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Trasformazioni del governo e democrazie di mercato:

forma stato, forma mercato e governance


Alessandro Arienzo (Univ. Federico II, Napoli)

Nel celebre Frontespizio del Leviatano (1651) Thomas Hobbes rappresentava


il sovrano come un gigante composto da una molteplicit di individui che in esso
trovano la loro inscindibile e irresistibile unit. Individui che attraverso un
meccanismo di rappresentazione politica devono autorizzare un uomo, o un
assemblea di uomini, ad esercitare legittimamente i poteri irresistibili di un Dio
Mortale1. Nella sua declinazione democratica il sovrano si regge sui principi
della rappresentanza parlamentare e della sovranit popolare, poich lordine
politico espressione di un potere condiviso di cui il popolo detentore. Eppure
questo potere pu venire esercitato solo per via rappresentativa, perch attraverso
un patto politico gli individui si costituiscono come popolo, spogliandosi del loro
potere singolare, ed autorizzando lesercizio del governo per mezzo di una
aristocrazia elettiva, tradotta in elemento funzionale.
La sovranit statuale democratica si esprime, quindi, come lesercizio
verticale di un potere politico legittimo perch originato dal popolo. Ed essa si
esprime anche come cessione da parte dei singoli del diritto ad esercitare potere
ad unautorit legittimatasi per mezzo di un singolare collettivo: popolo2. Nel
corso del XIX e del XX secolo, e con il progressivo allargamento del suffragio e
della partecipazione politica, questo modello diventato espressamente
parlamentare e liberale, stringendo insieme i principi della sovranit, le procedure
e i principi del governo costituzionale, gli istituti della mediazione giuridica, i
principi del pluralismo politico e dei partiti di massa. Lesercizio del governo
democratico si andato associando a dispositivi di contenimento, divisione e
bilanciamento del potere.
In tal senso, nel suo lavoro, Carlo Amirante ha ricostruito le distorsioni nel
rapporto tra economia e politica nel quadro offerto da questa globalizzazione
evidenziando come forma stato e forma mercato entrino tra loro in contrasto, e
come la prima venga lentamente e progressivamente ricondotta alla seconda: se
per forma stato intendiamo quella formazione istituzionale ed economico-sociale
affermatasi e consolidatasi nel secondo dopoguerra, il cui denominatore comune
era la pretesa dei cittadini di ricevere dalle sue istituzioni risposte positive ed
efficaci ad una gamma sempre pi ampia di domande di carattere economico,
sociale e culturale, non si pu certo negare che tale modello viva oggi una fase di
crisi radicale cedendo il passo ad un nuovo modello di stato funzionale ad

Thomas Hobbes, Il Leviatano, Firenze, La Nuova Italia, 1991, particolarmente il Cap.XVI


Per una analisi radicale delle aporie della politica moderna vedi il volume di Giuseppe Duso, La Logica del
potere. Storia concettuale come filosofia politica, Milano, Polimetrica, 2004.
2

