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Capitolo XI

Una bella avventura

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Apologia di Socrate

Nonno, che cosa sono i notturni?


La ex piccoletta studia il pianoforte, ha sempre la sua bella erre arrotata,
si gi abituata come il fratello a dire morale della favola: per quindi,
dunque o e poi e fa domande, per la verit non ha mai smesso ma ora
sono domande speciali. Brus e io ne approfittiamo per ripassare, tappare dei
buchi, tenere in esercizio la memoria. Giocare, soprattutto giocare, siamo
sempre noi tre, cresciuti ma ancora ragazzi, due ragazzi e una ragazzina, a
essere precisi. Ancora destate, ancora nello studio di nonno K. accanto al
Grotrian, con il rimpianto di quando, tutti e tre piccoletti, Bab camminava
da un anno appena, sdraiati sul tappeto sotto la cassa armonica a pancia in
su o in gi ci lasciavamo stordire dal nonno o dalla zia o dalla mamma, a
volte anche da nonno, mamma e zia insieme che lo suonavano a sei mani e
alla fine dovevano tirarci fuori quasi con la forza.
Dunque: una composizione un pezzo di musica.
Non passato molto tempo, gli zii erano qui, zia Lily ci parl del
giovane pianista che vinceva, nonno K. ci stup con la filmina. Da allora lo
riempiamo di domande sulla musica, lui sempre felice di spiegare le cose,
sa tutto, il nonno, altro che enciclopedia. Morale della favola: il nonno
meglio dellenciclopedia.
Dunque: una composizione un pezzo di musica.
Facciamo s con la testa. Siamo preoccupati: dopo quella premessa
nonno K. sarebbe capace di risalire al suono del Big Bang. Brus mi guarda,
annuiamo di nuovo con forza: possiamo andare avanti? Il nonno ci ignora.
Si siede al pianoforte e indica lo spartito sul leggio.
Questo cos?
Un pezzo di musica.
Quindi?
Una composizione.
Bene, ora guardate e ascoltate.

Prende lo spartito, lo poggia a terra, torna davanti ai tasti, socchiude gli


occhi, li riapre, si mette a suonare. Salto di ottava tra due si al canto, un
battito di ciglia per riconoscerlo, quattro per gustare laccordo che segue:
minore in posizione di terza e sesta ripetuto otto volte. Il preludio op. 28 n.
4 in mi minore di Chopin, uno dei pi celebri, rimarr nei nostri cuori ben
oltre Jane B. Perch dura cos poco?
Bravo nonno, Bab in giuria dopo soli sei mesi di lezioni.
Che cosa ho fatto?
Hai suonato.
Tutto qui? Nonno K. tiene in gran conto la descrizione, descrivere la
base del pensare. E del narrare, naturalmente. Nonno Flaubert e i tre piccoli
Maupassant. Vale anche per te Bab. Tu Brus? Che cosa manca?
Hai messo lo spartito sul pavimento e hai suonato.
Bene, e voi?
Abbiamo ascoltato te che suonavi. Manca qualcosa, lo so, ho sempre
troppa fretta, colpa dellansia, mi succede anche a scuola.
Dopo pochi scambi Brus, Bab e io ci coordiniamo, rispondiamo senza
accavallarci. Con qualche piccolo inconveniente:
Prima di ascoltarti suonare ti abbiamo osservato mentre appoggiavi lo
spartito per terra.
A me neanche una erre, a Brus nove, ingiustizia del caso. Ci vorranno
lunghi anni di pratica intensiva prima che smetta di arrotarle. Poi far
guarire la sorella imponendole lo stesso trattamento. Erre a parte, ci
abbiamo preso gusto, succede sempre, K. un didatta seduttivo.
Che cosa ho suonato?
Il nostro preludio. Appena due erre per Bab, che aveva chiesto dei
notturni.
E che cos un preludio? Notturni addio.
Un pezzo di musica.
Quindi?
Una composizione.
Esatto. E allora? Seduttivo con un pizzico di accanimento.
Allora cosa?
Lo spartito: cera, lo spartito?
S, cio no, lhai messo per terra.
Perch?
Perch non ne hai bisogno, lo sai a orecchio. Ci ho messo del mio,
Brus mi corregge, lo sa a memoria, non a orecchio. Secondo me lo sa anche
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a orecchio ma non insisto. Andiamo avanti.


