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La sinistra e lEuropa necessaria


luned, 7 settembre, 2015 10:19 0 commenti
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Autore:
Redazione
nodi_rete_liberaeuropa
Definire lUnione europea, intendendo per definizione la collocazione di unentit in
un genere, secondo un modello, esplicitandone la appartenenza a una forma immedi
atamente riconoscibile, inutile. La Ue rifugge da qualunque tipologia tassonomic
a. Machiavelli la disconoscerebbe perch fuori dalla classica e indefettibile conf
igurazione distinzione di repubblica o principato. Non di formazione originaria, n
deriva da una successione. Non dispone di un territorio, ma ha potere normativo
sui territori. Non colonia di uno Stato. Non uno stato. Non una confederazione,
non una federazione. Non una democrazia, non una dittatura. Assembla caratteri d
i ciascuna delle forme istituzionali delle aggregazioni umane. Non ne invera nes
suna. un ordinamento s, la cui effettivit per assicurata dagli Stati che la compong
ono.
Ci che la Ue non
Non n repubblica, n principato perch non Stato. Non di formazione originaria perch
eriva da trattati stipulati da e tra Stati, denunziabili, in ultima istanza, dag
li Stati che li hanno stipulati, da questi stessi Stati modificabili e integrabi
li e anche regolabili mediante trattati, in modi cio non disciplinati dai trattat
i istitutivi e/o integrativi. Non c de cuius dal quale pu vantare la successione.
Non ha un territorio. A offrire questo elemento indefettibile di una aggregazion
e umana avente forma ordinamentale autonoma provvedono gli Stati che, come tali,
possono sottrarglielo.
Non uno Stato. Non dispone di quellindefettibile potere primario e generale degli
Stati denominato sovranit. La erode dagli Stati, ma mai in via definitiva e comp
lessiva. Non poi colonia di uno Stato dal quale potrebbe derivare identit ordinam
entale certa anche se interna a uno Stato e a esso subalterna.
Non una confederazione di Stati perch si appropria della loro competenza esclusiv
a in ordine ai rapporti giuridici a essi interni. Non uno Stato federale perch no
n dispone di un sistema di organi centrali dotato di autonoma primazia giuridica
e politica1.
La si definisce come unione sovranazionale di Stati2. Entit dotata di un proprio
ordinamento giuridico che si sovrappone a quelli degli Stati che la compongono e
la cui dinamica lo rapporta a quella degli Stati membri mediante limitazioni o
erosioni della loro sovranit. Non una democrazia. Per molti motivi. Non nasce da
un atto di volont della sua base sociale.
Non infatti espressione della sovranit popolare, n dei singoli Stati, n dellinsieme
degli Stati membri. Solo da una manifestazione di volont generale e contestuale d
ei singoli popoli europei la Ue avrebbe potuto dimostrare lavvenuta formazione de
l popolo europeo come entit unitaria e permanente, decisa a perseguire un futuro
comune. Questa manifestazione di volont non c mai stata. I Trattati, atti convenzio
nali del diritto internazionale, sono manifestazione di volont degli Statigoverni
, non degli Stati-comunit. In quanto tali non sopprimono la diversit delle comunit
statali, le confermano. Non unificano le diverse sovranit, le assumono a fondamen
to della loro legalit e dei contenuti normativi stipulati.
Non ha costituzione. Innanzitutto perch non uno Stato. Infatti a istituire lUnione

