Sei sulla pagina 1di 16

Anno 1° n.

web magazine

Sommario
DOSSIER
POLITICA
ATTUALITA
A PROPOSITO DI...
RUBRICHE
CULTURA

Alessandro Frau Nicola Irimia


articolista operaionicola.blogspot.com
direttore lemetamorfosideipiccoliprincipi.blogspot.com

Augusto Montaruli Vincenzo Mereu


articolista
articolista blogdiarturo.blogspot.com

Alberto Giarrizzo Antonella Maffei


articolista articolista

Simone Leinardi Carlo Puggioni


articolista articolista
Eleonora Cardogna Mencucci Maria Grazia Casagrande
articolista narratrice
Gian Marco Pinna Giovanni Irimia
articolista giannibevangoof.blogspot.com vignettista
Andrea Mura
articolista insecondopiano.altervista.org
Lorenzo Pinna Bobba Design
art director bobbadesign.it

2
Anno 1° n.7

In Primis

Ah-ah
C’è un’enorme coda in autostrada. La persona al volante di una macchina
comincia ad innervosirsi, e ad un certo punto spazientito abbassa il
finestrino ed urla ad un’altra persona che si sta avvicinando a piedi: - Che
cosa sta succedendo? - Un gruppo di terroristi ha preso Berlusconi in
ostaggio e chiede 10 milioni di dollari di riscatto; altrimenti hanno detto
che lo cospargono di benzina e gli danno fuoco! Stiamo facendo una
colletta tra tutti gli automobilisti per raccogliere il necessario. - Quanto
avete raccolto fino ad ora? - 500 litri...

L’editoriale
le contraddizioni di brunetta
Cosa diceva quel detto famoso? Mai fidarsi delle bionde? incarichi amministrativi”, inconciliabili per natura, con lo
Nei prossimi tre mesi i veneziani dovranno stare attenti alle scopo di portare a casa un doppio stipendio. Pare invece che
avances elettorali di una Brunetta. Non parlo di una miss o di dirigere la città di Venezia e occupare un ministero romano non
una velina ammaliatrice, ma del ministro anti-fannulloni che comporti alcuna difficoltà logistica non trattandosi di “doppio
dopo aver avuto l’ufficializzazione della candidatura dal premier incarico” ma di “doppio amore”. Prevedo che nessun tornello
in persona è pronto a sdoppiarsi tra gli uffici romani e quelli verrà montato all’esterno del comune lagunare, dato che il
del capoluogo veneto. Una sfida da raccogliere, una pagina da futuro sindaco di Venezia p trebbe essere solamente “part-time”,
svoltare, un passato di governo sinistroide lungo diciassette anni con un numero di presenze limitatissimo ma come egli stesso
da cancellare. Insomma, il tuttofare Brunetta è pronto a indossare afferma “qualitativamente importante”. A questo punto sembra
la sua calzamaglia, taglia XXS, per portare innovazione, quasi superfluo invitare tutti i dipendenti statali a presentarsi in
efficienza, sviluppo nelle amministrazioni bisognose. sede di lavoro solo tre giorni la settimana indossando una bella
A maggior ragione se la città in difficoltà e Venezia, sua patria divisa con la scritta “la qualità prima di tutto”, per vedere le
e unico amore. Farà tutto ciò senza dimettersi dalla carica di reazioni della nostra Brunetta. Del resto il nostro caro ministro
Ministro. Manterrà entrambe le mansioni, perché gli italiani si era già distinto in epoca europea quando ricopriva la carica di
“hanno fiducia in me e non meritano di essere abbandonati”. europarlamentare del centro-destra, collezionando il 60% delle
Allo stesso tempo il cuore lo porta a navigare nel Canal Grande assenze nelle giornate di seduta. Che dire ancora? Mai fidarsi
commovendosi di fronte “alle persone che mi fanno la ola dalle delle bionde? Preferisco non fidarmi di una Brunetta, ligia e
rive opposte”. Una scissione che appare inevitabile, alla quale scattante nel formulare delle regole ferree e altrettanto pronta a
è impossibile dire di no. Peccato che una delle lotte nazionali, dare il buon esempio nel non rispettarle.
volute dalla “elettoralmente procace” Brunetta, fosse rivolta
allo smascherare quei dipendenti statali che ricoprivano “due Alessandro Frau
Anno 1° n.7

Il Dossier
una guerra

R
osarno, piccolo comune vicino a Reggio
Calabria, sarà ricordato nel 2010 come
triste sito bellico. In questa cittadina si è
sviluppata una vera e propria battaglia tra gli immigrati
e la popolazione locale. Automobili divelte. Cassonetti
sparsi per le strade. Fuoco appiccato in tutto il perimetro
cittadino. Insulti. Feriti. Sirene che hanno suonato e
lampeggiato senza tregua. Accuse. Parole e fatti propri
di un vero e proprio conflitto armato. La ribellione degli
extracomunitari è progredita rapidamente e con esiti
nefasti. Inaspettati. Tragici. Conseguenza di situazioni
esistenziali angosciose e drammatiche. Basti pensare
alle condizioni in cui gli “estranei” erano costretti
a vivere, semplicemente inumane. Stipati in luoghi
malsani. Sfruttati e maltrattati. L’esasperazione ha
portato a un gesto estremo, respinto per tanto tempo e
poi esploso con tutto il furore della rabbia. La goccia
che ha fatto traboccare il vaso è stata il ferimento di
due extracomunitari colpiti vigliaccamente senza alcun
preavviso ne ragione. Questo atto incivile ha generato un
furibondo caos. Spranghe e bastoni sono stati imbracciati
e tutto è stato ridotto in macerie. Auto, negozi, strade. Un
uragano nero che ha travolto il paese. Simbolo della lotta
all’intolleranza, del razzismo violento e ingiustificato, del
limite di sopportazione travalicato senza alcun rispetto.
Certamente i gesti violenti vanno condannati. Qualunque
sia la causa scatenante, niente scagiona e discolpa gli
autori dei fatti vandalici, Ma tutto ciò mostra, in un
grande quadro dai colori foschi, il declino della società
italiana moderna. Gli italiani si cibano di violenza.
Approvano derive razziste. Insultano e provocano senza
alcun ritegno, sporcandosi la bocca con vilipendi gratuiti
e non necessari. Il piccolo cosmo di Rosarno è il simbolo
evidente di una politica ben precisa. Quella che punta il
dito contro un capro espiatorio che fatica a difendersi.
L’extracomunitario è considerato debole e disperato.
Facile allo sfruttamento e alla speculazione verbale.
Immune alla derisione e al dileggio. Bersaglio perfetto da
accusare per ogni evento negativo che coinvolge la vita
degli italiani. Il lavoro manca? L’extracomunitario lo ruba.
Sono aumentati i furti? Colpa di questi stranieri disonesti.
Le strade sono insicure? Che le ronde manganellino questi
forestieri incivili. Ormai soffriamo di smemoratezza.
Siamo il popolo della cultura, della letteratura, dell’arte, Il Sondaggio
della scienza, dell’intelligenza creativa. Arrestiamo www.ilmercurio.net
questa deriva senza fine. Ricordiamoci del nostro passato
di emigranti. Tendiamo la mano e apriamo la mente.
Il confronto con “l’altro” è il sale della vita. Amplia le
L’italia è un paese razzista?
conoscenze, sviluppa la criticità, determina un contatto
Si, ci siamo dimenticati della nostra natura d’emigranti 52.4%
nuovo con la realtà. Soprattutto fa crescere ognuno di noi
e conseguentemente farebbe crescere l’Italia. Un bisogno Si, ma la colpa è delle misure prese dal governo 23.8%
assoluto per il nostro paese, oggi piccolo piccolo. In tutti No, difendiamo solo i nostri diritti di italiani 19.0%
i sensi.
No, anche se la situazione sta degenerando rapidamente 04.8%
Alessandro Frau
4
Anno 1° n.7

