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MONTEROSSO GIUSEPPA PATRIZIA LA MOZIONE NON SI

DISCUTE L'ARS SALVA LA MONTEROSSO RICORSI AL TAR CORTE


DEI CONTI

Mercoledì 23 Settembre 2015 - 13:38 di Accursio Sabella

I deputati della maggioranza hanno deciso che l'atto d'accusa contro il


Segretario generale è "inammissibile" e per questo motivo non è stato
nemmeno discusso a Sala d'Ercole. I grillini: "Uccisa la democrazia". Crocetta:
"Non avrei comunque potuto rimuovere la dirigente".

PALERMO - La mozione contro Patrizia Monterosso non deve nemmeno


essere discussa. Questo hanno deciso i deputati di Sala d’Ercole, affondando,
col proprio voto, l’atto d’accusa contro il Segretario della Regione condannato
dalla Corte dei conti per un danno all’erario da quasi 1,3 milioni.

La mozione è stata definita inammissibile. E a fare scudo nei confronti


del burocrate, braccio destro di Rosario Crocetta, i partiti di
maggioranza, rappresentati dai capigruppo di Pd e Udc. “Questa
mozione non può essere ammissibile per alcune ragioni. Intanto, in
virtù della separazione tra l’attività politica e da quelli
dell’amministrazione. Inoltre, - ha aggiunto - è improprio che il
parlamento esprima un atto di indirizzo nei confronti del governo,
chiedendo, di fatto, di compiere un atto illegittimo. Non esiste alcuna
norma nel nostro ordinamento, - ha spiegato Cracolici che prevede la
rimozione di un dirigente per una condanna della Corte dei conti se
non per dolo. Questa norma è stata introdotta da qualche settimana
alla Camera anche grazie a un emendamento di un deputato del
Movimento cinque stelle. Se operassimo oggi come chiede il
Movimento cinque stelle andremmo in contro anche a un grosso
risarcimento danni. Per rispetto istituzionale non entro nella vicenda

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che riguarda Patrizia Monterosso. Ma bisogna affermare un principio di
diritto, che vale per tutti”.

“La materia della mozione – ha ribadito Mimmo Turano - è estranea


all’Assemblea regionale. A meno che non si pensi che l’Ars abbia anche
il potere di revoca. Se fosse così, dovrebbe avere il potere di nominare.
Quello è un atto che è in capo al presidente della Regione. Quello di
oggi è un atto privo di fondamento politico”. Pochi minuti prima
dell’Aula lo stesso Crocetta aveva escluso qualsiasi intervento nei
confronti della burocrate: "La legge prevede che per la risoluzione del
contratto di un dirigente ci debba essere il dolo, e nel caso di Patrizia
Monterosso non c'è. Io mi troverei a seguire una indicazione che non
posso disporre"

Non la pensano così ovviamente i promotori della mozione: il


Movimento cinque stelle e il deputato del Mpa-Pds, Giovanni Greco: “Il
Segretario generale – ha detto - non ha i titoli per ricoprire quel ruolo.
Ringrazio il presidente Ardizzone che ha deciso di andare contro la
quasi totalità dei colleghi che hanno ipocritamente difeso la dottoressa
Monterosso, detentrice di un potere che tutti quanti conosciamo. Io
chiedo che venga messa agli atti una relazione che ho preparato. E se
non andrà Crocetta, andrò io in Procura. Una volta, di fronte a una
condanna da 1,3 milioni di euro, un dirigente si sarebbe dimesso il
giorno dopo. La legge prevede espressamente che nell’atto di nomina
ci sia la specificazione dei titoli adeguati e della mancanza di
professionalità all’interno della Regione. Voglio che si controlli se
nell’atto di nomina di Crocetta ci sia un abuso d’ufficio”.

“La mozione – ha attaccato il capogruppo dei pentastellati Giorgio


Ciaccio - non è un atto giuridicamente vincolante, visto che è un atto di
indirizzo. Precedenti? Ne esistono centinaia, proprio in questo
parlamento. Se poi il governo decide di non seguire il Parlamento, è un
altro discorso. Una persona che ricopre questi incarichi deve avere una
moralità al di sopra di tutto. Così si continua a distruggere l’istituzione
Regione. C’è un pesante danno all’erario. Ma voi affidereste qualsiasi
cosa a una persona con una condanna del genere? Ci sono tante ombre
dietro a questa figura. La cosa più grave – ha proseguito - è aver
soffocato il dibattito democratico del parlamento siciliano. Neanche ai
tempi di Mussolini si zittiva il parlamento in questo modo”.

17.45 L'Ars "affonda" la mozione di censura contro Patrizia


Monterosso. Su 60 votanti, 39 deputati hanno dichiarato la mozione
"inammissibile", 18 i voti favorevoli, tre gli astenuti.
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È il giorno di Patrizia Monterosso. Oggi, dopo un anno e mezzo passato
a prendere polvere in coda all'Ordine del giorno dell'Ars, è prevista la
votazione della mozione di censura nei confronti del Segretario
generale di Palazzo d'Orleans. Ma la politica che finora, per lunghi
mesi (la mozione è del marzo 2014), ha accuratamente evitato di
trattare l'argomento, ha già avviato le grandi manovre per impedire la
stessa discussione dell'atto d'accusa alla burocrate presentato dal
Movimento cinque stelle e dal deputato Mpa Giovanni Greco. Una
mozione che, qualora venisse approvata, impegnerebbe il presidente
Crocetta a rimuovere il burocrate dal ruolo di Segretario generale.

Oggi, quantomeno, l'argomento verrà trattato. La conferma arriva


dalla presidenza di Palazzo dei Normanni. Lo stesso presidente
Ardizzone, del resto, ha considerato quell'atto “ammissibile”. Non
c'erano, insomma, secondo la massima carica dell'Assemblea, elementi
che giustificassero un “no” alla trattazione.

Ma la politica, come detto, non sembra intenzionata a toccare quel


tasto. Così, durante una conferenza dei capigruppo è stata sollevata la
richiesta di verifica dell'ammissibilità. A farlo, stando a quanto trapela,
è stata una coppia assolutamente “bipartisan”: il capogruppo del Pd
Antonello Cracolici e quello della Lista Musumeci Santi Formica. Una
presa di posizione, quest'ultima, quantomeno “curioso”, visto che lo
stesso deputato ex An è tra quelli condannati dalla Corte dei conti per
la vicenda degli extrabudget, proprio insieme a Patrizia Monterosso
che la Corte dei conti ha condannato al risarcimento di un danno
erariale da 1,3 milioni per la storia delle erogazioni “aggiuntive” agli
enti di formazione.

E così, la politica si prepara a far da scudo alla burocrate che guida i


dirigenti della Regione, da esterna all'amministrazione e in carica
grazie a un rapporto di natura fiduciaria col presidente della Regione.
Che non a caso l'ha difesa a più riprese, anche a Sala d'Ercole, dove ha
“minimizzato” quella condanna (era ancora in primo grado)
paragonandola a una multa. E scatenando, così, la reazione anche del
presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, Luciana
Savagnone che ha anche suggerito al governatore di adoperarsi per
recuperare quei soldi, che spettano ai siciliani.

E invece, quasi certamente quella mozione non passerà. Anzi, c'è il


rischio che oggi all'Ars non venga nemmeno votata. Secondo i deputati
che hanno sollevato dubbi di ammissibilità, infatti, quella mozione
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creerebbe un precedente “pericoloso”, consentendo ai deputati di
portare in Aula ogni questione che riguardi un singolo dirigente. In
realtà, fanno sapere dalla presidenza, non sarebbe la prima volta, e
che fatti simili sono rintracciabili nel passato più o meno recente del
parlamento siciliano. E, anzi, nel caso di Patrizia Monterosso, le
necessità di un'azione di controllo del parlamento sarebbe
ulteriormente giustificata dalla natura del rapporto (fiduciario,
dicevamo) con Rosario Crocetta e soprattutto alla luce di una sentenza
che è, di fatto, definitiva.

Così, oggi l'Aula discuterà se discutere la mozione. A inizio seduta,


stando al regolamento, verrà chiesto ai deputati di esprimersi, per
alzata e seduta. Solo a quel punto si saprà se il parlamento si presterà
a fare da scudo alla burocrate condanna

http://livesicilia.it/2015/09/23/a-sala-dercole-e-il-giorno-di-patrizia-
monterosso-ars-pronta-a-proteggere-la-burocrate_665926/

L'ARS DICE NO ALLA MOZIONE ANTI-MONTEROSSO BOCCIATO IL


REFERENDUM ANTI TRIVELLE

La Sicilia si sfila dal fronte di Regioni che proporrà il referendum. Sbloccati i


finanziamenti per il nuovo bacino dei Cantieri Navali

L'Assemblea regionale ha votato per l'inamissibilità della mozione di sfiducia al


segretario generale della Regione, Patrizia Monterosso condannata in primo
grado dalla Corte dei conti per gli extra budget agli enti di formazione. Su 60
votanti, 39 deputati hanno votato per dichiarare la mozione inammissibile, 18 i
voti favorevoli all'ammissibilità, tre gli astenuti. L'Ars salva Patrizia
Monterosso, dichiarandosi non competente sul caso della segretaria generale
della Regione condannata dalla Corte dei conti per danno erariale. Cassata,
dunque, la mozione del Movimento cinque stelle, tra le proteste e le grida dei
deputati: "Vergogna, vergogna". Già prima del voto sull'ammissibilità del testo
(respinta con 39 voti contrari, 18 favorevoli e 3 astenuti), il governatore
Rosario Crocetta aveva difeso e blindato la sua fedelissima: "La legge prevede
che per la risoluzione del contratto di un dirigente ci debba essere il dolo, e nel
caso di Patrizia Monterosso non c'e'. Io mi troverei a seguire una indicazione
che non posso disporre".

