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I COSACCHI IN

CARNIA

Cosacchi: Popolazione nomade che abita da secoli la steppa ucraina formando comunit
autonome concentrate nella zona del Don e del Dniepr. La loro autonomia, nata da un
passato di schiavi, li porta ad autogovernarsi con forme di democrazia autarchica e a
difendersi contando solo su se stessi. Sottomessi in qualche modo dagli zar nel XVII
secolo, col tempo si stabilizzarono, ottenendo in concessione vasti territori in cambio di
prestazioni militari. All'inizio del secolo scorso i cosacchi erano circa 4.500.000, di cui
300.000 organizzati in unit militari. Fieri sostenitori del potere zarista, nel 1917 non
ostacolarono la rivoluzione, ma rimasero ostili al bolscevismo, ingrossando le schiere
controrivoluzionarie dei bianchi durante la guerra civile. Lo stato sovietico non li
riconobbe come entit nazionale separata e non concesse loro alcuna forma di autonomia
a differenza di quella che fece coi tedeschi. La collettivizzazione delle terre e la
persecuzione politica li colp duramente, accelerandone l'assimilazione al resto della
popolazione. Negli anni trenta la cavalleria cosacca venne ripristinata per essere poi
definitivamente abolita durante il conflitto mondiale.

I COSACCHI RACCONTATI DA MARIO RIGONI STERN


- Nel tentativo di fuga, alcuni furono uccisi dalle sentinelle, altri annegarono nelle acque della Drava. pura fantasia
quello che dopo si scrisse, che si annegarono in massa nel fiume piuttosto che ritornare in URSS - MARIO RIGONI
STERN

