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Quando ero

matricola io...

Breve compendio di consuetudini, concetti,


metodi e atteggiamenti della Goliardia italiana
(per un gioco consapevole dei baldi giovani Attivi
e la nostalgia dei Vecchiacci come il sottoscritto)

Scritto da Seneca il Logorroico

Ai Litocordi Errabondi come me

Quest'opera scaricabile gratuitamente da Internet.


Purch non si agisca a scopo di lucro pu essere copiata, stampata e riprodotta,
in tutto o in parte, citandone l'autore e la fonte.
Qualunque modifica dev'essere autorizzata dall'autore:
Emiliano Brotto, in Goliardia Seneca il Logorroico (emi.brotto@gmail.com)
Il presente testo stato registrato su Patamu (www.patamu.com),
in data 09 settembre 2015 con numero di licenza 23734.
Illustrazione di copertina di Cana (www.mondocana.com), dell'autore

Editing by Studio Metropolis /A.C.C.A. Edizioni - Padova

INDICE
PREFAZIONE (a cura dell'autore) .................................................. 4
BERE ........................................................................................... 8
BOLLE........................................................................................ 10
BOLLI ......................................................................................... 15
BURLE e MACCHIETTE .............................................................. 17
CANTI ......................................................................................... 20
CARICHE e GERARCHIA............................................................. 22
CENE e FESTE ........................................................................... 27
DISCUSSIONE ............................................................................ 29
DIVINIT (con un intervento di Paola Vipera Vallini) ................... 34
FEDE e CUSTODIA ..................................................................... 38
FELUCA .................................................................................... 39
FRONDA ..................................................................................... 43
GEMELLAGGIO .......................................................................... 45
GUERRA..................................................................................... 46
ORDINI e SOVRANIT................................................................. 48
OSPITI ........................................................................................ 53
PRESENTAZIONE ....................................................................... 54
PROCESSO................................................................................. 55
QUESTUA ................................................................................... 58
RAPIMENTO ............................................................................... 60
RES GOLIARDICHE .................................................................... 63
RIUNIONE .................................................................................. 65
SCAZZO ..................................................................................... 67
UCCELLAGIONE......................................................................... 70
VIOLENZA e VILIPENDIO ............................................................ 72
POSTFAZIONE (di Umberto Kociss Volpini) ................................ 74
EPILOGO (inevitabile e necessario).............................................. 76
E PER RIFLETTERE ecco le parole di un grande Goliarda ........... 79
RINGRAZIAMENTI ...................................................................... 81

PREFAZIONE
(a cura dell'autore)
Quando ero matricola io...: una delle frasi pi ricorrenti nella vita di chiunque abbia fatto Goliardia. Non esiste Piazza, bar o riunione dove qualche
Vecchio non lamenti il mala tempora currunt alla vista dell'andazzo, del modo di
giocare e di porsi, degli odierni Goliardi. La scena sempre la stessa, e si ripete
ovunque con medesime modalit e identici protagonisti: un Attivo e un Vecchio. Il
primo ha dipinti sul volto sbigottimento, sopportazione, noia. Il secondo in piena fregola, sovraeccitato da foga comunicativa e abuso di alcolici. Uno, armato di
certosina pazienza, ascolta svogliato. L'altro snocciola un pippotto di due ore, su
come vanno o non vanno fatte le cose in Goliardia, e il suo discorsone comincia
sempre con il paradigmatico incipit: quando ero matricola io....
Terminato lo sproloquio il risultato poi pressoch sempre lo stesso. Il Vecchio se ne va soddisfatto, convinto di aver fatto il suo dovere, di quello che insegna ai giovani. L'Attivo dopo aver dato ragione al suo interlocutore, nella vana
speranza che questi la finisca al pi presto di rompergli i coglioni, se ne rimane a
valutare che quelle due ore le poteva impiegare meglio. Tipo divertirsi, bere, scopare, ecc., invece che farsi macinare a polpa fine il contenuto della sacca scrotale
dal pontificatore di turno.
Messa cos sembra un incontro tra uno scarabeo stercorario e una mosca.
Per quanto il primo provi a convincere la seconda che, se fai la pallina, la merda
te la puoi portare comodamente in giro, la mosca rimane fissa nella sua convinzione che posarcisi sopra la cosa migliore che ci sia.
L'Attivo e il Vecchio: entrambi convinti di conoscere come funzioni la Goliardia, ambedue persuasi di farla nel modo giusto. Eppure la Goliardia dovrebbe
essere la stessa per tutti, da sempre. Allora chi ha ragione? Chi la fa bene e chi
no? il vecchio ad essere incapace di adeguarsi alla Goliardia degli Attivi, o sono
gli Attivi a soffrire una conoscenza lacunosa del gioco e delle tradizioni?
Il modo di fare Goliardia cambiato, ma era prevedibile: altre persone, altri
tempi, altri mezzi, altre mode. l'eterno panta rei a cui nemmeno la Goliardia,
nonostante la sua apparente staticit basata sul reiterarsi delle sue tradizioni,
pu sottrarsi. Soprattutto sono cambiati i canali di comunicazione. La rivoluzione
internet ha creato la cosiddetta Goliardia 2.0. Espressione orribile, ma che identifica un fenomeno realmente esistente, con tutti i pro e i contro del caso. I Goliardi oggi, senza corroborarsi con un buon litro di rosso da spartire, discutono a
mezzo facebook, e gli inviti alle riunioni si mandano per whatsapp o con telegram,
non dopo la terribile telefonata al fisso di casa. Dove una madre ignara e contraria a quei perditempo passava la cornetta al figlio, convinta che questi uscisse
l'indomani per preparare assieme a te l'esame di istituzioni di diritto privato. Salvo poi rivederlo a casa all'alba, sbronzo marcio, con la feluca mal nascosta dentro
il giubbotto.
Fossero solo i mezzi di comunicazione che cambiano, non me ne fotterebbe
una sega. Io sono terrorizzato dal cambio di atteggiamento nel giocare dei Goliar4

di. Un caso esemplare mi successo proprio qualche mese fa: incrocio una Sorellina che, in perfetta buona fede e con profonda convinzione, mi racconta che in
Goliardia non si dicono mai le parole scusa e grazie. Al posto di scusa, a suo
dire, lecito usare solo la locuzione chiedo venia. Cio non si pu chiedere scusa, ma farlo con un sinonimo desueto e ricercato va bene. Che per tradurla in fine
metafora sarebbe come se io, non potendo dire a uno vai a fartelo buttare in culo
da un rinoceronte nero incazzato, fossi per autorizzato a dirgli la invito a farsi
fare un approfondito esame prostatico, pregandola di usare a tale scopo il corpo
cavernoso di un appartenente alla specie dei diceros bicornis, per le raccomando
di infastidire adeguatamente il mammifero, al fine di ottenere quel risultato ottimale che vivamente le auguro.
Ma che cagata ?! Se camminando in piazza tiro per distrazione un pestone
ad un Fratello, visto che stimo di essere una persona educata, il minimo chiedergli scusa. Anche quando ero matricola io mi si diceva che un Goliarda non deve chiedere mai scusa, ma il senso non era letterale, e questo monito intendeva
ben altro. Indicava il fatto che un buon Goliarda, messo alle strette per uno scazzo, se la doveva cavare pagando il giusto, oppure discutendo per ottenere ragione.
Senza mai doversi umiliare a dire ti chiedo scusa, ho sbagliato, sono una fava
lessa.
Circa il grazie poi, non ho proprio capito le ragioni per cui non si pu usare
tale lemma. Vorr dire che la prossima volta che qualche Fratello per munificenza
mi offrir da bere, anzich ringraziarlo, provveder a mandarlo a farselo buttare
nel posto di cui sopra dall'animale succitato. Evidentemente oggi va di moda cos.
Pur comprendendo l'inevitabile scoglionamento che gli Attivi provano di
fronte ai Vecchi e al loro quando ero matricola io..., mi vedo costretto, un po' per
et, un po' per spirito di classe, un po' perch mi dispiace che certe tradizioni si
perdano, a tener bordone ai miei colleghi geriatrici e alle loro lamentele. Per,
siccome lagnarsi e basta stupido, oltre che inutile, ho deciso di stilare questo
breve compendio di consuetudini goliardiche. Non tanto per insegnare un freddo
e sterile insieme di regole, piuttosto per far riflettere, chi avr voglia di leggermi,
sui principi che stanno alla base di queste consuetudini.
Detto in soldoni: quello che mi propongo di fare non stilare una fredda lista di dogmi goliardici, ma chi proseguir nella lettura si trover davanti al tentativo di raccontare quel modo di ragionare e di comportarsi che fu la base comune
dei Goliardi della mia generazione.
Alla fine quello che interessa, a Noi del comparto geriatria, non certo che
gli Attivi sappiano tutte le nozioni minuziose e l'universo di regolette che riguardano il Nostro gioco. A Noi preme che quei valori di condivisione, libert, ironia ed
autoironia, fratellanza, rispetto, buon senso e spirito critico, non vadano perduti,
ma siano sempre il pilastro fondante su cui poggia qualunque attivit goliardica.
Altra rapida considerazione da fare che un buon Goliarda non si limita a
ripetere meccanicamente una serie di operazioni formali, solo perch questa la
prassi comune e se non faccio cos mi chiamano scazzo. Un vero Goliarda un
curioso che usa sempre la testa, sviluppando un modo personale di riflettere sulle
cose che fa, avvalendosi anche dei percorsi logici che il suo Ordine di appartenenza ha prodotto in decenni di attivit goliardica.
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Per cui quello che spero vi rimanga, dopo la lettura del presente compendio,
sia, pi che la conoscenza delle consuetudini e degli usi che normano il gioco, il
gusto di esaminare le cause da cui scaturiscono queste regole. Per alcune di esse
verr data una risposta o un suggerimento, per altre invece sar compito del lettore della sua esperienza e della sua fantasia trovare la giusta motivazione su
cui si basano.
Vedrete che, alla fine della fiera, questa miriade di precetti e di prassi si
fondano tutte sull'educazione e sulla signorilit. Altro non sono se non lo spirito
nobile e il comportamento distinto del galantuomo, tradotto dal vivere quotidiano
al gioco di Nostra Santa Madre Goliardia.
Seneca il Logorroico
Padova, agosto del 793 a B. c.
(anno 2015 secundum caledarium philistaeorum)
Post scriptum:
La Goliardia un fenomeno poliedrico e variegato, e sono pochissime le
consuetudini perfettamente uguali in tutte le Piazze e applicate con la medesima
prassi. Sono identici i valori che stanno alla base di queste norme, ma ogni realt
li esprime nel proprio modo e con i propri costumi.
Mi sono trovato quindi costretto a riempire il testo di termini quali solitamente, di massima, talvolta, alcuni, la maggior parte, ecc., proprio per evitare di dare un taglio troppo dogmatico alle mie affermazioni. Ho dovuto scrivere
mettendo il pi possibile le mani avanti, insomma. Spero di averlo fatto sempre
quando era necessario, senza dare nulla per scontato o assoluto, ma potrebbe essermi sfuggito qualcosa. In quei casi non me ne vogliate male: da un lato la materia trattata vastissima e le tradizioni cittadine sono tante, dall'altro io sono cresciuto goliardicamente con gli usi del Vespertilio (il mio Ordine di nascita) e di
Padova (la mia Piazza di appartenenza), e non facile staccarsi completamente
dalle proprie abitudini locali per proporre una visione globale del gioco.
In alcuni punti del testo ho sentito il bisogno di esprimere la mia opinione,
talvolta in contrasto con quella comune o con le stesse consuetudini goliardiche.
Ovviamente siete liberi di condividerla o meno. Anche in questi casi spero di essere stato chiaro nell'evidenziare che non si trattava di regola generale, ma di considerazioni personali suggerite dalla mia storia individuale di Goliarda.
Ho cercato di scrivere per tutti: da chi stato processato 50 e passa anni
fa, alle matricolacce pisciate in Goliardia l'altro ieri. Naturalmente con pi attenzione verso queste ultime, per cui troverete delle spiegazioni dettagliate di cose
magari evidenti e notissime. Ho preferito non dare nulla per scontato, rischiando
di essere eccessivo e metterci del superfluo, piuttosto che dare adito a fraintendimenti o confusioni per chi dispone di poca esperienza goliardica.
Data l'ovvia difficolt di dare una scala di importanza ai temi trattati ho deciso di seguire un ordine meramente alfabetico. Tra le varie parti del testo troverete dei rimandi, sono risultati inevitabili per avere un quadro il pi possibile lucido e organico. Ultima nota, termini e locuzioni latine sono volutamente NON
tradotti!!! Tutti i goliardi dovrebbero comunque conoscerli!
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Post post-scriptum:
Dovrei parlarvi soprattutto di quello che l'aspetto pi rappresentativo dei
Goliardi: quella (falsamente) ingenua incoscienza nel fare cose pazze e fuori dagli
schemi, perch l'ispirazione del momento ha dettato cos, o semplicemente perch
non avevi al momento una risposta sensata al perch non farlo?.
Potrei raccontarvi del Capo Citt che ha trascorso i tre giorni di feriae a Bologna a parlare con tutti esclusivamente in latino, persino coi baristi che annaspavano nel tentativo di trasformare cervisiam in birra. O di quello che passeggiava con i pantaloni slacciati, cos che ogni dieci metri gli scivolavano alle caviglie, e
ad ogni sbracata fingeva vergogna e innocente pudore coi passanti. O ancora di
quell'altro che, terminata una caraffa di bianco, se la infilava sotto al manto per
ricreare magicamente il contenuto, per poi posarla su un tavolo in attesa che
qualche fortunato se ne appropriasse. O del tale che, andando direttamente al
sodo, abbordava perfette sconosciute con la domanda limoniamo?, e alla loro ritrosia si sfilava un limone da sotto il mantello, glielo infilava in bocca, e si pomiciava l'agrume.
Potrei narrarvi del bravo cantore che suona per ore in compagnia, ma anche del Goliarda che continua a suonare da solo la sua chitarra, alle tre di mattina, sussurrando canzoni a una piazza vuota. O di un intero Ordine che, come
bambini a cui volato via il palloncino, ascoltarono l'abdicazione del loro Capo
con gli occhi lucidi e le guance rigate di lacrime. O del tale che, fuori dal funerale
di un Fratello, per comportarsi come avrebbe fatto lo scomparso, alla domanda di
un'ignara vecchietta incuriosita dai mantelli se si trattasse della festa delle matricole, col cuore gonfio di dolore rispose di si, inventando una serie di palle allucinanti sul motivo per cui ci si trovava in chiesa col carro funebre, anzich in piazza con i banchetti. O di quello che, fra andata e ritorno, si fatto pi di 1500 chilometri di viaggio solo per trascorrere un sabato in compagnia.
Come potrei parlarvi di quel Capo Ordine, fuggito dietro un angolo a sfogarsi tirando pugni a un muro, incazzato perch un caro amico, di cui aveva profonda stima, infilava una serie di figure di merda, non sapendo gestire la sbronza. O
del Goliarda, visto tre volte, che mi consegna le chiavi di casa dicendomi stai
quanto vuoi, io per una settimana sar via. O di quello che, dopo una canzone
nonsense improvvisata l per l, la concluse degnamente sfasciandosi la chitarra
in testa. O dello squattrinato che scroccava alcol e sigarette a tutti, ma appena
aveva due soldi nel portafoglio li dilapidava offrendo anche agli sconosciuti.
Mi ci vorrebbe un intero testo dedicato all'argomento per provare ad illustrare questa vis goliardica che da sempre ci compete, ma sarebbe solo una lista
di episodi e di esempi. Non riuscirei a spiegare la filosofia che sta alla base di
queste cose. Sono atteggiamenti e inclinazioni, questi, che se gi ti appartengono
allora li comprendi senza tanti chiarimenti, ma se ti mancano non li capiresti
nemmeno con un enciclopedia tematica scritta apposta.
Tutte queste cose sono Goliardia, ma nessuna singolarmente la Goliardia.
Se riuscite a coglierne lo spirito, e a sentirlo parte di voi, allora potete proseguire
con la lettura di questo compendio: significa che il dipinto, o quanto meno i colori
e la tela per farlo, gi ce li avete. Le regole e le consuetudini, di cui vi parler nei
capitoli seguenti, sono solo la bella cornice da metterci attorno.

BERE
Se c' una cosa imprescindibile dall'ambiente goliardico Bacco. Vino, birra, amari, grappe e alcolici in genere si consumano a fiumi. Come per tutte le cose il buon senso vuole che non si ecceda.
Del resto se ti sei sbronzato come una merda, e finisci a dormire accasciato
in qualche tavolino di bar, non puoi avertene a male se gli altri ti appendono cartelli con scritto:game over, torno subito o sono momentaneamente assente,
lasciate un messaggio dopo il segnale acustico. Questo se ti va bene, perch
pi probabile che tu finisca spogliato dalle insegne, e fotografato con una mandorla di cazzi a farti corona attorno alla testa.
Sempre che tu ti spenga, perch se rimani sveglio da ubriaco marcio pu
essere peggio: l'unico soggetto pi molesto di un Goliarda un Goliarda sbronzo.
Di solito quelli troppo fastidiosi finiscono col portarsi a casa almeno un paio di
manate in faccia da parte dei molestati.
Per cui bene imparare fin da matricole a gestirsi la sbronza: bere si, ma
mantenendo a prescindere un adeguato livello di lucidit. In Goliardia essere
troppo inebriati da Bacco non un'attenuate per le eventuali cazzate che si fanno. L'ubriaco come l'antilope pi lenta del branco, e ogni Goliarda lesto a fiutare
la preda facile nel pieno diritto di profittarne. Dall'uccellagione di effetti ed insegne, al rapimento, al fargli pagare una fila infinita di scazzi o presunti tali. Per
quanto ci sia della pochezza goliardica nello sfruttare l'ubriachezza altrui, rimane
il fatto che da un punto di vista formale, gli scazzi fatti da sbronzo valgono, e
vanno pagati, quanto quelli fatti da sobrio.
Per cui, quando non si nell'ambiente sicuro della propria riunione,
consigliabile che il Goliarda sia sempre accompagnato da altri membri del suo
Ordine. Soprattutto quando si immagina di bere pi del dovuto, meglio avere
qualcuno che, in caso di blackout alcolico, recuperi la salma prima del patatrac.
In special modo le matricole e i popolani, che ancora devono farsi le ossa circa il
loro rapporto con Bacco, sar bene che abbiano almeno un Manto che li accompagni alle Piazze estere o presso altri Ordini.
Parimenti un Goliarda del cazzo quello che, sempre e comunque, rifiuta
Bacco, magari accampando la scusa che tanto ha qualcuno che gli fa da stomaco.
Intanto complimenti! Essere astemi e fare Goliardia come essere monchi e suonare i capricci di Paganini. Poi non esiste che, se stiamo parlando io e te, ti permetti di introdurre anche la sola presenza di un terzo (lo stomaco) alla nostra
discussione senza il mio consenso.
A servire da bere, salvo particolari eccezioni, deve sempre essere il minor
presente nel consesso. Egli verser Bacco, e/o porger i bicchieri pieni, seguendo
la regola generale di qualunque attivit goliardica: il rispetto per il R.O.G., ovvero
il Rigido Ordine Goliardico (vedi BOLLI e CARICHE e GERARCHIA).
Anche per l'ordine di bevuta va strettamente seguito il R.O.G., con l'eccezione che chi offre Bacco ha diritto/dovere di bere per primo. Talora successo
che, nonostante pagassi io, abbia rinunciato ad avvalermi di questo diritto per rispetto alla Dignit di carica del mio interlocutore, o perch semplicemente avevo
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apprezzato talmente il suo modo di discutere e giocare, che mi sembrato giusto


concedere a lui l'onore del primo sorso.
Altro diritto di chi paga da bere, o del Maior carica presente, chiamare l'usque ad fundum. In questo caso tutti i Goliardi che stanno condividendo il Bacco
offerto sono tenuti a finire il loro bicchiere alla russa (i.e. in un sorso!). Terminato, chiunque pu chiedere di controllare che l'usque sia stato effettivamente ad
fundum. Quindi i bevitori capovolgeranno il proprio bicchiere e non dovranno cadere pi di tre gocce, pena il pagamento di un altro giro da parte di coloro che
non hanno superato la prova. Se tutti superano la verifica sar il diffidente che
ha chiamato il controllo dei bicchieri a pagare altro Bacco al consesso.
Ricordatevi che quando si chiama l'usque ad fundum non ci si deve mai limitarsi a dire usque, altrimenti potrebbe essere inteso come usque ad libitum.
Inoltre nei diritti di chi offre Bacco, o del Maior carica presente, proporre un
brindisi di suo gradimento. Per quelli particolarmente evocativi e importanti la
consuetudine vuole che siano fatti usque ad fundum, ad esempio se si sta ricordando un Fratello scomparso.
Quando si brinda l'altezza dei bicchieri, toccandosi fra loro, deve strettamente seguire il R.O.G. Il Maior carica presente avr il bicchiere pi in alto rispetto ai vari minores, che terranno il loro bicchiere pi in basso a scalare secondo la
loro carica goliardica. Non ci si regola riferendosi all'altezza dell'intero bicchiere,
ma al livello del Bacco in esso presente.
Un altro diritto fondamentale inerente a Bacco la consuetudine per cui
chi non consuma non tenuto a pagare. Non c' cosa pi becera di vedere qualche Goliarda del cazzo che, con la scusa di uno scazzo, scrocca una bottiglia a
una matricola e sa la beve da solo lasciando il tapino a bocca asciutta. Oltre ad
essere un comportamento da sfigati chiaramente vietato dagli usi di N.S.M.
Il buon senso e una sana educazione goliardica vorrebbero, inoltre, che l'alcolico pagato debba essere consumato tutto, soprattutto quando offerto per uno
scazzo. Dovr essere sempre finito dai Goliardi implicati nel gioco: il pagatore e il
fustigatore in primis, dagli altri coinvolti se ci sono. Lasciare bicchieri e bottiglie a
met una sgradevole mancanza di rispetto verso Bacco medesimo, e verso chi
l'ha pagato. Cos come irrispettoso e illecito invitare a bere altri Goliardi esterni
al gioco. Lo si pu fare solo dopo esplicito consenso del pagante, a seguito di cortese richiesta tipo: permetti che offra del tuo a Tizio?
Ultimo punto da chiarire il concetto di Bacco su Bacco. Questo solitamente considerato uno scazzo, per mille e pi ragioni trovate dalla fantasia di generazioni di Goliardi. Non si prenda per questa regola come diktat, vi sono delle
eccezioni dettate dall'intelligenza delle persone.
Per dirne giusto una: qualcuno sta offrendo ad un tavolo di Goliardi una
bottiglia di vino. Dopo averla versata si aggiunge al tavolo un Fratello che, salvo
un rabbocco fatto con gli altri bicchieri gi pieni, rimarrebbe a bocca asciutta.
caso che questi chiami lo scazzo per il Bacco su Bacco? Potrebbe farlo, stando al
divieto generale, ma sarebbe un comportamento da Goliarda del cazzo, oltre che
da rompipalle e scroccone di merda, e come tale andrebbe trattato. Come sempre
deve prevalere il buon senso.

BOLLE
Se sei un Goliarda stronzo e vuoi mettere in difficolt un avversario chiedigli una bolla, in Goliardia non esiste nulla di pi discutibile della sua stesura.
Sono talmente tanti i precetti, le norme, le consuetudini ad esse applicabili, che
stilare una bolla a regola d'arte pressoch impossibile. Se il tuo avversario
bravo a cercare il pelo nell'uovo, sicuramente trover qualche omissione o qualche errore nello scritto.
In questa sezione mi limiter ad elencare i pi importanti. Quelli che valgono per tutte le Citt e tutti i tipi di bolle. Quelli che ovunque e comunque le invalidano, o quanto meno sono scazzi grossi come un condominio di cinque piani.
Esistono svariati tipi di bolle, alcune in uso presso determinati Ordini e
Piazze, altre obbligatorie sempre e comunque. Ne ho stilato un elenco generico
giusto per darvi un idea:
Di nomina: sono gli attestati con cui il Capo Ordine concede un qualunque titolo
o carica ad un Goliarda; dipendono essenzialmente dallo statuto
dell'Ordine e dalle consuetudini interne al gruppo. Non sempre una
nomina esige la presenza della relativa bolla, di solito per le minori
non si stila alcun documento.
Di questo genere di bolle ce ne sono due di particolare valore: di Nobilt e di Abdicazione. La prima concede i diritti nobiliari a un Goliarda, la seconda il documento con cui un Capo Ordine uscente passa
la propria carica al nuovo.
Mentre quella di Abdicazione tuttora sempre in uso, oggi capita
spesso di vedere Nobili nominati senza relativa bolla: tristezza! Di
massima andrebbe sempre compilata e consegnata dal Capo Ordine:
un ricordo per il nominato, ed un documento fondamentale per la
sua posizione e i giochi a essa connessi.
Di infamia: chiamata anche bolla di scomunica o di cassazione, quel documento che espelle un Goliarda da un Ordine o da una Citt, oppure che lo
marchia quale matricola a vita. Solitamente inappellabile e per riceverla bisogna combinarla davvero grossa.
Di questua: attestano che un filisteo (cio un non Goliarda) ha gi versato un equo obolo ai Fratelli che ne hanno fatto richiesta. Normalmente la si
trova appesa negli esercizi commerciali poco prima della festa delle
matricole: serve a evitare al povero bottegaio di essere oggetto di ulteriori coreografiche vessazioni da parte dei Goliardi.
Questa bolla, come quella di invito, ritenuta valida anche se fotocopiata, anzich in originale. L'importante che il timbro di Ordine e la
firma autografa, siano apposti su ogni copia.
Di riscatto: a mezzo di questa, in caso di rapimento o uccellagione, si specificano
le richieste e le modalit per la liberazione del rapito o la restituzione
della res goliardica uccellata. In entrambi i casi questa bolla va consegnata a chi di dovere entro 69 ore dalla dichiarazione di uccellagione o di rapimento.

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Di guerra: la comunicazione ufficiale con cui un Ordine, o una Citt, inizia una
guerra goliardica contro un altro Ordine, o un altra Piazza. Talvolta
esprime anche i motivi, le modalit e/o la durata della guerra.
Di gemellaggio: il documento con cui due Ordini o due Citt si legano goliardicamente. In esso sono indicati i diritti e i doveri che i gemellati hanno
tra loro.
Di presentazione: con essa il neo eletto Capo Citt o Capo Ordine si presenta a
tutti i Goliardi della propria Citt e dell'Italia in generale.
Di fondazione: scritta dal gruppo dei fondatori, sancisce la nascita di un nuovo
Ordine. Se appesa in pubblico e fatta girare serve a informare tutti di
questa nuova realt.
Di riconoscimento (di vassallaggio): sempre emessa da chi ne ha titolo (solitamente il Capo Citt) riconosce il diritto di un gruppo di Goliardi di
fregiarsi di proprie insegne, insieme a quelle dell'Ordine Sovrano, costituendo un Ordine Vassallo, quindi legittimato a operare nell'ambito
universitario cittadino. Viene stilata anche alla riapertura di un Ordine in sonno, per ripristinarne i diritti. Pu concedere anche la Sovranit a vario titolo su determinati territori.
Analoga, ma di opposte finalit, quella indirizzata al riconoscimento
di indipendenza di un Ordine Vassallo divenuto Ordine Minore. In
questo caso, solitamente dovuto ad apertura di nuove sedi universitarie, si legittima la parziale indipendenza dell'Ordine, cos autorizzato
a operare autonomamente nel proprio territorio cittadino.
Di invito: sicuramente questa quella pi in uso, attraverso cui si invitano a cene o feste altri Ordini/Citt o semplicemente altri Goliardi (ad personam). A differenza delle altre bolle (salvo quella di questua), vista la
copiosit del numero degli inviti, tollerato che sia fotocopiata anzich olografa, l'importante che la firma e il timbro d'Ordine siano
apposti su ogni copia .
Varie ed eventuali: ogni scusa pu essere buona per emettere una bolla, per cui
vi segnalo e vi sottolineo il fatto che questo elenco tutto tranne che
esaustivo circa l'argomento.
Aggiungo inoltre un paio di documenti che, pur essendo simili alle bolle,
non ne partecipano in senso stretto.
Papiro matricolare: ovvero il documento che attesta l'accettazione in Goliardia di
una matricola. Varia da Citt a Citt, talora anche da Ordine ad Ordine. Di solito sono presenti il decalogo dei memento che la matricola
deve rispettare, e un numero di fori di sigaretta pari al numero di anni di facolt pi uno. Vi sono inoltre le firme di chi ha battezzato il
soggetto, apposte secondo R.O.G., e fra queste dovrebbe apparire
sempre quella di almeno un fagiolo della stessa facolt del matricolato. Compaiono quasi sempre anche una serie variopinta di simboli di
B.T.Vque: cazzi, fighe, culi, tette, bottiglie, sigarette, pipe, ecc.
A differenza delle bolle il papiro matricolare ovunque considerato
inuccellabile, poich deve essere esibito a ogni richiesta dei Maiores
per verificare l'identit della matricola e la sua congruit. Il verificatore, insoddisfatto per qualsivoglia ragione del documento presentato,
pu stilare, dietro adeguato compenso, un codicillo in cui annota la
correzione che reputa necessario per la sua validit.
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Il codicillo, redatto tradizionalmente sul cartoncino di un pacchetto di


sigarette estere, fa parte integrante del papiro matricolare. Ogni ulteriore revisione deve comprenderlo. Richiederebbe un codicillo apposito anche ogni eccezione alle vestimenta e al comportamento della matricola (per esempio uno stemma sulla feluca, il cordone, ecc.).
In alcune Piazze era in uso il codicillo di prenotazione, tramite il quale
gli Anziani di un Ordine prenotavano laspirante per una serie di
prove specifiche, tese a valutare la sua ammissione nel gruppo. In altre usava il codicillo di attivazione: era il primo ad essere allegato al
papiro e la sua funzione era quella di renderne operante la validit.
Papiro di laurea: solitamente racconta in rima le avventure e le imprese del laureato, corredando il testo con caricature, vignette umoristiche spesso
pornografiche, e fotografie compromettenti. Alcune Citt listano il papiro di laurea a lutto per commemorare la perdita della condizione
spensierata di studente.
redatto dagli amici per sbeffeggiare e sputtanare il neo dottore, e di
norma gli viene fatto declamare in pubblico poco dopo la sua nomina.
Vedere le facce sconvolte dei parenti quando scoprono le avventure
del nipote prediletto sempre un piacere. Tipo quando delirava in
preda all'ubriachezza pi molesta, o di quella volta che stato sgamato a scopare con una certa tizia, oppure di quando girava nudo per
la piazza, e altre perle consimili.
Nella mia Citt, Padova, talmente radicata questa tradizione che,
anche chi non ha mai fatto Goliardia, ha gli amici che gli preparano il
papiro di laurea. Di solito, per fare in modo che lo sputtanamento sia
il pi ampio possibile, una copia viene appesa fuori dall'Universit e
una nel punto di maggior passaggio del quartiere, o del paese, dove
abita il neo dottore.
Noterete che le tipologie di bolle e papiri sono tantissime, quasi una per ogni occasione e situazione di gioco goliardico. Ci che scritto, pur essendo talora
discutibile circa l'interpretazione del testo, non modificabile, quindi sar pi difficile che un Goliarda cambi il proprio atteggiamento di gioco dopo l'emissione di
una bolla. In molte occasioni sempre meglio richiederla: ci si deve tutelare da
chi fa del motto parola di Goliarda, parola bastarda il proprio gioco. Solitamente
questi soggetti non sono dei gran geni di Goliardia, per cui rimetterli in riga un
operazione tutto sommato semplice. Ogni gioco goliardico, fra due o pi parti,
un contratto dove si stabiliscono delle regole comuni. Se qualcuno le cambia in
corso d'opera a proprio vantaggio, pretendendo che anche agli altri vada bene, il
minimo che si merita un onesto vaffanculo, amico mio, cos troppo comodo.
Avrete notato questa sottile, ma importante, differenza: vengono definite
bolle gli attestati che riguardano la vita goliardica attiva, mentre si chiamano papiri i documenti inerenti alla nascita e alla morte di un Goliarda. Il papiro matricolare dove uno studente compie il primo passo in Goliardia e il papiro di laurea
con cui si conclude tale esperienza.
Solo i Nobili (o per carica o per numero di bolli) hanno diritto a firmare una
bolla. Quelle firmate da un popolano non sono valide, a meno che non sia presente almeno una firma di Nobile per avallo. Una bolla deve necessariamente contenere luogo e data di emissione, di solito si trovano in intestazione, ma un'altra e12

