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CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA CAUSE RIFIUTI DISCARICHE

IMPIANTISTICA DIFERENZIATA PROCEDURE CAMPANIA LAZIO..


NUMERO PROCEDURA

C-135/05 C- 196/13

Non corretta applicazione delle direttive 75/442/CE e 91/689/CEE sui rifiuti.


Misure di controllo sulle discariche abusive
DECISIONE 8.5.2013

Il 26 aprile 2007, la Corte di giustizia europea ha pronunciato la propria


sentenza nell'ambito della procedura d'infrazione in questione (Commissione
delle Comunit europee/Repubblica italiana, causa C-135/05) e ha dichiarato
quanto segue:
"non avendo adottato tutti i provvedimenti necessari:
per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la
salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare
pregiudizio all'ambiente e per vietare l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento
incontrollato dei rifiuti;
affinch ogni detentore di rifiuti li consegni ad un raccoglitore privato o
pubblico, o ad un'impresa che effettua le operazioni di smaltimento o di
recupero, oppure provveda egli stesso al recupero o allo smaltimento
conformandosi alle disposizioni della direttiva del Consiglio 15 luglio 1975,
75/442/CEE, relativa ai rifiuti, come modificata dalla direttiva del Consiglio 18
marzo 1991, 91/156/CEE;
affinch tutti gli stabilimenti o le imprese che effettuano operazioni di
smaltimento siano soggetti ad autorizzazione dell'autorit competente;
affinch in ogni luogo in cui siano depositati (messi in discarica) rifiuti
pericolosi, questi ultimi siano catalogati e identificati; e
affinch, in relazione alle discariche che hanno ottenuto un'autorizzazione o
erano gi in funzione alla data del 16 luglio 2001, il gestore della discarica
elabori e presenti per l'approvazione dell'autorit competente, entro il 16 luglio
2002, un piano di riassetto della discarica comprendente le informazioni
relative alle condizioni per l'autorizzazione e le misure correttive che ritenga
eventualmente necessarie; e affinch, in seguito alla presentazione del piano di
riassetto, le autorit competenti adottino una decisione definitiva sull'eventuale
proseguimento delle operazioni, facendo chiudere al pi presto le discariche
che non ottengano l'autorizzazione a continuare a funzionare, o autorizzando i
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necessari lavori e stabilendo un periodo di transizione per l'attuazione del


piano,
la Repubblica italiana venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi
degli artt. 4, 8 e 9 della direttiva 75/442, dell'art. 2, n. 1, della direttiva del
Consiglio 12 dicembre 1991, 91/689/CEE, relativa ai rifiuti pericolosi, e
dell'art. 14, lett. a)-c), della direttiva del Consiglio 26 aprile 1999, 1999/31/CE,
relativa alle discariche di rifiuti".
La Commissione ha pertanto ottenuto dalla Corte una sentenza che concerne
tutte le discariche illegali esistenti sul territorio della Repubblica italiana e che,
di conseguenza, deve essere interpretata come applicabile anche alla discarica
illegale di Porto San Rocco.
Conclusione
La procedura d'infrazione di cui sopra ancora in corso e la Commissione
continua a controllare la situazione per garantire che le autorit italiane diano
piena esecuzione alla sentenza. Qualora giunga alla conclusione, anche in base
a denunce simili a quella presentata dal firmatario, che le autorit italiane non
hanno adottato le misure necessarie per conformarsi alla sentenza, la
Commissione potrebbe decidere di presentare una seconda richiesta alla Corte,
proponendo l'imposizione di ammende nei confronti dell'Italia."

4.
Risposta complementare
novembre 2012 (REV)

della

Commissione,

ricevuta

il

27

"Le autorit italiane hanno inviato ulteriori lettere il 2 dicembre 2011 e l'8
maggio 2012. Sulla base di tali lettere e delle informazioni supplementari a
disposizione della Commissione, si riscontrato che nel complesso devono
ancora essere risanate 255 discariche (16 delle quali contengono rifiuti
pericolosi). I lavori di risanamento sono in corso solo per 99 di queste.
Solamente a 132 discariche su 255 stato fornito un calendario per la
realizzazione dei lavori, il cui termine entro la fine del 2012 previsto
unicamente per 31 di esse.

Tali numeri e il fatto che 18 regioni italiane su 21 continuano ad essere


interessate dalla questione dimostrano che l'infrazione constatata dalla Corte di
giustizia ancora generale e persistente. Pertanto, dato che la Repubblica
italiana non si ancora conformata alla sentenza della Corte di giustizia del 26
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aprile 2007, la Commissione ha deciso, il 24 ottobre 2012, di adire


nuovamente la Corte, ai sensi dell'articolo 260 del TFUE.

Secondo il trattato, la Commissione, qualora abbia adito la Corte una seconda


volta, chiede a quest'ultima di comminare allo Stato membro il pagamento di
una somma forfettaria e/o di una penalit. La somma forfettaria sanziona il
proseguimento dell'infrazione tra la prima e la seconda sentenza, che sar
pronunziata dalla Corte. Il pagamento di una penalit sanziona il
proseguimento dell'infrazione in seguito alla pronunzia della seconda sentenza.
Nel proporre ammende, la Commissione tiene conto della gravit dell'infrazione
e della sua durata.

Nel caso specifico, la Commissione proporr alla Corte di comminare il


pagamento di una somma forfettaria pari a 28 000 EUR al giorno e di una
penalit pari a 256 800 EUR al giorno. L'ammenda sar ridotta in maniera
proporzionale alla diminuzione del numero di discariche abusive."
5.

Risposta della Commissione, ricevuta il 28 agosto 2013 (REV II)

"Facendo seguito alla decisione del 24 ottobre 2012 di rinviare l'Italia dinanzi
alla Corte, a norma dell'articolo 260 del TFUE, la Commissione ha presentato
ricorso alla Corte di giustizia in data 17 aprile 2013 (causa C-196/13)."
NUMERO PROCEDURA 2007_2195 C-297/08
Emergenza rifiuti in Campania
DECISIONE 14/01/2014
NUMERO PROCEDURA

2011_2215

Violazione dell'articolo 14 della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di


rifiuti in Italia
DECISIONE 21/11/2012
Interrogazioni parlamentari 22 GENNAIO 2014
Interrogazione
con
richiesta
di
risposta
scritta
alla
Commissione Articolo 117 del regolamento Erminia Mazzoni (PPE)
Oggetto: Discariche illegali in Italia
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Considerando che:
con la procedura d'infrazione 2011/2215, aperta il 27 febbraio 2012, la
Commissione europea contesta all'Italia la violazione dell'articolo 14 della
direttiva 1999/31/CE, ovvero l'esistenza sul territorio italiano di 102
discariche considerate irregolari, di cui 3 contenenti rifiuti pericolosi;
la Commissione europea ha successivamente deferito l'Italia davanti alla
Corte di giustizia europea per non aver effettuato la bonifica di 255
discariche illegali e ha chiesto una multa di 56 milioni di euro, pi
un'ammenda da 256 819,20 euro al giorno per tutto il periodo che passer
dalla pronuncia di un'eventuale seconda condanna a quando la situazione
non sar stata totalmente sanata;
non dato rilevare dagli atti della procedura l'indicazione nominativa dei siti
delle due procedure, n chiarito se la Commissione prescriva specifici
interventi di messa in sicurezza o di bonifica;
che in particolare in Campania, tra le province di Napoli e Caserta, sono
state rinvenute in pi localit quantit di gran lunga superiori ai limiti di
legge di materiali inquinanti, interrati abusivamente, i quali determinano un
gravissimo rischio ambientale e sanitario;
la bonifica dei siti inquinati dallo sversamento illegale di rifiuti urgente e
particolarmente dispendiosa, soprattutto nella c.d. Terra dei Fuochi;
che vari studi hanno dimostrato la bont e convenienza delle attivit di
biorisanamento (bioremediation), che si basano su tecnologie di depurazione
del suolo che utilizzano microorganismi naturali o ricombinanti per abbattere
sostanze tossiche e pericolose attraverso processi aerobici e anaerobici, nel
caso di attivit di bonifica.
Si chiede alla Commissione:
1. di poter conoscere l'ubicazione delle 102 discariche di cui alla procedura
2011/2215;
2. di sapere se le stesse facciano parte delle 255 per le quali l'Italia stata deferita
dinanzi alla Corte di giustizia;
3. se tra i detti siti rientrino anche le aree della c.d. Terra dei Fuochi;
4. di chiarire se la violazione contestata riguardi anche la scelta tra messa in
sicurezza e bonifiche;
5. nel caso di bonifiche, di considerare la possibilit di ricorrere ad attivit di
biorisanamento (bioremediation)

RISPOSTA 28 FEBBRAIO 2014


Commissione

Risposta di Janez Potonik a nome della

Qualora i procedimenti di infrazione siano ancora in corso, la Commissione non


autorizzata a fornire informazioni dettagliate, nella fattispecie l'ubicazione di
discariche specifiche.
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Il procedimento 2011/2215 non ancora giunto alla Corte di giustizia.


Sull'argomento specifico della Terra dei Fuochi, la Commissione rimanda
l'onorevole
deputato
alla
risposta
data
all'interrogazione
scritta E(1)
013777/2013 .
Spetta alle autorit italiane competenti decidere quali tecniche debbano essere
usate per bonificare le discariche, tenendo conto delle specificit di ciascun sito
http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=P-2014000566&language=IT
Interrogazioni parlamentari 4 12 2013
Interrogazione
con
richiesta
di
risposta
scritta
Commissione Articolo 117 del regolamento Matteo Salvini EFD

alla

Oggetto: Chiarimenti in merito alla sicurezza alimentare nella Terra


dei Fuochi
La Terra dei Fuochi una vasta area situata nell'Italia meridionale, tra le
province di Caserta e di Napoli, caratterizzata dalla copiosa presenza di roghi di
rifiuti tossici. La maggior parte dei rifiuti dati alle fiamme sono speciali,
trattandosi di materiali pericolosi lasciati in prossimit di allevamenti e aziende
agricole.
In questa zona l'acqua contaminata, l'aria avvelenata dalla diossina e
aumentano con maggiore frequenza le patologie tumorali e la mortalit. La
Terra dei Fuochi va a ledere l'attivit produttiva agroalimentare, il comparto
pi importante dell'economia campana e simbolo d'eccellenza del Made in
Italy, il che ha determinato un crollo delle vendite del 30-40 %. Questo
disastro ambientale e umano continua da molti anni senza politiche di
prevenzione primaria. Nelle aree pi inquinate, l'introduzione del divieto di
vendita di prodotti alimentari deve essere tassativo e per le aziende interessate
vanno introdotte politiche di sostegno.
Pu la Commissione far sapere:
se a conoscenza della gravit di questo disastro ambientale; se le aziende
coinvolte rispettano i dovuti parametri di sicurezza alimentare; se, visti gli
articoli 168 (protezione della salute) e 169 (protezione dei consumatori) del
trattato sul funzionamento dellUnione europea pu sollecitare lo Stato italiano
ad adottare concrete e tempestive risposte al problema
Interrogazioni parlamentari 14 febbraio 2014 Risposta di Janez
Potonik a nome della Commissione

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Nellambito del procedimento dinfrazione 2007/2195 (gestione dei rifiuti in


Campania), la Commissione ha esortato le autorit italiane ad adottare le
misure necessarie per contrastare lo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi e,
pi in particolare, la combustione incontrollata dei rifiuti nella cosiddetta Terra
dei fuochi nelle province di Napoli e Caserta. Successivamente la
Commissione stata informata del fatto che, nel novembre 2012, il governo
italiano ha nominato un commissario straordinario per prevenire e contrastare
lo smaltimento illegale di rifiuti e, il 3 dicembre 2013, ha approvato un decreto
legge che rende la combustione di rifiuti un reato. Secondo le informazioni
ricevute, i terreni agricoli in prossimit di siti utilizzati per bruciare rifiuti
saranno immediatamente controllati per evitare intossicazioni alimentari e circa
600 milioni di euro sono stati stanziati per le attivit di decontaminazione.
Il programma operativo 2007-2013 per la Campania, cofinanziato dal Fondo
europeo di sviluppo regionale, comprende anche misure mirate alla bonifica di
siti contaminati secondo il principio chi inquina paga, a condizione che i
progetti siano coperti dal Piano bonifiche approvato dalla regione.
Ai sensi della normativa dellUnione europea(1) gli operatori del settore
alimentare devono rispettare le pertinenti disposizioni legislative comunitarie e
nazionali relative al controllo dei rischi nella produzione primaria e nelle
operazioni associate, comprese le misure di controllo della contaminazione
derivante, tra laltro, dallaria, dal suolo e dallacqua. Le autorit competenti
sono tenute a controllare il rispetto di tali norme e, se necessario, ad adottare
le misure opportune.
(1)Regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, sulligiene dei prodotti alimentari
http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2013013777&language=IT
SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
16 luglio 2015 (*)

Inadempimento di uno Stato Ambiente Direttiva 2006/12/CE


Articoli 4 e 5 Gestione dei rifiuti Regione Campania Sentenza della
Corte Constatazione di un inadempimento Parziale mancata
esecuzione della sentenza Articolo 260, paragrafo 2, TFUE Sanzioni
pecuniarie Penalit Somma forfettaria

Nella causa C-653/13,

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avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dellarticolo 260,


paragrafo 2, TFUE, proposto il 10 dicembre 2013,
Commissione europea, rappresentata da D. Recchia ed E. Sanfrutos
Cano, in qualit di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualit di agente,
assistita da S. Fiorentino, avvocato dello Stato,
convenuta,
LA CORTE (Terza Sezione),
composta da M. Ilei, presidente di sezione, A. Caoimh, C. Toader
(relatore), E. Jarainas e C.G. Fernlund, giudici,
avvocato generale: E. Sharpston
cancelliere: L. Carrasco Marco, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 15 aprile
2015,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito lavvocato generale, di
giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1

Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede che la Corte voglia:

dichiarare che, non avendo adottato tutte le misure necessarie per


conformarsi
alla
sentenza
Commissione/Italia
(C-297/08,
EU:C:2010:115), nella quale la Corte ha dichiarato che la Repubblica
italiana venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli
articoli 4 e 5 della direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai rifiuti (GU L 114, pag. 9),
detto Stato membro venuto meno agli obblighi che gli incombono in
virt dellarticolo 260, paragrafo l, TFUE;

condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una


penalit giornaliera pari a EUR 256 819,20 (cio EUR 85 606,40 al
giorno per ogni categoria di impianti), meno leventuale riduzione
risultante dalla formula di degressivit proposta, per ciascun giorno di

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ritardo nellesecuzione della sentenza Commissione/Italia (C-297/08,


EU:C:2010:115), dal giorno in cui sar pronunciata la sentenza nella
presente causa fino al giorno in cui sar stata eseguita la sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115);

condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una


somma forfettaria, il cui importo risulta dalla moltiplicazione di un
importo giornaliero pari a EUR 28 089,60 per il numero di giorni di
persistenza dellinfrazione dal giorno della pronuncia della sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115), il 4 marzo 2010,
fino alla data alla quale sar pronunciata la sentenza nella presente
causa, nonch

condannare la Repubblica italiana alle spese.

Contesto normativo
2

I considerando 2, 6 e da 8 a 10 della direttiva 2006/12 sono cos


formulati:
(2)

Ogni regolament[azione] in materia di gestione dei rifiuti deve


essenzialmente mirare alla protezione della salute umana e
dellambiente contro gli effetti nocivi della raccolta, del trasporto, del
trattamento, dellammasso e del deposito dei rifiuti.

()
(6)

Ai fini di unelevata protezione dellambiente necessario che gli


Stati membri, oltre a provvedere in modo responsabile allo
smaltimento e al recupero dei rifiuti, adottino misure intese a limitare
la formazione dei rifiuti promuovendo in particolare le tecnologie
pulite e i prodotti riciclabili e riutilizzabili, tenuto conto delle attuali
e potenziali possibilit del mercato per i rifiuti recuperati.

()
(8)

Occorre che [lUnione europea] stessa nel suo insieme sia in grado
di raggiungere lautosufficienza nello smaltimento dei suoi rifiuti ed
auspicabile che ciascuno Stato membro singolarmente tenda a questo
obiettivo.

(9)

Per realizzare tali obiettivi si dovrebbero [elaborare] negli Stati


membri programmi di gestione dei rifiuti.

(10)

Occorre ridurre i movimenti dei rifiuti e a tal fine gli Stati membri
possono adottare le misure necessarie nel contesto dei loro piani di
gestione.

