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Francesco Caracciolo

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Sommario
Lintegrazione dellarcipelago migratorio in Occidente .............................................................................. 2
Come muore una civilt e come sta morendo la nostra ................................................................................. 4
Mali estremi..................................................................................................................................................... 6
La folle corsa ................................................................................................................................................... 8
Fabio .............................................................................................................................................................. 11
Onorata societ e societ onorata ................................................................................................................ 14
Banditi baroni e vicer nel regno di Napoli in et moderna ......................................................................... 20
Banditismo nel Mezzogiorno dItalia tra Rinascimento e Barocco. ............................................................... 23
Cattiva Stella .................................................................................................................................................. 24
La congiura antispagnola di Tommaso Campanella: delatori e persecutori. ................................................ 27
Fossa .............................................................................................................................................................. 28
Canti............................................................................................................................................................... 30
Satire e poemetti ........................................................................................................................................... 32

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Lintegrazione dellarcipelago migratorio in Occidente


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Parole chiave:
Arcipelago migratorio, integrazione, multiculturalismo, immigrazione, stranieri, Roma antica,
Paese, Italia, Occidente, Stati Uniti d'America, Unione Europea, societ occidentale,
multietnia, religione, cosmopolitismo, terrorismo, Islam.

Indice:
Introduzione.
I. Progetti e speranze.
II. Un esemplare precedente processo di disgregazione.
III. Nei secoli seguenti.
IV. Conseguenze durature.
V. Tra passato e presente.
VI. Popolazione e territorio nei paesi occidentali.
VII. Timori e dubbi.
VIII. Il pericolo.
IX. Il pericolo maggiore.
X. Integrazione.
XI. Quando sar troppo tardi.
Indice dei nomi
Indice analitico

Retro di copertina:
possibile lintegrazione nella societ occidentale di milioni di immigrati della pi
eterogenea estrazione e provenienza? Di quale integrazione parlano politici, intellettuali e
umanitari? Si riferiscono a unintegrazione formale o sostanziale? Si pu conseguire una
minima integrazione mediante la conoscenza della lingua e delle leggi? Nei paesi occidentali,
dalla Francia al Regno Unito, alla Germania, agli Stati Uniti, hanno avuto successo i progetti
di integrazione, di assimilazione, legualitarismo, il multiculturalismo, il metodo pluralistico
angloamericano e il metodo separatista tedesco? In questo libro lautore risponde a queste e
ad altre domande.

Da capitolo I
Grandi e crescenti difficolt assillano lOccidente e la sua civilt e fanno intravedere un
possibile sconvolgimento dellesistente, tale da distanziare molto lodierna societ occidentale
dalle sue tradizioni e dal suo passato. Negli Stati Uniti e in diversi paesi europei incombe il
crescente bisogno di ricorrere a milioni di immigrati per tenere alti il ritmo e il livello della
crescita economica. E il numeroso afflusso di unumanit eterogenea proveniente da ogni
parte del mondo ha effetti imprevisti e genera situazioni nuove e il conseguente timore per la
convivenza e per la sopravvivenza dellodierno stato di cose. Prima negli Stati Uniti e poi in
Europa quellafflusso ha generato la necessit di difendere e di proteggere la sussistenza della
propria identit, delle proprie radici, delle proprie tradizioni e delle proprie istituzioni. Non
stata certo una necessit universalmente avvertita. Anzi con la necessit di difendere lattuale
stato di cose si accompagnata la contagiosa euforia generata dalla persuasione di vivere
unepoca felice e proficua, toccata dalla fortuna di avere scoperto la globalizzazione: lepoca
della societ multietnica fonte di ricchezza, madre di molteplici culture e fucina di energie
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fisiche e spirituali. E pertanto, prima negli Stati Uniti e poi in Europa, si elogiato il nascente
modello multietnico. []

Da capitolo III
[] La societ di Roma antica continu a sopravvivere multietnica e multiculturale, ma non
riassunse mai la dignit di popolo. Rest intimamente estranea al significato della frase
senatus populusque romanus, che era stata sacra per il popolo romano dei secoli della
Repubblica. Durante lImpero la societ romana visse per forza dinerzia, senza ideali e senza
spinta propulsiva. Le istituzioni e il governo poggiarono sulle solide basi costruite nel passato
da un popolo operoso e sostanzialmente coeso e furono difesi non da una societ in
disfacimento, ma dallefficienza delle legioni, cio da una forza militare anchessa creata e
organizzata nel passato. La societ romana e italica dei secoli dellImpero era promiscua,
servile, senza nerbo, senza ideali e senza identit e non era in condizioni di difendere le
istituzioni e il governo.
Quando gli effetti della multietna e della prevalenza di immigrati e di loro discendenti si
andarono rivelando sempre pi evidenti e consolidati in una societ senza volto e senza storia,
le sorti delle istituzioni e di quel che restava dello stato romano erano segnate. []

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Come muore una civilt e come sta morendo la nostra


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Parole chiave:
immigrazione Italia, Europa, Stati Uniti, scontro civilt, sviluppo economico, Occidente,
clandestini, stragi, rivolte, Chiesa Cattolica, Islam, dialogo, musulmani, Roma antica,
integrazione, multietnia, disoccupazione, terrorismo, reislamizzazione.

Indice:
Introduzione.
I. Crescita economica illimitata.
II. Conseguenze.
III. Consumismo ed esigenze spirituali e umane.
IV. Il profitto per il profitto e la crescita della qualit della vita.
V. Lantidoto.
VI. Le identit.
VII. Reazione incomprensibile.
VIII. La colpa degli europei.
IX. Integrazione, sconvolgimento e sovrappopolamento.
X. Alle origini del ricorso dei musulmani al terrorismo e alle rivolte.
XI. Dalla mistificazione allevidenza.
XII. Reislamizzazione e conquista pacifica.
XIII. La fine ingloriosa di Roma antica.
XIV. Il lontano passato e il presente.
XV. La multietnia in America.
XVI. LOccidente multietnico.
XVII. La migrazione.
XVIII. La corsa sfrenata di alcuni paesi europei.
XIX. LItalia brucia le tappe e si affanna a ricuperare il ritardo.
XX. Dalla povert al benessere.
XXI. Un passaggio repentino che fece prendere il delirio.
XXII. Indifferenza e ottimismo.
XXIII. La prevalente assuefazione.
XXIV. Gli immigrati musulmani. Un caso a parte.
XXV. Scopi opposti e percorsi diversi.
XXVI. Certezza e prudenza dei musulmani in Europa.
XXVII. Conquista violenta, occupazione pacifica e illimitata tolleranza degli occupati.
XXVIII. Ecclesiastici e politici propendono per la tolleranza e il dialogo.
XXIX. Silenzi, sottigliezze bizantine e stragi.
XXX. Cause oggettive attribuite a stragi e a rivolte con accurati distinguo.
XXXI. Risalire la china
Indice dei nomi
Indice analitico

Retro copertina:
La migrazione di innumerevoli individui dai paesi arretrati sta assumendo il carattere di
invasione e di silente occupazione dei paesi ricchi, che si fanno invadere e occupare per
sostenere la crescita economica. I fatti rivelano che i paesi invasi riescono a conseguire
crescita e progresso nellimmediato, ma con conseguenze che preludono a futuri risultati da
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dovere evitare correggendo la causa che li genera. Per scongiurare quanto gli stessi fatti e
lesperienza di vicende del passato fanno temere, lautore di questo lavoro indica il rimedio da
porre e la via da prendere che non si presenta di facile accesso. Cerca di rendere accettabile la
necessit di imboccarla esaminando la situazione di alcuni paesi specialmente europei per
indurre a riflettere sugli imprevisti che pu riservare il futuro.

Da capitolo XXIX
Molti politici, mentre fanno a gara per elogiare i pregi e i vantaggi della societ multietnica,
non si curano proprio di cercare di rispondere al quesito che tacitamente e distrattamente si
pongono i cittadini. E non c cittadino, non solo in Italia, che non si chieda dove possa
andare a sboccare il cammino intrapreso dal proprio paese. Un cammino di cui, del resto, si
pu intravedere il tracciato se ci si ferma solo un momento a riflettere sulle stragi negli Stati
Uniti, in Spagna e nel Regno Unito, sulle rivolte in Francia e sulle minacce allItalia e ad altri
paesi. Nella quasi totalit, i politici italiani non dicono che il numero degli immigrati
destinato ad aumentare e a divenire incontrollabile se si continua a ricorrere al loro apporto
per sostenere la crescita economica del paese. Non spiegano che il loro afflusso inesauribile
perch i poveri nel mondo sono miliardi e, finch sapranno che lOccidente ricco accessibile
e ha bisogno di manodopera, si riverseranno senza interruzione sulle sue spiagge e nelle sue
contrade fino ad essere eccessivamente numerosi. Gli stessi politici non prevedono neppure
che, a quel punto, il terrorismo non sar pi un mezzo necessario per prevalere, perch il
numero degli immigrati cresciuto a sufficienza, oltre a produrre inevitabili conseguenze
negative come la nuova criminalit, le stragi e le rivolte, imporr le proprie scelte e il varo di
leggi che riflettano le esigenze dei propri componenti, il loro modo di essere e i precetti della
loro religione. Il loro numero costituir parte notevole del contesto sociale in cui la
convivenza sar forse sopportabile finch le istituzioni saranno in grado di contenerne la
prevedibile conflittualit e di attenuare gli effetti della trasformazione, cio fino a quando non
muteranno anchesse.

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Mali estremi
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Parole chiave:
Consumismo, crescita economica, decrescita, crescita zero, Chiesa Cattolica, religioni
monoteiste, impero romano, profitto, benessere spirituale, droga, aberrazione sessuale,
violenza giovanile, povert, solidariet, Oriente musulmano, Cristianesimo.