europea furono i Trattati, atti esterni degli stati, atti che per loro natura n
on dispongono del potere fondante del principio di legittimit che solo la forma-s
tato pu decidere in quanto primigenio prodotto dellesercizio della sovranit. I Trat
tati sono strumenti della sovranit, ma non fonti di tale potere e cos come non han
no prodotto e non potevano produrre effetti costitutivi dellunit della base social
e dellUnione, cio del popolo europeo, non potevano dettare il principio di legitti
mazione del suo apparato istituzionale. Si aggiunga poi che, alla stregua della
definizione di tale tipo di atto normativo ex art. 16 della Dichiarazione dei di
ritti del 1789, lordinamento europeo non realizza il principio della divisione di
poteri 3.
Lestraneit ai modelli di forme di Stato e di governo va spiegata. Deriva dal proce
sso di formazione della Ue, un processo di erosione continuata della sovranit deg
li Stati che la compongono. Processo quanto mai singolare perch di erosione tanto
strisciante quanto legale delle singole sovranit statali, determinata e persegui
ta per mezzo secolo, accelerata e sostanzialmente compiuta nellultimo ventennio.
Erosione a danno degli Stati-membri da parte dellUnione, che non ne diverr benefic
iaria ultima, come motiver in prosieguo.
Si dubita che di erosioni si tratti e addirittura si nega la sussistenza di tale
erosione. Il che, se rivela la problematicit della questione sottesa, non per la
risolve. La tesi della insussistenza dellerosione basata su, ed sostanziata con,
i contenuti e le finalit dei Trattati e la continuata adesione dei governi degliS
tati membri, adesione espressa nelle debite e specifiche forme che regolano, sec
ondo il diritto internazionale,i rapportitra Stati nellesercizio delle sovranit st
atali. La stessa giurisprudenza della Corte di giustizia, pur se incline a deriv
e ritenute fantasiose mediante interpretazioni estensive delle competenze comuni
tarie, ha perseguito, in ultima analisi, le finalit dei Trattati.
La giusta constatazione dellUnione europea come entit formatasi mediante laffidamen
to progressivo (definito come sacrificio) da parte degli Stati-persone di definite
competenze e poteri anche normativi a favore di una struttura internazionale ed
esterna agli Stati-persone4 rivela la verit di questo processo. Processo che ha ra
pportato, collegato, coordinato, accomunato pure, ma non incorporato Stati-appar
ati, tanto meno poi Stati-comunit. Lentit Ue resta strutturalmente internazionale,
quindi, esterna agli Stati.
Deficit di democrazia
Se questa la definizione riassuntiva del processo storico-istituzionale che ha c
ostruito lUnione europea definendola come tale, non sono poche le questioni che n
e derivano. Provo a riassumerle.
I Trattati hanno prodotto unestensione inedita della competenze quanto a numero e
quanto a qualit di quelle che si sono aggiunte. La somma delle une e delle altre
ha determinato una crescita sproporzionata della struttura originaria, quella c
he la collocava tra le figure del diritto internazionale. La ha resa non sosteni
bile sia come assemblaggio di competenze e poteri, sia come entit riassuntiva del
le responsabilit interne degli Stati-persone che la compongono.
Il sacrificio di definite competenze e poteri, poteri che perch normativi hanno gen
erato un ordinamento dotatosi di primaut, ha poi prodotto due conseguenze. Una qu
ella dellerosione, pur legale, delle sovranit degli Stati-membri quanto ad autonom
ia, perch sovranit vincolate a un esercizio congiunto nelle due istituzioni della
Ue, Consiglio dei ministri e Consiglio europeo. Laltra quella del deficit di legi
ttimit dellintero ordinamento, deficit emerso in modo esplosivo a seguito della cr
isi economica che attanaglia lUnione.
Si manifesta cos limmanenza al processo istituzionale-politico comunitario, fin da
l Trattato di Roma, della dialettica che oppone legittimit a legalit5. Nella parti
colare contingenza del processo che stiamo vivendo, questa dialettica coinvolge
sicuramente le due accezioni del termine sovranit: quella statale e quella popola
re. Se luna premessa e oggetto del diritto internazionale, laltra invece il fondam
ento della convivenza statale nellet contemporanea, perci loggetto del diritto costi
tuzionale. Quel diritto costituzionale che, per quanto attiene allItalia, alla st
regua dellarticolo 11 della sua Costituzione, avrebbe consentito limitazioni, ma
non cessioni della sovranit.
Tra le due accezioni del termine, quanto a referenti, non c stata n congiunzione, n

accostamento. La legalit ha trionfato, ha soffocato la legittimit. Il deficit di d


