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Nel corso della sua breve vita Schubert ebbe sempre intorno diversi amici.

La sua
opera compositiva fu spesso legata ad avvenimenti connessi a occasioni conviviali.
Nellestate del 1819 si rec con lamico Vogl, un cantante di buona fama,
nellAustria settentrionale per un giro turistico, raggiungendo il paese di Steyr,
luogo natale del compagno di viaggio. L trov una fiorente comunit di
appassionati musicofili che, sotto la guida di Sylvester Paumgartner, si
cimentavano in esecuzioni dilattentistiche di buon livello. Proprio Paumgartner
commission a Schubert unopera adatta allinconsueto gruppo strumentale da
loro formato, un quintetto composto da un anomalo quartetto darchi composto da
un Violino, una Viola, un Violoncello ed un Contrabasso a cui si aggiunse un
Pianoforte. Il titolo La trota gli deriv dal tema dellomonimo Lied su cui Schubert
costru delle variazioni nel penultimo movimento.
Primo Movimento Allegro Vivace
Il primo tempo, Allegro Vivace, si apre con un arpeggio del pianoforte, che
ritorner poi, quasi come un ritornello, nel corso del movimento. Gli archi, che
aprono con un pianissimo, introducono il primo motivo, mentre il pianoforte,
costretto al silenzio, sembra confermare le affermazioni degli altri strumenti con il
disegno arpeggiato dapertura. In questa prima parte del quintetto risultano di
notevole interesse il gioco di corrispondenze e la sapiente distribuzione delle
masse sonore proposti da Schubert. Soprattutto il contrabbasso e il pianoforte si
fondono meravigliosamente , evitando accuratamente di sopraffarsi lun laltro. Il
pianoforte, dotato di una potenza superiore, non suona quindi quasi mai nelle
regioni pi gravi della tastiera in presenza del contrabbasso, ma lo sostiene e lo
controbilancia muovendosi preferibilmente nella zona mediana. Questo movimento
in forma sonata e si svolge secondo una logica profondamente schubertiana con
quelle modulazioni al limite tanto care alla sensibilit dellautore. Landamento
ritmico spesso caratterizzato dalluso delle terzine, soprattutto da parte del
pianoforte, che contrastano la scansione rigorosamente binaria delle parti affidate
agli altri strumenti.
Secondo Movimento Andante
LAndante costituito da tre sezioni ripetute in tonalit differenti. La prima
caratterizzata dallandamento melodico del pianoforte, che procede sempre con le
due mani allottava. Questo procedimento, oltre a conferire maggior spessore alla
parte cantabile, lascia agli archi, in special modo a violoncello e contrababasso, il
compito di arricchire e sostenere armonicamente il discorso melodico che scivola
magistralmente dal violino al pianoforte. Nella seconda sezione, il canto si sposta
dalle regioni acute a quella mediana, pi calda e vibrante, occupata da viola e
violoncello. I due strumenti cantano una dolce serenata, muovendosi luno vicino
allaltro, mentre violino e pianoforte accompagnano, il primo con un disegno
sussultante inframmezzato da pause, laltro con fluidi arpeggi ininterrotti. La terza
sezione manifesta immediatamente il suo carattere pi energico con un disegno
melodico affidato nuovamente al pianoforte in ottava, i cui slanci verso lacuto, resi
pi incisivi dal ritmo puntato, si alternano a ricadute pi morbide verso il grave. La
riapparizione dei tre motivi in ambiti tonali diversi rinnova lattenzione e il piacere
dellascoltatore, che si ritrova in luoghi conosciuti senza aver la sensazione di una
semplice ripetizione.