La superdirigente è stata condannata dai magistrati contabili al pagamento di


quasi 1,3 milioni di euro in riferimento agli extrabudget non dovuti ma versati
agli enti della formazione professionale. Contro l'amissibilità della mozione
sono intervenuti i capigruppo Pd e Udc, Antonello Cracolici e Mimmo Turano,
secondo cui la questione non è materia dell'Ars, ma di stretta competenza del
governo. Di avviso diverso i presentatori del testo, i parlamentari del
Movimento 5 stelle che sottolinea come la mozione "non sia un atto vincolante,
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ma di indirizzo. Non è un fatto personale - dice il capogruppo Giorgio Ciaccio -
ma di tenuta e di dignità delle istituzioni. C'è una condanna definitiva che è un
fatto grave e che incrina i criteri di trasparenza e imparzialità che tocca il
vertice più alto dell'amministrazione. Il dibattito in Aula è doveroso, anche se
Crocetta mi ha detto che in caso di rimozione della dirigente, era pronto a
nominarla assessore". A votare a favore dell'ammissibilita', oltre i dodici
deputati M5S, un deputato Mpa e cinque di Forza Italia.

"Immoralità e ingiustizia nel gesto dei parlamentari del Pd e dell'opposizione,


che si sono rifiutati di trattare la mozione di censura nei confronti del
Segretario generale di Palazzo d'Orleans, Patrizia Monterosso, condannata dalla
Corte dei conti, quando era a capo del dipartimento della Formazione
professionale. La Monterosso dovrà risarcire all'erario 1 milione e 279 mila
euro. Oggi in Aula il Pd ha fortemente sostenuto il no dimostrando poca etica
su una questione che di etica non ha proprio nulla". A dirlo è il deputato del
Pds-Mpa all'Ars, Giovanni Greco. "Una mozione - prosegue l'autonomista -
finora sommersa in fondo agli ordini del giorno dell'Ars e mai trattata. Ma che
di fronte a una condanna "in appello" non poteva essere ignorata
dall'Assemblea regionale. Mi auguro che la Monterosso comprenda la gravità
della vicenda e si dimetta al più presto. Sarebbe un gesto più dignitoso. Nel
frattempo - conclude Greco - ho invitato la presidenza dell'Assemblea a inviare
la relazione e gli atti prodotti alla Procura della Repubblica e alla Procura della
Corte dei Conti".

L'Ars dice no al referendum sulle trivellazioni. La Sicilia non farà parte


delle Regioni italiane che propongono il referendum contro le trivellazioni
petrolifere. Questo proprio nel giorno in cui il voto positivo della Sardegna ha
fatto raggiungere il quorum minimo di consigli regionali per proporre il
referendum abrogativo delle norme nazionali che regolano le autorizzazioni e
gli espropri a scopo di prospezione per la ricerca e estrazione di idrocarburi nel
sottosuolo, previste nello "Sblocca Italia" e nel decreto
Sviluppo.L'Assemblea regionale non ha raggiunto il quorum di 46 voti
favorevoli (la maggioranza più uno dei parlamentari, pari a 90) per i due
quesiti relativi all'art.38 dello "Sblocca Italia" e all'art.35 del decreto Sviluppo:
il primo ha ottenuto 38 voti favorevoli, 16 contrari e 2 astenuti; il secondo 32
favorevoli, 15 contrari e 2 astenuti. Un voto che arriva dopo le tante polemiche
sulle trivellazioni off shore nel Canale di Sicilia e una mozione votata proprio
dall'Ars. A pesare, a quanto sembra il voto contrario del Pd. Il referendum
abrogativo, comunque, ha raggiunto lo stesso la soglia minima di cinque
regioni che lo propongono. Oltre alla Sardegna hanno votato sì la Basilicata,
Regione capofila, e successivamente Marche, Molise, Puglia e Sardegna. Prima
del 30 settembre, data entro la quale i quesiti dovranno essere depositati
presso gli uffici della Corte di Cassazione, si riuniranno anche i Consigli
regionali di Abruzzo, Veneto, Campania, Calabria, Liguria ed Umbria.

"Oggi è stata scritta una brutta pagina della storia del Parlamento siciliano.
Contrari ed assenti dovranno rendere conto ai siciliani dell'isolamento della
nostra regione rispetto ad un tema delicatissimo come quello della difesa della
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nostra terra e del nostro mare". Lo affermano in una nota congiunta i
parlamentari dell'Udc all'Ars, Mimmo Turano e Margherita La Rocca Ruvolo,
commentando il mancato raggiungimento dei 46 voti favorevoli per dare il via
libera i referendum contro le trivellazioni. "Fortunatamente - continuano i due
esponenti dello scudocrociato - con la decisione assunta oggi dal Consiglio
regionale della Sardegna sono state raggiunte le condizioni minime previste
dall'articolo 75 della Costituzione per poter proporre un referendum per
l'abrogazione di alcune parti dell'articolo 38 dello Sblocca Italia e dell'articolo
35 del Decreto sviluppo". "Resta - concludono La Rocca Ruvolo e Turano -
l'amarezza per un voto che ci allontana pericolosamente dallo sforzo comune
delle regioni di riaffermare con chiarezza il principio della leale collaborazione
con lo Stato e il ruolo che esse hanno di presidio democratico e di governo del
territorio".

"Il Pd all'Ars vota contro il referendum abrogativo delle norme nazionali che
regolano le autorizzazioni per l'estrazione di idrocarburi. Dalla maggioranza di
questo governo, quindi, un si incondizionato alle trivellazioni per il petrolio in
Sicilia". Così i deputati del Movimento 5 Stelle all'Assemblea regionale siciliana,
che avevano sostenuto il quesito referendario. I grillini parlano di "un gesto vile
che porterà altri danni ambientali nelle nostre terre e nei nostri mari". "Grazie
a questo ignobile Pd, - aggiungono i 14 parlamentari regionali - la Sicilia sarà
l'unica Regione a non opporsi alle trivellazioni". "In giorni come questo -
sottolinea il presidente della commissione Ambiente dell'Ars, Giampiero
Trizzino - mi vergogno di essere siciliano. Non volevo credere ai miei occhi
quando ho visto quasi tutti i deputati del Pd spingere il bottone rosso". E cosi',
solo la Sicilia non farà parte del gruppetto di Regioni che proporranno il
referendum abrogativo per i due quesiti relativi all'articolo 38 dello 'Sblocca
Italià e all'articolo 35 del decreto Sviluppo. "I cittadini siciliani prendano
coscienza, una volta per tutte, di chi li rappresenta in questa Assemblea",
sottolineano i parlamentari del M5S, che rendono noti i nomi dei deputati che
hanno votato contro il referendum abrogativo: "Il presidente Crocetta, Alloro
(Pd), Arancio (Pd), Barbagallo (Pd), Cracolici (Pd), Di Giacinto (Meg-Ps),
Gennuso (Pds-Mp), Gucciardi (Pd), Laccoto (Pd), Lo Giudice (Pdr), Lupo (Pd),
Malafarina (Meg-Ps), Marziano (Pd), Antonella Milazzo (Pd), Rinaldi (Pd),
Ruggirello (Pd)". "Chi ha votato per prostrarsi al diktat del governo nazionale e
agli interessi delle compagnie petrolifere dovrà risponderne ai cittadini",
dicono.

"E' incomprensibile la scelta dell'Assemblea regionale siciliana di non


accogliere la proposta di referendum abrogativo degli articoli 38 e 35 dei
cosiddetti decreti 'Sblocca Italià e 'Sviluppo', così come avanzato dalla
Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali. Quelle norme, infatti,
rappresentano un attacco sostanziale alle nostre prerogative statutarie". Lo
dice in una nota il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, commentando il
voto negativo dell'Aula sulla proposta di referendum abrogativo sulle norme
che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per la
ricerca e estrazione di idrocarburi nel sottosuolo, previste nello 'Sblocca Italià e
nel decreto 'Sviluppo'. "Credo francamente, quindi, che il voto di oggi andrebbe
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decriptato nella sua interezza per capirne di più - aggiunge Ardizzone - Meno
male che altri consigli regionali (Basilicata, Marche, Molise, Puglia e Sardegna)
si sono già pronunciati, in questi giorni, a favore del referendum, per cui l'iter
non si fermerà".