esigenze, metodi ed obiettivi di mercato3. Oggi il sistema complesso della


democrazia procedurale sembra attraversare una fase di gravissima crisi, come
pure sembra venir messo in discussione il ruolo delle sovranit statali nel quadro
della politica globale4. Quanto di questa duplice condizione di difficolt
costituisca leffettivo indice delle trasformazioni in atto o rappresenti una vulgata
mediatica oggetto di accesi dibattiti. Certamente, i processi della
globalizzazione economica e finanziaria sottraggono poteri e competenze alle
organizzazioni statuali depotenziandone lesercizio dei poteri di sovranit; nel
contempo, larticolarsi delle decisioni politiche ed economiche su piani diversi
non tutti riconducibili alla sfera pubblico-politica sottrae spazi di controllo agli
istituti democratico-rappresentativi. E ormai evidente che processi decisionali
complessi, dalle enormi ricadute sociali, sono assunti in contesti e da attori che
non dispongono di alcuna legittimit di tipo rappresentativo, e nuove forme di
legittimazione politica emergono dalle maglie di un pluralismo degli interessi che
assume sempre pi i tratti di un neo-corporativismo iper-liberista.
Una nuova costituzione silenziosa costituitasi per mezzo di agenzie, istituti e
reti plurali dinteresse affianca e lentamente sostituisce le costituzioni formali5.
Ad una alta politica centrata sul governo verticale dello stato e sulla legge
sembrerebbe sostituirsi una bassa politica fatta di negoziazione e regolazione.
Lindividuo/cittadino immaginato dalla modernit quale centro e motore della
politica cede il passo ad altri attori, ed al volto rigido e impassibile del Leviatano
hobbesiano succedono i mille irrappresentabili volti della governance e
dellemergenza6. In atto vi sono trasformazioni profonde nella natura e nelle
procedure di esercizio del governo; trasformazioni che non esprimono
semplicemente ladattamento degli stati alle pressioni della globalizzazione
economica e finanziaria, ma che indicano alcuni mutamenti nelle logiche
desercizio della governamentalit liberale.
Il modello statuale moderno, nella sua traduzione costituzionalista e
democratico-rappresentativa, opera nello stretto rapporto tra legislazione e
governo (government) e trova la sua legittimazione politica in procedure di
autorizzazione per via rappresentativa7. Esso ha costituito, almeno fino alla fine
della Seconda Guerra Mondiale, il modello di riferimento della civilizzazione
3

C. Amirante, Dalla forma stato alla forma mercato, Torino, Giappichelli, 2008, p.xiv.
Di Carlo Amirante vedi il saggio Globalization, the market, the european community. A new economy, new
society, new democracy?, in International problems, n. 1-2/2002.
5
Su questo aspetto, ed a partire dal caso italiano, vedi il lavoro di Mauro Calise, La Costituzione Silenziosa.
Geografia dei nuovi poteri, Roma-Bari, Laterza, 1998. Sulle nuove sfide della riflessione costituzionale vedi il
testo di C. Amirante, Costituzionalismo e costituzioni nel nuovo contesto europeo, Torin, Giappichelli, 2003.
6
Vedi i saggi di G. Borrelli, Dal cittadino immaginario della modernit alle politiche di singolarit, in
Singolari intrecci. Modi del patire e pratiche di libert, Napoli, Filema, 2001, pp. 9-41; e Oltre lo stato
deccezione ed i poteri demergenza: conservazione ed innovazione nelle trasformazioni delle post-democrazie,
in Eccezione, a cura di V. Dini, Napoli, Dante & Descartes, 2006, pp, 11-34.
7
Sul passaggio dal government statale alla governance vedi: J.N. Rosenau / E.-O. Czempiel, Governance
Without Government: Order and Change in World Politics, Cambridge, CUP, 1992. Vedi anche il testo di C.
Amirante, Unioni sovranazionali e riorganizzazione costituzionale dello stato, Torino, Giappichelli, 2001.
4

