caratteristiche di margine.
QUARTIERI
Quartieri sono le zone della citt, di grandezza media o ampia, concepite con estensione bidimensionale, in
cui l'osservatore entra "mentalmente dentro". Essi sono riconoscibili in quanto in essi presente una
caratteristica individuante. Le caratteristiche fisiche che identificano i quartieri, infatti, sono elementi
comuni che possono essere i pi vari: tipo edilizio, uso, attivit, abitanti, grado di manutenzione, topografia,
spazio forma, ecc.
Risultati della ricerca condotta da Lynch
I maggiori quartieri di Boston venivano identificati dagli intervistati grazie ad omogeneit di facciata,
materiali, modanature, ornamento, colore, profilo, taglio delle finestre.
Quando i tratti distintivi di un quartiere non sono abbastanza forti da costituire un'unit tematica, l'area
diventa riconoscibile solo per chi ha familiarit con la citt.
Molto spesso si hanno quartieri con un nucleo forte, circondato da un gradiente tematico che svanisce
gradatamente.Un quartiere introverso se rivolto a se stesso, con scarsi riferimenti alla citt circostante.
estroverso se rivolto all'esterno e connesso con gli elementi adiacenti.
Esistono quartieri isolati, ovvero che sorgono indipendenti nella loro zona. Di contro, ci sono quartieri
abbastanza vicini e sufficientemente connessi da costituire un mosaico continuo.
NODI
Nodi sono i punti, luoghi strategici in una citt. L'osservatore si muove verso un nodo, vi entra dentro, e da
qui decide dove andare; insomma sono i punti verso i quali e dai quali egli si muove.
I nodi possono essere congiunzioni, concentrazioni di alcune caratteristiche, luoghi di interruzione nella rete
dei trasporti, punto di convergenza dei percorsi. Proprio per questo motivo, non si pu scindere il concetto di
nodo dal concetto di percorso: il nodo un evento del cammino.
I nodi possono essere nuclei, ovvero nodi di concentrazione: per esempio un posto d'incontro all'angolo della
strada. Un nodo di concentrazione pu diventare il punto di culmine di un quartiere, influenzando il quartiere
stesso, e diventando il simbolo di esso.
Risultati della ricerca condotta da Lynch
Il fatto che nei punti di congiunzione bisogna prendere delle decisioni, ha evidenziato come in tali luoghi la
gente percepisca gli elementi vicini con chiarezza maggiore del normale, tanta l'attenzione prestata.
Le principali stazioni ferroviari sono quasi sempre importanti nodi urbani e, aumentando la scala (a livello
nazionale), lo stesso si pu dire degli aeroporti.
In teoria, anche gli incroci di strade ordinarie sono nodi, ma generalmente essi vengono considerati semplici
attraversamenti di percorsi; ci avviene in quanto l'immagine non pu contenere troppi centri nodali.
Le stazioni della metropolitana sono strategici nodi di congiunzione. Alcune sono facili da riconoscere data
la loro caratteristica individuale, altre sono difficili. La maggior parte di esse difficile da relazionare
strutturalmente al suolo soprastante.
RIFERIMENTI
Come i nodi, anche i riferimenti sono riferimenti puntuali ma, a differenza dei primi, in essi l'osservatore non
pu entrarvi dentro. Sono costituiti da un oggetto fisico e definito, grande o piccolo che sia: edificio, insegna,
negozio, montagna, ecc. Esistono infatti riferimenti isolati (esterni o interni alla citt) che data la loro
dimensione (torri, cupole, montagne) individuano una direzione costante; e poi esistono riferimenti
localizzati che essendo piccoli (insegne, negozi, alberi, maniglie di porta e altri dettagli urbani) sono visibili
solo a chi li avvicina secondo certe direzioni. Quest'ultimi sono proprio i dettagli che riempiono le immagini
degli osservatori. Se un riferimento lontano ma comunque visibile ad elevate distanze, esso diventa un
riferimento radiale. I riferimenti, se propriamente ubicati possono fissare e rafforzare un nucleo ma, posti
fuori centro, possono soltanto fuorviare.
Risultati della ricerca condotta da Lynch
Poich l'uso di riferimenti implica l'isolamento di un elemento da un coacervo di possibilit, la caratteristica
fisica che deve possedere questo elemento la singolarit: ovvero qualche aspetto che, rispetto al contesto,
unico e memorabile. I riferimenti sono tanto pi facilmente identificabili quanto pi contrastano con loro
sfondo: il contrasto figura-sfondo, infatti, sembra essere il fattore principale. Non necessariamente lo sfondo

nelle immediate vicinanze: la cupola di una chiesa ha come sfondo l'intera citt! Di riferimenti lontani (in
punti visibili da molte posizioni) sembrano servirsene solo persone non familiari con la citt e se ne servono
per ricavare un orientamento direzionale molto generico.
Un riferimento rafforzato, se situato in luogo dove si devono prendere decisioni sul percorso da seguire.
INTERRELAZIONI DEGLI ELEMENTI
Nessuno degli elementi appena descritti esiste in maniera isolato nella realt: i quartieri sono strutturati da
nodi, sono definiti da margini, sono attraversati da percorsi e sono pieni di riferimenti. Questi elementi
strutturano il quartiere dall'interno e intensificano la sua intensit d'insieme, arricchendone e
approfondendone il carattere.
VARIABILITA' DELL'IMMAGINE
Dallo studio emerso che piuttosto che una singola immagine, gli osservatori possiedono gruppi di immagini
che variano in maniera proporzionale alla scala considerata: l'osservatore passa (a seconda della necessit) da
un'immagine al livello di una strada, ad altre a livello di vicinato, di citt, di regione metropolitana. Questa
disposizione per livelli diventa necessaria in un ambiente esteso e complesso.
Alle persone intervistate venne chiesto di disegnare una pianta della citt e fu analizzato come questa
immagine si sviluppasse in modo diverso da persona a persona. In particolare si notarono:
Immagini sviluppate lungo familiari linee di movimento, allontanandosi da esse successivamente;
Piante tracciate con una prima delineazione del contorno, per poi essere riempite verso il centro;
Piante tracciate partendo da un sistema base ripetitivo (per esempio l'organizzazione a scacchiera)
aggiungendo poi i dettagli;
Piante impostate come un sistema di zone adiacenti che venivano poi particolareggiate nelle loro connessioni
e nel loro interno;
Piante sviluppate da un intorno ben conosciuto al quale tutto il resto fu in definitiva sospeso.
In queste piante, le direzioni erano curvate, le distanze stirate o compresse, forme ampie erano cos alterate
rispetto alla loro accurata proiezione in scala da essere a prima vista irriconoscibili. Ma la sequenza era
normalmente corretta.
QUALITA' DELL'IMMAGINE
Le immagini di uno stesso elemento differirono da osservatore a osservatore rispetto alla loro specifica
densit, cio rispetto alla misura con cui erano riempite di particolari.
Le immagini possono venire ulteriormente distinte a seconda della loro qualit strutturale: il modo in cui le
parti sono disposte e interrelazionate. Si potrebbero distinguere quattro fasi, in una progressione crescente di
precisione strutturale:
I vari elementi erano sciolti: non v'era alcuna struttura o interrelazione tra le parti;
Pur mantenendo sconnesse le parti, erano grosso modo relazionate tra loro attraverso una loro direzione e
forse addirittura dalla relativa distanza l'una dall'altra;
Nel caso pi frequente, la struttura era flessibile: le parti erano connesse l'una all'altra , ma in maniera tenue e
flessibile, come attraverso legami arrendevoli;
Col moltiplicarsi delle connessioni, la struttura tendeva a farsi rigida; le parti venivano fermamente allacciate
tra loro in tutte le dimensioni ed eventuali distorsioni venivano incorporate.
Ci furono poi altri modi di distinguere la struttura totale: furono distinte piante statiche (cio immagini
organizzate come una serie di insiemi e di parti discendenti dal generale al particolare) e piante ad
organizzazione dinamica in cui le parti venivano interconnesse attraverso una sequenza nel tempo e
immaginate come fossero viste attraverso una macchina da ripresa cinematografica quindi un'organizzazione
strettamente legata all'effettiva esperienza del movimento attraverso la citt.
In conclusione, noi siamo continuamente impegnati nel tentativo di organizzare ci che ci circonda, di
strutturarlo e di identificarlo. Quando si strutturano le citt dovrebbe essere possibile conferire loro una
forma che faciliti questi sforzi di organizzazione.
CAPITOLO 4 - LA FORMA DELLA CITTA'
Nella citt, specializzazione completa e articolazione perfetta sono improbabili e indesiderabili. La forma
deve essere in certa misura non impegnativa, modellabile per i propositi e le percezioni dei cittadini.

