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n

Successioni

A suo tempo abbiamo introdotto il sistema numerico dei numeri naturali N. Con successivi ampliamenti

abbiamo costruito tutti i sistemi numerici fino ai numeri complessi. Il concetto di successivo e la proprieta’ di induzione rendono il sistema dei n umeri naturali semplice

e flessibile. Anzi, tutti i suoi elementi possiamo disporli in un sequenza ordinata per successivo:

N := 0, 1, 2, 3, 4,

,

n,

:= {n} nN := {n}.

Il termine adottato per tale disposizione e’ ” successione” ovvero ” l’atto di seguire in ordine o sequenza”; sono stati elencati i diversi modi di indicare la successione dei numeri naturali. Inoltre, per indicare insiemi che hanno qualche relazione con i naturali, e’ stato introdotto l’aggettivo

” numerabile ” e si dice che un insieme E e’ numerabile se e’ possibile porlo in corrispondenza biunivoca con l’insieme N (come insieme). Se si vuole ordinare l’insieme E, esso viene posto in corrispondenza biunivoca con la successione dei numeri naturali. In questo caso E viene chiamato successione. Allora possiamo dare la definizione di successione nel seguente modo

Si dice successione un insieme E di oggetti o elementi che e’ posto in corrispondenza biunivoca con la successione dei numeri naturali

Tali elementi possono essere di natura qualsiasi. Un modo semplice per denotare la successione e’ quello

di usare una lettera munita di un indice, il numero naturale corrispondente che ne denota il posto nella

sequenza:

E := {a n } := {a n } nN := a 0 , a 1 , a 2 ,

, a n ,

Useremo piu’ frequentemente la notazione {a n }. Dunque una successione e’ definita dalla legge che, assegnato il posto n, costruisce l’elemento a n che occupa quel posto. L’ elemento a n e’ anche detto l’ elemento generale o elemento n-esimo della successione. Per ogni n, a n+1 e’ successivo di a n . Se n m si dice che a m segue a n o che a n precede a m . Possiamo concludere che la successione e’ una funzione definita sull’insieme dei numeri naturali N considerati posti in sequenza. Questa osservazione giustifica la definizione di successione numerica che abbiamo dato negli appunti sulle funzioni in R, ad essa abbiamo applicato tutte le nozioni costruite per le funzioni, in generale. Da ora in poi consideriamo quale codominio il campo dei numeri Reali. Riprendiamo quella definizione per poi adattare alle successioni tutta la potenza del calcolo che abbiamo costruito per le funzioni.

Definizione: Chiameremo successione numerica una funzione f con dominio N e codominio R ovvero

f : N R; o f : n

y, ed y = f (n).

Posto f (n) = a n abbiamo la successione definita sopra. Per le successione posssiamo, quindi, dare il concetto di immagine che e’

Imf = {y R|y = f (n), n N}

e, con l’ovvio significato dei simboli, possiamo scrivere piu’ semplicemente

Imf := {a n } := a 0 , a 2 ,

, a n ,

Inoltre possiamo definire il grafico di f nel piano O(x, y) di una successione:

G = {(x, y)|x = n, y = f (n) = a n }.

1

Se N 1 N possiamo parlare di restrizione di {a n } ad N 1 come una successione {b n } con b n = a n per

n N 1 . Cosi’ diremo che 1) una successione {a n } e’ limitata superiormente se esiste un numero reale k tale che a n k per ogni n N. Il numero k e’ detto maggiorante della successione; 2) una successione {a n } e’ limitata inferiormente se esiste un numero reale h tale che a n h per ogni

n N.

Il numero reale h e’ detto minorante della successione; 3) una successione {a n } e’ detta limitata se esistono due numeri reali h < k tale che h a n k per ogni

n N o in forma piu’ compatta se esiste un numero positivo C tale che |a n | ≤ C per ogni n N.

4) Ovviamente, in caso contrario, diremo che la successione e’ illimitata superiormene, inferiormente

o illimitata.

