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l mezzo della guerra, agli arrestati si aggiunse anche il signor Burtek, la Gesta

po lo arrest con tutto il grammofono. Lo caricarono con tutta la bicicletta e il


Signor Burtek risplendeva di felicit, urlava: Armagedon! Armagedon!, ma poi lo butta
rono gi e la gente ricordava che in fondo quel macellaio lo diceva gi da tanti ann
i che era scoppiata l ultima battaglia, Armagedon, e loro lo prendevano in giro e
quando passava bicicletta gli gridavano dietro: Armagedon!. E lui si limitava a ch
inare la testa e ripeteva, ma con un altro senso: Armagedon, Armagedon. E alla fab
brica di birra era venuta una commissione militare e aveva requisito le cantine
di germinazione e disposto che il malto la fabbrica di birra l avrebbe comprato al
trove e nelle cantine di germinazione sarebbe venuta una fabbrica di munizioni,
ma la fabbrica di munizioni non venne, solamente si stabil nell alloggio degli oper
ai uno di Vienna, l ingegner Friedrich, passava la giornata a disegnare progetti,
come avrebbe sistemato nelle cantine macchine e quali, e la sera usciva per anda
re in citt, si fermava a Zofn, chiacchierava con le signorine in ceco storpiato, m
a Vlasta, quella che conosceva perfettamente il tedesco, da quando erano arrivat
i i tedesco nella cittadina dove il tempo si fermato lei parlava solo e soltanto
in ceco. E quel Friedrich, quando andava con i padroni in giro per la fabbrica
di birra salutava rispettosamente tutti gli operai, ma gli operai lo guardavano
come se non ci fosse, come se fosse trasparente, non rispondevano, ma il signor
Friedrich continuava salutarli tutte le volte. E quando faceva buio c era 1 scuramen
to e quando scendeva la sera le luci stradali si spegnevano, ma lo zio Pepin con
tinuava a fare il giro delle sue birrerie con le chellerine, continuava sempre a
portare i fiori alle belle signorine, continuava a portare il berretto bianco d
a ufficiale di marina e, quando entr nel locale di Zofn oscurato, url: Che ci fate l
seduti come funghi del fiele? Suonatemi un pezzo scatenato!. E offr a Marta delle
rose sfiorite e Marta le odorava. Sono solo per lei disse lo zio, e ordin un caff ne
ro. E com agghindato oggi, maestro! disse Bobinka, non star mica andando a fissare le
nozze? indagava, e pass la mano sul polpaccio dello zio Pepi e tastando gli cont ad
dosso tre paia di mutandoni e sopra la tuta da ginnastica. Non le stanno salendo
addosso le formiche? disse Marta, e tu, Bobinka, lasciamelo, una visita per me, va
be ?, e lo zio giocherellava con le dita e nel locale entr un vecchietto, aveva i c
apelli ricciuti come un cappello di pelle di pecora, portava un pacco e sulla po
rta gi gridava e sbraitava allegro: Gente, la vita bella, ma tanto bella, offro un
bicchierino a tutti!. E si sedette subito vicino allo zio Pepin, strapp il pacco
e mostr allo zio che dentro c erano una stoffa chiara e una scura. Poi disse: Io orm
ai ci vedo poco, ma vedo giusto, vedo che lei un uomo di mondo, che ne pensa, co
me me lo devo far cucire un vestito con questa roba?. Bobinka port un vassoio di b
icchierini, di quelli grandi, distribu i bicchieri e il vecchietto alz il suo e di
sse: Alla salute, alla fine della guerra! Ho ottantatr anni, gente, non vedo l ora c
he venga la pace! E per la pace mi faccio cucire subito due vestiti! Allora, sig
nore, come me li devo far cucire?. Lo zio Pepin disse: Con la stoffa chiara si fac
cia cucire un completo sportivo con le tasche applicate e ci metta un cappello d
a cacciatore con un ciuffo di pelo di camoscio o una piuma colorata, come quello
che portava l imperatore Cecco Beppe quando in land andava a caccia di camosci a I
schl. Doveva essere bello come lei, eh? disse Bobinka. Che? Io sono un bell uomo, ma a
quel tempo il pi bello non solo tra i civili, ma tra le famiglie regnanti di tut
to il mondo era l imperatore Cecco Beppe, una bella boccia pelata, qui sotto il na
so baffoni come quelli di una tigre e un naso meraviglioso, come quello di un bi
mbo. Una meraviglia!. Bobinka accarezz i capelli radi dello zio e disse piena di s
tupore: Come le sono diventati folti i capelli, maestro, quando si pettina non ce
la fa a passarci il pettine, vero? Ci deve mettere l olio!. Ma che gliene frega, lo
zio fece un gesto con la mano e staccandosi dalla mano della signorina perse l equ
ilibrio e cadde sulla schiena con tutta la sedia, le signorine sollevarono lo zi
o e si misero a pulirlo, gli pulivano con cura i pantaloni sulla patta Bobinka i
n ginocchio alz gli occhi e disse: E gi eletrizzato?. Ma lo zio Pepin alz il dito dav
nti al naso del vecchietto e disse: E per il vestito bianco prenda una camiciola
azzurra e una cravatta bianca a pallini come quella che portava Hans Albers ne La
Paloma , da questa stoffa blu si faccia cucire una giacca a doppiopetto, come que
lla che porta Jrynek Pospsil nel commedia Io ho nove canarini , e ci metta una camici
a bianca e una cravatta blu . Il vecchietto sbatt ripetutamente il pacco sul tavolo,

appoggi la testa sulla tovaglia e grid ridendo: Gente, io sono felice, come sono f
elice, oggi pago tutto io!. E la signora ostessa entr col coltello, fece un gesto
di disperazione, poi gir il bottone della radio e si sent una voce mesta informare
che era stato assassinato il Reichsprotektor Heydric, che erano vietati tutti i
teatri e i cinematografi e che erano vietati tutti i divertimenti e le feste in
cui si ballava. E lo Zio Pepin salt in piedi e grid: Cristo, che razza di schifo ?
Noi cechi non possiamo mai fare niente; Cristo! Nel Venti abbiamo occupato un pe
zzo di Ungheria e poi ci hanno detto che non potevamo! Abbiamo occupato un pezzo
del territorio di Tesn, e, di nuovo, dice che non potevamo prenderlo ai polacchi
. E poco tempo fa volevano darle ai tedeschi, e ancora dice che non possiamo! An
cora l Inghilterra e la Francia! Cristo, se io mi lascerei svegliare cos a mezzanot
te dagli ambasciatori, che non possiamo attaccare la Germania! Se fossi stato io
i1 presidente ci avrei detto al portiere e ai servitori: Buttate gli ambasciator
i sul marciapiede a calci nel culo! . E mi sarei circondato dei portabandiera e de
i marescialli della vecchia Austria e avrei fatto la guerra e i tedeschi li avre
mmo sbaragliati! E adesso perch hanno ammazzato Heydrich non possiamo ballare? Bo
binka, metti su un pezzo bello scatenato!. E Bobinka mise il disco Io ho nove cana
rini e lo zio la invit a ballare, e il vecchietto batteva il tempo col pacco delle
stoffe che si era comprato per i vestiti che avrebbe portato appena la guerra f
osse finita e la pace fosse incominciata, quel vecchiettino ricciuto continuava
a urlare: Gente, la vita bella! Portate i bicchierini, io rimarr qui fino a novant a
nni! Ascoltate!. E lo zio ballava veloce con Bobinka, prima se la appoggiava sull
a schiena, poi la prese, la lanci verso l alto e se la mise sulle spalle e la porta
va in giro per il locale a passo di danza e la signora ostessa intanto chiudeva
a chiave la porta principale e si disperava e il vecchietto gridava: Mio padre, a
nche se non aveva le gambe, aveva il vantaggio che era il pi vecchio della Invali
dovna, e allora deponeva ogni anno per il compleanno del conte Strozzi, che avev
a fondato l Invalidovna per i veterani, ogni anno gli deponeva una corona al monum
ento! Gente mia, io sono felice! I soldati spingevano pap sulla sedia a rotelle v
erso il monumento, gli mettevano la corona in mano e lo sollevavano e lo portava
no fino al monumento, passando accanto ai drappelli d onore dei veterani e della g
uarnigione! Solo il fante Valsek invidiava a pap questa cosa, ma che ci poteva far
e, dal momento che pap aveva novantadue anni e lui solo novanta! Mentre pap depone
va la corona Valsek sussurrava: Che tu possa crepare subito, carogna . E poi ogni gi
orno quando la mattina Valsek, pure lui sulla sedia a rotelle, quando usciva nel
corridoio, l tutti i veterani andavano in sedia a rotelle, solo alcuni fortunati
camminavano, ma a quelli in compenso mancavano tutte e due le braccia. allora Va
lsek ogni giorno veniva a vedere, apriva la porta della stanza dov era il letto di
pap, e domandava a pap: Ancora non sei crepato? E pap gridava dal letto: Valsek, io
o vivo e vivr fino a cent anni, per altri dieci anni andr a deporre corone al monume
nto del conte Strozzi, e tu intanto sarai crepato e la rabbia ti avr divorato! E il
vecchietto si alz, all improvviso era cos bello, il viso liscio, e il berretto di p
elle di pecora dei suoi capelli duri, irti e ricciuti fremette come il crine di
cavallo sull elmo romano, Marta lo prese per le mani e si misero a ballare una dan
za infantile, Pascolava le pecorelle nel bosco nero , e lo zio sollev Bobinka e se l
a tolse dal collo e in quattro si misero a ballare, Io a lei tralla lalla l, lei p
oi tara tara t e tenendosi per mano muovevano le gambe di qua e di l e il disco ric
ominci Io ho nove canarini . E si apr la porta del corridoio e dal corridoio entr il S
an Bernardo Dedek, quello che non sopportava il ballo, ma ormai non ce la faceva
pi a buttare per terra nemmeno lo zio Pepin, cos si limitava a camminare per il l
ocale e a rosicchiare con le gengive sdentate, tent di rosicchiare allo zio la tu
ta che gli spuntava dai pantaloni, ma lo zio indietreggiava e cos alla fine le ra
gazze smisero di ballare e anche il vecchietto e lo zio si ritrov a ballare da so
lo con il San Bernardo Dedek, in realt ormai non ballava, si difendeva, perch Dede
k lo voleva buttare per terra, ma lo zio saltava all indietro, saltava in alto, se
mpre a ritmo di foxtrot, e le signorine Marta e Bobinka battevano le mani e pian
gevano e urlavano per le risate, mentre il vecchietto rimase soprappensiero, poi
sbatt alcune volte le stoffe sul tavolo, poggi la testa sulla tovaglia e ridendo
gridava: Gente, la vita bella!. E dalla stessa porta da cui era entrato il San Ber
nardo ora entr silenziosamente con l uniforme del Reich l ingegner Friedrich, stanco,

