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Capitolo 1 Le basi scientifiche della geografia umana

1.1 Logiche scientifiche, teorie e modelli.


Una qualsiasi disciplina pu essere considerata Scienza nel momento in cui si viene a
identificare e legittimare come tale in termini di:
1)
ambito di conoscenze che in grado di produrre
2)
livello raggiunto dal linguaggio specificousato nel descrivere,organizzare e interpretare le
fonti raccolte per produrre conoscenze
3)
metodologia seguita e la sua coerenza con le teorie che la ispirano.
Perci un corpo di conoscenze costituisce una disciplina impostata su basi scientifiche soltanto
quando questa disciplina si pone un obiettivo diverso da quello delle altre e raggiungibile
attraverso metodi rapportati a teorie sue proprie. Il triangolo obiettivo,teoria,metodo
costituisce lo statuto epistemologico della disciplina (in geografia umana concretizzabile per
scissione).
Una qualunque produzione scientifica di conoscenza avviene attraverso tre livelli successivi:
1)
livello logico = scomposizione delloggetto da studiare e analisi dettagliata dei suoi
contenuti in stretto rapporto con i principi
di evidenza, riduzione, causalit ed esaustivit (LOGICHE DISGIUNTIVE)
1A) Evidenza: accettare tutto ci che appare chiaro e distinto nella mente, indiscutibile.
1B) Riduzione: il problema da analizzare deve essere scomposto in tante parti o aspetti
1C) Causalit: deve individuare le cause che permettono di interpretare il problema stesso,
partendo dallipotesi che esista un ordine logico tra i vari oggetti.
1D) Esaustivit: il problema deve essere studiato attraverso indagini complete, come i censimenti
e le rassegne, in modo da evitare che nulla risulti tralasciato nellanalisi scientifica delloggetto.
**ES**: Se il fenomeno da studiare fosse il turismo in una determinata area geografica,
applicando il principio di evidenza, lanalisi dovrebbe essere circoscritta agli elementi geografici,
ambientali, economici ed umani presenti sul territorio oggetto di studio e legati direttamente al
turismo (si pensi al clima, alle risorse idroterapeutiche, strutture museali). Secondo il
principio di riduzione lo studioso dovrebbe scomporre il fenomeno turistico in tutti i suoi
segmenti (balneare,culturale) individuando per ogni segmento i luoghi e le aree in cui esso si
manifesta. Per il principio di causalit, attraverso il mezzo cartografico, necessario per
rappresentare le distribuzioni e interazioni spaziali, il geografo cerca di cogliere le analogie e le
differenze messe in luce dalle diverse configurazioni spaziali, e quindi le cause che ne possono
fornire una spiegazione.
Dagli anni ottanta e novanta del XX secolo, alle logiche scientifiche appena descritte si sono
aggiunte nuove teorie, introdotte dal cosiddetto pensiero postmoderno e conosciute
come teorie della complessit, che hanno contrapposto ai precedenti apparati logici
le LOGICHE CONGIUNTIVE, basate sui principi di:
1)
Pertinenza: ogni oggetto viene definito soltanto in rapporto alle intenzione esplicite o
implicite dellosservatore
2)
Olismo: ogni oggetto va percepito globalmente e in relazione allambiente cui appartiene
3)
Finalit: si devono identificare ipotetici progetti riguardo al fenomeno oggetto di studio
4)
Aggregativit: invece di far ricorso a censimenti si ritiene pi opportuno far ricorso,
allinterno del contesto da analizzare, ad alcuni aggregati di elementi scelti dallosservatore.

(es. interviste ad alcuni testimoni in grado di simulare, con un elevato margine di attendibilit, la
struttura dellintera popolazione).
Secondo i dettami logici cartesiani : il territorio descritto in termini di relazioni causa
effetto (determinismo logico). Il territorio concepito come un oggetto.
Secondo la logica della complessit, invece : il territorio descritto in base ai comportamenti
(es. comportamento della comunit umana locale nei confronti del ciclo dellacqua, dei processi
di globalizzazione). Il territorio concepito in relazione al progetto per cui la conoscenza
prodotta.
Sulla base delle logiche (disgiuntive e congiuntive) lo studioso, e quindi anche il geografo,
costruisce le sue teorie e modelli. La TEORIA la costruzione astratta di un modello, che si
colloca al di sopra di questo, e pu quindi essere paragonata a una struttura logica (costituita da
ipotesi,assiomi e sillogismi basati sul rigore logico formale, in grado di condurre lo studioso
allindividuazione di una o pi leggi generali). A sua volta, una teoria pu generare modelli,
espressi utilizzando un linguaggio comune o formalizzato ( come quello matematico, utilizzando
quindi equazioni e disequazioni).
1.2 Metodi, fonti, strumenti, diacronia e sincronia.
Considerando il livello del metodo (2), lo studioso di geografia umana pu procedere sia per
induzione che per deduzione: entrambi i metodi sono oggi seguiti da quasi tutte le scienze
sociali.
Metodo induttivo = assai frequente, tipico delle scienze sperimentali (chimica, fisica
tradizionale, biologia, statistica) la fase di partenza costituita dallosservazione dei fatti
umani in quanto distribuiti sulla superficie terrestre o su parte di essa, passando poi a
classificarli,descriverli e rappresentarli per giungere infine a generalizzazioni che
costituiscono laspetto teorico (a posteriori).
Metodo deduttivo = tipico delle scienze astratte (scienze matematiche) , si parte dallaspetto
teorico ( a priori) attraverso la fissazione di ipotesi e quindi si imposta tutta una serie di
ragionamenti astratti (basati spesso sulluso dei sillogismi) per giungere a una o pi leggi
generali.
Il livello delle fonti e degli strumenti si manifesta contestualmente a quello del metodo, e si
riferisce alluso combinato dei materiali (bibliografici,statistici) e dei mezzi di studio ritenuti
pi opportuni ed efficaci per procedere alla misurazione e alla rappresentazione dei fenomeni
oggetto di analisi. Tali strumenti, in geo umana, sono offerti soprattutto da due scienze
ausiliarie, la cartografia e la statistica (che di recente hanno beneficiato della costituzione dei
GIS).
La geografia umana (un tempo antropogeografia) la scienza preposta allanalisi della
distribuzione, localizzazione e organizzazione spaziale dei fatti umani secondo i loro assetti
organizzativi presenti sulla superficie terrestre (aspetto sincronico, contemporaneo) e secondo i
processi che nel corso del tempo hanno condotto alla formazione di tali assetti (diacronico).
1.3 Alcune questioni iniziali di lessico: ubicazione, localizzazione, scala

Scala = pu assumere un duplice significato: 1) dimensionale


2) cartografico
1) dimensionale = contesto spaziale al quale un qualsiasi studioso fa riferimento nellanalizzare
un determinato fenomeno.
Macro= analizzo su scala mondiale, europea.
Meso= analizzo su scala nazionale, regionale.
Micro = analizzo su scala di citt,arcipelaghi.
2)cartografico = il rapporto tra un unit convenzionale di distanza lineare fissata sulla carta e la
corrispondente distanza lineare nella realt terrestre.
Lo strumento che meglio di ogni altro rappresenta la distribuzione spaziale dei fatti umani la
scala. Ogni carta geografica dotata di una scala (detta scala di riduzione).
S= 1 (cm, dm) : 100.000 -> S= 1/100.000
1 cm sulla carta = 100.000 cm nella realt (1 km)
I fenomeni a grande scala dimensionale su carta sono rappresentati con una scala cartografica
molto piccola. Le due scale sono quindi legate da un rapporto inversamente proporzionale.
Ubicazione = sinonimo di collocazione di un luogo geografico in termini di posizione, si
riferisce ad un fenomeno statico (sincronico).
Localizzazione = si riferisce ad un fatto dinamico e mutevole nel tempo (diacronico): si
manifesta in fasi ed quindi un processo, un insieme di atti che avvengono in momenti
successivi.
Es. Ubicazione di una citt = definisce la sua posizione tramite coordinate
Localizzazione di una citt = si studiano i processi che nel tempo hanno contribuito a
trasformarla.
Ambiente = linsieme delle condizioni che influenzano i luoghi appartenenti ad un determinato
spazio geografico (anche condizioni di carattere sociale, umano, culturale e giuridico -> es. leggi
per la protezione dellambiente, parchi nazionali anni trenta).
Territorio = un sottoinsieme dello spazio geografico, territorio lo spazio geografico che stato
trasformato radicalmente dallazione delluomo organizzato in societ (es. da spazio inutilizzato a
spazio agricolo).
Le interazioni ambientali e spaziali si intendono rispettivamente in riferimento alle relazioni
biunivoche (verticali e orizzontali) = determinano lindividualit geografica di un luogo.
Verticali= connessioni esistenti tra i soggetti che agiscono sul territorio e le connotazioni
ambientali di ordine fisico, culturale, sociale
Orizzontali= legami che comportano una mobilit spaziale di persone, beni e informazione.
- Nellorganizzazione spaziale dei fatti umani i legami verticali e orizzontali interagiscono e si
condizionano a vicenda.
Es: lo sviluppo delle funzioni portuali di una localit costiera non dipende soltanto dalle
caratteristiche naturali del sito in cui ubicata (fondali,orografia relazioni verticali) , ma anche
dal fatto che essa sia prossima a regioni di arrivo/ partenza di forti traffici ( relazioni orizzontali):
1.5 Spazio geografico e sue categorie

Spazio geografico = un insieme di luoghi geografici, ed un concetto che si ricollega a quello di


spazio geometrico.
Evolvendosi il pensiero scientifico si evoluto parallelamente il concetto di spazio geografico.
Agli inizi del 900 lo spazio geografico era considerato ASSOLUTO (luoghi definiti sulla base della
posizione topografica). Ma in geografia bisogna considerare la variabile TEMPO.
Ciascun luogo geografico lo posso definire in base alla sua posizione topografica.
Posizione topografica: 1) latitudine 2) longitudine 3) altitudine
1)
Latitudine = la distanza angolare (in gradi) rispetto allequatore (parallelo zero) e
corrisponde allarco di meridiano.
2)
Longitudine = la distanza angolare di un luogo geografico rispetto ad un meridiano zero.
Dagli anni venti del novecento, lo spazio geo stato interpretato anche come spazio geo di tipo
RELATIVO o FUNZIONALE = quindi non solo pi sulla base delle coordinate geografiche, ma
anche in base al ruolo esercitato dai luoghi geografici.
A partire dagli anni settanta si aggiunge una terza categoria di spazio oggettivo, cio lo spazio
geo di tipo RELAZIONALE ( che si sviluppa a seguito del strutturalismo).
1.6 Regione e regionalizzazione
Strettamente collegato al concetto di territorio e di spazio geografico quello di REGIONE
GEOGRAFICA.
Prima definizione nel 700 con Buache = si viene ad identificare con il territorio in cui i
deflussi convergono verso un corso dacqua.
Definizione primi 900 (Vidal, possibilista) = la regione geografica lo spazio in cui una
comunit umana interagisce con uno o pi substrati fisici, creando un organismo geo. (substrato
inteso come linsieme delle possibilit che lambiente fisico offre al comportamento umano). I
fattori fisici negativi sono detti Vincoli.
Ultima definizione (anni trenta 900) = Regione come porzione di territorio caratterizzata da
una comune struttura geologica. La base di una regione quindi costituita dagli elementi che
hanno contribuito a originarla (elementi originari) e da quelli utilizzati dalla presenza umana
(elementi derivati).
Regione = termine legato alle geografie ma usato anche in altre discipline. Parti in cui viene
suddivisa la superficie terrestre. Concetto risalente all'antichit classica; vie d'acqua come
criterio importante per definire tali regioni = Bacino idrografico -> linee spartiacque -> diga
fluviale
Successivamente, per differenziare una qualunque regione geografica dalle altre, gli studiosi
hanno attribuito una grande importanza alle funzioni che tale porzione di territorio era in
grado di svolgere: in questo caso si studiano i luoghi appartenenti ad un ambito regionale in
relazione alle loro funzioni, mutevoli nel corso del tempo. Si parla allora di regione
funzionale, costituita in termini relativi (spazio geo relativo) : la regione viene infatti
paragonata ad un campo magnetico, governato da un magnete (capoluogo, polo = citt con
elevato livello funzionale) che si contrappone ad una periferia, ossia ad uno spazio ad essa
subordinato (rapporto centro periferia). Esempi : Modena (A), Bologna (B) e Milano (C).