ventuale posizione non invalidante. Si faccia attenzione che ogni Citt ha un


proprio modo di misurare il tempo: a Bologna si calcola l'anno dalla traslazione
del Fittone, a Padova dalla fondazione del Bo', a Genova dall'entrata in vigore della legge Merlin, a Pisa dalla battaglia di Curtatone e Montanara, ecc. Inoltre l'anno goliardico e quello solare dei filistei sono sfasati. La regola generale che il capodanno goliardico coincida con l'inizio dell'Anno Accademico (1 ottobre), salvo
eccezioni come per esempio Padova che comincia a datare dal giorno 8 febbraio.
Per questa ragione nello scrivere il mese su una bolla, non si devono mai
usare i numeri ordinali, ma va segnalato sempre e solo col suo nome per esteso.
Per esempio: se scrivessi VIII menstruo o octavo mensis, riferendomi ad agosto
secondo il calendario filisteo, i Goliardi che cominciano a datare da ottobre (inizio
dell'A.A.) intenderebbero il mese di giugno. Nel caso di Padova, partendo l'anno a
febbraio, risulterebbe invece settembre. Quindi, per evitare conteggi astrusi e
scazzi inevitabili, l'unico modo ineccepibile sar scrivere semplicemente agosto.
Anni fa le bolle si stilavano in latino maccheronico dal sapore medievaleggiante, per cui quelle in perfetto latino alla Cicerone, per quanto gradite alla prof
del liceo, non sono come dovrebbe essere una bolla goliardica. Ai Goliardi interessa perculare lo stile altisonante degli editti medievali, non passare per i secchioni
dell'ora di latino. Adesso usano, e sono da ritenersi valide, anche bolle in italiano
con qualche termine latineggiante inserito nel testo, o in dialetto.
Sono apprezzati anche disegni e caricature, cos come piacevole a vedersi
il testo vergato in caratteri gotici, carolingi o medioevali, ma si tratta di meri abbellimenti estetici la cui assenza non invalidante.
Le bolle devono necessariamente essere battezzate in B.T.Vque. Attenzione a
Tabacco: per molte Piazze il foro di sigaretta deve essere fatto in modo che questa
non ci balli dentro, ma si incastri perfettamente e con facilit.
Altres importantissimo, a tutela del firmatario, che abbiano una ceratura
uniforme allo scopo di evitare che altri appongano modifiche al testo. Per ovviare
al problema della ceratura, impossibile a effettuarsi nelle occasioni estemporanee,
nel passato, e tuttora, perfettamente valido riempire ogni spazio possibile con
disegni e motti, cos che nessuna aggiunta possa essere effettuata.
La ceratura, al contrario di quanto si crede, non condizione sine qua non
della validit di una bolla. D'altra parte essa deve apparire totalmente piena, ovvero nell'impossibilit di aggiungere modifiche e capoversi apocrifi.
Obbligatoria , invece, la firma del Goliarda, eventualmente con carica e
Ordine di appartenenza. In alcune Piazze richiesto anche il suo numero di bolli
al momento della stesura, generalmente segnati con una serie di crocette, asterischi o stellette (non in numero!).
Nella bolla gradito, ma non imposto, lo stemma dell'Ordine e/o lo stemma
nobiliare del suo firmatario, a meno che non sia emessa da un Capo Ordine o da
un Capo Citt nello svolgimento delle proprie funzioni. In quel caso sono indispensabili, per la validit del documento, sia il timbro che lo stemma. Se la bolla
divisa in pi fogli necessario un sigillo, a cavallo tra i fogli di carta che la compongono, che certifichi l'unicit del documento.
La carta non essendo, comunque, l'unico materiale utilizzabile. normale
l'uso di stoffa come tovaglie e tovaglioli, ma anche capi di intimo, maschili e femminili. Non rara la lamiera, specie di segnali stradali e targhe viarie, il legno o il
13

vetro, rigorosamente di una bottiglia di alcolico, o perfino la pietra, un piatto o


una mattonella. Tutti i materiali sono accettabili, anche la pelle umana (senza
necessit di strapparla!)
Le bolle in quanto res goliardiche sono sempre uccellabili, salvo il caso in
cui siano appese in pubblico per conoscenza. Una volta appese sono inuccellabili,
e spetta solo al firmatario della bolla stessa il diritto di staccarla, con l'eccezione
di quelle realt dove di questo diritto possono avvalersi anche i Maior di Ordine o i
membri dell'Ordine Sovrano cittadino. Quindi non sono uccellabili quelle di Questua. Non vedo dove stiano astuzia o destrezza nello staccare una carta dal muro,
appesa e intenzionalmente abbandonata dal suo autore perch tutti abbiano
modo di leggerla (vedi UCCELLAGIONE).
Le bolle hanno un valore relativo che, per buona diplomazia goliardica, diventa quasi in tutti i casi assoluto.
Mi spiego meglio con un esempio: se il Sovrano di Fanculonia emette una
bolla di infamia per il (fu) Goliarda Cicciopasticcio questa avrebbe, di diritto, valore solo nei territori e per le persone soggette alle leggi di Fanculonia. Le altre Piazze non sono tenute a riconoscerne la validit, quindi potrebbero permettere allo
scomunicato di continuare a fare Goliardia da loro.
Per, per buona diplomazia goliardica, gli altri Sovrani, di norma, accettano
per valida tale bolla. Sanno bene che, negandone il valore, autorizzerebbero il Capo Citt di Fanculonia a ripagarli con la stessa moneta, cio a contestare le loro
se si presentasse l'occasione. Quindi il valore relativo ai diritti di chi ha firmato la
bolla, diventa assoluto in tutti i territori dove si fa Goliardia.
Questo almeno in linea teorica. Se per il firmatario della bolla sta sul cazzo
a tutti, pu accadere che si faccia a gara per invitare Cicciopasticcio alle proprie
cene, magari solo per il gusto perverso di andare in culo a quel coglione del Capo
Citt di Fanculonia.
Una cosa che purtroppo andata persa dalla Goliardia attuale il piacere
di compilare quelle bolle improvvisate, di solito atte a fondare improbabili Ordini
farlocchi, che quando ero matricola io spesso erano la degna conclusione di una
serata divertente.
Cercate di recuperare il gusto per queste bolle: se in un momento di allegria
alcolica, avete stilato con un gruppo di amici la bolla della Confraternita del Baccal, dei Cavalieri del Refosco o della Compagnia del Fante di Spade, che
promette di riunirsi per ripetere il convivio, potreste ritrovarla in fondo a un cassetto dopo una vita, riportandovi alla memoria piacevoli ricordi.
Aggiungo un ultimo pensiero che, per quanto evidente, comunque il caso
di sottolineare: verba volant, scripta manent. Prima di scrivere qualcosa su una
bolla pensateci dieci volte. Se scrivete una stronzata colossale, di quelle che urlano scazzo ai quattro venti, e questa gira, non stupitevi se la gente vi dar del coglione anche a distanza di anni.

14

BOLLI
Chi va a bolli uno sfigato: questa la convinzione che drammaticamente
impera tra il grosso degli Attivi. Peccato che se chiedi loro cosa siano, quale senso
stia dietro al gioco, che peso abbiano avuto nella storia della Goliardia, la risposta, di solito, il vuoto cosmico condensato in pochi minuti di parole a vanvera.
Negando il valore dei bolli si disconosce anche l'unica legge della Goliardia,
visto che le altre regole sono solo consuetudini rispettate da molti ma non da tutti. A Padova viene espressa attraverso la locuzione ubi Maior minor cessat, a Bologna si parla di sacra legge dei bolli (Frolli, Vangiolli, ecc.), in altre Citt si usano altre definizioni, ma alla fine si tratta sempre del medesimo concetto: il rispetto per l'anzianit e per la scala gerarchica che ne consegue. Questa deferenza che
il minor bolli dovrebbe portare al Maior, dovuta perch chi ha pi bolli ha pi
esperienza, e chi ha pi esperienza (salvo qualche eccezione) ha anche titolo per
insegnare a chi ne ha meno.
evidente che se un Fuoricorso porta a bolli una matricola passa da sfigato
e da approfittatore, ma se una matricola a sfidare chi le palesemente Maior, se
lo fa cum grano salis, anche se pagher sicuramente si dimostrer un Goliarda
coi controcazzi.
Negli anni '50 dove il 99 % delle matricole veniva di forza inserito nel contesto della Goliardia, con veri e propri capannelli e cordoni di Anziani che, appostati
davanti alle facolt e alle segreterie, fornivano al neo iscritto il necessario papiro
matricolare (vedi BOLLE), andare a bolli era la quotidianit di ogni Goliarda.
Il gioco era spicciolo: si confrontavano gli statini, cio i tesserini universitari. In questi documenti la segreteria di facolt imprimeva un timbro annuale, atto
a certificare il regolare pagamento della quota di iscrizione. Si trattava, quindi, di
contare chi avesse pi timbri, ossia pi bolli. In caso di parit bastava affidarsi
alla data di iscrizione all'Universit presente sullo statino.
Oggi, dove vengono processati in Goliardia anche studenti iscritti da pi di
un anno, si tende a giocare utilizzando i bolli goliardici. Il calcolo fatto sugli anni effettivamente passati con la feluca in testa, anche se magari risultano molto
inferiori a quelli accademici. Alcune scuole di pensiero permettono che, al momento di passaggio tra la matricola e il fagiolo, il Goliarda abbia diritto a recuperare in bolli tutti gli anni di iscrizione in Ateneo.
Essendo la Goliardia un gioco che premia l'esperienza, mia opinione che
sia da evitare il recupero dei bolli poc'anzi espresso. Uno che fa Goliardia da solo
due anni, pur essendo studente da cinque, ha sicuramente meno maturit goliardica di chi, processato da matricola, al terzo anno di Universit.
Chi porta a bolli qualcun altro va in attacco, chi portato a bolli va in difesa. Spetta all'attaccante estrarre per primo un certificato che attesti il numero effettivo di bolli. Non essendo pi in uso lo statino ci si deve arrangiare con qualcos'altro: il libretto universitario, il tesserino goliardico per le Citt che lo hanno
in uso, il papiro matricolare, ecc.
Quindi sar l'attaccato a dover dimostrare i suoi bolli, sempre a mezzo di
un documento che testimoni inequivocabilmente il loro numero. Tradizionalmente
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si confrontavano come una mano di poker, lo sfidante dichiarava coppia, l'altro


rilanciava, veniva coperto e rilanciato a sua volta. Ogni dichiarazione poteva, o
meno, essere accompagnata da un rialzo della posta. Lo scopo era di non dichiarare il numero totale, ma solo quanto necessario a risolvere la disputa, aumentando la suspence e il monte premi!
In alcune Citt vi sono cariche, solitamente dell'Ordine Sovrano, che hanno
diritto allo stesso numero di bolli (N) o a un bollo in pi (N+1) rispetto all'avversario. A seconda delle tradizioni questa parificazione o maggiorazione dei propri bolli pu essere solo in difesa, oppure sia in attacco che in difesa.
I bolli Honoris Causa (H.C.) vengono concessi per diritto statutario o consuetudinario, solitamente perch si stati membri dell'Ordine Sovrano della Citt, oppure conferiti dal Capo Citt (o dagli aventi diritto) per alti meriti goliardici.
Di essi ci si pu avvalere solo in difesa e mai in attacco.
Altre maggiorazioni da segnalare sono il diritto ad un bollo in pi derivante
da un cambio di facolt, o il diritto a mezzo bollo in pi per un cambio di Ateneo.
Questi sono bolli effettivi, per cui fanno computo sia in attacco che in difesa, naturalmente vanno anch'essi dimostrati.
Ultimo appunto riguarda il caso dei Capi Ordine, i quali possono avvalersi
di tutti i bolli del proprio Ordine, cos da poter difendere la dignit propria e
dell'Ordine dai provocatori. Dato che il gioco dei bolli esige la dimostrabilit degli
stessi, potranno usufruire solo di quelli dei loro adepti, muniti della necessaria
documentazione, presenti al momento della dichiarazione.
Per gran parte della storia della Goliardia il gioco dei bolli era quello principale. In osteria al momento del conto vigeva la legge del Vangiolli: pagat semper
minus bolli.
Oggi, dove la discussione al bar ormai consuetudine assodata, l'andare
a bolli si usa come extrema ratio. Se dopo una estenuante scambio di vedute non
si giunge ad una conclusione, e non viene interpellato nessun super partes, ci si
affida ai bolli per stabilire chi abbia ragione (vedi DISCUSSIONE).
Resta comunque valido il diritto di chiunque a portare a bolli qualcun altro,
anche senza dover necessariamente essere in discussione. Per esempio io, da fagiolo, sfidai un Duca del Bo' prima di portarlo al bar. Visto che tradizione vuole
che il Duca Bovis abbia N bolli in difesa, feci questa operazione per adeguarlo al
mio stesso livello, e rendergli pi difficile in seguito avvalersi della sua carica palesemente superiore alla mia.
Concludo l'argomento con uno specchietto che inquadra le figure legate al
numero di bolli. Tenete conto che il seguente schema si riferisce ad un ambiente
universitario dove vigeva il cosiddetto vecchio ordinamento, quando i corsi di
laurea pi brevi prevedevano almeno 4 anni di studio. Adesso che ci si laurea dopo tre il presente schema non pi congruente, per cui molte figure descritte qui
sotto andranno intese alla luce dell'attuale ordinamento. Quindi non ha molto
senso parlare di Laureando e Laureandissimo per la laurea triennale, opportuno
farlo solo per la magistrale.
0 bolli

bustina
chiamato anche feto, un liceale che gi bazzica e gioca coi Goliardi.
16

1 bollo

matricola a seconda delle Piazze si rimane matricole per periodi


diversi: a Padova usque Pasquam secundam, cio fino al secondo 8 febbraio, a Roma fino al primo esame con esito positivo, ecc.
2 bolli
fagiolo
pu battezzare matricole, se della sua facolt.
3 bolli
colonna
non Nobile, ma pu battezzare qualunque matricola.
4 o pi bolli Anziano
Nobile, con tutti i diritti annessi e connessi.
X bolli
Laureando solitamente lo studente iscritto all'ultimo anno della
sua facolt, per alcune Piazze tale status legato al numero
di esami mancanti per terminare gli studi.
X bolli Laureandissimo per alcuni il Goliarda a cui manca un solo un esame,
per altri lo studente entrato in tesi.
X + Y bolli
Fuoricorso chi ha superato gli anni di iscrizione regolamentari.
Fino agli anni '60 era una figura piuttosto rara.
(X = numero anni della facolt; Y = numero anni fuoricorso)
A queste figure legato anche il numero di ammennicoli ammessi sul pileo,
argomento che tratter nella sezione ad esso dedicata (vedi FELUCA).

BURLE e MACCHIETTE
C' un'idea comune che i Goliardi hanno verso chi non ha mai fatto Goliardia, ce l'hanno gli attuali e ce l'avevano anche le generazioni precedenti. Tale percezione riassumibile nella formula Noi versus loro.
Da un lato ci siamo Noi: con le nostre feluche e le insegne colorate, con le
tradizioni chiuse del nostro gioco misterioso e secolare. Dall'altro loro: stupiti
dai nostri modi tanto alieni alle normali convenzioni, a cui risultiamo per lo pi
buffi e incomprensibili.
cos che ci vediamo, cos che li vediamo. Noi cataloghiamo loro come esclusi, loro classificano Noi come stravaganti. Fra Goliardi e filistei il dialogo non
mai su un piano paritario. Ci sentiamo superiori: noi conosciamo e valutiamo le
loro norme comportamentali, loro non sono in grado di farlo con le nostre. Non le
possono riconoscere e comprendere, non ne partecipano.
Non solo: il nostro stesso gioco si fonda sulla derisone dei loro costumi, sulla presa in giro dei loro schemi mentali omologati. Giocando di fatto mettiamo in
discussione tutte quelle regole sociali che magari non condividiamo, ma che siamo costretti a subire, una volta tolta la feluca, per il cosiddetto quieto vivere.
Fare Goliardia smitizzare tali convinzioni imposte, sconfessarle e mostrarle per quello che sono: abitudini e logiche acriticamente accettate senza una reale ragion d'essere. Questa operazione di smascheramento viene realizzata con le
caratteristiche tipiche della Goliardia: ironia, teatralit, e modalit spesso pungenti e bizzarre.
Rompere il cazzo ai filistei, come novelli Socrate verso gli ateniesi, quindi
da sempre una delle attivit preferite dai Goliardi. Ci siamo sempre divertiti a
prendere in giro la cittadinanza, con burle di vario genere. Spesso mirate a colpi17

re i falsi miti, e a scuotere quell'atteggiamento superficiale e sempliciotto generalizzato, per cui sono disposti a credere a qualunque stronzata, perch a dirla
quello che comanda.
Ricordo uno scherzo geniale, organizzato da un Ordine di Padova, in occasione di una passata edizione dei mondiali di calcio. Riempirono il centro storico
con finti manifesti dell'E.N.E.L., dove si avvisavano gli utenti che, per manutenzione alla rete, sarebbe stata sospesa l'elettricit per due ore. Precisamente quelle
in cui doveva giocare l'Italia. Le conseguenze furono scontate: tifosi inferociti e
smentite da parte della societ elettrica.
Quando ero Capo Ordine, feci pervenire ai padovani una finta lettera del
Comune in perfetto burocratese, dove li invitavo a ritirare un kit per somministrare pillole anticoncezionali alle nutrie, promettendo uno sconto sulle tasse a chi
avesse collaborato contro questa piaga dei canali cittadini. Un pacco che avrebbe dovuto contenere: le suddette pillole da propinare con le proprie mani agli animali, una serie di improbabili protezioni contro l'aggressivit dei roditori, e un
gatto appositamente addestrato alla loro cattura. Ci cascarono a decine, e i dipendenti del Comune furono costretti ad appendere dei cartelli dove spiegavano
che era tutta una bufala.
Se chiedete ai vostri Vecchi ve ne racconteranno parecchi di scherzi come
questi. Quando ero matricola io, un anno senza una burla alla cittadinanza era
impensabile. E se l'impresa non finiva sul quotidiano locale allora non era andata
a buon fine.
Il segreto di una bella burla tutto nel concetto di ludere, non laedere, cio
fare le cose con buon senso, intelligenza e ironia. Ridicolizzare l'ottusit altrui,
giocare sull'eccesso di fiducia per le auctoritas, prendere in giro l'acriticit diffusa,
un attivit che come risultato deve divertire sia chi la compie, ma anche chi la
subisce. Anche se la prima reazione dei burlati di solito il giramento di palle,
l'obiettivo che la seconda sia farli sorridere di loro stessi e della loro credulit.
Puntare sulle paure delle persone, eccedere con lo scherzo, andare oltre la
linea del buon senso un atteggiamento da mitomani del cazzo e non da Goliardi.
Per farvi un esempio: una possibile burla che avevo paventato, quando successe il
dramma delle torri gemelle, sarebbe stata un ipotetica confisca di balconi e terrazze. Esproprio su richiesta dal Ministero della Difesa per metterci dei cecchini a
presidiare la zona da possibili attentatori, qualche allocco ci sarebbe di sicuro cascato. Non lo feci. Una cosa del genere avrebbe terrorizzato i vecchietti gi iperbombardati dai messaggi allarmistici dei media. Sarebbe stato, oltre che passibile
di denuncia, decisamente di cattivo gusto.
Stesso discorso di rispetto e attenzione vale anche per quello che concerne
il patrimonio artistico e storico, di cui le nostre Universit, e l'Italia in generale,
sono piene. Per fare una provocazione goliardica verso un altra Piazza, anni fa, ci
fu chi scrisse con l'indelebile su un busto del Rettorato di Ferrara. Lo trovo inconcepibile: poteva ottenere il medesimo risultato appendendo un cartello. Rovinare consapevolmente una statua storica, che peraltro appartiene anche a te come cittadino italiano, vandalismo da hooligan, non certo Goliardia.
Le burle non sono solo dirette ai filistei, spesso e volentieri le vittime designate sono altri Fratelli. Con la complicit di alcuni amici ignoti all'ambiente go18

liardico, ad una mia riunione organizzai una finta perquisizione da parte delle
forze di Polizia. Al pi innocuo e innocente dei miei venne rinvenuto un sacchettino sospetto pieno di polvere bianca. Sei bustine di dolcificante che avevo approntato per l'occasione, e che un mio complice aveva infilato nelle tasche della
vittima a sua insaputa. Il poverino, nonostante gridasse ai quattro venti la sua
totale estraneit ai fatti, venne ammanettato e quasi tradotto verso la Questura.
Era bianco come un cencio, e sicuramente in testa si stava facendo il film dei genitori che lo andavano a recuperare in cella. Cominci a riprendere colore solo
quando apparve un enorme striscione con la scritta pesce d'aprile. Per riaversi
dalla botta reag con inaspettato aplomb: and dal barista, ordin un whiskey
doppio, e se lo scol alla goccia. Al suo nome venne aggiunto l'appellativo de il
Cocainomane, a perenne memoria della riuscita dello scherzo.
Se adesso gli rammentassi questa burla, sicuramente mi manderebbe ancora affanculo, ma lo farebbe sorridendo. lo stesso discorso di cui sopra: ludere,
non laedere.
Ironia quindi, ma anche e soprattutto autoironia, perch chiunque fa Goliardia ha le stesse possibilit di essere tanto autore quanto vittima di uno scherzo. Anzi c' il sensibile rischio che i permalosi, che se la prendono per un nonnulla, diventino i bersagli migliori per burle e perculamenti vari.
Quando ero matricola io, si diceva che il Goliarda non caga di notte in mezzo ad una piazza vuota, ma lo fa a mezzogiorno, quando gremita di gente. E ci
tengo a sottolineare questa cosa: gli scherzi si firmano. Non dico per i filistei, a loro basti sapere che stata la Goliardia, ma sicuramente all'interno della comunit goliardica si deve sapere chi l'autore.
Specialmente quando le vittime sono altri Goliardi, se nessuno rivendica la
burla, l'impressione percepita da tutti che si tratti di un dispetto, e non di un'azione giocosa.
Mi soffermo su questo punto perch roba da Goliardia 2.0: un paio di anni fa un anonimo ha organizzato uno scherzo ad un Sovrano, senza mai rivendicarne la paternit, ma operando tramite una sedicente associazione. Sono cose
che non concepisco: un Goliarda che gioca coi Fratelli coperto dall'anonimato
un Goliarda senza palle, e Goliardia e senza palle sono concetti antitetici.
Anni fa si agiva diversamente. A Padova, durante un otto febbraio, ci fu un
Tribuno uscente a cui venne il pallino di creare casini gratuiti al suo successore.
Dopo aver pisciato sulla porta del Tribunato, corse a informare il neo eletto del
gesto sacrilego, badando bene di incolpare quelli di un altra Citt. Ovviamente
scoppi il cataclisma pi totale: da un lato il nuovo Tribuno e i suoi sodali a puntare il dito accusatore, dall'altro gli incriminati a proclamare la loro innocenza.
Passarono i mesi, e nonostante accuratissime ricerche, il nome del pisciatore non
voleva saltare fuori. Quando l'otto febbraio successivo il burlato smise la carica,
la prima cosa che fece il colpevole fu andare da lui a vantarsi dello scherzo, aggiungendo al danno la beffa. Fra Goliardi dovrebbe funzionare cos.
Come ha scritto Manlio Zeus Collino, la massima autorit italiana in questa materia: la macchietta essenzialmente un divertissement del suo autore, che
si realizza di solito alle feste delle matricole, ossia in quelle occasioni in cui presente tanto pubblico. Molto in uso negli anni '50 e '60 del secolo scorso, le macchiette sono andate, purtroppo, via via perdendosi.
19

Che cos'era una macchietta? Di tutto e di pi. Per ghiribizzo del momento,
o premeditata pianificazione, uno o pi Goliardi si travestivano in maniera estrosa e surreale. Armati di fantasia e di spirito dadaista portavano avanti un loro
personaggio, interagendo con i Fratelli in Goliardia, ma soprattutto con i poveri
filistei che, volenti o nolenti, si trovavano coinvolti nelle bizzarrie dei Goliardi di
turno.
Qualche esempio: Ordini che in perfetta mise da alpinista scalarono via
dell'Indipendenza fino alla piazza del Nettuno a Bologna. Quello agghindato da
iettatore che, metro alla mano, misurava i passanti per vendergli la bara in anticipo sulla dipartita. Chi, vestito da cuoco, allargava leggermente le gambe, al passaggio di una bella ragazza, facendo scattare il mestolo che, spuntando malliziosamente da sotto la traversa sbatteva fragorosamente contro un coperchio. Provetti pescatori che lanciavano la lenza nella fontana cittadina in attesa che qualcuno abboccasse.
Ne proposi una a una festa delle matricole di Perugia una quindicina d'anni
fa. Mi misi in testa una scatola aperta sul davanti, con sagomati all'altezza della
mia bocca due semicerchi. Sotto i semicerchi campeggiava la scritta poggiare il
seno qui, con tanto di freccia rivolta verso la mia faccia, mentre ai lati si leggeva
a caratteri cubitali mammografia gratuita. Ruppi le palle a tutte le signore e signorine che incrociavo per strada proponendo l'esame, con grasse risate da parte loro e del gruppetto di Goliardi che mi seguiva per gustarsi la scenetta.
Peccato davvero si sia perso il gusto per le macchiette: sono un'esplosione
di fantasia, genialit e gusto per il surreale. Tutte cose che non mancherebbero a
tanti Attivi che vedo in giro, per cui mi chiedo perch non si facciano pi. Probabilmente le generazioni precedenti non sono state brave a tramandare il piacere di
queste scenette tra il comico e il grottesco.
Speriamo che qualcuno leggendomi si invogli e le riproponga. Prometto una
bevuta al primo Attivo che vedr a qualche festa delle matricole, impegnato a coinvolgere gli ignari passanti con la sua macchietta.

CANTI
Se mi intestardissi a stilare, non dico un canzoniere, ma solo un elenco dei
titoli delle canzoni di Goliardia, probabilmente ci impiegherei mesi per essere
soddisfatto del mio lavoro. Trattare con esaustivit questo argomento come il
supplizio di Tantalo, per cui se volete approfondire la questione frugate in rete, o
chiedete ai vostri Vecchi. Ci sono decine di canzonieri presenti in internet, o sugli
scaffali dei Goliardi delle generazioni passate.
Quindi mi limiter a parlare dei canti con i particolari diritti a loro associati. Tali canti sono quelli che possono essere intonati solo dal Maior carica presente
nel consesso (solitamente il Capo Ordine o il Capo Citt): il Gaudeamus, il Di
canti di gioia, il Prologo al Gaudeamus (anche se spesso viene concesso il diritto di intonarlo al musico), gli inni di Citt e gli inni di Ordine.
Il fatto che questi canti possano essere intonati solo dal Maior carica, una
forma di rispetto per l'autorit gerarchica e per il ruolo che il Maior ricopre, cio
20

quello di rappresentare la storia e le tradizioni goliardiche di un intera Piazza o di


un intero Ordine.
Il Gaudeamus, il Di canti e il Prologo dovrebbero essere sempre intonati dal
Maior carica presente, salvo i casi in cui questo diritto viene ceduto. Ad esempio:
alla riunione di un Ordine Vassallo, se fra gli ospiti presente il Sovrano o un suo
rappresentante, la consuetudine vuole che questi conceda l'intonazione del canto
a chi presiede il consesso, anche se si tratta di un suo minor.
Invece il diritto di interrompere il Gaudeamus, varia a seconda delle Piazze.
Per alcune, quando presente un membro dell'Ordine Maggiore, spetter a lui
dare l'omissis, per altre viene accordato a chi presiede il consesso insieme a quello di intonare il canto.
Per gli inni Cittadini l'intonazione spetta sempre al Maior carica dell'Ordine
Sovrano, parimenti per gli inni di Ordine sar il Maior dell'Ordine titolare del canto ad intonarlo. Per talune realt pu intonare il proprio inno esclusivamente il
Capo Citt o il Capo Ordine.
Di solito si cantano queste canzoni, con l'eccezione del Prologo, con la feluca con la punta rivolta verso l'alto, salvo alcune Citt dove la piuma a essere rivolta verso l'alto e la punta del berretto goliardico verso il basso.
Nel Gaudeamus la terza strofa va sempre cantata con la punta (o la piuma)
verso il basso in segno di mestizia e rispetto per i Fratelli che non ci sono pi. Adesso si sente talvolta dare l'omissis immediatamente dopo la terza strofa, quando ero matricola io si aspettava sempre almeno la quarta, per non dover concludere pensando ai lutti.
Questi canti, inoltre, misurano la popolarit di un Sovrano o di un Capo
Ordine. Se a riunione chi intona non viene seguito da nessuno, forse il caso che
abdichi prima di trovarsi frondato (vedi FRONDA). Il momento in cui si cantano
queste canzoni anche l'ideale per esprimere goliardicamente un eventuale disappunto: ad una nomina sgradita mi capit di cantare il Gaudeamus interamente con la punta della feluca rivolta in gi. Era un segno di protesta e di lutto per
un titolo H.C. che ritenevo concesso immeritatamente.
I canti di cui vi ho parlato finora li sanno tutti. Anzi tutti sono tenuti a saperli, salvo il Prologo verso cui si pi elastici. Per forza: ignorarne il testo o sbagliarlo significa scazzo e Maiores che ti fanno il culo. Peccato che, tolte queste
canzoni obbligatorie, gran parte degli Attivi non ne conosca altre, se non quelle
pi famose, il Fanfulla da Lodi o il Cagnolino di pezza. Bellissime, ci mancherebbe, ma sono sempre quelle. Ed un peccato saperne due in croce quando le
canzoni goliardiche sono centinaia.
Quando ero matricola io si cantava sempre, si cantava ovunque: a riunione,
in piazza, alle cene. Adesso vedo solo pochi Ordini che hanno ancora in mano la
chitarra, e a loro va tutto il mio plauso. un peccato smarrire il gusto per la musica e per i canti. Cantare insieme coinvolgente e tocca le emozioni pi profonde
del cuore. Il coro dei Goliardi una forza che ti invade da fuori e da dentro: pu
farti spanciare dalle risate, o farti inumidire gli occhi di lacrime.
Soprattutto non limitatevi a cantare le canzoni di altri. Cantare canzoni del
passato fantastico, incontrare altre generazioni e altre epoche, ma i Goliardi
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scrivono cose nuove. Un buon Goliarda, in qualche modo sempre un po' artista,
quindi ha la necessit quasi fisiologica di esprimersi.
Io non ho mai saputo suonare decentemente, figurarsi comporre musica,
per cui mi sfogavo parodiando canzoni note. Ma pur coi miei limiti tecnici mi esprimevo. Con risultati assai discutibili, ma mi esprimevo. Fatelo anche voi: la
canzone goliardica non un pezzo da museo da conservare nella sua immobile
bellezza, piuttosto una cosa viva, da curare e far crescere giorno per giorno.