Se l'ambiente fosse visibilmente organizzato e precisamente definito, il cittadino potrebbe impregnarlo di


associazioni e significati. Esso diverrebbe un "posto" rimarchevole e inconfondibile.
In nessuna parte del mondo vi un'area metropolitana con un forte carattere visivo, con una struttura
evidente. Viene quindi da chiedersi se una metropoli, o una citt, figurabile sia effettivamente possibile e se
fosse apprezzata qualora esistesse.
Chiunque di noi pu richiamare alla memoria paesaggi prediletti che possiedano chiarezza formale e che
vorremmo riprodurre negli ambienti in cui viviamo: pensiamo al paesaggio a sud di Firenze: esso costituito
da un alternarsi di valli e colline. Ognuno di essi ha una caratterizzazione, ma fa parte comunque di un
sistema unico. Si ha pertanto una modificazione dell'ambiente naturale fatta con la consapevolezza
dell'interconnessione e della singolarit delle risorse naturali.
La citt dovrebbe essere fatta con arte, configurata per i propositi umani. Siamo abituati ad adattare noi stessi
al nostro ambiente quando invece potremmo cominciare ad adattare lo stesso ambiente al processo percettivo
e simbolico delle persone umane.
IL DISEGNO DEI PERCORSI
Elevare la figurabilit dell'ambiente urbano significa facilitare la sua identificazione visiva e la sua
strutturazione.
Vediamo come trarre dai concetti espressi fin'ora, dei suggerimenti per elevare la figurabilit della citt.
I percorsi sono l'elemento pi potente per ordinare l'insieme; una concentrazione di qualche uso o attivit
speciale sui loro lati, una qualit spaziale caratteristica, una particolare pavimentazione o facciata, uno
specifico schema di illuminazione, un sistema di alberatura sono tutti attributi che individuano e mettono in
risalto quel percorso specifico. Questi attributi dovrebbero venire impegnati in modo da conferire continuit
al percorso: se uno di essi coerentemente adoperato in tutta la lunghezza, allora il percorso pu essere
figurato come un elemento continuo, unificato.
La linea di movimento dovrebbe possedere chiarezza nella direzione. Il cervello umano sconcertato da una
lunga serie di svolte o da curve graduali che alla fine producono cambiamenti direzionali di maggiore entit.
Una strada percepita come una cosa che va verso qualche cosa. Il percorso dovrebbe sostenere
percettivamente questa sensazione attraverso dei punti terminali forti. Un progressivo infittirsi di insegne,
negozi o pedoni pu contrassegnare l'avvicinamento di un nodo commerciale. Tutti questi artifici fanno del
percorso un elemento orientato, al quale altri possono venire riferiti.
Se le posizioni lungo il percorso possono venire differenziate in qualche modo misurabile, la linea sar allora
non soltanto orientata, ma anche modulata. Un sistema meno astratto quello di contrassegnare un punto
identificabile lungo la linea cosicch altri luoghi possano venire pensati come "prima" e "dopo".
Di regola una citt strutturata secondo un organizzato sistema di percorsi. In questo sistema il punto
strategico l'incrocio, il luogo di connessione e di decisione per chi in movimento. Se questo pu essere
chiaramente visualizzato, se l'incrocio produce di per se stesso un'immagine vivida, e se la giacitura di due
percorsi l'uno rispetto all'altro chiaramente espressa, in tal caso l'osservatore pu costruire una struttura
soddisfacente.
I percorsi possono venire anche figurati come una rete che, senza identificarne specialmente alcuno, spiega le
relazioni tipiche fra tutti i percorsi nel sistema.
Un altro modo di organizzare i percorsi in maniera melodica: gli eventi e le caratteristiche lungo un
percorso potrebbero essere organizzati come una forma di cui si fa l'esperienza in un congruo intervallo di
tempo.
IL DISEGNO DEGLI ALTRI ELEMENTI
Come i percorsi, anche i margini richiedono una certa continuit di forma nel loro sviluppo. Il margine
acquista vigore se visibile frontalmente da una certa distanza e se unisce chiaramente le due aree
delimitate.
Quando il margine non continuo e autoconcluso, importante che gli estremi posseggano punti terminali
definiti, ancore riconoscibili che completino e localizzino la linea.
Un margine pu essere pi che una semplice barriera dominante se attraverso di esso possibile qualche
penetrazione di visuale o di movimento. In tal caso esso diviene una sutura piuttosto che una barriera, una
linea di scambio lungo la quale le due aree sono cucite insieme.
Un modo di accrescere la visibilit di un margine quello di accrescere la sua accessibilit o il suo uso.

Un riferimento non necessariamente un grande oggetto, esso pu essere costituito da una cupola, ma anche
da un semplice pomo di maniglia. Ci che cruciale la sua ubicazione. La caratteristica essenziale di un
riferimento vivace la sua singolarit, il suo porsi a contrasto col suo contesto o col suo sfondo.
Singoli elementi di riferimento, a meno che non siano veramente imponenti, restano probabilmente deboli se
isolati. Il loro riconoscimento richiede un'attenzione sostenuta. Se per sono raggruppati, essi si rafforzano
l'un l'altro in maniera pi che additiva.
I riferimenti possono anche essere disposti in sequenze continue, cosicch un intero tragitto reso
identificato e reso pi agevole da una familiare successione di dettagli.
I nodi sono i punti d'ancoraggio concettuale nelle nostre citt. L'esperienza di questo tipo di elemento
quella di essere un "posto", distinto, indimenticabile, non confondibile con alcun altro. L'intensit d'uso ne
rafforza l'identit.
Il nodo tanto pi definito se ha un contorno netto, preciso, e se non si perde incertamente da ogni parte;
tanto pi notevole se dotato di uno o due oggetti che vi focalizzano l'attenzione.
La congiunzione tra percorso e nodo deve essere visibile ed espressiva. Il viaggiatore deve vedere come egli
entra nel nodo, dove avviene l'interruzione e come proceder oltre.
Un quartiere urbano un area di carattere omogeneo, riconoscibile attraverso tratti che sono continui nel
quartiere e discontinui altrove. L'omogeneit pu essere dovuta a caratteristiche dello spazio esterno, del tipo
edilizio, dello stile e della topografia. Insomma un carattere che dia unitariet alla zona.
Dove l'omogeneit fisica coincide con quella d'uso e di prestigio, l'effetto inconfondibile.
Un quartiere ulteriormente precisato dalla definitezza e chiusura del suo contorno.
Il quartiere pu anche essere strutturato al suo interno: vi possono essere sotto-quartieri, internamente
differenziati bench coerenti all'insieme.
Se opportunamente differenziato all'interno, un quartiere pu esprimere le sue connessioni con altre
caratteristiche cittadine. Il contorno deve quindi essere permeabile: una sutura, non una barriera.
AGGETTIVAZIONI DELLA FORMA
Di seguito, alcuni suggerimenti per il disegno urbano che descrivono qualit sulle quali pu intervenire il
designer:
Singolarit o chiarezza di figura-sfondo: cio rendere un elemento notevole, rilevabile, vivido, riconoscibile.
Gli osservatori godono sempre pi del contrasto e dell'unicit che vivificano la scena.
Semplicit di forma: chiarezza e semplicit in senso geometrico della forma visibile, limitazione delle parti.
Forme di questa natura sono assai pi facilmente incorporate nell'immagine.
Continuit: continuit di margini o di superfici, prossimit di parti, ripetizioni ad intervalli ritmici, similarit,
analogia o armonia di superfici, di forma, d'uso. Sono queste le qualit che facilitano la percezione di una
realt fisica complessa come unitaria o interrelazionata.
Preminenza: preminenza di una parte sulle altre a motivo della dimensione, dell'intensit o dell'interesse,
risultante dalla lettura dell'insieme come costituito da una caratteristica principale e da un gruppo di altre.
Chiarezza di connessione: le connessioni sono momenti strategici di struttura e dovrebbero essere altamente
percepibili.
Differenziazione direzionale: asimmetrie, gradienti e direttrici radiali che differenziano un'estremit dall'atra,
o un lato dall'altro, o una direzione cardinale da un'altra. Queste qualit sono intensamente sfruttate per la
strutturazione ad ampia scala.
Ambito di visione: qualit che accrescono il campo e la penetrazione dello sguardo, effettivamente o
simbolicamente.
Consapevolezza di movimento: qualit che rendono sensibile all'osservatore il suo movimento reale o
potenziale. Poich una citt percepita attraverso il movimento, queste qualit sono fondamentali.
Serie temporali: serie che sono percepite nel tempo. Un elemento semplicemente legato a quello
precedente e a quello seguente.
Nomi e significati: caratteristiche non fisiche che possono intensificare la figurabilit di un elemento. I nomi
cristallizzano l'identit.
Tutte queste qualit non operano isolatamente. Quando una sola di queste presente o se le qualit sono in
conflitto, l'effetto complessivo pu essere debole. Un'area sarebbe inconfondibile se possedesse forma
semplice, continuit di tipo edilizio e d'uso, se fosse singolare nella citt, precisamente definita nei contorni,
chiaramente connessa a un'area adiacente e visivamente concava.
IL SENSO DELL'INSIEME

