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Nicoletta Cinotti

MINDFULNESS E PSICOTERAPIA

Vi a M a r t i r i d e l l a L i b e r a z i o n e 6 7 / 1 , C h i a v a r i - Vi a C a r l o P i s a c a n e 11 / 3 G e n o v a
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Mindfulness e psicoterapia: la rivoluzione del presente


Mindfulness e psicoterapia: la rivoluzione del presente
La mindfulness sta assumendo una posizione emergente nel quadro della psicoterapia
contemporanea. Un fenomeno che ha pochi paragoni rispetto al passato. Molto quindi
stato scritto sulluso dei tradizionali protocolli mindfulness: MBSR e MBCTe sul nuovo
protocollo Mindfulness self compassion( si rimanda a questi link per una definizione della
parola mindfulness). In questa breve serie di articoli di riflessione sulluso della mindfulness in psicoterapia non partir quindi da come possa venir usata nei protocolli ma, piuttosto, dallanalisi degli elementi innovativi, rispetto alla tradizione psicodinamica, che
lapproccio mindfulness porta nel campo continuamente in cambiamento della psicoterapia.
La rivoluzione del presente
Lelemento centrale di questa rivoluzione
il fatto che lorizzonte temporale desperienza si sposta dallanalisi sul passato,
allesperienza del momento presente. Tutti
noi conosciamo il ruolo centrale che ha
avuto la ricostruzione biografica nella tradizionepsicoanaliticae a quanto ogni approccio si sia occupato del ruolo del trauma e dei suoi effetti nel tempo.
Questa ricostruzione storica avveniva con
lintenzione di riparare il danno che il
passato aveva prodotto e che continuava
ad essere attivo nel presente della persona. Una posizione messa in dubbio dalle
recenti scoperte sul funzionamento della
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memoria.
Memoria e Psiche
A partire dagli anni 90 del secolo scorso unenorme quantit di ricerche e di dati ha permesso di comprendere meglio il funzionamento del nostro cervello e della nostra memoria. Abbiamo cos scoperto che esistono due diversi magazzini di memoria: il primo che
potremmo definire quello della memoria corporea e procedurale attivo fin dalla nascita
e rimane la forma di memorizzazione prevalente fino ai due anni e mezzo det. Il secondo
-che la nostra memoriaautobiograficae narrativa matura successivamente. Entrambi
rimangono attivi e in relazione tra di loro per tutto il resto della nostra vita ma lintegrazione tra queste due memorie avviene a partire dallesperienza vissuta e
non da quella narrata.
Ecco perch diventato
cos centrale trovare
strumenti esperenziali
che permettano di rintracciare lazione del
passato sul presentepiuttosto che la memoria dellevento
passato.

Narrare o sperimentare?
Raccontare un evento accaduto attiva risposte cerebrali che fanno parte delle nostre abilit narrative:provareunesperienza che si basa su esperienze passate permette lintegrazione tra i due registri di memoria e, soprattutto, attiva il processo di cambiamento.

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Il cambiamento quindi fondato sullesperienza vissuta. Ci deve essere unesperienza


reale, un evento soggettivamente vissuto, con sentimenti espressi e azioni compiute in
tempo reale, nel mondo reale, con persone reali, in un momento esperito come presente,
perch si attivi un processo di cambiamento. Raccontare cosa successo tuttaltro che
privo di valore: ci fornisce condivisione, scarica emozionale, sostegno relazionale ma non
sufficiente per dirigere le nostre risorse verso il cambiamento.
Il momento presente
Primo tra gli psicoanalisti americani a cogliere questo significativo passaggio di focus terapeutico stato Daniel Stern nel 2005, in uno dei suoi ultimi lavori, Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana. Lasciamolo parlare del momento
presente:nella convinzione che inquadrare il processo psicoterapeutico in una nuova luce
e modificare le nostre concezioni sul cambiamento terapeutico e sui fattori che lo innescano trasformer anche il nostro modo di condurre la psicoterapia, poich diverso sar il
modo in cui osserviamo ci che vi accade. Probabilmente anche la nostra visione dellesperienza quotidiana ne sar arricchita. (Stern).
Ma cos il momento presente?
Il momento presente a cui Stern si riferisce, e che viene usato nellesperienza mindfulness, il momento di esperienza soggettiva nellatto del suo compiersi. In questo momento sono racchiuse le possibilit di cambiamento, gli eventi nodali in grado di modificare il corso delle nostre vite; si tratta del kairos, ovvero il momento in cui qualcosa viene
in essere. Stern elenca le caratteristiche centrali del presente che sono le stesse che vengono sperimentate nellesperienza mindfulness, e sono le seguenti:

Il momento presente si manifesta durante un periodo ininterrotto di consapevolezza o di coscienza;

Il momento presente non il resoconto verbale di unesperienza, ma


lesperienza cos come viene originariamente vissuta;

Lesperienza del momento presente consiste in tutto ci che consapevole


mentre il momento viene vissuto;

I momenti presenti sono di breve durata;

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Il momento presente assolve una funzione psicologica;

Il momento presente un evento olistico;

Il momento presente un fenomeno temporale dinamico;

Il momento presente, nel suo svolgersi, in parte imprevedibile;

Il momento presente implica un certo senso di s;

Il S che fa esperienza assume una certa posizione rispetto al momento


presente;

Non tutti i momenti presenti possiedono la stessa importanza.

Passato e presente si danno la mano

Ogni momento presente mette in scena una storia vissuta, formata da numerose brevi
esperienze che convergono nel presente soggettivo.Questi particolari momenti riescono
a cogliere in parte lo stile, la nostra personalit, le nostre preoccupazioni o i nostri conflitti, costituendo dei casi particolari di schemi di risposta passati e futuri.
In questo modo possiamo contestualizzare i ricordi, selezionando le parti del passato da
attivare e riportare al presente, stabilendo in che modo dovranno essere assemblate per
adattarsi meglio alla situazione presente e manifestare il loro effetto. Senza una modifica
del passato funzionale, di questi schemi abituali di risposta, non vi pu essere alcun
cambiamento.In psicoterapia avviene cos un importante passaggio di prospettiva: la
COSCIENZA, non pi linconscio, il MISTERO CHIAVE.(Stern).
Questo il tema della prossima settimana!
a cura di Nicoletta Cinotti

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Lo spazio della consapevolezza

la Coscienza, non pi linconscio, il mistero chiave.(Stern).