Indice:
Introduzione.
I. Il circolo vizioso.
II. Effetti della crescita.
III. La ricetta del benessere materiale e spirituale.
IV. Lerto sentiero.
V. Alla scoperta di una causa nascosta.
VI. Il mostro invisibile.
VII. Crescita economica e progresso umano e civile.
VIII. Chi deve fare?
IX. Dove sfociano il malcostume e la degenerazione.
X. La stretta connessione

Retro copertina:
Perch nei Paesi avanzati dellOccidente la popolazione attiva non riesce a sostenere la
crescita economica? Perch si ricorre a tanti stranieri della pi eterogenea provenienza per
sopperire allinspiegabile carenza di manodopera, creata da disoccupazione fittizia degli
autoctoni e da denatalit? Perch politici e prelati raccomandano e predicano lobbligo
dellaccoglienza di nuovi venuti mentre i nativi occidentali mal sopportano la loro presenza e
i loro comportamenti? Quali sono le cause dellinsostenibile stato di cose che si creato, che
si aggrava sempre pi e che potrebbe sfociare nello sconvolgimento sociale, nel
sovrappopolamento di angusti territori, nellirreparabile trasformazione e nel crollo della
societ e della civilt dellOccidente? Che ruolo hanno gli eccessi, il malcostume e
laberrazione sessuale? A queste e ad altre domande lautore risponde in questo libro.
Da capitolo III:
[] sembra che molti politici, molti cronisti e molti prelati che predicano la sobriet dei
gaudenti e la solidariet verso i derelitti, si siano svegliati allimprovviso allinizio del
duemila da un lungo sonno durato due millenni. Che cosa hanno fatto in passato per sovvenire
innumerevoli poveri indigeni, conterranei e connazionali, e per pretendere la solidariet verso
di loro? Che cosa hanno fatto se si esclude qualche forbito discorso di solidale comprensione,
qualche formale considerazione compassionevole?
Eppure, in quei molti secoli, la miseria era diffusa e la fame si tagliava con il coltello e gli
infelici poveri, disgraziati, affamati e ammalati erano numerosissimi e formavano la massima
parte della popolazione dei paesi civili, cattolici e cristiani, in cui vivevano e operavano
prelati e privilegiati. Per constatare ci, non il caso di andare lontano e troppo indietro nel
tempo. Che dire della miserabile condizione di innumerevoli individui che, nei paesi della
civile Europa, soffrivano la fame e sopportavano le inenarrabili fatiche e i soprusi e le
angherie di pochi privilegiati e subivano maltrattamenti, peggio delle bestie, anche nelle

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carceri? Che dire della persistenza di queste condizioni disumane tra lindifferenza generale?
[]

Da capitolo VI:
[] Gli adulti non riescono a capire e a spiegare le azioni inconsulte di molti giovani. Non
comprendono perch in numero crescente i giovani si drogano, commettono atroci delitti
anche contro i loro genitori, reagiscono violentemente ad ogni occasione, fanno la guerriglia
dentro e fuori gli stadi, formano la folla di violenti che protestano ad ogni occasione, si
uniscono in gruppi armati per uccidere e distruggere in nome di un loro modello di giustizia.
Fanno tutto ci con la rabbia in corpo e con la ferma persuasione di dovere lottare per
annientare un nemico che loro identificano nelle istituzioni e nei loro rappresentanti.
Nessuno pu dire se tanti giovani, in numero crescente, ricorrono alla violenza per sfogare la
propria insoddisfazione e la propria inquietudine oppure per combattere, con lunico mezzo
che hanno, un nemico molto pi grande di loro oppure per evadere da una propria intima
sofferenza, cio da uno stato patologico in cui sono. []
A questo punto si dovrebbe cercare al di l delle cause che appaiono prossime ed immediate;
si dovrebbe guardare al di l delle apparenze nel tentativo di scoprire la ragione di quanto
avviene, di quanto misterioso e resta incomprensibile. Si dovrebbe fare questo per cercare di
capire come sia stato possibile che, in pochi decenni o in qualche generazione, i genitori
abbiano cessato di esercitare ogni influenza sui figli e i maestri la propria autorit sugli
scolari. Come sia stato possibile che in cos poco tempo il comportamento di molti giovani sia
divenuto inspiegabile e spesso mostruoso [].
Solo cercando in profondit e partendo da certi presupposti si pu scoprire la necessit di
guardare altrove. Solo cercando nel recondito modo di vivere e nelle abitudini dei singoli, si
pu scoprire lorigine della loro malattia.
un compito assai difficile, molto pi difficile di quanto sia quello di indicare la
responsabilit della famiglia, della scuola o del bisogno []

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La folle corsa
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Parole chiave:
Schengen, Dublino, immigrati, profughi, sbarchi migranti, Libia, Africa, Mare nostrum,
Triton, aiuti umanitari, respingimenti, accoglienza migranti, blocco navale, diritto d'asilo,
terrorismo, mediterraneo, Italia, Unione Europea, Maastricht, Amsterdam

Indice:
1. Accadde in Italia nel secondo decennio del duemila.
2. Precedenti esperienze nella Comunit europea.
3. Ladesione dellItalia incapace di difendersi.
4. Da Maastricht ad Amsterdam.
5. La seconda legge sullimmigrazione.
6. La terza legge sullimmigrazione crescente.
7. Il capestro Dublino.
8. La folle corsa.
9. Limmutato percorso seguito dallItalia, Dublino III.
10. Mare Nostrum, il Mediterraneo e lUnione Europea.
11. Il reato dimmigrazione clandestina.
12. LItalia, facile approdo di migranti, continua ad invocare lintervento dellUnione.
13. Nellestate 2014 opinioni, polemiche, progetti e resistenze.
14. Triton, il difficile part.
15. In quarantanni.
16. Dal Mediterraneo.
17. Verso il peggio a forza di sofismi.
18. Terrorismo e immigrazione.
19. Migranti e profughi.
20. Diritto dasilo e mutate condizioni .
21. Allarme e appelli alla calma. Intervento militare o azione diplomatica?
22. Accoglienza ad ogni costo.
23. Blocco navale e respingimenti.
24. La difesa proibita.
Indice dei nomi

Retro copertina:
Vuoi sapere che folle corsa ha fatto l'Italia accogliendo e ospitando fino a riempire le sue citt
e le sue contrade di immigrati di ogni provenienza, di diverse etnie e di decine di fedi
religiose (20 a Milano)? Leggendo questo libro potrai scoprire che cosa si sarebbe potuto e
dovuto fare e si potrebbe fare e non si fatto e si continuato a non fare. Potrai pure scoprire
con quale leggerezza e superficialit e indifferenza si giunti quasi al collasso.
Da testo:
"[...] Era chiaro che lItalia doveva salvarsi, se potesse ancora farlo. Non potendo contare
sullapporto di altri Stati, dovrebbe agire da sola mobilitando tutte le sue forze e rompere i
lacci giuridici che si era legati al collo. Per fermare la deriva e impedire la totale invasione e
non potendo intervenire usando la forza per attaccare, l'Italia dovrebbe bloccare ogni accesso,

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respingere chiunque dal suo territorio e rinviare ai libici le persone che, bont loro,
spingevano gratuitamente verso la meta agognata [...]"

Da capitolo 1
Migranti continuavano a giungere in Italia per mare, per terra e per aria. Molti di loro
attraversavano le frontiere con regolare passaporto, altri entravano per vie illegali. In massima
parte non facevano ritorno. Il loro quasi ininterrotto afflusso per via mare si era intensificato
specialmente nel corso del 2013 e ancor pi del 2014 e del 2015. Barche, barconi, gommoni e
talvolta navi portavano dallAfrica migranti di ogni provenienza, nazionalit ed etna.
Giungevano in Italia sovvenuti in mare, aiutati e accompagnati da navi della Marina italiana.
Sbarcavano sulle sue coste meridionali e insulari, affollavano centri di assistenza, pi o meno
accoglienti ma insufficienti e sovraccarichi. Molti sfuggivano al controllo e si disperdevano in
contrade e citt. Formavano un esercito, una massa di gente di cui non si conosceva il numero
e, tanto meno, la natura e la condotta. Molti si facevano sfruttare da speculatori senza scrupoli
per sopravvivere, molti altri si davano al malaffare ed erano autori di incalcolabili danni alla
societ. In gran numero clandestini vagavano, bivaccavano, delinquevano, lavoravano in nero
e si confondevano con i circa 6 milioni di immigrati regolari in parte cittadini italiani e in
parte stabilizzati in Italia, pari a circa l8 % della popolazione.
La presenza nel Paese di tanti immigrati era eccessiva ed era divenuta insopportabile. A
differenza di altri Stati dellUnione Europea che avevano avuto e avevano bisogno di
importare manodopera, lItalia aveva avuto e aveva esuberanza di forza lavoro, che nel 2014
in parte restava disoccupata e in parte alimentava un nutrito flusso di suoi cittadini autoctoni
emigranti specialmente verso la Germania. Nel 2013 era emigrato un italiano su quattro fra i
35 e i 49 anni di et (Rapporto AIRE, Anagrafe degli Italiani residenti allestero). Le risorse
dello Stato, che era stato sempre tollerante verso i nuovi venuti, erano al lumicino.
Nellestate 2014 esponenti del governo lamentavano che le spese destinate al mantenimento
delloperazione Mare Nostrum, che dallottobre 2013 aveva avuto il compito di soccorrere i
migranti nel Mediterraneo e farli giungere in Italia, erano insostenibili. E secondo la stima
fatta nel settembre 2014 e confermata dal ministro dellEconomia, le spese per loperazione
marittima insieme con quelle per il soggiorno dei migranti in Italia erano state circa un
miliardo di euro in dodici mesi. Ad esse si dovevano aggiungere quelle effettuate per riparare
i danni non quantificabili che la conflittualit generata dalla presenza e dalla condotta di tanti
nuovi venuti provocava alla comunit nazionale e allo Stato in termini di contrasti, di
illegalit e di sconvolgimenti sedati con il costoso impiego della forza pubblica Erano spese
eccessive per un Paese oberato e con uneconomia in crisi. E si poteva dire che fossero
insopportabili, anche se taluni altruisti sostenevano che un Paese civile come lItalia dovrebbe
vergognarsi se desse importanza a quelle spese destinate a sovvenire bisognosi.
In quei frangenti in cui era evidente limpossibilit di continuare a far fronte ad altri impegni e
ad altre spese, lafflusso di migranti continuava e secondo alcune previsioni sarebbe cresciuto.
Stando a precise informazioni dei servizi segreti fornite nel settembre 2014, solo in Libia
quasi un milione di persone sarebbero pronte a salpare per lItalia. E gi nel mese di aprile
2014 il funzionario del Viminale Pinto, in unaudizione al parlamento, aveva dato lallarme
indicando la saturazione del sistema di accoglienza in Italia e la presenza di 800.000 africani e
asiatici sulle coste libiche pronti a partire per lItalia. Queste sue indicazioni, definite
allarmistiche dal Premier italiano, non influirono sullindifferenza generale. Lopinione
pubblica era assuefatta al progredire della situazione di emergenza. Il numero degli immigrati,
in continua crescita da tre decenni, era andato aumentando ancor pi negli ultimi due anni.
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Mentre era cresciuto dell8,3 %, di 395.000 persone, nel 2013 rispetto al 2012 (Eurostat;
Istat.), e ancor pi nel 2014 rispetto al 2013, erano andate decrescendo le risorse e la capienza
del Paese. Il numero dei suoi abitanti, 61 milioni circa, era eccessivo, e alto era il numero dei
suoi disoccupati, il 12,3% della popolazione nel giugno 2014 (Istat, 31 giugno 2014), mentre
era in media il 10,8% nei 28 Stati dellUnione Europea (Eurostat). Con il crescente numero
degli immigrati si accompagnarono e crebbero disadattamento di molti di loro, sfruttamento,
violenze e conflitto sociale.

