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N 93 Agosto 2015

Trifir & Partners Avvocati


La nuova disciplina del part-time
Con il D.Lgs. n. 81/2015, nel ridisegnare le diverse tipologie
contrattuali, il legislatore ha introdotto anche una nuova disciplina
per il rapporto di lavoro part-time.
Obiettivo della riforma, nel rispetto della legge delega n. 183 del 2014,
anche per il part-time, cos come per le altre tipologie contrattuali, - in
primo luogo - la semplificazione dellistituto.
Non solo. La nuova disciplina appare aver perseguito lulteriore scopo del
Legislatore, costituito dal rendere il lavoro part-time pi funzionale rispetto
alle esigenze organizzative e produttive dellimpresa.
Questa in sintesi la disciplina del (nuovo) contratto di lavoro part-time.
Nel

rapporto di lavoro subordinato, lassunzione pu avvenire sia a


tempo pieno che a tempo parziale; questultimo, stipulato per iscritto ai
fini della prova, deve contenere lindicazione puntuale della durata della
prestazione lavorativa, del giorno, della settimana, del mese e dellanno.

Diritto del Lavoro


Attualit 1

Le Nostre Sentenze 5

Cassazione 8

Diritto Civile,
Commerciale,
Assicurativo
Assicurazioni, Locazioni,
Responsabilit 9

Il Punto su 11

Eventi 13

R. Stampa 14

Contatti 15

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Quando

lorganizzazione del lavoro articolata in turni, lindicazione dei


suddetti elementi pu essere fatta anche attraverso un rinvio ai turni
programmati su fasce orarie prestabilite.

Il

lavoro supplementare non pi limitato al solo part-time orizzontale: il


datore di lavoro ha facolt di richiederlo entro i limiti del normale orario
contrattuale anche in relazione alle giornate, alle settimaneo ai mesi.

Se

la contrattazione collettiva non prevede una disciplina specifica


relativa al lavoro supplementare ed alle modalit retributive riferite allo
stesso, il datore di lavoro ne pu chiedere lo svolgimento in una misura
non superiore al 25% delle ore settimanali concordate. Non (pi)
richiesto il consenso del lavoratore interessato il quale, tuttavia, pu
sottrarsi alla richiesta per comprovate esigenze lavorative, di salute,
familiari o di formazione professionale.

La

possibilit di fare svolgere lavoro straordinario (vale a dire quello oltre


la durata del normale orario di lavoro legale o contrattuale) estesa ad
ogni forma di rapporto a tempo parziale.

Quanto

alle clausole elastiche, ai sensi della nuova disciplina, le stesse


ricomprendono qualsivoglia modifica/variazione dellorario di lavoro, ivi
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comprese, quindi, quelle c.d. in aumento e quelle relative ad una diversa dislocazione rispetto a quanto
pattuito nel contratto.
In mancanza di regolamentazione da parte della contrattazione collettiva, lavoratore e datore di lavoro
possono stipulare accordi dinanzi ad un organo di certificazione.
Ancora

con riferimento alle clausole elastiche, sotto il profilo retributivo, in mancanza di una disciplina
da parte della contrattazione collettiva, prevista una maggiorazione pari al 15% sulle ore per le quali si
verificata la variazione rispetto allorario concordato. Il limite delle ore oggetto di variazione non pu
essere superiore al 25% della normale prestazione annua a tempo parziale. Il diritto alla maggiorazione
subordinato alla effettiva sussistenza di una variazione di orario, non essendo previsto alcunch per la
mera disponibilit.

Alla

contrattazione collettiva, anche aziendale, rimessa la possibilit di prevedere tempi ridotti: (i) per il
periodo di prova, (ii) per il preavviso e (iii) per la durata del periodo di comporto. confermato, invece, il
principio di proporzionalit della retribuzione rispetto al tempo pieno.

Il

rifiuto del lavoratore di trasformare il proprio rapporto da tempo pieno a tempo parziale o viceversa,
non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

Restano

confermate le motivazioni/ipotesi che consentono di trasformare il rapporto da tempo pieno a


tempo parziale, con diritto al ripristino della situazione precedente, nel caso in cui le condizioni di salute
lo consentano (vale a dire malattia oncologica, terapie salvavita). Sono state aggiunte le gravi patologie
cronico-degenerative ingravescenti. Le predette condizioni devono essere accertate da una struttura
sanitaria pubblica; nel caso in cui la malattia riguardi un parente, il lavoratore gode di un diritto di
priorit, rispetto ad altri dipendenti, ai fini della trasformazione del rapporto da tempo pieno ad orario
ridotto.

parzialmente modificata la disciplina relativa al c.d. diritto di precedenza: il riferimento alle mansioni
di pari livello allinterno della categoria legale (e non pi alle stesse oppure equivalenti mansioni). Inoltre,
nellipotesi si verifichi la necessit di una assunzione a tempo parziale, il datore di lavoro tenuto a far
conoscere tale opportunit a tutto il personale in forza a tempo pieno che lavora nello stesso ambito
comunale e, di conseguenza, a prendere in considerazione le eventuali richiese di trasformazione del
rapporto presentate dal personale interessato.

