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Tibor Fischer

Sotto il culo della rana


In fondo a una miniera di carbone

Traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani

Essere sotto il culo di una rana in fondo a una miniera di carbone un


modo di dire ungherese usato per descrivere una condizione di sfiga
assoluta, estrema: quella con cui devono fare i conti i protagonisti di queste
pagine, un gruppo di giovani nell'Ungheria degli anni Cinquanta. La loro
sfiga ha mille volti, uno pi inquietante dell'altro: l'oppressione prima
nazista e poi sovietica, i mille opportunismi individuali che rendono
complicatissima l'esistenza, gli stanchi rituali di regime, l'incombente
minaccia del servizio militare. I protagonisti di questa esilarante
tragicommedia riescono a sfuggire al diffuso squallore della quotidianit (e
all'esercito) giocando a pallacanestro in una squadra di serie A, rincorrendo
fanciulle e, pi in generale, esercitando la nobile e laboriosa arte del non
far niente. Un brillante romanzo di esordio, ambientato nel periodo tra la
fine della guerra e l'insurrezione di Budapest del '56, che narra le poco
gloriose gesta di un gruppo di amici all'interno del grigio scenario del
socialismo realizzato, e culmina in un amaro epilogo fatto di emigrazioni,
separazioni e tradimenti. Un libro che affronta, sorridendo, temi forti: la
tragica assurdit della vita in una societ stalinista, l'ambivalenza
dell'amicizia, la disperazione e la ribellione di una generazione che si
sacrificata per le strade di Budapest nel '56.

Indice
Novembre 1955..............................................................................................................5
Dicembre 1944.............................................................................................................23
Ottobre 1946................................................................................................................31
Settembre 1948............................................................................................................43
Gennaio 1949................................................................................................................55
Settembre 1949............................................................................................................75
Agosto 1950..................................................................................................................94
Agosto 1952................................................................................................................122
Luglio 1954.................................................................................................................136
Novembre 1955..........................................................................................................146
Settembre 1956..........................................................................................................164
23 ottobre 1956...........................................................................................................183

Per tutti coloro che hanno combattuto


(Non solo nel '56. Non solo in Ungheria)

Novembre 1955
Era innegabile: a venticinque anni non era mai uscito dal paese e non
era mai arrivato a pi di tre giorni a piedi, un giorno e mezzo su carro a
cavalli o un pomeriggio abbondante di treno dal posto in cui era nato.
D'altra parte, rifletteva Gyuri, quanti potevano dire di aver viaggiato nudi
in lungo e in largo per l'Ungheria?
Viaggiavano sempre nudi. Non ricordava come e perch avessero
iniziato, ma era diventata una regola inviolabile per la squadra del
Locomotive durante le trasferte. Viaggiavano sempre nel loro vagone di
lusso (costruito appositamente dalle ferrovie ungheresi per facilitare le
Waffen-SS nelle loro razzie di opere d'arte in tutta Europa e noto agli
esperti di cose ferroviarie come una vettura senza rivali su rotaie) e
viaggiavano sempre nudi.
Rka, Gyurkovics, Demeter, Bnhegyi e Pataki giocavano a carte sul
tavolo da pranzo di mogano, un ex pezzo di antiquariato (almeno secondo
Bnhegyi, che aveva lavorato nella ditta di traslochi del padre), deprezzato
da anni di sgocciolamenti, graffi involontari e non, bruciature di sigaretta.
Non essendo un oggetto facile da intascare approfittando di un momento di
confusione, il tavolo era stato orgogliosamente conservato dalla squadra
del Locomotive nonostante fosse un simbolo di lusso collettivo (anche se
in stato di progressivo deterioramento).
Chi era la spia? Chi faceva l'informatore?
Rka cambiava continuamente posizione, come a disagio, un po' perch
gli stavano spillando soldi come lattice da un albero della gomma e un po'
perch aveva il sistema cardiocircolatorio in subbuglio.
La pallacanestro, per Rka, era essenzialmente un modo per
disseminare cromosomi in giro per il paese. La pallacanestro, come
qualsiasi attivit che lo portasse fuori dalle mura domestiche, fungeva da
ponte fra s e i membri dell'altro sesso. Superate le ventiquattrore di
astinenza sessuale Rka diventava estremamente agitato e si lanciava, per
esempio, in frenetiche corse sul posto, accompagnate da ululati. Persino in
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un ambiente come il vagone del Locomotive, dove la conversazione


verteva essenzialmente sulle donne, la dedizione di Rka per le
circonvoluzioni gamiche era notevole.
Ma Rka era troppo una brava persona per fare una cosa simile.
In sostanza, Rka era buono e a Gyuri, come a tutti, era simpatico. Per
questo faticava a immaginare che fosse lui la spia, il delatore della squadra.
A dir la verit era difficile pensarlo di chiunque, tranne forse di Peter. Ma
essendo Peter l'unico ad avere la tessera, era troppo ovvio. Quanto a Pataki,
lo conosceva dall'et in cui si incomincia a conoscere. Gyuri non riusciva a
immaginare nessuno della squadra fare la spia. Demeter era troppo signore,
Bnhegyi troppo allegro, Gyurkovics troppo disorganizzato e gli altri, presi
uno per uno, non erano proprio il tipo della spia. Per, capovolgendo i
termini della questione, pens che proprio il fatto di essere una brava
persona potesse aver fregato Rka. Se tu non fai questo, noi facciamo
quest'altro a tua madrepadresorellafratello.
Come al solito, quando non era intento a darci dentro, Rka si consolava
parlandone: Cos le ho spiegato che per me andava bene. Tipico di Rka.
Non era per niente snob, anzi, era generoso, egualitario, e arricciava il naso
di fronte a concetti meschini e borghesi come bellezza, desiderabilit,
giovinezza. Stava raccontando l'incontro con una sua recente conquista,
una donna il cui fascino, ci teneva a precisare, non erano affatto sminuito
da una protesi al braccio. Il succo della storia era che a un certo punto la
protesi si era staccata e Rka si era trovato una prolunga piuttosto
ingombrante intorno all'arnese. Pareva che la signora fosse rimasta molto
turbata, nonostante Rka le avesse ripetutamente assicurato che sono cose
che possono succedere a chi ha una mano artificiale.
Gyuri per ebbe l'impressione che il racconto non fosse terminato
quando la narrazione venne decapitata da Rka furibondo perch aveva
perso di nuovo e Pataki si era aggiudicato un altro ricco piatto. Gyuri non
giocava a carte perch si annoiava e anche perch Pataki vinceva sempre.
Giocavano pochi soldi, ma siccome ne aveva pochi, non vedeva perch
darli a Pataki. Era inspiegabile ma inevitabile ed evidente: come le gocce
di pioggia su un vetro scivolano verso il basso, cos i soldi gravitavano
verso Pataki. Ogni tanto perdeva anche lui, ma nella migliore delle ipotesi

per educazione, e comunque con l'aria di chi ti vuole attirare in una


trappola.
Stufo di cercare di risolvere il problema dell'informatore, Gyuri si mise
a pensare a come sarebbe stato fare il netturbino. Intanto guardava dal
vetro la campagna che scorreva con bella lentezza, nonostante il treno si
spacciasse per un espresso. Quello del netturbino era una specie di
chewing-gum mentale per lunghi viaggi. Netturbino. Dove? Londra, New
York, Cleveland, Gyuri non era schizzinoso. Un modesto netturbino, in un
posto qualsiasi. Un posto qualsiasi in Occidente. Un posto qualsiasi, ma l
fuori. Qualsiasi lavoro, anche umile: lavavetri, spazzino, manovale. Gli
sarebbe bastato quello, fare il proprio lavoro senza bisogno di esami sul
marxismo-leninismo, senza bisogno di fotografie di Rkosi o dell'ultimo
supermanigoldo salito al potere. Niente martellamenti con le cifre della
produzione che salivano e salivano sempre di pi, pi ancora di quanto
previsto dal Piano perch la capacit di produzione socialista era stata
sottovalutata. Gyuri aveva l'impressione che fare il netturbino dovesse
essere abbastanza piacevole. Era un lavoro all'aria aperta, sano, si
vedevano tante cose. Era l'umilt di quella fantasia, la sua frugalit, a
dargli il piacere pi grande, perch sperava che fosse pi facile realizzarla.
In fondo non stava assillando la Provvidenza per diventare milionario o
presidente degli Stati Uniti. Chi poteva rifiutargli un posto da netturbino?
Mi basta uscire di qui. Tiratemi fuori. A parte l'imperante inclemenza del
clima politico e l'onnipresente merdosit della vita, era assurdo non essersi
mai spinto a pi di duecento chilometri dal luogo in cui si era stati scaricati
dal ventre materno.
Il treno rallent ulteriormente il suo gi lento incedere, a significare che
stavano arrivando a Szeged. Stando alle sue ricerche, si trovava a 171
chilometri da Budapest.
Proprio accanto alla stazione di Szeged c'era un palazzo alto, di mattoni
rossi, che si spacciava per albergo ma era stato, come tutti sapevano, uno
dei pi noti bordelli d'Ungheria prima che quei covi dell'iniquit capitalista
fossero chiusi. Accademici, semplici cittadini, bifolchi con il vestito della
domenica (quello che si mette solo per andare in chiesa, nella bara o al
casino), commercianti e nobili (a quanto pareva solo di specie balcanica)
ne avevano varcato la soglia.
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Sul fatto che fosse diventato un albergo non c'era dubbio. Le ragazze
dovevano essere state indirizzate a occupazioni pi dignitose. Gyuri
ricordava che il segretario del Partito aveva fatto un gran parlare allo
stabilimento di Ganz quando avevano assunto quattro lucciole. Porgendo il
benvenuto alle nuove dipendenti, Lakatos si era lanciato in un'accesa
denuncia dell'odioso sistema capitalista, che sfruttava quelle sventurate in
locali di ipocrita depravazione borghese, che aveva perpetuato il droit de
seigneur e aveva mandato al macello i giovani proletari in guerre di
conquista di nuovi mercati e buttato le giovani proletarie sul marciapiede.
Era stata, soprattutto per Lakatos, una splendida orazione. Doveva averla
letta da qualche parte; probabilmente ripeteva a pappagallo qualche brano
del manuale del segretario del Partito, alla voce accoglienza in fabbrica di
ex puttane. Le ragazze avevano ascoltato gli strali di Lakatos intimidite,
con la tuta da operaie. La diatriba era terminata con Lakatos che, dopo
essersi asciugato dalla fronte il sudore della retorica, si chiudeva nel suo
ufficio mentre le ragazze venivano accompagnate a imparare il nuovo
mestiere.
Nel giro di quindici giorni avevano ripreso a esercitare quello vecchio
tra gli enormi rotoli di filo di rame prodotti nello stabilimento. L'essenza
del comunismo era quella, decise Gyuri: mettere i bastoni fra le ruote alla
gente.
Rka gett le carte sul tavolo, schifato, mentre Pataki si riempiva ancora
una volta le tasche: Per citare il grande prevosto di Kalocsa dopo che un
treno gli aveva portato via tutte e due le gambe, "Almeno l'uccello me lo
lasci?".
Parliamo di quel tuo disco di jazz, replic Pataki mescolando
pazientemente le carte.
Rka, figlio di un eminente vescovo luterano, era l'esperto della squadra
in materia di Chiesa e odi di Orazio. Tutte le volte che il padre di Rka si
imbatteva in uno dei tre figli, lo salutava con un verso di Orazio, cui questi
doveva rispondere con il successivo, pena una tirata d'orecchie. Il vescovo
era severo ma non fino in fondo, e chi riusciva a coglierlo in fallo su
Orazio riceveva in premio una fetta di torta al cioccolato. Rka sosteneva
di non aver assaggiato torta al cioccolato fino all'et di sedici anni.

Anche Rka, come Gyuri, era un nemico oggettivo di classe, ma a


Rka non sembrava importare pi di tanto e soprattutto non permetteva che
questo handicap politico interferisse con il suo scopo nella vita. Scandagli
metodicamente i binari della stazione di Szeged alla ricerca di una donna
che avesse l'aria di non disdegnare una sveltina contro un muro appartato
con un giocatore di basket diretto a Mak. Oltre a un'inesauribile carica
ormonale, Rka aveva anche un sacco di bellissimi (ossia occidentali)
dischi di jazz, ormai finiti quasi tutti nelle grinfie di Pataki, per cui si
guardava intorno anche nella speranza che accadesse qualcosa che
impedisse il passaggio di un altro disco alla collezione di Pataki. La sua
torva espressione dimostrava inequivocabilmente e tristemente che nella
stazione di Szeged non c'erano donne sotto i sessant'anni.
Non abbiamo benedetto Szeged, vero? osserv Bnhegyi. Era un
passatempo infantile, ma economico e talvolta divertente. Katona si sporse
da un finestrino pi indietro in maniera da non perdersi la scena quando,
alla partenza del treno, Rka, Gyurkovics, Demeter e Pataki schiacciarono
i rispettivi posteriori contro il finestrino che dava sul marciapiede. Le
pareti del vagone erano tappezzate di fotografie di viaggiatori di ogni parte
d'Ungheria sbigottiti e furibondi.
Szeged fu una mezza delusione. Un'anziana donna controllore, investita
dal saluto a otto chiappe, rimase imperturbabile. Per miopia, forse, o per
dosi massicce di guerra, quasi qualche sventura l'avesse pian piano
annichilita. O forse a Szeged erano abituati alle squadre di basket.
Attraversarono il fiume e Gyuri lo osserv, meditando nuovamente sui
lati positivi del mestiere del netturbino. Il confine troppo lontano per
arrivarci a piedi, disse Pataki continuando a presiedere alla spoliazione
dei suoi compagni di squadra. Conviene scappare da Mak.
Sebbene non le avesse mai espresse, pian piano le sue aspirazioni erano
trapelate e i suoi compagni le avevano indovinate del tutto. Tenere un
segreto e viaggiare nudi con altre persone sono cose praticamente
incompatibili fra loro. Non poi cos meraviglioso neanche l, Gyuri.
Gyurkovics lo diceva sempre. Era un bugiardo, forse non della stessa forza
di Pataki, ma comunque con una sua competenza nel settore. Mentre Pataki
raccontava falsit principalmente per divertirsi e vi ricorreva come arma di

difesa solo se inevitabile, con Gyurkovics sapevi che ogni volta che apriva
bocca la verit andava in esilio.
Gyurkovics c'era stato, l fuori. Nel '47, prima che i confini si
chiudessero peggio delle chiappe d un pidocchio, era stato a Vienna. Era
pi o meno lo stesso periodo in cui Gyuri era andato da Pataki a proporgli
di scappare. Con fogli di giornale al posto delle mutande, passava la
maggior parte del suo tempo a preoccuparsi di quando avrebbe messo di
nuovo qualcosa sotto i denti. Stava salendo a casa Pataki nella speranza di
trovare tutti a tavola, quando lo aveva incontrato per le scale. Aveva degli
occhiali da sole dell'esercito americano, di provenienza evidentemente
clandestina; ce ne saranno state in circolazione al massimo dodici paia in
tutta l'Ungheria. Pataki stava meglio di lui: non si fasciava il sedere nella
carta di giornale e aveva una madre e un padre non disoccupato a
procurargli da mangiare. Gyuri, per, era convinto che non fosse quello il
fattore cruciale. Andiamo via, andiamocene da questo paese, lo aveva
esortato. Pataki si era trastullato brevemente con l'idea. No, aveva
risposto. Andiamo a remare. Era finita cos. Gyuri era sicuro che se
avesse detto di s sarebbero andati subito a piedi alla stazione. Invece aveva
detto di no, ed erano andati alla rimessa delle barche.
Comunque, Gyurkovics aveva reciso il cordone ombelicale con la
madre patria, ma incredibilmente era tornato sei mesi dopo, quando di
ragioni per tornare ce n'erano ancora meno. A Vienna aveva uno zio che
aveva fatto i soldi con le calzature e visto da Budapest sembrava
ricchissimo. L'invidia li aveva rosi per sere e sere, ma poi Gyurkovics era
riapparso con l'aria triste e un vestito modesto. Girava voce che solo
l'insania o l'omicidio avessero potuto spingerlo a tornare, ma il fratello
aveva rivelato che cos'era successo. Gyurkovics aveva demolito l'impero
delle calzature. Nel biglietto lasciato prima di suicidarsi, lo zio aveva
scritto: Hai doti straordinarie: chi riesce a distruggere nel giro di poche
settimane un'azienda costruita con quarantanni di fatica, amore, levatacce
e impareggiabile cura della clientela ha un talento fuori del comune. Spero
solo che un giorno questi tuoi poteri saranno usati per il bene
dell'umanit.
In attesa di salvare il genere umano, Gyurkovics passava il tempo con la
pallacanestro e parlava male dell'Occidente. Probabilmente aveva lasciato
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a Vienna altri motivi d'imbarazzo che non voleva correre il rischio di veder
tornare a galla, e in ogni caso non valeva la pena di attraversare il tratto di
confine vicino a Mak. Chi aveva voglia di andare in Iugoslavia o in
Romania? Stella rossa di qua e di l. La Iugoslavia: un branco di serbi dal
coltello facile, e la Romania poi...
Gyuri si era offeso quando non l'avevano convocato per la tourne in
Romania. Era vero che andare in Romania non era proprio andare
all'estero, ma comunque non era Ungheria e il fatto che le sue ascendenze
borghesi lo avessero defraudato di un viaggio a cui prendevano parte
criptofascisti decadenti del calibro di Rka e Pataki gli faceva andare il
sangue alla testa. Volevano vincere e quindi non potevano lasciare a casa
Pataki, ma non volevano che a passargli la palla fosse qualcuno troppo
nemico oggettivo di classe. In virt di qualche incomprensibile
procedura ministeriale il livello inimicizia oggettiva di classe di Rka
era stato ritenuto pi accettabile del suo.
A ogni buon conto, la Romania non aveva una buona reputazione.
Qualche anno prima Jzsi, che abitava al primo piano, al ritorno dalle
vacanze estive in Transilvania da certi parenti, aveva detto scandalizzato:
Si scopano le anatre, davvero, non scherzo, li ho visti con i miei occhi.
Non essere ridicolo, aveva obiettato Pataki, saranno state oche! Jzsi
sembrava sinceramente scioccato ma, se si pensa che tutti i pi grandi
generali ungheresi, uomini di forte tempra che hanno fatto la storia
dell'Ungheria, vengono dalla Transilvania, plausibile che alzarsi la
mattina e scoprire il vicino con le brache calate intento a far strillare un
pennuto sia un'esperienza formativa.
Gyuri aveva chiesto notizie della Romania anche a Istvn, che era stato
l'ultimo soldato ad abbandonare Kolozsvr, l'ultimo, ma il pi veloce.
Istvn era scoppiato a ridere e non la finiva pi. Elek, che prima della
guerra aveva preso l'Orient Express per recarsi a Bucarest per motivi di
lavoro, sentito che Gyuri stava facendo di tutto per partecipare alla tourne
in Romania, aveva commentato: Mio figlio un imbecille. Questa la
cosa che mi fa pi male.
Gyuri aveva subito l'aria soddisfatta dei compagni che si preparavano
alla partenza. Rka aveva imparato una frase in rumeno che ripeteva in
continuazione e che a suo dire significava mettimi l'occhiello sul pisello.
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Pataki aveva messo nella valigia una scorta di carta igienica e una vetusta
guida alle delizie gastronomiche rumene.
Vennero, videro, persero, ma almeno tornarono. Gyuri era andato ad
accoglierli alla stazione Keleti. Il primo a scendere era stato Rka. Era
sempre stato esile di costituzione, ma adesso aveva perso parecchi chili:
sembrava uno scheletro coperto di pelle biancastra, del tutto fuori luogo,
essendo agosto. Mettiamola cos, aveva riassunto Rka, se dovessi
scegliere fra due settimane nella sala d'attesa della stazione Keleti senza
niente da mangiare e una notte nell'albergo migliore di Bucarest, non ci
penserei su due volte.
Avevano perso tutte e due le partite, principalmente perch Pataki era
fuori combattimento. Lui, che non era mai stato malato un giorno in vita
sua (al massimo si era inventato dei malanni per sottrarsi a obblighi di
vario genere), che aveva visto un medico solo alle visite obbligatorie per
gli sportivi, a Bucarest era rimasto tutto il tempo in ginocchio a dar di
stomaco, vilmente tradito dai propri sfinteri, prosternato dinanzi ai numi
del vomito, abbracciato ai diversi sanitari della suite a implorare
l'intercessione divina. Gli altri, vittime di brutali sconquassi digestivi,
erano comunque riusciti a entrare in campo, ma si sentivano le gambe
pesanti come piombo e il fatto di entrare in possesso di palla era per loro
motivo di enorme amarezza, poich questo implicava dover correre o
comunque agire. Il Locomotive avrebbe felicemente dato forfait a met
partita, se non fosse stato per i ferventi appelli all'onore nazionale e per le
temibili minacce antelucane di Hepp. Nonostante la sconfitta fosse
irrimediabilmente segnata fin dal primo minuto (o forse proprio per questo)
i giocatori del Locomotive erano stati fischiati e presi di mira dal pubblico,
tanto che Szabolcs si era ritrovato una freccetta infilzata in un orecchio.
Quando Demeter, capitano in vece dell'indisposto Pataki, aveva invitato
il capitano dell'altra squadra a scambiarsi la maglia, come tradizione nelle
partite internazionali, il rumeno si era messo a mercanteggiare e alla fine
Demeter si era ritrovato con tre maglie indesiderate, mentre i rumeni se ne
andavano congratulandosi fra loro per aver fregato gli ungheresi.
Non credevo di uscirne vivo, aveva detto Rka baciando il
marciapiede.

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Nella partita di ritorno si erano presi la rivincita battendo il Sindacato


Rumeno Ferrovieri, ma solo di due punti: un margine davvero minimo e
deludente, soprattutto tenendo conto del fatto che il fratello di Rka, che
presiedeva alle cucine dell'albergo dove erano alloggiati i rumeni, aveva
versato nel gulasch una quantit spropositata di veleno per topi.
Il treno giunse a Mak, destinazione del treno stesso nonch del
Locomotive. Quel pomeriggio dovevano incontrare gli Spolpatori di Mak.
Nella cittadina si trovava un piccolo mattatoio che riforniva di carne il
salumificio di Szeged. I loro avversari provenivano tutti dal reparto di
spolpatura ossa piccole del macello.
Non c'era nessuno ad accoglierli alla stazione, ma le dimensioni di
Mak erano tali che perdersi era impossibile. Arrivarono alla palestra della
scuola dove doveva tenersi la partita e trovarono gli Spolpatori che si
trascinavano pesantemente per il campo, intenti in quello che aveva tutta
l'aria di un disperato tentativo di impadronirsi dei fondamentali della
pallacanestro mezz'ora prima dell'incontro.
Mentre si cambiavano, Hepp inflisse loro un'edizione tascabile della sua
esortazione pre-partita. Non era affatto necessario, dal momento che si
capiva a occhi chiusi che gli Spolpatori non erano gran che. Le squadre
sconosciute di provincia non erano mai gran che, anche perch se ci fosse
stato qualcuno bravo se ne sarebbe andato via subito, risucchiato da
squadre pi importanti che offrivano un trattamento ben migliore. Era
un'amichevole per saggiare gli Spolpatori, una squadra di recente
formazione, che probabilmente aveva organizzato la partita con una
squadra di I divisione come il Locomotive attraverso canali politici. Il
segretario del Partito di Mak doveva aver telefonato a un altro segretario
del Partito a cui aveva fatto pervenire una cassa di salami; costui a sua
volta aveva telefonato a un altro segretario del Partito prospettandogli
un'altra cassa di salami e cos via, con il risultato che il Locomotive aveva
preso un treno ed era arrivato a Mak.
Quindi Hepp poteva risparmiarsi gli ammonimenti, ma era un
professionista, cosa che a volte poteva risultare fastidiosa, e prendeva
seriamente il suo lavoro, al contrario di altri dieci milioni di ungheresi. Era
bravo come allenatore, come dirigente e come mentore della squadra, ma
aveva un grosso difetto: si alzava sempre alle quattro e mezzo del mattino e
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dopo cinquant'anni di questa vita non si era ancora accorto di essere


l'unico. La sua minaccia pi temibile era portarli a correre all'alba delle
cinque.
Una mattina, poco dopo essere entrato nel Locomotive e poco dopo aver
dato fuoco al letto, Gyuri si era svegliato sul pavimento con la desolante
consapevolezza che Hepp lo aspettava alle cinque e mezzo al campo
sportivo nel gelo scuro e impenetrabile di ottobre. Domandandosi perch
tanta parte della vita consistesse nell'alzarsi quando era buio e freddo per
fare cose che non piacevano, aveva deciso di ribellarsi. Di norma Gyuri era
molto scrupoloso negli allenamenti, tanto che aveva dato fuoco al letto
sperando cos di incenerire con esso la propria pigrizia. Come letto non era
il massimo, ma era comunque dignitoso e funzionante, e al mattino Gyuri
lo trovava di gran lunga preferibile alla corsa invernale. Restava comodo al
calduccio corroborante e, invece di andarci, pensava e ripensava
all'allenamento che gli sarebbe toccato. Sapeva di doversi allenare anche
pi degli altri perch non era un talento naturale come Pataki e, per
ottenere ci che la pallacanestro poteva offrirgli, doveva impegnarsi al
massimo.
Per questo aveva trascinato il letto nel cortile e lo aveva bruciato dopo
averlo cosparso di benzina, per essere sicuro di non cadere pi in
tentazione. I vicini non avevano battuto ciglio, perch si ritenevano gi
soddisfatti se Gyuri o Pataki, catalogati come i pi matti del palazzo, non
tagliavano loro la gola nel sonno.
Gyuri confidava nel pavimento per svegliarsi pi in fretta e riuscire ad
allenarsi un paio d'ore prima di incominciare la giornata. Ma anche al
pavimento ci si affeziona. Cos quella mattina aveva pensato che non si
pu andare sempre di fretta e, depennata dal programma la corsa artica di
Hepp, era di nuovo sprofondato nel sonno. Alle sei (come scopr poi)
avevano suonato alla porta. Elek, che era sveglio pur non avendo ragione
di esserlo, era andato ad aprire. Hepp gli aveva consegnato il biglietto da
visita, che portava sempre con s, Dr. Ferenc Hepp, dottore in Discipline
sportive, e gli aveva chiesto di indicargli la camera di Gyuri. Dal letto
Gyuri aveva mentito quasi d'istinto dicendo che era malato ed Elek si era
stupito, dato che la sera prima non aveva fatto cenno a nessun malessere.
Questo aveva tolto anche l'ultimo barlume di veridicit a quella scusa.
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Bene, aveva detto Hepp in tono benevolo, se riuscirai a vincere il


tuo malessere, se riuscirai ad alzarti in piedi, poich una mente forte a
fortificare il corpo, e ad arrivare al campo fra venti minuti e a fare dieci giri
pi degli altri per dimostrare a questo tuo malessere che non cedi cos
facilmente, ti ricompenser adeguatamente e firmer il tuo rinvio del
servizio militare. Era tipico di Hepp: altri allenatori avrebbero mandato
qualcun altro a minacciare, ma lui non esitava a occuparsi personalmente
di tutto.
Non ho bisogno di dirvi che vincerete, esord Hepp, quindi non lo
dir. Questi Spolpatori sono senza dubbio dei palmipedi e, se sono vestiti
da giocatori di pallacanestro, solo perch sono venute le loro mamme a
cambiarli. Non voglio essere accusato di irragionevolezza, non voglio
espormi a querule lamentele, ma devo insistere, signori, perch vinciate
con almeno venti punti di scarto.
Dicono che un libro non si giudica dalla copertina ma, per quanto mi
riguarda, il compito di una copertina esattamente quello: questi non
troverebbero neanche l'acqua in mare. Devo pertanto insistere, pur tenendo
conto della vostra non sottovalutabile indolenza, su almeno venti, anzi,
trenta punti di distacco. In caso contrario, saranno addominali per tutti al
parco municipale alle cinque della mattina pi piovosa che trover.
A quel punto sollev la lavagna che portava sempre con s e tratteggi
alcuni schemi scelti dal suo quaderno, spesso come la coscia di un
lanciatore di martello (Gyuri una volta aveva intravisto uno schema
contrassegnato dal numero 602!). Solitamente la parte pi difficile della
partita era proprio ascoltare i consigli di Hepp, visto che, tanto pi
giocando contro dei ripulitori di ossicini, bastava prendere la palla, passarla
a Pataki e guardarlo correre a infilarla con grande affabilit nel canestro.
Era una tattica straordinariamente efficace contro tutti, a parte quelle tre o
quattro squadre in testa alla classifica della serie A che avevano il cervello,
il talento, la velocit o l'accortezza di impedirne l'esecuzione.
A Mak fu dura seguire le complicatissime macchinazioni di Hepp.
Sarebbe bastato metterne in pratica una o due, a prescindere dalla loro
necessit o utilit (tipo marcare un paio di punti). Ma Hepp era l'allenatore,
e la pallacanestro era meglio di un lavoro vero in cui si aspettano che tu
faccia qualcosa per dei soldi che non ti danno. Qualche giustificazione era
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ammessa - Mister, la marcatura su Pataki era troppo stretta, non siamo


riusciti a usare lo schema uovo sbattuto - ma in caso di palese non
ottemperanza agli ordini, la punizione preferita da Hepp per mancato
rispetto del suo quadernone di pelle era mezz'ora su e gi per le gradinate e
vi assicuro che, per quanto in forma, dopo un po' le gambe finivano per
diventare dei massicci grumi di dolore.
Talora gli schemi di Hepp li facevano anche vincere come la volta del
Grande Massacro del Politecnico, quando la favoritissima non era riuscita
a sconfiggerli proprio grazie a Hepp. Al fischio finale gli universitari erano
rimasti l, immobili, incapaci di credere di essere stati battuti, e malamente,
da una squadra cinque posizioni pi in basso nella classifica. Ma quello
che contava non era tanto la vittoria, quanto il controllo: avendo allenato
lui stesso nel gimnzium, Gyuri aveva imparato che il piacere pi grande
viene dal tenere in mano le fila, il comando a distanza, un po' come i registi
o i generali. Vuoi riconoscere la tua mano.
Rka, come al solito, scese in campo per primo con il grammofono.
Sapevano tutti che la sceneggiata a Mak era sprecata, ma essere dilettanti
professionisti comportava proprio questo: lo spettacolo doveva continuare
anche se non c'era nessuno a guardare o il pubblico era troppo idiota per
apprezzare. Il grammofono era di Istvn. Istvn e il grammofono erano
praticamente tutto quello che restava della Seconda Armata ungherese.
Istvn aveva ricevuto il grammofono in dono da Elek quando era partito
per il fronte nel '41. Gyuri non aveva idea di quanto fosse costato, ma si
parlava di un patrimonio; c'erano generali tedeschi che non potevano
godersi le stesse distrazioni musicali di quel tenente d'artiglieria ungherese.
La Seconda Armata, come tutti gli eserciti ungheresi, aveva la sciagurata
abitudine di farsi sbaragliare. Istvn era tornato, ammaccato e scorticato da
una granata, mentre altri 200 000 ungheresi no. Ancora pi miracoloso era
stato, qualche mese dopo, il ritorno del grammofono, per mano di un suo
compagno d'armi. Istvn non aveva niente in contrario a che Gyuri lo
avesse in prestito permanente.
Rka mise su uno dei dischi jazz, al cui suono il Locomotive entr con
passo marziale in campo e inizi il riscaldamento, palleggiando e
inanellando un canestro dopo l'altro. I dischi che accompagnavano le loro
gesta
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erano tutti americani, il che avrebbe potuto essere causa di guai, ma


prima di gettare via una cassa di dischi regalati loro da una squadra di
ferrovieri sovietici avevano staccato le etichette con il vapore e le avevano
incollate a quelli di jazz. Cos le decadenti musiche occidentali erano
mimetizzate dietro titoli tipo Lenin fra noi, La nostra locomotiva a
vapore e il grande successo In prima linea nella foresta eseguito
dall'Ensemble di Canto e Danza dell'esercito sovietico (i nomi originali li
avevano ormai dimenticati). A eventuali occhi indiscreti si sarebbe
presentato soltanto del rispettabile cirillico rosso, quali che fossero i suoni
che giungevano alle orecchie.
Gli spolpatori di ossicini erano rimasti visibilmente sorpresi. Gyuri ebbe
la sensazione che mai e poi mai avrebbero conosciuto l'eccitante esperienza
di spolpare ossa pi consistenti. Uno di essi si fece avanti e dichiar che
c'era un solo arbitro. L'altro zio non potuto venire.
Il pi alto, sui due metri, arma segreta non troppo segreta degli
Spolpatori, si mise davanti a Pataki per la palla a due lanciandogli
un'occhiata di malcelato disprezzo dall'alto dei suoi dodici centimetri in
pi. C'era da ridere, i macellai credevano di vincere.
Rimasero molto sorpresi quando Pataki scomparve con la palla e, invece
di correre a infilarla nel canestro come suo solito, la pass indietro a Gyuri.
Giusto per divertirsi un po', questi tent il tiro a canestro dalla met campo
opposta. Normalmente ci si prova quando si alla disperazione e mancano
pochi secondi alla fine della partita. Le probabilit di farcela erano
praticamente nulle, ma Gyuri sapeva che il Locomotive avrebbe vinto
comunque, anche se avessero giocato solo in due, e quindi ci prov. La
palla attravers in quota il campo ed entr senza nemmeno sfiorare l'anello
o il tabellone. Qualsiasi giocatore dotato di una minima dose di esperienza
l'avrebbe catalogato come un colpo di culo, di quelli che capitano una volta
nella vita, ma gli Spolpatoti ne rimasero fulminati e precipitarono in un
attimo dalla bucolica millanteria al panico pi totale. Invece di stare
addosso a Pataki (non che la cosa l'avrebbe infastidito molto), si
ammassarono intorno a Gyuri. Dopo che Pataki aveva avuto tutto il tempo
di infilare una dopo l'altra dieci schiacciate, come se si stesse allenando su
un campo vuoto, gli Spolpatori iniziarono a rendersi conto che forse
avrebbero dovuto tenerlo d'occhio, ma questo non risolse la situazione.
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L'Arma Segreta si sforzava goffamente di rubargli palla, ma il suo


corpaccione rappresentava un'opportunit troppo ghiotta perch la forza di
gravit se la lasciasse scappare, e invariabilmente Pataki saltava pi in alto
o correva pi veloce.
Una parzialit come mai il Locomotive ne aveva visto, una parzialit
cos evidente da parte dell'arbitro, che permise agli Spolpatori falli,
sgambetti e gomitate e assegn tiri liberi del tutto ingiustificati, fece s che
il risultato finale fosse di 68 a 32 per il Locomotive. Era ovvio che per farli
arrivare alla massima divisione non sarebbe bastata l'intera quota di
produzione destinata all'esportazione dell'industria ungherese di salami.
La gioia del buon risultato su cui Hepp contava gli fu guastata dal
comportamento dell'arbitro, che fischiava non appena un giocatore del
Locomotive si avvicinava alla palla. Hepp and dal direttore di gara per
discutere le centootto infrazioni al regolamento arbitrale annotate nel corso
della partita. Dalla faccia dell'arbitro Gyuri intu che non si era reso conto
di doverle sviscerare davvero una per una tutte e centootto, fin nei minimi
dettagli.
La perseveranza di Hepp era uno dei motivi per cui il Locomotive era
una squadra di alta classifica ma, nonostante il suo acume, la sua
esperienza e la sua grinta, Hepp non era mai riuscito a far vincere il
Locomotive contro la squadra dell'Esercito, che si teneva lo scudetto
imbullonato nella sede come se non ci fosse bisogno di spostarlo. I punti di
forza dell'Esercito erano evidenti: infiniti vantaggi per gli atleti,
innumerevoli strutture, la possibilit di arruolare tutti i migliori e,
soprattutto, la garanzia che se giocavi nell'Esercito non dovevi entrare
nell'esercito (quello vero, in cui il vitto era scarso e ti facevano scavare
trincee a temperature polari). In effetti uno dei modi pi simpatici per
evitare l'esercito - passatempo principale dei giovani ungheresi di sesso
maschile dopo lo scopare - era proprio entrare nell'Esercito.
La vita degli sportivi dell'esercito, nel basket come in altre discipline,
era una pacchia. Il primo giorno magari si spingevano fino a mostrarti
com'era fatto un fucile, ma quello era il massimo di scienza militare
impartita agli atleti. Chiunque giocasse nella massima serie aveva un
impiego nominale fornito dal club di appartenenza, con mansioni che
consistevano principalmente nel ritirare lo stipendio (oltre alle buste
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marroni del club con i buonicalorie). Gyuri, per esempio, aveva visitato
il suo posto di lavoro diverse volte e nel corso della sua carriera nelle
ferrovie aveva imparato l'alfabeto Morse. Nell'esercito lo pseudo
dilettantismo raggiungeva livelli inusitati, per cui
Il massimo che si chiedeva agli atleti era di indossare la divisa una volta
ogni tanto. Se poi le prestazioni erano particolarmente elevate, i gradi e gli
stipendi si sprecavano. Pusks, il genio del calcio, non soltanto aveva
un'automobile, ma anche un autista.
Nello spogliatoio il Locomotive fu raggiunto dagli avversari sconfitti.
L'atmosfera che regnava non era esattamente improntata alla benevolenza e
alla fratellanza sportiva: la speranza di procurarsi un po' di plinka
distillata in casa, come spesso accadeva nelle trasferte in provincia, and
delusa. La condotta e il modo di fare dei ragazzi degli ossicini era
palesemente ostile; c'era da aspettarsi che quei bifolchi non avrebbero
permesso alla loro rozza insoddisfazione di varcare la soglia dello
spogliatoio, ma non poterono proprio restare lontani dalle attrazioni di
Budapest: in parole povere, quel fine settimana a Mak non c'era altro da
fare, se non tormentare il Locomotive.
Gli Spolpatori scelsero Demeter come bersaglio privilegiato delle loro
attenzioni. Era alto e aristocratico, come si conviene a chi discende da una
famiglia di aristocratici alti. Che fosse per i settecento anni di pubbliche
apparizioni o per natura, Demeter emanava signorilit in ogni occasione:
dava l'impressione di essere uno che, se lo avessero estratto da sotto le
macerie dopo un bombardamento, non avrebbe avuto un capello fuori
posto. Se tu fossi stato in smoking e Demeter senza un vestito, saresti
comunque stato tu a sentirti nudo.
Demeter era anche una persona eccessivamente ragionevole, e quindi
non rispose alle provocazioni poco fantasiose degli Spolpatori. Se al suo
posto ci fosse stato Pataki o Katona o chiunque altro del Locomotive, il
pavimento sarebbe gi stato cosparso di residui dentari. Perch proprio le
amichevoli andavano sempre a finire molto poco amichevolmente?, si
chiese Gyuri guardandosi intorno nello spogliatoio alla ricerca di qualche
corpo contundente a portata di mano, tipo un pezzo di tubatura di ferro.

19

La rissa collettiva che Gyuri si aspettava non si materializz. Il


portavoce degli Spolpatori si era incagliato in una spirale di commenti del
seguente tenore: Credi di essere tanto bravo?, Sei convinto che la tua
merda non puzza, eh?. Demeter fin di aggiustarsi la cravatta e, con una
determinazione tale che il movimento parve di grande lentezza, moll un
sonoro schiaffone in faccia al portavoce. Non un pugno, ma un ceffone a
mano aperta, senza seguito. Poi continu a sistemare la propria borsa. Il
gregge degli Spolpatori guadagn l'uscita senza dire una parola. Come un
esperto di arti marziali si dice riesca a concentrare in un dito una forza
straordinaria, cos Demeter aveva infuso in quella sberla una considerevole
quantit di disprezzo, decretando in maniera inequivocabile che erano di
quarta categoria nello sport come nella vita. Il bello era che era stato
proprio Demeter a insistere perch salutassero educatamente la squadra
ospite.
Prima di potersene andare dovettero cercare Hepp; alla fine lo
individuarono a un paio di chilometri di distanza lungo la strada: correva
con il fiatone dietro all'arbitro, che al punto quarantotto si era dato alla fuga
in bicicletta. Hepp era in ottima forma per la sua et e anche rispetto a
gente di vent'anni di meno, e avrebbe resistito ancora a lungo se non si
fosse reso conto del fatto che le sue critiche non venivano accolte
costruttivamente.
Tornati a Szeged, dove avrebbero trascorso la notte, i giocatori del
Locomotive decisero di controllare se nella piazza principale ci fosse un
ristorante disposto a dar loro da mangiare. Ricordavano di essersela
svignata senza pagare il conto da un ristorante del centro, eseguendo quello
che, tra le file del Locomotive, era conosciuto come uno Zrinyi, in
memoria del grande generale ungherese Mikls Zrinyi, che era uscito di
corsa dal suo castello dichiarando di volersi battere contro un esercito turco
dieci volte pi grosso del suo (con il risultato di essere sbaragliato
completamente). Si ricordavano di essere zrinyiati via da un ristorante, ma
tanto malfermi sulle gambe e nel cervello che non si ricordavano pi quale.
Erano talmente ubriachi che met della squadra non si reggeva in piedi ed
erano riusciti a scappare solo perch avevano chiuso il personale nelle
cucine. Ma che gusto c'era a trovarsi lontani da casa se non ci si
comportava in modo ignominioso? Optarono per il ristorante sulla sinistra
dove, dopo aver garantito pi volte al capocameriere che non avevano
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nulla a che fare con la pallanuoto, furono fatti accomodare a un tavolo.


Appena sento nominare la pallanuoto..., confid il capocameriere. So
che cosa vuol dire: rinnovo locali, ospedale, polizia, denti rotti, anni di
recupero lento e faticoso...
Hepp aveva da fare in albergo: lettere in cui illustrava le centootto
infrazioni a tutti coloro che avevano anche solo remotamente a che fare
con gli ambienti direttivi della pallacanestro nonch a qualcuno che non
c'entrava assolutamente nulla. Penso proprio che dovrebbe scrivere al
Ministero, gli aveva suggerito Pataki, sapendo che gli sfoghi epistolari di
Hepp avrebbero risparmiato alla squadra ore di analisi post-partita. Era gi
successo che i giocatori si calassero dalla finestra pur di scampare a Hepp.
Gyuri era andato alla posta per provare a telefonare a Budapest. Tre
giorni prima era stato fermato per strada da una svedese mozzafiato che gli
aveva chiesto indicazioni per il Museo delle Belle Arti. Un incontro tanto
miracoloso con una ragazza di fuori e per giunta carina, che gli si era
presentata senza che il destino gli avesse dato alcun preavviso, lo aveva
lasciato interdetto al punto che stava quasi per salutarla senza nemmeno
provare ad approfondire la sua conoscenza. Era a Budapest per qualche
festival della giovent organizzato da uno degli innumerevoli comitati per
la pace, ma questo non importava: era un biglietto ambulante per uscire
dall'Ungheria e valeva la pena di aspettare quattro ore per una telefonata.
Calma, calma, si imponeva Gyuri. Doveva mantenere la calma ancora
qualche giorno e, nel caso lei non si fosse perdutamente innamorata di lui,
poteva sempre gettarsi ai suoi piedi implorando di sposarlo, offrendole
met del suo salario per il resto della sua vita, dichiarandosi disposto a
tutto, eventualmente anche a uccidere qualcuno che non le andava a genio,
supplicandola disperatamente e senza pudore.
Affanculo l'informatore, concluse entrando nell'ufficio postale, io
me ne vado. Mentre si metteva in fila per telefonare, la sua memoria
focalizz la persona che aveva davanti. Era Slyom-Nagy, il pi lesto di
mano della scuola Minta. La sua destrezza nel rubare nei negozi,
soprattutto tavolette di cioccolata, era tale che tutta la terza classe, dopo
una quantit pantagruelica di cioccolata fornita a basso prezzo da SlyomNagy, non ne poteva pi vedere senza sentirsi male. Si erano persi di vista,
ma a Gyuri era simpatico. Inoltre gli era particolarmente grato perch
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aveva rubato espressamente per lui un temperino multiuso, che in seguito


era andato perso quando Keresztes, che glielo aveva chiesto un attimo in
prestito, lo aveva piantato in uno zingaro al luna park.
Venne fuori che Slyom-Nagy studiava letteratura ungherese
all'Universit di Szeged. A proposito, lei Jadwiga, disse indicando una
ragazza snella l accanto, palesemente stufa di aspettare. Aveva un
cognome vagamente polacco che Gyuri non cerc neppure di memorizzare,
ma rimase male che Jadwiga non sembrasse al settimo cielo per averlo
incontrato. Se non si stava attenti alle presentazioni, non si arrivava da
nessuna parte con le ragazze. Sulla base di una prima valutazione effettuata
nel retrobottega del cranio di Gyuri Jadwiga venne catalogata
semplicemente sotto tenere presente, avendo lui ragazze svedesi pi
importanti a cui telefonare.
Ci vollero tre ore buone per chiamare Budapest, e lei non era all'ostello.
Diventare netturbino a Stoccolma non sarebbe stato facile.

22

Dicembre 1944
Il soldato tedesco arrancava dietro gli altri, tenendo stretta nella mano
sinistra una buona porzione dell'intestino, che fuoriusciva da un'uniforme
per altro impeccabile. A Gyuri non parve particolarmente sofferente, quasi
il poco teutonico disordine delle budella in fuga gli risultasse assai pi
fastidioso del dolore fisico.
Naturalmente protestare o aspettarsi comprensione o attenzione di sorta
sarebbe stato uno spreco di tempo: comprensione e attenzione
scarseggiavano, come tutto il resto. A piedi o motorizzati, i tedeschi
continuavano a fingere che la guerra non fosse finita e andavano verso il
fiume diretti al castello sull'altra sponda, dove correva voce intendessero
asserragliarsi e combattere fino all'ultimo con i russi che si stavano
rapidamente avvicinando. Gyuri aveva visto arrivare in forza i tedeschi
mesi prima, quando senza tante cerimonie avevano fatto piazza pulita del
governo ungherese. Erano giunti in massa a bordo di grosse motociclette e
altri mezzi di trasporto veloci, pavoneggiandosi nei loro bellissimi giacconi
di pelle.
Adesso i tedeschi non avevano pi la stessa aria gagliarda, poco allettati
dalla prospettiva di essere passati al tritacarne dai russi. Avrebbe potuto
essere un bello spettacolo, se non fosse stato per il fatto che la tritatura
sarebbe avvenuta a Budapest. Dalla direzione del parco municipale Gyuri
sentiva in lontananza il rombo sordo dell'artiglieria, il rumore dei passi
possenti dell'Armata Rossa.
Da quando il comando supremo ungherese, avendo perso un esercito,
cercava di procurarsene un altro con cui trastullarsi, l'addestramento
militare era stato intensificato anche per i quattordicenni come Gyuri. I
suoi istruttori si erano limitati a farli correre come matti con la maschera
antigas e strisciare avanti e indietro su mucchi di letame freschissimo. Per
i russi saranno guai seri se cercheranno di difendersi con la cacca di
mucca, aveva fatto notare uno dei commilitoni di Gyuri.
Gli avevano anche mostrato il tanto acclamato Panzerfaust, il missile
anticarro portatile, l'ultima arma segreta prodotta dagli scienziati tedeschi,
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quella su cui tutti volevano mettere le mani. L'istruttore lo aveva estratto


dalla custodia e lo aveva esibito come una specie di talismano. Ecco,
ragazzi, questo il Panzerfaust, aveva detto riponendolo per poterlo poi
mostrare altrove e lanciandosi in una lunga descrizione di svariate tecniche
(segretissime) per lustrare alla perfezione gli stivali.
Certe mansioni erano pi piacevoli. C'era stato un vero boom di
requisizioni, presumibilmente dovuto al fatto che era meglio saccheggiare,
finch si era in tempo. Quel notorio deficiente di Hankczy, che avendo
ben quindici anni era a capo del gruppo, li aveva guidati in un tour di
depredazioni nel quartiere ebraico.
Ufficialmente alla ricerca di oggetti utili allo sforzo bellico, Gyuri e
Dzsa avevano portato a termine una razzia eccezionalmente fruttuosa in
una farmacia, sequestrando un bel po' di sapone. C'era qualcosa di strano
nella presenza di Dzsa, perch era figlio di un ebreo con tanto di stella
gialla, che una sera era stato portato via. Gyuri lo aveva visto partire sotto
scorta con una valigetta in mano, ma dopo un giorno o due era tornato:
bench non avesse suonato il violino sul tetto, lo avevano lasciato in pace.
Uscendo dalla farmacia, Gyuri e Dzsa avevano udito, delle laceranti
proteste provenienti dall'altra parte della? strada. Da una finestra spalancata
al secondo piano un'anziana signora, di corporatura minuscola ma di voce
potentissima, aveva dato il via a una furibonda tirata contro quell'indebita
appropriazione di articoli da bagno Vermi schifosi, sanguisughe! Non vi
vergognate a rubare in questo modo in pieno giorno? La donna aveva
tutta l'aria di essere una megera a tempo pieno, ma Gyuri era rimasto
impressionato dalla veemenza delle sue accuse: rispetto all'esportazione di
famiglie ebraiche all'ingrosso, svaligiare una farmacia era un nonnulla. E
poi, se i nazisti facevano quel che facevano, non era colpa di Gyuri. La
vecchia era fuori del mondo, o forse la farmacia era sua?
Fatto sta che non la smetteva pi di urlare, e forte. La gente si fermava a
rimirare la scena. La cosa pi seccante, per Gyuri, era che la donna aveva
ragione. Hankczy si era materializzato e, valutata la situazione, gli aveva
detto: Bene, Fischer, spara a quella vecchiaccia. A Gyuri era stata
assegnata una rivoltella d'epoca, una specie di mandato ufficiale, e gli
piaceva portarla. Forza, aveva ordinato Hankczy in tono autorevole e
militaresco. Gyuri aveva estratto la rivoltella dalla fondina. Spara! Spara!
24

Spara! insisteva la vecchia signora, stanca della vita, ma Gyuri, pensando


che a quella distanza probabilmente l'avrebbe mancata, aveva deciso di
mostrarsi clemente.
Vostra madre, cara la mia signora, era una gran troia, aveva gridato
bellicosamente. Ad Hankczy quella volgarit pesante e del tutto
sproporzionata aveva dato pi soddisfazione di una pallottola andata a
segno. E certamente aveva sortito l'effetto di respingere dentro casa la
vecchietta, squarciando irreparabilmente il suo mondo di tendine di pizzo.
Hankczy gli aveva dato una pacca di approvazione sulla spalla, ma Gyuri
era stato colto da un insidioso senso di vergogna. Da piccolo ti insegnano a
essere gentile con le vecchie signore, pensava, ma in realt vorresti solo
prenderle a rivoltellate.
Stufo di guardare i tedeschi in ritirata, Gyuri si avvi verso casa. Era
curioso di scoprire com'era la guerra vista da vicino. La prima puntata era
stata il giorno precedente, quando si era affacciato insieme a Pataki dal
terrazzino di casa sua, una specie di lastra di cemento che sporgeva
dall'edificio, e la madre di Pataki li aveva chiamati per fargli assaggiare i
pasticcini che aveva appena sfornato. Un minuto dopo si era sentito un
leggero tonfo ed erano tornati sul terrazzo per vedere che cosa fosse, o
meglio avrebbero voluto tornarci, ma non avevano potuto perch il
terrazzo non c'era pi, centrato da una granata sovietica a lungo raggio che
non se l'era proprio sentita di esplodere.
Gyuri aveva ascoltato Gergely raccontare una storia simile: lui e i suoi
erano stati nel rifugio durante un'incursione aerea e, cessato l'allarme,
erano tornati al loro appartamento dell'ultimo piano, avevano aperto la
porta e non avevano trovato pi nulla. Dell'appartamento restavano solo la
porta di ingresso con i relativi cardini e, sotto, quattro piani di macerie
polverose. Almeno non ci toccato rimettere a posto niente, aveva
commentato Gergely.
Gyuri aveva interrogato anche Istvn sulla guerra. Era stato tre anni su
fronti diversi e, da buon fratello maggiore, gli aveva portato un souvenir da
ognuno: pallottole, baionette, elmetti e una rivoltella russa che purtroppo
non aveva munizioni. Com' al fronte? aveva chiesto Gyuri.
Stranamente per lui, Istvn aveva esitato prima di rispondere: Devi
cercare di sparare per primo... a parte questo, come tutto il resto. C' a chi
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piace e a chi no. Elek, che era stato pluridecorato nella prima guerra, non
ne parlava mai, ma d'altra parte non parlava mai di nulla con Gyuri.
Occuparsi dei figli per lui era naturale quanto prodursi in giochi di
destrezza con degli ananas. Una volta Gyuri gli aveva chiesto di parlargli
delle decorazioni, ottenendo per tutta risposta la seguente informazione:
In guerra un soldato finisce o decorato o morto, bench alcuni riescano a
fare tutte e due le cose. L'arrivo imminente dei russi, per, aveva indotto
Elek a fargli un'altra paterna raccomandazione di argomento militare:
Ascolta, se arriveremo al punto in cui ci sar qualcuno tanto stupido da
dirti di combattere, sparisci e nasconditi da qualche parte finch non tutto
finito.
In Damjanich utca Gyuri vide una limousine con le insegne militari
parcheggiata davanti al numero 10. Mentre si chiedeva se ci avesse a che
fare con la sua famiglia scorse Klmn, uno dei migliori amici di Istvn,
che adesso ricopriva un incarico di una certa importanza al comando
supremo, con addosso un'uniforme degna di un ballo in maschera. Preso
alla sprovvista nel vedere Gyuri, Klmn pass visibilmente in rassegna
una serie di opzioni prima di scegliere la pi spiccia: Istvn tornato.
ferito gravemente.
In casa Gyuri intravide Istvn steso sul tavolo della sala da pranzo, con
un aspetto degno di una bistecca da settanta chili. Elek gli stava accanto
con uno dei suoi vecchi amici dell'esercito, Krdy, un dottore, che stava
tirando fuori da una borsa nera alcuni strumenti. Gyuri sapeva, pur sapendo
di non doverlo sapere, che Krdy aveva fatto i soldi con la fica, mandando
in cielo angioletti (cio praticando aborti) e ricostruendo imeni allo scopo
di restituire la verginit di un tempo alle ragazze delle migliori famiglie di
Budapest. Un attimo prima che Elek gli chiudesse la porta in faccia, Istvn,
che doveva aver notato Gyuri l impalato, grid: Mi dispiace, ma stavolta
non ti ho portato niente.
Quando Klmn torn insieme a un altro ufficiale, Gyuri era ancora
fuori dalla sala da pranzo. Non abbiamo trovato anestetico, annunci
sbottonandosi la divisa, ci vorr un sacco di tempo. Ha pi metallo in
corpo di un registratore di cassa. Nelle pause dell'intervento, Gyuri
apprese da Klmn che quella mattina era venuto a sapere che l'unit di
Istvn era stata mitragliata da alcuni aerei russi a bassa quota nei pressi di
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Gdlo, appena fuori Budapest. Klmn aveva telefonato a Elek e insieme


erano andati a cercare Istvn. Gyuri pens che era un bene che la madre
fosse partita per la campagna in cerca di provviste, altrimenti a quell'ora
Elek si sarebbe trovato a rispondere personalmente di tutta la Seconda
Guerra Mondiale.
Molto tempo dopo Krdy usc: Adesso possiamo cominciare a
preoccuparci dei russi.
In un certo senso, Istvn fu molto fortunato. Lo misero sull'ultimo treno
in partenza da Budapest, pochi minuti prima che i russi accerchiassero
definitivamente la citt, e non dovette passare sei settimane in una cantina
mentre russi e tedeschi avevano un'animata discussione su Budapest.
Qualche consolazione a vivere in cantina c'era. Noemi, la ragazza del
primo piano che non corrispondeva all'amore di Gyuri, fu costretta a stargli
vicina per un certo periodo. Ma la dieta a base di molta noia, poca igiene
personale e un po' di carne di cavallo ogni tanto era difficile da mandare
gi. Era difficile anche avere una buona opinione di gente con cui si erano
trascorse sei settimane in una cantina. L'unica persona a uscire
onorevolmente da quella vicenda fu la signora Molnr: velenosa in tempo
di pace, sprizzava allegria e incoraggiamento da quando la guerra aveva
eliminato la ragione del suo scontento nei confronti della societ, cio il
vantaggio che tutti gli altri avevano su di lei in campi come la giovinezza,
il piacere e la pasticceria fine. Pataki aveva una grossa scorta di libri e
approfittava dell'occasione per leggere. Elek se n'era stato stoicamente I
seduto a fumare sigarette finch c'erano state sigarette, dopo di che era
rimasto stoicamente seduto e basta.
Non era passato molto tempo da quando Noemi si era, lamentata perch
non ricordava pi l'ultima volta che si era lavata quando si avver il tetro
pronostico del vecchio Fitos, leader dei pessimisti in una cantina dove la i
concorrenza fra pessimisti era acerrima: Rallegratevi, perch quando vi
sembrer che la situazione sia diventata insopportabile, il peggio dovr
ancora venire. I russi scoprirono la cantina.
A seconda del grado di ubriachezza in cui si trovavano, portarono le
donne in un'altra stanza oppure agirono sul posto. Si dimostrarono
imparziali. Non violentarono solo le donne giovani e belle, ma
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distribuirono equamente gli stupri. Fu il giorno in cui Gyuri si rallegr di


non possedere una vagina.
I russi arraffarono tutti gli oggetti di valore, tutto quello che si poteva
prendere; Gyuri ne not addirittura uno che guardava avidamente l'enorme
caldaia.
Elek negozi con loro in tedesco per quanto possibile, date le
circostanze e le competenze linguistiche, e cio praticamente si limit a
tradurre le richieste dei vari Ivan. La leggendaria passione degli uomini
dell'Armata Rossa per gli orologi da polso si rivel assolutamente fondata:
tutti, compreso Elek, ci rimisero il proprio.
I russi se ne andarono belli contenti, senza dubbio convinti che era valsa
la pena di fare visita alla cantina del numero civico 10. Gyuri non rimase
sconvolto n preoccupato per i gioielli della madre o l'orologio di Elek:
dopo tutto, Elek ne avrebbe comprati degli altri a guerra finita. Tuttavia era
contento di essersi nascosto il suo, svizzero, grosso, con tanti quadranti che
non sapeva neppure a cosa servissero, intorno alla caviglia destra, protetto
da un calzino spesso. Il mio non lo hanno preso, annunci a Elek
mostrandogli il nascondiglio. Il padre lo guard incredulo, gli diede un
ceffone, prese l'orologio e si precipit fuori a consegnarlo ai russi.
Per la strada sembrava che fossero piovuti cadaveri russi. Vagando qua
e l Gyuri e Pataki non notarono nessun cadavere tedesco; forse l'orrore
che i tedeschi nutrivano per il disordine li aveva spinti a rassettare man
mano che si ritiravano. I corpi erano tutti irrigiditi dal gelo. Molti avevano
lasciato questo mondo nelle posizioni pi ridicole, che ricordarono a Gyuri
le foto dei morti di Pompei, pietrificati nella lava del Vesuvio, che Istvn
aveva portato da una gita scolastica. A Gyuri sarebbe piaciuto tanto andare
a Pompei, soprattutto per via dei dipinti murali pi artistici - cos li aveva
definiti la guida, a detta di Istvn in cui pareva fosse raffigurato fra l'altro
un tizio con un uccello grosso come un remo.
Si ferm un camion e, prima che a lui o a Pataki venisse in mente di
scappare, salt a terra un soldato sovietico, un ciccione che doveva essere
un contadino dell'Ucraina (e se non lo era, avrebbe fatto meglio a prendere
in considerazione l'ipotesi di diventarlo, perch le caratteristiche fisiche le
aveva tutte). Sventolando il fucile mitragliatore, la chitarra Davai, con
28

l'aria vittoriosa tipica degli Ivan, espresse concisamente il desiderio che


caricassero sul camion un po' dei suoi compagni caduti. Avendo chiarito
che cosa dovevano fare, il soldato part per un giro di saccheggio
esplorativo. Nelle settimane che seguirono la fine dei combattimenti, si
abituarono a veder bighellonare tranquillamente per casa russi interessati a
impadronirsi di tutto quello che attirava la loro attenzione, qualsiasi cosa,
dai vestiti di Elek all'acqua di colonia di sua madre, che generalmente
veniva consumata sul posto. Ce n'era stato addirittura uno che si era
trattenuto a lungo per cercare di capire come si facesse a bere dalla tazza
del cesso.
Nel frattempo era arrivato anche Jzsi e aveva dato una mano a Gyuri e
Pataki a caricare sul camion i soldati defunti. Il fondo del camion era
gelato, per cui si potevano far scivolare i cadaveri come nel gioco del
curling. Alcuni erano in pose veramente comiche: uno aveva una mano
vicino all'orecchio, come se non ci sentisse bene. Come hai detto,
Sergei? sugger Pataki. Gli orologi sono senz'altro nel palazzo accanto.
Un altro riuscirono a metterlo in piedi e, appoggiandolo leggermente a un
muro, gli restituirono una parvenza di animazione. Pataki sacrific l'ultima
sigaretta che aveva per dare pi vita alla scena. Certo che ho da
accendere, disse avvicinando un fiammifero alla sigaretta inserita fra le
labbra esangui. Da lontano sembrava proprio un soldato russo che fumava.
Mentre cercavano di mettere un cadavere a cavalluccio sulle spalle di un
altro intuirono, dal volume sempre pi alto delle imprecazioni, che il
soldato stava tornando ed era piuttosto arrabbiato che non fosse ancora
pronta la sua camionata di cadaveri e che Gyuri, Pataki e Jzsi stessero
lentamente, solennemente, rispettosamente, cautamente e teneramente
sistemando sul retro i resti mortali di un eroe caduto. Malenky robot,
malenky robot (una frase che, come ormai tutti sapevano, significava un
lavoretto) ripeteva imbufalito, bistro, bistrot, agitando il fucile per
indicare l'allegretto con brio con cui desiderava che si svolgessero le
operazioni; evidentemente lo aspettava una razzia importante. I corpi che
ancora si trovavano nelle vicinanze furono caricati pi in fretta che se
fossero stati sacchi di patate.
Riempito il camion, stavano per congedarsi quando il soldato, sempre
avvalendosi degli eloquenti mezzi espressivi del fucile mitragliatore, fece
capire loro che anch'essi dovevano salire a bordo. Pensarono di sollevare
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qualche obiezione, ma solo per un attimo. Si arrampicarono sul camion e


videro che era diretto al parco municipale. Fu un viaggio alquanto
scomodo. Stecchiti sono stecchiti, comment Pataki.
Li portarono in un palazzo di uffici amministrativi, dove furono
accompagnati e rinchiusi nel seminterrato. Tirava una certa qual brutta aria
e, dal momento che Pataki aveva una zuppa di fagioli che lo aspettava per
pranzo, decisero di levare le tende. Si arrampicarono fino a una finestrella
da cui uscirono con grande difficolt (una porzione o due di carne di
cavallo in pi la settimana prima e non ce l'avrebbero fatta). Si ritrovarono
sul retro del palazzo. Nessun russo in vista. Corsero di gran carriera fino a
casa senza mai fermarsi, dopo di che non misero piede fuori per un paio di
giorni. Il signor Prtos del primo piano, che si era avventurato in citt
perch aveva sentito dire che c'era del latte, era scomparso proprio lo
stesso giorno. Una settimana dopo era riuscito a far mandare un messaggio
ai suoi dal carro bestiame su cui si trovava a Zhony, vicino al confine con
l'Unione Sovietica, per il tramite di un ferroviere compiacente. Era stato
invitato a fare un malenky robot da un soldato russo ed evidentemente
c'era stato un malinteso, che confidava per di chiarire al pi presto.
Molti dei compagni di scuola di Gyuri erano morti, per cui il primo
appello, quando ricominci la scuola, fu alquanto tetro. Purtroppo nessuno
degli insegnanti ci aveva lasciato la pelle, e questo era irritante. In
particolare, Gyuri aveva nutrito l'ardente speranza che Vagvlgyi venisse
centrato in pieno dall'artiglieria russa o da un bombardiere americano,
invece se lo trov davanti, pelato come una palla da biliardo, che gli
sbarrava il passo nel corridoio senza un sorriso, chiaramente in attesa di
ritirare la ricerca su Kossuth che era gi in ritardo di una settimana quando
i russi erano venuti a dare a Gyuri un po' di respiro. Se a dirgli Immagino
che tu abbia approfittato di questo periodo per approfondire le tue letture,
vero? fosse stato qualcun altro si sarebbe trattato di uno scherzo, l'avrebbe
detto per ridere, ma Vagvlgyi non scherzava. Mentre Gyuri si affannava a
spiegare che per leggere un altro libro sull'esilio americano di Kossuth non
era riuscito a finire la sua opera, Vagvlgyi scuoteva la testa con aria
dispiaciuta. Fischer, Fischer, deplorevole. Non si pu permettere a una
piccola guerra di interferire con l'arricchimento culturale. Conosci la nostra
storia. Da buon ungherese dovresti essere preparato a qualche sporadico
cataclisma.
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Ottobre 1946
Quando andarono ad arrestarlo, Pataki stava elucubrando assiso sul
cesso.
Se ne stava l, comodamente appollaiato a sfogliare la prima edizione
delle poesie di Tompa, uno splendido volume del 1849 con il titolo a
caratteri dorati, ritrovato nella casa di un ebreo dopo un bombardamento.
Tompa era il genere di poeta che piaceva a Pataki, pesante e minore,
motivo per cui ne studiava la metrica. La sua mediocrit era piuttosto
rassicurante. Tompa era stato al fianco di Petfi negli anni della
rivoluzione del 1848, l'evento clou del secolo, nel bel mezzo del calderone
della storia, si era visto offrire tutte le grandi occasioni della vita e se le era
lasciate sfuggire. Il massimo che era riuscito a fare era scrivere sfilze di
versi da biglietto di auguri, da canzonetta.
Tompa era proprio quello che ci voleva come predecessore letterario:
solido, affidabile, privo d'ispirazione, spianava la strada, riscaldava
l'ambiente con qualche strofa promettente per poi passare il testimone ai
successori per la volata finale verso la gloria. Era un alabardiere
battistrada, una specie di suggeritore, non come quel bastardo di Petfi che
si era appropriato della lingua e aveva confiscato quasi tutto quello su cui
valeva la pena di poetare creando la letteratura ungherese nelle pause per il
pranzo fra un'impresa rivoluzionaria e l'altra. Secondo alcune fonti
autorevoli, era stato lui a dichiarare aperta la rivoluzione del 1848, aveva
siglato tutte le migliori forme poetiche, gi che c'era aveva mandato al
macero interi testi scolastici e antologie e aveva combattuto nell'esercito
rivoluzionario ungherese che aveva sconfitto gli Asburgo, l'esercito che
sembrava aver vinto la iella quando in quattro e quattr'otto era stato
sbaragliato.
A quel punto Petfi aveva avuto la faccia tosta di morire, elegantissimo,
con la camicia bianca, solo e appiedato contro la cavalleria cosacca. Aveva
ventisei anni. Gli ungheresi nascevano con i suoi versi prestampati nella
testa.

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Non ci voleva proprio: un maledetto genio a rovinarti la piazza, a


prendersi tutta la gloria letteraria a disposizione. Pataki faceva due sogni
ricorrenti. Uno pi che un sogno era un incubo: con il cuore che gli batteva
all'impazzata dalla paura si rendeva conto di non ricordare pi n il nome
n l'indirizzo n il numero di telefono di due o tre ragazze stupende appena
conosciute. Ce li aveva l, sulla punta della lingua, ma le dita della
memoria non arrivavano allo scaffale su cui li aveva riposti, e cos non
sapeva come fare a rintracciare quelle straordinarie bellezze. Erano da
qualche parte che lo aspettavano e lui non riusciva a estorcere niente alla
propria memoria. Si svegliava in un bagno di sudore.
Nell'altro sogno c'era una libreria. Era uno di quei sogni in cui sai fin dal
calcio d'inizio che stai sognando. Il libro pi in evidenza era un grosso
volume di poesie. Si vedeva subito che era alta letteratura, roba di interesse
mondiale, uno di quei libri che hanno tutti, anche quelli che non leggono.
Pataki lo leggeva e si rendeva conto che erano versi straordinari, che a
gomitate si sarebbero fatti posto in tutte le antologie, che avrebbero
surclassato Petfi e che non esistevano. Basta solo che li impari a memoria,
pensava, che li metta per iscritto appena mi sveglio e avr immediatamente
una fama immortale.
Eppure, nonostante passasse e ripassasse dentro quel sogno, non
riusciva mai a ricordare niente. Una volta, eccezionalmente, ritorn con un
verso, Il cane nel canile; dopo lunghe riflessioni decise che da solo non
valeva gran che, ma non fu capace di ricordare altro. Esisteva una variante
del sogno in cui trovava un mucchio di monete d'oro e, per quanto si
sforzasse di portarne via il pi possibile, si svegliava sempre a mani vuote.
Aveva anche cercato di scrivere senza barare ma, per quanto mentre
scriveva si lasciasse prendere dall'entusiasmo, appena l'inchiostro era
asciutto la sua soddisfazione svaniva. Le idee e le immagini che lo
mettevano in moto erano entusiasmanti, ma era come raccogliere un
sassolino da un fiume: nell'acqua brilla, ma poi diventa opaco e
insignificante. Pataki cercava di spruzzare d'inchiostro i personaggi
invisibili che solo lui riusciva a vedere, in maniera che anche gli altri ne
scorgessero i contorni, ma sbagliava la mira e sulla carta gli restavano solo
degli sgorbi.

