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LODISSEA
DEGLI ULTIMI

PRIMO PIANO

Marted
15 Settembre 2015

Reportage
La carovana composta
da 22 persone. Tranne
Hamira, che qui con
quattro figli, nessuno ha pi
di 25 anni. Otto uomini, il
resto donne e bambini
Non c tempo per riposare,
mancano poche ore
allultimatum. Poi la
frontiera verr sigillata

A PIEDI
Gruppi di profughi
giunti in treno da
Rszke nella citt
ungherese di
Hegyeshalom, 168
chilometri a ovest di
Budapest, cercano
di raggiungere a
piedi lAustria

Ungheria, lultimo grande esodo


Orban chiude lo spazio aereo

La storia

Karim, uomo in fuga


Ripaga chi lha accolto
aiutando i bisognosi
SABINA LEONETTI
ANDRIA

Nei boschi e tra i fiumi, con i ragazzi che sognano Berlino P


NELLO SCAVO
INVIATO A RSZKE (UNGHERIA)
mar trema. Non per il freddo di unaltra notte, passata in cammino. Allaperto. E
neanche per la stanchezza. Non
vedo pi i minareti. Ora dobbiamo
fare attenzione, sibila allintero
gruppo, come si fossero inoltrati in
una giungla ostile. Ma quasi fatta. Bisogna solo aprire un buco e
passarci dentro. Da questa parte
Serbia. Di l Ungheria, Unione europea, poi Germania o Svezia, e finalmente una vita senza pi doversi guardare le spalle.
Il sentiero che da Kanjiza (Serbia)
si dirige a Szeged (Ungheria) ha il
vantaggio di costeggiare la Tisza, e
lesercito di Orban non pu piantare il filo spinato nel mezzo del
corso dacqua. Per gente che entrata nel mirino degli obici, che ha
superato i passi montani dellAnatolia, che ha nuotato fino alle rive
greche, oppure ha attraversato a
piedi il letto dellEvros, laltro confine liquido tra Turchia e Grecia,
non sono gli ostacoli della natura
a scoraggiare la marcia.
Con circa 15 metri di filo spinato
stato sigillato lultimo varco legale. Ieri lo avevano attraversato
in 5.300, mai cos tanti in un solo
giorno. Ma Budapest ha chiuso
anche il suo spazio aereo a bassa
quota lungo il confine. Segno che
contro i profughi verranno adoperati elicotteri, aerei da ricognizione e droni.
In Macedonia raccontano ci
hanno dato ospitalit nelle case e
nelle moschee, in Serbia anche. Adesso che ci avviciniamo a Budapest, chi arrivato prima di noi ci
avverte di problemi e di pericoli.
Da molti anni Omar non metteva
piede in un centro islamico. Non
ne aveva motivo. un giovane cristiano di Siria. E per come la vede
lui, i cristiani dovrebbero almeno
aiutare i cristiani. Ma lUngheria
non un Paese cristiano?. La domanda scivola senza risposta durante una delle poche soste, protetti dal buio e dal canneto che annuncia il fiume, lultimo guado tra
la vita di tremila chilometri fa e
quella di un domani non pi da
bersagli mobili.
La carovana composta da 22 persone. Tranne Hamira, che qui con
quattro figli e senza il marito che
laspetta ad Oslo, nessuno ha pi di
25 anni. Otto uomini, il resto donne e bambini. Non c tempo per
riposare, mancano poche ore allultimatum di Orban, quando la
frontiera verr sigillata. Il leader
Omar, barba fitta e lo sguardo di
chi ne ha sempre abbastanza. Fratello, se vero che il tuo Dio anche il mio, stasera deve farci vincere insieme, si augura Hassan,
quindici anni e una faccia da giam-