CARICHE e GERARCHIA
Parlare in senso generale delle cariche e dei titoli in Goliardia abbastanza
problematico, in quanto ogni Ordine italiano presenta caratteristiche del tutto peculiari, e difficilmente associabili a quelle di altri Ordini. Un generico organigramma degli Attivi, pi o meno valido per la maggior parte della Goliardia, potrebbe essere il seguente:
Nobili:
Capo Ordine (chi regge l'Ordine, di solito ha tutti i diritti)
Vicario (spesso presente, svolge le funzioni del Capo in sua assenza)
Ministri (hanno incarichi specifici: al Tesoro, agli Esteri, ai Ludi, ecc.)
Nobili generici
Tra Nobili e popolo in molti Ordini sono presenti delle cariche e dei titoli
che, pur portando manto lungo o mezzo manto, comunque non hanno Dignit
nobiliare, per cui non dispongono dei privilegi e dei diritti di tale status. Fra essi
talvolta presente il capo popolo.
popolo:
capo popolo (a cui spetta il compito di gestire i popolani e di fare da tramite
tra loro e i Nobili)
popolani con diritti o funzioni particolari (diritto a indossare la placca, saio
con fregi, ecc. servire la Tavola Alta, organizzare giochi, ecc.)
popolani generici
aspiranti (neo processati, ancora non fanno formalmente parte dell'Ordine)
I Nobili indossano (quasi) sempre, oltre alla feluca, il manto lungo e la placca. Spesso possono cucire un proprio stemma nobiliare sul mantello, sempre che
il manto sia personale e non dell'Ordine, e che sia lecito a livello statutario o consuetudinario.
Le vestimenta dei popolani invece si riducono al saio, chiamato anche casacca, talvolta neppure quello per le cariche pi basse. In molti Ordini possono
indossare anche la placca, generalmente solo da una certa carica in su. Esistono
ovviamente delle eccezioni, ad esempio nel Chiavaccio di Prato gi da matricole si
ha diritto a indossare il manto lungo, ma non la placca.
Per cui, mi ripeto, prendete questo schema e queste considerazioni per la
loro estrema genericit.
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Affiancate a queste figure attive vi sono i titoli Honoris Causa e quelli spettanti agli ex Capi Ordine e agli ex Nobili. I primi sono titoli concessi per meriti goliardici a Fratelli provenienti da Ordini diversi dal proprio, i secondi sono conferiti, sovente di diritto statutario, per essere stati Capi Ordine o Nobili in passato.
Diritti e doveri di Attivi, Titolati e Honoris Causa sono solitamente stabiliti
dallo statuto dell'Ordine, ma volendo si pu dire che chi occupa le cariche e i titoli
attivi l'Ordine vero e proprio, sono quelli che lo tengono vivo e che ne costituiscono la spina dorsale.
Il gioco di Ordine appartiene essenzialmente agli Attivi, e le decisioni spettano a loro. Per esperienza, grazie al cielo indiretta, posso dirvi che quando i cosiddetti Vecchi mettono becco in troppe cose, il gruppo degli Attivi finisce quasi
sempre male.
I Vecchi rimangono comunque un ottima fonte di consigli e informazioni,
nonch la miglior risorsa per conoscere e approfondire le tradizioni del proprio
Ordine e della propria Citt. Per cui siate astuti e coccolateli: fa sempre comodo
avere qualcuno disposto a pararvi il culo, e a darvi le dritte in caso di bisogno.
A loro non spetta alcun dovere, i Vecchi hanno solo diritti. In parole povere
fanno quel cazzo che gli pare, sempre nel limite, dettato dal buon senso, di non
creare problemi al gruppo degli Attivi. Quindi fa sorridere vedere qualche Capo
Ordine provare a dare diktat, e a gestire i propri Vecchi imponendosi con autorit,
anzich con intelligenza e diplomazia. Quando gli va bene faranno esattamente il
contrario di quello che gli stato comandato.
Lo stesso discorso, anche se decisamente con minor valenza, estendibile
anche per gli H.C., che per a differenza dei primi rischiano pi facilmente l'espulsione.
La gerarchia in Goliardia fondamentale. la base strutturale su cui si
fonda l'intero gioco, quindi chi sceglie di indossare una feluca deve necessariamente accettare tutta la piramide gerarchica. Per cui quando un Maior ordina
qualcosa, il minor sempre tenuto ad eseguirla prontamente. Il mancato rispetto
per un ordine considerabile scazzo.
Quando ero matricola io, uno dei giochi pi stronzi in voga fra i miei Maiores, era di darmi in sincrono due ordini antitetici fra loro. Il pi classico era: vieni dietro alla Tavola Alta e guai a te se ti vedo in Tavola Alta. A quel punto l'unico modo per cavarsela era in primis eseguire immediatamente il comando del
Maior carica tra i due, quindi pagare uno scazzo all'altro per l'omissione. E subito
dopo portarlo in discussione al bar, dimostrandogli che anche lui tenuto a rispettare la gerarchia goliardica, e che non gli concesso di dare ordini opposti a
quelli di un suo Superiore.
Il concetto di Maior ampio: un Maior Maior anche se non appartiene al
tuo Ordine o alla tua Citt. Comunque gli si deve rispetto e una certa dose di obbedienza. Oggi mi capita spesso di assistere a scene assurde tipo la seguente: un
Nobile, di fronte ad un orribile scazzo di un popolano di un altro Ordine, allo scopo di punire l'ignoranza goliardica gli intima di andare in braghe. Il saietto, guardandolo con stupore e disappunto, risponde: io non posso andare in braghe di
fronte a te. I miei Manti mi hanno ordinato di andare in mutande solo se lo dicono loro. Eh?! Ma che cazzata ?! Un buon Goliarda dovrebbe reagire con un mi
stato comandato di finire in braghe solo per volont dei Superiori del mio Ordine,
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riconosco che non obbedendoti sto scazzando, per cui ti pagher il dovuto (...ma
intanto in mutande non ci vado).
Altro scenario, ahim, visto coi miei occhi: tu non hai alcun diritto di mandarmi in braghe. Lo possono fare solo quelli del mio Ordine!. Che tradotto significa n pi, n meno di tu per me, anche se ricopri la carica delle cariche, hai il
titolo dei titoli, e fai Goliardia da millenni, non conti proprio un cazzo.
Io capisco che ci sono stati, e ancora ci sono, fin troppi personaggi che per
puro sadismo hanno vessato miriadi di matricole altrui. Qualunque popolano preferirebbe mangiare un tramezzino tonno cipolline e merda, piuttosto che pagare
da bere a certi stronzi, ma rimane il punto che sono sempre Maiores. Per cui, antipatici o meno, scrocconi o meno, a ragione o meno, quando ordinano qualcosa
le scelte sono due: eseguire il comando o pagare lo scazzo per l'omissione.
Per altro, visto che buona regola avere sempre almeno un Manto in zona
che tenga d'occhio i saiati, se vi capita di incrociare di questi fenomeni, dopo aver
saldato lo scazzo, rivolgetevi al vostro Nobile di riferimento. Il suo compito primario, in queste occasioni, di far abbassare la cresta a questi soggetti, solitamente
usi a fare i bulli con i popolani e i remissivi con quelli pi grossi di loro.
Il senso della gerarchia il medesimo di quella per bolli (vedi BOLLI): pi
esperienza significa pi capacit, e quindi titolo pi elevato. Se ci riflettete, salendo i vari gradi della scala gerarchica, si dovrebbero incontrare non solo gradi via
via pi elevati di Dignit, ma soprattutto persone dotate di sempre maggiori capacit goliardiche ed esperienza di gioco. E quindi di tutte quelle qualit positive che
contraddistinguono il Goliarda ideale.
Se un Maior, di qualunque Ordine sia, comanda qualcosa ad un minor, lo
dovrebbe fare alla luce delle sue maggiori capacit e autorevolezza goliardiche.
Quindi per insegnare, per far giocare, o comunque per motivi costruttivi verso il
minor di turno. Per un Maior che sa fare veramente Goliardia, una questione
d'onore comportarsi in tal modo verso tutti i minores, anche quelli di altri Ordini o
Piazze. Capiter qualche Goliarda del cazzo che gioca a torturare gratuitamente le
matricole, ma fanno da sempre parte del panorama, e non ci si pu fare quasi
nulla, salvo appellarsi a qualcuno che li rimetta in riga.
Talora pu capitare che una colonna (3 bolli) sia ancora popolano, mentre
un fagiolo (2 bolli) sia gi Mantato. In questo caso chi il Maior fra i due? Se entrambi appartengono allo stesso Ordine, prevale la gerarchia interna rispetto al
numero di bolli. Se per i due afferiscono a Ordini o Citt diverse si troverebbero
nella situazione ibrida dove la colonna popolana Maior per bolli e minor per carica, e il fagiolo Mantato Maior per carica e minor per bolli.
Quando ero matricola io in casi di questo genere si dava comunque pi importanza alla Dignit di carica, in quanto il gioco dei bolli, per quanto valido, era
desueto e raramente praticato. Ci per permetteva delle avvincenti discussioni
al bar, dove il popolano Maior bolli, nel tentativo di confutare la Dignit di carica
dell'avversario, lo costringeva a dover dimostrare che il manto che indossava era
ben meritato, grazie al maggior carisma, alla maggiore dialettica e fantasia, e alle
maggiori conoscenze del gioco goliardico. Era l'inevitabile scontro tra l'avanzamento meritocratico e quello gerontocratico!

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Il caso appena analizzato paradigmatico di una caratteristica della Goliardia, purtroppo poco ribadita e spesso minimizzata dagli odierni Attivi: il R.O.G.,
ossia il Rigido Ordine Goliardico, meno rigido del pisello di un novantenne a cui
hanno nascosto il viagra.
Il R.O.G. una realt fluida. Si pu essere al contempo Maior e minor, per
cui quando una matricola serve da bere o saluta in R.O.G. nel 99% dei casi sbaglia, con ovvia e conseguente inculata da parte dei Maiores.
Le variabili che entrano in gioco nello stabilire il R.O.G. sono essenzialmente cinque: di due abbiamo gi parlato, cio carica e numero di bolli. Vi poi l'appartenenza all'Ordine organizzatore, cio, a parit di carica, sono Maiores i Goliardi dell'Ordine che presiede l'evento (cena, festa, riunione, ecc.) dove ci si trova
in quel particolare momento. Stesso discorso per i diritti territoriali, ovvero a parit di carica, sono superiori in R.O.G. i Goliardi che provengono dagli Ordini della
Citt dove si in quella contingenza. Ultima, ma pi importate fra tutte, la variabile del carisma personale: se sei un coglione, anche se dalla tua hai il fatto di
essere il pi Maior fra tutti, rimani lo stesso un coglione. Non c' R.O.G. che
tenga, e che ti tuteli a sufficienza dalla tua coglionaggine.
Assodato quindi che ci sono delle teste di cazzo che in Goliardia raggiungono cariche importanti, rimane il fatto che la Dignit di carica non va mai e poi
mai messa in discussione, anche se a portare quel manto un idiota anzich un
Goliardone ganzissimo.
Il gioco della Goliardia un gioco di ruoli, e se si toglie valore alle cariche,
lo si svuota del suo significato primario. Un Maior, anche se un cretino, rimane
comunque Maior, e da tale va trattato. Quando ero matricola io c'era un Capo Ordine che riteneva il proprio Capo Citt un perfetto imbecille, e mai e poi mai avrebbe ammesso il proprio essere minor carica andandolo a salutare per primo.
Per cui, quando lo incrociava, gli andava alle spalle e salutava il mantello da Sovrano. Manteneva cos il massimo rispetto per la Dignit di ruolo, e al contempo
mandava in crisi il pirlocco che indossava quelle auguste insegne.
Oggi invece si vedono Goliardi del cazzo che, se ritengono inadatto il loro
Sovrano, lo trattano come se fosse l'ultima delle matricole, dimostrando un assoluta incapacit di scindere tra la persona investita d'autorit e la carica medesima. E sono pure convinti di fare una figata, tanto cosa ci pu fare? Nulla!. Sulla
carta un Sovrano pu fare tutto: chiudervi l'Ordine, bruciarvi le feluche, scomunicarvi, quindi estromettervi dalla Goliardia. Ma, all'atto pratico, nessun Sovrano
con un minimo di cervello metter mai al bando un intero gruppo di Goliardi, che
magari rappresenta un quinto e passa di quelli della sua Piazza.
La conseguenza non mai quella sperata da chi maltratta il Capo Citt:
vediamo se questo coglione, fatto Sovrano per sbaglio, abdica e si leva dal cazzo.
Trattandolo da cretino questo non succede mai. Se avessero voluto frondarlo avrebbero dovuto agire ben diversamente, avvalendosi di una qualit sempre pi
carente: la diplomazia goliardica. Finisce invece che la Piazza che vede il Capo
Citt subire, quasi passivamente, questo trattamento si sente autorizzata a fare lo
stesso, con lui, con quello dopo, e con quello dopo ancora.
Il risultato, quindi, che sar la carica stessa a perdere di Sovranit. Non
quella formale e statutaria, ma quell'aura di onnipotenza che, pur essendo assolutamente fittizia, fa parte del ruolo del Capo nel gioco della Goliardia.
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Una situazione dove il Maior fra i Maiores non viene pi percepito come tale,
una Goliardia snaturata e privata di uno dei suoi pilastri fondamentali: il rispetto per la gerarchia. Se viene a mancare questo saltano anche tutte le regole del
gioco, che altro non sono se non corollari della legge ubi Maior minor cessat, e un
gioco privo di regole non un gioco, ma una giungla dove ognuno si sente autorizzato a fare quel cazzo che gli pare, anche a discapito degli altri.
importante sottolineare una fondamentale differenza tra i Mantati degli
Ordini Minori o Vassalli e quelli degli Ordini con Sovranit Maggiore: i primi si definiscono Nobili e i secondi Nobilissimi.
Questi ultimi sono tenuti ad avere molto pi marcate quelle caratteristiche
che contraddistinguono un qualunque Mantato in Goliardia: oltre alla succitate
esperienza e conoscenza del gioco, dovrebbero avere anche carisma personale e
voglia di insegnare ai minores. Soprattutto dovrebbero possedere la Nobilt goliardica: non i semplici privilegi di cui godono d'autorit statutaria, ma quell'elevatezza di spirito e quella padronanza di gioco che distinguono il Nobile vero da
chi appendino del proprio mantello. Concludo segnalandovi che, mentre i Mantati degli Ordini Minori o Vassalli comprendono, sia titoli che cariche, quelli degli
Ordini Maggiori sono sempre cariche.
Vediamo la differenza. Titolo un grado della scala gerarchica che una volta concesso dura a vita, salvo ulteriori upgrade. puro titolo quando non comporta alcun compito particolare, per esempio i tanti Cavalieri, Baroni, Conti, ecc.
di molti Ordini.
titolo e carica quando cos specificato: Conte alla Giustizia, Barone
alla Guerra, ecc., ovvero il Ministro alla Giustizia, alla Guerra, ecc., del tal Ordine. Dove l'essere Conte, Barone, ecc. titolo, mentre avere l'incarico alla
Giustizia, alla Guerra, ecc., costituisce carica.
Invece la carica un grado della gerarchia con compiti particolari, e durata
limitata al tempo in cui il Goliarda incaricato a occuparsi di queste mansioni.
Come regola puramente generica i Capi Ordini, una volta decaduti acquisiscono quasi sempre un titolo particolare: Principe, Protettore e Senatore quelli
pi usati. Mentre per gli ex Ministri le strade maggiormente battute sono due: in
una si mantiene il proprio titolo, ad esempio chi stato Barone alla Guerra rimane Barone generico, nell'altra si assume un titolo pi prestigioso, spesso assegnabile solo a chi non pi Attivo. Dipende naturalmente dallo statuto del loro
Ordine.
I Mantati degli Ordini Sovrani, invece, sono sempre cariche, o a tempo determinato (solitamente un anno), oppure legate al mandato del Capo Citt. Generalmente, cessato l'incarico, il Goliarda assume un titolo che mantiene per il resto
della vita.

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CENE e FESTE
Ogni Ordine, e ogni Citt, organizza almeno una cena o una festa all'anno.
Andateci! Il Goliarda gira! Ho sempre visto un sacco di gente, purtroppo anche
quando ero matricola io, starsene rintanata alle riunioni del proprio Ordine e basta. Ma che senso ha?! Il bello del gioco conoscere gente nuova, altre mentalit
e modi di giocare diversi.
Tanto pi che i Goliardi dovrebbero essere figli spirituali di quegli studenti
che nel medioevo giravano le Universit per studiare diritto a Bologna, teologia a
Parigi e i culi delle servette di osteria a Cambridge. Se i vostri trisavoli rischiavano
la vita, girando a dorso di mulo per un'Europa di selve e di briganti, chi siete voi
per non prendere un cazzo di treno e andare a 150 km da casa?
Che poi, quelli che non girano, sono pure gli stessi che affermano tanto
una festa di merda, non ha senso andarci. Per forza stata una festa di merda:
l'unica volta in cui ti sei presentato ti sei solo rotto i coglioni, perch rimanendo
sempre a casa tua non conoscevi nessuno, e nessuno si filava un giandone come
te. Scommettiamo che se cominci a bazzicare le altre Piazze, magari le cene e le
feste diventano un po' meno di merda, e un po' pi occasione per ritrovare degli
amici o conoscerne di nuovi?
Agli eventi altrui ci si va solo se invitati. Chi non stato invitato non entra,
per cui capita di vedere qualche fesso restare fuori da una cena, perch dava per
scontato che tanto lo avrebbero fatto entrare lo stesso. Da un punto di vista goliardico e anche di educazione decisamente una situazione sgradevole: chi si
presenta senza invito intanto rovina la serata a se stesso, ma soprattutto mette in
imbarazzo gli organizzatori che si vedono costretti a lasciarlo fuori, anche per non
fare un torto a tutti gli altri che non sono stati invitati.
Fra l'altro non tutte le cene sono aperte, ovvero con l'invito allargato a molti
Ordini e Goliardi. Alcune si definiscono chiuse, a questi convivi possono partecipare esclusivamente gli Attivi dell'Ordine organizzatore, i loro Vecchi, i loro H.C., i
rappresentanti dell'Ordine Sovrano (ma non in tutte le Piazze), e pochissimi altri
sempre su invito ad personam.
Gli inviti vanno fatti in cartaceo, e spediti a mezzo posta o consegnati a
mano. Inviti via computer, cellulari e altri sistemi tecnologici, pur essendo estremamente pratici, non hanno alcun valore formale (vedi BOLLE). Usate pure la
tecnologia, ma sempre e solo come comodo appoggio alle modalit ufficiali.
L'invito pu essere diretto alla Citt, all'Ordine o ad personam. evidente
che, se ti arriva un ad personam, l'Ordine che organizza l'evento ci tiene molto alla tua presenza.
Se sei un Nobile hai diritto ad essere accompagnato da uno scudiero o da
una valletta, per, visto che non sempre detto che questa persona sia benaccetta agli anfitrioni, sar tua cura informarti prima presso di loro se chi hai scelto va
bene, o se la devi sostituire con un popolano pi gradito.
Alle cene e alle feste si dovrebbero dare gli accrediti: chi organizza l'evento
concede di entrare gratuitamente a qualche ospite particolare. Quando ero matricola io Capi Citt e Capi Ordine imperanti avevano sempre l'accredito, poi si
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passati ad accreditarli solo se seguiti da due popolani paganti, poi tre, poi cinque,
al punto che ho pure visto un invito dove ti accreditavano solo se eri con sette
popolani al seguito. Mi pare una gran stronzata, tanto lo sappiamo tutti che sul
prezzo dell'ingresso c' sempre un po' cresta, a 'sto punto scrivi direttamente fatti pagare la quota dai tuoi sai e fai pi bella figura.
La mia opinione che un Ordine quando funziona, comunque conceda gli
accrediti ai Sovrani ed ai Capi Ordine a prescindere da quanta gente si portino
dietro. Se il problema fossero i soldi esistono le questue proprio per quello (vedi
QUESTUA): metti i tuoi a questuare, raccogli del denaro e lo utilizzi per questo tipo di spese.
Offrire l'ingresso gratuito a certe Dignit goliardiche un fatto di noblesse
oblige, nonch una dimostrazione di stima e rispetto per le alte cariche degli altri
Ordini. Se tu che organizzi sei il primo a fare e a dare, puoi pretendere di avere il
medesimo trattamento alle cene altrui. Se non lo fai non ti concesso, n di accampare pretese, n di proferire critiche in tal senso.
Cene e feste, come le riunioni, iniziano e terminano ufficialmente con il
Gaudeamus, ed eventualmente gli inni di Citt o di Ordine (vedi CANTI). Sarebbe
buona norma per gli Ordini invitati, ma anche per i singoli che hanno ricevuto
l'ad personam, portare un dono in B.T.Vque a chi presiede la cena o la festa.
sempre questione di noblesse oblige, per cui siamo al punto di prima: se tu che
organizzi non offri un cazzo non puoi pretendere che la gente ti offra.
Chi presiede una cena dovrebbe approntare posti di rappresentanza per i
propri ospiti maggiorenti. A Sovrani, Capi Ordine e Facenti Funzione va ritagliato
un posto in Tavola Alta. Ovviamente, visto che lo spazio sempre limitato, l'accesso sar permesso secondo R.O.G., ovvero secondo l'importanza goliardica degli
Ospiti e dell'Ordine che rappresentano. un atto di cortesia e di educazione che
vi invito a fare.
Quando ero matricola io era consuetudine consolidata organizzare dei posti
di rappresentanza, tanto che gli aventi diritto a cui non veniva concesso lo spazio
in Tavola Alta, portavano al bar gli organizzatori chiedendo di lavare l'onta per
lo scazzo diplomatico.
Adesso partecipo a cene dove la gente viene fatta sedere a cazzo, senza alcun criterio, senza tenere conto di quei riguardi che una buona educazione e una
buona diplomazia goliardica richiedono verso i propri ospiti. Come se gli invitati
fossero tutti degli uguali, a cui le eventuali forme di cortesia vengono portate solo
per amicizia o per carisma personale, e non per rispetto verso la carica ricoperta
quali rappresentati di Citt o di Ordine.
Un consiglio che vorrei dare agli organizzatori delle cene che va bene
mangiare pi tardi rispetto al solito, anche quando ero matricola io si iniziava a
cenare sempre dopo le 21, ma un conto fare due ore di aperitivo e poi cena, un
altro cominciare a mangiare dopo le 23. Ultimamente vedo sempre pi cene partire ad orari improponibili, con tutte le conseguenze del caso: quelli che si sono
rotti i coglioni di aspettare, quelli che sono esageratamente sbronzi per aver bevuto per ore a stomaco vuoto, ecc.
Allo stesso modo mi sento di consigliare un'equa brevit quando alla fine
della cena arriva il momento delle nomine. L'assegnazione di una carica una
circostanza solenne, e gli ospiti per rispetto dovrebbero contenere il casino, ma
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sta anche all'intelligenza di chi nomina di non tirarla troppo per le lunghe.
chiaro che ad un certo punto gli astanti si stufano, e si mettono a fare cagnara, o
se ne vanno senza nemmeno salutare.
Inizialmente pensavo di concludere l'argomento parlando nello specifico delle varie feste delle matricole, ma non lo far. Preferisco riallacciarmi al discorso
iniziale: se vi interessa sapere come sono le varie matricolari, vi esorto a girare le
Piazze, ed a girarle tutte. Le feste non si possono raccontare, se fatte bene sono
come una meravigliosa scopata, anche se ti impegni a descriverla nel particolare,
non riuscirai mai a spiegare fino in fondo quanto sia risultata di soddisfazione.

DISCUSSIONE
Le discussioni al bar sono l'anima del gioco goliardico. Discutere il miglior banco di prova dove testare le qualit dialettiche, la fantasia, la capacit di
pensare oltre l'ovvio e l'evidente, nonch la prontezza di battuta e la vivacit di
spirito di un Goliarda.
La discussione, parodia giocosa della disputatio universitaria medievale, si
svolge in maniera molto semplice: i disputanti sostengono due (o pi) tesi in opposizione, e lo scopo della diatriba dev'essere valutare quale argomentazione sia
quella pi corretta, o spesso pi divertente, utilizzando i metri di giudizio sia della
logica che della retorica che del puro intrattenimento. Ovviamente per ottenere
questo ci vuole una buona dose di onest intellettuale. Se ci si rende conto che
l'avversario ti sta asfaltando, o per rigore di ragionamento, o per prontezza dialettica, meglio ammettere la sua vittoria.
Non si pu vincere sempre, per cui si fa molta pi bella figura a perdere con
decoro, piuttosto che arrampicarsi sugli specchi. Chi vuole aver ragione a tutti i
costi, oltre a infastidire la controparte, si dimostra anche il tipico Goliarda di
merda che non ha capito un cazzo di cosa sia andare al bar. L'importante in
una discussione non mai vincere, ma divertirsi. Il vero vincitore sempre quello
che se l' goduta di pi.
Quando ero matricola io vidi un Fratello di Torino fare una mossa meravigliosa: due tizi stavano discutendo da due ore, scannandosi malamente per aver
ragione a tutti i costi. Parlavano di niente, senza apportare un minimo lume dialettico, o quanto meno simpatia, al discorso. Il classico bar palloso fra due sfigati che puntavano solo a dimostrarsi migliori dell'avversario. Il torinese assistendo
alla scena si avvicin ai due con ostentata nonchalance, li circond col mantello e
dichiar uccellata la loro disputa. La reazione dei due fu impagabile: urla, strepiti, scatti d'ira, ma fra un tu non puoi e un non me ne frega un cazzo ormai
uccellata, alla fine dovettero offrirgli da bere per farsela restituire. Al che il torinese, dopo aver ottenuto come giusta mercede un calice di ottimo prosecco, sentenzi: per una discussione di merda come la vostra potevate anche offrimi un
bicchiere del rosso pi marcio della casa. Oltre al danno la beffa.
Al bar si discute di tutto: certamente delle questioni strettamente legate al
mondo della Goliardia, ma anche delle cose pi improbabili come la quadratura
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del cerchio o il sesso degli angeli. Di solito i bar pi divertenti sono proprio quelli pi estemporanei. Quando ero matricola io, ma avevo si e no due settimane di
Goliardia, venni fermato da un Nobile di un altro Ordine, il quale mi tenne due
ore a discutere se a creare il mondo era stato lo Spirito Divino o lo Spirito di Vino.
Ovviamente, allo scopo di animare maggiormente la disputa, mi imbott del secondo. Non ricordo se persi o se mi lasci vincere, comunque tra il Bacco che circolava, la spiritosa dialettica dell'avversario, e il piacere di inventare le cose pi
astruse per portare avanti la mia tesi, mi divertii talmente tanto che probabilmente fu allora che mi innamorai definitivamente del gioco di N.S.M.
Un Goliarda dovrebbe saper disquisire di tutto, sempre e comunque, senza
mai tirarsi indietro. Per lo meno questa la regola generale: salvo le esenzioni
dettate dal buonsenso, tipo portare al bar chi impegnato in attivit che non pu
interrompere (tenere riunione, raccogliere soldi, controllare ingressi, ecc.) una
stronzata, un gioco senza gioco fatto solo per provocare e per rompere le palle.
consuetudine, quando c' un problema tra due o pi Goliardi, che lo si
risolva discutendo. E se qualcuno evita il bar come se ammettesse le proprie
incapacit, ritirandosi sconfitto dalla competizione.
Purtroppo oggi questa regola generale degenerata in uno orrore che mi
capita spesso di vedere in giro, e che mi fa davvero girare i coglioni: i Goliardi del
prima discutiamone.
Mi riferisco a quei soggetti irritanti, che dopo aver commesso uno scazzo di
dimensioni titaniche, comunque esigono che se ne discuta prima di pagare in
B.T.Vque. Palle! Se hai versato volontariamente del Bacco scazzo, e paghi, non
c' niente da discutere. Se hai strappato un insegna scazzo, e paghi, non c'
niente da discutere. Se non ti sei presentato ad un Maior scazzo, e paghi, non
c' niente da discutere.
Insomma, se hai infranto una qualsiasi regola goliardica conclamata, fai
pi bella figura a pagare ammettendo l'errore: non ha alcun senso discutere se
quello che hai fatto o non scazzo.
Adesso, per tantissimi Attivi, vige la mentalit del mettiamo in discussione
qualsiasi norma. una cosa che mi fa ribrezzo e mi da il nervoso, perch quando
ero matricola io un atteggiamento del genere era a dir poco impensabile: gli Anziani ti avrebbero mandato nudo a misurare perimetri di edifici con la tua feluca.
La questione che, se a partita iniziata, ti metti a contestare le regole su
cui si basa qualunque gioco, questo non ha pi senso di esistere, e tutto si riduce
ad una eterna e sterile discussione fine a se stessa.
Il bello della Goliardia sta proprio nel cavarsela nonostante le millantamila
regole, non perch uno ci questiona continuamente sopra, ma perch sa aggirale
e barcamenarsi all'interno di queste.
Che poi, se hai un tot di anni di Goliardia alle spalle mi sta bene che tu mi
dica, motivandolo, guarda che questa regola sbagliata, ma se sei un cazzo di
Mantellino fresco di sartoria, o una matricolaccia piena di s, te ne vai affanculo e
non ti devi proprio permettere di provare a dubitare delle consuetudini di N.S.M.
Prima le impari tutte per bene, e poi potrai cominciare a metterle in discussione,
se e quando ne sarai capace.
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E comunque vige sempre la gerarchia: se a chiamarti scazzo un Maior, la


