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[ISBN 88 -14-00032- 8]

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79/ 02790/ 09

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I

e

JI

della

« Parte

e

seconda »

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TUTTI

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recare il contrassegno del/a S.I.A.E.

1

DJRITTJ

SONO

RISERV ATI

Premessa

INDICE

SOMMARIO

IX

lntroduzion.o

IL PR013LEMA DEL ' CORPORATIVISMO '

pag.

l.

La ga lassia degli interessi organizzati

.

3

2.

Alla

ricerca

di

un

modello

'corporativo '

 

8

3.

'Razionalita' e

'am bivalenza'

della

moderna

forma

di

organizzazione del potere

.

15

4.

Ciclo economico e ciclo político

 

25

Note

.

 

33

 

Parte

prima

 

LE TRASFORMAZIONI

DELLA

SOCIETÁ

E

LA

CRISI DELLO

STATO

Capitolo 1

SISTEMA CAPITALISTICO

E STATO MODERNO

l.

Le conseguenze della guerra

51

2.

Li bera conco rrenza e mercato

55

3.

La nozione di 'cap italismo '

58

4.

" Ratio " economica e " ratio " dello Stato

62

Capitolo 11

LA 'SEPARAZIONE CONTRAPPOSIZIONE'

FRA STATO

E SOCIETA

l .

mutamenti deH'assetto sociale

65

2.

Le nuove <forme di aggregazione

69

VI

LORENZO ORNAGHI

LA

Capitolo

III

ROTTURA

DELL'EQUIVALENZA

FRA 'POLITICO' E 'STATUALE'

pag.

l.

La realta ' extraeconomica ' dello

Stato

79

2.

' Stato di diritto' e crisi del sistema rappresentativo-elettivo

85

3.

La ' rappresentabilita' degli interessi

.

101

4.

L'' intreccio' fra l'economico e

il

político

105

Note

.

110

Parte

seconda

LA e NUOVA SCIENZA • DELLO STATO E DELLA SOCIETA

Capitolo I ECONOMIA E POLITICA:

VERSO UNA' SINTESI' METODOLOGICA

l.

H

peccato

originale

dell'economia

'pura'

2. Le . concezioni « universalistiche »

3. H ruolo delle dottrine « eterocritiche »

137

147

152

Capitolo JI LA TEORIA ECONOMICA DEL CORPORATIVISMO

1. Questioni di metodo e definizioni

2. Economía tradiziona-le e ' nuova ' economía

·

161

171

3. Le confutazioni d~gli economisti ' ortodossi '

179

4. I « problemi terminali » dell'economia politica

185

5. Economía ' regolata ' e Stato

' economico '

191

Capitolo III IL MODELLO DI 'STATO CORPORATIVO'

l.

Le corporazioni nella dinamica storica

199

2. ' Corporativismo '

e ' corporazionisrno '

208

3. La 'trascendenza' del político e 1'' eternita' deBo Stato

221

4. 11 dissolvimento dell'' immagine ' di societa

231

INDICE SOMMARIO

VII

Epilogo

ALLE ORIGINI DELL'ODIERNA QUESTIONE CORPORATIVA

pag.

l .

La ' corporazione '-partito

.

273

2.

Inleresse 'generale ' e interessi ' frazionali'

279

3.

Lo ' stabile squilibrio ' fra Stato e societa

284

Note

293

INDICI

lndice degli argomenti principali

Indice dei nomi

propri

301

307

,

,

.-

-

PREMESSA

Per chi guardi anche solo alZa superficie delle odierne discipline olitolo iche, facile e accorgersi che esse ap- paiono segnate da ue principali tendenze: il sempre piL't -+frequente ricorso, da una parte, all'ausilio offerto dalla storia de!le ' dottrine ' (o - come si usa anche dire, ben- ché queste jormule non siano affatto jra loro identifica- bili - dalla storia delle 'idee' o dei 'concet~'), e, dall'altra parte, la crescente rilevanza attribuita al! analisi delle istituzioni collocate nei punti dove maggiore e[' (in- terjerenza ' del político con l'economico e il sociale. Piu volte (e assai correttamente), gia molti studiosi hanno osservato come da queste due tendenze venga indi- cata la via maestra per fugare quella sensazione di ' males- sere 'c he da lempo opprime le discipline politologiche non meno delle altre discipline economico-sociali. Oltre a for- nire i piu efficaci attrezzi per smascherare schemi ideolo- gici fin qui canzuffati da modelli analitici, la storia delle ' dottrine ' sembra infatti prestare gli strumenti necessari per un'indagine di fungo periodo dei 'mutamenti' sotto- stanti a que[ complesso di fenomeni che usualmente classi- fichiamo e raggruppiamo - con un'espressione non ancora usurata solo in virtu della sua straordinaria potenza evo- cativa - entro la formula della « crisi » del sistema po- litico contemporaneo. L'analisi della morfología e del funzionamento delle istituzioni, d'altro canto, sembra co- stituire l'inevitabile linea di partenza per individuare l'esatto punto in cui le ancora inesplicate 'interferenze' del político con l'economico e il sociale vanno sgretolando (e stanno sostüuendo) le vecchie dicotomie di ' Stato-so- cieta ' e di ' politica-economia '.

X

LORENZO ORNAGHI

In una simile prospettiva, il rapido rifiorire della ( teo-

ría della política ', nella quale le due tendenze si incon- trano e si integrano, non puo dunque considerarsi casuale.

A mano a mano che l'una e l'altra tendenza han comin-

ciato a crescere d'importanza (e dal momento in cui

- nemmeno questa coincidenza puo ritenersi fortuita -

l'analisi del (político, e stata sganciata da ogni rapporto

di subordinazione all'analisi dello ( statuale '), per la teo-

ría della política si e dischiusa una stagione che - se i segni non ingannano - sara lunga e scandita da non pochi elementi di novita. Non e senza significato, infatti, che i ( grandi ' e ( antichi ' temi del pensiero político tor-

nino a costituire il cuore dell'odierna teoría della politica:

dal tema dei fondamenti e delle forme di esercizio (e

di controllo) del potere, al tema dell' ( efjicienza' delle

regale del gioco istituzionale, fino al tema della (natura' del comportamento di aggregazione política. E non esenza significato, soprattutto, che tali questioni convergano per gran parte verso un tema antico anch'esso, benché ormai

da lempo dimenticato: ['arduo e ambiguo tema, appunto,

dei rapporti fra 'Stato ' e ' Corporazione '.

puo allora stupire che all'interno della teoría

della politica si sia incominciato a ripercorrere la 'sto-

ría' della dottrina. corporativa. Certo, facile e constatare come l'attuale disseminazione di interessi corporati, ri- portando sul tappeto la necessita di ~nuovi' equilibri e

di forme ' diverse ' di istituzionalizzazione della convi-

venza política, abbia riattizzato le braci (credute ormai spente) di una questione sovraccaricata 'ideologicamente'

- e lasciata irrisolta- dalle dottrine corporative in eta

fascista. E del resto, altrettanto agevole e rilevare come

la linea di partenza delle cosiddette indagini ' neo-corpo-

Non

rative 1 non sia troppo discosta da quella da cui prese avvio il corporativismo d egli anni V enti e Trenta: a ben guardare, infatti, nemmeno la sostanza dei problemi e troppo dissimile, giacché illegame fra l'interminabile 'cri-

si 1 del/o Stato moderno, cosz come l 1 insufjicienza degli strumenti di cuí disponiamo per comprendere gli intricati

PREMESSA

XI

rapporti fra il ( político ' e lo ( statuale ' e fra il ( politico ' e l' ' economico ', ancora costituiscono le principali que- stioni attorno a cui s'aggirano (sempre piu afjaticate e

disorientate,

questi nostri anni.

per la verita) gran parte delle ricerche di

Eppure, se e fuor di dubb io che la ridestata attenzione per la dottrina corporativa consegue dall'assillo di valer 'comporre 'e ' regalare 'unitariamente i confliggenti inte- ressi frazionali (e se altrettanto indubitabile eche il corpo- rativismo dell'eta fascista- dissepolto da sotto le pesanti scorie ideologiche con cui venne alZara ricoperto - costi- tuisce l' ' antecedente ' piu immediato e significativo per chi intenda riclassificare oggi i rapporti fra 'economía' e ' política '), nemmeno puó negarsi che la costruzione di un 'modello 'corporativo rappresenti il banco di prava tanto per saggiare la residua forza esplicativa dei vecchi schemi

di analisi, quanto per misurare la validita degli odierni

sforzi di ' innovazione ' metodologica e concettuale. La di- namica degli interessi corporati, revocando in dubbio i fondam enti stessi della moderna sintesi statale, richiama infatti in questione tutte le categorie costruite sull'ipo- stasi di questa (sempre piu fittizia) 'unita ': non poche

delle categorie giuridiche ed economiche, dunque, ma

soprattutto quelle categorie ritenute costitutive- perché

' naturali ',

e

quindi ' eterne ' -

della 'p oliticita '.

In questo senso, anzi, nient'affatto illegittima e l'ipo- tesi che proprio la costruzione di un modello corporativo·

teoría d ella

politica di risolvere que! contrasto che - in stretta con-

nessione con le trasformazioni in atto nei vigenti sistemi

di poteri (e a conferma della regala per cui tali trasfor-

mazioni son sempre affiancate - ma non di rada prece- dute - da cospicui mutamenti nell'elaborazione politi- ca) - vede oggi fra loro fronteggiarsi gli sforzi di riatti- vare gli arrugginiti ingranaggi di legittimazione dello Stato e i tentativi di ridurre gli apparati statali a un complesso di limítate ' funzioni '.

scientifi cam ente fondato possa consentire alfa

-

-

-

-

XII

LORENZO ORNAGH!

Se il ritorno ai grandi temí del pensíero politico {mira col rivelarsi interamente strumentale all'operazione di

~ 'aggiornamento ' delle tradizionali forme di legittima-

zione del 'moderno Stato ', o se per converso la 'de-ideo- logizzazione ' degli apparati statali accelerera la ricerca

di una nuova definizione del ' politico ' (pur col rischio che

una' de-ideologizzazione 'solo apparente preluda in realta

' nuova ' ideología, magari prefigurata - come in

questi casi semb ra quasi sempre accadere - col ricorso

a una

'-

ai

princip1 di una piu ' realistica ' antropología), e infatti

il

dilemma che, aperto gia da ora, condizionera lo svol-

-

gimento futuro della teoría della politica. Ed e un di- lemma, credo, la cui soluzíone andra per grandissima parte messa in canto alZa capacita di ' regalare ' i rap- porti fra lo Stato e le corporazioni: quei rapporti, cioe, da cui l'ormaí « 'antico ' Stato moderno» ha storicamente e simultaneamente fatto dipendere la propria 'ambivalen- za ' e la propria ' prosperita '.

Milano, 13 luglio 1983

INTRODUZIONE

·

-

-

IL PROBLEMA DEL ' CORPORATIVISMO '

!

1. Nel 1935, interrogandosi sulla possibilita di « un'autoamministrazione che coincida con la realta dello Stato, senza residui liberali e socialistici di uno Stato tra- scendente», Ugo Spirito osservava:

« Ora, non v'e dubbio che l'attuale sistema te-

deseo non consente di superare i1 dualismo di Stato po.litico e corporazione economica; lo Stato resta un potere politico trascendente di fronte a una corpora- zione materialisticamente concepita: lo Stato non

nell'ammini-

tecnico

che

interviene

arbitrariamente

strazione economica tecnica » 1

·

-

L'osservazione, scritta avendo gia sotto gli occhi l'as- setto istituzionale realizzato dal fascismo (e volta soprat- tutto a confutare l'analogia proposta da Beckerath fra il 'corporativismo' tedesco e quello italiano~. delimitava ··.