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Non era mai riuscito a comporre nulla che gli sembrasse degno di far
leggere agli altri. Era frustrante vedere qualcosa che era come una
bellissima ragazza e ritrovarsi con qualcosa che era come uno scarabocchio
su un muro.
Cos, mentre si consolava con la poesia meccanica di Tompa, Pataki
ebbe la sorpresa di sentire bussare con forza alla porta del gabinetto (che
non era stata progettata per resistere a colpi cos pesanti) e udire una voce
sconosciuta e maschile che lo chiamava per nome. Rimase sorpreso, ma
non quanto lo sarebbe rimasto se avesse saputo che fuori ad aspettarlo c'era
l'AVO.
Per essere una polizia segreta, quelli dell'AVO non tenevano poi tanto
segrete le loro attivit: dopotutto una buona met del lavoro della polizia
segreta consiste nel far s che la gente sia al corrente della sua esistenza e si
passi parola. La madre di Pataki per fortuna rimase ancora pi sorpresa di
lui e, non riuscendo a spiccicare parola, non fece scene quando lo
portarono via. Per fortuna ancora maggiore il padre di Pataki era al lavoro.
Se doveva tirarsene fuori con la sua parlantina era meglio che non ci
fossero interferenze. II problema era che non sapeva quale fosse il
problema. I due dell'AVO stettero bene attenti a non dirgli perch dovesse
essere interrogato: volevano sfruttare al massimo la loro posizione di
superiorit. Pataki lo cap subito. Finch non avesse scoperto di cosa si
trattava, sarebbe stato difficile decidere a che menzogna ricorrere: si
prepar due o tre scuse generiche, tanto per avere una storia decente a
portata di mano.
Per le scale incontrarono la signora Vajda, che si rammaricava con la
signora Csorg per la demolizione della chiesa che da pi di cent'anni era
in fondo a Damjanich utca. Tutto ci non pu durare ancora per molto,
diceva.
L'automobile dell'AVO era lunga e nera e Pataki cerc di godersi il
breve viaggio. Essere arrestati aveva un che di lusinghiero, l'entourage
faceva sentire importanti, ma la detenzione stava diventando un'abitudine:
era l'ora di darci un taglio. C'era stato l'episodio della raccolta dei cadaveri
e quella volta se l'erano cavata grazie alla finestra. Poi lui e Jzsi avevano
accompagnato Gyuri nella casa di campagna di sua madre a Erdvros. Il
primo giorno in campagna erano usciti da un bosco finendo dritti in un
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campo di russi. Pataki aveva immediatamente finto di essere in preda a


dolori insopportabili, del genere attacco di appendicite, e aveva fatto
andare gli altri a cercare un dottore e delle medicine. La richiesta aveva
sortito l'effetto desiderato: i soldati li avevano mandati al diavolo
scacciandoli in tutta fretta.
Il giorno dopo avevano rievocato la disavventura ridendo della stupidit
dei russi, mentre sparavano a delle bottiglie che avevano portato in un
punto panoramico dei paraggi per esercitarsi nel tiro al bersaglio. Era il
periodo in cui dappertutto, sui giornali, sui muri, sui treni, c'erano avvisi
che dicevano che chiunque fosse stato trovato in possesso di un'arma da
fuoco sarebbe stato considerato un bandito, un fascista, uno da fucilare su
due piedi. Probabilmente le risate e gli spari avevano coperto il rumore
della pattuglia russa finch non era giunta proprio alle loro spalle.
Uno dei quattro soldati, un tappetto che dimostrava s e no dodici anni,
era tutto allegro. Il manuale dell'Armata Rossa per le truppe di stanza in
Ungheria evidentemente conteneva la frase Vi fuciliamo (a scanso di
equivoci), perch il nanetto non faceva che ripeterla con un accento
spaventoso, aggiungendo vari effetti onomatopeici del tipo
bbubbbbuabbaa. Tutto questo, inframmezzato da grandi risate, fino al
quartier generale di Jew. Gli abitanti del villaggio non sembravano affatto
ebrei e sicuramente non lo erano, altrimenti sarebbero stati tutti morti da
tempo. Pataki pens, non per la prima volta, all'imbecillit dei toponimi
ungheresi e a quanto sarebbe stato idiota farsi fucilare a Jew.
Li lasciarono in una stanzetta con una finestra tanto piccola che non ci
sarebbe passato nemmeno un braccio, e comunque dall'altra parte era di
guardia il loro minuscolo accompagnatore, che continuava a esercitarsi per
il plotone di esecuzione. Tirarsene fuori con la menzogna non sarebbe stato
facile, riflett Pataki, anche perch in russo nessuno di loro sapeva dire
altro che fottiti tua madre. Jzsi incominciava a odorare sgradevolmente
e Gyuri aveva gli occhi sbarrati dal terrore. Non preoccupatevi, cerc di
rincuorarli Pataki, non ci fucileranno. Non per questo, replic Gyuri,
ci hanno visto tutti mentre ci portavano qui. Mia madre mi ammazza. A
quel punto a Pataki torn in mente che l'ultima parola di Gyuri uscendo di
casa era stato un no, in risposta alla madre che gli chiedeva inferocita:
Non avrai ancora quella rivoltella, vero?.
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Pataki esamin mentalmente due linee difensive. La prima era che


avevano appena trovato la rivoltella e stavano andando a consegnarla,
proprio perch si rendevano conto di quanto fosse illegale e pericolosa e di
come potesse finire facilmente nelle mani sbagliate. Altrimenti c'era quella
dell'inseguimento di un soldato nazista, reo di nutrire odiosi ideali
antisovietici, che secondo la gente del villaggio si era nascosto nel bosco,
con la formula magica: Volevamo essere noi a consegnarlo all'Armata
Rossa, in segno di ringraziamento per aver generosamente liberato il nostro
paese da gentaglia di quella risma. Come storia era migliore, ma
purtroppo anche meno credibile.
Dopo un po' arriv l'ufficiale in comando. Dall'aria rattristata del
piccoletto Pataki dedusse che probabilmente non li avrebbero imbottiti di
piombo. Non dovettero tirar fuori nessuna delle loro scuse, ma furono
scorticati vivi da un predicozzo abrasivo come cartavetrata (con l'aiuto di
un interprete). Poi, con gran disappunto di Gyuri, furono rilasciati e
dovettero tornare a casa. Li avevano trattenuti poco pi di un'ora. Quanto
l'avrebbe trattenuto l'AVO questa volta?
L'autista imbocc a velocit dignitosa Andrssy ut, quanto di pi simile
a un viale, e svolt a destra al numero 60, la sede dell'AVO. Pataki diede
un taglio alle reminiscenze e pens che quel portone aveva un'aria
familiare. Quindi ramment di averlo visto in un cinegiornale in cui
mostravano esponenti di rilievo delle Croci Frecciate e un assortimento di
nazisti vari accompagnati in manette nell'edificio, incontro a un destino
ben noto: corda e sapone per tutti. L'auto prese l'ingresso di servizio, quello
riservato ai fornitori, per cos dire, e Pataki improvvisamente perse tutta la
sua disinvoltura, e la paura prese posto comodamente nella sua mente.
Lo accompagnarono su per una scala lunga e finemente decorata, con
una passatoia di uno spessore paralizzante. La ricchezza degli interni era
ancor pi straordinaria per il fatto che erano anni che Pataki non vedeva
una parete imbiancata di fresco, o anche solo senza fori di proiettili o altri
danni di natura bellica.
Fu fatto entrare con uno spintone in una grande stanza con il soffitto
tanto alto che quasi non si vedeva, da cui pendeva un lampadario di
cristallo grande come uno yacht. Vatti a mettere in quell'angolo, gli disse
una guardia. Pataki not che dall'altra parte della stanza, con il naso
35

schiacciato nell'angolo, c'era qualcun altro. Sebbene fosse di spalle, dai


capelli rossi e ispidi come un carciofo riconobbe Fuchs. Quella scoperta,
insieme al fatto di essere stato messo in castigo nell'angolo come a scuola,
gli scatenarono una risata con un alto tenore di isteria. Questa, a sua volta,
gli valse un tale pugno in un orecchio che quando fuori venne buio gli
bruciava ancora, ma a quel punto era abbastanza contento di starsene l in
piedi come un somaro perch aveva capito tutto e si stava preparando a
espiare, protestare e dichiarare il falso a ruota libera: per una volta, oltre a
tutto, non aveva fatto niente.
Era iniziato tutto con una gita in barca sul Danubio insieme con Gyuri.
Si erano fermati a mangiare sull'isola di Csepel e, mentre riposavano sulla
riva verdeggiante, Gyuri aveva notato un contenitore di quelli dove di
solito si tengono le bombe a mano. Con grande giubilo avevano scoperto
che era pieno. Si erano messi a pescare con le bombe con risultati
eccezionali: niente esche, lenze, ami, pesi o lunghe attese. Ma dopo un po'
che si raccolgono pesci morti, ci si perde gusto.
Erano bombe a mano di buona qualit, di fabbricazione tedesca, e
Pataki, avendo vinto anche la parte di Gyuri in una sfida a chi contava pi
barche, decise di venderle o barattarle a scuola, come aveva fatto con le
armi alla fine della guerra, guadagnando delle belle sommette.
Pataki aveva incominciato il suo smercio al dettaglio durante una
lezione di fisica di Hidassy. Anche se si trattava di un argomento che aveva
gi spiegato mille volte, Hidassy ci metteva sempre grande entusiasmo e
grande passione, tanto che, quando si lanciava in stravaganze atomiche o
densimetriche, non si accorgeva pi nemmeno di quello che succedeva
nella prima fila. L'ultima, dove Pataki mercanteggiava le sue bombe, per
lui avrebbe potuto benissimo trovarsi agli antipodi. Una volta erano riusciti
addirittura a organizzare un torneo di calcio in scala ridotta, con una palla
di carta, senza che Hidassy intervenisse.
Hidassy costituiva un piacevole diversivo rispetto agli altri insegnanti,
ai quali piaceva controllare ogni aspetto della vita dei loro alunni; per
esempio, su Horvth girava voce che gli avessero tolto l'incarico
nell'esercito a causa dell'imbarazzante numero di coscritti deceduti sotto di
lui. Horvth era sempre a sferzare chiappe e a minacciare di espulsione chi
non stava con la schiena sufficientemente dritta. Se qualcuno schiacciava
36

un pisolino in laboratorio, invece, Hidassy continuava imperterrito a


sventolare pezzi di tubo di gomma o a infilare roba in un becco Bunsen.
Una volta che Pataki era arrivato a dare fuoco a una panca, esclusivamente
per vedere se bruciava, l'unica reazione di Hidassy era stata aprire la
finestra per fare uscire il fumo.
Si vociferava che un giorno, un'ora dopo la fine delle lezioni e l'uscita
degli studenti, Hidassy fosse stato trovato ancora intento a spiegare
l'elettromagnetismo: la fisica era la sua passione. E lui era la passione degli
alunni, non soltanto perch li lasciava in pace, ma anche perch quando era
il momento di interrogare e quelli rimanevano a bocca aperta come pesci
fuor d'acqua dava sempre un bel voto per aver capito il concetto. Agli
orali in realt di solito faceva una domanda e poi, prima ancora che
l'interrogato avesse il tempo di dare una risposta (ammesso che ne
conoscesse una), giusta o sbagliata che fosse, rispondeva lui stesso,
raggiante, chiedendo al massimo un cenno di assenso da parte
dell'esaminando.
Teller mi ha detto che scindendo l'atomo si pu far saltare in aria il
mondo intero: il minimo che potesse fare era scrivere per scusarsi,
farneticava Hidassy mentre Pataki vendeva le sue bombe a mano.
Keresztes e Fuchs si erano avvicinati per esaminare la merce, cosa che
Pataki sperava non facessero. Keresztes era un cliente indesiderato, perch
era pericolosamente imprevedibile. Durante l'assedio, i mitraglieri sovietici
se lo erano trovati fra i gomiti, che chiedeva se poteva provare anche lui.
Una volta Pataki e Gyuri erano al luna park e Keresztes gli si era
appiccicato. Uno zingaro, senza malizia n disattenzione, ma
semplicemente per il naturale moto browniano di tutti i luoghi pubblici, lo
aveva sfiorato. Chiesto educatamente in prestito il famoso temperino di
Gyuri, Kerezstes aveva passato in rassegna i vari accessori e, scelta la lama
pi lunga, l'aveva conficcata in corpo allo zingaro. Grazie, aveva detto
poi cortesemente.
Era stata l'unica volta che Pataki l'aveva visto comportarsi
educatamente, per. Neanche Fuchs era gran che come potenziale cliente,
dato che aveva fama di essere sempre senza soldi. Dovunque si raduni una
trentina di ragazzi, c' sempre uno che finisce sotto. Bastava che qualcuno,
chiunque, dicesse facciamoci un Fuchs, e subito gli si sedevano sopra
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mediamente in otto; a volte se ne sarebbero seduti anche di pi, ma Fuchs


non era molto ampio e gi in dieci qualcuno era costretto a stargli in
equilibrio su una mano, o sul naso, o su un dito, o su qualche altra zona
periferica. Era un divertimento semplice ma inesauribile. Fuchs andava
molto bene anche da chiudere negli stipetti e, dal momento che era di
pubblico dominio che se arrivava a casa con oltre dieci minuti di ritardo
sua madre telefonava alla polizia, una volta lo avevano ammanettato al
corrimano del tram numero 47, dove era rimasto fra l'ilarit generale,
nonostante le preghiere accorate, finch il manovratore non aveva riportato
il tram al deposito.
Ancor pi divertente che maltrattare Fuchs era maltrattare la sua
cartella. Era entrato in possesso di una valigetta di pelle sobria e costosa,
perch a casa sua erano convinti che un accessorio simile potesse
incrementare il suo rendimento scolastico. Siccome era pomposa, molto
costosa e, soprattutto, era di Fuchs, fu oggetto di grande attenzione. Fuchs
viveva con la propria cartella in una curiosa comunione spirituale, che
trascendeva il semplice desiderio di proteggerla. Dal momento che veniva
presa a calci appena possibile, doveva tenersela stretta al petto e, visto che
non riusciva a sorvegliarla cos da vicino tutto il giorno, ogni tanto la
cartella gli spariva. Invariabilmente, non appena cadeva in mani ostili, per
quanto in altre faccende affaccendato, Fuchs lo veniva a sapere per via
telepatica e dovevano sederglisi addosso mentre la riempivano di liquidi, ci
saltavano sopra o la inchiodavano al muro. In un'occasione memorabile,
durante una delle ruberie di cioccolato di Slyom-Nagy all'inizio del 1944,
l'avevano ricoperta di cioccolato fuso su un becco Bunsen mentre Hidassy
sproloquiava sullo spettro atomico.
Erano seduti sul davanzale in fondo all'aula e Keresztes tastava le
bombe. Pataki era sulle spine. Il laboratorio era al secondo piano e dalla
finestra al marciapiede c'erano pi o meno sei metri. In quel periodo nella
scuola era di moda saltare gi dal tetto dell'aula di musica, un volo di circa
tre metri e mezzo con atterraggio sull'erba. Il primo a farlo era stato
Gombc, il cui fratello maggiore aveva fatto il paracadutista. Il risultato
era stato un'epidemia di caviglie rotte o slogate. Keresztes aveva soppesato
meditabondo una delle bombe. Senti me. Scommetto questa bomba a
mano che si pu saltare dalla finestra e andarsene come se niente fosse.
Non aveva precisato i termini della scommessa, ma in ogni caso Pataki non
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voleva starci perch, che Keresztes si rompesse il collo o meno, un colpo


di testa di quel genere gli sarebbe valso chiss quante ulteriori ore di
punizione, e a remare sul Danubio ci andava gi poco cos.
Pataki aveva gi rifiutato tre volte quando Keresztes, cui bisognava dire
le cose come minimo sei volte, aveva preso Fuchs e lo aveva buttato dalla
finestra. Questi aveva fatto una faccia sorpresa nel vedersi sfuggire sotto il
naso la lezione di fisica, ma si era rialzato subito e si era rassettato i vestiti.
Ecco fatto, la bomba mia, aveva dichiarato Keresztes. E aveva tolto la
sicura. Fila dopo fila, al diffondersi della notizia, i ragazzi si erano riparati
tutti sotto i banchi.
Dopo tre o quattro minuti buoni, Pataki era sgusciato da sotto il suo e
aveva visto Keresztes che teneva la bomba controluce. E va bene, come
facevi a sapere che avrebbe fatto cilecca?
Non lo sapevo, era stata la risposta di Keresztes. In quel momento era
rientrato in classe Fuchs. Hidassy, che durante l'allarme bomba non aveva
saltato una sola sillaba del suo elogio dell'elettrone, lo aveva investito:
Come osi assentarti durante la lezione senza chiedermi il permesso?
Doppia punizione. Era stata l'ultima volta che avevano visto Keresztes.
Circolavano due voci. Una voleva che il preside lo avesse sospeso
definitivamente e l'altra che avesse scommesso con qualcuno alla stazione
Kbnya che avrebbe fermato con una testata il treno delle 4.15
proveniente da Keleti, che a Kbnya non fermava. Pataki preferiva
quest'ultima versione dei fatti, che gli pareva assai pi verosimile.
Fuchs si era doppiamente addolorato per la doppia punizione: non era
mai stato punito in vita sua e, a quanto si diceva, Hidassy non aveva mai
punito nessuno.
Quando erano usciti - Fuchs piegato in due dal dispiacere, con la
cartella stretta al petto - Pataki, visto che non c'erano testimoni, aveva
provato piet per lui e aveva cercato di tirarlo su di morale. Non c'
verso, aveva protestato Fuchs. Io non far mai grandi cose come te, tipo
vendere bombe a mano. Addosso a te non hanno il coraggio di sedersi.
Pataki aveva cercato di minimizzare la storia del traffico di armi ma,
mentre aspettavano il tram, il senso dell'umorismo aveva avuto la meglio
sulla compassione quando Fuchs gli aveva proposto: Senti, non potrei
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aiutarti a venderle? Con fare teatrale Pataki aveva finto di pensarci su un


attimo e poi aveva acconsentito. Okay, aveva detto.
Gli aveva descritto un arsenale tedesco segreto, che aveva scoperto
sottoterra, strapieno di dotazioni delle truppe scelte delle SS, munizioni,
armi, bombe a mano e cos via, che li avrebbe resi ricchi tutti e due.
Ci vuole una corda, lunga una quindicina di metri. Poi un casco da
minatore o, se non lo trovi, una torcia molto potente. E un sacco di
acetosella.
Acetosella?
S, sai, quell'erba verde. la cosa migliore per imballare l'esplosivo:
ha un'azione rilassante, aveva spiegato Pataki senza fare una piega. Per
tutto il resto del tragitto fino a casa, dopo aver salutato Fuchs, gli era
scappato da ridere al pensiero di Fuchs che eseguiva alla lettera le sue
istruzioni. Quando il gioved successivo, come d'accordo, Fuchs si era
presentato a scuola seminascosto sotto un'enorme matassa di corda, con un
casco da minatore sulle ventitr e due grosse ceste di acetosella appena
colta, Pataki aveva temuto di non farcela. Aveva messo al corrente della
storia dell'arsenale perduto il resto della classe, per cui l'ilarit era generale,
ma era stato il casco, che doveva aver messo a dura prova le capacit di
Fuchs, a dare il colpo finale a Pataki. Non era riuscito a controllarsi e si era
beccato tre punizioni per altrettanti inspiegabili accessi di riso. Il giorno
successivo era riuscito a ricomporsi leggendo il suo Tompa.
L'atmosfera scolastica al numero 60 di Andrssy ut, dopo ore e ore
passate in piedi nell'angolo, fu accentuata dall'ordine di redigere un
curriculum vitae di due cartelle. Pataki era pi calmo, se non proprio sicuro
di riuscire a farsi rilasciare quella sera stessa a suon di balle. Le bombe a
mano, vendute da un pezzo, erano acqua passata: avrebbe potuto negare
tutto. La tattica migliore era rifiutarsi di ammettere di averle mai viste; per
quanto riguardava l'arsenale tedesco sotterraneo, dal momento che non era
mai esistito, avrebbe dichiarato che era stato uno scherzo da scolaretti, si
sarebbe profuso in umili scuse e se ne sarebbe tornato a casa. Era un
peccato non aver potuto concordare con Fuchs una versione comune, ma si
prepar una serie di reazioni emotive - paura, incredulit, pentimento - e

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qualche menzogna di riserva. Mentalmente mise a punto il giusto grado di


diniego e di scandalizzata innocenza cui ricorrere nei momenti chiave.
Furono interrogati separatamente. Lo fecero sedere e Pataki cerc di
obbedire con tutto il rispetto e la sollecitudine umanamente possibili.
L'ufficiale che lo interrog indossava la divisa nuova blu con le mostrine
dell'AVO, ed esord dicendo: Naturalmente sappiamo tutto di te, Pataki.
Pataki non raccolse il tono sprezzante e continu a sorridere, basandosi
sulla teoria che un sorriso riduce le probabilit di essere presi a schiaffi.
L'ufficiale lesse la storia della sua vita con evidente schifo e pos il foglio.
Pataki, da consumato dissimulatore qual era, riconobbe subito una pausa
innaturale ed ebbe la netta impressione che l'ufficiale non vedesse l'ora di
tornare a casa. In fondo erano le nove. Fuchs ha confessato tutto a
proposito delle armi. Ci ha detto che volevi aiutarlo a organizzare
un'insurrezione armata... No, replic Pataki nel tono meno polemico
possibile, non ci sono armi, che... E questo cos', allora? domand
l'ufficiale sbattendo un fucile mitragliatore tedesco sul tavolo. Fece una
piccola pausa ad effetto, quindi disse: Uno stuzzicadenti troppo cresciuto
e di ridottissima praticit? Un pezzo di falciatrice?.
Per la prima volta in vita sua Pataki si ritrov a corto di bugie plausibili.
Lo volevano incastrare? Qualunque cosa avessero in mente, si rese conto di
non avere nessuna battuta ad effetto pronta. Come ho detto, continu
l'ufficiale, Fuchs ha vuotato il sacco. Ha spiegato che tu non sapevi niente
e che da te si faceva aiutare solo nella distribuzione. Buon per voi che vi
abbiamo scoperto in tempo. Ecco qua - Pataki se lo sent nelle ossa vuole andarsene a casa. Sappiamo tutto di te. il nostro lavoro. Ma sei
giovane. Chiuderemo un occhio su questo incidente, per quanto si tratti di
un'infrazione grave. Ti daremo un'altra possibilit. Qualunque cosa, pens
Pataki. Sei negli scout, vero? Non era una domanda.
Non lo riaccompagnarono a casa in macchina. Andrssy ut, tetra e buia
com'era, gli parve meravigliosa. Prese una bella boccata d'aria della notte.
Gli venne in mente una poesia sulla libert, ora che era in grado di
apprezzarla. Buttare il fucile sul tavolo era stato un tantino volgare, a suo
parere, per aveva temuto davvero di lasciarci la pelle. Ma se pensavano
che per farlo collaborare bisognasse sbattergli una mitragliatrice davanti al
naso, affari loro.
41

A quell'epoca il capo degli scout era Ladnyi. Partecipavano anche gli


altri gesuiti, ma per Ladnyi era l'incarico principale, ed era giusto cos,
visto che era passato per tutta la scala gerarchica. Aveva il fisico adatto per
fare il gesuita, alto, con occhi seri che ti leggevano nel pensiero. Pataki
doveva fare mente locale per ricordare che, anche se si vestiva di nero,
Ladnyi era ancora in probandato; il periodo di prova era ridicolmente
lungo nella Compagnia di Ges, perfezionamento del bacio all'altare e cos
via.
So che lo troverai incredibile, per... inizi Pataki.
Aspetta che provo a indovinare: l'AVO vuole che tu faccia la spia sul
gruppo, disse Ladnyi.
Be'... francamente, s. Come facevi a saperlo?
Qualcuno doveva pur farlo. Data la frequenza con cui ti cacci nei guai,
mi sei sembrato il candidato ideale. Posso suggerirti di copiare il notiziario
del gruppo? Ti risparmierai un sacco di tempo. Dai un po' pi spazio ai
nodi particolarmente significativi e ai bivacchi pi interessanti. gente che
ci tiene alle scartoffie. Volevi dirmi altro?
Una settimana dopo Pataki incontr Fuchs mentre andava a scuola: era
la prima volta che si vedevano dopo essere stati dentro insieme. Fuchs
parve terribilmente spaventato e sconvolto. Mi dispiace, pensavo che
scherzassi a proposito di quei fucili. Per quello li ho accompagnati nella
grotta, ma credo di essere riuscito a convincerli che ero stato io a trovarli.
Scusami.
Non ne riparlarono mai pi. In realt non parlarono mai pi di niente. E
Pataki di sicuro non ne parl mai nemmeno con altri, ma not che nessuno
si sedeva pi addosso a Fuchs.

42

Settembre 1948
L'addestramento delle formiche era stato un caso tipico. Gyuri sapeva
che avrebbe dovuto studiare molto di pi. A differenza degli esami
precedenti, i cui certificati di importanza non l'avevano mai del tutto
convinto, questo era talmente importante che faceva spavento, che toglieva
il fiato, e avrebbe dovuto veramente studiare molto di pi. Avrebbe voluto
farlo e l'intenzione c'era, splendidamente formulata, un'intenzione con tutti
i crismi, ma all'atto pratico si era fermato alle prove generali, senza mai
esordire sul palcoscenico vero e proprio.
Se ne and per conto suo in una zona tranquilla dell'isola Margherita
con la barca a remi piena di libri, senza lasciar detto a nessuno dove
andava. Lui e la matematica, soli. Faccia a faccia. Sdraiato nella calura di
un'estate inoltrata, Gyuri apr i libri per mettersi a nudo di fronte ai calcoli,
per crogiolarsi al sole delle equazioni, ma se l'abbronzatura si intensificava,
per un motivo o per l'altro l'erudizione rimaneva invariata. Si sent tradito.
Si era tuffato nella fredda algebra come da una rupe, ma invece di
precipitare fra le formule era rimasto a mezz'aria, sospeso nel vuoto come
se un'oscura forza antigravitazionale lo respingesse dalla matematica.
Assaporando il sole non razionato cedette a un attacco di pastorizia
formichesca. Prima di allora i suoi unici contatti con le formiche erano
consistiti nello schiacciarle, involontariamente o spietatamente in caso di
invasione dei suoi beni commestibili e non. Si piazz a mo' di spartitraffico
all'incrocio di alcune colonne di formiche e pass tre ore buone a mettere a
punto con olimpica calma una serie di ostacoli e prove da superare con
l'ausilio di rametti, foglie e frammenti del panino che si era portato per
pranzo. Si trastull con l'idea di diventare un grande entomologo, uno
zoologo di fama mondiale. A quanto gli risultava, la biologia era un campo
non contaminato da Marx, bench alcuni suoi seguaci, come Lysenko,
avessero cercato di rimediare al silenzio di Marx sui phyla.
Il fascino delle formiche perdurava, in quanto non c'erano altre
distrazioni. La matematica aveva questo di buono, se non altro: faceva
sembrare piacevole e meraviglioso tutto il resto, si trattasse di formiche,
43

inglese, flessioni, stirare o lavare i piatti. Intere nuove galassie di interessi


gli si erano dischiuse all'avvicinarsi dell'esame di matematica, e tutto
quello che non aveva a che fare con la matematica era irresistibile.
Rientr alla rimessa delle barche e scopr che Pataki aveva vogato su e
gi per il Danubio alla sua ricerca nella maligna speranza di godersi lo
spettacolo del suo ripasso.
Gyuri trascin i libri di matematica fino a casa. Era abituato a portarsi
dietro quel grosso peso per una sorta di doppio allenamento fisico e
intellettuale che gli consentisse di acquistare maggiore resistenza e,
possibilmente, di assimilare qualche nozione grazie alla vicinanza fisica
del sapere. C'erano parecchi cani a Budapest che venivano portati a spasso
meno dei suoi libri. Entrando in casa Gyuri not che Pataki non c'era,
perch Elek era solo. Pataki aveva preso l'abitudine di frequentare casa
Fischer perch trovava simpatico Elek che, a differenza di suo padre, non
era contrario al fatto che Pataki fumasse; anzi, gli teneva da parte le
sigarette, centellinando le ultime superstiti di ogni rifornimento per
un'eventuale visita di Pataki.
Succedeva sempre pi spesso che tornando dall'allenamento o dalla
corsa Gyuri trovasse Elek e Pataki in compagnia nicotinica, intenti a
sfruttare al massimo lo scarso tabacco disponibile, mentre Elek decantava
le glorie callipigie di un paio di chiappe incontrate magari quarant'anni
prima. Gyuri non fumava. Giocare in serie A era tutt'altro che scontato per
lui e non poteva permettersi nemmeno il pi piccolo handicap, per cui non
trovava niente da ridire su quella distribuzione extrafamigliare delle
sigarette.
Quel che lo irritava era la serenit di Elek.
Ormai Elek trascorreva le sue giornate nella grande poltrona che era
l'unico mobile rimasto loro da prima della guerra, anzi in pratica l'unico
esemplare che restava di tutti i loro averi di prima della guerra.
Sprofondato in poltrona e sostenuto da una sigaretta quando possibile,
faceva la sua figura, per essere un uomo completamente; rovinato. Aveva i
capelli e i baffi cos ordinati che sembravano scolpiti, ma il pullover grigio
che costituiva il pezzo forte del suo guardaroba aveva due buchi che non
potevano passare inosservati. Altri, vedendosi sfumare il proprio
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patrimonio dall'oggi al domani, soprattutto sprofondando di colpo dalla


ricchezza all'indigenza assoluta, avrebbero reclamato amaramente contro le
forze invisibili che gli avevano lasciato solo pochi spiccioli nelle tasche dei
pantaloni. Da uno rimasto povero in canna all'et di sessant'anni, anche
tenendo conto del comune denominatore di una guerra mondiale e di
sofferenza e miseria in quantit industriale, ci si sarebbe aspettati che
imprecasse, che si mettesse a urlare, che si mordesse le dita o che inveisse
contro potenze oscure superiori.
Invece Elek non si era lasciato andare a lamentele indecorose. Se ne
stava seduto tranquillamente in poltrona, come se godesse un giorno di
ferie. Aveva cercato di risollevare le proprie sorti dopo la guerra e
soprattutto dopo l'iperinflazione che, come facevano orgogliosamente
notare gli ungheresi, era stata la pi rapida e la pi immane della storia
dell'economia. Una volta finita l'inflazione, Elek era andato alla banca in
cui aveva depositato milioni, aveva prelevato tutto quello che aveva sul
conto non pi congelato e aveva comprato una pagnotta senza ricevere
praticamente alcun resto. I tombini di Budapest erano intasati di banconote
che la gente buttava via, foglie morte di un ordine che non esisteva pi.
Quello che a Gyuri dava pi fastidio, pi ancora della tranquillit di
Elek che lo tormentava giorno e notte, era l'assoluta stupidit di quella
perdita. Sarebbe bastato tanto poco, un gruzzoletto in Svizzera, un lingotto
d'oro seppellito in un campo, qualche gioiello ben nascosto e sarebbe stato
tutto diverso, quel tanto che bastava per avere qualcosa da mangiare,
magari anche di buono. Invece le cose erano andate cos e, nella migliore
delle ipotesi, alla fine avrebbero tutt'al pi potuto essere oggetto di una
curiosa nota a pie di pagina in qualche astrusa pubblicazione di economia.
Cosa piuttosto ridicola per un allibratore che aveva fatto i soldi grazie a
chi aveva l'abitudine di perdere alle corse, i primi tentativi di recupero di
Elek lo avevano visto all'ippodromo per una serie di scommesse. Gyuri
ricordava chiaramente quando Elek prima della guerra tornava a casa con
gli incassi delle corse (in una valigetta marrone, mucchi di soldi alla
rinfusa che poi i suoi dipendenti avrebbero contato) ed esclamava: La
follia umana il vero business in cui investire. Non ci si pu sbagliare. Se
si era arricchito con l'ippica non era tanto per merito della sua astuzia,
quanto del fatto che il mondo delle scommesse era praticamente un
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monopolio e che la concessione delle licenze era in mano a uno dei suoi ex
commilitoni. Ciononostante, forse incoraggiato dalla conoscenza
approfondita del settore, Elek era fermamente convinto che dai cavalli gli
sarebbe venuto, se non un reddito regolare, almeno il capitale per avviare
qualche impresa futura non meglio precisata, ma economicamente
risolutiva.
Le spedizioni di Elek all'ippodromo erano state per lo pi rovinose, ma
di tanto in tanto evidentemente vinceva, perch certe volte qualcosa in
tavola c'era. Aveva preso anche iniziative pi dirette. Un giorno Gyuri era
tornato a casa e aveva scoperto che i suoi libri erano scomparsi tutti:
rimaneva soltanto una chiazza pi chiara nella tappezzeria. Li ho dovuti
vendere, aveva spiegato Elek su sua richiesta, dobbiamo mangiare, sai.
Era vero, ma avrebbe anche potuto chiederglielo. La cosa pi seccante non
era tanto non avere pi i libri, quanto che, qualunque fosse il valore di
mercato della sua biblioteca, Elek si era senz'altro lasciato infinocchiare
ricavandone solo la decima parte. Il suo senso degli affari, se mai era
esistito, doveva essersi perso per strada durante la guerra. L'esempio
migliore era il negozio di frutta e verdura che aveva gestito per un mese: la
famiglia ne era uscita semidistrutta: dovevano alzarsi prima dell'alba per
andare al mercato e non solo non ci avevano guadagnato nulla, ma ci
avevano perso. Cifre sbalorditive, pi che se avessero semplice
mente buttato la verdura dalla finestra. I fruttivendoli non gradivano la
concorrenza.
Ormai Elek si era lasciato alle spalle i progetti ambiziosi sul tipo dei
negozi di frutta e verdura: gli bastava la poltrona. Da quando era morta la
mamma, Elek sembrava avere meno bisogno di farsi vedere occupato. Di
tanto in tanto si assentava misteriosamente per ricomparire con pacchi di
provviste, ma affrontava la vita pi che altro da spettatore.
Alcuni avrebbero trovato ammirevole una simile assenza di rimpianti e
di desiderio di riscrivere il copione, ma Gyuri non riusciva ad approvarla.
Che effetto fa avere uno dei sederi pi seduti dell'universo? gli aveva
chiesto una volta alla fine di una giornata particolarmente desolata. Elek si
era stretto nelle spalle. Mio padre perse tutto, aveva detto come se fosse
una spiegazione lucida, e a mo' di conclusione aveva aggiunto: Imparerai
ad apprezzarmi quando non ci sar pi.
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Gyuri aveva frequentato poco suo nonno. Delle visite che gli aveva fatto
nella pi remota infanzia ricordava due cose: le belle torte che non gli
permettevano di toccare e un vecchio dalla testa dura e dall'aria pericolosa
che chiedeva continuamente chi fosse Gyuri. Stando a Elek, il nonno si era
fatto garante dei debiti di gioco di un amico che, non essendo in grado di
pagare, invece di fare l'unica cosa giusta e onorevole in questi casi, cio
spararsi in testa, era andato a Berlino e aveva aperto un ristorante
ungherese, lasciandolo l a pagare per lui. Ma se non altro Elek e il nonno
avevano avuto un patrimonio per le mani, mentre Gyuri aveva la
sensazione che a lui non sarebbero toccati patrimoni da perdere.
L'improvvisa indigenza di Elek in un certo senso costituiva un
vantaggio per Gyuri. Un padre dimissionario dalla vita significava che non
c'era attrito riguardo agli esami; Elek non si era mai preoccupato troppo del
rendimento scolastico del figlio, tanto che Gyuri a volte si chiedeva se
sapesse che scuola faceva. In un raro e fuggevole Recesso di diligenza, un
giorno Gyuri gli aveva chiesto di 'interrogarlo sui verbi latini. Li sai o non
li sai? gli aveva domandato Elek e, quando Gyuri aveva risposto che
pensava di s, aveva ribattuto: E allora che bisogno c' che ti interroghi?.
Per fortuna, pens Gyuri quella sera mentre iniziava a prepararsi per
uscire facendosi la barba, gli mancava un solo esame per avere il diploma
di ammissione all'Universit. Mentre si ghigliottinava le setole sent il
signor Galntai, il vicino della porta accanto, che si lamentava
ripetutamente della nazionalizzazione delle fabbriche, avvenuta alcuni
mesi prima, che non aveva smesso di preoccuparlo. il colmo, non pu
durare ancora per molto.
Gyuri non aveva dubbi sul fatto che invece sarebbe durato, almeno
abbastanza perch lo chiamassero nell'esercito. Era il suo unico incentivo a
studiare, e non era una carota da poco. Niente diploma, niente Universit.
Niente Universit uguale esercito, uguale anni di fame, di attese impalato
sotto la pioggia, di trincee da scavare, senza vedere nessuno che conosci,
nessuno che ti stia simpatico, anni di prigione, saluti militari e brande
schifose. La gente optava per il suicidio prima del reclutamento perch era
meglio morire comodamente a casa propria che tagliarsi le vene in una
caserma lercia.

47

Era un bene che la matematica fosse l'unico peso che ancora minacciava
di trascinarlo in quell'abisso: in fondo le possibilit di bocciatura erano
state molte. Letteratura ungherese era uno di quei casi in cui era
praticamente resuscitato da morto. Per fortuna all'orale c'era Botond, anche
se insieme a un paio di altri insegnanti cui Gyuri andava poco (o
probabilmente per niente) a genio. Il testo da preparare era il Toldi di
Arany. O non l'aveva mai posseduto o non lo trovava pi, fatto sta che la
sera prima, quando si era deciso a leggere un po', il suo improvviso
desiderio di leggere Arany era rimasto frustrato per cui Gyuri si era
diligentemente presentato all'esame a farsi appioppare un'insufficienza.
Botond era seduto con i piedi sulla cattedra. Sulle facce degli altri
insegnanti si leggeva chiaramente che lo trovavano poco decoroso, ma
Botond era il capo del dipartimento di ungherese e, soprattutto, era
imbattibile in fatto di letteratura ungherese. Aveva letto tutto due volte e,
quanto alla poesia, sapeva recitare a memoria praticamente tutto quanto
fosse stato pubblicato. Con un po' di fortuna, se prendeva il via, entrava in
uno stato di trance tipo Hidassy e declamava versi in maniera impeccabile
per venti minuti, dando alla classe una tregua quanto mai necessaria. Come
ben si addiceva a una persona molto presa dall'arte, Botond aveva capelli
lunghi e ribelli, tanto inesorabilmente ribelli che studenti e colleghi
sospettavano che tutte le mattine se li pettinasse deliberatamente in modo
da sembrare una stella di mare.
Bene, Fischer, aveva esordito gioviale Botond fissando il soffitto,
picchiettandosi leggermente un canino con la stanghetta degli occhiali e
probabilmente scorrendo qualche testo succoso nel retro della sua bottega
mentale mentre assolveva all'uggioso compito di esaminare gli studenti.
sempre un piacere vederti, ma temo che dovrai raccontarci un po' del Toldi
prima che ti lasciamo andare.
Per la verit, non posso, aveva confessato Gyuri. Mi dispiace, ma
non lo so.
Ah, ah, sempre modesto, sempre modesto. Un brano qualsiasi, su,
spara.
Non lo so, davvero. Non voglio farle sprecare il suo tempo, aveva
insistito Gyuri.
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Panico da esame, eh? Va bene, recita una delle tue poesie preferite.
Era una pretesa ragionevole, ma Gyuri era stato colto di sorpresa. Aveva
frugato fra le sue conoscenze letterarie, ma il cassetto era vuoto. No,
professore, temo di non ricordare nulla.
Ah, ah, Fischer, con il tuo senso dell'umorismo un giorno o l'altro
finirai nei guai. Pi della sufficienza non posso darti. Avanti il prossimo,
prego. Botond era estremamente paterno con tutti (tranne coloro che
manifestavano un sincero odio per la poesia). Era uno dei pochi insegnanti
che godevano della simpatia dei ragazzi, di un affetto alimentato da episodi
di vita vissuta tramandati di anno in anno che lo volevano compagno di
sbornia di tutti gli autori pi importanti di lingua ungherese dall'inizio del
secolo in poi. Aveva fatto la fame a Parigi insieme con Ady (Bandi e io
litigavamo per chi dovesse sbucciare la patata per la cena) e con altri otto
ungheresi sporchi e meno ricordati dai posteri aveva diviso a turno l'unico
letto di una soffitta senza riscaldamento; si era ubriacato con tutti i
protagonisti della scena letteraria, aveva dato un pugno a Picasso in una
discussione sulla prosodia e, nonostante la prestigiosa carica che ricopriva,
era sempre disponibile per un bicchiere con qualsiasi personalit letteraria,
importante o no, sopravvissuta a due guerre mondiali e alla massiccia
emigrazione. La critica letteraria assumeva un aspetto molto pi avvincente
se sapevi che il tuo insegnante aveva portato via da un bar l'autore
trascinandolo per i piedi.
No, Botond non era il tipo dalla bocciatura facile, tanto pi che doveva
ancora a Elek una cifra a quattro zeri.
Una volta nel corridoio, con la lucidit che viene sempre dopo, a Gyuri
era venuto in mente che una poesia avrebbe potuto rimediarla, una del
vecchio amico di Botond, Ady, sulla gioia di vedere la Gare de l'Est di
Parigi; infatti, secondo uno dei temi pi suggestivi di Ady, la prospettiva
pi nobile per un ungherese era quella di andarsene dall'Ungheria. Buon
poeta, ma in cimbali. Durante la guerra Istvn era stato a rmindszent, il
paese natale di Ady, e si era sorpreso di non trovare nemmeno una targa in
suo ricordo, quando l'Ungheria era piena di scritte commemorative tipo
Petfi pass di qui e Petfi pass non lontano da qui. Quando Istvn
aveva fatto notare l'omissione a un abitante del luogo, si era sentito

49

rispondere: Perch dovremmo erigere un monumento a un alcolizzato di


seconda generazione?.
L'esame di matematica lo aspettava per prima cosa la mattina dopo, ma
stare in casa era una vigliaccata, nonostante il tempo sprecato nel
pomeriggio con il circo delle formiche. Elek era seduto in poltrona, un po'
in difficolt per mancanza di sigarette. Gyuri stava per uscire quando lo
colp alle spalle con un L'esercito ti piacer moltissimo, vedrai.
La prima volta che diede l'esame di matematica prese la precauzione di
portarsi di nascosto il libro di testo. Il motivo principale per cui non pass
l'esame al primo tentativo fu che non sapeva abbastanza per sapere di non
sapere abbastanza. Aveva sfogliato il libro qua e l nella speranza di
trovarvi soccorso, ma le pagine gli erano risultate completamente
inintelligibili e si era reso conto con rabbia che, se avesse studiato un po' di
pi, sarebbe riuscito almeno a copiare.
La seconda volta si prepar quanto bastava per capire domande e, anche
se le risposte non gli saltavano prontamente agli occhi, riusc a
barcamenarsi, bench fosse come combattere l'incendio di una foresta con
un ditale d'acqua. Il suo essere traboccava di disperata volont di evitare il
servizio militare. La settimana prima aveva visto un gruppo di soldati di
leva: gli mancava solo la catena per sembrare dei forzati, miseri scheletri a
malapena coperti di pelle, con in mano una pagnotta che aveva perso ormai
da tempo qualsiasi credibilit nel mondo civile, tonto dura che per tagliarla
ci voleva il piccone.
A Gyuri piaceva pensare di essere un duro, ma sapeva |di non avere la
resistenza necessaria per una vita di stenti cos programmati e ininterrotti;
per quanto le cose andassero male, finch rimanevi fuori dell'esercito la
possibilit che ti succedesse qualcosa di bello, per quanto remota, c'era. Ma
una volta dentro non ti restava nessuna speranza di conforto, allegria, o
alcunch di classificabile sotto la voce piacevole; non c'erano pi
appuntamenti con il piacere.
Nell'aula d'esame gli altri, da lontano, sembravano intenti a sgobbare
fiduciosi. Gyuri si chiese se a quelli due file pi indietro anche lui
sembrasse padrone della situazione. Siccome la domanda iniziale offriva
qualche appiglio, si affrett a buttar gi qualcosa prima che le nozioni che
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era riuscito a ripescare sfuggissero all'amo, sperando che, se qualche


evento apocalittico avesse posto fine all'esame dopo dieci minuti, gli
bastasse a passare.
Aveva svolto la soluzione alla prima domanda fin dove poteva quando,
sbirciando alla sua sinistra, si accorse di avere gli occhi esattamente sulla
traiettoria che portava dritta dritta alla tetta sinistra di una ragazza l seduta.
O si era dimenticata di abbottonare la camicetta oppure i bottoni non
avevano voglia di lavorare, fatto sta che la luce, decollando dalla pelle
priva di copertura tessile, andava a compiere un atterraggio di fortuna sulla
retina di Gyuri. Gli organi della riproduzione gli si misero in moto e tutta
l'erudizione matematica che aveva chiamato a raccolta fu sbrigativamente
messa al bando. In altre circostanze realizzare volutamente un simile
allineamento e aggirare visivamente la barriera degli indumenti poteva
richiedere ore, ma in quel momento delicato il suo autocontrollo e la
mammella della ragazza entrarono in rotta di collisione. Distolse lo
sguardo immediatamente, ma era troppo tardi: i messaggeri della chimica
si erano gi attivati per sollevare una sommossa globale.
Paralizzato da quell'interferenza ingiustificata nella sua concentrazione,
si rivolse di nuovo alla matematica, ma trov la porta sbarrata. La seconda
domanda rispose a malapena al suo saluto.
Scrutando il panorama a 180 gradi alla sua destra, Gyuri si ferm a
riflettere su un gruppo di studenti di un Collegio del Popolo. I Collegi del
Popolo erano istituti speciali in cui venivano rimpinzati di cultura per lo
pi rappresentanti del fondo del barile rurale, per fornire forza lavoro
maschile e femminile al Partito. Erano soprattutto ragazzotti di campagna
con la cravatta annodata stretta e in mano una copia della Storia del Partito
comunista bolscevico dell'URSS e un biglietto per il centro dell'universo,
Budapest, dove li aspettava un alloggio in un edificio borghese
appositamente assegnato. Proclamavano a gran voce la loro adesione al
marxismo, come giusto che faccia chi ha appena indossato panni nuovi.
Per passare l'esame bisognava aver tentato di rispondere ad almeno tre
problemi; dopo un tentativo e una finta, tutte le altre domande gli si
presentarono ermeticamente chiuse e imperscrutabili. Una ragazza alla sua
destra, che faceva parte della rappresentativa del Collegio del Popolo
continuava ad allungare il collo per leggere sul suo foglio, cosa che divert
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Gyuri. Come poteva pensare che valesse la pena di esaminare quel foglio
ridicolmente bianco?
Stava per giungere alla conclusione che leggere e rileggere le domande
nella speranza di capirci qualcosa era un'inutile perdita di tempo e che
tanto valeva togliersi la soddisfazione di fare lo spavaldo e uscire,
riuscendo magari a far credere a qualche povero disperato di aver risposto
brillantemente a tutto, invece di contorcersi come un verme sull'amo.
La ragazza del Collegio del Popolo continuava a guardare il suo foglio
e, come se non bastasse, non cercava nemmeno di nascondersi. Per Gyuri
farsi annullare il compito per aver copiato non avrebbe fatto una gran
differenza, ma per lei forse s.
Non posso aiutarti, le fece capire scandendo le parole senza emettere
suono. Non guardare o ci... tutti e due, concluse passandosi
eloquentemente un dito sulla gola. La ragazza avvamp e abbass lo
sguardo sui propri fogli. Ammessa cos la sconfitta sul fronte della
matematica, Gyuri deliber di concedersi una dose di saccheggio oculare
sul petto della sua vicina di sinistra, ma rimase contrariato nello scoprire
che una piega della camicetta negava l'accesso al suo sguardo, impedendo
ulteriori violazioni visive.
Avendo deciso che ne aveva abbastanza di starsene l seduto come un
sacco di patate, stava rimettendo il cappuccio alla penna in vista della
partenza quando il sorvegliante distolse per un attimo i fanali di
supervisione e dal banco alla sua destra gli giunse un foglietto ripiegato.
Gyuri lo apr e vi trov, in una grafia ordinata, una soluzione che non gli
risult del tutto chiara, ma tanto impeccabile che non pot dubitare della
sua correttezza. Copi la risposta e a passi lenti usc dall'aula conscio di
aver superato l'ostacolo con un balzo anche se, con il senno di poi, non
poteva non ammettere che addestramento di formiche e diversivi vari
avevano fatto sudare sangue alla sua fortuna.
A conti fatti, si formarono capannelli di studenti che discutevano di
matematica. Parecchi avevano l'aria abbattuta e la faccia distrutta, quasi
fossero l per un provino per la parte della Disperazione. Per la prima volta
in vita sua Gyuri fu tentato di andare in chiesa a rendere grazie.

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Non manc di ringraziare la sua salvatrice, comunque. Si sentiva a suo


agio perch era talmente brutta che farle delle avance era impensabile, e
quindi poteva rilassarsi. Comparve Pataki, che si avvicin e aggrott la
fronte vedendolo sprecare energia verbale con una ragazza tanto al di sotto
della media delle pi belle. Naturalmente Pataki aveva passato tutti gli
esami alla prima prova. Per lui era stata una passeggiata, fatta ficcando la
testa in un libro o due lungo la strada, riempiendosi le guance di nozioni
come un criceto per poi risputarle davanti alla commissione esaminatrice.
Ogni volta che usciva dall'aula ne sapeva gi meno di quando era entrato.
Per dirla in termini cestistici, era come se un cieco con un braccio solo
provasse a tirare, la palla colpisse l'anello, ci girasse intorno rimbalzando e
oscillando per poi cadere finalmente nella rete: tutta fortuna, d'accordo,
fortuna sfacciata, al limite del miracolo, ma pur sempre due punti.
Gyuri vide che Pataki si preparava senza fretta a un pomeriggio di
spiritosaggini sull'infelicit delle sue scelte in materia di donne, ma non si
lasci influenzare. Ancora grazie per l'aiuto, disse accomiatandosi, devi
essere un fenomeno in matematica.
Oh, no, rispose la ragazza semplicemente, con tenerezza, ci hanno
dato le risposte la settimana scorsa. Abbiamo avuto tutto il tempo di
impararle.
Portarono l'orologio al bordello. Era l'orologio di sua madre che,
incredibile ma vero, non era finito al polso di un soldato sovietico,
probabilmente l'unico orologio di prima della liberazione rimasto in
Ungheria. Una volta era stato di gran valore, e quella sera bastava per due
scopate, una per lui e una per Pataki.
Gyuri era fermamente deciso a festeggiare e togliersi la tanto ambita
soddisfazione ma, una volta concluse le trattative su quante prostitute
valesse l'orologio d'oro, prov uno strano senso di distacco, come se avesse
lasciato l'uccello a casa. Non avrebbe mai creduto di poter valutare tanto
accademicamente una simile mostra di femminilit.
Uno associava all'idea delle puttane quella di bruttezza, tristezza e
depravazione, ma la ragazza che disse di chiamarsi Timea era giovane,
vivace e, se non intelligente, abbastanza vispa da sembrarlo. Sei molto
bella, dichiar Gyuri esprimendo ad alta voce quel che aveva osservato il
53

suo sguardo. Oh, ho le tette troppo piccole, replic lei mentre si


spogliava per lavoro. Non era vero. Aveva una di quelle bellezze che
tolgono d'impiccio: avrebbe potuto ottenere tutto quello che voleva da orde
di uomini in ginocchio ai suoi piedi. Era strano che lavorasse in un
bordello, perch sembrava una che poteva comodamente procurarsi due o
tre milionari e condurre una vita meno impegnativa.
Considerando l'esagerazione di tempo passato a pregustare esercizi a
quattro gambe, Gyuri non riusciva a spiegarsi l'improvvisa amputazione
del proprio desiderio. Guardare Timea era molto piacevole, era uno
spettacolo che valeva la spesa di Per s ma restava un'esperienza
curiosamente astratta, come ammirare un oggetto artistico in un museo.
Gyuri sugger a Pataki di andare per primo.
Fu spaventoso. Il Pelo sullo stomaco lo aveva tradito: fuori servizio. Era
pentito di averlo voluto fare e nello stesso tempo sapeva che, appena uscito
dal bordello, si sarebbe pentito per non averlo fatto. Quando rispunt
Pataki l'unica cosa che seppe proporgli fu di andarsene subito tutti e due.
Sei impazzito? protest Pataki. Non si spreca una bella scopata! Ed
era tornato indietro pretendendo il coito prepagato e non goduto.
Gyuri impar cos che c chi pu prendersi lorologio della defunta
madre e portarlo in un bordello e chi invece non ne capace. E per chi fa
parte di quest'ultima categoria non c' niente da fare. Fu una lezione che
pag a caro prezzo e da cui difficilmente avrebbe potuto trarre beneficio in
futuro, perch non avrebbe avuto n altre defunte madri n altri orologi di
defunte madri a disposizione.
Si augur in cuor suo che Pataki si sbrigasse. Voleva andare a casa,
perch sentiva che stava per mettersi a piangere.

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Gennaio 1949
Passarono l'ultima ora a raccontare barzellette sui cammelli.
Il nuovo ufficiale della Legione Straniera arriva al forte nel cuore del
deserto del Sahara, cominci Ladnyi. Ascolta attentamente il sergente
che gli fa fare un giro introduttivo e alla fine dice: "Molto interessante,
sergente, ma c' una questione alquanto delicata che vorrei affrontare.
Staremo qui per anni. Insomma, come si fa quando si accumulano troppi
umori?". "Be' signore", risponde il sergente indicando un cammello legato
nel cortile, " proprio per quando a un ufficiale manca la compagnia di una
signora che abbiamo Daisy, la cammella del reggimento." L'ufficiale
rimane un po' scioccato, ma non dice niente. Passano i mesi e, dopo un
anno nel Sahara, non ce la fa pi, si precipita nel cortile gridando e si butta
sulla cammella. Mentre l che stantuffa, arriva il sergente e, con un
educato colpetto di tosse, dice: "Non sono affari miei, signore, ma gli altri
ufficiali preferiscono usare Daisy per andare al bordello del paese,
signore".
Per essere un gesuita, Ladnyi conosceva un numero sorprendente di
barzellette sui cammelli. Gyuri e Neumann non riuscivano a intervenire
quasi mai. Ladnyi aveva monopolizzato la sezione dei cammelli, ma il
viaggio era lungo e Gyuri non avrebbe certo saputo abbastanza barzellette
sui cammelli per coprire anche solo una parte del tragitto fino ad Hls.
Inizialmente Ladnyi era stato un po' vago sulle ragioni di quella
spedizione nel paesello dove era nato e cresciuto. Potrei aver bisogno di
una guardia del corpo, gli aveva detto. Gyuri sarebbe stato comunque
contento di fargli un favore, ma era lusingato di constatare che lo si
considerasse grosso e pericoloso (anche se si era portato Neumann nel caso
gli servisse una guardia del corpo vera e propria. Giocatore di pallanuoto
grande e grosso, Neumann aveva sempre l'ultimo pugno, su qualsiasi
argomento. Una volta che due pompieri corpulenti e ubriachi gli avevano
annunciato allegramente che volevano spaccargli la faccia, Gyuri lo aveva
visto prenderli per il collo e sbatterli contro un muro sull'altro lato di
Rkczi ut, facendogli scricchiolare tutte le ossa. Peccato che il lancio dei
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pompieri non fosse uno sport riconosciuto, altrimenti avrebbe di certo


battuto qualche primato).
La recluta arriva al forte della Legione Straniera nel bel mezzo del
deserto del Sahara, riprese Ladnyi, e un veterano gli mostra quello che
deve fare. Alla fine la recluta trova il coraggio di fargli la domanda che gli
sta pi a cuore. "Senti, qui ci passiamo degli anni, come si fa quando non
se ne pu proprio pi?" "Quello che facciamo noi", spiega il soldato, "
uscire dal forte, tendere un'imboscata ai beduini e sfogarci con le loro
cammelle." Passa il tempo e le truppe vanno nel deserto, si nascondono
dietro a una duna di sabbia e tendono un agguato ai beduini. Il veterano si
precipita immediatamente verso i cammelli e la nuova recluta gli chiede:
"Perch tanta fretta? Ce n' per tutti". "S, ma meglio scegliersene una
carina."
Alla stazione di Bkscsaba li aspettava un contadino asciutto, con il
cappello in testa, che baci la mano a Ladnyi. Il suo carro era lussuoso per
lo standard del posto, ma garantiva un bel grattuggiamento di sedere per il
viaggio di un'ora che, a quanto disse ossequiosamente il contadino,
occorreva per raggiungere Hls.
Quel ritorno alle origini non sembrava emozionare troppo Ladnyi, ma
dopo aver dato un'occhiata in giro per quelle lande dove le scarpe
sembravano ancora una trovata azzardata della moda e il silenzio era rotto
solo dal rumore del grano che cresceva, Gyuri cap il perch. L'unica cosa
che si poteva dire sul paesaggio era che la terra incominciava dove finiva il
cielo.
Ladnyi tornava al paese a causa del compagno Farag, che
evidentemente costituiva da lungo tempo un grave cruccio per Hls.
Ladnyi lo ricordava benissimo, nonostante fosse partito all'et di
quattordici anni per andare a studiare a Budapest. Farag era nello stesso
tempo lo scemo del villaggio e il ladro del villaggio. In un paese piccolo
come Hls bisogna fare un doppio lavoro, raccont Ladnyi. Ma il paese
tollerava stoicamente i problemi che aveva autogenerato.
La guerra e le Croci Frecciate avevano cambiato tutto. Nell'ottobre del
1944 gli abitanti di Hls avevano creduto di vedere per l'ultima volta
Farag. Si era evoluto e, da piccoli reati commessi per sopravvivere quali
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furto di girasoli, sottrazione indebita di albicocche e sequestro di suini, era


passato a dirigere il distretto per conto dei nazisti. Ladnyi non si dilung
sulle imprese di Farag. Meglio non parlarne.
Nessuno ad Hls pensava di rivederlo dopo l'ottobre del 1944, dato che
si era beccato sei colpi di fucile in pieno petto ed era finito all'obitorio di
Bkscsaba, dove la polizia depositava i morti non reclamati e non
individuati. A quell'epoca un cadavere disperso attirava ancora la
burocrazia; poco tempo dopo il disinteresse sarebbe stato totale.
Quando lo avevano posato sul marmo dell'obitorio, aveva incominciato
a lamentarsi, un po' troppo per un cadavere, e a chiedere da bere.
I suoi compaesani erano rimasti sorpresi nel rivederlo. Se mi avete
dato una rivoltella con solo sei colpi in canna, colpa mia? aveva detto in
tono di rimprovero una voce nella csrda. Non era il primo attentato alla
vita di Farag. Un mese prima, mentre godeva dell'ospitalit di un fosso
che, rispetto a casa sua, aveva il grande vantaggio di essere molto pi
vicino al posto dove aveva bevuto come una spugna, e dormiva
profondamente all'addiaccio, qualcuno gli aveva lanciato una bomba a
mano per fargli compagnia. Questa non era riuscita a far fuori Farag e,
pur avendogli fatto fuori la gamba sinistra, non gli aveva impedito di
continuare a servire i suoi mentori tedeschi, ragion per cui era stato
successivamente preso a revolverate.
Era stato il prete del paese a suggerire un autodaf. Saputo che Farag
aveva la faccia sprofondata nel cuscino dopo aver ingerito una quantit
incredibile di alcol, mani anonime avevano appiccato fuoco alla casa nel
cuore della notte. Doveva essere in coma profondo, perch non si era
svegliato neppure quando gli era bruciata la porta e le due case vicine
erano andate in cenere. L'aveva proposto il prete? domand Gyuri.
Chiss, rispose Ladnyi, se avessimo il testo originale dei dieci
comandamenti, probabilmente troveremmo una nota a pie di pagina sulle
deroghe concesse per Farag.
Quando in paese seppero che, appena era cambiato il vento politico,
Farag si era candidato alla carica di segretario del Partito comunista
locale, decisero di fare le cose sul serio. Farag fu trascinato fuori di casa
in piena notte a peso morto, ubriaco marcio. Gli legarono le mani dietro la
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schiena, fissarono una corda a un ramo e gli infilarono il cappio attorno al


collo. Lo sollevarono, il ramo si ruppe e le grida di Farag attirarono una
pattuglia russa di passaggio che and a vedere che cos'era successo.
Il risultato di quella sospensione notturna fu che Farag si ritrov con
una collana di vesciche e con una rivoltella, dal momento che aveva come
l'impressione che ci fosse gente cui non andava del tutto a genio.
Io sparo, aveva annunciato Farag nella csrda, senza chiedere
niente a nessuno. Questa dichiarazione fu rilasciata dopo la morte del
compaesano sospettato di avergli aperto sei fori di ventilazione in corpo.
La ragione del ritorno di Ladnyi era una vigna di due ettari ben
distante da Hls, che produceva un vino cos; schifoso che solo Farag
riusciva a berlo. La vigna era stata lasciata in eredit alla chiesa
(probabilmente per dispetto), sebbene il reddito che procurava potesse
bastare s e no a far spolverare l'altare una volta all'anno.
Farag, in qualit di primo segretario e sindaco della comunit HlsMezmegyer-Murony, aveva decretato che la vigna andava sottratta agli
spacciatori di oppio dei popoli e consegnata all'egemonia del proletariato.
Il paese si era rivolto a Ladnyi in quanto era stato a Budapest, sapeva che
cosa c' dentro i libri, aveva emesso il primo vagito ad Hls, era membro
a pieno titolo della Compagnia di Ges e aveva infranto il limite delle
cinquanta uova.
Pur avendo lasciato il villaggio quindici anni prima e avendovi fatto
ritorno un fine settimana soltanto in tutto quel tempo, Ladnyi era motivo
di orgoglio e faceva notizia. Quanti villaggi potevano vantare un ebreo del
paese diventato gesuita? E poi era giunta eco dei tornei di omelette ai tempi
in cui Ladnyi era iscritto a Giurisprudenza e delle guerre del gulasch cui
aveva partecipato alla fine degli anni Trenta nei ristoranti della capitale.
Ladnyi era quasi uno e novanta e la sua rispettabile stazza, unita a un
appetito da studente, gli permetteva di immagazzinare quantit spropositate
di cibo. Aveva iniziato a mantenersi agli studi e mandare soldi a casa
prendendo parte a cene con allegata scommessa a chi avrebbe mangiato di
pi. Disput le prime gare nel circuito studentesco, dove il ricavato copriva
il costo della cena (generalmente di diverse portate), ma il suo apparato
digerente perfetto gli consent ben presto di fare un salto di qualit e
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approdare al New York Caf, dove illustri giornalisti si davano parecchio


da fare per estendere la capacit umana di ingurgitare omelette. Quando
Ladnyi spazzol una frittata di quarantacinque uova, insaporita con un
chilo di cipolle e prosciutto, sbaragliando il critico teatrale del Pester
Lloyd che aveva gettato il tovagliolo a quota trentotto, al paese lo vennero
a sapere subito. Quando, con le sue posate personali, fu invitato ad
assaggiare il nuovo gulasch supernutriente di Gundel, di cui si disse in
seguito neanche Ladnyi riuscito a mangiarne pi di tre scodelle e il
cui contenuto calorico, secondo gli esami effettuati al Politecnico, era di 30
000 calorie, ad Hls giunsero resoconti dettagliati (anche se con un mese
di ritardo). Quando Sndor il Selvaggio, il forzuto del circo, sfid Ladnyi
a chi mangiava pi torte, fu uno spasso per tutti e Ladnyi si aggiudic
uno Stradivario.
Ma Ladnyi aveva appeso coltello e forchetta al chiodo dopo aver
infranto per la seconda volta il primato delle cinquanta uova e dopo che il
redattore del Pesti Hirlap era caduto stecchito dall'altra parte del tavolo,
stroncato da un arresto cardiaco cui probabilmente non era estranea la
frittata di quarantasei uova appena ingerita. Questo incidente postprandiale
e la decisione di prendere i voti avevano messo fine alla carriera
gastronomica di Ladnyi, ma la sua fama ad Hls non era scemata.
Pertanto, quando Farag aveva sentito che Ladnyi intendeva andare a
intercedere per la vigna, aveva lanciato il guanto di sfida: Sar una lotta
all'ultimo boccone.
Hls superava a stento le quattrocento anime, secondo Ladnyi, e
nonostante la giornata fredda e piovosa, c'era tutto il paese sotto l'acqua, ad
aspettare l'arrivo del gesuitico convoglio.
Gyuri comprese che era l'accoglienza pi affettuosa che si potesse
ricevere. Ora capisco come doveva essere nel secolo scorso, pens. Il
bello di andare in un posto come Hls era che ti rallegravi di vivere a
Budapest. Gyuri mancava da sette ore soltanto e la nostalgia di elettricit,
asfalto e vasta scelta di materiale genetico si era gi fatta acutissima.
Tornando a Budapest sarebbe stato contento per un giorno intero.
Sentendosi come un magnate o una stella del cinema, scese dal carro e vide
scomparire nel fango le scarpe pi belle che aveva: non un gran che, ma
comunque le pi valide del suo arsenale calzaturiero.
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Li accompagnarono nella csrda, un locale di legno con una stufa al


centro che sprigionava ben poco calore; in realt l'ambiente si sarebbe
riscaldato con la folla che entrava pian piano. Ladnyi confabul a bassa
voce con il prete del villaggio, in tono cupo e confessionale. In quanto suoi
accompagnatori, Gyuri e Neumann dovettero far fronte all'ospitalit locale.
Gyuri sapeva benissimo, quando aveva acconsentito ad andare ad Hls,
che campagna significava cibo a volont: da fare c'era ben poco, ma da
mangiare non mancava mai. Era quindi sua ferma intenzione ingurgitare
tutto il possibile e accettare senza scrupoli tutto quello che avessero
insistito per regalare loro alla partenza.
Le porzioni e la brutalit della cucina contadina potevano riuscire
rovinose per chi fosse a corto di allenamento. Gyuri sapeva che la prima
colazione poteva bastare a mandare all'ospedale un fragile cittadino. A
Erdvros, l'estate dei suoi tredici anni, la famiglia che lo ospitava gli
aveva servito un bel bicchiere di plinka a colazione e una mattonella di
grasso guarnita con una spruzzatina di paprica. Apprezzando la generosit,
aveva bevuto la plinka prima di uscire e sulla porta era stramazzato a
terra. Gli ci erano volute delle ore perch le gambe si ricordassero come si
faceva a camminare, ma solo pochi minuti perch lo stomaco si liberasse di
tutto quel che conteneva di solido. Quel genere di carburante di primo
mattino era tollerabile solo se ci si era abituati e si aveva davanti una
giornata nei campi. Per quanto fosse un tredicenne piuttosto atletico, un'ora
di mietitura gli aveva procurato talmente tanti dolori in talmente tante parti
del corpo che si era accasciato invocando l'arrivo di un'ambulanza, mentre
la donna che lavorava accanto a lui, in avanzatissimo stato di gravidanza, si
era offerta di andargli a prendere da bere.
L'ospitalit si scaten subito. Gyuri non aveva mai visto tanta roba da
mangiare, e tanto buona, da quando la guerra era diventata guerra vera, e
forse non ne aveva mai vista tanta tutta insieme neanche prima. Era
deprimente non potersi rifare di cinque anni di fame in una sera soltanto,
nemmeno mettendocela tutta. Persino l'espansivo Neumann sembrava
come in soggezione davanti al cibo, anche perch l'intenzione della gente
di infliggere loro numerose portate era inequivocabile. Se Gyuri cercava di
rallentare il ritmo, i paesani autonominatisi suoi camerieri personali gli
ronzavano intorno e, se mangiava, il piatto appena svuotato veniva
prontamente sostituito con uno pieno. A mezz'ora dall'inizio della
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masticazione, Gyuri temeva seriamente di perdere conoscenza: accanto al


