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Le influenze dei processi di globalizzazione sulle trasformazioni

sociali nelle societ avanzate

Cos' la globalizzazione ?
Oggi tutti parlano di globalizzazione ma quanti sono in grado di cogliere a pieno
il significato di questo termine di gran moda difficile dirlo. L' unica cosa
certa che ognuno lo interpreta come un processo inarrestabile che coinvolge l'
intero pianeta, ma solo pochi si accorgono che presenta molti pi aspetti di quanto
comunemente non si pensi. Le analisi della globalizzazione si propongono quindi di
mettere in luce che con questo concetto vanno compresi non tanto e non solo la
crescita e l' accellerazione degli scambi che travalicano i confini degli Stati,
dallo sviluppo delle imprese multinazionali alla internazionalizzazione dei beni e
dei servizi fino alle transazioni finanziarie; bens tutto il complesso delle
conseguenze che nascono dall' interdipendenza tra le trasformazioni del quadro
economico, il sistema socio demografico e le istituzioni della politica.
Tutti i cambiamenti che hanno investito l' umanit in questo secolo possono essere
riassunti nell' espressione compressione spazio-temporale. I progressi tecnologici
nel mondo dell' informazione e della comunicazione hanno permesso una straordinaria
riduzione delle distanze in termini di tempo e di spazio: singoli attori sociali o
gruppi, sia pure collocati agli estremi confini della terra, e perfino eventi
accaduti in lontanissimi luoghi sconosciuti, entrano in contatto e interagiscono,
dando vita a conseguenze globali. All' origine dei processi di globalizzazione
comunque preminente la dimensione economica a causa soprattutto del ribaltamento
del rapporto di forza tra economia e politica.
La globalizzazione dei mercati finanziari sancisce la supremazia delle forze di
mercato sulle scelte politiche e ed economiche degli Stati nazionali: i
pi
importanti mercati borsistici e finanziari sono in grado di spostare in pochi
minuti ingentissime quantit di denaro, talvolta di molto superiori al bilancio di
uno Stato. I capitali globali sono ormai in grado di imporre le proprie leggi all'
intero pianeta e nella totalit degli aspetti della vita, sia pure solo in ragione
del fatto che possono sottrarre alla societ risorse materiali (capitali, tasse,
posti di lavoro). Gli Stati non hanno abbastanza risorse o libert di manovra per
sopportare la pressione dell' economia mondiale per il semplice motivo che un
attimo sufficiente a far crollare le imprese e gli Stati stessi: una volta
distrutta la sua base materiale e annullata la sua sovranit allo Stato-nazione non
rimane che diventare l' amministratore degli affari delle multinazionali e
garantire la loro sicurezza.
La crescente mobilit, reale e virtuale, acquisita da coloro che possiedono i
capitali emblematica della nuova divaricazione tra economia e politica, tra
potere e obblighi sociali. I rappresentanti delle imprese che agiscono globalmente
hanno la possibilit, e la sfruttano a pieno, di sottrarsi ad ogni vincolo e ad
ogni dovere di contribuire al perpetuarsi della societ civile.
Con il concetto di subpolitica si sottolinea l' opportunit di azioni e
potere, al di l del sistema politico, senza mutamenti legislativi o discussioni
parlamentari, accresciutasi per le imprese che agiscono nel quadro della societ
mondiale.
Questo avviene concretamente nell' esportazione dei posti di lavoro dove i costi
e le condizioni sono pi convenienti, nel produrre e distribuire in luoghi diversi
del mondo per avere le migliori condizioni fiscali, nel vivere nei paesaggi pi
belli ma pagando le tasse dove pi conviene. I protagonisti della crescita
economica minano l' autorit dello Stato pretendendo le sue prestazioni ma
rifiutandogli le tasse; in questo modo i ricchi diventano contribuenti virtuali e
seppelliscono in modo legale, ma illegittimo,il bene comune democratico al quale
pure si appellano.

Tutto ci avviene nella cornice di una globalit irreversibile, di una societ


mondiale in cui le garanzie di ordine territorial-statale e le regole di una
politica legittimata dal pubblico consenso perdono il loro carattere vincolante.
Quanto pi i rapporti tra gli attori transnazionali si rafforzano e si intrecciano
tanto pi viene messa in discussione l' autorita degli Stati, per cui si assiste ad
una politicizzazione della societ mondiale attraverso un depotenziamento della
politica nazional-statale.
L' insieme di queste trasformazioni si manifesta in sostanza in un indebolimento
della
solidariet
collettiva,
comunque
essa
sia
intesa.
Il
nesso
tra
globalizzazione e solidariet persino banale: l' accrescimento delle esigenze di
competitivit e di flessibilit delle imprese, dei mercati finanziari, del lavoro,
delle tecnologie, entrano in conflitto con la conservazione dei principi di
solidariet che danno forma e sostanza al contratto sociale sul quale fondato lo
stato sociale del dopoguerra.
La prima ragione che i meccanismi di protezione sociale dipendono dalla
direzione delle scelte politiche dei singoli Stati nella distribuzione delle
risorse, ma l' autonomia della sfera politica non pi possibile dal momento in
cui i paesi sono economicamente interdipendenti. Il benessere di una nazione non
pi regolabile solo sulla base di un confronto tra le parti sociali interno ai
singoli paesi, ma dipende piuttosto dalla loro capacit competitiva e dal loro peso
nella scena internazionale.
Un ulteriore questione che evidenzia il legame tra la globalizzazione e la
solidariet consiste nell' aumento della flessibilit dei fattori economici. La
dislocazione dei capitali e delle iniziative produttive nelle aree del sud del
mondo dove risultano pi redditizie, in ragione del pi basso costo del lavoro e
dei pi bassi livelli di protezione sociale, accresce sia l' instabilit che l'
insicurezza dell' occupazione di segmenti pi o meno ampi di popolazione, poich
distrugge il lavoro all' interno dei
paesi d' origine nei settori esposti
alla concorrenza. Di conseguenza, nonostante la crescita della ricchezza prodotta
dall' aumento degli scambi, la povert e la disegualianze all' interno di questi
paesi tendono ad ampliarsi per l' aumento della disoccupazione, e quindi degli
squilibri di reddito in assenza di un qualche sistema di welfare.
Globalizzazione, demografia e societ
Il processo di globalizzazione, come gi ricordato, non si presenta sotto un
unico aspetto: nelle societ occidentali, in particolare, legato profondamente ai
mutamenti nella struttura sociale. Tra questi, prima di tutti, il cambiamento
demografico che si esprime da un lato attraverso un crescente invecchiamento della
popolazione e dall'altro nel declino dei tassi di fecondit. A partire dalla
seconda met degli anni Sessanta il tasso di fecondit totale sceso, in tutti i
paesi occidentali, in modo tale da non garantire pi il ricambio della popolazione
da generazione a generazione.
Dall' altra parte, i progressi scientifici e la crescita del benessere complessivo
hanno determinato un progressivo incremento delle probabilit di sopravvivenza
dando luogo ad un allungamento della durata media della vita. E' evidente
che,
nell' ipotesi dell' assenza di immigrazione, queste condizioni porterebbero,
nel lungo periodo, ad un calo netto della popolazione complessiva.
Il problema che si sta delineando soprattutto che l' invecchiamento
demografico, combinandosi con le conseguenze prodotte dalla globalizzazione dei
mercati, riduce progressivamente le possibilit di funzionamento dello Stato
sociale. Nell' arco degli ultimi decenni le regole che governavano la distribuzione
di risorse tra persone attive e inattive sono state completamente stravolte: la
direzione dei trasferimenti ha cambiato segno ed ora orientata dai giovani agli
anziani. Tutto questo ha enormi conseguenze sulla struttura sociale ma anche e
soprattutto sulla dimensione culturale della societ.
L' interazione tra globalizzazione e trasformazione demografica porta, quindi, da
un lato l' erosione della possibilit di impiego dei soggetti pi deboli e non
qualificati che incrementa lo squilibrio sociale del sistema, dall' altro la

difficolt crescente dei giovani per entrare nel mercato del lavoro e la riduzione
dell' ammontare complessivo delle risorse destinate alle generazioni future.
Il cambiamento radicale che ha coinvolto il mercato occupazionale in Italia negli
ultimi trent' anni dovuto al passaggio dalla societ industriale a quella postindustriale. La
ristrutturazione del settore produttivo e l' espansione del
settore dei servizi hanno determinato
la nascita di nuovi strati sociali all'
interno del ceto medio. L' introduzione nel settore industriale delle nuove
tecnologie dell' automazione, dell' informazione e della comunicazione che
necessitano una sempre maggiore flessibilit dell' organizzazione del lavoro,
portano ad un progressivo restringimento della classe operaia a favore dei nuovi
ceti rappresentati da tecnici, impiegati, operai altamente specializzati. A questo
si accompagna la nascita del ceto medio impiegatizio e degli operai legati ai
servizi e l' emergere della nuova oligarchia finanziaria che fa riferimento alla
classe imprenditoriale.
Questo processo di portata tale da rimettere in discussione le precedenti
gerarchie sociali; esso tende a creare un contesto in cui non ci sono classi,
status, n parametri universalistici di riconoscimento, individuali o collettivi,
non ci sono regole che valgono per tutti e che tutti conoscono. La stessa
percezione soggettiva dell' ordine sociale finisce per essere rimessa in
discussione.
Rimangono o crescono le disegualianze e gli squilibri tipici della struttura
sociale moderna ma viene a mancare quell' identificazione tra occupazione e classe
sociale che forniva alla persone una identit da tutti riconosciuta. Venendo a
mancare quel senso di appartenenza collettiva che aveva dato vita alle
rivendicazioni tipiche della classe operaia, diventa pi problematica una
ricomposizione globale degli interessi in campo che possa portare ad un' effettiva
riorganizzazione in senso solidaristico della struttura sociale.
Il mutamento culturale
Gli effetti dei mutamenti fin qui considerati, saldandosi insieme, costituiscono
una spinta potente verso la globalizzazione non solo nella sua dimensione politica
ed economica ma anche culturale. La globalizzazione, infatti, gioca un ruolo non
secondario
nel
portare
avanti
mutamenti
socio-culturali
innescati
dalla
modernizzazione,
omogeneizzando
le
culture,
sfumando
le
specificit,
universalizzando le appartenenze, dissociando l' individuo dalle sue solidariet
sociali primarie ed offrendogli in cambio la partecipazione ad entit sociali pi
ampie, diffuse e potenti, cos da aumentare significativamente i gradi di libert
del singolo attore sociale nella scelta dei propri ambiti relazionali .
La maggire libert pagata, secondo molti sociologi, con quella che viene
chiamata da Durkheim anomia, cio una condizione in cui sono assenti o carenti i
valori, le norme, i legami sociali che consentono all' individuo di interpretare
adeguatamente la realt che lo circonda e di dare un senso e un orientamento alla
propria vita. Il credere che oggi gli uomini possano incontrarsi semplicemente in
quanto uomini senza tenere conto delle loro specifiche identit, porta ad uno
svuotamento della loro cultura e ad una partecipazione all' organizzazione della
societ solo come soggetti del sistema globale di produzione e consumo delle merci,
che l' unico che pare avere un significato universale.
Ma quanto detto fin' ora solo una delle faccie della medaglia perch, se il
concetto di globalizzazione allude in prima istanza a processi di integrazione
globale tra le diverse aree geografiche, societ e culture che si tradurrebbero nel
tempo in un unica entit, altrettanto vero che la percezione che comunemente
abbiamo dell' ambiente umano che ci circonda tutt' altra: quella di un insieme di
gruppi differenziati ed estranei in quanto caratterizzati da diverse radici
etniche, culturali e religiose. Questa impressione corroborata dal continuo
insorgere di atteggiamenti di tipo rivendicativo e spesso violenti, da parte di
diversi gruppi sociali, orientati all' affermazione della propria diversit
culturale. Il rilancio dei localismi, dei nazionalismi e in generale di tutti i