La successione {a n } si dice monotona crescente ( o crescente in senso stretto) quando

a 0 < a 1 <

< a n <

. {a n } e’ detta monotona crescente in senso lato o non decrescente se vale

a 0 a 1

a n

Simmetricamente, si dice che {a n } e’ monotona decrescente o decrescente in senso stretto se

a 0 > a 1 >

a

n >

o monotona decrescente in senso lato o non crescente se

a 0 a 1

a n

(brevemente: crescente se a n a n+1 per ogni n oppure decrescente se a n a n+1 per ogni n ). Alle successioni possiamo applicare il concetto di limite al solo punto +considerato come il solo punto di accumulazione dei naturali. Come ci e’ noto con esso si studia il comportamento delle funzioni in intorni di punti di accumulazione o meglio il loro comportamento o proprieta’ locale. Nella teoria delle successioni questo comportamento locale viene espresso nel seguente modo: la successione ha definitiva- mente una certa proprieta’ o un certo comportamento. Cioe’ la proprieta’ non e’ detto che valga per tutti gli elementi ma sicuramente per tutti gli elementi che hanno per indice un numero opportunamente grande ( ovvero vicino all’infinito); ancora c’e’ solo un numero finito di oggetti che non ha la proprieta’. Ad esempio la successione

0, 1, 0, 1, 0, 3, 2, 0, 1, 1, 3, 4, 6, 7,

non e’ totalmente monotona ma lo e’ dal nono posto in poi ovvero per n > 9 quindi la monotonia e’ una proprieta’ che viene acquisita definitivamente dopo il posto 9. Si da’ la seguente definizione:

Si dice che una successione {a n } possiede definitivamente una proprieta’ P se esiste un indice ν che

dipende da P tale che gli elementi della successione a ν , a ν+1 , proprieta’ P vale vicino all’infinito.

Definizione di limite per le successioni

Abbiamo gia’ dato, a suo tempo, la definizione di limite per le funzioni e per le successioni. Si e’ osservato che il limite vale solo per il punto +e rispetto a quello gia’ dato per le funzioni si cambia la variabile continua x con la variabile discreta n. Con il concetto di limite si valuta il carattere della successione.

hanno la proprieta’ P. Ovvero la

, a n ,

2

Definizione di convergenza - Si dice che la successione di numeri reali {a n } e’ convergente al numero a (finito) e si scrive

lim

n+ a n = a oppure a n a per n +

quando, comunque fissato un intorno U di a, la successione cade definitivamente in U , ovvero

ϵ > 0 un numero intero N ϵ > 0 (dipendente da ϵ) tale che per ogni n > N ϵ si ha |a n a| < ϵ.

Possiame affermare che la successione cade definitivamente nell’intervallo (a ϵ, a + ϵ). Altri modi di dire : a n converge ad a; a n tende ad a.

Una successione si dice convergente se ammette limite finito

Qualche variazione.

Si dira’ che a n converge ad a per eccesso o dalla destra e si scrive

n+ a n = a + oppure a n a + per +

lim

se ϵ > 0 un numero intero N ϵ > 0 (dipendente da ϵ) tale che per ogni n > N ϵ si ha a < a n < a + ϵ.

Analogamente si ha il limite per difetto o dalla sinistra

lim

n+ a n = a oppure a n a per +

se ϵ > 0 un numero intero N ϵ > 0 (dipendente da ϵ) tale che per ogni n > N ϵ si ha a ϵ < a n < a.

Veniamo ora alla definizione di divergenza.

Definizione di divergenza - Si dice che la successione di numeri reali {a n } diverge a ( o tende a) +e si scrive

n+ a n = +oppure a n +per n +

lim

se K > 0 un numero naturale N K > 0 (dipendente da K) tale che per ogni n > N K si ha a n > K.

Si dice che la successione di numeri reali {a n } diverge a ( o tende a) −∞ e si scrive

lim

n+ a n = −∞ oppure a n → −∞ per n +

se K > 0 un numero naturale N K > 0 (dipendente da K) tale che per ogni n > N K si ha a n < K.

Si dice che la successione di numeri reali {a n } diverge a ( o tende a) (infinito senza segno ) e si scrive

lim

n+ a n = oppure a n → ∞ per n +

se K > 0 un numero naturale N K > 0 (dipendente da K) tale che per ogni n > N K si ha |a n | > K.