- con una chiarezza forse da aHora mai piu eguagliata -

gli esatti confini entro cui e racchiusa l'intera questione dei legami fra il fenomeno corporativo e quella forma di organizzazione del potere ormai contrassegnata con la formula ' Stato moderno' 3 Spirito, puntando l'atten- zione sul dualismo fra « Stato olitico » e « cor orazioni economiche », sollevava in atti · velo sul pro ema col- locato al cuore stesso del corporativismo: \il problema dei rapporti, cioe, fra l'unita (sempre piu fittizia) di un po- tere politico-statale considerato ancora trascendente e la pluralita dei ' corpi ' (e dei poteri) organizzati attorno a interessi sempre meno riducibili a interessi meramente ' economici ' e ' sociali ')

4

LORENZO

ORNAGHI

E noto che, con soprassalto violento e in apparenza

imprevisto (ma forse non del tutto imprevedibile, se solo

si fo sse guardato meglio alla storia posta immediata-

mente dietro le nostre spalle), la questione del corpora- tivismo e tornata assillante negli anni a noi piu vicini 4

A mano a ·mano che ci si addentra nell'intrico di cause

alle quali sembra doversi mettere in conto l'ormai lunga crisi della moderna organizzazione del potere, ci si ac- corge infatti che i piu manifesti aspetti odierni di una tale crisi - dalla scomparsa di un unico e ben ' visibile '

centro di potere, alla dispersione e accidentalita degli effetti prodotti dalle decisioni statali, fino alla inelimina- bile ' permanenza ' dei processi inflattivi - altro non co- stituiscono che il contraccolpo dell'aumentata ' solidita ' (e, soprattutto, dell'accresciuto ' peso ' político) di quelle aggregazioni d'interesse ormai tecnicamente designabili col termine di corporazioni 5

E pero altrettanto noto che, pur avendo a disposizione

il copioso materiale empírico o:fferto dalla dinamica delle odieme corporazioni, non si e ancora riusciti a elaborare uno schema d'analisi in grado di fornire una soddisfacente spiegazione dello svolgimento storico e dei caratteri tipici

del moderno fenomeno corporativo.

Delia carenza di un tale schema d'analisi, a ben guar-

_,

·. ·dare, la spia piu immediata e

rigorosamente

significativa (ma anche la

piu preoccupante) e costituita dalla difficolta di indicare

é!_g_uali aggregazioni di interessi convenga

Jl.termine-concetto di corporazione. Da indicazioni assai generali- ad esempio: ogni aggregazione d'interessi al- tamente organizzata e una corporazione - si passa in- fatti a indicazioni sempre piu ristrette via via che si ritengano essenziali talune caratteristiche specifiche di queste aggregazioni , quali i1 loro grado di autonomía da1 potere statale o la loro capacita di partecipare diretta- mente ai rocessi di produzione della decisione olitica:

salvo poi overs1 e 1e ere - per mevlta 1 e contrappasso alla mancata univocita definitoria del termine ' corpora- zione '- se le sole forme di corporazioni odierne siano

IL

PROBLEMA

DEL ' CORPORATI VIS MO '

5

i sindacati, o se, per converso, questi non possano nem-

meno annoverarsi fra

Non e un caso, a questo proposito, che lo stesso Coornaert - al termine della sua minuzio sa indagine sulle corporazioni in Francia prima del 1789 - abbia alla fine dovuto accontentarsi di una definizione per molti versi riduttiva rispetto alla ' complessita ' del fenomeno corporativo durante il « ciclo storico » compreso fra i secoli XI e XVIII. Dopo aver preso atto della tardiva comparsa del termine « corporation » (usato posterior- mente a quelli di « confrérie », « charité », « fraternité »,

« ghilde », « hanse », « métier », « college », « commu- nauté », « corps de communauté », « corps de métier »,

« maitrise », « jurande »), e dopo aver cercato di 'clas-

sificare ' i significati delle precedenti definizioni, lo stu- dioso ha infatti creduto di poter individuare nella 'cor- porazione ' soltanto « un raggruppamento economico di

diritto quasi pubblico (o

i suoi membri a una disciplina collettiva per l'esercizio

della loro professione » 6 Proprio la mancanza di un tale schema d'analisi- e facile rilevarlo - ha ormai spianato la via a una serie P.ressoché interminabile di confusioni concettuali ancor prima che linguistiche (b enché esse si palesino poi in un indiscriminato interscambio di termini nient'affatto equi-.· valenti fra loro, del tipo ' liberalismo corporativo ', ' cot- porativismo liberale ', ' corporativismo pluralista ', e cosi vía), nelle guali confusioni trapassano, conservandosi in- tatte. gran parte delle vecchie distinzioni ideologiche:

tanto che, indifferentemente e disinvoltamente, si contrap- pone un' corporativismo pluralista' a un 'corporativismo totalitario', sino a giungere ad evocare una ' democrazia corporativa '. In tal modo, la gia in sé scorretta nozione di ' neo- corporatismo ' 7 (ormai invalsa per denotare l'attuale as- setto corporativo) finisce con l'essere applicata a fenomeni che, inerendo a ben distinte articolazioni degli odiemi sistemi politici, appaiono affini p er la sola caratteristica di

le strutture d 'interessi corporati.

semi-pubblico) , che sottomette

6

LORENZO

ORNAGHI

coinvolgere una e pluralita ' di gruppi economico-sociali identificabili in ordine a un loro e comune ' interesse fra- zionale. Con la conseguenza che ogni tenue linea di de-

fra e _P-luralismo , e e ~o~poratJ_y_ismo ' rischia

di rivelarsi una linea soltanto e ideologica ' (e vecchia,

·- per di piu; poiché tracciata col frusto strumento della ' se- parazione-contrapposizione' fra lo Stato e la societa):

·-¡ marcazione

i1 che succede, e assai frequentem e nte, ogni qualvolta a un'imprecisa definizione di corporativismo si opponga una noiione di pluralismo che, altrettanto inde:finita, sia sol- tanto fondata sul ' valore ' del controllo e della limitazione (al fondo, pero, della contestazione) del potere politico-

statale. Ora, che 'corporazione' e e corporativismo' -

vraccaricati valutativamente soprattutto dopo l'uso fat- tone nel periodo fra le due guerre - continuino ad essere

termini imbarazzanti anche quando li si adoperi in senso tecnico e analítico, e constatazione che non da adito a perplessita alcuna: derivando dal latino dotto « corpo- rare » (« prendere forma corporea », « far corpo »), en-

trambi i termini racchiudono in sé quella _metafora di ' corpo ' che e tra le piu formidabili dell'intero lessico politico-ideologico 8 Ma, se e vero che 'corporazione' e 'corporativismo ' gia in sé sono ambigui (e ambigui non casualmente, come subito si vedra), e anche vero che a una simile ambiguita non puo certo imputarsi per intero

la carenza di uno schema d'analisi in grado di spiegare

l'ormai 'secolare' tendenza a1la .disseminazione- e a1la crescita in peso politico, soprattutto- delle aggregazioni d'interessi organizzati. Sulle conseguenze di una tale disseminazione, per

vero, le indagini si sono cosl rapidamente infittite da ingenerare l'i~pressione che le cause del fenomeno cor- porativo - le cause piu recenti, quantomeno - siano ormai state messe completamente allo scoperto. Le odierne . indagini, prendendo le rnosse dall'accertamento che una pluralita di gruppi organizzati per il perseguimento di

interessi ' frazionali ' opera direttamente e simultanea-

\

so-

IL I'ROBLEMA

DEL 'CORPORATIVISMO'

7

mente tanto nell'area politico-statale quanto in que~la/ dello sca mbio-contratto, sono infatti giunte a tre pnn-

cipali ordini di risultati. Il primo ordine di risultati riguarda il peso e il ruolo () delle attuali corporazioni. Anche quando si aggreghino e si organizzino ancora sulla base di interessi prevalen- temente' frazionali' (specifici quindi, e di breve periodo), le odieme corporazioni hanno infatti ormai acquisito

- sia nei confronti delle decisioni statali, sia nei rapporti

con gruppi concorrenti - un ' potere di fatto ' misurabile .

 

-

soprattu tto dal loro potere di

veto.

r-

.

Il secando tipo di risultati pertiene invece alle ragioni \D

di

questo mutato ruolo delle corporazioni. Non piu ridu-

 

cibili all'interno della vecchia dicotomia ' pubblico-pri- vato ', le odierne aggregazioni d'interessi svelano sempre piu illoro carattere ancipite: ' privato ' (in quanto orien-

tate al conseguimento di obiettivi specifici e particolari), rna simultaneamente ' pubblico ' (in quanto proiettate ver-

una 'globalizzazione' -e, dunque, una ' politicizza- zione ' - dei propri interessi).

so

Il terzo ordine di risultati, infine, tocca direttament~

 

-

le

cause della crescente ' instabilita' (e riguarda, quindi,

 

le

stesse possibilita di ' durata ') degli attuali regimi poli-

 

-

tici. Non piu disciplinabili e ordinabili sulla base di inte-

 

ressi ' scalari ' che - via via piu ampi ·e· protratti nel tempo - risultino ' unificanti ' i diversi interessi frazio- nali, le odierne corporazioni hanno infatti scompaginato

le

tradizionali procedure di organizzazione e di rappre-

sentanza degli interessi econornico-sociali, cosl scardi-

nando proprio quei meccanismi - ideologici e istituzio-

 

-

nali - su cui riposava !'equilibrio dell'intero sistema rappresentativo-elettivo: primi fra tutti, i meccanismi costruiti sulla ' identita ' fra la legittimazione a rappre- sentare e la legittimazione a govemare.

-

Da questi risultati -

gia in molti l'hanno osservato -

-

e ormai stato fatto scattare il congegno di falsificazione nei confronti dei piu importanti schemi d'analisi impie- gati in campo politologico e storiografico. Non eper caso,

8

LORENZO

ORNAGHI

difatti, che appaiano sempre piu insuffi~ienti i ' m<?

fondati su una nozione di Stato inteso come il titolare

esclusivo

- e il gestore ' razionale' - d~l_potere pOlT-

tico (una nozione, questa, tuttora presente non solo nelle odierne ' revisioni ' delle classiche dottrine liberali, ma anche nelle 'nuove' concezioni che continuano a consi- derare lo Stato come il ' protagonista ' dei cosiddetti

'scambi politici 'e delle contrattazioni sociali) . Cosl come

- non efortuito, del resto, che appena si scavi sotto le piu

- comuni definizioni di ' democrazia ' subito ci si accorga che l'identita (presupposta, ma inverificabile) fra ' inte-

qelli '

; '-

-, resse dello Stato' e ' interesse generale' e sempre meno

, funzionale alla ricomposizione della crescente ' sfasatura '

d i

fra

lungo andare» 9 Tuttavia, pur avendo falsificato non pochi assunti di

questi tradizionali modelli (e pur cominciando a liberarsi

dall'equivoco -

ferazione delle aggregazioni d'interessi organizzati costi- tuisca una sorta di ' accidente ' storico comparso all'im- provviso sulla strada dello Stato moderno), le odierne indagini non sembrano ancora aver formula te un modello che, prima di chiarire le funzioni e il ruolo delle corpo- razioni all'interno degli attuali sistemi politici, sappia in- dicare i caratteri 'tipici' del moderno fenomeno cor- porativo.

« i n t e r e s s i

d i

b r e v e

e

i n t e r e s s i

-

fortemente ideologico - che la proli-

2. Uno studioso che fra i primi ha riportato l'atten-

zione sulle aggregazioni odierne di interessi organizzati, noto come la mancanza di un tale modello di endesse anche dal fatto che i meccanismi i ormazione e di resi- stenza della 'societa d'antico regime' non sono stati completamente chiariti 10 L'osservazione eindubbiamente esatta, ed e tuttora valida. Ma, se e incontestabile che restano per gran parte oscuri i meccanismi di funziona- mento della 'societa d'antico regime' (e quindi del pre- cedente piu importante per comprendere l'attuale assetto

' corporativo-federativo ' 11 ), e anche vero che restano al-

IL PROBLEMA DEL 'CORPORATIVISMO '

9

t_~e~tanto oscuri gli antecedenti teorico-dottrinali posti im- mediatarnente alle spalle degli odierni sforzi di spiegare

il ruolo delle strutture d'interessi organizzati. I1 piu signi- ficativo fra tali antecedenti - non v'e dubbio alcuno -

corporativismo nell'eta fa-

e certarnente costituito dal scista 1 :a.