Dunque ho suonato un pezzo, una composizione. Prima per, quando
vi ho mostrato lo spartito e vi ho chiesto che cosera, avete detto un pezzo
di musica, una composizione, giusto? E poco fa, quando vi ho chiesto che
cosa avevate ascoltato, mi avete detto un pezzo. Allora?
Il nonno un tifoso di Socrate, vuole tirarci fuori le cose, ci ha allenati
per bene ma noi non abbiamo la sua pazienza e nemmeno la sua mente
reticolare. Lui lo sa, si rassegna, a volte rinuncia. Mica sempre. Questa
volta s. Quasi.
Allora: composizione vuol dire almeno due cose: lo spartito che si
vede, si tocca, si legge e il pezzo che si suona e si ascolta.
Perch almeno? Nonno Socrate legge nel pensiero: lo spartito che
vediamo una composizione. Ma la composizione? Che cos la
composizione? Non aspetta, ci vorrebbe troppo tempo e a noi un niente per
distrarci.
La composizione una materia di studio.
Come la storia, la geografia e il greco? Per Brus scienze, fisica e
soprattutto matematica non sono nemmeno da nominare, piuttosto si
sacrificano lugola e la parte bassa della lingua. Ce ne sarebbe almeno un
altro paio ma non ci pensa, la sfida delle erre ancora troppo importante.
Come la matematica, ecco fatto, Brus, la matematica le somiglia di
pi, ma pi ancora le costruzioni.
Costruzioni una materia?
S, la studiano i geometri, gli ingegneri e gli architetti.
Ma sono anche quei pezzetti di legno che li metti insieme e ci fai le
case! Insieme noi tre quasi allunisono:
Una casa fatta di note. Basta aspettare e la maieutica d i suoi frutti.
K. acchiappa al volo: Tanti tipi di case, tanti tipi di composizioni.
Pi alte e pi basse?
Coraggio.
Lunghe, corte, medie, semplici, complicate. Forti... suonate forte,
suonate piano. Lente o veloci. Cosaltro? Nonno K. improvvisa una polka e
si ferma prima che Bab e io ci mettiamo a saltellare, Brus non alzerebbe un
alluce neanche a pagarlo.
Com questo pezzo? Vi viene in mente qualcosa?
Viene voglia di ballare come facevi tu con la nonna.
un pezzo triste o allegro?
Allegro.
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Allegrissimo.
Adesso ascoltate questo. La pagina dice op. 27 n. 2, Chopin. Forse
per una volta si chiuder il cerchio, la ex piccoletta avr la sua risposta tra
mille divagazioni e sapr finalmente che cosa sono i notturni.
Forse, mica accade sempre, anzi: non accade quasi mai e si divaga quasi
sempre da quando allinsaputa di tutti, nonno compreso, la esse acca ti effe
pi, cio la Scuola Hotel Terminus di Formazione Permanente inizi a
muovere i primi passi. Questa volta accadr. Forse.