Una successione che ha limite infinito e’ detta divergente

Una successione che ha limite viene detta regolare.

Se una successione non ha limite e’ detta oscillante oppure indeterminata oppure irregolare. Tutte le osservazioni fatte sulle funzioni che hanno limite, quali l’unicita’ del limite, la permanenza

del segno, la limitatezza , il limite del modulo etc Enunciamo tali teoremi

Teorema -Se a n ha limite esso e’ unico.

Teorema della permanenza del segno -Se a n a > 0 allora definitivament a n > 0.

valgono per le successioni.

3

Conseguenza Se a n a

e

b n b e se a < b allora definitivamente a n < b n .

Se

si ha a n a ed a < k allora {a n } e’ definitivamente minorante della successione costante di elementi

k .

Teorema inverso della permanenza del segno -Se a n a ed a n 0 allora a 0.

Conseguenza Se a n b n ed a n a

Caso particolare: se a n k per ogni n e a n a allora a k. Interessante e’ mostrare la limitatezza di una successione che ha limite finito. Nella definizione, ponendo ϵ = 1, si ha che per n > N 1 si ha a 1 < a n < a + 1. allora scelto

e b n b allora a b.

K = max(|a 0 |, |a 1 |,

, |a N 1 |, |a 1|, |a + 1|)

si ha

|a n | ≤ K

per ogni n.

Qualche criterio

Definizione : Siano {a n } e {b n } due successioni con a n b n per ogni n. Si dice che {a n } e’ minorante

di {b n } od anche {b n } e’ maggiorante di {a n }.

In particolare se a n k allora diremo che k e’ maggiorante di a n considerandolo come una successione costante k := k, k, k, k, k Casi particolari della conseguenza del teorema della permanenza del segno.

1) se a n a ed a n k per ogni n (o definitivamente) allora a k;

2) se a n a e b n b con a n b n per ogni n (o definitivamente) allora a b:

3) se a n 0 ed |b n | ≤ |a n | per ogni n (o definitivamente) allora b n 0.

4) se a n +ed a n b n per ogni n (o definitivamente) allora b n +.

Criterio del confronto di tre successioni

Riscriviamoamo in forma di successioni il teorema del confronto per le funzioni.

Teorema - Siano {a n }, {b n }, {c n } con a n b n c n definitivamente (ovvero a meno di un numero finito di indici). Se a n l e c n l allora b n l.

Criterio per il carattere delle successioni monotone

Per le funzioni monotone abbiamo osservato, a suo tempo, che hanno un buon comportamento rispetto al processo di limite. Per le successioni questo comportamento ha una forma piu’ completa. Riscriviamo il teorema di monotonia per le successioni.

Teorema - Ogni successione monotona, crescente o decrescente, e’ regolare: essa o e’ convergente (per difetto se crescente, per eccesso se decrescente) o e’ divergente (a +se e’ crescente o −∞ se e’ decrescente). 1) Se essa e’ monotona non decrescente e limitata superiormente allora e’ convergente e se L e’ il suo estremo superiore allora converge a L ; 2) Se essa e’ monotona non decrescente e illimitata superiormente allora diverge a +; 3) Se essa e’ monotona non crescente e limitata inferiormente allora converge a l + se l e’ estremo inferiore; 4) Se e’ monotona non crescente ed illimitata inferiormente allora diverge a −∞.

In breve

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1) Sia a n a n+1 . Allora a n Supa n finito o infinito (+). 2) Sia a n > a n+1 . Allora a n Inf a n finito o infinito (−∞).

Dimostriamo, a mo’ d’esempio, l’affermazione che se {a n } e’ monotona non decrescente e limitata supe- riormente allora e’ convergente a L = Supa n . Se la successione e’ costante non c’e’ niente da dimostrare. Allora assumiamo {a n } almeno non definitivamente costante e sia L = Supa n . Allora per ogni ϵ > 0 esiste un elemento a n ϵ tale che L ϵ < a n ϵ L. Dalla monotonia si ha che per ogni n > n ϵ vale L ϵ < a n ϵ < a n L. Questa e’ la definizione di limite per difetto.

