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CAMPANIA

STORIA
La Campania una regione italiana a statuto ordinario dell'Italia meridionale di
5.869.029 abitanti (terza regione per numero di abitanti e prima per densit).
Incuneata tra il mar Tirreno, a ovest, e l'Appennino meridionale, a est, la
regione confina a nord-ovest con il Lazio, a nord con il Molise e a est con Puglia
e Basilicata. Oltre al capoluogo di regione Napoli, le citt capoluogo di provincia
sono Avellino, Benevento, Caserta e Salerno.
La Torre del Consiglio Regionale della Campania nel centro direzionale di
Napoli progettato da Kenz Tange
L'entroterra era abitato gi nel III millennio a.C. da popolazioni sannite, osche e
volsche. A partire dall'VIII secolo a.C. si svilupparono lungo la costa diversi
insediamenti di popolazioni di civilt greca dai quali ebbero origine le colonie
magnogreche di Pithecusa, Cuma, Parthenope, Neapolis e Poseidonia. L'area
costitu anche l'estremo limite meridionale dell'espansione etrusca. L'interno
rimase invece abitato dalle stirpi dei Sanniti. Nella seconda met del IV secolo
a.C., con le guerre sannitiche la regione fu posta sotto l'influenza di Roma, che
la ribattezz Campania felix in riferimento alla sua prosperit. Con il tramonto
della civilt romana, si disgreg anche l'unit politica della regione, che dal V
secolo fin in gran parte sotto l'influenza longobarda e in misura minore sotto
quella bizantina.
Solo nel X secolo con l'ascesa della dinastia normanna la regione insieme a
buona parte dell'Italia meridionale trov unit politica sotto la corona del Regno
di Sicilia. Dal XIII secolo al XIX, nonostante il susseguirsi delle dinastie
angioine, aragonesi e borboniche, il regno di Napoli ed in particolare la capitale
e la sua corte divennero uno dei principali poli culturali, artistici ed economici
d'Europa. La marginalizzazione dell'area seguita all'unit d'Italia alla base del
declino economico e sociale che si registra dalla seconda met del XIX secolo,
usualmente indicato con la locuzione di questione meridionale.
La Campania annovera sei siti insigniti del titolo di Patrimonio dell'Umanit da
parte dell'UNESCO, terza regione italiana a pari merito con la Sicilia dopo i
sette siti delle Toscana ed i nove della Lombardia; tra i quali il centro storico di
Napoli, il pi vasto del Vecchio Continente. In Campania si trovano 5 dei primi
20 siti italiani pi visitati nel 2013 secondo il Ministero dei Beni e delle Attivit
culturali

GASTRONOMIA
La cucina campana una delle pi apprezzate al mondo potendo esportare
numerosi prodotti riconosciuti in ambito nazionale ed europeo. Essa presenta
tuttavia delle differenze tra le preparazioni culinarie delle singole province.
La sua cucina, facente parte della dieta mediterranea stata protetta
dall'UNESCO come patrimonio immateriale dell'umanit.

La pizza napoletana (Margherita)

LA PIZZA
Simbolo regionale (e nazionale) della cucina senza dubbio la pizza
napoletana, un tipo di pizza riconosciuto dall'Unione europea con il
marchio STG.
La sua preparazione, il suo impasto, la sua cottura, i suoi prodotti e la sua
presentazione in piatto sono stati dettagliatamente descritti in articoli ponendo
paletti a tentativi di imitazione del prodotto. Le sue varianti storiche sono
essenzialmente due: la pizza marinara, conpomodoro, aglio, origano e olio
extravergine di oliva; e la pizza Margherita, con pomodoro, mozzarella STG a
listelli, mozzarella
di
bufala
campana DOP a
cubetti
o Fior
di
latte, basilico e olio extravergine di oliva.
Nel 2011, la pizza napoletana stata presentata dall'Italia come candidata al
riconoscimento UNESCO come Patrimonio immateriale dell'umanit.
Irpinia - Colline dell'Ufita
L'olio extravergine di oliva Irpinia Colline dell'Ufita DOP presenta senza dubbio
caratteristiche organolettiche di grande pregio. di colore verde, se giovane,
fino a giallo paglierino, di diversa intensit. All'olfatto si rivela fruttato, con
piacevoli note erbacee e netti sentori di pomodoro acerbo, percepibili
distintamente anche al gusto; all'assaggio armonico, con intense, ma sempre
piacevoli ed equilibrate sensazioni di amaro e piccante, in armonia con l'elevato
contenuto in polifenoli.

