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B.

Teoria matematica dei campi


B.1. Loperatore gradiente
Nella trattazione matematica dei campi `e utile introdurre loperatore che rappresenta la generalizzazione per le funzioni scalari delle coordinate della derivata.
(x,y+y,z+z)

(x+x,y+y,z+z)

(x,y,z+z)
(x+x,y+y,z)

(x,y,z)

(x+x,y,z)

Figura B.1.:
Il valore della funzione (r + r) pu`
o essere approssimata, facendo riferimento alla
Fig. B.1, come
(r + r)
(r) + [(x1 + x1 , x2 , x3 ) (x1 , x2 , x3 )]+
+ [(x1 + x1 , x2 + x2 , x3 ) (x1 + x1 , x2 , x3 )]+
+ [(x1 + x1 , x2 + x2 , x3 + x3 ) (x1 + x1 , x2 + x2 , x3 )]
Utilizzando la definizione di derivata parziale rispetto alla coordinata xj
( , xj + xj , ) ( , xj , )
def
= lim
xj 0
xj
xj
con j = 1, 2 e 3, possiamo scrivere la equazione precedente nella forma
(r + r)

x1 +
(r) +
x1
x2




x1 x2 +
+
x1




+
+
x1 x2 x3
x3
x1

211

B. Teoria matematica dei campi


Trascurando i differenziali di ordine superiore avremo
(r + r) (r) +

xj
xj

, dove abbiamo sottinteso la somma sugli indici ripetuti.


Introducendo il gradiente della funzione scalare ossia una funzione vettoriale definita
def

e1 +
e2 +
e3
x1
x2
x3

(B.1)

si pu`
o porre nella forma vettoriale
(r + r) r
per cui il differenziale totale della funzione scalare delle sole coordinate sar`
a:
d = lim r = dr

(B.2)

r0

B.1.1. Derivata direzionale


1

0.5

(r+h)
(r)

-0.5

-1
-1

-0.5

0.5

Figura B.2.:
Nella Fig. B.2 abbiamo rappresentato una funzione scalare (r) attraverso le curve di
livello. Si definisce derivata direzionale della funzione nella direzione h la grandezza
scalare ottenuta come
d def
(x1 + h1 , x2 + h2 , x3 + h3 ) (x1 + h1 , x2 , x3 )
= lim
h0
dh
h

(B.3)

che rappresenta la rapidit`


a con cui varia della funzione per uno spostamento in un
determinata direzione .

212

B.1. Loperatore gradiente


` evidente dalla formula del differenziale totale (B.2) che la derivata direzionale `e
E
data da
d

= (r) h
dh

(B.4)

il versore della direzione h,


dove sia h
Osserviamo che sar`
a in ogni caso

|(r)|

d
|(r)|
dh

perci`o avremo che la rapidit`


a di variazione della funzione `e massima quando ci si
sposta nella direzione indicata localmente dal gradiente della funzione stessa .

0.5

-0.5

-1
-1

-0.5

0.5

Figura B.3.:

Di conseguenza il gradiente si interpreta geometricamente, con riferimento alla Fig.


B.3, con il fatto che il vettore `e sempre normale alle superfici di livello = cost
e diretto verso la direzione di massima pendenza della superfice.

213

B. Teoria matematica dei campi

B.1.2. Teorema del gradiente


a(rN-1)

a(rN)

B
l
N-1

lN

C
a(r )
2
l2

a(r1)
A

l
1

Figura B.4.:
L integrale di un campo vettoriale lungo una curva C `e dato dalla grandezza
Z
C

AB

def

a dr =

ZsB

drC
ds
ds

(B.5)

sA

dove la funzione vettoriale rC (s) descrive la curva C al variare della coordinata sulla
curva s. La relazione (B.2) tra il gradiente di una funzione scalare ed il suo differenziale
totale ci permette di ottenere immediatamente l importante teorema del gradiente
secondo il quale condizione necessaria e sufficiente perch`e l integrale di linea del
campo vettoriale a sia indipendente dal percorso `e che a sia il gradiente di una funzione
scalare .
Dimostrazione:
La sufficienza del teorema si dimostra semplicemente sostituendo nella (B.5)
a, la equazione
(B.2)

dr = (B) (A)

AB
che `e indipendente dal percorso C. Per dimostrare la necessit`
a del teorema dobbiamo
dimostrare che esiste una funzione il cui gradiente sia proprio il campo a. D altro
canto se l integrale `e indipendente dal percorso, l integrando a1 dx1 + a2 dx2 + a3 dx3
dovr`
a essere necessariamente un differenziale esatto, cio`e dovr`
a essere proprio
d = a1 dx1 + a2 dx2 + a3 dx3
da cui segue che = a.