prima cosa da fare pagare. Una volta saldato il dovuto, se ritieni che lo scazzo
non sussista, allora ti pigli il Maior e lo porti al bar adducendo le tue ragioni. Se
gli dimostri che aveva torto, e non un Goliarda di merda, sar ben felice di renderti quello che ti ha chiesto in pagamento per il presunto scazzo.
Una regola fondamentale da ricordare che chi porta al bar offre sempre
il primo giro in B.T.Vque, solitamente motivando l'elargizione con le parole questo
per il piacere di discutere con te. Lo accetti?. Il pi delle volte si offre un bicchiere di vino e lo si porge all'avversario, il quale dopo averlo accettato lo prende.
Chi ha offerto beve per primo, quindi espone gli argomenti di discussione, e da l
inizia il bar vero e proprio.
Una volta quando nei locali prima si consumava e poi si pagava, non era
necessaria questa consuetudine. Si ordinava quello che poi si beveva, e alla fine
della discussione chi aveva perso saldava il conto. Adesso in moltissimi esercizi si
paga direttamente quando si ordina, per cui si sviluppata questa forma di cortesia verso l'avversario che si porta al bar.
Ricordatevela questa consuetudine del primo giro: imbarazzante vedere
soggetti che, dopo aver chiamato qualcuno al bar, aspettano che gli arrivi il bicchiere in mano. Oltre a passare da scrocconi di merda, dimostrano ignoranza verso le regole della buona educazione: se ti chiamo a discutere, mi sto approfittando
del tuo tempo, che anzich impiegare a farti i cazzi tuoi dedicherai a me, quindi il
minimo sar offriti da bere.
Questa regola vale sempre e comunque: uno pu averti pisciato sulle insegne, insultato la madre e trombato la fidanzata, nel momento in cui decidi di discuterci comunque il primo giro spetta a te.
Durante la discussione i contendenti portano la propria tesi, e controbattono fino a quando uno non ammette la propria sconfitta. Chi perde pagher il dovuto, ovviamente il pagamento deve essere proporzionale alla Dignit di carica dei
contendenti, e alla profondit e importanza goliardica degli argomenti trattati. Se
qualche MegaMantato fa pagare litri di roba ad una matricolina chiaramente un
pezzente scroccone, allo stesso modo se si stava discutendo di puttanate e frivolezze non ha senso chiedere al perdente di dilapidare una fortuna in alcolici.
Altra consuetudine il divieto di interrompere una discussione una volta
iniziata, naturalmente anche a questa regola si deve applicare la giusta dose di
buon senso. Se sono al bar con Tizio, e passa Caio che rapidamente lo saluta,
da sfigati chiamare uno scazzo per una bazzecola del genere. Se invece Tizio abbandona senza motivo la disputa per farsi i cazzi suoi, allora appena lo rivedo sar mia cura fargli il culo per l'interruzione.
Pu succedere che il proprio avversario, anzich confrontarsi con intelligenza e dialettica, si dimostri un coglione arrogante e presuntuoso che vuol avere ragione a tutti i costi, in questi casi la discussione perde il suo significato di base:
l'essere divertente. Per liberarsi da queste impasse la cosa pi goliardica e signorile da fare pagare lo scazzo di interrompere un bar, ossia ordinare da bere per
il tizio, lasciarglielo sul bancone, fargli presente che vi siete rotti il cazzo, per poi
andarsene come se nulla fosse.
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Quando ero matricola io ricordo un Mantato che per liberarsi dalla palese
ottusit di un Capo Citt, concluse la discussione lasciandogli un giro pagato e,
fra le risate di tutti i presenti, se ne and con un lapidario mi hai omogeneizzato
lo scroto.
Di solito questi soggetti, con cui il bar diventa una rottura di palle, sono
quelli che mentre discutono urlano e sbracciano, convinti che il tono di voce grosso riempia il vuoto sostanziale dei loro discorsi. Vi do un consiglio: pi questi alzano la voce e si innervosiscono, pi voi dovete parlare con voce calma e tranquilla. Vedrete che nel giro di poco usciranno di testa. Ve lo posso assicurare perch
l'ho collaudato decine di volte: per far impazzire un esagitato basta essere il pi
rilassato possibile.
Non esistendo una norma che limiti il tempo di una discussione, quando a
questionare sono due tosti la cosa pu durare ore. Se non si arriva ad un ammissione di sconfitta possibile risolverla in altro modo, cio chiamando un super
partes. Questi deve essere accettato da tutti i partecipanti alla disputa, fra i contendenti nessuno ha diritto di eleggerne uno senza che ci sia l'accordo di tutti. Al
super partes andr offerto B.T.Vque, gli verranno brevemente esposte le varie tesi,
quindi emetter un giudizio insindacabile e inappellabile circa quale sia quella
corretta. Chi avr perso sar tenuto ad offrire al vincitore, o ai vincitori, e gi che
c' anche al super partes.
Un altro modo per terminare una disputa infinita risolverla andando a
bolli. Non sar democratico, non sar nemmeno divertente, ma comunque goliardicamente valido e accettabile, specie dopo tre ore di pontificazioni senza costrutto, o alle tardi in punto quando tutti vogliono andare a casa.
Capita che si voglia entrare in una discussione gi avviata, in quel caso si
deve sempre offrire B.T.Vque ai contendenti, i quali devono essere concordi all'unanimit nell'accettare la presenza del nuovo avversario. Infilarsi in un bar senza aver provveduto al suddetto iter scazzo, e andr pagato a tutti i disputanti.
Altri due punti da ricordare sono che, salvo accordi preventivi tra le parti,
all'estero si gioca con le regole e le consuetudini della Citt dove ci si trova, questo soprattutto se i contendenti provengono da Citt differenti.
Inoltre, in caso di diverbio fra Ordini, per le discussioni importanti (scazzi
gravissimi, rapimenti, uccellagioni di res di gran valore, ecc.) nel diritto di qualunque contendente discutere con un pari carica. Nell'esempio pratico: se sono
un Capo Ordine che si sta scontrando con un altro Ordine, e questi mi mandano
un qualsiasi Nobile, mio diritto chiedere di discutere direttamente con il loro
Capo Ordine. Ovvero con il mio corrispettivo nella loro scala gerarchica. Se il loro
Capo Ordine fosse assente avrei diritto a discutere con il Facente Funzione, o con
il loro Maior carica presente.
La cosa pi importante circa la disputa goliardica che, se ben fatta, questa diventa un ottima palestra per sviluppare il cosiddetto pensiero laterale. Ossia quella capacit di affrontare e risolvere un problema attraverso soluzioni indirette e alternative, evitando la strada pi ovvia e immediata che, come spesso accade in Goliardia e nella vita, non detto sia quella giusta o migliore.
Sapersi approcciare alle questioni da punti di vista diversi, anticonvenzionali, talmente inaspettati da essere in grado di sorprendere l'interlocutore, richie32

de alcuni tratti caratteriali che dovrebbero appartenere a chiunque faccia bene la


sua Goliardia.
necessario possedere un forte spirito critico, da applicare a qualsiasi tesi
espressa dall'avversario: dubitate di tutto, sempre. Mai dare nulla per scontato.
Prima si dubita, si valuta se e quanta verit c' in quello che vi dicono, e poi si
controbatte.
Inoltre fondamentale rifiutare qualsiasi luogo comune, sono la ruggine
che inceppando l'ingranaggio del giudizio, lo limita al pregiudizio. Se si discute
ingabbiato all'interno dei topos, si lascia gioco facile all'avversario. I luoghi comuni certamente li conosce anche lui, per cui sar in grado di prevedere le vostre
mosse, quindi di confutare in anticipo le vostre tesi.
Non omologatevi agli altri e non siate la copia di nessuno. Meglio essere se
stessi. Per inesperienza o per insicurezza capita che ci sia chi in discussione imita
i pi, o si ispiri a qualche Goliarda ritenuto carismatico e ganzo. Replicare lo
stile di altri alla fine controproducente: difficile gestire la dialettica altrui. Non
essendo la propria, prima o poi, si finisce con l'inciampare nel filo del discorso.
Molto meglio utilizzate le proprie capacit e caratteristiche personali, anche se limitate da imperizia. Nelle prime discussioni arrancherete e vi affannerete, ma lo
fareste anche sfruttando il modo di fare bar altrui, oltretutto risultando pure
delle ridicole brutte copie.
Imparate ad ascoltare l'avversario. Avere una buona capacit d'ascolto
un'arma potentissima, che vi permette di avere una visone di insieme di ci che
sostiene il vostro interlocutore, e nel contempo di sapervi focalizzare anche nei
particolari apparentemente insignificanti. In Goliardia i dettagli non sono mai da
sottovalutare: basta dare una piccola spintarella a quelli traballanti, per far crollare l'intera costruzione logica del vostro avversario.
Soprattutto abbiate convinzione, coraggio e faccia tosta in quello che sostenete. Sono qualit in grado di far apparire vere e inconfutabili anche le pi gradi
cazzate. Mia nonna diceva che avere in tasca due lire di faccia come il culo fa
sempre comodo. E aveva ragione.
Un ultimo spunto su cui vorrei farvi riflettere il seguente: ricordiamoci che
comunque uno pu sapere tutte le regole e le nozioni che vuole, ma se non le sa
difendere al bar varranno poco pi dell'aria fritta. Allo stesso modo si pu essere
un asso in dialettica e discussione, ma se al bar uno dimostra di conoscere regole e consuetudini solo superficialmente, finir di certo per inanellare una serie
indegna di scazzi. Per cui vi consiglio caldamente di provvedere ad essere non solo capaci di disquisire con intelligenza, ma anche di conoscere il perch degli argomenti che sostenete. I pappagalli che ripetono i discorsetti mandati a memoria
finiscono sempre spennati.

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DIVINIT
Tradizionalmente il gioco della Goliardia una parodia giocosa della societ
dei filistei, particolarmente quella borghese. uno sfott e una scimmiottatura di
tutte le sue liturgie ed etichette, non ultima fra queste la religiosit formale e di
facciata tanto cara ai benpensanti e alle beghine. Per questo le Divinit a cui fanno riferimento i Goliardi sono tre, come il dogma trinitario. Un po' a causa degli
Atenei medievali la cui cultura si riferiva alle auctoritas ed ai valori del mondo
classico, e un po' per contrapposizione alla rigidit della religione cattolica dei secoli passati, la scelta caduta sugli Dei pagani: Bacco, Tabacco e Venere, ai quali
talora si uniscono (a seconda delle tradizioni) altre Divinit.
Bacco, Dio del vino e del baccanale, rappresenta il piacere dell'ebbrezza data dall'alcool, ma anche le gioie del buon cibo, e del convivio in genere.
Parimenti Venere (o il corrispettivo maschile Priapo o Adone), Dea della bellezza e dell'amore, non si limita ad essere il mero godimento della libido, ma raccoglie in se tutte quelle sfaccettature ludiche e divertenti legate alla sfera del sesso e della seduzione.
Tabacco il piacere del fumo, come Divinit pi moderna e di fatto sostituisce Decio. Nel medioevo, quando con i clerici vagantes nacque la Goliardia, non
essendo stato ancora scoperto il continente americano, non c'era l'uso del tabacco, per cui nella triade Divina era contemplato Decio, ovvero il dado, cio il gioco
pi in uso nelle osterie di quei tempi.
Tradizione vuole che le Divinit vengano riassunte con la sigla B.T.Vque
(Bacci, Tabacci Venerisque). Tale acronimo viene comunemente usato sia per definire i tre Dei nel loro insieme, sia nel senso di Bacco o Tabacco o Venere, cio
una o pi di queste Divinit. Ad esempio: se in calce ad una bolla trovate scrittoin nomine B.T.Vque l'autore intende menzionare tutti e tre gli Dei, se invece
per uno scazzo vi si chiede di lavare l'onta in B.T.Vque il riferimento a una o
pi Divinit, solitamente a vostra scelta.
Molti oggetti, perch siano formalmente una res goliardica, devono essere
stati battezzati in Bacco, Tabacco e Venere. Ci non toglie che una qualunque cosa in odore di Goliardia sia comunque uccellabile o soggetta ai vari giochi, a
prescindere dall'aver ricevuto o meno il battesimo. Ci sono res di vario genere e di
diversa natura, nella loro sezione verr approfondito questo argomento (vedi RES
GOLIARDICHE).
Ma non sono solo gli oggetti, come le insegne di Ordine, le bolle o la feluca,
ad essere iniziati in B.T.Vque. Le stesse persone alle nomine ricevono le tre Divinit: un suggello rituale che riconferma il gusto godereccio nel partecipare a N.S.M.
Le Divinit si condividono: un ottimo modo per attaccare bottone, e iniziare una qualsivoglia discussione o gioco che sia. Scolarsi una bottiglia da soli da
sfigati, oltre che da alcolizzati. Stesso discorso per Tabacco. Per Venere dipende
ovviamente da quanto la Venere (o l'Adone) di turno siano disponibili.
Circa la condivisione di Bacco ci tengo a dare un caloroso suggerimento alle
matricole: occhio a quando versate nei bicchieri, il livello del liquido deve essere
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uguale per tutti. I bicchieri slivellati sono una sicurezza per farsi fare un culo a
tarallo da tutti i Maiores presenti.
Perdere la condivisione delle Divinit sarebbe eliminare uno dei valori su
cui si basa il gioco goliardico: la fratellanza. Va per detto che non tutti i Fratelli
sono uguali. Se ce n' qualcuno che ti sta palesemente sui coglioni, magari perch si comporta da stronzo, giocoforza non condividerai con lui un accidente di
nulla, o per dirla con pi eleganza una cippa di cazzo.
B.T.Vque sono sacri e da tali vanno trattati, per cui sprecarli, tipo spandere
vino, considerato scazzo. Inoltre vanno custoditi con attenzione e cura, se li abbandonate potreste incappare nel diritto di preda.
Tale diritto stabilisce che, nel caso qualcuno lasciasse incustodito Bacco o
Tabacco, chi ne entra in possesso possa consumarne. Per Venere (o Adone) il discorso si fa pi complesso, in quanto dipende sempre da quanto consenziente (e
magari un filino mignottella) la Divinit incustodita.
Ovviamente questo diritto va applicato con buonsenso: B.T.Vque devono
proprio essere malamente ignorati dal loro proprietario. Se ci sto seduto di fronte,
con un normale livello di attenzione nei loro confronti, non che potete approfittarne appellandovi alla predatio.
Cos come sempre bene ricordarsi che predare un gioco, non una scusa
per fottere vino, sigarette, ecc. Per cui sarebbe buona norma sfruttare quanto
predato per creare altri giochi, e comunque finire sempre col rendere al titolare la
Divinit sottratta.
Inoltre la consuetudine goliardica prevede che, se si predano pacchetti e
bottiglie intonsi, questi non siano mai aperti se non in presenza e con la collaborazione del legittimo proprietario. Oltretutto anche un fatto di cortesia e buona
educazione: fare Goliardia non esime dal portare rispetto per le cose altrui.
Per le stesse ragioni Bacco e Tabacco accumulati sulla Tavola Alta sono intoccabili. Sono doni all'anfitrione e andrebbero consumati in compagnia. Se si
seduti in Tavola Alta predarli sarebbe un azione inutile, visto che se ne potr disporre senza doversene appropriare. Se invece non si ha diritto a stare in Tavola
Alta, la predatio di quei beni sarebbe uno sfregio a chi li ha portati, a chi li ha ricevuti, e a tutti quelli che dovrebbero condividerli. Se volete fare una provocazione a tutta una Tavola Alta fate pure, il rischio vostro, il pericolo vostro, ma
soprattutto ad essere vostro sar il culo in gioco.
Il diritto di preda dovrebbe funzionare cos: predi una bottiglia di vino e, nel
restituirla allo sbadato proprietario, ti riempi un bicchiere, sottolineando la tua
bont nel rendergliela, invitandolo ad essere pi sollecito nel conservare le sue
Divinit. Quando ero Attivo, capit ad una cena a Pisa, che un Ordine intonasse
un inno di Padova. Per andare in culo a questi, insieme al Tribuno di allora e ad
un parmense H.C. di un Ordine patavino, predammo tutto il vino presente nella
loro tavolata. Chiaramente ne bevemmo il giusto, ma il grosso fu tutto reso: lo
scopo non era avere Bacco a sbafo, ma rompere le palle a chi ci aveva intenzionalmente provocato.
Per saldare gli scazzi o le richieste di riscatto (vedi SCAZZO, RAPIMENTO,
UCCELLAGIONE) si usano le Divinit, giammai il denaro. Un Goliarda non si
sporcherebbe mai con tale mercanzia vile, disonorevole, e tanto cara ai filistei. Si
paga in Bacco, in Tabacco, in Decio, in Venere, dove per pagamento si intende
condivisione con il Fratello offeso delle proprie Divinit.
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Onorare uno scazzo a mezzo Bacco o Tabacco semplice e non prevede


grosse spiegazioni: basta condividere vino, birra, grappe, e altri alcolici o sigarette, sigari, tabacco e quant'altro.
Per quanto riguarda Decio, Dio legato alla sfera ludica e del divertimento, si
tratta di approntare un gioco, una scenetta, una trovata, che sollazzi il Fratello
con cui si scazzato.
Pagare in Venere invece presenta un ampio ventaglio di sfumature: si va
dalle cose pi innocenti (un bacetto sulla guancia, un capo di intimo donato, un
madrigale inventato l per l, ecc.) fino ai pi pirotecnici numeri da circo.
A questo proposito una raccomandazione alle Goliarde: evitate di fare troppo le scaldacazzo. Capisco che sensualit ed erotismo sono armi molto potenti per
vincere i giochi o per rabbonire i rompicoglioni, ma in troppe occasioni ho visto
questo comportamento ritorcersi alla lunga contro di voi.
La Goliardia nata come gioco per maschi, perch tale era la situazione
dell'epoca; e tale rimasta per decenni. Tuttora androcentrica, con posizioni e
cariche che solo in questi ultimi due decenni si sono aperte alla partecipazione
femminile. L'uomo decisamente pi facilitato in molti ambiti, e per tradizione
storica e per il numero dei Fratelli, di gran lunga superiore alle Sorelle.
Inutile giudicare se tale androcentrismo sia giusto o sbagliato, sia bene o
male, ma impossibile ignorarlo. Se poi si aggiunge il fatto che i Goliardi tutti, o
quasi, sono maliziosi e pettegoli, facile capire quanto sia complicato fare Goliardia per una donna. Questa, forse, la mia visione di maschio; pertanto ho pensato bene di cedere la parola a una Sorella, per puntualizzare l'argomento.
Come ha fatto notare Seneca, il rischio per una donna in Goliardia quello di
imparare a giocare usando sempre e soltanto la sfera sessuale, tanto facile e comoda, quanto pericolosa per l'immagine che si trasmette. Una volta coinvolta
dall'ingranaggio molto difficile uscirne e, se ci riesci, passerai il resto del tempo a
smentire i detrattori dall'insulto facile e gli invidiosi rimasti a secco.
D'altra parte, la Goliardia tradizionalmente un ambiente a prevalenza maschile. Non c' bisogno di gridare allo scandalo per questo, basta avere un minimo
di cultura storica per capire che le donne ci hanno messo il doppio del tempo per
raggiungere traguardi di assoluta prerogativa maschile come la possibilit di iscriversi all'Universit. Giocoforza anche in Goliardia le donne sono arrivate dopo, e per
parecchio tempo sono state relegate a meri soprammobili per accessoriare la Tavola Alta o i convivi. Insomma, il classico noi non vogliam le donne all'Universit,
ma le vogliamo nude, distese sul sof.
Il tentativo delle Goliarde di conquistarsi uno spazio ha prodotto strani ibridi
di donne che vogliono giocare come gli uomini. Poche cose sono tristi come Venere
che abdica alla sua femminilit in favore di atteggiamenti da scaricatore di porto infoiato e/o ubriaco, dimenticando la propria indole di donna per essere la brutta copia di quei maschi che meno ci piacciono. All'estremo opposto deludente vedere
delle Goliarde proporsi in giro come ragazze facili, convinte di accattivarsi le simpatie altrui e di ritagliarsi chiss quale ruolo, mentre nella realt l'opinione diffusa
che la gente avr di loro non sar certo positiva. O peggio quelle che, pur di apparire adeguate ad ogni situazione, migrano fra questi due opposti, alternandoli.
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un vero peccato vedere delle Goliarde, che avrebbero tutti i numeri per fare
una bella Goliardia, ridursi volontariamente cos. Che poi, diciamola tutta, qualsiasi
tredicenne di oggi in grado di battere in mignottaggine, scaldacazzismo e grezzaggine praticamente chiunque.
Se una eccede con l'uso della propria sensualit, nelle pose o nei fatti, venire
marchiata come troietta un attimo. Una volta che, a torto o a ragione, si ha quella
nomea, togliersela quasi impossibile. Sar un peso che roviner il cursus
honorum, con cattiverie che si sono purtroppo sempre sentite dire: ha avuto la
placca facendo pompini o un mignottone: non le daranno mai la carica. Forse
non vero, ma verso chi ha fama di rizza cazzi la gente purtroppo maligner, per
altro alle spalle e raramente in faccia.
Certo, nulla vieta di apparire come quella che ci sta per ottenere qualcosa,
ma che sia un gioco fatto ad hoc per l'occasione e non una costante della propria
Goliardia. Quando ero matricola io, proprio giocando a passare per quella che ci
stava, uccellai otto mantelli nei tre giorni delle feriae patavine. La mia Maior era
disperata a starmi dietro, per ci siamo fatte le matricolari gratis, mille risate e mille
bevute. Questo gioco, dove si vince facile, nato ed morto l: continuare ad atteggiarmi solo e soltanto in quel modo sarebbe stato rinunciare alla mia dignit, di
donna e di Goliarda.
Baciate pure qualcuno come pagamento di uno scazzo, ma solo se vi va di
farlo, perch il tizio proprio di vostro gusto; scazzo o non scazzo, lo bacereste lo
stesso! Altrimenti trovate altre vie: donate una calza autoreggente, un bacio di cioccolata, un tampax, un massaggio sexy alla feluca, un giornalino porno, usate un
amico Goliarda come palo e improvvisate una lap dance, recitate un sonetto dell'Aretino, fate una corona usando dei preservativi, e via enumerando.
Quando ero matricola mi capitava spesso di cavarmi dagli impicci portando in
dono "una bella maiala calda calda", che era nientepopodimenoche una bella
schiacciatina con salsiccia presa calda calda in pizzeria!
Insomma, usate la fantasia, giocate sul doppio senso e non dimenticate che
la Venere vincente quella arguta. Se vi riducete a giocare mostrando le tette o
stuzzicando l'altrui voglia di passera, non stupitevi se come provocazione qualcuno
vi paga uno scazzo con dieci centesimi di euro: l'immagine che avete dato di voi
quella di una Venere che vale poco, giusto i dieci centesimi su cui impressa.
Paola Vipera Vallini
Quando ero matricola io trovarmi a discutere con le rizza uccelli di turno, in
diverse occasioni stato motivo di voluttuosa soddisfazione, di cui il mio pistolino
ha approfittato ringraziando. Altre volte mi ha fatto proprio cadere le braccia, perch magari mi aspettavo qualcosa di pi arguto rispetto agli sguardi ammiccanti
e sexy, alle battutine sessualmente compiacenti o a un pi prosaico ti faccio toccare le tette. Quando ero Attivo, con quelle che si atteggiavano troppo da femme
fatale, o mi ci sono sollazzato spensieratamente la libido, o le mandavo in crisi facendomi s pagare in Venere, ma da un metro di distanza.
Ha ragione Vipera: la fama da troietta un fattore estremamente limitativo.
Anche per noi maschietti: per quanto un bel culo sia gradevole e interessante,
non minimamente paragonabile a una buona testa. L'esposizione del primo la
ammiri per una sera, mentre la seconda la puoi apprezzare ad libitum.
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FEDE e CUSTODIA
Esiste un modo in Goliardia per consegnare le proprie res goliardiche a un
altro, senza che questi le possa dichiarare uccellate: darle in fede.
Funziona in maniera molto semplice, e ve lo spiego con un esempio: Tizio
vuol dare il suo pileo a Caio, prima di consegnarglielo gli chiede accetti in fede la
mia feluca?. Se Caio risponde l'accetto in fede, Tizio la porge a Caio sapendo
che potr farsela rendere quando vuole, peraltro senza essere tenuto a pagare
nulla per la custodia. Anche la restituzione ha la sua bella formuletta: mi rendi
in fede la mia feluca?, te la rendo in fede.
Adesso che vi ho esposto la regola mi sfogo esponendovi il mio pensiero.
Io questa consuetudine della fede la disconosco. Dare qualcosa in fede
una cagata di dimensioni titaniche: intanto io le mie cose le tengo per me, col
cazzo che do in giro le mie res. Ma se per qualche caso eccezionale arrivo a consegnartele, evidente che mi fido di te. Per cui la formula di rito assolutamente
inutile, anzi deleteria, perch il proteggermi dalla possibilit di uccellagione, si
dimostra essere una forma di sfiducia nei tuoi riguardi, anzich una reale dimostrazione di fede.
Inoltre se tu detieni qualcosa di mio, che ti ho consegnato per mia volont,
il minimo pagarti la custodia per la seccatura di aver avuto cura delle mie cose.
Mi pare proprio un comportamento da Goliardi del cazzo, non offrire nulla di nulla, a chi si sbattuto a tenere la tua roba.
E poi molto pi apprezzabile un Goliarda con le palle che le sue res te le
mette in mano, pur sapendo di essere a rischio uccellagione, piuttosto che chi fa
il cacasotto cercando di pararsi il culo con questa puttanata della fede.
Il termine custodia si riferisce al diritto di ogni Goliarda di vedersi ripagato
del fatto di aver detenuto con cura res goliardiche altrui.
A differenza dell'uccellagione (vedi UCCELLAGIONE) non ci deve essere stata la volont di sottrarre il bene oggetto di custodia, il custode deve esserne entrato in possesso per altri motivi. Esempio classico: dopo una cena mi ospiti a dormire a casa tua, la mattina seguente sono ancora sbomballato dagli eccessi della
sera prima, e mi dimentico la placca da te. Quando realizzo ti chiamo, e ci accordiamo per vederci di l a qualche giorno cos mi rendi la placca. Al momento del
nostro incontro ti gratifico con una bottiglia, per pagarti la scocciatura di avermela tenuta in custodia.
Il pagamento deve essere adeguato a due fattori: il valore del bene custodito
e il tempo di detenzione. Tra uno stendardo storico e una feluca di matricola ovvio che la prima custodia andr pagata meglio. Parimenti se ti tieni una res due
anni, anzich due giorni, evidente che nel primo caso il pagamento sar pi cospicuo. Soprattutto perch se lasci una cosa tua due anni in mani altrui, significa
che non te ne frega un cazzo, allora, giusto per farti apprezzare il valore delle res,
ti sta bene faticare un po' per riaverla indietro.

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FELUCA
Il primo copricapo goliardico fu l'orsina, una sorta di zuccotto che venne
introdotto a Bologna nel 1888, durante i festeggiamenti per gli 800 anni dell'Ateneo felsineo. I colori, che gi allora indicavano la facolt dello studente, furono
scelti dal poeta Giosu Carducci: bianco per lettere, nero per ingegneria, rosso
per medicina, blu per giurisprudenza e verde per scienze. Rispetto ad oggi sono
pochissimi, solo cinque. Quello era il numero di facolt, presenti nelle Universit
italiane, alla fine del diciannovesimo secolo.
Attorno a quel periodo, fra gli studenti di Padova, entrer in uso la feluca,
un cappello a punta ispirato ai berretti da viaggio del basso medioevo e della prima et moderna. Affermandosi ufficialmente nel 1892, in occasione delle celebrazioni Galileiane di Padova, la feluca manterr i colori scelti da Carducci per l'orsina. Negli anni seguenti verr progressivamente adottata dagli studenti di tutti gli
Atenei italiani.
La feluca, chiamata anche goliardo, pileo o berretto goliardico, il copricapo del Goliarda e rappresenta la sua anima. Seguendo questa simbologia evidente che le feluche pi belle sono le pi vissute, quelle macchiate, lise, combattute. Un buon Goliarda difficilmente potr avere l'anima limpida e intonsa, qualche peccatuccio di gola, di lussuria e quant'altro, non pu proprio mancare.
Il colore del pileo indica di norma la facolt di appartenenza del Goliarda,
salvo casi particolari: alcuni Sovrani (ad esempio il Pontefice di Torino e il Tribuno di Padova) indossano una feluca del colore stabilito dalle consuetudini cittadine, o dallo statuto del loro Ordine. Inoltre, anni fa, ci fu un caso di una Citt sarda dove i Goliardi indossavano pilei di due soli colori, essendo gli unici che riuscivano ad acquistare.
Possono portare la feluca tutti gli studenti universitari che siano stati accettati in N.S.M.; hanno poi diritto ad avere il goliardo anche i filistei che abbiano
ricevuto la matricola H.C. da chi ha i privilegi per concederla (solitamente i Sovrani di Ordine Maggiore).
Ogni Citt ha i propri colori di facolt. Mettersi a stilarne un elenco esaustivo sarebbe un lavoraccio lungo e noioso, che non ho nessuna voglia di fare.
Tanto pi che, non essendo le feluche fatte in serie dal medesimo cappellaio, le stesse sfumature di colore sono facilmente confondibili tra loro. Per cui potreste trovarvi uno studente di Veterinaria di Padova con la sua feluca correttamente rosso granata, ma del medesimo colore di uno studente di Magistero di Bologna che invece ce l'ha giustamente amaranto. Le differenze fra i colori dei berretti goliardici meglio quindi intenderle sotto l'aspetto teorico, piuttosto che
per la loro realt empirica.
Quindi se volete sapere a che facolt appartiene un Goliarda, o andate a
culo confidando nei cinque colori di Carducci validi grosso modo per tutte le Piazze, oppure andate dal tizio e gli pagate l'informazione, che fate prima.
Tradizionalmente, quando uno studente si avvicina alla Goliardia, il suo pileo gli dovrebbe essere regalato da una persona di sesso opposto. Il massimo sa39

rebbe se quella persona se l' pure trombata a dovere. Una volta incontrati gli Anziani la feluca, intonsa e nuova di cappelleria, viene battezzata a seguito dell'ingresso in N.S.M. dell'aspirante.
Ogni Citt ha modi diversi per compiere questo rito, a volte togliendo dei
pezzi, a volte aggiungendone. A Pisa viene tagliata la punta, a Padova viene completamente spogliata, a Bologna viene mantenuta la toppa dell'Ateneo (l'Alma
Mater), a Torino le feluche presentano la scritta in stoffa Augusta Taurinorum, a
Genova sul retro del goliardo viene apposta la Gomena, ecc. Dietro ognuna di
queste modifiche c' sempre una storia ed una tradizione, naturalmente diversa
da Citt a Citt.
Un breve inciso circa il taglio della punta: non tutti i berretti goliardici con
la punta tagliata sono di Pisa, in altre Piazze un segno di lutto per la morte di
un Fratello.
In tutti i casi la feluca viene comunque annegata di vino, una volta fradicia
si riesce a darle quella forma caratteristica che la identifica e la contraddistingue.
Sulla feluche vengono appesi gli ammennicoli, ovvero oggetti di vario genere: dalle cose pratiche quali spillette e toppe, agli affari pi assurdi e scomodi.
Quando ero matricola io, ad una cena, ho visto un Goliarda girare con una
enorme boa da piscina attaccata al pileo da una cordicella. Una roba talmente ingombrante e fastidiosa, che il poveretto ogni tre per due inciampava su 'sto aggeggio, imprecando come un dannato. Era un dono dei suoi Fratelli di Ordine per
rompergli i coglioni, e a ripensare alla faccia scazzata del tizio direi proprio che
c'erano riusciti.
Qualunque sia la dimensione, il materiale o la forma, gli ammennicoli simboleggiano i propri ricordi, le proprie imprese, gli eventi che hanno segnato il percorso di un Goliarda. Talora sono souvenir di cene e feste, sovente sono regali da
parte di Fratelli in N.S.M.
Purtroppo alcuni Goliardi del cazzo hanno l'abitudine di attaccare ammennicoli solo per il gusto di riempire la feluca, ma se dietro a quegli oggetti non c'
una storia, sono solo abbellimenti senza significato. Farebbero pi bella figura,
quindi, a togliere quelli dietro cui non c' niente. La Goliardia troppo estetica
l'ho sempre trovata deludente per chi la vede, e sminuente per chi la pratica.
Il numero ed il tipo di ammennicoli che un Goliarda ha diritto ad appendersi alla feluca sono normati, variano di Citt in Citt, ma genericamente seguono il
seguente schema legato alla propria anzianit:
matricole: feluca completamente nuda, anche se tollerato quasi ovunque il
cordone corto (chiamato anche sottogola).
fagioli:

massimo sette ammennicoli non pendenti, talora ammesso il cordone


lungo. Per alcune Citt non consentito attaccare gli ammennicoli alla calotta.

colonne:

ammennicoli non pendenti illimitati, pendenti massimo sette.

Anziani:

ammennicoli illimitati sia pendenti che non pendenti.

Laureandi: frangia dorata a destra.