3
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Larticolo 4 della direttiva 2006/12 cos dispone:

1.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i
rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute delluomo e
senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio
allambiente e in particolare:
a)

senza creare rischi per lacqua, laria, il suolo e per la fauna e la


flora;

b)

senza causare inconvenienti da rumori od odori;

c)

senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse.

2.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per
labbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti.
4

vietare

Larticolo 5 della medesima direttiva recita:


1.
Gli Stati membri, di concerto con altri Stati membri qualora ci
risulti necessario od opportuno, adottano le misure appropriate per la
creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, che
tenga conto delle tecnologie pi perfezionate a disposizione che non
comportino costi eccessivi. Questa rete deve consentire all[Unione] nel
suo insieme di raggiungere lautosufficienza in materia di smaltimento dei
rifiuti e ai singoli Stati membri di mirare al conseguimento di tale
obiettivo, tenendo conto del contesto geografico o della necessit di
impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti.
2.
Tale rete deve permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli
impianti appropriati pi vicini, grazie allutilizzazione dei metodi e delle
tecnologie pi idonei a garantire un alto grado di protezione dellambiente
e della salute pubblica.

Larticolo 7 della direttiva 2006/12 cos dispone:


1.
Per realizzare gli obiettivi previsti negli articoli 3, 4 e 5, la o le
autorit competenti di cui allarticolo 6 devono elaborare quanto prima
uno o pi piani di gestione dei rifiuti, che contemplino fra laltro:
a)

tipo, quantit e origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire;

b)

requisiti tecnici generali;

c)

tutte le disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare;

d)

i luoghi o gli impianti adatti per lo smaltimento.

2.

I piani di cui al paragrafo 1 possono riguardare ad esempio:

()

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c)

le misure atte ad incoraggiare la razionalizzazione della raccolta,


della cernita e del trattamento dei rifiuti.

3.
Eventualmente, gli Stati membri collaborano con gli altri Stati
membri interessati e la Commissione per lelaborazione dei piani. Essi li
trasmettono alla Commissione.
(...).
6

La direttiva 2006/12 ha realizzato, in un intento di chiarezza e di


razionalit, una codificazione della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del
15 luglio 1975, relativa ai rifiuti (GU L 194, pag. 39), ed stata a sua
volta successivamente abrogata e sostituita dalla direttiva 2008/98/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai
rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312, pag. 3). Gli articoli 4 e 5
della direttiva 2006/12 sono stati ripresi, in sostanza, agli articoli 13, 16 e
36 della direttiva 2008/98.
Sentenza Commissione/Italia

Nella sentenza Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115), la


Corte ha accolto un ricorso per inadempimento ai sensi dellarticolo
226 CE, divenuto larticolo 258 TFUE, ed ha constatato che la Repubblica
italiana, non avendo adottato, per la regione Campania, tutte le misure
necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza
pericolo per la salute delluomo e senza recare pregiudizio allambiente e,
in particolare, non avendo creato una rete adeguata ed integrata di
impianti di smaltimento, venuta meno agli obblighi ad essa incombenti
in forza degli articoli 4 e 5 della direttiva 2006/12.
Procedimento precontenzioso ai sensi dellarticolo 260, paragrafo
2, TFUE

Nellambito
del
controllo
dellesecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia
(C-297/08,
EU:C:2010:115),
i
servizi
della
Commissione hanno chiesto alle autorit italiane, in data 23 marzo 2010,
informazioni in merito alle misure adottate per lesecuzione di detta
pronuncia.

Il 3 giugno 2010 le autorit italiane hanno inviato una nota contenente


la relazione concernente le attivit svolte o in corso di adozione per la
realizzazione di una rete integrata di impianti di smaltimento dei rifiuti in
Campania.

10

In data 22 luglio e 8 novembre 2010, alla luce delle informazioni fornite,


i servizi della Commissione hanno espresso forti riserve quanto
alladeguatezza delle misure previste.

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11

Il 19 gennaio 2011 le autorit italiane hanno inviato una copia della


proposta di piano regionale per la gestione dei rifiuti solidi urbani della
regione Campania.

12

Il 24 gennaio 2011 i servizi della Commissione hanno nuovamente


espresso le loro preoccupazioni riguardo allesecuzione della sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115).

13

In data 21 gennaio, 14 febbraio, 30 marzo e 22 settembre 2011, si sono


succeduti numerosi invii di versioni aggiornate della proposta di piano di
gestione dei rifiuti.

14

Dopo aver analizzato tutte le informazioni fornite dalle autorit italiane,


la Commissione, ritenendo che la Repubblica italiana non avesse ancora
adottato tutte le misure necessarie per dare esecuzione alla sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115), ha invitato detto Stato
membro, mediante lettera di costituzione in mora in data 30 settembre
2011, a presentare, entro un termine di due mesi, le proprie osservazioni
al riguardo. Il 6 dicembre 2011, tale termine stato prorogato fino al 15
gennaio 2012.

15

La Repubblica italiana ha risposto alla suddetta lettera di messa in mora


mediante varie comunicazioni ed ha inviato, mediante note in data 27
aprile e 22 giugno 2012, la documentazione elaborata dalla Regione
Campania relativa alla bozza di programma attuativo per la gestione del
periodo transitorio 2012-2016.

16

Il 24 luglio 2012 la Commissione, ritenendo che il suddetto programma


attuativo fosse incompleto, ha chiesto alla Repubblica italiana di integrarlo
entro il 15 settembre 2012 e di inviare, a partire da quella data, relazioni
trimestrali in merito allesecuzione del programma stesso.

17

In data 17 dicembre 2012, nonch 20 marzo e 26 giugno 2013, la


Repubblica italiana ha inviato alla Commissione relazioni trimestrali
successive riguardanti lo stato di attuazione del programma per il periodo
transitorio 2012-2016.

18

Ritenendo che continuasse ad esistere un problema strutturale e che la


Repubblica italiana non avesse adottato, entro il termine impartito, tutte
le misure che lesecuzione della sentenza Commissione/Italia (C-297/08,
EU:C:2010:115) comporta, la Commissione ha proposto, il 10 dicembre
2013, lodierno ricorso.
Sul ricorso
Argomenti delle parti
Sulla violazione dellarticolo 4 della direttiva 2006/12

11 DI 53

19

La Commissione ricorda che, tra il mese di giugno 2010 e quello di


maggio 2011, sono stati segnalati pi volte problemi di raccolta dei rifiuti
in Campania, che si sono conclusi con laccumulo per diversi giorni di
tonnellate di rifiuti nelle strade di Napoli (Italia) e di altre citt della
Campania. Laccumulo di rifiuti sulle strade pubbliche sarebbe proseguito
anche nei mesi da giugno ad agosto 2011.

20

La Commissione fa inoltre valere che, in detta regione, si accumulata


una grande quantit di rifiuti storici, che devono ancora essere
caratterizzati e smaltiti. Si tratterebbe di circa sei milioni di tonnellate di
ecoballe, il cui smaltimento richieder verosimilmente un periodo
superiore a dieci anni.

21

Secondo la Repubblica italiana, alla scadenza del termine fissato nella


lettera di messa in mora, ossia il 15 gennaio 2012, non esistevano pi
rischi per la salute e per lambiente, sicch non sussisteva pi alcuna
violazione dei principi stabiliti allarticolo 4 della direttiva 2006/12, in
quanto, alla data suddetta, non erano pi presenti, da mesi, rifiuti per le
strade della regione Campania e gli episodi criticati che avevano avuto
luogo alla met dellanno 2011 avevano avuto carattere isolato e non si
erano pi ripetuti da allora.

22

Riguardo alla situazione delle ecoballe, la Repubblica italiana ha


riconosciuto, alludienza, che il loro smaltimento non ha ancora avuto
luogo a motivo degli enormi problemi amministrativi, funzionali e persino
politici che unattivit di tale ampiezza comporta. Anche se lo smaltimento
delle ecoballe necessiter probabilmente di un periodo di tempo di circa
quindici anni, essa afferma che tali rifiuti storici sono stoccati in buone
condizioni, che sono costantemente sorvegliati e che i responsabili
intervengono immediatamente ogniqualvolta si manifestino possibili rischi
per lambiente o per la salute.
Sulla violazione dellarticolo 5 della direttiva 2006/12

23

Fondandosi sulle informazioni fornite dalle stesse autorit italiane,


secondo le quali, per rispondere ai bisogni di smaltimento dei rifiuti urbani
della regione Campania, occorre sviluppare tre tipi di impianti, vale a dire
le discariche, i termovalorizzatori e gli impianti di trattamento dei rifiuti
organici, la Commissione sostiene, in sostanza, che, alla data di
riferimento per la constatazione dellinadempimento, nella regione
suddetta le capacit mancanti di trattamento dei rifiuti per categoria di
impianti ammontavano a 1 829 000 tonnellate per le discariche, a
1 190 000 tonnellate per gli impianti di termovalorizzazione e a 382 500
tonnellate per gli impianti di trattamento dei rifiuti organici.

24

Per quanto riguarda il principio di autosufficienza, la Commissione fa


valere che i tentativi della Repubblica italiana di spostare la discussione
dal livello regionale a quello nazionale sono inutili, in quanto tale

12 DI 53

questione gi stata chiarita nella sentenza Commissione/Italia


(C-297/08, EU:C:2010:115, punti da 61 a 69), secondo la quale, tenuto
conto della scelta della Repubblica italiana di procedere ad una gestione
dei rifiuti a livello regionale, le regioni devono dotarsi, in una misura e per
un periodo significativi, di infrastrutture sufficienti per soddisfare le
proprie esigenze in termini di smaltimento dei rifiuti. Se ciascuna regione
facesse affidamento sulla cooperazione delle altre regioni e su quella
dellinsieme del sistema nazionale di smaltimento dei rifiuti, il rischio di
crisi di tale sistema aumenterebbe.
25

Inoltre, da un lato, la produzione di rifiuti urbani della regione Campania


costituirebbe l8,41% della produzione nazionale, vale a dire una quota
non trascurabile di tale produzione, e, dallaltro, la popolazione della
suddetta regione rappresenterebbe circa il 9% della popolazione
nazionale.

26

La Commissione sottolinea che, malgrado i progressi realizzati per


quanto riguarda la raccolta differenziata e gli impianti di trattamento dei
rifiuti organici, alla scadenza del termine fissato nella lettera di messa in
mora persistevano carenze strutturali in termini di impianti di smaltimento
dei rifiuti, indispensabili nella regione Campania.

27

Oltre a ci, sebbene i trasferimenti di rifiuti fuori regione abbiano


permesso alla Repubblica italiana di evitare, nella maggior parte dei casi,
laffacciarsi di nuove crisi, la Commissione ritiene che il suddetto Stato
membro non abbia ancora adottato tutte le misure che lesecuzione della
sentenza Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) comporta.

28

Per quanto riguarda le critiche relative alle discariche, ai


termovalorizzatori e agli impianti di trattamento dei rifiuti organici, la
Repubblica italiana contesta i dati presentati dalla Commissione e fa
osservare che in tutti questi settori sono stati realizzati progressi, sebbene
il sistema di trattamento dei rifiuti nella regione Campania non sia ancora
autosufficiente. Per questo motivo le autorit italiane avrebbero messo in
atto un programma di misure transitorie fondato sulla cooperazione
interregionale e transfrontaliera, fino alla messa in servizio di tutti gli
impianti di gestione dei rifiuti necessari, prevista per lanno 2016.

29

Per quanto riguarda il rispetto del principio di autosufficienza, la


Repubblica italiana non condivide la lettura operata dalla Commissione
riguardo alla sentenza Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) e
fa valere che tale pronuncia non pu essere interpretata nel senso che le
pertinenti fonti del diritto dellUnione debbano portare ad affermare
lesistenza di una sorta di principio di autosufficienza regionale.

30

Inoltre, alla data di scadenza prevista dalla lettera di messa in mora,


non sussisteva pi, a suo avviso, alcuna violazione del principio suddetto,
come definito allarticolo 5 della direttiva 2006/12, in quanto era stata

13 DI 53

raggiunta la capacit nazionale necessaria per lo smaltimento e la


valorizzazione dei rifiuti urbani misti.
31

Detto Stato membro sottolinea, in particolare, che, riguardo alla


raccolta differenziata, questultima cresciuta nella regione Campania dal
41,5%, per lanno 2012, al 50%, nel mese di dicembre 2013, mentre la
media europea di raccolta differenziata, per lanno 2012, ammontava al
34%.
Giudizio della Corte

32

In limine, occorre ricordare che, poich il Trattato FUE ha abrogato,


nellambito della procedura per inadempimento ai sensi dellarticolo 260,
paragrafo 2, TFUE, lo stadio procedurale relativo alla formulazione di un
parere motivato, la data di riferimento per verificare la sussistenza di un
inadempimento siffatto quella della scadenza del termine stabilito nella
lettera di costituzione in mora emessa a norma della disposizione suddetta
(v. sentenza Commissione/Italia, C-196/13, EU:C:2014:2407, punto 45 e
la giurisprudenza ivi citata).

33

Nella presente causa, avendo la Commissione emesso la lettera di


costituzione in mora in data 30 settembre 2011, la data di riferimento per
valutare lesistenza dellinadempimento quella della scadenza del
termine fissato nella lettera suddetta, cos come prorogato dalla
Commissione, vale a dire il 15 gennaio 2012.

34

Nellambito di un procedimento siffatto, spetta alla Commissione fornire


alla Corte gli elementi necessari a stabilire lo stato di avanzamento di uno
Stato membro nellesecuzione di una sentenza di condanna per
inadempimento. Qualora la Commissione abbia fornito sufficienti elementi
da cui risulti la persistenza dellinadempimento, spetta allo Stato membro
interessato contestare in modo concreto e particolareggiato i dati prodotti
e le conseguenze che ne derivano (v. sentenza Commissione/Italia,
C-196/13, EU:C:2014:2407, punto 48 e la giurisprudenza ivi citata).

35

In primo luogo, per quanto riguarda le censure della Commissione


relative al mancato rispetto dellarticolo 4 della direttiva 2006/12, occorre
ricordare che, a norma di tale articolo, gli Stati membri devono adottare le
misure necessarie per garantire che i rifiuti siano recuperati o smaltiti
senza pericolo per la salute delluomo e senza usare procedimenti o
metodi che potrebbero recare pregiudizio allambiente.

36

Secondo una consolidata giurisprudenza, lobbligo di smaltire i rifiuti


senza mettere in pericolo la salute delluomo e senza arrecare danni
allambiente fa parte degli obiettivi stessi della politica dellUnione nel
settore ambientale, come risulta dallarticolo 191 TFUE. In particolare,
linosservanza degli obblighi risultanti dallarticolo 4 della direttiva
2006/12 rischia, per la natura stessa di tali obblighi, di mettere
direttamente in pericolo la salute delluomo e di arrecare danni

14 DI 53

allambiente, e deve dunque essere considerata particolarmente grave (v.


in tal senso, in particolare, sentenze Commissione/Grecia, C-387/97,
EU:C:2000:356,
punto
94;
Commissione/Francia,
C-121/07,
EU:C:2008:695,
punto
77,
e
Commissione/Italia,
C-196/13,
EU:C:2014:2407, punto 98).
37

Nel caso di specie, dimostrato che, come riconosciuto dalla stessa


Repubblica italiana alludienza, il problema della caratterizzazione e
dello smaltimento delle ecoballe, per un quantitativo, non contestato
dalle parti, di circa sei milioni di tonnellate, non era risolto alla data di
riferimento per la constatazione dellinadempimento, ossia il 15 gennaio
2012. Oltre a ci, incontestato che lo smaltimento di tali rifiuti storici
richieder un periodo di tempo di circa quindici anni a partire dalla data in
cui saranno costruiti gli impianti necessari a tal fine.

38

Orbene, a questo proposito occorre ricordare che i rifiuti sono oggetti o


sostanze di natura particolare, cosicch, prima ancora che essi divengano
pericolosi per la salute, il loro accumulo costituisce, considerata in
particolare la limitata capacit di riceverli di ciascuna regione o localit, un
pericolo per lambiente (sentenza Commissione/Italia, C-297/08,
EU:C:2010:115, punto 105).

39

Quanto allargomentazione della Repubblica italiana relativa alle


difficolt amministrative, funzionali e persino politiche che detto Stato
membro avrebbe dovuto affrontare per lo smaltimento dei rifiuti storici in
questione, occorre ricordare che, secondo una giurisprudenza ben
consolidata, uno Stato membro non pu eccepire disposizioni, prassi o
situazioni del proprio ordinamento giuridico interno per giustificare
linosservanza degli obblighi risultanti dal diritto dellUnione (v. sentenza
Commissione/Grecia, C-378/13, EU:C:2014:2405, punto 29 e la
giurisprudenza ivi citata). Largomentazione suddetta non pu dunque
essere accolta.