In realta, dopo essere stato frettolosamente liquidato

del dopoguerra 13 , il tema

dalla storiografia dei primi anni

del corporativismo ha rapidamente guadagnato uno spazio

centrale all'interno delle due principali questioni da cui

e stata dominata la storiografia italiana a partire dagli

anni Sessanta: la questione - la prima - delle <lrigini non solo ideologiche ma anche culturali del fascismo, e

- la seconda - quella del funzionamento dell'assetto

politico-istituzionale del regime fascista. Per le numerase indagini che, volte a rintracciare le radici dell'ideologia fascista, si sono trovate di fronte al nodo dei rapporti

fra quest'ultima e il nazionalismo, il problema del corpora-

tivismo ha infatti costituito una sorta di cartina di tornasole della derivazione del fascismo dal nazionalismo. Del re- sto, non foss'altro perché la traduzione istituzionale del corporativismo avrebbe dovuto rappresentare !'elemento

caratterizzante del ' nuovo ' Stato (in rapporto all'ordina- mento Iiberale soprattutto, ma anche nei confronti dello Stato del « New Deal » e di quello ·bolscevico), il tema del corporativismo non poteva che. co11ocarsi al centro degli studi sull'assetto organizzativo del regime. In effetti, i risultati acquisiti su entrambe tali que- stioni sono ormai numerosi e abbastanza solidi 14 Eppure,

la

del tutto speculare (e

altrettanto falso) del problema della e originalita , dell'as-

setto politico-istituzionale del fascismo, e anche vero che ancora resta in piedi una questione non meno complessa

delle precedenti: la questione, appunto, di guale sia stato l'effettivo ruolo del cor orativismo all'interno dell'ide -

. Non per caso, infatti, piu

log1a e

se e vero che e stata fatta giustizia di un problema-

' novita ' dell'ideologia fascista -

e

regime fascist-ª.

JO

LORENZO ORNAGHI

stretti a riconoscere che, per cogliere appieno la ' specifi- cita ' storica del fascismo italiano (ma anche per indivi-

il mínimo comune denominatore dei considerati ' fascisti '), occorre in-

·J nanzitutto. dissipare quello che con ragione e stato defi- - nito « il grande equivoco del corporativismo » 16

Che la dottrina corporativa dovesse costituire - per

se regimi storicamente

duare -

c'e -

la massima parte dei fascisti - il cuore della 'nuova'

ideología, e considerazione che non lascia posto a dubbio

alcuno: anche se alla fine esso sembro soltanto rivelarsi

- come ebbe a notare Ernesto Rossi - una dei piu

riusciti « bluff » di Mussolini 17 , il_corporativismo gioco un ruolo centrale entro il progetto fascista di compimento

dello 'Stato-Nazione '.

La costruzione dello Stato italiano sembrava infatti essersi arrestata proprio nel punto in cui l'esistenza di un ' centro ' unitario ed effettivo di potere politice veniva resa ancor piu necessaria dal moltiplicarsi e dal dilatarsi

di quei processi di ' modernizzazione ' e ' massificazione '

che, svelando la pericolosa ' incongruenza ' tra il funzio- namento dello Stato e quello del sistema economico-so- ciale (ma anche rivelando, a un tempo, la crescente diffi- colta di 'unificare' in Nazione la sempre piu frammen- tata societa), apparivano ormai incontrollabili e ingesti- bili con gli strumenti di govemo liberal-parlamentare. Anzi, I?§r la costituzione di un' centro ' effettivo di potere ROlitic_o - quindi, in definitiva, per il completamento stesso della costruzione dello Stato ita}iª-no- iLmagg_ior_ ostacolo era proprio rappresentato dal ' non funziona:- mento ' del sistema liberal-parlamentare di pubblici pQ-.

teri. Fondato su una partizione rígida (e fittizia) fra Jo Stato e la societa, tale sistema si era esaurito nell'este- ñilañte ricerCadi un equilibrio fra l'uno e l'alt.r~: con

la conseguenza che, senza essere riuscito a dar corpo a

t

t

!

L

r

una Nazione, nemmeno sapeva ora risolvere i « nuovi 2roblemi di fini e di organizzazione » di una societa scossa da rapidissime trasformazioni

JL PROBLEMA

DEL 'CORPORATIVISMO'

11

Perfettamente registrata dall'inefficienza degli istituti rappresentativi-elettivi e dal blocco nei meccanismi di ri-

cambio della classe politica, !'inconclusa costruzione dello Stato italiano rimandava pero a un piu complesso e ge- nerale problema, attinente alla stessa forma 'moderna '

di organizzazione del potere: il problema, cioe, di quella

'crisi' dello Stato giudicata gia nel 1933 da Giorgio Del Vecchio come « una verita cosl spesso ripetuta, che puo dirsi onnai un luego comune » 19 Proprio da questo punto, a me pare, si cominciano ad avere fra le maní i non pochi né tenui fili che legano

il corporativismo dell'eta fasci sta

dottrine corporative del secolo precedente. quanto (e in particolare) con gli l)chemi _del '_neo-corporativismo ' di

questi nostri am~i:--·

ancora sufficientemente diffusa

quella di ritenere che, all 'interno della storia unitaria ita- liana (e prima di costituirsi in stntmento per la realiz- zazione di uno Stato 'totale '), il regime fascista abbia rappresentato il prodotto di una brusca controspinta - e, quindi, di una violenta 're-azione '-a una crisi che, ol- tre a impedire il compimento dello Stato-Nazione, stava ormai erodendo non solo il potere dello Stato, ma anche l'idea stessa di un'autorita política definitivamente in- carnatasi nel potere statale. In questo senso - come gia osservava Bonnard nel 1936 ·- il fondamento del fasci-

smo non poteva che consistere nella riaffermazione della

« trascendenza » del potere politice: infatti, solo in virtu

di una simile trascendenza (e diversamente dal nazismo ,

per il quale il potere político - dissociandosi, attraverso il « Führerprinzip », dal potere statale - era invece im- manente alla « Volksgemeinschaft ») l'autorita politica riusciva a essere di nuevo ' immedesimata ' totalmente (an- che se forse soltanto apparentemente) col potere unico ed esclusivo dello Stato a> _ Ma, se non vi puo essere dubbio alcuno sul fatto che le dottrine corporative vennero usate dal regime fa- scista in modo del tutto funzionale al progetto di ' restau-

tanto con le teorie e 1_~

E interpretazione

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

12

LORENZO

ORNAGHI

razione ' dello Stato e della sua autorita política, altret-

tanto indubitabile e che il corporativismo

nO!l Qg_Q_es_§ere

interamente ricondotto all'ideologia specifica (se mai

ci

fu) del fascismo, né completamente ridotto a qu~

elementi spiccatamente e volgarmente ideolQgici che pur

l9 contrassegnarono per gran parte dell'eta fascista. E

in effetti, pur quando lo si voglia considerare come una

sorta di crogiolo delle scorie depositate dalle ideologie ottocentesche (correndo cosl il rischio, pero, di perdere

alla fine non poca parte del carattere ' político ' del fascismo), il_~_Q_mplesso delle dottrine corporative di guel- l'eta si rivela fenomeno le cui radici non solo rimontano

ad anni assai anteriori all'instaurazione del regime fa~_ci­

sta, ma anche affondano - le radici piu profonde, al-

meno -

le

ottnne corporative

i_J:?:.

.~.m terreno diverso da guello che fe.~~p~o

rinci ali ideolo ie ' stataliste ' dell'Ottocento 21 • ·

Immediatamente alle spalle

e

e

1

f

1

f

dell'eta fascista vi erano soprattutto - lo si vedra - tanto quei corporativisti (e, fra essi, non pochi esponenti del cosiddetto ' socialismo giuridico ') che avevano impu-

gnato la bandiera della rappresentanza degli interessi con-

tro le ' inefficienze ' o le ' degenerazioni ' del sistema par-

lamentare, quanto quel vasto movimento corporativo cat- tolico che sembrava ritrovare nell'istituto della corpora-

zione il mezzo di ' perfezionamento ' (ma assai piu spesso

di ' superamento ') dello Stato liberale 12 Operante sui

progetti di riforma costituzionale (del Senato, soprattutto), l'influsso in Italia dei primi- da Adolphe Prins, a Guil- laume De Greef, a Charles Benoist e a Paul Boncour, fino a Léon Duguit - era subito stato legato a quelle indicazioni ' corporativiste ' che, fornite da Persico e an- cor prima da Romagnosi e da Vico, vennero considerate come i veri « antecedenti teorici » del corporativismo fa-

scista

23 Ancor piu variegato e complesso (giacché, se

erano fra loro diverse le posizioni di Le Play, La Tour du Pin, Ketteler, Hitze e Toniolo, contrapposte appari- vano invece le concezioni di Vogelsang e di Pesch), l'in- flusso del corporativismo cattolico si era dispiegato- dopo

IL

PROBLEMA

DEL 'CORPORATIVISMO'

13

la « Rerum Novarum » soprattutto, ma gia a partire dalla

« Quod apostolici muneris » del1878- su quel progetto politico-sociale che sembro poi trovare nel 'solidarismo ' uno dei suoi esiti principali 24

Se questi erano i precedenti teorici e ideologici posti

immedi atamente alle spalle del corporativismo dell'eta fascista, !'idea di corporazione aveva peraltro gia cono-

sciuto - lungo tutto l'Ottocento tedesco - una stagione

di intensa fioritura. Pur usata con una molteplicita di acce-

zioni semantiche (e impiegata, non di rado, per obiettivi politico-istituzionali tutt'affatto diversi), l'idea di corpo- razione - dal Romanticismo político, che ne aveva ul-

teriormente potenziato la carica ' organicista ' - si era sviluppata e diffusa con progressione crescente nell'am-

bito delle dottrine giuridiche: da Rotteck, Politz, Krause, Dahlmann, essa si era infatti propagata a Levita, Planck, A,hnms. MQhL_Holtzendorff, fino a Beseler e al suo allievo

~ 1ti, dal quale era poi trapassata a Maitland e a non

piccola parte

Del resto, non appena si tenti di ricostruire l'idea di

corporazione in stretto collegamento con i fenomeni cor- porativi snodatisi lungo la vicenda dello Stato moderno,

ci si accorge subito che le origini del corporativismo si

collocano all'inizio stesso di una linea di t endenza desti- nata a rivelarsi ' costante '.lungo l'intero svolgimento della moderna sintesi statale. Sciolta infatti l'interrelazione (tal- volta accettata ancora diffusamente, e creduta cost stretta

da apparire cogente) fra ' corporativismo ' e ' autorita- rismo ', il fenomeno corporativo rimanda di necessita a quel sistema di aggregazioni cetuali che, anche guando si tenti di tenere distinta in modo concettualmente rigoroso la corporazione dal ceto tt, si palesa come il piu signifi- cativo antecedente al fine di dar conto della corrispon- denza fra il ruolo politice de1la 'moderna' corporazione e le funzioni da essa espletate sulla base di un interesse

considerato 'comune '

del pensiero giuridico-politico inglese 26

28

.

Di una tale corrispondenza non e forse ancora stato

scritto elogio piu alto di qu ello che ebbe a tessere Joseph

14

LORENZO ORNAGHI

von Gorres. Nel dare r~e_pnto dell'udienza concessa a Coblenza il 12 gennaio 818 al Cancelliere Hardenberg ai rappresentanti dei ceti de la Renania, Gorres, che aveva guidato la delegazione, cos'i celebro gli elementi ' politici ' e la ' naturale ' indistruttibilita delle aggregazioni cetuali:

« Allorché nella societa borghese la costituzione si inceppa, la fa la sua comparsa !'elemento genuina- mente umano, sul quale- come sul suo fondamento ultimo - ogni forma riposa, e che invariabilmente resta il medesimo in ogni cambiamento della forma.