ma d un tratto irritato si sedette e si mise a guardare la compagnia. Bobinka ave


va preso lo zio e ballava con lui e il signor Friedrich all improvviso batt il pugn
o sul tavolo e disse: Basta!. E Bobinka si mise a sedere e lo zio Pepin indic il mi
litare e disse: Sarebbe quello?. E si sedette e ansimava e Marta gli asciug il sudo
re dalla fronte e con la mano gli ravviava i capelli. Non avete sentito la radio?
disse Friedrich, Un uomo cos nobile caduto, e voi ballate?. Bobinka disse: Hans, ric
ordati che se ci combini qualcosa non voglio pi avere niente a che fare con te. Ma
Friedrich continuava: Il Reich tedesco combatte anche per voi. Bobinka disse: Ma n
oi non siamo tedeschi. Hans, bada di non denunciarci!. Friedrich Si alz, sollev il
coperchio del grammofono e ferm la musica. Lo zio Pepin grid: Se solo ci fossero ce
nto divisioni austriache, per la madonna, vi cacceremmo via! Basterebbe che il Fr
eiherr Von Wucherer comandasse: Vorwrts! Nach Bertin! , e i tedeschi li avremmo gi cac
ciati via!. Bobinka prese il signor Friedrich per la manica e disse: Lui, il maest
ro, si riferisce agli eserciti dell imperatore, non vero, Pepinek?. Ma lo zio Si in
furi: Macch, penso proprio a quelli uncinati, quelli li cacceremmo fino a Berlino,
se solo ci fossero cento divisioni austriache al comando dell arciduca Carlo!. E Bo
binka cambiava discorso: Adesso, maestro, qualcosa di pi delicato, qualcosa sull igi
ene sessuale, qualcosa di adatto alle signorine. Secondo il trattato del signor
Batista, maestro, qual la cosa pi importante?. E lo zio ansimava e lanciava occhia
te al signor Friedrich, ma Bobinka lo accarezzava e gli girava la testa facendo
in modo che la guardasse negli occhi e implorava: Dopo le faccio vedere le federe
nuove del piumino, va bene?. E lo zio Pepin si mise a ridere e disse: La diverte?
Allora, lei lo sa che la cosa principale un sesso sviluppato come si deve, test
icoli e pene. Appunto di questo si tratta disse Marta e aspir con volutt il fumo dell
a sigaretta. Lo zio continuava: Il vecchio Havrnek voleva farsi investire per via
della copula ovverosia coito, sua moglie durante la copula mangiava delle mele,
e allora Havrnek prese delle pillole per dormire e si sdrai sui binari e si addorm
ent, e al mattino si svegli e vicino a lui passavano i treni, infatti quel binario
lo stavano riparando e avevano girato il traffico su un solo binario e quindi i
l vecchio Havrnek non l avevano investito, perch secondo il trattato del signor Bati
sta il coito deve essere eseguito nel letto e nel silenzio e in concentrazione,
e non mentre la vecchia intanto sgranocchia delle mele Ma cento divisioni austria
che quello, lo zio indic il signor Friedrich, lo sconfiggerebbero. Il signor Friedri
ch bevve un po di liquore dalla coppa, accavall le gambe e disse: Non lo sconfigger
ebbero. Lo zio Pepin cacci un urlo: Lo sconfiggerebbero. Bobinka cercava di salvare
la situazione: E com che io e Marticka potremmo fare delle brutte esperienze, eh, c
ome?. E lo zio Pepin disse: Come? Per caso ce ne sono pochi di delitti e di disgra
zie? I giornali ne sono pieni! Un membro sessuale maschile come si deve bisogna
che ci ha il pene e lo scroto e poi i testicoli e una bella prostata, il pene se
condo il trattato del signor Batista ci deve avere il cosiddetto prepuzio, la pa
rte superiore ovverosia l inizio del pene il glande, poi c un frenulo come si deve,
e lo scroto importante, una specie di sacchetto che contiene le ghiandole i masc
hili . Marta respir: Le cosiddette tiroidi ?. Ma che cosa blaterate come delle giovani
zze? Quelle sono da qualche parte nel petto, queste qui sono le ghiandole ovvero
sia palle, il signor Batista usa un brutto termine, testicoli, tastando potrete
convincervi, conformemente a quanto dice il trattato del signor Batista, che c anc
he una prostata, ma a volte non ci so no neanche i testicoli, cio, ci sono, ma at
traverso l inguine sono saliti nella cavit addominale, oppure sono nel canale ingui
nale, e questo il cosiddetto criptorchidismo. Che cosa? si spavent Bobinka, che avev
a portato dei bicchieri di caff, il criptorchidismo, ovverosia criptopallismo?. E s
coppi a ridere rivolta al signor Friedrich, che ordin una tazza di cioccolata e in
tanto aggiunse: Non vincerebbero!. Lo zio Pepin si alz e punt il gomito verso il sig
nor Friedrich: Vincerebbero! Sarebbero vittoriosi! Su quei cazzo di tedeschi!. E i
l signor Friedrich scosse la testa e disse: Non vincerebbero!. E Marta si inginocc
hi davanti allo zio Pepin e giunse le mani: Allora devo fare prima un ispezione di t
utto quanto?. Lo zio Pepin continuava a urlare: Deve fare un ispezione, perch ci sare
bbe poco da ridere se invece di un giovanotto focoso le capitasse un finocchio o
vverosia un frocio, oppure la pagherebbe cara, se come a una nel trattato del si
gnor Batista le capitasse un ermafrodito, un certo Gottliesch, ci aveva lo scrot
o conformemente al trattato del signor Batista composto di due testicoli, al pos

to del pene ci aveva un clitoride ovvero un caporalino, se gliene capitasse uno


cos, lei si metterebbe a piangere . Bobinka, quando vide che lo zio voleva gridare a
l signor Friedrich: Vincerebbero!, gli mise una mano sulla bocca e disse dolcement
e: Come mai ha le orecchie tutte belle screziate, maestro?. E lo zio rise allegram
ente: Vero? E per via del colore con cui abbiamo dipinto lo steccato con una bella
, che in cambio mi ha cucito dei bei calzoncini. Su misura, vero, su misura, oh, l
ei un fedifrago! si adir Marta, e correva di qua e di l per il locale e inciamp nel
vecchietto che dormiva beatamente, se ne stava abbracciato al pacco con le stoff
e e si era addormentato sul pavimento. Cosa c tra lei e quella bella che le cuce le
mutande? esclam Bobinka, che portava un calice fumante, una tazza di cioccolata. D
eve decidersi, o lei o me, oppure nessuna, batteva per terra con la scarpina, se p
oi succede qualcosa, se poi faccio una sciocchezza, allora vedr!, punse lo zio al
petto tanto forte che lui si spavent, Mi avr sulla coscienza!. Non vincerebbero! diss
il signor Friedrich dopo aver riflettuto. Ma cosa sta cianciando? Vincerebbero e
gloriosamente! url lo zio, ma Bobinka gli muoveva un dito avanti e indietro davan
ti agli occhi, Un momento, me che deve vincere, ma lo dica qui, quando ci sposiam
o?. E lo zio Pepin si intener, giocherellava con le dita e disse: Quando ci avr l arma
dio nuovo, e poi lei deve anche andare dal dottore, lo scrive trattato del signo
r Batista, che alla sua et ed essendo stata nubile per tanti anni, potrebbe avere
la tendenza all onanismo ovverosia masturbazione . Che cos ? Cosa si sta insinuando sul
mio conto? batt le mani Bobinka. E che invece di un membro maschile come si deve le
i utilizza le dita, o secondo il trattato del signor Batista magari anche una bo
ttiglia della birra o altri oggetti che hanno la forma del membro maschile e sup
pliscono cos la sensazione di piacere, come adesso che c la guerra e invece del caf
f vero si bevono orzo e cicoria come Perola o Caro Franckovka di Pardubice, perci
la cosa migliore sar che lei si sposi, perch quel primo presupposto ce l ha, ed un c
oso ben sviluppato . Veramente? arross Bobinka. Per sei fortunata, tu esclam Marta.
nata, tuttavia durante la copula secondo il trattato del signor Batista non deve
passare un treno sotto la nostra finestra, n martellare l officina di un fabbro, q
uesto disturba moltissimo istruiva lo zio Pepin raggiante di felicit. Non vincerebb
ero! disse il signor Friedrich. Che cosa? grid lo zio, ma Bobinka disse: Lasci perder
e! Adesso mi istruisca, sono una stupida ochetta, ho imparato solo qui al locale
, mi dica, come stanno le cose riguardo a membro come si deve? Come?. Be , come, c chi
ce l ha fatto in modo tale che quando si infila nella vasca deve prima mandare av
anti il membro e poi seguirlo nell acqua, altri, invece, quando ci hanno voglia di
pisciare devono prendere le pinzette, ma soprattutto deve fare attenzione a non
prendersi malattie veneree come il tifo, il colera, la dissenteria e l influenza C
he cosa? Vincerebbero!, lo zio si alz e il signor Friedrich pure e stando in piedi
uno di fronte all altro si gridarono trenta volte in faccia: Vincerebbero! Non vi
ncerebbero! Sarebbero vittoriosi! Non sarebbero vittoriosi!, e le ragazze correv
ano di qua e di l e separavano il tedesco urlante e lo zio Pepin, gli tappavano l
a bocca, ma lo zio riusciva sempre a divincolarsi e url: Vinceremmo!. E il signor F
riedrich all improvviso si infiamm di rabbia, punt il dito e scandendo col dito grid:
E voi qui ballavate, mentre proditoriamente sparavano al Reichsprotektor Heydric
h assassinandolo, mentre veniva commesso un attentato contro di lui! Una parola
di pi e io vi denuncio! Vinceremmo!. E lo zio Pepin taceva, giocherellava con le d
ita e guardava per terra, e Bobinka disse piano: Non vincereste!. E Friedrich butt
i soldi sul tavolo e se ne and, e quando ebbe aperto la porta e fu uscito nel bui
o, Bobinka url dietro alle sue spalle che si allontanavano: Hans, non fare nessuna
denuncia, ricordati che poi da me non ci puoi venire!. E il signor Friedrich la
denuncia la fece, ma non alla Gestapo, che lo zio Pepin ballava per festeggiare
l attentato al Reichsprotektor lo disse a pap. E pap ne fu atterrito, ma il signor F
riedrich fece un gesto con la mano e disse che non lo sapeva nessuno, solo lui e
le signorine di Zofn, e cos pap ide un piano e lo confid al maresciallo dei gendarmi
Klohn, e il maresciallo dei gendarmi venne alla fabbrica di birra e pap la sera
convoc Pepin nell ufficio della fabbrica di birra, nella sala delle riunioni, e il
maresciallo si sedette e accese una candela e si mise a fare domande allo zio, d
ove era nato e come si chiamava, e poi gli comunic che era stato presentato un ra
pporto, secondo cui lo zio Pepin ballava, mostrando cos di approvare l attentato al
Reichsprotektor, e poneva allo zio delle domande e lo zio rispondeva, e quando