burrasca. Una volta limam lo ha


cacciato dalla madrassa, la scuola annessa alla moschea vicino Aleppo. Lui insegnava che il jihad
quello che dobbiamo combattere contro gli infedeli. Allora gli
ho chiesto come si chiama la
guerra di musulmani contro musulmani che ci sta sterminando
tutti. Forse esagera quando, trattenendo gli sghignazzi, racconta
di avere rischiato il linciaggio.
tutto vero, scandisce la sorella
traducendo con un cenno del capo unespressione rassegnata e
benevola della madre.
Molti taxisti serbi per cento euro a
corsa (ma altri lo fanno gratis) percorrono i quindici chilometri che
distanziano il campo di raccolta di
Kanjiza dalle radure di granturco
attraversate da un binario morto e
delimitate dal filo spinato magiaro. Camminiamo da unora e c
anche una bella luna. Un aiuto per
non inciampare, ma anche unarma in pi per le guardie di confine.
Non si fa in tempo a pensarlo, che
Omar ordina di stare gi. Saranno
trecento metri, forse meno. Da dietro un terrapieno arrivano i riflessi di una luce azzurra. Vuol dire due
cose. Primo: il muro di Orban a
un passo. Secondo: il confine sorvegliato. La buona notizia, secondo Omar, che la pattuglia va nella direzione della ferrovia, dove non
si contano i tentativi di attraversamento, e non verso il fiume.
Prima della partenza la carovana
di fuggiaschi si data poche ma
chiare regole: sigarette, torce e telefoni spenti, anche se vuol dire privarsi del gps; nessuno deve essere
lasciato indietro; in caso di guai con
la polizia, prima proteggere le donne e i bambini. E se qualcuno vuole pregare, lo faccia in silenzio e con

Il dibattito.

insistenza, chiude Yasar, laspirante matematico curdo di Kobane, che prima di incamminarsi aveva assicurato di non credere in
niente, solo nella logica.

Le domande dei giovani


del gruppo:
Ma questo non era
un Paese cristiano?
Finalmente la scia luminosa si disperde in lontananza. Fino a quando Sara, di neanche tre mesi, comunica alla maniera dei lattanti di
avere fame. Proprio ora, a due pas-

Orrore. 11 bimbi e 4 neonati

morti nel naufragio dellEgeo


Comincia a levitare il numero dei morti per naufragio tra Turchia e Grecia: e ci che pi drammatico, la percentuale di piccole vittime molto alta. Sabato notte (ma la notizia circolata
solo domenica) una barca con oltre un centinaio
di persone a bordo affondata a15 chilometri
dalle coste turche. Almeno 34 le vittime. Fra
queste sono annegati nelle acque dellEgeo, 4
neonati e 11 bambini. Limbarcazione su cui erano stipati, secondo la guardia costiera greca,
era diretta isola di Farmaco (Farmakonisi in greco), poco pi di uno scoglio del Dodecaneso.
Sono state tratte in salvo 69 persone mentre
unaltra trentina riuscita a raggiungere a nuogo la riva. Ieri sono proseguite, senza successo, le ricerche di eventuali dispersi.
lincidente pi grave tra quelli registrati sul
fronte orientale del Mediterraneo. Nella gior-

coperte con cui coprire gli aculei.


Sembrano antilopi, come si fossero allenati tutta la vita per questo salto. In un paio di minuti siamo tutti dallaltra parte.
ora di rimettersi in marcia,
quando Hassan sbuca da sotto una coperta. Sfidando i "grandi",
ladolescente di Aleppo aveva acceso lo smartphone. La polizia
ungherese sta trasferendo i rifugiati del campo di Roszke sui bus
per Budapest. Non prendono le
impronte, annuncia. Si cambia
rotta. Roszke dietro la boscaglia, al massimo venti minuti a
piedi. Omar si fa il segno della
croce: Lo dicevo che lUngheria
un Paese cristiano.
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nata di sabato era arrivata anche la notizia di