Terzo Movimento Scherzo (Presto)


Lo Scherzo, con la sua spumeggiante vivacit, coinvolge immediatamente. I cinque
strumenti si muovono simultaneamente, con qualche eccezione per il pianoforte
che accenna talvolta a brevi dialoghi con il violino. Il trio invece chiaramente in
forma antifonale: il pianoforte da un lato e gli archi dallaltro si alternano in un
dialogo pacato. La ripetizione dello Scherzo conclude il movimento.
Quarto Movimento Andantino
Il quarto tempo costituito dalle sei variazioni sul tema dellomonimo Lied La
trota. Il testo di questa canzone, a un tempo ingenuo e divertito, narra le vicende
di una povera troterella che finisce per abboccare allamo di un pescatore. Non
dimentichiamo che Schubert era in vacanza in un ridente paesino di montagna ed
era felice. Tutto il quintetto lascia del resto trasparire questo senso di
appagamento, di sintonia perfetta con il mondo circostante. La gentile e
ammiccante melodia del Lied trova dunque in questo contesto una collocazione
ideale. Il tema viene esposto dal quartetto darchi, mentre il pianoforte assiste in
silenzio, per prendere voce subito dopo, nella prima variazione, quando esegue il
tema con le due mani allottava. Viola, violino e violoncello lo accompagnano con
arpeggi veloci, completati dal leggero pizzicato del contrabasso. Nella seconda
variazione, il tema passa a viola e violoncello, mentre il violino esegue spericolati
passaggi virtuosistici. Il solista della terza variazione il contrabbasso, che
esegue il tema al registro grave. Gli altri strumenti, per farne risaltare meglio la
voce, si muovono sempre nella regione media e acuta. La quarta e la quinta
variazione sono le pi complesse. La prima, in modo minore, alterna zone
fortissimo ad altre pianissimo; la seconda ricchissima soprattutto dal punto di
vista armonico e contrappuntistico. I vari strumenti eseguono parti completamente
diverse tra di loro, e lo stesso pianoforte, nella seconda parte del brano, sviluppa
un disegno melodico molto articolato, in cui le mani si muovono per moto
contrario, seguendo cio direzioni opposte. La sesta ed ultima variazione un
leggero Allegretto, dove violino e viola eseguono in eco il tema del celebre Lied.
Quinto Movimento Finale (Allegro Giusto)
Il Finale, Allegro Giusto inizia con un motivo grazioso, eseguito in eco da violino e
viola da un lato e pianoforte dallaltro su di un accompagnamento saltellante di
violoncello e contrabbasso. Questo disegno si repete continuamente, interrotto in
due sole occasioni, quando tutti gli strumenti eseguono simultaneamente, forte, la
stessa melodia, creando delle improvvise ed efficaci zone di luce. Il secondo
motivo nuovamente affidato agli archi, mentre il pianoforte esegue
laccompagnamento che, nel disegno ritmico, ricorda il galoppo di un cavallo. La
melodia, cantabile, costituita da due brevi sezioni; nella prima, violino e viola
paiono porre una domanda, cui rispondono in perfetta armonia, nella seconda,
violoncello e contrabbasso. Nello sviluppo i discorsi si intrecciano e le parti dei
diversi strumenti si infittiscono, mentre qua e l si sente ritornare qualche
frammento ora del primo ora del secondo motivo. Con la ripresa ritroviamo lo
stesso schema della prima parte. I due temi, come avviene nella tradizione
classica, si ripresentano tuttavia in una nuova veste, una tonalit diversa rispetto a
quella iniziale. Lintero quintetto si chiude con una coda breve e decisa, in un clima
festoso e spensierato

Quintetto per pianoforte in la maggiore "Forellen-quintett" (La trota), op. 114, D.


