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Toth Tihamer

La Religiosit
del
GIOVANE
ISTITUTO DEL VERBO INCARNATO
PROVINCIA MADONNA DI LORETO

La Religione cos sublime che,


chi non comprende la necessit
di approfondirla, merita di perderla
(PASCAL)

Edizione Gratuita

Presentazione delleditore
C


aro giovane, consapevoli che oggi, pi che mai,
i libri cattolici sono tanto pi necessari quanto pi lempiet e limmoralit usano i mass media e la stessa stampa per
fare strage nellovile di Cristo, per condurre e trascinare
alla rovina gli spensierati e gli ignari, ti proponiamo ardentemente di leggere questo prezioso gioiello.

Riscattato dalle ceneri del passato1 e rinnovato nelle
sue espressioni, nella lettura delle sue pagine troverai attualissimi e pregiati spunti di riflessioni, profondi e soprannaturali, che ti aiuteranno nella crescita della tua religiosit.

Noi siamo certi che la Religiosit del Giovane fa parte
ancora di quei buoni libri dai quali, avrebbe detto Don Bosco, tante anime sarebbero state salvate, preservate dallerrore e incoraggiate nel bene.

Diceva con molta ragione mons. Ugo Camozzo, primo
traduttore della versione italiana: La Religiosit del Giovane
destinata a fare un gran bene all'animo dei giovani specialmente nellet in cui la fede dellinfanzia e dell'adolescenza attraversa la prova del fuoco per gli innumerevoli
attacchi dei quali si fatto cenno nelle scuole e nella societ
scettica e superficiale in cui viviamo.
Nella preparazione di questo volume si ha lavorato su tre versioni: El
Joven Creyente, (Madrid, 1943), La Religiosit del Giovane, Consigli ai miei
Allievi, Vol IV (Venezia 1937) e La Religiosit del Giovane ,VII edizione
italiana, (Venezia, 1953). Sono state modificate quelle espressioni
grammaticali considerate arcaiche ed aggiornati esempi non pi attuali.
Nella rielaborazione dei testi si ha avuto la massima accuratezza di
rispettare il contenuto del messaggio che lAutore ha voluto trasmettere,
pur conferendo alla lettura la pacatezza ed attualit che merita. [Nota
delleditore]
1


Le leggano quindi, i nostri giovani, per trovare un
antidoto contro la miscredenza dilagante dei nostri giorni
ed un prezioso aiuto per poter confutare tante obiezioni ed
errori. Gli animatori delle nostre parrocchie ed oratori potranno usarlo come facile ed efficace testo dapologetica
nella loro preparazione all'apostolato e, i nostri catechisti,
come miniera dalla quale attingere le loro istruzioni.

Un ringraziamento allequipe di volontari dellOratorio di Segni Beato Pier Giorgio Frassati, giacch con il loro
entusiasmo e la loro generosit hanno reso possibile la revisione e la pubblicazione di questo volume.
P. Ernesto Caparrs V. E.

Cenni Biografici
T


ihamer Toth nasce a Szolnok, nella pianura
ungherese, il 14 gennaio 1889 dalla famiglia Toth di
Fehrgyarmat.

A sette anni perde il padre, uomo intelligente ed
attivo. Il piccolo Tihamer cerca allora di confortare la
mamma che ha il compito di educare i quattro figlioli rimasti. Ai giochi rumorosi preferisce il raccoglimento nella
Chiesa dei Francescani. Ama recarsi con i piccoli amici
nell'aperta campagna, attraverso le praterie ammantate di
fiori e sulle sponde affascinanti del Tisza. Dalla natura
impara ad ammirare la divina Sapienza e Bont. Ne parla
fin d'allora con entusiasmo e la sua parola avvince quanti
l'ascoltano.

Talvolta un gruppo di amici lo circonda per la
Santa Messa che egli legge dinanzi ad un altarino improvvisato nella sua casa. Sono i primi germi di vocazione
che si manifestano.

Dopo sei anni di studio al liceo di Szolnok, l'Arcivescovo di Eger lo accoglie nel 1906 tra i suoi seminaristi.

Superato brillantemente l'esame di baccalaureato
viene mandato al Seminario Maggiore di Budapest. L si
distinse per la piet, la modestia, l'abilit e il profitto negli
studi, tanto che i Superiori di lui scrivono al Vescovo: ...
esempio di ottimo ecclesiastico... fa sperare di riuscire assai
utile alla Chiesa.

Nei suoi frequenti viaggi all'estero, egli percorre
quasi tutta l'Europa osservando e studiando i bisogni della
9

Chiesa e i problemi assillanti del XX secolo. Egli constata


allora che le anime hanno sete delle verit evangeliche.

Durante la grande guerra cappellano militare;
poi nominato professore alla scuola teologica di Eger. L
egli elabora il piano concepito gi nelle trincee, dove vide
tante miserie morali, di educare cristianamente una giovent pura, energica e religiosa, per donare alla societ
dei veri seguaci di Cristo.

Comincia il suo apostolato con i libri: Consigli ai
miei allievi.

Chi pu misurare il bene che essi hanno prodotto
nell'animo giovanile? Ben presto il Toth diventato l'amico,
il consigliere, l'educatore ideale della giovent che gli attesta con numerose lettere la sua riconoscenza.

Nell'autunno del 1918 inizia i suoi discorsi nella
chiesa dell'Universit. L'efficacia di tali prediche straordinaria. Dal 31 gennaio 1920 esse vengono trasmesse per radio ed ascoltate con grande interesse dovunque. Ottenne
conversioni che hanno del prodigioso.

Molti miscredenti ritrovano la fede perduta, in tanti
cuori freddi o scoraggiati si riaccende la fiamma damore e
di fiducia in Dio.

Nell'ottobre del 1931 fu chiamato ad assumere lincarico di Rettore del Seminario Maggiore di Budapest.

Con la sua vita di preghiera e di lavoro egli dimostra come si pu conciliare la vita apostolica con la vita
interiore.

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Durante il Congresso Eucaristico Internazionale
riceve dal Card. Legato Eugenio Pacelli, futuro pontefice
Pio XII, la bolla di nomina a Vescovo e nel febbraio del
1939 preposto all'importante diocesi di Veszprm.

Trascorsi pochi mesi di attivit pastorale, il Signore,
lo chiama a S dopo acute sofferenze sopportate con eroica
pazienza. il 5 maggio, primo venerd del mese.

Il suo ricordo continua a vivere e il seme della divina parola da lui largamente gettato, continua a fruttificare,
per mezzo delle sue opere tradotte in una ventina di lingue
e diffuse in tutto il mondo.

Esse irradiano una forza irresistibile che trascina le
anime a Dio salvandole dal materialismo oggi invadente.

La fama della sua santit di vita ha indotto l'Autorit Ecclesiastica ad introdurre la causa di Beatificazione.

11

Prefazione dellautore:
Il filo dallalto
E


ra una mattina di settembre, tutti i prati brillavano di rugiada, ed i fili della vergine, lucidi come fossero di
seta, ondulavano nell'aria. Venivano da lontano e andavano
lontano.

Uno di quei fili approd in cima ad un albero, e l'aeronauta, un piccolo ragno nero e giallo, lasci la sua leggera
navicella e si pos sul pi resistente suolo del fogliame.

Ma quel luogo non gli andava a genio; e presa
unimprovvisa risoluzione, venne direttamente a posarsi
sopra una grande siepe spinosa. Qui cerano rami e germogli in abbondanza per tesservi una tela. E il ragno si mise subito al lavoro, lasciando che il filo, lungo il quale era
disceso, reggesse la punta superiore della tela.

Era una tela bella e grande. Aveva un che di particolare quella tela; si sarebbe detto si stendesse nel vuoto
senza che fosse possibile vedere ci che sosteneva il suo orlo
superiore. Perch ci vogliono degli occhi buoni per scorgere
un filo di ragno.

Passarono i giorni. Le mosche cominciavano a
scarseggiare, ed il ragno si vide costretto ad allargare la
sua tela per poterne acchiappare di pi. In grazia di quel
filo dall'alto pot allargare i suoi agguati oltre ogni aspettativa. Ingrand la sua tela in altezza e larghezza, e la sottile rete si stese ben presto su tutta la siepe. Quando nelle
mattinate umide dottobre pendeva, coperta di goccioline
scintillanti, pareva un tulle ricamato di perle. Non era pi
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quel poveretto ragno che si dondolava per aria attaccato


ad un filo, senza un soldo in tasca, per cos dire, e nient'altro bene al mondo che le proprie ghiandole filamentose.
Adesso era un ragno grande e grosso, ben fornito, e possedeva la tela pi grande di tutta quella siepe.

Una mattina si svegli di cattivo umore. Durante la
notte la temperatura era scesa sotto zero e non c'era nemmeno il pi piccolo raggio di sole per rallegrare la terra;
nemmeno una minuscola mosca a ronzare nell'aria. Il ragno rest affamato e disoccupato tutto quel santo lungo
giorno d'autunno.

Per ammazzare il tempo, fece un giro sulla sua tela
per vedere se per caso ci fosse bisogno di rassettarla. Tir
ogni filo, badando se fossero tutti ben fermi. Ma, nonostante avesse trovato tutto in regola, seguit ad essere di
pessimo umore.

Girando e rigirando, fin col notare, al lembo esterno della sua rete, un filo che gli parve del tutto nuovo. Tutti
gli altri fili si dirigevano qua e l, ed il ragno conosceva
ogni ramoscello a cui erano attaccati; ma quel filo inspiegabilmente non andava su diritto nell'aria.

Il ragno si rizz sulle zampe e si mise a guardare in
su con i suoi occhi attenti, ma non gli riusc di capire dove
andasse a finire quel filo. Pareva se ne andasse nelle nuvole.

Quanto pi guardava fisso, senza poter scorgere
nulla, tanto pi il ragno si arrabbiava. Aveva dimenticato
che in un sereno giorno di settembre, lui stesso era sceso gi
gi per quel filo. E neppure si ricord quanto utile gli fosse
stato proprio quel filo, per tessere e poi allargare la sua tela.

14


Il ragno si era dimenticato di tutto ci e si limit a
pensare che c'era l un filo inservibile che non si attaccava
ragionevolmente a nessuna parte, ma che soltanto andava
su nel vuoto.

Abbasso questo filo! disse il ragno. E con un solo
colpo di dente lo tronc nel mezzo.

Nello stesso momento la tela cedette: tutta quella
rete, cos artisticamente fabbricata, si affond; e, quando
l'insetto torn in s, si trov a giacere sulle foglie della siepe
spinosa colla testa ravvolta nella sua tela diventata un piccolo umido cencio. Era bastato un solo istante per distruggere tutta la magnificenza della casa, soltanto perch non
aveva capito lutilit di quel filo dall'alto2 .
***

Giovane caro, anche lanima pura unita a Dio con
un filo che viene dall'alto: la Religione. Infelice colui che
recide questo filo. Egli diviene un povero errante senza meta e senza Patria. Egli va, viene, si affanna e non sa dove
corre. Nella sua vita egli ha perduto di vista quello che lo
scopo supremo di essa.

Chi invece a questo filo saffida, trova in esso il sostegno della sua esistenza che pu svolgersi, come in armonico disegno, feconda di bene e degna dell'eterna felicit.

Fa, oh Signore, che nessuno dei miei giovani lettori
abbia la sventura di spezzare questo filo che a Te unisce la
loro anima.

2Cf.

G. JOERGENSEN, Parabole (Roma, 1953) 34-39.


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Capitolo I
AMA la tua FEDE

Il battesimo di Cristo (Francesco Albani)

Chi creder e sar battezzato sar


salvo, ma chi non creder
sar condannato(Mc 16, 16)

Ama la tua Fede


B


ambino tu fosti portato al tempio per ricevere il
Santo Battesimo.

Ti accolse il sacerdote alla porta della Chiesa e ti
domand: Quid petis ab Ecclesia Dei?. Che cosa domandi
alla Chiesa di Dio?: Fidem. La fede, fu la risposta che, per
te, diede il padrino.

Quando l'acqua rigeneratrice del Battesimo scese
sul tuo capo, inondando nel contempo la tua anima degli
splendori della grazia santificante, il sacerdote ti consegn
una candela accesa, simbolo del dono soprannaturale della
fede, che, come seme destinato pi tardi a germogliare e a
svilupparsi, veniva allora deposto nel tuo cuore.

Figliolo caro, io spero che sia ancora accesa in te
quella fiaccola, spero che quel seme sia ancora vivo e fecondo. Ma io vedo attorno a te innumerevoli pericoli e nemici, che insidiano la tua fede. Perch tu labbia a conservare come il pi prezioso dono difendendola da ogni assalto
e perch tu sappia vivere secondo essa, io tinvito a meditare su queste pagine.
***

Ama la tua Fede:

Solo la fede d alla nostra


vita uno scopo veramente degno ed un serio contenuto. Essa cillumina sulla nostra origine e sul fine per cui siamo
stati creati. Solo la fede ci fa perseguire l'ideale di vincere
combattendo e soffrendo. Cos le nostre opere, il nostro
sentimento del dovere, la nostra onest e fermezza di
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carattere vengono dalla religione trasformati ed acquistano valore soprannaturale.



Per la fede la nostra vita, per quanto semplice e
modesta, diviene l'adempimento della volont di Dio, una
preghiera ininterrotta, un omaggio all'Altissimo nostro
Signore.

Ama la tua Fede, perch da essa trarrai forza

incrollabile nei difficili momenti della vita.


Napoleone si ritirava da Mosca in fiamme e una
furiosa tormenta di neve sferzava i suoi soldati che, sfiniti a
morte, non potevano pi trascinarsi. A migliaia essi morivano assiderati in mezzo alla strada.

Finalmente Napoleone concesse un breve riposo.


La notte stendeva una nebbia umida e densa sui
pochi superstiti, affranti dalla fatica e l'imperatore camminava pensoso sui campi di neve, drappo mortuario a
tanti eroi. Quand'ecco osserv una luce che brillava nell'oscurit. Per comando dell'imperatore, l'aiutante si diresse verso quella luce, per vedere cosa fosse. Dopo pochi
istanti egli torn:

Sire, il colonnello Drouet veglia nella sua tenda e
prega.

Non pass molto che l'imperatore lo nomin generale per la forza d'animo eroica che egli aveva dimostrato in
quella triste notte.

Sire, disse il neo generale, io non temevo n la
morte, n la fame, temevo solo Iddio, in cui si fonda tutta la
mia forza.
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Ama la tua Fede,

che ti doner la vera pace e

la gioia dellanima.


Non credere che i tuoi compagni, maliziosi e spensierati, siano veramente felici; non dire: Perch io devo
impormi tanti sacrifici e rinunce per conservarmi puro,
mentre tanti giovani attorno a me si abbandonano al piacere? Lebbrezza alla quale essi sono in preda non la vera
felicit, ma soltanto una fugace illusione destinata a lasciare tracce di sconforto e damarezza.

Ricorda la confessione del grande compositore
Chopin, che aveva perduto la fede frequentando la frivola
societ francese. Ammalatosi gravemente, ricevette la visita
di un suo amico d'infanzia, diventato sacerdote. La suadente parola del vecchio compagno lo ricondusse alla fede; egli
recit, con le lacrime agli occhi il suo credo, e, baciando
il Crocifisso esclam: Ora sono ritornato alla sorgente della vera felicit.

Ama la tua Fede, perch in essa troverai confor-

to nelle ore tristi della vita.


Esser uomini vuol dire soffrire e a te pure non sar
risparmiato il dolore: malattie, disillusioni, perdita di persone care... quante di queste ore tristi deve passare ogni
uomo!

Divertiti!, il consigli che ti d qualche gaudente,
le distrazioni non tolgono la causa del dolore, ma lasciano
ancor pi amarezza nel cuore.

Pu consolare solo Colui che ha permesso queste
amare prove e le pu trasformare in mezzo di santificazione, Colui che in questa via dolorosa ci ha preceduti fino alla
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completa immolazione di se stesso. Niente consola di pi


nelle ore del dolore che la vista del Crocifisso.

Goethe paragona la religione ad un capitale accumulato, i cui frutti noi godiamo nel tempo delle avversit,
perch solo la religione cinsegna che il dolore, da noi sopportato in unione alla volont di Dio, pu diventare una
vera benedizione.

Ama la tua Fede e da essa attingi confidenza e

coraggio nelle lotte.


Fortunato colui che sa di non essere solo nelle prove
della vita.

I cavalieri del medio evo, prima di scendere in campo, arrotavano la spada su una colonna del tempio, quasi
per dire: Io mi affido al mio braccio, ma innanzi tutto io
confido in Dio.

Noi abbiamo visto un grande numero di eroi che
combatterono da prodi e morirono eroicamente, dopo aver
attinto dalla fede e dalla preghiera una forza sovrumana
per il sacrificio che li attendeva.

Chi ha la fede ha guadagnato il pi potente alleato:
non combatte pi solo, perch Dio con lui.

Una volta, una tremenda tempesta sballottava, come un guscio di noce, una superba nave. A bordo, fra i passeggeri, regnava la massima trepidazione; solo un bambino
giocava tranquillamente, in mezzo allangoscia generale.
Non hai paura, bimbo? gli si chiese.

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Che cosa dovrei temere? Mio padre al timone!.


Tu pure, oh giovane, se sarai animato dal vero spirito di fede, nelle burrasche della vita, quando forse attorno a
te gli altri perderanno la calma, sentirai una segreta sicurezza, sapendo che tuo Padre Celeste tiene il timone e governa la navicella della tua esistenza.

Ama infine la tua Fede, perch essa ti prepara

ad una buona morte.


Intorno a noi un flusso e riflusso di vita e di morte.
Tu tremi a questa terribile verit e provi un brivido al pensiero di questa marcia paurosa verso la fine dell'esistenza.
Lunica speranza, il solo raggio di luce che illumina le tenebre della morte, viene proprio dalla fede in Dio, nel quale
eternamente vivremo.

Haydn, il celebre musicista, prima di morire, riepilog cos il corso della sua vita: Io ho considerato la vita
come una composizione musicale. Ho cominciato con Dio.
Il pensiero di Dio stato come un filo che ha legato tutta la
mia esistenza, ed ora la voglio chiudere con un Laus Deo!.

Fiori meravigliosi, stelle lucenti, occhi trasparenti
di bimbi, bellezze tutte del creato, alla luce della fede non
siete altro per me che unombra, un riflesso delleterna
bellezza.

E voi oh prove, oh rovesci di fortuna, oh sventure
che forse affliggete la mia povera vita, non vi maledico no,
perch la fede mi dice che ogni lacrima versata, ogni dolore
sofferto con cristiana rassegnazione, saranno splendenti
diamanti dell'eterna corona che un giorno mi aspetta.

E quando le forze mi verranno meno, quando la
vita star per sfuggire dal mio corpo affranto, mi sorregger la fede e potr esclamare: Questo corpo non era
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che il velo, la crisalide destinata a perire, ora io salgo alla


vita vera, a formare l'angelica farfalla.

Oh fede del battesimo, oh fede che ho succhiato
col latte materno, sii benedetta, io voglio esser sempre a te
fedele!

Fede e Morale
I


l celebre astronomo tedesco J. Kepler disse una
volta: Se una stella deviasse dalla sua orbita, tutto luniverso andrebbe in rovina. Cos lanima che si allontana
dalla fede.

Iddio che ha voluto nelluniverso queste meravigliose armonie, ha pure destinato, alla creatura pi nobile
uscita dalle sue mani, una legge superiore e santa: la legge
morale.

Perduta la fede in Dio dunque compromessa anche la vita morale.

Non dire, oh giovane: Beato colui che a Dio non
crede, perch libero e padrone di s.

No, laver ricevuta da Dio una legge morale da seguire non costituisce un tormento, n deve farti perdere la
gioia di vivere. Dio ti ha dato la sua legge per aiutarti a vivere bene; non a Lui che tornano di vantaggio i comandamenti, ma a te, che, osservandoli, potrai raggiungere la
tua eterna felicit.

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I Dieci Comandamenti di Dio sono le basi essenziali
della vita sociale.

Tu devi pregare solo il vero Dio, ordina il primo
comandamento.

Sono vive nella nostra memoria le scene dellidolatria ed i quadri raccapriccianti dei sacrifici umani.

Serse fece sotterrare vivi nove fanciulli e nove
fanciulle, prima della spedizione contro la Grecia, per
propiziarsi gli dei.

In quali tenebre spirituali ci troveremmo senza il
primo comandamento!

Il secondo comandamento rinforza la fede umana,
lamore della verit e consacra la santit del giuramento. Il
terzo assicura al corpo il periodico riposo di cui ha bisogno
ogni organismo. Il quarto protegge lautorit della famiglia
e dello Stato, e getta le basi di ogni societ... Il quinto protegge la vita delluomo.

E pensare che, ancor oggi, ci sono madri che giungono ad abbandonare o addirittura a far morire i propri
figli!

Chi protegge gli individui e le generazioni dal morso avvelenato del piacere sensuale? Il sesto e nono comandamento. Chi custodisce il tuo legittimo possesso? Il settimo
e il decimo. Chi protegge te e la societ umana dalla menzogna? Lottavo.

Come vedi, i dieci comandamenti sono un bene
prezioso, un vantaggio ed una benedizione per lumanit.
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Come sarebbe trasformata ed elevata questa povera
vita umana, se gli uomini seguissero seriamente i Dieci
Comandamenti! Prigioni e polizia sarebbero inutili, non ci
sarebbero tanti infermi negli ospedali, n tante famiglie
scompigliate. Non pi diffidenza e sospetti. Nessuna felicit
sarebbe perseguita a scapito dellonest, non pi giovent
mal guidata; non genitori infedeli...

Oh Dio, come sarebbe diverso il mondo se gli uomini veramente servissero Te, che sei il loro Signore.

Ma non divaghiamo: tu, oh mio buon amico, non
potrai certamente cambiare il mondo, ma potrai dal canto
tuo rispettare fedelmente la legge di Dio, assicurandoti cos
leterna felicit.

E che avverr a quelli che negano Dio e si sottraggono alla sua legge? Che ne sar di essi?

Ascoltami!

Gli alberi ribelli


U


n giorno il mondo vegetale fu chiamato a deliberare su una questione cos strana, che dalla creazione in
poi, mai nessuno ne aveva avuto unidea.

Un gran pioppo, superbo e rigido, fu l'istigatore di
questo nuovo pensiero... Se ne stava in mezzo ad un gran
campo di grano e tutto ci che lui diceva veniva immediatamente riferito in ogni direzione dalle migliaia di lingue
delle spighe.
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Il pioppo diceva: Sorelle e fratelli! Dai tempi pi
remoti, l'onorato popolo delle piante ha abitato la terra.
Questa ci appartiene e noi ce la siamo assoggettata. Gli
animali, gli uomini, tutti gli altri esseri dipendono da noi.
Senza di noi non possono vivere. Siamo noi che nutriamo
la mucca, la quale fornisce alluomo il latte e la carne; siamo noi che nutriamo la pecora, che d la veste all'uomo, il
cavallo che lo porta e traina la sua vettura. Gli uccelli vivono dei nostri semi, gli insetti del polline nei nostri fiori e del
nostro miele; le chiocciole, le lumache e quanto striscia per
terra, si saziano di ci che cade dalla nostra mensa. La nostra importanza capitale. Possiamo dire che noi regniamo
sulluniverso e che tutte le cose dipendono da noi. La terra
stessa che ci sostiene formata dalle nostre foglie, dalle
fronde e dai nostri rami ridotti in polvere. Da noi stessi
c'ingrassiamo e anche la vita la riceviamo da noi stessi.

Non c', nel mondo, che una sola potenza dalla
quale noi dipendiamo e che in nessun modo dipende da
noi! Ragionando bene, si capir che non posso alludere allaria, alla cui composizione noi contribuiamo, in modo
tanto essenziale, con l'evaporazione dellacqua e lesalazione dellossigeno e del carbonio che abbiamo in noi. Voglio
alludere, oh sorelle e fratelli, a quel globo celeste che, durante il giorno, ci manda la sua luce: s, al Sole, dal quale si
dice dipendere la nostra esistenza e il nostro crescere. Sorelle e fratelli, non senza ragione che mi servo di questa
espressione: si dice che dipendiamo da lui, giacch per conto mio, non ritengo tale dipendenza molto chiara... In realt, la luce del sole ci fa bene o ci dannosa? Io non mi pronuncio in modo assoluto. Sono convinto per, che questa
massima: La luce del sole una necessit e una benedizione per la
vita delle piante, non sia altro che un mito vecchio e stupido,
una superstizione assolutamente indegna di una pianta
moderna e cosciente.
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A questo punto il pioppo tacque un momento. Le
vecchie querce e gli olmi di un giardino confinante fecero
sentire un mormorio di disapprovazione, ma il campo di
grano allunanimit sussurr un applauso.

Il pioppo, alzando la voce, riprese: So benissimo
che nel mondo delle piante c' un partito retrogrado, il
quale non vuol distaccarsi da un tal punto di vista ormai
fuor di moda; io confido per in quel sentimento dindipendenza che anima le pi giovani generazioni delle piante
e spero che, al pari di me, esse riconosceranno quanto sia
indegno laccettare pi oltre una cos pazza superstizione.
No, oh piante, noi dobbiamo bastare a noi stesse. Non vogliamo pi curvare le nostre libere teste sotto alcun giogo e
meno che mai sotto quello del Sole. Perci, sorelle e fratelli,
abbasso questa indegna schiavit! Una generazione nuova
e pi bella di piante sta per spuntare e il mondo rester
stupefatto. passato il tuo tempo, il tuo regno finito, oh
vecchio astro della luce, che splendi nel cielo.

Il pioppo tacque di nuovo, gli applausi scoppiarono
fortissimi e durarono a lungo. Da ogni campo si lev unentusiasta approvazione all'oratore: tutte le siepi fremettero in
un mormorio prolungato e, a mala pena, si sent la disapprovazione di pochi vecchi alberi. Il pioppo termin cos il
suo discorso:

Dal lato pratico, l'attuazione delle nostre rivendicazioni facilissima. Cominceremo a fare ci che gli uomini chiamano sciopero. Durante il giorno ricuseremo ogni
genere di lavoro, limitandoci allo stretto necessario per la
nostra esistenza. In cambio, svolgeremo tutta la nostra vita
nella notte, la notte buia, misteriosa, dalla quale ogni cosa
uscita e nella quale tutto deve ripiombare. Noi cresceremo
di notte, fioriremo di notte, esaleremo di notte i nostri profumi, produrremo di notte i nostri frutti, i nostri semi per
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servire di base alle nuove specie notturne. In questo modo


vivremo completamente la nostra vita per noi! Arriveremo
in questo modo ad unesistenza veramente degna di una
pianta!.

Cos il pioppo termin il suo discorso e di nuovo
scoppiarono gli applausi, bench un po men nutriti di prima. Ma da quel momento gli uomini ebbero davanti agli
occhi uno strano spettacolo. Nei bei giorni pieni di sole,
quasi tutti i fiori avevano le corolle chiuse, come se dormissero, e ogni giardino, ogni foresta perdette lornamento dei
suoi colori. I giardinieri non ne capivano nulla; i botanici
meno che mai, perch nessuno di essi usciva la notte e perci non potevano vedere che i calici coloriti dei fiori si
schiudevano alla debole luce delle stelle, sotto il pallido
chiarore della luna, nelloscurit della notte.

Ahim! Quei poveri ribelli si ridussero ben presto in
condizioni pietose.

Il grano, i cui lunghi steli non potevano pi tendere
verso il Sole, cominci a torcersi, a piegarsi da ogni parte
per finire con lo sdraiarsi a terra. Gli insetti non vennero
pi a visitare i fiori e portare la polvere fecondatrice dalluno allaltro... E tutte le foglie verdi ingiallirono e avvizzirono come nellautunno e flosce si curvarono sul terreno.

Cominciarono allora le piante a borbottare contro
il pioppo. Egli pure aveva il suo fogliame di un giallo canarino e brillava come uno zerbinotto. Quanto siete
sciocchi, sorelle e fratelli! disse. Non vedete che siete
molto pi belli, pi distinti, avete unimpronta tutta particolare, ora siete molto pi voi stessi di quel che lo foste
quando eravate sotto il dominio del sole e tutto era uniforme, regolare, borghesemente bene ordinato? Siete stati
liberati da quella stucchevole sovrabbondanza di salute!
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Ora siete dei raffinati aristocratici per i quali l'esser malati


tesoro ed esempio di nobilt.

Moltissime di quelle piante disgraziate continuarono a credere al pioppo e, finch non si distaccava da esse il
loro ultimo filamento, ripetevano: Siamo raffinate, siamo
aristocratiche, siamo libere!.

Gli uomini parlarono nei loro giornali della messe
scarsa, del raccolto andato male, si consolarono sperando
in giorni migliori e la speranza non li deluse. Quando la
primavera torn, il pioppo dalle idee nuove era morto e
con i suoi rami secchi e nudi sembrava uno spauracchio
messo l in mezzo al grano verde e nessuno si ricordava pi
delle sue prediche. Ma il profumo di tutti i fiori si alzava
come riconoscente incenso verso il vecchio Sole sempre
giovane, sorgente inesauribile di luce e di vita e i fusti di
ogni pianta sembravano braccia tese nelladorazione.
***

Ti facile, oh giovane, comprendere il significato di
questa bella parabola di Joergensen3 . la storia dolorosa di
tanti giovani troppo orgogliosi che, alle prime conquiste del
loro intelletto, credono di poter vivere lontani da Dio, il Sole vivificante della loro esistenza.

Preoccupati soltanto di soddisfare ogni loro capriccio, si possono paragonare al misero rettile che va in cerca
di vermi e di pochi semi, con i quali ingrassa e diviene insolente, mentre non s'accorge degli spazi infiniti che stanno
sul suo capo dove la nobile aquila libera il suo volo ardito.

Nonostante il loro apparente progresso e forse le loro
ricchezze, questi giovani hanno un'anima vuota, infruttuosa;
3Cf.

30

G. JOERGENSEN, Parabole (Roma, 1953) 40-51.

non conoscono il valore dello spirito e mentre si saziano di


mondani piaceri, languiscono spiritualmente per fame e per
sete.

Essi si sono allontanati dal sole.

Che me ne importa?
N


on sono molte le persone intelligenti del tutto
irreligiose e negatrici di Dio. La rozza incredulit non va,
non sta bene nella buona societ.

Moltissimi sono invece gli indifferenti, che in campo
religioso, di nulla sinteressano.

Dante nel terzo canto dell'Inferno fa unimpressionante descrizione della punizione inflitta a questi infelici.
Queste anime sono dannate all'inquietudine implacabile e
circolano incessantemente, fra lamenti strazianti; esse che
in vita non furono n buone, n cattive.
***

Uno sguardo a molti giovani indifferenti. Di tutto
sinteressano, leggono molto, sono abili sportivi, bravi ballerini, amabili nella loro compagnia, vivaci nella conversazione, di tutto sanno qualche cosa, ma dei problemi religiosi non si danno il minimo pensiero.

Chi di loro riflette mai sullo scopo della propria esistenza? Chi cerca di risolvere i gravi problemi che saffacciano allo spirito umano? Hanno sfogliato forse qualche
libro di filosofia e di scienze e hanno preso per oro zecchino
31

le avventate opinioni di filosofi irrequieti, o le incontrollate


conclusioni di qualche scienziato.

Altri si sono impressionati vedendo qualche compagno francamente religioso venir deriso e, temendo un simile
trattamento, hanno nascosta la loro fede. Molti per non
possono portare altra ragione se non quella, purtroppo assai triste, che essi hanno appreso questa indifferenza per le
cose della religione in famiglia e soprattutto frequentando
la societ.

triste che un uomo intelligente, che di tutto sinteressa, che cerca di scoprire i meravigliosi segreti della natura rimanga del tutto indifferente di fronte ai gravi problemi
dell'esistenza. Sembra che egli voglia dire alzando le spalle:
Che me ne importa? Ho ben altro da fare.

Hai ben altro da fare? Ma che cosa ha pi importanza, che il dare a quei problemi una giusta risoluzione? Non dipende forse da essi tutto lorientamento
della tua vita sulla terra, lo scopo delle tue azioni, i tuoi
eterni destini?