fenomeni di difesa intransigente del proprio sistema di valori va interpretato come


una reazione alla spinta verso l' omologazione, come sintomo di una situazione
cosciente di precariet e debolezza.
Il mutamento socio-culturale presenta, quindi, tendenze contaddittorie nello
sviluppo della societ globale. Coesistono, infatti, da un lato, un incipiente
processo
di globalizzazione
culturale, che
si traduce
nella progressiva
omogeneizzazione
delle
diversit
culturali
con
il
modello
occidentale
capitalistico; dall' altro, l' impegno volontario e costante di molti gruppi umani
a salvaguardare la propria specifica identit culturale.
E non va inoltre dimenticato che sono gli stessi successi nel cammino verso un
unica cultura globale che alimentano ampiamente le reazioni degli oppositori, dei
difensori della diversit, anch' essi parte del processo di globalizzazione .
La dialettica tra globale e locale rappresenta solo l' aspetto pi generale degli
effetti della globalizzazione sulla cultura contemporanea: una lunga serie di
trasformazioni sta incessantemente investendo ogni ambito della vita nelle societ
avanzate.
Le nuove tecnologie della comunicazione e dell' informazione hanno determinato,
attraverso la compressione spazio-temporale, un aumento della complessit della
societ industriale, intesa come una sovrapposizione di diversi assetti politici,
economici ma soprattutto culturali che ha effetti diretti sulla convivenza sociale.
Pur mantenendosi vive le differenze, cresce l' interazione tra modelli culturali
eterogenei per cui si parla di pluralismo culturale e pluricollocazione degli
individui che spesso portano, da una parte a tensioni tra i gruppi e all' emergere
dei localismi e dall' altra alla difficolt per gli uomini a definire la propria
identi sociale. Questo tipo di differenziazione culturale mostra aspetti
contraddittori che possono dar luogo a commistioni di tradizione e modernit, di
individualismo e solidarismo, di valori autorealizzativi e altruistici.
A questo si aggiunge l' indebolimento di una spiegazione univoca ed esaustiva
della realt e la caduta delle tensioni ideologiche collettive, in seguito al
crollo del blocco dell' Est, che hanno portato un ulteriore disgregazione e
frammentazione dei valori. Venendo a mancare una fonte unitaria di produzione di
senso e moltiplicandosi gli orientamenti si aprono nuove possibilit nelle scelte
materiali e nelle relazioni personali che spingono gli uomini a liberarsi dai
vincoli delle tradizioni e delle necessit.
La molteplicit delle alternative crea per un divario tra quelle che sono le
aspettative o le pretese e le effettive possibilit di realizzarle: per quanto a
tutti venga richiesto di vivere nella societ globale siamo ben lontani dal
garantire ad ognuno l'opportunit di farlo. Da qui nasce un senso di provvisoriet
che pervade tutti gli ambiti della vita: enfasi sul presente, incertezza verso un
futuro indeterminabile sono il risultato del rapporto contraddittorio tra attese
medie di benessere e opportunit offerte per raggiungerlo. Flessibilit diventa la
parola d' ordine non solo nell'economia ma coinvolge pure i modelli di
comportamento e gli orientamenti di valori: lavoro, vita affettiva, consumi,
formazione sono tutte vissute come scelte reversibili.
L' obbiettivo finale di ciascun individuo l' autorealizzazione, la
soddisfazione personale, che viene sempre di pi percepita come un diritto ma che
porta con s tutte le patologie legate al suo mancato raggiungimento: ansia,
depressione, comportamenti devianti.
L' esasperazione del processo di individualizzazione, la crescente soggettivit
hanno come conseguenza non solo la crisi di alcuni ambiti partecipativi, per cui
diventano importanti gli aspetti strettamente personali della vita a scapito dell'
impegno pubblico, ma anche una trasformazione dei rapporti sociali.
La rivoluzione nel sistema della comunicazione e dell'informazione insieme al
desiderio di autoaffermazione, intesa come partecipazione alla cultura globale,
hanno fatto si che il mondo dell' uomo sia andato oltre lo spazio immediato delle
relazioni in cui una persona coinvolta fisicamente fino a raggiungere l' intero
pianeta. La dipendenza dalle modalit di comunicazione del sistema porta facilmente
ad una subordinazione dell' apprendimento e della comunicazione nati dall'
esperienza diretta e dalle relazioni quotidiane, che si accompagna ad uno

sfilacciamento progressivo dei rapporti sociali reali.


La separazione del tempo e dello spazio comporta il declino delle interazioni
faccia a faccia, ossia di concrete e durevoli relazioni interpersonali, cos come
del radicamento dell' attivit umana nei contesti locali a vantaggio di relazioni
indirette, impersonali. Anthony Giddens ha coniato il termine disembedding per
identificare queste relazioni che avvengono in condizioni di lontananza e
contemporaneit, intendendo sottolineare l' enuclearsi dei rapporti sociali dai
contesti locali di interazione e il loro ristrutturarsi attraverso archi di spaziotempo indefiniti. Lo sradicamento crea quindi un nuovo tipo di comunit slegata
dal luogo e dalla compresenza fisica tra le persone i cui tratti sono stati
identificati da diversi autori che hanno dato vita principalmente a tre visioni.
La prima idea che le relazioni a distanza,disancorate dal riferimento a un
contesto e territorio specifici, rese possibili dai nuovi mezzi di comunicazione
elettronici, non siano meno significative di quelle basate sulla compresenza fisica
tra le persone . L' elemento costitutivo dell' ambiente sociale diventa l'
informazione e le nuove tecniche di comunicazione, eliminando lo spazio e il tempo,
creano nuove possibilit di vicinanza e nuove forme di convolgimento in quello che
McLuhan chiama villaggio globale.
La natura di questo tipo di relazioni resta per ambigua, perch se i mezzi di
comunicazione di massa sono in grado di portare una sensibilizzazione collettiva su
singoli eventi o tematiche che travalicano i confini delle nazioni, difficile
pensare che le nuove tecnologie possano ricreare tra estranei quelle condizioni di
stabilit e fiducia reciproca che sono tipiche delle relazioni comunitarie.
Un secondo tipo di risposta alla domanda sulla natura delle nuove comunit
globali si limita ad identificare le forme di interazione legate ai nuovi mezzi di
comunicazione con particolare attenzione per le reti telematiche. Le interazioni
in rete sono state descritte come relazioni comunitarie e solidaristiche, capaci di
creare forti legami affettivi di tipo egualitario, indifferenti alle gerarchie
sociali e allo status che normalmente influenzano la vita sociale .
Per dimostrare l' esistenza di legami interpersonali forti e del carattere
collettivo del gruppo che si ritrova in rete vengono riportati alcuni tratti
caratteristici di questo tipo di interazione: l' esistenza di uno spazio digitale
definito dai partecipanti, la creazione di un magazzino di informazioni che
funziona da memoria collettiva del gruppo, la condivisione di regole di
comportamento rispettate dai partecipanti, la produzione e codificazione di forme
espressive ad hoc per comunicare stati d' animo e sentimenti e per creare quindi
un' identi comune.
La terza visione identifica l' emergere di nuove relazioni comunitarie a livello
locale, basate per non su legami tradizionali di etnia o parentela, ma sulla
somilianza degli stili di vita, ossia sul fatto di avere le stesse possibilit di
vita e lo stessi tipo di informazioni.
Queste tre analisi trascurano per due problemi importanti: il primo riguarda la
sottovalutazione delle appartenenze tradizionali che sono alla base del concetto
classico di comunit cio i legami familiari, i rapporti di vicinato, le amicizie,
che vengono viste solo o come residui della societ premoderna o come reazioni
psicologiche al processo di sradicamento. Non si coglie invece che questi legami
particolari sono ancora saldamente presenti e diffusi nel tessuto sociale delle
societ avanzate, ma hanno semplicemente modificato il loro ruolo in base alla
complessit dei nuovi assetti politico-economici.
Il secondo problema riguarda
il presunto carattere egualitario e cooperativo
delle nuove relazioni comunitarie. L' accesso alla nuove tecnlogie richiede
capacit formali, competenze e disponibilit economiche e di tempo che di per s
operano una selezione rigida dei partecipanti per non parlare della precariet,
fluidit e rischi opportunistici delle relazioni digitali, che si basano sull'
anonimato.
Inoltre la comunit cosmopolita del villaggio globale non solo richiede la
padronanza di molteplici capacit, ma - a dispetto della visione utopica di una
molteplicit di culture che convivono pacificamente e paritariamente- non
incolore in quanto legata a specifici modelli culturali occidentali.

