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LUFFICIO ECCLESIASTICO ( 145 156)

Can. 145
1. Lufficio ecclesiastico qualunque incarico, costituito stabilmente per disposizione sia divina sia ecclesiastica,
da esercitarsi per un fine spirituale.
2. Gli obblighi e i diritti propri dei singoli uffici ecclesiastici sono definiti sia dallo stesso diritto con cui lufficio
viene costituito, sia dal decreto dellautorit competente con cui viene insieme costituito e conferito.
CAPITOLO I: PROVVISIONE DELLUFFICIO ECCLESIASTICO
Can. 146
Lufficio ecclesiastico non pu essere validamente ottenuto senza provvisione canonica.
Can. 147
La provvisione dellufficio ecclesiastico si effettua: per libero conferimento da parte dellautorit ecclesiastica
competente; per istituzione data dalla medesima, se precedette la presentazione; per conferma o per ammissione fatta dalla
stessa, se precedette lelezione o la postulazione; infine per semplice elezione e accettazione delleletto, se lelezione non
esige conferma.
Can. 148
Allautorit, cui spetta erigere, innovare e sopprimere gli uffici, compete pure la loro provvisione, a meno che non sia
stabilito altro dal diritto.
Can. 149
1. Perch uno sia promosso ad un ufficio ecclesiastico, deve essere nella comunione della Chiesa e possedere
lidoneit, cio essere dotato delle qualit, richieste per lufficio stesso dal diritto universale o particolare oppure dalla
legge di fondazione.
2. La provvisione dellufficio ecclesiastico fatta a colui che manca delle qualit richieste, nulla soltanto se le
qualit siano esatte espressamente per la validit della provvisione dal diritto universale o particolare oppure dalla legge di
fondazione; altrimenti valida, ma pu essere rescissa per mezzo di un decreto dellautorit competente o con sentenza del
tribunale amministrativo.
3. La provvisione dellufficio ecclesiastico fatta con simonia nulla per lo stesso diritto.
Can. 150
Lufficio che comporta la piena cura delle anime, ad adempiere la quale si richiede lesercizio dellordine
sacerdotale, non pu essere conferito validamente a colui che non ancora stato ordinato sacerdote.
Can. 151
La provvisione dellufficio che comporta la cura delle anime non sia differita senza grave causa.
Can. 152
A nessuno siano conferiti due o pi uffici incompatibili, che cio non possono essere espletati contemporaneamente
dalla stessa persona.
Can. 153
1. La provvisione di un ufficio non vacante di diritto nulla per lo stesso fatto, n diventa valida per la susseguente
vacanza.
2. Se tuttavia si tratta di un ufficio che viene conferito di diritto a tempo determinato, la provvisione pu essere fatta
nei sei mesi prima del compimento di questo tempo, e ha effetto dal giorno della vacanza dellufficio.
3. La promessa di un ufficio, da chiunque sia stata fatta, non produce alcun effetto giuridico.
Can. 154
Lufficio vacante di diritto, che sia eventualmente ancora posseduto da qualcuno illegittimamente, pu essere
conferito, purch sia stata dichiarata nel debito modo lillegittimit del possesso, e di tale dichiarazione venga fatta
menzione nella lettera di conferimento.
Can. 155
Chi, facendo le veci di un altro che sia negligente o impedito, conferisce lufficio, non acquista da ci nessuna potest
sulla persona cui fu conferito, ma la condizione giuridica di questi costituita come se la provvisione fosse stata effettuata a
norma ordinaria del diritto.
Can. 156
La provvisione di qualsiasi ufficio sia fatta per iscritto.