A partire dagli anni settanta e ottanta del 900, per lo svilupparsi dellindirizzo sistemico del
strutturalismo, nasce il concetto di regione sistemica, nel significato di sistema territoriale
da compiersi tramite tre livelli di studio:
1) elementare = si prendono in considerazione gli elementi morfologici, climatici ed umani
che stanno alla base dellorganizzazione del territorio.
2) strutturale = si analizza la trama territoriale originata dagli elementi e dalle loro funzioni,
e quindi dalle relazioni spaziali che ne derivano.
3) sistemico = si individuano i processi , cio i comportamenti dinamici della struttura
causati da semplici mutamenti di sito degli elementi o da mutamenti delle funzioni svolte
( come nel caso della modernizzazione delle tecniche agricole). Sempre a livello sistemico la
regione viene considerata in tre contesti : esterno, di interesse, interno.
Regionalizzazione = processo finalizzato alla suddivisione dello spazio geografico in regioni, divenuto ufficiale
solo dal 1970.
A partire dagli inizi del '900 per regionalizzare il paesaggio si usano degli elementi umani.
Paesaggio = insieme delle fattezze sensibili che caratterizzano una data porzione di spazio
geografico ( sensibili -> percepite dai sensi: vista,tatto, olfatto...). Non costituito solo dalla
natura ma quando lo spazio geografico diventa territorio il paesaggio umanizzato (vedi
paesaggio agrario...). Quando il paesaggio dominato dalla funzione industriale possibile
creare una regione industriale -> il paesaggio pu quindi regionalizzare (per regioni umanizzate).
Il paesaggio dipende dalle funzioni del territorio. La regione definita dalla funzione del
paesaggio. Realt dinamiche -> spazio relativo
CRITERI PER LA REGIONALIZZAZIONE
1) Paesaggio
2) Relazioni orizzontali = mobilit di beni, persone e informazioni. Se lo studioso definisce lo
spazio relazionale , facilissimo creare un processo di regionalizzazione: dei luoghi A B e D si
isolano gli hinterland e si prendono ad esempio i dati di pendolarismo ( quante persone entrano
ed escono da una localit per lavoro) e si trova la citt che attira di pi -> definizione dei bacini
di gravitazione/ aree di influenza (sistemi locali del lavoro, confini dinamici).
Studio rapporto centro - periferia (polo di attrazione - polo di gravitazione)
CAP 2 Il rapporto "natura - uomo" nelle opere dei precursori della geografia
scientifica (Dalle origini alla prima met dell' Ottocento)
Il pensiero geografico ha origine circa 2400 - 2500 anni fa in Grecia.
IV sec. a.C. = Erodoto "Storie" : storico precursore della geografia umana. Pur trattando le
guerre tra greci e persiani, egli fa precedere la narrazione storica da descrizioni geografiche :
descrizione del clima e delle montagne, pianure, colline e stile di vita delle popolazioni che le
abitavano. Creando queste ambientazioni, si era reso conto che per creare una buona storia
bisognava creare altres valide premesse geografiche. Vicende storiche legate dunque alla
geografia, analizza perlopi i fatti storici, perci non pu essere considerato un precursore
della geografia umana a pieno titolo. Visit di persona l'Egitto,applicando il principio metodico
dell'osservazione.
III sec. a.C. = Eratostene -> importante viaggiatore, apogeo civilt ellenica, conoscitore di
tutti i luoghi legati alla Grecia e all'Egitto (era il celebre bibliotecario della Biblioteca di
Alessandria,centro culturale distrutto dagli arabi nel V secolo). Percorre la valle del Nilo fino a
Syene (Assuan). Scrive "Geografia" , primo autore a utilizzare questo titolo. Studia i fenomeni

legati alla fisica terrestre,precursore della geografia astronomica, si accorge che lungo la valle
del Nilo alle 12 i pozzi per l'irrigazione erano completamente illuminati ->calcola distanza di
5000 stadi tra Syene e Alessandria in base all'inclinazione dei raggi solari. Eratostene calcola
l'angolo formato dai raggi: 7_12. Calcola circonferenza terrestre moltiplicando per 50 i 5000
stadi tra Alessandria e Syene. E' stato il primo geografo, dunque, ad applicare il
metodo induttivo. Si convinse che la terra fosse un corpo sferico e non piatto,come si credeva
all'epoca -> Tolomeo : ipotizzer il sistema di astri geocentrico.
I sec a.C. = Il Mediterraneo dominato dalla civilt romana. Gli studiosi si rifanno a Erodoto
(Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane).
Plinio : arida descrizione del mondo allora conosciuto ( in Historia Naturalis),osserva colate
laviche Pompei
Strabone (64 a.C. - 20 d.C.): primo precursore in senso stretto della geografia umana,
osservatore del rapporto natura - uomo. Nel suo "Almagesto" si osserva una prima
formulazione delle leggi del sistema planetario geocentrico, nella "Geografia" troviamo il
tentativo di aggiornamento nel descrivere i luoghi,i costumi e le istituzioni politiche e civili
conosciute ai suoi tempi. Per Strabone la geografia umana illustra i singoli Paesi nella loro
situazione, nelle loro caratteristiche climatiche e biologiche,nei loro prodotti, istituzioni e in
tutto quanto ha attinenza con gli abitanti. Ma l'intento pratico, il solo che sembra preoccupare
veramente Strabone, quello di fornire un insieme ben coordinato di notizie agli uomini di
stato, capi militari, ai rettori delle province ecc. ai quali, secondo l'autore, la geografia
soprattutto necessaria. Geografia concepita quindi come disciplina socialmente motivata.
Tolomeo : con lui il termine geografia corrispondeva grossomodo a quello odierno di
cartografia e di topografia. Distingue tra corografia (disciplina che descrive le singole regioni
terrestri) e geografia (rappresentazione dell'ecumene, ovvero la porzione di terra
abitabile,mediante carte).
Ricordiamo inoltre che gi in epoca romana si conoscevano le regole e gli strumenti della
"pianificazione territoriale", in quanto l'espandersi della dominazione romana aveva dato
origine a una forma di riordinamento e ridistribuzione delle terre secondo i metodi
della centuriazione, che consisteva essenzialmente di tracciare due linee fondamentali,
il cardo (generalmente da nord a sud) e il decumano (gen. da est a ovest) e di altre linee ad
esse parallele, posizionate a distanze fisse, allo scopo di ottenere una quadrettatura regolare
del suolo agrario, suddiviso spesso in forma di centuriae, quadrati di 170 m per lato per una
superficie di circa 50 ettari.
Con la rottura dell'unit dell'Impero Romano l'ecumene inizi a disgregarsi,mancando un polo
di aggregazione come erano state in passato le citt di Atene, Alessandria e Roma. Di
conseguenza iniziano a disperdersi anche le conoscenze scientifiche recentemente acquisite;
durante il periodo medievale la chiesa imponeva i propri testi anche in materia di scienza, per
cui alcune concezioni, come quella relativa alla sfericit terrestre, vennero nuovamente
messe in discussione con il conseguente radicamento di convinzioni errate risalenti all'et
antica, come quella dell'inabitabilit dell'equatore e del circolo polare.
Nonostante non mancassero nuove conoscenze offerte dai numerosi viaggiatori arabi,
normanni e dai pellegrini in terra santa, le rappresentazioni cartografiche del mondo
conosciuto finirono per cristallizzarsi in schemi, come i mappamondi detti "del Beato" orientati
con l'est verso l'alto e Gerusalemme al centro del mondo.
Anche le concezioni generali sull' Universo, durante quasi tutto il Medioevo, erano fortemente
influenzate dalla religione. Dopo il Mille, si assiste a una nuova elaborazione dottrinale ad
opera di un secondo movimento cristiano, che va sotto il nome di "Scolastica" e i cui seguaci,
chiamati "Dottori", ispirandosi al pensiero greco, giungono al determinare che il commercio
internazionale, bench si debba ritenere uno strumento indispensabile per gli squilibri spaziali
tra popolazione e risorse, si debba altres considerare come una delle cause principali di
corruzione del costume nazionale e di debolezza per l'indipendenza dello Stato. Da qui l'unica
via conciliabile con il pensiero cristiano, quella del Giusto Prezzo (justum pretium) : secondo
tale concezione, la giustizia non era auspicabile solo tra gli uomini ma anche tra le regioni, tra
i regni e le signorie,le citt e le campagne, e pertanto gli autori dell'epoca condannavano i

patrimoni individuali eccessivi, partendo dal principio che era stata la provvidenza a
distribuire i vantaggi nello spazio e che quindi era ingiusto che una regione tentasse di
arricchirsi a discapito di un'altra (commercio equo-solidale).
Perci, sebbene il Medioevo sia stata un'epoca di grandi scoperte geografiche, bisogna
constatare che una delle sue opere di descrizione geografica quale "Il Milione" di Marco Polo
non si discosta pi di tanto da quanto enumerato nella "Geografia" di Strabone!
Si deve per attendere il XV secolo, con le imprese di Vasco da Gama,Colombo, Vespucci ecc.,
se si vuole assistere al capovolgimento delle concezioni medievali, basate sull'idea di giustizia
e del justum pretium. In questo periodo infatti i riflessi delle grandi scoperte geografiche si
fanno sentire sullo sviluppo del pensiero scientifico: avvento del mercantilismo, il cui
carattere essenziale si basa sulla volont di rafforzare il principe e la nazione, ritenuta sua
propriet personale, giungendo a un vero e proprio annullamento dei principi che avevano
dominato l'intero Medioevo.
All'inizio dell'et moderna la ricchezza, costituita principalmente dai metalli preziosi, viene
considerata come la causa principale della potenza del principe,in quanto la sua forza in
tempo di pace dipende dalla sua politica economica.Secondo tale concezione la guerra
costituisce il mezzo per arricchirsi a scapito delle economie vicine, pertanto sia in strategia
militare che sul piano economico bisognava attuare una concentrazione delle energie nello
spazio. Quindi :
epoca medievale = commercio di tipo locale, al massimo su scala interregionale
Dal XV secolo = in seguito alla scoperta del Nuovo Mondo, ingenti quantit di metalli
preziosi, spezie e legname pregiato affluiscono in Europa dando origine a un mercato sempre
pi ampio e diversificato, sia in termini di beni di largo consumo ( patata, pomodoro e cotone)
sia in termini di beni voluttuari. Mercantilismo = si fa pi che altro riferimento a una
corrente di pensiero priva di un corpo dottrinario in quanto derivante da
sollecitazione e direttive legate al mondo del commercio e degli uomini di stato
preoccupati del miglioramento della politica di governo. Questo sodalizio tra
statisti e mercanti permarr fino alla met del XVIII secolo.
JEAN BODIN (1530 - 1596) = precursore della geografia politica, il primo scrittore che
paragona il mondo ( considerato come una repubblica universale ) al corpo umano. Secondo
questo criterio di classificazione, le regioni del mondo, cos come accade per gli organi,
svolgono un'attivit particolare, e gli scambi che avvengono tra esse, culturali e commerciali,
sono indispensabili alla loro vita. Nella sua opera pi importante, Les six livres de la
Rpublique (1593) Bodin non crede a una forma di governo ideale da considerarsi valida per
ogni luogo e tempo. Profondamente relativista,si sforza di dimostrare l'esistenza tra le variet
presenti nella natura umana e le aree geografiche del globo terrestre.
Secondo il suo modello, le regioni terrestri dovrebbero dividersi in meridionali, temperate e
settentrionali, sulla base di tre fasce latitudinali di 30 gradi, ciascuna partendo dall'equatore
verso i poli (0-30 gradi, 30-60, 60-90). Come aveva gi precisato nel suo Mthodus (1566) ,
questo tipo di analisi era da ritenersi particolarmente valida in prossimit della zona
intermedia (30-60), per cui la regione settentrionale risultava ubicata tra il 50 - 60 parallelo,la
regione meridionale tra il 30-40 e la regione temperata tra il 40-50.
Ognuna di queste aree climatiche doveva essere messa in correlazione con popolazioni
caratterizzate da diverse inclinazioni e abilit e differenti stili di vita.
abitanti regioni settentrionali = maggiore predisposizione alle attivit manuali e in seguito
sviluppatesi nelle tecniche artigianali pi svariate (meccanica, metallurgica, tipografica...)
abitanti zona intermedia = attitudine ai commerci, all'economia e alla politica.
abitanti zona meridionale= maggiore versatilit alle attivit di tipo intellettuale, avendo
acquisito una lunga tradizione di "contemplazione".
La teoria Bodiniana si incentra quindi su due fattori : la posizione geografica assoluta e
il clima, capaci di spiegare i diversi caratteri dei popoli e le conseguenti attivit economiche.
GIOVANNI BOTERO (1522 - 1617) = di origini piemontesi, studia in seminario gesuita e
diventa sacerdote. Ha quindi la possibilit di seguire Carlo Borromeo come suo segretario:

risiede in vaticano dove pu accedere ai documenti degli archivi vaticani (grande privilegio
durante la Controriforma). Viene inviato a monitorare la situazione in Europa della chiesa
cattolica, e di questi viaggi stender relazioni (le relazioni degli ambasciatori erano
organizzate come questionari che riguardavano anche la morfologia dei territori, lo stato delle
acque, le condizioni del clima, i comportamenti della popolazione, informazioni sulle abitudini,
vita sociale,economica e religiosa dell'insediamento...) = notizie importanti dal punto di vista
scientifico e geografico, materiale che permetteva delle comparazioni e dei confronti. Botero
fu infatti il primo studioso a utilizzare il metodo comparativo in modo scientifico: nei suoi
scritti confronta i luoghi visitati (per es. piemontesi e friulani).
Opere : "Delle ragioni di stato" poco interesse geografico, influenzato da Machiavelli e
Bodin (filosofia politica). "Sulle cause della grandezza e della magnificenza delle
citt" = nel '500 si assiste all'espansione e allo sviluppo delle citt, in particolare di quelle
mercantili : incremento del fenomeno urbano come conseguenza dei commerci, non pi legati
a principi religiosi ma ai principi dello stato assoluto (precursore della geografia urbana,
applica il principio di causalit). "Relazioni universali" opera enciclopedica in 5 tomi,
l'ultimo pubblicato postumo = vero trattato di geografia che mette per in luce la fonte, il
materiale di studio su cui si basa l'opera, ovvero le relazioni degli ambasciatori. in quest'opera
si descrivono le parti del mondo allora conosciute, non pi copiate da Strabone, con aggiunte
ed errori, ma con descrizioni molto realistiche di tutti i territori dell'Europa, Medio Oriente,
Vicino Oriente ed Estremo Oriente (grazie a missionari come Matteo Ricci). Le Relazioni
Universali hanno dato adito ad un notevole dibattito (opera con fine non scientifico ma
politico) all'inizio del '900 da parte di Federico Chabod e Alberto Magnaghi (storico il primo e
studioso di geografia storica il secondo)sulla scientificit delle relazioni universali.
Chabod la critica perch la valuta da storico, osservando le inesattezze riportate, usando un
approccio di tipo sincronico ( opera di 400 anni prima valutata con gli occhi e i metodi del
'900).
Magnaghi fa notare l'errore di Chabod per cui l'opera doveva essere giudicata sulle possibilit
e i mezzi a disposizione dello studioso all'epoca della stesura dell'opera: Botero non si mai
dichiarato geografo, e un'opera che un trattato geografico la chiama, con onest
intellettuale "Relazioni universali" = si rif a Bodin e Machiavelli perch sono due grandi
autori che l'hanno preceduto. Originalit nell'uso del metodo scientifico comparativo, buon
descrittore ma non generalizzatore ( osservazione e interpretazione accurate dei fenomeni).
1600, 1700 = il geografo era confuso con il cartografo e lo statistico. Bisogna aspettare la
met dell'800 per una distinzione.
Ora si parla di Statistica = studio dei fatti legati alla vita degli stati.
Nel 1600 - 1700 regnava l'assolutismo statale. Il significato di statistica era diverso da quello
odierno,ovvero = metodologie che stanno alla base della misurazione di tutti i fatti naturali e
artificiali. In quell'epoca lo statistico era lo studioso degli affari di stato (popolazione,forme di
governo dei vari stati).
Anche la cartografia aveva un significato diverso da quello attuale, in cui il cartografo
competente nella costruzione delle carte e il geografo ha il compito di leggerle e interpretarle.
Nel 1600/1700 la figura del cartografo coincide con quella del geografo
Vauban (1633-1707) , noto ingegnere militare francese considerato il padre della geografia
applicata e della pianificazione regionale. Egli sarebbe anche stato il primo a introdurre in
maniera sistematica l'impiego di questionari,modelli di inchieste e di tavole statistiche valide
ancora oggi. Nella sua nota del 1699 propone un vero e proprio modello di inchiesta
geografica per la valorizzazione di un paese nuovo, dove sostiene la necessita di fare
analizzare un anno o due prima il Paese, sia quello gi abitato sia quelli che non lo sono
ancora e che sono idonei al popolamento, e a questo scopo inviarvi buoni ingegneri ed esperti
capaci di analizzare la qualit dell'aria,quella delle acque,la fertilit del suolo, la facilit del
commercio, i vantaggi che presentano determinati siti, le comodit dei corsi d'acqua e cos
via. In un'altra relazione,questo geografo del re oltre ad attribuire particolare importanza
all'analisi pedologica e ai condizionamenti imposti dalla vegetazione naturale, stima che nel