Tempo pieno
Tra la scuola-scuola e le lezioni estemporanee del nonno c sempre
qualcosa da imparare e quasi niente tempo libero, come alla scuola di don
Milani. Certo qui non Barbiana, qui siamo dei privilegiati: mare e sole
tutto lanno con rare eccezioni, niente condizioni sociali difficili, almeno in
apparenza e almeno nella citt bassa. Qui sembra che i poveri non esistano,
i pi sono piccolo-borghesi impiegati, alcuni quasi poveri ma lo
nascondono, oppure commercianti, altri sono medio-borghesi agiati, altri
ancora alto-borghesi molto molto agiati. I poveri poveri naturalmente
esistono, sono le braccia che hanno fatti ricchi i ricchi e ricca questa terra,
ma per lo pi abitano la citt alta, noi ragazzi della bassa non ci si va mai o
quasi mai, rischioso, ci dicono, i terroni lass si pigliano a coltellate, cos
dicono padri e madri benpensanti.
A parte questo, dunque, niente condizioni difficili, almeno in apparenza.
E niente chilometri sotto la neve, abito qui da quando ero un bambino, se
ricordo bene la neve lavr vista s e no un paio di volte. Di chilometri ne
facciamo anche noi per andare alle medie o al ginnasio-liceo, qui la scuola
pubblica si ferma alle elementari, ne facciamo cinque o sei ma ci porta il
Bis, un vecchio filobus con gli interni di legno. un FiloScuolabus di sola
andata, fa una corsa la mattina partendo dalla Piccola Citt un quarto dora
prima della corsa regolare di linea pi vicina allorario di scuola, le altre
partono da unaltra citt meno piccola di questa. Nel nostro pezzo di riviera
i pendolari si dividono tra le Ferrovie dello Stato e due aziende di trasporti,
una di autobus e una di filobus. A bordo ci sono i bigliettai, alcuni di loro, i
pi tecnici, raccomandano di non sostare sulla piattaforma, gli altri
dicono avanti, c posto... proprio come Aldo Fabrizi nel film. Chiss se
nonno K. lha annotato in una delle sue schede: che il film del 42 come il
ragazzo, che Zavattini ha partecipato al soggetto e alla sceneggiatura, che
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il sonoro ancora RCA Photophone, che la pellicola della Ferrania si


chiama Pancro ma in bianco e nero ecc.
I bigliettai. Brus e io non ci rassegneremo mai alle macchinette, negli
anni continueremo a misurare la civilt di questo o quel paese anche dalla
presenza dei bigliettai sui mezzi.
Insomma: la Piccola Citt non Barbiana ma lesclusione colpisce
anche qui, la Lettera a una professoressa verr scritta anche per noi,
anche qui la scuola tradizionale spesso un ospedale che cura i sani e
respinge i malati. E per sentirsi un Gian Burrasca non occorre lo
svantaggio sociale, bastano quattro materie a settembre.