Far West Rosarno - 53 feriti e 18 arresti

La razza italiana
In questi giorni si è parlato spesso di immigrati. dice che degli stranieri non ci si possa fidare
Persone non gradite perché, facendo di tutta e che son tutti criminali. Ora io vorrei sapere:
l’erba un fascio, sono tutti delinquenti o che gente frequentano queste persone? Ci sono
comunque ladri di lavoro. Ho pensato tanto a persone che sono dei criminali o peggio, ma
cosa dire a riguardo e pensandoci bene mi è la maggior parte di quelli che conosco io è
venuto abbastanza da ridere. Certo la tematica italiana. Una volta un senegalese ha inseguito
è molto seria e andrebbe analizzata con molta una signora per renderle il portafoglio, quando
attenzione, ma se ci si ascoltasse di più si conosco molti italiani che al posto di questo
noterebbe che è tutta un’ipocrisia. Partiamo ragazzo avrebbero fatto l’opposto. Che
dall’inizio. Gli italiani sono figli di emigrati, differenza fa il colore della pelle? Di certo
per cui le ultime sarebbero persone a doversi non determina una specie differente, di certo
lamentare di questo fatto. Si professano cattolici non determina una superiorità di un’etnia
e ho sentito personalmente la rabbia delle piuttosto ad un’altra. Un tempo vi era chi
persone mentre si parlava di contraccezione, pensava che ci fossero razze diverse e che la
cellule staminali, matrimoni homo o peggio migliore di tutte fosse quella ariana, per chi
crocifisso nelle aule. Tutte questioni che avesse memoria corta, troppo corta, rinfresco
infervoravano i “credenti” perché offendevano il nome di quel pazzo di Adolf Hitler. Lui e le
il Signore, ma quando si parla di fare qualcosa sue idee hanno avvelenato l’Europa per tanti
che realmente è scritta nelle sacre scritture tutti anni e ora tornano come se niente fosse: ci
si tirano indietro. L’amare il prossimo come se dimentichiamo che geneticamente siamo tutti
stesso è una delle regole su cui si basa la religione uguali? Ci dimentichiamo che tutte le tipologie
cattolica, ma se questo prossimo non è quello d’uomo vengono dall’Africa che è stata la culla
che intendiamo noi allora non ci si pensa più e della vita? Ci sono molte, moltissime persone
si è subito disposti ad odiarlo. Personalmente che odiano gli altri solo per paura, perché un
sono a favore dell’immigrazione, ma solo ad collettino bianco dice loro che devono temere lo
alcune condizioni: chi viene nel nostro paese straniero, queste persone sono solo spaventate
deve essere una persona onesta e aver voglia e chi se ne approfitta sono le persone che
di integrarsi; deve voler condurre uno stile di hanno da guadagnare con il loro sfruttamento.
vita dignitoso e manifestare rispetto per gli In conclusione vi raccomando di leggere “La
altri. Se queste condizioni sono soddisfatte fattoria degli animali” di George Orwell e vi
allora accolgo a braccia aperte chiunque, lascio con una grande frase da non dimenticare
ma se anche solamente una di queste non è mai: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni
rispettata non vedo cosa ci debbano venire lo sono più di altri” .
a fare. Peraltro, fosse per me, manderei via
anche italiani con le stesse caratteristiche. Simone Leinardi
Veniamo poi alla cosa più strana di tutte, si

Il manifesto dell’antirazzismo
Pelle. Razza. Superiorità. Disgusto. Cosa rende uguali gli uomini?
I paraocchi impediscono di guardare oltre La malattia e la salute. La morte e la nascita.
l’orizzonte del proprio naso. Muri invisibili. L’amore e il sesso. L’amicizia e l’inganno.
Mattoni di pregiudizi. Barricate di paure. Cosa rende diversi gli uomini?
Divisori d’ignoranza impossibili da scavalcare. La personalità. Il carattere. Gli interessi.

“ il razzismo è una
Ostacoli portati alla propria mente ristretta. Il talento. L’intelligenza. La calligrafia. La
Assottigliata intelligenza schiacciata fantasia. L’uomo non nasce diverso. L’uomo

strana malattia che


dal peso dell’odio. si crede diverso. L’uomo vuole essere diverso.
Cosa rende uguale gli uomini? L’uomo sbaglia nel voler essere diverso.
Un cuore fatto di sogni, affetto, speranze, L’uomo chiude la sua mente al diverso.
colpisce i bianchi desiderio. Due gambe e due braccia con il
quale edificare un futuro. Un cervello di stanze
Ottenebra la sua intelligenza. Incatena
la sua curiosità. Imprigiona la sua natura
ma fa fuori i neri ” enormi da riempire a piacimento. Un anima
trasparente all’esterno, inequivocabilmente
poliedrica. Limita la propria essenza. Squaglia
l’anima imbavagliata da un bianco fazzoletto
tangibile all’interno. d’intolleranza. Vergognosamente si spalancano
Albert Einstein Cosa rende uguale gli uomini? abissi in cui si fagocitano le consanguineità.
Il desiderio di potere e controllo. La bramosia Siamo carne e anima. Una sola tinta.
verso ciò che non si possiede. La voglia Un solo colore.
di sottomissione, di rivalsa, di dominio.
L’istinto animale. L’Impulsività. L’errore. La Alessandro Frau
disperazione. La fame.
Anno 1° n.7

La Politica
La vittoria di Nichi

I
l popolo delle primarie pugliesi si è espresso. Nichi Vendola,
presidente della regione uscente è il candidato del centrosinistra
per le elezioni dimarzo. Una vittoria netta. Indiscutibile. Oltre
il 70% delle preferenze per il leder di “Sinistra, ecologia e libertà”
che ha vinto la sua personale battaglia con l’arroganza dei vertici del
partito democratico. Una guerra vinta grazie alla forza del lavoro. Un
riconoscimento per il governo dei risultati e della popolarità. Un lieto fine
che sconfigge le decisioni discutibili dei vertici del partito democratico,
pronti ad abbandonare uno degli alleati più carismatici per favorire
un’alleanza a tavolino con l’UDC. Vendola ha costruito un ponte
speciale con i suoi elettori grazie al dialogo, ai fatti, all’appartenenza.
Un candidato forte, dal linguaggio forbito e convincente, dalle idee
chiare e innovative. Una rarità nel partito democratico che ama giocare
con i suoi rappresentanti dimenticandosi che le pedine le vorrebbero
scegliere gli elettori. Il politico pugliese è il simbolo di una nuova
classe politica, auspicata dai votanti e repressa dal mondo politico ma assolutamente antico nel modo di dirigere questa macchina partitica
stesso. Nuova facce, nuovi discorsi, nuovi programmi, nuove forze, ammaccata e malmessa. Perché allora non ripartire dalla puglia? E dal
nuove energie. Questa è la dote che le primarie hanno regalato alla Lazio? Vendola e Bonino sono due esempi lampanti di come il PD
sinistra italiana. Un desiderio che essa non può più ignorare e trascurare. debba scegliere i suoi alleati: ascoltare il gradimento dell’elettorato che
Vendola è stato definito come un “uomo solo contro tutti”’. A ve der li preferisce di gran lunga a un’alleanza con Casini e l’UDC. Qualcuno
bene i fatti non era affatto un politico abbandonato. Era sostenuto da mi dirà: Ma cosi si perde!Meglio perdere a testa alta che vincere con
un intero popolo regionale. Dimenticato. Sottovalutato. Inascoltato dai deboli alleanze e valori schiacciati. Anche perché una domanda mi
capi nazionali del PD. Questo esito dovrebbe generare una riflessione viene spontanea: Siamo sicuri che andando, mano nella mano, con
illuminante anche nella mente di Bersani, neo segretario da pochi mesi Casini si vinca?

Alessandro Frau

Elezioni Regionali, le regole del PD


Siamo a poco più di sessanta giorni dalle ma le avrebbe sottoposte alla volontà degli prima volta ci sono le premesse per far bene,
elezioni regionali e nonostante il tempo stia elettori. Allora qualcuno ci spieghi il perché ma per attuarle bisogna dare voce a tutti quelli
iniziando a mancare il PD, a macchia di di tanto parlare di scelte calate dal alto, senza che mossi da un senso di appartenenza, votano
leopardo ha fatto i nomi dei candidati per le consultare la base! Oppure si dica che, a volte per il PD. Il segretario del PD farebbe bene
Regioni! Al di là del fatto che questo benedetto la base può decidere (forse succede quando a prendere atto del fatto, che non sempre le
partito ha uno Statuto che prevede le regole di qualcuno è sicuro dell’esito del voto) mentre scelte calate dal alto sono considerate buone
questo presunto “gioco elettorale”, ogni volta altre volte è meglio che scelga la dirigenza del da parte di quelli che vanno a votare e che
che c’è un appuntamento con le urne, rimango partito, visto che non sempre gli elettori sono sarebbe meglio iniziare ad applicare alla
stupito nel vedere che, le scelte dei vari papabili d’accordo con ciò che la dirigenza impone! lettera lo Statuto, oltre che cercare di tenere
per le poltrone, vengano fatte qualche volta Ma non lo si dice, forse perché non si ha il sempre in considerazione le questioni morali,
dalla segreteria, mentre qualche altra volta si coraggio di ammettere il fatto che in fin dei che pure sono previste dallo Statuto, alla voce
passa alle primarie, ma solo perché sono state conti, l’opinione della base non sia considerata “codice etico”.
richieste a furor di popolo! Mi chiedo quindi il cosi importante! Bene, anzi male, malissimo,
motivo di queste scelte, e non potendo dare una perché con questo si creano le premesse per Nicola Irimia
risposta che sia plausibile, cerco di ragionarci una nuova catastrofe. Il partito andrà incontro
su! Dunque abbiamo un nuovo segretario all’ennesima emorragia di voti. Il tutto di
eletto non più tardi di tre mesi fa, a seguito di fronte alla solita reazione inerme dei vertici.
una notevole partecipazione popolare. Quasi Senza vedere preoccupazioni da parte dei
tre milioni di elettori si recarono alle urne dirigenti. Che siano cosi mal messi tutti da non
per eleggere il segretario, com’era giusto che accorgersi di questa caduta libera? Io credo
fosse Statuto alla mano! Si era detto che questo che forse più probabilmente essi non vogliano
partito non avrebbe più fatto scelte dall’alto, dare atto del fatto che in questo partito, per la

