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Esperienze di Premorte

e Fisica Quantistica
Anche la Scienza inizia a parlarne
Francesco Albanese

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Ogni religione ci assicura che qualcosa sopravvive alla morte, un qualcosa che possiamo chiamare anima. Ma le
religioni fondano la credibilit dei loro dogmi su un atto di fede, e a molte persone questo non basta. La nostra mente
deterministica e materialista richiede sempre e costantemente una sola ed unica cosa: prove. Dove sono le prove
dellesistenza dellanima e della sopravvivenza alla morte? Per molti, se la Scienza non pu dimostrare lesistenza
dellanima, allora lanima non esiste. Ma pu davvero essere la Scienza il metro di misura della dimensione spirituale
dellessere umano?

Cosa accade realmente dopo la morte? Dopo


quellistante che demarca il confine tra la vita e la
non-vita? Tra lesistenza della persona e la sua
non-esistenza? Cosa accade dopo che il cuore ha
dato il suo ultimo battito, e che lultima molecola
di anidride carbonica stata spinta fuori dai polmoni? La medicina occidentale non ha dubbi:
dopo la morte, cessa irreversibilmente ogni funzione biologica dellorganismo, e prendono avvio
i processi di autolisi e di decomposizione.
Quindi, dal momento della morte in poi, le cellule
che costituiscono i vari tessuti dellorganismo vivente cominciano a staccarsi dai tessuti stessi e ad

Psicologo Clinico, Psicoterapeuta

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autodigerirsi, nella generale tendenza a ritornare a forme pi semplici, meno organizzate, di


materia.
Il punto di vista della medicina occidentale ci
lascia per con la sensazione di esserci persi qualcosa per strada. Insomma, tutto il resto, dove andato a finire? Dove andata a finire la persona che
amava passeggiare in riva al mare, che sorrideva
davanti a un gesto gentile, o che scoppiava di rabbia quando qualcosa non andava come voleva?
Che fine hanno fatto i suoi ricordi, i suoi gusti, le
sue attitudini, le sue paure? In altre parole, che
fine hanno fatto la sua personalit, la sua mente,
la sua coscienza?
In linea di massima, ogni religione ci assicura
che qualcosa sopravvive alla morte, un qualcosa
che possiamo tout-court chiamare anima. La
Scienza di matrice riduzionista, quella pi organicista, tende invece a identificare la persona col suo
cervello, e il cervello con la persona. Per questa

Scienza, tutti i fenomeni psichici sono un prodotto


del cervello: il cervello che crea i pensieri, il
cervello che crea i ricordi, il cervello che crea le
emozioni, il cervello che crea la coscienza, e cos
via. Pertanto, morto il cervello, morta la persona,
morta la coscienza (che un po come dire che
quando lauto parcheggiata non esiste pi il guidatore).
Questa impostazione, adottata dalla Scienza figlia di Cartesio, deriva essenzialmente dallaver
applicato per secoli un modello dualistico-deterministico per la lettura e la comprensione del
mondo. Laver ampiamente provato che la stimolazione elettrica di specifiche aree cerebrali produce altrettanto specifici fenomeni psichici (ad
esempio levocazione di ricordi, o di odori), e
laver ripetutamente constatato che lesioni di specifiche aree portano alla perdita delle funzioni del
corpo da esse controllate (ad esempio la vista, o il
movimento), ha portato alla conclusione che siano
le stesse aree cerebrali a produrre i fenomeni e le
funzioni.
Ancora oggi si cade nello stesso equivoco, e si
continua a ricercare, adesso con sofisticati sistemi
di rilevazione come la PET o la fRMI, quale sia
larea cerebrale dellamore, o della morale, o addirittura della coscienza, e cos via. Ma il fatto che
con tecniche di neuroimaging si sia in grado di rilevare che determinati processi di pensiero accadono simultaneamente a cambiamenti metabolici
in specifiche aree cerebrali, non dimostra affatto
che i processi cerebrali siano generati da questi
cambiamenti. In altre parole, losservare che le
funzioni del cervello sono associate alla coscienza
non equivale a dire che il cervello crei la coscienza
(Laszlo, 2009). Allora, non c motivo oggettivo di
pensare, n modo di verificare, che la mente, e soprattutto la coscienza, nascano dalla materia, e con
la materia muoiano.
Nonostante i racconti di esperienze NDE riportati in tutto il mondo, e in tutti i tempi, condividano similitudini che vanno al di l del sesso,
della cultura, della religione e della razza, la
Scienza ha sempre guardato con scetticismo a
questi fenomeni. Cos, la Scienza materialista continua per la sua strada, sostenendo fermamente la
propria posizione, secondo la quale, con la morte,
finisce ogni attivit biologica e mentale dellorganismo. Come accade per un sofisticato televisore,
stacchi la spina e finiscono le trasmissioni.
Ma sembrano esserci prove che confermano
proprio il contrario.

