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DOVERI E DIRITTI DEI FEDELI LAICI ( 224 231)

Can. 224
I fedeli laici, oltre agli obblighi e ai diritti che sono comuni a tutti i fedeli e oltre a quelli che sono stabiliti negli altri
canoni, sono tenuti agli obblighi e godono dei diritti elencati nei canoni del presente titolo.
Can. 225
1. I laici, dal momento che, come tutti i fedeli, sono deputati da Dio allapostolato mediante il battesimo e la
confermazione, sono tenuti allobbligo generale e hanno il diritto di impegnarsi, sia come singoli sia riuniti in associazioni,
perch lannuncio della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo in ogni luogo; tale obbligo li vincola ancora
maggiormente in quelle situazioni in cui gli uomini non possono ascoltare il Vangelo e conoscere Cristo se non per mezzo
loro.
2. Sono tenuti anche al dovere specifico, ciascuno secondo la propria condizione, di animare e perfezionare lordine
delle realt temporali con lo spirito evangelico e in tal modo di rendere testimonianza a Cristo, particolarmente nel trattare
tali realt e nellesercizio dei compiti secolari.
Can. 226
1. I laici che vivono nello stato coniugale, secondo la propria vocazione, sono tenuti al dovere specifico di
impegnarsi, mediante il matrimonio e la famiglia, nelledificazione del popolo di Dio.
2. I genitori, poich hanno dato ai figli la vita, hanno lobbligo gravissimo e il diritto di educarli; perci spetta
primariamente ai genitori cristiani curare leducazione cristiana dei figli secondo la dottrina insegnata dalla Chiesa.
Can. 227
E diritto dei fedeli laici che venga loro riconosciuta nella realt della citt terrena quella libert che compete ad ogni
cittadino; usufruendo tuttavia di tale libert, facciano in modo che le loro azioni siano animate dallo spirito evangelico e
prestino attenzione alla dottrina proposta dal magistero della Chiesa, evitando per di presentare nelle questioni opinabili la
propria tesi come dottrina della Chiesa.
Can. 228
1. I laici che risultano idonei, sono giuridicamente abili ad essere assunti dai sacri Pastori in quegli uffici
ecclesiastici e in quegli incarichi che sono in grado di esercitare secondo le disposizioni del diritto.
2. I laici che si distinguono per scienza adeguata, per prudenza e per onest, sono idonei a prestare aiuto ai Pastori
della Chiesa come esperti o consiglieri, anche nei consigli a norma del diritto.
Can. 229
1. I laici, per essere in grado di vivere la dottrina cristiana, per poterla annunciare essi stessi e, se necessario,
difenderla, e per potere inoltre partecipare allesercizio dellapostolato, sono tenuti allobbligo e hanno il diritto di acquisire
la conoscenza di tale dottrina, in modo adeguato alla capacit e alla condizione di ciascuno.
2. Hanno anche il diritto di acquisire quella conoscenza pi piena delle scienze sacre che viene data nelle
universit e facolt ecclesiastiche o nelle scuole di scienze religiose, frequentandovi le lezioni e conseguendovi i gradi
accademici.
3. Cos pure, osservate le disposizioni stabilite in ordine alla idoneit richiesta, hanno la capacit di ricevere dalla
legittima autorit ecclesiastica il mandato di insegnare le scienze sacre.
Can. 230
1. I laici di sesso maschile che abbiano let e le doti determinate con decreto dalla Conferenza Episcopale,
possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti; tuttavia tale
conferimento non attribuisce loro il diritto al sostentamento o alla rimunerazione da parte della Chiesa.
2. I laici possono assolvere per incarico temporaneo la funzione di lettore nelle azioni liturgiche; cos pure tutti i
laici godono della facolt di esercitare le funzioni di commentatore, cantore o altre ancora a norma del diritto.
3. Ove le necessit della Chiesa lo suggeriscano, in mancanza di ministri, anche i laici, pur senza essere lettori o
accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cio esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche,
amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto.
Can. 231
1. I laici, designati in modo permanente o temporaneo ad un particolare servizio della Chiesa, sono tenuti
allobbligo di acquisire una adeguata formazione, richiesta per adempiere nel modo dovuto il proprio incarico e per
esercitarlo consapevolmente, assiduamente e diligentemente.
2. Fermo restando il disposto del can. 230, 1, essi hanno diritto ad una onesta rimunerazione adeguata alla loro
condizione, per poter provvedere decorosamente, anche nel rispetto delle disposizioni del diritto civile, alle proprie necessit
e a quelle della famiglia; hanno inoltre il diritto che si garantiscano la previdenza sociale, le assicurazioni sociali e
lassistenza sanitaria.
1.