Fuga dopo gli esami


Il giorno dopo luscita dei quadri di quinta ginnasio qualcuno lo vede
alla stazione con uno zainetto in spalla. Nel giro di un pomeriggio Brus
arriva a Genova e trova lavoro in un bar dellangiporto. Ma gi prima di
partire guarda dal marciapiede la costa francese oltre il Kursaal e fa piani di
imbarco: mozzo su una petroliera o clandestino su un liner, Mediterraneo o
Atlantico, Suez o Gibilterra, magari Tangeri poi si vede: verso sud fino a
Casablanca per farsi consigliare da Rick o appena un po a nord e poi avanti
tutta verso ovest in America, a New York dagli zii... no, non pu, dagli zii
no, si vergognerebbe troppo.
La testa un vespaio, a leggere non ci prova nemmeno, sa che cosa
vorrebbe ora per consolarsi. Ma la sua una fuga senza musica. Colpa della
storia, troppo presto, audiocassette e lettori stanno ancora nelle menti della
Philips, perci niente compilation per Brus, niente Brandeburghesi n
Corali n Cantate n Passioni n Suite, niente Chopin o Brahms o
Beethoven del ragazzo e nemmeno i suoi primi Prokofev e Stravinskij e
neppure un 45 dei Beatles o di Gianni Morandi.
Gi, il ragazzo. Lavvio lento, il ritiro, pochi dischi, poche tourne
neanche tutte buone, ma adesso vedrete, dice nonno K. dopo il debutto di
Londra, questa volta lui che sventola il Times e il Guardian, sa
quello che fa, prima sarebbe stato troppo presto, adesso vedrete, il ragazzo
sa quello che fa.
Presto anche per linno degli scolari ribelli. Arcangela Felice Assunta
von Elgg Spanol von Braueich in arte Lina Wertmller non lha ancora
pensato, Nino Rota non lha ancora composto e quindi Rita, la stessa che
tra poco ci far ballare e patire alle feste, ancora non lo canta. N detto
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che lo canterebbe, Brus ha un rapporto difficile con il canto, Vi/v-la/pppa/pp-pa non figurer mai tra i suoi hit ma soprattutto lui non quel tipo
di ribelle, non pi ragazzino e anche quando lo era Gian Burrasca non
entr mai nella squadra dei suoi eroi.
Comunque la fuga dura poco. Un amico ci d la dritta risolutiva, lo
troviamo senza difficolt e gli chiediamo di tornare, nonno, nonne,
mamma, zie, amici, ognuno con i suoi argomenti ma tutti concordi su uno:
non pu abbandonarci cos. Brus si lascia convincere con un refolo di
malinconia, niente pi tazzine tra i vapori della Cimbali in via Pr, niente
pi albe o burrasche sulle rotte dei carghi, almeno per ora, niente pi Ricks
Caf, che di sicuro non pi quello di una volta. Mischiando sul legno
della terza classe il pessimismo suo con quello del suo adorato Giacomo,
Brus immagina di suonare anche lontano dai tasti come gli ha insegnato
nonno K. e ascolta con lorecchio interno un po del tanto Bach che ha nel
cervello mentre il ritmo in anacrusi dei rotabili al traino di una E.424
ancora splendida nonostante let lo accompagna a casa lungo un binario
unico pieno di giunte che per decenni rester unico e pieno di giunte.
Allarrivo gli toccherebbe lo scontro col padre, ma grazie a tutti i cieli di
questo e di quellaltro mondo quello latita chiss dove.
La mestizia svapora in un giorno. estate e c tanto da fare: un bel
bagno presto di mattina agli scogli prima del caldo, prima che arrivino i
milanesi o persino prima dei tedeschi, poi lo studio per riparare a settembre,
nonno K. lo aiuta in matematica e latino, con geografia pu cavarsela da
solo, Cleu gli sente tutte le lezioni e lo aiuta in greco, Cleu in greco u v
cume in trenu, lo parla sempre con mamma, non quello nostro di scuola,
quello moderno, ogni tanto li confonde per via della pronuncia ma bravo,
lanno scorso litig con la prof: lo sapranno meglio i greci di noi qual la
pronuncia giusta e la prof gli tolse un voto. A ora di pranzo Brus d una
mano in cucina, ai tavoli o ai piani, la sera col fresco fa le guardie fino a
tardi poi chiude e va con Cleu in passeggiata a fumare la pipa sul Capo e a
chiacchierare di tutto. Nel mezzo e intorno c il resto della vita: Bab,
mamma, amici, nonne, zie, Berta, quattordici gatti di ogni colore uno pi
pisquano dellaltro, il caro Giacomo, il caro Johann Sebastian e alcuni
figlioli suoi, la bicicletta, tante cose gi fatte qualcuna ancora da fare, come
la salita della Coggiola che ci riuscito col pignone da 18 e ora deve
riuscirci come M. col 16 e la corona grande. Dimentica niente? Ma certo,
sacrann, c la esse acca ti effe pi, ci sono da imparare un mucchio di
cose, c da seguire il ragazzo. A proposito, Cleu: dove eravamo rimasti?
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Passo indietro
Col premio Chopin in tasca lei inizia la carriera sotto i migliori auspici,
sappiamo gi che ha numerosi impegni, vero?
S, vero.
I concerti in Europa?
I concerti in Europa, esattamente.

