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COSTITUZIONE ART.

9 (PROMOZIONE DELLA CULTURA ED INTERVENTO


DI TUTELA )
ART. 117 (Tutela allo Stato e in conc. con le regioni la valorizzazione)
ART. 118 ( SUSSIDIARIETA' ORIZZONTALE avviata dalla Legge Ronchey
del 1994 E VERTICALE funzioni amministrative ai comuni in base al
principio di sussidiariet)
CODICE URBANI CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
entrato in vigore il 1 maggio 2004
(emanato con d.lgs. 22 gennaio 2004, n.42 ) -Il Codice nasce dalla
revisione del Tit V della Cost nel 2001,di cui fanno parte gli artt 117 e
118,nel 2004,dopo una travagliata legislazione sui bbcc.
Le leggi del '39 parlavano ancora di interesse derivante dal concetto
estetizzante. Queste furono modificate dal Testo Unico del '99, delle
diposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali,
d.lgsn.490,che aggiunse anche l'obbligo per le Pubbliche amministrazioni
di presentare al Ministero gli elenchi di interesse culturale, ma con
l'avvertenza che i beni appartenenti a tali soggetti sono vincolati anche
in caso di mancata iscrizione nei suddetti elenchi.
Nel 1964 poi, la Commissione Franceschini pubblic dei lavori sotto il
titolo per la salvezza dei beni culturali in Italia.Elabor 84 dichiarazioni
che valevano come proposte di revisione delle leggi di tutela; elabor
una nozione di bene culturale identificandolo in ogni tipo di
testimonianza materiale che abbia interesse archeologico,storico,artistico
o etnoantropologico che abbia valore di civilt. Ebbe inoltre il merito di
evidenziare il fatto che la tutela dei centri storici non pu realizzarsi
pienamente limitandosi al mantenimento dei beni edilizio,ma devono
essere intrapresi atti che non sconvolgono l'assetto storico-culturale del
centro e che migliori le condizioni di vita dello stesso.
Alla commissione segu l'stituzione nel 1973 de Ministro senza
portafoglio,nel '75 della formazione del Ministero per i bbcc e
ambientali,nel '99 del Ministero per i beni e le attivit culturali.
Da qui, il d.lgs 22/01/04entrato in vigore il 1 Maggio2004 sotto il nome di
Codice dei bbcc e del paesaggio.
CONCETTO DI BENE CULTURALE Il recente codice ricomprende sotto la
categoria del patrimonio culturale sia i beni culturali, ovvero " le cose
immobili e mobili che, ai sensi degli art. 10 e 11,presentano interesse
artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e
bibliografico e le altre cose individuate dalla legge e in base alla legge
quali testimonianze aventi valore di civilt ", sia quelli paesaggistici, cio
gli immobili e le aree indicati nell'art. 134 " costituenti espressione dei
valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli
altri beni individuati dalla legge o in base alla legge ".
Art 1. Lo Stato, le regioni, le citt metropolitane, le province e i comuni
assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne

favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione.Gli altri soggetti


pubblici, nello svolgimento della loro attivit, assicurano la conservazione
e la pubblica fruizione del loro patrimonio culturale.I privati proprietari,
possessori o detentori di beni appartenenti al patrimonio culturale sono
tenuti a garantirne la conservazione..Le attivit concernenti la
conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale
indicate ai commi 3, 4 e 5 sono svolte in conformit alla normativa di
tutela.
Articolo 5 Cooperazione delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali
in materia di tutela del patrimonio culturale 1. Le regioni, nonch i
comuni, le citt metropolitane e le province, di seguito denominati "altri
enti pubblici territoriali", cooperano con il Ministero nell'esercizio delle
funzioni di tutela in conformit a quanto disposto dal Titolo I della Parte
seconda del presente codice. Le funzioni di tutela previste dal presente
codice che abbiano ad oggetto manoscritti, autografi, carteggi,
incunaboli, raccolte librarie, nonche' libri, stampe e incisioni, non
appartenenti allo Stato, sono esercitate dalle regioni. Qualora l'interesse
culturale delle predette cose sia stato riconosciuto con provvedimento
ministeriale, l'esercizio delle potesta' previste dall'articolo 128 compete
al Ministero. [comma cos sostituito dal D.Lgs. 156/2006]. Sulla base di
specifici accordi od intese e previo parere della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano, di seguito denominata "Conferenza Stato-regioni", le regioni
possono esercitare le funzioni di tutela [anche su raccolte librarie private,
nonch: parole soppresse dal D.Lgs.156/2006] su carte geografiche,
spartiti musicali, fotografie, pellicole o altro materiale audiovisivo, con
relativi negativi e matrici, non appartenenti allo Stato.
Articolo 6 Valorizzazione del patrimonio culturale La valorizzazione
consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attivit dirette
a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le
migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio
stesso, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Essa comprende
anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del
patrimonio culturale. In riferimento ai beni paesaggistici la valorizzazione
comprende altres la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti
a tutela compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di nuovi valori
paesaggistici coerenti ed integrati. La Repubblica favorisce e sostiene la
partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione
del patrimonio culturale. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici
territoriali perseguono il coordinamento, l'armonizzazione e l'integrazione
delle attivit di valorizzazione dei beni pubblici. IL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI La storia
Organi centrali Organi periferici pagg 23ss
INDIVIDUAZIONE E REGIME GIURIDICO DEI BENI CULTURALI: tutti

quei beni mobili ed immobili in ordine ai quali la pubblica


amministrazione dispone di particolari poteri pubblici e in relazione ai
quali pu quindi parlarsi di propriet pubblica. ( appartenenza ad un
soggetto pubblico ). Distinzione fondamentale:
BENI DEMANIALI: Fanno parte del demanio pubblico. Tali beni sono
inalienabili e non possono essere oggetto di titoli di trasferimento a
favore di terzi ( come l'usucapione o il contratto ). Sono quindi in
usucapibili ovvero non idonei al possesso essendo l'usucapione un
modo di acquisto della propriet a titolo originario basato sul
perdurare per un determinato periodo di tempo del possesso su una
cosa. Beni del demanio naturale (lido di mare, fiumi, torrenti...) Beni
del demanio artificiale (porti, strade, immobili di interesse
culturale...) Beni del demanio necessario (sono tutti quei beni che la
legge ha destinato alla propriet pubblica, ed in particolare al
regime demaniale, indipendentemente dal fatto che siano naturali o
artificiali. Beni del demanio accidentale (tutti quei beni che possono
essere oggetto di propriet sia privata che pubblica, ma che, se
appartengono allo Stato, fanno parte del demanio pubblico: strade,
autostrade, acquedotti...)
- BENI PATRIMONIALI INDISPONIBILI : foreste, miniere, le cave e le
torbiere, quando la disponibilit ne sottratta al proprietario del fondo, le
cose di interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e
artistico, i beni costituenti la dotazione della presidenza della Repubblica,
le caserme, gli armamenti, gli aeromobili militari e le navi da guerra. Ed
inoltre gli edifici destinati a sede di uffici pubblici, con i loro arredi e gli
altri beni destinati a pubblico servizio. Non sono considerati inalienabili. BENI DEL PATRIMONIO DISPONIBILI : Sono i beni che lo Stato possiede a
titolo di propriet privata. Essi servono a produrre reddito. Possono quindi
essere oggetto di tutti i diritti reali e di obbligazione che l'ordinamento
prevede, con la sola finalit di produrre ricchezza a beneficio della
pubblica amministrazione. -Il Codice dei Beni culturali richiama il criterio
di partizione previsto nel C.C ., precisando che l'inalienabilit dei beni del
demanio culturale derogabile nei soli casi previsti dallo stesso Codice.
Cos all'articolo 54 sono elencati i beni culturali demaniali che non
possono essere oggetto di alienazione. L'elenco comprende: gli immobili
e le aree di interesse archeologico; gli immobili riconosciuti monumenti
nazionali; le universalit di beni mobili (biblioteche, archivi...) ed i singoli
beni mobili facenti parte di tali universalit; i beni mobili che siano opera
di autore non pi vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre 50 anni fa,
fino a quando non sia intervenuta la verifica dell'interesse culturale; le
cose immobili appartenenti allo Stato e agli enti territoriali dichiarate di
interesse particolarmente importante quali testimonianze dell'identit e
della storia delle istituzioni pubbliche, collettive, religiose. -Inizio e
cessazione della demanialit: demanio naturale) la condizione di
demanialit viene acquisita quando si verifica l'evento naturale che ne

determina la venuta ad esistenza; cessa quando cessa l'esistenza fisica


del bene stesso. Demanio accidentale) Al fine dell'attribuzione del
carattere di demanialit a tali beni necessaria oltre all'iscrizione del
bene negli appositi elenchi, anche un provvedimento amministrativo che
definisca la destinazione del bene ad un uso pubblico specifico, tale da
ricondurlo nel regime di demanialit.
LA VERIFICA DELL'INTERESSE CULTURALE Introdotta dalla
commissione franceschini. Verifica dell'interesse culturale dei beni
pubblici. Vanno esclusi comunque: archivi e singoli documenti dello
Stato, delle Regioni e degli altri enti pubblici; musei, pinacoteche;
biblioteche. Ricordiamo l'articolo 12: 2. I competenti organi del Ministero,
d'ufficio o su richiesta formulata dai soggetti cui le cose appartengono e
corredata dai relativi dati conoscitivi, verificano la sussistenza
dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico nelle
cose di cui al comma 1, procedendo alla loro schedatura sulla base di
indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero medesimo al fine di
assicurare uniformit di valutazione. 3. Ai fini del comma 2, il Ministero
fissa, con propri decreti, i criteri e le modalit per la predisposizione e la
presentazione delle richieste di verifica e della documentazione
conoscitiva ad esse inerente. Per i beni del demanio, il decreto adottato
d'intesa con l'Agenzia del demanio e stabilisce anche i termini del
procedimento; e, per i beni immobili in uso all'amministrazione della
difesa, anche d'intesa con la competente direzione generale dei lavori e
del demanio. Il contenuto delle schede e degli elenchi consiste
nell'indicazione dettagliata di data quali la qualificazione giuridica
dell'ente proprietario, la natura del bene, la denominazione del bene e i
dati catastali dello stesso, la destinazione d'uso attuale, il periodo di
realizzazione, le precedenti valutazioni di interesse culturale. Ancora gli
elenchi devono essere corredati da schede descrittive contenenti ogni
tipo di elemento utile alla verifica, come documentazione grafica,
fotografica e planimetrica, descrizione storica e morfologica, indicazione
della presenza di elementi decorativi di pregio e precedenti schedature
effettuate.
a) esito positivo della verifica: le schede descrittive degli immobili di
propriet dello Stato oggetto di verifica con esito positivo, confluiscono in
un archivio informatico accessibile al Ministero ed all'Agenzia del
demanio, per finalit di monitoraggio immobiliare e di programmazione
degli interventi in funzione delle rispettive competenze istituzionali.
b) esito negativo della verifica: nel caso di verifica con esito negativo su
cose appartenenti al demanio dello Stato, delle Regioni e degli altri enti
pubblici territoriali, la scheda contenente i relativi dati trasmessa ai
competenti uffici affinch ne dispongano la sdemanializzazione qualora,
secondo le valutazione dell'amministrazione interessata, non vi ostino
altre ragioni di pubblico interesse. Le cose per le quali si proceduto alla
sdemanializzazione sono liberamente alienabili. << La mancata
comunicazione dell'esito della verifica nel termine complessivo di 120
giorni dalla ricezione della scheda equivale ad esito negativo della