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Fabio
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Parole chiave:
societ, istituzioni, costituzione, leggi, dispotismo, libert, felicit, destino dell'uomo, Tropea,
Catanzaro, Reggio Calabria, Gerace, Napoli, Tommaso Campanella, rivolta antispagnola,
Turchi, amore, amicizia, Fabio Furci, Maurizio de Rinaldis.

Indice:
1 . A Guardavalle Fabio Furci si incontra con gli ospiti il 4 luglio 1599.
2 . La cena in casa di Lucio. Liniziazione.
3. La rivelazione del progetto. La congiura, Ladesione e limpegno di Fabio.
4. Il racconto di Maurizio de Rinaldis: Sinan Bass, capitano della flotta turca, le sue gesta, il
suo impegno. La fine della cena e dellincontro.
5. Il congedo e la partenza di Fabio da Guardavalle. Lavventuroso viaggio alla volta di
Tropea attraverso le Serre.
6. La riunione con due amici di Tropea nella casa di campagna di Fabio. La loro adesione.
7. Unimpresa giovanile di Fabio allorigine della sua latitanza.
8. Fermi proponimenti di fare proseliti.
9. Lincontro con Livia.
10. Il grande amore: ostacoli e proibizioni.
11. Il gruppo cresce di numero. Difficolt di acquisire altri partecipanti al progetto.
Considerazione sulla societ.
12. Gli amici si riuniscono pi volte nei mesi di agosto e di settembre. Improvviso arrivo di
Tonio Imbesi dal versante orientale della regione. Notizia del fallimento della congiura per la
delazione di due congiurati.
13. Progetti sul da fare.
14. Fabio a cena con i suoi familiari nella casa paterna.
15. Lansia e le domande di Livia. Larrivo di Orazio Paparatto, incalzato dagli sgherri del
marchese Spinelli. Rifugio dei sei amici nel convento di San Francesco.
16. Il convento cinto dassedio. I rifiuti del padre priore di consegnare i rifugiati agli
assedianti. La curia vescovile difende il diritto dasilo. Accordo del vescovo con i persecutori.
Consegna dei rifugiati.
17. Gli sgherri non tengono fede allimpegno preso con il vescovo. Portano via i sei giovani,
sottraendoli al tribunale ecclesiastico. Delusione e malcontento in curia. Dolore e rabbia
dellabate Stefano.
18. Dolore e disperazione di Livia. I prigionieri a Monteleone e poi nel castello di Gerace.
Carcere e processo sommario.
19. In carcere: le riflessioni di Fabio.
20. Partenza da Gerace, viaggio e arrivo nella spiaggia di Pizzo. Imbarco sulle navi di
centinaia di prigionieri l convenuti. Incontro con Maurizio. Riflessioni di Fabio, incatenato
con molti compagni nella stiva di una delle navi.
21. Fabio e Maurizio discutono del fallimento della congiura e della loro mala sorte.
22. Scoperte fatte da Maurizio nei mesi di prigionia. Considerazioni sulla societ,
sullefficacia delle riforme, sulle leggi, sulla natura umana.
23. Ultime riflessioni di Fabio ancora incatenato nella stiva della nave. Arrivo della piccola
flotta nel golfo di Napoli. Ingresso delle navi nel porto. Esecuzione delle condanne. Morte di
Fabio, di Maurizio e di altri giovani congiurati.
Indice
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Retro copertina:
- Vedi, Fabio, continu a dire Maurizio quanto ho cercato di spiegarti si pu dire in
poche parole [...]: C' una forza nella vita umana che, oppressa, si contrae ma resiste e si
rafforza; se lasciata libera, si snatura e deperisce. [...] se non si eccede da una parte, si
eccede dall'altra [ed] difficile evitare l'eccesso e mantenere l'equilibrio con il giusto mezzo.
[...] l'uomo non soffre solo perch subisce l'oppressione della tirannia di un [despota] o di pi
o meno occulti prevaricatori, ma anche perch egli stesso pu farsi vittima del proprio
libertinaggio.

Da capitolo 9
[] I due giovani si erano conosciuti per caso e, poco tempo dopo, avevano iniziato un
rapporto non mai interrotto. La frequenza dei loro incontri era il segno di un legame intimo
che non dava adito a dubbi o a sospetti. Si erano incontrati due anni prima. La ragazza aveva
allora quattordici anni. In un pomeriggio del mese di gennaio percorreva la viuzza che
passava davanti alla casa di campagna di Fabio. Tornava al paese dalla campagna. Pioveva a
dirotto. Un ammasso cupo di nubi nel cielo sprigionava continue saette e faceva presagire
linasprirsi del temporale. Il vento sbatteva la pioggia obliqua e la ragazza riusciva a
camminare a stento. Vedeva appena davanti a s la striscia bianca della via che stava
percorrendo. Era tutta inzuppata. La maglia che le copriva il busto, la lunga gonna di lana e la
mantellina pure di lana, che dalle spalle aveva trasferito sul capo, grondavano acqua.
Camminava protesa in avanti per vincere la forza del vento. Non si accorse dellarrivo in
senso inverso di un cavallo e di un cavaliere. Era Fabio che si recava nella casa di campagna.
Da una certa distanza il giovane vide la ragazza grondante acqua e malconcia e, quando le fu
vicino, per farsi udire in mezzo al frastuono di quella bufera, le disse forte che lavrebbe presa
in groppa. Ella alz il capo, vide il giovane che le gridava dallalto del cavallo, intu lofferta
che le faceva e annu con un cenno. Si fece quindi aiutare a salire su, davanti a lui.
Il paese era lontano e la ragazza aveva subito bisogno di soccorso. Fabio decise di percorrere
il miglio di distanza che lo separava dalla propria casa di campagna e diresse il cavallo in
quella direzione. Quando vi giunsero Fabio smont da cavallo, aiut la ragazza a scendere e la
fece entrare in casa. Le offr subito una casacca e una tunica che lui indossava in certe
occasioni. Indic alla ragazza presa dal freddo una stanzetta attigua allo stanzone in cui erano
e le disse che poteva andare l a cambiarsi gli indumenti inzuppati. Accese quindi il fuoco nel
camino. Era urgente vincere il freddo che si faceva sentire di pi con lacqua addosso.
Occorreva pure asciugare i propri vestiti e le vesti che la ragazza avrebbe dismesso. Quando
lei riapparve Fabio not la straordinaria bellezza della fanciulla. I panni provvisori che aveva
indossato e i capelli inzuppati e cadenti sulle spalle la rendevano proprio attraente. Fabio
vers vino in due calici e ne offr uno a lei, che aveva cominciato ad asciugarsi i capelli. []

Da capitolo 21
[] Vedi, Fabio, il potere rivela a tutti i livelli e con frequenza la propria arbitraria
condotta. Se tu offendi o solo contrasti, pure senza volerlo, un individuo potente, devi
aspettarti la sua vendetta. Egli temibile, anche se persona che non vale molto, e diviene
infallibile se affiliato a una setta, se a capo di una fazione, se un importante cliente che
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pu contare sulla protezione o un adepto che pu fare affidamento sullapporto di una


congrega organizzata. Caro Fabio, tu devi ancor pi temere la sua dura reazione se lo disturbi
o se solo lo osservi mentre sta con la testa dentro la greppia, perch in tal caso egli far in
modo che tu sia punito a tutti i costi; e che tu lo sia pi severamente di come si punisce un
delinquente che danneggia il prossimo e la convivenza civile. Il potente che tu hai urtato
mobilita la consorteria o la conventicola cui appartiene, corrompe il magistrato e il pubblico
ufficiale, fa travisare la tua condotta e fa inventare prove inesistenti. Ottiene cos la tua
condanna, mentre resta indifferente o si mostra indulgente verso i reati di un delinquente; e,
anzi, non di rado, giunge a farli minimizzare e a farne trascurare la gravit se lopera di quel
delinquente gli pu essere utile. Sappi dunque continu Maurizio che per non incorrere in
gravi punizioni non tanto importante essere innocente, quanto invece indispensabile non
avere urtato un individuo potente, un membro di consorteria, un affiliato a conventicole,
specie se intento ad accudire ai propri loschi affari per conservare il potere. E devi pure
sapere che spesso, per questo viziato comportamento umano, soccombono i migliori.
Periscono coloro che danno un effettivo contributo al progresso civile ma sono dintralcio alle
mene del parassita o del superbo e dellarrogante. Muoiono cio quanti sono dostacolo a chi
giudica e comanda, a chi infligge la punizione restando nellocculto e manovrando fili che
non appaiono. []

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Onorata societ e societ onorata


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Parole chiave:
Camorra, mafia, ndrangheta, sacra corona unita, gardua, setta segreta, associazione
fuorilegge, criminalit organizzata, Cervantes, societ civile, istituzioni, colletti bianchi,
privilegi, magistratura, nepotismo, corruzione, universit, massoneria.