1.
Concetto
145 (145*)
Lufficio ecclesiastico costituisce il cardine dellintera organizzazione della Chiesa, lo strumento tecnico
indispensabile per lordinato esercizio dei suoi poteri, delle sue funzioni, della sua attivit. Attesa limportanza giuridica e
pastorale di tale organo istituzionale, il Codice di Diritto Canonico vi dedica una parte rilevante delle sue Norme Generali,
disciplinandone accuratamente il conferimento e la cessazione ( 145 196).
Il grave pericolo degli uffici la loro burocratizzazione: bisogna evitarla con cura. Lufficio, soprattutto quello ecclesiastico,
ha un suo carattere e una sua finalit, che sarebbero irreparabilmente compromessi dalla grettezza e dal formalismo. Lufficio
ecclesiastico esige spirito di sacrificio, disponibilit generosa e vivo senso di soprannaturalit.
1)
Lufficio ecclesiastico nel Codice pio benedettino
Il 145 del Codice precedente distingueva tra ufficio in senso lato e in senso stretto. Il primo comprendeva qualsiasi funzione
o incarico (quodlibet munus), esercitato legittimamente per un fine spirituale: per esempio lufficio di sacerdote, di confessore,
di predicatore, di catechista, di sagrestano, ecc. Col secondo, invece, sintendeva una funzione o incarico (munus) costituito
stabilmente a norma dei sacri canoni, a cui fosse annessa una qualche partecipazione della potest ecclesiastica di ordine o di
giurisdizione ( 1): per esempio, lufficio di Vescovo, di Vicario generale, di Superiore religioso, di parroco, ecc.:
In tale nozione, erano posti in evidenza sei elementi essenziali dellufficio ecclesiastico insenso proprio: il senso inteso per s
nel diritto, tranne che risultasse altro dal contesto ( 2):
1.
1
Un complesso di attribuzioni e compiti (munus)
2.
2
Listituzione divina o ecclesiastica
3.
3
La stabilit oggettiva
4.
4
La finalit spirituale
5.
5
Il conferimento canonico
6
La partecipazione della potest ecclesiastica, di ordine o di giurisdizione, o anche puramente amministrativa, come
quella del vicario foraneo
1.
In conseguenza di questo ultimo elemento, che precludeva ai laici qualsiasi accesso agli uffici ecclesiastici in senso
proprio, le relative norme ( 145 195) erano collocate nella I parte del II libro, dedicata ai chierici.
2)
Lufficio ecclesiastico nel nuovo Codice
Attenendosi ai criteri stabiliti dal Concilio Vaticano II (Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 20, 2), il nuovo Codice di Diritto
Canonico modifica il concetto tradizionale di ufficio ecclesiastico, sanzionato nel Codice pio benedettino, e lo libera dal suo
carattere esclusivamente clericale, rendendolo accessibile anche ai laici. Conseguentemente, la normativa sugli uffici
ecclesiastici riceve una collocazione pi logica, e passa dal II libro al I, nel contesto delle Norme Generali.
Nella nuova definizione, che non tiene pi conto della distinzione tra ufficio in senso proprio e improprio, lufficio
ecclesiastico configurato giuridicamente come qualsiasi funzione o incarico costituito stabilmente per ordinamento divino o