verifica >> ( silenzio - assenso ). - Le fasi del procedimento di


dichiarazione dell'interesse culturale :
1) fase di iniziativa: la Soprintendenza di propria iniziativa o su
motivata richiesta della Regione o di ogni altro ente territoriale
interessato avvia il procedimento per la dichiarazione dell'interesse
culturale
2) comunicazione di avvio del procedimento
3) fase istruttoria : la Soprintendenza pu avvalersi di ogni mezzo per
accertare la sussistenza dell'interesse culturale e tale attivit
istruttoria ( ricerche, consulenze d'esperti...), deve essere
dettagliatamente riportata nella motivazione del provvedimento
finale
4) fase costitutiva: emissione del provvedimento di dichiarazione
dell'interesse culturale, che deve avere la forma scritta
5) la notifica della dichiarazione dell'interesse culturale : il
provvedimento viene comunicato all'interessato - E' ammesso
ricorso al Ministero, per motivi di legittimit ( violazioni di legge,
incompetenza o eccesso di potere, realizzati dall'amministrazione
durante il procedimento ) e di merito ( si contesta la valutazione
tecnico-giuridica fatta dalla Soprintendenza), entro 30 giorni dalla
notifica della dichiarazione. In caso di accoglimento, il
provvedimento viene annullato, ossia si considera come mai
esistito. - L'art. 17 prevede l'attivit di catalogazione successiva
all'attivit di accertamento dell'interesse culturale sia dei beni
pubblici che di quelli privati. A tale fine il Ministero insieme alle
Regioni individua e definisce metodologie comuni di raccolta,
scambio, accesso ed elaborazione dei dati a livello nazionale ed
integrazione in rete delle banche dati dello Stato e degli altri enti
pubblici territoriali. Tutti i dati raccolti tramite tali attivit
confluiscono nel catalogo nazionale dei beni culturali. La
consultazione dei dati concernenti le dichiarazioni di interesse
culturale dei beni privati disciplinata in modo da garantire la
sicurezza dei beni e la tutela della riservatezza.
LA TUTELA DEI BENI CULTURALI
Il principio fondamentale sul quale incarnato Il Codice volto alla tutela
ed alla valorizzazione del patrimonio culturale al fine di "preservare la
memoria della comunit nazionale e del suo territorio e promuovere lo
sviluppo della cultura". La tutela comprende l'individuazione del bene, la
catalogazione del patrimonio artistico-storico e la sua conservazione.
Con la riforma del Titolo V della Costituzione, la tutela dei beni culturali
costituzionalmente affidata alla competenza legislativa statale e le
relative funzioni amministrative sono esercitate dal Ministero.
Vigilanza e ispezione:
L'art. 18 del Codice sottopone alla vigilanza del Ministero i beni culturali
di propriet dello Stato da chiunque siano tenuti in uso o in consegna.
L'imposizione del vincolo implica il divieto di demolizione, rimozione,

modifica, restauro e comunque il divieto di adibire ad un uso non


compatibile con il loro carattere storico e artistico le cose senza
l'autorizzazione del Ministero cui demandato il potere di vigilanza ed
ispezione. La vigilanza (comma 2 art 18) pu essere esercitata anche con
la cooperazione delle Regioni laddove i beni siano delle stesse o di altri
enti pubblici territoriali. I soprintendenti possono di procedere "in ogni
tempo", previo preavviso non inferiore a 5 giorni, ad ispezioni onde
verificare l'esistenza e lo stato di conservazione e di custodia dei beni
culturali. Il preavviso consiste in una semplice comunicazione nella quale
siano indicati il bene oggetto di verifica nonch il momento in cui verr
effettuata l'ispezione. Titolare di tale facolt il soprintendente che pu
delegare propri funzionari. Nel Capo III del Titolo I del Codice, sono
contenute le norme che interessano la disciplina della protezione e
conservazione dei beni culturali e sono articolate in tre Sezioni: " Misure
di protezione " (artt. 20-28) ; " Misure di conservazione " (artt.. 29-44) e "
Altre forme di protezione " (artt. 45-52).
MISURE DI PROTEZIONE : Il legislatore ha regolamentato nella sezione
misure di protezione una serie di Oneri, obblighi e soggezioni a cui la
propriet sia pubblica che privata costretta ad attenersi.
E' attraverso di essi che si verifica la finalit di tutela.
E quindi: divieto di distruzione, danneggiamento nonch un divieto di
destinazione e di uso compatibile con il valore storico e artistico del
bene, tale da esporre il bene a pericolo per la sua conservazione o
integrit; altres vietato lo smembramento degli archivi in quanto gli
stessi costituiscono un unicum e sono inscindibili.
Spetta al Ministero, secondo l'art 21, l'autorizzazione alla
-rimozione, alla demolizione e al restauro dei beni culturali ( anche la
demolizione con successiva ricostruzione ). E'contemplato che la
richiesta di autorizzazione sia provvista della documentazione
indispensabile per una reale valutazione del progetto.
-Ai fini della tutela riveste importanza anche la subordinazione al
Ministero per l'autorizzazione per lo spostamento,anche temporaneo dei
beni culturali, ci al fine di evitare collocazioni pericolose per l'integrit
del bene.Subordinazione all'autorizzazione del Ministero vi anche per
quanto riguarda lo spostamento di beni di propriet privata: infatti
necessaria la notifica al Sovrintendente,che,entro trenta giorni dalla
denuncia,puo' prescrivere le misure necessarie di trasporto.
-Anche le collezioni, le serie e le raccolte, sono subordinate ad
autorizzazione ai fini del loro smembramento ...in tal caso la
dichiarazione deve contenere l'indicazione dettagliata di tutte le cose
facenti parte delle suddette collezioni.
-Medesima autorizzazione richiesta sia per lo scarto di documenti degli
archivi pubblici e privati, sia per il trasferimento ad altre persone
giuridiche di complessi organici di documentazione di archivi pubblici,
nonch di archivi di soggetti giuridici privati. Per il rilascio
dell'autorizzazione previsto il termine di 120 giorni decorrenti dalla
ricezione da parte della Soprintendenza.

In caso di richiesta di documentazione integrativa,tale termine rimane


sospeso fino all'arrivo della documentazione,mentre se la
Sovrintendenza a voler indagare,previo invio di comunicazione,il decorso
del tempo sospeso fino all'acquisizione dei risultati delle verifiche.
CONFERENZA DI SERVIZI:disposizione contenuta nell'art25,secondo cui in
relazione all'esecuzione di grandi opere,il Ministero provveder a
rilasciare l'autorizzazione. In caso di dissenso fra l'amministrazione
ministeriale dei bbcc e l'altra,la decisione spetta al P.d.C.
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE:art 26,.IN tale evenienza la
decisione del Ministero per i bbcc grava sulla conclusione del
procedimento.a differenza della conferenza di servizi,nell'impatto
ambientale il ministero ha quindi ruolo decisionale
MISURE CAUTELARI E PREVENTIVE: l'art. 28 attribuisce il potere al
soprintendente di disporre cautelativamente la sospensione dei lavori
che risultino in corso su di un bene culturale sia quando gli stessi
vengano intrapresi senza la preventiva autorizzazione del progetto
ovvero quando siano eseguiti in difformit della stessa.
Questo pu derivare da un vizio formale (quando il lavoro non stato
autorizzato dal Ministero) o sostanziale (lavori svolti in maniera non
conforme al progetto) . La sospensione puo' avvenire anche ai sensi del
comma 2, su cose non ancora vincolate, dev'essere pero' convalidata
attivando il procedimento della dich. D'interesse; se questa non perviene
entro 30 gg,la sospensione cautelare perde efficacia.
MISURE DI CONSERVAZIONE: (sezione II). La conservazione assicurata
attraverso una coerente, coordinata e programmata attivit di studio,
prevenzione, manutenzione e restauro.
-Per manutenzione si intende il complesso delle attivit e degli interventi
destinati al controllo delle condizioni del bene culturale ed al
mantenimento dell'integrit, dell'efficienza funzionale e dell'identit del
bene e delle sue parti.
-Per prevenzione si intende il complesso delle attivit idonee a limitare le
situazioni di rischi o connesse al bene culturale nel suo
complesso.Rientra nella prevenzione anche la circostanza che l'interesse
alla conservazione o incremento del patrimonio pu essere
salvaguardato solo attraverso l'ESPROPRIAZIONE (quad marco)del
bene,ossia attraverso l'acquisizione di questa da parte della propriet
pubblica;l'espropriazione deve trovare fondamento in un rilavante
interesse pubblico come complesso di valori culturali,incorporati nel bene
vincolato e quindi sottratti alla privata propriet.Questa valutazione non
sindacabile dal giudice amministrativo,essendo espressione di
discrezionalit tecnica.
-Per restauro (art29) si intende l'intervento diretto sul bene attraverso un
complesso di operazioni finalizzate all'integrit materiale ed al recupero
del medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori
culturali. Quindi tutti gli interventi diretti sul bene, aventi come fine il
recupero del bene stesso. E'previsto che il Ministero, anche con il

concorso delle Regioni e con la collaborazione delle Universit e degli


Istituti competenti possa istituire centri cui affidare la ricerca, la
sperimentazione, studio, documentazione ed attuazione di interventi di
conservazione e restauro sui beni culturali di particolare complessit.
Presso i medesimi centri possono essere istituite scuole di alta
formazione per l'insegnamento del restauro.
OBBLIGHI CONSERVATIVI
INTERVENTI VOLONTARI: Il restauro e gli altri interventi conservativi ad
iniziativa del proprietario del bene, possessore o detentore a qualsiasi
titolo sono autorizzati ai sensi dell'art. 21,indipendentemente se siano
privati o pubblici ( interventi conservativi volontari ).
INTERVENTI IMPOSTI: Le opere ed i restauri possono essere imposti dal
Ministero. Il Soprintendente redige una relazione tecnica e dichiara la
necessit degli interventi da eseguire e questa, insieme con la
comunicazione di avvio del procedimento, viene inviata al proprietario,
possessore o detentore del bene che pu far prevenire le proprie
osservazioni entro 30 giorni dal ricevimento degli atti. Il Soprintendente
se non ritiene necessaria l'esecuzione diretta degli interventi, assegna al
proprietario un termine per la presentazione del progetto esecutivo delle
opere da effettuarsi. Tale progetto presentato e approvato dal
Soprintendente che fissa il termine per l'inizio delle attivit. Se il progetto
non presentato o respinto, si procede con esecuzione diretta.
Gli oneri a carico:gli obblighi per gli interventi,imposti o eseguiti dal
Ministero,sono a carico del proprietario;questi possono essere assolti o gli
possono venire imposti;il Ministero puo' concorrere alle spese quando il
bene sia di uso o godimento pubblico;
I Contributi:aiuto finanziario del Ministero che viene erogato nel caso in
cui quest'ultimo ritenga il bene di particolare rilevanza e pattuisca con il
privato l'apertura del bene al pubblico. La determinazione del contributo,
le modalit procedimentali, l'individuazione degli istituti di credito e le
convenzioni con questi nonch i criteri per lo stanziamento dell'aiuto
costituiscono materia riservata all'Amministrazione per i beni e le attivit
culturali. Attraverso il nuovo Codice vengono introdotte alcune
fondamentali innovazioni: la creazione di un Demanio dei beni culturali,
fino ad oggi inesistente, il riconoscimento che ogni futura pianificazione
urbanistica dovr risultare pienamente compatibile con il rispetto
rigoroso del nostro paesaggio e quindi con tutte le necessarie esigenze
della sua salvaguardia.
I beni dello stato,delle regioni e di altri enti pubblici territoriali:riferito solo a beni immobili,
I beni archivistici pag 133s

La custodia coattiva art 43 del codice, la facolt accordata al Ministero


di far trasportare e custodire temporaneamente in pubblici istituti i beni
culturali mobili. E'poi eccezionalmente previsto il comodato da parte dei
proprietari e il deposito volontario di beni culturali mobili appartenenti ad
enti pubblici.

