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IL TAO DELLA DECRESCITA

incontro con Serge Latouche


A pochi giorni dalluscita del suo ultimo libro 'Come si esce dalla societ dei
consumi', Serge Latouche venuto in Italia per parlare di decrescita. Siamo
andati a sentirlo allUniversit di Bologna.
di Francesco Bevilacqua - 3 Marzo 2011

Serge Latouche sostiene


dalleconomia capitalista

la

necessit

di

uscire

Gioved 24 febbraio, presso la traboccante aula magna del


dipartimento di Chimica dellUniversit di Bologna, si
svolto un incontro con leconomista e filosofo come dice
lui stesso, ora che in pensione pu occuparsi di entrambe
le cose Serge Latouche, professore emerito
dellUniversit di Parigi, esponente di spicco del
Movimento Anti-Utilitarista (MAUSS) e propugnatore
della decrescita.
Il tema della giornata organizzata da Andrea Segr,
ideatore dei Last Minute Market era Come uscire dalla
societ dei consumi: il tao della decrescita, mutuato
proprio dal titolo dellultimo libro del pensatore francese uscito in questi giorni per Bollati
Boringhieri, Come si esce dalla societ dei consumi.
Il concetto di base con cui Latouche apre il suo intervento quello che richiama la necessit di
uscire dalleconomia capitalista, che rappresenta il modello attraverso il quale si realizza la societ
della crescita. Per fare questo, il primo passo consiste nel rompere il paradigma tipicamente
occidentale del 'sempre di pi', basato sulla dicotomia produzione-consumo che ha portato a ci che
oggi viene chiamato globalizzazione.
In realt i mercati sono mondializzati gi dal 1492, quando lAmerica scopr Colombo come
dice Latouche per sfuggire alla visione eurocentrica. Nel 1989 poi, con la caduta del sistema
geopolitico degli impenetrabili blocchi contrapposti, cominciata la omnicommercializzazione del
mondo.
Si instaurata cos leconomia della crescita, il cui fine
non quello di crescere per soddisfare i bisogni bens
quello di crescere per crescere, attraverso un processo che
parte dalla produzione, prosegue con il consumo a cui
segue la produzione dei rifiuti, il tutto con un profitto
sempre maggiore che arricchisce un numero di persone
sempre minore.

Nell'aprile del 2001 ha preso il via la guerra dellacqua di Cochabamba, in Bolivia, contro le
imprese transnazionali che spingevano per la privatizzazione
Proseguendo nella sua analisi storica, lautore de La scommessa della decrescita individua due
date, corrispondenti ad altrettanti avvenimenti che il mondo ha recentemente vissuto e che segnano
una svolta importante e incoraggiante. La prima il primo gennaio 1994, anno in cui dopo
cinquecento anni di colonizzazione i nativi centroamericani hanno conquistato San Cristobal, dando
inizio alla ribellione del Chiapas guidata dal subcomandante Marcos. Laltra data simbolicamente
significativa laprile del 2001, quando ha preso il via la guerra dellacqua di Cochabamba, in
Bolivia, contro le imprese transnazionali che spingevano per la privatizzazione.
Linsegnamento importante di questi due episodi la forza della spinta dal basso che mira a
risolvere il problema, a ottenere dei diritti e non a conquistare meramente il potere. Come dice lo
stesso Marcos infatti, non vogliamo prendere il potere, perch senn saremmo presi noi stessi dal
potere.
Da questo contesto territoriale nato quindi qualcosa di nuovo, come testimoniano le costituzioni di
Ecuador e Bolivia recentemente approvate, in cui per la prima volta viene dichiarato esplicitamente
che il fine della societ il benessere e non la prosperit economica. Benessere che in spagnolo
viene reso dal termine buen vivir, che diventato oramai una parola chiave per il movimento della
decrescita. Nel testo costituzionale questo concetto espresso anche in lingua Quechua, sumak
kawsay, ed accompagnato dalla affermazione che la natura un soggetto di diritto e in quanto tale
va rispettata; un passo importante nella direzione dellabbandono della societ dei consumi.
Laotuche prosegue la sua esposizione con una citazione molto particolare, quella del regista e attore
americano Woody Allen, che sostiene che lumanit si trova oramai di fronte a un bivio che conduce
da una parte alla scomparsa, dallaltra alla disperazione. La prima scelta, quella che conduce alla
scomparsa, caratterizzata dalla societ della crescita con la crescita. per questa una scomparsa
che non ha nulla a che vedere con analoghi eventi che si sono verificati nel corso della storia del
pianeta, poich da essi si differenzia per tre aspetti: molto pi veloce, provocata dalluomo e
coinvolge anche luomo stesso.
Laumento della temperatura potrebbe arrivare anche
a sei gradi
Tempo fa, quando si inizi a parlare di decrescita, essa
veniva vista come lopportunit di evitare la catastrofe.
Oggi per questo non pi possibile e imboccare una
simile strada consentirebbe al massimo di limitare o di
gestire ci che inevitabilmente accadr. Lesempio
tangibile fornito dal problema del riscaldamento
globale: nei prossimi anni la temperatura del pianeta
aumenter almeno di due gradi, provocando la scomparsa
di molte specie viventi e grandi crisi sociali e umanitarie e
questo avverr comunque, anche nel caso in cui noi
attuassimo sin da subito una riduzione dei consumi e delle
emissioni.