Indice delledizione integrale:


I. ONORATA SOCIET
Introduzione
I. La gardua
II. Dalla gardua allonorata societ
III. Arbitrio e reazione. Banditismo e criminalit organizzata
IV. Camorra, mafia, ndrangheta. Gli incunaboli
V. Scopi, mezzi e codice donore dellassociazione mafiosa
VI. Mafia e feudo
VII. Prima e dopo leversione della feudalit
VIII. Nella societ borghese
IX. Il genitore inanimato
X. Alla ricerca delle origini
XI. Prime tracce di misfatti
XII. Lassociazione mafiosa si adegua alle opportunit
XIII. La mafia siciliana prima a correre
XIV. La camorra e la ndrangheta emulano la mafia
XV. La ndrangheta fa il sorpasso
XVI. Mafia vecchia e mafia nuova
XVII. La cosca, occulto nucleo vitale di un organismo mostruoso
XVIII. Mafia, capitale e impresa
XIX. Capitalisti e capitalisti mafiosi
XX. Imprenditori e imprenditori mafiosi
XXI. Mafia e ceti sociali
XXII. Strumento dei ceti dominanti o dei diseredati?
XXIII. Mafia e potere
XXIV. Condizioni oggettive e condizioni soggettive
II. SOCIET ONORATA
XXV. Gli altri
XXVI. Mentalit diffusa e sopraffazione mascherata
XXVII. Sopraffattori e sopraffatti
XXVIII. Settari pi o meno noti
XXIX. I non violenti
XXX. Lalterit pacifica e intransigente
XXXI. Prevaricazione e reazione nel passato e nel presente
XXXII. Duplice condotta arbitraria. Comune derivazione.
XXXIII. Colletti bianchi e coppole storte
XXXIV. La parte sana e la parte malata del corpo sociale
XXXV. Chi gener Caino?
XXXVI. Il duplice obiettivo
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INDICI
Indice dei nomi
Indice analitico
Indice del volume

Indice delledizione ridotta:


ONORATA SOCIET
Introduzione
I. La gardua.
II. Dalla gardua alla camorra
III. Camorra, mafia e ndrangheta. Gli incunaboli
IV. Scopi, mezzi e codice donore dellassociazione mafiosa.
V. Alla ricerca delle origini.
VI. La mafia siciliana prima a correre
VII. La camorra e la ndrangheta emulano la mafia.
VIII. La ndrangheta fa il sorpasso.
IX. Mafia vecchia e mafia nuova.
X. La cosca, occulto nucleo vitale di un organismo mostruoso.
XI. Mafia e potere
SOCIET ONORATA
XII. Mentalit diffusa e sopraffazione mascherata.
XIII. Settari pi o meno noti.
XIV. Lalterit pacifica e intransigente.
XV. Duplice condotta arbitraria. Comune derivazione.
XVI. La parte sana e la parte malata del corpo sociale.
XVII. Chi gener Caino?
XVIII. Il duplice obiettivo
Indice del volume

Retro copertina:
L'associazione mafiosa perseguita e talvolta duramente colpita, ma continua a sussistere, a
resistere e a reclutare affiliati. Qual la causa della sua vitalit e della sua capacit di
resistenza e di aggressivit? stato insufficiente o male indirizzato lo sforzo fatto dalle
istituzioni per debellarla? Per trovare la risposta a queste e ad altre domande del genere
l'autore ha esaminato le origini, la crescita, la costituzione e il carattere dell'associazione
fuorilegge e, non avendo trovato esaurienti spiegazioni, ha scavato in profondit, al di l di
quel che di solito si osserva. Ha trovato nella societ civile la fonte del reclutamento di tanti
affiliati e la causa del radicamento di un'associazione tanto perniciosa, della sua vitalit e
della sua capacit di reclutare e di sussistere nonostante tanti ostacoli e tanta persecuzione.

Dal testo

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[] Nel passato la criminalit organizzata fu sempre una minaccia. Specie in alcuni anni della
seconda met del novecento, parve avere la meglio sulle istituzioni. I suoi traffici illeciti
nazionali e internazionali aumentavano e i suoi crimini non avevano limiti. Sembrava che con
la violenza si fosse appropriata del territorio e del controllo di ogni attivit. Con le sue
imprevedibili scorribande colpiva eminenti rappresentanti delle istituzioni, illustri tutori della
legge e fedeli servitori dello Stato. I suoi rapporti illeciti coinvolgevano individui e gruppi di
ogni estrazione e partiti di ogni orientamento. E in quegli anni prevaleva la convinzione che si
fosse giunti al crepuscolo delle istituzioni, dello stato di diritto, delle leggi e della giustizia.
difficile credere che il pericolo che incombeva allora sulle istituzioni e sulla societ fosse
minore o uguale a quello che giunse poi, nel primo decennio del duemila, dalle locali violenze
della camorra e dagli episodici delitti e dai traffici organizzati della ndrangheta.
Eppure nessuno allora fece delle singole stragi o dei singoli episodi di violenza che
esplodevano qua e l loggetto di un libro apocalittico. Quei fatti criminosi non produssero
allora tanta meraviglia quanta ne produssero altri misfatti alcuni decenni dopo. Come se le
violenze della camorra nel Napoletano fossero novit assolute dei primi anni del duemila,
eventi inauditi mai accaduti, imprevisti e imprevedibili, e non fossero un saggio di altri
numerosi e pi aberranti fatti criminosi, ben pi organizzati, temibili e pericolosi, commessi
prima. Come se specie nella seconda met del novecento non ci fosse stato in molta parte del
Mezzogiorno un permanente clima di guerra; un crescente conflitto tra mafia e istituzioni, in
cui caddero illustri e coraggiosi magistrati, giudici e numerosi servitori dello Stato; in cui la
complicit e la connivenza tra mafia e rappresentanti dei poteri pubblici erano occulti ma
consueti e parve vacillare la certezza del diritto e la fiducia nelle istituzioni.
La criminalit organizzata una conoscenza di vecchia data e la societ e le istituzioni non
hanno bisogno di conoscere altri suoi crimini. Della descrizione di quei suoi crimini sono
colmi innumerevoli volumi. Molti autori e molti inquirenti se ne sono occupati ogni volta che
in qualche luogo o in qualche zona o citt si sono verificati fatti criminosi. Nel primo
decennio del duemila lattenzione si volse specialmente a sporadici crimini commessi da
individui indisciplinati e feroci componenti di alcuni clan della camorra. Pertanto mi parso
superfluo occuparsi ancora una volta di che cosa fanno le associazioni criminali presenti nel
Mezzogiorno. Non ho ritenuto importante raccontare che la criminalit organizzata in
combutta e in complicit con amministratori pubblici, con politici e con imprenditori. Ho pure
fatto a meno di spiegare che la malavita nostrana ricorre al reclutamento di delinquenti
stranieri e insegna loro lo sperimentato modo di agire per vivere illecitamente seminando
morte e distruggendo quel che resta di un paese in dissoluzione.
In realt assurdo credere che si possa conoscere e combattere la criminalit organizzata
rievocando allinfinito i suoi crimini gi da tempo conosciuti anche nei particolari. Al
contrario, fondamentale scoprire le cause che lhanno fatta esistere e sussistere e che la
fanno continuare a delinquere e a insegnare a delinquere. E questa necessit mi ha indotto a
[].

Da capitolo IV edizione ridotta, capitolo V edizione integrale


probabile che assai presto lassociazione abbia avuto nelle sue file affiliati di riguardo,
baroni, nobili cittadini e ricchi proprietari. Dapprima si sar trattato di casi isolati, che si
fecero sempre pi frequenti e che divennero alquanto numerosi nel corso dellottocento. Dopo
leversione della feudalit, attuata nel 1806 nel Mezzogiorno e nel 1812 in Sicilia, la giustizia
in gran parte non fu pi amministrata dai feudatari e dai loro ufficiali e giudici, ma da
burocrati e da magistrati regi, che estesero a tutti gli ambiti il loro potere giurisdizionale, fino
allora limitato a unesigua parte del territorio e agli ultimi e pi elevati gradi di giudizio. Il
barone non fu pi possessore di uno o pi feudi, cio titolare di un istituto di diritto pubblico.
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Pertanto non esercit pi ufficialmente il potere locale. Perse lautorit che si era fino allora
accompagnata con il ruolo ufficiale che aveva svolto. Non influ pi con il peso della sua
funzione sulla gestione dei suoi possessi e dei suoi beni, che egli aveva in parte fino allora
concessi in affitto, quasi sempre in modeste quote. Non ebbe pi uomini armati e bravi al suo
servizio, che in veste legale e illegale avevano difeso s e i suoi averi. Dopo leversione della
feudalit, egli affittava in grandi dimensioni beni e terre di cui era proprietario a pochi
individui che avevano i mezzi per gestirli in proprio. Di quei beni e di quelle terre ne facevano
richiesta elementi del ceto benestante, in parte ex suoi affittuari o ex suoi fattori arricchiti, che
avevano acquisito una solida posizione sociale ed esercitavano autorit sulla popolazione e sui
contadini. Non era sorprendente che molti o pochi di quei benestanti e grandi affittuari fossero
nelle file dellassociazione e si giovassero del suo ausilio. E si pu credere che, prima di loro,
altri benestanti e affittuari si fossero affiliati alla setta segreta.
Non peregrino sostenere che, nel tempo e un po per volta, nellassociazione si introdussero
elementi che ne mutarono lindole e la fisionomia. E che per queste acquisizioni la setta and
smarrendo parte dellantica severit e della segretezza, mentre conserv pi a lungo il formale
cerimoniale, i segreti riti e i vecchi simboli. Considerando il carattere che ha assunto tra la
seconda met del novecento e i primi anni del duemila, si pu dire che la setta mutata
profondamente in circa due secoli, cio da quando nei primi anni dellottocento si sono
verificate le sue prime manifestazioni. La sua fedelt alla tradizione e il suo rigore originario
andarono diminuendo, mentre and rivelando la sua presenza e specialmente ogni volta che
dovette integrarsi nei profondi mutamenti della societ civile. Da strumento di difesa la setta
divenne lentamente strumento di partecipazione attiva agli affari, ai soprusi dei potenti e ai
vantaggi derivanti dallesercizio del potere.
Si pu dunque dire che il cambiamento del carattere dellassociazione non fu una novit degli
ultimi decenni del novecento. Il cambiamento avvenne nel tempo, parecchie volte. E ogni
volta si verific unevidente alterazione del costume e si attenu il rigore originario; e tutto
ci avvenne ogni volta che aument la partecipazione della setta allattiva realizzazione di
lucro e di concreti vantaggi, conseguiti con la stessa violenza che era stata usata prima a fine
di difesa. Fu poi naturale che, in unassociazione frantumata in migliaia di cosche, il codice
donore e le norme da esso prescritte [].