LE ALTRE FORME DI PROTEZIONE


IL VINCOLO INDIRETTO (sezione tre capo tre art 42) un vincolo che si
applica a beni immobili che non sono di interesse culturale ma sono
rilevanti poich adiacenti a beni culturali immobili. Si sostanzia in
prescrizioni che preservano la cornice ambientale del monumento e che
limitano il potere di godimento dei beni immobili adiacenti, confinanti o
comunque ubicati nella zona circostante al monumento, evitando cos
che questo ne risulti danneggiato o alterato nei suoi elementi
caratterizzanti. Il vincolo svolge una funzione complementare alla tutela
dei beni artistici e storici ed per questo che detto anche "vincolo di
completamento", in quanto completa "la visione, la fruizione e la tutela"
dell'immobile principale. E' un limite di esercizio di godimento della
propriet,sebbene questa chiaramente rimanga,non vi
espropriazione,ma viene meno lo ius aedificandi. Non soggetto a
indennizzo.
Di seguito alcuni rilevanti aspetti del bene, tutelati con il vincolo
indiretto:
integrit ( la conservazione materiale )
- prospettiva e luce ( assicurano la visibilit complessiva e la
panoramica, da diversi punti, del monumento )
- le condizioni di ambiente e di decoro ( affinch non vi siano
insediamenti gravemente contrastanti con lo stile e con le radici
storico-culturali della "zona" del monumento ).
Nella comunicazione dell'avvio del procedimento devono essere indicati
l'amministrazione competente,il bene dell'oggetto stesso,le cose di
interesse culturale delle quali imposto il vincolo,il rapporto fra la misura
limitativa e il fine pubblico,le specifiche ragioni.
Il provvedimento con le prescrizioni dev'essere inviato al proprietario
tramite raccomandata con ricevuta di ritorno e dev'essere inserito nei
registri immobiliari.
AUTORIZZAZIONE PER MOSTRE ED ESPOSIZIONI:E' previsto, per diverse
tipologie di beni,(beni di autore non vivente la cui esec risale a 50
anni,beni dello stato e enti,beni privati con interesse culturale
dichiarato,beni appartenenti a musei o pinacoteche,archivistici) la
concessione del prestito,previa stipula di un'apposita polizza assicurativa,
per la realizzazione di mostre ed esposizioni, ed soggetto ad
autorizzazione da parte del Ministero.
MANIFESTI E CARTELLI PUBBLICITARI: art49E'vietata l'affissione di cartelli,
manifesti d altri mezzi pubblicitari sui beni culturali o in prossimit di
essi. Il divieto relativo, dal momento che il Soprintendente ha la facolt
di rimuoverlo, mediante apposita autorizzazione, qualora il collocamento
o l'affissione non rechi danno all'aspetto, al decoro e al pubblico
godimento degli immobili in questione. Il secondo comma disciplina
l'affissione lungo strade o edifici situati in prossimit el bene;in questo
caso l'autorizzazione spetta all'ente proprietario.

DISTACCO DI BENI CULTURALI: L'art. 50 disciplina il distacco ( di affreschi,


stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli...)dei beni,che dev'essere
autorizzato dal Soprintendente, affinch si eviti che durante tale delicato
lavoro, si verifichino sfregi, ammaccature, lesioni insanabili dei beni. A
tale scopo nel provvedimento autorizzativo potranno essere indicate
specificatamente le modalit tecniche di esecuzione pi adeguate.
TUTELA DEGLI STUDI D'ARTISTA: art 51, Il divieto sia della modifica della
destinazione d'uso degli studi d'artista, sia della rimozione del relativo
contenuto,di opere,documenti,cimeli e simili consegue alla
dichiarazione di interesse storico particolarmente importante.
ESERCIZIO DEL COMMERCIO IN AREE DI VALORE CULTURALE: (art. 52) Ai
Comuni attribuito il compito di emanare i provvedimenti di
individuazione delle aree pubbliche di valore culturale nelle quali vietare
completamente o disciplinare l'esercizio del commercio attraverso
apposite limitazioni.
GLI APPALTI DI OPERE AVENTI AD OGGETTO BENI CULTURALI Vengono
dunque disciplinati gli appalti di lavori sui beni culturali; il decreto
legislativo n30\2004 ha:
-ampliato lambito oggettivo di applicazione delle norme speciali sugli
appalti di lavori sui beni culturali, riferendole in generale a tutti i lavori
pubblici sui beni culturali, mobili o immobili.
-ha modificato le soglie per il ricorso alle procedure di individuazione del
contraente, in modo da consentire la partecipazione anche alle imprese
Artigiane.
-ha altres introdotto la possibilit di introdurre varianti in corso dopera.
Una disciplina particolare riservata agli appalti misti inerenti alcune
tipologie di interventi, quali allestimenti di musei, di archivi, biblioteche o
di altri luoghi culturali. In questa ipotesi, qualora linstallazione e
montaggio di attrezzature ed impianti assumano rilevanza prevalente ai
fini delloggetto dellappalto, pu trovare applicazione la disciplina
prevista in tema di appalti di servizi e forniture.
Sono stabiliti dal codice dei contratti le regole alle quali si devono
attenere:
-le stazioni appaltanti (amministrazione dello stato)
-gli enti giudicatori (imprese pubbliche)
-i soggetti aggiudicatori (i soggetti privati)
Lamministrazione aggiudicatrice tenuta a richiedere espressamente, in
sede di bando di gara o di invito a presentare l'offerta, il possesso dei
requisiti di qualificazione e tali requisiti, deve stabilirli
preventivamente. Il sistema delle qualificazioni utile a garantire la
professionalit del soggetto che esegue i lavori pubblici. Il rilascio delle
attestazioni di qualificazione affidato alle Societ Organismi di

attestazione (SOA). E'necessario che per tali lavori sui beni culturali, il
progetto preliminare sia accompagnato da una scheda tecnica,
redatta a cura di professionisti o restauratori; possono inoltre essere
redatte da funzionari tecnici dell'amministrazione aggiudicatrice, in
possesso di adeguata professionalit in ordine all'intervento da seguire.
L'individuazione del contraente deve di regola avvenire mediante
procedure aperte o ristrette, a seconda che il contratto abbia o non abbia
per oggetto la sola esecuzione o quando il criterio di aggiudicazione non
sia o sia quello dellofferta economica pi vantaggiosa. Il tutto si basa
sullespletamento di una gara. In alternativa, in casi eccezionali, si pu
ricorrere a procedure negoziate o ad esecuzione in economia.
Nella prima trattativa la scelta del contraente avviene dopo aver
interpellato pi persone o ditte. Nell'esecuzione in economia
l'amministrazione, a mezzo di un proprio funzionario che ne assume la
responsabilit, affida l'esecuzione dei lavori ad un soggetto terzo per un
corrispettivo prefissato.
Le varianti in corso d'opera: consistono nella necessit di adeguare il
progetto e l'esecuzione alle caratteristiche del bene oggetto
dell'intervento e al variare dei criteri della disciplina del restauro.
LA CIRCOLAZIONE DEI BENI CULTURALI
Disciplinata nei capi IV e V el Codice. Con l'espressione circolazione ci si
riferisce non solo agli spostamenti materiali di beni culturali e cose di
interesse culturale, ma anche e soprattutto, alla circolazione giuridica
degli stessi attraverso atti giuridici quand'anche da essi non derivi uno
spostamento fisico del bene o della cosa.
LA CIRCOLAZIONE IN AMBITO NAZIONALE: Si riserva un trattamento
differenziato ai beni del demanio culturale, che sono inalienabili (art54).
Con tale termine non si intende solo la vendita dei beni del demanio
culturale, ma ogni contratto atto a trasferire la propriet di detti beni,
quale, solo per fare un esempio, la permuta o la donazione. L'art 54
definisce quelle categorie di beni del demanio per cui viene esclusa ogni
possibilit di alienazione: immobili di aree archeologiche,immobili
riconosciuti monumenti nazionali,raccolte di musei e pinacoteche,archivi.
L'autorizzazione ad alienare (art57) comporta la cessazione della natura
demaniale del bene ma non del carattere culturale degli stessi.
Ai fini della tutela vi l'obbligo di denuncia degli atti di trasferimento
delle propriet e della detenzione di beni culturali. Sono obbligati alla
denuncia:
-l'alienante-l'acquirente-l'erede (anche gli enti pubblici e le persone
giuridiche private senza scopo di lucro). La denuncia deve effettuarsi nel
termine di 30 giorni decorrenti dall'atto di trasferimento. Deve essere
presentatala Soprintendente del luogo in cui si trovano i beni con
l'indicazione dei dati identificativi delle parti, la loro sottoscrizione, i dati
identificativi del bene, l'indicazione del luogo in cui si trovano i beni,
l'indicazione della natura e delle condizioni dell'atto di trasferimento.