214

B.2. Operatore divergenza

C.V.D.

B.1.3. Gradiente della funzione 1/r


La funzione 1/r, che esprime l inverso del modulo del raggio vettore (??), riveste una
particolare importanza nella teoria del potenziale. Il gradiente di questa funzione `e
dato dalla formula
1

r
= 2
(B.6)
r
r
dove sar`
a
r il versore del raggio vettore.
Dimostrazione:
La derivata parziale rispetto ad una qualsiasi delle coordinate sar`
a data da
 1
 3
xj
1

1
=
x21 + x22 + x23 2 = x21 + x22 + x23 2 2 xj = 3
xj r
xj
2
r
per j = 1, 2, 3 da cui si ottiene immediatamente la Eq. (??)
C.V.D.

B.2. Operatore divergenza


Loperatore pu`
o essere applicato scalarmente ad una funzione vettoriale a(r) ottenendo una funzione scalare delle coordinate detta divergenza di a, definita
def

a =

a1
a2
a3
+
+
x1 x2 x3

(B.7)

B.2.1. Teorema di Gauss-Ostrogradsky


Il significato fisico della divergenza si capisce meglio in riferimento al teorema di
Gauss-Ostrogradsky , che avremo modo di usare frequentemente nel seguito. Questo
teorema permette di calcolare l integrale di superfice di un qualsiasi campo vettoriale
a(r) fatto su una superfice chiusa S nell integrale della divergenza del campo stesso,
sul volume V(S) racchiuso dalla superfice stessa:
I
I
a dS =
a dV
(B.8)
S

V(S)

Dimostrazione:
In primo luogo immaginiamo di suddividere il volume V in elementi di volume
infinitesimi, cubici dV = dx1 dx2 dx3 , come rappresentato nella fig. B.5.

215

B. Teoria matematica dei campi

(x +dx ,x +dx ,x +dx )


1
1 2
2 3
3
(x +dx ,x +dx ,x +dx )
1
1 2
2 3
3
dx
3

dx
3

(x +dx ,x +dx ,x +dx )


1
1 2
2 3
3

dx
3

(x ,x ,x )
1 2 3
dx
1

dx
2
dx
2

dx
1

dx
1

dx
2

Figura B.5.:
` evidente che per il cubetto infinitesimo sar`
E
a


a1
dx1 a1 dx2 dx3 +
a dS = a1 +
x1


a2
+ a2 +
dx2 a2 dx1 dx3 +
x2


a3
dx3 a1 dx1 dx2 =
+ a3 +
x3


a2
a3
a1
dx1 dx2 dx3 =
+
+
=
x1 x2 x3
= a dV

(x +dx ,x +dx ,x +dx )


1
1 2
2 3
3
dx
3

(x ,x ,x )
1 2 3
dx
1

dx
2

Figura B.6.:
` anche evidente, dalla fig. B.6, che il flusso uscente da una faccia di cubetto
E
infinitesimo sar`
a eguale a quello entrante nella faccia adiacente, per cui alla fine il
flusso uscente dalla superfice S(V) sar`
a ottenuto sommando il flusso netto di tutti i
cubetti.
C.V.D.
Osserviamo anche incidentalmente che possiamo dare una diversa definizione della
divergenza di un campo vettoriale, come limite:
1
a = lim
V0 V

I
S(V)

216

a dS

(B.9)

B.3. Operatore rotore

div=0

div>0

div<0

Figura B.7.:
La divergenza `e in pratica un campo scalare associato al campo vettoriale dato, il
cui significato concettuale `e illustrato nella Fig. B.7. La presenza di una sorgente o di
una perdita in una certa posizione pu`
o essere rilevata facendo la differenza tra il flusso
che entra e quello che esce, se la differenza `e positiva vuol dire che c`e una sorgente,
se negativa c`e una perdita, se `e nulla nessuna delle due.

B.2.2. Cambiamento di scala per la divergenza


(a) = a + a
Infatti avremo
(a) =

(B.10)

ak

( ak ) =
+ ak
xk
xk
xk

per il teorema sulla derivazione del prodotto di due funzioni.