Appare chiaro che se una successione e’ o convergente o divergente non e’ detto che sia monotona.

Sottosuccessioni o successioni parziali

Sia {n k } := n 1 , n 2 , n 3 ,

La successione {a n k } e’ detta sottosuccessione o successione parziale di {a n }. Ovvero

{a n k } e’ una restrizione di {a n } all’insieme {n k }.

Se una successione e’ regolare ogni sua sottosuccessione e’ regolare; in particolare da a n a per n +si ha a n k a per k → ∞. Non vale il contrario: se una sottosuccessione e’ regolare non si puo’ affermare che la successione sia regolare.

La sottosuccessione formata dagli elementi di posto dispari e’

costante e tende a 0, quella di posto pari tende a +e la successione globale non e’ regolare.

Criterio generale di convergenza : Condizione di Cauchy

I criteri sopra studiati riguardano alcune particolari proprieta’ della struttura delle successioni che impli- cano la convergenza della successione stessa. La domanda che ci poniamo e’ quella della esistenza di una proprieta’ di struttura generale che caratterizzi la convergenza o meglio che sia equivalente alla esistenza del limite della successione. Da quanto si e’ costruito fino ad ora appare chiaro che una tale proprieta’ deve controllare l’oscillazione della successione. Questa circonstanza ci e’ suggerita dalla definizione stessa del limite. Se esiste il limite a di {a n }, allora la successione, definitivamente, deve soddisfare la relazione

,

n k ,

una successione crescente di numeri naturali ovvero (n 1 < n 2 < n 3 <

< n k

<

).

Esempio: Sia {a n } := 0, 1, 0, 2, 0, 3,

a ϵ < a n < a + ϵ.

Prendiamo due indici n e m che la soddisfino, si ha

a ϵ < a n < a + ϵ e a ϵ < a m < a + ϵ

da cui

ovvero

2ϵ < a n a m < 2ϵ

|a n a m | < 2ϵ.

Abbiamo ottenuto una relazione che attiene alla struttura della successione indipendentemente dal valore del limite. Questa relazione caratterizza le successioni convergenti. Si ha il seguente

Criterio di convergenza di Cauchy - Condizione necessaria e sufficiente affinche’ la successione {a n } sia convergente ed abbia limite a e’ che (condizione di Cauchy ):

CC ϵ > 0 N ϵ > 0 : n, m > N ϵ ⇒ |a n a m | < ϵ.

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1) (CC) e’ necessaria ovvero e’ conseguenza dell’esistenza del limite. L’abbiamo gia’ dimostrata. Ripeti- amola. Supponiamo che esista il limite: a n a. Allora per ogni ϵ > 0 esiste N ϵ > 0 (naturale) tale che

per n > N ϵ si ha |a n a| < ϵ. Allora scelti

n, m > N ϵ si ha

|a n a| < ϵ e |a m a| < ϵ da cui

|a n a m | = |a n a + a a m | < |a n a| + |a m a| <

2ϵ.

2) CC e’ sufficiente ovvero se essa vale la successione e’ convergente. Dalla condizione si ha che fissato ϵ > 0 esiste N ϵ > 0 tale che per ogni n, m > N ϵ

|a n a m | < ϵ.

Anzitutto la successione risulta limitata; infatti fissato ϵ > 0 ed n > N ϵ > 0 si ha a n ϵ < a m < a n +ϵ per ogni m > N ϵ . Quindi la successione e’ definitivamente limitata e di consequenza e’ limitata. Per il Teorema di Bolzano-Weierstrass l’insieme {a n } ha un punto di accumulazione a R ovvero esiste una sottosuccessione {a n k } di {a n } convergente ad a. Dunque, per ogni ϵ > 0 esiste un intero ν ϵ > 0 tale

che per ogni k > ν ϵ si ha |a n k a| < ϵ; dalla condizione (CC) si ha anche che |a n a m | < ϵ per ogni

n,

m > N ϵ . Quindi scelto n k > sup(n ν ϵ , N ϵ ) si ha

|a n a|

= |a n a n k + a n k a| ≤ |a n a n k | + |a n k a| < 2ϵ.