40

In secondo luogo, occorre esaminare le censure della Commissione


relative al mancato rispetto dellarticolo 5 della direttiva 2006/12, a norma
del quale la rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento istituita
dagli Stati membri, in cooperazione con altri Stati membri, deve
consentire all[Unione] nel suo insieme di raggiungere lautosufficienza in
materia di smaltimento dei rifiuti e ai singoli Stati membri di mirare al
conseguimento di tale obiettivo, in ossequio al principio di
autosufficienza, tenendo presente che tale rete deve permettere lo
smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati pi vicini,
conformemente al principio di prossimit.

41

A questo proposito, per quanto riguarda la situazione delle discariche,


dei termovalorizzatori e degli impianti di trattamento dei rifiuti organici, i
dati presentati dalla Commissione riguardanti le capacit asseritamente
mancanti vengono contestati dalla Repubblica italiana.

15 DI 53

42

Tuttavia, come risulta dalle informazioni messe a disposizione dalla


Repubblica italiana alludienza, circa il 22% dei rifiuti urbani non
differenziati prodotti nella regione Campania venivano ancora inviati, nel
corso dellanno 2012, al di fuori di questa regione per il loro trattamento e
il loro recupero. Utilizzando questa medesima fonte di dati, la
Commissione ritiene che tale percentuale sia invece superiore al 40%, in
quanto essa prende in considerazione anche la quota di rifiuti organici
trattati al di fuori della regione suddetta, che sarebbe pari al 19,3% per
lanno 2012.

43

dunque palese che, alla data di riferimento per la constatazione


dellinadempimento, il numero di impianti aventi la capacit necessaria per
il trattamento dei rifiuti urbani nella regione Campania era insufficiente,
dato che il trattamento di una parte cospicua dei suddetti rifiuti dipendeva
da trasferimenti verso altre regioni e altri Stati.

44

Orbene, come gi sottolineato dalla Corte, qualora uno Stato membro


abbia individualmente scelto, nellambito del suo o dei suoi piani di
gestione dei rifiuti, ai sensi dellarticolo 7, paragrafo 1, della direttiva
2006/12, di organizzare la copertura del suo territorio su base regionale,
occorre dedurne che ogni regione dotata di un piano regionale dovr
garantire, in linea di principio, il trattamento e lo smaltimento dei propri
rifiuti il pi vicino possibile al luogo in cui vengono prodotti. Infatti, il
principio di correzione, prioritariamente alla fonte, dei danni causati
allambiente principio stabilito per lazione dellUnione in materia
ambientale allarticolo 191 TFUE implica che spetta a ciascuna regione,
comune o altro ente locale adottare le misure appropriate per garantire il
ricevimento, il trattamento e lo smaltimento dei propri rifiuti e che questi
ultimi vanno quindi smaltiti il pi vicino possibile al luogo in cui vengono
prodotti,
per
limitarne
al
massimo
il
trasporto
(sentenza
Commissione/Italia, C-297/08, EU:C:2010:115, punto 67).

45

In una siffatta rete nazionale definita dallo Stato membro, se una delle
regioni non dotata, in una misura e per un periodo significativi, di
infrastrutture sufficienti a soddisfare le proprie esigenze per quanto
riguarda lo smaltimento dei rifiuti, si pu dedurre che tali gravi carenze a
livello regionale possono compromettere la suddetta rete nazionale di
impianti di smaltimento dei rifiuti, la quale cesser di presentare il
carattere integrato e adeguato richiesto dalla direttiva 2006/12 e
destinato a consentire allo Stato membro interessato di perseguire
individualmente lobiettivo di autosufficienza definito allarticolo 5,
paragrafo 1, della direttiva in parola (sentenza Commissione/Italia,
C-297/08, EU:C:2010:115, punto 68).

46

Nella specie, occorre ricordare che la stessa Repubblica italiana ha


operato la scelta di una gestione dei rifiuti a livello della regione Campania
in quanto ambito territoriale ottimale. Infatti, come risulta dalla legge
regionale del 1993 e dal piano regionale di gestione dei rifiuti del 1997,

16 DI 53

come modificato da quello del 2007, stato deciso, per conseguire


lautosufficienza regionale, di costringere i comuni della regione Campania
a consegnare i rifiuti raccolti nei loro rispettivi territori al servizio
regionale, obbligo questo che poteva del resto giustificarsi con la necessit
di garantire un livello di attivit indispensabile per la sostenibilit
economica degli impianti di trattamento, al fine di preservare lesistenza di
capacit di trattamento dei rifiuti che contribuissero allattuazione del
principio
di
autosufficienza
a
livello
nazionale
(sentenza
Commissione/Italia, C-297/08, EU:C:2010:115, punto 69).
47

Orbene, una carenza importante nella capacit della regione Campania


di eliminare i propri rifiuti, la cui produzione di rifiuti urbani rappresenta
pi dell8% della produzione nazionale, idonea a compromettere
seriamente la capacit della Repubblica italiana di perseguire lobiettivo
dellautosufficienza nazionale (v. sentenza Commissione/Italia, C-297/08,
EU:C:2010:115, punto 70).

48

Inoltre, la Corte ha constatato di recente che numerose discariche


ubicate nella quasi totalit delle regioni italiane non sono ancora state
adeguate alle disposizioni in questione disciplinanti la gestione dei rifiuti
(sentenza Commissione/Italia, C-196/13, EU:C:2014:2407, punto 93).
Una constatazione siffatta contraddice largomento della Repubblica
italiana secondo cui la mancanza di autosufficienza regionale in Campania
potrebbe essere compensata mediante trasferimenti interregionali di
rifiuti.

49

Alla luce dellinsieme delle considerazioni che precedono, occorre


constatare che, non avendo adottato tutte le misure necessarie ai fini
dellesecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia
(C-297/08,
EU:C:2010:115), nella quale la Corte ha dichiarato che la Repubblica
italiana venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli
articoli 4 e 5 della direttiva 2006/12, detto Stato membro ha violato gli
obblighi che gli incombono in virt dellarticolo 260, paragrafo 1, TFUE.
Sulle sanzioni pecuniarie
Argomenti delle parti

50

Tenuto conto della violazione addotta, la Commissione propone che la


Corte condanni la Repubblica italiana a pagare tanto una penalit quanto
una somma forfettaria. Ai fini del calcolo degli importi delle sanzioni
proposte, la Commissione si basata sui principi risultanti dalla sua
comunicazione del 13 dicembre 2005, intitolata Applicazione dellarticolo
[260 TFUE] [SEC(2005) 1658], come aggiornata dalla comunicazione
della Commissione, del 31 agosto 2012, intitolata Aggiornamento dei dati
utilizzati per il calcolo delle somme forfettarie e delle penalit che saranno
proposte alla Corte di giustizia dalla Commissione nellambito di procedure
di infrazione [C(2012) 6106 final].

17 DI 53

51

Per quanto riguarda la gravit dellinfrazione, la Commissione propone


un coefficiente pari a 8, applicabile alla determinazione sia della penalit
che della somma forfettaria, sottolineando limportanza delle disposizioni
in questione, in quanto strumento fondamentale ai fini della tutela della
salute delluomo e dellambiente. A questo proposito, essa ricorda la
giurisprudenza della Corte in materia di smaltimento dei rifiuti, nella quale
essa si pronunciata sullimportanza dellarticolo 4 della direttiva 75/442,
in sostanza identico allarticolo 4 della direttiva 2006/12, constatando che
il mancato rispetto di tale norma doveva essere considerato
particolarmente grave (v., in tal senso, sentenza Commissione/Grecia,
C-387/97, EU:C:2000:356, punto 94).

52

La Commissione ricorda le condizioni di sicurezza preoccupanti dei siti di


stoccaggio delle ecoballe e sottolinea che la mancata esecuzione della
sentenza Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) determina un
alto rischio di inquinamento con possibili ripercussioni sulla salute umana.
Infatti, dalla gestione inadeguata dei rifiuti potrebbe discendere il rischio
che le sostanze rilasciate nel suolo, nellaria e nellacqua inquinino
lambiente circostante, quale che sia lelemento che viene in contatto con
le sostanze nocive, e cio fauna, flora, atmosfera, corpi idrici superficiali e
sotterranei. La contaminazione dellambiente potrebbe ripercuotersi
negativamente sulla salute delluomo.

53

La Commissione fa presente che esiste una giurisprudenza consolidata


in materia di smaltimento dei rifiuti e che le disposizioni violate hanno
pertanto una portata chiara e univoca. Nondimeno, essa riconosce che la
situazione leggermente migliorata rispetto a quella constatata nella
sentenza Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115).

54

Per quanto riguarda la durata dellinfrazione, la Commissione ricorda


che essa ha deciso di presentare alla Corte lodierno ricorso in data 20
giugno 2013, ossia 39 mesi dopo la pronuncia della sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115), il 4 marzo 2010, il che
giustificherebbe lapplicazione del coefficiente massimo di 3.

55

Per quanto riguarda il coefficiente della capacit di pagamento,


denominato fattore n, la Commissione ricorda che esso stato fissato a
16,72 nella sua comunicazione del 31 agosto 2012, tenendo presente che
tale fattore applicabile alla determinazione sia della penalit che della
somma forfettaria.

56

Quanto allimporto della penalit giornaliera, la Commissione propone


una somma complessiva di EUR 256 819,20, ottenuta mediante la
moltiplicazione dellimporto forfettario di base uniforme, fissato a
EUR 640, per il coefficiente di gravit dellinfrazione pari a 8, per il
coefficiente di durata pari a 3 e per il fattore n stabilito in 16,72.

18 DI 53

57

La Commissione propone inoltre di dividere per tre tante quante sono


le categorie di impianti limporto di EUR 256 819,20, il che porterebbe
ad un importo per ciascuna categoria di EUR 85 606,40. Pertanto, la
Repubblica italiana sarebbe tenuta a pagare la somma di EUR 85 606,40
fino a che non siano state messe in servizio discariche aventi una capacit
di 1 829 000 tonnellate, la somma di EUR 85 606,40 fino a che non siano
stati messi in servizio impianti di termovalorizzazione aventi una capacit
annua di 1 190 000 tonnellate, nonch la somma di EUR 85 606,40 fino a
che non siano stati messi in servizio impianti di recupero dei rifiuti organici
aventi una capacit annua di 382 500 tonnellate.

58

La Commissione propone, inoltre, la degressivit della penalit, valutata


su base semestrale, al fine di tener conto degli eventuali progressi
compiuti dalla Repubblica italiana. Tale metodo di calcolo consisterebbe
nel pagare, ogni sei mesi, la penalit giornaliera di EUR 85 606,40 dovuta
per ciascuna delle categorie degli impianti necessari moltiplicata per il
rapporto tra la capacit che le autorit italiane dovranno ancora mettere
in servizio e il 100% della capacit prevista e per i giorni compresi nel
semestre. La Commissione suggerisce di calcolare la penalit su base
semestrale in considerazione della costante evoluzione della situazione
delle discariche illegali in Italia.

59

Per quanto riguarda lammontare della somma forfettaria, la


Commissione propone un importo giornaliero di EUR 28 089,60, ottenuto
moltiplicando limporto di base della somma forfettaria di EUR 210 per il
coefficiente di gravit di 8 e per il fattore n di 16,72, importo giornaliero
che verrebbe moltiplicato per il numero di giorni di persistenza
dellinfrazione tra il giorno in cui stata pronunciata la sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) e il giorno in cui verr
pronunciata la sentenza nella presente causa.

60

La Repubblica italiana contesta di aver omesso di dare esecuzione alla


sentenza Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) e ritiene di
conseguenza che non vi sia titolo per linflizione di sanzioni.

61

Ad ogni modo, per il caso in cui la Corte dovesse constatare


linadempimento, la Repubblica italiana sostiene che le sanzioni proposte
dalla Commissione sono eccessive.

62

Infatti, per quanto riguarda la gravit dellinfrazione, il coefficiente 8


proposto dalla Commissione non terrebbe interamente conto delle tre
circostanze attenuanti delle quali sussisterebbero nella specie i
presupposti, vale a dire la collaborazione tra lo Stato membro e la
Commissione, la reattivit delle autorit dinanzi allinadempimento e la
complessit della situazione da sanare. In questo caso sarebbe pi
appropriato un coefficiente pari a 3.

19 DI 53

63

Detto Stato membro ricorda altres che la stessa Commissione ha


riconosciuto che la situazione di fatto non era rimasta immutata rispetto a
quella
esistente
alla
data
della
pronuncia
della
sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) e che erano stati fatti dei
progressi.

64

Per quanto riguarda la durata dellinfrazione, la Repubblica italiana


sottolinea che, a suo avviso, 39 mesi non rappresentano una durata
eccessiva in rapporto ad una situazione complessa come quella qui in
esame. Di conseguenza, essa sostiene che il coefficiente di durata
dellinfrazione, anche nel caso in cui venisse integralmente accolto il
ricorso della Commissione, non pu essere superiore a 2.
Giudizio della Corte
Osservazioni preliminari

65

Occorre ricordare che spetta alla Corte, in ciascuna causa ed in funzione


delle circostanze del caso sottoposto alla sua cognizione nonch del livello
di persuasione e di deterrenza che le appare necessario, stabilire le
sanzioni pecuniarie appropriate, in particolare per prevenire il ripetersi di
analoghe
infrazioni
al
diritto
dellUnione
(v.
sentenze
Commissione/Spagna, C-184/11, EU:C:2014:316, punto 58 e la
giurisprudenza ivi citata, nonch Commissione/Italia, C-196/13,
EU:C:2014:2407, punto 86).

66

La Corte, avendo constatato che la Repubblica italiana non si


conformata
alla
sua
sentenza
Commissione/Italia
(C-297/08,
EU:C:2010:115), pu, in applicazione dellarticolo 260, paragrafo 2,
secondo comma, TFUE, imporre a detto Stato membro il pagamento di
una
somma
forfettaria
e/o
di
una
penalit
(v.
sentenza
Commissione/Grecia, C-378/13, EU:C:2014:2405, punto 33 e la
giurisprudenza ivi citata).
Sulla penalit

67

Secondo una giurisprudenza consolidata, linflizione di una penalit


giustificata, in linea di principio, soltanto nella misura in cui
linadempimento consistente nella mancata esecuzione di una precedente
sentenza perduri fino allesame dei fatti da parte della Corte (sentenza
Commissione/Belgio, C-533/11, EU:C:2013:659, punto 64 e la
giurisprudenza ivi citata).

68

Nel caso di specie, risulta dalle informazioni fornite dalla Repubblica


italiana e dalla Commissione che, alla data delludienza, gli impianti
necessari per il trattamento che richieder un tempo stimato in quindici
anni di un volume di 6 milioni di tonnellate di rifiuti storici non erano
ancora stati costruiti.

20 DI 53

69

Inoltre, risulta dalle informazioni fornite alludienza che, nel corso


dellanno 2013, lultimo anno per il quale sono disponibili dati ufficiali, sul
totale dei rifiuti urbani prodotti nella regione Campania, il 18,9% dei rifiuti
urbani non differenziati e il 19,9% dei rifiuti organici erano stati trattati al
di fuori di tale regione.

70

Tenuto conto dei dati suddetti forniti dalla Repubblica italiana e dato che
questultima ha compiuto la scelta, nellambito del suo piano di gestione
dei rifiuti per la regione Campania, di organizzare il recupero e lo
smaltimento dei rifiuti su base regionale, occorre constatare che, anche
dopo la data di riferimento per la constatazione dellinadempimento, vale
a dire il 15 gennaio 2012, la regione Campania non disponeva ancora della
capacit necessaria in termini di impianti di trattamento per smaltire e
recuperare una parte importante dei rifiuti urbani prodotti in tale regione.
In questa prospettiva, largomento della Repubblica italiana secondo cui i
dati presentati dalla Commissione riguardanti le capacit mancanti di vari
impianti di trattamento di rifiuti non sono esatti, non pu essere accolto.

71

Alla luce di tali elementi, la Corte considera che la condanna della


Repubblica italiana al pagamento di una penalit costituisce uno
strumento finanziario appropriato per garantire lesecuzione completa
della sentenza Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) (v., in tal
senso, sentenza Commissione/Grecia, C-378/13, EU:C:2014:2405, punto
50 e la giurisprudenza ivi citata).