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Fuoricorso: per alcune Piazze porta la frangia dorata completa, anche se attualmente tale tradizione non usa pi. Per altri la frangia intera prerogativa solo del Laureandissimo, che ovviamente resta nella feluca del
dottore. A Padova, da Codice Morandini, ai Fuoricorso spetta la piuma di pavone.
Dicesi pendente l'ammennicolo che modifica il profilo della feluca in modo differente, quand'essa ruotata sui propri assi. , quindi, da considerarsi
pendente anche l'oggetto fissato largo, che si muove dalla sua sede.
In quasi tutte le Piazze i pluribollati (dagli Anziani in su), e i Nobili in genere, hanno il diritto di controllo sui berretti goliardici dei minus bolli, facendo togliere loro tutti gli ammennicoli che non siano a norma con le consuetudini cittadine. Ovviamente sempre e solo limitatamente ai propri minores: in nessun caso
un Anziano pu contestare la feluca di un appartenente alla Goliardia di un'altra
Citt.
Questa verifica sempre da eseguirsi con attenzione e cortesia goliardica
per non incappare in scazzi apocalittici. Le regole, in Goliardia, sono fatte per essere infrante, consapevolmente o meno.
Una matricola pu girare con un pendente legittimo, perch concesso per
qualsivoglia ragione dal suo Capo Ordine. D'altra parte dovrebbe possedere il codicillo al papiro che lo autorizza a tale infrazione, o quanto meno disporre di una
bolla che dichiari il permesso a portare l'ammennicolo. Considerando che oggi i
papiri matricolari sono pi rari delle vergini, e bolle di quel genere sono pura utopia: i casini sono assicurati!
Alcuni ammennicoli sono particolari e meritano una breve descrizione:
cordone:

se si tratta del sottogola, ovvero il cordone corto, solitamente viene


concesso dopo un certo numero di cene e feste a cui la matricola ha
partecipato. Dovrebbe essere lungo 69 centimetri, e la sua presenza
autorizza il colpo di vento, ma solo a Trieste, in tutte le altre Piazze
vietato.
Se invece si tratta di cordone lungo, ovvero quello che permette di legare la feluca alla cintola, la sua lunghezza a piacere, anche se
spesso multiplo di 69. A seconda delle Citt si pi portare da un
certo numero di bolli in su. Di solito in tinta con la feluca, ma per
quelle realt dove simbolo di appartenenza ad un particolare gruppo, il cordone ha dei colori stabiliti dalle consuetudini o dagli statuti.
Ad esempio: i Goliardi triestini lo portano bianco, rosso e verde, nella
Vacca di Firenze bianco e blu come i colori dell'Ordine, ecc.
code, piume, penne, frange: per la maggior parte delle Piazze la mezza frangia e
la frangia intera sono prerogative dei Laureandi, dei Laureandissimi e
dei Fuoricorso.
La coda e la penna possono essere portate dal terzo anno, come un
normale pendente, salvo limitazioni specifiche di Ordine o consuetudini cittadine.
Per le piume sarebbe teoricamente lo stesso. Diverse Citt e innumerevoli Ordini le hanno, per, scelte negli anni come simbolo di carica,
cos sono diventate pericolose. Consigliate solo agli scassacazzi in
cerca di discussioni!
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tappo:

sapienza:

simboli:

il tappo un tappo di sughero che, opportunamente forato, serve a


stringere il cordone sotto la gola. Avrebbero diritto a portarlo solo gli
studenti che sono stati tappati, ovvero bocciati ad un esame con voto negativo scritto sul libretto.
In alcune Citt lo si potrebbe mettere al cordone solo dopo aver superato il suddetto esame, scrivendoci sopra il nome dell'esame e il numero di volte che il Goliarda l'ha ripetuto prima di passarlo.
solitamente una nappina dorata pendente, ma pu trattarsi di qualunque oggetto, da portare appeso in punta alla feluca. Da tradizione
veniva regalata da un Anziano o da un Fuoricorso ad un neo Anziano,
a dimostrazione della sapienza goliardica raggiunta dal giovane. In
qualche Piazza concessa anche alle Colonne.
di Ateneo o di Citt. Mi riferisco all'Alma Mater, all'Augusta Taurinorum, alla Gomena, alla Coccarda Tricolore, ecc. Ossia a tutte quella
toppe, scritte, oggetti vari che, a seconda della Citt, connotano l'appartenenza ad una particolare compagine di Goliardi.
Sono ammessi anche nelle feluche delle matricole in quanto non sono
considerabili ammennicoli in senso stretto, bens parte integrante del
berretto goliardico.

La feluca una res personalissima, una volta che il neofita riceve la feluca
infilata sul capo, sar solo lui, da quel momento, ad avere il diritto di togliersela e
di mettersela in testa. Per cui se vedete qualcuno che sfila dalla testa delle matricole i berretti goliardici, portatelo al bar e fategli il culo per lo scazzo. Non dato
a nessuno il diritto di sottrarre ad un altro Goliarda l'anima dalla sua collocazione naturale.
Resta comunque valido il diritto dei Sovrani (sovente anche dei Capi Ordine) di bruciare la feluca ad un Goliarda, nel caso questi si sia macchiato di un
comportamento tale da dover essere cacciato dalla Goliardia. Dove per bruciare
si intende, nella maggioranza dei casi, l'atto materiale di dare il pileo alle fiamme.
Tradizionalmente uno degli attestati di stima pi grandi che un Goliarda
possa dare ad un altro Fratello mettergli sulla testa la propria feluca. Allegoricamente come mettere la propria anima nel luogo ad essa preposta, dove tale
luogo (la testa) appartiene a un altro. Una feluca data in questo modo rimane oggetto di uccellagione, ma sarebbe proprio da merde umane uccellare quel pileo
dopo che ti stato messo in tale maniera.
Esistono varie scuole di pensiero sul dove portare il proprio berretto goliardico: chi lo porta in testa, chi poggiato sulla spalla destra, chi su quella sinistra,
ecc. Cos come vi sono diverse correnti circa come dev'essere il pileo: alcuni lo vogliono rigido per richiamare un fallo in erezione, altri floscio a simboleggiare che
la durezza del proprio membro inversamente proporzionale a quella del goliardo.
Essendo la feluca soggetta a innumerevoli allegorie e simbolismi, il modo in
cui la si porta dovrebbe rispecchiare, per analogia, la scuola di pensiero seguita
dal suo proprietario. Se volete avere una piacevole discussione al bar, chiedere
ai Fratelli perch tengono il goliardo in quel modo, piuttosto che in un altro. Le
risposte potrebbero essere inaspettate e divertenti.

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FRONDA
La fronda, chiamata anche colpo di Stato, l'ultima ratio a disposizione di
un Ordine o di una Piazza per togliersi dalle palle un Capo Ordine o un Sovrano
sgradito ai pi.
un atto sicuramente drastico, potenzialmente pericoloso, tendenzialmente contrario alla norma generale del ubi Maior, minor cessat, raramente codificato negli statuti di Ordine.
Ci nonostante il numero di fronde, accadute finora in giro per le Piazze,
tale da costituire precedente storico un po' in tutta Italia, per cui si pu dire che
oramai il colpo di Stato rientri a suo modo tra gli usi della Goliardia.
La consuetudine vuole che la fronda avvenga nella seguente modalit: il
gruppo dei frondatori deve venire in possesso di almeno una res che rappresenti il
potere del Sovrano. A seconda dei casi potr trattarsi del manto, della placca, talora della feluca, ecc., ci che conta che questa res sia differente dalle altre, di
uso esclusivo della carica che si intende raggiungere, e che rappresenti in maniera chiara e univoca il dominio su tutti membri e sulle altre insegne dell'Ordine.
Questo automaticamente esclude la possibilit di fronda in tutti quegli Ordini ove non esista almeno un simbolo di imperium trasmesso tra i Capi Ordine.
Il Goliarda che intende diventare il nuovo Capo, indossando correttamente,
ovvero nel verso dritto, la res di cui sopra, intoner il Gaudeamus (o l'Inno di Ordine o di Citt) alla presenza del Sovrano o del Capo Ordine che vuole spodestare
dalla carica. Se sar seguito dalla maggioranza delle persone afferenti all'Ordine,
o alla Piazza, su cui si sta compiendo il colpo di Stato, a quel punto diventer ufficialmente il nuovo Capo. Con buona pace di chi lo stato fino ad un secondo
prima.
L'ex-Capo, nonostante il naturale e comprensibile livore, dovr ammettere
di essere decaduto, e riconoscere nella persona acclamata dalla maggioranza del
gruppo il nuovo leader.
Nel caso in cui il frondatore sia seguito dalla minoranza del gruppo, porter
a casa, anzich la carica di vertice, una simpatica bolla di infamia. Lui sicuramente, e con buona probabilit pure i suoi sodali, che hanno avuto la disgrazia di
tenergli bordone.
Naturalmente questo succede se fila tutto liscio, ma trovare in Goliardia
una cosa che fili liscia come cercare la verginit tra le cosce di una pornostar,
cosa rara insomma. Per cui di solito i colpi di Stato finiscono in rissa collettiva, in
Capi decaduti che si trattengono a tempo indeterminato sigilli e stendardi vari, in
rancori malcelati dove, l'appena posso te la butto al culo, diventa la quotidianit
di rapporto tra fazioni.
La mia opinione che il colpo di Stato sia sensato solo quando davvero
l'ultima azione disponibile per cambiare le cose. Ci si dovrebbe ricorrere solo
quando sono state tentate, infruttuosamente, tutte le strade possibili per arrivare
alla successione di carica.

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La prima cosa da fare talmente ovvia che mi da noia scriverla, ma ho visto


diversa gente saltare questo passaggio, quindi mi vedo costretto ad esporlo in
modo evidente: parlare con chi si intende eliminare.
Mi rendo conto che da parte dei frondatori non sia facile affrontare il proprio Capo. Troppe volte dietro i loro bei discorsi rivoluzionari si cela tanta volont arrogante di lustro personale, e pochissimo amore per i colori e le sorti dell'Ordine.
Per se si ritiene un Capo Ordine indegno giusto metterlo di fronte alle
sue responsabilit, ai suoi doveri, e alla volont generale di cambiamento. Tanto
pi che, se si dalla parte della ragione, tirare fuori gli attributi per perorare dialetticamente le proprie idee dovrebbe venire spontaneo. Se il soggetto non scemo, capisce perfettamente l'antifona e abdica motu proprio.
Il Capo Ordine potrebbe fare orecchie da mercante, evitando di prendere
coscienza del rischio tangibile di trovarsi a comandare un gruppo che, per motivi
sensati e ragionevoli, non lo vuole pi. In questo caso ci sono i Vecchi. Potete appellarvi a loro: il grosso degli Ordini prevede nello statuto, o nelle consuetudini, la
possibilit di far saltare un Capo indegno della propria carica. Questo avviene solitamente attraverso la volont di destituirlo di un certo numero di Titolati: exCapi Ordine o ex-Capi Citt, a seconda dei casi.
Pu succedere che i Vecchi non si accordino tra loro, oppure se ne lavino le
mani, rimettendo il gioco alle scelte degli Attivi. Allora, e solo allora, avr senso
tentare la fronda.
Per parliamoci chiaro: se su un gruppo di venti Attivi sono solo in tre a voler cambiare la dirigenza dell'Ordine, irragionevole tentare un colpo di Stato.
Anche se andasse a buon fine, mancando la volont della maggioranza del gruppo, il nuovo Capo si ridurrebbe ad essere il boss di se stesso e di due pirla che gli
stanno dietro.
Allo stesso modo bisogna valutare la persona che spinge per raggiungere il
vertice. Uno che si propone solo per proprio vanto e per fame di arrivismo, fottendosene della storia e delle tradizioni dell'Ordine, potrebbe essere un buon Capo? Anche se fosse un tipo carismatico, che riesce a farsi seguire da un copioso
gregge di pecoroni, che razza di Capo Ordine sarebbe dopo la fronda?
Probabilmente un arrampicatore goliardico, tronfio e borioso di essere arrivato dove voleva. Un coglione, tanto bravo a vantarsi della supercarica raggiunta,
quanto a snaturare l'Ordine dal proprio gioco. Tutto sarebbe tranne che rappresentativo della storia, solitamente pluridecennale, di quei colori che indegnamente indosser.
Presupponendo che il Capo Ordine/Citt imperante sia davvero una testa
di cazzo, che non ha nessuna voglia di spendersi per il gruppo, capace solo di fare
figure di merda in giro, odiato o mal tollerato da tutti. E che il possibile sostituto
sia un Goliarda favoloso, per nulla opportunista e carrierista, ma pronto a prendere in mano la leadership esclusivamente per il bene dell'Ordine, amato e seguito dalla totalit degli Attivi. Anche con tutte queste premesse ottimali comunque
mi sento di sconsigliarvi la via della fronda.
Il colpo di Stato certamente un cambiamento, ma per nulla indolore. Nella
larga maggioranza dei casi genera una frattura, spesso insanabile, nella storia di
un Ordine o di una Citt.
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Ci che pu apparire vincente e piacevole il giorno dopo la riuscita dell'impresa, potrebbe rivelarsi una enorme rottura di coglioni per tutti, frondati e frondatori, a distanza di mesi, ma anche di anni.
Anzi, quando queste vicende si incancreniscono, si finisce con lo starsi sul
cazzo tra generazioni differenti di Goliardi. Al punto in cui 'sti personaggi manco
si ricordano pi i motivi per cui non si sopportano, vivendo di astio reciproco, nella convinzione che gli stronzi sono quegli altri, mentre loro sono anime candide.
Atteggiamento antipatico, ma umano, umanissimo, e quindi ahim comprensibile,
comprensibilissimo.
Se potete evitatele queste merdate fin che siete in tempo, pensate a bere e
scopare, va l, che vi divertite di pi.

GEMELLAGGIO
Il gemellaggio un atto, formalizzato da una bolla, attraverso cui due (o
pi) Ordini si legano l'uno all'altro, promettendosi solidariet e appoggio reciproco. Solitamente in maniera definitiva, ma nulla vieta che l'alleanza possa essere
temporanea, se dettata da qualche particolare contingenza.
A gemellarsi sono soprattutto Ordini di Citt diverse, questo perch in Goliardia, da sempre, vige il pi fanatico campanilismo. Per cui pi facile fare amicizia con l'estero che abita lontano piuttosto che con il vicino di casa, che sar
anche simpatico, ma lasciamolo l dove sta che meglio.
Di solito gli Ordini gemelli hanno diritti e doveri reciproci, naturalmente
specificati nella bolla di gemellaggio.
Tra quelli pi in uso compaiono: il dovere di ospitalit, ovvero il fornire un
giaciglio ai gemelli se presenti nella propria Citt. Il diritto ad essere invitati a tutte le feste e cene, anche quelle chiuse (vedi CENE e FESTE). La possibilit di partecipare a tutte le loro riunioni, anche senza bisogno di invito alcuno. Il dovere di
essere fidi alleati in caso di guerra (vedi GUERRA) con qualche altra compagine di
Goliardi.
Per dirla in termini pi generali vi deve essere fra i due Ordini un appoggio
e un sostegno reciproco, sia materiale che politico, per quanto concerne l'attivit
goliardica.
Salvo rarissimi casi, di norma tra i gli Ordini gemelli si stabilisce anche uno
scambio reciproco di cariche, o una parificazione tra alcune di queste. Talvolta
anche con diritto di portare le insegne della carica corrispettiva, o un simbolo/insegna sul proprio manto.
Nell'esempio pratico: il Capo Ordine della Confraternita dei Pruriti al Culo,
gemello dell'Ordine delle Ascelle Sudate, all'atto di nomina riceve automaticamente anche una carica importante nelle Ascelle. Oppure chi diventa Nobile nei Pruriti, acquisisce la Nobilt anche nelle Ascelle, e viceversa.
La bolla di gemellaggio pu contenere anche delle conditio sine qua non affinch il gemellaggio rimanga valido: il dovere di organizzare periodicamente una
cena congiunta, piuttosto che l'obbligo di indossare sempre l'insegna altrui, ecc.
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Questo tipo di vincoli serve ad evitare che si crei la situazione antipatica per
cui Ordini che oggi si amano si gemellino, poi magari fra cinquant'anni si stanno
sui coglioni, ma sono costretti a fingere amicizia e cortesia reciproca per colpa di
una bolla sottoscritta dai nonni.
Proprio per il discorso appena espresso, io sarei tendenzialmente contrario
ai gemellaggi. Anche se ci sono casi storici e pluridecennali dove tutto sempre
andato a gonfie vele (ad esempio il gemellaggio fra il Chiavaccio di Prato e la Calza
di Padova), pu capitare che chi oggi ci sta simpatico domani non si possa vedere,
meglio quindi evitare di vincolarsi con una carta scritta.
Io, e molti come me, i loro personali gemellaggi se li sono fatti senza necessit di stilare documento alcuno. Lo sanno bene gli Ordini che da Attivo ho bazzicato pi e pi volte: andando alle loro cene o alle loro riunioni, con loro che venivano alle mie. Dando una mano se serviva, e ricevendo aiuto quando ne avevamo
bisogno io e il mio Ordine. Se si amici, oltre che Fratelli in Goliardia, ci si rispetta e ci si aiuta proprio perch si amici, e ci basta.
Il gemellaggio pu essere un bellissimo gioco, magari un attestato di stima
reciproca, ma del tutto superfluo. Un po' come la differenza tra essere sposati e
convivere: tutto quello che si fa da gemelli lo si pu fare benissimo lo stesso, senza troppe cerimonie.

GUERRA
In Goliardia la guerra quel momento storico in cui due o pi Ordini, ma
anche intere Piazze, si impegnano formalmente a farsi a vicenda un culo a paiolo.
Si tratta quindi di un atto che non mai personale, ma sempre collettivo.
Solitamente inizia per un casus belli, ovvero una qualunque puttanata minimamente degna di nota. Tipo: hanno intonato il nostro inno in piazza, o ci
hanno strappato il gonfalone. Anche cose meno direttamente connesse alla Goliardia vanno benissimo: quello ci prova con la tizia che piace a me o un semplice mi sono sempre stati sui coglioni. Nulla vieta, per, che le ostilit partano
senza alcun motivo apparente, ma solo perch a qualche Capo Ordine tirava il
culo cos.
Parlo di formalit perch una guerra goliardica, che voglia definirsi tale, necessariamente prevede la presenza della relativa bolla (vedi BOLLE), ossia di un
documento che dichiari la volont da parte di un Ordine di iniziare un conflitto
con un Ordine rivale.
I belligeranti non sono obbligati a stabilire alcun confine di spazio, cio le
ostilit possono svolgersi in qualunque Piazza. Per, se siete in guerra e vi trovate
in una Piazza estera ad entrambi, vi consiglio di stabilire una tregua. O per lo
meno evitate di rompere troppo i coglioni ai padroni di casa e ai loro ospiti con i
vostri bisticci. In ogni Citt c' sempre una fontana, per altro a portata di mano,
dove inzuppare quelli che disturbano eccessivamente la tranquillit altrui.
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Cos come non c' nemmeno la necessit formale di imporre un limite temporale alla guerra, volendo il gioco pu durare in eterno, cosa che vi sconsiglio
perch la rivalit bella, ma se dura troppo pressoch certo che finisca col degenerare.
Parimenti non c' alcun vincolo che imponga delle limitazioni alla pesantezza delle attivit belliche, per cui gli unici freni all'eccesso sono il buonsenso e l'intelligenza dei belligeranti.
Capite bene che le possibilit di uscire dal gioco divertente, ed entrare nel
rancore pi astioso, sono piuttosto concrete.
Una buona guerra goliardica dovrebbe contenersi a cose tipo scherzi reciproci, uccellagioni di insegne, rapimenti di membri eminenti dell'Ordine avversario, stremanti e accaniti bar, pubbliche prese per il culo, al limite (ma proprio al
limite) bicchierate di vino pisciato somministrate al nemico.
Tutte cose che, anche senza guerra, dovrebbero essere il pane quotidiano di
ogni Goliarda che si rispetti, con la differenza che, in caso di conflitto, il numero
di questi giochi e di queste provocazioni aumenta vertiginosamente verso un rivale dichiarato.
In un ambiente fatto di eccessi, di scarsit di inibizioni e di prime donne,
com' la Goliardia, un attimo che le cose prendano una brutta piega. Quello
che, per quanto provocatorio, dovrebbe rimanere comunque gioco, finisce spesso
col diventare risse, lassativi nei bicchieri, scherzi di pessimo gusto e simili. Con
tutti i rancori e le vendette, promesse e realizzate, che ne conseguono da entrambe le parti.
Il problema che la cosa pi naturale dichiarare guerra a chi ti sta sui
coglioni, mentre con chi ti sta sui coglioni non affatto naturale comportarsi bene, anzi! L'ideale sarebbe quindi aprire le ostilit solo con Ordini amici, di cui si
ha stima, con cui davvero improbabile oltrepassare i confini del rispetto e della
civilt. Quello che nasce come gioco rimarrebbe gioco, e sarebbe divertente per
tutte le parti in causa.
Come ultime considerazioni vorrei segnalarvi che esistono delle guerre
storiche, mai formalmente dichiarate, ma mantenute vive da generazioni di Goliardi. Qualche esempio: Padova vs Bologna, Perugia vs Camerino, Parma vs Modena, giusto per citarne qualcuna di quelle tra Piazze.
Non mi metto a citarvi le ostilit fra Ordini, tanto sono sotto gli occhi di tutti, basta avere un minimo di spirito di osservazione e le inquadrate subito tutte.
Sono rivalit, queste, che risalgono a decine di anni fa, e che ormai fanno
parte integrante del gioco dei Goliardi nati sotto quei colori. E per fortuna ci sono!
A ripensare al mio percorso da Attivo, se non avessi avuto dei buoni rivali con cui
scontrarmi, in accanitissima lotta col mio Ordine o con la mia Piazza, certe serate sarebbero state proprio pallose.
Non sto a nominarvi per paura di scordare qualcuno, per cari stronzi di
quando ero matricola io, di quando ero Attivo per numero di bolli e per operativit sul campo, cari farabutti con cui ogni occasione era buona per scannarsi allo
stremo, cara gentaglia con cui la provocazione e l'affronto erano routine: grazie!
Se allora mi stavate sul cazzo adesso ricordo quelle baruffe, e le vostre
facce di merda, con molta nostalgia ed anche un po' di affetto.
Basta, sto diventando mieloso e romantico. Meglio cambiare argomento.
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ORDINI e SOVRANIT
Un Ordine una compagine di Goliardi uniti da medesime insegne.
Per un osservatore superficiale questa potrebbe essere una definizione perfetta, che per anche estremamente limitativa e troppo semplicistica.
La spiegazione di un Ordine in questi termini poteva andare bene anni fa,
quando si sapeva perfettamente che, dietro queste brevi parole, l'intenzione era
qualcosa di molto pi profondo e articolato. Adesso, alla luce dell'omologazione di
gioco che si vede in giro, caso di non sottintendere niente.
Quando ero matricola io ogni Piazza, ogni Ordine, aveva un proprio stile, un
proprio modo di fare Goliardia, per dirla come di diceva allora una propria scuola. Un bolognese lo riconoscevi subito dalla fantasia borderline, un padovano dal
formalismo fanatico, un triestino dalla fisicit spicciola, un fiorentino dalle velleit da eminenza grigia, ecc. I miei coetanei, e quelli pi vecchi di me, potranno
confermarvi queste differenze di stili sia fra Citt che fra Ordini.
Allora, rispetto ad oggi, non c'era una globalizzazione nel gioco, si intuiva
subito da quale Piazza uno provenisse. Talvolta si capiva anche a che Ordine appartenesse, bastava parlarci cinque minuti, non c'era nemmeno bisogno che indossasse le insegne.
Non eravamo cos monocromi e uniformati come purtroppo sono attualmente tanti degli Attivi. Quando ero matricola io le diversit negli atteggiamenti
mentali, e nelle forme di comportamento, erano la prima fonte di discussioni al
bar della Goliardia di quei tempi.
Dovrei attaccarvi un ulteriore pistolotto per specificare che questa Goliardia
2.0, cos appiattita e arida, causata da un uso sbagliato dei nuovi strumenti di
comunicazione, quali i social network, ma risulterei pedante e noioso. Per cui torno al tema iniziale e vedo di fornirvi una definizione pi completa di Ordine.
Un Ordine non solo un gruppo di Goliardi che portano le stesse insegne,
in un Ordine che si rispetti gli individui che lo compongono condividono anche
una storia collettiva, un determinato modo di giocare e di porsi con i Fratelli di altri Ordini, uno stile che li identifica quali appartenenti a quel gruppo specifico e
particolare.
Portare certi colori significa, insomma, avere una forma mentis e un modus
operandi comune, immediatamente riconoscibile, e di cui ci si fa vanto come e pi
delle insegne che si indossano. Inoltre un Ordine non va mai inteso solo per quella quindicina di persone, pi o meno Attive, che lo bazzicano, ma come l'insieme
di tutti i suoi affiliati, dal fondatore all'ultima merdaccia processata. Ovvero come
l'insieme delle esperienze, delle personalit e delle vicende individuali di tutti i
membri, dalla costituzione ai giorni nostri.
Intendere un Ordine in questa maniera prevede, naturalmente, che ci sia
una profondissima diversificazione fra i vari gruppi. In una situazione cos impensabile che un perugino giochi come un milanese, o un torinese come un ferrarese, ecc. Perfino nella stessa Piazza si noterebbero differenze di gioco fra i vari
Ordini Vassalli.
Ognuno dovrebbe avere un proprio modo di fare Goliardia, accomunato da
valori accettati da tutti e consuetudini per lo pi condivise, ma espresso in diffe48

renti e molteplici modalit di portare avanti il gioco. Per cui vedere tanti Attivi di
Citt diverse che fanno le stesse cose, allo stesso modo, con le stesse logiche, con
comportamenti identici e percorsi mentali standardizzati, da un lato mi fa male al
cuore, dall'altro mi fa girare i coglioni.
In tutto il testo, per individuare i gruppi di Goliardi accomunati da medesime insegne, ho utilizzato per praticit il termine Ordine. In realt la situazione
molto pi variegata e caleidoscopica, avrei dovuto parlare di Accademie, Balle,
Confraternite, Ordini, Vole, ecc.
Le differenze fra queste realt sono soprattutto di due tipi: l'organizzazione
interna della gerarchia, e il rapporto con l'Ordine Sovrano della propria Citt.
Entrare nel dettaglio pi di cos sarebbe infilarsi in un labirinto senza uscita: sono talmente tanti i gruppi di Goliardi accomunati da un insegna, che risulta
impossibile descrivere le migliaia di differenze che intercorrono tra loro.
L'unica sarebbe stilare un elenco con tutti gli Ordini italiani e segnalare per
ognuno di essi le varie caratteristiche e peculiarit. Lavoro ingrato e certosino,
per cui se volete approfondire: arrangiatevi. Fate alla solita maniera, vi pigliate un
membro dell'Ordine di cui volete sapere vita morte e miracoli, e ve lo portate al
bar. E visto che in Goliardia le informazioni andrebbero pagate, per farvi raccontare offrite voi.
Ogni Ordine di regola ha un proprio statuto, ovvero un documento ufficiale
che ne specifica le caratteristiche, norma la scala gerarchica interna, sancisce eventuali deroghe alle consuetudini comuni per gli usi particolari. Se si tratta di
Ordine Vassallo necessaria l'approvazione del Capo Citt affinch lo statuto sia
formalmente valido, e l'Ordine venga riconosciuto ufficialmente.
Nel caso si costituisca un Ordine nuovo, necessario un atto formale di legittimazione, sottoscritto dal Sovrano della Piazza dove il gruppo esordiente svolge
la propria attivit.
Di norma questa autorizzazione, espressa attraverso una bolla di riconoscimento (vedi BOLLE), ottenibile soddisfacendo alcune condizioni imposte dal
Capo Citt. Un numero minimo di membri, il compimento di determinate imprese
goliardiche, la partecipazione ad alcune riunioni di altri Ordini, e/o l'organizzazione di eventi, sono quelle pi gettonate. Lo scopo di queste richieste dimostrare che la nuova compagine ha i numeri, la voglia, le capacit e pi in generale
le palle, per costituirsi Ordine e fare Goliardia.
Questa convalida, che autorizza lo svolgimento di attivit goliardiche a livello locale, cio nella propria Citt, necessaria, ma non sufficiente, per il riconoscimento dell'Ordine stesso a livello nazionale.
In passato, cio negli anni '60 del secolo scorso, questa legittimazione venne concessa a moltissimi Ordini attraverso i C.S.G.I. (Consiglio Superiore della
Goliardia Italiana). Si trattava di convegni a cui erano invitati i Principi di Goliardia delle varie Citt, i quali si prefissarono di organizzare a livello nazionale la
moltitudine di gruppi di Goliardi che si erano formati allora.
Il tentativo risult vano, per la natura stessa della Goliardia, tendenzialmente anarchica e insofferente alle imposizioni dall'alto da parte di qualsivoglia
auctoritas, per in quelle occasioni venne stilato un elenco contenente la stragrande maggioranza degli Ordini ufficialmente legittimati operanti in Italia.
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Da allora la lista non stata pi aggiornata, per cui per vedere ratificato il
proprio diritto a fare Goliardia da tutti i Fratelli italiani, per consuetudine si intraprende un altra strada. Ossia organizzare una cena ufficiale di riconoscimento,
fatta con tutti i crismi di N.S.M. (vedi CENE e FESTE), aperta a tutte le Citt e a
tutti gli Ordini d'Italia.
La presenza stessa degli altri gruppi di Goliardi costituisce l'indice di gradimento della nuova compagine sul piano nazionale, cio il livello di riconoscimento di quelle insegne fuori dalla Piazza di appartenenza.
Quando ero matricola io era cosa eccezionale vedere insegne non riconosciute girare per le Piazze, qualche contestatore contrario ai colori incriminati sarebbe sicuramente saltato fuori, magari arrivando anche a strappare le insegne
ritenute illegittime.
Oggi invece sono tutti disposti ad accettare tutto. Come se il diritto a fare
Goliardia e ad essere Ordine non fosse un privilegio da acquisire con impegno,
ma chiunque, a proprio tiramento di culo, fosse legittimato a mettersi addosso
qualsivoglia straccio colorato.
Un gruppo pu anche bazzicare due anni per le Piazze, prima di organizzare
una cena, e magari nemmeno di riconoscimento ufficiale. Tanto a nessuno verr
mai in mente di mettere in discussione il loro diritto a farlo. Nessuno realizzer
che il caso di portarli al bar, e fargli un sacrosanto culo a strisce, per testare
se sono davvero Goliardi o presunti tali. Per valutare se hanno le palle per portare
insegne simili alle tue, o se invece stanno usurpando dei diritti che tu hai e loro
no: portare un mantello e una placca, definirsi Nobili, dichiararsi Ordine, processare matricole, ecc.
Quello che mi lascia perplesso come gli attuali Capi Ordine permettano
che chiunque possa dichiarare uno status pari al loro, come i Nobili Attivi accettino che qualunque persona si fregi di Nobilt goliardica, come i Sovrani non si
interessino se i colori che girano per le loro feste siano o meno riconosciuti e ufficiali.
Sono davvero stupito da tutti quegli Attivi che, pur ricoprendo una carica
importante, permettano a chicchessia di ostentare uno status goliardico senza
aver fatto nulla per poterselo meritare. Probabilmente non si rendono conto che
questo atteggiamento, cos permissivo e menefreghista, come diretta conseguenza
tolga Nobilt alle loro stesse insegne. Se tutti possono definirsi Capo Ordine, essere tali non pi n elite n privilegio. Se tutti possono dichiararsi Nobili, il tuo
status, caro Nobile Attivo di Ordine riconosciuto, varr decisamente molto meno.
Quando un Ordine per scelta dei propri membri, o per scarsit di numero
degli stessi, non pi operativo, si parla di Ordine in sonno. Tale condizione dovrebbe essere solennizzata da una cena.
Un Ordine in sonno non pu pi processare nuovi accoliti, modificare l'assetto gerarchico di chi gi membro, cambiare il proprio statuto, ecc. Tutti gli affiliati al gruppo vengono congelati nella loro ultima carica, mantenendo comunque il diritto a portare le loro insegne e il loro ruolo.
Ci non toglie che tale Ordine possa essere risvegliato, se ha la fortuna di
trovare una combriccola di baldi Attivi volenterosi di rimettere in piedi la baracca.
Per ricominciare l'attivit goliardica necessaria un'autorizzazione del Capo
Citt, ottenibile appagando una serie di richieste, del tutto simili a quelle per l'a50

pertura di un nuovo Ordine. Inoltre imprescindibile anche una cena di risveglio,


per farsi riconoscere dal resto di Italia il diritto a tornare a girare con le insegne
uscite dal sonno.
In alcune Piazze, per esempio Bologna, spetta all'Ordine Sovrano Maggiore
l'autorit di dichiarare l'ingresso in sonno dei propri Vassalli. In altre, ad esempio
Padova, la cessazione delle attivit goliardiche si fa ma non si dice, perch per
consuetudine cittadina o per lacuna statutaria un Ordine non tenuto a dichiarare il suo status di dormiente.
Tanti Ordini, adesso e anche in passato, sopravvivono nonostante abbiamo
pochissimi membri, a volte solo il Capo Ordine. Personalmente ritengo sia pi decoroso un ingresso in sonno volontario e ufficializzato da una cena, piuttosto che
un agonico tirare a campare, atteggiandosi come se il gruppo fosse numeroso come gli altri. Scelta legittima, ma che non condivido.
Gli Ordini si dividono in tre categorie legate alla loro Sovranit:
Maggiori:
Minori:

Vassalli:

hanno Sovranit su territori sedi di Atenei, il Fittone a Bologna, il


Griphonato a Perugia, il Corno a Torino, il Granducato a Camerino,
ecc.
hanno Sovranit su territori senza Universit, o con facolt distaccate
e sedi dipendenti, per esempio la Papera d'Oro a San Severo (FG).
Molti di questi, oggi, fanno comunque riferimento ad un Ordine Sovrano Maggiore, per esempio il Principato di Piombino (LI), de facto
Vassallo del Torrione di Pisa pur mantenendo una certa autonomia.
fanno Goliardia in Citt sedi di Universit, ma sono sottoposti all'autorizzazione e al controllo dell'Ordine Maggiore. Possono avere diritti
di Sovranit a vario titolo su concessione dell'Ordine Sovrano. La
grande maggioranza degli Ordini attualmente operanti rientra in questa categoria.