1910 il Canada raggiunger una consistenza demografica pari a 6,4 milioni di abitanti,
prevedendo un aumento a 25,6 nel 1970. Le rilevazioni ufficiali ne hanno calcolato 24 milioni
circa nel 1980.
Per Vauban, "il primo interesse del re quello della conservazione dei suoi popoli e del loro
incremento,perch la pi grande disgrazia che possa accadere allo stato il loro deperimento.
Il mezzo per impedirlo di conoscerli,di saperne il numero, le diverse qualit, le disposizioni
generali e particolari in cui si trovano". Per realizzare tutto ci, Vauban auspica la creazione di
un corpo ufficiali e commissari al censimento della popolazione. Vauban studi inoltre il Canal
du Midi in Francia, molto importante perch la rete stradale era pessima (costituzione di
canali artificiali, come i navigli degli Sforza a Milano). Il Canal du Midi secondo Vauban doveva
essere il diretto collegamento tra il Mediterraneo e l'Oceano Atlantico per evitare la
circumnavigazione di Spagna e Portogallo (stessa funzione del Canale di Suez). Vauban ritiene
che il Canal du Midi (o di Linguadoca) sia totalmente imperfetto, soprattutto per l'esistenza di
due parti terminali non idonee, quella costituita dal porto di Ste, zona paludosa soggetta ad
insabbiamenti, sia quella rappresentata dal tratto terminale del corso della Garonna, in cui il
canale sfocia e in cui si presentano spesso piene rovinose. Precursore della GEOGRAFIA
APPLICATA = applica le conoscenze geografiche per risolvere problemi reali di gestione del
territorio.
Michail Lomonosov (1711 - 1765) = Cartografo,costruisce le carte per risolvere i problemi
dei confini dell'Impero Russo,sempre pi in espansione verso l'Europa (con la fondazione di
San Pietroburgo).Lomonosov stabil il confine convenzionale che separa l'Europa e l'Asia
presso la catena degli Urali,sul fiume Ural, sulle coste del Mar Caspio e la catena del Caucaso.
Anche lui un precursore della geografia applicata: aldil di questo confine bisognava
russificare, quindi confine fisico per separare territori diversi dal punto di vista umano e
culturale. Nel suo pensiero emerge il concetto si uno spazio da analizzare in virt delle
trasformazioni storiche subite dal paesaggio, e quindi da studiare sulla base di un metodo
comparativo basato sul confronto dell'organizzazione spaziale contemporanea con quella
relativa ad epoche passate.
Inizio 1800 = formazione dei principi della scuola tedesca di geografia. Prima sede
Heidelberg, a fine '700, dove insegna Kant, filosofo e geografo, che scrive un trattato di
geografia in cui applica il principio del razionalismo.
Alexander von Humboldt (1769 - 1859) = Supportato soprattutto dall'osservazione diretta,
derivante dai suoi numerosi viaggi in Europa, in America e in Siberia. Nella sua opera
principale, "Kosmos" si basa su una concezione sistematica dello spazio, dove i diversi fattori
che decidono il carattere geografico di una regione sono circoscritti a quelli di ordine naturale
(clima,altitudine,flora,risorse del sottosuolo ecc.). Scrisse opere in tedesco e francese (lingua
della cultura e delle relazioni internazionali) : "Les voyages" e "Kosmos". E' il primo studioso
che studia il paesaggio naturalistico individuando le relazioni tra gli elementi e
interpretandole.
Karl Ritter (1779 - 1859) = anche lui docente come Humboldt all'universit di Berlino, nella
sua opera pi importante, "Erdkunde", considera lo spazio geografico come un ambito
terrestre da interpretare secondo il binomio natura - storia, per cui l'azione storica
dell'umanit viene concepita da Ritter come il pi attivo e il pi potente degli agenti di
trasformazione dello spazio terrestre.
In Italia , nella prima met dell'Ottocento :
Melchiorre Gioia = evidenzia l'importanza svolta da alcuni fattori geografici delle attivit
umane (clima, flora, condizioni pedologiche ecc.) e mostra come andrebbe condotta una
descrizione metodica del territorio, offrendo al lettore due casi di studio, riferiti all'analisi di
due dipartimenti lombardi. All'epoca la separazione tra Statistica e Geografia non era neppure
stata presa in considerazione,per cui quando egli parla di metodo statistico si riferisce sempre
a considerazioni di ordine geografico.
Gioia afferma inoltre che gli elementi topografici, come il clima, influiscono su tutte specie
viventi e quindi anche sull'uomo, che per rappresenta la specie che pi facilmente riesce a

sottrarsi a tali influenze. Tanto pi le facolt intellettuali sono sviluppate, tanto pi l'uomo
riesce a sottrarsi all'azione del clima.
Se Gioia un precursore delle relazioni esistenti tra uomo e natura, si devono attendere gli
studi del Cattaneo per avere un quadro delle relazioni spaziali di tipo socio-economico.
Carlo Cattaneo (1801-1869) = fondatore della rivista "Il Politecnico", forse il primo studioso
capace di comprendere come i processi di dilatazione urbana legati agli investimenti di
capitale tendano ad unire e spazi sempre pi ampi al potere della citt dominante. Riesce poi
ad estendere tale concezione fino a far coincidere lo spazio metropolitano con il territorio
occupato da un'intera nazione e a far comprendere lo spazio periferico nella prospettiva di
vasti mercati coloniali. Si riferisce, per esempio, alle citt padane dalle quali si diramano tutte
le industrie e i capitali come a dei centri di gravit.
A partire dal Cattaneo, il termine territorio inizia ad assumere il significato geografico
contemporaneo, nel senso di stato morfologico dell'ambiente antropico.
Inoltre, mettendo a confronto la Lombardia con altre regioni italiane, Cattaneo giunge a
generalizzare che in Italia le condizioni del suolo si collegano intimamente agli avvenimenti
storici.
Nei suoi scritti economici analizza il rapporto "citt-campagna" in Italia, giungendo alla
conclusione che la citt costituisce il motore dello sviluppo delle attivit commerciali, che a
loro volta incentiverebbero lo sviluppo dell'agricoltura. In altre parole, secondo Cattanep citt
e campagna costituirebbero due elementi interdipendenti del territorio, non potendo esistere
l'una senza l'altra; da questo deriverebbe il concetto secondo cui una regione risulterebbe
tanto pi omogenea quanto maggiore appare l'equilibrio tra citt e campagna.
Infine, secondo Cattaneo il "sito" costituirebbe "l'opportunit del luogo", nel senso che un
luogo acquista valore se viene sottoposto all'elaborazione dell'uomo che con il suo lavoro lo
rende idoneo all'insediamento. Nel pensiero di Cattaneo il territorio "l'area di pertinenza
economica e di influenza culturale della citt , e per questo motivo l'area territoriale non
statica ma soggetta a continue modificazioni".

Cap 3 IL DETERMINISMO FISICO - AMBIENTALE = Nella seconda met del XIX secolo si assiste a
un balzo in avanti nell'evoluzione del pensiero geografico, il quale, sulla base delle logiche razionaliste
proposte da Kant e su quelle disgiuntive di Comte, viene a creare due filoni autonomi di ricerca scientifica
del tutto distinti uno dall'altro: la geografia fisica, che inizia ad essere intesa come scienza della Terra, e la
geografia umana, che inizia ad essere considerata una scienza umana. Inoltre, con la pubblicazione
dell'opera di Charles Darwin "L'origine della specie" (Londra, 1859), secondo la quale l'uomo non veniva
pi considerato il re della creazione, bens il frutto di un caso o di una necessit dell'evoluzione, lo stesso
pensiero umano diventava quindi un fenomeno tra i fenomeni e come tale, facendo parte del mondo,
doveva essere spiegato come il mondo.
Il presupposto dell'esistenza di una sorta di continuit negli organismi viventi permetteva di applicare le
leggi comportamentali e selettive della Biologia alle stesse manifestazioni umane, con a conseguenza che "
i gruppi umani, soggetti anch'essi alla selezione naturale, esprimono un'etica, un'organizzazione e
comportamenti che sono il prodotto dell'ambiente fisico in cui vivono, secondo un'elementare relazione
causa-effetto".
Fatte queste premesse, facile comprendere in cosa consista lo spirito del determinismo fisico-ambientale
di cui Federico Ratzel (1844-1904) viene a costituire il principale esponente, per il merito di avere
proposto un concetto sistematico di spazio pi integrale di quello di Von Humboldt: se quest'ultimo era
riuscito a stabilire le diverse interrelazioni nello spazio, esse riguardavano esclusivamente i fattori naturali.
Ratzel, invece, nella sua Anthropogeographie (1882) considera uno spazio in cui le interrelazioni avvengono
ancora tra ambiente fisico e uomo, ma secondo un determinismo pi attento e meno meccanicistico. Nello
spazio concepito da Ratzel vengono messi in risalto i modi di distribuzione dei gruppi umani, con
un'interpretazione basata sulla valutazione dell'influenza + o - determinante esercitata dall'ambiente
naturale nei confronti degli individui e della societ. In quel periodo, il pensiero scientifico era dominato da

una visione della realt disegnata dalla meccanica razionale, ovveor qualunque tipo di realt veniva
immaginata come una macchina, e pertanto quell'idea induceva a credere che l'ambiente fisico fosse la
struttura, e quindi la causa, e che la presenza umana, cos come le forme d'uso di un territorio, fossero
l'effetto. La componente umana veniva quindi ritenuta determinata dalla Natura. In termini cos radicali
quella visione fu manifestata solo da pochi geografi, ma ispir comunque le impostazione del XIX e XX
secolo, sia pure indirettamente. In quel contesto di riteneva che la geografia umana dovesse studiare
soprattutto la distribuzione delle popolazioni sulla superficie terrestre, la forma degli stati e dei loro confini,
le razze e le attivit economiche. L'utilit e l'interesse di questi studi risiedeva nel porre gli apetti antropici
in relazione con la morfologia, la geologia e gli altri aspetti dell'ambiente fisico, che venivano assunti come
la sola base da cui partire per descrivere e spiegare la presenza umana e le sue manifestazioni. La
suddivisione sistematica effettuata da Ratzel nel suo trattato comprende innanzitutto tematiche relative ai
rapporti uomo-ambiente, popoli - territorio - mobilit, specie, intensit, origine e direzione dei movimenti
etnici,migrazioni, per dedicare ampio spazio ai concetti di posizione geografica, estensione e superficie e
quindi ad argomenti di geografia fisica quali coste, acque, continenti e isole, le forme del territorio e il
clima. Tale struttura dimostra il persistere di un orientamento di studio in cui le scienze fisiche costituivano
il punto di riferimento del geografo, anche quando si interessava ai fenomeni umani. A Ratzel si debitori
anche dell'opera Politische Geographie (1897) che segna da un lato la nascita della geografia politica
moderna e dall'altro la fine dell'idea di un ruolo politico della geografia.
Infatti, lo Stato era per Ratzel (influenzato dalle teorie darwiniane) come un organismo biologico, la cui
superficie o territorio mutuava e fluttuava con il passare del tempo: esso tendeva naturalmente ad
espandersi e a conquistare nuove aree, per cui l'integrazione e la fusione tra gli Stati diventavano
indispensabili e si realizzavano anche grazie all'intreccio demografico dei loro abitanti. Secondo Ratzel,
Stati pi grandi confinanti con Stati pi piccoli dovevano necessariamente annettere prima i territori ricchi
e vicini, poi i meno ricchi e lontani... L'espansione avveniva soprattutto perch sia lo Stato che la
popolazione sentivano il bisogno di uno spazio pi ampio. Lo spazio (Raum) veniva pertanto inteso come
spazio vitale, e cio come l'agente capace di regolare il destino dei popoli. Altro elemento essenziale era la
posizione (Lage).
Cos, per la concezione Ratzeliana, che spesso fa coincidere erroneamente le valutazioni generali con quelle
relative alla situazione germanica, "quanto pi vasto lo spazio che un popolo occupa, tanto maggiori sono
i contatti che esso ha con gli altri popoli, e questi contatti lo obbligano a tener sempre desta la sua attivit
per non essere sopraffatto politicamente ed economicamente". Inoltre, gli uomini moderni non possono
accontentarsi dello spazio che bastava ai loro predecessori. Inoltre, "Maggior spazio vuol dire migliori
condizoni di esistenza, maggior respiro per l'insediamento e maggiore energia vitale" e a questo tendono i
popoli dotati di capacit di espansione (vedi i Romani nell'Antichit, gli Inglesi, i Russi ,i Giapponesi gli
USA...). Microstatismo significa invece isolamento. Ratzel parla di Raumsinn (senso dello spazio) che i
popoli posseggono in grado diverso, per cui vi sarebbero popolazioni predisposte a dominare vasti spazi e
altre meno. Troviamo successivi sviluppi di questa teoria nella geopolitica tedesca e negli studi
dell'italiano Umberto Toschi che individua diverse configurazioni geografiche di "spazio vitale": da un lato
quella restrittiva di territorio nazionale in cui vive un determinato popolo, dall'altra quella pi ampia che
comprende i territori esterni a quello nazionale dove lo Stato in grado di esercitare una sorta di
dominanza culturale (vedi colonialismo).
Sempre secondo Toschi, bisogna distinguere la componente nucleare dello spazio vitale (cio il territorio
nazionale) dalla componente complementare (su cui viene esercitata l'attrazione).
Il punto forse pi innovatore della geografia umana ratzeliana si individua nella sua
ispirazione diffusionista, un approccio impostato alla ricerca dei nessi che intercorrono tra il movimento
nello spazio e la cultura, e legato alla considerazione che i tratti culturali rilevanti di un popolo si
genererebbero laddove le condizioni sono favorevoli e poi si diffonderebbero in aree anche lontane.
Sul finire dell'800, il determinismo fisico- ambientale viene messo in crisi. Elise Reclus (1830-1905) si
fa portavoce di un'impostazione storicistica e sociologica. Nella sua ultima opera, L'homme et la Terre
(1905) egli ritiene corretto che lo spazio geografico debba essere concepito in virt delle azioni umane, in
quanto l'uomo la natura che prende coscienza di se stessa.
Reclus pu essere considerato tra i precursori del volontarismo (spazio dominato dall'intervento volontario
e pianificato dell'uomo sull'ambiente) , visione che ritroviamo nel geografo americano George P.
Marsh e in particolare nella sua opera principale, L'uomo e la natura (1840), dove valuta positivamente