6
Anno 1° n.7

Elementare Watson

Si vuole riformare la Costituzione. Condividiamo la riforma costituzionale


dicono, condividere chi? Condividere cosa? Condividere perché?
La Costituzione si riforma solitamente dopo una rivoluzione, una guerra,
un colpo di stato. Ripeto condividere perché? Condividere chi?
Forse si confonde la Costituzione con l’incapacità dell’attuale classe
politica di applicarla ed attuarla in modo compiuto.
Che fare allora, Holmes? Allora sarebbe meglio, caro Watson, riformare
la classe politica, non le pare? A proposito di condivisione, le ricordo che
Gesù spezzò il pane e lo condivise con i suoidiscepoli. Mica con Brunetta
e Bossi o la Russa.

Augusto Montaruli

Il partito del “volemose bene”


Da settimane non si parla d’altro che dell’attesissimo dialogo sulle think tank, facenti capo al movimento neoconservatore americano,
urgentissime riforme di cui improvvisamente necessita il Paese. Ma, fecero ormai diversi anni fa. Tali ricercatori scoprirono che l’elettorato
fateci caso, quanti di voi hanno capito di quali riforme si tratti e su quali non vota in maniera razionale, ma, bensì, secondo pulsioni emotive.
riforme il centrodestra cerchi il consenso bipolare? Ora, sicuramente Da qui l’importanza fondamentale della costruzione del personaggio di
è colpa della mia inguaribile distrazione, ad ogni modo, il Governo Silvio Berlusconi e della sua storia. Andando indietro con la memoria
mi è parso totalmente inerte fino ad un paio di mesi fa, periodo in cui potremmo facilmente ricordare episodi chiave in questo senso, quali
la Corte Costituzionale ha spazzato via dal panorama giuridico quella la distribuzione del libello “una storia italiana” prima delle elezioni
“schifezza” del lodo Alfano. L’esigenza di fare riforme condivise pareva del 2001 o l’eterna lotta contro i terribili comunisti e la magistratura
meno sentita prima della sentenza costituzionale, nonostante i gravi rossa, e via discorrendo in un lungo elenco. Altra caratteristica di ogni
grattacapi del nostro paese: l’imperversare della crisi economica più copione ben scritto è che il personaggio principale deve avere qualche
spaventosa dalla Grande Depressione a oggi, il progressivo logoramento difetto particolare che lo renda più simpatico e umano. In quest’ottica
dell’istruzione pubblica, una classe di lavoratori precari sempre più s’inserisce l’insanabile “amore” per le “donne”, l’incredibile furbizia che
larga (che ancora una volta ha bisogno di una recente sentenza della gli permette di cacciarsi fuori dai guai più tremendi (anche infrangendo
magistratura per vedere riconosciuti i propri diritti), un continuo ricorso più di una regola) e l’incontrollabile qualunquismo nei momenti più
alla fiducia parlamentare etc. Insomma, di problemi insoluti ne era piena inopportuni, come i summit internazionali o le dichiarazioni ufficiali
l’Italia anche prima di quel fatidico 7 ottobre, anche se il Governo pareva (corna, Kapò, mitraglia, Obama abbronzato, etc). Qualità che paiono
voltare la faccia, talvolta, addirittura vantandosi di fallimenti annunciati quelle tipiche di una caricatura dell’italiano medio all’estero e che
quali storici trionfi (quest’anno siamo andati giù di soli cinque punti di effettivamente sono radicate nel comune modo di pensare e agire
PIL! Sono il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni! popolare. Ma com’è possibile per la sinistra italiana riuscire a battere il
Abbiamo arginato al 120% il rapporto deficit/PIL!). Questo è quanto, carisma che un tale personaggio esercita nella maggioranza del popolo
se ci si concentra nel contenuto. Ma c’è pure l’aggravante, purtroppo: votante? Non di certo riproducendo sé stessa in quel sistema di valori
il contenitore. Una società il cui conflitto sociale non è solo quello che tale cattivo esempio porta con sé. Tantomeno la scelta non può
interraziale fomentato dalle politiche governative e dalla propaganda essere quella di venire a patti col diavolo, in specie dal momento in cui
fascista delle reti tv di sua proprietà, ma anche una sorta di guerra civile non si ha nulla da guadagnare e tutto da perdere. Eppure pare che la
fredda tra quelli che son stati ribattezzati il partito dell’Odio e il partito scelta del dialogo-inciucio-compromesso sia quella più gettonata dalla
dell’Amore. A questo proposito, per rispetto del copyright e per onestà maggior parte delle menti eccelse del Partito Democratico. Le stesse
intellettuale, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Già nel 1992, persone che ogni volta che Berlusconi è in difficoltà, per un motivo o
i sostenitori di Ilona Staller, in arte Cicciolina, fondarono il “Partito per l’altro, intervengono in suo aiuto anziché dargli la mazzata finale. Vi
dell’Amore”. Una combriccola d’individui che sarebbe pure potuta confesso di nutrire grandi dubbi riguardo l’assegnamento della nomea
essere simpatica al nostro premier, dati i nobili intenti, ma che, tuttavia, di “partito dell’amore” per coloro che hanno istituzionalizzato le ronde
si suppone avesse ragioni ben diverse da quelle che motivarono la e il reato di clandestinità, ma i dubbi diventano ancora più forti quando
nascita di Forza Italia. E nemmeno l’idea della guerra civile fredda è si parla di Partito Democratico come di partito dell’Odio. Stando ai
una trovata originale. Daniele Luttazzi, epurato di lusso, già l’aveva fatti, il PD al massimo potrebbe rinominato il partito
preannunciata nel suo ultimo libro, nel quale analizza, tra le altre cose, del “Volemose bene”.
anche le tecniche emotive che la politica professionista utilizza per
influenzare il voto. E’ di dominio pubblico, infatti, la scoperta che i Gian Marco Pinna
Anno 1° n.7