La Sovranit territoriale prevedrebbe la possibilit di costruire una piantina


politica dell'Italia, con le zone divise a seconda dell'Ordine Maggiore di riferimento. Quando ero Attivo ho provato a disegnare questa mappa, ma con pessimi
risultati. Ci sono troppi territori di difficile attribuzione, in quanto storicamente
contesi fra varie Piazze: Reggio Emilia da sempre disputata tra il Duca di Parma
e il Duca di Modena, Rovigo tra il Tribuno di Padova e il Duca di Ferrara, la Lunigiana tra il Torrione di Pisa e il Duca di Parma, ecc.
Allo stesso modo ci sono territori, storicamente soggetti ad un Ordine Sovrano, dove un Ordine Minore o Vassallo ha tentato di creare una propria autonomia: per esempio Verona dove i Cavalieri Ghibellini hanno provato a staccarsi
dal dominio del Tribunato di Padova.
Bisogna tenere conto della diversa situazione creatasi negli anni. Nel dopoguerra (congresso dei Principi di Goliardia e dichiarazione di Ca' Foscari) le citt
universitarie italiane erano meno di venti, di cui oltre una dozzina firmatarie dei
primi regolamenti. A queste si aggiungevano alcune sedi distaccate, poi aumentate negli anni a dismisura. Quindi si proceduto all'apertura di numerose nuove
Universit, o alla trasformazione di sedi in centri indipendenti. Il conteggio adesso
attorno al centinaio.
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Tra le velleit di protagonismo di singoli o gruppuscoli, e il minimo storico


di presenze in Goliardia, si arriva logicamente alla frantumazione attuale, con la
difficolt di capire o distinguere tra Ordini Maggiori, Minori o Vassalli, e la complessit di attribuzione di molti territori. La confusione il risultato inevitabile.
Non confondete Sovranit territoriale e territorialit, anche se i termini
sono simili indicano due cose molto diverse tra loro. La prima si riferisce ai diritti,
che a vario titolo, un Ordine (Maggiore, Minore o Vassallo) pu vantare su una
determinata area geografica.
Invece la seconda riguarda per lo pi gli Ordini Minori o Vassalli, e specifica
che i membri di quel gruppo, che si definisce territoriale, provengono tutti dalla
medesima zona. Ad esempio: il Califfato a Perugia annovera Goliardi del sud Italia, la Melangola a Bologna raccoglie abruzzesi e molisani, ecc.
Per lo meno una volta era cos. Oggigiorno, per colpa dello scarso numero di
studenti che fanno Goliardia, gli Ordini territoriali ancora in attivit raramente
impongono limitazioni di origine geografica ai loro aspiranti.
Esistono dei particolari Ordini che sono per chiamata. A differenza di
quelli matricolari, che accolgono nuovi membri a seguito di un processo, questi
sono formati da Goliardi nati sotto altri colori e insigniti nell'Ordine per meriti goliardici, o per situazioni particolari, piuttosto che per semplice tiramento di culo
del Capo Ordine. Come esempio cito il Goliardico Nobilissimo Ordine Cavalleresco
di Slavonia, Ordine Equestre di Bologna, che raduna circa 400 Goliardi di tutta
Italia.
Concludo segnalandovi la presenza di due Ordini nazionali: la Sacra Golia
Confraternita e il Sovrano Ordine Goliardico dei Clerici Vagantes.
La Golia nata come tentativo di federare Ordini gi esistenti, in un insieme di Principati (ovvero Universit) dislocati su tutto il territorio italiano, tutti facenti riferimento al Capo Ordine (il Golia), e organizzati in unica Confraternita
con ampia autonomia dei singoli gruppi. Attualmente opera solo a Milano.
I Clerici Vagantes sono un Ordine che raggruppa Goliardi provenienti da diverse Piazze italiane, il cui cursus honorum si svolto sotto le insegne di Ordini a
carattere locale. La Sovranit Maggiore dei Clerici il corrispettivo goliardico dei
diritti di Sovranit di Stato dei Cavalieri di Malta, ovvero pur non avendo sede fissa, il loro diritto a svolgere attivit goliardica in maniera indipendente, e la loro
Sovranit, risiedono nella figura stessa del Capo Ordine (il Gran Priore).

OSPITI
In Goliardia l'ospitalit sacra, per cui chi ospitato va trattato in guanti
bianchi, sia che si tratti di una semplice riunione, di una cena o di una festa delle
matricole in grande stile.
Chiaramente l'ospite deve sapersi comportare, rimanendo nei confini del rispetto e dell'educazione nei confronti dei padroni di casa. Se per caso oltrepassa
tali limiti perde il suo status e, da gradito e benaccetto, migra in quello di rompicoglioni. Sar quindi diritto e dovere degli anfitrioni cacciarlo malamente dal con52

sesso, restituendogli eventuali doni che ha portato, o un pari valore in B.T.Vque


se fossero gi stati consumati.
Quando si ospiti buona abitudine non presentarsi mai a mani vuote, va
sempre portato qualche omaggio. Magari una bottiglia di vino senza pretese o un
pacchetto di sigarette, comunque si dovrebbe avere qualcosa da condividere con
chi ci ospita: segno di cortesia e di riconoscenza goliardica.
Quando ero matricola io, se qualcuno portava del vino in dono, l'anfitrione,
anche se non apriva subito la bottiglia, al momento di stapparla chiamava chi
gliene aveva fatto omaggio e ne condivideva con lui. Omettere questa attenzione
era considerato scazzo.
Oggi pi di una volta ho avuto modo di vedere padroni di casa di merda
che, invece di condividere il vino con il suo latore, lo bevono per i cazzi loro, o si
portano a casa la bottiglia intonsa. Come se questo atteggiamento fosse la normalit, e non una mancanza di riguardo ed educazione verso chi generosamente ha
portato l'omaggio.
Se un ospite Nobile nel suo diritto portarsi appresso uno scudiero o una
valletta, che naturalmente deve risultare gradito agli anfitrioni.
Consuetudine vuole che per gli ospiti che sono Capi Citt, Capi Ordine o
Nobili Facenti Funzione, i padroni di casa concedano loro un posto di rappresentanza in Tavola Alta. Visto che i posti sono sempre limitati il diritto a sedersi sar
secondo R.O.G., ovvero prima i Sovrani, se resta posto i Capi Ordine e a seguire i
Facenti Funzione.
Questo alle cene, durante le riunioni, dove la situazione pi elastica, gli
anfitrioni solitamente concedono ai loro ospiti Nobili un posto in Tavola Alta, o
quanto meno la possibilit di accedervi se hanno voglia di farlo.
Ultima cosa da ribadire il fatto che per avere bisogna dare. Nessuno pu
avere la pretesa di essere trattato come la Regina di Inghilterra, se non lui stesso il primo a trattare i suoi ospiti allo stesso modo.

PRESENTAZIONE
Nella vita di tutti i giorni la buona educazione prevede che, se in qualche
occasione non si conosce qualcuno, ci si vada a presentare. Lo stesso discorso vige anche in Goliardia seguendo il R.O.G.: il minor sempre tenuto a presentarsi
ai Maiores che non conosce, se non lo fa commette uno scazzo.
Nella larga maggioranza delle Citt italiane ci si presenta porgendo la mano
destra, in una particolare stretta di mano all'altezza del petto, invece a Padova, la
mia Piazza di provenienza, ci si abbraccia prima a destra e poi a sinistra. Altrove
gli abbracci sono tre. Ovunque il minor si avvicina all'orecchio destro del Maior e
gli dice il proprio nome, la carica e l'Ordine di appartenenza, viceversa sar poi il
Maior a fare la stessa cosa.
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La presentazione va fatta a voce adeguatamente alta e scandita. Non sussurrate il vostro nome, anche se vi fa schifo e resta quello, tanto vale che lo portiate con onore.
Inoltre non si lascia mai la stretta di mano, o l'abbraccio, prima di essersi
presentati entrambi, il Maior con cui state facendo conoscenza potrebbe sospettare che non ve ne freghi nulla di sapere chi , e ovviamente vi farebbe il culo per la
scortesia presunta.
Una volta che ci si presentati bene ricordarsi il nome della persona conosciuta, dimenticarlo o sbagliarlo storpiandolo uno scazzo, una mancanza di
rispetto, una dimostrazione che del tizio non ve ne frega nulla.
Quando ero matricola io i nomi lunghi erano piuttosto rari, adesso invece
c' la mania stupidissima di dare alla gente nomi infiniti, per cui mi capitato recentemente di sentire due popolani presentarsi pi o meno cos cos:
- Sono Pippo Pipparolo Minchiobombo Caccapip Bib Bob Stupidello Mollocacchio Alitossico Unghiaincarnita, casacchino dell'Ordine del Pertugio Anale
- Come posso chiamarti?
- Pippo
- Io invece sono Lello Somarello Ciucciacicci Bietolone Callialculo Emorroidella Sodomofilo Fallocefalo Pestalamerda, saiettazzo della Confraternita delle Coliche Intestinali
- Come posso chiamarti?
- Lello
Al che il mio primo pensiero stato: ma che cazzo vi servono duemila nomi
se poi vi fate chiamare da tutti Pippo e Lello?! Io al mio nome e al mio appellativo ci tengo, e mi presento con orgoglio come Seneca il Logorroico. Se dopo la
presentazione qualcuno prova a chiedermi come mi pu chiamare, la risposta
ovviamente Seneca il Logorroico.
Cari Capi Ordine, ci pu stare il giochino di dare ad uno dei vostri un nome
lunghissimo, per il gusto di mettere in difficolt quelli con cui questo si presenta,
costretti loro malgrado a ricordarsi tutta la litania. Se un Goliarda su cento ha un
nome infinito la trovata pu anche risultare divertente, ma siccome adesso la
proporzione nove col nome lungo per uno col nome breve, mi pare una puttanata senza alcuna originalit. Tanto pi che i proprietari del nome filastrocca non
pretendono che la gente se li ricordi per intero, ma ammazzano il vostro gioco
permettendo agli altri di usare solo il primo della lista.
Questo uso di nomi lunghi puzza di barocchismo, di inutile infiorettatura,
di costruzione estetica atta solo a coprire vuoti e lacune sostanziali.
Non dico che non vadano dati eventuali secondi nomi, ma se vengono concessi dev'essere per qualcosa di veramente memorabile, non per una stronzata
qualsiasi. Cos chi li porta lo fa con onore, e si incazza se qualcun altro se li dimentica. Invece quest'abitudine di allungare il brodo del nome ha portato a far si
che conti solo il primo, e gli altri siano, per chi li deve dire e per chi li deve ascoltare, solo una tiritera di parole vane dette mentre ci si presenta.
Mi chiedo dove stiano cultura e intelligenza nello sciorinare una cantilena
senza alcun significato.

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PROCESSO
Il processo il rito di iniziazione che una matricola compie per entrare in
Goliardia. I Nobili che presiedono il rito possono in questo modo testare le capacit dell'aspirante, cio valutare se sia adatto al gioco goliardico e all'Ordine in cui
chiede di entrare.
L'ingresso in Goliardia e l'ammissione in un Ordine sono due passaggi distinti. La consuetudine pi comune vuole che, alla fine del processo, come primo
atto l'aspirante venga accettato in nostra magna familia goliardica, solo successivamente vi sar l'accesso all'Ordine. La maggior parte degli Ordini sbriga questo
secondo passaggio immediatamente dopo il primo.
Tutti gli Ordini in attivit, salvo quelli puramente onorifici, hanno diritto a
processare i propri aspiranti, e qualsiasi studente universitario pu ambire a indossare una feluca e delle insegne, sottoponendosi ad un processo goliardico.
preferibile farlo da matricole, per godersi pi anni di Goliardia, ma uno pu venire processato a qualunque et, purch sia regolarmente iscritto ad un Ateneo.
Consuetudine vuole che l'aspirante porti un dono in Bacco, uno in Tabacco
e uno in Venere al gruppo che lo processer. Per alcuni Ordini necessaria anche
una domanda in carta opportuna, ovvero una richiesta di accettazione fra i Fratelli scritta su un materiale fantasioso e goliardico: dalla carta igienica alla tavoletta del cesso, dalle mutande, di una che ti sei scopato, al tuo culo, dove ti sei
scritto il testo con l'indelebile.
Molti Ordini prevedono anche che il processato porti la sua feluca nuova di
fabbrica la sera stessa dell'iniziazione.
Non ci sono norme specifiche che definiscano le forme del processo goliardico, salvo il fatto che il processato, pur non potendo rifiutare nessuna prova, rimane comunque libero di andarsene in qualunque momento.
Storicamente il processo era costituito da un vero e proprio tribunale, con
accusa, difesa, e quant'altro facesse parodia della corte di giustizia. Oggi alcuni
utilizzano ancora questa formula, altri la usano sporadicamente, ma in generale
ogni Ordine processa senza un rituale prefissato. Semplicemente recitano a soggetto, a seconda delle caratteristiche dell'aspirante, dell'estro del momento e del
quantitativo di Bacco ingerito dalla Tavola Alta.
Per la maggioranza degli Ordini il processo si svolge in una serata, anche se
ci sono realt dove il processo dura anche un anno. Per lo meno quello del tutto
in una sera la consuetudine generale, poi in Goliardia il tempo un concetto
molto astratto. Ci sono state circostanze dove la serata partita alle due del
pomeriggio per finire alle cinque del mattino successivo, e casi dove il processo
durato per pi riunioni consecutive.
Quando ero matricola io, per accettare in Ordine un Tizio, lo processammo
tre volte di fila. I tre processi furono una peripezia, se dovessi raccontarveli nel
dettaglio mi ci vorrebbe un altro testo interamente dedicato alla vicenda.
E comunque non lo potrei fare; il processo segreto, e l'unica persona autorizzata a parlarne a terzi il processato. assodato che la Goliardia un paese
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piccolo dove la gente mormora, anzi il crocicchio delle comari, dove l'arte di farsi
i cazzi propri non mai arrivata. Ci nonostante non si parla dei processi altrui
con chi non era presente, non si fa. una mancanza di rispetto sia nei riguardi
della privacy del processato, che verso l'Ordine che presiedeva il rito. Omert mafiosa, insomma. Sono conscio che per dei pettegoli come i Goliardi sia un concetto
difficile da accettare, ma bisogna fare uno sforzo e riuscirci.
Per questi motivi di privacy e rispetto anche assolutamente vietato fotografare, fare videoregistrazioni, ecc. durante un processo.
Ogni Piazza, ogni Ordine, ha il proprio rito per l'ammissione dell'aspirante
in N.S.M. Non esiste una forma canonica comune a tutti, salvo il battesimo del
neo Goliarda in Bacco, Tabacco e Venere (vedi DIVINIT), e per molti anche l'uso
del sale (salis sapientiae) e del pepe (pepis argutiae).
Recentemente mi capitato di essere invitato, da svariati Ordini, a qualche
processo. La cosa che ho notato in quasi tutti i casi che la serata dopo un po'
degenera nel casino pi totale, come se si trattasse di una riunione qualsiasi.
L'attenzione verso il processato cala, e a prendersene cura rimangono due o tre
persone al massimo. Succede talvolta che qualcuno dalla Tavola Alta richiami alla
disciplina i vari membri del gruppo, i quali magari lo cagano per due minuti giusto per dargli il contentino, e poi continuano col farsi i cazzi loro.
Questo modo di processare mi sembra un enorme stronzata. Non dico che
durante il processo non debba volare una mosca, mi rendo conto che in un consesso di ubriachi la cagnara pi anarcoide di casa, ma importante ricordarsi
che durante questo rito la serata appartiene all'iniziato, lui ad essere il protagonista.
Tutto l'Ordine, non solo parte della Tavola Alta, tenuto a testare un possibile Goliarda. Non ci si limita a farlo ubriacare a merda, e mandarlo nudo a fare
cose ridicole. Certo, anche quello fa parte del processo, ma ci che fondamentale valutare le capacit dell'aspirante a cavarsela nei giochi che incontrer durante il suo percorso in Goliardia. E tutti, dal Capo Ordine all'ultimo popolano,
devono collaborare per eseguire al meglio questa verifica.
Quando il processato entra bendato in sala, la situazione dovrebbe essere il
pi possibile sfavorevole nei suoi riguardi. Deve trovarsi solo contro tutti, e dimostrare di avere le palle per reggere gli affondi, verbali e non, da parte dell'intero
Ordine che lo sta processando.
Inoltre bene che un aspirante intuisca, fin dalla prima sera, che il gruppo
in cui sta per entrare una realt unita, compatta e monolitica.
Va ricordato poi che il processo (anche se diluito in pi serate) un rito che
la matricola compie una volta sola, e che ricorder per tutta la vita, per cui ritengo giusto che le attenzioni di tutti siano sempre focalizzate su di lui.
Quando ero matricola io funzionava esattamente cos: il processato era il
bersaglio di un gruppo ordinato e compatto, tutti lo tenevano attentamente sotto
tiro. L'aspirante si vedeva costretto a tirare fuori carattere, fantasia e spirito di iniziativa per superare le prove e i disagi che gli arrivavano da ogni parte.
Era una sorta di imprinting: te la ricordavi bene quella serata. E ti ricordavi
bene che il culo ti veniva fatto da tutti, e che tutti erano impegnati esclusivamente a fare il culo a te. Quindi imparavi da subito che in Goliardia bisognava girare
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a chiappe strette, occhi aperti, e orecchie tese, perch non sapevi da dove sarebbe
arrivata la prossima inculata.
Chi entra in Goliardia adesso che idea si pu fare dell'Ordine che lo processa, e di N.S.M. in generale, se dopo un po' tre quarti di Ordine si fa i cazzi propri
nella confusione pi totale? Ovviamente creder che un ambiente dove lecito
fare qualunque cosa, in cui regna praticamente solo il casino. Penser che alcuni
tizi con i mantelli pi vistosi comandano, ma chiunque pu fare quello che gli gira
di fare, passandosela pi o meno impunito.
Proviamo a spostarci avanti nel tempo: una matricola a cui inizialmente
stata data questa opinione della Goliardia che tipo di Nobile sar? Uno di quelli
capaci di tenere, gestire e inquadrare un Ordine, o un cazzone per cui la regola
saper star dietro a un pollaio di galline starnazzanti? A voi la risposta.
Altra cosa che mi fa venire rabbia notare quanto sia calata la parte dialettica nei processi. al processo che si insegna all'aspirante che le parole in Goliardia sono macigni, ma se tu non lo fai parlare, o peggio non lo sai ascoltare,
come cazzo glielo insegni?
Quando ero matricola io era consuetudine far discorrere il pi possibile la
matricola, allo scopo maligno di rivoltare a suo svantaggio qualunque cosa dicesse. Non che mancassero prove fisiche, semplicemente le varie leonatio, mattonatio, candelatio, ecc. non venivano imposte al processato senza alcun motivo, come
mi capitato di vedere ultimamente, ma si proponevano di solito come inevitabile
conseguenza a qualche stronzata che aveva detto o fatto.
Era fondamentale insegnare che in Goliardia ogni pensiero, parola, opera e
omissione, conducono sempre a risvolti ed effetti, qualche volta piacevoli, molto
pi spesso no.
Cos come trovo sciocco, inutile e anche deleterio ubriacare il processato fino allo sbocco e oltre. Ci sta che l'aspirante Goliarda sia cotto a puntino, ci mancherebbe altro, ma togliendo completamente lucidit a una persona, ti risulter
impossibile testarla per le sue capacit umane, ai fini dell'ingresso in Ordine.
Uno che sbronzo marcio buono solo a fare pagliacciate, ma un processo
fatto solo per ridicolizzare una matricola, converrete con me, pi vicino al nonnismo da caserma che a un rito di ingresso in N.S.M.
Va ricordato poi che il processato non paga. Ovvero quando si raccolgono i
soldi consuetudine che l'Ordine gli offra la serata.
Cos come, a processo terminato, il neo Goliarda, su di giri per il Bacco ingerito, non rientra mai da solo a casa, ma viene accompagnato da qualche Fratello a cui stato dato l'incarico di prendersene cura.
Un consiglio: non tutti sono fatti per la Goliardia, e la Goliardia non fatta
per tutti. Se il processato si dimostra essere un minchione antipatico speditelo a
casa. Meglio essere in pochi, ma buoni, piuttosto che riempire l'Ordine di teste di
cazzo solo per fare numero.
Altra dritta: se vedete che l'aspirante, pur mostrandosi un idiota, uno spocchioso o simili, comunque recuperabile, dategli un nome di merda tipo ti porto
a bolli, vado nudo o uccellami la feluca. Se resiste alle rotture di cazzo, che gli
arriveranno in fase di presentazione nei due mesi successivi, probabilmente ha le
palle per il gioco della Goliardia. Allora ve lo potrete tenere, magari cambiandogli
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il nome con uno pi decente. L'altra possibilit che al primo scoglio, nonch
scoglionamento, se ne vada da solo con le sue gambine.
Concludo sottolineando il fatto che una persona quando supera un processo viene accettata in N.S.M., quindi, se se per caso cambiasse Ordine, non ha alcun senso che il nuovo gruppo lo riprocessi: gi un Goliarda! Che gli faccia passare una o pi serate di rotture di coglioni ci pu stare, ma riproporre ad uno un
rito che ha gi passato, e di cui magari conosce gi i giochi e i trucchi, mi sembra
assolutamente stupido.
Per cui, per correttezza formale, non chiamerei processo la serata di ingresso in un nuovo Ordine, credo che il termine stasera ti facciamo un culo a tarallo e vediamo come te la cavi sia pi indicato e preciso.

QUESTUA
Quando ero matricola io, un mio Vecchio mi ha insegnato questa massima
che vi riporto: un Goliarda, anche se ha sempre le tasche vuote, comunque ricco delle proprie idee.
Per dirla in altro modo: un Goliarda normale sia perennemente squattrinato, ad ogni modo non si pone mai il problema del denaro. Grazie alla sua fantasia e alla sua intelligenza se la cava sempre, mantenendo comunque la dignit e il
decoro di uno studente universitario, ossia di una persona la cui cultura dovrebbe essere superiore a quella della maggior parte dei filistei.
Lo spirito con cui si dovrebbe questuare proprio questo. La questua non
accattonaggio, ma un modo raffinato di spillare denaro ai non Goliardi, senza
perderne in dignit personale. Il Goliarda che chiede soldi con formule tipo vuole
darci una mano per una festa studentesca mi ha sempre fatto incazzare, questo
un atteggiamento da barbone che domanda l'elemosina col piattino. Avete cervello e fantasia: usateli!
Quando ero matricola io c'era un Fratello che, questuando ad un incrocio,
imboniva la gente proponendosi come volontario di una fantomatica associazione
contro quelli che chiedono soldi ai semafori. Gli automobilisti ridevano per la
trovata, e intanto gli riempivano la feluca di quattrini.
Inoltre fondamentale ricordarsi che in questua ci si diverte. Non va presa
come un attivit il cui fine rimpinguare cassa Ordine, quella una conseguenza. Lo scopo principale divertirsi e profittarne per qualche piacevole lazzo o sfott ai filistei di turno.
Tanto pi che la questua non diretta solo a incassare soldi, anche le offerte in B.T.Vque sono sempre gradite. In realt qualunque elargizione, fatta di buon
cuore, andrebbe accolta con gratitudine. forse questa la parte pi divertente
delle questue, recuperare cose astruse solo perch sei riuscito a convincere la
gente che era il caso di dartele.
Quando ero Capo Ordine andammo, io e i miei sai, a questuare in un bar. I
titolari erano dei cinesi che capivano quattro parole in croce di italiano, e ovvia58

mente non avevano la pi pallida idea di cosa fosse la Goliardia, figurarsi la questua. Al nostro tentativo di fargli cacciare il baiocco fecero immediatamente orecchie da mercante, per cui glissammo su una offerta in Bacco. Anche per quello
muro totale da parte loro. Era diventato un punto d'onore: dovevo uscire dal locale con qualcosa in saccoccia. Tanto si disse e tanto si fece che alla fine ci presero
in simpatia, e ci regalarono quattro bottigliette d'aranciata. A distanza di anni
non ho memoria di quelli che quel giorno hanno dato dei soldi, per i baristi cinesi e le loro aranciate me li ricordo bene.
In quel periodo c'era un Ordine che aveva organizzato un giochino per la
questua, cos divertente e particolare che caso di farne menzione. Il gioco era a
squadre, e consisteva nello scambiare via via oggetti con cose di valore sempre
maggiore, convincendo passanti e negozianti ad accettare la permuta. I vincitori
erano quelli che riuscivano a recuperare la cosa pi bella, o pi interessante, entro un tempo stabilito. Partivano tutti da qualcosa di inutile, per non dire pattume, da quello recuperavano un cioccolatino, che veniva poi scambiato con una
penna, la penna lo barattavano con un giornale, il giornale con una maglietta, e
cos via. C' stato chi, da un tappo di sughero, alla fine del gioco tornato con un
motorino.
Non si pu questuare sempre e dovunque, il periodo e il luogo di questua
vengono sempre decisi dal Capo Citt, o dal Capo Ordine, che vanta diritti sul
territorio dove viene concessa. Farlo in zone che non sono di propria competenza,
o fuori dai limiti temporali permessi, considerato un grave scazzo e come tale va
pagato.
Solitamente i Sovrani concedono sempre un periodo per le questue prima
delle loro feriae. Per pu succedere che un Ordine, per organizzare un evento,
abbia bisogno di una questua straordinaria per tamponare le spese. Cari Capi
Ordine non esitate a chiedere la facolt di farlo al vostro Sovrano, se la richiesta
motivata da una cena o una festa, difficilmente vi negher il permesso. Ovviamente sempre una questione di do ut des, se vi stata data la possibilit di recuperare denaro, ma voi non avete avuto spese n concesso accrediti n offerto nulla,
sicuramente il Capo Citt vi far il culo, e col cazzo che vi lascer andare ancora
in questua straordinaria.
In caso di festa delle matricole, consuetudine accettata che gli esteri possano questuare nella Piazza che fa le feriae, al fine di recuperare di che mantenere le proprie crapule. Per la stessa ragione ammessa la questua itinerante durante il viaggio verso una feria o una cena, da quella in treno alle numerose fermate in Autogrill. In questo caso, naturalmente, non necessario richiedere l'autorizzazione dei Capicitt dei territori attraversati.
Per la questua del singolo o del gruppo, che cerca di recuperare qualcosa,
buona regola sfruttare le proprie capacit, magari aiutandosi con pochi accorgimenti ormai classici.
Molti fiorai sono disposti a regalarvi fiori appassiti, o foglie mosce. Preparate alcuni mazzolini, forse miseri ma di cuore, che provvederete a offrire alla bella
coppia di turno. Se accompagnati da sonetti e distici sia classici che improvvisati,
ottengono sempre un sorriso e una buona resa.
I cantori, muniti o meno di strumenti musicali, fanno sempre il loro effetto,
cos come i rimatori estemporanei raccolgono gli applausi, e un adeguato soldo.
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Quando percepisce i soldi un Goliarda non li prende mai con le mani, ma se


li fa riporre dentro la feluca. I quattrini sono un mezzo sporco per ottenere
B.T.Vque, un buon Goliarda tocca quelli, non certo il vile denaro. E a proposito di
quattrini, un piccolo trucco: non questuare MAI con la feluca vuota. Vuotarsi le
tasche e partire coi pochi spiccioli recuperati. Man mano che si raccolgono offerte, cambiare gli spiccioli in banconote. La loro presenza invoglia l'emulazione!
Il modo pi classico e il pi ufficiale per questuare attraverso le bolle di
questua (vedi BOLLE), cio dei documenti da smerciare agli esercenti cittadini, di
solito nel modo pi variopinto, fantasioso, brillante e grottesco possibile.
Ultimo punto da ricordare che non si questua mai ai Fratelli. Recentemente mi capitato di vedere un tizio fuori da una cena chiedere, feluca alla mano, denaro agli altri Goliardi. In altre parole provava a rubare in casa del ladro.
Non si fa! Da che mondo mondo i soldi si spillano solo ai filistei!
Al limite, quando un Ordine organizza una cena o una festa, si pu chiedere un contributo ai propri Vecchi, atto certamente borderline sotto l'aspetto formale, ma accettato e storicamente consolidato per molte realt, e comunque molto diverso dalla classica questua.