Radicalmente diversa la vita di chi non vede, oltre
i limiti terreni, altra continuazione, che quella di colui che,
oltre la tomba, attende la vita, la vera vita eterna.

Per la formazione del giovane io stimo cosa della
massima importanza il meditare presto e bene questi gravi
problemi.

Poveri figlioli, nei cui cuori si spenta la fede, voi
potete studiare con la pi grande diligenza, potete arricchire la vostra intelligenza di una vasta cultura, ma se non avete Dio, le vostre spirituali conquiste, la vostra vita stessa,
valgono ben poco!
32


Potete vantarvi del vostro sapere, ma senza Dio, siete come lampada a cui manca la corrente. Potete vantarvi
delle vostre doti naturali, ma, senza Dio, siete come una
cornice senza quadro.

A che vale la pi brillante vita se non si ricollega al
punto centrale distributore della vita? Il mondo senza sole, la notte senza stelle, un uomo senza patria, un bambino senza genitore, un cuore senza felicit Ecco l'anima
senza Dio!

Incredulo
C


ome triste la condizione dell'incredulo! Egli
vede il mondo intorno a s ed in esso un ordine meraviglioso, una bellezza inimitabile, un'armonia perfetta, e non sa
ricercarne la causa prima e la mente ordinatrice.

Quante nobili azioni, quanta carit, quanta eroica
bont attorno a lui, ma non sa credere in Colui che ricompensa anche la pi piccola opera buona, compiuta per
amor Suo. S, l'incredulo dovr dire che il ladro, che ha saputo sfuggire alla giustizia umana e che ha goduto indisturbato il frutto del suo delitto, un astuto fortunato, mentre il
giusto, lonesto che, per non tradire la sua coscienza, tutto
ha sacrificato, un disgraziato o uno sciocco che ha sofferto
senza scopo, senza speranza che gli sia fatta giustizia.

Ma, anche per l'incredulo giungono delle ore in cui
ogni piacere viene a nausea, tutto il mondo per lui dolore,
la vita un peso e una desolazione indicibile.

33


Quando ogni illusione sar dunque scomparsa e
una grande amarezza gli riempir lanima, allora a nessuno
egli potr rivolgersi per avere un efficace conforto.

Gli amici stessi gli verranno a noia ed avranno parole vuote per lui. A Dio egli non crede. Perch sono dunque
a questo mondo? egli si domanda. Chi mi ha tratto dal
nulla? Che sarebbe se io ponessi fine a questa infelice esistenza? La cronaca dolorosa di tanti suicidi il triste epilogo di una vita senza Dio.

Bismarck scriveva: Io non capisco come un uomo
che ragiona e che non vuol saperne di Dio possa sopportare
la vita 4.

Povero cieco, che vai barcollando nel buio, tu sei
privo del pi alto ideale della tua esistenza, tu non hai la
gioia nel cuore, non la speranza, non la forza nel dolore;
non ti restano che i piaceri sensibili che sempre pi ti
avviliscono...

felice lincredulo?
N
o, lontano da Dio non vi vera felicit.


Credi, oh giovane, a chi ti parla per il tuo bene, e
guardati dal farne... personalmente l'esperienza.

Senza fede, senza speranza, senza amore, l'uomo
non pu essere felice, poich l'anima creata per Dio:

4 BISMARCK,

34

Lettere di Bismarck a sua moglie (1851).

il nostro cuore inquieto, finch non trova in Lui la pace,


diceva SantAgostino.

Ogni creatura obbedisce ad una legge, alla sua legge. Le stelle seguono il loro corso; il fumo tende all'alto,
mentre la pietra precipita; ogni elemento si comporta secondo la propria natura e ognuno si agita cercando il suo
posto e non ha quiete finch non ha trovato l'equilibrio.

Tenta di scindere l'anima da Dio ed essa diviene
irrequieta, s'agita e si lamenta e cerca, finch non ha ritrovato il suo Creatore.

Quando Lenau aveva perduto la fede, non trovava
parole per esprimere le angosce della sua anima. Il mondo
era per lui come una citt morta, dalle lunghe e cupe strade, nelle quali egli mestamente si aggirava. Ad ogni finestra
gli sembrava di vedere sogghignare la morte e dietro ad essa la perdizione...

Io ho perduto ogni allegria e gioia del cuore, egli
scrive, da quando ho lasciato lorma fedele della fede. E
altrove: Oh felice colui che, all'accostarsi della malvagia
ora che vuole rubargli la fede, scende prima nella tomba.

Ma che dire di quei grandi ingegni che furono senza
fede?

Non possibile a noi analizzare se la mancanza in
essi di fede dovuta alle circostanze, all'ignoranza religiosa,
ad una deviazione intellettuale, oppure alla loro condotta
morale. Sono questi i segreti della coscienza umana; certamente per la loro incredulit non fu conseguenza del forte
ingegno, perch ci si sarebbe verificato anche in altri innumerevoli grandi che chinarono invece la fronte umilmente alle verit della fede.
35


Ci lecito per fare la constatazione che molto
spesso la vita di certi increduli ha lasciato molto a desiderare in fatto di condotta morale. E come dunque non sospettare che la vera causa della loro incredulit non stia appunto nel guasto del cuore?

La viva fiamma della fede non pu ardere se non in
un'anima pura.

Fatti eloquenti
S


i potrebbe scrivere un libro molto interessante
con la storia degli ultimi momenti di tanti increduli. Esso ci
mostrerebbe come molti che rifiutavano la religione mutarono di parere, nell'ora fatale in cui non molto facile negare Dio, cio nell'ora della morte.

Arturo Schopenauer (1788-1860) fu per tutta la vita
nemico dichiarato del Cristianesimo.

Durante la dolorosa malattia egli gridava spesso:


Dio mio, mio Dio. Il medico curante gli domand
stupito: C' un Dio anche per i filosofi come lei? Il malato rispose: La filosofia senza Dio non serve nel dolore; se
guarisco voglio essere del tutto diverso.

Schopenauer guar, ma dimentic il suo proposito.
Quando si ammal di nuovo e si sent ricordare dal medico
la sua vecchia promessa, rispose rabbiosamente:

Lasci questo argomento terribile.... La sera dello
stesso giorno l'infelice moriva.
36


Il miscredente Heine scrisse alcuni anni prima della
sua morte, la seguente lettera a suo fratello: ... Io innalzavo audacemente la fronte contro il cielo e perci ora sono
prostrato al suolo, come un miserabile verme. Sia lode ed
onore a Dio.
Tuo povero fratello Enrico

Lo stesso Heine, che nelle sue canzoni aveva cantato: i corpi che soli fanno beati, scrive nel suo testamento:
Da quattro anni io ho dimenticato le aberrazioni filosofiche e sono tornato alle idee religiose, all'unico Dio. Muoio
nella fede in un Creatore del mondo la cui grazia imploro
umilmente.

Con pungente ironia, lo scrittore ungherese Gardonni racconta; Sei dotti, un giorno, si sedettero in una
barchetta sgangherata e cadente di un barcaiolo e, mentre
questa si allontanava dalla sponda, cominciarono a parlare
della sciocchezza del popolo che crede in Dio. Ad un certo
punto, la barca, forse per il troppo peso, cominci a far acqua, minacciando di sommergersi. Si salvi chi pu! grid
il barcaiolo, dopo aver invano lottato contro la corrente:
Bisogna gettarsi a nuoto.

Oh Dio! esclamarono atterriti tutti e sei...


Anche Nietsche, il dispregiatore di Dio, che mor
pazzo, fu preso da terribile malinconia per la sua squallida
vita. Ah, dove vado ancora con i miei desideri? In ogni
monte io cerco una casa paterna, ma non trovo mai una
patria. Dov la mia casa? Domando, cerco, indago... ma
non trovo mai una patria. Dov la mia casa? Domando,
cerco, indago...ma non trovo nulla. Oh eterno dappertutto;
oh eterno in nessun luogo, eterno invano!.

37


Tempo fa, mor in Francia il pi frivolo, forse, degli
spregiatori della religione di tutti i tempi: lo scrittore Anatole France. Egli non scrisse altro, per cos dire, che cose senza religione. Ai suoi libri dovette enormi ricchezze. Aveva
tutto quello che desiderava. Tuttavia questo profeta della
ricerca sfrenata del piacere, come osservano i suoi biografi,
era scontento.

Il segretario Bruison, racconta che egli aveva detto,
in confidenza, ad un amico: Se tu potessi dare un'occhiata
al mio cuore, ti spaventeresti. Io non credo che ci sia al
mondo uomo pi infelice di me.

Molti mi invidiano per la mia felicit, ed io non ho
mai saputo che cosa sia la felicit, mai, neanche un giorno,
neanche un sol minuto.

Ecco il grido dellanima che ha perduto Dio e con
Dio la felicit presente e futura.

Prima della guerra, viveva uno scrittore francese
miscredente, Enrico Lavedan.

Quando nel 1914 scoppi la guerra, anch'egli fu
chiamato alle armi. Prima di partire per il fronte, dove
avrebbe potuto incontrare la morte, egli ritratt i suoi errori
e deplor i suoi scritti con una esplicativa e commovente
confessione al popolo francese: Io ho schernito la religione, egli scrive, e mi ritennero saggio.

Io mi sono ingannato e ho ingannato voi pure che
avete letto i miei libri e cantate le mie canzoni. Ho sbagliato. Abbandonare Dio vuol dire andare in rovina.

Io non so se domani sar ancora vivo, ma sento il
dovere di dire ai miei amici: Lavedan non osa morire lontano
38

da Dio. Rallegrati, anima mia, perch io ho potuto vivere


lora fortunata in cui ho piegato il ginocchio dinanzi a Dio:
Io credo in Dio, io credo.

Spaventosa la fine di Voltaire. Egli aveva volto le
armi della sua forte intelligenza per combattere la fede e
la morale cristiana. Il suo motto era: Ecraser linfame ed
intendeva la Chiesa Cattolica. Innumerevoli sono quelli
che, leggendo i suoi libri, hanno perduto la fede e corrotto
i costumi. A ragione viene chiamato: il capostipite degli
increduli.

Allorch egli sammal gravemente, fece venire un
sacerdote e si volle confessare. Prima della assoluzione, egli
ripet per iscritto, alla presenza di due testimoni, il suo atto
di sottomissione alla Chiesa ed espresse la speranza di aver
ottenuto il perdono da Dio.

Guarito della sua malattia, and una sera a teatro,
dove appunto si rappresentava un suo lavoro. Gli era stata
preparata una grande accoglienza.

Il suo busto fu posto sulla scena, ornato di fiori e
corone e, alla fine, a lui stesso fu cinta la fronte con una
corona dalloro.

La sua ambizione ne fu talmente sollecitata, che egli
abbandon nuovamente la via del bene e ritorn quello che
era prima della sua malattia.

Pi tardi, si ammal nuovamente e chiese ancora
di un prete, ma i suoi amici atei, che stavano attorno al
suo letto, non lo vollero accontentare. Voltaire si raccomand che avessero piet di lui. Invano... Allora egli cominci a smaniare e a gridare: Non vedete che una mano mi afferra e mi trascina al tribunale di Dio? Il maligno
39

qui e vuole impadronirsi di me... vedo l'inferno, ah! nascondetemi!....



Uno dei presenti cerc di calmarlo. No, disse, ci
non pu essere.

Agli ultimi momenti, gli amici finalmente lasciarono
venire un prete. Era troppo tardi. Il malato aveva gi perduto conoscenza e non riprese pi i sensi. Ecco, purtroppo,
la fine del... capostipite dellateismo.

L'infermiera che aveva assistito Voltaire, da allora
in poi, se era chiamata presso un ammalato, prima voleva sapere se l'infermo era religioso. Essa diceva: Sono
stata presso Voltaire morente e non voglio pi vedere
morire un ateo.

Senza Dio!
C


he resta nel mondo, se togliamo Dio? Una misera esistenza, che si ripete, sempre uguale, pervasa dal dolore e dalle sofferenze e alla cui fine ci attende la morte.
vero il detto di Schiller: Tutto vacilla, quando manca la
fede e quello di Plutarco: pi facile costruire un paese
sulla sabbia o nellaria, che non formare una comunit senza fede e senza divinit.

Tu conosci il Faust di Goethe. la rappresentazione
dell'eterna lotta nell'uomo tra il male ed il bene. Leroe prova tutto e non soddisfatto ed il poeta non crede che ad
una risoluzione che porti la pace: la fede in Dio, eterno
giudice e rimuneratore. S, l'anima umana fatta per Dio
ed infelice se lontana da Lui.
40


La Divina Commedia di Dante, la Missa solemnis di
Beethoven, il Requiem di Mozart, la Creazione di Haydn, il
Parsifal di Wagner, le opere di Bach, Lizst, ecc., lasciano trasparire l'aspirazione dellanima verso linfinito e confermano il detto di Tertulliano: L'anima umana naturalmente
cristiana.

Ogni uomo ha fame di Dio, ha detto Omero nellOdissea, e questa fame, questa sete di felicit non sar appagata n dal progresso in tutti i campi dell'industria, n
dai pi raffinati piaceri. Lanima fatta per qualche cosa di
pi grande, essa destinata alle altezze infinite e quanto pi
noi cerchiamo di far tacere questo desiderio con le mille
dissipazioni della vita moderna, tanto pi, nelle ore del silenzio, essa si rivolge a Dio ed alla sua Patria.

strano che molti degli scrittori atei parlino pi
spesso di Dio, quanto pi vogliono passare per atei.

la vendetta della loro anima, che non pu fare a
meno di rivolgersi a Dio, anche quando essi vogliono negarlo. Scrive Geremia Gotthelf (1798-1854): Non si pu
creder quale sorte toccherebbe all'anima, se pi non ci sorridesse alcun raggio di luce, se il pane celeste non ci nutrisse
e le spine e la zizzania della vita minacciassero di soffocare
il nostro spirito.

Immagina una gola selvaggia in cui non brilla mai il
sole e pensa all'orribile vita che tu dovresti condurre in
quella oscurit, in quell'eterna nebbia, tra piante velenose e
vermi schifosi, senza poter mai uscir per respirare laria libera e pura. Cos sarebbe la vita dellanima se dallalto non
scendesse vivificatore il raggio delleterno Sole a dissipare le
nebbie che ci avvolgono nella vita terrena.

41


Si levino pure gli uomini nella stolta loro audacia
contro il Creatore, dimentichino che tutto quello che hanno
e vedono di splendore, di bellezza, di fortuna, di bene,
l'hanno ricevuto da Dio; ogni cuore umano reclamer la
necessit di un mondo ideale superiore, di un'eterna luce,
di Dio.

Saranno queste aspirazioni senza alcun senso, vane
illusioni?

42

Capitolo II
DIFENDI la tua FEDE

Pilato si lava le mani (Jan Lievens)

Chi dunque mi riconoscer davanti agli uomini,


anchio lo riconoscer davanti al Padre mio che
nei cieli; chi invece mi rinnegher davanti agli
uomini, anchio lo rinnegher davanti al Padre
mio che nei cieli (Mt 10, 32)

Da fanciullo a giovane
F


orse questo libro andr in mano a qualche giovane la cui fede disgraziatamente ha fatto naufragio.

A questo giovane sfortunato io vorrei dire con cuore paterno: Dimmi con sincerit: Che cosa hai guadagnato rinunciando alla tua fede? Forse la tanto desiderata
felicit? No!

Anzi. Ricordi il tempo in cui, piccolo fanciullo, tu
eri credente? Confronta l'et di allora con quella di adesso.

Quale triste differenza! Comeri contento allora!


Ricordi? Alla mattina, appena svegliato, in ginocchio sul tuo candido letto, con le mani giunte, la tua anima
innocente innalzava a Dio la sua fervida preghiera. La
giornata trascorreva in continua letizia e quando, alla sera,
tu andavi a riposare, dopo aver baciato i tuoi genitori, ti
addormentavi col sorriso sulle labbra... Oh! allora s, eri
felice!

Poi che avvenne? Un giorno, un brutto giorno, ti
venne tra le mani un libro non buono; ti si avvicin un cattivo compagno e scese un'ombra sulla tua anima, e, nella
tua mente, che sempre pi si apriva a nuove cognizioni,
sinsinu subdola la domanda: Ma che sia proprio vero
tutto quello che io credo?.

Era il dubbio che si affacciava alla tua mente con
timidezza e tu, spaventato, cercavi di allontanarlo. Inutilmente! Esso ritornava sempre pi insistente e tu sentivi il
bisogno di luce...
45


Quale sarebbe stato il tuo dovere a questi primi assalti? Questo: istruirti nelle verit della fede, intensificare la
preghiera e accostarti frequentemente ai Sacramenti, purificare la tua anima, chiedere consiglio e spiegazione a chi
era pi di te approfondito in materia religiosa... Invece: ricordi? Alla trascuratezza dei doveri religiosi hai aggiunto
un'apatia pericolosissima: al disordine, che cominciava a
verificarsi nella tua coscienza inquieta, hai aggiunto un mutismo dannoso ed una sintomatica diserzione dai Sacramenti. Quale meraviglia se le tenebre siano venute addensandosi in te? Hai perduto la semplicit ed umilt dei tuoi
giovani anni, hai preteso anche per le verit religiose quella
dimostrazione che tu hai diritto di chiedere solo per un
problema di matematica e di fisica... e non hai compreso
che ai confini del campo a cui giunge lumana intelligenza,
conviene piegare il ginocchio, con umile ossequio del nostro
intelletto, alla Divina Rivelazione e che le pretese contraddizioni tra scienza e fede esistono solo nella mente di coloro
che conoscono poco la scienza e sono molto ignoranti nella
fede.

Oh, se tu avessi cercato con cuore umile e puro di
formarti ad una piet illuminata ed intelligente! Iddio, che
si rivela ai semplici, avrebbe conservato in te il dono prezioso della fede e se tu avessi gi avuto la disgrazia di naufragare, ti avrebbe salvato dalle onde tempestose del mare
della vita.

Da giovane a uomo
S


e tu serbi ancora intatto il prezioso tesoro della
fede, ringrazia Iddio, ma non ritenerti del tutto sicuro Satana
46

in agguato. Nel passare dall'adolescenza e dalla giovinezza


all'et virile, la tua fede corre un nuovo pericolo.

Quanti giovani, che hanno saputo uscire vittoriosi
dalle lotte dei loro primi anni, non seppero resistere ai nuovi assalti incontrati nell'Universit!

Al tuo primo contatto col mondo universitario farai
di certo una dolorosa constatazione: la religione da molti
lasciata all'ultimo posto, quando non ignorata del tutto.
Ma, se esaminerai con diligente attenzione il fenomeno, lo
troverai dovuto quasi sempre a questa duplice causa: ignoranza e corruzione. Inoltre, non senza stupore, vedrai la
potenza del dolore quale richiamo della grazia. Uomini
indifferenti ed increduli, se sono colpiti da prove o disinganni, spesso sentono il bisogno di ritornare alle pure sorgenti dellantica fede, la sola capace di donar loro conforto
ed aiuto.

Leggi l'aureo libretto di Silvio Pellico Le mie prigioni ed avrai sottocchio un esempio chiarissimo di quanto
affermo.

Purtroppo non di rado il contagio del piacere sfrenato prende anche il giovane cristiano e le frasi epicuree
degli stolti antichi: Mangiamo e beviamo, che del domani
non vi certezza! Via le paure della religione; la natura ha i
suoi diritti; soddisfiamo alle sue brame... Queste frasi, dico, alle volte gli fanno impressione.

Buon amico, la voce del mondo e quella della passione, congiunte a tuo danno, non ti spaventino. Opponi
loro la voce della tua fede che la forza della tua scienza.
S, della tua scienza, che quanto pi sarai intellettualmente
agguerrito nello studio della tua religione, tanto pi sarai,
forte nella lotta.
47


LUniversit ti apre dinanzi nuovi orizzonti, nuovi
campi di studio nelle lettere e nelle scienze; ebbene, le tue
cognizioni religiose devono assolutamente progredire e svilupparsi, anche se per esse non trovi una cattedra negli studi superiori. Ricorda le severe parole di Pascal: La religione cosa cos sublime che, chi non comprende la necessit
di approfondirla, merita di perderla.

Senza lo studio, la confusione penetra facilmente
nella tua anima, specialmente quando sottili inganni vi s'insinuano in nome della scienza. Le tue stesse materie di studio, apparentemente innocue, insinuano sovente obiezioni
che un impreparato non pu a prima vista rilevare n controbattere. Cerca dunque di fornirti di un solido corredo
religioso adatto alla tua et.

Il dubbio
A


mico, che hai? Ti vedo turbato; il dubbio
dunque penetrato nella cittadella del tuo cuore?

Ti voglio aiutare a smascherarlo, a respingerlo, a
vincerlo. Considera innanzi tutto che molte volte quello che
i giovani chiamano dubbio, spesso non altro che tentazione. Ci sono lotte da sostenere, lotte dalle quali neppure i
santi andarono esenti.

Credo che oggi non ci sia giovane studente, che, almeno qualche volta, non abbia avuto qualche dubbio sulla
sua fede. Le occasioni sono innumerevoli: una notizia di
giornale, un articolo, una conferenza, una conversazione,
possono ferire l'animo del giovane credente e gettarlo nel
dubbio.
48


Da che cosa proviene il dubbio? Generalmente dallumana ignoranza e dall'orgoglio.

In Dio ci sono tre persone, ma una sola la natura
divina. Come pu essere ci? Io non capisco e perci non
credo.

Il Sacerdote nella S. Messa pronuncia sul pane
queste parole: Questo il mio corpo, e in quellistante la sostanza del pane si cambiata nella sostanza del corpo di
Cristo. Io non comprendo tutto ci e perci non credo; cos
pure io non posso credere a nessun mistero che la mia ragione non pu spiegarmi. Cos parla l'orgoglio.

Risposta telegrafica: Quanti misteri nella natura!
Chi vorr negare lenergia elettrica perch ce ne sfugge lintima natura?

Fidiamoci dunque, mio caro, del Divino Maestro,
dinanzi al quale non da meravigliarsi se noi ci troviamo
come i piccoli scolari, che devono talvolta accettare l'insegnamento anche l dove non giunge la loro limitata intelligenza. Se poi i dubbi cadono in qualche punto che pu essere facilmente chiarito con un po di studio, tu puoi vedere
in essi un invito a prestare maggior interesse alla tua religione. Baster che tu prenda qualche buon libro dove tali
argomenti sono seriamente trattati e il dubbio sparir.

La religione non propone alcun mistero da credere
che sia contrario alla ragione, per ne ha alcuni, che oltrepassano i limiti dell'umana intelligenza. Per questo l'adesione deriva da un atto della volont, pi che dall'intelligenza:
ed in ci che sta il merito della virt della fede.

Credete, credete! Ecco il precetto del Divino
Maestro. Egli lo ripete sovente: Credete in me Chi creder e
49

sar battezzato sar salvo, ma chi non creder sar condannato (Mc
16, 16).

La stessa cosa il Signore ripete a te, oh giovane caro,
anche oggi nel secolo del progresso e alla luce della scienza.

Ma perch il Signore ha posto a base della religione
la fede e non la scienza? Perch ha detto: Sar salvo colui
che crede e non colui che sa, che comprende e approfondisce le sue idee?... Perch? Il Salvatore venuto sulla terra
per salvare tutti gli uomini e vuole che la sua religione sia
alla portata di tutti. Forse che tutti possono diventare sapienti ed essere capaci dapprofondire i problemi religiosi?
No, certamente. Tutti invece possono credere: il fanciullo
come il vecchio, il povero come il ricco, il piccolo scolaro
come il dotto professore; tutti possono, con la stessa umilt,
credere alla parola del Maestro, anche se la penetrano pi
o meno profondamente. Ecco perch il fondamento della
vita religiosa appunto la fede.

Inoltre la scienza per sua natura annulla il merito.
Quale merito posso io avere, se credo alla soluzione di un
problema di matematica, di cui ho dato la dimostrazione?
Esso evidente verit e bisognerebbe che avessi perduto il
ben dellintelletto, se lo volessi negare. Ma riguardo alla
fede le prove, pur convincenti, non vincolano la mia ragione e la mia libera volont, guidata ed indirizzata dalla
ragione. Ho quindi merito e ricompensa maggiore quanto
pi difficile latto di fede. Lo affermava Ges benedetto
quando, richiamato il discepolo incredulo a toccar con
mano la realt della resurrezione, diceva: Perch mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!
(Gv 20, 29).

50

Nuove armi
V


uoi conoscere un altro mezzo per combattere i
dubbi? Assali il nemico sul suo stesso terreno.

Chiss, forse Dio non esiste... Forse non c altra
vita al di l Ti viene questo dubbio? Ebbene, rispondi recitando devotamente il Credo.

Nel Santissimo Sacramento chiss se veramente si
nasconde il Figlio di Dio?. E tu, contro tale dubbio, opponi un atto di adorazione dinanzi al Santo Tabernacolo,
trattenendoti in una breve visita.

Tu mi obietti: Io vorrei credere, ma non posso.


Coraggio, mio caro, sforza la tua volont. La fede
una grazia di Dio, alla quale per deve corrispondere il nostro buon volere. Anche a te Iddio ha dato questa grazia e
dalla tua buona volont dipende il renderla efficace. Tu dici
di non poter credere. Sia pure, chiedi egualmente coll'Apostolo: Aumenta la nostra fede (Lc. 17, 5). Ed esclama col padre
di quel giovane ammalato: Credo, aiutami nella mia incredulit
(Mc 9, 24).

Ti lamenti perch la preghiera ti riesce penosa, perch vai alla Messa mal volentieri, perch la tua vita religiosa tiepida. Ebbene, nonostante tutto questo, prega, rimanendo fedele alle tue consuete pratiche di piet, sforzati di
rimanere attento alla Messa anche a costo di sacrificio.

Ma allora questa una semplice esteriorit, dirai.
Tu sbagli. Il Signore non guarda al risultato, ma alla buona
51

volont e questa Egli premia, specialmente quando deve


lottare contro la pigrizia e le tentazioni.

Un giovane che prega, che si confessa e si accosta al
Divino Banchetto, per quanto sia tentato, non diventer
mai miscredente.

Sia dunque sulle tue labbra la preghiera degli Apostoli sulle onde agitate del lago: Domine salva nos, perimus

Egli, Ges, che sembra dormire a poppa della barchetta della nostra anima, si sveglier, comander ai venti,
alla tempesta e... torner la pace nel cuore.

I mendicanti di San Martino


onostante la fede doni all'anima tanta felicit, dirai, molti uomini sono diventati miscredenti; come
si spiega ci?.

La causa pi frequente della perdita della fede non
sta nellintelletto, ma nel cuore: non questione di comprendere o meno una verit, ma di aver lanima disposta
alla fede. Le difficolt, pi che dordine scientifico e filosofico, sono generalmente di ordine morale.

Se bastasse soltanto credere, tu vedresti che ben
pochi sarebbero i miscredenti. Dai principi della fede
derivano leggi morali che devono regolare la nostra vita;
ne viene il dovere di evitare la colpa, di frenare le cattive
inclinazioni, la nostra ira, il nostro egoismo, il nostro orgoglio ecc. e, se abbiamo la disgrazia di cadere, abbiamo
il dovere di riparare con un'umile confessione il nostro
52

sbaglio. In sostanza il cristiano deve continuamente lottare per mantenersi fedele al programma di vita che gli
stato tracciato dalla sua fede.

Ecco, dunque, perch molti non vogliono credere.
Non vogliono credere, perch altrimenti dovrebbero cambiare tenore di vita, rompere le abitudini peccaminose che
hanno contratto e cos preferiscono negare il principio religioso, per non doverne accettare le conseguenze.

Hai mai intesa la leggenda dei due mendicanti di
San Martino?

Quando le Reliquie del Santo vennero solennemente portate in processione, in non so quale circostanza, molti
ammalati, che si trovavano lungo il percorso, furono guariti. Intesero la cosa due poveri mendicanti zoppi, e, sentendo
avvicinarsi la folla, dissero:

Andiamocene subito di qua: cosa sarebbe di noi se
il Santo ci guarisse? Di che cosa potremmo campare?

Proprio cos fanno molti miscredenti; come potrebbero conciliare la fede col desiderio di scapricciarsi?

Lo struzzo, quando inseguito, nasconde il capo
nella sabbia, pensando di sottrarsi cos al pericolo, perch
non vede il suo inseguitore. Cos fa il peccatore.

Egli potrebbe sottrarsi agli amari rimorsi della sua
coscienza con il pentimento sincero delle sue colpe; invece
preferisce chiudere gli occhi alla luce, negare Dio e crede
che il pericolo della dannazione sia per lui scomparso, solo
perch non lo vuole vedere.

53


Gian Giacomo Rousseau, che non era troppo tenero per la religione, scrisse: Tieni la tua anima in condizione tale che, se Dio esistesse, tu non debba temerlo e vedrai
che mai cesserai di credere in Lui.

Morale senza Dio


L


a morale il tesoro pi prezioso per lumanit,
tesoro che tutti devono custodire con ogni cura.

Si pu essere veramente onesti senza la fede?


Nella nave, la bussola viene accuratamente isolata
da ogni corpo che possa esercitare su di essa qualche influenza, provocando la deviazione dellago. Parimenti nella
vita umana, la ragione che ne , per cos dire, la bussola,
deve essere informata a principi fermi e sicuri, che impediscano che essa faccia deviare luomo dal retto cammino, e
devessere tenuta lontana da quelle correnti cattive, le quali
potrebbero offuscarla e allontanarla dal bene. La legge morale assicura lanima da ogni deviazione. Ma se tale legge
morale non avesse Dio per unico autore e custode della sua
osservanza, ed invece ogni uomo fosse legislatore e giudice
della propria condotta, non avremmo mai un sicuro criterio
per definire la moralit delle azioni, perch quello che ad
uno pu sembrare peccato, ad un altro pu apparire come
cosa lecita.

Non pu parlare di una vera legge morale chi non
crede nel supremo Legislatore e nella sanzione che eventualmente ci attender dopo la vita terrena. Bisogna perci
che luomo conosca innanzi tutto quello che il suo fine e
dopo potr comprendere quello che deve fare quaggi.
54


La vita morale costa lotta e sacrifici. difficile essere buoni, mentre facile diventare cattivi! Una tragica lotta
si combatte nell'interno del nostro cuore, la ragione vede il
bene e lo desidera, ma la natura guasta, che in noi, ci trascina al male. Chi ci dar la forza di sopportare le necessarie rinunce, le costose vittorie su noi stessi, se in noi manca
una pi alta aspirazione e tutto lasciato all'arbitrio della
nostra volont? No, no, senza una fede in Dio riesce ben
difficile il vivere moralmente bene.

Un filosofo greco diceva che l'anima umana discende da un mondo perfetto, per cui quando noi facciamo il
male, infiggiamo nel nostro cuore una spina che ci rende
infelici, anche se nessuno stato testimone del nostro peccato, mentre lanima contenta quando compie quel bene
che le fa ricordare la patria superiore dalla quale venuta.

Voltaire5, l'infelice negatore di Dio, invit un giorno
a pranzo i suoi amici, parimenti miscredenti, D'Alembert e
Diderot.

I discorsi che vennero fuori non erano certo edificanti. Voltaire allora disse loro a bassa voce: Vi prego, non
parlate cos dinanzi ai miei servi, aspettate che siano usciti;
se sentono queste idee e vogliono conformarsi ad esse, come potrei io fidarmi di loro?

Voltaire era dunque convinto che, abbattuti i principi religiosi, anche la morale sarebbe stata in pericolo.

VOLTAIRE, elegante poeta e prosatore francese. Nato a Parigi nel


1694, mor nel 1778. Ebbe un'influenza deleteria per la sua filosofia
condannata dalla Chiesa.
5

55


Napoleone I proib la lettura dei libri contro la fede
con questa motivazione: Io non mi sento abbastanza forte
per reggere un popolo che ha letto Voltaire e Rousseau 6.