La Carnia, dopo l'8 settembre '43, veniva incorporata nell'Adriatisches Kstenland al governo del quale vi era un
Gauleiter tedesco con tutti i poteri. Tra l'inverno e la primavera il movimento partigiano si rinforzava e si estendeva
e, nel mese di giugno, partiva la lotta per liberare le zone pi in quota da fascisti e nazisti, che furono costretti a
rinchiudersi a valle, a Tolmezzo e nei centri del Pedemonte. Cos alla fine di luglio del '44 la Carnia e le tre valli del
Friuli occidentale divennero Zona libera. Erano 2.580 kmq con una popolazione di circa 90.000 abitanti; 38 erano i
comuni liberati totalmente e 7 parzialmente. Fu, questa della Carnia, una delle prime terre italiane, libere dopo il
ventennio fascista. Il 26 settembre venne costituito il Governo della Zona Libera che aveva facolt di legiferare e di
operare in autonomia dai diversi comandi partigiani. Ma una situazione del genere non poteva certamente essere
tollerata in un territorio che avrebbe dovuto far parte del Grande Reich. I Comandi superiori, dopo aver preso
contatto con il Gauleiter Rainer, decisero di trasformare la Carnia in Cosacchia o Kosakenland, trasferendo qui
un'Armata cosacca (50 treni pari a 2500 vagoni) e promettendo una patria a questa popolazione che proveniva dalle
steppe Ucraine del Don. I cosacchi, per antica tradizione zaristi, avevano optato per il Terzo Reich in odio a Stalin.
Cos facendo i tedeschi risolvevano tre problemi: eliminare i partigiani, collocare in qualche modo questa gente non
tedesca scomoda e rendere pi sicure le comunicazioni con l'Austria attraverso i passi alpini. Incominciarono ad
arrivare alla fine d'agosto. Tra l'8 e il 15 ottobre si mise in atto l'Operazione Waldlufer (Corriere del bosco):
reparti di SS e corpi speciali della Wehrmacht con un imponente appoggio di cosacchi, invasero le vallate
penetrandole dalla base e circondandole dall'alto. Ripresero cos, con estrema violenza e decisione, il controllo della
Zona Libera. Nel corso dell'invasione (battaglie e rastrellamenti durarono fino al 20 dicembre) caddero pi di 300
partigiani; il numero dei civili uccisi o deportati fu ancora maggiore e si ebbero numerosi casi di violenza: donne
oltraggiate, case incendiate, chiese profanate, fienili e malghe incendiati. Dopo questa operazione, caucasici e
cosacchi si installarono nella Carnia dando inizio ad un'occupazione che durer fino alla fine della guerra. I caucasici
occuparono la parte pi alta: dalla Val Pesarina al Canale d'Incaroio; i cosacchi la parte pi bassa, la Valle del
Tagliamento fino all'Aupa trascinandosi dietro famiglie, carriaggi e cavalli. Ogni Atamano si fece re di un villaggio. I
paesi e le borgate pi disagiate furono occupate solo da soldati. Alla fine dell'inverno si calcolano in 40.000 questi
occupanti. Ma su tutto e tutti i nazisti esercitavano il loro controllo. I cosacchi erano cristiani ortodossi, i caucasici
musulmani. Tra le Alpi Carniche ognuno port i propri costumi. Conservarono anche i nomi ai loro Reggimenti: del
Don, del Kuban, di Terek - Stavropol; avevano le stanie e le stanike, centurie, cadetti, i cori, gli stati maggiori, le
bande militari, ospedali da campo, le infermiere, i popi e tanti generali tra i quali spiccava il Principe Sultan - Girej Klve
comandante della Dikaja Divizija, la "divisione selvaggia". Avevano anche una loro stampa periodica. Per i carnici fu
un inverno molto lungo e duro nelle case che erano spesso costretti a condividere. I giovani di leva alpina erano
quasi tutti caduti sulle montagne della Grecia e dell'Albania, nelle steppe della Russia con lla Julia; i pochi uomini
rimasti si erano dati alla macchia coi partigiani; i ragazzini poco pi che scolari erano costretti a lavorare per la Todt.
I reggimenti degli occupanti avevano bisogno di molto fieno per foraggiare i tanti cavalli, oltre 6.000 e a questo
provvedevano sequestrando e rubando, cos che era diventato drammatico poter alimentare le poche vacche
rimaste nelle stalle al fine di avere un po' di latte per i bambini ed i vecchi. Il 12 febbraio 1945 arriv in Carnia il
generale zarista Krasnov, gi dell'Armata bianca in esilio a Parigi. Venne in grande uniforme con tutte le decorazioni
sul petto ed una leggendaria sciabola per prendere il comando di tutte le forze e marciare alla loro testa per la
riconquista della Russia degli zar... Negli ultimi giorni d'aprile e nei primi giorni di maggio del 1945, con l'avvicinarsi
della disfatta del Terzo Reich i caucasici prima, i cosacchi dopo partirono dalla Carnia lasciando alle loro spalle una
terra desolata e insanguinata. Anche tra loro vi furono scontri: alcuni, tra i georgiani, avevano deciso di entrare nella
Resistenza, altri di restare in Carnia; un battaglione russo, formato da prigionieri fuggiti dai campi di
concentramento, operava con i partigiani gi dal '44. Ma il grosso, sotto l'incalzare degli avvenimenti giunse in
Austria sperando di essere accolto come alleato. And invece diversamente: furono internati in un Lager nei pressi
di Lienz dove rimasero sotto controllo inglese. Con un inganno gli ufficiali furono tradotti nel carcere di Spittal per
essere consegnati ai sovietici. I generali furono processati e condannati a morte per tradimento, gli altri deportati in
Siberia. Nel tentativo di fuga, alcuni furono uccisi dalle sentinelle, altri annegarono nelle acque della Drava. pura
fantasia quello che dopo si scrisse, che si annegarono in massa nel fiume piuttosto che ritornare in URSS. In quel
tempo avevo 24 anni, scendevo a piedi dalla Carnia per ritornare a casa, finalmente, dopo venti mesi di lager.
Incontrai quelli che scappavano verso l'Austria, i partigiani che li inseguivano, le case bruciate che ancora fumavano.
Ma ero vuoto, insensibile, con l'istinto dell'animale selvatico che cerca solo la sua tana per leccarsi le ferite. Asiago
1.7.2004 Mario Rigoni Stern