4. I valori
I mutamenti culturali fin qui evidenziati si accompagnano ad una serie di
trasformazioni negli orientamenti dei valori e nei mezzi di trasmissione di questi
ultimi.
I valori possono essere definiti come le cose importanti nella vita, ricche di
significato perch orientative delle scelte fondamentali di vita dell' individuo.
Dalle ricerche condotte in Europa e negli Stati Uniti si pu evidenziare, a
partire dagli anni Settanta, un intreccio tra gli insiemi di valori tradizionali e
quelli nati in seguito alla modernizzazione: da una parte restano, pur con delle
modificazioni, i punti di riferimento classici come famiglia, religione, lavoro
dall' altra emergono i cosiddetti valori post-materialistici come l' esigenza di
autorealizzazione, di appartenenza, di difesa della propria cultura. A ci si
aggiunge domanda crescente di interazione sociale, dovuta alla consapevolezza di
vivere in un contesto globale e all' interesse per ci che succede nel mondo, a cui
fa seguito una risposta solidale nei confronti delle sofferenze degli altri.
L' analisi dei valori deve inoltre tenere conto delle diverse combinazioni dei
parametri materiali di tipo economico, di status, di sicurezza e dei parametri
qualitativi di tipo espressivo e partecipativo che si presentano insieme
soprattutto nelle fasce giovanili e interessano pi che altro le propensioni e le
scelte personali dei soggetti.
Il lavoro costituisce ,oggi, un ottimo esempio di quanto appena detto: se da un
lato mantiene il suo ruolo di garante della sicurezza economica o del benessere e,
soprattutto in Italia, vengono avversate le politiche di flessibilit a favore del
posto fisso, dall' altro viene visto, sempre di pi, semplicemente come un luogo di
autoaffermazione e cresce l' esigenza ,in particolare nei giovani, di ottenere un
lavoro adatto alla propria qualifica e alla proprie attitudini. Lo stesso vale per
la religione che viene vissuta in chiave maggiormente individuale determinando un
crescente divario tra la fede e le istituzioni ecclesiastiche, dimostrata anche da
un calo dell' affluenza alle funzioni religiose; a questo si contrappone per il
moltiplicarsi di gruppi e attivit con riferimenti organici alle chiese che
forniscono l' occasione per rendere operativi quei valori di solidariet e carit
generalmente condivisi ma non necessariamente legati ad un' esperienza religiosa.
Ma il punto di riferimento fondamentale degli individui che vivono la societ
globale resta la famiglia, nonostante i profondi cambiamenti che l' hanno investita
nel corso degli ultimi decenni.
Dal punto di vista strutturale si assiste al
passaggio dalla famiglia estesa alla famiglia nucleare che significa non solo una
riduzione delle dimensioni
e delle generazioni presenti al suo interno ma anche
una diversit nella composizione delle singole famiglie che si accompagna con la
crisi dell' istituzione matrimoniale.
Il calo dei matrimoni a favore delle convivenze, la crescita delle separazioni e
dei divorzi a cui segue l' aumento delle famiglie con un solo genitore o delle
famiglie ricostituite, il calo complessivo delle nascite e l' aumento delle nascite
al di fuori del matrimonio sono fenomeni che
portano inevitabilmente a dei
profondi mutamenti della natura stessa della famiglia e del matrimonio: quest'
ultimo non indica pi il passaggio simbolico dall' adolescenza all' et adulta, non
pi l' evento che legittima l' accesso alla vita sessuale, come stato fino all'
inizio degli anni Sessanta, n il fondamento necessario della famiglia e della
procreazione. Inoltre nel corso della propria vita ciascun uomo pu, oggi, vivere
una molteplicit di esperienze familiari; per questo la crisi della famiglia non
significa la dissoluzione delle relazioni affettive ma semplicemente le sue
profonde trasformazioni. Anche in passato esisteva una pluralit di forme di
famiglia, ma esse avevano un significato diverso da quello che hanno assunto ora.
La morte precoce di uno dei coniugi e l' emigrazione di massa davano origine ad un
gran numero di famiglie con un solo genitore o formate da una sola persona e di
famiglie ricostituite ma l' instabilit della famiglia era dovuta a eventi
ineluttabili o involontari che non mettevano in discussione il matrimonio come
istituzione. Nella societ contemporanea instabilit e pluralit delle famiglie

derivano da una scelta volontaria dei soggetti coinvolti ed espimono in misura


crescente il rifiuto del matrimonio. Oggi che il matrimonio d' amore ha preso il
posto di quello combinato, i valori tradizionali si sono indeboliti e le
aspettative di felicit della coppia sono molto aumentate, l' unione coniugale si
rompe pi facilmente quando il sentimento viene meno. La molteplicit dei modelli
familiari esprime dunque il pluralismo culturale della societ di oggi, cio i
diversi modi di dare significato all' esistenza e di concepire la felicit
individuale e di coppia, per cui l' autorealizzazione del singolo pu diventare
prioritaria rispetto a quella dell' unit familiare.
Sotto un altro punto di vista, a tutto ci si pu aggiungere che in una societ
sempre pi complessa e differenziata il benessere materiale e non degli individui
non pi assicurato soltanto dalla famiglia, come avveniva un tempo, ma da una
molteplicit di altre istituzioni e ambiti di vita, per cui l' identit personale e
sociale dell' individuo dipende meno di un tempo dal matrimonio e dalla famiglia e
pi che nel passato dal lavoro e da altre sfere della vita. Sempre pi ridotto
appare,
quindi,
il
ruolo
della
famiglia
come
attore
principale
della
socializzazione dei giovani che vengono influenzati maggiormente dai media o dai
coetanei tanto da formare una cultura relativamente autonoma rispetto a quella
della generazione dei genitori.
Il processo di socializzazione influenzato anche da una composizione pi
eterogenea delle famiglie stesse dal punto di vista dello status o del ceto sociale
di provenienza, per cui al loro interno possono convivere orientamenti culturali
talvolta contradditori. A questo si aggiunge anche un cambiamento delle relazioni
all' interno del nucleo familiare: quelle della coppia diventano pi flessibili e
quelle tra genitori e figli pi democratiche. In seguito al movimento femminista e
alla progressiva emancipazione della donna si assiste all' estensione della
presenza delle donne nel mondo del lavoro e ad una ridefinizione della tradizionale
divisione dei ruoli e della supremazia maschile.
Il ritratto della famiglia contemporanea fin qui disegnato presenta contorni
contraddittori e incerti. Si accentua la crisi del matrimonio e si diffondono modi
di vita di coppia diversi da quella coniugale, c' un progressivo allontanamento
tra le generazioni dal punto di vista culturale, ma la famiglia rimane un valore
essenziale, prioritario rispetto a qualsiasi altro, per gli adulti e per i giovani
come risulta da tutte le pi recenti inchieste.
Le conseguenze sociali innescate dai processi di globalizzazione precariet,
insicurezza, disoccupazione, fragilit dei legami sociali, esclusione, fanno si che
la forza dei legami familiari giochi un ruolo sempre pi rilevante nella vita dell'
individuo. Oggi l' autonomia individuale e la libert di scelta comportano dei
costi e dei rischi: l' aumento dell' instabilit coniugale e di coppia, i conflitti
e le sofferenze affettive e psicologiche degli adulti ma soprattutto dei bambini di
fronte ad una rottura familiare, il venir meno del sostegno e dell' appoggio di un
coniuge e della sua rete familiare, il declassamento sociale, il rischio di povert
delle famiglie con un solo genitore o delle persone anziane sole. Le indagini sulla
famiglia e sulla povert mostrano che l' isolamento e la fragilit dei legami sono
determinanti nei percorsi di emarginazione ed esclusione sociale. La permanenza
sempre pi a lungo dei giovani nella casa dei genitori esprime allo stesso tempo l'
indebolimento delle funzioni di sicurezza garantite dagli spazi pubblici e il
rafforzamento dei contesti tradizionali di aiuto e solidariet, nonch il rinvio
delle responsabilit adulte e la difficolt di portare avanti progetti coerenti di
vita che sono tratti tipici della cultura giovanile di oggi.
D' altra parte anche i pi elevati livelli di povert della popolazione anziana
risultano associati ad una maggior debolezza del tessuto familiare.
Le trasformazioni nella citt
1.Globalizzazione e citt
Le

trasformazioni messe

in moto

dal decollo

di sofisticate

tecnologie di

comunicazione
e
di
informazione
stanno
delineando
un
nuovo
modello
di
organizzazione sociale che ridefinisce, a livello mondiale, i diversi sistemi
nazionali, regionali e di mercato, alterando, al contempo, la realt spaziale,
sociale ed economica della citt. I mutamenti connessi alla divisione
internazionale del lavoro e alla mobilit del capitale che si muove su scala
globale, determinano un cambiamento nei punti di riferimento territoriale dei
fenomeni urbani e nei rapporti tra le diverse scale locale, regionale, mondiale. L'
integrazione di aree di mercato differenti in un unico universo e l' instaurarsi di
nuove connessioni politiche e culturali portano con s una tendenza all'
omogeneizzazione
a
cui
contemporaneamente
si
contrappone
una
crescente
frammentazione che provoca nella citt un ridimensionamento delle relazioni di
inclusione ed esclusione. Diversamente dal passato, la citt non ruota pi intorno
a comuni stili di vita ma riflette una accentuata frammentazione e pluralizzazione
delle identit collettive in ambiti diversi e in reciproco conflitto.
Progresso o declino, centralit o marginalit si alternano nel caratterizzare le
citt di oggi. Alcune riescono a sfruttare a pieno le nuove logiche di sviluppo
economico e acquisiscono un ruolo di prestigio all' interno del sistema mondiale,
altre che non sono in grado di arrestare il deterioramento che le investe, non
riescono a mantenere la loro competitivit; per cui, accanto alla depressione
urbana emergono consistenti disegualianze sociali che contribuiscono ad aggravare
la situazione. La citt, nel compito non facile di adattare le condizioni spaziali
locali alle esigenze della globalizzazione economica e politica, va cos incontro
ad una lunga serie di problemi sociali che sono ampliamente esemplificati dall'
instabilit delle politiche urbane. Il progetto di modernizzazione antepone spesso,
nell' ambito di una logica basata sulla competitivit, la crescita economica, che
si traduce in un rafforzamento del livello degli investimenti e un miglioramento
delle infrastrutture locali, all' attuazione di politiche finalizzate alla
risoluzione di problemi sociali che nascono dai fenomeni di deprivazione e di
squilibrio nella distribuzione del reddito.
Il nuovo assetto dell' economia globale, cio un' economia che agisce
unitariamente in tempo reale su scala planetaria, determina una riduzione dell'
autorit degli stati nazionali e di conseguenza muta il rapporto tra i centri
urbani e i tradizionali condizionamenti territoriali. Tenendo presenti anche l'
intensificazione delle comunicazioni globali e delle migrazioni internazionali, sul
piano culturale si assiste alla nascita di nuovi flussi culturali mondiali, di
nuovi significati e identit, di valori e interessi che appaiono svincolati dai
contesti locali che li hanno prodotti.
Dal punto di vista economico, mentre le multinazionali sviluppano le loro
strategie di potere nel sistema mondiale, cambiano le gerarchie urbane e si attiva
un processo concorrenziale tra le citt per conservare o attirare verso di s i
capitali. Il rapporto tra la citt e il sistema economico non pi legato all'
organizzazione della struttura industriale nel territorio urbano ma dipende sempre
di pi dalla sua capacit di integrazione nell' economia mondiale sulla base della
qualit della forza lavoro e della specializzazione dei servizi. Le citt sono
quindi stimolate, non solo ad accrescere il loro potenziale, ma anche ad
intensificare i collegamenti con altre citt al fine di creare un rapporto di
cooperazione tra centri ubicati in ogni parte del mondo, poich le citt che pi
delle altre sono coinvolte in attivit economiche innovative e globalizzanti sono
oggi quelle che occupano le posizioni pi elevate nella gerarchia economica e
sociale mondiale.
Il rovescio della medaglia che la crescente interdipendenza tra aree diverse
del pianeta, la preminenza di scelte che seguono gli interessi del capitale
internazionale, le continue modifiche nell' organizzazione della produzione per
creare un mercato sempre pi competitivo, mettono in secondo piano i differenti
interessi della societ locale e determinano un indebolimento della coesione
sociale. All' interno della citt la gestione del potere, della produzione, della
cultura espressione dell' intersecarsi di strategie e poltiche che superano i
confini strettamente municipali, mostrandosi inclini ad assumere una dimensione
internazionale.