Heine7 , dinanzi al meraviglioso duomo gotico di
Anversa, esclam pieno di ammirazione: In quel tempo gli
uomini avevano veramente dei principi e una fede; oggi,
noi non abbiamo che delle opinioni e, con le nostre opinioni, non saremmo mai capaci di costruire un duomo simile.
Heine aveva ragione. Lo stesso noi possiamo ripetere del
meraviglioso edificio della nostra vita morale. Il carattere si
pu paragonare ad un duomo gotico che si erge verso il
cielo, lasciando le sue cuspidi al disopra delle umane passioni e dei bassi istinti: la costruzione per di questo duomo
richiede lungo lavoro e saldi fondamenti in una fede incrollabile.

vero che si possono proporre dei sistemi etici che
non si basano sulla religione: ma quale ne lautorit? Dove trarranno gli uomini la forza per vivere secondo essi?
facile proporsi un sistema morale, ma assai difficile conservarlo, senza un motivo superiore che lo imponga.

Prima del Cristianesimo sono pur esistiti uomini
saggi e virtuosi, ma quali pi, quali meno, avevano difetti e
colpe e la vera santit non esisteva. Dopo che il Salvatore si
present modello di una vita perfetta, si pu dire che la
santit accessibile a tutti gli uomini. Il cristiano perfetto
necessariamente santo!

ROUSSEAU, 1712-1778. Di Ginevra: celebre filosofo le cui principali


opere sono condannate.
6

HEINE, scrittore tedesco, nato a Dsseldorf nel 1779, morto a Parigi


nel 1856.
7

56


Per questo Racine8 scriveva giustamente a suo figlio:
Io voglio credere che tu, mentre ti sforzi di diventare un
gentiluomo, non dimenticherai che uno non potr mai essere vero gentiluomo, se non adempie il suo dovere verso
Dio.

Si pu dunque essere morali, non credendo in Dio e
nella vita futura? Ascolta il seguente dialogo. Sono due stelle che parlano:

Guarda, sorella, gi sulla terra: cosa vedi?.

Una fitta nebbia e uccelli che volano su di essa.


Passarono migliaia di anni. La prima stella chiese di
nuovo: Guarda ancora, sorella, sulla terra: che cosa ci vedi
adesso?

Vedo brulicare un gran numero di piccole formiche, sono gli uomini.

Passarono ancora migliaia di anni e: Adesso, guarda ancora sulla terra: che cosa ci vedi?.

Niente si muove. Tutto ricoperto da ghiacci e da
neve. Ecco il dialogo delle stelle.

Ma non senti tu, oh giovane, quanto terribile questo pensiero della transitoriet delle cose terrene? Se la vita
umana finisse quaggi, se non vi fosse una vita futura, chi
darebbe la forza di sacrificarci per lonore, per il bene e per
la virt? A che ci gioverebbero i riconoscimenti e la stima
degli uomini? S, noi dobbiamo essere pronti a sacrificarci,
ma non per un bene passeggero e terreno, ma per dar gloria a Dio e salvare la nostra anima.
8

RACINE, celebre poeta tragico francese (1639-1699).


57

Ci che pi vale
C


he importa avere una fede o laltra, o non
averne affatto? Basta esser uomini donore.

Sai che cosa rispose a tale affermazione uno scrittore francese? Naturalmente ci sufficiente per non salire
al patibolo, ma non basta per giungere al Regno dei Cieli.

Non voglio per limitarmi a questa risposta.


Che cosa intendi per religione? Tu rispondi: Il vincolo morale che lega luomo con Dio.

Ottimamente. Ora rifletti: possibile che possano
esistere religioni diverse che insegnano dottrine opposte e
promulgano leggi morali in molte cose contrastanti? Se una
la vera, le altre necessariamente sono false9. E il mio dovere non solo di esser religioso (ci insito nella natura di
uomo) ma di ricercare la vera religione, che, trovata quella,

La Chiesa riconosce nelle altre religione la ricerca, ancora nelle ombre e nelle immagini, di un Dio ignoto ma vicino, poich lui che da a
tutti vita, respiro e ogni cosa, e vuole che tutti gli uomini siano salvi.
Pertanto la Chiesa considera tutto ci che di buono e di vero si trova
nelle religioni come una preparazione al Vangelo. (Cf. CATECHISMO
DELLA CHIESA CATTOLICA, 843) [nota delleditore]
9

58

tutte le altre, essendo discordanti alla vera, sono di necessit


false, e quindi da abbandonarsi. 10

Tu continui: Ma pu darsi che non fossero false!.


Rispondo: No; lo vieta la Giustizia, la Sapienza, la
Bont divina. Lo nega la storia dell'umanit; in particolare
la storia della Rivelazione.

Dio ha parlato, mio caro, e il popolo ebreo testimone che non pu sparire, conserva i libri che contengono
questa parola divina.11

Nella pienezza dei tempi venuto il Salvatore lo
attesta la storia e lesistenza del mondo, che da Lui si chiama cristiano, ed venuto per insegnare agli uomini la via
della salute. Come il Padre Egli ha detto ai suoi Apostoli
ha mandato me, anchio mando voi (Gv 20, 21); chi ascolta voi
ascolta me (Lc 10, 16)... e ho altre pecore che non sono di questovile;
anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno
Ci non implica che le singole anime che professano in buona fede,
cio senza loro colpa, una religione errata non possano salvarsi. Se fanno quanto in loro per cercare la verit e obbediscono alla voce della
coscienza, appartengono allanima della Chiesa e non vanno perdute. Il
Concilio Vaticano II, infatti, insegna che: quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto linflusso della grazia si sforzano di compiere con le
opere la volont di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna (CONCILIO VATICANO II,
Lumen Gentium 16) [Nota delleditore]
10

La Chiesa, popolo di Dio nella Nuova Alleanza, scrutando il suo


proprio mistero, scopre il proprio legame con il popolo ebraico, che
Dio scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola. A differenza delle altre religioni non cristiane, la fede ebraica gi risposta
alla rivelazione di Dio nellAntica Alleanza. al popolo ebraico che
appartengono ladozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il
culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne.
(Cf. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, 839) [Nota delleditore]
11

59

un solo gregge e un solo pastore (Gv 10, 16). A quale scopo egli
ha fondato la Chiesa? Per raccogliere i figli dispersi, per
guidare le pecore senza pastore ai pascoli eterni.

Egli Via, Verit, Vita.


Tu insisti: Non basta esser uomini donore? Io ti
domando: Si pu veramente, senza alcuna religione, essere
uomo d'onore?

Concedo che tra le persone che non praticano la
religione ve ne siano di rispettabili, nessuno lo pu negare, ma, se tu rifletti al senso in cui esse prendono la parola
onore certamente rimani penosamente impressionato.
Tutta la concezione morale che regola le loro azioni frutto
o della benefica influenza dellambiente in cui sono vissute,
o dello studio di non urtare le leggi e le convenienze sociali
e di riuscire piacevoli e cortesi con tutti. Ma Iddio, per,
che scruta fino nelle pi intime fibre il cuore degli uomini,
trova talvolta, sotto le pi lusinghiere apparenze, intenzioni
troppo umane e talvolta cattive. Fode parietem: gi le apparenze. Quante amare constatazioni! Accanto a poche, troppo poche, onorevolissime eccezioni testimonianze di
anime che Tertulliano chiamerebbe naturaliter christianae
quale cumulo di rovine, quanti sepolcri imbiancati, quante
vite vane, inutili, perdute!

Dalla Fede alla superstizione


uando l'anima s'allontana dalla religione, diviene triste, irrequieta, e non trova pace, anche se in apparenza dimostra il contrario. Basta vedere quanti, sottrattisi
allo splendore della verit, per un orgoglio inconsulto, vanno
60

perdendosi dietro a pratiche superstiziose12, o a nebulose teorie teosofiche e spiritualistiche, alla chiromanzia e ai fenomeni occulti 13.

Terribile castigo!


Chi ha rinunciato a dissetare lanima alle pure sorgenti del vero e del bene ed ha abbandonato la via maestra
segnata dalla Chiesa, costretto a barcollare nel buio perdendosi in un labirinto di grottesche teorie. Chi si vanta di
essere miscredente, si riduce, poi, a dare il suo assenso alle
pi ridicole credenze; chi ha rifiutato il credo dei suoi padri, di fatto, crede a cose prive di fondamento e inverosimili
o a qualsiasi esotica importazione. Di lui si avvera quello
che racconta uno scienziato danese, Orstebt: Io ho conosciuto un uomo, il quale faceva ostentazione della sua miscredenza e si diceva spregiudicato, ma che poi non si fidava di passare di notte dinanzi ad un cimitero.

Una delle cause principali della superstizione,
presso il popolo, l'ignoranza; tuttavia non raro che ci
si verifichi anche presso la gente colta. Celebri negatori di
La superstizione la deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone; rappresenta, in qualche modo, un eccesso perverso della religione. (Cf. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA,
2110 - 2111) [Nota delleditore]
12

L'idolatria rimane una costante tentazione della fede, consiste nel


divinizzare ci che non Dio. C idolatria quando luomo onora e
riverisce una creatura al posto di Dio, si tratti degli dei o dei demoni
(per esempio il satanismo), del potere, del piacere, della razza, degli
antenati, dello Stato, del denaro, ecc.
Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai
demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che
svelino lavvenire. La consultazione degli oroscopi, lastrologia, la chiromanzia, linterpretazione dei presagi e delle sorti sono in contraddizione con con lonore e il rispetto che dobbiamo a Dio solo. (Cf. CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, 2112 - 2117) [Nota dell'editore]
13

61

Dio, come Diderot, D'Alembert, erano superstiziosi fino


al ridicolo. Federico II, re di Prussia, vedeva un segno di
sfortuna quando un coltello e un cucchiaio venivano sovrapposti in forma di croce e sinformava ansiosamente
presso gli astrologi per sapere il momento pi opportuno
in cui compiere pi felicemente il fidanzamento di sua
figlia con il re dInghilterra.

Guardiamo da vicino questo fenomeno. Ad un
agente delle ferrovie chiedo: Prego, pu dirmi dov lo
scompartimento numero diciassette? Oppure al cameriere
dell'albergo: Dov' la stanza diciassette? Mi sento rispondere: Scusi, signore, ma questo numero non esiste.

E perch?

E chi ci andrebbe dentro?


Povero diciassette! Sei condannato ad essere un segno di sfortuna quasi che tu fossi di natura differente dal
sedici o dal diciotto.

Una situazione di simile avviene per il venerd.
Chi comincerebbe qualche cosa in tal giorno? Chi oserebbe mettersi in viaggio? E cos per il sale versato sulla
tovaglia, per lolio, per il ronzio nell'orecchio, per la civetta sui tetti ecc.

Aggiungi limportanza che viene data alle svariate
operazioni degli indovini, allo studio delle stelle, alle carte,
a scrutare le linee della mano, ritrarre oroscopi secondo la
costellazione sotto la quale uno nasce, per non parlare delle
sedute spiritiche e medianiche che tanti ammalati di nervi
hanno dato alla nostra moderna societ.

62


Oh, povero uomo moderno che non vuoi credere,
non t'accorgi che, rinnegando la fede, sei passato a credere
le cose pi sciocche? A te potrebbe applicarsi il detto di Cicerone: Nessuno teme pi la morte e gli dei, di chi denigra
la religione.

Si deride la povera gente di campagna, che presta
fede ai semplici rimedi offerti da qualche furba fattucchiera. Ed giusto. Ma quanto pi a ragione possiamo deridere tanti colti signori e dame del gran mondo, che fanno
anticamera negli studi delle indovine o chiromanti per
scrutare il futuro! E quelle buone signore che disdegnano
di andare a confessarsi, non credono di perder tempo in
quelle lunghe attese. E quei signori che non vogliono pregare, perch ormai non pi di moda, stanno ansiosi ad
aspettare il responso del futuro da una persona di dubbiosa onest intellettuale e morale...

Un bel Crocifisso appeso alla parete stato sempre
il pi bellornamento di una casa cristiana, ma nella casa
moderna ci sta meglio un piccolo Buddha o un amuleto
orientale, o uno stupido portafortuna. Il portare al collo
una piccola medaglia della Madonna tradizione che le
nostre mamme ci hanno fedelmente tramandato, come piccolo omaggio a Maria, per assicurarne il patrocinio nelle
varie vicende della vita; ora dai moderni stimata roba
daltri tempi, si preferisce invece portare qualche cornetto,
o altri gingilli allocchiello e al cinturino dellorologio.

Anche i pagani disprezzavano i superstiziosi. Al romano Catone domand una volta un soldato tremante: La
notte scorsa i topi hanno rosicchiato i miei stivali, cosa vuol
significare?.

Non significa niente, rispose Catone; sarebbe da
impressionarsi se i tuoi stivali avessero rosicchiato i topi.
63


La fede vera , per lumanit, come una magnifica
corrente di limpida acqua fecondatrice, mentre lincredulit
inaridisce sotto il suo fango i pi fertili terreni.

Veglia, mio caro, sulla tua fede: custodiscila e difendila da tutte le infiltrazioni della moderna miscredenza e
della superstizione, che vorrebbe guastarne la purezza.
Sappi compatire la cecit di tanti infelici che si perdono
nelle oscure regioni della superstizione e dell'errore e, fiducioso, fissa il tuo sguardo negli splendori della verit: ai negatori di Dio, agl'indovini ed ai chiromanti, contrapponi la
tua ferma fede in Dio onnipotente Creatore del cielo e della
terra e nel Suo Divino Figlio Ges Cristo...

Spirito dindipendenza
C


hesterton descrive lanima che non volendo
seguire la vecchia via, va in cerca della verit per conto
proprio.

Immagina un viaggio per mare alla scoperta di
nuovi lidi, alla terra della verit, conquistata da s e nuova,
tutta nuova.

Dopo una lunga navigazione pi o meno incerta
ecco finalmente si delinea all'orizzonte la terra ferma. Il
navigante si avvicina con emozione al nuovo regno che
crede di aver scoperto, ma grande la sua sorpresa, quando si accorge che egli ritornato al lido dal quale partito,
alla terra dei suoi padri, alle verit che essi gli avevano insegnato ed egli aveva disprezzato.

64

Ci accade a molte anime.


I giovani vogliono essere indipendenti, e nel campo
intellettuale preferiscono ci che frutto del loro personale
pensiero. Nel campo religioso, essi sono presi dalla smania
di non seguire la via per la quale altri sono passati, fosse
pure la via tracciata dal Salvatore.

Essi pensano di poter trovare qualche cosa di nuovo,
cui nessuno abbia pensato. Dopo qualche anno, per,
quando comincia la riflessione e l'esperienza, devono constatare che la via indicata da Ges Cristo e per la quale milioni di anime sono passate, attraverso i secoli, lanima
buona, sempre nuova e feconda di bene.

Iddio non parla a questo o a quell'uomo in particolare, e non manifesta il Suo volere e le Sue leggi privatamente a ciascuno.

Egli, con lo scopo distruire e guidare gli uomini, ha
fondato una meravigliosa istituzione: la Chiesa Cattolica.
Ges ha detto ai suoi discepoli: Andate dunque e ammaestrate
tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ci che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt
28,19-20). Con queste parole, Egli ha dato alla Chiesa la
missione di diffondere la verit in tutto il mondo.

Da questo magnifico edificio, che la Chiesa Cattolica, non si pu togliere nessuna pietra, perch altrimenti
tutto cadrebbe. Se io non comprendo questo o quel punto
dei suoi insegnamenti, se quella legge non mi piace, non
posso dire che quei principi non sono veri, o che la Religione Cattolica ha fatto il suo tempo, oppure che un giovane
moderno oggi non pu essere buon cattolico. Forse la causa
dei miei dubbi un insufficiente studio ed una superficiale
conoscenza della vita. I grandi geni del Cristianesimo non
si fecero una Religione personale, ma furono figli devoti
65

della Chiesa. Non sar, dunque, umiliazione per un giovane, seguire il loro esempio.

Non sopravvalutare le imperfezioni che riscontri in
quanto vi di umano in questa mirabile istituzione.

Che meraviglia se nella storia millenaria della Chiesa tu possa scoprire qualche debolezza? Essa fondata da
Cristo ed composta di uomini, soggetti come tali, essi pure, alle umane debolezze. Ma che cosa sono queste ombre
in confronto agli splendori che irradiano da tutta la storia
gloriosa della Chiesa?

Un giorno un calzolaio si ferm a contemplare il
ritratto del doge Grimani eseguito dal celebre pittore Tiziano14. Egli osserv l'opera meravigliosa del grande maestro. Lanalizz in ogni sua parte ed infine concluse: Non
fatta bene. La cucitura delle scarpe, sbagliata.

Sta attento di non fermarti come il calzolaio di
Venezia ai minimi particolari che non tolgono il valore
dellopera.

Rispetto umano
I


o sono religioso, dice taluno, sinceramente
religioso, ma questa una questione intima che passa unicamente tra Dio e l'anima mia. Non voglio manifestare
questi sentimenti a nessuno. La vita religiosa un'espressione spontanea dell'anima umana, che non bisogna
TIZIANO (1476-1576) nato a Pieve di Cadore. Uno dei pi grandi
pittori della Scuola Veneziana.
14

66

esporre al pubblico: ciascuno la conserva in silenzio, nel


segreto del suo cuore; la cosa pi importante di essere
religiosi intimamente, tutto il resto: esteriorit, forme, cerimonie ecc. sono formalit inutili.

A chi dice cos, rispondo che io pure non so trovare
parole sufficienti per condannare quelli che, esteriormente,
praticano atti di grande piet, mentre il loro interno vuoto, o peggio. La vera religiosit non sta nelle apparenze.
Non religioso quello che loda Dio solo con le labbra,
mentre il suo cuore lungi da Lui. Non religioso colui che
biascica molte preghiere, va in chiesa e partecipa a processioni, ma vive nel peccato ed ha il cuore duro verso il suo
prossimo.

Tale esterna religiosit non altro che la caricatura,
lo scherno della vera idea religiosa; una falsa concezione
del dovere dell'uomo in questa materia.

Messo in chiaro questo, necessario aggiungere subito che commette atto di vilt colui che tenta di nascondere agli altri quei sentimenti che pur si riconoscono nobili e
necessari all'anima. Non basta dire: Dio sa quel che io
penso; Egli, che scruta nei cuori, vede il sentimento dellanima mia. Bisogna manifestare la propria fede con coraggio, dinanzi a tutti.

Quindi se tu ti trovi in compagnia di qualcuno, per
regola generale, non fare discussioni in materia religiosa. Se
per tu, passando dinanzi ad una chiesa, od incontrando
un sacerdote che conosci, non fai come il solito il tuo segno
di saluto e di rispetto, dicendo tra te: Gi basta un sentimento del mio cuore, tu sei un vile: nascondi la tua fede!

A casa, nel tuo studio, fuori della vista di tutti, tu
preghi con fervore, e fai bene; ma perch allora dovresti
67

vergognarti di piegare il ginocchio dinanzi al Santissimo


Sacramento dellEucaristia, alla presenza di molta gente,
scusandoti col dire: I segni esterni a nulla valgono? So
che tu hai un'anima pura e non cominceresti mai un discorso cattivo, ma perch dovresti tu dare lesempio di
mancanza di coraggio ridendo alle indecenti allusioni dei
tuoi compagni, delle quali dovresti arrossire? Concludendo:
il sentimento interno innanzi tutto, ma non deve mancare
l'esterna manifestazione dei sentimenti del cuore.

Ricordo, come fosse ora, l'impressione che ho provato, quando, da bambino, sentivo raccontare la descrizione della Passione del Signore ed il senso di sdegno che mi
veniva per la vilt dimostrata da Pilato nel processo a Ges.
Io non trovo colpa alcuna in questo uomo, aveva detto il
giudice romano. E allora perch non gli fai giustizia e non
lo metti in libert? Perch non lo difendi contro la plebaglia? ma, ecco, si eleva il grido che lo fa tremare: Se tu
lo liberi, sei nemico di Cesare. Essere accusati presso Cesare, compromettere la carriera!... meglio che Ges sia
sacrificato!...

Quanti giovani ripetono oggi la vilt di Pilato! Essi
amano la loro religione, la conservano anche nel cuore finch non sono contraddetti. Perch se qualcuno comincia a
deridere le cose sacre e a schernire chi professa francamente la sua fede, essi cominciano a tremare, non hanno pi
coraggio di parlare e sono spaventati dal pensiero di essere
chiamati bigotti. Dapprima essi si preoccupano soltanto di
non urtare chi la pensa diversamente, poi cominciano anch'essi a parlare pi liberamente delle cose sacre e da ultimo si associano vilmente a chi schernisce la loro fede.

Oh, se riflettessero per amore di chi essi hanno
tradito la verit! Pilato lo fece per timore della plebe ed
essi per quattro volgari negatori di Dio, per lo scherno o il
68

sorriso di un compagno, forse per meno ancora. triste


ed umiliante...

Usque ad sanguinis effusionem


utte le grandi idee hanno avuto i loro martiri.
facile il parlare di filosofia, sdraiati sopra una comoda
poltrona, presso la stufa, ma la forza delle proprie convinzioni si dimostra in maniera ben pi efficace quando si
disposti per essa a sacrificare i propri beni, la posizione, la
famiglia e la vita stessa.

Giovane caro, sii orgoglioso di sapere che, per la tua
fede cattolica, milioni di martiri hanno dato la vita. Della
storia dei martiri dei primi tre secoli della Chiesa si possono
riempire interi volumi. A quel racconto la nostra fede si
rinforza, specialmente quando incontriamo, non solo uomini vigorosi, ma anche deboli donne, vecchi, fanciulle e
fanciulli che guardavano in faccia i tormenti con eroico coraggio, in presenza di una folla assetata di sangue, rappresentante di quel morente paganesimo sul quale avrebbe
trionfato la Croce di Cristo.

Essi avrebbero potuto evitare tante sofferenze solo
sacrificando pochi grani dincenso agli idoli, una sola parola avrebbe potuto salvarli dalla morte. E invece, che fecero
quegli eroi?

Il padre del fanciullo Origene era stato arrestato.
Origene15 scrive una lettera, nella quale egli prega il padre

15

ORGENE - Esegeta e teologo, nato ad Alessandria (185-254).


69

Leonida di non venir meno alla sua fede per amore della
famiglia.

Un ragazzo di dodici anni, Cirillo, cacciato da casa dal padre per la sua fede cristiana. Il giudice pagano lo
prende e, per intimorirlo, lo minaccia dicendo che avr i
pi terribili tormenti , invece Cirillo esclama: Presto, presto, donami il cielo.

Potrei continuare a lungo con esempi commoventi
delleroico coraggio di quei primi cristiani.

E non soltanto nei primi secoli della Chiesa fu versato il sangue per la fede, ma si pu dire che gli eroi del
Cristianesimo non mancarono mai. Leggendo la storia tu
puoi trovare mille esempi di uomini di carattere che professarono la loro fede a costo di ogni sacrificio. Anche negli
ultimi tempi, l dove si rinnovata la persecuzione alla
Chiesa di Cristo numerosi giovani della tua et hanno dato
coraggiosamente la vita per Cristo Re.

Come dovrebbe arrossire, dinanzi a tali esempi, chi
per timore di qualche sciocco schernitore tradisce la sua
fede!

S, sii fiero della tua religione. Pensa alla meravigliosa trasformazione che il Cristianesimo ha compiuto nel
mondo pagano e a quella nuova corrente di vita e di civilt
che esso ha portato in mezzo agli uomini. Immaginati, per
un istante, i nostri paesi senza il Cristianesimo; togli dalle
nostre citt i capolavori dell'arte che da esso sono stati ispirati; le cattedrali, le opere di assistenza e di carit e quanto
sotto lispirazione cristiana si compiuto in ogni campo
sociale; e allora tu comprenderai quale vuoto si formerebbe
togliendo dal mondo la Croce di Cristo.
70


Giovane caro, fa una solenne promessa: Non voglio
mai tradire la mia fede!

za!

Non voglio cedere vilmente dinanzi a chi la disprez-


Professer la verit a qualunque costo, ricordando
sempre le parole del Salvatore: Chi dunque mi riconoscer davanti agli uomini, anchio lo riconoscer davanti al Padre mio che nei
cieli; chi invece mi rinnegher davanti agli uomini, anchio lo rinnegher davanti al Padre mio che nei Cieli (Mt 10, 32-33).

71

Capitolo III
VIVI la tua FEDE

La visitazione (Domenico Ghirlandaio)

Siate voi dunque perfetti come


perfetto il Padre vostro celeste
(Mt 5, 48)

La vera religiosit
S


pero, oh giovane caro, che leggendo queste
pagine, sia sgorgata dal tuo cuore la preghiera: Credo, oh
Signore, accresci in me la fede. Voglio difendere, ad ogni
costo, questo prezioso tesoro contro ogni insidia o nemico
che volessero rapirmelo. Voglio diventare un perfetto cristiano, degno del carattere glorioso che Cristo ha impresso
nell'anima mia.

giusto, dunque, che ora io precisi sempre pi il
concetto della vera religiosit e ti dica come tu debba vivere
la tua fede.

La vera religiosit consiste essenzialmente in un intimo omaggio dell'intelletto, del cuore, della volont, di
tutto il nostro essere a Dio. Non va confusa, dunque, con lo
sterile sentimentalismo che s'accontenta di qualche superficiale impressione, di qualche lagrimuccia, che ama le pie
emozioni provocate dalle suggestive armonie dell'organo in
una chiesa gotica, dalle vetrate colorate e dalle lunghe colonne che si perdono nelle volte semi-oscure, sentimentalismo che non rivela un'interiorit religiosa e soprattutto ne
ignora le pratiche esigenze.

No, la religione qualche cosa di pi profondo, di
pi serio, di pi efficace.

La religione quanto di pi nobile ed utile possiede
lumanit.

Si cercato di sostituirla con alcune speculazioni
filosofiche o sistemi etico-sociali; invano, perch soppressa
75

la religione, perdono il loro vero significato le parole: virt,


onest, dovere, coscienza.

Guarda alla vita dei pi celebri eroi della Grecia
pagana: essa intessuta di atti di grande coraggio e civiche
virt, ma insieme di debolezze, superstizioni e talvolta di
abominevoli vizi. Si sente che in quelle vite, per quanto celebri, manca qualche cosa: la luce della fede.

La vera religiosit avvicina lanima a Dio, la
creatura al suo Creatore. Questo slancio dello spirito verso
Dio eleva l'uomo sopra le cose terrene e gli fa sentire meno
l'impeto delle passioni e le dolorose conseguenze della natura umana decaduta.

Lo stesso Kant confessa che la religione una medicina universale, indispensabile nelle dolorose vicende della
vita.

Intendi cos la tua religiosit? Soprattutto sei convinto che essa non un semplice ornamento di cui si pu
fare a meno, ma qualche cosa di essenziale, di doveroso, di
necessario perch la vita abbia un valore?

Vita e Fede
N


on accontentarti di aver il nome cristiano, ma
sappi vivere la tua fede.

Essere soldati, diceva un grande generale, significa: ritardare di prendere il cibo anche se si ha fame; non
bere quando si ha sete; aiutare i camerati feriti anche se si
molto deboli....
76


Essere soldati di Cristo, significa non cadere nel
peccato quando si assaliti dalla tentazione; fare il proprio
dovere anche se questo non sar riconosciuto; servire Dio
con ladempimento fedele della Sua volont, costi quel che
costi, sia nelle cose grandi come nelle piccole.

un eroismo il salvare qualcuno da una casa in
fiamme, o da un impetuoso torrente, ma di rado capitano
tali occasioni, perci parimenti da lodarsi colui che,
giorno per giorno, si assoggetta a piccole rinunce e sacrifici per il bene del prossimo e per compiere fedelmente il
suo dovere.

Che diresti di chi passasse le sue giornate sulla
sponda del fiume, in attesa che qualcuno vi cadesse dentro
per poterlo salvare? Meglio sarebbe che egli non trascurasse gli innumerevoli doveri che reclamano il suo tempo.

Il valore di unopera buona non dipende unicamente dalla sua grandiosit o difficolt, ma dal sacrificio, dalla
diligenza e dalla generosit con la quale si compie.
***

Certi giovani, che si dicono credenti, si ritraggono
spaventati dai loro compagni pi vivaci, vedendo nell'allegria, forse un po' eccessiva e clamorosa che dimostrano,
qualche cosa di colpevole.

Essi non hanno il vero concetto della bont. Ges ci
d l'esempio di un'amabilit che avvince tutti. I santi furono
i modelli pi perfetti della vera letizia.

Essere credente, infatti, non vuol dire essere strano. Il giovane veramente credente non parla molto della
sua religione, ma vive secondo essa. Non se ne vanta, ma
77

neppure se ne vergogna. Tra i suoi compagni praticanti


egli non vuole fare lo zelante, ma, nelle compagnie leggere, egli non nasconde affatto le sue convinzioni.

Per molti giovani il sentimento religioso si riduce a
qualche cosa di indeterminato. Credono s che esista lontano lontano, sopra le nubi, un Dio che bisogna, di quando in
quando, pregare perch se ne ha bisogno, ma non ne sentono il benefico influsso in tutta la vita.

Il giovane che ha una fede viva non simmagina Dio
al disopra delle nuvole, ma lo sente dovunque presente, sente che in Lui viviamo, ci muoviamo e siamo, e, neanche
se lo volessimo, potremmo da Lui sottrarci. Vede in Lui
lAmore infinito che ci avvince, la Bont per essenza che a
s attrae e lega con magnetica forza il cuore umano.

Il giovane che vive la sua fede, non ha del Salvatore
unidea fredda, accontentandosi di sapere dove Egli sia nato, come sia vissuto e morto; ma, per lui, Ges una Realt
Vivente, il cui divino aspetto impresso nella sua anima,
che ne rimane infiammata. Senza di lui la vita gli sembra
impossibile, perch egli sa che Ges la Via, la Verit e la
Vita.

Ecco, caro figliolo, che vuol dire vivere la propria
fede! Lhai tu sempre considerata cos? Non restringerne il
valore e la portata, non sviarne il significato, ma informa la
tua vita ad una piet intelligente, seria ed efficace.
***

78

Fede vissuta
U


na schiera di collegiali si avvia festosa per una
lieta passeggiata nel bosco. un magnifico mattino di
maggio che infonde nei cuori di quei giovani un senso di
gioia, che si manifesta nelle allegre risate, nello scambio
vivace di frizzi, negli scherzi innocenti e nei lieti canti che si
diffondono nellaria.

La schiera si gi dispersa nel bosco a piccoli gruppi, quando quella serena letizia turbata da un incidente
spiacevole. Tra due alunni sorta una lite; non manca
qualche offesa. I giovani si accendono sempre pi ed infine
vengono alle mani. Succede una scena disgustosa. Intervengono i compagni, ma oramai lallegria di quella gita
guastata.

A mezzogiorno, tutti si raccolgono per la colazione
al sacco; tutti, fuorch uno e appunto uno dei due litiganti.

In preda all'ira egli si appartato dalla comitiva.


Alla sera, quando i compagni sono raccolti in cappella per le orazioni, egli ancora agitato dal rancore contro chi lo ha offeso.

Si inizia la preghiera e un coro di voci giovanili fa
seguito alle parole del sacerdote: Padre nostro, che sei nei
cieli.... Ma quando quel giovane giunge alle parole: rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, non pi capace di proseguire. Con il volto tra le
mani, nel segreto tumulto del suo cuore ferito egli riflette al
dovere del cristiano perdono che quelle parole gli impongono e, dopo pochi minuti d'interna lotta, egli prosegue la
79

sua preghiera: rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo.... Egli ha vinto.
***

Un altro ritratto.


Dinanzi allaltare, nella cappella silenziosa, sta inginocchiato un giovane. Una terribile burrasca si agita nel
suo cuore. Egli si rifugiato ai piedi del Santo Tabernacolo
per attingere da Ges Eucaristia forza contro le sue penose
tentazioni:

Oh Signore, Tu sei puro. Tu sei la purezza per essenza... Tu sai che io non voglio essere cattivo, che non voglio macchiare lanima mia. Il fuoco delle mie passioni avvampa dentro di me, non mi da pace, n giorno, n notte;
ma io, oh Signore, non voglio cedere...

Sembra che nelle mie vene il sangue scorra come
lava infuocata e dinanzi alla mia fantasia il nemico della
mia anima presenta le pi seducenti immagini che m'invitano alla resa; ma io, oh Signore, non voglio, non voglio
cedere, no, no....

Alla luce incerta della lampada, il Crocifisso sembra
posare amoroso lo sguardo su quel figliolo fedele e dal Santo Tabernacolo un torrente di luce inonda quell'animo giovanile che di l riparte con il cuore pieno di confidenza e
coraggio.