ecclesiastico, da esercitare per un fine spirituale ( 145, 1).
I detti elementi coincidono con i primi cinque della definizione precedente:
1
Il munus, ossia il complesso delle funzioni e dei compiti, degli obblighi e dei diritti ( 2), annessi allufficio e ordinati
a una finalit spirituale, rispondente alla missione della Chiesa.
2
Listituzione divina o ecclesiastica; lautorit civile non ha alcuna competenza in merito, e liniziativa privata degli
stessi fedeli resta similmente esclusa.
3
La stabilit oggettiva, che non da confondersi con quella soggettiva del titolare dellufficio. Il titolare, infatti, muta e
pu anche mancare per pi tempo, nel qual caso si dir solo che lufficio vacante. Ma in s lufficio resta, n viene a mancare
se non nel caso di una legittima soppressione. La stabilit esclude dal concetto proprio di ufficio ecclesiastico i compiti e le
funzioni che abbiano carattere temporaneo.
4
La finalit suprema della Chiesa, a cui tendono gli uffici istituiti e operanti in essa, lattuazione del Regno di Dio e
la salvezza delle anime.
5
Un ultimo elemento il conferimento canonico, la cosiddetta provvista o provvisione, fatta a norma di diritto:
richiamata nel 146.
Resta cos eliminato il 6 elemento: la partecipazione alla potest ecclesiastica, di ordine o di giurisdizione, che non pi
parte essenziale del nuovo concetto di ufficio giuridico, anche se di fatto risulta annessa alla maggior parte degli uffici che
esistono ed operano nella Chiesa. Vi saranno pertanto veri uffici privi di qualsiasi potere di ordine o di giurisdizione, come
quello dei consultori diocesani sede plena ( 502). E vi saranno uffici che possono essere conferiti sia a chierici che a laici.
Degli uffici che spettano per s ai chierici, si tratta nel 274; degli uffici che possono essere affidati ai laici, nel 228, 1.
145, 2
Il secondo paragrafo del 145 rileva che gli obblighi ei diritti propri dei singoli uffici ecclesiastici, ossia il
munus col complesso delle attribuzioni e delle competenze, sono determinati direttamente dal diritto, universale o particolare,
oppure dal decreto di costituzione o di conferimento emanato dalla competente autorit ecclesiastica.
3)
Distinzioni
Delle molte distinzioni in uso precedentemente, alcune sono decadute, altre hanno perduto dimportanza. Possono essere
richiamate le seguenti:
1
Uffici distituzione divina ed ecclesiastica: distituzione divina, lufficio del Romano Pontefice e quello
dellEpiscopato in genere; distituzione ecclesiastica, tutti gli altri (Cardinale, Legato pontificio, Presidente della Conferenza
Episcopale, Vicario generale ed episcopale, economo diocesano, parroco, superiore religioso, ecc.).
2
Curati e non curati, secondo che vi sia annessa o no la cura delle anime.
3
Residenziali e non residenziali, secondo che il titolare abbia o no lobbligo della residenza. residenziale lufficio del
Vescovo diocesano, del Vescovo coadiutore ed ausiliare, dellAmministratore diocesano, del parroco e dei vicari parrocchiali,
del superiore religioso.