politica occidentale e moderna. Tuttavia, agli inizi degli anni 70 del secolo
scorso laccelerarsi dei processi di trasformazione e integrazione economica
promossa dai fenomeni della globalizzazione finanziaria e comunicativa, e il
concomitante nuovo slancio della opposizione sociale e politica anti-capitalista e
socialista, ha spinto verso una profonda riorganizzazione delle ragioni del
mercato nel rapporto con quelle della politica8. La politica democratica,
prevalentemente centrata sulla mediazione tra opzioni universalistiche diverse
espresse dai partiti di massa, favoriva politiche di sviluppo economico e di
redistribuzione delle ricchezze, con lobiettivo prevalente di contenere e
indirizzare i conflitti in atto. La fine della contrapposizione tra Est e Ovest, con la
decisa affermazione delleconomia di mercato e dei principi della liberaldemocrazia, ha dato avvio ad una radicale trasformazione nelle forme della
decisione politica e del governo di uomini e popolazioni.
Un primo momento di rilievo stato la tematizzazione dellidea di
governabilit fatta dalla Commissione Trilaterale; fondata nel 1973 da David
Rockefeller e da personaggi della politica e della finanza mondiale per garantire
una pi stretta cooperazione economica e politica tra USA, Giappone e Europa.
Per prima questa commissione ha spostato gli accenti della politica democratica
dagli istituti della rappresentanza e quindi dalle forme tradizionali della
legittimit rappresentativa verso processi di accentramento esecutivo e di
politiche regolative che garantissero maggiore stabilit ed efficacia ai processi
decisionali in un rapporto sempre pi stretto con leconomia di mercato. In
questo percorso di messa in discussione delle procedure del governo
democratico-rappresentativo, attraverso le categorie di governabilit e di
direzione politica, si aperta la strada alla governance.
Quella di governance unespressione ambigua e indefinita che rappresenta
insieme con quello altrettanto ambiguo di sviluppo un termine ricorrente nei
documenti di istituti e agenzie internazionali come lONU, il OMC, la Banca
Mondiale, lOCSE, LUnione Europea; quasi una sorta di pass-partout
dellinnovazione e della riforma politica e sociale. Con governance si vuole
intendere una forma, uno stile di governo differente e spesso alternativo a quello
del government9. Orizzontale, flessibile e inclusiva, irrimediabilmente refrattaria
a qualunque nettezza definitoria la prima. Gerarchico, rigido e accentrato il
secondo. La governance si auto-rappresenta, quindi, come un insieme multiforme
di processi e strutture regolative e organizzative che non sono riducibili al mero
8
Tra i tanti lavori a riguardo segnalo: Christian Marazzi, Il posto dei calzini. La svolta linguistica delleconomia
e i suoi effetti sulla politica, Torino, Bollati Boringhieri, 1994; Carlo Vercellone (a cura di), Capitalismo
Cognitivo. Conoscenza e finanza nellepoca post-fordista, Roma, Manifestolibri, 2006.
9
Come introduzione alla governance vedi i volumi Governance, a cura di Salvo Vaccaro, Milano, Mimesis,
2007; e Governance, a cura di G. Borrelli, Napoli, Dante & Descartes, 2004 e i saggi di Silvano Belligni, Mrs
Governance, I presume in Meridiana, 50-51, 2004, pp. 181-209; di Mauro Calise, Tra governo e governance:
la costituzione nelle democrazie contemporanee, in La Nuova Et delle Costituzioni, a cura di L. Ornaghi,
Bologna, Il Mulino, 2000, pp. 121-143.

esercizio verticale della sovranit politica, ma che si strutturano in relazioni


orizzontali e in processi di negoziazione diffusa tra attori molteplici col fine di
assumere decisioni condivise. Essa aspira a mettere allopera reti di attori, di
saperi e competenze diversificate con lobiettivo di favorire una mediazione
politica basata sulla regolazione amministrativa e lautoregolazione.
Dietro limmagine rassicurante dellorganizzazione a rete e orizzontale,
giustificata con la crescente distanza delle istituzioni dalle necessit della societ
avanzata e dei cittadini globali, si nascondono per molteplici inganni. Per
intenderli necessario andare al di l della auto-rappresentazione scientifica e
accademica del fenomeno governance, per coglierne le prassi e le logiche di
funzionamento. E per coglierne le logiche necessario partire dal rapporto che
essa stringe con i modelli auto-organizzativi delle corporazioni economiche. Il
dibattito relativo ai modelli della governance corporata, con le problematiche che
lascia emergere, costituisce un utile indice delle trasformazioni in atto, favorite
dal progressivo predominio delle logiche di mercato, e rende bene conto
dellinganno orizzontalista che si nasconde nella governance quando essa
viene tradotta in modello politico.
La governance corporata ha come ambito dintervento limpresa intesa come
un attore collettivo che opera in un ambiente mutevole, conflittuale e
competitivo. Essa deve armonizzare linsieme di attori ed interessi che
compongono la corporazione (dirigenza, propriet, azionisti) cos come di quelli
che le sono in un qualche rapporto funzionale (gli stakeholders) in modo da
favorire la governabilit dellimpresa, i diritti ed il profitto degli azionisti, la
trasparenza nei rapporti allinterno e talvolta allesterno dellazienda. Nella
governance corporata la definizione degli attori coinvolgibili costituisce la
precondizione della determinazione dei criteri di responsabilit (accountability).
Poich solo in base al numero e alla natura degli attori coinvolti che possibile
la definizione del modulo organizzativo, non vi modello di governance che
possa venir efficacemente elaborato prima di aver definito i criteri di
inclusione/esclusione degli stakeholders. In altre parole, larchitettura dei poteri e
delle relazioni non pre-esiste e non pre-ordinata agli attori e quindi la
governance nasce grazie al ruolo oscuro degli attori depositari del potere di
definire i criteri per la scelta dei soggetti coinvolgibili. Peraltro, la definizione
degli interessi ritenuti legittimi istruisce il confine, anchesso opaco e quindi
difficilmente discernibile, dellesclusione e della marginalizzazione. Trasposto
questo modello in ambito politico, la cittadinanza attribuita allindividuo
portatore di diritti/doveri, che si presumeva nella modernit soggetto universale,
si trova scavalcata da prassi che sono centrate sullappartenenza a corpi collettivi
dinteresse, sulla disponibilit di diritti specifici o risorse, sulle necessit