L'acidit, inoltre, non supera il valore di 0,50%, con punteggio al panel test non
inferiore a 7. L'olio Irpinia Colline dell'Ufita DOP deve derivare per non meno
del 60% dalla variet Ravece (valore elevato all'85% per i nuovi impianti); per la
restante parte possono concorrere altre variet locali, quali l'Ogliarola, la
Marinese, l'Olivella, la Ruveia, la Vigna della Corte. Estremamente ridotto (non
pi del 10 %) l'apporto ammesso di altre variet non autoctone, quali il Leccino
o il Frantoio. Le tecniche di coltivazione degli oliveti sono quelle tradizionali
delle Colline dell'Ufita, che assicurano all'olio che ne deriva l'elevato e noto
pregio qualitativo. La raccolta viene effettuata entro il 31 dicembre di ogni anno
e le olive vengono molite entro due giorni dalla raccolta. La resa al frantoio non
pu eccedere il 20%. L'olio Irpinia Colline dell'Ufita DOP il risultato della
perfetta armonia tra ambiente, variet, capacit imprenditoriale e tradizione, che
in Irpinia risultano essere antichissime. L'area di produzione della DOP coincide
con quella di coltivazione delle variet pi pregiata dell'olivicoltura irpina e che
assurta a simbolo dell'olivicoltura di qualit: la Ravece. La Ravece una
cultivar di origine sconosciuta, ma almeno dal Cinquecento diffusa quasi
esclusivamente nel territorio ufita-arianese, componente privilegiata della dieta
mediterranea che in quest'area si caratterizza sul trinomio vino pane e olio. La
notevole presenza di note aromatiche e il suo gusto fruttato intenso fa
prediligere l'uso di quest'olio su piatti di una certa consistenza, come minestre a
base di legumi, gustose pastasciutte della tradizione irpina, zuppe, bruschette e
grigliate di carne. Essendo un prodotto di gran pregio per la sua categoria,
attraverso il riconoscimento della DOP potr essere conosciuto ed apprezzato
non solo a livello locale ma sui mercati nazionali ed internazionali.

DOLCI
TORRONE (DENTECANE DI PIETRADEFUSI, OSPEDALETTO
D'ALPINOLO, BENEVENTO, GROTTAMINARDA, SAN
MARCO
DEI CAVOTI)

Bab (napoletano )

Biscotti di Castellammare (Castellammare di Stabia)

Chiacchiere (tutta la regione)

Delizia al limone

Struffoli (tutta la regione)

Sfogliatella (Napoli)

Zeppole di San Giuseppe (tutta la regione)

Pastiera (tutta la regione)

Mustaccioli (tutta la regione)

Pantorrone (prodotto dalla ditta "Pantorrone Garofalo" di Pietradefusi)

Roccoc tutta la regione

Croccantino (San Marco dei Cavoti)

Torroncino di Roccagloriosa

Miele (tutta la regione)

Altri piati

Spaghetti alle vongole veraci


Altro
simbolo
della
cucina
italiana
sono
gli spaghetti,
con
i
quali Napoli rivaleggia con la Cina per la loro invenzione. La pasta in origine
veniva cotta lungo la strada in grossi pentoloni sempre pieni d'acqua bollente e
cosparsi con abbondante parmigiano, consumati con le mani.
Alcuni piatti tipici della cucina campana sono: il cardone (piatto tipico della
provincia di Benevento), la pasta con fagioli tipico della provincia di Benevento,
dell'alta provincia di Caserta e del napoletano, la parmigiana di

melanzane (piatto campano), l'impepata di cozze(Napoli), la caprese (Napoli),


la minestra maritata (Benevento), polpi 'alla luciana' (Napoli), spaghetti allo
scoglio (Napoli), pasta e fagliolicon le cozze (Napoli), i paccheri al rag (Napoli),
le melanzane al cioccolato (Salerno),
gli spaghetti
alle
vongole (Napoli),
la maccaronara(Castelvetere sul Calore - Avellino), i cruscchi (Salerno), il
mugnatiello (Benevento).

LINGUE E DIALETTI
Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua napoletana e Dialetti campani.
In Campania esistono quattro idiomi principali:
la lingua napoletana, parlata in tutto il territorio napoletano, e nella maggior
parte della Campania con qualche lieve variazione da comune a comune;
il dialetto cilentano, appartenente ai dialetti lucani, viene parlato nel Cilento;
il dialetto beneventano parlato nel Sannio;
il dialetto irpino in Irpinia.

MUSICA CLASSICA NAPOLETANA


Lo stesso argomento in dettaglio: Canzone classica napoletana.
Enrico Caruso
La canzone classica napoletana, le cui origini risalgono alla met del XIX
secolo, include il repertorio classico partenopeo che va dalla met
dell'Ottocento fino alla met del novecento. Le canzoni classiche infatti, scritte
da autorevoli poeti napoletani come E.A. Mario, Ernesto Murolo, Libero Bovio,
Cesare Andrea Bixio e Salvatore Di Giacomo, non deve essere confusa con le
moderne canzoni in dialetto napoletano le quali costituiscono pi
semplicemente il genere neomelodico. Quella storica partenopea, ha portato la
musica italiana ad essere tra le pi apprezzate e conosciute al mondo,
diventando un vero e proprio "marchio Italia" all'estero. Ancora oggi queste
vengono cantate nelle originali versioni o remixate adattandole ai tempi di

moderni. Tra le pi conosciute ci sono: Reginella (1917), Tu vuo' fa' l'americano


(1956), Era de maggio (1885), Core 'ngrato (1911), Marechiaro (1885),
Tammurriata nera (1944), Anema e core (1950), Dicitencello vuje (1930), 'O
sarracino (1956), 'O surdato 'nnammurato (1915), Torna a Surriento (1902) ed
infine una delle canzoni pi famose di tutti i tempi, 'O sole mio (1898).[38]
Diversi sono gli esponenti della musica mondiale che hanno eseguito almeno
una volta il repertorio classico napoletano. Si ricordano alcuni di essi: Enrico
Caruso, Luciano Pavarotti, Elvis Presley, Elton John, Domenico Modugno,
Claudio Villa, Andrea Bocelli, Jos Carreras, Placido Domingo, Frank Sinatra e
tanti altri.