emocrazia della Ue non stato colmato, come ampiamente riconosciuto dalla Corte c
ostituzionale federale tedesca4. Nessuna deliberazione comune dei popoli europei
infatti ha mai legittimato questa Europa. Anzi. Si assistito a un evento di eclat
ante conflitto tra legalit e legittimit. Il progetto normativo a pretese costituzi
onali, redatto al fine di inventare una aberrante costituzione senza Stato, sott
oposto al voto popolare in due degli Stati-membri, fu respinto dal corpo elettor
ale di ambedue quegli Stati. Questo voto non poteva e non potrebbe non coinvolge
re, oltre che la forma, i contenuti del Trattato oggetto di ambedue i referendum
. Travolse infatti integralmente quel Trattato con lestinzione della sua pretesa
ad acquisire efficacia, quellefficacia che avrebbe ottenuto solo se fosse stato r
atificato da tutti gli Stati-membri. Ma larroganza dei governi rectius delle forz
e economiche e politiche del neoliberismo riusc poi a riprodurre gli stessi conte
nuti del Trattato respinto in quello attualmente vigente, il Trattato di Lisbona
. Contenuti che vigono, peraltro sciaguratamente, e vigono perch sorretti dalla l
egalit di diritto internazionale, quella che ha per soggetti gli Stati-apparati,
i governi. Ma che sono privi di legittimazione democratica come privo di legitti
mazione democratica lintero ordinamento dellUnione europea.
Unautorevolissima dottrina rileva una ancora pi sconcertante vicenda. La definisce
colpo di Stato compiuto mediante il regolamento 1466/97 col quale violando lart. 1
03 del TFUE, allobiettivo dello sviluppo sostituito un risultato consistente nella
parit del bilancio, lausterity, con tutte le catastrofiche conseguenze prodotte su
lle condizioni di vita dei cittadini europei 7. Un deficit di legalit formale si
aggiunto quindi a quello di legittimit.
Il riconoscimento di questo duplice deficit non ha prodotto conseguenze rilevant
i, n poteva. Avrebbe posto in discussione lorigine della struttura, il suo nascimen
to (avrebbe detto Vico), il suo essere struttura (di diritto), internazionale [] es
terna agli Stati-persone8, ma sempre pi dotata di competenze e poteri inerenti ai
rapporti interni agli Stati. Ai rapporti cio tra Stati-apparati e Stati-comunit. U
na struttura in continua mutazione genetica, senza per che tale mutazione riuscis
se a raggiungere il suo compimento.
questa lEuropa che continua a mostrarsi non pi tanto struttura internazionale, ma
neanche struttura compiutamente statale. Per non essersi evoluta in Stato, per n
on poterlo diventare, la Ue si rivela essere entit a-democratica e anche spolitic
izzata. Ademocratica perch estraniata dal sentimento dei suoi popoli. Spoliticizz
ata perch, aggredita dalla crisi economica, si trovata finora, e sono sette anni,
nellimpossibilit di difendersi dalla gravit e dalla complessit di tale crisi.
Emerge, a questo punto, laltro vizio genetico della Ue. Quello di essere stata co
struita ponendo a suo fondamento leconomia di mercato aperta ed in libera concorre
nza, il liberismo. (artt. 119- 120 del TFUE, ma gi esplicitamente nel Trattato di
Maastricht). Il fondamento della Ue questo. Come tale riduce a mere declamazioni
gli enunciati degli articoli 2 e 3 del TUE, specie quelli sui diritti sociali,
subordinandone il godimento alle disponibilit dei bilanci statali. Come tale, vin
cola la dinamica della Ue e, con la dinamica, il compito da raggiungere ed etern
are, blindandolo con i suoi corollari e le sue implicazioni. Lassunzione della do
ttrina del capitalismo liberista come principio unico, ragion dessere della Ue, h
a ripristinato nella contemporaneit un assolutismo di segno diverso da quello sto
rico, che era personale-dinastico, ma non meno irrazionale, lassolutismo di unideo
logia. Quella che, imponendo lautoregolazione dei mercati,trasferisce a essi la s
ovranit che la Ue ha eroso agli Stati-membri divenendo cos tramite e strumento dei
mercati.
V di pi. Incorporata nei Trattati, lideologia neoliberista riduce ogni istituzione c
omunitaria a proprio organo esecutivo in quanto esecutivo dei Trattati. Esecutiv
o dei Trattati anche il Consiglio europeo, anche il Consiglio (dei ministri), ch
e, oltre tutto, con lo schermo della collegialit, immunizza dalla responsabilit ne
i confronti dei rispettivi Parlamenti i singoli governi. Trasforma in esecutivo
qualsiasi istituzione e se ne appropria. Esecutive dei Trattati diventano poi la
Corte di giustizia, la Corte di conti, la Bce. Anche quella istituzione denomin
ata Parlamento, sorta e affermatasi nei secoli come deliberativa per eccellenza
e che, rovesciando dal vertice alla base dellentit a forma Stato la titolarit del p