2.Sviluppo urbano e struttura sociale


I principali processi economici avviati a partire dagli anni Ottanta,
decentralizzazione e riconcentrazione, hanno dato vita a nuove forme di sviluppo
urbano.
Le grandi aree metropolitane non ricoprono pi il ruolo di centri di crescita
economica e demografica che passato alle piccole citt situate nelle zone
tradizionalmente meno industrializzate, per una serie di fattori legati non solo
alle nuove tecnologie dell' informazione su cui si basa l' odierna economia. La
crescita complessiva del benessere a cui si accompagnano un nuovo modello abitativo
incentrato sulla propriet e l' uso crescente del mezzo di trasporto privato,
originano l' esigenza di vivere in uno spazio urbano con una qualit ambientale pi
elevata. Si evitano in questo modo i problemi delle grosse metropoli senza dover
rinunciare ai vantaggi offerti dall' ambiente urbano dal punto di vista delle
infrastrutture, dei servizi, della comunicazione, della cultura e delle opportunit
lavorative;
tutto
ci
grazie
all'
infittirsi
delle
relazioni
e
delle
interdipendenze funzionali tra sistemi urbani che accompagna la deconcentrazione e
che permette un tasso di crescita pi elevato per le piccole e medie citt che si
trovano nelle aree regionali pi dotate di vie di comunicazione, opportunit di
mobilit e integrazione produttiva intersettoriale.
Anche le aree metropolitane che fanno parte della rete globale sono state per
oggetto di un processo rigenerativo che viene definito riconcentrazione. Questo
termine si riferisce ad una serie di trasformazioni dello spazio urbano che stanno
alla base del rilancio economico della citt, attraverso la rilocalizzazione al suo
inte,rno delle funzioni strategiche nei settori della ricerca, della conoscenza
tecnica,delle attivit finanziarie, delle professioni di ordine elevato.
I quartieri centrali attraggono nuovamente le attivit direttive, specializzate a
cui solo una ristretta elit, qualificata e mobile, ha la possibilit di accedere e
che promuovono i processi di sviluppo assicurando un' elevata integrazione del
tessuto urbano nell' economia mondiale.
La riconcentrazione nel centro della citt delle funzioni in grado di esercitare
un ruolo importante nel modellare la realt circostante confermano l' immagine
della citt come soggetto attivo, non solo nell' ambito strettamente economico ma
anche culturale, e accrescono l' attenzione verso le istituzioni del governo urbano
che devono dimostrare le loro capacit nell' incrementare le possibilit di
sviluppo e valorizzare quegli aspetti della vita della citt che contribuiscono a
potenziare le qualit ambientali e lo standard di vita.
La crescita di potere del governo locale si riflette principalmente sulla figura
del sindaco che assume, nelle grandi citt, un' importanza fondamentale. Il suo
ruolo molto complesso dal momento che egli deve essere assieme un politico e un
amministratore ma anche un impresario poich l' offerta di eventi culturali e di
spettacolo una delle basi per il rilancio della citt.
Il sindaco diventa una sorta di patron sempre presente nella vita della citt,
agente di aggregazione del senso di appartenenza e identit, interprete di tutti i
bisogni, anche se a volte quetso ruolo di protagonista eccessivo rispetto alle
reali capacit di intervento dell' istituzione municipale, alle sue competenze
legittime e alle risorse disponibili.
Il risultato di tutti questi processi non si esprime, per, sempre in un maggior
benessere economico e socioculturale per tutti gli strati sociali e nascono invece
nuovi squilibri, nuove disegualianze, nuove logiche di esclusione sociale alla cui
base sta un mercato del lavoro che divenuto duale in seguito all' erosione delle
occupazioni intermedie.
I mutamenti economici che hanno determinato lo sviluppo delle citt sono legati
soprattutto al settore dei servizi che richiede capacit tecnico-manageriali,
livelli di istruzione e competenze professonalli elevate, non possedute in egual
misura da tutti gli strati sociali.

Il nuovo panorama urbano si presenta quindi caratterizzato da un lato dalle


figure professionali di prestigio che rappresentano le attivit produttive
sofisticate e complesse, l' alta finanza, il mercato immobiliare, dall' altro
dalla
citt
marginale,
in
cui
persistono
rapporti
di
produzione
precapitalistici
(artigianato, piccla edilizia, basso terziario, commercio ambulante abusivo) e
dove crescono nuovi settori fluttuanti del lavoro manuale legati al commercio, all'
artigianato, alla ristorazione o attivit economiche di tipo informale dovute alla
complessit e alla difficolt di funzionamento del sistema urbano.
Ad un estremo si collocano gli strati sociali direzionali e professionali che con
il loro stile di vita e di consumo influiscono notevolmente sulla configurazione
sociale della citt; all' altro, i lavoratori occupati nel settore marginale dei
servizi, rappresentati molto spesso da un porzione non trascurabile di immigrati
che si adattano ad occupazioni precarie e mal pagate, che sconfinano facilmente sul
versante dell' economia illecita e criminale.
I mutamenti nell' industria e nei servizi hanno dato origine ad una nuova
composizione sociale della citt che si basa sulla polarizzazione dei redditi,
degli standard di lavoro e della precariet dell' occupazione tra i vari gruppi del
nuovo mercato del lavoro. Questo ha contribuito ad ampliare tutti i fenomeni di
segregazione sociale, aumentando il solco che divide le famiglie benestanti da
quelle che, essendo escluse dai settori occupazionali trainanti, si ritrovano in
una situazione di deprivazione assoluta o relativa.
La riconcentrazione della citt fa emergere una nuova elit sociale composta da
figure che vanno dalla borghesia degli affari alla classe politica, dagli uomini
dell' informazione agli intellettuali, che si legittima nella misura in cui riesce
a mediare tra interessi contrapposti di gruppi e categorie diverse al suo interno e
disporre di risorse di tipo politico, utilizabili anche fuori dei confini locali o
nazionali.
Ma la maggioranza della popolazione residente nelle citt fa parte del ceto
medio,quelli che fanno la ricchezza della citt, sotto il profilo della produzione
e del consumo. Il ceto medio adotta forme di vita che molto spesso si rifanno ad
una realt confezionata in modo commerciale, capace di soddisfare le esigenze della
cosiddetta cultura di massa. Un esempio costituito dai lavoratori del settore
pubblico che nel priodo di prosperit dello stato sociale hanno ottenuto buone
occupazioni che gli hanno permesso di incrementare il loro reddito attraverso una
partecipazione al welfare senza che per ne dovessero sostenere i costi. Oggi, con
la crisi dello stato sociale e la crescita della pressione fiscale, si ritrovano in
una posizione critica, aggravata dall' insufficenza delle loro risorse culturali,
per cui guardano con invidia e voglia di imitazione alle elit e con timore alla
popolazione marginale che riflette un loro possibile futuro.
La popolazione marginale costituita dai vecchi e nuovi poveri che si
ritrovano separati dal resto della popolazione per un insieme di fattori di
deprivazione (istruzione, lavoro, rappresentanza politica, segregazione etnica) e
che si vanno a concentrare nelle aree pi povere e degradate delle citt. Una parte
di questi premono ai confini dei ceti medi per entrare nella cittadella
fortificata delle garanzie, cercando di emergere dalla economia informale, dalla
precariet occupazionale, dal degrado; altri si abbandonano all' emarginazione
dalla vita urbana.
3.Identit e cultura
La citt sempre stata luogo di incontro tra individui e gruppi diversi, e
quindi di mondi sociali eterogenei, e con lo sviluppo delle metropoli moderne le
occasioni di incontro e di confronto tra le culture differenti si sono
moltiplicate. La pluralizzazione di mondi della vita per un processo
ambivalente perch se da una parte legittima la coesione di culture spesso opposte,
dall'altra la crescita del relativismo culturale fa si che i sistemi di preferenze
e le identit si indeboliscano e diventino solo combinazioni di tratti culturali

privi di radici.
Il processo di frantumazione dell' identit urbana si sviluppa anche per l'
indebolimento della corrispondenza tra gli interessi territoriali dell' economia e
quelli della societ locale a causa della globalizzazione. Pur potendo liberamente
scegliere tra un universo di opzioni di vita, di fatto, l' esistenza degli
individui condizionata dalle decisioni politiche e di mercato di organismi che
operano al di fuori delle possibilit di controllo dei cittadini stessi.
La citt, travolta dai processi economici globali e da immagini e significati
planetari, non pi in grado di trasmettere identit e senso di appartenenza ai
suoi abitanti che non ritrovano in essa un contesto di identificazione comunitaria.
Lo spazio urbano non pi luogo di incontro tra estranei ma esprime indifferenza e
isolamento ed caratterizzato dalla competitivit, dallo sfruttamento reciproco,
dall' importanza crescente di denaro e potere, dal soddisfacimento ad ogni costo di
bisogni artificiali. La circolazione delle informazioni veicolate dai media e dall'
industria dell' immagine fa emergere i segni del benessere diffuso e di una cultura
che tende ad omogeneizzare i diversi ceti sociali e i diversi luoghi del
territorio in nome dei consumi. E' per questo che nell' immaginario collettivo la
citt metropolitana assume le caratteristiche di un supermercato globale in cui si
espone di tutto e in cui tutti i desideri sono appagabili. I simboli connessi al
consumo influenzano cos i modelli di comportamento dei residenti che non si basano
pi sui valori tipici di una comunit e sul senso di appartenenza ma su una serie
di piccole soddisfazioni di bisogni mutevoli che creano atteggiamenti incostanti,
apatici, deresponsabilizzati.
Se da un lato la citt sembra un luogo di autorealizzazione per la libert dei
vincoli sociali e le occasioni diverse per costruire il proprio stile di vita che
offre, dall'altro acquista i caratteri di un ambiente che sottopone l' individuo
all' isolamento, alla mancanza di solidariet, all' insicurezza favorendo
atteggiamenti che dimostrano povert socioculturale e processi di emarginazione.
L' anonimato e la crisi di relazioni interpersonali sono tra i fenomeni pi
vistosi del deterioramento della qualit della vita urbana: mai come oggi si vive
a contatto con i propri simili e mai come oggi si percepisce un senso di solitudine
ed estraneit nei confronti degli altri. Questo fa si che venga a mancare
una
comune mentalit, o gerarchia di bisogni, fondata su valori
condivisi: il deterioramento di una cultura urbana conseguenza di quei fenomeni
che hanno atomizzato la vita della citt. Denatalit e crisi della famiglia hanno
indebolito i canali tradizionali di trasmissione dei valori e di socializzazione a
favore di un ruolo sempre pi pervasivo della cultura di massa. Le migrazioni verso
le grandi citt, prima dalle campagne e oggi dai paesi sottosviluppati, hanno
determinato una frattura tra la cultura dell' elit dei nativi, che si sono
rinchiusi in s stessi, e quella dei nuovi venuti, costretti ad insediarsi nelle
periferie senza alcuna possibilit di partecipare attivamente alla vita della
citt.
L' unico elemento che sembra assumere un ruolo socializzante in questo contesto
la cultura di massa che, essendo percepita come universalizzante, viene da tutti
passivamente accettata e va a colmare i vuoti lasciati dagli altri agenti della
socializzazione famiglia, scuola, vicinato contribuendo ad allargare l' anonimato e
la crisi relazionale. Inoltre la comunicazione di massa si presenta come l'
opinione di tutti anche se costruita su bisogni individuali e sugli interessi
solo di coloro che sono funzionali al sistema, venendo a creare una falsa
immagine sociale. I modelli culturali offerti dalla TV vengono assimilati in modo
acritico, andando il pi delle volte a confermare opinini preesistenti e rendendo
il dialogo o superfluo o impossibile tra persone con idee diverse.
La citt, solcata da flussi omnidirezionali, denota una graduale perdita della
sua specificit, caratterizzata una volta dalla presenza di relazioni sociali
regolari e uniformi,connesse a forme di vicinanza spaziale e solidariet, e sembra
ridursi esclusivamente ad un insieme di oggetti, strutture e di individui isolati
che si muovono seguendo i flussi del consumo e dello spettacolo.
Il legame tra la citt e i suoi abitanti dipende, quindi, in gran parte dall'
immagine che di essa emerge dai media, che sono in grado di proiettarla anche oltre