Premesse

1) La rivalutazione del laicato cattolico


Allo statuto giuridico dei fedeli in genere, segue nel Codice lo statuto giuridico proprio dei laici, ossia di tutti i fedeli non
appartenenti allordine sacro e allo stato religioso sancito nella Chiesa, e che, in quanto incorporati a Cristo mediante il
battesimo e costituiti in Popolo di Dio, resi partecipi nella loro misura della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo,
per la loro parte compiono nella Chiesa e nel mondo la missione propria di tutto il popolo cristiano (Lumen Gentium, n. 31,
1).
Il Codice pio benedettino, che pur intitolava ad essi la III parte del II libro (De laicis), mancavadi un tale statuto, e come
premessa alla normativa sulle associazioni dei fedeli in genere e in specie, dedicava loro due soli canoni: il primo, per
dichiarare il diritto dei laici di ricevere dal Clero, a norma della disciplina ecclesiastica, i beni spirituali e soprattutto gli aiuti
necessari alla salvezza ( 682*); il secondo, per vietar loro dindossare labito ecclesiastico ( 683*). Ovviamente, si trattava dei
laici in vari altri canoni, ma lattenzione del legislatore era rivolta in gran parte ai chierici.
Per dovere di obiettivit, bisogna riconoscere che, nellordinamento ecclesiastico precedente, ilaici avevano una posizione di
assoluta subordinazione al Clero, e che i loro compiti ecclesiali erano molto limitati, quasi fossero cristiani di grado inferiore e
in un certo senso immaturi. Pi che soggetti di responsabilit e di azione, essi erano considerati oggetto dellattivit
ministeriale dei chierici. Il Concilio Vaticano II ha inteso porre rimedio a una tale innaturale situazione, ed ha dedicato ai laici
un intero capitolo della Costituzione dogmatica Lumen Gentium (cap. V), affermando la loro dignit di membri del Popolo di
Dio a pieno diritto (n. 32), e la loro funzione essenziale nella Chiesa, in forza della partecipazione al triplice ufficio di Cristo:
sacerdotale (n. 34), profetico (n. 35) e regale (n. 36).Ad un anno di distanza (18 nov. 1965), segue, ad integrazione e
completamento, l'importante Decreto Apostolicam actuositatem sullapostolato dei laici nella Chiesa e nel mondo. Attesa
limportanza del laicato cattolico, Paolo VI istitu il 6 gennaio 1967 il Consiglio dei Laici (Consilium de Laicis), con sede in
Roma. Tale Consiglio stato riordinato dal medesimo Pontefice col M.P. Apostolatus peragendi del 10 dicembre 1976 (Enchir.
Vat., vol. 5, pp. 14301437). Giovanni Paolo II, da parte sua, ha voluto che il Sinodo dei Vescovi, svoltosi a Roma
nellottobre del 1987, avesse come tema specifico di discussione e di approfondimento la vocazione e la missione del laicato
nella Chiesa e nel mondo. Il 30 dicembre 1988, il Papa ha rivolto alla Chiesa lEsortazione Apostolica Christifideles laici
sulla vocazione e missione dei laici, di cui riporteremo alcuni importanti insegnamenti.
I 224 231 dellattuale Codice e numerosi altri dedicatiulteriormente ai laici, sono il frutto del nuovo spirito maturato nel
Concilio Vaticano II sotto lazione dello Spirito Santo. Contro i detti canoni (224231) sono state mosse varie critiche da un
punto di vista tecnico giuridico, ma il significato e limportanza dei loro contenuti risulta innegabile, poich su di essi si
fonda la rivalutazione giuridica del laicato cattolico, non pi soltanto destinatario, ma cooperatore attivo e responsabile della
missione salvifica della Chiesa.
Sullampia apertura ai laici del nuovo Codice di Diritto Canonico, vedi lIntroduzione, nn. 8588.
2)
Gli elementi caratterizzanti
Molti lamentano che il Concilio Vaticano II non abbia dato una definizione propria dei laici e che, in sostanza, si sia limitato
a presentarne una descrizione tipologica negativa: fedeli che non sono chierici n membri di un Istituto religioso. Ma una
definizione positiva non era facile (non lo neppure oggi, dopo tante discussioni e interventi di teologi e studiosi insigni).
Daltra parte, non mancano nellinsegnamento conciliare alcuni elementi caratterizzanti, che danno del laico una chiara
connotazione.
Il Concilio affronta il problema dei laici da due prospettive diverse, ma strettamente unite ecomplementari: quella
sacramentale e quella apostolica, tutte due derivanti dalla duplice missione propria del popolo cristiano, nella Chiesa e nel
mondo.
1
Sotto il profilo sacramentale, sono laici quei fedeli che, avendo ricevuto il battesimo, sono investiti del sacerdozio
comune, ma sono privi di quello ministeriale, per cui la loro partecipazione alla triplice funzione di Cristo e della Chiesa
munus docendi, munus sanctificandi, munus regendi essenzialmente diversa da quella dei chierici (nn. 913935)
2
Sotto il profilo apostolico, l'impegno proprio dei laici rivolto, come si dir pi avanti nel 225, 2, allanimazione
dellordine temporale. Lapostolato dei laici pertanto specificamente secolare: una secolarit non in senso sociologico,
ma con finalit e contenuti essenzialmente teologici ed ecclesiologici. Nel campo secolare, che per altro non loro esclusivo
(Gaudium et Spes, n. 43, 2), i laici operano in nome della Chiesa, non della Gerarchia, quasi fossero suoi strumenti (una specie
di longa manus), poich il loro battesimo, insieme con la confermazione, che conferisce loro un tale compito e una tale
responsabilit. I laici, com stato osservato a ragione, non sono neppure da considerarsi come intermediari tra la Chiesa e il
mondo: essi sono la stessa Chiesa nel mondo, poich della Chiesa fanno parte e ad essa sono incorporati allo stesso titolo dei
chierici e dei religiosi.
La funzione dei laici non si svolge per solo nel mondo (impegno secolare), ma anche esoprattutto nella Chiesa, con una
partecipazione diretta e responsabile alla sua vita interna, che poi quella pi importante e pi vera. Le due funzioni non sono
opposte e neppure separate, ma profondamente connesse. La prima spetta al laico come fedele; la seconda spetta al semplice
fedele in quanto laico.
2.
Il canone introduttivo
224 Pone in rilievo che i canoni sugli obblighi e sui diritti propri dei fedeli laici presuppongono gli obblighi e i diritti
comuni a tutti i fedeli, contenuti nel titolo precedente. In effetti tali obblighi e diritti comuni, che valgono anche per i chierici e
per i religiosi, hanno una particolare applicazione nei laici, i quali costituiscono la stragrande maggioranza del Popolo di Dio e
avranno nella Chiesa compiti sempre pi rilevanti. Daltro lato, gran parte dei canoni dedicati ai fedeli laici sono riconducibili
agli obblighi e ai diritti contenuti nei canoni dedicati ai fedeli in genere.
comunque da rilevare che gli obblighi e i diritti dei fedeli laici enumerati nei 224 231, hanno carattere generale e, di
conseguenza, non esauriscono lintera materia. Sono propri dei laici numerosi altri obblighi e diritti, distribuiti come avverte
espressamente il 224 in altre parti del Codice, in canoni specifici, riguardanti ad esempio i sacramenti, gli uffici