suo piatto, su cui si stagliava un'imponente stalagmite di salsicce, maiale
salato, ciccioli e fette di pane grosse come guantoni da boxe, c'erano due
bicchieri di vino, uno bianco e uno rosso, due di plinka, all'albicocca e
alla pera, e due di birra, nel caso gli venisse sete. Alle sue spalle sentiva i
contadini litigare rabbiosamente fra loro per avvicinarsi e versargli ancora
da bere il frutto delle loro distillazioni e fermentazioni.
Anche a Ladnyi venne offerto da bere e da mangiare, ma senza troppo
insistere. Nessuno voleva stancare i suoi muscoli alimentari. La sua
principale occupazione era porgere la mano da baciare alla gente che si era
messa in coda per rendergli omaggio. Gyuri si accorse che non sembrava
affatto contento, ma la venerazione dei suoi compaesani era abbastanza
comprensibile, tenuto conto che c'erano professori universitari che avevano
paura di Ladnyi, disposti a nascondersi in qualche androne per evitare le
sue domande imbarazzanti, con cui metteva il dito sulla piaga della loro
ignoranza. Gyuri aveva sentito dire che quando Ladnyi aveva preso la
laurea in legge, la facolt aveva proposto di dargli anche il dottorato per
buona misura, per risparmiare tempo e fatica a tutti.
L'appuntamento per la disfida era per le cinque, ma Farag e i suoi
assistenti si presentarono con mezz'ora di ritardo. Ladnyi aveva chiesto a
Gyuri di accompagnarlo ad Hls in caso di violenza, ma non perch fosse
preoccupato della propria incolumit. I miei compaesani mi
proteggerebbero ed proprio quello che non voglio. Se le cose si mettono
male, vorrei qualcuno di fuori, che non debba continuare a vivere l. In
ogni caso i timori di Gyuri circa possibili tafferugli furono annientati dallo
stupore suscitato dalla comparsa di Farag.
Non ci creder nessuno, bisbigli Neumann a Gyuri, che approv con
un cenno del capo. Nel momento stesso in cui lo vide entrare Gyuri si rese
conto che niente di quel che avrebbe detto sarebbe mai stato preso per vero
e che a Pest non gli avrebbe dato retta nessuno. Farag fece la sua entrata
in scena, scortato da due lacch alti e dinoccolati, con una pistola alla
cintola. Aveva un colorito tanto spaventoso che Gyuri pens che i cadaveri
sezionati dagli studenti di anatomia dovessero avere un aspetto pi sano.
Farag era ubriaco, puzzava e indossava un gessato che sembrava essere
stato seppellito nel 1932 e riesumato solo il giorno prima e che, oltre a
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tutto, faceva a pugni e sberle con la canottiera a rete che portava sotto. Il
pezzo migliore era la cravatta: come cinta faceva un figurone.
L'odio che serpeggi nella sala al suo ingresso fu tanto forte e palpabile
che Gyuri si stup che Farag riuscisse a farsi avanti, e si rese conto che
quella sera avrebbe assistito a qualcosa di speciale.
Fu odio a prima vista anche per Gyuri: pens che quell'uomo doveva
aver condotto i suoi compaesani ben oltre le colonne d'Ercole dell'umana
rabbia per meritarlo. Era lo zero assoluto della turpitudine umana. Era uno
spettacolo da non perdere, ma probabilmente era meglio che fosse relegato
ad Hls. Noi non ce la passiamo bene, osserv Neumann squadrandolo
dalla testa ai piedi, ma penso che il resto del paese dovrebbe ringraziare
Hls perch se lo tengono qui. Durante il viaggio Gyuri aveva stuzzicato
Ladnyi, sostenendo che la Chiesa si doveva adattare e adottare verso
Farag un atteggiamento comprensivo, rinunciando ai propri possedimenti
terreni. Sorridendo calmo, troppo in gamba per farsi cogliere in flagrante
delitto di emozioni antigesuitiche, Ladnyi aveva replicato: Non so se sia
giusto o meno che abbiamo delle propriet, e non so cosa dovremmo farne,
ma so che non giusto darle in mano a dei banditi. Se vero che nostro
Signore ci ha raccomandato di porgere l'altra guancia, va anche tenuto
presente che non ha mai conosciuto Farag.
Cos lo scarafaggio nero venuto a farsi schiacciare dal potere del
popolo? tuon Farag mancando la sedia su cui avrebbe voluto sedersi e
sparendo alla vista. Sistematosi sulla sedia con l'aiuto dei suoi secondi,
continu poi il discorsetto di benvenuto. Come primo segretario del
Partito comunista ungherese... cio... cio... del Partito popolare ungherese
della comunit di Hls-Mezmegyer-Murony, e in qualit di sindaco,
nonch di presidente della azienda agricola collettiva "Ebbri di successo",
per citare il compagno Stalin nella relazione tenuta al Comitato centrale in
occasione del diciottesimo congresso del PCUS(B)... A questo punto
Farag perse il filo ideologico, si ferm e, non trovando altro da dire,
impugn la pistola per sottolineare il concetto e si spar in una gamba. Per
lo sconforto generale, si trattava di quella di legno.
Quindi, riprese, quindi scientificamente, a ritmi bolscevichi,
manger tanto da seppellirti. Fece schioccare le dita e il proprietario della
csrda si avvicin al tavolo, dove eresse un'enorme bilancia. L'hanno
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usata ai campionati di pollo fritto della contea di Bks, sussurr


qualcuno all'orecchio di Gyuri, mentre il proprietario misurava due grosse
scodelle di minestra di fagioli fumante per il calcio d'inizio. Ladnyi non
aveva detto altro che Buonasera, mentre Farag continuava a blaterare
per spiegare a tutti quello che aveva in mente. Cerchi di impressionarci,
vero? Pensi di poter continuare a succhiare il sangue al popolo, sanguisuga
con il collare di un cane? A quel punto Farag si interruppe; gli era
caduto l'occhio sullo zingaro del paese che era in prima fila per assistere
alla competizione. Pulendosi i polmoni con un energico raschio, scatarr
un bolo tanto abbondante e potente che l'ignaro zingaro perse l'equilibrio.
Niente zingari, sentenzi. Gyuri trov la cosa bizzarra, dal momento che
Farag sembrava pi zingaro dello zingaro del paese. Aveva un buzzo
tanto panciuto che sembrava si fosse infilato un'enorme anguria sotto la
canottiera; anche il naso, rosso come un lampone troppo maturo, era pi
grosso del normale. Ciccia e nasone erano prove evidenti delle sue baldorie
in quei tempi di vacche magre: si riteneva un onnivoro, un megalovoro, per
lui mangiare era segno di virilit. Farag non dubitava di lasciarsi indietro
l'avversario fin dal primo piatto.
Ladnyi recit una preghiera e Farag controbatt alzando il pugno
chiuso e borbottando il saluto dei comunisti: Libert!. Quando
attaccarono a scucchiaiare gagliardamente la minestra di fagioli, Gyuri
pens che in quell'occasione non c'erano dubbi su chi fosse il beniamino
della folla, anche se non sempre era altrettanto facile decidere per chi fare
il tifo fra Roma e Mosca. La Chiesa ungherese aveva indubbiamente le sue
colpe: Mindszenty, il cardinale, era in qualche prigione di Budapest in
attesa che gli confezionassero delle accuse su misura (il capo dell'AVO,
Gbor Peter, prima faceva il sarto): spionaggio a favore degli americani,
complotto per la restaurazione della monarchia asburgica, allevamento di
coleotteri del Colorado, disprezzo nei confronti dei romanzi del realismo
socialista. Dovevano aver chiesto aiuto agli sceneggiatori superstiti della
cinematografa ungherese dell'anteguerra per inventare le prove, perch a
nessun poliziotto sarebbe mai venuto in mente nulla di cos fantasioso.
A Gyuri riusciva difficile provare piet per il cardinale Mindszenty che,
per quanto vittima dell'ingiustizia, era un buffone. La Chiesa cattolica in
Ungheria non brillava per i suoi talenti. Sarebbe stato bello poter scegliere
veramente, rifletteva, ma era come essere fra Germania e Unione Sovietica.
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Che razza di alternativa era? Che lingua vorresti che parlasse il tuo plotone
di esecuzione? In quelle circostanze era chiaro che un cardinale brillante
non sarebbe servito a niente. Non sempre serve essere in gamba e
lungimiranti. Che differenza fa per il maiale condotto al mattatoio essere
intelligente?
Anzi, la stupidit pu essere di grande aiuto. Non che avesse
avvantaggiato Mindszenty, che pure ne era ben fornito. Quando si precipita
in un burrone, la qualit della testa che ci si va a spappolare non conta
molto.
Quando Gyuri discuteva la posizione della Chiesa, Ladnyi diventava
serio, ma non si preoccupava. D'altra parte era difficile che qualcosa lo
preoccupasse. Finire sul rogo per lui sarebbe stata ordinaria
amministrazione, anche se altri ecclesiastici si sarebbero mostrati pi restii.
Era difficile, per esempio, immaginare padre Jenik che si preparava al
martirio, per quanto a Gyuri fosse simpatico. La sua filosofia era di
prendere il meglio che offre la vita: perch Dio avrebbe creato gli alberghi
di prima categoria se non voleva che li usassimo? Quando i russi avevano
preso Budapest, Jenik aveva portato il gruppo scout in campagna. Per fare
cento chilometri c'erano voluti due giorni su un treno talmente lento che,
quando uno dei pi piccoli era caduto dalla porta aperta della carrozza, uno
dei pi grandi aveva avuto tutto il tempo di scendere, raccoglierlo e
ributtarlo su. Jenik li aveva portati in un paese dove aveva alcuni lontani
parenti, e aveva incominciato a narrare con dovizia di particolari e di
iperboli gli orrori e le degenerazioni della guerra, commiserando il triste
destino dei ragazzi che avevano davanti. Non mentiva, ma non faceva
neppure nulla per evitare di essere frainteso. Lo stesso padre Jenik che sul
treno aveva riso tutto il tempo, e che Gyuri sospettava essere la fonte di
tutte le barzellette sui cammelli di Ladnyi, aveva assunto un'aria cupa e
addolorata. Dopo un bel po' che dissertava sulle atrocit della guerra, Gyuri
si era reso conto che parlava di loro. Mentre evocava i supplizi della fame e
le privazioni aveva la mano poggiata sulla spalla di Papp. Papp sembrava
un burattino fatto di ferri da calza tenuti insieme con la colla tanto era
smunto e macilento, nonostante che suo padre fosse macellaio e in casa sua
mangiassero pi carne di tutti i carnivori dello zoo di Budapest. Ai
contadini erano venuti i lucciconi e, a parte Hls, era stata la volta in cui
Gyuri aveva mangiato di pi in assoluto. Quella sera era arrivato a pensare
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che non avrebbe mai pi avuto bisogno di mangiare in tutta la sua vita e
aveva girato a vuoto nel buio sperando ardentemente che il movimento lo
aiutasse a digerire, a scacciare la nausea e a macinare l'incudine che aveva
nello stomaco.
Per altri versi, per, padre Jenik era il classico prete dai modi paterni,
sempre intento a tirarti su la manica per tastarti il polso spirituale e a far
rispettare una per una le regole del club: frequenza alla messa, confessione,
osservanza delle festivit religiose. Ladnyi non parlava mai di religione, a
meno che non fosse qualcun altro a tirare fuori l'argomento o il discorso
sorgesse spontaneamente. Niente lusinghe n ricatti spettacolari per
riempire di chiappe le panche, niente appelli, con Ladnyi. Sembrava che
non gli importasse se ti facevi vedere o meno, ed era questo che era
pernicioso. Gyuri aveva smesso di andare in chiesa come aveva smesso di
credere a Babbo Natale: arrivati a un certo punto, non era pi possibile
prenderli seriamente. Era proprio questa la cosa preoccupante di Ladnyi:
lui era tanto in gamba che aveva sempre una vista panoramica di quello che
facevano tutti. Neppure Pataki cercava di cambiare le carte in tavola con
lui, perch ti leggeva nel diario prima ancora che ci scrivessi. Gyuri,
quando puliva la vasca da bagno o faceva la spesa, non poteva fare a meno
di pensare che anche le azioni pi insignificanti facessero parte di un piano
pi generale, che pulire la vasca da bagno e fare la spesa facessero parte
delle macchinazioni di Ladnyi (solo che lui non se ne rendeva conto) e
che un giorno si sarebbe svegliato tutto vestito di nero con un collare
bianco.
Che fosse per l'Ordine a cui apparteneva o per ldanyiet, Ladnyi
agiva sempre in sordina. L'estate prima, per eccesso di zelo, Gyuri aveva
offerto a Katalin Takcs di andarle a ritirare un vestito nuovo dalla sarta.
Le sue compagne di spogliatoio avevano sparso la voce che non aveva peli
sulla micia, per cui era andato dalla sarta che vestiva la ragazza che lui
avrebbe voluto spogliare per controllare la voce che girava sul suo conto.
Il favore fu doppio, dato che la sarta viveva nel quartiere di Angyalfld,
oltre Vci ut. Si diceva che quando gli americani l'avevano bombardato a
tappeto per sbaglio alla fine del '44, cercando in realt le fabbriche
sull'isola di Csepel, nessuno ci aveva fatto caso, perch nessuno aveva
notato la differenza. C'era anche chi diceva che sia le Waffen-SS sia
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l'Armata Rossa si fossero tenute alla larga da Angyalfld, perch non


volevano guai.
Sebbene conoscesse bene Budapest, Gyuri non si era mai avventurato in
quella zona e rimase sconvolto nel constatare che tutto quello che se ne
diceva era vero. Sceso dal tram, si era imbattuto in persone che giacevano
ai bordi delle strade come i mucchi di foglie autunnali nei quartieri pi
eleganti, dopo che l'alcol aveva reciso ogni loro legame con l'universo
conosciuto. Mentre camminava, gruppi di indigeni lo fissarono con odio
malcelato; gli era gi successo di sentirsi oggetto di aggressivit e antipatia
istintive, ma mai con tanto fervore cannibalesco. Quella mattina prima di
partire Gyuri aveva pensato di infilarsi in tasca un coltello per via della
triste fama di Angyalfld, ma quando svolt in Jsz utca non pot fare a
meno di notare due uomini che si affrontavano a colpi di vere e proprie
sciabole, lunghe spade pesanti del genere preferito dai pirati
hollywoodiani. Li osservava una folla di spettatori scalzi disposti a
semicerchio, un po' delusi del livello della contesa. Un coltello non sarebbe
servito a nulla, anzi, oltre a farsi pugnalare se lo sarebbe fatto fregare, e i
coltelli come si deve scarseggiavano in quel periodo, come tutto il resto.
Gyuri ebbe tutto il tempo di riflettere che la sua morte prematura e
ingloriosa nelle strade di Angyalfld sarebbe stata il frutto del suo
desiderio di far scivolare il proprio sguardo lungo le curve glabre di
Katalin. Micia ci cova, pens salendo al quinto piano e meditando sul fatto
che tutti quelli che andava a trovare abitavano al quinto piano senza
ascensore. La sarta, un'arzilla signora di ottant'anni suonati, chiaramente
del genere che lavora dodici ore al giorno a costo di schiattare,
confortevolmente all'oscuro di ci che accadeva nel resto del quartiere, si
congratul con Gyuri per il buon taglio dei suoi pantaloni. Erano l'ultimo
paio di Savile Row di Elek, gli unici calzoni degni di questo nome
rimastigli, che Elek gli aveva prestato dopo aver deciso che quel giorno
non si sarebbe alzato da letto o comunque non si sarebbe spinto pi in l
della poltrona. La sarta si affrett a preparare il vestito, mentre Gyuri
pensava che era un peccato che non potesse trasmettergli un po' della sua
operosit.
Stava correndo alla fermata del tram quanto si imbatt in Ladnyi che
stava parlando con alcuni residenti che lo ascoltavano pazientemente. Era
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chiaro che lo trattavano come uno appena sceso dalla luna. Ladnyi parve
leggermente risentito di essere stato sorpreso a fare del bene, ma
accompagn Gyuri al tram e gli confid di malavoglia che faceva il giro di
Angyalfld tutti i giorni prima della messa del mattino. Era la pura follia
della sua fede a permettergli di uscirne incolume, pens Gyuri. Sollevato
per essere scampato ad Angyalfld, ancora intatto nel corpo e nello spirito,
Gyuri era alla stazione Nyugati in attesa di cambiare tram e consegnare il
vestito quando un gruppo di cinque ragazzi della sua et gli si avvicin.
Uno estrasse senza preamboli un paio di forbici e gli tagli rapidamente la
cravatta. Era l'ultima cravatta di seta di Elek, l'ultima cravatta in generale,
la sola rimasta in casa Fischer. Il tagliatore gli porse i brandelli e sentenzi:
Ceruleo.
A quel punto a Gyuri venne in mente che era di moda a Budapest,
soprattutto fra gruppi di cinque armati di forbici, andare in giro ad
amputare cravatte alla gente per poi dirgli: Ceruleo. Non era una gran
cravatta, la fantasia non era di suo gusto e c'era una macchia indelebile di
minestra, ma l'impulso di mollare un pugno in faccia allo sforbiciatore era
stato di un'intensit quasi incontrollabile, tanto pi che quello si aspettava
che Gyuri la prendesse in ridere. Gyuri pens quanto gli sarebbe piaciuto
spaccargli la faccia, poi per pens quanto poco gli sarebbe piaciuto
ricevere in cambio almeno lo stesso trattamento moltiplicato per cinque: si
accontent di un'occhiata sprezzante. I cinque salirono sul tram successivo
facendo commenti sullo scarso senso dell'umorismo di certa gente.
Quando, su suggerimento di Farag, passarono al gelato al cioccolato,
Gyuri cap che era fatta.
Ladnyi e Farag si erano riscaldati con un paio di litri di minestra di
fagioli prima di passare al piatto forte pollo fritto - in quantit
meticolosamente pesate sulla bilancia. Hls sempre andata famosa per
il pollo fritto, borbottava Farag, e ora, grazie al socialismo, il pollo
fritto ancora pi fritto. Allung la mano verso un piatto di sottili tubetti
verdi. I peperoncini sono facoltativi, annunci infilandosene due in
bocca.
Arrivato a tre chili di pollo, Farag incominci a sudare, sebbene fosse
difficile stabilire se fosse per lo sforzo gastronomico o per gli effetti
calorifici dei peperoncini. Incominciava anche ad avere un'aria stranita,
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forse perch si stava rendendo conto che il gesuita mangiava


effettivamente come un lupo. Mentre in Farag lo sforzo era evidente,
Ladnyi trangugiava cosce di pollo con calma, metodicit e un agio tale
che sembrava non avesse ancora dovuto fare appello alla forza di volont.
Vado a fare un po' d'acqua, comunic Gyuri a Neumann. Stava
iniziando a temere di perdere i contatti con varie parti periferiche del
proprio corpo. Dopo aver bevuto due dei quattro bicchieri di plinka a lui
riservati, trov il modo di uscire dalla csrda e, con il favore del buio,
svuot la bocca dal liquido bruciante con uno spruzzo volto a evitare
almeno un po' della smisurata ospitalit di Hls. Un tipico contadino, un
uomo di una certa et con l'immancabile cappello nero che i contadini si
tenevano cucito sulla testa e un paio di massicci baffoni a manubrio, venne
ad aiutarlo a innaffiare il pianeta. Buonasera, signore, disse. Gyuri non
pot fare a meno di notare che solo la gente di campagna sa essere tanto
educata con l'uccello all'aria. La conversazione si spost su Farag, anche
perch Gyuri non aveva nessuna fretta di rientrare per essere vittima di
ulteriori manifestazioni di generosit; era curioso di saperne di pi sulle
prodezze di Farag. Ho sentito che in tempo di guerra ne ha combinate
delle belle...
Meglio non parlarne, signore. Ci sono cose che non vanno raccontate,
ma dimenticate. Il suo allenatore Satana in persona.
Gyuri rimase fuori pi che pot e, prima che organizzassero le ricerche,
rientr giusto in tempo per assistere al superamento della barriera dei dieci
chili da parte di Ladnyi e Farag, quest'ultimo affaticato, il primo ancora
compassato. Gyuri si vide rovesciare davanti una montagna di zampetti di
maiale in gelatina e si chiese come avrebbe fatto anche solo ad assaggiarli.
L'oca affumicata non le piaciuta, eh? gli domand in tono accusatorio
e risentito una signora con l'aria offesa, nonostante a Gyuri sembrasse di
averne mangiato sei rispettabili porzioni. Neumann non parlava molto, ma
non dava segni di sofferenza (dopo tutto aveva pi di cento chili di mole da
sostentare). Dovevano aver rastrellato tutto quello che c'era da mangiare
nel raggio di quindici chilometri. A Gyuri dispiaceva soltanto che il suo
stomaco non ce la facesse pi, avesse messo sulla porta un biglietto che
diceva sono a pranzo e fosse uscito, rifiutandosi di continuare.

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Oltre a tutte le altre schifezze, Farag aveva anche un brutto raffreddore


e, mentre porgeva il fazzoletto da naso al vicesegretario del Partito perch
lo mettesse sulla stufa ad asciugare, Gyuri avvert un altro moto di
compassione per la gente del villaggio. Facevano una vita semplice,
terragna, che per gli appassionati del genere poteva anche essere piacevole.
Non c'era da sorprendersi che detestassero Farag: era un vero e proprio
flagello, come un'invasione di cavallette o un drago che decide di venire ad
abitare vicino a casa tua. Perch proprio noi? si era lasciato sfuggire
l'anziano contadino. Ha tutto il mondo a disposizione per perpetrare le sue
stronzate e non si muove da Hls. Perch?
Mangiare aveva perso ormai da un pezzo ogni attrattiva. Non era pi
una questione di appetito, ma di volont, e proprio per questo Gyuri era
convinto che avrebbe vinto Ladnyi e, conoscendolo, che avrebbe anche
persuaso Farag a fargli da chierichetto. La conversione: era strano come
la gente potesse cambiare completamente e rimanere sempre la stessa.
Fodor, per esempio, un suo compagno di scuola per cui finire nei guai non
era un effetto collaterale delle proprie attivit ma l'unica attivit cui si
dedicava, e che rompeva le scatole quasi quanto Keresztes, aveva avuto un
improvviso attacco di Spirito Santo. All'inizio c'era chi sospettava si
trattasse di una bravata complessa e poco divertente, ma Fodor era stato
cos inflessibile nel distribuire volantini che ricordavano che Ges aveva
qualcosa da dire, che tutti si convinsero che faceva sul serio e che predicare
era il suo nuovo modo di dare fastidio al prossimo. Una volta Fodor aveva
sorpreso Gyuri a bighellonare in corridoio. Ges Cristo venuto in terra
per salvarti ed morto per i tuoi peccati. Devi lordarlo e seguire il Suo
insegnamento, lo aveva esortato. Poi, a voce pi bassa, assaporando le
parole, aveva aggiunto: Sei stato avvertito. Il messaggio l'hai ricevuto e
adesso non hai pi scuse. Se lo ignorerai, brucerai all'inferno. Per
l'eternit. Fodor si era allontanato con aria soddisfatta. Era la cosa che gli
piaceva di pi, andare in giro con una versione a canne mozze delle
Scritture e minacciare agli infedeli la graticola eterna. Gyuri l'aveva anche
visto nel Krt, in piedi su una cassetta rovesciata ad arringare passanti
poco disposti ad ascoltarlo, con gli occhi che gli brillavano al pensiero
dell'imminente barbecue generale. Fodor non sopportava l'idea che
qualcuno, una volta attraccato al porto del Cielo, se la cavasse tirando fuori
la scusa che non gli avevano spiegato il contratto del Nazareno. Voleva
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poter saltare su e dire: Bugiardo, bugiardo! Io gliel'avevo detto. Io l'avevo


avvisato. Lasciatelo bruciare.
Come fosse andato a finire, se si fosse stufato del suo sadico
evangelismo o meno, Gyuri non lo sapeva. L'ultima volta lo aveva visto
quando li avevano portati al cinema con la scuola e li avevano chiusi
dentro. Quando li chiudevano nel cinema, il film era senz'altro sovietico.
Gli studenti riempivano un'immensa balconata su diversi livelli e Fodor era
saltato da quella che riteneva la separazione fra un livello e l'altro e che
invece era la fine della balconata. Prima di scomparire nel vuoto, per un
nanosecondo gli si era letto in faccia un inequivocabile: Ma qui non c'era
un'altra fila?.
Insieme ad altri due o tre ragazzi, Gyuri si era offerto generosamente di
accompagnare Fodor con le sue gambe fratturate all'ospedale, per
risparmiarsi le gesta di Sergei che respingeva da solo i tedeschi invasori,
riparando nel frattempo il suo trattore per ottenere un raccolto record.
Fodor non era pi tornato, per paura del ridicolo o forse perch era andato
in cerca di anime fresche da salvare.
Sei di poche parole, eh? disse Farag a Ladnyi, sottintendendo che
questi stava scorrettamente riservando tutte le energie per mangiare. Anche
se avesse avuto ancora un po' di resistenza, passare al gelato al cioccolato
fu la fine per Farag. Era gi indietro di un pollo buono e aveva scelto il
dolce preferito di Ladnyi, che prima di arruolarsi nell'esercito di Ges era
stato soprannominato dagli scout gelataio proprio in virt delle quantit
epiche di gelato al cioccolato che riusciva a ingollare. Gyuri si chiese se
Ladnyi avesse informato il quartier generale dei gesuiti della sua
missione campagnola per sfidare a tavola un segretario del Partito. Per
quanto lo scopo fosse lodevole, in un'atmosfera di austerit in cui
abbondavano battute del tipo Non gi la seconda volta che mangia
questa settimana, padre?, quell'abbuffata indecorosa, sebbene facesse
parte della sua missione di soldato di Cristo, gli sarebbe valsa una discreta
sfilza di rosari.
Che cosa vuole che dica? si inform cortesemente Ladnyi,
trattenendo un cucchiaio di gelato dalla sua meta. Tutti allungavano il collo
per vedere, perch Farag era visibilmente in difficolt e lanciava sguardi
pieni di risentimento alla sua coppa di gelato.
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Come dice l'adagio, boccheggi, in una taverna non c' posto per
due suonatori di cornamusa. Noi, la classe lavoratrice... noi, strumento del
proletariato internazionale... difenderemo le conquiste del popolo... A
quel punto Farag si incepp, cadde dalla sedia e, come se la propaganda
gli fosse andata di traverso, svuot lo stomaco sul pavimento. A Gyuri
parve un perfetto caso da estrema unzione.
Ladnyi per non si mostr preoccupato. Padre Orso ha dei documenti
da farle firmare, credo, dichiar. Il prete del villaggio si chin e gli porse
una penna; Farag era lungo per terra, come incerto se fare o meno due
flessioni. Con aria torva tracci uno scarabocchio sul foglio e, supino, fu
trascinato via dalle mani inesperte della cellula del Partito, braccia e gambe
penzoloni.
Nel corso del loro colloquio post-minzione, l'anziano contadino aveva
detto a Gyuri: Prenda l'individuo pi fetente che riesce a immaginare, ci
sar sempre qualcuno di solito parecchio imbecille, ma non sempre - che
dir che no, che stato frainteso, che gli hanno fatto dire cose che non ha
detto. Anche gli assassini, quando finiscono sul giornale, hanno una moglie
o una mamma che li difende sostenendo che a conoscerli davvero sono
bravissime persone. Chieda in giro se qualcuno ha qualcosa di buono da
dire su Farag, chieda a tutti quelli che lo conoscono da una vita se
ricordano qualcosa a suo favore, una piccola cortesia, un ringraziamento,
un piacere: vedr che resteranno tutti muti come angurie nell'erba alta.
Persino sua madre, se Farag fosse sul patibolo, direbbe "Attenti a
stringerglielo bene quel cappio" oppure " permesso dare la mancia al
boia?".
Pulendosi la bocca con un tovagliolo ricamato, Ladnyi si alz in piedi
scattante come se fosse reduce da uno spuntino veloce fra due
appuntamenti importanti. Bene, adesso dobbiamo andare. Che Dio vi
benedica. Ci fu un'altra ora di baciamano e caricamento di doni sul carro,
ma Ladnyi insistette decisamente per partire, visto che sarebbero ancora
riusciti a prendere il treno per arrivare a Budapest la mattina dopo.
Alla luce della luna Ladnyi sembrava incredibilmente magro. Durante
il viaggio sul carro Gyuri aveva lo stomaco in subbuglio per gli scossoni e
si sorprese che Ladnyi non avesse la minima inclinazione alla nausea.
Gyuri era convinto che ci sarebbero voluti dei mesi prima che gli tornasse
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voglia di mangiare. Neumann ruppe il silenzio da pellegrinaggio. Ma quel


contratto significa davvero qualcosa? Scusate l'espressione, ma Farag ha
l'aria di uno che si chiaverebbe la propria nonna per un cicchetto, o anche
per niente.
Senti, rispose Ladnyi, quella di stasera stata un'operetta morale.
Mi hanno chiesto di venire e non potevo rifiutare. Dubito che far qualche
differenza, non perch il compagno Farag la correttezza non sa neppure
dove sta di casa, ma per come vanno in generale le cose in questo paese. La
piccola vittoria di questa sera briller a lungo in anni di sconfitte, e spero
che per la gente di Hls sia importante.
Quanto pensi che durer? domand Gyuri, non proprio sicuro di voler
sentire la risposta.
Non tanto, si pronunci Ladnyi. Direi una quarantina di anni o gi
di l. Dovremo aspettare che i barbari invecchino e si ammorbidiscano.
Non era la risposta che Gyuri voleva sentire, e tanto meno da Ladnyi.
ora di emigrare.
No, per niente. Per prima cosa, come sicuramente saprai, passare il
confine non pi tanto facile. Secondo - e ci tengo a sottolineare che non
un'idea brevettata dalla Chiesa - la sostanza non sostanziale. Non sono le
condizioni materiali che contano, ma quello che ne pensi. Prendi un
contadino di un paesetto nel cuore della Cina, che l'uomo pi felice del
mondo perch ha due maiali mentre gli altri compaesani non ne hanno
nemmeno uno. La vita non come il basket, non questione di punti, ma
di quel che si ha qui. Ladnyi si tocc la fronte con l'indice. Perdi solo
se ti arrendi e, se ti arrendi, meriti di perdere. A pallacanestro ti possono
battere, ma per il resto ti possono battere solo se tu glielo permetti. Sei
fortunato, molto fortunato. Viviamo tempi difficili: se non sei
completamente ottuso, capisci che meglio accettare la sfida.
Grazie del totalitarismo, Stalin. Gyuri dubitava di potersi trovare bene
quanto Ladnyi in una cella di prigione. Io preferirei un biglietto per
Parigi, replic. Posso prenotarmi un tot di preghiere a quello scopo?

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Sar lieto di inoltrare la tua richiesta, ma non essere troppo specifico,


corri il rischio di ottenere quello che chiedi. Bisogna pregare per il meglio,
magari sarai pi felice qui che a Parigi.
Sono pronto a correre il rischio. Darei qualsiasi cosa pur di sfuggire a
questa sequela di tornitori che infrangono un primato dopo l'altro.
S, questo culto del lavoratore un po' pesante. Fa specie che sia
scaturito da un accademico tedesco grasso e scroccone, che non ha mai
avuto un lavoro in vita sua, vissuto alle spalle degli amici e si lasciato
andare a pratiche quantomai borghesi quali ingravidare la cameriera. E cos
noioso. La gente spesso trascura l'opera di un povero falegname che si
scelse dei pescatori per amici.
Continuarono a chiacchierare sul carro per un po'.
La cosa pi buffa dell'influenza di Marx che i suoi libri sono
illeggibili, osserv Ladnyi. Forse il loro fascino sta proprio
nell'inintelligibilit, una sorta di misticismo fatto di statistiche e stipendi di
operai tessili. La gente un giorno ci rider sopra. Purtroppo per c' anche
chi ci crede. Non quelli che si sono iscritti adesso, ma quelli che ci sono
entrati prima della guerra, quando era illegale. Loro ci credono e, come ben
dimostra la storia della Chiesa, le idee strampalate sono dure a morire.
Penso che sia un processo che mi piacerebbe analizzare
dettagliatamente in un caff newyorchese. Da quella distanza magari lo
troverei anche divertente.
Anch'io, gli fece eco Neumann.
La voglia di viaggiare tipica della vostra et. Non siete mai stati fuori
dell'Ungheria, no? Attenti, perch spesso ci si affeziona alla propria
prigione, sapete.
Arrivarono alla stazione giusto in tempo per prendere il treno per
Budapest. Neumann, che aveva il dono prezioso di riuscire a dormire in
treno, si sistem in un altro scompartimento dove c'erano dei posti vuoti.
Ladnyi tir fuori un libro: gli Analecta di Confucio. bello? domand
Gyuri. La vita troppo breve per i bei libri, replic Ladnyi. Bisogna
leggere solo grandi libri. E come si fa a riconoscerli? Se sono in
circolazione da due
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tremila anni di solito buon segno. Questo non male. Ad alcuni di noi
giovani hanno detto di studiare il cinese.
I superiori ritengono che sia un mercato in espansione. Ogni anno
ciascun gesuita riceve una lettera con i suoi ordini. Ho la sensazione che
vogliano spedirci via tutti quanti. Secondo me un errore, ma l che entra
in gioco il voto dell'obbedienza.
Gyuri non metteva piede in chiesa da quando aveva quattordici anni e
sua madre lo aveva trascinato alla messa di Pasqua. Successivamente aveva
tentato di mettersi in contatto con Dio in diverse occasioni, quando aveva
temuto di morire, ma sempre sul posto, non in luogo sacro. Era certamente
il vantaggio pi grosso di un'educazione religiosa: ti dava un numero da
chiamare in caso di necessit, il che era pur sempre una consolazione,
anche se non rispondeva nessuno. Gyuri aveva sentito gli svariati
argomenti addotti dai sostenitori di Dio per dimostrarne l'esistenza: lo
prova la progettazione (direi che come universo ben fatto), la
perfezione del creato (per essere uno scherzo ha richiesto un sacco di
lavoro) oppure la versione di Pascal, cento franchi su Dio in un senso e
nell'altro. Ma, tutto considerato, l'argomentazione migliore per arruolarsi
nell'esercito di Ges era che la punta di diamante, Ladnyi, ci credeva.
Quando arrivarono a Budapest, Ladnyi ringrazi Gyuri e Neumann
dell'aiuto. Fu l'ultima volta che Gyuri vide Ladnyi. In quel momento non
ne aveva il pi vago sentore, ma a distanza di anni, ripensandoci, gli venne
il dubbio che Ladnyi lo sapesse. Non ti scordare quello che ho detto a
proposito dei grandi libri. E ogni tanto leggi la Bibbia. Ha ottenuto buone
recensioni, sai. Il tono di Ladnyi in quella raccomandazione d'addio non
era quello di un piazzista, n di un amico che ti consiglia che cosa leggere,
ma piuttosto quello di un visitatore che porge a un detenuto una pagnotta
con una lima dentro.

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Settembre 1949
Proprio mentre il tram percorreva l'ultimo tratto del ponte Margherita,
con la coda dell'occhio Gyuri registr la presenza della ragazza seduta sul
bordo del parapetto. Un attimo dopo non c'era pi. N lui n gli altri che
sul tram avevano assistito al tentativo di suicidio potevano fare nulla.
Prima che il tram si fosse fermato e loro fossero arrivati fino al ponte, il
destino della fanciulla sarebbe stato deciso, per un verso o per l'altro.
Sembrava un po' spietato dire "To', eccone un altro" e stringersi nelle
spalle, ma tornando indietro non avrebbero dato alcun contributo, a parte
fare da spettatori. La gente gi sugli argini avrebbe fatto da buon
samaritano per quanto possibile. E poi Gyuri era in ritardo.
Solo a lui poteva capitare di imbattersi in un suicidio quando era gi in
ritardo per il lavoro. D'altra parte, se non altro sarebbe stata una scusa
onorevole per la sua mancanza di puntualit. Gli era rimasta impressa
un'immagine nitida della ragazza: strano come un ritratto dettagliato
potesse fissarsi velocemente nella memoria. Sembrava una ragazza di
campagna venuta nella metropoli popolosa a prendere l'uscita da cui non
c' uscita, una ragazza non abbastanza carina da tuffarcisi dietro.
D'altronde, fosse stata abbastanza carina da avere orde di uomini che le si
tuffavano dietro, non avrebbe avuto bisogno di buttarsi dal ponte.
E poi il suicidio, sport nazionale, vizio ungherese per eccellenza, andava
rispettato. Gyuri non era aggiornato sull'andamento del suicidio sotto il
regime socialista magari era stato abolito - ma la popolarit di questo
genere di fai-da-te non poteva essere attribuita interamente alla Rkosi &
Co. Da secoli ungheresi di qualit e in quantit, se non riuscivano a entrare
in uno degli eserciti ungheresi usi a farsi sbaragliare, si facevano saltare le
cervella o restituivano altrimenti la libert alla propria anima. Bastavano un
momento di inerzia, un po' di musica malinconica e subito un ungherese
cercava di staccare la spina. E non solo i nobili: le domestiche ungheresi a
Vienna erano tristemente famose per la loro passione di candeggiarsi le
budella.

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Il tram deposit Gyuri davanti al mostruoso stabilimento


dell'Elettromeccanica Ganz, ma fra tutti coloro che scesero fu l'unico ad
avviarsi verso il cancello; tutti gli altri dipendenti erano arrivati molto pi
presto, prima dell'inizio del turno.
Naturalmente, pens Gyuri, poteva darsi che la propensione al suicidio
derivasse dall'altra grande passione degli ungheresi, quella di mugugnare.
E con chi meglio che con il capo Architetto? Rivolgetevi in alto, andate a
parlare di persona con il vostro creatore e fategli una testa cos sui difetti
dell'universo. Fuori della porta dell'ufficio Dio doveva avere una fila
spaventosamente lunga di ungheresi desiderosi di reclamare.
Entrando nel cortile principale Gyuri pass davanti a un tabellone
adorno di dilettantesche decorazioni rosse, che recava l'intestazione
Brigate socialiste. Sotto c'erano scritte pi piccole, come Guernica,
Dimitrov e Bla Kun, che sovrastavano meravigliosi dati di
produzione e nebulose foto in bianco e nero di tornitori ovinamente
soddisfatti e un po' imbarazzati intenti a tornire. Queste foto non
cambiavano. Accanto, sotto un'elegante Societ di Mutuo Soccorso
Ungaro-Sovietica, c'era una serie di malandate foto in bianco e nero di
tornitori sovietici che guardavano con un'incoraggiante espressione da
vecchio zio o da fratello maggiore, tornitori ungheresi intenti a tornire e
foto di tornitori ungheresi che da bravi fratelli minori sgranavano gli occhi
per l'ammirazione davanti a tornitori sovietici intenti a tornire. Anche in
queste fotografie non c'erano cambiamenti stagionali.
Non lontano da queste immagini, ma dalla parte diametralmente opposta
del cortile, c'era una gigantesca caricatura in cartone del presidente
americano Harry Truman. Ai piedi della caricatura c'era un cartello con la
scritta AMICI DI TRUMAN in grafia traballante e, in caratteri meno
marcati, Ho deciso di distruggere le conquiste del popolo dell'Ungheria
democratica: vi prego di aiutarmi battendo la fiacca. Molte grazie. Sul
cartellone, che ricordava quelli che una volta venivano appesi davanti alla
fabbrica con le offerte di lavoro, erano stati inseriti dei nomi. Anche in
questo non c'erano grandi cambiamenti stagionali. I primi della lista erano
Pataki, Tibor, seguito da Fischer, Gyrgy (Gyuri non riusciva a capire
come avesse fatto Pataki ad arrivare ancora una volta in cima alla lista) e

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altri nomi pi variabili, Nmeth, Sndor, o Kvrig, Lszlo. Sconosciuti che


per suscitavano la simpatia di Gyuri.
Quella condanna alla berlina era principalmente da attribuire alla
riluttanza sua e di Pataki ad andare a lavorare anche solo un po' pi presto
di quanto fosse strettamente necessario per evitare il licenziamento. A
Gyuri non importava gran che essere amico del presidente Truman (ma si
chiedeva se, qualora fosse mai riuscito ad arrivare negli Stati Uniti,
quell'amicizia avrebbe potuto essergli di qualche utilit) soprattutto perch
le punizioni che accompagnavano la pubblica associazione del proprio
nome a quello del presidente degli Stati Uniti erano poche (e comunque ci
avrebbe pensato Gombs). Era chiaro che la sezione agit-prop riteneva
l'accostamento dei nomi abbastanza infamante da rendere superflue
ulteriori lavate di capo.
Essendo un nemico oggettivo di classe, un alieno di classe, Gyuri non
poteva cadere pi in basso di quanto gi non fosse e, quando distribuivano
qualcosa (sempre che ci fosse qualcosa da distribuire), lui era sempre e
comunque in fondo alla fila. A parte i problemi connessi al fatto di avere la
stampigliatura nemico oggettivo di classe sulle credenziali morali che
bisognava presentare ogni volta che si faceva domanda per un lavoro, un
posto all'Universit e pi o meno tutto il resto, l'ingiustizia pi grossolana e
pi irritante dell'essere classificato figlio di famiglia borghese risiedeva nel
fatto che Elek fosse cos profondamente e completamente non borghese. A
parte il mestiere di allibratore, che non era esattamente la carriera pi
benvista nei salotti, c'era da tener conto del suo comportamento da vecchio
morfinomane, molestatore di vedove e cameriere, con il manganello e la
siringa sempre a portata di mano. Si era sempre fatto chiamare per nome
dai dipendenti (cosa che agli occhi degli altri capitalisti equivaleva di per
s a essere iscritti al Partito comunista) e concedeva loro un pomeriggio
libero se il tempo era particolarmente bello o se aveva voglia di curarsi il
torcicollo con un po' di morfina (bench fosse evidente ormai da anni che
al suo collo la droga non faceva n caldo n freddo, cos come non era
servito l'intervento di un ipnotizzatore, cui per Elek aveva concesso un
solo tentativo. Brandendo il suo pendolo, costui aveva ripetuto in tono
cantilenante Sei immerso in un sonno profondo, in un sonno profondo
per dieci minuti, dopo di che Elek aveva detto No, sono sveglio. Ha
intenzione di farmi pagare lo stesso?). In seguito, dopo aver perso tutto il
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suo denaro, invece di cercare di rifarsi delle perdite sgobbando


disciplinatamente, come si addiceva a un borghese rispettabile, Elek si era
accontentato di starsene in poltrona, con il pullover bucherellato e il collo
rigido, a riflettere sul dilemma teorico di come procurarsi una sigaretta.
Elek e la borghesia non avevano nulla da spartire. Era vero che a un certo
punto Elek aveva avuto dei soldi, ma era stato moltissimo tempo prima,
quando Gyuri era ancora troppo piccolo per usarli.
Quello che ti ho dato ha un valore inestimabile, aveva detto Elek
tenendo banco sulla sua poltrona quella mattina. Ti ho dato la tua
indipendenza. Ti stai facendo strada da solo, non mi devi nulla. Qualunque
risultato tu ottenga, potrai dire 'Ce l'ho fatta da solo'. Non hai un padre
ansioso che ti frena, n un'ingombrante figura paterna di successo che ti
intimidisce. Quanti possono dire la stessa cosa? Sei una ghianda piena di
talento libera di crescere senza timore dell'ombra della grande quercia.
La cosa strana di Elek era che, meno attivo diventava, meno dormiva,
per cui Gyuri aveva la garanzia di poter essere messo a parte dei suoi
pensieri tutte le mattine prima di uscire per andare al lavoro. Vedi, Istvn,
per esempio, avr sempre gli inconvenienti di tutto ci che i soldi possono
comprare. Istvn, in realt, sopportava quel genere di fardello abbastanza
bene. Era tornato alla fine del '45 con una decina di amici - reduci anch'essi
dal campo di prigionia in Danimarca dove si erano fatti la guardia da soli
duemila sigarette e una buona padronanza di quindici lingue straniere.
Prima che la situazione precipitasse, Istvn era riuscito a trovare un lavoro
al Ministero dell'Agricoltura dove aveva imparato tutto quel che c' da
sapere sullo zucchero. Dal momento che la sua posizione era
inoppugnabilmente subalterna e che al Ministero qualcuno che sapesse
qualcosa di agricoltura dovevano comunque tenercelo, era stato
magnanimamente tollerato.
Istvn ne aveva riso, cos come rideva di tutto. Da sempre di indole
gioviale, degli anni trascorsi sul fronte russo aveva conservato un solo
souvenir importante: l'incapacit di scaldarsi per cose che non fossero tre
anni sul fronte russo. Uno poteva raccontargli di essere andato a cena fuori
e aver preso l'epatite, di essere in attesa della chiamata alle armi, di essere
appena stato piantato dalla ragazza che in quel momento contava per lui
pi della vita stessa e di voler morire, e Istvn si sarebbe messo a
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ridacchiare oppure, se l'altro aveva l'aria davvero disperata, si sarebbe


messo a ridere sguaiatamente.
Istvn era ricomparso a Budapest il giorno dopo la visita dei ladri. Non
era rimasto gran che da rubare dopo che l'Armata Rossa aveva fatto
ripetutamente manovra nell'appartamento e che il mobilio era stato
barattato con generi alimentari. Istvn si era presentato come se tornasse
dal negozio all'angolo, e aveva trovato Gyuri sbalordito dall'inesauribilit
della sfortuna che li perseguitava. Era uscito di nuovo immediatamente e la
mattina dopo tutta la refurtiva era ammucchiata davanti alla porta con un
biglietto in cui si chiedeva scusa perch la paletta della spazzatura non era
quella originale, ma si esprimeva la speranza che quella con cui era stata
sostituita fosse all'altezza del suo compito, e si concludeva con i pi fervidi
auguri di buon proseguimento per tutta la famiglia. In seguito vennero a
sapere che l'unico altro superstite dell'unit di artiglieria di Istvn era uno
dei pi noti scassinatori di Budapest, il quale si era indignato dell'affronto
subito dalla famiglia del suo ufficiale in comando. Quando cominciava a
sentirsi raccontare qualsiasi disastro, Istvn ti chiedeva una cosa sola: E tu
che cos'hai fatto?.
Era quel che si faceva, e non i piagnistei, che gli interessava. Istvn
torn per la pace, si spos, trov un lavoro e una casa. La sua caratteristica
pi irritante era quel suo modo di far sembrare facile la vita. La sua
diligenza e il suo senso pratico erano tali che era difficile credere che fosse
parente di Elek. Da chi li aveva presi? Perch lui non ne aveva? si chiedeva
Gyuri. Istvn riusciva a risolvere qualsiasi problema e a trovare il lato
buono delle situazioni peggiori, e proprio per questo Gyuri non capiva che
cosa lo avesse spinto a tornare in Ungheria e poi a restarci. Istvn
sembrava capace di tutto, tranne forse trovare un lavoro come si deve a
Elek.
Hai rinunciato, allora? gli aveva chiesto Gyuri.
Rinunciato? Rinunciato a cosa? Al tennis? A fumare? Alle corse? Ai
miei studi di sanscrito? Sono una vecchia scoreggia, lo sai bene, aveva
ribattuto Elek impegnato in un'accurata verifica della lunghezza dei suoi
baffi pelo per pelo in uno specchietto. Non puoi pretendere troppo. Sei tu,
il figlio sano e vigoroso con tutta la vita davanti, che dovresti occuparti di
mantenere il tuo vecchio padre dalla salute malferma.
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Non ti d fastidio?
Fastidio? S. No. Forse ti sorprender, ma da giovane la mia massima
aspirazione non era esattamente quella di finire in una poltrona con un
pullover grigio pieno di buchi. Confesso che immaginavo piuttosto
qualcosa come un lusso sfrenato, ma mi d un certo gusto deludere la gente
non dando segni di disperazione da suicidio.
Avrebbe dovuto candidarsi a segretario del Partito con la parlantina e la
voglia di far niente che si ritrovava, pens Gyuri. Subito dopo la guerra
avrebbero preso chiunque, ma ora non pi. Ora i comunisti che avevano li
impiccavano.
Sulyok, il caposquadra, stava tenendo ai colleghi di Gyuri una delle sue
conferenze quando lui finalmente si present. Nel vedere ci gio non poco
di essere arrivato in ritardo. Il motivo principale per cui Gyuri ostentava
tanta nonchalance riguardo alla propria mancanza di puntualit era che a
lui e a Pataki il lavoro in fabbrica era stato procurato direttamente da
Gombs, il vicedirettore dello stabilimento, e tutti lo sapevano. Vincitore
di medaglie olimpiche, sollevatore di pesi le cui imprese erano state
ricompensate con una piacevole sinecura presso lo stabilimento di Ganz,
Gombs ci teneva molto a formare una squadra di pallacanestro nella
fabbrica e a trascinarla fino in serie A. Cos Pataki e Gyuri, quest'ultimo in
qualit di servipalle personale di Pataki, erano stati invitati a entrare nella
squadra e a passare un po' del loro tempo nella fabbrica. Gyuri andava
d'accordo con Gombs e lo trovava simpatico, non solo perch gli aveva
fornito il lavoro e il destro per sottrarsi all'esercito, ma anche perch era un
tipo affabile, e Gyuri ammirava la sua munifica perversione. Ammirava
soprattutto il fatto che, mentre altri si sarebbero tagliati le vene oppressi
dalla vergogna del loro vizietto, Gombs era di una franchezza e
impenitenza straordinarie riguardo al suo penchant per le ragazzine sulla
soglia della pubert. Il suo ufficio era ampio, appartato e con tanto di
doccia. L le ragazze che Gombs selezionava con cura meticolosa durante
i suoi viaggi in provincia e portava a Budapest per un corso intensivo
ricevevano le sue lezioni private. Gyuri si aspettava da un istante all'altro
di veder entrare a passo di marcia nell'ufficio di Gombs un genitore
infuriato o la polizia, ma per il momento sembrava che la cosa non avesse
turbato nessuno ed era sempre possibile, come aveva osservato Pataki, che
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se la fellatio fosse mai diventata una specialit olimpica l'Ungheria avrebbe


fatto il pieno di medaglie.
Di tanto in tanto Sulyok si sentiva in dovere di dare lettura di qualche
brano del giornale del Partito, il cui contenuto naturalmente era lo stesso di
tutti gli altri giornali, ma con alcune affascinanti variazioni nella
punteggiatura. Tenendo conto di quanto era noioso Popolo libero e di
come lo si apriva esclusivamente in circostanze di tedio disperante, era
difficile capacitarsi che qualcuno potesse pensare che la lettura stentata di
Sulyok, che vi aggiungeva nuovi strati di monotonia, lo rendesse pi
memorabile.
Quella mattina il brano prescelto era tratto da Operaio del partito, un
quindicinale che la noia teneva sotto custodia ancor pi stretta di Popolo
libero. Sembrava che scegliessero appositamente i pezzi pi spenti di
Popolo libero, ne eliminassero tutte le tracce di colore, anche
microscopiche, e quindi li pubblicassero con il titolo Operaio del partito.
Sulyok stava finendo un articolo di Rvai sull'esecuzione di Rajk e della
sua banda. Rajk era stato accusato non solo di lavorare per i servizi segreti
inglesi e americani (oltre a una brillante carriera come informatore della
polizia quando il Partito comunista era fuori legge), ma anche di avere una
seconda occupazione alle dipendenze del maresciallo Tito e dei suoi
sporchi deviazionisti iugoslavi.
Mi scusi, disse Pataki infrangendo l'ossequioso silenzio, successo
la settimana scorsa, vero?
No, rispose Sulyok scandalizzato, nel 1942.
Ah, adesso capisco. Sono stati i fascisti a ucciderlo. Senta, le
dispiacerebbe rileggere la parte in cui lo torturano fino alla morte? Merita
un secondo ascolto. Gyuri desider in cuor suo che Pataki non dovesse
essere sempre cos Pataki. Aveva l'aria di quello veramente desideroso di
saperne di pi sugli insuccessi del movimento dei lavoratori, ma Gyuri non
riusciva a credere che la sua fortuna fosse inesauribile. Il primo giorno di
lavoro Pataki si era portato via un lungo pezzo di filo di rame, asserendo:
Sono in credito con lo Stato. Chiunque altro avrebbe aspettato di
prendere dimestichezza con l'ambiente per qualche giorno, prima di

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mettere le mani su qualcosa. Oltretutto Pataki non era in miseria nera: a


casa trovava sempre qualcosa che lo aspettava per cena.
No, purtroppo, compagni, non abbiamo tempo, si scus Sulyok. Gli
imperialisti non riposano; ricordate che dobbiamo consolidare la nostra
disciplina del lavoro.
Ti si consolidasse un cazzo di cavallo su per il culo! comment
Tams non proprio sottovoce avviandosi tranquillamente insieme a Gyuri
verso i motori elettrici. Lo disse abbastanza forte da farsi sentire, ma
abbastanza piano perch Sulyok potesse ignorarlo. Tams poteva
permetterselo: chi aveva voglia di morire? Perch Tams era
incredibilmente bravo ad ammazzare la gente, come comprovavano un
paio di Croci di Ferro e un Ordine di Lenin.
Durante la guerra si era fatto una reputazione in vari eserciti, a
cominciare da quello ungherese. Farsi paracadutare da solo dietro le linee
nemiche, mangiare un ratto ogni tanto dopo avergli staccato la testa con un
morso, starsene a mollo in pozzanghere che avevano tutte le intenzioni di
trasformarsi in ghiaccio (aveva perso il mignolo della mano sinistra per
congelamento) o uccidere russi ad infinitum non era un problema per lui.
Era un patito del coltello. Sai, confid una volta a Gyuri, alla gente non
piace farsi accoltellare. Dopo una missione in cui aveva passato due mesi
a nascondersi senza rifornimenti dietro le linee russe, lo avevano fatto
prigioniero (niente munizioni) e gli avevano offerto immediatamente un
lavoro. Ammazzare russi o ammazzare tedeschi, per me stesso.
A occhio e croce, secondo Gyuri, Tams andava verso la quarantina, ma
aveva ancora una muscolatura robusta e ben definita che avrebbe fatto
squittire di gioia i pittori del realismo socialista. Il suo lavoro consisteva
nell'isolare le parti dei motori elettrici che necessitavano di isolamento.
Gyuri non capiva bene di che cosa si trattasse ma, dato che lui non faceva
niente, non importava. Tams sollevava i pesanti pezzi per mezzo di una
catena e li immergeva in una vasca piena di sostanze chimiche che
isolavano il rame. Pur avendo assistito all'operazione per mesi, Gyuri non
aveva idea di che sostanze fossero o di come funzionasse il procedimento,
perch faceva tutto Tams e Gyuri lo stava a guardare con aria concentrata.
Era considerato un lavoro pericoloso e, rispetto agli standard di Ganz, era

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ben pagato, il che significava che dopo aver mangiato ti restava qualche
spicciolo in tasca.
Il lavoro per cui veniva pagato Gyuri si riduceva a stare a sentire le
avventure antiche e recenti di Tams, che parlava ininterrottamente mentre
sollevava e abbassava i motori elettrici. Tams aveva moltissime
avventure, soprattutto perch pareva che non dormisse molto. Era senza
fissa dimora e considerava uno spreco di denaro affittare una stanza, per
cui dormiva le tre o quattro ore di cui aveva bisogno raggomitolato per
terra in qualche angolo della fabbrica molto rumoroso (anzich
insopportabilmente rumoroso) e alla mattina saltava su fresco come una
rosa e pieno di entusiasmo. La maggior parte delle sere, per, non gli
occorreva dormire nello stabilimento per via di qualche intrigo amoroso o
altra baldoria transnotturna.
Tams aveva una visione tutta sua di Budapest, basata sulle donne con
cui era stato a letto e sulle kocsma in cui andava a bere; era questa la
topografia che illustrava a Gyuri durante le ore di lavoro. Ecco un tipico
monologo alla Tams: Cos sono stato al "Cieco accecato dal bere":
hanno una birra ceca tostissima. Be', non c'ero pi andato da quando ho
smesso di fottere la cameriera della moglie dell'ambasciatore francese, ed
proprio di fronte a dove scopavo la moglie del violinista zigano che
suonava al "Portacenere strapieno"; sarebbe quello che ho dovuto
accoltellare, non quello che mi voleva pagare perch mi tenessi sua moglie.
Quella che vedevo dietro "Il vino si pu fare anche con l'uva". Gran bel
locale, sai, ci ho passato una serata meravigliosa con una bulgara. Io non
parlavo bulgaro e lei non parlava ungherese, ma che bisogno c' di parlare,
non trovi? Abitava praticamente sopra il "Perch il pavimento mi preme
contro il naso?". Ci sono rimasto accampato per giorni.
Allora, ero al "Cieco accecato dal bere" e mi stavano dando un po' di
plinka sottobanco - dicono che i tedeschi la volevano per i loro missili - e
ho visto un tappetto in compagnia di una bella donna. Erano seduti vicino a
un gruppo di scaricatori di porto. Insomma, questo tizio si rivolge agli
scaricatori che stanno dicendo cazzo di qui e cazzo di l e in tono molto
professorale gli fa: "Vi dispiacerebbe moderare il linguaggio davanti a mia
moglie?". Tanto di cappello, ma prendersela perch la gente parla male in
un posto come "Il cieco accecato dal bere" un po' come entrare dal
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verduraio e scandalizzarsi per la verdura. Mi accorgo che sta per prendere


pi calci di un pallone allo stadio del Ferencvros il sabato pomeriggio,
cos dico al barista di mettermi da parte una bottiglia di quella speciale "da
truogolo" perch fra poco non ci sar un solo bicchiere intero in tutto il
locale e mollo un calcio come si deve a uno degli scaricatori, proprio
mentre sta dando alle tette della moglie del tappetto una strizzatina di
cortesia.
Questo era un episodio rappresentativo delle serate di Tams: si era
lasciato nella sua scia cinque scaricatori K.O. e altri due che si cercavano
invano i lobi delle orecchie. Avevano un bel cercare, perch li avevo
inghiottiti io. Tutte proteine, l'ho imparato di l dal Don. Poi arrivata la
polizia. Credo che ce l'avessero con me perch il tizio che avevo aiutato di
colpo si mette a sbraitare: " lui, ho visto tutto, lui l'avanzo di galera che
ha cominciato". Ma i poliziotti sapevano benissimo che avrebbero fatto una
gran figura di merda a spiegare in tribunale che avevo aggredito dieci
scaricatori. Naturale che mi hanno portato dentro per interrogarmi, ma mi
hanno chiesto una cosa sola: "Dov' quella speciale da truogolo?".
Forse nell'interesse di Gyuri, Tams era sempre di una meticolosa
precisione riguardo alle coordinate delle donne con cui si accompagnava.
Cos Gyuri sapeva bene quanto il suo stesso indirizzo che la moglie
separata di Tams abitava a met di Kossuth ut a Kbnya, tra il Beone
alto e il Beone basso. Inoltre Tams ci teneva molto a far presente che
suo figlio, che aveva dieci anni, prendeva la miglior paga settimanale di
Budapest. Tams lavorava per tre e veniva remunerato di conseguenza.
Quando faceva il calcolo della sua busta paga (evento che si ripeteva pi o
meno ogni ora) aggiungeva sempre qualche commento sulle condizioni
superlative delle tasche di suo figlio. Era anche grazie agli sforzi erculei di
Tams che Gyuri non aveva bisogno di darsi molto da fare (Pataki per,
che era addetto al reparto in cui veniva prodotto il filo di rame, non aveva
assolutamente nulla da fare, tranne esclamare: Ehi, guarda che lungo quel
filo!.).
Ma di tanto in tanto Tams inventava qualcosa da fargli fare.
Vai a prendere una lama nuova per questo seghetto, gli ordin. Gyuri
ne fu contento perch cos avrebbe occupato la mattina. Si avvi verso i
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magazzini il pi lentamente possibile per farsi rendere al massimo


quell'incombenza. Arrivato a destinazione, ebbe la sorpresa di trovare un
cartello con la scritta non disturbare, che sembrava preso a prestito da un
albergo di lusso di trenta anni prima. Il capo-magazziniere, che era
segretario del Partito di quel reparto di Ganz, stava giocando a carte con tre
compari. Gyuri non aveva ancora varcato la soglia quando, senza guardarlo
e apparentemente senza muovere le labbra, il magazziniere disse con voce
ferma ma priva di rancore: Vaffanculo. Lo disse cos en passant, cos
meccanicamente, che a Gyuri parve che non potesse essere collegato al suo
arrivo e sussurr: Mi dispiace interrompervi, ma....
Il capo-magazziniere si gir inviperito. Che Dio e tutti i suoi santi ti
strafottano! esclam in quello che aveva tutto l'aspetto di un deplorevole
lapsus per un ateo dichiarato e un materialista storico. Come ti chiami?
Fischer.
Bene, sei licenziato. E mentre te ne vai, picchiati un cazzo di cavallo
su per il culo, aggiunse in tono furioso congedandolo e voltandosi di
nuovo verso i compagni di carte. Ci credereste? Non si riesce a stare un
attimo tranquilli in questo posto.
Tornando ai suoi motori elettrici, Gyuri medit se Gombs, il suo nume
tutelare, occupasse una posizione pi elevata di Lakatos, il segretario del
Partito del reparto. E se lo avessero licenziato, gliene sarebbe fregato
qualcosa? Cerc di illudersi, ma si rese conto che gliene sarebbe fregato
eccome: Ganz sar anche stato un brutto posto, ma mai quanto l'esercito.
Tams rimase sorpreso vedendolo tornare a mani vuote. Ha detto che
aveva troppo da fare e che sono licenziato, rifer Gyuri.
Ha proprio un umorismo tutto suo, quel Lakatos, comment Tams
avviandosi con il seghetto con la lama da cambiare. Continuando a
meditare sul pasticcio in cui si trovava, Gyuri decise di avvertire subito
Gombs della minaccia che incombeva sul suo posto di lavoro e sal nel
suo ufficio.
La segretaria di Gombs non c'era. Gombs neanche. Dopo aver
educatamente e distintamente bussato pi volte per essere sicuro di non
interrompere per caso una lezione, Gyuri trov l'ufficio deserto. Gli
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cadde l'occhio sul telefono nero. L'idea di sollevare la cornetta e fare una
telefonata all'estero, in un posto qualsiasi, un posto qualsiasi in Occidente,
gli si insinu subdolamente in testa. Si trastull al pensiero di farlo
davvero, di fare una telefonata soltanto per sentirsi dire Pronto o
Buongiorno all'altro capo del filo, solo per sentire il rumore dell'estero, il
crepitio della libert, la lingua ineffabile di oltreconfine.
L'eccitazione davanti a quella prospettiva gli corse lungo la spina
dorsale come il martelletto su uno xilofono.
Si trastull con quell'idea ancora per qualche minuto pur sapendo che,
per una serie di motivi, primo fra tutti la mancanza di fegato, non ci
avrebbe provato. Ma assapor fino in fondo la sola opportunit di farlo.
Immagin di sollevare la cornetta e di chiedere con la voce da Gombs la
comunicazione con New York, Parigi, Londra, Berlino o magari con
Cleveland, Ohio. Furono cinque minuti fra i pi piacevoli che gli fossero
capitati da molto tempo a quella parte.
Poi ricominci a preoccuparsi di essere mandato a spasso. Dov'era
Gombs? Era in giro a fare il talent scout? Sarebbe finito sotto le armi
prima che Gombs ripassasse in ufficio? Tornando in officina si imbatt in
Pataki che bighellonava in un corridoio palleggiando a terra e contro i
muri, gli occhiali da sole sul naso. Probabilmente aveva esaurito il filo di
rame da rimirare. Gyuri gli espose i suoi problemi, mentre Pataki faceva
rimbalzare furiosamente il pallone intorno a un ritratto di Rkosi. Ti ho
sempre visto bene in uniforme, disse Pataki con l'assoluta mancanza di
comprensione che solo i migliori amici riescono ad avere. No, non ridere.
Non credo tu abbia rivali a scavare trincee. Solo per la tua attitudine allo
scavo di trincee meriteresti di diventare generale. Siccome ho sentito dire
che il servizio militare stato portato a tre anni, dovresti avere tutto il
tempo. Quindi entr negli uffici per impressionare le ragazze
impressionabili con la sua abilit nel dribbling.
Pur essendo gi abbastanza preoccupato per conto suo, Gyuri non riusc
a trattenere un moto di apprensione per Pataki, la cui negligenza non
accennava a diminuire. Era sempre stato lui a farli finire nei guai, guai
lampanti, inequivocabili, come quando al campo scout avevano bevuto il
vino della messa fino all'ultima goccia, dietro suggerimento di Pataki.
Inutile sperare di farla franca. Padre Jenik era giustamente andato su tutte
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le furie ma, dal momento che mancavano solo tre giorni alla fine del
campeggio, i giorni di autentica e meritata punizione erano stati solo tre.
Questa volta il campeggio poteva durare molto di pi...
Tams fece ritorno con due lame nuove in mano. Te l'avevo detto che
ti stava sfottendo. un buon diavolo, il vecchio Lakatos. Non mi ha voluto
lasciare andare via senza questa stecca di sigarette. Non volevo accettare,
ma ha insistito tanto. Ne diede due pacchetti a Gyuri.
Arriv l'ora di pranzo. C'era un bel sole robusto, cos uscirono quasi
tutti in cortile a mangiare quel che erano riusciti a procurarsi. Zsigmond e
Prtos, i due preti, erano seduti vicini con il loro pane e formaggio e
conversavano in latino per lustrare l'unica arma cattolica rimasta loro.
Nessuno ci faceva pi caso: gli operai si erano abituati a quegli strani
compagni di lavoro piovuti dal cielo. Preti, ragionieri, diplomatici,
cartografi, nobili, tutti imbranati dal primo all'ultimo. Era in corso una
grande campagna di trasmissione dei metodi di lavoro. Impossibile
sfuggire ai manifesti, ai film, alle esortazioni scritte e a voce. Gyuri aveva
visto un cinegiornale in cui un vecchio operaio stagionato, con il suo bravo
berretto da vero proletario, fingendo di non vedere le nefandezze perpetrate
da un giovane imberbe al tornio accanto al suo, leggeva l'editoriale di
Popolo libero sull'indispensabilit di trasmettere i metodi di lavoro. Poi,
sopraffatto dalla vergogna per la propria negligenza, si precipitava a
iniziare il ragazzo alle delizie della tornitura avanzata.
In soldoni il messaggio del Partito era: sar meglio che vi insegniate le
cose l'un l'altro, perch noi non abbiamo n il tempo n il denaro per farlo.
Se nella fabbrica tutti quanti avrebbero preferito morire piuttosto che
seguire le insistenti raccomandazioni del Partito, se non altro per non
sprecare tempo prezioso ai fini del proprio salario, avevano per dato
aiuto, consigli e incoraggiamenti ai nuovi venuti, che si erano ritrovati
catapultati in mezzo allo stabilimento senza saper fare il loro lavoro e
spesso senza sapere neppure in che cosa consistesse. Erano tacitamente
riconosciuti come esiliati nazionali.
Gyuri fu accolto molto cordialmente da Csokonai, seduto a
scribacchiare affannosamente su un mucchio disordinato di fogli che
teneva sulle ginocchia. Csokonai era un ex professore universitario, esperto
di diritto internazionale, un uomo per bene, sebbene noioso se non lo si
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prendeva a piccole dosi, e vedeva in Gyuri un alleato. Avendo notato che