ESPERIENZE DI PREMORTE
Le NDE (Near Death Experience), o esperienze
di premorte, sono fenomeni vissuti da persone in
coma, o dichiarate clinicamente morte. Alcune di
queste ricordano la loro esperienza tra il momento
della morte e il ritorno alla vita e riportano descrizioni molto simili, accomunate da elementi ricorrenti (Moody, 1975; Elsaesser-Valarino, 2014):
1. luscita dal corpo, un vero e proprio distacco
dal corpo fisico, che raccontano di aver visto
dallalto, o dalla prospettiva dei soccorritori;
2. lattraversamento di un tunnel buio a velocit vertiginosa, alla fine del quale si trova
una luce intensa e mai accecante;
3. la sperimentazione di una gioia infinita;
4. la sperimentazione dellassenza di spazio e
di tempo;
5. lincontro con amici o parenti defunti, o altre
persone, venuti incontro per fare da guida,
con le quali possibile comunicare istantaneamente e senza parlare;
6. la ricapitolazione della propria vita, rivissuta quasi istantaneamente, con gli stessi
stati danimo di allora, esperendo contemporaneamente gli stati danimo vissuti al tempo
dei fatti dalle altre persone coinvolte;
7. laccesso a una conoscenza assoluta (sia dal
punto di vista delle nozioni che della conoscenza dei fatti passati e futuri, dellintero
Universo);
8. la visione di una soglia, oltre la quale il ritorno nel corpo sarebbe stato impossibile. E
la scelta, o limposizione, di tornare in vita.
Di fronte a questi racconti, la Scienza dualista
sorride: niente di concreto, niente da misurare, da
pesare. Niente che obbedisca alle leggi che regolano il mondo che conosciamo. Niente che dimostri una sorta di sopravvivenza di qualcosa alla
morte. Le NDE, dice questa Scienza, sono spiegabili da pi di una teoria basata su evidenze cliniche che ne giustificano lesistenza, senza dover ricorrere a concetti metafisici come lanima.
1. La teoria pi accreditata quella delle allucinazioni, create dal cervello in risposta ai cambiamenti metabolici che intervengono nel
momento della morte: carenza di ossigeno o
eccesso di anidride carbonica, o la somministrazione di farmaci o anestetici, come la ke-

tamina, sarebbero i fattori scatenanti di risposte cerebrali anomale, da cui scaturirebbero i


vissuti tipici delle NDE.
2. Unaltra teoria, anchessa piuttosto accreditata, quella dellepilessia del lobo temporale: la
fenomenologia che si manifesta durante una
NDE non sarebbe altro che leffetto di unattivit elettrica anomala dei lobi temporali del
cervello, notoriamente associata alla percezione distorta degli eventi, ad allucinazioni
articolate, a dja vu, alla perdita di memoria,
allaura epigastrica, fino allattacco di panico.
Le teorie psicologiche, infine, suggeriscono che
le esperienze vissute durante una NDE, bench
appaiano del tutto reali, siano un artefatto della
mente. In punto di morte, la mente metterebbe in
atto dei meccanismi di difesa per tutelarsi dallo
shock, e costruirebbe ci che la persona, pi o
meno coscientemente, si aspetta di affrontare al
momento della morte. I vissuti di derealizzazione
e depersonalizzazione (tipici degli attacchi di panico), anche questi sistemi di difesa dalla minaccia
della morte, giustificherebbero alcuni aspetti delle
NDE; mentre, nello specifico, lesperienza del tunnel non deriverebbe altro che dalla ricerca di conforto nel richiamare alla memoria il vissuto
dellesperienza della nascita.
Nessuna di queste teorie, per, sembra essere
soddisfacente. Si pongono infatti una serie di problemi e di paradossi che fanno vacillare la loro
pseudo-solidit:

Innanzi tutto, non dimentichiamo che si parla


di teorie, e soprattutto che le teorie psicologiche devono essere ancora sottoposte a verifica sperimentale.
Secondariamente, le NDE sono vissute allo
stesso modo da persone morte in circostanze
diverse, mentre la teoria delle allucinazioni
potrebbe, al limite, adattarsi a circostanze
specifiche (ad esempio, a tutti i casi in cui
sono stati somministrati anestetici).
Infine, ogni teoria focalizza soprattutto
laspetto allucinatorio, trascurando il fatto
che spesso chi ha vissuto una NDE in grado
di riferire dettagli su ci che stava accadendo
attorno al suo corpo, nellarco temporale in
cui risultava clinicamente morto.