RAPIMENTO
Il rapimento goliardico, come altri giochi in Goliardia, sottoposto a consuetudini e norme ben definite, alcune di queste sono fondamentali per la validit
del gioco stesso, per cui necessario averne una buona conoscenza.
Esistono tre tipi di rapimento:
per accerchiamento: la tipologia di ratto pi comune, in cui il rapito viene circondato da un gruppo di Goliardi. Perch sia formalmente valido ogni
rapitore, in numero non inferiore a sette persone, deve avere un numero di bolli pari o superiore a quelli del rapito, gli eventuali altri
partecipanti non sono tenuti a rispettare questo parametro.
Secondo alcuni necessario che sussista anche parit (o superiorit)
di carica fra i sette rapitori e il rapito, cio per rapire un capo popolo
ci vogliono almeno sette capi popolo, per un Nobile sette Nobili, ecc.
Pur non contestando in toto la validit di questa scuola, trattandosi
di un gioco molto vecchio, risalente al periodo in cui si faceva Goliardia principalmente per bolli, ritengo che questi ultimi siano sufficienti
per la validit formale del gioco.
La parit di carica per generalmente, e assolutamente, richiesta
per le maggiori Dignit: Capi Ordine e Capi Citt. Risultando altrimenti troppo semplice il ratto.
per ratto forzoso: in questo caso il rapito viene prelevato di forza, ma senza violenza alcuna. Di solito lo si carica in macchina e lo si porta nel luogo
di detenzione predestinato. Qui non conta avere sette volte i bolli del
rapito, piuttosto necessario avere gente grossa disposta al lavoro
sporco. Sia chiaro che stiamo parlando di Goliardia, per cui nessu60

no deve farsi male. Se il rapito rischia di ferirsi per il trambusto e l'agitazione, seguite il buonsenso e interrompete il gioco. Usare la forza
significa tenere fermo qualcuno grazie alla propria massa fisica, non
certo pestarlo di botte o sottoporlo a qualunque forma di violenza.
Questo, tra l'altro, rientra nel classico gioco tra sodali, piuttosto che
tra nemici, anche per ottenere pi facilmente l'acquiescenza del rapito. Sono innumerevoli le volte in cui stato rapito il Capo di un Ordine con cui si in ottimi rapporti, un giorno o due prima della sua cena di abdicazione, solo per il gusto di vedere il panico degli amici costretti a riscattarlo in tempo.
per astuzia: in questa variante raffinata del ratto forzoso, viene approntato un
piano dove lo stesso rapito a infilarsi in trappola. Non ci sono limiti
alla fantasia per mettere in opera il progetto, salvo quelli dettati
dall'intelligenza e dal buongusto.
Il caso classico quello della bella figa prezzolata dai Goliardi, che invita il tizio che si vuol rapire ad un rendez vous amoroso nel proprio
appartamento. Se il tapino abbocca, invece della fanciulla tanto anelata, trover il gruppetto dei suoi rapitori.
Una volta dichiarato il ratto, un buon Goliarda, senza fare tanti capricci,
dovrebbe accettare serenamente il suo status di rapito. A seguito di questa accettazione anche possibile liberarlo dal luogo dov' detenuto.
Tale ammissione dell'avvenuto rapimento pu essere semplicemente orale e
risulta comunque formalmente valida, anche se sempre consigliabile fargli firmare una bolla di accettazione, per impedirgli qualsiasi tentativo di rimangiarsi la
parola data.
Nel caso l'ostaggio non accettasse il suo status, verr necessariamente costretto a rimanere nel luogo di detenzione fino a quando il suo Ordine non pagher il riscatto richiesto.
Il rapito, qualunque sia il suo valore e la sua carica, deve essere sempre
trattato come e meglio di una principessa sul pisello. Non potr in alcun modo
essere fatto oggetto di violenza, gli devono essere forniti B.T.Vque in quantit, e
nei limiti del ragionevole devono venire soddisfatte tutte le sue richieste.
Ovvio che se il tizio comincia a volere casse di amarone d'annata, scatole di
costosissimi cubani, mignottoni d'alto borgo, ecc. lo si manda affanculo, ma se le
sue pretese sono sensate e accontentabili vanno assolutamente soddisfatte.
Naturalmente l'ostaggio ha diritto a fare richieste proporzionate al valore
della sua carica, quindi se un Capo Citt vi chiede una bottiglia di champagne, o
un'onesta scopata, non potete esimervi dal fornirgliela. Allo stesso modo il luogo
di custodia dovr essere proporzionale alla Dignit goliardica dell'ostaggio: rinchiudere un Nobile in uno sgabuzzino o in un garage impensabile.
A ratto avvenuto i rapitori devono far pervenire all'Ordine del rapito una
bolla di riscatto (vedi BOLLE), assolutamente il prima possibile e comunque mai
oltre le 69 ore. In questo caso il giochino di aspettare l'ultimo minuto disponibile
non vale: sarebbe da stronzi tenere uno segregato per quasi tre giorni, senza che
nessuno sappia nulla.
Le richieste di riscatto devono sempre essere proporzionali al valore dell'ostaggio, oltre che ragionevoli e soddisfacibili dai sui Confratelli. Se viene rapito un
Capo Citt si potr chiedere di pi e di meglio rispetto al rapimento di un qualsi61

asi Mantato di Ordine Vassallo. Ci non toglie che, come per l'uccellagione, nulla
vieta di chiedere poco per ratti di cariche importanti.
Le considerazioni circa le richieste di riscatto improbabili, cio beni economicamente accessibili, ma di difficile reperibilit, che troverete quando scriver
circa l'uccellagione (vedi UCCELLAGIONE), non sono assolutamente applicabili in
caso di rapimento.
Chiedere cose rare e introvabili potrebbe costringere i rapitori a tenere in
custodia l'ostaggio magari per giorni, se non per settimane, in attesa del riscatto.
Ovviamente una cosa simile impedita da buonsenso e intelligenza, se non dalla
denuncia di scomparsa che i parenti del rapito faranno in Questura.
Una volta pagato il dovuto l'ostaggio pu considerarsi libero. Buona consuetudine vuole che il riscatto sia condiviso fra Ordine del rapito e rapitori. Allo
stesso modo quest'ultimi dovrebbero offrire B.T.Vque alla compagine del rapito, in
quantit e qualit vicine a quelle che hanno chiesto. un modo elegante, e una
prova coi fatti, per dimostrare che lo scopo del rapimento non era profittare del
riscatto, ma si giocato per il gusto stesso di giocare.
Se durante la detenzione il rapito riesce, per astuzia o destrezza, a fuggire,
o se i suoi riescono a liberarlo, si ha un caso di mancato rapimento. I rapitori
saranno tenuti quindi a offrire a lui e al suo Ordine il doppio di quanto avevano
chiesto nella bolla di riscatto.
Queste norme e consuetudini, accettate dalla maggioranza delle realt goliardiche, mi portano a fare alcune considerazioni: per questo gioco vale la medesima filosofia esposta per la guerra goliardica (vedi GUERRA). Si rapiscono gli amici o comunque le persone che ti stanno simpatiche.
sconsigliabile rapire uno che consideri uno stronzo o una testa di cazzo,
con quelli non si ha piacere a giocare, a condividere B.T.Vque, a passare del tempo insieme. Se si organizza un ratto lo si fa per divertirsi, per cui non ha senso iniziare un gioco con persone che, gi in partenza, sai che saranno solo una gran
rottura di coglioni.
Inoltre andrebbero rapiti solo Goliardi che siano quanto meno Mantati, al
fine di poter chiedere un riscatto decoroso, che soddisfi lo sforzo impiegato per
portare a termine il gioco.
Ricordiamoci che per un rapimento fatto a regola d'arte, i rapitori devono
predisporre una location dove custodire adeguatamente l'ostaggio, procurarsi
B.T.Vque sufficienti per il suo mantenimento (e anche per il loro visto che ne condivideranno con lui) e soddisfare in generale tutte le sue richieste. Oltre a preparare una bolla di riscatto fatta con tutti i crismi, e trattare la liberazione con l'Ordine del rapito. Insomma: un carico economico, organizzativo e temporale non da
poco. Il gioco deve valere la candela!
Non ha alcun senso, quindi, sbattersi a pianificare un ratto di popolano,
per poi poter chiedere al massimo una caraffa di vino alla spina, o un pacchetto
di sigarette gi iniziato.
Secondo alcuni possibile, per un Nobile, rapire una matricola avvolgendola col mantello. Formalmente una cosa discutibilissima, per l'imprescindibile
regola dei sette pari bolli poc'anzi espressa. Ma ipotizzando pure che si possa fa62

re, semplicemente mi chiedo cui prodest? Non certo al rapitore, che si vedr costretto a chiedere un riscatto miserabile, tanto meno alla matricola, il cui scarso
valore goliardico permette un mantenimento in B.T.Vque a livelli da minimo sindacale. Per cui questa del rapimento col mantello mi sembra proprio una grandissima stronzata.
Va anche detto che se il rapito un Goliarda di scarsa importanza, non
scritto da nessuna parte che il suo Ordine sia tenuto a soddisfare le vostre richieste per la sua liberazione. C' gente che, pur di non pagare, vi lascerebbe in ostaggio il Capo Citt, figuratevi un fagiolo o una matricola!
Quando ero Capo Ordine mi rapirono un popolano particolarmente rinco.
Nel momento in cui vennero a chiedermi il riscatto, la mia risposta fu tenetevelo. Ci provarono a tenerselo, ma il soggetto, per quanto buono e caro, era il campione mondiale degli storditi, per cui resistettero un paio d'ore e poi me lo rispedirono indietro gratis et amore.
Ultima considerazione: state molto attenti a chi rapite, nel senso che se
come riscatto chiedete cinque litri di vino, ma il rapito, notissimo ubriacone, come mantenimento ve ne consuma tre da solo, forse il gioco non stato cos conveniente come vi aspettavate.

RES GOLIARDICHE
Una definizione netta e univoca di res goliardica decisamente difficile da
formulare. Qualunque cosa io scrivessi, sono gi sicuro fin d'ora che ci sarebbe
qualcuno che troverebbe da eccepire, magari solo per il gusto meticoloso di fare la
punta agli stronzi, attivit parecchio diffusa nell'ambientino della Goliardia.
Per, per trattare questo argomento, mi trovo costretto a darla questa cazzo
di definizione. Per cui ci provo, ma vi avverto che pur essendo corretta, resta comunque imperfetta, opinabile e per nulla esaustiva. Ritenetela quindi valida in linea generale, ma con beneficio di modifica a seconda dei casi particolari.
Eccola qui: le res goliardiche sono tutte quelle cose materiali che, o per battesimo in B.T.Vque, o per loro stessa natura, o per accordo tra Goliardi (implicito
o espresso), costituiscono mezzi o fini per il gioco della Goliardia.
Al primo tipo appartengono le feluche, i mantelli, gli stendardi, le bolle, ecc.
Queste res diventano formalmente goliardiche dopo essere state battezzate con
Bacco, Tabacco e Venere. Esempio classico quello relativo al pileo, quando esce
dal negozio un semplice cappello, solo dopo il battesimo diventa res goliardica.
Attenzione: un manto o uno stendardo, che per consuetudine dovrebbero
venire sempre battezzati, sono comunque considerabili res anche se non avessero
subito il rito. E quindi passibili di tutti i giochi, uccellagione compresa! Portando
impresse insegne di Ordine di fatto rientrano nella prossima categoria.
Alla seconda specie appartengono quelle cose che sono ontologicamente
goliardiche.
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In primis tutto ci che B.T.Vque: i fiaschi di vino, le bottiglie di grappa, le


sigarette, i pornazzi, mutande e reggiseni dei Fratelli e delle Sorelle, ecc., la cui
Divinit della loro stessa natura le rende res goliardiche, senza la necessit di essere battezzate.
In secondo luogo le placche, alcuni gadget, certi ammennicoli, ecc., cio
tutti quegli oggetti che presentano insegne di Ordine. Queste cose non vengono
praticamente mai battezzate, ma portando impresso lo stemma e/o i simboli di
un Ordine riconosciuto, sono di fatto res goliardiche.
Ovviamente nell'applicare questa definizione ci vogliono buon senso e intelligenza, limitandola a quelle res che la Goliardia ha creato per il proprio gioco.
Per esempio alcuni Ordini hanno come simbolo lo stemma cittadino, il quale magari impresso anche nei tombini o nei cestini del Comune. ovvio che non ha
senso uccellare un tombino o un cestino. Stesso dicasi per i simboli di Universit,
anche se un Ordine sfoggiasse tale effige come insegna, sarebbe da sciocchi dichiarare uccellagione per la carta intestata del Rettorato.
Al terzo tipo appartiene una serie pressoch illimitata di oggetti vari.
Per esempio gli ammennicoli sono considerati res, anche quando non presentano insegne e simboli, in quanto tacitamente tutti i Goliardi li accettano per
tali.
Mentre si ha un caso di accordo esplicito quando un Goliarda, per capacit
dialettica, astuzia e fantasia, riesce a convincere un Fratello che una qualunque
cosa una res goliardica.
Quando ero matricola io un Anziano mi raccont il seguente gioco, che un
Fratello estero gli propose durante una festa della matricola a Padova. Erano in
discussione al bancone del Pedrocchi, quando al suo rivale venne un'idea. Si chin e raccolse da terra due bicchieri di plastica lerci e schiacciati, e disse facciamo che il bicchiere che ho nella mano destra la tua feluca e quello nella sinistra
la mia?. L'Anziano accett il gioco, e per tutta risposta l'altro s'infil i bicchieri
nella tasca del manto, dichiarando uccellata!. La trovata era cos carina, fantasiosa e inaspettata, che il mio Vecchio non pot esimersi dal riscattare il suo bicchiere calpestato.
Questo esempio spiega perfettamente come qualunque cosa possa essere
res goliardica, anche il pattume sul pavimento di un bar. Dipende dalla volont
dei Goliardi che, dando valore goliardico ad un oggetto, lo rendono in tutto e per
tutto una res.
Va infine chiarito perch identifico le res sia come mezzi che come fini.
I mezzi sono funzionali allo svolgimento del gioco goliardico stesso. Ad esempio la feluca, o un'insegna, vengono usate in vari giochi, allo scopo di ottenere
B.T.Vque in caso di vittoria. Le res che definisco fini sono infatti le Divinit, o
quant'altro i Goliardi riescano a conseguire una volta che un gioco definitivamente concluso.
Una res goliardica pu essere al contempo sia mezzo che fine. Ad esempio:
tu sei Capo Ordine e io uccello una tua placca in maniera strepitosa. Tu apprezzi
il mio modo di giocare, cos invece di pagarmi il riscatto decidi di farmi H.C., e mi
insignisci con la placca uccellata. In un caso del genere la res da mezzo di gioco
diventa fine del gioco.

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Fra le res goliardiche ci sono due categorie particolari che devo assolutamente menzionare: le insegne e gli effetti. La differenza sostanziale consiste nel
diritto di propriet e di possesso.
Le insegne nella stragrande maggioranza dei casi portano impressi gli
stemmi, i colori e/o i simboli di un particolare gruppo di Goliardi. Sono i manti, le
casacche, le placche, e quant'altro un Goliarda indossi per essere identificato come membro, nonch come carica particolare, di un Ordine.
Queste res non appartengono all'individuo che le porta, il singolo Goliarda
ne detiene il semplice possesso. Il diritto di propriet spetta all'Ordine, e il Capo
Ordine pu levarle a chiunque in qualunque momento.
Anche in quelle realt dove il manto personale, cio non si passa tra generazioni di Goliardi, ma ognuno si fa il suo e se lo tiene anche quando non pi
Attivo, comunque il diritto di propriet su quell'insegna rimane dell'Ordine. In
questi casi, se il Capo Ordine decidesse di cacciare dal gruppo uno dei suoi Mantati, staccherebbe le insegne dal mantello in quanto gli competono quali res goliardiche, per poi rendere la stoffa epurata allo scomunicato quale proprietario
del bene materiale.
Gli effetti invece sono di propriet del singolo, che ha diritto di disporne
come pi gli aggrada. L'esempio classico la feluca: se uno viene cacciato dal
proprio Ordine verr spogliato dalle insegne che non pi diritto a indossare, ma la
feluca rimane sua, in quanto effetto personale.
Queste che vi ho scritto finora sono le indicazioni di base, poi nulla vieta di
creare una sana discussione circa questi argomenti, magari per il semplice piacere di fare un po' di filosofia goliardica spicciola. Vi lancio il pi classico dei classici interrogativi da bar di quando ero matricola io: ha pi valore un insegna o un
effetto?
Io la risposta non ve la voglio dare, se la volete fate come ho fatto io da Attivo: trovatevi un Fratello che abbia voglia di discutere questa cosa, quindi massacratevi al bar davanti a due litri di rosso, vedrete che qualcosa uscir di sicuro.

RIUNIONE
Qualsiasi Ordine in attivit dovrebbe riunirsi almeno una volta a settimana,
con l'esclusione dei periodi di sessione d'esame, delle vacanze estive e delle festivit di fine anno. Se il ritrovo meno frequente allora un cattivo segno per la
salute dell'Ordine.
La riunione avviene generalmente in tre luoghi: i gruppi che ne dispongono
si riuniscono in sede, ossia un locale affittato dai Goliardi per quello scopo. Per
altri il ritrovo in una saletta appartata di qualche osteria o bar. Oppure qualche
Fratello mette a disposizione la casa e ci si riunisce l.
Pur non essendoci una lista di attivit codificate relative alle riunioni, ci sono comunque delle consuetudini che accomunano tutti i consessi goliardici dei
vari Ordini italiani.
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Come per le cene (vedi CENE e FESTE e CANTI) ufficialmente la riunione si


inizia e si conclude con il canto del Gaudeamus e dell'inno d'Ordine, naturalmente intonati da chi la presiede, il Capo Ordine o chi ne svolge le funzioni (solitamente il Vicario).
Tutti i membri devono essere presenti all'ora prevista per l'inizio, tollerato
il quarto d'ora accademico per un eventuale ritardo, oltre quel limite per essere
ammessi al consesso sar cura del ritardatario portare B.T.Vque al Maior carica.
La sala, illuminata dalla luce delle candele, sempre divisa in due aree: la
Tavola Alta e lo spazio davanti a questa; dietro la Tavola Alta siedono il Capo Ordine e i suoi Nobili, oltre agli eventuali ospiti se Nobili anch'essi. I popolani non
sono autorizzati ad andare dietro la Tavola Alta, non possono toccarla, tanto meno disporre di quanto vi appoggiato sopra, salvo eccezioni strettamente codificate dai costumi dell'Ordine.
Solitamente ogni Ordine annovera tra i suoi membri un saiato col compito
specifico di riempire i bicchieri ai Nobili, e di provvedere in generale alle loro necessit.
Esistono delle riunioni particolari, alcune comuni a tutti, altre attuate tradizionalmente in diverse Piazze che magari le chiamano con un altro nome, ma la
sostanza rimane sempre quella:
riunione Nobili: sono ammessi solo i Nobili di Ordine, talvolta viene allargata anche a eventuali Mantati non Nobili, e/o ai Vecchi. Spesso viene chiamata Concilio.
riunione ex-Capi Ordine o ex-Capi Citt: organizzata dal Capo Ordine, o dal Sovrano, riunisce i Goliardi che hanno ricoperto in passato la sua carica. Anch'essa viene spesso definita Concilio.
riunione sai: retta dal capo popolo dedicata ai popolani, solitamente viene indetta col consenso del Capo Ordine. Il suo scopo principale passare
un po' di informazioni goliardiche alle nuove leve.
riunione organizzativa: fatta in prossimit di cene e feste serve all'Ordine per
organizzare i suddetti eventi.
riunione rossa: una riunione all'incontrario, dove le cariche sono tutte invertite: la presiede l'ultimo dei saiati, il popolo va in Tavola Alta, Nobili e
Capo Ordine fanno le matricole.
riunione Capi Ordine: indetta dal Sovrano riunisce i rappresentati dei suoi Ordini Vassalli. Solitamente se ne fa una al mese. A detta di tutti una
gran rottura di coglioni. Lo era allora quando ero Capo Ordine io, mi
riferiscono lo sia anche adesso.
riunione plenaria: questo consesso raccoglie tutti i Goliardi degli Ordini del territorio. indetta dal Sovrano, periodicamente come ad esempio a Bologna, o in maniera occasionale in altre Piazze.
Le riunioni non sono solo un occasione per fare casino, limitare la Goliardia
a quello mi sembra una barbarie. Non dico che ci debba essere silenzio da chiesa
e disciplina da caserma, ma se qualcuno in Tavola Alta sta parlando rivolgendosi
a tutti, il popolo deve stare zitto. Se c' un gioco in corso d'opera, chiunque siano
i partecipanti, l'attenzione dell'intero consesso deve essere rivolta a quello. Cos
come non si esce dalla sala a tiramento di culo, ma si chiede sempre il permesso
a chi di dovere.
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Alle riunioni dove sono stato di recente, ho constatato in pi di un occasione questo malcostume: tutti si fanno i cazzi loro. I sai se ne fottono degli ordini
della Tavola Alta, i Mantati riprendono qualcuno di tanto in tanto, ma la tendenza
quella di lasciar correre qualunque intemperanza.
Quando ero matricola io questo era impensabile: alla prima mossa sbagliata finivi in braghe, alla seconda nudo, alla terza ti passavi tutta la serata con le
mutande in testa. Andare a ordinare da bere al bancone di un bar gremito di avventori, con i tuoi boxer a guisa di cappello, non il massimo delle aspirazioni di
una matricola, ve l'assicuro.
Erano metodi educativi piuttosto duri, ma se ti passi una riunione di merda, a quella successiva ci pensi dieci volte prima di pisciare fuori dal vasino.
Un ultimo appunto che la Tavola Alta dovrebbe dare i compiti per casa ai
popolani, ovvero far loro preparare dei giochi per la riunione successiva. Cose tipo
la tombola goliardica: ad ogni numero estratto corrisponde una prova, un premio
o una punizione, e chi fa tombola vince qualcosa. La dama etilica: dove le pedine
sono dei bicchieri di vino bianco e rosso, e quando si mangia si beve! Il twister
anatomico: con parti del corpo improbabili da far toccare ai concorrenti. La ruota
della sfiga: girandola ti becchi premi o fregature. La caccia al tesoro goliardica:
con i bigliettini dislocati in giro, recuperabili superando prove d'abilit e vari quiz.
Insomma: qualunque cosa suggerisca la fantasia.

SCAZZO
Qualunque infrazione alle leggi ed alle consuetudini di N.S.M. considerata
scazzo, ossia un onta che il colpevole tenuto a lavare, offrendo B.T.Vque al Fratello che ha offeso col suo comportamento.
Gli scazzi vanno sempre e comunque pagati. Chi cerca di sfuggire alla giusta espiazione uno che non ha capito un cazzo del gioco. Non si vince sempre,
per cui pi onorevole saper perdere bene, magari divertendosi, piuttosto che
puntare i piedi e non ammettere i propri scazzi per arroganza o ottusit.
Se vi capitasse qualcuno che non vuol pagare uno scazzo evidente e indubbio, trattatelo da Goliarda del cazzo: dimostra di essere quello e nulla pi.
Come in tutti i giochi goliardici il valore del pagamento deve sempre essere
proporzionato all'infrazione commessa. Non si pu chiedere enormit per scazzi
piccoli, per se siete magnanimi o volete soprattutto insegnare il corretto comportamento, nulla vi impedisce di chiedere poco per quelli importanti.
Per altro bisogna anche valutare chi lo commette: una matricola che infrange una tradizione pagher meno di un Nobile che compie il medesimo scazzo.
L'esperienza e la Dignit di carica del Maior sono aggravanti: il Nobile, rispetto
alla matricola, dovrebbe essere molto pi competente circa le norme e le consuetudini di N.S.M.

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Uno scazzo si paga nel modo seguente, che va benissimo come traccia generale: un minor ad una riunione non ha salutato un Maior, questi gli chiama
scazzo per l'omissione.
Chi ha scazzato si presenter al Maior con in mano due bicchieri di vino.
Prima di porgergli il bicchiere, il minor domander ti offro questo Bacco per lo
scazzo di non averti salutato. Lo accetti?, quindi l'offeso risponder si, lo accetto, oppure no, non lo accetto.
Se lo accetta il minor gli porger il bicchiere, brinderanno nei modi normati
da N.S.M. (vedi BERE), e faranno quattro chiacchiere circa i motivi dello scazzo.
Alla fine, per sancire che l'onta stata lavata e si tornati amici come prima, si saluteranno porgendosi la mano o abbracciandosi a seconda degli usi della
propria Piazza.
Nel caso in cui il Maior non accettasse quanto offerto, saranno cazzi del minor inventarsi qualcos'altro.
Questa cosa del saluto finale purtroppo si andata a perdere, ed un peccato. importante ricordare, anche attraverso un semplice gesto, che in Goliardia
una volta che uno scazzo viene pagato, non ci dovrebbero pi essere rancori, acredini e ruggini varie.
Quando ero matricola io questa cosa si faceva sempre, tanto che quella volta che me ne dimenticai mi venne chiamato un ulteriore scazzo.
Per saldare uno scazzo qualunque dono in B.T.Vque va bene, per fondamentale che siano offerti sempre in coppia (due bicchieri, due sigarette, ecc.): uno
per chi ha dichiarato scazzo e l'altro per chi l'ha commesso. Inoltre importante
che si tratti di due res uguali per tipo, qualit e quantit. Questo perch pagare
uno scazzo significa condividere, e sarebbe una mancanza di rispetto verso l'altro
se gli si offrisse mezzo bicchiere tenendosi per s il resto della bottiglia, oppure
bere un d.o.c. d'annata propinando all'altro del vino da quattro soldi. In via eccezionale si possono anche condividere res differenti, ma solo dietro consenso di chi
ha dichiarato lo scazzo.
Vi sono alcuni scazzi particolarmente gravi per cui nessun pagamento in
B.T.Vque potrebbe sanare l'infrazione commessa. Come per i debitori insolventi
durante il medioevo, per questi prevista una punizione pubblica che varia a seconda delle Piazze: a Ferrara viene tagliata una ciocca di capelli, a Padova si fa il
giro della fontana di piazza Erbe (il Vasco de Gama o circumnavigatio), a Torino
si viene gettati in Po, ecc.
Per il rapimento e per l'uccellagione (vedi RAPIMENTO e UCCELLAGIONE)
esistono i concetti di mancato rapimento e mancata uccellagione. Io ritengo
che si possa chiamare anche il mancato scazzo, secondo la seguente logica.
Partendo dal presupposto che ogni Goliarda, che venga a conoscenza di un
infrazione alle tradizioni, sempre tenuto a chiamare scazzo contro il colpevole,
se non lo fa pu essere soggetto al mancato scazzo. Ovvero qualsiasi astante la
scena di un Fratello che omette di chiamare scazzo, nel diritto di intimare il
mancato scazzo a questi. Onta che va lavata nei modi espressi poc'anzi. Naturalmente da applicarsi alle questioni pi gravi, plateali e comuni a tutti, altrimenti potrebbe insorgere il caos di scazzi e controscazzi per un'inezia.

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Non prendete tutte le consuetudini e le norme definite in questo compendio


come una sorta di decalogo divino, inciso sulla pietra, dove ogni infrazione assolutamente da condannare. Non tutti gli scazzi hanno la stessa valenza, alcuni sono gravissimi e altri invece sono solo sciocchezze.
La differenza di peso sta, ovviamente, nella misura in cui l'offesa va a ledere
la sfera della correttezza tra persone. Una placca strappata con violenza dal collo,
o una bottiglia scagliata addosso, evidente che sono oltraggi imperdonabili e
gravissimi su cui non si pu soprassedere. Mentre scazzi tipo Bacco su Bacco, o
una bolla scritta male, sono stupidaggini che si limitano ad infrangere regole del
gioco fatte per il gioco stesso, ma che non toccano minimamente l'ambito del rispetto interpersonale.
Cos come non ha senso passare le serate ad urlarsi scazzo l'un con l'altro.
Bisogna valutare il tipo di offesa, la situazione, il momento e le persone. Se durante una riunione sto facendo il culo ad una matricola gli chiamer scazzo per
qualunque inezia, reale o presunta che sia.
Ma se sono rilassato ad una cena, sarebbe da sciocchi dar fuori di matto a
urlare scazzo! quello di tre tavoli pi in l, a cui giusto caduta una goccia di
vino sulla tovaglia. Facendolo passerei per uno che si sa divertire solo rompendo i
coglioni agli altri.
La dichiarazione di scazzo un gioco e, come per tutti i giochi, ci deve sempre essere una buona dose di buonsenso nel praticarlo.
In Goliardia ci si comporta con responsabilit, nel senso che, quando si
sbaglia, giusto essere coscienti che si dovr pagare: dura lex sed lex. Per ogni
Goliarda che si rispetti ha in s l'istinto di vivere le regole in equilibrio (pi o meno precario) sul loro margine estremo, se non proprio di oltrepassarle.
Allora, vi chiederete voi, ma com' possibile che da un lato io scriva che le
regole non si infrangono, e dall'altro invece lodi la trasgressione e lo spirito borderline della Goliardia?! Il mio non bipolarismo goliardico, perch le due cose
non sono in contrasto.
Scazzare non affatto un male assoluto: le regole in Goliardia sono fatte
per essere eluse, ma talvolta anche disubbidite, dipende sempre da come uno lo
fa, e da come si comporta una volta pescato con le mani nella marmellata. Se
scazzo in maniera incosciente, per ignoranza e incapacit di gioco, e poi magari
sono cos ottuso da non riconoscere l'errore, faccio una figura di merda e giustamente mi tratteranno da coglione. Se per dimostro di aver capito la mia cazzata,
e saldo il dovuto verso gli offesi, non ci far nessuna figuraccia: nessuno nasce
imparato, e vincere e perdere fa parte del gioco.
Cos come non fa brutta figura un Goliarda che, pur conoscendo a fondo
una regola, volontariamente la infrange, ma onestamente ammette e paga lo scazzo conseguente. Di solito ci si comporta cos per il gusto di fare una provocazione,
l'importante comunque sar che il motivo per cui si trasgredito sia intelligente,
e sensato, e goliardico!

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UCCELLAGIONE
Quando un Goliarda entra in possesso di una res goliardica (vedi RES GOLIARDICHE) altrui con astuzia e/o destrezza, e dichiara al titolare della res che
questa uccellata, si ha un caso di uccellagione.
Perch sia valida inoltre fondamentale che non sia commessa violenza alcuna, n verso il Fratello a cui si sta uccellando la res, n verso lo stesso oggetto.
In caso di evidente e conclamata lesione della res si parla di strappo. Come al
solito a marcare il limite dev'essere il buonsenso: quando si comincia a farsi male,
a mettersi le mani in faccia, allora sono finiti giochi e Goliardia.
nei diritti dell'uccellato ricevere entro 69 ore la bolla di riscatto da chi detiene la sua res goliardica (vedi BOLLE). Cercare di darsi alla macchia, per far
scadere il termine temporale una stronzata. inutile perch comunque la res
rimane in mano altrui, inoltre incattivisce l'uccellatore che, vedendosi preso in giro, vi far sudare sette camicie prima di rendervi il vostro.
Parlo di diritto dell'uccellato e non di dovere dell'uccellatore, perch per
molte uccellagioni, come quella pi comune verso una feluca di popolano, ci si
accorda per il riscatto anche senza bisogno della relativa bolla.
L'eventuale bolla andrebbe comunque consegnata il prima possibile. Aspettare volontariamente l'ultimo minuto disponibile, per quanto consentito dalla regola delle 69 ore, un atteggiamento antipatico e un segno di scortesia nei confronti dell'uccellato, che mal si sposa con l'idea di gioco dove ci si dovrebbe (teoricamente) divertire tutti.
L'uccellatore obbligato a custodire e ad avere cura della res uccellata come se si trattasse di una cosa sua. Al momento della restituzione questa deve essere nel medesimo stato di quando stata presa, ovvero senza strappi ne danni
di alcun genere. Il detentore della res deve inoltre stare attento a non subire contro-uccellagione, cio farsi uccellare da altri la res uccellata.
Se l'uccellato rientra in possesso della sua res, prima di aver pagato il riscatto, si parla di mancata uccellagione, in questo caso a finire nelle peste chi
ha dichiarato l'uccellagione.
Ricordate che per tutti i casi di infrazione delle consuetudini finora elencate, accettate dalla maggior parte della Goliardia italiana, l'uccellatore tenuto a
offrire all'uccellato il doppio di quanto aveva chiesto come riscatto.
Se le res uccellate sono mantelli, placche, ecc., quindi insegne (vedi RES
GOLIARDICHE), continueranno a mantenere i loro privilegi. Quindi l'uccellatore,
a pena di scazzo, non dovr mai indossarle nel verso dritto. Tale diritto continua
a spettare solo ai membri dell'Ordine della res che ne hanno facolt. Stessa cosa
per quanto riguarda la feluca: un pileo, per quanto uccellato, lo pu portare sulla
testa solo il proprietario.
Lo strappo sempre da evitare, l'uccellagione un gioco e non deve mai rovinare irreparabilmente le res altrui. In caso di strappo sar l'uccellatore a pagare
all'uccellato lo scazzo, tra i pi gravi in Goliardia!
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Quando ero Capo Ordine, io e un paio di Fratelli, uccellammo uno stendardo storico di Perugia. Ci presentammo all'allora Gripho per ottenere un equo riscatto, il quale ci chiese di comprovargli l'effettiva uccellagione mostrandogli il
gonfalone.
Noi, per soddisfare la richiesta, attentissimi a non rovinare l'antica e delicata stoffa, la tenevamo aperta in punta di dita. Vedendo la scena, un Goliarda di
Parma, lestissimo di mano, prese lo stendardo e lo trasse a s, dichiarando contro-uccellagione. Trattandosi di un drappo fragilissimo, non opponemmo la minima resistenza per evitare che subisse un qualsivoglia danno.
Discutendone al bar il parmense, intelligentemente, ritratt la controuccellagione: capiva perfettamente che eravamo impossibilitati a trattenere lo
stendardo. Se avessimo impiegato anche una minima forza contraria alla sua
presa, la stoffa consunta dal tempo si sarebbe certamente strappata. Per cui concordammo di accomunare anche lui al gruppo degli uccellatori, e dividere fra tutti
il riscatto.
Probabilmente, da un punto di vista del gioco, avremmo dovuto trattenere
lo stendardo. Se si fosse strappato i cazzi sarebbero stati del Goliarda di Parma
che aveva tirato, ma il rispetto per le propriet altrui deve venire prima di tutto.
La richiesta di riscatto deve sempre essere proporzionata al valore della res
uccellata, ossia per una feluca di matricola non si pu domandare chiss quale
vino, mentre per la placca di un Capo Ordine si pu pretendere un pagamento
pi importante.
Inoltre la richiesta di riscatto deve essere ragionevole, cio il riscatto deve
rientrare nelle possibilit economiche di pagamento dell'uccellato. Non posso domandare mille di bottiglie di vino, o cento stecche di sigarette, perch il costo sarebbe una spesa eccessiva per chiunque.
Va anche detto che la fantasia perversa dei Goliardi ha prodotto richieste,
decisamente improbabili, ma formalmente corrette. Tipo quando si chiede come
riscatto un bene economicamente affrontabile, ma di difficile (se non quasi impossibile) reperibilit. In questo caso il gioco, e la provocazione, non stanno tanto
nell'ottenimento del riscatto, ma nel diletto nel vedere l'uccellato sbattersi a destra e a manca per soddisfare quanto richiesto.
Anche per questi riscatti irreperibili vale la regola della proporzione: per
una feluca di popolano si chiedono sempre cose che si trovano con facilit, per un
manto da Nobile cose un po' pi difficili, per le insegne da Capo Ordine o da
Capo Citt ci si pu sbizzarrire col sadismo e chiedere come riscatto le cose pi
astruse e introvabili.
Ci non toglie che, se si vuole, si pu comunque chiedere poco per res di
gran valore. Ricordo una festa di qualche anno fa, dove uccellarono un manto di
Sovrano. Al fine di essere provocatori e di prendere in giro il Capo Citt, personaggio irritante e spocchioso, venne organizzata un asta al ribasso per chi avrebbe detenuto il mantello. Dopo vari rilanci di cose sempre pi inutili, alla fine vinse
quello che offr i rimasugli della fetta d'arancia che guarniva uno spritz. Non so
bene come sia finita, ma immagino che il manto sia stato reso per mezzo litro di
vino in cartone o poco pi.
Una considerazione da fare che l'uccellagione di Bacco, Tabacco e Venere
insussistente, pur essendo queste res goliardiche, quindi passibili di tale gioco.
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Il ragionamento un po' arzigogolato, ma si spiega bene con un esempio: dichiaro


uccellata una bottiglia di vino. Essendo il riscatto proporzionale al valore della res
uccellata, dovrei chiedere per la restituzione del Bacco un'altra bottiglia dello
stesso vino.
Per chiedendo una boccia identica a quella uccellata, io e il mio avversario
finiremmo con lo scambiarci due bottiglie uguali. E mi pare sciocco costringere
uno a comprare una copia per riavere l'originale, a quel punto si fa prima se io mi
tengo la bottiglia che ho preso e lui, se la rivuole, se ne compra una nuova. Ma
cos facendo non ci sarebbe nessuna differenza da un banale furto: io mi impossesso di una cosa tua, e tu per riaverla la devi ricomprare. Rubare ad un Fratello
per un atto palesemente contrario alla Goliardia, quindi l'uccellagione di
B.T.Vque irragionevole.
Per cui, quando le res di cui si entra in possesso sono Bacco, Tabacco o
Venere, non ha senso dichiarare uccellagione, piuttosto si parla di diritto di preda
(vedi DIVINIT).
Concludo spiegandovi la pax goliardica, cio il diritto che ha il Maior carica
di dichiarare, per un luogo e un tempo limitati, il divieto da parte dei Goliardi
presenti al consesso di compiere uccellagioni.
Esistono poi luoghi dove la pax perenne, ad esempio nella stanza del Tribunato a Padova, o nell'intero territorio di Siena dove l'uccellagione non riconosciuta.
Vi sono anche delle pax non dichiarate, ma validissime, ad esempio se le
res si trovano in casa o in macchina, magari di chi ci ospita o ci da un passaggio,
uccellarle un azione impensabile non certo un atto da Goliarda.