lesse il verbale allo zio, lo zio Pepin giocherellava con le dita ed era imbaraz
zato, soprattutto quando il signor maresciallo disse che in questo modo aveva da
nneggiato specialmente suo fratello, l amministratore della fabbrica di birra, per
ch i tedeschi non hanno piet e trascinano nella cosa tutta la famiglia, e che quin
di lo zio Pepin con i suoi balli aveva precluso a suo fratello la promozione, pe
rch doveva essere nominato direttore della fabbrica di birra. E poi il maresciall
o dei gendarmi chiese se lo zio non fosse stato ferito in guerra. E lo zio Pepin
disse di s, ma alla testa, alla nuca, che di sangue ne aveva perso uno stivale p
ieno. E il maresciallo disse che in questo caso, giacch era stato ferito, le cons
eguenze del ferimento alla testa avrebbero potuto causare un deterioramento dell
e condizioni psichiche dello zio, che ballava senza rendersene conto, che quindi
il maresciallo dei gendarmi voleva favorirlo, e sul verbale scrisse una postill
a, che lo zio fu ferito alla testa il giorno del Corpus Domini, quando gli eserc
iti fecero gloriosamente irruzione a Premysl nell anno 1916, e le conseguenze di q
uesto ferimento durano ancora, che raccomanda allo zio di farsi rilasciare un ce
rtificato medico che attesti che il suo stato di salute miserando, che fa cose d
i cui non si rende conto, che quindi non responsabile delle proprie azioni, dunq
ue domani vada subito dal dottor Vojtesek, che gli rilascer un attestato, in cui
lo zio Pepin sar privato della capacit di intendere e di volere. E lo zio e pap la
mattina si fecero subito rilasciare questo certificato e quando la sera lo porta
rono, il maresciallo rilesse il verbale allo zio, gli chiese di firmarlo ed escl
am, rivolto allo zio: Se per promette che non baller mai pi nelle birrerie e nelle os
terie con le chellerine e nei locali notturni, considerer nullo questo verbale . E l
o zio Pepin piangeva, pap gli batteva la mano sulla spalla e lo zio Pepin porse l
a mano al maresciallo dei gendarmi e il maresciallo prese il verbale e lo strapp
due volte a met, le met di nuovo a met e tutto insieme ancora una volta, lasci cader
e i pezzetti di carta sul pavimento della sala per le riunioni e usc dall ufficio.
Pap poi ricostru il verbale rimettendo insieme i pezzettini di carta, affinch non n
e sparisse nemmeno uno o non lo trovasse un estraneo, e li gett nella stufa e li br
uci, quando i pezzetti di carta furono bruciati, pap usc in bicicletta e raggiunse
il maresciallo vicino al muro della fabbrica di birra e lo ringrazi, gli strinse
la mano con dentro un biglietto da mille corone, per il servizio prestato. Non c era
tempo da perdere disse il maresciallo dei gendarmi, con questa storia dei balli vi
avrebbe portati tutti in campo di concentramento. E cos il signor Friedrich conti
nuava ad andare a trovare Bobinka a Zofn, quando si incontravano lui e lo zio Pep
in continuavano a gridare fino a diventare rauchi e nessuno poteva capire perch e
cosa si gridassero. Continuavano a strillarsi: Vincerebbero!. E il signor Friedri
ch: Non vincerebbero! Sarebbero vittoriosi. Lo zio Pepin e il signor Friedrich: Non
sarebbero Vittoriosi!. Cos si incrociavano, da lontano si gridavano ancora con ur
la sempre pi deboli, alla fine si sentiva un suono quasi impercettibile, come qua
ndo uno scrive con la matita numero quattro, ognuno dei due voleva avere l impress
ione che il proprio urlo fosse l ultimo, quello trionfante Ma poi il signor Friedri
ch smise di gridare quando il fronte si spost il signor Friedrich si trov un angol
ino vicino alla malteria della fabbrica di birra, tra la tettoia e due vecchi pr
ugni, e ci andava tutti i pomeriggi sul tardi e poi anche dopo pranzo con un seg
hetto, e tagli paletti e rami e ne fece un bello sgabello, uno sgabellino per bam
bini, poi un intero sabato e una domenica lavor a un tavolino e poi con il seghet
to e il coltello a serramanico da bacchette e bastoncini e rami tagli anche una p
oltrona e una sedia, quando pioveva si sedeva sotto la tettoia e leggeva e lavor
ava l, in quella cameretta per bambini fatta di frasche e rami, si fece addirittu
ra degli armadi, che assomigliavano a gabbie per uccelli, si potevano chiudere,
ci appendeva la giacca e la camicia, poi per un mese intero il signor Friedrich
lavor a un cavallo a dondolo, si fece persino un lampadario, quando il signor Fri
edrich andava alla guarnigione o agli uffici, a chiedere che fine avevano fatto
le macchine per la fabbricazione di munizioni da mettere nelle cantine di germin
azione della fabbrica di birra, gli operai della fabbrica di birra andavano a gu
ardare, ammiravano tutti quel lavoro, si fermavano l davanti e si stupivano e si
chiedevano perch quell uomo si ammazzava di fatica in quel luogo, perch giocava in q
uel modo per giornate e serate intere e poi sugli operai della fabbrica di birra
scese la paura, avevano paura di quella cameretta per bambini, che era cos priva

di senso, ma lo zio Pepin disse: Se osservate bene, vi renderete conto che quel t
edesco fa queste cose solo per non dover pensare al fatto che gli eserciti allea
ti batteranno gloriosamente gli eserciti dei tedeschi. Si avvicina una fine amar
a aggiunse lo zio Pepin, e quel vecchietto pu farseli cucire i suoi vestiti, perch l
a pace non si far aspettare a lungo . E infatti era cos, il signor Friedrich si era o
rmai intristito, era ormai incerto, ormai sapeva che presto sarebbe andato da un a
ltra parte, ma che anche l, in un altro luogo, sarebbe stata la stessa cosa fino
a quando sarebbe arrivata la fine e gli altri eserciti avrebbero inondato non so
lo il paese in cui si trovava adesso, ma anche la sua patria, e che il risarcime
nto sarebbe stato proporzionato a quello che i suoi eserciti avevano fatto nei p
aesi dove erano venuti senza essere stati invitati e cos tutte le sere stava sedut
o sul cavallo a dondolo e si dondolava, poi un giorno l ordine arriv e il signor Fr
iedrich fu trasferito altrove. Pap gli disse addio, ma quando offr agli operai que
llo che era rimasto di suo, un maglione e giacche da lavoro e scarpe appesi negl
i armadi trasparenti della cameretta per bambini fatta di frasche e bastoncini,
nessuno prese niente, il signor Friedrich se ne era andato come se fosse stato t
rasparente e nessuno lo aveva salutato, solo lo zio Pepin gli aveva gridato: Avre
mmo vinto! Avremmo vinto gloriosamente!. E il signor Friedrich se ne and, camminav
a verso la stazione con una piccola valigia e disse piano: Avete vinto . E poi nessu
no ne seppe pi niente Subito, il giorno dopo, i bottai presero una tanica di alcol
, portarono secchi e catinelle d acqua e dietro la malteria cosparsero di alcol la
cameretta per bambini, le poltrone e il cavallo fatto di frasche e gli armadi e
le giacche e i maglioni, e diedero fuoco a ogni cosa. La cameretta si incendi e
bruciava, ma si oppose al fuoco fino all ultimo momento, rimaneva in piedi e i pal
etti che la componevano erano circondati da una criniera di fiamme, che sembrava
una copia della cameretta, ma di fuoco, finch all improvviso le poltrone e la panc
hina cominciarono a sfondarsi contemporaneamente, caddero a terra, e come esegue
ndo un comando si incendiarono ancora di pi, i paletti si torsero e si adagiarono
per terra, era come se stesse bruciando solo la pianta di quelle cose a tre dim
ensioni solo il cavallo a dondolo bruci a lungo, si impenn per il fuoco e nel fuoco
, come se volesse saltare, salt, ma nell impennata cadde su un fianco, si liber dei
piccoli zoccoli e le fauci gli si aprirono e le fibbie gli si rizzarono dalle fa
uci avevano l odore della carne affumicata, poi il cavallo di legno cadde disteso,
e uno dei bottai spruzz dell alcol sul lampadario fatto di frasche e gli diede fuo
co e quello bruci verso l alto come una sorta di segno celeste, rapidamente, e senz
a posa ne cadevano piume in fiamme, come dall uccello di fuoco, dalla Fenice, alla
fine con potenti secchiate d acqua i bottai spensero la cameretta per bambini, ch
e fin dall inizio era stata un miglior barometro e un miglior indicatore degli svi
luppi al fronte di tutti i comunicati di guerra del mondo.
8.
Verso la fine della guerra, quando la benzina scarseggiava, affinch gli automezzi
della fabbrica di birra potessero continuare a consegnare la birra due camion f
urono trasformati a gasogeno. Dato che girava per i paesini per andare dagli ost
i, pap fece trasformare a gas pure la Skoda
430. E lo zio Pepin, che aveva sempre il lavoro che nessuno voleva fare, fu nomi
nato fuochista del camion, e pap lo nomin fuochista della Skoda quattrocentotrenta
. Il signor Fuks della piazza, quello che vendeva libri, quello aveva una grossa
Lancia lunga otto metri, a sedici cilindri, anche lui se l era fatta trasformare
a gas, i meccanici avevano dovuto applicare a quella carrozzeria stupenda non un
a, ma due caldaie. Ogni sabato due persone scaldavano la caldaia della Lancia fi
n dal mattino con legna di quercia, in modo che nel pomeriggio la macchina fosse
calda e avesse gas a sufficienza. E il signor Fuks si metteva il completo. bian
co per le terme e nel pomeriggio saliva sulla Lancia, due meccanici stavano diet
ro, alle caldaie, in piedi sul predellino, e il signor Fuks usciva dallo stretto
cortile, ma ogni volta si incastrava nel passaggio in modo tale che i meccanici
dovevano chiamare gli operai, perch facendo leva con cric e pali staccassero la
macchina dal muro. Allora i meccanici decisero di disegnare con la calce sul pav
imento del passaggio il percorso che il signor Fuks doveva fare, in modo che riu
scisse almeno a uscire. Ma, appena furono usciti, nelle caldaie il fuoco si abba
ss, allora i meccanici in piedi attizzavano con i ganci e aggiungevano pezzetti d