667
Musica: Franz Schubert
Allegro vivace (la maggiore)
Andante (fa maggiore)
Scherzo. Presto (la maggiore)
Tema. Andantino (re maggiore)
Allegro giusto (la maggiore)
Organico: pianoforte, violino, viola, violoncello, cotrabbasso
Composizione: autunno 1819
Edizione: Czerny, Vienna, 1829
Guida all'ascolto 1 (nota 1)
Il pi grande poeta in musica che sia mai esistito: cos Liszt defin Schubert, che
ha toccato momenti di insuperabile felicit inventiva nella estesa produzione
liederistica ed anche nell'arte sinfonica, quartettistica e pianistica. Giudizio
condiviso da tutti, perfino da uno spirito caustico e tagliente come Nietzsche che
ebbe parole di ammirazione per questo artista simbolo del romanticismo, fino a
pronunciare la seguente frase che pu essere sottoscritta da tutti: Schubert ebbe,
rispetto agli altri maestri, la maggiore ricchezza ereditaria musicale. Egli la elarg a
piene mani con cuore buono; ed i musicisti ancora per qualche secolo avranno da
nutrirsi dei suoi pensieri e delle sue idee. Nelle sue opere abbiamo un tesoro di
trovate non messe a frutto; altri saranno grandi per il modo come sfruttano la loro
grandezza. Certo, la freschezza melodica e la sincerit di espressione non
trovarono sempre in Schubert una adeguata perfezione di linguaggio e diversi
studiosi hanno pi volte annotato ripetizioni e lungaggini riscontrate nelle migliori
composizioni strumentali del musicista. Ma Walter Dahms, scrittore acuto
dell'estetica schubertiana, non ha mancato di osservare che l'autore della Sinfonia
Incompiuta da spirito eminentemente romantico non viene lasciato in pace dal
tema una volta proposto. Deve continuamente rivoltarlo e rimaneggiarlo, e pu
plasmare la sua opera d'arte solo dietro l'impulso di codesto gioco, non gi in
rapporto all'architettura musicale... Invece di preoccuparci della lungaggine dei
suoi tempi dobbiamo badare a ci che di indefinibile e di indicibile sta all'interno
delle sue combinazioni sonore. Soltanto ponendosi in questo stato d'animo si pu
cogliere il senso pi vero e nascosto della creativit idilliaca e crepuscolare di
Schubert, il quale non si vergogn a trentun anni, alla vigilia della morte, di
chiedere lezioni di alta composizione in quanto egli stesso, vagheggiando
maggiore austerit e disciplina dello stile, sentiva di averne bisogno.
Allo Schubert pi emblematico per purezza di sentimento e schiettezza di
immaginazione appartiene il Quintetto "della trota" (Forellen-quintett) op. 114 uno
dei lavori cameristici pi esaltati e popolari del musicista, insieme al Quartetto in
re minore, meglio conosciuto come "La morte e la fanciulla" (Der Tod und das
Mdchen), composto tra il marzo del 1824 e l'inizio del 1826. Il Quintetto "della
trota", cos chiamato perche il compositore utilizz nell'Andantino come tema per
le variazioni il suo Lied "La trota", fu composto nel 1819 su commissione del
mecenate e direttore della miniera di Steyr, nell'Alta Austria, Silvester