Niente a che vedere con questi, ma a pure titolo di curiosit storica


quando si scorreva la composizione etnica della vecchia URSS, UNIONE

REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE, una cosa saltava agli occhi e restava


inspiegabile; la presenza di oltre un milione di persone definite tedeschi del Volga (una
sottorepubblica) . Tutto era cominciato oltre 200 anni fa quando la zarina Caterina II, per
popolare le steppe, aveva chiesto contadini ma anche artigiani alloccidente. I primi a
rispondere erano stati i tedeschi che non si insediarono solo sul Volga. Col passare dei
secoli, da una posizione di favore, inutile ribadirlo passarono a quella di sospettati allo
scoppio della Grande Guerra. Nel censimento sovietico del 1939 erano per ancora 1,4
milioni. I buoni rapporti fra i due paesi nel periodo infrabellico permisero la creazione di
diverse istituzioni, scuole, accademie, teatri e stazioni radio. Ma questo perch uno dei
primi territori autonomi bolscevici, la "Comune dei lavoratori tedeschi del Volga", nacque
proprio qui nel 1918. Non per niente Lenin era venuto dalla Germania che allora si
considerava la vera patria del comunismo. In Ucraina negli anni '20 si trovavano ben 496
scuole di lingua tedesca. L'ascesa al potere di Hitler (1933) precipit di nuovo la
minoranza tedesca in una possibile "quinta colonna" .

coloni tedeschi della russia


http://www.germanici.altervista.org/index.html
i

Piotr Nikolaevic Krasnoff Atamano verr consegnato come gli altri ai Russi, nel maggio 1945 e impiccato a Mosca il 16
gennaio 1947.

http://www.zadigweb.it/amis/schede.asp?id=10&idsch=263

Nel 1934 l'NKVD inizi a compilare liste proscrizione per un'eventuale deportazione,
mentre le istituzioni culturali (scuole, giornali), furono chiuse una dopo l'altra. Nel 1939
ne rimanevano, di queste, solo alcune nella Repubblica Autonoma dei tedeschi del Volga.
La deportazione totale arriv il 22 giugno 1941 all'indomani dell'operazione Barbarossa.
Inizi dalle regioni occidentali dell'URSS e da agosto anche dalla Crimea. Il piano
prevedeva la deportazione in Siberia (regioni di Krasnojarsk, dellAltaj, di Omsk e di
Novosibirsk) e in Kazakhstan. Il decreto del soviet supremo che sanzionava la
deportazione la giustificava come un mezzo per difendere la popolazione dalle severe
misure che il governo avrebbe dovuto adottare "contro tutta la popolazione tedesca del
Volga", se nella repubblica si fossero verificati atti di sabotaggio o di violenza. Tra il 3 e il
20 settembre l'NKVD, la milizia e i reparti dell'Armata Rossa (10.000 persone circa)
radunarono tutti i tedeschi della Repubblica del Volga e delle regioni di Saratov e di
Stalingrado. Ogni casa tedesca fu perquisita, e i suoi occupanti trasportati su camion e
automobili alla pi vicina stazione ferroviaria: sui binari convogli di carri bestiame
attendevano i deportati. Il viaggio in treno assomiglia pi ad un viaggio di dannati che ad
una deportazione. "In un vagone, dotato di panche attaccate alle pareti su ambo i lati,

Per la popolazione della montagna questa occupazione fu un vero martirio. Cacciata dalle case o costretta alla
coabitazione con quella marea di gente di usi ed abitudini tanto diverse, depredata quotidianamente, privata
delle gi scarse risorse alimentari ed agricole, essa affront quellultimo inverno di guerra in condizioni di
indicibile miseria e paura. Drammatica fu lespulsione totale degli abitanti dei paesi di Alesso, Bordano e
Trasaghis: almeno 7.000 profughi, con poche masserizie, dovettero abbandonare le case, attraversare il
Tagliamento in piena e rifugiarsi a Gemona, Osoppo, Buia, San Daniele. Vennero saccheggiati i paesi di
Cadunea, Cedarchis, Illegio, Invillino, Sutrio. I loro capi erano Andrei Andreievic Wlassow, generale russo
fatto prigioniero dai tedeschi e passato agli ordini di Hitler, Piotr Nikolajevic Krassnoff e latamano Damanov.
In campo militare erano tuttavia subordinati allautorit di Odilo Globocnik, comandante delle SS del Litorale
Adriatico. Le formazioni garibaldine ed osoviane si arroccarono dopo il rastrellamento nelle Valli Tramontina
e dArzino, dopo che anche la Val Cellina era stata perduta. In un nevoso 3 maggio del 1945, risaliranno
mestamente incolonnati il passo di M. Croce nella vana speranza di formare un insediamento alpino in Austria.
Sosteranno a Peggetz, tra Oberdrauburg e Lienz. Qui, nel fondato timore di essere riconsegnati dagli inglesi
alla Armata Rossa, in un suicidio collettivo, si getteranno, con famiglie e cavalli, nelle gelide acque della Drava,