i quercia e i cittadini guardavano, curiosavano, che bella cosa era quel giro in
automobile, le caldaie dietro fumavano e i meccanici in piedi stavano pronti a
versare i blocchetti di quercia, e allora il signor Fuks usc, attravers la piazza
vestito di bianco e, dopo aver fatto il giro della piazza, rientr nel passaggio d
ella sua casa e di nuovo, entrando come un pistone nel cilindro, di nuovo incast
r la Lancia nel passaggio in modo tale che dovettero venire gli avventizi che, fa
cendo leva con i cric e i pali, staccarono la macchina dal muro, la raddrizzaron
o e i meccanici con la calce segnarono il percorso per le ruote anteriori, per m
andare la macchina in garage. Il camion della fabbrica di birra, che veniva alim
entato dallo zio Pepin, non si trovava in una situazione migliore. O lo zio Pepi
n faceva troppo fuoco, oppure troppo poco, mentre caricavano la birra lo zio Pep
in urlava e con i lunghi ganci e gli attizzatoi ingaggiava battaglia con la gran
de caldaia, imprecava e si rivolgeva alla caldaia come se si fosse trattato di u
n cavallo o di un bue o di una persona stupida, ostinata e recalcitrante. E allo
ra quando i camion con la birra uscivano dalla fabbrica di birra, l autista, che n
e era contento, per tutto il tragitto non faceva che ridere, e una volta che in
piazza c era molta gente si ferm, anche se avrebbe potuto andare avanti, e disse: si
gnor Jozef, non mi convince per niente, mi pare di avere poco gas, ci dia un po u
n occhiata!. E lo zio Pepin usc dalla cabina e gi urlava: Ecco qua -se vedesse il capi
tano Tonser, a cui portavo la sciabola, come si ridotto un soldato austriaco!. E
salt sul predellino e scavalc la sponda e si mise in ascolto, poi prese la caldaia
con tutte e due le mani e si mise a tastarla per sentire quanto fosse arroventa
ta, poi sollev il coperchio, ogni volta sembrava che il fuoco nella caldaia fosse
spento, ma in realt mancava l aria, all improvviso il gas prese fuoco e la fuliggine
salt in aria, nella piazza si sent un botto e poi di colpo usc una colonna di fumo
nero alta cinque metri, da cui uscivano volando le scintille, e quando il fumo
si dirad lo zio Pepin era l in piedi e si reggeva al bordo della caldaia, il coper
chio della caldaia saltellava per la piazza, lo zio stava l nero in faccia e con
le sopracciglia bruciacchiate urlava: Un soldato austriaco si fa valere nelle sit
uazioni pi difficili. Ho vinto di nuovo!. E prese il gancio si mise ad ammucchiare
le braci nella caldaia e aggiunse blocchetti di quercia, rimise e chiuse il cop
erchio che gli aveva portato uno dei cittadini pi coraggiosi, perch dopo la detona
zione erano scappati via tutti e si mise a sedere nella cabina per lo scaricatore
strillando entusiasta. Cos ogni volta che aggiungeva legna, che riempiva il foco
laio di blocchetti di quercia, lo zio Pepin non indovinava mai la situazione, og
ni volta pensava che fosse tutto a posto, che nella caldaia il fuoco fosse quasi
spento, ma, quando sollevava il coperchio per guardare bene, si sentiva sempre
un botto e il fumo infuocato usciva di colpo verso l alto come un razzo e lo zio P
epin non toglieva mai la faccia in tempo e ogni volta il fumo gli frustava il vi
so. E cos accadde che una volta, mentre passavano vicino a un corteo funebre, lo
zio si mise a rimestare nella caldaia e i cavalli si spaventarono tanto che si m
isero a correre e si imbizzarrirono un altra volta, mentre incrociavano una compag
nia di soldati tedeschi che tornavano da un esercitazione cantando In der Heimat, i
n der Heimat , dopo la detonazione nella caldaia tutti i soldati caddero a terra ri
parandosi, e per poco non spararono sul camion della fabbrica di birra, perch ave
vano pensato che fosse un tentativo di attentato. Il giorno del Corpus Domini l au
tista, dato che era un libero pensatore, disse, mentre passava un corteo di dami
gelle che spargevano fiori e lui aveva cominciato a scaricare la birra in una ca
sa cattolica, davanti alla quale c era un altare ornato di rami di betulla, l autist
a, dunque, disse allo zio Pepin: Si sta spegnendo, non ce la faremo a ripartire , e
appena lo zio Pepin sollev il coperchio la fuliggine prese fuoco e il gas si ince
ndi e la polvere di carbone scoppi verso l alto, e la fuliggine poi cosparse maestos
a il corteo di bambini vestiti di bianco e blu che spargevano petali dai cestini
e la corrente d aria non strapp, vero, l ostensorio al reverendo padre, ma nessuno p
ot impedire che il baldacchino si sollevasse, gli si strappasse di mano e volasse
sulla piazza come una vela rossa ricamata d oro, come un tappeto persiano volante
Un altra volta, alla fiera annuale, stavano scaricando la birra dai Bernek all angolo
della piazza, lo zio Pepin aggiungeva legna, voleva solo aggiungere un po di leg
na nella caldaia, a causa delle esplosioni lo zio ormai era cos nero che non rius
civa pi a lavarsi, per era un autentico fuochista, bruno come un italiano o uno zi