Sbloccato il finanziamento per i bacini Fincantieri. L'Assemblea regionale


siciliana ha approvato oggi pomeriggio il disegno di legge che libera risorse per
50 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo bacino di carenaggio nel
porto di Palermo di 80.000-90.000 tonnellate. Una maxi infrastruttura che
dovrà prendere il posto dei due vecchi bacini di 19.000 e 52.000 tonnellate
e che dovrà servire al rilancio dello stabilimento Fincantieri del
capoluogo, oggi in crisi di commesse e di produttività. L'intento, si legge nella
relazione al testo, è "il consolidamento dei ruolo dei cantieri navali nelle tre
missioni produttive di costruzione, riparazione e trasformazione navale".
Quaranta i voti favorevoli, due i contrari, tre gli astenuti.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/09/23/news/l_ars_dice_no_al_referendum_contro_le_triv
elle-123520106/

Irsap, Alessandra Di Liberto succede a Cicero Assunti 4 testimoni di giustizia:


c'è Valeria Grasso

Dirigente regionale, è tra i burocrati più vicini al Segretario generale Patrizia


GIUSEPPA Monterosso e “fedelissima” del governatore Crocetta che le ha
attribuito, in questi anni, incarichi di grande importanza. Ma ha ricoperto ruoli
di primo piano anche durante la presidenza di Totò Cuffaro. Al suo posto alla
Camera di commercio di Palermo arriva Claudio Basso.

PALERMO - Crocetta ha scelto. Il nuovo commissario straordinario


dell'Irsap è Alessandra Di Liberto. La decisione è stata presa durante la
giunta convocata per questo pomeriggio. Dirigente regionale, è tra i burocrati
più vicini al Segretario generale Patrizia Monterosso. Da oltre vent'anni, in
realtà, la dirigente lavora alla Segreteria generale, dove è impiegato anche il
marito Giuseppe Salamone. La dirigente si può considerare una “fedelissima” di
questo governo che le ha attribuito, in questi anni, incarichi di grande
importanza. Ma a dire il vero ha assunto incarichi di primo piano anche durante
la presidenza di Totò Cuffaro. Del governatore di Raffadali, la Di Liberto è stata
anche capo della segreteria tecnica.

Ma il pieno di incarichi è arrivato con Crocetta. A cominciare da quello


di commissario della Camera di commercio di Palermo. Un incarico dal
quale, però, la Di Liberto decade: i due ruoi sarebbero stati incompatibili. Ma
non solo, la burocrate è stata solo nell'ultima legislatura, tra gli altri incarichi,
anche Commissario straordinario della Provincia di Agrigento, capo di gabinetto
dell'ex assessore all'Energia Salvatore Calleri, consigliere di gestione di Seus e
anche commissario del Teatro Bellini di Catania.

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"Una dirigente - si legge in una nota del presidente Crocetta - di
grande professionalità, inflessibile sul piano della legalità, del rispetto
delle leggi e delle procedure. Una dirigente che ha riscosso, su proposta del
presidente Crocetta nella qualità di assessore ad interim, l'entusiasmo
dell'intera giunta per il profilo sobrio, efficace, rigoroso, in considerazione dei
risultati ottenuti nell'espletamento degli incarichi numerosi che ha svolto
all'interno della macchina amministrativa regionale e più recentemente alla
Camera di Commercio Palermo".

Al posto della Di Liberto alla Camera di Commercio di Palermo arriva il nuovo


commissario Claudio Basso, attuale dirigente responsabile del servizio
Artigianato dell'assessorato. Laurea in architettura, dal 2010 si è occupato di
artigianato e credito alle imprese, di insediamenti produttivi, controllo e
vigilanza delle Camere di Commercio dell'isola, di attività connesse all'Irsap.
Ha lavorato anche all'Energia, esperto in finanziamenti comunitari, ha
partecipato alla commissione di indagine sulla Camera di Commercio dopo le
dimissioni di Helg. Il commissariamento dell'Irsap è a termine, durerá tre mesi,
nelle more di definire gli aspetti normativi legati al numero dei componenti del
Cda dell'ente.

Alessandra Di Liberto succede ad Alfonso Cicero, che eppure era stato


scelto nei giorni scorsi da Crocetta come commissario dell'Irsap. Una
designazione che avrebbe dovuto garantire la continuità al vertice dell'ente di
cui Cicero era presidente, dopo essere stato già per anni commissario. Ma il
funzionario ha deciso di rifiutare l'incarico in maniera molto polemica. Anzi,
condendo quella decisione con accuse molto gravi nei confronti di Crocetta che
hanno fatto il paio con quelle di Marco Venturi: “Il governatore ha fatto
richieste indicibili, che sono state rifiutate”.

E Cicero ha sottolineato anche l'isolamento nel quale sarebbe stato


relegato da Crocetta:"Mai un Suo intervento presso le istituzioni – ha scritto
nella sua lettera di dimissioni - e mai l'esigenza di conoscere come un uomo, a
rischio da anni, continui a condurre la propria vita e il proprio dovere contro le
perverse e pericolose collusioni di cui sono intrise le aree industriali”.

Nei giorni scorsi da più parti era giunta la richiesta di colmare con
celerità la casella rimasta vacante dopo l'addio di Cicero. E Crocetta è
intervenuto, scegliendo la burocrate della Segreteria generale. La vicenda Irsap
però non è finita. Mentre si attendono sviluppo giudiziari alle denunce
annunciate da Venturi e Cicero, Crocetta è stato chiamato a riferire all'Ars su
quelle inquetanti accuse.

La giunta, poi, ha proceduto con quattro nuove assunzioni di quattro


nuovi testimoni di giustizia. Tra questi, anche l'imprenditrice antiracket
Valeria Grasso che fu scelta da Crocetta come Soprintendente della Fondazione
orchestra sinfonica. Con i contratti stipulati oggi, salgono a 25 i testimoni già
assunti alla Regione.

8di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015


http://livesicilia.it/2015/09/22/crocetta-ha-scelto-il-nuovo-commissario-irsap-alessandra-di-liberto-
succede-a-cicero_665645/

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Inchiesta/ Vi raccontiamo come la dottoressa Patrizia Monterosso è stata nominata Segretario


generale della Regione

REDAZIONE 4 SETTEMBRE 2014

POLITICA – Un'associazione - "perche' no. . . Qualcosa si muove" - ha


effettuato una certosina ricerca storica spulciando tra decine di leggi e delibere
della giunta regionale. Il tutto alla ricerca delle 'pezze di appoggio' su una
discussa nomina. Dalla giunta lombardo alla giunta crocetta ha scoperto una
continuita' che. . .