Il

lavoratore o la lavoratrice, per una sola volta, invece di usufruire del congedo parentale (previsto nei
casi di cui agli artt. da 32 a 38 del D.Lgs. n. 151/2001) ha diritto di chiedere la trasformazione, da
tempo pieno a tempo parziale, del proprio rapporto di lavoro in correlazione con il periodo di congedo
ancora da usufruire. La riduzione dellorario non pu essere superiore al 50%. Il datore di lavoro non
pu opporsi alla richiesta e deve darvi seguito entro quindici giorni.

Quanto

allapparto sanzionatorio:

la forma scritta, come innanzi detto, prevista ai fini della prova: ammessa la prova testimoniale;
la dichiarazione giudiziale della sussistenza tra le parti di un rapporto a tempo pieno ha effetto dal
momento della sentenza;

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nellipotesi in cui vengano svolte prestazioni in esecuzione di clausole flessibili senza rispetto delle
condizioni, delle modalit e dei limiti fissati dalla legge o dalla contrattazione collettiva, riconosciuto al
lavoratore, oltre alla retribuzione dovuta, il diritto ad un risarcimento del danno.

Come trasformare i disoccupati anziani.... in apprendisti


Lart. 47, co. 4, del D.lgs. 81 del 2015, noto anche come il codice dei contratti, ha introdotto una forma di
apprendistato professionalizzante destinata alle persone che beneficiano dellindennit di mobilit o di un
trattamento di disoccupazione.
Con lo scopo di agevolare la qualificazione o riqualificazione professionale dei lavoratori rimasti privi di
occupazione, la norma prevede che il contratto di apprendistato possa essere stipulato a prescindere
dallet anagrafica, in deroga, quindi, al limite dei 29 anni.
Rispetto, tuttavia, alla disciplina generale del contratto di apprendistato, due peculiarit afferenti (i) alla
risoluzione del contratto e (ii) alla durata dellagevolazione contributiva:
(i) il datore di lavoro non pu esercitare la facolt di disdetta al termine del periodo formativo, ma deve
applicare le regole ordinarie in materia di licenziamenti individuali;
(ii) anche in caso di conferma in servizio del lavoratore, non spetta - a differenza che negli altri casi - la proroga
di un anno della contribuzione agevolata.
Ed ancora, per i lavoratori beneficiari dellindennit di mobilit (assunti con il contratto di apprendistato di che
trattasi), opera il regime contributivo agevolato di cui allart. 25, comma 9, della legge n. 223 del 1991, e
lincentivo di cui all'art. 8, comma 4, della medesima legge.
Per il resto, sono applicabili anche a tali contratti tutte le altre regole previste per lapprendistato
professionalizzante.
Damiana Lesce

Comitato di Redazione: Francesco Autelitano, Stefano Beretta, Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca
DArco, Diego Meucci, Jacopo Moretti, Damiana Lesce, Luca Peron, Claudio Ponari, Vittorio Provera,
Tommaso Targa, Marina Tona, Stefano Trifir e Giovanna Vaglio Bianco
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Primi chiarimenti dellINPS in materia di lavoro accessorio


A cura di Antonio Cazzella
Con la recente circolare n. 149 del 12 agosto 2015 lInps ha fornito i primi chiarimenti in materia di
lavoro accessorio, attualmente disciplinato dagli articoli da 48 a 50 del d.lgs. 15 giugno 2015, n.
81, che ha abrogato le precedenti disposizioni contenute negli articoli da 70 a 73 del d.lgs. n.
276/2003.