L'attenzione al momento presente, tipica dell'esperienza mindfulness, come abbiamo visto la scorsa settimana, sposta il focus dalle dinamiche inconsce del paziente a
ci che rientra nel suo campo di esperienza consapevole. Questo spostamento d'attenzione estremamente rilevante perch presuppone l'uso di strumenti clinici diversi.
Intanto presuppone una sospensione dell'interpretazione - che richiede per il clinico la dimestichezza e l'uso di uno schema di lettura delle dinamiche inconsce - alla
costruzione di esperienze che aumentino l'area della consapevolezza di s.
Comporta anche un significativo spostamento dell'attenzione dai contenuti che il
paziente porta al modo con cui affronta le difficolt quotidiane e quindi a quelli che
sono gli schemi abituali di risposta nelle aree corporea, emotiva e mentale. Due spostamenti che sottolineano per l'appunto, il ruolo centrale della consapevolezza come
chiave d'accesso al funzionamento reale e quotidiano della persona.

Cos' la consapevolezza
Nel linguaggio comune, si intende per consapevolezza (awareness in inglese ) la percezione che si ha di un evento e la reazione corporea,
emotiva e cognitiva, al verificarsi di questa condizione. Non implica necessariamente la comprensione di ci che accade - e anzi si potrebbe
definire una forma di conoscenza non narrativa
- ma presuppone la capacit di prestare attenzione alla propria esperienza sensoriale e la capacit di descrivere e nominare gli elementi che
compongono l'esperienza stessa.
Questa attenzione alla consapevolezza comporta
due aspetti essenziali: il primo che la consapevolezza pu essere parziale e soggetta a restriN i c o l e t t a C i n o t t i!

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zioni che sono fortemente legate alla qualit del momento presente in cui avviene. Il
secondo che la consapevolezza rende l'esperienza prima di tutto un evento corporeo e rende il corpo la base e l'ancora dalla quale partire per indagare gli aspetti
emotivi e il funzionamento della mente.

La limitazione della consapevolezza


La consapevolezza un'evento dinamico soggetto a fluttuazioni e
oscillazioni che ampliano o riducono
il campo d'esperienza. Sappiamo
che, in condizioni di stress, la nostra
consapevolezza diventa selettiva e,
in qualche modo modificata, mentre, in condizioni di benessere, si
amplia e si diversifica. Sappiamo
anche che, per molti compiti della
nostra vita quotidiana, la nostra
consapevolezza subisce un tipo particolare di restrizione che ci fa funzionare secondo schemi abituali di
risposta. Proviamo ad approfondire
quindi quali possono essere gli elementi di limitazione e quali le limitazioni connesse agli schemi automatici di risposta.
Cosa limita la consapevolezza
corporea
La consapevolezza corporea alla base del processo stesso di consapevolezza e la
sua ampiezza radicata nella qualit dell'esperienza corporea. Contrazioni muscolari croniche, limitazioni nel movimento, o l'inibizione dall'espressione emotiva, riducono la base corporea della consapevolezza fino a produrre stati di parziale anestesia corporea. L'esperienza corporea non percepita comunque registrata a livello
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del sistema nervoso centrale e va a costituire la base dei segnali di risposta su cui
poggia la nostra esperienza e su cui poggiano i nostri processi di attribuzione del significato.
Qualsiasi emozione non possa essere espressa rappresenta inoltre una fonte di tensione per i muscoli e una potenziale riduzione di consapevolezza. La correlazione
tra tensione muscolare e inibizione talmente stretta che possibile valutare quali
sentimenti o impulsi sono inibiti in una persona studiando le sue tensioni muscolari. Le tensioni che nascono dallinibizione emotiva sono tensioni che si sviluppano
lentamente, attraverso il ripetersi di esperienze frustranti e, spesso insidiosamente,
diminuiscono la nostra consapevolezza.
Sappiamo inoltre che la nostra esperienza emotiva pu essere consapevole solo
quando rientra dentro la nostra finestra di tolleranza.
La finestra di tolleranza
La finestra di tolleranza un concetto sviluppato da Daniel Siegel nel 1999. Siegel la
definisce come quel range allinterno del quale le diverse intensit di attivazione
emotiva e fisica possono essere integrate senza interrompere la funzionalit del nostro sistema (Siegel, 1999,253 ed. americana).
Quando i pazienti sono allinterno della loro finestra di tolleranza le informazioni
che provengono dal mondo interno e dallambiente esterno possono essere integrate, in un fluire ininterrotto di informazioni percettive che vengono assimilate e associate ai dati emotivi e cognitivi, e rimangono nel campo della consapevolezza fino
a costruire un significato alle esperienze. Se usciamo dal nostro range di tolleranza
entriamo in uno stato di iperattivazione o di ipoattivazione che produce una frammentazione o riduzione significativa dell'esperienza percettiva. Questa condizione,
tipica delle situazioni traumatiche, in realt pi frequente, a livello subclinico, di
quanto siamo abituati a pensare e produce una riduzione, a volte sistematica e
quindi significativa, della consapevolezza.
La limitazione che nasce dal giudizio
Esiste un tipo particolare di limitazione della consapevolezza che fa da cerniera con
quelle che sono le limitazioni legate agli schemi abituali di risposta ed quella che
nasce dalla valutazione delle esperienze percettive in tre categorie di
base: positive, negative e neutre. Quando giudichiamo un'esperienza negativamente
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tendiamo ad attivare dei meccanismi difensivi che cercano di eliminare il disturbo


dal campo della coscienza. Ma la prima valutazione appercetiva pu essere un trabocchetto e, inoltre, abbiamo bisogno di affrontare, anzich evitare o nascondere,
gli elementi che percepiamo negativamente. Se aumentiamo la consapevolezza dei
nostri schemi di risposta possiamo rallentare il processo di giudizio dell'esperienza
e renderlo un giudizio a posteriori anzich un giudizio a priori.

La limitazione che nasce dagli schemi abituali di risposta


Tutti noi funzioniamo anche attraverso modelli automatici di risposta. La presenza
di queste risposte automatiche funzionale perch ci permette di agire senza dover
continuamente re-imparare come farlo. La base di queste modalit automatiche
collegata alla nostra memoria procedurale che attiva il modello di risposta. Non abbiamo bisogno, ogni volta, di ricordarci la nostra scuola guida: entriamo in macchina, giriamo la chiave e partiamo. Il nostro corpo sa come farlo e la nostra mente sa
dove andare.
Il problema che gli schemi abituali di risposta tendono a rimanere costanti e a ripetersi sempre uguali anche di fronte a condizioni diverse. Insomma abbiamo un
problema di aggiornamento, come scopriamo, a volte, cambiando macchina o sistema operativo del computer! Questo dovuto al nostro bisogno di coerenza: apprezziamo la ripetizione perch ci permette di sperimentare un senso di continuit
con il passato. Tutto bene tranne che questi schemi non vengono usati solo per le
azioni quotidiane ma anche per le risposte su base difensiva, nate per proteggerci
adeguatamente da un pericolo vissuto e non pi aggiornate. E' qui che l'attenzione
all'esperienza consapevole si intreccia con l'importanza del momento presente. In
questo modo possiamo fare un aggiornamento delle nostre modalit di risposta e
domandarci se quel modello di risposta ancora funzionale o se necessita di una revisione perch le condizioni attuali sono modificate. La necessit di aggiornamento
comporta una valutazione attenta delle nuove e diverse condizioni attuali e una sospensione da quel
giudizio immediato che tendiamo a fare e che diventa l'interruttore dello schema abituale di risposta.