l'uomo in quanto agente spaziale capace di reagire per fini economici ai condizionamenti fisico-ambientali e
dall'altra parte valuta negativamente l'azione umana quando si trasforma in forza distruttrice. Quello di
Marsh pertanto uno spazio geografico dove l'uomo dovrebbe agire sulla base di un rapporto "costi benefici" ogni qualvolta egli debba utilizzare le risorse naturali per fini economici.
IL POSSIBILISMO VIDALIANO = Sul finire dell'800 il determinismo fisico-ambientale registra una
forte crisi, dovuta soprattutto al fatto che in Francia si stava sviluppando una scuola sociologica presso
l'Ecole Normal Suprieure di Parigi frequentata dai geografi legati a Vidal de la Blache (1845 - 1918),
fondatore di un indirizzo di orientamento neoidealista. Il pensiero proposto da Vidal, noto con il nome di
possibilismo vidaliano, si basa su un metodo che considera come precetto essenziale il "partire sempre dal
reale, evitare tutto ci che sa di teoria, la costruzione a priori". Inoltre il metodo vidaliano si basa
essenzialmente su due punti: 1) l'analisi dei rapporti spazio-temporali dei fenomeni studiati 2) la
conseguente ricerca delle loro cause, attribuendo particolare importanza allo studio dei "generi di vita" che
lo stesso Vidal definisce come comportamenti abituali manifestati dai gruppi umani, e cio le diverse forme
organizzative di insediamento messe in atto dalle societ umane nell'occupazione dello spazio allo scopo di
giungere ad un utilizzo delle risorse offerte dall'ambiente naturale in modo da provvedere al
soddisfacimento dei loro bisogni. Ridotto all'essenziale, il possibilismo pu essere ricondotto all'assunto
secondo cui "la natura permette e l'uomo dispone".
Secondo Vidal de la Blache, la natura non esprime soltanto vincoli (condizionamenti), ma offre ai gruppi
umani un ventaglio di possibilit nei modi di occupazione del territorio e di utilizzazione delle risorse
naturali. Di conseguenza, i gruppi umani vengono ad effettuare delle scelte tra le suddette possibilit loro
offerte dal contesto fisico; tali scelte vengono compiute in maniera differente a seconda del livello
culturale raggiunto dai gruppi umani e in relazione alle loro capacit tecnologiche di intervento sul
territorio. I gruppi umani, anzich subire i condizionamenti imposti dalla natura, diventano essi stessi un
fattore geografico capace di influire sulle componenti fisiche dello spazio. Con una siffatta impostazione
vengono valorizzati 2 concetti : quello di paesaggio, inteso come l'insieme delle fattezze materiali
riguardanti un determinato territorio e quindi causate da fattori di ordine materiale (clima ,morfologia...) e
umano, e quello di regione, intesa come la porzione di territorio distinguibile da altre porzioni sulla pase di
componenti paesaggistiche differenti.
Nel suo "Tableau de la gographie de la France" (1903) Vidal tende a raffigurare una Francia immobile, al
cui interno ciascun luogo e ciascun uomo assumono una posizione e una funzione definitive. Vidal
riconosce che si stanno per produrre grandi cambiamenti, am che sostanzialmente saranno solo un "colpo
di vento" (la rivoluzione industriale e la colonizzazione) che agiter la superficie di "un'acqua chiarissima"
(la Francia). Vidal sostiene di conseguenza che "ci che fisso e permanente deve restare pi che mai la
nostra guida". Da queste osservazioni appaiono i limiti del possibilismo vidaliano,basato sull' analisi di
permanenze. I tableaux (intesi come scenari di riferimento) hanno la finalit principale di rilevare le
caratteristiche specifiche della relazione tra le eredit storico -culturali (la civilisation) e le condizioni
naturali. Questo anche il limite vidaliano : la regione diventa un impedimento a un'interpretazione pi
approfondita del territorio e allo stesso progredire della geografia umana.
In conclusione, il possibilismo, avendo introdotto l'uomo e le sue motivazioni culturali e socio-economiche,
venuto soltanto ad ampliare il precedente pensiero determinista.
DAL FUNZIONALISMO ALLA "NEW GEOGRAPHY" = intorno alla met del '900 nel pensiero
scientifico andata via via diffondendosi la cultura strutturalista, in base alla quale la realt ha iniziato ad
essere immaginata composta da "strutture" intese come gruppi di elementi interagenti capaci di generare
"funzioni" e in continua evoluzione. Lo strutturalismo venuto ad influenzare molti ambiti disciplinari, tra
cui la geografia umana, che ha iniziato a spostare la sua attenzione dalle forme del territorio alle
funzioni prima e alle relazioni poi, capaci di qualificare il territorio per effetto delle attivit svolte
dall'uomo.
Cos, se il concetto di spazio assoluto aveva dominato il pensiero geografico fino al possibilismo vidaliano,
successivamente si introduce un concetto di spazio , lo spazio relativo, da cui prende avvio la
cosiddetta nuova geografia. Infatti, se vero che Vidal aveva sostituito al concetto di "spazio naturale"
quello di "spazio umanizzato", in entrambi i casi lo spazio era sempre concepito come assoluto, legato alla
visione formulata da Newton e Kant, nel significato di "contenitore" dove ogni corpo contenutovi ha una
posizione assoluta e unica. Si pu anche notare che le propriet dello "spazio assoluto" sono definibili

mediante la geometria euclidea. Lo strutturalismo favorisce quindi lo svilupparsi in geografia umana


dell'analisi delle funzioni esercitate dal territorio, che a sua volta conduce al concetto di "spazio relativo"
secondo il quale "risulta impossibile considerare tutti i fenomeni compresi entro un certo spazio".
Dobbiamo pensare alla citt come oggetto inserito nello spazio. Nello "spazio assoluto" essa sar collocata
in una certa posizione, definita da latitudine,longitudine, altimetria, presenza di acque correnti ecc. Nello
spazio relativo ,invece, la citt si esprimer attraverso le sue funzioni, legate alle attivit urbane, di
mercato,amministrative,culturali ecc. Inoltre, la citt porr problemi di individuazione dei limiti della
regione da analizzare. Lo spazio relativo, venendo a costituire un prodotto dell'azione sociale, tale soltanto
se visto come effetto delle relazioni che in esso si manifestano, evidenziate dai flussi di persone, beni e
informazioni che caratterizzano il territorio oggetto di studio. Lo spazio geografico viene percepito come
una "tessitura di campi di forza" dove per es. la citt il magnete e la sua area di gravitazione il campo di
forza.
Tutto ci, durante gli anni '70 e '80, ha dato vita all'instaurarsi di legami tra la geografia umana e le scienze
economiche, fino all'affermarsi di una "scienza regionale" caratterizzata dal frequente ricorso all'uso dei
modelli matematici. Scopo della nuova geografia quello di passare dall'interpretazione retrospettiva alla
previsione in prospettiva, perci non si tende pi a ricostruire la realt ma a porre schemi concettuali, i
modelli, che verranno poi sviluppati nel successivo indirizzo sistemico.
L'INDIRIZZO SISTEMICO E IL PROBABILISMO = a partire dalla seconda met degli anni '70, si
andata affermando la concezione sistemica dello spazio relazionale (indirizzo cos denominato perch
influenzato dalla Teoria del Sistema Generale, enunciata nel 1968) secondo la quale la realt viene
immaginata come un complesso di strutture che si evolvono, adattandosi e modificandosi, non soltanto
interagendo tra loro ma anche relazionandosi con l'ambiente esterno allo scopo di raggiungere un preciso
obiettivo. Questa teoria introduce 3 nuovi concetti nella visione e interpretazione del mondo che ci circonda
: 1) il cambiamento 2) l'ambiente esterno 3) l'obiettivo. L'indirizzo sistemico in geografia umana da un lato
proponeva una versione aggiornata dell'ecologismo fondato da Vidal de la Blache, dall'altro veniva incontro
alla domanda sociale di ricerca sulle implicazioni ambientali dei modelli di organizzazione.
In definitiva, la nozione di sistema presuppone il soddisfacimento di 3 condizioni: 1) la presenza di una
serie di elementi 2) una serie di relazioni tra questi elementi 3) ulteriori relazioni tra il sistema e
l'ambiente, che l'insieme di tutti i sistemi. In altre parole, nella concezione sistemica dello spazio
relazionale "alle relazioni semplici tra oggetti o elementi spaziali si sostituiscono strutture complesse di
relazioni che si influenzano reciprocamente e inoltre agiscono sugli elementi che le
originano,modificandoli". Le propriet dello spazio relazionale dipendono pertanto dalle " interazioni tra
elementi, sottoinsiemi e sistema, in quanto solo attraverso queste relazioni che si possono definire le
propriet dei singoli fenomeni considerati".
Nell'analizzare le relazioni sistemiche, che sono sempre di tipo biunivoco (connessioni) Harvey, nella sua
opera "Explanation in Geography" (1969), ne individua 3 categorie fondamentali:
1) relazioni in serie : il comportamento dell'elemento A influisce su quello del B che influisce su quello del C
e cos via.
2) relazioni in parallelo: il comportamento dell'elemento A influisce simultaneamente su quello di B e C che
a loro volta danno vita ad altri rapporti.
3) relazioni retroagenti: il comportamento dell'elemento A, dopo aver influenzato altri elementi, pu
originare una catena di rapporti che finiscono col ritornare all'elemento A di partenza.
Questi 3 tipi di interazione possono a loro volta combinarsi simultaneamente dando origine alle
cosiddette relazioni composte.
A partire dagli anni 80 si pensato inoltre che lo spazio geografico debba essere analizzato sulla base di 3
livelli:
1) il livello elementare = costituito dagli attributi, ossia le caratteristiche variabili in quantit da un luogo a
un altro, che servono rispettivamente a definire le funzioni dei luoghi e la loro gerarchizzazione spaziale.
2) il livello relazionale = parte dalla trama (ossia dalla distribuzione degli elementi secondo un certo
disegno) dove le interazioni che legano gli elementi costituiscono la struttura del sistema, che in un primo
tempo statica ma che con il passare del tempo tende inevitabilmente a trasformarsi.
3) il livello sistemico = analizza i processi sia attraverso la dinamica temporale della struttura, sia attraverso
la diffusione spaziale dell'innovazione, nata dalla struttura stessa.

Da ci scaturisce che un processo genera un sistema.


Se indichiamo
con A l'insieme degli elementi (a,b,c...) che compongono e organizzano il sistema,
con R l'insieme delle relazioni semplici ( in serie,in parallelo,retroagenti) e composte, che danno origine alla
trama,alle strutture e ai processi,
con F l'orientamento manifestato dal sistema e capace di analizzarne i processi
Il sistema S potr essere definito secondo una relazione del tipo = S = (A, R , F)
Pi in particolare, dato uno spazio di riferimento E, scomponibile in un certo numero di sottoinsiemi
spaziali (le regioni), costituito da elementi (a,b,c...) dotati a loro volta di attributi, si potr dire
che l'appartenenza di tali elementi a S definisce la cosiddetta regione - sistema, da intendersi come
formazione geografica dinamica e aperta, in quanto soggetta a mutamenti e collegata ad un sistema
superiore, l'ambiente, in grado di influenzarla e distinta dagli altri elementi spaziali e orientata a una
specifica finalit F, la quale, attraverso l'instaurarsi di relazioni aleatorie con l'ambiente, indirizzata a
massimizzare la propria autonomia verso l'esterno, vale a dire rispetto all'insieme delle altre regioni. Con
l'introduzione della concezione sistemica in geografia umana si ha il rifiuto del modo relativista di
intendere la regione, poich essa non viene pi considerata come un'area contraddistinta dalla presenza di
un insieme di elementi tra loro cementati da un certo livello di interdipendenze, ma come una realt
oggettiva, costituita da un insieme di elementi, umani e fisici, interconnessi e mossi dallo stesso processo
aperto alle relazioni esterne e capace di opporsi a eventuali comportamenti degradativi.
Sempre nella visione sistemica, l'attenzione si focalizza sul principio di aggregativit secondo cui, essendo
impossibile cogliere tutta la realt, sono gli aggregati fondamentali a costituire l'oggetto della conoscenza.
tuttavia, occorre tenere presente che la regione un sistema territoriale aperto : la sua esistenza non
dipende soltanto dalle relazioni esistenti tra gli elementi che la compongono, ma anche dalle relazioni che
essa intrattiene con le altre regioni. E' quindi fondamentale distinguere le relazioni esogene dalle relazioni
endogene.
Lo spazio sistemico geografico comprende pertanto "strutture fisiche" (hardware) e "strutture concettuali"
(software) strettamente interconnesse. L'hardware costituito dal territorio, mentre il software costituito
dalle strutture organizzzative, tecniche informative, decisionali, di controllo ecc. per cui in ciascun sistema
si possono distinguere il processo ( temporale) e la struttura (spaziale). Infatti, se attraverso la struttura
possiamo riconoscere la TRAMA REGIONALE, con il processo si sottolinea L'EVOLUZIONE TEMPORALE
della trama stessa.
Uno spazio sistemico regionale dovr essere analizzato a livello esterno (riguardante l' ambiente in cui si
colloca il sistema) a livello di interesse (coincidente con il sistema principale) e a livello interno
(comprendente gli elementi che interagiscono nel sistema di interesse). Inoltre, la scienza regionale si
arricchisce grazie agli isomorfismi scientifici. Uno degli isomorfismi pi affascinanti quello dell'
ENTROPIA, secondo cui tutta l'energia passa inesorabilmente da uno stato di quiete a uno di disordine.
Questo concetto ha rivoluzionato non solo le concezioni geografiche, ma anche quelle economiche.
Nasce pertanto il concetto di spazio autopoietico che serve a contraddistinguere i sistemi locali, la cui
funzione consiste nel produrre e riprodurre se stessi, sia attraverso processi interni che relazioni con
l'esterno.
Ogni evento ( e quindi anche ogni fatto geografico) che si potrebbe indicare con y, pu essere previsto e
interpretato soltanto in una certa misura, non sempre quantificabile, dato che alle cause certe, che
identifichiamo con x spesso se ne aggiungono altre sconosciute e imprevedibili &. L'evento y pu essere
indicato come : y = f(x) + &
E' cos possibile affermare che la rendita urbana varia al variare della distanza dal centro, al variare della
massa urbana e della densit delle superfici costruite, mentre per il restante 25% le cause sono casuali.
Ritornando alla concezione sistemica, va osservato che gli spazi regionali aperti tendono di norma verso un
crescente grado di organizzazione, e tutto ci contrariamente a quanto avviene nei sistemi isoltai o chiusi.
In altre parole, in un sistema isolato l'entropia cresce fino al suo massimo, mentre in un sistema aperto gli
apporti esterni possono controbilanciare la tendenza al disordine. Per il geografo molto utile l'analisi
stocastica (che considera appunto "Il caso") quando egli deve procedere all'impostazione di "modelli
probabilistici", ossia alla costruzione di quelle simulazioni i cui al comportamento spaziale degli uomini si
viene ad attribuire una quota indeterminata legata al caso.

