Sei sulla pagina 1di 52

Lezioni di flosofa della comunicazione

1 comunicazione problema flosofco


da quando esiste civilt umana ha avuto fenomeni di comunicazione, arte politica, negoziati economici e rappresentazione religiosa. Loroi-gourham: il fenomeno dell'ominazione ha al suo centro la
liberazione delle risorse fsiche necessarie alla parola. Il linguaggio il principale strumento comunicativo. A partire da Aristotele l'uomo politico e sociale. L'uomo non pu essere senza l'altro e ci
lo lega alla natura linguistica. Heidegger insiste su natura linguistica del con-essere.
La voce per Aristotele la parola e il discorso (fon e logos) specifci degli uomini sono analizzati
come strumenti di espressione o indicazione. Hanno anche la funzione di riportare contenuti tra altri animali o esseri umani, di renderli signifcativi o manifesti per loro, condividerli. Sono strumenti
di comunicazione.
Due vettori dell'attivit comunicativa:
Uno verticale-semantico: lega attivit espressiva al mondo: cosa stai dicendo? Di cosa parli?
L'altro comunicativo-orizzontale: unisce interlocutori intorno al discorso secondo domanda: a chi,
con chi, per chi sto comunicando?
Le capacit comunicative del linguaggio e del sistema dei segni costituiscono il fondamento della dimensione sociale degli umani e ne fondano dimensione politica ed etica
informazione e comunicazione:
informazione: si trova alla base di qualunque processo comunicativo o un senso fsico-atematico:
misura dell'improbabilit, non banalit, ripetitivit. es. l'orbita di un pianeta prevedibile e porta
scarsa informazione. Un eccesso di informazione caotico e altrettanto insignifcante.
La nozione di informazione si usa per misurare le probabilit statistiche dei processi fsici e per considerate questi processi in quanto portatori di probabilit.
Le tecnologie dell'informazione consistono nella produzione artifciale e controllata del giusto
grado di informazione da parte di un soggetto che permetta decodifca a riceventi secondo principi
di pertinenza: la parte imprevedibile del processo artifciale 8MESSAGGIO) DEVE ESSERE
CORRELATA AGLI INTERESSI DI CHILO PRODUCE (emittente) o lo osserva (destinatario)
oltre a qualche aspetto del mondo o della mente (signifcato). Questa la base dell'a comunicazione.
Il processo fsico infuenzato dall'interferenza (rumore) di altri processi, superabili con un costo es.
amplifcando processo fsico o modifcandone le caratteristiche con ripetizioni e dispositivi di ridon-

danza.
Questi processi fsici sono il fondamento materiale di diverse situazioni comunicative.
Codici ed enciclopedie vanno valutate per gli effetti che apportano al comportamento di interlocutori.
Non interessante fermarsi sui dettagli del meccanismo informativo sfruttato, del suo formato, salvo
che certe caratteristiche non infuenzino la comunicazione al di l della pertinenza esplicita. Lo stile
di un'immagine o di una frase orale sono strati di informazione inevitabile
Si determinano modalit di comunicazione stessa e si produce meta comunicazione determinante
per stabilire relazioni fra interlocutori e loro identit.
Secondo un'altra concezione dell'informazione, essa la parte dei processi comunicativi che si caratterizzano per avere effetti prevalentemente cognitivi sui loro interlocutori e riferiscono loro contenuti al mondo reale esercitando implicitamente per tutti i loro signifcati una pretesa di verit che
non appartiene ai materiali fnzionali ma a quelli relazionali.
2 iscrizione, interazione, signifcazione, traccia
2.1 iscrizione
derrida: riprende contrapposizione fra oralit e scrittura rovesciandone il criterio di valore a favore
della scrittura e ampliandone il senso in dialettica fra comunicazione e iscrizione.
Platone: oralit superiore a scrittura, incapace di trasmettere contenuti decisivi perch fraintendibile; Derrida: l'oralit preceduta comunque e necessariamente e costituita dal fenomeno fondamentale, quello del deposito di tracce capaci di stabilire il doppio fenomeno fondamentale riassunto dalla differance: la posizione o percezione di una diversit percettiva come portatrice di senso e la
sua capacit di perdurare, di differire i propri effetti del tempo. Per ferraris si tratta anche di entit
come moneta, letteratura, matrimonio, che non sono n oggetti logici n immagini puramente soggettive.
Per ferraris anche possibile interpretare la crescita di documenti caratteristi del contemporaneo e
la loro dematerializzazione.
L'iscrizione una delle condizioni preliminari necessarie di ogni possibile comunicazione perch i
singoli messaggi per agire devono essere memorizzati e lasciar traccia. L'uso di un suono o di forma
visiva stabilito socialmente implica il suo riconoscimento come esemplare di una certa forma, convenzionale o naturale, che presuppone deposito di questi modelli e una loro traccia mnestica o sociale: un'0iscrzione.
La comunicazione ha bisogno di tracce modello, materiali stabilizzati. Trasformare certa caratteri-

stica materiale in segno richiede di iscriverla, marchiarla con una discontinuit, o isolare la pertinenza di una discontinuit gi presente in essa (es. lettura fondi caff) e rapportare queste forme a
modelli sociali esistenti e gi iscritti nella memoria sociale o individuale. Il carattere di fssazione o
iscrizione infuenza il funzionamento dei suoi strumenti caratteristici: testi, segni o messaggi.
Le tracce fa s che questi oggetti agiscano comunicativamente sempre dall'esterno e richiedano sempre lavoro interpretativo perch siano compresi. Il carattere di traccia essenziale alla comunicazione Tracce e iscrizioni si limitano a sottolineare certe discontinuit materiali di oggetti e processi che
si ritrovano continuamente nel mondo.
Le tracce quando sono volontarie rientrano nell'ambito delle iscrizioni, ma molte sono insignifcanti.
Doppia relazione che la comunicazione analizza: una fra traccia signifcante e contenuti del mondo
o del pensiero (intenzionalit), che la comunicazione capace di indicarli, crearli e ritagliarli nel
continuum del reale; e relazione comunicativa tra produttori e destinatari del segno. Un segno deve
annodare o intessere diverse tracce di diversi ordini: es. deve mettere insieme certe linee visibili sulla
carta, tracciate con la penna. La traccia sociale del modello riprodotta nella memoria inconsapevole
del lettore; le immagini acustiche di saussure tracce sonore di queste linee; il loro montaggio secondo certe logiche; essenziale che la struttura di questo rimando non sia semplice ma doppia: relazione sociale non mai fatta da iscrizione ma da due in relazione asimmetrica fra loro: la prima, fenomeno fsico/ percettivo rimanda all'altra che oggetto mentale o sociale e non viceversa
Questa struttura costituita per essere manifestata in certe situazioni Ci non si spiega solo con queste pi di quanto il funzionamento di motore si spieghi con materiali di cui composto.
2.2 interazione
goffman: persone interagiscono fra loro in modi regolati in maniera complessa da grammatiche socialmente determinate. Queste interazioni derivano da progetti individuali che calcolano le possibili
reazioni degli altri interlocutori. Conseguono strategie complicate e non trasparenti in cui hanno
uno spazio importante le credenze, aspettative e reazioni reciproche.
Le relazioni sociali e le azioni che le formano sono simboliche: si svolgono attraverso costruzione e
manipolazione del senso
2.3 signifcazione
greimas: essenziale p per l'analisi dei testi comunicativi la sua intuizione per cui essi vanno visti
come oggetti sociali costituiti su molti livelli di articolazione diversi e non per quel che sembrano

dire alla superfcie. La struttura profonda dei testi ha sempre un certo carattere narrativo e si riferisce alla circolazione sociale di valori che il testo serve in defnitiva a legittimare. Il presupposto dell'autonomia del testo e dell'autosuffcienza del primato della signifcazione rispetto alla comunicazione insostenibile: i testi non si producono da soli ma sono frutto di un lavoro umano allo scopo di
produrre certi effetti (cognitivi, emozionali, pratici). la signifcazione a esser e prodotta per la comunicazione e non viceversa
2.4 schema elementare della signifcazione
queste relazioni avvengono per mezzo di oggetti o fenomeni materiali iscritti secondo certe regole
complicate in maniera da riferirsi a un contenuto. Questo rapporto di signifcazione implica la determinazione di un repertorio di unit e relazioni culturali fra cui il contenuto precisato e pu iterarsi molte volte. La signifcazione realizzata in vista di un destinatario.
Jakobson:
codice
emittente

messaggio

destinatario

contatto
contesto
emittente e destinatario: persone gruppi o istituzioni. Il primo fa s che dal secondo possa venir percepito un fenomeno materiale, un messaggio, organizzato secondo un codice comune a entrambi.
Messaggio, segnale o traccia gi pensato nella dimensione materiale, oggettivata, iscritta. Perch il
messaggio possa raggiungere il suo obiettivo essenziale che vi sia contatto fra emittente e destinatario, un canale materiale che permetta il trasferimento dell'informazione del messaggio.
Il contesto: la comunicazione si realizza con qualunque cosa possa essere assunta come segno. Segno ogni cosa che possa essere assunta come sostituito signifcante di qualcos'altro. Questo qualcos'altro non deve necessaria sussistere La comunicazione l'ambito in cui la falsit e la menzogna diventano possibili. La possibilit della menzogna non messa in evidenza dalla linearit di questo
schema.
La qualit pi importante della comunicazione umana e del linguaggio rispetto a quella animale la
sua capacit produrre senso intorno a ci che non esiste o non presente, cose che non ci sono e
che sono rese presenti da opere d'arte.
Messaggio: sempre doppio perch funziona grazie a capacit di richiamare o sostituire qualcos'al-

tro, di essere assunto in quanto richiamo di qualcos'altro da parte del ricevente. Il messaggio appare
come qualcosa di pi di quel che materialmente, un eccesso che costituisce uno dei nuclei problematici della flosofa della comunicazione Provoca presenza dell'assenza: richiamo di qualcosa che
non e che non c'; estraneo rispetto a ci che dice senza ridursi a meno di ci che .

********

2 ambienti comunicativi
1 sfere, cerchi, aree
comunicazione ha dimensione spaziale perch avviene in demeritate condizioni di spazio che determina per il solo fatto di porsi fra esseri umani, stabilendo certi rapporti logici strutturali e fsici fra
loro Arendt e habermas. Sfera. Bisognerebbe parlare di cerchio Sloterdijk: fgura sfera connessa a
globalizzazione. Si parla di ambienti comunicativi.
2 all'inizio, la comunicazione
siamo animali che comunicano. La comunicazione costitutiva della condizione umana. Il linguaggio e le varie abilit comunicative sono dentro di noi, danno forma alla nostra attivit intellettuale e
cognitiva Sul piano flogenetico dell'ominazione come su quello ontogenetico dello sviluppo di una
persona, la comunicazione condizione preliminare all'acquisizione dell'umanit. La comunicazione introno a ogni neonato prima che acquisti capacit intellettuali e di conoscenza. Nel circolo virtuoso dell'evoluzione umana, la comunicazione stato un elemento propulsivo fondamentale. es. religione: dio ha creato il mondo con la parola.
3 il discorso, dentro e fuori di noi
siamo sempre immersi in ambiente di comunicazione. Al comunicazione intorno e dentro di noi
perch la nostra mente plasmata dal linguaggio. La disponibilit di nomi e relazioni tratte dal nostro ambiente comunicativo determina in maniera profondala nostra capacit di concepire la realt
e farci immagini del mondo La comunicazione non pu non entrare nella defnizione flosofca dell'essere umano. Gli esseri viventi sono isole provvisorie in cui l'entropia non cresce secondo la secon-

da legge della termodinamica ma il negativo dell'entropia equivalente all'informazione. La vita


informazione. La comunicazione umana diversa perch tutta determinata dall'innovazione del
linguaggio.
Ipotesi sapir-whorf: ogni singolo concreto linguaggio determinerebbe il pensiero delle popolazioni
che lo parlano; teoria innatista e universalista: grammatica universale; relativista e particolarista; il
linguaggio un momento essenziale del nostro rapporto cognitivo e affettivo col mondo della nostra
attivit intellettuale. Le forme e gli stili della comunicazione determinano aspetti centrali del nostro
rapporto con la vita sociale e col mondo fsico. Le grandi convenzioni musicali marcano il ritmo delle attivit corporee nelle societ, i modi della narrazione infuenzano le descrizioni degli avvenimenti individuali e collettivi. La comunicazione e i suoi modi plasmano la coscienza dei singoli e delle
societ. L il linguaggio la condizione del modo specifco che instauriamo in rapporto al mondo.
Siamo linguaggio.
Il linguaggio esiste fuori di noi, fra noi. Il linguaggio pu interagire con la nostra cognizione anche
quando non lo usiamo perch ci ha presentato il mondo secondo certe categorie, secondo certe etichette. La soggettivit e la memoria sono costituite da qualche forma di dialogo interiore di continua auto narrazione in cui scriviamo la nostra coscienza. Il linguaggio e la comunicazione un tramite che unisce e distingue le persone nella loro pluralit irriducibile. Ciascuno unico, possibile
interlocutore, soggetto di linguaggio condiviso. La dimensione dell'io e del tu prevalente nella comunicazione rispetto a quella del noi biologico. Gli esseri umani hanno comportamento determinato dalla cultura, da regole stabilite per via non genetica ma comunicativa.
La comunicazione esercita tra li uomini il discorso, verbale, visivo, gestuale. variabile nei contenuti e nelle occasioni. Semioticamente la nozione di discorso si contrappone a quella di testo come
atto al fatto che ne consegue come contrapposizione deve dar ragione dell'attivit enunciazionale.
Sutura: fenomeno di coinvolgimento semiotico: partecipazione virtuale di lettore a vicende descritte, identifcazione con un personaggio; interpellazione: capacit che i testi hanno di rivolgersi a loro
eventuali destinatari in quanto qualcuno.
Si creano spazi di esistenza in cui possono manifestarsi.
L'ambiente comunicativo lo spazio che circonda la vita e che defnisce come animale che comunica sempre anche quando non se ne rende conto. L'ambiente comunicativo sempre specifcato concretamente.
4 tempo e spazio degli ambienti comunicativi
un'area comunicativa una struttura temporanea. Ogni discorso interlocuzione. Flusso: allude a
dimensione temporale; stesso vale per strutture sintagmatiche della semiotica per quelle linguistiche

e narrative, lineare e organizzate secondo il tempo M; e per quelle comunicative non lineari com le
immagini, predisposte e concepite secondo ordine preciso e linearizzate nel corso del processo comunicativo.
Gli ambienti comunicativi si collocano nello spazio naturalmente. L'interlocutore avviene fra soggetti compresenti nello spazio.
Tutte le sistemazioni cerimoniali, i cortei, le processioni e gli schieramenti sono per necessit spazialmente determinati.
La dimensione spaziale sempre presente nell'esteriorit degli interlocutori.
Goffmann: in ogni comunicazione c' scena e retroscena, spazio esterno fatto per essere visto e spazio interno i n cui i protagonisti si preparano e gestiscono gli effetti che vengono fatti percepire al
pubblico.
La verit della comunicazione pubblica.
L'area comunicativa si sviluppa quasi sempre in forma circolare o ellissoidale: gi in omero si trova
menzione del cerchio. Spazio centrale riservato a preda comune da dividere o a eroe che parla. La
posizione dell'eroe d sacralit alla parola.
Oggi questa struttura sempre pi mediata da elettronica. La progressiva sostituzione di mezzi di
comunicazione sembra confermare impressione frammentazione dell'unit del cerchio.
5 lingua
le scelte linguistiche e comunicative non sono isolate: ogni ambiente ne privilegia alcune e ne sfavorisce altre. Ogni area discorsiva determinata dai linguaggi della comunicazione, aperta e realizzata da un'attivit di linguaggio. Essa autorizza un certo uso del linguaggio e non altri.
Questo regime pu essere garantito da qualcuno che se ne fa carico col consenso pi o meno esplicito e spontaneo degli altri partecipanti all'area discorsiva. Possono essere ammessi certi contenuti e
non altri, previste certe regole, possono essere richiesti certi titoli o competenze per partecipare.
L'ambiente discorsivo si defnisce secondo certi fni, usa certi mezzi di comunicazione.
6 apertura e chiusura dell'area
ogni ambiente discorsivo costituisce uno spazio aperto. La sua struttura disponibile a discorsi dei
suoi partecipanti.
Vi sono limiti alla partecipazione dal punto di vista semiotico si tratta di competenza acquisita rispetto a ruolo tematico/attanziale. Un'area discorsivo spazio aperto ai discorsi che ha bisogno dei
discorsi per sussistere. Un parlamento luogo per discute re della politica ecc.