72

Quanto allammontare e alla forma di tale penalit, secondo una


costante giurisprudenza della Corte, spetta a questultima, nellesercizio
del suo potere discrezionale, fissare la penalit in modo tale che essa sia,
da un lato, adeguata alle circostanze e, dallaltro, proporzionata
allinadempimento accertato nonch alla capacit di pagamento dello
Stato membro interessato. Le proposte della Commissione relative alla
penalit non possono vincolare la Corte e costituiscono soltanto unutile
base di riferimento. Allo stesso modo, orientamenti come quelli contenuti
nelle comunicazioni della Commissione non vincolano la Corte, ma
contribuiscono a garantire la trasparenza, la prevedibilit e la certezza
giuridica dellazione condotta dalla stessa Commissione quando questa
formula proposte alla Corte. Infatti, nellambito di un procedimento
fondato sullarticolo 260, paragrafo 2, TFUE, relativo a un inadempimento
che persista da parte di uno Stato membro malgrado il fatto che questo
stesso inadempimento sia gi stato constatato in una prima sentenza
emessa ai sensi dellarticolo 226 CE o dellarticolo 258 TFUE, la Corte deve
restare libera di fissare la penalit da infliggere nellimporto e nella forma
da essa ritenuti adeguati per incitare tale Stato membro a porre fine
allomessa esecuzione degli obblighi derivanti dalla suddetta prima
sentenza della Corte (sentenze Commissione/Grecia, C-378/13,
EU:C:2014:2405, punto 52, nonch Commissione/Italia, C-196/13,
EU:C:2014:2407, punto 95 e la giurisprudenza ivi citata).

21 DI 53

73

Nellambito della valutazione della Corte, i criteri da prendere in


considerazione per garantire la natura coercitiva della penalit ai fini
dellapplicazione uniforme ed effettiva del diritto dellUnione sono, in linea
di principio, la durata dellinfrazione, il suo livello di gravit e la capacit di
pagamento dello Stato membro interessato. Per lapplicazione di tali
criteri, la Corte chiamata a tener conto, in particolare, delle conseguenze
dellomessa esecuzione sugli interessi pubblici e privati in gioco, nonch
dellurgenza delladempimento dei propri obblighi da parte dello Stato
membro interessato (v. sentenza Commissione/Belgio, C-533/11,
EU:C:2013:659, punto 69).

74

Riguardo al livello di gravit dellinfrazione, occorre considerare che,


come espressamente ammesso dalla Commissione, la situazione
leggermente migliorata rispetto a quella constatata nella sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) pronunciata il 4 marzo
2010. La Commissione riconosce dunque che dei progressi sono stati
realizzati, evidenziando, in particolare, lapprovazione di un piano
regionale di gestione dei rifiuti ad opera delle autorit italiane, che hanno
cominciato ad attuarlo.

75

Se infatti la Corte aveva constatato che, alla data del 2 marzo 2008, i
rifiuti disseminati nelle pubbliche strade in questa regione ammontavano a
55 000
tonnellate
(sentenza
Commissione/Italia,
C-297/08,
EU:C:2010:115, punto 103), la Commissione fa adesso riferimento
unicamente a episodi alquanto isolati verificatisi nel corso di alcuni mesi
negli anni 2010 e 2011, allorch il quantitativo di rifiuti in attesa di
trattamento dispersi per le strade di Napoli ha oscillato tra le 1 000 e le
4 000 tonnellate. Tali episodi non si sarebbero pi ripetuti dopo lanno
2011, il che non viene contestato dalla Commissione.

76

Inoltre, tanto i dati forniti dalla Repubblica italiana quanto quelli


comunicati dalla Commissione fanno riferimento ad una percentuale di
raccolta differenziata nella regione Campania per gli anni 2012 e 2013
superiore alla media europea. Secondo gli elementi del fascicolo
presentato alla Corte, tale evoluzione positiva proseguita anche nel
corso dellanno 2014. Da ci risulta che importanti progressi sono stati
realizzati nel settore della raccolta differenziata.

77

Risulta altres dal suddetto fascicolo che la Repubblica italiana ha


approvato investimenti rilevanti per dare esecuzione alla sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) ed ha cooperato con la
Commissione nel corso del procedimento.

78

Ci premesso, da un lato, come si ricordato al punto 36 della presente


sentenza, il mancato rispetto degli obblighi risultanti dallarticolo 4 della
direttiva 2006/12 deve essere considerato particolarmente grave.
Dallaltro, pacifico che la Repubblica italiana non ha ancora avviato la
costruzione della maggior parte degli impianti necessari allistituzione di

22 DI 53

una rete adeguata e integrata di impianti di smaltimento. In particolare,


sulla base delle informazioni fornite in occasione delludienza, una parte
assai rilevante delle capacit necessarie di trattamento in discarica e degli
impianti necessari per il trattamento della frazione organica, come definiti
dalla Repubblica italiana, non stata ancora realizzata. Inoltre, non
stato costruito alcun nuovo impianto di termovalorizzazione. Date tali
circostanze, giocoforza constatare che linfrazione particolarmente
grave.
79

Per quanto riguarda la durata dellinfrazione, essa devessere valutata


facendo riferimento non alla data in cui la Commissione adisce la Corte,
bens a quella in cui la Corte esamina i fatti (v. sentenza
Commissione/Italia, C-196/13, EU:C:2014:2407, punto 102 e la
giurisprudenza ivi citata).

80

Nel caso di specie, come risulta dai punti da 68 a 70 della presente


sentenza, la Repubblica italiana non riuscita a dimostrare che
linadempimento constatato nella sentenza Commissione/Italia (C-297/08,
EU:C:2010:115) effettivamente cessato. dunque giocoforza constatare
che, essendo persistito per pi di cinque anni, linadempimento imputato
alla Repubblica italiana si protratto per un periodo considerevole.

81

Al fine di determinare la forma della penalit da infliggere ai sensi


dellarticolo 260, paragrafo 2, TFUE, la Corte tenuta a prendere in
considerazione vari fattori connessi tanto alla natura dellinadempimento
di cui trattasi, quanto alle circostanze della controversia in oggetto
(sentenza Commissione/Italia, C-196/13, EU:C:2014:2407, punto 105).

82

Per quanto riguarda la proposta della Commissione di infliggere una


penalit a carattere degressivo, occorre rilevare che, se invero, per
garantire la piena esecuzione della sentenza della Corte, la penalit deve
essere pretesa nella sua interezza fino al momento in cui lo Stato membro
non abbia adottato tutte le misure necessarie per porre fine
allinadempimento constatato, nondimeno, in certi casi specifici, pu
ipotizzarsi una sanzione che tenga conto dei progressi eventualmente
realizzati dallo Stato membro nellesecuzione dei suoi obblighi (v., in tal
senso, sentenze Commissione/Belgio, C-533/11, EU:C:2013:659, punti 73
e 74 nonch la giurisprudenza ivi citata, e Commissione/Italia, C-196/13,
EU:C:2014:2407, punto 106).

83

Nelle particolari circostanze del caso di specie, e tenuto conto in


particolare delle informazioni fornite alla Corte dalla Repubblica italiana e
dalla Commissione, la Corte ritiene che non si debba fissare una penalit
degressiva.

84

Per quanto riguarda la periodicit della penalit, occorre stabilire


questultima su base giornaliera, al fine di consentire a detta istituzione di
valutare lo stato di avanzamento delle misure di esecuzione della sentenza

23 DI 53

Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115) rispetto alla capacit di


trattamento dei rifiuti reputata ancora necessaria dalla Commissione per
ciascuna categoria di impianti al giorno della pronuncia della presente
sentenza sulla base dei dati oggettivi messi a disposizione a tal fine dalla
Repubblica italiana entro un termine di 30 giorni dalla data di tale
pronuncia.
85

Alla luce di tali circostanze e tenuto conto della necessit di incitare lo


Stato membro in questione a porre termine allinadempimento addebitato,
la Corte reputa opportuno, nellesercizio del suo potere discrezionale,
fissare una penalit giornaliera di EUR 120 000. Tale ammontare
suddiviso in tre parti, ciascuna pari ad un importo giornaliero di
EUR 40 000,
calcolate
per
categoria
di
impianti
(discariche,
termovalorizzatori e impianti di trattamento dei rifiuti organici).

86

Alla luce dellinsieme delle considerazioni che precedono, occorre


condannare la Repubblica italiana a pagare alla Commissione, sul conto
Risorse proprie dellUnione europea, una penalit di EUR 120 000 per
ciascun giorno di ritardo nellattuazione delle misure necessarie per
conformarsi
alla
sentenza
Commissione/Italia
(C-297/08,
EU:C:2010:115), a partire dalla data della pronuncia della presente
sentenza
e
fino
alla
completa
esecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115).
Sulla somma forfettaria

87

Occorre ricordare, in limine, che la Corte legittimata, nellesercizio del


potere discrezionale che le attribuito nel settore di cui trattasi, ad
infliggere, in via cumulativa, una penalit ed una somma forfettaria (v.
sentenza Commissione/Grecia, C-378/13, EU:C:2014:2405, punto 71 e la
giurisprudenza ivi citata).

88

La condanna al pagamento di una somma forfettaria e la


determinazione dellimporto eventuale di tale somma devono, in ciascun
caso di specie, essere correlati al complesso degli elementi pertinenti
riguardanti tanto le caratteristiche dellinadempimento constatato quanto il
comportamento
specifico
dello
Stato
membro
interessato
dal
procedimento avviato in base allarticolo 260 TFUE, il quale attribuisce alla
Corte un ampio potere discrezionale al fine di decidere in merito
allirrogazione o meno di una siffatta sanzione e di determinare
eventualmente il suo importo (v. sentenza Commissione/Spagna,
C-184/11, EU:C:2014:316, punto 60 e la giurisprudenza ivi citata).

89

Date tali premesse, spetta alla Corte, nellesercizio del suo potere
discrezionale, fissare limporto di tale somma forfettaria in modo tale che
essa sia, da un lato, adeguata alle circostanze e, dallaltro, proporzionata
allinfrazione commessa (v., in tal senso, sentenza Commissione/Italia,
C-196/13, EU:C:2014:2407, punto 117 e la giurisprudenza ivi citata).

24 DI 53

90

Nel novero dei fattori a tal fine pertinenti figurano, in particolare,


elementi quali la gravit dellinfrazione constatata e il periodo durante il
quale questultima si protratta dopo la pronuncia della sentenza che lha
constatata, nonch la capacit di pagamento dello Stato membro di cui
trattasi (v. sentenza Commissione/Italia, C-196/13, EU:C:2014:2407,
punto 118 e la giurisprudenza ivi citata).

91

Nella presente controversia, le circostanze che devono essere prese in


considerazione risultano, segnatamente, dalle considerazioni esposte ai
punti da 68 a 70 e da 74 a 80 della presente sentenza.

92

Occorre altres tener conto del fatto che, oltre alla presente causa che fa
seguito alla mancata esecuzione della sentenza Commissione/Italia
(C-297/08, EU:C:2010:115), alla Corte sono state sottoposte pi di 20
cause in materia di rifiuti che si sono concluse con una constatazione di
inadempimento, da parte del suddetto Stato membro, degli obblighi ad
esso incombenti in forza del diritto dellUnione (v. sentenza
Commissione/Italia, C-196/13, EU:C:2014:2407, punto 115).

93

Orbene, una simile reiterazione di condotte costituenti infrazione da


parte di uno Stato membro, in un settore specifico dellazione dellUnione,
costituisce un indicatore del fatto che la prevenzione effettiva del futuro
ripetersi di analoghe infrazioni al diritto dellUnione pu richiedere
ladozione di una misura dissuasiva, come la condanna al pagamento di
una somma forfettaria (v. sentenza Commissione/Italia, C-196/13,
EU:C:2014:2407, punto 116 e la giurisprudenza ivi citata).

94

La Corte considera che linsieme degli elementi di fatto e di diritto


caratterizzanti linadempimento constatato tale da richiedere, nella
fattispecie, ladozione di una misura dissuasiva come la condanna al
pagamento di una somma forfettaria (v. sentenza Commissione/Belgio,
C-533/11, EU:C:2013:659, punto 61 e la giurisprudenza ivi citata).

95

Alla luce di quanto precede, la Corte considera di valutare equamente le


circostanze del caso di specie fissando ad EUR 20 milioni limporto della
somma forfettaria che la Repubblica italiana dovr versare.

96

Di conseguenza, occorre condannare la Repubblica italiana a pagare alla


Commissione, sul conto Risorse proprie dellUnione europea, una
somma forfettaria di EUR 20 milioni.
Sulle spese

97

A norma dellarticolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura


della Corte, la parte soccombente condannata alle spese se ne stata
fatta domanda. Poich la Commissione ha chiesto la condanna della
Repubblica italiana e linadempimento stato constatato, occorre
condannare detto Stato membro alle spese.

25 DI 53

Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:


1)

Non avendo adottato tutte le misure necessarie che


lesecuzione della sentenza Commissione/Italia (C-297/08,
EU:C:2010:115) comporta, la Repubblica italiana ha violato gli
obblighi che le incombono in virt dellarticolo 260, paragrafo
1, TFUE.

2)

La Repubblica italiana condannata a pagare alla


Commissione europea, sul conto Risorse proprie dellUnione
europea, una penalit di EUR 120 000 per ciascun giorno di
ritardo nellattuazione delle misure necessarie per conformarsi
alla sentenza Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115),
a partire dalla data della pronuncia della presente sentenza e
fino
alla
completa
esecuzione
della
sentenza
Commissione/Italia (C-297/08, EU:C:2010:115).

3)

La Repubblica italiana condannata a pagare alla


Commissione europea, sul conto Risorse proprie dellUnione
europea, una somma forfettaria di EUR 20 milioni.

4)

La Repubblica italiana condannata alle spese.

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=165914
&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=12347
16Firme

SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)


4 marzo 2010 (*)

Inadempimento di uno Stato Ambiente Direttiva 2006/12/CE


Artt. 4 e 5 Gestione dei rifiuti Piano di gestione Rete adeguata ed
integrata di impianti di smaltimento Pericolo per la salute umana o per
lambiente Forza maggiore Turbative dellordine pubblico Criminalit
organizzata

Nella causa C-297/08,


avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dellart. 226 CE,
proposto il 3 luglio 2008,

26 DI 53

Commissione europea, rappresentata dalla sig.ra D. Recchia, dai


sigg. C. Zadra e J.-B. Laignelot, in qualit di agenti, con domicilio eletto in
Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica italiana, rappresentata dalla sig.ra G. Palmieri, in qualit di
agente, assistita dal sig. G. Aiello, avvocato dello Stato, con domicilio
eletto in Lussemburgo,
convenuta,
sostenuta da
Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, rappresentato dal
sig. S. Ossowski, in qualit di agente, assistito dal sig. K. Bacon, barrister,
interveniente,
LA CORTE (Quarta Sezione),
composta
dal
sig. J.-C. Bonichot,
presidente
di
sezione,
dalla
sig.ra C. Toader
(relatore),
dai
sigg. K. Schiemann,
P. Kris
e
L. Bay Larsen, giudici,
avvocato generale: sig. J. Mazk
cancelliere: sig.ra R. ere, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 3
dicembre 2009,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito lavvocato generale, di
giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1

Con il proprio ricorso, la Commissione delle Comunit europee chiede


alla Corte di dichiarare che la Repubblica italiana, non avendo adottato,
per la regione Campania, tutte le misure necessarie per assicurare che i
rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute delluomo e
senza recare pregiudizio allambiente e, in particolare, non avendo creato
una rete adeguata e integrata di impianti di smaltimento, venuta meno
agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 4 e 5 della direttiva del

27 DI 53

Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, 2006/12/CE, relativa ai


rifiuti (GU L 114, pag. 9).
Contesto normativo
La normativa comunitaria
2

La direttiva 2006/12 ha codificato, a fini di chiarezza e di razionalit, la


direttiva del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE, relativa ai rifiuti
(GU L 194, pag. 39).

Il secondo, sesto, ottavo, nono e decimo considerando della direttiva


2006/12 cos recitano:
(2) Ogni regolamento in materia di gestione dei rifiuti deve
essenzialmente mirare alla protezione della salute umana e dellambiente
contro gli effetti nocivi della raccolta, del trasporto, del trattamento,
dellammasso e del deposito dei rifiuti.
()
(6) Ai fini di unelevata protezione dellambiente necessario che gli Stati
membri, oltre a provvedere in modo responsabile allo smaltimento e al
recupero dei rifiuti, adottino misure intese a limitare la formazione dei
rifiuti promuovendo in particolare le tecnologie pulite e i prodotti
riciclabili e riutilizzabili, tenuto conto delle attuali e potenziali possibilit
del mercato per i rifiuti recuperati.
()
(8) Occorre che la Comunit stessa nel suo insieme sia in grado di
raggiungere lautosufficienza nello smaltimento dei suoi rifiuti ed
auspicabile che ciascuno Stato membro singolarmente tenda a questo
obiettivo.
(9) Per realizzare tali obiettivi si dovrebbero delineare negli Stati membri
programmi di gestione dei rifiuti.
(10) Occorre ridurre i movimenti dei rifiuti e a tal fine gli Stati membri
possono adottare le misure necessarie nel contesto dei loro piani di
gestione.