venivano rinchiuse fino a 40 persone. Ad ognuno veniva data ogni giorno un'unica razione,
costituita da 0,3 litri d'acqua e una sardina. Si viaggiava per giorni, settimane, mesi Le
altre grandi citt russe furono "ripulite" della popolazione tedesca senza particolari
intoppi (quasi 9.000 furono deportati da Mosca, e pi di 21.000 dalla citt e dalla regione
di Rostov sul Don). In settembre le persone di "etnia tedesca" furono rimosse anche
dall'Armata Rossa e dalle accademie militari. I soldati smobilitati furono inquadrati in
unit di lavoro e spediti in Siberia. Queste unit formarono il primo nucleo di quella che fu
chiamata l' "Armata del Lavoro" (Trudarmija). Entro la fine di ottobre del 1941 era stata
completata la deportazione di tutti i cittadini sovietici di etnia tedesca che si trovavano ad
Ovest degli Urali e nel territorio ancora sotto il controllo di Mosca (gli altri, erano
300.000, finirono nellesercito del Fuhrer). In totale 840.000 persone presero la via della
Siberia e del Kazakhistan: 344 convogli avevano attraversato l'URSS, scaricando nei
luoghi di esilio circa 800.000 tedeschi, mentre i rimanenti erano morti durante il
trasferimento. Le autorit del Reich fornirono ai tedeschi locali speciali carte d'identit
che garantivano loro migliori stipendi, tasse pi basse e razioni di cibo pi abbondanti. In
aggiunta, sia in Ucraina che in Transnistria (Moldavia orientale) i tedeschi del luogo
furono inquadrati dalle SS in "unit di auto-difesa" che parteciparono alla lotta
anti-partigiana e ai massacri di ebrei. Nel 1943 quasi 20.000 tedeschi sovietici servivano
in tali unit. Dopo la riconquista dell'Ucraina da parte dell'Armata Rossa, la maggior parte
dei tedeschi sovietici fugg ad ovest, seguendo la "Wehrmacht" in ritirata. Tuttavia, alla
fine della guerra, gli Alleati occidentali rimpatriarono la maggioranza di coloro che erano
fuggiti, consegnandoli alle autorit sovietiche. In base agli accordi presi a Yalta Britannici
e americani rispedirono in URSS 2.270.000 cittadini sovietici, il 10% dei quali erano
"tedeschi etnici". Questi ultimi, cos come buona parte degli ex-soldati dell'Armata
Rossa prigionieri di guerra, dopo essere passati attraverso i campi di "verifica e
filtraggio", furono spediti in Siberia e Kazakhistan. In questo modo i tedeschi deportati
raggiunsero il numero di 1.200.000. Il Kazakhistan fu la principale terra di arrivo, con
circa 444.000 deportati. Nel dopoguerra la riabilitazione dei tedeschi sovietici fu lenta.
Una risoluzione del Consiglio dei Ministri liber i primi tedeschi dai "villaggi speciali"
nel luglio 1954. L'anno dopo fu la volta dei rimanenti 700.000 tedeschi . Tuttavia, il
decreto di liberazione proibiva di ritornare nei luoghi dai quali erano stati deportati. I
tedeschi sovietici beneficiavano di un'amnistia, ma rimanevano traditori della patria. Si
dovette attendere il 1964 perch l'accusa di tradimento (possibile) fosse ufficialmente
cancellata, senza che per fosse riconosciuto il diritto al risarcimento o al ritorno. Solo dal
1972 fu permesso ai tedeschi sovietici di stabilirsi in qualsiasi zona del territorio
sovietico, ma ormai le loro regioni, villaggi e case di origine erano abitate da 30 anni da
altri russi spostati. Se nel censimento del 1926 quasi il 95% dei tedeschi sovietici
indicava come lingua madre il tedesco, nel 1970 questa percentuale era scesa al 67%, e al
49% nel 1989. Inoltre, se all'inizio del secolo i matrimoni erano per la stragrande
maggioranza interni alla comunit, negli anni '70 pi della met dei tedeschi era sposato a
persone di nazionalit russa o ucraina e avevano come unico obiettivo andarsene
definitivamente dalla Russia, possibilmente in Germania, con le leggi che favorivano
questa immigrazione. http://www.rollintl.com/roll/volga.htm mappa degli insediamenti
Molti se ne erano andati nel periodo prerivoluzionario sulla scia dei milioni di persone che emigravano
verso il nuovo mondo In the late 19th Century the Russian government began to rescind the exemption from
military service, and concern over other issues of autonomy were raised. The Russian government tried to
re-inhabit the area with Russian people. Problems continued until the first World War which brought many
persecutions to the lives of the Germans who remained in Russia. In the United States the opening of the
Midwest by the Homestead Act in l871 offered opportunity. Open spaces, new growing towns and villages
required settlers. The railroad companies sent agents and posters to Russia offering work and the possibility
of land to all who came. http://iagenweb.org/montgomery/egroups/germ-russia.htm