ci d diritto a chi ne ha titolo di intervenire nell'ambiente discorsivo. Ovunque c' discorso possibile provare a intervenire. Molti ambienti discorsivi tendono a rinchiudersi intorno a certi partecipanti aventi titolo Nasce l'area discorsiva abituale e delimitata, gruppo di discussione abituale informale marcato da un luogo, da un tempo e da attori che si ritagliano certi ruoli. Si possono considerare diverse strategie di inclusione e di esclusione. Ci possono essere circoli esclusivi La chiusura degli ambienti discorsivi non mai completa o indiscutibile. Ogni essere umano pu almeno tentare di
entrare in ogni ambiente discorsivo Un luogo aperto linguistico in cui ogni persona competente pu
cercare di penetrare con la lingua,. Il diritto di petizione consiste in questo.
7 la responsabilit del linguaggio:
interpellazione la base della pretesa al discorso: la chiamata al discorso che si rivolge a qualcuno, da una petizione politica alla richiesta di informazioni Il telegiornale parla agli spettatori, un
testo chiama i suoi lettori...l'interpellazione si rivolge sempre a qualcuno in una sua certa qualit.
Ha l'effetto di costringere l'interlocutore ad assumere tale ruolo.
La ragione della pretesa al discorso fondamentale. Alla base di qualunque riconoscimento vi
il riconoscimento come umani, deteriori di un diritto alla parola. l'interpellazione fa appello alla responsabilit di chi controlla l'occasione discorsiva
Il primato dell'altro si fonda su l'interpellazione cui l'altro mi sottopone sempre nella forma pi generale. L'interpellazione da un lato l'appello sempre possibile che qualcuno mi fa ad aprire un'occasione discorsiva comune sulla base della mia responsabilit, a partire dalla comune natura di esseri parlanti e coscienti; dall'altro pu degenerare in tecnica che mi schiaccia su una condizione precisa, mi risucchia in totalit o collettivit di uomini etichettandomi.
8 l'eccezione umana
il poter rispondere delle proprie azioni criterio linguistico e discorsivo di adeguatezza e condizione
perch qualcuno possa essere ritenuto responsabile delle sue azioni. Responsabilit delle azioni flosofca per l'attribuzione del libero arbitrio della soggettivit che gli legata. La distinzione tradizionale tra anima e corpo sottoposta a critica e nessuno riconosce posizione di eccezione metafsica alla mente umana come sostanza diversa da quella delle cose. Oggi una pretesa generale e accettata che gli esseri non siano solo oggetti. Contraddizione nel pensiero scientifco tra nostra ontologia e nostra etica e politica.
Vi base comunicativa per pretesa di eccezione umana per cui noi non siamo semplicemente ci
che siamo materialmente: NON SI SEMPLICEMENTE Ci CHE SI , ma si presenta un eccesso che costituisce un senso che una caratteristica che abbiamo rilevato come essenziale per segni,

testi, messaggi,. Popper: il linguaggio capace di fondare mondi diversi da quello materiale organizzati secondo proprie regole
es. teorema matematico non si riduce a eventi della catena causale nel cervello che permettono di riconcederne la dimostrazione: la necessit della matematica diversa e autonoma rispetto a struttura
causale del mondo e delle cose.
La trascendenza del senso rispetto al signifcante e del parlante rispetto al discorso la caratteristica
del terreno linguistico comunicativo.
Aver parola signifca poter pretendere di essere trattato come soggetto, avere il titolo fondamentale
per irrompere in ogni discorso e interpellare chiunque. Ogni area discorsiva parte di un generale
ambiente linguistico che coincide con societ umana.
Espellere qualcuno dal linguaggio espellerlo dalla societ umana.
Linguaggio-ragione: logos. Linguaggio no semplicemente uno strumento di comunicazione ma
comprende e organizza il mondo Aver linguaggio partecipare di questa azione e cambiare con ci
il livello di azione.
9 esteriorit e maschera
esteriorit: pur sentendoci come soggetti e quindi esseri interiori e prevalentemente legati all'asse
temporale, siamo percepiti spazialmente dall'esterno. Chiunque entri in ambiente discorsivo lo fa
sulla base della sua esteriorit. Lvinas vede nel volto altrui una trascendenza, un pi dell'apparire
che deve essere rispettato. Su questo si deve fondare ogni etica che si voglia autenticamente umanista dopo gli orrori politici dell'antiumanesimo flosofco. L'altro non mai del tutto identit alla sua
faccia, non mai interamente comprensibile dalla sua faccia. I partecipanti a un'area discorsiva
sono sempre trascendenti rispetto a essa, vi si affacciano. Su questa trascendenza, su questo essere
dentro e fuori lo spazio si fonda la pretesa di libert del parlante, capace di sorprendere e sottrarsi
alla presa del discorso se non altri col silenzio.
Chi partecipa a un'occasione discorsiva non mai soggetto nudo. I titoli per parlare in una certa
area sono sempre di natura sociale e hanno c he fare con ci che si . Solo la persona riconosciuta,
non il soggetto. La persona ci che si presenta davanti. Le maschere non si usano solo sulla scena,
ma si tratta di identit sovrapposta al volto del singolo individuo, che gli sopravvive e pu circolare,
ed anche componente centrale per la defnizione dell'io in societ. Entrare in un'occasione discorsiva presuppone la costruzione di una maschera adatta e insieme la provoca. C' una drammaturgia
degli ambienti discorsivi.
Rispettare le maschere senza pretendere di annullarle un principio fondamentale di etica del

discorso. Non possibile forzare la parola/faccia altrui se non al silenzio o secondo modelli stereotipati. Ci deve essere una collaborazione di colui che costretto, di chi sceglie un comportamento indesiderato pur di evitare danni maggiori. L'interpellazione riporta l'altro in una sfera discorsiva che
stabilita sui titoli di chi parla.
10 dbrayage
come nei testi cos nei discorsi c' un livello dell'enunciazione e uno dell'enunciato. Il soggetto dell'enunciato incluso nel testo non coincide in linea di principio col soggetto dell'enunciazione. Fra essi
vi una differenza radicale: il dbrayage. Anche quando i due sono la stessa persona non vi menzogna o fnzione, anche quando il soggetto dell'enunciato solo traccia dell'enunciazione nell'enunciato
Il soggetto dell'enunciazione sempre virtuale e presupposto rispetto alla comunicazione, mentre il
soggetto dell'enunciato s realizzato nell'interazione comunicativa, ma costruito ed esposto all'interpretazione pi o meno corretta dei suoi lettori. Il partecipante a una sfera discorsiva vi appare
sempre sotto un qualche dbrayage. stato sottoposto o si sottoposto da s a un processo di distacco dalla sua intimit autentica, il che fa di lui una persona pubblica. Ha assunto un ruolo, una posizione, una personalit, un carattere. La possibilit dell'anonimato o l'utilizzo di pseudonimi sono
condizioni importanti per partecipare a sfere discorsive
In quanto soggetto dell'enunciato. Il parlate parte della sfera discorsiva Chi parla non mai tutto e
solo dentro le sue parole. Parte di lui dietro di esse. Il fatto di essere presente al discorso come esteriorit e oggettivazione, soggetto dell'enunciato, garanzia per ogni essere umano di trascendere
quella posizione. il gioco che si inserisce tra maschera e volto, il fatto che ciascuno no vi sia completamente aderente, ma vi balli. L'irriducibilit del parlante alle sue parole il principale vantaggio
etico della posizione che riconosce esteriorit del parlante.
Vi anche vantaggio cognitivo: il soggetto dell'enunciato, riducendosi a posizione discorsiva, pienamente accessibile all'analisi e all'osservazione come qualunque altro fatto testuale.
11 rappresentanza e rappresentazione
Gli ambienti discorsivi pi importanti sono quelli pubblici. L'esteriorit del partecipante all'occasione discorsiva si presenta come gioco di faccia o maschera. importante essere percepito come qualche cosa. In questi giochi di faccia non si parla in quanto tali , non si esprimono le ragioni di tali
qualit ma le si esercita. Ci non solo costituisce il titolo che permette di accedere all'occasione discorsiva ma istituisce anche rappresentanza. Parlare come, rappresentare un ruolo non diverso dal

parlare al nome di. La dimensione comunicativa per cui qualcuno assume pubblicamente il proprio
ruolo e vi si adegua. Ci si spazializza in modo da apparire per quello che . Questo tipo di rappresentazione si rimodellato sotto la categoria dell'immagine, che differisce dalla rappresentanza per il
fatto di essere pensata come effetto di superfcie introdotto dalla comunicazione e non come luminosit dell'apparire quel che si Vi parentela con la fgura drammaturgica della rappresentazione in
cui l'attore appare come un personaggio.
Bisogna notare la somiglianza con la fgura della rappresentanza com' intesa nella democrazia delegata. La persona rappresentata il presentato-innanto, il rappresentato e il rappresentante che
esercita i diritti di questa da essa dipendente. Nel rappresentare vi un'esposizione, vi un dipendere. Solo colui che rilevante pu essere rappresentato e solo chi ha dignit per farlo pu realizzare la sua rappresentanza.
possibile formarsi rappresentanza interiore, rappresentazione mentale di tutte le diverse opinioni
concepibili in maniera da tenerne conto La premessa di partecipazione positiva alla sfera discorsiva
pubblica sarebbe la formazione paradossale di una sfera pubblica virtuale interna alla coscienza di
chi vuole intervenirvi.
12 mimesi e sfera discorsiva
Aristotele, poetica: narrazioni diegetiche: azione viene raccontata e descritta nel suo svolgimento da
un punto di vista interno o esterno all'azione, personifcato in un narratore o meno,. Impone sguardo e voce interamente determinati nel testo. Pretende di poter accedere all'interiorit dei personaggi.
narrazione mimetica: non viene fltrata da una voce o da uno sguardo, ma il testo mostra pluralit
di voci che esprimono punti di vista diversi e uno spazio fra loro Narrazione mimetica non si concede l'accesso privilegiato all'interiorit dei personaggi n aspira alla verit psicologica corrispondente.
Nella narrazione diegetica il narratore informa sull'anima dei personaggi,nella mimesi non possibile. Ciascuno accede all'interiorit del proprio s. Al di l di ogni considerazione di tipo estetico, questi vincoli valgono per occasioni discorsive. Mentre narrazione diegetica riproduce modalit della
memoria soggettiva, con ipotesi sul senso e su intenzioni delle persone coinvolte nell'evento narrato,
la narrazione mimetica cerca di riprodurre esperienza anche spaziale della sfera discorsiva
A partire da analisi della mimesi narrativa facile vedere che la sfera pubblica si organizza su base
di pluralit di voci esterne l'una all'altra. Ciascuna prospettiche: vede cose da un punto di vista
parziale L'aspetto dell'apparire la condizione fondamentale della comunicazione.

13 informazione e visibilit
informazione diminuzione incertezza. Comunicazione viene intesa come passaggio di informazione da emittente a destinatario. Legame con entropia, il disordine termico che cresce in ogni sistema
fsico chiuso, con ridondanza
Vi sono aspetti non colti, come dimensione intrinsecamente dialogica di ogni comunicazione
Ci che conta non fornire informazione nuova ,ma spesso rappresentare un ruolo, dare corpo a
una posizione, metter in comune un modello di essere di fronte agli altri, apparire.
Comunicare mettere in comune, portare all'esterno, costruire spazio di interazione. La funzione
fondamentale della comunicazione dare senso al mondo, edifcare tracce come supporti per la signifcazione e ridescrivere il mondo in maniera da fare emergere il senso. Il mondo no semplice
insieme di cil che vi ,no identico al reale. Kosmos ci che bello e ordinato, mundus ci che
pulito e dignitoso. Mondo realt umanizzata, costruita da mani di uomini. Il senso per potersi depositare nel mondo deve apparire, diventare esteriore.
Vi sempre nell'esperienza umana un deposito di senso nella dimensione collettiva. Il mondo come
concrezione di senso signifcato ha bisogno di essere continuamente ricompreso e ridescritto. Il segno sparisce quando si interrompe catena di interpretanti. La comunicazione che cade fuori dalla
pratica del senso, diventando opaca, muore.
Il nostro mondo vive perch continuamente ripercorso, ridescritto, riportato alla luce della comunit. importante capire che si tratta di un portare alla luce, di un far apparire. La sfera pubblica costituisce uno spazio di visibilit, un luogo dove l'apparenza pu esercitarsi, un nucleo di mondo.
14 partecipare
a un'occasione discorsiva si prender parte Implica diversi tipi di sineddoche tra chi partecipa e sfera
di partecipazione: da identifcazione mistica a concorrenza.
Totalit: il tutto descritto come corpo mistico. Parteciparvi vuol dire condividerne l'essenza, essere
organo. Prendere parte a una sfera pu voler dire parteggiare, appartenere a un partito, essere partigiano. Prendere parte partigiano implica accettazione di regole del gioco. L'area discorsiva cui si
partecipa offre un gioco, uno spazio di libert e movimento, regolato da certe convenzioni che vanno dai turni di parola alle norme del mercato ecc.
arendt: democrazia ateniese non chiedeva solo di partecipare, ma anche di parteggiar, di impegnarsi nelle sorti della citt, di prendere partito, cio decidere.
15 presenza

in ogni occasione discorsiva si sta in carne e ossa. Solo con la presenza al discorso in carne e ossa si
spiega l'io. Chiunque parli un io, ma l'io un latro, una posizione grammaticale vuota senza
identit sostanziale Vi una condizione deittica nell'accesso e nella presenza a un'occasione discorsiva. Essa ha a che fare con la responsabilit del parlante, col fatto che entrare in un'occasione discorsiva no semplice condizione linguistica ma un gesto un atto linguistico che comporta pretese, condizioni di felicit e impegni.
La possibilit di un'interazione fra individui dipende da identit, da individuazione di ciascuno. Il
pi plausibile principium individuationis la materia nella sua concreta collocazione spazio-temporale. Derrida polemizza contro presenza come principio di base della comunicazione. Platone sostiene che solo la presenza dell'autore pu difendere il testo dall'arbitrio e dall'incomprensione. La
presenza viva dell'altro all'occasione discorsiva obbliga a riconoscerne la sua irriducibile alterit.
16 tensioni e opposizioni
dal punto di vista teoretico si pongono problemi di legittimit conoscitiva dei discorsi che vi si svolgono, del rapporto che l'occasione discorsiva ha da un lato con il ragionamento e a verit, dall'altro
con la costituzione cultura del discorso; dal punto vis vista etico i problemi riguardano impegno dell'esser e umano nelle sue aree discorsive; dal punto di vista giuridico sono le norme esplicite e implicite che garantiscono l'uso di aree discorsive diverse. Vi ambito sociologico e storico che riguarda i
problemi posti concretamente dalle singole aree discorsive costituite in una certa societ.
17 pubblico/privato
pubblicit e privatezza sono concetti pi generali degli ambienti comunicativi. Pubblico ci che
accessibile a tutto, privato ci che riservato a una certa cerchia. Le sfere pubbliche spesso escludono naturalmente alcune persone. La sfera pubblica pu essere spiegata con una tensione prospettica. Ciascun essere umano per Hall si pu pensare al centro di tre spazi concentrici che stabiliscono
tre distanze socialmente riconosciute:quella intima, quella personale e quella pubblica
Si possono distinguere aree discorsive a seconda del modo in cui defniscono e riorganizzano gli spazi degli interlocutori. L'area discorsiva, essendo virtuale, no composta da spazi e distanze ma entra
in relazione con i suoi partecipanti rispettando pi o meno dei limiti di accessibilit che sono analoghi a quelli prossemici. Un'area discorsiva pubblica quella cui non chiunque pu entrare; un'area
privata presenta limitazioni analoghe a quelle prevista per l'accesso della sfera personale; area discorsiva interna del dibattito che ciascuno intrattiene con s.

Fra i diversi livelli c' un regime di sguardi: la pubblica la zona dove si guarda e si guardati liberamente e dove regna l'apparire; privata la zona dove lo sguardo ristretto a un gruppo limitato di
persone per cui non ci si vergogna di non apparire anche se si visti; intima la zona del corpo e
della vita in cui si suppone di non essere visti o non essere guardati.
L'importanza della barriera fra pubblico e privato varia da societ a societ Sfera pubblica passiva
il privato nel pensiero greco era una dimensione mancante, carente, sottoposta all'assolutismo del
pater familias.
Molti regimi di pubblicit da apparire e restare nella memoria a rappresentazione del proprio ruolo
a nascita di pubblicismo opinione pubblica a pubblicit di merci,d a civilt di massa all'area pubblica elettronica di internet.
Vi dimensione pubblica e privata di occasioni discorsive dedicate alla decisione.
18 negoziare e argomentare
il discorso fra interessi assume forme di negoziato in cui ciascuna parte cerca di ottenere il massimo
risultato in cambio di minima concessione sui propri obiettivi. Il risultato di una trattativa del genere
pu essere un punto di equilibrio.
L'altra modalit discorsiva l'argomentazione: trovare dei principi generali ritenuti accettabili in
quanto tali da tutti o dalla maggioranza. La retorica teoria dell'argomentazione in questo senso.
Quel che interessa che gli argomenti si presentano come generali, come validi razionalmente o
emotivamente per la totalit della sfera pubblica interessata. Glia argomenti son pi potenti degli interessi perch possono mobilitare anche coloro che non sono personalmente interessati all'argomento in discussione ma si trovano convinti e costretti dall'argomento che stato avanzato.
La politica l'attivit discorsiva che trasforma interessi in argomenti.
Gli argomenti sono reciprocamente correlati e la necessit della coerenza connaturata alla loro natura universalista e alla loro costituzione che trae forza dal risalire a premesse sempre pi generali.
Dentro l'atteggiamento argomentativo si possono distinguere due modi di partecipare alla sfera pubblica: vi pu essere modalit strategica prevalente nella sfera politica in cui gli argomenti sono avanzati come stratagemmi per conquistare il consenso e una modalit dialogica inc cui si cerca davvero
il consenso condiviso di tutti i partecipanti della sfera pubblica.
19 apparire, parlare.
Altra tensione fra vista e parola. Vi sono ambienti comunicativi riservati all'apparire destinati ade
essere visti. La massa degli altri partecipanti a una tale sfera pubblica sono spettatori o testimoni di

tali gesti. Il potlac fa parte di questa categoria di eventi. Il loro scopo stabilire superiorit, sancire
privilegio, riconfermare memoria o fedelt.
Fanno parte di sfere pubbliche passive. A differenza di attori che vi partecipano attivamente. La
pubblicit o visibilit Essi non restano senza effetto su chi li guarda che diventa testimone.
Nel teatro accade sospensione dell'incredulit. L'azione pubblica visiva pretende alla seriet e di solito consiste in gesti che hanno valore performativo, realizzano un'azione. Se la sfera pubblica visiva
non esclude la parola, la sfera della parola non esclude l'apapl'apparizione visiva e la sua pompa.
nella sfera pubblica della parola che si possono formare maggioranze e minoaranze. Nelle aree di
decisione, quando sono pubbliche, tendono a non confgurarsi come puramente operative ma come
sfere pubbliche della parola, luoghi di discussione. L'eccezione costituita da situaizoni elettorali.
La sfera pubblica democratica nel senso moderno si costituisce come ambiente di decisione e anche
come area di discussione La sfera pubblica un luogo astratto. In questo luogo ideale idee, progetti,
desideri, interessi, progetti narrativi di individui o gruppi vengono espressi, portati all'aperto, defniti, confrontati fra loro Essa il contesto generale della comunicazione.