ecclesiastici, le pubbliche e private associazioni, le strutture giurisdizionali, i beni patrimoniali, le norme processuali, ecc. (cfr.
Communicationes, a. 1970, pp. 9596, lett. b; a. 1981, p. 315).
Quanto ai diritti dei laici, la relazione della Commissione per la revisione del Codice nota chela maggior parte di tali diritti
comporta dei correlativi doveri da parte dei sacri Pastori. Per esempio, l'affermazione che i laici, come tutti i fedeli, hanno il
diritto a ricevere i mezzi spirituali necessari alla pienezza di vita cristiana (predicazione della Parola di Dio, sacramenti, ecc.)
rimarrebbe priva di contenuto se allenunciazione di tale diritto non si accompagnasse una effettiva organizzazione della cura
animarum atta a soddisfare nel modo pi efficace le reali necessit dei fedeli (Communicationes, a. 1974, p. 51, 2 cpv).
3.
Limpegno apostolico e missionario
225, 1
Tale impegno stato oggetto del 211, relativamente a tutti i fedeli, ma ripreso e integrato dal canone
attuale, per mettere in evidenza che esso spetta ai laici come compito proprio, non suppletivo, in forza dei sacramenti del
battesimo e della confermazione, mediante i quali sono costituiti testimoni di Cristo. un obbligo personale e comunitario,
che va pertanto attuato sia singolarmente che in forma associativa, in modo che gli uomini possano conoscere e accogliere
debitamente il messaggio di salvezza del Cristo.
Lazione apostolica dei laici diventa indispensabile in quelle situazioni e circostanze e sonotante! in cui soltanto essi
sono in grado di annunziare il Vangelo. V uno spazio sempre pi esteso, accessibile solo ai laici rileva il Concilio e
vi sono problemi che richiedono il loro particolare impegno e zelo... Inoltre in molte regioni il numero dei sacerdoti si fatto
scarso, oppure, come talvolta avviene, essi sono privati della dovuta libert di ministero: senza lopera dei laici, la Chiesa a
stento potrebbe esservi presente e operante (Apostolicam actuositatem, Introduzione).
Spetta alla Gerarchia sostenere e promuovere lapostolato dei laici, stabilirne i principi, fornire gli aiuti spirituali necessari,
vigilare sulla retta dottrina, coordinare le varie attivit per il bene maggiore della Chiesa (Apostolicam actuositatem, n. 24, 1).
4.
Lanimazione cristiana dellordine temporale
225, 2
questo, come s gi accennato (n. 1400), l'impegno proprio dei laici: un impegno che riguarda la famiglia,
la societ, le pubbliche istituzioni, gli strumenti di comunicazione sociale, le relazioni internazionali, la cultura, la scienza, la
tecnica, le arti, il lavoro professionale, l'economia, il diritto, la politica, la scuola, ecc. un campo immenso che si apre
allapostolato dei laici: un campo specifico, secondo linsegnamento conciliare (Lumen Gentium, n. 31, 2; Apostolicam
actuositatem, n. 24), confermato da Paolo VI nella Enc. Populorum progressio del 26 marzo 1967, n. 81:

I laici devono assumere come loro compito specifico il rinnovamento dellordine temporale. Se lufficio della
gerarchia di insegnare e di interpretare in modo autentico i principi morali da seguire in questo campo, spetta ad essi,
attraverso la loro libera iniziativa e senza attendere passivamente consegne e direttive, di penetrare di questo spirito cristiano la
mentalit e i costumi, le leggi e le strutture della loro comunit di vita. Sono necessari dei cambiamenti, indispensabili delle
riforme profonde: i laici devono impegnarsi risolutamente a infonder loro il soffio dello spirito evangelico (cfr. anche Enc.
Octogesima advniens, 14 maggio 1971, n. 48, 2).
Il 327 insiste per un apostolato associativo, che unisce le forze e rende pi efficace lazione: I fedeli laici abbiano in grande
stima le associazioni... specialmente quelle che si propongono di animare con lo spirito cristiano lordine delle cose temporali,
favorendo in tal modo unintima armonia tra fede e vita.
Il 768, 2, infine, fa obbligo agli annunciatori della Parola di Dio, di proporrela dottrina del magistero della Chiesa... sulla
organizzazione delle cose temporali secondo lordine stabilito da Dio.
5.
Le persone coniugate
226 (1113 e 1335*)
Un compito particolare di estrema importanza per la Chiesa e per la societ civile (Apostolicam
actuositatem, n. 11, 1), spetta alle persone coniugate, sia come sposi che come genitori.
Come sposi, in forza del sacramento che d una dimensione soprannaturale all'istituto matrimoniale e ai suoi fini, i coniugi
cristiani resi ministri di Cristo, hanno lobbligo di cooperare alledificazione del Popolo di Dio attraverso il matrimonio e la
famiglia, cellula base della comunit umana ed ecclesiale, santuario domestico nel quale si vive e si attua il mistero di unit
e di fecondo amore che intercorre fra Cristo e la Chiesa (Lumen Gentium, n. 11, 2).
Come genitori, hanno lobbligo gravissimo di curare personalmente leducazione cristiana dei loro figli, secondo i principi
richiamati dalla Chiesa. Si tratta di un obbligo, ma anche di un diritto: diritto dovere che si qualifica:

come essenziale, perch connesso con la trasmissione della vita;

come originale e primario, rispetto al compito educativo di altri, per lunicit del rapporto damore che sussiste tra
genitori e figli;

come insostituibile e inalienabile, poich non pu essere totalmente delegato ad altri, n da altri usurpato (Familiaris
consortio, n. 36, 2).
Su tale diritto ed obbligo indeclinabile, il Codice ritorna con insistenza in numerosi canoni: 774, 2; 793; 796 798; 835,
4; 1136; 1154; 1169, ispirati alla dottrina conciliare contenuta in particolare nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes,
n. 47 ss., e nel Decr. Apostolicam actuositatem, n. 11.
I documenti pi importanti dedicati dal Magistero alla famiglia dopo il Concilio sono:

Le Propositiones de muneribus familiae christianae del Sinodo dei Vescovi, celebrato a Roma dal 26 settembre al 25
ottobre 1980 (Enchir. Vat., vol. 7, pp. 660741).

Il Nuntius ad christianas familias del medesimo Sinodo, in data 25 ottobre 1980 (Enchir. Vat., vol. 7, pp. 742759)

LEsortazione Apostolica Familiaris consortio di Giovanni Paolo II, 22 novembre 1981 (Enchir. Vat., vol. 7, pp. 1388
1603).
6.
La necessaria libert
227 Il canone rivendica ai laici una duplice libert in materia dinteressi e di attivit temporali: di fronte allo Stato e di
fronte alla Gerarchia ecclesiastica.
Di fronte allo Stato, i cattolici sono cittadini al pari degli altri, con gli stessidiritti e gli stessi obblighi, n le credenze
religiose o lappartenenza alla Chiesa possono costituire motivo di discriminazione. questo un principio affermato

solennemente nellart. 2 della Dichiarazione Universale dei diritti dellUomo proclamata dallONU (10 dic. 1948), ed
anche sancito in modo formale nellart. 3 della Costituzione Italiana. Nel nuovo Concordato tra la Santa Sede e lItalia (18
febbraio 1984): garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libert di riunione e di manifestazione
del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (art. 2, n. 3).
Dalle pubbliche autorit i cattolici non pretendono un trattamento di favore o di privilegio, ma solo quella libert che diritto
imprescrittibile dogni cittadino.
Di fronte alla Gerarchia ecclesiastica, i laici godono nellorganizzazione delle cose temporalidi una legittima autonomia,
che pi volte stata riconosciuta dalla Chiesa a tutti i cittadini in genere, e che ha avuto la definitiva sanzione nella
Costituzione conciliare Gaudium et Spes del 7 dicembre 1965 (n. 36). Il clericalismo, ossia lindebita ingerenza del Clero nei
compiti e nelle attribuzioni di carattere temporale, da condannarsi come il laicismo. Luno e laltro costituiscono riprovevoli
abusi, gravi e pericolosi attentati contro la libert.
Ai compiti della Gerarchia s accennato nel n. 4 precedente.
Lautonomia che compete ai laici ha per altro dei limiti. Lorganizzazione dellordine temporale devessere infatti attuata
secondo i principi della legge morale e le istanze dello spirito evangelico, per cui i cristiani non possono allontanarsi dal
Magistero ecclesiastico, che dei detti principi e istanze il custode e linterprete autentico. Perci il Concilio invita i laici ad
assumersi le proprie responsabilit neglimpegni e nelle attivit terrene, ma sempre in piena fedelt al Vangelo e alla dottrina
della Chiesa (Gaudium et Spes, n. 43, 2). Daltra parte avverte la Costituzione conciliare a nessuno lecito rivendicare
lautorit della Chiesa in favore delle proprie opinioni (n. 43, 3). un dovere di lealt, confermato nel Codice.
7.
La cooperazione dei laici
228 una cooperazione che non ha la sua vera ragione nellattuale scarsezza del Clero, e nella sua insufficienza in ordine
ai compiti e ai problemi della sua missione sempre pi vasti e complessi. La motivazione essenzialmente teologica, poich i
laici, membri della Chiesa allo stesso titolo dei chierici e dei religiosi, radicalmente uguali nella dignit e nelle responsabilit
ecclesiali, sono anchessi impegnati nelledificazione del Popolo di Dio ( 208) ed hanno lobbligo di promuovere e sostenere
lattivit apostolica anche mediante proprie iniziative ( 216), in forza del battesimo e della confermazione. In un famoso passo
del decreto Ad Gentes detto espressamente che la Chiesa non si pu considerare realmente costituita, non vive in maniera
piena, non segno perfetto della presenza di Cristo tra gli uomini, se alla Gerarchia non si affianchi e collabori un laicato
autentico (n. 21, 1).
In conformit con linsegnamento e le deliberazioni conciliari (cfr. in particolare LumenGentium, n. 37, 34; Apostolicam
actuositatem, n. 24), la funzione dei laici nella Chiesa ha oggi non solo un riconoscimento di fatto, ma anche giuridico, e la
loro cooperazione ecclesiale sancita formalmente in numerosi canoni del nuovo Codice di Diritto Canonico, dando cos
concreta attuazione del disposto del 228.
Eccettuati gli uffici che natura sua sono riservati al Clero ( 150 e 274, 1), la partecipazione e collaborazione dei laici
prevista in particolare:

nelle azioni liturgiche: 230; 910, 2; 943, ecc.

