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L'Europa rifondata

di Guido Viale 14 Settembre 2015


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Lungo lautostrada Budapest-Vienna si dissolto il futuro dellUnione europea e ha fa
tto la sua comparsa una Europa nuova, fondata su una cittadinanza condivisa con
profughi...(prosegui la lettura)
Lungo lautostrada Budapest-Vienna si dissolto il futuro dellUnione europea e ha fa
tto la sua comparsa una Europa nuova, fondata su una cittadinanza condivisa con
profughi e migranti. La mossa di Angela Merkel stata abile - le ha restituito un
a popolarit che la sopraffazione della Grecia aveva compromesso - e sacrosanta: h
a permesso a migliaia di profughi di raggiungere la loro meta e ad altre migliai
a di cittadini europei - austriaci e tedeschi, ma anche e soprattutto ungheresi
- di dimostrare il loro vero sentire: rendendo felici altri milioni di europei.
Ma quella mossa non tarder a rivelarsi un bluff. Dopo aver detto che accoglier tut
ti, sono cominciati i distinguo tra paesi di provenienza sicuri e paesi insicuri
e tra profughi e migranti economici; e le assicurazioni che si tratta di una mi
sura temporanea. Ma intanto con quella decisione unilaterale ciascun governo si se
nte autorizzato ad andare per conto proprio: Cameron ha subito raccolto linvito;
i paesi del gruppo di Visegrad si sono opposti alle quote obbligatorie; i paesi
baltici li seguiranno. E gi si parla di sostituire allaccoglienza un contributo in d
enaro; o di istituire un mercato dei diritti di espulsione, cos come ne esiste gi un
o per i diritti di emissione (di CO2): si pagheranno i respingimenti un tanto al
chilo?
Angela Merkel ha dato cos un altro contributo a dissolvere lidentit dellUnione europ
ea: ci sono paesi dellUnione che non sono nellarea Schengen e paesi Schengen non n
ellUnione; paesi dellUnione non nella Nato e paesi europei nella Nato ma non dellUn
ione; paesi nellUnione ma non nelleuro; paesi virtuosi e paesi dissoluti, ecc. Ade
sso, forse, ci saranno paesi dellUnione esonerati a pagamento o no dalle quote di
profughi. E quelli che li accoglieranno si sceglieranno le nazionalit pi gradite?
Laccoglienza destinata a diventare per lUnione il problema maggiore: divide tra lo
ro gli Stati membri impegnati a rimpallarsi le quote di profughi da ammettere; e
fomenta al loro interno quello scontro sociale di cui si alimenta la xenofobia.
Innanzitutto lUnione non potr avere una politica comune per accogliere profughi e
migranti perch ha adottato da anni politiche che negano laccoglienza - casa, lavo
ro, reddito e sicurezza - a una quota crescente dei suoi cittadini. Quando il ta
sso di disoccupazione giovanile raggiunge il 20 per cento, e in alcuni paesi il
50, a unintera generazione - anzi ormai a due - che vengono negate le forme basil
ari della cittadinanza. In queste condizioni difficile pensare a una politica di
inclusione per centinaia di migliaia o milioni di migranti: quanti se ne posson
o realisticamente aspettare sia che si aprano loro le porte, sia che si punti su
respingimenti inefficaci e spietati.
Il conflitto tra cittadini europei e profughi su cui ingrassano le destre razzis
te e xenofobe che lo fomentano, ma a cui le forze di governo non sanno offrire a
lternative, finendo per restarne succubi, non un fatto naturale; il prodotto delle
politiche di tagli alla spesa pubblica e di soffocamento dei diritti, dei reddi
ti e della sicurezza del lavoro. Non si pu cambiare politiche dellimmigrazione sen
za cambiare radicalmente quelle di bilancio. Per questo larrivo di un numero cres
cente di profughi rappresenta il vero tallone dAchille dellausterity.
Ma la ragione vera della dissoluzione dellUnione unaltra: per anni i suoi Governi
hanno assistito ignavi, quando non vi hanno partecipato direttamente o non hanno
addirittura preso liniziativa, a massacri e guerre scatenate ai confini dellEurop
a: quasi che la cosa non li riguardasse, impegnati comerano, e sono, a perseguire
politiche di bilancio sempre pi prive di respiro, di prospettive, di futuro. Se

a rappresentare la politica estera dellUnione figure insignificanti non solo perc