ngaro, con le sopracciglia bruciacchiate e la testa pelata, perch gli prendevano


sempre fuoco anche i capelli
o il berretto, dunque l autista espresse il dubbio che il fuoco fosse spento, vole
va che lo zio lo ravvivasse con l attizzatoio, e raccomand allo zio di lasciare il
coperchio chiuso, per lo zio, dopo aver ascoltato con l orecchio incollato alla cal
daia se l dentro si sentiva crepitare, suppose che il fuoco si fosse davvero spen
to, allora sollev il coperchio e l alla fiera ci fu un altro botto, e dopo la deto
nazione e il fumo i campagnoli scappavano di qua e di l, incespicavano nei cavall
etti, nelle corde che legavano le tende e le tele, e le bancarelle si rovesciava
no, e i bambini gridavano e strillavano e i venditori imprecavano e minacciavano
, ma curiosi e compratori, mentre scappavano, mentre si allontanavano dal focola
io del camion lanciandosi in tutte le direzioni, cadevano sui cavalletti solleva
ti e sulle tavole sparse di qua e di l, inciampavano nelle stoffe e nei panni e,
quel che peggio, cadendo sullo spiazzo libero andarono a finire sui piatti e sul
le pentole di coccio e ci vollero ore perch la fiera riprendesse il suo corso Vers
o la fine della guerra pap ormai non viaggiava pi a blocchetti di faggio, n smontav
a pi. In compenso lo zio Pepin entrava nella cittadina ancora pi gloriosamente, so
prattutto da quando la gente era venuta a sapere che lo zio Pepin aveva ballato
in onore dell assassinio del Reichsprotektor Heydrich, le porte e le finestre si a
privano anche di pi e sempre pi gente, se non poteva parlare con lo zio Pepin, vol
eva almeno vedere l eroe, che continuava a andare dietro alle belle col berretto d
a capitano di corvetta, come se nulla fosse accaduto. Nessuno degli abitanti del
la cittadina voleva pi smontare con pap, da un lato perch alla fabbrica di birra c er
a una compagnia dell esercito del Reich, dall altro perch a turno ormai c erano andati
tutti a smontare con pap il sabato e la domenica. E poi ci fu anche la mobilitazi
one di tutti i mezzi di trasporto e pap mise la Skoda sui cavalletti e una volta,
di notte, svegli lo zio Pepin, smont le ruote e mise i pezzi dentro dei sacchi e
poi portarono le ruote, compresa quella di scorta, sul tetto della fabbrica di b
irra e pap apr il coperchio del vecchio comignolo e cal prima una corda, poi cal gi l
o zio Pepin con una torcia elettrica, pap sussurrava: Com la situazione laggi?. E lo
io Pepin dichiar con gioia che la fuliggine gli arrivava fino al petto E pap fu con
tento: E il mezzo di conservazione migliore, come se li mettessimo nell olio, anche
meglio che se mettessimo i pezzi della macchina nella grafite o nella piombaggin
e o se li coprissimo di grasso animale o di strutto di maiale . E poi pap si mise a
calare i pezzi e lo zio li slegava, li sistemava in attesa di tempi migliori sul
fondo del camino, in cui il fuoco non veniva acceso da vent anni e pi. E poi gi una
gomma dopo l altra, ma, mentre pap la calava, l ultima ruota, cosiddetta di scorta,
gli scivol, cadde, e pap grid: Jozka, attento!, e poi si sent un tonfo e dal camino t
rbin a lungo la fuliggine, pap si chin sulla fuliggine e chiam: Jozka, non ti succes
o niente?. E dal basso si levarono le grida allegre dello zio Pepin: A un soldato
austriaco non ci pu mai succedere niente, ho vinto di nuovo gloriosamente! Che fo
rza, eh?. Ma ormai il nascondiglio non era neanche pi necessario. Il fronte si era
spostato tanto che anche i treni si erano fermati, i soldati tedeschi feriti si
incamminavano attraverso la cittadina da soli, a piedi, quelli che non potevano
camminare venivano trasportati sulle barelle, poi si fermavano al traghetto nel
primo paesino lungo il corso dell Elba, pregavano il traghettatore di traghettarl
i, stavano l malridotti, dominava il colore bianco del gesso, sembravano calchi d
i arte moderna, sembravano i resti di quando si toglie dal calco l involucro di ge
sso, dunque sulla riva verde d erba fresca e di ranuncoli gialli c erano gambe e bra
ccia ferite e clavicole rotte e teste fasciate, si frugavano nelle tasche e stav
ano l in piedi, tendevano le mani offrendo soldi e catenine e orologi, e il tragh
ettatore si grattava dietro le orecchie, alla fine, per, i tedeschi feriti li tra
ghettava, a gruppi. i soldati feriti avevano l impressione che di l, dall altra parte
fiume, ci sarebbero stati ancora i loro eserciti in fuga che avrebbero avuto an
cora una possibilit di arrivare a casa, ma il traghettatore sapeva che l c erano i p
artigiani, che aspettavano nelle tagliate e nei canali e nei fossati e nelle cun
ette con le mitragliatrici e i fucili, che per loro ormai era finita, amen, e no
nostante ci traghettava, perch anche se non amava i tedeschi e non poteva amarli,
quando vedeva la speranza nei loro occhi, quel momento di felicit, di possibilit d
i salvarsi, di essere felici una volta arrivati con le fasce e con i gessi lucen

ti sull altra sponda perch non procurare loro un poco di quella gioia? Proprio come
si fa con i condannati a morte, quando l ultima notte si esaudiscono loro eventual
i ultimi desideri. E i tedeschi misero dei fazzoletti bianchi su dei piccoli pal
i e si avviarono i marcia come andando verso la terra promessa. Era l ultima compa
gnia tedesca e poi continuarono a correre di qua e di l calessi con cavalli imbiz
zarriti e soldati tedeschi terrorizzati e la sera arrivarono i russi, l Esercito s
ovietico. Il nonno, il pap della mamma, quella sera di nascosto aveva tagliato de
l lill fresco in fiore, i soldati russi si erano insediati nel suo cortile e si e
rano messi nei letti e con i moschetti in mano dormivano come sassi, davanti all
a stanza in cui dormiva il colonnello un soldato col fucile dormiva sdraiato sul
la soglia e allo stesso tempo vegliava e faceva la guardia al colonnello e sul f
ar del mattino il nonno prese i fiori freschi di lill e voleva metterli in un vas
o, ma il vaso era in cucina e quando il nonno voleva qualcosa quella cosa doveva
accadere, era sempre tanto accecato dal proprio volere che non not che il grande
vaso si trovava nella credenza solo perch insieme ad alcuni libri fungeva da sup
porto a un lato della credenza e allora in una mano teneva il lill tagliato, con
l altra tirava il vaso, su cui erano appoggiati alcuni piatti e le salsiere e stov
iglie varie, tirava e gridava: Nanynka, dove sei finita, vieni ad aiutarmi!. E con
tinuava a tirare il vaso, contento al pensiero di come ci sarebbe stato bene il
mazzo di fiori che avrebbe messo sul tavolo al signor colonnello E continuava a g
ridare: Dove siete, ragazze, per la miseria! Nanka!. Ma la nonna e la serva teneva
no il mastello in cui il macellaio sovietico stava versando il fegato di una muc
ca squarciata, e il nonno urlava: Puttane, puttane, che fine avete fatto, perch no
n mi venite ad aiutare? Mannaggia e porcaccia!. E urlava, perch voleva fare piacer
e ai soldati sovietici donandogli i fiori E la nonna arriv di corsa quando il nonn
o era riuscito a tirar fuori il vaso ma contemporaneamente la credenza crollava
con rumore di vetri rotti, il nonno calpestava le stoviglie e gridava: Puttane, q
uando chiamo, perch non venite?. E la nonna correndo chiudeva le finestre, ma il n
onno le riapriva e dalla finestra gridava ai vicini: Razza di puttane, se ne stan
no con le mani in mano ma un vaso non me lo danno!. E la nonna gridava dalla fine
stra: Non vero! e chiudeva le finestre, ma il nonno apriva le altre finestre e gri
dava: Puttane! Io vi ammazzo tutte quante!. E poi pestava le stoviglie, tir gi tutta
la credenza e i piatti che non si erano rotti, e calpestava e imprecava, ma a u
n certo punto cominci a pestare di meno e pi lentamente, e smetteva anche di grida
re, e poi si mise a sedere, prese in grembo i fiori di lill muoveva solo le gambe
e voleva dire qualcosa. Quando la nonna si chin su di lui, sussurr soltanto: Nanynk
a, addio io trapasso . E dopo un momento la nonna sent il polso al nonno e quando vid
e che la serva Anna apriva la legnaia per trascinare nel cortile un vecchio arma
dio, apr la finestra e disse: Ora di armadi non avremo mai pi bisogno, salt in bicicl
etta a cercare il dottore e si ferm alle pompe funebri, che vengano nel pomeriggi
o Quella sera pap e la mamma si misero un nastrino nero sul bavero del cappotti e
intanto preparavano gli abiti neri, lo zio Pepin partecip ai festeggiamenti col b
erretto bianco da ufficiale di marina, sulla banchina al fiume i russi avevano p
ortato le fisarmoniche, offrivano pezzi di carne arrostita e bottiglie di vodka,
verso sera erano ubriachi, alcuni cittadini non riuscirono a reggere quella qua
ntit di grandi brindisi alla salute e alla fine della guerra, brindisi bevuti nei
bicchieri della senape, vomitavano nella penombra vicino allo steccato, e l alcol
era cos forte che nella penombra strappavano le assicelle a cui si reggevano, e
a ritroso percorrevano di corsa la banchina illuminata dal fuoco e dai lampioni,
qualcuno a casa vomit addirittura accanto al lavandino attaccato al muro e strap
p la coppa di porcellana del lavandino e a ritroso corse sulla soglia, poi sulla
via e a ritroso, sempre reggendosi al lavandino, pass in mezzo ai ballerini e spa
r sulla riva e si rovesci addosso il lavandino. Solo lo zio Pepin beveva e brindav
a con tutti, e pi beveva, pi era sobrio, si lasci convincere a ballare dal primo ba
llerino dell esercito, e al suo kasatcok lo zio rispose pure con un kasatcok, ma m
igliorato da un salto per aria concluso da una spaccata magnifica, poi un soldat
o riposato attir lo zio in una specie di monferrina in cui era incorporata una da
nza armena veloce, una specie di danza su variazioni, come fanno gli slovacchi d
ella Moravia, con scambietti, lo zio Pepin comprese bene e a ritmo della fisarmo
nica aggiunse agli scambietti degli affondi nell aria, un fante di campanelli vola