nel ministero della Parola: 759 e 766

nellinsegnamento catechistico: 776

nella catechesi missionaria: 785

nellinsegnamento delle scienze sacre: 229, 3

nella celebrazione del Sinodo diocesano: 460 e 463, 2

nellesercizio della potest di governo: 129, 2

nella cura pastorale delle parrocchie: 517, 2

nellassistenza canonica ai matrimoni: 1112

nellazione missionaria propriamente detta: 783

nellamministrazione dei beni ecclesiastici: 494 e 1282

negli uffici di curia: cancelliere, notai: 482

nellattivit giudiziaria dei tribunali ecclesiastici: in qualit di giudici ( 1421, 2), come assessori consulenti
( 1424), come uditori ( 1428, 2), come promotori di giustizia e difensori del vincolo ( 1435).
A tale partecipazione e cooperazione sono ammesse di regola anche le donne, per cui nellanuova legislazione canonica
sanzionata la piena parit dei due sessi (n. 781). Restano due sole preclusioni: i ministeri di lettore e di accolito conferiti
stabilmente e considerati anche come gradini agli ordini sacri ( 230, 1), e la sacra ordinazione diaconale e presbiterale
( 1024). Tali ordini e ministeri sono riservati esclusivamente ai battezzati di sesso maschile, ma questo non in contrasto col
principio di uguaglianza, poich non si tratta di diritti, ma di funzioni e compiti di carattere sacramentale.
Circa la formazione dei laici in ordine alla loro partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa, v. il Documento
pubblicato il 3 ottobre 1978 dal Consiglio dei Laici (Enchir. Vat., vol. 6, pp. 650717).
8.
La cultura religiosa e le scienze sacre
229 Il 217, riguardante tutti i fedeli, afferma la necessit e il diritto di ricevere dai pastori unadeguata educazione
cristiana, che consenta loro di conseguire la maturit della persona e, insieme, di conoscere e vivere il mistero della salvezza
(n. 332). Riprendendo tale norma, il 229, in conformit col n. 29 del Decr. Apostolicam actuositatem, insiste nei riguardi dei
laici sulla necessit specifica della istruzione religiosa, proporzionatamente alle capacit e alle condizioni personali, per
quattro precipui scopi e motivi:

Vivere secondo la dottrina cristiana

Essere in grado di annunziarla

Difenderla, se necessario

Partecipare attivamente allesercizio dellapostolato


questo un loro dovere e diritto, afferma espressamente il 1 paragrafo del canone, che nei dueparagrafi successivi sanziona:

1
Il diritto di acquisire una conoscenza pi approfondita delle scienze sacre, frequentando le Universit e Facolt
ecclesiastiche, glIstituti di scienze religiose, e conseguendovi i gradi accademici (si pensi, a tal riguardo, che nei primi tempi
della Chiesa i teologi furono in gran parte laici: Giustino, Minucio Felice, Tertulliano, ecc.; e laici furono pure alcuni tra i pi
grandi canonisti medioevali).
2
La possibilit dinsegnare tali scienze, ricevendone il mandato dalla legittima autorit ecclesiastica. Il mandato
necessario non solo per le Universit e per le Facolt ecclesiastiche, ma anche per le Universit cattoliche e glIstituti di
scienze religiose, a termine del 812.
9.
Ministeri e servizi ecclesiali
230 Il canone distingue tre specie di ministeri ecclesiali affidati a laici (ministeri laicali) in ordine alle azioni liturgiche e
ad altri compiti: ministeri stabili di lettore e di accolito, ministeri liturgici temporanei, ministeri straordinari di supplenza, in
mancanza di ministri ordinati, ossia di sacerdoti e di diaconi.
1)
Ministeri stabili di lettore e di accolito
Sono stati riorganizzati da Paolo VI con la Lettera Apostolica Ministeria quaedam del 15 agosto 1972 (Enchir. Vat., vol. 4,
pp. 11061117).
La funzione del lettore fra laltro quella:

Di proclamare la Parola di Dio nellassemblea liturgica

Di educare nella fede i fanciulli e gli adulti, e di prepararli a ricevere convenientemente i sacramenti

Di annunziare il messaggio della salvezza a coloro che lo ignorano.


La funzione dellaccolito fra laltro:

Di aiutare i Presbiteri e i Diaconi nello svolgimento del loro ufficio

Di distribuire come ministro straordinario la santa Comunione ( 910, 2)

Di effettuare lesposizione e la riposizione del SS. Sacramento ( 943).