IL DIRITTO DI PRELAZIONE art 60-61: Una seconda finalit della denuncia


quella di garantire l'esercizio del diritto di prelazione sui beni culturali
alienati a titolo oneroso da parte dello Stato e, a certe condizioni, da
parte delle Regioni e di altri enti pubblici territoriali. Il diritto di
prelazione,che lo stato deve far valere entro 60 gg, consiste nella
possibilit, per i soggetti cui riconosciuto, di essere preferiti ad ogni
altro acquirente, al medesimo prezzo stabilito nell'atto di alienazione. Per
i beni culturali costituenti nel loro insieme una universitas rerum o una
raccolta, il diritto di prelazione pu essere esercitato anche per una sola
parte del bene. In ogni caso, l'istituto della prelazione previsto dal
Codice, ha la finalit di produrre un arricchimento del patrimonio
pubblico di beni culturali, senza riflettersi in un depauperamento del
patrimonio privato.
IL COMMERCIO DEI BENI CULTURALI: La normativa negli artt 63 e 64 del
Codice regola il commercio di beni culturali e pi generalmente le cose di
interesse culturale indicate nelle tabelle allegate del codice e si applica
dopo una certa soglia di valore. Il commercio inteso come attivit di
vendita al pubblico o anche di esposizione a fine di commercio.
Rimangono generalmente esclusi gli oggetti d'arte contemporanea, ossia
con meno di 50 anni. Il Codice prevede che coloro che esercitano il
commercio di documenti, nonch i titolari delle case d'asta e i pubblici
ufficiali preposti alle vendite mobiliari debbono comunicare al
Soprintendente l'elenco dei documenti di interesse storico posti in
vendita. Gli obblighi cui generalmente i mercanti di bbcc sono tenuti
sono: il registro dei beni alienati, la consegna all'acquirente della
documentazione dell'autenticit del bene.La violazione delle norme
colpita con la sanzione della nullit del negozio,oltre a sanzioni di
carattere penale come per esempio il reato di esportazione illecita nei
confronti di colui che commercia opere d'arte comporta l'interdizione ai
sensi dell'art30 del codice penale. E' punito inoltre chi,conoscendone la
falsit,autentica opere contraffatte.
LA CIRCOLAZIONE IN AMBITO COMUNITARIO E INTERNAZIONALE Art. 65
Divieto di esportazione dei beni culturali. Il Codice mantiene il diritto
assoluto di uscita definitiva dal territorio dello Stato per alcune categorie
di beni. Si tratta innanzitutto delle cose di interesse artistico, storico,
archeologico e etnoantropologico, appartenenti allo Stato, agli enti
pubblici territoriali e ad ogni altro ente o istituto pubblico e alle perone
giuridiche private senza scopo di lucro. A questo primo gruppo devono
aggiungersi le raccolte dei musei, delle pinacoteche e in genere dei
luoghi espositivi, gli archivi ed i singoli documenti nonch le raccolte
librarie delle biblioteche, appartenenti allo Stato, agli enti territoriali, o ad
ogni altro ente o istituto pubblico e tutti i bbcc citati nell'art10 comma 3.
Per i beni non rientranti nel divieto assoluto,ovvero tutte le cose di
interesse culturale,ma non beni culturali, sono esportabili previa
autorizzazione. Hanno libera circolazione tutte le cose la cui esecuzione
risalga a meno di 50 anni, colui che intenda esportare detti beni deve

comprovare la loro esecuzione. L'uscita dei beni in violazione delle norme


integra il reato di esportazione illecita di cui all'art 174 del Codice.
L'uscita pu essere temporanea o definitiva.
USCITA TEMPORANEA DI BENI CULTURALI DALTERRITORIO DELLO STATO:
art 65.E' prevista e autorizzata, per la partecipazione dei beni a mostre,
esposizioni o manifestazioni d'arte di alto interesse culturale sempre che
ne siano garantite l'integrit e la sicurezza,(ma anche quando
costituiscono l'arredamento di sedi diplomatiche all'estero,quando
debbano essere analizzati all'estero o quando l'uscita sia richiesta in
attuazione ad accordi con istituz museali straniere) l'uscita temporanea
per i beni per i quali prescritto il divieto assoluto,salvo quelli indicati
nell'art 65 comma2 lett b. Non pu comunque essere autorizzata per
quei beni che possono subire danni nel trasporto o nella permanenza in
condizioni ambientali sfavorevoli o i beni che costituiscono il fondo
principale o una determinata e organica sezione di un museo, archivio,
biblioteca, pinacoteca, collezione artistica o bibliografica. Il proprietario
fa richiesta al competente ufficio di esportazione per 'attestato di
circolazione temporanea,che pu essere rilasciato o negato dall'ufficio di
esportazione, con motivazione adeguata;esso deve esprimersi entro 40
gg. Nella decisione deve essere data indicazione delle prescrizioni
necessarie per il trasporto e il termine entro il quale le cose e i beni
devono rientrare. Il termine, prorogabile a richiesta dell'interessato non
pu superare i 18 mesi. Oltre a tale attestato di circolazione temporanea
si dovr ottenere l'autorizzazione per mostre ed esposizioni. Al fine di
garantire il rientro del bene,l'interessato deve versare una quota pari al
10% del valore del bene.
USCITA DEFINITIVA DI BENI CULTURALi DAL TERRITORIO DELLO STATO:
S'intende l'esportazione di cose di interesse culturale oltre la frontiera
nazionale per un tempo indefinito e senza obbligo di rimpatrio. L'uscita
definitiva dal territorio dello Stato necessita dell' autorizzazione del
Ministero,che data chiaramente dopo la presentazione da parte
dell'interessato del bene e dichiarazione del valore venale,ed valida
solo in relazione ai beni per i quali non esiste divieto assoluto. L'uscita
inoltre sottoposta al preventivo rilascio di un attestato di libera
circolazione (con validit triennale) se si tratta di una destinazione
comunitaria,necessita invece della licenza di esportazione se la
destinazione fuori dall'UE. L'ufficio di esportazione potr rilasciarlo o
negarlo con motivato giudizio entro il termine di 40 gg. (In questo lasso
di tempo l'ufficio di esportazione pu proporre al Ministero l'acquisto
coattivo,in tal caso il rilascio dell'attestato prorogato di 60gg. Il
ministero puo' decidere di acquistarlo al prezzo della dichiarazione del
bene;l'acquisto del bene avviene quindi coattivamente,cio sotto
un'imperio da parte della Pubblica Amm. Nel caso in cui il Ministero non
voglia acquistarlo,ne deve dare comunicazione alla Regione dell'ufficio
entro 60gg dalla denuncia). Nel caso in cui vi un rifiuto dell'attestato di
circolazione previsto l'esperimento del ricorso amministrativo al

Ministero entro il termine dei 30 giorni dalla decisione ed il Ministero


decide nel termine dei 90 giorni dalla presentazione.
INGESSO DI BENI CULTURALI NELTERRITORIO DELLO STATO: Il Codice
art72 consente a chi effettua la spedizione di beni culturali in Italia di
ottenere, su richiesta, un certificato di avvenuta spedizione, nel caso di
ingresso da paese comunitario, o di avvenuta importazione, nel caso di
provenienza da paese extracomunitario. Tali certificati hanno una validit
quinquennale.
Si resa necessaria, al fine di combattere il fenomeno del contrabbando
di beni culturali, l'individuazione di alcuni strumenti. Il pi incisivo di
questi,operante a livello comunitario, l'azione di restituzione proponibile
da ciascun paese membro innanzi al tribunale del luogo in cui si trova il
bene illecitamente esportato. Competente per lo Stato italiano a
promuovere l'azione di restituzione in uno Stato membro il ministro per
i beni e le attivit culturali, d'intesa con il ministro degli affari esteri, con
il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato.
RITOVAMENTI E SCOPERTE
RICERCHE ARCHEOLOGICHE:oltre alle attivit di scavo sistematiche
organizzate dalle universit, lo Stato effettua scavi archeologici ormai
solo in casi di emergenza data l'esiguit dei fondi.Gli scavi devono essere
autorizzati dal Ministero che proprietario e vincola tutte le cose
rinvenute in contesti archeologici,per cui tutti le ricerche arch non statali
saranno contra legem poich,secondo l'art9 Cost,lo Stato tenuto a
tutelare il patrimonio culturale,in cui rientrano anche le aree
archeologiche.
Art 88:Il Ministero pu ordinare l'OCCUPAZIONE TEMPORANEA con
adeguata motivazione la cui durata non si pu definire ab origine, degli
immobili in cui devono essere svolte le ricerche. Questo presenta una
limitazione della propriet privata legittimata dall'interesse pubblico e
che comunque accompagnata da un indennit per il proprietario
dell'immobile(nei casi pi rilevanti pu anche essere disposta
l'espropriazione ex art97).
Lo Stato pu decidere di dare in CONCESSIONE l'esecuzione delle
ricerche a soggetti pubblici o privati ed emettere quindi in loro favore il
decreto di occupazione;la concessione pu essere revocata in caso di
inosservanza delle prescrizioni ministeriali o nel caso in cui il Ministero
intenda sostituirsi nella prosecuzione delle ricerche (art 89).Le domande
di concessione di scavo devono provenire o da Atenei o da enti culturali e
devono indicare:il periodo di scavo,curriculum del direttore e programma
della ricerca;della procedura del rilascio se ne fa carico il Sovrintendente
territorialmente competente.
SAGGI ARCHEOLOGICI PREVENTIVI:In caso di lavori pubblici,specie se di

carattere edilizio,ricadenti in aree di interesse archeologico la


Soprintendenza pu chiedere di effettuare dei saggi archeologici
preventivi al fine di determinare se l'area in questione pu essere
oggetto o no di interesse archeologico,si procede quindi alla verifica
preventiva di carattere archeologico.
- Fase preliminare:l'appaltante dell'opera trasmette al Soprintendente
copia del progetto preliminare dell'intervento.
-Procedura: carotaggi e campionatura dell'area;sondaggi e scavi,anche in
estensione. La v.c.a. Pu avere esito negativo o positivo (o beni mobili
recuperabili e musealizzabili o complessi monumentali che chiedono
l'avvio del procedimento di interesse archeologico)
SCOPERTE FORTUITE art90:Deroga al principio di propriet in seguito ad
un ritrovamento non intenzionale o non preordinato alla ricerca. La
deroga si estende anche al sottosuolo.L'articolo responsabilizza lo
scopritore a denunciare la scoperta entro 24h al sovrintendente,sindaco
o alla sicurezza.
Deve inoltre conservare temporaneamente il bene nel luogo del
ritrovamento e rimuoverlo solo nel caso in cui altrimenti non si possa
garantirne la sicurezza e conservazione.
L'art92 riconosce al proprietario dell'immobile un premio non superiore al
quarto del valore stimato del bene.Se il proprietario anche lo
scopritore, ha diritto ad un premio non superiore alla met del valore.Se
la scoperta avvenuta in area altrui,senza il consenso del
proprietario,nessun premio dovuto allo scopritore. Nel caso in cui le
parti non accettino la stima Ministeriale,il valore determinato da un
terzo designato di comune accordo.
Sono beni del patrimonio culturale tutte le testimonianze dell'esistenza
umana che presentano interesse storico culturale e che si trovano
parzialmente o totalmente sommerse da almeno 100 anni;in caso di
scoperta fortuita di questi,la convenzione UNESCO 2001 statuisce
l'obbligo di cooperare per la loro protezione,prevedendone la
conservazione in situ.
L'ESPROPRIAZIONE
L'espropriazione un istituto giuridico in base al quale un soggetto,
previa corresponsione di una giusta indennit, pu essere privato, in
tutto o in parte, di uno o pi beni immobili di sua propriet per una causa
di pubblico interesse legalmente dichiarata.
Questo avviene quando la natura delle opere da eseguirsi rende
preferibile l'acquisto definitivo tramite espropriazione piuttosto che
l'occupazione temporanea. Fine dell'espropriazione non la
conservazione o incremento del patrimonio culturale ma il miglioramento
delle condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni
medesimi.
Norma base dell'espropriazione l'art.42, comma 3,della Costituzione.
IL CODICE
-Espropriazione dei beni culturali: Il Codice,art95, fa riferimento sia