otere sovrano, ne divenne la rappresentanza, diventa esecutiva dei Trattati e de


i suoi contenuti. Il congegno ditale trasformazione-riduzione delle istituzioni
della Ue noto. lesclusivit delliniziativa legislativa attribuita alla Commissione,
istituzione che deve promuovere linteresse generale dellUnione, vigilare su quellap
plicazione dei Trattati come riassunta dalla stupidit dei parametri.
Come struttura incerta della sua identit istituzionale ma indubitabile come funzi
one del mercato la Ue in crisi. Per essere stata costruita essenzialmente e sost
anzialmente come entit economica, si trova a essere politicamente neutralizzata.
I fattori di questa crisi, stante la singolarit della sua durata a fronte di quel
la omologa subita ma da tempo superata in Usa , non possono essere che quelli pos
ti alla base della entit Ue. Quindi, la rigidit accoppiata alla assolutezza della
dottrina elevata a principio supremo dellUnione, insieme per alla carenza di poter
i tipici di uno Stato, come, ad esempio, quelli attribuiti a un prestatore di ul
tima istanza. Carenza, questa, e mutilazione conseguente della Bce dovute propri
o al rispetto del totem dellautoregolazione del mercato.
Una alternativa possibile
La recessione dopo i disastri di Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda ha investit
o lItalia, investe ora la Francia e non da escludere che spinga la stessa Germani
a nella stagnazione.
A questo punto, va detto finalmente a chiare e forti lettere che [.] lobiettivo dell
a pace [] era il vero obiettivo iscritto nellarticolo 11 della Costituzione e il me
rcato comune [] lo strumento9 (del tutto opposto, peraltro, a quello prescritto da
l Manifesto di Ventotene)10. Strumento, dunque, non obiettivo, non fine. Si pu al
lora dedurre che perch strumento sperimentabile, sostituibile.
Per come ideato, disegnato ed eseguito questo strumento sta fallendo. Pu travolge
re con lUnione esistente ogni progetto, ogni ideale unitario di Europa. Unalternat
iva pu esserci. A condizione che si traggano tutte le conseguenze dalla configura
zione della Ue operata nelle righe precedenti, si pongano sul banco di prova i s
ingoli profili della struttura configurata cos come risultano disegnati e come so
no risultati integrati in sistema, li si giudichi quanto a legittimazione democr
atica e quanto a efficienza funzionale. Sono questi, a mio giudizio, i profili d
a sostituire. Li indico di seguito.
Il carattere internazionale ed esterno della struttura europea rispetto agli Sta
ti-persone e tanto pi rispetto agli Stati-comunit non ha retto lestensione della co
mpetenze normative attribuite via via alla Ue. E non ha retto appunto perch strut
turalmente entit a funzioni normative parziali. Sono troppe queste competenze per
poter essere attribuite ad un non-Stato. Richiedono imperiosamente il potere in
terno alla forma-Stato, proprio quello del soggetto-Stato.
questione, questa, intimamente legata allinsufficienza della legalit dei Trattati
come strumento dellerosione delle sovranit statali. Richiama immediatamente la con
nessa questione della necessit di provvedere ad assicurare il fondamento delle co
mpetenze attribuite, la legittimit delle attribuzioni. Che solo la democrazia pu o
ffrire, non il suo deficit, riconosciuto mille volte e mai colmato pensando di s
ostituirlo con acrobatiche e risibili escogitazioni di bassa dottrina.
E vengo ora alla ragione morale e politica del rifiuto di questa Europa. Il suo
reale fondamento leconomia di mercato aperta e in libera concorrenza. Lo dichiara
il Trattato sul funzionamento della Ue, quello che ne prescrive la dinamica ope
rando la congiunzione indissolubile di mezzo e fine, elevando il liberismo econo
mico a religione della Ue e dellassembramento degli Stati che la compongono.
Dalla messa in discussione di detti profili potrebbe scaturire la risposta a una
domanda imperiosa. Attiene al se e al come potr esserci una Unione europea diver
sa e perci rigorosamente coerente con lobiettivo della pace e della giustizia della
rticolo 11 della nostra Costituzione, il cui valore universale non sia travisato
, una Unione legittimamente fondata, che, invece, di obbedire ad una ideologia,
inveri la democrazia.
possibile tracciarne qualche linea. Ed anche necessario non potendo e non dovend
o dire solo che lEuropa che vogliamo deve essere lesatto opposto di quella della U
e. Tracciare qualche linea di unEuropa che inveri la democrazia pi che possibile.
LEuropa dispone di una straordinaria miniera. Lha scoperta sul proprio suolo, lha a
perta, ne ha tratto gi tesori inestimabili. Ha un nome che la definisce esattamen

