Sei sulla pagina 1di 4

Scuola

La Buona Scuola, due referendum dannosi

Scuola
di Marina Boscaino | 30 luglio 2015

Marina Boscaino
Insegnante
La novit di queste ultime settimane stata la necessit di spostare lattenzione
dallorganizzazione delle iniziative da mettere in campo a settembre per contrastare la
Buona Scuola di Renzi a ben due quesiti referendari, sottoposti allopinione
pubblica senza mediazione, dialogo, condivisione: insomma, con un atteggiamento
arbitrario quasi quanto quello adottato dal premier/segretario nellimporre la sua
riforma al Parlamento e al partito di cui proprietario, oltre che al Paese, da cui
non mai stato eletto.
Occorre innanzitutto ricordare che prima ancora di affidare ad una qualsivoglia
iniziativa abrogatrice una funzione salvifica e risolutoria rispetto alla situazione
configurata con la definitiva approvazione della legge 107/15 il compito e la sfida
principali sono mantenere intatto, se non aumentare, il livello di mobilitazione, per
tentare di depotenziare la pseudo-riforma attraverso lazione dei singoli istituti
scolastici, oltre che nelle piazze.
Per questo il prossimo 11 settembre stata indetta la riunione nazionale di tutte le
RSU e sono in preparazione da parte di tutte le forze sindacali delibere e mozioni da

proporre ai collegi dei docenti. Lauspicio quello di rendere inattuabile un


dispositivo, oltre che autoritario e contrario al dettato della Costituzione, caotico,
pedestre, farraginoso: si tratter di mettere in atto una vera e propria disobbedienza
civile. Il tutto in previsione di uno sciopero generale.
Torniamo alla questione dei referendum che non solo sta sequestrando forze ed
energie in questa caldissima estate, ma rischia addirittura di essere dannosa, dando
lillusione che si possa soddisfare lansia degli insegnanti di fronte alla legge
approvata con improbabili scorciatoie.
I quesiti proposti sulla scuola, infatti, sono addirittura due:uno di Possibile, il nuovo
soggetto politico di Pippo Civati, che vuole sopprimere la parte della norma relativa
alla funzione del dirigente scolastico; laltro (che chiede invece labrogazione
dellintera legge) di una non meglio identificata costola campana dello Snals, che
agisce prevalentemente su gruppi Facebook e tramite WhatsApp, sotto laltrettanto
misteriosa denominazione di Leadership alla scuola .
In entrambi i casi siamo di fronte a una sorte di mission impossible, per due motivi
fondamentali: assenza assoluta di condivisione da parte di cittadini orientati e
consapevoli, a partire dagli insegnanti che hanno dato vita ad un imponente
movimento di massa che ha contrastato la riforma in tutti i possibili modi legittimi;
necessit che i quesiti proposti siano inattaccabili. Perch il referendum abbia
successo, occorre invece farne elemento identitario e di lotta comune di tutto il
mondo della scuola, nonch di tutte le forze disponibili a sostenerne gli ingenti costi.
I quesiti devono inoltre una volta avvenuta la raccolta delle firme necessarie,
almeno 600mila, in tempi proibitivi, perch devono essere verificate e depositate
entro il 30 settembre superare ben due giudizi di merito, quello della Corte di
Cassazione, che si esprime sulla loro legittimit (loro conformit alle norme della
legge) e quello della Corte Costituzionale, che si esprime sulla loro ammissibilit
(limiti di natura costituzionale, impliciti o espliciti). Un errore determinato
dallapprossimazione o dallansia di appendere il proprio esclusivo cappello alla
questione scuola solo per ottenere consensi immediati, parlando alla pancia delle
persone, potrebbe insomma rivelarsi, ammesso che le firme vengano raccolte,
esiziale.
C poi la questione del raggiungimento del quorum: bisogna convincere pi del
50% degli aventi diritto ad andare a votare: poco pi di 25milioni di cittadini
(almeno) e in una domenica dal 15 aprile al 15 giugno, come previsto dalla legge; a
questo scopo potrebbe risultare opportuno lanciare contemporaneamente pi
referendum, che coinvolgano pi temi, in modo da interessare la pi vasta platea
possibile del corpo elettorale e coinvolgerla cos nella partecipazione.
Ottenuto che almeno 25milioni di cittadini vadano a votare, occorre convincerne
almeno 12milioni e mezzo a votare S; perdere il referendum vuol dire infatti che la