di Paolo Luparello
Qualche tempo fa si parlato sulla stampa della vicenda dell’attuale Segretario
generale della Regione siciliana, dott.ssa Patrizia Monterosso, riguardo al
ricorso presentato da due ex dirigenti generali in ordine alla legittimità della
sua nomina e al pronunciamento del Tar Sicilia (Tribunale amministrativo
regionale) che, di fatto, ha bocciato il ricorso.
Quello che però è sfuggito ai più, e questo lo si può anche desumere dai
commenti all’articolo di LinkSicilia (http://www.linksicilia.it/2014/05/dirigenti-
generali-della-regione-illegittimi-la-sentenza-del-tar-sicilia-testo-integrale/), è
il fatto che il ricorso respinto dei due dirigenti regionali non comportava
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automaticamente che la nomina della dott.ssa Monterosso fosse legittima,
merito nel quale il Tar non è entrato.
Probabilmente la materia ha attirato l’attenzione da parte degli addetti ai
lavori, ma non certo dell’opinione pubblica “generalista” che probabilmente ha
classificato la materia come “beghe tra dirigenti aspiranti a un posto al sole”!
In questi giorni in cui si parla di mancanza di opportunità di lavoro in Sicilia e
scelta obbligata ad abbandonarla alla ricerca di fortuna in altri lidi, i più lontani
possibili, e in cui il Governo regionale va in fibrillazione per l’oramai famigerato
“flop day” del Piano Giovani Sicilia, la vicenda della dott.ssa Monterosso può
gettare una nuova luce sulle possibilità di carriera di brillanti e capaci
professionisti che potrebbero ambire alle più alte cariche della burocrazia
regionale (alle quali di norma si accede attraverso la strada del pubblico
concorso e comunque nel rispetto di specifiche normative) anche se maturano
la propria professionalità prevalentemente o totalmente all'’ombra della
politica.
Ci sono infatti professionisti il cui curriculum vitae si compone di attività legate
a incarichi negli uffici di diretta collaborazione dei componenti dei governi o
derivanti da nomine sempre su proposta di soggetti politici. Di norma, il
politico o il “governante” si dovrebbe avvalere di professionisti che, a
prescindere dalla componente anagrafica, dovrebbero avere una loro
professionalità, qualità per la quale se ne chiedono i servigi. Ma non sempre è
così e capita sovente in Sicilia che giovani professionisti con professionalità e
competenza ancora tutte da dimostrare vengano chiamati a far parte degli
uffici di gabinetto et similia e iniziano così la loro “carriera” e la costruzione del
loro curriculum basato quasi esclusivamente su incarichi “politici” e che
schiuderà loro sempre nuove vette professionali.
Oggi i curricula di esperti e consulenti, e non solo, sono pubblicati
“obbligatoriamente” sui siti web istituzionali e la loro consultazione è
vivamente consigliata. Ma torniamo alla dott.ssa Monterosso.
La dott.ssa Monterosso possiede i requisiti di legge per ricoprire il suo attuale
incarico?
Qui non si tratta di capire se l'attuale Segretario generale della presidenza
della Regione è in grado di assolvere l’incarico a lei conferito, ma se possiede i
requisiti previsti dalla normativa vigente in materia di incarichi di livello
dirigenziale generale a soggetti esterni all’Amministrazione regionale.
E’ bene ricordare, infatti, che la dott.ssa Monterosso non è una dirigente a
tempo indeterminato dell’Amministrazione regionale!
La dott.ssa Monterosso è, da più di 10 anni destinataria, di incarichi presso
uffici di diretta collaborazione dei vertici politici del Governo della Regione
siciliana e non solo.
L’esame del suo curriculum vitae non fa certo chiarezza sulla rispondenza dei
suoi titoli e della sua esperienza professionale ai requisiti previsti dalla
normativa vigente (avere espletato almeno 5 anni di lavoro in funzioni
dirigenziali), così come non fa chiarezza la delibera della Giunta regionale n.
248 del 2012 nella quale se ne traccia un profilo professionale di grandissimo
spessore (che nessuno le nega), ma che per il raggiungimento del requisito dei
cinque anni necessari per il conferimento dell’incarico di dirigente generale
deve far ricorso al periodo in cui ha svolto l’incarico di Capo di Gabinetto
10di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
proprio per il presidente della Regione (Lombardo) ( … e anche su questo
incarico non sono pochi i dubbi sulla sua ammissibilità come requisito per la
nomina a dirigente generale!).
La delibera in questione è stata adottata poco tempo prima delle dimissioni del
presidente Lombardo, dimissioni largamente annunciate da tempo, con la
quale si nomina la dott.ssa Monterosso Segretario generale della presidenza
Regione per 4 anni (e anche in questo eccedendo il limite previsto in 3 anni
dalla norma).
Qui sorge spontanea una domanda: ma se per raggiungere i 5 anni di
“incarichi dirigenziali” nel 2012 si è dovuto fare ricorso all’incarico di capo di
gabinetto del presidente (Lombardo), come è stato possibile che la dott.ssa
Monterosso potesse soddisfare il requisito previsto dalla normativa vigente
quando fu nominata per la prima volta dirigente generale nel 2005?
In effetti, il presidente Lombardo il problema se lo era dovuto porre e il suo
Governo dovette adottare la delibera della Giunta n. 238 del 2010. Delibera
che fu adottata dopo l’avvio di una “iniziativa” della Corte dei Conti sui dirigenti
generali "esterni" e in ragione della quale il Presidente Lombardo fece avviare
una istruttoria con tanto di commissione e pareri di illustri costituzionalisti.
Di quella delibera vi proponiamo alcune parti.
Tra le motivazioni della mancanza delle condizioni per la nomina della dott.ssa
Monterosso a dirigente generale vi proponiamo il testo di un “Ritenuto” e di un
“Considerato” della delibera di Giunta n. 238 del 2010.
Il “Ritenuto” è il seguente …
… Ritenuto che la descritta condizione soggettiva non legittimava la nomina
della dott.ssa Monterosso nell’'anno 2005, di modo tale che le prestazioni dalla
stessa effettuate fino al 29 dicembre 2009 possono essere valutate nei limiti
dell’art. 2126 cod. civ., come peraltro riconosciuto nelle proprie deduzioni
dall’interessata, e dunque come attività di mero fatto che se, ai sensi dell’art.
2041 cod. civ., consolida il diritto al riconoscimento del debito per le
prestazioni rese (seppur nei limiti infra specificati), non consente di valutare
utilmente tale periodo, ai fini del conferimento di ulteriori incarichi di direzione
generale, atteso che, in caso contrario, si finirebbe per asseverare il
conseguimento di tali incarichi in forza di provvedimenti difformi dall’art.19
comma 6 del D.Lgs. n. 165/2001;” …
Il “Considerato” è il seguente:
“Considerato, ai fini della valutazione del provvedimento di conferimento
dell'’incarico affidato con deliberazione della Giunta Regionale n. 585 del 29
dicembre 2009 e con D.P.Reg. n. 300058 del 19 gennaio 2010, che la ritenuta
illegittimità del precedente provvedimento di nomina, quale Dirigente generale
(anno 2005 e seguenti), non consente alla dr.ssa Monterosso di conseguire
l’anzianità in qualifica dirigenziale prescritta per la nomina dall’art.19, comma
6 del D.Lgs. n. 165/2001, nel testo modificato dal D.Lgs. n. 150/2009, né
realizza le condizioni alle quali la stessa norma subordina la nomina in
presenza di una particolare specializzazione professionale, che deve oggi
comunque integrarsi con un’esperienza, anche infradirigenziale,
quinquennale;” …
In appresso riportiamo quanto “Delibera” la Deliberazione …

11di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015


“… Per i motivi esposti in premessa, in adesione ai principi desumibili dalla nota
n.0007216 del 3 maggio 2010 della Procura regionale presso la Corte dei Conti
della Sicilia, di ritenere l’insussistenza delle condizioni prescritte dall’art.19,
comma 6, del D.Lgs. n. 165 del 30 marzo 2001, nel testo anteriore al D.Lgs. n.
150 del 27 ottobre 2009, per la nomina della dr.ssa G.P.Monterosso, quale
dirigente generale del Dipartimento regionale Pubblica Istruzione
dell’Assessorato regionale dei beni culturali ed ambientali e della pubblica
istruzione, disposta con deliberazione della Giunta regionale n. 230 del 10
giugno 2005, di conseguenza caducandola, anche in quanto viziata
nell’istruttoria per difetto di accertamento tecnico preventivo dei presupposti,
dando mandato al Presidente della Regione di adottare analogo provvedimento
di secondo grado relativamente al D.P.Reg. n. 02738 del 21 giugno 2005 di
ritirare, pertanto, nell’esercizio del potere di autotutela, la deliberazione della
Giunta regionale n. 585 del 29 dicembre 2009, nonché, per la parte di
interesse, le deliberazioni della medesima Giunta n. 2 del 14 gennaio 2010 e n.
10 del 15 gennaio 2010, dando mandato al Presidente della Regione di
provvedere, di conseguenza, al ritiro del D.P.Reg. di nomina n. 300058 del 19
gennaio 2010, sussistendo i presupposti dell’attualità dell’interesse pubblico
nonché i profili di legittimità suffragati dagli espletati approfondimenti tecnici, e
disponendo, al contempo, ai sensi dell’art. 2041 cod.civ., il riconoscimento del
debito relativo alle prestazioni medio tempore rese, nei limiti di importo a tal
riguardo posti dalla sentenza Corte dei Conti, Campania, n. 127/2009.”
Oggi la dott.ssa Monterosso è Segretario generale della presidenza della
Regione siciliana, la più alta carica della burocrazia regionale in forza di una
deliberazione di Giunta del Presidente Rosario Crocetta nella quale non c’è
traccia di quanto riportato nella deliberazione 238 del 2010 della Giunta del
Presidente Lombardo, così come della stessa non c’è traccia nella deliberazione
248 del 2012 sempre della Giunta del Presidente Lombardo.
Ecco, se il presidente della Regione, al di là della fiducia che ripone nella
dott.ssa Monterosso e delle cui capacità professionali nessuno discute,
spiegasse una volta per tutte come i suoi uffici sono stati in grado di
confortarlo nella decisione che ha assunto nel 2013 (delibera della Giunta
regionale n. 49 del 2013) di confermare nell’incarico la dott.ssa Monterosso,
rimuoverebbe un pesante interrogativo che grava sulla chiave di volta su cui ha
basato l’intero assetto burocratico del suo Governo.
Sappiamo da notizie di stampa, che riportano dichiarazioni del presidente, che
in Giunta non sempre viene letto tutto ciò che viene sottoposto
all’approvazione (sempre a proposito della vicenda Piano Giovani Sicilia), ma in
questo caso forse sarebbe opportuno che si facesse rinfrescare la faccenda da
funzionari informati dei fatti e, magari, da quegli uffici che hanno predisposto
gli atti e che sono tenuti all’esercizio del controllo, anche nell'interesse
dell'organo politico per preservarlo da possibili danni erariali. E magari
potremmo venire a scoprire che la dott.ssa Monterosso possiede i requisiti
previsti dalla normativa e le ragioni per cui la deliberazione 238 del 2010 non
deve più trovare applicazione.
Se non verrà fatta chiarezza su questa vicenda si darà adito alla sempre più
diffusa credenza che, con le opportune relazioni e senza doversi cimentare con
noiose pratiche concorsuali, si possono scalare le vette della burocrazia … ma
12di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
finché ci saranno delle norme, si dovrà tenere da conto che ci sarà sempre
qualcuno che proverà a chiederne il rispetto … e la nostra
Associazione “Perché no…qualcosa si muove” si è assunto quel ruolo non
facile.
Paolo Luparello, presidente dell’Associazione “Perché no…qualcosa si muove”
(Blog http://www.perchenosicilia.org )