Lart. 4 della direttiva 2006/12 cos dispone:


1.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i
rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute delluomo e
senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio
allambiente e in particolare:

28 DI 53

a)

senza creare rischi per lacqua, laria, il suolo e per la fauna e la


flora;

b)

senza causare inconvenienti da rumori od odori;

c)

senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse.

2.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per
labbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti.
5

vietare

Lart. 5 della direttiva in esame prevede:


1.
Gli Stati membri, di concerto con altri Stati membri qualora ci
risulti necessario od opportuno, adottano le misure appropriate per la
creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, che
tenga conto delle tecnologie pi perfezionate a disposizione che non
comportino costi eccessivi. Questa rete deve consentire alla Comunit nel
suo insieme di raggiungere lautosufficienza in materia di smaltimento dei
rifiuti e ai singoli Stati membri di mirare al conseguimento di tale
obiettivo, tenendo conto del contesto geografico o della necessit di
impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti.
2.
Tale rete deve permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli
impianti appropriati pi vicini, grazie allutilizzazione dei metodi e delle
tecnologie pi idonei a garantire un alto grado di protezione dellambiente
e della salute pubblica.

Lart. 7 della direttiva 2006/12 cos recita:


1.
Per realizzare gli obiettivi previsti negli articoli 3, 4 e 5, la o le
autorit competenti di cui allarticolo 6 devono elaborare quanto prima
uno o pi piani di gestione dei rifiuti, che contemplino fra laltro:
a)

tipo, quantit e origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire;

b)

requisiti tecnici generali;

c)

tutte le disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare;

d)

i luoghi o gli impianti adatti per lo smaltimento.

2.

I piani di cui al paragrafo 1 possono riguardare ad esempio:

()
c)

le misure atte ad incoraggiare la razionalizzazione della raccolta,


della cernita e del trattamento dei rifiuti.

3.
Eventualmente, gli Stati membri collaborano con gli altri Stati
membri interessati e la Commissione per lelaborazione dei piani. Essi li
trasmettono alla Commissione.
29 DI 53

().
La normativa nazionale
7

Gli artt. 4 e 5 della direttiva 2006/12 sono stati trasposti


nellordinamento giuridico italiano per mezzo del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152, contenente norme in materia ambientale
(Supplemento ordinario alla GURI n. 96 del 14 aprile 2006).

Lart. 178, comma 2, di tale decreto stabilisce che:


I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute
delluomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare
pregiudizio allambiente e, in particolare:
a)

senza determinare rischi per lacqua, laria, il suolo, nonch per la


fauna e la flora;

b)
c)

senza causare inconvenienti da rumori o odori;


senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse,
tutelati in base alla normativa vigente.
Lart. 182, comma 3, dello stesso decreto dispone quanto segue:

Lo smaltimento dei rifiuti attuato con il ricorso ad una rete integrata ed


adeguata di impianti di smaltimento, attraverso le migliori tecniche
disponibili e tenuto conto del rapporto tra i costi e i benefici complessivi, al
fine di:

10

a)

realizzare lautosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non


pericolosi in ambiti territoriali ottimali;

b)

permettere lo smaltimento
appropriati pi vicini ai luoghi
ridurre i movimenti dei rifiuti
geografico o della necessit di
tipi di rifiuti;

c)

utilizzare i metodi e le tecnologie pi idonei a garantire un alto


grado di protezione dellambiente e della salute pubblica.

dei rifiuti in uno degli impianti


di produzione o raccolta, al fine di
stessi, tenendo conto del contesto
impianti specializzati per determinati

La legge della regione Campania 10 febbraio 1993, n. 10, sulle Norme


e procedure per lo smaltimento dei rifiuti in Campania, ha definito 18
zone territoriali omogenee in cui, attraverso la partecipazione obbligatoria
dei comuni situati in tali zone, si doveva procedere alla gestione dello
smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nei rispettivi bacini.
Fatti

30 DI 53

11

Il presente ricorso riguarda la regione Campania, che comprende 551


comuni tra cui la citt di Napoli. Tale regione deve fronteggiare problemi
di gestione e di smaltimento dei rifiuti urbani.

12

Secondo quanto indicato dalla Repubblica italiana nel proprio


controricorso, sin dal 1994, allo scopo di effettuare rapidamente gli
interventi finalizzati a superare quella che stata comunemente definita la
crisi dei rifiuti, venne dichiarato lo stato di emergenza nella suddetta
regione e venne nominato un commissario delegato, che riuniva in s le
funzioni e le competenze ordinariamente svolte da altri organi pubblici.

13

Nel 1997 venne approvato un piano di gestione dei rifiuti urbani. Esso
prevedeva un sistema di impianti industriali di termovalorizzazione dei
rifiuti alimentato grazie a un sistema di raccolta differenziata organizzata a
livello della regione Campania.

14

Con ordinanza ministeriale 31 marzo 1998, n. 2774, si decise di indire


una gara dappalto per affidare per un periodo di dieci anni il trattamento
dei rifiuti ad operatori privati capaci di realizzare impianti per la
produzione di combustibile derivato dai rifiuti (in prosieguo: CDR),
nonch impianti per lincenerimento e termovalorizzatori.

15

Gli appalti in questione vennero aggiudicati nel corso dellanno 2000 alle
societ Fibe SpA e Fibe Campania SpA, appartenenti al gruppo Impregilo.
Tali societ dovevano realizzare e gestire sette impianti per la produzione
di CDR e due impianti di termovalorizzazione, ubicati rispettivamente ad
Acerra e a Santa Maria La Fossa. I comuni della regione Campania erano
tenuti ad affidare il trattamento dei loro rifiuti alle dette societ.

16

Tuttavia, lesecuzione del piano incontr difficolt a causa, da un lato,


dellopposizione di talune popolazioni residenti in merito ai siti scelti e,
dallaltro, della scarsa quantit di rifiuti raccolta e consegnata al servizio
regionale. Inoltre, la costruzione degli impianti sub ritardi e furono
accertate carenze nella loro progettazione, ragion per cui, non potendo
essere trattati dalle infrastrutture in questione, i rifiuti vennero accumulati
fino a saturazione nelle discariche e nelle aree di stoccaggio disponibili.

17

La Procura della Repubblica di Napoli avvi anche uninchiesta volta a


dimostrare la responsabilit per reati di frode nelle pubbliche forniture. Gli
impianti di produzione di CDR della regione Campania furono sottoposti a
sequestro giudiziario, rendendo impossibile ladeguamento delle relative
attrezzature in questione. Infine, furono risolti i contratti che legavano
lamministrazione alla Fibe SpA ed alla Fibe Campania SpA, ma la
riaggiudicazione, mediante bandi di gara, degli appalti medesimi relativi
allo smaltimento dei rifiuti nella regione sarebbe fallita in pi occasioni, a
causa, in particolare, del numero insufficiente di offerte ricevibili.
Fase precontenziosa

31 DI 53

18

La situazione della regione Campania stata oggetto di discussioni tra i


servizi della Commissione e le autorit italiane. In tale contesto, il
commissario delegato per lemergenza rifiuti, con nota del 16 maggio
2007, esponeva alla Commissione le ragioni che avevano condotto
alladozione del decreto legge 11 maggio 2007, n. 61, che stabiliva
interventi straordinari per superare lemergenza nel settore dello
smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, comprendenti,
segnatamente, la realizzazione di quattro nuove discariche nei comuni di
Serre, Savignano Irpino, Terzigno e SantArcangelo Trimonte.

19

Secondo questa nota, le misure eccezionali erano necessarie per


scongiurare il pericolo di epidemie o altre emergenze sanitarie a tutela
della salute della popolazione. Tale documento riconosceva che lo stato
di crisi risulta[va] da ultimo acuito per la carenza di unadeguata
disponibilit di siti di discarica per lo smaltimento finale dei rifiuti e
qualificava detto stato come una situazione di allerta sociale, di pericolo
per i diritti fondamentali dei cittadini campani e di estrema attenzione
anche sotto il profilo ambientale, poich le discariche abusive realizzate
senza il controllo degli enti pubblici competenti, gli incendi spontanei e
dolosi dei rifiuti abbandonati sta[va]no determinando la compromissione
dellintegrit dellambiente per effetto dellemissione di sostanze inquinanti
in atmosfera (in particolare diossina) e nel sottosuolo con pericolo di danni
irreparabili alle falde acquifere.

20

Ritenendo che le misure adottate dalla Repubblica italiana non fossero


sufficienti per assicurare un elevato livello di protezione dellambiente e
della sanit pubblica, in particolare per stabilire una rete adeguata di
impianti di smaltimento dei rifiuti, e che quindi detto Stato membro fosse
venuto meno agli obblighi ad esso imposti dagli artt. 4 e 5 della direttiva
2006/12, la Commissione, in data 29 giugno 2007, inviava al suddetto
Stato membro una lettera di diffida, invitandolo a presentare le proprie
osservazioni entro un mese dalla ricezione della stessa.

21

Facendo seguito ad un invito della Repubblica italiana, una delegazione


della Commissione si recava a Napoli nel mese di luglio 2007 per
incontrare le autorit e constatare leffettiva situazione sul territorio.

22

La Repubblica italiana rispondeva alla diffida con lettera del 3 agosto


2007, allegando una nota del direttore generale del Ministero
dellAmbiente e della Tutela del Territorio Direzione per la qualit della
vita, datata 2 agosto 2007. Sulla base delle informazioni ricevute, la
Commissione riteneva opportuno estendere le censure alla violazione degli
artt. 3 e 7 della direttiva 2006/12 e, in tal senso, inviava a detto Stato
membro, il 23 ottobre 2007, una diffida complementare, invitandolo a
trasmettere le proprie osservazioni entro il termine di due mesi dalla
ricezione della stessa.

32 DI 53

23

Il 20 novembre 2007 si svolgeva una nuova riunione a Bruxelles, in


occasione della quale la Repubblica italiana presentava una nuova bozza
del piano di gestione dei rifiuti per la regione Campania e forniva un
resoconto dellevoluzione della situazione, segnatamente riguardo
allavanzamento della costruzione di talune infrastrutture, quali le
discariche. Tale piano veniva adottato il 28 dicembre 2007.

24

Con lettera del 24 dicembre 2007, la Repubblica italiana replicava alla


diffida complementare e allegava alla propria risposta una nota del
Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio del 21 dicembre 2007.

25

Il 28 gennaio 2008, si svolgeva a Roma una riunione pacchetto tra la


Repubblica italiana e la Commissione, nel corso della quale, riguardo alla
questione della gestione dei rifiuti in Campania, tale Stato membro
illustrava il contenuto di un nuovo piano che si prefiggeva di risolvere la
situazione di crisi entro la fine del mese di novembre 2008.

26

Alla luce delle informazioni fornite dalla Repubblica italiana nella


corrispondenza intercorsa, nonch di quelle provenienti da altre fonti,
come mass media, associazioni, organizzazioni e privati cittadini, la
Commissione, in data 1 febbraio 2008, inviava a detto Stato membro un
parere motivato, invitandolo a conformarvisi, data lurgenza della
situazione, entro il termine di un mese. La Repubblica italiana replicava al
parere con lettera trasmessa alla Commissione il 4 marzo 2008, cui erano
allegate tre note provenienti dai responsabili regionali.

27

A fronte delle informazioni cos raccolte, la Commissione decideva di


proporre il presente ricorso.

28

Con ordinanza del presidente della Corte 2 dicembre 2008, il Regno


Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord stato autorizzato ad
intervenire a sostegno delle conclusioni della Repubblica italiana.
Sul ricorso

29

A sostegno del proprio ricorso, la Commissione contesta alla Repubblica


italiana la violazione degli artt. 4 e 5 della direttiva 2006/12 in quanto, da
un lato, essa non avrebbe creato una rete integrata ed adeguata di
impianti di smaltimento idonei a consentire lautosufficienza in materia di
smaltimento di rifiuti, improntata al criterio della prossimit geografica, e,
dallaltro, tale situazione avrebbe determinato un pericolo per la salute
delluomo e per lambiente.

30

La Commissione ritiene che la Repubblica italiana riconosca


linadempimento
contestato.
Listituzione
lo
ritiene
provato,
segnatamente, alla luce del contenuto delle risposte fornite dal governo
italiano nel corso della fase precontenziosa del procedimento. Cos, nella
propria risposta alla diffida iniziale, il governo italiano aveva illustrato il

33 DI 53

piano regionale di gestione dei rifiuti approvato nel 1997, ammettendo nel
contempo che, seppur giustamente individuato nel Piano regionale, il
sistema di gestione integrato dei rifiuti in Campania non costituisce tuttora
una realt effettiva, soprattutto a causa dei ritardi accumulati nella
costruzione dei due inceneritori previsti ad Acerra e a Santa Maria La
Fossa nonch della chiusura di discariche. Le autorit italiane avrebbero
dunque riconosciuto la paralisi del sistema e labbandono illegale o
incontrollato dei rifiuti, da esse descritto come un fenomeno diffuso in
Regione Campania e condotto da settori della criminalit organizzata,
rispetto al quale risultano avviate diverse inchieste da parte dellAutorit
Giudiziaria.
31

Nella propria replica al parere motivato, la Repubblica italiana avrebbe


confermato che la situazione non era risolta e, secondo la Commissione,
dalle risposte fornite da tale Stato membro e, in particolare, dai tempi
necessari a realizzare le infrastrutture previste nellultimo piano di
gestione, nonch dalla stampa nazionale, emergerebbe che, alla scadenza
del termine impartito nel parere motivato, tale Stato membro era ancora
lontano dallaver creato una rete integrata ed adeguata di impianti di
smaltimento, improntata al criterio della prossimit.

32

Inoltre, talune informazioni ricevute dopo il termine fissato nel parere


motivato confermerebbero la persistenza dellinadempimento. In tal
senso, nelle comunicazioni datate 21 e 28 aprile 2008, trasmesse alla
Presidenza del Consiglio dellUnione europea, la Repubblica italiana
avrebbe riconosciuto che le discariche previste nei siti di Savignano Irpino
e SantArcangelo Trimonte sarebbero entrate in funzione, nella migliore
delle ipotesi, nel mese di luglio dellanno 2008 e che, quindi, fino a quel
momento, soltanto la discarica di Macchia Soprana, nel comune di Serre,
sarebbe stata in funzione per tutta la regione Campania.

33

La Commissione si basa parimenti su una nota trasmessa il 4 giugno


2008, con cui la Repubblica italiana le ha notificato il decreto legge 23
maggio 2008, n. 90 (Supplemento ordinario alla GURI n. 120 del 23
maggio 2008; in prosieguo: il decreto legge n. 90/2008). Il testo stesso
di tale decreto legge costituirebbe unammissione delle inadeguatezze del
sistema di smaltimento dei rifiuti in Campania. La Commissione evidenzia
altres che lo stato di emergenza relativo alla crisi dei rifiuti non sarebbe
stato risolto alla data di proposizione del ricorso e sarebbe stato
necessario mantenerlo fino al 31 dicembre 2009.

34

Tuttavia, occorre constatare che, contrariamente a quanto sostiene la


Commissione, la Repubblica italiana nega di essere venuta meno agli
obblighi che le incombono in forza degli artt. 4 e 5 della direttiva 2006/12.
Di conseguenza, occorre esaminare la fondatezza delle censure addotte
dalla Commissione a sostegno del suo ricorso.
Sulla violazione dellart. 5 della direttiva 2006/12

34 DI 53

Argomenti delle parti


35

La Commissione deduce che, per poter ritenere che uno Stato membro
abbia creato una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento,
come richiesto dallart. 5 della direttiva 2006/12, occorre che esso
disponga di un apparato di strutture tecniche volte a consentire, da un
lato, che i rifiuti impossibili da recuperare e/o riutilizzare siano smaltiti
senza pericolo per lambiente e la sanit pubblica e, dallaltro, che, ai fini
del rispetto dei principi di autosufficienza e di prossimit, le capacit di
assorbimento degli stabilimenti destinati allo smaltimento dei rifiuti, come
inceneritori e discariche, corrispondano ai quantitativi di rifiuti suscettibili
di smaltimento nella regione interessata.