Come s gi accennato nel precedente n. 7, i ministeri stabili di lettore e di accolito sonoriservati ai laici di sesso maschile
per il loro pi stretto legame con i ministeri ordinati. Sono conferiti mediante il rito liturgico prescritto, e i requisiti circa let e
le doti necessarie sono determinati con decreto della Conferenza Episcopale. Lettori ed accoliti non hanno per s alcun diritto
ad una rimunerazione da parte della Chiesa.
In Italia, la CEI ha stabilito let minima di 25 anni: Prima di questa et pare difficile un orientamento stabile della persona
e un acquisito rapporto pastorale del candidato con la comunit.
Cenni storici. Il lettorato il pi antico degli ordini minori, istituito nella Chiesa, colparticolare compito di leggere
pubblicamente la Parola di Dio dinanzi allassemblea dei fedeli, prima che il sacerdote o il Vescovo ne spieghi il contenuto. Il
primo accenno al lettorato si ha in S. Giustino, apologeta greco del II secolo, martire per la fede nel 165, il quale ne fa
menzione nella sua prima Apologia (P.G., 6, 429). Ne parla anche Tertulliano, allinizio del III secolo, e successivamente S.
Ippolito, martire intorno al 235236 (Tradizione Apostolica).
Laccolitato il quarto ordine minore istituito nella Chiesa Latina, con alcune funzioni esercitate dai diaconi. La sua origine
risale probabilmente al Papa Vittore I, vissuto nella seconda met del II secolo. Gli accoliti erano cos detti, perch
accompagnavano i Vescovi e i sacerdoti.
2) Ministeri liturgici temporanei
Sono in particolare quelli accennati nel secondo paragrafo del canone: lufficio di lettore, di commentatore, di cantore, ecc.
Possono essere affidati indistintamente a uomini e a donne, come i ministeri di supplenza. Atteso il loro carattere temporaneo,
il conferimento non richiede listituzione liturgica.
3)
Ministeri di supplenza
Sono esemplificati nel terzo paragrafo del 230: il ministero della parola (esclusa lomelia, riservata al sacerdote e al diacono:
767, 1), la presidenza delle preghiere liturgiche, l'amministrazione del battesimo, la distribuzione della santa Comunione. A
termini di ulteriori canoni: l'esposizione e la riposizione del SS. Sacramento, non per la benedizione eucaristica ( 943),
l'assistenza canonica ai matrimoni ( 1112), la cura di parrocchie sprovviste di sacerdoti, ai sensi del 517, 2, ecc. Il Rito delle
esequie prevede anche la relativa celebrazione per designazione della Conferenza Episcopale e con il consenso della Santa
Sede (n. 19, 1).
Il paragrafo parla espressamente di caso di necessit e di mancanza di ministri ordinati: due circostanze che alcuni
intendono in modo rigoroso, s che, senza di esse, l'intervento dei laici costituisca un atto gravemente illecito. Una simile
affermazione generica, riferita indistintamente a tutti i ministeri di supplenza, sembra eccessiva, e non riguarda certamente il
ministero della parola, nel quale, a termini del 759, i laici possono cooperare con il Vescovo e con i presbiteri liberamente (il
canone, che specifico nella materia, non appone alcuna condizione). A norma del 766, i laici possono predicare anche in una
chiesa o un oratorio, e non si richiede sempre nel caso una vera necessit, poich detto espressamente che sufficiente la
semplice utilit: si certis in adiunctis necessitas id requirat aut in casibus particularibus utilitas id suadeat.
10. Ladeguata formazione
231, 1
I ministeri e i servizi ecclesiali, conferiti sia in modo stabile che temporaneo, richiedono capacit e
competenza. I laici che vi sono addetti hanno bisogno di unadeguata preparazione dottrinale, morale, spirituale, liturgica e
pedagogico pastorale per poterli esercitare con consapevolezza, zelo e diligenza. La responsabilit, a tal riguardo,
anche e soprattutto del Clero.
Occorre un grande discernimento nella scelta dei candidati, che dovranno possedere le doti e le attitudini necessarie, e dare
assoluta garanzia di vita cristiana, dimpegno, di fedelt e di comunione ecclesiale.
11. Il problema della rimunerazione
231, 2
la norma contenuta nel secondo paragrafo del canone 231, riporta sinteticamente la deliberazione conciliare
del Dec. Apostolicam actuositatem, n. 22. Riguarda i laici addetti in modo permanente o temporaneo ad un particolare
servizio della Chiesa ( 1), e non per s coloro ai quali siano stati conferiti i ministeri e i servizi ecclesiali, di cui al 230.