LA GEOGRAFIA "RADICALE" = A partire dagli anni '70, sempre nel cosiddetto pensiero strutturalista,
in geo umana come in altre scienze sociali prende corpo, prima in USA poi in Europa, un indirizzo che va
spesso sotto il nome di materialismo storico , il quale ha messo in dubbio la capacit dell'approccio
razionalista. Secondo l'approccio radicale ogni struttura socio-territoriale costituisce un "prodotto storico"
e non un dato naturale. Da questa affermazione consegue che 1) i processi di trasformazione del territorio,
oltre a non essere sempre facilmente individuabili in ogni tempo e luogo, sono spesso in conflitto fra loro, e
quindi tutt'altro che riconducibili a modelli generali, 2) ogni struttura socio-territoriale irreversibile e ha
un valore storico, 3) il territorio assume una posizione rilevante riguardo i conflitti sociali.
Vi sono alcuni problemi reali che soltanto negli anni '70 vengono realmente percepiti, quali il problema
ecologico, la segregazione sociale nelle citt nordamericane,la guerra del Vietnam, la rivolta dei neri ; non a
caso, alla base della geografia radicale vi l'adozione del modello centro-periferia e dello sviluppo
ineguale, visti nelle dinamiche del cambiamento e del conflitto con una scelta di temi quali i ghetti urbani,
il Terzo Mondo, gli squilibri economici tra aree interdipendenti. Harvey rifiuta sia la via dell'idealismo
che della fenomenologia, e ritiene che la strategia pi proficua consista nell'operare in una zona di
conoscenza in cui certi aspetti del positivismo, del materialismo e della fenomenologia in parte coincidono.
A partire dal 1973 negli USA la geo radicale diventa sempre pi sinonimo di geo marxista, mentre in molti
paesi europei la reazione radicale si produce contemporaneamente al diffondersi delle tendenze
quantitative, provocando una grande crisi, tanto vero che nella geo francese la presa di coscienza della
necessit di un mutamento sociale viene pubblicamente manifestata nel 1973 quando Yves Lacoste scrive
che "La geografia non sembra pi in grado di darci una descrizione del mondo che risponda alle nostre
preoccupazioni".
In quegli anni altri geografi sperimentano lo stesso tipo di inquietudine, che si traduce nella costituzione
della rivista "Hrodote" nel 1976. Anche in altri paesi, come la Germania e l'Italia, si diffonde il marxismo
come corrente di pensiero capace di offrire il quadro della nuova prospettiva radicale; quest'ultima viene a
concepire lo spazio come un prodotto dovuto essenzialmente alla societ.
Secondo il Quaini, il territorio dovrebbe essere studiato non soltanto dal geografo e dallo storico, ma anche
da cultori di altre discipline secondo un approccio di tipo interdisciplinare e non semplicementi
multidisciplinare, necessit sempre + urgente soprattutto da quando il territorio divenuto una potenza
sempre pi incontrollabile e ingovernabile da parte dell'uomo. Le citt sono infatti sempre + incontrollabili
cos come i processi di degrado ambientale, non solo dal punto di vista ecologico ma anche come
patrimonio culturale. Il geografo dovrebbe sentire il bisogno di analizzare, in confronto aperto con le altre
discipline che operano in campi affini,le + essenziali categorie
(natura,ambiente,territorio,scala,tempo.societ...) del proprio lavoro scientifico, basato su un metodo in
grado di privilegiare l'unione tra genesi storica e strutture, allo scopo di individuare i "quadri dinamici di
mutamento geografico".
Soltanto superando la distinzione tra geografia e storia, basata sulla contrapposizione delle categorie
"spazio" e "tempo" si riesce a superare la stagnazione della geografia; i concetti di scala e durata devono
quindi essere considerati come sottoinsiemi di un unico complesso spazio-temporale. Cos, se da un lato la
storia non pi solo "storia umana" ma anche "storia ecologica e naturale", dall'altro la geografia non pu
limitarsi allo studio sincronico dell'organizzazione spaziale, ma deve essere anche dinamica, sviluppo
diacronico ,cio storia, in rapporto al futuro e al passato ( es analisi storica terrazzamento liguria e
abbandono aree rurali).
LA GEOGRAFIA "DELLA PERCEZIONE" = Sempre a partire dagli anni '70, la reazione antipositivista
non ispira solo i cultori del materialismo storico, ma anche un'altra corrente, la cosiddetta "geografia
umanistica" che con l'indirizzo precedente fondato sul materialismo storico condivide la distinzione tra
scienze naturali e scienze umane. Secondo gli studiosi legati
all'orientamento umanistico ( o antropocentrico) la geografia dovrebbe condurre a una visione
comprensiva, derivante dall'esperienza di vita: ci significa un rifiuto della scienza quantitativa che esalta
la tecnica ed una sostituzione con prospettive globalizzanti e soggettive. L'alternativa umanistica in
definitiva quella di proporre un approccio centrato sugli aspetti qualitativi dell'uomo, influenzato
dall'esistenzialismo, dalla fenomenologia; in altre parole, l'essenza dei fenomeni non trova fondamento
nell'apparenza e pertanto per coglierla necessario soffermarsi sul mondo soggettivo
dell'individuo. L'approccio umanistico deve mirare non solo allo studio dell'uomo raziocinante, ma anche a
quello dell'uomo che prova sentimenti, che riflette e crea... ogni rigida divisione tra il mondo obiettivo ed

esteriore e il mondo soggettivo interiore viene respinta, poich il mondo costituisce un'estensione della
nostra coscienza. Essendo il soggetto implicato nel processo di conoscenza, non vi pu essere una
separazione tra i fatti (cio i dati reali) e i valori (le "cose desiderabili").
La problematica comportamentale/behaviourista caratterizza quindi questa geografia "umanista" o
"della percezione".
Bisogna ricordare che "qualsiasi luogo, oltre alle funzioni economiche, storiche, sociali, assume quelle di
spazio psicologico". Le qualit psicologiche, psichiche (spazio vissuto) attribuite a questi spazi vengono
definite senso del luogo, che formato da un'immagine dotata di identit, struttura e significato. Per
comprendere l'uso che l'uomo fa del suo spazio di vita, questa geografia, anzich basarsi du dati schematici
dei censimenti, parte dagli spazi - atteggiamenti e dagli spazi - azioni individuali. Si pu parlare in
un certo modo di micro - geografia, perch invece di soffermarsi sulle regioni o i gruppi sociali che le
compongono si sofferma sugli individui e sui loro atteggiamenti spaziali, sulla qualit della loro vita e sul
loro benessere. Questa corrente inoltre considera la percezione individuale dello spazio e i comportamenti
spaziali come generatori di strutture macro - geografiche, in quanto lo spazio individuale della vita
quotidiana costituisce lo spazio sociale. Infine, poich la geografia umanistica, nonostante l'utilit della sua
funzione, non costituisce un'alternativa da contrapporre a una geografia scientifica,potrebbe essere
legittimo considerarla come una forma di criticismo.
IL CRITICISMO "POSTMODERNO" E IL PENSIERO DELLA COMPLESSITA' = Nel corso degli
anni '80 la comunit scientifica si impegnata a superare costruzioni positiviste e strutturaliste in maniera
cos profonda da non avere precedenti nella storia della scienza, e questo massiccio interesse verso la
costruzione di nuovi orientamenti pu essere individuato in tre fattori:
1) l'avvento della societ postmoderna
2) la ridefinizione del senso della conoscenza scientifica 3) il
carattere permanente della questione etica nella conoscenza scientifica
Innanzitutto, l'avvento della societ postmoderna ha dato corpo a nuove esigenze di conoscenza,
parallelamente all'evolversi dell'organizzazione sociale, e tutto ci sotto la spinta dei processi di
globalizzazione delle economie, dei processi di standardizzazione dei modi di vita e della dialettica tra i
sistemi locali e la dimensione globale. Se da un lato quindi la comunicazione diventata la chiave di volta
delle imprese e dei gruppi sociali, dall'altro i flussi migratori hanno impresso radicali trasformazioni nel
quadro mondiale delle culture. A tutto ci va aggiunto anche il crollo del sistema sovietico, che ha
trasformato lo scenario geopolitico mondiale, e il disegno politico dello sviluppo sostenibile con il
conseguente collasso dell'idea di crescita su cui poggiava la societ moderna. Questo complesso di impulsi
ha portato la comunit scientifica a ridisegnare le tradizionali aree di conoscenza e a crearne di nuove .
La ridefinizione del senso della conoscenza scientifica ha dato luogo ad alcuni ripensamenti nel
dibattito scientifico, che possono essere condotti a due indirizzi, quello gi trattato della "geografia
umanistica" e un secondo che immagina che "la realt costituisca un ambiente esterno rispetto al
soggetto, e che la conoscenza sia il prodotto dell'interazione soggetto-ambiente esterno". Da tale
impostazione concettuale hanno preso spunto due recenti filoni dell'analisi geografica: quello incentrato
sullo studio delle interazioni tra paesaggio, territorio e mutamenti climatici e quello riguardante
i rapporti biunivoci che possono avvenire tra i sistemi locali e i processi di globalizzazione.
Infine, non va sottovalutata l'importanza del carattere permanente della questione etica nella
conoscenza scientifica, per cui tutta la scienza chiamata a discutere dei valori e i fini ultimi della
conoscenza.
Nel primo caso pi esatto parlare quindi di criticismo postmoderno (1 - avvento della societ
postm.) interessato sia a un discorso estetico che ad un discorso storico - culturale. Sotto quest'ultimo
aspetto nata la cosiddetta "teoria della compressione del tempo nello spazio" secondo la quale in
uno spazio urbano postmoderno vengono a coesistere forme che si richiamano a contesti culturali differenti
(rinascimentale, borghese-capitalistico ecc.) soprattutto perch richiamano a culture assai lontane fra loro.
Se si fa riferimento invece al pensiero della complessit (2) , troviamo unorientamento che tende a
contrapporsi a quello sistemico, ritenendo chimerica la conoscenza oggettiva, senza per annullare l'oggetto
nel soggetto; il modello non + la rappresentazione di tratti comuni a + realt, bens la rappresentazione di
+ realt attraverso una visione generale del mondo.
ULTERIORI RIFLESSIONI SULLE QUESTIONI DI METODO E DI TEORIA LEGATE AI
RECENTI INDIRIZZI SCIENTIFICI = Come si visto nel primo capitolo, la geo umana in quanto