Csokonai aveva un sacco pieno di belle mele, Gyuri and a sederglisi
accanto, stupendosi da solo di che cosa non avrebbe fatto per mangiare
qualcosa di buono. Csokonai era in uno stato di collera perenne, con solo
leggere variazioni nel volume. Aveva spiegato pi volte a Gyuri, tenendolo
stretto per un polso (con una forza prodigiosa per un avvocato magro come
un chiodo): Al mio posto hanno messo un idiota. Un idiota. Un idiota.
Uno che non sapeva niente, assolutamente niente, credimi. Csokonai lo
ripeteva per non lasciare alcun dubbio sul fatto che usava la parola idiota
non come figura retorica, ma come un vero e proprio termine tecnico.
Gyuri approvava sempre fermamente, perch voleva che l'altro gli mollasse
il polso e perch gli sembrava plausibile che un funzionario che aveva
sfogliato l'edizione economica degli scritti di Lenin sul diritto
internazionale avesse preso il posto di Csokonai. A sessant'anni suonati,
per lui era troppo; non ce la faceva nemmeno a star dietro alle
punzonatrici. Passava la maggior parte della pausa per il pranzo a stendere
elenchi di violazioni di diritti e leggi nazionali e internazionali. Questa
volta li frego, ringhiava. La pagheranno, la pagheranno. Questa follia
non durer per sempre e la pagheranno.
Quello che faceva Csokonai era estremamente pericoloso e Gyuri non
aveva alcuna intenzione di frequentarlo pi di quanto fosse necessario per
ottenere una o due mele. La settimana precedente un operaio che aveva
mandato gi o troppa plinka o troppi stenti, di colpo era sbottato: Dicono
che sotto Horthy l'Ungheria era una terra con due milioni di mendicanti.
Almeno allora erano solo i mendicanti a mendicare, e non tutto lo
stramaledetto paese. Cos non ce la faccio a mantenere la famiglia. Fuori
dai cancelli aveva trovato ad aspettarlo un'automobile nera. Abbiamo
qualche domanda da farle. Solo cinque minuti. Nessuno lo aveva pi
visto, come nessuno aveva pi visto quelli che i russi avevano invitato a
fare un malenky robot, un lavoretto, cinque anni prima.
Essendo un fanatico della cortesia dei bei tempi andati, Csokonai gli
porse tre mele, che Gyuri ebbe la forza di rifiutare solo una volta.
Meditando sulla fragilit degna di un guscio d'uovo messa in luce dalla
dignit di fronte ai morsi della fame, Gyuri torn al suo posto, dove trov
Sulyok che parlava con Tams: Senti, Tams, abbiamo bisogno di un
favore, siamo in difficolt con dei compagni. Sulyok ci mise un po' a
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sputare il rospo, ma il problema era in questi termini: c'era solo un posto in


cui si producevano le macchine utensili che occorrevano a Ganz e per
qualche motivo - inimicizia, corruzione ad alto livello, incompetenza,
parentela - queste macchine utensili venivano spedite in altre fabbriche e
non a Ganz dove, nonostante i registri venissero falsificati a ritmi
stacanovisti, il Piano Triennale rischiava di non essere rispettato. Tams,
potresti andare a spiegargli in maniera costruttiva, fraterna e socialista la
necessit estrema e assoluta di rifornimenti urgenti per contribuire
all'intensificazione dell'opera di adempimento del Piano Triennale?
Volete che dirotti una spedizione, giusto? chiese Tams.
Preso alla sprovvista da quel linguaggio poco da compagno, Sulyok
trasal, ma smise di cianciare. S, disse, porgendogli le chiavi di un
camion. Se hai bisogno prendi Gyuri e qualcun altro. Tutto sta nell'avere
la preparazione giusta per il lavoro giusto, pens Gyuri. Puoi leggere Lenin
per il diritto internazionale, ma per le imboscate e le rapine su strada puoi
leggere tutto il Lenin che vuoi: se non sai come si fa, non serve a niente.
Tams scelse Plinkas, un altro pugile rinomato, e un apprendista
picchiatore di nome Bd. Mentre uscivano dai cancelli, Gyuri vide Pataki:
due agenti lo avevano fermato e gli stavano srotolando da sotto la camicia
un lunghissimo pezzo di filo di rame. Sorridendo, Gyuri lo salut con la
mano, pregustando il racconto delle acrobazie verbali cui avrebbe fatto
ricorso Pataki quella volta.
Uno dopo l'altro Tams fece scendere tutti nel posto in cui volevano
andare, poi premette il piede sull'acceleratore e si diresse a Zugl, dove si
trovava la fabbrica di macchine utensili. Non preoccuparti, posso
sbrigarmela da solo, disse a Gyuri con un sorriso pieno di aspettativa
stampato sulla faccia, infilandosi il coltello fra i denti.
A casa Gyuri trov Elek ancora parcheggiato nella sua poltrona, ma in
compagnia di Szcs, il suo ex portiere, che veniva a ossequiarlo una volta
al mese. Szcs era l'unico dei vecchi dipendenti di Elek che si prendesse la
Briga di venirlo a cercare, ed era benvenuto per questo e ancora di pi
perch portava sempre un pacco di cibarie provenienti dai suoi cugini che
vivevano in campagna. Sua madre si era sempre lamentata del fatto che
Elek elargiva troppe vacanze e gratifiche al personale ma, per quanto
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ricordasse Gyuri, Szcs, che stava di guardia fuori dell'ufficio di Elek, non
ne aveva mai beneficiato.
Szcs era perennemente di buon umore, ma il suo giubilo saliva di un
paio di gradi non appena vedeva un giovane Fischer. Come stai, Gyuri?
Non ti sei ancora sistemato? Non pensi a sposarti? Gyuri si rendeva conto
di avere l'et in cui tutti sono enormemente curiosi di sapere che cosa uno
faccia del suo apparato riproduttivo, quindi era preparato a domande di
questo genere da chi era pi grande di lui; aveva tanta voglia di sposarsi
quanto di farsi castrare, ma rispondeva di buon grado negando
allegramente di avere storie importanti. Uno che aveva attraversato mezza
Budapest per portare del cibo aveva diritto di chiedere quello che voleva.
Gyuri scorse un pacchetto aperto di ciccioli d'oca e cominci a predisporre
lo stomaco ad accoglierli.
Guardando in direzione del dito che teneva puntato su Gyuri come se
fosse la canna di un fucile, Szcs sentenzi: Te ne accorgerai, quando
troverai quella giusta te ne accorgerai. Gyuri annu in segno di
approvazione come si fa con chiunque possegga dei ciccioli d'oca. Con
mia moglie me ne sono accorto la prima volta che l'ho vista, aggiunse
ridendo sotto i baffi. Gyuri rimase sorpreso, perch aveva visto la signora
Szcs una volta sola e la sua prima e ultima impressione era stata di
incondizionata bruttezza; aveva sempre pensato che Szcs l'avesse sposata
per piet, oppure che la loro unione fosse un'ulteriore sintomo della
sfortuna cronica di Szcs e non un'affinit elettiva. La vita di Szcs era
costituita da una serie ininterrotta di calamit: rimasto orfano, aveva fatto
naufragio lavorando come mozzo, aveva perso un occhio per un'infezione,
le dita dei piedi per assideramento in un campo di prigionia russo ed
entrambi i figli nella grande epidemia di dissenteria del 1919. Non restava
che prenderla in ridere, nel suo passato c'erano certamente anche altri
disastri ma, cosa inconsueta per un ungherese con la possibilit di attingere
a materiale tanto promettente, Szcs era molto parco nel rivelare i
particolari della sua vita.
Il segretario del Partito fa a Kovcs , si mise a raccontare Szcs
cambiando argomento. "Compagno Kovcs, perch non sei venuto
all'ultima riunione del Partito?". "L'ultima riunione del Partito?" ribatte
Kovcs. "Se avessi saputo che era l'ultima, avrei portato tutta la famiglia."
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In un'epoca in cui povert e miseria erano universalmente distribuite, Szcs


era stranamente diventato una figura di successo; era un magnate
dell'allegria. Nella terra dei ciechi, pens Gyuri, chi sa usare il bastone
bianco re.
L'unica cosa irritante di Szcs era che il suo fischiettare spensierato nel
buio del totalitarismo inficiava l'altrui diritto all'autocommiserazione.
Dopo le visite di Szcs per un po' Gyuri non riusciva ad assaporare
appieno il proprio risentimento. La sua presenza gli faceva perdere quel
vivo senso di ingiustizia e sofferenza che tanto si impegnava ad alimentare.
Se Elek, per esempio, se ne stava comodamente seduto sul sedile
posteriore della grossa automobile nera delle avversit, Szcs pareva
prosperare di stenti come fossero pranzetti coi fiocchi.
Con un po' di vergogna Gyuri si rallegr che Szcs andasse via e di
poter smettere di fare finta di non volersi buttare a pesce sui ciccioli d'oca.
Elek si era spinto a comprare del pane fresco quel giorno e questo, insieme
ai ciccioli, diffuse un profondo senso di benessere, un persistente alone di
pienezza che avrebbe continuato ad aleggiare come minimo tutta la sera o
fino all'allenamento successivo.
I due pacchetti di sigarette (francesi) facevano parte di un grande piano
che Gyuri aveva ordito per concludere qualche redditizio baratto, ma senza
sigaretta Elek aveva un'aria talmente deforme e innaturale che Gyuri glieli
diede e rimase a leggergli in faccia il misto di gioia e di riflessione su come
meglio distribuirle nel tempo.
C'era poco da sforzarsi di essere duri, forti, pericolosi e indipendenti
(Gyuri valutava fra s gli effetti di quel mucchio di ciccioli):
l'autodisciplina un oggetto delicatissimo, una pianta che appassisce se
non viene mantenuta entro una fascia di temperatura molto ristretta. A sua
discolpa poteva dire soltanto che i ciccioli erano eccezionalmente grassi,
erano stati indiscutibilmente impacchettati prima dell'alba e portati in tutta
fretta nella capitale quella mattina, con una freschezza e un aroma che
andavano colti dalle papille gustative entro dodici ore, pena la scomparsa
nel limbo dei sapori leggendari.
L'orgia di sigarette e ciccioli gener un'atmosfera di espansivit e
dialogo fra padre e figlio. Negli ultimi tempi era stato Pataki il destinatario
91

principale delle allocuzioni di Elek: conversazioni con le spalle curve e la


sigaretta in bocca, che vertevano principalmente su argomenti osceni di
Elek. Ogni volta Gyuri andava ostentatamente a correre o si metteva a
sfaccendare rumorosamente mentre loro due chiacchieravano, ma ci non
sembrava scoraggiarli affatto.
Decise di farsi dire qualcosa sull'estero. Com'era Vienna?
Prima della Grande Guerra che aveva vaporizzato l'Impero dello
Strudel, Elek era stato un paio d'anni di stanza vicino a Vienna in qualit di
ufficiale austro-ungarico e gentiluomo.
Non ricordo un gran che ormai, rispose Elek. passato molto
tempo. Ho ricordi di sesso e basta. La cosa strana di Vienna era questa:
grande abbondanza di cultura, biblioteche, concerti di piano, sapere e
Mozart, cioccolata e pasticceria fine, e alle donne interessava una cosa
sola. Se non avessi avuto vent'anni ci avrei lasciato la pelle.
Ce n'era una, sposata con un illustre geologo, che peraltro era ancora
abbastanza gagliardo da adempiere ai doveri coniugali. Un giorno
controllai i tempi. Dalle dieci di mattina alle tre del pomeriggio: cinque
ore. Pensavo che dicesse basta o chiedesse una pausa, invece niente.
Abbandonammo la missione solo perch il marito stava per rientrare con
del granito molto interessante. Uscii dal portone e dovetti chiamare un taxi
perch il mio corpo era sceso in sciopero. Poi venni a sapere che anche
qualcun altro del reggimento faceva visita alla signora. Il marito lo sfid a
duello e io dovetti fargli da secondo. Certo che quella di tanto in tanto
avrebbe anche potuto leggersi un libro o andare a un museo!
Non credo che riuscir ad andare a Vienna per un po', osserv Gyuri.
Oh, sono sicuro che ci andrai. Non pu durare ancora molto. Sai che tu
e Istvn siete l'ultima speranza che mi resta.
Come sarebbe a dire?
L'unico genere di successo cui posso aspirare ormai andare a sedermi
al caff a raccontare ai vecchi amici i successi dei miei figli. Conto su di
voi per un po' di gloria riflessa e un reddito modesto. Non vorrai che il tuo
vecchio genitore si ritrovi al caff senza nulla di cui vantarsi, no?

92

Cos hai deciso di stare seduto a tempo pieno? Faccio il possibile.


Ma ricordati che non hai scuse: la tua l'et ideale per i disastri.
Condizioni fisiche ottimali, elasticit, resistenza, una buona dose di
ottimismo: diciannove anni l'et perfetta per le catastrofi. Sei in grado di
lottare. E le cose cambiano. Non c' nulla di eterno. L'Ungheria ha
attraversato strani momenti nella sua storia: i mongoli, l'andirivieni dei
turchi, il nostro amico Horthy, reggente senza re, ammiraglio senza
oceano. Ma Rkosi! L'unica cosa che posso dire con una certa sicurezza
che non attaccherebbe in questo paese un re ebreo. Sono pronto a
scommettere che non resterai a lungo a Ganz e che riderai di tutto questo.
Quanto sei pronto a scommettere? chiese Gyuri intravedendo facili
guadagni.
Possiamo accordarci su una cifra. A questo punto Elek fu colto da un
convoglio di colpi di tosse di una ferocia da strappare i polmoni. Il
problema, continu flebilmente, che di questo passo al momento di
incassare non ci sar pi. Ma ci non toglie che tu non abbia scuse per non
raggiungere una straordinaria prosperit. Pensa alle attenzioni che ti ha
dedicato tua madre.
Gyuri decise di occuparsi di qualche faccenda domestica. Nulla di
particolarmente impegnativo, ma punt sulla rigovernatura ed espose
qualche piatto all'acqua corrente. Considerando quanto poco avevano da
mangiare, la quantit di stoviglie sporche era allarmante.
Per mesi le ho detto di andare dal dottore, per mesi. Sai che cosa
rispondeva: 'Non posso, non ho la sottoveste.' Probabilmente non avrebbe
fatto una gran differenza, disse Elek senza che lui gli avesse chiesto nulla.
Di colpo Gyuri rimpianse di aver cominciato quella conversazione.

93

Agosto 1950
Stabilirono i loro quartieri estivi fuori Tatabnya.
I contadini nei campi, avendone gi viste di tutti i colori, o forse in virt
di un innato realismo, non manifestarono grande sorpresa nel vedere una
mezza dozzina di figuri nudi e abbronzati a passeggio fra i loro girasoli.
Giocatori di pallacanestro, borbottavano.
In testa c'era Pataki con gli occhiali da sole, le scarpe da basket e una
cartina ben piegata sottobraccio. Nonostante le abbondanti fatiche del ritiro
cui il Locomotive era stato invitato dalla Nazionale per una serie di
partitelle di allenamento, avevano energia da vendere e, su istigazione di
Pataki, uscirono a fare una ricognizione pomeridiana al fine di verificare se
la campagna circostante fosse noiosa come sembrava. Per il momento
effettivamente lo era.
I campi pi vicini erano pianeggianti e scontati, ma Pataki li condusse
verso una macchia di verde in lontananza, un bosco ceduo in un punto un
po' ondulato, con una grande chiazza pelata alla sommit. La vista che si
godeva da quel poggio confermava le ipotesi pi sconfortanti: totale
assenza di qualsiasi vago barlume di attrazione o motivo di interesse in
tutta la regione. Ecco a voi, signori, la campagna. Luogo ideale per chi
ama le capriole nell'erba e dimora di delizie bucoliche celebrate nel corso
dei millenni da illustri poeti che, a mio parere, o erano stati corrotti da
ricchi contadini desiderosi di migliorare la propria reputazione o erano
semplicemente affetti da arteriosclerosi galoppante, concluse Pataki.
Sulla cima del colle c'era una pietra rettangolare alta pi di un metro.
Pataki, dopo aver consultato la cartina, la present come oggetto di
significativo valore trigonometrico. Se non fosse stata segnata sulla carta,
probabilmente l'avrebbero ignorata, ma non capita spesso di avere
l'opportunit di distruggere una pietra miliare. Era straordinariamente
pesante e recalcitrante ma, facendo leva su un buon numero di rami
robusti, alla fine riuscirono a rovesciarla e la osservarono compiaciuti
rotolare con vigore lungo il pendio per un buon tratto. Soddisfatti del
pomeriggio di sabotaggio ai danni dello Stato, ritornarono al campo.
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La nuova Ungheria ha forse superato il vecchio sistema sociale che


vedeva la popolazione divisa in tre classi: proletariato, borghesia e
aristocrazia? chiese Rka, fornendo prontamente la risposta (a quella che
nessuno aveva preso per una domanda seria). Non proprio. In Ungheria
esistono tuttora tre classi: quelli che sono stati in prigione, quelli che sono
in prigione e quelli che stanno per finirci.
Sulla via del ritorno Pataki fece il saluto militare con la cartina in mano
a una giovane campagnola con una faccia che sarebbe stata orripilante
anche per un giovane campagnolo. Un saluto beffardo, pens Gyuri, ma
un'altra settimana di ritiro e anche le ragazze pi goffe, coperte di tele di
sacco, avrebbero assunto l'aspetto di reginette da concorso di bellezza.
Di solito dopo una giornata di allenamento Gyuri, esausto, sprofondava
nel sonno non appena toccava il materasso, che pure era di una scomodit
notevole. L'allenamento era faticoso come sempre e, come sempre, Gyuri
doveva impegnarsi il doppio degli altri. A certi il fisico atletico viene
servito su un piatto d'argento, altri devono sudare per essere all'altezza.
Arrivare a sessanta flessioni per lui era stata una sofferenza inaudita,
mentre Pataki poteva farle in qualsiasi momento chiacchierando su un
argomento a caso. Era nato con la dinamite nei muscoli, lingua compresa.
Al mattino, quando tornava dalla prima parte di allenamento, che
consisteva in una corsa intorno al lago, ansimando per quel modo brutale
di iniziare la giornata, Gyuri trovava Pataki che si stiracchiava pigramente
e spesso si fumava una sigaretta in contemplazione sulla veranda del loro
alloggio. Lui poteva permetterselo, perch in campo rendeva comunque.
So che a questo mondo non c' giustizia, non discuto, rantolava Gyuri,
ma le ingiustizie devono per forza assumere dimensioni cos titaniche?
Pataki avrebbe dovuto essere nella Nazionale e non giocarci contro per
allenamento. Era stato convocato nella formazione di riserva alcuni anni
prima, quando andava ancora a scuola, ma pochi mesi dopo lo avevano
buttato fuori. Non per pigrizia negli allenamenti o altre mancanze sportive,
ma pervia della luce degli occhi di Hrmati. la luce dei miei occhi,
diceva sempre Hrmati di sua figlia Piroska, con l'orgoglio esagerato di un
padre. L'insofferenza di Hrmati, allenatore della Nazionale, per Pataki
risaliva al giorno in cui lo aveva sorpreso nell'atto di deflorare Piroska su
una poltroncina Luigi XV di valore quasi traumatizzante, recuperata
95

personalmente da Hrmati fra le macerie di una casa vicina, al cui


bombardamento non era sopravvissuto nessuno. stato per la macchia
sulla poltrona, sosteneva Pataki. Tuttavia, il fascino e l'innegabile talento
di Pataki gli avrebbero consentito senz'altro di essere riammesso dopo un
periodo di allontanamento nominale, se Hrmati non lo avesse sorpreso di
nuovo, questa volta intento a farsi un bel bagno di schiuma con
preziosissimi sali portati direttamente dall'Italia, insieme all'altra figlia,
Noemi. Per fortuna di Pataki in quella casa ogni stanza aveva due porte e la
sua velocit gli permise di rimanere davanti ad Hrmati per sei giri
completi dell'appartamento, prima di raccogliere i suoi vestiti e uscire.
abbastanza grave farsi trovare con le brache calate, ma doversi anche
asciugare veramente troppo, aveva osservato Pataki in seguito,
aggiungendo: Penso che siano stati i sali da bagno a farlo imbestialire sul
serio.
Pataki aveva scoperto di essere un corridore veloce cos, di punto in
bianco, e in caso di necessit trovava sempre lo sprint. Gyuri invece, se
non correva tutti i giorni, rallentava e si gonfiava come un pallone; se non
prendeva tutti i giorni la palla in mano perdeva colpi. Pataki poteva
scendere in campo dopo un mese di ristoranti parigini e scattare subito a
schiacciare la palla nel canestro. Per smuoverlo ci voleva una buona
ragione e allenarsi non poteva definirsi tale. Non ci pagano perch ci
alleniamo, ma perch vinciamo, replicava annoiato alle suppliche di Hepp
affinch affinasse la sua tecnica. Hepp non aveva scelta: doveva prendere
Pataki cos com'era. Spesso evitava di guardarlo troppo durante gli
allenamenti per non soffrire inutilmente, data la sua mancanza di
collaborazione. In un'indimenticabile occasione, per, Hepp era riuscito a
convincerlo a correre i 1500 metri. Probabilmente Pataki pensava ad altro
quando Hepp aveva spiegato che la squadra di atletica del Locomotive non
aveva nessuno che corresse i 1500 metri in un meeting imminente e aveva
implorato Pataki di gareggiare, per evitargli l'ignominia di non presentare
nessuno.
Gyuri era presente il giorno in cui per la prima volta Pataki conobbe lo
sforzo. Ricordava la sua espressione di dolorosa sorpresa quando, dopo un
giro e mezzo, aveva incominciato a rendersi conto che, a differenza dello
scatto da un estremo all'altro del campo di basket, i 1500 metri
implicavano quanto di pi scoraggiante esista al mondo: la fatica. Era
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arrivato quinto su sei e al traguardo la sua faccia, che ben difficilmente


perdeva la compostezza, era un pantano di confuso dolore. Dopo aver
agonizzato per alcuni minuti abbracciato all'amata terra cercando di
riprendere fiato, Pataki aveva dichiarato: Credevo di morire. Bisogna
essere fuori di testa per guadagnarsi da vivere correndo. La mia carriera di
mezzofondista finita.
Gyuri era stato assai contento di vederlo in difficolt di fronte a
quell'esperienza nuova, costretto a rispolverare la propria forza di volont.
I soldi, per, restavano per lui una spinta irresistibile. I velocisti in ritiro al
complesso sportivo avevano gi perso una parte rilevante dei loro beni
terreni, a furia di scommesse con Pataki. Erano robusti ragazzoni che si
allenavano per i 100 metri con ammirevole fervore, che tendevano,
flettevano e contraevano i muscoli per ore, correvano in continuazione e
dappertutto, facevano pesi, stavano a dieta, andavano a letto presto e si
astenevano da tutto ci che potesse impedire loro di abbassare i tempi sui
100 metri e non riuscivano a capacitarsi che Pataki potesse batterli sullo
scatto.
Invece Pataki ci riusciva, sfidandoli sui cinquanta metri. Gli sprinter che
non lo conoscevano tiravano fuori con gioia i soldi della scommessa (e
quelli che lo conoscevano con malcelata ritrosia), ma poi di lui non
vedevano altro che le spalle. Sui trenta metri era talmente esplosivo,
veloce, felino, che nessuno riusciva a stargli al passo. Sui cinquanta i
professionisti gli si avvicinavano, ma rimanevano comunque indietro di
uno sterno. Quando, per divertimento e non per il denaro, Pataki accettava
la sfida sui 100 metri, invariabilmente i velocisti lo raggiungevano prima
dei sessanta metri, a ottanta lo avevano staccato e al traguardo era indietro
di un pezzo.
Rnai, bronzo olimpico nei 100 metri piani, faceva pi fatica degli altri
a rassegnarsi allo sprint di Pataki, che lo aveva battuto anno dopo anno
durante gli allenamenti, agli incontri ufficiali, sull'isola Margherita e una
volta persino dentro il bar dell'Opera. Fanatico anche secondo i parametri
stacanovisti dei velocisti, Rnai aveva l'ossessivit di un maratoneta.
Durante i ritiri se ne stava spesso in disparte, forse ritenendo la
conversazione, nella migliore delle ipotesi, un intralcio al suo programma
di allenamento e nella peggiore un aperto tentativo di sabotaggio; come
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massimo concedeva, a chi non era direttamente interessato alla perfezione


della sua falcata, un torvo buongiorno. Alla fermata dell'autobus e in
coda davanti al cinema (non che ci andasse spesso) fletteva e tendeva i
muscoli o, in mancanza di meglio, ideava nuove tecniche per raggiungere
la massima forma.
Rnai si alzava prima di tutti gli altri, con qualsiasi tempo, e
trotterellava, felice di fare di pi per fare meglio degli altri che erano
ancora a letto, a Budapest o altrove, dando il massimo e pensando gi
all'esercizio successivo. Il mondo per lui era un conglomerato di possibilit
di allenamento volte a consentirgli di caricare ulteriori munizioni nelle
gambe in tempo per i Giochi Olimpici di Helsinki del '52. Alcune sue
compagne di materasso, irritate da quella monomania, avevano lasciato
intendere che la dispensatrice di piacere che bussava alla porta di Rnai gli
interessava meno dell'addestramento dei propri muscoli mediante serie di
posizioni goffe e complicate, mantenute fino al raggiungimento del numero
stabilito di contrazioni, dopo di che passava a una costellazione muscolare
diversa. cos commovente sentirsi sussurrare all'orecchio "gluteus
maximus", aveva riferito una giocatrice di pallavolo.
Rnai aveva perso malamente con Pataki: soldi, cibarie di vario genere
e un set di scacchi magnetici da viaggio che si era procurato a Londra alle
Olimpiadi del '48. Per lui era un'ossessione: la sola vista di Pataki che
poltriva gli faceva venire il nervoso. Ci era andato vicino, molto vicino, e
diverse volte era arrivato a un pelo da Pataki. In un'occasione i giudici
avevano addirittura decretato l'assoluta parit. Ma a Rnai non bastava.
Che un semplice giocatore di pallacanestro, uno che non era nemmeno in
Nazionale, sempre in panciolle a chiacchierare, giocare a carte, bere birra
ceca e farsi cercare dall'allenatore, che un atleta tanto spregevole riuscisse
a battere uno sprinter che non toccava birra ceca dal 1946, gli sembrava
assolutamente inaccettabile. La birra, aveva dichiarato pubblicamente,
per i deboli. Ci sono sette persone attorno a un fuoco e ci mettono la
mano sopra. Uno per uno la ritirano. Quello che resiste di pi il campione
del mondo. Uno che la sera, prima di addormentarsi, non mancava mai di
fare qualche esercizio per le orecchie, non poteva mollare tanto facilmente.
Presto, le sigarette, diceva Pataki appena scorgeva Rnai in
lontananza e se ne accendeva due per sembrare il ritratto dello sportivo
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dissoluto. Dopo due settimane di ritiro Rnai aveva perso tutti i soldi che
aveva, pi una serie di oggetti di valore fra cui un notevole tagliaunghie
tedesco e un'assai meno entusiasmante boccetta di acqua di rose bulgara. Il
compito dei giudici di gara era per diventato pi difficile dal momento
che, dopo le prime sconfitte, Rnai aveva insistito per correre al buio,
quando c'era meno gente in giro. Era sempre questione di un soffio, con
Rnai incollato alle calcagna di Pataki come fosse la sua ombra, ma quelle
sconfitte per un capezzolo erano uno spaventoso baratro per Rnai, un
abisso sempre pi invalicabile.
Una sera Gyuri e Pataki entrarono nella mensa del campo e videro
Rnai sepolto sotto un cumulo di bottiglie di birra ceca che gridava, come
rivolgendosi all'umanit intera: Non giusto. Non ne vale la pena, non c'
niente da fare. A Rnai non era mai venuto in mente che ci fossero
persone a cui proprio non interessava mettere la mano sul fuoco. Quel
pensiero confort Gyuri, e forse anche Rnai, ma non gli imped di
continuare a perdere con Pataki.
La predestinazione non godeva dell'approvazione di Hepp. Il suo intento
era mortificare e umiliare la Nazionale di Hrmati e aveva una valigiata di
strategie per metterlo in atto. Forse siete troppo giovani per capirlo,
disse alla squadra, ma nella vita la vera tragedia, la cosa pi sconvolgente
che dovrete affrontare nel corso della vostra esistenza che nulla pu
sostituire il duro lavoro e... concluse estraendo fasci e fasci di documenti,
e il ricorso a una corretta pianificazione.
Di fronte a quella minaccia di turni di allenamento staliniani, la squadra
fu presa dal panico: quel mese contavano di prendere il sole e approfittare
ampiamente della cucina abbondante riservata agli atleti e alle atlete che
rappresentavano la nazione ungherese. Pataki prese Hepp da una parte:
Senta, abbiamo ricevuto il messaggio: vuole che battiamo la Nazionale?.
S, ammise Hepp. Va bene, allora facciamo un patto, propose Pataki.
Premesso che ci alleneremo come si deve, a nome di tutta la squadra e
mio personale, lasciando perdere gli allenamenti extra e gli appelli al senso
del dovere, l'ultima partita, quando tutti i pezzi grossi vengono a vedere, le
garantiamo, le garantisco che vinceremo noi. Mi creda, per, a esagerare la
squadra si logora. Si ricordi quanto disse il giocatore di pallanuoto al

99

bordello, dopo aver pagato per otto ragazze ed essersene fatte solo cinque:
" ridicolo. Stamattina c'ero riuscito con tutte e otto".
Con grande sorpresa di tutti, Hepp accett il patto. Pataki sapeva essere
persuasivo, naturalmente. A parte la facilit con cui mentiva, sapeva su
quale tasto battere a seconda della persona: era un accordatore di caratteri
nato. Bastava pensare al modo in cui si era tratto d'impaccio quella volta
del filo di rame a Ganz, quando aveva dichiarato di averlo preso in prestito
per conto di un tenente colonnello dell'AVO, il quale gli aveva chiesto di
procurargliene un tot con la massima discrezione per certi progetti segreti.
Stanno facendo degli esperimenti elettrici. C' da presumere che quelli
del servizio di sicurezza avessero subodorato che si trattava di un'ignobile
stronzata, ma chi era disposto a correre il rischio, per quanto minimo, di
contrariare un tenente colonnello per un po' di miserabile filo metallico?
Pataki se l'era cavata con una severa ingiunzione di seguire i canali
prestabiliti, in futuro.
Gyuri sospettava che Hepp avesse altre ragioni per accettare, a parte le
lusinghe di Pataki, ma comunque Pataki era riuscito a dargli una calmata e
ad assicurare al resto della squadra un livello ridotto di attivit (a eccezione
di Gyuri, che non poteva permettersi di perdere nemmeno un'ora).
Gyuri fu estromesso dall'anticamera del sonno da una sequenza di tonfi
rumorosi che i suoi sensi lentamente localizzarono come provenienti dal
letto sopra il suo. Allung il collo e si rese conto che, o Pataki era
diventato tutto a un tratto un ventriloquo eccezionale con il sedere grosso e
bianco, oppure si era portato in camera compagnia femminile. Era uno
scandalo: in una dittatura comunista, sull'orlo della Terza Guerra
Mondiale, nel cuore della notte, Pataki aveva il coraggio di divertirsi e di
turbargli il sonno.
Dio cazzo!, fu tutto quello che gli venne in mente nella rabbia del
dormiveglia, non avendo ancora ripreso pieno possesso delle sue facolt
immaginative.
Non il caso di fare complimenti, ribatt Pataki senza perdere un
colpo. Non fare minimamente caso a noi. Fai finta che non ci siamo.
Continua pure a dormire.

100

Temendo che il letto a castello non fosse abbastanza resistente da


sopportare vibrazioni amorose di quel genere, Gyuri butt il proprio
materasso sul pavimento a distanza di sicurezza da eventuali crolli.
Appenditici una torcia, cos vedi quello che fai, consigli.
Allo spuntar dell'alba Gyuri si dest, pi assonnato di quando era andato
a dormire. Si rese conto subito che sarebbe stata una mattina con cui non
voleva avere niente a che fare, un giorno che si annunciava, anzi, si
rivelava spudoratamente, come uno di quelli in cui non si combina niente.
Gyuri si ritrov a pensare, senza alcun contorno di vergogna, ai motivi per
cui non era entrato nel Partito comunista. Era l che la sua vita aveva preso
la piega sbagliata, decise. Decidere a che punto la sua vita aveva preso una
piega sbagliata era un'attivit che assorbiva gran parte del suo tempo
libero, e ormai era convinto di aver identificato il presidente della
commissione d'errore.
Se solo avesse potuto mandare al se stesso di qualche anno prima il
messaggio di iscriversi, se solo fosse entrato per caso in una sede del
Partito e avesse inavvertitamente apposto una firma sulla domanda di
iscrizione...
A quel punto, naturalmente, a parte l'amaro che gli avrebbe lasciato
nell'animo, la sua adesione al movimento comunista sarebbe stata gradita
quanto un fal in una polveriera. Aveva le stesse possibilit di iscriversi di
una balena azzurra, supponendo che riuscisse ad arrivare fino a Budapest.
Nel '45 o nel '46, invece, le cose erano diverse. Allora avrebbero dato la
tessera anche a Hitler: pi si era, meglio era. Sarebbe potuto entrare,
avrebbe potuto denunciare il proprio passato familiare, vituperare Elek
dandogli del borghese decadente (cosa che di certo lo avrebbe divertito) e,
con qualche declamazione di Lenin, un fine settimana ogni tanto a dare
pacche sulle spalle ai minatori in qualche pozzo, si sarebbe procurato un
impiego da funksh, poco faticoso e molto redditizio, e, visto il crescente
tasso di arresti e impiccagioni, non sarebbe riuscito a evitare di fare
carriera.
Il cinese li aveva lasciati tutti di sasso.

101

Gyuri cerc di fare la sua conoscenza, curioso di sapere qualcosa sulla


Cina rossa. Fu poco dopo l'infruttuosa visita all'ambasciata cinese, che a
sua volta aveva avuto luogo poche settimane dopo l'infruttuosa visita al
Ministero degli Interni, dove lui e Pataki avevano cercato di entrare nella
polizia. Quella di entrare nella polizia era stata un'idea di Pataki, ma Gyuri
l'aveva accolta con entusiasmo, pensando a tutti quelli che avrebbe potuto
trattare male una volta in divisa. La polizia aveva una squadra di basket in
II divisione e Pataki era convinto di potercisi scavare una comoda nicchia.
Le barzellette sui poliziotti erano un deterrente ma, dopo attenta riflessione
sull'elenco di persone da maltrattare, Gyuri aveva deciso che valeva la pena
di tentare. Inoltre erano spinti dalla necessit, da non sottovalutare, di
sottrarsi al servizio militare, siccome correva voce che la forza lavoro di
Ganz non avrebbe pi avuto diritto all'esenzione strategica. Nessuno
specific le ragioni per cui non furono accettati: l'unica cosa che riuscirono
a immaginare fu che la polizia avesse trovato un'altra fonte di giocatori di
serie A o che le menomazioni e le disabilit delle loro credenziali morali li
avessero fregati.
Mentre Gyuri e Pataki negoziavano il trasferimento nel Locomotive e si
procuravano con l'inganno due posti ai corsi serali dell'Istituto di
ragioneria, Gyuri, passando in rassegna le opzioni in caso di emergenza
grave, era riuscito a trovare un'alternativa all'automutilazione per non
entrare nell'esercito: diventare cinese. Aveva pensato a Ladnyi. Non
aveva pi avuto occasione di vederlo dopo l'abbuffata di Hls, ma aveva
sentito dire che era stato mandato in Cina, come previsto, prima che i
comunisti laggi salissero al potere. Dopo di che si era saputo soltanto che
Ladnyi era a Shanghai. Non poteva esserci da tanto. I cinesi erano stati
colpiti da una forma grave di socialismo, ma almeno l non c'erano troppi
russi. Non c'era abbastanza riso per tutti.
Passando in rassegna la situazione cinese e speculando sulla possibile
ubicazione di Ladnyi in quel momento (che stesse dicendo messa in
carcere? gestendo un ristorante? correggendo ideogrammi a qualche
mandarino?) Gyuri concep l'idea di andare in Cina. La Cina rossa era la
prima fermata della fantasia giornalistica e, tutte le volte che aprivi un
giornale o accendevi la radio, ne sentivi solo parlar bene.

102

Andiamo a dare un'occhiata ai cinesi, propose Gyuri a Pataki. Non si


sa mai, da cosa nasce cosa. Se poi sar terribile, terribile anche qui, ma
almeno sar disperazione cinese. Tutto sembrava meglio della
disperazione di casa. Gyuri sosteneva che dovevano farsi passare per
ardenti ammiratori della Rivoluzione cinese, ansiosi di saperne di pi sulle
conquiste del potere popolare in Cina e desiderosi di studiare la lingua.
Con confini tanto lunghi, svicolare via non sar un problema, era il
ragionamento di Gyuri. Pataki aveva l'aria di pensare che fosse una
giornata magnifica per andare a remare, ma perch non fare un tentativo?
L'ambasciata cinese era in una traversa silenziosa ed elegante di
Andrssy ut, nel quartiere diplomatico, dove i palazzi enormi, opulenti e
riccamente decorati lasciavano intuire uno stile di vita tranquillo. Come
che si diventa diplomatici, si chiese Gyuri notando la serenit e l'evidente
assenza di lavoro delle ambasciate. Avevano depennato l'ipotesi di scrivere
o telefonare, che dava adito a prevaricazioni e dinieghi. La cosa migliore
era presentarsi di persona e non farsi sbattere la porta in faccia. Avevano
discusso a lungo anche sul momento pi opportuno per farlo ed erano
giunti alla conclusione che la scelta migliore era il primo pomeriggio.
Il portone dell'ambasciata era enorme e nero e non sembrava il tipo di
porta che gradisce essere disturbata. Era un portone da guardare ma non
toccare, una porta cui tenersi a rispettosa distanza. A differenza delle
ambasciate occidentali, quella cinese non era presidiata da poliziotti o
guardie, ma il tenore della facciata nel suo complesso era decisamente
scoraggiante.
Di fianco al portone c'era un campanello. Gyuri lo premette una volta,
virilmente, non tanto a lungo da essere maleducato, ma non sent nessun
suono corrispondente all'interno. Attese, abbastanza a lungo da non essere
maleducato, sperando in qualche segno di vita. Il tutto venne ripetuto due
volte, mentre i passanti passavano e si domandavano che cosa ci facessero
due giovani ungheresi ben vestiti fuori dell'ambasciata cinese.
Evidentemente quel campanello non era fatto per suonare. Gyuri buss
brevemente alla porta facendosi male alle nocche (non c'erano batacchi).
Altern a pi riprese educati periodi di attesa e dolorose scariche di colpi
alla porta. Stavano incominciando a temere che il palazzo fosse disabitato
quando scorsero un viso dalle fattezze orientali sbirciare da una finestra del
103

primo piano dopo aver scostato un'imponente tendina di pizzo. Pataki e


Gyuri rivolsero all'osservatore un sorriso radioso e di educazione
esemplare.
Per diversi minuti dopo quel primo contatto non successe nulla. Stanno
studiando l'ungherese, avanz Pataki, libero di divertirsi visto che non era
stata un'idea sua. Stanno cercando come si dice "vi venisse un colpo".
Dopo un tempo irragionevolmente lungo, venne ad aprire la porta un
giovane cinese con un vestito consunto, che li salut in un ungherese
meccanico, ma corretto. Siamo dei fan della Rivoluzione cinese, spieg
Gyuri. Il mio amico e io siamo rimasti sbigottiti di fronte alle imprese
realizzate dal Partito comunista cinese. Possiamo entrare a esprimere la
nostra ammirazione?
Furono accompagnati in una sala lussuosa, che conferm ulteriormente
il rispetto che Gyuri cominciava a nutrire per la vita diplomatica. Arriv un
altro funzionario cinese, che doveva avere una conoscenza rudimentale o
nulla dell'ungherese, dal momento che quello che aveva aperto la porta
ogni tanto gli traduceva spezzoni di conversazione. Siamo stati ispirati
dall'esempio della Rivoluzione cinese, proclam Gyuri, come ha detto
Mao Tse Tung: "Il Partito comunista cinese ha introdotto fra i cinesi un
nuovo modo di lavorare, un modo che essenzialmente implica
l'integrazione di teoria e pratica, che crea uno stretto rapporto con le masse
e realizza l'autocritica". proprio questo che, con spirito internazionalista,
fraterno e scientifico, vorremmo studiare per interesse personale e per
contribuire allo sviluppo di un socialismo pacifista su base globale.
Abbastanza stranamente nessuno scoppi a ridere quando Gyuri fin.
Pataki doveva essersi morso la lingua per non sghignazzare. Gyuri aveva
fatto la sua parte e Pataki non ancora, ma questo non lo trattenne: S,
come ha detto il compagno Mao, "Ungheria e Cina sono legate
strettamente da interessi comuni e ideali comuni". Il bello di Mao, come
di Marx, e soprattutto di Lenin e Stalin, era che a un certo punto avevano
detto o scritto di tutto, da Ho ordinato una bistecca al sangue a
L'ontogenesi ricapitola la filogenesi e Chattanooga Choo-Choo.
Siccome dalla loro bocca era uscito di tutto, non si poteva sbagliare citando
a casaccio.

104

Gyuri riprese la palla e ribad il loro fervente desiderio di andare in


Cina, imparare la lingua e studiare il rinnovamento del paese. I due cinesi
ascoltarono con fare estremamente compunto la proposta, quindi quello
che non parlava ungherese e che emanava un'aria di anzianit disse
qualcosa. Le sue parole riemersero malferme dalla bocca dell'altro in
ungherese:
Compagni, il vostro ardore davvero encomiabile e siamo commossi
che le nostre conquiste in Cina vi siano state d'esempio. Ma il compagno
Mao ha anche detto, con una metafora particolarmente azzeccata, che la
costruzione del socialismo deve iniziare a casa propria, ed meglio che voi
continuiate a lottare qui in Ungheria a modo vostro. Non c'era dubbio che
in Cina l'arte di riconoscere le stronzate non era n sconosciuta n
trascurata.
Prima di congedarli gli consegnarono un volume di poesie di Mao
ciascuno. Gyuri e Pataki ringraziarono sentitamente. Avevano trascorso
meno di venti minuti in terra cinese. Se non altro, possiamo dire di essere
stati in Cina, disse Gyuri. Fuori, ma dentro.
Anche la guerra di Corea era sembrata promettente. Pataki telefon
addirittura al Ministero della Difesa da un telefono pubblico, usando uno
pseudonimo, per chiedere se c'era qualche possibilit di 'andare a
combattere contro quei bastardi imperialisti'. Le autorit, intuendo la
grandezza del numero di volontari di quello stampo, dedussero che con
ogni probabilit si sarebbero rivelati i soldati pi arrendevoli della storia
militare. Diedero a Pataki tutte le informazioni su una dimostrazione
antiamericana dove, gli assicurarono, avrebbe avuto modo di dare sfogo
alla sua collera pi che giustificata.
Perch in Corea combattono contro il comunismo e qui no? domand
Pataki al colmo dell'irritazione. Gli alberghi coreani sono tanto pi belli?
La cucina locale superiore? La mia unica obiezione alla guerra che
dovrebbe essere qui, invece che in qualche fetida risaia coreana. Che cosa
abbiamo fatto per non essere invasi dagli americani?
Con questi precedenti in materia di cultura estremorientale, accolsero
con interesse e curiosit l'arrivo di un giocatore di basket cinese al campo.
Hrmati lo aveva presentato con grandi cerimonie e fra applausi
105

scroscianti. Ma, se i rapporti cestistici fra Cina e Ungheria partirono bene,


in seguito si raffreddarono nonostante l'innegabile calore, cordialit e
attenzione da ambo le parti, in quanto chi aveva organizzato la trasferta del
cinese aveva dimenticato o sottovalutato l'importanza del fatto che Wu cos pareva si chiamasse - non parlava ungherese, n inglese, n tedesco,
n russo n altre lingue di cui gli atleti potessero avere una vaga
infarinatura. Nessuno, naturalmente, sapeva il cinese.
Probabilmente crede di essere a Mosca, osserv Rka mentre Wu
correva palleggiando discretamente, s, ma niente di eccezionale. Nessuno
lo aveva visto arrivare e i motivi della sua presenza rimanevano avvolti dal
mistero. Hrmati, interrogato in proposito, neg di sapere alcunch circa la
provenienza di Wu. cinese, no? o forse coreano. Che differenza c'?
Magari invece un cambogiano a cui piace fare lunghe camminate. In ogni
caso, se cinese, lo salutiamo in quanto rappresentante del glorioso popolo
cinese. Se coreano, lo salutiamo in quanto rappresentante del glorioso
popolo coreano. Siccome questo un ritiro sportivo baciato dal vento del
progresso, gli consegniamo fraternamente una palla e lo lasciamo correre
per il campo in maniera corretta, scientifica e socialista. Se non altro
imparer che per giocare a basket bisogna essere un po' pi alti. Wu non
arrivava al metro e settanta.
Era simpatico a tutti perch, nonostante la sua vita da trappista, era
straordinariamente educato e gioviale. Era l'unico che ringraziava
vivamente i cuochi, profondendosi a ogni pasto in vigorosi inchini.
Devono passarsela davvero male, fu il commento di Gyuri, visto che
l'unica cosa che si poteva dire a favore del cibo della mensa era che ce
n'era quanto se ne voleva. La cortesia di Wu si manifestava anche sul
campo dove, nelle rare occasioni in cui riusciva a prendere la palla,
l'educazione gli impediva di negarla al primo che si avvicinava.
Una sera le atlete invitarono gli atleti nella loro met del complesso
sportivo per una cena a base di uova e nokedli. Nonostante le altre e pi
importanti attrazioni, Pataki pass la serata a criticare la consistenza dei
nokedli, a dire che era stata usata la farina sbagliata (il che era strano
perch Pataki, come tutti del resto, sapeva che c'era un solo tipo di farina in
circolazione, la farina farina, visto che i negozi ungheresi avevano adottato
la filosofia di non vessare la clientela con il problema della scelta), che la
106

temperatura dell'acqua era sbagliata, che i nokedli avevano bollito troppo,


che le uova non erano state messe al momento giusto. Insomma, si lanci
in una valutazione metodologica dettagliatissima. Avvertendo nell'aria un
certo scetticismo circa le sue competenze culinarie, Pataki dichiar a voce
alta che avrebbe ricambiato l'invito delle atlete la settimana successiva:
avrebbe preparato una zuppa di pesce come si deve, una vera zuppa di
pesce.
Come sarebbe a dire vera? si inform Rka. Ci sono anche le zuppe
finte?
Nel senso di tradizionale, preparata con tutti i crismi, come si fa da
tempo immemorabile nelle cucine d'Ungheria, replic Pataki con
alterigia.
Ma se non sai cucinare, gli fece notare Gyuri.
Ci sono cose che ogni uomo deve saper fare, e preparare la zuppa di
pesce una di queste. Forse procurarsi certi ingredienti sar complicato,
ma far tutto il possibile.
Ci vanno le patate? domand Katona.
No, rispose Pataki.
Ma a me piacciono le patate, protest Katona.
Anche a me, replic Pataki con un tono che cominciava a tradire una
certa insofferenza. Mi piacciono anche le scarpe da basket, ma mica le
metto nella zuppa di pesce. Nella vera zuppa di pesce non ci vanno patate.
Il grande giorno si avvicinava e Pataki, di fronte alle continue richieste
di metterci anche le patate, stava diventando aggressivo. Era solo un
sospetto, ma Gyuri pensava che cominciasse a dubitare della propria
capacit di preparare la zuppa di pesce. Tirarsi fuori dalla zuppa di pesce a
forza di chiacchiere gli sarebbe stato difficile, perch una zuppa o di
pesce o non lo . Pataki riusc comunque a procurarsi gli ingredienti, in
modo, se non altro, da avere qualcosa da cui cominciare. Dove sono le
patate? domand Gyuri. Non ci sono, replic Pataki, fingendo di
soppesare con sguardo da conoscitore un pesce che aveva l'aria di aver
visto fin troppa aria.
107

Non una carpa, vero? domand Gyuri. No, rispose Pataki,


pesce persico. Oh, disse Gyuri andandosene, non credevo che la
zuppa si facesse con il pesce persico. Arriv Gyurkovics. Dove sono le
patate? domand. Non ci sono, ribad Pataki, sempre sforzandosi di
passare per uno che prepara la zuppa di pesce. Non una carpa, vero?
domand. No, pesce persico, fu la succinta risposta. Oh, disse
Gyurkovics uscendo dalla cucina, non credevo che la zuppa si facesse con
il pesce persico.
Quando Hepp entr e gli chiese dov'erano le patate, Pataki pos con
calma sul tagliere il pesce persico che stava esaminando ed esclam con
foga: Lo so che cosa avete in mente. Lo so che cosa volete fare. State
cercando di farmi innervosire. Per, continu in tono determinato ma
senza traccia di collera, con me non attacca. Okay, disse Hepp. Ma le
patate dove sono? Fu Demeter ad aggiudicarsi la bottiglia di plinka di
riserva quando Pataki, alla quindicesima domanda, lo prese a pesci persici
in faccia. Dopo che Demeter ebbe battuto prontamente in ritirata, Pataki si
diede alla macchia infuriato.
Quando fece ritorno (alcune ore dopo, not Gyuri, troppo tardi per un
altro tentativo di zuppa), vide che si stavano radunando tutti sotto il
tendone, come per una sagra della zuppa di pesce.
Vieni, disse Katona, devi vedere con i tuoi occhi: ho convinto Wu a
farli.
Fare cosa? domand Pataki senza capire.
I suoi numeri. straordinario. L'ho sorpreso che andava a tempo con
la radio l'altro giorno. Pataki lo segu sotto il tendone, dove sembravano
riuniti tutti i partecipanti al ritiro. Katona si autonomin maestro delle
cerimonie:
Signore e signori, questa sera ho l'onore di presentarvi un artista che ha
percorso migliaia di chilometri pervenire fin qui. Ma, prima, vorrei
chiedere un'illuminazione pi discreta. I lembi del tendone furono chiusi
in maniera da ottenere una certa penombra e fece la sua comparsa una
barella con una figura nascosta sotto una coperta. Quando venne sollevata,
spuntarono un paio di chiappe cinesi. Vi prego di mantenere il pi
assoluto silenzio. A lei, signor Wu.
108

Lo spettacolo ebbe inizio, ma ci volle un po' perch il pubblico si


rendesse conto che Wu stava scoreggiando l'Internazionale. Gli astanti, che
si distinguevano per il loro scarso livello ideologico, nonostante l'invito al
silenzio scoppiarono in un fragoroso applauso. Il virtuosismo e la
resistenza di Wu furono strabilianti. L'Internazionale era solo l'inizio.
Mentre tutti si chiedevano che cosa diavolo avesse mangiato, Wu si lanci
in un pot-pourri di melodie, che si concluse con il Danubio blu. Ci fu
un'ovazione in piedi.
Poi arriv la zuppa di pesce. Tutti si accorsero che Pataki moriva dalla
voglia di muovere appunti sul grado di salinit o su altri aspetti della zuppa
ma, per non vedersi privato anche degli ultimi scampoli della sua
reputazione, fu costretto a tacere. abbastanza buona, tenuto conto della
sua provenienza, osserv Hepp con Gyuri. A Pataki non fu mai rivelato
da dove veniva: era stata prodotta e inscatolata per ordine di un funzionario
del ministero dell'Agricoltura convinto che fosse un buon prodotto da
esportare in Gran Bretagna, finch qualcuno non gli aveva rammentato che
la Gran Bretagna era un paese capitalista e come tale non poteva essere
destinatario di zuppa di pesce ungherese. Venne fuori che tutti i paesi in
grado di comprare zuppa di pesce in scatola erano capitalisti, mentre i
partner commerciali dell'Ungheria, i paesi socialisti, non avrebbero
sborsato un copeco bucato. A quel punto avevano deciso di spartirsi la
zuppa all'interno del Ministero e le famiglie dei dipendenti avevano
ricevuto una gratifica a base di pesce. Istvn ne aveva lasciato dieci scatole
a Elek, che mangiava di tutto, tranne il pesce.
Giocare per le ferrovie aveva i suoi vantaggi, compresi i trasporti
gratuiti.

Gyuri aspettava con ansia la fine del ritiro, perch pensava sempre pi
spesso a Zsuzsa e anche perch Pataki invece sperava che non finisse mai.
Pataki temeva la fine del ritiro perch aveva promesso a Hepp che il
Locomotive avrebbe vinto la partita contro la Nazionale. Pataki non lo
dava a vedere, ma la sua tracotanza si sgonfiava progressivamente
all'avvicinarsi del giorno fatidico.
109

Tutte le volte che giocavano contro di loro, Pataki si rendeva conto che
la Nazionale era la Nazionale perch aveva i giocatori migliori, presi
dall'esercito e dal Politecnico. Con la fronte corrugata, meditava su come
vincerli. Agli altri la tregua negoziata da Pataki con Hepp andava benone
perch, se era vero che perdere avrebbe implicato una punizione per tutti
quanti, sarebbe stato Pataki l'oggetto delle ritorsioni specifiche da parte di
Hepp, che si diceva se le legasse al dito per trent'anni.
Ma preoccuparsi non era il suo forte e, dopo un paio di introspezioni che
non sfociarono in soluzione alcuna, Pataki decise di rimandare tutto al
momento opportuno.
L'unico elemento a favore del Locomotive era che la Nazionale non
aveva molto da perdere. Era vero che ci sarebbero stati in giro i pezzi da
novanta del mondo dello sport, ma era anche vero che nessuno avrebbe
fatto caso al risultato. Nel mondo esterno non contava. Perch quei pezzi
di merda non hanno nemmeno un infortunato? si lamentava Pataki
cambiandosi, avendo chiaramente sperato in qualche disgrazia, visto che
niente altro avrebbe potuto procurargli la vittoria.
Nella prima met della partita le cose andarono bene. A met gara il
punteggio era 32 a 26 per il Locomotive. Avevano giocato bene, con uno
dei palloni di cuoio preferiti del Locomotive, Vladimir. Un giocatore della
Nazionale aveva osservato all'arbitro: Non potremmo cambiare palla, per
favore? Pataki con questa non ci lascia giocare. Effettivamente Gyuri non
l'aveva mai visto cos scatenato: era come se giocasse da solo, sempre a
correre come un matto dietro la palla, sempre dando il massimo. La sua
implacabile accelerazione si rivel fruttuosa, perch prendeva la palla dove
gli altri non ce l'avrebbero fatta, ma Gyuri si accorse che questo aveva un
prezzo. Quando l'arbitro fischi la fine del primo tempo, Pataki aveva l'aria
esausta.
Angyal! Pataki chiam il braccio destro di Gyuri nel reparto tiri
mancini del Locomotive. Angyal, che era rimasto tutto il tempo in
panchina, gli corse incontro. Il suo talento era neutralizzare gli avversari
che dimostravano eccessiva facilit a far canestro mediante una serie di
tecniche mai raccomandate dagli allenatori, ma di efficacia straordinaria,
fra cui lo strizzamento dei testicoli di rovescio o la gomitata in faccia in
elevazione. Angyal era infortunato: si era storto una caviglia dopo aver
110

assestato una gomitata particolarmente devastante a Demny, il


capocannoniere del campionato ungherese, facendogli uscire il sangue dal
naso. Pataki si avvicin e gli mormor qualcosa all'orecchio, quindi
Angyal si allontan.
Che cosa facciamo? chiese Gyuri a Pataki. Sei uno straccio. Non
puoi reggere fino alla fine.
Pataki sorrise. Dobbiamo tenere duro.
Nella seconda met della partita apparve evidente che Pataki aveva
speso tutte le sue energie e perduto la prodigiosa capacit di fare incetta di
palle. Hepp rimase impassibile in panchina, consapevole come tutti che il
risultato era in procinto di ribaltarsi. Quando il punteggio fu 33 a 32 per il
Locomotive, si udirono delle grida di al fuoco e qualcuno entr
chiedendo aiuto per portare secchi d'acqua e spegnere le fiamme che
stavano devastando gli alloggi dei giocatori della Nazionale, i quali a
quella notizia si precipitarono come un sol uomo al salvataggio dei loro
preziosi articoli da toilette. La partenza era fissata per quel pomeriggio e,
per setacciare fra le ceneri alla ricerca di shampoo francese e sapone
italiano, la partita non fu pi ripresa.
Hepp non apparve contento ma, cosa pi importante, con gran sollievo
di tutti, neanche troppo scontento. Aveva per l'aria di chi non avrebbe mai
pi dato ascolto a Pataki in futuro.
Salendo sull'autobus che li avrebbe condotti alla stazione, Pataki e
Gyuri notarono Wu seduto vicino alla pista d'atletica, con l'espressione
affabile e distante di sempre. Immagino che nessuno gli abbia detto che il
ritiro finito o, se glielo hanno detto, non credo che abbia capito, disse
Gyuri. Lo raccolsero perch, se non altro, sapevano con esattezza dove
lasciarlo a Budapest...

Gyuri aveva conosciuto Zsuzsa quindici giorni prima del ritiro.


Rappresentava un cambiamento di tattica per lui. Aveva rincorso diverse
ragazze carine che, lungi dal lasciarsi agganciare, avevano reagito ai suoi
saluti come se le avesse minacciate con un coltello. Comunismo e
111

celibato sono troppo, gemeva Gyuri. Come un giocatore infortunato cerca


di lenire l'orgoglio ferito nella divisione inferiore, Gyuri aveva incontrato
Zsuzsa a un ballo e fiumi di ormoni sostenuti dalla disperazione avevano
fatto affiorare una certa bellezza su un terreno poco promettente. Sebbene
si fossero visti tre volte soltanto, Gyuri aveva incominciato a disfare i
bagagli e sistemare il mobilio dell'affetto, e a Tatabnya aveva passato gran
parte del suo tempo a fantasticare sul saccheggio dei tesori carnali della
ragazza.
Torn a casa giusto il tempo di agghindarsi e controllare allo specchio il
proprio corpo giovane e abbronzato. Ammirandosi, si chiese come mai le
donne non gli si arrampicavano in camera dalla finestra. Non gli importava
pi niente del totalitarismo, quando si avvi verso casa di Zsuzsa. Basta
avere qualcosa cui aspirare, si disse. Zsuzsa aveva il telefono, ma prefer
presentarsi di persona.
Era in casa, ma stava accomiatandosi da un amico. Nello choc iniziale
Gyuri non riusc a decidere se fosse peggio il fatto che si trattava di un
uomo ben piantato, presumibilmente detentore di un arnese imponente, o
che aveva la divisa blu dell'AVO. Un professionista, non uno di quei
novellini verdi coscritti per presidiare i confini e sparare ai capitalisti che
cercavano di svignarsela, alle spie straniere o in generale ai mascalzoni che
cercavano di sfuggire alle conquiste del popolo. Anche senza la divisa blu,
si sarebbero comunque guardati in cagnesco.
Ci che fece imbestialire ulteriormente Gyuri fu che Zsuzsa non si
rendeva conto della mostruosit di invitare a casa uno della polizia segreta,
neppure quando lui glielo fece notare. Elemr tenero, fu tutto quel che
riusc a dire, mentre Gyuri strepitava contro le iniquit perpetrate
dall'AVO. Sottoposta a interrogatorio, Zsuzsa spieg che Elemr era
entrato in scena recuperando Bodri, il suo cane, che era inspiegabilmente
fuggito nel parco al richiamo della foresta, incurante delle suppliche di
Zsuzsa. Dev'essere abituato ad accalappiare, comment Gyuri.
L'altra grande delusione della serata la ebbe nel rendersi conto che
Zsuzsa era in ottimi rapporti con la stupidit. Avrebbe dovuto capirlo dal
lavoro che faceva (fiorista), ma Zsuzsa, per quanto residente in Ungheria,
non sembrava vivere l: non capiva quello che succedeva, non si era
accorta di quello che succedeva e non riusciva ad afferrare quel che Gyuri
112

diceva. Quella sera Gyuri not inoltre che aveva il naso un po' grosso, ma
non pot non invidiarle la totale mancanza di contatto con il 1950, l'ottuso
isolamento sottovuoto in cui viveva.
Prendi una tazza di t, insistette Zsuzsa. Era contenta di vederlo e non
diede retta alle sue farneticazioni, n cap che cosa lo sconvolgesse tanto
sul piano maschile o su quello etico. Gyuri enumer i privilegi e le
forniture speciali di cui godevano gli AVO.
Non vero, Elemr proprio oggi diceva che lavora tantissimo, e che
per aiutare la madre deve arrotondare lo stipendio traducendo articoli della
"Pravda". Gyuri si rese conto che era come cercare di demolire una casa a
bicchierate d'acqua e fu colto da un senso, forte e familiare, di futilit. Si
sent in gabbia. Guard bene che cosa c'era nel piatto e gli pass l'appetito.
Anche quello, pens, sarebbe stato un altro notevole fallimento da
aggiungere alla sua collezione. Immaginava gi il titolo della sua
autobiografia, Donne con cui sono quasi andato a letto. N dire, n fare, n
baciare. Il 1950 fu un'annata buona, andai quasi a letto con quattro donne:
un glorioso aumento di produzione, nel pieno rispetto dei princpi del
marxismo-leninismo, in confronto al 1949, in cui ero quasi andato a letto
con due.
La relazione gli era spirata fra le mani, ma avrebbe dovuto puntellare la
salma come fanno i soldati in trincea con i compagni caduti, per far credere
al nemico di essere ancora in tanti a resistere. La complicazione era che il
venerd successivo ci sarebbe stata la festa annuale del Locomotive,
suprema occasione mondana, e Gyuri avrebbe preferito affrontare il
plotone di esecuzione piuttosto che andarci da solo, e sfortunatamente
Zsuzsa era l'unica rappresentante del gentil sesso che gli rivolgesse la
parola. Se non ci fosse andata lei, non ci sarebbe andata nessuna.
Elemr fu rimosso dalla conversazione, ma questo svuot
pericolosamente di contenuto i loro discorsi e, con la mente rivolta alla
festa del Locomotive, Gyuri si conged. Intanto rifletteva a fondo
sull'assurdit di vivere in un paese occupato per pi di met da donne (la
demografia era dalla sua parte, dopo l'annientamento della Seconda Armata
ungherese nel 1944) e non essere in grado di gestire transazioni romantiche
di nessun genere. In piedi sul tram, fra passeggeri stipati come sigarette in
un pacchetto, come cento gemelli in un oblungo utero tranviario, con la
113

schiena di tre concittadini addosso, Gyuri si Sent spossatamente solo.


Schiacciato, ma solo. Dove trovare qualcuno con cui parlare? Ci vorrebbe
un negozio. E una volta che hai trovato qualcuno con cui parlare, come fai
a non perderlo?
Nei giorni successivi dedic buona parte del tempo libero alle
lamentazioni interiori e a un'abile autocommiserazione, profetizzando
sventure a ruota libera, guardandosi allo specchio e chiedendosi: Hai
presente quando tutto va storto?. Ma il marted notte si ritrov sveglio.
Delle eruzioni mentali si fecero strada chiaramente nella sua digestione
cerebrale. Erano le tre del mattino, l'ora prediletta dai ragazzi di stanza nel
retro della sua scatola cranica per interrompergli il sonno. Quello che lo
tormentava veniva fuori e, sebbene non riuscisse a dargli un nome, dal suo
colon cerebrale emanava un profondo sconforto.
Accese la luce e consult l'orologio. Le tre e tre minuti. Perch quando
voleva alzarsi puntuale non ci riusciva, mentre la peggiore collera che gli
ribolliva dentro saltava sempre fuori all'ora peggiore? E perch quando
voleva sentirsi sveglio alla mattina non riusciva mai a essere fresco come si
sentiva in quel momento? Spense la luce e si augur che a poco a poco il
sonno lo vincesse. Era ancora sveglissimo quando sent suonare alla porta.
Il suo primo pensiero fu Hepp, ma era un'ora impossibile anche per lui e
comunque non aveva niente in sospeso con Hepp e di conseguenza non
c'era motivo di incursioni mattutine. Quel campanello poteva solo
annunciare qualche avvincente disavventura nel vicinato. Omicidio?
Stupro? Arresto cardiaco? O era l'AVO? pens sarcastico. Mentre la sua
curiosit si fregava le mani tutta contenta, Gyuri and alla porta e si trov
davanti quattro uomini dell'AVO in borghese. Si riconoscevano in
borghese come in divisa, perch erano gli unici a disporre di vestiti in
grazia di Dio.
Tutti sapevano dello choc da campanello, del sudore freddo da paura
dell'arresto, ma Gyuri non si era mai sentito abbastanza importante da
essere arrestato. Per un istante credette che stessero cercando qualcun altro
o avessero sbagliato indirizzo. Poi gli spiegarono che non era in arresto,
che volevano solamente fargli qualche domanda.
Si vest e lasci un biglietto a Elek, che non era reperibile in giro (senza
dubbio stava riscaldando qualche vedova chiss dove).
114

Kovcs, portiere e inveterata testa di cazzo, aspettava imbronciato di


farli uscire per richiudere il portone. Gyuri prov un vago senso di
soddisfazione nel vedere Kovcs imbufalito, nella sua vestaglia tarmata e
puzzolente di fumo, con i capelli che gli andavano da tutte le parti.
L'automobile non era nera, come voleva la tradizione, ma di un marrone
vomito. La cosa lo deluse un pochino perch rischiava di rovinargli la
storia da raccontare quando sarebbe uscito, dopo cinque, sei, sette, dieci
anni, chiss quando. Fu un breve viaggio per strade vuote. Gyuri in un
certo senso era sorpreso che una cosa che temeva da tanto tempo si fosse
inspiegabilmente materializzata cos all'improvviso. Volevano addestrarlo
per farlo comparire in un processo farsa? Chi c'era in galera di quei tempi?
In quel periodo sembravano prediligere i comunisti, ma c'era sempre
bisogno di attori di contorno.
Curiosamente, provava un senso di sollievo. Aveva finalmente toccato il
fondo. Non si deve pi aver paura di venire arrestati una volta che si agli
arresti. Di che cosa l'avrebbero accusato? Per quanto ne sapeva,
considerare il governo un branco di coglioni non era considerato reato
dalle vigenti leggi. Perch non l'avevano arrestato nel novembre del '45,
dopo le elezioni, quando non aveva niente da mangiare, ma aveva una
rivoltella carica ed era sceso in strada con il cappotto di Elek a gridare
Cinquantasette per cento con un mucchio di altra gente? Perch il Partito
dei piccoli proprietari, gente con i baffi che andava in chiesa e sbandierava
pagnotte, avesse preso il cinquantasette per cento dei voti sarebbe rimasto
un mistero, se non fosse stato che dall'altra parte c'erano i russi e la testa
pelata di Rkosi. Il Partito comunista di Rkosi aveva ottenuto solo il
diciassette per cento, nonostante la generosit di elargizioni da parte di
Mosca e il regolare invio di prigionieri di guerra a dimostrazione delle
capacit diplomatiche di Rkosi. Rkosi aveva perso alla grande le elezioni
in parte perch, come tutti nel Partito comunista, non poteva credere
quanto la gente lo odiasse, e in parte perch aveva appena aperto il kit
come costruire uno Stato comunista ricevuto per posta dall'Unione
Sovietica e non aveva ancora finito di leggere il manuale di istruzioni.
Cinquantasette per cento era una cosa abbastanza insulsa da gridare
per le strade, ma era stato fantastico; quello slogan rappresentava una sorta

115

di armadio a sei ante zeppo all'inverosimile di maledizioni e imprecazioni


plurisillabiche contro i comunisti.
Quando Gyuri fu condotto nell'interno elegante del civico 60 di
Andrssy ut, per chiss quale ragione gli venne in mente la voce che
circolava a proposito della moglie del capo dell'AVO: si diceva che la
moglie di Gbor Peter fosse lesbica e avesse una forte propensione per gli
incontri a tre. Questo pettegolezzo salace perse ogni interesse quando un
funzionario dell'AVO che doveva avere la sua et (probabilmente a fare i
turni di notte mettevano i pi giovani e le reclute) apr una cartellina e
borbott Fischer come se stesse registrando la consegna di una partita di
lampade da tavolo. Scorse il contenuto della cartella con aria
moderatamente seccata perch sembrava praticamente vuota e non
conteneva gli elementi cruciali che cercava. Gyuri lo osserv attentamente
e pens: se solo non fossi nato con una spina dorsale morale, con una
dotazione minima di intelligenza e dignit, potrei esserci tranquillamente
seduto io, al suo posto.
Qui non mi pare di vedere la sua confessione, disse il giovane
funzionario con il tono di chi l'unico a fare coscienziosamente il proprio
lavoro in tutto il palazzo.
Speriamo che sia bella, perch io porcherie non ne firmo, disse Gyuri
prima di immergersi nel silenzio. Prese l'iniziativa visto che il tasso di
minaccia nell'atmosfera era trascurabile (era un po' come la sala d'aspetto
di un dentista senza le riviste) e anche perch aveva l'impressione che per
un po' non avrebbe avuto pi occasione di fare battute divertenti. Era il
genere di storia che avrebbe riscosso grande successo in prigione.
Il receptionist lo guard come se avesse sporcato il tappeto, senza
traccia di stupidit o di villania, ma piuttosto con tristezza. Chiam un
collega nella sala accanto. Un altro. Fischer. Il collega entr con una
cartellina che consultava attentamente, professionalmente. La studi pi a
lungo di quanto si sarebbe detto necessario per leggere un solo foglio,
anche scritto piccolo, e alla fine dichiar: Non c' nessun Fischer.
Posso andare a casa, allora? domand Gyuri, pensando che non aveva
nulla da perdere.