funzionali dei processi decisionali la cui ragione profonda nella relazione tra
politiche e mercato10.
Linclusione degli attori nelle procedure della governance allora il frutto di
scelte funzionali e operative svolte dai nodi di una rete informale che
espressione di una societ civile di mercato. Essa presuppone, quindi,
uninterazione orizzontale tra attori collettivi solo apparentemente eguali e
consensuali. Le relazioni di tipo formale sono scavalcate dalla negoziazione
continua tra le parti, rendendo le risorse di partenza e le capacit relazionali e
informazionali degli attori la caratteristica predominante per la gestione efficace
dei rapporti. Alla condizione di presunta imparzialit offerta da un quadro di
regole comuni e condivise definite ex post in base alla natura degli interessi
rappresentati, si affianca la realt, naturalmente diseguale, della negoziazione tra
attori dotati di risorse e capabilities diverse.
Lobiettivo delle procedure della governance non quindi lallargamento
della partecipazione o della cooperazione, quanto il costruire un sufficiente
consenso intorno alle politiche da implementare attraverso meccanismi
differenziati di inclusione funzionale degli interessi. Esemplari, in tal senso, sono
i documenti relativi ai tentativi di riforma della governance europea seguiti al
Libro Bianco del 2001 che mostrano come gli strumenti messi in campo, dalle
consultazioni allargate al ricorso ad authorities, expertise o comunit epistemiche
rappresentino degli strumenti per lattuazione non conflittuale di policies
piuttosto che dispositivi finalizzati allallargamento della partecipazione
democratica11. Esemplari sono pure le politiche di governance idrica in atto in
Israele e Palestina, che propongono un modello di gestione dei conflitti e un
progetto di cooperazione tra gli attori funzionali alla risoluzione dello scontro tra
le due parti a partire da un quadro politico pre-determinato12. La soluzione
equa e negoziata gi data in partenza, e la consensualit e la cooperazione
costituiscono in realt gli strumenti di attuazione dei politiche fortemente
territorializzate e statalizzate. La commistione tra politiche di integrazione
funzionale degli attori e le politiche di controllo territoriale e di gestione delle
10
C. Amirante, Principles, Values, Rights, Duties, Social Needs and the Interpretation of the Constitution. The
Hegemony of Governance and Multi-Level Constitutionalism in a Globalised World? in AaVv, Challenges of
Multi-Level Constitutionalism(21st World Congress Lund, Sweden 12-18 August 2003) Cracow, Poland 2004,
pp. 171ss.
11
I documenti cui fare riferimento sono: Un Libro Bianco sul sistema di governo di governo europeo:
Approfondire la democrazia nellUnione Europea. Programma di lavoro, SEC (2000) 1547/7 def.; COM
(2001), Libro Bianco sulla Governance Europea, COM (2001) 428 final; COM (2002), European Regulatory
Agencies - Communication from the Commission. The operating framework for the European Regulatory
Agencies, COM (2002) 718 def.; COM (2002b), On the collection and use of Expertise by the Commission:
principles and guidelines. Improving the knowledge base for better policies, COM (2002), 713 def.; COM
(2002c), Verso una cultura di maggiore consultazione e dialogo. Principi generali e requisiti minimi per la
consultazione delle parti interessate ad opera della Commissione, COM (2002) 704 def.; COM (2002d), Per
Legiferare meglio, COM (2002) 275 def.
12
Importante il volume di Serena Marcen, Le tecnologie politiche dellacqua. Governance e conflitti in
Palestina, Milano, Mimesis, 2005.