3 le ragioni del dialogo


1 le radici del dialogo
1 una condizione paradossale
logos: ragione, pensiero, linguaggio. Unit che lega la realt. Il dialogo dia-logos. un logos in
mezzo, un logo-fra, diviso. un ossimoro perch leghein mettere assieme. L'ossimoro opposto e simile che permette di tentare una spiegazione condividere. Si condivide qualcosa che non di nessuno ma di tutti, che viene divisa e riferita alle parti in gioco ma non distribuita fra loro, resta per
tutti. Il parlare, la comunicazione, ha natura di essere esposta a una pluralit, di prodursi fra parti.
Teoria della partecipazione o carattere intermedio della condizione umana: l'uomo mancanza. Da
cui tensione verso, intenzione, mancanza che si fa desiderio.
Intermedio anche il dialogo, n discorso compiuto n silenzio. Asimmetria fra me e l'altro, io immanente, l'altro trascendente. Trascendenza valore da salvaguardare.
2 azione sugli altri
mentre si pu avere il logos, il dialogo non lo si pu avere. Tutti gli esseri umani possiedono il noos,

ma nessuno pu avere da solo la dianoia, la conoscenza, che non monopolizzabile in quanto ci


che insieme si riusciti a raggiungere.
Benveniste: io e tu sono veri pronomi, terza persona si situa su un altro piano, oggettivato. Solo situazione dialogica vede il soggetto pienamente riconosciuto
Sistema linguistico dialogico perch si parla a, con, per l'altro. Il dialogo un gioco linguistico in
senso wittgensteiniano in cui ogni mossa argomentativa ha valenza strategica. Il linguaggio, nel dialogo, non innocente.
La teoria del dialogo prevede il contropiede come tecnica fondamentale.
Capacit dei discorsi di modifcare il punto di vista dell'interlocutore e di avere infuenza sul mondo.
Popper: nella dimostrazione la parola porta a una costrizione dell'altro che non spiegabile in termini di causalit fsica, che ci obbliga ad accettare il teorema di Pitagora per es.; ma attivit dialogica e comunicativa: la convinzione ha senso solo fra interlocutori. la dimostrazione che il mondo
immateriale degli oggetti ideali pu avere effcacia causale rispetto al mondo fsico. La sfda a parole
caratteristica del dialogo possibile in quanto pu esistere fra le parole relazione diversa dalla causalit fsica ma altrettanto costrittiva: rapporto di inferenza. Al momento del convincimento le parole causano degli stati mentali come credenza e sapere e certi comportamenti che incidono direttamente sugli stati del mondo.
3 le radici
il concetto di dialogo va concepito a partire da due diverse fondazioni: quella greca e quella ebraica.
La radice greca ha fatto del dialogo il teatro e il dialogo flosofco, ha intessuto istituzioni come politica e giustizia. Dialogo inteso come confitto verbale fra due parti che agiscono in uno spazio pubblico. Confronto fnalizzato a un risultato, una decisione o una verit. Si pu anche non raggiungere (aporetici).
Colli: il dialogo flosofco nasce come eco della lotta di enigmi in cui si esprimeva la Grecia arcaica.
Il dibattito scientifco dell'europa si sviluppato come una lotta ideale per dimostrare int termini razionale l'errore dell'altro. in ci l'erede dei dialoghi platonici che derivano da dispute per enigmi
degli antichi maestri. Popper: la verit scientifca non il risultato di un accumulo di risultati positivi
ma un metodo di refutazione delle teorie che non reggono la prova sperimentale. La scienze procede come logomachia.
Tra polis greca e modernit questa tradizione conosce eclissi: lesa maest in politica e eresia in
flosofa, religione e scienza Esprimere posizione rivendicante autonomia dei confronti del dogma
dominante ha comportato esclusione radicale discorsiva e fsica.

C' differenza tra chiedere alla parte di pensare anche al tutto e imporre alla parte di essere il tutto o
adeguarsi secondo il tutto.
Il dialogo politico esiste dove c' la possibilit legittima di essere parte; quello religioso dove la fede
affare privato del cittadino e diverse adesioni sono possibili; quello scientifco quando la ricerca della
verit non subisce limiti.
Radice ebraica: nella tradizione biblica evidente grande paradosso: un dio personale ma trascendente. Dio si presenta nominandosi sar ci che sar, come futuro. Implicita la rinuncia a coprire in maniera esclusiva il ruolo del tutto che per lasciar spazio alla parte. Il ritirarsi divino come
base della creazione pensato come zimzum. Dio ebraico trascendente ma polemico
II il dialogo greco
4 il dialogo come genere
dialoghi: luogo in cui le opinioni si confrontano in maniera fortemente agonistica e spregiudicata Si
gioca continuamente qualche cosa,d alla reputazione, alla faccia alla vita.
La ricerca della verit e la possibilit di esercitar le asprezze del dialogo per Socrate sono pi importanti della sua vita. Il suo pensiero tagliente e pericoloso sotto apparente gentilezza e cautela. La
pratica agonistica del dialogo diversa da quella della maieutica. I dialoghi platonici sono su pi diversi argomenti ma non dialoghi su dialoghi: il metalinguaggio pericoloso e i tentativi di portare il
discorso ad un livello metalinguistico sono praticati occasionalmente e con cautela. Le regole del
dialogo sono rigide ma non vengono quasi mai esplicitamente negoziate. Il dialogo non ha lieto fne,
nessuno convince l'altro, non vince sempre Socrate,m a continua fno al riconoscimento di un'aporia, un'impossibilit.
Socrate si caratterizza per atteggiamento parricida nei confronti della scrittura sapienziale: il rifuto
di mettere il suo pensiero per iscritto. Essendosi perduta la sapienza e la continuit nella trasmissione del saper,e la flosofa pu solo essere la ricerca del patrimonio andato perduto e questa ricerca
deve essere orale. La sua trasmissione pu passare solo attraverso contatto diretto fra maestro e allievo, una scrittura dell'anima.
Il dialogo solo adeguato alla dialettica delle idee e pu avvenire nel dialogo vivo. I dialoghi presentati da Platone sono orali. Platone esprime contraddizione nel miti dell'invenzione della scrittura nel
Fedro: re degli egizi e dio theut: il dio del commercio e della comunicazione. Platone: dio ha inventato scrittura e cerca di farla approvare dal re. Il re lo contrasta con due argomenti: la scrittura diminuisce memoria individuale attiva sostituendola con un deposito, un'iscrizione; la scrittura incapace di difendere ci che dice da aggressioni e fraintendimenti. Quand' contestata o equivocata

pu solo riproporsi.
nel confronto verbale che si forma la verit attraverso la messa in crisi e il soccorso offerto al proprio logos. La scrittura inerte ripetizione. Dopo derrida chiaro per noi che in questo modo di
proporre la ricerca della verit si nasconde metafsica ingombrante. da questo metodo che parte la
nostra idea di dialogo come processo conoscitivo e la nostra costruzione metodologica del sapere
scientifco.
5 gorgia e Protagora: la pratica e la teoria del dialogo
gorgia: Socrate principale oppositore dei sofsti, gorgia illustre autore di discorsi. Dialogare implica la volont di chiedere e la disponibilit a esporsi. Il dialogo di Socrate si contrappone all'epideixis, la conferenza di gorgia. Socrate chiede: t est? Cos'? Cerca essenza.
La flosofa contemporanea non ritiene pi di avere accesso a un secondo e pi profondo livello
di verit, mentre la scienza ha cambiato il problema in com'?
Protagora: oggetto, retorica. Ignorante Socrate esercita decostruzione scalzando la pretesa di competenza dell'interlocutore per il solo fatto di porsi nella posizione di chi domanda. Come soluzione
Socrate propugna educazione attraverso dialogo e conoscere se stessi. Dall'altra parte ci sono professionisti della retorica come Protagora e gorgia, che Socrate accusa di vendere una tecnica sprovvista
di senso. Socrate distingue due modi di argomentare e discutere: brachilogica (discorso breve) e macrologia (discorso lungo). La contrapposizione fra dialogo e retorica congruente con quella fra brachilogia e macrologia.
Socrate insiste per procedere con domande e risposte brevi e puntuali. Consente contestazioni puntuali. Per gorgia l'importante che la risposta sia adeguata, non vera. La domanda che gli rivolge
Socrate : qual la techn della tua episteme? Qual l'arte della tua scienza?
6 combattimento per la verit
il dialogo per Socrate spazio pubblico di ricerca in cui si presuppone che la verit non sia gi acquisita e defnita. ci che gli consente dia accettare l'altro con la sua proposta di verit come interlocutore reale ostentando di riconoscergli la sua stessa possibilit in potenza. Il dialogo platonico
punta con forza alla propria conclusione conoscitiva ma parte dall'assenza di dogma, inammissibile
in situazione fortemente gerarchica. la premessa di un combattimento per la verit determinante
per l'esser umano, impopolare. Il dialogo appare democratico e tollerante ma la sua mira la costruzione di un'autorit teorica che non permette evasioni o dissensi.
Al di l del processo agonistico deve esserci capacit del discorso di generare verit arrivando per

via di scarto delle diverse ipotesi all'univoca opzione necessaria per tutti La flosofa presenta fn dall'inizio una dimensione di flosofa della comunicazione: pretende paradossalmente dia arrivare a
conoscere il funzionamento della cose a partire dal modo in cui noi ne sappiamo parlare, richiede
rifessione sul valore del discorso. La grande svolta rispetto ai presocratici quella che porta alla vita
sociale e politica dell'uomo e ne fa l'unico luogo vero di ricerca possibile
7 a che serve discutere?
Socrate vs gorgia: retorica arte con tre caratteristiche collegate: potente, neutra rispetto ai contenuti, capace di produrre persuasione e modifcare scelte collettive. Socrate fa coincidere male con
ignoranza. Intellettualismo etico. Chi conosce la giustizia non pu che essere giusto. Se cos stanno
le cose o la retorica un'arte neutra di trucchi senza sapere o sapere di giusto e ingiusto ma allora
non neutra e non pu fare dell'ingiusto.
Gorgia vede i linguaggio come strumento, Socrate come via alla verit che complica impegno
ontologico. Il dialogo una sfda a vincere l'altro a partire dai suoi propri argomenti e ogni consenso
richiesto e ottenuto verr usato come un'arma. Per Socrate ci sono due tipi di persuasione: uno legittimo che l'insegnamento di un sapere e uno illegittimo che l'instillare una credenza.
La credenza pu essere versa o falsa, la conoscenza pu essere solo vera. Entrambe portano persuasione. la contrapposizione fra doxa ed episteme, opinione e scienza, apparenza ed essenza.
Scopo della scienza spiegare la doxa in termini di episteme producendo riduzione dei possibili discorsi e uniformit totale dei contenuti ammissibili Lo scarto fra i due livelli premessa della metafsica. Fainomai: imporsi come verit, epifania.
Gorgia: da un lato la retorica vuota perch se tecnica non ha competenze precise; dall'altro innocente perch indifferente alla nozione di verit, l'uso dipende da ciascuno. Va usata solo per il
bene, il maestro non responsabile dell'uso dell'allievo, la retorica neutra in s.
Socrate: se la retorica deve essere usata per il bene non neutra, se neutra non pu essere usata
per il bene, diversi modi di vincere un dialogo: persuadere l'avversario a cambiare idea partendo
dalle sue stesse passioni e convinzioni; fari s che non capisca pi niente; far s che si autocontraddica e se ne accorda. Questo il metodo di Socrate
La fne del dialogo intersoggettivamente negoziata.
Il fondamento del dialogo la convinzione dell'altro, il consenso, e la base non data ma costruita.
8 una cultura dialogica?
Il dialogo parte dall'ipotesi: ci che sta sotto la discussione. Dal problema Il dialogo il processo di

verifca di queste ipotesi attraverso interazione. Il primo passo la parola arcaica, opposta al silenzio. Poeta costituisce e tramanda la memoria, fa emergere la verit per perpetuare la fame ala gloria
dei protagonisti della storia, salvandoli dal destino umano dell'insignifcanza. parola veritiera perch* effcace. La giustizia ha la forma dell'ordalia, la prova divina della ragione o del torto, qui.
La parola laica la parola successiva, parola dei guerrieri della tradizione omerica, non dialogica.
Viene messa in mezzo al cerchio dei guerrieri. Da qui idea della poesia di simonide: poesia su commissione. Parola come strumento di propaganda. Platone guarda ci come inganno la cui effcacia
quella della comunicazione, non della verit.
Parola poetica vicina a parola politica.
Il principio logico-dialogico si allarga a tutti i cittadini. La retorica diventa tecnica dominante, amministrata e indagata dai sofsti. Parola laica: teoria della persuasione contro la ricostruzione di un
sapere quasi religioso.
Il problema centrale quello della verit: l'inizio della flosofa segnato da una perdita di sapienza,
della profezia, del sapere ispirato. Il vero profeta non mai l'indovino o il lettore del futura della sua
immagine caricaturale della modernit, colui che fa apparire davanti, possiede la verit e la rivela.
Il divino della profezia greca parla per cenni. Signifca.
La verit della profezia aletheia: svelamento Il profeta scopre, ricorda, espone ci che nascosto.
In tempi laici nessuno gravido di verit e la maieutica funziona come tecnica di selezione e distruzione di ci che non funziona.
La maggior parte del lavoro degli scienziati e dei flosof consiste non nel creare nuove teorie ma
nell'affossare quelle vecchie. Ci si espone al dialogo per le pi varie ragioni. Nel momento in cui vi si
immersi il dialogo ha le sue ragioni la pi importante delle quali la garanzia del suo ordinato
svolgimento. Dialogo ambiente chiuso da cui non si pu evadere, n possono le posizioni espresse
perch in ogni proposizione c' una serie di conseguenze che vengono sviluppate.
Per Socrate contraddizione di per s una sofferenza, discordia dell'anima che non sopportabile.
Habermas: la comunicazione la struttura fondamentale del nostro mondo, ci ci autorizza a immaginare regole pragmatiche trascendentali poste a condizione della possibilit stessa della conoscenza e e della percezione della realt.
Impegno comune nel dialogo un combattimento simbolico per la verit.
Passaggio dal pensiero mitico a pensiero razionale:
nietzsche distingue tra apollineo e dionisiaco, tragedia dionisiaca, flosofa apollinea. Secondo
colli la Sapienza ascritta nella tradizione greca a nome di apollo non pacifcata ma violenta e caratterizzata da enigma, la cui radice esperienza religiosa arcaica: confitto fra uomini e dei.
Sapere e voler sapere sono per colli questione di vita o di morte, divinit del sapere divinit pericolosa. Apollo dio anche dell'epidemia.