116

Entrambi gli rivolsero un'occhiata come a dire che sarebbe stato


inopportuno, estremamente inopportuno, aprire bocca di nuovo. L'uomo
alla reception fece un cenno verso Gyuri. Che cosa credi che ci faccia
qui? Che aspetti l'autobus?
Non mi interessa che cosa ci fa qui. Nell'elenco non ce. L'ho gi detto,
sai, non siamo l'hotel Britannia. Lei si chiama Fischer? chiese poi
rivolgendosi a Gyuri.
S.
Controll nuovamente a lungo l'elenco. Usa forse pseudonimi o
soprannomi? No.
Ripass l'elenco nella speranza che d'improvviso spuntasse fuori un
Fischer. Lei ungherese, presumo, disse controllando un modulo viola
evidentemente riservato agli stranieri. Gyuri conferm. Be', c' un Fodor e
basta. Non c' nessuno che comincia per effe nemmeno nell'elenco degli
stranieri.
Non importa, disse il receptionist, sbattilo al piano di sotto.
S che importa. A che cazzo serve un elenco se poi non ci si trova un
cazzo?
Il receptionist prese la cartellina e scrut l'elenco con l'aria di chi ha il
sospetto che l'altro non vedrebbe un Fischer neanche se ce l'avesse sotto il
naso. Va bene, portalo di sotto e basta.
Ma siamo al completo. Mi rimasta solo la doppia.
Gyuri fu condotto sottoterra e accompagnato in una cella illuminata da
un improbabile membro della famiglia delle lampadine e stipata di zingaro.
C'erano due panche e su tutte e due era seduto lo zingaro pi grosso che
Gyuri avesse mai visto, anzi, l'individuo pi grosso mai visto in assoluto.
Era come Neumann con tre o quattro cuscinoni legati intorno. Come si
faceva a diventare tanto grassi in Ungheria? A parte la straordinaria
dotazione di lardo, lo zingaro aveva la parola bang tatuata sulle nocche
della mano sinistra e sulla ganascia sinistra una specie di griglia, come se
qualcuno vi avesse giocato a filetto con una lama eccezionalmente affilata.
Gyuri si chiese se lo zingaro avesse mai preso in considerazione di darsi
alla pallanuoto.
117

Salve, disse lo zingaro ritirando una guarnigione di coscia per liberare


un pezzo di panca, e tendendogli la mano Sono Filetto. Quindi aggiunse,
radioso: Magnaccia.
Gyuri gli strinse la mano e si present. Era pieno di ammirazione per la
chiarezza delle generalit declinate da Filetto. Come avrebbe dovuto
definirsi lui: cestista? dipendente delle ferrovie? studente della vita?
Fischer Gyrgy, alieno di classe.
Perch sei dentro? si inform Filetto.
Gyuri riflett. In realt per niente.
Se non hai fatto niente, vedrai che ti danno il massimo della pena. Ho
sentito che hanno ancora un sacco di condanne da dieci anni da appioppare.
Qualche settimana fa hanno preso un mio compare a Nfregyhza. "Niente
di personale, Bognr", gli hanno detto, "ma abbiamo bisogno di qualcuno a
cui rifilare dieci anni e sappiamo che in fondo a te non importa pi di tanto
perch sei uno schifoso zingaro eccetera. Firma la confessione cos ce ne
andiamo a casa.".
Filetto era dentro perch aveva ostacolato il corso della giustizia. Due
uomini dell'AVO, che rincorrevano un ragazzino che aveva bucato le
gomme delle loro auto erano inciampati addosso a Filetto, riverso in fondo
a una scala ubriaco fradicio dopo un banchetto di nozze particolarmente
prolungato. Privo di sensi, non era riuscito ad adottare la sua usuale tecnica
di fuga. I poliziotti oggigiorno non sono pi quelli di una volta. Ti ci siedi
sopra e si spezzano. Lo avevano minacciato delle pi terribili ritorsioni
perch ci erano volute due squadre e un furgone da macellaio per
ingabbiarlo.
Non posso dire di aver voglia di stare dentro. Le prigioni sono
veramente in ribasso, brontol Filetto. Spieg che era stato nella maggior
parte degli istituti di pena dell'Ungheria, fra cui la temuta Stella di
Szeged, dove Rkosi aveva trascorso quindici anni. Ma Rkosi aveva una
discreta biblioteca, una cella tutta per s e una campagna internazionale a
favore della sua liberazione. Intellettuali progressisti di tutta Europa
avevano inviato telegrammi di protesta ai consoli ungheresi. Gyuri ne
aveva visto uno del nucleo Amici dell'URSS di West Hull a una mostra
sulla vita di Rkosi. Il telegramma parlava di somma indignazione per
118

l'incarcerazione di Rkosi. Gyuri aveva riflettuto che, se fosse vissuto a


West Hull, probabilmente si sarebbe sentito pi amico dell'URSS. Aveva
anche cercato sommo sul dizionario inglese, perch era una parola che
non aveva mai sentito. Era strano che gli intellettuali progressisti stessero
zitti di fronte all'abbondanza di incarcerazioni di quel periodo. Aveva il
presentimento che nessun intellettuale progressista avrebbe mandato
telegrammi in suo favore n da West Hull n da altrove; bisognava per
tenere conto del fatto che Gyuri era maldisposto nei loro confronti perch
avevano comunque evitato a Rkosi la pena capitale.
Il pan secco era ottimo, disse Filetto ricordando il suo soggiorno alla
"Stella". Valeva la pena di finirci solo per il pan secco.
Filetto continu il suo monologo, passando in rassegna altre delizie
carcerarie ed esortando ripetutamente Gyuri a rivolgersi senza indugio a
sua sorella appena fosse uscito: fra un anno, due anni, dieci anni. L'avrebbe
trovata intorno a Rkczi ter, dove si aggirava abitualmente. il modo
migliore per scaricare la tensione.
La differenza principale fra la prigione e fuori in Ungheria, rimuginava
Gyuri, era che in prigione c'era meno spazio. Per il resto, pi o meno,
cambiava poco. C'era meno spazio e un penetrante odore di zingaro non
lavato. Perlomeno l'afrore tentacolare di Filetto era compensato
dall'assenza di ritratti di Rkosi nell'atrio.
Senza perdere l'aplomb, Gyuri ripass in rassegna i vari possibili esiti
della sua incarcerazione, che invariabilmente comprendevano ulteriori dosi
massicce di carcere, dolore e relativi accessori. A Gyuri piaceva credersi
duro e incrollabile, ragion per cui non amava trovarsi in situazioni che
dimostrassero platealmente il contrario.
Sulla parete era inciso: Sono un membro del parlamento,
affermazione di per s senza senso; presumibilmente era un'aposiopesi,
causata dal prematuro allontanamento del suo autore dalla cella. Sotto, in
grafia diversa, con uno strumento semiaffilato di diverso tipo, qualcuno
aveva aggiunto: Sono un membro dell'Ujpest football club. C'era anche
un messaggio sbiadito a matita (notevole, visto che a Gyuri avevano
sottratto qualsiasi oggetto personale e impersonale, oltre a cintura e
stringhe): Se stai leggendo qui sei nella merda.
119

Be', pens Gyuri, eccomi sotto il culo della rana. Sotto il culo di una
rana in fondo a una miniera di carbone, ho toccato davvero il fondo
dell'esistenza. Peggio di cos non poteva andare. La vita gli avrebbe mai
riservato qualcuna di quelle cose che venivano definite piacevoli o degne
di essere vissute? Aveva vent'anni. Sarebbe uscito in tempo per afferrare
qualcosa che valesse la pena di afferrare? Senza grande soddisfazione
esamin i libri mastri dei suoi anni. Quando il venerabile poeta Arany
aveva compiuto ottant'anni, stando a quel che diceva Pataki, gli avevano
chiesto come vedeva i momenti pi alti della sua celebrata esistenza di
poeta leggendario, rivoluzionario, profeta, eroe e vanto nazionale.
Qualche trombata in pi non avrebbe guastato, era stata la risposta. Che
non era entrata nelle biografie. La prospettiva di tenere l'uccello in un
bacino di carenaggio per una decade era solo marginalmente meno
allarmante di quella di ritrovarsi con le ossa rotte o di dover affrontare una
morte sgradevole, o anche non sgradevole.
Filetto si stanc delle sue elucubrazioni sulla cucina penitenziaria e i
meriti di sua sorella e si sdrai per dormire. Non pu durare a lungo,
diceva il muro dietro di lui. Sotto, il vizio ungherese di avere sempre
l'ultima parola aveva fatto aggiungere a qualcuno: gi durato
abbastanza. Ci sarebbero stati altri processi di Norimberga? si chiese
Gyuri. E lui li avrebbe visti? Che cosa avrebbero detto quelli dell'AVO a
propria discolpa? Abbiamo solo obbedito agli ideali.
Era difficile mantenere il senso del tempo, ma a Gyuri parve che fosse
passato un giorno senza cambiamenti o incursioni nella cella, a parte lo
strano scompiglio allo spioncino quando le guardie andavano a scrutarli.
Nessun segno di cibo, a parte il fatto che l'appetito di Gyuri se l'era data a
gambe. colpa mia se non ci danno da mangiare, si scus Filetto. Non
possono sopportare la vista di uno zingaro grasso.
Quando era ormai sicuro, spiritualmente pronto ad affrontare con
serenit una condanna a dieci anni di carcere, fu rilasciato.
A giudicare dalla luce, era il mattino dopo. Nessuno gli aveva dato
spiegazioni o roba del genere. Lo chiamarono, gli restituirono una parte dei
suoi effetti personali (le stringhe ma non gli spiccioli). Gyuri si guard
bene dal chiedere notizie degli oggetti mancanti o il motivo della propria
manomissione. Uscendo fu cos contento di vedere Budapest, Budapest
120

effervescente di attivit, che quasi quasi gli venne voglia di farsi arrestare
pi spesso.
Si stava abituando all'idea del proprio rilascio quando vide avvicinarsi
Elemr, il braccio violento e accalappiacani del proletariato. Fumava una
sigaretta per far passare il tempo e, chiaramente, lo stava aspettando.
Quando vuoi, fu tutto quel che disse prima di allontanarsi. Lo choc fu
tale che Gyuri non ebbe il tempo di ammazzarlo prima che sparisse. La sua
rabbia crebbe, di dimensioni e di intensit, al punto che gli parve che gli
stesse per scoppiare la testa. Fremente di collera, torn a casa in tram. Se
qualcuno lo avesse anche solo involontariamente urtato, sarebbe stata una
strage, istantanea, furibonda e devastante.
A casa trov il biglietto che aveva lasciato per Elek sul tavolo della
cucina, che aveva tutta l'aria di non essere stato letto. Dov'era finito il
vecchio satiro? si chiese strappandolo. Entr proprio in quel momento,
annus l'aria e pronunci un commento che voleva essere brioso sulle
condizioni maleodoranti in cui versava Gyuri dopo la sauna fredda
dell'AVO: Il comunismo non ti esime dal lavarti, sai. Gyuri non disse
mai niente a nessuno.

121

Agosto 1952
Era stato solo un mese, ma anche se non avesse mai concluso nient'altro
in vita sua, quel mese sarebbe stato abbastanza.
Il campo era a Bhnye, ma il sergente-maggiore che fa stato scelto
appositamente per raddrizzare la schiena gli studenti universitari nelle
quattro settimane in cui gli erano affidati, trasformandoli in energici
ufficiali, era venuto ad accoglierli alla stazione di Pcs. Il sergentemaggiore non era per nulla turbato dalla secolare tradizione che voleva i
sergenti-maggiori sadici, aggressivi e grandi urlatori. Si impegn fin dal
primo momento a dimostrare di essere molto peggio di quanto avessero
immaginato.
La sua mossa iniziale fu: Presto combatteremo la Terza Guerra
Mondiale. Da buon soldato non era esattamente innamorato della pace,
che privava i militari del rispetto e delle risorse che essi ritenevano di
meritare pienamente. Il massimo che riusciva a digerire era una pace che
fosse meramente preparatoria a un conflitto mondiale.
Siete degli stronzi, degli abominevoli stronzi... che mio dovere
tramutare magicamente in stronzi di una vaga utilit. Volete sapere qual
la mia filosofia? La mia filosofia consiste nel rendervi la vita talmente
impossibile che la guerra vi sembrer un piacevole diversivo, un
temporaneo sollievo, e morirete in modo da non disonorare le nobili
tradizioni dell'esercito ungherese. (Praticamente l'unica cosa che siano
mai riusciti a fare gli eserciti ungheresi, pens Gyuri.)
Prevedo che alcuni di voi si suicideranno. Sappiate che se almeno uno
di voi stronzi non cercher di tagliarsi le vene lo riterr un fallimento
personale. E se non ci riuscite al primo colpo, siamo disposti a darvi una
mano: il tentato suicidio punibile con la morte. A onor del vero va detto
che, se non altro, il sergente-maggiore aveva l'aria di uno che se ne intende
di vita militare: era grande e grosso, sicuro di s, rozzo, uno che si
contenti di avere al proprio fianco. Un bastardo, s, ma competente. Un
ufficiale scarso va bene finch stai in caserma, gli aveva detto Tams a
Ganz. Anche se ci mette due ore a trovare il verso giusto di una mappa
122

non importa, ma quando arrivi al fronte, ci vuole uno in gamba, altrimenti


sei fregato. Noi avevamo uno che si chiamava Kocsis. Il buffo era che
aveva sempre voluto fare l'ufficiale, veniva da una famiglia di militari, ma
anche dopo essere passato per la Ludovika, non riusciva a dirigere
nemmeno la piscia in un secchio, figuriamoci dirigere un'operazione
militare. Eravamo al fronte da un'ora e ci aveva gi fatto circondare dal
nemico. Fu ucciso in quattro e quattr'otto da un soldato sovietico che si era
abilmente infiltrato oltre le nostre linee con un'uniforme ungherese, parlava
perfettamente ungherese e aveva vissuto a Budapest per trent'anni.
La prima minaccia del sergente-maggiore fu: Quando arriveremo alla
base, farete conoscenza con la piazza d'armi e imparerete a conoscerla
talmente bene che, se per qualche inaudito miracolo ne uscirete vivi, a
novant'anni vi ricorderete ancora tutte le buche che ha.
A questo punto il sergente incaricato di fargli da assistente gli bisbigli
all'orecchio quello che tutti avrebbero scoperto in seguito, e cio che a
Bhnye non c'era piazza d'armi. Faremo un sacco di esercitazioni,
continu il sergente-maggiore, in modo che da molto lontano gli
imperialisti possano sbagliarsi e prendervi per soldati.
L'esercito non aveva perso la sua irrefrenabile passione per i mucchi di
letame e a Bhnye non mancavano i prati. Si allenarono nella marcia da
parata, con le baionette immobili posate sulla spalla del soldato davanti. Su
una piazza d'armi piatta e uniforme il risultato avrebbe potuto essere un
solenne spettacolo di coordinazione e di sfoggio marziale, ma in un prato
disseminato di sterco bovino e di buche si tradusse in una rimozione
continua di orecchie. Il primo a perdere l'equilibrio auricolare fu
Gyngysi, un avvocato che, in quanto avvocato, se lo meritava. Da quella
volta non avrebbe pi preso parte a processi farsa.
Fu un mese brutto, veramente brutto, ma trattandosi per l'appunto di un
mese soltanto non riusc a essere insopportabilmente brutto. La maggior
parte del tempo gli propinarono i soliti giochetti militari, cercando di fargli
fare in cinque minuti un ammontare di sforzi che richiede mezz'ora. E
Dohnyi, il sergente-maggiore che non disse mai come si chiamava (Non
voglio che pensiate a me come a una persona, ma solo come a un maledetto
bastardo), ci teneva molto a farli correre in assetto di guerra, con addosso
dieci chili di equipaggiamento e la maschera antigas. La stranezza delle
123

maschere antigas, osserv Gyuri pensando che erano fatte per respirarci
dentro, era che respirarci dentro era praticamente impossibile, soprattutto
se si faceva qualcosa di leggermente pi impegnativo che stare fermi.
La sofferenza maggiore veniva dagli infiniti esercizi fisici. Anche per
Gyuri, atleta dilettante professionista, era arduo. Sugli studenti abituati a
una vita pi sedentaria produssero gli effetti voluti da Dohnyi: dolori
acuti, choc, incredulit per la quantit di supplizi che il corpo riusciva ad
assorbire in ventiquattrore. Il sonno borghese, sentenzi Dohnyi
prima di spedirli insieme con il sergente a sciropparsi una notte intera di
manovre. Il secondo giorno quasi tutti avevano assunto un'aria atterrita,
come se li stessero prendendo costantemente a pugni nello stomaco. Nei
momenti di sforzo particolarmente atroce, per esempio correndo con una
barella carica di ipotetici soldati feriti, Gyuri ripensava a un quadro che
aveva visto poco tempo prima, dove un soldato se ne stava sdraiato
comodamente in un prato a leggere pensoso, circondato da commilitoni
rilassati al limite del coma. Il quadro si intitolava: Soldato che legge,
circondato da commilitoni. Dohnyi avrebbe sparato a chiunque si fosse
fatto beccare sdraiato a pensare o a leggere.
Bench Dohnyi facesse del suo meglio per rendere le cose pi
raccapriccianti possibili, il clima, estivo in piena regola, caldo e
corroborante, lo trad. Talvolta l'afa era fastidiosa, ma d'estate la
disperazione non mai da suicidio. Le torture di Dohnyi, che in un
inverno freddo e fangoso sarebbero riuscite insopportabili e devastanti, in
fin dei conti risultarono digeribili. L'assenza di cedimenti lo lasci
visibilmente frustrato. In piedi vicino a Bencze, l'architetto, che era crollato
in mezzo a un prato sotto uno zaino carico di munizioni e, incapace di
rialzarsi, annaspava nell'erba come se stesse flebilmente tentando di
attraversare il prato a nuoto, Dohnyi aveva gridato pieno di
comprensione: Non ne puoi pi? Vuoi riposarti? Diserta, cos posso farti
fucilare. Continuava a consigliare inutilmente la diserzione e concludeva
sempre con la battuta: Vi faccio fucilare. Perch far perdere tempo agli
imperialisti?
Gli imperialisti erano un altro classico del repertorio di Dohnyi, un
uomo la cui conoscenza del mondo si basava sui pochi mesi in cui era stato
fuori dall'Ungheria a uccidere gente. Gli imperialisti sono alle porte. La
124

numero tre pu scoppiare da un giorno all'altro. Tre volte fortunati.


Naturalmente voi stronzi, se non altro in uniforme, non farete nessuna
differenza, ma non vogliamo che ve la facciate addosso nei rifugi civili
spaventando la popolazione. La cosa migliore per voi che appena
comincia la guerra vi scaviate una fossa, ci saltiate dentro e vi sotterriate.
Ma dov'erano gli imperialisti americani? E quelli britannici? O magari
quelli tedeschi? Erano anni e anni che si sentivano promettere imperialisti,
pens Gyuri con rabbia. A che gioco giocavano gli imperialisti? Si era
preparato la frase per accogliere gli invasori americani: Come mai ci
avete messo tutto 'sto tempo? Venite, vi porto da qualche comunista
interessante, che sarete certamente ansiosi di fucilare.
Il campo di addestramento e l'idea stessa di campo di addestramento
furono un totale spreco di tempo gentilmente inflitto dagli stessi che
avevano avuto altre idee brillanti come l'economia pianificata, in cui per
procurarti qualche bullone in pi dovevi annaspare oltre decine di ostacoli
per arrivare alla persona responsabile al Ministero, per poi scoprire che era
in ferie. A parte trovare conferma alle loro supposizioni circa l'estremit
del fucile da cui usciva la pallottola, i figli eroici dell'Ungheria democratica
appresero soltanto un'altra cosa: un odio formativo nei confronti
dell'esercito. Nel caso di Gyuri l'inutilit dell'addestramento fu doppia:
sebbene lo scopo del campo fosse fare di loro altrettanti vigorosi
condottieri, a lui non sarebbe stato permesso di fare carriera essendo un
nemico oggettivo di classe, per cui al massimo poteva aspirare a
diventare il caporale pi preparato di tutto l'esercito del Popolo.
Una volta tanto le lezioni di politica furono estremamente bene accette,
pur essendo noia allo stato puro. Tutti le aspettavano con ansia perch
almeno l se ne stavano seduti, non gli sbraitavano dietro e non si dovevano
premunire di maschera antigas. Dohnyi rimaneva in piedi in disparte,
palesemente furioso per quella tregua nella sua meticolosa dieta a base di
tormenti.
L'ufficiale che teneva le lezioni di politica era il tenente colonnello
Tibor Pataki, fatto che Gyuri era intenzionato a sfruttare per sfottere
abbondantemente Pataki non appena fosse tornato a Budapest, lontano dai
militari e dalla campagna, dove l'unica alternativa era fra erba ed
escrementi di vario genere. Il tenente colonnello Pataki era evidentemente
125

un insegnante molto impegnato: era arrivato su una macchina con autista,


fresco fresco da un altro corso. Dal tono monotono e senza esitazioni si
capiva che aveva molta pratica.
Naturalmente al generalissimo Stalin, cui dobbiamo la vita, che
rendiamo omaggio, ed il trionfo della strategia staliniana nella Grande
Guerra Patriottica che prendiamo a guida ed esempio, ma soprattutto
l'edizione ungherese delle opere di Stalin, nuova arma invincibile nelle
nostre mani, che ci consentir di seguire le orme del glorioso Esercito
Sovietico di Stalin, recit tutto d'un fiato davanti a una sfocata fotografia
in cornice di un ufficiale sovietico che, con fare esperto e professionale,
controllava la canna del fucile portogli da un soldato di fanteria sovietico,
il quale sorrideva compiaciuto e fiero della pulizia delle proprie dotazioni.
La fotografia era a sinistra del tenente colonnello Pataki. Alla sua destra ce
n'era un'altra, grigia, confusa, con tante piccole figure in fila che urgevano
striscioni con slogan indecifrabili. La didascalia diceva: Manifestazione
pacifista, Londra.
Il tenente colonnello Pataki riprese l'argomento, caro a Dohnyi, del
comunismo che si prepara a schiacciare sotto gli stivali le decadenti
nazioni borghesi, a trafiggerle con la baionetta e a infierire girando la lama
nella ferita, ma in termini molto pi raffinati e noiosi, per circa un quarto
d'ora, prima di intrattenersi nuovamente su Stalin, leader del Fronte di
Pace.
Se il tenente colonnello faceva sul serio, se credeva in quello che
diceva, pens Gyuri, c'era da piangere. E se non credeva all'immondo bolo
di assurdit che spiattellava come un pappagallo o un grammofono color
cachi, c'era lo stesso da piangere. C'era pi da piangere in un caso o
nell'altro? O forse si poteva prendere l'intera scena, con tutti quanti riuniti
nella baracca a fingere di assimilare i saggi insegnamenti che il tenente
colonnello fingeva di impartire, per una colossale e complicatissima presa
in giro. Forse un bel mattino si sarebbero svegliati tutti, in Ungheria, in
Polonia, in Cecoslovacchia, in Germania, in Romania, in Unione Sovietica
e persino in Albania, al suono delle omeriche risate di Stalin al Cremlino:
Non avrete mica pensato che facessi sul serio, vero?
Vivere attenendosi ai princpi bolscevichi era un'idea assurda quanto
quella di andare in giro con due dita ficcate nelle narici dalla mattina alla
126

sera. Almeno la Chiesa pretendeva che ci si presentasse una volta alla


settimana, ma per il resto era disposta a non impicciarsi. Se il potere al
popolo avesse comportato soltanto una predica di un'ora alla settimana,
pens Gyuri, avrebbe anche potuto accettarlo.
Esaminando il tenente colonnello, Gyuri era propenso a classificarlo
come un duro e puro, un minorato morale, un aborto etico. Questo sarebbe
sicuramente passato alla storia come il risultato pi duraturo e pi
magistrale ottenuto dal Movimento ungherese dei lavoratori: aver portato
alla luce, riunito e allevato tante merde da competizione. Quante
supermerde poteva produrre un paese piccolo come l'Ungheria? Centinaia?
Migliaia? No, i talent scout del Partito dei lavoratori avevano scritturato
centinaia di migliaia di stronzi in sembianze umane. Certo non tutti
sarebbero diventati manigoldi di serie A e, chiss, magari c'era anche chi
aveva aderito per sbaglio, credendo di far bene.
Ma per il pubblico dei coscritti quella predica inequivocabilmente
noiosa era almeno ingentilita dal contorno della distensione corporale; un
buon numero di membra di muscoli avevano avuto modo di riposarsi e,
mentre uscivano in fila dalla lezione di politica, si chiesero se avrebbero
avuto la fortuna di ripetere quell'esperienza.
Alla fine delle quattro settimane erano tutti talmente contenti di andare
via che non trovarono la forza di odiare veramente Dohnyi quando rivolse
loro alcune ingiurie d'addio: Mi dispiace vedervi partire, stronzi, ora che
se non altro state a malapena in piedi da soli. L'umanit ci avrebbe
guadagnato se foste crepati qui, ma non credo che farete molta strada,
coglioni semoventi che non siete altro. Non disturbatevi a ringraziarmi.
Gyuri e pochi altri furono tentati di rivolgergli qualche oscenit ma,
siccome non si pu mai sapere con certezza fin dove arriva la giurisdizione
militare, optarono per qualche saluto scomposto e corsero alla stazione.
Tornando a Budapest Gyuri si sent pi vecchio, pi vecchio, fiero di
aver superato le quattro settimane senza essersi buttato in ginocchio a
implorare piet. Alla vista della citt fu travolto da un torrente di
entusiasmo e di gratitudine. Quando scese dal treno per parecchi secondi
prov il desiderio di baciare la terra e la gioia di essere nuovamente nella
capitale dur fino a Thkly ut, dove la strizzata che gli inflisse la folla sul
tram gli fece perdere anche le ultime gocce di allegria.
127

Fu mentre percorreva a piedi l'ultimo tratto di Thkly ltper svoltare in


Dzsa Gyorgy ut che, con la coda dell'occhio, scorse una figura in una
rosticceria densamente popolata. Il suo subconscio diede una gomitata al
conscio e riconobbe Pataki in coda al banco. Osserv lo spettacolo
attraverso la vetrina per un po', quindi, per paura di perdersi il seguito,
entr tutto eccitato nel negozio.
Pataki era l, preso in mezzo a un sandwich di casalinghe dal fare
deciso, con una borsa della spesa in mano, un grosso cesto di paglia che a
Gyuri non parve far parte della dotazione ufficiale della famiglia Pataki.
Pataki avvert la presenza di Gyuri appena si avvicin. Per una frazione
di secondo ci fu un allarme generale, un impulso ad agire, un guizzo di
costernazione. Se Gyuri non lo avesse conosciuto dall'et di quattro anni,
quei movimenti fuggevoli e quasi esclusivamente sottocutanei sarebbero
passati inosservati. Cos come ci vuole un esperto qualificato per
riconoscere una banconota contraffatta, ci voleva un esperto patakiano per
riconoscere la sua indifferenza contraffatta, per individuare l'infinitesimale
turbamento, il protone di vergogna, quasi fosse stato sorpreso in flagrante
mentre tirava fuori l'arnese da un qualche erbivoro.
Il motivo di tanto stupore era che Pataki non andava mai a fare la spesa.
Mai. Per alcuni accessori maschili tipo vestiti e simili s, ma allora non si
trattava di entrare in un negozio, bens di convincere qualcuno a fornirgli
l'articolo richiesto mediante baratto, corruzione, ricatto o accattonaggio.
Anche a un'et pi malleabile, sui sei o sette anni, Pataki si era sempre
cocciutamente rifiutato di andare a fare la spesa, incurante di minacce o
incentivi. Pur non avendo mai dichiarato pubblicamente che si trattava di
una scelta di vita, la sua decisione implicava chiaramente che entrare nei
negozi era una cosa che non si fa, un'indebita appropriazione del tempo da
dedicare alle gite in barca, un oltraggio alla dignit virile. Quando Gyuri
era andato a ritirare il vestito dalla sarta di Angyalfld, Pataki non aveva
detto niente, ma il suo silenzio era stato eloquente: sei mio amico, quindi
passer sopra a questo attimo di deplorevole smarrimento, a questa triste
debolezza.
Pataki era il massimo esponente della toccata e fuga in amore, del
mordi e fuggi a remare. Gyuri non aveva ancora le prove nero su bianco,
ma presentiva che Pataki in coda per un pezzo di formaggio fosse sintomo
128

di un suo crollo dottrinale, che il suo dongiovannismo lo avesse piegato a


quei compiti muliebri.
Com'era l'esercito? lo salut Pataki in modo impeccabilmente
casuale, come se si fossero incontrati in palestra e non al banco dei
formaggi. Ti avranno offerto un posto da generale, spero.
stato esattamente come ci si aspetta che sia l'esercito, disse Gyuri.
Poi, incapace di trattenersi, and dritto alla giugulare. Fai la spesa per la
mamma, eh?
No. Bea mi ha chiesto di comprare due o tre cose per pranzo, rispose
Pataki. In un certo senso fu Pataki al meglio di s: il tono perfetto per una
normalissima, comunissima coda, quasi si trattasse semplicemente di una
coda in cui si parla di code e non di una resa incondizionata, del crollo
irreparabile delle regole di una giovane vita.
Dunque era Bea.
Quando lo avevano buttato fuori dall'Istituto di ragioneria non era stata
una sorpresa per nessuno. Pataki era giunto a sapere degli esami solo per
caso. Passava davanti alla scuola quando era stato sopraffatto da
un'incontenibile voglia di pisciare e andando al gabinetto aveva
fortuitamente scoperto il calendario degli esami. Aveva supplicato Gyuri di
ricordargli quali erano le materie che avrebbe dovuto studiare: si era
iscritto al corso di gestione delle scorte nell'industria leggera o a quello
avanzato di analisi dei costi? Era talmente indietro che anche copiare non
gli sarebbe servito a nulla.
Subito dopo Pataki aveva ottenuto un posto all'Accademia di arte
drammatica e cinematografica. Per ironia della sorte, non lo avevano
ammesso per la straordinaria performance con cui era sfuggito alle grinfie
dell'esercito, che lo avevano ghermito al volo non appena l'Istituto di
ragioneria lo aveva scaricato. Pataki aveva finto di avere un menisco
balordo e quindi aveva dovuto camminare con una gamba rigida per sei
settimane, senza un attimo di tregua, un'impresa degna di un maratoneta
che aveva richiesto ferrea verosimiglianza ventiquattr'ore su ventiquattro,
una recitazione drammatica priva di pause, bench, per la verit, la
potenziale ferocia dei critici non autorizzati costituisse un grande incentivo
a mantenere la corretta posizione da menisco difettoso. Un medico
129

compiacente assoldato da Istvn gliene aveva tolto uno sano dal ginocchio
destro e Pataki aveva ottenuto l'esonero dall'esercito. Prima ancora che il
ginocchio fosse guarito del tutto, era stato ammesso all'Accademia di arte
drammatica e cinematografica a studiare fotografia e quindi di nuovo
esentato dal servizio militare.
L'esistenza di Bea si era palesata a poco a poco, pi per le assenze di
Pataki che per la di lei presenza. Ma alla fine Pataki era stato sorpreso,
dopo aver detto a tutti che andava a prendere dei reagenti per lo sviluppo,
in coppia con Bea su una panchina con vista sul Danubio.
Gyuri e Rka li avevano scoperti mentre finivano di fare il giro
dell'isola Margherita di corsa.
La robustezza del suo saluto, la coreografia dei suoi movimenti, la
dolcezza melliflua della voce che dotava di vita propria ogni sillaba, lo
slancio del portamento avrebbero tradito l'aspirante attrice che era in Bea
anche senza che mostrasse la sua tessera da studentessa. Trovare Bea e
Pataki insieme su quella panchina era stato alquanto sorprendente, perch
la posizione ufficiale di Pataki in materia era che sedersi sulle panchine dei
giardini pubblici fosse roba da sempliciotti o da falliti.
Vi dispiace se ci sediamo anche noi? disse Gyuri accomodandosi
sull'erba vicino alla panchina. Lui e Rka si incollarono a Bea e Pataki,
supponendo che la cosa avrebbe intralciato, imbarazzato o infastidito
l'amico, il quale al contrario si mostr pi affabile che mai, come se non ci
fosse niente di pi naturale e di pi piacevole che starsene tutti e quattro a
guardare il Danubio. Stai mettendo qualcosa da parte per farmi un regalo,
vero? chiese Gyuri approfittando del fatto che Pataki era con le spalle al
muro per ricordargli la mancata comparsa di un regalo per il suo
compleanno, passato ormai da dieci giorni. Pataki ebbe un fremito, troppo
breve per essere notato da chi non fosse un consumato osservatore
patakiano, quindi lasci Gyuri di stucco porgendogli un volume incartato
con cura (doveva averlo incartato qualcun altro). Lo abbiamo appena
comprato, disse Pataki. Senza dubbio si riferiva al suo regalo di
compleanno, ma la riluttanza con cui glielo porse fu presto spiegata.
Il regalo era un libro, Scrittori ungheresi su Mtys Rkosi, un volume
pubblicato nel mese di marzo per celebrare il sessantesimo compleanno di
130

Rkosi. Proprio quello che desideravo, disse Gyuri ricorrendo a una


forma assai lieve di sarcasmo, visto che si richiedeva la minima ironia: non
solo quell'antologia era inequivocabilmente una cosa per cui Gyuri non
nutriva alcun interesse, ma aveva tanta voglia di portarsela a casa quanta di
conficcarsi un coltello seghettato nel palmo di una mano. Pataki doveva
averla comprata per s, per aggiornarsi sulle ultime novit in campo
letterario.
Era una raccolta di brani di autori ungheresi di primo piano che si
sarebbe potuta benissimo intitolare Leccare il culo: 35 variazioni sul tema.
L'unica vera abilit letteraria dell'opera consisteva nel ridurre al minimo
l'infamia e la vergogna insite nel comporre un panegirico su un orangutan
calvo diventato primo ministro e primo segretario del Partito dei lavoratori.
Non era difficile immaginarli comodamente seduti all'Unione degli
Scrittori a dirsi l'un l'altro: No, no, Zoli, non sono abbastanza all'altezza
per offrire il mio contributo. Sono sicuro che Jzsi o Laci riusciranno a
buttare gi qualcosa.
Bea era carina, ma non era certamente la pi bella delle ragazze di
Pataki, e in omaggio alla sua teatralit Gyuri lesse a voce alta la prima
opera del libro, una poesia di Zoltn Zelk. Anche al meglio di s Zelk era
a dir poco terrificante. Stranamente Pataki, i cui giudizi in campo poetico
di solito erano spietati, con Zelk era sempre indulgente, anche se sosteneva
che si potesse insegnare a qualsiasi cane dotato di ragionevole intelligenza
a comporre versi migliori di quelli di Zelk pescando parole a caso da un
cappello.
Il compagno Rkosi ha sessant'anni,
Non serve dire altro,
Se lo metto nero su bianco
Subito lo saprete
Il compagno Rkosi ha sessant'anni.
Forse grazie alle inflessioni che Gyuri abilmente dava alla lettura, Rka
scoppi a ridere fino alle lacrime. Riuscita a controllare l'ilarit, la sua
musa gli fece dono della strofa seguente: Il compagno Rkosi una testa

131

di cazzo, non serve dire altro, se lo metto nero su bianco subito lo saprete,
il compagno Rkosi una testa di cazzo.
Oh, sei ingiusto, lo rimprover gentilmente Bea. Rkosi un buon
diavolo, perch c' lui che mi sono iscritta al Partito. Fu come buttare
benzina sul fuoco. Piegati in due sull'erba, Gyuri e Rka risero tanto da
sentirsi male, con grande stupore di Bea che non intendeva farli ridere,
dato che parlava sul serio.
Pataki riusc a salvare la situazione svignandosela prima che qualcuno si
offendesse. Noi andiamo al cinema. Sar meglio che ci muoviamo. Lui e
Bea si avviarono tranquillamente verso la fermata dell'autobus. Tuttavia,
prima di congedarsi Bea tenne a chiarire che la sua ammirazione per
Rkosi era sincera. Ha fatto un gran bene a questo paese. Rka rimase
seriamente scioccato: sebbene non facesse discriminazioni di sorta
nell'aiutare le donne a raggiungere l'orgasmo, alla sua generosit si
accompagnavano granitici princpi morali che gli impedivano qualsiasi tipo
di rapporto con il Partito. A Gyuri Bea parve piuttosto una che non aveva
riflettuto molto su Rkosi & Co., una che non aveva riflettuto molto su
nulla. Per lei il Partito voleva dire occasioni mondane, incontri, canzoni,
discorsi, copioni.
Che cosa crede di fare? continuava a chiedere Rka con toni retorici.
Non ti sembra l'ora che il Partito gli mostri la sua faccia migliore?
ribatt Gyuri sfogliando l'omaggio a Rkoi e chiedendosi se avrebbe
trovato qualcuno tanto stupidi da accettare un baratto. C'era un solo
tesserato in buona fede nel Locomotive, Peter, un ragazzo di campagna che
veniva da Kecskemt ed era ottusamente favorevole al nuovo ordine, come
poteva esserlo solo chi era stato salvato da una regione in cui l'evento pi
sensazionale era la pigra emissione di ossigeno da parte della vegetazione
locale. Peter non faceva altro che frequentare corsi e sprizzava ottimismo
ed entusiasmo socialista per la vita da tutti i pori. Sarebbe stato l'ideale per
una di quelle foto di giovani ungheresi che osservano con un misto di
trasporto e di orgoglio gli ultimi progressi compiuti dal potere popolare.
Inoltre Peter non si separava mai da libri come Stalin: una breve biografia
(mai abbastanza breve, commentavano gli altri) e nei momenti liberi li
studiava lentamente, sottolineando i brani che gli sembravano ricchi di
particolare significato. Che Peter fosse disposto a barattare qualche genere
132

squisitamente appetitoso mandatogli dai suoi premurosi familiari con


quell'importante opera letteraria?
Ma che cosa crede di fare? insistette Rka. Lo stupore di Rka
sarebbe stato, se possibile, ancora pi grande se avesse saputo che il padre
di Pataki, un ragioniere che aveva preso la strada della socialdemocrazia,
aveva passato il 1951 legato in un sotterraneo dell'AVO. Il padre di Pataki
lo aveva detto soltanto al figlio e questi lo aveva detto soltanto a Gyuri. In
gennaio Gspr era stato prelevato come da copione e invitato a recarsi in
Andrssy ut per testimoniare. Aveva cominciato a sospettare qualcosa
quando lo avevano legato dalle spalle alle caviglie in una specie di camicia
di forza integrale fatta di corda, in un bozzolo di canapa, e depositato in
uno scantinato buio dove era rimasto per circa una settimana. Dopo di che
lo avevano slegato in una stanza per interrogatori e gli avevano dato un
pugno in faccia intimando:
Confessa qualcosa. Sorprendici. Intrattienici.
Gspr non aveva potuto fare altro che dire che doveva esserci un
equivoco ed emettere qualche lamento quando avevano cercato di
convincerlo a parlare a suon di pugni. Sentenziando Chi ha arrestato
questo insulso bastardo? lo avevano buttato di nuovo nello scantinato,
dove era rimasto fino alla fine dell'anno. Per mangiare era costretto a
mettere la faccia nella gavetta che di tanto in tanto qualcuno introduceva
nella cella. Si sentiva come una busta fra la corrispondenza in arrivo, che
aspetta di essere aperta. Da fuori gli giungevano ogni tanto stralci di
conversazione: Non ti serve un socialdemocratico, Jen? Cosa credi, di
essere nel 1950? Che ne diresti di un ragioniere? A me non serve
proprio. Hai esagerato di nuovo? Ricorda quello che diceva Belkin, non
arrestarne mai pi di quanti te ne servano, se no sono grane e scartoffie.
Ogni cinque o sei settimane lo portavano a lavarsi. Una volta aveva
fatto la doccia insieme a uno che assomigliava in modo impressionante a
Jnos Kdr, l'ex ministro degli Interni comunista. Aveva anche la stessa
voce di Kdr. Quanto potr durare ancora? aveva detto il sosia di
Kdr. In quelle circostanze Gspr non era riuscito a trovare niente da
dire.

133

Finalmente poco prima di Natale nello scantinato era entrato uno che lo
aveva slegato e gli aveva detto: Togliti dalle balle! Abbiamo bisogno di
questa cella. Per sua fortuna fuori stava passando uno dei cinque taxi di
Budapest (Lavoro soprattutto in questa zona, gli aveva spiegato
l'autista), perch il tragitto dallo scantinato alla strada gli aveva gi
mandato i muscoli in bancarotta.
Gspr, che non era mai stato un tipo particolarmente estroverso, era
diventato ancora pi schiavo della poltrona di Elek, schiacciato dalla
sofferenza fisica, dalla vergogna della prigionia e in pi dall'umiliazione
ulteriore di essere stato giudicato troppo insulso per essere inserito in un
complotto.
Agli amici Pataki aveva presentato la relazione con Bea con una
sbruffonata: Il Partito mi ha fottuto e io mi fotto il Partito, ma adesso, in
coda insieme a lui per tre deca di formaggio Anik, Gyuri si rese conto che
era la fine. Da una parte, avrebbe voluto avere con s il proprio diario per
scriverci denigrazioni, prese in giro e punzecchiamenti che sarebbero
bastati per mesi. Sorprendere Pataki con la borsa della spesa in mano
significava avere scoperto una vena di comicit praticamente illimitata,
dall'epigramma al poema epico. Passavo per Thkly ut e... D'altra
parte, per, Gyuri era addolorato. Pataki era una figura eroica nella
battaglia dei sessi: invincibile, indomito, immune ai colpi che mandavano
gli altri al tappeto. Ed ecco che il pi grande dei grandi era caduto, con una
borsa della spesa in mano. Pataki era diventato mortale.
Lungo le pareti del negozio erano allineati enormi barattoli di cetriolini
che spadroneggiavano di fronte a piccoli barattoli di conserva di
albicocche. Tutte le superfici libere della bottega erano occupate da
barattoli riempiti fino all'orlo. Era l'unica cosa che si trovasse in tutta
l'Ungheria, in tutti i negozi come quello: cetrioli sottaceto e conserva di
albicocche. Se a uno i cetrioli sottaceto e la conserva di albicocche
piacevano molto, l'Ungheria era il paese giusto. Una tale abbondanza di
cetrioli sottaceto e conserva di albicocche era gi qualcosa, pens Gyuri,
visti gli esordi dell'Ungheria nella seconda met del XX secolo.
Era quello il genere di stagnazione organica, di stasi in bella vista, di
obbedienza sottovetro che avrebbero voluto dai cittadini, immagazzinati
nelle loro case come prodotti che non richiedono cure, impassibili di fronte
134

alla lentezza della rete di distribuzione, docili su uno scaffale finch non
c' bisogno di loro.

135

Luglio 1954
Infuriato per l'ingiustizia di un regime che voleva fare di lui un
ragioniere, Gyuri and alla sua lezione di inglese.
Makkai abitava in una traversa di lli ut e, cosa inusuale per essere
uno che Gyuri frequentava regolarmente, solo al secondo piano. Non aveva
una casa spaziosa, ma in qualit di diplomatico d'anteguerra e attuale
borghese impenitente, Makkai ospitava in maniera permanente, legale e
forzata un figlio della terra, che lavorava sodo per la pace internazionale e
studiava alla scuola del Partito.
Makkai di solito dava la stura alle lamentazioni non appena apriva la
porta a Gyuri, inveendo contro il pensionante mentre lo faceva
accomodare.
Non mi importa che sia comunista. Non mi importa che mi lasci i
discorsi di Rkosi sparsi dappertutto. Non mi importa che sia un balordo
imbecille - dopo tutto sempre meglio non giudicare il prossimo - quello
che mi urta che puzza. imperdonabile, imperdonabile. In tempo di
guerra ci era capitato per casa un ufficiale delle SS, massacratore,
torturatore di bambini e reo di chiss cos'altro. Lo sopportavo, mentre
questo no. E non credere che esageri. Non si tratta di quella sporcizia da
"stamattina non ho avuto tempo di lavarmi", assolutamente no. il sentore
inconfondibile di chi non ha nemmeno un ricordo d'infanzia del sapone, un
odore che si taglia con il coltello.
Ho provato a fare qualche allusione, tipo elogi quotidiani dell'acqua
corrente, asciugamani puliti in punti strategici della sua stanza, resoconti
dettagliati di quanto mi costato acquistare e installare una nuova doccia.
Mi sono perfino inventato falsi articoli di giornale secondo cui lavarsi
regolarmente pu allungare di vent'anni l'aspettativa di vita, oppure
secondo cui il compagno Rkosi ha sottolineato quanto importante che i
bravi comunisti si lavino le ascelle, con lo slogan "Pulito sinonimo di
sovietico". Niente. Gli ho persino regalato due lussuose saponette il primo
maggio.

136

Makkai sembrava un tantino indiscreto per uno costretto a coabitare con


un quadro di partito, o forse si teneva tutta l'indiscrezione per Gyuri.
L'anno precedente, alla morte di Stalin, uscendo dall'Istituto di ragioneria
Gyuri aveva sorpreso la compagna Kompn in ginocchio davanti al busto
di Stalin nell'atrio, scossa da singhiozzi incontrollabili, come accade a chi
ha perso un parente stretto. Quando Gyuri si era iscritto all'istituto, era stata
abbastanza gentile e, dal momento che era un nemico oggettivo di
classe, gli aveva detto: Ti terr d'occhio, Fischer. Dovrai impegnarti il
doppio degli altri, per rimediare alle tue origini. Non l'aveva detto con
malignit o prepotenza, ma in tono incoraggiante, indulgente, esprimendo
ci che qualsiasi funzionario del Partito avrebbe pensato dopo aver letto il
dossier che seguiva Gyuri dappertutto, le sue credenziali morali.
La compagna Kompn era cos affranta che Gyuri aveva pensato di
consolarla per cortesia, ma poi aveva deciso che non sarebbe servito e se
n'era andato a lezione di inglese.
Quando arriv a casa di Makkai, lo trov che ballava sul tavolo: svel a
Gyuri che erano quarant'anni che non lo faceva e per questo era fuori
allenamento. And in di,pensa a prendere una bottiglia di champagne.
Purtroppo sovietico: l'ho tenuto in fresco per anni, per essere sempre
pronto a festeggiare. La lezione quel giorno consistette in brindisi al per
nulla compianto Iosif Visarionovic e in una serie di epiteti selezionati tra i
pi infanganti. Beato te che sei giovane. Non pu pi durare a lungo,
ormai, dichiar Makkai. Avrai la possibilit di andare in pellegrinaggio a
urinare sulla tomba di Stalin, anche se quando arriver il tuo turno forse
sarai gi vecchio. Era la prima volta che lo vedeva sorridere: in quattro
anni di lezioni private l'afflitto Makkai non aveva mai dato segno di
apprezzare alcunch. Gyuri credeva di conoscerlo bene: vedovo senza figli,
tetro studioso la cui erudizione, lungi dal procurargli stima, ricchezze o
almeno un posto sicuro, era diventata un handicap, come fosse incatenato
alla carcassa in decomposizione di un elefante. Quel sorriso lasci
intravedere a Gyuri interi settori di Makkai a lui sconosciuti, come quando
si gira un vaso polveroso in cima a una credenza e si scopre che dietro c'
un disegno mai visto.
Quando sent alla radio la notizia della morte di Stalin, Gyuri si stava
lavando i capelli. A parte la sensazione di intenso benessere che lo pervase,
137

la prima cosa che gli venne in mente fu se l'intero sistema sarebbe crollato
prima che lui sostenesse l'esame di marxismo-leninismo che doveva dare la
settimana successiva. Poteva contare sulla caduta del comunismo o doveva
proprio mettersi a studiare Marx?
La seconda fu come meglio mancare di rispetto nei dieci minuti di
silenzio decretati per il giorno seguente.
Quando in seguito vide al cinema il filmato sulla citt di Budapest che
rendeva omaggio alla memoria di Stalin interrompendo ogni attivit, gli
operai con la faccia scura immobili sul ciglio della strada, i ferrovieri con
la faccia ancora pi scura che facevano fischiare le locomotive, folle di
persone vestite di nero che si accalcavano verso l'enorme statua di Stalin in
piazza Hsk, quando vide tutto ci, Gyuri rimpianse di non essere riuscito
a invitare una troupe di cameraman a casa sua perch immortalasse l'unica
parte di lui che stava sull'attenti, infilata e sfilata ritmicamente dentro e
fuori una sua ex ormai sposata, ma sempre disponibile a tuffi nel passato.
Gyuri guard il cinegiornale diverse volte perch in un'inquadratura
della folla intorno alla statua di Stalin si vedeva, microscopica, la finestra
della sua camera da letto e questo gli permetteva, con un po'
d'immaginazione, di rivivere le gioie del suo lutto, che le telecamere
avevano soltanto sfiorato.
Ma la morte di Stalin, sebbene l'avesse fatto quasi impazzire di gioia,
non aveva cambiato molto le cose. Rkosi aveva abbassato un po' la cresta
e Nagy era diventato primo ministro. Gyuri aveva sentito dire che certi
detenuti erano stati liberati, ma dal punto di vista monumentale Stalin
resisteva. La statua di bronzo alta otto metri, eretta sulle rovine di una
chiesa demolita al termine della guerra, era la prima cosa che si vedeva
dalla finestra della camera da letto di Gyuri, che lo considerava un affronto
fallico del destino nei suoi confronti. Nagy naturalmente era diverso da
Rkosi. Aveva i baffi, Rkosi invece no. Inoltre Nagy aveva ancora
qualche capello. Ma la statua di Stalin era ancora l a sodomizzare il
panorama di Budapest, spogliando delle ultime tracce di dignit una
capitale che doveva ancora riprendersi dalla sbornia del dopoguerra.
Quella sera Makkai gli apr prima ancora che avesse suonato il
campanello. Tre a due per i tedeschi, dichiar. Devono averla
138

comprata. Distrutto dalla contabilit, incattivito e frustrato dal corso di


ragioneria, intontito dalla noia, Gyuri non si era interessato della finale di
Coppa del Mondo che aveva monopolizzato l'attenzione di tutti: Ungheria Germania Ovest. Non era certo dell'umore giusto per una lezione d'inglese,
ma siccome Makkai non aveva il telefono e non sapeva come annullarla, si
era presentato per non offendere Makkai, che era un esperto conoscitore
del galateo e amava dare lezioni di lingua. Makkai non prendeva molto per
due ore di lezione, anche se per Gyuri era comunque un sacrificio. Aveva
l'impressione che non insegnasse per soldi (sebbene certamente gli
facessero comodo) quanto per attirare in casa sua un certo pubblico e per
essere preso sul serio per un po'. Per strada era un pensionato come gli
altri, una vecchia scoreggia senza posizione, senza polso, senza lavoro,
senza soldi, mentre in cattedra era un abile gestore di tesori intellettuali.
Quelle infusioni di stima erano vitali per Makkai, che ringiovaniva di
qualche anno parlando di sintassi e pronuncia inglese e della vita in
Inghilterra, dove aveva lavorato all'ambasciata ungherese. Un palazzo
meraviglioso. Non avremmo potuto permettercelo, ma era un'eredit degli
Asburgo. Noi abbiamo preso l'antico palazzo degli Asburgo a Londra, gli
austriaci quello di Parigi e i cechi hanno fatto i salti di gioia per quello di
Berlino. Cos imparano.
Gyuri si sedette e aspett Pataki, che improvvisamente aveva deciso di
mettersi a imparare l'inglese anche lui. Pataki aveva anche deciso che il
modo migliore per farlo era assistere alle lezioni di Gyuri. Questi gli aveva
fatto notare che ormai era molto pi avanti di lui, ma Pataki non si era
lasciato scoraggiare e gli aveva assicurato che si sarebbe messo presto al
passo.
Tre a due, ripet Makkai, sbigottito di fronte al risultato della partita
di calcio, ammutolito come ogni altro ungherese a parte Gyuri, che era
troppo preso dalle proprie disgrazie contabili. Insieme con il resto della
squadra, Pusks, l'uomo dalle gambe inarrestabili e dai piedi d'oro, era
l'unico depositario dell'orgoglio nazionale. In termini contabili l'Ungheria
aveva solo una cosa a suo credito: il genio del calcio, Pusks. Tarchiato,
grassoccio, a vederlo faceva ridere i polli (stava alla larga dagli allenamenti
forse ancora pi di Pataki) ma sul campo vedeva quel che a tutti gli altri
sfuggiva e finiva invariabilmente per mettere la palla in rete. Anche gli altri
139

giocatori erano in gamba, ma Pusks era il piccolo gigante della squadra.


Avevano persino annientato l'Inghilterra per cinque a uno per cui tutti
erano sicuri che avrebbero battuto i tedeschi in finale.
L'hanno comprata, sicuro. I tedeschi avranno tirato fuori una bella
cifra. Avranno offerto un prestito al governo o chiss che cosa. Li devono
avere obbligati a perdere, diceva Makkai.
La lezione sarebbe dovuta iniziare gi da cinque minuti, ma di Pataki
non c'era ancora la minima traccia. Makkai decise di concedersi una tazza
di caff brasiliano, che gli faceva arrivare a Budapest un cugino che viveva
a Colonia. Sono stato fortunato: questa volta alla dogana me ne hanno
fregato solo met. Di solito scompare tutto il pacchetto, comment
Makkai. Ma forse sono ingiusto nei confronti dei doganieri, potrebbe
essere stato il postino. Il compito rifiuto di Gyuri resistette solo fino alla
seconda offerta.
Le lezioni di inglese andavano bene. Gyuri aveva raggiunto il livello in
cui poteva aprire coraggiosamente qualsiasi libro senza che le pagine
avessero segreti per lui. A volle trovava punti oscuri, attimi di confusione,
ma in genere il grosso del significato riusciva ad afferrarlo. Ne era molto
contento, perch, in fondo in fondo, aveva studiato saltuariamente e di
sera, quando spesso era stanco morto per via della pallacanestro. Il fascino
pi grande dell'inglese era che lo parlavano esclusivamente dei bastardi
imperialisti decadenti, gentaglia come i grassi capitalisti di Wall Street i) i
loro complici costruttori dell'impero britannico. Il bello era che l'inglese
non era obbligatorio come il russo e che non era facile studiarlo in quanto
considerato fiacco, infamante e antigienico, a differenza dei testi cirillici
robusti e purificatori.
Gyuri aveva dato diversi esami di russo, che consistevano nell'imparare
a memoria frasi come Compagno, sono arrivati i delegati del Sindacato
dei lavoratori siderurgici? oppure Come va oggi l'egemonia del
proletariato?. Per passare praticamente bastava infarcire temi e
conversazioni di un buon numero di compagno. Gyuri era fiero di avere
preso i voti pi bassi possibile e di avere gi dimenticato tutte quelle
nozioni, crollate come un castello di carte appena messo piede fuori
dell'aula.

140

Si era cimentato con il suo inglese una sola volta, in occasione di una
visita dell'allenatore della squadra di basket dell'Universit di Manchester.
Gyuri aveva avuto l'incarico di fare da tramite fra l'ospite e i padroni di
casa. Aveva scoperto con orrore di non capire neanche una parola, neanche
una sillaba di quel che diceva costui, tanto che aveva preso da parte il
rappresentante del Ministero per accertarsi che l'uomo parlasse
effettivamente inglese. Credo, si era sentito rispondere. scozzese.
Gyuri aveva finito per doversi inventare domande e risposte lunghe pi o
meno quanto le frasi pronunciate dallo scozzese. Erano rimasti tutti
soddisfatti.
Ecco, gli disse Makkai porgendogli il caff, tanto caffeinato che si
sentiva a cinque passi di distanza, scuro e profumato d'estero. Brasile,
pens Gyuri assaggiandolo: caff, spiagge, fascisti ungheresi in quantit. A
parte questi ultimi, come destinazione il Brasile non sarebbe stato male.
Pataki, che non aveva mai dato troppo peso al tempo e al suo scorrere,
non era ancora arrivato. Anche sovietizzato al punto da portare dodici
orologi al polso, non sarebbe comunque riuscito ad arrivare puntuale. La
sua mancanza di sincronismo con il resto del mondo si era aggravata da
quando Bea lo aveva piantato. Pataki non lo aveva mai ammesso, non
riconosceva che Bea lo aveva scaricato, mollato da grande altezza, ma
l'inizio della sua relazione con uno degli attori pi affermati, pi influenti e
pi pagati d'Ungheria era coinciso con tre giorni in cui Pataki non si era
alzato da letto, incapace di trovare il coraggio di lavarsi i denti o di
affrontare un tte--tte con Elek. Dai, lo aveva esortato Gyuri quando
era a contatto con il letto ormai da quarantotto ore, tirati su e andiamo a
remare. Pataki si era voltato dall'altra parte per impedire a Gyuri di
intaccargli l'umor nero.
Francamente, non vedo motivo per rimanere lucidi. Non ne vale la
pena, aveva replicato. Comportati da uomo, aveva insistito Gyuri,
pensa alle facciate che ho preso io.
S, ma tu ci sei abituato era stata la risposta.
Neppure Hepp era riuscito a persuadere Pataki a mettersi in posizione
verticale. Il terzo giorno per si alz e Gyuri lo vide saltellare per la strada

141

con un pallone da pallacanestro e l'aria di andare di fretta. Che cosa


successo? gli aveva domandato. Ho un'erezione.
Pataki entr con venti minuti di ritardo dichiarando: Tre a due per i
tedeschi. Devono averla comprata. Pataki e Makkai si scambiarono
commenti indignati sull'infamia e la turpitudine di quegli anni, infastidendo
non poco Gyuri. Tuttavia, una volta iniziata la lezione, Gyuri riacquist il
proprio equilibrio e ci prese gusto a vedere Pataki assolutamente
disorientato di fronte a una lingua di cui non capiva nemmeno una parola,
con Makkai che passava ancora una volta in rassegna il vocabolario
olfattivo dell'inglese snocciolando trenta aggettivi per descrivere la natura
miasmatica degli anfratti corporei del suo pensionante. Gyuri si rese conto
che Pataki avrebbe lasciato perdere.
Nel congedarli, Makkai torn sull'argomento pensionante. Frequenta
un corso triennale alla scuola del Partito. Tre anni! Ma quanto ci vuole per
imparare a dire "S, compagno"? Insistette per mostrare a Pataki la
camera dello sgradito ospite, a ulteriore dimostrazione della potenza
dell'olezzo. Che cosa posso fare? Sapete dove posso comprare del vetro
tritato fine?
Perch non scrive ad Andrssy ut? sugger Pataki. Potrebbe riferire
di averlo visto aggirarsi in prossimit dell'ambasciata americana con un
paio di baffi finti. Se ci riesce, gli infili anche due dollari sotto il cuscino e
il gioco fatto.
Makkai stava per mettersi a ridere, poi si rese conto che Pataki non
scherzava e fece un cenno del capo che si poteva prestare a diverse
interpretazioni.
Anche se sul tram non c'era nessuno a parte Gyuri e Pataki, era pur
sempre un luogo inequivocabilmente pubblico quello in cui Pataki estrasse
dalla borsa da viaggio in cui teneva le sue apparecchiature fotografiche una
cartellina piuttosto sottile e la porse a Gyuri. il tuo regalo di
compleanno, in ritardo, spieg.
Sulla cartellina c'era la sigla AVH, ultima versione della denominazione
AVO, e sotto, a caratteri pi piccoli, la dicitura strettamente riservato.
Dentro c'era l'incartamento di Gyuri, il dossier del Ministero degli Interni,
con tanto di profilo e giudizio civile e ideologico. C'erano data di nascita e
142

nome, ma la data di nascita era sbagliata e uno dei nomi era scritto male.
Con grafia ornata e inchiostro blu qualcuno aveva annotato soltanto
Niente da segnalare. Era il commento pi offensivo che avesse mai
ricevuto, che batteva di gran lunga le osservazioni caustiche degli
insegnanti. Lo stato di polizia non lo considerava un elemento da
sorvegliare, non lo riteneva abbastanza interessante da meritare ulteriore
attenzione.
Dove l'hai preso? domand Gyuri sentendosi decisamente a disagio
con un simile documento del Ministero degli Interni per le mani.
Me l'ha dato gnes, la cantante della polizia segreta. Se si sa a chi
chiedere e come chiedere, si ottiene tutto. Gyuri sapeva, sia pur avendo
solo una conoscenza approssimativa delle ragazze che si avvicendavano a
ritmi sostenuti nella camera da letto di Pataki, che aveva avuto una
relazione con una dattilografa dell'AVO, la quale per giunta cantava nel
coro femminile dell'AVO, che allietava l'ambasciatore sovietico nelle
grandi occasioni. Era la ragazza pi rossa che avesse mai avuto e
frequentava un corso serale di sceneggiatura all'Accademia di arte
drammatica e cinematografica per vivacizzare le confessioni, secondo
quel che diceva Pataki.
Non avevano molto da dire sul mio conto, dichiar Gyuri.
Ammettiamolo: non si entra nell'AVO se si ha voglia di lavorare.
Dovresti vedere il mio, comunque, disse Palala tirando fuori una cartella
spessa come un'enciclopedia. Non avrei mai immaginato che avessero
tante collaboratrici, compresa quella caldissima spazzacamino che ho
brevemente frequentato nel '49. Non ho ancora finito di leggerlo, disse
poi sfogliando il plico. Ma di sicuro ce una spia nel Locomotive. Si
infil una mano in tasca e ne estrasse una tessera. In ogni caso, grazie ad
gnes, sono preparato. Mostr un tesserino di riconoscimento dell'AVO,
con su la sua foto e il suo nome.
La sorpresa di Gyuri aveva appena iniziato il lungo viaggio verso la
superficie quando, dal tram che sferragliava in Muzeum Krut, videro e
sentirono una gran folla che si agitava dalle parti di Brdy Sndor utca.
Non sar mica il compleanno della mamma di Lenin? domand Pataki,

143

per quanto il raduno avesse un che di insolitamente poco ufficiale. Scesero


dal tram per andare a dare un'occhiata da vicino.
Intorno alla sede della Radio ungherese c'erano centinaia di persone. Fu
subito chiaro che l'assembramento era dovuto alla delusione per il risultato
della finale della Coppa del Mondo. Ogni tanto esplodevano slogan
scanditi Vogliamo giustizia! e Truffa, truffa, truffa!.
Pi che altro, Gyuri rimase scioccato da quella presa di posizione
pubblica: non ne vedeva da anni, dalle elezioni del '45. Andiamo a vedere
da vicino, propose Pataki facendosi largo. La folla sembrava sul punto di
travolgere il cordone di AVO armati e dall'aria infelice all'ingresso della
Radio. Pataki era ansioso di arrivare al fronte d'urto e, nonostante le riserve
di Gyuri, il moto della folla li spingeva sempre pi vicino agli irascibili
armigeri che difendevano l'autorit dello Stato.
A rendere pi acuto lo sconforto di Gyuri, proprio in quel momento
l'ufficiale in comando stava per perdere la pazienza. Gyuri non capiva che
cosa volesse la gente. Non era chiaro se considerassero la radio pi
tangibilmente rappresentativa del potere rispetto al parlamento e quindi
preferissero sfogarsi con quella, o se volessero trasmettere un comunicato.
Forse ce l'avevano con il commento della partita. L'ufficiale al comando
del contingente AVO continuava a ripetere ad alta voce: Per l'ultima
volta, state indietro e tornatevene a casa.
Per l'ultima volta, fatti i cazzi tuoi, grid uno accanto a Gyuri. La
folla era furibonda e sorprendentemente sicura di s, tenuto conto del fatto
che, mentre loro non avevano che la collera, gli AVO avevano il fucile ed
erano notoriamente capaci di sparare sulla gente.
L'ufficiale continuava a ordinare alla folla di disperdersi e quelli che
non gli stavano immediatamente davanti, ma riuscivano a farsi sentire,
continuavano a dirgli di farsi i cazzi suoi. Anche Gyuri, trascinato
dall'entusiasmo, snocciol una buona dose di contumelie, visto che
sembrava la cosa giusta da fare. Gli AVO avanzarono e la folla non arretr.
Tre AVO caddero a terra e si ud un urlo di giubilo L'ho preso in pieno
nelle palle. Un sasso mand in frantumi una finestra del palazzo della
Radio.

144

A quel punto spararono in aria. Il divertimento era finito. Gyuri, come


molti altri, decise che morire sarebbe stata una reazione spropositata alla
papera del portiere ungherese. Si mise a correre pi forte che poteva nello
spazio millimetrico lasciatogli da chi aveva davanti. Gli AVO incalzavano
con il calcio del fucile. Per sgomberare la strada ci volle un po', ma tutti
ormai scappavano a rotta di collo.
Gyuri, la cui attenzione era stata concentrata esclusivamente sulla
necessit di levare al pi presto le tende, scopr che Pataki era scomparso.
Non lo preoccup il pensiero che fosse fra quelli stesi sull'asfalto
impegnato a tenersi insieme la testa con le mani. Pens piuttosto che
avesse legato con qualche avvenente contestatrice.
Tornato a casa, trov Elek che ascoltava alla radio i commenti sulle
imprese vandaliche dei teppisti scatenati per le strade di Budapest. Era
bello essere famosi.
Stasera ho imparato una cosa interessante, confid a Elek. Agli
ungheresi della dittatura importa poco, ma perdere una partita di calcio s
che li manda in bestia.

145

Novembre 1955
L'uomo russava, russava cos forte, cos fragorosamente che sarebbe
stato troppo anche per uno sorretto da una dose infinita di tolleranza. Gyuri
e gli altri passeggeri, dotati soltanto di una normale indulgenza, sentirono
la propria sopportazione schiacciarsi come un afide sotto una mazza.
Aveva l'aria di un meccanico, un che di umile e di civile. Le penne nel
taschino della camicia testimoniavano un'istruzione e una cultura
rudimentali e l'abilit con cui si soffiava il naso con la mano destra e con
un solo gesto riusciva a proiettare il muco fuori dal finestrino aperto
testimoniava lunghi periodi di cantiere. Era salito sul treno a Budapest e
aveva sistemato le sue misere cose sulla reticella, si era seduto in uno dei
posti vicino alla porta, aveva appoggiato la testa al vetro e si era
addormentato, all'istante, senza preamboli.
Nel giro di pochi secondi aveva cominciato a russare. Come se venisse
da una grande distanza, dapprima leggero, quel suono era cresciuto
costantemente fino a diventare un frastuono portentoso che eruttava dalla
bocca spalancata dell'uomo. Gli altri si erano guardati, prima con una sorta
di tacito divertimento, poi con stupore e infine con aperta irritazione. La
cosa strana della gente che si comportava male, che lasciava traboccare
sugli altri la propria villania, osserv Gyuri fra s, era che di solito
rimanevano pi imbarazzate le vittime che i colpevoli.
Il volume della russata era fenomenale. Un leggero raspare intermittente
sarebbe stato sopportabile, ma i polmoni del meccanico tempestavano i
timpani dei compagni di viaggio senza piet. Inoltre, a dire il vero, era
quanto mai sgradevole essere messi a parte del lavorio interno di un
meccanico corpulento, assistere in prima fila allo spettacolo delle sue
vicissitudini respiratorie. C'erano sporadici momenti di calma che
producevano un ottimistico senso di sollievo, di speranza che l'assedio
uditivo fosse stato levato, ma quegli intervalli di silenzio servivano solo ad
affilare le armi per un nuovo assalto pi serrato e agguerrito.
Gyuri, dalla parte opposta dello scompartimento, non aveva modo di
impedire all'uomo di russare, ma quelli che erano seduti pi vicino
146

cercarono di abbassare il volume. Colpi di tosse discreti seguiti da colpi di


tosse meno discreti, urla, spinte e spintoni non riuscirono a fargli perdere
nemmeno un colpo. La donna con il fazzoletto in testa cominci a
schioccare forte la lingua, come si fa per imitare il verso delle galline. Il
ronfare vacill e scomparve sopraffatto dal chiocciare. Con mio marito
funziona sempre, proclam orgogliosa, ma il russare ne approfitt per
ripartire a piena andatura sulla corsia di sorpasso. L'uomo che gli stava
seduto di fronte prov a passare una potente salsiccia all'aglio sotto il naso
del dormiente. Nulla da fare. Il meccanico continu a russare beatamente.
Quel letargo imperturbabile, quel sonno senza sforzo suscitarono
l'ammirazione di Gyuri, oltre che la sua irritazione. Lui sul treno non era
mai riuscito a dormire, al massimo cadeva in un confuso stato di ebetudine
ancora peggiore della stanchezza.
Lo sbandieratore di salsicce si andava facendo nervoso e aggressivo nei
confronti di quel tanghero avvinghiato alle braccia di Morfeo, del tutto
indifferente alle suppliche e alle angherie di cui era oggetto. Se non fosse
stato per l'eclatante va e vieni dell'aria, l'assenza di reazioni da parli del
dormiente sarebbe stata piuttosto preoccupante, tanto restio era il suo corpo
a fare il proprio dovere e trasmettere i reclami a chi di competenza.
Mio caro signore, disse l'occhialuto protestatore dando un altro
spintone al meccanico, lei russa piuttosto Forte. Per sfuggire al rombo di
tuono palatale Gyuri usc dallo scompartimento.
Che dono riuscire a dormire in quel modo, pens. Che piacere dormire
per risvegliarsi soltanto a cose cambiate. Uno degli aspetti peggiori era
quello: la noia. La dittatura del proletariato, a parte l'asprezza e la brutalit
del suo dispotismo, era terribilmente noiosa. Non era il genere di tirannide
da invitare a una festa, non reggeva il confronto con le grandi tirannidi del
passato, di Caligola, oppure di Nerone. Quelle s che erano tirannie, con
eccessi, colore, grande abbondanza di fornicazione, direzione artistica,
eccitazione sfrenata, panem et circenses. E a noi che cosa toccato?
rimugin Gyuri. Panem quasi niente e, quanto ai circenses, solo quelli in
cui dei tizi con una palla rossa al posto del naso corrono intorno a una pista
piena di segatura.