Passato e presente intrecciati


E' nelle nostre modalit abituali di risposta che avviene lo "scambio" tra passato e presente. Ogni moN i c o l e t t a C i n o t t i!

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mento presente mette in scena una storia vissuta, formata da numerose brevi
esperienze che convergono nel presente soggettivo. Questi particolari momenti riescono a cogliere in parte lo stile, la personalit, le preoccupazioni o i conflitti del
soggetto, costituendo dei casi particolari di pattern passati e futuri.
Permette di contestualizzare i ricordi, selezionando le parti del passato da attivare e
riportare al presente, stabilendo in che modo dovranno essere assemblate per adattarsi meglio alla situazione presente e manifestare il loro effetto.
Il momento presente rivela cos un mondo in un granello di sabbia (Stern
2005), sufficientemente degno, da solo, di attenzione clinica. Pi a lungo il terapeuta riesce a soffermarsi su di esso e ad esplorarlo, senza ricorrere ad un uso frenetico
dellinterpretazione, maggiori saranno i percorsi clinici che si riveleranno.
Il momento presente un processo implicito, e tuttavia, perch unesperienza
possa definirsi come momento presente, deve entrare a far parte della consapevolezza o di qualche forma di coscienza. (Stern)

Tra consapevolezza e coscienza


La consapevolezza diventa quindi un elemento clinico importante perch permette
l'accesso alle nostre risorse e ai nostri processi di costruzione di significato. Implica
il focalizzare l'attenzione su un oggetto d'esperienza che diventa cos un elemento
cosciente che pu essere ricordato e che diventa un atto riflessivo. Quando ci troviamo nella vividezza del momento presente possiamo cogliere la qualit dei nostri
segnali di risposta, aprendoci a modalit nuove, possiamo decentrarci e disidentificarci dai processi ruminativi di pensiero e dai vecchi meccanismi difensivi. Aprirci a
nuove modalit pi adatte alla situazione che stiamo vivendo, andando a scoprire
quel mistero chiave che come mai, proprio oggi, proprio ora, stiamo rispondendo
cos e chiedendoci se propria quella la risposta pi adeguata alle nostre esigenze
attuali.
La consapevolezza di ognuno uno spazio davvero ampio nel quale risiedere; non
c' momento in cui non sia un'alleata, un'amica, un santuario, un rifugio. E non
mai assente, solo che a volta velata. [...] Se fai appello alla consapevolezza quando sei immerso nei dubbi, nell'infelicit, nella confusione, nell'ansia, nel dolore,
questi stati mentali non sono pi tuoi: sono solo condizioni meteorologiche del
tuo corpo e della tua mente. Quella dimensione di te che sa gi che dubiti, che sei
infelice, che sei confuso, ansioso, risentito, che soffri, non nessuna di queste cose
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e sta gi bene, gi nella pienezza dell'essere. Non sar mai altro da ci che , dalla persona che sei in realt, a livello pi essenziale. E cos, se ricordi la consapevolezza non giudicante nel momento presente come una possibilit e stai imparando
a fidartene e vai a trovarla di tanto in tanto, a maggior ragione se vi prendi residenza per tempi pi lunghi, allora non solo stai facendo bene, ma in realt non
c' nessun fare e non c' mai stato, n c' qualcuno che lo faccia. Non si tratta,
non si mai trattato di fare; si tratta di essere: essere il sapere, compreso il sapere di non sapere. Che differenza c'? Fermiamoci un attimo a meditare su questo
fatto" (Kabat Zinn, 2005, p. 165, pp. 282-284).

a cura di Nicoletta Cinotti

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GLI SCHEMI MALADATTATIVI DI RISPOSTA
Il passaggio dal contenuto al modo
La mindfulness realizza, nell'area della psicoterapia, un passaggio fondamentale:
quello dall'attenzione al contenuto all'attenzione alla modalit di risposta. Questo
spostamento parte da una considerazione semplice ma essenziale: come abbiamo
visto nelle due settimane precedenti, il processo di cambiamento per realizzarsi, ha
bisogno di essere declinato al presente e di utilizzare il repertorio della consapevolezza. Inoltre l'attenzione alle modalit di risposta permette di mettere a fuoco il
ruolo centrale svolto da quello che viene definito "il pilota automatico". Il pilota automatico quella condizione che sperimentiamo quando portiamo avanti delle
azioni con una consapevolezza ridotta.

Il pilota automatico
Sicuramente ci sono ragioni funzionali rispetto alla
possibilit di fare automaticamente alcune cose: non
dobbiamo dipendere dal
ri-apprendimento delle risposte e guadagniamo in
efficienza e velocit. Nello
stesso tempo, in questa
modalit automatica di risposta, rischiano di finire
anche risposte disfunzionali e maladattative perch non adeguate alle esigenze del presente. Questa modalit automatica attiva anche quando reagiamo difensivamente alle situazioni che la
vita ci offre. In questo caso ci troviamo di fronte ad uno schema maladattativo di risposta che viene agito automaticamente.

Lo schema maladattativo
Uno schema maladattativo una serie strutturata di pensieri e sentimenti negativi
mantenuta nel tempo attraverso delle contrazioni muscolari croniche.
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Le sue strategie si sono strutturate perch sono state utili per rispondere alle difficolt incontrate in un certo momento della nostra vita. La contrazione muscolare
lha poi lasciate attive anche fuori dalla situazione - o dalla serie di situazioni - che
lhanno originata.
Ogni schema pu essere visto come un tentativo di realizzare uno dei 5 bisogni fondamentali della vita, che, se disattesi, possono dare origine a pi di uno schema maladattativo di risposta.

I 5 Bisogni/diritti Fondamentali
Tutti gli schemi si sviluppano a
partire dalla mancata risposta ai
bisogni fondamentali di ogni essere umano. I bisogni a cui fa
riferimento Young - creatore
della schematherapy - non differiscono sostanzialmente dai 5
bisogni fondamentali descritti
da Lowen, padre della bioenergetica.
Young parla del bisogno 1)di
appartenenza e di connessione
con gli altri; 2) di autonomia,
competenza, identit; 3) di libert espressiva dei bisogni e delle emozioni; 4) di spontaneit e gioco; 5) di limiti
realistici e autocontrollo.
Lowen parla delle tre colonne del S corporeo che sono autoconsapevolezza (self
awareness), padronanza di s (Self possession) e autoespressione (Self expression)
che si esprimono per realizzare i 5 diritti fondamentali di ogni essere umano: il diritto di esistere; il diritto di avere bisogno; il diritto di essere autonomo; il diritto di
affermarsi e di amare ed essere amato sia sessualmente che come persona.
Questi bisogni/diritti sembrano comuni a tutti gli esseri umani ed la frustrazione
eccessiva di questi bisogni che struttura nel corpo la contrazione muscolare cronica
e nella mente lo schema maladattivo che fornisce una sorta di significato precostiN i c o l e t t a C i n o t t i!