Si ricorda che lart. 48 del d.lgs. n. 81/2015 ha innalzato il limite massimo del compenso che il
lavoratore pu percepire sino a 7.000 euro (al netto delle trattenute) per ogni anno civile (1 gennaio 31 dicembre), rivalutabili annualmente; il limite annuale dei compensi , quindi, lelemento che ormai
definisce le caratteristiche oggettive del lavoro accessorio, essendo precluso agli organismi ispettivi
ogni eventuale accertamento in merito alle concrete modalit di svolgimento della prestazione
lavorativa.
Lart. 49 del citato decreto legislativo n. 81/2015 ha introdotto unimportante novit, prevedendo che i
committenti liberi professionisti ed imprenditori debbano acquistare, esclusivamente con modalit
telematiche, uno o pi carnet di buoni orari (il cui valore attualmente stabilito dalla stessa norma, in
attesa dellemanazione di apposito decreto del Ministero del Lavoro).
La circolare n. 149/2015 ha chiarito che lacquisto dei buoni potr avvenire attraverso:
la procedura telematica INPS (c.d. voucher telematico), descritta nellallegato 1 della stessa circolare;
tabaccai che aderiscono alla convenzione INPS - FIT e tramite servizio internet banking Intesa
Sanpaolo;
Banche Popolari abilitate.
I committenti non imprenditori e professionisti (ad esempio, enti locali) potranno continuare ad
acquistare i buoni anche presso gli uffici postali situati su tutto il territorio nazionale, oltre ai canali di
acquisto sopra descritti.
Con riferimento alle modalit di comunicazione della prestazione, lart. 49 del d.lgs. n. 81/2015 ha
stabilito che i committenti imprenditori e liberi professionisti sono tenuti, prima dellinizio della
prestazione, a comunicare alla direzione territoriale del lavoro competente, attraverso modalit
telematiche (ivi compresi sms o posta elettronica) i dati anagrafici ed il codice fiscale del lavoratore,
indicando anche il luogo della prestazione.
A tal riguardo, la circolare INPS ha richiamato la nota del Ministero del Lavoro, n. 3337 del 25 giugno
2015, con la quale stato chiarito che, al fine dei necessari approfondimenti in ordine allattuazione di
tale obbligo di legge e nelle more dellattivazione delle relative procedure telematiche, la comunicazione
in questione sar effettuata secondo le precedenti procedure (ovvero, telematicamente allINPS, che
poi provvede a trasmetterla allINAIL, come confermato da questultimo Istituto con nota del 7 luglio
2015).

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LE NOSTRE SENTENZE
LA SENTENZA DEL MESE
LEGITTIMO IL LICENZIAMENTO PER SUPERAMENTO DEL PERIODO DI COMPORTO
DETERMINATO DA INFORTUNIO SUL LAVORO
(Tribunale di Marsala, Ordinanza 10 luglio 2015)
Con ordinanza del 10 luglio 2015, il Tribunale di Marsala ha rigettato il ricorso proposto da una
lavoratrice licenziata per superamento del periodo di comporto, in conseguenza di un infortunio sul
lavoro avvenuto nel negozio presso il quale ella prestava la sua attivit.
In particolare, la lavoratrice ha affermato che lassenza determinata da un infortunio sul lavoro non
poteva essere computata ai fini del comporto; inoltre, ha dedotto che le scale interne del negozio, sulle
quali ella era caduta, non erano conformi alle regole di sicurezza e che, comunque, era stata sottoposta
ad uno stress da eccessivo lavoro, che aveva agevolato la caduta stante la stanchezza accumulata.
Il Tribunale ha accertato che il CCNL (Terziario) prevede espressamente, ai fini del periodo di comporto,
lequiparazione delle ipotesi di malattia a quelle di infortunio, comprendendo tale ultima ipotesi anche i
casi di infortunio sul lavoro.
Tale equiparazione risulta legittima alla luce del costante orientamento della Suprema Corte, secondo cui
la malattia e linfortunio sul lavoro sono entrambi oggetto della tutela predisposta dallart. 2110 cod. civ.,
anche per quanto attiene al potere demandato allautonomia collettiva di determinare la durata della
conservazione del posto di lavoro e di identificare i criteri per il calcolo del comporto, essendo, quindi,
consentita una considerazione unitaria o differenziata delle due situazioni ad opera delle parti stipulanti il
contratto collettivo (cfr. Cass. 8 maggio 1998, n. 4718; pi recentemente, in motivazione, Cass. 10
agosto 2012, n. 14377).
Inoltre, il Tribunale di Marsala ha rilevato che le deduzioni della lavoratrice in relazione allomissione delle
misure di sicurezza erano generiche, richiamando i principi affermati, anche recentemente, dalla
Suprema Corte, secondo cui compete al lavoratore lallegazione dellomissione commessa dal datore di
lavoro nel predisporre le misure di sicurezza (suggerite dalla particolarit del lavoro, dallesperienza e
dalla tecnica) necessarie ad evitare il danno, non essendo sufficiente la generica deduzione della
violazione di ogni ipotetica misura di prevenzione, a pena di fare scadere una responsabilit per colpa in
una responsabilit oggettiva (Cass. 11 febbraio 2015, n. 2687).
Peraltro, il Tribunale ha comunque precisato che il datore di lavoro aveva fornito, anche mediante
documentazione fotografica, precise allegazioni sullesistenza di adeguate protezioni (corrimano e
bandelle antiscivolo su ogni gradino delle scale).
Da ultimo, il Tribunale di Marsala ha evidenziato che non erano condivisibili le deduzioni della lavoratrice
in relazione allo stress da superlavoro; in particolare, il Tribunale ha osservato che linfortunio si era
verificato allora di chiusura antimeridiana del negozio, al termine di una normale giornata di lavoro.
Pertanto, non era possibile collegare linfortunio con una situazione di eccezionale stress da lavoro, che
avrebbe potuto giustificare, in qualche misura, un grado di stanchezza esorbitante da quello
ordinariamente connesso alle mansioni della lavoratrice, tale da rallentarne i riflessi ed agevolare una
caduta dalle scale (diversamente dal caso in cui linfortunio si fosse verificato, ad esempio, al termine di
unintera giornata, durante la quale la lavoratrice avesse svolto un certo numero di ore di lavoro
straordinario).
Causa seguita da Antonio Cazzella