te quanto a materiale e quanto a spirito: il costituzionalismo. I suoi albori ap


parvero nel suo estremo Occidente e furono le Carte, da quella di Enrico I (1100
) che ridava vigore alla legge di re Edoardo con gli emendamenti di Guglielmo il
Conquistatore, alla Magna Charta conquistata a Giovanni Senzaterra (1215) modif
icata tre volte e infine, previo formale contratto di compravendita dei suoi con
tenuti normativi, concessa da Enrico III nel 1301. Concedevano, strappavano, com
pravano diritti queste carte ed erano diritti di libert, diritti delle persone, d
iritti di propriet, diritti alla tutela dei diritti. Il primo dei due principi, v
alori, dommi del costituzionalismo si era affermato. Da solo non sarebbe bastato
.
E linizio fu duplice. Correva lanno 1321 quando da Melfi Federico II di Svevia ema
n le sue Constitutiones. La 1,XXXI sanciva il principio delleguaglianza di fronte
alla legge di tutti i suoi sudditi senza eccezione per tutti e per ognuno, cancell
ando quella ingiustizia che si era manifestata nei giudizi penali e civili, la qu
ale faceva distinzione tra le persone [] e mirando perci a garantire che la giusti
zia venga somministrata col piatto equo della bilancia, si tratti di un suddito d
i origine franca, o longobarda, o romana che promuova un processo o che venga ch
iamato in giudizio11. Il che se non impediva la persistenza di una pluralit di stat
us, assicurava per luguale trattamento dei sudditi, sia allinterno che al loro este
rno12. I semi del costituzionalismo comunque erano stati gettati. A fecondarli a
vrebbe provveduto poi lIlluminismo nel gran secolo della ragione e delle due Rivo
luzioni.
Vanno segnalate queste date, vanno rilevati questi precedenti. Servono a mostrar
e che il costituzionalismo in Europa ha radici antiche, collocate allinterno di u
na dimensione temporale di lungo periodo. Precede la formazione degli Stati nazi
onali, la stessa idea di nazione. Le libert comunali in Italia e nella Germania m
eridionale erano state ben acquisite sempre che non si fosse servo, plebeo, ebre
o o musulmano non convertito. Diritti di libert, e di propriet, segnano profondame
nte con la sua storia, lidentit dellEuropa.
A fondare la nuova Europa, quindi, potranno essere i diritti. Baster assumerli da
lle formulazioni delle Costituzioni del secondo dopoguerra di tutti gli Stati, s
ceglierne le pi ampie, efficaci, incontrovertibili. Si dovr trarre dalla Carta di
Nizza le espressioni che estendono i contenuti delle norme sui diritti di libert
e civili, arricchendo i cataloghi dei diritti delle varie generazioni, emendando
la dalla violenta prepotenza delle formule adottate per il diritto di propriet e
per quello di impresa. Vanno riaffermati i diritti sociali come sanciti dalle Co
stituzioni italiana, tedesca, spagnola, francese (della IV Repubblica come riass
unte dalla V). I diritti sociali dico, escludendo che possano essere finanziaria
mente condizionati se riconosciuti con formule ambigue e se subordinati a normat
ive di altri ordinamenti, se condizionati negativamente per essere diritti a pre
stazione il cui godimento perci implicherebbe un costo. Come se i diritti sociali
fossero i soli a costare e non lo fossero tutti i diritti, come dimostrano indi
rettamente ma incontestabilmente gli stati di previsione della spesa di tutti i
ministeri. Vanno comunque provvisti del massimo di tutela giuridica i diritti a
titolarit e a godimento universale perch indisponibili e perch sono alla base delleg
uaglianza, a differenza di quelli patrimoniali che sono, al contrario, disponibi
li e si pongono alla base della diseguaglianza.
Quale Stato
La questione delleguaglianza centrale. Il principio che la condensa fondante in s
e come connettivo dei diritti. necessario per che la si riaffermi nel suo signifi
cato integrale, comprensivo della sua concezione formale e di quella sostanziale
. A unificare luna con laltra fu il Costituente italiano e lo fu per dedurla come
necessit di dare contenuto, significato, valore alla dignit degli esseri umani, ne
lla concretezza dei rapporti umani, quelli sociali. Si pu ottenere che tale formu
lazione sia assunta al vertice dellordinamento della nuova Europa col ruolo e con
la forza di compito da realizzare perch diventi lunione delleguaglianza. Il neolib
erismo trionfante la ha negata, estendendo senza fine la distanza dei pochi dete
ntori della ricchezza dalla stragrande maggioranza degli europei e dimostrando i
l fallimento della Ue sul piano morale e sociale. Colmare questa distanza divent
a cos obbligo indefettibile per la stessa credibilit della civilt europea.

Laltro connettivo dei diritti la solidariet. Nasce spontaneamente dalla convivenza