80

Ecco, mio caro, cosa vuol dire vivere la propria fede.

Fede e progresso
U


na seria piet non si oppone ad una vita bella
ed operosa, e per conservare la grazia di Dio, condizione
essenziale per vivere bene, non devi rimanere indietro agli
altri.

Questo libro non vuole certo intralciarti le pi ardite e nobili conquiste della vita. No, mio caro, per quella
religione che io vorrei sempre viva e fervida nel tuo cuore,
io ti dico: se il Signore ti ha dato talenti per lo studio, abbraccialo con entusiasmo per poter un giorno distinguerti
in modo da trascinare col tuo esempio di scienziato o letterato credente anche altri ad amare e rispettare la religione.

Se il Signore ti ha dato inclinazione e genio per le
arti, coltivale con amore, e possano le tue opere formare
l'orgoglio di quella religione che le ha ispirate; in una parola sia che tu diventi ingegnere, avvocato, artista o letterato,
aspira sempre alla perfezione, per poter meglio diffondere il
bene che tu stesso hai ricevuto dalla religione.

Opponi allo spirito del mondo, con virile coraggio,
lesempio di una vita perfettamente morale. Guardati dalle mezze misure. Fedele al tuo dovere, fino al sacrificio,
non venir mai meno al primo dovere, quello cio di buon
cristiano, resistendo cos contro l'influenza dannosa del
mondo paganeggiante.

In una delle campagne napoleoniche, dopo una
battaglia, il generale, mentre attraversava il campo ricoperto di caduti, scorse in mezzo ai cadaveri un giovane
ferito che pregava. Il generale s'arrest meravigliato. Che
hai, camerata?, gli chiese. Ieri, rispose il giovane, ho
81

combattuto, perch sono soldato; ora prego, perch sono


cristiano.

Il generale gli tese la mano: Ecco il vero soldato!.


S, adempiere il proprio dovere verso Dio e coscienziosamente fare tutto quello che la nostra condizione e vocazione ci richiedono nella vita: ecco il vero cristiano!

Religione e carattere
I


l pi bel gioiello che si possa ammirare sulla terra
l'uomo che ha un alto ideale da raggiungere e non si allontana dalla sua via; onesto e puro, gentile con tutti, ma
irremovibile nei suoi principi, in una parola: luomo di carattere.

Non aspiri tu, oh giovane, a diventare tale? Ebbene,
la tua religiosit seria e profonda, former in te il vero carattere.

Il giovane religioso ha coscienza della sua dignit,
perch sa di essere figlio di Dio destinato ad un altissimo
fine.

Io ho un'anima, egli pensa, che ben pi preziosa
dei beni terreni e che perci devo preservare da ogni peccato ed elevare con nobili azioni. Io ho pure un corpo del
quale devo aver cura e che non vorr mai rendere schiavo
di abitudini peccaminose, perch esso il tempio dello Spirito Santo che, per la grazia, abita in me.

82


Solo il giovane religioso pu avere tale senso di dignit personale. Egli pu camminare a testa alta, sulla terra, perch sa chinarsi dinanzi a Dio. La religiosit e la buona coscienza non lo fanno, no, orgoglioso, ma lo rendono
coraggioso e fermo in mezzo alla fluttuante e debole moralit dell'ambiente in cui vive.

Il giovane religioso non opportunista. Non nega
facilmente i suoi principi anche se circondato da persone
che dissentono da lui, non superficiale con i superficiali,
non dubita con i miscredenti, non deride con gli irrisori
della fede. Neppure si rende schiavo di mutevoli umori, ne
cambia da un momento allaltro di parere, ma conserva
sempre la sua linea di condotta. Sa obbedire piuttosto a
Dio che agli uomini.

Il giovane religioso non interessato. Egli non va in
cerca con ansia degli interessi materiali. Al disopra di essi
conosce e apprezza i valori spirituali e soprannaturali. Invece che arricchirsi con mezzi illeciti, preferisce rimaner
povero; tutto sacrifica piuttosto che lonore.

Egli ogni giorno opera il benessere della sua vita
terrena, ma il suo cuore, che creato per Iddio, non si attacca ai beni di questa terra.

Il giovane religioso non egoista. Egli veglia sui suoi
istinti e desideri e li sa dominare. Sa che ci son altri uomini
sulla terra e che non deve pensare soltanto a se stesso, e,
quando le circostanze lo permettono, non manca di aiutare
il suo prossimo. Il suo pi grande piacere di far lieti gli
altri e nelle relazioni sociali cortese e premuroso. Lavora,
studia, cerca di progredire, ma sempre con mezzi leciti e
mai vuole raggiungere il suo scopo facendosi sgabello delle
spalle altrui.
83


Il giovane religioso non burbero n scortese. La
sua anima in ordine davanti a Dio e perci meglio di ogni
altro, ha diritto di essere felice. Se qualche volta ha motivo
di rimproverare i suoi amici, lo fa amorevolmente e, con
ci, tutto finisce senza serbare rancore nel cuore. Egli
sempre gentile e premuroso.

Il giovane religioso non pessimista. Molte volte gli
animi giovanili sono soggetti allo scoraggiamento di fronte
alle prime dolorose disillusioni e alla vista dei dolori umani.
La vera religiosit preserva da tale pericoloso scoraggiamento perch, in mezzo al grande male che dilaga nel
mondo, ci fa vedere anche il bene e le anime nobili e grandi.

L'uomo religioso, dice uno scrittore, come luccello che canta anche se sotto di esso si rompe il ramo, poich sa di avere le ali.

La religione come lala che ci solleva sopra le nostre miserie ed i mali terreni.

Il giovane religioso non ha vane illusioni. Egli ha dei
nobili ideali, ma non si sgomenta se vede che qualche volta
nella vita, non potendo aver meglio, bisogna accontentarsi
del bene possibile.

Il non poter subito ottenere il successo desiderato
non lo scoraggia e non gli toglie la pace e la serenit.

In una parola il giovane religioso veramente luomo di carattere di cui il mondo oggi ha tanto bisogno.

Cos il Santo Padre Pio XI definisce il giovane
ideale: Quando si parla di giovent, si pensa sempre ad
un essere bello, lieto, sano, forte, nella gioia della vita. Ma
84

il giovane cattolico esprime qualche cosa di pi e di meglio; egli vuole essere un giovane che, oltretutto e soprattutto puro, onesto, devoto, laborioso e conscio del dovere, fedele, fermamente fedele a tutti i doveri verso Dio e
verso gli uomini; fedele e fermo come una roccia. E finch
un tal giovane cos, pur cos la pi bella e la pi sicura
speranza davvenire per la Patria e per la Chiesa, per la
Religione e per la Societ.

Scegli
S


e a molti uomini d'oggi si domandasse: Dimmi, amico, perch tu sei cattolico? si riceverebbe questa
risposta: Perch lo erano i miei genitori.

Una tale risposta non deve mai uscire dal tuo labbro. Quando tu sarai adulto, devi poter dire francamente:
Sono cattolico, perch io voglio esserlo; perch mia intima e viva convinzione che la fede cattolica contiene una
dottrina infallibile, divina; perch ho constatato che da essa
mi viene forza alla volont e pace allanima.

Sono fiero di possedere questo prezioso tesoro e
convinto che nessun'altra religione risponde pi efficacemente alle aspirazioni dell'animo umano.

Credo nella sua divina origine e ne vedo una conferma nel fatto che essa ha saputo formare i migliori, i pi
degni e i pi nobili uomini.

Stimo la mia fede perch non soltanto essa regola le
azioni esterne, ma controlla pure i segreti pensieri e aiuta a
vincere le sregolate passioni.
85


Non pu essere umana invenzione una religione
che, nonostante la sua austera morale, ha saputo avvincere
tanti milioni di uomini.
***

S, oh giovane, io spero che un giorno tu potrai
parlare cos.

Al tempo dei primi cristiani, viveva un soldato romano di nome Mario, il quale, per il suo valore, era chiamato: vitis militaris. Consegu presto il diritto ad un posto di
comando, ma, al momento di esserne investito, venne fuori
un soldato suo competitore, che lo accus di essere cristiano. Fu posto a Mario il quesito ed egli, senza negare, chiese
tre ore di tempo per riflettere.

Si rec subito dal vescovo per chiedere consiglio. Il
vescovo accompagn il bravo soldato in chiesa e, presa la
spada, che egli aveva al fianco, con una mano e tenendo
nell'altra il Vangelo, gli disse: Scegli: la fortuna terrena o il
Vangelo, la vita o la morte.

Il soldato stese la sua mano al Vangelo. Non aspett
che trascorressero le ore richieste e si rec subito dal tribuno. Egli fu giustiziato.

Scegli, ti dir ogni giorno la vita con le sue innumerevoli lusinghe deridendo forse le rinunce a cui ti sottoponi per conservarti buono.

Scegli tra il mondo con le sue seduzioni e la vita austera del dovere e della virt che Cristo ti ha tracciato.

86


Scegli, oh giovane, tra le comode teorie filosofiche
di spiriti indocili e la dottrina di Cristo che la Chiesa ti ha
tramandato.

Scegli tra i film volgari o immorali, gli spettacoli, i
balli licenziosi, le libere amicizie ecc. e la mortificazione
che una vita pura richiede.

In una parola vuoi tu, oh mio giovane amico, essere
del numero dei pi, che si uniscono a servizio delle passioni
e del mondo, o vuoi, a fronte alta e serena, con il cuore puro e locchio fisso ad un sublime ideale di carit e fede, percorrere il cammino che la Provvidenza ti ha tracciato per la
salvezza dellanima tua, per la gloria di Dio, per il bene del
prossimo e per la vera grandezza della tua Patria?

Alla vetta
U


na parola, prima di chiudere questo capitolo,
su quelli che ben possono dirsi gli esempi pi fulgidi di fede
vissuta: i Santi.

Quando un giovane sente parlare di santit e di santi, prova un senso di sbigottimento e pensa agli eroi cristiani
come ad esseri di natura diversa dalla sua, degni di ammirazione, non gi di imitazione.

Ma che vuol dire santit e che significa divenir santi? La santit non sta nell'appartarsi dal mondo, ma nel saperlo dominare; santit l'immensa forza spirituale dell'anima che vince la materia; santit la giusta comprensione del valore della vita. I Santi sono eroi, eroi della vera
87

libert dello spirito, che giungono a Dio dopo aver trionfato


sulle umane passioni.

Non ha, dunque, niente a che fare con la santit,
l'andare con il collo torto, con laria triste, il fuggire da malinconici misantropi il consorzio umano. No, no. Il Santo
qualche cosa di meglio, egli un eroe che ottiene le pi nobili vittorie su se stesso ed insegna a qual punto di perfezione possa giungere luomo, corrispondendo con generosa
volont alla grazia di Dio.

Ti piacerebbe, oh giovane, diventare un simile eroe?
Ti sembra troppo alta l'aspirazione? Dici che mai tu potresti raggiungere codesta meta? Non devi dimenticare che
l'essersi sforzato per raggiungere lideale gi una magnifica vittoria. Quanto pi alta la meta a cui si tende, tanto
pi noi saliamo.

Limitazione dei Santi ci fa progredire nella via della
perfezione. I Santi adattano, per cos dire, gl'insegnamenti
del divino Maestro alle circostanze della vita quotidiana, ne
diventano esempi viventi e cinsegnano la maniera di rendere meritoria la nostra vita. Da tali esempi ne viene una
forza potente alla nostra debolezza, incoraggiamento alla
nostra volont e la convinzione che, non solo possiamo
ammirare Ges Cristo, ma che possiamo imitarlo efficacemente in qualsiasi condizione di vita. San Luigi, San Stanislao, San Giovanni Berkmans, si santificarono come studenti; Santo Stefano d'Ungheria si fece santo su un trono regale; San Emmerico, tra gli splendori della corte principesca;
San Martino, nelle vicende della guerra.

Nella vita dei santi incontriamo talvolta certe azioni
eccezionali che destano la nostra ammirazione, ma che non
ci sentiamo di imitare, come per esempio le penitenze
straordinarie di alcuni di loro. In tal caso noi dobbiamo
88

distinguere tra il fatto eccezionale, che certo non pu essere


da tutti imitato, e lo spirito che lo ha suggerito. Nessuno,
per esempio, si sentirebbe dimitare gli stiliti che rimanevano per anni su una colonna, ma potrai bene imitare la loro
meravigliosa forza di volont, leroismo e la mortificazione
di se stessi.

Onora i santi!


Di quando in quando noi leggiamo che, in questa o
in quella citt, si innalzato un monumento a qualche artista o scienziato e, se luomo ha raggiunto una fama eccezionale, si raccolgono le sue reliquie e gli oggetti che gli sono appartenuti e vengono messi in un museo.

Va bene rendere onore ai grandi, ma quanto pi
non dovrebbero essere onorati gli eroi della virt, che ci
fanno intravedere l'eterna bellezza, e nei quali, come in uno
specchio, possiamo ammirare limmagine di Dio!

Coraggio, giovane amico, non temere di aspirare
troppo alto. proprio dei giovani il concepire piani arditi,
dei giovani la generosa dedizione che non bada ai sacrifici.
Oh! se tra i miei lettori qualcuno almeno sentisse questa
nobile aspirazione: voglio farmi santo; si rivolga fiducioso
all'Autore della Grazia che sorregger la sua debolezza.

SantAgostino 16, il grande pensatore cristiano, che
nella sua giovinezza s'era dato ad una vita scorretta, vagheggi questo ideale di perfezione e di santit e, senza scoraggiarsi per il suo passato, guardando alle radiose figure
dei santi che illustrano la Chiesa, esclam: Si isti et istae, cur
non ego?; e divenne il pi dotto dei santi ed il pi santo dei

SANT'AGOSTINO (353-430), Padre della Chiesa, filosofo e teologo


sommo, nato a Tagaste in Numidia, Vescovo di Ippona.
16

89

dotti. Ripeti, oh giovane: Se questi e queste divennero


Santi, perch non posso divenirlo anch'io?

La vita della santit aperta a tutti e ad essa ci invita il Divino Maestro: Siate voi dunque perfetti come perfetto il
Padre vostro celeste (Mt 5, 48).

90

Capitolo IV
La VITA dellANIMA

La predicazione di Giovanni il Battista (Giovanni Tiepolo)

Vegliate dunque,
perch non sapete in quale giorno
il Signore vostro verr (Mt 24, 42)

Tre domande
U


na carovana europea vagava sperduta attraverso le aride sabbie del deserto, avendo smarrita la via. Spossata dalla fatica, quella povera gente a mala pena poteva
trascinarsi. Quand'ecco, da un piccolo rialzo di sabbia,
sbuc fuori una compagnia di beduini, che savvicin subito agli insoliti viaggiatori, lincontro fu emozionante. Il capo dei beduini comprese la tragica condizione in cui quegli
infelici si trovavano: Chi siete?, chiese, da dove venite?
Dove volete andare? ...

Tu pure, oh giovane, nel deserto della vita saresti
uno sperduto, se non riflettessi alla via che devi seguire.

Chi sei tu? Da dove vieni? Dove andrai a finire?
Gravi quesiti sui quali tu devi seriamente meditare, perch
dalla risposta che tu ad essi darai, dipende la tua eterna
felicit.

Innanzi tutto: chi sei tu?


Poco interessa il tuo nome e la tua condizione; chi
sei tu, oh tenero virgulto dell'albero secolare dellumanit?
Tu sei un giovane, al quale si apre dinanzi la vita e che ha
un compito da svolgere su questa terra.

Da dove vieni?


Prima che questa casa, questa stanza dove stai leggendo questo libro esistessero, doveri tu? ...

Dove vai?
93


Dove sarai fra cento anni? Quando tu sarai scomparso, ancora esister questa stanza, dove forse un altro
legger, ma quello non sarai certamente tu. Dove dunque
sarai?

Vedi, mio caro, come sono serie queste domande.
Ricorda che lumanit invano si affaticata a cercare altra
risposta che tranquillizzasse il suo spirito, all'infuori di quella che viene dalla Religione. Dov'eri cento anni fa? Nel
pensiero di Dio. Dove sarai fra cento anni? Oh, che tu possa esser degno di trovarti al Suo cospetto!

Da Dio a Dio

Vivo per servire Dio e muoio per andare da Lui.

Oh, se si pensasse pi spesso a queste sublimi verit!

o vengo da Dio e a Dio devo ritornare.


Tu dirai che sono malinconie, che si deve godere la
vita senza tante preoccupazioni.

E chi ti dice che riflettere su questi problemi amareggi la vita? Essi anzi le danno un'intonazione pi seria ed
un valore. Sii dunque sorridente e lieto, ma non leggero ed
incosciente, perch la vita non un sogno, bens una seria
realt piena di conseguenze e di gravi responsabilit.
***

Io sono venuto a questo mondo. Vivr quaranta,
cinquanta, sessanta anni... poi dovr lasciare questa terra.
94


La scienza insegna che una volta la terra era
unimmensa massa infuocata. Nessun essere vivente poteva
allora esistere su di essa. Come pot comparire dunque il
primo essere vivente sulla terra, appena che la sua crosta si
fu raffreddata? Pu la materia inanimata produrre alcunch di animato? La scienza e la filosofia insegnano che ci
impossibile. Forse che la vita venne a noi da qualche stella?
Ci non farebbe che spostare la questione; come infatti essa
giunse a quellaltro astro? Oh uomo, da dove vieni? ti
ripete la grave domanda.

Mi rivolgo al filosofo, ed egli, risalendo da effetto a
causa, mi conduce necessariamente ad una Causa Prima,
ad una Mente ordinatrice da cui tutto ha avuto origine.

E qual questa Causa Prima, questa Mente ordinatrice? Al mio spirito assetato di verit risponde la religione
additandomi il Padre Celeste, infinitamente buono, a cui
tutto dobbiamo.

Tu vieni da Dio. Egli tutto ha creato e tutto regge e
governa.

E allora, se Egli mi ha creato, se da Lui io sono venuto, a Lui devo ritornare. La mia anima mi fa intimamente sentire che questo, e non altro, deve essere il mio fine. La
mia aspirazione al bene, al vero, al bello non trova un oggetto che la possa pienamente appagare all' infuori di Dio.
Per Te ci hai creato, esclama SantAgostino, ed inquieto il nostro cuore, finch in Te non riposa.

In me non tutto materia, compio, infatti, certe
operazioni che richiedono un principio spirituale.

Io ho unanima e questa anima immortale.


95


Io la porto in un vaso assai fragile, lungo una via
piena di pericoli e di insidie, in mezzo a nemici che cercano
di rapirmi il mio tesoro.

Deh! Che io possa salvarla ad ogni costo per la vita
eterna alla quale destinata.

Che importer che tu, su questa terra, abbia avuto il
capo circondato da una corona regale, o che tu sia stato un
semplice operaio? Una sola cosa avr valore: la maniera,
cio, in cui tu avrai compiuto quella missione che il Padre
Celeste ti ha affidato donandoti la vita.

Nell'armata di Dio ci sono svariati compiti, la Sua
vigna grande e molti, in essa, sono gli uffici. indegno
del premio solo colui che non vuol fare il suo dovere, piccolo o grande che sia; colui che sciupa i doni di Dio e fa della
vita un tempo di piacere.

Perch io vivo?
G


uarda attorno a te. Gli uomini saffannano
ogni giorno per procurarsi il pane, per rendere meno penosa la loro esistenza e cos vanno innanzi per trenta, quaranta, cinquanta anni in una corsa vertiginosa, verso che cosa?
Verso la morte. E giunti alla fine, potranno dire di aver avuto uno scopo nella vita e di averlo raggiunto? Domanda
piena di mistero e piena di conseguenze. Un uomo che durante la sua vita non aveva fatto altro che andare in cerca
del piacere, esclam sul suo letto di morte: Sulla mia tomba mettete questa scritta: Qui giace uno, che ha lasciato il
mondo, senza sapere perch egli era su questa terra.
96


Oh stolto! Perch brilla il sole? Per riscaldare, per
illuminare. Perch cade la pioggia? Per fecondare i campi.
Tutto, tutto sulla terra ha uno scopo.

E perch vive l'uomo? Solo questo essere non avr
alcuno scopo? possibile che la Divina Sapienza, che tutto
ha creato con ordine e misura, abbia lasciato proprio l'uomo, la creatura pi nobile uscita dalle Sue mani, in bala di
se stesso e senza un fine?

Schopenauer, il filosofo dell'idealismo romantico e
del pessimismo, nega che tale fine si possa conoscere: Vivere, egli dice, porta con s la parola nebbia; n la filosofia,
n le scienze mi possono dire perch vivo.

E chi dunque me lo potr dire?


Oh, prendi in mano un semplice Catechismo e leggi
nelle prime righe la soluzione al grave quesito:

Noi siamo stati creati per conoscere Iddio, per
amarlo, per servirlo quaggi e poi andarlo a godere in
Cielo.

Quanta sapienza in queste poche parole! Un nuovo
orizzonte si apre dinanzi a te, perch tu veda un fine veramente degno orientato a vivere e a lottare quaggi.

L'ansia di accumular denaro, la sete del piacere disordinato non sono lo scopo dell'esistenza, ma la dolorosa
condizione dellumanit decaduta. Dobbiamo tendere pi
su, dobbiamo lottare contro queste tendenze a costo di qualunque sacrificio, perch solo cos potremo giungere al vero
Bene che former un giorno la nostra eterna felicit.

97


Carlo il saggio, re di Francia, pose un giorno su di
un tavolo la corona e una spada e fece chiamare suo figlio.

Scegli egli disse.


Il principe, senza esitazione, afferr la spada ed
esclam: Con questa io voglio acquistarmi la corona.

Anche tu esclama con coraggio nella lotta e nel sacrificio: Con la mia vita fedele a Dio io voglio guadagnare
una corona immortale.
***

Luomo tende istintivamente alla felicit. Il fanciullo
cerca la gioia nel gioco, il giovane nel divertimento, ladulto
nel denaro, ma nessuno pu dire di essere veramente felice.
No, non felice chi ha accumulato molte ricchezze, perch
vive in continua trepidazione di poterle perdere.

Non felice chi immerso fino agli occhi nel fango
del vizio, perch, trascorsi quei brevi istanti di ebbrezza, la
sua anima resta amareggiata e avvilita. Chi dunque veramente felice? Sar luomo destinato a rimanere sempre
con la sua sete insoddisfatta?

Un giorno, Carlo IX, re di Francia, chiese a Torquato Tasso: Chi pensi che sia l'essere pi felice?

98

Dio, rispose il poeta.

Va bene, e tra gli uomini?.

Colui che pi simile a Dio.


Bene, e come potremo noi rassomigliare a Dio?
Forse con la potenza, con la grandezza? domand il re.
No, rispose il Tasso, con lesercizio delle virt.

Allerta!
L


unico ostacolo che tu incontrerai nella via che
ti deve condurre a Dio, lunico nemico, contro il quale tu
devi combattere, il peccato.

Il peccato, il peccato! Ecco il grande nemico. Non
perdere alcuna occasione per fare il bene, ma nello stesso
tempo, sii vigilante contro le tentazioni che potrebbero
trarre la tua anima al peccato. Deh! Che la tua pace interiore non sia mai turbata dall'offesa a Dio.

Figliolo, che lanima tua non cerchi mai la pace in
quei bassi piaceri che ti procura la colpa. La dolcezza che ti
alletta all'orlo del vaso, mentre nel fondo ti attende lamarezza del rimorso e del disinganno. Se verr la tentazione (e
chi ne esente?), se il peccato cercher di sedurti, pensa al
prezioso tesoro che possiedi nella tua anima: alla grazia, e
d a te stesso:

Non farlo, non farlo, sarebbe una vergogna. Il peccato con mano rapace, mi porterebbe via la pace, mettendo
a repentaglio la mia eterna salvezza.

Nell'isola di Giava c' un insetto che secerne un liquido dolce con il quale alletta le formiche. Appena queste
lhanno assaggiato, diventano preda del loro nemico.

99


Lo stesso fa il peccato. Esso offre, innanzitutto, al
giovane la gioia ed il piacere e cos lo stordisce e quando
egli diventato suo schiavo, gli ruba lintera pace e lo lascia
in preda al rimorso della coscienza.

La nostra lotta non deve arrestarsi neppure dinanzi
ai peccati leggeri, n alle piccole omissioni, che forse, in un
primo momento, sembra non debbano influire sullanima.

Un piccolo raffreddore cosa da poco, ma se lo trascuri, pu degenerare anche in una polmonite. Una favilla
niente, ma, se non la spegni, pu provocare un grande
incendio. Un pugno di neve ben poca cosa, ma, quando
comincia a rotolare per il pendio, diviene valanga devastatrice. E vorrai tu dire che cosa da poco il peccato veniale?

Un imperatore romano aveva un grazioso cervo.
Perch nessuno gli facesse del male, gli appese al collo una
catenella doro con un cartellino su cui stava scritto: non mi
toccare, appartengo all'imperatore.

Giovane caro, quando viene la tentazione respingila
con queste parole: non mi toccare appartengo al Salvatore.

Peccato o tentazione?
T


i ho messo in guardia contro il peccato, che
lunico vero male che pu colpire la tua anima, ma voglio
d'altra parte tranquillizzarti nei riguardi di ci che, nonostante le apparenze, non costituisce colpa alcuna: cio la
tentazione.

100


Hai tu la natura che ribolle per un temperamento
troppo sensibile? Non ti spaventare: ci non costituisce alcun peccato. Numerose tentazioni ti affliggono? Non perdere per questo la tua pace: neppure qui sta il peccato.

Se tu lotti contro i tuoi cattivi istinti, uscirai dalla
lotta rinvigorito e ricoperto di merito.

Ma se io sono cos tormentato dalle mie passioni?.


Non importa; lindole soggetta agli attacchi delle
passioni costituisce un pericolo qualora tu ti abbandoni a te
stesso, ma diventa motivo di merito se tu sai mortificarti.

Tutti i grandi uomini hanno avuto violente passioni;
anche i Santi le avevano, ma hanno saputo dominarle con
lenergica volont, usandole a servizio del loro ideale. Leggi
quello che scrive S. Paolo nella sua lettera ai Romani quando si lamenta della lotta violenta che egli deve sostenere
contro il suo nemico interiore: Io non riesco a capire neppure ci
che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.
Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge buona;
quindi non sono pi io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so
infatti che in me, cio nella mia carne, non abita il bene; c in me il
desiderio del bene, ma non la capacit di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello
che non voglio, non sono pi io a farlo, ma il peccato che abita in me.
Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male
accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma
nelle mie membra vedo unaltra legge, che muove guerra alla legge della
mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che nelle mie
membra. Sono uno sventurato! Chi mi liberer da questo corpo votato
alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Ges Cristo nostro
Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne
invece la legge del peccato. (Rm 7, 15 - 25).
101


Ecco come S. Paolo descrive, in termini toccanti, le
proprie ansie interne. Tu vedi perci che non peccato la
tentazione, ma la dedizione della volont. Il combattere
invece contro i cattivi istinti costituisce per noi uno dei pi
grandi meriti.

Dio vede tutto


R


icordo che visitando un collegio, vidi appesi
alla parete vari cartelli con questa scritta: Dio mi vede.

Serio monito per i giovani abitanti di quell'istituto, a
ricordare in ogni istante, anche quando potevano ritenersi
fuori della sorveglianza dei superiori, che locchio di Dio li
seguiva dovunque.

Non vi pensiero che meglio di questo giovi nel
momento della tentazione. Bisogna perci penetrarne il
nostro spirito, ravvivando in noi questo sentimento di fede
nella presenza di Dio.

Quanto bello, nei momenti di difficolt o di tristezza, quando l'anima scoraggiata, o si trova in pericolo,
pensare: Oh Signore, Tu sei a me vicino, non vero che Tu
non mi abbandonerai? Come il soldato combatte pi valorosamente sotto lo sguardo del comandante ed il fanciullo
studia con pi buona volont accanto al padre, cos io lotter con pi coraggio, se so che non sono abbandonato a me
stesso, ma che Dio con me.

Santa Teresa, quand'era afflitta dalle avversit soleva esclamare: Egli sa tutto, pu tutto, e mi ama. Se la tentazione cerca di sedurti, o, violenta, vuole sopraffarti, ripeti
102

con Giuseppe d'Egitto: Come potrei fare questo grande male e


peccare contro Dio? (Gn 39, 9).

S, giovane caro, quando stai per fare qualche cosa,
dovresti dire: Signore, questa azione di tuo gradimento?
Dammi la tua benedizione. Che se la coscienza ti dicesse
che invano tu invochi la divina benedizione, perch quell'azione non secondo il Divino volere, per quanto a te
piaccia, astieniti dal farla.

In un mio viaggio, seguii l'itinerario New York
New Haven. La Direzione delle Ferrovie locali si preoccupava che i suoi dipendenti fossero veritieri quanto pi era
possibile. A tale scopo, li faceva sorvegliare da speciali poliziotti segreti. Un ferroviere chiese, una volta, il permesso di
rimanere a casa per un lutto di famiglia. Quando egli, il
giorno seguente, ritorn in servizio, il suo superiore gli mostr un'istantanea che riproduceva lo stesso ferroviere, non
al seguito d'un funerale, bens in allegra compagnia.

Immagina come rimase quel povero uomo.


Locchio di Dio vede ben pi addentro della macchina fotografica: riflettici, oh giovane.

Virgilio dice a Dante nel Purgatorio: Anche se tu
avessi cento maschere, i tuoi pensieri non mi resterebbero
nascosti. Cos Dio pu ripetere a noi: Ogni azione, ogni
parola, ogni segreto desiderio mi sono noti e un giorno saranno resi manifesti.

Dio mi vede. un pensiero salutare che deve tenerci lontani dal peccato ed allo stesso tempo incoraggiarci a
camminare nel sentiero della virt.

103


Noi ci muoviamo sotto lo sguardo di Dio, come in
mezzo all'aria che ci circonda o alla luce che ci investe.
Chi pu lonniveggente
Lonnipresente tua virt fuggire?
Tu solo sei.
(Savonarola, La vita)

Lumile contadino che penetrato da questo sentimento di fede, di quando in quando solleva dal suo campo
gli occhi in alto, con lo sguardo riconoscente, come in una
silenziosa preghiera al Creatore. Implora il Suo nome il
morente, lo lodano i giusti e lo temono i peccatori; il combattente piega dinanzi a Lui il ginocchio prima della battaglia; i re depongono le loro corone ai suoi piedi, n vi
luogo o tempo, o circostanza in cui lanima umana possa
sottrarsi al suo Dio.
***

Seneca racconta che una volta, dinanzi alla tenda
del re Antigono, due soldati parlavano tra loro mormorando e giungendo a schernire perfino il re. Improvvisamente
egli usc fuori e disse ai soldati sgomenti: Andate almeno
un po' pi lontano, perch io non senta quello che dite.

Tra me e Dio, il mondo fa come da velo. Io non vedo con i miei occhi il Signore, ma Egli mi vede e mi ode.

Io non posso per andare un po' pi lontano. Dove, infatti, io potrei nascondermi per essere libero di commettere la colpa?

Federico il grande visitava un giorno la scuola di un
paese del Brandeburgo. Era lora della geografia.
104

Il re domand ad un ragazzo dove fosse il suo paese.

In Prussia, rispose il fanciullo.

E dov' la Prussia? chiese nuovamente il re.

In Germania.

E la Germania?.

In Europa.

E lEuropa?.

Nel mondo.


E dov il mondo? fu l'ultima domanda. Il ragazzo riflett un istante, poi diede questa risposta: Il mondo
nelle mani di Dio.

Quel fanciullo aveva risposto esattamente. Veramente in Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (At 17, 28).

Se tu in tutto vedessi e sentissi la potenza e lamore
del tuo Dio, quanto pi facile e bella sarebbe la tua vita!

Quando la tempesta scuote gli alberi fin dalle radici
e tutto intorno lampeggia, mentre lontano brontola il tuono, impara ad esclamare: Signore, Tu sei qui: quanto sei
grande! Io tinvoco.

E quando tu senti il Suo Nome santo vilipeso, sappi
esclamare: Signore, Tu che tutto senti, sii benedetto.