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ALTRE SENTENZE
RISARCIMENTO PER LAVORO USURANTE: LA DIPENDENZA DELLA MALATTIA DA CAUSA DI
SERVIZIO NON BASTA
(Corte dAppello di Trieste, 13 aprile 2015, n. 538)

Un lavoratore aveva convenuto in giudizio il proprio datore al fine di sentire accertare e dichiarare il suo
diritto al risarcimento di un preteso danno alla salute, ai sensi dellart. 2087 cod. civ., sostenendo che il
maggior carico di lavoro sopportato, legato ad alcune modifiche nellorganizzazione aziendale, gli aveva
causato un disturbo cronico delladattamento con ansia e umore depresso.
Il Tribunale, a seguito della disposta consulenza tecnica medica, aveva accertato la riconducibilit della
patologia lamentata dal dipendente al contesto lavorativo e aveva condannato la datrice di lavoro al
risarcimento del danno biologico.
La societ ha impugnato la sentenza di primo grado avanti alla Corte dAppello di Trieste, che, in
accoglimento delle difese datoriali, ha riformato la decisione.
La Corte triestina, pur prendendo atto della dipendenza della malattia da una causa di servizio (quale era
risultata dalla CTU), ha rilevato che tale circostanza non era sufficiente a dimostrare la sussistenza di una
responsabilit datoriale.
Infatti, secondo la Corte, anche in tal caso il lavoratore che agisce in giudizio, al fine di ottenere il
risarcimento del danno ex art. 2087 cod. civ., deve dimostrare la violazione, da parte del datore, di
specifiche disposizioni di legge in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori, violazione che,
nel caso di specie, i Giudici dAppello hanno ritenuto insussistente, perch non provata.
In definitiva, il principio affermato dalla Corte dAppello quello secondo cui il deterioramento delle
condizioni di salute del lavoratore, pur se avvenuto in occasione ed in correlazione con attivit lavorativa
usurante, non consente di configurare sempre e comunque una responsabilit risarcitoria in capo al
datore, occorrendo la prova - a carico del lavoratore - della violazione di obblighi in materia di tutela
dellintegrit fisica e della personalit morale del lavoratore.
Si tratta di una decisione interessante, che si pone nel solco di una giurisprudenza recente ed innovativa
(vedasi Cass. 29 gennaio 2013, n. 2038).
Causa seguita da Marina Olgiati e Sara Lovecchio
IL FURTO AI DANNI DEL COMMITTENTE DEL DATORE DI LAVORO LEGITTIMA IL
LICENZIAMENTO INDIPENDENTEMENTE DALLENTIT DEL DANNO ECONOMICO
(Tribunale di Chieti, Sezione Lavoro, 23 febbraio 2015)

Una societ che svolge, su appalto, servizi di vigilanza ha licenziato un custode per aver sottratto merce
di propriet dellipermercato presso cui era comandato in servizio.
Il lavoratore ha ammesso il furto, ma ha impugnato il licenziamento adducendo motivi di bisogno
alimentare alla base del suo gesto, ed eccependo il difetto di proporzionalit tra fatti e sanzione, oltre
alla pretesa violazione dellart. 7 l. 300/1970 per carenza di specificit della contestazione disciplinare.
Il Giudice adito, in accoglimento delle argomentazioni esposte dalla Societ, ha ritenuto legittimo il
licenziamento, tra laltro osservando che Il comportamento di sottrarre le merci (che viceversa
avrebbero dovuto costituire oggetto dellobbligo di custodia) di per s fatto idoneo a indebolire la
fiducia del datore di lavoro in ordine al futuro corretto adempimento dei propri doveri da parte del
lavoratore, e ci indipendentemente dallentit del danno materiale cagionato allIpermercato, in quanto
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indice della propensione del lavoratore alla violazione degli obblighi di tutela degli interessi e dei beni del
datore di lavoro. Rilevante, ai fini della valutazione circa la sussistenza della giusta causa, anche il danno
di immagine subito dal datore di lavoro rispetto alla propria committente, in ragione del furto perpetrato
da un proprio dipendente impiegato nellappalto.
Quanto alla specificit della contestazione, il Giudice ha ritenuto, richiamando lunivoco orientamento
della Cassazione, come la lettera di contestazione, sebbene non debba presentare tutti i dettagli dei fatti
che si intendono addebitare - poich il contesto del rapporto di lavoro in cui i fatti si situano consente al
lavoratore di rendersi conto pi agevolmente delle vicende ritenute dal datore di lavoro contrastanti con
disposizioni di legge, negoziali o aziendali - deve tuttavia contenere una sufficiente descrizione dei fatti
nella loro materialit: la descrizione dei fatti stata ritenuta sufficiente, anche alla luce delle
giustificazioni rese dal lavoratore, che dimostravano come lo stesso fosse stato in grado di comprendere
i fatti addebitati e messo in condizione di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa.
Causa seguita da Damiana Lesce e Valeria De Lucia