Ma come possono i neuroni del cervello di una


persona dichiarata clinicamente morta, e quindi
priva di ogni attivit fisiologica, scambiarsi infor-

mazioni elettrochimiche e generare nuove configurazioni per creare nuove memorie? Come potrebbe una persona dichiarata clinicamente morta
vedere i medici affannarsi sul proprio corpo se la
mente e la coscienza stessero realmente nel cervello?

NDE E
FISICA QUANTISTICA
La teoria centrale della sopravvivenza alla
morte ruota attorno al concetto di memoria quantica
(Goswami, 2011). Lidea che parte della nostra
memoria sia non locale, vale a dire che non risieda
localmente nel cervello, ma in un luogo privo di
spazio-tempo. Lantico termine sanscrito per questo luogo Akasha, quello pi moderno
Campo Quantistico, quello pi metafisico Coscienza. Secondo la filosofia dellidealismo monista
(Goswami e altri, 1993), la Coscienza la base di
tutta lesistenza, non la materia: sia il mondo materiale che quello mentale emergono dalla Coscienza. La Coscienza perci non un epifenomeno del cervello, ma quella base dellesistenza
che contiene tutte le possibilit di manifestazione
(di ci che mentale e di ci che materiale), incluso il cervello stesso (Goswami, 2011). Non allora il cervello a creare la Coscienza, in quella catena di causalit verso lalto in cui crede la Scienza
dualistica, secondo la quale le particelle subatomiche e le loro interazioni creano latomo, insiemi di
atomi creano le molecole, insiemi di molecole formano le cellule, alcune delle quali sono neuroni,
collettivit di neuroni costituiscono il cervello e il
cervello genera i processi mentali, tra cui la Coscienza (Goswami, 2004). Il cervello non pu
creare la Coscienza, perch solo un oggetto. E
dato che, nellottica della fisica quantistica, gli oggetti sono solo onde di probabilit che si materializzano nel momento in cui con losservazione facciamo collassare una funzione donda, pi corretto dire che la Coscienza a creare il cervello
(Goswami, 2015).
In vita, la Coscienza trova un correlato neurofisiologico nei processi quantistici coerenti di
strutture cerebrali chiamate microtubuli, processi
che sembrano regolare lattivit delle membrane
sinaptiche (Hameroff e Penrose, 2014). Con la
morte, e la conseguente cessazione dellattivit
3

cellulare, linformazione legata ai processi quantistici dei microtubuli si libera, venendo meno lassociazione col corpo fisico. Linformazione non si
disperde nel nulla, ma viene trasferita non localmente alla Coscienza. Se questo ci che possiamo chiamare anima, allora la nostra anima costituita dello stesso tessuto con cui fatto luniverso.
Lette attraverso le leggi che regolano il mondo
dellinfinitesimamente piccolo, le esperienze caratteristiche delle NDE acquistano un significato
diverso da quello di essere mere allucinazioni o
meccanismi di difesa del cervello contro la paura.
-

La visione del proprio corpo dallalto, o


dalla prospettiva dei soccorritori, pu essere
spiegata dal principio di non localit: il soccorritore guarda il corpo senza vita ed acquisisce le informazioni della scena, mentre
la Coscienza fa collassare una realt simile tra
le tante possibili, in un fenomeno molto simile a quello della telepatia (Goswami, 2011).
Dopo la morte si verifica una transizione
della Coscienza dal mondo materiale, che
opera a una velocit inferiore a quella della
luce, a un mondo che opera ad una velocit
maggiore, quello spirituale, o superluminale.
molto probabile che questa transizione produca un effetto tunnel (il tunnel descritto nei
racconti), nello stesso identico modo in cui
sembra prodursi quello che gli astrofisici
chiamano buco nero (Wolf, 1998).
Lassenza di spazio e di tempo una caratteristica peculiare del Campo Quantistico/Coscienza. Il Campo anticipa lo spazio
e il tempo, perch spazio e tempo emergono
dal Campo. Pertanto il ritorno alla Coscienza, al di fuori della materia, libera dal
costrutto dello spazio e dal trascorrere del
tempo.
Lassenza di spazio e di tempo che caratterizza il Campo Quantistico anche la spiegazione pi plausibile della capacit di comunicare istantaneamente e senza parole di cui
racconta chi ha sperimentato una NDE. Nel
Campo, la trasmissione di informazione non
avviene nel modo tradizionale in cui siamo