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Non solo doveva toccarmi una dittatura, pens furioso, ma per giunta
una dittatura abborracciata, di terza categoria, una dittatura noiosa. Potevo
starmene a Budapest e andare a vedere il Boris Godunov, pens. Lo aveva
visto solo quattro volte. Un altro trionfo, per certi versi non molto
sbandierato, del nuovo ordine era che si poteva sempre andare a vedere il
Boris Godunov quando si voleva. Dopo tutto, la scelta fra le opere liriche
russe non era molto vasta. Rka era invischiato con una cantante, aveva
maturato una passione insaziabile per l'opera e aveva invitato Gyuri a
vedere la sua fidanzata in azione. Era divertente vedere i poliziotti e i
metalmeccanici stipati nelle prime file dell'auditorium, che ne avessero
voglia o no. (A Ganz i tornitori tiravano a sorte per assegnare i biglietti che
distribuiva loro il segretario del Partito, perch molti preferivano fare un
turno di lavoro in pi piuttosto che sorbirsi la musica.) Gyuri aveva fatto
atto di presenza al Boris Godunov il mese prima, cos aveva deciso di
andare a Szeged per indagare sulla festa di cui Slyom-Nagy si era fatto
promotore.
Nello scompartimento accanto una bellissima ragazza parlava
animatamente con un'amica con il piglio di chi sa di essere bella. Chi ha
bella presenza, una buona dose di fascino, se la cava sempre: il
salvagente che tiene a galla. Sadicamente la ragazza si passava la lingua
sulle labbra e dondolava energicamente la gamba sinistra incrociata sulla
destra, a un ritmo e in un modo tale che anche a uno senza la mente
monomaniaca di Gyuri avrebbe ricordato il movimento sulla monorotaia.
Perch, si rammaric Gyuri, le belle ragazze non si siedono mai nel mio
scompartimento? Perch mi ritrovo sempre con qualche balordo che russa?
Ma tornando al suo posto ammise a se stesso - perch ormai si conosceva che se la bella si fosse seduta nel suo scompartimento non sarebbe stato
capace di predisporre nessuno degli indispensabili rampini da
conversazione, oppure non avrebbe avuto il coraggio di usarli.
Dopo aver cercato invano di far smettere di dormire cos
rumorosamente il tanghero il passeggero, disperato, abbandon la tattica di
lanciare educati promemoria al sistema nervoso del russatore. Gli sistem
opportunamente la mano nel vano della porta scorrevole, quindi la sbatt
con tutte le sue forze nella speranza di ghigliottinargli le dita. L'uomo si

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svegli, ma emise soltanto un leggero grugnito di sorpresa, come se lo


avessero inavvertitamente sfiorato.
Mi scusi, disse quello che aveva sbattuto la porta. Temo di averle
schiacciato le dita. Il legittimo proprietario delle dita schiacciate non
pareva per nulla infastidito. Si mise a svolgere un foglio di carta grande
come un lenzuolo contenente tre ali di pollo fritto bisunte e se le mangi
con tanto gusto e tanto rumore che tutti ebbero la sensazione di assistere
alla masticazione appollaiati su un molare. Il sollievo generale, quando
ebbe finito di triturare l'ultimo pezzo di pollo, si dilegu non appena
riprese sonno e ricominci a russare dal punto in cui si era interrotto.
Mancavano ancora due ore a Szeged.
In quanto teoricamente dipendente delle ferrovie, Gyuri viaggiava
gratis, ma non per questo il viaggio fu meno oneroso. A diciott'anni
andresti dall'altro capo del mondo per una festa, pens accorgendosi di
come adesso aveva bisogno di fare uno sforzo per dedicarsi alla ricerca del
piacere.
Non preoccuparti, gli aveva detto Elek in preda a un impeto di
paternit. C' una stagione per queste cose. Per me stata il 1911. Nel
1911 appena facevo ciao a una ragazza in genere quella scappava di corsa
o chiamava la polizia. Per tutto l'anno ci fu una specie di Grande Muraglia
cinese tra loro e me. Le nazioni, gli individui, tutti hanno i loro alti e bassi.
La penuria di fica non mai duratura. Forse la saggezza paterna lo
avrebbe consolato di pi se Elek non gliel'avesse impartita mentre si
agghindava per uscire con una delle sue amichette. Pataki doveva aver
allegramente riferito a Elek la notizia dell'ultimo insuccesso di Gyuri, un
impareggiabile colpo da maestro nella storia dei fiaschi romantici, tre in
una botta sola.
Avendo incontrato la sorella pi piccola della moglie di Istvn in
Andrssy ut, Gyuri era stato presentato alle due graziose pallavoliste che
erano con lei. Aveva approfittato del fatto che il discorso fosse
casualmente caduto su un nuovo film per proporre di andarlo a vedere
insieme. Come tutti i film ungheresi, con tutta probabilit era una
porcheria, ma poteva darsi che servisse ad accrescere il suo ascendente
sulle ragazze. E il bello di suggerire il film era che, tecnicamente, non
aveva chiesto loro di uscire, per cui un eventuale rifiuto si sarebbe potuto
149

ascrivere al film e non alla sua personale mancanza di fascino. Era


indispensabile ricorrere alla cultura perch la sua autostima era al livello
del marciapiede e anche perch, da una valutazione precipitosa degli
indicatori di interesse delle pallavoliste, non era riuscito a stabilire quanto
fossero ansiose di lasciarlo entrare nel parco divertimenti a due gambe.
Inoltre era fondamentale trovare l'equilibrio tra la loro attrazione nei suoi
confronti e la sua nei loro; la bionda gli piaceva di pi, ma sarebbe stata
una sciocchezza lasciar perdere la bruna nel caso si fosse rivelata libera e
vogliosa.
L'invito doveva operare una sorta di selezione naturale; dal momento
che la meno disponibile aveva meno probabilit di presentarsi, sarebbe
sopravvissuta la pi abbordabile. Deciso a dare un taglio alla sfiga Gyuri
aveva convocato anche una terza, Ildik, un'aspirante ragioniera che aveva
conosciuto in biblioteca aiutandola a prendere un libro da uno scaffale
troppo alto per lei.
Impalato davanti al cinema, Gyuri si congratulava con se stesso per aver
sbaragliato la sfortuna, per aver vinto la iella con un attacco in massa
concertato. Ma quando la proiezione cominci senza che delle ragazze si
fosse vista l'ombra, cominciarono anche a manifestarsi la perplessit e la
sensazione angosciante di essere stato piantato in asso non una, ma tre
volte. Triplicando la posta si era moltiplicato per tre anche il danno. E non
era nemmeno riuscito a vendere nessuno degli altri tre biglietti. Era gi
senza un quattrino e, sebbene Gyurkovics gli dovesse cento fiorini, non
aveva osato chiederglieli proprio perch era cos al verde: avrebbe dato
l'impressione di essere estremamente al verde, ed era ci che voleva
evitare.
Guardando fuori dal finestrino, oltre il russatore, Gyuri vide i contadini
occupati in qualcosa di agricolo e autunnale. Troppo stupidi per trovare la
strada che porta in citt, ridacchi fra s pieno di autocompiacimento
metropolitano. Ma qualcuno doveva pur coltivare patate. E qualcuno
doveva farci un film. In qualit di accolito dell'Accademia di arte
drammatica e cinematografica, Pataki era stato in campagna a portare i
cavalletti della troupe del cinegiornale che doveva studiare in azione.
Erano andati nel villaggio di Zsmbk, l'esempio di paesanit e di
intatta bucolicit agreste pi vicino a Budapest, a una sola ora di auto dalla
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capitale. L'evento che la troupe del cinegiornale voleva riprendere era il


quarto anniversario e mezzo della fondazione di un'azienda agricola
collettiva, una scelta cui probabilmente non era estranea la necessit del
regista, un certo Gti, di farsi offrire dai compagni alcune casse di vino
bianco per delle sue feste in giardino.
Persino negli ambienti artistici di Budapest, dove l'egomania
rappresentava il biglietto d'ingresso, Gti era riuscito a meritarsi un certa
fama per le sue bizze. Chiss perch aveva interpretato la presenza di
Pataki come un omaggio, come il tributo di uno che desiderava
ardentemente imparare i segreti della cinematografia documentaria da un
maestro, e lo aveva preso affettuosamente sotto la sua ala protettrice,
bench a Pataki sarebbe senz'altro piaciuto di pi andare a remare. Questo
posto un vero cesso, sentenzi Gti osservando Zsmbk. Credo di
aver votato qui nel '47. Ma ho votato dappertutto nel '47, sai. Quanta gente
pu dire di aver votato sessanta volte in una sola elezione? Questi tuguri
con tre oche in croce si assomigliano tutti, per. Io e il Comitato della
Giovent Comunista del Secondo Distretto abbiamo passato l'intera
giornata in macchina ad andare a votare. Una menata incredibile, la
democrazia. Si trovavano nell'ufficio dell'azienda agricola collettiva.
Intuendo che era il momento giusto per un po' di regia, Gti si affacci alla
finestra e grid al cameraman che stava lambiccandosi su varie
inquadrature: Jnos, mi raccomando, coglimi questo senso di conquista
storica, capito?. Poi torn a ingollare generose sorsate di vino locale.
Regola numero uno: sapere quello che si vuole. Regola numero due:
scegliersi un buon cast. Un buon cast tutto. Ho gi il personaggio
principale, zio Feri. l'anziano del villaggio, per cos dire, che ha vissuto
anni e anni di sofferenze, fame, sfruttamento e compagnia bella, ma
adesso, raggiunta una serena vecchiaia, guarda soddisfatto alle conquiste
del popolo, lieto di sapere che le generazioni future non conosceranno mai
bisogno n stenti, grazie all'applicazione del socialismo scientifico, ecc.
ecc. Gti svuotava i bicchieri di vino uno dopo l'altro neanche li versasse
in un lavello.
Lo zio Feri il soggetto ideale. L'ho scoperto quando sono venuto la
settimana scorsa. Ricerca, tutto sta nella ricerca... Questo bifolco perfetto.
Ha dei baffi che saranno lunghi mezzo metro. Trasuda arguzia campagnola
e agreste baldanza da tutti i pori. C' un po' di zio Feri in ciascuno di noi.
151

Lui dice che non vuole, ma lo far diventare famoso. Erano rimasti solo
un paio di bicchieri. E ricorda, regola numero quattro: non si parla mai
abbastanza al proprio cameraman. Gti si affacci di nuovo alla finestra:
Jnos, hai finito?. E a Pataki: Farai molta strada. Sai ascoltare. E al
presidente dell'azienda agricola collettiva: Ottimo. Prendiamo l'intera
partita.
Con un braccio paternamente posato sulla spalla di Pataki, Gti si avvi
verso i campi per le riprese chiave. Dov' il nostro zio Feri? url.
Zio Feri molto malato, spieg il presidente, che aveva convocato
una serie di vecchi contadini incartapecoriti fra cui fargli scegliere un
sostituto. Vedi, disse Gti a Pataki in un tentativo abortito di bisbiglio,
la gente si intromette sempre. Credono tutti di saperne pi di te. Credono
di poter fare il regista. Su, dov' il vecchio minchione? Che fa, si
vergogna?
Il presidente, il sindaco e il segretario del Partito spiegarono tutti, a
turno e in tono estremamente mortificato, che il vecchio Feri era davvero
molto malato. Non potevano accontentarsi di un'altra macchietta, scelta
con cura e sufficientemente decrepita? Per tutta risposta Gti scoppi a
ridere e pretese di essere accompagnato nell'umile dimora di Feri, dove il
prete gli stava timidamente somministrando l'estrema unzione.
Smettila o ti facciamo sbattere dentro, disse Gti. Scherzava, ma
Pataki ebbe l'impressione che il prete si fosse cacato addosso. Come va,
zio Feri? chiese poi al vecchio dandogli un'energica pacca, che non sort
alcuna reazione per il semplice motivo che Feri era troppo occupato a
morire. Secondo me sta benone, sentenzi Gti, ma il cameraman e
Pataki dovettero portarlo fuori di peso, perch ormai l'intera struttura fisica
del vecchio era allo stremo. Anche se zio Feri avesse voluto dare istruzioni
alle proprie gambe, queste non gli avrebbero prestato il bench minimo
ascolto.
Gti procedette imperterrito fino a un punto che gli parve adatto mentre
Pataki, il cameraman e il presidente trasportavano zio Feri, che per essere
un contadino era leggero, ma era pur sempre un peso non indifferente.
Ecco fatto, disse Gti in mezzo a un tripudio di pannocchie di granturco.

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Filmicamente questo dice tutto, annunci mentre i portatori arrancavano


sotto il peso del contadino.
Gi, intervenne il presidente, ma non appartiene all'azienda
collettiva, di Levai. scappato dalla finestra all'assemblea in cui
bisognava firmare per la cessione delle terre. Gti non si lasci
scoraggiare. Per fortuna c'era un cancello di legno a cui poterono
appoggiare zio Feri, perch le gambe rifiutavano di reggerlo.
Okay, si gira, ordin Gti. Ditemi, zio Feri, quanti anni avete? Lo
zio Feri non rispose. Sembrava interamente concentrato sulla respirazione.
Quanti anni ha? chiese Gti al presidente.
Non lo so. Settanta e qualcosa.
Okay. Allora, zio Feri, riprese Gti, che effetto fa vedere le
conquiste della nuova Ungheria? Anche questa volta lo zio Feri non ebbe
alcuna reazione. Gti prov con un'altra domanda: Zio Feri, che effetto vi
fa contemplare i meravigliosi cambiamenti che sono avvenuti qui a
Zsmbk?. Lo zio Feri rimase muto. Pataki non dubitava che se lo zio
Feri fosse stato ancora provvisto della facolt di locomozione a quell'ora se
ne sarebbe andato, ma non poteva fare altro che starsene abbarbicato al
cancello. Gti lasci girare pazientemente la pellicola, in attesa
dell'opinione dello zio Feri. Dopo uno o due minuti, lo zio Feri si mise a
piangere.
Perfetto!, esclam Gti. I successi della democrazia popolare lo
commuovono fino alle lacrime. Fammi un primo piano. Poi ci possiamo
aggiungere i sottotitoli. Pataki trov poco convincente la spiegazione di
Gti e giunse alla conclusione che le lacrime dello zio Feri fossero dovute
al fatto che stava morendo in un campo, davanti a una macchina da presa.
Secondo Pataki lo zio Feri sopravvisse solo di poco a quel momento di
gloria. Essendo una persona ben educata, aspett di essere ricondotto a
casa per tirare le cuoia, mentre Gti caricava il camion di casse di vino
ripetendo: Avete visto che baffi?.
Sapere quello che si vuole una gran cosa, pens Gyuri.
Che ambizioni hai? gli aveva chiesto Makkai la prima volta che era
andato a lezione di inglese da lui, dopo avergli confidato che all'et di
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quattro anni lo avevano piazzato in groppa a un cavallo senza sella come


voleva la tradizione magiara (stando a Makkai) per mettere alla prova la
sua forza e la sua fortuna. A quella domanda Gyuri si era reso conto di non
avere nessuna vera ambizione, ma solo un desiderio: andarsene. Non avere
ambizioni pareva in un certo qual modo imbarazzante, una specie di
disdoro sociale, una vergognosa manchevolezza. Diventare miliardario o
sovrano del pianeta non sarebbe stato male, per: non si sarebbe tirato
indietro. Forse il motivo per cui non aveva mai comprato nulla ai banchi
dell'ambizione era che Elek aveva dimenticato di metterlo in groppa a un
cavallo senza sella all'et di quattro anni.
Gyuri sperava che il tanghero continuasse a dormire e mancasse la
stazione di Szeged, ma con la stessa precisione con cui il macchinista fece
fermare le carrozze accanto al marciapiede, questi calcol il momento in
cui catapultarsi fuori dal sonno. A quel punto Gyuri era l'unico superstite
nello scompartimento, perch tutti gli altri avevano cercato scampo davanti
a quel bombardamento a tappeto di zzz.
Non sapeva molto di Szeged, ma quanto bastava per prendersi la briga
di mandare soccorrevolmente il tanghero nella direzione opposta, quando
questi gli chiese la strada che portava in centro.
Assaporando quella minima vendetta, Gyuri and a cercare SlyomNagy per far passare il tempo che mancava alla festa di quella sera.
In cerca di Slyom-Nagy dovette andare e venire per l'universit pi
volte, passare ripetutamente dalla sua camera e chiedere qua e l, ricevendo
sistematicamente risposte negative. Procedendo per eliminazione alla fine
Gyuri si diresse alla biblioteca universitaria.
Vi regnava il rituale grave mutismo, tipico delle biblioteche, un silenzio
sedimentatosi coi millenni. Di solito le biblioteche, con il loro cumulo di
cultura letteraria, gli ispiravano una sensazione stranamente rassicurante.
Tutto a posto, lo rincuoravano tacitamente i libri, siamo qui. Fuori magari
la follia raggiunge vette impensabili, imperversa la scempiaggine e la
mediocrit fa strage di tutto e di tutti, ma noi non abbiamo nulla a che fare
con il vaniloquio; qui la cultura attinge a profondit incommensurabili, qui
racchiuso il meglio di tutti i secoli. Eliminati gli Zelk, i poetastri e i
palloni gonfiati, i venditori di frasi fatte messi alla porta; essiccati,
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polverizzati, sbriciolati e soffiati via gli invertebrati del passato, sono


rimasti solo gli scheletri di quelli con la spina dorsale, di quelli tanto
fortunati da essersi fatti le ossa prima di Marx e che quindi non hanno
avuto l'opportunit di gettare anatemi su di lui autocondannandosi di
conseguenza all'esilio della non lettura.
Gli scaffali offrivano a piene mani la libert di viaggiare, migliaia di vie
di fuga verso altri paesi, verso ere di cui Lenin non aveva mai sentito
parlare e che non avevano mai sentito parlare di Lenin. (Che cosa accadde
nel 1874? gli aveva chiesto il giorno prima Rka interrogandolo in vista
dell'esame di marxismo-leninismo. Nel 1874? S, nel 1874! Non ne
ho la pi pallida idea. Lenin comp quattro anni.) Entrare in una
biblioteca aveva sempre un effetto purificatore (a condizione di non
interessarsi di nulla che fosse stato pubblicato dopo il 1945), ma Gyuri non
riusciva mai a fermarcisi a lungo perch dopo un quarto d'ora al massimo
si ritrovava in preda a un'incontenibile agitazione, gli veniva voglia di
grattarsi la schiena o di sgranchirsi le gambe, di bere un caff, di tutto
fuorch di leggere. Per quanto intensamente si sforzasse di immergersi nei
libri, di trattenere il fiato accademico, invariabilmente si trovava costretto a
riemergere per un interludio d'aria. Quando si trattava di studiare era un
velocista.
Poi, c'era il dramma della bestia che albergava nei pantaloni. Chiss
perch la disciplina e il decoro delle biblioteche erano grandissimi
catalizzatori di propensioni amorose. Proprio perch per definizione non
avevano nulla a che fare con il sesso, le biblioteche glielo ricordavano
costantemente. Si sedeva, mandava gi qualche riga ed eccola, era lei: per
quanto vuota, nessuna biblioteca era mai sprovvista di una fanciulla. Per
quanto avvincente fosse il testo di ragioneria che stava leggendo, nella sala
dei bottoni di Gyuri tutti scattavano sull'attenti e si affollavano intorno alla
nuova arrivata. L'atmosfera austera della biblioteca esaltava in maniera
insopportabile financo la leggiadria delle ragazze pi insignificanti.
Allora cominciavano le supposizioni. Mettere una certa parte in una
cert'altra parte avrebbe influito sul resto della sua vita? Ci sarebbe voluto
un machete per aprirsi un varco nella giungla subumbelicale? La densit
della vegetazione venerea era un tema uggiosamente ricorrente, come
l'irrigazione del delta e i confini delle areole. Il comitato insisteva con le
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medesime domande finch la curiosit non lo faceva star male e gli


toglieva il respiro. Se solo fosse riuscito a incanalare altrove parte di quel
torrente, sarebbe diventato presidente di una nazione di medie dimensioni.
Era il moto perpetuo: magari rallentava, ma non si fermava mai. Si sedeva
in biblioteca e i pi svariati stili e posizioni cominciavano a sfilargli
davanti: lo zerbino? la pecora nera? l'albero spoglio? il pompon? il
pennello? la corazza a maglia? Il suo campo visivo si riduceva alle
dimensioni del monte di Venere.
Sal i vari piani della biblioteca universitaria di Szeged, ma di SlyomNagy continuava a non esserci traccia. Gli venne in mente che l aveva
studiato Attila Jzsef, il che confer alle scale un grado infinitesimale di
interesse in pi. Non sapeva bene perch, ma Pataki si era arrabbiato molto
per via di Jzsef: una volta Gyuri lo aveva sorpreso a prendere a calci un
libro delle sue poesie. Jzsef era cos follemente povero e folle che non
aveva altra scelta che fare il poeta. Era cos povero che non poteva
permettersi neppure di morire di fame in un fienile e cos pazzo che si era
buttato sotto un treno a una bella et, trentadue anni, bench, volendo, si
potesse obiettare che trentadue anni era il limite ultimo per una morte
tragica e prematura, soprattutto considerando che aveva avuto una vita cos
implacabilmente spaventosa che veniva da chiedersi perch mai avesse
aspettato tanto.
Jzsef era anche l'unica persona di carattere, e certamente l'unica dotata
di un minimo di sensibilit per la lingua ungherese, che fosse mai entrata
nel Partito comunista, cui aveva aderito, spinto da inguaribile solitudine,
negli anni Trenta, quando il Partito era illegale. Era stato espulso quasi
immediatamente per aver avuto la temerariet di pensare, sottraendo cos
se stesso all'ignominia e mettendo al sicuro il primato di pura imbecillit
del Partito.
L'assenza di Slyom-Nagy permeava di s tutta la biblioteca. Passando
accanto a una studiosa zelante seduta vicino alla finestra, Gyuri ne incroci
lo sguardo e riconobbe Jadwiga, la ragazza polacca che aveva conosciuto
la settimana prima, leggermente offuscata da un paio di occhiali.
Scambiato con lei un silenzioso saluto, Gyuri and a controllare nei pochi
biblioangoli che restavano, pieni di libri e senza traccia di Slyom-Nagy.

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La polacca non era una compagnia irresistibile, ma che cosa avrebbe fatto
altrimenti fino alla sera?
Torn sui suoi passi fino alle barricate di volumi dietro cui leggeva
asserragliata Jadwiga, pensando che se non altro Slyom-Nagy e la vita
universitaria potessero offrire materiale da conversazione sufficiente per un
caff. Jadwiga accett l'invito e per qualche minuto si dedic a riporre gli
accessori da studio con una meticolosit che fu per Gyuri motivo di forte
invidia. I segnalibri finirono nei libri, le matite in un astuccio, i libri nelle
rispettive pile, gli appunti insieme agli altri appunti e tutti gli utensili
accademici andarono a formare un mucchio ordinato. Jadwiga prendeva sul
serio le pause per il caff.
Al caff si separarono. Jadwiga tenne occupato un tavolo e Gyuri and a
fare la coda. Quando fece ritorno con le tazze, la seconda sedia era sparita.
Mi dispiace, disse Jadwiga come se si fosse svegliata in quel preciso
momento, non me ne sono accorta. Il caff era pieno di gente e Gyuri
dovette girare un bel po' per riuscire a rubare una sedia. Una matricola
pallida e inerme che faceva la guardia a un gruppo di sedie fu costretta a
cedergliene una, perch Gyuri, a causa della levataccia, aveva l'aria
abbastanza pericolosa e violenta da scoraggiare eventuali proteste.
Cos Slyom-Nagy un tuo grande amico? si inform Gyuri.
No, rispose Jadwiga con un sorriso malizioso, non ho molti grandi
amici.
Studiava letteratura ungherese. Misurava la conversazione
mantenendosi al livello della cortesia, ma niente di pi. Gyuri dovette
ricorrere a un'insistenza da Inquisizione per farsi un'idea dell'ambiente da
cui veniva. Parlava spaventosamente bene l'ungherese, con un lievissimo
accento che pareva quasi mantenuto deliberatamente per darsi un tocco di
fascino esotico, giusto per ricordare che ungherese non era. Siccome era
vero e siccome un complimento non fa mai abbottonare nessuna, Gyuri
disse:
Parli ungherese meglio di molti ungheresi. E credo anche che tu sia
l'unica non ungherese ad aver imparato l'ungherese in questo secolo.
Perch l'hai scelto?

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Mio padre stato in Ungheria durante la guerra. un interesse di


famiglia. Gyuri sapeva che durante la guerra erano passate per Budapest
orde di soldati polacchi in fuga da un fronte per andare a combattere su un
altro. Uomini duri, risoluti, sconvolti per il fatto di essere
temporaneamente impossibilitati a uccidere, perplessi su chi sarebbe stato
in cima alla lista del prossimo massacro, i tedeschi o i russi. Stranamente in
una regione in cui le nazioni passavano la maggior parte del loro tempo a
cercare di capire quale dei popoli confinanti odiassero di pi, tra polacchi e
ungheresi esisteva un plurisecolare rapporto di amicizia. C'era persino un
detto, disponibile in entrambe le lingue, che celebrava la comune passione
per le risse e le bevute in compagnia. Voler andare in Ungheria a imparare
la lingua pareva bizzarro, ma d'altra parte, lui non aveva forse provato ad
andare in Cina? E persino la Polonia, rossa com'era, sarebbe stata un
diversivo. L'anno prima era stato convocato per la partita di Gdansk e la
sua foto sorridente era finita sul manifesto pubblicitario, ma ancora una
volta gli avevano negato il passaporto. Persino Hepp era rimasto sorpreso.
Ciononostante in quel momento Gyuri era certo di poter contribuire a
migliorare i rapporti magiaro-polacchi. Accennando alla festa di cui
Slyom-Nagy era copatrocinatore, Gyuri chiese a Jadwiga se ci sarebbe
andata anche lei.
Non sono stata invitata, rispose. Poi, per gelare ulteriormente le
avances di Gyuri, aggiunse: Non mi piacciono molto le feste. Lasciato
trascorrere un intervallo di tempo decoroso dopo aver bevuto il caff,
Jadwiga si alz per tornare ai suoi studi. Gyuri la accompagn, nella rara
eventualit che Slyom-Nagy si fosse palesato in biblioteca. Era un evento
assai improbabile - era disposto ad ammetterlo - a meno che non lo avesse
fatto per sottrarre qualche libro prezioso da cedere in seguito al miglior
offerente.
Usc dalla biblioteca senza Slyom-Nagy, ma con il numero della stanza
di Jadwiga alla Casa dello studente, rivelatogli con appena un'ombra di
esitazione. Non faceva mai male sapere dove trovare delle interessanti
ragazze polacche. Calcol che dovesse avere diciannove o vent'anni, ma
aveva uno spessore spirituale decisamente superiore alla sua et e una
tecnica di corteggiamento superba basata sull'abile elargizione di
scarsissimi indizi.

158

Gyuri gironzol per Szeged senza trovare Slyom-Nagy da nessuna


parte. Per essere una citt ungherese Szeged era piuttosto grande: ci
volevano cinque minuti per attraversarla da un capo all'altro a piedi, ma era
comunque strano che non si fosse imbattuto in Slyom-Nagy. Che avesse
sbagliato giorno? Che Slyom-Nagy fosse a Budapest? Nel dubbio, meglio
pranzare, compito che Gyuri svolse in piedi in una macelleria, masticando
lentamente salsiccia csabai in mezzo a un panino, con una senape
miserabile che rovinava il sapore. Dopo pranzo, decise di pranzare di
nuovo, quindi torn all'Universit a caccia di Slyom-Nagy ripercorrendo
il circuito ormai familiare che si snodava tra dormitorio, parco, biblioteca.
Buss alla porta di Jadwiga. Dal rumore cap che la stanza era popolata.
Avevo voglia di rivederti, le disse quando venne ad aprirgli. Jadwiga lo
studi per un lungo secondo, poi lo fece entrare. Spero che ti piaccia il
t, disse, perch non ho altro da offrirti. Da consumato veterano delle
ristrettezze pecuniarie, Gyuri riconobbe immediatamente i segni della
povert nella stanza. Era clinicamente ordinata e Gyuri, che quella mattina
aveva inciampato negli oggetti pi svariati sparsi sul pavimento di camera
sua, oggetti che erano certamente l da prima che cominciasse i suoi studi
di ragioneria, si ritrov ad ammirare ancora una volta la miracolosa abilit
con cui le donne instillavano automaticamente l'ordine.
Fu mentre Jadwiga prendeva il bollitore per scaldare l'acqua che gli
omini nella testa di Gyuri gli fecero pervenire due bollettini simultanei.
Uno sottolineava quanto fosse elegante e aggraziata, quanto riuscisse a
rendere teneramente e grandiosamente erotico un gesto come prendere in
mano un bollitore. Passando in rassegna il seno, le braccia, le gambe, ne
ammir la flessuosit e l'agilit. Fortuna: aveva una di quelle corporature
snelle e resistenti alle ingiurie del tempo che garantiscono lo stesso
paesaggio coniugale a quarant'anni come a sedici.
Il secondo pensiero che si affacci con una certa brutalit all'attenzione
di Gyuri fu la certezza che la voleva sposare. Era sorprendente. Non si era
mai sentito particolarmente attratto dai vincoli matrimoniali prima di
allora; anzi, l'idea di un ulteriore legame con l'Ungheria, di qualsiasi cosa
che potesse essere di ostacolo alla sua fuga, era una iattura. Allora era cos
che succedeva. Eccola l - imprevista, senza essersi fatta annunciare, senza
essersi neppure schiarita la gola - l'idea che si voleva sposare,
159

inconfondibile e urgente come una voglia di torta al cioccolato. Che stesse


per impazzire? Medit su questa ipotesi mentre Jadwiga faceva bollire
l'acqua sul fornello a gas in fondo al corridoio. Il vecchio Szcs aveva
ragione.
Al muro c'era un crocifisso di legno rustico, forse intagliato da un
contadino pio con del bel tempo da perdere. Certo, Stalin era morto, erano
davvero nel 1955, ma era come depositare un cazzo di cavallo di marmo
alto due metri davanti all'ufficio del rettore. Evidentemente di sodo
Jadwiga non aveva solo il seno. Gyuri apprezz l'ardire, ma si chiese se
avrebbe incontrato interferenze di tipo teologico nella sua spedizione verso
le regioni meridionali.
In un certo senso gli rincrebbe accettare il t e il biscotto piuttosto
squallido che Jadwiga gli offr, perch intu che in questo modo consumava
la met dei suoi beni terreni: il t lo aveva dovuto raccogliere in fondo al
barattolo e aveva il sospetto che il biscotto fosse stato tenuto da parte per
qualche occasione speciale, che di certo non era la sua visita. Un invito a
cena, sempre che riuscisse a trovare un ristorante dai prezzi ridicoli, si
rendeva doppiamente necessario.
Mi daresti una mano ad aprire la finestra? gli chiese. L'aria un po'
viziata qui dentro. Era in piedi vicino alla finestra che spingeva invano.
Come le era venuto in mente? Non si sarebbe potuto eccitare di pi se lo
avesse invitato a spogliarla completamente. La finestra non richiese molta
insistenza per aprirsi, ma anche se fosse stata inchiodata, Gyuri l'avrebbe
spalancata a spallate in un baleno, tanta era la forza che gli ribolliva in
corpo.
Jadwiga non cedeva n sulla festa n sulla cena. Sono indietro con lo
studio, disse in tono risoluto. Gyuri non rimase indebitamente turbato da
quel rifiuto. Intuiva che non era motivato dal desiderio di liberarsi della di
lui compagnia. Reggimenti di libri attestavano la sua seriet. Cosa
veramente strana per una persona che frequentava l'Universit, lo studio le
interessava. Il biscotto, nella sua solitudine e stopposit, gli impediva di
scoraggiarsi. Sentiva che si muovevano su traiettorie convergenti, non
parallele. Fu amore alla prima tazza di t.

160

Si accomiat per lasciarla studiare e per predisporre qualche avance.


Slyom-Nagy era ricomparso nella sua stanza. Si scus per l'assenza,
dovuta all'approvvigionamento di rifornimenti liquidi per la serata.
La festa era a teatro. Gyuri, che credeva di aver assistito a baldorie e
depravazioni di livello professionistico a Budapest, si aspettava dei
baccanali di profilo pi provinciale, ma dovette ammettere che quella sera
a Szeged il comportamento generale fu squisitamente e irrefrenabilmente
immorale. Fu senza dubbio l'evento sociale pi smodato cui avesse mai
preso parte. Sul palco c'era un semicupio in cui Slyom-Nagy mise insieme
quello che si annunciava come il cocktail pi enorme mai preparato in
Ungheria, un trionfo della pianificazione socialista a base di brandy
albanese, gelato, vodka e altri ingredienti che nessuno seppe o volle
identificare.
Il semicupio era in funzione da meno di mezz'ora e c'era gi gente che
non riusciva a schiodarsi da terra. Gyuri ne prese solo un bicchierino che
sorseggi lentamente, e fu contento di non esserselo vuotato nel
gargarozzo come gli altri, perch anche cos gli sembrava che il palco si
fosse pericolosamente inclinato.
C'era gnes, che Gyuri non vedeva da anni. Era quello il guaio di vivere
in un paese piccolo: si finiva continuamente per andare a sbattere contro il
proprio passato. Gyuri aveva sentito dire che era andata a studiare a
Szeged. Per molto tempo le aveva chiesto di uscire. Pataki era il cavalier
servente della sua migliore amica, Elvira. Gyuri chiedeva e gnes
declinava. Esce sempre con l'amico di chiunque stia con Elvira, gli
diceva Pataki per incoraggiarlo, insistendo che gnes aveva gi lasciato
intendere di apprezzare le qualit di Gyuri.
Tuttavia, ogni volta che Gyuri le proponeva qualche forma di socialit,
gnes tirava sempre fuori una scusa. Non opponeva mai un semplice
rifiuto, non ricorreva mai due volte alla stessa scusa, e si andava dai capelli
da lavare a una giustificazione lunga venti minuti con tanto di leone
scappato dallo zoo di Budapest, dove suo fratello era vicesegretario del
Partito. Gyuri ricord che la trama cominciava con il tentativo di attuare un
approccio pi socialista e pi scientifico alla rimozione della cacca di
elefante in stretta ottemperanza ai princpi del marxismoleninismo. Fu
senza dubbio l'alibi pi lungo che Gyuri si fosse mai sentito propinare e,
161

dal momento che dubitava che la fantasia di gnes ne fosse all'altezza,


probabilmente era anche vero, fatto sta che alla fine lei gli aveva detto che,
purtroppo, non poteva venire al cinema. Gyuri avrebbe appeso al chiodo i
panni del cacciatore molto tempo prima, se Pataki non avesse tanto
insistito che aveva l'ok della torre di controllo. Chiedile di uscire e basta,
gli intimava spazientito.
Alla fine, dopo essersi sorbito la cronaca degli impegni di gnes in
decine di puntate, Gyuri aveva lasciato perdere, anche perch non era poi
di una bellezza tale da suscitare brame incontrollabili. Dopo tutto, aveva
pensato, se proprio gli toccava amare non corrisposto ed essere
sistematicamente umiliato, tanto valeva che questo accadesse per una
donna dal fascino prodigioso, il che sarebbe stato un filo meno umiliante.
Non sai chiedere, inutile, non sai chiedere, aveva commentato Pataki.
gnes sembrava dispiaciuta dei malintesi passati perch piangeva, come
molti altri del resto. Il passaggio dall'allegria iniziale a una lacrimosa
impotenza era stato fulmineo. Un'ora dopo il calcio d'inizio alle otto, c'era
gi un'atmosfera da tre del mattino.
Mi dispiace tanto, Gyuri, singhiozzava gnes. Sembrava
sinceramente contrita perch continuava a ripeterlo con la testa posata sul
petto di Gyuri. Immagin che si riferisse ai rifiuti che gli aveva inflitto, ma
era difficile stabilirlo con certezza. Su ordine e richiesta dei suoi ormoni,
contempl l'ipotesi di un valzer senza veli contro qualche muro appartato,
ma la abbandon. Non voleva essere ammesso nel club solo perch non
c'era nessuno di guardia all'ingresso e poi, bench una parte di lui avesse
gi cominciato l'autofustigazione per non aver accettato ci che gli veniva
offerto sul vassoio del suo stesso sterno, si rese conto che avrebbe preferito
essere con Jadwiga. Avrebbe preferito stare seduto a parlare di letteratura
con Jadwiga, piuttosto che fare un giro di lingua con gnes o, quanto a
quello, con qualsiasi altra femmina debitamente consenziente. Si ottiene
sempre quello che si vuole quando non lo si vuole, concluse scaricando
gnes a continuare il suo soliloquio in un punto pi confortevole della
platea.
Usc e l'aria fresca della notte lo rinvigor, spazzando via un po' delle
macerie alcoliche lasciate dalla mistura di Slyom-Nagy. In seguito venne
a sapere dallo stesso Slyom-Nagy che poco dopo la sua partenza due
162

attrici si erano messe a ballare su una bara di cartapesta e si erano spogliate


completamente. Non c'era il bench minimo pericolo che venissero
acclamate miss Szeged o nemmeno reginette della festa, ma uno
spogliarello di attrici non faceva mai male. Slyom-Nagy aveva raccontato
anche che era arrivata la polizia, chiamata per via di un gruppetto che, in
seguito a chiss quale ebbro ragionamento, si era buttato dal bar del teatro
al marciapiede sottostante, un salto di sei metri. I vicini si erano lamentati
con la polizia per via del rumore provocato dagli impavidi saltatori quando
erano scoppiati in grasse risate alla vista delle proprie caviglie rotte.
La storia della polizia era migliore. Me ne sono andato cinque minuti
prima che arrivasse la polizia suonava meglio che Me ne sono andato
cinque minuti prima che due attrici si denudassero completamente.
Avvicinandosi alla Casa dello studente, Gyuri vide una luce accesa in
quella che supponeva fosse la stanza di Jadwiga. Proprio quello che gli ci
voleva: una finestra illuminata in lontananza, il pensiero che l ci fosse
qualcosa, qualcosa per cui darsi da fare. La compagnia di una minuscola
speranza.
Buss educatamente alla porta. Ho un'importante consegna di
ungherese parlato per lei, le disse quando gli apr. Lo osserv pensosa con
gli occhi di chi ha letto molto, poi si fece da parte invitandolo tacitamente a
entrare. Chiuse la porta. Gyuri si sedette sul letto della sua compagna di
camera, che non era ancora rientrata, e Jadwiga gli si sistem di fronte.
Stanca di studiare, lo guard da capo a piedi quasi fosse la prima volta che
lo vedeva, strizzando leggermente gli occhi come per metterlo meglio a
fuoco. Poi con un mezzo sorriso disse: Dobbiamo parlare. Una pausa.
Possiamo essere amici... ma niente di pi.
Hai un ragazzo? chiese Gyuri sentendosi straordinariamente sicuro di
poter schiacciare e annientare senza il bench minimo sforzo qualsiasi
concorrente. Era come ubriacato dalla certezza di essere di fronte a un
sicuro successo. Gli piaceva tutto di lei, il modo di parlare, il modo di stare
seduta, il modo in cui si comportava con lui. La perfezione. Jadwiga fece
un'altra pausa.
No. Con un gran sorriso: Ho un marito.

163

Settembre 1956
Passando per Petfi Sndor utca, Gyuri vide il cartello alla finestra del
laboratorio fotografico: Cercasi tecnico di laboratorio. Questo, pi della
telefonata, lo convinse che Pataki era partito.
Il telefono era suonato e Gyuri aveva contato il silenzio rotto dai
disturbi statici. Erano passati quarantadue secondi prima che la cornetta
all'altro capo del filo venisse riagganciata, ma non poteva che essere il
segnale di quarantacinque secondi concordato con Pataki. Pataki se n'era
andato, era arrivato in paradiso e chiamava da un telefono celestiale. Gyuri
rimase con un sorriso stampato sulla faccia, un sorriso tanto grande che il
giorno dopo gli facevano male le guance, un sorriso che annull la lieve
traccia di malinconia che aveva provato alla partenza di Pataki. Una
malinconia appena accennata, perch non voleva prendere in
considerazione l'eventualit di non rivederlo mai pi.
Pataki se n'era andato. Per le autorit non era solo un cazzo di cavallo
nel culo, ma un cazzo di cavallo colossale. A Gyuri faceva talmente
piacere che cercava di non pensarci troppo tutto in una volta e di razionarsi
il gongolamento: non pi di un paio d'ore al giorno. Ma fu come se quel
cartello avesse fatto crollare il marciapiede sotto i piedi alla sua
soddisfazione. Erano passati solo quindici giorni e la nostalgia di Pataki era
gi intollerabile. Non c'era nessuno in tutto il paese che potesse chiamarlo
testa di cazzo con la stessa autorevolezza, l'autorevolezza di chi ti conosce
da una vita.
Quando giunse a casa, si rallegr che Elek non presidiasse la sua
poltrona e che con lui fosse in libera uscita anche la sua curiosit. Si
rallegr inoltre che Jadwiga avesse acconsentito a venire a Budapest
risparmiandogli il viaggio fino a Szeged. Anche agli altri toccava faticare
tanto per un po' di felicit? Bella roba trovare un amore di prima classe, ma
con lei che abita dall'altra parte del paese. Guard fuori e controll la
strada, anche se era troppo presto perch stesse gi arrivando. Aveva
insistito perch non andasse a prenderla alla stazione; con un disprezzo
tutto polacco per gli orologi, non sapeva che treno avrebbe preso. Ma
164

almeno aveva smesso di tirare fuori il marito. Al ritorno dalla Polonia,


quell'estate, aveva parlato a lungo dei disordini scoppiati a Poznan, la sua
citt. Gyuri era stato ad ascoltare tutto e aveva notato con piacere che
Jadwiga era particolarmente reticente riguardo al marito, che sembrava
ormai scomparso, cancellato come Trotsky dai quadri in cui era ritratto alle
spalle di Lenin.
Il fatto che fosse sposata aveva mandato in frantumi tutte le sue
amorevoli aspirazioni, come un negozio di porcellane su cui si schianta un
bombardiere debitamente carico e con il pieno di carburante. Gyuri sperava
che la sua facciata lasciasse trapelare la virile determinazione cui aspirava
senza riuscire a provarla e non il tracollo generalizzato che stava
abbattendo tutto ci che incontrava al suo passaggio dentro di lui. Se lo
sarebbe dovuto aspettare; fino a quel punto era andato tutto troppo liscio.
Jadwiga aveva parlato con orgoglio del marito. Mio marito fa lo
scrittore, aveva detto in tono che non lasciava dubbi sul fatto che fosse
l'unica occupazione degna di un marito come si deve. Stava scrivendo un
libro sulla pittura polacca.
Comunque erano usciti a fare una passeggiata. Era buio pesto, faceva
freddo e tirava vento e a Szeged non c'era niente da vedere nemmeno di
giorno e quando il tempo era particolarmente bello, ma Gyuri si divert,
nonostante la sensazione di essere appena stato preso a calci in faccia,
perch l'impenetrabilit della notte garantiva loro una certa qual forma di
duopolio. Erano i motori dell'universo, l'animazione di un'oscurit
spopolata. Gyuri generalmente riteneva che camminare fosse un
passatempo inferiore, ma quella passeggiata con Jadwiga fu infinitamente
preferibile a qualsiasi altra cosa avesse mai fatto con, per esempio, gnes.
Al momento di salutarsi le diede un rispettoso bacio sulla guancia.
Sul treno che lo riportava a Budapest, si gingill con due pensieri.
Primo, che non gli importava se fosse sposata o meno e, secondo (premio
di consolazione per il tracollo della sua moralit), che doveva essere un
matrimonio alquanto bizzarro, visto che stavano a centinaia di chilometri
di distanza, a giorni e giorni di viaggio. Non sembrava proprio per niente
un matrimonio perfetto, ma piuttosto un matrimonio la cui pasta era stata
tirata talmente sottile che si poteva far finta di non vederla.

165

Aveva stabilito di evitare Szeged per un minimo di una quindicina di


giorni, ma il fine settimana successivo si ritrov a correre alla stazione
Nyugati. Si invent qualche attivit atletica nei paraggi per giustificare la
propria presenza e and a cercare Jadwiga. La trov in biblioteca che
dormiva. Usc, compr un fiore e glielo pos sul quaderno, in attesa del
risveglio della studiosa dormiente, che ebbe luogo dieci minuti dopo.
Rimase sorpresa nel vedere il fiore e poi, guardandosi intorno, rimase
sorpresa nel vedere Gyuri. Nonostante la discutibile opportunit
dell'omaggio, ne fu contenta. Sei un amico davvero fedele, dichiar.
Quella volta l'invito a cena fu accettato e Gyuri non rimpianse di dover
dormire sul pavimento di SlyomNagy, sebbene gli effetti del suo rigido
abbraccio si fossero fatti sentire sulla schiena per le ventiquattrore
successive. La conversazione fu gradevole, nulla di eccezionale ma, come
la passeggiata, fu intensamente piacevole per Gyuri. Se Pataki avesse
saputo che il suo amico aveva passato quasi due giorni in treno per una
cena mediocre condita da un dialogo insipido, sarebbe rimasto incredulo e
scandalizzato, ma Gyuri lo considerava tempo ben speso. Venne fuori che
il marito di Jadwiga lavorava molto, ma l'ammirazione con cui fu
comunicata questa informazione fu un tantino esitante, lievemente
adulterata.
Il fine settimana successivo vide Gyuri accumulare ulteriore esperienza
sulla linea ferroviaria Budapest-Szeged. Ormai conosceva a menadito ogni
singolo covone e albero. Gyuri non aveva svelato a Elek la ragione dei suoi
viaggi a Szeged, ma era evidente che non si trattava di passione per
l'architettura locale. Divertiti, gli aveva detto Elek con il tono tipico dei
genitori che credono che la loro figliolanza si dedichi incessantemente ai
bagordi non appena messo piede fuori di casa.
Jadwiga rimase di nuovo sorpresa nel vederlo. Prendi molto sul serio
l'amicizia, osserv. La cena e quindi il cinema ripulirono con cura le
tasche di Gyuri. Mentre imbucava gli auguri di compleanno al nonno,
Jadwiga gli chiese se i suoi nonni erano ancora vivi. La cosa lo infastid
leggermente perch gli aveva fatto la stessa domanda in occasione della
loro prima passeggiata; evidentemente non aveva memorizzato tutte le sue
parole come faceva lui con tutte quelle di lei, appuntandole in un fascicolo
sempre pi voluminoso per poi riesaminarle con calma. Mio nonno stato
166

in quello che i tedeschi chiamavano Auschwitz. Agli ebrei non piace


specificare quanti polacchi sono morti laggi. Mio nonno sopravvissuto,
credo perch un tipo tenace, molto tenace. Ha insegnato anche a me il
valore della tenacia.
Ripensandoci, Gyuri si stup di quanto piacere si potesse provare senza
togliersi nemmeno un singolo capo d'abbigliamento e con un fossato di
ossigeno che lo divideva dal castello che intendeva saccheggiare. Aveva
ascoltato educatamente i numerosi accenni al marito che non le scriveva
quanto avrebbe dovuto, anche se Jadwiga gli aveva presentato la cosa pi
come una critica indirizzata agli uomini in genere. Viaggiare era noioso,
per. Se sul treno ci fosse stata una palestra almeno si sarebbe potuto
allenare. Apr un testo di ragioneria e lui e la pagina entrarono
immediatamente in attrito. Viaggiare assorbiva gran parte del suo tempo.
Il week end successivo fu esonerato dal purgatorio di ore e ore di
viaggio perch Jadwiga venne a Budapest a trovare alcuni suoi amici
polacchi, che fin poi per salutare a malapena. La situazione era insolita per
Gyuri. Non aveva mai portato nessuno in giro per Budapest e non aveva
mai avuto voglia di farlo. Jadwiga ci era stata soltanto di passaggio, mentre
andava o tornava da Szeged, e quindi dovette scervellarsi con un certo
vigore per mettere a punto un itinerario.
La port sulla collina di Gellrt dove c'era la statua della Libert, una
donna che si allungava con le braccia tese come per prendere qualcosa su
uno scaffale alto. In mano le avevano messo qualcosa di informe, forse
foglie di palma o di alloro gigantesco, un fardello certamente molto
significativo, che gravava sulla briosa signora la quale ciononostante
ostentava un'espressione trascendentale.
La statua si vedeva da quasi tutta la citt e dai suoi piedi si godeva una
vista panoramica di Budapest. Originariamente intesa come monumento al
figlio dell'ammiraglio Horthy, pilota di caccia caduto sul Don come quasi
tutti gli ungheresi della sua et, non era ancora stata completata quando
erano cambiati il governo e le divise per le strade. Purgata del suo passato
dinastico e politico e caricata dell'ideologia della nuova era, era stata
piazzata in cima alla collina di Gellrt come un faro spirituale.

167

A complemento della Statua della Libert, forse intesa come ulteriore


spinta ideologica che ne controbilanciasse i vergognosi precedenti, c'era
una statua pi piccola e goffa di un soldato sovietico, soprannominato dalla
gente del posto l'Ignoto Ladro di Orologi, spieg Gyuri.
Situato sotto la Statua della Libert, meno visibile e meno lesivo del
panorama, l'imbronciato milite sovietico, scocciato di essere di guardia da
anni e anni, recava l'iscrizione: Dal popolo ungherese, con gratitudine.
Ti assicuro che i polacchi sono molto pi grati, dichiar Jadwiga.
Come sempre faceva quando era a corto di liquidi, Bnhegyi si era
lussato la spalla (sapeva lussarsi e rimettersi a posto le articolazioni a
comando), era andato dal medico, aveva ritirato l'assegno
dell'assicurazione (nonostante il giorno dopo sarebbe sceso
baldanzosamente in campo con la palla in mano) e aveva invitato tutti al
ristorante della stazione Keleti. Jadwiga fece un'ottima impressione per
come parlava bene l'ungherese (Rka si rifiut di credere che fosse
polacca) e per la baldanza con cui si spazzol un enorme piatto di
wienerschnitzel e una generosa porzione di cervello di vitello. Gyuri
intercett gli sguardi di ammirazione dei compagni di squadra e Rka
dovette assentarsi per ben due volte in stato di estremo turbamento per
prendere una boccata d'aria.
Pataki se ne stette zitto. Il suo mutismo esprimeva ampiamente il suo
alto apprezzamento per Jadwiga. Gyuri avrebbe temuto la possibile
concorrenza di Pataki se non fosse stato convinto che quella volta il destino
era dalla sua. Immagino che tu non abbia ancora cominciato le
trivellazioni, comment Pataki in tono inquisitivo. Gyuri ricorse a un
grugnito polivalente che conteneva divertimento, diniego, conferma e
disprezzo, sperando che Pataki ne scegliesse uno qualsiasi e cambiasse
discorso. Tutti evidentemente presupponevano che avesse libero accesso e
la cosa era soddisfacente, dal momento che la reputazione solo a un passo
dalla realt. Credo che questa volta ce la farai, sentenzi Pataki.
Sul treno per Szeged, la settimana successiva, cerc un pretesto per
giustificare il viaggio, ringraziando nel contempo il cielo di essere
dipendente delle ferrovie e di potersi quindi permettere una relazione

168

interurbana. Jadwiga non sembr sorpresa di vederlo, n si premur di


chiedergli il motivo della sua presenza a Szeged.
Gyuri non aveva mai incontrato la sua compagna di camera, Magda, ma
le si era molto affezionato per il semplice fatto che non c'era mai. Mentre
erano seduti in camera, Gyuri si domand come effettuare elegantemente
quel salto con l'asta che porta dall'amicizia a una forma pi avvinghiante di
amore. Guard l'ora e stabil che per le sei doveva essere o in un groviglio
di indumenti, oppure fuori da quella stanza. Lui ci aveva messo il viaggio.
La scadenza continuava a spostarsi pi avanti come l'orizzonte man mano
che il tempo passava, mentre lui rimaneva immobile in una posizione di
cordialit di fronte a Jadwiga.
In una pausa della conversazione si fece sentire lieve lo scoccare
dell'ora in lontananza. Sono le otto e non ti sei ancora lanciato,
comment Jadwiga. Voi uomini siete delle creature cos fragili.
Si avvicinarono per soddisfare il loro desiderio reciproco. L'importante,
riflett abbracciandola sopraffatto dalla gratitudine, era che provava anche
lei la stessa cosa: se non si fosse aperto un varco nel suo cuore, sarebbe
stato intollerabile. Si strinsero come se stessero fluttuando nello spazio.
Due possibili conclusioni si fecero comodo nella sua mente: che tenendola
fra le braccia aveva colto tutto ci che voleva nella vita e che aveva
raggiunto l'estremo del piacere. Spegni la luce, sospir lei. Giusto prima
che planasse su di lei nell'oscurit, Jadwiga lo ferm e dal letto scost la
tenda; immediatamente il suo corpo nudo si copr di luce lunare. Dove
l'aveva imparato?
Si liberarono della solitudine insieme con il sudore e, dopo una buona
dose di ansimi di sorpresa e di sforzo, caddero stremati uno sull'altra. Ecco
qualcosa che nessuno ti pu portare via, pens Gyuri: denaro in una banca
a prova di ladro. Qualunque cosa accada adesso, ho vinto.
Il marito di Jadwiga, venne fuori, era uno stronzo.
Succube della lussuria che gli martoriava i testicoli, Gyuri continuava a
guardare fuori dalla finestra e quando pensava di essere sul punto di
svenire per l'impazienza, Jadwiga comparve. Camminava a passo svelto,
not, una donna con uno scopo, cui la settimanale separazione di tutta la
settimana scatenava lo stesso suo ardore concupiscente. Uno degli aspetti
169

pi affascinanti era il modo in cui si toglieva i vestiti come se fossero in


fiamme, lasciandoli dove cadevano incurante di eventuali danni sartoriali,
per tuffarsi sul letto neanche fosse una pozza d'acqua fresca. Le altre
donne, indipendentemente dai loro ardori sotterranei, temevano le
sgualciture e prendevano tempo per sistemare ordinatamente gli abiti su un
attaccapanni o su una sedia.
Gyuri vide i contorni di lei dietro al vetro opaco della porta di casa e
pens che era davvero fortunato a ricevere una visita simile. Senza quasi
considerarlo, Jadwiga si diresse marziale verso la camera da letto, si tolse il
vestito e, inciampando nelle mutande, cadde a faccia in gi sul letto.
Vieni, gli ordin dal capo opposto di quel sentiero di abiti spiegazzati.
Divinit part-time, rumin Gyuri in un accesso di lirismo, ho lanciato
strali liquidi nella mia tempesta privata. Jadwiga si alz per andare nel
bagno e Gyuri scorse una goccia fruttifera correrle lungo la coscia verso la
caviglia. Aveva voglia di metterla incinta. S, di metterla incinta. Che cosa
gli stava succedendo? Non riusciva a crederci, ma concluse che contro la
biologia non si pu fare nulla.
Inoltre era molto, molto improbabile che riuscisse a ottenere qualcosa di
pi importante o significativo di cos, rendere una persona perfettamente
felice, costruire una stanza di estasi, anche se era solo una bollicina in un
oceano di tristezza. Era troppo materiale per essere la vetta pi alta di una
vita, troppo trito per essere il culmine di una biografia, troppo sfacciato per
una lapide: tromb di gusto. Ma cos'altro gli aveva dato lo stesso senso
di gioia e di pienezza? La trappola pi antica si era aperta e richiusa su di
lui e a lui non importava.
il momento pi bello della mia esistenza, disse all'assente Jadwiga.
Qual era pi la storia in cui il diavolo offre a un uomo la possibilit di
fermare il tempo, di inchiodare in un punto a sua scelta, e l'uomo non sa
decidere quando? Gyuri aveva avvertito vaghi sentori d'amore prima di
allora, ma guardando Jadwiga cap che era una prospettiva che avrebbe
potuto farsi durare per tutta l'eternit, indipendentemente da quel che
accadeva fuori dalle mura domestiche. Non gli importava chi fosse il
segretario generale del Partito dei lavoratori o se l fuori stessero
costruendo il socialismo o se la gente saltasse di ramo in ramo. Lui aveva il
suo universo portatile, la sua autosufficienza mobile. Era un senso di
170

soddisfazione in cui un uomo dalle grandi ambizioni si sarebbe potuto


impantanare ma, dal momento che lui non ne aveva mai avute, era pronto a
sprofondarci dentro e goderselo.
Mentre Jadwiga iniziava a raccogliere i vestiti, torn Elek e per qualche
oscuro motivo - andava in camera di Gyuri in media due volte all'anno entr e colse tutta la storia della sua pelle. Borbottando le sue scuse da
dietro la porta, Elek si ritir sulla sua poltrona come un pappagallo sul
trespolo, quasi in quel modo potesse diventare invisibile e inoffensivo.
Imperturbata dall'ingresso di Elek, Jadwiga continu le operazioni di
vestizione. La sua calma olimpica era l'opposto della scena isterica che
aveva fatto Tunde quando Elek aveva potuto contemplarne lo statuario
torso nudo nella doccia. Si era messa a strillare neanche fosse stata in
pericolo di vita e si era prontamente coperta con le braccia le regioni che
hanno fama di rivestire maggiore interesse per gli uomini, per tamponare il
flusso di materiale libidinoso. La reazione di Tnde era stata eccessiva:
nonostante a quei tempi spogliarsi in pubblico non fosse visto di buon
occhio, il suo fisico era ammirato quanto la Statua della Libert e, in
particolare, le parti che si riparava dietro a quelle foglie di fico di carne
umana erano state toccheggiate pi dell'orario dei treni esposto alla
stazione Keleti. Ma per qualche ragione Tnde credeva che strillare a pieni
polmoni fosse una reazione adeguata per una ragazza ammodo di fronte a
un visitatore non annunciato. La nudit di Jadwiga non aveva battuto
ciglio.
Gyuri amava i suoi seni attenti e amava le sue gambe muscolose (era
stata una velocista dilettante) depositarie di celestiali afrodisiaci. Amava i
suoi glutei sagaci che avevano risolto una volta per tutte l'annosa disputa
del culo pi bello. Amava le sue labbra, i bordi ben disegnati della sua
bocca; amava la felice pianta dei suoi piedi e tutto ci che vi stava sopra.
Non vedeva nulla che guastasse quella vista. Forse era il sintomo
dell'amore totale nel vero senso della parola: come in un capolavoro, non si
poteva tagliare, aggiungere o modificare nulla. Se il creatore gli avesse
proposto un'offerta speciale di restyling: Gyuri, in esclusiva per te,
cambio quello che vuoi: allunghiamo un briciolo la gamba? aggiungiamo
un po' di seno? capelli pi chiari? pi scuri? lobi delle orecchie pi
carnosi? pi giovane? pi vecchia? pi spiritosa? pi seria? cambiamo il
171

colore degli occhi? le diamo un passaporto americano? Gyuri si rendeva


conto che avrebbe risposto: Va bene cos, grazie. Non avrebbe cambiato
un capello, un poro, non avrebbe aggiunto n tolto la minima particella,
perch altrimenti non sarebbe pi stata lei. Era inutile cercare di decidere
quale fosse la parte migliore di lei; era incapace di fare il giudice al
concorso delle bellezze di Jadwiga, perch i suoi tratti continuavano a
scavalcarsi tra loro guadagnando a turno il suo favore. Fu allora che si rese
conto di aver scaricato la zavorra del mondo, di essere rimasto isolato sul
pianeta Jadwiga.
Sebbene non si trattasse della prima scorreria di Jadwiga in casa di
Gyuri, era la prima volta che vedeva Elek, il quale era stato assunto come
guardiano notturno all'ospedale Lszlo (un'occupazione adatta a lui, dal
momento che gli imponeva di stare a lungo seduto a non far niente,
completamente libero di immaginare come spendere il denaro che contava
di vincere alla lotteria). Cos, dopo il primo urto frontale, venne il
momento del baciamano formale che Elek le fece battendo i tacchi.
In cucina, mentre Gyuri allineava gli ingredienti per una frittata, Elek
gli si avvicin furtivo a sussurrargli la propria calorosa ammirazione:
Congratulazioni. Gyuri fece finta di niente, ma l'approvazione di Elek gli
fece piacere. Elek osservava Gyuri che rompeva le uova con l'ammirazione
dell'analfabeta culinario. Non hai pi saputo niente del giovane Pataki?
chiese.
Gyuri scosse la testa.
Alla radice della partenza di Pataki c'era la motocicletta pi veloce di
tutta l'Ungheria. O forse era solo una delle radici. O meglio, continuava a
riflettere Gyuri, prendendo gusto alla metafora, soltanto una parte del
fogliame. Chiss?
Si trattava di una Moto Guzzi, una montagna a due ruote, che in origine
apparteneva a Sndor
Bokros. Con una serie impressionante di
speculazioni commerciali, a partire dal 1945, quando lavarsi era di gran
moda, come un prestigiatore Bokros era riuscito, in grazia di una serie di
metamorfosi mozzafiato, a tramutare una dozzina di saponette in una
mezza dozzina di pellicce. Poi era partito alla volta dell'Italia dove,
secondo fonti affidabili, per poco non ci aveva rimesso l'uccello e si era
172

comprato una moto. Improvvisamente, per chiss quale incomprensibile


aberrazione mentale, era tornato in Ungheria sulla sua moto proprio
quando i confini venivano chiusi tanto ermeticamente che alla fine si erano
ristretti di cinquanta chilometri. Nemmeno in Italia di moto come quella ce
n'erano tante, ma a Budapest sembrava arrivata addirittura da Marte.
Bokros aveva due problemi: far fronte all'epidemia di adulazione e
curiosit e trovare un tratto di strada in cui togliere la prima.
Quando finalmente cap che sarebbe stato meglio optare per un regime
totalitario dove le strade erano asfaltate e diritte, era ormai troppo tardi.
Tutti temevano il peggio: o che la moto venisse nazionalizzata, o che lui
morisse a seguito di un dissapore con qualche curva ungherese, ma quello
che avvenne in realt nessuno se lo sarebbe mai immaginato. Mentre
sorpassava un trattore carico di falci su una strada di campagna, cadde una
lama e gli tranci di netto la testa. Non ci vuole tanto cervello per guidare
una moto, aveva detto Pataki al funerale, riflettendo sul fatto che Bokros
aveva proseguito la corsa per mezzo chilometro senza testa.
Sndor ti piacer, simpatico a tutti, diceva la gente a proposito di
Bokros. Invece suo fratello Vilmos veniva descritto come una di quelle
persone che stanno sull'anima a tutti. Indiscutibilmente la signora Bokros
doveva mangiare poca affabilit quando aveva concepito Vilmos. Uno
degli aspetti pi sconvolgenti della morte di Sndor era che la motocicletta
pi veloce del paese sarebbe passata in mano all'odiato Vilmos.
Vilmos assolveva un compito importante nel Locomotive: si trovavano
tutti uniti nel dirne peste e corna. Invece di essere afflitta da una vasta
gamma di rancori e vendette, la squadra usava Vilmos come bidone
dell'inimicizia. Non giocava quasi mai, un po' perch non era molto bravo,
un po' per via dello scherzo immancabile in ogni trasferta, che consisteva
nello spingere Vilmos sul marciapiede appena il treno si metteva in moto,
preferibilmente con addosso solo le scarpe da pallacanestro. Dov'
Bokros? chiedeva Hepp. L'abbiamo visto passeggiare per HatvanCegld-Veszprm, rispondeva uno di loro. Vilmos scopr che l'unico
modo sicuro per evitare quell'esibizionismo forzato nei posti pi insulsi e
fuori mano del paese era barricarsi nella toilette fino a destinazione.
Accadde la settimana dopo che Gyuri aveva perso la scommessa con
Bokros sul risultato della partita di calcio Esercito-Siderurgici. Gyuri era
173

sicuro che avrebbe vinto l'Esercito e non riusciva a capacitarsi che Bokros
fosse tanto stupido; ma non sapeva, a differenza di Bokros, che nella stessa
data era stato fissato un incontro internazionale, cos che l'Esercito avrebbe
dovuto fare a meno dei suoi giocatori migliori. In quel periodo Gyuri era al
verde, ma aveva messo gli occhi su una cintura di pelle che era
precedentemente appartenuta a Sndor
e quindi, con un'iperbole
eccessivamente colorita, in cambio della cintura aveva scommesso che, in
caso di vittoria dei Siderurgici, Bokros avrebbe potuto cacargli in mano. I
Siderurgici vinsero, ma, misteri della vita!, Vilmos manifest un
improvviso sprazzo di senso dell'umorismo.
Naturalmente nessuno voleva perdersi lo spettacolo. Vilmos si mise in
posizione e Gyuri si accucci cortesemente alle sue spalle, pronto a
raccogliere la palla fecale. Non farla cadere per terra!, fu l'esortazione
generale. Gyuri attese dignitosamente di tenere fede alla parola data ma
Bokros, trovandosi tutto a un tratto al centro dell'approvazione per aver
messo in piedi uno spettacolo tanto divertente, si scompisciava dalle risa e
non riusciva a convincere i suoi ufficiali giudiziari muscolari a sfrattare gli
occupanti delle sue budella.
Datemi un giornale, disse sperando che la lettura di qualche brano del
discorso del primo ministro Hegedus sui rapporti magiaro-sovietici lo
aiutasse a rilassare gli sfinteri, ma la folla alla fine si dovette disperdere
delusa.
Gyuri si era perso il preambolo della discussione, ma la scommessa fra
Pataki e Bokros la settimana successiva era sorta da un feroce scambio di
insulti. Era successo sull'isola Margherita dopo un allenamento. Gyuri
entr in scena mentre Pataki, che in quegli ultimi tempi si era fatto molto
suscettibile, diceva a Bokros che valeva meno di una merda. Pataki era
furioso e aveva l'aria furiosa, il che era strano perch generalmente non
faceva volantinaggio sui propri sentimenti; Bokros, da cui ci si sarebbe
aspettati che fosse abituato a sentirsi dare della merda e peggio, era
indignato.
Chi ti credi di essere? esclam. Ti credi tanto importante? Ti credi
tanto duro? Bokros era sul punto di scoppiare nel pronunciare quella
parola. Quando si tratta di cose serie non fai tanto il furbo.