, la consolida, la assicura, la garantisce. Non pu configurarsi aggregazione uman
a che ne sia priva o che non la offra in misura consistente. LEuropa che abbiamo
ne quanto mai carente. A dimostrare questo deficit lemersione dei movimenti xenof
obi, nazionalisti, razzisti, separatisti. La loro diffusione e la loro consisten
za stata indotta negli ultimissimi anni dalla politica di austerity imposta dall
a Commissione europea per fronteggiare la crisi economica che sta attanagliando
il continente dal 2007. Della quale crisi quella politica non solo si dimostrata
invece che rimedio fattore incrementale, ma ha anche incrinato profondamente la
solidariet, se mai realmente esistita, tra i popoli degli Stati-membri del Nord
e quelli degli Stati membri del Sud dellEuropa.
La solidariet per quel connettivo dei diritti che non soltanto permette prima e as
sicura poi la convivenza pacifica di ogni aggregazione umana, ma si pone come ce
mento di tale aggregazione, come base di ogni forma-Stato perch su di essa soltan
to se ne pu costruire lapparato, fornendole cos soggettivit politica e giuridica, in
terna ed esterna.
Si impone a questo punto la questione della configurazione dellentit e perci della
identit dellEuropa che vogliamo. Va affrontata con molto realismo ma con ambizione
adeguata alla enormit del compito. Traendo tutte le conseguenze dal fallimento d
ellEuropa che abbiamo e rispondendo innanzitutto alla domanda: quale stata storic
amente lEuropa, quanta storia la identifica oggi? Si pu forse rispondere a questa
domanda ipotizzando che lEuropa si identifichi nelle nazioni dellEuropa. pi che not
o che a coniare la formula Europa delle nazioni sia stato De Gaulle. La usava per
eternare la sua Nation, con tutta intera la sovranit statuale che vantava ed eser
citava nientemeno che Luigi XIV e che ai suoi successori fu strappata dalla Rivo
luzione per attribuirla alla nazione, e cos si disse alla Francia, tutta intera.
Cera pi di un seme di verit nellaffermazione del Generale.
Lidea di nazione lEuropa la ha inventata, la ha realizzata, idealizzata, idolatrat
a13. Per dieci secoli, questidea si calata nelle menti e nei cuori di distinte co
munit umane e le ha identificate dando loro un nome e un destino. Le ha armate, l
e ha contrapposte in aspre, crudeli e continue guerre, i cui esiti vengono celeb
rati, anno per anno, ovunque sia corso il sangue dEuropa, ovunque sia sorto un mo
numento o si sia recinto un sacrario. Il significato del rito traspare chiaramen
te come modo ricognitivo ed affermativo dellidentit nazionale. Va detto, ed dovero
so riconoscerlo, a questo punto, che almeno il flagello delle guerre europee que
sta Europa lo ha escluso e si spera per sempre.
Non si pu certamente sottovalutare che questa stessa idea di nazione immersa in l
ingue e culture generate, fecondate, vantate da ciascuna nazione. E ciascuna naz
ione, nella propria lingua e nella propria cultura, eleva a proprio simbolo nazi
onale i propri poeti, i propriletterati,i propri scienziati, scultori, pittori,
musicisti, inventori. Certo, poesia, letteratura, arte, musiche, scienza, tecnol
ogie, scoperte, invenzioni non si rinchiudono nei confini delle nazioni, hanno p
er patria il mondo, che fortunatamente non tarda ad appropriarsene. Ma la cultur
a originaria, specifica, non sembra che possa cancellarsi, anche se vagher per il
mondo. Soprattutto non pu essere dissipata laccumulazione culturale operata per s
ecoli da ciascuna nazione, proprio perch la cultura non n amputabile, n riducibile.
Va detto, lEuropa non pu rinunziare a nessuna delle culture prodotte dalla storia
delle sue nazioni.
Pluralit irriducibile e unit irrinunciabile, questa la dialettica di fronte alla q
uale la storia pone oggi lEuropa. questa la realt, la verit dellaQuestione-Europa e
sulla quale va costruita la nuova Europa, lEuropa che vogliamo. Non una dialetti
ca degli opposti e non deve esserlo. Va resa, comunque e necessariamente,dialogo
,potr,dovr diventare confronto, anche duro ma costruttivo, tollerante, inclusivo.
Il come potr diventarlo lo sa e lo pu proporre la scienza giuridica delle istituzi
oni, quella cio della collocazione dei poteri, del riconoscimento dei diritti, de
lla proclamazione e realizzazione delleguaglianza, della promozione della solidar
iet.
Una scienza tale solo se non pu prescindere dalloggetto specifico che deve trattar
e. Chi sa di storia e di politica usa ripetere che a Solone fu chiesto quale fos
se la migliore delle forme di Stato e che il saggio legislatore rispose domandan

do a sua volta a quale citt ci si riferisse. Riferirsi allEuropa significa riferir