E se, nel segreto della tua stanza, gli ardenti istinti
e le passioni ribelli allo spirito ti muovono guerra, sappi
105

pregare: Signore, Tu sei qui, Tu vedi la terribile lotta che


io devo sostenere, aiutami affinch io non cada.

Quando il tentatore a te savvicina e ti dice: Chi ti
vede? Qui tutt'intorno oscurit e nessuno presente, che
devi temere? rispondi con le parole della Scrittura: Gli
occhi del Signore sono miriadi di volte pi luminosi del sole; essi vedono tutte le azioni degli uomini e penetrano fin nei luoghi pi segreti
(Sir 23, 19).

Confidenza in Dio
L


a leggenda greca riferisce del nocchiere Ulisse,
che non aveva paura di nessuno allinfuori delle sirene.
Erano queste, secondo la leggenda, degli esseri misteriosi
che con i loro canti attiravano i naviganti presso un'isoletta,
tutta scogli, ove tutti sprofondavano nei gorghi, ed erano
cos sacrificati.

Ulisse, quando dovette avvicinarsi allisola insidiosa,
chiuse con la cera le orecchie dei suoi marinai, mentre egli
stesso si fece legare all'albero della nave. Cos pot passar
oltre quella posizione dove gi centinaia di uomini avevano
perduto libert, felicit e vita.

Sono per te, oh giovane, pericolose sirene gli istinti
cattivi della tua umana natura e gli innumerevoli pericoli
dai quali sei circondato. Nella vita tu sarai vittorioso se non
cederai alle seduzioni del male e ti terrai ben stretto al legno santo della Croce.

Tutto con Dio e niente senza di Lui. Fa che questo pensiero metta profonde radici nella tua mente, perch
106

tu possa in ogni circostanza ricorrere alla Provvidenza Divina. Abbi unillimitata confidenza nel Signore e d con il
Savonarola:
Onnipotente Iddio,
Tu sai quel che bisogna al mio lavoro,
E qual il mio deso.
(Savonarola, La vita)

Qualunque cosa tu chieda, fallo con le parole del
Salvatore: Non la mia volont sia fatta, oh Signore, ma la
Tua. Allora toccherai con mano che il Signore far meglio
di quello che tu avresti desiderato.

Quando il grande artista Bramante termin il progetto della Basilica di S. Pietro in Roma, mand il disegno,
per mezzo del suo figlioletto, al Papa Giulio II. Il Papa,
ammirato dal magnifico disegno, apr un cassetto, nel quale
aveva del denaro e disse al ragazzo: Prendine pure.

Prendi Tu, Santo Padre, Tu hai la mano pi grande rispose coraggiosamente il ragazzo. Egli era cos ardito,
perch aveva una grande confidenza con il Papa.

Anche noi possiamo sostenere con pi coraggio le
lotte della vita, se siamo sorretti dalla confidenza in Dio:
Disponi Tu, oh Padre, tutto ci che vuoi da me, Io so che
tutto ci che Tu fai per il mio maggior bene.

Quanto vale lanima?


N


on vi titolo pi bello di nobilt, di quello
che pu vantare luomo. Ricorda come la Bibbia descrive
107

lingresso nel mondo dei nostri progenitori: Dio cre l'uomo


a sua immagine; a immagine di Dio lo cre (Gn. 1,27).

Nella natura noi troviamo soltanto le tracce di Dio,
luomo invece ne veramente il ritratto. Ritratto per la
sua anima spirituale ed immortale, per il suo intelletto,
per la sua libera volont e soprattutto per la grazia divina
che in lui.

Come il piccolo ruscello, che zampilla dalla roccia,
si apre la via tra i sassi e non sarresta finch non giunge a
gettarsi nellimmenso mare, cos la mia anima, che viene da
Dio, non sacquieta finch, al di l di queste vicende terrene, oltre le prove e le tentazioni, finalmente potr riposare
nelleterna pace.

Un principe chiese a Benedetto XI una cosa che il
Papa non poteva concedere: Se io avessi due anime, potrei
permettervi quanto mi chiedete; poich ne ho una sola, ci
non mi possibile.

Se io avessi due anime, potrei anche andare incontro al pericolo delleterna dannazione, ma io non possiedo
che unanima sola.

Unanima sola, ma quale prezioso tesoro! Quando
mi guardo in giro e ammiro gli splendori del creato, le creature sembrano tutte parlarmi della magnificenza di Dio,
della Sua potenza, della Sua sapienza e del Suo amore: ma
se io ammiro l'uomo, devo confessare che in lui il Signore
ha versato i Suoi tesori con maggior larghezza che nello
splendore delle innumerevoli stelle del cielo, o nelle bellezze
della terra.

La psicologia che investiga l'immenso campo dellattivit dell'anima, desta sempre la nostra ammirazione verso
108

il Creatore a cui tutto dobbiamo, ma ancor pi nobile ci


appare lanima umana, quando noi pensiamo che in essa
abita Dio stesso con la sua grazia e che , si pu dire, il
tempio dello Spirito Santo.

Hai mai riflettuto all'immenso valore di queste parole? Essere tempio dello Spirito Santo! Esse significano: riceverne i doni preziosi; la prudenza per conservarci nella fede, la fortezza per adempiere il nostro dovere, la sapienza
per conoscere quel che Dio vuole da noi, la giustizia per
regolarci nelle nostre relazioni con il prossimo, ed infine il
timore per essere a Dio fedeli. cos che l'immagine di Dio
sempre pi simprime nella nostra anima e siamo fatti partecipi della natura divina (2 Pt 1,4).

Ti sembra che tutto questo sia unesagerazione? No,
mio caro, rifletti. Ci fu un tempo in cui nessun uccello volava nell'aria, nessun pesce nuotava nellacqua, e Dio esisteva. Vi fu un tempo in cui nessun ruscello mormorava, nessun prato si stendeva come verde tappeto ai raggi del sole,
n brillavano ancora le stelle, n mari, n terre esistevano, e
Iddio era. Migliaia di anni per Lui sono come un sol
giorno; n in Lui vi ombra di mutamento. Egli lEterno.

Ebbene, la tua anima, in una certa maniera, rassomiglia a questo Dio sublime. vero che lanima umana ha
avuto principio, ma essa non avr mai fine. Tutto muore,
tutto passa. Lanima no; centinaia e migliaia di anni passeranno e lanima tua vivr. Gli uomini moriranno e lanima
tua vivr...

E come vivr essa? Nelleterna felicit vicino a Dio
o nelleterna pena lontana da Lui.

Coraggio, dunque, giovane caro, sappi sacrificare
qualunque cosa per la salvezza della tua anima, non
109

ascoltare la voce menzognera del mondo, non badare alle


sue lusinghe, ma fidati del Signore che per salvarti morto sulla Croce.

Nel tesoro del re dei Persiani cera un diamante di
eccezionale valore. Nessuno poteva valutarne il prezzo: il
suo valore era inestimabile.

Quando, durante la guerra, i Russi si avvicinarono
ai Persiani, questi si affrettarono a mettere al sicuro il loro
prezioso tesoro.

Giovane caro, hai eguale cura per la tua anima che
vale pi di tutti i tesori del mondo?

Demostene, portato in ostaggio da Atene a Filippo,
re dei Macedoni, lodava una volta con parole entusiaste la
bellezza della sua Atene, descrivendola come la pi bella
citt del mondo.

Filippo preg il prigioniero che disegnasse uno
schizzo della citt. Quando il re lo vide, esclam con entusiasmo: Questa citt deve diventare mia a qualunque
costo.

Tu devi conquistare una citt molto pi bella: il
regno dei cieli, che sar la tua patria per tutta l'eternit.
Ripeti anche tu: Il Paradiso deve essere mio a qualunque
costo.
***

110

Per sempre!
G


li uomini vogliono tutto assicurare: la loro casa
contro l'incendio, la loro salute contro gli infortuni, le merci
delle navi contro i naufragi, le campagne contro la grandine e cos via. E l'anima? Hai tu assicurato la tua anima contro leterna dannazione?

Figli amorosi e fedeli di Dio, dobbiamo amare con
tutto il cuore il nostro Padre Celeste. Questo solo motivo
dovrebbe bastare a conservarci buoni, ma tanto debole la
nostra natura che difficilmente potremmo trionfare sulle
terribili tentazioni da cui siamo assaliti, se a questo principale e nobile motivo non fosse congiunto anche il pensiero
del rendiconto che dobbiamo alla Divina Giustizia.

Essere condannati al fuoco eterno. Quale terribile
sorte! Oh, no, io sento di essere creato per uneterna vita
felice e voglio raggiungere questa eternit beata. Quanto di
bello ho ammirato su questa terra, le meraviglie della natura, gli splendori dell'arte, non bastano a soddisfarmi. La
mia anima ha sete di qualche cosa di pi alto ancora, essa
non si potr dissetare che allunica eterna sorgente del bello
e del vero.

Dice S. Paolo: Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in
modo imperfetto, ma allora conoscer perfettamente, come anchio sono
conosciuto (1 Cor 13, 12).

Se mi sembra difficile losservare qualcuno dei comandamenti di Dio, penser che vale la pena di sacrificare
qualche cosa in questa vita per guadagnare quelleterna
corona.
111


Sulla tomba di un giovane morto nel fiore degli anni, furono scolpite delle spighe e sotto soltanto queste due
profonde parole Quia plena (perch erano piene). Anche tu,
giovane caro, ripeti ogni giorno questa breve preghiera:
Oh Signore, nel giorno della raccolta fa che la mia anima
sia ricca di opere buone e mature per il Cielo.

E quando verr il giorno della raccolta? Io non lo
so. Forse nei miei sedici anni? A diciotto? Chi lo pu dire?
Una sola cosa io so di certo: che un giorno io dovr morire;
quando ci sar, mi del tutto nascosto.

Su una torre di Lipsia c questa scritta: Mors certa,
hora incerta. La morte certa, lora incerta.

Nella vita, noi siamo come i soldati che hanno ricevuto un congedo; ad ogni istante noi possiamo essere richiamati e non possiamo rispondere: Signore, non siamo
ancora pronti.

Iddio pu, ad ogni istante, chiamarmi al rendiconto
e guai a me se non sono pronto. Nella scuola, quando un
ragazzo non riesce in un saggio, ha sempre la speranza di
poter riparare: cos nella vita, ad ogni insuccesso pu seguire una felice ripresa; ma quellestremo giudizio senza appello e, una volta pronunciato, rimane definitivo.

Tu non sai dove la morte ti aspetta, ma devi aspettarla dovunque. Incertum est quo te loco mors expectet itaque tu
illam omni loco expecta, dice Seneca.

Come sarai trovato nel giorno della tua morte, cos
rimarrai per tutta leternit. Lalbero giace l dove cade. E
chi pu dire da qual parte cadr la pianta? Certamente essa
s'incliner dove pi pesanti sono i suoi rami.
112


Epaminonda fu una volta interrogato: Chi tu credi
pi grande: Cabria, Ificrate o te stesso?. Epaminonda rispose saggiamente: Aspettate prima la nostra morte, poi
potrete giudicare.

Su un'antica tomba cristiana si leggevano queste
parole: Decessit in albis. Egli morto in candida veste, cio il
giorno dopo il suo battesimo, perch secondo l'antica usanza cristiana, ancora portava labito indossato nel giorno in
cui l'anima sua era stata purificata dallacqua battesimale.

Oh Signore, donami la grazia che anche la mia
anima possa essere rivestita della bianca veste della grazia,
nel giorno in cui io morr.

Ho ancora tempo
U


n giovane che sprecava inutilmente il suo tempo dietro a mille sciocchezze, alle cos dette esigenze sociali,
a chi lo esortava ad aspirare a pi nobili ideali e ad occuparsi di qualche cosa pi seria, rispondeva: C' tempo.
Non si pu diventare vecchi a ventanni; se non mi diverto
adesso, quando potr farlo? Lasciate alla giovinezza di fare
il suo tempo....

Hai ancora tempo... ne sei sicuro? Ti ha forse il Signore assicurato che tu hai ancora davanti venti, quaranta,
cinquanta anni? Non ti ha invece egli detto pi volte: anche
voi tenetevi pronti, perch il Figlio delluomo verr nellora che non
pensate (Lc 12, 40)?

Chi fa sempre conto sul tempo che deve venire,
s'accorger troppo tardi della rapidit con cui vola la vita e
113

si trover a mani vuote al momento di dover comparire


dinanzi all'Eterno Giudice.

Ricordi lantica favola delluomo, delle uova e della
gallina? Il poveretto faceva gi conto di vendere a buon
prezzo le sue uova per poter acquistare con il ricavato una
gallina. Questa, diceva, mi far altre uova, e cos con landar del tempo, potr giungere a comprare un capretto.
Dopo averlo allevato, lo rivender e guadagner tanto da
acquistare un vitellino e, quando sar grande, potr al mercato guadagnarvi un bel gruzzolo di denaro sufficiente per
l'acquisto di una casetta. Allora potr sposare una ricca signora che abbia un buon podere in dote e cos vivremo felici. In quel momento non saccorse di una pietra che stava
in mezzo alla strada; inciamp, cadde e ruppe le uova; cos
il suo sogno se ne and in fumo.

Semplice ed ingenua questa favola, ma quanto
profondo il significato!

Quante volte tutti i nostri progetti per lavvenire sono distrutti da una realt semplicissima: non abbiamo pi il
tempo per attuarli! Bene diceva il Petrarca:
Il tempo fugge e non s'arresta unora
E la morte vien dietro a gran giornate.

Pensiamoci!

I tre gendarmi
V


iveva in Francia un ricco nobiluomo, deputato
e prefetto di una provincia, stimato da tutti: ricchi e poveri.
114

Un giorno si sparse la notizia che quel signore, rinunciando


agli onori del mondo, si era ritirato ad Iguebelle, presso
Marsiglia, in un ordine monastico dei pi rigorosi, nel convento cio dei Trappisti. Grande stupore in tutti. I suoi parenti fecero ogni sforzo per richiamarlo; gli amici tentarono
ogni mezzo per ricondurlo nel mondo e andarono a trovarlo perfino nel chiostro.

Io non posso ritornare indietro, fu la risposta.
Non avete visto alla porta tre gendarmi che non mi lasciano pi uscire?.

Come, tre gendarmi? Ma noi non abbiamo visto
nessuno, risposero questi sorpresi.

Osservate cosa sta scritto sulla porta: morte, giudizio, eternit. Ecco i tre gendarmi che non mi lasciano
uscire. Io rimango.

In verit, non vi sorgente di forza che possa dare
pi efficace aiuto, nelle lotte della vita, di quella che viene
dall'ultimo articolo del Credo: Io credo nella vita eterna.

Un'antica iscrizione sepolcrale cristiana dice dei
morti: Essi non sono morti, adesso hanno cominciato a
vivere.

Anche se tutta la mia esistenza non fosse che un
tormento, se io fossi colpito dalle pi gravi malattie ed infortuni; misconosciute le mie buone intenzioni, se io fossi
contrariato e forse calunniato, io potrei guardare virilmente in faccia alle avversit, confortato dalla mia fede
nell'eterna vita.

Quanto possono durare queste prove? Pochi anni? E
che cosa questo a confronto dell'eternit?
115


Se un padre dicesse a suo figlio: Figliolo caro, sii
buono soltanto per cinque minuti, non far niente di male e
poi sarai felice per sessantanni e avrai tutto quello che desideri, non sarebbe il giovane uno stolto se non stesse buono per quei cinque minuti? Ebbene, tutte le lotte della vita
terrena non sono, in paragone dell'eternit, neppure come
quei cinque minuti di fronte ai sessantanni.

Ferdinando III, santo Re di Castiglia, allinizio del
XIII secolo, fece scrivere sulla parete della sua stanza:
Ferdinando pensa all'eternit. Difatti, qualunque cosa
egli facesse, dovunque egli andasse, aveva sempre il pensiero delleternit nella mente. Se tutto in noi passa, ricchezza,
bellezza, giovent, forza, ingegno... noi dobbiamo provvedere per lunica cosa che non finisce: la nostra anima.

Una sera un pellegrino and a bussare alla porta di
un chiostro in Toscana.

Chi sei e che cosa cerchi? chiese il portinaio.


Io sono Dante Alighieri e cerco la pace, fu la risposta del poeta errante. La sua anima ardeva di una sete
inestinguibile di riposo e di pace, dopo aver sperimentato
quanto fosse terribile l'abisso dal quale laveva liberato la
grazia di Dio e che gli aveva fatto esclamare:
E quanto a dir qual era cosa dura
sta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensiero rinnova la paura.
Tanto amara che poco pi morte.
(Dante, Inferno, c. I, 4-7)

Felice chi al termine della sua vita pu dire: Oh
Signore, io ho combattuto per Te, io sono vissuto non
116

perdendo mai di vista lo scopo per cui Tu mi hai creato.


Alla tua misericordiosa bont affido lanima mia.

Tandem Felix
Q


uando tu sei venuto al mondo piangevi, mentre, attorno a te, tutti esultavano. Vivi in maniera che,
quando tu lascerai questa vita, tu possa rallegrarti, anche se
attorno a te tutti piangeranno per il dolore di perdere una
persona cara e che si fatta amare. Seneca diceva: Il
giorno che tu tanto temi e che tu chiami lultimo, segna invece per te il natale delleterna vita.

Tandem felix, (finalmente felice). Il celebre fisico Ampere, cos profondamente religioso, scelse queste due parole
come motto per la sua tomba.

Strimberg (1912), famoso uomo politico, volle, nel
momento della sua morte, la Sacra Scrittura e le sue ultime
parole furono: Questa lunica verit. Nel Pantheon di
Parigi mi trattenni dinanzi alla tomba del sarcastico negatore di Dio, Voltaire. Il pi grande onore per un francese
di esser ivi sepolto, ma io in quel momento ricordai soltanto
quello che Rouchon, medico ed amico di Voltaire, che aveva assistito alla sua morte, disse: Se un diavolo dovesse
morire, morirebbe come Voltaire.

Forse, qualche volta, ti potr sembrare che la vita
cristiana sia troppo austera, ma convinciti che in essa facile il morire, mentre, per chi ha trascorso una vita frivola e
peccaminosa, riesce ben grave quellultimo istante.

117


Il disegnatore inglese Aubrei Beardslei, che aveva
dipinto opere immorali, mor a ventotto anni per tubercolosi. In quel momento, alla soglia delleternit, egli sent
tutto il rimorso per le opere compiute e cos scrisse al suo
editore Smithers:

Ges il nostro Signore e giudice.


Caro amico, ti prego caldamente di distruggere tutti
gli esemplari che esistono e tutti gli altri disegni immorali.
Mostra questa lettera anche a Polit e fagli giurare che anch'egli brucer tutto. Per quello che pi ti caro, io ti scongiuro non rimanga neppure un disegno immorale.
Dal mio letto di morte.
Aubrei Beardslei.

Ammira la morte serena del cristiano credente; leggi, per esempio, le ultime disposizioni del grande scrittore
Luigi Veuillot:

Dopo le ultime preghiere, mettete una piccola croce sulla mia bara e per ricordo scrivetevi sopra: Io confido
in Ges. Sulla terra non mi sono mai vergognato della mia
fede e spero che il Padre celeste non si vergogner del suo
figlio fedele.

Potessimo pure noi ripetere le stesse parole al momento di lasciare questa terra!

Alessandro il Grande vide un giorno Diogene che
stava frugando in un mucchio di crani.

118

Che cerchi? chiese al filosofo.


Il cranio di tuo padre, il re Filippo: sarei contento
di ritrovarlo, ma non riesco a riconoscerlo. Questa fu la
risposta.

Dopo la morte non si pu riconoscere neppure il
cranio dei re. Vale la pena di esser cos orgogliosi delle nostre doti e di affannarci tanto per questa breve vita terrena?

In una scuola militare di Parigi, un sacerdote tenne
una conferenza sulleterna dannazione. Quando termin,
un capitano, miscredente, gli domand sorridendo:

Reverendo, lei si dimenticato di dirci se nellinferno noi saremo arrostiti o bolliti.

Il sacerdote guard quel bello spirito e tranquillamente rispose:

Signor capitano, non necessario che glielo dica:
lei personalmente potr accertarsene. Linattesa risposta
fece impressione a quel brav'uomo, fino allora miscredente,
e non gli diede pi pace finch non cambi vita.

Non si pu pensare alleterna dannazione senza
sentirsi salutarmente scossi.

Essere perduto per sempre! Eternamente!


Immagina un numero immenso di secoli come le
stelle del cielo e la sabbia del mare e tu non ti sarai minimamente avvicinato alla realt.

Leternit non si pu misurare in nessuna maniera.


Essere tormentati senza mai sperare un termine.
Che terribile sar! Ci pensiamo abbastanza?
119

Ad maiorem Dei gloriam


N


ella mia fanciullezza mi stata narrata la leggenda di uno che aveva un bastone incantato con il quale
cambiava in oro ogni cosa che toccava.

Quando ci veniva raccontata, noi spalancavamo
tanto d'occhi, ma poi comprendevamo che quella bacchetta
magica non era mai esistita.

La favola pu servire ad una profonda applicazione
morale. Ciascuno pu avere a sua disposizione una bacchetta magica ancor pi preziosa, con la quale pu trasformare i suoi doveri quotidiani, le sue parole, i suoi pensieri in un tesoro che vale pi dell'oro: in opere e in altre
parole meritorie davanti a Dio.

Come questo? Facendo tutto per Dio e in onore di
Lui. Il Salvatore disse che si deve pregare sempre, senza stancarsi
(Lc 18, 1).

naturale che Ges non intendeva che noi tutto il
giorno facessimo delle preghiere vocali: Egli voleva insegnarci che noi possiamo pregare, non solo con le parole,
ma anche con le azioni e con la nostra stessa vita.

Come pu la vita diventare preghiera? lo dice S.
Paolo, quando scrive ai Cristiani: Sia dunque che mangiate sia
che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria
di Dio (1 Cor 10, 31).

Tutto per la maggior gloria di Dio! (Omnia ad maiorem Dei gloriam). questo il motto di SantIgnazio e tale
dovrebbe essere il tuo allinizio di ogni giornata. Quando tu
120

hai finito le preghiere del mattino, d, con la tua mente,


uno sguardo generale ai doveri che ti attendono durante il
giorno. Allora ti verranno innanzi le varie azioni che devi
compiere, le persone, le circostanze, i pericoli ecc. Di tutto
puoi fare un'offerta al Padre Celeste, con queste parole:
Oh Divino Salvatore, qualunque cosa io oggi debba fare:
ogni mio pensiero ed ogni atto della mia volont, sia in Tuo
onore, benedicimi, te ne prego.

Durante il giorno rientra qualche istante in te stesso e domandati: L'azione che sto per compiere, veramente ad onore di Dio? E se ti accorgi che essa tenderebbe ad allontanarti da Lui, abbi la forza di astenerti dal
compierla. Ecco il segreto per progredire nella tua vita
spirituale.

In un catechismo illustrato era raffigurata questa
scena: Un fanciullo dinanzi ad una tavola nera scriveva una
lunga fila di cifre cos: 00000... Un angelo stava dietro di lui
e a sinistra di quelle cifre scriveva un uno. Il disegno era
intitolato: La retta intenzione.

Le nostre azioni sono zeri, senza valore, se le facciamo per motivi dinteresse, d'ambizione, di piacere; se
invece sono compiute secondo il volere di Dio e per cercare
la Sua gloria, diventano opere meritorie.

Un'antica leggenda racconta che il piccolo Ges
giocava, qualche volta, con gli altri fanciulli di Nazaret, con
i quali si divertiva a fare dei piccoli uccellini di creta. Naturalmente gli uccellini degli altri fanciulli restavano inanimati, mentre il piccolo Ges, battendo le mani, infondeva la
vita ai suoi, che tosto spiccavano il volo, garruli e felici, verso limmensit dei cieli.

121


Questa una semplice leggenda, ma verit che si
ripete ogni giorno, il fatto di giovani in apparenza ricchi
delle stesse doti che operano allo stesso modo, mentre agli
occhi di Dio le loro azioni hanno immensa diversit di valore. Nelle anime degli uni, si nasconde la colpa e le loro
opere sono opere morte; lanima degli altri invece possiede
la grazia divina e perci ogni loro azione, che a Dio ordinata, piena di merito.

Il chicco di grano
Q


uando per l'oscurit non riusciamo a vedere
bene qualche cosa, ci avviciniamo alla luce per poterla
osservare.

Quando nella tua vita, oh giovane, tu sarai incerto
sul da farsi, specialmente di fronte a qualche gravoso dovere, considera la cosa alla luce dell'eternit: Quid hoc ad aeternitatem? E sta certo, che le decisioni che tu allora prenderai,
non ti inganneranno.

Cos facevano i Santi che consideravano la vita terrena sub specie aeternitatis, cio dal punto di vista delleternit.

Come consolante questo pensiero, specialmente
quando il dovere impone nascosti e silenziosi sacrifici da
compiere!

Le nostre opere, parole e pensieri hanno conseguenze che si ripercuotono oltre la vita terrena. Lo scrittore
inglese Carlyle scrive: Niente transitorio e scompare.
Nessuna parola si disperde per sempre nello spazio, nessun
122

palpito del cuore, nessun sacrificio della volont resta senza


traccia, ma tutto vale per leternit.

Neppure le pi piccole azioni sconosciute sono del
tutto perdute, e, come la piccola sorgente che, aprendosi
sottoterra un varco tra le rocce, erompe poi in un largo
getto d'acqua fecondatrice e benefica, cos tanti pensieri
segreti, aspirazioni e sacrifici, sconosciuti agli occhi degli
uomini, un giorno verranno alla luce in tutta la loro bellezza e valore.

Giovane caro, non so quale sia la tua vocazione, e
quel che domani ti riservi la Provvidenza. Sii generoso, non
ti arrestare dinanzi al sacrificio, non ti scoraggiare nelle
prove e nel dolore. Ricorda che la nobilt e la qualit della
tua vita non sar in proporzione ai tuoi trionfi, ma ai tuoi
sacrifici.

Ricorda che costruisci non per la vita terrena, ma
per l'eternit e confida, perci, sempre in Dio, nelle cui
mani il tuo avvenire.

Concludo questo capitolo ricco di seri e santi pensieri, con la bella parabola di Giovanni Joergensen, che sviluppa la divina parabola del Salvatore e che ci esorta ad
amare il sacrificio fecondo di bene:

Era una giornata malinconica e fredda e un uomo era uscito per seminare... Ad ogni passo che faceva
spargeva del grano era proprio grano bello, buono e
tondo i chicchi cadevano gi, rotolavano e si appiattivano nella terra nera e leggera.

Continu a seminare per tutto il giorno e alla sera,
con il suo sacco vuoto, se nand a casa a riposare.
123


Un chicco di grano si trov solo fra due zolle di
terra nera e umida. Quel chicco divenne spaventosamente
triste. Era buio, era umido e l'oscurit e l'umidit aumentarono sempre pi, perch la nebbia del giorno, sul venir
della notte, s'era sciolta in una pioggia fitta. C'era da darsi
alla disperazione. E il chicco di grano fece proprio cos.
Anche a rischio di accrescere il suo malessere, prese a frugare nella sua memoria e a farne uscire ogni ricordo di
tempi migliori.

Ripens al tempo in cui si ergeva in una spiga dorata, baciata dal sole, cullata dal vento, quando si sentiva beato come un bimbo in braccio alla mamma.

Tutto il grande campo di grano dorato era pieno di
spighe diritte e, lass nel cielo azzurro, splendeva il sole
raggiante e tutte le allodole cantavano dallo spuntare dellalba fino a sera. Quando il sole tramontava non faceva
freddo, non era umido come allora; ma la rugiada cadeva
dolce come un'onda rinfrescante sul grano infiammato dal
sole e la grande luna d'oro splendeva dolcemente sui campi
che maturavano. Che bei tempi erano quelli, ma passati
ormai per sempre!

Era venuto, ahim! il terribile giorno in cui la falce
sibilava nei campi e con il suo suono stridulo si era aperta
una via attraverso le spighe. Poi erano venuti i mietitori con
i loro rastrelli e le spighe erano state legate in covoni e caricate sui carri. Tutto il campo somigliava a un campo di battaglia, dal quale i morti e i feriti venivano di continuo portati via sui carriaggi.

Poi venne un giorno anche pi terribile, quando
nellaria gli strumenti per la battitura ballavano sul grano
dorato e lo colpivano senza piet, col furore di un soldato
che si batte alla cieca. Le spighe si dispersero e i chicchi,
124

che erano stati sempre riuniti fin dalla loro verde giovinezza, balzarono via isolati, ciascuno dalla sua parte e non si
videro mai pi. Ma nel sacco del grano almeno ci si trovava
ancora insieme. Si stava un po' pigiati vero, e ogni tanto si
respirava a fatica ma almeno si poteva chiacchierare un po
insieme... Adesso, era labbandono assoluto, la triste solitudine, la distruzione certa!... Il chicco di grano sapeva che
non poteva reggere all'umidit: in quegli ultimi tempi era
diventato sensibile! Sentiva gonfiarsi tutto e la sua pelle gli
si screpolava.

Sentiva che l'umidit gli sinfiltrava sempre pi...
Non poteva tardar molto a essere inzuppato tutto quanto.
Che cosa sarebbe mai accaduto allora di lui?

Lindomani lerpice pass sul campo e il chicco di
grano si trov nelle tenebre pi dense con la terra sopra,
sotto e da ogni lato. Lumidit continu e il chicco di grano
si sent molto male Capiva che qualche cosa si spezzava e
fermentava dentro di lui; lacqua lo penetrava tutto, non
c'era pi il minimo cantuccio asciutto dentro di lui. Gli pareva che fosse la fine.

Rivolse allora un ultimo pensiero, un ultimo malinconico rimpianto ai giorni pieni di sole della sua vita e prese a lamentarsi cos:

Ma, perch fui creato, se poi dovevo finire in
modo tanto spaventoso? Sarebbe stato meglio per me non
aver mai conosciuto la luce del sole ed essere preservato da
tanta angoscia.

Allora una voce si fece sentire a quel povero essere
abbandonato e parve che venisse dalla terra:

125


Non temere, diceva, non devi perire. Abbandonati
fiduciosamente e volentieri ed io ti prometto una vita migliore. Muori, perch voglio cos e vivrai.

Chi siete voi, che mi parlate? domand il chicco
di grano mentre un senso di rispetto lo invadeva tutto, perch sembrava che la voce parlasse a tutta la terra, anzi all'universo intero.

Io sono Colui che ti cre e che adesso ti vuole
creare di nuovo.

Allora il povero chicco di grano che stava morendo,
si abbandon alla volont del Creatore e non seppe pi
nulla di nulla. Un mattino di primavera, dellanno nuovo,
un germoglio verde spunt con la testina fuori dalla terra
umida. Il sole splendeva cos caldo che la terra fumava e su,
in alto, nellazzurro cielo, un immenso stuolo dallodole
cantava.

Il chicco di grano, poich il verde germoglio non
era altro che lui, si guard attorno inebriato. Era proprio
tornato in vita, rivedeva il sole e sentiva cantare le allodolette. Ricominciava a vivere.

E non era solo, perch intorno a lui, nel campo, vedeva altri verdi germogli, un esercito intero e in essi riconobbe i suoi fratelli e le sue sorelle.

Allora la giovane pianticella si sent invasa dalla
gioia di esistere e le parve, in atto di pura riconoscenza, di
alzarsi fino al cielo e carezzarlo con le sue foglie.

126


E sembr che la stessa riconoscente allegria avesse
dato le ali alle allodolette, che sbalzavano nell'aria il pi
alto possibile e, via via che sbalzavano, il loro canto diventava pi limpido e pi puro.

E una voce, che questa volta non veniva dal basso,
ma scendeva dall'alto, disse: In verit, in verit vi dico: se il
chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto (Gv 12, 24).17

17

Cf. G. JOERGENSEN, Parabole (Roma, 1953) 52-62.


127

Capitolo V
Il CIBO dellANIMA

Cristo nel deserto (Kramskoy Nikolaevich)

Vegliate e pregate, per non cadere in


tentazione. Lo spirito pronto, ma
la carne debole (Mt 26, 41)

La preghiera
U


n valoroso generale, nella prima guerra mondiale, prima di scendere in campo, scrisse alla sua vecchia
madre novantenne:

Per quarantaquattro anni tu mi hai assistito e sorretto con le tue preghiere, quasi come con una corazza
invincibile, per conservarmi onesto e retto; possano ora le
tue orazioni donarmi la forza di compiere fedelmente il
mio dovere, nelle nuove lotte che mi attendono. Io confido
in te.

