Sei sulla pagina 1di 87

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11

Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Kasparhauser
Civilt della vertigine 11 | 2015

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Kasparhauser
Civilt della vertigine 11 | 2015

A cura di Marco Tabacchini

Rivista di cultura filosofica. Redazione: Marco Baldino, Giuseppe Crivella,


Jacopo Valli.

Pubblicazione on line protetta dal diritto dautore. La distribuzione avviene a


mezzo rete ed gratuita. Non consentita la commercializzazione del materiale
qui raccolto.

Kasparhauser ISSN 2282-1031

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Indice

Introduzione

Roger Caillois

Cortesie per la vertigine

12

Clara Mogno

La logica della guerra e lenigma dello Stato. Alcune note


sulla guerra in Pierre Clastres

16

Marco Tabacchini

Estasi addomesticate. La vertigine nellepoca della sua


produzione tecnicizzata

20

Roger Caillois

Suggestioni della guerra

34

Marco Baldino

Darsi alla macchia: nuovo potere, nuova sovranit

38

Davide Caliaro
La vertigine, lerotismo. Brevi appunti sullimpersona

43

Roger Caillois

Conseguenze del nichilismo

50

Jacopo Valli

Una prassi della vertigine

53

Giuseppe Crivella

Per una sintassi della vertigine. La pieuvre di Caillois

61

Gli autori

86

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Introduzione
di Marco Tabacchini

Nel corso di una conversazione con Komnen


Begirovi, Roger Caillois ha proposto di ricondurre la
molteplicit dei temi dai lui affrontati a ununica e
insistente questione, spesso rimasta inapparente e come
nascosta dietro i contorni propri del soggetto trattato,
talvolta invece presentata gi nel titolo dellopera: Se
cerco di scoprire un loro comune denominatore, non
trovo altro che unattrazione mai interrotta per le forze
dellistinto e della vertigine, unito al gusto di definirne la
natura, di smontarne quanto possibile lincantesimo, di
apprezzarne esattamente i poteri1. Nonostante sia
possibile rinvenire, entro una simile dichiarazione, il
debito mai del tutto assolto dello scrittore nei
confronti dellinfluenza surrealista, quel che qui conta
piuttosto la peculiare modalit di distinzione o di distacco
operata verso il movimento davanguardia, l dove ad
essere messa in gioco non tanto lattrazione o la
seduzione della vertigine, bens una certa volont di
definizione, la necessit del disincanto e lattenta
valutazione dei poteri che la vertigine non cessa di
rivendicare sullanimo delluomo. In effetti, lungi dal
costituire soltanto una traccia della sua contemporaneit,
la questione posta dal rapporto tra uomo e vertigine
attraversa come uno spettro tutto il pensiero di Caillois,
segnando con la sua apparizione le opere pi disparate.
Non un caso che, introducendo la terza edizione del suo
Lhomme et le sacr, lautore confesser lesplicita

R. Caillois, Conversazione con Komnen Begirovi, Riga, Roger


Caillois, n. 23, a cura di Ugo M. Olivier, Marcos y Marcos, Milano
2004, p. 87.

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

correlazione che lega questo primo testo ai successivi studi


sul gioco, sul mimetismo e sulla guerra. Dopo aver ceduto,
sul finire degli anni Trenta, alla fascinazione causata dal
contagio vertiginoso2 e divorante del sacro, sar la
guerra, con il suo corredo di mistici, profeti e paladini, a
imporsi come nuovo paradigma della vertigine, sorta di
feroce quanto inaspettata riattualizzazione della ilinx che,
secondo lusanza statuita da certi giochi arcaici, avrebbe
permesso di accedere a una specie di spasmo, di trance o
smarrimento che annulla la realt con vertiginosa
precipitazione3. Tra le molteplici forme umane della
vertigine, si potrebbero senzaltro annoverare, inoltre, la
peculiare vertigine indotta dalla memoria e dal ricordo,
cos scaltra nellabbreviare la distanza tra veglia e sogno;
senza dimenticare la particolare fascinazione che assale
luomo nella contemplazione delle pietre, la cui quiete
ottusa e immobile pi volte parsa come una
prefigurazione della mortale acedia con cui gli uomini,
simili a minerali, si pietrificano come morti per il sonno e
la pigrizia dei corpi4. Sarebbe tuttavia un errore,
ammonisce Caillois, relegare la sensazione di vertigine a
pochi, privilegiati ambiti della vita umana. Daltra parte, se
labbandono alla vertigine, pur accomunando in una
medesima attrazione tanto luomo che lanimale, non si
presenta come un tratto specificamente umano, pure
vero che solo il primo si distingue per linsistenza con cui
instancabilmente vota anima e corpo a una divinit che
non ha altra consistenza se non quella fornitale da
innumerevoli sacrifici: luomo, pi sventurato, possiede
inoltre unimmaginazione che in grado di far sorgere

Id., Prefazione alla terza edizione [1963], in Id., Luomo e il sacro,


Bollati Boringhieri, Torino 2001, p. 6
3
Id., I giochi e gli uomini [1958], Bompiani, Milano 2004, p. 40.
4
C. Bovillus, Il sapiente [1511], Einaudi, Torino 1943, p. 30. Cfr. R.
Caillois, Nel solco di Saturno, in Id., Tre lezioni delle tenebre
[1978], ZONA, Lavagna 1999, pp. 49-59.

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

oggetti di vertigine l dove la realt non fornisce nulla che


possa confonderlo.5
Che cos, dunque, questa vertigine, questa sensazione
a tal punto pervasiva nella vita delluomo da deciderne le
modalit di rapportarsi al mondo? Sufficientemente vago
da significare diverse situazioni, spesso ridotto a figurare
impropriamente a fianco di epiteti come folgorante,
convulso, frenetico, sconvolgente, che sono molto di moda
nei poemi, nei romanzi e anche nei saggi6, il concetto di
vertigine presto assume in Caillois la densit propria di un
termine tecnico, oscillante tra la sensazione di uno
scollamento rispetto allambiente, al mondo, e la paura di
esserne divorati. In entrambi i casi, lo stesso smarrimento
sia organico che psichico7, lo stesso voluttuoso
stordimento, accompagnato dal desiderio irresistibile,
indecidibilmente attivo e passivo, di cedervi senza riserve,
come se la decisione di acconsentire alla vertigine
costituisse lunico espediente per rispondere al timore di
sparire nellindifferenziato. forse a causa di un
sotterfugio simile che la vertigine si imposta
distinguendosi dallalea, con cui daltra parte condivide
una medesima necessit di abbandono: se questultima
implica unattesa, la sospensione della volont fino
allirreparabile manifestarsi della sorte, con la vertigine il
tempo pare contratto in un unico slancio, mentre la
decisione di abbandonarsi al destino coincide con la
volontaria aderenza al suo stesso corso: cos come, non
appena dormiamo, la nostra pazienza e la nostra esitazione
sono sostituite dalla fatalit del sogno8, il fatto di cedere
alla vertigine significher similmente annullare ogni
5

R. Caillois, Vertigini [1943], in Id., La comunione dei forti, Bollati


Boringhieri, Torino 2007, p. 54.
6
R. Caillois, Complaisance au vertige [1946], in Id., Chroniques de
Babel, Denel/Gonthier, Paris 1981, p. 45. Si veda, in questo numero
di Kaspahouser, la traduzione di Giuseppe Crivella.
7
Id., I giochi e gli uomini, cit., p. 42.
8
Id., Lincertezza dei sogni, [1956], Feltrinelli, Milano 1989, 76.

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

distinzione tra decisione e acconsentimento. Da qui la


tentazione, continua Caillois, di affidarsi alle forze
dellebbrezza, dellestasi e del delirio, del possesso e della
vertigine, in una parola, a qualsiasi forma di automatismo,
che viene allora ad assumere laspetto di libert suprema,
mentre non altro che schiavit assoluta9. Esemplare in
tal senso la descrizione della vertigine che Caillois pone,
nel 1943, a introduzione del testo omonimo, lungo il
corso del quale essa sar definita facendo ricorso a una
rigorosa fenomenologia dellesperienza vertiginosa: Va
chiamata vertigine ogni attrazione il cui primo effetto
sorprenda e disorienti listinto di conservazione. Lessere
trascinato alla rovina e come persuaso dalla visione stessa
del proprio annientamento a non resistere alla potente
fascinazione che lo seduce terrorizzandolo. Questa forza
lo priva del potere di dire no, nel quale il pensiero
riconosce al contempo il fondamento dellintelligenza e
quello della libert di decisione. Sussiste soltanto
lacquiescenza asservita del sonnambulo, nella quale la
volont non ha alcuna parte e non vi possibilit di scelta;
quella forza seduce abbastanza la mente perch il
consenso allirrimediabile, che costituisce lestrema
abdicazione delluomo, appaia allora ai suoi occhi come
dovere, grandezza ed ebbrezza.10
Una tale insistenza sulla dimensione della vertigine,
quasi una sorta di intima coerenza tra le parti che
compongono una ricerca decennale, ha portato Caillois a
elaborare una teoria della civilizzazione secondo la quale
la civilt propriamente detta, con il mutamento del
comportamento e della sensibilit degli uomini che di
questa costituisce la conferma pi apparente, avrebbe
trovato il suo inizio l dove luomo decise di abbandonare
limpiego istituzionale della vertigine e dei suoi
correlati: possessione, panico, trance, maschera, ecc.
9

Ivi, p. 113.
R. Caillois, Vertigini, in Id., La comunione dei forti, cit., p. 53.

10

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

per privilegiare al contrario un diverso metro di


valorizzazione dellesistenza. Da un lato, dunque, una
compiacenza nei confronti della fascinazione provata verso
labisso, dallaltro il tentativo di opporsi alle sue lusinghe
per conquistare quella libert, tanto sofferta quanto
precaria, di cui la civilt si intessuta fino a fregiarsene
come il pi prezioso ornamento: solo con la decisa
preferenza verso la seconda configurazione, tanto nel
gioco quanto negli aspetti pi seri della vita, che luomo
ha guadagnato laccesso a quella che comunemente viene
chiamata civilt11. Il riferimento al gioco non qui
casuale, poich il comportamento ludico si dimostra
essere paradigma stesso del comportamento umano12 in
quanto tale. Quale ambito separato dalle regole
quotidiane, accuratamente isolato dal resto dellesistenza
entro uno spazio riservato e protetto, il gioco si presta a
divenire il dominio privilegiato di indagine del nesso tra
struttura della societ e struttura degli affetti. Esso espone
in trasparenza la modalit specifica con cui luomo
affronta il fatto stesso di essere al mondo, la peculiare
tipologia di cultura (e dunque di civilt) a cui luomo
sarebbe consegnato, al punto che il destino delle culture
si legge anche nei giochi. Dare la preferenza allagon,
allalea, alla mimicry o allilinx contribuisce a decidere
lavvenire di una civilt13. In tal senso, per Caillois, le
societ arcaiche manifesterebbero una spiccata preferenza
per la maschera e la vertigine, soggiogate come sono al
pregio della possessione e della sacralit; al contrario, nelle
societ pi complesse, strutturate su una pi estesa
11

Id., I giochi e gli uomini, cit., p. 94.


A tal quanto che attorno al rapporto con il gioco sarebbe possibile
articolare una delle differenze fondamentali e fondanti che separano
uomo e animale, dal momento che solo il primo si abbandona a giochi
dazzardo (cfr. R. Caillois, Lunivers de lanimal et celui de
lhomme, in Le robot, la bte et lhomme, ditions de la Baconnire,
Neuchatel 1965, p. 28).
13
R. Caillois, I giochi e gli uomini, cit., p. 54.
12

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

interdipendenza e una maggiore divisione del lavoro,


mimesi e vertigine si troverebbero accantonate a favore dei
giochi di competizione o di azzardo, per i quali resta
sommamente desiderabile lelezione vittoriosa del singolo
(poco importa se per qualit incontestabili o per un dono
della fortuna). La progressiva civilizzazione delluomo,
sempre pi diffidente verso ogni turbamento dellidentit e
amante del rischio ponderato, avrebbe comportato
dunque lo svilimento degli affetti connessi alla vertigine,
ormai relegata a un desiderio di evasione pericolosamente
prossimo allebbrezza e alla trasgressione.
Caillois non certo il solo a proporre una teoria del
progressivo incivilimento delluomo: negli stessi anni, altri
avevano proposto di trovare la cifra costitutiva del
processo di civilizzazione nellelevazione e istituzione di
ideali contrastanti le esigenze pulsionali dei singoli
individui, sia mediante un controllo pervasivo o una
repressione delle passioni, sia per mezzo di un
autocontrollo, tanto efficace quanto pi inconsapevole,
delle proprie emozioni. Ma quel che contraddistingue la
proposta di Caillois che in essa si confrontati a un
processo instabile e precario, sempre sul punto di
rovesciarsi nel suo contrario, un processo sostenuto da
dispositivi cos fragili da rischiare in ogni momento di
sgretolarsi sotto la pressione delle inestinguibili forze della
vertigine. Certo, in tempi normali, queste vi appaiono
solo imbastardite, sconsacrate, se non addirittura
addomesticate, come stanno a dimostrare diversi
fenomeni proliferanti, ma nonostante tutto subalterni e
inoffensivi. Tuttavia, la loro capacit dirompente resta
sufficientemente forte da poter precipitare in qualunque
momento una folla in una qualche mostruosa frenesia14.
Prova ne stata quella vertigine collettiva e come
addomesticata che per trentanni ha tenuto in scacco il

14

Ivi, p. 149.

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Novecento europeo, contraddicendo le norme


fondamentali che si pretendeva governassero una simile
civilt: e cos si visto un intero continente mobilitarsi in
preda alla vertigine dellideale, prima ancora che alla
vertigine della guerra, come se questa non potesse che
seguire, giocoforza, qualsivoglia messa in scena patriottica
del marciare insieme. Si tratta, daltra parte, della
questione che attraversa la principale opera di Caillois
sullimmaginario contemporaneo, scritta nel 1951 e
significativamente intitolata La vertigine della guerra15. L
dove la societ occidentale sembrava aver definitivamente
bandito le forze della vertigine e conquistato in tal modo il
diritto di identificarsi con la civilt per antonomasia, ecco
che lapparizione dellirreparabile su scala totale ha
nuovamente costretto luomo a confrontarsi con
linquietante e funesta modalit del suo vivere in
comune.
Nei testi che compongono il presente numero, quasi
una sorta di invito a pensare con Caillois la civilt della
vertigine (nel duplice senso dellespressione), la
dimensione della vertigine sar considerata come
linconfessabile cifra nascosta della civilt, come
unapparizione nel senso cailloisiano del termine, dunque
come qualcosa che sorge l dove la sua presenza
inammissibile16, ma che proprio per questo non pu che
sedurre e trascinare coloro che si pongono come i suoi pi
fedeli spettatori. Si tratter, in altre parole, di condividere
quel gusto inquieto per la resistenza e per la messa in
questione, quellesitazione di fronte a ogni entusiastica
fascinazione, nonch la consapevolezza che soltanto il
proprio acconsentimento alla seduzione della vertigine a
15

Lopera, completata da una seconda parte nel successivo decennio,


fu pubblicata nel 1962 con il titolo Bellone ou La pente de la guerre.
Per ledizione integrale dellopera in lingua italiana, si veda R.
Caillois, La vertigine della guerra, casa di marrani, Brescia 2014.
16
R. Caillois, Conversazione con Komnen Begirovi, cit., Riga,
Roger Caillois, n. 23, p. 95.

10

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

dotare questultima del suo irresistibile richiamo. Se


labdicazione libera luomo dalle inquietudini, [...]
infiamma inoltre il suo orgoglio con il pensiero di trovarsi
ormai in accordo con il mondo, la vita, la storia, e di
essere condotto allabisso o alla gloria dal gorgo del
destino17, la proposta che qui viene avanzata non potr
che coincidere con il tentativo di smontarne, per quanto
possibile, lincantesimo che ne detta un consenso assoluto,
un incantesimo che trova la sua efficacia propria nel
tramutare ogni accadere in un destino.

17

Id., Vertigini, in Id., La comunione dei forti, cit., p. 61.

11

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

Cortesie per la vertigine*


di Roger Caillois
(Traduzione di Giuseppe Crivella)

Il maestro narra il Confucio di Lun-yu1 si


asteneva dal parlare di prodigi, di prove di forza, di atti di
ribellione e di esseri naturali. La stranezza di questa
enumerazione dapprima sconcerta; tuttavia come non
supporvi una coerenza segreta?
Immagino debba essere grande la tentazione di
affrontare di preferenza il miracolo e la sommossa. In
effetti, che cosa in grado meravigliare maggiormente del
meraviglioso stesso? V qualcosa di migliore per suscitare
lentusiasmo dellappello alla rivolta? Ogni giovane forza
convinta che con essa si risveglino la novit e laurora del
mondo. Ad essa sembra che contro la sua santa
impazienza nulla abbia il diritto di prevalere: n le leggi
della societ, n quelle della natura, n costrizione, n
regolarit. Eccola che si slancia e tutto ci che la conculca
o la limita aumenta la sua collera. Essa rapidamente si
persuade dessere vittima di un universo ingiusto e odioso:
una certezza che di solito non ha problemi ad affermarsi.
Dove si dirige un simile spirito, che io ho soltanto
supposto ardente e ambizioso, segno di ogni essere un po
vivo? Il mondo, che esso stima monotono o ignobile o,
nello stesso tempo, opaco e abietto, lo esaspera. Esso si
sposta agli estremi e ogni effervescenza, la quale gli sembra

Complaisance au vertige, in R. Caillois, Chroniques de Babel,


Denel/Gonthier, Paris 1981, pp. 43-45.
1
Propriamente dialoghi: testo classico cinese appartenente al corpus
pi ampio dei Ssu-shu [N.d.T.].

12

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

aggredire lordine che lo vessa2, appare ai suoi occhi


immediatamente ammirevole. Lassurdo lo vendica della
coerenza necessaria alla concatenazione delle idee; esso
colloca lo straordinario al di sopra della perfezione e lo
proclama pi degno di interesse e riverenza; esso
proclama il crimine e lo scandalo pi fecondi del rispetto
e della regola; nella rivolta infine esso coglie non si sa
quale infallibile garanzia di purezza e di grandezza.
Nei nostri giorni, la lussuria e il mistero, il sogno e la
crudelt furono in tal modo loggetto di una predilezione
temeraria da parte di alcuni spiriti infervorati; la misura
colma:
Tutti i mostri dEgitto hanno il loro tempio a Roma.
La divulgazione di queste devozioni inferiori non deve
sorprendere troppo. Esiste tra i pi pacati quella nostalgia
dellabbacinante e dellatroce che presso i bambini
costituisce lattrazione per la foresta vergine: i coccodrilli,
la febbre gialla e i cannibali immancabilmente sembrano
loro la fonte di impressionanti delizie e in modo infallibile
le cose pi belle che vi siano al mondo.
Le grandi personalit, alcuni per spirito di provocazione,
altri per non essere da meno rispetto a questultimi e per
non apparire sprovveduti, adottarono la stessa attitudine
che divenuta bon ton, e si misero a declamare le lodi del
coccodrillo, della peste e dellantropofagia (o del marchese
de Sade e dellhumour nero). Per fortuna, man mano che
la dottrina divenne pi popolare perse la sua virulenza.
Essa in breve fu vittoriosa e anodina. Non resta che un
certo vocabolario, daltronde irritante, il quale denuncia
tuttavia la scarsa seriet in cui sprofonda limpresa. Nulla si
logora come le parole ed a volte comico constatare a
qual livello coloro che sognano unicamente meraviglia,
miracolo e insurrezione, pervengano a screditare i termini
che essi pretendevano fossero i pi carichi di prestigio.
2

Il verbo delloriginale /brimer/: abbiamo optato per /vessare/, ma


tra i significati presente anche quello di /schernire/.