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OSSERVATORIO SULLA CASSAZIONE


A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella
LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA: FATTISPECIE VARIE

Con sentenza n. 16268 del 31 luglio 2015 la Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte
di merito che ha ritenuto illegittimo il licenziamento della dipendente di un istituto di credito, protestata e
pignorata. In particolare, stato evidenziato che la situazione debitoria della dipendente riguardava una
vicenda privata che non poteva inficiare il corretto espletamento dei compiti lavorativi e non costituiva
violazione del codice di comportamento interno che prevede losservanza di una condotta improntata ai
principi della disciplina, dignit e moralit.
Con sentenza n. 16336 del 4 agosto 2015 la Corte di Cassazione ha riformato la sentenza di merito,
ritenendo legittimo il licenziamento disciplinare comminato ad un infermiere per due episodi: il primo
riguardava un prelievo di sangue che stava per eseguire su un paziente anzich su un altro (azione
impedita solo dallattenzione del paziente medesimo), il secondo riguardava la trasmissione al pronto
soccorso della cartella clinica di una persona differente da quella mandata per le cure, che - tra laltro - era
caduta in coma dopo unora dallarrivo. La Suprema Corte ha rilevato che un errato prelievo di sangue
pu incidere sullintegrit psico-fisica del paziente e che, inoltre, lerrata trasmissione della cartella clinica
avrebbe potuto indurre i sanitari del pronto soccorso a scelte inappropriate, sotto il profilo sia diagnostico
che terapeutico.
Con sentenza n. 16465 del 5 agosto 2015 la Corte di Cassazione ha riformato la sentenza di merito, che
aveva escluso la legittimit del licenziamento disciplinare di un dipendente che, durante la malattia, aveva
svolto attivit subacquea, indicando, peraltro, il villaggio turistico come indirizzo per la reperibilit in caso di
visite mediche. La Suprema Corte ha evidenziato che il giudice di merito aveva omesso di valutare se
lattivit subacquea svolta dal dipendente, che si era assentato per coliche addominali, potesse
compromettere la ripresa del lavoro, precisando che lo svolgimento di attivit extralavorativa durante la
malattia rileva sotto il profilo disciplinare non solo quando la stessa abbia impedito la ripresa dellattivit
lavorativa, ma anche quando tale ripresa sia stata messa in pericolo da un comportamento imprudente del
lavoratore.

LICENZIAMENTO PER SCARSO RENDIMENTO

Con sentenza n. 16742 del 5 agosto 2015 la Corte di Cassazione ha affermato lillegittimit del
licenziamento per scarso rendimento se, come tale, si considera lelevato numero di assenze per malattia.
In particolare, la Suprema Corte ha rilevato che il licenziamento per scarso rendimento caratterizzato da
un comportamento colposo del lavoratore, che dimostra negligenza, incapacit ed imperizia nello
svolgimento delle mansioni assegnate, mentre, nel caso di reiterate assenze per malattia, il recesso pu
essere esercitato solo dopo che si sia esaurito il periodo fissato dalla contrattazione collettiva, ovvero, in
difetto, secondo equit; inoltre, la Corte ha precisato che lo scarso rendimento non poteva essere
dimostrato neppure dalle numerose sanzioni disciplinari ricevute dal dipendente nel corso del rapporto di
lavoro.