B.3. Operatore rotore


Loperatore pu`
o essere applicato vettorialmente a sinistra ad una funzione vettoriale
a(r) ottenendo una funzione vettoriale delle coordinate detta rotore di a definita:


e1
e2
e3

def


a = x
(B.11)
x
x
1
2
3

a1

a2
a3
ossia sviluppando il determinante






a2
a3
a2
a1
a1
a3

e1 +
e2 +
e2
a=
x2 x3
x3 x1
x2 x1

(B.12)

L operazione differenziale associa ad un campo vettoriale un altro campo vettoriale, che fornisce una indicazione locale della curvatura delle linee di forza. Un
campo vettoriale si dice irrotazionale se
a0

(B.13)

in tutti i punti dello spazio.

217

B. Teoria matematica dei campi

B.3.1. Divergenza del prodotto vettore


L operatore rotore compare quando si voglia effettuare la divergenza del prodotto
vettoriale di due campi a e b
(a b) = a b b a
Infatti abbiamo

(B.14)



e1 e2 e3


(a b) a1 a2 a3 =
b1 b2 b3

= [(a2 b3 a3 b2 ) e1 + (a3 b1 a1 b3 ) e2 + (a1 b2 a2 b1 ) e3 ] =


b3
a3
b2
a2
b3 + a2

b2 a3
+
x1
x1 x1
x1
b1
a1
b3
a3
b1 + a3

b3 a1
+
+
x2
x2 x2
x2
a1
b2
a2
b1
+
b2 + a1

b1 a2
=
x3
x3 x3
x3






a1
a2
a2
a3
a1
a3

b1 +
b2 +
b3 +
=
x2 x3
x3 x1
x1 x2






b3
b1
b2
b2
b3
b1
a1
a2
a3

x2 x3
x3 x1
x1 x2
=

da cui segue appunto la Eq. (B.14).

B.3.2. Teorema di Stokes-Ampere


Anche in questo caso il significato fisico del rotore di un campo vettoriale risulta
chiarito da un teorema di integrazione, il teorema di integrazione di Stokes-Ampere,
che permette di trasformare l integrale di un campo vettoriale lungo una linea chiusa
C nell integrale del rotore dello stesso campo, fatto sulla superfice racchiusa S(C):
I
Z
a dr
a dS
(B.15)
C

S(C)

(x1,x2+dx2,x3+dx3)

(x1+dx1,x2+dx2,x3+dx3)

(x1,x2,x3+dx3)

(x1,x2,x3)

(x1+dx1,x2+dx2,x3)

(x1+dx1,x2,x3)

Figura B.8.:

218

B.3. Operatore rotore


La dimostrazione procede in questo modo. Consideriamo per prima cosa un lato
del cubetto elementare dxj dxk (ovviamente con k 6= j). La circuitazione lungo il
perimetro di questo percorso sar`
a:


a
k
dcjk = aj dxj + ak +
dxj dxk +
xj




a
aj

aj + j dxj +
dxk dxj ak + ak dxk dxk +
xj
xk
xk
Trascurando i differenziali di ordine dx2j , dx2k e semplificando otteniamo:
dcjk =

aj
ak

xj
xk

dxk dxj

` evidente che sommando i contribuiti dei tra lati del cubetto elementare si ottiene
E
la circuitazione elementare:
ak
dSi
a dr = ijk
xj
da cui segue la Eq. (B.15). Osserviamo che anche in questo caso il rotore del campo
vettoriale pu`
o essere definito tramite il limite:
I
1
a dr
lim
S0 S
C

rot E =0

rot E 0

Figura B.9.:

B.3.3. Cambiamento di scala per il rotore


Si dimostra facilmente la formula
( a) = a + a

(B.16)

219

B. Teoria matematica dei campi

Dimostrazione:
Infatti avremo



e1
e
e

2
3

a2

a3

( a) = x
x2 x3 = x2 + x2 a3 x3 x3 a2 e1 + =
1

a1 a2 a3




a3

a2

=
e1 +

a3
a2 e1 +
x2 x3
x2
x3
da cui segue subito la Eq. (B.16). Sviluppando abbiamo
(a) = ijk ei

ak

( ak ) = ijk ei
+ ijk ei
ak
xj
xj
xj

dalla quale segue subito la Eq. (??).


C.V.D.