Come l'intera moltitudine dei diversi corpi naturali si lascia alla fin fine risolvere in pochi elementi naturali, cosl egualmente, alla base di tutte le strutture nella societa, si trova un certo numero di elementi politici;

questi, allorché la forma si dissolve - in modo vio- nlento attraverso rivoluzioni, o per invecchiamento nel

·; \corso naturale delle cose- sempre sopravvivono, in- ·-distruttibilmente eguali, e subito dopo essere stati se-

·~ parati si ricompongono in una nuova figura. Sono,

"-' questi elementi, i diversi ceti all'interno della societa,

e

gli interessi contrapposti che essi racchiudono

in

»

2P.

In

effetti, che esista una ' costante ' storica del feno-

meno corporativo, e che guesta ' costante' trovi la sua principale spiegazione nello svolgimento dello Stato mo-

d_erno, fu constatazione da cuí presero le mosse anche

ngn pochi corporativisti dell'eta fascista. Lungo l'intera

vicenda dello Stato moderno -

il fenomeno corporativo sembrava aver obbedito a una sorta di « oscillazione pendolare », che, compresa fra gli estremi del massimo di capacita integrativa del potere sta- tale e il massimo di capacita di auto-gestione dei ' corpi ' economico-sociali, spingeva ora nella direzione di uno stabile accorpamento dei gruppi professionali 30

In realta, gU1 nella societa d'antico regime (e anche dopo che la legge Le Chapelier avesse formalmente pro-

come osservo Carli -

'

.

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IL

PROBLEMA

DEL e CORPORATIVISMO'

15

clamato nel 1791 lo scioglimento di ogni corporazione),

guidata

- piu che da un moto pendolare uniforme - da un con-

tinuo antagonismo fra due tendenze, le quali, diverse e

assai spesso contrapposte, erano entrambe operanti sin

dalla nascita dello Stato

-

l'oscillazione del

fenomeno corporativo era sta ta

· la t.endenza dello Stator

i

ru

i economico-

da una

arte -

a

'

·

cor

orare

sociali al fine di integr

rlt-sempnv f?iu saldamente entro

!

l'ordinamento statale, ~la

 

·

11!.llliLeconomico-

sociali -

dall'altra -

ad

'

cor arsi

in

a

re azioni.

.

stahllmente

mento entro uno Stato ' totale '. Cio che veniva ora allo scoperto (e che Spirito soprat-

tutto registrava, assai lucidamente, attraverso il progres- sivo allargarsi della frattura fra ' pubblico ' e ' privato ' 31 ) era dunque la stretta correlazione fra !'antagonismo di queste due tendenze e la ' crisi ' dello Stato moderno:

una crisi pero - questo e il punto - che non toccava soltanto la forma liberal-parlamentare dello Stato. bensl investíva ormai ·gli stessi elementi considerati ' tipici ' e

' costitutivi ' della moderna organizzazione del potere.

organizzate cosl .

-ootfrarsi

all'incapsula-L

,

,

-

3. Che la crisi deila forma liberal-parlamentare dello

StrtQ_ fosse per gran parte da mettere in conto alla proli-

ferazione dei gruppi corporati, era del tutto evidente: ac- corpandosi e organizzandosi attorno a interessi ' solidali ',

i gruppi economico-sociali stavano ormai scompaginando

quelle procedure di rappresentanza e organizzazione dei soli interessi indiv·iduali. le guali, costruite sulla finzione che l'interesse ' generale' costituisse il momento político dL.sintesi di tutti gli interessi particolari, apparivano sem- pre meno idonee a governare la complessa dinamica dei g~::uppi economico-sociali. Meno evidente, anche se piu importante, era invece .la correlazione fra la crescente sta- ¡-·~ -. bilita dei gruppi corporati e la crisi del ' tipo ' stesso di \ \ ~~- ·

organizzazione statale del potere político. I segni di questa stretta correlazione (e le sue pm importanti conseguenze) cominciavano in realta ad essere

-

_

-

16

LORENZO

ORNAGH I

sotto gli occhi di tutti. Per po co eh~ sLs_cavass~.~q_tto_Je

-

' degenerazioni '

ti.Y.?

della rappresentanza elet-

!9_ c .i si accorgeva che esse da altro non conse-

di principi"éon-

P~rlamentari

t-~~bi

guiv~no s~.~-'?.I] ~ider~t~ .~.~s>~,ti_tu~h~Lc!.~llo Stato moderno: in primo luogo,

il principió della ' unilinearita ' e .' verticalita ' del rap- porto fra individuo e Stato, e quello- connesso- della

' unicita ' del centro di potere político 32 Il piu manifesto segnale della contraddizione ormai in atto fra questi prin- cipi e la realta effettuale era costituito proprio dalla cre-

s_s:~f!t~ difficolta di rappresentare e organizzare interessi non piu riducibili al solo interesse individuale: avendo ormai acquisito un potere di fatto misurabile dal loro

grado

avendo per di piu indebolito la capacita di auto-legitti- mazione dello Stato, giacché gli interessi da loro rappre-

sentati erano sempre meno gerarchizzabili e unificabili

in un esclusivo interesse generale) , i gruppi economico-

sociali stavano ormai sgretolando le fondamenta stesse di quella ' unicita ' e ' trascendenza ' del potere político su

cui sembrava esser stata interamente costruita la moderna sintesi statale. Durante l'esperienza di Weimar, le conseguenze di

questa erosione divennero del tutto evidenti. I1 dilatarsi

e i1 moltiplicarsi delle contrattazioni incroci ate fra i gruppi economico-sociali e le istituzioni statali impres- sero una brusca accelerazione a quel processo che, ancora

in atto sotto i nostri occhi, sta trasformando le corpora-

zioni in senso sempre piu 'politico ': dal momento in cui

esse - non piu confinate al perseguimento di interessi

' particolari '- cominciano ad espletare funzioni una vol-

q_all'esasper~~~licazione

di

partecipazione

alle

decisioni ' pubbliche ' (e

1

'

t

¡.

i

5

i

'

ta

considerate esclusivamente e gelosamente ' pubbliche ',

le

corporazioni accentuano infatti - e in tanto in quanto

protratti sullun go

spic catamente e squis itamente

e político '. Proprio in quell'eta, le tradizionali formulazioni delle ngrandi dicotomie su cui si era legittimata la costruzione
1-

riescano a perseguire interessi globali e

i1 loro carattere

- tempo -

í ·'

IL

PROBLEMA

DEL 'CORPORATIVISMO'

17

del centro statale - da quella di ' Stato-societa ', a quella

di ' pubblico-privato ', sino a quella di ' politica-econo-

mia'- entravano in una profonda crisi 33 ; e la contesta-

zione della loro validita euristica, innescando un dibattito

scientifico e ideologico le cui linee fondamentali erano

nostri giorni, sembro costituire

il punto di partenza non solo per la costruzione di una teoría ' definitiva ' della crisi dello Stato, ma anche per

destina te a durare fino ai

la ricerca di una definizione di ' politice ' sganciata -

de -

,

: '·~

finitivamente pure essa, anche se forse.- se

apparente-

mente - dalla

'. Eppure,

delle analisi di quegli anni (cosl come; ·e ln maggior mi-

sura, delle numerose indagini che gia dalla fme del s ecolo

i

1

1

t

'

~

í

le

avevano anticipate 34 ) si eoggi forse smarrita quell'inter-

na

e magari consapevole contraddizione che - irrisolta,

giacché per risolverla occorreva uscire completamente dal

sistema teorico-dottrinario moderno - costitul tuttavia

il punto in cui piu si fu vicini ad un'esatta individúazione

dei meccanismi di aggregazione política diversi e distinti

da quelli statali. Resa subito evidente dal fatto che ' nuove ' dicotomie

- fra ' decisione ' e ' norma ', fra costituzione ' mate-

dale' e qostituzione 'fonnale ', fra 'P-Otere' e '~cam­ bio' - immediatamente s'affi.ancarono o presero il poste

delle ' vecchie ' dicotomie, una simile contraddizione trq_- vava la suá piu profonda origine nella difficolta di svin-

i cui caratteri costitutivi

non risultassero

' identificazione ' fra potere statale e potere politico, a quelli ritenuti tipici dello Stato moderno: primo fra tutti, il carattere della ' razionalita '. Certamente, al fondo delle disincantate contestazioni dell e vecchie d ico tomi e vi era il tentativo di sp i ega re 1~

crescente dissociazione fra potere político e potere statale; cosl come, al fondo della contrapposizione fra ' política '

e ' istituzioni ', vi era indubbiamente lo sforzo di ritro-

vare le radici di una ' autorita ' non piu riconoscibile

nei diffusi e spersonalizzati poteri dell'assetto liberal-

colarsi da una nozione di político

simili

ro rio

virrn della secolare u

in

18

LORENZO

ORNAGHI

p!3:rlamentare. Eppure, entrambi questi tentativi sembra-

rono alla fine restar prigiqpi~ ri di _JJpa

opponendo due termini i ·cui elementi costitutivi erano analoghi se non addirittura simili, si rivelava una dico-

tome·e piu apFn~che reale: quella, appunto, fra il 'Ó:Jolitic

ia, benche rischiasse a ogni momento di ap- parire illusoria, la dicotomia fra il ' político ' e lo ' sta- tuale ' costitul senza dubbio il piu importante punto d'at- tacco_~r individuare, ricercandole dietro alle ormaLeyi- d~_J:?.tLfQ[l.§_~enze prodotte dall'erosione dello Stato, le _ piu profonde cause della crisi del ' tipo ' moderno di or- g_anizzazione del potere. L~_proliferazione dei gruppi cor- p_q_rati offriva sicuramente, in tal senso, il miglior terreno

dicotQ_IQia

che,

~e lo'~'.

di ricerc~.

Se i1 fenomeno corporativo - come del resto sembra dimostrare la continuita del sistema territoriale per ceti anche nel passaggio dalla « sHindische Gesellschaft » alla « bürgerliche Gesellschaft » - ha davvero rappresentato una ' costante ' nello svolgimento dello Stato moderno, e altrettanto vero che tale fenomeno si configura 'storica- mente ' come il piu formidabile dei pericoli per il mono- polio statale della politica: l~?.zzeramento (pur tenden- ziale) del carattere olitico dei ceti e delle corporazioni

ha infatti costituito i reqmstto essenz1a e - a msegna

dell'unita e dell'esclusivita del potere político - per la ' identificazione ' di quest'ultimo con il poten: stata¡e.- D'altro canto, il progressivo ' scorporamento ' dei

gruppi economico-sociali dal sistema integrante dello

dei

ceti e delle corporazioni al processo di costituzione del :-- centro statale - testimoniano cheL mai completamente e

~ definitivamente' ingabbiata 'entro i confini dellQ _Stato,_la

Stato - cosi come, e ancor prima, la ' resistenza '

\

~.J:LJ olitica continua a svol ersi secondo forme' non statali ':

a sua natura

di gigantesco complesso di rapporti meramente contrat-

tuali, la contrapposizione fra il ' politico ' e lo ' statuale '

sembra di nuovo imprimere una poderosa spinta verso

talché, mentre lo Stato rivela sempre piu

i

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I L

PROBLEMA DEL 'CO RPORATIVISMO'

19

trasformazioni decisive per la sopravvivenza della mo-

1 i derna sintesi statale. 1 segnali d'allerta per l'organizzazione dello Stato- ce

accorgiamo oggi - furono allora suonati un po' troppo

1 precipitosamente. Ma, una volta individuata come fonda-
\ mentale - fra le cause della crisi dello Stato - la rottura

·¡

ne

1

di guell'identificazione fra ' político ' e ' statuale' a cui

sembrava essersi proteso l'int~ro suo svolgimento, la vi- cenda dello Stato parve davvero essere entrata nella sua fase 'fi.nale '. Otto Hintze, di 1i a pochissimi anni (e an-

cora guardando simultaneamente tanto alla « socializza- zione » dello Stato quanto alla « politicizzazione » della societa per opera della « coalizione ed organizzazione di cerchie professionali e di interessi »), cosi osservera:

« 1 fenomeni storici si concatenano fra loro in

-

-

1 modo tale che !'epoca iniziale di un tipo puo rappre-

~

t

che !'epoca iniziale di un tipo puo rappre- ~ • t " sentare contemporaneamente !'epoca finale

"

sentare contemporaneamente !'epoca finale del tipo

precedente - quindi !'epoca iniziale dello Stato mo- derno sarebbe allo stesso tempo !'epoca finale del feudalesimo: cio che risulta in particolare nella co- stituzione per ceti - e che d'altra parte l'epoca finale

e insieme epoca iniziale del

!'epoca finale dello Stato moderno, in cui siamo en- trati, sarebbe l'inizio di un nuovo Stato del futuro, per il quale non ci e ancora possibile una definizione soddisfacente » 35

tipo successivo- dunque

Che i corporativisti dell'eta fascista riconsiderassero

a lungo e a fondo l'equivalenza fra le coppie concettuali

di ' Stato-societa ' e di ' politica-economia ', non fu dunque per caso: registrata dal progressivo allentarsi di ogni le-

,

game di corrispondenza funzionale fra lo Stato e la so-

cieta, la crisi della moderna organizzazione del potere , aveva infatti la sua principale spiegazione proprio nel- 1

l'avvenuta rottura della pretesa ' identita ' fra il político 1

e lo statuale.