stessa legge non potr essere oggetto di referendum abrogativo per i successivi 5 anni
(art. 38, L. 352/70).
Nonostante questa gimkana di condizioni e i tempi ristrettissimi, qualcuno come
abbiamo gi accennato ha deciso impunemente di perseguire autoreferenzialmente
un proprio obiettivo: Civati, dal suo blog, in un post incredibilmente intitolato Le
leggende metropolitane dellImpossibile, tratteggia uno scenario di ascolto e di
interlocuzione con i soggetti coinvolti che davvero ricorda molto da vicino
lascolto di cui hanno cianciato Renzi, Giannini e Puglisi rispetto alla Buona
Scuola. Quello stesso Civati che, invitato a partecipare allassemblea nazionale in cui
il 12 luglio sono intervenuti numerosissimi attori del movimento per la scuola che
hanno redatto tutti insieme un documento contrario al referendum subito,
chiedendo invece reale condivisione e tempi distesi- evidentemente non dimentico
dei metodi che usava quando era sodale di Renzi, ha affermato per ben due volte che
non avrebbe provveduto alla raccolta di firme sulla scuola, per poi rimangiarsi la
parola per altrettante volte.
Loperazione Snals Napoli ha poi del surreale: lavorano sui media, sono
probabilmente strafinanziati, considerando i naturali costi di un referendum,
considerati i costi naturali che un referendum richiede. Il segretario provinciale dello
Snals di NA (che di Boscoreale e la cui figlia una delle promotrici del referendum
appena eletta per la primaria al CSPI in quota SNALS) indagato per corruzione
nellinchiesta sul concorso a preside truccato. Infine, non si conoscono i referenti
legali del comitato, nonostante siano stati pi volte richiesti, e lavvocato citato in
Gazzetta Ufficiale come unico referente stato contattato e dice di non saperne nulla
e ha dato solo il recapito del suo studio. Lunico parere legale sulla abrogabilit
dellintera legge il comitato lha proposto a firma di una avvocato (di Boscoreale),
Anna Cirillo, risultata poi essere praticante e non abilitata alla professione. Gli autori
di questa iniziativa, poi, escludono chiunque entri sulla loro pagina Facebook
formulando domande legittime (per esempio il nome dei giuristi firmatari del quesito
referendario) e hanno ristretto parossisticamente lagibilit delle pagine cui fanno
riferimento, in modo che si evitino interventi scomodi.
Al giovane Civati (che, promettendo di non raccogliere le firme, ha aggiunto con
squallida ironia che quando il movimento non giovane, non veloce, non moderno
avesse raccolto le firme per un referendum, nel 2035, lo avrebbe firmato) chiediamo
invece di non perseverare nella demagogia della velocit come il suo compagno di
Leopolda.
Allo Snals nazionale di prendere senza ambiguit le distanze da una propria costola
che ufficiosamente opera autonomamente. Questo anche per la dignit di un
sindacato che ha fatto un pezzo di storia di questo Paese.
Abbiamo piuttosto bisogno di parole chiare e di trasparenza assoluta per poter
procedere, a partire dallappuntamento del 5 e 6 settembre a Bologna, dove il gruppo

di comitati, associazioni, sindacati riunitosi il 12 luglio prover a scommettere su un


altro modo di andare avanti tutti insieme, sia ragionando con tempi distesi sulla reale
fattibilit del referendum, sia cercando di riattualizzare il progetto di Legge di
Iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica che da dieci anni
rappresenta lidea di una scuola coerente con i principi della Costituzione, pensata da
chi nelle scuole vive e lavora quotidianamente.
Insomma: non distraiamoci rincorrendo avventurieri ed avveniristi: mentre la disputa
referendum s/no impazza, il piano assunzioni previsto dalla Buona Scuola sta
prendendo pieghe prevedibili, ma drammatiche, che richiederanno consapevolezza e
mobilitazione articolata.