i suoi confini: l' orgoglio cittadino sorge quando essa diventa oggetto di
desiderio, di riferimento, di confronto, quando produce e trasmette mode e tendenze
per milioni di individui che non vi abitano e non vi lavorano ma si sentono in
qualche modo condizionati dalla sua esistenza. Sotto questo profilo diventa
importante per la citt progettare al suo interno degli spazi che riflettano
immagini ricche di significato e di stimoli tali da suscitare interesse nei
visitatori ma anche negli stessi abitanti. Per questo tutte le citt cercano di
ricostruire la propria immagine ristrutturando luoghi artistici fin' ora
trascurati,
musei,
gallerie,
teatri,
ripristinando
vecchie
tradizioni
folkloristiche o feste popolari, moltiplicando le occasioni di intrattenimento,
creando i cosiddetti eventi per attirare turisti.
La produzione di eventi, siano essi culturali, sportivi, religiosi o
semplicemente ricreativi, al di l delle diverse finalit strategiche che ne stanno
all' origine, determina effetti significativi sul piano sociale. Innanzitutto un
miglioramento della qualit della vita urbana, attraverso la rigeneazione del
tessuto insediativo delle aree centrali, l' incremento del turismo, l' acquisizione
da parte degli abitanti di un senso di appartenenza e orgoglio cittadino che si
traduce in una maggior cura degli spazi della citt e nella crescita del potenziale
relazionale degli abitanti.
Il sentimento comune di identit si rafforza specialmente per quei gruppi che
sono in grado di interagire con gli eventi: per questo vengono talvolta organizzati
per raggiungere i gruppi marginali e offrirgli la possibilit di uscire dall'
isolamento, oppure per verificare l' effettiva disponibilit di questi gruppi all'
integrazione.
La produzione di eventi diventa un investimento proficuo per le citt non solo
dal punto di vista economico ma anche perch distogli l' attenzione dai problemi
srutturali la cui risoluzione richiede scelte politiche difficili e tempi troppo
lunghi.
Inoltre l' organizzazione di eventi festosi pu riaggregare spazi e recuperarli,
pu definire intorno a consumi collettivi nuove identit e nuove alleanze sociali,
anche se queste nuove forme di aggregazione sono transitorie e destinate a
sciogliersi e ricomporsi a seconda della situazione e degli interessi delle persone
coinvolte che vivono prevalentemente in condizioni di instabilit e precariet.
Le ristrutturazioni degli spazi collegati alla produzione di eventi e alla
visione della citt come luogo di consumo, caratterizzano sempre di pi la citt,
sviluppando
sentimenti
di
appartenenza
ma
nello
stesso
tempo
paura
di
espropriazione, provocando negli abitanti orgoglio ma anche stress e risentimento.
Le opere di ristrutturazione nei centri urbani sembrano rivolte esclusivamente a
sollecitare il piacere dell' acquisto nei ceti pi abbienti: mentre attraggono una
specifica fascia sociale, ne respingono un' altra ritenuta inutile per la rendita
dei capitali investiti. Non tutti hanno la possibilit di accedere a questi spazi e
adottare stili di vita incentrati sul consumo, per cui i miglioramenti nelle aree
centrali della citt finiscono col favorire la dislocazione dei cittadini a basso
reddito nelle zone periferiche in cui si vanno a concentrare i pi acuti problemi
sociali. Per coloro che occupano i gradini pi bassi della scala sociale, l'
ingente offerta di beni di consumo, a cui di fatto non possono accedere, suscita
sentimenti di esclusione e repulsione: l' essere tagliati fuori dagli spazi urbani
provoca comportamenti aggressivi che si manifestano nella crescente criminalit.
4. Problemi e paure
Da quanto detto fin' ora emergono soltanto una parte delle contraddizioni che
caratterizzano lo spazio urbano; la citt metropolitana riproduce infatti,
rendendoli ancora pi visibili, i grossi problemi del mondo contemporaneo:
sovraffollamento, degrado ambientale,criminalit dilagante, commistione tra affari
e politica, conflitti etnico-culturali, persistenza di forme di estrema povert.
L' esplosione demografica diventa un fenomeno critico soprattutto nelle metropoli
del Terzo mondo perch si contrappone all' insufficiente sviluppo della base
produttiva, delle abitazioni e dei servizi determinando la presenza di grandi masse

di persone che vivono ai limiti della sopravvivenza ai margini della citt.


Nel mondo occidentale la crescita ha subito un rallentamento ma i problemi di
congestione all' interno delle citt rimangono a causa dei flussi di persone che vi
penetrano ogni giorno, pur non abitandoci; basti pensare ai lavoratori pendolari,
ai consumatori occasionali di beni e servizi urbani, ai turisti che si appropriano
degli spazi e aumentano il traffico degli areoporti, delle stazioni, delle
metropolitane oltre a quello automobilistico. La sovrappopolazione ha sconvolto l'
equilibrio dei rapporti uomo-natura creando uno stato di crisi ecologica che
investe non solo l' ambiente ma l' uomo stesso.
Molte ricerche condotte negli Stati Uniti dimostrano che al crescere delle
dimensioni, dell' importanza e della densit dei centri urbani, aumentano gli
elementi che possono essere definiti di patologia sociale come furti, morti
accidentali, timore di uscire di casa, tensione psicologica che provoca
disadattamento; a cui si aggiunge una maggir differenziazione delle aree sociali
urbane che porta alla crescita dell' isolamento, delle culture devianti e della
criminalit in generale.
Per quanto riguarda il rischi ambientale, il sovraffollamento a cui segue una
maggior congestione del traffico, un maggior consumo di energia per far funzionare
le tecnologie necessarie alla vita quotidiana, una diminuzione degli spazi verdi a
cui si contrappone l' intensificazione dell' edilizia, l' accumulo dei rifiuti il
cui smaltimento sempre pi problematico, fa si che la citt metrpolitana sia il
luogo dove sono pi acute le emegenze della questione ecologica.
Un' altra grande paura urbana rappresentata dall' incremento della violenza e
della criminalit che determina una serie di conseguenze riguardo all'
organizzazione degli insediamenti, delle abitazioni, dei percorsi urbani, dei tempi
e modi di uso della citt.
La violenza criminale nelle metropoli assume prevalentemente tre connotazioni:
quella legata a determinati segmenti del territorio urbano che risultano
inaccessibili non solo per i semplici cittadini ma anche per le forze di polizia
che vi penetrano solo occasionalmente. C' poi la violenza diffusa casualmente sul
territorio fatta di scippi, furti, risse compiuti da individui apparentemente
insospettabili, che quella che , per la sua imprevidibilit, colpisce di pi l'
immaginario collettivo indebolendo il sentimento di sicurezza dei cittadini. Infine
nelle grandi citt si insedia, in forme complesse ed efficienti, la criminalit
organizzata che pu dar luogo a fenomeni di corruzione politico- amministrativa,
interferendoo nel mondo degli affari e delle scelte politiche ed economiche degli
organismi statali o internazionali.
Ma il problema forse pi grande, e allo stesso tempo meno percepito dalle
masse , quello dell' emarginazione sociale legato alla povert. Da una parte la
citt, producendo promesse e aspettative, attrae i soggetti poveri o a rischio
provenienti prevalentemente dai paesi sottosviluppati, ma le sue risorse di
ospitalit, alloggi, lavoro, accettazione delle diversit e integrazione sono
insufficienti. Dall' altra la citt stessa crea povert per effetto dei cambiamenti
della struttura produttiva, della riduzione delle politiche di assistenza, della
questione abitativa, della presenza di minoranze etniche prive delle risorse per
accedere al mercato del lavoro. Nella metropoli l' individuo che dispone di risorse
limitate non in grado di interagire con gli altri per migliorare la propria
condizione perch sono pi forti gli ostacoli per accedere a beni e servizi
strategici e sono pi deboli le reti di solidariet. La povert viene quindi
isolata nei quartieri urbani dove il degrado fisico si associa a quello sociale e
diventa luogo di accoglienza per i nuovi poveri.
La povert alimenta cos il grande fiume della esclusione sociale pur in una
societ aperta per definizione com' quella urbana.

I caratteri fondamentali del modello


Ampliamento del mercato
Lampliamento del mercato ottenuto attraverso laumento dei consumi pro capite,
attraverso laumento del numero degli acquirenti, attraverso laumento della
tipologia delle merci.
Aumento dei consumi pro-capite
I consumi pro-capite aumentano attraverso un meccanismo di pubblicit e di
costruzione di immagine che fa divenire necessari dei prodotti. Il meccanismo
produttivo individua la disponibilit economica degli individui (per tipo, area
geografica, cultura) e definisce merci adeguate a stimolare lacquisto e quindi ad
aumentare ogni oltre limite plausibile i consumi.
Il mercato delle voglie immensamente pi grande di quello delle necessit.
Durante gli ultimi 25 anni i consumi sono aumentati ogni anno del 2,3 % [1].
Gran parte degli statunitensi e degli europei sono dei tacchini che mangiano molto
oltre le loro necessit, mangiano per nevrosi e perch non riescono a difendersi
dal mercato. Ogni anno negli USA le industrie del settore alimentare spendono in
pubblicit 30 miliardi di dollari, pi di ogni altro settore; anche in Francia,
Belgio e Austria gli alimenti sono le merci pi pubblicizzate. Tra esse quelle
maggiormente sostenute sono i cibi grassi e dolci in quanto stimolano
maggiormente, danno maggiore dipendenza e garantiscono i maggiori margini di
profitto [2].
Aumento del numero degli acquirenti
Laumento ottenuto attraverso il recupero di fasce sociali (medie) o ambiti
geografici potenzialmente acquirenti. Il limite di questa espansione del numero
degli acquirenti stabilito esclusivamente dalla necessit di mantenere ambiti di
povert, anche allinterno dei paesi ricchi, in cui recuperare mano dopera a basso
costo.
Nei paesi industrializzati (OCSE) le persone povere sono 100 milioni, 37 milioni
sono i senza lavoro, l8% dei bambini vive sotto la soglia di povert, oltre 100
milioni di individui sono senza casa [1].
Aumento della quantit delle merci
Le merci prodotte sono solo una parte del mercato. Per ampliare gli scambi e
garantire attraverso di essi il profitto si commercializzano anche risorse comuni o
profondamente personali che divengono merci: acqua, sesso, conoscenze, natura.
Dal 1985 al 1996 gli scambi commerciali mondiali sono passati da 315 miliardi a
6.000 miliardi di dollari [3]. Il prodotto delleconomia mondiale salito dai
31.000 Mld di dollari del 1990 ai 42.000 Mld di dollari del 2000 (6.300 Mld di
dollari nel 1950) [4]. Vi un turismo sessuale finalizzato alluso di bambini.
Nel circuito vi sono 800.000 bambini in Tailandia, 500.000 in India, 100.000 a
Taiwan, 60.000 nelle Filippine, ecc. Ogni anno 300.000 tedeschi viaggiano per
questo tipo di turismo e 25.000 australiani vanno nelle Filippine [5].
Il consumo delle acque minerali (la privatizzazione di un bene comune) aumentato
nel mondo di decine di volte negli ultimi venti anni (negli USA di nove volte tra
il 1978 e il 98) [4].