Paumgartner, musicista dilettante e violoncellista, oltre che animatore di un


cenacolo musicale che si riuniva abitualmente in casa sua. Probabilmente il
Quintetto fu eseguito in uno di questi incontri musicali a carattere familiare e poi
riposto nella biblioteca del Paumgartner: fu pubblicato postumo da Joseph Czerny
come opera 114 ad un anno di distanza dalla morte del musicista. Il
componimento una serenata contrassegnata da un tono di cordiale
conversazione tra i quattro archi e il pianoforte in cui Schubert rivela tutta la sua
abilit di costruttore di finissime ed eleganti armonie. Si tratta senza dubbio di un
capolavoro, come appare sin dal primo movimento (Allegro vivace) in cui una dolce
melodia cantabile si contrappone ad un gruppo di accordi ora veloci e ora lenti, fra
slanci e ripiegamenti, in un gioco tra situazioni statiche e dinamiche. Soltanto alla
ventisettesima battuta, dopo la quarta entrata del pianoforte, il tema acquista
contorni precisi e la ritmica dello sviluppo diventa pi densa e compatta, sino a
sciogliersi in piacevoli impasti strumentali, tra i quali si possono cogliere accenti di
variazioni. Volta a volta il pianoforte, il violino e il violoncello assumono il ruolo di
guida del discorso strumentale esprimendo quel gusto del fraseggio musicale
luminoso e cristallino, tipico della personalit di Schubert.
Il successivo Andante, diviso in due momenti in fa maggiore e in la bemolle
maggiore, un canto spianato con qualche appoggiatura armonica di sapore
magiaro e un ritmo puntato di gradevole effetto. A spezzare l'atmosfera sognante
dell'Andante ci pensa lo Scherzo costruito sui contrasti ritmici tra pianoforte e
violino, attenuati nella seconda parte in un morbido gioco armonico. Ed eccoci al
purissimo tema del Lied "La trota" con le sei variazioni di lucente levigatezza
musicale. Il tema annunciato dagli archi, poi la melodia passa alternativamente
al pianoforte, alla viola, al violoncello, al contrabbasso e al violino, [in realt la
sequenza : pianoforte, viola, contrabbasso, violino e violoncello. n.d.r.] cos da
toccare alla fine il pi alto godimento estetico.
L'Allegro giusto dell'ultimo movimento partico-larmente colorito nel suo incedere
ritmico all'ungherese, mentre il pianoforte con il suo spigliato e fosforescente
tessuto sonoro contribuisce ad arricchire quel senso di benessere spirituale
proveniente dall'ascolto del Quintetto, che, come sottolinea giustamente Alfred
Einstein, parte integrante dello Schubert che non possiamo fare a meno di
amare.
Il quintetto per pianoforte e archi in la maggiore detto La trota un'opera di Franz
Schubert. Nel catalogo Otto Erich Deutsch delle opere di Schubert porta il numero
D. 667. L'opera fu composta nel 1819,[1] da uno Schubert ventiduenne e non
venne pubblicata prima del 1829, un anno dopo la sua morte.[2]
Piuttosto che un normale quintetto per pianoforte e quartetto d'archi, Schubert
scrisse un pezzo per pianoforte violino, viola, violoncello e contrabbasso. Il
compositore Johann Nepomuk Hummel riarrangi il proprio settetto per lo stesso
organico strumentale,[3] e il quintetto La trota venne eseguito dallo stesso gruppo
di esecutori che suonarono il lavoro di Hummel.
L'opera conosciuta come La trota poich il quarto movimento una variazione
sul precedente Lied di Schubert Die Forelle ("La trota"). A quanto pare, il quintetto
era stato scritto per Sylvester Paumgartner, di Steyr in Alta Austria, un ricco

mecenate musicale e violoncellista dilettante, che aveva suggerito a Schubert di


inserire una serie di variazioni sul Lied.[1] Variazioni sulle melodie dei suoi Lieder si
trovano in altre quattro opere di Schubert: nel quartetto La morte e la fanciulla,
nelle variazioni per flauto e pianoforte "Trockne Blumen" (D. 802), nella Wanderer
Fantasy e nella Fantasia in do maggiore per violino e pianoforte (D. 934, "Sei mir
gegrt").
La sestina di accompagnamento del brano viene utilizzata come motivo unificante
in tutto il quintetto, ed i relativi dati appaiono in quattro dei cinque movimenti tutti tranne che nello scherzo. Come nella canzone, la linea di solito introdotta
dal pianoforte, in ordine crescente.[1]
Allegro vivace in forma sonata. Come comune in opere di musica classica,
l'esposizione si sposta dalla tonica alla dominante, tuttavia, il linguaggio armonico
di Schubert innovativo , incorporando molti medianti e sopradominanti. Questo
evidente quasi dall'inizio del pezzo: dopo aver affermato la tonica per dieci
battute, l'armonia si sposta bruscamente in Fa maggiore (la sopradominante
bemolle) nell'undicesima battuta. La sezione di sviluppo inizia con un analogo
spostamento brusco, da Mi maggiore (alla fine dell'esposizione) a Do maggiore. Il
movimento armonico lento in un primo momento, ma diventa pi veloce verso il
ritorno del primo tema, l'armonia modula in modo crescente di mezzi toni. La
riproposizione inizia sulla sottodominante, rendendo inutile apportare modifiche di
modulazione della transizione al secondo tema: un fenomeno frequente nei primi
movimenti della forma sonata scritti da Schubert.[1] Si differenzia dall'esposizione
solo omettendo le prime battute e un altro breve tratto, prima del tema di
chiusura.
Andante in Fa maggiore (sopradominante della chiave principale dell'opera, la
maggiore). Questo movimento composto da due sezioni simmetriche, il secondo
essendo una versione trasposta del primo, salvo alcune differenze di modulazione
che permettono al movimento di terminare nella stessa chiave in cui iniziato.
Una caratteristica di questo movimento la sua struttura tonale: la tonalit
cambia cromaticamente, di semitono in ordine crescente, secondo lo schema
seguente (alcune chiavi intermedie di minore significato strutturale sono state
omesse): Fa maggiore - Fa diesis minore - Sol maggiore - La bemolle maggiore - La
minore - Fa maggiore.
Scherzo - Presto. Questo movimento contiene anche tonalit medianti, come la
fine del primo tratto dello scherzo, che in Do maggiore - il mediante bemolle o
relativo maggiore del parallelo minore (La minore).
Andantino - Allegretto in Re maggiore (sottodominante della chiave principale
dell'opera), un tema e variazioni sul Lied di Schubert Die Forelle. Come tipico di
altri movimenti con variazioni di Schubert (in contrasto con lo stile di Beethoven),
[4] le variazioni non trasformano il tema iniziale in un altro tema musicale;
piuttosto, si concentrano sulla decorazione melodica e in cambiamenti di umore. In
ciascuna delle prime variazioni il tema principale svolto da un diverso strumento
o gruppo. Nella quinta variazione Schubert inizia con la sopradominante (Si
bemolle maggiore), e crea una serie di modulazioni per poi tornare alla chiave
principale del movimento, all'inizio della sesta variazione finale. Un processo simile
si trova in tre delle composizioni successive di Schubert: nell'ottetto in fa maggiore