all'espropriazione di beni culturali "immobili" sia di quelli "mobili" (quadri,


beni archivistici e beni librari, oggetti artistici). Perch tale espropriazione
possa essere autorizzata dal Ministero per i beni culturali a favore di
Regioni, Province e dei Comuni o di altri enti o istituti legalmente
riconosciuti o anche persone giuridiche private senza fini di lucro
(ONLUS), occorre il necessario presupposto dell'importante interesse
pubblico. Bisogna dimostrare che l'utilit pubblica derivante dal
trasferimento coattivo di propriet sia maggiore del sacrificio richiesto al
proprietario.
-Espropriazione per fini strumentali art96: E'applicata a beni immobili che
non sono oggetto di interesse culturale al fine di tutelare l'integrit,la
luce,la prospettiva e il godimento del pubblico di un bene monumentale.
Le finalit di tale procedimento sembrano simili a quelle del vincolo
indiretto,ma l'espropriazione per fini strumentali si adopera quando
necessaria non solo l'inedificabilit assoluta delle aree circostanti,ma
anche la modificazione delle stesse.
-Espropriazione per interesse archeologico: pu essere autorizzata dal
Ministero anche in seguito a scoperte fortuite.E' preferibile
all'occupazione temporanea, (che comporta prove limitate e non
irreversibili trasformazioni del luogo) quando l'attivit di ricerca modifica
in maniera irreversibile l'area,ad es. con scavi di rilevante entit.
La pubblica utilit art96, dichiarata con decreto ministeriale o anche
con provvedimento della Regione comunicato al Ministero e deve
contenere espressamente la motivazione che induce alla scelta
dell'espropriazione,grazie alla quale il diritto di propriet va incontro ad
un processo di affievolimento rispetto alla necessit di soddisfare un
interesse della comunit. La dichiarazione deve contenere il termine
entro il quale deve avvenire il procedimento espropriativo;se non
specificato,si intende fissato in 5anni,(prorogabile per altri2)Se il decreto
non viene emanato entro il termine,la dichiarazione sar inefficace.
Dichiarata la pubblica utilit, le procedure per fissare l'indennit
proseguono tra l'espropriante e l'espropriato, che generalmente consiste
nel giusto prezzo che il proprietario avrebbe ricevuto in un atto di
compravendita.
ISTITUTO DELLA RETROCESSIONE:
-La retrocessione totale si pu avere nel caso in cui, trascorsi 10 anni
dall'esecuzione del decreto di esproprio, l'opera non sia stata realizzata o
cominciata, oppure anche prima del decorso dei 10 anni, se ne verifichi
l'impossibilit di esecuzione. In tal caso l'espropriato pu chiedere che sia
accertata la decadenza della dichiarazione di pubblica utilit, la
restituzione del bene e il pagamento di un'indennit.
-La retrocessione parziale ex art47 T.U. consiste nella richiesta del
proprietario di restituzione della parte del bene che non sia stata
utilizzata, quando sia stata realizzata l'opera pubblica o di pubblica
utilit. L'art. 99 del Codice riguarda la commisurazione dell'indennit di
esproprio per i beni culturali e prevede come criterio quello della

commisurazione al valore venale.


Nell'ambito dei bbcc,la retrocessione inapplicabile alle espropriazioni
per la tutela storico artistica e a quei casi in cui la mera espropriazione e
acquisizione del bene soddisfi l'interesse pubblico.
LA VALORIZZAZIONE
Art 6:La valorizzazione comprende tutte quelle funzioni e attivit dirette
a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le
migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio
stesso, cos come la promozione e il sostegno di interventi di
conservazione del patrimonio culturale.
La valorizzazione dei beni culturali costituisce una materia caratterizzata
dall'interazione tra soggetti istituzionali e tra attori pubblici e privati.
Il ruolo dei privati oltre ad essere espresso in via generale nell'art. 9
Cost., ribadito dal principio di sussidiariet orizzontale contenuto
nell'art. 118 del Codice. Quest'ultimo afferma che la valorizzazione pu
essere sia ad iniziativa pubblica che privata. Quindi alla stipulazione degli
accordi aventi ad oggetto le attivit di valorizzazione e che mirano a
garantire il coordinamento, l'armonizzazione e l'integrit delle attivit di
valorizzazione, partecipano anche i privati.
Tra i soggetti privati, un ruolo particolare ricoperto dalle fondazioni
bancarie con le quali lo Stato e gli altri enti pubblici territoriali possono
stipulare anche congiuntamente dei protocolli d'intesa, al fine di
coordinare gli interventi di valorizzazione sul patrimonio culturale e
garantire l'equilibrato impiego delle risorse finanziarie messe a
disposizione.
Non va dimenticato che anche le universit, gli istituti scolastici ed altri
soggetti pubblici e privati possono concorrere alla realizzazione, alla
promozione e al sostegno delle ricerche e degli studi ed altre attivit
conoscitive che hanno ad oggetto il patrimonio culturale di cui si facciano
promotori lo Stato e gli altri enti pubblici territoriali.
Il Codice concepisce la gestione dei beni culturali come parte della
valorizzazione e come attivit diretta, mediante l'organizzazione di
risorse umani e materiali, ad assicurare la fruizione dei beni culturali.
Essa rivolta ad ogni finalit propria della funzione di valorizzazione.
La gestione delle attivit di valorizzazione spetta allo Stato, alle Regioni o
agli altri enti pubblici territoriali sulla base della disponibilit che essi
abbiano dei siti e dei luoghi della cultura o dei beni da valorizzare. La
competenza legislativa spetta invece allo Stato.
-Le forme di gestione diretta sono svolte mediante strutture
organizzative interne all'amministrazione, dotate di adeguata autonomia
scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile e provviste di idoneo
personale tecnico.
-Le forme di gestione indiretta,art115, sono svolte mediante
l'affidamento diretto a istituzioni, fondazioni, associazioni, consorzi,
societ di capitali o altri soggetti. Lo Stato e le Regioni possono ricorrere

alla gestione indiretta solo se maggiormente rispondente ad assicurare


un adeguato livello di valorizzazione dei beni culturali. Il Codice riserva
un ruolo speciale ai luoghi ed agli istituti di cultura musei, archivi,
biblioteche, aree e parchi archeologici, complessi monumentali i quali
giocano un ruolo chiave nella valorizzazione dei beni culturali,essendo
destinati alla fruizione pubblica degli stessi. Nel caso in cui siano privati e
aperti al pubblico, il servizio reso alla collettivit viene comunque
riconosciuto come servizio di utilit sociale. Con riguardo alla
valorizzazione e fruizione,la Regione ha potest legislativa, nel rispetto
dei principi fissati dal codice art112.
L'ACCESSO AGLI ISTITUTI E AI LUOGHI DELLA CULTURA: Nel disegno
costituzionale si stabilisce che la fruizione il fine ultimo della stessa
attivit di tutela Il Codice stabilisce che l'accesso agli istituti e ai luoghi
della cultura possa essere "gratuito o a pagamento".
-La garanzia di gratuit posta in relazione all'accesso a biblioteche ed
archivi pubblici, laddove esso abbia finalit di studio e di ricerca. I casi in
cui l'accesso debba avvenire gratuitamente e liberamente sono stabiliti
dal Ministero, dalle Regioni e dagli altri enti locali.
-Nel caso di onerosit dell'ingresso, l'accesso consentito dietro
pagamento di un biglietto. In tal caso, il soggetto competente alla
valorizzazione, competente a fissare le categorie dei biglietti e i criteri
per la determinazione dei relativi prezzi, le modalit di emissione,
distribuzione e vendita del biglietto d'ingresso e di riscossione del
corrispettivo, anche con tecnologie informatiche e con prevendita e
vendita attraverso terzi convenzionati, nonch, infine, l'eventuale
percentuale degli incassi da devolvere all'Ente nazionale di assistenza e
previdenza per pittori, scultori, musicisti, scrittori ed attori drammatici.
Per i beni privati la destinazione al godimento pubblico sono i beni
rientranti nelle categorie dell'art.10 lett a e d., che presentano interesse
eccezionale,dichiarato dal Ministero,sentito il proprietario.Rientrano
anche le collezioni sottoposte a vincolo in virt ell'art13, ma anche quei
beni restaurati a spesa parziale dallo Stato.Le modalit di visita devono
essere concordate tra il proprietario e il Soprintendente, il quale ne dar
comunicazione al Comune o alla citt metropolitana nel cui territorio si
trovano i beni.
Art117: I SERVIZI DI ASSISTENZA CULTURALE E DI OSPITALITA': Detti
anche "servizi aggiuntivi", sono gestiti direttamente o in forma
esternalizzata secondo criteri dell'art115.
Secondo l'art117 sono: a) il servizio editoriale e di vendita di ogni
materiale informativo e delle riproduzioni di beni culturali; b) i servizi
riguardanti beni librari e archivistici per la fornitura di riproduzioni e il
recapito del prestito bibliotecario; c) la gestione delle raccolte
discografiche, di diapoteche e biblioteche mussali; d) servizi di
accoglienza (di informazione, di guida, di assistenza e di intrattenimento
dell'infanzia; e) servizi di caffetteria, di ristorazione; f) l'organizzazione di
mostre e manifestazioni culturali, di iniziative promozionali.

I MUSEI:La gestione di essi viene inserita nella valorizzazione ed quindi


affidata dal Codice alla collaborazione fra Stato e Regioni,sostituendosi al
criterio della ripartizione dei compiti,precedente alla revisione del Titolo
V. Nel Codice, il Museo viene definito come "una struttura permanente
che acquisisce e conserva, ordina ed espone beni culturali per finalit di
educazione e di studio", destinata a pubblica fruizione. Un esempio
dell'evoluzione delle tipologie museali rappresentato dai musei
all'aperto. I parchi archeologici sono ambiti territoriali caratterizzati da
importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici,
paesaggistici o ambientali, attrezzati come musei all'aperto. Gli ecomusei
invece, sono musei all'aperto caratterizzati da una moderna
organizzazione volta a tutelare tutti i valor presenti in un certo territorio,
dai valori architettonici e storici a quelli culturali, della tradizione e de
costume.
LE BIBLIOTECHE E I BENI LIBRARI:La biblioteca oggi ,nel manifesto
Unesco, "un centro informativo locale che rende prontamente disponibile
per i suoi utenti ogni genere di conoscenza ed informazione".
La legislazione bibliotecaria in Italia arriv solo dopo l'unit, con il
decreto di riordino del 1869 a cura del ministro Bargoni.Con l'avvento
della Costituzione la materia "biblioteche di enti locali" fu assegnata alla
competenza legislativa di Stato e Regioni.
Come per i musei, tuttavia, solo a partire dagli anni 70 si giunse al
trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni
amministrative sinora esercitate dagli organi centrale e periferici dello
Stato e il trasferimento delle Soprintendenze ai beni librari. Un
importante passo innanzi verso la creazione di un organico sistema
bibliotecario si ebbe con la sigla del Protocollo d'intesa tra Ministero e
Regioni, che port all'attivazione del Sistema Bibliotecario Nazionale
(SBN).Un protocollo d'intesa volto a dare nuovo impulso al servizio
bibliografico nazionale, anche attraverso l'estensione della rete e
l'incremento delle banche dati, vi fu nel 1994. Ulteriore evoluzione del
SBN il Progetto Utenti On Line (UOL). Come si nota, l'evoluzione della
biblioteca ha ricevuto notevole impulso dallo sviluppo dell'informatica e
della multimedialit, tant' che oggi la biblioteca si va trasformando in
mediateca ovvero in biblioteca multimediale. Allo Stato riconosciuta la
competenza legislativa nella materia della valorizzazione dei beni
presenti negli istituti e luoghi della cultura appartenenti allo Stato,dei
quali lo Stato non abbia trasferito disponibilit alle Regioni.
Amministrativamente, lo stato si riserva il potere di indirizzo e vigilanza,il
potere sostitutivo in caso di di inerzia e inadempienza e ogni funzione
relativa alle biblioteche pubbliche statali. Ha inoltre il controllo sulla
produzione nazionale di pubblicazioni Sono trasferite alle Regioni le
funzioni di tutela che abbiano ad oggetto beni librari non appartenenti
allo Stato. Alla gestione delle biblioteche si applicano le norme dettate
pi generalmente per la gestione delle attivit di valorizzazione dei bbcc,
art112.(forma pi diffusamente adottata stata la convenzione)