Per leggere il manifesto dell’Associazione vai sul link che segue: http://goo.gl/O1ySgL
http://palermo.meridionews.it/articolo/27979/inchiesta-vi-raccontiamo-come-la-
dottoressa-patrizia-monterosso-e-stata-nominata-segretario-generale-della-regione/

N. 01244/2014 REG.PROV.COLL.

N. 02026/2012 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente SENTENZA


sul ricorso numero di registro generale 2026 del 2012, integrato da motivi aggiunti,
proposto da:
Salvatore Taormina e Alessandra Russo, rappresentati e difesi dagli avv. Francesco
Castaldi e Federico Castaldi, con domicilio eletto presso Francesco Castaldi in
Palermo, via Principe di Villafranca, 29;
contro

13di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015


Presidenza della Regione Siciliana e Giunta di Governo della Regione Siciliana,
rappresentate e difese per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato,
domiciliata in Palermo, via A. De Gasperi, 81;
nei confronti di
Giuseppa Patrizia Monterosso, rappresentata e difesa dagli avv. Giovanni
Immordino, Giuseppe Immordino e Giuseppe Nicastro, con domicilio eletto
presso Giovanni Immordino in Palermo, via Libertà, 171;
per l'annullamento
- quanto al ricorso principale -
del D.P. Reg. n. 5068 del 19 luglio 2012 con il quale, in esecuzione della
deliberazione della Giunta Regionale n. 248 del 13 luglio 2012, veniva conferito
l’incarico di Segretario Generale della Presidenza della Regione alla dott.sa
Giuseppa PatriziaMonterosso, soggetto esterno all’Amministrazione regionale,
per la durata di anni quattro.
- quanto ai motivi aggiunti –
della delibera n. 49 del 5 febbraio 2013, con la quale la Giunta Regionale siciliana
conferma l’incarico di Segretario Generale della Presidenza della Regione, sino alla
sua naturale scadenza, ex art. 9, comma 3, l. r. n.10 del 2000 in favore
di PatriziaMonterosso, già conferitole con Decreto Presidente Regione n. 5068
del 19 luglio 2012.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Presidenza della Regione Siciliana,
della Giunta di Governo della Regione Siciliana e di
Giuseppa Patrizia Monterosso;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;