Nell'insieme, i percorsi mettono in vista e introducono i quartieri; legano l'uno all'altro i vari nodi. I nodi
congiungono e delineano i percorsi; i riferimenti ne contrassegnano i punti cruciali.
Il designer dovr appropriarsi delle caratteristiche dei cinque elementi (percorsi, margini, quartieri, nodi e
riferimenti) e affrontare il compito di organizzare un insieme che verr sentito per sequenze, nelle quali le
parti saranno percepite soltanto in un contesto unico.
Un ambiente visivamente riuscito non solo rende agevole gli itinerari usuali ma anche stimolo verso nuove
esplorazioni.
Il designer deve creare una citt che sia quanto pi possibile riccamente dotata di percorsi, margini,
riferimenti, nodi e distretti; una citt che utilizzi non soltanto una qualit formale o due, ma tutte. Se cos
sar, osservatori diversi potranno tutti trovare materiale percettivo congeniale al loro particolare modo di
guardare il mondo (la citt infatti composta da persone con origini, temperamento, occupazione diversi
perci ognuno di essi organizza la citt nel modo in cui gli pi congeniale).
MA una certa plasticit deve rimanere nell'ambiente percettivo. Se c' un unico percorso dominante per una
data destinazione, pochi punti focali consacrati o un irremovibile sistema di quartieri rigidamente separati,
allora per figurare la citt senza eccessivo sforzo resta un modo unico. Questo pu non adattarsi alle esigenze
di tutti, o nemmeno alle esigenze di una stessa persona che possono variare di volta in volta. Un tragitto
inconsueto diventa goffo o pericoloso; le relazioni sociali possono tendere a segregarsi, la scena diviene
monotona e restrittiva.
LA FORMA DELLA METROPOLI
La regione metropolitana ora l'unit funzionale del nostro ambiente e sarebbe desiderabile che questa unit
funzionale fosse identificata e strutturata dai suoi abitanti.
La figurabilit di un area estesa come quella di una regione metropolitana non comporterebbe una costante
intensit di immagine in ogni punto. Vi sarebbero figure dominanti e sfondi pi estesi, punti focali e tessuto
connettivo. Ma ciascuna parte sarebbe presumibilmente chiara e chiaramente connessa al tutto.
Per comporre uno schema per un'area cos vasta vi sono due tecniche:
L'intera regione pu essere composta come una gerarchia statica. Per esempio organizzata come un grande
quartiere che contiene tre sotto-quartieri, ciascuno dei quali ne contiene altri tre, e cos via. Oppure pensare
la regione come incentrata su un nodo culminante per la regione stessa, attorno ad esso vi sono nodi
maggiori, e ogni nodo maggiore dispone di nodi minori satelliti.
Questo sistema gerarchico, per, apparirebbe come una negazione della libert e della complessit delle
connessioni in una metropoli.
La seconda tecnica consiste nell'uso di uno o due elementi dominanti molto ampi, ai quali possono venire
relazionate cose minori.
Questo sistema diventa per sempre pi difficile quando l'ambiente cresce in dimensione poich necessario
reperire un elemento dominante abbastanza grande da essere proporzionato al suo compito.
Pensando ad un'ampia area urbana, siamo portati a pensare ad un altro tipo di organizzazione: quello della
sequenza, dello schema temporale. Pensiamo ad un'organizzazione lungo una linea. Ma anche questo metodo
dinamico non quello ideale: l'ambiente non trattato come un tutto, bens come una sequenza di parti.
Queste tecniche (gerarchia, elemento dominante e intreccio di sequenze) rimangono comunque modelli
possibili nell'organizzazione di ampie regioni.
IL PROCESSO DEL DISEGNO
Ogni area urbana esistente e funzionante possiede struttura e identit, sia pure in debole misura. Se cos non
fosse, essa non sarebbe abitabile.
Quando necessario riconfigurare un ambiente esistente, si agisce scoprendo e preservando le sue immagini
vigorose, risolvendo le difficolt percettive, tirando fuori la struttura e l'identit latenti nella confusione.
Altre volte il designer deve affrontare la creazione di una nuova immagine. Il problema particolarmente
vivo nelle estensioni periferiche delle nostre regioni metropolitane, dove si tratta di organizzare
percettivamente larghe fasce di ci che sostanzialmente un nuovo paesaggio. Sarebbe auspicabile un "piano
visivo" per la citt o l'area metropolitana, ovvero un gruppo di raccomandazioni e controlli concernenti la
forma visiva a scala urbana. Il designer dovrebbe procedere a sviluppare un piano visivo in scala della citt
intera, il cui obiettivo sarebbe quello di rafforzare la pubblica immagine.
L'obiettivo finale di un simile piano non la forma fisica in se stessa, ma la qualit di un'immagine mentale.
L'osservatore va educato, bisogna insegnargli a "vedere" la sua citt, a osservare le sue forme svariate e
come esse si ingranano l'una nell'altra. Bisogna attirare l'attenzione dell'osservatore, arricchire la sue
esperienza.

JANE JACOBS_ VITA E MORTE DELLE GRANDI CITT


PRIMA PARTE (DA PAG. 1 A PAG. 81)
Introduzione
In questo libro lautrice attacca gli attuali metodi di pianificazione. Oggi infatti gli urbanisti tendono a
realizzare complessi residenziali chiusi, quartieri pianificati al millesimo, che, sotto la loro seppur splendida
superficie, raramente giovano alle zone urbane circostanti e si rivelano spesso dei veri e proprio recinti : la
gente da alloggiare viene infatti suddivisa per rigide categorie di reddito, creando dei gruppi segregati verso
cui la citt mostra sospetto. Per realizzare queste opere, tante piccole imprese vengono rovinate, tanti
proprietari rovinati, tanta gente espropriata e sradicata. Intere comunit vengono disgregate. Cos facendo, gli
interventi urbanistici poggiano in gran parte sui fondi presi forzatamente dagli abitanti del luogo e non solo
sullinvestimento di denaro pubblico!
Le citt sono un immenso laboratorio in cui gli urbanisti avrebbero dovuto imparare e mettere alla prova le
loro teorie ma spesso i motivi di successi e insuccessi sono stati trascurati; cos essi continuano ad applicare
princpi tratti dal funzionamento delle piccole citt, delle esposizioni, dei suburbi, che nulla hanno a che fare
con le grandi citt. Una delle conseguenze che le zone urbane ristrutturate e i nuovi quartieri despansione
suburbana stiano trasformando citt e campagna in ununica distesa monotona.
La citt hanno la necessit di un complessa diversit di usi, interdipendenti tra loro, i cui componenti, seppur
completamente svariati, devono sempre integrarsi. Il compito di architettura e urbanistica proprio quello di
alimentare questo tessuto di relazioni. Ma sarebbe utile nelle grandi citt favorire liberamente il loro
realizzarsi: cos facendo la citt di rivitalizzerebbe con risultati tali che progetti e progettisti non riusciranno
mai a conseguire. vano pianificare laspetto esterno di una citt senza conoscere il suo spontaneo ordine
funzionale!
Howard. Delle grandi citt si sono occupati molti studiosi: linglese Howard, a fine Ottocento, propose di
arrestare la crescita di Londra e ripopolare le campagne con un nuovo tipo di piccole citt autosufficienti: le
citt-giardino. Esse avrebbero ospitato al centro le attrezzature commerciali, culturali e sociali; la zona
residenziale sarebbe stata formata dagli spazi verdi, le scuole e le abitazioni; le industrie avrebbero avuto
delle zone ad esse riservate; tutto attorno alla citt ci sarebbe stata la cintura agricola. Il tutto sempre
controllato dagli enti per evitare speculazioni e mutamenti. La popolazione per non avrebbe potuto superare
i 30000 abitanti (che avrebbero dovuto essere docili e privi diniziativa!). Howard riusc a realizzare 2 cittgiardino e un certo numero di citt satelliti fondate sugli stessi princpi. Ma la citt giardino fu concepita
come unalternativa alla citt, non una soluzione dei suoi problemi. In pi, le idee messe in circolazione da
Howard sono state dannose per le citt: egli infatti prevedeva di distinguere e separare un certo numero di usi
elementari, assegnando a ciascuno una collocazione autonoma, e non si preoccupava di tutto ci che non
rientrava nella sua utopia, come la vita politica, levoluzione delleconomia, le tendenze sociali.
Geddes Tra i primi ad assorbire linfluenza di Howard ci fu il filosofo scozzese Geddes, che concep le cittgiardino come un punto di partenza per un sistema pi vasto : vide la pianificazione urbana in termini di
pianificazione regionale. Nella regione le citt-giardino sarebbero state distribuite razionalmente e inscritte
nelle risorse naturali. Ma cos facendo si sarebbero decentrare le grandi citt e diradate, disperdendo abitanti
e attivit in centri minori.
I decentratori Le idee di Howard e Geddes furono fatte proprie e sviluppate in America da un gruppo di
studiosi negli anni20 : queste non furono accettate letteralmente, ma andarono comunque a influenzare
lurbanistica. Secondo queste idee la strada un ambiente sfavorevole per luomo e quindi le abitazioni non
devono rivolgersi verso di essa ma verso spazi verdi riparati; lelemento fondamentale dellarchitettura non
deve essere quindi la strada ma lisolato (specialmente il grande isolato); le attivit commerciali vanno
disposte nelle zone residenziali e nelle zone verdi dopo aver calcolato adeguatamente la superficie massima
da destinare loro. Ogni particolare deve essere stabilito dai pianificatori fin dallinizio e mantenuto
fedelmente: la comunit deve essere ununit autonoma che si oppone ai mutamenti.
I decentratori si accanirono contro la citt tradizionale, mettendone in risalto solo gli aspetti negativi e
promuovendone la soppressione. Tuttavia si finito per accettare le idee dei decentratori, utilizzandole
paradossalmente come guida per operare nelle grandi citt stesse.