altri quattro bambini dispersi in un altro naufragio. La Guardia costiera ha salvato quasi
1.500 profughi (1.429 per lesattezza) solo
nellultimo week end.
Ieri mattain invece la gendarmeria turca ha individuato e fermato 637 profughi nel distretto
di Ayvacik, provincia occidentale di Cannakale. Il gruppo, composto soprattutto da siriani,
ma anche da afghani, iracheni, iraniani e birmani, sarebbe stato in procinto di imbarcarsi
per lisola di Lesbo. I gendarmi hanno fermato
sette presunti scafisti e hanno sequestrato anche cinque gommoni, oltre a giubbotti salvagente e alcune armi.
Dallinizio dellanno, secondo i dati diffusi
sabato dallOim (Organizzazione internazionale delle migrazioni), sono 2.748 i migranti morti o dispersi nelle acque del Mediterraneo dei 430.000 che hanno tentato la
traversata verso lEuropa. Di questi, 310.000
sono passati dalla Grecia.

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Bubbico: Bossi-Fini superata, basta alzare muri

NICOLA LAVACCA
BARI
l protagonismo e la costruzione di
una nuova civilt europea per accogliere i migranti e coloro che fuggono da disperazione, guerra, fame
trovando spesso la morte. Che possono diventare una risorsa per la comunit, per leconomia attraverso processi dintegrazione basati sul senso
di umanit, sul recupero della dignit
che mettano al centro del fenomeno
migratorio la persona.
Partendo dal documentario "Quando
Yousef si mise in cammino", del giornalista Rai Valerio Cataldi, sono state affrontate nel corso di un dibattito le tematiche pi scottanti con lobiettivo di
individuare un terreno operativo e forme
dintervento che garantisca nuove forme dintegrazione e di convivenza so-

si da chiss quanti soldati. La madre sapeva che sarebbe accaduto e


prima ancora che la implorino di
tappare la bocca alla piccolina, Sara gi succhia il latte da un biberon
nuovo di zecca che una famiglia
serba di Kanjiza gli ha regalato con
una scorta di pannolini e latte caldo. Sazia di poppate e coccole, si
riaddormenta.
Dopo un tornante tracciato dai
mezzi agricoli, ecco il muro. I pali dacciaio non sono ancora arrivati fin qui, e il filo spinato, complice il buio, fa meno paura. Non
arriva neanche ai due metri daltezza. La cesoia recuperata chiss come da Yasar il curdo rimane
nello zaino, perch qualcun altro
passato da qui lasciando delle

eriferia di Andria, Lagnone Santa Croce. Qui nel 2014,


su una collina di ulivi, che domina dal Gargano al litorale nord barese, stata inaugurata la Casa intitolata al giudice Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990.
Fu lAssociazione di promozione sociale Migrantes di Andria, che gestisce il progetto Sprar (Sistema di protezione
per richiedenti asilo e rifugiati), a ridarle vita ottenendo
dalla regione un finanziamento di circa 730mila euro e un
contributo del Comune per ristrutturare limmobile confiscato alla mafia. Per anni abbandonata allincuria e al degrado, oggetto di atti vandalici, la struttura si estende su
tre piani, adibiti alla prima accoglienza, soccorso sociale,
centro di ascolto, sala multifunzione, appartamenti e spazi esterni. Ospita immigrati di et compresa tra i
18 e i 35 anni. Karim, 24
anni, originario del GhaHa visto la morte
na, volontario della Casa
attraversando Sahara diocesana di accoglienza
e Mediterraneo, oggi Santa Maria Goretti mediatore linguistico.
volontario in un
Primogenito di 7 figli
centro di Andria per i racconta sono fuggito
perch volevano ucciderpoveri anche italiani mi. Dopo la morte di mio
padre i nostri vicini volevano impossessarsi della terra che ci dava da vivere. Ho attraversato il Burkina Faso, fino al Mali, dove mi sono fermato per tre mesi. Non trovando lavoro mi sono trasferito in Niger, ma anche qui restare
era troppo pericoloso. Sono partito alla volta dellAlgeria su
una di quelle "macchine del deserto", i trafficanti di uomini per intenderci, con altre 300 persone. A un certo punto
il capo ci ha abbandonati, nel deserto, senza acqua, n cibo. Siamo arrivati in Algeria completamente stremati, dopo 5 giorni di cammino. Ho conosciuto la prigione, ho visto compagni morire, a Tripoli si arrivava pagando gli autisti per evitare i controlli della polizia. Dalla Libia il viaggio
in mare fino alla Sicilia durato due giorni. Poi a Brindisi in
nave, Manduria in bus e infine Andria. Non stato facile,
ma grazie al corso di italiano, oggi sono volontario in Casa
di accoglienza. Mi prendo cura di bisognosi, anziani, senza tetto, di ammalati che non riescono neppure a lavarsi da
soli. Ci sono stranieri e soprattutto andriesi. I ruoli si sono
invertiti e un ghanese si prende cura degli andriesi.
Questa lunica realt in citt conclude don Geremia Acri, presidente di Migrantes che si fa carico della giustizia
processuale e di quella sociale, grazie alla convenzione con
il Tribunale che assegna lavori di pubblica utilit alternativi alla detenzione. I beni confiscati vanno restituiti alla collettivit, garantiscono lavoro.