Il

criterio e’ dimostrato.

Calcolo dei limiti

Ora presentiamo con qualche dimostrazione l’algebra dei limiti in forma di successione. Questa algebra l’abbiamo abbondandente considerata negli appunti sui limiti delle funzioni. Come abbiamo gia’ a suo tempo osservato si vuole valutare il limite di somma, differenza, rapporto di successioni di cui si conosce gia’ il carattere.

Teorema della somma di successioni convergenti - Siano {a n } e {b n } due successioni convergenti ovvero a n a e b n b con a, b finiti. Allora {a n + b n } e’ convergente e si ha a n + b n a + b. Dimostrazione. Dobbiamo considerare i limiti simultaneamente. Si ha

per ogni ϵ > 0 esiste N ϵ > 0 tale che per n > N ϵ si ha |a n a| < ϵ,

per ogni ϵ > 0 esiste µ ϵ > 0 tale che per n > µ ϵ si ha |b n b| < ϵ.

Le due definizioni sono una indipendente dall’altra. Tale indipendenza e’ dovuta ai numeri µ ϵ , N ϵ . Rendiamo ora validi simultaneamente i due limiti; per questo basta considerare n > sup(N ϵ , µ ϵ ); per tali

n

valgono contemporaneamente

 

|a n a| < ϵ,

|b n b|

< ϵ.

 

Allora si puo’ scrivere

|a n + b n

a b| < |a n a| + |b n b| < 2ϵ,

e

questa e’ la definizione di limite.

E’ ben noto che i limiti possono essere anche infiniti, e dalla parziale aritmetica degli infiniti, il teorema continua a valere tranne nel caso di indecisione ∞ − ∞.

Teorema della moltiplicazione per un numero c di una successione convergente - Sia {a n } una successione convergente, ovvero a n a. Allora

ca n ca.

Basta osservare che |c(a n a)| < |c|ϵ quando |a n a| < ϵ. Ponendo c = 1 si ha il seguente

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Teorema della differenza di successioni convergenti - Siano {a n } e {b n } due successioni convergenti ovvero a n a e b n b con a, b finiti. Allora {a n b n } e’ convergente e si ha a n b n a b.

Questo teorema e’ ricondotto al limite della somma scrivendo a n b n = a n + (b n ).

Teorema del limite del prodotto di successioni convergenti - Siano {a n } e {b n } due successioni convergenti, ovvero a n a e b n b con a, b finiti. Allora {a n · b n } e’ convergente e si ha a n · b n a · b.

La dimostrazione poggia sulla osservazione che una successione convergente e’ limitata (definitivamente) e che il prodotto di una successione limitata per un’altra convergente a zero tende a zero. Allora scrivendo

a n b n ab = a n b n ab n + ab n ab = b n (a n a) + a(b n b) 0.

Il teorema continua a valere anche per limiti infiniti nel senso che il limite del prodotto e’ ancora il prodotto dei limiti, usando la parziale aritmetica degli infiniti, tranne il caso 0.

Teorema del limite del rapporto di successioni convergenti - Siano {a n } e {b n } due successioni

convergenti, ovvero a n a e b n b ̸= 0 con a, b finiti. Allora { a n } e’ convergente e si ha

a n

b

n

b

n

a

b .

Anche questo teorema continua a valere per limiti infiniti e per zero tranne i casi /e 0/0.

Limiti di potenze con base costante

Consideriamo successioni della forma {a b n } con a > 0 dal momento che b n e’ reale. Esaminiamo alcuni casi particolari:

1) b n +Possiamo considerare b n > 1. Allora abbiamo

i) se a > 1 allora, posto a = e δ (δ > 0 opportuno), a b n = e δb n δb n e dal criterio del confronto si ha a b n +. ii) se a = 1 la successione e’ costante ed uguale ad 1.

iii) se 0 < a < 1 allora

a > 1 per cui ( a ) b n +quindi a b n =

1

1

2) b n → −∞

dal punto 1) ponendo a b n = ( a ) b n si ha

i) se a > 1 allora a b n 0 + ,

ii) se a = 1 la successione e’ costante ed uguale ad 1,

iii) se 0 < a < 1 allora

3) Dalla definizione di limite possiamo affermare che:

da b n 0 si ha a b n 1. Infatti per 1 > ϵ > 0 si ha con a > 1

1

a b n +.