4
Individuali e collegiali: nei primi, il titolare una persona fisica singola; nei secondi sono pi persone formanti un
collegio.
4)
Precisazioni e rilievi
1
La definizione dellufficio ecclesiastico contenuta nel Codice di Diritto Canonico, ha carattere esclusivamente
tecnico, per cui restano irrisolti i problemi dottrinali e le divergenze dei canonisti, specialmente per quanto riguarda lorigine
della potest di governo (il sacramento dellordine o la missio canonica?) e lassunzione dei laici in uffici che richiedono tale
potest. V. a tal riguardo i nn. 929 933.
2
Si discute nella dottrina se, nellordinamento ecclesiastico, siano organi della Chiesa edei vari enti compresi in essa
(Santa Sede, regione e provincia ecclesiastica, diocesi, parrocchia, ecc.) gli uffici oppure i titolari dei medesimi. Lopinione
oggi prevalente ritiene che siano organi gli uffici. Sotto questo aspetto, gli uffici ecclesiastici si avvicinano ai modelli
amministrativi dellordinamento statuale.
3
Non pochi fanno un appunto critico alla definizione dellufficio ecclesiastico data dalCodice, rilevando che essa
potrebbe applicarsi a funzioni e compiti, che non sono uffici ecclesiastici in senso giuridico: ad esempio, i compiti del
catechista, del padrino di battesimo e di confermazione, del sagrestano. Ci significa che nella definizione manca qualcosa.
Il rilievo ha una certa fondatezza. In effetti, nella definizione del Codice manca, ad esempio, qualcosa: il carattere pubblico
dellufficio ecclesiastico e dei compiti annessi. Tale carattere, tuttavia, implicito nel contesto del canone: risulta in particolare
dal fatto che lufficio ecclesiastico costituito per ordinamento divino o canonico, ed conferito dalla pubblica autorit ad
normam iuris ( 145, 1, e 146). per questo che si parla di uffici ecclesiastici: come tali, essi sono organi pubblici e non
privati.
4
Ufficio e beneficio. Nellordinamento precedente, allufficio ecclesiastico era annesso diregola il beneficio, ossia una
massa di beni destinati al decoroso sostentamento del titolare. I due istituti erano concettualmente distinti, per cui esistevano
anche degli uffici privi di beneficio (uffici non beneficiali). Ma se un ufficio poteva esistere senza beneficio, il beneficio non
poteva esistere senza lufficio, di cui era lelemento patrimoniale integrativo, ossia la dote. Di conseguenza, ufficio e beneficio
erano di fatto strettamente congiunti, e i due termini venivano usati promiscuamente.
Il Concilio Vaticano II, nel Decr. Presbyterorum Ordinis ha disposto labbandono o almeno la riforma del sistema beneficiale
tradizionale, in modo che il fattore patrimoniale annesso allufficio sia considerato come elemento secondario, e che invece
venga posto in primo piano lufficio stesso (n. 20, 2). Tale riforma stata giuridicamente sanzionata nel 1272 del nuovo
Codice di Diritto Canonico.
Si discuteva inoltre in passato se lufficio ecclesiastico fosse persona giuridica, e lopinioneprevalente sosteneva che gli
uffici beneficiali godessero tutti di personalit giuridica in forza del beneficio stesso, a termine del 1409 (Codice 1917), che
considerava lufficio e il beneficio come un ente giuridico unico. Oggi, tuttavia, con la soppressione dei benefici prevista dal
1272, gli uffici che ne rimarranno privi, non potranno essere pi considerati enti giuridici.
5
Ufficio e potest di ordine. Allufficio ecclesiastico pu essere annessa la potest sia diordine che di giurisdizione.
Mentre per la potest di giurisdizione viene conferita in forza dellufficio stesso (potest ordinaria, propria o vicaria), per cui
non c bisogno di un particolare atto da parte dellautorit competente, la potest di ordine si presuppone come una qualit gi
posseduta dal titolare in forza dellordinazione sacra (ci appare chiaramente dal 521, 1, che esige lordine presbiterale come
requisito indispensabile per la nomina a parroco). Il conferimento dellufficio costituisce, nel caso, solo la missio canonica, che
per alcuni atti della potest di ordine pu essere necessaria anche ad validitatem (ad es., per lamministrazione del
sacramento della penitenza: 966).
1.
Un tale concetto non era espresso con chiarezza nel 145 del Codice pio benedettino, e non mancavano degli
studiosi che ne mettevano in rilievo lequivoco o per lo meno limprecisione formale.
2.
La provvista dellufficio ecclesiastico
1)
Necessit
146 (147*)
La provvista canonica (provisio canonica) la concessione di unufficio ecclesiastico fatta dallautorit
competente, a norma del diritto ( 147, 2, Codice 1917). Essa costituisce il titolo giuridico dellassegnatario: come tale, un
atto indispensabile perch si possa ottenere validamente lufficio. questo un principio fondamentale dellordinamento
canonico, che ha la sua ragione nel carattere pubblico dellufficio stesso, nellordine gerarchico della comunione ecclesiale e
nella necessit di assicurare la legittima libert e indipendenza dellautorit ecclesiastica, impedendo abusi e ingerenze. La
provvista si effettua mediante un decreto amministrativo singolare, a termini del 48 ss.
Considerata nel suo insieme, la provvista canonica comprende di regola tre atti successivi:
1
La designazione del titolare
2
Il conferimento del titolo giuridico
3
Limmissione in possesso
Di questi tre atti, il primo, ossia la scelta del titolare, in genere effettuato direttamente dallautorit ecclesiastica; pi
raramente anche da altri, come si vedr nei canoni seguenti. Il secondo, che il vero atto collativo dellufficio, con i suoi
compiti e le sue attribuzioni, e il terzo, che ne il momento integrativo, sono invece riservati esclusivamente allautorit
ecclesiastica.
Limmissione in possesso, detta anche investitura o insediamento, non richiesta per tuttigli uffici, ma solo per i pi
importanti pastoralmente:

Del Vescovo diocesano: 382, 2

Del Vescovo coadiutore ed ausiliare: 404, 12

Del parroco: 527

Del moderatore parrocchiale: 542, n. 3

Tale immissione viene effettuata secondo le formalit di rito e da essa hanno inizio gli obblighi e i diritti del titolare ( 382,
1; 527, 1). per altro prevista la dispensa dalla detta modalit: in questo caso, la dispensa sostituisce la presa di possesso
( 527, 2).
Secondo la terminologia giuridica, dalla designatio titularis, quando si tratti di un attogiuridico autonomo (come avviene in
caso di elezione, di postulazione o di presentazione) deriva il ius ad rem; dalla concessio tituli, il ius in re; della
missio in possessionem, quando richiesta, ha inizio infine lexercitium officii.
2)
Le varie forme
147 (148*)
La forma canonica assume modalit diverse. Pu infatti aver luogo:
1
Per libero conferimento da parte della competente autorit ecclesiastica: la forma pi comune.
2
Per istituzione data dalla medesima autorit, in caso di presentazione del candidato riservata ad altri.
3
Per conferma o ammissione, fatta anchessa dallautorit ecclesiastica, in caso di elezione o di postulazione operata da
coloro che ne hanno il legittimo diritto.
4
Infine per semplice elezione e accettazione da parte delleletto, se lelezione non abbia bisogno di conferma. questo
il caso del Romano Pontefice ( 332, 1) o dellAmministratore diocesano ( 427, 2).
Lenumerazione tassativa ed esclude qualsiasi altra forma: la scelta del successore daparte del titolare (si discute fra gli
autori se possa farlo il Romano Pontefice), la successione ereditaria, lestrazione a sorte, ecc. per possibile la prescrizione
acquisitiva (usucapione), purch non sia affetta da simonia ( 149, 3) e non si tratti di uffici che richiedano lesercizio
dellordine sacro ( 199, n. 6).
La normativa dei quattro modi di provvisione canonica forma loggetto dei quattro distinti articoli in cui diviso il capitolo.
3.
Lautorit competente
148 Nel 147, 2, del Codice precedente, era affermato in modo generico che la provvista canonica spetta alla competente
autorit ecclesiastica. Il 148 del nuovo Codice aggiunge il principio che, salvo diversa disposizione del diritto, la provvista
compete per s alla medesima autorit a cui spetta erigere, innovare e sopprimere lufficio stesso. Cos, ad esempio, la nomina
del parroco spetta per s al Vescovo diocesano ( 523), da cui dipende lerezione, linnovazione e la soppressione delle
parrocchie ( 515, 2). Se lufficio istituito dal diritto, la legge stessa che determina lautorit o le persone che devono
provvedervi. Cos la designazione dellAmministratore diocesano spetta per s al Collegio dei consultori, a termine del 421,
1.
In forza del primato universale, il Romano Pontefice ha il diritto e la facolt di conferire qualsiasi ufficio esistente nella
Chiesa. Per gli uffici di carattere diocesano, la competenza per s del Vescovo del luogo ( 157).
4.
Condizioni
I canoni seguenti stabiliscono le condizioni di carattere generale, perch si possa effettuare la provvista canonica. Esse
riguardano:
1
La comunione ecclesiale
2
Lidoneit del soggetto
3
Lesclusione dogni simonia
4
I requisiti propri per gli uffici curati
5
La compatibilit degli uffici
6
La vacanza di diritto
7
La forma scritta
Il 155 concerne il caso di supplenza o sostituzione nel conferimento di un ufficio.
Comunione ecclesiale
149, 1, I parte
La prima condizione essenziale per la promozione a qualsiasi ufficio ecclesiastico che il candidato
sia nella comunione della Chiesa. Tale comunione, a cui il Codice si richiama con insistenza in pi canoni, qui richiesta ex
ipsa natura rei, ossia per la natura propria dellufficio ecclesiastico, che un organo pubblico della comunit ecclesiale
operante nella Chiesa e per la Chiesa. Essa necessaria non solo per il conseguimento dellufficio, ma anche per la sua
conservazione. Qualora, infatti, una persona abbandoni pubblicamente la comunione ecclesiale, rimane priva ipso iure dogni
ufficio ecclesiastico di cui sia titolare ( 194, 1, n. 2).
1.
La comunione ecclesiale richiesta anche espressamente:
2.

Per la valida iscrizione in unassociazione pubblica di fedeli: 316, 1


3.