risorse funzionano grazie alla dipendenza e alla subordinazione di una parte


dallaltra.
Lefficacia e lefficienza delloperato rimangono, quindi, i principi orientativi
essenziali di una governance che deve tenere ferme le prerogative di un nucleo
esecutivo da garantire in ogni caso a fronte del rischio, sempre possibile, di una
conflittualit irrisolvibile. Questa natura super-erogatoria implica la
progressiva metamorfosi della distinzione pubblico/privato a partire dal
passaggio da sistemi istituzionali di governo, prevalentemente fondati sulle
istituzioni della rappresentanza, a sistemi misti articolati intorno ai principi
dellefficienza e dellefficacia esecutiva. In essi diviene centrale la composizione
di equilibri politici costruiti su procedure di legittimazione fortemente orientate
allesito e legate alle capacit degli attori di verificare tre diverse condizioni:
a. prendere decisioni specifiche per precise aree di intervento;
b. far s che le decisioni prese siano efficacemente implementate;
c. garantire che le misure adottate corrispondano al problema che le ha
stimolate.
La retorica dellinclusione e della partecipazione che ne segue, finge di
ignorare le procedure di autoregolazione e di auto-legittimazione di sistemi che
non possono che essere orientato al mercato. La funzionalit al mercato, in altri
termini, diviene la soglia di dicibilit di qualsiasi proposta oltre che di
autorizzazione politica degli interessi in gioco. A garanzia ultima della tenuta di
queste soglie agisce, insospettabilmente, lo Stato.
Il secondo inganno che sottende la retorica della governance relativo, infatti,
al suo rapporto con lo Stato. Se la funzionalit al mercato accolta
esplicitamente dalle sue molteplici e differenziate tipizzazioni, il rapporto con le
autorit statuali solitamente descritto come mutuamente esclusivo o, al pi, di
sostanziale indifferenza. Tuttavia, a dispetto delle prese di distanza dei suoi
fautori dalle rigidit dellesercizio della sovranit statuale, la governance sembra
tutelare, piuttosto che scalzare, il ruolo delle autorit di government. Delocalizzando e frantumando i fuochi conflittuali per mezzo di reti diffuse di
negoziazione, i cui nodi divengono i punti sui quali scaricare le tensioni, la
governance svolge una funzione di stabilizzazione e di conservazione nei
rapporti tra poteri politici ed economici sui livelli locale, nazionale e
sopranazionale. Questo perch, per sua stessa natura, la governance non pu che
vivere allombra dello Stato come del mercato, non disponendo n delle capacit
di esercizio di unautorit coercitiva legittima, n della possibilit di stabilire i
principi necessari ad orientare la propria azione. Come sostegno, lo Stato le offre
un quadro normativo e territoriale di riferimento, nonch un potere coercitivo
legittimo. Il mercato le fornisce, invece, la forma generale degli scambi e la
griglia di intelligibilit e di validazione delle sue politiche.

