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dall'1 al 10 ottobre

JOSEPH AND THE AMAZING TECHNICOLOR DREAMCOAT


un musical di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber
Orchestra, coro, e coro voci bianche dal vivo del Conservatorio G. Verdi di Milano
regia di Anna Zapparoli
direzione musicale di Mario Borciani
maestro del Coro Luigi Marzola
maestro del Coro Voci bianche Edoardo Cazzaniga
scene e costumi di Barbara Petrecca
con la collaborazione di Elena Mincuzzi Okabayashi
una coproduzione Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano, La Dual Band
in collaborazione con TieffeTeatro Milano
La compagnia:
Narratore: Benedetta Borciani
Joseph: Beniamino Borciani
Mrs Potiphar: Lucrezia Piazzolla
E nei ruoli di Giacobbe e Faraone: Mauro Marino
I Fratelli:
Francesco Bossi, Carlo Enrico Confalonieri, Stefano Gentili, Giacomo Giannangeli, Tito
Gray de Cristoforis, Elena Mincuzzi Okabayashi, Amin Onsori, Alexandro Sentinelli, Rocco
Siclari, Thomas Umbaca, Liu Xuenan
I bambini:
Guendalina Biancardi Schubert, Giulia Biscozzi, Silvia Borghese, Lucrezia Carminati,
Martina Cimmino, Linda Facchinetti, Tomaso Loi, Eleonora Marenzoni, Emanuele Marino,
Martina Monego, Martina Pascale, Francesca Pedon, Francesca Sanfilippo, Giulia
Tudisco, Simona Vitale, Guido Zecchini.
Lorchestra:
Riccardo Acciarino, Giulia Bonacasa, Gianluca Calabrese, Mara De Luca, Giulio
Galibariggi, Alessandro Lipari, Luca Medioli, Francesca Remigi, Michele Sannelli, Stefano
Zambon, Federica Zoppis
Si apre il sipario del Teatro Menotti per una nuova stagione di spettacoli che inizia
all'insegna della musica e dell'energia, con il musical Joseph and the amazing
technicolor dreamcoat, strepitosa opera prima del compositore di Cats e Jesus Christ
Superstar.
Lo spettacolo, diretto da Anna Zapparoli, vede protagonisti la Dual Band insieme
all'Orchestra, il Coro, il Coro di voci bianche del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano,
e racconta una storia biblica, quella di Giuseppe e dei suoi 11 fratelli: non il padre di Ges
ma quello antico, il bisnipote di Abramo, quello di tanto tanto tempo fa, quando la Bibbia
era cominciata da poco. Una storia a lieto fine che contiene e sviluppa il tema di Expo

2015, feeding the planet.


Protagonista l'adolescente Giuseppe che gli 11 fratelli cercano di uccidere, invidiosi di
una tunica multicolore che il padre ha regalato al ragazzo. Attraverso vicissitudini dolorose,
Giuseppe giunge a conoscere il Faraone d'Egitto, afflitto da ripetuti incubi: sette vacche
grasse e sette vacche magre ossessiano le sue notti. Il giovane Giuseppe riesce a
interpretare i sogni del Faraone, rivelando che le sette vacche grasse simboleggiano gli
anni di abbondanza a cui seguiranno altrettanti anni di carestia (le sette vacche magre). La
soluzione sar mettere da parte il grano per poter far fronte agli anni di carestia! Giuseppe
viene quindi nominato Ministro dell'Alimentazione, ruolo che ricopre con intelligenza e
sapienza e che lo porter a salvare anche i popoli vicini all'Egitto e all'agognata
riconciliazione con i fratelli.
Una storia di ragazzi, per ragazzi, musicata e reinventata da due poco pi che ragazzi,
commissionata a Londra, nel 1968, da un lungimirante insegnante di musica di una scuola
media a due ventenni pieni di belle speranze, Tim Rice (librettista) e Andrew Lloyd Webber
(compositore): un successo inarrestabile che d il via al tandem destinato a creare
capolavori del teatro musicale quali Jesus Christ Superstar, Cats ed Evita.
Metti insieme la Bibbia, Mozart, il pop anni Sessanta, le devastazioni della fame e della
famiglia, i piani settennali per lalimentazione e il Rock n Roll: unaccozzaglia impossibile?
No, unopera lieve e arguta, semplice e profonda, capace di divertire i pi giovani e far
sorridere e commuovere i grandi.