Il brevetto sulla natura


Sono tre gli accordi del WTO (World Trade Organisation, Organizzazione mondiale per
il commercio) che possono creare difficolt agli stati nel mantenere o rafforzare
le proprie leggi di tutela nei confronti degli OGM: SPS, TBT, TRIP. I primi due
impongono pesanti oneri ai
governi che desiderino limitare lingresso degli OGM
nel proprio paese, e minacciano sanzioni commerciali da parte del WTO per soluzioni
autonome o multilaterali sulla questione Ogm.
Laccordo TRIP (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) sancisce,
attraverso la possibilit di brevetto, i diritti delle imprese sulla propriet
intellettuale, che viene estesa ai prodotti farmaceutici, ai prodotti chimici per
lagricoltura, alle variet botaniche e al germoplasma dei semi, a quelli derivanti
da secoli di ibridazione delle piante, tra cui i metodi tradizionali di cura.
Impone inoltre alle nazioni la difesa dei diritti di propriet sui microrganismi,
tra cui le linee cellulari umane e animali, i geni e le cellule del cordone
ombelicale.
Di fatto laccordo TRIP insidia ulteriormente la precaria sicurezza alimentare del
mondo, aggravando il problema di accessibilit e distribuzione del cibo e delle
sementi. Quando le imprese brevettano un seme, i piccoli agricoltori locali devono
pagare i diritti annuali per luso, anche se il prodotto di ibridi ottenuti
nellarco di generazioni proprio dagli antenati di quegli agricoltori.
Questa biopirateria, ovvero il saccheggio della natura e del sapere indigeno [6]
[7].
I brevetti sono troppo costosi per i paesi poveri
La Fondazione Gaia, unassociazione ambientalista inglese, viene contattata da
unorganizzazione non governativa della Namibia che cerca consulenza per brevettare
una pianta locale con propriet medicinali, al fine di prevenire atti di
biopirateria da parte di societ farmaceutiche multinazionali. In seguito ad una
ricerca sui costi, la Fondazione Gaia giunge alla conclusione che ottenere un
brevetto comporta una spesa proibitiva per una collettivit con scarsi mezzi
economici.Una comunit povera che voglia garantirsi la propriet delle forme
indigene di vita biologica, dovrebbe registrare i brevetti in tutte le nazioni
sviluppate; quindi, per richiedere, ottenere e mantenere i brevetti, i contadini e
le comunit locali dovrebbero affrontare costi esorbitanti: lo studio rivela che
dieci brevetti, validi in cinquantadue paesi a copertura di una sola invenzione,
costano circa cinquecentomila dollari. Lo studio calcola anche le spese ulteriori
che si dovrebbero affrontare nel caso si renda necessario difendere un brevetto in
un tribunale civile, dove i costi delle cause ricadono soltanto sui possessori dei
brevetti, e non sulla controparte statale. Emerge chiaramente, da queste cifre,
che in nessun modo una comunit della Namibia potr mai permettersi di salire sul
carro dei brevetti. I costi da sostenere fanno dei brevetti un dominio dei ricchi e
dei potenti [7].

Indebolimento della comunit


Le comunit, oltre ad essere destrutturate nella loro cultura, sono fortemente
limitate nella loro capacit decisionale.
I possessori del capitale monetario interloquiscono direttamente con le comunit
superando ogni filtro, quale quello definito dallinteresse di stato o quello
stabilito dalle leggi stesse degli stati.
Fino a ieri i grandi gruppi economici hanno indirizzato le scelte dei governi
rimanendo per in una posizione formalmente subordinata; oggi danno indicazioni ai
governi dichiarando la propria superiore capacit operativa e gestionale in termini
economici e, in ragione di questo, la congruit della loro gestione sociale e
culturale delle societ.
In questo momento nessuno stato ha pi la possibilit di indirizzare o controllare
cosa succede nel mercato. Nessun controllo di nessun tipo pu essere messo in atto

sugli operatori: buono ci che risponde a logiche di mercato, qualunque sia il


suo esito sulla popolazione e sullambiente.
La popolazione stata allontanata dalle scelte sia in quanto i temi centrali
dellesistenza vengono impostati sulla base di criteri esclusivamente economici,
sia in quanto parallelamente alla struttura sociale e politica, si strutturata
una organizzazione decisionale che non ha una sede fissa, che non conosciuta nei
suoi partecipanti, che non rende conto del suo operato alla collettivit, nemmeno
formalmente. Molto del potere dei governi, gi tanto lontani dalla popolazione,
stato ceduto a soggetti quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale,
il WTO, a loro volta dominati da interessi aziendali di soggetti che fanno parte
al massimo di una decina di paesi, ma che sono principalmente statunitensi.
2.000 miliardi di dollari sono le transazioni che si effettuano ogni giorno mentre
solo 300-350 miliardi di dollari lammontare di tutte le riserve di tutte le
banche centrali dei G7 nel 1999 [8].
Le cinque societ Mitsubishi hanno ricavati di vendite per un importo annuo di 320
Miliardi di dollari (circa un decimo del Pil giapponese; per riferimento, il
Prodotto interno lordo dellItalia di 1141 miliardi di dollari, dellArgentina di
295 miliardi di dollari [17]) e sono collegate tra loro per mezzo di politiche
comuni su prezzi, produzione, commercializzazione e per politiche sociali ed
economiche pubbliche; il loro comune agente il Partito Liberaldemocratico, di cui
finanziano il 37% delle spese [10].
Nel 1975 circa l80% delle transazioni di valuta furono rivolte ad affari reali
(acquisizione di risorse o di prodotti, investimenti su attivit); il 20% fu di
carattere speculativo. Alla fine del secolo circa il 2,5% delle transazioni furono
rivolte ad affari reali mentre il rimanente 97,5% stato di carattere speculativo.
La concentrazione del capitale, lenorme aumento dellentit del mercato, la
mancanza di limiti alla circolazione degli investimenti rende gli stati fortemente
esposti alle aggressioni degli operatori; vendite repentine di moneta portano alla
crisi monetaria di interi paesi (crisi sterlina britannica del 1991, delle monete
scandinave nel 1992 e 93, di alcune monete asiatiche del 1997). Ci comporta una
sudditanza enorme delle politiche dei paesi nei confronti degli interessi privati
[10].
WTO
Listituzione una personalit legale ed i suoi regolamenti sono vincolanti per
i suoi membri. Lorganizzazione basata sulle commissioni di risoluzione delle
sentenze composte da tre esperti commerciali senza il coinvolgimento alcuno dei
cittadini. La decisione viene adottata automaticamente a meno che tutti i membri
dellOrganizzazione la respingano. Se le leggi di uno stato violano i regolamenti
dellOrganizzazione esse devono esser abrogate, se non lo sono vengono applicate
sanzioni commerciali: sono almeno 160 le leggi nazionali gi modificate in numerosi
paesi per seguire i regolamenti. LOrganizzazione stabilisce dei tetti per gli
standard ambientali, alimentari e di sicurezza; se gli standard nazionali sono pi
restrittivi, e non se lo sono meno, possono essere sottoposti a giudizio. Il
trattato che istituisce lOrganizzazione composto da 22.000 pagine, come
evidenzia Ralph Nader questi testi danno forma a un governo delleconomia
mondiale dominato dai giganti dellimprenditoria, senza fornire una parallela
normativa giuridica democratica che ne permetta il controllo [9]. Nessuno stato ha
aderito allOrganizzazione dopo un dibattito almeno parlamentare, nessuno stato ha
stimolato una discussione pubblica che interessasse i cittadini, nessuno ha
predisposto elementi informativi.
Il piano del WTO per i paesi in via di sviluppo
Il WTO svolge unazione di spinta verso la globalizzazione economica delle imprese.
Per effetto di questa azione vasti segmenti delle popolazioni e delle economie dei
paesi in via di sviluppo vengono catapultati nel mercato globale. Questa strategia
ha conseguenze allarmanti per il 75% della popolazione mondiale che vive ancora dei
frutti della terra e dipende per il proprio sostentamento dallagricoltura su
piccola scala. Uno degli scopi del WTO trasformare rapidamente queste economie

rurali di sussistenza in economie di mercato ad ampia circolazione di denaro. Per


funzionare come tali, villaggi rurali e interi paesi dovrebbero rinunciare ad
essere indipendenti nella produzione di cibo ed altri generi di prima necessit. La
produzione dovrebbe essere completamente finalizzata ai mercati mondiali, in modo
da guadagnare il denaro per comprare il cibo e gli altri generi necessari.
Se i patti sanciti dal WTO fossero pienamente rispettati, e i tassi di
importazione, o i tassi di efficienza produttiva delle coltivazioni forzate
occidentali venissero imposti ai paesi in via di sviluppo, 2 miliardi di persone
verrebbero estromesse dal settore agricolo andando, con ogni evidenza, ad
ingrossare le fila di una manodopera urbana che, essendo costantemente in esubero,
sar certamente a basso costo [7].

La riduzione della diversit


I sistemi sociali, cos come quelli naturali, si sono strutturati per permettere il
massimo dellutilizzazione delle risorse locali senza che questo comporti la loro
distruzione, ma al contrario consentendo la perpetuazione della possibilit di
sfruttamento delle risorse; quindi si sono diversificati nei modi, nella cultura,
nelle tecniche in ragione dellottimizzazione delle loro caratteristiche e del loro
essere situati in un determinato luogo. Luniformare gli individui, le
coltivazioni, le tecniche rende il massimo del profitto ad alcuni ma distrugge i
sistemi sociali e naturali imponendo un modello astratto ma unificato. Questo si
presenta come un modello a ridotta efficienza, ad elevato consumo energetico,
ignorante delle condizioni locali ma efficace nello sfruttamento intensivo delle
risorse, nellampliamento del mercato per merci preconfezionate che provoca
lindebolimento e il collasso dei sistemi locali, la riduzione e poi la perdita
dellautonomia sociale.
Di tutte le variet vegetali agricole catalogate negli USA nel 1900 ne sopravvive
oggi solo il 3%.
Delle oltre 30.000 variet di riso coltivate in India agli inizi del XIX secolo, ne
rimasero a met del XX secolo solo 50 di cui 10 hanno occupato i 3/4 delle risaie
del paese [6].
Nel XIX secolo le lingue parlate erano 15.000, alla fine del XX secolo meno di
6.000. Una persona su 5 parla inglese e per l80% di questi linglese la seconda
lingua (sovrapposizione culturale); i 2/3 degli scienziati elabora in inglese.
In Brasile nel XVI secolo vi erano circa 8.000.000 di persone distribuite in 1400
trib. Oggi vi sono 350.000 indios in 215 trib [10].
I principi