ciale. Le leadership europee ha dichiarato il viceministro dellInterno, Filippo Bubbico non hanno dato grande
prova di s in questa delicato momento.
Invece, serve unattivit ordinata e ordinaria nel promuovere politiche illuminate per la ricerca del bene comune. Insieme al diritto dasilo, i cui tempi di concessione vanno sicuramente abbreviati,
va garantito il diritto di vivere. Bubbico
ha posto laccento sulla necessit di farsi guidare, soprattutto a livello politico,
dal buonsenso e da quella capacit di assicurare il rispetto di convivenza civile.
Bisogna avere il coraggio di cambiare
le leggi sbagliate ha sottolineato il viceministro la Bossi-Fini ormai superata. Non pi concepibile pensare
alle limitazioni della libert di movimento, cos come non vanno alzati altri muri. Se non garantiamo tutto questo il fallimento politico e ideologico

Un momento dellincontro di Bari

dellEuropa dietro langolo.


Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, avanza la sua proposta per legalizzare il flusso migratorio: Perch non
utilizziamo le navi di linea per andare a
prendere queste persone che in preda alla disperazione vanno incontro ad un destino ignoto, senza certezze e in balia dei
loro aguzzini? Sarebbe pi giusto rego-

lamentare e far diventare legittimo il processo


di entrata e di uscita.
Un fenomeno di proporzioni ormai bibliche
va affrontato con senso
di responsabilit facendolo tornare a dimensione delluomo. Il direttore di "Avvenire",
Marco Tarquinio, ha
chiesto di chiudere le
fabbriche della disperazione, della guerra, dellodio e creare le
basi per una grande politica che pensi
soprattutto alle persone, anche per far s
che i migranti non continuino ad essere
trattati come schiavi e ostaggi dai trafficanti di esseri umani.
In Italia, per fortuna, vi sono centri di accoglienza che lavorano e operano con
grande impegno e professionalit. Co-

me il Cara di Bari, realizzato nellaprile del


2008 e gestito dalla cooperativa Auxilium,
dove sono ospitati 1.300 extracomunitari, che in mattinata stato visitato da
Bubbico e le altre personalit presenti al
convegno. Il fondatore della cooperativa e presidente dellassociazione Giovane Europa Angelo Chiorazzo ha dichiarato che lItalia deve superare la fase emergenziale dellaccoglienza, sviluppando la seconda fase successiva oltre
ad abbreviare i tempi per le richieste di
asilo politico che non devono superare i
6 mesi. A Bari per il momento ce ne vogliono otto. Infine, il libico Tereke Brhane, dal primo maggio cittadino italiano
dopo aver vissuto la sua odissea, ha illustrato la proposta di legge per listituzione della giornata della memoria, il 3 ottobre, in ricordo della tragedia di due anni fa a Lampedusa.
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