B.3.4. Teorema del rotore


= 0

(B.17)

Infatti sar`
a

e1



= x1



x1

e2

x2

x2


e3



2
2

=
e
+ = 0

1
x3
x2 x3 x3 x2

x3

per il teorema di Schwartz sulle derivate parziali miste.

B.3.5. Teorema della divergenza


a=0

(B.18)

Infatti sar`
a
a=

ak
2 a1
2 a1
ijk
=

+ = 0
xi
xj
x1 x2 x2 x1

B.4. Operatore laplaciano


L operatore pu`
o essere applicato due volte ad un campo scalare per ottenere una
funzione scalare delle coordinate detta laplaciano di :
2 =

220

2 2 2
+
+
x2l
x22
x23

(B.19)

B.4. Operatore laplaciano

B.4.1. Teorema di Green


Il teorema di Green stabilisce
Z
Z

2 2 dV =
( ) dS
V

(B.20)

S(V)

Infatti la forma differenziale al primo membro pu`


o essere scritta:

Z Z Z  2
2

2 2 dx1 dx2 dx3 +
x1
x1
Integrando per parti otteniamo


Z Z Z 
Z Z 


dx2 dx3
dx1 dx2 dx3 +

x1
x1
x1 x1 x1 x1
da cui segue la Eq. (B.20).

B.4.2. Laplaciano della funzione 1/r


Il laplaciano della funzione 1/r riveste una particolare importanza nel calcolo del
` facile dimostrare che
potenziale. E
2

1
= 4 3 (r)
r

(B.21)

dove sia (r) la funzione di Dirac tridimensionale


def

3 (r) = (x1 ) (x2 ) (x3 )

(B.22)

normalizzata in modo da ottenere


lim

3 (r) dV = 1

(B.23)

Utilizzando la formula del gradiente della funzione 1/r (B.6), calcoliamo la divergenza del gradiente che sar`
a
(B.10)

r r
1
1
= 3 = 3 r 3
r
r
r
r
Derivando si ottiene

 3
 5
1

=
x21 + x22 + x23 2 e1 + = 3 x1 x21 + x22 + x23 2 e1 +
3
r
x1

e quindi

1
3
x2 + x22 + x23
= 3 +3 1
r
r
r5

221

B. Teoria matematica dei campi


Questa funzione si annulla in tutto lo spazio, esclusa l origine delle coordinate in cui
diverge negativamente. Possiamo quindi esprimere il laplaciano come
2

1
= K 3 (r)
r

Per calcolare la normalizzazione K possiamo applicare il teorema di Gauss-Ostrogradsky,


integrando su tutto lo spazio
(B.8)

lim

r
3 = lim
S
r

r
dS
r3

S(V)

r2d

dS

r
d
O

Figura B.10.:
Facendo riferimento alla Fig. B.10, osserviamo che possiamo sostituire
r dS = r3 d
nella equazione precedente, ottenendo
I
I
r
lim

dS
=
d = 4
S
r3
S(V)

da cui segue subito la Eq. (B.21).

B.4.3. Formula di Green


La formula di Green permette di trovare la soluzione principale della equazione di
Poisson per il potenziale 2 = (r) nella forma
Z
1
(r0 ) 0
(r)
lim
dV
(B.24)
4 V 0
rP Q
V0

222

B.5. Gradiente di un vettore


dove sia rP Q = |r r0 |. Ovviamente la condizione per la quale esiste la soluzione
principale `e che l integrale sia finito. Ci`
o si verifica in pratica se per la funzione di
distribuzione vale la condizione ausiliaria
lim r2 (r) = 0

(B.25)

La dimostrazione della formula di Green si ottiene semplicemente facendo il laplaciano


di ambo i membri della Eq. (B.24), ossia


Z
0
1
2
2 (r )
lim
(r) =

dV 0
4 V 0
rP Q
V0

nella quale potremo porre ovviamente


r6=r0

(r0 )
rP Q

1
= (r0 ) 2
rP Q

poiche le coordinate del punto Q sorgente non dipendono da quelle del punto P
potenziato. In base a quanto visto nella B.4.2 potremo porre
(B.21)

1
rP Q

= 4 3 (r r0 )

e quindi in definitiva
(C.5)

2 (r) = lim
0

(r0 ) 3 (r r0 ) dV 0 = (r)

V0

che dimostra la validit`


a della formula di Green (B.24).