Per far parte del Consiglio pastorale: 512, 1

Per poter dare validamente il proprio voto nelle elezioni a un ufficio ecclesiastico: 171, 1, n. 4.
Il 149 non precisa che cosa sintende propriamente per comunioneecclesiale. Per essa, evidentemente, non bastano i
vincoli del battesimo ( 849). necessaria una comunione effettiva, che:

Negativamente esclude la pena della scomunica e pi ancora labbandono della fede cattolica: la scomunica inflitta o
dichiarata impedisce ad validitatem di conseguire dignit, uffici o altri incarichi nella Chiesa ( 1331, 2, n. 4), e il
pubblico abbandono della fede cattolica comporta ipso iure la perdita di qualsiasi ufficio ecclesiastico ( 194, 1, n. 2);

Positivamente, esige lunione con i fratelli di fede e soprattutto con i legittimi pastori ( 212, 1; 750; 752), ed anche
una qualche partecipazione alle attivit della Chiesa (un completo disinteresse a tal riguardo incompatibile con una effettiva
comunione ecclesiale).
Per alcuni uffici, necessaria la professione di fede ( 833).
A termine del 205, la piena comunione ecclesiale determinata dai vincolidella professione di fede, dei sacramenti e del
governo ecclesiastico, ma, ovviamente, non al possesso di questa comunione che si riferisce il 149, 1.
Idoneit del soggetto
149, 12 (153 e 1463*)
Comporta il possesso di tutte le qualit richieste in ordine al concreto ufficio a cui occorre
provvedere (idoneit specifica):


Sia per diritto universale (per es. 150) o particolare, che per legge di fondazione

Sia, similmente, in senso positivo che in senso negativo (assenza dimpedimenti).


Tali qualit o requisiti, il cui giudizio spetta allautorit che deve effettuare la provvista canonica, non sono tutti essenziali:
sono tali solo quelli richiesti espressamente ad validitatem, e soltanto il loro eventuale difetto rende nulla ipso iure la
provvista. Trattandosi di qualit non essenziali, la provvista per s valida, ma per fondate ragioni pu essere rescissa o
annullata con decreto della competente autorit (anche di propria iniziativa) o con sentenza del tribunale amministrativo (
2). Tale tribunale, tuttavia, attualmente non esiste, tranne che si voglia intendere con esso il tribunale supremo della Segnatura
Apostolica ( 1445, 2). Un tribunale giudiziario sarebbe incompetente ( 1400, 2).
Il 153, 2, del Codice precedente faceva obbligo di assumere omnibusperpensis il pi idoneo: tale obbligo non stato
confermato nel nuovo Codice, per lasciare allautorit ecclesiastica una maggiore libert. Permane invece ex natura rei
lobbligo del Superiore, che concede la provvista, di accertarsi debitamente dellidoneit del soggetto ( 149, Codice 1917,
omesso nel nuovo Codice).
Trattandosi di presentazione (e, analogamente, di elezione) il 1463 delCodice precedente prescriveva che il possesso di tutte
le qualit richieste dovesse sussistere nel giorno della presentazione (o dellelezione), o almeno nel giorno dellaccettazione del
presentato (o delleletto). La norma non stata confermata, per cui, salvo disposizione contraria delle leggi di fondazione, si
pu ritenere che lidoneit necessaria debba esistere almeno quando lautorit ecclesiastica competente concede listituzione,
poich questa autorit che, a norma del 163, accerta lidoneit del candidato e giudica su di essa.
Provvista simoniaca
149, 3 (729 e 1465, 2*)
La provvista simoniaca di un ufficio ecclesiastico (fatta ad esempio in seguito a una
pattuizione, al versamento o alla promessa di un compenso), rende nullo ipso iure il conferimento:

Tanto se la simonia abbia luogo nella fase di designazione del candidato (scelta diretta, presentazione, elezione,
postulazione)

Quanto nella fase della reale assegnazione (conferimento diretto, istituzione, conferma)