Sono quei laici chiarisce il citato Decreto che, celibi o uniti in matrimonio, si dedicano in perpetuo o
temporaneamente al servizio delle istituzioni (ecclesiastiche) e delle loro opere a titolo professionale... che offrono il loro
servizio alle associazioni o alle opere di apostolato, sia entro i limiti della propria nazione, sia in campo internazionale, sia
soprattutto nelle comunit cattoliche delle missioni e delle giovani Chiese (n. 22,1). Tali, ad esempio, i dirigenti di
associazioni o istituzioni cattoliche, che si dedicano ad esse a tempo pieno; i medici che prestano il loro servizio nelle missioni;
i sagrestani, ecc.
Ai suddetti laici dovuta, per giustizia, unadeguata rimunerazione, che consenta loro di provvedere decorosamente alle
necessit proprie e delle loro famiglie (cfr. anche 1286). Essi hanno inoltre diritto alle previdenze sociali e allassistenza
sanitaria, secondo le norme della legge civile. questo uno dei casi in cui il diritto canonico rinvia al diritto civile ( 22). Tali
diritti, ovviamente, spettano anche ai lettori e agli accoliti di cui al 230, 1, qualora fossero anchessi addetti a tempo pieno al
loro servizio e non avessero altri mezzi di sostentamento.
12. LEsortazione Apostolica di Giovanni Paolo II (30 dic. 1988)
1.
Andate anche voi nella mia vigna
La chiamata del Signore (Mt. 20,4 e 7) non cessa di risuonare da quel giorno lontano nel corso della storia: rivolta a ogni
uomo che viene in questo mondo...
Lappello non riguarda soltanto i pastori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, ma si estende a tutti: anche i fedeli laici sono
personalmente chiamati dal Signore, dal quale ricevono una missione per la Chiesa e per il mondo...
In particolare il Concilio, con il suo ricchissimo patrimonio dottrinale, spirituale e pastorale, ha riservato pagine quanto mai
splendide sulla natura, dignit, spiritualit, missione e responsabilit dei fedeli laici. E i Padri conciliari, riecheggiando
lappello di Cristo, hanno chiamato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella sua vigna... (n. 2: Enchir. Vat., vol. 11,
pp. 10211027).
2.
Perch ve ne state tutto il giorno oziosi? (Mt. 20,6)
Il significato fondamentale di questo Sinodo, e quindi il frutto pi prezioso da esso desiderato, l ascolto da parte dei fedeli
laici dellappello di Cristo a lavorare nella sua vigna, a prendere parte viva, consapevole e responsabile alla missione della
Chiesa in questora magnifica e drammatica della storia, nellimminenza del terzo millennio.
Situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali, economiche, politiche e culturali, reclamano oggi, con una forza del tutto
particolare, lazione dei fedeli laici. Se il disimpegno sempre stato inaccettabile, il tempo presente lo rende ancora pi
colpevole. Non lecito a nessuno rimanere in ozio...
necessario guardare in faccia questo nuovo mondo, con i suoi valori e problemi, le sue inquietudini e speranze, le sue
conquiste e sconfitte... (n. 3: Enchir. Vat., pp. 10291031).
3.
Secolarismo e bisogno religioso
Come non pensare alla persistente diffusione dellindifferentismo religioso e dellateismo nelle sue pi diverse forme, in
particolare nella forma, oggi forse pi diffusa del secolarismo?...
veramente grave il fenomeno attuale del secolarismo: non riguarda solo i singoli, ma in qualche modo intere comunit,
come gi rilevava il Concilio: Moltitudini crescenti praticamente si staccano dalla religione (Gaudium et Spes, n. 7). Pi
volte io stesso ho ricordato il fenomeno della scristianizzazione che colpisce i popoli cristiani di vecchia data e che reclama,
senza alcuna dilazione, una nuova evangelizzazione.
Eppure laspirazione e il bisogno religioso non possono essere totalmente estinti. La coscienza di ogni uomo, quando ha il
coraggio di affrontare glinterrogativi pi gravi dellesistenza umana, in particolare linterrogativo sul senso del vivere e del
soffrire e del morire, non pu non fare propria la parola di verit gridata da santAgostino: Tu ci hai fatto per te, o Signore, e il
nostro cuore inquieto fino a quando non riposa in Te... (n. 4: Enchir. Vat., pp. 10311033).
4.
I laici e la Chiesa
Nel dare una risposta allinterrogativo chi sono i fedeli laici, il Concilio, superando precedenti interpretazioni
prevalentemente negative, si aperto a una visione decisamente positiva e ha manifestato il suo fondamentale intento
nellasserire la piena appartenenza dei fedeli laici alla Chiesa e al suo mistero e il carattere peculiare della loro vocazione, che
ha in modo speciale lo scopo di cercare il Regno di Dio, trattando e ordinando le cose temporali e ordinandole secondo Dio
(Lumen Gentium).
Col nome di laici cos la Costituzione Lumen Gentium li descrive si intendono qui tutti i fedeli ad esclusione dei
membri dellordine sacro e dello stato religioso sancito dalla Chiesa, i fedeli cio, che dopo essere stati incorporati a Cristo col
Battesimo e costituiti Popolo di Dio e, a loro modo, resi partecipi dellufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la
loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano (n. 31).
Gi Pio XII diceva: I fedeli, e pi precisamente i laici, si trovano nella linea pi avanzata della vita della Chiesa; per loro la
Chiesa il principio vitale della societ umana. Per ci essi, specialmente essi, debbono avere una sempre pi chiara
consapevolezza, non soltanto di appartenere alla Chiesa, ma di essere la Chiesa, vale a dire la comunit dei fedeli sulla terra
sotto la condotta del Capo comune, il Papa, e dei Vescovi in comunione con lui. Essi sono la Chiesa (Discorso ai nuovi
Cardinali, 20 febbraio 1946) (n. 9: Enchir. Vat., pp. 10411043).
5.
Lindole secolare dei fedeli laici
In forza della comune dignit battesimale, il fedele laico corresponsabile, insieme con i ministri ordinati e con i religiosi e
le religiose, della missione della Chiesa.
Ma la comune dignit battesimale assume nel fedele laico una modalit che lo distingue, senza per separarlo, dal presbitero,
dal religioso o dalla religiosa. Il Concilio Vaticano II ha indicato questa modalit nellindole secolare: Lindole secolare
propria e peculiare dei laici (Lumen Gentium)...
Come diceva Paolo VI, la Chiesa ha unautentica dimensione secolare, inerente alla sua intima natura e missione, la cui
radice affonda nel mistero del Verbo Incarnato, e che realizzata in forme diverse per i suoi membri (Discorso ai membri
deglIstituti Secolari, 2 febbraio 1972)...