Le Corbusier Chi concep in maniera ancora pi estrema la realizzazione di queste roccaforti antiurbane
fu Le Corbusier,che negli anni 20 progett la citt Radiosa, costituita da grattacieli immersi nel verde.
Una citt verticale estremamente densa che avrebbe avuto il 95% di suolo libero grazie allaltezza degli
edifici e che sconvolse i decentratori (nonostante fosse una rivisitazione delle citt-giardino e proprio per
questo ebbe unaccettazione relativamente facile dal pubblico!). Le Corbusier nella sua pianificazione inser
lauto come parte integrante, prevedendo grandi arterie a senso unico, strade sotterranee e percorse pedonali.
In realt, come le citt-giardino, questa citt rimasta una favola, ma gli urbanisti vi fanno comunque ancora
oggi riferimento.
Possiamo quindi dire che, da Howard fino alla pi recente legge sul rinnovo urbano, tutta
lurbanistica ortodossa ha ignorato leffettivo modo di funzionare della citt, utilizzandola
come vittima invece che come luogo di studio da rispettare.
Le funzioni dei marciapiedi: la sicurezza
Un marciapiede da solo non ha significato: lo assume in rapporto agli edifici e agli altri usi esistenti
lungo di esso. Lo stesso si pu dire per le strade: questultime, insieme ai marciapiedi, rappresentano il luogo
pi vitale e pi importante della citt e se queste sono al riparo dal teppismo e dai vandali, anche la citt
abbastanza sicura, e viceversa.
Tutti sanno che una strada urbana frequentata probabilmente una strada sicura. Ma come vanno
effettivamente le cose? Per essere in grado di accogliere gli estranei e di approfittarne per accrescere la
propria sicurezza, una strada urbana deve avere 3 qualit principali:
deve esserci una netta separazione tra spazi pubblici e spazi privati;
la strada deve essere sorvegliata dai suoi naturali proprietari, perci gli edifici devono essere rivolti verso
la strada;
i marciapiedi devono essere frequentati con continuit, sia per accrescere il numero di persone che
sorvegliano la strada, sia per indurre i residenti a tenerli docchio.
Ottenere la sorveglianza delle strade mediante il controllo dei suoi utenti stessi, pu sembrare strano, ma
nella vita reale non lo : il sistema funziona meglio proprio nei luoghi in cui la gente usa spontaneamente e
con piacere le strade, ed meno cosciente di esercitarvi una sorveglianza. quindi un meccanismo naturale,
con la condizione essenziale che lungo i marciapiedi sia disseminato un numero adeguato di negozi e luoghi
pubblici. Infatti questo fa s che:
questi esercizi invoglino residenti e non a frequentare i marciapiedi;
essi attirino gente a passare davanti a luoghi che di per s non hanno funzione pubblica, ma che cos
diventano luoghi di transito (per questo le attivit devono essere varie e frequenti);
negozianti ed esercenti, se abbastanza numerosi, diventino i migliori custodi della strada;
lanimazione suscitata dalla gente che va in giro per questi luoghi, attiri altra gente.
Naturalmente non tutti per strada contribuiscono alla sua sicurezza ed per questo che a volte bene
attrezzarla affinch possa accogliere pi estranei possibili: pi persone ci sono, pi occhi controllano! Ma vi
sono molti esercizi commerciali che non hanno una buona fama proprio perch gli estranei che richiamano
non rappresentano un fattore positivo. Ci accade soprattutto nelle cinture grigie depresse delle grandi citt
e nelle zone residenziali non suburbane in declino. Questi quartieri sono spesso caratterizzati da strade buie
ed a questo che spesso si attribuisce erroneamente la causa del fenomeno. Naturalmente questa non la
spiegazione: senza occhi che vedano, inutile che i lampioni facciano luce. Il problema quindi
probabilmente la mancanza di uno degli elementi prima elencati.
Supponiamo che si continui a progettare e costruire citt poco sicure: come sopravvivere?
Accettando il regno dellinsicurezza, lasciando che i meno fortunati ne subiscano le conseguenze;
Cercando rifugio nei veicoli (sistema adoperato a Los Angeles, assimilabile a quello adottato in Africa nei
parchi riserva di animali feroci);
Realizzando dei territori recintati.Oggi purtroppo si sta diffondendo proprio questa terza pratica: nella
realizzazione dei nuovi complessi urbani ristrutturati, complessi residenziali di livello medio e signorile, si
creano zone verdi e strade interne, cercando di tenere fuori i rivali mediante delle recinzioni, che erano
inizialmente invisibili ma che nel tempo si sono addirittura materializzate. In genere si osservato come la
gente si adatti presto a vivere in un recinto e si stupisca come un tempo abbia potuto fare a meno di uno
steccato. Lautrice esprime proprio la paura che si stia diffondendo eccessivamente la scelta, qualora si
ristrutturi una porzione di citt, di ricorrere al turf (quartiere recintato) invece che al ripristino (o alla
realizzazione) dei semplici elementi che permettono alle strade e ai marciapiedi di essere sicure.