13

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Una volta furono esposti quadri di dementi. Tali tele


apparvero troppo sagge agli occhi della pittura dei nostri
maestri. Si vede dove siamo arrivati. Ma ci non prova
nulla, dal momento che la saggezza non per forza una
qualit della pittura. Poco importa: in tale occasione un
medico valut che il pubblico non risultava abbastanza
commosso. Gli si rimprover vivamente di sottrarsi
tramite colpevoli artifici allo scompiglio che necessario
provare, secondo lui, dinanzi alla follia. Non senza
indignazione, egli mostr che ognuno era incapace di
porsi correttamente problemi vertiginosi. Tale uomo di
scienza decisamente sconsiderato: quale idea di vertigine
si fa egli per supporre che essa riuscirebbe ad impedire a
tutti di porsi correttamente dei problemi? Significa esigere
dal primo venuto una prodezza quasi inconcepibile,
seppur possibile. Sarebbe conveniente pregare questo
pretenzioso censore di riflettere almeno una volta in preda
alla vertigine.
Ma io mi inganno. Ho torto nel prenderlo alla lettera e
nellattribuire allaggettivo /vertiginoso/ il suo pieno
significato. Esso non qui che uno di quegli epiteti come
folgorante, convulso, frenetico, sconvolgente, che sono
molto di moda nei poemi, nei romanzi e anche nei saggi.
Non bisogna prendersela: ogni scuola mette infatti in
circolazione un certo numero di qualificativi che un uso
sconsiderato priva rapidamente di tutta la chiarezza del
loro valore. Essi sono semplicemente pi indiscreti del
solito. Desidererei daltronde che li si restituisse al loro
senso proprio, che esiste, poich esistono la vertigine, la
folgore, la convulsione, la frenesia. Ma si finisce col
dubitarne, a tal punto questi epiteti svalutati sono divenuti
mere cianfrusaglie di stile.
Ecco in ogni caso la giusta punizione per quelli che li
hanno sempre in punta di penna e che giurano con
compiacenza su queste divinit tonanti, che essi
trasformano rapidamente in idoli di cartapesta.
14

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Per questo io applaudo la filosofia che, nei suoi

entretiens, evitava tali soggetti.


16 aprile 1946

15

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

La logica della guerra e lenigma dello Stato.


Alcune note sulla guerra in Pierre Clastres
di Clara Mogno

Pierre Clastres, antropologo francese autore de La


socit contre ltat, scriveva a penna in uno dei suoi
quaderni conservati allIMEC che la logique de la guerre
est lnigme de ltat. Parlare di guerra in Clastres quindi
diventa essenziale per capire la struttura e il
funzionamento di quelle societ primitive definite
dallautore come societ contro lo Stato. Inoltre, proprio
attraverso un testo sulla guerra, Archologie de la violence:
le guerre dans les socits primitives che possiamo leggere
e capire la distanza delle analisi proposte da Pierre
Clastres da quelle di Claude Lvi-Strauss, al quale lautore
imputa di non considerare la guerra come essenza della
societ primitiva e di dare eccessivo peso alla logica
dello scambio.
Lanalisi della guerra nelle popolazioni studiate
dallantropologo francese uno dei punti centrali del
pensiero politico clastriano, e forse uno dei pi
interessanti e problematici. Secondo Clastres, infatti, le
societ primitive, oltre ad essere delle societ del rifiuto
dello Stato, della divisione tra dominanti e dominati e del
potere coercitivo, sono anche, come scrive in Archeologie
de la violence, delle societ-per-la-guerra1. Le socits
contre ltat, per conservarsi tali e per scongiurare
1

P. Clastres, Recherches danthropologie politique, Paris, Seuil, 1980,


p. 206. La machine de guerre, cest le moteur de la machine sociale,
ltre social primitif repose entirement sur la guerre, la socit
primitive ne peut subsister sans la guerre. Plus il y a de la guerre,
moins il y a de lunification, et le meilleur ennemi de lEtat, cest la
guerre. La socit primitive est socit contre lEtat en tant quelle est
socit-pour-la-guerre

16

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

lunificazione nellUno (lo Stato) devono mantenere


costante la tensione verso la guerra, motivo per il quale la
presenza di un nemico sempre necessaria2. In un certo
senso si potrebbe dire che per Clastres il momento in cui
la societ primitiva perde la capacit di nominare i
propri nemici la socit contre ltat perde la propria
esistenza, lindipendenza e limmagine della propria unit.
Immanenti allessere sociale primitivo, il conflitto e la
violenza guerriera fanno in modo che ogni comunit possa
mantenere la propria autonomia di totalit una, la quale
sempre in relazione con il molteplice, risultato della logica
centrifuga propria della guerra primitiva, contro quella
macchina di unificazione che costituisce lo Stato.3
In primo luogo pu essere opportuno cercare di capire
la logica del pensiero clastriano, analizzando brevemente
le definizioni di potere, di societ e di guerra, definizioni
strettamente connesse tra loro. Secondo lantropologo le
manifestazioni possibili del potere sono due, due le
modalit di gestione di questultimo che determinano e
caratterizzano le diverse possibili strutturazioni della
societ. Il potere per Clastres pu essere coercitivo e
quindi espressione di una relazione basata su una parola
che comando e che divide la societ in dominanti e
dominati o non coercitivo. Nel primo caso la societ
sarebbe divisa nei due soggetti della relazione di comando2

Questo porta Clastres a scrivere a p. 204: La guerre est le mode


dexistence privilgi de la socit primitive en tant quelle se
distribue en units socio-politiques gales, libres et indpendantes: si
les ennemis nexistaient pas, il faudrait les inventer.
3
Ivi, p. 209. Immanente ltre social primitif, donne immdiate et
universelle de son mode de fonctionnement, la violence guerrire
apparat dans lunivers des Sauvages comme le principal moyen de
conserver dans lindivision ltre de cette socit, de maintenir chaque
communaut en son autonomie de totalit une, libre et indpendante
des autres: obstacle majeur dress par les socits sans tat contre la
machine dunification que constitue ltat, la guerre appartient
lessence de la socit primitive. Ma anche ivi p. 204: La guerre
primitive, cest le travail dune logique du centrifuge, dune logique
de la sparation, qui sexprime de temps autre dans le conflit arm.

17

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

obbedienza, vi si darebbe cio una distinzione tra chi


comanda e chi obbedisce. Il potere non coercitivo invece,
esercitato dallo chef indiano attraverso una parola vuota e
impotente, sarebbe caratteristico di quelle societ che sono
contro linsorgenza dello Stato e contro le determinazioni
che questultimo comporta secondo lantropologo. La
societ del lemma socit contre ltat manterrebbe in s
il potere e si darebbe quindi come indivisa, omogenea, e,
per questo motivo secondo Clastres, al suo interno non vi
sarebbero rapporti di dominazione, in quanto non si
darebbe un organo di potere separato dalla societ. In un
certo senso, le socits tat sarebbero delle societ della
trascendenza, mentre le altre delle societ dellimmanenza,
nelle quali il potere viene mantenuto allinterno della
societ stessa.
Il soggetto della chefferie, il dispositivo creato dalla
societ per scongiurare il potere coercitivo, cio per evitare
che il potere si separi dalla societ, appunto lo chef, il
capo. Per accedere a tale statuto il soggetto deve fare prova
di possedere tre caratteristiche principali: la generosit, la
capacit oratoria e labilit in guerra4. Solo chi si distingue
in guerra pu accedere al ruolo di chef o esserne un
lieutenant.
In Malheur du guerrier sauvage, Clastres scrive che,
contrariamente allopinione diffusa secondo la quale lo
chef non deterrebbe alcun potere tranne che in tempo di
guerra, nella societ primitiva contro lo Stato la guerra
non pi della pace, non permette al capo di fare il capo5.
In altri termini, il potere coercitivo non ammesso
nemmeno allinterno della dimensione della guerra ma
4

necessario ricordare che la guerra unattivit maschile: di


conseguenza, per aver accesso allo status di chef necessario
appartenere al sesso maschile. Clastres non fa distinzione tra le
categorie di sesso e di genere e sottolinea a pi riprese che sono gli
uomini ad essere guerrieri e non le donne.
5
Ivi, p. 210. En dautres termes, la guerre pas plus que la paix, ne
permet au chef de faire le chef.

18

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

continuamente disinnescato nella sua insorgenza. La


societ guerriera, sottocategoria della societ primitiva
individuata da Clastres, governa inoltre il desiderio di
prestigio che muove i guerrieri, i quali costituiscono un
gruppo sociale speciale detentore di un quasi monopolio
della capacit militare della societ. Nel caso in cui il
guerriero, lhomme de linsatisfaction permanente,
volesse prendere il potere determinando una scissione tra
potere e societ (e quindi aprendo alla trascendenza)
incontrerebbe lesclusione dalla trib e, in un certo senso,
la morte per mano della societ6. In questo allora consiste
per Clastres linfelicit del guerriero selvaggio: la vertigine
del desiderio individuale di prestigio e di gloria lo porta
alla propria fine e lo rende, nel suo essere, un essere-perla-morte7. Se la societ contro lo Stato una societ-per-laguerra , paradossalmente, allo stesso tempo e per le
stesse ragioni, una societ contro il guerriero, una societ
che governa quindi il desiderio individuale di prestigio in
nome di quellindivisione e di quellomogeneit che le
assicurerebbero secondo Clastres la salvezza dalla
diseguaglianza e, di conseguenza, dal malencontre con
ltat.

Ivi, pp. 217-218. Pas plus quaucune socit primitive, la socit


guerrire ne permettrait la division sociale de briser lhomognit
du corps social; elle ne laisse pas les guerriers sinstituer comme
organe dun pouvoir politique spar de la socit, elle ne laisse pas le
Guerrier sincarner dans la figure nouvelle du Matre.
7
Ivi, p. 237. Le guerrier est, en son tre, tre-pour-la-mort. Clastres
accetta senza problematizzare il binarismo sessuale e di genere
(categorie che sembrano coincidere e che non sono distinte nel
pensiero dellantropologo): se il guerriero nel suo essere un essereper-la-morte, specularmente la donna deve essere un essere-per-lavita ed completamente assorbita dalla logica della riproduzione.

19

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

Estasi addomesticate.
La vertigine nellepoca della sua produzione tecnicizzata
di Marco Tabacchini

Gli emblemi ritornano come merci.


Walter Benjamin, Parco centrale

1. Per una di quelle rare e felici coincidenze che ogni


volta permettono, a chi ne sa fare tesoro, di rigiocare
differentemente la leggibilit della storia, la data del 1903
non corrisponde soltanto al primo volo dei fratelli Wright,
al disastroso incendio della metropolitana di Parigi o al
colpo di stato militare che segner il destino della Serbia.
A questo breve quanto arbitrario elenco, infatti, andrebbe
per lo meno aggiunta linaugurazione del nuovo Luna
Park di Coney Island, il quale, con la sua straordinaria
architettura di meccanismi e spettacoli, costituir per
molto tempo linsuperabile modello per ogni futuro
commercio di sensazioni1. Leccentricit dei divertimenti
raggruppati in uno spazio tanto ristretto, sorta di parodia
della recente esposizione universale, era tale da poter
gareggiare con il pi caotico quartiere delle metropoli
reali, tanto da poter sembrare nullaltro che uno specchio
fedele della fantasmagoria della merce. Allo stesso modo,
e con buona pace di ogni fede troppo lineare nel
cammino progressivo della civilt contemporanea2, le
linee curve con cui lattrazione simbolo dellarea
newyorkese, il Loop the Loop, prometteva ai suoi
1

Cfr. V. Codeluppi, Lo spettacolo della merce. I luoghi del consumo


dai passages a Disney World, Bompiani, Milano 2000, p. 152; in
particolare, sulla valorizzazione della vertigine nei parchi giochi, si
rimanda alle pp. 151, 161 e 182.
2
G. Berri, C. Hanau, Lesposizione mondiale del 1900 in Parigi,
Vallardi, Milano 1900, p. 32.

20

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

visitatori lesperienza della vertigine, avrebbero benissimo


potuto sovrapporsi alle linee di visibilit di unintera
epoca, il cui carattere inconfondibile doveva molto alla
seduzione dello slancio e della tensione. Qui a Coney
Island, infatti, come del resto in altri coevi templi del
divertimento, quel che a prima vista sembrava costituire
un tentativo organizzato di evasione di massa, di fronte
allinconscio disagio prodotto dallo sviluppo delle grandi
citt3, ben presto si dimostr essere una delle tecniche di
contenimento di una nuova forma quotidiana di vertigine,
la quale, lungi dallessere scomparsa a seguito dei progressi
della civilt, era stata, a detta dei suoi accorti finanziatori,
semplicemente addomesticata. Il che significava, come
accade tanto per le sensazioni quanto per gli animali:
messa sapientemente a profitto.
Illuminante, in tal senso, resta ancora oggi uno scritto
di Georg Simmel, pubblicato nello stesso anno in cui il
Luna Park americano si preparava ad accogliere i suoi
primi clienti. Recante il titolo Le metropoli e la vita dello
spirito, il breve saggio si distingue per la perentoriet con
cui la vita moderna descritta quale debitrice, nella sua
forma, allo choc costituito dallintensificazione della vita
nervosa, che prodotta dal rapido e ininterrotto
avvicendarsi di impressioni esteriori e interiori4. Il ritmo
delle metropoli, con la sua concentrazione di uomini e di
cose che eccita lindividuo alle massime prestazioni
nervose5, avrebbe favorito il sorgere di due differenti
modalit di convivenza con la vertigine: da un lato,
lindividuo rinchiuso in un comportamento blas e
caratterizzato dalla sensibilit irreparabilmente attutita;
dallaltro, linarrestabile agitazione di chi si vede costretto a
fornire, di fronte ai molteplici stimoli e subendo perfino
3

W. Benjamin, Opere complete. IX. I passages di Parigi, Einaudi,


Torino 2000, p. 566.
4
G. Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito, Armando, Roma
1995, p. 36 (corsivo dellautore).
5
Ivi, p. 44.

21

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

la velocit e la contraddittoriet del loro alternarsi, delle


risposte tanto violente da sbatacchiarlo per cos dire di qua
e di l, in modo tale da mobilitare anche le sue ultime
riserve vitali6. Non tuttavia difficile riconoscere come sia
il moderno anestetizzato che la frenesia nevrastenica non
siano altro che simmetriche modalit di subire
incondizionatamente gli stimoli dovuti a una medesima
vertigine. Se il secondo si abbandona in maniera quasi
sonnambolica alla sua attrazione, la forma disincantata e
annoiata con cui il primo attraversa lesistenza non altro
che una sorta di difesa posta in atto di fronte alla
possibilit di un coinvolgimento. In entrambi i casi, uno
stesso processo di adattamento, una stessa capacit o
meglio: una stessa forza di adeguazione rispetto al
ritmo imposto dalla modernit trionfante.
forse per questo che la fin de sicle vide il diffondersi
e lo strepitoso successo dei parchi giochi, chiamati a
risolvere il problema posto dai moderni anestetizzati,
riluttanti a reagire di fronte allinattesa seduzione del
mondo, e dagli agitati incapaci di contenere la propria
costitutiva esposizione a questultimo, mediante la
somministrazione di smarrimento meccanizzato ad alta
intensit, pi vicino allo spasmo che al divertimento7. Le
mirabolanti attrazioni ludiche avrebbero cos avuto il
compito dinnescare uno stato paradossale di liberazione
dalla vertigine, la sua abreazione valorizzata e controllata,
ricorrendo alla vendita al dettaglio di esperienza
vertiginosa entro tempi e spazi rigorosamente delimitati,
permettendo cos che altrove il venire alla presenza del
mondo potesse condursi in maniera pressoch
impercettibile.

6
7

Ivi, p. 42.
R. Caillois, I giochi e gli uomini, Bompiani, Milano 2004, p. 44.

22

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

2. Il moderno connubio tra tecnica e vertigine, quale i


parchi di divertimento potevano mostrare, certo non era
sfuggito a un osservatore come Caillois, il quale non aveva
esitato a riconoscere nelle attrazioni meccaniche
uninaudita capacit di intensificazione del gioco: Per
dare a questo tipo di sensazione lintensit e la violenza
capace di stordire gli adulti, si sono dovute inventare
macchine potenti. Non c dunque da stupirsi se si
dovuta aspettare let industriale perch la vertigine
diventasse realmente una categoria del gioco. Essa ormai
dispensata a una massa avida per mezzo di una quantit di
meccanismi infernali, collocati nelle fiere e nei luna-park8.
tuttavia singolare il fatto che proprio lutilizzo di nuove
tecniche nella produzione di vertigine abbia comportato la
possibilit stessa della sua declinazione ludica. Singolare
anzitutto perch la teoria del progresso esposta in I giochi
e gli uomini aveva categoricamente affermato la reciproca
esclusione di civilt e vertigine, con la sostanziale
regressione della seconda, ridotta a ruoli modesti o perfino
clandestini, a seguito del sopravanzare della prima
(unesclusione reciproca che, daltra parte, inviterebbe
ogni volta a ritrovare, proprio nellinsistente fascinazione
per la vertigine, il tratto costante che smorza ogni ipotesi di
progresso)9. Non solo: oltre a essere considerata estranea
alla moderna cultura del gioco, e dunque alla cultura tout
court, mero retaggio di un passato estatico, la vertigine non
pu che presentarsi nellimpossibilit stessa di conciliarsi
con la vita quotidiana, l dove le altre forme del gioco non
cessano invece di intrattenere con questa una qualche
complicit. E cos, scrive Caillois, La competizione una
legge della vita ordinaria. Il caso, anchesso, non
contraddice la realt. Limitazione vi trova posto, come
possiamo vedere con i truffatori, le spie e i fuggiaschi. In
cambio, la vertigine ne praticamente bandita, a meno
8
9

Ivi, p. 43.
Cfr. ivi, p. 117.