Nel caso in cui non facessimo neanche questo tuttavia, laumento della temperatura potrebbe
arrivare anche a sei gradi e in quel caso le condizioni di sopravvivenza della vita stessa sul pianeta
sarebbero messe a repentaglio.
a questo punto che Latouche ripropone uno dei suoi concetti chiave, che fra le altre cose anche
il titolo di uno dei suoi scritti, uscito nel 2002 per la EMI: decolonizzare limmaginario. Questo
processo rappresenta la sola via duscita dal vicolo cieco della crescita e pu essere compiuto su due
livelli, quello delle parole e quello delle cose. Per questultimo si tratta di mettere in pratica un
nuovo stile di vita: la sfida forse pi impegnativa ma almeno i suoi connotati sono chiari.
Decolonizzare limmaginario a livello delle parole invece una prova che si potrebbe definire
subdola, poich vuol dire riappropriarsi dei termini e dei concetti che tali termini esprimono, che
oggi sono stati completamente traviati. Sviluppo, crescita e progresso sono infatti parole che
derivano dalla biologia e inseriti in quel contesto disciplinare hanno un senso.
Gli economisti per hanno importato questi concetti applicandoli alleconomia in maniera
impropria e parziale, dimenticandosi che in un ciclo vitale a crescita e sviluppo segue
inevitabilmente la morte dellorganismo. Tutti noi siamo quindi stati 'economicizzati' fin dalla
giovane et, grazie alla scuola che inculcato nelle nostre menti i modelli della crescita occidentale e
della rivoluzione industriale.
Dietro il mito della "ricchezza delle nazioni" c' stato
l'arricchimento della borghesia e delle lite industriali
La grande bolla speculativa del mito della crescita
occidentale viene insegnata a partire da Adam Smith e dal
suo La ricchezza delle nazioni e prosegue anche fuori dal
contesto didattico grazie al bombardamento mediatico cui
siamo sottoposti quotidianamente. Esiste tuttavia una
verit storica che viene mistificata e che racconta non di
ricchezza delle nazioni, bens di arricchimento della
borghesia e delle lite industriali e di impoverimento dei
contadini e degli artigiani, con innumerevoli esempi di
societ compromesse dallallargarsi di questa forbice,
dallInghilterra allIndia.
Poi il capitalismo si trasformato in un sistema
termoindustriale grazie alla seconda rivoluzione
industriale e allavvento delle macchine. Come spiega fra
gli altri anche Marx, questo ha permesso di accumulare
una quantit enorme di merci che andavano per
consumate, ragion per cui si verificato un apparente miglioramento delle condizioni di vita delle
classi pi deboli, rese in grado di acquistare le merci che venivano prodotte.
Nel dopoguerra, si infine arrivati al perfezionamento del sistema capitalista grazie allaggiunta di
tre nuovi ingredienti: il marketing, che consente di creare desiderio di possesso, dipendenza e
frustrazione, il credito, strumento studiato per permettere di acquistare anche a chi non ne ha la
possibilit, e lobsolescenza programmata, che imponendo unaspettativa di vita sempre pi breve
alle merci prodotte favorisce il ricambio e quindi lacquisto di nuove merci.