36

Orbene, a tale riguardo, il sistema istituito nella regione Campania


presenterebbe indubbie carenze. Cos, la raccolta differenziata sarebbe
pari solamente al 10,6% dei rifiuti prodotti, contro una media comunitaria
del 33% e una media nazionale che oscilla dal 19,4% per le regioni del
centro Italia al 38,1% per le regioni settentrionali di tale Stato membro.

37

Inoltre, pur dovendo le discariche essere utilizzate il meno possibile,


perch rappresentano la soluzione peggiore per lambiente, la maggior
parte dei rifiuti della Campania verrebbe smaltita in discarica o
abbandonata illegalmente. Inoltre, gli impianti di produzione di CDR
deputati a smaltire detti rifiuti sarebbero inadeguati e si limiterebbero, in
realt, a trattarli, con la conseguenza che essi dovrebbero essere
successivamente inviati ad altre strutture per lo smaltimento definitivo.

38

Gli inceneritori previsti nei comuni di Acerra e di Santa Maria La Fossa


non sarebbero ancora entrati in funzione e, complessivamente, la regione
disporrebbe di una sola discarica legale in attivit, quella di Serre, le cui
capacit di assorbimento sarebbero assai inferiori ai bisogni effettivi.
Infine, numerose tonnellate di rifiuti sarebbero state trasportate in
Germania e in altre regioni dItalia per essere smaltite, e sarebbe stato
siglato un accordo con la Repubblica federale di Germania che prevede
ulteriori spedizioni.

39

Secondo la Commissione, i rifiuti nelle strade alla data del 2 marzo 2008
ammontavano a 55 000 tonnellate, a cui si aggiungevano fra le 110 000 e
le 120 000 tonnellate di rifiuti in attesa di trattamento presso i siti
comunali di stoccaggio. Orbene, la Corte avrebbe affermato nella sentenza
26
aprile
2005,
causa
C-494/01,
Commissione/Irlanda
(Racc. pag. I-3331), che un sistema di discariche vicino alla saturazione
nonch la presenza di depositi abusivi di rifiuti nel paese integra una
violazione dellart. 5 della direttiva 2006/12.

40

La Repubblica italiana chiede il rigetto del ricorso. A suo avviso, la


censura attinente allart. 5 della direttiva sarebbe viziata da
uninsufficiente analisi delle cause storiche della grave situazione che

35 DI 53

imperversa nella regione Campania. Inoltre, tale Stato membro avrebbe


compiuto ogni possibile sforzo per arginare tale crisi, sia dispiegando
considerevoli mezzi amministrativi e militari, sia realizzando importanti
investimenti finanziari (400 milioni di euro tra il 2003 e il 2008).
41

Riguardo alla raccolta dei rifiuti, pur riconoscendo che le percentuali a


livello regionale indicate dalla Commissione sono corrette, la Repubblica
italiana osserva tuttavia che sarebbero state intraprese iniziative
straordinarie di raccolta e che, in linea generale, si assisterebbe a un
aumento del livello di raccolta differenziata nella regione Campania, che
dovrebbe accrescersi con lattuazione dellordinanza del Presidente del
Consiglio n. 3639/08. Ad esempio, tra il 14 gennaio ed il 1 marzo 2008
sarebbero state raccolte e messe in sicurezza 348 000 tonnellate di rifiuti,
in particolare dalle strade. Attualmente la capacit di smaltimento
complessiva dei rifiuti sarebbe superiore alla produzione giornaliera
regionale. 530 comuni avrebbero attuato le prime misure per lavvio della
raccolta differenziata, 73 comuni (circa 370 000 abitanti) avrebbero
raggiunto percentuali tra il 50% ed il 90%, mentre 134 comuni (circa un
milione di abitanti) si troverebbero tra il 25 ed il 50%.

42

Peraltro, nel mese di giugno 2008 sarebbe stata aperta la discarica di


Savignano Irpino, seguita da quella di SantArcangelo Trimonte. Per
quanto riguarda gli inceneritori, il nuovo piano inserito nel decreto legge
n. 90/2008, prevederebbe la costruzione di altri due inceneritori, a Napoli
e a Salerno, che verrebbero ad aggiungersi a quelli di Acerra e di Santa
Maria La Fossa. Sarebbero altres in fase di realizzazione altre
infrastrutture, come le discariche di Chiaiano, Terzigno, San Tammaro e
Andretta, o ancora i termovalorizzatori di Acerra e di Salerno.

43

Riguardo ai sette impianti di produzione di CDR, di cui la Commissione


sottolinea lattuale inoperativit, la Repubblica italiana deduce che le
disfunzioni accertate in tali impianti sono dovute ad inadempienze
contrattuali, o addirittura a comportamenti delittuosi o criminali, che
sarebbero indipendenti dalla sua volont.

44

Relativamente alle discariche, la Repubblica italiana, pur ammettendo


che alla data impartita nel parere motivato era in funzione solo la discarica
di Macchia Soprana a Serra, fa tuttavia notare che lapertura di altri siti di
discarica sarebbe stata ostacolata dalle azioni di protesta della
popolazione, che avrebbero persino reso necessario lintervento delle forze
armate.

45

Orbene, tutte queste circostanze sarebbero tali da rappresentare cause


di forza maggiore ai sensi della giurisprudenza.

46

Conseguentemente, la Repubblica italiana ritiene che la violazione


dellart. 5 della direttiva 2006/12 non possa essere imputata alla sua
inerzia e sottolinea, peraltro, che gli sversamenti illeciti di rifiuti nel

36 DI 53

territorio della regione Campania sarebbero oggetto di una costante


attivit di bonifica e non avrebbero mai rappresentato unalternativa
proposta, suggerita od avallata dalle autorit nazionali, che avrebbero
fatto tutto il possibile per assicurarne la rimozione, anche attraverso
lintervento dellesercito.
47

Riguardo alla possibilit di riconoscere una causa di forza maggiore, la


Commissione rammenta, nella propria replica, che tale nozione esigerebbe
che levento in questione (o la sua mancata realizzazione) sia imputabile
a circostanze indipendenti da chi le fa valere, straordinarie ed
imprevedibili, le cui conseguenze non avrebbero potuto essere evitate
malgrado tutta la diligenza impiegata (sentenza 8 marzo 1988, causa
296/86, McNicholl e a., Racc. pag. 1491, punto 11 e giurisprudenza ivi
citata).

48

Inoltre, qualora un evento abbia costituito causa di forza maggiore, i


suoi effetti potrebbero durare soltanto per un limitato periodo di tempo, e
cio per il tempo materialmente necessario, ad unamministrazione che
metta in opera la normale diligenza, per risolvere la situazione di
emergenza indipendente dalla sua volont (sentenza 11 luglio 1985, causa
101/84, Commissione/Italia, Racc. pag. 2629, punto 16).

49

Orbene, la Commissione rammenta che linadeguatezza del sistema di


smaltimento dei rifiuti in Campania perdurerebbe dallanno 1994. Riguardo
alle proteste e alle turbative dellordine pubblico provocate dalle
popolazioni locali, tali fenomeni sarebbero stati prevedibili e non
rivestirebbero carattere eccezionale, dato che la situazione di crisi e le
proteste che ne sono conseguite deriverebbero proprio dal persistente
inadempimento delle autorit nazionali agli obblighi previsti dalla
direttiva 2006/12.

50

Quanto alla presenza di associazioni criminali, la Commissione fa


presente che tale circostanza, anche supponendo che fosse provata, non
potrebbe giustificare la violazione da parte dello Stato membro degli
obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva 2006/12 (v. sentenza
18
dicembre
2007,
causa
C-263/05,
Commissione/Italia,
Racc. pag. I-11745, punto 51).

51

Riguardo, infine, alla circostanza del mancato rispetto da parte delle


imprese aggiudicatarie dei loro impegni contrattuali di realizzare gli
impianti di trattamento dei rifiuti, la Commissione ritiene che essa non
possa rappresentare una circostanza anormale e imprevedibile, in
particolare poich, contrariamente a quanto affermato dalla Repubblica
italiana, le autorit avrebbero potuto prevedere clausole specifiche per
scongiurarne gli effetti.

52

Per quanto riguarda i procedimenti penali avviati dalla Procura della


Repubblica a carico di alcuni responsabili di tali imprese e alla difficolt per

37 DI 53

le autorit di reperire altri appaltatori per riprendere le attivit in


questione, la Commissione deduce che, secondo giurisprudenza costante,
uno Stato membro non potrebbe eccepire disposizioni, prassi o situazioni
del proprio ordinamento giuridico interno per giustificare linosservanza
degli obblighi e dei termini imposti da una direttiva (v. sentenza 18
dicembre 2007, Commissione/Italia, cit., punto 51).
53

Il Regno Unito limita le proprie osservazioni allinterpretazione dellart. 5


della direttiva 2006/12. Secondo questo Stato membro, al contrario di
quanto suggerisce la Commissione tramite la presentazione del presente
ricorso, gli obblighi incombenti agli Stati membri in forza di tale
disposizione sarebbero applicabili a livello nazionale e non a livello
regionale. In tal senso, i principi di autosufficienza e di prossimit,
secondo i quali la rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento
deve consentire alla Comunit nel suo insieme di raggiungere
lautosufficienza in materia di smaltimento dei rifiuti e ai singoli Stati
membri di mirare al conseguimento di tale obiettivo, e ci in uno degli
impianti appropriati pi vicini, dovrebbero intendersi su una base
territoriale comunitaria o nazionale, e non regionale.

54

Conseguentemente, detto Stato membro non condivide la tesi della


Commissione secondo cui lart. 5 della direttiva 2006/12 risulterebbe
violato qualora, allinterno di una determinata regione di uno Stato
membro, gli impianti di smaltimento dei rifiuti non siano sufficienti per
soddisfare le esigenze della regione stessa in materia di smaltimento.
Infatti, al pari del Regno Unito, che si cos organizzato in materia di
rifiuti pericolosi, gli Stati membri potrebbero adottare la soluzione di
trasportare alcuni tipi di rifiuti, provenienti da una regione, perch siano
trattati e smaltiti in impianti situati in altre regioni, purch la domanda
nazionale complessiva sia soddisfatta dalla rete nazionale di impianti di
smaltimento dei rifiuti.

55

Anche la giurisprudenza della Corte avvalorerebbe linterpretazione


nazionale del principio di autosufficienza e, inoltre, il tenore letterale
dellart. 16, n. 4, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 19
novembre 2008, 2008/98/CE, relativa ai rifiuti e che abroga alcune
direttive (GU L 312, pag. 3), la confermerebbe, atteso che tale articolo
della nuova direttiva sui rifiuti dispone che [i] principi di prossimit e
autosufficienza non significano che ciascuno Stato membro debba
possedere lintera gamma di impianti di recupero finale al suo interno.

56

La Repubblica italiana condivide lopinione del Regno Unito e rileva che


lincidenza della regione Campania sulla sua produzione nazionale di rifiuti
limitata.

57

La Commissione, pur ritenendo che le questioni interpretative sollevate


dal Regno Unito non siano rilevanti nellambito del presente ricorso,
riconosce che gli Stati membri sarebbero liberi di determinare il livello

38 DI 53

amministrativo adeguato per la gestione dei rifiuti. Dunque, per rispettare


lart. 5 della direttiva 2006/12, uno Stato membro potrebbe disporre di un
solo impianto nazionale, qualora questo copra il trattamento dei rifiuti
prodotti, oppure soltanto di alcuni impianti specializzati, ad esempio quelli
di trattamento dei rifiuti pericolosi situati nel Regno Unito.
58

La Commissione osserva tuttavia che, per determinare come i principi di


autosufficienza e di prossimit debbano essere interpretati e applicati,
occorrerebbe altres prendere in considerazione la natura dei rifiuti ed i
quantitativi prodotti. Orbene, i rifiuti domestici sarebbero di produzione
locale e giornaliera, rendendo in via di principio necessaria una raccolta e
un trattamento pressoch immediati e in luoghi vicini.

59

La Repubblica italiana avrebbe optato per una gestione che individua gli
ambiti territoriali ottimali quale parametro geografico di autosufficienza
e di prossimit. La Commissione rileva, in proposito, che essa non
contesta a tale Stato membro la scelta del livello amministrativo ritenuto
adatto alla creazione di un sistema integrato di gestione e di smaltimento
dei rifiuti. Per contro, essa censura il fatto che la Repubblica italiana non
avrebbe istituito un siffatto sistema in Campania dove, in concreto, i rifiuti
non verrebbero smaltiti in impianti prossimi ai luoghi di produzione e dove
le spedizioni di rifiuti verso altre regioni o altri Stati membri non avrebbero
rappresentato altro che rimedi straordinari ad hoc allemergenza sanitaria
ed ambientale senza collocarsi, di conseguenza, nel contesto di un sistema
integrato di impianti di smaltimento.
Giudizio della Corte

60

Come risulta dagli argomenti esposti dalla Commissione nel corso della
fase precontenziosa, nonch dalle memorie depositate nellambito del
procedimento dinanzi alla Corte, occorre constatare che il ricorso della
Commissione riguarda, in generale, la questione dello smaltimento dei
rifiuti nella regione Campania e, in particolare, come risulta dalla sua
risposta alla memoria di intervento del Regno Unito, lo smaltimento dei
rifiuti urbani. Di conseguenza, nonostante la risposta fornita da tale
istituzione ad un quesito posto in udienza, essa non chiede alla Corte di
dichiarare linadempimento della Repubblica italiana per quanto riguarda
la categoria specifica dei rifiuti pericolosi, che rientrano parzialmente nella
direttiva del Consiglio 12 dicembre 1991, 91/689/CEE, relativa ai rifiuti
pericolosi (GU L 377, pag. 20).

61

In conformit allart. 5, n. 1, della direttiva 2006/12, gli Stati membri


devono adottare le misure appropriate per la creazione di una rete
integrata ed adeguata di impianti di smaltimento dei rifiuti che consenta,
da un lato, alla Comunit nel suo insieme di raggiungere lautosufficienza
in materia di smaltimento dei rifiuti e, dallaltro, ai singoli Stati membri di
mirare al conseguimento di tale obiettivo. A tal fine, gli Stati membri

39 DI 53

devono tener conto del contesto geografico o della necessit di impianti


specializzati per determinati tipi di rifiuti.
62

Per istituire detta rete, gli Stati membri dispongono di un margine di


discrezionalit nella scelta della base territoriale che ritengono adeguata
per conseguire unautosufficienza nazionale in termini di capacit di
smaltimento dei rifiuti, e cos permettere alla Comunit di assicurare essa
stessa lo smaltimento dei rifiuti.

63

Come ha giustamente rilevato il Regno Unito, taluni tipi di rifiuti


possono presentare un tale grado di specificit, come ad esempio i rifiuti
pericolosi, che il loro trattamento ai fini dello smaltimento pu essere
utilmente raggruppato allinterno di una o pi strutture a livello nazionale,
o persino, come prevedono espressamente gli artt. 5, n. 1, e 7, n. 3, della
direttiva 2006/12, nellambito di una cooperazione con altri Stati membri.

64

Tuttavia, la Corte ha gi avuto occasione di sottolineare che una delle


pi importanti misure che devono essere adottate dagli Stati membri
nellambito del loro obbligo, in forza della direttiva 2006/12, di elaborare
piani di gestione che contemplino, in particolare, misure atte ad
incoraggiare la razionalizzazione della raccolta, della cernita e del
trattamento dei rifiuti, quella, prevista allart. 5, n. 2, di tale direttiva,
consistente nel cercare di trattare i rifiuti nellimpianto pi vicino possibile
(v., sentenza 9 giugno 2009, causa C-480/06, Commissione/Germania,
non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 37).

65

La Corte ha quindi dichiarato che i criteri di localizzazione dei siti di


smaltimento dei rifiuti devono essere individuati in considerazione degli
obiettivi perseguiti dalla direttiva 2006/12, tra cui figurano, in particolare,
la protezione della salute e dellambiente, nonch la creazione di una rete
integrata ed adeguata di impianti di smaltimento che consenta in
particolare lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati pi
vicini. Quindi, detti criteri di localizzazione dovrebbero riguardare, in
particolare, la distanza di tali siti rispetto agli insediamenti in cui sono
prodotti i rifiuti, il divieto di realizzare gli impianti in prossimit di zone
vulnerabili e lesistenza di infrastrutture adeguate per il trasporto dei
rifiuti, quali il collegamento alle reti di trasporto (v. sentenza 1 aprile
2004, cause riunite C-53/02 e C-217/02, Commune de Braine-le-Chteau
e a., Racc. pag. I-3251, punto 34).