-

20

LORENZO

ORNAGHI

r .?t.!y_Lsgw di quell'eta indub -

id eo logico (e la rl"sposta

L ' politico '-istituzionale) alla crisi dello Stato moderno. Se il corporativismo sembrb-rappresenúi.re·-_· - all'interno della

vicenda unitaria italiana - lo sforzo -di condurre a com- pimento }'inconclusa costruzione dello Stato e della so- cieta, esso ambl invece - entro lo svolgimento storico dello Stato moderno - non gia soltanto ad indicare la ' terza via' fra bolscevismo e « New Deal », ma anche (e

Jl J¿iamen t e costitul il contracco lpo

se

n §_Q_Jl

f_QrQº-

Ig_gy

~_to

<.\SOprattutto) a tracciare la strada -d'uscita dall'ormai an- ~osa crisi dell'organizzazione moderna del potere. Nel momento stesso in cui la sintesi statale - rappresentando

e organizzando ' statualmente ' la totalita degli inte-

ressi - fos se riuscita a sottrarsi al movimento di risacca 1 storicamente esercitato su di essa dalle corporazioni eco- nomico-sociali, il potere statale avrebbe infatti consacrato definitivamente la propria autorita: e_jg Stato, cosl com- posta ·la frattura tra' politico' e' statuale ', avrebbe d'!v- vero costituito il centro esclusivo e totale)_Ei regola:0-~!le ~-~_l'intera convivenza política. Che in questo sforzo di superamento della crisi dello Stato moderno (o, come anche si amo dire, di 'restaura- zione ' dello Stato e della sua autorita) sia da rintracciare un elemento' specifico' del corporativismo di quegli anni, non solleva certamente dubbio alcuno: « l'originalita e ··· universalita dell'ordinamento corporativo italiano»- os- servava Celestino Arena - consisteva appunto « nel- l'avere iniziato un ricorso storico, che arresta le forze centrifughe e valorizza le forze centripete dell'organiz- zazione sociale, orientandole verso lo Stato » 36 Qualche perplessita, semmai, trova origine dalle non inconsuete interpretazioni fondate sul presupposto che esista una sorta di meccanica correlazione fra la crisi dello Stato e i1 corporativismo inteso come tentativo di

risposta a tale crisi. Simili interpretazioni, infatti, inge- nerano subito un grosso rischio di natura essenzialmente storiografica; e cioe che, esaurendo in un elemento con- siderato specifico - quello della risposta alla crisi dello

••

l

IL

PROBLEMA DEL 1 CORPORATIVISMO'

21

Stato- la complessita del corporativismo in eta fascista, [ si finisca poi col perdere la molteplicita (e contradditto- rieta) delle dottrine corporative di quegli anni. - Non appena ci si avvii a districare con pazien za i con-

torti fili delle dottrine corporative dell'eta fascista

soprattutto, non appena si comincino a scoprire i non pochi né fragili schemi teorici su cui queste dottrine ri- posarono), ci si accorge invece che anche gli elementi costitutivi del ' modello ' trasposto nel regime istituito dalla legge del 5 febbraio 1934 - dalla ' categoría pro- fessionale ' alla ' rappresentanza organica ' degli interessi, fino all'artificiosa rete di rapporti fra le corporazioni e le

(e,

istituzioni statali - furono per gran parte caratterizzati dallo scontro fra due opposte tendenze corporative. ILcorporativismo di guegli anni fu infatti segnato da una netta divaricazione che, metodologica e teorica ancor prima che ideologica, era destinata a produrre un'estesa f~~ttura all'interno stesso del progetto di costruzione de!

' nuovo ' Stato. La vera frattura, pero, non si ebbe fra due concezioni di Stato che - l'una orientata a preser- vare intatta (magari aggiornandola) la 'separazione-con-

trapposizione ' fra la societa e lo Stato, l'altra tesa a inte- grare completamente la societa nello Stato - erano en- trambe ' vecchie ', giacché fondate sull'identificazione del

' político ' con lo ' statuale ' . La frattura piu profonda

(e per noi oggi piu significativa) si ebbe in realta nel punto in cui alle tradizionali ideologie si opposero nuoye_ concezioni che, rimettendo in guestione i rapporti di egui- valenza fra le coppie concettuali di ' Stato-societa ' e di

' politica-economia ', tendevano a riconoscere e a forma-

lizzare il carattere sem re iu olitico dei cor i econo- mico-socia i. In altri termini (e sara questo un argomento

¡

1

su cui occorrera riflettere a lungo), la piu importante contrapposizione si realizzo fra coloro che - attraverso

una forte ' politicizzazione ' dello ~ - intendevano

bloccare e magari invertire il processo di trasformazione di quest'ultimo in mera macchina amministrativa, e co- loro che - agevolando una robusta ' politicizzazione '

2.

L .

ORNACHl

22

LORENZO

ORNAGHI

della societa -

tendevano invece a ridurre lo Stato a un

fascio di determínate e U.mi.tªie_~ funzioni ~_pubblicbe.

!

Ma, se grave e il rischio a cui ci si espone allorché

si interpreti il corporativismo esclusivamente alla stre-

gua di una risposta alla crisi dello Stato, ancor piu grave e!'equivoco in cui si incorre allorquando si stabilisca una ·.(stretta correlazione fra tale crisi e il fenomeno corpora-

.J tivo. L'equivoco e infatti, in tal caso, c he il fenomeno corporativo finisca con l'essere interamente ínter retato

a

a « ratio » di svolgimento rit~~_uta~ pe~ifica della moderna organizzazione del potere: con la conse- guenza che, smarrito il carattere di ' costante ' del feno- meno corporativo, si perda anche la sua natura di forma

di convivenza tendenzialmente e storicamente alternativa

a quella considerata típica della moderna sintesi statale. Alle origini di un simile equivoco (il quale, occorre

aggiungere, costituisce forse il maggior ostacolo sulla strada di una corretta comprensione del fenomeno cor-

a

!:!_~e

l\

porativo)

vi e certamente quell'ancor diffusa tesi che,

'

identificando la vicenda stata

la costruzione (e poi

¡

con la salvaguar ia) i

un ' í centro ' ese us1vo i otere

¡

QOlitico, tende a interpretare ·taJe icenda come la mani- festazione di una specifica « ratio » unificante (e tipiz- zante) l'intero svolgimento dello Stato moderno.

t'

Ora, che il complesso

sistema statale si sia venuto.

" costruendo in virtu di un ' accentramento ' della totalita del potere politico in un'entita unica e tendenzialmente esclusiva, sembra essere un risultato che la massima parte de1la storiografia non e ancora disposta a revocare in dubbio. Non poche .perplessita, peraltro, cominciano a essere ingenerate dall'ipotesi che considera tale accentra-:. mento come specifico (e distintivo) dello Stato moderno:

1

e vero infatti che la presenza di un unico ' centro ' e da reputare elemento necessario per la compattezza di l.

ogni sintesi politica (talché appaiono ad equilibrio insta- hile - ecco il grave ed irrisolto problema dei sistemi federati - tutte le sintesi ' a-centrate ' o a piu centri), aHora cio che deve essere considerato specifico e distin-

se

IL PROBLEMA

DEL 'C ORPORATIVISMO'

23

i

i

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1

1

1

tivo dello Stato moderno sono le modalita s toriche del processo di accentramento del potere. Sollevare un tafe quesito, pero, comporta evocarne subito un altro e assai piu complesso: il quesito, appunto, sull'esistenza di una 11--:-

«ratio» unificante l'intero svolgimento dello Stato mo- .LJ~

derno n.

----¡:-'esistenza di una « ratio » che, gia presente allor- w.· ·~:

quando ,la figura dello Stato moderno .sembra profilarsi fra il Duecento e il Trecento, ha poi guidato l' intera vicenda statale, rappresenta - com'e noto - uno dei principali risultati scaturiti dalle ricerche attorno allo sviluppo storico delle istituzioni e pubbliche ' 38 Secondo

tali ricerche, lo Stato appare essere il prodotto di un

lun o ma incessante rocesso sorretto da un'interna ' ra- :

zionalita ': infatti, dall'antica societa per ceti ( ove e fonti di potere, plurime e fra loro diverse, erano in corrispondenza con la pluralita e la diversita delle fun-

zioni sociali) allo Stato moderno (dove la titolarita e

1

l'effettivo esercizio del potere vengono ricondotti a una

l fonte unica ed esclusiva), 1~ gestione del potere político, intensificandosi e unificandosi, e si razionalizza ' e a un tempo e razionalizza ' l'intero campo 1 privato ' dello scambio-contratto. La e se arazione-contra osizione ' fra lo Stato e la 1 societa segna il culmine di guesto_pro~esso _i~~jon_a xz-

1 zazione. L'antica societa per ceti, articolata secondo mo- duli politico-signorili, si divide fra lo Stato e la societa civile, che, ' non política ', raggruppa gli interessi ' pri- vati' sottoposti al potere statale. Parallelamente, le dot- trine di legittimazione del potere politico-statale riescono a fondere, in virru dell'incontro fra teorie realistiche e teorie giusnatur.alistiche, la « razionalizzazione dello Stato (lo Stato come societa razionale) », che e típica delle

l.

seconde, con la « statualizzazione della ragione », che e invece propria delle prime 39 Lo Stato, in tal modo, sem- bra cosl diventare definitivamente il « progetto ragione- vole » a cui orientare (e attorno a cui or anizzare la vita comune e co ettiva

il « progetto ragione- vole » a cui orientare (e attorno a cui or anizzare la

-

-

24

LORENZO

ORNAGHI

Come si vede, il criterio della ' razionalita' - in ri- ferimento al quale vengono allineate e fra loro connesse le diverse modalita e le varíe fasi di costituzione del cen- 0 tro statale- risulta impiegato in (almeno) due principali sen~i: che lo Stato, in quanto fattore ' razionale ' e ' ra- zionalizzante ' (e, quindi, elemento di ' semplificazione ' e

di ' simmetria '), rappresenta il progetto globale e coe-

rente di regolazione della convivenza umana, e - i1 se- cando senso, gia implícito nel primo benché di uso assai f:\ piu frequente - che le trasformazioni ideologiche e isti- 'v!:) tuzionali dello Stato si sono tutte conformate al raggiun- gimento di scopi predeterminabili razionalmente e razio- nalmente perseguibili 41

Per vero, negli ultimi anni soprattutto, non pochi né lievi cominciano a essere i colpi inferti all'uno e all'altro ~o in cui viene usualmente impiegato un tale criterio

di ' razionalita '. Se non e affatto per caso che i piu

agguerriti studi storici rivendichino anche al ' cosmo ' del

Medioevo una sua intrínseca razionalita 42 , ancor meno casuale e che - a misura in cui decresce l'importanza attribuita al ruolo svolto, all'interno della vicenda sta- tale, tanto dalla ' istituzionalizzazione' quanto (appunto) dall' ' accentramento ' - la tende ' razionalizza- ""'l zione_'_§em re iu si alesi come una ar (e nemmeno