su cui si struttura il modello di sistema

Il mito del progresso


La societ proposta una societ in progresso, una societ che cerca nuove
soluzioni, nuove tecniche, e le innovazioni sono sempre viste come potenziali
strumenti per il miglioramento. Una societ lanciata verso il futuro, con un grande
passato, ma senza il presente.
I Lakota, popolazione del nord America, avevano una societ stabile. Non
progredivano ma avevano trovato la modalit migliore per vivere e non
labbandonavano. La societ occidentale, con il mito del progresso, ipotizza il
raggiungimento di sempre maggiori soddisfacimenti dei bisogni (reali o indotti)
come se questo fosse automaticamente il raggiungimento della maggiore felicit
possibile. In virt di questa logica si compiono misfatti sugli altri uomini, che
non godono di questa possibilit, e sulla natura. La presunta felicit delluomo
occidentale

pagata
direttamente
dalle
popolazioni
del
terzo
mondo
e
indirettamente da tutti, attraverso i micidiali danni provocati alla natura e
allambiente.
Il progresso porta innovazioni finalizzate per gran parte al lucro; non richieste

dalla collettivit esse non rispondono alle necessit n ai desideri diretti,


insinuano invece nuovi desideri e necessit. Il ritmo dellevoluzione risponde
allevoluzione del capitale, e non a quello degli uomini, alla ragione di dover
guadagnare di pi, alla ragione di dover muovere sempre pi le merci e questa
frenesia definisce un tempo che, anchesso, non risponde al tempo degli individui.
Una societ che progredisca in questo modo una societ infelice.
Il fine della scienza
La ricerca scientifica non segue un fine sociale condiviso. Va dove la portano i
finanziamenti, che provengono in modo massiccio da apparati economici di mercato, e
per questo definisce strumenti che rispondono prima di tutto alla necessit di
ottenere profitti. Gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) non nascono dalla
constatazione dei problemi alimentari, pi connessi con la distribuzione (ad
esempio l80% dei bambini malnutriti dei paesi in via di sviluppo vive in nazioni
che hanno eccedenze alimentari [2]), ma dalla volont di concentrare ulteriormente
la produzione in ambiti territoriali controllati e di aumentare la produttivit per
ettaro e quindi i profitti di coloro che gi oggi producono e vendono.
Il benessere materiale
Il benessere viene inteso e vissuto come fatto individuale ed ottenuto attraverso
lacquisizione delle merci. In unindagine svolta negli USA nel 1997 circa i
desideri e le esigenze degli americani, emerso che la risposta alla domanda cosa
rende una vita felice, stata per l85% relativa allottenimento e al possesso
di beni materiali (casa di villeggiatura, piscina, seconda televisione, aria
condizionata ecc.) Non vi benessere che non si trasformi in merce e non vi
giudizio che non sia giudizio economico.
La partecipazione culturale al modello
La meccanica messa in atto da questo modello sociale fa s che esso non solo sia
condiviso ma
auspicato, desiderato, voluto dalla popolazione di gran parte dei
paesi. Strumento per la diffusione del modello sono le immagini che pubblicit,
video e media trasmettono: un mondo superficiale, apparentemente senza problemi,
apparentemente pieno di sesso, di potere personale, di colori. Un mondo apparente.
La partecipazione cos profonda che anche quando siano noti gli effetti negativi
comportati essi sono sommersi dalla volutt del sistema.
Il disinteresse verso le risorse
Nellelaborazione dell "impronta ecologica globale" (metodo di confronto tra
disponibilit e uso delle risorse) individuata una disponibilit di unit di
superficie per ogni abitante della terra pari a 2,0-2,2.
Ma lattuale richiesta pari a 2,85 unit di superficie pro-capite (Italia 5,6
unit di superficie a persona contro una disponibilit di 1,92, USA 12,22 contro
5,57 disponibili) [11].
Ci vuol dire che si stanno utilizzando risorse in una quantit del 30% superiore a
quelle disponibili e questa eccedenza verificabile nella quantit di emissioni
inquinanti non recuperate, nella distruzione dei sistemi naturali, nelluso delle
risorse in maniera superiore alla capacit rigenerativa delle stesse.

Gli esiti del modello


La riduzione della diversit e laumento della disuguaglianza

Mentre, da una parte, si tende allannullamento delle diversit tra gli individui,
dallaltra si aumenta la disuguaglianza tra ricchi e poveri: i ricchi divengono pi
ricchi e i poveri pi poveri. La differenza tra ricchi e poveri si registra per gli
individui, per aree geografiche e per stati. Lazione sugli stati il primo
meccanismo per portare la povert tra le persone. Fare indebitare gli stati, fare
avvantaggiare di questo gruppi interni, mantenere le imprese ricche attraverso il
debito degli stati poveri. Uno dei meccanismi usato per aumentare i profitti
concentrare il controllo della produzione e del commercio mondiale in un numero
ridotto di soggetti: merci uguali distribuite in tutto il pianeta.
Il 20% della popolazione mondiale consuma l86% dei consumi totali. Il rimanente
80% della popolazione il 14% dei consumi totali. Il 20% pi ricco della popolazione
mondiale
nel 1961 aveva un reddito di 30 volte superiore a quello del 20% pi
povero; nel 1991 di 61 volte superiore; nel 1999 disponeva del 86% del totale del
PIL mondiale mentre il 20% pi povero dell1% [8]. 2,8 Mld di individui vivono con
meno di due dollari al giorno, 1,2 Mld di individui vivono con meno di 1 dollaro al
giorno e 1,1 Mld sono denutriti [4].
Nel 1999 nelle piantagioni di ananas Del Monte in Kenya, un bracciante guadagnava
3.000 lire al giorno (pari al prezzo di 3 kg. di farina di mais); nel 1998 in
Indonesia gli operai che lavoravano per la Nike erano pagati per 270 ore mensili
meno di 64.000 lire (pari al 31% dei bisogni vitali di una famiglia di 4 persone)
[12]. Lincidenza del costo della manodopera su di un paio di scarpe Nike del
1,96% i profitti degli azionisti il 3,53%, il margine dei dettaglianti del 41,42%,
le imposte del 20,4% [5].
Negli USA nel 1975 il reddito medio di un dirigente di massimo livello (strato I)
era di 41 volte superiore a quello medio degli operai e impiegati (strato VIII e
IX); negli anni novanta 187 volte superiore [8]; l1% pi ricco della popolazione
possiede il 48% del capitale finanziario del paese mentre l80% ne detiene il 6%;
non un caso che dal 1973 al 1993 il reddito del 10% pi ricco della popolazione
aumentato del 22% mentre quello del 10% pi povero diminuito del 21% [3].
Laumento dei profitti sulle merci aumentato esponenzialmente: fatto 100 il
prezzo del caff, l87% rimane al nord, il 13% torna ai paesi produttori (stato,
esportatore, grossista, fabbrica di decorticazione) e di questo solo il 3% va ai
contadini; per le banane solo il 12% torna ai paesi produttori e solo il 4% ai
contadini [3].
Il numero di persone che soffre la fame e quello che sovralimentato simile:
almeno 1,2 Mld di persone. Il 55% degli abitanti degli USA, il 54% della Russia, il
51% dellInghilterra, il 50% della Germania sovraalimentato; il 56% degli
abitanti del Bangladesh, il 53% dellIndia, il 48% dellEtiopia, il 40% del Vietnam
sottoalimentato [13].
Le 200 multinazionali pi grandi sono in 9 paesi: Giappone (92), USA (53), Germania
(23), Francia (19) [10]. Nel 1992 le prime 200 multinazionali hanno realizzato un
fatturato pari al 26,7 del PNL (Prodotto nazionale lordo) mondiale (24,2 % nel
1982) e le prime 10 multinazionali controllano un terzo delle attivit detenute
allestero dalle prime 100 multinazionali. Nel 1992 la General Motors e la Exxon
hanno avuto un fatturato rispettivamente di 132 e 116 Mld di dollari simile al PIL
(Prodotto interno lordo) della Malesia e del Cile rispettivamente 136 e 117 Mld di
dollari [19].
Nel 1989 il 91% della produzione mondiale di automobili era realizzata da venti
multinazionali; il 90% del materiale medico mondiale da sette multinazionali; l85%
dei pneumatici da sei; il 92% del vetro, l87% del tabacco e il 79% dei cosmetici
da cinque multinazionali; il 41% delle assicurazioni, il 44% del mercato
pubblicitario, il 54% dei servizi informatici da otto multinazionali [19].
Prestiti: una strategia per il controllo sociale
Tra il 1980 e il 1996 i paesi dellAfrica subsahariana hanno pagato due volte
lammontare del loro debito estero; oggi si trovano tre volte pi indebitati (253
miliardi di dollari di debito nel 1997 contro gli 84 miliardi di dollari del 1980,

nel frattempo hanno pagato 170 miliardi di dollari per oneri del debito).
Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale riscuotono dai paesi indebitati
(poveri) cifre enormemente pi grandi di quelle prestate e attraverso questo cappio
controllano la politica interna dei paesi con gli adeguamenti strutturali imposti
ai singoli paesi (licenziamenti, aperture al mercato delle multinazionali, ingresso
capitali, privatizzazioni) per avere altri prestiti o delazioni temporali, ne
riducono fino ad annullarla lautonomia politica e sociale.
Operazioni come Sdebitarsi non considerano la funzionalit del debito rispetto
alla gestione da parte dei potenti delle risorse dei paesi e portano a risultati
concreti marginali ed ad una confusione nelle reali posizioni. La Banca Mondiale e
il Fondo Monetario hanno annunciato di finanziare con fino a 7 miliardi di dollari
iniziative tendenti a rendere maggiormente sostenibile il pagamento del debito dei
paesi pi poveri e indebitati, ma il debito di quei paesi ammonta a 200 miliardi di
dollari e 200 miliardi di dollari sono svaniti nel mercato borsistico asiatico nel
solo mese di agosto del 1977 [10].
Banca Mondiale
Tassello fondamentale per il controllo del mercato globale. Istituita per
finanziare attivit nei paesi poveri (il tasso del prestito stato nel 1993 del
7,5%) essa un mezzo per il controllo politico dei paesi e uno strumento per fare
lavorare aziende occidentali privilegiando quelle statunitensi.
Alla banca aderiscono con sottoscrizioni di capitali circa 170 paesi; essa
controllata dai paesi ricchi (gli USA controllano il 17,5% delle azioni con diritto
di voto, 6,6% Giappone, 5% Francia, Germania, Gran Bretagna, ecc.; i 45 paesi
africani controllano il 4% del totale) e per lesattezza dai paesi dove risiedono
le maggiori 200 multinazionali; le attivit finanziate vengono commissionate per
gran parte ad imprese USA [14].
La Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale richiedono, per ottenere
nuovi prestiti, adeguamenti strutturali ovvero misure tese a facilitare lingresso
nei paesi di capitali stranieri, ad aumentare la privatizzazione dei servizi e del
patrimonio pubblico, alla riduzione degli addetti, ecc. intervenendo pesantemente
sulle scelte politiche dei paesi [15].
Lambiente compromesso,
il territorio e le comunit destrutturati
Lambiente e le comunit vengono usate come risorse, materia prima con cui creare
profitto. I beni comuni sono privatizzati acquisiti e rivenduti dove prima erano
gratuitamente fruiti. Al prelievo corrisponde la produzione di scorie (emissioni
inquinanti e ambiti di societ emarginati) che alterano le condizioni complessive
del pianeta con effetti spaventosi sulla salute umana. La cultura viene asservita
alla produzione e concentrata fittiziamente nei paesi forti.
Lo spessore del ghiaccio artico diminuito dagli anni 50 del 42%; ogni anno la
copertura di ghiaccio della Groenlandia perde un volume pari a 51 chilometri cubi
[13]. Lultima volta che la regione del Polo Nord rimase priva di ghiaccio come nel
luglio 2000, fu 50 milioni di anni fa [4].
In alcune aree del Pacifico e dellOceano Indiano il temporaneo riscaldamento delle
acque superiore ai massimi ha provocato la morte o lalterazione del 90% delle
barriere coralline [4].
Il deficit mondiale di acqua stimato in 200 Mld di mc annui (si preleva acqua
senza che si ricarichino i corpi idrici). Gran parte delle falde mondiali sono
inquinate: tra il 50 e il 60% delle campionature fatte nel mondo rileva la presenza
di inquinanti in concentrazioni sostanzialmente nocive. Sono centinaia i milioni di
persone che bevono regolarmente acque fortemente inquinate [4]. Ogni anno quasi 5
milioni di persone muoiono per malattie causate da inquinamento delle acque [16].
Dal 1751 sono state immesse in atmosfera 271 Mld di tonnellate di carbonio; dal 58
al 99 le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera sono aumentate del 17%
[4]. Ogni anno circa 3 milioni di persone muoiono per inquinamento atmosferico