Da capitolo XVII (edizione ridotta), da capitolo XXXV (edizione integrale)


[] In realt quel cambiamento dellassociazione mafiosa non solo era stato indicato da
alcuni decenni, ma non aveva nulla di sorprendente. Era un ennesimo adeguamento
dellassociazione mafiosa alle condizioni delleconomia, della societ e delle istituzioni. E si
poteva considerare parte della trasformazione della societ civile, di una trasformazione non
rara e antica quanto il mondo. Parte cio di una trasformazione determinata dal trasferimento
di ricchezza realizzata con mezzi illeciti nel circolo di uneconomia del tutto legale; di una
trasformazione determinata dal mutamento di artefici di quella ricchezza illecita in rispettabili
capitalisti e imprenditori.
E si pu rinvenire un significativo precedente di questo mutamento senza andare troppo
lontano nel passato. Nel decimo e nellundicesimo secolo della nostra era, il capitale che
proveniva dal malaffare, dal contrabbando, dalla pirateria contribu notevolmente a
trasformare leconomia chiusa e prevalentemente di autoconsumo, di scambi in natura e con
scarso impiego di moneta, in uneconomia aperta, di rapporti commerciali e finanziari. I
detentori del capitale realizzato con mezzi illeciti e violenti divennero allora conduttori di
traffici e autori di investimenti del tutto legittimi, capitalisti e ricchi proprietari rispettabili e
legalmente inseriti nella societ feudale in disfacimento e attivi promotori del rinnovamento

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delle sue istituzioni. Da fuorilegge, pirati e contrabbandieri divennero cittadini onorati,


borghesi, fautori di riforme progressiste.
Fu questo un precedente esemplare, che pu essere indicativo, mutatis mutandis, del quieto
mutamento di status che ebbero sempre, prima e dopo quellepoca, capitali illeciti e capitalisti
fuorilegge. Non si vede dunque che novit sia e che sorpresa possa destare la trasformazione
dei mafiosi arricchiti in rispettabili borghesi. Certo si pu temere che i mafiosi arricchiti e
divenuti borghesi continuino a comportarsi come affiliati allassociazione e a usare la
violenza per continuare a condurre i propri affari e a esercitare i propri traffici. Si pu ritenere
che la mafia, divenuta borghesia, continui a fare in seno alle istituzioni, sotto le ali delle leggi
e sotto gli occhi dei tutori dellordine, quanto fece sempre. Ma ci che si teme e si sostiene
con tanta certezza, ha poco riscontro nella realt. I mafiosi che si inserissero nelle istituzioni e
nella societ civile impiegando alla luce del sole i loro capitali accumulati, non sarebbero pi
mafiosi, affiliati allassociazione fuorilegge, ma sarebbero borghesi e si comporterebbero
come tali. Non avrebbero pi necessit di ricorrere alla violenza per arricchirsi, ma
opererebbero nella societ civile, nel rispetto formale della legalit Si comporterebbero come
tanti altri borghesi. E come i borghesi che, al loro nascere nel passato, dismisero di fare i
pirati, di darsi al contrabbando e di svolgere attivit illecite e furilegge, cos i mafiosi,
divenuti borghesi, smetterebbero di essere affiliati allassociazione e sarebbero legittimi, attivi
e produttivi componenti della societ civile.
Non dunque ai mafiosi divenuti borghesi che si deve guardare. Cercare di capire questa loro
trasformazione o ostacolarli nel loro nuovo stato comporta uno sforzo che si pu ritenere
inutile. Quel che bisogna capire e impedire a monte; ci che rende possibile lesistenza di
tanti fuorilegge e la persistenza delle loro azioni violente e del loro arricchimento.
Ha dunque poca importanza sapere che gli affiliati allassociazione mafiosa si arricchiscono e
si imborghesiscono; che alcuni di loro sono stati presenti in importanti logge massoniche; che
lassociazione talvolta esegu il mandato di servizi segreti deviati, agenti in ossequio alle
direttive di eminenti politici; che, nella sua occulta funzione di sicaria, assassin integerrimi
magistrati non allineati e valorosi membri delle forze dellordine; che mafia e mafiosi furono
complici di politici e di amministratori e influenzarono e spesso guidarono il potere locale e
nazionale mediante il controllo di parte notevole del consenso elettorale. Tutti ne furono e ne
sono a conoscenza e, nonostante ci, non servito a nulla. Anzi la gente si stancata di
sentire ripetere che lassociazione mafiosa condiziona il potere politico ed economico,
controlla parte notevole degli elettori e, per conseguenza, degli eletti a tutti i livelli e
determina molte loro deliberazioni.
Quel che non si riesce a capire e a spiegare la causa di tutto ci. Ovvero per quale arcano
mistero lassociazione mafiosa pot fare, fece e continua a fare tutto questo, nonostante le
disquisizioni sul suo conto e i provvedimenti repressivi. Ed quello che si deve capire, per
scoprire il punto vulnerabile e colpire a morte. Ed quello che si cercato di scoprire in
questo libro.
La conclusione cui si giunti rivela lesistenza di un mostro indefinibile, subdolo, sfuggente e
difficilmente perseguibile. Un mostro assai diverso da quello che fu finora raffigurato e che si
cerc di abbattere. Il mostro che finora pot fare, fece e continua a fare tanti incalcolabili
danni e che usc sempre pressoch indenne da ogni colpo apparentemente mortale, non
unentit astratta, una generica e fantomatica associazione che cambia pelle, che si trasforma,
che gestisce i propri affari direttamente o tramite mediatori. Non unassociazione che, qua e
l, si rivela pi o meno centralizzata e che si indentifica con una cupola o con alcuni capi pi
o meno primule rosse. al contrario un gran numero di cellule, di cosche o famiglie, di ogni
dimensione, presenti in centri abitati e in rioni di grandi citt. un insieme di cosche
autonome e autogestite da affiliati convinti di potere e di dovere; e soprattutto di avere il
monopolio del malaffare da cui trarre lucro e di dovere imporre, in contrasto con lo Stato, il

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proprio arbitrario diritto di condizionare e controllare quanto avviene sul territorio che
ritengono di loro competenza.
questo il mostro dalle mille vite da colpire e da annientare. E non si potr mai colpire a
morte e annientare se la repressione si volge qua e l, dove di volta in volta si manifestano gli
eccessi del crimine e del malaffare. Non si deve []

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Banditi baroni e vicer nel regno di Napoli in et moderna


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Carlo V, vicer di Napoli, Pietro di Toledo, Sanseverino, marchese Carrafa, Pacheco, Alcal,
Granvelle, Alessandrino, conte di Miranda, Mondejar, Marco Berardi, Marco Sciarra,
Olivares, conte di Lemos, Ossuna, Monterrey, duca di Medina, Oate, Castrillo

Indice:
Abbreviazioni
Prefazione
Introduzione
1. Prima e dopo la perdita dellindipendenza
2. Il crescente malessere
3. Il governo forte
4. Le prime contraddizioni
5. Provvedimenti drastici e recrudescenza del banditismo
6. Lostacolo ai buoni propositi
7. Il persistente rigore
8. Le continue contraddizioni. DallAlcal allOlivares.
9. Le grandi bande
10. Lultima grande banda
11. Comitive di fuorilegge
12. Formazione ed estrazione sociale
13. Fazioni, bande e banditi
14. Il diritto di asilo
15. Baroni e banditi
16. Ribellione e repressione dal Toledo al Mondejar.
17. Inasprimento della repressione
18. Nuova tattica repressiva
19. Il rimedio peggiore del male
20. Regie udienze, uditori e ufficiali
21. Dissesto finanziario, debito pubblico e ripercussioni sociali.
22. Esigenze contrastanti
23. La calma apparente
24. Malcostume e abusi del clero nei primi decenni del seicento.
25. Disfunzioni degli uffici e arbtri degli ufficiali
26. Alienazione di diritti, uffici e prerogative ai baroni
27. Persistente alienazione dei mezzi del potere ai baroni
28. Banditi e congiure
29. Crescente sconvolgimento
30. Le tacite rinunce dei vicer dal terzo decennio del seicento
31. Gli estremi limiti del dissesto e delle difficolt del governo
32. Rivolte, repressione, congiure e banditi
33. Dopo la rivolta del 1647
34. Persistente disfunzione e crescente corruzione
35. Aumento della ricchezza, degli arbtri e del potere effettivo dei baroni
36. Baroni, popolo e governo nella capitale
37. Banditi, baroni, congiure e vicer
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38. Lopposto processo


39. Pretese del clero e arbtri e violenze nei feudi
40. Aumento della ricchezza occulta e delle sue fonti
41. La mutata efficacia dei provvedimenti repressivi
42. Fattori oggettivi e soggettivi
43. Potere, societ e banditismo
Appendici
I vicer di Napoli (1503-1707)
Il vicer, Pedro Fernndez de Castro, conte di Lemos, al consiglio dItalia e al sovrano, 28
dicembre 1611
Indice dei nomi

Retro copertina:
Si pu dire che la povert e le altre cause oggettive siano state le minori e non sempre cause
determinanti del banditismo e di ogni forma di violenza. E ci si pu constatare anche
osservando che in molte societ e in molti paesi c e ci fu povert, e spesso molta povert,
ma non banditismo e violenza. Pi che lenorme divario tra le fortune di pochi ricchi e
lestremo bisogno di molti poveri furono la prevalente arbitraria condotta e la disinvolta
violazione delle leggi che produssero disperazione, malessere sociale, reazione e ribellione. E
larbitraria condotta non fu solo di pochi privilegiati, baroni e benestanti, ma fu anche di
mercanti, di ufficiali e magistrati, i cui eccessi e la cui corruzione resero insopportabile
lesistenza di gran parte della popolazione, e degli stessi prevaricati e sopraffatti i quali,
quando furono in condizione di reagire, prevaricarono e sopraffecero, a loro volta, i pi deboli
di loro.