Lultima rivoluzione quella degli idrocarburi, in occasione della quale ha fatto irruzione sulla
scena il petrolio, risorsa efficientissima e apparentemente inesauribile. In realt, cos come
possiamo ammirare limmagine di una stella lontana migliaia di anni luce che in realt scomparsa
da tempo, il nostro sistema economico si basa su una fonte energetica che gi in via di
esaurimento, ma siccome la vediamo ancora ampiamente impiegata nella nostra quotidianit non
immaginiamo che sia prossima alla fine.
Latouche ribadisce limportanza di uscire dal
paradigma della societ dei consumi che si sorregge
sulleconomia
Focalizzandosi sugli obiettivi, Latouche ribadisce
limportanza di uscire dal paradigma della societ dei
consumi che si sorregge sulleconomia, la quale, cos
com concepita oggi, solo uninvenzione artificiale della
modernit. Al contrario, leconomia deve essere ricondotta
al suo ruolo subordinato alla sfera sociale e politica: non
possono esistere delle leggi economiche che regolano la
societ, poich solo i rappresentanti istituzionali eletti dal
popolo hanno il potere di stabilire e far rispettare delle
norme e non certo istituti finanziari, banche e fondi
monetari che operano esclusivamente nella logica del
profitto.
La nuova societ si deve quindi basare su quella che il
decrescitista francese chiama abbondanza frugale,
lesatto opposto della scarsit indotta dalla societ dei
consumi che, per sua natura, ha bisogno che la gente provi sempre una sensazione di privazione, da
cui deriva il desiderio di acquisto. Ragionando nei termini del paradigma consumista, abbondanza
frugale sembra un ossimoro senza senso, ma lunica via per conoscere la vera abbondanza limitare
i propri bisogni, cio vivere seguendo uno stile sobrio e appunto frugale. Il modo migliore per
attuare questo stile di vita abbandonare la logica economicista del perseguimento del profitto ed
entrare in quella del dono.
Riprendendo il discorso sulle macchine, Latouche chiama in causa Ivan Illich e il suo concetto di
tecnica eteronoma, che ci umilia e ci rende dipendenti e infine schiavi. La tecnologia non per un
demone da scacciare: al posto della macchina eteronoma pu esistere la macchina come strumento
conviviale, che viene utilizzata nel rispetto dellambiente e mantiene con luomo un rapporto di
equilibrio; esempi di questo tipo possono essere la bicicletta e la macchina da cucire.
La societ conviviale pensata da Ivan Illich per Latouche unottima declinazione dellidea di
decrescita, cos come lo il sistema inteso da Cornelius Castoridias che, spostando il discorso dal
piano tecnologico a quello politico, immagina una democrazia che sia diretta e locale, condizioni
fondamentali per evitare che questa forma di governo degeneri proprio come sta succedendo oggi.
Un ulteriore approfondimento di questa idea il municipalismo libertario di Murray Bookchin, in
cui piccoli sistemi locali ne costituiscono uno pi grande mettendosi in rete secondo una schema
piramidale, in cui le decisioni vengono prese a livello locale e poi 'travasate' a quello successivo.

Avviandosi verso la conclusione del suo intervento, Latouche chiama nuovamente in causa Woody
Allen e dopo aver parlato della crescita con crescita che porta alla scomparsa, prende in esame la
strada che porta alla disperazione, quella della crescita senza crescita, che quella che stiamo
percorrendo oggi, fatta di poche risorse, molta disoccupazione e funestata da una crisi che
ciclicamente si ripropone per azzerare il punteggio e ripartire con il processo di produzione e
consumo.
N rilancio dei consumi n austerit imposta: per
attuare il cambiamento ci vuole una rivoluzione
culturale
La condizione in cui ci ha fatto piombare questo stile di
vita lausterit imposta, del tutto diversa dalla frugalit
liberamente scelta poich le poche risorse che sono ancora
a disposizione vengono attentamente dirottate verso quei
pochi che ancora possono permettersi di sostenere ritmi di
consumo sfrenati. Il progressivo esaurimento delle ultime
risorse ci porter verso una dittatura terribile che decider
con la forza chi pu consumare e chi no. Di fatto, in molti
luoghi, questo avviene gi.
quindi meglio la strada che porta alla scomparsa o quella che porta alla disperazione?
Ironicamente, Latouche rileva che come se ci trovassimo su una macchina lanciata senza freni
verso un muro: scegliendo la crescita con crescita ci schianteremmo a trecento chilometri orari e
saremmo spacciati, optando per la crescita senza crescita potremmo riuscire a ridurre la velocit a
duecento chilometri orari, ma limpatto sarebbe comunque fatale.
N rilancio dei consumi n austerit imposta dunque, per attuare il cambiamento ci vuole una
rivoluzione culturale che inneschi inevitabilmente una rivoluzione reale, perch inutile cambiare
il software se non si cambia anche lhardware. La strada della decrescita ha molto in comune con la
filosofia zen da qui lidea di usare lo slogan Il tao della decrescita come sottotitolo per lincontro:
si pu arrivare alla felicit solo se si sa limitare i propri bisogni e i propri desideri.
Oltre a quella zen sono molte le filosofie, le culture e le correnti di pensiero che la pensano in
questo modo; cos la decrescita pu essere interpretata non come la sola alternativa, quanto
piuttosto come una matrice di alternative, differenti nei modi ma uguali nellobiettivo: porre fine
alla societ della crescita.