Nell'enigma, che ha senso multiplo, c' l'idea che chi non riesce a penetrare abbastanza in profondit la parola e la sapienza non solo perde la sfda ma si perde lui stesso.
Tra V e VI sec. La lotta si trasforma in dialettica: formata da un bivio cui segue una discussione articolata in problemata posti da un interrogante in forma di dilemmi e da scelte di un dichiarante
concatenando le quali si dovrebbe giungere all'eliminazione dell'opposizione sbagliata. Si suppone
che interrogante sarebbe disposto a demolire entrambe le opzioni in gioco, rifuto di ogni verit
data. In socrate e Platone l'interrogante custode di una verit che cerca di far emergere. Il processo funziona come acido che elimina le dissolvenze ma lascia intatto un nucleo incorruttibile di verit.
La polifonia del dialogo non semplice premessa a una comunicazione di signifcati ma lotta regolata
in cui l'opposizione fondamentale e fruttuosa e il negativo mostra la sua capacit creativa. L'esplicitazione stessa del confitto un valore.
III il dialogo biblico
9 un altro dialogo
approccio biblico differente: si caratterizza per responsabilit dell'altro. . Interrogazione su identit e
trascendenza dell'altro nel novecento.
Rivendicazione contiguit con l'altro in un'ottica di rassicurante vicinanza. Sia buber che Lvinas
pongono a condizione dell'accettazione dell'altro il riconoscimento della sua incommensurabilit,
accettazione di una distanza.
Nel caso biblico si tratta di individui, ma l'Altro terminazione di una relazione verticale: non ci
uguale e determina in maniera assoluta ogni relazione. Nella bibbia il dialogo ha una valenza non
gnoseologica ma etica: il valore di riconoscere in dio l'altro come soggetto che non si riesce ad afferrare mai del tutto. Etico ha a che fare con il costume, la regola e la comunit. La sfera della moralit
non concerne una costruzione interiore, soggettiva, ma un dialogo che viene condotto a partire da
una posizione per forza esteriore.
In occidente la legge morale dentro di me, la verit abita in interiore homine.
La comunicazione e la sua morale stanno fra gli uomini, l'atto di comunicare coincide con lo sporgersi, con l'eccesso di esistenza che fra i temi dominanti della flosofa del novecento.
Instaurare un rapporto di dialogo signifca riconoscere all'altro una trascendenza, lasciare che emerga come soggetto da un processo comunicativo che si proietta all'esterno fuori dal controllo e che rischia sempre il fraintendimento. L'etica biblica all'opposto dell'intimismo romantico e dell'idea cristiana del primato dell'uomo interiore (vedi sant'Agostino).

Nel dialogo biblico c' il tema dell'appello: il riconoscimento del nome dell'altro.
La verit nella bibbia dichiarata su base della responsabilit personale, e ci che conta quello
che non conta nei dialoghi platonici; l'altro e la sua identit.
Marti buber e emile benveniste: la struttura dialogica della comunicazione, si articola sempre sue
due grandi vettori del linguaggio complementare ed eterogenei: prima e seconda persona verbale,
che dal parlante va verso l'ascoltatore e torna da questi a lui; e quello della terza persona che congiunge gli interlocutori all'oggetto del loro discorso.
I fatti sono ostinati: su questa ostinazione si fonda possibilit di flosofa e scienza. Ripetizione all a
base della scienza moderna e della speculazione.
Tutto ci si situa su asse io-ci: soggetto-oggetto, l'oggetto ob-jectum, proiettato contro.
Diventa centrale nei dialoghi biblici il problema della persona, connesso con il concetto di responsabilit.
Da un lato vi l'aspetto trascendentale, luogo dell'unifcazione delle percezioni non solo spaziali ma
anche temporali. L'unit dell'essenza dell'altro quello cartesiano dove si proietta o ricostruisce l'unit
dell'esistenza. Dall'altro quello dell'imputabilit: si presuppone esista dimensione in cui il soggetto sia
liberamente se stesso consapevole, un luogo dell'imputabilit.
Soggetto gravato dell'onere di unifcare passato e futuro. Dire eccomi, realizzarsi come soggetto
dialogico, esso accetta due fardelli: essere unito e libero.
10 il serpente e Caino: seduzione e non dialogo
il serpente nella bibbia primo esempio di dialogo fra persone e ha forma di seduzione.
Serpente associato al diavolo nella tradizione cristiana. Diabolos, gettare fra: separare < dia ballein.
Con seduzione ha in comune il portare via sed-ducere.
Pratica essenzialmente comunicativa: si seduce con esibizione del corpo o delle insegne di raccolgono, con discorso, con celebrit, con dimostrazione del potere.
Negli episodi di seduzione degli dei nell'Iliade la seduzione problema linguistico, costruzione di un
fantasma, di immagine desiderabile. Si tratta di linguaggio corporeo e dell'abbigliamento.
Il linguaggio del serpente un vero e proprio parlare: un dialogo di valenza perlocutiva orientato al far fare che usa tecniche linguistiche molto sofsticate. Promette di farli diventare simili al divino e fargli avere conoscenza di bene e male.
C' nel discorso attribuzione di intenzioni precostituite al destinatario della comunicazione secondo
logica caratteristica della fgura della seduzione: il valore dell'oggetto dato e convalidato dalla stessa proibizione che dovrebbe impedire di raggiungerlo. La seduzione non mira al corpo ma al desiderio dell'altro.

Altro dialogo: dio chiede: dove sei? Appello fondamentale. Va considerato un appello: un'assunzione di responsabilit, del tu rispetto a dio.
sta chiamando qualcuno che nonostante il suo potere riconosce come esterno, autonomo, indipendente. Deve manifestarsi, rendersi presente e riconoscere la distanza. L'interlocutore sempre altrove, pu scegliere di rispondere o no, perch non controllato. Il suo dove si pu chiedere perch
non mai qui. Il dove un appello:
rispetto all'identit, che qualcosa di dato, la posizione pu essere cambiata perch presa, raggiunta. L'identit pu essere prodotto delle posizioni prese, ma non vi si identifca direttamente, seduzione e violenza sul piano dialogico non sono cos diverse.
11 Abramo e la responsabilit del dialogo
Abramo si rivolge a dio con una modalit di interrogazione e di appello.
Nella distanza pi totale e al di l di qualunque gerarchia il dialogo un'apertura che mette sotto
quesitone entrambi i dialoganti.
Quando il dialogo fallisce c' a monte un fallimento della dimensione etica.
Da questa trattativa de chiamo riesce a imporgli si capisce che il dio biblico non concepito come
essere intollerante che rifuta la discussione. Egli accetta la richiesta di giustifcare il proprio comportamento.
L'etica la condizione del dialogo: la cosa fondamentale non commetter ingiustizia nei confronti dei giusti seppure confusi nella massa degli iniqui, il dialogo cambia il mondo, infuisce sugli
atteggiamenti degli interlocutori, ma richiede atto di coraggio previo. Un mettersi in gioco.
L'eccomi di risposta alla chiamata di dio l'assunzione del proprio esserci. Non vuol dire stare in un
posto ma assumere la propria esistenza locale.
Abramo: accettazione tragica.
Mettere alla prova, saggiare, misurare, sfdare l'interlocutore al suo massimo una delle modalit
fondamentali del dialogo biblico.
12 roveto ardente
la modalit del dialogo non richiede fusione ma riconoscimento di una distanza e di una diversit.
es. roveto ardente. La lontananza non dovuta a paura e colpa come Adamo, ma al rispetto e riconoscimento di separazione di principio. Mescolare umano e divino pericoloso, rende questi dialoghi molto tesi. Mos chiede di vedere dio e dio glielo nega. Accetta di farsi vedere per tracce. Nella

concezione ebraica, se di spirito elevato l'uomo pu parlare con dio, ma non vederlo. Pu incontrarlo sull'asse comunicativo io-tu, mai su io-ci,asse che caratterizza ogni visione.
Nella tradizione greca l'interrogazione sulla identit si pu accostare alla ricerca di Edipo Viene risolta pubblicamente, non in introspezione. La domanda chi sono io di Mos ha valenza etica (mio
valore rispetto a questo compito) sia dialogica (chi sono io rispetto a te= e richiama il problema della
costruzione della faccia.
Segno in ebraico ot, che vuol dire anche lettera e miracolo.
Il segno inviato da dio promessa circostanziata, impegno.
La dominanza del futuro nella semantica del dialogo biblico porta al nome di dio: il nome proprio
pu essere scritto ma non pronunciato YHVH.
Per Mos il problema tentare di defnire l'altro senza circoscriverlo, senza volerlo afferrare.
Dio: io sono quel che sono o sar quel che sar.
Siamo agli antipodi del dialogo platonico che tendeva in maniera paradossale verso la propria fne e
aveva lo scopo di concludersi escludendo una delle due tesi.
L'instaurazione e continuazione di un dialogo dipendono da un bisogno di uscire dalla solitudine
pi forte del rischio di soffririi. Blumenberg: la realt nell'esperienza pre-tecnologica forza soverchiante che governa la vita umana e le si oppone con assolutismo cieco e invincibile
Alle origini della cultura occidentale c'erano due mondi: uno il mito, narrativizzazione e razionalizzazione idi realt in principi con dialettica reciproca, e patto a cui anche dio si senta vincolato e
che implichi la possibilit di una valutazione etica del comportamento suo e degli umani.
Rendersi disponibile signifca presentarsi e spostarsi da dimensione fattuale in potenziale.
La domanda sul nome interrogazione su identit, richiesta di presenza che si perpetui, disponibilit a continuare nel rapporto.
13 il libro di giobbe
satn arriva al cospetto di dio dopo soggiorno sulla terra. Giobbe ha condizioni di vita prospere. Satan stermina tutto. Lo manda ramingo per il mondo. Giobbe perde anche la salute e chiede di parlare con dio.
una richiesta di dialogo. Non soddisfatta. Il divino parla ma da una distanza.
Il mondo ci sovrasta e non sappiamo perch. Il dubbio di giobbe riguarda l'esistenza dell'Interlocutore silenzioso
quando non si crede pi alla possibilit di una partecipazione dialogica di dio che le cose si modifcano profondamente, il discorso passa dal piano dialogico a quello oggettivante. Non si parla pi a
dio ma di dio e della sua creazione. il problema della teodicea: la domanda che la ragione pone a

dio sulla commisurazione fra mezzi e fni. Il lavoro continuo di giobbe un tentativo di costruzione
del tu,uno sforzo di mantenere viva un'apertura. Il concetto nuovo che il dialogo non perde la sua
effcacia anche se la risposta non pertinente alla domanda. C' un'autonomia e una responsabilit
di entrambe
IV IL PENSIERO DIALOGICO NELAL MODERNIT E NEL NOVECENTO
nel pensiero greco classico domina il punto di vista oggettivista per cui la verit data nel mondo e
si tratta di come raggiungerla. Via via che prevale impostazione soggettivista, la conoscenza si presenta come problema di certezza: ha a che fare con la soggettivit solitaria dell'osservatore.
Il soggetto della conoscenza una res cogitans sola nel suo rapporto col mondo.
14 hegel
la coscienza si presenta come certezza sensibile, pura e apparentemente concreta esperienza individuale del questo, dell'ora. L'immediato sarebbe in questa fase l'io.
Il primo emergere isolato della coscienza nella sua relazione al mondo si mostra com la prigionia di
una sorta di illusione, la falsa concretezza del questo che non si pu dire. Il momento della conoscenza scientifca arriva tardi. La strada per la costituzione dell'uomo riguarda ordine di esperienza
diverso: vita, bisogno, aggressivit e rapporti fra gli uomini.
La prima caratteristica dell'autocoscienza l'appetito o desiderio che contrappone l'io a tutti i diversi oggetti del mondo. Rapporto elementare di fronte al mondo che caratterizza l'autocoscienza il
consumo, la distruzione, l'eliminazione dell'indipendenza della cosa per affermare oggettivamente la
propria esistenza.
L'oggetto indipendente all'autocoscienza, che no fa altro che riprodurre l'oggetto l'appetito
L'infnitezza del desiderio l'esperienza fondante dell'autocoscienza. Per capire la condizione umana bisogna partire da un io mancante, carente, alla ricerca di un oggetto con cui realizzarsi e incapace di fermarsi in questa ricerca. L'esperienza della soggettivit quella del bisogno, del desiderio,
della brama, della pulsione verso oggetto che is sottrae infnitamente perch solo disponibile e non
reagisce. un io che non chiuso e completo.
In forza dell'indipendenza dell'oggetto, l'autocoscienza pu giungere all'appagamento quando l'oggetto stesso compia la sua negazione. L'autocoscienza raggiunge il proprio appagamento solo in
un'altra autocoscienza Autocoscienza tanto io quando oggetto. Io che noi e noi che io. Autocoscienza non solo appercezione, ma anzitutto negativit. pluralit unifcata accanto all'altro da
s. In questo senso diventa spirito e cultura. Il riconoscimento signifca sapere di avere incontrato

qualcuno o qualcosa e attribuirgli una qualit e un valore Si supera l'impossibilit di essere oggetto
non si tratta di essere oggetto nel senso conoscitivo sul piano dell'interazione, dello cambio del desiderio. L'altro, autocoscienza identica ma fuori di s, l'unico oggetto adeguato per se stesso perch
noi lo siamo per lei. Abbiamo interazione. L'altro che il desiderio di cui stiamo parlando continui
a essere appetito, brama, voglia di appropriazione che ha natura assoluta e distruttiva, che consuma
il proprio oggetto per affermarsi
Opposizione tra schiavo e padrone. L'autocoscienza quando vede altra autocoscienza smarrisce
se stesa perch ritrova se stessa come essenza diversa; ha cos superato l'altro perch vede nell'altro
se stessa. Deve togliere questo suo esser altro. La coscienza deve procedere a togliere l'altra essenza
indipendente e divenir certa di se stessa come essenza. Mediante il togliere riottiene se stessa togliendo il suo esser altro.
Non possibile dal punto di vista hegeliano una realizzazione dell'io che non sia passata attraverso
disfda mortale. Essa introduce nella storia e nella dialettica dell'autocoscienza la dissimetria fra l'esser per s e l'esser per un altro: signore vs servo. Il lavoro appetito tenuto a freno, dileguare trattenuto: il lavoro forma. Il rapporto negativo verso l'oggetto diviene forma dell'oggetto stesso, qualcosa che permane.
Con hegel l pluralit degli uomini e il regime dei loro rapporti esce alla luce come premessa essenziale per la costruzione dello spirito.
La dialettica va sempre a chiudersi in sintesi che superamento e toglimento dei suoi elementi.
15 il novecento
15.1 husserl:
fenomenologia l'operazione con cui il pensiero che si interroga sulla possibilit di una conoscenza
scientifca del mondo rinuncia a porsi il problema della realt di questo e si confronta con la struttura dell'apparenza e delle sue propriet intrinseche. Il fenomenologi si ritrova a partire da questo gesto di riduzione e ignorare sia il mondo come costituito da realt vere o cose in s sia il suo stesso io
come insieme di caratteristiche personali e psicologiche scoprendo che a tale livello trascendentale
si ripropongono le problematiche pi generali del livello reale.
Questione del corpo: husserl: korper: massa fsica e biologica; leib: nostro essere proprio nel mondo,
legato alla nostra identit.
Questione dell'oggettivit del mondo: perch sia possibile la scienza non pu esser trattato come
rappresentazione mentale di un soggetto ma intersoggettivamente condiviso. Le strutture dell'io trascendentale che ritroviamo nel lavoro di riduzione devono valere per tutti. Di qui la necessit di

qualche forma di accesso agli altri nella meditazione solitaria che il soggetto di husserl compier.
Questione dell'altro. Guardandosi attorno nel mondo il soggetto riconosce agli altri oggetti simili
a lui che appaiono dotati di corpo proprio e assimila la loro esperienza alla propria. Bisogno attribuire loro un modo di essere analogo al mio e il mio stesso principio conoscitivo. Bisogna supporre
che essi condividano il mio steso mondo. Solipsismo: riconoscimento degli altri come simili a me
condizione della possibilit di conoscere il mondo. Se il riconoscimento fra gli individui passaggio
di rispecchiamento in cui l'altro visto come alter ego, quello che manca il dialogo. Spingendo la
linea cartesiano-kantiana fno alla costruzione dell'intersoggettivit, husserl non costruisce un tu
quanto un altro io, condizione non suffciente per instaurarsi di un dialogo vero e proprio.
15.2 heidegger
esserci caratteristico di sussistere degli umani: dasein non mai pura coscienza solitaria, ma un
in-essere che si profla sullo sfondo del mondo che abita. Analisi deve partire dal quotidiano, dal
mondo come ambiente immediato. Chi e esiste non si trova in mezzo a semplici masse fsiche o confgurazioni di stimoli, ma in mezzo a cose che sono percepite come mezzi.
Gli altri non sono frutto di un astrazione, non sono ci cui deve far ricorso il soggetto per ipotizzare
che le sue percezioni valgano al di l di se stesso, ma essi costituiscono il contesto rispetto a cui l'esserci , da cui non distinguibile.
L'essere nel mondo la dimensione comune dell'esistenza nelle modalit del prendersi cura (lavoro)
e avere cura (degli uomini) che fondano l'esserci nella loro virtualit positiva quanto in quella negativa.
Il con esserci il percorso che porta dal prendersi cura all'avere cura: la natura fondamentale del
conesserci emerge quando ognuno sia lasciato a se stesso rispetto agli altri. La nostra condizione defcitaria la prima e pi fondamentale prova della naturalit della dimensione del conesserci. L'esserci un'esistenza situata, localizzata, situata nel mondo. con-esserci, modalit essenziale che io
scopro nella mancanza e che si specifca come aver cura Nei rapporti umani reali si ha indifferenza:
il si generico, il man, la condizione delle mode, dell'opinione pubblica, di una totalit inautentica
che caratteristica dell'esistenza attuale L'autenticit riguarda decisione solitaria, che riguarda l'essere per la morte o adesione a un destino storico collettivo.
In heidegger non c' spazio per il dialogo ma spazio che aspira all'unanimit del popolo o al silenzio
della morte.
16 verso un pensiero del dialogo