14di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015


Relatore nell'udienza pubblica del giorno 16 aprile 2014 la dott.ssa Caterina
Criscenti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con ricorso notificato il 2 novembre 2012 e ritualmente depositato Salvatore
Taormina e Alessandra Russo, dirigenti di ruolo della Regione Siciliana,
impugnavano il D.P. Reg. n. 5068 del 19 luglio 2012 con il quale, in esecuzione
della deliberazione della Giunta Regionale n. 248 del 13 luglio 2012, veniva
conferito l’incarico di Segretario Generale della Presidenza della Regione a
Giuseppa Patrizia Monterosso, soggetto esterno all’Amministrazione regionale,
per la durata di anni quattro.
Sintetizzato il contenuto dei provvedimenti impugnati, ne affermavano
l’illegittimità per 1. Violazione e falsa applicazione del D.L.G.S n.165/2001. Violazione e
falsa applicazione della l.r. n.28 del 1962 e s.m.i. Eccesso di potere per illogicità, errata
previsione dei criteri, errata valutazione dei presupposti, sviamento di potere; 2. Violazione e
falsa applicazione della legge n. 241/1990 e dei principi generali vigenti in materia anche in
relazione all’art. 97 Cost.; 3. Violazione e falsa applicazione del D.LGS. 165/2001. Eccesso
di potere. Carenza di istruttoria, difetto assoluto di motivazione; ed ancora per 4. Violazione e
falsa applicazione dei principi generali in materia di contenimento della spesa pubblica.
Concludevano, pertanto, chiedendo al Tribunale “di annullare i provvedimenti
impugnati e condannare i convenuti al risarcimento dei danni morali e di perdita di
chance”.
Si costituiva in giudizio la Presidenza della Regione Siciliana e la Giunta per il
tramite dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, producendo documentazione.
Resisteva in giudizio anche la controinteressata, che con memoria dell’11 dicembre
2012 eccepiva l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice
15di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
amministrativo, in subordine l’inammissibilità del ricorso collettivo proposto dai
due dirigenti per conflittualità delle loro posizioni ed ancora l’inammissibilità del
ricorso sia per carenza d’interesse, essendo i ricorrenti inquadrati nella terza fascia
dirigenziale, alla quale non possono essere attribuiti incarichi dirigenziali apicali,
oltre che per mancata impugnazione della deliberazione della Giunta regionale n.
248 del 13 luglio 2012, atto presupposto.
Con memoria depositata il 28 marzo 2013 anche l’Avvocatura dello Stato eccepiva
il difetto di giurisdizione del giudice adito, svolgendo comunque difese di merito e
chiedendo, altresì, il rigetto della domanda risarcitoria.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato il 29 marzo 2013 all’Avvocatura dello
Stato e direttamente a Patrizia Monterossoe depositato il 17 aprile 2013, gli
originari ricorrenti impugnavano la delibera n. 49 del 5 febbraio 2013 con la quale
la Giunta regionale siciliana confermava, ex art. 9, comma 3, l. r. n.10 del 2000,
l'incarico di Segretario Generale della Presidenza della Regione in favore
di Patrizia Monterosso. Ribadivano la sussistenza della giurisdizione
amministrativa trattandosi di atti dotati di carattere autoritativo, avulsi dagli
ordinari poteri del privato datore di lavoro ed espressione della potestà
organizzativa dell'ente, e specificavano che “La conferma del predetto incarico
quale atto consequenziale degli atti presupposti impugnati con il ricorso
introduttivo deve essere annullato congiuntamente a questi ultimi”, così insistendo
per la condanna al risarcimento dei danni morali, di immagine e di perdita di
chance.
In data 3 marzo 2014 i ricorrenti depositavano documenti ed una memoria con la
quale replicavano alle eccezioni e difese delle controparti.
Con memoria del 26 marzo 2014 la difesa della controinteressata ribadiva
l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione e prospettava
l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza d’interesse, posto che la
16di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
dott.Monterosso era stata nuovamente nominata dall’attuale Giunta regionale con
delibera n. 49 del 5 febbraio 2013, asseritamente impugnata dai ricorrenti –
secondo quanto riportato nell’ultima memoria - con motivi aggiunti non notificati
però ai sensi del comb. disp. artt. 43, co. 2, c.p.a. e 170 c.p.c. presso il domicilio
eletto, e rispetto ai quali dichiarava di non accettare alcun contraddittorio
All’udienza pubblica del 16 aprile 2014 la causa è stata chiamata e posta in
decisione.
DIRITTO
1. Occorre preliminarmente esaminare l’eccezione di difetto di giurisdizione
sollevata dalla controinteressata Monterosso e dall’amministrazione resistente.
1.1. La valutazione dell’eccezione richiede la previa esatta individuazione
dell’oggetto del giudizio, altro profilo su cui, peraltro, si incentrano i rilievi di
inammissibilità formulati dalla difesa della controinteressata. Asserisce, infatti,
quest’ultima che il ricorso principale sarebbe inammissibile anche per mancata
impugnazione dell’atto presupposto, ossia della deliberazione della Giunta
regionale n. 248 del 13 luglio 2012.
Il rilievo non coglie nel segno.
L’oggetto dell’impugnativa promossa col ricorso principale (di quello per motivi
aggiunti si dirà più avanti) è da individuare tanto nella deliberazione di Giunta
regionale n. 248/12, quanto nel decreto presidenziale n. 5068/12 che, privo di
autonomo contenuto e motivato essenzialmente con riferimento alla deliberazione
suddetta, ne costituisce atto esecutivo.
Al di là del dato squisitamente formale rappresentato dalla ambigua formulazione
dell’epigrafe del ricorso, ove la domanda di annullamento appare indirizzata
avverso il D.P. 5068/12, adottato “in esecuzione della deliberazione della Giunta
Regionale n. 248 del 13 luglio 2012”, la lettura dell’intero atto introduttivo del
giudizio, nella sua articolazione in fatto ed in diritto, proposto fra l’altro nei
17di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
riguardi tanto della Presidenza quanto della Giunta, non lascia dubbio alcuno in
merito alla volontà dei ricorrenti di contestare ed ottenere l’annullamento di
entrambi i provvedimenti.
La parte in fatto, iniziale e descrittiva, dà, infatti, conto anche del testo della
delibera di Giunta, i motivi in diritto sono proposti avverso il decreto e la
deliberazione, e nel corpo delle censure ci si riferisce sempre ai “provvedimenti
impugnati” dei quali, nelle conclusioni, si chiede l’annullamento.
1.2. Così precisato l’oggetto del giudizio e tenuto conto della concreta
formulazione della domanda, il Collegio ritiene che l’eccezione di carenza di
giurisdizione debba essere respinta, essendo la controversia radicata avanti al
giudice amministrativo legittimato in sede di riparto.
A sostegno dell’assunto è sufficiente richiamare la motivazione dell’ordinanza delle
Sezioni Unite, segnalata dalla stessa difesa della controinteressata nella memoria
conclusiva, ordinanza intervenuta su regolamento di giurisdizione promosso in un
analogo giudizio (il n. 926/10 R.G.), proposto proprio innanzi a questo Tar
sempre nei confronti, tra gli altri, dellaMonterosso.
Le Sezioni Unite, con l’invocata ordinanza del 3 novembre 2011, esattamente la n.
22733 (non risultando corretto il numero citato nella sentenza n. 213/12, che ha
definito il giudizio n. 926/10 R.G. cit., riportata dalla controinteressata), hanno:
- riconosciuto che “spettano alla giurisdizione generale di legittimità del giudice
amministrativo le controversie nelle quali, pur chiedendosi la rimozione del
provvedimento di conferimento di un incarico dirigenziale (e del relativo contratto
di lavoro), previa disapplicazione degli atti presupposti, la contestazione investa
direttamente il corretto esercizio del potere amministrativo mediante la deduzione
della non conformità a legge degli atti organizzativi, attraverso i quali le
amministrazioni pubbliche definiscono le linee fondamentali di organizzazione
degli uffici e i modi di conferimento della titolarità degli stessi”;
18di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
- nello specifico giudizio, affermato la giurisdizione del giudice ordinario, rilevando
che “l'oggetto di impugnazione è costituito esclusivamente dagli atti di
conferimento degli incarichi e dalla delibera relativa alla cessazione degli incarichi
dei ricorrenti: sicché l'illegittimità di quest'ultima deriverebbe non da una diversa
scelta organizzativa dell'amministrazione, che dovrebbe essere valutata dal giudice
amministrativo, ma direttamente dal conferimento degli incarichi esterni, come
evidenzianti l'intenzione dell'amministrazione di adottare una scelta di
esternalizzazione degli incarichi, la quale, tuttavia, deve plausibilmente trovare
sostanza in un atto autonomo che colleghi "cessazione degli incarichi interni" e
"conferimento degli incarichi esterni" e deve necessariamente essere oggetto di
specifica impugnazione”.
Nel caso in esame, invece, come si è già sopra precisato, oggetto principale della
lite è proprio l’atto col quale l’amministrazione fissa i modi di conferimento
dell’incarico e manifesta l'intenzione di adottare, ai sensi degli art. 9 l.r. n. 10/2000
e 11 l.r. n. 20/2003, una scelta organizzativa di esternalizzazione, espressione di un
potere pubblico discrezionalmente esercitato in termini generali (programmi di
attività, criteri e procedure di conferimento, determinazione di ricorrere all’esterno:
cfr. art. 2, co. 1, D.lgs. 30 marzo 2011, n. 165), rispetto al quale rilevano posizioni
giuridiche soggettive di interesse legittimo.
1.3. E che si tratti, in casi del genere, di atti di organizzazione è confermato
testualmente pure dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 156 del 28 aprile
2011, con la quale è stato dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione tra
enti promosso dal Presidente del Consiglio dei Ministri a seguito di deliberazioni
della Giunta della Regione siciliana adottate ai sensi dell'art. 9, comma 8, l.r. n. 10
del 2000, proprio sul presupposto che “Le delibere impugnate sono riferibili
all'organizzazione degli uffici regionali, materia di competenza legislativa esclusiva
regionale”.
19di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
Né muta i termini della questione la circostanza che la delibera di Giunta,
impugnata insieme al provvedimento presidenziale di nomina, contenga, oltre alle
riferite scelte macro-organizzative, anche l’individuazione del soggetto cui
attribuire l’incarico, prodromica a sua volta all’adozione del pedissequo
provvedimento presidenziale.
Anche a concedere al provvedimento della Giunta la duplice valenza di atto
macro-organizzativo e gestionale-paritetico di conferimento dell’incarico, sussiste
comunque la giurisdizione del giudice amministrativo, atteso che il conferimento
dell’incarico alla Monterosso è logicamente consequenziale all’adozione di criteri
di conferimento che, secondo la prospettazione di parte ricorrente, sono stati
elaborati proprio allo scopo di pervenire illegittimamente alla ritenuta assenza di
professionalità interne all’Amministrazione, circostanza necessaria, a sua volta, per
supportare la determinazione di ricorrere all’esterno per attribuire l’incarico.
Entrambe le scelte implicano, come appare evidente, un momento valutativo
discrezionale ed autoritativo, del tutto incompatibile con un atto paritetico di
gestione proprio del rapporto di lavoro pubblico privatizzato (sul carattere
discrezionale delle nomine dirigenziali che “rende non implausibile” l'affermazione
della propria giurisdizione da parte del giudice amministrativo, cfr. anche Corte
Cost., 23 marzo 2007, n. 104).
Deve, pertanto, essere ritenuta e dichiarata la giurisdizione del giudice
amministrativo.
2. Ciò puntualizzato, occorre dar conto degli altri rilievi di inammissibilità.
Ritiene il Collegio che, tra questi, sia logicamente preliminare quello che si appunta
sulla proposizione del ricorso in forma collettiva. Rileva la controinteressata che
sussisterebbe un conflitto di interessi tra le posizioni dei ricorrenti, posto che
entrambi assumono di essere in possesso dei requisiti necessari per ricoprire il
posto – che è unico - di Segretario Generale.
20di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
Si difendono i ricorrenti, rilevando che essi non chiedono la nomina al posto di
Segretario Generale, ma il riconoscimento dell’intervenuta lesione dell’interesse
legittimo ad un corretto esercizio della discrezionalità amministrativa nelle scelte di
natura macro-organizzativa adottate dalla Regione con la delibera impugnata.
2.1. La difesa sul punto è persuasiva, sicché l’eccezione è da respingere.
In effetti le censure mosse dai ricorrenti, come si è già detto, sono dirette avverso i
criteri, le procedure di valutazione e la determinazione della Regione di ricorrere
all’esterno, previa affermazione di non rinvenibilità nei propri ruoli delle
professionalità richieste.
Invero l’Amministrazione convenuta non avrebbe reso pubblica la disponibilità del
posto vacante, né avrebbe pubblicato un avviso interno che informasse i dirigenti
della necessità di coprire l’incarico e della professionalità richiesta e
conseguentemente non ha potuto acquisire la disponibilità dei dirigenti
all’assunzione dell’incarico attraverso la trasmissione dei loro curriculum,
limitandosi ad esaminare le professionalità interne mediante valutazione delle
schede sintetiche contenute nell’archivio informatico, non aggiornate e comunque
non specificamente e congruamente formulate con riferimento all’incarico da
attribuire. Peraltro il conferimento dell’incarico sarebbe avvenuto sulla scorta di
criteri alquanto incoerenti rispetto alla natura e alle caratteristiche dei programmi
da realizzare nell’ambito delle competenze proprie della Segreteria generale,
venendo meno alle prescrizioni imposte dall’art. 9, comma 1, L.r. n.10 del 2000.
Ne consegue che l’eventuale annullamento della deliberazione di Giunta e del
conseguente atto di nomina avrebbe come esito non l’attribuzione dell’incarico, ma
soltanto la riedizione del potere discrezionale secondo l’effetto conformativo.
3. Se, però, in questi termini astratti non vi sono ragioni per escludere la
proponibilità di un ricorso in forma collettiva, va aggiunto che i due ricorrenti
assumono di avere un interesse legittimo al corretto esercizio del potere, in quanto
21di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
entrambi in possesso dei requisiti necessari a ricoprire quel posto, mentre la difesa
della Monterosso assume che essi non avrebbero titolo, ai sensi della normativa
vigente (artt. 9, co. 4 e 8, l.r. n. 10/2000 e 11, co. 4 e 5, l.r. 20/03), ad assumere
l’incarico di Segretario generale, essendo dirigenti di terza fascia. Per questo
motivo sarebbe ravvisabile una carenza d’interesse.
3.1. Rileva a tal proposito il Collegio che sebbene sia stata proprio la stessa Giunta,
nell’atto impugnato, a scrutinare anche questa categoria di dirigenti, compresi i due
ricorrenti, scegliendo espressamente di effettuare “una seconda ricognizione con
riferimento ai dirigenti anche di terza fascia, che abbiano ricoperto incarichi di
struttura di massima dimensione”, sicché gli odierni ricorrenti sono stati parte del
procedimento, per altro non è in loro ravvisabile la qualità di “giusta parte” cui
corrisponde l’interesse sostanziale a ricorrere.
È corretto, infatti, il rilievo della controinteressata, condiviso peraltro
espressamente dalla difesa dell’amministrazione (sia pure con espresso riferimento
solo all’art. 9, l.r. n. 10/00: vd. pag. 3 della memoria del 28 marzo 2013), secondo
cui la normativa regionale non consente l’affidamento degli incarichi di dirigente
generale ai dirigenti di terza fascia.
3.2. Occorre dare rapidamente conto della normativa in questione.
Ai sensi dell’art. 9, co. 4, l.r. n. 10/00 l'incarico di dirigente generale può essere
conferito “a dirigenti di prima fascia, e nel limite di un terzo, che può essere
superato in caso di necessità di servizio e nel rispetto del limite numerico di cui alla
tabella A allegata alla presente legge, a dirigenti di seconda fascia ovvero a soggetti
di cui al comma 8”, ossia a persone non dei ruoli dell’Amministrazione.
L’art. 11 l.r n. 20/2003, contenente “Misure urgenti per la funzionalità
dell’Amministrazione regionale”, dopo aver stabilito che l’incarico di dirigente
generale poteva essere affidato a dirigenti di prima fascia o ad esterni (comma 4),
prevedeva al comma 5, nella sua originaria stesura, che “L’incarico di dirigente
22di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
generale può essere, altresì, conferito a dirigenti dell’amministrazione regionale,
appartenenti alle altre due fasce, purché, in tal caso, gli stessi siano in possesso di
laurea, abbiano maturato almeno sette anni di anzianità nella qualifica di dirigente,
…”
L’inciso “appartenenti alle altre due fasce” veniva impugnato dal Commissario
dello Stato che rilevava come la previsione “si porrebbe in contrasto con l'art. 97
della Costituzione sotto il profilo del buon andamento della pubblica
amministrazione, in quanto consentirebbe il conferimento delle funzioni di
dirigente generale anche ai dirigenti della c.d. "terza fascia" (i quali, prima
dell'entrata in vigore della L.R. 15 maggio 2000, n. 10, recante "Norme sulla
dirigenza e sui rapporti di impiego e di lavoro alle dipendenze della Regione
Siciliana. Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali. Istituzione dello
Sportello unico per le attività produttive. Disposizioni in materia di protezione
civile. Norme in materia di pensionamento", svolgevano funzioni direttive e non
dirigenziali) senza alcuna verifica delle loro capacità professionali ed attitudinali in
relazione al nuovo incarico”. Con ord. 28 aprile 2004, n. 131 la Corte
Costituzionale dichiarava cessata la materia del contendere, rilevando che “dopo la
proposizione del ricorso, la legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 13
novembre 2003 è stata promulgata (L.R. 3 dicembre 2003, n. 20) con omissione
delle parti impugnate, sicché risulta preclusa la possibilità che sia conferita efficacia
alle disposizioni censurate”.
3.2. Ne consegue che l’art. 11, co. 5, l.r. n. 20/03, come promulgato e vigente,
privo di quell’inciso, importa che l’incarico di dirigente generale non può essere
attribuito ai dirigenti di terza fascia, categoria avverso cui si incentravano
specificatamente i rilievi del Commissario.
Né tale esegesi può dirsi inficiata dall’ultimo periodo del co. 5, a’ sensi del quale
“La distinzione in fasce non rileva ai soli fini del conferimento dell'incarico di cui
23di 32 AGGIORNATO AL 24 SETTEMBRE 2015
al presente comma”, su cui si concentra la difesa dei ricorrenti (vd. pag. 23 della
memoria del 3 marzo 2014). In un’interpretazione logica complessiva della
disposizione, che tenga conto anche del suo iter, tale periodo può riferirsi solo ai
dirigenti di prima e seconda fascia, quest’ultimi non incisi dall’intervento del
Commissario dello Stato (anche se in effetti non più contemplati espressamente
dal testo come promulgato, ma pur sempre menzionati nel co. 4 dell’art. 9 l.r. n.
10/00), la cui posizione comunque non viene in rilievo nel caso in esame.
3.3. Il ricorso è, quindi, inammissibile per carenza d’interesse, essendo stati i
ricorrenti, quali dirigenti di terza fascia, illegittimamente scrutinati e non potendo
aspirare, neanche in caso di riedizione del potere, al conseguimento dell’incarico
per il quale è vertenza.
3.4. Siffatta inammissibilità colpisce ovviamente non solo la pretesa impugnatoria,
ma anche quella risarcitoria, che peraltro sarebbe già tendenzialmente
incompatibile con la domanda di annullamento così come articolata.
Ed infatti, per un verso, l’annullamento dell’atto presupposto, supportato da un
preteso interesse solo oppositivo, si sarebbe posto già come integralmente
satisfattivo della pretesa, giacché l’amministrazione avrebbe dovuto rinnovare la
procedura conformandosi alle prescrizioni contenute in sentenza; per altro verso
poi, i due ricorrenti, quali dirigenti di terza fascia, non hanno titolo a lamentare
danni risarcibili, quali perdita di chance o danni all’immagine (in ipotesi neppure in
via autonoma, se pure la domanda di annullamento la si volesse qualificare
subordinatamente come mera domanda di accertamento dell’illegittimità dei
provvedimenti impugnati), non potendo in ogni caso aspirare all’incarico di
Segretario generale.
Per tutto quanto esposto il ricorso è, nel suo complesso, inammissibile.
4. Il collegio ritiene opportuno dar conto anche di un’altra eccezione di
inammissibilità, connessa alla irrituale notificazione dei motivi aggiunti, che viene
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esaminata per la sua stretta correlazione con il percorso argomentativo sin qui
svolto.
4.1. Col ricorso principale è stato chiesto di “annullare i provvedimenti impugnati
e condannare i convenuti al risarcimento dei danni morali e di perdita di chance in
favore dei ricorrenti”. I due ricorrenti hanno cioè fatto leva sullo strumento
impugnatorio, supportato dall’interesse strumentale e oppositivo di cui si è detto,
unendovi una domanda risarcitoria.
Analoghe richieste hanno poi svolto coi motivi aggiunti, aventi ad oggetto la
deliberazione della Giunta Regionale n. 49 del 5 febbraio 2013, adottata dal neo
eletto Presidente della Regione ai sensi dell’art. 9, co. 3, l.r. n. 10/00, di conferma
dell’incarico già conferito alla dott.ssa Monterosso con deliberazione n. 248/12.
Anche rispetto ad essa i ricorrenti, coi motivi aggiunti, hanno manifestato il
proprio interesse oppositivo, specificando che la conferma del predetto incarico,
quale atto consequenziale degli atti presupposti impugnati con il ricorso
introduttivo, deve essere annullato congiuntamente a questi, con richiesta di
risarcimento dei danni.
4.2. Il ricorso per motivi aggiunti non è stato però introdotto ritualmente, essendo
stato notificato personalmente alla controinteressata anziché presso il procuratore
costituito, come invece prescritto dal comb. disp. artt. 43, co. 2, c.p.a. e 170 c.p.c..
La controinteressata non si è costituita avverso il nuovo ricorso, limitandosi nella
memoria sul ricorso principale, predisposta in vista dell’udienza pubblica, ad
evidenziare l’irritualità della notificazione, senza accettare il contraddittorio, il che
esclude che l’atto abbia comunque raggiunto lo scopo cui era diretto.
È vero che, secondo una condivisibile esegesi, nel processo amministrativo, ed in
particolare nel rito ordinario, a tale irritualità non consegue necessariamente
l’inammissibilità dei motivi aggiunti.

