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sabato 13 marzo 2010 Direttore Carlo Alberto Tregua

Aziende contro il disinquinamento stampa l'articolo


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di Antonio Casa

Ambiente. Il piano di bonifica nel triangolo della morte.


La situazione. Nove mesi fa era stato raggiunto l’accordo fra le parti, pubbliche e private,
interessate all’opera di bonifica nei territori di Priolo, Augusta e Siracusa, i più inquinati d’Italia
dopo quelli dell’Ilva di Taranto.
La battuta d’arresto. Pochi giorni fa cinque aziende hanno presentato ricorso al Tar chiedendo
l’annullamento del programma e degli altri atti stipulati successivamente

Tags: Inquinamento

SIRACUSA - Cinque industrie hanno chiesto al Tar di Sicilia l’annullamento dell’Accordo di


programma denominato “Interventi di riqualificazione ambientali funzionali alla
reindustrializzazione e infrastrutturazione delle aree comprese nel Sito di interesse nazionale di
Priolo”, meglio conosciuto come programma per la “bonifica della rada di Augusta” (anche se
l’area d’intervento è in realtà molto più estesa), stipulato il 7 novembre dello scorso anno fra
Stato-Regione-Enti locali e le aziende presenti nell’area, in parte coinvolte economicamente per
avere causato l’inquinamento. Il ricorso è stato presentato anche per chiedere “l’annullamento
dell’Atto modificativo dell’Accordo di programma stipulato il 5 marzo scorso” e di altri due atti
allegati, in quanto le strutture dei documenti appaiono in più parti eccessivamente penalizzanti le
società ricorrenti e per difetti di notifica.
I legali di Eni Spa, Polimeri Europa Spa, Dow Italia divisione commerciale srl, Syndial Spa e Buzzi
Unicem Spa hanno depositato il 7 luglio i rispettivi fascicoli contro il lungo elenco delle Istituzioni
che nove mesi fa hanno annunciato il massiccio programma di investimenti pari a 850,52 milioni
di euro (fonte: Corte dei conti) per la bonifica di una delle aree più inquinate d’Europa, nella
quale sono state individuate nove sostanze o famiglie di sostanze contaminanti, elencate in una
delle tante conferenze di servizi sul tema.

L’area che deve essere sottoposta a bonifica comprende una zona molto estesa di terraferma e
di mare che va da capo Plemmirio (Siracusa) a capo Xifonio (Augusta). Gli interventi previsti si
prefiggono la riqualificazione ambientale, la re-industrializzazione e l’infrastrutturazione
dell’area. In particolare gli interventi interessano la rada di Augusta, l’area industriale di Priolo e
il porto di Siracusa.
Inizialmente era previsto che la somma doveva essere coperta a metà dal ministero
dell’Ambiente e per l’altra metà a carico delle industrie. Ciò in base alla normativa dettata dal
Dlgs 152/2006, incentrata sulla necessità di perseguire chi effettivamente cagiona
l’inquinamento, secondo il principio comunitario che “chi inquina paga”. Tuttavia le industrie, non
condividendo le prescrizioni sanzionatorie, hanno ricorso al Tar di Catania che ha dato loro
ragione con sentenza n. 1190 del 17 giugno 2008. La sentenza afferma che “non può considerarsi
legittimo l’accollo indifferenziato delle attività e degli oneri di bonifica di un sito contaminato sui
produttori che in esso operano, senza il preventivo accertamento, con procedimento partecipato,
delle relative responsabilità per l’inquinamento riscontrato”.

Dopo la sentenza, per quanto riguarda l’impegno finanziario, la spesa complessiva è stata
ripartita nel seguente modo: 200 milioni a carico dei privati, 200 milioni del ministero
dell’Ambiente, 76 del ministero delle Infrastrutture, 200 della Regione, e 100 milioni di fondi non

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utilizzati dell’accordo precedente.


Per la bonifica della rada di Augusta e per opere infrastrutturali per l’hub portuale l’impegno
programmato è di 500 milioni. Circa 80 milioni saranno investiti sul Porto di Siracusa sia per
opere di bonifica che di riqualificazione ambientale per la zona dei Pantanelli e dei Calafatari.
Inoltre sarà restaurato l’ex Lazzaretto che diventerà un centro di educazione ambientale.
Il 19 maggio la Corte dei conti ha ratificato l’Accordo di programma, pur rilevando “la maggior
parte degli interventi tra le attività future, in quanto non esistono risorse immediatamente
disponibili, assistite da adeguata copertura di bilancio”. Eppure, l’allora presidente di
Confindustria Siracusa Alvarto Di Stefano (che rappresentava le aziende ricorrenti) dichiarava
che il parere dei magistrati contabili “fa ben sperare che i lavori, che auspichiamo partiranno in
tempi ragionevoli, daranno fiato alla nostra economia e alle prospettive di sviluppo in un quadro
di rispetto delle esigenze ambientali”.
Ora, si corre il rischio che i tempi delle operazioni possano subire uno slittamento. Nel triangolo
industriale più inquinato d’Italia dopo Taranto sono abituati. E a morirne.

Articolo pubblicato il 24 luglio 2009

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Aziende contro il disinquinamento -


Ambiente. Il piano di bonifica nel triangolo della morte.
La situazione. Nove mesi fa era stato raggiunto l’accordo fra le parti, pubbliche e
private, interessate all’opera di bonifica nei territori di Priolo, Augusta e Siracusa, i più
inquinati d’Italia dopo quelli dell’Ilva di Taranto.
La battuta d’arresto. Pochi giorni fa cinque aziende hanno presentato ricorso al Tar
chiedendo l’annullamento del programma e degli altri atti stipulati successivamente (24
luglio 2009)
Il procuratore: Quando Ugo Rossi disse: “Un disastro scavare i fondali” - (24 luglio
2009)
Tre delle cinque ricorrenti sono controllate dallo Stato -
Chi c’è dietro le società che si sono rivolte al Tar Sicilia. La partecipata (30,30%) Eni tiene
le fila di Syndial e Polimeri
(24 luglio 2009)
Nelle falde veleni fino a 440 mila volte la soglia -
I consulenti della Procura di Siracusa descrivono i danni ai vari luoghi. 1959-1979: i 21
anni che hanno distrutto Augusta
(24 luglio 2009)

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