B.5. Gradiente di un vettore


Allo scopo di semplificare alcune formule conviene introdurre il concetto di gradiente
di un campo vettoriale a definito dalla identit`
a vettoriale
a

a2
a3
a1
e1 +
e2 +
e3
x1
x2
x3

(B.26)

B.5.1. Gradiente del prodotto scalare


(a b) a b + b a + a ( b) + b ( a)

(B.27)

223

B. Teoria matematica dei campi

B.5.2. Rotore del prodotto vettoriale


Il rotore del prodotto vettoriale di due campi a e b `e dato dalla formula
(a b) a b b a + a b b a

(B.28)

B.5.3. Sviluppo del doppio rotore


( a) a a

(B.29)

Ricaveremo ora una formula di analisi vettoriale che `e particolarmente importante per
lo sviluppo della teoria delle onde elettromagnatiche:
a = a 2 a

(B.30)

dove ovviamente si intenda che l operatore 2 sia applicato separatamente a ciascuna


delle componenti del vettore a. ossia in pratica si definisce laplaciano di un vettore il
vettore
2 a 2 a1 e1 + 2 a2 e2 + 2 a3 e3
(B.31)
Dimostrazione:
Infatti sar`
a
a = ijk

ei
xj



am
am
klm
= ijk klm ei
xl
xj xl

Applicando la formula del prodotto di due tensori di Levi-Civita (??) otteniamo


a=

ai
aj
ei
ei
xj xi
xj xj

che scambiando l ordine delle derivate parziali, e ricordando che dobbiamo sommare
sugli indici ripetuti, diviene
a=

aj
ai

ei
ei =
( a) ei 2 ai ei
xi xj
xj xj
xi

dalla quale segue l asserto.


C.V.D.

B.6. Laplaciano inverso


L operatore laplaciano inverso 2 `e definito
Z
1
(r0 )
2 (r) =
dV 0
4
|x r0 |

224

(B.32)

B.7. Teorema di Helmoltz


e gode della propriet`
a
2 2 =
Infatti avremo
2

1
=
4

(B.33)

(r0 )
dV 0
|x r0 |

ma essendo 2 (r0 ) 0 avremo


2

1
=
4

(r0 ) 2

1
dV 0
|x r0 |

Sostituendo la Eq. (??) si ottiene l asserto.

B.7. Teorema di Helmoltz


Un campo vettoriale a risulta completamente determinato assegnando in volume V
dello spazio la sua divergenza a ed il suo rotore a.
Per procedere nella dimostrazione dimostreremo in primo luogo il lemma secondo
il quale si pu`
o sempre scomporre un campo vettoriale a nella somma di un campo
irrotazionale e di uno solenoidale.
L ipotesi di questo lemma `e che sia possibile dato un qualsiasi campo a porre
a=b+c

dove sia b = 0

e c=0

(B.34)

Per dimostrare questa ipotesi utilizzeremo la definizione della funzione delta di Dirac
tridimensionale (??), ponendo
Z
1
1
lim
dV 0
a(x0 )2
a(r) =
4 V 0
|r r0 |
V

Scambiando la derivazione con l integrazione avremo


Z
a(x0 )
1
2
lim

dV 0
a(r) =
4 V 0
|r r0 |
V0

Utilizzando lo sviluppo del doppio rotore (B.30), abbiamo

Z
Z
0
0
1
a(x )
a(x )

a(r) =
lim
dV 0
dV 0
0
0
4 V
|r r |
|r r0 |
V0

V0

quindi potremmo assumere

b =

a(x0 )
dV 0
V
|r r0 |
V0 Z
1
a(x0 )

c
=
lim

dV 0

4 V 0
|r r0 |
lim

0

V0

225

B. Teoria matematica dei campi


Infatti il campo b `e irrotazionale per l identit`
a del rotore, mentre quello c per quella
della divergenza. Quindi risulta dimostrato il lemma.
L ipotesi del teorema di Helmholtz `e che siano assegnati a e a, quindi
applicando il lemma appena dimostrato, non ci resta che dimostrare che possiamo
calcolare b e c a partire da a e a.
` evidente che possiamo porre
E

a(x )
1

lim
dV 0

b =

0
4 V
|r r0 |

V0

1
a(x )

c=
lim
dV 0

4 V
|r r0 |
V0

ed `e facile dimostrare che

0
0

a(x )
1

lim
dV 0
b =

0
4 V
|r r0 |

V0

0
0

1
a(x )

c=
lim
dV 0

4 V
|r r0 |
V0

da cui segue l asserto.

226