Platone: modalit scientifco/politica del dialogo


bibbia: modalit etica
moderni: importanza dimensione plurale dell'umanit; impossibilit del dialogo; rapporti umani
come lotta;
16.1 buber:

ich un du. Rabbino, teologo, traduttore della bibbia. Port pensiero chassidico dell'ebraismo
orientale. Teoria del dialogo: duplice il modo di essere dell'uomo: parole base sono coppie di parole, una io-tu altra io-esso.
Il volto del mondo dipende dallo sguardo dell'uomo e dalla sua parola. Le parole base pronunciate danno vita a un esistente. Non si possono pronunciare separate dall'essere.
Il gesto fondamentale dell'esistenza umana la scelta di un modo di comunicazione e insieme di una
qualit di esistenza, quello oggettivante che cerca di estrarre fatti dal mondo e lo conferma nella sua
realt di massa di cose opache o insensibili, o quello che si impegna a considerare l'altro un interlocutore e si apre discorso con lui, non su di lui.
Io di io-tu appare come persona e acquista coscienza di s come soggettivit; l'individualit appare in quanto si distingue da altre individualit. Lo scopo della relazione la sua stessa essenza, il
contatto con il tu. L'autentico dialogo e ogni reale compimento della relazione interumana signifca
accettazione dell'alterit.
Tre specie di dialogo: autentico: in ciascuno dei partecipanti intende l'altro o gli altri nella loro esistenza e particolarit e si rivolge lor con intenzione di far nascere una vivente reciprocit; tecnico:
bisogno di intesa oggettiva; monologo; travestito da dialogo, ma in cui ognuno parla a se stesso. Dialogo realizzazione della possibilit fondamentale della natura umana, quella di costituire asse io-tu
come atteggiamento di vita. Implica responsabilit: uno che mi appella primariamente da un regione indipendente da me al quale io debbo rendere conto.
Ogni realt effetto di cui sono parte senza portelo fare mio. Consiste nel non essere pi semplicemente uno vicino all'altro ma nell'essere uno presso l'altro di una molteplicit di persone che fa esperienza di reciprocit, di dinamico esser di fronte, tutti convergenti verso un centro.
Conversione: decisione di superare l'atteggiamento naturalmente centrifugo del singolo per costruire
la sfera pubblica.
16.2 Lvinas

critica all'antropologia flosofca tradizionale, costruita con al centro il sapere. concezione che il
nostro relazionarci come uomini abbia come fondamento e modello l'attivit conoscitiva, consiste
all'accumulo di conoscenze per cui anche forme difettive vanno chiarite e sistematizzate.
Il motto psicanalitica si tratta di programma di emersione alla coscienza, di appropriazione del ci
da parte di un io solitario e osservatore. Per Lvinas il grande progetto storico dell'occidente che inizia con Socrate la trasformazione del mondo in esperienza, il far convergere ogni cosa nel sapere.
Il soggetto pensato come colui che riporta ad unit l'esperienza universale. Essere una categoria
inventata dall'occidente come risultato della trasformazione del mondo in esperienza. Il ci buberiano.
Il contenuto fondamentale del pensiero europeo visto dal Lvinas come processo con cui si
porta a conoscenza il mondo,. Essere poter essere conosciuto, da un'attivit immanente al soggetto, qualcosa che non necessario incontrare fuori di noi La riduzione della trascendenza in immanenza deriva da preminenza accordata al sapere come nodo centrale dell'esperienza.
La conoscenza consiste in forma di appropriazione del futuro e del passato nella programmazione e
nel ricordo. rivelatrice. Il pensiero dell'immanenza il pensiero dell'autosuffcienza che sembra
poter bastare a se stesso. Concepiamo la realt, la pretesa della flosofa di poter capire la realt a
partire dal modo con cui noi ne parliamo Dall'altro lato il pensiero si organizza e si struttura sulla
realt colla stessa correlazione stretta che modella la realt a a partire dalle strutture del pensiero.
Peculiare il termine medesimo che Lvinas applica all'io per sottolinearne carattere di identit. Il
soggetto sempre lo stesso, continuo, non d sorprese. L'altro pu essere grazia, esperienza, illuminazione. La logica della tradizione flosofca appiattisce l'altro sul medesimo rendendo disperatamente diffcile l'esperienza del tu. Il primo passo verso il dialogo la considerazione del linguaggio.
La presenza del linguaggio una rottura dell'univocit del dato che costituisce uno spazio di libert.
Quando la cosa viene pensata in termini di contenuto linguistico si crea virtualit di molteplicit di
discorsi legati fra loro in termini di connessione o contrapposizione.
Il linguaggio non basta a realizzare il dialogo nell'immanenza. Rifuto della dialettica hegeliana perch porta sempre a una sintesi, una conclusione, un'unit.
La scienza conversazione, discussione. Ricerca infnita. La tesi che sostiene Lvinas mira all'eliminazione di questo tipo di concezione.
Nella tradizione che viene dalla Grecia, il dialogo il luogo in cui si pu ottenere la verit. Il dialogo
pu essere il solo metodo con cui ci si accorda per la cessione della sovranit. Lvinas perplesso sul
fato che la pace possa venire dal riconoscimento dell'uguaglianza perch implicherebbe delle ragioni
costituiste con un dialogo e cos' via all'infnito. La flosofa fa dipendere il linguaggio dalla conoscenza, radicandolo in un terreno cognitivo. Si propone di riconoscere facolt di linguaggio innata

che avrebbe forma di un linguaggio della mente. Da un punto di vista cognitivo il linguaggio ideale
apparirebbe quello matematico, che riesce a fare astrazione da chi lo parla, al contrario di quello
quotidiano pieno di ambiguit e imprecisioni.
Lvinas critica in husserl questa interpretazione cognitivista del linguaggio che toglie spessore al
dialogo ponendo alla sua base un'immanenza univoca. Si fa qui riferimento alla teoria dell'altro husserlinana che basata su rappresentazione che consiste nell'inferenza che io faccio circa la soggettivit dell'altro a partire dalla rappresentazione della mia soggettivit. L'esperienza del tu subordinata perch viene posta all'interno della mia immanenza, ed subordinata alla mia accettazione della
presenza di un alter ego. E un altro io no sar mai un tu.
Lvinas propone una teoria della radicale differenza e della non autosuffcienza dell'io. L'io non
autarchico Rifuto anche del soggetto trascendentale e disincarnato che si comporta in una certa
maniera in generale in favore del singolo concreto io. Nel momento in cui si riconosce l'essenziale
parzialit del soggetto, si pone il problema di come coniugare le esigenze, percezioni, pensiero di
questa pluralit di individui diversi. Nel pensiero di Lvinas una delle condizioni di un dialogo non
chiuso sta nel riconoscersi mancanti.
In quello reale come reale ricchezza della condizione umana, alla base della nostra caratteristica di
essere animali che desiderano. Desiderio e comunicazione si apparentano e derivano dalla parzialit. Se la nostra condizione fondamentale il desiderio non quello sovversivo di rovesciare le cose
n progetto di appropriazione di tutto ma di un desiderio che si coniuga nel senso dell'amore. Si teorizza la positivit della carenza Quello che costituisce trascendenza dell'altro il riconoscimento di
questa distanza come valore e di conseguenza come rispetto della libert dell altro. Los cambio fondato sulla trascendenza un dialogo etico perch il punto di partenza di una morale. Il desiderio
presenta il rischio di volersi appropriare dell'altro. L'esteriorit rapporto di non appropriazione,
totalit che pretende di riassorbire differenze regno del medesimo, risultato di un'annessione.
inevitabile risentire tendenza della nostra societ a privilegiare uno e mio. Lvinas sostiene che
solo nel tu la molteplicit garantita Il nodo centrale consiste nel pensare che ci sia nel mondo qualcosa di cui io non posso appropriarmi nei confronti del quale il mio atteggiamento non passa dal sapere al potere. La trascendenza del ci era presentata nel pensiero mitico ma rapidamente abbandonata e distrutta,disincantata. Niente che sia ci pu essere trascendente. Il pensiero trova che egli
possa riconoscere come assolutamente altro da lui lo trova nell'interlocutore, nel tu con cui parlare.
Da qui un primato etico della comunicazione. Quando apro un discorso sono portato al di l dei
fatti che si verifcano. Sono sempre obbligato a implicare che quanto accade concretamente mi rinvia sempre ad altro. Io identifco nell'altro la fonte attiva di un'interpretazione. Mi modello sulla for-

ma dell'esperienza degli altri. Il mio senso si misura su loro comprensione Non ci pu essere rivendicazione di soggettivit nella comunicazione senza il riconoscimento di un assolutamente altro con
cui pote intrattenere un discorso.
Nel momento in cui apro un discorso sono portato al di l dei fatti che si verifcano. Si rinvia sempre
ad altro. Ci che nell'altro non di questo mondo la sua interiorit che si rifette nel volto. L'altro
davvero un altro per me quando questo anteriorit non un fatto del mondo, non qualcosa che
possa avere sotto mano. Ci che dell'altro mi appare quando gli parlo o lo guardo, esprime, contiene e nasconde la sua interiorit. In Lvinas il volto l'altro nella sua concretezza, nel suo essere fsicamente presente.
Il rapporto di alterit di questo altri rispetto a noi no duna differenza che rimandi a una totalit
nel comune essere cose. Altri l'interlocutore, colui cui siamo legati dal discorso e dal riconoscimento che gi sempre implica.
In Platone la trascendenza era dell'io, del suo sistema di motivazioni e di responsabilit In Lvinas la
trascendenza dell'io effetto della trascendenza dell'altro, di questo altro che imprevidibilit Libert libert degli atri perch essi sono l'unica cosa davvero non determinata La conseguenza etica
il rispetto di questa libert. Noi non abbiamo il linguaggio, sia effetti di linguaggio.
4 necessit dell'interpretazione
l'interpretazione inseparabile dalla comunicazione, soprattutto quella letteraria.
Ermeneutica flosofa continentale che si occupa dell'interpretazione.
Interpretazione fa parte del lessico di Platone e Aristotele (hermeneia). parte del lavoro pi caratteristico della comunicazione, la ricerca del senso nel mondo e nei testi. Hermeneia signifca indicazione o espressione. Interpretazione stata trasportata nella lingua e cultura latina da cicerone . A
partire dall'innesto nella flosofa della problematica biblica della lettura dei libri sacri con Agostino,
Abelardo e san Tommaso, viene intesa come chiarimento dei signifcati oscuri di un testo e come
esplicitazione della sua dimensione allegorica e profetica. La funzione di scioglimenti ed esplicitazione dei signifcati oscuri o problematici era gi stata rivendicata dagli stoici per omero, da flone d'Alessandria per una decodifca della bibbia ebraica, da san paolo per la bibbia come prefgurazione
della vicenda di Ges
Da posizioni allegorizzanti deriva la dottrina medievale dei molteplici sensi dei testi, poich il valore
allegorico si aggiunge a quello letterario senza eliminarlo
Nella cultura ebraica si teorizza il PaRDeS:
Pshat: senso letterale
Remez: senso nel contesto

Derash: senso omiletico


Sod: signifcato mistico o segreto.
Almeno nei testi ispirati ogni dettaglio del testo sia signifcativo e portatore di senso. Il cristianesimo
rende pertinenti in questa maniera quasi esclusivamente dettagli del contenuto testuale.
Nel mondo ebraico, che si fonda sull'idea di una trasmissione letterale del testo sacro, l'interpretazione si estende anche ai dettagli del signifcante.
Col declinare del rapporto fra flosofa e teologia a partire dall'umanesimo e con la sostituzione del
gran libro della natura alle scritture sacre come deposito fondamentale del sapere, anche a nozione
di interpretazione decade: se il libro della natura scritto in caratteri matematici, si tratta di leggerlo
esattamente verifcando sperimentalmente ci che vi si trovi e non di costruirvi sopra arbitrarie costruzioni allegoriche: hypotheses non fgno, scrive newton.
I primi secoli della modernit sono quelli in cui pi ftta l'invenzione di lingue perfette fra le cui caratteristiche pi cospicuamente programmatiche vi sarebbe quella di non richiedere e non ammettere interpretazione perch prive di ogni possibile ambiguit e sovrasignifcazione.
L'ideala, per Leibniz, era la possibilit di calcolare la verit grazie a un linguaggio adeguato.
Il tema dell'interpretazione rientra nella stoira della flosofa a partire dalla fne del settecento,
col romanticismo e grazie a una diversa considerazione delle lingue di autori come von humbolt
hermann e herder. Viene sottolineato un legame con le forme di vita, identit e attitudini di diversi
popoli, si affaccia la metafora delle lingue come esseri viventi, viene fuori con forza la teoria secondo
cui le forme espressive non sarebbero indifferenti al loro contenuto e viceversa. Tutto ci richiama
la necessit dell'interpretazione come lavoro preliminare alla comprensione.
Emerge anche il nesso fra interpretazione e traduzione. Oltre a quello del linguaggio, un altro campo importante per la riaffermazione dell'interpretazione quello delle scienze dello spirito, cui verr
attribuito un metodo autonomo fondato sulla comprensione e sull'interpretazione, diverso dalla descrizione di fenomeni oggettivi caratteristico delle scienze della natura. La discussione sull'ermeneutica is per lo pi posta fno a oggi nei termini della sua legittimit scientifca.
L'interpretazione non una cosa data. Prima di queste discussioni necessario chiarire quale tipo di
pratica si voglia intendere sotto questa etichetta.
Esposizione, indicare/intendere, chiarire/comprendere: proprio in tedesco si svolta buona parte
del dibattito sull'interpretazione, estendendo la ricerca linguistica le connotazioni si estenderebbero.
Una flosofa della comunicazione ha come passo necessario la defnizione di ci che si vuole intendere per interpretazione, che non scontato.
Nietzsche: non esistono fatti ma solo interpretazioni Chiama interpretazioni le opinioni soggettive o
le letture del mondo dettate da interessi o volont di potenza. Queste hanno rapporto vado con le
altre accezioni.

Schleiermacher: teoria romantica dell'interpretazione: si tratta della compressione di ogni testo il


cui signifcato non sia immediatamente chiaro per arrivare a proporre l'idea che l'interprete deve
proporsi di capire il discorso altrettanto bene e meglio di quanto lo capisse l'autore stesso.
Dilthey: i segni sono manifestazione di qualcosa di psichico che noi chiamiamo comprendere. Psicologismo ermeneutico. Si rifuta la trascendenza di altri interlocutori. Distinzione tra comprensione e
interpretazione: se interesse limitato, lo anche comprensione. Manifestazioni vitali fssate in
modo durevole sono esegesi o interpretazione. L'arte del comprendere ha punto centrale nell'esegesi
o interpretazione di ci che racchiuso in documenti scritti come resto di esistenza umana. L'ermeneutica la teorica dell'esegesi di monumenti scritti.
L'interpretazione sarebbe comprensione caratterizzata dal fatto di occuparsi di testi scritti, in particolare letterari. La richiesta di essere interpretato verrebbe dall'ambito delle attivit umane, anche
al di l di forme simboliche. Solo la semiotica seguir un progetto di descrizione vasto delle diverse
forme di comunicazione.
Dilthey sembra pensare che la comprensione e l'interpretazione sia una forma di intuizione immediata che non ha bisogno di una tecnica n di regole e strumenti di analisi e che il suo scopo sarebbe
l'interiorit dell'autore. Pensiamo il contrario: l'esteriorit e non l'interiorit al centro dell'interpretazione
Heidegger: l'essere in quanto comprensione progetta il suo essere in possibilit. L'interpretazione si
fonda sulla comprensione. Non questa a derivare da quella, ma l'interpretazione non consiste nell'assunzione del compreso, bens nell'elaborazione delle possibilit progettate nella sua comprensione.
Si comprende e si interpretano degli utilizzabili: parti del mondo che possono entrare in progetto
umano e vengono intese come appartenenti a certe categorie. Ci che viene compreso esplicitamente ha la struttura del qualcosa in quanto qualcosa, un oggetto che pu servire per un progetto. La ripetizione dello stesso termine qualcosa separato dall'in quanto nella defnizione heideggerian di interpretazione non tautologica. Ogni cosa compresa in quanto qualcos'altro. Segno: aliquid pro
aliquo intesa da versante concettuale a progettuale. Qualcosa he serve per qualcos'altro.
Il mondo per heidegger gi sempre compreso e proprio per ci interpretabile. L'interpretazione una selezione delle possibilit che sono gi incluse nella comprensione, una sua realizzazione.
L'interpretazione non mai apprendimento neutrale di qualcosa di dato. Il dato immediato
null'altro che la ovvia assunzione dell'interpretante, assunzione implicita in ogni procedimento interpretativo come ci che gi posto a base di ogni interpretazione Se l'interpretazione deve muoversi
nel compreso e nutrirsi di esso pu portare a circolo. Non un circolo vizioso: l'importante non sta
nell'uscire fuori dal circolo, ma nello starci dentro nella maniera giusto. Il circolo della comprensio-