nte, che prima di ricadere si gir per aria e a terra fece una capriola in avanti
e poi una all indietro, e i soldati russi esaltatissimi battevano le mani e gridav
ano: Bravo, papascka! Bravo, papascka! . Poi un altro soldato mise alla prova lo zio
Pepin con una danza delle spade, girava come un gallo, saltava sotto una sciabol
a inesistente evitandone i colpi, e lo zio Pepin circondato da bellezze e belle
signorine ansimava e continuava a brindare con tutti e si preparava alla danza s
uccessiva, in cui applic un miglioramento che aveva visto fare alla coppia Fuksa
e Kost lov, come se avesse davanti a s una ballerina salt sulle mani e fece il salice
secco, come faceva con la signorina Vlasta sul biliardo, del resto era come se p
er tutta la vita lo zio Pepin si fosse esercitato nella danza per quel confronto
, in cui aveva trovato per la prima volta dei veri partner, che non ballavano pe
r ridere, ma perch cos si ballava nel loro paese, perch cos era d uso ballare e non di
versamente, quindi lo zio per la prima volta non ballava per divertimento e per
ridere, ma per la danza stessa, vedeva che anche i soldati prendevano la danza c
ome una gara, che si consultavano su chi mandare perch battesse papascka , giacch non
l avevano sopraffatto con l alcol, a cui erano abituati, che per lo zio Pepin beveva
proprio quanto loro e per di pi brindava con i vicini, e beveva per quelli che n
on potevano bere affatto o che non ne potevano pi. E tutti potevano vedere che di
tutte le persone sulla banchina il pi stimato dai russi era lo zio Pepin, gli ma
nifestavano la loro stima, lo avevano fatto sedere sulla sedia accanto al dirett
ore della banda, il maestro alla fine porse allo zio il bastoncino di salice e l
o preg di dirigere la banda che era venuta a suonare per festeggiare la vittoria.
Quando le danze finirono i soldati accarezzavano lo zio e gli dicevano continua
mente papascka e, quando fin di dirigere, il miglior ballerino dei russi riconobbe
che lo zio era bravo quanto lui e dichiar: Mi porto papascka con me a Mosca!. Ma lo z
io Pepin disse che il giorno dopo alla fabbrica di birra bisognava solfitare le
botti, che non ci aveva tempo, forse con l aieroplano avrebbero potuto farci un sa
lto sabato pomeriggio, a sta Mosca, a una qualche gara di danza. E aggiunse: Un so
ldato austriaco vince dovunque. Pap quella notte sfrutt il fatto che aveva i vestit
i neri da lutto e aspett lo zio Pepin, che torn dalle visite alle signorine nei lo
cali solo sul far del mattino, pap port zio Pepin sul tetto della malteria, apr il
coperchio in cima al vecchio comignolo tronco, cal lo zio Pepin con una corda e t
ir fuori i pezzi della macchina uno dopo l altro, poi anche le ruote quando ogni cos
a fu tirata su, pap si mise in ascolto, ma non sentiva lo zio sul fondo del camin
o, e laggi nulla si mosse. Jozka, Jozka!i chiamava pap nel camino, faceva luce verso
il basso, ma dal fondo della voragine nera saliva un pennacchio di fuliggine do
po l altro. Jozka, rispondi! chiama disperato pap, e poi corse gi, verso l ufficio, dov
sotto la gru dormiva il guardiano notturno Vantko coperto con il pastrano, lo sv
egli, ma il guardiano era cos assonnato che all inizio pens che i rapinatori avesse a
ttaccato la cassaforte all improvviso e fu contento, ma pap gli disse che lo zio Pe
pin era nel camino e non rispondeva, e il signor Vantko disse: Un momento! batt i ta
cchi, fece il saluto e si present: Il guardiano notturno al posto di guardia, coma
ndi . E sleg Tricek, il fedele cagnolino, e sal con pap sul tetto della malteria, poi
fece luce verso il basso con la torcia elettrica, poi chiamarono a turno, poi pr
ovarono a chiamare insieme, ma l sotto c era silenzio Allora il guardiano notturno V
antko, contento, si tolse il cinturone dell uniforme dell Intesa, pos il fucile messic
ano e il revolver e pap gli pass una corda intorno al petto, e signor Vantko fece i
l saluto, batt i tacchi e dichiar: Il guardiano notturno pronto!, si mise in posizio
ne di riposo e pap lo cal lentamente verso il fondo del camino Poi Vantko grid verso
l alto: Dichiaro che signor Jozef qui, ma dorme! Sta schiacciando un pisolino!. E pa
p grid: Lo leghi!. E Vantko chiam verso l alto: E legato, issa!. E pap si mise a
aticosamente lo zio Pepin, la corda strisciava sul bordo del camino, ma un metro
dopo l altro lo zio saliva dal quel pozzo di sette metri. Quando la testa tutta n
era dello zio comparve, pap non ebbe la forza di afferrare lo zio per un braccio
o di prenderlo sotto le ascelle, perch doveva tenere la corda a cui lo zio era ap
peso. Sembrava ormai che dovesse calarlo nuovamente gi, quando Vantko da sotto gri
d: Vada a legare la corda al parafulmine! E pap per la prima volta ringrazi che alla
abbrica di birra anni prima fosse arrivato il signor Vantko, perch per la prima vo
lta riconobbe che il consiglio del guardiano notturno era sensato. Assicur la cor
da, diede un forte strattone alla graffa del parafulmine, poi prese lo zio sotto

le ascelle e lo tir su, stanchissimo e distrutto cadde con suo fratello nei semp
revivi gialli, e lo zio continuava a dormire profondamente, giaceva sulla schien
a e le stelle fredde gli facevano corona. Poi pap tir su anche Vantko e per prima c
osa gli diede la mano con piacere, e anche questo era poco, allora lo abbracci, e
Vantko con le labbra nere gli diede un bacio militare. Ma poi si spaventarono en
trambi: Dov il berretto da ufficiale di marina? Fecero luce verso il basso, ma la
pozza di fuliggine si era richiusa e del berretto bianco non c era traccia
9.
Il signor caposquadra stava in piedi dietro il cancello col taccuino tra le dita
come sempre, gli operai andavano al lavoro come prima, ma questa era solo un ap
parente apparenza. Non salutavano il signor caposquadra di proposito erano arriv
ati tutti con un quarto d ora di ritardo, e il caposquadra era trasparente, inesis
tente, come se non ci fosse. Prendeva appunti, registrava il ritardo sul taccuin
o con note velenose, mentre poi distribuiva il lavoro l aiuto bottaio disse: Non ab
biamo pi bisogno di un negriero, non abbiamo pi bisogno di avere sopra di noi un q
ualche signor Franz del castello, da oggi in poi il lavoro ce distribuiremo da s
oli. E il signor caposquadra disse Fino a quando avr la nomina di vostro superiore
finch alla fabbrica di birra ci sar il consiglio d amministrazione che mi ha nominat
o, fino a quel momento ascolterete me. Ma l aiuto bottaio disse: Solo che da oggi la
fabbrica di birra un impresa nazionalizzata e non ci sono pi padroni, i padroni ad
esso siamo noi, e da oggi stato nominato un consiglio di fabbrica e io ne sono i
l presidente . E se ne and, e il caposquadra rimase l attonito e, quando torn dall uffi
io, era piccolo piccolo. Rintracci l aiuto bottaio disse piagnucolando: Ma io sono u
no di voi, sono stato per tanti anni operaio qui alla cantina di fermentazione. M
a l aiuto bottaio disse: Per ci stato contro, ha sempre voluto quello che volevano i
padroni, l amore dei padroni calpesta la gente, e non solo, lei ha voluto dimostr
are di essere pi bravo di noi e questo non possiamo perdonarglielo, questo non si
pu davvero perdonare . Il caposquadra si oppose ancora: Ma non mi avete assunto voi .
a il mastro bottaio disse: Non l abbiamo assunta noi, ma la licenziamo noi, abbiamo
deciso che faremo a meno di lei del resto la sua lettera di licenziamento gi alla
posta, e sar meglio che se ne vada a casa .. E il caposquadra se ne and, poi ritorn,
come sempre gli sembrava di stare solo sognando, era come il sogno di riuscire a
diventare caposquadra, tanti anni prima non ci credeva, allora adesso ritorn nel
cortile della fabbrica di birra, perch non ci credeva, pensava di stare solo sog
nando, pensava che non era possibile che fosse stato licenziato, ma nessuno lo n
otava pi, nessuno si accorgeva di lui, era trasparente, perch aveva perso il poter
e, non poteva pi licenziare un operaio e assumerne un altro al suo posto, gli ope
rai non torturavano pi il berretto tra le mani, non chiedevano pi umilmente del la
voro, adesso i padroni erano loro. E cos accadde che in autunno, quando la mamma
cominci a raccogliere le mele, quando anche il caposquadra venne a raccogliersi l
e mele degli alberi che aveva in assegnazione, si port i suoi cestini, le sue sca
le, e allora stava sulla scala e porgeva i cestini di mele che sua moglie in lac
rime svuotava nelle ceste della biancheria, la mamma con due donne raccoglieva l
e mele mettendole nei suoi cestini, allora la moglie del caposquadra scoppi a pia
ngere, perch la mamma stava cogliendo le mele dal suo albero, le renette a bottic
ella che erano sempre appartenute a lei ma la mamma disse che il signor caposquad
ra non aveva pi voce in capitolo, che adesso quegli alberi erano suoi, perch pap er
a rimasto sempre in servizio e secondo i vecchi accordi come amministratore dell
a fabbrica di birra aveva diritto alla met, e la met del frutteto arrivava fin l e
quindi comprendeva anche il filare che ingiustamente si era preso il signor capo
squadra, e allora la moglie del caposquadra si arrampic sulla scala dietro la mam
ma e si mise a raccogliere le renette a botticella, e la mamma di proposito si s
crostava le scarpe piene di fango e il fango secco cadeva sulla faccia e sui cap
elli della moglie del caposquadra, ma lei continuava a raccogliere, e allora la
mamma scese dalla scala pestando la moglie del caposquadra sulle nocche delle ma
ni richiuse intorno al piolo della scala, dovette scendere pure lei con la mamma
, e allora la moglie del caposquadra prese il cesto della mamma con le mele e lo
svuot nel proprio e poi le donne si affrontarono, sembrava ormai che sarebbero v
enute alle mani, avevano gi preso lo slancio per gettarsi sui capelli e strappars
i le camicette e dare sfogo al vecchio odio che si rinnovava con la raccolta del