Certamente tutti i membri della Chiesa sono partecipi della sua dimensione secolare; ma lo sono in forme diverse. In
particolare, la partecipazione dei fedeli laici ha una sua modalit di attuazione e di funzione che, secondo il Concilio, loro
propria e peculiare: tale modalit viene designata con lespressione indole secolare (Lumen Gentium, 31)...
Il mondo diventa cos lambito e il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici, perch esso stesso destinato a
glorificare Dio Padre in Cristo. Il Concilio pu allora indicare il senso proprio e peculiare della vocazione divina rivolta ai
fedeli laici. Non sono chiamati ad abbandonare la posizione chessi hanno nel mondo. Il Battesimo non li toglie affatto dal
mondo, come rileva lapostolo Paolo (I Cor. 7,24), ma affida loro una vocazione che riguarda la propria situazione
intramondana: i fedeli laici, infatti, sono da Dio chiamati a contribuire dallinterno a modo di fermento, alla santificazione del
mondo mediante lesercizio della loro funzione propria e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a rendere
visibile a Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro vita e con il fulgore della fede, della speranza e della
carit (Lumen Gentium, 31). Cos lessere e lagire nel mondo sono per i fedeli laici una realt non solo antropologica e
sociologica, ma anche specificamente teologica ed ecclesiale. Nella loro situazione intramondana, infatti, Dio manifesta il suo
disegno e comunica la particolare vocazione di cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo
Dio (ibidem)... (n. 15: Enchir. Vat., pp. 10551059).
6.
La partecipazione dei fedeli laici alla vita della Chiesa
I fedeli laici partecipano alla vita della Chiesa non solo mettendo in opera i loro compiti e carismi, ma anche in molti altri
modi.
Tale partecipazione trova la sua prima e necessaria espressione nella vita e missione delle Chiese particolari; delle diocesi,
nelle quali veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica (Christus Dominus, n. 11).
Per unadeguata partecipazione alla vita ecclesiale del tutto urgente che i fedeli abbiano una visione chiara e precisa della
Chiesa particolare nel suo originale legame con la Chiesa universale. La Chiesa particolare non nasce da una specie di
frammentazione della Chiesa universale, n la Chiesa universale viene costituita dalla semplice somma delle Chiese
particolari; ma un vivo, essenziale e costante vincolo le unisce tra loro, in quanto la Chiesa universale esiste e si manifesta
nelle Chiese particolari. Per questo il Concilio dice che le Chiese particolari sono formate a immagine della Chiesa universale,
nelle quali e a partire dalle quali esiste la sola e unica Chiesa cattolica ( Lumen Gentium, 23) (n. 10: Enchir. Vat., pp. 1093
1095).
7.
Lora di una nuova evangelizzazione
Interi paesi e nazioni, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti e capaci a dare origine a una
comunit di fede viva e operosa, sono ora messi a dura prova, e talvolta sono persino radicalmente trasformati, dal continuo
diffondersi dellindifferentismo, del secolarismo e dellateismo. Si tratta, in particolare, dei paesi e delle nazioni del cosiddetto
Primo Mondo, nel quale il benessere economico e il consumismo, anche se frammisti a paurose situazioni di povert e di
miseria, ispirano e sostengono una vita vissuta come se Dio non esistesse. Ora lindifferenza religiosa e la totale
insignificanza pratica di Dio per i problemi anche gravi della vita non sono meno preoccupanti ed eversivi rispetto allateismo
dichiarato. E anche la fede cristiana, se pure sopravvive in alcune sue manifestazioni tradizionali e ritualistiche, tende ad essere
sradicata dai momenti pi significativi dellesistenza, quali sono i momenti del nascere, del soffrire e del morire. Di qui
limporsi di interrogativi e di enigmi formidabili, che rimangono senza risposta, espongono luomo contemporaneo alla
delusione sconsolata o alla tentazione di eliminare la stessa vita umana che quei problemi pone.
In altre regioni o nazioni, invece, si conservano tuttora molto vive tradizioni di piet e di religiosit popolare cristiana; ma
questo patrimonio morale e spirituale rischia oggi dessere disperso sotto limpulso di molteplici processi, tra i quali emergono
la secolarizzazione e la diffusione delle sette. Solo una nuova evangelizzazione pu assicurare la crescita di una fede limpida,
capace di fare di queste tradizioni una forza di autentica libert...
La Chiesa avverte pertanto e vive lurgenza attuale di tale nuova evangelizzazione; conseguentemente non pu sottrarsi alla
missione permanente di portare il Vangelo a quanti e sono milioni e milioni di uomini e di donne ancora non conoscono
il Cristo redentore delluomo. questo il compito specificamente missionario che Ges ha affidato e quotidianamente affida
alla sua Chiesa (nn. 3435: Enchir. Vat., pp. 11251131).
8.
Appello conclusivo del Papa
A conclusione di questo documento post sinodale, ripropongo anche una volta linvito del padrone di casa di cui parla il
Vangelo: Andate anche voi nella mia vigna. Si pu dire che il significato del Sinodo sulla vocazione e missione dei laici sta
proprio in questo appello del Signore Ges rivolto a tutti, e in particolare ai fedeli laici, uomini e donne...
Per questo rivolgo a tutti e a ciascuno, Pastori e fedeli, la vivissima esortazione a non stancarsi mai di mantenere vigile, anzi
di rendere sempre pi radicata nella mente, nel cuore e nella vita la coscienza ecclesiale, la coscienza cio di essere membri
della Chiesa di Ges Cristo, partecipi del suo mistero di comunione e della sua energia apostolica e missionaria...
Alle soglie del terzo millennio, la Chiesa tutta, pastori e fedeli, deve sentire pi forte la sua responsabilit di obbedire al
comando di Cristo: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura (Mc. 16,15), rinnovando il suo slancio
missionario. Una grande, impegnativa e magnifica impresa affidata alla Chiesa: quella di una nuova evangelizzazione, di cui
il mondo attuale ha immenso bisogno. I fedeli laici devono sentirsi parte viva e responsabile di questa impresa, chiamati come
sono ad annunziare e a vivere il Vangelo nel servizio ai valori e alle esigenze della persona e della societ (n. 64: Enchir. Vat.,
pp. 12371241).