GLI ARCHIVI: Il codice contempla fra i beni culturali anche quelli


archivistici,ovvero gli archivi e i singoli documenti dello Stato,enti o
privati. Si tratta di documenti su supporto cartaceo o analogo costituenti
testimonianza di eventi del passato. L'archivio un'organizzazione atta
alla conservazione e raccolta dei documenti.Tali raccolte,quando
appartengono allo Stato o agli enti pubblici territoriali costituiscono beni
demaniali ai sensi dell'art822cc e sono perci inalienabili. Ai proprietari di
archivi privati di notevole interesse storico ai sensi dell'art 13, fatto
divieto di smembrare le raccolte. Senza l'autorizzazione del Ministero
possono essere rimossi n trasferiti a terzi.
L'ACCESSO ALI ARCHIVI ED ALLE BIBLIOTECHE: E' improntato,a differenza
di quanto stabilito per altri luoghi di cultura,al principio della gratuit:
art. 103 Codice: "l'accesso alle biblioteche ed agli archivi pubblici per
finalit di sola lettura, studio e ricerca gratuito". Mentre sono
certamente esclusi da tale regime i servizi di riproduzione e i servizi
aggiuntivi.
La disciplina in tema di accesso dei documenti contenuti negli archivi di
Stato deve far fronte a due diverse esigenze: quella della conoscibilit a
garanzia della memoria storica da un lato e di riservatezza personale per
ragioni pubbliche dall'altro.
Il codice, Art. 122, disciplina l'accesso nel dettaglio agli archivi di
Stato,
affermando il principio della libera consultazione dei documenti fatti
salvo quelli relativi alla politica estera dichiarati di carattere riservato ai
sensi dell'art 125 con atto del Ministero dell'interno adottato d'intesa con
il Ministero dei beni e delle attivit culturali. Questi possono comunque
essere consultati trascorsi 50anni dalla formazione. Stesso regime di
riservatezza (50ANNI) esteso ai documenti contenenti dati
sensibili(personali o di misura penale):il termine di 70ANNI se i dati
rivelano stato di salute,vita sessuale,rapporti familiari.
Alla medesima disciplina sono assoggettati i documenti di propriet
privata depositati presso gli archivi di Stato o quei documenti che siano
stati venduti o donati. Anteriormente al termine per la consultabilit dei
documenti riservati, si pu comunque accedere si sensi della disciplina
dei documenti amministrativi,se rientrano appunti in tale categoria, o
altres per scopi storici,previo ottenimento di autorizzazione del Ministero
dell'interno.
Accesso agli archivi privati:Vi l'obbligo di ammetterne alla
consultazione gli studiosi che abbiano presentato motivata richiesta
tramite il soprintendente archivistico;rimangono comunque esclusi quelli
dichiarati riservati ai sensi dell'art125.
Accesso agli archivi correnti: regolata dallo
Stato,Regioni,enti,disciplinano la consultazione a scopi storici dei propri
archivi correnti.
MOSTRE ED ESPOSIZIONI:L'attivit di organizzazione di mostre ed

esposizioni anch'essa da iscriversi nel pi vasto orizzonte delle


iniziative volte ad incrementare la fruizione dei beni culturali.Il Codice si
limita ad osservare che soggetto ad autorizzazione il prestito a mostre
ed esposizioni sul territorio nazionale dei beni indicati
nell'art12comma1,nell'art10comma1,delle cose mobili o immobili che
presentino interesse stor/art/etn e delle collezioni e serie di oggetti che
rivestono particolare interesse.
L'autorizzazione rilasciata dal Ministero previa richiesta presentata
almeno 4mesi prima e contenente l'indicazione del responsabile della
custodia delle opere.Ovviamente il Ministero subordina il rilascio
dell'autorizzazione all'adozione di misure di salvaguardia opportune e
all'assicurazione dei beni pari al valore indicato nella domanda. Se la
mostra promossa dallo stesso Ministero,l'assicurazione pu essere
sostituita dall'assunzione di rischio.
LA FRUIZIONE INDIVIDUALE: Accanto alla fruizione collettiva dei beni da
parte della comunit, il Codice contempla altres la possibilit di un uso
individuale dei beni che lo Stato e gli altri enti pubblici abbiano in
consegna. Tale fruizione individuale subordinata al rilascio di un atto
concessorio e al pagamento di un canone.
LA SPONSORIZZAZIONE: Nel campo della cultura e dell'arte sono fatte
erogazioni liberali gratuite e spontanee dal privato, con precise finalit
pubblicitarie, al fine cio di sfruttare a proprio vantaggio l'associazione
del proprio nome o marchio ad un certo evento o ad una certa immagine.
Si parla cio delle cosiddette sponsorizzazioni.
LE AGEVOLAZIONI FISCALI per la categoria dei beni culturali. Il
coinvolgimento dei privati ha reso necessari una serie di interventi volti a
renderne possibile e ad incentivarne l'apporto. Tra questi vi sono anche le
agevolazioni fiscali; attraverso questo tipo di finanziamento indiretto,
alcuni aspetti concernenti la destinazione della spesa pubblica vengono
decisi dagli stessi soggetti nel cui favore l'agevolazione fiscale prevista.
ricordare : Il pagamento di imposte mediante la cessione di beni
culturali,secondo cui vi la possibilit di assolvere al pagamento
totalmente o parzialmente delle imposte dirette tramite la cessione di
bbcc di corrispondente valore.artt 6 e 7 della legge 512/1982.
I BENI CULTURALI DI INTERESSE RELIGIOSO: art9 cod.
comma1. Per i beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti
ed istituzioni della Chiesa cattolica o di altre confessioni religiose, il
Ministero e, per quanto di competenza, le regioni provvedono,
relativamente alle esigenze di culto, d'accordo con le rispettive autorit.
si contrappone allart8 della legge del 1939 n1089 in cui si affermava
Quando si tratti di cose appartenenti ad enti ecclesiastici, il Ministro per
leducazione nazionale, proceder per quanto riguarda le esigenze di
culto, daccordo con le autorit ecclesiastiche. Possiamo ricavare da ci

le novit introdotte dallart9 del codice 2004:


-si parla di beni culturali di interesse religioso e non pi di cose,
sottolineando come essi siano una species del genus testimonianze
aventi valore di civilt
-sono contemplate oltre alle autorit della religione cattolica, anche
quelle di altre confessioni
-il rapporto stato-autorit religiosa non si esaurisce in s, ma pu trovare
attuazione anche tramite le regioni o altri enti territoriali.
comma2. Si osservano, altres, le disposizioni stabilite dalle intese
concluse ai sensi dell'articolo 12 dell'Accordo di modificazione del
Concordato lateranense firmato il 18 febbraio 1984, ratificato e reso
esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121, ovvero dalle leggi emanate
sulla base delle intese sottoscritte con le confessioni religiose diverse
dalla cattolica, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, della Costituzione.
Si parla in questo comma dellart12 dellaccordo di Villa Madama,
accordo si modificazione del concordato lateranense, reso esecutivo nel
1985; inoltre si fa riferimento anche alle leggi emanate sulla base degli
accordi tra lo stato e le altre confessioni religiose. facendo un passo in
dietro vedremo come nei patti lateranensi del 1929 non si faceva alcun
riferimento ai beni culturali di interesse religioso e non vi era alcuna
norma di disciplina concordata dei beni appartenenti a enti ecclesiastici.
Nel tempo poi la chiesa ha maturato un proprio modo di intendere i beni
culturali e la loro tutela, in ragione del legame tra sfera culturale e sfera
religiosa del credente. Proprio per questo ritroviamo nel diritto canonico
alcune norme che fanno riferimento alla disciplina sul piano giuridico di
beni culturali. Dunque la svolta dellAccordo del 1985 fu proprio la
concordatarizzazione della disciplina giuridica di tali beni.
Al primo comma della disposizione concordataria stabilita la
collaborazione finalizzata alla tutela, principio che ritroviamo anche nelle
intese con le minoranze religiose (ad esempio nellaccordo con gli ebrei
sono previste commissioni miste). Il bene culturale di interesse religioso
va dunque visto sotto un profilo soggettivo (appartenente ad un ente
religioso) e uno oggettivo (ossia la relazione giuridica tra il bene e il
duplice interesse protetto, quello culturale e quello di culto).Il bene
culturale di carattere religioso ha rilevanza per lo stato in rapporto a:
propriet, tutela e conservazione per la fruizione, destinazione ad una
finalit di culto.
Al secondo comma di parla di armonizzare lapplicazione della legge
italiana con le esigenze religiose di modo che gli organi competenti delle
due parti possano concordare opportune disposizioni per la salvaguardia
e la valorizzazione dei beni appartenenti ad enti ecclesiastici.

Al terzo comma si sancisce che la consultazione e la conservazione degli


archivi e biblioteche saranno favorito sempre da organi competenti di
entrambe le parti.
Nel 2005 viene firmata unIntesa dal ministro per i beni culturali e il
presidente della conferenza episcopale italiana: unintesa di carattere
procedimentale concernente lambito concreto della collaborazione. in
tale intesa si disciplinano anche i diversi livelli di collaborazione: livello
centrale (ministro e presidente della CEI), livello regionale (direttori
regionali e presidenti regionali CEI), livello locale (soprintendenti
competenti e vescovi diocesani). Viene sancita limportanza:
-della catalogazione e inventarizzazione, come fondamento conoscitivo di
ogni successivo intervento.
-della conservazione del bene nel luogo della sua originaria collocazione,
per il mantenimento delle finalit di culto.
-dellistituto dellOsservatorio con il compito di verificare lattuazione
delle forme di collaborazione.
La materia dei beni culturali di interesse religioso stata fatta oggetto di
disciplina da parte di una diversifica tipologia di fonti di produzione
normativa regionale, unilaterale e bilaterale. Questultima si applica
attraverso accordi con le conferenze episcopali regionali. Le regioni
dispongono della Commissione per i beni e le attivit culturali allinterno
della quale previsto un membro designato dalla conferenza episcopale.
Le intese concluse a livello regionale trovano un fondamento
costituzionale nellart117 della cost., infatti se vero che lo stesso
riserva alla competenza esclusiva dello stato la legislazione sui rapporti
stato e confessioni religiose, anche vero che nella norma costituzionale
vi lespressa competenza concorrente delle regioni in materia di
valorizzazione dei beni culturali.
I CENTRI STORICI
I CENTRI STORICI (NICOLA GRASSO) Il centro storico stato
definito come "ambiente dell'uomo", un luogo abitato che si
caratterizza per il fatto di distinguersi dal resto dell'agglomerato
urbano perch in possesso di caratteri dell'individualit storica
tali da costituire un unicum. Accanto al suo interesse culturale,
si rileva quello urbanistico, socio economico, igienico sanitario
ed sempre pi diffusa nella coscienza sociale l'esigenza di
recupero e riqualificazione dei borghi antichi. Il centro storico
qualcosa che va oltre l'ambiente; una realt dinamica che si
configura come luogo ideale di persone, sede quotidiana di vita,
di lavoro, di svago in cui sono compenetrati i valori della civitas.
Sono considerati beni culturali atipici, perch destinati non solo alla
contemplazione ed alla memoria, ma anche alla fruizione. Ci implica che