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tuito per tutti gli eventi. In realt la formazione degli schemi e anche della struttura
corporea pu dipendere da quattro fattori: una frustrazione eccessiva, una situazione di trauma o maltrattamento oppure, viceversa, una situazione in cui vengono
riversate eccessive aspettative e manifestazioni di affetto e stima. Infine lo schema
pu instaurarsi perch il bambino si identifica con il suo caregiver e ne introietta
pensieri, emozioni, comportamenti ed esperienze.
Ogni schema pu essere associato a tre diverse modalit di coping: resa, evitamento
e ipercompensazione, che di nuovo realizzano lipotesi di Lowen che le difese si organizzino attorno alla polarit della sottomissione o della ribellione. Quando la modalit di coping la resa la persona crede e accetta che il suo destino sia quello di
vivere in una continua ripetizione del trauma, nellevitamento cerca - il pi possibile - di sottrarsi alla ripetizione della situazione che attiva lo schema maladattivo,
nellipercompensazione si comporta in un modo che realizza allopposto ci che caratterizza lo schema.

Gli schemi e i bisogni negati


Come abbiamo visto sopra sono le vicissitudini legate alla realizzazione dei nostri
bisogni fondamentali che possono produrre schemi maladattativi.
Lo schema pu essere definito come un modello onnicomprensivo formato da ricordi, emozioni, pensieri e sensazioni fisiche, utilizzato per comprendere se stessi e
gli altri. Anche se la sua origine risale allinfanzia o alladolescenza, presente in
tutte le fasi della vita e proprio per questo disfunzionale: risponde infatti con una
modalit rigida, sulla base di esperienze passate, alle situazioni del presente.
Questi schemi sono resistenti al cambiamento perch rispondono ad un bisogno di
coerenza e, bench fonte di sofferenza, risultano sicuri e familiari. Siamo attratti
dalle situazioni che li attivano perch siamo pronti a rispondere adeguatamente e,
visto che gli schemi maladattivi vengono considerati verit assolute, continuano ad
essere utilizzati per rispondere agli eventi.
Nel momento in cui si origina, lo schema una modalit di risposta adeguata e coglie un aspetto reale della situazione. Chi descrive la propria famiglia come fredda o
anaffettiva raramente sbaglia, anche se pu non comprendere correttamente le ragioni di questa situazione. La natura invalidante degli schemi si rende presente nellet adulta quando vengono agiti senza reale consapevolezza e comunque al di fuori
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di una lettura della realt adeguata al presente. La gravit dello schema proporzionale allintensit e durata della sensazione negativa che scatena quando si attiva.
Vediamo nel dettaglio i 5 gruppi di schemi
DISTACCO E RIFIUTO
Tutti noi abbiamo bisogno di sicurezza, cura, condivisione ed empatia rispetto alle
nostre emozioni. Abbiamo bisogno di sentire che possiamo appartenere alla nostra famiglia dorigine e ai nostri gruppi di riferimento. Se questo bisogno non ha
incontrato precocemente una
risposta adeguata possono
svilupparsi i seguenti schemi
di risposta:
1.Abbandono/
Instabilit:
comporta una
percezione di
instabilit o
inaffidabilit
rispetto alle
persone significative e si accompagna alla sensazione che queste persone non continueranno a fornire un
adeguato supporto nel tempo perch instabili e imprevedibili.
2. Sfiducia/abuso: si accompagna alla convinzione che gli altri si approfitteranno di noi, umiliandoci, disprezzandoci, manipolandolo e cos via. Generalmente si accompagna ad un percezione di intenzionalit negli eventi negativi superiore al reale.
3. Deprivazione emotiva: si accompagna alla sensazione che i propri bisogni
emotivi non verranno adeguatamente soddisfatti nelle relazioni con gli altri.
Questo a causa di:a) carenza di cure;b)carenza di empatia;c)carenza di protezione.

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4. Inadeguatezza/vergogna: chi presenta questo schema ha la sensazione di


essere inadeguato, sbagliato, poco desiderato o carente, in alcuni ambiti della
propria vita ed convinto che, se si mostrasse veramente per come , non sarebbe pi amato.Tende ad essere molto sensibile alle critiche e ai rimproveri.
Si paragona agli altri e si sente insicuro nelle situazioni sociali. Si vergogna
dei propri difetti manifesti o nascosti.
5. Esclusione sociale/alienazione: questo schema induce il soggetto a sentirsi escluso dal mondo e a percepirsi diverso dagli altri.
MANCANZA DI AUTONOMIA E ABILITA
In questo caso si tratta di persone che hanno delle aspettative nei confronti di se
stessi e del mondo che interferiscono con la loro capacit di differenziarsi dalle figure genitoriali, di vivere senza laiuto degli altri e di acquisire determinate abilit.
1.

Dipendenza/Incompetenza:Sono persone che si sentono incapaci di gestire le responsabilit del quotidiano senza aiuto dagli altri. Spesso questo
schema si accompagna ad una sensazione di impotenza
2. Vulnerabilit al pericolo o alle malattie:Provoca un timore esagerato di
qualcosa di catastrofico che possa accadere da un momento allaltro, con la
convinzione di non poter fare nulla per impedirlo. Questa sensazione di catastrofe imminente pu essere relativa sia ad aspetti fisici - malattie - che eventi
naturali - terremoti, incidenti .
3. Invischiamento: Si accompagna alla sensazione di inscindibilit ed eccessiva immedesimazione con gli altri. Spesso si accompagna a sensazioni di
vuoto e disorientamento.
4. Fallimento:Si accompagna alla sensazioni di non riuscire a raggiungere i
propri obiettivi personali, scolastici, professionali e di essere inferiori agli altri rispetto alla capacit di portarli a termine.
MANCANZA DI REGOLE
In questo caso non avvenuto un adeguato sviluppo di regole adeguate in ambito
relazionale o interpersonale che interferiscono con la capacit di perseguire obiettivi a lungo termine. Questa mancanza di regole interferisce con la possibilit di
instaurare rapporti collaborativi, con ladempiere impegni e raggiungere obiettivi
personali realistici. Spesso collegato ad uneducazione troppo permissiva che
non ha fornito adeguato orientamento alla realt, nutrendo atteggiamenti di superiorit e riducendo la capacit di sostenere un livello normale di disagio
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1.