VIOLENZA e VILIPENDIO
La violenza assolutamente da escludersi in qualsiasi contesto goliardico,
in alcune occasioni ammesso l'uso della forza e della propria massa fisica, ma
non ci deve essere mai l'intenzione di recare danni e lesioni agli altri Fratelli o alle
loro res.
Negli ultimi anni girava un gruppetto di fenomeni che facevano Goliardia
menando le mani, quando l'ho saputo il mio primo pensiero stato questa la
cosa pi aberrante e antigoliardica di cui abbia mai avuto notizia. Fare a botte o
minacciare un pestaggio per vincere i giochi, avere fama di prepotente e manesco, come prendere la definizione di Goliardia scritta al Florian nel '46 e pulircisi il culo. Per fortuna pare che adesso siano spariti dalla circolazione.
In tutto questo testo mi sono lamentato dell'andazzo dei tempi moderni, in
questo caso non mi sento di farlo. Sono fiducioso che si sia trattato di un caso
sporadico, non di una brutta piega, anzi di una brutta piaga, generalizzata e
normale nell'ambiente degli Attivi.
Anche quando ero matricola io c' stata gente che ha fatto a botte, difficilmente per questioni goliardiche, di solito dietro c'erano livori personali esterni al
gioco. Per ricordo pi di un occasione dove qualcuno, prima di attaccare briga,
si cavava insegne e feluca: le botte sono una cosa, la Goliardia un altra.
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Con questo non voglio certo dire che eravamo dei santi, qualche tafferuglio da ubriachi sfatti l'abbiamo avuto anche noi. Tipo le risse nella nottata del
venerd alle matricolari di Bologna, e del sabato notte a quelle di Padova. Capitavano regolarmente tutti gli anni, e ormai c'eravamo affezionati. Se per una volta
non succedeva nulla, in fondo un po' ci dispiaceva, e la festa passava per una
matricolare deludente. Per si trattava di zuffe alla bell'e meglio, solitamente erano tentativi maldestri di fontanare qualcuno. Non si finiva mai ad accerchiamenti
di venti contro uno pronti a menare le mani, ne tanto meno a spaccarci vicendevolmente la faccia.
Il vilipendio invece insulto gratuito e deliberato che un Goliarda fa ad un
altro Goliarda. vietato, e usare vilipendio significa scazzare nei riguardi dell'offeso. Parliamoci chiaro, da che mondo mondo, ci si sempre mandati a fare in
culo in Goliardia, per lo si fa per fondati motivi: incazzature, scatti di rabbia,
ecc. E se lo si fa, per quanto la cosa sia in qualche modo giustificata dall'emotivit contingente, comunque si sta scazzando.
L'insulto gratuito, dettato da ispirazione estemporanea del momento, assolutamente da evitarsi. Quelli che lo fanno ad hoc come provocazione pesantissima, bene che siano coscienti di mettersi dalla parte del torto.
La cultura e l'intelligenza, che dovrebbero essere parti essenziali del bagaglio di qualsiasi Goliarda, suggeriscono modi ben pi ingegnosi e raffinati di provocare un avversario, rispetto all'urlargli contro tua madre bocchinara, sei un
pezzo di merda o simili.
La provocazione in punta di fioretto, oltre ad essere spesso molto pi incisiva per chi la subisce, di solito anche pi difficile da controbattere.
Quando ero matricola io, uno dei giochi preferiti del Capo Ordine che mi ha
processato, era proprio quello di offendere senza offendere. Le matricolacce come me venivano aizzate l'una contro l'altra a stuzzicarsi verbalmente, per senza
poter usare insulti o ingiurie.
Era un ottima palestra per imparare a provocare gli avversari, mantenendo
comunque quello stile che differenzia il vero Goliarda dal popolo bue e filisteo.

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POSTFAZIONE

di Umberto Kociss Volpini

Qualcuno potrebbe chiedersi, dopo aver letto queste note, se non vi sia qualcosa di pi da considerare dei mille usi e delle miriadi di consuetudini in Goliardia.
Vale, allora, una premessa. Goliardia gioco, ma gioco di vita. E come tale stratifica regole e consuetudini. Quanto qui descritto non la Goliardia che ho conosciuto
quando ero matricola io. D'altra parte, divenuto Goliarda negli anni di piombo, ho
letto con invidia le vicende dei miei Anziani, che si potevano permettere licenze, per
me impensabili, con la cittadinanza e la polizia. Io, che mi trovai perquisito con la
mitraglietta puntata alle reni solo per aver appeso un manifesto goliardico al muro
del Bo'! Di necessit virt la mia generazione ha accolto quanto passato dagli Anziani, e ha aggiunto qualcosa di suo, nel Nuovo Mondo che avevamo, di Universit
di massa e (in)civilt di terrorismo.
Cominciato a giocare non ho pi smesso. Mi trovo a mio agio col pensiero laterale; se non dico quello che penso, a costo di dir stronzate o battutacce, ho un peso sullo stomaco; mi piace viaggiare; non ho paura del ridicolo, e non mi sento tale
se mi travesto per divertirmi e divertire; mi piace parlare con i giovani, perch mi
aiutano a mantenermi meno vecchio! Quindi sono ancora qui e ho visto i giochi
nascere e morire. E regole e consuetudini aggiungersi e moltiplicarsi.
Potrebbe allora valere la pena di cominciare dal principio, e cercare di capirli,
questi usi, e regole, e consuetudini, ovvero sapere se sono Vere o False!
La proposta una provocazione, ma non solo; pu essere un buon strumento
per provare a comprendere le uniche regole di questo meraviglioso gioco di ruolo, di
Nostra Sancta Matre Goliardia.
La Goliardia nasce, nelle forme da noi perpetuate, alla fine dell'Ottocento in
ambito universitario. Gli attori sono gli studenti che, all'epoca, appartenevano compatti all'alta borghesia, preparandosi a essere i medici, i farmacisti, gli avvocati, gli
alti burocrati di domani. I pochi che non vi appartenevano, uscivano dalle file della
piccola borghesia, mercanti o artigiani, impiegati e tecnici. L'ambiente di riferimento,
la borghesia, era dominata da ferrei codici di comportamento, in parte mutuati dalla
nobilt, in parte nati dal conformismo e dal conservatorismo.
Gli studenti, giovani e colti, reagivano con insofferenza, e per il loro gioco, la
Goliardia, si impegnarono a contrastare, contestare, ridicolizzare quelle mille regole
asfissianti, in una rivalsa insieme ludica e liberatoria. Regole e consuetudini nascono cos, dall'affettata esagerazione di regole di comportamento, qui e l inquinate da dotti riferimenti storici agli studenti medievali, o colorate dagli inevitabili campanilismi cittadini.
Ecco, allora, il Vero o il Falso in Goliardia.
Il papiro matricolare ha il suo riferimento storico nelle carte di esenzione d'epoca medievale. Prima preoccupazione del nuovo studente giunto nella citt universitaria era presentarsi al Maior del suo gruppo, etnico o di studio, perch gli fornisse e/o gli controfirmasse le carte che lo autorizzano a vivere col in pace. Gli venivano fornite anche le informazioni per vivere al meglio la vita cittadina, locande e
persone amiche cui rivolgersi, e via discorrendo.
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Chi volesse leggere i vecchi papiri matricolari del secolo scorso vi trover,
sempre, il nome del bidello di facolt, spesso nomi di locande ove mangiare, talvolta il nome di una rinomata signorina, e via elencando.
In societ sono obbligato a rispettare una rigidissima gerarchia, sia geriatrica
che titolata, ossequiando questo e quello secondo rigidi rituali? E io questo far in
Goliardia, prendendomi gioco dei vuoti tromboni, attribuendomi altisonanti titoli che
spesso avr ricavato dalla mia storia cittadina. Cos insieme mi vanter delle mie
origini e derider la forma. Ma bader molto pi alla sostanza sostenendo il mio diritto di contestare e discutere con chiunque, fossi anche io matricola e lui Pontifex
Maximus.
E il decoro, che tanto valuta la societ cui sono destinato lo derider mostrandomi in mutande, situazione tra le pi vergognose, simbolo spesso di pubblica
derisione per fallimenti veri o presunti. Andare in mutande o essere in mutande per
chi fallito o condannato, specie per reati finanziari o contro la morale, non solo
modo di dire, ma reale azione svolta pubblicamente fino all'Ottocento! E io, baldo
Goliarda, me ne infischio di tali condizioni, tanto da iniziare, e finire (con la tradizionale smutandatio del laureato), la mia vita goliardica in tali condizioni a sfregio
della morale dei benpensanti.
E si potrebbe continuare all'infinito, che la fantasia dei Goliardi ha preso le
mille opprimenti regole di vita, stravolgendole, esagerandole, ritualizzandole, per
farsene beffe. Ma tutte una cosa hanno in comune: una motivazione, un retroterra
culturale cui rifarsi. E s... questo il segreto. Non si possono conoscere regole e
consuetudini di decine di citt, ma quando l'astuto Goliarda tenter di intortarvi con
la regola del gomito sul bancone o del verde, che in citt tutti conoscono, offritegli da bere e chiedete poi Perch?. E al suo stolido silenzio o al suo perch si!...
massacratelo! Forse da straniero non conoscendo la regola dovete pagare, ma lui
da cittadino se non conosce le motivazioni di quella regola o un mentitore, e l'ha
inventata li per l, o un ignorante, in entrambi i casi un pagatore ad libitum!!!
Un ultimo avvertimento. I Goliardi sono persone fantasiose, intelligenti, colte.
Non tutti, ma la gran parte s, quindi... Esiste il Vero, esiste il Falso, ed esiste la
verit fantastica ( Grandi), quella bellissima storia che sai essere falsa, ma accetti perch troppo bella per non essere vera. I pisani tagliano la punta come fecero
i combattenti del Battaglione Toscano prima della battaglia di Curtatone e Montanara del 1848 (44 anni prima dell'introduzione dell'uso della feluca!) e cantano Di
canti di gioia, come i loro eroici predecessori, anche se hai visto il bando del 1891
con il testo di Gizzi e Melilli vincitori del concorso... Se sei in aula, e stai sostenendo
un esame di storia, sfoggia la tua cultura, se hai una feluca in testa brinda con l'amico pisano e guarda con rispetto e commozione la sua feluca.
Adesso hai modo di fare le tue scelte e motivare il tuo disgusto per usi e consuetudini che puoi, a ragione, ritenere contrarie a N.S.M.G. Cos al prossimo imbecille che tenter di farti bere vino pisciato imponi di scolarselo perch ad un eretico
che tratta la sua Divinit, Bacco, in tal modo, nulla deve essere perdonato.
Umberto Kociss Volpini
Memento quia Goliardus es et Goliardus manebis

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EPILOGO
(inevitabile e necessario)
Stilare questa breve monografia mi ha fatto male al cuore. la cosa maggiormente contraria ai miei valori di Goliardia che abbia mai fatto. Queste regole e
consuetudini fin qui esposte, io e i miei coetanei, le abbiamo imparate tutte sul
campo, niente scritti da studiare, salvo quattro acche messe in croce rimediate
qui e l. La fonte erano praticamente solo i Goliardi pluribollati e supermantati,
che ti insegnavano come si fa Goliardia a furia di scazzi e calci in culo.
Quando ero matricola io imparavi perch eri perennemente al bar, a sborsare fior di quattrini in alcolici vari, per qualunque cazzata commessa che non
fosse in linea con le tradizioni del gioco.
Le informazioni si pagavano, insomma. E visto che costavano care, sia da
un punto di vista prosaicamente economico, che sotto l'aspetto poetico delle rotture di coglioni subite, una volta che avevi acquisito una regola, te la imprimevi
bene in testa, e non te la dimenticavi pi.
Questo sarebbe il percorso formativo perfetto, quello pi auspicabile per
qualsiasi studente che si avvicini alla Goliardia. Peraltro assolutamente testato,
in quanto ha funzionato benissimo per generazioni di Goliardi.
Per cui, prima di mettermi a scrivere tutta questa pappardella, mi sar
chiesto un milione di volte se valeva la pena svelare le regole del gioco, togliendo
le parti di pagamento e di rottura di palle.
Cos mi sono consultato con altri Fratelli della mia generazione e di generazioni differenti. Persone di cui ho stima e fiducia, e di cui tengo in grande considerazione la loro capacit di giudizio e la loro storia goliardica.
Sia io che loro abbiamo considerato il fatto che il metodo dei Goliardi Anziani, che a mezzo culi spaccati al bar, insegnano ai giovani non pi attuabile.
Purtroppo c' stato un buco formativo: una generazione o due che, non avendo
imparato queste norme e tradizioni, non stata poi ovviamente in grado di trasmetterle alle generazioni successive.
Nella situazione attuale gran parte dei Goliardi, che per et dovrebbero essere quelli che spiegano alle matricole le consuetudini e il retropensiero di N.S.M.,
non sono assolutamente capaci di farlo, per il semplice fatto che non li conoscono
nemmeno loro.
Lungi da me fare di tutta un erba un fascio, grazie al cielo c' ancora qualcuno che, per curiosit personale e amore del gioco, ha approfondito la materia e
non si limitato alla superficialit e alle puttanate che girano adesso. Ma si tratta
di casi sporadici, di proverbiali monorchides in terra eunochorum, un numero talmente scarso da risultare irrilevante nell'ottica del prosieguo delle tradizioni.
L'alternativa sarebbe stata metterci noi Vecchi a fare il culo ai popolani al
bar, ma gli impegni di vita non ci concedono lo stesso tempo libero, disponibile
per queste cose, di quando eravamo studenti.
E poi appariremmo ridicoli. La Goliardia da metto in riga le matricole ha
senso quando si hanno venticinque, ventisette anni. Massimo massimo trent'anni
e non di pi. Se la fai dopo vieni percepito da loro come un babbione rompicazzo,
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ed comprensibile. Quando ero matricola io, anche noi percepivamo come degli
spaccacoglioni gli over trenta che ci facevano il culo. Non ci rendevamo conto che,
invece, si trattava di persone innamorate di N.S.M., che investivano il loro tempo
e la loro voglia perch le tradizioni non andassero smarrite.
Oppure potremmo fottercene, e lamentare che va tutto a rotoli, ma comunque lasciare andare la Goliardia per la brutta piega che ha preso. Tanto il gioco
degli Attivi e, in ultima analisi, sono cazzi loro se faranno una Goliardia di merda,
con regole abborracciate, dove tutto permesso, dove manca completamente una
mentalit goliardica che li affratelli davvero.
Per difficile fottersene quando si stati, anzi si ancora, innamorati di
questo meraviglioso gioco. Vedere gli Attivi comportarsi da fave lesse anzich da
Goliardi , per Noi Vecchi, come quando vedi una tua ex, che amavi alla follia e
che magari, sotto sotto, un po' ci pensi ancora, che si messa con quello che tutti
considerano una testa di cazzo. Ti rode il culo da morire, non si tratta di gelosia
verso di lei, ma amara constatazione di come certe cose, per te tanto importanti,
si sprechino, si buttino via.
Dopo un intero testo passato a scagliare proclami, se non vere e proprie invettive, contro gli Attivi, mi sento in dovere di coccolarmeli un po'. Se tante tradizioni si sono perse, non per una loro inadeguatezza genetica nel fare Goliardia
secondo i canoni, ma perch la societ in generale, e il mondo universitario in
particolare, hanno subito mutamenti radicali dal 1946 ad oggi. Una serie di cambiamenti che rende molto pi difficile, per un ventenne di oggi, fare Goliardia.
La grande opera compiuta dai Goliardi dell'immediato dopoguerra, stata
quella di far rinascere le tradizioni sorte a fine ottocento, e via via congelatesi tra
il periodo fascista (con l'inquadramento della quasi totalit dell'associazionismo
studentesco nei G.U.F. - Giovani Universitari Fascisti) e la fine del secondo conflitto mondiale.
La realt universitaria di quel periodo era molto diversa rispetto a oggi: gli
Atenei erano molti meno e poco distribuiti sul territorio, i periodi di sessione d'esame erano quelli per tutti e i professori concedevano con molta parsimonia gli
appelli straordinari. Era un altra Italia, che non offriva grosse distrazioni ai ragazzi di allora; discoteche, pub, ecc. sarebbero arrivati molto dopo, quindi gli studenti per divertirsi si dovevano arrangiare, con la conseguenza che le loro attivit esterne allo studio finirono col passare quasi tutte attraverso la Goliardia.
In pratica si trattava di una situazione ottimale: alte concentrazioni di studenti in poche Citt, in gran parte fuorisede, con il tempo libero a disposizione
neimedesimi periodi dell'anno, tutti Goliardi perch la Goliardia era l'unica (o
quasi) valvola di sfogo e di svago nella vita da studente.
Le generazioni di Fratelli, che dal 1946 si sono succedute fino alla fine degli
anni '60, senza tradire lo spirito goliardico dei loro padri, hanno saputo utilizzarla quale base su cui costruire il complesso sistema di consuetudini raccontate
in questo testo. Era una Goliardia creativa, in continua crescita ed evoluzione,
sviluppatasi in un contesto ideale.
Con l'arrivo della contestazione di fine anni '60, e della conseguente riforma
universitaria, la Goliardia venne erroneamente interpretata come qualcosa di
vecchio, di reazionario. La sua spensierata irriverenza e le sue gerarchie burlesche e caricaturali, difficilmente avrebbero potuto essere intese per quello che
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erano, ma vennero interpretate assimilandole all'idea di un Universit paternalistica e autoritaria, dove lo spazio ludico era concessione non diritto.
Soprattutto la distanza della Goliardia da qualsiasi inquadramento politico,
nonostante la sua partecipazione attiva all'istituzione universitaria nella gestione
del tempo libero degli studenti, non era accettabile per la generazione sessantottina, ribelle a ci che non era rivoluzione, e per cui tutto doveva essere in qualche modo politicizzato.
Da l la crisi della Goliardia degli anni di piombo, con pochi eroici superstiti
costretti a trovarsi di nascosto, a rischio di venire sprangati per aver indossato
una feluca. Come gli amanuensi medievali per i testi classici, quei Goliardi sono
riusciti ad attraversare il momento di buio, preservando questo splendido gioco
fino alla rinascita dei primi anni '80.
Non si trattava pi della realt oceanica ante sessantotto, con un numero
di Goliardi vicino alla totalit degli studenti, che gli Anziani infelucavano quasi a
forza. Dagli anni '80 in poi chi accede a questo gioco lo fa per scelta personale.
Volontariamente, consapevolmente e (ir)responsabilmente.
Fino ai primi anni del duemila questa stata una Goliardia di mantenimento, di salvaguardia e cristallizzazione delle consuetudini sviluppate dalle generazioni precedenti. Non c' stato il bisogno di inventare nuovi sistemi di gioco, bastava riferirsi a quelli che gi c'erano, avevano gi dentro tutti i valori che servivano alla Goliardia: libert, rispetto, senso critico, ironia, fratellanza, ecc.
Al massimo si sentita la necessit di modernizzare qualche regola senza
tuttavia scombussolarla troppo, ad esempio togliendo rilievo ai bolli rispetto alla
carica, ma in buona sostanza si trattava di una Goliardia di conservazione delle
vecchie tradizioni. In quel periodo la parte innovativa era data dalla fantasia dei
Goliardi di allora, nel comporre e scomporre le situazioni di gioco come pezzi di
lego, creando ogni volta figure nuove, ma usando sempre i mattoncini ereditati
dai propri Vecchi.
Dall'inizio del nuovo millennio gli Atenei italiani hanno subito, da parte del
Ministero competente, una serie continua di riforme. Un vero e proprio stravolgimento di quelli che erano i percorsi di studio, le loro modalit, e le loro tempistiche. La laurea si consegue gi da colonne e non detto che tutti continuino con
la specialistica, gli appelli straordinari sono pi frequenti, gli esami di verifica sono martellanti, molti universitari partecipano al programma Erasmus, ed maggiore il tempo impiegato in attivit supplementari allo studio come laboratori,
stage, collaborazioni, ecc.
Aggregarsi e fare Goliardia pi difficile rispetto al passato: gli studenti che
la fanno gi sono pochissimi, e alle occasioni goliardiche, quali riunioni e cene, si
contano sempre diverse assenze perch molti sono sotto esame, impegnati nella
stesura di tesi e tesine, o all'estero.
Anche questo ha contribuito all'inaridimento della Goliardia odierna, di cui,
con molta amarezza, mi sono lamentato per tutto il testo.
Se adesso le regole del gioco non sono seguite, o sono interpretate in maniera meccanica e incosciente dei loro perch, le colpe non vanno tutte attribuite agli Attivi. Alcuni sono dei cazzoni a cui si fa prima a metterlo in culo che in testa, per rimane il fatto che nell'insieme soffrono la contingenza di una realt universitaria poco compatibile con la Goliardia. Piuttosto dovrebbe essere la mia
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generazione, e quella immediatamente successiva, a dover fare pubblica ammenda per il buco formativo di cui parlavo poc'anzi.
D'accordo, la situazione quella che , per non si pu lasciare andare tutto a puttane: qualcosa andava fatto.
Quindi mi sono detto scrivi, quindi mi hanno detto scrivi. Allora ho
scritto. Fiducioso che gli eventuali lettori sappiano profittare del mio lavoro, ma
soprattutto augurandomi che questo testo diventi presto inutile, e che la Goliardia e le sue regole tornino ad essere raccontate come andrebbero raccontate. Dagli Anziani e dai Mantati alla matricola di turno, davanti a un bancone di bar, davanti a un bicchiere di vino.

E PER RIFLETTERE
ecco le parole di un grande Goliarda
Prefazione di 69 racconti di Goliardia di Manlio Collino Zeus,
Orient Express Editrice, Torino 1992 ( dell'autore)

Sottilissimo il filo che separa una buona battuta da una tremenda stronzata. Questa una verit che hanno scritto Gino & Michele nei loro fortunatissimi libri Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano 1 e 2. Per cui vale gi la
pena citarla, non foss'altro che in guisa di portafortuna.
Quello che hanno omesso di precisare, per, in che senso messo il filo.
Secondo me il mondo delle buone battute e quello delle tremende stronzate
non stanno ai due lati del filo, ma ai due capi opposti. E il filo posto sul baratro
del ridicolo. Io sono pessimista, per cui sono certo di essere nato dalla parte delle
tremende stronzate. Ma sono anche curioso, e, spingi spingi, mi sono affacciato
sul grande mare del ridicolo: era pieno di gente che ci era caduta e cercava di uscirne fuori, di gente che ci era affogata e di gente che ci nuotava beatamente e ci
stava benissimo. Per non parlare di quelli che se ne stavano tranquilli alle mie
spalle, dalla parte delle stronzate, senza neppure provare la curiosit di spostarsi.
Mentre guardavo ho spinto l'occhio fino all'altra sponda, quella delle buone battute: non sar stato il paradiso, ma mi sembrava un posto migliore degli altri due. E
il filo sottilissimo era l, a tentarmi. Tutt'altro che teso, per. Era molle, oscillante,
sinuoso, circonvoluto, continuamente agitato dal vento dei tab, dei momenti,
degli ambienti, delle mode e delle circostanze. La tentazione di provare comunque
ad andare dall'altra parte era fortissima. In goliardia mi hanno insegnato proprio quello: a trasgredire, che vuol dire attraversare, andare oltre. Magari uno pu
anche cadere nel ridicolo, mi dicevo:l'importante non affogarci e non sguazzarci,
ma tornare a riva subito, e riprovare. Ma poi successo di tutto. Sono caduto a
volte nel ridicolo, e non me ne sono accorto. Sono approdato al regno delle buone
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battute convinto che esse, per definizione, dovessero far ridere, e invece spesso
erano accolte da un silenzio imbarazzato, o non venivano capite. Giungevano nel
frattempo dall'altra sponda echi di risate omeriche suscitate dalle tremende
stronzate. Allora, visto che dopo un po' quel maledetto filo sottilissimo era diventato pi fermo, pi familiare, e l'attraversamento mi pareva pi facile, mi son
concesso una rimpatriata nel buon vecchio mondo delle stronzate, perch avevo
voglia di ridere. L ho poi capito che molti tra quelli che ridevano delle stronzate
erano convinti di trovarsi dalla parte del filo definita delle buone battute, e
chiamavano tremende stronzate le buone battute che il vento portava dall'altra
sponda. Uncasino.
E siamo l che andiamo avanti e indietro, noi goliardi, da almeno dieci secoli. A furia di inseguire la magia di una risata, almeno una cosa l'abbiamo imparata, ed che l'importante saper ridere di noi stessi, senza prenderci troppo sul
serio. Senza pretendere di decidere cosa buono e cosa una stronzata. Abbiamo
sempre odiato a scuola i primi della classe, quasi sempre secchioni e violini, che
la maestra incaricava di segnare alla lavagna in sua assenza i buoni ed i cattivi. E
loro tracciavano, appunto, una riga verticale, gli uni di qua, gli altri di l. Era come quel filo sottilissimo di cui si parlava prima, anche se messo nell'altro senso.
Ho cominciato a odiare i fili e ad amare gli arabeschi, i cunicoli, gli elicotteri ed i
ponti. L'importante, e noi goliardi l'abbiamo capito fra i primi, non perdere mai
il desiderio di andare oltre, anche solo per curiosit.

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RINGRAZIAMENTI
Mi pare doveroso spendere due parole di ringraziamento a quanti mi hanno
dato una mano, anche perch ad alcuni ho rotto per bene le palle, visto che ero
in fregola di rendere pubblico il malloppo per la met di settembre.
Ringrazio in generale chi mi ha fatto il culo quando ero matricola, senza di
loro non avrei potuto buttare gi mezza riga di questo testo.
La mia gratitudine va poi alle tante persone che hanno collaborato alla preparazione di questo scritto: chi dandomi un incipit, quando mi veniva il blocco
dello scrittore, chi sorbendosi le mie filippiche sulla Goliardia, chi ascoltando pazientemente i miei voli pindarici circa questo progetto, chi lanciandomi un suggerimento o un opinione, chi semplicemente infondendomi entusiasmo.
In particolare per ci tengo a ringraziare quei Fratelli che maggiormente si
sono spesi per questo compendio, partecipando attivamente alla sua compilazione, editing e revisione:
Sarchiapone per l'onest intellettuale, le critiche intelligenti e circostanziate, e per la sua preoccupante affermazione senza rendertene conto hai attualizzato il Morandini, prima o poi potremmo sentir parlare di un Codice Brotto, mi
auguro di no, perch saremmo messi proprio male dico io.
Vipera per il punto di vista femminile circa le scalda cazzi in Goliardia, per
i preziosi suggerimenti in fase di revisione, e per la tempistica blasfema di consegna della stessa.
Compagno Utuku per le dissertazioni di filosofia e diritto goliardico, e per
avermi detto candidamente non aver paura di apparire un pontificatore, sappiamo tutti che lo sei.
Kociss per la memoria storica, l'impagabile disponibilit, la meravigliosa
postfazione, ma soprattutto per la gradita sensazione di ringiovanimento che involontariamente mi ha fatto provare: mi sono ritrovato ad essere una matricolaccia bacchettata dal Maior perch si era scordata un paio di regolette del gioco.
Zeus per il permesso di riproduzione del suo testo come conclusione a questo mio elaborato. Ma vi invito a leggere tutto il libro, perch una bellissima e
calzante esposizione di cosa sia fare Goliardia nelle sue mille sfaccettature.
Un ringraziamento speciale va a Cana, autore della spiritosa vignetta che fa
da copertina al testo. Vale la pena fare un giro nel suo blog perch fa spaccare
dalle risate: www.mondocana.com
Dedico questo lavoro a tutti quei popolani che mi hanno chiesto informazioni negli anni passati. Con qualcuno sono stato prodigo e mi sono speso a raccontare, con altri invece me ne sono bellamente fottuto. Questa mia fatica de81

dicata soprattutto a questi ultimi, che magari ho maltrattato per scarsa considerazione nei loro riguardi, o semplicemente perch non avevo voglia di mettermi a
fare il professorino. Realizzo che vi ho deluso, e che il mio dovere morale di Vecchio sarebbe stato portarvi al bar, ad insegnarvi quanto chiedevate.
Per cui, cari Vecchi, se vi capitasse di incontrare qualche matricola che ha
voglia di imparare, non fate il mio errore. Anche se chi avete di fronte vi appare
una perdita di tempo, anche se preferireste fare altro, sforzatevi comunque di essere disponibili. Quelle che per voi sono stronzate stile quando ero matricola
io..., per loro potrebbero essere un momento essenziale, di quelli conservati con
cura nella scatola dei ricordi del loro percorso umano di Goliardi.

E come scriverebbe Horus Patavinus (uno di quei Vecchi che mi hanno fatto il culo da matricola):asinus qui legit!

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