Anche nel caso che la simonia avvenga senza colpa dallassegnatario o a sua insaputa: tranne il caso che i colpevoli
agiscano con frode a suo danno o contro la sua espressa volont ( 729, 1, Codice 1917).
Non sono per proibite le legittime tasse di cancelleria, che possono pertanto essere richieste ed esatte lecitamente.
Una provvista inficiata da simonia resta sempre nulla, n potrebbe essere sanata da alcuna prescrizione. Una sanazione
potrebbe essere concessa soltanto dal Romano Pontefice.
A norma del 188, la simonia rende nulla ipso iure anche la rinunzia allufficio (cfr. n. 1225).
Uffici curati
150 (154*)
Gli uffici curati, a cui annessa la piena cura delle anime, poich tale cura non potrebbe esercitarsi senza
lordine sacerdotale, devono essere conferiti ad validitatem solo ai chierici insigniti del sacerdozio.
Il 517, 2, prevede la possibilit che il Vescovo diocesano, per la scarsezza del Clero, demandi ad un diacono o ad altre
persone non insignite del carattere sacerdotale o ad una comunit di persone la partecipazione nellesercizio della cura
pastorale di una parrocchia, a condizione di costituire anche un sacerdote che, munito della potest e delle facolt di parroco,
sia il moderatore della cura pastorale.
Lordine presbiterale richiesto espressamente dal diritto per le seguenti nomine a ufficicurati e non curati:
1.

A Cardinale: 351, 1
2.

A Vescovo: 378, 1, n. 4
3.

Ad Amministratore diocesano: 425, 1


4.

A Vicario generale, giudiziale ed episcopale: 478, 1, 1420, 4


5.

A Moderatore di curia: 473, 2


6.

A membro del consiglio presbiterale: 495, 1


7.

A Vicario foraneo: 553


8.

A canonico: 509, 2
9.

A rettore di seminario: 262


10.
A parroco e a vicario parrocchiale: 521, 1, e 546
11.
Ad amministratore parrocchiale: 539
12.
A rettore di chiesa: 556
13.
A cappellano: 564
151 (155*)
Il 155 del Codice precedente fissava in genere iltermine di sei mesi utili per la provvista di qualsiasi ufficio,
tranne che si trattasse di parrocchie, per le quali si lasciava alla prudenza dellOrdinario del luogo di differirne il conferimento
in casi particolari ( 458+). Il nuovo canone, da una parte, riguarda solo gli uffici con cura danime, e, dallaltra, non fissa alcun
termine per il provvedimento di competenza dellautorit ecclesiastica (libera collazione, istituzione, conferma), e si limita a
prescrivere che la provvista sia fatta al pi presto, evitando di differirla senza una grave causa. Si noti che il 151 parla di
qualsiasi ufficio con cura danime, e non soltanto degli uffici con piena cura danime, comera disposto nel canone precedente.
Relativamente agli uffici non curati, da tener presente il 57.
Compatibilit
152 (156*)
Due uffici che non possono adempiersi contemporaneamente dalla medesima persona sono incompatibili,
e, come tali, il loro conferimento richiede due titolari distinti. La norma priva di sanzione, per cui una eventuale nomina
effettuata nonostante il detto divieto, resta valida (tranne che la nullit sia disposta per diritto particolare o per legge di
fondazione). per possibile la rescissione o annullamento per decreto della competente autorit o con sentenza del tribunale
amministrativo, ai sensi del 149, 2 (n. 1051).

Lincompatibilit pu essere sia di fatto, quando due uffici non possono assolversisimultaneamente per impossibilit
materiale: per es. due uffici residenziali posti in diverse localit, oppure due uffici troppo impegnativi, superiori alle forze di
una sola persona; sia ex lege, come per gli uffici:

Di Amministratore diocesano e di economo della stessa diocesi: 423, 2

Di Vicario generale o episcopale e di canonico penitenziere: 478, 2

Di Vicario generale e di Vicario giudiziale, tranne che si tratti di diocesi limitate o che sia scarso il numero delle cause
da trattare in tribunale: 1420, 1