23

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

che non si prendano in considerazione alcune rare


professioni in cui la bravura di chi le pratica consiste
comunque nel dominarla10. Stupisce allora la facilit con
cui la tecnica sia stata posta al servizio dellesperienza
vertiginosa. In tal senso, lequivalente moderno e
tecnicamente assistito dei giochi di vertigine, identificabile
con le attrazioni da parco dei divertimenti,
rappresenterebbe dunque il pi audace compromesso che
la civilt possa siglare con lattrazione della vertigine e il
pericolo mortale che ne deriva. Un pericolo, questo,
ormai mitigato dalla sistematica eliminazione di ogni
rischio, tanto che la ricerca del travolgimento della
coscienza o della perdita della percezione, per espandersi
nella vita quotidiana, deve assumere delle forme molto
diverse da quelle che la vediamo prendere sulle varie
macchine rotanti, montagne russe, ottovolanti, ecc.,
inventati per suscitare la vertigine nelluniverso chiuso e
protetto del gioco11. Quali rudimentali antesignani
dellodierno marketing estetico ed esperienziale, simili
eterotopie ludiche hanno riproposto la formula di uno
spazio tanto delimitato quanto separato e protetto, ma che
nello stesso tempo si propone come meta ideale per la
ricerca del massimo scatenamento di massa. E questo in
opposizione a tutto quanto sembrava inquietare la vita
quotidiana: se in essa lincertezza e lesposizione allaltro
convivono con una monotona assenza di stimoli, il parco a
tema propone la simultanea presenza di eccitazioni in
stato di sicurezza, di minacce e scatenamenti simulati, di
rischio calcolato nei minimi dettagli. Si tratta, tutto
sommato, di incursioni protette e discontinue, il cui
disorientamento transitorio pare quanto di pi lontano sia
dallabbandono che da sempre accompagna la vertigine,
cos come da ogni ripercussione sulla vita quotidiana. Esse
infatti cessano con larresto della macchina e non
10
11

Ivi, p. 68.
Ibidem.

24

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

lasciano, nel cultore di questi divertimenti, che un


fuggevole senso di stordimento prima di restituirlo al suo
stato normale12. Solo con il ricorso allalcol e alla droga,
dunque solo con lebbrezza della vita e non del gioco,
alluomo moderno sarebbe ancora permesso soddisfare il
proprio gusto per la vertigine. E tuttavia, acconsentire alla
ricerca di questa soddisfazione significa anzitutto ripudiare
il carattere fittizio del gioco, carattere che costituisce una
delle qualit imprescindibili dellattivit ludica.

3. Da qualunque parte si affrontino le cose, scriveva


Caillois nel 1938, il problema ultimo risulta in fin dei
conti essere quello della distinzione: distinzione del reale e
dellimmaginario, della veglia e del sonno, dellignoranza e
della conoscenza, ecc.13. Si sarebbe potuta aggiungere
anche la distinzione, pi volte accennata, tra gioco e realt,
se questa separazione non si rivelasse ogni volta labile e
precaria, perfino ogni volta gi compromessa dallintima
natura del gioco stesso, i cui principi cos meticolosamente
codificati e difesi si trovano sempre passibili di sconfinare
in ambiti tendenzialmente indifferenti o irrispettosi verso
ogni sorta di convenzione. Se proprio una simile
distinzione a garantire la specificit del gioco, tanto che
ogni contaminazione con la vita normale rischia di
corrompere e guastare la sua stessa natura14, non vi
questione pi urgente di quella riguardante il destino del
gioco una volta che questo si trova inscritto entro il
perimetro insidioso e opaco dellesistenza quotidiana.
Daltra parte, se i giochi disciplinano gli istinti e
12

Ivi, p. 69.
R. Caillois, Il mito e luomo, Bollati Boringhieri, Torino 1998, p.
48.
14
Id., I giochi e gli uomini, cit., p. 61. Cfr. Id., Gioco e sacro [1949],
in Id., Luomo e il sacro, Bollati Boringhieri, Torino 2001, p. 153:
Insomma, buon giocatore chi abbastanza equanime da non
confondere gli ambiti del gioco e della vita.
13

25

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

impongono loro unesistenza istituzionale15, nulla


impedisce che questi istinti, una volta allentate o cadute le
maglie del disciplinamento ludico, trovino altri campi
entro i quali dare libero corso alla propria frenesia.
Caso esemplare di tale torsione, nota Caillois, quello
che listinto di competizione, lagon, passibile di subire
ovunque il suo scatenamento sia subordinato
allimperativo del successo, obbligando cos il principio
ludico a retrocedere al rango di mezzo in vista del
conseguimento di un fine di ben altro valore. L dove
lagonismo si svincola dalle rigide delimitazioni del campo
da gioco, quale terreno comune in cui lo sforzo pi
intenso paradossalmente coincide con il massimo distacco,
eccolo presto piegato agli imperativi della pretesa realt, a
quei giochi di potere che pi nulla hanno di ludico, in
quanto il minimo gesto comporta conseguenze ineluttabili.
In altri termini: eccolo piegato agli imperativi della guerra.
Una volta confiscato lagon entro un regime di utilit,
infatti, alle nazioni pare legittimo, se non meritorio,
condurre la guerra in modo spietato e senza limiti16,
sfidandola cos a spingersi fino al proprio eccesso, fino a
scatenare quel movimento di ascesa allestremo che per
Caillois decide della sua stessa forma contemporanea.
Soltanto allora, e in maniera irreversibile, la guerra si
allontana dal torneo cavalleresco, dal duello, in una parola
dal combattimento regolato in campo chiuso, per trovare
la sua forma totalizzante nelle distruzioni massicce e nei
massacri di intere popolazioni.17
Sar proprio il nuovo aspetto sregolato e illimitato della
competizione a spingere la guerra moderna entro lambito
separato del sacro, per il quale fanatismo e dismisura18
decidono ogni forma di partecipazione. Ma la
15

Id., I giochi e gli uomini, cit., p. 73.


Ivi, p. 72.
17
Ibidem.
18
Id., La vertigine della guerra, casa di marrani, Brescia 2014, p. 107.
16

26

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

sacralizzazione della guerra, a seguito dello sconfinamento


dellagon nella vita quotidiana, non costituisce lunica
conseguenza della sua ascesa allestremo: come la schiera
di scrittori e letterati individuata da Caillois non cessa di
mostrare, essa finisce per accompagnarsi a una nuova
sensazione di vertigine, che afferra chiunque abbia saggiato
o anche solo immaginato il corso iperbolico della guerra
moderna. Cos, dopo aver incluso entro i propri ranghi le
forze dellagon, la guerra si appresta ad avvalersi anche di
quelle garantite dallilinx, secondo nuove e incalcolabili
combinazioni in seno alle quali la guerra stessa a dover
mutare natura; chiaro, infatti, che la vertigine non pu
trovarsi
associata
alla
rivalit
regolata
senza
immediatamente snaturarla. La paralisi che lilinx provoca,
come del resto il cieco furore che mette in moto in altri
casi, costituiscono la negazione rigorosa di uno sforzo
controllato19. Resta allora da chiedersi che cosa accada
qualora la vertigine finisca per associarsi a una rivalit gi
spinta al suo estremo, a una competizione ormai
compromessa con ben altri principi, come quella di cui la
moderna guerra totale si impadronita. A differenza di
altri ambiti e forme del conflitto, dai quali sembra
apparentemente bandita ogni compiacenza alla vertigine,
qui essa, lungi dal venire combattuta come un ostacolo al
proprio compito disciplinato, si rivela essere la risorsa pi
rapida per laccesso a una nuova e pi appropriata
condizione, situata a met strada tra il godimento estatico
(nonch estetico) e una sovrana padronanza delle proprie
azioni. quella particolare forma di estasi a cui Jnger
dedica le pagine centrali del suo La battaglia come
esperienza interiore, un tale entusiasmo da far ribollire il
sangue nelle vene, da farlo spumeggiare nel cuore.
unebbrezza superiore a qualsiasi ebbrezza, uno

19

Id., I giochi e gli uomini, cit., p. 90.

27

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

scatenamento che spezza ogni vincolo20, che fuga ogni


scrupolo e deride ogni esitazione di fronte al proprio
compito omicida (essendo ogni accenno di distacco o di
consapevolezza nei confronti della vertigine nullaltro che
altrettante concessioni allesitazione, la quale turba
linfallibilit ipnotica e compromette il funzionamento di
un meccanismo la cui estrema precisione non consente
dubbi n pentimenti21). Lesperienza vertiginosa sembra
essersi cos installata al cuore stesso della competizione,
decidendone a un tempo sia lillimitatezza della posta in
gioco, il carattere assoluto della lotta, sia laltrettanto
illimitata disponibilit dei suoi entusiasti sostenitori: esse
sono tali che lo stesso termine posta in gioco sembra
ormai inadeguato, avendo fagocitato ogni distinzione e
ogni ambito della vita. Finendo insomma per sovrapporsi
allesistenza stessa.

4. Numerose sono le pagine dedicate da Caillois


allintima connessione tra la moderna vertigine della
guerra e il trionfo della totalit nazionale come nuova e
imperante struttura collettiva; esse si dimostrano infatti
sorrette da una medesima mitologia, si presentano
entrambe come il pi autentico dei destini, si alimentano
degli stessi discorsi sacrificali, fanno esplicito richiamo a
virt e doveri perfettamente compatibili, tanto che
allinasprirsi della prima corrisponde giocoforza
lintensificazione della seconda. La questione posta da un
simile legame non risiede solo nella complicit che ogni
dimensione nazionale sembra intrattenere con una guerra
tendenzialmente senza limiti. Qui si tratta, piuttosto, di
indagare quel particolare utilizzo di cui la vertigine
passibile ogni qualvolta si cercato di far marciare
20

E. Jnger, La battaglia come esperienza interiore, Piano B, Prato


2014, p. 73. Cfr. inoltre ivi, pp. 103 e 119-121.
21
R. Caillois, I giochi e gli uomini, cit., p. 161.

28

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

allunisono milioni di individui. Certamente una tale


marcia non nasconde le sue parentele con quellaltra
forma di mobilitazione totale, pi propriamente
economica, che negli stessi anni ha dato origine ai
moderni parchi dei divertimenti: una stessa tensione, una
stessa ricerca sembra accomunare le due masse. Ma se in
un caso la vertigine non era che una sensazione fugace,
puntualmente separata dallesistenza quotidiana, per gli
entusiasti volontari della guerra, partiti per il fronte agli
albori del Novecento, essa ha costituito per lunghi anni la
sola atmosfera propriamente respirabile. Come stato
possibile tecnicizzare fino a questo punto la vertigine?
Sottoporla a una vera e propria tecnica di produzione?
Catturarne la particolare esperienza in vista di un preciso
scopo? forse questo lobiettivo che ha animato i
propagandisti allalba della prima guerra mondiale, i quali
hanno saputo intuire come non ci si potesse accontentare
di conquistare alla causa della guerra la rivoluzione
industriale e il suo potenziale produttivo, ma che ci fosse
inoltre bisogno di un esercito a sua volta illimitato tanto
nel numero quanto nelle ambizioni. Per porsi allaltezza
della guerra a venire non sarebbe allora bastato
lincessante perfezionamento delle armi, n tanto meno
larruolamento di massa; a questi si sarebbe dovuta
aggiungere la tensione allestremo di ogni singolo
partecipante: Ci vuole in pi il fanatismo della nazione
armata.22
E cos, allo stabile monopolio della violenza fisica da
parte dello Stato, impostosi in tutte le societ occidentali,
presto si accompagna il monopolio della vertigine e della
sua passione, nelle differenti versioni nazionaliste proposte
allalba del Novecento. Daltra parte, lo stesso clima di
militarizzazione della vita civile, che di l a poco sarebbe
sfociato nella Grande Guerra, mai avrebbe potuto

22

Id., La vertigine della guerra, cit., p. 119.

29

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

assurgere a una simile estensione senza la presenza


congiunta di una disciplina accuratamente organizzata
dagli Stati europei nonch di una diffusa esaltazione della
nazione in armi, ossia della mobilitazione volontaria e
gloriosa a difesa della propria patria23. Cosa sarebbero,
infatti, questi due monopoli, senza la loro efficace
inscrizione entro un unico mito della Nazione, questa
creazione anonima che possiede forza coercitiva, e alla
quale viene attribuita una certa credibilit24? Come
garantire altrimenti listituzione di un esercito allaltezza
della guerra totale, se non offrendo la promessa di
unappartenenza, di unappropriatezza e di una
padronanza, per compensare e ricompensare la dedizione
di ogni soldato verso il proprio ruolo, il quale non
consiste che nel tenere fino alla fine il proprio posto di
minuscolo ingranaggio sostituibile in un immenso
meccanismo in movimento25. Se, seguendo la proposta di
Simmel, possibile individuare la vertigine pienamente
moderna nello scoprirsi a tutti gli effetti ridotto ad una
quantit ngligeable, ad un granello di sabbia di fronte a
unorganizzazione immensa di cose e di forze26, la
macchina mitologica nazionalista sar allora quella
particolare macchina volta a contro-effettuare e recuperare
tale sensazione ai fini del mantenimento di unaltra
vertigine, quella di sentirsi parte di un nuovo sforzo
collettivo la guerra volto a dare senso a questa
immensit organizzata. grazie ai suoi prodotti che la
guerra diventa qualcosa in pi di un pauroso rimedio in
cui le nazioni sono talora costrette a cercare la salvezza.
23

Cfr. ivi, pp. 153-160; E. Gentile, Lapocalisse della modernit. La


Grande Guerra per luomo nuovo, Mondadori, Milano 2008, pp. 106134.
24
R. Caillois, Conversazione con Jeannine Worms, Riga, n. 23,
Marcos y Marcos, Milano 2004, p. 101.
25
Id., La vertigine della guerra, cit., p. 138. Cfr. E. Jnger, La
battaglia come esperienza interiore, cit., p. 105: Le personalit si
alternano impercettibilmente occupando un ruolo fisso.
26
G. Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito, cit., p. 54.

30

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

la loro ragione dessere. Serve persino a definirle: la


nazione linsieme degli uomini che fanno la guerra
fianco a fianco27 in altre parole: che fanno della
vertigine collettiva il punto culminante e aggregante
dellesistenza pubblica.28
come se la rapida diffusione dei sogni di lotta e
vittoria avesse trovato il proprio vettore di propagazione
nellesplicita promessa che lattraversamento di una simile
prova costituir, tanto per il singolo che per la sua
nazione, il cammino privilegiato per una trasfigurazione
della vita quotidiana. Qui la marca nazionalista non altro
che la garanzia della qualit del prodotto esperienziale
fruibile in seno alla guerra: come considerare altrimenti il
catalogo discorsivo eterofobo con il quale, da un capo
allaltro dellEuropa, si provveduto ad animare le
entusiastiche manifestazioni di sciovinismo, irredentismo,
ultranazionalismo e revanchismo allalba del primo
conflitto mondiale29? Gli stessi discorsi che hanno
contribuito alla produzione sistematica di quellatmosfera
nazionalizzata e satura di tensioni la quale ha comportato
limmersione
di
intere
popolazioni in
climi
strategicamente elaborati. Per lunghi decenni, infatti, la
macchina mitologica nazionalista stata libera di secernere
unepica della marca e della merce politica al tempo della
passione imperialista, tanto che numerosi furono gli
scrittori, particolarmente sensibili allatmosfera del tempo,
che non tardarono a registrare nelle loro opere i primi
effetti di una simile circolazione. Tra questi va certamente
27

R. Caillois, Gioco e sacro, cit., p. 166.


Ivi, p. 106.
29
Per unesaustiva rassegna di simili posizioni, in apparenza cos
diverse e tuttavia cos speculari, perfino cos sovrapponibili e
compatibili tra loro, basterebbe consultare il recente lavoro di Clark
C., I sonnambuli. Come lEuropa arriv alla Grande Guerra, Laterza,
Roma-Bari 2013. Nonostante un eccessivo interesse verso le singole
responsabilit di tale o talaltro governo europeo, il lavoro di Clark
presenta il pregio di mostrare la rapida propagazione e imposizione,
sulla scala di un intero continente, del discorso nazionalista.
28

31

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

annoverato Ernst Toller, al tempo arruolatosi volontario,


ma che pochi anni pi tardi non si esimer dal confessare:
S, viviamo in una specie di ebbrezza. Le parole
Germania, patria, guerra hanno una potenza magica:
quando le pronunciamo non si volatilizzano, ma
rimangono nellaria, girano su se stesse, sinfiammano e
cinfiammano30. Nella moderna guerra di materiali, anche
le
parole
divengono,
quali
accessori
bellici
dellimmaginazione umana, altrettanti combustibili in vista
dello stordimento generalizzato...
Certo possibile che, lungi dal costituirne la causa
scatenante, la macchina mitologica nazionalista si sia
limitata a tradurre in discorsi esaltati e accesi la specifica
forza di attrazione quasi una sorta di forza di gravit,
scrive Caillois che la guerra detiene nei confronti della
societ. E tuttavia la meticolosa costruzione di una mistica
della guerra, lelevazione di questa a grandioso destino e
prova decisiva tanto dei singoli quanto delle nazioni, anche
nel caso in cui non sia direttamente interessata a una sua
messa a profitto, non potrebbero che tradire un gesto di
abdicazione di fronte a questa nuova e tecnicizzata
sensazione di vertigine. Daltra parte, nel 1943, proprio
quando la guerra civile mondiale stava per giungere al suo
parossismo, Caillois affida al breve testo Vertigini la pi
incisiva condanna verso ogni gesto di condiscendenza nei
confronti della vertigine: proprio come se le cose,
lasciate a se stesse, precipitassero verso la guerra; come se
fosse sempre necessario opporre una resistenza per
evitarla31. Come pensare allora unetica della resistenza
nei confronti della vertigine? Come opporsi alla sua
seduzione, alla tentazione del proprio abbandono? Come
30

E. Toller, Una giovinezza in Germania, Einaudi, Torino 1972, p. 58.


R. Caillois, Vertigini [1943], in Id., La comunione dei forti,
Bollati Boringhieri, Torino 2007, p. 65. Vale la pensa segnalare che
proprio in questo testo il sintagma vertigine della guerra fa la sua
prima comparsa, quasi un decennio prima, dunque, del saggio
omonimo.
31

32

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

introdurre uno scarto, un tratto, una qualche esitazione l


dove un ritmo irresistibile sembra imporre il proprio
movimento? Rispondere a simili questioni significa forse
tentare un primo, timido gesto per dissodare
quellimmaginario che ancora oggi non cessa di farci
precipitare.