Attualita
nero

N
ero è il colore della pelle degli abitanti di Haiti, di
quelli morti tra le macerie e di quelli sopravvissuti
e ora tanto bisognosi d’aiuto. Ma nero è anche il
colore di molti africani, che muoiono di fame, di sete, di stenti;
muoiono soli, silenziosamente s’accasciano; magari urlano; anzi,
sicuramente lo fanno. Un urlo nero, come quello quasimodiano
della madre che andava incontro al figlio crocefisso sul palo del
telegrafo. Però noi non li sentiamo. Noi non li vogliamo sentire.
Noi, qua dove stiamo, stiamo bene. Nero è anche il colore
delle vittime della strage di Castel Volturno, ma anche il colore di fucili, anch’essi a volte neri, pensano più alle dimensioni, e quindi è per
della pelle degli stranieri di Rosarno, prima sfruttati nel lavoro, questo che uno stupro fatto da un nero sembra faccia più male di quello
poi impallinati, quindi picchiati a sprangate e in seguito anche di un bianco. Nero è anche il colore di alcune camicie, a cui ancora vedo
cacciati via in malo modo. Nero è anche il colore dei venditori pericolosamente inneggiare. Ma loro, i neri, sono distanti. Loro, i neri che
ambulanti, che tanto evitiamo per parcheggiare sereni. per poi soffrono, non appartengono al nostro mondo occidentale. Poverini. Ora, per
entrare nel centro commerciale dove magari comprare tanto Haiti, giustamente, in molti si attiveranno, raccoglieranno fondi, spediranno
cioccolato, anch’esso nero, per poi di esso abbuffarci, quindi aiuti, anche alimentari. Ma poi, in breve tempo, questa generosità finirà.
ingrassare, spendere soldi dal dietologo, lamentarci, e nel mentre In breve tempo tornerà tutto alla normalità, quelli, come detto, sono a noi
guardare quei tristi documentari, che parlano di persone lontane, lontani. Noi abbiamo da pensare al lavoro nero, ai fondi, neri, nei paradisi
di bambini scheletrici, quasi fossero deportati di Auschwitz. Nero fiscali, di nuovo, al ritorno delle camicie nere, ai bianco-neri, a quegli arbitri
è il colore di quei gatti che tanto si dice portino sfortuna, di quel vestiti in nero, sicuramente cornuti perché ce l’hanno contro la nostra squadra,
famoso “uomo”, incubo di tanti bambini italiani, anche di quel al nero che sa di elegante e al nero che snellisce, o magari al nero della palla
buco spaziale in cui non si sa cosa ci sia dall’altra parte, così da mettere in buca nel gioco del biliardo. Non pensiamo ai neri di Rosarno,
pure il colore delle acque in cui pensiamo di essere ogniqualvolta neanche a quelli di Castel Volturno, non ai neri che vengono dal mare: quelli
c’immischiamo in un qualche guaio. Nero non è il pene di son solo da espellere; né tantomeno pensiamo ai neri africani,quelli molto
alcuni stupratori italiani, che per alcuni giornali sembra faccia lontani, quelli che forse stanno aspettando anche loro un grande terremoto per
meno male, di quello dei neri, come se per la donna violentata essere notati, per essere salvati; ma forse son semplicemente un po’abbronzati
il colore del membro facesse differenza, ma forse, i giornali, i come qualcuno ha detto; da loro, in effetti, c’è sempre il sole. Da noi, nel
telegiornali, i politici, magari quelli xenofobi, quelli che parlano nostro animo, il buio. Nero.

Andrea Mura

surrealismo sentimentale

Romanticismo: Siediti un secondo e guarda che tramonto. I colori si Disseta la mia sete di pace. Arricchisce il mio spirito. E il fatto che tu
sono mischiati come in una tavolozza.. Tutto è immobile. Così deve sia seduto qui con me significa che posso condividere con altri questa
essere il paradiso! magia.. non ti pare?
Cinismo: sarà.. ma non capisco perché piangi… Cinismo: Per me è solo una perdita di tempo.
Romanticismo: Non lo so neanche io! Forse perché non c’è niente di Romanticismo: Perché non sai capire che il tempo si è fermato. Le
più bello al mondo… tue lancette sono Implacabili. Dovresti fare come me e riporle in tasca.
Cinismo: Bah..! Sempre uguale, ogni sera. Visto una volta, Dimenticarle. Lasciarle scivolare via e perderle per sempre…
visto sempre… Cinismo: Certo! E Mentre sto qui tutti mi sorpassano... Rimango
Romanticismo: Come fai a dire certe cose? Una cosa bella non è mai indietro! Come fai a non capirlo? La vita è piena di traguardi da
sempre uguale. È bella Proprio perché è capace di raggiungere e bisogna correre
sorprenderti ogni volta! velocemente per arrivare primi!! Non c’è alternativa!
Cinismo: Non ti capisco.. Che cosa può esserci di così meraviglioso Romanticismo: Tu lasciali correre! Quando si è in corsa perenne tutto
nel fermarsi a intorno diventa gelidamente solitudine.
osservare un tramonto che niente nella vita ti può dare? Il tramonto Cinismo: Una solitudine ricca. Posso mangiare quello che voglio.
non ti dà da mangiare . Non ti disseta. Non ti arricchisce. Non ti fa Dissetarmi di ogni Desiderio. Circondarmi di potenti amicizie, belle
incontrare le persone giuste... donne. Fama, successo.
Romanticismo: Uno spettacolo come questo sazia la mia anima. Romanticismo: La solitudine non è mai ricca. Mangerai ciò che vorrai

8
Anno 1° n.7

ma ti sentirai sempre affamato mentre io sarò Negli ultimi 4 mesi


sempre sazio. I tuoi desideri saranno infiniti, i

N
miei sono imprevedibili e non costano nulla. La
mia vita è costellata di poche persone ma che mi egli ultimi 4 mesi, vacanze
regalano la felicità, le tue ti donano gioia effimera natalizie a parte, ho avuto
e passeggera… meglio lasciar spazio nel cuore la fortuna di poter vivere e
alle persone che lo meritano.. studiare all’estero, per la precisione a Londra.
Cinismo: è una vita che non fa per me. Io voglio Ovviamente, non ho alcuna intenzione di
tutto e lo voglio subito. L’esistenza è Breve! Un parlare del viaggio di per sé, per quanto
giorno ti svegli e sei già quasi morto! Finché la possa essere un argomento interessantissimo
salute c’è bisogna godere di ogni cosa, senza ed un’esperienza veramente straordinaria
coscienza, senza pensieri, scorrettamente se è da raccontare. Parlerò invece di ciò che ho
l’unico mezzo. Tu continua a guardarti il tramonto. potuto sperimentare in prima persona in
Io ora devo andare. Mi aspetta la mia corsa… seguito a numerosi dialoghi che, del tutto
Romanticismo: Il mondo è diventato un posto fortuitamente, mi è capitato di intraprendere
difficile dove vivere…. con studenti stranieri di tutta Europa. Prima
Cinismo: Io non sono mai stato meglio di così. In di tutto bisogna chiarire che la conoscenza
ogni luogo in cui vado mi stendono tappeti rossi che all’estero hanno di Noi non è uniforme
e mi accolgono a braccia aperte. Non c’è posto ed a questo fatto è legata la diversità
migliore per uno così giusto. Ora ti lascio, sono delle reazioni a quel che dico. Si spazia del Consiglio ingloba tutte queste qualità,
richiesto!! Vuoi venire con me? dall’incredulità, reazione tipica di chi vive se così vogliamo definirle. Berlusconi
Romanticismo: No..Vai. Continua a correre. Io nel nord Europa, terre abitate da soggetti incarna come prima cosa il sentimento e il
preferisco stare qua. meno colpiti da malformazioni sociali modus vivendi di gran parte degli italiani, e
Cinismo: Come desideri… Ma… perché piangi? quali la corruzione e l’evasione fiscale, allo questo non è una novità. Ma coloro i quali
Romanticismo: Perché il tempo si è fermato e stupore tipico dei vicini di casa francesi, non si riconoscono nell’italiano medio, in
nonostante questo sto morendo lo stesso… i quali si chiedono come mai sia potuto quale partito dovrebbero avere il proprio
accadere che un solo uomo controllasse più riferimento culturale prima ancora che
Alessandro Frau della metà delle televisioni e una grossa politico? L’idea sarebbe che questo punto
parte dell’editoria. Poi ancora abbiamo il di riferimento dovrebbe risiedere nel Partito
realismo spagnolo, che, più sensibile alla Democratico. Purtroppo, ogni qualvolta la
tematica, definisce senza mezzi termini dirigenza parla, sembra volerci ricordare che
fascista l’attuale governo e s’interroga sul il fatto che continui a perdere tutte l’elezioni
come sia possibile che gli italiani abbiano non sia un caso. Lo dimostra ancora una
già perso la memoria, ed infine il più volta il caso pugliese, dove per l’ennesima
improntato sull’attualità humor inglese, che volta i vertici del partito democratico hanno
con la caratteristica morale puritana, dileggia completamente travisato il sentimento
il premier sullo scandalo delle prostitute a popolare e si sono beccati l’ennesimo
palazzo Grazioli. Badate bene che queste non ceffone dell’elettorato alle primarie. Il
sono reazioni verosimili frutto d’invenzione, popolo della sinistra ha sostenuto Vendola,
ma bensì le reazioni con cui veramente mi invece del candidato scelto a tavolino dalla
sono imbattuto nel corso di questa mia breve solita vecchia dirigenza fallimentare che
avventura da immigrato italiano all’estero. l’aveva messo lì a posta per fare l’occhiolino
Paradossalmente ci si rende conto più all’UDC. Bersani, in seguito all’ennesima
all’estero che in Italia, del mare marrone in sberla presa dai suoi elettori, ha dichiarato
cui sta nuotando il nostro Paese. La frase che il PD non cambia rotta. Ahimé, il
più gettonata è “com’è possibile che gli distacco dei vertici di partito dalla base è
italiani lo votino ancora?” oppure anche “e una condizione che si protrae da diversi anni
l’opposizione cosa fa?”. Due domande che e finché il vecchio non verrà rimpiazzato
inquadrano perfettamente il problema: 1) dal nuovo non ci sarà modo di porre fine
gli italiani, che delinquenti o ignoranti lo a questa situazione di perenne disaffezione
votano,2) e l’opposizione, che fa di tutto e Berlusconi continuerà a vincere a mani
per legittimarne l’operato. Ebbene si, il basse. Queste cose le hanno capite anche
problema è prima di tutto nostro e culturale. in Europa, gli unici a non averle capite
L’italiano che vive all’estero, alla stregua sembriamo solo noi italiani.
dei suoi connazionali in madrepatria, è visto
come imbroglione, opportunista, goliardico Gian Marco Pinna
e sciupafemmine, e non a caso il presidente
Anno 1° n.7

A proposito di...

