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Perch i tedeschi amano Schuble

di Marco Bascetta 06 Agosto 2015


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Uno studio del Deutsches Institut fr Wirtschaftsforschung pu trionfalmente rivelar
e che la grande maggioranza dei lavoratori tedeschi, anche in condizioni di prec
ariet, bassi salari e scarsi diritti, ben contenta del lavoro che ha. Gli insoddi
sfatti naturalmente esistono, ma sono pochi e di cattivo carattere. Il manifesto
, 6 agosto 2015 (m.p.r.)
Pochi giorni fa, incontrando fortunatamente una diffusa resistenza, la Confindus
tria tedesca chiedeva di superare il limite di 8 ore della giornata lavorativa,
in nome della flessibilit. E il segno inequivocabile di come la dottrina della com
petitivit non contempli alcun principio di equilibrio o di autoregolazione. Non d
a ieri, numerosi economisti sottolineano come lavanzo commerciale e di bilancio t
edesco (8% del Pil questanno) costituiscano per lEuropa un problema ben pi serio de
l debito greco.
Leccesso di risparmio comincia a preoccupare perfino i vertici della Deutsche Ban
k. Come possibile che una economia fiorente si arrocchi nel respingere qualsiasi
ripresa della dinamica salariale, qualsiasi miglioramento dei diritti e dei red
diti del lavoro precario, qualsiasi ripresa della spesa pubblica, tali da ridurr
e i fortissimi squilibri che affliggono il Vecchio continente, oltre a migliorar
e il livello di vita dei tedeschi? A partire da questa domanda, in molti lamenta
no un antigermanesimo di comodo che imputerebbe a Berlino ci che in realt lessenza
del capitalismo globale.
La Germania, insomma, sottost, sia pure con qualche eccesso di zelo e qualche spe
cifica ossessione, alle leggi del neoliberismo, non le crea. Il pericolo non pro
verrebbe dunque da una ripresa del nazionalismo tedesco (del tutto evidente nei
toni del dibattito pubblico in Germania) ma dalla dittatura dei mercati. Inutile
prendersela con una presunta vocazione storica della Germania al comando. Se qu
esta affermazione non teme smentite definitive, essa contiene tuttavia una ingen
uit e un pericolo. La prima consiste in una idea del tutto astratta e disincarnat
a del mercato (dimentica del fatto che questultimo un rapporto sociale con le sue
espressioni politiche) che non esisterebbe nelle forme attuali senza i suoi int
erpreti "sovrani", i suoi guardiani e i suoi retori.
Il successo di pubblico della politica teutonica in Europa deriva dallaver convin
to i cittadini tedeschi a considerarsi in primo luogo "azionisti" del ministero
guidato da Wolfgang Schaeuble. Il secondo risiede nellinsidiosa illusione che la
sovranit nazionale (e dunque il nazionalismo che frequentemente ne discende) poss
a essere contrapposta alla globalizzazione capitalistica, sia pure come argine p
arziale. Lillusione riverbera sulla questione della moneta distinguendo tra paesi
con la vocazione allexport e paesi orientati al mercato interno. Gli uni favorit
i, gli altri svantaggiati dalla moneta unica. Fatto sta che non si tratta affatt
o di "vocazioni", o di "caratteri nazionali", ma di rapporti di forza tra le cla
ssi che non dipendono dallappartenenza o meno allUnione europea e dai suoi trattat
i, come dimostra, per esempio, lesplosione dellexport made in China con le condizi
oni politiche e poliziesche che la hanno resa possibile.
Il nazionalismo tedesco, dunque, una delle condizioni del meccanismo di accumula
zione in Europa, tanto vero che esso perfino in grado di riproporsi in una versi
one pi federale e integrata, che ha tra i suoi promotori lo stesso Wolfgang Schae
uble, a condizione che la governance venga messa al riparo da qualunque interfer
enza di carattere democratico e si attenga strettamente alle regole date. Regole
saldamente radicate nella tradizione ordoliberale tedesca. Questa forma di inte
grazione saprebbe avvantaggiarsi, inoltre, di uno sfoltimento dellunione monetari
a senza nessuna perdita significativa di egemonia o di sovranit, continuando a co
ndizionare pesantemente le economie europee sospinte ai margini delleurozona. In
queste condizioni un "atterraggio morbido" fuori dalla moneta unica non che il s

ogno malsano dei nostalgici della sovranit nazionale. Il paracadute non si aprir,
come il governo di Tsipras sembra avere intuito per tempo. Del resto, la stessa
alternativa tra la permanenza nelleuro o labbandono volontario della moneta unica
si presenta come una operazione di decisionismo governativo, estraneo a qualsivo
glia movimento di massa, come ci suggerisce lesigua minoranza di greci disposti a
uscire dalleuro.
La messa in scena di una rivincita, del tutto illusoria, della politica sullecono
mia, nel cui campo e secondo i cui schemi si gioca per intero la partita. Fuori
dall eurozona, non meno che al suo interno, non c infatti libert di azione, c il terre
no minato delleconomia globale. Di fronte alla quale, sulla scala ridotta dello s
tato nazionale (perfino la Germania troppo piccola per il grande gioco), si aprono
due strade. O quella di uno sfruttamento intenso del lavoro e uno smantellament
o radicale dello stato sociale, se possibile ancor pi draconiano di quello pretes
o da Bruxelles, ma questa volta sotto il segno infetto dell"orgoglio nazionale",
per sostenere la competitivit, oppure la via del protezionismo, dellisolazionismo,
delle politiche dirigiste di sviluppo nazionale, degli ateliers natonaux e del
lavoro fittizio. Per non voler pensare a vere e proprie derive di natura autarch
ica.
Da destra e da sinistra vi sono in Europa diverse tendenze che sembrano converge
re verso simili esiti. Gli uni nella speranza di restaurare unidea forte di "Nazi
one", gli altri nellillusione che questo passaggio conduca a una trasformazione i
n senso pi democratico e ugualitario della societ. Questi ultimi muovono da un tra
gico errore di fondo: il socialismo europeo non fallito perch si convertito al ne
oliberismo, ma si convertito al neoliberismo perch era fallito. Perch il modello d
i stato, di welfare, di lavoro, di identit singolari e collettive che esso propon
eva non corrispondevano pi alle aspirazioni di soggettivit sociali profondamente t
rasformate. Se non si parte da questo presupposto la partita con le promesse, si
a pur disattese, del neoliberismo irrimediabilmente perduta. E uno studio del De
utsches Institut fur Wirtschaftsforschung pu trionfalmente rivelare che la grande
maggioranza dei lavoratori tedeschi, anche in condizioni di precariet, bassi sala
ri e scarsi diritti, ben contenta del lavoro che ha. Gli insoddisfatti naturalme
nte esistono, ma sono pochi e di cattivo carattere.