Le funzioni dei marciapiedi: i contatti umaniLa vita sociale che si svolge per le strade ha un carattere
pubblico e serve a radunare persone tra le quali non esiste una conoscenza intima e privata e che spesso non
hanno interesse ad avere. Spesso per necessaria a chi tiene docchio una strada la sensazione, spesso
inconscia, che gli altri utenti siano pronti a spalleggiarlo qualora fosse necessario. Ci si pu riassumere
nella parola fiducia. In una strada di citt la fiducia nasce col tempo da uninfinit di piccoli contatti che si
svolgono in pubblico, per la strada, sui marciapiedi; questi appaiono banali ma non lo sono affatto.
Portano infatti alla formazione di un carattere pubblico allinterno dellindividuo e ad un tessuto
connettivo fra gli utenti, fatto di rispetto e fiducia, che torna utile nei momenti di bisogno collettivo
e/o individuale e che, soprattutto, non possibile suscitare in modo organizzato. Deve avvenire
spontaneamente! Per quanto riguarda quindi il problema della privacy, che da considerare preziosa e
indispensabile, nonch un dono della metropoli, in un vicinato funzionale e sicuro, si instaura
autonomamente un miracoloso equilibrio tra la fondamentale esigenza di privacy e il desiderio di avere
rapporti a vario livello con gli altri, di godere della loro compagnia e di avvalersi del loro aiuto. Per la strada
si possono mantenere ottimi rapporti anche con persone molto diverse da noi, arrivando ad acquistare una
certa familiarit pubblica: questi rapporti nascono proprio grazie a questo equilibrio e a questa linea di
confine tra pubblico e privato.
Il termine socievolezza ricorre in un tema molto caro allurbanistica teorica che esprime lidea che
persone che hanno qualcosa in comune, devono avere necessariamente molto in comune. La socievolezza,
che un grande risorsa per lambiente suburbano, ha invece effetti negativi nella grande citt: la pretesa che
gli abitanti abbiano tanto in comune, finisce infatti col portarli allisolamento. Quando una zona urbana
manca di vita collettiva per le strade, gli abitanti devono ampliare la loro sfera privata includendo anche
contatti umani che sostituiscano quelli mancanti con i vicini. Essi devono quindi scegliere tra qualche forma
di socievolezza fondata su rapporti pi stretti di quelli che si possono avere per strada e sulla totale
mancanza di contatti umani: lesito in ogni caso negativo. Nel primo caso, quando si sceglie di avere molto
in comune con i vicini, si diventa molto esigenti nella scelta degli stessi e dei conoscenti in generale. Molto
spesso ci avviene unicamente perch gli abitanti del quartiere sono gi omogenei per origine, interessi e
tenore di vita e comunque isolati dai quartieri vicini (es. Chatham Village di Pittsburgh). La gente
che non riesce a integrarsi in questi gruppi finisce con landarsene, perch ladattamento richiede
una grande dose di sopportazione e tatto. Ma a parte tra i ceti medio-alti capaci di autoselezione,
questo tipo di vicinato non risulta funzionale a nessun altro tipo di popolazione. Perci, quando in
citt la gente si trova a dover scegliere tra molto o niente in comune, la scelta pi frequente
niente. Gli abitanti scelgono di isolarsi lun laltro in misura incredibile e il risultato pratico che si
rinuncia ad esercitare le pi elementari mansioni pubbliche che richiedono un minimo di iniziativa
personale, con gravi conseguenze per la vita pubblica. Questi fenomeni si manifestano tra gli
abitanti dei complessi di edilizia pubblica, ma anche nelle zone urbane non pianificate.
La struttura sociale della vita che si svolge per le strade dipende anche da quelle persone che possiamo
definire personaggi pubblici per autonomina. Personaggio pubblico chiunque abbia voglia diventarlo e
sia spesso in contatto con una vasta cerchia di persone, senza necessariamente doti particolari. La sua qualit
preminente infatti proprio quella di essere continuamente a contatto con la gente pi disparata e questo
consente alle notizie di pubblico interesse di circolare. Essi sono spesso dei negozianti, baristi, ecc. Accanto
a questi personaggi e quelli che circolano stabilmente, vi possono essere vari personaggi pubblici
specializzati : basta acquisire una specializzazione appropriata (ad es. lautrice si era occupata di una
petizione riguardo il parco del quartiere e ci laveva fatta diventare automaticamente nella sua strada il
personaggio pubblico specializzato nellorganizzare petizioni). I personaggi pubblici sono collegati tra loro
e svolgono unattivit di informazione. Ma ci naturalmente avviene qualora siano presenti le stesse
caratteristiche e attrezzature che fanno si che sia mantenuta la sicurezza per le strade; esse devono essere
altrettanto numerose e ben distribuite. In pi lefficacia dei personaggi pubblici diminuisce rapidamente se
essi sono sottoposti a una pressione eccessiva : cos un negozio con un giro daffari troppo vasto, quindi
troppo superficiale nei contatti umani effettivi, pu diventare socialmente inutile.
Il problema della sicurezza sulle strade e della possibilit di contatti umani, presi insieme, sono
direttamente correlati al pi grave problema sociale degli Stati Uniti : segregazione e
discriminazione razziale. Nel senso che se si continua a costruire e ristrutturare con strade poco
sicure e a costringere gli abitanti a scegliere tra lavere in comune molto o niente, sar molto

difficile abolire la discriminazione.


Le funzioni dei marciapiedi: lassimilazione dei ragazzi
Tra i miti dellurbanistica c quello che i giovani stiano subendo una presunta metamorfosi: sono costretti a
giocare per strada, vivono in un ambiente con pochi valori morali, sono esposti a le peggiori forme di
corruzione. Si presume che per risolvere questo problema basti allontanare i ragazzi dalle strade mettendo a
loro disposizione parchi, attrezzature adatte, terrenidi gioco. Cos facendo per i ragazzi vengono allontanati
da un ambiente in cui erano sotto il controllo di un elevato numero di adulti ad un ambiente in cui questa
percentuale molto pi bassa se non addirittura nulla. Gli urbanisti delle citt giardino prevedono invece di
risolvere il problema non solo allontanando i ragazzi dalla strada ma anche di sorvegliarli creando delle oasi
di verde al centro di grandi isolati.Il difetto di questo sistema per che nessun ragazzo sopra i 6 anni che
abbia un minimo di vivacit ed indipendenza vuole restare in un ambiente cos noioso; molti desiderano
evaderne gi prima. Per cui sono utili solo per i primi anni di formazione del bambino.Il mito che terreni di
gioco, prati e guardiani siano un bene per i ragazzi e che le strade frequentateda gente comune siano un male,
rappresenta una totale sfiducia nella gente comune. Infatti nellavita reale, i ragazzi possono imparare la base
di una sana vita civica solo dalla gente comune chefrequenta strade e marciapiedi, e cio che ognuno deve
assumersi un minimo di responsabilit pubblica anche nei riguardi di persone con cui non ha particolari
legami. Questa lezione si puimparare solo con lesperienza.
5. LE FUNZIONI DEI PARCHI DI QUARTIERE
I parchi di quartiere vengono considerati come benefici per le popolazioni urbane quando in realt sono
piuttosto luoghi abbandonati da vitalizzare; sono gli utenti a decidere se frequentare un parco oppure no.
I parchi mutano nel tempo ma ben pochi restano nel tempo. Gli urbanisti propongono la realizzazione di pi
spazi verdi, ma, perch la gente li adoperi, non basta che essi esistano, perch spesso sono circondati da un
ambiente degradato e quindi sono visti con indifferenza.
Non bisogna confondere gli usi effettivi dei parchi con quelli mitici e non bisogna credere che essi
necessariamente accrescano i valori immobiliari dellambiente urbano circostante. *
I parchi poco frequentati sono pericolosi e le loro attrezzature sono soggette al vandalismo che cosa ben
diversa dal deterioramento. Fondamentale perch un parco funzioni la commistione degli usi a cui sono
destinati gli edifici circostanti perch ci comporta anche una variet di utenti che entrano ed escono dal
parco ad ore diverse.Questi parchi, per, devono collegare le varie funzioni adiacenti cosicch queste
convoglino nel parco un flusso spontaneo di vita e di usi. Non basta la superficiale variet architettonica per
dare lillusione della diversit; necessita una diversit economica e soprattutto sociale.
La gente dovrebbe dedicare il proprio tempo ai parchi come ad una vera attivit lavorativa!
I parchi di maggior successo sono quelli che non hanno concorrenza di altri spazi liberi. Inoltre, il successo
di un parco dipende da certe sue qualit di design. In ogni parco, frequentato come spazio aperto pubblico di
uso generale, possibile trovare 4 caratteri essenziali:
complessit di forma: riflette i vari motivi per cui la gente frequenta un parco di quartiere. Anche una stessa
persona pu usare il parco per motivi diversi (leggere, giocare, lavorare, riposarsi, ecc.). in questo senso, il
parco non deve essere compreso con un solo sguardo, ed ogni sua parte dovrebbe essere diversa dalle altre,
perch altrimenti non ci sarebbe motivo di tornarci continuamente.
La complessit quella a livello visuale creata da variazioni di quota del terreno, dallaggruppamento degli
alberi.
presenza di un centro: alcuni piccoli parchi o piazze alberate sono tutte un centro e la complessit di forma
data da differenze esistenti alla loro periferia. Spesso per i parchi ,che si sviluppano lungo una sola
dimensione, possono risultare monotoni.
Nei parchi di quartiere il modo migliore di realizzare un centro quello di creare un palcoscenico per gli
utenti.
conveniente soleggiamento: (e naturalmente, in estate, ombreggiamento). Un edificio abbastanza alto pu
coprire con la sua ombra gran parte del parco e comprometterne la sua funzionalit, allontanando i
frequentatori.
presenza di quinte architettoniche di delimitazione: sebbene gli edifici circostanti possano ridurne il
soleggiamento, essi sono fondamentali perch il parco abbia una forma definita e non siano solo uno spazio
di risulta.
Spesso le citt sono piene di parchi d uso generico di cui difficile spiegarne lesistenza, anche se i quartieri
a cui appartengono sono vivi. Questo perch spesso alcuni parchi sono inadatti, per collocazione, forma o