Grandiosit:Chi presenta questo schema si sente superiore agli altri e detentore di particolari privilegi e diritti. Esiste una convinzione di fondo di poter fare e ottenere tutto quello che si desidera anche quando non realistico o
la sua realizzazione crea danno agli altri.
2. Autocontrollo o autodisciplina insufficienti:In questo caso manca la
capacit di sopportare una frustrazione funzionale al raggiungimento dei
propri obiettivi personali e manca anche la capacit di realizzarsi, adempiendo agli impegni presi. Quando lo schema poco marcato c la tendenza ad
evitare il disagio, in qualsiasi forma: tendenza che comporta ripercussioni
sulla realizzazione personale.
ECCESSIVA ATTENZIONE AI BISOGNI DEGLI ALTRI
In questo caso il problema costituito da una eccessiva attenzione ai desideri, sentimenti e reazioni degli altri allo scopo di ottenere approvazione, preservare le relazioni interpersonali ed evitare reazioni negative. Spesso sono persone che hanno
avuto genitori pi attenti ai propri desideri e bisogni emotivi che ai sentimenti e
alle esigenze del figlio
1.

Sottomissione:Sono persone che si sottomettono per evitare la rabbia,


labbandono o qualche reazione negativa da parte degli altri. La sottomissione
riguarda principalmente i bisogni (preferenze, scelte, desideri) o le emozioni. Generalmente la persona convinta che i propri desideri, le proprie
opinioni e i propri sentimenti siano inopportuni o ininfluenti e si dimostra
eccessivamente compiacente. Di converso prova emozioni di rabbia che
esprime per con comportamenti passivi-aggressivi, sintomi psicosomatici,
abuso di sostanze, allontanamenti da persone care.
2. Autosacrificio:E una persona che rinuncia in modo sistematico e volontario alle gratificazioni personali a favore degli altri, sia per evitare i sensi di
colpa che ne potrebbero scaturire che preservare la relazione. Ciononostante
sente risentimento per il fatto che i propri bisogni non vengano soddisfatti e
questo interferisce con il benessere relazionale.
3. Ricerca di approvazione e riconoscimento: C una tendenza estremamente marcata a ricercare approvazione, riconoscimento o attenzione tanto da compromettere lo sviluppo di un senso di identit stabile e autentico.

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IPERCONTROLLO O INIBIZIONE
In questo caso i propri sentimenti, le proprie preferenze, i propri impulsi spontanei vengono sacrificati per lo scopo di raggiungere standard severi di prestazione
o rendimento che portano a trascurare i piaceri della vita, le relazioni, il riposo.
Spesso la famiglia dorigine cupa, esigente,punitiva o perfezionista e spinge il
soggetto a vivere in una condizione di costante pessimismo e preoccupazione.
1.

Negativit e pessimismo: C una attenzione eccessiva agli aspetti negativi e una sottovalutazione di quelli positivi con un timore eccessivo che qualcosa possa peggiorare la situazione attuale e che le situazioni positive siano
destinate a degenerare. Si accompagna ad una paura esagerata di commettere
errori, subire perdite o umiliazioni.
2. Inibizione emotiva:In questo caso si assiste ad una repressione della spontaneit per timore delle critiche, di potersi vergognare o di perdere il controllo. Essenzialmente linibizione riguarda a) la rabbia;b) gli impulsi positivi;c)
lespressione dei propri sentimenti o bisogni; d) lespressione emotiva.
3. Ipercritica:In questo caso esiste una radicata convinzione di dover sottostare a standard di prestazione elevati per poter evitare le critiche altrui. Non riesce a considerare le esigenze personali di riposo, piacere, rilassamento e sviluppare una sana autostima senza sottoporsi ad imprese e prestazioni eccezionali. Si accompagna a perfezionismo a regole e doveri rigidi in molti campi
e una eccessiva preoccupazione rispetto allefficienza.
4. Punizione:Ogni errore viene severamente punito sia se compiuti da se che
dagli altri.

Il lavoro sullo schema


Lo schema spesso alla base della sensazione di fallimento terapeutico, di disperazione per la propria incapacit di realizzare il cambiamento desiderato. Molto spesso queste sensazioni sono legate al fatto che non sufficiente lavorare sul contenuto
dello schema: per sciogliere il ripetersi automatico della sua attivazione necessario
un lavoro di consapevolezza sulle situazioni che lo attivano e una esplorazione profonda e non giudicante delle sensazioni fisiche, emotive e dei pensieri che l'accompagnano. In questo senso l'integrazione di mindfulness e bioenergetica offre proprio la possibilit di integrare gli aspetti corporei e mentali che contribuiscono al
mantenimento dello schema e alla perdita di consapevolezza che si accompagna alla
sua riattivazione.
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Come possiamo riconoscere la presenza di


uno schema maladattivo?
La distinzione fondamentale
che ci permette di comprendere se siamo o no in presenza di uno schema di risposta
una domanda tanto semplice
quanto complessa: ho risposto o ho reagito alla situazione? Se abbiamo reagito velocemente e impulsivamente
nello stesso modo di sempre
molto probabile che sia stata una "modalit automatica", la realizzazione di quel
bisogno di congruenza di cui
parlavamo prima.Tutte le volte che siamo in presenza di
una sensazione di ripetizione,
oppure tutte le volte che ci
rendiamo conto che la nostra
risposta emotiva superiore
alle condizioni che lhanno suscitata, possiamo cominciare a pensare che siamo di
fronte ad uno schema ripetitivo, mal-adattativo, di risposta.In questo caso pu essere utile chiedersi se la propria risposta stata funzionale o disfunzionale, efficace o
inefficace.
E importante domandarsi e riconoscere che cosa ha innescato questa modalit di
risposta. Per esempio, c stata una sensazione di esclusione? Oppure di vergogna?
O di vulnerabilit? A quali sensazioni emotive si accompagna? Quali sono le catene
di pensieri che attiva? Che comportamento ne derivato e a quali situazioni della
propria infanzia o adolescenza pu essere collegato?
Per portare avanti questa esplorazione pu essere utile nominare mentalmente
quello che osserviamo, in modo da collegare lattenzione pi strettamente al procesN i c o l e t t a C i n o t t i!

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so di inquiring. Basta ripetere, in tono neutro o gentile, paura, oppure vergogna,


preoccupazione e cos via in modo da non essere eccessivamente coinvolto e trascinato via. Un altra cosa importante pu essere avere degli strumenti di consolazione
e tranquillizzazione, in modo da poter regolare lintensit delle sensazioni emotive,
in qualsiasi momento.

Concludendo...
...non possiamo che riconoscere
che, passo dopo passo, questo
percorso su mindfulness e psicoterapia ci conduce ad un'altra
domanda fondamentale della
pratica clinica: cosa induce il
processo di cambiamento? La
conoscenza e l'accettazione o la
ricerca di soluzioni diverse?
Un buon argomento per la
prossima settimana!
a cura di Nicoletta Cinotti

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MINDFULNESS E PSICOTERAPIA:IL RUOLO DELLACCETTAZIONE


Vorrei introdurre l'argomento di questa settimana con una leggenda Cherokee che
ben si presta a descrivere l'approccio mindfulness alla psicodinamica.