abituati a sperimentarla ogni giorno, ma in


maniera non locale. Quindi non vi alcuna
trasmissione di informazione, alcun passaggio diacronico da un punto ad un altro di
qualche tipo di segnale in un determinato
tempo. Piuttosto, ci che si verifica il cambiamento sincronico dello stato quantico delle
particelle.
Infine, la ricapitolazione della propria vita e
laccesso a una conoscenza assoluta equivalgono ad aver avuto accesso allo stesso campo
di informazione che tutto contiene, che trascende ogni limite spazio-temporale, che collega non localmente ogni singola particella
dellUniverso, in ogni luogo e in ogni tempo:
il Campo Quantistico, o se preferiamo, lAkasha.

CONCLUSIONI
Assieme ai racconti delle vite passate acquisiti
mediante ipnosi regressiva, le esperienze di premorte sono una forte prova indiziaria del fatto che
qualcosa sopravviva alla morte, sia che si voglia
chiamare anima, spirito, o Coscienza. La Fisica
Quantistica ci viene incontro nel fornire delle solide basi teoriche ai fenomeni che intercorrono
nelle NDE, aprendo una concreta possibilit di lettura alternativa, rispetto a quella data negli ultimi
tre secoli, da Cartesio in poi, e che ha trovato
ascolto esclusivamente nella sfera della religione e
della spiritualit. Anche in questo caso si parla di
teorie, certo. E per questo si parla di prove indiziarie. Ma, allo stesso modo, di teorie si parla nel ritenere che la Coscienza non sia altro che il risultato
di qualche scarica elettrica in una matassa di neuroni. La Scienza ha bisogno di risposte certe per
poter costantemente demarcare i propri progressi,
ma forse il progresso pi grande sarebbe rappresentato dalla risposta sincera ad una sola domanda: Se non sappiamo esattamente cosa la Coscienza sia, come possiamo parlare della sua
morte?

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Elsaesser-Valarino, E. (2014). Straordinarie Esperienze. Una breve saggio sulle esperienze transpersonali legate alla morte fisica. Barzan: Edizioni Stazione Celeste.
Goswami, A. (2015). Comunicazione personale con lautore. In Dieci minuti con Amit Goswami. Intervista di Albanese, F. Varignana
(BO):
29
Marzo
2015.
Su www.quanticamente.net/?p=132 e youtu.be/IjZoQ6yCuQo
Goswami, A. (2011). Physics of the soul. The Quantum Book of Living, Dying, Reincarnation, and Immortality. Charlottesville, VA: Hampton
Roads Publishing Company, 2013.
Goswami, A. (2004). The Quantum Doctor. A Quantum Physicist Explains the Healing Power of the Integrative Medicine. Charlottesville,
VA: Hampton Roads Publishing Company, 2011.
Goswami, A., Reed, R.E. e Goswami, M. (1993). The Self-Aware Universe. How Consciousness Creates the Material World. New York:
Jeremy P. Tatcher/Putnam, 1995.
Hameroff, S. e Penrose, R. (2014). Consciousness in the universe. A review of the Orch OR theory. Physics of Life Reviews, 11: 3978
Laszlo, E. (2007). Science and the Akashic Field: An Integral Theory of Everything. Inner Traditions; 2nd edition. Trad. it: La scienza e il
campo akashico. Connessione e memoria nel cosmo e nella coscienza: una teoria integrale del tutto. Milano: Urra, 2009.
Moody, R.A. (1976). Life after life. Investigation of a Phenomenon-Survival of Bodily Death. New York: Bantam. Trad. It.: La vita oltre la
vita. Studi e rivelazioni sul fenomeno della sopravvivenza. Milano: Oscar Mondadori, 1977-2013.
Wolf, F.A. (1998). The Soul and Quantum Physics. In Rosen, E.J. (a cura di). Experiencing the Soul: Before Birth, During Life, After Death.
Carlsbad, CA: Hays House, pp. 245-252