1

b n 0 + .

(

1

a )

1 ϵ < a b n < 1 + ϵ log a (1 ϵ) < b n < log a (1 + ϵ).

Dato che b n 0, definitivamente, si ha log a (1 ϵ) < b n < log a (1 + ϵ) per cui e’ verificata la definizione di limite. Per a < 1 basta invertire l’ordine.

Possiasmo dimostrare che:

4)

se b n b ̸= 0 allora a b n

a b .

Infatti a b n a b = a b (a b n b

1) 0

dal momento che b n b 0 e il prodotto di una costante per un infinitesimo e’ un infinitesimo.

5) a n 1 e |b n | < c a

b n

n

1.

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Infatti esiste un numero naturale N tale che N < b n < N si ha a N < a b n < a N oppure a N < a b n <

1 ed

a N se a > 1 oppure 0 < a < 1 ( a n e’ definitivamente positivo). Dal teorema del prodotto a dal teorema del confronto si ha l’asserto.

7) Consideriamo il caso generale dove base ed esponente sono variabili e convergenti

a n a > 0 e b n b allora a

Infatti possiamo scrivere

±N

n

b n

n

a b .

a

b n

n

= a b · a b n b · ( a n ) b n a b .

a

Infatti a n e’ definitivamente positivo (permanenza del segno) e b n definitivamente limitato; poi a b n b 1

e

Lo stesso risultato si ottiene ponendo

n

a a

1.

a

b n

n

= e b n loga n .

e otteniamo una potenza con base costante. Nota: Per i limiti di potenza con base ed esponente variabile sussistono le seguenti forme di indecisione

0 0

0

1 .

Tutte le altre forme sono decise.

logaritmi

1) Date due successioni convergenti {a n } e {b n } con limiti a e b, rispettivamente, si vuole valutare il carattere della successione

log b n a n .

Dapprima semplifichiamo la forma

log b n a n = log b a n : log b b n = (log b a n + log b a) : (log b b n + log b b).

a

b

Per valutare il limite di log b n a n basta valutare i limiti di log b a n e di log b b n . Hanno la stessa struttura allora e’ sufficiente valutarne uno solo. Verifichiamo mediante la definizione che log b a n 0 e log b b n 0.

ovvero un

Supponiamo b > 1 (il caso 0 < b < 1 e’ analogo), allora per ogni ϵ > 0 si ha b ϵ < 1 < b ϵ intorno di 1. Dal momento che a n /a tende ad 1 allora, definitivamente, si ha

a

b

a

b

possando ai logaritmi si ha

b ϵ < a n < b ϵ

a

ϵ < log b a n < ϵ.

a

Questa e’ la definizione di limite. Quindi abbiamo dimostrato che

log b n a n log b a.

2) Il caso a n +e b n b > 0 viene valutato facilmente per b > 1. In questo caso per H > 0, arbitrariamente grande, si ha a n > b H definitivamente perche’ a n tende all’infinito Allora log b a n > H e questo e’ sufficiente a dimostrare che .

log b n a n +.

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Se 0 < b < 1 allora ponendo b = 1/b e log b a n = log b a n ritroviamo il caso precedente ed abbiamo

log b n a n → −∞.

3) se a n 0 + e b n b > 0 ̸= 1, ponendo a = 1/a n ci riduciamo ai casi precedenti:

log b n a n → −∞, per b > 1,

log b n a n +, per 0 < b < 1.

Per i casi a n +e b n 0 + ; a n 0 + e b n 0;

a n 0 + e b n +; a n 1 e b n 1

non si puo’ dedurre il carattere della successione, abbiamo forme di indecisionwe del tipo

log 0 + ; log 0 0; log 0; log 1 1.

Molte delle considerazioni sopra esposte le abbiamo affrontate nell’ambito delle funzioni. Sopra abbi- amo utilizzato solo procedimenti nell’ambito delle successioni. Ricordiamo anche che per definire il numero e sono state utilizzate le successioni ed il criterio di monotonia.