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Considerato che la domanda nuova potrebbe essere proposta anche con ricorso
separato, notificato evidentemente alla parte personalmente, e potendo poi il
giudice provvedere alla riunione dei ricorsi ai sensi dell’art. 70 c.p.a. (art. 43, co. 3,
c.p.a.), risulterebbe illogico dichiarare inammissibile un ricorso che, se proposto in
via autonoma, poteva essere riunito e deciso con un'unica sentenza, con un esito,
dunque, sostanzialmente analogo a quello che si realizza, in termini di
concentrazione processuale, con la proposizione di motivi aggiunti.
Ne consegue che il ricorso per motivi aggiunti potrebbe andare indenne dalla
sanzione dell’inammissibilità per omessa notifica al procuratore costituito, solo ove
presenti i requisiti per essere considerato quale autonomo gravame, spettando
sempre al giudice la qualificazione dell’azione (cfr. art. 32 c.p.a.).
Tali requisiti non sono però ravvisabili nel caso di specie: il ricorso per motivi
aggiunti è strutturato come puramente accessorio ed incidentale, articolato con un
generico richiamo al contenuto del ricorso originario. Mancando di un’esposizione
sommaria dei fatti, ma soprattutto di motivi specifici di doglianza, esso, in base al
disposto dell’art. 40 c.p.a., è inammissibile (pure) come ricorso autonomo.
4.3. Né – si aggiunge per completezza espositiva, nulla avendo sul punto dedotto la
difesa di parte ricorrente – si può ipotizzare la natura di atto consequenziale o
meramente confermativo della nuova delibera di Giunta, sicché potrebbe
sostenersi che l’impugnativa avrebbe natura solo cautelativa e permanga (ove
esistente, il che si è escluso) l’interesse sotteso al ricorso principale, discendendo
dall’annullamento della deliberazione con esso impugnata, come effetto
automatico, la caducazione della deliberazione assunta dalla nuova Giunta.
Proprio la speciale ratio sottesa all’art. 9 l.r. 10/00 ed in particolare al co. 3, ossia il
complesso ed eccezionale sistema dello spoil system per i dirigenti delle strutture di
massima dimensione, con le peculiari valutazioni ad esso sottese, porta ad