Commovente pensiero! Un forte e valoroso generale che s'affida alle preghiere di una povera vecchia di
novantanni!

Nell'andare incontro alle inevitabili prove che ti riserva la vita, ricorda, oh giovane, che solo con la preghiera,
con questa invincibile arma, riuscirai vincitore.

Nelle mie scoperte scientifiche, scrive Galileo Galilei nell'opera Nunzio Sidereo, ho appreso pi con il soccorso della divina grazia che con i telescopi.

Prega, oh giovane, perch la grazia sorregga la tua
debolezza, ma prega innanzi tutto perch questo un dovere di riconoscenza verso Dio per tutti i doni che ti ha
elargito; Egli ha perci ogni diritto su tutto il tuo essere,
dice SantAgostino. Perci tu devi innalzare a Lui la voce
della tua riconoscenza e dellamore.

131


Oh! preghiera, tu sei un bagno di luce per lanima,
sei come il raggio vivificatore del sole per i fiori; sei come
l'ossigeno che dilata i polmoni.

Tu sei riposo all'anima, che si ristora in te come il
corpo stanco nella quiete di un tramonto sereno. Tu sei
poesia di cielo.

Tu sei privilegio riservato solo agli uomini, poich,
nellimmensit del creato, una sola creatura prega: luomo.
Lindividuo che non prega, non degno di questo nome,
egli vegeta.

Cos il Beato Contardo Ferrini esalta la sublimit
della preghiera:

Io non saprei concepire una vita senza preghiera:
uno svegliarsi al mattino senza incontrare il sorriso di Dio,
un reclinare alla sera il capo, ma non sul petto di Cristo.
Una tal vita dovrebbe somigliare a notte tenebrosa, piena
di avvilimento e di sconforto, arida per un tremendo anatema di Dio, incapace a resistere alle prove, abbandonata al
reprobo senso; ignara delle gioie sante dello spirito.

Oh! povera vita, come pu durare in tale stato per
me un mistero; ma gi mistero tutto il cuore umano.

Oh! io supplico il Signore che la preghiera non abbia a morire mai sulle mie labbra, che prima abbia a uscire
il mio spirito che ammutolirsi cos miseramente. S, perch
(oh, Dio non lo permetta!) se tacesse la preghiera sulle mie
labbra, sarebbe finita in me ogni vita morale, sarebbe finita
l'aspirazione al bene, sarebbero finiti i conforti migliori dell'anima mia! Se tacesse la mia preghiera, vorrebbe dire che
Dio m'ha abbandonato...
132


Se cessassero i riti santi, se non si vedesse pi innalzarsi sui pinnacoli del tempio la Croce, io esulerei da questo
deserto morale, maledetto da Dio e peregrinerei fin dove
trovassi un altare di Dio, del Dio che rallegra la mia giovent. E a chi mi rimproverasse di spirito timido e pusillanime,
io direi che solo nella preghiera attingo forza e dignit, che,
se ho un inizio di carattere, lo devo alle benedizioni della
preghiera. Risponderei che non mi pare una vigliacca figura quella di Socrate che per la Patria combatte a Cheronea
e che sotto l'elmo pensa le grandi verit e prima del combattimento s'inginocchia e prega: quella di Stefano, di Alessandro Manzoni che iniziava la giornata con lassistenza ai
riti augusti della sua fede. E chi mi rimproverasse di perdita
di tempo, io direi che per l'efficacia consolatrice della preghiera, io non ne perdo nei teatri, nei caff, nelle mille inutilit di una vita dissipata; perch la preghiera mi fa amare
il raccoglimento, la solitudine e il lavoro; risponderei inoltre
che, se tutti pregassero a modo, non solo le condizioni morali, ma anche le materiali, si avvantaggerebbero di molto.

Preghi?
A


l ritorno della primavera la natura si risveglia
in un rinnovarsi di colori, di profumi e di canti, che passano come un fremito di vita attraverso i campi ed i prati
fioriti. Cos avviene nell'anima umana che si d alla preghiera: essa diviene pi bella, pi forte, pi feconda
Nulla vi di veramente bello, diceva Francesco Coppe,
se non lora in cui l'uomo si mette alla presenza di Dio e
prega.

Preghi, oh giovane, fedelmente, puntualmente
ogni giorno? Non mi meraviglio certo se ti vengono delle
133

involontarie distrazioni nella tua preghiera. Nessuno,


purtroppo, ne esente, ma ti chiedo, se di quando in
quando sai raccoglierti e riflettere sullimmensa misericordia di Dio che si trattiene con te, umile creatura. Bisogna saper ascoltare e parlare con la semplicit di un
bambino a Colui, che vuole essere chiamato da noi col
dolce nome di Padre, nonostante linfinita distanza che
ci separa dalla Sua Maest.

Oh, se tu avessi veramente compreso quale sublime
privilegio sia poter parlare con Dio, poter aprire con confidenza a Lui il nostro cuore, manifestargli le nostre ansie e i
nostri dolori!

Chi conosce il valore della nostra preghiera e il dovere che abbiamo di compierla, prega volentieri e non solo
con le labbra, ma anche col cuore. La porta aperta di una
chiesa lo invita ad entrare per una breve visita; la bellezza
del bosco e della campagna sollevano il suo animo a Dio.
Egli prega quando contento, come quando assalito dalle
tentazioni o afflitto da gravi dispiaceri. E questa abituale
disposizione di sollevare l'animo a Dio, ha una meravigliosa
efficacia sulla sua vita morale.

Datemi un uomo, dice il Beato Ferrini, che proferisca di cuore quelle divine parole: Sia santificato il nome Tuo, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volont, dacci
oggi il nostro pane quotidiano, perdonaci come perdoniamo, non cindurre in tentazione, liberaci dal male; datemi un tal uomo e non sar possibile ch'egli non sia un
buono e verace ideale cittadino, utile e di decoro alla famiglia e alla societ.

Non si prega cos se non si buoni, o se non si ha il
vivissimo desiderio di diventarlo.
134


Non giustificare mai la tua pigrizia nelladempimento di questo dovere col pretesto che non hai tempo.
Proprio quando si tratta di parlare con Dio il tempo ti
manca?... E perch ne sciupi tanto in occupazioni senza
alcun valore?... Ricorda che anche durante il giorno tu
puoi innalzare la mente ed il cuore a Dio in mezzo ai tuoi
doveri, al divertimento e alle pi comuni occupazioni, e
vedrai che la tua trascuratezza riguardo alla preghiera
del tutto ingiustificata.

Solo per cinque minuti


C


stato chi ha calcolato come luomo di settantanni ha consumato la sua vita. Il tempo in cui egli ha
lavorato si pu ridurre a venticinque anni, venti anni per il
sonno, due per mangiare, un anno per vestirsi, ecc. La statistica non dice niente di qualche cosa pi importante di cui
invece l'uomo deve rendere stretto conto a Dio. Quanto
bene ha fatto? Quanto ha peccato? Come ha adempiuto il
suo dovere? Che cosa ha tralasciato? Quanto tempo dei
suoi settantanni ha dedicato alla preghiera?

Il valore della preghiera non si calcola n con il metro n con le ore, ma secondo sia fatta con il cuore e col
fervore della volont. Una preghiera fervorosa, anche se
breve, vale pi delle lunghe orazioni dette distrattamente.
Prega, dunque, pure brevemente, ma con attenzione; brevemente, ma con fervore; brevemente, ma spesso; sia pure
sollevando per qualche istante il pensiero a Dio.

Non lasciar mai la tua preghiera almeno in due
punti fissi della giornata: alla mattina e alla sera. Il tuo
primo pensiero sia per il Signore: la sua benedizione ti
135

accompagner al lavoro. Il tuo ultimo pensiero sia un ringraziamento a Dio: il tuo riposo sar pi tranquillo.

Per pregare non aspettare di arrivare al letto: non
sarebbe certo segno di grande rispetto verso Dio una preghiera fatta cos, facilmente potresti addormentarti. Al mattino, non rimandare la tua preghiera. Preghiera rimandata
preghiera lasciata.

Come puoi attenderti la benedizione di Dio, se a
Lui non ricorri? Guardati attorno e vedrai che tutto sembra
pregare. I fiorellini aprono le loro corolle ai primi raggi del
sole e fanno salire il loro profumo al trono del Creatore. Lo
stuolo garrulo degli uccelli, in una mattina di maggio, non
forse come una preghiera al Padre Celeste? Non saluta
forse il Signore, con i suoi primi raggi infuocati, il sole che
sorge? Oh s, tutta la natura sembra invitata alla preghiera.

Rileggi qualche strofa del magnifico canto che il
Milton mette in bocca ai nostri progenitori.
Unitevi del cielo e della terra
Voi creature tutte, a Lui cantate
D'ogni cosa principio e centro e fine.
E tu dellaltre pi lucente e vaga
Stella che chiudi l'aereo stuol di tante
Notturne faci, e alla ridente aurora
Di luminoso cerchio il crin coroni,
Esaltato in tua sfera or che rinasce
Questo lieto del d tenero albore.
O Sol che lalma insieme e locchio sei
Di questo vasto mondo, umile adora
Lui che i raggi ti diede e Lui confessa
Tuo fattor, tuo Signor per ogni lito.
136

Quella ch'Ei ti assegn carriera eterna


Ne risuoni le glorie e quando spunti
E quando in mezzo allocean tascondi
E quando in mezzo al ciel t'ergi sublime.
Luna, che incontro al sol nascente or vai
Ed or ten scosti colle fisse stelle,
Fisse nel lor veloce orbe rotante;
E voi cinque altri erranti astri sereni,
Che non senz'armonia movete intorno
Mistica danza, risuonar le lodi
Fate di Lui, che laurea luce fuori
Chiam dal sen della profonda notte.
Voi, venti, a cui dellaere il vasto impero
Egli divise, or ne' soavi fiati,
Or ne' gagliardi, il santo nome sempre
Risuonate di Lui, d'ossequio in segno.
Piegate le ondeggianti altere cime,
O cedri, o pini e voi, fontane, e voi
Limpidi mormorevoli ruscelli,
Nel vostro dolce gorgogliar perenne,
Ripetete sue glorie. O tutte voi
Alme viventi, a celebrarlo unite
Le vostre voci, e voi, canori, augelli,
Che il vol stendete alle celesti porte,
Sulle vostre ali e ne' concerti vostri
Per ogni spiaggia ite a portare il nome.

Orbene, in mezzo a questo meraviglioso coro di lodi, dovr solo l'essere privilegiato, lessere dotato di libera
volont, a costituire la nota stonata in tanta armonia, con il
negare al Suo Creatore il doveroso omaggio?

Ho parlato della natura che prega. Intendi bene:
solo luomo pu pregare, solo egli pu sollevare la mente a
137

Dio e parlare con Lui: questo privilegio solo alluomo venne riservato.

Non vi sono che i Cristiani, dice il Malebranche,
cui sia permesso di aprire la bocca e di lodare divinamente il Signore. Non vi sono che essi i quali abbiano accesso
presso la Sua suprema Maest.

Sii degno, oh giovane, di questo sublime privilegio, e
se verr anche per te lora del dolore, ricorda che solo ai
piedi del Crocifisso, in un amplesso di confidenza e di amore con Chi, per nostro amore, si fatto appendere alla Croce, tu potrai ritrovare il conforto e la pace.

Come preghi?
V


ano il pregar con le labbra quando il cuore
lontano. Quando ti metti a pregare, non devi immaginare
di rivolgerti ad un potente signore che tiene il suo trono
nelle altezze inaccessibili, ma al tuo Dio che a te presente
come un padre ed amico buono. A Lui; dunque, devi aprire
con semplicit e confidenza il tuo cuore, manifestandogli le
tue lotte, i tuoi dolori, le tue gioie.

Molti ragazzi, giunti ad una certa et, lasciano la
preghiera che da piccini facevano tanto volentieri. Perch
avviene questo? Perch non hanno compreso il progresso
che anche il loro modo di pregare avrebbe avuto con il
crescere dellet. Sono cresciuti fisicamente, il loro intelletto si sviluppato ed ha allargato le sue cognizioni; solo
la vita spirituale rimasta nello stato ancora fanciullesco e
primitivo...
138


In che consistevano una volta le loro preghiere del
mattino e della sera?: consistevano nel recitare il Pater Noster,
e qualche Ave Maria, ed era buono che fosse cos!; ma, adesso, come pregano?: della stessa maniera! Naturalmente essa
non pi adatta alla loro nuova mentalit. Ci che era sufficiente per un fanciullo, non basta pi ai bisogni spirituali
di un giovane; cos la preghiera comincia a diventare un
peso, si va avanti ancora per un po di tempo per forza di
abitudine, poi viene la noia, finch si tralascia del tutto,
stimando inutile il ripetere macchinalmente alcune formule
col cuore lontano.

Quale soddisfazione e conforto pu trarre lanimo
del giovane da una simile preghiera, che per lui diventata
come una gabbia che ne inceppa le indomite aspirazioni?

Ecco come tu dovresti pregare, alla mattina e alla
sera: Giunto il momento di alzarti fa il segno della croce e
balza gi senza indugio dal letto. Fatti alcuni minuti di
esercizi fisici per ridestare le membra intorpidite, lavati e
vestiti con sollecitudine e buon gusto, poi inginocchiati dinanzi al tuo letto, o se ci non possibile, siediti al tuo tavolo da studio, posa il capo tra le mani e mettiti alla presenza
di Dio. Non importa che tu pronunci delle parole, basta che
tu faccia vibrare le corde della tua anima: Signore, io Ti
ringrazio per il riposo che mi hai concesso in questa notte.
Ti prego, oh Signore, aiutami affinch oggi possa rendermi
sempre pi degno del Tuo amore...

Ecco un altro giorno dinanzi a me: i miei doveri, i
miei pensieri, le mie azioni... tutto io voglio che sia secondo
il Tuo volere. Dammi, mio Dio, la grazia che io questa sera
non sia solo divenuto pi vecchio di un giorno, ma sia pure
pi buono di questa mattina.

139


E il mio difetto principale? Tu sai, oh Signore, qual
... Se io giungessi a liberarmi! Tutto il resto mi riuscirebbe
facile. Quale occasione avr oggi di ricadere in esso? A
scuola... a casa... nella via... Aiutami, oh Signore.

Qualunque cosa io faccia o debba soffrire voglio
che sia per Te e in Tuo onore; benedici, oh Signore, i miei
genitori e benedici pure me, che voglio essere tuo figlio
fedele ed amoroso, quantunque tanto debole e pieno di
difetti.

Poi, puoi aggiungere il Pater noster, lAve Maria, e cos
la tua preghiera del mattino, meritoria e viva, finita.
Avanti, dunque, con coraggio al lavoro. Se Dio per noi, chi
sar contro di noi? (Rom 8, 31).

Quanta differenza passa tra questa preghiera viva,
personale, fresca e il mormorare inconscio di alcune formule da fanciullo! Eppure non stata pi lunga. Bastano
alcuni minuti.

Una buona preghiera del mattino santifica tutta la
giornata. Dimmi come hai pregato al mattino ed io ti dir
quanto valore avr la tua giornata. Se il Signore non costruisce
la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la
citt, invano veglia il custode (Sal 127, 1).

Leggi la magnifica preghiera del conte Stefano Szechenyi: Oh Dio onnipotente, ascolta in ogni istante la preghiera del mio cuore. Riempi la mia anima di sentimenti
puri e caritatevoli verso la mia patria e i miei concittadini.
Illumina la mia mente e d forza alla mia volont; fa che io
cerchi sempre il bene e mi tenga lontano dal male.

140


Illumina la mia via, affinch io sappia qual il mio
dovere e come intraprenderlo e perseveri in esso. Io voglio
pensare, lavorare, vivere per Te, oh Signore.

Feconda i miei sforzi quando tendono al bene, rendili vani se dovessero rivolgersi al male. Concedimi il Tuo
aiuto, affinch io possa combattere e vincere le mie passioni; fa che io sia animato da spirito di fede e di sacrificio e
renda cos utile la mia vita.

Che questa preghiera non si fermi solo alle mie parole, ma sia tradotta anche in opere degne del Cielo.... Tu
comprendi cos il segreto dell'enorme attivit di questo
grande ungherese.
***

Nella tua preghiera della sera la tua prima parola
sia ancora il ringraziamento.

Signore, questo giorno sta per finire: prima ch'io
vada a riposare, voglio sollevare la mia anima a Te. Ho
cominciato questo giorno nel Tuo santo nome e nel Tuo
nome lo voglio finire.

Grazie di tutti i benefici che mi hai elargito: materiali, spirituali e morali. (Se hai avuto qualche dispiacere
od umiliazione, ringrazia ugualmente il Signore e pregalo
che ti faccia vedere quale bene tu possa trarre anche da
quella prova).

Sono stato a Te riconoscente? Ho fatto oggi buon
uso dei Tuoi doni, o piuttosto devo pentirmi di essere ricaduto nei miei difetti? (A questo punto fa un rapido esame di coscienza sui tuoi pensieri, sulle tue azioni, sui tuoi
doveri, ecc.).
141


Purtroppo, oh Signore, io sono stato ancora il figlio
debole. La mia ingratitudine mi reca profondo dispiacere.
Perdonami. Domani voglio essere migliore.

Io Ti prego, oh Padre Celeste, non negarmi il Tuo
aiuto e la Tua benedizione anche questa notte. Donami
tranquillo riposo, affinch io possa attingere da esso nuove
energie per compiere fedelmente il Tuo volere.

Aggiungi qualche preghiera vocale e cos avrai finito
le tue orazioni della sera.

Nelladdormentarti, ti sar utile laver nella mente
ancora qualche buon pensiero. Lanimo non dorme ed ha
un segreto misterioso lavorio; fa che i tuoi ultimi pensieri
siano degni di un giovane cristiano.

Dove lanima sarricchisce


S


e qualcuno dei miei giovani lettori aspira ad
una vita religiosa pi intensa e vuole salire nella via della
perfezione, aggiunga alla sua preghiera vocale, ogni giorno,
una breve meditazione. In quei pochi minuti di silenzio
l'anima progredisce, si purifica, sillumina. Non puoi immaginare quanto giovi quel quarto d'ora di raccoglimento,
di intimo colloquio tra lanima e il suo Dio.

Cos lo descrive il Beato Ferrini: La lingua tace, la
mente si eleva tutta in Dio e medita le sublimi verit di
Lui. Oh mirabile incontro dell'uomo con Dio! Oh dolci
amplessi del Creatore colla creatura! Oh elevazioni ineffabili dello spirito umano! Che cosa ha il mondo che si
142

possa paragonare a queste gioie purissime del Cielo, a


questi saggi della gloria ventura?.

Non dire di non aver tempo; credo che, con un po
di buona volont, tutti potrebbero mettere nel programma
della loro giornata questo quarto d'ora di meditazione.

Dici forse di non sapere come essa si debba fare?


Non affatto difficile. Proponiti un fatto, una verit,
un buon pensiero e cerca di approfondirlo con tutte le tue
facolt; con l'intelligenza, la fantasia, il cuore, di modo che
quel pensiero possa penetrare profondamente nella tua
anima. Prima per di cominciare la tua meditazione, devi
metterti alla presenza di Dio. Si tratta di ascoltare la Sua
voce, alla quale lanima deve tendere attento l'orecchio. Si
tratta di parlare a Lui con semplicit, con la confidenza di
un figlio che ha tante cose da chiedere a suo padre. Impegna tutte le tue facolt, in maniera che la tua meditazione
non sia un semplice studio speculativo dellintelletto, ma
qualche cosa di vivo, di pratico, che penetra in tutto il tuo
essere. I propositi verranno spontanei dal confronto che tu
avrai fatto tra quelle verit morali e la tua vita.

Termina la tua meditazione con una breve fervorosa preghiera al Signore: Grazie, mio Dio, per l'aiuto che
mi avete dato, illuminando la mia mente in questa meditazione. Sorreggete la mia debole volont, affinch io possa
attuare quanto mi sono proposto.

Scopo della meditazione di mettere lanima sotto
il benefico influsso dei raggi vivificatori delle verit religiose
e morali. Il frutto perci che essa produce cos prezioso
che vale la pena di accettare anche quella piccola fatica.
un peso la meditazione? Anche le ali sono un peso per l'uccello, eppure senza questo peso, non potrebbe volare.
143


Dopo soli pochi mesi che tu mediti regolarmente
ogni giorno, la tua anima si sentir pi vicina a Dio, la tua
volont diverr pi forte, i tuoi sentimenti saranno pi
nobili: in altre parole tu avrai fatto un buon passo nel
cammino della perfezione

Suonano le campane


domenica e gioioso si diffonde nellaria il
suono delle campane, che si perde lontano nei campi e nei
boschi.

Per tutta una settimana le mille preoccupazioni della vita hanno gravato sul popolo, ma oggi domenica e le
campane sembrano cantare: Oh uomo, ascolta, vieni in
Chiesa a pregare il tuo Dio e Signore. Questa terra non la
tua vera abitazione, tu sei in essa un semplice pellegrino.

Non sei, oh uomo, soltanto polvere, tu sei un figlio
di Dio. Il tuo lavoro non solo per sostenere la tua vita terrena, ma per renderti degno di quella celeste....

Molti, purtroppo, non ascoltano la voce delle campane e, se la odono, non la sanno comprendere.

Sono troppo ingolfati nelle loro terrene preoccupazioni per pensare a Dio e all'anima. Servi della materia,
vivono della materia e non sanno comprendere il valore
della vita spirituale. Altri sono gi usciti per una gita e non
hanno tempo di andare a Messa. Altri ancora hanno vegliato fino a tarda ora e passano la mattinata del giorno del
Signore intorpiditi nel letto: dormono...

144


Triste constatazione! Quanto grande, specialmente nelle citt il numero dei cristiani che trovano troppo facili
scuse per non adempiere questo sacro dovere, perch non
ne comprendono la necessit ed il valore.

Oh se avessero seriamente riflettuto su ci che significa il santo Sacrificio della Messa, al bene che produce
nelle anime! Sarebbero non solo impegnati a non ometterla
quando prescritta, ma vorrebbero assistervi ogni volta che
fosse possibile.

Chi di noi non afflitto, dice il Beato Ferrini, il
giorno che non pu partecipare al Sacrificio ineffabile? La
Chiesa l'ha adornato con la sua sapienza, l'ha ordinato col
suo profondo sentimento di Dio e ne ha fatto come un
dramma di fede, di speranza e di amore.

ben giusto che alla partecipazione viva ed intelligente del Sacro Rito, che ci ricorda la passione e la morte
di Ges, noi dedichiamo una breve mezzora delle innumerevoli ore che in tutta la settimana abbiamo a nostra disposizione. un sacro dovere.

La Messa, non soltanto un ricordo del sacrificio di
Ges, ma ne la mistica rinnovazione e, quindi, una ricca
sorgente di grazie per l'anima che vi assiste.

Se ho ascoltato con vera piet la mia santa Messa
domenicale, esco di Chiesa con lanimo inondato di gioia,
con la volont ripiena di novello fervore per riprendere il
mio cammino, nell'adempimento del mio dovere; sento, in
una parola, che una nuova forza sorregge la mia anima nelle sue lotte.

Si racconta di un celebre medico di nome Baroni
che diceva: Ho girato tutta lEuropa, ho visitato lAfrica,
145

ma non so ricordare alcuna domenica in cui io abbia tralasciato, per mia colpa, la Messa.

Belle parole, degne di un uomo veramente cattolico.


Anche tu, giovane caro, tieni come principio sacro:
vacanze o meno, tempo bello o brutto, stanco o riposato,
per quanti inviti io abbia per intervenire a gite o ad altri
divertimenti, la Messa di festa va innanzi a tutto. Iddio mi
aspetta e non posso dedicarmi ad altro, prima di avere
adempiuto questo dovere verso di Lui.

Non accontentarti di udire la Messa, ma unisciti
con l'animo al sacerdote, che in quel momento rappresenta
anche l'assemblea e in nome di essa prega ed offre lAugusta vittima; cos quella mezzora non sar per te tempo di
noia, perch comprenderai il significato del rito che si svolge sotto i tuoi occhi.

Leggi qualche libro adatto, compilato secondo lo
spirito della liturgia, per approfondire il mistero della Messa. Nella liturgia della Chiesa, troverai sublimi bellezze,
purtroppo nascoste ai pi e la tua piet diverr intelligente
e seria, sorgente di una vita veramente cristiana.

Riordinamento generale
U


n altro prezioso mezzo per progredire nella
propria formazione religiosa e morale sono gli esercizi
spirituali.

Qualcuno pensa che gli esercizi consistano nellascoltare tre o quattro istruzioni, per tre giorni, meditando
146

nei tempi liberi su quanto si ascoltato; nel prendere qualche nota, nel fare infine una buona confessione.

No, gli esercizi fatti a dovere significano qualche
cosa di pi. Il lavoro che in essi si fa, pu paragonarsi a
quello dellaratro che penetra profondamente nelle zolle del
terreno per estirparvi le pi profonde radici: ogni peccato,
ogni cattiva tendenza, devono venire alla luce per dar luogo
a un nuovo orientamento di vita.

Gli esercizi sono un riordinamento generale, un
rinnovamento dell'animo, un nuovo orientamento.

Un riordinamento, poich veniamo a conoscere le
deficienze del passato e possiamo cos ritrarci dalla via del
peccato.

Un rinnovamento, perch, purificata lanima, possiamo, con nuove forze e coraggio, riprendere il cammino
della vita.

Un nuovo orientamento, perch conosciuti i sentieri
errati, ci stabiliamo un nuovo piano per lavvenire. Questo
o quel peccato, costi quel che costi, devono essere evitati.
Dobbiamo acquisire quella o quellaltra virt, anche a
prezzo di sacrificio e di generosa mortificazione.

Facendo gli esercizi io non mi sono accorto di poterne trarre tutti questi vantaggi, dir qualcuno.

La colpa, aggiungo io, certamente tua, perch non
hai corrisposto alla grazia di Dio. Questa scende copiosa,
durante gli esercizi, nelle anime ben disposte.

Tre giorni di ritiro; non poter parlare, trattenersi
sempre su pensieri seri, sembrano cose impossibili per un
147

giovane. Ti rispondo con una sola parola: prova e vedrai. Io


sono sicuro che tu, nel silenzio di quei giorni, acquisterai
tanta forza per la tua anima, tanta gioia interiore e tanta
energia per riprendere con pi diligenza il tuo dovere, che
benedirai la decisione presa.

La prima volta che uno fa gli esercizi, ci va con diffidenza, spinto quasi per forza; la seconda volta egli stesso
che li desidera e con gioia.

Si racconta che, mentre OConnel, il grande rivendicatore della libert dellIrlanda, stava facendo gli esercizi,
chiese di parlargli un parlamentare del suo partito: Se tu
ora manchi in parlamento, noi perdiamo il frutto di vent'anni di lotta, cos disse il collega, poich i nostri avversari ci sopraffarebbero nelle votazioni.

State tranquilli, rispose il grande uomo di Stato,
se io prego e purifico la mia anima, tratto anche qui la nostra causa davanti a Dio e la liberazione dellIrlanda non
perder nulla. Il parlamento pu minacciare, ma quando io
minginocchio per pregare, sono pi forte di quando alzo il
braccio per la lotta.

Bellissimo pensiero degno di ogni giovane cristiano.

La guida dellanima
H


ai mai fatto qualche ascensione in alta montagna? Ricordi i febbrili preparativi? Scarpe chiodate, bastone, piccozza, borraccia, sacco; ma soprattutto ti sei assicurato che non ti mancasse la guida. La gran parte delle
148

disgrazie in montagna dovuta alla mancanza di


un'esperta guida.

Lo stesso dobbiamo fare per salire le vette del nostro
spirituale perfezionamento.

Per quanto zelo tu abbia per la tua formazione, lasciato a te stesso, potresti facilmente sbagliare. Scegliti dunque una buona guida, che conosca le mete elevate della vita
spirituale e sappia penetrare negli intimi recessi del tuo
cuore e chiedile di seguirti durante la tua educazione.

Le prime guide dovrebbero essere per te i tuoi genitori. Nessuno meglio di essi ti conosce, nessuno pu giovarti
di pi nellavviamento alla vita. Ma, giunto ad una certa
et, il giovane incontra problemi cos delicati ed intimi che
difficilmente ha la forza di confidarsi con i genitori. Allora,
sentendo la propria inesperienza ed isolamento, nella solitudine del suo cuore, il giovane sospira di trovare un'altra
guida che lo comprenda e, purtroppo, questo stato d'animo
lo porta spesso ad aprirsi con qualche compagno, inesperto
come lui, che, forse, invece di giovargli gli di maggior
danno.

Il problema non pu essere risolto che da un buon
direttore spirituale, un sacerdote. Felice quel giovane che,
nel sacerdote, trova un esperto amico al quale egli pu
aprire con confidenza il suo cuore, rivelandogli ogni suo
segreto pensiero. Se un giovane ha trovato una tale guida,
io non ho pi timore per lui. Egli dovr ancora combattere,
forse, qualche volta, soccomber, ma la mano sicura della
guida lo rialzer incoraggiandolo a proseguire la via.

Quando, nell'et dello sviluppo, mille dubbi s'affacciano alla tua anima inquieta, quando lo scoraggiamento
cerca di stendere il suo nero velo su quanto ti circonda,
149

quando tu pensi di non essere compreso dai tuoi e sei triste


e scoraggiato, quando stai per soccombere nella lotta contro le tue passioni, divenute insolenti, a chi potresti aprire il
tuo cuore con pi confidenza, se non ad un buon padre
spirituale?

Chi, meglio di questi, potrebbe prender parte alle
tue gioie o ai tuoi dolori? Nessuno pu leggere nellanima
tua, meglio di chi ha imparato da anni a trattare con centinaia di giovani e a condurli per i sentieri della verit e della
virt.

Chi non ha provato, dice il Beato Ferrini, quale
vantaggio deriva dal contatto della nostra infermit con un
santo del Signore, di noi che siamo nella dissipazione del
mondo dal ministro di Dio, che vive tra il vestibolo e l'altare? Non solo la consolante esperienza del perdono ottenuto che ci conserva lo spirito rinnovato, ma pur la soave
rugiada di celesti consigli ripetutici da colui, che, per scienza e pratica, conosce le vie del Signore e che per primo li
mette in opera, vero capitano della milizia morale.

Vorrei che nel tuo animo, oh giovane, ci fossero per
lui i sentimenti di venerazione e di affetto che nutrivano i
membri di un'associazione cattolica in terra di missione,
detta delle vecchie volpi, verso il loro sacerdote: Nel territorio dei Cheienni, scrive uno dei suoi capi, c' un alto
monte. Ogni indigeno lo conosce. Quando eravamo fanciulli, giocavamo attorno ad esso; finch potevamo vederlo,
non avevamo alcun timore di smarrire la via. Divenuti pi
grandi andavamo a caccia, e, in qualunque direzione fosse
fuggita la preda, poco importava, purch non avessimo
perduto di vista quel monte. Adulti, dovemmo combattere,
inseguendo il nemico per valli e monti e mai dubitammo
della vittoria, tanta era la forza che la vista del monte, sulle
cui falde erano le nostre case, infondeva al nostro braccio.
150

Questa montagna il nostro sacerdote. Il suo cuore, come


la rupe, non vacilla. Egli sempre ci guida nella via del bene,
noi siamo sicuri quando andiamo dietro a lui. Egli il monte che ci orienta verso Dio....

Pagine di diario
D


al diario di un giovane tolgo queste pagine
dalle quali tu vedrai quanto bene pu fare un vero padre
spirituale.

Marted


...A scuola c' una novit: venuto un nuovo insegnante di religione. Quello di prima era gi vecchio e ha
dovuto abbandonare l'insegnamento. Egli era molto buono,
ma non potevamo incontrarci con lui mai, all'infuori delle
ore di lezione, quindi poco lo potevamo conoscere.