Amadeus nella Swinging London


Note di Mario Borciani
Parlare di Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat di Tim Rice e Andrew Lloyd
Webber pone un problema, come dire, di lesa maest: perch questo musical, opera
prima di due ragazzi men che ventenni, commissionato nel 1967 da una scuola media
londinese e ampliatosi nei due anni successivi a una dimensione da West End, si inserisce
certamente nella corrente della commedia musicale inglese, ma con un occhio (e forse pi
di un occhio, come vedremo) al Flauto magico.
La felicit narrativa di Joseph ha come prima origine la storia biblica da cui prende spunto:
una delle pochissime storie bibliche a lieto fine, gi molte volte narrata (segnatamente, e
stupendamente, da Thomas Mann), e che infine approda a questa rivisitazione musicale in
cui c praticamente di tutto: il pop Anni Sessanta, il RocknRoll (nella canzone di
Faraone-Elvis, una fenomenale intuizione teatrale), il corale anglicano, il coro dopera, il
Vaudeville Anni Venti, la valse musette, il Leitmotiv. Ma, con un colpo maestro degno dei
grandi uomini di teatro, questi materiali apparentemente disparati vengono a costituire un
tutto unico, nel segno illuminante della fiaba.
Cos come nel Flauto magico, il popolare e il colto si uniscono a creare un racconto
infantile s, ma non mai banale: e cos come nellestremo capolavoro mozartiano (cui,
evidente, dal punto di vista del valore estetico, nulla si pu paragonare), anche nel musical
di Webber e Rice c un sorriso sotto ogni vicenda, per quanto truce possa essere: qui
Giuseppe gettato nel pozzo, l Tamino inseguito dal drago; qui la canzonetta da cave
esistenzialista a commentare la carestia di Canaan, l il tragicomico sol minore di
Papageno che minaccia di impiccarsi perch non trova lamore; qui landamento modale di
passacaglia barocca sotto la sentenza di Potiphar che condanna Giuseppe alla prigione, l
il corale luterano figurato che accompagna lannuncio delle prove massoniche.
Altre analogie saltano allocchio: lambientazione egizia (sia pure di un Egitto reinventato

rispettivamente in chiave massonico-favolistica e da Swinging London) e, sul piano pi


specificamente musicale, limportante presenza delle voci bianche, in funzione di
consolazione e di commento, e luso del glockenspiel, lo strumento per eccellenza
infantile, lo strumento della magia, lo strumento di Papageno.
La citazione , forse, lessenza dellironia in arte. In Joseph il gioco delle citazioni musicali
molto fitto, e attinge variamente al repertorio colto e a quello popolare.
Vediamo per esempio la parte finale del n. 17 (Jacob in Egypt) e il coro del Flauto magico
che introduce lultimo ingresso di Sarastro. Non solo la melodia del coro evidentemente
derivata dallesempio mozartiano, ma la fanfara di corno e tromba strettamente
apparentata alle fanfare di legni, corni e timpani nel Flauto. Si pu anche ipotizzare,
chiss, una parentela tra i due personaggi (Giacobbe e Sarastro, figure paterne) che da
questi cori sono introdotti, sotto finale di spettacolo.
La struttura armonica di un episodio che ritorna spesso nel corso del musical, esposto il
pi delle volte dalle voci bianche (Poor poor Joseph), sorprendentemente simile
allintroduzione della seconda parte del Quintetto del primo atto del Singspiel mozartiano:
la scala discendente armonizzata non certo una novit ( la struttura della celebre
Passacaglia di Pachelbel), ma quel che colpisce luso che Lloyd Webber ne fa, in una
situazione teatrale molto simile a quella mozartiana (il commento di un evento in qualche
modo miracoloso).
Mille sono gli spunti, mille gli esempi che si potrebbero fare, armonici, melodici, ritmici e di
strumentazione, fino ad arrivare a unautocitazione a posteriori di Jesus Christ Superstar,
che fu scritto dopo, ma inserito prima dellultima canzone come motto. (E in fondo, come
altri personaggi successivi di Lloyd Webber -Evita, ad esempio- Giuseppe e Ges sono
simili, se non altro in quanto entrambi superstar). Un altro caso, questo, che ha un
equivalente mozartiano, sia pure non nel Flauto magico, ma nel Don Giovanni, nel cui
Finale viene citata unaria delle Nozze di Figaro. In questo gioco di citazioni anche noi
abbiamo voluto aggiungerne una, certi di non tradire lo spirito dellopera che mettiamo in
scena: tre triplici colonne darmonie inserite prima della spiegazione del sogno di
Faraone, che far di Giuseppe in numero due dellintero Egitto. Speriamo che Andrew ci
perdoni, e siamo certi che Wolfgang ci perdoner.
Il mito la festa, la ripetizione sempre uguale e sempre diversa della stessa vicenda. La
vita nel mito, la vita come ripetizione solenne, spesso inconscia, una forma di vita storica
gi conosciuta nellantichit, e ha come strumento lironia. Il mito, di cui sono parte tanto la
massonica fiaba del Flauto Magico quanto la biblica vicenda di Joseph and the Amazing
Technicolor Dreamcoat, vive in un eterno presente, un presente mitico, appunto, e si rivela
nel sorriso, nellironia e nella fiducia nelluomo e nella sua capacit infinita di raccontare
storie, e sogni.

TEATRO MENOTTI
via Ciro Menotti 11, Milano
tel. 02 36592544
biglietteria@tieffeteatro.it
orari biglietteria:
luned e mercoled dalle ore 15,00 alle ore 18,00
marted, gioved, venerd dalle ore 15,00 alle ore 19,00
sabato dalle ore 15,30 alle ore 19,00
domenica dalle ore 15 alle ore 16,30 solo per la vendita della replica pomeridiana
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TEATRO MENOTTI
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domenica - ore 16.30

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