La democrazia dopo Tangentopoli

L
o scandalo di moralità nell’azione politica e dell’azione penale, ma lo fece altisonanti del tempo si sono
d e n o m i n a t o amministrativa. Sparirono dalla con modi ed efficienza sino a quel sostituiti altri, scelti tra le seconde
“Tangentopoli” e il scena politica i partiti storici del momento sconosciute e, vorrei linee, i faccendieri e gli zelanti
lungo processo che ne derivò, dopoguerra, dalla Democrazia aggiungere, ancora distanti portaborse dei vecchi baroni (il
come molti ricorderanno, Cristiana allo stesso Partito dall’esperienza quotidiana di un novello interprete della rinascita
scaturirono in modo casuale da una Socialista Italiano. Il neonato comune cittadino. Chi ha avuto a vetero- democristiana, alternativa
vicenda di “innocenti” mazzette, P.D.S., nato per necessità storica che fare con la Giustizia, sa bene al bipolarismo e di chiaro stampo
orchestrate in modo grossolano da dopo la caduta del blocco quanta burocrazia, lungaggini, cerchiobottista, è Pierferdinando
un modesto figuro del sottobosco sovietico e la conseguente svolta inciuci tra notabili avvocati e Casini, storico portaborse di
milanese, tale Mario Chiesa, a quel della bolognina, non avendo più tempi morti occorrono per arrivare Arnaldo Forlani). Il “popolo” è
tempo Direttore del Pio Albergo antagonisti di alcun genere, si a una sentenza che, il più delle rimasto alla finestra, a gurdare,
Trivulzio. Un personaggio, ritrovò fortemente sbandato e volte, non soddisfa mai nessuno, ed è ancora fermo sugli spalti, a
questo Mario Chiesa (dagli in balia di se stesso, sempre proprio a causa dei tempi biblici parteggiare con accaloramento a
amici amabilmente chiamato più avvitato in discorsi retorici che servono per arrivarci. Da favore dei giudici e a sostenere
“Mariotto”), recentemente balzato imbarazzanti, che da un lato questo punto di vista, Tangentopoli nel frattempo, con evidente
agli onori della cronaca per via di intendevano smarcare il nuovo è stata più un feroce regolamento contraddizione e malafede, il
un suo ennesimo giro di tangenti, partito e a farfugliare una certa di conti tra apparati dello Stato, vecchio modo di intendere e di
a conferma di quanto sia ancora distinzione “affrancatrice” tra che una rinascita democratica. Di fare la politica. Il popolo continua
valida la morale della saggezza la tradizione comunista italiana fronte alla latitanza dell’elettorato, a partecipare solo, nel momento e
antica: il lupo perde il pelo ma e quella sovietica, dall’altro la Magistratura ha deciso di fare il laddove ne ricava un vantaggio.
non il vizio. Nell’immaginario intendevano rassicurare l’opinione proprio corso, come una valanga, Tangentopoli ci ha restituito un
collettivo, Tangentopoli pubblica sul fatto che il P.D.S. che quando si mette in moto non Paese di fatto spaccato in due e
diventò famosa perché che sarebbe stata l’alternativa giusta conosce ostacoli e scivola a valle quotidianamente dilaniato dalla
con essa sembrò terminare il per l’Italia, anche perché con furia. E poi, a parte Sergio rissosità dei due contendenti
malcostume di una certa politica miracolosamente scampato dalla Cusani e qualche altro faccendiere, istituzionali. Fintanto che non
cialtronesca, di sola facciata e di catastrofe giudiziaria. Non fu chi è che ha veramente pagato per capiremo che la democrazia
puro compromesso, fondata sul così. La gente non abboccò e al le proprie colpe nei riguardi dello siamo noi, ciascuno di noi, con la
perseguimento di torbidi interessi P.C.I./P.D.S./D.S. rimasero la sola Stato? Bettino Craxi? Arnaldo qualità del nostro impegno, della
personali, a vantaggio di una retorica, l’inconcludenza assoluta Forlani? Cirino Pomicino? nostra partecipazione e del modo
ristrettissima elite di potentissimi e l’autoreferenzialità della propria Al primo dedicheranno presto responsabile con cui operiamo le
uomini di partito (chi non ricorda oligarchia, gravami ancora strade e piazze. Agli altri... sono nostre scelte, la rissa andrà avanti
il C.A.F.), di burocrati di apparato piuttosto evidenti nel neonato tranquilli e sereni a condurre i e il Paese inesorabilmente alla
e di imprenditori spregiudicati e PD. A valle di quest’articolato loro affari e dai più vengono pure deriva. La qualità democratica
foraggiatori del sistema. Grazie a processo e di fronte alla condizione rimpianti. Direbbe Shakespeare: di un Paese non si giudica
Tangentopoli, si disse, tramontava attuale della politica italiana, non molto rumore per nulla!. In dalla corposità e severità dei
definitivamente la cosiddetta mi sento di dire che Tangentopoli una democrazia matura, il suoi sistemi, giudiziario e
“prima repubblica” e, in luogo corrispose a una vittoria della cambiamento interviene sempre sanzionatorio, ma dal modo in cui
di essa, prendeva vita e spazio nostra democrazia. Tangentopoli e soltanto per opera della la comunità e i suoi rappresentanti
un’Italia nuova di zecca, fatta fu la vittoria di un’Istituzione dello sovranità popolare. Da parte del interpretano e rispettano le leggi
di una classe dirigente nuova, di Stato, la Magistratura, su un’altra corpo elettorale, dopo le vicende che essi stessi si sono dati.
nuovi partiti e di una coscienza Istituzione: il Parlamento della di Tangentopoli, non è mai
civile radicata e diffusa, finalmente Repubblica. La Magistratura, è avvenuto alcun sovvertimento Alberto Giarrizzo
orientata al rispetto delle regole e innegabile, si limitò a svolgere sostanziale della classe politica
ai giudizi di merito, alla pretesa la propria funzione, l’esercizio italiana. Ai partiti storici e ai nomi