Questa sua natura essenzialmente conservatrice sebbene dinamica emerge


con chiarezza nella security governance internazionale13. In questo ambito
diventa palese il rapporto peculiare che sinstaura tra sovranit statali e
territoriali, organizzazioni e istituti di governance internazionale, e politiche di
sviluppo economico e sociale. Infatti, la governance si mostra come espressione
immediata di strategie di democratizzazione pi o meno forzata che, quando non
assumono esplicitamente le forme dellintervento armato o delle operazioni di
polizia internazionale, si presentano nelle vesti delle buone pratiche. Le politiche
della security governance mettono allopera attori molteplici, tra essi anche gli
stati, col fine di garantire la sicurezza delle popolazioni. Ed proprio il tema
della sicurezza, intesa come commistione di safety la garanzia della sicurezza
immediata da minacce allesistenza e della security intesa come uno standard
minimo di benessere sociale ad assumere un ruolo centrale nelle proposte della
global security governance. Su questo piano, le politiche di sostegno a stati e
popolazioni in difficolt si fondano su una di idea di human security che informa
il concomitante tentativo di affermazione, su scala globale, di nuove politiche di
sicurezza14. Politiche che triangolano attori sovranazionali, istituzioni statali e
mercato. In questa relazione prende corpo un governo non statale delle
popolazioni e dei gruppi umani, che si attua, tuttavia, per mezzo di politiche
fondate su base territoriale. Politiche che, da un lato, mirano a costruire le
condizioni di sviluppo di uneconomia di mercato, e dallaltro sostengono
processi di costruzione o rafforzamento delle istituzioni statali. Si attivano,
quindi, due processi tra loro complementari: il primo finalizzato alla promozione
di relazioni produttive e di scambio capaci di strutturare un mercato efficiente e
competitivo; il secondo riconducibile alle politiche di costruzione e
rafforzamento delle istituzioni statali. I temi dello sviluppo e della democrazia
liberale e di mercato costituiscono, quindi, i fulcri attorno ai quali si vuole dare
vita a politiche globali condivise che si articolano in una pluralit di dispositivi
di sicurezza e di politiche emergenziali e straordinarie15.
Esemplari sono le politiche di sostegno per failing states cos come le
politiche in risposta agli immensi spostamenti di popolazioni prodotti da povert,
conflitti, malattie, disastri ambientali16. In questi casi, agli stati sono attribuiti
ruoli e funzioni diverse: talvolta sono i principali attori delle politiche di
sicurezza, altre volte partecipano allattuazione di politiche definite a livello
13
Rimando al mio: La security governance tra Stato e mercato: human security e security sector reform, in
Governance: oltre lo Stato?, a cura di Giovanni Fiaschi, Soneria-Mannelli (Cz), Rubettino, 2008.
14
Vedi il rapporto Human Security Now stilato dalla commissione ONU sulla human security allURL:
http://www.humansecurity-chs.org/
15
Ancora una volta mi permetto di rimandare al mio: Il governo delle emergenze e la conservazione politica:
ragion di Stato democratica e security governance, in Eccezione, a cura di V. Dini, Napoli, Dante & Descartes,
2007, pp.35-57.
16
Sul tema vedi: Sandro Mezzadra (a cura di), I confini della libert. Per unanalisi politica delle migrazioni
contemporanee, Roma, DeriveApprodi, 2004 e Sandro Mezzadra, Diritto di fuga. Migrazioni, cittadinanza,
globalizzazione, Verona, Ombre Corte, 2006.

