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De Salvo A Disoccupazione alta, chi ci guadagna e chi paga il conto?

Disoccupazione alta, chi ci guadagna e chi paga il conto?


di Alessandro De Salvo

Il tasso di disoccupazione in Italia ad Ottobre salito al 13,2%. il dato peggiore dal 1977. Ora
per proviamo a capire se unelevata disoccupazione conviene a qualcuno e quali costi
comporta.
I cittadini devono lavorare per pagare le tasse e guadagnarsi da vivere. Se i posti di lavoro
disponibili sono meno delle persone che cercano un lavoro si crea una competizione tra i
lavoratori che spinge al ribasso le loro pretese, quindi gi i salari, innanzitutto.
Pi elevata la disoccupazione pi peggiorano le condizioni salariali. A guadagnarci allora
saranno le imprese che pagano di meno i lavoratori? Non proprio.
Se i salari scendono si riduce il reddito disponibile dei lavoratori che, attraverso i consumi, torna
come ricavo alle imprese. In pratica il calo della domanda interna reca un danno evidente alla
maggior parte delle imprese le quali, per, non sono tutte uguali, poich ci sono quelle che
esportando riescono ad intercettare la domanda estera e a mantenere alto il livello dei ricavi.
Inoltre ci sono le multinazionali che strutturalmente operano a livello internazionale.
Ovviamente anche le imprese esportatrici e le multinazionali beneficiano della riduzione dei
salari, quindi le stesse si ritrovano, come dire, non me ne voglia il gentil sesso, con la botte
piena (alti ricavi) e la moglie ubriaca (bassi costi).
Ci vuol dire che unalta disoccupazione pregiudica certamente gli interessi dei lavoratori ma di
ci non si avvantaggia il sistema impresa omogeneamente, bens solamente quella parte dello
stesso che in grado di esportare parecchio, grandi corporation in testa. Peraltro quando lo
Stato, come succede ora in Italia e nellintera Eurozona, attua ad ogni costo la disciplina di
bilancio, comprimendo la spesa pubblica, per le imprese diventa fondamentale acquisire una
quota di mercato estero o accrescere quella esistente. Ci spinge ulteriormente al ribasso i
salari per aumentare la competitivit delle stesse a stare sui mercati internazionali.
Vi di pi, unelevata disoccupazione genera altres danni alla collettivit perch il non impiego
di molte risorse umane, oltre alla mancata produzione di reddito, fa perdere alla societ intera
i benefici che le sarebbero derivati sfruttandone competenze e capacit. Occorre anche
considerare altri costi indiretti di unalta disoccupazione, come laumento della tensione sociale
e dei fenomeni criminali.
Potremmo a questo punto tracciare una linea immaginaria che demarca chi trae profitto e chi
invece paga le conseguenze di un alto tasso di disoccupazione. A guadagnarci sono le grandi
corporation e le imprese che esportano parecchio, a rimetterci sono non solo i salariati ma
anche le imprese il cui business basato sulla domanda interna (i commercianti e gran parte
delle micro e piccole imprese), i lavoratori autonomi e la collettivit intera in termini di costi
sociali. A conti fatti ad un crescente e generalizzato impoverimento fa da contraltare
larricchimento di pochissimi.
Solo astratta teoria? Non direi visto che lindice di Gini, che misura la distribuzione di reddito e
ricchezza, mostra costante crescita del livello di diseguaglianza. Vuol dire che la ricchezza
finanziaria si concentra sempre di pi nelle mani di meno soggetti. Un segnale empirico di
questo fenomeno laumento del consumo dei beni di lusso, confermato dai trend di mercato
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delle aziende di settore. Forse cos si spiega anche perch la politica continua a prendere
decisioni sempre sbagliate che pregiudicano gli interessi della maggior parte dei cittadini, ma
evidentemente non proprio quelli di tutti. Sul piano politico, infatti, vengono perseguite con
sempre maggiore forza le c.d. riforme strutturali proclamate come necessarie al Paese, ma
che in realt sono modellate sugli interessi delle pi potenti lobbies economiche e finanziarie.

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