si a una popolazione di pi di cinquecento milioni di abitanti, maggiore di quella
degli Stati Uniti (308,745 milioni), e dei 143 milioni di abitanti della Russia
. A una popolazione inferiore solo a quella dellIndia (un miliardo e 254 milioni)
e della Cina (un miliardo 339 milioni). il rapporto tra questi numeri che decid
e quale sia la struttura necessaria per una entit statale come potrebbe essere qu
ella europea e non pu decidere che a favore dello Stato federale.
Ne consegue immediatamente la scelta di quale tipo di Stato federale pu essere ad
eguato a una Europa che abbia i caratteri distintivi che si cercato di evidenzia
re nelle righe che precedono. scaturita la formula pluralit irriducibile. Se ne dev
e indicare il denotato ed il significato attuale. Il denotato lo rivela la singo
la storia di ciascuna nazione. Il significato da ricercare nel portato attuale d
i ognuna di esse. A rivelarlo lapporto culturale che ciascuna nazione ha offerto
allo spirito del mondo dopo averlo nutrito e definito nel proprio mondo, il mond
o che le ha dato il nome e il destino. Ne deriva che ai singoli Stati-nazione do
vr appartenere lesclusivit della legislazione e della attuazione-esecuzione nelle m
aterie che costituiscono lethos e il logos delle nazioni. Insieme e in parit, nelli
nderogabilit della loro comune presenza, ciascun ethos e ciascun logos perder aspr
ezza, violenza, aggressivit. Acquisir virt, quella del dialogare, del tollerare, de
llapprendere dai simili e provare a realizzare il terzo dei comandamenti dell89, l
a fraternit.
Una Assemblea Costituente europea
Siamo giunti cos alla questione centrale, quella della unit irrinunciabile dellEuro
pa, basata per su altri e opposti principi rispetto a quelli su cui stata eretta
la Ue. La cui crisi profonda rivelata dallallarmante declino demografico, dallo s
tato comatoso della sua economia, dalla catastrofe sociale provocata dal massacr
o dei diritti sociali, ad opera dellausterity, figlia naturale e riconosciuta del
neoliberismo economico, clamorosamente fallito lo prova il Quantitative Easing,
strumento certamente incompatibile con lortodossia liberista ma tragicamente dif
eso e propugnato dalla maggiore potenza della Ue, la Germania. Non potr essere qu
esta austerity, non pu essere il liberismo, non pu essere lassolutismo delleconomia
capitalistica, neanche moderato dal keynesismo, il Wert e il Wesen dellirrinuncia
bile unit dellEuropa. Potrebbe e dovrebbe essere, invece quella di uno stato che a
bbia potest unificante, unificante la condizione umana in ciascuno e in tutti gli
stati-membri. Dovrebbe essere quella dellequivalente trattamento sociale del bos
caiolo finlandese e del bagnino di Taormina.
La questione irrinunciabile dellunit dellEuropa diventa quindi quella del governo d
ellEuropa, di quale forma di governo sia adeguata allEuropa delleguaglianza. La str
uttura federale di uno Stato non impone una conseguente specifica forma di gover
no. vero che gli Stati federali del Continente americano sono tutti a regime pre
sidenziale, ma anche vero che invece parlamentare la forma di governo di quelli
europei, (Germania, Austria, quella della Spagna, vigendo la monarchia non pu non
esserlo, cos come quella della Gran Bretagna). Parlamentare inoltre la forma di
governo della pi vasta democrazia del mondo, lIndia.
La scelta della forma di governo parlamentare, per lo stato federale che stiamo
immaginando e proponendo, si impone non soltanto per conformit allo stile istituz
ionale europeo ma anche per ragioni che si rifanno al pathos di ognuno dei suoi
popoli. La storia degli Stati nazionali dEuropa stata soprattutto storia di guerr
e guerreggiate con sacrifici immensi, con generazioni di uomini dimezzate. La me
moria delle mille battaglie, tante per tante guerre, la memoria dei milioni di m
orti noti e ignoti nei vari fronti, delle migliaia di civili uccisi, dei mutilat
i condannati a vita alla menomazioni, la memoria degli eccidi innocenti, delle c
itt bombardate ogni notte, delle fabbriche distrutte, dei campi minati, si sar pur
e placata ma non si estinta. Nelle due guerre mondiali del secolo scorso gli sch
ieramenti non sono cambiati, si sono riprodotti tal quali. Una grave frattura si
avuta in questi anni. Lausterity, con le catastrofiche conseguenze prodotte sull
a vita delle donne e degli uomini, specie se giovani, delle classi subalterne e
anche di quelle medie, ha di nuovo contrapposto gli Stati del Centro-Nord a quel
li del Mediterraneo. Il carattere pacifico della frattura non pu neutralizzarne g
li effetti prodotti nella sensibilit, nella persuasione delle masse dei Paesi del