10
Anno 1° n.7

Diario di un giovane cresciuto sotto la dittatura


secondo APPUNTAMENTO

Q
uando avevo scuola cambiava il metodo di
all’incirca dieci anni, studio. Infatti, a dir la verità, ci ho
ricordo (faccio una messo un po’ di tempo per entrare
parentesi per citare una cosa buona nei ranghi di nuovo, giacche nel
del comunismo a mio parere) saltò paesino dove eravamo prima,
fuori un’ordinanza del Governo andavo molto bene a scuola, mentre
che obbligava tutti i cittadini che nella nuova realtà non riuscivo
non sapevano scrivere e leggere affatto a riprendermi, forse perché
ad andare a scuola ai corsi serali. non conoscevo nessuno, perche
Non ci crederete, ma perfino i miei avevo paura delle maestre, non l’ho
nonni, che avevano una certa età, mai capito. Abitavamo alla periferia
hanno dovuto presenziare ai corsi di Bucarest, in un piccolo comune,
e quindi impararono a scrivere e e vicino alle nostre abitazioni c’era
leggere anche in età avanzata. Cosi un poligono di tiro dell’esercito,
nel corso di un anno, tutti i cittadini ma non solo dell’esercito, perché
rumeni erano alfabetizzati, senza più spesso capitava di vedere le
distinzione di età! A ripensarci guardie patriottiche. Devo fare una
ora, anche se la cosa era un po’ parentesi per spiegare cosa erano le Kalashnikov (sia chiaro che alla fine mi sono rifatto su tutti,
forzata, ha fatto solo bene a tutti. E’ guardie patriottiche: Ogni azienda lo facevamo nel poligono, e perché ho iniziato ad andare
successo che un giorno mio padre aveva al suo interno un segretario sotto mentite spoglie, perché bene a scuola perché la maggior
che già si era trasferito a Bucarest del partito comunista rumeno,il chiaramente nessun minore parte dei ragazzi non andavano
per lavoro (lavorava in un cantiere quale segretario aveva più potere poteva entrare all’interno di un affatto bene! Dalla prima media
della Metropolitana) decise di del Direttore stesso, era insomma poligono quando voleva.) Se si in poi, iniziammo a fare corsi di
trasferire tutta la famiglia nella il capo supremo! Questo segretario aveva per esempio una fabbrica preparazione per la difesa della
capitale, o meglio nei suoi dintorni. del PCR, non faceva altro che piena di donne (tipo una fabbrica patria. Si facevano una volta la
Aveva trovato lavoro in un grande monitorare la situazione politica tessile) nessuna donna voleva settimana (tipo il sabato fascista,
allevamento di maiali, faceva la (spiava tutti, sapeva tutto di tutti e sparare, ma ciò non era possibile per quelli che se lo ricordano
guardia notturna, e cosi ci siamo decideva ogni cosa, anche senza il perché tutti i proiettili andavano ancora) avevamo una divisa
trasferiti tutti con lui! Ricordo consenso del direttore, giacche era sparati e nessuno aveva voglia azzurra, e dovevamo fare molta
ancora che tutto quello che avevamo legato al segretario provinciale, di dire che i cari compagni preparazione atletica soprattutto.
erano una dozzina di bustoni grandi il quale era legato al segretario comunisti si rifiutavano di farlo. Ricordo che i libri erano
che contenevano tutti i nostri panni, regionale e cosi via). Ogni fabbrica Cosi noi lo facevamo volentieri. gratuiti per tutti, però alla fine
senza null’altro, perché il resto era doveva avere un gruppo di persone Per noi era un gioco. Anche se dell’anno scolastico, i ragazzi
rimasto nella casa in cui eravamo che anche in tempo di pace, doveva a ripensarci oggi, doveva essere delle medie erano obbligati
cresciuti(mio padre pensava di tenersi allenato nel caso in cui il matto per primo il Tenente, ma ad andare per una settimana
rifare il tutto da capo, cosa che Paese, avesse mai dovuto affrontare tant’è, capitava spesso, ed io dopo il termine della scuola per
riuscì alla grande). Infatti la ditta per una situazione di guerra. Ogni lo dico! Dicevo che la scuola passare in rassegna tutti i libri.
cui lavorava ci mise a disposizione tanto (mi pare di ricordare, due era molto più dura, rispetto Si aggiustavano, si cucivano, e
una casa, con due stanze (eravamo volte l’anno) tutto il gruppo, cioè la al paesino da dove venivo. quelli che non erano più buoni,
in otto) ma era più che dignitoso maggior parte dei lavoratori, doveva Eravamo anche tra i più poveri, si portavano al macero, e quindi
comunque, e il fatto positivo fu che fare due sedute di tiro al poligono e quindi ricordo che non avevo il Ministero li cambiava con dei
mio padre non doveva più fare il questo riguardava sia per i maschi e mai uno zaino decente per la nuovi! Ricordo anche che, ogni
contadino, ma aveva uno stipendio sia le femmine! Quindi ricordo che scuola, essendo terzo figlio alunno era obbligato a portare a
fisso, perché come già detto nella ogni santo giorno arrivavano dei dovevo sempre portare i vestiti scuola durante l’anno (pena un
prima parte, come contadino, non pullman carichi di gente in divisa dei fratelli più grandi, toccavano brutto voto in comportamento)
è che si guadagnava chissà cosa. (era una divisa più o meno uguale a sempre a loro quelli nuovi! un quintale di carta, 200
Cosi dovetti cambiare scuola ed quella dei soldati) pronti a svolgere Non che mi pesasse troppo, ma bottiglie di vetro, 200 barattoli.
è stata per me l’esperienza più queste sedute di tiro! Ricordo che capirete, che gli altri bambini più Quindi potete immaginare che
traumatica che avessi mai potuto quando avevo all’incirca quindici fortunati di me, erano sempre eravamo sempre a caccia di
passare, perché venivamo da una anni, eravamo molto amici con il pronti a farsi una risata, quando vetro, cartone, in questo modo
zona in cui si parlava un dialetto che Tenente che gestiva il Poligono, all’inizio dell’anno scolastico, si aveva un riciclo automatico di
tutti prendevano in giro (eravamo i quindi avevamo la possibilità di tutti avevano una divisa nuova, tutto ciò che si poteva riciclare!
terroni della Romania per capirci) andare al poligono e sparavamo mentre io avevo sempre quella To be continued..
oltre al fatto che cambiando come matti tutto il giorno con i dei miei fratelli! Devo dire che Irimia Nicola
Anno 1° n.7

Rubriche
Luglio col bene che ti voglio

D
opo aver attraversato la città quel tram verdone scuro
correva sferragliando al centro del lungo viale alberato che
partendo da piazza Pitagora s’infilava nel sottopassaggio
del Lingotto, spesso allagato dai forti temporali... Al mattino ci salivano
in modo disordinato e violento truppe di ragazzi vocianti che andavano
a scuola zavorrati da zaini improbabili sballottati qua e là contro i
malcapitati passeggeri; gli impiegati della Microtecnica di piazza
Arturo Graf, e le massaie di ritorno dai mercati generali che salivano
affannate con le borse stracolme e lo sguardo teso alla ricerca di un
posto libero dove poter prender fiato e pieghettare con calma quel
biglietto giallino che avrebbero infilato nella fede. Noi ragazzi delle
case Fiat di corso Giambone facevamo parte delle orde di studenti che
durante la settimana viaggiavano chiassosi sui mezzi pubblici, benché
anche nei bui pomeriggi invernali del sabato fosse nostra abitudine
prendere il tram - anzi quel tram da noi tutti chiamato semplicemente
‘l’Uno’ - per andare al palaghiaccio. “Vieni anche tu a pattinare sul
ghiaccio sabato prossimo?” - mi aveva chiesto Viviana uscendo da
scuola, ed alle mie lamentele riguardo al fatto che non ero capace aveva
risposto con un’alzata di spalle... “E allora...!” - aveva risposto con
tono saputello - “ neanch’io so pattinare!...” “Sì ma,....” avevo ancora
insistito tentando un’ultima linea di difesa - “ non abbiamo neanche i
pattini...” “Che baarbaaaa...” - aveva allora sbottato lei - “ ...li affittiamo
direttamente là, sei contenta adesso?” E così quel sabato pomeriggio
ero uscita, e dopo aver cercato un po’ di conforto alla luce fioca di avviavano a scuola, e pur senza vederli si giocava a riconoscere le loro
quei portici disadorni dove certe mattine venivano i contadini a fare un voci nella nebbia... Negli anni ‘60 in quel quartiere di Mirafiori Sud
piccolo mercato, mi ero infine immersa nella nebbia per raggiungere la oltre alle case Fiat c’era ben poco e nei prati di fronte a casa - in quello
fermata del tram che ci avrebbe portato al palaghiaccio di viale Carlo stesso spazio dove pochi anni dopo sarebbe sorto il Turin Park, primo
Ceppi. La nebbia era così fitta che s’intravvedevano appena le scintille complesso residenziale della città dotato addirittura di piscina esterna
sulle rotaie, segno che il tram stava arrivando, e una volta salite a bordo - i pastori spesso portavano le pecore a pascolare e non era raro la
il mio stupore fu grande nel constatare quanti ragazzi viaggiassero con domenica vedere piccoli gruppetti familiari seduti intorno ad un tavolo
noi, vestiti più o meno come se stessero andando in alta montagna e improvvisato per fare il picnic, intanto che i bambini scorazzavano
con i pattini da ghiaccio orgogliosamente appesi sulle spalle. “Anch’io in bici in mezzo a fiordalisi e papaveri. Nelle piovose domeniche
me li voglio comprare...” - aveva detto Viviana interpretando i miei invernali il ‘Mirafiori’ di corso Cosenza o lo ‘Smeraldo’ di via Tunisi -
pensieri - “ non mi va di affittarli e sperare ogni volta di trovare quelli cinematografi che nella pagina degli spettacoli de La Stampa venivano
adatti ai miei piedi, e poi ne ho visto un paio rosso fuoco proprio l’altro definiti come ‘Sale di terza visione’ - erano la nostra unica ancora di
giorno da Bacchetta e lunedi pomeriggio magari ci vado con mia madre salvezza in quanto facilmente raggiungibili a piedi e in assoluto i meno
e me li compro!” La nebbia era nostra costante compagna di viaggio in costosi, dettaglio non trascurabile che ci avrebbe permesso il lusso,
quei lunghi mesi invernali, e a pensarci bene così fitta non l’ho mai più all’uscita, di prenderci anche una bella cioccolata calda, e di ritardare il
rivista. La nebbia aveva un odore tutto suo, e soprattutto un modo tutto rientro a casa restando ancora un po’ in cremeria a commentare le scene
particolare di trasmettere il suono: avvertivi le persone avvicinarsi e il più belle del film, scene che per tutta la settimana avremmo continuato
rumore del loro passo era amplificato, e se mai le persone parlavano a sognare e raccontare alle compagne di classe. Aspettavamo con ansia
si avvertiva come un’eco che assumeva connotazioni quasi spettrali. la fine della scuola e l’arrivo di quelle luminose giornate estive che ci
Ricordo una notte in pieno inverno in cui ero stata svegliata dalle urla avrebbero finalmente permesso di riportare alla luce le nostre biciclette
di due ubriachi che bisticciavano sorreggendosi nella nebbia; e seppure pieghevoli modello ‘Graziella’ rimaste ferme tutto l’inverno in buie,
noi abitassimo al settimo piano ci era giunto nitido e inquietante il loro anguste rimesse; e con l’arrivo dei primi caldi iniziavamo a rovistare
biascicato discorso che aveva inquietato non poco la mia mente bambina, furiosamente negli armadi alla ricerca di magliette colorate e jeans
impedendomi di riprender sonno. E quando la mattina si partiva presto per ricoperti da scritte artigianali, e una volta rimesse velocemente in sesto
andare a scuola, non era sempre così semplice capire dov’era il cancello le bici partivamo pedalando leggere nei campi tutt’intorno, cantando a
d’uscita del cortile, e quindi si andava un po’ a tentoni incoraggiati squarciagola ‘Luglio col bene che ti voglio...’
dalla consapevolezza di compiere un percorso conosciuto, sfidandosi
quasi, fra compagni di scuola, per chi osava correre in direzione del Maria Grazia Casagrande
cancello per saltarlo senza esitazione alcuna. Ed era buffo camminare
nel freddo ascoltando i battibecchi di gruppi lontani che come noi si