~ la piu significativa) d~H9

derno 43 Ed in effetti, piu ci si scosta da una ricostruzione della sequenza cronologica delle ' istituzioni ' statali (e piu ci si

avvicina, per converso, a una storia dei processi di ag- gregazione e di resistenza dei ' corpi ' economico-sociali), con sempre maggior forza si e costretti a prendere atto che lo Stato, lungi dall'essere il prodotto di uno sviluppo

' razionale ' e' unitario ', ha in realta costituito il risultato

di « circostanze enerali e contin enti »: talché, se esso

non uo considerarsi come l'unico ro etto coerente e razionale di or anizzazione de a convivenza o itica ( ue distinti modi di associazione - la « societas » e uni- versitas » - sono infatti coesistiti sin dalle origini dello

~Y.Q~!m ello Stato mo - ·. ·

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IL PROBLEMA

DEL ' CORPORATIVISMO'

25

Stato moderno), nemmeno puo ritenersi che i1 complesso

dei suoi apparati sia interpretabile alla luce di un ~!:lte~~9 diverso da quello - del tutto contingente anch'esso - della mera « accumulazione » di funzioni e istituti 44 Con ogni probabi1ita, dungue, il fenomeno corpora- tivo - nelle sue ampie oscillazioni storiche, cosl come nella sua intrínseca e finora irrisolta ambiguita - non J2UO essere spiegato a fondo se non in rapporto all'añí'a- gonismo storico fra un modello di convivenza política (tendenzialmente) 'monocratica' e un modello di con- vivenza política (tendenzialmente) ' policratica '. Infatti, una volta spogliato del suo carattere di necessaria ' razio-

nalita ' (e ricondotta quest'ultima alla sua natura di con-

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cetto che, applicabile « ex post » a tutte le sintesi poli-

1 tiche, non puo certo assurgere a elemento di specificazione

e tipizzazione dell'intera vicenda statale), lo Stato mo-

derno rivela

lenza » 45 altro non rifletta che il mutevole esito di due

tendenze fra loro continuamente e variamente antagoniste:

la tendenza dello Stato-« uniyersitas » (lo Stato-corpora-

zione) a costituirsi in esclusiva « societas » destinata a rappresentare e organizzare l'intera convivenza política, e la tendenza dei ra amenti economico-sociali a co- stituirsi essi stessi in ' corpi ' rappresentativi di interessi non esclusivamente frazionali né interamente ' privati '.

per intero come la sua congenita « ambiva-

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1

1

1

4. Che un solido filo- forse piu robusto e continuo

di quanto a suo .tempo ipotizzasse Gierke - leghi il

carattere político delle nuove corporazioni economico- sociali a quello della « consociatio » posta da Althusius

a

fondamento stesso della « Política» 46 , e senza dubbio

la

piu significativa testimonianza deila natura ' perma-

nente ' dell'ambivaleoza dello Stato. Altrettanto signifi- cativamente, pero, il dilatarsi e il rafforzarsi del fenomeno

corporativo sembra ogni volta coincidere con il punto in cui tale ambivalenza appare prossima a essere sciolta :

fra i due poli del ' totalitarismo ' e del ' pluralismo '

- quindi. fra la tendenza all'esclusivita e alla totalita oel

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26

LORENZO ORNAGHI

potere statale e l'opposta tendenza al controllo e alla li- mitazione (nel fondo, alla contestazione) di questo po-

tere -

sistema ideologico e istituzionale che, lentando }'antagonismo fra le due tendenze, e_j~jo

di assicurare !'equilibrio (o fors'anche la sola sopravvi-

venza) della moderna organizzazione del potere. A ben guardare, fu forse proprio questa ambivalenza che, riflessasi nell'ambiguita - teorica e ideologica, an- cor prima che istituzionale- del corporativismo dell'eta fascista, determino per rnassima parte la contrapposizione fra i progetti di restaurazione autoritaria dello_Stato e i progetti ispirati invece (secando la celebre formula di Manollesco) ~-- ~ .n corporativismo « puro » e « integra- le » 41 Se da un lato le controversie e le piu evidenti contraddizioni delle dottrine corporative sanzionarono la

difficolta di uscire dagli schemi concettuali elabor_~!L4al~e teorie ottocentesche (e di sottrarsi, ancor piu, al processo di accelerazione ideologica in atto nella cultura italia-

na 48 ), dall'altro lato il fallimento del regime corporativo

i.!_co!Eora~i_yismo sembra infatti cos~!!ui_re quel

temperap_9:~~.

.'!J-

fascista registro l'impossibilita di sciogliere la congenita ambivalenza dello Stato moderno. In tal senso, che il ruolo di centro decisionale venisse assegnato al ' partito unico' (anziché restituito - o fors'anche ·per .1a prima

volta

nisce la piu consistente prova del fatto che il corpo- rativismo di guegli anni costitui il terreno su cui la natura ambivalente dello Stato moderno, raggiungendo il grado massimo di trasparenza, manifesto la sua irrisolvibilita all'interno di :progetti ' statal-autoritari ' o comunque (co- me oggi si sente talvolta definirli) ' stato-centrici '.

Eppure, se vi furono elementi caratteristici del cor- porativismo in eta fascista, questi vanno cercati proprio nel f.a~litqtentagyo di s~ogliere l'ambivalenza dello St~to,

grazie soprattutto alla

costruzione di una ' nuova ~g~p.za '

accordato - agli organi del governo statale) , for-

che - di contro alla spinta verso il ripudio delle « sin- tesi culturali e normative » tipiche dello Stato moderno 49

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IL

PROBLEMA DEL ' CORPORAT I VI S MO'

- riuscisse a costituirsi

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27

generale dellQ

Sta to e dell a societa '. Non e allora casuale che un tale tentativo prendesse le mosse dalla necessita di comporre la frattura fra ' eco- nomía ' e ' política '. Per l'ardua costruzione della ' nuova scienza ' - premessa indispensabile al progetto di un ' nuovo ' Stato - la composizione di questa frattura rap- presentava una linea di partenza obbligata: perché nella scissione fra ,.economía' e 'politica' avevano avuto le loro principali radici i processi di ' frammentazione ' e di ' autonomizzazione ' delle discipline politico-sociali, ma anche perché da essa venivano sempre piu legittimate tanto la trasformazione dello Stato in struttura di trasfe- rimento di beni e serviz1, quanto - e in stretta connes- sione - la riduzione del mercato a mero strumento allo- cativo di risorse scarse e date. Dalla ' nuova scienza ', infatti, dovevano originare sia una ridefinizione del rap- r.orto fra il político e l'economico, sia una ' diversa ' organizzazione dei poteri e « un nuovo tipo di costitu- zione economica e sociale » 50 , giacché, se da un lato i vecchi assunti teorici ormai smentiti dalla realta (la poli- tica identificata con il ' potere statale ', !'economía fondata sulla dorninanza dell'idea-cardine di ' scambio ' 51 ) non bastavano piu a distinguere l'economico dal político, dal- l'altro lato occorreva invertire il processo per cui lo Stato non era piu produttore di política (bensl solo di ammi- nistrazione) e il mercato non era piu produttore di crescita e innovazione (bensl solo di ristagno). Ma neppure e fortuito (e non puo oggi essere dirnen- ticato) che in questa elaborazione di una nuova ' sintesi ' toccasse alle scienze economiche di ricoprire il ruolo centrale. Pur discioltisi gli ultimi fumi della « Methoden- streit » (la quale, divampata nell'ultimo quarto di secolo proprio all'interno dell'economia, si era poi rapidissima- mente estesa al sempre piu labile ' sistema ' delle disci- pline politico-sociali), le scienze economiche erano scosse da un bisogno di rinnovamento metodologico e analítico, 1 che, affine e connesso a quello da cuí erano agitate anche

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28

LORENZO

ORN AGHI

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le scienze giuridiche e politologiche, era pero percepito

con un'intensita proporzionale alla maggior consapevo- lezza de1la ' crisi ' dei tradizionali strumenti d'indagine. Gia alla conclusione della guerra (ma poi in misura vi a viac rescente fino al picco della ' grande depressione ') , tale consapevolezza appariva cosl diffusa da coinvolgere anche molti studiosi che, collocati sulle posizioni del puro marginalismo o su quelle di un ancora intransigente !i-

berismo, erano fra i piu restii a riconoscere la fragilita dei loro modelli .d'analisi: tanto che, allorquando Spirito nel 1930 ebbe a scrivere che « la crisi della scienza eco- nomica - possiamo rip~terlo senza timare di cadere in un luogo comune - e al suo massimo d'intensita » 52 , ben pochi fra gli economisti avrebbero osato contestare l'esattezza di una simile a:ffermazione. In effetti, benché egemonizzate dal marginalismo (le cui due correnti principali - quella di derivazione mar- shalliana-pantaleoniana, e quella di derivazione walra- siana-paretiana 53 - avevano pressoché cancellato ogni influsso della « nuova dottrina » della scuola storica alla quale si erano « accostati Vito Cusumano, Ricca Salerno, Vivante, Ferraris, Cossa » 54 ), le discipline economiche sembrarono subire negli anni Venti e Trenta la contra- stante attrazione di due potenti poli metodologico-ana- litici: costituito- l'uno- dalle teorie ·anglo-americane, ancora rappresentato - l'altro - dalle teorie tedesche.

Della forza d'attrazione sprigionata da questi due poli, le recensioni apparse sulle piu prestigiase riviste econo- miche del tempo forniscono indubbiamente un primo e

alle recensioni dei lavori di Keynes

(firmate da Ricci e da Del Vecchio) o di quelli di Pigou

firma dei

medesimi recensori) le rassegne dei lavori di Brentano ,

Mises , Lief-

mann. Ma, ancor piu che dalle recensioni degli scritti d'economia, lo sforzo di rinnovamento metodologico e analitico eforse testimoniato dalla grandissima attenzione prestata dagli economisti alle ricerche di sociología e di

prezioso indicatore:

e di Robbins, s'affian carono infatti (spesso a

Sombart, Adolf W eber, oltre che di Hayek,

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IL

P RO IJL UM A DE L 'CO RP ORATIVI SMO '

29

politologia : da Max W eber a Vi erkandt (fino - poco piu tardi - a Schmitt), le indagini sociologiche e poli- tologiche vennero segnalate e studiate con una cura che, se oggi ci appare sorprendente perché ormai inusitata, non era allora per nulla casuale 55 Il moltiplicarsi e l'·incrociarsi delle indagini politolo- giche ed economiche - nell'area culturale tedesca, so-

prattutto - costitul i1 segnale della c rescente sovrapposi- zione fra due probl emi: in camp o politologico, i1 pro- blema di una tipología delle forme di convivenza política,

e, in 9ampo economico. il problema di un'analisi svinco-

lata dalla totale subordinazione all'idea-cardine di scam- bio. Che i due problemi venissero a sovrapporsi proprio nell'esame dello scambio (la cui natura, sempre meno · ' economica ' e sempre piu ' consociativa ', appariva or- mai tendenzialmente 'politica ') , segno il punto - con ogni probabilita - in cui piu si fu vicini alla rottura delle

vecchie contrapposizioni fra ' Stato-societa ' e fra ' poli- tica-economia '. E non per caso - lo si vedra - in que- st'area di sovrapposizione fra i due problemi (destinati

a intersecarsi sempre piu a misura che in quegli anni cresceva l'importanza di una teoría del ciclo non soltanto 'economica 'ma anche' politica ') , vanno appunto cercati i principali elementi teorici che costituirono il materiale

di costruzione del 'nuovo' Stato, e che - in particolare

nel dibattito fra i giuristi 56 - alime ntarono lo scontro fra le due contrapposte tendenze del co rporativismo del- l'eta fascista. In effe tti, sforzandosi di comporre la frattura fra l economía e politica , le scienze economiche di quegli a nni \ sembrarono toccare il vertice non solo della loro elabo- razione teorica, ma anche del loro contributo ai progetti corporativi di' ingegneria istituzionale '. Che la composizione della frattura fra economía e politica sia rima sta nei libri (e nei sogni) d egli intelle t- tuali, e cosa nota; cosl come gia e noto - e lo si vedra ancor meglio guardando alle complesse linee lungo le quali s'articolo la 'nuova scienza' - che la distanza fra