Questa volta la registrazione audio di un pezzo di telegiornale.


Per la prima volta un artista italiano conquista lambito riconoscimento
dalla fondazione del concorso nel 1927. Maurizio Pollini giunto oggi alla
Malpensa di Milano. Ad accoglierlo giornalisti, cinereporter e i suoi
familiari.

Tornato vincitore da Varsavia, il ragazzo risponde alle domande dei


giornalisti allaeroporto della Malpensa e dice quello che tutti si aspettano.
Tutti tranne il nonno. Troppo facile, troppo ovvio: vinci il premio pianistico pi
ambito al mondo e ti getti nella mischia, un concerto via laltro, un disco via
laltro, ecco il nuovo pianista di Chopin, il nuovo asso italiano... no, non pu
andare, il ragazzo non tipo da cose ovvie, troppo curioso, troppo interessato
alla musica moderna e contemporanea, ricordi i suoi discorsi sul Wozzeck? il
concorso Busoni a Bolzano? Il ragazzo molto giovane ma accorto, vedrai che
si immerger nello studio, forse si affider a un grande maestro, amplier il
repertorio e poi finalmente si proporr al mondo.
Nonno K. non sbaglia mai o sbaglia pochissimo. Dopo Varsavia il
ragazzo registra di nuovo Chopin, questa volta negli studi della EMI a
Abbey Road, due anni prima dei Beatles , fa una prima breve
tourne, frequenta per qualche mese Arturo Benedetti Michelangeli, torna
alla Scala con Celibidache (ci gi stato nel 58 per la prima mondiale
della Fantasia di Ghedini scritta quello stesso anno), suona una prima volta
a gennaio del 1961 per lAccademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma
interpretando il Quarto Concerto di Beethoven. Quando nella stagione
sinfonica 65-66 vi torna con il Concerto n. 1 in mi minore op. 11 di
Chopin, lo stesso di Varsavia e Abbey Road, la sua carriera si arricchita
meno del suo repertorio: una seconda tourne meno fortunata della prima,
la registrazione dal vivo del Terzo di Beethoven che finisce su un disco del

63, i due debutti a Londra e Berlino, sempre nel 63.


Insomma: dopo Varsavia il ragazzo ha optato per una ascetica
rinuncia alle vie battute e sicure evitando le rotte senza imprevisti dei
carghi e delle petroliere, direbbe il nonno con uno dei suoi breviari, ha
ridotto al minimo le incisioni e le apparizioni in pubblico per studiare e
riflettere, ha infittito la sua frequentazione della Seconda Scuola di Vienna
e dei contemporanei.
Nel 1966 alla Biennale di Venezia il giovane Maurizio Pollini incontra
per la prima volta Luigi Nono.
Mancano appena due anni al Sessantotto, che qui arriver in forma
leggera, quasi che a mezza strada tra Roma e Nanterre le due correnti si
fossero mitigate nel clima. La provincia, questa provincia, far il resto,
avvolger i fermenti nel torpore, lautunno caldo come le prime stragi di
stato, a dispetto di chi studia fuori e si impegna. Nonno K. a dispetto di
anagrafe e latitudine segue, vede, si interroga, ascolta le musiche nuove,
rileva fratture e continuit, raccoglie e interpreta indizi, riconosce i binomi
virtuosi, li commenta come inevitabili: questi due signori non
potevano non incontrarsi, nella foto Luigi Nono dirige a braccia
larghe con i gomiti piegati, la mano destra pi aperta e pi in alto, il suo
Canto sospeso canta testi presi dalle lettere dei condannati a morte della
resistenza europea. Il primo ascolto non stato facile. Nonno K. ci aiuter a
andare oltre il mi piace, non mi piace, ci dar poco a poco gli strumenti
per capire e gustare. Siamo nel pieno della nostra erre ci elle, rivoluzione
culturale locale. Una piccola rivoluzione partita dalla musica per arrivare al
suono.