33

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

Suggestioni della guerra*


di Roger Caillois
(Traduzione di Giuseppe Crivella)

Con Prise de sang1 Emmanuel Berl presenta lesame di


coscienza di un pacifista. Egli si accusa umilmente di
essere stato sostenitore del compromesso di Monaco, ma
accorda a se stesso un tal numero di circostanze attenuanti
che la sua arringa vira poco a poco in requisitoria: come
non irritarsi nel vedere in effetti il pacifista pi meritevole
di biasimo del bellicoso? Il desiderio di pace ritenuto pi
colpevole della volont di guerra? E, nella stampa, pi
inchiostro e spazio consacrati a condannare il patto di
Monaco rispetto allaggressione di Danzica? Berl confessa
volentieri che egli ebbe torto sotto il profilo pratico,
sebbene resti almeno persuaso che il suo errore partisse
da un buon proposito: io non rimpiango per nulla la

guerra mancata del 1938, n quella del 1937, n quella del


1936; io rimpiango la guerra scoppiata nel 1939.
Senza dubbio gli si potrebbe far notare che la guerra
scoppiata nasce dalla guerra mancata; e che coloro che a
Monaco accettarono grandi sacrifici per evitare le ostilit,
riuscirono soltanto a renderle pi sanguinose e pi aspre.
Arretrare per saltare meglio non una politica eccellente.
Nel caso particolare, in pi, il verdetto della storia pu
sembrare abbastanza reciso. Lautore non lo disconosce,
sebbene egli esiti ancora a prendere posizione in modo
assoluto.
Uno scrupolo lo trattiene: ha il timore di cedere alle
suggestioni della guerra, di cui egli constata un po
* Prestiges de la guerre, in R. Caillois, Chroniques de Babel,
Denel/Gonthier, Paris 1981, pp. 119-122.
1
Robert Laffront, diteur.

34

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

ovunque la potenza diffusa. Un ministro guerrafondaio


raccoglie immancabilmente maggior gloria di un ministro
conciliante. Non si grati ad alcuno per aver conservato la
pace il pi a lungo possibile, si intrecciano corone e si
innalzano statue a chi prolunga la guerra contro ogni
ragione. Nel 1938, sottolinea lautore, uomini di stato
tentavano di salvare la pace contro ogni speranza: se n
fatto scempio. Nel 1871 il governo di Bordeaux si sforz
di protrarre la guerra ugualmente contro ogni speranza: il
suo atteggiamento visto come eroico ed esemplare e Berl
se ne meraviglia: vorrei che un giorno mi si spiegasse

perch ignobile non disperare per la pace allorch la sua


conservazione sembra improbabile, mentre nobile non
disperare per la vittoria nel momento in cui essa appare
esclusa. Tuttavia non v qui nulla di enigmatico: ci che
mi sembra nobile il fatto di battersi fino allultimo e di
preferire la morte alla disfatta; ci che sembra ignobile
sottrarsi allo scontro, almeno darne limpressione (ma si
giudica dalle apparenze), e cedere piuttosto che
combattere (poich non si conserva la pace senza
contropartita). Basta un secondo di riflessione perch ci si
sorprenda della sorpresa dellautore. E invece di fornirgli
la vana spiegazione che egli domanda preferibile
spiegargli perch si celata una simile evidenza...Ci
accade, io credo, perch egli pensa costantemente nel
corso delle sue analisi ai vantaggi materiali, morali e
spirituali che i popoli ottengono da una o dallaltra
attitudine. Altrimenti detto, egli non smette di pensare in
termini di profitto. Ora, non c dubbio che la pace
apporti pi vantaggi della guerra; e che quella sia pi
ragionevole di questa, in modo che nel caso specifico pi
vantaggioso (ma non pi nobile) ritardare il pi a lungo
possibile il giorno della catastrofe piuttosto che perpetuare
questa in vano. Tale confusione dellordine dellinteresse
con lordine dellonore non appartiene solo al Emmanuel
Berl. Essa inerente alla politica stessa, che larte di
35

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

difendere nello stesso tempo lonore e linteresse di una


nazione, i quali non vanno sempre di concerto. Capisco
bene che lautore un realista. Senza dubbio non ci
sarebbe bisogno di metterlo troppo alle stette per fargli
confessare che non c nulla di chiaro, di preciso o
soprattutto di valido nellonore di una nazione: concetto
desueto, chimerico e pericoloso. Non sicuro, e io ne
sarei molto imbarazzato per quanto mi riguarda se per
assurdo io mi trovassi ad essere responsabile dei destini di
una nazione, se si tratta di decidere ci che io debba
tentare di salvaguardare in primo luogo: il suo onore o i
suoi interessi. Poich mi sembra che, sacrificando il suo
onore, io proteggerei malamente i suoi interessi, lasciando
credere che esso debole e che si possa impunemente
calpestarlo; mentre trascurando in modo sconsiderato i
suoi interessi per assicurare la sua gloria, io avrei il timore
di condurlo a un disastro in effetti glorioso ma
irreparabile.
In ogni modo tutti finiscono col considerare la guerra
una triste necessit. Si calcolano i beni che essa costa e i
mali a cui conduce. Se ne resta atterriti. Se alla fine vi si
rassegna, ci accade con la morte nellanima ed
necessaria una passione piuttosto grande che spinga e
sostenga in una situazione estrema che mette nella
condizione di perdere tutto. Ci non impedisce di dire
che Berl ha ragione: non si sono ancora visti popoli e
storici manifestare per la riconoscenza e lammirazione
dovute a coloro che si sono sforzati devitare il flagello ai
loro contemporanei.
I popoli hanno un bel gioire della pace e maledire la
guerra. Non per questo sono meno le guerre che brillano
lontano nella prospettiva della storia, che vi appaiono
illuminate, distaccandosi con fulgore e brillanti di mille
colori sul fondo spento e oscuro della pace. Lumanit
conserva pi pietosamente il nome dei conquistatori che le
procurarono dolore che quello degli artigiani premurosi a
36

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

cui essa deve i suoi momenti di quiete. E ci non ancora


nulla. Quanto pi la guerra cresce in orrore e potenza,
tanto pi essa riceve omaggi sempre pi ferventi. Non
appena la coscrizione le d il suo volume attuale, vediamo
Hegel e de Maistre preoccuparsi di fornirle una
giustificazione metafisica. Essi ancora si accontentano di
poche formule astratte. Pi tardi per Dostoevskij e
Proudhon, specificando con grande compiacenza i suoi
meriti, scoprono in essa la madre delle arti, delle virt e
delle leggi. Nei nostri giorni, in cui essa la pi vasta e la
pi omicida, non bastano pi la riflessione e lanalisi a
lodare la sua fecondit. Una nuova devozione compone
in suo onore degli inni mostruosi: trascinato dallestasi,
Ernst Jnger non riesce a trovare nei suoi salmi, per
adorare la dea sanguinaria, accenti abbastanza entusiastici
e abbastanza stravolti. Sappiamo che i suoi cantici furono
ripresi da numerosi fedeli. Ecco un fenomeno che
oltrepassa, mi pare, le categorie in cui si impiglia Berl, si
chiamino esse linteresse o la ragione. Io vi distinguo da
parte mia una manifestazione del sacro.
27 agosto 1946

37

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

Darsi alla macchia.


Nuovo potere, nuova sovranit*
di Marco Baldino

Il singolo conserva la propria sovranit solo se, in


mezzo alla frantumazione dei tempi, sa darsi alla macchia.
il singolo, per mezzo di una scelta morale autonoma, a
sospendere la norma, a infrangere la normalit, a far
scorrere dei flussi eterogenei dentro la grande e compatta
marea dellomogeneit che viene. Jnger fa degli esempi,
ne cita anzi due, un po curiosi, in cui il singolo pu
manifestarsi sovrano: lambito delle terapie mediche e
quello delluso delle armi. Leterogeneit degli esempi non
deve trarre in inganno, perch proprio anche attraverso
cose come lintervento crescente sullorganizzazione
sanitaria che lo Stato dispiega la pianificazione totale come
carattere specifico del suo divenire mondiale.
Dietro questi due esempi si cela il Waldgnger nella
sua duplice declinazione: lanarca e il bandito. Lanarca
senzaltro colui che si sottrae allorganizzazione sanitaria
dello stato, laddove il bandito invece colui che passa
immantinente alluso delle armi. Ma vi sono delle
situazioni in cui anche lanarca costretto a imbracciare le
armi. Jnger ha in mente fatti specifici, immortalati dalla
storia: i giovani volontari del 19141, i soldati perduti del
*

Il presente testo gi apparso come parte integrante del saggio


Ernst Jnger. Por una teora del bandolerismo, nel numero 121 della
rivista Debats, Valncia, 04/2013.
1
noto come lintellettualit tedesca, soprattutto giovane, si
preparasse da tempo a un Krieg der Geister e come la Germania
venisse dipinta dai suoi intellettuali come depositaria della grande
responsabilit storica (qui si parla di Weber, di Troeltsch, di
Meinecke, di Thomas Mann) di impedire che la civilt europea
venisse segnata per lungo tempo dal marchio della Zivilisation (la

38

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Baltico, la figura di un Leo Schlageter2. Sono tutti esempi


legati al tempo della sua formazione, agli anni del primo
conflitto mondiale, della sconfitta della Germania e della
resistenza contro la frammentazione del Reich a oriente
come a occidente. Ma gli esempi, nella loro contingenza
storica, illanguidiscono di fronte al loro senso, ossia il fatto
che Jnger concepisce la conservazione della propria
sovranit come una decisione morale autonoma a livello
del singolo. il singolo che si mantiene sovrano nella
tempesta che viene e questo a dispetto, contro e
nonostante lo stato; a dispetto, contro e nonostante il
diritto che lo strumento con cui lo stato sancisce ed
esercita il proprio potere; a dispetto, contro e nonostante
la politica, che la forma della normalizzazione del
conflitto allinterno dello stato che si fa mondiale e a
dispetto, contro e nonostante la filosofia che la forma
della normalizzazione del pensiero allinterno dei conflitti.
Per quanto riguarda questultima, Jnger estremamente
chiaro: darsi alla macchia unescursione perigliosa non
solo fuori dai sentieri tracciati, ma oltre gli stessi confini
della meditazione.3
Darsi alla macchia non solo un gesto arrischiato, non
solo il tentativo di muoversi al di fuori dei sentieri
tracciati dalla tradizione, in un de-lirare, non solo un fare
tecnica, il capitalismo finanziario, le banche, la metropoli, il
giuridicismo, il parlamentarismo) a vantaggio della Kultur (quel
carattere di ritualit regolatrice che sa temperarsi con listinto; la
spiritualit, la liber interiore). Si trattava di un vero e proprio scontro
fra due Gestalten che lottaano per la signoria, per la Herrschaft.
2
Membro dei Freikorps, Schlageter prese parte alla resistenza
antifrancese durante loccupazione della Rhur (1922). Fu condannato
a morte nel 1923 per atti di terrorismo. La figura di Schlageter, poi
canonizzata dal nazionalsocialismo, rimane controversa. Se ne
ricordano una celebrazione di Karl Radek dal titolo Der Wanderer ins
Nichts, tenuta il 26 giugno 1923 al Comitato esecutivo
dellInternazionale comunista e una commemorazione pronunciata da
Martin Heidegger dalla scalinata dellUniversit di Friburgo, il 26
maggio 1933.
3
E. Jnger, Der Waldgang, 1; trad. it. di a cura di F. Bovli, Trattato
del ribelle, Adelphi, Milano 1990, p. 9.

39

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

esplorativo che si contempera con la vocazione del


ricercatore naturalista, ma si lascia alle spalle gli strumenti
stessi che la tradizione mette a disposizione, primo fra tutti
la ragione filosofica. E qui emergono gli elementi pi
innovativi di Jnger rispetto, per esempio, a un filosofo
come Heidegger. La grandezza filosofica di Heidegger
indiscussa e cos la sua superiorit professionale, ma
Heidegger rimane, per cos dire, impigliato nella sua stessa
disciplina e, in definitiva, inchiodato al e dal suo ruolo
accademico.
La forza di Jnger consiste nellaver concepito un
percorso oltre gli stessi confini della meditazione,
attraverso un terreno che negli anni Venti del XX secolo,
nella Germania di Weimar, riprendendo un concetto che
aveva fatto la sua comparsa nei primi anni del secolo in
autori come Max Weber e Wilhelm Dilthey4, fu detto
Weltanschauung il che oggi, da un punto di vista di
storia delle idee, pone dei problemi, forse pi a causa di
Dilthey che non di Jnger, essendo la Weltanschauung
passata a designare una sorta di filosofia non ben
strutturata.5
Armin Mohler, allievo di Jaspers, in un noto studio
sulla Konservative Revolution, ne abbozz il profilo
osservando che se la filosofia, almeno un tempo, sapeva
bene quale fosse il suo compito e che cosa fosse invece da
lasciare alla pura manipolazione di altri saperi, e questo
compito, estendendosi dal passato al presente, era tale
che, al suo interno, ogni filosofo era tenuto a rispondere ai
suo predecessori, anche avversandoli, in un modo che
ogni concetto potesse esser verificato alla luce di ci che

I testi di riferimento sono: M. Weber, Letica protestante e lo spirito


del capitalismo, Sansoni, Firenze 1945 e W. Dilthey, Lessenza della
filosofia, in Critica della ragione storica, a cura di Pietro Rossi,
Einaudi, Torino 1982[1954].
5
Cfr. W. Dilthey, Lessenza della filosofia, in Critica della ragione
storica, cit. pp. 468-469.

40

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

questo aveva significato al suo stadio precedente6; nel


contesto descritto da Jnger, nel contesto cio di un
cambio di paradigma (Jnger utilizza il termine Gestalt,
forma, figura), nella frantumazione dovuta alla frizione
delle forme, gli elementi della realt precedente, bench
sussistano ancora, sono ormai isolati, non hanno pi alcun
punto di riferimento. Il dato caratteristico della
Weltanschauung invece che in essa il pensiero assume
dei connotati strumentali: il suo compito quello di
elaborare gli impulsi; il suo scopo quello di conseguire
uneffettualit impensabile per la filosofia; la sua
ambizione quella di dispiegare una capacit di perseguire
obiettivi concreti. Se il lavoro filosofico la
contemplazione delle rovine, quello della Weltanschauung
di rendere coerente il pi prossimo e il circostante, al
fine, quantomeno, di mantenersi sovrani, cio capaci di
decisione, nel caos che incalza.
La nuova concezione della libert, che Jnger oppone
alla nuova concezione del potere (la signoria della forma
globale), consiste quindi in un sapersi mantenere sovrano
del singolo mediante un darsi alla macchia, come modo
per non lasciarsi travolgere nel cozzo tra vecchio e nuovo
ordine che sempre si ha in un avvicendamento di forme. E
il singolo pu mantenersi libero nellordine che viene,
nella fattispecie lordine della pianificazione, solo se
dice Jnger si sospende latto con cui si approvano le
leggi, oppure, o anche, se si riserva la decisione ultima in
merito alluso delle armi, e infine, se non si piega a
nessuna dottrina7. Sono le masse che, ponendosi al seguito
di unideologia vengono a immettersi su un piano la cui
inclinazione determinata dalle forze che manovrano il
diritto e la morale; mentre il Waldgnger appunto colui
6

A. Mohler, La rivoluzione conservatrice, trad. di L. Arcella,


Akropolis, Napoli-Firenze 1990, pp. 22-26.
7
E. Jnger, Der Waldgang, bersicht (p. 136 della traduzione
italiana, cit.).

41

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

che, dandosi alla macchia, si mantiene libero da queste


trappole proditorie, anche a costo di grandi sacrifici, nella
prospettiva di un guadagno netto in fatto di sovranit.8 Per
Jnger la sovranit non appartiene al Leviatano, ma al
singolo.
In Der Waldgang, Jnger traccia in effetti alcuni
argomenti che valgono come una critica della teologia
politica, la quale investe in primo luogo la concezione
schmittiana, e quindi classica, del politico. Jnger
concepisce la sovranit come qualcosa che si dissemina nei
singoli e che si identifica con la libert del singolo, meglio:
con una concezione della libert adatta allepoca che
viene, in cui il potere si presenta come un potere che
pianifica la vita della mente e la vita biologica attraverso
lassunzione del singolo come esemplare di un insieme di
organismi o individui che coesistono in uno stesso luogo e
in uno stesso momento e che condividono certe propriet
biologiche. A poter decidere dello stato deccezione, per
Jnger sempre e soltanto il singolo quando, in forza di
una decisione, ne va della sua vita. Il singolo libero solo
se sopra di s ha il terreno sgombro dal diritto, dalla
morale, dalle istituzioni mediche, dalla filosofia, ecc. ecc..
Il singolo di Jnger uno dei pochi esempi di soggetto
politico e di soggetto di pensiero, che tende a mantenersi
alla giusta distanza, al riparo da istanze di disciplinamento;
in qualche modo un soggetto selvatico, un individuo
che ha scelto di crescere da s su se stesso e, quindi, in
qualche modo, un soggetto de-forme, pericoloso in quanto
sottratto alla presa della forma dominante. Questa
eterogeneit (dellanarca, del bandito) che alligna nella
figura del Waldgnger, la cifra della sovranit nel mondo
dominato dalla figura del Lavoro equiforme.

Ivi, p. 114.

42

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

La vertigine, lerotismo.
Brevi appunti sullimpersonale
di Davide Caliaro

lerotismo ci smarrisce nei suoi slittamenti

Le pagine finali che Georges Bataille dedica al tema


della guerra nel testo Il limite dellutile ci permettono di
estrapolare una definizione provvisoria della vertigine. A
conclusione di unarticolata riflessione nel corso della
quale cerca di mostrare che esiste unequivalenza tra la
guerra, il sacrificio rituale e la vita mistica2, Bataille
riferisce lesercizio di meditazione di un asceta tibetano
che giunge, infine, alla vertigine dellestasi. Questa sarebbe
legata essenzialmente allesperienza di una perdita che
investe la vita limitata della persona, nella misura in cui
questultima si perde in una realt molto pi vasta, come
londa che erompe si perde ricadendo nel flusso che la
circonda3. Simile vertigine sembra corrispondere a un
doppio movimento. Per un verso, in essa, qualcosa si
perde, cade, si smarrisce. Essere presi dalla vertigine
farebbe cio tuttuno con lesperienza del mancamento,
inteso innanzitutto in quanto mancamento a s, scoperta
del mancare a s stessi e del sentirsi dunque decentrati,
fuori di s, squilibrati. Se nella vertigine di cui parla qui
Bataille in gioco un simile mancamento questo implica,
allora, il venir meno della persona in quanto dispositivo di
accumulazione del senso e del possibile cui la tradizione
occidentale ha demandato il compito stesso di istituire la
1

G. Bataille, Lerotismo o la messa in questione dellessere, in


LAldil del serio, Guida, Napoli 2000, p. 419.
2
G. Bataille, Il limite dellutile, Adelphi, Milano 2000, p. 117.
3
Ivi, p. 128.