Infinitesimi, infiniti. Criteri

In questo paragrafo introdurremo criteri che attengono alle proprieta’ caratterizzanti le successioni. Dapprima diamo la definizione di infinitesimo

Definizione - Si dice successione infinitesima una successione che converge a zero.

Quando non

sorgono equivoci si sottindente ”n +”.

Se la successione {a n } e’ infinitesima si dice anche che a n e’ infinitesimo per n +.

Per stabilire se una successione e’ infinitesima si usano alcuni semplici criteri.

Criterio del confronto

Sia definitivamente |a n | ≤ |b n |; se b n 0 allora a n 0. Se a n → ∞ allora b n → ∞.

Criterio della radice

Se esiste un numero positivo ρ < 1 (0 < ρ < 1) per cui

|a n | 1/n < ρ

allora a n 0.

Infatti da |a n | 1/n < ρ si ottiene |a n | < ρ n . Essendo 0 < ρ < 1 si ha ρ n 0 e per il criterio del confronto a n 0.

Una forma di uso piu’ frequente del criterio della radice richiede l’esistenza del limite della radice n-esina:

Criterio della radice asintotico

Se |a n | 1/n λ < 1

Sia ρ tale che λ < ρ < 1; dalla definizione di limite o dal teorema della permanenza del segno nella forma

di confronto, si ha, definitivamente, |a n | 1/n λ + ϵ < ρ < 1 con ϵ < ρ λ. Siamo alla formulazione

precedente.

Criterio del rapporto

allora a n 0.

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Sia a n ̸= 0. Se esiste un numero ρ positivo e minore di 1 (0 < ρ < 1) per cui

| a n+1

a

n

| ≤ ρ,

(il valore assoluto del rapporto di ogni elemento con il suo precedente) allora

a n 0.

Infatti, consideriamo la successione |a n | da un posto N in poi ovvero per n > N ( e’ sufficiente questo) e sia

| a n+1

a

n

| ≤ ρ.

allora valgono le disuguaglianze

|a N +1 |

|a N +2 | ≤ ρ|a N +1 | ≤ ρ 2 |a N |, ·

|a n | ≤ ρ|a n1 | ≤ ρ 2 |a n2 | ≤ · · · ≤ ρ nN |a N |.

ρ|a N |,

·

·

·

Ora |a N | e’ un numero fissato, ρ nN = ρ N ρ n 0 per n +ne consegue

a n 0.

Anche questo criterio ha una forma di uso frequente che richiede il limite del rapporto.

Criterio del rapporto asintotico Se

allora a n 0

| a n+1

a

n

| → λ < 1,

E’ facile ricondurre questa forma a quella precedente. Infatti, nel caso del criterio della radice, dalla definizione del limite o dalla permanenza del segno esiste un numero positivo ρ con λ < ρ < 1 per cui

| a n+1

a

n

| ≤ ρ

vale definitivamente (da un certo indice in poi) ed e’ verificata la condizione del criterio nella forma precedente.

I criteri sufficienti sopra esposti per successioni infinitesime si adottano anche come criteri sufficienti per le successioni divergenti: scriviamoli. Osservando che da a n → ∞ con a n ̸= 0 si ha 1/a n 0. Scriviamoli esplicitamente.

Trattiamo con successioni divergenti.

Criterio del confronto

Sia definitivamente |a n | ≤ |b n |; se a n → ∞ allora b n → ∞.

Criterio della radice

Se esiste un numero positivo ρ > 1 per cui |a n | 1/n > ρ allora {a n } diverge.

Criterio del rapporto

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Sia a n ̸= 0. Se esiste un numero ρ > 1 per cui

| a n+1

a

n

| ≥ ρ,

(il valore assoluto del rapporto di ogni elemento con il suo precedente) allora {a n } diverge.

Qualche interessante applicazione

Per ogni numero k si ha

n

k

(logn) k

n

0;

e n Applichiamo il criterio del rapporto nella prima:

0.