La o larga
C un bel sole. Siamo una decina, ciascuno con il suo strumento, lo
strumento che portate sempre con voi, la voce. Lunica regola, lunico
presupposto anche lunica competenza richiesta, la disponibilit, le altre
regole verranno poi, concordate man mano che il gioco procede.
Pensate a un suono di altezza qualsiasi ma adatta alla vostra voce, pensate
a una nota che potreste cantare e pensate a una o, la vocale o dice il
nonno. Io alzer il braccio e poi lo abbasser. Quando arriva qui,
aggiungerebbe volentieri al punto morto inferiore, tirate fuori una o,

ognuno la canta come gli viene, dellaltezza che preferisce. Cantatela


possibilmente aperta come nella parola parla o in lugo, non chiusa come le
o di nre. Il nonno sa che la nostra dizione non esattamente fiorentina.
Meglio, un pizzico di alea in pi, il risultato meno prevedibile, direbbe
predittivo, e dunque pi ricco di informazione.
Alla prima prova siamo timidi e incerti.
Di nuovo, fate attenzione, cercate di partire tutti insieme, guardate bene il
braccio.
Al quarto o quinto tentativo la mano del nonno risale dal punto morto
inferiore con il palmo in su mentre il braccio si distende in avanti, ecco, ora va
bene e noi chi pi chi meno intuiamo lindicazione di un crescendo. Bello!
Siamo davvero noi? Quando il braccio sta per superare la testa nonno K.
chiude di colpo la mano a pugno come se acchiappasse una mosca e noi di
colpo ci fermiamo, questa volta davvero tutti insieme. Silenzio, respiri, facce
distese, qualcuno socchiude gli occhi e sorride.
Come state, come vi sentite? Bene, benissimo, bello, bellissimo, che
togo, ancora K., ancora!
Non possiamo saperlo ma abbiamo appena eseguito un cluster, un grappolo
di suoni simultanei di altezze diverse.
Bene. Siamo pronti per ricominciare.
Sempre una o larga, al mio gesto.
La mano va in alto come prima ma invece di chiudersi a pugno volge il
palmo in basso e discende lenta. Il diminuendo prodigioso, le nostre ugole
sono legate al braccio del nonno da fili invisibili. La mano si ferma per qualche
secondo come se dicesse alto cos. Ci fermiamo su un pianissimo da angeli.
K. scende morbido ma rapido e definitivo di pochi centimetri e gli angeli in
rapida dissolvenza vanno al silenzio. Altra pausa. Niente commenti, siamo
entrati in parte, facciamo sul serio.
La terza esecuzione buona pi articolata e complessa. K. ci fa tacere a
gruppi di due o tre, comanda a due braccia riprese e dissolvenze incrociate,
sfarfalla le dita per dirci tremolo o vibrato, alza un indice teso
sullavambraccio verso un gruppo e le voci si fanno pi acute.
Bravissimi.
Leccitazione sfuma per gradi nel sereno, i battiti tornano alla norma.
Nonno K. riavvolge le bobine che da sotto il plexiglass mandano bagliori
intermittenti, tra poco la lancetta a riposo del VU-meter ci restituir le
oscillazioni del nostro impegno.
Cluster e micropolifonia, sempre senza sapere. Seguendo le indicazioni del
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nonno abbiamo fatto anche della micropolifonia, una tecnica compositiva,


dice mentre ascoltiamo Atmosphres di Gyrgy Ligeti, lha definita lui per
primo,
... un procedimento sia tecnico sia formale, le tessiture che evolvono a velocit
differenti formano degli strati sonori assai complessi. [...] La complessa
polifonia di ciascuna parte incorporata in un flusso armonico-musicale nel
quale le armonie non cambiano improvvisamente, ma si fondono luna
nellaltra; una combinazione distinguibile di intervalli sfuma gradualmente e da
questa nebulosit si scopre che una nuova combinazione di intervalli prende
forma...