43

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

vita, ovvero di neutralizzarne contraddizioni e molteplicit


dotandola del tratto unitario dellio. Nel mancamento
implicato dalla vertigine ci che chiamiamo persona
vivrebbe, in altri termini, limpossibilit di dire io, ovvero
di attribuire a s gesti, esperienze e parole che siano,
semplicemente, sue.
Al contempo questa vertigine sembra fare segno a un
altro movimento. Il mancamento sperimentato in essa ,
infatti, magnetizzato, come irresistibilmente attratto verso
un luogo indistinto e tuttavia ben preciso. Ci che di
questa vita persona e si perde nella vertigine dellascesi si
trova, infatti, recuperato in una realt molto pi vasta,
come londa che erompe si perde ricadendo nel flusso che
la circonda. La metafora marina aiuta a pensare quale
prestazione sia in gioco in questo contro-movimento della
vertigine: al perdersi della persona farebbe seguito,
secondo un gesto dialettico, lo stesso recupero di questa in
una forma di unit superiore, una sorta di spazio indistinto
nel quale la persona si trova, infine, recuperata nella forma
di una fusione con una realt molto pi vasta. Sembra
essere qui in gioco, in altre parole, lestremo tentativo,
tipico della cultura occidentale, di attribuire senso alla
perdita dellio attraverso lassicurazione che, in fondo, vi
sia una realt molto pi vasta, come un mare indistinto e
dato per presupposto nel quale la ferita aperta dalla
vertigine possa essere, infine, superata e risarcita. Di pi, il
perdersi della vita limitata della persona si trova non solo
compensato e ripagato rispetto alla mancanza di senso che
sembra irrimediabilmente legata al venir meno dellio, ma
questo riscatto aprirebbe addirittura a un pi-di-senso, del
quale la realt molto pi vasta, cos come il flusso nel
quale ricade londa, incarna, provvidenzialmente, la
promessa. Al piccolo io cui da voce la persona e al suo
mancamento farebbe seguito insomma il recupero
allinterno di qualcosa di pi grande che difficilmente ci si
44

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

potrebbe rappresentare se non come un grande io


monumentale, esito del perdersi e del fondersi di quei
piccoli io che noi siamo in ununit fantasmatica.
Questo doppio movimento della vertigine implica a sua
volta un presupposto impensato: la perdita sarebbe
unesperienza a sommatoria zero, essa sarebbe, cio, senza
resto. Se la questione della vertigine fosse unicamente
quella di unesperienza in cui la vita limitata della persona
si perde in una realt molto pi vasta, questo
implicherebbe che nulla rimanga al fondo di questo
perdersi e del suo successivo riaversi: tutto ci che era vita
limitata della persona si troverebbe, infatti, risolto e
recuperato in una realt molto pi vasta, come se non vi
fosse altra vita se non quella vissuta allinterno dei limiti
della persona e dellio o, simmetricamente, come se non
vi fosse altra vita se non quella vissuta nei limiti ben pi
ampi di ununit superiore. Pensare la vertigine secondo
questo doppio movimento, ridurla a esso e non vedervi
altro che esso, significher allora pensare la vita come
presa allinterno di una doppia esclusione: o persona o
realt molto pi vasta, tertium non datur, escludendo
cos, per principio e sin da sempre, la possibilit di
pensare a qualcosa come a una dimensione impersonale
dellesistenza e, con essa, unaltra esperienza della
vertigine.
Tale logica della vertigine sembra poter essere, tuttavia,
problematizzata e dischiusa guardando a essa attraverso
una differente chiave di lettura. Lesperienza dellerotismo,
cui tanta attenzione ha dedicato Bataille, promette, forse,
di rivelare al suo fondo una vertigine radicale, irrisolvibile
e tuttavia costitutiva delle nostre stesse esistenze, una
vertigine che sembra, al contempo, assegnarci a un
compito preciso: ascoltare, nel perdersi dellio, lemergere

45

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

di uninsistenza, singolare e impersonale, nella quale


facciamo esperienza dellenigma stesso che ci attraversa.
Che lerotismo abbia a che fare con una perdita sembra
essere, in Bataille, un dato acquisito: Lerotismo
scrive Bataille lo squilibrio nel quale lessere pone se
stesso in questione, consapevolmente. In un certo senso
lessere si perde oggettivamente, ma in questo caso il
soggetto si identifica con loggetto che si perde. Se occorre
posso dire: nellerotismo io mi perdo4. Lessere coinvolto
nel perdersi dellerotismo quello che Bataille chiama
lessere separato, ovvero quellessere discontinuo e ben
identificabile che io sono. Su questessere separato e sul
principio stesso della separazione e dellindividuazione
che esso incarna si fonda la possibilit di pensare alla
realt come un sistema distinto di esseri e di cose, ben
definiti e quindi identificabili, ordinabili secondo una
gerarchia e, per quanto riguarda quella specifica tipologia
di esseri separati che sono gli uomini, imputabili delle loro
parole, dei loro gesti, delle loro azioni e forse anche dei
loro pensieri. Lessere che si perde nellerotismo sarebbe
allora identificabile, con buona approssimazione, con la
vita limitata della persona.
E, tuttavia, qualcosa distingue la vertigine di questo
perdersi da quella della persona che si perde in una realt
molto pi vasta. Piuttosto che una perdita risolta
dialetticamente, nellerotismo lio sarebbe esposto a un
venir meno che non si lascia recuperare in ununit
superiore, come se, al fondo di questo mancamento,
emergesse qualcosa, come uninsopprimibile insistenza, o,
forse, come un resto della perdita che resiste, intrattabile,
alla sua risoluzione nellabbraccio fusionale, nel noi, del
rapporto erotico.
4

G. Bataille, LAldil del serio, cit., p. 405, corsivi miei.

46

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

In questo senso, forse, dovremmo leggere Bataille


quando scrive: la stretta amorosa ambigua []: essa
tende a mantenersi in questambiguit, tende a rendere
interminabile un istante sospeso dove nulla risolto, dove,
nonostante la logica formale, a la stessa cosa che non a,
sebbene a sia sempre diverso da non a5. In gioco,
nellerotismo, sembra essere allora la sovrapposizione
contraddittoria di due scene: per un verso a e non a
coincidono punto per punto, sembrano avvicinarsi sino a
costituire ununit superiore rispetto a quelle che
credevano di essere, si perdono luna nellaltra, di due
fanno uno. Se possono coincidere perch a e non a,
lamante e lamato, vivono la vertigine di una perdita che li
avvicina sempre pi, sino a renderli irriconoscibili, sino ad
avvicinarli alla fusione. I loro piccoli io si perdono, e
questo il presupposto stesso dellabbraccio amoroso. Per
altro verso, tuttavia, Bataille ci informa che, nellambiguit
di questa stretta, a rimane sempre, nondimeno, diverso da
non a, come se qualcosa al fondo delluno e dellaltro
resistesse, di una resistenza muta, alla fusione dei due,
ovvero come se qualcosa rimanesse al fondo del loro venir
meno. Resto inassegnabile e irriducibile, un simile e non
ben definibile qualcosa fa segno, nellerotismo, a una
contraddizione insanabile: nellevento erotico io smetto di
essere io nellerotismo io mi perdo senza tuttavia
poter accedere tout court, senza scarto, alla dimensione
del noi, come a dire che nellerotismo lio si perde di una
perdita che resiste a ogni recupero dialettico e questo in
virt di un resto irrisolvibile che affiora come la misura
stessa del perdersi dellio.

Ivi, p. 420.

47

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Qualcosa nellerotismo, allora, si rivela. Qualcosa che


si viene a collocare nello spazio di una doppia negazione:
n io n noi, n vita limitata della persona n realt
molto pi ampia, questo qualcosa, come il segreto
dellerotismo, sembra doversi pensare nei termini di un
resto, che insiste e non si lascia ridurre n alla prima
persona singolare n al plurale, come un resto che si
depone al fondo del perdersi dellio.
Si tratterebbe qui, in altre parole, dellirruzione di
uninsistenza al contempo impersonale e singolare.
Impersonale nella misura in cui non si lascia declinare
allinterno del registro della persona (nellerotismo, infatti,
io mi perdo). Non lio il soggetto dellesperienza
erotica, cos come di questo ci informa Bataille
quella stessa esperienza, propriamente, non mia, quanto
piuttosto laccadere di un evento nel quale lio viene
catturato e squilibrato sino al mancamento. Allo stesso
tempo, tuttavia, se la persona cade nella vertigine erotica, e
in questa caduta qualcosa come una radice impersonale
emerge, questa radice non pu essere pensata come
anonima, ovvero come indifferente al tratto singolare che
mi attraversa e mi fa essere quello che sono. Linsistenza al
fondo del perdersi dellio, infatti, , paradossalmente, la
mia insistenza, anche quando con il cadere dellio cade la
possibilit stessa di attribuire ad esso qualcosa, fosse anche
questa stessa insistenza, questo stesso resto. Simile
insistenza rimane paradossalmente mia pur senza esserlo,
e questo in virt del fatto che, se non si lascia collocare
dalla parte dellio, non si lascia collocare nemmeno
nellanonimato di ununit superiore (a - ci ricorda Bataille
sempre diverso da non a). Qui sta, forse, la vertigine
dellerotismo o lerotismo in quanto vertigine: nel fare
esperienza tra gli slittamenti delleros di perdere ci
che siamo per vivere quello che siamo.

48

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Alla luce dellerotismo dunque la vertigine sembra


rivelare un ulteriore aspetto: eminentemente vertiginosa
non sarebbe tanto lesperienza dialettica del perdersi
dellio in qualcosa di pi grande, quanto piuttosto quella di
un mancamento cui corrisponde linsorgenza di qualcosa
che, in noi, non siamo noi, come un resto che non parla la
lingua dellio n quella del noi ma che, malgrado tutto, ci
attraversa e fa di noi quello che siamo. Assumere questo
resto, fare esperienza di ci che della vita non persona
ma nemmeno una realt molto pi vasta, ascoltarne il
carattere insorgente e anarchico sar, forse, il primo passo
verso una civilt della vertigine.

49

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

Conseguenze del nichilismo*


di Roger Caillois

Hermann Rauschning, in unopera che conta o


dovrebbe contare autorevolmente, ma alla quale egli ne
fece sventuratamente seguire altre di qualit decisamente
inferiore, ha definito il nazional-socialismo come la
rivoluzione di un nichilismo distruttore di ogni principio
morale, di conseguenza incapace di fondare alcunch di
valido o di duraturo, costretto dalla sua stessa natura a una
pura volont di potenza, dinamica per necessit e vuota
del bench minimo contenuto. Questo nichilismo non
sconosciuto alla storia. Forse costantemente vi esiste allo
stato latente, scoppiando in occasione di crisi violente o
affiorando per effetto di una sorta di usura generale, di un
crescente sdegno nei confronti dei valori rispettati. La fine
dellImpero romano e la seconda met del XVIII secolo
forniscono senza dubbio esempi di un simile fenomeno,
ma ve ne sono molti altri. E cos in La nostra Giovinezza,
scritto nel 1910, Pguy segnala una disaffezione di un
medesimo ordine. Annuncia infatti lavvento del mondo di
quelli che fanno i furbi, il mondo di quelli che non
credono a niente, nemmeno allateismo, di quelli che non
si consacrano e che non si sacrificano a niente. Dopo il
massacro di Corcira, durante la guerra del Peloponneso,
anche Tucidide constata, descrivendo il vacillare del
mondo greco, la scomparsa di ogni rispetto, il crescente
disprezzo nei confronti di ogni norma. Descrive
minuziosamente come le parole abbiano mutato
daccezione, come si sia finiti per arrossire a causa del
* Titolo originale: Consquences du nihilisme, in R. Caillois,
Circonstancielles, Gallimard, Paris 1946, pp. 78-82. Traduzione di
Marco Tabacchini.

50

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

proprio essere onesti, e per vantarsi di essere perfidi o


sleali. Mostra con la sua abituale perspicacia per quali
ragioni questa situazione favorisca al contempo i violenti e,
ancor pi, i mediocri: Coloro che avevano maggiori
vantaggi, scrive, erano gli uomini dallintelligenza
limitata. Essi andavano fino in fondo, poich la
consapevolezza della propria inabilit e del talento dei loro
avversari faceva loro temere di essere vittime dei bei
discorsi dei loro nemici o della loro apertura di spirito; gli
altri, al contrario, disdegnando perfino di prevedere i
disegni dei loro avversari e reputando lazione superflua l
dove pareva bastare la scaltrezza, si trovavano disarmati e
finivano per soccombere.
Questa descrizione commentata da Jacob Burckardt
nelle sue Riflessioni sulla storia universale. Da queste
situazioni, scrive, deriva un terrorismo che rende
unimpresa vera, feconda, creatrice, e che compromette il
risultato di tutta la crisi; questo terrorismo invoca, per
giustificarsi, la ben conosciuta scusa della minaccia
esteriore, mentre in realt nasce da un supremo furore
causato dai nemici interiori in parte inafferrabili, nonch
dal bisogno di possedere un facile mezzo per governare e
da un sentimento crescente dinferiorit. Sia i fatti che i
loro commentari ci sembrano cos familiari che li si
direbbe di oggi. Senza dubbio, il nazionalsocialismo
permane originale soprattutto per il fatto di provocare
deliberatamente e di considerare come un ideale quel che
fino ad allora non era, in ciascuna delle sue apparizioni,
nullaltro che uno stato di fatto, il quale non era sorto se
non per forza di cose, col favore di una catastrofe o di una
decadenza, e di fronte a cui tutti si accordavano nel
reputarlo deplorabile. Esso ne fece una dottrina coerente,
e innalz a supremi principi dellazione efficace, presto a
leggi ideali di ogni azione lodevole, le massime distruttrici
il cui uso era sempre accompagnato da un qualche pudore
e alle quali i dotti, a eccezione di qualche caso isolato, non
51

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

avevano ancora aggiunto il peso della propria autorit. In


ogni caso, mai i politici ne avevano fatto la materia
dellinsegnamento ufficiale e le massime fondamentali del
governo. Questo lapporto proprio dellhitlerismo: la
razionalizzazione, perfino la valorizzazione e al contempo
lutilizzo consapevole, volontario, quasi tecnico, di una
situazione per se stessa rovinosa, e il cui avvento per una
civilt sembra di cattivo augurio. Spesso, infatti, ne segna la
fine e significa perlomeno che la buona salute dellinsieme
si trova gravemente compromessa. Sarebbe senzaltro
assurdo rigettare sulla sola Germania una responsabilit
che lEuropa intera, se non linsieme del mondo atlantico,
condivide con questa. Essa fece della crisi il pretesto e lo
strumento della sua azione su tutti i piani; i suoi filosofi ne
furono i dottrinari, i suoi uomini di Stato gli operai e gli
organizzatori, i suoi soldati i venditori ambulanti.
Ma il male era dappertutto: cos il III Reich trov in
ogni luogo dei discepoli, dei complici. Ecco perch non ha
alcun senso limmaginare che una vittoria puramente
militare potr sistemare tutto, far rientrare tutto
nellordine: la sorte delle armi assolutamente impotente
nel ricreare valori morali l dove questi sono distrutti. Le
cose continueranno esattamente come prima, forse in
maniera peggiore; lannientamento di un esercito non
servir a niente, e nemmeno la caduta di un partito,
poich la guerra chiama la guerra, la violenza la violenza,
lastuzia lastuzia. Una battaglia vinta mostra solo la
necessit di essere forti, numerosi, ben equipaggiati,
intelligenti, senza scrupoli. Essa funziona pi come un
condono, incitando il vinto a prepararsi meglio la
prossima volta e ad agire in maniera ancor pi inespiabile.
Cos sar finch un manipolo di uomini, sparsi qua e l e
allapparenza impotenti, porranno in essi, tra essi e attorno
ad essi i primi fondamenti di un vero ordine, cio di nuovi
segni di rispetto, la cui successiva estensione non pi,
forse, che un affare di contagio.
52

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

Una prassi della vertigine


di Jacopo Valli

Non sottovalutabile tensione interessante e diffuso


trend che talora ama dirsi, con smargiasso profetismo,
post-contemporaneo, il ritorno [a volte pure sobriamente]
entusiastico, a forme della reazione come preteso esito di
un auto-imposto e/o propagandato fallimento di ogni
istanza decostruttiva e assetto prospettivistico.
Similmente al guitto apprendista delliniziazione, o
anche al sedicente iniziato, che scambia liniziazione con la
meta e loggetto ideale, con la rappresentazione della quale
subisce assieme il fascino e la schiacciante presenza,
relegandosi ad uno stato di necessaria minorit e
condannandosi allesiziale fraintendimento pregiudiziale
che gli impedisce di dissolverla, cos il rinato reazionario
non di rado il prodotto di unauto-limitazione critica, di
una radicalit monca, giocata allinterno di un preorganizzato set, a volte invero desiderata e pertanto in tal
caso ipocrita, quando non pure eventualmente
premeditata.
Affermare il fallimento sopra indicato ripiegando una
critica radicale su di s, aggirandone i meccanismi
attraverso lintroduzione di limiti impliciti e assiomatici,
un esempio di questo stesso regime anestetizzante; talvolta,
una pratica certosina di recupero spettacolare.
Da dove, quindi, la reazione?
Dal desiderio per essa certamente , e con non
scarsa probabilit, da un desiderio mosso allinterno di un
53

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

paradigma duale che non concede o non vuol saper di


concedersi allabbattimento dei propri elementi
fondativi, inclusi un modo anche indotto per
convincimento del desiderare come necessariamente
avente un oggetto Altro da s, pi o meno inafferrabile e
mortificante oltre che gerente; un esercizio razionale
assiomaticamente pre-delimitato; una volont di
determinazione di senso/forma ed anche propriamente di
legge avvertita come meta-storicamente necessaria,
veramente tale, solo empiamente aggirabile (essendo
quindi assunta come legge anche la legge davere legge,
miserevolmente).
Una assopita, o pure auto-sabotata radicalit; una
forma di turismo speculativo, di frivolo intrattentimento
dalle nondimeno serie ed efficaci conseguenze.
piuttosto evidente, bench forse limitatamente
avvertito, che siano in atto plurime tensioni reazionarie,
intrecciatamente
composte
e
delineate,
talora
accuratamente ideologiche: lesplosione del neo-ruralismo
neolitico, lanti-tecnicismo neo-heideggeriano, il sempre
florido terzoposizionismo, lheideggero-stalinismo di
taglio nazionalbolscevico non meno che catto-fascista;
lidentitarismo nazionalista e/o eurocentrista affine al
cosiddetto razzismo differenzialista che beninteso
piano razzismo rimane , talora anti-semita o anche
suprematista bianco, sempre volto alla terra e spesso
anche al supposto spirito nonch al sangue, alla logica e
narrazione della vita autentica e genuina; leducazionismo
nazionale e la logica dellesempio, delleroe, dellonore; il
rifiuto solo finto o parziale del lavoro determinante laut
aut prodotto dalla divisione del lavoro alienante che
trascina alla partecipazione alla dominazione o alla
defezione punita, invero non poi lontanamente da quanto
accade secondo la logica della specializzazione e della
54