scienza sociale pu far uso sia di un metodo induttivo, tipico degli studi di impostazione tradizionale, che di
un metodo deduttivo, che caratterizza il cosiddetto indirizzo nomotetico. Nel caso del metodo induttivo,
l'analisi geografica finalizzata alla ricerca dell'unico e della conoscenza precisa di ambiti microregionali,
col risultato finale di una produzione scientifica condizionata da un'impostazione enciclopedica dei
fenomeni osservati.
Pi in particolare, l'approccio induttivo caratterizzato dall'osservazione analitica dei territori oggetto di
studio, dalla classificazione e dalla realizzazione di rappresentazioni cartografiche inerenti alle distribuzioni
spaziali dei fatti osservati, e infine dall'interpretazione di tali assetti, individuando se possibile i legami che
intercorrono tra i fenomeni spaziali esaminati. Le principali critiche sono rivolte non solo all'aspetto
elencativo dei fenomeni, ma anche a quello interpretativo, basato principalmente sul rapporto "natura uomo" e raramente riferito alle funzioni svolte dalle strutture sociali.
L'approccio deduttivo, proposto soprattutto dalla corrente neopositivista in risposta al rigido positivismo
di Comte, elabora una costruzione teorica dei processi che presume esplicativi del mondo reale, poi la
confronta con la realt studiata allo scopo di verificarne la validit. La geografia diventa pertanto scienza
nomotetica, in quanto finalizzata soprattutto all'individuazione di leggi generali, operazione compiuta
attraverso la ricerca di similitudini (ad esempio nelle relazioni citt - campagna) capaci a loro volta di
evidenziare regolarit. L'indirizzo nomotetico dimostra come i casi particolari giochino in modo aleatorio,e
pone inoltre l'accento sulle similarit, attribuisce importanza alle sfumature e alle differenziazioni
spaziali: si privilegia la tendenza a schematizzare , pertanto la disciplina si impegna in costruzioni
teoriche costituite dai cosiddetti modelli normativi. L'approccio nomotetico - normativo e l'approccio
deduttivo hanno pertanto in comune il ricorso al rigore formale.
Nel caso dell'analisi del comportamento micro - spaziale degli individui, il metodo pone la sua attenzione
sulle immagini che gli individui hanno del mondo in cui realmente vivono, e sulle decisioni legate alle
azioni e al comportamento degli individui stessi. Allo scopo di comprendere meglio il concetto di percezione
dello spazio si osserva che un lettore, tracciata una carta della citt in cui vive, potr constatare alcune
interessanti propriet della sua immagine spaziale : essa essenzialmente topologica. 5 elementi
caratterizzano le carte mentali degli individui:
1) le vie di comunicazione lungo le quali ci muoviamo abitualmente (strade, ferrovie, canali...) e che sono le
nostre linee di riferimento lungo le quali sistemiamo gli altr elementi
2) i margini, ovvero le fratture lineari nell'ambito della citt ( linee costiere, ferroviarie che dividono,
barriere anche psicologiche)
3) i nodi, che sono punti di traffico intenso
4) i distretti, che sono territori della citt di cui abbiamo una conoscenza non particolareggiata ma che
presentano comunque dei caratteri identificatori
5) certi punti di riferimento, che facilitano le nostre capacit di orientamento nella citt, noti soprattutto
per i loro caratteri estetici.
Vasti settori dell'area urbana, che non possono essere organizzati come sopra, ci restano sconosciuti. Le
caratteristiche delle immagini spaziali variano poi a seconda dell'et, del sesso, dell'istruzione, del reddito
ecc.
Il pensiero normativo parte pertanto dal presupposto di un comportamento dato, economicamente
razionale, in quanto l'irrazionalit economica viene considerata come un fattore di "disturbo"
nell'impostazione dei processi logici da seguire per raggiungere soluzioni ottimali. Con l'approccio basato
sull'analisi della percezione (behavioural revolution) l'irrazionalit cessa di essere un problema, in
quanto l'oggetto di studio sono i fattori psicologici, che inducono determinate persone a tenere un certo
comportamento nello spazio, non importa se razionale o meno.
Per il materialismo storico - dialettico, il mondo reale visto come una totalit, costituita da parti tra
loro interconnesse. Tale insieme di relazioni non dipender da regole, inoltre tale struttura dinamica, dato
che le relazioni tra gli elementi al suo interno esprimono alcune regole di trasformazione attraverso cui la
struttura stessa di modifica. Queste relazioni possono addirittura generare conflitti, il cui superamento
costituisce la condizione necessaria per la conservazione e la riproduzione del sistema nel suo complesso.
Lo spazio, in chiave dialettica, contemporaneamente uno spazio assoluto, relativo e relazionale. Infatti,
le relazioni sociali che si riassumono nel diritto di propriet del suolo producono un tipo di spazio assoluto,
in quanto attribuiscono al proprietario una posizione di monopolio su una parte della superficie terrestre;
nel contempo, i fenomeni di circolazione (merci, persone, idee...) che collegano queste posizioni assolute,
producono spazi relativi ; a loro volta questi fenomeni creano tra gli oggetti che essi collegano una trama di

posizioni relative. Dunque non esiste uno spazio di per s assoluto, relativo o relazionale, ma esistono
diversi modi di organizzare gli elementi materiali di una data societ su quella parte della superficie
terrestre da essa occupata (il territorio). In questo senso lo spazio un prodotto del sistema di produzione,
cio una struttura derivabile dalla struttura di base di esso. Una tale teoria permette di dare una
dimensione storica e critica ai modelli spaziali e di definire i loro limiti di applicabilit.
Con riferimento all'esempio di pagina 93 (diffusione tessile, meccanico), se da un lato l'interpretazione
sistemica permette di inquadrare il fenomeno della diffusione spaziale di nuove tecnologie industriali in un
contesto esplicativo + ampio, dall' altro per questi processi appaiono come il risultato di un meccanismo di
retroazione positiva. Questa visione semplicistica pu essere superata dalla interpretazione dialettica,
che permette di spiegare la nuova struttura spaziale come risposta alla contraddizione tra il controllo
privato dei mezzi di produzione e il carattere sociale della produzione L'individuazione di un rapporto
dialettico apre possibilit di intervento nella soluzione dei problemi territoriali e permette di indicare come
i problemi possano essere risolti e di comprendere che occorre intervenire sulle contraddizioni strutturali
di base per risolvere le contraddizioni a livello territoriale. Emerge pertanto che l'approccio radicale,
basato essenzialmente sulla problematica marxiana, viene a privilegiare l'analisi dei processi sociali in
quanto espressioni della produzione. Tale indirizzo di studio parte da 3 assunti:
1) lo spazio un prodotto sociale
2) tramite lo studio del mododi produzione della ricchezza si pu conoscere la lotta di classe e i processi di
accumulazione
3) non esiste nulla in s indipendentemente dal sistema delle relazioni sociali.

Cap 5 LE FONTI SI STUDIO : LA LETTERATURA GEOGRAFICA E DELLE SCIENZE AFFINI = Le fonti


di studio, ossia il materiale su cui la geografia basa la sua analisi, possono essere suddivise in alcune
categorie: anzitutto la documentazione bibliografica, che costituisce di norma la prima fase compiuta da
ogni studioso nell'accostarsi a una qualsiasi ricerca. In secondo luogo, la documentazione statistica e
cartografica, a sua volta integrata da notizie, dati e percezioni sulla base di osservazioni compiute in prima
persona ( ricerca sul terreno).
Vista la quantit sempre pi sterminata di materiale stampata, uno strumento utile costituito dalle
cosiddette bibliografie, quali "Geo Abstracts" pubblicato dall'universit East Anglia, "la Bibliographie
Gographique Internationale" che si pubblica a Parigi, il "Geographische Jahrbuch" pubblicato dall'istituto
Perthes di Gotha,la "Documentatio Geographica" e infine il "Referativny Zhurnal: geografyia".
Per quanto riguarda l'Italia, bibliografie accurate sono state pubblicate dalla "Societ Geografica Italiana di
Roma" dalla "Societ di Studi Geografici", dalla "Societ Geografica Italiana" e dalla "Associazione dei
Geografi Italiani". Per l'aggiornamento del ricercatore e del docente un ruolo fondamentale svolto
dalle riviste scientifiche:
italiano= Geo-thema ; L'Universo ; LiMes ; Hrodote-Italia
francese= Annales de la Gographie ; Les Cahiers d'Outre Mer ; Norois
inglese= Area ; Economic Geography ; Australian Geographical Studies
tedesco= Die Erde ; Geographia Helvetica ; Geographische Rundscau
castigliano/catalano/portoghese= Boletin de la Real Sociedad Geografica ; Revista de
Geografia ; Finisterra
svedese/polacco/fiammingo= Geographiska Annaler ; Geographia Polonica ; Tijdschrift voor
Economischeen Sociale Geographie
Importanti sono anche gli atti dei congressi geografici nazionali e internazionali le memorie dei centri di
studio, e i periodici pubblicati in ambiti di studio affini a quello geografico (storia,
politica,economia,sociologia...)
LE FONTI STATISTICHE = In geografia umana si avverte spesso la necessit di conoscere con elevata
precisione la struttura qualitativa e quantitativa dei mutevoli fenomeni spaziali, e si ricorre pertanto
alle fonti statistiche ufficiali, costituite da rilevazioni di dati numerici raccolti,classificati,elaborati e
pubblicati a cura di appositi organismi pubblici ; in Italia l'ISTAT pubblica i risultati derivanti da rilevazioni
indirette, che sono desunte da informazioni ottenute presso altri enti (es. annuari statistiche del turismo) e

da rilevazioni dirette, che sono organizzate "sul campo" e gestite sotto responsabilit diretta dell'ISTAT
(come i censimenti).
Le statistiche si distinguono inoltre in rilevazioni complete (parziali) ,effettuate di solito misurando tutte le
componenti del fenomeno in analisi, e rilevazioni incomplete (campionarie),caratterizzate da un elevato
grado di significativit, a condizione che il campione oggetto di rilevazione sia strutturato in modo da
simulare la struttura dell'intero universo a cui fa riferimento (es. indagini campionarie relative alle vacanze
degli italiani).
Nel caso dei censimenti, la mole dei dati rilevati enorme: quindi, se da un lato questa rilevazione permette
di condurre indagini minuziose, dall'altro ha come limite quello di essere effettuata dopo lunghi intervalli di
tempo ,es. censimenti popolazione ogni dieci anni a partire dal 1861, con eccezione del 1891, in cui non fu
realizzato per mancanza di fondi, e nel 1941 per la guerra; nel 1936 venne realizzato un censimento a soli
cinque anni da quello precedente essendo in atto una politica volta alla crescita demografica attraverso la
riduzione dell'emigrazione e l'incremento della natalit.
Dalla consultazione del censimento della popolazione e delle abitazioni, si possono effettuare raffronti
spazio-temporali a scala comunale in termini di popolazione residente e di popolazione presente. Nel
primo caso i dati si riferiscono a persone che hanno fissato la loro residenza anagrafica in un
determinato comune italiano indipendentemente dal fatto di esservi presenti o meno, nel secondo invece i
dati si riferiscono e persone che hanno fissato il domicilio in un comune italiano, indipendentemente dalla
residenza anagrafica. Mettendo a rapporto la popolazione residente e quella presente, si possono cogliere
notizie sulla capacit di una qualsiasi area territoriale di attrarre popolazione di altre aree. Se indichiamo
con Pp la popolazione presente e con Pr la residente, il rapporto fra i due valori pu risultare maggiore
(area forte), uguale (area in equillibrio) o minore (area debole) all'unit. Sempre in base ai censimenti della
popolazione e delle abitazioni, possibile ottenere informazioni non soltanto sulla struttura della
popolazione per sesso e et, sugli stranieri e sul pendolarismo, ma anche sul livello di istruzione degli
abitanti e sullo stato qualitativo delle dimore in cui abitano, indicatori importanti per misurare
indirettamente il grado di qualit della vita, misurabile attraverso il calcolo del cosiddetto indice di
affollamento delle abitazioni. Il censimento della popolazione permette inoltre di misurare la distribuzione
spaziale dell'insediamento accentrato, annucleato e sparso : nel primo caso, i dati sulla popolazione
possono essere espressione di popolazione urbana, nel secondo e terzo i dati sulla popolazione possono
misurare la cosiddetta popolazione rurale.
Il censimento della popolazione pu essere considerato anche un censimento economico, in quanto la
popolazione residente in ogni comune viene strutturata
come non attiva (minori,anziani,invalidi,pensionati,casalinghe...) e attiva, a sua volta distinta
in occupati e non occupati. Gli attivi vengono poi suddivisi a seconda della professione esercitata e del
ramo di attivit economica a cui appartengono: primario (agricoltura,allevamento,pesca,sfruttamento
forestale,industria estrattiva), secondario (industria pesante,manifatturiera), terziario
(commercio,trasporti,attivit alberghiera, bancaria, assicurativa,p.a. ecc).Tale classificazione fu proposta
per la prima volta da Colin Clark e si basava su riflessioni di natura strettamente geografica: essa discende
infatti dal rapporto "Natura-Uomo", dove la Natura viene intesa come l'insieme degli agenti naturali che
innescano processi di produzione destinati e mettere a disposizione dell'uomo materie prime . Siccome non
tutte le risorse offerte dalla Natura sono in grado di soddisfare i bisogni umani, molte di esse in un secondo
tempo sono sottoposte a uno o pi processi di trasformazione materiale (secondario e terziario).
L'incidenza percentuale degli attivi appartenenti a un determinato settore economico rispetto al totale degli
attivi appartenenti ai tre settori economici (tasso di attivit) costituisce un importante indicatore della
struttura del territorio oggetto di studio. I censimenti dell'agricoltura sono rilevazioni statistiche che hanno
lo scopo di enumerare le aziende agro-alimentari, accertandone le principali caratteristiche (forma di
conduzione,superficie,possesso dei terreni,utilizzazione suolo,coltivazioni praticate ecc.); il primo vero e
proprio censimento dell'agricoltura stato effettuato nel 1961.A partire dal 1970 viene effettuato
anche il cosiddetto catasto vinicolo ( censimento generale dei vigneti). Utilizzando poi gli ultimi
censimenti, possibile calcolare su scala comunale il grado di polverizzazione dell'agricoltura, il grado di
concentrazione della superficie e il grado di innovazione. Anche i censimenti dell'industria e dei
servizi registrano un'organizzazione regolare a partire dal 1951; tale fonte si basa essenzialmente su due
unit di rilevazione, le imprese e le unit locali, intese come unit produttive. In ambito geograficoeconomico, attraverso il rapporto dei dati degli addetti (censimenti industria e servizi) e degli attivi
(censimento popolazione), il quoziente pu risultare maggiore (ruolo economico positivo),uguale (domanda