Ora sentite questa, si intitola Lux Aeterna, sempre di Ligeti, del 66. Lux
Aeterna ci incanta pi ancora. Non capiamo subito. Prima fai, poi capisci, ci
aiuta nonno K. parafrasando Confucio: vero, somiglia un po ai nostri cluster
di o larghe, ecco il metodo K., si fa, si registra, si ascolta, si confronta, si
riascolta, si risalgono catene di conoscenza: cluster, micropolifonia, polifonia,
armonia, accordi, intervalli, microintervalli, dissonanze. K. ci ripropone
Atmosphres: perch la percezione si modifica, si aggiorna, dopo certi ascolti
non pi la stessa e tu non sei pi lo stesso, che suoni strani, sembrano
elettronici, il nonno ci ha parlato di studi di fonologia e oscillatori, ci ha fatto
ascoltare dei nastri, eppure questo un brano per orchestra, una normale
orchestra sinfonica con archi, legni e ottoni, solo le percussioni sono sostituite
dal pianoforte, per lo suonano a quattro mani due percussionisti...

C musica e musica
Leggera, classica, il rock, il beat, il jazz, persino la musica popolare che
a quei tempi da noi la conoscono i vecchi e neanche tutti, tutti invece
conoscono le canzoni, quali? quelle del festival, ma ce n altre, americane,
francesi, spagnole, napoletane, le conosci? a te che musica ti piace? a me il
jazz mi fa schifo, a me la classica mi annoia, ci alleniamo a nuovi conflitti,
li superiamo oppure difendiamo la nostra differenza con un pizzico di boria
per aggregarci in pochi e sentirci superiori. Questa musica non si balla,
dice con disprezzo ladolescente del Soffio al cuore di Louis Malle a una
ragazzina che accetta di seguirlo in camera e pretende di ballare la musica
di Charlie Parker. Noi siamo un po cos, anche noi le diremmo cos, io
come ladolescente di Malle se volesse ballare il jazz, Brus se appena

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accennasse a ondeggiare il capo a tempo su una delle suites francesi di


Bach, anche se sono fatte di danze. Salvo che nessuna ragazzina ci
seguirebbe in camera, questo quel che pensiamo delle nostre capacit
seduttive e allora la nostra boria diventa una boria preventiva, pi che
servire la diversit dovrebbe difenderci dalle delusioni damore.
Il nonno ci insegna a includere invece di escludere, con lui impariamo
che musiche diverse hanno funzioni diverse, le canzoni le balli alle feste, le
canti nelle gite, le associ ai visi delle prime cotte, ai primi sfioramenti
estatici o ai primi drammi coscienti del rifiuto, la musica classica lascolti
per ascoltarla, perch bella, dir il ragazzo tanti anni dopo, lascolti al
Terminus o nelle sale da concerto ma una volta era diverso e comunque
non cos semplice: dici classica per dire antica, barocca, classica-classica,
romantica, classica contemporanea.
Musiche diverse, funzioni diverse. Ma allora Carosello? Carosello
confonde tutto mischiando di tutto, canzoncine, filastrocche, parodie ma
anche Beethoven, Liszt, ajkovskij, persino la musica elettronica. Idem per
le altre sigle della tiv.
E poi ci sono i film, quando nasce il cinema, spiega nonno K., inizia
una nuova storia per la musica e per i compositori, alcuni accettano di
farne, altri no, altri ancora fanno musica da film senza saperlo, come
succede proprio a Ligeti: ... meraviglioso il modo in cui la mia musica
utilizzata [...], lo meno che nessuno mi abbia mai consultato e che non sia
stato pagato..., nel 1968 esce 2001: Odissea nello spazio, Stanley Kubrick
ci ha messo dentro Atmospheres, Lux Aeterna, Adventures e Requiem, appunto
di Ligeti, ma si dimenticato di avvertirlo.
Un bellaneddoto per introdurci a qualcuno dei tanti binomi possibili con
musica: musica e economia, musica e societ, musica e realt, musica e
letteratura, musica e fisica, musica e matematica, musica e storia. La musica
per conoscere il mondo.
Leggera, classica, rock, beat, jazz, canzonette. Ma il ragazzo? Le
ascolta lui, le ha mai ascoltate lui le canzonette? Non ne ha il tempo, forse
non gli piacciono neppure...
Le detesta, dice sua madre, nonno K. ci mostra un ritaglio di giornale,
il ragazzo sta rientrando da Varsavia e qualcuno ha intervistato i genitori
per telefono. Pochi paragrafi pi in basso il padre conferma. K. legge a
voce alta alzando un sopracciglio come se leggesse per la prima volta,
appena la radio suona canzonette, sono le parole dellarchitetto Gino
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Pollini, lui si solleva di scatto e va a spegnerla. In conclusione larchitetto