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

narrazione meritocratica, a sua volta in qualche misura


vicina allo slancio dialetticamente/costruttivamente
(dualisticamente) avanguardistico, spesso questultimo
recuperato in chiave populista [nel senso di un
populismo come nutrimento e propaganda di un buon
senso comune inteso come prodotto di una sclerosi
rappresentazionale,
spettacolare,
ordinante
e
gerarchizzante], reazionaria, nazional-nazionalista ed
identitaria [in questo senso, non infrequente, oggi ma
un processo in atto da quattro decenni almeno
assistere al recupero fascista di pensieri quali quello
gramsciano, tra gli altri], il tradizionalismo evoliano ed
affine come minimo [cosa centra il fatto di rifiutare,
per finta/parzialmente, il lavoro, riassestandolo a
condizioni
"neolitiche"

ed
eventualmente
corporativistiche con il rifiuto non anti-tecnicista e
"paleolitico" del lavoro, anti-utilitarista sia in senso
competitivo ed accumulativo che pauperista, e avverso alla
divisione del lavoro, forma di alienazione addomesticante?
Sono due posizioni contro lutilitarismo competitivoaccumulativo capitalistico differenti: una si risolve
anche situazionisticamente in una visione autonomista,
destituente, non anti-tencicista e non utilitarista; laltra, in
una forma meno evidente di capitalismo di stato e/o
comunitarista che nondimeno capitalista rimane. E che
anzi meno flessibile, meno dinamica: offrendo minori
vie di fuga interne sia detto senza funzioni
implicitamente elogiative rispetto al capitale , senza
contare che, ironicamente, certe prospettive organizzative
e passatiste, mitiche, non solo sono ovviamente storiche
anchesse, materialmente prodotte, ma anche moderne,
sia come produzione interpretativa, sia come tensione
platonicamente moderne (cos come accadde, allo stesso
modo e pure umoristicamente, con la derive ideologiche
55

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

e pertanto religiose dellilluminismo, del tutto


distanti dalla nota definizione kantiana), oltre che a loro
volta
storicistiche
anche
nelle
rivendicazioni
pretenziosamente meta-storiche (ancora ironicamente, a
differenza di quelle visioni che, materialisticamente
storiche, davvero non sono storicistiche e nemmeno sono
storicizzanti, considerando limmanenza come sempre in
atto, simultaneamente e carnalmente attuale-virtuale, ed
il presente non come un dato di un processo teolologicoescatologico ma come sempre in-attuale nella sua
immediatezza autotelicamente escatologica, qui ed ora,
senza fine Altro, n recupero edenico o aureo allo stesso
modo da restaurare].
inaggirabile la portata di simili fenomeni, che non
sono alieni, e che si riverberano largamente anche in un
propagandato sentire comune, che, anche quando
digerito e letterariamente trasformato ed apparentemente
addomesticato, non va scambiato per innato
naturalmente o per volgarmente semplice, e tanto
meno inefficace.
Assieme, se si considera come il passato sia contenuto
nel presente sottoforma di figura di esso, in un rapporto di
corrispondenza biunivoca, mi pare nondimeno importante
ragionare su come sebbene ogni regime interpretativo
risponda,
come
tutto,
delle
circostanze,
materialisticamente, non significa che tali figure, per
quanto reversibili, siano determinate o determinabili,
prima o poi.
Eliminate la linearit cronologica, lepocalit, la
nostalgia [anche del futuro], la generazionalit:
scannerizzare e decodificare ogni presente come
diffrazione anacronistica, che sospenda una fissa attualit
per lattualit dellin-attualit; le condizioni interattive,
56

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

materialistiche e lontologia delle singolarit, che,


escludendo la genesi a favore di unorigine come sempre
in scorrimento, ed escludendo personalismo ed autorialit,
si restituisce e riafferma come necessaria in-attualit del
presente, fuori da Kronos, affrancando le cose e gli usi
dalle identit oggettuali e dalle pratiche linguistiche e, di l,
bio-politiche ammaestranti.
Altrimenti, forse possibile intravedere il rischio del
debito, o, almeno, lauto-convincimento di una significanza
e di un risultato, duna resa dei conti, seppure
indeterminatamente lontane, ma dovute. E assieme, una
[pi che comune] idea e pratica del desiderare come
ineluttabilmente ed esizialmente incatenata ad un oggetto
Altro; il senso di colpa, il dualismo e lordine soggiogante
[e non solo, ottimisticamente, la noia].
Il desiderare Altro, tendenzialmente formalistico; la
volont di senso/forma, determinante, gerarchizzante,
riducente, asservente dun asservimento vertiginoso che
sintomo di una vertigine fattasi civilt, infine negante se
stessa, e quella civilt in senso lato di una vertigine
che, tragica, anche festosa e non si intende produrre
nella fermezza monumentale del boia accecato dal
candore fetido di unassuefazione da entusiasmo
cherubinico: tutto ci quanto meno interessante, e solo
stupidamente trascurabile.
Linteresse per il cosiddetto mondo tradizionale, o
anche per il tradizionalismo (pure politico), e pi
generalmente per il mito [e a proposito, davvero
possibile, materialisticamente, che si possa in fondo
dividere il mito dal mito tecnicizzato?], per esempio, non
necessariamente indicatore di un essere reazionari:
evidente anche il contrario (prendiamo Kant, Bataille e
Huxley, Tzara e Adorno, e innumerevoli altri, da Michaux
a Burroughs a Benjamin); ed anzi mi sospingerei, pure
57

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

scansando qualsiasi indicazione metodologica precisa, a


dire che la questione del mito e della rappresentazione e
del religioso, e quindi anche dellideologico, dello
spettacolare, necessaria a chiunque intenda prodursi in
uno sguardo radicale, essendo tutto il politico in senso
mediamente corrente, aristotelico, non meno che in senso
immanente e anti-istituzionale immediatamente
connesso alla questione onto-teologica e metafisica, oltre
che linguistica e in tal senso allo stesso modo e ancora
simbolica.
Certamente, ci si sbatte contro: se ci si tira indietro, ci si
costituisce come predestinate prede: pertanto, forse in
qualche misura necessario o almeno auspicabile
occuparsene per non esserne occupati [e in tal senso trovo
interessante e determinante la questione della
decostruzione e non solo del dtournement
simbolica e poi segnica].
In Economia libidinale, Jean-Franois Lyotard opera
chirurgicamente nel delucidare come vi sia della passione
perfino nellordine: ed proprio una tale affilata
osservazione disgregante a rivelarsi mai scontata e
necessaria nel sedare la reazione e ad affermare lefficacia
e limplacabilit di una tensione decostruente pertanto
vibrante e non fallita o fallimentare , allo stesso tempo,
non rimuovendo la reazione dallinsieme inesaurito ed
inesauribile (almeno finch vi sar anche un solo animaleumano vivente) delle eventuali possibili modalit
coincidenti col reale stesso, del quale loperazione
materialistica radicale istologia.
Soltanto un relativismo radicale, ontologicamente
nonduale, non impedisce alcuna eventuale posizione, e
per arrestando la possibilit che il relativismo stesso
58

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

possa essere dirimentemente sgominato a favore di una


determinata posizione, a differenza di prospettive ancora
kantianamente deboli, ancorch gi squisite esse siano
nellintrodurre i germi della dissoluzione dellimpositiva
arbitrariet metafisica (ma a non sciogliersi sono ancora, in
tal caso, pure il senso di colpa e la sua corona di
prudenziali timori nondimeno per taluni cos
desiderabili e piacevoli).
E questa, paradossalmente, una posizione forte,
inconcessiva rispetto alle variegate [non di rado elogiate, e
naturalmente
propagandate]
pratiche
affermative
soggioganti.
In altri termini, il nichilismo valoriale [apparentemente
attualmente fuori moda e rimpiazzato dal trend
reazionario e restauratore, come se ci costituisse quasi un
marchio, un sigillo si potrebbe dire, biecamente
scherzando alla stregua dellindossare Rolex Daytona,
che certamente non hanno la complessit dun Vacheron
Constantin] e pertanto la massima variabilit
esistenziale possibile garantito solo dalla perpetua,
pragmatica, mai definitiva disintegrazione del nichilismo
ontologico, del dualismo, della verticalit gerente. A questa
finalmente defunta dualit approda il movimento [non]
meditativo decostruente e destituente.
Il nichilismo ontologico, al contrario, ancora
collaborazionismo: anche quando si d come fondamento
necessario della sclerosi rappresentazionale passivamente
patita, talvolta propedeutica alla reazione verso la reazione
[incline ad essa: un nichilismo finto, passivo, deluso e
risentito, e quindi invero anche speranzoso e annaspante
in un oceano di valori disciolti o apparentemente tali
, lamenti per padri evaporati e infiacchite forze
katechoniche, e in fondo alla ricerca di un riscatto
riordinante, notoriamente facile mira e nutrimento della
59

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

spettacolare propaganda aggiogante: ma si tratta appunto


non di nichilismo, n di posizioni ragionanti e
particolarmente ragionate: per il resto, torna persino
comodo Schmitt, a ricordare come una guerra o un
ordine, una risoluzione, aggiungerei combattuta per
dare fine o prevenire unaltra guerra, un inganno
manifesto e certamente dei pi beceri e mai dismessi],
anche secondo la miserevole logica della rivoluzionariet
ordinante, ben pi disastrosa di ogni vivificante dis-astro e
vertiginosa, tragica, magmaticamente ingestibile caoticit
complessificante.
A quando lemancipazione dalle concatenate positivit?
una domanda retorica, e personalmente risponderei:
A mai, perch non una questione di fine, e semmai il
dramma sta nelle soluzioni e nelle conservazioni dogni
stato rappresentazionale: il punto, che punto non , la
prassi, e o si dissolve e complessifica, tenendo certamente
conto del maggior numero di variabili e pratiche
esistenziali immaginabili e producibili, o si cede, si
collabora: comunque si subisce, pure per taluni casomai
bovinamente imbacuccati in rassicurati sorrisi e sonni miti,
strutturalmente utili.

60

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

Per una sintassi della vertigine.


La pieuvre di Caillois
di Giuseppe Crivella

Introduzione
Sviluppato a partire da una documentazione vasta,
eterogenea e capillare che spazia dalla letteratura greca
fino ai testi scientifici del Novecento, il denso saggio su La
piuevre1 uscito per la prima volta nel 1973 rappresenta
allinterno della produzione di Caillois uno testo tuttaltro
che secondario.
in effetti il sottotitolo Essai sur la logique de
limaginaire a sottolineare il ruolo di indiscutibile
centralit che tale scritto occupa nella produzione coeva
dellautore: non un caso infatti che quando Gallimard
progetter una pubblicazione finalizzata a raccogliere in
una corposissima silloge molti degli scritti di Caillois usciti
su varie riviste, La pieuvre verr collocata alla fine della
quinta sezione quale sfolgorante culmine della riflessione
dedicata a Imaginaire, rve, fantastique. Insieme a
Cohrences aventureuses2 uno scritto del 1976,
dunque di tre anni posteriore al La pieuvre il testo qui
in esame il pi esteso e il pi dettagliato. In esso Caillois,
forse per la prima volta in modo cos scrupoloso, tenta
una disamina precisa e documentata di un fenomeno
appartenente allimmaginario universale degli uomini, in
seno al quale una sorta di imponderabile e sorprendente

Ora in Oeuvres, ed par. D. Rabourdin, Gallimard, Paris 2008, pp.


949-1032. Da ora in nota sempre abbreviato con O.
2
Ivi, pp. 809-945.

61

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
3

metaforologia
si coniuga con una complessa
fenomenologia dellamorfo, entrambe censite ed esposte
dallautore grazie ad un incrocio di corrispondenze testuali
a lungo raggio.
La pieuvre pertanto costituisce allinterno della
produzione di Caillois un ulteriore contributo per la messa
a fuoco di quella inedita e innovativa Logique de
limaginaire che egli da sempre aveva cercato di perseguire
e che per la prima volta appare in modo esplicito come
una esigenza di ricerca nel 1970, col saggio dedicato alla
scacchiera, dal titolo Cases dun chiquier il sottotitolo del
quale recita appunto Logique de limaginaire.
Ma che cosa intendeva Caillois con questa
espressione? lautore stesso a dircelo in una breve nota
esplicativa che egli appose ad una antologia dei suoi scritti
dedicati allesplorazione dellimmaginario dal titolo
Approches de limaginaire4 progettata verso la fine degli
anni 60. Ecco come Caillois si esprime in merito alle
finalit del suo lavoro:
Ces tudes [] sefforcent, chacune leur manire, de
dfinir la logique de limaginaire. Elles racontent une
sorte dducation intellectuelle toujours oriente vers
un mme but: dfricher lunivers sensible afin dy
dceler des corrlations, des rseaux, des carrefours,
des rgularits, en un mot quelques-unes des
rverbrations mystrieuses dont se trouve marqu ou
illumin lpiderme du monde, depuis les dessins des
pierres dans la matire inerte jusquaux images des
potes dans le jeu apparemment libre de limagination

Naturalmente qui inteso non nella pi nota accezione


blumenberghiana, ma unicamente come riflessione sui portati
metaforici e simbolici di cui si carica presso varie culture la piovra.
4
Rispetto alla sezione pi ampia di O, questa prima raccolta
comprendeva soltanto Approches de limaginaire, Cases dun
chiquier e Obliques.

62

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

[]. Dans lune et dans lautre de ces extrmits, jai


cru ds le dbut quil devait rgner une syntaxe.
5

Lo studio su La pieuvre nasce come messa in opera di


questo progetto di ricostruzione della logica
dellimmaginario guidata dal vettore sintattico. Non deve
stupire qui che Caillois parli esplicitamente di una syntaxe
quale criterio portante delle sue analisi: in effetti difficile
non postulare una conoscenza piuttosto approfondita degli
studi di Lvi-Strauss6 sullarmatura sintattica dei miti colti
nei processi minuti e continui delle loro trasformazioni,
cos come quasi impossibile che lautore non conoscesse
il poderoso studio di Gilbert Durand su Les structures
anthropologiques de limaginaire7 uscito per la PUF nel
1963.
Va per precisato da subito che Caillois oltre a non
citare mai nello studio in questione n Lvi-Strauss, n
Durand, opta per un taglio metodologico che si distanzia
radicalmente sia dallo strutturalismo del primo sia dal
rigorosissimo spoglio comparativistico di sapore
bachelardiano che sorregge le analisi del secondo. La
sintassi cercata ne La pieuvre in primis una sintassi della
vertigine, una messa in relazione di luoghi testuali che
mandano in stallo le consuete pratiche di pensiero e di
raccordo facendo esplodere limmaginario in un
pulviscolo di manifestazioni e trasformazioni da cui
sembra essere esclusa ogni possibilit di reductio ad
unum.
La sintassi qui appare non tanto come una struttura che
imbriglia e sistema le occorrenze del dato immaginario in
un complesso pattern di ridistribuzioni endogene dei
valori in gioco permutabili secondo una logica intestina ai
5

O., p. 604. Corsivo nostro.


Cfr. C. Lvi-Strauss, Luomo nudo, ed. it. a cura di E. Lucarelli, Il
Saggiatore, Milano 2008, nello specifico pp. 589-658.
7
G. Durand, Le structures anthropologiques de limaginaire, PUF,
Paris 1963.
6

63

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

processi di modificazione, ma piuttosto essa ogni volta da


capo fa apparire il dato fenomenico come una struttura
infinitamente aperta e malleabile, simile ad un
imponderabile quid soggetto ad una serie di manipolazioni
concettuali i quali quanto pi sembrano voler dare una
delineazione definita e definitiva al fenomeno in
questione, tanto pi risultano fallibili e inappropriati. Se
esiste una logica dellimmaginario, questa opera attraverso
un reticolo di raccordi che sfibrano la realt sensibile
facendo nascere dal suo seno tutto una universo di
simbolizzazioni e risemantizzazioni le quali riescono a
dpayser le monde sa surface nellattimo stesso in cui
tale surface si rivela essere una illegittima concrezione
intellettuale ove si annida un insidioso potere
narcotizzante che finisce col disciplinare e disinnescare
anche quella sintassi della vertigine in cui per Caillois si
esprime una delle forme massime di libert delluomo.
La pieuvre in tal senso appare come un ottimo banco
di prova per tentare da una parte di enucleare gli estremi
euristici di suddetta sintassi, dallaltra per mettere in
relazione le riflessioni di Caillois con un plesso di studi a
lui coevi o di poco posteriori che ai nostri occhi sembrano
muoversi nella stessa direzione delle analisi dellautore de
Les jeux et les hommes e che quindi abbiamo ritenuto
interessante affiancargli al fine di far emergere, come in un
esame contrastivo, una sorta di polifonico affresco
sullimmaginario che trova nelle opere di Deleuze, Canetti
e Bataille elementi di originale e indiscussa rilevanza.

1. Piccolo dedalo morfogenetico


Affrontando nel terzo dei loro Mille plateaux in modo
alquanto ravvicinato la querelle che allinizio del XIX
secolo vide fronteggiarsi Cuvier e Geoffroy Saint-Hilaire,
Deleuze e Guattari osservano come lopposizione tra le
64

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

impostazioni degli studiosi fosse legata ad una serie di


posizioni teoriche sintetizzabili in pochi punti:
1. La questione della stratificazione intesa quale
processo di divisibilit della materia costituente
lorganismo in particelle decrescenti, in flussi o fluidi
elastici portati a dispiegarsi nello spazio tramite
irraggiamento.
2. Lesistenza di assi, tipi direzionali di sviluppo, sistemi
di innesto e raccordo congruenti che vengono a
moltiplicarsi man mano che la sistematica animale
procede in senso ascendente verso
livelli di
complessit crescente.
3. La nozione di acquisizioni nomadi, intese qui come
delle frontiere mobili e permeabili di strutturazione
organica che si presentano trasversalmente nel
mondo animale indipendente dal grado di
articolazione ed evoluzione dellesemplare studiato.
4. La focalizzazione sugli epistrati, quali strati
intermediari in grado di presentare nuove figure e
inedite possibilit formali allinterno di un individuo
specifico. Essi rappresentano ora delle soglie
provvisorie allinterno di certi organismi destinati poi
a scomparire o a riassorbirsi, ora delle linee virtuali di
attualizzazione funzionale da cui deriveranno delle
varianti mutate di uno stesso esemplare.
5. La inseparabilit di certi ambienti con determinate
forme di vita. Il rapporto tra organismo e spazio
anche grazie alle analisi di Simondon8 diventa qui

Cfr. soprattutto: G. Simondon, Lindividu et sa gnse physicobiologique, ed J. Millon, Grenoble 1995, pp. 107-114 e pp. 259-264.