Sono curioso di sapere come sar questo nuovo.
Egli molto giovane, avr una trentina d'anni. Oggi ha
tenuto la prima lezione e mi sembrato molto severo.
Con lui non si scherza. Nellintervallo egli ha inteso che io
dicevo ad un compagno: Non vero. Vedi, mi disse,
non bene dir cos. Sarebbe meglio che tu avessi detto:
tu forse ti sbagli, cos imparereste ad essere pi gentili tra
voi.

Sono rimasto sbalordito, questa una finezza, ho
pensato; che direbbe se ci sentisse, durante una partita di
calcio, scambiarci lun l'altro gli epiteti pi violenti, quand'anche non ci vedesse venire alle mani...?
151


Ci per mi fa pensare che egli un acuto osservatore dei giovani e che li vuole educare a nobili ed elevati
sentimenti.

Gioved....


Oggi sono stato per la prima volta dal mio insegnante di religione. stato un incontro fortunato.

Ero sotto l'impressione di una scena spiacevole avvenuta in famiglia.

Stavo in salotto, il babbo non era ancora ritornato,
Paolo e Giulietta giocavano tra loro e, naturalmente, litigavano. Quando ne fui stanco ho intimato loro di finirla.

Gi , disse la mamma, tu non puoi sopportare mai
i tuoi fratellini. Per te non dovrebbero esistere, non pensi
altro che ai tuoi libri e alle tue partite.

Ma, mamma, a me toccano sempre i rimproveri
quando i piccoli sono cattivi?

Non voglio, ma, sta zitto, non devi rispondere e mi
diede un forte ceffone. Sicuro mi toccato uno schiaffo.
Non so quello che io abbia detto in quel momento, certo
che non ne potevo pi e sono uscito di casa.

Mentre camminavo concitato, mille tumultuosi pensieri si agitavano nella mia mente.

A casa nessuno mi comprende. Mio padre non ha
tempo, mia madre mi tratta come un bambino e non s'accorge che sono cresciuto.

152


Una profonda amarezza s'impadroniva di me. Mentre andavo qua e l, mi ricordai delle parole del nostro nuovo insegnante di religione: Se siete turbati, non abbiate
timore di venire da me. In realt era il caso mio e mi decisi di provare.

Lo trovai in mezzo ad una grande quantit di libri,
dopo che egli rispose con un gentile avanti ai leggeri colpi
che ripetutamente io avevo dato alla sua porta. Minvit a
sedere presso il suo tavolo.

Da principio non osavo alzare gli occhi dal pavimento. Egli mi fece coraggio e allora gli manifestai tutto ci
che angustiava il mio cuore.

Forse, caro figliolo, tu credi di essere lunico che si
trova in queste circostanze e ti sgomenti. Molti giovani si
lamentano, come te, di non essere compresi da nessuno a
casa e si sentono estranei nella loro stessa famiglia.

Queste parole cominciarono a infondermi un po' di
coraggio.

I tuoi genitori fanno un po come tutti gli adulti,
che dimenticano quel che provavano quand'erano giovani e
non sanno rendersi conto delle interne lotte e delle aspirazioni che pu avere un giovane dai quattordici anni in su.
Tu, per esempio, hai ideali che li lasciano del tutto indifferenti, perch sono assorbiti dalle cure quotidiane. Credi,
non cattiva volont, ma semplicemente incomprensione.

E perch tu non cerchi di invitarli a giocare con te
come facevi una volta? Non ti meravigliare di questo suggerimento, cerca di dimostrarti ancora piccolo, dando ad essi
lillusione di rivivere gli anni della tua infanzia, non ne perderai affatto in dignit e li solleverai un po dalle loro
153

preoccupazioni; ci che ti sembra in essi freddezza soltanto la seriet e la preoccupazione della vita.

Mentre io ascoltavo le sue parole, il mio malumore
andava man mano dissipandosi e nel mio cuore tornava la
pace. In verit io non ho mai pensato di considerare i miei
genitori sotto questo aspetto. Solo una cosa ancora non ero
capace di dimenticare. Non avevo quasi coraggio di dirlo,
ma egli mi lesse negli occhi, e: Tu ripensi ancora, mi disse,
allo schiaffo che hai ricevuto, non vero? Per un giovinetto
della tua et, ricever uno schiaffo, certo non cosa piacevole. Ti serva almeno ad imparare a conservarti pi calmo e a
non dare ad essi nessun motivo perch ci si ripeta. Anche
nel caso che tu dovessi lamentare una vera ingiustizia, conservati tranquillo e padrone di te; pi facilmente allora i
tuoi genitori capiranno di aver sbagliato.

Non ricordo che cosa ancora egli mi disse, solo sentivo in me un nuovo senso di pace e un desiderio vivo di
diventare migliore.

Mi alzai. Avrei voluto baciare con riconoscenza la
sua mano, Egli invece strinse la mia.

Quando giunsi a casa abbracciai mia madre.


Oh, se mia madre avesse saputo quale cambiamento era avvenuto in me in poche ore, per merito della parola
del mio buon padre spirituale!.

Luned


Oggi sono ritornato dal mio professore di religione,
ormai egli m'ispira tanta confidenza...

154


Avevo il cuore angustiato per quanto mi era capitato stamattina.

Padre, dissi, avrei oggi una cosa da dirle abbastanza grave. Posso parlare?

Dimmi, caro, parla con tutta libert, rispose lui.


Allora io: questa mattina, durante la lezione, un
mio compagno guardava di nascosto sotto il banco un volgare giornale. Sorridendo, a un certo momento, egli me lo
offr. Il titolo e la copertina facevano facilmente capire
quanto doveva essere cattivo il contenuto. Io rifiutai e, usciti
dalla scuola, manifestai francamente la mia disapprovazione, specialmente perch ci era accaduto durante la lezione
di religione.

La lezione di religione! egli disse ridendo, ma
appunto per questo che io leggevo in quel tempo, perch
della religione non so che farmene. Del resto sono, in questo, d'accordo con mio padre. Egli stesso mi disse che roba da bambini, come i racconti delle fate, per farli star
buoni. Ad una certa et una stupidaggine il credere ancora a simili favole

M'interruppi esitante: Ma, Padre, soggiunsi forse
io faccio male a dir cos.

No, caro, d pure.


Mio padre, continu il mio compagno, mi dice
spesso che al giorno d'oggi non abbiamo bisogno di chiese,
ma di fabbriche e di scuole; Dio, Ges Cristo, la Chiesa, la
Religione... sono tutte invenzioni!

155


Nel mondo tutto materia, lo spirito non esiste affatto... bisogna dunque cercare di vivere felici in questa vita
e non sognare una vita futura... e continu di questo passo.
Non le nascondo, Padre, che provai un senso di pena e insieme di sdegno. Qualche cosa dovevo pur rispondere;
quelle parole: Dio, Ges, la vita eterna, invenzioni, mi risuonavano come un insulto alla mia fede.

Ancora dissi al mio compagno: Ma come si fa a
distruggere tutto, con la semplice affermazione che tutto
invenzione quello che abbiamo appreso da bambini? Forse
che il nostro professore di religione mente quando fa la sua
lezione?

No, egli ci tratta ancora da bambini, rispose il mio
compagno.

Io replicai: Ma egli vive in conformit alla sua fede,
quello che insegna lo crede e pratica egli stesso quello che
richiede da noi.

Continuammo ancora un po la discussione. Non
so se dissi abbastanza per difendere i miei principi; poi ci
lasciammo.

Ritornato a casa, le parole del compagno mi tornavano alla mente e quantunque egli nulla avesse trovato per
persuadermi, tuttavia sentivo il mio animo turbato, per la
prima volta, nella mia fede.

Sar tutto falso quello che molti dicono contro la
religione? E tutti quelli che vivono senza curarsi di Dio e
dell'anima? Anche mio zio ingegnere, non l'ho mai visto in
chiesa. Mio padre lavora tutto il giorno, ma quando va a
confessarsi io non lo so; e cos tanti altri, che vivono come
se la religione non esistesse.
156


Padre, ho fatto male a dirle tutto? Se sapesse quanto
mi ha fatto soffrire questa prima lotta che io ho dovuto sostenere nel mio animo che era sempre vissuto felice con la
fede appresa da bambino! Come una nuvola oscura si affacciava alla mia mente e per quanto io protestassi: no, non
pu essere vero, il dubbio ritornava da capo insistente. Ho
peccato, padre?

No, mio caro, egli ha risposto, non mi sorprendono queste tue lotte. La fede del fanciullo ora sta per diventare quella pi profonda, pi intelligente del giovane.
questa una trasformazione che non avviene senza qualche
burrasca. Ci non ti deve turbare.

Ascoltami! Quando il tuo compagno affermava
quelle falsit, subiva linfluenza di letture, discorsi ed esempi che gli avevano avvelenato la mente e tu invece ti fidi di
chi non pu n sbagliare, n ingannare, perch tu credi alla
parola del Figlio di Dio. L'insegnamento che ti viene impartito in nome della Chiesa non altro che quanto Dio ha
rivelato.

Tutto dunque si riduce qui: chi Ges? un grande uomo, un profeta, un filosofo, un semplice benefattore
dellumanit? No, ci troppo poco. Esamina le sue opere,
la sua vita e la sua dottrina e tu stesso ti persuaderai che
Egli non soltanto uomo, ma il Figlio stesso di Dio, che ha
preso umana carne per salvarci.

Se tu hai questa fede, tutto riesce facile. Se tu non
permetti che sorgano in te dubbi sulla Sua natura divina,
non troverai pi alcuna difficolt in tutte le altre questioni: la Chiesa, la confessione, la vita futura, il paradiso, l'inferno, ecc.

157


S, interruppi, io credo tutto questo, ma che devo
pensare della Chiesa a proposito di quanto diceva il mio
compagno, che cio, ai nostri giorni, pi che di chiese, abbiamo bisogno di fabbriche e di scuole?.

Sicuro, rispose il sacerdote, le fabbriche e le scuole
sono necessarie, ma a che vale il progresso materiale, senza
la vita spirituale? I pi grandi malfattori si reclutano nelle
file degli studiosi miscredenti.

Se non avessimo altre prove della Divina istituzione
della Chiesa, basterebbe il fatto della sua prodigiosa diffusione e conservazione, malgrado gli innumerevoli attacchi
di ogni genere che lungo i secoli ha dovuto sostenere.

Basterebbe riflettere all'immenso bene che essa ha
portato allumanit in questi duemila anni e alle innumerevoli anime che si sentono a lei legate.

D un'occhiata alla storia del mondo. Quante vittorie la Chiesa cattolica ha procurato allumanit! Chi ha fatto tanto, come la Chiesa, per diffondere una civilt nuova
che trasformasse i costumi e nobilitasse le anime fino a
condurle al dominio sulla materia?

Guardati attorno e vedrai dovunque la caccia all'oro, in mezzo all'infuriare delle sfrenate passioni.

Chi ti ricorda in questa societ cos materialistica,
che tu hai un'anima e che essa ben pi preziosa delloro e
del piacere? La tua religione, la tua fede, la Chiesa.

Oh! se per un momento si chiudessero le porte delle chiese, se tacessero gli organi e le campane, se pi non
si amministrassero i Santi Sacramenti, se non vi fosse pi
158

alcun prete che evangelizzasse, allora si vedrebbe che insostituibile era, per lumanit, lazione della Chiesa.

Il tuo amico, forse, ti avr parlato, con evidente
soddisfazione, del caso doloroso di qualche sacerdote che
non allaltezza del suo ministero.

Purtroppo nella millenaria storia del Cristianesimo
si ripetuta qualche volta la dolorosa scena della passione
di Ges e, novelli Giuda, anime cio infedeli e ingrate ad
una sublime predilezione del Divino Maestro, lo hanno
nuovamente tradito.

Ci doloroso, ma vero ed i nemici della religione
parlano di questo volentieri, cadendo spesso, non sempre in
buona fede, in esagerazioni ed incertezze.

Quante volte, in molti dei cos detti scandali, non c'
niente o ben poco di vero! Tanta gente, per disgrazia, facilmente critica i servi di Dio e, mentre tanto indulgente
verso gli altri, severissima ed esigente con i sacerdoti.

Se nella vita ti imbatterai in qualche caso penoso,
ricorda:

Primo: se si fa tanto chiasso intorno a qualcuno di
questi casi, vuol dire che esso ha destato sorpresa e, quindi,
non tanto frequente.

Secondo: prima di questi malevoli, che farisaicamente si mostrano scandalizzati per il prete che vien meno
al suo dovere, ne soffrono Cristo e la Chiesa e meglio si farebbe a cercare di riparare al male.

Ed infine: non bisogna dimenticare che l dove c'
la natura ci sono pure le manchevolezze della natura stessa.
159

inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono (Lc 17, 1), disse il Divino Maestro.

Nellimmenso numero di preti attualmente viventi,
non desta meraviglia che possa essercene qualcuno infelice,
quando pensiamo che nel Collegio Apostolico ci fu un apostolo traditore. Per, invece che associarti al clamore di proteste dei nemici della religione, con dannose mormorazioni,
cerca di riparare al dolore che ne viene al Divino Maestro e
solleva sempre pi alto il tuo concetto del sacerdozio cristiano, che va oltre i difetti delle persone.

Ancora avrei da dirti molte cose su questo argomento, soggiunse il padre, ma forse a casa gi ti attendono. Ne
parleremo un'altra volta. Intanto leggi questo libro e, quando ne senti il bisogno, vieni pure con tutta confidenza.

Non avrei voluto pi uscire da quella stanza, dove
tanta luce veniva alla mia anima. Ora sono felice, perch in
ogni incertezza e turbamento so a chi rivolgermi per avere
consiglio ed aiuto.

Per Mariam ad Jesum


A


d Altotting, in Baviera, celebre meta di devoti
di Maria, sono stati sepolti due storici personaggi: il grande
maresciallo Tilly e il duca Massimiliano I. Entrambi onorarono Maria con filiale devozione.

L'iscrizione sulla tomba di Massimiliano dice:


Qui riposa il cuore di Massimiliano I. In vita
egli si struggeva per il desiderio di nobili imprese e per
160

lamore alla Vergine Maria. Sappi, oh pellegrino, che


Massimiliano, anche dopo la morte, ama Maria con
tutto il suo cuore.

In verit esser cattolici e non onorare Maria stridente contraddizione. La devozione, la confidenza e lamore filiale per la Madre di Dio, sono i pi bei tratti della vera
piet e il distintivo di ogni giovane veramente credente.

Che cos per noi la Madonna? la creatura pi
eccelsa uscita dalle mani di Dio. Dante la chiama:
Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,
Umile ed alta pi che creatura
Termine fisso deterno consiglio.
(Dante, Paradiso, c. XXXIII, 1-3).

Noi non le attribuiamo certo il culto dovuto a Dio,
ma la venerazione come Madre del Figlio di Dio e perci
preghiamo la Vergine di voler intercedere per noi presso il
Suo Divino Figlio, sicuri che la Sua intercessione onnipotente presso di Lui.

La donna, presso i pagani, non era tenuta in considerazione; anzi la sua condizione era assai triste. Il Cristianesimo, presentandoci la sublime figura della Madre di
Dio, ha sollevato il concetto della donna e, con la civilt
cristiana, l'uomo ha visto nella donna una creatura che ha
diritti analoghi ai suoi e che degna di tutto il suo rispetto:
Maria, questa Donna sublime e divina, con le sue soprannaturali bellezze, ha ispirato in tutti i secoli il genio poetico
e larte.

Lanima umana aspira al bello, al vero e al bene.
In Maria si raccoglie quanto pu appagare queste aspirazioni del cuore umano. Quando ci fermiamo dinanzi
161

allimmagine dellImmacolata Madre di Dio e fissiamo il


nostro sguardo sui materni occhi di Lei, sentiamo vibrare la nostra anima di tenerezza e di amore filiale.

Sotto lo sguardo della Vergine coronata di stelle,
proviamo un indefinibile desiderio di cielo e sentiamo il bisogno di essere anche noi immacolati e puri.

Niente pi ci avvicina a Dio, che la devozione a
Maria. Lamore a Maria strettamente congiunto con
quello del suo Divino Figlio, tanto che ben si detto: per
Mariam ad Jesum. Ascoltiamo, oh giovani, linvito che il
grande Alessandro Manzoni ci fa, nel suo inno, ad amare
ed onorare Maria:
Deh! a Lei volgete finalmente i preghi,
Ch'Ella vi salvia Ella che salva i suoi;
E non sia gente n trib che neghi
Lieta cantar con noi:
Salve, o Degnata del secondo nome,
O Rosa, o Stella ai periglianti scampo,
Inclita come il Sol, terribil come
Oste schierata in campo.

Tua Madre
D


urante la conquista delle Filippine da parte
degli Americani, accadde sull'ammiraglia della flotta dei
conquistatori un episodio commovente.

La squadra era pronta per la lotta a Manila. Si doveva salpare, quando, all'ultimo momento, un marinaio lasci cadere, dalla nave ammiraglia dov'era imbarcato, la
162

sua giacca nell'acqua. Egli chiese subito il permesso di ricuperarla, ma essendogli ci stato negato, senza esitazione, si
gett in mare. Tutti pensavano che egli fosse un vile disertore, ma, poco dopo, riapparve nuovamente a bordo con la
sua giacca. Ci per non giov perch fu arrestato e condannato secondo la legge marziale.

Il generale Dewei, che aveva pronunciato la sentenza, al termine, chiese allinfelice marinaio come mai, per
una semplice giacca egli avesse commesso tale sciocchezza.
Il buon uomo allora estrasse di tasca una vecchia fotografia
e mostrandola disse semplicemente:

Mia Madre....


Dewei, commosso, tese la mano al marinaio e,
stringendogliela, gli condon la pena con queste parole:
Un marinaio, che per il ritratto della madre espone la vita,
certamente pronto a darla anche per la sua grande Madre: la Patria.

Figliolo caro, anche nella tua anima irradiata dallo
splendore della grazia c' il soave ritratto della tua Celeste
Madre: la Vergine Maria. Sei tu pronto a sacrificarti per
Lei?

Oh! dillo; ripeti spesso: la Vergine Maria mia Madre, io devo amarla e riporre in Lei una fiducia illimitata.
Se ella Madre mia, posso affidarle fiducioso la mia anima.

Se Maria mia Madre, posso chiederle aiuto quando la mia anima, sotto la pressione delle tentazioni, sta per
cedere.

Se rimango ferito, Maria verser un balsamo ristoratore sulle piaghe che mi affliggono.
163


Se Maria mia Madre, mi guarder con occhio di
piet, anche se io fossi ricoperto da mille peccati, e mai mi
abbandoner.

Quali consolanti pensieri! Quanta forza viene alla
nostra anima da queste semplici parole: la Vergine Maria
la nostra Madre Celeste!

Ti sei mai trovato, nel crepuscolo di maggio, su un
poggio solitario, lungi dal rumore della citt, nel momento
in cui dalla valle giunge leco del suono delle campane che
invitano a pregare lAve Maria? Nel tuo cuore si allora certamente risvegliato un dolce senso di piet e di devozione
verso la Madre Celeste.

Il Carducci stesso, il poeta miscredente, che non volendo adorare il nostro Dio, in un delirio meno che umano,
invent il dio ribellione, il beffardo Satana, cui innalz incensi e voti, non pot sottrarsi al dolce fascino di quei momenti, e, alludendo soavemente al principio del Capitolo
VIII del Purgatorio di Dante, cos canta:
Ave Maria! Quando sull'aure corre
lumil saluto, i piccoli mortali
scoprono il capo, curvano la fronte
Dante ed Araldo.
Una di flauti lenta melodia
possa invisibil fra la terra e il ciclo:
spiriti forse che furon, che sono
e che saranno?
Un oblio lene de la faticosa
vita, un pensoso sospirar quiete,
una soave volont di pianto
lanime invade.
164

Taccion le fiere e gli uomini e le cose,


roseo 'l tramonto ne lazzurro sfuma,
mormoran gli alti vertici ondeggianti
Ave Maria.

S, il pensiero di Maria intenerisce lanima e la fa
pi buona.

Se nella tua anima penetrato il peccato, la Vergine
ne rimane addolorata. Puoi tu sopportare questo pensiero,
senza provarne pena e rimorso? Hai mai visto piangere tua
madre?

Forse tu sei ritornato a casa, spensierato, in un
momento in cui non eri atteso. Appena entrato nella stanza, una scena, che non taspettavi, ti si presenta. Tua madre, assisa presso la finestra, piange... Appena ella ti vede,
cerca di nascondere le sue lacrime. Ma troppo tardi, tu
hai visto tutto: tua madre piange. E tu sai che ella piange
per causa tua.

Una volta, tu eri pieno di confidenza con lei, ora
invece tu le nascondi qualche cosa. Non sei tu forse ancora
suo figlio? Vi forse in te qualche cosa che ella non deve
sapere? Oh, locchio della mamma non si pu ingannare.
Tua madre piange per te.

E potresti tu sopportare che la tua Madre Celeste
piangesse per te?

Nel 1268 si fece a Todi una grande festa in onore
del senatore Jacopone, un celebre figlio di quella citt. Il
festeggiato condusse con s anche la moglie, che fu in quella circostanza la regina della festa. Ad un certo momento la
tribuna croll, travolgendo i presenti.
165

Tutti accorrevano per prestare soccorsi.


Jacopone estrasse dalle macerie la sua sposa morente. Egli voleva scioglierle la cintura, ma ella glielo imped
con tutte le forze che aveva. Suo marito la trasport in una
stanza e soltanto allora pot scioglierle le vesti. Sotto il magnifico abito da festa, la nobildonna aveva un rigido cilicio.
Morendo, ella sussurr al suo sposo: Lo portavo per te.

Quale delicato sentimento in lei, che, con religioso
pensiero, si sottoponeva a quella mortificazione, perch il
successo terreno non dovesse nuocere allanimo dello sposo!

per te dice ogni lacrima della Madre di Dio.
per te dice il suo volto addolorato e smorto sotto la Croce.

E tu, figliolo, vorrai addolorare ancora la tua Madre
Celeste?

La devozione a Maria
D


a un capo allaltro della terra, tanti fiori vengono deposti ai piedi della Vergine; ma i pi belli, i pi cari
al Suo cuore materno sono quelli che provengono dai cuori
innocenti e puri della giovinezza cristiana.

La devozione a Maria sar la tua salvezza nelle lotte
della vita.

Impara fin da giovane, a confidare nella potente
intercessione di Maria.

166


Senti come lanimo del Poeta vibra di confidenza ed
amore nella Madre Celeste:
Donna, se tanto grande e tanto vali,
Che qual vuol grazia, e a Te non ricorre,
Sua disianza vuol volar senzali.
La tua benignit non pur soccorre
A chi domanda, ma molte fiate
Liberamente al dimandar precorre.
(Dante, Paradiso, c. XXXIII 13-18)

Vergine Santa, aiutami! grida anche tu, quando
sei provato dalla tentazione e vedrai come la Vergine, che
non ha conosciuto il peccato, ti render forte nella lotta.

Aiutami, oh Vergine! prega nelle avversit, nei
dolori, nelle pene segrete e la Madre di Dio ti aiuter.

Termino questo argomento, che ben potrei dire inesauribile, col bellissimo sonetto che il Filicaia compose in
onore di Maria per implorarne laiuto e trovare conforto
negli occhi Suoi:
Vergine, Tu ben vedi a me davante
In atto di ferir col braccio alzato
Starsi la morte, e vedi il tempo alato,
Doppiar le penne alle veloci piante;
E vedi quante in vari modi, e quante
Piovon tempeste a me dal ciel irato,
Chor di rigore, or di pietade armato,
Finge cuor di nemico, e lha d'amante.
167

Tu al gran bisogno accorri, e Tu la fida


Destra mi porgi, e dei Tu farlo, e 'l puoi:
A te drizzo i miei passi, e Tu li guida.
Ma i dolci accenti de begli occhi tuoi
Odo, e dicemi un guardo: Ama e confida!
Il Ciel t'aspetta, e tuo sar, se 'l vuoi.

168

Capitolo VI
Alle SORGENTI

Lultima cena (Jacopo Bassano)

Venite a me, voi tutti, che siete


affaticati e oppressi, e io vi ristorer
(Mt 11, 28)

La vera libert
I


l forestiero che il primo di agosto si trova in Svizzera fortemente commosso da una tradizionale manifestazione dellamore che quel popolo conserva come sacra
fiamma per la propria secolare indipendenza.

Sullora vespertina da ogni campanile, da ogni torre
delle citt come dei piccoli villaggi disseminati per i monti,
si diffonde un suono festoso di campane, che si propaga e
sincalza in unonda maestosa per ogni valle e su ogni lago,
mentre su tutte le vette si accendono dei fuochi che danno
al paesaggio un aspetto fantastico. Lanima di quel popolo
sembra allora vibrare allunisono, per un unico sentimento
che erompe dal labbro in un canto che si fonde col suono
delle campane: linno della libert, indomita aspirazione
di un popolo che non volle subire lumiliazione della dolorosa schiavit.

indubbiamente bello, nobile, generoso!...


Giovane caro, tu ami la libert, lo vedo dai tuoi occhi fieri e sdegnosi di ogni ignobile vilt. Questa tua aspirazione nobile e santa, per, ricorda, innanzi tutto e soprattutto, che tu devi amare e difendere la libert del tuo spirito, la purezza della tua anima contro chi vorrebbe renderla
schiava.

E se per disgrazia ormai tu fossi schiavo del peccato
o di qualche cattiva abitudine, sappi, oh giovane, essere libero figlio di Dio. E come?

A Pietro ed ai Suoi Apostoli il Salvatore ha dato il
divino potere di sciogliere le catene che ci tengono avvinti:
171

A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete,


resteranno non rimessi (Gv 20, 23).

Al Sacerdote, che continua questa sublime missione,
tu dunque devi ricorrere per riacquistare la tua libert.

Non ti ripeter ora quello che tu hai imparato nel
catechismo intorno al Sacramento della Confessione, ma
solo richiamer la tua attenzione su ci che, di solito, i giovani praticamente trascurano.

Prima di presentarti al confessore tu devi esaminare
la tua coscienza; devi penetrare nellinterno della tua anima
per scoprirvi anche i pi segreti difetti e mancanze.

Le preoccupazioni quotidiane cominciano presto
anche per i giovani. La vita febbrile, lesaltazione della materia con il pretesto di aspirazione al progresso e la ricerca
di ogni comodit della vita fanno s che molte anime giovanili perdano di vista il nostro ultimo fine ed il valore della
vita spirituale. Di quanta utilit sar per la tua formazione
il dovere, di quando in quando, per prepararti alla confessione, rientra in te stesso per esaminare e controllare le tue
azioni! Io non conosco, per te, istante pi fecondo di quello
che tu passi nel silenzio religioso di una chiesa mentre dinanzi al Crocifisso esamini la tua coscienza.

Rispondi sinceramente a quei quesiti. Via ogni scusa dellamor proprio, ogni vana attenuante. Nella confessione noi dobbiamo essere inesorabilmente sinceri verso noi
stessi anche se il mondo cerca dingannarci con le sue adulazioni. Dobbiamo, in una parola, ritrovare noi stessi, questo il primo passo che facciamo per migliorare.

172


Ogni colpa esige una riparazione. La natura umana
non ha pace finch lordine turbato non sia tornato al suo
equilibrio.

Anche presso i pagani vediamo leroe che ripara la
sua colpa. Il sentimento di tale dovere proviene, come logica conseguenza, dalla conoscenza della colpa commessa e
dal dolore che lanimo prova; allora che si sente il bisogno
di riparare. Tal dunque il compito dellesame di coscienza; mettere a nudo le nostre miserie per farci provare dispiacere daver offeso Dio e sentire il desiderio di ripararle.
cos che il figliol prodigo, in quella lontana regione dove
aveva dissipato ogni suo avere, meditando sulle colpe, ne
prov tale vergogna e dolore che esclam: non posso pi vivere
a lungo cos, mi lever e andr da mio padre e gli dir: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te (Lc 15, 18).

Un tale dolore non turba, ma consola. Mentre umilia, esso nobilita lanimo. Distrugge, ma insieme fa risorgere
a nuova vita. Vorrei non aver commesso quelle colpe, dice il
peccatore, non posso distruggerle che pentendomene e
proponendo di non pi peccare. Ho agito male: giusto
che io renda a Dio la dovuta soddisfazione.

Alcuni giovani provano per la confessione un senso
di timore che li allontana. Ma perch tremare dinanzi a
quella mano che vi vuole benedire? Fuggireste dinanzi al
padre che vi vuole partecipi dei suoi doni? Temereste il
medico che vuol guarire le vostre ferite?

Luomo ha un intimo bisogno di confidarsi specialmente nellora del dolore. La colpa ed il rimorso incombono sullanima come uno spettro. Felice luomo che sa ricorrere allunico ed efficace sollievo della confessione; gli sembrer di sentirsi togliere dal cuore come un grosso peso e di
poter respirare pi liberamente in una nuova atmosfera.
173


I pi celebri psicologi, anche di altra fede, che considerano linfluenza della confessione soltanto sotto un
aspetto naturale, ne riconoscono ed esaltano limmenso
valore.

Umiliati da uno sbaglio, dice il Beato Ferrini,
acquistiamo quella pace intima che tanto necessaria al
bene; turbati da un dubbio, lo deponiamo in seno alluomo
di Dio e torniamo con sicurezza alladempimento dei nostri
doveri; spaventati da ardue prove, attingiamo da quella parola aiuto e conforto; oppressi dal dolore, troviamo chi ne
terge le lacrime e ci circonda con sovrumano conforto nel
pianto...

Quando in terra straniera mi inginocchiai la prima
volta davanti al Sacerdote e gli rivolsi la prima parola, venni accolto come un vecchio compagno, come ospite diletto,
come fratello. E lo stesso ministro non pot trattenersi dallesclamare: Divina potenza della Religione!....

La statua di Memnone
N


ella pianura di Medinet, dove sorgeva lantica
Tebe, esistono due grandi statue, alte circa venti metri, di
una pietra grigia. Le fece costruire, nella met del secondo
millennio avanti Cristo, il faraone Amenotep III. Quella
che in onore di Memnone, secondo una antica tradizione,
aveva una curiosa qualit.

Appena i primi raggi del sole illuminavano la statua,
essa faceva sentire dei suoni armoniosi, che sembravano un
saluto al sole nascente.
174


Quando, oh giovane, tu hai fatto una buona confessione, sembra che in te si verifichi un simile fenomeno. Tu
ti senti inondato da una pace indescrivibile e lesultanza che
nel tuo cuore vorrebbe erompere in un cantico di lode al
Signore. Sono i raggi della divina grazia che, nel momento
della assoluzione, riscaldando la tua anima del divino amore la fanno splendere di una luce bella che traspare anche
dal tuo occhio raggiante di gioia.

Nessuno sa quali meraviglie avvengono nel silenzio
di un confessionale, nessuno, allinfuori di chi ha sperimentato quanta forza viene allanima e quanto conforto
alle sue pene.

La creazione del mondo non stata cos meravigliosa, come la resurrezione alla grazia di unanima in peccato
mortale.

Nessuno mai sapr quello che tu sussurri nel segreto
del confessionale allinfuori di Dio e del Suo rappresentante, il sacerdote. Nessuno vede il rossore delle tue guance,
nessuno ascolta i palpiti del tuo cuore pentito, come pure
nessuno osserva il torrente di grazia che scende nella tua
anima come su una steppa arida e deserta e in un istante ti
fa nuovamente amico di Dio.

Il romanziere ungherese Mauro Jokai che, come
calvinista, tratta con poco rispetto, nei suoi romanzi, la
Chiesa Cattolica, in un punto tuttavia parla cos della confessione: La Chiesa Cattolica ha a disposizione un mezzo
cos sublime, cos pieno di efficacia per sollevare gli uomini,
che basterebbe da solo a farne desiderare la diffusione su
tutta la terra, dovunque sono anime in pena; voglio dire la
confessione.

175


Giovanni Calvino ha commesso un grave errore
quando lha abolita. Egli ha dimostrato di non conoscere il
cuore umano.

Quanti non cattolici sospirano, in fondo allanimo,
di poter conoscere la pace della assoluzione sacramentale!

Madama di Stal sospirava:


Che cosa non darei per potermi inginocchiare in
un confessionale cattolico!