= offerta), inferiore all'unit (situazione critica in termini occupazionali). Altre rilevazioni curate dall'ISTAT
hanno invece un ritmo annuale,come nel caso dei dati sulla popolazione residente raccolti capillarmente
ogni 8.000 comuni. A differenza delle rilevazioni censuarie, dette "di fondo",essendo riferite a un
determinato istante, quelle desunte dai registri anagrafici sono rilevazioni di flusso, in quanto
l'osservazione riferita a un intervallo di tempo. Tra i vari annuari editi a cura dell'ISTAT ricordiamo
"L'annuario Statistico Italiano", "L'annuario di Statistica Agraria", "L'annuario di statistiche industriali"
ecc. Vi sono anche annuari pubblicati da altri enti come l'INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) e
l'ENIT (Ente Nazionale Italiano per il Turismo).
Nel caso in cui uno studio debba far riferimento ad ambiti territoriali a grande scala dimensionale, possono
risultare utili le statistiche ufficiali internazionali, pubblicate da organismi internazionali. Una fonte
conosciutissima "The Statesman's Year Book", pubblicato in inglese dalla McMillan di Londra e dalla St.
Martin's Press di NY: nelle sue 2000 pagine si dispone di una vera e propria radiografia di ogni stato, con
una breve ricostruzione storica,riferimenti al tipo di costituzione,al governo,alla
superficie,popolazione,religione,istruzione,produzioni agricole e industriali,commercio ecc. Si tratta
pertanto di una pubblicazione analoga al nostro "Calendario Atlante DeAgostini". Altri annuari con una
struttura simile a quelli appena citati sono pubblicati in Francia (Images conomiques du monde) in Uk
(Britannica Book of the Year) e in Italia ( La Nuova Enciclopedia Geografica Garzanti). E' inoltre da
segnalare la pubblicazione annuale (dal 1948) a cura dell'ONU, "Demographic Yearbook"; l'ONU pubblica
inoltre lo "Statistical Yearbook" e il "International Trade Statistics Yearbook". Interamente dedicato alle
informazioni sul lavoro nel mondo lo "Yearbook of Labour Statistics" (dell'International Labour Office di
Ginevra) , mentre notizie pi frequenti dello stesso tema sono pubblicate dall'OCSE nel "Statistiques
Trimestrielles de la Population". L'UNESCO pubblica uno "Statistical Yearbook" mentre la FAO (Roma)
pubblica diversi annuari sul commercio,la pesca, la produzione.
LE FONTI CARTOGRAFICHE = Le carte geografiche possono essere definite come rappresentazioni in
piano,ridotte,simboliche e approssimate della superficie terrestre o di una sua parte : si tratta di
rappresentazioni grafiche in piano, in quanto l'intero globo terrestre (riprodotto in proporzioni fedeli e
ridottissime) oppure una sua regione, caratterizzata da una curvatura pi o meno estesa a seconda della
maggiore o minore estensione della regione stessa, sono rappresentate su una figura piana, quale una
carta, con l'impiego di metodi adeguati e variabili da caso a caso, scelti e applicati dal cartografo, che
permettono la "proiezione" in piano di tali figure curve. Il geografo, quindi, non costruisce le carte, ma le
utilizza per descrivere e interpretare il territorio. La carta geografica inoltre una
rappresentazione ridotta, in quanto non possibile rappresentare su una carta il globo terrestre o una
qualunque sua regione nelle loro dimensioni reali. La carta deve rispettare un rapporto di riduzione tra le
distanze convenzionalmente misurate sulla carta e le corrispondenti distanze misurabili nella realt
terrestre: tale rapporto viene a costituire la cosiddetta scala di riduzione, che nella maggior parte dei casi
assume la forma numerica (ad esempio 1/100.000= 1:100.000, dove un cm misurato sulla carta
corrisponde a 100.000 cm), oppure grafica, costituita da un segmento. Quest'ultima forma risulta assai
comoda nel caso in cui la carta debba essere sottoposta a operazioni di ingrandimento e riduzione. Infine,
proprio sulla base della scala di riduzione si soliti distinguere: i planisferi e i mappamondi (la cui
scala oscilla tra i 1/100 milioni e 1/30 mil.); le carte generali, contenute solitamente negli atlanti ad uso
scolastico,le carte regionali o corografiche (tra 1/100.000 e 1/150.000); le carte
topografiche (1/150.000 - 1/10.000) ed infine le piante di citt,mappe catastali e i piani dei
porti (1:5000 - 1:2000).
Le carte necessitano poi dell'uso dei simboli, costituiti da segni e colori convenzionali, utilizzati per
indicare la presenza di elementi altimetrici, barimetrici, orografici, idrografici e antropici, economici ecc.
Infine, le carte sono rappresentazioni approssimate, in quanto non possibile sviluppare su una superficie
piana (la carta) una superficie sferica o curva: pertanto la carta rappresenta una determinata realt
terrestre con un certo grado di deformazione. Pi in particolare, a seconda dei metodi costruttivi, si pu
mantenere una delle seguenti propriet: quella di equidistanza (se rimangono inalterate le proporzioni di
distanza), quella di equivalenza ( se le aree rappresentate sulla carta sono proporzionali a quelle sulla
Terra), quella di esogonia (se rimangono inalterati gli angoli definiti da una qualsiasi retta che interseca i
meridiani o i paralleli).
Le carte vanno selezionate a seconda della scala dimensionale a cui il fenomeno studiato fa riferimento:
pertanto, nel caso di studi a piccola scala dimensionale (come nell'analisi di un centro urbano) baster

disporre di carte a grande scala,e tutt'al pi di qualche carta corografica; al contrario, nel caso di studi a
grande scala dimensionale (come nel caso dell'analisi dello sviluppo e del sottosviluppo del mondo) si dovr
disporre di carte generali, planisferi o mappamondi, tutte carte a piccolissima scala. Tra le carte si possono
segnalare le immagini da telerilevamento prodotte da varie fonti (NASA negli US, Telespazio in Italia ecc.) e
in parte disponibili anche su Internet, nonch la cosiddetta cartografia di base, costituita da carte,
soprattutto topografiche,prodotte da enti governativi attraverso rilevamenti topografici o attraverso la
restituzione di fotografie aeree. A tale produzione cartografica si aggiunge poi la cosiddetta cartografia
derivata, costituita da materiale cartografico ottenuto per riduzione,trasformazione,semplificazione e
generalizzazione del materiale di base a cui si appena accennato: si tratta in questo caso di carte indicate
spesso come "tematiche", di cui l'esempio principale offerto dalla cartografia predisposta dalle singole
Regioni italiane per i territori di loro competenza.
Per lo studio del territorio italiano la cartografia di base di maggior rilievo costituita dalla Carta
Topografica Italiana, redatta dall' Istituto Geografico Militare di Firenze, costituito nel 1872.
Prima dell'Unit d'Italia i servizi cartografici dei vari stati erano affidati a organi ufficiali, che avevano
predisposti carte topografiche realizzate per secondo tecniche e criteri scientifici differenti. La grande
eterogeneit della cartografia dell'epoca imponeva pertanto una produzione cartografica su basi
sistematiche e omogenee: infatti, con una legge del Febbraio 1875, si stabil la costruzione di una Carta
d'Italia con caratteristiche rigorosamente geometriche,da pubblicare alla scala 1:100.000. Si riusc a
ottenere una carta topografica al 1:100.000, che all'inizio del Novecento appariva completata ad eccezione
della Sardegna, i cui fogli vennero dati alle stampe nel 1921. Attualmente sono a disposizione due edizioni
della Carta Topografica Italiana:
1) La Carta d'Italia a scala 1:100.000, costituita da 286 fogli ordinati da nord a sud e da ovest a est
2) La Nuova Carta d'Italia a scala 1:50.000 impostata dall'Istituto Geografico Militare di Firenze nel
1958 per adeguarsi sgli standard europei.
Tra le carte derivate, merita attenzione L'Atlante tematico d'Italia, portato a termine nel 1992 dal Touring
Club Italiano, composto di 4 volumi per un totale di 126 tavole,le tematiche di studio esaminate sono gli
scenari generali ; la popolazione e gli insediamenti ; le risorse e le attivit economiche ; il
patrimonio culturale e l'ambiente.
Con l'istituzione delle Regione come enti territoriali,l'attivit cartografica ha fatto registrare un sensibile
risveglio; per la Liguria, il Servizio Cartografico Regionale ha provveduto all'allestimento di una cartografia
di buona qualit. La Carta Tecnica Regionale (CTR) dedicata a diversi tematismi, tra cui l'acclivit,
l'utilizzazione del suolo, la franosit ecc. In ambito geo - economico una fonte di notevole interesse
costituita dal Nuovo Atlante SOMEA, edito a met anni '80 e capace di offrire interessanti rappresentazioni
dell'interazione spaziale (intesa come relazioni orizzontali tra le diverse localit italiane gravitanti su
localit centrali di rango maggiore). Bisogna infine sottolineare l'importanza rivestita dalle carte costruite
in epoche passate nelle ricerche di tipo geostorico; per esempio, attraverso l'analisi comparata delle
tavolette topografiche del 1895 e del 1914 relative al comune di Sesto San Giovanni, stato possibile
cogliere il legame tra esplosione industriale ed espansione urbana e demografica : infatti, nella carta del
1895 l'assetto urbano sestese risulta ancora sdoppiato tra il nucleo a tradizione agricola e le zone
sviluppatesi lungo le vie di comunicazione di recente costruzione; nel 1914, lo sviluppo "a maglia"
dell'agglomerato urbano designa un continuo tra il nucleo primitivo e le espansioni in direzione di Monza
e Milano. Con la crisi degli anni '70 che colpisce tutta la siderurgia italiana, alcuni giganteschi
insediamenti del sestese diventano obsoleti e si trasformano in aree industriali dismesse (derelict areas) ,
aprendo cos una nuova fase di transizione.
L'apporto della cartografia appare sicuramente indispensabile, in quanto permette di ricostruire le
condizioni storiche delle singole localit ed aree sottoposte ad analisi.
I PRINCIPALI STRUMENTI DI RAPPRESENTAZIONE STATISTICA DEI FENOMENI TERRITORIALI
= In geografia umana esiste un'ampia gamma di fenomeni territoriali (densit spaziale della
popolazione,aree urbanizzate,spazi verdi,produzione,flussi commerciali,migratori,turistici ecc.) che, dopo
essere stati misurati, necessitano di essere rappresentati in una forma comprensibile e tale da favorire la
loro interpretazione.
Le tabelle numeriche costituiscono il primo strumento di sintesi dei dati raccolti relativi a un determinato
fenomeno geografico che si intende analizzare: a loro volta esse costituiscono la rappresentazione statistica
che sta alla base della successiva costruzione dei grafici. Infatti, i dati elementari vengono dapprima

ordinati in maniera crescente o decrescente,per essere poi classificati, cio ordinati e misurati secondo un
intervallo di valori in grado di sintetizzare meglio la variabilit del fenomeno da studiare. Per cogliere
efficacemente la distribuzione spaziale di un determinato fenomeno geografico, lo strumento pi utilizzato
costituito dalle cosiddette carte tematiche, la cui costruzione richiede particolare attenzione nella scelta
delle classi destinate a esprimere l'entit o l'intensit del dato da rappresentare: con tale operazione
possibile esaltare o mascherare aree in cui collocare un fenomeno che, in corrispondenza di una
determinata intensit, ricade in un certo intervallo di valori. Le carte tematiche sono classificabili non solo
in base ai temi trattati, ma anche con riferimento alle modalit e alle tecniche di rappresentazione, che
permettono di distinguere le carte tematiche qualitative dalle carte tematiche quantitative.
Le carte tematiche qualitative servono a rappresentare l'areale del fenomeno studiato, come ad esempio la
distribuzione spaziale delle lingue o delle religioni, e in tal caso il segno + semplice per indicare l'areale
quello di tracciarne la linea limite, anche se spesso le campiture sono differenziate tramite l'uso di
colori,tratteggi e retinature diverse.
Le carte tematiche quantitative sono invece rapresentazioni grafiche della distribuzione spaziale di
una variabile quantitativa, espressa in valori assoluti o relativi (medie, percentuali,rapporti ecc.); ad
esempio, per i fenomeni la cui distribuzione spaziale correlata esclusivamente alla presenza di specifici
luoghi, come nel caso di insediamenti urbani,industrie ecc. si utilizza un cartogramma a punti :
attribuito a ogni punto un certo numero di unit assolute del fenomeno,i punti vengono posizionati su
una base amministrativa e se possibile distribuiti in ciscuna delle aree cui si riferiscono, in modo da
rendere rapido il confronto tra le quantit di ciascuna area. In altri casi si fa uso di figure
piane (quadrato,cerchio,triangolo...) e talvolta anche figure solide (sfere,cubi) ma sempre di dimesioni
che devono essere proporzionali all'intensit del fenomeno (cartogrammi a simbolo scalare). Se si
vuole rappresentare la distribuzione spaziale della popolazione sparsa e accentrata si pu ricorrere ad
una carta tematica per punti e sfere. Infine, per i fenomeni di flusso relativi alle diverse forme di
mobilit spaziale (migratoria,turistica,commerciale,di traffico ecc.) si usano "nastri" di larghezza
proporzionata all'intensit del fenomeno (diagrammi a flussi).
Altro sistema molto pratico il cartogramma a mosaico , molto usato quando i dati disponibili, come
quelli dei censimenti, si riferiscono a unit amministrative come le regioni, i comuni e le province; questo
strumento costituito da una carta di base che riporta i confini amministrativi o politici della regione
rappresentata: a ciascuna unit amministrativa si attribuisce un colore o tratteggio stabilito in base alla
classe di intensit (ossia di ampiezza) del fenomeno,cercando di adottare una gamma cromatica
progressiva.Ad esempio, per rappresentare il diverso grado di accessibilit dei luoghi appartenenti a un
determinato spazio geografico, oppure della diversa convenienza economica, pu essere utile ricorrere
all'allestimento di carte in cui l'accessibilit ai diversi luoghi,espressa in termini di tempo impiegato,viene
rappresentata ricorrendo al cartogramma delle isolinee, mentre nel caso si voglia indicare la
diversa distribuzione spaziale dei costi di trasporto da sostenere per accedere agli stessi luoghi presi in
considerazione, utile il ricorso alle cosiddette curve isocosto. In geografia umana non manca poi il
ricorso ad altri mezzi di rappresentazione grafica dei fenomeni, anch'essi strumenti di notevole efficacia
tutte le volte in cui si voglia avere una visione " a colpo d'occhio" dell'andamento di un fenomeno. Per
rappresentare le variazioni di un fenomeno nel tempo, il metodo pi semplice il diagramma, adatto ad
esempio a evidenziare sinteticamente l'andamento temporale della popolazione, delle produzioni,del
movimento turistico,migratorio ecc. in due o + luoghi messi a confronto. Sull'asse delle ascisse
normalmente indicato il tempo,su quello delle ordinate i corrispondenti valori assunti dal fenomeno in
analisi. Il diagramma si presenta spesso come una linea spezzata, formata da tanti segmenti a diversa
inclinazione: quanto maggiore l'inclinazione tanto pi elevato l'incremento. Un diagramma temporale di
particolare rilevanza conosciuto come diagramma a coordinate polari, usato per rappresentare i
fenomeni caratterizzati da un andamento temporale stagionale, come ad esempio in ambito turistico; per
confrontare la "stagionalit" dei flussi turistici in due o + luoghi o aree turistiche pu essere utile costruire
per ogni luogo o area un diagramma di 12 assi aventi come punto comune di partenza l'origine, orientati in
senso orario, come le lancette dell'orologio. Sempre allo scopo di rappresentare il trend di un fenomeno
riferito a 2 o + luoghi o regioni messi a confronto, utilizzato anche l'istogramma, consistente in un
diagramma a colonne in forma di rettangoli, la cui base uguale alla larghezza, mentre l'altezza sempre
proporzionale ai valori da rappresentare. Lo stesso tipo di tecnica grafica pu essere utilizzata nell'analisi
temporale della popolazione sparsa e accentrata,della popolazione suddivisa per istruzione,sesso,et, e
anche la rappresentazione delle informazioni registrate nel tempo dal movimento turistico.

