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La Vergine Ferruzza e il culto mariano a Fucecchio in età medicea

Le vie degli archivi sono infinite, ma i viaggi che vi si possono intraprendere richiedono, oltre che competenze e volontà costante, anche una certa dose di intuizione. È proprio da una fruttuosa intuizione che Aurora Del Rosso è partita per iniziare il suo percorso all’interno della documentazione di età laurenziana e di quella dei decenni successivi conservata nel ricco archivio storico del comune di Fucecchio. Che la chiesa della Madonna della Ferruzza traesse nome non da una Fonte Peruzza, come affermava un’antica tradizione erudita locale, e nemmeno da un’improbabile “Signora” Ferruccia, come era stato insinuato in tempi più recenti, bensì da un podestà, Antonio Ferrucci, in carica a Fucecchio nel 1473, è stata la sua decisiva ispirazione che ha illuminato tutto il successivo percorso. Anziché brancolare nel buio dei copiosi (ma incompleti) registri delle deliberazioni del comune o tra le infinite liste dei pagamenti riportati nei quaderni dei tesorieri del secondo Quattrocento, la Del Rosso ha così potuto centrare l’anno in cui prese avvio la costruzione della Fonte “nuova Ferrucia”, per seguirne poi i successivi sviluppi con la realizzazione dell’affresco e del tabernacolo e infine la costruzione dell’oratorio, legata, a quanto sembra, anche ad alcuni miracoli attribuiti a quella sacra Immagine. Ma la ricerca è andata ben oltre: continuando il viaggio tra le carte di questo piccolo rinascimento fucecchiese, l’autrice ha potuto dipanare il filo che lega insieme la fioritura di tanti altri tabernacoli dedicati alla Madonna nati tra la fine del XV secolo e la prima metà del successivo. Non è certo, questo, un fenomeno singolarmente fucecchiese, ma non c’è dubbio che qui il culto della Vergine, già ben presente fin dal XIII secolo, si diffuse potenziandosi ben prima che fosse rilanciato, anche per volontà medicea, dopo il Concilio di Trento. Naturalmente la scoperta più importante, che fa emergere l’oratorio della Ferruzza dall’orizzonte locale a quello toscano, è la documentata attribuzione dell’affresco della Vergine a un giovanissimo Filippino Lippi, ma anche la datazione della realizzazione di altri tabernacoli e dipinti della Madonna, spesso nuclei originari di chiese fucecchiesi tuttora esistenti, arricchisce in modo decisivo le nostre conoscenze sul patrimonio artistico e sulle tradizioni religiose locali.

Alberto Malvolti

Un tesoro nascosto

I protestanti e i Testimoni di Geova, iconoclasti, per fortuna, sono arrivati molti secoli dopo il Concilio di Nicea II che, nel 787, ha definito la correttezza dell’uso delle immagini in Chiesa, altrimenti avremmo perduto un patrimonio d’arte di impagabile bellezza, costituita dalle innumerevoli raffigurazioni figurative e scultoree di Cristo, Sua Madre, degli Angeli e dei Santi che decorano la nostre Chiese, formano preziose collezioni e riempiono i musei del mondo. L’arte sacra ha attraversato l’intera storia della cristianità ed è diffusa là dove ha risuonato il Vangelo. L’Incarnazione è il principio fondante dell’arte sacra figurativa. Il Figlio di Dio si è

reso visibile concedendosi al genio, all’immaginazione e alla creatività di innumerevoli artisti, appassionati ricercatori del Suo Volto. Il Concilio Vaticano II precisa i motivi e le finalità delle immagini sacre: “Infatti, quanto più devotamente queste immagini vengono contemplate, tanto più quelli che le contemplano sono portati al ricordo e al desiderio dei modelli originali e a tributare loro, baciandole, rispetto e venerazione”. La contemplazione delle immagini induce

al ricordo e al desiderio dei soggetti rappresentati; si tratta dunque di una dinamica

conoscitiva e affettiva, che, partendo dall’immagine rappresentata, termina nel soggetto reale, con funzione analoga a quella delle fotografie che ci ricordano le persone amate.

L’immagine sacra, nei secoli, è riuscita a trasmettere i fatti salienti del mistero della salvezza ed oggi, nella civiltà digitale, conserva tutta la sua attualità, imprimendosi nella mente e nei cuori

di più delle parole stesse.

Nei secoli passati l’immagine della Madre del Signore non era mai disgiunta dal Figlio di Dio;

in Oriente è ancora così. L’unicità di Maria, la benedetta fra tutte le donne, dipende

esclusivamente dal mistero della Sua maternità. È inseparabile dal Figlio. Nelle nostre splendide chiese sono custoditi mirabili capolavori riferiti a Maria Santissima a testimonianza

di quanto fosse amata, venerata, pregata. Davvero riecheggia nella millenaria storia della

nostra Fucecchio la profezia della Sua cugina Elisabetta: “Tutte le generazioni ti chiameranno Beata”. Tesori nascosti e sconosciuti formano il nostro patrimonio artistico più prezioso attraendo devoti, turisti e amanti dell’arte. Ricordo l’impressione che ebbi la prima volta che celebrai la Messa nell’Oratorio della Ferruzza e vidi l’incredibile bellezza della Madonna affrescata sulla parete centrale, un’emozione mistica mi pervase. Ebbi l’impressione immediata di trovarmi di fronte ad un capolavoro del Rinascimento, opera di un grande pittore. La nobiltà del portamento e la finezza dei

lineamenti, la tenue policromia resa quasi trasparente dalla patina dei secoli, l’eleganza degli abiti, le fattezze del bambino, i contenuti teologici del dipinto, come la postazione della Vergine che dona il Suo Figlio, e lo sguardo che incrocia quello del Bambino rivelano senza possibilità

di equivoci una scuola d’arte molto elevata ed un committente profondamente devoto.