TRASFERIMENTO DEL LAVORATORE CHE ASSISTE PARENTE IN SITUAZIONE DI HANDICAP

Con sentenza n. 15081 del 17 luglio 2015 la Corte di Cassazione ha confermato lillegittimit del
trasferimento di una lavoratrice (nel caso di specie, in altro ufficio distante 9 chilometri da quello originario)
disposto in violazione dellart. 33, comma 5, della legge n. 104/1992, secondo cui il trasferimento del
lavoratore che assiste un parente o affine in situazione di handicap pu avvenire solo con il suo consenso.
In particolare, la Corte di Cassazione ha affermato che, in tale ipotesi, il trasferimento pu essere disposto
solo in presenza di condizioni oggettive integranti una condizione di necessit, mentre, nel caso di
specie, era stato dimostrato che presso loriginaria sede di lavoro erano comunque disponibili altre
posizioni in cui la lavoratrice poteva essere adibita.
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ASSICURAZIONI, LOCAZIONI,
RESPONSABILIT
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano

ASSICURAZIONE DELLA
RESPONSABILIT CIVILE

GIUDIZIO DI APPELLO

Nell'assicurazione della responsabilit civile ed al di fuori di ipotesi normative


di assicurazione obbligatoria, l'obbligazione dell'assicuratore al pagamento
dell'indennizzo allassicurato autonoma e distinta dall'obbligazione
risarcitoria dell'assicurato verso il danneggiato: sicch, non sussistendo un
rapporto immediato e diretto tra l'assicuratore ed il terzo, quest'ultimo, in
mancanza di una normativa specifica come quella della responsabilit civile
derivante dalla circolazione stradale, non ha azione diretta nei confronti
dell'assicuratore (nella specie, la Corte ha escluso che il locatore avesse
azione diretta nei confronti dell'assicuratore del locatario per il risarcimento
dei danni seguiti ad un incendio, non sussistendo tra loro alcun rapporto
diretto e immediato).
(Cassazione, 26 giugno 2015, n. 13231)
I documenti allegati alla richiesta di decreto ingiuntivo non possono essere
considerati nuovi, sicch, pur non prodotti nella fase di opposizione, ne
ammissibile lallegazione con latto di appello, senza che operino i limiti di cui
allart. 345, comma 3, nel testo introdotto dall'art. 52 della legge 26
novembre 1990, n. 353.
(Cassazione, 10 luglio 2015, n. 14475)

CLAUSOLA DI DEROGA
DELLA COMPETENZA

SOPPRESSIONE
DELLUFFICIO

GIUDIZIARIO -

Qualora lufficio giudiziario scelto dalle parti come foro convenzionale sia
soppresso dalla legge tramite accorpamento ad altro ufficio, la clausola di
deroga della competenza non perde efficacia, ma va riferita allufficio
accorpante.
(Cassazione, 9 luglio 2015, n. 14390)

CONSEGUENZE

RESPONSABILIT CIVILE
DEL PROFESSIONISTA

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Qualora il curatore fallimentare, commercialista, sia responsabile di un


danno ingiusto cagionato nellespletamento della sua attivit di ausiliare di
giustizia, lassicuratore della responsabilit civile per la sua attivit
professionale deve tenerlo indenne (salvo che il rischio sia espressamente
escluso dal contratto), atteso che lattivit di curatore fallimentare rientra
tra le possibili attivit professionali specificamente previste per i
commercialisti dalla legge, in quanto il professionista intellettuale non
esaurisce la sua attivit professionale nellambito tratteggiato dalle
disposizioni codicistiche (articoli 2227 e 2230 c.c.) relative al contratto di
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prestazione dopera intellettuale, ma continua a restare un professionista


privato anche quando nellambito di tale attivit espleta un incarico giudiziario
(curatore fallimentare, notaio delegato allo scioglimento delle divisioni,
consulente tecnico dufficio), in relazione al quale svolge pubblici poteri.
(Cassazione n. 15030 del 2005, successivamente confermata da n. 2460 del
2009).
(Cassazione, 22 giugno 2015, n. 12872)

OPPOSIZIONE A D.I.

RESPONSABILIT EX
ART.

2051 C.C.

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L'opposizione a decreto ingiuntivo, pur essendo volta ad infirmare o


modificare il decreto opposto, presupponendo quindi che quest'ultimo non
sia divenuto irrevocabile, non costituisce un mezzo d'impugnazione, e non
pertanto soggetta alla relativa disciplina, con la conseguenza che la
produzione della copia notificata del decreto opposto non richiesta a pena
d'improcedibilit, ma solo quale mezzo necessario per la verifica della
tempestivit dell'opposizione, e quindi come condizione di ammissibilit della
stessa, la cui prova pu essere desunta anche dai documenti prodotti dalla
controparte o comunque acquisiti al processo.
(Cassazione, 13 luglio 2015, n. 14582)
Nell'ipotesi di sinistro mortale occorso nell'ambito di una gara di go kart, va
esclusa la responsabilit degli organizzatori allorch sia emerso che la causa
dell'accaduto andava ricercata nella condotta di uno dei partecipanti alla
gara, sulla quale gli organizzatori non potevano influire, e che nemmeno la
predisposizione delle diverse e pi efficienti protezioni invocate dagli attori
avrebbe potuto evitare levento.
(Cassazione, 30 giugno 2015, n. 13327)