30

LORENZO

ORNAGHI

l'assetto politico-istituzionale fascista e le dottrine corpo- rative non fu né scarsa né di poco conto. Rispetto ai « tre momenti o fasi di sviluppo » dell'ordinamento cor- porativo (la fase di 'preparazione ': dall'istituzione dei « Gruppi di competenza » e dalla « Commissione dei Di- ciotto » fino al patto di Palazzo Vidoni; la fase definita ' sindacale ' da Mussolini stesso: dalla legge del 3 aprile 1926 fino alla legge sul Consiglio Nazionale delle Corpo- razioni; la fase infine, propriamente ' corporativa', aperta dalla legge del febbraio 1934), lo sviluppo delle teorie e delle dottrine corporative mostro infatti- se ne accorsero subito i corporativisti di quel tempo - un andamento no- tevolmente diverso 'Sl. Quantunque il vertice tanto dell'assetto politico-isti- tuzionale corporativo quanto delle dottrine corporative sembri collocabile agli iniz1 degli anni Trenta (giacché, se l'acme delle seconde fu raggiunta con i Convegni di studi sindacali e corporativi del 1930 e del 1932, la piu po- derosa spinta ad un « accentuato sviluppo » dell'ordina- mento corporativo venne invece impressa - come noto Spirito 58 - dalla crisi del 1929), 1'arco di parabola della elaborazione dottrinale non coincise affatto con quello del regime corporativo. Bruguier, discriminando tra gli scritti comparsi fino al XIX Congresso della Societa per il progresso delle Scienze .e gli scritti comparsi invece dopo il 1932 (coi quali u1timi « si cerca di inquadrare le nuove esperienze negli schemi consueti, ossia, come fu detto scherzosamente, di mettere il vino nuovo negli otri vecchi »), cosl commento:

« Mentre i primi aspirano a darci i fondamenti di una scienza nuova, questi si contentano, anzi si pre- figgono e si preoccupano di lavorare entro i po-

stulati e gli

schemi dell'economia ortodossa » 59

La critica di Bruguier era corretta. Ma, lungi dall'in- dicare soltanto una ' involuzione ' delle teorie e delle dot- trine corporative (che proprio in quegli anni, in realta,

JL

I'ROULEMA

DEL' CORPORATIVISMO'

31

sembravano

mento

crescita degli « svolgimenti integrativi della scienza tra- dizionale » 60 segnava il punto di maggior distacco fra i

regime), la

al consolida-

divenire del

tutto funzionali

e

alla giusti.ficazione ideologica

del

modelli corporativi e l'assetto politico-istituzionale.

A spiegazione di questo distacco vi era una fondamen-

tale causa di natura teorica, colta da Fovel con grande

acutezza:

« L'apparire del corporativismo, come attivita extraeconomica intrecciata con l'attivita economica

per antonomasia, coincide con l'accentuarsi della' cri-

E la crisi e anche

emersa perché, se la scienza economica concepisce i1 corporativismo come conseguimento dello stesso equilibrio di concorrenza, essa realizza se stessa ed esce dalla propria e crisi ', ma, nello stesso tempo,

si ' della scienza economica. (

)

sopprime il corporativismo come forma autonoma dell'economia reale » 61

Accanto a questa, pero, vi era anche un 'altra e non meno importante ragione. Infatti, nel momento in cui l'assetto politico-istituzionale clava forma (pur ridotta e talvolta caricaturale) ai progetti elaborati dalle dottrine corporative, proprio il ' non funzionamento ' di tale as- setto rivelava appieno come il corporativismo - per grandissima parte, e sícuramente nella sua tendenza do- minante - fosse rimaste imprigionato entro una serta di ' assolutizzazione' di ormai logori schemi teorici. Dopo

esser state ridotte a strumento di legittimazione con!?:iunta

di

uno Stato ritenuto ' post-liberale ' e di un sistema eco-

nomice considerato e post-capitalistico ', le dottrine cor- porative erano in tal modo costrette ad accettare il loro

-

fallimento proprio laddove maggiore era stato lo sforzo

di

innovazione: nel punto cioe in cui, componenda

la

frattura tra economía e politica, i1 corporativismo

aveva cercato di prefigurare un'organizzazione di poteri

 

in

grado di rimettere in moto simultaneamente (e in forma

 

-

32

LORENZO ORNAGHI

connessa) tanto le funzioni ' produttive ' del mercato quanto i residui meccanismi ' politici ' dello Stato.

Eppure, e va subito detto, l'aver tentato di riattivare congiuntamente i1 funzionamento ' político ' dello Stato e la dinamica ' produttiva ' del mercato costituisce la spia di un elemento forse essenziale per una classificazione

' tipologica ' dei moderni fenomeni corporativi. Con ogni

probabilita, infatti, proprio in tale tentativo stanno celate le ragioni per cui i diversi ' casi ' di corporativismo non possono essere compresi a fondo se non dentro le sto- ricamente mutevoli interrelazioni dell'alternanza (o com- presenza) di assetti politici ' totalitari ' e ' pluralistici ' con l'alternanza (o compresenza) di fasi economiche di

' depressione ' e

Ed e questo, aben guardare, !'ultimo e piu solido filo che allaccia l'odierna ricerca di un modello ' corporativo ' con l'elaborazione dottrinale dell'eta fascista. Divenuti gia palesi in guegli anni, i legami fra la ' stabilita ' delle aggregazioni d'interesse e la ' fluidita ' delle aree di inter- ferenza del político con l'economico si fanno oggi piu stretti. Nel contempo, lasciata irrisolta allora, la questione della necessita (e della possibilita) di ' istituzionalizzare ' tali legami continua ogni giorno a farsi piu assillante:

non foss'altro perché, al venir meno delle vecchie « sintesi unitarie prefigura:te »· 63 (e in corrispondenza perfetta con una particolare e ancora inesplicata intersezione del ciclo político con quello economico), proprio da questa ' isti- tuzionalizzazione ' sembra ormai dipendere non solo la sopravvivenza delle moderne forme costituzionali, ma an- che la ' durata ' stessa dell'organizzazione statale del po-

'prosperita ' 62

tere.

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NOTE

l. SPIRITO Ugo Capitalismo, socialismo, corporativismo in:

RES Nuove esperienze economiche Firenze

1935, 222.

PLU-

2. Si veda BECKERATH Erwin von L'economia del nazionalsocia-

lismo in:

PLURES Nuove esperienze economiche 3-41.

3. Benché contro una tale formula si vadano sempre piu ap- puntando nuove e corrette critiche in aggiunta a quclle antiche, essa appare ancora indispensabile e insostituibile (fintantoché, almeno, non

si sia completato il processo di uscita dai cosiddetti modelli ' stato-

centrici ' di analisi política). •Purtuttavia, gia da ora all'uso della formula - frequentissima, come si vedra, anche nel corso di questo lavoro - vanno apposte le seguenti due precisazioni: 1) che il so- stantivo ' Stato' e da intendersi nel significato messo in luce da MIGLIO

Gianfranco Genesi e trasformazioni del termine-concetto « Stato » in:

PLURES Stato e senso dello Stato oggi in Italia Milano 1981, 65-86;

2) che per l'aggettivo 'moderno', sempre piu vago da un punto di vista analitico (anche se del tutto coerente al sostantivo 'Stato ', forse perché costituisce !'ultimo contrassegno ' unificante' e 'tipizzante' le varie .fasi della complessa vicenda statale), valgono le osservazioni sia

di SKALWEIT Stephan Der « moderne Staat ». Ein historischer Begrifj

und seine Problematik Opladen 1975, sia di KosELLECK Reinhart

« Neuzeit » . Zur Semantik moderner Bewegungsbegriffe in: KosELLECK Reinhart (Ed) Studien zum Beginn der modernen Welt Stuttgart 1977,

264-299. A queste due essenziali precisazioni ne va forse aggiunta una

evita il rischio

di pericolose e scorrette generalizzazioni: la precisazione, cioe, sul

carattere storicamente (e speci:ficamente) ' europeo ' del cosiddetto

terza, che -

quantunque possa appadre superflua -

Stato moderno.

4. Per una silloge e per una interpretazione delle indagini da cui

- soprattutto dopo il fondamentale lavoro di ScHMlTTER Philippe C.

Still the Century of Corporatism? in:

« The Review of Politics » 36

(1974) 85-131 - h a nn o preso le mosse l e

RAFFI Marco {Ed) La societa neo-corporativa Bologna 1981 (a cui rinvio anche per l'ampia bibliografia ivi indicata). Fra la ·piu recente lettera-

tura in campo italiano, si vedano l'analisi proposta da Gozzi Gustavo

odierne ricerche, si veda MA

Potere e modello neocorporativo in:

PLURES Nuove forme del potere.

Stato, scienza, soggetti sociali Milano 1982, 11-34, i contributi raccolti

- sotto il titolo Sindacato politica e corporativismo in Europa (1970- 1980) - n el numero monografico di: « Problemi del Socialismo» 4s

23

(1982) e il saggio di CESSARI Aldo Pluralismo neocorporativismo

l

34

LORENZO ORNAGHI

i

neocontrattualismo in: « Rivista Italiana di Diritto del Lavoro » 2 (1983) 3-36.

5. Ho cercato di chiarire la dinamica del rapporlo fra ' interesse '

e 'corporazione' nel

troduzione alfo studio del jenomeno corporativo in: « Il Politíco » 45

(1980) 221-247, a cui mi si consenta di rinviare anche per l'abbozzo

di un'analisi che, guardando aiJa struttura dell'interesse (e quindi

illustrando le .potenti connotazioni spaziali - e soprattutto temporali - racchiuse nell'' esser tra '), sappia indicare il punto di passaggio da interessi ' corporati ' (frazionali, e il cuí soddisfacimento puo essere differito solo nel breve periodo) a interessi 'politici' (per loro natura

globali, e di necessita protratti sul lungo o lunghissimo periodo).

6. COORNAERT Emile Les Corporatíons en France avant 17892 .París

lavoro « lnteresse » e « gruppi corporati ». I n-

1968, 23-32.

7. A una tale nozione si devono infatti muovere due fondamen-

tali contestazioni: in ordine - la prima - al prefisso 'neo-', e in relazione - la seconda - al termine stesso di ' corporatismo '. A

meno di

usato per denotare le forme ' attuali ' del fenomeno corporativo, non

si vede come l'odierno corporativismo - in assenza ancora di un

rigoroso schema tipologico - possa essere preliminarmente giudicato ' nuevo ' e diverso .rispetto ai corporativismi che lo hanno preceduto. Ben peggiori, peraltro, rischiano di essere gli effetti dell'equivoco an-

nidato nel neologismo ' corporatismo '. Quest'ultimo termine e infatti un prestito dall'inglese « corporat·ism »: parente stretto del francese « corporatisme » (che sta contemporaneamente a significare tanto una organizzazione economica e sociale di tipo corporativo, quanto la dottrina che prefigura una simile organizzazione), « cor.poratism » e un lessema - come ricorda BuRCHFIELD Robert William {Ed) A Sup- plement to the Oxjord English Díctionary Oxford 1972, I 642-643 -

gia registrabile dalla fine del secolo scorso, e quindi cronologicamente antecedente a quell.o .di « corporativism ». L'introduzione del neolo- gismo, in tal caso, non puo allora essere giustificata che dalla neces- sita di una chiara distinzione concettuale fra ' corporat·ismo ' e ' cor- porativismo'. Quando pero - e senza nemmeno porsi il problema degli etimi « corporatus » e « corporativus » - la distinzione .venga tracciata col criterio che ' corporatismo ' non r-ichiama le soluzioni autoritarie e antimoderne evocate da 'corporativismo', bisogna essere disposti ad ammettere che, oltre a rivelarsi superflua, una sirnile di-

stinzione e anche

addirittura ideologica. Temo,

pero, che ancora una volta· sulle ragioni della chiarezza terminologica prevarranno gli usi {e gli abusi) di un vocabolo ormai invalso persino nel linguaggio comune.

voler considerare ' nuevo ' come un improprio sinonimo

preanalitica

se non

8. Si vedano soprattutto le suggestive voci Organ, Organismus,

Organisation, politíscher Korper in: BRUNNER Otto-CONZE Werner- KosELLECK Reinhart (Ed) Geschichtliche Grundbegrij]e. Historisches Lexikon zur polítisch-sozialen Sprache in Deutschland Stuttgart 1978, IV 519-622 (le prime sei sezioni delle IVOCÍ sono state scritte da Gerhard Dohrn-Van Rossum, le tre successive da Ernst-Wolfgang Bockenforde). Consentendo l'infiltrazione di posizioni valutative fra

NOTE

35

loro assai diverse, l'ineliminabile valenza 1 organicistica 1 contenuta nel tcrmine-concetto di corporazione e con ogni probabilita alle origini dclla spiccata polisemia del termine 1 corporativismo'. Come assai giu- stamente notava qualche anno fa TARELLO Giovanni Co rporativismo in: NEGRl Antonio (Ed) Scienze politiche 1 (Stato e politica) Milano

!970, 69, le quattro piu comuni accezioni di corporativismo - la descrittiva-giuridica 1 la descrittiva-politica, l'ideologica-giuridical 1 1 ideo- logica-politica - possono essere facilmente raddoppiate allorché si tenga conto, in ognuna di esse, dell'ulteriore distinzione fra accezione « pluralista » e accezione «monista» (o «autoritaria »): anche se

- aggiungeva poi Tarello - « non occorre spaventarsi, perché, alla

fine, temo che ·le otto .accezioni si ridurranno agevolmente ad una sola».