ne non un semplice cerchio in cui si muova qualunque forma di conoscere, ma l'espressione della
pre-struttura propria dell'essere.
Heidegger: esserci esistenza umana nella sua concretezza e complessit. La comprensione una
delle dimensioni basilari e primitive dell'umanit Vita umana e interpretazione si implicano a vicenda perch non vi sarebbe rapporto con il mondo che non fosse interpretativo e non vi sarebbe interpretazione che no si basasse su pre-comprensione del mondo che caratterizza ogni esistenza e che
non fosse essenzialmente circolare.
Vi senza dubbio intuizione profonda sulla condizione umana nella posizione di tale ermeneutica
della fatticit e in quella del circolo ermeneutico.
2 che cosa signifca interpretare?
L'interpretazione prende un frammento di testo il cui signifcato non chiaro o un aspetto della
realt che si sceglie di intendere come testo, a cui si voglia dare un senso, e realizza questa intenzione formulando un secondo testo.
Si tratta di una specie di traduzione: sarebbe qualcosa cui viene attribuito un carattere signifcante e
questo senso verrebbe esplicitato da chi ha fatto questa scelta e si attribuisce l'autorit di stabilire l'equivalenza.
Si interpreta qualcosa che sappiamo dire, che siamo capaci di nominare.
L'interprete colui che ha capito due volte: la prima ha realizzato l'enigma di un'espressione bisognosa di senso, la seconda ha creduto di aver compreso tale senso e ora lo propone come nuova
espressione. La comprensione interpretativa non una presa iniziale e immediata come voleva heidegger: frutto di un percorso, si lega alla soluzione di un enigma, richiede impegno e fatica o un
sapere accumulato che faccia da ponte fra espressione e interpretazione. Presuppone spesso una
qualifca. L'interprete critico, sacerdote, rabbino, magistrato.
L'interpretazione sempre un lavoro di secondo grado su un senso che gi presupposto come presente, sebbene insuffciente. Voler intepretare signifca aver gi capito almeno in parte. Aver costituito un testo, strutturato in espressione e contenuto. Non si interpreta l'assolutamente incomprensibile, il totalmente caotico, l'esclusivamente individuale; lo si incontra. diffcile percepirlo e serbarne traccia se non avvolgendolo in una rete di metafore che sono gi un ritaglio nella continuit insignifcante e un'attribuzione di senso. il caso delle costellazioni del cielo. La catena dell'interpretazione si pu forse stendere indefnitamente in avanti, un explicans dopo l'altro, una chiarifcazione o
estensione di senso dopo l'altra , ma il suo punto di partenza non la realt nuda, bens un pezzo di
mondo gi compreso.
Dal nostro punto di vista che si fonda sul signifcato dizionariale, un'interpretazione sempre un

rapporto fra due testi: uno di partenza, gi realizzato socialmente come tale, o un frammento di
mondo ritagliato, e un testo d'arrivo, una parafrasi o traduzione o equivalente che viene proposto
come spiegazione.
Questo dispiegamento ha la forma del suo opposto, cio della piega. Accade spesso per l'interpretazione si presenta spesso come meta-testo, un testo che parla di un altro testo nominandolo o
meno e che fa delle asserzioni sul rapporto fra questo testo oggetto o di partenza e ci di cui esso
parlerebbe e il suo signifcato.
Interpretazione si dice:l'atto di interpretare; il testo in cui si concretizza quest'atto che sempre linguistico o comunicativo;explicans: il nuovo testo che si propone di sostituire al vecchio.
All'asse verticale per cui ogni testo ha un ci di cui parla, si affanca un asse orizzontale comunicativo che va da chi parla a chi ascolta. Chi parla, l'interprete, si assume la pretesa ermeneutica, asserisce che il secondo testo interpreta il primo.
La scommessa interpretativa pu avere molte forme e molte motivazioni, ma si giustifca sempre
alla luce del suo destinatario.
Chi interpreta esercita sempre una pretesa ermeneutica che si pone su diversi livelli: la scelta e l'indicazione del testo interpretabile; la defnizione della grammatica dell'equivalenza proposta, che si
pu analizzare in una pertinenza e in una proposta di codice che viene usato per estrarre i tratti interpretativi e sostituirli con i lor equivalenti; la pretesa generale della validit dell'interpretazione, la
richiesta di essere creduti; la pretesa alla verit che logicamente propria di qualunque asserzione.
L'interpretazione dunque un'attivit che pone un'equivalenza che afferma: dove detto questo, s'intende quello. L'equivalenza non deve essere banale: deve suggerire un signifcato diverso da
quello generalmente compreso. L'interprete che la suggerisce deve dare delle ragioni per l'equivalenza e indicare in generale dei passaggi intermedi. L'interpretazione si colloca e si giustifca sempre
solo in un contesto socioculturale. Solo un'enciclopedia semiotica sostiene l'interpretazione, no vi
sono interpretazioni naturali. La pretesa interpretativa non mai isolata nei due sensi di riferirsi
sempre a un destinatario e di prendere autorit da una cultura. L'interpretazione pretende in genere
di attenersi a un principio di carit nei confronti del testo: leggerlo nella maniera che pi gli renda
ragione. Giustifca la pertinenza che ha scelto come quella che si caratterizza per far emergere un
senso che in altro modo sprofonderebbe nell'insensatezza. L'interpretazione fa parlare il testo. In
questo senso si giustifca la pretesa ripetuta per cui l'interpretazione capirebbe il testo meglio di
quanto esso tesso o il suo autore abbia saputo fare.
Ci si pone il problema di regole di una corretta interpretazione: entrano in gioco i concetti di intenzione (dell'autore, dell'interprete, dell'opera) (eco), la compatibilit di tali intenzioni pi o meno implicite, il rispetto di un'etica dell'interpretazione. Obiettivo polemico la teoria della decostruzione,
secondo cui si rivendica la liceit di letture che vanno a cercare il senso delle posizioni culturali an-

che sotto o dietro la lettera dei testi, studiandone le lacune e i silenzi portandoli a scontrarsi con i
casi limite che non considerano o introducendo elementi tratti dallo statuto biografco dell'autore
Questo ambito problematico ha senso all'interno di un sistema interpretativo che accetti di legittimare solo interpretazioni che si attengano a certe regole. Questi criteri non vanno da s ma derivano dalla comprensione cha ha di se stessa l'interpretazione. Da un punto di vista flologico, l'interpretazione rabbinica o cristiana sono improprie. Dal punto di vista di chi pensa a un testo divinamente ispirato, l'ipotesi flologica di stratifcazione del testo poco pertinente. possibile leggere nei
testi diverse premonizioni o aperture alla propria interpretazione. L'interpretazione una parte importante del pensiero. Si pu anche pensare di proibire tout court le interpretazioni di certi testi. Interpretazioni sgradite comunque accadono continuamente, e un pensiero che voglia osservare i fenomeni comunicativi non pu non tenerne conto.
3 comprendere non interpretare nel momento in cui sottopone un testo a interpretazione, l'interprete deve naturalmente presupporre che la sua azione non sia arbitraria e che corrisponda a una
sua comprensione di ci che il testo dice a livello elementare e quindi ampli questa comprensione in
qualche modo, sulla base di paragoni con altri testi, di letture causali e storiche, del ritrovamento di
simboli...sempre sulla base di una previa comprensione elementare del testo.
L'interpretazione stessa un discorso, un'attivit di comunicazione o signifcazione, non pu non
supporre di essere comprensibile, sia nella parte implicita, ma necessariamente sempre presente, che
dichiara la sua pretesa ermeneutica di stabilire un'equivalenza. Deve presupporre che il destinatario
dell'interpretazione possa comprendere il suo stesso signifcato letterale. Ogni interpretazione preventivamente affdata alla possibilit i comprensione Non ogni comprensione va considerata come
un'interpretazione, n bisogna presupporre l'esistenza di una tale interpretazione,s e cos fosse non
vi sarebbe mai fne al processo di comprensione.
Possono essere interessanti le passeggiate inferenziali o le semiosi illimitate che arricchiscono il senso
di ogni comunicazione, ma perch funzionino ogni passo deve essere a sua volta comprensibile e
compreso.
Perch vi sia una comprensione effettiva a qualunque punto di questi discorsi bisogna pensare che vi
debba essere a un certo punto un atto di appropriazione in cui il messaggio comunicato sia semplicemente compreso: esso non deve pi venir ritradotto in altre espressioni che dovrebbero a loro volta essere comprese, ma deve venir com-preso: preso e messo insieme al resto del sapere, e trasformato cos nella nostra mente o nel nostro sistema nervoso in qualche cosa che non sia pi un altro testo, ma uno stato del sistema, una certa sistemazione della memoria, una certa confgurazione dell'enciclopedia o della rete neuronale.
Questo far proprio non va inteso come iscrizione da qualche parte di un testo speciale di un linguag-

gio della mente o di un signifcato metafsico, ma un modo non interpretativo, cio diretto di appropriarsi del signifcato ricevuto, facendolo oltrepassare cos in quel momento la barra la lacuna che
separa signifcante e signifcato.
Non vero che un signifcato debba essere un altro signifcante di una catena di segni equivalenti:
non riusciremmo a comprendere mai nulla. Trasformare il signifcante in una certa disposizione
mentale e cerebrale il risultato cognitivo della comunicazione. Si tratta di incorporare nella totalit
magmatica che l'identit. Si sa di essere amati o si conoscono le vicende della storia,anche quando
non ci si ricorda pi le parole da cui si capito qualcosa. Questo il modo normale che abbiamo di
intendere la nostra lingua, i gesti, le immagini, i colori della nostra cultura e qualunque comunicazione ci arrivi. Non si tratta di un signifcato ultimo n innato o naturale o vero, tant' che esso
sempre appreso, in particolare nel caso del linguaggio. Non si ha bisogno di qualcuno che interpreti
il ciao.
Dal punto di vista di una flosofa della comunicazione basata sapere che vi sono dei punti in cui il
circuito comunicativo termina, superando quella che abbiamo chiamato la barra della signifcazione. Cosa avvenga topo materia delle neuroscienze.
La comprensione permette di assimilare quel che detto. Nei casi standard di comunicazione all'interno di una cultura condivisa la comprensione funziona bene perch la comunicazione si sviluppata sulla base delle nostre capacit semantiche. L'interpretazione in tali circostanze superfua.
4 al di l della tautologia
vi sono interpretazioni che dal punto di vista logico non svolgono la funzione di sostituire una comprensione imperfetta o diffcoltosa, non sono tautologiche rispetto al testo originale, ma integrano in
altro modo il senso del testo. Se la prima consiste nella sostituzione del testo di partenza con: che
cosa signifca questo testo? L'altra risponde a: perch vi questa signifcazione e non un'altra?
Interpretare un testo signifca costruire una teoria su cil che voglia dire, sulla sua ragione.
Tutte queste domande non pretendono di proporre un'equivalenza semantica stretta nel senso che
si richiede a una traduzione o a un'interpretazione tautologica. Esse costituiscono una spiegazione.
E un'appropriazione secondo il termine proposto da ricoeur: attualizzazione e presa del testo da
parte di un suo esecutore o performer. L'aspetto caratteristico per noi di questa pratica che essa si
basa su un punto di vista comunicativo: vede il testo da interpretare all'interno di un processo di comunicazione in cui diversi interlocutori interagiscono al di l del tempo e dello spazio piuttosto che
dal punto di vista temporale di un contenuto astratto. L'interpretazione non tautologica lo considera
come un atto linguistico e si sforza di rendere esplicito questo suo statuto tenendo conto delle funzioni che esso si assegnato e di quello che svolge.

A seconda dei casi,. Di questo voler dire e di questo perch si pu dare un'interpretazione pi o
meno interna alla soggettivit dell'autore: si pu pensare che l'interpretazione debba indicare ci
che l'autore voleva dire, ama anche ci che non voleva rivelare e costituisce la causa della sua
espressione questo il caso dell'interpretazione freudiana dei sogni e di molte letture smascheranti o
decostruttive che rivelano i pretesi condizionamenti ideologici.
Rispetto a questa pratica di lettura risulta restrittiva anche la proposta gadameriana della fusione
degli orizzonti dell'autore e del lettore come ideale regolativo dell'ermeneutica.
Uno dei problemi centrali della teoria dell'interpretazione il suo rapporto con la testualit nel senso di scrittura depositata, distinta dalla viva voce o dalla presenza attiva dell'autore. Una critica tradizione della scrittura mette sotto accusa la sua chiusura, l'impossibilit di intervenire, di criticare e
di chiedere spiegazioni in cui si confnato il lettore.
Queste osservazioni possono oggi essere estese a tutta comunicazione asincrona che oggi possiamo
assimilare. In tali critiche vi la loro chiusura, la loro condizione strutturale di no intervento da parte dell'autore. Ci determina la possibilit dell'attivit interpretativa intorno a esse. Proprio la reifcazione del pensiero in segno e la distanza che la scrittura stabilisce fra i termini della comunicazione, l'oscurit in cui il tempo la avvolge, la possibilit di fraintendimento che produce, richiede al lettore un lavoro interpretativo autonomo. La teoria dell'interpretazione nata a partire dal problema
di quei passi delle sacre scritture che non erano comprensibili in senso letterale e si poi sviluppata
anche fuori dalla bibbia Dilthey: l'intendere intenzionale di manifestazioni della vita fssate in maniera durevole detto interpretazione, poich la vita spirituale trova soltanto nella lingua la sua
espressione compiuta, l'interpretazione giunge al suo culmine in rapporto ai resti dell'esistenza umana contenuti nello scritto.
Nel modo inc cui l'intende Dilthey, l'interpretazione si applicherebbe alle tracce della vita, non
alla sua presenza attiva, per cui essa funzionerebbe soprattuto con la scrittura e le forme di comunicazione analoghe sono le tracce di tale espressione a essere interpretate, non l'espressione nel suo
farsi. Non esiste una traduzione veramente simultanea.
Un'altra caratteristica dell'interpretazione che essa sempre un intender concreto e motivato, essa
segue un certo progetto, deriva da una certa precomprensione, da qualche necessario pregiudizio.
Questa particolare caratteristica di autoreferenza dell'interpretazione l'inevitabile circolo ermeneutica cui abbiamo gi accennato. Ogni interpretazione che pretenda di esserne esente in quanto naturale rischia di essere insuffcientemente critica verso se stessa.
Possibilit di pensare che l'uso del linguaggio sia un'applicazione di regole. Ricerche flosofche di
wittgenstesin: vi senza dubbio una relazione fra avanzare un'interpretazione e rispettare una regola nell'uso del linguaggio: perch forse la regola deve essere interpretata per poter essere rispettata e

perch un'interpretazione per non essere arbitraria deve giustifcarsi con l'applicazione id una certa
strategia ermeneutica regolata Qualunque sistema di regole sottodeterminato da qualunque comportamento: ogni comportamento pu essere giustifcato da un'infnit di regole pi o meno formulate ad hoc. Il discorso entro certi limiti vale anche all'inverso: ogni regola pu essere interpretata in
maniera tale da permettere un'infnit di comportamenti. Quel che alla fne giustifca un'interpretazione la pratica comunicativa o la forma di vita in cui si inserisce.
5 rifutare l'interpretazione?
Susan sontag: contro l'interpretazione. Condivide l'idea che l'interpretazione sia la proposta di un'equivalenza e si chiede quale ragione possa spiegare una tale curiosa trasformazione del testo.
L'interprete modifca il testo senza ammettere di farlo, ma volendolo rendere comprensibile.
L'interpretazione non un atto fuori dal tempo ma va giudicato per il suo valore nel contesto concreto, che certamente condivisibile.
Alla consapevolezza della materia linguistica e del destino interpretavo di ogni testo dobbiamo grandi capolavori e un certo grado di afasia e paralisi. diffcile pensare che tutto ci derivi dal dominio
dell'interpretazione, che tutto sommato solo un altro aspetto dello stesso fenomeno.
Prima dei rabbini, gi i profeti si dicono interpreti di una parola divina che non mai vista come
semplice e lineare. Oppure gli oracoli. diffcile pensare che l'interpretazione arrivi solo tardi per
rendere accettabili testi che non possono essere pi presi alla lettera.
6 interpretazione giuridica
interpretazione necessaria. Il funzionamento del diritto si pu schematizzare: una societ riconosce una norma, sia essa scritta o orale, tradizionale o di pretesa origine divina o emanata da un sovrano, da un parlamento o da un'altra autorit. Questa norma contiene di solito un imperativo positivo o negativo seguito o meno dalla minaccia di un castigo per i trasgressori La forma moderna di
questi comandamenti ha di solito la forma di un periodo ipotetico. Se qualcuno fa x sar punito con
y.
La norma in condizioni standard avr carattere generale, non potr riguardare la singola persona o
la singola circostanza e dovr essere emanata prima del fatto, per evitare una legislazione assurdamente ridondante che ricopra i comportamenti sociali, x non pu essere che una descrizione molto
abbreviata delle possibili azioni e circostanze. A decidere dei casi concreti un giudice, una giuria,
un sacerdote... in linea di massima il giudicante non pu avere conoscenza diretta degli eventi, non
pu esserne direttamente testimone ma li deve ricostruire a partire da testimonianze. Per realizzarle