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IL PUNTO SU
A cura di Vittorio Provera
LA NUOVA DISCIPLINA DEL CONTRATTO DI GODIMENTO DEGLI IMMOBILI IN
FUNZIONE DI SUCCESSIVA ALIENAZIONE

Ci eravamo occupati tempo fa della fattispecie negoziale normalmente identificata con la locuzione
inglese Rent to Buy. La materia ora ha trovato una specifica disciplina normativa, con
lapprovazione del D. Legge n. 133 del 2014 convertito nella Legge n. 164/2014, meglio conosciuta
anche come Sblocca Italia.

Allart. 23, infatti, introdotta una nuova forma contrattuale, sbrigativamente ed impropriamente definita
affitto pi promessa di acquisto, che fornisce uno strumento negoziale certamente importante per il
rilancio di determinate attivit nel settore edilizio. Il 1 comma del predetto articolo 23 cos recita: i
contratti diversi dalla locazione finanziaria, che prevedono limmediata concessione del godimento di un
immobile, con diritto per il conduttore di acquistarlo entro un termine determinato imputando al
corrispettivo del trasferimento la parte di canone indicata nel contratto, sono trascritti ai sensi dellart.
2645 bis Cod. Civ.. La trascrizione produce anche i medesimi effetti di quella di cui allart. 2643 comma
primo, n. 8 del C.C..
stato poi introdotto un comma 1 bis, in forza del quale le Parti debbono definire, nellambito di detto
contratto, la quota dei canoni imputata al corrispettivo che il concedente (cio colui che il proprietario
dellimmobile al momento della stipula del contratto) dovr restituire qualora il conduttore non eserciti il
diritto di acquistare la propriet entro il termine indicato dalle Parti.
Tali due disposizioni, quindi, mettono a fuoco gli elementi fondamentali di questo nuovo contratto che
sono: (i) la circostanza che il conduttore, prima dellacquisto, possa godere dellimmobile con tutte le
relative conseguenze; (ii) il diritto riconosciuto, al solo conduttore, di procedere allacquisto dellimmobile
in un determinato termine (senza tuttavia un obbligo, in capo al medesimo, di effettuare lacquisto); (iii) la
necessit di una pattuizione che individui quale parte del canone sia da imputarsi a parziale corrispettivo
del futuro ed eventuale trasferimento di propriet; (iv) la previsione, a livello contrattuale, che una quota
del canone imputata a corrispettivo del futuro acquisto - in caso di mancato esercizio del predetto diritto
di acquisto - sia restituita al conduttore (quindi con diritto del concedente di trattenere lulteriore quota di
canone imputata a corrispettivo anche in assenza del trasferimento della propriet).
Su questi punti si sono gi aperte problematiche interpretative, ad esempio ci si chiesti se il termine
immediata concessione godimento imponga, sostanzialmente, una consegna dellimmobile
contestualmente alla stipula del contratto. In realt ci non costituisce un presupposto, anche perch diversamente - listituto sarebbe inapplicabile per i contratti riguardanti gli immobili in fase di costruzione.
Pertanto laggettivo immediato sottolinea la necessit che il momento dellacquisto sia preceduto da un
periodo di godimento, a prescindere dal momento in cui decorre detto periodo (ovviamente dovr
essere determinato fra le parti).
Altro dato interessante costituito dal fatto che il contratto, cos stipulato, non tuttavia sufficiente per
perfezionare il futuro trasferimento della propriet, qualora il conduttore eserciti il suo diritto di acquisto.
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Per la vendita dellimmobile, infatti, sar necessario un apposito atto traslativo, con cui verr completato
ladempimento del trasferimento di propriet.
Ci trova conferma nella disposizione contenuta al 3 comma del citato art. 23, dove si stabilisce che in
caso di inadempimento si applica lart. 2932 c.c. (che disciplina lesecuzione in forma specifica
dellobbligo di concludere un contratto). Tale dettato presuppone, quindi, che il trasferimento della
propriet non perfezionato con la semplice sottoscrizione e trascrizione del primo contratto qui in
esame.
In base alla previsione del 1 comma, gi riportato, le parti non solo devono pattuire lammontare del
canone che il conduttore deve corrispondere al concedente, ma devono altres concordare e indicare nel
contratto quale parte di detto canone - nelleventualit di acquisto dellimmobile nei termini indicati - sar
imputata a corrispettivo (parziale) del trasferimento di propriet del medesimo.
Tuttavia, non sufficiente tale distinzione, in quanto il comma 1 bis impone che - allinterno della parte
di canone da imputarsi al corrispettivo - sia individuata la quota che, in caso di mancato esercizio del
diritto di acquistare la propriet dellimmobile da parte del conduttore, lattuale proprietario deve restituire
al medesimo conduttore. Con tale meccanismo questultimo consapevole che, qualora non dovesse
esercitare il diritto allacquisto dellimmobile, non solo perder i canoni che erano previsti a fronte del
mero godimento, ma anche una quota di canone versata quale corrispettivo dellacquisto, che rimarr in
capo al concedente (e che controbilancia la libert riconosciuta al conduttore di addivenire o meno al
trasferimento).
La norma ha poi previsto un complesso sistema di trascrizioni del contratto, al fine di tutelare il
conduttore da eventuali abusi, anche di terzi, durante il periodo in cui la propriet ancora formalmente
in capo al concedente (pur essendo il conduttore titolare al diritto di godimento).
Puntuale anche la regolamentazione della risoluzione per inadempimento. Innanzitutto il contratto si
risolve per fatto imputabile al conduttore in caso di mancato pagamento, anche non consecutivo, da
parte del medesimo di un numero di canoni - determinato fra le parti - ma comunque non inferiore ad un
ventesimo del loro numero complessivo (2 comma dellart. 23).
E ancora, in qualsiasi caso di risoluzione del contratto per inadempimento del conduttore, il concedente
avr diritto sia alla restituzione dellimmobile, sia a trattenere interamente tutti i canoni, a titolo
dindennit. Ovviamente non costituisce inadempimento, come visto, la determinazione del conduttore
di non esercitare il diritto di acquisto dellimmobile, in quanto non vi alcun obbligo al riguardo in capo al
medesimo. Il conduttore, in questo caso, penalizzato dal fatto che potr avere in restituzione solo una
parte della quota di canoni che costituivano corrispettivo del trasferimento del contratto.
Sempre allart. 23, 5 comma, normata lipotesi di risoluzione del contratto per inadempimento del
concedente, con imposizione a carico di questultimo dellobbligo di restituire tutta la parte dei canoni
imputati a corrispettivo, maggiorata, di interessi legali.
Il legislatore si anche preoccupato di prevedere le vicende del contratto in caso di fallimento del
conduttore e del concedente.