Sud Europa. Prudenza e saggezza insegnano da sempre che una memoria placata e n
on estinta non va rinfocolata. Un presidente governante tedesco non certo tra le
aspirazioni dei francesi e viceversa. Altrettanto si pu dire del sentimento nazi
onale polacco nei confronti della Germania. N la Spagna pu dimenticare i fucilati
dai plotoni di esecuzione napoleonici, tanto meno Guernica. La storia dellItalia
la storia dellindipendenza della nazione italiana cui si aggiunge la memoria dell
e Fosse Ardeatine, di Marzabotto e di SantAnna di Stazzena.
perci decisivo il rifiuto del presidenzialismo come sistema istituzionale adeguat
o alla realt della base multiculturale, politica e sociale dellEuropa. Allo stadio
attuale dello sviluppo storico della giuspolitica, la fonte di legittimazione d
el potere alla base del soggetto-Stato, la prevalente strumentazione per offrirl
a quella rappresentativa. Lo a condizione che sia efficace il conferimento ma cr
edibile strutturalmente lentit che la riceve. Alla pluralit della base sociale legi
ttimante deve corrispondere una analoga pluralit nella composizione dello strumen
to istituzionale (organo) legittimato. Un organo monocratico, un uomo solo, non
lo mai 14. Tanto meno lo potrebbe essere un eletto da ventisette soggettivit nazi
onali, diverse per storia, lingua, tradizione, collocazione geografica. Solo un
sistema parlamentare di governo potrebbe riuscire a comporre, mediare, unire ist
ituzionalmente, quindi politicamente e giuridicamente i popoli dEuropa in un solo
Stato, plurale e sociale. Quello che solo una Assemblea Costituente europea pu e
rigere.
Note
* il testo della Lectio magistralis tenuta il 3 febbraio 2015 sul tema assegnato
mi nel conferirmi il Premio Mario Pagano alla Scuola di Studi politici dellIstituto
italiano di Studi filosofici di Napoli. Sar pubblicata negli Scritti in onore de
llillustre collega e amico Gaetano Silvestri.
1) Su Stato, elementi dello Stato, stato apparato, Stato comunit, ordinamento sta
tale, forme di Stato e di governo, rinvio ai manuali e allampia letteratura criti
ca sullargomento. Qui posso solo ricordare: G. Ferrara, La sovranit statale tra es
ercizio congiunto e delega permanente, in S. Labriola (a cura di), Ripensare lo
Stato, Milano, Giuffr, 2003T. Martines, Diritto costituzionale, XI, Milano, Giuff
r, 2005; F. Bilancia, Corso di diritto costituzionale, II, Padova, Cedam, 2011.
2) V. R. Monaco, Le comunit sopranazionali nellordinamento internazionale, in La C
omunit internazionale, 1953, p. 441.
3) Sul concetto di costituzione cfr. tra i tanti, M. Dogliani, Introduzione al d
iritto costituzionale, Bologna, Il Mulino, 1994; G. Ferrara, La Costituzione dal
pensiero politico alla norma giuridica, Milano, Feltrinelli, 2006; oltre che, o
vviamente, H. Kelsen, Teoria generale del diritto e dello stato, Milano, Comunit,
1948.
4) Cfr. G. Tesauro, Sovranit degli stati e integrazione comunitaria, Napoli, Edit
oriale scientifica, 2006, p. 11.
5) Sulla dialettica tra le due opposte categorie giuspolitiche il rinvio obbliga
to a C. Schmitt, Legalit e legittimit, tr. it. in Id., Le categorie del politico, Bo
logna, Il Mulino, 1972, pp. 211 e sgg.; H. Hofmann, Legittimit contro legalit, Nap
oli, Esi, 1999.
6) Ad esempio nel pronunciamento del 30 giugno 2009.
7) G. Guarino, ora in Cittadini europei e crisi delleuro, Napoli, Editoriale scie
ntifica, pp. 40 e sgg.
8) La definizione di G. Tesauro, op. cit.
9) Cos G. Tesauro, op. cit., p. 48, n. 1.
10) Cfr. ora in A. Spinelli, E. Rossi, con prefazione di E. Colorni, Il Manifest
o di Ventotene, Milano, Mondadori, 2006, spec. 29 e ss.
11) Cos recitava la legge XXXI del secondo libro delle Costituzioni: cfr. Le Cost
ituzioni di Melfi, tr. di G. Fortini e F. Teodoli, in Le Costituzioni di Melfi d
i Federico II, Roma, 1985.
12) Cfr. ora O. Zecchino, Dignissima creatura rum: la persona nella Costituzione
di Federico II, in Scritti in onore di Giuseppe Tesauro, Napoli, Editoriale sci
entifica, 2014, IV, 3343 e sgg., spec. 3364.
13) Sulla idea di nazione, rinvio ovviamente, pur se criticamente, a F. Chabod,
Lidea di nazione, Bari, Laterza, 1962; e ora, spec. a C. De Fiores, Nazione e Cos

tituzione, Torino, Giappichelli, 2005.


14) Rinvio al mio Gli Atti costituzionali, Torino, Giappichelli, 2000, pp. 11 e
sgg., passim.

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