D. 803 (quarto movimento), nella Sonata per pianoforte in la minore D. 845


(secondo movimento) e nell'Improvviso in re bemolle maggiore D. 935 No. 3. La
variazione conclusiva simile a quella del Lied originale, condividendo lo stesso
accompagnamento caratteristico del pianoforte.
Allegro giusto. Il Finale in due sezioni simmetriche, come il secondo movimento.
Tuttavia, il movimento differisce da questo per l'assenza di un'inusuale
cromatismo, e nella seconda sezione essendo un'esatta trasposizione del primo
(salvo alcune modifiche di ottava). Un segno di ripetizione si trova nella prima
sezione: se si aderisce meticolosamente alla musica, il movimento composto da
tre lunghe ripetizioni, quasi identiche dello stesso materiale musicale. Gli esecutori
a volte scelgono di omettere la ripetizione della prima sezione. Anche se questo
movimento non ha il cromatismo del secondo movimento, il suo disegno armonico
innovativo: la prima sezione si conclude in Re maggiore, la sottodominante.
Questo in contraddizione con l'estetica dello stile musicale classico, in cui il
primo grande evento armonico in un brano musicale o movimento, il passaggio
dalla tonica alla dominante (o, pi raramente, alla mediante o sopradominante ma mai alla sottodominante).[5][6]

Trio per archi e pianoforte n. 7 in si bemolle maggiore, op. 97 "LArciduca"


Musica: Ludwig van Beethoven
Allegro moderato
Scherzo. Allegro
Andante cantabile me pero con moto (re maggiore)
Allegro moderato
Organico: pianoforte, violino, violoncello
Composizione: Vienna, 26 Marzo 1811
Prima esecuzione: Vienna, Romisch-Knige Htel, 11 Aprile 1814
Edizione: Steiner, Vienna 1816
Dedica: Arciduca Rodolfo d'Asburgo
Guida all'ascolto 1 (nota 1)
Scritto nel mese di marzo 1811, lo stesso anino in cui furono iniziate la Settima e
l'Ottava sinfonia, il Trio per archi e pianoforte in si bemolle maggiore op. 97
generalmente considerato uno dei capolavori di questo genere. Dedicato da
Beethoven all'amico, allievo e mecenate Rodolfo d'Asburgo, da cui la sua
denominazione, il Trio Arciduca un'opera straordinaria per la grandezza e la
variet dell'impianto formale, per inventiva espressivit e variet timbrica, nella
quale il genio dei suo grande compositore emerge a tutto tondo nel pieno della
sua maturit.
II movimento iniziale (Allegro moderato) si apre sulle note del solo pianoforte, con
un tema iniziale nobile ed elegante dalla cantabilit liederistica, sostenuto da un
delicato impasto sonoro di accordi ribattuti sulla stessa nota di basso. Il violoncello
fa il suo ingresso con breve stacco solistico, un gesto teatrale a cui fa eco il violino
che, nelle battute successive riprende la melodia del tema, dando a esso un
carattere meno aulico e pi appassionato. Echi del primo tema, fatti risuonare
dagli archi sopra un flusso di terzine del pianoforte, portano a un secondo gruppo