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In presenza di fallimento del conduttore, trova applicazione, in linea di principio, lart. 72 R.D. 16 marzo
42 n. 267, che stabilisce la sospensione dellesecuzione del contratto fino a quando il Curatore, con
lautorizzazione del Comitato dei Creditori, dichiara di subentrare nel contratto in un luogo del fallito
assumendo tutti gli obblighi. Vi sono tuttavia fattispecie particolari che non tratteremo in questa sede.
Qualora il fallimento coinvolga il concedente, il Curatore non potr opporsi alla prosecuzione del
contratto, ferma la possibilit di esperire le azioni revocatorie nei limiti previsti dalla Legge (anche per i
casi di di revocatorie di vendita e di preliminari di vendita regolarmente trascritti).
In conclusione, la nuova legge ha introdotto un contratto tipico, diverso da ogni altro contratto (in
particolare dalla locazione), che potr stimolare il settore immobiliare (soprattutto in ambito abitativo) in
un contesto di mercato in cui laccesso al credito ancora difficoltoso ed inoltre fornisce riferimenti
normativi certi, in un campo ove si sono registrati non rari casi di abuso.

EVENTI
Milano,

18 Settembre 2015, Grand Hotel et de Milan

Convegno Optime: I decreti attuativi del Jobs Act

Le tecniche di redazione delle lettere di licenziamento alla luce delle nuove disposizioni e dei recenti
orientamenti giurisprudenziali
Relatore: Avv. Giacinto Favalli

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Rassegna Stampa

DirittoBancario.it: 26/08/2015
Impugnabilit del lodo per violazione di norme di diritto e regime temporale della clausola
compromissoria

di Francesco Cristiano

JOB24 - Il Sole 24 Ore


VIDEO: Jobs Act in progress

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 28/07/2015


Superamento del comporto: se la Ctu non attribuisce sicura rilevanza causale alle mansioni
espletate, il licenziamento legittimo

di Tommaso Targa

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 22/07/2015


La nuova disciplina dei controlli a distanza come modificata dal Jobs Act

di Vittorio Provera

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 20/07/2015


Legittimo il licenziamento per superamento del periodo di comporto determinato da infortunio sul
lavoro

di Antonio Cazzella

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 15/07/2015


Legittimo il licenziamento per giusta causa del dirigente che inoltra una comunicazione aziendale
modificandone il testo

di Giacinto Favalli e Angelo Di Gioia

Diritto24- Il Sole 24 Ore: 13/07/2015


inammissibile limpugnazione del licenziamento promossa dallex socio lavoratore

di Damiana Lesce e Valeria De Lucia

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