66

Per quanto riguarda i rifiuti urbani non pericolosi, per i quali non sono
necessari, in linea di principio, impianti specializzati come quelli richiesti
per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, gli Stati membri devono quindi
adoperarsi per disporre di una rete che consenta loro di soddisfare
lesigenza di impianti di smaltimento quanto pi vicini possibile ai luoghi di
produzione, ferma restando la possibilit di organizzare una rete siffatta
nellambito di cooperazioni interregionali, o addirittura transfrontaliere,
che rispondano al principio di prossimit.

40 DI 53

67

Ne consegue che, come ha sottolineato la Commissione, allorch uno


Stato membro ha singolarmente scelto nellambito del suo piano o dei suoi
piani di gestione dei rifiuti ai sensi dellart. 7, n. 1, della direttiva
2006/12, di organizzare la copertura del suo territorio su base regionale,
occorre dedurne che ogni regione dotata di un piano regionale debba
garantire, in linea di principio, il trattamento e lo smaltimento dei suoi
rifiuti il pi vicino possibile al luogo in cui vengono prodotti. Infatti, il
principio di correzione, anzitutto alla fonte, dei danni causati allambiente,
principio stabilito per lazione della Comunit in materia ambientale
dallart. 191 TFUE, comporta che spetta a ciascuna regione, comune o
altro ente locale adottare le misure adeguate per garantire la raccolta, il
trattamento e lo smaltimento dei propri rifiuti e che questi vanno quindi
smaltiti il pi vicino possibile al luogo in cui vengono prodotti, per
limitarne al massimo il trasporto (v. sentenza 17 marzo 1993, causa
C-155/91, Commissione/Consiglio, Racc. pag. I-939, punto 13 e
giurisprudenza ivi citata).

68

Di conseguenza, in una tale rete nazionale definita dallo Stato membro,


se una regione non dotata, in misura e per un periodo rilevanti, di
infrastrutture sufficienti a soddisfare le sue esigenze per quanto riguarda
lo smaltimento dei rifiuti, si pu dedurre che dette gravi carenze a livello
regionale possono compromettere la rete nazionale di impianti di
eliminazione dei rifiuti, privandola delle caratteristiche di integrazione ed
adeguatezza richieste dalla direttiva 2006/12, che consenta allo Stato
membro interessato di perseguire individualmente lobiettivo di
autosufficienza definito allart. 5, n. 1, della direttiva in parola.

69

Nella fattispecie, occorre rilevare, come ha sottolineato la Commissione,


che la Repubblica italiana ha essa stessa operato la scelta di una gestione
dei rifiuti a livello della regione Campania in quanto ambito territoriale
ottimale. Infatti, come risulta dalla legge regionale del 1993 e dal piano
regionale di gestione dei rifiuti del 1997, come modificato da quello del
2007, stato deciso, per conseguire lautosufficienza regionale, di
costringere i comuni della regione Campania a consegnare i rifiuti raccolti
sul loro territorio al servizio regionale; tale obbligo poteva giustificarsi, in
definitiva, con la necessit di garantire un livello di attivit indispensabile
alla redditivit dei suddetti impianti di smaltimento, al fine di preservare
lesistenza di capacit di smaltimento tali da concorrere allattuazione del
principio di autosufficienza a livello nazionale (v. sentenza 13 dicembre
2001, causa C-324/99, DaimlerChrysler, Racc. pag. I-9897, punto 62).

70

Inoltre, poich, secondo le affermazioni della Repubblica italiana, da un


lato, la produzione di rifiuti urbani della regione Campania rappresenta il
7% della produzione nazionale, cio una quota non trascurabile di tale
produzione, e, dallaltro, la popolazione di detta regione rappresenta circa
il 9% della popolazione nazionale, una carenza importante nella capacit
di tale regione di eliminare i suoi rifiuti tale da compromettere

41 DI 53

seriamente la capacit di detto Stato membro di perseguire lobiettivo


dellautosufficienza nazionale.
71

Pertanto, occorre esaminare se, allinterno della rete nazionale italiana


di impianti di smaltimento dei rifiuti, tale regione disponga di impianti
sufficienti per garantire uno smaltimento dei rifiuti urbani nelle vicinanze
del luogo di produzione.

72

A tale proposito, la Repubblica italiana ha riconosciuto che gli impianti in


servizio, fossero essi discariche, inceneritori o termovalorizzatori, non
erano in numero sufficiente a consentire di soddisfare le esigenze di
smaltimento dei rifiuti della regione Campania.

73

Infatti, la Repubblica italiana ha ammesso che, alla scadenza del


termine fissato nel parere motivato, ununica discarica era in servizio per
tutta la regione Campania, che gli impianti di produzione di CDR di detta
regione non permettevano di assicurare lo smaltimento definitivo dei rifiuti
e che gli inceneritori previsti ad Acerra e a Santa Maria La Fossa
continuavano a non essere in funzione.

74

Come risulta dal piano regionale di gestione dei rifiuti approvato nel
1997 e dai piani successivi adottati dalle autorit italiane per rimediare
alla crisi dei rifiuti, tali autorit hanno in particolare ritenuto che, per
riuscire a soddisfare le esigenze di smaltimento dei rifiuti urbani nella
regione Campania, dovessero entrare in servizio altre discariche, come
quelle di Savignano Irpino e di SantArcangelo Trimonte, dovessero
aggiungersi altri due inceneritori a quelli previsti ad Acerra e a Santa
Maria La Fossa, e dovessero essere resi effettivamente operativi gli
impianti di produzione di CDR.

75

Bench lart. 5 della direttiva 2006/12 consenta una cooperazione


interregionale nella gestione e smaltimento dei rifiuti, e persino una
cooperazione tra Stati membri, cionondimeno, nel caso di specie, anche
con lassistenza di altre regioni italiane e delle autorit tedesche, non
stato possibile rimediare al deficit strutturale in termini di impianti
necessari allo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nella regione
Campania. Ci attestato dai quantitativi ingenti di rifiuti ammassati per
le strade di questa regione.

76

Inoltre, il basso tasso di raccolta differenziata dei rifiuti nella regione


Campania, rispetto alla media nazionale e comunitaria, ha ulteriormente
aggravato la situazione.

77

La Repubblica italiana ha sostenuto dinanzi alla Corte di adoperarsi per


rimediare alla situazione in Campania e lha informata dellentrata in
funzione effettiva, successiva al 2 maggio 2008, delle discariche di
Savignano Irpino e di SantArcangelo Trimonte, nonch delle misure
previste dal nuovo piano in data 23 maggio 2008, che comprendono la

42 DI 53

costruzione
di
altri
due
inceneritori
e
la
realizzazione
dei
termovalorizzatori di Acerra e di Salerno. Inoltre, il tasso di raccolta
differenziata nella regione sarebbe nettamente migliorato e le capacit di
smaltimento giornaliero dei rifiuti nella regione sarebbero superiori alla
produzione, per cui la situazione di crisi dei rifiuti potrebbe dirsi superata.
78

Bench siffatte misure provino che talune iniziative sono state


intraprese per superare le difficolt della regione Campania, cionondimeno
in tal modo la Repubblica italiana riconosce chiaramente che, alla
scadenza del termine fissato nel parere motivato, gli impianti esistenti e in
funzione nella regione Campania erano ben lontani dal soddisfare le
esigenze reali di tale regione in termini di smaltimento dei rifiuti.

79

Daltra parte e in ogni caso, occorre ricordare che la Corte ha


ripetutamente dichiarato che lesistenza di un inadempimento devessere
valutata in relazione alla situazione dello Stato membro quale si
presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, e che
non possono essere prese in considerazione dalla Corte modifiche
successivamente intervenute (v., in particolare, sentenze 14 settembre
2004, causa C-168/03, Commissione/Spagna, Racc. pag. I-8227, punto
24, e 27 ottobre 2005, causa C-23/05, Commissione/Lussemburgo,
Racc. pag. I-9535, punto 9).

80

La Repubblica italiana afferma altres che linadempimento addebitatole


non le sarebbe imputabile e che, al contrario, sarebbe riconducibile a
taluni eventi che costituirebbero casi di forza maggiore, come
lopposizione della popolazione allinstallazione di discariche sul territorio
dei loro comuni, lesistenza di attivit criminali nella regione nonch la
mancata
esecuzione
da
parte
delle
controparti
contrattuali
dellamministrazione degli obblighi ad esse incombenti, riguardanti la
realizzazione di taluni impianti necessari alla regione.

81

In proposito, occorre rilevare che il procedimento di cui allart. 258 TFUE


si fonda sulloggettiva constatazione del mancato rispetto, da parte di uno
Stato membro, degli obblighi che ad esso impone il Trattato o un atto di
diritto derivato (v. sentenze 1 marzo 1983, causa 301/81,
Commissione/Belgio, Racc. pag. 467, punto 8, e 4 maggio 2006, causa
C-508/03, Commissione/Regno Unito, Racc. pag. I-3969, punto 67).

82

Una volta giunti, come nella fattispecie, a un siffatto accertamento,


irrilevante che linadempimento risulti dalla volont dello Stato membro al
quale addebitabile, dalla sua negligenza, oppure dalle difficolt tecniche
cui questultimo abbia dovuto far fronte (sentenza 1 ottobre 1998, causa
C-71/97, Commissione/Spagna, Racc. pag. I-5991, punto 15).

83

Per quanto riguarda lopposizione manifestata dalla popolazione locale


allinstallazione di taluni impianti di smaltimento, risulta da giurisprudenza
costante che uno Stato membro non pu eccepire situazioni interne, come

43 DI 53

difficolt di attuazione emerse nella fase di esecuzione di un atto


comunitario, comprese quelle dovute alla resistenza di privati, per
giustificare linosservanza degli obblighi e termini imposti dal diritto
comunitario
(v.
sentenze
7
aprile
1992,
causa
C-45/91,
Commissione/Grecia, Racc. pag. I-2509, punti 20 e 21, nonch 9
dicembre
2008,
causa
C-121/07,
Commissione/Francia,
Racc. pag. I-9159, punto 72).
84

In merito alla presenza di organizzazioni criminali o di persone


connotate come operanti al limite della legalit che sarebbero attive nel
settore della gestione dei rifiuti, sufficiente rilevare che tale circostanza,
anche supponendola provata, non pu giustificare la violazione, da parte
di tale Stato membro, degli obblighi ad esso incombenti in forza della
direttiva 2006/12 (sentenza 18 dicembre 2007, Commissione/Italia, cit.,
punto 51).

85

Per quanto attiene agli inadempimenti contrattuali da parte delle


imprese incaricate della realizzazione di taluni impianti di smaltimento dei
rifiuti, sufficiente altres ricordare che la nozione di forza maggiore, pur
non postulando unimpossibilit assoluta, esige cionondimeno che il
mancato verificarsi dellevento in causa sia imputabile a circostanze
indipendenti da chi le fa valere, straordinarie ed imprevedibili, le cui
conseguenze sarebbe stato impossibile evitare malgrado tutta la diligenza
posta (sentenza McNicholl e a., cit., punto 11).

86

Orbene, unamministrazione diligente avrebbe dovuto adottare le misure


necessarie a tutelarsi contro inadempimenti contrattuali come quelli
avvenuti in Campania o a garantire che, nonostante tali mancanze, fosse
assicurata la realizzazione effettiva e nei tempi previsti delle infrastrutture
necessarie allo smaltimento dei rifiuti della regione.

87

Quanto alla censura mossa dalla Repubblica italiana alla Commissione,


con cui si critica il fatto che il presente ricorso sia stato presentato anni
dopo che la crisi dei rifiuti era esplosa e proprio quando tale Stato
membro aveva adottato le misure che consentivano di uscire dalla crisi,
occorre ricordare che, per costante giurisprudenza della Corte, le norme di
cui allart. 258 TFUE devono essere applicate senza che la Commissione
sia tenuta ad osservare un termine prestabilito (v., in particolare,
sentenze 16 maggio 1991, causa C-96/89, Commissione/Paesi Bassi,
Racc. pag. I-2461, punto 15, e 24 aprile 2007, causa C-523/04,
Commissione/Paesi Bassi, Racc. pag. I-3267, punto 38). Essa dispone cos
del potere di decidere quando si debba eventualmente proporre un ricorso
e non spetta alla Corte, in linea di principio, sindacare tale decisione
(sentenza 10 maggio 1995, causa C-422/92, Commissione/Germania,
Racc. pag. I-1097, punto 18).

88

Alla luce di quanto precede, occorre dichiarare che la Repubblica


italiana, non essendosi assicurata che, nellambito della gestione regionale

44 DI 53

dei rifiuti nella regione Campania, detta regione disponesse di un numero


di impianti sufficiente a consentirle di smaltire i suoi rifiuti urbani nelle
vicinanze del luogo di produzione, venuta meno allobbligo ad essa
incombente di creare una rete adeguata ed integrata di impianti di
smaltimento che le consentissero di perseguire lobiettivo di assicurare lo
smaltimento dei suoi rifiuti e, di conseguenza, ha violato gli obblighi ad
essa incombenti in forza dellart. 5 della direttiva 2006/12.
Sulla violazione dellart. 4 della direttiva 2006/12
Argomenti delle parti
89

La Commissione sottolinea che la Repubblica italiana non avrebbe mai


negato lesistenza di una situazione estremamente grave per lambiente e
per la salute umana, derivante dalla mancanza di una rete integrata e
adeguata di impianti di smaltimento dei rifiuti. Al contrario, tale Stato
membro lavrebbe espressamente riconosciuta.

90

Alla luce, in particolare, delle sentenze 26 aprile 2007, causa C-135/05,


Commissione/Italia (Racc. pag. I-3475), e 24 maggio 2007, causa
C-361/05, Commissione/Spagna, la Commissione ritiene incontestabile
che i rifiuti giacenti nelle strade, nonch quelli in attesa di trattamento
presso i siti di stoccaggio, costituiscano un degrado significativo
dellambiente e del paesaggio e una reale minaccia tanto per lambiente
quanto per la salute umana. Infatti, tali accumuli potrebbero determinare
una contaminazione del suolo e delle falde acquifere, il rilascio di sostanze
inquinanti nellatmosfera a seguito dellautocombustione dei rifiuti o degli
incendi provocati dalla popolazione, con conseguente inquinamento dei
prodotti agricoli e dellacqua potabile, o, ancora, emanazioni maleodoranti.

91

La Repubblica italiana afferma, sulla base di uno studio dei servizi del
commissario delegato, che la situazione in Campania, per quanto concerne
la gestione dei rifiuti, non avrebbe avuto conseguenze pregiudizievoli per
la pubblica incolumit e per la salute umana. Essa sostiene altres che
laddebito della Commissione sarebbe eccessivamente generico, in quanto
non specificherebbe a quale delle tre ipotesi previste dalle lett. a), b) e c)
dellart. 4 della direttiva 2006/12 si riferisca il presente ricorso.

92

Peraltro, la Repubblica italiana ritiene che la Commissione non fornisca


alcuna prova a sostegno delle proprie deduzioni. Essa si limiterebbe a
richiamare quanto affermato dalla Corte, nella citata sentenza 26 aprile
2007, Commissione/Italia, circa lesistenza di discariche abusive sul
territorio
italiano.
Inoltre,
essa
cercherebbe
di
far
derivare
automaticamente dalla violazione dellart. 5 della direttiva 2006/12 un
inadempimento allart. 4 della medesima.

93

Infine, le autorit italiane avrebbero monitorato da vicino limpatto sulla


salute delle persone dei rifiuti abbandonati sulle strade, senza che sia
stato peraltro osservato alcun aumento, correlato alla presenza di

45 DI 53

discariche abusive, n del numero di malattie infettive, n della mortalit


per tumori, n delle malformazioni congenite. Quanto allinquinamento
delle falde, ad eccezione di due superamenti sporadici in aree limitate, le
falde e le acque freatiche non avrebbero presentato anomalie chimiche o
biologiche. Lo stesso varrebbe riguardo allesposizione della popolazione ai
fumi degli incendi derivanti dai cumuli di rifiuti poich, eccettuato un caso,
non si sarebbe rilevato alcun rischio.
94

Riguardo allo studio su cui si basa la Repubblica italiana e secondo il


quale anche nel momento pi acuto della crisi nella regione Campania
non vi sono state conseguenze pregiudizievoli per la pubblica incolumit
ed in particolare per la salute umana, la Commissione sottolinea che i
risultati di tale studio, cofirmato dallOrganizzazione mondiale della sanit,
corroborano la nozione di unanomalia nello stato di salute della
popolazione residente nei comuni dellarea Nord Est della provincia di
Napoli e Sud Ovest della provincia di Caserta; questa zona anche quella
maggiormente interessata da pratiche illegali di smaltimento e
incenerimento di rifiuti solidi urbani e pericolosi. Lo studio in questione
avrebbe anche confermato lipotesi che eccessi di mortalit e di
malformazioni tendano a concentrarsi nelle zone dove pi intensa la
presenza di siti conosciuti di smaltimento dei rifiuti e, comunque,
indicherebbe che () [la] bassa risoluzione di dati sanitari e [la] natura
incompleta dei dati ambientali () producono verosimilmente una
sottostima del rischio.