h quella materia ogni Governo vuole riservarla per s. Il fatto che - a parte gli a
ccordi commerciali, soprattutto per procurarsi petrolio e metano - nessuna forza
politica europea ha mai formulato un disegno sensato sui rapporti con larea medi
orientale, mediterranea e nordafricana: quella che nel corso degli anni si andav
a avvitando in crisi e conflitti che non potevano che sfociare nella dissoluzion
e delle rispettive compagini sociali. Il flusso di migranti in cerca di sopravvi
venza in terra europea la prima ma non lunica conseguenza di questa politica tirc
hia e insipiente. Ma ogni giorno che passa spegnere quegli incendi pi difficile.
Francia e Regno Unito stanno gi pensando a unirsi alla guerra in Siria, come se n
on fossero stati loro a scatenare quella in Libia: che hanno perso, creando un c
aos di cui nessuno riesce pi a venire a capo.
Ora, che siano i vertici dellUnione e dei suoi Governi a risolvere il problema cr
eato da centinaia di migliaia di esseri umani alla ricerca della propria sopravv
ivenza del tutto irrealistico. LUnione europea vorrebbe respingerne la maggioranz
a, ma non in grado di farlo: troppo alto il prezzo di sofferenze e di vite che s
ta gi facendo pagare alle sue vittime per potersene assumere la responsabilit. Cos
cerca di nascondere il problema dietro la falsa distinzione tra profughi e migra
nti economici: come se una ragazza sfuggita alle bande di Boko Haram in Nigeria,
o un contadino che sta morendo di fame e di sete s, anche di sete in uno stato s
ubsahariano fossero diversi, nelle loro motivazioni alla fuga, da un siriano che
scappa dalle bombe dellIsis, o di Assad, o di Erdogan, o degli Usa, o di tutti e
quattro.
Ma le politiche di respingimento, oggi impersonate da Orban, ma anche da tante f
orze politiche non solo di destra, e programmate, solo in modo un po meno brutale
, da molti governi, sono state per qualche giorno rovesciate e sconfitte dalla s
traordinaria mobilitazione di un popolo europeo solidale con i profughi in marci
a sullautostrada che porta a Vienna, o al loro arrivo nelle stazioni austriache e
tedesche; un popolo che da qualche giorno ha occupato la scena facendo tuttuno c
on quei profughi. Papa Francesco ha aggiunto la sua voce, ma i protagonisti rest
ano loro. Perch dietro a quelle manifestazioni che hanno bucato lo schermo ci son
o altre migliaia di volontari che - senza distinguere tra profughi e migranti ec
onomici - hanno cercato e cercano di alleviare le sofferenze di una moltitudine
immensa respinta o abbandonata a se stessa: a Calais, a Ventimiglia, a Kos, a La
mpedusa, a Subotica, a Milano e in mille altri luoghi a cui stampa e media non a
vevano dedicato in sei mesi un decimo dello spazio riservato ogni giorno alle in
famie di Salvini e dei suoi compagni di merende.
Laici e cristiani, di destra (ci sono anche quelli) e di sinistra, giovani e anz
iani, occupati e disoccupati (senza timore di vedersi portare via un posto che n
on c pi per nessuno), zingari perseguitati da Orban e musulmani gi insediati in Euro
pa hanno costruito con la loro mobilitazione le basi di una nuova cittadinanza e
uropea che include, senza mediazioni, quei profughi in marcia dietro la bandiera
europea. Un unico popolo: consapevole, a differenza di molti suoi governanti (i
n sei mesi di Presidenza europea Renzi non aveva rivolto una sola parola alla so
luzione del problema dei profughi) che laccoglienza affettuosa di coloro che sono
in fuga da guerre e fame condizione irrinunciabile della convivenza civile nell
e comunit e nei territori dove si insedieranno; e che lo sviluppo sociale dellEuro
pa non pu prescindere dalla creazione, qui, dove sono arrivati, di una cittadinan
za europea comune a tutti coloro che ne condividono laspirazione.
Ed in questo improvviso melting pot, che si possono creare anche le premesse di
una riconquista alla pace e alla democrazia dei paesi da cui profughi e migranti
sono dovuti fuggire: con organizzazioni comuni che individuino le condizioni pe
r pacificarli; che elaborino in forme condivise i programmi per la loro ricostru
zione; che conquistino il diritto di sedere al tavolo delle trattative diplomati
che; che siano punto di riferimento, attraverso i mille legami che ancora intrat
tengono con le comunit rimaste nei paesi di origine, per il loro riscatto. Una pr

ospettiva che non pu che fondarsi su una nuova visione dellEuropa, unita e non con
trapposta alle popolazioni in fuga dai paesi in fiamme ai suoi confini vicini e
lontani. Nel gesto con cui migliaia di volontari hanno aiutato i profughi ad att
raversare lUngheria c, senza ancora le parole per dirlo, il nuovo manifesto di Vent
otene di unEuropa interamente da ricostruire.
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