le mele autunnali, quando dalla malteria si avviarono tre operai capeggiati dall a
iuto bottaio, e, una volta arrivati l, l aiuto bottaio disse: Anche l assegnazione ai
dipendenti finita, il frutteto e la frutta sono nostri. Tutto il frutteto, porta
tevi via le scale, da oggi la frutta ce la raccoglieremo noi, abbiamo figli, nip
otini, e, anche se non li avessimo, il giardino appartiene adesso a tutti noi, n
on appartiene pi ai padroni Pap si avvicinava attraversando il giardino, camminava e
vitando i rami, e, sentita la fine del discorso, disse con voce sommessa: Ma io n
on ho mai fatto il padrone. L aiutante bottaio disse pacato: Signor amministratore,
lei non ha fatto il padrone, lei stato gentile e buono con noi, ma il fatto che
sia stato buono con noi oggi pi che altro la danneggia, perch ha servito padroni,
ma adesso qui i padroni siamo noi e, visto che qui, neanche lei sar pi il nostro a
mministratore, l amministratore ce lo eleggeremo dalle fila degli operai, i sindac
ati ci nomineranno qui un amministratore operaio, perch da domani le azioni nazio
nalizzate si vendono solo agli operai e gli azionisti della fabbrica di birra si
amo noi, quindi abbiamo il diritto di nominare i nostri capi, come la societ borg
hese a responsabilit limitata aveva il diritto di nominare alla guida dell impresa
la sua gente Signora caposquadra, si prenda le mele che ha raccolto, e lei, signo
ra amministratrice, prenda le mele che ha colto, e lei, signor amministratore, s
e ne vada a casa, ha un preavviso di tre mesi, in ufficio da luned non ci deve pi
andare, perch abbiamo gi i nostri dirigenti. Lei stato buono con noi e noi glielo
rimproveriamo, perch in questo modo ha smussato la lama della lotta di classe, ca
pisce?. Pap scosse la testa e disse: Non capisco, ma mi rendo conto e mi adeguo . E il
mastro bottaio, mentre si allontanava con i tre membri del consiglio di fabbric
a, si gir e, bench con fatica, disse: Oggi stesso cominciamo anche a sgomberarle il
garage, l auto se la porti via e tutte le taniche e i pezzi di ricambio pure, le
metteremo tutte quelle carabattole contro il muro . E la mamma arross fino alla radi
ce dei capelli, prese le ceste piene di mele e le svuot sull erba calpestata, siste
m i cesti pi piccoli dentro quelli pi grandi e si mise a ridere e disse a pap: Ora co
minceremo una nuova vita, e accarezz pap e gli sorrise e lui la guard negli occhi, q
uesto dalla mamma non se lo aspettava, prese i cesti per i manici e se ne andaro
no, si guardarono intorno come per l ultima volta o per la prima nel bel frutteto
della fabbrica di birra, dove avevano vissuto insieme per un quarto di secolo, e
videro il giardino bello come non mai, le mele sui rami emettevano colori e pro
fumi come per accompagnarli nell ultima passeggiata nel giardino dove stendevano l
a biancheria sulle corde ad asciugare, dove la mamma raccoglieva margherite e al
tri fiori di campo, ma bastava chiudere gli occhi e nell immaginazione il giardino
si ripeteva, la mamma chiudendo gli occhi avrebbe potuto non solo contare dietr
o le palpebre chiuse tutti gli alberi, ma riconoscere ogni albero come accade pe
r i ricordi delle persone, dei loro volti, dei movimenti, dei loro piccoli difet
ti E dopo che pap ebbe portato i pezzi della macchina nella nuova rimessa, alla ca
setta che avevano comprato anni prima, dopo che ebbe tirato fuori la Skoda, torn
in ufficio, era l per l ultima volta, svuot i suoi cassetti, prese le sue penne, il
nuovo direttore apriva la posta e beveva birra di prima mattina, com era sua abitu
dine, apr la posta la distribu e aspettava che pap se ne andasse, e pap aspettava, t
ergiversava, entr di nuovo nella fabbrica di birra, dimentic apposta le taniche vu
ote vicino muro, anche l temporeggiava, ma nessuno degli operai gli si avvicin, ne
ssuno and a salutarlo, nessuno gli manifest la sua comprensione, neanche una parol
a, passavano come se pap non ci fosse, come se con la Skoda e con la motocicletta
non avesse accompagnato le loro mogli a partorire, i loro figli in vacanza, com
e se poco tempo prima non avesse prestato loro i camion e le macchine per traspo
rtare i mobili nuovi o il materiale per le case e le casette che si costruivano,
e cos pap se ne and come se fosse stato colpevole come il signor caposquadra. Quan
do si fu portato via l ultima scatola con le penne e i calendari e i taccuini, pap
apr l armadietto e prese due lampade panciute, le lampade alla cui luce soleva scri
vere anni prima, che erano sempre pronte, per il caso che se ne andasse la luce
elettrica, le lampade panciute con i paralumi verdi, e mentre se le stava portan
do via, il direttore operaio disse: Quelle lampade, veramente, sono nell inventario
della fabbrica di birra , e le tolse di mano a pap. Le compro disse piano pap. Ma il
irettore operaio scosse la testa e disse con durezza: Ha gi accumulato abbastanza,
ci si fatto la villa . E poi pap usc dall ufficio, il direttore operaio stava aspetta

do proprio questo e gett dalla finestra tutte e due le lampade con tutti i paralu
mi verdi su un mucchio di ciarpame e di ferraglia e i paralumi verdi e i cilindr
i andarono in frantumi, e pap si prese la testa tra le mani e gli sembr di sentire
che qualcosa all interno si frantumava, come se gli stessero mandando in pezzi il
cervello. La nuova epoca comincia anche qui disse il direttore operaio ed entr nel
l ufficio. E cos il giorno in cui pap e la mamma traslocarono, dopo che ebbero appes
o le ultime tende, dopo che pap ebbe attaccato col cacciavite il suo nome sul mur
etto, dopo che ebbe avvitato con cura su quattro tronchetti la cassetta verde pe
r le lettere, allora dalla fabbrica di birra arriv lo zio Pepin con due valigie,
intorno alla testa gli svolazzava un macaone e dove andava lo zio, lo seguiva vo
lando ondeggiante quella farfalla bruna con gli occhi di pavone sulle ali. Quand
o lo zio Pepin ansante pos le valigie, il macaone si alz in volo sopra di lui come
la colomba che annuncia l immacolata concezione, pap guardava lo zio e usc anche la
mamma, e quando vide la farfalla, disse: Zio Jozin, ma dove ve ne andate, e che
ci fa quella farfalla sopra di voi?. E lo zio Pepin fece un gesto con la mano e d
isse: Questo mostro vola con me fin dalla fabbrica di birra, appena sono uscito d
all alloggio degli operai, eccomelo dietro Lo caccio, ma non ne vuole sapere. E la m
amma chiese: E dove ve ne andate, zietto? A divertirvi? In gita dalle belle signo
rine? Quale di loro vi ha invitato?. E lo zio Pepin disse: Macch, ormai sono in pen
sione, e allora vengo da voi per un pochino a trovarvi. Tutto ci che ci ho lo sto
portando con me. E la mamma si spavent, con tutte e due le braccia si fece scudo
come per difendersi da una nube, con tutte e due le mani, e i capelli le si rizz
arono dal terrore. Ma pap sorrise e disse: Dai, entra, fratello, vieni dentro. E la
mamma sussurr a pap: Vedrai che rimarr da noi vita natural durante . Ma pap sorrise
nuovo e disse: E allora ?. E cos lo zio Pepin si install nel seminterrato e un tempo n
uovo ebbe inizio, pap impiant un giardino e lavorando cominci a cambiare, lui, lui
che beveva solo caff con un pezzo di pane asciutto cominci a mangiare carne, bevev
a volentieri la birra, lui, che prima non la sopportava, adesso andava matto per
la cipolla. E adesso che mangiava di pi pure la sua voce divenne pi forte, gli pi
aceva arrabbiarsi e gridare, e pi gridava, pi gli si ingrossava la voce e col grid
are cominci a mangiare con appetito, e quando gli mandavano la maialatura pap non
soltanto faceva fuori da solo tutta la minestra, ma mangiava anche la coppa di t
esta fredda, e le salsicce di fegato le mangiava senza pane e ci beveva sopra la
birra. Invece lo zio Pepin, che aveva sempre mangiato cos volentieri, e dovunque
fosse invitato faceva fuori sei pranzi e beveva tutto ci che chiunque gli offris
se, dunque lo zio Pepin cominci a tornare al principio, a diventare come era Fran
zin per il mangiare, e le pietanze di carne le lasciava l e chiedeva solo un bicc
hiere di latte o di caff e un pezzo di pane. Che volete, cognata, quando uno non l
avora non ci ha voglia di mangiare. Ma smettendo di mangiare e mangiando solo gli
alimenti fondamentali, patate e minestra, smetteva di gridare, smetteva di arra
bbiarsi, non aveva pi motivo di andare urlando a tutta la citt le sue sparate, si
limitava a fare un gesto con la mano, e quando Franzin si arrabbiava e gridava l
o zio Pepin lo calmava giungeva le mani, si turava le orecchie e pregava Franzin
di calmarsi. E cos durante il giorno i due fratelli lavoravano nell orto, lo zio a
ffermava che cominciava a vederci poco, allora Franzin gli diede la zappetta, te
se delle corde e Pepin zappettava la verdura, ma una volta scav anche i cavoli in
sieme alle erbacce, Franzin si mise a gridare, Pepin dovette limitarsi a zappare
i vialetti. Li faceva cos profondi che diventavano delle trincee, ma Franzin era
contento che lo zio facesse un po di moto, e cos lo zio zappava, ma col passare d
el tempo sempre di meno, ogni tanto si sedeva, e aveva imparato a camminare con
i movimenti cauti dei ciechi o di chi ci vede poco, con le braccia tese tastava
davanti a s, come se lo minacciasse sempre un qualche ostacolo. E come se camminass
i nell acqua diceva, e poi non trov pi nemmeno il sentiero e, quando pap ce lo conduss
e, tastando non riusc a trovare neanche la zappetta, e quando pap gliela mise in m
ano, si mise a zappare in modo disordinato e non manteneva la direzione e scavav
a il sentiero nelle aiuole, e Franzin sbraitava e urlava. E cos i vicini, che era
no abituati allo zio Pepin, cominciarono a dare consigli presso il recinto: Signo
r Jozef, dica un po , e se portasse qui due locomotive per arare il giardino?. Ma l
o zio Pepin tastando trov il bordo del sentiero, si sedette, e Franzin intanto st
rillava: Che cosa, pezzo d imbecille, secondo lei in mezzo a questi teneri alberell