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escludere che l’atto della Giunta abbia natura meramente confermativa o
consequenziale.
4.4. L’inammissibilità dei motivi aggiunti, che di per sé supera ogni altra questione
preliminare eccepita da controparte, compresa quella sulla giurisdizione,
comporterebbe comunque l’improcedibilità del ricorso principale per sopravvenuta
carenza d’interesse (ammesso - si ribadisce - che esista ab origine un interesse a
ricorrere), risultando gli atti impugnati ormai superati dalla deliberazione n. 49/13,
non ritualmente impugnata.
5. La novità e complessità delle ragioni poste a base della presente decisione
giustificano la compensazione integrale delle spese della lite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara
inammissibile. Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 16 aprile 2014 con
l'intervento dei magistrati:
Filoreto D'Agostino, Presidente
Caterina Criscenti, Consigliere, Estensore
Maria Cappellano, Primo Referendario
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 15/05/2014 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
https://www.giustizia-
amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=
AFKZPYBSPQXH6VT5RD3OPY23GM&q=PATRIZIA%20or%20MONTEROSSO

N. 02730/2014 REG.PROV.COLL.

N. 03861/1994 REG.RIC.
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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3861 del 1994, proposto da:
Monterosso Vincenzo e riassunto, a seguito del suo decesso, dagli eredi. Rausa
Salvatrice, Monterosso Maria Elvira eMonterosso Patrizia, rappresentati e difesi
dagli avv. Antonio Vitale e, Katia Gloria, con domicilio eletto presso lo studio
dell’avv. Cristina Gulisano in Catania, largo Bordighera, 23;
contro
Comune di Piazza Armerina (En), in persona del legale rappresentante p.t.
rappresentato e difeso dall'avv. Marcella Polizzotto, con domicilio eletto presso lo
studio dell’avv. Gaetano Leo in Catania, piazza S.M. della Guardia, 28;
per l'accertamento
del diritto a percepire il trattamento retributivo nel periodo 1° luglio 1992- 13
aprile 1993 e conseguente condanna dell'Amministrazione.

Visti il ricorso e i relativi allegati;


Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di piazza Armerina (En);
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;

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Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 ottobre 2014 la dott.ssa Gabriella
Guzzardi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
Con il ricorso introduttivo, proposto dal signor Monterosso Vincenzo e
proseguito in riassunzione dai suoi eredi, viene rivendicato il diritto alla percezione
degli emolumenti e dei connessi accessori per il periodo in cui il ricorrente non ha
espletato il proprio servizio alle dipendenze del Comune intimato, malgrado avesse
richiesto di potere prolungare la permanenza in servizio oltre il limite dei
sessantacinque anni d’età, nelle more del raggiungimento del minimo pensionabile,
in coerenza con i principi enunciati dalla Corte Costituzionale con la sent. n. 282
del 18/06/1991.
Specifica il ricorrente che la delibera di G.M. n. 445 del 9/04/1992 con la quale era
stato posto in quiescenza per raggiunti limiti d’età, malgrado la presentazione
dell’istanza di mantenimento in servizio, è stata revocata con delibera di G,M n.
1118 del 26/10/1992, e che solo con delibera di G.M. del 9/03/1993 è stato
riammesso in servizio, dopo nove mesi e tredici giorni di illegittima interruzione
del rapporto lavorativo. Chiede conseguentemente la restituito in integrum per il
periodo intercorso tra il primo luglio 1992 (data di effettiva interruzione del
rapporto) al 13 marzo 1993 (data di riammissione in servizio) e la condanna del
Comune al pagamento delle relative mensilità retributive con i relativi ratei di
tredicesima mensilità e connessa regolarizzazione contributiva, oltre ad interessi e
rivalutazione monetaria.
Il Comune di Piazza Armerina, costituito in giudizio, ha chiesto il rigetto delle
pretese azionate sul presupposto che non sarebbe intervenuto l’accertamento
giurisdizionale di illegittimità dell’operato dell’amministrazione la quale, peraltro,

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avrebbe revocato e non annullato l’atto di collocamento in quiescenza del
ricorrente.
Con atto di intervento depositato in data 23 febbraio 2012 si sono costituiti in
giudizio i signori Rausa Salvatrice, MonterossoMaria Elvira
e Monterosso Patrizia, aventi causa del signor Monterosso Vincenzo che, fatte
proprie le ragioni dedotte in ricorso ne hanno chiesto l’accoglimento.
Con Decreto Presidenziale n. 1177/14 è stato revocato il precedente decreto di
perenzione n 3932/13 sulla scorta della dichiarazione di interesse ex art. 1 comma
2, all. 3 al c.p.a., notificata in data 4/02/2014 e successivamente depositata in
giudizio.
Con memoria depositata in data 15 luglio 2014, parte ricorrente ha ribadito le
richieste contenute in ricorso.
Alla Pubblica Udienza del 7ttobre 2014 la causa è stata trattenuta per la decisione.
Tutto ciò premesso in fatto, il Collegio rileva la fondatezza delle pretese di parte
ricorrente.
Il signor Monterosso Vincenzo è stato posto in quiescenza al raggiungimento del
sessantacinquesimo anno d’età, malgrado lo stesso non avesse maturato, a quella
data, il periodo minimo richiesto per il conseguimento della pensione, ed avesse
proposto apposita istanza di permanenza in servizio fino alla maturazione di tale
minimo. Ciò determina la violazione del dictum della Corte Costituzionale che con
la sent. n. 282 del 18/06/1981 ha dichiarato la illegittimità dell’art. 4, I comma del
DPR 1092/1973 nella parte in cui non consentiva al personale la permanenza in
sevizio, fino al raggiungimento del numero minimo di anni per ottenere il
trattamento di quiescenza.
L’Amministrazione Comunale ha infatti adottato il provvedimento di
collocamento a riposo del signor Monterosso Vincenzo in applicazione di una
disposizione dichiarata incostituzionale in parte qua, ponendo in essere così un
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atto illegittimo che è stato successivamente revocato dalla stessa Amministrazione
che ha esplicitamene riconosciuto la mancata applicazione del principio di cui alla
richiamata sentenza della C. Costituzionale e, conseguentemente l’imputabilità a sé
stessa della mancata prestazione lavorativa del dipendente nel periodo di
riferimento.
Il ricorso va pertanto accolto e va conseguentemente dichiarato l’obbligo del
Comune intimato di corrispondere agli aventi causa dell’originario ricorrente, le
somme richieste, corrispondenti ai ratei stipendiali non goduti dallo stesso nel
periodo di illegittima interruzione del servizio, con relative quote di tredicesima
mensilità e con regolarizzazione contributiva ed assicurativa, oltre alla rivalutazione
monetaria e agli interessi maturati sulle somme dovute.
Sotto quest’ultimo aspetto si rileva che a) il divieto di cumulo fra rivalutazione
monetaria e interessi, sancito per i crediti di lavoro dall'art. 22, comma 36, della L.
23 dicembre 1994, n. 724, trova applicazione soltanto per gli inadempimenti
successivi all'entrata in vigore di tale norma (e quindi dal 1 gennaio 1995); b) come
è stato di recente ribadito dalla Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con la
decisione n. 18 del 13 ottobre 2011, gli interessi legali sono dovuti sugli importi
nominali dei singoli ratei, dalla data di maturazione di ciascun rateo e fino
all'adempimento tardivo, e le somme da liquidare a tale titolo devono essere
calcolate sugli importi nominali dei singoli ratei, secondo i vari tassi in vigore alle
relative scadenze, senza che gli interessi possano, a loro volta, produrre ulteriori
interessi;c) la rivalutazione deve essere calcolata sull'importo nominale dei singoli
ratei e va computata con riferimento all'indice di rivalutazione monetaria vigente al
momento della decisione; la somma dovuta a tale titolo, stante la sua natura
accessoria, non deve essere a sua volta ulteriormente rivalutata;d) come è stato
precisato dalla più recente Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 18 del 5
giugno 2012, inoltre, il calcolo di rivalutazione monetaria e interessi sulle somme
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dovute ai pubblici dipendenti deve essere effettuato sull'ammontare netto del
credito del pubblico impiegato e non sulle somme lorde poste a base del prelievo
fiscale e previdenziale (v., ex plurimis, Cons. Stato, III, 21 dicembre 2012, n. 6622).
Le spese seguono, come di regola, la soccombenza e si liquidano in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania
(Sezione Seconda),
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie
con gli effetti di cui in parte motiva.
Spese a carico del Comune intimato nella misura che si liquida in Euro mille\00
oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 7 ottobre 2014 con
l'intervento dei magistrati:
Gabriella Guzzardi, Presidente, Estensore
Daniele Burzichelli, Consigliere
Francesco Mulieri, Referendario
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 15/10/2014 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
https://www.giustizia-
amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=JNV
34DZ4UFZJEITPJICSFWI3XY&q=PATRIZIA%20or%20MONTEROSSO

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

http://isolapulita.blogspot.it/2015/09/blog-post_66.html

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