devono essere interpretate le fonti in maniera non tautologica. Il giudicante deve poter dire non solo
che cosa in realt voleva dire il teste A, ma anche che egli ha mentito.... blablabla.
Filosofe del sospetto: Marx, nietzsche e Freud
Una volta ricostruita la verit dei fatti, arriva la seconda parte del lavoro del giudicante che consiste
nel decidere se questa verit ricada o meno in una fattispecie generale della legge chiaro che le regole concrete del sistema giuridico e di quello politico determinano molto fortemente il risultato d
quest'ultimo processo nelle sue previsioni fnali, complessivamente la scelta se applicare o meno una
norma a un caso comporta una sua interpretazione, magari ripetitiva e letterale, pi spesso non tautologica.
Quel che rende peculiare l'interpretazione giuridica nei casi concreti + che essa non solo deve
giungere a una decisioni, che implica un'interpretazione, ma di fatto vi giunge sempre.
L'interpretazione giuridica non pu non chiudersi e scegliere.
Il caso giuridico formale, motivato e sic conclude con una decisione.
5 al principio. Interpretazione oltre l'interpretazione
1 espressione e contenuto?
La torah risponde al principio per cui tutto signifca: esso considerato perfetto e dettato dall'onnipotenza e onniscienza divina. Sia il signifcante che il signifcato hanno valore. Anche per il
linguaggio dell'arte e della poesia dove il ripetersi variato del gesto interpretativo della lettura segno inequivocabile della vitalit di un'opera. La caratteristica di inesauribilit del testo una funzione della sua densit: nessun dettaglio di un testo poetico pu essere lasciato all'insignifcanza del
caso. Ogni interpretazione di testi sempre parziale e lascia spazio ad ulteriore lavoro ermeneutico:
nuove interpretazioni scoprono nuovi dettagli signifcanti e costruiscono quelli su questi. Questo
un esempio in cui La scrittura dove nulla a nessun livello casuale, non c' distinzione tra principio
di espressione e contenuto.
Testi densi: interpretativamente infniti perch la loro semantica non consiste nel sostituire un
singolo oggetto, nello stare al posto di qualche cosa, ma nel generare e provocare continuamente
nuovi signifcati per via di pertinenze formali sempre rinnovate: non nuovi interpretanti della stessa
cosa ma catene interpretanti nuove, segni veramente nuovi.
2 genesi 1,1
beresht bar el-him et ha shamyim ve et ha retz
be: in, con, per
reshit < rosh (testa) stato costruito

bar: perfettivo terza persona creare


elo-him: dio, tetrgramma YHVH
et preposizione per indicare c.o.d.
Ha articolo determinativo indeclinabile
shamyim cielo maschile
retz terra
3 in principio
primo commento politico: ha a che fare con sovranit di Israele in terra e carattere metatestuale.
Rash: in principio cre invito a interpretare il testo per amore della torah.
Rash applica principio ermeneutico usato nell'interpretazione canonica dei testi sacri ebrei secondo
principi che autorizzano a interpretare il signifcato di un'espressione sostituendola con ci che ne
designato in un'altra sua occorrenza anche se in apparenza senza rapporto semantico
rash si sente autorizzato ad affermare come prima interpretazione che il beresht si riferisca alla torah e che ci di cui parla anche Israele La ripresentazione di una parola non va considerata come
un caso ma si pu leggere come altamente signifcativa capace di rivelare un livello nascosto nel testo in cui questi designata sono sostituibili e mutuamente capaci di spiegarsi a causa del nome comune che ricevono nel testo. una prima applicazione del primato del signifcante. Si d autonomia
assoluta al testo che attraverso le corrispondenze interne in grado di essere codice a se stesso, causa sui.
La possibilit di scomporre la prima parola nelle altre due ritiene che corrisponde a una naturale composizione del suo signifcato, che si faccia ricorso alla struttura del signifcante per indagare
sulla realt del signifcato. Shamayim < esh fuoco e mayim acqua
ci sono corrispondenze tra parole e numeri e si possono fare anagrammi e acrostici. Si presuppone che l'ebraico sia la lingua santa, sia non una lingua arbitraria ma la lingua della creazione.
Come wittgenstein nel tractatus: la proposizione l'immagine della realt. C' La concezione composizionale del senso naturale delle parole che c' nel cratilo di Platone
L'impressione che la rete semantica del linguaggio ebraico sia pi sistematica e pi ftta di
quanto accade nelle lingue europee. La logica degli spostamenti di senso nell'interpretazione biblica
si realizza pi facilmente secondo l'organizzazione del signifcante, per legami sul piano dell'espressione, anche se naturalmente non mancano fgure del contenuto, interpretate dai lettori moderni
come metafore. Per rash l'organizzazione della storia della creazione ai suoi inizi non cronologica
ma logica.
La torah inizierebbe con la bet e non con la alef perch il mondo sarebbe stato creato per due prin-

cipi: Israele e la torah. Non ci sarebbe prima del mondo se non l'unico come prima della bet non c'
che l'alef. La teologia rabbinica secondo pareyson rimanda a un evento pi originario della creazione, l'avvento di un dio che dice di s io ed questo l'inizio assoluto, l'atto primo con cui dio origina
se stesso.
Per la struttura morfologica l'armatura consonantica delle parole come il nocciolo duro del loro senso. con sistematiche apofonie vocaliche, pi che con l'uso di suffssi e prefssi, che una radice diventa verbo coniugato in certe persone e tempi, diventa passivo e rifessivo o si fa aggettivo, sostantivo d'azione e di agente e cos via...
la creazione appare come signifcato implicito nel nome divino:
4 interpretazione plurale e totalizzante
c' pluralit nei commenti che abbiamo elencato. Nella stessa interpretazione vengono esposti diversi signifcati possibili per lo stesso testo. Resht pu essere torah o Israele e o parola composta con
rosh. Queste interpretazioni non son pensate come incompatibili ma vengono viste come integrative
e sovrapponibili. un principio teologico. Ci sono due scuole: quella di shammai e quella di hillel
Bisogna seguire solo una delle due interpretazioni ma sono entrambe interpretazioni vere, scoprono
una verit e la fanno vivere.
La pluralit si giustifca secondo una serie di narrazioni e spiegazioni diverse. Ognuno pu e
deve credere di avere il suo senso personale da cercare e da costruire nel testo.
L'infnita signifcativit del testo fondamentale conseguenza. Ogni elemento testuale pu essere
usato nell'interpretazione. Pi che strutture codifcanti prestabilite nell'interpretazione sono utilizzate corrispondenze semisimboliche. Si radica nel primato del signifcante: quel che tramando e
deve essere rispettato e interrogato non un senso ma un grandissimo e complessissimo signifcante.
L'intera torah viene vista come unico nome divino
5 ermeneutica ebraica
abbandono ermeneutico del testo nelle mani dell'interprete. Si ritene che il testo chieda di essere interpretato al di l del suo senso letterale. Questo signifca che l'intentio operis fondamentale percepita come pi larga del signifcato letterale e che l'intentio autoris sia giudicata aperta, indeterminata, volta al futura della sua attuazione pi che al passato di una semplice conservazione.
Fra i molti problemi che si pongono nel Fedro, Platone individua un nesso tra fssit del testo scritto,
che realizza il primato del puro signifcante sull'intenzione e sui contenuti della signifcazione, cio
sui signifcati autentici,; e la sua interpretabilit impropria: il rotolare altrove, l'essere nelle mani del

lettere, il suo abbandono ermeneutico. Nel talmud ci che stato dato non dipende pi dalle intenzioni dell'autore il quale non deve intervenire a chiarirlo se non come interprete fra tanti. Il suo un
testo fuori dalla disponibilit, pubblico in quanto soggetto a interpretazione. La soluzione consiste
nel prescrivere l'adozione delle decisioni ermeneutiche vincolanti da parte di una maggioranza di
competenti.
Differenza tra pensiero greco ed ebraico rispetto a scrittura e interpretazione. La defnizione di
flosofa indica una mancanza rispetto a un sapere, un'incertezza fondamentale, un vuoto da colmare. La condizione di mancanza sentita da Platone come giovinezza del mondo, carenza di sapere
tramandato. Sono dunque ricerche personali in cui essenziale il controllo da parte dell'autore del
saper prodotto dall'esplorazione per evitare fraintendimenti e strumentalizzazioni e perch si tratta
anche di eterno work in progress. l'insegnamento della saggezza lavoro personale, autoconoscenza. Gnothiseauton che non pu essere solitario ma ha bisogno di rifettersi nell'animo di un altro. I
rabbini, al contrario, sono saggi: depositari della sapienza, perch il loro un sapere integro, fondato su un testo incrollabile dato una volta per sempre e mai pi modifcabile La torah ha anche una
parte orale che stata scritta. Ha la forma di conversazioni fra rabbini.
Le conclusioni che vengono registrate sono indicate secondo norme interne e raccolte in compilazioni giuridiche La relazione progressiva con la sapienza implica la possibilit di aggiornare il testo
antico senza modifcarlo, interpretandolo rispetto alle nuove esigenze. Sono testi normativi che codifcano obblighi religiosi, costumi liturgici, relazioni economiche e il diritto penale. Per poter essere
applicati restando se stessi non devono restare pi immobili in cielo, cio nelle intenzioni dell'autore;
al contrario, questo intenzioni sono pensate come segreti del testo che si disvelano quando il caso.
6 basi storiche e sociali
l'interpretazione potrebbe apparire uso del testo. Questa logica non riguarda i testi normativi,
ama anche quelli che genericamente possiamo indicare come narrativi, i quali richiedono comprensione invece che applicazione e stabiliscono principi etici invece che norme.
Wiesel: commentare un testo signifca stabilire fra se stessi e il testo una relazione di intimit: io
esploro le profondit in modo da cogliere il suo signifcato trascendente. Si aboliscono le distanze.
Commentare signifca richiamare dall'esilio una parola o un concetto rimasti ad aspettare fuori
dal regno del tempo e dentro le porte della memoria.
L'interpretazione diventa un trarre alla luce, come la verit heideggeriana dell'aletheia: un non-nascondimento. Non la semplice ricezione di un testo o di un segno, ma un lavoro attivo che seleziona caratteristiche non ovvie del signifcante del testo e ne estrae sensi non banali. Lo studio del-

l'ermeneutica ebraica costituisce sfda signifcativa in questa direzione perch questa modalit anomala dell'interpretazione ben defnita, canonica e formalmente auto consapevole
Non una catena progressiva di inconsapevole misinterpretazioni, n libere variazioni sul tema di testi precedenti, n derive prive di responsabilit nei confronti del testo, ma procedimenti regolati e
molto sofsticati che si sforzano di estrarre un senso pensato come gi implicito nei passi interpretati
e tale che potrebbe essere approvato dai loro autori, anche se ben lontano dal loro signifcato ovvio
ed esplicito.
Non solo questa linea estensiva dell'interpretazione non anomala ella tradizione culturale cui
apparitene, am canonica e diffusa dentro la sua cultura. anticipata all'interno dei testi destinati a
esser interpretati. Anche l'organizzazione del testo in senso stretto del talmud va in questa direzione
di apertura all'interpretazione. Vi sono segni di auto interpretazione nel testo della stessa torah.
C' l'idea che la superfcie verbale possa e debba essere manipolata o forzata in modo da trarne
un sovrappi di senso che vi si trova sempre nascosto. il principio tecnico di moltissime fra le interpretazioni pi tarde.
importante in tale contesto tenere sotto controllo il processo ermeneutico per impedire che si
accumuli e dilaghi in maniera insensata. La storia mostra che la pratica interpretativa ebraica stat
suffcientemente moderata.
Vi sono tuttavia alcuni principi testuali che presiedono alla catena delle interpretazioni, come un
certo numero di regole formali di interpretazione. Agisce nello stesso senso la distinzione fra testi
normativi e storico-narrativi. L'innovazione normativa in questa tradizione interpretativa rarissima. Prevale un principio di prudenza per cui nel dubbio probabile che prevalgano interpretazioni
restrittive pi che estensive.
Ogni nuovo passo ermeneutico deve cercare di basarsi su linee di interpretazione gi presenti
nella letteratura rabbinica e quindi vi un frequente uso di interpretazioni di interpretazioni, secondo schema arborescente.
La fede ebraica fducia in qualcuno e nel testo, pi che fede. La fducia una condizione comunicativa essenziale in molte situazioni
La libert di interpretazione regolata da un principio di carit verso il testo biblico e la tradizione. Al principio di carit si accompagna il metodo dell'auto riferimento generale del grande contesto della scrittura, della sua assoluta autonomia. Le interpretazione operano non solo per via di
spiegazioni, cio spiegamenti per cui un frammento viene esteso per un discorso, ma anche di ripiegamenti: il testo biblico da interpretare viene riportato e ripiegato su altri frammenti testuali di fonti
diverse ma facenti parte del grande corpus della scrittura sacra. L'interpretazione ebraica segue il
principio strutturale della piega pi che della lisciatura. Tale operazione di ripiegamento si intergra
e non si contrappone a quella di spiegazione o piegamento: l'insieme di questi due movimenti erme-

neutici assicura al testo sacro la sua particolare resistenza e adattabilit. Le pieghe mettono in corrispondenza una parte del testo biblico con un altro luogo del testo, le interpretazioni che se ne traggono sono vincolate anche dal principio di autorit: un'interpretazione pu spiegare solo se ricorre a
principi ermeneutici accettati ma allo stesso tempo si appoggi a un'interpretazione precedente accreditata. Non ci si chiede tanto cosa voglia dire un versetto ma cosa esso insegni, quale sia il suo valore
per noi, la sua possibile capacit di guida pragmatica o arricchimento cognitivo.
Il principio metacomunicativo del trarre insegnamento rispetto a ricevere informazione implica
nell'attribuzione del senso un primato della ricezione sull'emissione.
L'insegnamento produttivo nel senso che trasforma chi lo riceve e rende la sua comprensione
pi ricca e vasta rispetto a ci che viene insegnato sempre anche un esempio di un sapere pi vasto che deve essere realizzato personalmente. Non si tratta di produrre un suo interpretante, cio un
altro segno che dica la stessa cosa, ma di dire qualcosa di pi: l'interpretante dell'insegnamento
strutturalmente pi ricco del soggetto.
La trasposizione da uno spazio semantico all'altro accresce il senso.
7 per una semiotica dell'interpretazione
interpretazione: la capacit di riferire una confgurazione signifcante a molteplici fattori, di mostrarne le coerenze, individuarne le pertinenze. I principi strutturanti del primato del signifcante,
dell'autonomia del testo, dell'attribuzione semisimbolica del senso, della piega del testo su se stesso
come principio di spiegazione. L'interpretazione esplicita e distinta dalla comprensione naturale,
formalmente una proposta di sostituzione/equivalenza testuale. L'interprete estrae dal testo che gli
interessa un frammento o una caratteristica del signifcante e propone di leggere il testo anche come
se al posto di x ci fosse altro frammento testuale y pi vasto ed esplicito.
T (x) Y T (y)
questa sostituzione produce nuovo testo pi ampio che signifca che l'interpretazione presuppone
sempre la comprensione. Accade una sostituzione di signifcanti. Il nuovo segno per non si riferisce
necessariamente alla stessa cosa, ma accade che esso non riformuli il signifcato ma trovi nuovi signifcati per il signifcante dato. In questo senso l'interpretazione lavora sull'intenzione del segno, ma
solo in senso oggettivo, a partire dal fatto che il testo si pu leggere anche secondo nuova equivalenza proposta come se vi si tendesse Per questo l'interpretazione esplicita non esclusiva. un vel non
un aut.
Secondo il vecchio modello informativo che sta alla base dello schema della comunicazione di jakobson (eco, encoding/decoding, sociologia...) la situazione comunicativa ideale quella per cui la
decodifca simmetrica alla codifca e rivela signifcato gi costituito in partenza. Anche la distinzio-

ne fra espressione e contenuto viene messa in crisi dalle procedure semisimboliche. Riuscire a pensare come sia possibile l'interpretazione in senso forte e comprendere quali siano le strutture di seno
che la sostengono un problema teorico che riguarda i problemi di funzionamento della semantica
delle lingue naturali.
6 la cicatrice di Odisseo
la formazione dell'io doppiamente discorsiva: esso si realizza come certa modalit di produzione del discorso, separazione di esterno e di interno che avviene per via di autocomunicazione e perch quest'idea sul mondo non naturale o universale ma si costituisce progressivamente in occidente attraverso discorsi e modellizzazioni flosofche, poetiche, religiose.
Nella cultura contemporanea assistiamo a morte dell'io o dissoluzione. L'io sarebbe un effetto
che attende di essere analizzato a fondo nel meccanismo e risolto nei componenti. Non sappiamo
come funzioni. un gioco di superfci.
Nella cultura contemporanea crediamo di essere degli io ingannandoci: l'io una simulazione
motivata socialmente o psicologicamente in varie maniere
tesi mente corpo: materialista estremista: esistenza mentale illusione o simulazione; la tesi opposta quella di un'anima sostanziale creata che si aggiunga al corpo.
L'esperienza introspettiva che a noi descrive un io continuo e dominante in questo caso non ci sarebbe: antropologia, diverse forme di defnizione personalit in diverse culture
Oggetto di interesse testimonianza storica e linguistica di un certo io caratteristico della nostra
tradizione letteraria. Ego di tipo cartesiano agostiniano: spazio interiore immediatamente accessibile
a se stesso e allo stesso tempo capace di escludere da s tutto il resto, di un io come spazio interno.
Capire tappe costruzione io.
Coscienza come modo di descrivere organizzazione mentale che rende uomini diversi da altri
animali.
Julia jaynes: L'uomo dell'Iliade no n ha soggettivit come noi, non ha consapevolezza della sua
consapevolezza del mondo, non ha spazio mentale interno su cui esercitare introspezione. Vengono
detti all'individuo dal linguaggio che gli familiare da un dio da una voce. Da demoni o esseri simili. Nell'odissea visibile un maggior uso delle ipostasi preconsce e nella loro interiorit spaziale e
personifcazione e pi chiaro nei fatti sociali.
Snell e jaynes concordano nel vedere gli indizi di una frattura nei poemi omerici. Snell si interessa allo sviluppo dello spirito greco, jaynes alla plasticit dell'organizzazione mentale delle risorse cerebrali in connessione alla teoria della differenziazione funzionale degli emisferi.
Analisi terminologica in omero strumento.