dimensione, ad assolvere la funzione di spazio pubblico.Quelli piccoli potrebbero solo allietare la vista. Il
caso esemplare quello di San Francisco: un piccolo ritaglio fra strade che si intersecano, che altrove
verrebbe asfaltato o trasformato in un triangolo di verde polveroso, a San Francisco un mondo a s, un
mondo di acque e vegetazione. Non importa che risulti inaccessibile alle persone; basta che siano penetrabili
con lo sguardo.Questa tipologia di parchi dovrebbe essere collocata in modo da essere veduti facilmente.
Quelli collocati l dove la gente non passa mai, hanno gli inconvenienti pi gravi. In questi casi i parchi
dovrebbero concentrare la loro attivit sulle vendite su domanda, cio su usi speciali, che indurrebbero gli
utenti a frequentarli con maggiore assiduit.Per conoscere gli usi che funzionano di pi serve lesperienza.
Su domanda funzionano le attrezzature per il nuoto e la pesca, i campi sportivi, i luna-park, il teatro. Nei
parchi potrebbero svolgersi anche attivit di minore importanza per le quali non c posto in citt. Si
osservato, per es, che un laghetto veniva usato da ragazzi per lavarvi le biciclette. Altre attivit secondarie
potrebbero essere il lancio di aquiloni e il pattinaggio su ghiaccio.I parchi urbani, come i marciapiedi, sono
di per s dotati di qualit positive; acquistano senso solo se visti nei loro usi pratici e quindi negli effetti
esercitati su essi dai quartieri e dalle funzioni adiacenti.
6. LE FUNZIONI DEI VICINATI DI QUARTIERE
Un vicinato urbano efficiente quella parte di citt consapevole dei suoi problemi.
Si pensa che scuole, parchi, alloggi decenti creino buoni vicinati, ma non cos. Essi costituiscono un bene
utile in se stessi e non, perch esistono, rappresentano la qualit di un vicinato urbano. I vicinati urbani
occorre concepirli come organi di autogoverno le cui esigenze e tecniche di autogoverno sono differenti nelle
grandi citt e nei piccoli centri. Secondo lurbanistica ortodossa, il vicinato urbano dovrebbe essere formato
da circa 7000 abitanti e cio un numero tale da avere al suo interno una scuola elementare, negozi di prima
necessit ed un centro comunitario. Ma questo un ideale inconsistente e per capirlo basta rendersi conto
della differenza tra la vita dei paesi e quella nelle citt.
In un paese gli abitanti si incontrano continuamente e quindi possono formare comunit efficienti, ma, in
citt,la mobilit della popolazione urbana ha fatto perdere significato allidea di vicinato perch, lampiezza
di scelta e la ricchezza di possibilit ,sono i caratteri salienti di una citt.
Nonostante ci, errato pensare che la gente di citt possa fare a meno del vicinato urbano. Anche il
cittadino pi metropolitano si interessa del quartiere in cui abita.
Se si guardano i vicinati urbani come organi di autogoverno, ne esistono solo tre tipi ognuno dei quali ha
specifiche funzioni ma tutti e tre sono necessari per poter avere, in ogni punto, una vita urbana stabile:
La citt nel suo complesso: quando si pensa alle sue parti, non bisogna tralasciare la comunit madre:da essa
deriva la maggior parte del denaro pubblico; lei la sede amministrativa. In questo tipo di vicinato agiscono
le comunit per la difesa di interessi particolari. In essi si incontrano persone con interessi comuni e questo
il vantaggio pi grande.
Vicinati di strada: essi devono raccogliere aiuti quando il vicinato in difficolt tali da non superarle da solo,
oltre a creare una rete di sorveglianza pubblica che protegga sia i residenti sia gli estranei al quartiere. Non
possibile delimitare materialmente i vicinati di strada per conoscerne le dimensioni ideali che li renderebbero
funzionali.
Limportante che essi non siano entit isolate: essi devono formare un continuum fisico, sociale ed
economico per a scala ridotta perch l dove c continuit sociale, vi buona capacit di autogoverno.
Quartiere: la funzione principale la mediazione tra i vicinati di strada, impotenti politicamente, e la citt nel
suo complesso, che sede del potere politico.
normale che i responsabili dellamministrazione siano male informati perch difficile gestire citt grandi
e complesse. I quartieri allora dovrebbero richiamare le risorse della citt verso i vicinati di strada bisognosi
e tradurre le esperienze dei vicinati di strada in direttive di azione valide per lintera citt. Per svolgere queste
funzioni, il quartiere deve essere tanto vasto da avere un peso sulla vita dellintera citt tale da opporsi
allamministrazione cittadina.
Posta questa distinzione tra i tre vicinati urbani, una pianificazione fisica di essi dovrebbe mirare a :
Favorire le strade vivaci;
Creare con queste strade una rete continua estesa a tutta la grandezza del quartiere;
Usare i parchi, piazze alberate ed edifici pubblici come parti integranti di queste reti stradali; ad operarli per
collegare i vari usi urbani e non per isolare i vicinati di quartiere;
Far risaltare lidentit funzionale delle zone grandi in modo che funzionino come quartieri.

Solo se funzionano i primi tre scopi, il quarto si conseguir. Spesso infatti proprio difficile identificarsi con
un quartiere. Le diversit favoriscono scambi di usi e quindi anche lidentificazione delle persone con una
zona pi vasta piuttosto che non con la rete di strade prossima.
I centri di uso si sviluppano nei quartieri vivaci, nei parchi ma essi sono importanti per lidentificazione del
quartiere, quando contengono anche un elemento di riferimento che rappresenti simbolicamente lintero
quartiere.
Lestensione di un quartiere efficiente varia a seconda dellagglomerato urbano. Non basta un numero di
abitanti congruo ma servono altre qualit, come un buon sistema di collegamento tra i residenti, anche se il
numero di abitanti equivale al numero di voti e quindi alla opinione pubblica che pu contrastare
lamministrazione.
Non sono i confini ad individuare i quartieri, bens lo scambio di usi; per da qualche parte ci devono pur
essere elementi, naturali o artificiali, formanti barriere: questi elementi opportuno che si trovino ai margini
di unarea vasta per funzionare come quartiere invece di interrompere la continuit fisica e quindi sociale di
una zona.
Un quartiere urbano funzionale non detto che sia unentit autosufficiente dal punto di vista economico,
politico o sociale. Inoltre, i quartieri di una citt devono essere diversi tra loro. Non nemmeno necessario
che i quartieri nascano autosufficienti perch il tempo che in una citt sostituisce lautosufficienza.
I primi rapporti che si formano in una zona urbana sono quelli nei vicinati di strada e quelli tra persone che,
avendo interessi comuni, fanno parte di organizzazioni. Poi per questi rapporti devono svilupparsi e
divenire rapporti operanti tra persone la cui vita pubblica locale oltrepassa i confini dei vicinati di strada,
delle organizzazioni, per legare con persone che hanno radici in ambienti diversi. Persone queste capaci di
rapporti a largo raggio sono fondamentali per un quartiere. Cos si crea una rete di collegamenti tra quartieri
che, per funzionare, ha bisogno di tre requisiti: un inizio qualsiasi, una zona con la quale possano
identificarsi come utenti un numero sufficiente di persone e, infine, un certo periodo di tempo. Le persone
che hanno rapporti a largo raggio non corrispondono agli individui statistici contemplati dai piani urbanistici.
Nella realt ogni individuo unico e dedica anni della sua vita ad intessere rapporti con gli altri. Separate
dalla loro cerchia di relazioni, queste persone smettono di comportarsi come esseri sociali operanti. Nei
vicinati urbani in cui ci si verifica si arriva ad un forte livello di instabilit. opportuno allora che un
vicinato urbano, per essere funzionale, sia capace di assimilare i nuovi arrivati e accogliere popolazione
transitoria alla quale per deve corrispondere una residenza stabile per formare nel vicinato quei rapporti che
stanno alla base di una citt.
Questo non vuol dire che in un vicinato urbano deve necessariamente esserci coesione etnica perch essa non
capace di creare legami che coprano un intero quartiere; piuttosto importante che i residenti vi abbiano
messo salde radici, a prescindere dallidentit etnica.
Per comprendere il comportamento delle citt e utilizzarne i vantaggi, la prima cosa da fare conoscere i
risultati dinsieme che vogliamo ottenere; poi necessario lesame dei processi economici che permettono la
formazione di strade e quartieri intensamente frequentati dagli utenti urbani.
7. I GENERATORI DI DIVERSIT
Tra i fenomeni urbani il pi importante la diversit, cio lenorme numero e variet di parti che
compongono una citt. Uno degli errori pi abituali che fa lurbanistica attuale nello studio delle citt,
quello di considerare le funzioni urbane singolarmente, per categorie. Ma per poter comprendere realmente
le citt, bisogna considerare non i singoli usi, ma le loro combinazioni e mescolanze. La mescolanza di usi e
le diversit mantengono in vita la civilt. Come generarle? Non basta sconfiggere la monotonia, perch la
diversit, la comodit, la vitalit che mancano in una citt non si auto generano solo perch se ne ha bisogno;
ci devono essere altri presupposti (di tipo sociale e spaziale ndr).
Le grandi citt per loro natura sono generatrici di diversit e incubatrici di nuove iniziative e idee. Se si
considerano le industrie manifatturiere, ad esempio, per le grandi aziende non necessario avere sede nelle
citt: sono autosufficienti abbastanza da riuscire a fornire servizi ai propri dipendenti ovunque. Le piccole
industrie hanno invece bisogno della citt per esistere (ricorrono a forniture e prestazioni esterne, servono un
mercato ristretto, etc.). Le piccole imprese accrescono la diversit, perch legate allenorme variet di altre
imprese presenti in citt. LA DIVERSITA URBANA CONSENTE E STIMOLA ESSA STESSA LA
FORMAZIONE DI ALTRA DIVERSITA.
Con lurbanizzazione le grandi aziende diventano ancor pi grandi, ma le piccole si fanno sempre pi
numerose. La diversit, non solo quella commerciale, ma ogni specie di diversit, nellambiente urbano
possibile, perch in citt si vengono a trovare a stretto contatto un gran numero di persone, con grande