Da capitolo 9
[] In lui, come in ogni altro bandito e in ogni altro capo di banda grande e piccola, non
cerano scopi politici e nemmeno mire di rivendicazione sociale. Cera certo un impeto di
forza e di intelligenza, provocato anche dal bisogno represso di manifestarsi e imporsi
rompendo il guscio delle convenzioni sociali e delle pastoie del potere costituito. Cera il
bisogno di uscire dal groviglio di strettoie che mortificavano la capacit, lintelligenza e
liniziativa.
Per soddisfare questo impellente bisogno, Marco Berardi divenne bandito, capo di banditi e re
Marcone. Durante quattro anni capeggi la banda pi numerosa non solo allora, in quei
decenni del cinquecento, ma in tutto il tempo in cui, prima e dopo di allora, nel Mezzogiorno
impervers il banditismo. In particolari momenti metteva insieme fino a 1500 uomini. Di
solito aveva sede sui monti della Sila, dove teneva il suo governo e, alloccorrenza, un vero e
proprio consiglio di guerra. Amministrava giustizia ed esigeva tributi. Retribuiva i suoi
uomini con nove scudi al mese, che era una paga doppia di quella che percepiva allora un
soldato del re di Spagna. Poneva taglie sulla testa dei capitani incaricati dal governo vicereale
di perseguirlo e rilasciava salvacondotti in sostituzione di quelli ufficiali rilasciati dal governo
regio, di cui i viaggiatori erano in possesso.
Nel 1563, davanti alla citt di Crotone, affront e sconfisse in battaglia le altrettanto numerose
truppe regie, che gli erano state inviate contro. Ma il successo clamoroso che riport in
quelloccasione, fu di breve durata, il principio della fine. La battaglia vittoriosa era costata al
nemico la perdita di oltre cinquanta uomini. Ne andavano di mezzo il prestigio e lautorit
delle forze regie. Il vicer, duca di Alcal, dovette correre ai ripari e il 16 agosto di quello
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stesso anno invi in Calabria una spedizione di truppe regie molto pi numerosa di quella
precedente con a capo il marchese di Cerchiara.
Era una spedizione eccezionale, assai agguerrita e troppo forte per non distogliere la banda
calabrese da ogni velleitario proposito di potervi resistere. Re Marcone si rese conto di non
poterla spuntare contro un esercito forte di migliaia di uomini. Era evidente che lo scontro
avrebbe prodotto solo inutili perdite. Decise di evitarlo. Sciolse la banda e diede cos modo ai
suoi uomini di frazionarsi in piccoli gruppi o di tornare ai propri paesi e alle proprie case e
mimetizzarsi e nascondersi per sfuggire alla dura e capillare repressione che sarebbe seguita.
[]

Da capitolo 14:
[] Molti ecclesiastici fornivano rifugio a banditi e delinquenti nelle chiese, nei conventi,
nei luoghi pii, nelle curie diocesane e negli stessi palazzi di vescovi e cardinali. Facevano
passare quellospitalit e quel rifugio per un loro diritto. Abusandone senza limiti,
accoglievano e sottraevano alla persecuzione banditi e delinquenti di ogni specie,
ricoverandoli e ospitandoli nelle chiese e nei luoghi religiosi (3). Pur essendo evidente che
quella consueta loro pratica contrastava con gli sforzi che faceva il governo regio per
combattere il banditismo, la consideravano indiscutibile. Clerici a tutti i livelli, i pi alti
prelati e la santa sede la difendevano con accanimento e con tutti i mezzi.
Gli ecclesiastici esercitavano cos un diritto di cui godevano da vecchia data e di cui si erano
sempre avvalsi. Lospitalit che, in base al diritto dasilo, essi avevano dato in passato a
fuggiaschi e a disperati per sottrarre tanti di loro allarbitraria persecuzione, al sopruso e
allingiustizia, era stata una manifestazione di ossequio allo spirito evangelico e di umana
piet, anche se aveva limitato lesecuzione delle leggi. Nel corso del cinquecento
quellospitalit divenne una pratica tanto diffusa, frequente e abusata da non potere essere pi
legittimata dal diritto dasilo, n spiegata con la fedelt al vangelo e con lumana piet. Si
trasform in ricettazione, in evidente arbitraria protezione, in un colossale abuso che la Chiesa
continu a coprire con il diritto dasilo di cui godeva. Il rifugio che nei luoghi religiosi si dava
in tal modo a un gran numero di banditi e fuorilegge, divenne una pratica che produceva la
reazione delle autorit laiche, specialmente regie, ma non destava stupore nella gente ormai
abituata ad osservare il continuo evidente deterioramento dei costumi del clero. Allora non
sfuggiva a nessuno che molti dei numerosissimi ecclesiastici avevano una mentalit e un
modo di fare non diversi da quelli dei banditi e sapevano come comportarsi nei loro confronti
e come trattare con loro. Alcuni ecclesiastici si trovavano nel proprio elemento facendo i
banditi, capeggiando una comitiva e commettendo violenze e reati di ogni genere.
Uno di essi []

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Banditismo nel Mezzogiorno dItalia tra Rinascimento e Barocco.


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Da capitolo III
[] A met del cinquecento la dura persecuzione che cera stata negli anni precedenti aveva
reso evidente lefficacia delle forze repressive e la vulnerabilit e la debolezza dei banditi
sciolti o riuniti in piccoli gruppi. Aveva fatto constatare che banditi e fuorilegge, anche se
molto numerosi, non avevano possibilit di difendersi ed erano destinati a soccombere e ad
essere sopraffatti dalle ingenti forze del governo se fossero rimasti isolati, se non si fossero
uniti in grandi gruppi. La persecuzione era divenuta sempre pi organizzata. Nelle province
non solo giungevano ogni anno nutrite spedizioni di compagnie di gente darmi, ma
esistevano da anni
agguerrite squadre di persecutori stabili alle dipendenze delle regie udienze e delle autorit
locali. Gli attacchi di tanta forza organizzata dovettero rivelare ai numerosi banditi, di solito
sciolti o uniti in gruppi di pochi individui, la necessit di difendersi meglio per potere
continuare a delinquere. E in quegli anni della met del secolo quella necessit fu tradotta nei
fatti.
La prima grande banda che lasci traccia di s era capeggiata da un pastore di nome Galera.
Era alquanto numerosa e, in alcune occasioni, giungeva fino a duecento uomini. Batteva
specialmente le campagne e i monti della Calabria settentrionale. Trovava occulto sostegno e
tacita protezione nei territori di alcuni feudi e specialmente in quelli dei feudi del principe
Sanseverino di Bisignano. Dalla seconda met degli anni quaranta al 1554 aggred e
saccheggi, irruppe nei centri abitati e sfugg ad ogni persecuzione; anzi si difese
efficacemente da ogni attacco. Forn il suo apporto alle congiure allora tentate in alcuni feudi
e a quelle fomentate dal principe di Salerno e dai suoi sostenitori. Divenne un pericolo per le
istituzioni. Gli uomini che la componevano, si scioglievano nei momenti difficili o trovavano
rifugio nei boschi e sui monti.
La banda di Galera scorse le campagne e saccheggi le citt negli anni in cui il Toledo, con i
suoi provvedimenti repressivi, fece catturare e giustiziare migliaia di banditi. Continu a
delinquere anche dopo la morte del Toledo, come fecero numerosi altri gruppi di fuorilegge. E
il successore del Toledo, il cardinale Pacheco, nel 1553 continu a perseguirla con linvio di
spedizioni di compagnie di gente darmi e con limpiego di squadre di campagna. Ma come
era accaduto in tanti anni ai persecutori inviati dal Toledo, anche la caccia ordinata dal vicer
Pacheco non ebbe successo. Nel corso del 1553 la banda continu a delinquere e, come aveva
fatto negli anni precedenti, sfugg ad ogni persecuzione. Fu un caso fortuito a segnare la sua
fine. In pieno inverno dellanno successivo, 1554, nei mesi in cui di solito tacciono la guerra,
la pirateria, il banditismo e la persecuzione, la banda molto ridotta di numero si imbatt in
alcune squadre di campagna delludienza provinciale e nelle compagnie darmi del
governatore della Calabria, Carlo Spinelli, conte di Seminara, il quale se ha dado tan buena
maa nel perseguire il bandito. Nello scontro la banda fu dispersa e il Galera fu ferito e
catturato. Cessava cos di riunirsi e di esistere almeno nelle dimensioni della grande e temibile
banda. Il Galera fu condotto a Napoli e divenne un ostaggio prezioso, trattato con ogni cura
per ordine del governo, che si aspettava di ottenere da lui importanti informazioni sulle
congiure in quegli anni ordite nel regno e sulle trame dei congiurati, di cui si supponeva che il
bandito fosse a conoscenza. Indipendentemente dalle rivelazioni che poteva fare, la sua
cattura fu di enorme importanza, un evento straordinario, tanto che il vicer Pacheco il 29
marzo 1554 comunicava al sovrano leccezionale successo che aveva avuto essendo
finalmente le forze regie riuscite a catturare il pi famoso e insigne bandito che si era avuto
nel Regno da molti anni in qua. [].

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Cattiva Stella
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Parole chiave:
Mezzogiorno Italia, Romanzo, Novecento, Terremoto, Saga Familiare, Amore, Famiglia.