Leggenda Cherokee dei


due lupi
Un anziano Cherokee stava
raccontando al nipote la propria vita.
C una guerra dentro di me:
E una lotta molto dura tra due
lupi. Uno e cattivo invidioso, ingordo, ha molte colpe ,
prova risentimento verso il
prossimo, indulgente con se
stesso, bugiardo e con un orgoglio finto. Laltro invece buono.. la gioia, la compassione, lumilt, la benevolenza
e la verit
La stessa lotta che c dentro di me adesso c anche dentro di te, e c dentro a ogni
persona.

Il nipote guarda in su verso il nonno e con gli occhi pieni di paura gli chiede: Dimmi nonno, quale di questi due vince? E il nonno in risposta Quello che nutri..
Questa leggenda descrive bene l'esperienza che ognuno di noi pu avere su di s:
spesso siamo attraversati dall'invidia di cui ci ha parlato riccamente Melanie Klein,
oppure dai profondi conflitti interni che costituiscono la topica psicoanalitica o
siamo pieni di risentimento rispetto alla nostra esperienza passata. Questa realt
non viene negata. Ma si sceglie di nutrire gli aspetti positivi della propria personalit: quelle emozioni di compassione, saggezza, umilt e benevolenza che appartengono alle emozioni sociali positive e che sottolineano gli aspetti di interconnessione anzich gli aspetti personalistici.
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L'accettazione
La storia permette subito, fin
dall'incipit, di svelare la chiave
di questo processo: la consapevolezza non giudicante, della
presenza di entrambi, la verit
della loro coesistenza e una accettazione onnicomprensiva
che permette di aprire la porta
all'emergere dei sentimenti positivi, senza negare la presenza
gli elementi negativi.
Si rinuncia quindi all'analisi
degli aspetti conflittuali per indagarli, con interesse e curiosit, senza evitare di riconoscere la loro presenza e la loro natura che comprende eventuali associazioni
con la nostra storia passata. Questo materiale entra nel campo della consapevolezza
per essere trattato con accettazione, senza intraprendere azioni dirette volte al cambiamento e viene trattato come una contrazione della mente, un corrispettivo alle
contrazioni muscolari che possiamo sperimentare nel corpo.
La storia afferma anche la presenza dei "se multipli"(Bromberg 1993) dove la coscienza ha la funzione di una coalizione di diversi stati del s. Ci che conscio
quindi ci a cui prestiamo attenzione, pi che una biforcazione del sistema psichico
tra conscio e inconscio. L'attenzione ai diversi stati del S, in momenti differenti,
una funzione determinata da diversi stimoli, sia interni che esterni.
Alcuni aspetti del S vengono tenuti fuori dalla coscienza, attraverso aspetti dissociativi. Non esiste un Io che reprime gli impulsi inaccettabili ma piuttosto una direzione sistemica dell'attenzione che distoglie da quegli aspetti dell'esperienza del S
che riteniamo inaccettabili. Questi aspetti dissociati sono generalmente quelli connessi ad esperienze traumatiche.
La terapia non consiste nell'integrare differenti parti del S ma piuttosto nel portarle ad un dialogo reciproco attraverso la consapevolezza.

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La psicologia buddista
Nella psicologia buddista, a cui la tradizione mindfulness fa riferimento, l'esperienza di un S unitario e statico considerata una illusione. In questa prospettiva il
cambiamento avviene abbandonando la necessit difensiva di vedere se stessi come
un insieme immutabile e statico. E la salute psicologica coincide con la capacit di
abbandonarsi e di essere semplicemente vivi.

Accettazione e consapevolezza
La ragione dell'importanza particolare attribuita ai processi di accettazione strettamente collegata al ruolo centrale della consapevolezza. Ogni processo di rifiuto,
critica o giudizio, infatti, finisce per provocare una restrizione del campo di consapevolezza. Non riusciamo a rimanere a lungo consapevoli dei nostri aspetti negativi
se non attraverso il filtro dell'accettazione incondizionata, del perdono e della compassione verso di se. Il tema dell'accettazione , quindi, inevitabilmente e strettamente connesso con quello del sostegno agli aspetti positivi di compassione, benevolenza e perdono nei confronti di se stessi e degli altri. Aspetti che sappiamo essere
connessi con la pratica della meditazione. Questo comporta la rinuncia a qualsiasi
aspetto direttamente trasformativo degli aspetti negativi. Una rinuncia che comporta una piccola rivoluzione terapeutica: non la manipolazione e l'attacco diretto al
sintomo quello che guida il processo di cambiamento. E' piuttosto il riconoscere
l'esistenza di un tratto che necessita di quel profondo amore e accettazione che gli
stato originariamente negato e che ha prodotto una sorta di scissione interna alla
nostra personalit.
Il paradosso centrale del processo di cambiamento propri qui: abbandonando il
desiderio di essere qualcosa di diverso da ci che
siamo, sperimentiamo il cambiamento. Un
compito importante della terapia mindfulness
based consiste nell'aiutare i pazienti ad abbandonare i loro tentativi di manipolazione di s
per muoversi verso l'accettazione.

Il ruolo della resistenza


Questo nuovo approccio alle difese ha origini
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lontane nella storia della clinica. Gi nel 1941 Fenichel affermava.<<L'analisi deve
sempre procedere secondo il livello che in quel momento accessibile all'io. Quando una interpretazione non ha efficacia ci si chiede spesso:"Come avrei potuto dare un'interpretazione pi profonda?" Spesso per il problema andrebbe posto in
maniera pi corretta:"Come avrei potuto interpretare in maniera pi superficiale?">>(Fenichel, 1941,41). Prima ancora Reich (1934), attraverso l'analisi del carattere, aveva avanzato l'ipotesi che le resistenze costituissero una protezione contro il
pericolo psichico, fornendo al terapeuta informazioni essenziali rispetto al modo di
funzionare nella realt del paziente. Questo significa che la resistenza una parte
del s con la quale essenziale imparare a collaborare e ad allearsi.
In questo senso il paziente va aiutato ad assumersi non la responsabilit del cambiamento ma la responsabilit delle proprie azioni, ossia sperimentare le azioni
consuete come qualcosa di scelto e voluto. Perch questo sia possibile necessario
che il paziente possa essere in grado di accettarsi nel momento e nel contesto della
relazione con il terapeuta. Una accettazione che deve essere bipersonale.