i possiamo rimorchiare una trebbiatrice? Una locomotiva le pare un giocattolo? C


ome potremmo trascinare qui un bestione del genere? Dovremmo abbattere il recint
o! Ma di chi stata l idea? E il vicino si teneva con le dita alla rete metallica e
insisteva: Signor Jozef, un consiglio del capitano Meldk, quello che adesso presid
ente del circolo di giardinaggio. E lo zio Pepin guardava lontano, da tutt altra pa
rte, e Franzin gridava: Eh gi, perch secondo lei questo Meldk pu essere presidente de
l circolo di giardinaggio! E in guerra quello non e mai stato capitano. E il vici
no continuava: Ma, signor amministratore, le dico che era capitano, un momento fa
diceva: Io, a quei due ragazzini della villetta, glielo insegno io a coltivare i
l giardino. Pipnek . E pap strill: E secondo lei quell imbecille pu insegnare a qual
coltivare il giardino? E quale Pipnek, come si permette? Quello che lui ci ha nel
la zucca io e mio fratello ce l abbiamo nel culo! esclam conciso pap. E il vicino dis
se: Meldk diceva che vi insegnerebbe a coltivare il trifoglietto e che potreste te
nere delle capre, ma dovreste arare il giardino in profondit con l avanvomere . Macch a
levare le capre, non mica una cosa da niente gridava pap con la zappetta in pugno,
la capra una puttana golosa, a mia madre ha mangiato tre fiorini dal portamonete
, e una volta avevamo messo a freddare un secchio di strutto e la capra se l bevut
o, non rompa l anima con le capre, pezzo d imbecille! la mamma apr la finestra e disse
: Potremmo fare un piccolo ovile per le capre vicino al garage e sarebbe guadagno.
E pap scatarr e grid alla mamma: Siete tutti degli imbecilli, con le capre ci si pe
rde sempre! Ma la mamma insisteva: Non vero niente, due capre tranquille le vorrei
proprio, la mattina la capra vi sveglia e poi ve ne andreste al pascolo con le
capre, che bella cosa, all aria aperta . Ma Franzin gridava che all aria aperta non ci
voleva andare, gridava rivolto al fratello, che per ormai non si opponeva pi, orma
i era altrove, ormai non gli veniva pi neanche in mente di gridare, tutto ci che s
entiva non lo agitava pi, non gli dava motivo di arrabbiarsi, si limitava a stare
seduto al margine del sentiero, stava seduto su un assicella e faceva caso solame
nte alla luce del sole, se ne stava seduto come in un bagno caldo e per essere f
elice non aveva bisogno d altro che di ci che aveva intorno, di quel tiepido silenz
io. Io non ci vedo pi? diceva Pepin, e Franzin si mise a gridare: Che cosa? Non ci v
edi? Tu non vuoi vederci, ecco come stanno le cose!. E lo zio Pepin disse piano: I
o le capre non riuscirei a trovarle tastoni nell ovile. E la mamma disse dalla fine
stra: Basterebbe che vi accompagnassi al pascolo, zio Pepin, poi al pascolo vi le
gherei le capre al braccio, mamma era contenta che lo zio si lasciasse attirare n
el gioco, ma lo zio Pepin fiss lo sguardo sulla finestra, dove brillavano le tend
e chiare, e fece un gesto con la mano e disse: Che cosa ve ne frega . Ma ci sarebbe l
atte e il latte di capra fa buon sangue! disse il vicino con voce speranzosa, ma
invece dello zio Pepin, che aveva fatto un gesto con la mano e si era zittito de
finitivamente, fu Franzin a gridare: Ma che cosa sta dicendo? Mio fratello Pepin,
che il tenente gli mandava cognac e champagne, e si divertiva con le signorine,
e in societ era lui a condurre la conversazione, che una volta i poliziotti se l
o sono portato via lungo disteso, adesso dovrebbe bere latte di capra?. Il vicino
allarg entrambe le mani a ventaglio e disse: Ma al maestro piaceva cos tanto canta
re e ballare, se cantasse alle capre, quelle avrebbero tanto latte, Micurin scri
ve che quando si canta e si fa sentire la musica alle vacche, danno pi latte . Ma in
vece di Pepin si arrabbi pap: Che cosa sta dicendo? Micurin insegna che si possono
coltivare le mele sui salici, innestarli, ma che ne pu sapere quello dell allevamen
to delle capre? Come si permette? gridava pap, e si mise in posizione d attacco ed e
sclam: Pepin, vieni diamogli un einfacher stoss dritto sul naso, come soldati austri
aci, vieni, diamogli addosso!. E pap fece un affondo diretto col manico, infil il m
anico della zappetta attraverso la rete metallica, e aggiunse allegramente: E il
soldato austriaco sar di nuovo vincitore , e guardava suo fratello, ma lo zio Pepin
era silenzioso, guardava altrove, fece solo un gesto con la mano, come se quel c
he era stato detto non valesse ormai neanche un solo urlo, un solo movimento, pe
rch tutto era vano, ormai tutto era vano. Eppure lo zio si lasci trascinare ancora
una volta da Franzin, si misero a cercare funghi, porcini. E Franzin dovette ut
ilizzare ancora l inganno, la prima volta che andarono nei boschi di Dymokury Fran
zin prima di partire compr tre porcini, e la mattina, quando presero il treno, vi
dero che con loro partivano altri cento cercatori di funghi, quando arrivarono a
Rozd alovice scesero tutti precipitosamente, tutta una mandria di cercatori di fu

nghi arrabbiati l uno con l altro e il bosco era pieno di urla e di esclamazioni e d
i richiami. E Franzin sapeva come fare per allontanare da s i cercatori che gli p
assavano vicino, lasci passare un cercatore e subito, sul bordo del bosco, tir fuo
ri il porcino che aveva comprato e lo sollev dietro al cercatore che si affrettav
a e disse: Ma i funghi lei li lascia l?. E sollev il porcino comprato e il cercatore
si ferm, fulminato e pap pul il porcino e lo mise nel cestino dello zio, e lo zio
lo tast e lo annus e si beava e pap utilizz cos i tre porcini comprati, per allontana
re da s i cercatori di funghi, sempre dietro a un cercatore tir su il secondo e il
terzo fungo, e il cercatore dietro il quale pap aveva trovato il porcino era orm
ai tanto distrutto dall invidia che cominciava a cercare male. E cos i fratelli cam
minavano per il bosco, Franzin guidava lo zio nell attraversare i fossati e poi si
sedevano, lo zio prendeva i porcini, li odorava e pap urlava di entusiasmo. Poi
per cominciarono a venire dalla stazione della cittadina dove il tempo si fermato
tanti di quei cercatori di funghi che pap disse che sarebbe stato meglio andare
in cerca di funghi nel pomeriggio, ma la stessa cosa probabilmente se l erano dett
a anche gli altri cercatori di funghi, e cos alla stazione nel pomeriggio si inco
ntrarono di nuovo tutti quanti, poi decisero di andarci in autobus, ma di nuovo
vicino all autobus si accalcarono tutti i cercatori di funghi che prima andavano i
n treno, erano cos tanti che dovettero far partire un autobus in pi, e cos pap disse
che la cosa migliore sarebbe stata andare in macchina, ma la mattina all alba dal
la cittadina dove il tempo si fermato usc una colonna di macchine e motociclette
e biciclette e tutti andavano di nuovo nella stessa direzione, e quindi si ritro
varono di nuovo tutti quanti nel bosco e ciascuno aveva gli altri a portata di m
ano e di occhi. E pap decise che, seguendo le indicazioni del professor Smotlacha
, avrebbero cominciato a raccogliere anche i funghi non commestibili e i funghi
sospetti. Pap portava con s un tegamino e un pezzetto di burro e con lo zio Pepin
cominciarono a coltivare la micologia sperimentale. E avevano funghi continuamen
te, quasi dalla fine della primavera sino all autunno inoltrato. Cominciarono col
raccogliere colombine e famiglie di zolfini, accesero un focherello, fecero soff
riggere la cipolla nel burro, aggiunsero una vescia e un amanita panterina. Pap die
de la frittura di funghi prima allo zio Pepin e aspett una mezz oretta, e chiedeva
allo zio: Jozka, non ti sembra di sentire suonare le campane?. E dato che lo zio n
on sentiva le campane, oppure le sentiva, ma era solo lo scampanio della campana
della chiesa o il tintinnio del campanello di una bicicletta, anche pap mangi la
frittura e la trov buonissima. Una volta per rimasero nel bosco per cinque ore int
ere, pap aveva aggiunto pi vescia o tartufo e, dopo aver mangiato, erano rimasti n
el bosco perch gli si erano paralizzate le gambe. Lo zio Pepin era contento che n
on avrebbe pi dovuto camminare, che sarebbe stato invalido, che lo avrebbero port
ato sulla sedia a rotelle. Ma un paio d ore dopo lo zio rimase deluso. Le forze ri
tornarono ed entrambi arrivarono alla stazione a piedi e se ne tornarono a casa.
In quel periodo Franzin cominci a sentirsi molto in forma mangiando quei funghi
sospetti, portarono con s anche la mamma, ormai si erano spinti tutti e due tanto
lontano, che avevano fatto una frittura di porcini del fiele e di boleti luridi
e di agarici, con alcune elvelle, che secondo il professor Smotlacha contengono
acido elvellico e diedero da mangiare quella prelibatezza di funghi prima alla m
amma, e poi, mezz ora dopo, visto che la mamma non aveva sentito nessuno scampanio
, la mangiarono pure loro, le elvelle raccolte la mamma le mise sott aceto e le tr
ov ottime, molto migliori dei porcini. E poi a Franzin venne in mente che quelle
elvelle in conserva, se si mettono sotto aceto aromatizzato con l assenzio insieme
a gallinacci e anche a steccherini e piedi di capra, chiamati anche pagnottine,
poi si possono mettere in una coppetta, aggiungendo qualche goccia di limone e
un pochino di worchester e di tabasco, e questo misto di funghi ha il sapore dei
pi delicati frutti di mare e dell aragosta. E cos accadde che una volta scesero a T
rebestovice e mentre Franzin e Pepin tenendosi per mano attraversavano il campo
di calcio vicino al boschetto, Franzin fa, cos che rosseggia laggi? E tornarono ind
ietro e rimasero sbalorditi, poi si inginocchiarono e raccolsero un cestino colm
o di bei porcinelli rossi. E poi rimasero seduti sulla rena al margine del bosch
etto a riscaldarsi, e poi alla stazione i cercatori di funghi, che avevano cerca
to per tutto il giorno e sul fondo del cestino avevano un paio di funghi commest
ibili, gli gridarono contro che li avevano comprati da qualche parte, che quella

di Franzin e Pepin era una provocazione. E cos accadde che la sera, quando a cas
a la mamma per la prima volta rifece una frittura di classici funghi commestibil
i, vomitarono tutti e tre e allo zio Pepin vennero svenimenti, diarrea, poi gli
venne una gran sete e di nuovo da vomitare, poi un dolore sordo alla testa, i cr
ampi ai polpacci e a tratti ve