variet di gusti, capacit, esigenze, produzioni, manie. La diversit commerciale uno degli indici per
conoscere un quartiere: variet e abbondanza di negozi pu essere sintomo di un quartiere che contiene
anche diversit culturali, di aspetti, di abitanti.
Eppure non vero che le citt creino le diversit automaticamente, anche se sono le naturali generatrici di
diversit economica e di nuove aziende. Creano diversit tramite la formazione di vari ed efficaci
raggruppamenti economici di funzioni; se ci non avviene, non si crea diversit.
Ad esempio: il North End di Boston o lUpper East Side di New York fruiscono di un grande patrimonio di
diversit e vitalit, accresciuto dai numerosi visitatori, attratti a loro volta dalla vitalit presente. Altri
agglomerati, anche molto popolosi, invece, come il Bronx di New York o la citt di Detroit hanno una
grande carenza di vitalit, diversit e capacit di attrazione urbana. La differenza non negli abitanti (non
gente pi ottusa e incapace di apprezzare la vitalit), n la diversit urbana un fatto accidentale.
Le condizioni che creano la diversit urbana si individuano osservando le localit in cui questa diversit
esiste. Per creare ricca diversit nelle strade e nei quartieri sono indispensabili 4 condizioni:
1.
Il quartiere deve servire a pi di 2 funzioni primarie, che assicurino la presenza di persone nelle
strade a diverse ore (presenti anche per motivi diversi);
2.
Gli isolati devono essere piccoli, con occasioni di svoltare gli angoli frequenti;
3.
Nel quartiere devono esistere edifici di diverse et e condizioni, per avere diversi redditi;
4.
Ci deve essere una elevata densit di popolazione residente.
Combinandosi tra loro queste 4 condizioni creano efficaci raggruppamenti economici di usi. Tutte e 4 le
condizioni sono necessarie per generare la diversit urbana e se ne manca una sola, basta a frustrare le
potenzialit di un quartiere. Non tutti i quartieri in cui le 4 condizioni saranno soddisfatte raggiungeranno lo
stesso grado di diversit, perch ogni quartiere ha potenzialit differenti; per tramite queste potr tradurre in
concreto le sue potenzialit.
8. LA NECESSIT DELLA MESCOLANZA DI FUNZIONI PRIMARIE (CONDIZIONE 1)
Nelle strade urbane efficienti la gente deve circolare a tutte le ore del giorno, per diversi scopi e pressocch
con stessa densit. Questa esigenza non solo sociale, ma economica. Se i negozi restano inattivi per
buona parte della giornata, rischiano la chiusura. Un buon equilibrio si raggiunge quando le strade sono
popolate sia dai residenti che dai lavoratori esterni. Le iniziative commerciali da questi alimentate
richiamano inoltre altra gente, visitatori che non vivono il quartiere abitualmente.
Ma un gran numero di utenti in un quartiere non significa una buona ripartizione degli utenti in tutto larco
della giornata. Esempio eclatante lestremo sud di Manhattan, comprendente Wall Street, uffici municipali,
uffici statali e federali, etc., in cui di giorno si affollano circa 400000 persone. Eppure il quartiere non riesce
a fornire servizi adeguati e attivit ricreative, sebbene vi siano anche molti spazi vuoti derivanti fa locali
sfitti, attivit industriali dismesse Esiste questo paradosso perch un quartiere con ununica funzione
primaria (affari) a cui non se ne affiancano altre. Indice di questo sono i negozi e le ristorazioni, che si
affollano solo a colazione e nella pausa pranzo, restando deserti nelle altre ore della giornata e specie dopo le
5 del pomeriggio e nel fine settimana. Per risolvere il problema non basta insediare nuovi residenti ( che
rimarrebbero comunque un numero molto esiguo rispetto agli utenti quotidiani) e nemmeno creare nuovi usi
di lavoro diurno (come proponeva la Down-Lower Manhattan Association). Per superare le difficolt di
fondo del quartiere e migliorare efficacemente leccessiva disuniformit di distribuzione degli utenti nel
tempo, bisogna puntare alla presenza di utenti nelle ore della giornata ora vuote: primo pomeriggio (tra le 2 e
le 5), la sera, il sabato e la domenica. Lunica folta utenza possibile su cui puntare diventa quindi quella dei
visitatori, costituiti da turisti e da abitanti della citt stessa. Questo flusso di gente nuova non dovr
infastidire gli utenti abituali.
Occasioni di svago proposte dallautrice sono: recupero del fronte verso mare, tramite museo marittimo,
acquario gratuito, punti di imbarco per escursioni turistiche, ristoranti che sorgeranno autonomamente,
biblioteca pubblica di quartiere. Luso del quartiere in ore serali e nel fine settimana porterebbe alla
comparsa spontanea di nuovi usi residenziali. Quindi qualsiasi quartiere urbano, per essere vincente, non pu
fare a meno di distribuire equamente nel tempo i suoi utenti.
Esistono 2 tipi distinti di diversit: usi primari (uffici, fabbriche, abitazioni, musei, centri di spettacolo e
svago); quando un uso primario si combina con un altro che porta la gente a frequentare le strade in ore
diverse, si sviluppa un ambiente propizio alle attivit secondarie (esempio: negozi). Le diversit secondarie
sono le attivit, quindi, che nascono per la presenza di usi primari e che forniscono servizi alla gente
richiamata da quegli usi. Pi complesse saranno le mescolanze di utenti, maggiori saranno servizi e negozi.
Si genera diversit quando la mescolanza efficace. La mescolanza efficace se le persone che usano le