La contrazione del corpo e della mente:mindfulness e bioenergetica


Sotteso al tema dell'accettazione quindi il ruolo chiave delle resistenze che costruiscono il nostro modo di funzionare nella realt. In questo alveo si comprende
l'attenzione centrale ai processi corporei che ci permettono di riconoscere le nostre
contrazioni fisiche, che sono sia modi di ridurre la consapevolezza, che aspetti corrispondenti a contrazioni mentali da esplorare. In questo senso mindfulness e bioenergetica declinano insieme l'attenzione alla consapevolezza corporea e alla padronanza ma anche il senso del principio di identit funzionale mente-corpo. Questo
principio, di origine reichiana, afferma che ad ogni stato corporeo corrisponde uno
stato mentale e quindi ad una contrazione cronica nel corpo, corrisponde una contrazione cronica nella mente, uno schema maladattativo di risposta, come abbiamo
potuto vedere la settimana scorsa.
A cura di Nicoletta Cinotti

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Gli aspetti applicativi della mindfulness

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La Mindfulness nei disturbi del


comportamento alimentare
In un precedente articolo sulla cura della Bulimia Nervosa e dei Beinge Eating Disorders sono stati esposti i protocolli di cura che propongono lapprendimento di abilit nucleari di mindfulness e di regolazione emotiva, essendo la disregolazione delle emozioni alla base di questi disturbi. Questi
protocolli possono essere proposti in setting individuali e di gruppo, ed inseriti nei programmi di intervento multidisciplinari gi strutturati (Debra
L.Safren, Christiy F.Telch e Eunice Y.Chen). Questo modello di trattamento
prevede lapprendimento di Skills, abilit di base di mindfulness necessarie
da acquisire per utilizzare in modo funzionale le altre abilit apprese nel corso del trattamento: abilit di regolazione emotiva e abilit di tolleranza della
sofferenza mentale. Le abilit di mindfulness consentono ai pazienti di sperimentare che le emozioni hanno un inizio e una fine, hanno dimora nel corpo
e l possono essere gestite con abilit apprese, piuttosto che produrre reazioni disfunzionali.

Il programma di cura
Il programma prevede un incontro iniziale per la conoscenza dei partecipanti
e per dare loro informazioni circa il metodo di apprendimento delle abilit e la
pratica della meditazione. E molto importante, infatti, valutare e sostenere la
motivazione di ciascun partecipante poich la pratica pu essere vista come
un grave sforzo da compiere piuttosto che come il piacere di dedicare tempo
a se stessi. Motivare le persone alla pratica spesso una vera sfida. Molte
delle persone affette da disturbi del comportamento alimentare sono infatti
incapaci di frequentare delle terapie di gruppo senza lincoraggiamento di
uno psicoterapeuta. La motivazione e la reale convinzione del conduttore
permettono ai partecipanti di acquisire la fiducia necessaria per intraprendere questo percorso di cura. Gli incontri successivi (venti incontri di due ore a
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cadenza settimanale) sono orientati allapprendimento delle abilit di regolazione delle emozioni, di tolleranza al dolore/angoscia e di pratica della
Mindfull Eating.Il panorama di riferimento la DBT standard, secondo cui la
regolazione emotiva adattiva richiede labilit di denominare , di monitorare e
di codificare le reazioni emotive, compresa labilit di accettare e tollerare le
esperienze emotive quando queste non possono, a breve termine, essere
modificate (Linehan, 2006).

I vantaggi del gruppo monosintomatico


Il gruppo per il chi soffre di un disturbo di BN e BED diviene il luogo di confronto nel quale poter condividere i vissuti relativi alla sintomatologia e alle
pratiche alimentari disturbate, riducendo il peso della vergogna e il senso di
colpa. Nel gruppo agiscono varie funzioni terapeutiche aspecifiche come il
sostegno emozionale, il rinforzo dellautostima e lempatia, e funzioni terapeutiche specifiche, proprie e sole del gruppo, come il rispecchiamento e la
risonanza. Il gruppo consente inoltre una economia di risorse e di energie
che risultano di sostegno e di motivazione sia ai partecipanti che ai conduttori. Il gruppo omogeneo monosintomatico favorisce quei processi che la
psicoterapia individuale fatica ad attivare o che attiva solo dopo molto tempo, facilitando la comunicazione e la messa in comune di problemi simili fra
simili. Mi riferisco alle difficolt dei pazienti di accedere al mondo dei loro
vissuti e allespressione delle loro emozioni, che in un contesto di condivisione trovano un luogo pi idoneo allascolto. La monosintomaticit favorisce inoltre sia la coesione sia la certezza di essere accettate e comprese e il
superamento della vergogna di s e dei propri comportamenti patologici,
emozione che pu contribuire al mantenimento della patologia alimentare.
Stare in un gruppo per queste pazienti significa inoltre affrontare il problema
del ritiro sociale proprio sul campo, vantaggio questo evidente rispetto alla
psicoterapia individuale. Si lavora qui sul piano dellidentit e del confronto
con la realt ma in un contesto gruppale di partenza in cui potersi rispecN i c o l e t t a C i n o t t i!

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chiare fin da subito, limite questo della terapia individuale e causa spesso di
improvvisi drop-out per questo tipo di pazienti.

Rispecchiamento ed emozioni
Il rispecchiamento nel gruppo permette alle pazienti di vivere una esperienza
riparatoria del mal riuscito rispecchiamento con il care-giver nellinfanzia, di
dare un nome alle emozioni che sentono e trovare nuovi strumenti condivisi
per gestirle senza che queste sfocino in unabbuffata. Il discontrollo emotivo
e il discontrollo alimentare viaggiano su due binari paralleli nelle Bulimie e nei
Binge Eating Disorders, e sono accumunati da un vuoto senza nome che
provoca ansia e angoscia, da riempire con il cibo e labbuffata il pi in fretta
possibile. Il gruppo, la psicoterapia di gruppo ed il lavoro sulle abilit di
Mindfulness diventano gli strumenti per rinunciare alle abbuffate mediante
lacquisizione di nuove capacit nella gestione delle emozioni dolorose tramite una graduale sperimentazione di nuove strategie ed una riscoperta di
s.