Di Superiore religioso maggiore e di economo: 636, 1

Di parroco, tranne che la scarsit dei sacerdoti o altre circostanze consiglino diversamente: 526, 1
Per altre incompatibilit, cfr. 478, 2; 1298; 1447; 1550, 2, n. 1.
Il divieto esiste ovviamente solo nel caso che i due uffici incompatibili siano conferiti intitolo. Ma se luno di essi viene
affidato provvisoriamente, come nel caso di un parroco titolare di una parrocchia nominato amministratore di unaltra
parrocchia ( 541, 1), il conferimento possibile e spesso anche necessario.
Vacanza di diritto
153 (150*)
Lufficio vacante di diritto quello che manca del suo titolare. Finch questi permane legittimamente in
carica, il suo ufficio non pu essere conferito ad unaltra persona: leventuale provvista fatta contro tale disposto sarebbe nulla
ipso iure, n diventerebbe valida per la susseguente eventuale vacanza ( 1). Tale norma devessere tenuta presente nei
trasferimenti simultanei di pi parroci (trasferimenti a catena) che potrebbero essere nulli senza lapplicazione della clausola
apposta al 191, 1.
Una figura a s costituita dal Vescovo coadiutore: con la sua nomina, integrata dallapresa di possesso del suo ufficio, egli
acquista il ius ad rem, poich gode del diritto di successione. Diviene Vescovo della diocesi per la quale stato costituito,
solo in caso di vacanza della sede episcopale, e questo ipso facto, senza alcuna formalit ( 403, 3, e 409, 1).
Una eccezione per gli uffici conferiti a tempo determinato, come ad esempio nei casi previstidai 477, 1 (Vicario
episcopale), 522 (parroco), 554, 2 (vicario foraneo), 1422 (vicario giudiziale e giudici), ecc.: la nomina del nuovo titolare
pu essere fatta nei sei mesi precedenti la scadenza del termine stabilito, ma, ovviamente, essa ha effetto dal giorno della reale
vacanza dellufficio ( 2).
La semplice promessa di un ufficio precisa il 3 da chiunque sia stata fatta, nonproduce alcun effetto giuridico; pu
derivarne solo un obbligo morale, a cui si applicheranno i principi dellordine etico. Per s, tuttavia, una tale promessa
illecita, tranne che sia giustificata da una grave ragione.
154 (151*)
Un ufficio vacante di diritto potrebbe non esserlo di fatto, qualorail possesso che ne ha una persona non sia
legittimo. In tal caso, la illegittimit devessere debitamente (rite) dichiarata: per decreto amministrativo o anche per sentenza
giudiziaria, poich non si tratta di giudicare un atto di potest amministrativa, di cui nel 1400, 2. Soltanto dopo questa
dichiarazione formale lufficio pu essere conferito, facendo per menzione della detta dichiarazione nel relativo atto di
nomina.
La norma, secondo alcuni, non ad validitatem, in quanto non contiene alcuna sanzione di nullit. Ma non sembra esatto,
poich la sanzione contenuta implicitamente nella congiunzione dmmodo, che, a termini del 39, esprime una condizione
essenziale, che occorre rispettare sub poena nullitatis. Il dmmodo si noti bene si riferisce tanto alla declaratio che
alla mentio.
Diverso , per altro, il caso in cui la illegittimit del possesso sia notoria: in questa ipotesi, secondo la dottrina, la
dichiarazione non richiesta ad validitatem.
I 153 e 154 sono diretti ad assicurare la legalit e la stabilit dellufficio e i diritti del titolare, e ad evitare abusi e
favoreggiamenti.
In caso di sostituzione
155 (158*)
Pu accadere che lautorit competente ad effettuare la provvista di un ufficio ecclesiastico trascuri o non sia
in grado di farlo:

Per impossibilit fisica: infermit, assenza, ecc.

Per impossibilit morale: particolari ragioni di convenienza o di prudenza

Per impossibilit giuridica: ad es. per divieto penale ( 415; 481, 2; 1331, 1, n. 3; 2, n. 2.
In questi casi, se la facolt viene devoluta ed esercitata da altri (come ad es. previsto nel 421, 2), questi agisce solo come
supplente, e non acquista alcuna potest sulle persone assegnatarie dellufficio conferito. La dipendenza gerarchica delle dette
persone dal proprio Superiore resta immutata.
La forma scritta
156 (159*)
Il 156 prescrive che la provvista di un ufficio ecclesiastico sia fatta in iscritto, ma non lo impone
espressamente sotto pena di nullit. Occorre, tuttavia, tener presente il 474, il quale stabilisce che gli atti di Curia, destinati ad
aver effetto giuridico, siano sottoscritti ad validitatem dallOrdinario che li emana. Occorre inoltre tener presente il caso
particolare considerato nel 154, in cui si parla di lettera di conferimento (in litteris collationis).