Indice:
1. Fossa, marzo 1908. Nascita delle gemelle Caterina e Nunziatina. Alcune vicende della
famiglia Gennaro.
2. Donna Carmela Arcuri in Gennaro. La famiglia patriarcale da cui proveniva. Il marito. La
morte dei figli. Il terremoto del 1908.
3. La nascita di Francesca, la morte del padre, la saggezza di donna Carmela.
4. Linnamoramento. Caterina adolescente e il giovane Vincenzo Caruso che si procura le
necessarie referenze e ottiene di fidanzarsi con lei.
5. Altri pretendenti. Minacce. Supposizioni e timori di Vincenzo. Caterina aggredita e ferita.
6. Le nozze. I rapporti con i parenti. Gli sposi a Verrino, il paese di Vincenzo.
7. La dimora degli sposi. Il primo figlio e la sua morte per limperizia di un sedicente medico
e gerarchetto fascista. La malevolenza e le falsit di un concorrente di Vincenzo, come lui
commerciante.
8. La cieca ostinazione del concorrente. Il passato e gli eccezionali requisiti di Vincenzo.
9. La sposa e i familiari di Vincenzo.
10. Nascita di Francesco, il secondogenito. Difficolt nel commercio specialmente dopo il
1929. Vincenzo scongiura il fallimento riuscendo a concludete un vantaggioso concordato con
il quale riduce notevolmente il debito verso due grandi mulini di Genova e di Venezia.
11. Nunziatina e i suoi diversi corteggiatori. I lauti guadagni, le abitudini disordinate e
leccessiva prodigalit di uno di loro.
12. 1929, a Fossa: rapimento di Nunziatina. Disperazione della madre. Caccia ai rapitori.
Permanenza della rapita, del mandante e degli esecutori in una casa di campagna.
13. Conclusione del rapimento. Ritorno in paese della rapita e del mandante, loro convivenza,
separazione e inimicizia. Visite e mediazione dei parenti. Matrimonio. Malattia e contagio.
Riconciliazione degli sposi con i familiari.
14. A Verrino, linvidioso concorrente diffonde falsit e cerca di assoldare un sicario per fare
uccidere Vincenzo. Ottiene un rifiuto. Vicende di Domenico, fratello maggiore di Vincenzo.
15. Il concorrente accumula altra invidia e altro odio. Si esercita sparando ai topi. Del suo
inspiegabile accanimento un amico d a Vincenzo una lunga ed erudita spiegazione.
16. 4 marzo 1933. Vincenzo non va a Fossa, a una festa nuziale, esce di casa per passare
qualche ora con gli amici. In piazza, tra la gente, sta appostato il concorrente che d sfogo al
suo odio uccidendo Domenico e Vincenzo e trova la morte.
17. Disperazione dei congiunti, generale costernazione e sdegno per quel feroce e
incomprensibile delitto.
Indice

Retro di copertina:
Caterina aveva appena compiuto sedici anni e da tempo si era fatta avvenente, quando un
giorno accadde qualcosa che sconvolse le sue tranquille abitudini di vita. Nel negozio entr un
giovane che non si era mai visto prima. Forse era stato informato dellavvenenza e della
bellezza della ragazza ed era l per questo. O forse si era trovato per caso a passare e aveva
avuto il desiderio di acquistare un po di carne di bue. Fatto sta che ordin un taglio di filetto,
attese che gli fosse detta la somma da pagare e porse un biglietto da venticinque lire. Nel 1924
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era un biglietto che si vedeva raramente in circolazione, forse non si vedeva mai in quegli
anni di deflazione o si usava solo nelle grosse contrattazioni. Caterina prese il biglietto e lo
pose sul bancone ... rivissuta una complessa vicenda che si svolge nei primi decenni del
novecento in alcune contrade del Mezzogiorno dItalia. I fatti narrati e i personaggi rendono
vivo e attraente il particolare e difficile ambiente in cui si muovono.

Da Capitolo 4
[] Caterina aveva appena compiuto sedici anni e da tempo si era fatta avvenente, quando
un giorno accadde qualcosa che sconvolse le sue tranquille abitudini di vita. Nel negozio entr
un giovane che non si era mai visto prima. Forse era stato informato dellavvenenza e della
bellezza della ragazza ed era l per questo. O forse si era trovato per caso a passare e aveva
avuto il desiderio di acquistare un po di carne di bue. Fatto sta che ordin un taglio di filetto,
attese che gli fosse detta la somma da pagare e porse un biglietto da venticinque lire. Nel 1924
era un biglietto che si vedeva raramente in circolazione, forse non si vedeva mai in quegli
anni di deflazione o si usava solo nelle grosse contrattazioni. Caterina prese il biglietto e lo
pose sul bancone, and in una stanza retrostante e torn subito dopo, cont quindi il resto da
dare con molta rapidit, posando a una a una banconote e monete sul piano di marmo. Come
fece la madre, rispose al saluto che il giovane rivolse loro mentre si accingeva a uscire dal
negozio. Pens e, poco dopo, disse alla madre che quel giovane aveva voluto constatare come
ella se la sarebbe cavata nel calcolare e nel dare il resto di quel biglietto. Insomma, le
sembrava un test, un sondaggio: il giovane aveva voluto accertare il suo grado di bravura e di
prontezza nel fare il conto e nel dare il resto di quel biglietto di grosso taglio. Disse questo
alla madre, ma non riusc a nascondere il colpo che aveva ricevuto da quellapparizione. La
madre se ne accorse, ma non diede a intenderlo. Era il primo segno di ammirazione per
qualcuno che notava in quella sua figlia piuttosto distaccata. E in realt la ragazza avvertiva
qualcosa che non aveva mai provato prima, ma non confessava neppure a se stessa di sentire
nascere in s un improvviso sentimento. Tuttavia si sorprendeva a rimproverarsi di non essere
stata meno riservata e di non avere fatto capire a quel giovane che lo ammirava. Chiss
diceva tra s se torner pi. Se venuto per vedere me e per sondare il terreno e le mie
capacit, posso non essergli riuscita simpatica. Forse avevo la mia solita espressione
indifferente, che lo ha scoraggiato e lo consiglier a non farsi pi vedere. [ ]

Da capitolo 5
[]Il compaesano elegante passava molte volte al giorno davanti al portoncino della casa di
Caterina. La ragazza, quando puliva la scala e il pavimento dellingresso, apriva il portoncino
per fare uscire la polvere che si sollevava. Il compaesano approfittava di quei pochi istanti e
gettava dentro, nellingresso, un biglietto contenente certo la sua proposta amorosa. Ma
appena il biglietto toccava il pavimento, la ragazza con un colpo di scopa che aveva in mano
lo rimandava fuori con la violenza che lindisposizione e lo sconcerto imprimevano alle sue
braccia e alla ramazza. Era un affronto imperdonabile per chi teneva alla propria reputazione
di malandrino vedere giacere il proprio biglietto sul marciapiede, rigettato insieme con la
polvere e la poca immondizia. Era troppo! Era vero che era stato lui a provocare quella
reazione. Era stato lui a tentare di seguire quella via nella speranza di catturare con le buone
maniere la ragazzina ben formata e con una buona dote. Ma quel gesto di buttar fuori il
proprio biglietto lo rendeva ridicolo. Gli toglieva il marchio di individuo senza scrupoli,
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feroce e implacabile, che tanto timore incuteva in molti paesani e tanto autorevole lo aveva
reso tra molti altri gaglioffi. Il fallimento dei suoi tentativi tutte le volte che li ripet in
seguito, lo indispett sempre pi. Fece quindi ricorso a un mezzo efficace per catturare la
preda e per riabilitarsi agli occhi dei colleghi e dei paesani. Decise di rendere la ragazza non
pi appetibile e di costringerla cos ad accettare lui come fidanzato e marito.
Una sera del mese di maggio, sullimbrunire, Caterina era appena uscita dalla chiesa ed era
sulla via per tornare a casa. In quella stradetta che stava percorrendo, di solito poco
frequentata, cerano in quel momento alcune persone che avevano seguito la funzione
religiosa. Lei era in compagnia di Francesca, che familiari e parenti chiamavano Cilla, la
sorella minore. Il compaesano si trovava poco distante impalato lungo la stradetta e guardava
davanti a s. Stava immobile in quella posizione come se fosse in attesa di qualcuno o se
volesse osservare i passanti. La ragazza insieme con la sorella doveva passargli vicino per
seguire il proprio cammino. Quando ella fu a poca distanza, egli, con una rapidit e maestra
straordinarie, fece un balzo verso di lei, allung il braccio e si protese in avanti. Teneva tra le
dita della mano destra un rasoio aperto con la lama luccicante agli ultimi sprazzi di luce.
Afferr con la mano sinistra lomero destro della ragazza e affond il rasoio da un []

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La congiura antispagnola di Tommaso Campanella: delatori e persecutori.


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Parole chiave:
congiura antispagnola, delatori congiura Campanella, persecutori congiura Campanella,
delatori Biblia DiLauro, persecutori Xarava, Spinelli, Morano, Catanzaro Reggio Tropea

Indice:
I. Monaco, filosofo e congiurato
II. Congiurati, delatori e persecutori
III. I timori, la discolpa e i meriti della citt di Catanzaro
IV. I meriti e le richieste dei persecutori
V. I due delatori
VI. Punizioni e vendette
VII. In attesa della ricompensa
VIII. Persistente timore di denunce e vendette
Indice dei nomi

Retro copertina:
Il giovane [Giovanbattista Biblia] restava a Catanzaro e denunciava senza remore e senza
titubanze un progetto di congiura contro il potere costituito, pur sapendo che quel potere
sarebbe stato inesorabile e feroce nel reprimere i molti congiurati e concittadini che egli
tradiva. Fece questo per denaro e per ottenere un titolo: per ricavare un utile che contrastava
con lo scopo del programma che si era riproposto di realizzare poco tempo prima.
incomprensibile che egli abbia potuto fare questo [...].

da capitolo VIII.:
[] Notevoli o modeste che fossero le sue dimensioni e i suoi effetti, la congiura mobilit la
partecipazione di individui di ogni condizione sociale, dal mercante al barone,
allecclesiastico, al prelato, al bandito. Fu come il passaggio di un turbine silenzioso che
scosse quanti erano pi esposti e sensibili alle novit. Lasci di s il ricordo di avere smosso
le acque chete in superficie ma torbide e agitate nel fondo. Cost la morte crudele di molti
idealisti, specialmente giovani. E nella citt di Catanzaro la sua scoperta aggiunse turbolenza
a turbolenza e aliment le vendette e gli omicidi occulti. Accrebbe il timore che aveva la citt
di perdere quanto aveva conquistato. Con mezzi inconsistenti e con uno scopo assai vago, la
congiura e i congiurati tentarono di attuare, nel modo praticamente possibile, un pensier
grande di Tommaso Campanella, che il filosofo aveva concepito sotto la spinta della sua
personale reazione alle amare esperienze giovanili, delle cognizioni astrologiche e della
constatazione del malessere sociale e del diffuso malcontento popolare.