174

Ma io non ho leccato il culo a tutti quelli del Ministero dello Sport,


usciere compreso.
No, tu sei tanto indipendente, sei il ribelle dello spogliatoio, il
rivoluzionario che far crollare tutto con il suo esplosivo sarcasmo...
Sottovoce, per, perch di parlare a voce alta non hai il coraggio. Se pensi
che tutto faccia schifo, perch non lo dici chiaro e tondo?
Te lo faccio vedere, disse Pataki indicando la Casa Bianca dall'altra
parte del fiume. Perch non gli d un pugno? pensava Gyuri. Te lo faccio
vedere chiaro e tondo, se ci tieni tanto. Scommettiamo la tua moto contro
met del mio stipendio di un anno che far il giro della Casa Bianca nudo
come un verme mostrandogli una maestosa veduta a 360 gradi delle mie
belle chiappe magiare.
Ci sto, accett Bokros reso irremovibile dalla rabbia e dalla certezza
che Pataki non avrebbe osato farlo per davvero. Ma Pataki fece cenno a
Gyuri e a Bnhegyi. Venite, voglio dei testimoni.
Gyuri aveva passato gran parte della propria esistenza a pensare che
Pataki esagerasse, ma non era mai stato tanto convinto che il suo amico si
avviasse a uno scontro frontale con il destino da quella volta, nel '45, che
Pataki gli aveva detto: Certo che dovremmo provare quella rivoltella. Tua
madre non se ne accorger. Che cosa vuoi che ci succeda, che i russi ci
arrestino e ci facciano fucilare?.
La Casa Bianca era ufficialmente la sede del Ministero degli Interni, ma
era soprattutto il covo del Partito dei lavoratori e dell'AVO. C'era chi
diceva che fosse il quartier generale dell'AVO, ma per non correre rischi
l'AVO sembrava averne diversi: tanto per cominciare Andrssy ut, seguito
da una serie di confortevoli villette sulle alture di Budapest dove si poteva
picchiare la gente in santa pace.
La Casa Bianca, come veniva chiamato volgarmente il Ministero in riva
al fiume, assomigliava in modo impressionante a una scatola da scarpe. Si
diceva che l'architetto incaricato del progetto (non perch fosse membro
del Partito, ma per via dei suoi illustri natali: visto che suo padre era un
alcolizzato e un operaio fallito e sua madre una prostituta di modesto
successo, veniva ritenuto adeguatamente antiborghese), secondo la
migliore tradizione dell'architettura ungherese che consisteva in far festa e
175

bisboccia, avesse speso i sei mesi assegnatigli per l'elaborazione del


progetto e tutti i soldi del compenso a far festa e bisboccia e a dire a tutti
quelli che incontrava (operai edili, commessi, proctologi, inservienti della
piscina, lastricatori, percussionisti e un signore sul tram numero due che
allevava sanguisughe in attesa di un loro imminente revival in medicina)
che gli era stato commissionato il progetto del Ministero.
Una mattina l'architetto era stato crudelmente svegliato da una
telefonata dalla sede del Partito, in cui gli era stato comunicato che lo
cercavano da una settimana, che quel pomeriggio avrebbe dovuto mostrare
il modello della costruzione e che Rkosi era di cattivo umore. Per fortuna
l'architetto non risentiva dei postumi di qualche sbornia dal momento che
era ancora ubriaco, essendo appena andato a letto dopo tre giorni di
gozzoviglie a un matrimonio di zingari a Mtszalka. Aveva la mente
abbastanza lucida da rendersi conto che lo aspettava la fucilazione o, con
un po' di fortuna, una breve vita in fondo a una miniera a fare torte di
uranio in qualche parte fuori moda dell'Ungheria.
Frugando disperatamente nell'armadio, aveva ritrovato un modello
costruito anni addietro quando era studente, prima della guerra, in
occasione di un concorso per la costruzione di un albergo di lusso a
Lillafured. Era un modello abbastanza dettagliato, anche se le torrette
gotiche non seguivano propriamente gli ultimi dettami di Mosca; ma se
quel plastico rischiava di segnare la fine della sua carriera di architetto, gli
avrebbe perlomeno dato la possibilit di salvarsi la vita e di continuare a
nutrire qualche vaga speranza di feste e bisbocce future. E poi, chiss,
magari Rkosi andava matto per le torrette gotiche...
Intento a mettere a punto una scorta di menzogne sfacciate con cui
accompagnare il modello, non si era accorto che non si era tirato su i
calzoni ed era inciampato, danneggiando in modo irrimediabile il modello
e con esso la pi epica delle sue bugie.
Nel vedere una scatola da scarpe rintanata nell'armadio, si era ricordato
le parole del suo professore: Le idee migliori vengono per caso. (Detto
professore si era visto assegnare l'incarico di costruire il museo etnografico
perch aveva sbagliato a copiare l'indirizzo di un potenziale cliente che
voleva il progetto di una pasticceria ed era finito sulla soglia dell'ufficio del
direttore del comitato del museo, che era rimasto conquistato dalla sua
176

fumosa parlantina.) Presa la scatola da scarpe, vi aveva disegnato delle


finestre e aveva incominciato a improvvisare un discorso cosparso di
abbondanti riferimenti alla dittatura del proletariato. Avrei potuto portare
un modello elaborato, ma in questi tempi in cui il popolo lavoratore a
dettare...
Poi c'era la storia di Szll. A Gyuri veniva in mente tutte le volte che
vedeva la Casa Bianca. Szll e suo padre erano specializzati in macchine
per l'industria alimentare e dicevano di aver ricevuto l'ordine di installare
due tritacarne di dimensioni mastodontiche nei sotterranei della Casa
Bianca, evidentemente destinati alla triturazione dei corpi particolarmente
difficili per i pesci. Naturalmente sia Szll sia il padre erano bugiardi
inveterati, al punto che se davanti al plotone di esecuzione avessero chiesto
loro Volete salva la vita? si sarebbero visti costretti a rispondere di no.
D'altra parte non era difficile immaginare che un grosso tritacarne potesse
tornare utile e fosse un buon modo per colorare di rosso il bel Danubio blu.
Gyuri, Bnhegyi, Rka e alla fine anche Bokros, cercarono tutti di
dissuadere Pataki dal portare a termine la sfida, ma Pataki era
incandescente dalla rabbia anche in piena luce del sole. Bokros cerc di
ridimensionare la faccenda con un certo spirito, probabilmente rendendosi
conto che le conseguenze potevano essere deleterie anche per lui. No,
dichiar Pataki voltandogli le spalle. Domani alle dodici.
Preoccupato, Gyuri riflett su come dissuadere Pataki dal provocare la
Casa Bianca con la vista delle sue chiappe. Parlargliene non sarebbe
servito e Gyuri era incerto sul tipo di macchinazione che potesse sortire
l'effetto desiderato. Era come se gli mancasse la chiave inglese della
misura giusta per svitare un bullone: un gioco da ragazzi se si hanno gli
utensili adeguati, altrimenti un'impresa impossibile. Esisteva una formula
verbale che poteva farlo scoppiare a ridere e mandarlo a remare, ma Gyuri
non trovava la combinazione.
Era talmente allarmato che arriv persino a parlarne con Elek, il quale
non rimase scosso, n mostr alcuna costernazione alla prospettiva di
perdere l'amico di nicotina, ma mantenne il suo altero distacco da poltrona.
Suppongo che verrai arrestato insieme a lui, no? Dicono che il carcere sia
un'esperienza formativa. A dire il vero, il mio carattere era gi formato
quando mi sbatterono dentro a Bucarest.
177

Sei stato dentro?


Solo qualche giorno. Corruzione.
Corruzione? E chi hai corrotto?
No, il problema era che non avevo corrotto nessuno. Rimasero
seriamente sconvolti.
Senti, Pataki ci rimarr molto pi di qualche giorno.
difficile capire perch la gente faccia certe cose. Quando ero
nell'esercito a Vienna un mio amico litig furiosamente per una banalit: la
posizione dei tovaglioli nella mensa ufficiali o roba del genere. Alla fine
sfid a duello l'altro. Tutti a turno facemmo il possibile per dissuaderli. A
parte che rischiavano di lasciarci la pelle, i duelli erano assolutamente
vietati e c'erano un sacco di carriere che rischiavano di cadere stecchite
come foglie morte. Siccome la cosa che faceva pi paura era perdere la
faccia, gli misi un braccio sulla spalla e dissi: "Jszi, uno stupido
malinteso. Le persone adulte non si comportano cos. L'onore l'onore, ma
non si pu sparare a un collega per un tovagliolo". Credevo di fare bene,
ma lui alz gli occhi e ricordo ancora adesso il suo sguardo appassionato.
"No", mi disse. "Non capisci. Io voglio fargli saltare le cervella." Il
tovagliolo naturalmente non c'entrava, era il solito ingorgo di traffico fra le
cosce di una Fraulein viennese.
Se vuoi gliene parlo, ma non credo che servir. Queste pazzie latenti
covano per anni interi, come i migliori commenti improvvisati. successo
lo stesso con le mie dimissioni: sembrava che mi fossi stufato
improvvisamente, ma era parecchio che ci rimuginavo. Il mio problema
con l'esercito era che non riuscivo a prenderlo sul serio e loro non me lo
perdonavano. Immagino che chi non si dimostra abbastanza riverente vada
a finire nei guai in qualsiasi professione. Ma in campo militare tutto una
buffonata. Ogni volta che cominciano qualcosa di buono lo lasciano in
mano a dei dilettanti e cos un soldato vero spicca come una quercia in un
prato. Se vuoi gliene parlo, ma non credo che mi star a sentire. Tu non
l'hai mai fatto.
Quella sera per Pataki non si lasci n trovare n dissuadere e cos
all'ora prestabilita si ritrovarono sul ponte Margherita. Bokros aveva
178

un'aria pallida e postuma, visto che non aveva niente da guadagnare


comunque andassero a finire le cose. Implor Pataki di lasciare perdere. Se
gli avesse offerto la motocicletta, forse sarebbe stato pi convincente, ma
non lo fece. Sar meglio che restiate qua, sugger Pataki affidando a
Gyuri l'incarico di sorvegliare la moto che presto sarebbe entrata a far parte
della sua scuderia.
Ci vorr un po' di tempo, disse Pataki avviandosi a passo di corsa
verso la Casa Bianca con la tranquillit dell'atleta senza scrupoli. Indossava
la tuta nera, finch non raggiunse l'argine vicino al Ministero.
Dalla loro postazione privilegiata sul ponte, Gyuri e Bokros lo videro
ridurre la propria tenuta a un paio di scarpe da basket, stile Locomotive.
Sembrava abbronzato e rilassato e anche a centinaia di metri di distanza la
sua muscolatura offriva un profilo ben definito. Era una muscolatura
superba, pens Gyuri, e gli venne in mente che Pataki per poco non era
stato scelto come modello per l'Adone proletario nudo che faceva bella
mostra di s sul retro delle nuove banconote da venti fiorini. Cercavano un
valido esempio del nuovo vigore ungherese e l'artista aveva optato per
Neumann, che meglio incarnava un simbolo maestoso di rinascita, giustizia
e verit, grinta e invincibilit socialista, forse anche perch Pataki aveva
chiesto dei soldi. Mica gli do i pettorali gratis.
C'erano guardie tutto intorno all'edificio: la gente non veniva
propriamente incoraggiata a passare davanti al Ministero. Se da un certo
punto di vista quelli dell'AVO ritenevano giusto ostentare una sede
sontuosa in riva al Danubio, lo svantaggio era che tutti sapevano dove
trovarli, cosa che con ogni evidenza li metteva lievemente a disagio.
Le guardie erano insonnolite e chiaramente non abituate a fare il loro
lavoro. Pataki si avvicin all'ingresso principale prima che dessero chiari
segni di agitazione e di perplessit di fronte a quella sfida al potere
popolare. Poi una guardia ebbe l'idea di lanciarsi all'inseguimento e le altre
la trovarono sufficientemente valida da seguirne l'esempio. Erano bene
armate, ma quanto a gambe erano messe male. Usando con criterio la
propria accelerazione,
Pataki guizz davanti a tutti, sfugg ai nuovi arrivati e mantenne una
certa distanza provocante fra s e la torma degli inseguitori. Scatt dietro
179

l'angolo del Ministero con il suo codazzo di guardie, che lasciarono


sguarnita, immobile e deserta la facciata della Casa Bianca.
Dopo un intervallo di tempo pi lungo di quanto sembrasse possibile
Pataki rispunt da dietro l'edificio e super il traguardo nel punto da cui era
partito e dove aveva lasciato la tuta. Sembrava soddisfatto di aver
circumnavigato la Casa Bianca con le chiappe al vento quando i suoi
inseguitori in uniforme lo raggiunsero. Nel prenderlo cos senza vestiti, le
guardie dubitarono sul da farsi. Alla fine gli gettarono una coperta addosso
e lo fecero salire su un cellulare.
Be', concluse Bokros. Il motore ha bisogno comunque di una
ripassatura.
Quasi tutti i giocatori del Locomotive decisero di andare da parenti in
campagna, a fare lunghe passeggiate in collina o a stare da qualcuno per
qualche giorno. Gyuri attese a casa l'ondata punitiva, si prepar a un
interrogatorio e a negazioni quadridimensionali.
Cinque giorni dopo la plateale esibizione delle chiappe alla Casa
Bianca, al suo ritorno a casa Gyuri trov Pataki che si accingeva a fare una
doccia. Puzzava un po' ed era un filo spettinato, ma per il resto aveva l'aria
sorprendentemente incolume. Spero che ti sia portato la saponetta,
scroccone schifoso che non sei altro, protest Gyuri. Poi, incapace di
trattenere oltre la curiosit, domand: Com' andata?.
Cosa? grid Pataki sotto la doccia. Come sarebbe: com' andata?
Si stava insaponando e Gyuri cap che cos non gli avrebbe raccontato
niente. Pensavo che i talent scout dell'AVO ti avessero scritturato.
Ah, quello! Non chiaro? Sono malato di mente. Uno sano di mente fa
forse il giro del Ministero di corsa tutto nudo? Hai di fronte a te un malato
di mente appena scappato dal manicomio. Mi prepareresti qualcosa da
mangiare' Noi matti mangiamo le stesse cose di voi normali.
Dopo un po' Pataki entr in cucina leggendo una lettera spedita poco
prima della sua bravata. Era del Ministero dello Sport, che lo informava
che la sua domanda di borsa di studio all'estero era stata respinta. In fondo
alla pagina, sotto al secco rifiuto, avevano giudiziosamente apposto un
timbro che diceva: Lotta per la pace.
180

Guarda un po', disse Pataki sventolando la lettera con fare disgustato.


Come possono pensare che voglia vivere in un paese dove mettono
idiozie come queste sulle lettere? Basta, me ne vado.
Era un po' che Pataki tirava fuori l'argomento fuga, cio che ne parlava
quando Gyuri era a portata d'orecchio. L'argomento aveva incominciato ad
affascinarlo principalmente perch Bnhegyi era stato trasferito al reparto
spedizioni internazionali delle ferrovie. A Bnhegyi, come a tutti quelli del
Locomotive, non chiedevano di lavorare, ma quando faceva un salto sul
posto di lavoro giusto per ritirare lo stipendio aveva accesso a tutte le
informazioni. Era un modo estremamente rischioso di scappare, ma a quei
tempi ne erano disponibili solo di estremamente rischiosi. Se non fosse
stato per Jadwiga, se fosse stato solo, Gyuri ci avrebbe provato, ma non
voleva fare correre rischi a lei per quanto, conoscendola, sapeva che non si
sarebbe tirata indietro. Il fatto era che aveva qualcosa da perdere. Pataki
avrebbe dovuto accettare la sua proposta nel '47.
Pataki insistette per andare a caccia di Bnhegyi. Voglio andarmene
prima che mi becchino i dottori. Il Cielo era evidentemente dell'umore
giusto per esaudire il suo desiderio, perch trovarono Bnhegyi di ritorno
dal dottore, che gli aveva appena rilasciato un certificato per una
lussazione. S, disse, di treni che passino il confine ce ne sono, ma dove
vadano non lo so. Cambiano le composizioni e le destinazioni
continuamente. Bnhegyi avrebbe preferito aspettare qualche giorno per
studiare le possibilit, ma Pataki non volle sentire ragioni. Rifletterci non
lo render pi facile, decret. Cos a mezzanotte andarono ai binari di
raccordo, ruppero i sigilli di un vagone merci e lo aprirono. Era pieno di
scarpe. Le scarpe sono rischiose, spieg Bnhegyi. Possono andare a
Ovest come a Est.
C' altro in partenza stasera? domand Pataki.
No.
Allora va bene questo. Sal a bordo con una borsa che conteneva due
pagnotte, del formaggio, sei mele, una bottiglia di acqua minerale e tre
bottiglie di birra ceca, il cui ultimo indirizzo era stato quello di casa
Fischer. Ubriacarsi uno dei pochi divertimenti possibili in un vagone

181

merci buio pieno di scarpe, disse Pataki giustificando la compagnia che si


era scelto.
Concordarono un modo per comunicare. Anche se finisci in Siberia,
mandaci una cartolina, lo preg Gyuri.
Certo, rispose Pataki. Ai miei ditelo fra un giorno o due. Ditegli che
avrei voluto dirglielo, ma che cos pi facile per tutti. Porse una busta a
Gyuri. una lettera di scuse generali. Digli di non cercare la fede del
nonno: l'ho presa io. Sapete mica quanti anni danno per una cosa cos?
Guard Gyuri. Allora tu non vieni?
Ormai non pu pi durare a lungo.
Chiusero il portello e Bnhegyi rimise i sigilli ufficiali.

182

23 ottobre 1956
Andando al Ministero dello Sport (era cos che tutti chiamavano il
Comitato Nazionale per l'Educazione Fisica e lo Sport, cui piaceva fingere
di non essere un Ministero perch ci avrebbe screditato quell'atmosfera di
dilettantismo che cercavano di coltivare) Gyuri vide salire sul tram un
controllore. Era senza biglietto. Era sempre senza biglietto. Era sempre
stato senza biglietto. Non aveva pagato un centesimo per i trasporti
pubblici dagli ultimi anni della guerra. Per di pi, in tutto quel tempo non
aveva mai nemmeno contemplato l'ipotesi di pagare, neppure per un
attimo. Questo prima di tutto perch non se la sentiva proprio di cedere allo
Stato una parte, per quanto esigua, del proprio denaro, e in secondo luogo
perch di solito i tram erano talmente pieni che solo una percentuale
irrisoria del suo corpo vi trovava posto. Il pi delle volte era costretto a
viaggiare fuori, appeso per una mano, con un piede soltanto sul predellino,
in compagnia di vari concittadini nella sua stessa posizione, e non gli
pareva che quella sistemazione giustificasse alcun genere di pagamento.
Una volta tanto che era seduto, si stava chiedendo a che punto gli
convenisse scendere quando all'altro capo del tram un operaio con tanto di
tuta blu di colpo si mise ad abbaiare al controllore: Quando lo Stato
comincer a pagarmi con soldi validi, allora avr un biglietto valido,
capito?. La violenza di quello scatto d'ira fu stupefacente, molto maggiore
di quanto ci si sarebbe aspettati anche nelle circostanze pi estreme di
fronte alla richiesta di un biglietto. Fece scendere il silenzio sull'intero tram
e attir l'attenzione generale di chi gi pregustava una bella sceneggiata da
pubblici trasporti. Normalmente la gente che non voleva o non poteva
pagare scendeva al volo all'avvicinarsi delle autorit, come faceva Gyuri, e
il tram prendeva l'aspetto di un albero che perdeva via via le foglie.
Evidentemente il controllore era incappato in una rabbia che covava da
un pezzo. La sua richiesta aveva spalancato la porta a un accumulo di
rancore e la pura ferocia della replica, con l'aperta minaccia di lesioni
corporali imminenti quanto spietate proclamata a gran voce, lo convinsero
a soprassedere. Gyuri aveva assistito a un solo caso di rifiuto
incondizionato prima di allora: un uomo anziano, che tratteneva a stento
183

due enormi cani lupo con la bava alla bocca, invitato a mostrare il biglietto,
aveva dichiarato sorridendo: Sinceramente non ho voglia di pagare. E
non lo aveva fatto.
Sentendosi la dignit in pericolo, il controllore scese all'Asteria. Gyuri
guard fuori e not gruppetti di studenti qua e l con dei cartelli in mano.
Erano stati tranquilli per un po', intimoriti da alcuni dei migliori esempi
della brutalit disponibile sul pianeta Terra, ma poi gli ungheresi avevano
ricominciato con lo sport nazionale: mugugnare. Avevano ricominciato
tutti, a quanto pareva. Ci si erano messi persino all'Unione degli Scrittori,
tempio indiscusso della malnutrizione morale, rinnegando di colpo tutto
ci che avevano scritto negli ultimi anni. Sollevata la testa da sotto il culo
di Rkosi, l'Unione sbatteva gli occhi alla luce del giorno.
Mentre andava all'udienza disciplinare Gyuri aveva saputo da Laci, il
fratello minore di Pataki, che gli studenti del Politecnico stavano
organizzando una manifestazione. Una vera manifestazione, sai, decisa da
noi. Non era chiaro se fosse autorizzata o meno. Alcuni capi dicevano di
s, altri di no. Agli studenti non sembrava importare.
La manifestazione non avrebbe cambiato niente di niente. Gyuri non lo
aveva detto a Laci perch era troppo entusiasta all'idea, ma era stato tentato
di citargli il dottor Hepp: Signori, una cacca d'orso si pu capovolgere, si
pu portare a fare un giro sul Balaton, si pu mettere in una bella scatola
legata con un nastro azzurro, la si pu denigrare o si pu comporre un'ode
in suo onore, ma rimarr sempre una cacca d'orso.
Che differenza avrebbe fatto allora se anche avessero cambiato il leader
del Partito come avevano fatto in Polonia? O se il nuovo leader avesse
svillaneggiato il vecchio leader? O se si fossero trovati con un Gero invece
di un Rkosi? O con un Nagy invece di un Gero? Erano tutti stronzi
provenienti dallo stesso nastro trasportatore. Era come protestare per il
cambio di una lampadina. E se il nuovo leader avesse dato la colpa di tutto
al vecchio? Era il gioco della cavallina politica, le sedie musicali al
Comitato Centrale. Perch prendersela tanto?
Il suo umore quella mattina non era dei migliori per via della
convocazione disciplinare, ma l'incidente dell'AVO lo rallegr.

184

All'Astoria sal sul tram un ufficiale dell'AVO (quelli in uniforme si


erano fatti pi rari per le strade negli ultimi tempi, sembravano a disagio).
Portava elegantemente un'elegante valigetta e trasudava una vigorosa
fiducia nella propria importanza, sembrava quasi che fosse
quell'importanza a tenere ben alta la testa sul tram. Accanto a lui c'era un
gruppo di manovali sporchi, robusti, neri di lavoro, tipi che senza dubbio
nel tempo libero amavano sopra ogni altra cosa il prendere a calci in testa il
prossimo. Era prevedibile che sarebbe finita cos. Se la presero comoda,
per, squadrando l'ufficiale dalla testa ai piedi mentre il tram continuava la
sua corsa. Alla fermata successiva uno si sporse in avanti e gli chiese con
voce stentorea tra fumi di plinka: Vediamo un po', ti sei lavato i denti
stamattina?.
Come? chiese l'AVO stupito da quella domanda tanto diretta.
Ti sei lavato i denti stamattina? insistette l'uomo. S, fu l'unica
risposta che riusc a trovare l'altro.
Benissimo. Allora per questa volta puoi leccarmi il culo.
La detonazione di ilarit fu tale che l'ufficiale praticamente vol gi dal
tram. Gyuri si sent onorato di essere presente alla nascita di un aneddoto
che avrebbe ravvivato non poche serate in una kocsma. Schiacciato fin
quasi alla prostrazione sotto il peso del proprio colossale imbarazzo, l'AVO
si accorse che era arrivato alla sua fermata e sgattaiol via.
Al Ministero dello Sport Hepp lo aspettava fuori, guardando con fare
ostile l'orologio neanche fosse in qualche modo complice del suo ritardo.
Non erano in ritardo per l'udienza, ma a Hepp piaceva arrivare sempre con
dieci minuti di anticipo. Gyuri faceva l'impossibile per essere puntuale con
Hepp, perch con lui i ritardi si pagavano. Ma avevamo detto alle undici,
diceva Hepp, non riuscendo sinceramente a capire perch un accordo tanto
chiaro non fosse stato rispettato. E continuava con quella solfa finch uno
non temeva di uscire di senno. Inutile ricorrere a scuse come carestie di
tram, terremoti o subitanei fenomeni di combustione casalinga: Hepp
replicava semplicemente: Perch non sei partito prima?.
Per lui il ritardo era qualcosa di incomprensibile, una stele mal
conservata in una lingua antica. Pi che arrabbiarsi, non capiva: Ma
avevamo detto alle undici. Lo ripeteva a non finire, in tutte le tonalit, con
185

la determinazione di un crittografo deciso a decifrare un codice


indecifrabile. La puntualit solare di Hepp era infallibile. A memoria
d'uomo era arrivato in ritardo a un appuntamento una sola volta in tutta la
sua vita, quando Pataki, saputo che Hepp doveva recarsi a un seminario di
allenatori, era entrato di soppiatto nel suo ufficio proprio mentre questi si
preparava a uscire. Nascondendosi dietro un innocente scambio di
convenevoli, Pataki si era appropriato della chiave dell'ufficio, aveva
chiuso la porta dall'esterno ed era andato a raggiungere gli altri fuori,
dall'altra parte della strada, a godersi la scena. Nel giro di qualche minuto
Hepp aveva cominciato a ordinare a gran voce che lo liberassero, strillando
appassionatamente dalla finestra del secondo piano. Alla fine era riuscito a
convincere un passante a procurargli una scala, ma ormai aveva un
irrimediabile quarto d'ora di ritardo.
Naturalmente dietro la convocazione di Gyuri al tribunale disciplinare
c'era Matasits. Da un certo punto di vista, non c'era neanche gusto. Ogni
volta che Gyuri giocava in una partita arbitrata da Matasits, accumulava
prontamente i suoi cinque falli e veniva espulso prima ancora di aver fatto
un giro intero del campo, anche se non aveva commesso nessun fallo o non
era nemmeno passato per le vicinanze della palla. L'irresistibile impulso a
fischiare che Matasits sembrava provare ogni volta che lo vedeva lo aveva
convinto ormai da molto tempo che l'arbitro l'aveva classificato come un
cattivo soggetto, un recidivo incallito.
Pur essendo disposto a riconoscere che nessun arbitro gli avrebbe dato il
premio per il giocatore di basket pi corretto dell'Ungheria, Gyuri trovava
irritante quell'ammasso di biasimo infondato. Per quanto cercasse di
comportarsi in maniera impeccabilmente esemplare, dimostrandosi di una
cortesia assurda, porgendo agli avversari la palla su un piatto d'argento al
minimo segno di interesse da parte loro ed evitando il contatto con i
giocatori dell'altra squadra neanche fossero lebbrosi radioattivi, se
arbitrava Matasits, finiva espulso. Correva voce che Matasits lo ritenesse
responsabile di una consegna al suo domicilio di duecento paia di occhiali
sovietici e che volesse vendicarsi di quell'affronto merceologico.
Tuttavia era la prima volta che Gyuri finiva addirittura davanti alla
Commissione disciplinare. Il dono di muoversi furtivo nei punti ciechi del
campo visivo degli arbitri di solito gli permetteva di far scempio
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impunemente degli avversari; aveva inoltre sviluppato un talento da


prestigiatore nell'indirizzare l'attenzione dei direttori di gara nella direzione
sbagliata per poi sgomitare, afferrare per i pantaloncini e pestare piedi sotto
il loro stesso autorevole naso. Hepp era giunto a esprimere giudizi
qualitativi sui suoi falli nell'analisi post-partita: sufficiente, di classe e
addirittura, dopo una zuccata assassina a Princz (uno che considerava le
partite di pallacanestro un'illimitata occasione per dar colpi nelle balle
altrui), e dopo che questi era stato portato via in barella, mondiale.
Quando c'era Matasits, per, Gyuri si atteneva risolutamente, bench
inutilmente, alla massima nobilt di comportamento. Durante una partita
con l'Esercito in cui, malgrado l'assenza di Pataki, l'Esercito era in
vantaggio solo di poco, Gyuri e un altro giocatore erano a caccia di una
palla e quello l'aveva presa facendo crollare a terra Gyuri, che a terra era
rimasto mentre lui se ne volava fino al canestro del Locomotive e segnava
due facili punti. Come tutti, Rka aveva pensato che il plateale crollo di
Gyuri fosse un tentativo fin troppo istrionico di rientrare in possesso della
palla. Okay, gli aveva detto vedendolo ancora a terra, ora puoi alzarti.
Ma Gyuri non si era alzato perch era completamente privo di sensi.
Matasits lo aveva ammonito per ostruzione volontaria, dichiarando che in
tutta la sua lunga carriera di arbitro non aveva mai visto nessuno fingere
cos sfacciatamente e che la questione sarebbe finita davanti alla
Commissione disciplinare, tanto pi che Gyuri, quando aveva ripreso
contatto con la realt e aveva capito che cosa stava succedendo,
barcollando, aveva cercato di strozzare Matasits.
La Commissione era composta da tre distinti signori inerti e
manifestamente annoiati seduti dietro un'ampia scrivania: avevano l'aria di
risiedere in quella stanza anche quando non c'erano sedute della
Commissione.
Matasits esord: Egregi signori, ci troviamo di fronte a un caso di
vilipendio di ci che l'uomo ha di pi sacro. Leggeva malamente degli
appunti. Gyuri si mise comodo perch, a giudicare dalla quantit di fogli
che Matasits aveva in mano, la cosa sarebbe andata per le lunghe. Matasits
aveva attinto abbondantemente al dizionario. Sciorinando liberamente una
serie di luoghi comuni, accus Gyuri di essere la fonte di tutti i mali, un
omicida neandertaliano che si aggirava per i campi da gioco sulle quattro
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zampe, usando la propria limitata capacit di parola per coprire di insulti


funzionari con tutte le carte in regola. Con evidente e progressivo
disappunto di Matasits, i giurati non rimasero a bocca aperta per l'orrore,
ma presero diligentemente e impassibilmente nota. Aspettandosi qualcosa
dell'ordine della condanna al rogo, magari con l'aggiunta di una squartatina
tanto per gradire, Matasits usc scoraggiato per la fredda accoglienza
ricevuta. Le facce annoiate rincuorarono un po' Gyuri, bench sapesse
benissimo che anche della gente annoiata pu smembrare una carriera.
Poi fu il turno di Hepp: Signori, pur non potendo trovare alcuna
scusante al comportamento di Fischer, vorrei far presente che egli reduce
da un periodo di enormi, dico enormi, pressioni. Poco tempo fa gli morta
la madre e questa perdita, insieme al volontariato come allenatore presso
l'orfanotrofio di Ferencvros e in aggiunta allo straordinario impegno
dispiegato sul posto di lavoro.... Una bella orazione, pens Gyuri, anche
se non era proprio sicuro che ci fosse un orfanotrofio a Ferencvros.
Alla fine lo invitarono ad alzarsi e a far presenti eventuali circostanze
attenuanti. Vorrei scusarmi, signori, per avervi costretto a dedicarmi il
vostro tempo prezioso e vi assicuro che questa l'ultima volta in cui mi
vedete in una posizione... La Commissione non ne poteva pi. Erano
pagati per stare seduti, non per ascoltare. Era l'ora di pranzo e Gyuri fu
interrotto sbrigativamente da quello nel mezzo. Cinquanta fiorini di
multa, sentenzi. Gyuri, esaltato dall'esiguit della cifra, ebbe l'impulso
sconsiderato di offrirne cento se gli lasciavano dare un pugno in faccia a
Matasits.
Non vai alla manifestazione? gli chiese Hepp quando furono fuori.
Ci vanno tutti, a quanto pare.
Se pensassi che servisse a qualcosa, sarei il primo ad andarci.
Gyuri valut se andare a lavorare o no. Fu una valutazione rapida. La
Manifattura Piumini poteva fare a meno di lui per un pomeriggio, se ne
aveva fatto a meno senza problemi nei due mesi da quando era stato
assunto. Era stato Hepp a trovargli un lavoro l: come ogni buon giocatore
di pallacanestro dilettante, Gyuri aveva bisogno di un lavoro e, ottenuto il
diploma di ragioniere, riteneva di meritare un posto di maggior prestigio,

188

maggiori prospettive e maggiore stipendio rispetto a buttar gi un


messaggio in Morse ogni tanto nelle ferrovie.
Cos gli avevano rimediato il posto nell'ufficio pianificazione alla
Manifattura Piumini. Ovviamente nessuno ambiva a un posto dove ci fosse
pericolo di lavorare davvero, ma era sempre meglio andare a ritirare lo
stipendio in un ambiente stimolante e raffinato.
Tutto ci che aveva dovuto fare nei due mesi di permanenza alla
Manifattura era stato, per pura curiosit, prendere le cifre, fornite dal
Ministero, relative alle quantit che la fabbrica doveva produrre in base al
Piano Quinquennale e dividere i totali per il numero di unit della fabbrica.
Avendo cos calcolato le quote di produttivit unitaria, le aveva sommate
di nuovo ottenendo la produzione fissata dal Piano. Quanto a ci che
avveniva effettivamente nello stabilimento, lui non lo sapeva e dubitava
che qualcun altro lo sapesse o volesse saperlo. La maggior parte del poco
tempo che passava in ufficio lo impiegava con un collega economista,
Zaln, a lanciarsi fiammiferi (accesi sulla carta vetrata della scatola) da una
scrivania all'altra, scommettendo su quali pile di fogli avrebbero preso
fuoco.
Era entrato in possesso del Piano dettagliato per caso, dopo essersi
imbattuto in Fekete, il direttore della Manifattura Piumini, che si
precipitava in un corridoio con un paio di canne da pesca. Lo aveva
riconosciuto perch prima della guerra Fekete era un famoso campione di
lotta libera, soprannominato il Boa grasso. Correva voce che avesse
prestato dei soldi ad alcuni membri del Comitato Centrale nei giorni della
loro illegalit, quando vivevano tutti nella stessa pensione.
Piacere di conoscerla, aveva detto Fekete stringendogli calorosamente
la mano e sfoderando un sorriso da ex showman del bicipite. Vado
terribilmente di fretta, ma nel mio ufficio trover una copia del Piano. La
prenda pure. Era stata l'unica volta che Gyuri aveva visto Fekete,
soprattutto perch questi si presentava in ufficio solo quando aveva
bisogno di un posto adatto per le sue avventure extraconiugali, e anche
perch non avevano nulla da dirsi.
Gyuri era andato nell'ufficio di Fekete e, con l'aiuto di una delle
segretarie che quel giorno era venuta a bagnare le piante, lo aveva
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perquisito a tappeto: del Piano non c'era traccia. Essendo appena assunto,
curioso e leggermente inebriato all'idea delle proprie responsabilit, Gyuri
aveva deciso di telefonare al Ministero per chiedere chiarimenti.
Aveva parlato con tre persone diverse prima di rendersi conto che anche
solo capire la procedura sarebbe stata una fatica improba e decisamente al
di l delle sue mansioni. Si era divertito a contare: aveva spiegato ventidue
volte che chiamava dalla Manifattura Piumini e desiderava avere i dati
corretti e aggiornati del Piano. Per ultima gli avevano passato una voce
dalla cui ostilit e reticenza aveva dedotto di essere finalmente arrivato alla
persona giusta nell'ufficio giusto.
Vuole che glielo dica per telefono? aveva ripetuto pi volte la voce
irata. E chi mi assicura che lei non una spia americana? Mettiamola
cos, aveva detto Gyuri rimuginando su quel dilemma epistemologico,
una spia americana le direbbe di andare a fare in culo?
Vergognandosi di aver provato a fare sul serio il proprio lavoro, Gyuri
era uscito dalla fabbrica. Passando davanti alla guardiola all'ingresso gli
era caduto l'occhio sull'indefesso paladino del potere del proletariato che
vivisezionava sul tavolo alcuni mozziconi per ricavarne un Frankenstein di
sigaretta. Gyuri aveva notato che stava facendo a pezzi una pagina di un
documento intitolato La Manifattura Piumini ungherese: Dati Riveduti e
Corretti del Piano Quinquennale, 1955.
Nel dubbio, meglio andare a casa e mettersi a letto, aveva pensato.
Aveva passato una notte insonne a preoccuparsi all'idea della Commissione
disciplinare e a prepararsi una linea di difesa, convinto che quella sarebbe
stata l'occasione in cui tutti gli arretrati di sfortuna gli si sarebbero
rovesciati addosso. Aveva deciso di andare a casa e infilarsi fra le lenzuola.
Trov Elek che cercava di convincere dei fondi di caff usati a
concedere un bis e a produrre ancora un po' di brodaglia nera. appena
passata Jadwiga, disse. venuta a Budapest per la manifestazione.
Gyuri fece un'immediata inversione a U e usc.
Dall'altra parte del fiume vide la folla intorno alla statua di Bem e si
accinse ad attraversare il ponte Margherita. Bem era il generale polacco
che non sapeva bene in quale rivoluzione si trovava e con grande zelo nel
1848 aveva guidato l'esercito di indipendenza ungherese contro gli
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Asburgo; lo aveva guidato con lusinghieri successi finch non erano entrati
in guerra i russi e l'esercito di indipendenza aveva dimostrato di essere un
vero esercito ungherese facendosi sbaragliare. Ma almeno la sconfitta era
stata attribuita alla schiacciante superiorit numerica dei russi, anche se
versioni apocrife della vicenda volevano che, nel sentire che un esercito
dieci volte pi grande del suo stava per attaccarli, Bem avesse
commentato: Bene, temevo che la facessero franca.
Gli studenti avevano deciso di riunirsi intorno a Bem perch uno degli
scopi della manifestazione era esprimere approvazione per i cambiamenti
politici avvenuti in Polonia (di cui Jadwiga aveva parlato con grande
entusiasmo), che erano del tipo che volevano anche per l'Ungheria: un
comunismo affabile, spensierato, estraneo ai furori ideologici. Non
sembravano i soli a desiderarlo.
Non solo piazza Bem era un mare di teste, ma l'argine tutto intorno era
un enorme ammasso di umanit. Trenta o quarantamila persone, e ai
margini della folla se ne aggiungevano altre. Era il rigurgito di un sistema
indigeribile, con tutti gli ingredienti dell'incontrollabilit.
Gyuri! Si volt e vide Laci con due amici che reggevano una grande
bandiera ungherese. Fu la prima volta in cui Gyuri ricord poi di essersi
sentito vecchio, di aver provato invidia per quelli pi giovani di lui, che
non avevano ancora esaurito l'entusiasmo e riuscivano a credere che
portando in giro una bandiera si potessero cambiare le cose.
C' Jadwiga da qualche parte, disse Laci guardando la folla alle
proprie spalle. venuta con degli amici di Szeged. Gyuri scrut nella
calca. Poteva volerci tutto il resto della giornata a trovarla, se i loro destini
non erano sincronizzati.
Complimenti. Non avrei mai creduto di vedere niente di simile,
osserv Gyuri, sorpreso dalle dimensioni della protesta. Hai visto i sedici
punti? gli chiese Laci aprendo un volantino e porgendoglielo. Abbiamo
cominciato a stenderlo ieri all'Universit e non riuscivamo pi a fermarci.
La prima rivendicazione che lesse riguardava un cambiamento ai vertici
del Partito dei lavoratori. Era il genere di cosa che, solo per averla pensata,
nel 1950 ti saresti ritrovato per dieci anni in una cella buia con i reni gonfi
e l'acqua gelata fino alle ginocchia. Ora, un po' perch Stalin annusava le
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violette dalla parte delle radici e un po' perch zio Nikita trattava come
spazzatura tutti i suoi predecessori, quel genere di cosa era concepibile,
purch la dicessi in compagnia di una folla molto, ma molto numerosa. Il
movimento comunista, secondo la miglior tradizione dei capitalisti falliti,
era abilissimo nel cambiare nome e indirizzo e continuare l'attivit dietro
una nuova facciata.
Le rivendicazioni si facevano pi rivendicative. Imre Nagy dentro, le
truppe sovietiche fuori. Libere elezioni e libera stampa. Perch gi che ci
siamo non chiedere anche la vita eterna e un conto in banca milionario
obbligatorio per tutti gli ungheresi? pens Gyuri. C'era anche la richiesta di
aprire tutti i dossier segreti sui cittadini.
Gran bell'elenco, disse, gran bella folla.
Le autorit erano contrarie finch non abbiamo cominciato, disse
Laci, ma ora arrivata un sacco di gente del Partito che non era stata
invitata. Immagino che preferiscano fingere di appoggiare la cosa.
L per l l'idea che Jadwiga manifestasse contro il Partito lo aveva
lasciato interdetto. A parte i rischi di carattere pi specificatamente fisico,
tipo essere picchiati o morire, era il rischio dell'espulsione dal paese che lo
rodeva. Per Gyuri, che faceva parte della massa priva di passaporto, la
Polonia era irraggiungibile quanto il Polo Sud. Ma era chiaro che la folla
era troppo numerosa perch ci fossero problemi. Era talmente enorme che
non si poteva n spararci in mezzo n pensare di disperderla. Senza dubbio
in un secondo tempo capi e oratori sarebbero stati invitati in qualche cella
sotterranea per una chiacchierata e qualche lesione strutturale. Ma per la
strada l'assembramento era schiacciante: come un parente sgradito che
viene in visita, non si poteva fare altro che assecondarlo con aria giuliva
finch non decideva di tornarsene a casa. Sarebbe andato tutto bene, purch
Jadwiga riuscisse a trattenersi dall'arringare la folla o recitare versi
incendiari. Ora andiamo al parlamento, annunci Laci, e ci rimarremo
finch non faranno di nuovo primo ministro Imre Nagy. Gyuri li guard
avviarsi sul ponte. Laci aveva solo quattro o cinque anni meno di lui, ma il
suo idealismo faceva s che Gyuri si sentisse suo nonno. Strano come in
due fratelli ci potessero essere tante differenze e somiglianze. Pataki aveva
sempre messo la propria intelligenza al servizio dell'uccello e si era sempre
sforzato di tirare scemi gli altri. Laci invece era studioso e schivo; tutte le
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volte che era andato a casa loro, Gyuri lo aveva trovato con un libro in
mano, spesso un libro di testo mortalmente noioso. Non si notava, ma era
sempre presente. Non era stata una sorpresa che avesse vinto una borsa di
studio per andare all'universit, successo non indifferente per chi non era
figlio di un membro del Comitato Centrale. La sua insubordinazione era
semplicemente pi nascosta, pi insidiosa, quatta quatta in attesa del
momento opportuno. Laci non ne aveva parlato, ma Gyuri era sicuro che al
Politecnico pi che farsi trascinare era un trascinatore.
Scrutando fra la folla, cerc tracce di Jadwiga. Lo rincuor non vederla
incitare i manifestanti con il megafono. Per le strade non c'erano pi solo
studenti, la manifestazione stava crescendo a vista d'occhio: soldati,
anziani, nullit, giocatori di pallanuoto, casalinghe, impiegati, tutti quelli
che vedevano la manifestazione e i cartelli e si rendevano conto che non
era una messinscena organizzata dai comunisti, che non era un Primo
maggio fuori stagione, mollavano tutto e si univano al corteo con l'aria di
dire: Perch non ci abbiamo pensato prima?.
C'erano decine di persone che tentavano di abbattere la statua di Stalin,
folletti radunati intorno ai suoi stivali. Molte altre davano consigli su come
procedere. Tentativi e consigli si protraevano ormai da tempo. La statua,
con i suoi otto metri di altezza, era stata fatta oggetto di attacchi con
mazze, seghetti da metallo, catene fissate a camion e, com' ovvio, di
copiosi quanto sanguinosi insulti, ma rimaneva altamente indifferente
all'agitazione attorno ai suoi piedi.
Gyuri era molto contento di esserci. Se non fosse uscito a cercare
Jadwiga probabilmente si sarebbe perso tutto: c'era da scommettere che
Radio Budapest non avrebbe trasmesso la notizia che quella sera si sarebbe
svolta una performance unica e irripetibile di idoloclastia.
Era indiscutibilmente un momento storico, una di quelle cose che
volenti o nolenti i nipoti si sentono raccontare. Gyuri non aveva mai
provato prima di allora una soddisfazione altrettanto intensa; piacere s, ma
nulla aveva mai spinto il suo animo a buttare la testa all'indietro e ridere di
cuore. Non gli sarebbe dispiaciuto, per, se quel momento storico si fosse
dato una bella mossa, perch faceva troppo freddo per star fuori, anche per
una di quelle sensazioni che capitano una sola volta nella vita, ed essendo
stato in giro tutto il giorno era stanco. Inoltre non poteva fare a meno di
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pensare che stessero esagerando un po'. Si era posizionato con cura in


maniera da avere una buona visuale ma, in caso si fossero profilate delle
sanzioni, anche una buona via di fuga. Un po' come a scuola, quando il
maestro sta per tornare e mettere fine alla baraonda.
Non c'era nulla che giustificasse la sua sensazione di disagio, per.
Circolavano alcuni poliziotti, ma avevano l'aria abbastanza divertita e
Gyuri ne sent uno con i baffi che suggeriva di provare con un cannello
ossiacetilenico. Un'ora prima erano passati due poliziotti pi anziani e pi
grassi. Il pi grasso, e probabilmente anche il pi anziano dei due, aveva
tentato di disperdere la folla, ma dopo aver lanciato qualche avvertimento
si era stufato di essere preso per i fondelli ed era sparito con il suo
megafono, per andare a occuparsi di cose pi urgenti altrove.
Comunque andasse a finire, era stata la giornata pi divertente che
ricordasse di aver passato da... be', non riusciva a ricordare esattamente da
quanto tempo a quella parte, ma per un giorno il regno della noia era stato
sospeso.
Arriv un camion e due operai, che maneggiavano l'attrezzatura per
l'acetilene con disinvoltura da esperti, salirono sul piedistallo per amputare
il vecchio Iosif alle caviglie. Quando la fiamma - una sorta di sole in
miniatura nel buio della notte - raggiunse il polpaccio di Stalin, si alz uno
scroscio di applausi. Il pubblico avrebbe potuto essere ancora pi
numeroso per un evento cos monumentale: ci saranno state al massimo
tremila persone intorno alla statua, una piccola parte di coloro che, in giro
per le strade quella notte, avrebbero provato un brivido di piacere vedendo
cadere quell'obbrobrio di bronzo. Ma il giorno dopo, ne era certo, tutti
avrebbero sostenuto di aver assistito di persona.
Gyuri pensava che la maggior parte della gente fosse ancora in centro,
intorno al parlamento dove Imre Nagy aveva salutato timidamente le
centomila persone presenti e aveva esordito dicendo: Compagni....
L'effetto era stato esattamente il contrario di quello desiderato. Bench la
folla lo volesse al potere, quell'inizio infelice aveva suscitato fischi e la
risposta ritmata: Non ci sono compagni. Nagy aveva fatto meglio nel
resto del discorso, invitando alla calma e al buonsenso. Non era stata
un'orazione brillante, ma in quanto comunista Nagy non era abituato
all'idea di un pubblico che avesse voglia di starlo a sentire. La gente non
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era al colmo della felicit, ma si stava facendo tardi e i pi, soddisfatti della
bella giornata trascorsa manifestando, cominciavano a tornare a casa.
Gyuri aveva visto quasi tutti quelli che aveva conosciuto in vita sua nella
piazza del Parlamento, tranne Jadwiga. Stava andando a casa a vedere se
era l quando si era imbattuto in Stalin sul punto di andare al tappeto. Con
un po' di oculata combustione, Stalin incespic nella volont popolare e
croll con un fragore sonoro che annient l'ovazione dei cacciatori di
souvenir che facevano ressa per avventarsi con mazze e martelli sulla
carcassa abbattuta. A Gyuri sarebbe piaciuto molto tenersi un pezzo di
Stalin a mo' di talismano, a imperitura memoria del fatto che il male non
sempre trionfa, ma decise di tornare alla Radio a cercare Jadwiga se non
l'avesse trovata a casa. E siccome non c'era, prese il tram per piazza
Klvin.
Il dedalo di strade intorno alla Radio in Sndor Brdy utca era pieno
zeppo di gente. Sembrava una replica della protesta per la Coppa del
Mondo, solo che questa volta il numero delle comparse era quadruplicato.
Gyuri sent dire che nel tardo pomeriggio una delegazione di studenti era
riuscita a entrare nella sede della Radio per chiedere cortesemente che i
punti venissero letti al resto del paese. Altre delegazioni, altri amici della
democrazia, altre cortesie si erano aggiunti man mano nel corso della
serata finch alle undici la cortesia era stata messa da parte e l'idealismo
studentesco aveva ceduto il passo alla bellicosit proletaria. Gyuri sperava
che Jadwiga non fosse nei paraggi (bench avesse la sensazione che la
propria presenza causasse la di lei assenza) perch era sicurissimo che
sarebbe stato alla Radio che il Partito avrebbe detto basta. Finch si trattava
della statua di Stalin, potevano lasciare che la gente si sfogasse, perch
tutto sommato Stalin era morto e fuori moda, e cos si risparmiavano il
fastidio di rimuoverla loro stessi, ma la Radio era potere reale, presente e
palpabile, poteva diffondere il senso di inquietudine alle parti pi
intorpidite della capitale e del resto del paese...
Gyuri scorse Laci e la sua banda vicino all'ingresso principale. Riusc a
raggiungerli, suscitando non poco rancore fra la gente che dovette
spintonare e calpestare per questo. Hai mica visto Jadwiga? chiese. S,
rispose Laci, era qui un momento fa. E aggiunse tutto fiero: Stanno per
dare lettura dei punti.

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Ci fu un po' di agitazione all'ingresso e un sacco di merda in giacca e


cravatta si mise a gridare: Viene data lettura dei punti in questo momento.
Tornate a casa, per favore. Li stanno leggendo mentre vi parlo. Tornate a
casa. Aveva una voce tonitruante e familiare; Gyuri pens che fosse uno
degli speaker. L'uomo della radio insisteva che i punti stavano venendo
letti e che la gente doveva tornare a casa. Poi alla finestra di una casa l di
fronte si materializz una donna con, un'aria da casalinga infelice. Tenendo
in equilibrio una radio sul davanzale con un certo sforzo, in modo che per
la strada potessero vagamente sentire quello che trasmetteva, grid:
Schifoso bugiardo! Danno musica.
I lacrimogeni arrivarono subito dopo. Fu un disastro. Gli AVO non
avevano maschere antigas, il gas invest soprattutto loro e, dal momento
che la strada era stretta e piena di gente, anche quelli che volevano
andarsene non poterono farci molto. Ci fu un gran piangere e tossire, ma
pi che altro una gran rabbia. La si vedeva montare, come un cielo che si
incupisce prima di un temporale. Gyuri si ritir alla ricerca di Jadwiga, ma
anche perch intuiva come sarebbe andata a finire. I comunisti non saranno
stati buoni a organizzare l'economia, ma se c'era una cosa che sapevano
organizzare erano i servizi d'ordine.
Aveva appena raggiunto a fatica il riparo del vicino Museo Nazionale,
che si trovava fuori tiro rispetto all'ingresso della Radio ed era dotato di
muri e colonne cos spessi che le armi da fuoco non gli avrebbero fatto pi
effetto della pioggia, quando si udirono i primi spari. Fu il rumore pi
stomachevole che avesse mai sentito. Alla paura segu la nausea all'idea
che sparassero alla gente solo perch si trovava nel posto sbagliato. Le
strade, naturalmente, si stavano svuotando il pi rapidamente possibile.
In un portone di fronte, che riusciva a intravedere solo di tanto in tanto
fra la gente che passava di corsa, Gyuri not un uomo grassoccio
accasciato contro la porta, seduto con la schiena appoggiata al muro e le
gambe tese in avanti, come un orso di pezza. Aveva una grande chiazza
rossa sulla pancia. Un altro gli bisbigliava all'orecchio, forse per
convincerlo a non morire dissanguato. Gyuri scorse due corpi immobili a
terra davanti alla Radio. Fu sorpreso da quanto lo nauseasse quello
spettacolo. Credeva di aver visto abbastanza cadaveri durante la guerra per
essere immune alla ripugnanza, ma evidentemente bisognava tenersi in
196

allenamento quando si trattava di indifferenza davanti alla morte. E la


rabbia. Credeva di aver avuto voglia di uccidere in passato, ma solo allora
cap che effetto faceva veramente, che lo voleva davvero e che non sarebbe
stato difficile; quel desiderio, fino a quel punto rimasto dietro le quinte,
entr in scena, pronto all'azione.
Le grida e il fuggifuggi andarono avanti per un po', poi successe
qualcosa che Gyuri non aveva previsto: cominciarono a sparare verso la
Radio. Qualche finestra and in frantumi e Gyuri vide un giovane
nascondersi dietro l'angolo di un palazzo per improvvisarsi cecchino. Era
in abiti civili. Dove aveva preso il fucile? Voltandosi verso piazza Klvin,
vide un camion fermo, che sembrava dell'Esercito. Dovevano aver
distribuito armi, perch di colpo si udivano spari da tutte le direzioni.
Sarebbe stato buffo, pens, se una seconda rivoluzione fosse cominciata
l al Museo Nazionale, sugli stessi scalini da cui Petfi aveva letto una
delle sue poesie tagliando il nastro inaugurale, per cos dire, della
rivoluzione del 1848.
Comparvero due operai con l'immancabile berretto da cui si intuiva che
venivano da Csepel: avevano un sacco di caricatori e trasportavano una
mitragliatrice pesante. Si chiedevano a voce alta come fare ad arrivare sul
tetto del museo, da dove avrebbero potuto usufruire di uno splendido arco
di fuoco sulla Radio. Mai venire alla Radio senza mitragliatrice, decret
uno dei due.
Comparve anche uno spilungone con i capelli ricci che, posizionatosi
dietro una colonna, cominci a prendere la mira con il fucile che si era
appena procurato. Ecco la ricompensa per aver obbligato tutti a fare il
militare, pens Gyuri. Era certo di aver gi visto quell'uomo, al cui viso
cercava invano di assegnare un nome e una collocazione. Si guardarono e
dall'aspirante franco tiratore giunse un'improvvisa trasmissione di pensiero
per via oculare: s, quello che chiedevamo nelle nostre preghiere, la
vendetta armata. E rivolse a Gyuri un gran sorriso. Forse si conoscevano, o
forse era solo il cameratismo istantaneo di quella notte. Mi sento cos
fortunato! esclam l'uomo. meraviglioso, meraviglioso. E fece partire
due raffiche senza badare troppo alla mira.

197

Fu una notte lunga e sconcertante. La maggior parte degli spari era


genericamente diretta contro la Radio, senza un obiettivo specifico. La
gente si divertiva semplicemente a sparare contro i muri. A un certo punto
ci fu anche un prolungato scontro a fuoco con l'altro capo di Sndor Brdy
utca, quando si temette che stessero arrivando dei rinforzi AVO. In realt si
trattava di un altro gruppo di affezionati ascoltatori della radio che,
imbracciate le armi, volevano far sentire la loro voce.
Stanco e infreddolito, Gyuri decise che nonostante tutto non si sarebbe
mai perdonato se non avesse fatto anche lui la sua parte nella sparatoria. Si
avvicin furtivamente a un combattente ben vestito e gli chiese dove si
fosse procurato il fucile. Me l'ha dato un soldato, ma se vuoi ti do il mio.
Io devo andare. Fa' attenzione, tira un po' a sinistra. A questo punto scrut
a lungo l'orologio nel buio. Speravo di far fuori un AVO, ma mia moglie
si star chiedendo dove sono finito. Una sparatoria alla Radio non le
sembrer una scusa plausibile.
Verso le due del mattino Gyuri scivol in un cortile poco lontano
insieme ad alcuni altri per vedere se riuscivano a entrare in un
appartamento dell'ultimo piano. Trovarono un gruppetto di cinque AVO
rannicchiati in un angolo, senza armi e senza nessuna intenzione di battersi.
Non dovreste essere nell'edificio della Radio a difendere le conquiste
del popolo? chiese sarcastico uno dei compagni di Gyuri.
Credete che vogliamo morire per un branco di comunisti del cazzo?
ribatt indignato uno degli AVO. Purtroppo erano cos patetici che non
veniva nemmeno voglia di prenderli a calci. Mentre riflettevano sul da
farsi, si present una deliziosa pensionata in vestaglia che chiese se
qualcuno gradiva del t o del caff. Ho anche un po' di cracker, disse,
ma nient'altro. Non aspettavo visite. Port loro da bere e si arrabbi
molto quando qualcuno prov a darle dei soldi. il minimo che possa
fare.
Bevuto il t, Gyuri, che non aveva ancora sparato un colpo, and
nell'appartamento della vecchia signora, si present al marito, apr la
finestra e spar tre colpi in direzione della Radio. Richiuse la finestra e
ringrazi i padroni di casa per la collaborazione mostrata. Si sentiva
meglio, molto meglio, ora che aveva partecipato.
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Verso le sei balen nella mente degli assedianti il sospetto che dentro
non ci fosse nessuno a impedire loro di entrare. Lo fecero e trovarono
alcuni AVO ormai parecchio irrigiditi ma, con grande imbarazzo,
dovettero constatare anche che gran parte della guarnigione era scappata
dalla porta di servizio, o almeno cos sembrava. Scoprirono alcuni
annunciatori vergognosamente nascosti sotto le scrivanie o negli armadietti
delle scope. Un ragazzo esaltato che poteva avere al massimo quindici anni
li chiam fratelli e li esort a impugnare le armi per la rivoluzione. Si
capiva che era una rivoluzione perch quell'invito non suon ridicolo.
Rivoluzione. Era la prima volta che Gyuri sentiva pronunciare quella
parola riferita a quanto stava accadendo. E perch no? In modo tutt'altro
che sorprendente gli speaker si dissero entusiasticamente disposti a fare
quanto richiesto. stupefacente quanto rispetto ti mostri la gente quanto tu
sei armato e loro no, pens Gyuri.
Gli studi erano vuoti e recavano tracce di una fuga precipitosa, ma da
una radio proveniva della musica come se fosse un mercoled mattina
qualunque. Stavano trasmettendo da qualche altra parte. E ora che cosa
facciamo? disse uno dei vincitori mettendo il dito sulla piaga. Gyuri pass
il fucile a un altro giovane esaltato ma disarmato e se ne and a casa.
Davanti alla stazione Keleti vide passare sferragliando un convoglio di
autoblindo e carri armati inequivocabilmente sovietici. Be', era stato bello
finch era durato.
A casa trov Elek che faceva la sua modesta colazione in cucina.
Non dirmi che non l'hai incontrata, disse stupefatto. Senza aspettare
ulteriori spiegazioni, Gyuri usc di nuovo di corsa e perlustr
insistentemente le strade circostanti. Era ridicolo. Decise di tenere fede alla
propria filosofia e starsene a letto (la partenza di Pataki gli aveva messo a
disposizione una nuova macchina da sonno in sostituzione di quella
bruciata in un impeto di ardore spartano) finch Jadwiga non fosse
ricomparsa.
Imre Nagy ha parlato alla radio, disse Elek. Hai sentito?
No, me lo sono perso.
di nuovo primo ministro. Ha chiesto a tutti di calmarsi.
199

Avr un bel chiedere, borbott Gyuri dal letto.


Andando al Politecnico, vide uno dell'AVO che prendeva una lezione di
volo. Si era svegliato nel pomeriggio dopo sei insoddisfacenti ore di
riposo, di sonno rovinato dall'amore e da altri adrenergici, e aveva deciso
di andare al Politecnico perch probabilmente era l che venivano
coordinate tutte le attivit studentesche. Senti, disse a Elek, il quale
aveva ritenuto che gli eventi giustificassero un giorno di assenza dal
lavoro, torno alle otto in punto, a prescindere da quanto sia interessante la
rivoluzione. Di' a Jadwiga che mi aspetti, se passa da casa.
Fuori si udiva rumore di spari lontani, alla distanza giusta per essere
avvincente senza farsela nei pantaloni. In Lenin Krut la gente si era
procurata delle scale per tirar gi le targhe con scritto Lenin Krut. Si era
radunata una folla per godersi lo spettacolo, ma improvvisamente scoppi
un tafferuglio e un uomo con la faccia rotonda e l'impermeabile fu
acciuffato da quelli che gli stavano intorno al grido di AVO! AVO!.
Gyuri non cap che cosa lo avesse tradito, ma non c'era dubbio che l'accusa
fosse fondata. L'uomo estrasse una pistola e concluse la propria carriera
sparando due colpi che ferirono gravemente un albero. Mentre otto paia di
mani lo trattenevano, gli controllarono i documenti, dopo di che qualcuno
propose: Diamogli una lezione di volo.
E cos fecero. Lo accompagnarono su un tetto e lo fecero camminare su
una tavola inesistente. L'AVO non era molto bravo a volare: cadde come
un masso sprecando in urla tutta la sua energia.
La gente non applaud, ma non parve neppure turbata. Era abbastanza
giusto. Quelli maggiormente dotati di senso civico si misero a rimuovere la
salma dalla strada; tutto a un tratto un piccoletto vicino a Gyuri, che aveva
assistito all'intera scena in silenzio come se stesse aspettando l'autobus,
senza alcun preavviso si gett sul cadavere e cominci a pugnalarlo con un
temperino neanche stesse tempestando di pugni una porta. Gridava: Hai
ammazzato mio fratello, hai ammazzato mio fratello, con la stessa
monotonia con cui infieriva sul corpo. Gli altri non sapevano neanche loro
che cosa fare, ma interromperlo nella sua furia sarebbe stato scortese.

200

Gyuri aveva pensato che i disordini fossero ormai finiti, che il flirt con
la libert fosse un'avventura di una notte e basta, ma era chiaro che la gente
stava ancora facendo quello che le pareva. E i russi a che gioco giocavano?
In centro, pi vicino all'Universit, vide dei carri armati russi
parcheggiati minacciosamente qua e l, che si sforzavano di apparire
aggressivi e nello stesso tempo di non dare nell'occhio, ma non assistette a
nessuno scontro.
All'Universit incontr subito Laci con una fascia tricolore al braccio e
una pistola in bella mostra nella fondina. Era chiaro che si trovava
nell'orbita di Laci tanto quanto era fuori da quella di Jadwiga. Nell'atrio
principale dell'Universit l'accessorio pi di moda sembrava essere un'arma
da fuoco: o una chitarra Davai o, come minimo, una rivoltella. Gyuri si
aspettava che Laci gli dicesse che Jadwiga lo aveva cercato fino a un
attimo prima, invece non l'aveva vista affatto.
Laci era scosso: Stamattina ci hanno attaccato. Sono passati degli
AVO in macchina, hanno aperto il fuoco e ucciso uno dei nostri. Avevo
una mitragliatrice, li avevo sotto tiro... Gyuri, non ce l'ho fatta a premere il
grilletto.
Era successo. Lo choc di essere un idealista. C' gente che non sa
raccontare le barzellette o non arriva a toccarsi la punta dei piedi. Laci non
riusciva a premere il grilletto. Era buffo, a quell'ora suo fratello sarebbe
andato in giro con i caricatori di ricambio. Mentre Gyuri lo confortava,
furono raggiunti da un altro studente. Ehi, Gyuri, ti piace la rivoluzione?
Vuoi vedere la nostra collezione di AVO?
Nell'aula di chimica c'erano dodici dipendenti AVO, dall'aria
prevedibilmente afflitta, che erano stati prelevati dalle ronde degli studenti.
Uno studente li torturava descrivendo loro ci che li aspettava in base ai
princpi del diritto internazionale e naturale, spiegando come sarebbero
stati inquisiti formalmente, correttamente e legalmente da un organo
regolarmente eletto e quindi processati se avevano commesso azioni
illegali. Osservando quelle figure dalle spalle curve, circondate da piatti
con avanzi di spinaci cotti (difficili da mandare gi persino per degli
studenti affamati), Gyuri pens che avevano avuto fortuna a essere stati
catturati dagli studenti e a non dover camminare su tavole inesistenti.
201

Qualcuno lo chiam per nome. Riconobbe Elemr, il braccio violento e


accalappiacani del proletariato. Gyuri, Gyuri, perch non gli spieghi chi
sono? Digli che lavoravo soltanto nel reparto forniture per ufficio e
cancelleria. Non vogliono credere che sono uno che non conta niente.
Gyuri fu colto talmente alla sprovvista che non trov n emozioni n
risposte. In seguito si sarebbe chiesto se la consumata invertebratezza di
Elemr non fosse in un certo senso ammirevole, quasi una simile assenza
di spina dorsale morale meritasse attenzione quanto le acrobazie di un
contorsionista al circo. La capacit di sopravvivenza era certamente
lodevole. Elemr gli si era rivolto con il tono con cui a una festa si saluta
un amico che non si vede da tempo. Gyuri opt per guardarlo fisso,
addoloratissimo per il fatto che non si trovasse fra la sede della Radio e un
fucile mitragliatore carico. L'alternativa era: ammazzarlo di botte o non
fare nulla. Sapendo che gli studenti ci sarebbero rimasti male se avesse
infangato la decenza e il decoro della loro riserva di AVO, Gyuri usc
lanciando a Elemr un'occhiata che gli avrebbe senz'altro rovinato la
digestione.
Fuori si sentivano ancora gli scontri infuriare in lontananza, attutiti
come una lite domestica al di l di un muro. I tram erano diventati una
specie rara e difficile da vedere, ma ne comparve uno che port Gyuri
dall'altra parte di piazza Zsigmond Mricz, dove pot ammirare un bel
primo piano di due carri armati sovietici che cannoneggiavano
presumibilmente qualche roccaforte di combattenti per la libert. Di l dal
ponte, a Pest, la situazione sembrava pi tranquilla; degli spazzini
scopavano i marciapiedi con i soliti gesti indolenti: evidentemente il loro
sindacato non li aveva mobilitati.
Senza abbassare la guardia vista la presenza di carri armati pieni di
iniziative, Gyuri ripens alla salma dello studente ucciso quella mattina,
che era stata esposta solennemente davanti all'universit vicino agli alberi,
circondata da fiori e corone improvvisate e coperta da una bandiera stesa
su di lui come una tovaglia. Era un vecchio tricolore che doveva essere
stato tenuto da parte chiss dove, non una delle bandiere moderne che tutti
sfoggiavano adesso, da cui era stata ritagliata la parte centrale con lo
stemma araldico sovietico.