12
Anno 1° n.7

Disamistade
Che ci fanno queste anime che fanno queste anime
davanti alla chiesa davanti alla chiesa
questa gente divisa questa gente divisa
questa storia sospesa questa storia sospesa

a misura di braccio Questa canzone tratta un tema molto delicato, che


a distanza di offesa può sembrare passato, ma che in realtà nelle nostra
che alla pace si pensa società è ancora presente, anche se magari in un
che la pace si sfiora contesto diverso. Disamistade in modo letterale
significa inimicizia, disimicizia. Nel contesto di
due famiglie disarmate di sangue questa canzone viene usato con il significato di
si schierano a resa faida. La faida solitamente nasce da uno dei sette
e per tutti il dolore degli altri vizzi capitali, ovvero l’invidia, spesso verso una
è dolore a metà ricchezza o una posizione sociale che viene ambita
da un’altra famiglia “la corsa del tempo spariglia
si accontenta di cause leggere destini e fortune”. Le persone si fanno giustizia da
la guerra del cuore sole e cercano di riparare un torto facendone uno pari
il lamento di un cane abbattuto e contrario, nel tentativo di riportare le cose a come
da un’ombra di passo erano un tempo. La faida consiste nel paradosso di
ammazzare l’ultimo assassino, ed è quello che si
si soddisfa di brevi agonie stanno preparando a fare le famiglie protagoniste
sulla strada di casa di questa canzone. Però spesso non va come
uno scoppio di sangue previsto, l’autorità interviene, spesso a sproposito,
un’assenza apparecchiata per cena con sentenze frettolose, provocando nuovi luti,
coinvolgendo degli innocenti. Lasciando l’amaro
e a ogni sparo all’intorno in bocca alla famiglia che voleva vendicarsi perché
si domanda fortuna disarmata dal sangue e la giustizia che voleva
che ci fanno queste figlie non ripagata. Spesso vengono coinvolte persone
a ricamare a cucire innocenti, aumentando l’odio tra le famiglie verso
altre e verso l’autorità.. Questo esempio della
queste macchie di lutto faida serve per fare una considerazione più ampia,
rinunciate all’amore l’invidia tra le persone porta all’inimicizia, un
fra di loro si nasconde inimicizia che circoscritta in un piccolo paese può
una speranza smarrita portare a un conflitto di dimensioni contenute come
può essere una faida, ma se legata in contesti più
che il nemico la vuole ampi è quella che genera guerre, paure e pregiudizi
che la vuol restituita tra la gente. Spesso le guerre sono nate da un
e una fretta di mani sorprese sentimento d’invidia che ha portato inimicizia tra i
a toccare le mani popoli scatenando una serie di guerre, che logorano
la gente e le persone coinvolte, lasciando pesanti
che dev’esserci un modo di vivere pregiudizi e paure nel popolazione innocente che
senza dolore è stata coinvolta. Questo è la base per cui alcuni
una corsa degli occhi negli occhi popoli hanno difficoltà di integrarsi tra di loro. I
a scoprire che invece ricordi di qualche sgarbo coinvolge e segna un
è soltanto un riposo del vento intero popolo, producendo pregiudizi e preconcetti
che spesso sfociano nel razzismo, dimenticando
un odiare a metà che un uomo deve essere considerato per i suoi
e alla parte che manca valori, non per la sua razza, cosa che purtroppo è
si dedica l’autorità molto frequente. Spesso i media alimentano questi
problemi, molte notizie di cronaca nera vengono
che la disamistade enfatizzate se compiute da uno straniero, questo
si oppone alla nostra sventura contribuisce a far crescere un inimicizia verso
questa corsa del tempo un popolo, che spesso sfocia in manifestazioni di
a sparigliare destini e fortuna razzismo rendendo difficile l’integrazione.
Carlo Puggioni
Anno 1° n.7

Cultura
MANIFESTO DELL’ANTIPOLITICA
documento e provocazione

I
talia sinonimo di furbizia. Di inefficienza. Di ipocrisia. La oceano di poltiglia corrosiva. L’Italia è un cimitero. Sulle tombe dei
nostra politica è solo la facciata di un palazzo ricolmo di crepe nostro compatrioti ballano incivili regnanti trasudanti vergognose
decrepite. Il nostro parlamento è un fantoccio di false marionette bugie. Democrazia? Tirannide oligarchica di pochi schifosi governanti.
danzanti, tenute sotto scacco da un burattinaio mangiasoldi. Nei Istruzione? Sigillata per la sottomissione e repressione delle masse.
meandri romani risiedono, ben nascoste, putrefazioni di vecchi cadaveri Politica? Pensione garantita per la nullafacenza dei derelitti disonesti.
che esercitano un ruolo falso e usurpato. Nessun onorevole si sveglia, Cercare una soluzione più non vale dentro un sistema così marcio.
emergendo dal proprio sarcofago dopo una notte passata a succhiare il Tutto riemerge da sciacquoni che non vengono tirati. Tutto ristagna in
sangue dei contribuenti, per il bene del popolo. Le richieste rimangono un fetido acquitrino d’intolleranza, corruzione, scandali e demolizione
inascoltate nel silenzio di una cripta politica che trattiene mummie di una civiltà ormai decaduta. La soluzione? Esiliamo chi si vanta
dalle fasce sporche da almeno trent’anni. Le leggi vengono promulgate di essere onorevole, deputato, senatore. Portiamoli alla frontiera e
secondo i criteri personali di questi mille messia satanici.Testi che per liberiamoci della loro puzzolente infamia. Spogliamoli dei loro vestiti
l’Italia hanno il sapore di testamenti stantii e marci. Fraudolenti nelle elegantemente blasfemi. Abbandoniamoli nella loro vergognosa nudità.
parole. Intossicanti nei diktat. Soffocanti nel costruire un futuro senza E Poi? Armiamoci di picconi, asce, martelli, piccozze. Torce infuocate.
basi. Puzza dappertutto. Si sparge da Montecitorio e palazzo Madama Demoliamo i palazzi della depravazione sociale. Distruggiamo i luoghi
coinvolgendo tutta la nazione. Miasmi di palude dove il fango ha della perversione politica. Fracassiamo le stanze della vergognosa
ricoperto tutti i cittadini. Putride carogne che votano disegni realizzati doppiezza. Solo le macerie devono essere conservate nel ricordo di
da mani assassine, grondanti sangue innocente. Esalazioni mefitiche si queste epoche buie e perse nella notte dell’ignoranza politica. Il futuro
propagano dai corpi passeggianti per anditi urlanti vendetta! Destra, deve essere affidato nelle mani sapienti di una nuova generazione di
sinistra, centro. L’ingiustizia non ha direzione né seggiolino. Le affamati divoratori di speranze.
orecchie piene di cerume impediscono a tutti i colori politici di sentire
gli assillanti e disperati appelli della cittadinanza affogante in questo Alessandro Frau