[16].
Ogni anno la foresta vergine si riduce di 14 Ml di ettari; fra il 1997 e il 1998
gli incendi provocati dagli uomini hanno bruciato in Amazzonia 5,2 Ml di ettari di
foreste, macchia arbustiva e savana; in Indonesia 2 Ml di ettari di foresta sono
andati in fumo [2].
Circa 6 Ml di ettari si desertificano annualmente (non sono pi coltivabili quasi
sempre per una cattiva conduzione agricola); quasi 5 Ml di ettari ogni anno sono
occupati dallespansione degli insediamenti.
L84% della ricerca viene attuata in 10 paesi e il 95% dei brevetti controllato
dagli USA [16].
Secondo gli USA letichettatura degli OGM rappresenta unillecita barriera
commerciale
Gli USA non si limitano ad opporsi alle restrizioni sugli OGM, ma usano il WTO per
contrastare letichettatura degli alimenti geneticamente modificati. Gli USA
sostengono che letichetta creerebbe pregiudizi nei consumatori e costituirebbe una
illecita barriera commerciale.
Dietro pressioni dellopinione pubblica gli USA moderano in qualche modo la
propria posizione, accettando letichettatura obbligatoria di alimenti contenenti
OGM, ma solo nella misura in cui il nuovo alimento mostri di aver subto
importanti cambiamenti dal punto di vista della composizione, trascurando che, di
fatto, gli OGM implicano
per definizione mutamenti genetici e hanno subto
importanti cambiamenti dal punto di vista della composizione [7].
Il passo successivo della logica dei brevetti
La Monsanto ha brevettato semi che non possono riprodursi. I semi sterili,
soprannominati terminator, possono essere attivati utilizzando una sostanza
chimica, e la semenza prodotta dal raccolto non potr mai germinare. E facile
pensare le conseguenze di questa prassi se si pensa che in questo modo gli
agricoltori sono costretti a comprare per ogni semina i prodotti della Monsanto;
per di pi, possibile che i raccolti terminator possano accidentalmente
impollinare le piante normali.
Nel 1996 negli Stati Uniti circa due milioni di acri sono stati piantati con una
variet di cotone geneticamente modificato della Monsanto, chiamata Bollgard.
Questo tipo di cotone una variet transgenica ingegnerizzata con DNA ricavata da
un microrganismo del suolo per produrre proteine velenose contro un parassita del
cotone. La Monsanto ha imposto agli agricoltori una tassa
tecnologica in
aggiunta al prezzo delle sementi dalla quale ha raccolto in un solo anno 51 milioni
di dollari. Ma, al contrario di quanto assicurato, la diffusione del parassita
nelle coltivazioni geneticamente modificate stata 20-50 volta superiore di quella
che si verifica per impianti tradizionali [7].
E vietato ai paesi limitare il commercio di prodotti ottenuti con il lavoro
minorile o con il lavoro coatto.
Le commissioni del GATT (General Agreement on Tariffs and Trade, espressione degli
accordi internazionali che preludono allistituzione del WTO- World Trade
Organisation) per la risoluzione delle controversie decretano che le merci non
possono ricevere un trattamento commerciale diverso a seconda del modo in cui siano
state prodotte o raccolte. La possibilit di distinguere tra metodi di produzione
indispensabile per la difesa dellambiente in parte basata sulla possibilit di
trasformare le condizioni e i processi entro cui si producono le merci e si
coltivano, si raccolgono, si lavorano i prodotti della terra.
In ragione di questa norma ad esempio gli USA non potrebbero bandire i palloni di
calcio fabbricati in Pakistan, che lOrganizzazione internazionale del lavoro (OIL)
documenta come frutto del lavoro di bambini in condizioni di sopruso. Inoltre
laccordo fa espressamente divieto ad ogni paese del WTO che abbia sottoscritto
laccordo di impedire contratti governativi con imprese che violano i diritti del
lavoro, delluomo e dellambiente.

La merce giudicata rispetto alla sua funzione: un pallone di calcio un pallone


di calcio, a prescindere dalle condizioni della sua produzione [7].
Biopirateria sul riso
Il produttore texano RiceTec ottiene nel 1997 un brevetto per il riso Basmati, pur
ammettendo nella domanda di brevetto che in India e in Pakistan il Basmati
coltivato da generazioni. RiceTec si limitata a modificare leggermente il riso
tradizionale indiano. Il fatto suscita forti proteste a Nuova Delhi, poich il
Basmati rappresenta un importante prodotto da esportazione per lIndia.
In base allaccordo TRIP, lIndia deve far rispettare i diritti derivanti
allazienda americana dal brevetto, a danno dei coltivatori indiani [7].
Luomo oggetto del mercato
La sopravvivenza divenuta lobiettivo degli uomini; non si cercano pi condizioni
di benessere comune ma soluzioni individuali allinterno del mercato. Estratto
dalla societ e dallambiente lindividuo non vive ma sopravvive.
Egli principalmente usato dal mercato che commercia sulle sue necessit, sui suoi
desideri, sulla sua salute.
I paesi ricchi e i ricchi dispongono di molte pi cure di quante ne abbiano i
poveri; essi, costituendo la domanda di medicina, indirizzano la ricerca e le
offerte dei prodotti: ci si interessa cos molto di pi dei malanni (anche non
gravi) delle popolazioni e degli anziani facoltosi di quanto non ci si interessi
dei milioni di persone che ogni anno muoiono di vaiolo o morbillo.
La Dal Monte, qualche anno fa, ha dimostrato come si possa ribaltare la realt e
farla divenire una qualifica della merce, per quanto brutale essa possa essere. Le
grandi compagnie stimolano la produzione di una monocoltura in ampi territori
convincendo gli agricoltori ad abbandonare sistemi e colture tradizionali con
finanziamenti o assicurazioni sulle vendite. Larea diviene succube di un mercato
che non gestito dalla comunit locale ma dalla compagnia che, raggiunta la
dipendenza di quei territori, stabilisce il prezzo del prodotto e quindi massacra a
propria convenienza prima leconomia e poi la societ locale. La Del Monte
stabilisce prima i prezzi e poi il livello di qualit delle banane filippine;
quando il mercato pieno giudica di cattiva qualit anche il 50% del prodotto
mentre quando la domanda elevata arriva fino al 5% [3]. Questa oscillazione,
indipendente dalle condizioni locali e motivata esclusivamente dallinteresse della
compagnia, che produce miseria e disperazione tra la popolazione, divenuta una
pubblicit luomo Dal Monte ha detto s, nota ed usata anche al di l delluso
strettamente commerciale.
Il timore di una causa presso il WTO induce la Corea del Sud ad abbassare gli
standard sulla sicurezza dei cibi
Nel 1995 gli USA minacciano di denunc

Fonti e riferimenti
[1] UNDP (1998), Rapporto 1998 su Lo sviluppo Umano. I consumi Ineguali,
& Sellier, Torino
[2] Brown L.R., Flavin C., French H. (2000), State of the World Edizioni
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[3] Gesualdi F. (1999), Manuale per un consumo responsabile, Feltrinelli,
[4] Brown L.R., Flavin C., French H. (2001), State of the World, Edizioni
Milano
[5] Nanni A. (1997), Economica leggera, EMI, Bologna

Rosemberg
Ambiente,
Milano
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[6] Shiva V. (1999), Biopirateria, CUEN, Napoli


[7] Wallach L., Sforza M. (2000), WTO, Feltrinelli, Milano
[8] Gallino L. (2000), Globalizzazione e disuguaglianze, Editori Laterza, Bari
[9] Brecher J., Costello T. (1996), Contro il capitale globale, Feltrinelli, Milano
[10] Istituto del Tercer Mundo (1999), Guida del Mondo 1999/2000, EMI, Bologna
[11] Wackernagel M., Rees W.E. (2000), Limpronta ecologica, Edizioni Ambiente,
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[12] Centro nuovo modello di sviluppo (2000), Guida al consumo critico, EMI,
Bologna
[13] Brown L.R., Renner M., Halweil (2000), Vital Signs, Edizioni Ambiente, Milano
[14] George S, Sabelli F. (1994), Crediti senza frontiere, Edizioni Gruppo Abele,
Torino
[15] Chossudovsky M. (1998), La globalizzazione della povert, Edizioni Gruppo
Abele, Torino
[16] UNDP (1999), Human development Report 1999, Oxford University Press, Oxford
[17] The economist (1999), Il mondo in cifre 1999, Interazionale Editore, Roma
[18] Amoroso B. (1996), Della globalizzazione, Edizioni La Meridiana, Molfetta
[19] Andreff W. (2000), Le multinazionali globali, Asterios Editore, Trieste

Altri riferimenti
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Bologna G., Gesualdi F., Piazza F., Saroldi A. (2000), Invito alla sobriet felice,
EMI, Bologna
Bov J., Dufour F. (2000), Il mondo non in vendita, Feltrinelli, Milano
Centro nuovo modello di sviluppo (1996), Boycott!, Macro Edizioni, Forl
Celli G., Marmiroli N., Verga I. (2000), I semi della discordia, Edizioni Ambiente,
Milano
Chomsky N. (1999), Sulla nostra pelle, Marco Tropea Editore, Milano
French H. (2000), Ambiente e globalizzazione, Edizioni Ambiente, Milano
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Meloni M. (2000), La battaglia di Seattle, Editrice Berti, Milano
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Robertson R. (1999), Globalizzazione, Asterios Editore Trieste
Spybey T. (1997), Globalizzazione e societ mondiale, Asterios Editore, Trieste
Vaccaro S. (a cura) (1999), Il pianeta unico, Eluthera, Milano