la loro riqualificazione, presupponga misure positive riguardanti sia gli


immobili, sia le attivit produttive che rientrano nelle tradizioni locali.
Importanti opportunit di riqualificazione sono rappresentate da nuovi
strumenti quali i patti territoriali e i programmi di recupero urbano, che
mettono a disposizione risorse anche ingenti per contrastare fenomeni di
degrado urbano ( cos i programmi Urban, finanziati coi fondi comunitari,
che hanno avviato con successo il processo di recupero dei centri storici
in molte citt ). Fino alla met degli anni '60, il legislatore ha trascurato
l'esigenza di protezione e riqualificazione dei borghi antichi, limitandosi a
predisporre strumenti di tutela passiva dei singoli monumenti, senza
alcuna considerazione del contesto storico artistico in cui fossero
inseriti.
-Nel 1964 la commissione Franceschini ha avuto il merito di evidenziare
che la tutela dei centri storici parte integrante del recupero civile ed
urbanistico delle citt e quindi non pu sostanziarsi solo nel
mantenimento delle caratteristiche edilizie esistenti, ma presuppone la
realizzazione di interventi di consolidamento, restauro, risanamento
igienico sanitario finalizzate al miglioramento della qualit della vita nei
borghi antichi.
-La legge 6 agosto 1967 n. 765 ha recepito solo in parte le sollecitazioni
della commissione Franceschini, attribuendo ai Comuni il potere di
dettare una disciplina urbanistica dei centri storici con gli strumenti di
pianificazione del territorio comunale. Secondo un giudizio pressoch
unanime, tali strumenti si sono rilevati inadeguati. -La legge 5 agosto
1978 n. 457 ha introdotto il piano di recupero urbano del patrimonio
urbanistico ed edilizio in condizioni di degrado.
-Il legislatore intervenuto nuovamente in materia con la legge 17
febbraio 1992 n. 179 che ha introdotto lo strumento dei programmi
integrati di intervento con l'obiettivo di favorire la riqualificazione del
tessuto urbano, edilizio ed ambientale senza i limiti previsti per i piani di
recupero urbani. (la portata di tale strumento stata poi svuotata dalla
corte costituzionale). Da tutto ci emerge che la disciplina urbanistica
inidonea, da sola, a garantire la tutela dei centri storici nella sua
globalit. Ogni soluzione al problema della loro riqualificazione deve
attribuire priorit al recupero sociale e culturale. La ricostruzione del
centro storico , problema economico e tecnico viene superata dalla
necessaria e prevalente rivitalizzazione di esso, e questo un problema
sociale e culturale. La tutela dei centri storici sul piano socio culturale
richiede adeguate misure di conservazione delle attivit tradizionali dei
borghi antichi; non a caso in tutte le Regioni si vanno diffondendo musei
della civilt contadina e musei delle arti e dei mestieri, che si
propongono di conservare la memoria di quelle tradizioni ormai superate
dall'evoluzione dei sistemi produttivi. In quest'ottica essenziale che i
Comuni abbiano la possibilit di impedire nei centri storici l'esercizio di
determinate attivit commerciali ritenute incompatibili con esigenze di
tutela ambientale, ed al tempo stesso dispongano di strumenti idonei a

proteggere lo svolgimento di quelle attivit che caratterizzano la stessa


identit dei borghi antichi. Per impedire la chiusura degli esercizi
commerciali tradizionali il Ministero dei beni culturali ha fatto ricorso alla
dichiarazione di interesse storico artistico degli immobili in cui si
svolgevano le attivit tradizionali, imponendo il cosiddetto vincolo
indiretto.
-Il d.lgs. 31 marzo 1998 n. 14 detta una nuova disciplina delle licenze
commerciali. In questo decreto si sancisce che le Regioni devono
perseguire l'obiettivo di tutelare gli esercizi avente valore storico e
artistico e di porre un freno al processo di espulsione dai borghi antichi
delle attivit commerciali ed artigianali che spesso costituiscono una
testimonianza di carattere storico e culturale unica ed irripetibile.
Dall'analisi della disciplina introdotta da tale decreto emerge che il
rilascio dell'autorizzazione per l'esercizio di attivit commerciali
subordinato non solo ad esigenze di carattere economico e produttivo,
ma anche ad una valutazione di compatibilit di tali attivit con il
contesto ambientale e le tradizioni dei borghi antichi. Nella legislazione
regionale va rilevato che in generale le Regioni hanno adottato una
normativa di valorizzazione dei borghi antichi che indica i criteri per
l'individuazione dei centri storici, le misure per la riqualificazione
urbanistica ed ambientale e le forme di incentivazione per il
recupero e la valorizzazione dei borghi antichi.

Un cenno merita la normativa sui locali storici approvata della regione


Lazio che prevede che la regione, al fine di salvaguardare gli esercizi
commerciali ed artigianali di valore storico-artistico, promuove iniziative
volte allindividuazione e alla valorizzazione di tali esercizi ed al sostegno
delle relative attivit in concorso con i comuni e le Sovrintendenze per i
beni culturali. La legge attribuisce anche alle regioni il compito di istituire
elenchi dei locali storici, censirli, erogare finanziamenti, concedere
contributi. Ad esempio, la Regione Abruzzo ha previsto l'avvio di un
programma di recupero dei borghi antichi promuovendo la definizione di
un manuale regionale per il recupero edilizio nei centri storici e la
realizzazione di interventi di restauro e di ristrutturazione edilizia, ed ha
stanziato finanziamenti per la realizzazione di tali interventi.
I BENI PAESAGGISTICI
La nozione di paesaggio.
Il Codice dei bbcc e del paesaggio,approvato il 22/01/04 n42 costituisce
l'approdo di una lunga evoluzione legislativa in materia di tutela e
valorizzazione del paesaggio.Cardine attorno al quale ruota la disciplina
l'art9 Cost,secondo cui la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e
tutela il paesaggio e il storico-artistico della nazione:introduce quindi la
differenza fra paesaggio e patrimonio st/art ponendo e premesse per la
rottura con le norme precedenti del '39 fondato sulla assimilazione fra

bellezze artistiche e bellezze naturali. La difficolt permase nella


identificazione del concetto stesso di paesaggio,che,come ha pi volte
ripreso la Corte Costituzionale,non deve essere confuso con il governo
del territorio (urbanistica),imponendo su di esse un regime giuridico di
separazione e rispondendo alla legge Galasso dell'85(che aveva
introdotto l'assoggettamento a vincolo paesaggistico intere categorie di
beni in considerazione del loro particolare interesse ambientale e
attribuendo valenza alla pianificazione) osservando che l'urbanistica va
interpretata come ordine complessivo degli usi e trasformazioni del
suolo,mentre il paesaggio si pone come punto di riferimento di una
disciplina degli interventi volti all'attuazione del valore paesaggistico
come valore estetico-culturale.
La Convenzione europea sul paesaggio, firmata a Firenze il 20 ottobre
2000, rappresenta un passo importante verso la precisazione della
nozione di paesaggio, di cui viene valorizzata la connotazione culturale:
lo definisce come " componente essenziale del contesto di vita delle
popolazioni, espressione della diversit del loro comune patrimonio
culturale e naturale e fondamento della loro identit "
IL CODICE:
La tutela: L'art . 2 del Codice, precisando che i beni paesaggistici fanno
parte del patrimonio culturale e pertanto sono beni culturali consente di
ricostruire in modo lineare l'assetto costituzionale delle competenza
legislative in materia: la tutela del paesaggio riconducibile alla materia
" tutela dei beni culturali " e quindi rientra nella potest legislativa dello
Stato;
la valorizzazione dei beni paesaggistici invece, rientra nella potest
legislativa concorrente. Il nuovo ridefinisce le competenze dei vari Enti
territoriali in base al principio di sussidiariet e precisa che le funzioni
amministrative di tutela dei beni paesaggistici sono conferite alle
Regioni.
Le amministrazioni cooperano per la definizione di indirizzi e criteri
riguardanti le attivit di tutela, pianificazione, recupero, riqualificazione e
valorizzazione del paesaggio e di gestione dei relativi interventi.
Le Regioni, il Ministero e il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio possono stipulare accordi per l'elaborazione d'intesa dei piani
paesaggistici. L'art 135 comma2 prevede che le regioni,in collaborazione
con lo stato,sottopongano a specifica normativa d'uso il
territorio,approvando piani paesaggistici o piani urbanistico-territoriali
con specifica considerazione dei valori paesaggistici,concernenti l'intero
territorio nazionale.
La legislazione italiana in materia di beni paesaggistici.La nozione di
paesaggio nel nuovo Codice
Il primo sistema di tutela giuridica del paesaggio fu introdotto dalla legge
-11 giugno 1922 n. 778, si trattava di una disciplina alquanto sommaria,
ma costitu la base della regolamentazione ben pi organica contenuta
nella -legge n. 1497 / 1939 che sottoponeva a tutela le cosiddette

"bellezze naturali".
-La Legge n. 431/85, detta "Legge Galasso", costituisce la prima
normativa organica per la tutela degli aspetti naturalistici del territorio
italiano, incidendo decisivamente anche nel campo particolarmente
delicato dei rapporti tra Stato e Regioni. La norma classifica come
bellezze naturali soggette a vincolo tutta una serie di territori individuati
in blocco e per categorie morfologiche senza la necessit di alcun
ulteriore provvedimento formale da parte della pubblica
amministrazione. ( ghiacciai e circhi glaciali; parchi e riserve naturali; le
zone umide; i territori ricoperti da foreste e boschi; le zone di interesse
archeologico; i territori costieri; fiumi, torrenti e corsi d'acqua... ).
-Il Codice del 2004 recependo tale impostazione, attua una riforma
epocale individuando espressamente i beni paesaggistici come parte
costitutiva del patrimonio culturale, al pari delle opere d'arte e dei
monumenti, ed oggetto di tutela e, ove possibile, di riqualificazione. " Il
paesaggio una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano
dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni ".
E' possibile operare una tripartizione dei beni paesaggistici:
a) beni individuati a seguito di procedimento amministrativo
(dichiarazione di notevole interesse pubblico);
b) beni tutelati ope legis;
c) beni tutelati in base a piani paesaggistici.
Il nuovo Codice attribuisce rilevanza primaria ai piani paesaggistici che
diventano lo strumento fondamentale di protezione, valorizzazione e
gestione del paesaggio. Tenendo conto delle caratteristiche naturali e
storiche del contesto ambientale e della rilevanza ed integrit dei valori
paesaggistici, il piano deve ripartire il territorio regionale in ambiti
omogenei da quelli di elevato pregio paesaggistico fino a quelli
significativamente compromessi o degradati determinati in funzione dei
diversi livelli di valore paesaggistico riconosciuti, cos da attribuire a
ciascun ambito adeguati obiettivi di qualit paesaggistica. In sostanza la
Regione, adottando il piano paesaggistico, ha la possibilit di scegliere
per ogni ambito, le forme pi idonee di protezione e di valorizzazione dei
caratteri paesaggistici dei luoghi.
Un'ulteriore novit costituita dalla facolt attribuita alle Regioni di
stipulare accordi con il Ministero per l'elaborazione d'intesa dei piani
paesaggistici; ci mira a prevenire conflitti tra Stato e Regioni.
La qualificazione di un bene immobile come bene paesaggistico ha
l'effetto di costituire su quell'area un vincolo dal quale conseguono
significative limitazioni amministrative al potere di godimento e di
disposizione del proprietario e dei titolari di diritti di godimento sul bene.
Tale vincolo paesaggistico fa sorgere un dovere di conservazione dello
stato attuale dell'area soggetta a protezione. Costituiscono oggetto di
limitazione tutte quelle attivit che possono determinare un'alterazione
dello stato dei beni vincolati, tale da pregiudicare i valori paesaggistici
insiti nell'immobile protetto. Coloro che intendano eseguire opere o
interventi su beni paesaggistici sono tenuti a richiedere apposita