Sono molto contento che finalmente, grazie alla sensibilità della professoressa Aurora Del Rosso, Consigliere Comunale e membro della commissione permanente delle politiche sociali e culturali, anche lei affascinata da tanta bellezza, sia iniziata una ricerca accademica dell’ignoto

autore che già ha condotto a risultati straordinari e ad una attribuzione a Filippino Lippi di cui

si parla in questa pubblicazione.

Auspico che la conoscenza del valore di quest’opera d’arte attragga gli appassionati della cultura e faccia crescere l’amore per Colei che veglia maternamente sulla comunità della

Ferruzza, al culto della quale furono attribuite nel passato numerose indulgenze, forse anche a beneficio dei pellegrini che transitavano con fervore lungo i sentieri della via Francigena e che

si dissetavano alla fonte posta ai Suoi piedi. Protezione, Grazia e acqua scaturivano dalla sua

tenerezza di Donna. Ieri come oggi nessuno che si rivolge a Lei ritorna a casa a mani vuote. La

Madre del Signore come l’Arca dell’Alleanza dell’antico Israele che la prefigurava, ha preso dimora fra le nostre case, si affida alle premure della contrada e dei suoi giovani che prolungano l’eco orante delle generazioni passate: “Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del Tuo Seno”.

Andrea Pio Cristiani

Una scoperta nata nell’Archivio Storico del Comune di Fucecchio

L’intuizione e il lavoro di ricerca della professoressa Aurora Del Rosso, che ha portato all’attribuzione dell’affresco della chiesa della Ferruzza a Filippino Lippi e alla riscoperta dei tanti tabernacoli dedicati al culto della Madonna che nel nostro territorio fiorirono tra il XV e il XVI secolo, ha tanti meriti ma tra questi ce n’è uno che mi sta particolarmente a cuore. Quello di aver valorizzato uno dei grandi patrimoni documentali della nostra regione: l’Archivio Storico del Comune di Fucecchio. È qui, infatti, che la Del Rosso ha svolto la sua preziosa opera di ricerca sfruttando appieno la grandissima quantità di documenti presenti. La sua ricerca ha evidenziato come il nostro Archivio Storico, da sempre conosciuto per la sua copiosa raccolta legata all’età medievale, sia invece quanto mai prezioso anche per coloro che si mettono alla ricerca di fonti storiche di età medicea. Questo percorso alla scoperta di tesori nascosti ha il grande merito di aver arricchito le conoscenze storiche e religiose non solo della Città di Fucecchio ma anche dell’intero territorio e, in particolare, della antica Via Francigena lungo la quale il culto mariano si è sviluppato nel corso dei secoli lasciando tracce evidenti nei pressi di Fucecchio fin dal milleduecento. Si tratta senza dubbio di un prezioso regalo che può essere apprezzato da storici dell’arte, da turisti o da semplici devoti ma in realtà questa scoperta rappresenta un dono a tutta la comunità di Fucecchio.

Alessio Spinelli

I documenti del periodo laurenziano

La ricchezza della documentazione dell’Archivio Storico del Comune di Fucecchio relativa al periodo laurenziano, ad esclusione degli ultimi cinque anni, suggerisce di approfondire in futuro lo studio di questa stagione e ha imposto nell’immediato la scelta di un percorso ben definito che, nel caso specifico, ha preso avvio dalla volontà di cercare notizie sull’affresco quattrocentesco della chiesa della Ferruzza per proseguire poi con la datazione di altri luoghi sacri: è stato così individuato il nucleo originario del Santuario della Madonna delle Vedute nelle Cerbaie e della chiesa della Vergine alle cinque vie, oltre alla costruzione della chiesa di San Rocco fuori le mura, alla ristrutturazione del tabernacolo sotto la loggia del palazzo del podestà e alla notizia di un altro tabernacolo al di fuori della porta fiorentina oggi scomparso. Individuato il punto di partenza, si è cercato di ricostruire il contesto in cui si inserì quell’intervento operando la scelta precisa di “far parlare” i documenti che, per essere inediti, conservano la freschezza di un periodo sconosciuto del nostro paese che all’improvviso riaffiora. Si delinea inoltre il rapporto particolare che Lorenzo il Magnifico ebbe con Fucecchio che si inserisce, è vero, in una più generale politica di penetrazione e controllo del territorio, ma che qui si traduce in rapporti stretti e personali. Interessato allo sviluppo della comunità e ad ottenere benevolenza anche da parte delle persone più umili, Lorenzo dà avvio ad una stagione di opere pubbliche, attraverso una proposta singolare, contenuta in una lettera con la quale tenta di superare una momentanea impopolarità. In questo contesto si inserisce la costruzione, favorita dal podestà, di una nuova fonte, la

ferruccia

e del tabernacolo della Vergine Maria. La scelta del pittore, appartenente ad una famiglia

vicinissima a quella dei Medici e alla bottega di Botticelli, interprete del pensiero laurenziano e del rinascimento fiorentino, oltre ad avere l’intento di aiutare il giovane Filippino, è un segno

di rispetto per la comunità.

Nei documenti, accanto ai grandi personaggi della storia, si muove uno stuolo di personaggi del popolo, operai e artigiani, muratori e fornaciai, scafaioli e messi, testimoni di convinzioni

religiose profonde.

Aurora Del Rosso