Mindfulness e condivisione: coltivare il momento


presente
La mindfulness non propone di sfuggire o eliminare i pensieri, le emozioni e i
sentimenti meno gradevoli, ma propone di adottare una strategia volta a non
tralasciare la vita che accade, rivolgendo lattenzione consapevole all
esperienza di adesso, qualunque essa sia, positiva o negativa. Il gruppo
sostiene il singolo nei momenti difficili, serve allautodisciplina, facilita lapprendimento, incoraggia ad andare avanti nelle situazioni difficili.Vedere che
anche gli altri vivono le difficolt e le affrontano in ogni istante, osservare il
modo in cui ogni partecipante apprende ed esercita le abilit acquisite, pu
servire da ispirazione e modello. Tra i membri del gruppo ci saranno inoltre
persone che traggono velocemente profitto dalla meditazione: questo diventer una fonte di energia e di conforto per gli altri. E possibile cos rilassarsi
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nella saggezza collettiva e lasciarsi andare alle intuizioni del gruppo, che ha
occhi, mani e cuore..molto pi grandi di quelli dei singoli partecipanti.
Sangha una parola in sanscrito che significa comunit spirituale e si riferisce ad uno dei tre pilastri dellinsegnamento e della filosofia buddista. Infatti, auspicabile per coloro che meditano poterlo fare anche allinterno di un
gruppo. Come dice Thich Nhat Hanh, Se non lo abbiamo, dovremmo impiegare il nostro tempo e la nostra energia per crearne uno (1994).
a cura di Silvana Nozzolillo

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LA MINDFULNESS NEL TRATTAMENTO DEI DISTURBI DEPRESSIVI

Uno degli aspetti applicativi della mindfulness di maggiore interesse e di


maggior riscontro la sua efficacia nel trattamento della depressione.
La depressione coinvolge una forma di evitamento dallesperienza interiore
per attutire il
dolore emotivo
che laccompagna. Questo
ritiro lascia la
persona che
soffre di disturbi depressivi deprivato
dalla vitalit
della propria
esperienza interna e dalla
ricchezza dellesperienza in prima persona.
Lapproccio mindfulness alla depressione
Il trattamento dei disturbi depressivi una esperienza in cui spesso, pazienti
e psicoterapeuti sono accomunati da un senso di impotenza e dalla difficolt
di trovare qualcosa di efficace nellalleviare la sofferenza.
Una sensazione che spesso si accompagna allurgenza di trovare strumenti
che prevengano la natura ricorrente degli episodi depressivi acuti. La
mindfulness offre una risposta semplice e complessa insieme: se la depressione caratterizzata da un ritiro e un allontanamento dal dolore, la mindfulness propone invece un progressivo volgersi verso la propria esperienza
dolorosa.
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Fare contatto
La strategia di evitamento una delle pi frequenti nella depressione e questo avviene essenzialmente per la profonda sensazione di abbandono e di
perdita del contatto con gli altri che laccompagna.
Il tentativo portato avanti nellesperienza mindful proprio quello di offrire un
senso di sicurezza e intimit emotiva che sostenga il paziente a mutare la
propria posizione di ritiro in una posizione di contatto. Come psicoterapeuti
lesperienza e la pratica della mindfulness ci aiutano ad aprire gli occhi e il
cuore alla mancanza di vitalit che accompagna la depressione, sostenendo
la capacit di sintonizzazione con lesperienza che affronta la persona depressa. Offrire la propria disponibilit ad esplorare il punto in cui il paziente si
ritira ed inizia la propria strategia di evitamento, fornisce il segno della nostra
disponibilit al contatto e alla presenza e la preziosit di ogni momento di incontro.
Il dolore e
la sofferenza
Dolore e
sofferenza
sono sempre presenti
nel trattamento della
depressione. Il dolore
inevitabile
ed allorigine della depressione mentre la sofferenza ci che il paziente incontra
quando si apre alla elaborazione della paura e del rimpianto. I dettagli di
questa sofferenza sono cruciali sia perch ogni storia depressiva unica sia
perch, anche se la mindfulness si volge verso il dolore, necessario che la
sua pratica comporti un alleviare la sofferenza che laccompagna.
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La co-esplorazione e lattenzione consapevole


Lattenzione che caratterizza la pratica mindfulness caratterizzata, come
abbiamo visto nelle settimane precedenti, da consapevolezza, centratura in
se stessi e accettazione. Questi elementi sono alla base dellesplorazione
che avviene e che si focalizza attorno a tre elementi:
*Cosa sta avvenendo proprio adesso?
* Come puoi stare di fronte a ci che sta accadendo?
* Come puoi respirare in ci che accade o con ci che accade?
Questo inquiring non diretto ad uno scopo specifico ma diretto allesplorazione del come piuttosto che del perch al fine di sostenere una esplorazione del felt sense corporeo.
Philip Aranow (1998) ha coniato lespressione di movimento meditativo per descrivere quegli interventi
che aiutano il paziente a sviluppare una posizione di
compassione e comprensione nei confronti della propria esperienza interna e delle proprie emozioni
Amorevole attenzione
La parola amore stata lungamente guardata con sospetto nella psicoterapia. Ciononostante la costanza, il calore, linteresse e la cura che avvengono nella relazione terapeutica declinano alcune delle qualit dellamore che
sono necessarie perch il paziente depresso possa finalmente iniziare a
sentirsi meglio.
Se vero che il paziente depresso si abbandona quando sta male, solo
perch sperimenta le qualit sopracitate che pu iniziare a guardare con occhi nuovi al dolore interiore.
Per questo non basta chiedere cosa prova nel corpo e nella mente e/o la
qualit della sua relazione con il dolore e la sofferenza, perch il paziente
possa offrire uno sguardo nuovo a se stesso. Perch questo avvenga necessario che quelle domande abbiano la qualit dellattenzione amorevole.
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I pensieri non sono fatti


Il semplice assunto che i nostri pensieri non equivalgono a fatti e il ruolo dei
pensieri negativi nella depressione, sono un patrimonio dellapproccio cognitivo nel trattamento della depressione. La mindfulness per apre ulteriormente lo scenario cambiando la considerazione nei confronti di tutti i tipi di pensiero. Osservare landare e venire dei pensieri - positivi, negativi o neutri tornando ripetutamente allesperienza presente, diminuisce la frequenza dei
pensieri rimuginativi e rassicura sulla sostanziale impermanenza dei fenomeni mentali.
I pazienti che combattono con la depressione spesso dimenticano quanto
siamo soggetti a continui e mutevoli stati mentali. Tendono a considerare il
loro malessere stabile e costante. Riportare, in senso ampio, lesperienza del
costante mutare, de-colpevolizza dalla presenza di pensieri negativi, aprendo uno scenario che condivisibile anche con chi non soffre di depressione.
Trovare il cuore della depressione
Trovare il punto in cui nasce la depressione, il cuore ferito del paziente depresso, non pu riguardare la teoria clinica. Riguarda invece la disponibilit a
percorrere un territorio in cui le teorie sono mappe ma la realt data dalla
ricchezza dellesperienza momento per momento, co-creata nella relazione
con il terapeuta.
Quando una persona arriva a questo cuore, ad incontrare la verit nuda e
cruda di se stesso, abbiamo bisogno di uno strumento che ci aiuti a sostenere lincertezza.
Questo strumento - forse lunico che si addentra in territori cos delicati - la
mindfulness. Uno strumento che sostiene il procedere di entrambi, pazienti e
terapeuti, nel complesso e meraviglioso percorso di essere vivi.
A cura di Nicoletta Cinotti
Per maggiori informazioni sui protocolli MBCT , e sul trattamento mindfulness based della depressione

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