(n+1) k

e

n+1

n k e n
n
k
e
n

=

( n + 1

n

) k ·

1

e

1

e < 1.

Il criterio del rapporto termina la dimostrazione. Lasciamo allo studente la verifica del secondo limite.

Osserviamo che il rapporto considerato e’ la restrizione ai numeri naturali del rapporto delle funzioni x k ed e x . A suo tempo per valutare con altrettanta ” semplicita’” il limite abbiamo fatto intervenire la regola di DeL Hospital. Quindi, se e’ possibile valutare il carattere delle successioni con i semplici criteri considerati, e’ bene applicarli. Certo se si riesce a determinare la funzione di cui la successione e’ una restrizione ai numeri naturali si ha a disposizione strumenti ben collaudati per studiarne il carattere.

I simboli di equivalenza asintotica e di o piccolo ( rapporto infinitesimo)

a n b n e si legge a n e’ asintotica a b n quando a n

Scriviamo a n = o(b n ) e si legge a n e’ o piccola di b n quando

b n

1.

a n

b n

0.

Esempi: n + b n,

n+logn

n

n,

1

n + senn

1

1

n 1 ,

n

2

n = o(

n ), logn = o( n).

Per quanto riguarda il confronto fra successioni infinitesime e divergenti rimandiamo al confronto gia’ ampiamente illustrato negli appunti sui limiti.

Formula di Eulero-Mascheroni

Valutiamo la somma degli inversi dei primi n numeri naturali.

Vale il seguente

Teorema -

S n = 1 +

1

2 + 3 +

1

ove C e’ una costante e 0 < ϵ n < 1/n.

1

4 + · · · + n = logn + C + ϵ n ,

1

Dimostriamo solo S n logn. Dalla dimostrazione del numero e si ha

1

(1 + n ) n < e < (1 +

1

n ) n+1

e passando ai logaritmi (e ricordandone la monotonia) si ha

11

ovvero

1

nlog(1 + n ) <

1

n + 1 <

1

1 < (n + 1)log(1 + n ),

log( n + 1 ) < 1

n

n .

Sommando i membri della disequazione al variare di n ed osservando che per ogni n vale

log 2 +log 3 +log 4

1

2

3 +

si ha

+log

n

1 = (log2log1)+(log3log2)+(log4log3)+

n

S n 1 < logn < S n1 = S n 1

n

S n logn.

Dal teorema del confronto abbiamo che S n +. Esempi:

+(lognlog(n1))

1.

a n = n n = n(1

3

3

n

n

) = n(1

1 n ) +;

6

2.

3.

4.

5.

6. criterio del confronto

7.

n n n;

3

a n = n 1 n + 1 =

n(1

1

n

)

n(1 +

1

n ) 1

n 3 (1

=

n

n 3 n 2

1

n

2

2 3 )

2n 2 + n 2 /3 + n

n 2 (2 + 1

3 + n )

1

+;

nlog

n + 1

n 3/2 +

2 +log0 + = −∞;

a n =

1 n log(1 + n ) =

1

1

log(1 +

1

n )

n

n

1

n

0 + ;

 

1

1

n log(1 + n )

1

n n .

 

n!

= 1 · 2 · 3 ·

 

· (n 1) · n

 

1

a n =

<

n 0.

n n

n · n · n · n · n ·

 

· n

a n = sen(n + 1) ;

n

| sen(n + 1)

n

1

| ≤

n 0 a n 0.

12

= logn

8.

Criterio del rapporto

a n =

n!

n n .

9.

la successione e’ convergente.

(n+1)!

a n =

(n+1) n+1

n!

n n

=

n!(n+1)

(n+1)(n+1) n

n n

= =

(n + 1) n

n!

n n

1

n ) n e 1 .

1

(1 +

a n = ( n n

+ 2

1

= (1 + (1 +

2

n

)

n

1

n e 1 0 = 0.

+

3

n

)

n

3 ) n n

10.

11. Criterio della radice

a n = n(2 n+1

n

2

a n

1

en .

1) = (2 n+1

n+1

n

2

1)

n

2

· n · n + 1

n

2

log2.

oppure

a n =

2 n+1

n

n

;

2 n+1

n

n