E il protestante Naville diceva davanti allAccademia di Ginevra, nel 1839:

Chi di noi non ha rivolto uno sguardo d'invidia
verso il tribunale della penitenza? Chi, nellamarezza del
rimorso, nellincertezza del perdono divino, non ha sospirato di udire una bocca che potesse dirgli, con la potenza del
Cristo: Va in pace: i tuoi peccati ti sono rimessi?

Il poeta Briseux, vedendo un contadino che vagliava
il frumento, esclam:

Oh se io potessi vagliare cos lanima mia!


E un altro, il poeta Sullj Prudhomme, cos fa parlare
un povero delinquente che invano cercava il perdono, fuori
della confessione:

Il mio grande peccato mi seguiva passo a passo e si
lamentava d'invecchiare in un vile mistero. Sotto il dente
del rimorso, non poteva tacere e parlava alto, da solo,
quando io non vi pensavo. Volendo io alleggerirmi di quel
pesante segreto che mi schiacciava e volendo deporlo nel
seno di un buon depositario, per trovare la pace, di notte
176

feci una fossa nella terra e l, a voce bassissima, confessai il


mio peccato a Dio. Ma ohim, come invidiavo il fortunato
assassino che riceveva lassoluzione dalla mano del sacerdote! Egli non vedr pi il sangue ricomparire nellora tenebrosa in cui fu vibrato il colpo. Io invece manifestai il mio
delitto allorecchio divino, ma dove lo pronunciai la terra
fece nascere una spina, e non seppi mai se fui perdonato.

E dire che tanti giovani che hanno a portata di mano questo prezioso aiuto, ne fanno tanto poco conto... Abituati fin da piccoli a veder, entrando in chiesa, dei confessionali, non fanno pi caso a questo dono di Dio.

Come quei ragazzi che, cresciuti nellabbondanza,
non ne apprezzano pi il valore.

Giovane caro, sii grato al Signore di possedere tale
tesoro. Ricorri ad esso sempre con fiducia, e se un giorno
lanima tua dovesse, purtroppo, macchiarsi di qualche grave colpa, non disperare del perdono divino, ma, seriamente
pentito, gettati ai piedi del Ministro di Dio per riavere la
pace.

Tu sai quanto grave stata la caduta di Pietro; eppure Ges, dopo avergli perdonato il suo peccato, lo elesse
a capo della Chiesa.

Tu sai quale peccatrice fosse Maria Maddalena, ma,
dopo che essa lav con le lacrime le sue colpe, merit il singolare privilegio di essere ai piedi della Croce assieme alla
Madre di Dio. Tu sai che SantAgostino aveva trascorso gli
anni della sua giovinezza nellerrore e nel vizio, ma, dopo
che egli trov in Cristo la verit e pianse i suoi peccati, divenne uno dei pi grandi santi e dottori della Chiesa.

177


Non dubitare mai, oh giovane, della Divina Misericordia, ma, nella contrizione del cuore, ricorda la parabola del figlio prodigo e le parole incoraggianti di Ges:
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorer
(Mt 11, 28).

Confessate bene
C


he cosa necessario per una buona confessione? Dolore sincero, fermo proposito di voler migliorare ed
unumile accusa delle proprie colpe.

Chi vuole avere un buon raccolto nel suo campo
deve preparare il terreno rimuovendo le pietre ed estirpando le cattive radici prima di seminare il buon grano. questo quel che fa la confessione nellanimo pentito.

Ma io ho promesso altre volte di migliorare e a
nulla ho approdato.

E che importa? Non devi perdere la speranza.
Quanto pi tu sei schiavo di qualche cattiva abitudine e
tanto pi spesso tu dovresti ricorrere alla confessione.
Lunico mezzo per liberarti da quella penosa catena, sta
appunto nel detestare ripetutamente i tuoi sbagli. Tu dici di
non aver progredito, nonostante la frequente confessione?
E che sarebbe se tu non ti fossi confessato di frequente?
Forse tanto pi gravi sarebbero state le tue colpe e, senza
questo divino aiuto, forse tu saresti diventato schiavo della
passione.

Rifletti piuttosto se, quando taccosti alla confessione, lo fai con la dovuta seriet. Quanti giovani si preparano
178

troppo superficialmente a questo atto cos importante; cercano un confessore qualunque che faccia presto e alla buona e se ne scappano via appena ricevuta lassoluzione. Che
meraviglia se in tal caso lefficacia del Sacramento resta alquanto diminuita? Oh se riflettessero ai buoni consigli ricevuti da un vero padre spirituale, se li conservassero gelosamente nel cuore, cercando di metterli in pratica, certamente non si lamenterebbero di non fare alcun progresso!

Prova e vedrai.


Fa pena il sentir dire: Quandero giovane, sono
stato lasciato a me stesso; ero tanto inesperto e mi sentivo
cos solo!....
Oh! no; io posso dire: Io ero giovane ed ebbi le debolezze
dei giovani ma la mano del Signore mi ha sorretto e mi ha
guidato. Vorrei che ognuno di voi potesse un giorno ripetere queste parole.

A volte il giovane turbato da questa considerazione: Il padre mi conosce: che dir di me, quando scoprir
le ferite della mia anima? Egli il mio parroco e mi stima
come persona per bene....

Certamente pensieri di tal genere possono rendere
la confessione pi penosa. Spontanea si presenterebbe la
soluzione di cercare un altro confessore; ma, in tal modo, il
giovane forse si priva di consigli preziosi che gli possono
venire appunto da chi lo conosce, da chi informato sulle
sue abitudini e sulle circostanze della sua vita.

Non temere se il confessore ti conosce; appunto
perch ti conosce, potr meglio guidarti e la sua stima, anzich diminuire, si accrescer per te, vedendo tutti gli sforzi
che fai per migliorarti.
179


Che diresti di un ammalato che spesso cambia
medico e medicina? Potr un giovane migliorare la sua
condotta, se ricorre sempre a nuovi confessori? Immagina
quale confusione nella tua mente verrebbe, se, ad ogni ora
di lezione della stessa materia, tu dovessi cambiare professori e metodo. Cos avviene a chi cambia sovente il proprio confessore.

Va dunque dal tuo confessore e padre spirituale con
ancor pi confidenza che dai tuoi genitori ed amici.

Egli sa bene che non vi lotta senza ferite. Se sei
umiliato per la colpa, egli ti porger la mano per rialzarti.
Fossi tu pure immerso, fino al capo, nel fango, non diffidare
mai della sua paterna bont. Egli curer con intelligenza ed
amorevole comprensione la tua anima ammalata, poich
egli Ges stesso che, nella Sua infinita misericordia, alza
sul tuo capo chino in sincero sentimento di dolore, la mano
benedicente che perdona, e, come nelle composizioni dei
grandi artisti, pi bella, dopo una dissonanza, appare larmonia che ne segue, cos nella tua vita spirituale, dopo la
prova, pi bello apparir lo sforzo per risalire, pi gloriosa
la vittoria.

Pagine di diario
A


ncora qualche pagina di diario di un giovane
che tanto bene rispecchia gli interni sentimenti provati dopo una buona confessione.

Finalmente, ho avuto il coraggio di fare, una sincera confessione generale.
180


Sono le dieci di sera; tutto tace attorno a me, solo io
in casa, non posso dormire. Lavvenimento di oggi ancora
mi commuove.

impossibile descrivere lo stato danimo in cui mi
trovo. C' qualche cosa in me che mi fa esultare: sono pieno
di gioia, mai mi son sentito cos felice.

Mi sono trattenuto per una mezzora con il mio padre spirituale; dopo aver visto, attraverso lesame di coscienza, tutte le miserie, i peccati, le omissioni da me commesse nella mia vita passata, ho aperto la mia anima con
tanta sincerit e confidenza, come non avrei fatto con nessun'altra persona.

Eravamo noi due soli: Egli, il rappresentante di Cristo, ed io inginocchiato ai suoi piedi.

Parlai con semplicit, raccontando tutto ci che ricordavo della mia vita passata, perch volevo che neppure
una piega della mia anima rimanesse nascosta.

In qualche punto ho dovuto far appello a tutto il
mio coraggio e le parole mi uscivano dal labbro tremante,
ma infine io ho respirato profondamente, come se mi fosse
stato tolto un grosso peso dal petto. Appena io chiesi il divino perdono, il padre cominci a rivolgermi parole cos
dolci e caritatevoli, che scendevano nella mia anima come
una musica celeste.

Quanti anni hai, mio giovane?


Sopra di te, vedi, pende un Crocifisso, alza il tuo
sguardo; tu hai messo qui dinanzi a Ges gli anni della tua
vita. Tu hai detto tutto ci che passava nella tua coscienza;
digli ora: Signore, sei tu contento di me? Oh, vedo nel Tuo
181

sguardo un tacito rimprovero! S, oh Signore, anchio non


sono contento di me stesso, della mia vita passata. Appunto
per questo sono qui venuto a prostrarmi dinanzi a Te misericordioso. Voglio, Signore, diventare un altro. Perdona i
miei peccati e, per lavvenire, fa che ogni mia parola ed
ogni mia azione sia conforme al Tuo Divino volere

Non vero, figliolo, che tu prometti cos?.


Il padre continu a parlarmi in questo modo per un
bel po. Io tenevo gli occhi verso il Crocifisso... mi sembrava
che una mano soave accarezzasse la mia fronte, una mano
pietosa, la mano del mio Salvatore.

Mi sembrava che Ges mi accogliesse tra le sue
braccia e mi stringesse al Suo Cuore.

Quando uscii, mi pareva che tutto fosse cambiato
attorno a me. Il sole pi splendente, gli uccelli pi garruli, i
fiori pi vivaci, la vita mi sorrideva d'intorno. Mi pareva di
essermi risvegliato da un lungo penoso sogno.

Io sono stato purificato, Signore, io sono nuovamente Tuo. Mi sembra impossibile di poter ancora allontanarmi da Te. La mia anima, in cui risuonano celesti armonie,
irradiata dai raggi del sole Divino. Oh, come mi sembrano
vane le seduzioni del mondo, come il peccato mi sembra
brutto di fronte alla gioia di poter guardare con confidenza
serena il mio Salvatore!

Lungo la strada la gente s'affrettava da ogni parte. I
quotidiani affanni della vita premevano i loro cuori ed io
ero come fuori di me. Immerso in questi pensieri, ritornai a
casa. Il Signore, dicevo, lo porto con me e questa convinzione mi riempiva di gioia e di felicit.
182


Rientrai in casa. Non c'era nessuno, uscii nel giardino e mi sedetti sotto il vecchio albero, presso il piccolo
lago. Tra i cespugli cinguettavano gli uccelli, svolazzando
sulla superficie dellacqua. Da lontano i monti sembrava
volessero salutarmi, mentre appena maccorgevo del rumore che giungeva al mio orecchio dalla citt. Il mio occhio
vagava qua e l. I miei compagni erano i fiori che abbellivano la vicina aiuola, i piccoli passeri, i raggi del sole che
scherzavano sullacqua e tutto mi sembrava che dicesse:
Ecco come sei felice!

Mi ricordai quel che avvenne allesploratore polare
Nansen. In una delle sue spedizioni, tanto era il suo appetito con quel terribile freddo, che inghiott i resti ributtanti
del grasso di foca con cui alimentava la lampada e, ritornato al suo paese, alla vita normale, non sapeva persuadersi di
aver potuto mangiare una cosa cos ripugnante.

A me pure, ora che sono ritornato sui miei passi,
sembra di essere passato da morte a vita e, ripensando a
quello che ho fatto: Oh Signore, esclamo, come ho potuto
essere cos cieco da gustare il cibo avvelenato della colpa?
Come percepisco ora che infinitamente pi bello lessere
puri!

Il Corpo di Cristo
U


na nave era stata colta dalla bufera in mezzo
agli insidiosi fiordi della lontana Norvegia. Essa lott a
lungo contro il terribile uragano, finch, trasportata dalle
onde, and ad urtare violentemente contro uno scoglio
nascosto.
183


Gli abitanti della costa videro da lontano quella
terribile lotta e la sciagura, ma nessuno pot, per ben otto
giorni, cimentarsi a portare aiuto ai naufraghi. Finalmente, allottavo giorno, la tempesta si calm e subito le barche di salvataggio si staccarono dalla riva per avvicinarsi
alla carcassa della nave.

Niente cera pi da salvare, ma ecco, su di uno scoglio che spuntava dalle acque, videro giacere una madre
con il suo figliolo. La povera donna era gi morta, ma il
bambino ancora viveva, stretto dalle braccia materne.

Al momento del naufragio, unondata li aveva lanciati sopra quella roccia. Quantunque fossero salvi dal pericolo delle onde del mare, si present orribile a loro, lo spettro della fame. Quando la povera donna vide avvicinarsi la
morte e sent venir meno le sue forze; essa non pens che al
suo bambino.

Con una pietra appuntita si fer e fece succhiare il
suo sangue al suo figliolo, affinch egli potesse cos prolungare un po la vita, nella speranza di un prossimo aiuto.

Che cosa pu suggerire lamore di una madre! La
vita pu spesso paragonarsi ad un mare agitato, dove noi
corriamo il pericolo di morire spiritualmente dinedia. Ges, come quella eroica madre, ci dona un nutrimento ammirabile, dandoci in cibo le Sue Carni ed il Suo Sangue e
rendendoci, cos, forti nella lotta.

LEucaristia: ecco il prodigio dellamore divino!


Vita hominis militia est. Su questa terra, noi dobbiamo lottare come soldati. Una segreta lotta si agita
dentro di noi. Chi non ha inteso con S. Paolo questa legge del peccato che si ribella ai dettami dello Spirito? Noi
184

vediamo il bene, lo desideriamo anche, ma la nostra


natura decaduta ci trascina continuamente al male!

La grande preoccupazione del generale sta nel
provvedere i rifornimenti per la sua armata. Con soldati
sfiniti ed affamati non si pu combattere. Ebbene, oh mio
giovane, la forza per vivere onestamente e la fonte di ogni
vittoria sono nascoste nel Santissimo Sacramento dellAltare. L'Eucaristia il Sacramento della vittoria.

Hai letto come i Russi, nella prima guerra mondiale, hanno fatto capitolare la poderosa fortezza di Przemjsl?
Essi lhanno presa con la fame. Per quanto fosse difesa dai
pi valorosi soldati e dotata di enormi cannoni e ricca di
munizioni e corazze, a nulla tutto questo giovato.

Le vettovaglie presto finirono e quei valorosi, affamati, dovettero arrendersi.

Quante capitolazioni spirituali hanno la loro vera
causa nella mancanza di nutrimento!

Quale meraviglia, se lanima, alla quale manca il
cibo spirituale, sindebolisce e non pi capace di resistere
allassalto delle tentazioni?

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivr in eterno e il pane che io dar la mia carne per la vita
del mondo (Gv 6, 51).

Giovane caro, se vuoi riuscire vittorioso, non dimenticare queste sublimi parole del Salvatore che promette la
vittoria a chi si ciba delle Sue carni immacolate.

Mentre i saraceni stavano per impadronirsi di Assisi, Santa Chiara prese devotamente lostensorio e and
185

incontro ad essi. Dal Santissimo Sacramento partirono


allora raggi di tale splendore che i saraceni, meravigliati e
sgomentati, desistettero dallassalto.

Ogni anima pura si pu paragonare ad un castello
dove abita Dio con la Sua grazia. Quando gli assalti delle
passioni lassediano, essa non pu trovare aiuto pi prezioso
dell'Eucaristia che la sorgente stessa della grazia e della
forza.

Il pane dei forti


S


eguimi con il pensiero nell'anfiteatro romano,
nel momento in cui, dinanzi allimperatore Nerone e ad
una folla immensa di pagani assetati di sangue, i Cristiani
vengono dati in preda alle fiere.

Una piccola schiera condotta nel mezzo dellarena.
Sono madri con i loro piccoli in braccio, vecchi, fanciulle e
giovanetti

Si alzano le saracinesche e, dagli oscuri sotterranei,
balzano fuori affamate le belve.

Un istante di silenzio in tutto il circo.


I cristiani nel mezzo dellarena, calmi, guardano le
fiere che s'avanzano. Essi non tremano, non implorano grazia, ma pregano ed elevano un cantico di gioia dal cuore
che vede gi aprirsi il cielo per accoglierli.

186


Gi le belve digrignano i denti fiutando la preda, e
quei forti, con lo sguardo rivolto al cielo, continuano impavidi il loro canto...

Da dove hanno essi attinta tale incredibile forza?
Erano assidui nella frazione del pane (la Comunione) e nelle
preghiere (At 2, 42) dice di loro la Sacra Scrittura. Ecco il segreto del loro coraggio.

La Comunione anche oggi per te pegno di vittoria. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorer
(Mt 11, 28).

Anche nel cuore del giovane si nascondono talvolta
segrete pene, anchegli spesso rattristato od oppresso dalla
prova. Se questora giungesse anche per te, oh amico caro,
ricorda la promessa di Ges e va a ricevere la Comunione.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorer.

forse la tua anima ammalata e vuoi tu guarire le
ferite ad essa inflitte dal peccato? Ricorri alla Comunione.

Ritorna alla tua mente il pericoloso ricordo delle
colpe passate e temi tu di ritornare schiavo? Ricevi la
Comunione.

Se il veleno dellorgoglio ti gonfia, scrive San Cirillo
di Gerusalemme, ricorri a questo Sacramento, e il Pane,
sotto le cui apparenze si umiliato il tuo Dio, tinsegner
lumilt.

Se arde in te la febbre dellavarizia, cibati di questo
Pane celeste e imparerai la generosit.

Se ti rattrista il vento dellinvidia, ricorri al Pane degli Angeli e verr nel tuo cuore la vera carit.
187


Se sei spinto allintemperanza, cibati della Carne e
del Sangue di Cristo, che, nella sua vita terrena, tanto ha
praticato la mortificazione, e diverrai temperante.

Se sei pigro e non trovi piacere n a pregare n in
altre opere buone, rinforzati con questo cibo celeste.

Se, in fine, il pi terribile male taffligge, voglio dire
la febbre dellimpurit, accostati al banchetto degli Angeli,
e la Carne immacolata di Cristo ti far puro e casto.

Uno scrittore francese, il Noguvel, cos esalta la
Santa Comunione: A chi disprezza la Comunione, io vorrei dire: Ho visto, nella chiesa, giovani che ritornavano dalla Sacra Mensa e una indescrivibile grazia traspariva dal
loro aspetto. Ho visto madri addolorate asciugare le loro
lacrime dopo la S. Comunione. Ho visto il volto del moribondo rischiararsi per un raggio di speranza, quando lEucaristia giunta al suo letto. Ci che rischiara cos la vita
umana non pu non essere santo.

Un giovane di quindici anni aveva un forte dolore
ad una gamba, il medico lo visit accuratamente e, con terribile angoscia dei genitori, dovette concludere che si trattava di una gravissima malattia dellosso. Purtroppo, egli
concluse, la medicina non ha alcun rimedio e si rende necessaria lamputazione della gamba.

No, no, grid lammalato, piuttosto morire!


Per pi settimane si cerc di persuaderlo; la sua risposta era sempre la stessa: No, no, piuttosto morire.

Finalmente il padre, inginocchiatosi davanti al letto disse: Figliolo, se non vuoi farlo per amor tuo, fallo
almeno per me.
188


Il giovane, sorpreso, guard per qualche istante il
padre, poi afferrandogli strettamente la mano, con voce
commossa esclam: S, babbo, sia per amor tuo. E rivoltosi al dottore: Fate tutto quello che volete.

Figliolo caro, quando la tua anima ammalata,
pensa al tuo Padre Celeste, al tuo Salvatore che non inginocchiato presso al tuo letto, ma che per te pende dalla
Croce sul Golgota e ti dice: Figliolo, lasciati guarire, se
non per te, almeno per amor mio. Guarda allora al Crocifisso ed esclama: S, oh Signore, sia per tuo amore, fa di me
tutto ci che Tu vuoi.

Sai che far di te il Signore? Nella confessione egli
amputer i tuoi peccati; ma non temere, ci avverr senza
farti soffrire. Egli poi ti offrir una medicina preziosa: la
Sua Carne e il Suo Sangue che non ti amaregger, ma che
ti ridoner la salute e la gioia di poterti ancora chiamare il
Suo figliolo puro e fedele.

Il Signore con me
D


opo la Comunione io non sento pi niente, io
non vedo niente. Chiuso il mio libro di preghiere, nascondo
la faccia tra le mani e chiudo gli occhi. Il mondo scomparso, non penso ad altro che a Cristo e alla mia anima,
alla mia povera fragile anima.

Non sono pi io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2, 20).
Io sono capace di ogni cosa in Colui che la mia forza, in
Cristo nostro Signore. S, oh Ges, Tu sei qui nel mio cuore
ed io son tutto tuo. Ma, ahim! Quanto diversa questa
mia povera anima da quello che dovrebbe essere! Quanto
189

ancora debbo lavorare per perfezionarla! Fino ad ora poco


ho fatto, ma adesso che il Tuo cuore palpita pieno di amore
vicino al mio, Ges, oso sperare che Tu ti degni di rendere
il mio cuore, cos difettoso, simile al Tuo.

Le fiamme della Tua carit avvampino nella mia
anima; oh carit di Cristo, distruggi in me ogni traccia di
peccato....

Con questi pensieri apri la tua anima a Ges che ne
ha preso possesso.

Nulla pu sostituire il bene immenso che la Santa
Comunione. Il mondo con le sue ricchezze e con i suoi
onori, la scienza, la letteratura, larte ecc. non bastano ad
appagare questo nostro cuore che aspira all'infinito.

Ges disse: Se non mangiate la carne del Figlio delluomo e
non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita Chi mangia questo pane vivr in eterno (Gv 6, 53. 58).

Ma non pu forse uno vivere onestamente anche
senza la Comunione?

Certamente. Uno pu osservare i suoi quotidiani
doveri e vivere bene della vita comune, non per della vita
soprannaturale che ci deve condurre alleternit.

Esiste una pianta, la primula cinese, che, a venti gradi
di calore, d dei fiori rossi, ma ad in una temperatura pi
alta i suoi fiori diventano bianchi. Cos il fuoco sacro della
Santa Comunione trasforma i fiori rossi dei nostri umani e
terreni desideri, pensieri e azioni, nei bianchi gigli della vita
soprannaturale.

190


Amico caro, va volentieri e ben disposto alla Sacra
Mensa, specialmente se hai cattive abitudini da vincere.

Quanto pi ardue sono le lotte della tua anima, e
violente le burrasche nella tua giovane vita, tanto pi tu hai
bisogno di una mano amica che ti sorregga.

San Carlo Borromeo dovette trascorrere gli anni
della sua vita di studente tra giovani tutt'altro che religiosi e
casti; eppure egli seppe conservarsi puro. A chi gli chiedeva
dove egli avesse attinto la forza, rispondeva: Dalla Comunione che io ricevo ogni domenica e venerd.

Ogni domenica!, tu esclami; ma io non sono degno di comunicarmi cos spesso. Naturalmente n tu, n
nessun altro uomo sarebbe degno di ricevere il Signore. Se
la Comunione fosse un premio, chi oserebbe riceverla? Essa
innanzitutto il Pane di vita, la sorgente della grazia, alla
quale tutti possono attingere, purch abbiano lanima libera
dal peccato grave.

Se la tua fantasia si turba nellincertezza di non aver
abbastanza energicamente combattuto contro la tentazione, non privarti della Comunione che per te sorgente di
forza, ma, premesso un atto di dolore, accostati alla Sacra
Mensa. Tu ci vai non perch tutto in perfetto ordine nella
tua anima, ma appunto per riordinarla.

Mi sono comunicato tante volte e ancora ricado
nelle mie colpe, tu forse aggiungi.

Ci non certo per colpa del Sacramento. Esso ti
d la grazia in proporzione delle tue disposizioni, la Sua
efficacia dipende in gran parte dal modo con cui tu ricevi il
Signore e a Lui parli. Quanto pi profondo e libero il recipiente, tanto pi esso pu contenere.
191


Sei ricaduto spesso nel peccato? Ma che cosa ti sarebbe successo se tu non ti fossi comunicato? Dicono che
non ci fosse uomo pi eccitabile del comandante Marceau:
per un nonnulla egli si adirava ed a mala pena poteva dominarsi. Decise di comunicarsi ogni giorno, ma ci nonostante era ancora preso spesso dallira.

Un giorno intese alcuni marinai che si meravigliavano come mai uno che si comunicava ogni giorno potesse
adirarsi cos. Il capitano esclam: Se io non mi comunicassi cos spesso vi avrei, gi da un pezzo, gettati in mare.

E se proprio non ti riesce possibile di comunicarti,
fa almeno la comunione spirituale e, quando nellandare a
scuola passi dinanzi alla chiesa, non dimenticare una breve
visita a Ges Sacramentato.

Mio Dio e Signore, io mi prostro ai Tuoi piedi, io
non sono niente, sono un povero figliolo in mezzo a lotte e
pericoli, ma so che sono tuo. Donami la grazia che la mia
anima, di giorno in giorno, divenga, pi pura, la mia
volont pi forte, il mio carattere pi nobile; oh Signore,
fa che io sia buono e puro.
***

192

Non belle parole,


ma buona vita
A


lessandro il Grande disse una volta ad un soldato vile, che per caso aveva il suo nome: Amico, o cambia
il nome, o agisci diversamente.

Lo stesso si potrebbe ripetere a molti giovani che
portano il nome di cristiani, ma la cui vita fa tutt'altro che
onore a questo santo carattere.

A che giova avere il nome di cristiani se poi, con i
fatti, si smentisce di esserlo? Gandhi rispose a chi gli chiese
la sua opinione sul cristianesimo: Il cristianesimo molto
valido, i cristiani per in gran parte sono molto cattivi.

Purtroppo lodierna societ deve, in questo, dichiararsi colpevole. Rabingranach Tagore, il celebre scrittore
indiano, in occasione del suo viaggio in Europa, rimase
sorpreso della immoralit dei costumi delle nazioni cosiddette civili.

Sono lezioni assai umilianti per noi.


Di chi la colpa? Forse del cristianesimo? No certo,
ma di questa colpevole contraddizione tra la fede e la vita
pratica, cio quella vita mondana che appunto a Gandhi ed
a Tagore pi ha fatto impressione. Quante deboli volont,
quanto rispetto umano, quanti compromessi con la propria
coscienza! Possiamo dire: quante vilt ci sono! Quanti pochi possono dire di vivere la loro fede!
193


Il nome di cristiano, ricordalo, oh giovane, legato
a gravi doveri, esso non solo vuole in noi una vita soprannaturale, ma cinvita ad aspirare alla pi alta perfezione.
Sarete santi per me, poich io, il Signore, sono santo (Lev 20, 26).

Ci dice il Signore: Siate voi dunque perfetti come perfetto
il Padre vostro celeste (Mt 5,48). Non compromettere mai il tuo
carattere di cristiano; abbi a cuore lonore della tua anima,
non gettare mai il disonore sul nome di Cristo.

Si dice oggi che c' tanto da fare: mille preoccupazioni per la vita quotidiana non lasciano tempo di pensare
ad altro. Quelli che dicono cos non hanno dunque tempo
per pensare alla loro anima e la loro anima, come la mosca,
sattacca agli interessi terreni, al denaro, agli affari, mentre
Iddio laveva destinata a sollevarsi come aquila in volo verso il Cielo.

Che cosa vuoi scegliere?


A


servizio di chi vuoi tu, mio caro, dedicare le
tue giovani energie?

Non vedi dinanzi a te sempre pi chiaramente delinearsi la gigantesca lotta tra lo spirito e la materia? Da una
parte gli uomini senza Dio, gli adoratori del vitello doro,
gli schiavi delle pi basse passioni che cercano di scristianizzare tutto, promettendo alla gente una felicit utopistica
e scalzando con demagogiche orazioni la base dellordine
sociale. Dallaltra i veri cristiani, che hanno conservato la
fede e vogliono, al di sopra di ogni cultura e progresso, il
simbolo della vera civilt: la Croce di Cristo.
194


O con i primi senza Dio o con questi ultimi con
Dio. Da quale parte ti schiererai, oh giovane caro? Oggi,
purtroppo, vi sono molti battezzati, ma pochi cristiani,
pochi cio che vivono la loro fede.

Occorrono posizioni nette: o con Dio o contro
Dio. Abbiamo bisogno di giovani coraggiosi, consci della
sublime dignit della loro fede, che non contraddicono
con la pratica della vita ai principi che professano. Posso
sperare che tu, oh giovane, vorrai essere, un giorno, un
cattolico veramente degno di questo nome? Che tu sarai
sempre fedele alla tua fede, anche se ti troverai isolato o
disprezzato da chi non ha la fortuna di possederla, o non
sa apprezzarla?

Io lo spero. Iddio allora sar con te.

Ripeti dunque, oh giovane:


Signore, io voglio essere unarpa dalla quale Tu
trarrai divine armonie.

Signore, io voglio ardere come il fuoco alimentato
dal Tuo amore.

Signore, io voglio essere come un vaso di cristallo,
perch Tu lo ricolmi con la Tua grazia.

Signore, io voglio essere come lo specchio terso,
perch Tu rifletta in esso la Tua bellezza.

Signore, io voglio essere come la quercia che resiste
alle bufere.

Se la gioia ricolmer il mio cuore, esca dalle mie
labbra a Te la lode.
195


Se il dolore strapper lacrime ai miei occhi, le
asciughi la Tua mano consolatrice.

Ma fa, oh Signore, che io sia sempre e in tutto Tuo
fedele e santo figliolo!

Accresci in me, oh Signore, la fede!

A.M.D.G.

196

Indice
Presentazione delleditore....................................................7
Cenni Biografici...................................................................9
Prefazione dellautore: Il filo dallalto................................13

CAPITOLO I: Ama la tua Fede........................17


Ama la tua fede..................................................................19
Fede e morale.....................................................................24
Gli alberi ribelli..................................................................26
Che me ne importa?..........................................................31
Lincredulo.........................................................................33
felice lincredulo?............................................................34
Fatti eloquenti....................................................................36
Senza Dio!.........................................................................40

CAPITOLO II: Difendi la tua Fede................43


Da fanciullo a giovane.......................................................45
Da giovane a uomo............................................................46
Il dubbio............................................................................48
Nuove armi........................................................................51
I mendicanti di San Martino.............................................52
Morale senza Dio...............................................................54
Ci che pi vale.................................................................58
Dalla fede alla superstizione..............................................60
Spirito d'indipendenza.......................................................64
Rispetto umano.................................................................66
Usque ad sanguinis effusionem...................................................69
197

CAPITOLO III: Vivi la tua Fede.....................73


La vera religiosit...............................................................75
Vita di fede.........................................................................76
Fede vissuta........................................................................79
Fede e progresso.................................................................81
Religione e carattere..........................................................82
Scegli..................................................................................85
Alla vetta............................................................................87

CAPITOLO IV: La Vita dellAnima...............91


Tre domande.....................................................................93
Da Dio a Dio.....................................................................94
Perch io vivo?...................................................................96
Allerta................................................................................99
Peccato o tentazione?.......................................................100
Dio vede tutto..................................................................102
Confidenza in Dio...........................................................106
Quanto vale lanima........................................................107
Per sempre!......................................................................111
Ho ancora tempo.............................................................113
I tre gendarmi..................................................................114
Tandem felix...........................................................................117
Ad maiorem Dei gloriam........................................................120
Il chicco di grano.............................................................122

CAPITOLO V: Il Cibo dellAnima................129


La preghiera....................................................................131
Preghi?.............................................................................133
Solo per cinque minuti....................................................135
Come preghi?..................................................................138
198

Dove lanima sarricchisce...............................................142


Suonano le campane.......................................................144
Riordinamento generale..................................................146
La guida dellanima.........................................................148
Pagine di diario................................................................151
Per Mariam ad Jesum.............................................................160
Tua madre.......................................................................162
La devozione a Maria......................................................166

CAPITOLO VI: Alle Sorgenti..........................169


La vera libert..................................................................171
La statua di Memnone.....................................................174
Confessati bene................................................................178
Pagine di diario................................................................180
Il corpo di Cristo..............................................................183
Il pane dei forti................................................................186
Il Signore con me..........................................................189
Non belle parole, ma buona vita.....................................193
Che cosa vuoi scegliere?..................................................194

INDICE......................................................................197

199

Finito di stampare
il giorno 8 maggio 2007
Festa della Vergine di Lujn
Patrona dellArgentina