65

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

cardinale per capire la genesi del vivente: piegature,


invaginazioni, stiramenti e migrazioni cellulari sono
solo alcuni dei fenomeni di trasformazione che
lambiente provoca sullesemplare in un sistema di
deterritorializzazioni incrociate rilette dagli autori in
termini di codifica e decodifica.
difficile dire se Deleuze e Guattari avessero letto
Caillois e lo avessero presente nel momento in cui
scrivevano queste pagine. Certo, pur non evocandolo mai,
animali come la medusa e i cefalopodi compaiono da
subito in questo plateau come alcuni tra i viventi
maggiormente interessati dai processi morfogenetici
esaminati dai due autori.
Se infatti prendiamo il saggio di Caillois e ribaltiamo su
di esso i cinque punti appena isolati possiamo vedere
come questi permettano di desumere una sorta di raffinata
griglia euristica grazie alla quale mettere a fuoco i principi
del imponderabile fenomenologia metamorfica o forse
sarebbe pi corretto dire polimorfica che la piovra
esibisce. Vediamo pi o meno nel dettaglio le
corrispondenze tra i cinque nuclei di Mille plateaux e le
cinque caratteristiche che Caillois riconosce alla piovra:
1) In primis in essa non dato ravvisare un confine
preciso tra forme incongrue. Ci significa che nel
suo organismo convivono delle formazioni che
non si trovano in alcun altro essere vivente
coniugate cos come si presentano in essa. La
forma complessiva qui dunque non sembra
rispondere ad un principio di armonia e di osmosi
reciproca tra le parti, ma piuttosto diventa la
risultanza di ipotesi genetiche eterogenee.
2) Dove nasce, alla luce di quanto appena detto, il
corpo coordinante? La piovra sembra essere una
66

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

sorta di informe plasma organico che raccoglie in


s una molteplicit di tipi animali del tutto
difformi e lontano tra di loro senza riuscire a
portarli a sintesi compiuta, anzi lasciando tali tipi
ben differenziati e operanti in s.
3) Innegabile a questo punto lesistenza di chiari
limiti di funzionalit incrociata allinterno del
corpo della piovra. Se il corpo coordinante,
presso altri viventi, deve assicurare la coerenza tra
le varie parti dellorganismo e la continuit delle
funzioni da una parte allaltra, nella piovra
leccesso di forme incongrue fa in modo che
lipotesi dellesistenza di una continuit funzionale
venga messa in dubbio, cos che il cefalopode
sembra obbedire ad un principio di
organizzazione e costituzione privo di riscontri
presso altri viventi.
4) A quale classe appartiene quindi la piovra?
Caillois risponde a questa domanda osservando
come gi Michelet nel suo La mer la vedesse
come una sorta di larve trnelle9, di organismo
rimasto allo stato di embrione in stallo e quindi
del tutto incapace di una maturazione ulteriore
verso una forma di vita che non sia un coacervo di
soluzioni morfologiche eteroclite.
5) Esaminata in questo senso la piovra si presenta ai
nostri occhi come un vero e proprio vortice
fenomenologico al cui centro non troviamo
nullaltro che un animale astratto ove la
connivenza tra limmaginario e il reale si fa
talmente serrata da sfociare in un lirismo
9

O., p. 975.

67

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

visionario che esploder soprattutto in periodo


romantico e post-romantico. In particolare sar
Victor Hugo a fare della piovra un ammasso
informe di propriet astratte in forza delle quali
essa smette di essere soltanto una forma di vita
concretamente esistente per diventare un vritable
blasphme de la cration contre elle-mme.10
Presso la piovra lacerti di specie differenti si
affastellano e si incrociano pervenendo ad una
sommatoria di stratificazioni organiche desultorie e
apparentemente disfunzionali. Focolai dispersi di noduli
germinativi remoti e inconciliabili si annodano in una
mossa cristallizzazione di postulazioni e suggestioni
epigenetiche la cui anatomia complessiva assomiglia ad
una geroglifica ramificazione di scomposte propulsioni
organiche paradossalmente collimanti in una mobile
concatenazione di soluzioni morfologiche simili ad un
compresso bestiario ove convivono forme di vita che
oscillano liberamente dalla zampa del ragno alla
11
capigliatura delle Furie.

2. Gaudium teratologicum: il corpo come massa e come

spatium
Tra il 1964 e il 1972 la Revue dhistoire des sciences
ospit una serie di contributi aventi tutti per oggetto gli
studi di Geoffroy de Saint-Hilaire sulla cosiddetta
teratologia sperimentale. In particolare furono gli scritti di
tre autori ad attirare lattenzione sullopera del grande
biologo francese messo un po in ombra dal trionfo di
Cuvier allepoca del loro scontro rilanciandone in
10
11

Ivi, p. 977.
Ivi, p. 982-983.

68

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

modo originale lo studio e facendo nascere un rinnovato


interesse proprio per le questioni afferenti la teratologia.
Jean-Louis Fischer, Bernard Duhamel e Jean Rostand
dedicarono non poche riflessioni agli esperimenti di
Geoffroy Saint-Hilaire compiuti sui polli e sulle uova,
finalizzati alla messa a punto di un metodo sperimentale in
grado di dare luogo a dei mostri. Nello specifico fu il
secondo, Bernard Duhamel, ad inquadrare la questione in
modo decisamente sorprendente, osservando nelle battute
iniziali del suo scritto che
Geoffroy Saint-Hilaire a eu [] la gniale intuition que
la monstruosit ntait pas un dsordre aveugle, la
ngation de toute loi, mais bien au contraire un ordre
diffrent de lordre habituel, un ordre nouveau
obissant cependant des rgles identiques.
12

Partendo da questi assunti Geoffroy Saint-Hilaire tent


di stabilire una classificazione para-linneana organizzata in
generi e specie, la quale tuttavia oltre ad essere retta da un
sistema incrociato di riscontri funzionali e morfologici,
fosse scandita nella sua articolazione da un principio
strettamente analogico, in forza del quale mostrare come
la formazione teratologica fosse la risultanza di una serie di
sovrapposizioni strutturali derivanti da portati morfologici
preesistenti in natura ma non coniugati secondo quel
piano di organizzazione presente invece in maniera
compiuta presso il mostro preso in esame.
A distanza di un anno, lo scritto di Caillois sembra
ricalcare precisamente le analisi di questo studioso, non
fossaltro che per la presenza di una espressione che, pur
comparendo una sola volta nel corso del saggio su La
pieuvre, in effetti scandisce buona parte dello sviluppo
delle analisi svolte in esso. Lautore parla infatti di magie
12

B. Duhamel, Loeuvre tratologique dEtienne Geoffroy SaintHilaire, Revue dhistoire des sciences, Vol. 5, n. 4, Oct-Dec 1972,
pp. 337-346.

69

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

analogique13.

Essa evocata per essere esclusa


immediatamente, ma in effetti Caillois torna di continuo a
servirsi di essa dal momento che, per chiarire quale sia la
14
gestazione immaginaria du phantasme pi e pi volte egli
si trova nella necessit di mostrare come la costituzione
della piovra derivi per via analogica da una serie di
configurazioni formali appartenenti ad altri animali i quali
occupano allinterno della sistematica posizioni
completamente diverse, per non dire lontanissime.
Ma tale magia analogica in che modo si esplica?
Seguendo Caillois possiamo individuare due direttrici
principali: da una parte abbiamo la piovra come
complesso osmotico con lambiente; il suo corpo non ha
articolazione definita e soprattutto la sua capacit cromo15
mimetica le permette di scomparire nel milieu-ambiant o
di riaffiorarne come se fosse una sorta di ibrido tra il
mondo animale e lo sfondo minerale dei fondali marini.
Dallaltra parte invece essa nasce dallincongruo
intersecarsi di organi e funzioni apparentemente prive di
una logica connettiva interna.
Rimandando al prossimo capitolo questo secondo asse
teratologico, ci soffermeremo qui sul primo analizzando in
che modo il corpo della piova possa essere studiato nella
sua mostruosa specificit. Per far ci chiamiamo in causa
da subito lo scritto di due autori, a nostro giudizio, molto
prossimi a Caillois, ovvero Elias Canetti e Gilles Deleuze.

13

O., p. 959. Il riferimento diretto alla analogia torna non a caso anche
nellultima frase del saggio.
14
questo il termine tecnico che usa Caillois per indicare i vari
avatar della piovra. probabile che qui /phantasme/ sia utilizzato in
forza della sua etimologia greca, nellaccezione quindi di prodotto
della , cfr. Aristotele, Lanima, ed. it. a cura di G. Movia,
Bompiani, Milano 2001, pp. 208 e 225.
15
Si tratta ancora una volta di un termine desunto dalla teratologia di
Geoffroy Saint-Hilaire. Cfr. J.-L. Fischer, Le concept exprimental
dans louevre tratologique dEtienne Geoffroy Saint-Hilaire, Revue
dhistoire des sciences, Vol. 5, n. 4, Oct-Dec 1972, pp. 347-364.

70

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

Perch Canetti? Perch nessuno come lui ha riflettuto


in modo tanto puntuale e penetrante sulla nozione di
/massa/. Ma perch allora chiamare qui in causa la massa?
sufficiente scorrere brevemente lo studio di Caillois per
accorgersi che in pi punti egli mostra la piovra come un
cumulo informe di materia, come un aggregato gelatinoso,
come una massa indifferenziata dotata di propriet
16
elastiche in grado di raggiungere proporzioni mostruose.
Alla luce di queste osservazioni, possibile trovare
nello studio del 1960 di Canetti due definizioni della
massa che permettono una comprensione pi ampia di
questa anomala fenomenologia della piovra che Caillois
mette qui in scena.
La piovra-massa pertanto esibisce due caratteristiche
salienti:
1) ha la propriet dello scoppio: direi di chiamare
scoppio la trasformazione subitanea di una massa
chiusa in una massa aperta. Questo processo si
ripete di frequente; non va per inteso in senso
troppo spaziale. Spesso la massa sembra
traboccare da uno spazio in cui si trovava al sicuro
[] attraendo tutto a s ed essendo esposta a tutto
si espande liberamente.17
2) pur nella sua indistinzione ha molte forme
diverse18 le quali partecipano per in modo fluido
ad uno stesso movimento; in essa quindi
16

O., soprattutto pp. 972-973. Il nesso piovra-massa non una


constatazione originale di Caillois, poich tale parallelismo era gi
stato messo in luce da Michelet e da Hugo. Caillois non manca di
sottolineare questo aspetto nei due paragrafi dedicati rispettivamente
ai due autori.
17
E. Canetti, Massa e potere, trad. it. di F. Jesi, Adelphi, Milano 1991,
p. 26. Caillois nota che la piovra, grazie alla sua particolarissima
conformazione oscilla sempre tra la coagulation e la dilatation, cfr.
O., p. 984 e 993.
18
Caillois parla di un vaste rpertoire de formes: O., p. 1024.

71

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

possibile ravvisare quellestremo procedere


19
delluguaglianza , tipica delle masse statiche che
si concentrano in uno stato amorfo per poi
scoppiare in modo tanto pi violento.
Vista come massa, la piovra diventa un organismo
prensile e inavvertito che avvolge la preda inguainandola
nel proprio corpo-membrana il quale sembra affine ad
una sorta di animata ragnatela da cui risulta impossibile
uscire una volta accerchiati da essa. proprio Caillois ha
sviluppare questa analogia notando come
la pieuvre se prsente loeil naf comme une
araigne gigantesque et visqueuse, plus redoutable
peut-tre dhabiter un autre milieu et de se tenir non
pas au centre dun pige, mais dtre dune certaine
faon pige elle-mme.
20

Ma le attitudini della piovra-massa non si fermano qui.


Essa ha unaltra propriet, ovvero la capacit di
confondersi con lambiente in cui vive e si muove, la
capacit cio di diventare spatium, nella accezione che di
esso ha dato Deleuze in uno dei passi pi noti e fortunati
di Diffrence et rptition. Andando nello specifico, che
cos lo spatium e in che modo possiamo riferirlo alla
piova di Caillois?
Riprendendo la nozione di spatium da Cohen21,
Deleuze lo definisce come una profondit ove si trovano
implicate, avvolte, legate e sovrapposte tutte le distanze che
verranno poi a estrinsecarsi nelle grandezze apparenti e
nelle estensioni di superficie. una dimensione intensiva
e totalizzante, in cui lidentit delloggetto si delinea in
forza di serie di intensit isolabili e variabili. Lo spatium
19

E. Canetti, cit., pp. 41-43.


O., p. 1031.
21
Deleuze stesso che esplicita il debito, H. Cohen, Kants Theorie
der Erfahrung, Bonn, Dmmlers, 1885, 428 e sgg.
20

72

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

pertanto quellastratto bacino metamorfico in seno al


quale limpercettibile e il differenziale stringono una
alleanza anomala la quale porta a comunicare tramite una
sorta di aurorale sintesi disgiuntiva le varie ipotesi formali
che si abbozzano in essa tramite una controversa
commistione e collisione di limiti. difficile non pensare
qui ancora una volta a Simondon, e in particolare a quei
passi dedicati alla ralit de relation in cui lautore mostra
lesistenza e la operativit dun rapport analogique entre
22
la substance amorphe et le germe structural . Esso
contiene a livello potenziale e diffuso tutte le
individuazioni
successive
che
avranno
luogo
nellestensione e che si svilupperanno secondo tracciato
che obbediscono a cadute e ascese, abbassamenti e
correnti opposte o convergenti. La profondit dello
spatium entropica e omogenea, isotropa a lungo raggio
potremmo dire, carica di una sensibilit ribollente in cui la
presenza dei futuri fattori individuanti si situa sulla quella
linea vulcanica di fiammeggiamento che li conduce a
opporsi lun laltro e ad escludersi nel momento in cui
giungeranno ad estrinsecarsi nella estensione.
Da questo stesso spatium affiora la piova di Caillois. Il
suo polimorfismo nasce da una commistione e
contaminazione di elementi disgiuntivi come il prodotto di
una logica oscura la quale sembra aver operato una
slection inconsciente23 allinterno delle possibilit
morfologiche contenute nello spatium. In particolare
Caillois individua tre caratteristiche principali nella
teratogenesi24 della piovra:
1) La piovra come effetto di un excessus formarum:

22

G. Simondon, cit., pp. 90 e sgg.


O., p. 1029.
24
Il termine /teratogenesi/ usato dallo stesso Caillois e ritorna varie
volte verso la chiusa dello scritto. Cfr. O., p. 1003.
23

73

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

le poulpe se prsente [] dou dexceptionnelles


facults de camouflage et dintimidation. Tour tour
algue, ponge, rocher ou pouvantail, il dispose dun
vaste rpertoire de figures. Ses bras peuvent volont
se replier sous labdomen comme se recourber audessus de la tte. Celle-ci ou bien se rsorbe dans le
corps ou se dresse lgrement au-dessus de lui et
slve si haut que la bte parat soudain se tenir
debout. Quand elle nage, elle ressemble un
parapluie ferm; au repos, elle parat un ballon gonfl.
Elle fait rayonner ses huit tentacules en une parfaite
symtrie, mais cette symtrie, son gr, tremble et
sefface, devient disruptive, de faon dtruire la
forme caractristique de lanimal et lassimiler, grce
une distribution adquate des couleurs quil adopte
immdiatement, aux graviers et aux algues corallines
sur lesquels il repose de prfrence.
25

2) La piovra come punto di contaminazione tra funzioni


eterogenee:
le poulpe est linventeur de la tte, cest--dire de la
concentration dans le mme espace des sens
suprieurs, des fonctions de reprsentations et de
rgulations, enfin dune capacit purement rflexe [...].
Dans le cas particulier des cphalopodes, lorganisme
ou la sensibilit stait trouv jusque l parse et quasi
indiffrencie, fut exagrment sacrifie la naissance
de la nouvelle aire o les centres de rceptions et de
dcision taient dsormais rassembls. Tout se passa
comme si le corps, lexception des appendices
servant la prhension et la locomotion, avait t
rsorbs dans la tte.
26

3) La piovra come spazio-zero della individuazione


organica:

25
26

Ivi, p. 1024.
Ivi, p. 1028.

74

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

les tentacules de lanimal jouent simultanment le rle


de courroies adhsives et de fouets. Sa symtrie
rayonne est celle dune anmone carnivore qui tour
tour souvre et se referme, flamboie et se rtracte. La
bte ne consiste quen un sac, en une poche gluante,
mais qui commande ce quil est lgitime dappeler
une araigne des muscles puissants []. Une gele
qui insaisissable lance autour delle des garrots avides
et sensibles, capables, croit-on, daspirer les sves
vitales et els faire passer en eux travers lpiderme de
la victime. Les noeuds des serpents lastiques et
luxurieux sont disposs autour dune vulve sombre o
il semble que la proie, exsangue et dchire, doive
finalement tre engloutie.
27

3. La difficile epifania dellinforme


Ma che cos una forma? O meglio, dove ha inizio una
forma?
Allinterno del lunghissimo arco storico della filosofia
occidentale vi probabilmente una linea portante che
salda in modo alquanto serrato la riflessione di Aristotele
sulle parti degli animali con le considerazioni di Hegel
riguardanti lorganismo animale. Consapevoli del fatto che
non possiamo esaurire qui largomento, ci soffermeremo
per qualche istante su alcuni passi dello Stagirita per
vedere come egli venga ripreso e riletto attentamente dal
filosofo tedesco, al fine di mostrare poi in un secondo
momento la distanza che separa Caillois dalle posizioni
dei due filosofi.
Nel corso del suo trattato Sulle parti degli animali
Aristotele affronta varie volte la questione della
conformazione dei molluschi e dei polpi; di questi ultimi
in particolare si contano almeno sei occorrenze specifiche,

27

Ivi, p. 1029.

75

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

in cui lanimale viene preso in considerazione per lo pi


per la eccezionalit della sua struttura.
Nel settimo capitolo del secondo libro, ad esempio,
parlando della relazione tra lencefalo e il calore del
sangue presso determinate specie di animali, lo Stagirita
nota che tra i molluschi e malacostraci (granchi, aragoste,
astici et similia) nessuno ha un encefalo, tranne il polpo
28
che fa eccezione secondo lanalogo , ovvero sulla base di
una somiglianza formale a cui per non corrisponde una
omologia funzionale. Alcune pagine dopo, nellottavo
capitolo consacrato alla descrizione delle parti omogenee
di consistenza molle o dura, il discorso sul polpo ritorna,
per in una accezione completamente rovesciata rispetto
alloccorrenza precedente: se prima esso si distanziava dai
suoi congeneri per la presenza analogica dellencefalo, qui
se ne allontana perch lui a non possedere alcuna parte
dura, analoga a quella delle spine dei pesci o di altri
animali.29
per senza dubbio nelle esposizioni del quarto libro
che le analisi sul polpo si fanno pi stringenti: nel corso
del quinto capitolo, dopo aver puntualizzato che il polpo
possiede un corpo molto pi molle del totano, esso viene
studiato in riferimento al suo fango (), prodotto in
una tunica membranosa che ha luscita e il termine nel
luogo da cui emettono il residuo dello stomaco30, usato
spesso come mezzo di difesa. Tali animali inoltre sono
definiti in questo contesto freddi e paurosi. Nel nono
capitolo di questo ultimo libro troviamo tuttavia la
notazione pi interessante sul polpo: riguardo alle parti
esterne del corpo i molluschi hanno il mantello che
privo di un termine definito; come se non bastasse, in essi
possibile trovare occhi, denti e bocca intorno a cui sono
28

Aristotele, Le parti degli animali, ed. it. a cura di A.L. Carbone,


BUR, Milano 2008, p. 255 e sgg.
29
Ivi, p. 263.
30
Ivi, p. 383.