202

Il catafalco di fortuna era toccante, ma non compensava neanche


lontanamente quella morte. Una vita intera buttata, una persona cancellata
e sostituita da un'effigie a grandezza naturale, una caricatura livida, sotto
gli occhi di tutti. Convinzioni, emozioni, ricordi accumulati laboriosamente
in ventitr anni gettati nella spazzatura. Ventitr anni. Cosa? 200.000 ore,
una Seconda Armata ungherese che si lavava i denti, si puliva dietro le
orecchie, si schiacciava punti neri, chiacchierava di scemenze, aspettava
l'autobus, sbaragliata. Un'identit spazzata via, sgomberata con le pulizie di
primavera. Un intero essere di cui restava solo un resoconto sommario
nella memoria di pochi, finch anche quei depositari non fossero stati a
loro volta eliminati. Troncato di netto. Non c'era nulla come la morte,
pens Gyuri riemergendo a fatica dalla morbosit di quei pensieri, per far
sembrare bella la vita.
Scese dal tram nel Krut. Anche se i negozi erano quasi tutti chiusi,
ricordava che poco prima la tavola calda popolare aperta giorno e notte (un
negozio di specialit gastronomiche a corto di specialit) era aperta e
decise di indagare sui generi alimentari disponibili.
Nei pressi della tavola calda, abbandonata in mezzo alla strada come un
gigantesco pallone da football, c'era la testa della statua di Stalin che la
folla esultante aveva trascinato fin l in segno di vittoria per esporre la testa
del traditore in scala gargantuesca. Un signore stava cercando di staccarne
un pezzo con l'aiuto di un piccone e a Gyuri venne in mente di prendersi un
souvenir anche lui. Era pazientemente in coda dietro l'uomo, quando
comparve il carro armato sovietico.
Arriv rombando in mezzo al Krut e apr il fuoco su Gyuri.
Riparandosi dietro la testa di Stalin insieme all'altro cacciatore di
souvenir, la prima e unica cosa a cui riusc a pensare mentre i proiettili
mandavano in frantumi le vetrine e spezzavano i rami degli alberi, fu
quanta voglia di vivere avesse. Non si era mai reso conto di quanto quel
desiderio fosse sconfinato e assoluto, grande non meno dell'universo, n
che avrebbe fatto qualsiasi cosa, ma veramente qualsiasi cosa, pur di
vivere, magari soltanto qualche secondo in pi. Se vivere voleva dire
starsene avvinghiato alla testa di Stalin per i quarant'anni successivi, per lui
andava benissimo, pur di non morire. Pi raggomitolato di un feto, chiuse
gli occhi senza stare a chiedersi se servisse a qualcosa.
203

Gli spari cessarono e nulla si mosse, a parte qualche scheggia di vetro


che rotolava; tutti coloro che avevano assunto posizioni assortite per terra
ne erano evidentemente soddisfatti e non avevano nessuna fretta di
muoversi. Gyuri poteva sentire ancora il rombo del motore del carro
armato sgradevolmente vicino. A qualche metro da lui un vecchio,
teneramente abbracciato al marciapiede vicino a un albero, con la borsa
della spesa a fianco, protestava con insistenza e volume sorprendenti: Due
guerre mondiali. Due guerre mondiali e ora anche questo. Gyuri valut se
dal punto di vista dell'istinto di conservazione non sarebbe stato un
investimento pi oculato correre in un riparo pi sicuro e pi spazioso ma,
pur confidando nella propria velocit, l'idea di avere solo un po' d'aria fra
s e la canna della mitragliatrice pesante del carro armato era troppo
inquietante. A meno che il carro armato non si avvicinasse, intendeva
restarsene a sudare dietro a Stalin. Il rombo era sempre alla stessa distanza;
Gyuri cominci a incuriosirsi, ma non si sognava neanche di sporgersi per
guardare che cosa stessero facendo.
Non avrei mai immaginato di provare gratitudine per Stalin,
comment il suo compagno di sventura, semischiacciato sotto di lui.
Rimasero in quella posizione per un periodo assai lungo, o almeno cos
parve loro. Ma a Gyuri non dispiaceva aspettare: era una di quelle attivit
cui ci si pu dedicare solo da vivi. Il suo vicino di nascondiglio era stato a
Recsk, la colonia penale in mezzo alla campagna ungherese trasformata in
campo di sterminio. Gyuri non ne sapeva niente, a parte il fatto che era
esistito e che era stato chiuso sotto Nagy; c'era stato un amico di Istvn, ma
gli aveva fatto un racconto quanto mai succinto della prigionia.
Normalmente Gyuri rifuggiva dalle storie di vita presentate nella
consueta forma ungherese di memoriale storico allargato, dalle
autobiografie orali che sembravano essere la vera passione degli ungheresi,
ma questa volta non aveva scelta, e poi le vicende umane di Mikls erano
piuttosto avvincenti. Gyuri si era sempre ritenuto piuttosto sfortunato, ma
in quel momento cap di essere solo uno sventurato della domenica.
I tedeschi sono un popolo di grandi tradizioni culturali, quando non te
li trovi in casa come invasori, spieg Mikls, che aveva militato un po'
nella resistenza antinazista. Era stato fatto prigioniero, ma gli ungheresi
erano troppo pigri per giustiziarlo e lo avevano passato ai tedeschi, i quali
204

lo avevano spedito a Dachau. All'arrivo degli americani stava morendo di


colera, ma poi era guarito. Mi sembrava un po' assurdo morire appena
liberato.
Era tornato in Ungheria. Quando si dice essere stupidi. L aveva
lavorato per il Partito dei piccoli proprietari. Poi gli avevano offerto un
passaggio su un'automobile nera, a seguito del quale si era ritrovato
prigioniero a Recsk. Il concetto cardine di Recsk era che ci si entrava, ma
non se ne usciva. Le proporzioni erano modeste rispetto ai modelli
sovietici o tedeschi, ammetteva Mikls, ma il nostro un paese piccolo,
in fondo: eravamo solo in millecinquecento. Per tre anni Mikls e gli altri
non avevano avuto notizie dall'esterno. Le uniche notizie che ricevevamo
venivano dai giornali sporchi di merda che rubavamo nella latrina delle
guardie e, parliamoci chiaro, i giornali non dicono un gran che in ogni
caso. Abbiamo scoperto che Stalin era morto solo quando uno di noi ha
notato che la sua foto in un ufficio era listata a lutto.
Mikls era molto loquace nonostante la scomodit della posizione,
inchiodato a terra da un giocatore di pallacanestro di serie A. Sai qual era
la cosa peggiore? Sono tutte balle quelle sull'importanza della libert,
dell'amicizia e di tutta quella roba astratta. Sai cos' che conta? Dormire e
mangiare. La fame era inimmaginabile. Pensavi che fosse tremenda
durante la guerra? Da' retta a me, qualche settimana, qualche mese di fame
non sono niente, niente. Uno scherzo. Ma un anno, due anni, tre anni senza
abbastanza da mangiare... A quel punto si era messo a gridare ... una
cosa da non credere. Da quando sono uscito, mi porto sempre dietro
questo. A fatica svolse un cencio che conteneva un pezzo di formaggio,
un tozzo di pane e qualche ravanello. Devo portarmi sempre dietro delle
provviste. Non le uso quasi mai, ma devo averle con me. Offr a Gyuri un
ravanello dall'aria molto provata.
No, grazie. Pensa di andare a cercare le sue vecchie guardie ora che ha
la possibilit di esprimere la sua gratitudine?
una domanda interessante. Ne discutevamo un sacco a Recsk. Che
razza di gente bisogna essere per ammazzare di botte uno solo per il gusto
di farlo? C'erano pareri discordi in proposito al campo, come sempre
succede quando si mettono insieme due ungheresi. Sai come verr descritto

205

nei libri di storia il 23 ottobre? Come il giorno in cui gli ungheresi furono
d'accordo.
A ogni modo, secondo me le guardie di Recsk erano
fondamentalmente normalissime, anche se non troppo intelligenti. Gli
avevano detto che eravamo la feccia dell'umanit, i pi malvagi,
degenerati, odiosi, pidocchiosi parassiti mangiabambini mai visti sulla
faccia della terra: insomma, il tipo di gente che si trova di solito nei campi
di concentramento. A che serviva cercare di spiegargli che eravamo finiti
l dentro per aver votato nel modo sbagliato?
L'altra cosa che, sai, uno che finisce dentro per sbaglio per molto
tempo, non per un anno o due, ma tre o anche di pi, tende ad andare da un
estremo all'altro. Per esperienza ti posso dire che si diventa o
eccessivamente indulgenti, o eccessivamente vendicativi. Credo che
dovremmo ricordarci di Recsk. La gente dovrebbe sapere che cosa
successo laggi. Ma credo anche che dovremmo dimenticare e andare
avanti a occuparci di altre cose. Quando se ne saranno andati i carri
armati.
Si sent un rombo che si allontanava. Avendo pienamente chiarito la
propria opinione e fatto il vuoto intorno a s, il carro armato se ne and.
Quando vide riemergere la gente dalla tavola calda, Gyuri cap che poteva
rialzarsi senza correre rischi. Si sentiva addosso i vestiti zuppi di sudore e
un puzzo di paura da far storcere il naso. Piacere di averla conosciuta,
disse stringendo la mano a Mikls, spero che la rivoluzione le piacer.
Compr qualcosa da mangiare. Erano le sette passate e, dato che aveva
appuntamento con Jadwiga alle otto e che era disastrosamente a corto di
fortuna, non vedeva l'ora di tornare a casa. Andando verso la stazione
Keleti vide con un certo disagio che la rivoluzione stava prendendo forza.
C'erano soldati russi morti lungo i marciapiedi e appoggiati ai muri come
vagabondi ubriachi. Sebbene non avesse nulla in contrario ai soldati russi
morti, da quello spettacolo dedusse che si stava avvicinando alla zona degli
scontri, anzich allontanarsi come desiderava. Le mani gli tremavano
ancora per il tempo passato a fare da bersaglio. Il suo stomaco avrebbe
ruminato il terrore per settimane intere. Assurdamente, nel bel mezzo della
sparatoria aveva provato l'impulso di gridare a quelli del carro armato:

206

Smettetela! Non avete capito: io sono un codardo. Non giusto.


Trovatevi qualcuno di coraggioso a cui sparare.
Un'autoblindo sovietica che era stata fatta esplodere, probabilmente con
una bomba a mano, stava riscuotendo grande successo fra i presenti perch,
a quanto pareva, dentro era in mostra un russo senza testa. La gente faceva
a gara per vedere l'interno bruciacchiato. La vista del russo morto lasci
Gyuri assolutamente impassibile: aveva sentito mille argomentazioni sul
fatto che anche i russi erano uomini, che siamo tutti uguali e che grande
compositore era stato Cajkovskij, ma non poteva fare a meno di desiderare
che i russi se ne andassero a fare in culo, a essere uomini e uguali a noi in
Unione Sovietica. Neppure un corpo carbonizzato ai suoi piedi gli ispir
alcuna compassione. Probabilmente era un coscritto, ma non gliene fregava
niente.
Tutt'intorno alla stazione Keleti c'erano dei gruppi di carri armati che gli
tagliavano la strada che aveva pensato di fare per rientrare a casa. Non
facevano niente, ma non sembravano intenzionati ad andarsene. Stavano l
a occupare la strada e basta. Gyuri not che nessuno si avvicinava. C'era un
sacco di gente in giro, nessuno voleva rimanere a casa, ma per centinaia di
metri intorno ai carri armati c'era il deserto. La milizia di strada che si era
formata spontaneamente all'angolo di Rkczi ut discuteva sul da farsi.
C'erano due soldati, alcuni adolescenti (due sui pattini a rotelle) e
un'accozzaglia di quegli individui che avresti potuto aspettarti di incontrare
alla fermata dell'autobus, comprese due postine. Ci vogliono delle
bottiglie incendiarie. Al Corvin usano quelle. Chi pu procurare delle
bottiglie vuote? chiese uno dei soldati.
Erano quasi le otto. Gyuri prese una traversa per vedere se riusciva ad
aggirare l'Armata Rossa.
Un'ora dopo, facendo l'ultimo tentativo di avvicinamento dalla parte
dello zoo, Gyuri scopr con notevole disappunto che l'Armata Rossa aveva
completamente circondato casa sua. Era talmente furibondo che avrebbe
attaccato uno dei carri armati.
Mentre osservava quello che bloccava il fondo di Benczur utca e
pensava a come farlo saltare in aria a mani nude da una prudentissima
distanza di sicurezza, vide uscire da uno dei caseggiati in fondo alla strada
207

un uomo che si mise a bussare sulla fiancata del carro come se fosse una
normalissima porta. Buss con molta perseveranza finch, trascorso
qualche minuto, la torretta si apr e ne sbuc una testa cinta da un casco di
cuoio. Che cosa aveva bussato a fare? Per chiedere da accendere?
Sperando che ci fossero meno probabilit che i russi aprissero il fuoco nel
bel mezzo della conversazione, Gyuri part al galoppo. Passando di corsa,
malgrado il suo scarso russo si rese conto che l'uomo stava arringando i
militari. Che cosa ci fate qui? chiedeva in tono perentorio.
Siamo qui per proteggervi dai teppisti e dai reazionari, protest
l'ufficiale.
Dove sono i teppisti? Dove sono i reazionari? Era un dialogo
interessante, ma Gyuri aveva gi avuto la sua dose di attualit per quel
giorno. Salendo le scale, trov Jadwiga che scendeva.
Sei in ritardo, gli disse severa.
Il tempo vola quando fai la rivoluzione.
Di sopra Elek li accolse con la notizia che Imre Nagy aveva formato un
nuovo governo. Sono contento per lui, comment Gyuri, ma se non ti
dispiace, abbiamo alcuni aspetti urgenti dei rapporti magiaro-polacchi da
prendere in esame.
Perch non procedere in modo confortevole? pens Gyuri rallegrandosi
di aver ricevuto un letto a tutti gli effetti come regalo di addio da Pataki.
Sfinito dalla storia, dalla preoccupazione, dalla paura e dai doveri
coniugali, stava per abbandonarsi al sonno quando Jadwiga disse, a
proposito di nulla in particolare:
Stiamo vincendo. La prossima sar la Polonia.
Gli piaceva la sua follia. Contava davvero quello che succedeva fuori
dalla camera da letto in cui avevano stabilito una zona demalvagizzata?
Chiss, magari faranno qualcosa anche i cechi, continu Jadwiga
raccontandogli come era arrivata a Budapest e la sua giornata di
rivoluzione. Il sabato precedente gli studenti dell'Universit di Szeged
avevano indetto un'assemblea, com'era diventato di moda fare, per
discutere della diffusa iniquit delle cose. stata la prima volta in vita
mia che ho visto qualcosa di sia pur vagamente democratico. Strano che
208

abbia dovuto aspettare ventidue anni per sentire qualcuno dire quello che
pensa in pubblico; la cosa aveva un che di quasi indecente. Cos abbiamo
votato di uscire dal sindacato studentesco comunista e di fondarne uno
nostro. Sono stata io a proporlo. Ho pensato a quello che hai detto tu sul
fatto di lottare fino in fondo. stato quello a spingermi.
Per quanto Gyuri sforzasse la sua memoria, non riusc a ricordare di
aver fatto alcuna dichiarazione del genere.
Quindi gli studenti di Szeged avevano deciso di mandare una
delegazione a invitare la giovent universitaria di Budapest a fare la stessa
cosa. Jadwiga era arrivata a Budapest luned notte, ma aveva preferito non
andare a guastare il sonno di Gyuri con un saluto alle quattro del mattino.
Poi aveva fatto un giro turistico del crollo del potere del Partito. Mentre
Gyuri si riparava dietro Stalin, lei era al cinema Corvin, in uno dei posti
migliori di prima fila da cui assistere ai combattimenti. Gyuri le raccont i
suoi vari incontri con i carri armati sovietici. Hai avuto paura? gli chiese.
No, ment, scegliendo un tono di fredda indifferenza verso la letalit
dei mezzi blindati sovietici, ma non di disprezzo, perch non voleva
strafare.
Neanch'io ho avuto paura, disse lei. Non era la prima volta che Gyuri
notava che Jadwiga era molto pi coraggiosa di lui. Di animo fermo quanto
il seno, bella e forte, Venere e Marte insieme. Il suo era un coraggio
autopropulso, indipendente, distaccato, uno di quelli che funzionano anche
quando si soli, al buio, nella camera a gas. Che cosa ci fa con me? Gyuri
poteva riuscire a rimediare un po' di spavalderia davanti a un pubblico o
con il sostegno di qualcuno, ma quel genere di coraggio solitario che esiste
anche se non c' nessuno a testimoniare o a prendere appunti era fuori della
sua portata, lo sapeva.
Si diventava coraggiosi facendo cose coraggiose, cos come si diventa
forzuti facendo flessioni? Il coraggio era ossa o muscoli? Coraggiosi si
nasce o si diventa?
Si alzarono per amalgamare in una frittata gli ingredienti comprati da
Gyuri. Dopo mangiato Jadwiga usc dalla cucina e torn subito con un
fucile mitragliatore, una classica chitarra Davai, che pos sul tavolo.

209

Hai niente per pulirlo? chiese. Gyuri si accorse che Elek lo guardava
molto divertito.
L'unica cosa pi improbabile di una rivoluzione, pens Gyuri arrivando
all'Ambasciata britannica con una cartella piena di documenti dell'AVO
che dimostravano che un diplomatico britannico aveva fatto la spia per
conto dell'AVO, sarebbe stata arrivare all'Ambasciata britannica con una
cartella piena di documenti che dimostravano che un diplomatico
britannico aveva fatto la spia per l'AVO.
Suon il campanello. Dopo una pausa di dignitosa durata la porta si apr
e Gyuri vide con piacere che era Nigel. Buon giorno, gli disse
sfoggiando la sua pronuncia pi ornata. Come va, Nigel? Sai se
l'ambasciatore libero?
Per la precisione, ministro plenipotenziario, ma questo non deve
scoraggiarti. Gyuri non aveva idea di che cosa intendesse dire Nigel, ma
non voleva rovinare la sua fama di stella nascente nel firmamento della
lingua inglese parlata. Lui e Nigel si erano conosciuti tre giorni prima, al
culmine dei combattimenti. La regola era dare addosso a qualunque cosa
sbucasse da Ndor utca. Avevano una mitragliatrice pesante sempre pronta
a sparare; se n'era impossessato un minatore di Tatabnya, arcigno e
scorbutico, che non lasciava avvicinare nessuno. Ero artigliere
nell'esercito, chiaro? So come si usa quest'aggeggio. Non voglio che
nessuno ci metta le mani, non voglio cazzate.
Non abbassava mai la guardia e pisciava sul posto, pur di non mollare o
perdere di vista per un attimo la mitragliatrice. Quando era comparsa
l'automobile, l'arma si era immediatamente inceppata, ma era stato meglio
cos perch almeno avevano avuto il tempo di riconoscere l'Union Jack
legato malamente sul cofano. L'auto aveva arrancato fino a fermarsi
rispettosamente davanti alla loro postazione e, mentre il minatore
imprecava e malediceva la qualit dei prodotti dell'industria manifatturiera
sovietica e scaraventava cartucce a destra, a sinistra e al centro, Nigel era
sceso e aveva detto allegramente: Buon pomeriggio. C' per caso
qualcuno che parla inglese e che sa la strada per la Legazione britannica?
Gyuri si era meritato quella conversazione.

210

Nigel aveva un aspetto elegante, da spia di alto livello, da diplomatico


in carriera, da persona che vale la pena di conoscere, insomma. In realt
per disse che aspirava a diventare cantante d'opera e che studiava a
Vienna. Era venuto a Budapest insieme a un amico per consegnare dei
medicinali. Non c'era nessun altro che parlasse inglese, ma se anche ci
fosse stato, Gyuri non gli avrebbe lasciato aprir bocca: si incaric di tutto,
rallegrandosi al pensiero di ogni fiorino proficuamente investito nelle
lezioni d'inglese. E ti piace Budapest, Nigel? Lascia che ti accompagni
all'Ambasciata. E dimmi, che cosa pensi delle donne viennesi?
Una settimana dopo l'inizio della rivoluzione era tutto finito, tranne
l'opera degli storici. Con grande stupore di Gyuri, della popolazione intera
e, pi di ogni altro, dei russi, i dilettanti, i part-time di Budapest avevano
battuto l'Armata Rossa. Era vero che molti russi non avevano una gran
voglia di combattere, quasi tutti erano stati di stanza in Ungheria per un
certo periodo e davano l'impressione di capire che cosa veniva chiesto loro
di fare, ovvero che non stavano combattendo il fascismo internazionale o la
malavita ungherese, ma i cittadini di Budapest. In verit Gyuri aveva visto
un solo russo assolutamente entusiasta di premere il grilletto: un disertore
conosciuto al Corvin, che sparava contro gli ex commilitoni.
Ma il problema pi grosso per i russi, i quali contavano sul fatto che
l'AVO facesse la propria parte, era che senza un adeguato sostegno di
fanteria i loro carri armati erano risultati curiosamente vulnerabili nelle
strade di Budapest. La gente aspettava semplicemente che ne passasse uno
e, al costo di una bicchierata, gli lanciava sul retro la sua brava bottiglia
incendiaria. La benzina accesa veniva risucchiata dalle griglie di
ventilazione dei T-34 fin dentro il motore, trasformando gli occupanti in
enormi bastoncini di carbone; se qualcuno faceva in tempo a salvarsi dal
rogo, gli sparavano appena scendeva.
Imre Nagy form un nuovo nuovo governo, questa volta con alcuni
membri che non erano stati nel Partito Comunista. Cessate il fuoco.
Esultanza. Gli ungheresi si erano conquistati il paradiso.
Come molti altri curiosi, anche Gyuri e Jadwiga erano entrati a dare
un'occhiata alla Casa Bianca che, come giusto che sia in una rivoluzione,
era stata rovesciata da cima a fondo; non restava un solo cassetto o scaffale
che non fosse stato svuotato da gente che si era abbandonata alla cupidigia
211

o si era semplicemente divertita a buttare tutto all'aria. Scegli sempre i


posti pi romantici per le nostre passeggiate, Gyuri, aveva commentato
Jadwiga. Il primo documento che Gyuri aveva preso in mano era una
pratica in cui era esposto dettagliatamente il caso di un diplomatico
britannico ricattato perch sorpreso a contrabbandare oro e quindi lavorato
per benino dall'AVO. Gyuri aveva intascato il dossier e si era diretto
all'ambasciata britannica, felice di aver trovato una via di accesso a regioni
pi civilizzate, mentre Jadwiga era rimasta a leggere diligentemente, con la
lentezza e l'attenzione di sempre, brani di quelle ricche antologie della
depravazione.
Con notevole velocit e facilit, dovute forse a una buona parola di
Nigel o alla mancanza di formalit di quei giorni, Gyuri fu fatto
accomodare nell'ufficio dell'ambasciatore, che accett cortesemente il
dossier. Emise qualche sbuffo di fumo dalla pipa, manifestamente a suo
agio nella rivoluzione, e lesse con attenzione le prime pagine. Ah,
Dawson. Gi, disse pensando ad alta voce.
Molte grazie, signor Fischer. stato molto gentile da parte sua.
Cinquanta secondi in tutto: Gyuri si ritrov fuori in men che non si dica.
Non che si aspettasse niente di particolare - anche se qualche lingotto
d'oro, un passaporto britannico, un'offerta di lavoro o qualcosa del genere
sarebbero stati bene accetti - ma almeno un minimo di eccitazione e di
incredulit... Invece l'ambasciatore lo accompagn alla porta come se gli
avesse appena restituito un bottone che gli si era staccato dal cappotto.
Nella sala d'attesa vicino all'ingresso Nigel chiacchierava con un uomo
che Gyuri aveva gi incontrato in un'altra occasione: il corrispondente del
Times. Per lui era stata un'emozione, perch il Times era il Times e
anche perch tutti sapevano che i corrispondenti dall'estero lavoravano per
i servizi segreti britannici, anche se quel corrispondente in particolare
faceva del suo meglio per nasconderlo. In effetti si comportava in maniera
piuttosto anonima. Copertura brillante. Gyuri ammirava la professionalit.
C'era anche un tizio grande e grosso, dall'aria inequivocabilmente militare
di chi ha come massima aspirazione nella vita quella di ispezionare fucili.
Neanche a farlo apposta, fu presentato a Gyuri come l'addetto militare.

212

Che cosa pensa del nuovo governo? chiese il Times, probabilmente


in cerca di una bella citazione. Va bene. Sono favorevole, finch dura.
Che cosa intende dire? Che i russi torneranno.
L'affermazione fu accolta con una lieve derisione tutta britannica. Nei
pochi giorni in cui aveva avuto a che fare con inglesi in carne e ossa, Gyuri
aveva rapidamente imparato che il grado di civilt raggiunto dai britannici
permetteva loro di farti capire chiaramente quanto eri stupido senza
dovertelo dire materialmente: ecco il risultato del cricket e di secoli di
democrazia parlamentare.
I russi si sono impegnati ad andarsene. Ho visto io stesso Mikoyan in
parlamento con le lacrime agli occhi per aver perso l'Ungheria, spieg il
corrispondente. Se ne stanno andando. Non hanno scelta.
Gyuri aveva fatto la stessa discussione quella mattina con Elek, che era
tutto ringalluzzito per la notizia e aveva esclamato: Te l'avevo detto che
non poteva durare ancora molto. Gyuri ricorse a una versione semplificata
e vigorosamente edulcorata della propria tesi, a uso e consumo dei
britannici. So bene che i russi questa volta hanno perso e se ne stanno
andando, ma non credo che diranno: "Ah, volete essere indipendenti.
Scusateci se non avevamo capito che non ci volevate fra i piedi".
Torneranno.
Ci furono altri britannici fremiti di divertimento sotto i baffi nei
confronti di quell'ungherese diffidente all'oscuro della situazione
internazionale. No, sentenzi l'addetto militare, qui hanno chiuso.
In verit, disse il Times, sono pronto a scommettere cinque
sterline che non torneranno. Potr pagarmi con delle lezioni di ungherese,
perch vincer io.
Lo spero proprio, disse Gyuri.
Jadwiga gli aveva dato appuntamento al Corvin. Strada facendo si
ferm nel Krut a comprare un giornale. C'era il corpo di un soldato
sovietico ancora a terra, cosa insolita perch ormai i morti erano stati
portati via quasi tutti. Al polso gli luccicava qualcosa di metallico. Gli
parve familiare: era un orologio Omega, come quello di cui l'aveva
alleggerito l'Armata Rossa nel '44, esattamente lo stesso modello. Slacci il
213

cinturino e guard il rovescio della cassa. C'erano incise le lettere Gy. F.


Grazie per avermelo conservato, disse mettendoselo in tasca.
Mentre attraversava la strada per andare dal giornalaio, fu fermato da un
grido. Era Rka. Ehi, alieno di classe! te che voglio, disse porgendogli
una delle pile di giornali che cullava fra le braccia. Ammazzato qualcuno
di interessante? si inform. Non direi, rispose Gyuri, ma ho fatto il
difficile. Durante gli scontri Rka aveva passato la maggior parte del
tempo a inseguire una camionata di AVO appassionati di atrocit a
sorpresa: spalancavano il portellone posteriore del camion e sparavano
addosso a chiunque fosse a tiro, uomo o donna, giovane o vecchio,
disarmato o disarmato. La banda di Rka li aveva mancati di pochissimo in
pi di un'occasione. Pareva che gli AVO fossero stati visti l'ultima volta
mentre si dirigevano verso Angyalfld. Non possono aver resistito pi di
dieci minuti, necrologizz Rka. Il giornale che gli porse era intitolato
La Verit. Faccio parte del comitato di redazione, spieg tutto fiero.
Ah, prima che me ne dimentichi, Hepp vuole tutti al club all'ora Hepp,
luned mattina. Dice che abbiamo gi perso abbastanza tempo.
Ingiungendogli, prima di congedarsi, di andare ad avvertire Gyurkovics,
che era riuscito a farsi affidare la distribuzione di una grossa partita di
formaggio fuso di provenienza svizzera, Rka prosegu offrendo il suo
giornale a chiunque fosse disposto a prenderlo lungo la via.
Gyuri non aveva mai immaginato di poter avere voglia di leggere un
giornale ungherese in vita sua. In quel periodo i giornali si moltiplicavano
con i ritmi tipici delle statistiche di produzione delle imprese comuniste. I
vecchi giornali erano cambiati in seguito a massicci trapianti redazionali,
mentre quelli nuovi spuntavano come funghi. Non erano un gran che, ma
riuscivano a suscitare l'inedito desiderio di leggere quello che avevano da
dire. Non succedeva pi di sapere gi quello che c'era scritto prima ancora
di averlo letto: adesso ci si trovavano tutte quelle cose che per quasi dieci
anni non si erano mai viste stampate, opinioni che non erano quelle del
Partito. Dando una scorsa a La Verit, Gyuri lesse un po' di nuova
poesia ingessata e pesante, un po' di vecchia poesia esangue e flebile e
qualche articolo sul 23 che a fatica si poteva considerare informazione.
Eppure leggere era un piacere.

214

Dopo la battaglia, le grandi pulizie. Ovunque c'erano vetri infranti,


macerie e ruderi di guerra che la cittadinanza orgogliosa spazzava via
trionfalmente. I rottami sovietici venivano rimossi dalle strade per
permettere la normale circolazione del traffico. Tutti si comportavano al
meglio, come se la Rivoluzione fosse un ospite d'onore da impressionare
con la propria ospitalit e civilt. Dalle viscere della terra era salita una
bolla di creanza, che era esplosa a Budapest. I contadini venivano dalla
campagna con i loro carri a distribuire cibo a tutti quelli che incontravano,
offrendo sacchi di patate, mele, zucche, qualche melone tardivo. Nella
vetrina in frantumi di una gioielleria Gyuri vide un cartello che spiegava
che il contenuto era stato portato al sicuro nell'appartamento del piano di
sopra. Sui marciapiedi c'erano scatole di cartone con la scritta per i
caduti che traboccavano di banconote offerte per i familiari a carico dei
defunti.
I combattimenti peggiori, o i migliori a seconda del punto di vista, si
erano svolti intorno al cinema Corvin. Non era un cinema n
particolarmente salubre n confortevole, come cinema non era proprio
niente di speciale ma, quasi per effetto di una stupefacente lungimiranza,
non avrebbero potuto progettarlo meglio per la guerriglia urbana. A pianta
rotonda, era attorniato infatti da una serie di caseggiati disposti in cerchio,
con numerosi comodi passaggi di accesso.
Ma il Corvin non era stato l'unico luogo di raduno per giovani
facinorosi: avevano giocato a nascondino in tutta Budapest. La
concorrenza era stata spietata anche nelle vicinanze: nella scuola di Prter
utca, subito dietro il cinema, e, sull'altro lato di lli ut, nella caserma
Kilin, che ospitava un battaglione C, un'accozzaglia di soldati che le
autorit non consideravano dediti alla causa comunista, che si erano sorbiti
una dose ancora pi massiccia del solito di scavi di trincea e lavori stradali,
che in generale se la passavano da schiavi, non pagati e sottonutriti, e si
erano mostrati particolarmente interessati al tema Rivoluzione.
Come se non bastasse, parallela a Ulloi ut, la principale via di accesso a
Budapest per le truppe sovietiche, c'era Tuzolt ut, una strada ridicolmente
stretta che vantava i suoi guerrieri, localmente noti, com'era ragionevole
aspettarsi, con il nome di ragazzi di Tuzolt; costoro avevano messo a
segno uno dei colpi migliori, localmente noto come il massacro di Tuzolt.
215

Constatando che in lli ut i compagni alla ricerca di teppisti e reazionari


andavano incontro continuamente a sgradevoli incidenti, quasi sempre
mortali, il comandante di un distaccamento di carri armati sovietici aveva
deciso di passare per Tuzolt ut. Cinque tank vi erano entrati, e nessuno ne
era uscito.
Abbiamo preso il primo e l'ultimo, aveva riferito a Gyuri uno dei
partecipanti (un famoso giocatore di pallanuoto). Cos gli altri tre sono
rimasti bloccati. Non c'era pericolo che se ne andassero. Abbiamo fatto una
pausa per pranzo e poi li abbiamo finiti. Tuzolt ut era talmente intasata
di pezzi di carri armati sovietici che i ragazzi avevano dovuto trasferire la
loro attivit in un'altra strada.
Quando Gyuri giunse al Corvin, come sempre davanti al cinema c'erano
tantissime persone; l'esigenza di stare fuori, per la strada, non era
diminuita. La gente voleva vedere la storia con i propri occhi. Il cannone
anticarro era ancora vicino all'ingresso con un cartello appoggiato alla
canna che diceva: trattenuto a furor di popolo; la gente continuava a
girare armata nonostante l'appello a riconsegnare le armi. Jank, il
comandante dell'unica batteria anticarro del Corvin, trascinava qua e l la
sua gamba di legno e non sembrava intenzionato a dare ascolto all'appello.
Aveva un fucile a tracolla - un invidiatissimo AK47, l'ultimo modello di
fucile d'assalto sovietico - una pistola nella fondina e una baionetta che
spuntava dallo stivale del piede buono. Evidentemente terrorizzato all'idea
di perdere la bench minima occasione di uccidere dei russi, Jank aveva
fatto un ottimo lavoro al cannone: sei colpi e sei carri esplosi come
popcorn. Cosa non sorprendente per un uomo di tale omicida efficienza e
tanto appassionato di gadget letali, aveva la faccia cattiva. Gyuri l'avrebbe
visto bene come cacciatore di ratti, che si accontentava di uccidere
mammiferi piccoli finch non se ne presentavano di pi grossi e pi
sovietici.
Di Jadwiga, com'era prevedibile, non c'era traccia in nessuno dei posti
in cui sarebbe dovuta essere. Gyuri diede un'occhiata alle varie assemblee
in corso, ma non la vide. Ora che non si combatteva pi, la gente faceva
due cose soltanto: o si riuniva in assemblea o dipingeva ovunque il vecchio
stemma nazionale. Le assemblee, inizialmente euforiche ed entusiasmanti,
avevano imboccato la china che porta alla noia. Non poter esercitare il
216

diritto alla libera associazione era stato pesante, ma era un po' come non
leggere un libro per cinque anni e poi iniziarne cinque
contemporaneamente per recuperare. Orge di idee da un capo all'altro del
paese.
Si stavano formando organizzazioni di ogni tipo: i vecchi partiti politici
che riprendevano il discorso da dove lo avevano lasciato nel 1947 e
associazioni di ogni tipo per i prigionieri politici, gli studenti, gli impiegati,
gli economisti, i pallanuotisti rivoluzionari. La vecchia barzelletta dei due
ungheresi su un'isola deserta che si dividono in tre partiti politici era
sempre pi vera. Probabilmente esisteva gi anche un'associazione di
combattenti per la libert con una gamba sola a cui poteva iscriversi Jank.
Gyuri gironzol nel cortile del Corvin. I combattenti erano giovani, per
la maggior parte ancora adolescenti (di nuovo Gyuri si sent un po'
obsoleto); generalmente erano di classe operaia e, be', per lo pi non molto
intelligenti. Ma quale persona intelligente avrebbe passato il proprio tempo
libero a sfidare carri armati sovietici? No, la gente colta e intelligente se ne
stava quasi tutta a casa a comporre pamphlet e lasciava che i poveri e gli
stupidi morissero al suo posto, uscendo a sventolare bandiere al momento
opportuno.
Il Corvin si trovava in uno di quei quartieri dove una bella rissa veniva
sempre apprezzata, che fosse uno scontro con i tifosi di una squadra di
calcio rivale o con l'Armata Rossa. Gyuri si aspettava di incontrare Tams;
il Corvin sembrava fatto apposta per lui e non c'era dubbio che, se Tams
era vivo, dovevano esserci dei russi che stavano morendo. Ma i posti
brulicanti di vita oltre al Corvin erano moltissimi. Pure al Corvin c'erano
facce che gli erano familiari: aveva visto Filetto che discuteva con due
ragazze vezzosamente armate di fucili mitragliatori. L'aveva salutato, ma
sospettava che non lo avesse riconosciuto, poich il suo ruolo di compagno
di cella per Gyuri era stato pi importante di quello di comparsa sul
palcoscenico di Filetto interpretato da Gyuri.
Si aspettava anche di incontrare da un momento all'altro Pataki.
Schiene, profili, tagli di capelli, figure in lontananza imitavano Pataki o
emanavano un che di patakiano. Pensava che magari Pataki fosse sulla
strada del ritorno in Ungheria perch non voleva perdersi tutto. Dal
parlamento usc uno che gli assomigliava talmente, che si muoveva in
217

modo cos simile a lui, che Gyuri stava gi preparandosi gioia e saluti e
solo l'assenza del bench minimo segno di riconoscimento nelle iridi
dell'impostore lo trad all'ultimo momento...
Alla fine, in fondo a lli ut, vicino ad alcune macerie pittoresche,
Gyuri trov Jadwiga che si faceva fotografare da due fotografi occidentali,
che apparentemente avevano un debole per le belle ragazze armate. Gyuri
si indispett. Jadwiga stava facendo soltanto uno dei suoi sorrisi di cortesia,
il suo biglietto da visita con tutti i denti in mostra, ma loro non potevano
saperlo.
Si avvicin per guardare pi in cagnesco i fotografi, ma quelli avevano
gi finito e stavano andando a scattare la loro prossima istantanea. Viktor,
il disertore sovietico, e un altro polacco che a Gyuri sembrava si chiamasse
Witold erano appoggiati allo scheletro di un carro armato, da dove avevano
osservato la scena delle fotografie.
Jadwiga indossava la sua giacca sovietica imbottita, la buccia di un
soldato sovietico morto, pens cupamente Gyuri. Anche lui aveva preso
armi agli internazionalisti morti, ma le armi erano in un certo senso
infedeli, non appartenevano a nessuno, si facevano portare e basta. La
giacca blu di Jadwiga, che costituiva circa un terzo del suo modesto
guardaroba, era finita a brandelli il 26 mentre strisciavano a terra al Corvin
sotto il fuoco dei sovietici. Pi di tutto il resto era stato spaventoso il
rumore dei carri armati. Razionalmente non era pi pericoloso degli spari
della fanteria, ma suonava pi pericoloso. Quando Jank aveva risposto al
fuoco con il cannone anticarro, Gyuri aveva creduto di morire dalla paura.
Mentre avanzava strisciando sull'asfalto, usando muscoli della cui
esistenza non aveva mai avuto il bench minimo sentore, pi appiattito che
se si fosse trovato sotto le zampe di un elefante, meditava sul fatto che
sarebbe bastata una delle centinaia di pallottole che attraversavano
sibilando il Corvin per disarcionarlo dal continuum spaziotemporale e si
chiedeva perch non scappavano tutti, Jadwiga era angustiata soltanto dal
fatto che la sua giacca la stava tradendo sul campo di battaglia e cadeva a
pezzi mentre lei sparava. Da una delle spedizioni a fare shopping nei
momenti di calma presso sovietici fuori servizio, per rifornirsi di armi e
munizioni, era tornata con quella robusta giacca.

218

Allora come sta il nostro ottimista? gli aveva detto. Quella mattina
Jadwiga naturalmente si era schierata con Elek, sostenendo che ormai
l'Armata Rossa ne aveva abbastanza e che Gyuri non voleva affrontare la
libert di fare quello che voleva senza poter ricorrere alla comoda scusa di
uno stolido regime dittatoriale che gli impediva di mietere successi.
Oggi Budapest, la settimana prossima Varsavia, vero, Witold? Witold
annu, poi Jadwiga aggiunse in russo: Mosca, siamo realistici, fra un
mese. Viktor aveva approvato con un sorriso.
Per questo devono smetterla qui, comment Gyuri. Non pu durare
ancora a lungo.
Sei cos abietto, protest Jadwiga. Spero che i nostri figli non
prendano da te. Quando gli racconter com'era stupido loro padre, si
metteranno a ridere.
Dopo averle strappato la promessa di rincasare presto, Gyuri si avvi
verso Damjanich utca. Passando davanti a una libreria che aveva vomitato
il proprio contenuto per la strada, gli venne in mente che a casa erano a
corto di carta e, per fare un esperimento scientifico, raccolse alcuni volumi
che non erano bruciati o erano stati solo parzialmente rosicchiati dalle
fiamme.
A casa, seduto comodamente sul gabinetto, li esamin. Rvai, l'ideologo
del Partito, fu una delusione. Era un volume imponente, Sapevamo che uso
fare della libert (684 pp.), ma la carta era troppo lucida per superare a
pieni voti l'esame di nettaculo. Mray, il giornalista che aveva
impavidamente inventato e quindi denunciato le atrocit commesse dagli
americani in Corea nel suo Testimonianza (213 pp. con illustrazioni)
sembrava pi promettente. Gyuri non aveva idea di che cosa fosse
veramente successo in Corea, ma era pronto a giocarsi la pelle che le
uniche cose che non fossero menzogne belle e buone nel libro erano il
nome dell'autore e le virgole. Ciononostante Mray presentava una
maggior capacit di assorbimento. Passando a Discorsi e articoli scelti di
Rkosi (559 pp.), l'inadeguatezza rispetto alla funzione da svolgere restava
palpabile. La salvietta pi efficace per il suo fondoschiena risult essere La
svolta (359 pp.), sempre di Rkosi, un'edizione molto vecchia, del 1946, su
carta ruvida che andava quasi bene.
219

Gyuri cerc di godersi quel soggiorno al quartier generale dei quarti


posteriori in compagnia dei libri, ma sebbene l'idea gli fosse sembrata
molto allettante, la realt non fu all'altezza delle aspettative. I comunisti
non reggevano neppure come carta da cesso. Pareva quasi di vedere Rkosi
che, prevedendo che un giorno o l'altro a qualcuno potesse venir voglia di
prendere i suoi libri e farne biada per il culo, ordinava che le sue opere
venissero stampate sulla carta meno accomodante possibile. Sarebbe stato
un aneddoto divertente da scrivere a Pataki.
Dov'erano Rvai, Rkosi e gli altri? si chiese Gyuri.
Dov'erano tutti quegli stronzi, gli amatissimi figli prediletti del popolo?
I russi probabilmente li avevano nascosti nelle cantine della loro
ambasciata, immagazzinati per eventuali necessit future con tanto di
etichetta dittatori di riserva.
L'ultimo libro che apr era in inglese, L'Europa dell'Est nel mondo
socialista, di Hewlett Johnson, presunto decano di Canterbury. Era un
peana in onore dell'ordine socialista. O era un falso, oppure il decano era
stato sorpreso a fare delle grandissime seghe a dei ragazzini di Varsavia e
costretto a scriverlo sotto ricatto, pens Gyuri, perch nessuno poteva
essere tanto imbecille da scrivere cose simili di propria volont.
Era il parco pi grande di Amburgo ed era pieno di anatre, ma non
riusciva a prenderne nemmeno una. Le anatre erano pi furbe e pi veloci
di quanto sembrassero e Pataki aveva lo svantaggio di doversi guardare
continuamente alle spalle per non farsi arrestare. C'era senz'altro qualche
ordinanza locale che tutelava le anatre tedesche dai profughi affamati.
Cerc di improvvisare trappole con spago e pane secco, tent di usare il
cappotto come fosse una rete, prov persino ad acchiapparle e torcere loro
il collo a mani nude. Quando venne buio, si rassegn a un'altra cena a base
di uova sode. Aveva provato tutte le alternative possibili per la cottura e
tutto sommato quelle sode erano le meno deprimenti. Le uova erano molto
meglio di niente, ma dopo mesi di uova, sempre uova e nient'altro che
uova, qualunque genere commestibile che non fosse un uovo emanava un
fascino senza precedenti.
Passando davanti a un negozio di alcolici, Pataki cedette e decise di
concedersi un piccolo sperpero. Due birre per festeggiare la Rivoluzione.
220

C'era un tedesco pingue davanti a lui al banco, che stupidamente comprava


pi birra di quanta ne potesse portare. L'uomo si affannava, cercando di
destreggiarsi con il suo carico impossibile, e Pataki stava per chiedere due
bottiglie di birra, quando si sent posare una mano sulla spalla. Si volt e
vide un tizio con i capelli lunghi che gli disse in tedesco: Sono ungherese,
lasci che le offra da bere. Pazzo? Ubriaco? Incontenibilmente socievole?
Semplicemente ungherese?
Sono ungherese anch'io e mi lascer offrire da bere, rispose Pataki
nella sua lingua madre. L'uomo si chiamava Kincses ed era evidentemente
abituato a fare di tutto pur di avere compagnia. La sua stanza era
praticamente sopra la bottiglieria, per cui si rifugiarono a bere l. Kincses
era molto contento di non dover ricorrere al suo tedesco dall'accento
spaventoso e di poter dare libero sfogo alla sua loquela. Era in Germania
Ovest da pi di tre anni. Aveva lavorato un po' come modello per gli artisti,
ma la moda dell'espressionismo astratto lo aveva privato della sua
occupazione e adesso era diventato factotum in uno dei bordelli pi
frequentati. Tutto molto tedesco. Mi hanno fatto fare un colloquio. Mi
hanno chiesto se avevo esperienze di lavoro precedenti in un bordello.
Erano serissimi; avevano il terrore di assumere personale non qualificato.
Tu cosa fai?
Io dirigo l'ufficio acquisto francobolli di una banca, disse a sua volta
Pataki, sono quello che mandano all'ufficio postale. Brindarono alla
Rivoluzione.
Ieri ho provato a rientrare, disse Kincses. Sono arrivato fino al
confine con l'Austria, ma gli austriaci non mi hanno fatto passare. Erano
convinti che in Ungheria ci fossero gi abbastanza ungheresi. Bada che non
so nemmeno io perch avevo tanta voglia di tornare, se penso alla fatica
che ho fatto per venir via. stato un valzer fra i campi minati. E tu come
hai fatto?
Con un vagone ferroviario personalizzato. Dovevi proprio volertene
andare se sei uscito a quel modo.
In realt non avevo grandi scelte. Questo semplifica sempre le cose.
Perch, vedi, venivo da un posto che si chiama Recsk, un campo di
concentramento. Kincses illustr a grandi linee i princpi ispiratori di
221

Recsk. Mi aiutarono in tanti a scappare. Ci vollero mesi per mettere


insieme un'uniforme da guardiano. Fu una cosa molto sfrontata, molto
drammatica. Una grandissima faccia di bronzo, una sera buia d'inverno,
guardie annoiate e ottuse, e uscii. Me ne andai a piedi. Non c'era speranza
di rimanere in libert in Ungheria, per cui sapevo di dovermene andare.
Pensavamo tutti che fosse importante che il mondo sapesse di Recsk.
Memorizzai i nomi di tutti, le date di nascita, le professioni e le citt in cui
vivevano. Stavo imparando gli indirizzi quando l'uniforme fu pronta.
E il mondo che cosa ha detto? chiese Pataki.
Non molto. Esci da un campo di prigionia e sei un eroe; esci da un
campo di prigionia e da una Cortina di Ferro e scopri di aver fatto il giro
del globo morale: non sei un eroe, ma un elemento estremamente sospetto.
Sono stati tutti molto cortesi, ma ho avuto l'impressione che pensassero che
fossi pagato da qualcuno a Mosca. (Pataki ricord il suo interrogatorio:
Ach, Herr Pataki, lei dice di essere stato mandato dall'AVO, ma noi
sappiamo da gente mandata dall'AVO che la gente mandata dall'AVO ha
istruzioni di dire che stata mandata dall'AVO. Quel colloquio non aveva
portato da nessuna parte: era rimasto nel paese, ma senza nessun generoso
stipendio da parte dei servizi di sicurezza.)
E tu tornerai? chiese Kincses. Quando me ne vado, me ne vado.
Non pensi che dovrei dirglielo? chiese Jadwiga.
No. Meglio non intromettersi in quel genere di traffico affettivo,
rispose Elek.
Ma non ce il minimo dubbio: i documenti erano molto chiari.
Elek aveva l'aria infelice. I documenti saranno anche stati molto chiari,
ma Pataki tu non lo hai conosciuto bene. Era un fulmine di guerra sia in
campo che fuori. Non gli sar stato facile cavarsela a suon di chiacchiere
dopo la sua passeggiata con tanto di chiappe al sole davanti alla loro porta,
ma lui sfuggente. Forse gli AVO hanno creduto che lavorasse per loro e
lui gliel'ha fatto pensare solo per andarsene. Si accese una sigaretta che
teneva da parte da tempo. Scommetto che anche riuscito a farsi dare un
anticipo.

222

Fu l'artiglieria a svegliarli. Lontana, ma forte. Gyuri guard fuori della


finestra. Era tutto buio e tranquillo. Nessuna avvisaglia dell'alba o dei russi,
ma stavano per giungere entrambi. Accesero la radio e sentirono Imre
Nagy annunciare il prevedibile attacco dei russi e dichiarare che le forze
ungheresi stavano combattendo. Poi ci fu un appello, una richiesta di aiuti
dall'estero. Gyuri si vest, perch la sventura va affrontata in pantaloni,
mentre i succhi gastrici gli ballavano il can-can nello stomaco.
Dobbiamo andare al Corvin, disse Jadwiga. Gyuri veramente non ci
voleva andare, non era per niente contento di aver avuto ragione. Si
accorgeva che avere ragione non necessariamente meglio che avere torto.
Se credeva di essersi arrabbiato in passato, si rendeva conto che le collere
precedenti erano state solo false partenze rispetto alla rabbia che provava in
quel momento. Grazie all'Armata Rossa stava per scoppiare, ma non
voleva combattere. Tremava, in preda a un misto di novanta per cento di
ira e dieci per cento di paura. Avrebbe voluto proporre di andare al
confine, ma sapeva che Jadwiga non ne avrebbe voluto sapere. Lo propose
comunque, sapendo che se non l'avesse fatto se ne sarebbe pentito.
Andiamo in Austria, disse.
Non parlerai sul serio? ribatt lei.
Uscirono di corsa. Jadwiga aveva la sua arma preferita. Per la strada
c'era poca gente e quella poca, armata o disarmata, aveva l'aria di non
sapere che cosa fare. Gyuri cerc di reprimere i propri pensieri perch non
voleva che venissero a galla, visto che tanto non sarebbero serviti a niente,
ma non riusciva a tenerli sommersi: affioravano alla superficie da soli.
Perderemo. Ci ammazzeranno. Fluttuavano qua e l nella sua mente. Gli
sembrava che anche gli altri si sforzassero di trattenere le stesse idee.
Procedendo furtivamente arrivarono al Krut, che Gyuri riconobbe
improvvisamente come la strada dove sarebbe morto. Con te mi sento al
sicuro, disse Jadwiga caricando l'arma; era una cosa curiosa, perch Gyuri
non si sentiva affatto al sicuro con se stesso.
Anche Kurucz camminava per il Krut, guizzando da un portone
all'altro con un paio di bombe a mano alla cintola e la pistola pronta;
Kurucz era uno dei soldati di professione che erano finiti al Corvin. Nel
vederlo Gyuri si rianim un po': Kurucz era amico intimo della
sopravvivenza. Intelligente, fortunato, Kurucz non commetteva errori: non
223

sarebbe stato facile farlo fuori. Stando vicini a lui magari un po' di
protezione sarebbe caduta anche su di loro. Gyuri not che si era messo il
pullover con il davanti dietro.
Avete sentito di Malter? chiese Kurucz. Gyuri scosse la testa. Il
colonnello Malter era stato nominato ministro della Difesa alcuni giorni
prima sulla base delle sue attivit alla caserma Kilin. Ieri sera andato a
cena con il Comando Supremo sovietico e non tornato. Un'altra buona
notizia, pens Gyuri assordato dalla voce che gli gridava stai per morire
all'orecchio.
Be, la leadership militare non mai stata il nostro forte, osserv
Kurucz. Era una scemenza, ma Gyuri non poteva fare a meno di pensare
che le cose sarebbero andate diversamente se Pataki non se ne fosse
andato. Con Pataki non sarebbe successo. Pataki non si sarebbe fatto
raggirare da un branco di generali sovietici grassi. Non li avrebbe lasciati
cacare per tutto il paese. Non sapeva come, ma Pataki sarebbe stato pi
furbo di loro, o per lo meno non avrebbe perso la partita prima ancora di
cominciare.
Se solo ci fosse Pataki... disse, cercando di pensare a che cosa fare.
Se avessi letto di pi non diresti cose del genere, tagli corto Jadwiga.
Gyuri non cap che cosa intendesse, ma Jadwiga andava spesso soggetta ad
attacchi di misticismo slavo.
Il Corvin pareva al centro dell'attacco: era il prezzo della celebrit,
sanguinario tributo al suo esercito adolescente. Erano in azione le forze
aeree, l'artiglieria e nuovi carri armati pi grossi. Avanzarono lentamente
lungo il Korut, ma cercare di avvicinarsi di pi sarebbe stato suicida. Erano
dietro un mucchio di sacchi di sabbia rimasti dalla battaglia precedente
quando uno dei carri armati, a centinaia di metri di distanza, apr il fuoco.
Met del palazzo alle loro spalle spar. Gyuri ci mise un po' a
convincersi che era ancora vivo e che tutte le varie parti del suo corpo
erano al loro posto e ancora funzionanti. Jadwiga era vicino a lui, coperta
di polvere e di macerie. Quando vide la ferita, due pensieri fecero a gara
dentro di lui: uno, che le ferite allo stomaco erano sempre mortali, e l'altro
che il suo equilibrio mentale non l'avrebbe retto. Tenendola fra le braccia
come se potesse servire a qualcosa, cerc di non farsi leggere in faccia
224

l'orrore, la consapevolezza che stava per vedere l'ultima cosa che voleva
vedere, la morte della persona che amava.
Lei cap subito. Non mi dimenticherai, disse.
Nigel ingannava il tempo che mancava all'inizio della Terza Guerra
Mondiale lustrando tutte le scarpe su cui riusciva a mettere le mani nella
legazione.
Squillava il telefono. Una volta Nigel aveva risposto: Pronto, legazione
britannica.
Siamo in trappola. Stiamo per morire, aveva detto una voce. Era una
voce piena, profonda, calma, che parlava un ottimo inglese, con quel tanto
di accento ungherese che bastava a conferirle un gradevole tocco di colore;
si poteva pensare che appartenesse a un professore di letteratura inglese.
Nigel non sapeva che cosa dire. Era chiaro che ci sarebbero volute parole
di commiserazione, ma nel suo galateo pi immediato non c'era nulla di
adatto a una situazione del genere. Per fortuna la voce aveva continuato a
parlare senza dargli la possibilit di intervenire. Il nostro palazzo
completamente circondato dai russi. Combatteremo fino all'ultimo
proiettile, ma moriremo. Noi non siamo importanti, ma dovete aiutare il
nostro paese. L'Ungheria deve essere libera... Era caduta la linea.
Tutti davano una mano e tutti facevano tutto all'ambasciata, ma Nigel
non voleva pi rispondere al telefono. La Legazione era diventata il rifugio
di una strana mescolanza di cittadini britannici, studenti volenterosi,
avventurieri, giornalisti, vacanzieri e due uomini d'affari la cui inesorabile
devozione alla vendita delle loro lamette da barba alla faccia della storia
era senza dubbio degna di nota. Nessuno ne parlava, ma si dava
tacitamente per scontato che stesse per scoppiare la guerra e che si
sarebbero trovati tutti dietro le linee nemiche; comunque fosse andata, non
sarebbe stato piacevole. A tutti era stata presentata copia della loro stessa
morte.
Nigel aveva optato per la lucidatura delle scarpe perch cos aveva
qualcosa da fare e perch, come diceva scherzando, Vogliamo essere
impeccabili quando i russi ci cattureranno. Il direttore del mio vecchio
college non me lo perdonerebbe mai se andassi incontro alla fine con le
scarpe impolverate. Il giornalista della BBC vagava per l'ambasciata
225

abbracciato a una bottiglia di vodka e aveva abbordato ripetutamente tutte


le donne che incontrava con un Le interessa una scopata?. Nigel
prevedeva che il ministro plenipotenziario avrebbe fatto le sue rimostranze
alla BBC quando tutto fosse finito, sempre che fosse in condizione di farlo.
Il ministro non vedeva di buon occhio i giornalisti; per un pelo non aveva
chiuso la porta in faccia al corrispondente del Daily Worker: Non
dovrebbe essere l fuori con i suoi amici comunisti?.
L'addetto politico e l'addetto militare si avvicinarono al punto in cui
Nigel lustrava le scarpe.
Alla fine riemerso Kdr. Ha parlato alla radio, non si sa da dove, e
ha detto di aver formato un governo operaio-contadino che ha invitato i
russi a fare un po' di pulizia. Mi piacerebbe contare gli operai e i contadini
nel suo governo, comment l'addetto politico. Chi Kdr? chiese
Nigel.
stato ministro degli Interni sotto Rkosi. Un comunista nostrano
anzich moscovita. stato ministro anche nell'ultimo governo di Nagy, ma
pareva che si fosse stufato e qualche giorno fa era scomparso.
Nessuno sa dov' stato nel frattempo? chiese l'addetto militare.
In qualche posto sicuro e sovietico, direi. Probabilmente stato una
settimana a pensare una nuova combinazione delle parole
socialista/operaio/partito con cui battezzare la sua nuova creatura. Ma
rimasto fermo al Partito socialista dei lavoratori ungheresi, che un'idea di
Nagy. Immagino che abbiano esaurito tutte le varianti.
Mmmm. Immagino sia l'ora di arruolarsi, disse l'addetto militare
uscendo per entrare nella rivoluzione.
Non si diventa pi coraggiosi, ma solo pi stanchi, stufi di aver paura.
Cos pensava Gyuri arrampicandosi sul muro per entrare nel cimitero di
Kerepesi. Insieme a Kurucz lo attravers di corsa, aggirando le lapidi e i
cespugli. Dov'erano gli altri? si chiese. Quando si volt, vide i mongoli
scavalcare il muro.
Il ritorno dell'Armata Rossa era stato possibile soprattutto grazie alle
truppe provenienti dall'Asia centrale o da qualche altra zona dell'Unione
dove furoreggiavano gli occhi a mandorla. A differenza delle truppe gi di
226

stanza in Ungheria, che pi o meno sapevano che cosa stava succedendo,


Gyuri aveva sentito dire che i mongoli erano convinti di combattere in
prossimit del canale di Suez. Uccidere non era certo un problema per loro.
Kurucz fece segno che dovevano fermarsi e resistere. Gyuri aveva
ancora abbastanza energie per apprezzare il lato comico di una sparatoria al
cimitero: una bella comodit per chi avrebbe dovuto mettere in ordine,
dopo. I mongoli si muovevano cauti, quasi temessero l'arrivo da un
momento all'altro dei paracadutisti americani. Era tutto il giorno che Gyuri
sentiva parlare dell'arrivo dei paracadutisti americani in qualche parte
dell'Ungheria, specialmente dove non ce n'era nessun bisogno. Be', se non
si fossero sbrigati, presto sarebbe finito tutto.
Gyuri not che molti personaggi del Partito erano seppelliti in quel
cimitero e sper di trovare la lapide di qualche quadro dietro cui ripararsi
in modo da costringerli a spararle contro.
Kurucz scaric contro i bastardi gialli l'intero caricatore, mettendo a
dura prova il loro sistema cardiovascolare e forse beccandone uno. Lui e
Kurucz si ritirarono dietro a un mausoleo gigante a pochi metri di distanza,
una specie di breve storia dell'architettura, in dodici stili diversi, forse per
coprire tutte le possibili mode da l al giorno del giudizio. Era orripilante,
ma doveva essere costato una fortuna. In memoria della famiglia
Gerebend, diceva la lapide. La famiglia Gerebend avrebbe avuto delle
brutte sorprese, pens Gyuri.
Erano a corto di munizioni. Kurucz aveva ancora una bomba a mano e
basta, poi potevano iniziare a tirare pietre. Lontano, i mongoli discutevano
a voce alta la loro strategia. Dopo pochi minuti ne spunt uno che
strisciava sul ventre cullando il fucile come da manuale, ma allo scoperto.
Si credeva forse invisibile? Era offensivo, umiliante.
Gyuri sent il gusto dell'ira sul palato emozionale. Era tutta la mattina
che mancava il bersaglio, ma con gli ultimi due colpi centr il mongolo
strisciante. Questi si rivel un vero e proprio urlatore, esprimendo
eloquentemente in un linguaggio universale quanto doloroso morire
ammazzati.
Dopo un'ulteriore frenetica consultazione fra asiatici, da un vasto fronte
si apr il fuoco delle armi leggere che sforacchiarono l'ultima dimora della
227

famiglia Gerebend. Gyuri cap che Kurucz avrebbe preferito restare a


cavare gli occhi ai gialli, ma gli fece cenno di andare. Fu facile. Uscirono
dal cimitero mentre la sparatoria continuava, condita con qualche svogliato
lancio di bomba a mano. Chiss quante ore sarebbero andati avanti 1
mongoli prima di rendersi. conto che loro erano usciti dalla porta di
servizio.
Io vado verso lli ut, disse Kurucz.
Non ritornerai, disse Gyuri accorgendosi dal proprio tono di voce di
essere isterico. Si stup di averne ancora la forza. lli ut era un'anteprima
della fine del mondo, una piccola apocalisse localizzata. Spararsi in bocca
sarebbe stato meno rischioso.
Ho vissuto come un verme per tanto tempo, dichiar Kurucz, anche
se a Gyuri pareva impossibile. Sono contento di poter morire da uomo. Tu
dove vai?
Via. In Occidente. In Austria, rispose Gyuri.
Neanche tu ritornerai.
Gyuri gett l'arma scarica. Se gliene fosse servita un'altra, avrebbe
potuto raccoglierla a qualsiasi angolo di strada e comunque ad andare in
giro armati non ci si guadagnava niente. L'Armata Rossa non
dimenticher la gita a Budapest, disse Kurucz. stato... be', chiss cosa
non ci scriveranno sopra.
Strisciando lungo i muri verso casa, Gyuri si imbatt nell'addetto
militare britannico nascosto in un androne a osservare. Quando Gyuri lo
salut in inglese, l'uomo cap che si conoscevano, anche se era evidente
che non si ricordava chi fosse. Spaventosi, quei nuovi carri armati, disse
indicandone un branco dall'altra parte di piazza Hsk. Anche i cannoni
nuovi hanno una potenza di fuoco rimarchevole. Gyuri assent perch non
sapeva che cosa aggiungere alla conversazione. Si limit a sorridere
educatamente come si conviene quando il proprio paese viene invaso da
nuovi carri armati interessanti. L'addetto aveva l'ombrello, osserv, come
si conviene agli inglesi.
Trov la casa vuota. Elek, come tutti gli altri abitanti del palazzo, si era
rifugiato in cantina, proprio come durante l'assedio del '44. Con un ultimo
228

gesto di ribellione e di sfida, Gyuri si arrampic sul letto e dorm


indefessamente per le venti ore successive, opponendo una vera e propria
resistenza passiva.
Fu svegliato da Istvn che si aggirava per il salotto. Istvn stava
staccando dal muro un quadro, un paesaggio cos orrendo che persino le
legioni di soldati sovietici che si erano avvicendate a fare razzia in casa
loro l'avevano snobbato e, quando facevano la fame, Elek non era riuscito a
trovare chi lo comprasse nemmeno per pochi fiorini. Un carro armato ha
crivellato la nostra natura morta, spieg Istvn. Ilona dice che bisogna
sostituirla. Sei stato a combattere? Si vede dalla faccia, hai un'aria
abbastanza spaventosa.
Gyuri frug in cucina alla ricerca di qualcosa da mangiare, pi per un
riflesso condizionato che per fame. Dov' Jadwiga? domand Istvn.
L'occhiata di Gyuri chiar tutto.
Inizi a mettersi strati su strati di vestiti. Quando arriv al cappotto,
infil una mano in tasca e tir fuori gli effetti personali di Jadwiga. Pos
sul tavolo anelli e documenti. Tenne il passaporto. Ho bisogno di un
favore. Quando torner la calma, spedirai queste cose in Polonia? Afferr
la sciarpa e disse a Istvn: Io me ne vado. Sii felice e compagnia bella.
Oberato dalla tristezza, la strada fu lunga. Santo Dio, pens, deve
proprio andare cos? Era pi freddo del solito, per essere novembre, e
sembrava pi buio del solito per essere le sei, quasi i russi avessero
importato una dose ulteriore di oscurit e l'alba avesse dato forfait. I treni
circolanti erano pochi, ma alla stazione Keleti ce n'era uno, fin troppo
gettonato e pronto a partire. Anche se la destinazione ufficiale era
ungherese, non era un treno per l'Ungheria. Anche se nessuno lo diceva,
tutti sapevano che era il locale per Vienna.
In centro c'era maggior calma, ma quando il treno usc sbuffando da
Budapest e pass l'isola di Csepel, si udirono delle esplosioni. Csepel, da
sempre ufficialmente definita rossa in quanto abitata esclusivamente da
operai, fu l'ultimo quartiere di Budapest a cedere. Avevano una fabbrica di
munizioni e delle batterie antiaeree tanto potenti da ridurre come groviera i
carri sovietici. Ai loro stessi capi che raccomandavano la resa, era stato
dato il caldo consiglio di andare al diavolo. Enormi colonne di fumo
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aleggiavano immobili, come inchiodate sull'isola. Gli abitanti di Csepel si


erano fatti una certa reputazione per la tenacia, la durezza e l'estrema
violenza, seconda solo a quella di Angyalfld.
Sul treno c'erano due persone che Gyuri conosceva. Il primo, Krodi,
viveva all'altra estremit di Damjanich utca. Gyuri non lo vedeva da anni
nonostante abitassero vicini, ed era quasi paradossale incontrarlo mentre
andavano a controllare se il confine era ancora aperto. Avvinghiato alla
custodia del violino neanche fosse un salvagente, Krodi fu contento di
vedere Gyuri. Era un secolo che non ti vedevo, disse sedendoglisi
accanto nella carrozza ristorante senza ristorante.
Era un secolo che non mi vedeva nessuno, ribatt ridendo Krodi.
Ho passato tutto il tempo a suonare. A volte anche quattordici ore al
giorno. Mai una sera senza violino. Mai una storia, mai un bel bagno
lungo, mai un romanzo d'appendice, mai un romanzo come si deve. Non
sar il migliore violinista del mondo, ma sono senz'altro quello che ha
studiato di pi. Ho lasciato perdere tutto perch lo sapevo, lo sapevo che
un giorno me ne sarei andato e allora ne sarebbe valsa la pena. Quei
bastardi perdigiorno degli occidentali ci resteranno secchi.
Le strade non saranno lastricate d'oro, disse la parte di Gyuri
responsabile delle risposte spiritose.
Sai una cosa? Anche se sono lastricate di merda, non me ne importa
niente.
L'altro conoscente di Gyuri era Kurucz. Mentre cercava un posto, Gyuri
non l'aveva riconosciuto subito perch aveva la faccia quasi
completamente coperta di bende e si appoggiava a una stampella. Dal poco
che vide, Gyuri concluse che doveva avere la faccia ridotta peggio di tanti
cadaveri rimasti all'aria per giorni. Non si salutarono subito per un ritorno
all'antica cautela ma, lasciata Budapest da un'ora, Gyuri lo vide che fumava
nel corridoio. C'era spazio sufficiente per un colloquio a bassa voce.
Che cosa ti successo? domand Gyuri.
Mi hanno ammazzato, rispose Kurucz con la voce pastosa di chi non
dorme n mangia da giorni. Vicino a Rkczi ut. Eravamo circondati e
avevamo finito le munizioni. Hai mai provato a prendere a calci nei
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coglioni un carro armato? L'unica chance per sopravvivere era arrendersi.


Non che ci aspettassimo gran che. Eravamo dodici, quasi tutti ragazzi. Ci
hanno messi in fila l dov'eravamo, ci hanno fucilato e hanno anche buttato
una o due bombe a mano tanto per gradire. Mi hanno preso nel collo e
l'orecchio sinistro non ce l'ho pi. Per non parlare di una buona dose di
shrapnel. Dovevo essere messo maluccio, per fortuna. Poi mi ricordo solo
che mi sono svegliato in una casa e ho pensato che in paradiso la
tappezzeria faceva schifo; quelli che mi hanno salvato e rappezzato mi
hanno detto che ero l'unico superstite.
Fissarono il buio fuori del finestrino: una cupezza ininterrotta, una
gelatina sinistra e impenetrabile. Non c'era traccia di niente.
Ne abbiamo uccisi troppi? Troppo pochi? si domand Kurucz
riferendosi a quelli dell'AVO e del Partito. Trovano sempre dei sostituti.
Collaborazionisti e stronzi sono gli ultimi a morire, come la speranza.
Kurucz aveva fatto un periodo di servizio militare sul confine e propose a
Gyuri di aiutarlo ad attraversarlo in un punto molto verde.
Elek, che si annoiava e non aveva nessuna voglia di andare a vedere se
c'era ancora il suo lavoro in ospedale, salut con calore Istvn quando
arriv a casa.
Hai visto Gyuri? Sto incominciando a preoccuparmi. Sono riuscito a
comprargli i suoi dolci preferiti. Ci crederesti? In mezzo a questa baraonda
la pasticceria ha riaperto.
Istvn sospir di fronte al disordine di Gyuri. Se n' andato, disse.
Quel novembre non c'era pi bisogno di dire nulla
Proprio quando stava diventando un tipo interessante, osserv Elek.
Una volta raggiunta la parte occidentale del paese la gente scese dal
treno in vari punti, a seconda di come aveva intenzione di fuggire. C'erano
famiglie con due, tre o addirittura quattro figli e innumerevoli valigie,
viaggiatori solitari, coppie che si tenevano per mano e persino un
contadino che aveva dichiarato di volersi portare oltreconfine un maiale
pluridecorato in diverse fiere. Regnava una tetra atmosfera da escursione
vacanziera.

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Kurucz sembrava sapere il fatto suo, pur essendo bene avviato verso la
morte. Questo perlomeno consent a Gyuri di non pensare; non aveva
nemmeno paura, perch quel che era successo aveva soffocato il suo
terrore, anche se a caro prezzo. Si avviarono lentamente a piedi verso il
confine, controllando diffidenti tutti quelli che incontravano, la maggior
parte dei quali li evitava con altrettanta alacrit e circospezione. Il piano
era arrivare pi o meno a un chilometro dal confine, aspettare che calasse
la notte e quindi rimettersi in cammino.
C'era una sottile coltre di neve. Perch faceva tanto freddo? Gyuri
pensava che non gliene sarebbe importato nulla delle circostanze, ma il
freddo era forte e chiaro. Non aveva per niente fame. Non c' nulla come la
morte per far passare l'appetito; non riusciva nemmeno a immaginare di
aver voglia di mangiare. Avrebbe barattato volentieri un po' di freddo per
un po' di fame. Ma non si poteva lamentare. Kurucz, che di materiale su
cui lavorare ne aveva parecchio pi di lui, non aveva aperto bocca.
Le mine le hanno tolte, vero? domand Gyuri, come se gli fosse
venuto in mente solo allora che, in segno di amicizia verso l'Austria, era
stata annunciata la rimozione di quasi tutti i campi minati e delle
fortificazioni.
S, i campi minati non dovrebbero esserci pi, rispose Kurucz,
aggiungendo poi: Ma mi dici quando mai hanno fatto una cosa per bene
in questo paese?.
Al crepuscolo Kurucz disse che erano arrivati in vista dell'Austria. Neve
e alberi di qua e di l. L'Austria sembrava straordinariamente uguale
all'Ungheria. Aspettando nel bosco a Gyuri venne tanto freddo che perse i
contatti con alcune delle sue estremit. Camminando in circolo per evitare
l'assideramento totale, Gyuri inciamp in tre cadaveri lievemente coperti di
neve: erano due donne e un bambino. Le sue emozioni, scopr, erano
diventate insensibili come le sue dita.
La luna era quasi piena, cosa poco incoraggiante. Ma si vedeva la luce
dei fuochi intorno a cui, probabilmente a causa del freddo, si raccoglievano
le ombre di sentinelle di nazionalit ignota. Fari che li tenevano lontani.
Gyuri e Kurucz si muovevano senza fretta, con molta attenzione, e
nonostante ci continuavano a inciampare e a incespicare lungo quel
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confine sorprendentemente sconnesso. Furono pi circospetti che mai


quando raggiunsero una zona scoperta, che presumibilmente era stata un
campo minato. Anche se i suoi piedi si erano fatti molto poco
comunicativi, Gyuri a un tratto sent qualcosa di molto poco campestre
sotto il piede destro. Gripp completamente.
Alla fine, con un bisbiglio in punta di piedi, a met esatta fra l'ansia e la
collera, Kurucz gli domand: Che cosa ti ha preso?.
Niente. Credo di aver calpestato una mina. Alla luce fievole Gyuri
aveva dedotto di aver messo il piede su quella che aveva tutta l'aria di
essere una mina dissotterrata. Alla fine prosegu, convinto che se avesse
dovuto esplodere l'avrebbe gi fatto. La solita porcheria sovietica.
Trovarono un granaio. Era freddo come fuori, ma almeno avevano
l'impressione di essere al riparo. Gyuri pass qualche ora a cercare di
prendere sonno, rabbrividendo di freddo e di infelicit. Appena ci fu un
sospetto di alba, usc a pisciare. Fece fatica a trovarsi l'uccello, tanto era
rimpicciolito per il freddo.
Va bene. Troviamoci un posto pi caldo, disse Kurucz non appena ci
fu abbastanza luce. Gyuri si guard indietro e cap che ce l'avevano fatta
perch c'era una fila di torrette di guardia ormai lontane. Era fuori.
Improvvisamente, inaspettatamente, cominci a piangere. Continu a
camminare all'indietro perch Kurucz non se ne accorgesse.
Le lacrime, a squadre, discesero la sua faccia a corda doppia.

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