95

Laffermazione della Repubblica italiana sullassenza di conseguenze


pregiudizievoli per la salute non soltanto non sarebbe avvalorata dalle
prove scientifiche prodotte dallo Stato membro medesimo, ma
sembrerebbe subordinare la violazione dellart. 4 della direttiva 2006/12
allesistenza di problemi di salute direttamente riconducibili allemergenza
rifiuti. Tuttavia, la Commissione ritiene, al contrario, che gli obblighi
derivanti dallart. 4 siano di natura precauzionale. Dunque, gli Stati
membri dovrebbero adottare le misure adeguate atte ad evitare situazioni
di pericolo. Orbene, nella fattispecie, le situazioni di pericolo per
lambiente e la sanit pubblica sarebbero pi che accertate,
persisterebbero da lungo tempo e costituirebbero il risultato del
comportamento o, piuttosto, dellinerzia delle autorit italiane competenti.
Giudizio della Corte

96

Si deve ricordare, in limine, che, sebbene lart. 4, n. 1, della direttiva


2006/12 non precisi il contenuto concreto delle misure che debbono
essere adottate per assicurare che i rifiuti siano smaltiti senza pericolo per
la salute delluomo e senza recare pregiudizio allambiente, ci non toglie
che la direttiva vincola gli Stati membri circa lobiettivo da raggiungere,
pur lasciando agli stessi un potere discrezionale nella valutazione della
necessit di tali misure (sentenze 9 novembre 1999, causa C-365/97,

46 DI 53

Commissione/Italia, Racc. pag. I-7773, punto 67, e 18 novembre 2004,


causa C-420/02, Commissione/Grecia, Racc. pag. I-11175, punto 21).
97

Non quindi in via di principio possibile dedurre direttamente dalla


mancata conformit di una situazione di fatto agli obiettivi fissati allart. 4,
n. 1, della direttiva 2006/12 che lo Stato membro interessato sia
necessariamente venuto meno agli obblighi imposti da questa
disposizione, cio adottare le misure necessarie per assicurare che i rifiuti
siano smaltiti senza pericolo per la salute delluomo e senza recare
pregiudizio allambiente. Tuttavia, la persistenza di una tale situazione di
fatto, in particolare quando comporta un degrado rilevante dellambiente
per un periodo prolungato senza intervento delle autorit competenti, pu
rivelare che gli Stati membri hanno oltrepassato il potere discrezionale che
questa disposizione conferisce loro (sentenze citate 9 novembre 1999,
Commissione/Italia, punto 68, e 18 novembre 2004, Commissione/Grecia,
punto 22).

98

Per
quanto
riguarda
lestensione
territoriale
dellasserito
inadempimento, il fatto che il ricorso della Commissione miri a far
constatare che la Repubblica italiana venuta meno allobbligo di adottare
le misure necessarie nella sola regione Campania non pu incidere
sulleventuale accertamento di un inadempimento (v. sentenza 9
novembre 1999, Commissione/Italia, cit., punto 69).

99

Infatti, le conseguenze del mancato rispetto dellobbligo derivante


dallart. 4, n. 1, della direttiva 2006/12 rischiano, per la natura stessa di
tale obbligo, di mettere in pericolo la salute delluomo e di recare
pregiudizio allambiente anche in una parte ridotta del territorio di uno
Stato membro (sentenza 9 novembre 1999, Commissione/Italia, cit.,
punto 70), come era avvenuto nella causa che ha dato luogo alla citata
sentenza 7 aprile 1992, Commissione/Grecia.

100

Occorre quindi verificare se la Commissione abbia sufficientemente


dimostrato che, alla scadenza del termine fissato nel parere motivato, la
Repubblica italiana aveva omesso, per un periodo prolungato, di adottare
le misure necessarie ad assicurarsi che i rifiuti prodotti nella regione
Campania fossero recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute umana
e senza ricorrere a procedure o metodi atti a recare pregiudizio
allambiente.

101

Se vero che, nel caso di una procedura per inadempimento ai sensi


dellart. 258 TFUE,
spetta
alla
Commissione
valutare
lesistenza
dellinadempimento contestato fornendo alla Corte gli elementi necessari
alla verifica dellesistenza di tale inadempimento, senza che sia ammessa
una qualsiasi presunzione (sentenza 22 gennaio 2009, causa C-150/07,
Commissione/Portogallo, punto 65 e giurisprudenza ivi citata), si deve
tener conto del fatto che, nel verificare la corretta applicazione pratica
delle disposizioni nazionali destinate a garantire leffettiva attuazione della

47 DI 53

direttiva 2006/12, la Commissione, che non dispone di propri poteri di


indagine in materia, dipende in ampia misura dagli elementi forniti da
eventuali denuncianti, da enti privati o pubblici, dalla stampa, nonch
dallo stesso Stato membro interessato (v., in tal senso, sentenze 26 aprile
2005,
causa
C-494/01,
Commissione/Irlanda,
Racc. pag. I-3331,
punto 43, e 26 aprile 2007, Commissione/Italia, cit., punto 28).
102

Pertanto, allorch la Commissione ha fornito sufficienti elementi che


fanno emergere fatti verificatisi nel territorio dello Stato membro
convenuto, spetta a questultimo contestare in maniera sostanziale e
dettagliata i dati cos presentati e le conseguenze che ne derivano (v., in
tal senso, sentenze 9 novembre 1999, Commissione/Italia, cit., punti 84 e
86, nonch 22 dicembre 2008, causa C-189/07, Commissione/Spagna,
punto 82).

103

A tale proposito, occorre anzitutto rilevare che la Repubblica italiana non


contesta la circostanza che, alla data di scadenza del termine fissato nel
parere motivato, i rifiuti giacenti nelle strade ammontavano a 55 000
tonnellate, che si aggiungevano alla cifra compresa tra 110 000 e 120 000
tonnellate di rifiuti in attesa di trattamento nei siti comunali di stoccaggio.
In ogni modo, tali dati risultano dalla nota del commissario delegato in
data 2 marzo 2008, allegata alla risposta dello Stato membro interessato
al parere motivato. Inoltre, secondo gli elementi forniti da detto Stato, le
popolazioni esasperate da tali ammassi hanno provocato incendi nei
cumuli di immondizie, a danno dellambiente e della propria salute.

104

Da quanto precede risulta quindi in modo lampante che nella regione


Campania tale Stato membro non stato in grado di adempiere lobbligo
ad esso incombente, in forza dellart. 4, n. 2, della direttiva 2006/12, di
adottare le misure necessarie per vietare labbandono, lo scarico e lo
smaltimento incontrollato dei rifiuti.

105

Infine, occorre ricordare che i rifiuti sono oggetti di natura particolare,


cosicch il loro accumulo, ancor prima di diventare pericoloso per la
salute, costituisce, tenuto conto in particolare della capacit limitata di
ciascuna regione o localit di riceverli, un pericolo per lambiente
(sentenza
9
luglio
1992,
causa
C-2/90,
Commissione/Belgio,
Racc. pag. I-4431, punto 30).

106

Un accumulo nelle strade e nelle aree di stoccaggio temporanee di


quantitativi cos ingenti di rifiuti, come avvenuto nella regione Campania
alla scadenza del termine fissato nel parere motivato, ha dunque
indubbiamente creato un rischio per lacqua, laria, il suolo e per la fauna
e la flora ai sensi dellart. 4, n. 1, lett. a), della direttiva 2006/12.
Inoltre, tali quantitativi di rifiuti provocano inevitabilmente inconvenienti
da odori, ai sensi del n. 1, lett. b), di tale articolo, in particolare se i
rifiuti rimangono per un lungo periodo abbandonati a cielo aperto nelle
strade o nelle vie.

48 DI 53

107

Daltra parte, tenuto conto della mancanza di disponibilit di discariche


sufficienti, la presenza di tali quantitativi di rifiuti fuori dai luoghi di
stoccaggio adeguati ed autorizzati, pu danneggiare il paesaggio e i siti
di particolare interesse ai sensi dellart. 4, n. 1, lett. c), della direttiva
2006/12.

108

In considerazione del carattere circostanziato degli elementi prodotti


dalla Commissione, segnatamente i diversi rapporti redatti dalle stesse
autorit italiane e comunicati alle istituzioni europee nonch gli articoli di
giornale allegati al suo ricorso, e tenuto conto della giurisprudenza citata
ai punti 80 e 81 della presente sentenza, la Repubblica italiana non pu
limitarsi ad affermare che i fatti addebitatile non sono provati o che gli
sversamenti di rifiuti nelle strade, in particolare di Napoli, sono
indipendenti dalla sua volont.

109

Inoltre, come giustamente sostiene la Commissione, lart. 4, n. 1, della


direttiva 2006/12 ha una funzione preventiva nel senso che gli Stati
membri non devono esporre la salute umana ad un pericolo nel corso di
operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti.

110

Orbene, la Repubblica italiana stessa ha ammesso la pericolosit della


situazione in Campania per la salute umana, in particolare nei rapporti e
nelle note trasmessi alle istituzioni europee. A tale riguardo, i
considerando del decreto legge n. 90/2008, notificato dalla Repubblica
italiana alla Presidenza del Consiglio dellUnione europea, si riferiscono
esplicitamente alla gravit del contesto socio-economico-ambientale
derivante dalla situazione di emergenza [concernente la gestione dei
rifiuti], suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali
della popolazione della regione Campania, () esposta a rischi di natura
igienico-sanitaria ed ambientale.

111

Da ci risulta che gli elementi addotti dalla Repubblica italiana


nellambito del presente ricorso, per provare che tale situazione non ha
avuto in pratica alcuna conseguenza o, per lo meno, ha avuto solo minime
ripercussioni sulla salute delle persone, non sono tali da confutare la
constatazione secondo cui la situazione preoccupante di accumulo di rifiuti
nelle strade ha esposto la salute della popolazione ad un rischio certo, in
violazione dellart. 4, n. 1, della direttiva 2006/12.

112

Di conseguenza, la censura sollevata dalla Commissione vertente sulla


violazione dellart. 4 della direttiva 2006/12 deve essere dichiarata
fondata.

113

In considerazione di tutto quanto precede, occorre dichiarare che la


Repubblica italiana, non avendo adottato, per la regione Campania, tutte
le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti
senza pericolo per la salute delluomo e senza recare pregiudizio
allambiente e, in particolare, non avendo creato una rete adeguata ed

49 DI 53

integrata di impianti di smaltimento, venuta meno agli obblighi ad essa


incombenti in forza degli artt. 4 e 5 della direttiva 2006/12.
Sulle spese
114

Ai sensi dellart. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte


soccombente condannata alle spese se ne stata fatta domanda. Poich
la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta
soccombente, devessere condannata alle spese. Ai sensi dellart. 69, n. 4,
del regolamento di procedura, il Regno Unito sopporta le proprie spese.
Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara e statuisce:
1)

2)
3)

La Repubblica italiana, non avendo adottato, per la regione


Campania, tutte le misure necessarie per assicurare che i
rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute
delluomo e senza recare pregiudizio allambiente e, in
particolare, non avendo creato una rete adeguata ed integrata
di impianti di smaltimento, venuta meno agli obblighi ad
essa incombenti in forza degli artt. 4 e 5 della direttiva del
Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006,
2006/12/CE, relativa ai rifiuti.
La Repubblica italiana condannata alle spese.
Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopporta
le proprie spese.

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=82679&pag
eIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=1266147

Inadempimento di uno Stato Ambiente Direttive 1999/31/CE e


2008/98/CE Piano di gestione Rete adeguata e integrata di impianti di
smaltimento Obbligo di istituire un trattamento dei rifiuti che assicuri il
miglior risultato per la salute umana e la protezione dellambiente

Nella causa C-323/13,


Sentenza
50 DI 53

Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di


dichiarare che la Repubblica italiana:

non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare che una
parte dei rifiuti urbani conferiti nelle discariche del SubATO di Roma
ed in quelle del SubATO di Latina non venga sottoposta ad un
trattamento che comprenda unadeguata selezione delle diverse
frazioni dei rifiuti e la stabilizzazione della loro frazione organica,

e non avendo creato, nella Regione Lazio, una rete integrata ed


adeguata di impianti per la gestione dei rifiuti, tenendo conto delle
migliori tecniche disponibili,

venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza, da un lato, del


combinato disposto degli articoli 1, paragrafo 1, e 6, lettera a), della
direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle
discariche di rifiuti (GU L 182, pag. 1), nonch degli articoli 4 e 13 della
direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19
novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (GU L 312,
pag. 3), e, dallaltro lato, dellarticolo 16, paragrafo 1, di tale ultima
direttiva.
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=158610&pa
geIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=1234716

SENTENZA

DELLA CORTE (Grande Sezione)

2 dicembre 2014 (*)

Inadempimento di uno Stato Direttive 75/442/CEE, 91/689/CEE e


1999/31/CE Gestione dei rifiuti Sentenza della Corte che constata un
inadempimento Omessa esecuzione Articolo 260, paragrafo 2, TFUE
Sanzioni pecuniarie Penalit Somma forfettaria

Nella causa C-196/13,


avente ad oggetto un ricorso per inadempimento ai sensi dellarticolo 260,
paragrafo 2, TFUE proposto il 16 aprile 2013,
Commissione europea, rappresentata da D. Recchia, A. Alcover San
Pedro ed E. Sanfrutos Cano, in qualit di agenti, con domicilio eletto in
Lussemburgo,
ricorrente,
51 DI 53

contro
Repubblica italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualit di agente,
assistita da G. Fiengo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in
Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE (Grande Sezione),
composta da V. Skouris, presidente, K. Lenaerts, vicepresidente,
A. Tizzano, R. Silva de Lapuerta, T. von Danwitz, A. Caoimh (relatore),
C. Vajda e S. Rodin, presidenti di sezione, A. Borg Barthet, J. Malenovsk,
E. Levits, E. Jarainas, C.G. Fernlund, J.L. da Cruz Vilaa e F. Biltgen,
giudici,
avvocato generale: J. Kokott
cancelliere: L. Hewlett, amministratore principale
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 3 giugno
2014,
sentite le conclusioni dellavvocato generale, presentate alludienza del 4
settembre 2014,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1

Con il suo ricorso, la Commissione europea chiede che la Corte voglia:

52 DI 53

dichiarare che, non avendo adottato tutte le misure necessarie a


dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (C-135/05,
EU:C:2007:250), con la quale la Corte ha dichiarato che la
Repubblica italiana era venuta meno agli obblighi ad essa incombenti
ai sensi degli articoli 4, 8 e 9 della direttiva 75/442/CEE del Consiglio,
del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti (GU L 194, pag. 39), come
modificata dalla direttiva 91/156/CEE del Consiglio, del 18 marzo
1991 (GU L 78, pag. 32; in prosieguo: la direttiva 75/442),
dellarticolo 2, paragrafo 1, della direttiva 91/689/CEE del Consiglio,
del 12 dicembre 1991, relativa ai rifiuti pericolosi (GU L 377,
pag. 20), nonch dellarticolo 14, lettere da a) a c), della direttiva
1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche
di rifiuti (GU L 182, pag. 1), la Repubblica italiana venuta
meno agli obblighi che le incombono in forza dellarticolo 260,
paragrafo l, TFUE;

condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una


penalit pari a EUR 256 819,20 per ogni giorno di ritardo
nellesecuzione della sentenza Commissione/Italia (EU:C:2007:250),
a partire dal giorno di pronuncia della presente sentenza;

condannare la Repubblica italiana a versare alla Commissione una


somma forfettaria il cui ammontare risulta dalla moltiplicazione di un
importo giornaliero pari a EUR 28 089,60 per il numero di giorni di
persistenza dellinadempimento dalla data di pronunzia della sentenza
Commissione/Italia (EU:C:2007:250) a quella della presente
sentenza, nonch

condannare la Repubblica italiana alle spese.

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=160245&pa
geIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=1234716

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULIT DI ISOLA DELLE FEMMINE


http://isolapulita.blogspot.it/2015/07/blog-post_18.html

53 DI 53