preferendo la morte ad un ritorno nella patria ormai divenuta bolscevica (circostanza smentita da Rigoni Stern,
che non cambiava per il loro destino).
Tutti furono adoperati quale merce di scambio - baratto
dal quale, peraltro, gli Alleati ricavarono apparentemente
ben poco - e incontrarono la tortura, il Gulag e la morte.
Ma in questo triste commercio di esseri umani eccelle per
assurdit il trattamento riservato, fra maggio e giugno del
1945, ai russi bianchi arruolati fra i cosacchi, nonch ad
altri anticomunisti croati, sloveni, serbi e montenegrini
consegnati rispettivamente a Stalin, e a Tito. Questa
doppia operazione segreta, contraria alle direttive
ufficiali dei governi alleati, venne attuata illegittimamente
e ingiustificatamente da un pugno di uomini senza
lasciare nulla di scritto. Lunghe e accurate ricerche su
questo vero e proprio "complotto" hanno consentito al
conte Nikolai D. Tolstoy d'individuare l'artefice e il
responsabile della colossale tragedia: "Ora sentivo di
sapere - ha scritto lo studioso - chi fosse il mio uomo!
[...]."Pazientemente costruii un caso circostanziale che
prov, almeno per mia soddisfazione, che Harold
Macmillan [divenne primo ministro, dal 1957 al 1963]
aveva lui stesso architettato l'intera vicenda. La sorte dei
prigionieri venne segnata il 13 maggio 1945, allorch
Macmillan vol da Napoli a Klagenfurt per concordare
con i sovietici e i vertici del 5 Corpo d'Armata britannico la consegna di circa 40.000 prigionieri - combattenti
e civili - cosacchi. La stessa sorte tocc anche agli anticomunisti slavi meridionali, riparati in Austria: fra il 17 e
il 31 maggio, circa 30-35 mila persone fra sloveni, croati, serbi e montenegrini vennero consegnati agli uomini
di Josip Broz detto Tito. Finirono tutti infoibati. Uno dei luoghi del loro martirio nelle foreste di Koc'evje, in
Slovenia, dove i rimpatriati, spogliati di abiti e di oggetti preziosi, vennero uccisi a colpi di armi automatiche e
gettati in vaste grotte naturali, poi fatte esplodere. Nel
1990, lo storico anglo-russo - recatosi per la prima volta di
persona sul luogo dell'eccidio - ha stimato in circa 10.000 i
croati e i "domobranci" (uomini dell'esercito volontario
anticomunista sloveno, Slovensko Domobranstvo, radunato nel settembre
1943 dal generale Leon Rupnik).