Snell: non si trova corpo in quanto tale, ma : guia, melea corporeit del corpo; chrs limite
del corpo, demas statura.
I termini per indicare mente invece sono: thymos, che sostanza vitale, soffo dell'anima; psych
principio di vita; noos mind o understanding. Ha a che fare con intenzione e progetto. (popper)
noos intelligenza cosciente e cosciente di s.
Il punto che l'esperienza del sentimento di s negli eroi omerici deve essere stata strutturata diversamente che da noi.
Nei poemi omerici non esiste terminologia che si riferisca all'interiorit.
Snell:
thymos: ci che provoca emozioni, noos ci che fa sorgere le immagini. Non si possono determinare confni tra noos e thymos. Noos la facolt di avere idee chiare, corrisponde a un intendimento, a un'intenzione.
Rapporto con l'azione: per Kant il carattere decisivo dell'io il poter essere soggetto a imputazione: poter prendere la responsabilit di un'azione.
In omero ogni volta che l'uomo fa o dice qualcosa di pi di quanto ci si poteva aspettare da lui,
per questo omero lo attribuisce all'intervento di un dio. ignoto a omero l'atto della decisione umana.
Manca foro interiore, luogo mentale in cui il mondo sia rappresentato e in cui si prendano decisioni, si facciano piani, si valutino le diverse spinte dell'istinto e delle passioni per arrivare a una sintesi unitaria.
Lo spazio pubblico, la sfera della discussione, non appare successivamente alla testimonianza di
un io autonomo, ma abbiamo indizi di una sfera pubblica precedente al riconoscimento di questa
forma di soggettivit e funzionante senza di essa.
Come in omero manca una concezione unitaria del corpo, cos assente una concezione unitaria della persona. L'imputazione kantiana non possibili non per ragioni morali , ma perch la
struttura psichica non lo consente.
Anche in Caino e Abele e in giglamesh manca qualunque sviluppo di autocoscienza nel senso di distinzione fra interiorit e mondo, di coscienza come centro interno presente a se stesso.
La fgura che incarna la nuova antropologia dell'io nei poemi omerici Odisseo
un personaggio di cui viene sottolineata spesso la specifcit e l'isolamento rispetto ai suoi compagni di avventura. Detto: polytropos, polymetis, polyfronos, polymechanos: intensifcazione, moltiplicazione e diversifcazione delle facolt mentali. L'astuzia, la metis: forma di intelligenza e di pen-

siero, modo del conoscere,implica insieme complesso e coerente di atteggiamenti mentali che combinano intuito sagacia previsione, spigliatezza fnzione attenzione... tutte le qualit dello spirito di
cui composta la metis sono spesso spinti nell'ombra, cancellati dal campo dell'autentica conoscenza e ricondotti al livello della pratica.
Nell'esempio di Achille davanti alla richiesta di Agamennone di prendersi briseide, davanti all'incertezza, la scelta di Achille avviene in maniera tradizionale per mezzo di un intervento divino.
un processo di decisione tutto esterno: non esiste un io padrone di s ma una condizione di passivit
che viene dalle emozioni.
Nel caso di Odisseo, al contrario di quello di Achille, lui stesso che svolge le funzioni che nel
precedente svolgeva Atena un cambiamento narrativo che comporta spostamento nel pensiero
della persona umana e uno slittamento nell'esperienza che gli uomini reali ebbero di se stessi. Sentirsi guidati dagli idei diverso che attribuirsi capacit di scelta e di decisione.
La metis diventa una facolt o modalit interna e specifca dell'intelletto di Odisseo non la dea
prima sposa di Zeus Metis, per essere ragione calcolante, deve essere anche simulazione e dissimulazione, macchina semiotica per costruire apparenze. Quest'operazione comporta un gioco di imitazioni, un effetto di mimesis: montare effetti di senso, far credere e di non far sapere allo stesso tempo, di impostare apparenza. La persona umana si rivela un animale strategicamente mimetico, e
questo rapporto fra poesia, illusione e manipolazione centrale. Il nesso fra apparenza e segreto
centrale per lo spostamento di cui cerchiamo le tracce: struttura a due livelli: un'apparenza e piano,
fantasma e progetto. Analogo a segno e signifcante. Il limite inferiore dei processi di semiosi va cercato dove qualche fenomeno pu essere usato per mentire. Il signifcante costituito apposta in odo
da celare il suo signifcato nel famoso nessuno di Odisseo In Ulisse c' gi anche l'embrione di
una struttura temporale estatica dell'esistenza o l'unifcazione al di l della cronologia della coscienza dell'identit numerica in tempi diversi. Al contrario di altri eroi omerici che hanno ricordi e desideri ma non in modalit connessa al momento cruciale del presente che la decisione, che non appartiene a loro.
la decisione, la capacit di unifcare tutto il comportamento della persona
La metis non solo un attributo che si aggiunge alla natura di soggetto ma contribuisce potentemente a costruirlo e ci deriva da un meccanismo comunicativo, dall'esposizione particolarmente
consapevole allo spazio pubblico. Se l'autocoscienza pensata tradizionalmente come intima a se
stesso, bisogna supporre che questa vicinanza si costituisce per contrasto o per compensazione rispetto all'opacit dell'apparenza che viene offerta al mondo esterno. Se essa responsabilit, ci nasce della non immediatezza dei suoi atti, dalla possibilit della premeditazione, dal rapporto strategico col mondo.
Nella genesi il primo momento romanzesco quello di Abramo: si riconoscono personaggi e in-

tenzioni, trama non puramente teologica. Il primo soggetto della storia ebraica, Abramo, si presenta
alla storia con un inganno, con l'esposizione di uno stato di famiglia ingannevole. C' l'evidenza dell'anticipazione, la capacit di fgurarsi le conseguenze di una situazione, la capacit semiotica di
compiere delle scelte strategiche, di preparare dei mascheramenti per modifcare questa previsione.
C' l'imputazione. L'irruzione dell'inganno, inteso come metis, provoca un salto narrativo, una
discontinuit nel modo di considerare i personaggi. La conoscenza si presenta subito come modernit, come illuminismo. Vedi horkheimer e adorno. La disposizione alla metis di Odisseo non priva
di inconvenienti e pericoli. Tornato a casa deve farsi riconoscere e affermare la sua autorit su una
folla di pretendenti. La sua identit viene provata attraverso una dozzina di storie fno alla prova di
Penelope C' un aspetto centrale dell'io: la sua opacit all'esterno, la sua possibilit di simularsi e dissimularsi, la sua natura di oggetto comunicativo e la sua problematicit nella comunicazione.
La metis un apparato di produzione semiotica che serve a complicare, confondere e imbrogliare l'identit del soggetto nella comunicazione strategica. L'eroe della metis colui che capace di
nascondersi sotto i segni, non potr non avere diffcolt con la sua stessa identit. Odisseo ancora
descritto nell'ambito di un confitto di mentalit. il primo dei moderni e l'ultimo degli eroi. L'anonimato non la condizione che Odisseo cerca per regola di vita, ma il punto di partenza che prelude all'uso della metis. L'io nuovo nasce nella comunicazione, con l'inganno e per l'inganno. Odisseo uno che si vanta di poter non avere identit, col rischio di non essere facilmente creduto sulla
parola, di non credere lui stesso a s. Ci sono una mezza dozzina di episodi in cui sottoposto Odisseo per raccontarsi e affermare la sua identit. Il racconto di Odisseo a un bambino che poi si scopre essere Atena travestita appena arriva a Itaca, la rivelazione a telemaco, il riconoscimento da
parte di argo, la lavanda dei piedi da parte di euriclea che riconosce la sua cicatrice( prova decisiva
dell'identit, corpo come segno e non pi bisogno di parole), infne la prova dell'arco e quella del talamo di Penelope La stessa metis che gli ha dato la possibilit dell'inganno, della manipolazione, l'ha
reso proteiforme, inafferrabile. La memoria la chiave, non il corpo, ma la mente conserva segni sicuri e veramente non falsifcabili. L'identit di una persona il suo saper restare uno nel tempo.
Questa memoria, questi segni sicuri, questa identit ha uno spiccato carattere comunicativo: consiste nella capacit di raccontarsi, di esporre agli altri il proprio spazio mentale che normalmente
celato. Si tratta della costruzione di una nuova superfcie signifcante.
7 comunicazione mediata
chiaro che la struttura materiale condizione molto la comunicazione e questa struttura ha conosciuto una notevole evoluzione da quando fu inventata la scrittura.

L'invenzione della scrittura permise ai messaggi comunicati una persistenza temporale che prima
non era possibile Cos accade con la capacit di sostenere comunicazioni a distanza,a partire dal telegrafo. Allo s tesso modo viaggiare in aereo esperienza diversa dal camminare a piedi. Bisogna
chiedersi quanto queste innovazioni agiscano sul tema centrale della flosofa della comunicazione,
sulla costruzione del senso e sula condizione umana di animale comunicativo che le correlativa.
La comunicazione consiste fondamentalmente nell'attivit di rendere comuni, di condividere delle
risorse immateriali di senso nella societ umana. La mediazione da sempre nella sua natura pi
profonda. La comunicazione consiste nella costruzione di un terreno condiviso, essa ha luogo fra gli
esseri umani. sempre un mezzo non solo nel senso i strumento che possa servire a fni pratici, ma
anche e soprattutto perch si frappone fra persone e lor o gruppi
Ogni strumento di comunicazione va pensato come un canale che ha i suoi limiti di quantit e qualit e insieme come un codice che fltra entro certe categorie i contenuti possibili.
Ivan illich ha mostrato come molte caratteristiche di organizzazione dei testi che si considerano effetto della stampa in realt precedono la sua invenzione e forse ne hanno reso possibile l'affermazione.
Non chiaro cosa signifchi mezzo di comunicazione, se si tratta di supporti fsici.
Se si decide di essere inclusivi, il determinismo delle grandi innovazioni sfuma in una miriade di
progressi che gradualmente mettono a disposizione delle societ una rete sempre pi vasta di possibilit di trasporto materiale e immateriale fra cui le soclet appaiono aperte e dipendenti dalla grandi costanti antropologiche di una cultura. I mezzi di comunicazione non si presentano mai nudi ma
sempre organizzati secondo certi generi.
La linearit proposta da mcluhan troppo generica per indicare una caratteristica dimostrabile
Bisogna aggiungere che i generi sono capaci di trasferirsi da mezzo a mezzo. Al di l del determinismo tecnologico generale, oggi circola una tesi ulteriore che vorrebbe il nostro mondo rivoluzionato
dai nuovi media. Il mondo occidentale attraverso periodo di forte espansione della comunicazione
da circa due secoli. Fra un'invenzione e la sua stabilizzazione commerciale sono passati diversi decenni di sviluppo. Lo sviluppo di una tecnologia in genere segue il modello di diffusione caratteristico di tutte le innovazioni, come le epidemie: una curva logistica che si pu analizzare nell'inizio lento, una diffusione accelerata e un appiattimento quando ci si avvicina alla saturazione. La saturazione non signifca cancellazione delle tecnologie mature.
Vi sono due grandi opzioni sistemiche: le stesse tecnologie possono essere usate per mezzi broadcasting dove gli emittenti sono pochi e i riceventi molti e la comunicazione formalizzata in generi e
palinsesti oppure in networking, dove ogni ricevente anche emittente. La conversazione faccia a
faccia ha molto pi peso nelle scelte politiche dei comizi, il telefono pi usato della televisione, le
mode infuenzano i comportamenti collettivi pi della pubblicit. Ci sono casi intermedi come il

web o casi analizzati dalla teoria dei two steps of communications dove il broadcasting mediato da
opinion leaders locali che comunicano con la loro audience locale per lo pi a networking.
Si pu dire che in generale la comunicazione a network non solo primaria ma rappresenta una
tendenza nei sistemi a broadcast. E esiste un bisogno di comunicazione questo non consiste in una
sete di intrattenimento o informazione ma nell'esigenza di partecipare, di scambiare, di essere protagonisti assieme agli altri, di essere soggetti attivi della comunicazione, coinvolti in veri e propri ambienti comunicativi.
Mezzi di comunicazione di massa: da uno a molti, asimmetrici nel rapporto fra mittente e destinatario. Nella storia cultuale occidentale l'uno che comunica e aumenta la porzione di sapere comune si
individualizza, si fa autore e acquista autorit, ma si fa via vai pi astratto fno a divenire collettivo
Non pi persona sola ma istanza sociale, enunciatore formale.
Mezzi reticolari o diffusi sono in quanto tali senza contenuto, puri canali.
Se il mezzo il messaggio, il messaggio di comunicazioni reticolari omogeneo fno alla monotonia:
la necessit di restare in contatto, di non isolarsi dal gruppo, la comunicazione non come scambio di
informazione ma come coordinamento sociale. L'appartenenza all'ambiente comunicativo un valore perch conferma la nostra umanit.
L'idea che ci sia una Tecnica destinata ad affermarsi su ogni ostacolo e volont umana grazie alla
propria razionalit strumentale e attraverso le sue manifestazioni nel quotidiano non regge alla prova dei fatti. Le tecniche sono diverse, in concorrenza fra loro, in cui non vince la pi effciente ma la
pi conveniente. Non vi nessuna tendenza autonoma all'espansione indiscriminata dello sviluppo
tecnologico ma solo un processo di rinnovamento di modi di produzione e di prodotti di dipendenza
dalla spinta dominante della nostra societ, quella del massimo proftto.
La comunicazione di massa funzionale a un sistema di produzione di massa rivolto al consumo.
Comunicazione massa la fglia legittima del grande fenomeno del feticismo delle merci: essenziale quando, la struttura delle nostre economie basata sulla produzione di beni e servizi essenzialmente superfui.
Lotman:nozione di semiosfera: ambiente semeiotico in cui gli esseri umani vivono in una piccola
frazione del pianeta, la biosfera. la pi generale sfera discorsiva. Un modo per indicare la semiosfera la sua conseguenza, la traccia che lascia e che serve da base alla futura produzione di discorso. In una societ si guarda al testo generale che contiene tutto il senso che in esse viene prodotto.
Il testo generale non serve solo a unire le persone che appartengono a una certa societ ma anche a
volgerle in una certa direzione, a diffondere un certo orientamento e certi valori. In esso c' di tutto,
dalla pornografa alla divulgazione scientifca, dall'informazione al puro intrattenimento. Al di l
delle citazioni esplicite e degli incroci, l'incontro avviene sulla base di un comune sottotesto: cresce
la consapevolezza, nei media, che la comunicazione non solo o tanto scambio di informazione fra

un io e un tu ma azione di un soggetto su un altro.


Si innesta cos un circolo virtuoso : chi annuncia la novit, cio il futuro come un fatto, anche chi
la determina in realt.
Se questa ipotesi esatta, se la linea principale del nostro testo generale la persuasione che si auto
realizza, questo signifca che nell'ambito dei mass media contemporanei il modello principale
quello pubblicitario. La pubblicit ha colonizzato i media. Il testo generale della nostra cultura oggi compiutamente pubblicitario, la pubblicit in un certo senso la forma comune, il paradigma dei mezzi di massa.
La piazza virtuale caratterizzata dalla sparizione tendenziale dello spazio pubblico sostituito da legami virtuali fra spazi tutti privati. Il determinismo tecnologico non ci convince perch ignora la
complessit dei fenomeni storici che portano a ogni stadio di sviluppo del sistema dei mezzi di comunicazione ma anche perch ignora il dato fondamentale che tutti i mezzi di comunicazione sviluppano la capacit e potenzialit gi presenti nello spazio dell'umano, ancorch limitate e bloccate
da circostanze materiali Una flosofa della comunicazione si giustifca di fronte alla semiotica e alla
sociologia e psicologia della comunicazione proprio per questa pretesa di richiamare i dispositivi e i
contenuti comunicativi dalla condizione umana,. Perch l'essere l'uomo un animale linguistico, cio
culturale, determina tutto il suo itinerario comunicativo, dall'ambiente discorsivo in cui nasce e agli
altri cui partecipa, ai dialoghi in cui coinvolto, alla realizzazione di quel dispositivo comunicativo
che la mente fno alle sue pratiche interpretative e mediatiche.