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Fossa
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Parole chiave:
Fossa, Villa San Giovanni, seta grezza, Ruffo, Scilla, filande, gelso, Tropea, Aldobrandino,
Caracciolo Rocco Antonio, Campo Calabro, Cannitello, Aspromonte, Fiumara di Muro.

Indice:
Avvertenza
Introduzione
1. I baroni di Fiumara di Muro.
2. Dalla baronessa Di Francesco al principe Ruffo.
3. Il feudo e il suo territorio. Da Fossa a Villa San Giovanni.
4. Risorse e luoghi religiosi.
5. La terra e il casale. Abitanti, amministratori e ufficiali.
6. Possessi feudali e propriet private.
7. Investimenti e concessioni.
8. Crescente rendimento dei beni e delle aziende.
9. Diverso aumento della rendita e del profitto.
10. Lintraprendenza della principessa Ruffo e la fraudolenta gestione degli erari del feudo.
11. Landamento della produzione nel seicento.
12. Unopinione particolare.
13. Larricchimento dei baroni.
14. Allorigine del potere e dellarricchimento dei baroni.
INDICE DEI NOMI

Retro copertina:
analizzato un caso indicativo, uno dei tanti, di ci che avvenuto nel seicento in un feudo
del Mezzogiorno dItalia. Al contrario di quel che stato sostenuto risulta che non ci fu
rifeudalizzazione e diminuzione della produzione, ma ........

da capitolo 3:
[] Come vedremo, nel seicento le famiglie Caminiti, Lofaro, Marra e tante altre avevano
coltivato direttamente modesti lotti di terra feudale ottenuti in affitto e in enfiteusi e avevano
lavorato seta a domicilio. Nel settecento i loro discendenti avevano accresciuto i possessi che
avevano ereditato e avevano ampliato le attivit produttive. Nel corso dellottocento i
successori di costoro impiantarono filande munite di caldaie e azionate da numerosa
manodopera. Le loro attivit e la grande opportunit che offriva la zona, ormai con un fitto e
capillare tessuto produttivo composto anche di 44 filande tra Acciarello e Cannitello nel 1847,
attrassero capitalisti forestieri. Come i filandieri locali, i nuovi imprenditori, spinti dal vento
della rivoluzione industriale che soffiava in Inghilterra e poi in Europa dalla fine del
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settecento, investirono competenze e capitali nella costruzione e nella conduzione di nuove e


grandi filande meccanizzate. Nella seconda met del secolo le redditizie attivit in quella zona
crebbero notevolmente. Adriano Erba, milanese, Thomas Hallam e il nipote Edward J. Eaton,
inglesi, la famiglia Florio di Palermo si associarono con imprenditori del luogo e
impiantarono filande a caldaia in imponenti edifici in cui si svolgeva il lavoro di centinaia di
persone. Estesero gli investimenti ad altre attivit, al commercio di cereali e allesportazione
del prodotto serico. Crebbe notevolmente la struttura produttiva in quella zona e, con essa,
crebbe il numero degli abitanti di Fossa ora Villa San Giovanni, che da 240 circa allinizio
degli anni ottanta del settecento divennero 6650 allinizio del novecento.
Nelle molte filande sparse in tutto il territorio, da Azzarello a Cannatello, migliaia di
operai, in gran parte donne che giungevano dallentroterra, lavoravano in enormi stanzoni
dallalba al tramonto e producevano il semilavorato. Tanta attivit e tanto fermento erano
andati crescendo sia per levoluzione di piccoli produttori a domicilio divenuti filandieri, sia
per gli investimenti di capitale che fecero imprenditori stranieri, come linglese. E linglese
lasci il segno. Nella parte centrale del territorio di Villa San Giovanni impiant una grande
azienda, dai cui molti stabilimenti prese il nome una strada ad essi adiacente, allora la via
principale del paese, a calata ru ngrisi, la discesa dellinglese, poi via Garibaldi.
Tutta quella contrada era da tempo il maggior polo manifatturiero dei pochissimi che cerano
nellottocento in tutta la regione. Continu ad essere tale finch tir la domanda del prodotto
proveniente anche dallestero. Quando la domanda cominci a diminuire dallinizio del
novecento fino a cessare per la concorrenza di altri prodotti, quel polo di industrie grandi e
piccole scomparve. Restarono grandi edifici vuoti e alti e robusti fumaioli. Le maestranze, i
proprietari e i conduttori di aziende grandi e piccole non seppero innovare, cercando almeno
di scoprire qualche altra attivit sostitutiva in cui investire i capitali che avevano realizzato.
Da tempo erano divenuti percettori di rendita, destinatari di ingenti utili derivanti da aziende
molto redditizie, che prosperavano per lelevata domanda ed erano condotte da maestranze e
manodopera a basso costo in locali e con strumenti impiantati dai loro avi nel settecento e
nellottocento. Quando tutto ci venne meno, alcuni di loro lasciarono il denaro accumulato
nelle banche, molti lo sperperarono in cavalli, carrozze, ville e prostitute e altri comprarono
terre e costruirono imponenti case padronali. Vissero di rendite di giardini e vigneti finch la
manodopera fu abbondante e poco costosa e il basso costo del lavoro rese possibile un
margine di rendita tale da soddisfare gli alti consumi cui si erano abituati. E quando tutto ci
venne meno dopo i primi decenni del novecento, le rendite si assottigliarono sempre pi e loro
non seppero mai neppure tentare di investire le risorse di cui disponevano in nuove attivit
produttive. Consumarono quanto avevano nelle loro dimore padronali e inveirono contro la
mala sorte e contro il governo. Molti loro eredi, dei quali alcuni divennero pubblici funzionari
sfogarono il malcontento ereditato dai loro avi contro coloro che riuscivano nellimpresa e
progredivano nella societ. [].

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Canti
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Parole chiave:
natura, Big Bang, bue, mare, onda, bosco, uomo, Terminillo, potere, libert

Descrizione:
I canti, in prevalenza di versi endecasillabi e settenari, hanno contenuti molto vari:dal nulla al
cosmo, alla natura, all'uomo e ai suoi pregi e difetti.

Indice:
1. Lievi e grevi
I. La penna
II. Le foglie
III. Lesplosione
IV. La natura e luomo
V. Lultimo confine
VI. Passione
VII. La pazienza
VIII. Leccesso
IX. Il cuculo
X. Londa
XI. Miliardi
XII. Lacervo
XII. Il volo
XIV. Il consumo
XV. Il cieco fato
XVI. La struttura
XVII. Il peggio
XVIII. Beni e potere
XIX. La slealt
XX. Lastuto
XXI. I vinti
XXII. Lavere
XXIII. Natura
XXIV. Lestraneo
XXV. Il pregio
XXVI. Nessuno
XXVII. Il cigno
XXVIII. Cosiffatto
XXIX. Libero
XXX. Il Terminillo
XXXI. Il bosco
XXXII. Cettina, la mia compagna
2. Su potere e libert
XXXIII. Fede e pensiero
XXXIV. Il privilegio
XXXV. Democrazia
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XXXVI. Potere occulto


XXXVII. Decadenza
XXXVIII. Conquistatori italiani del Novecento

Da Le foglie:
Dal vento mosse vibrano veloci
foglie a miriadi, chin su io guardo
con tremanti pupille come voci
di moribondi trafitti da dardo.
Mi danno il senso del perpetuo moto
sul fondo fermo dellazzurro cielo,
cha me appare uguale e immoto,
l dietro quello sfolgorante velo.
[]

Da Lesplosione:
Puntini appaiono luminosi
e, presto, di scintillii gioiosi
un manto riempie con la luna
del cielo la volta che pi simbruna.
Infiniti sono astri lontani,
chin me accendono pensieri vani
su limmensit, sul globo sperduto,
[]
Un senso di dolore
in me con torpore,
e cresce la tendenza
a dare consistenza
allardir chin me tace
quando divien audace.
Intanto, s vagando,
a me stesso domando:
perch sono io nato
con altri nel creato?
[]

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Satire e poemetti
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Parole chiave:
Descrizione:
Su individui e associati e su singolari aspetti del loro carattere e delle loro azioni in seno a
istituzioni, partiti e conventicole.

Indice:
TRA SCILLA E CARIDDI
1. Giudici e imputati
I. Il libero convincimento
II. Lequit universale, specialmente in tribunale
III. Giudice e pittore e leguleio adulatore
IV. Causidico e politicante, del popolo rappresentante
2. scalatori.
Tra logge, partiti, ateneo e foro,
percorso seguirono trionfale,
nella sicula citt del peloro,
alcuni anche nella capitale
V. La colpa
VI. Rossastro, professore, consigliere e rettore
VII. Sempre in salita: dal paesello ai pi alti siti, tramite consorterie e partiti
VIII. Laffiliato, i suoi congiunti e lor carriere
IX. Enzuccio, professore, avvocato e reggino rinomato
X. Dallaspromonte al peloro, avvocato e docente pi daltri sapiente
XI. Trimalchione, professore, preside, avvocato, senatore e giudice elevato
da Trinacria a Roma catapultato
XII. Calabrone, preside e professorone

TOGATI, MEDIA E FORO


ALLOMBRA DEL PELORO
XIII. Il giocatore togato al tresette fortunato
XIV. Legalit
XV. Learco, re provinciale, direttore di giornale
XVI. Prigioniero, del peloritano ateneo in commissioni, tra laureandi, relatori e dissertazioni

Da Calabrone, preside e professorone


Un tale calabrone di cognome
una specie duomo molto strana,
intelligente appena quanto e come
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basta per esser di razza umana.


[]
placido e uguale come un bove,
asseconda protettori e protetti,
e si fa strada, s, per ogni dove,
sol badando a divieti e paletti.
[]

Da Learco, re provinciale, direttore di giornale


Il foglio, che suole dare notizie
in una citt e in una regione,
banal permane e colmo di tristizie,
per lacume del direttor santone.
Influendo su partitini e logge,
questi la fa da signore e padrone,
assume le pi convenienti fogge
e abusa del mezzo onde dispone.
[]

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