76

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

disposti i piedi ovvero i tentacoli usati presso la


seppia, il totano e il polpo per scopi diversi a seconda
della loro lunghezza, della presenza delle ventose o della
31
loro forza prensile o costrittiva.
Qual pertanto la tesi di Aristotele? Allinizio del
secondo libro troviamo esposta con estrema precisione il
disegno teorico che regge lintera riflessione: ogni classe di
organismi viene esaminata secondo tre assi di
composizione che vanno dalla identificazione degli
elementi semplici a quella della configurazione di
questultimi prima in parti omogenee poi in parti
disomogenee, secondo una complessit crescente di
articolazione strutturale e funzionale degli organismi. Ma
questa constatazione non pu prescindere da una
precisazione che lautore colloca nelle battute iniziali del
terzo capitolo del primo libro: la differenza la forma
nella materia. Infatti n esiste alcuna parte di animale
senza materia, n essa pu essere sola materia, giacch un
corpo non sar un animale [], n nessuna delle parti32.
La forma qui orchestrazione della materia,
organizzazione e sviluppo coerente di parti omogenee che
vengono a differenziarsi in organismi sempre pi
complessi.
Ma la piovra risponde a questi requisiti? possibile
collocare una forma di organizzazione delle parti come la
sua in un contesto teorico simile? Prima di rispondere
vorremmo citare un passo della Enciclopedia hegeliana,
sottolineando la stretta congruenza di intenti e posizioni
tra i due autori.
Nelle
battute
finali
dellOrganica,
dedicate
allorganismo animale, Hegel affronta il tema della figura
(Gestalt) come quel Tutto che, presso il vivente, soltanto
in relazione a se stesso e quindi si presenta quale Concetto

31
32

Ivi, pp. 411-413.


Ivi, p. 207.

77

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

nelle sue determinazioni sviluppate ed esistenti al suo


interno. Sensibilit, irritabilit, riproduzione, sistema
33
nervoso, sanguigno e riproduttivo sono i momenti in cui
il concetto si particolarizza, sempre per tenendo ferma la
coordinata della figura in quanto luogo di una
compenetrazione universale concreta che tiene congiunti
gli elementi differenziali dei sistemi organici.
la figura ci in vista di cui si compiono tutti questi
processi ed essa a costituire il polo permanente sia nel
momento in cui il corpo dellanimale soggetto a una
differenziazione esterna in testa, petto, addome, sia
allorch esso soggetto a una suddivisione interna in
membra e organi. Chiosa infatti Hegel: la figura, mentre
entro s conchiusa (indem sie beschlossen in sich ist)
rinvia in s alle sue direzioni verso lesterno. In quanto
vivente (als lebendig) [] il processo di configurazione
allinterno di se stessa (Gestaltungsprozess innehalb iherer
selbst)34. Si tratta a tutti gli effetti di un quadro ontologicometafisco compatto e unitario. Senza richiamare qui tutti i
riferimenti di Fisica e Metafisica a corroborare la
legittimit di questo essenziale aperu aristotelicohegeliano, baster una sola ulteriore citazione da Le parti
degli animali, in cui si osserva che la natura secondo la
forma pi rilevante della natura materiale.35
Ma quanto fin qui detto vale anche per la complessa
fenomenologia della piovra messa in campo da Caillois?
Crediamo di no. Allinterno di quella solidissima e tenace
tradizione filosofica che trova in Aristotele e Hegel i
maggiori rappresentanti, ne esiste unaltra, riposta,
sotterranea, felpata, ma estremamente viva e produttiva.
Probabilmente nessuno meglio di Bataille ha esplicitato
33

Notiamo per inciso che, fatta eccezione per lirritabilit, gli altri
cinque processi si trovano tutti nel trattato di Aristotele su Le parti
degli animali.
34
G. W. F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in
compendio, ed. it. a cura di V. Cicero, Bompiani, Milano 2000, p. 603.
35
Aristotele, cit, p. 195.

78

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

lesistenza di questa agitazione latente che pulsa sotto le


precise e ordinate architetture metafisiche che reggono la
teoria della forma appena esposta. In uno dei suoi
contributi pubblicati durante lavventura di Documents, il
filosofo de La part maudite scrive:
un dictionnaire commencerait partir du moment o
il ne donnerait plus le sens mais les besognes des
mots. Ainsi informe nest pas seulement un adjectif
ayant tel sens mais un terme servant dclasser,
exigeant gnralement que chaque chose ait sa forme.
Ce quil dsigne na ses droits dans aucun sens et se
fait craser partout comme une araigne ou un ver de
terre. Il faudrait en effet, pour que les hommes
acadmiques soient contents, que lunivers prenne
forme. La philosophie na pas dautre but: il sagit de
donner une redingote ce qui est, une redingote
mathmatique. Par contre affirmer que lunivers ne
ressemble rien et nest quinforme revient dire que
lunivers est quelque chose comme une araigne ou
un crachat.
36

Scritto alla fine degli anni 20 questo testo coglie in


pieno una serie di questioni e temi che si ripresenteranno
nel saggio di Caillois in maniera pi estesa e con la stessa
urgenza.
Linforme, per Bataille come per Caillois affiora l
dove i nomi vengono a mancare, dove lapparizione della
chose erompe al di fuori dei limiti del linguaggio,
forzandone le possibilit di definizione e decifrazione. La
piovra da subito si manifesta con questo stesso carattere
nella disamina della sua fenomenologia che Caillois
sviluppa a partire da Michelet: interpellandola con
disgusto, egli infatti le si rivolge dicendole tu es un
masque plus quun tre, un vessie vide. Mort, il nest plus
36

G. Bataille, Oeuvres compltes I, Premiers crits, ed. par M.


Foucault, Gallimard, Paris 1970, p. 217.

79

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

quun je ne sais quoi sans nom, une eau de mer


37
vanouie.
Senza nome, priva di forma, simile ad una spettrale
rifrangenza equorea prossima a svanire dal liquido da cui
sorta, la piovra sintetizza in s il massimo spettacolo di una
informitas raggiunta grazie ad una contrazione paradossale
e trasversale di forme definite e specifiche proprie di
conformazioni animali disparate. In essa una torbida
osmosi morfogenetica ha dato luogo ad una ibridazione
plurale che da una parte la rende assolutamente unica nel
mondo animale, dallaltra fa convergere su di essa un ricco
plesso di analogie formali che la raccordano direttamente
proprio con laltro animale che Bataille trasceglie quale
simbolo dellinforme, cio il ragno; ecco come Caillois
chiosa questa somiglianza ricorrente:
les auteurs de rcits fantastiques imaginent volontiers
des araignes gantes qui apparaissent comme les
rpliques terrestres des pieuvres et qui, comme elles,
tapies au fond dune grotte, happent au passage celui
qui y pntre et le vident de son sang [].
Limagination aime runir la pieuvre et laraigne
dans le mme fantasme dun monstre enveloppant qui
procde par succion. Le poulpe apporte la ralit dun
arachnide gant et marin.
38

Ma le riflessioni pi sorprendenti riguardano lanalisi


della mostruosa congerie di membra, parti anatomiche e
organi che si trovano armonicamente congiunte nella
piovra. Essa concentra in s caratteri propri del mondo
animale e del mondo vegetale, nonch aspetti specifici del
mondo minerale con cui finisce non solo col mimetizzarsi
ma anche col confondersi nel momento in cui le ventose
37

O., p. 972. Corsivo nostro.


O., p. 1030. Altrove Caillois, citando Hugo, nota che la piovra viene
vista come una norme, enveloppante et gluante araigne marine, cfr.
O., p. 985.
38

80

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

dei suoi tentacoli la ancorano alle rocce del fondale


marino trasformandola in una sorta di vortice spurio a
met tra la spaventosa viscosit della sua consistenza
gelatinosa e la dura resistenza di un sasso improvvisamente
pervaso di vita e di volont omicida.
Il tentacolo, la ventosa, il becco, locchio dallo sguardo
umano, la macrocefalia legata ad una sostanziale assenza
di corpo definito, il movimento plastico e avvolgente,
vorticoso e sinuoso sono i tratti di una forma di vita che
non trova termini esplicativi allinterno della sistematica
animale. Se per Michelet essa si configura come una
maschera priva di essere e per Lautramont
paragonabile allesatto contrario dellidea di Dio nella
cui stretta vischiosa egli stesso rischia di soffocare e sparire
per Hugo la piovra un capolavoro la cui bestialit
risulta composta di cenere; essa appare come malattia
sistemata in forma di mostro, una stella vorace, una
viscosit dotata di volont, un sole-spettro nella cui orribile
natura anfibia il chimerico e il reale danno luogo ad un
amplesso viscido e spavento. Definita come un vivant
clavier de ventouses la piovra non mira tanto a fagocitare
la vittima, ma ad assimilarla a s, ad imbozzolarla nel suo
corpo scabrosamente gelatinoso, ad assorbirla nella sua
immonda linfa di mollusco facendo crepare i muscoli,
torcendo le fibre e provocando lesplosione della pelle.
Lindicibile atrocit della sua suzione trasforma
radicalmente il corpo della preda, la trasmuta in s stessa,
la rende un organismo informe e inconsistente
trasferendole i suoi connotati specifici.

Abbiamo cercato di affrontare il testo di Caillois


situandolo in un contesto pi ampio. Deleuze, Canetti e
Bataille ci sono sembrati degli ottimi strumenti esegetici da
far convergere sul saggio dedicato a La pieuvre, al fine di
81

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

metterne in luce non solo i numerosi punti di forza, ma


anche i vari e tenacia addentellati, forse non sempre
evidenti ad una prima lettura, che esso intrattiene con
molta saggistica coeva o di poco anteriore.
Caillois sapeva benissimo di non essere uno studioso di
immaginario isolato e soprattutto sapeva perfettamente che
tra i suoi studi e gli scritti di altri autori era possibile
ravvisare delle convergenze. Noi ci siamo limitati ad
esplicitare queste ultime, sottolineando come la pagine su
La pieuvre rappresentano a tutti gli effetti uno snodo
cruciale allinterno della riflessione su una possibile
filosofia dellimmaginario e dellimmagine a
tuttoggi ancora da sviscerare.
Morfologia, teratologia e epifania dellinforme ci sono
allora sembrati i tre vertici di un poligono mobile
allinterno del quale far muovere la nostra lettura del
saggio di Caillois, sovrapponendovi un fertile fascio di
riferimenti contestuali ad esso.
Se vero, come afferma lautore, che limagination
apparat ncessairement comme un des prolongements
39
possibles de la nature , era allora inevitabile far entrare in
relazione alcuni passi de La pieuvre con gli studi di
Deleuze e Duhamel sulla teratologia sperimentale di
Geffroy s Saint-Hilaire, e nello stesso modo non potevamo
non chiamare in causa Canetti per mostrare in che modo
il discorso di Caillois affronti le formazioni
dellimmaginario scomponendole secondo un doppio
versante, in quello di una raffinatissima fenomenologia
dellaberrante, orientata a cogliere le manifestazioni della
piovra nelle sue occorrenze pi insolite e anomale, e
quello simbolico-allegorico, ove inquadrare le vaste
oscillazioni del fenomeno secondo schemi di lettura
piuttosto eterogenei. Queste due linee di lettura non

39

Ivi, p. 1032.

82

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

smettono di interdefinirsi e accavallarsi in uneco complice


di concordanze complesse e risonanze spesso inedite.
In ultimo stato il confronto Aristotele-Hegel/ BatailleCaillois ad aver portato alla luce un ulteriore connotato
della piovra. Qui pertanto linformitas costituisce quel
limite ineffabile oltre il quale la rappresentazione pi che
inventare rivela e dissotterra falde di realt solitamente
inavvertite. Nota infatti Caillois:
de loin en loin, un cumul des circonstances aboutit
la formation dune structure, dune proprit ou dune
espce. Elles proclament ou elles illustrent avec plus
dclat quil nest habituel, en mme temps de
manire presque, obligatoirement diffre et
cryptique, lexistence des constantes fondamentales
qui assurent la continuit latente du tissu du monde.
Alors lobjet fait signe, devient signe. Il attire sur lui
limagination juste, qui le dcouvre plus quelle ne
linvente []. Si le mystre meut, si linsolite captive,
si la posie est possible, ce nest peut-tre qu causes
des correspondances complexes et dconcertantes o
se trouve parpille lunit du monde.
40

La logica fluida dellimmaginario permea ogni aspetto


della vita umana, la doppia facendo crescere in essa e da
essa qualcosa di mostruoso e di enigmatico, innervando il
campo apparentemente unitario della realt con un folto
precipitato di immagini e riflessi, che nel loro variato e
deforme ripetersi esibiscono la spastica solidit di
intelaiatura immaginifica che non finisce mai di propagarsi
come in surfusione attraverso un liquido, obbedendo ad
una legislazione precisa, quasi rivelando lesistenza mai
sospettata di una grammatica combinatoria infallibile e di
una sintassi che sembra essere esattamente quella della
vertigine, la quale

40

Ivi, p. 1033.

83

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

accorde une existence indcise et phmre, glissante


dinnombrables bulles qui crvent peine formes.
Elles fourmillent et disparaissent peine pressenties,
emportes par la continuelle effervescence qui les
suscite tel un ballet datomes. Elles sont dissoutes surle-champ. Certaines cependant rencontrent une
chance de nettet, de contours. Il peut leur choir une
fugace et fragile stabilit. La mmoire les retient-elle,
que ces ombres, ces vapeurs mentales bnficient
soudain dune premire permanence. Elles ont
obtenu comme un sursis [...]. Aussi ai-je pu tout
lheure reconnatre un elles un prolongement de la
nature. Elles taient cume vanescente et turbulence
vaine. Je le retrouve pourvues de pesanteur,
dinfluence, de fcondit. Celles qui font bulles de
neige deviennent ides, mythes, croyances, pomes.
Elles ont mis de leur parti la sensibilit, lintelligence
et lart. Elles ont acquis une insaisissable et fluide
solidit, celle des objets de rflexion, des sources
dmotion, des foyers de fascination.
41

Linforme per Caillois, cos come per Bataille, non


ci che non ha forma, ma piuttosto ci che attraversa
tutte le forme saccheggiandole dallinterno e assimilando
aspetti periferici i ignoti, al tempo stesso sabotandone la
stabile composizione. Linforme lavora come uninfezione
invisibile che dilaga sulla liscia superficie delle forme
facendole apparire quali portati provvisori di un
bilanciamento di forze endogene che tuttavia stanno gi
virando verso unaltra matrice di configurazione. Il
prefisso /-in/ del lemma /informe/ quindi non va inteso qui
in senso privativo ma intensivo: esso segnala la presenza di
una istanza voracemente moltiplicativa posseduta in nuce
da ogni forma, attorno alla quale inizia ad essere intessuto
un flebile circuito prismatico di contraccolpi morfogenetici

41

Ivi, p. 1032.

84

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

che corrodono sempre di pi il margine di distinzione tra


la buona formazione e la deriva teratologica.
Nella piovra di Caillois quindi trattenuto ad uno
stadio illimitatamente larvale un vasto ventaglio di essere
viventi i quali, grazie alla loro natura sottilmente
parassitaria, finiscono col metterla in vibrazione
tramutandola in un eruttivo arcipelago di agonizzanti
gorghi organici ove lo stato di metamorfosi costante in cui
essa versa pu a buon diritto valere come il primo e forse
pi acuto momento di rivalsa della materia nei confronti
dei secolari privilegi di cui ha goduto la forma, momento
nel quale il est possible de voir limage de cette matire
basse, qui seule, par son incongruit et par un manque
dgard bouleversant, permet lintelligence dchapper
la contrainte de lidalisme.42

42

G. Bataille, cit., p. 225.

85

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois
ire da Roger Caillois

Gli autori

Marco Baldino. Bellano (Lc) 1955. Autore di saggi e articoli sul


tema della localit filosofica e sul problema dellaccesso al
pensiero. Nel 1990 ha fondato la rivista italiana di geofilosofia
Tellus, che ha diretto fino al 2001. curatore e coautore dei
volumi: Geofilosofia (Lyasis, 1996); Sul liberalismo (Labos,
2000); Per una filosofia free-lance (Labos, 2001). Ha tradotto
brevi scritti di Martin Heidegger, Georges Bataille, Gilles
Deleuze e Stphane Moss. autore del volume Margini e
paraggi. La filosofia dellultimo Novecento (Aracne, 2012).
Attualmente coeditor della la rivista online Kasparhauser.
Davide Caliaro (Verona 1981). PhD in Filosofia. Collabora con
riviste
filosofiche
e
letterarie
(Teologia
Politica,
ComunicareLetteratura). Cura la collana Filiazioni presso la casa
editrice Casa di Marrani, per la quale ha tradotto e curato il testo
Godere del Potere di Pierre Legendre. Si occupa di filosofia
contemporanea e in particolare del pensiero di Pierre Legendre
e delle intersezioni tra filosofia, teologia politica e psicoanalisi.
Partecipa al centro di ricerca sulle migrazioni Confronti.
Giuseppe Crivella si occupa di fenomenologia, estetica e
filosofia delle immagini. Si laureato con una tesi su Georges
Didi-Huberman dal titolo Per inane soluta. Didi-Huberman e
le eterotopie dellimmagine. Attualmente PhD in filosofia
teoretica presso lUniversit degli Studi di Perugia, con un
progetto di ricerca dedicato a Husserl, dal titolo "Verso le
matrici antepredicative della fenomenologia trascendentale".
Suoi articoli sono apparsi su Kasparhauser. possibile trovare
buona parte dei suoi scritti presso il sito academia. edu.
Clara Mogno (Padova, 1989) dottoranda iscritta al Corso di
Dottorato in Filosofia (percorso Filosofia politica e Storia del
pensiero politico) allUniversit degli Studi di Padova in cotutela
con lUniversit Paris Ouest Nanterre La Dfense con un
progetto di ricerca in filosofia politica contemporanea sul
pensiero politico di Pierre Clastres. Inoltre si occupa di queer e
86

Kasparhauser Rivista di cultura filosofica Anno 4, Numero 11


Civilt della vertigine. A partire da Roger Caillois

postcolonial studies ed editor della rivista Universa.


Recensioni di Filosofia.
Marco Tabacchini (Brescia, 1983). Dottorando di ricerca in
Filosofia teoretica presso il Dipartimento di Filosofia, Psicologia
e Pedagogia dellUniversit di Verona. Membro del comitato di
redazione della rivista O?! Rivista di filosofia
(post)europea e tra i fondatori della casa editrice casa di
marrani, per la quale ha curato ledizione italiana dei testi di
Michel Surya, Della dominazione. Il capitale, la trasparenza e gli
affari (2011), Georges Bataille, Il problema dello Stato e altri
scritti politici (2013) e Roger Caillois, La vertigine della guerra
(2014).
Jacopo Valli, Mantova, 1985. Stacanovista dellozio e del nonfare, manierista dellinconcludenza e dellin-disciplina,
intenderebbe riuscire a circondarsi fino alla morte della
compagnia di cose belle e piacevoli, senza dover ricorrere alla
sottomissione al lavoro. Si intrattiene con diversi strumenti e
non-strumenti musicali, e forse a breve aprir un piccolo studio
di registrazione personale. Col progetto Geometric Horsehair,
indugia in un lavoro concettuale, gnostico razionale, che si
esprime attraverso le diverse cosiddette forme artistiche. Ha
pubblicato alcuni lavori poetico-speculativi tra cui Vajra e
Chaosmografie. Coredige, dal 2012, la rivista on line
Kasparhauser. Non crede nemmeno al suo nome, ma si
concede dusarlo.

87