stesse strade in ore diverse, usano gli stessi percorsi, si servono delle stesse attrezzature, sono proporzionate
in numero rispetto alle altre utenze nelle altre ore del giorno.
La mescolanza di usi primari e secondari vale non solo per i centri urbani, ma anche per le altre parti di citt.
In generale le zone centrali delle citt soddisfavano le 4 condizioni per la creazione della diversit.
Ultimamente rispondono solo a 3 condizioni, ma non alla prima, perch si vanno dedicando sempre pi al
lavoro e la sera rimangono deserte. Ci frutto di una sbagliata politica urbanistica, che porta fuori dal
centro i centri culturali, posizionandoli in zone verdi isolate dalla citt ( il caso di: la Lincoln Center of
Performing Arts di New York, la sede esclusiva di istituti di carattere educativo, scientifico, artistico di
Boston, il centro culturale di Pittsburgh), senza capire che la vitalit di una citt dipende da quella del suo
centro e che se il cuore della citt colpito da disgregazione tutta la citt a soffrirne.
Cos come i centri cittadini, anche i quartieri con prevalenza residenziale sono migliori se presentano
maggiore complessit e variet di usi primari. quindi importante che accanto alle residenze vi siano attivit
lavorative e si scardini labitudine urbanistica a segregare le due funzioni.
In generale, delle 4 condizioni per generare diversit, 2 non rappresentano un problema difficile: di solito vi
sono i vecchi edifici ed anche inserire nuove strade in punti opportuni risulta fattibile. Le altre 2 condizioni
sono pi complesse da attuare: mescolanza di usi e concentrazione di abitazioni. In genere meglio iniziare a
lavorare nelle zone dove almeno una delle due condizioni gi presente. Quanto meglio una citt riesce a
generare diversit e vitalit in una delle sue parti, tanto maggiori saranno le possibilit di portare al successo
anche le altre parti.
9. LA NECESSIT DI ISOLATI PICCOLI (CONDIZIONE 2)
Gli isolati corti presentano numerosi vantaggi rispetto a quelli lunghi: infatti gli isolati lunghi creano
separazione e isolamento dagli isolati adiacenti, sono socialmente indifesi e impediscono il formarsi naturale
di attivit commerciali e servizi, i quali si sviluppano solo laddove c un flusso elevato di persone che
percorrono la strada. Gli isolati lunghi portano i pedoni a confluire sulle strade di testata, ch diventano
monotone e troppo cariche di attivit commerciali. Ci molto evidente a New York, ad esempio tra la 85 e
la 89 strada, dove tutti i percorsi si riversano su la Columbus Avenue (di testata degli isolati); invece una
zona di New York in cui si nota lesito positivo degli isolati corti la Rockfeller Center, in cui la strada
centrale, la Rockfeller Plaza, crea raggruppamenti di usi e fluidit dei percorsi. Anche le passeggiate e i viali
pedonali allinterno dei grandi isolati non sono socialmente utilizzati, sono senza senso, non hanno ragione
positiva per cui buona parte della popolazione le usi.
Le strade frequenti e gli isolati corti sono preziosi perch consentono la formazione di un fitto tessuto di usi
incrociati tra gli utenti di un quartiere urbano.
10. NECESSITA' DI EDIFICI NUOVI (CONDIZINE 3)
NEL QUARTIERE DEV'ESSERCI UNA MESCOLANZA DI EDIFICI ASSORTITI PER ETA' E
CONDIZIONI, TRA I QUALI UN BUON NUMERO DI EDIFICI VECCHI.
L'autrice dice che le citt hanno tanto bisogno di edifici vecchi e che senza di questi probabilmente sarebbe
impossibile lo sviluppo di strade e di quartieri.
Intende per edifici vecchi non solo quelli di interesse storico- artistico o quelli risanati, ma anche quegli
edifici che non hanno un pregio particolare e con modesto valore. Se una zona urbana fosse costituita solo di
edifici nuovi le attivit che potrebbe ospitare e sostenere sarebbero limitate. Negli edifici nuovi infatti, vanno
a stabilirsi quei negozi che fanno parte di grandi catene; i bar di quartiere, i ristoranti stranieri, le agenzie
vanno ad occupare edifici vecchi. Il costante aumento dei costi di costruzione non fa altro che accentuare il
bisogno di vecchi edifici. Nei quartieri di successo, i vecchi edifici diventano sempre pi pregiati. L'unico
inconveniente e quello di derivare a lungo andare dalla presenza esclusiva della vecchiaia.
Brooklyn ha un numero di edifici vecchi maggiore del necessario, manca un apporto di nuove costruzioni in
molti dei suoi quartieri. Eppure, dice Jacobs, che se mai Brooklyn arriver a sfruttare i suoi vantaggi molti di
questi vecchi edifici, opportunamente distribuiti, avranno una funzione essenziale.
Il miglioramento non si ottiene falciando intere zone di vecchi edifici, ma realizzando quelle condizioni
necessarie per generare le diversit che eventualmente manchino.
Il valore economico dei nuovi edifici urbani sostituibile : basta stanziare fondi per nuove costruzioni. Ma il
valore economico dei vecchi edifici non sostituibile, perch una creazione del tempo. Questo requisito i
quartieri urbani vitali possono soltanto ereditarlo, per custodirlo nel corso degli anni.
11. LA NECESSITA' DI CONCENTRAZIONE (CONDIZINE 4)

QUALUNQUE SIA IL MOTIVO PER CUI LA GENTE SI TROVA NELLA ZONA, LA DENSITA' DI
POPOLAZIONE DEV'ESSERE SUFFICIENTEMENTE ELEVATA;CIO' SIGNIFICA, TRA L'ALTRO, UNA
FORTE DENSITA' DI POPOLAZIONE RESIDENTE.
Esiste un nesso tra la concentrazione della popolazione e le attivit specializzate che tale popolazione pu
alimentare.
Samuel Johnson solo la concentrazione produce la comodit
John H. Denton il decentramento ha portato ad una densit di popolazione cos bassa che l'unica domanda
economica efficace che pu sussistere nei suburbi quella della maggioranza, cio le sole merci e attivit
culturali disponibili saranno quelle richieste dalla maggioranza.
Entrambi si riferiscono agli effetti economici della presenza di un gran numero di persone, essi mettono in
risalto la grande importanza di una maggiore o minore concentrazione della popolazione, confrontando le
alte e le basse densit.
L'esistenza di una relazione tra concentrazione e comodit da una parte e vari tipi di diversit dall'altra
riconosciuta nei centri cittadini, ma tenuta in scarso conto quando si tratta di quartieri urbani
prevalentemente residenziali.
Senza il contributo positivo dato dalla concentrazione dei residenti, non ci pu essere molta comodit o
diversit dove la gente abita, e cio proprio dove occorrono queste qualit. chiaro che gli usi residenziali di
un quartiere hanno bisogno, di essere integrati da altri usi primari, cos che la gente presente nelle strade
risulti distribuita nelle varie ore della giornata. Per poter contribuire efficacemente alla concentrazione,
questi altri usi devono sfruttare intensamente il suolo urbano. La densit delle abitazioni molto importante
per lo sviluppo di quartieri urbani ma tenuta poco in considerazione. Nessuna concentrazione di residenti,
per quanto elevata, sufficiente se la diversit impedita da qualcos'altro.
Una delle ragioni per cui le basse densit sono considerate come fattore positivo e le densit elevate come
fattore negativo che spesso si fa confusione tra densit elevata e sovraffollamento. Elevata densit di
abitazioni significa un alto numero di alloggi per ettaro; sovraffollamento vuol dire invece che troppe
persone abitano un alloggio in relazione al numero di vani che lo compongono. Ad accrescere la confusione
stato il numero di abitanti per ettaro, poich queste cifre non dicono mai quante abitazioni o quanti vani
siano disponibili per ettaro. Oggi comunque pi facile che si incontri i sovraffollamento alle basse densit
che non alle alte. Nel nostro paese il sovraffollamento sintomo di povert e discriminazione. I quartieri
sovraffollati, sia ad alta che a bassa densit, sono in genere quartieri che erano poco funzionali. Le cinture
grigie a densit bassa che circondano le nostre citt, sono prove che le basse densit producono fallimenti. Le
densit sono troppo alte o troppo basse quando ostacolano la diversit umana invece di favorirla. La
standardizzazione degli edifici rovinosa, perch la diversit di popolazione, di attivit commerciali e di
ambienti direttamente legata alla diversit di et e di tipo degli edifici. Conciliare le alte densit con una
grande variet di edifici non facile, il peggior caso possibile l'assoluta mancanza di una base nel passato :
lo spazio vuoto.
Strade. I luoghi isolati con percentuali elevate di edifici sono opprimenti, invece le strade frequenti che
formano aperture tra edifici, attenuano l'elevato indice di edificazione sulla rimanente superficie. Le strade
sono necessarie per generare diversit nei quartieri.
Il problema di promuovere la vita urbana di popolazioni alloggiate in concentrazioni abbastanza dense e
variate da offrire possibilit decenti di vita urbana.
12. ALCUNI MITI A PROPOSITO DELLA DIVERSITA'
Le mescolanze di usi diversi nelle citt non sono una forma di caos anzi rappresentano una forma complessa
ed evoluta di ordine. Nella ricerca dell'ordine visuale le citt possono scegliere tre direttive, ma una sola pu
portarle al successo. Possono perseguire la formazione di zone omogenee che appaiono tali o che si sforzano
di apparire tali o di zone di intensa diversit.
La mancanza di diversit urbana pu essere deprimente o volgarmente caotica.
Ci sono inoltre delle categorie di usi che possono risultare dannosi se la loro ubicazione non controllata,
sono : parcheggi, grandi depositi di autocarri, stazioni di servizio, colossali pubblicit stradali, e anche
qualche attivit che risultano dannose perch in alcune strade la loro dimensione risulta inadatta.
Le citt hanno la capacit di dare qualcosa a tutti solo perch e solo quando tutti partecipano alla loro
creazione. Prof. Tillich.