Gli istogrammi, assumono particolare interesse geografico quando vengono usati per mettere a confronto
2 o + luoghi/regioni (se i luoghi sono 2 anche gli istogrammi saranno 2). Un particolare tipo
di istogramma usato in geo umana, formato da colonne sovrapposte, costituito dalla piramide di et,
che permette di rappresentare la struttura per sesso e per et della popolazione residente in un luogo
geografico: si tratta in pratica di 2 istogrammi affiancati, uno relativo ai maschi e uno alle femmine. A
seconda della diversa configurazione grafica assunta dalle piramidi possibile individuare regolarit o
anomalie strutturali della popolazione residente in un determinato luogo/area.
Per raffigurare la struttura di un fenomeno umano sono importanti le rappresentazioni che fanno uso
di superfici, anzich di linee; questi grafici vengono chiamati aerogrammi e assumono le forme di
geometria piana (cerchi, quadrati) oppure figure stilizzate (uomini,beni alimentari, auto, navi...). Tra
gli aerogrammi, sono frequenti i diagrammi circolari. Un altro tipo di rappresentazione molto usato
ma poco efficace, in quanto permette di effettuare comparazione perlopi sommarie, il diagramma a
torta (cilindro molto sviluppato alla base e poco in altezza). Una figura geometrica a 3 dimensioni, poco
usata ma in alcuni casi significativa il parallelepipedo: infatti, mettendone due o + a confronto,
possibile comparare tre diversi aspetti riferiti a luoghi e aree geografiche.
UNA FONTE CARTOGRAFICA DI PARTICOLARE INTERESSE NELL'ANALISI SINCRONICA E
DIACRONICA DEL TERRITORIO E DEL PAESAGGIO : I CATASTI
Il termine catasto deriva dal greco catastikon, che letteralmente significa "registro" : in origine, infatti, i
catasti consistevano in semplici elenchi dei beni immobili e dei rispettivi proprietari, mentre oggi con tale
termine si fa riferimento a un vero e proprio istituto giuridico-fiscale e la cui normativa legislativa prevede
talvolta l'applicazione di imposte patrimoniali. Il catasto per rappresenta anche un sistema informativo
territoriale, in grado di fornire una notevole quantit di dati sia a coloro che operano sul territorio per
adempiere a scopi giuridici,fiscali e tecnici ( architetti,commercialisti,urbanisti,agronomi,geometri ecc.) sia
a coloro che si dedicano alla sua analisi per scopi scientifici, come i geografi. I catasti possono
essere descrittivi e geometrici.
I catasti descrittivi servono a identificare l'ubicazione, la superficie, il numero dei vani delle abitazioni,le
colture agrarie ecc. senza alcun corredo grafico.
I catasti geometrici sono costituiti anche da rappresentazioni grafiche (mappe) ottenute per mezzo di
rilevamenti topografici e si distinguono a loro volta se allestiti per masse di coltura,
per propriet o particellari (cio se all'interno di ogni songola propriet agraria possibile distinguere zone
di eguale coltura e produttivit o se all'interno di ogni singola abitazione possibile distinguere le parti
assegnate ai diversi proprietari).
I primi rudimentali censimenti sono stati effettuati col nascere della propriet privata in Egitto, dove
l'agrimensura gi all'epoca dei faraoni ( secondo millennio a.C.) aveva raggiunto notevoli gradi di perizia
tecnica. Infatti,intorno al 1250 a.C. il faraone Ramesses II aveva disposto una grande rilevazione
topografica e i suoi tecnici conoscessevano strumenti quali il filo a piombo,la squadra e la corda metrica.
Presso i Greci le notizie di catasti sono scarse, ma a loro si deve il merito di promuovere l'avanzamento delle
conoscenze matematiche, fissando con Eclide e Pitagora le regole di geometria piana, e approfondendo il
calcolo delle coordinate geo.
Per un nuovo progredire delle tecniche di catasto bisogna attendere la dominazione romana in Europa :
infatti, con il procedere dell'espansione dell'impero, i territori conquistati venivano a ingrandire l'ager
publicus che, con la costituzione di colonie e donazioni individuali alimentava il patrimonio privato. La
necessit di delimitare queste propriet e di tutelarne i diritti portarono alla creazione di un vero e
proprio sistema catastale che aveva come base la moderna mappa. Non fidandosi dei cippi posti a
protezione della propriet, i Romani svilupparono presto una tecnica di mappatura affidata
agli agrimensori (o gromatici) i quali, su tavolette cerate suddividevano le terre, controllavano i
confini,attestavano la propriet privata o demaniale misurando le superfici. Inoltre, per ogni singola
centuria, erano riportate coordinate,condizioni dei terreni,proprietari.
L'insieme delle mappe dei terreni facenti capo a un municipium, che costituivano la forma regionis,oltre a
essere conservato nell'archivio della relativa comunit era anche depositato in duplice copia a Roma. Grazie
a questo patrimonio, nel III sec. d.C. viene realizzata in marmo la Grande Mappa dell'Urbe. Se prima
dell'et imperiale il catasto svolge una funzione geometrica, in seguito diventa anche estimatore di qualit e
rendita.

Infine, a partire dal IV sec. d.C si costituiscono veri e propri libri catastali permanenti, con liste degli
assegnatari e proprietari aggiornate sulla base di dichiarazioni annuali.
Con il crollo dell'impero romano la struttura proprietara subisce rapide mutazioni, e se si eccettuano scarse
notizie di epoca merovingia, non ci rimane nessuna notizia, soprattutto per l' Italia, che subisce in maniera
disastrosa gli effetti delle invasioni barbariche: un eccezione si ebbe in Sicilia, dove gli Arabi (X secolo
d.C.) avevano introdotto un sistema di classificazione dei beni immonili riportato su registri detti defetari.
Solo con il progressivo decadere del mondo feudale e l'affermarsi della borghesia mercantile ricompare
l'istituzione catastale. Si ha infatti notizia di stime ufficiali dei terreni in documenti pistoiesi del 1157 e
negli statuti pisani del 1162. Sembra inoltre che Siena abbia decretato l'estimo nel 1198 (Genova nel
1214). A partire dal basso medioevo i registri d'estimo appaiono gi diversi per le citt (catasto urbano)
e per il contado (catasto agrario). Nel '300 Siena aveva inoltre provveduto ad allestire un registro
catastale denominato " Tavola delle possessioni del contado". Sempre nel '300 venne fatto redigere il
primo cabreo, costituito da un elenco in cui si enumeravano i privilegi e le prerogative della monarchia
nella Castiglia medievale, ma che in seguito venne a indicare gli inventari dei beni ecclesiastici, corredati
spesso da documenti e mappe relative alle singole parcelle. I cabrei si diffusero in tutta Italia, nel meridione
vennero denominati Platee. Oggi i cabrei costituiscono un'importante e corposa fonte archivistica per
documentare l'evoluzione del paesaggio urbano e rurale nel corso dell'et moderna.I cabrei venivano
commissionati da famiglie nobiliari, enti ecclesiastici e dai Comuni per chiarire i confini dei propri
possedimenti, i rapporti giuridici con eredi e confinanti e per impedire usurpazioni; la loro realizzazione era
affidata agli agrimensori (capomastri e architetti e geometri). Oltre alla "Tavola delle possessioni del
contado", bisogna ricordare la "Gabella possessionum", conservata presso l'archivio di stato di Genova
e consistente in una serie di registri costituiti da matricole, ovvero elenchi di contribuenti o da libri
mastri in cui erano registrate entrate derivanti dai tributi applicati alle abitazioni (il cosiddetto focatico) e
le uscite. Dopo tale rilievo, a parte i Rolli, per poter conoscere la struttura topografica di Genova bisogna
attendere il 1656, anno in cui, alla vigilia della peste, viene ordinato l'allestimento di una pianta della citt
entro le mura tardomedievali (conservata presso il Museo di Sant'Agostino), di notevole valore tecnico. Ma
a partire dal Rinascimento che la cartografia viene a compiere passi decisivi, dal momento che il
mappamondo sferico viene sostituito da carte geografiche sempre + sofisticate. A sua volta, nel '500, fa la
sua apparizione la tavola geometrica,nota come tavola pretoriana, strumento che permette di
riportatre subito su carta le misurazioni commpiute sul terreno, e da questo momento gli estimi iniziano ad
acquistare maggiore autonomia, con la rilevazione delle terre dello Stato di Milano. Bisogna attendere
il '700 per assistere in Italia alla realizzazione di imprese catastali impegnative in
Piemonte,Lombardia,Stato Pontificio e Regno di Napoli.
A partire dal primo '600, prima in Olanda e poi in Europa, i metodi di rilevazione cominciano ad affinarsi
parallelamente al diffondersi della formula della triangolazione, e lo strumento che permetter di
sfruttarne al meglio le potenzialit sar il teodolite, inventato in Inghilterra nel 1720, strumento ottico che
permette di determinare a distanza e con precisione l'ampiezza degli angoli. Proprio in ambito catastale il
sistema della triangolazione trover la prima applicazione grazie alle moderne tavolette pretoriane. Grazie
alle nuove conoscenze e ai nuovi mezzi tecnici gli elementi del territorio popolano le carte geo formando
un'immagine sempre pi precisa. Un Censimento della propriet fondiaria dello Stato di Milano era stato
avviato nel 1718 da Carlo VI d'Austria con il nome di "Catasto di Maria Teresa"entrato in vigore
nel 1760.
Soltanto a settecento inoltrato si manifestano importanti avanzamenti anche in campo economico-fiscale,
obbligando economisti e amministratori a precisare le nozioni di imposta,tassazione e rendita.
Con l'epoca napoleonica la disciplina catastale acquista grande valore: nel 1807 Napoleone ordina
l'allestimento di un unico catasto per l'intero territorio dell'impero, incluso il Regno Italico, che venne
compilato sotto la direzione del Ministero delle Finanze Napoleoniche e nominato "Catasto
Napoleonico". Dopo Napoleone il bagaglio di innovazione viene tramandato agli stati
della Restaurazione, e nel 1815 si istituisce il "Nuovo Censo Milanese" (il vecchio era il Catasto di
Maria Teresa) e che prevede il censo determinato dal reddito e non dal capitale. Nel 1816 prende il via
il "Catasto Pontificio" mentre nel Regno delle due Sicilie viene fondata la prima "Officina
topografica". Nel 1855 il Regno del Piemonte ordina l'esecuzione di un "Catasto delle Province della
Terraferma".
Con l'unificazione del Regno d'Italia si assiste a una grande rielaborazione dei catasti: nel 1886 con
la Legge Messedaglia si ordina l'esecuzione di un catasto in grado di consentire la rispondenza dello

stato di fatto a quello di diritto. In et contemporanea la riforma del sistema catastale avviene a partire
dal 1938 con una normativa che porter alla divisione tra il "Nuovo Catasto Terreni" e il "Nuovo
Catasto Edilizio Urbano". Il primo fu ultimato nel 19656, il secondo nel 1962 rappresenta l'estensione
del primo. Nel 1999 inizi l'informatizzazione del Catasto dei Fabbricati e la sua memorizzazione in un
database nazionale. Oggi il catasto italiano gestito dall'Agenzia del Territorio.
GLI STRUMENTI DI OSSERVAZIONE DIRETTA DELL'ORGANIZZAZIONE SPAZIALE DEI FATTI
UMANI = In geografia, l'osservazione diretta di tutto ci che esiste ed visibile su un tratto della superficie
terrestre risale ai tempi remoti. Non a caso, il geografo ottocentesco si preoccupava soprattutto di
misurare,ubicare,rilevare le dimensioni fisiche degli oggetti presenti sul terreno, trattando cos i fenomeni
umani alla stregua di quelli naturalistici; ancora oggi questa fase non pu essere ignorata,perch sarebbe
strano studiare la casa rurale di una regione senza rilevare la sua tipologia fisica, i materiali,la pianta e cos
via. Gli oggetti materiali prodoti dall'uomo sono quasi sempre gi conosciuti nella loro fisionomia esteriore,
i mezzi tecnici per rilevarli (fotografia,aerofotografia,cartografia a grande scala) e la letteratura sono in certi
casi ridondanti di informazioni. Si tratta per di enumerazioni di oggetti ( case, colture,campi...) che non
sempre spiegano come questi elementi entrino in rapporto tra loro, esprimano relazioni territoriali e si
colleghino alla vita umana. Queste correlazioni e i conseguenti comportamenti emergono interrogando le
persone che vivono,agiscono e si muovono in vari modi nel proprio territorio. Si dovr perci passare
all'inchiesta vera e propria e alla rilevazione diretta di informazioni ottenute dagli "attori della geo umana".
Nel primo caso ci si basa sull'utilizzo di un questionario nel secondo di un racconto libero.
racconto libero = nella sua forma di "storie di vita", molto usata da antropologi e geografi-umanisti, si
lascia l'interlocutore libero di raccontarsi,favorendo l'espressione profonda e dettagliata del suo rapporto
di vita con il territorio. I principali limiti si possono individuare nella possibiliit di effettuare poche
interviste (per la tempistica) e nella difficolt di ottenere con certezza le risposte su argomenti che il
ricercatore voleva conoscere in maniera approfondita. Il modo migliore per ottenere risposte e carpirne il
valore sarebbe quello di entrare a far parte della comunit, sia pure per un periodo limitato,
come testimone privilegiato (per es. uno scrittore o cronista della vita locale).
questionario = utilizzato con + frequenza, costituito da domande rivolte a un campione ben
strutturato del gruppo sociale che si intende studiare, e predisposte in modo da pervenire a risposte
precise. Il primo problema riguarda la dimensione del campione di persone cui sottoporre il questionario,
dimensione che sar + ampia quanto + risulter differenziata la struttura del gruppo sociale oggetto di
analisi. Un altro problema riguarda la struttura stessa dell'intervista: un questionario con poche
domande a risposta chiusa, se da un lato facilmente realizzabile, somministrabile e poco dispendioso,
dall'altro appare inadatto all'analisi di un comportamento spaziale complesso e della sua dimensione
culturale (vai in piazza la domenica? si o no , ma io voglio conoscere l'itinerario delle uscite domenicali
ecc.).
Va infine osservato che il ricorso al questionario pu essere effettuato sia qualora il ricercatore segua una
metodologia di tipo deduttivo (e in tal caso il questionario sar somministrato dopo aver fissato un
modello a priori) e qualora ne segua una di tipo induttivo (e in tal caso la raccolta dei dati costituir la
base della ricerca stessa).