autorizzazione:
Essa consiste in un apprezzamento tecnico discrezionale con cui si opera
un giudizio di compatibilit del progetto di opere ed interventi proposto
con quelle caratteristiche del bene paesaggistico che ne richiedono la
protezione; a tal fine il progetto deve indicare in modo sufficientemente
chiaro e preciso le modificazioni che si intendono eseguire.
L'autorizzazione potr indicare anche le modalit di realizzazione degli
interventi che consentano di salvaguardare i valori paesaggistici insiti nel
bene vincolato. Il legislatore ha previsto che entro 40 giorni dalla
ricezione dell'istanza, accertata la compatibilit paesaggistica
dell'intervento, l'amministrazione trasmette la proposta di autorizzazione
corredata dal progetto alla competente Soprintendenza e d
comunicazione agli interessati dell'avvio del procedimento. La
Soprintendenza comunica il parere entro 60 giorni, decorsi questi,
l'amministrazione assume comunque le determinazioni in merito alla
domanda di autorizzazione. E' comunque previsto il ricorso al TAR o il
ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. E'previsto inoltre il
divieto di autorizzazioni postume, ovvero rilasciate dopo l'esecuzione
anche parziale dei lavori, fatto che incentiverebbe la realizzazione di
interventi abusivi su tutto il territorio nazionale.
L'articolo 152 detta una disposizione particolare per i lavori di apertura di
strade e di cave, di realizzazione di condotte per impianti industriali e di
palificazioni nell'ambito e in vista di aree assoggettate a vincolo
paesaggistico: la Regione e il Ministero hanno la facolt di prescrivere le
distanze, le misure e le varianti ai progetti in corso d'esecuzione, tenendo
conto dell'utilit economica delle opere gi realizzate. Pertanto sono
previsti limiti non solo quando gli interventi ricadono in terreni sotto
vincolo, ma anche in prossimit di beni assoggettati a tutela ( zone di
rispetto ). Quando tali interventi devono essere realizzati in zone di
interesse archeologico, le Regioni sono tenute a consultare in via
preventiva le Soprintendenze, le quali possono suggerire modalit di
esecuzione dei lavori compatibili. Le misure cautelari: inibizione e
sospensione dei lavori, per evitare che vengano eseguiti lavori che
compromettano irrimediabilmente il valore paesaggistico dei luoghi.
LE AREE NATURALI PROTETTE La Legge quadro 6 dicembre 1991 n. 394
ha l'obiettivo fondamentale di individuazione dei principi fondamentali
per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette, al fine di
garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la
valorizzazione del patrimonio naturale del nostro paese. La legge quadro
classifica le aree naturali protette in :
a) parchi nazionali;
b) parchi naturali regionali;
c) riserve naturali;
d) aree protette marine.
Il Comitato per le aree naturali protette si occupa di integrare la
classificazione delle arre protette, di approvare l'elenco ufficiale delle
aree protette e di adottare il Programma triennale per tali aree.

Quest'ultimo, detta le modalit di individuazione e delimitazione delle


aree naturali protette. Tale individuazione comporta l'applicazione di
misure di salvaguardia.
LA GESTIONE E LA TUTELA DEI PARCHI: Nel delineare la struttura
giuridica dei parchi, la legge distingue nettamente l'elemento territoriale,
da quello organizzativo, l'istituzione "ente parco" che preordinata alla
realizzazione degli scopi di tutela e valorizzazione del territorio.
L'Ente parco sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'ambiente,
E'prevista la figura del direttore del parco, nominato dal ministro
dell'ambiente previo concorso pubblico. Lo statuto dell'Ente parco
definisce l'organizzazione interna, le modalit di partecipazione popolare,
le forme di pubblicit degli atti. La gestione vera e propria del parco si
realizza attraverso il regolamento, il piano per il parco, il piano
pluriennale economico e sociale per la promozione delle attivit
compatibili. Il regolamento approvato dal ministero dell'ambiente e
acquista efficacia 90 giorni dopo la sua pubblicazione sulla G.U. Il piano
suddivide il territorio in "zone" a seconda del diverso grado di protezione,
prevedendo riserve integrali, riserve generali orientate, aree di
protezione, aree di promozione economica e sociale. L'art. 13 della Legge
quadro sottopone il rilascio di concessioni o autorizzazioni relative ad
interventi, impianti ed opere all'interno del Parco al preventivo nullaosta
dell'Ente Parco, al fine di garantire la conformit tra le disposizioni del
piano e del regolamento e l'intervento stesso. Si ritiene che per la
realizzazione di interventi, opere e costruzioni da realizzarsi all'interno di
aree protette occorrono tre distinti ed autonomi provvedimenti: a) la
concessione edilizia ( ora sostituita dal permesso di costruire ); b)
l'autorizzazione paesaggistica; c) il nullaosta dell'ente parco.
LE SANZIONI
Un sistema organico di tutela dei beni culturali non pu prescindere dalla
previsione di sanzioni per i comportamenti che, nella visione del
legislatore, li espongono a rischio o li danneggiano. Come presupposto
per la punizione vi " la commissione di un fatto offensivo di un bene
"art25Cost. Va considerato che non necessariamente la sanzione penale
si rivela la pi efficace. Se infatti essa rappresenta la forma pi
gravemente incisiva, essa richiede una modalit applicativa il processo
penale particolarmente elaborata, mentre la sanzione amministrativa
direttamente applicata dall'autorit amministrativa incaricata del
controllo, con procedura pi agile. Di questi principi il Codice mostra di
tenere conto graduando e articolando le sanzioni. Infatti la Parte IV
comprende le sanzioni ed divisa in 2 titoli: I TITOLO: SANZIONI
AMMINISTRATIVE ( artt. 160 168 ) II TITOLO: SANZIONI PENALI ( artt. 169
181 )
Nel titolo I della Parte quarta del codice,intestato sanzioni
amministrativeartt 160-168,sono comprese alcune forme di reazione di
tipo patrimoniale o negoziale non propriamente o semplicemente

consistenti nell'irrogazione di una sanzione:


-violazione produttiva di danno degli obblighi di protezione e
conservazione dei bbcc
-violazione degli obblighi di conservazione di bbcc ritrovati
-violazione di disposizione in materia di circolazione che produce la
perdita del bene
-conclusione di atti e negozi giuridici in violazione di divieti posti a tutela
dei bbcc o senza l'osservanza delle modalit a tal fine previste
Nel titolo II vi sono invece le sanzioni penali:169-181
L'art169 punisce con l'arresto da sei mesi ad un anno e con un'ammenda
chiunque senza autorizzazione demolisce,rimuove modifica,restaura o
esegue opere di qualunque genere sui bbcc individuati nell'art10 del
Codice come oggetto di tutela.
L'art individua quindi come atti sanzionabili gli interventi che siano in
grado di incidere effettivamente sulla consistenza materiale del bene
culturale,ovvero di produrne una modificazione tale da incidere sulla sua
integrit.
L'art170 punisce la destinazione di bbcc a destinazione incompatibile con
il loro carattere storico artistico o pregiudizievole per la loro
conservazione i integrit.
L'art171 estende ulteriormente la tutela dei bbcc e l'incidenza della loro
regolazione amministrative configurando come illecito penale
contravvenzionale la collocazione o rimozione di beni culturali:nel caso
del comma 1.
L'art 172 rende penalmente rilevante l'inosservanza delle prescrizione di
tutela indiretta di cui agli artt 45 e 46 del Codice:se ne tratter pi oltre
affrontando delle norme penali in bianco.
L'art 173 prevede tre fattispecie di illeciti penali in materia di alienazione,
tutti puniti con la reclusione e con un'ammenda:
- punita l'alienazione senza autorizzazione ministeriale.
-gli atti che trasferisco in tutto o in parte,a qualsiasi titolo,la propriet o
la detenzione dei beni culturali deve fare seguito la denuncia al
Ministero,presentata al soprintendente competente entro 30gg dal
trasferimento.
- sanzionato inoltre l'alienante di un bene culturale soggetto a
prelazione ai sensi dell'art 60che consegni il bene al suo avente causa
prima del termine di 60gg dalla data di ricezione della denuncia di
trasferimento.
L'art174 prevede la sanzione con reclusione e ammenda per chi circola o
esporta bbcc senza rilascio dell'attestato di libera circolazione (o licenza
per i paesi fuori dalla CEE)
Gli articoli 175 prevede quattro diverse fattispecie convenzionali in

materi a di ricerche archeologiche soggette tutte a medesima sanzione


penale dell'arresto e di un'ammenda:
-chiunque esegue ricerche archeologiche senza autorizzazione
ministeriale
-chi non osserva,pur essendo regolare concessionario,le prescrizioni
impartite
-chi,avendo scoperto fortuitamente cose immobili o mobili costituenti
bbcc,non ne faccia denuncia entro 24h
-chiunque dopo la scoperta o rinvenimento fortuito,abbia omesso di
provvedere alla sua conservazione.
L'art 176 denuncia a titolo di delitto condotte attive di illecito
impossessamento di bbcc appartenenti allo Stato,punite con la
reclusione e il pagamento di un'ammenda.
L'art 177 disciplina la collaborazione in relazione ai reati previsti negli
artt 174 e 176: La pena applicabile per i reati previsti dagli articoli 174 e 176
ridotta da uno a due terzi qualora il colpevole fornisca una collaborazione
decisiva o comunque di notevole rilevanza per il recupero dei beni illecitamente
sottratti o trasferiti allestero.

Gli artt 178 e 179 disegnano una tutela penale della genuinit delle
opere d'arte:puniscono la contraffazione,commercializzazione dei falsi e
talune attivit che potrebbero favorire l'una e l'altra. Presupposto per la
rilevanza penale delle condotte che l'agente conosca la falsit
dell'opera o dell'oggetto; non inoltre sufficiente creare un falso,ma
necessario, perch vi sia il reato,che questo avvenga al fine di trarne
profitto
Norme penali in bianco:sono contenute nell'art 180 del codice. Si tratta di
norme nel cui testo fissata la sanzione ma non il precetto,che viene
rimandato all'art 650 del Codice penale.