tematico, costituito da un ricco insieme di idee ritmico-melodiche che si apre con


un grazioso fraseggio a note ribattute, per poi sciogliersi in un reiterato inciso
melodico del violoncello. Quando poi le terzine del pianoforte rallentano la
velocit dell'accompagnamento, emerge un secondo soggetto tematico dolce e
affettuoso che va a confluire nella coda conclusiva dell'Esposizione.
Nello Sviluppo, l'incipit del primo tema rimbalza tra i tre strumenti per poi ridursi a
sole tre note (manca la nota iniziale). Gli archi ripropongono quindi la seconda
met del primo tema sopra un soffuso tappeto di ottave del pianoforte, fino a
quando l'atmosfera diviene ancor pi rarefatta e prende corpo un divertente gioco
di trilli e scale staccate del pianoforte, che si intrecciano ai pizzicati degli archi. La
Ripresa giunge con straordinaria leggerezza, quasi galleggiasse nell'aria, grazie
anche all'aggiunta degli archi, mentre la seconda esposizione del tema affidata
alla voce del violoncello. Al termine dell'intera riesposizione, nella quale il secondo
gruppo tematico viene come sempre trasportato nella tonalit principale, un
intenso e appassionato ritorno del primo tema (fortissimo) d vita a un'ulteriore
coda che conclude il movimento.
Lo Scherzo collocato nell'insolita posizione di secondo movimento (Allegro); il suo
tema nasce da un grazioso e divertito gioco contrappuntistico tra violoncello e
violino, subito ripreso dal pianoforte con accompagnamento degli archi pizzicati: si
tratta di una corsa leggera e scanzonata nella quale il tema trascolora
continuamente in nuove forme. Il fraseggio diviene cos pi legato, evidenziando
maggiormonlo la scansione ternaria della battuta, per poi intrecciarsi a un
picchiettante controcanto a ottavi e passare infine ai toni pi dolci e pacati della
voce del violoncello. Nell'episodio centrale, un tortuoso profilo cromatico si snoda
in una lenta imitazione a quattro voci per poi sciogliersi, dopo un deciso crescendo,
in vigorosi stacchi accordali, con i quali il pianoforte si libera dal viscoso intreccio
sonoro iniziale. Questa suggestiva alternanza viene riproposta, con delle varianti,
altre due volte fino a che, all'ultima riproposizione degli stacchi accordali, il tessuto
sonoro si assottiglia sempre di pi per potersi collegare, senza soluzione di
continuit, alla ripresa dello Scherzo. In coda al movmento vi un imprevisto
ritorno del motivo cromatico della sezione centrale, che non viene per interrotto
dagli stacchi accordali, ma da uno scanzonato spunto conclusivo nel quale
riechedgia il tema dello Scherzo.
Il tema dell'Andante cantabile, ma per con moto, che verr ripreso in cinque
variazioni, un piccolo tesoro di sentimenti ed emozioni appena sussurrate, e
viene disegnato dalla lenta scansione del pianoforte e quindi di tutto il Trio. Nella
prima variazione, la tastiera tesse una delicata trama di arpeggi terzinati su cui gli
archi intervengono in maniera frammentaria; come se restasse il solo
accompagnamento, mentre il tema viene suggerito implicitamente come ricordo
affidato alla nostra memoria. La seconda variazione invece caratterizzata da un
dialogo tra violino e violoncello, nel quale si alternano leggeri fraseggi a note
staccate con brevi incisi melodici assai pi cantabili. La trama della terza
variazione fatta di leggeri accordi ribattuti dal pianoforte (con echi degli archi al
termine di ogni frase), con cui Beethoven, attraverso una precisa alternanza tra
valori terzinati e valori regolari, crea un delizioso effetto a elastico grazie al
quale sembra che la velocit di esecuzione cambi a ogni battuta. Se nella