precisa, non piacciono a nessuno di noi tre, mi creda. Le due sopracciglia
di K. arrivano al punto morto superiore mentre la voce aumenta di volume
toccando il massimo sul mi creda per tornare quasi a zero dopo tre punti
esclamativi, K. borbotta qualcosa su certe cene futuriste, accenna a una
certa giornalista e a Lascia o raddoppia? poi rilascia la fronte, va al piano
e attacca un medley da Erik Satie il grande contaminatore annaffiandolo
ben bene con dellottimo ragtime primo Novecento.

Gli occhi della storia


Luglio 1967, esami di maturit classica, Brus agli orali. Quasi alla fine un
commissario gli chiede:
Quali sono gli occhi della storia?
Brus tace. Fin qui tutto bene, lanno di studio matto e disperatissimo ha
pagato e infatti la sua promozione sar pi che decorosa. Proprio per questo l
per l ci rimane male: una domanda avvincente, di quelle che sembrano fatte
apposta per aprirti il cervello. Quando alla fine arriva la risposta: gli occhi
della storia sono la geografia e la cronologia, il dispiacere si stempera: non la
sapeva ma capisce, un po come averla sempre saputa: ma certo, i luoghi
degli eventi, i tempi in cui si svolgono, luoghi e date, certo, le date sono
importanti, lavr sentito ripetere mille volte dal nonno, poteva pensarci, e per
i luoghi bastava ricordarsi del planisfero e delle paperolles.
... ces ajouts colls bout bout dans les cahiers...

Ci pens da subito, dalla scoperta della coincidenza, dunque ancor prima di


Varsavia e ben prima che con il debutto negli Usa si proponesse finalmente al
mondo. Tenere traccia dei suoi movimenti come aveva fatto fin da adolescente
con lamato Rubinstein. Allinizio us lo stesso planisfero. Verso la fine degli
anni Settanta per la carriera del giovane asso italiano aveva preso tali ritmi
che nonostante il ritiro del suo leggendario ex giurato la mappa somigliava
sempre pi a un quadro di Pollock. Cos si procur un bel planisfero
immacolato tutto per lui, pronto a riempirsi di circoletti da congiungere con
linee sempre pi lunghe. E con tutto quello spazio improvvisamente a
disposizione K. ebbe due nuove idee: la prima fu di segnare oltre ai concerti
anche le incisioni dei dischi, la seconda di aggiungere delle chiose: riflessioni,
commenti o stralci di recensioni tratti dalla stampa. Per non fare pasticci si
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ispir alle lunghe strisce di carta che la devota domestica di Proust incollava
negli ultimi quaderni della Recherche. In quel caso le strisce venivano ripiegate
a fisarmonica tra le pagine, il nonno invece le arrotolava come i bigliettini di
scuola con gli appunti da consultare di nascosto. Incollate comerano in
verticale sulla mappa attaccata al muro, le paperolles di nonno K. sembravano
tante piccole lingue di Menelicche senza fischietto.

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