Scintille
Gad Lerner

N
on appartengo alla categoria dei critici o dei letterati ma
mi sento ugualmente motivata a commentare questo testo,
perché ho avuto la certezza che appartenga a tutti. In
questo libro Lerner affronta la vita, la sua vita, senza tentennamenti,
senza timore, eroicamente e direi con la fierezza di chi esiste, non
perché sia vivo, ma perché sa di esserci. Migrando a ritroso nei luoghi
di un passato che gli è sfuggito, lasciandolo privo della chiarezza
che va cercando, si sposta affacciandosi sui paesi che hanno dato ai
Lerner gioie e dolori. Non cerca radici (come lui stesso sostiene alla
presentazione del libro), ma un percorso che lo possa ricondurre a ciò
che è stato, affinché si compia il collegamento con ciò che sarà e, da
uomo libero qual è, riesce a mio avviso nell’intento. Questo viaggio
non sembra appagarlo, né placarlo, ma semplicemente parla a lui da
un angolazione che dall’ombra finalmente si fa luce. Il conflitto col
padre e la madre, nelle loro diversità che definirei di maniera, si sana
nel convincimento che i diversi percorsi delle loro vite non avrebbero
potuto fondersi in un unico linguaggio. Gad, questo figlio prodotto da
un incontro indotto tra due giovani ebrei, sospesi da una parte nel dolore
delle persecuzioni razziali e dall’altra nell’imperturbabilità donata da un
Libano ridente, avvicina questi genitori “inconsapevoli” con la forza del
suo dolore e dà finalmente senso ad una unione che, senza il suo sforzo,
ne parrebbe priva. Un bellissimo gesto di amore filiale, che Gad dona
come insegnamento ai suoi figli, realizzando così quel ponte tra passato
e futuro che permette alla storia di procedere nel mondo degli onesti, di
chi è limpido nell’anima. Stupendo. Questo termine non lo utilizzavo da
tantissimo tempo, mi è sfuggito spinto dall’istintivo desiderio di dare una
definizione di sintesi perfetta al libro di Gad Lerner: SCINTILLE. Non
certo perché mi stupisca delle note capacità dello scrittore giornalista,
ma per la meraviglia di leggere, finalmente, un libro così reale.

Antonella Maffei

14
Anno 1° n.7

La collana “Omines e feminas de gabbale”


Arrivano i libri sui “Grandi sardi”

C
on la pubblicazione della monografia su Grazia Dore, l’Alfa editrice di
Quartu ha completato la collana “Omines e feminas de gabbale” (Uomini
e donne di valore) che comprende 15 volumi dedicati a personaggi illustri
della Sardegna: da Amsicora, eroe della resistenza sarda contro i romani nel 215 a.c.
a Eleonora d’Arborea; da Sigismondo Arquer, l’intellettuale cagliaritano condannato
dall’Inquisizione, perchè sospettato di eresia, e bruciato nel rogo, a Toledo in Spagna,
nel 1570, a Giovanni Maria Angioy, il protagonista della rivoluzione antifeudale sarda
di fine Settecento; da Gramsci a Lussu: forse i due Sardi che hanno maggiormente
caratterizzato il ‘900; da Grazia Deledda a Montanaru, il più grande poeta in lingua
sarda; dal villacidrese Giuseppe Dessì, a Francesco Masala, l’indimenticabile autore di
“Quelli dalle labbra bianche”; da Giovanni Battista Tuveri, il teorico del federalismo
a Egidio Pilia, il primo grande sostenitore dell’Autonomia della Sardegna e a Antonio
Simon Mossa, l’architetto algherese studioso delle Minoranze nazionali europee
e teorico dell’indipendentismo. Infine a due donne barbaricine: Marianna Bussalai,
femminista, antifascista e sardista di Orani e Grazia Dore, poetessa di Olzai, sulle cui
liriche Pier Paolo Pasolini espresse giudizi molto lusinghieri. Gli autori dei volumi sono
molteplici: oltre a chi scrive queste note, Matteo Porru, Gianfranco Contu, Marcello
Tuveri, Tonino Langiu e altri. Sono tutti scritti in Lingua sarda: in Logudorese,
Campidanese e anche in Limba sarda comuna, senza traduzione a fronte perché –è
scritto in una prefazione- “Ischimus pro esperientzia chi medas bortas cando b’est
sa versione in italianu, mescamente pro mandronia, sa tentatzione est de dassare su
sardu pro legher solu s’italianu”. Nel recensire la collana Franca Marcialis, docente e
scrittrice, ha osservato:”Is librus si podint umperai beni po sa didatica de su sardu in sa
scola: funt iscritus po is giovunus de oi in manera chi issus, conoscendu genti de cabali,
pozant conosci sa storia sarda, su chi nosu seus stetius, pozant conosci is arrexinis de sa
cultura nosta e dda pozant apreziai de prus”. Mentre per il romanziere Vincenzo Mereu,
già direttore didattico, la collana ”offre un contributo inestimabile per la riscoperta e la
divulgazione della storia, della cultura e della lingua della Sardegna”.

Francesco Casula – storico

un artista americano
EDWARD HOPPER MILANO, PALAZZO REALE 14 OTTOBRE 2009 - 31 GENNAIO 2010

C
ome aprire l’anno 2010? Visitando potessi esprimerlo con le parole non ci sarebbe soglia tra l’anima e il corpo; questa tela viene
la mostra di Hopper che sta per nessuna ragione per dipingerlo”, ma lo scrittore ripresa nell’allestimento della mostra in una
chiudere. E così il 2 gennaio ho potrebbe dire: “Se potessi rappresentare ciò che ricostruzione tridimensionale che permette
varcato la soglia di Palazzo Reale a Milano. Il provo non lo scriverei” ognuno di noi descrive di sostituirsi al personaggio per essere
percorso si snoda nelle sale della reggia, in una se stesso utilizzando le proprie conoscenze, così immortalati da semplici osservatori a
sequenza che da retrospettiva si attualizza “sala sono questi i Ferri del Mestiere, poveri arnesi, protagonisti, un sogno che si realizza, entrare
facendo” fino alla maturità dell’autore. È su che ci rendono creativi e liberi. Dopo Parigi fisicamente nel quadro; la visita meriterebbe
questa nota che mi soffermerei, perché ciò che di cui Hopper rappresenta cartoline a lui anche solo per questa bizzarria. Procedendo,
è valso veramente vedere, almeno per me, al di affettivamente lontane, ma che mettono nelle la mostra riserva un’altra magia, gli acquarelli,
là delle indiscusse opere, è stato il procedere sue mani la luce dell’ en plein air parigino, ci dove svanisce tutta la rigidità dei primi
di Hopper in una lenta crescita artistica, la sorprende una tela importante, che ha solo il lavori ad olio di Hopper. Gli acquarelli sobri,
sua introduzione all’apprendimento di un sapore di un ricordo francese, Soir Bleu,1914, leggeri, fluttuanti ci fanno scoprire un intimo
linguaggio grafico, da lui più sentito e di uno finalmente, infatti, ci immergiamo nell’animale vulnerabile dell’autore. Finito il percorso,
pittorico, molto più scolastico, che da incerto americano, compaiono le sue figure assenti animato da alcune delle sue tele più famose,
e sterile quasi solo figurativo, si trasforma capitate sulla scena per caso, avrebbe potuto una per tutte Second Story Sunlight, 1960,
in una eco di mute emozioni. Di fronte ad trasportarle su di un’altra tela e non si sarebbero recuperiamo la sala di proiezione del film,
un’opera famosa immaginiamo spesso che scomposte, ferme, sole. Apologia di un mondo dove, in un religioso silenzio reso possibile
la genialità dell’autore sia nata con lui, quasi dove tutto appare incomunicabile dove l’unico dalla mancanza dell’audio e da un auditorio
mai pensiamo che dietro a quella tela magica interlocutore sembra essere l’istante di un intento a leggere i sottotitoli, unico tramite ai
con la quale ci confrontiamo intimamente, quotidiano certo. Hopper coniuga il realismo contenuti della proiezione, si compie un altro
esista un lavoro di crescita artigianale prima dell’immagine che rappresenta col surrealismo prodigio: ci trasformiamo tutti in possibili
ancora che artistica; questa mostra invece ci delle emozioni che suscita. Ecco ora le sale ci personaggi di Hopper, fermi, soli e rapiti in
permette di pensarlo, dandoci la percezione di chiamano nel crescendo di opere via via più una dimensione surreale.
come l’acquisizione degli strumenti slacci la interessanti, Morning Sun, 1952, bellissima
possibilità all’espressione. Hopper dice, “Se inquadratura dove la finestra sembra essere Antonella Maffei