internazionale da altri soggetti, pi spesso sono essi stessi oggetto delle


strategie della security governance. Tuttavia, essi conservano sempre un ruolo
centrale quale unit politica e territoriale di riferimento e come riserva di potere
coercitivo legittimo da attivare a garanzia dellordine spontaneo della
governance.
Il passaggio dal governo alla governance non costituisce quindi uno
spostamento neutro nelle modalit di esercizio del potere politico democratico.
Esso segna invece due importanti slittamenti negli assi di funzionamento della
governamentalit liberale contemporanea. Dal un lato, il mercato si attesta quale
griglia di intelligibilit e di validazione dei criteri di efficienza ed efficacia
dellazione politica, affermandosi come la logica di riferimento del tessuto
relazionale che coinvolge gli attori. Nel contempo, lindividuo-cittadino che
rimane vincolato ai poteri molteplici dello Stato e ai meccanismi dello scambio
economico lascia progressivamente il posto ad aggregazioni collettive centrate
sugli interessi come perno delle procedure politiche e di legittimazione
democratica17.
La governance si palesa, quindi, come uno strumento finalizzato a preservare
gli equilibri di mercato che sottendono tanto le contemporanee democrazia
liberali quanto le relazioni internazionali. Ed articola un discorso sul governo che
stabilisce un rapporto funzionale con i dispositivi del government e con il
mercato, che di essa costituisce il sistema di veridizione e lidealtipo
organizzativo. In quanto espressione di una razionalit governamentale specifica,
essa si esprime attraverso configurazioni differenziate e plurali desercizio di un
potere politico non statuale, relativamente diffuso e reticolare, e prevalentemente
centrato sui saperi esperti, sugli interessi organizzati, sulla terziet regolativa.
Favorendo un modello di civilizzazione politica negoziale e concorrenziale,
fortemente centrata sugli esiti dei processi di policy, in gran parte mutuato dalle
esperienze di auto-regolazione delle corporazioni, essa tenta di depotenziare i
fuochi conflittuali accesi dai processi della globalizzazione e da un liberalismo
che ama vivere pericolosamente18. La retorica dellapertura e dellorizzontalit
nasconde quindi una logica e una pratica del management politico e della
competizione negoziale tra attori.
Gli eventi pi recenti connessi con la drammatica situazione economicopolitica europea mostra come lattuale crisi finanziaria abbia assunto una
funzione decostruttiva, di shock, che richiama ad una diversa articolazione degli
assetti politici e sociali funzionali agli assetti di mercato. La governance ancora
oggi al centro di discorsi e pratiche di trasformazione politica e istituzionale, ma
accentua quella torsione radicalmente economica che della forma stato moderna
17
Su questi temi vedi: A. Arienzo, G. Borrelli, Emergenze democratiche. Ragion di stato, governance,
gouvernementalit, Napoli, Giannini, 2011.
18
Vedi M. Foucault, La questione del liberalismo, in Id., Biopolitica e Liberalismo, a cura di Ottavio Marzocca,
Milano, Medusa, 2001 e Nascita della Biopolitica, Milano, Feltrinelli, 2005.

segna il passaggio ad una nuova forma mercati sta. Lobiettivo certamente


quello di garantire lefficiente e lefficace autogoverno dei mercati e la messa in
questione della preminenza della politica sulleconomia nei dispositivi di
governo di uomini e popolazioni.
Questi eventi confermano la traccia che Carlo Amirante aveva indicato nel
suo lavoro, e rendono palesi i mutamenti decisivi nella forma stato e
nellarchitettura dei poteri pubblici: particolarmente nella relazione tra pubblico e
privato, nelle forme e nei percorsi della partecipazione politica, nel rapporto tra
economia e politica, nelle relazioni tra spazi politici nazionali e aree supra e
infra-nazionali.
Il mercato e lo stato si affermano come le componenti decisive di una
nuova governance economica della politica nella quale i principi delleconomia
neo-liberale si affermano quali principi di veridizione e di legittimazione in
ultima istanza della politica (cos come di tutti i comportamenti individuali e
collettivi). Nel contempo, pur nella crisi delle sue forme tradizionali, e nel quadro
di un pi complessivo depotenziarsi della sua sovranit lo stato si attesta come
quellelemento irriducibile, funzionale ad una gestione dei flussi: umani, di
merci, finanziari. Dallo stato sovrano si scivola in sostanza verso un minimo di
stato centrato sulla preminenza della funzione di governo; attore tra attori di un
perpetuo management economico dei flussi, garante di un sistema penale
massimo e fautore di una cittadinanza minima19.

19
Vedi il capitolo Sistema penale massimo e cittadinanza minima? che chiude il volume di Carlo Amirante,
Forma stato e forma mercato, cit.