precedente variazione ogni riferimento di carattere melodico rimane dissimulato


nella trama degli accordi ribattuti, nella quarta variazione, con indicazione Un poco
pi adagio, ritroviamo il canto di pianoforte e violino, il cui profilo non scorre in
maniera lineare, ma pulsa continuamente con scansioni regolari di ritmo
sincopato. La quinta e ultima variazione ha pi il carattere di uno Sviluppo, con il
tema che ricompare nella sua struttura ritmica originale, variato per
nell'andamento melodico-armonico; sul successivo accompagnamento terzinato
del pianoforte, gli archi sembrano sospirare con delicati incisi melodici per poi
dispiegarsi in un canto affettuoso e appassionato con cui portano a termine il
movimento.
Il movimento conclusivo (Allegro moderato - Presto) scritto nel tempo di rond; il
temna del ritornello, esposto dal pianoforte, procede con andatura moderata,
secondo l'indicazione di tempo, risultando al tempo stesso guizzante e nervoso
grazie a una notevole variet di figurazioni ritmiche: staccati, acciaccature, accenti
in levare, gruppi irregolari che si succedono trovando come unico contrappeso
brevi incisi melodici degli archi. Uno stacco dal singhiozzante ritmo puntato porta
quindi a rapide scale ascendenti con note staccate, mentre la successiva
reiterazione di una particolare figura ritmica fa da collegamento con il ritornello del
tema. L'episodio centrale una elaborazione dell'incipit del tema che assume il
carattere dello Sviluppo, mentre la successiva Ripresa ripropone il tema affidato
agli archi. Il finale una rapida corsa verso la cadenza conclusiva con la quale si
chiude l'intera composizione: per questo Beethoven opera un cambiamento di
tempo, passando a un Presto in 6/8, nel quale gli. archi si liberano in una serrata
tarantella sottesa da lunghi trilli del pianoforte. I ruoli degli strumenti si invertono,
ed quindi il pianoforte a condurre la galoppata finale che, dopo un evidente
cambiamento di scansione ritmica, rallenta e si ferma per dar spazio agli accordi
della cadenza conclusiva.

Ben diversa l'atmosfera che si respira nel Trio in si bemolle maggiore Op. 97,
detto "Arciduca" in onore dell'Arciduca Rodolfo, uno dei tanti nobili che all'epoca si
dilettavano con la musica, discreto allievo e amico di Beethoven. Solenne e
complesso come un vero concerto, questo Trio comprende ben quattro movimenti,
con una sequenza che anticipa addirittura quella della Nona Sinfonia. L'iniziale
"Allegro moderato" monumentale e assai ricco di temi melodici. Il principale
quello esposto da principio dal solo pianoforte, ma con il ronzio degli archi subito
pronto ad unirsi e a rinforzarlo. Seguono innumerevoli affascinanti intrecci con gli
altri temi che hanno origine durante questo lungo movimento. A questo punto,
quando ognuno si aspetterebbe un "lento", ecco in agguato, proprio come nella
Nona, lo "Scherzo", che non a caso si chiama cos. Violino e violoncello iniziano a
duettare timidi e circospetti, ma la tensione ben presto espode in un energico e
trionfale intervento del pianoforte, ben sostenuto dagli archi. Segue l'atteso "lento"
("Andante cantabile"), ed una di quelle melodie dolcissime, tipicamente
beethoveniane, che all'inizio sembrano impalpabili (un po' come l'Adagio del
Concerto per pianoforte "Imperatore"), ma poi acquistano sempre pi consistenza
nel loro sviluppo, che in questo caso dato da una serie di variazioni, cos

fantasiose che nella terza il tema iniziale gi completamente trasfigurato. La


splendida coda dell'ultima variazione conduce senza soluzione di continuit al
finale ("Allegro moderato"), uno dei pezzi di musica pi vivaci e lieti che Beethoven
abbia mai scritto, gioioso come un rond mozartiano, ma arricchito da una robusta
e generosa fioritura di motivi che chiude in bellezza questo grande Trio.