9. Si veda, a questo proposito, l'an alisi di PIZZORNO Alessandro

Sulla razionalita del/a scelta democratica in: « Sta/o e Mercato » (1983) 3-46. Sui rapporti fra 1 gerarchia' di interessi e 1 stabilita 1 dei sistcmi politico-economici, si vedano invece le osservazioni di PASQUINO Gianfranco Gruppi di pressione in: LEVI Fabio-LEVRA Um- berto-TRANFAGLIA Nicola (Ed) Il mondo contemporaneo IX: Política e societa - 1 Firenze 1979, 428-446. 10. Si veda MIGLIO Gianfranco Le lrasformazioni dell'attuale sistema economico in: « Rivista Italiana di Scienza Politica » 6 (1976) 234-235. Infatti, come osservava Miglio: «A proposito del fenomeno 1 corporativo ' sta forse capitando qualcosa di simile a quanto acca- deva ai cartografi durante !'epoca delle scoperte geografiche: passava

del tempo prima che ci si accorgesse che brevi tratti di costa esplo- rati, e Jontanissimi fra ·loro, facevano parte di una sola grande isola,

o

addirittura di un unitario continente. Del 1 continente corporazione '

si

sono ·finora studiati alcuni casi di traduzione istituzionale (il 1 cor-

porativismo ' in senso stretto) e, con tutt'altra angolazione, i fenomeni costituiti dai gruppi 1 di pressione' o 1 di interesse ', dalle strutture

clientelari, e da analoghe formazioni piu o meno stabili ». ·Per con- seguenza, la « ünbarazzante carenza di modelli interpretativi scien- tificamente fondati » si rivela appieno proprio laddove questi modelli appaiono indispensabili: nell'analisi, cioe, della relazione funzionale

tra la 1 dinamica ' degli •interessi frazionali e il

dei sistemi politici. 11. Cosl MIGLIO Gianfranco Le trasformazioni dell'attuale sistema economico 238: ed e in questo preciso senso - in quanto sistema, dunque, costruito su un 1 patto ' (« foedus ») - che la 1 societa d'an- tico regime' ~la cui configurazione e i cui meccanismi di funziona- mento sono stati efficacemente illustrati da LoussE Emile tanto in La Société d'Ancien Régime. Organisation et teprésentation corpo- ratives Bruges-Louvain 1943, quanto nella piu sintetica ricostruzione Prganiza~áo e representafiío corporativas Lisboa sd) costituisce

neo r a il piu significativo precedente per comprendere la corri- spondenza fra la molteplicita delle funzioni e la pluralita dei poteri. - Del resto (e a testimonianza di quanto sia importante e di come debba essere inteso 1'avverbio 1 ancor.a '), non ~ certo per caso che cospicui settori della .piu recente storiografia prendano le mosse dall'analisi delle « forze dell'inerzia e della resistenza » e non gia da quella delle

a

grado di 1 stabilita '

36

LORENZO

ORNAGHI

« forze innovatrici, e della formazione della nuova societa »:

si veda,

ad esempio, MAYER Amo J. The Persistence oj the Old Regime. Europe

to the ·Great War New York 1981

(Trad. ita!.:

Bari

1982, 2) .

12. Sempre necessarie quando si pretenda di impiegare analíti-

camente il termine-concetto di corporativismo, le cautele e le. pre- cisazioni terminologiche divengono addirittura ·indispensabili allorché

si esamini il corporativismo in eta fascista. Nel corso di questo lavoro,

pertanto, quando ci si intende riferire non gia -

al sistema ideologico del corporativismo bensl alla sua traduzione

istituzionale (e, quindi, all'ordinamento posto in essere dalla L. 5 febbraio 1934, n. 163), si adoperera l'espressione 'assetto politico- istituzionale' (o ' regime ') corporativo: ·benché possa apparire al- quanto ' rígida ' da un punto di vista storico, tale distinzione offre infatti il grande vantaggio di agevolare lo studio dei complessi rap-

porti fra !'ideología del corporativismo e le istituzioni corporative di quegli .anni, consentendo a un tempo di evitare la caduta in pericolosi equivoci e in scorrette confusioni. Per analoghi motivi di chiarezza

e univocita terrninologica, si cerchera sempre di specificare e distin- guere - all'intemo del sistema ideologico del corporativismo - gli elementi propriamente teorici {in quanto appartenenti a 'teorie ', e

quindi a costruzioni concettuali ·rivolte alla conoscenza del fenomeno corporativo) dagli elementi dottrinali (in quanto appartenenti invece

e

in senso lato -

a

' dottrine ', e quindi a costruzioni concettuali protese all'attuazione

di

un ordinamento corporativo). 11 confine fra gli uní e gli altri

elementi, come si vedra, non e affatto facile da tracciare. Eppure, quando si rinunciasse a una simile distinzione, sarebbe allora assai arduo non solo chiarire il preciso ruolo del corporativismo all'interno dell'ideologia .fascista, ma anche spiegare le ragioni (e il fallimento) della giustapposizione del regime corporativo alle istituzioni statal- liberali. E diverrebbe pressoché impossibile, per di piu, dar conto di quel problema che, specifico del corporativismo di quell'eta (e con- segnato irrisolto al corporativismo dei nostri anni), determino l'inter- sezione delle teo,rie e dottrine economiche con ·le teorie e dottrine giuridico-politiche: il problema, appunto, del Tapporto fra ' econo- mía ' e ' política '.

come ha gi ustamente osserv.ato TRANFAGLIA

Umberto-TRAN-

Nicola

13. In quegli anni -

Fascismo:

il

regime

in:

·LEvr

Fabio-LEVRA

FAGLIA Nicola (Ed) Il mondo contemporaneo. Storia d'ltalia- 1, 412-

le interpretazioni collocate « a livello filosofico o metastorico » (e

destinate ad alimentare, soprattutto, le successive discussioni sulla '.<~ategQria_' cij fuc!§m_Q) furono infatti anteposte a un esame critico ~vísmO. :tefagioni di cio sono troppo note perché occorra qui .ripeterle. Conta semmai ricordare (e infatti un dato a cuí di solito si presta troppo poca attenzione) che, pur emarginate dalla storiografia o dissolte entro le piu generali contestazioni del regime

e dell'ideologia fascista, la questione del corporativismo - e, con

essa, quella di fonti e di procedure di ráppresentanza ' professionale '

o ' funzionale ' - persistettero in quegli anni in non pochi settori

politici e culturali. Si e soliti richiamare, a questo proposito, -le con- cezioni dei cattolici (si veda in particolare: PLURES Verso il corpo-

NOTE

37

rativismo democratico Bari 1951). Non bisogna dimenticare, pero, che simili questioni furo no tutt'altro che trascurate dalla cosiddetta

area

Ji beral-democratica: s i vedano ad esempio, pe r i·l gruppo di « Co- munita », gli articoli di ÜLtVETTI Adriano La rappresentanza nel sistema del/e Comunita in: « Comunita » 1 (1946) 3 e Vera e falsa competenza po lítica in: « Movimento Comunita » 1 (1948) 1-2, o anche le posizioni del 'liberal-sindacalismo ' del gruppo di « Pagine Libere», il quale - nel suo Manifesto in : « Pagine Libere» 1 (1946) 6 - cosl scriveva: « La rappresentanza política ed amministrativa deve per noi essere realizzata sotto il duplice profilo della rappre-

.). 11

potere ·legislativo deve essere unitario pur esprimendosi attraverso un

sentanza dei cittadini e della rapprese ntanza d ei loro interessi (

parlamento

composto

di

due camere:

una camera sindacale e un

senato ».

14. Per l'ormai cospicua letteratura su tali questioni, si vedano

le indicazioni bibliografiche fornite da CARTIGLIA Cado Fascismo: il corporativismo in: LEVI Fabio-LEVRA Um berto-TRANFAGLIA Nicola (Ed) Il mondo contemporaneo. Storia d'ltalia - 2, 479, il qua·le, dopo aver assai correttamente rilevato che manca ancora uno studio del corporativismo come « istituto a sé», cosl sintetizza i maggiori risul- tati delle ricerche storiografiche sul corporativismo: « Furono mag-

giormente approfondite ·le prime analisi circa i nessi tra nazionalismo

e dottrina fa scista (Unga ri, -Lyttelton, Gaeta,

faglia, Carocci). Una acquisizione ormai definitiva ha individuato

nell'elaborazione di Roce il 1914 e il 1920 l'ori · e rima e iu

so 1 a i tutta la costmzione corpora tiva.

Ziate - sino a farle assumere un ruolo preponderante - le moti-

vazioni contingenti (

certe esigenze " tecnocratiche di programmazione " (Ungari); e stato ribadito lo " scopo di polizia " di un organo che doveva incorporare

tutti

con

il regime fascista (Cassese, Aquarone); sono stati considerati i motivi di crisi economica che spinsero a varare le corporazioni (Chabod, Santarelli), o j.J peso delle ideologie pro tezio nistiche che ne prepa- rarono il varo (Lanaro); sono state sottolineate le carenze di una classe dirigente liberale, incap ace di risolve re sul terreno della liberta il problema di come immettere piu ampi strati sociali nella vita dello St.ato, e la conseguente risposta autoritaria, demagogica e reazionaria (Carocci) ».

15. In <¡uesto senso, la questione e rimasta impregiudicata anche

forze politiche, sociali, ideologiche potenzialmente in contrasto

Vallauri, Tarello, Tran-

Furono egu almente eviden-

):

e stato cosl analizzato il peso che ebbero

come

i

sindacati -

i

gruppi

che potessero ·rappresentare -

all'interno delle rnolte e multiformi discussion i innescate da DE FELICE Renzo Intervista sul fascismo Bari 1975 e dalla sua distinzione-con-

regime '. Tanto

che non ha ancora avuto convincente risposta, mi sembra, nernmeno !'interrogativo formulato gU1 qualche anno fa (e con termini voluta- mente semplificanti) da LANARO Silvio Appunti sul fascismo « di sinistra » . La dottrina corporativa di Ugo Spirito in: « Belfagor » 26 (1971) 578: « In cio che contenne di piu schiettámente ideologico, l'economia corporativa si limito ad offrire al fascismo quella legitti-

trapposizione tra 'fa scismo movimento ' e ' fa scismo

3.

L.

0RNAGII I

38

LORENZO

ORNAGI!l

o servl dire t-

tamente anche interessi industriali, come sospettava gia Gramsci nelle

!impide pagine di Americanismo e

mazione tecnocratica che sembrava tanto lusingarlo

(

),

jordismo? ».

16.

Cosl

BARUCCI

Piero

Il

contributo

degli