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LA POTEST DI GOVERNO ( 129 135)

LA POTEST ESECUTIVA

( 136 144)

Can. 129
1. Sono abili alla potest di governo, che propriamente nella Chiesa per istituzione divina e viene denominata
anche potest di giurisdizione, coloro che sono insigniti dellordine sacro, a norma delle disposizioni del diritto.
2. Nellesercizio della medesima potest, i fedeli laici possono cooperare a norma del diritto.
Can. 130
La potest di governo di per s esercitata nel foro esterno, talora tuttavia nel solo foro interno, in modo tale per
che gli effetti che il suo esercizio ha originariamente nel foro esterno, in questo foro non vengano riconosciuti, se non in
quanto ci stabilito dal diritto per casi determinati.
Can. 131
1. La potest di governo ordinaria quella che dallo stesso diritto annessa a un ufficio; la potest delegata,
quella che concessa alla persona stessa, non mediante lufficio.
2. La potest di governo ordinaria pu essere sia propria sia vicaria.
3. A chi si asserisce delegato, incombe lonere di provare la delega.
Can. 132
1. Le facolt abituali vengono rette dalle disposizioni sulla potest delegata.
2. Purtuttavia se nella sua concessione non disposto espressamente altro o non stata scelta labilit specifica
della persona, la facolt abituale concessa allOrdinario non annullata venendo meno il diritto dellOrdinario cui fu
concessa, sebbene egli stesso abbia iniziato a eseguirla, ma passa a qualsiasi Ordinario che gli succede nel governo.
Can. 133
1. Il delegato, che oltrepassa i limiti del suo mandato sia circa le cose sia circa le persone, agisce invalidamente.
2. Non si reputa che il delegato oltrepassi i limiti del suo mandato se compie ci per cui fu delegato in modo diverso
da quello determinato dal mandato, a meno che il modo non sia stato imposto per la validit dallo stesso delegante.
Can. 134
1. Col nome di Ordinario nel diritto sintendono, oltre il Romano Pontefice, i Vescovi diocesani e gli altri che,
anche se soltanto interinalmente, sono preposti a una Chiesa particolare o a una comunit ad essa equiparata a norma del
can. 368; inoltre coloro che nelle medesime godono di potest esecutiva ordinaria generale, vale a dire i Vicari generali ed
episcopali; e parimenti, per i propri membri, i Superiori maggiori degli istituti religiosi di diritto pontificio clericali e delle
societ di vita apostolica di diritto pontificio clericali, che possiedono almeno potest esecutiva ordinaria.
2. Col nome di Ordinario del luogo sintendono tutti quelli recensiti nel 1, eccetto i Superiori degli istituti religiosi
e delle societ di vita apostolica.
3. Quanto viene attribuito nominatamente al Vescovo diocesano nellmbito della potest esecutiva, sintende
competere solamente al Vescovo diocesano e agli altri a lui stesso equiparati nel can. 381, 2, esclusi il Vicario generale ed
episcopale, se non per mandato speciale.
Can. 135
1. La potest di governo si distingue in legislativa, esecutiva e giudiziale.
2. La potest legislativa da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto, e quella di cui gode nella Chiesa il
legislatore al di sotto dellautorit suprema, non pu essere validamente delegata, se non disposto esplicitamente altro dal
diritto; da parte del legislatore inferiore non pu essere data validamente una legge contraria al diritto superiore.
3. La potest giudiziale, di cui godono i giudici e i collegi giudiziari, da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto, e
non pu essere delegata, se non per eseguire gli atti preparatori di un qualsiasi decreto o sentenza.
4. Per ci che concerne lesercizio della potest esecutiva, si osservino le disposizioni dei canoni che seguono.
Can. 136
Pur stando fuori del territorio, la potest esecutiva si pu esercitare validamente verso i sudditi, bench assenti dal
territorio, a meno che non consti altro dalla natura della cosa o dal disposto del diritto; la si pu esercitare verso i forestieri
che si trovano attualmente nel territorio, se si tratta di concedere favori o di mandare ad esecuzione sia le leggi universali
sia le leggi particolari, alle quali gli stessi sono tenuti a norma del can. 13, 2, n. 2.
Can. 137
1. La potest esecutiva ordinaria pu essere delegata sia per un atto sia per un insieme di casi, a meno che non sia
disposto espressamente altro dal diritto.
2. La potest esecutiva delegata dalla Sede Apostolica pu essere suddelegata sia per un atto sia per un insieme di
casi, a meno che non sia stata scelta labilit specifica della persona o non sia stata espressamente proibita la suddelega.

3. La potest esecutiva delegata da unaltra autorit che ha potest ordinaria, se stata delegata per un insieme di
casi, pu essere suddelegata soltanto in casi singoli; se invece stata delegata per un atto o per atti determinati, non pu
essere suddelegata, se non per espressa concessione del delegante.
4. Nessuna potest suddelegata pu essere nuovamente suddelegata, se ci non fu concesso espressamente da parte
del delegante.
Can. 138
La potest esecutiva ordinaria come pure la potest delegata per un insieme di casi, da interpretarsi in senso largo,
qualsiasi altra invece in senso stretto; tuttavia a chi stata delegata la potest, sintendono concesse anche quelle facolt
senza le quali la medesima potest non pu essere esercitata.
Can. 139
1. Se non stabilito altro dal diritto, per il fatto che uno si rivolga a qualche autorit competente, anche superiore,
non si sospende la potest esecutiva dellaltra autorit competente, sia essa ordinaria oppure delegata.
2. Tuttavia linferiore non sintrometta nella questione deferita allautorit superiore, se non per causa grave e
urgente; nel qual caso avverta immediatamente il superiore della cosa.
Can. 140
1. Qualora siano stati delegati parecchi a trattare in solido lo stesso affare, chi per primo abbia iniziato a svolgere
laffare esclude gli altri dal trattarlo, a meno che in seguito non sia stato impedito o non abbia voluto procedere
ulteriormente nel condurlo a termine.
2. Qualora siano stati delegati parecchi collegialmente a trattare un affare, tutti devono procedere a norma del can.
119, a meno che non sia stato disposto altro nel mandato.
3. La potest esecutiva delegata a parecchi, si presume delegata ai medesimi in solido.
Can. 141
Qualora siano stati delegati parecchi successivamente, sbrighi laffare colui, il cui mandato anteriore, n fu poi
revocato.
Can. 142
1. La potest delegata si estingue compiuto il mandato; trascorso il tempo o esaurito il numero dei casi per i quali
fu concessa; cessando la causa finale della delega; per revoca del delegante intimata direttamente al delegato come pure per
rinuncia del delegato fatta conoscere al delegante e da lui accettata; non si estingue invece venendo meno il diritto del
delegante, eccetto che ci non appaia dalle clausole apposte.
2. Tuttavia latto, proveniente da potest delegata che si esercita nel solo foro interno, posto per inavvertenza dopo
la scadenza del tempo di concessione, valido.
Can. 143
1. La potest ordinaria si estingue con la perdita dellufficio cui annessa.
2. Se non sia disposto altro dal diritto, la potest ordinaria sospesa, qualora si appelli legittimamente o
sinterponga un ricorso contro la privazione o la rimozione dallufficio.
Can. 144
1. Nellerrore comune di fatto o di diritto, e parimenti nel dubbio positivo e probabile sia di diritto sia di fatto, la
Chiesa supplisce, tanto nel foro esterno quanto interno, la potest di governo esecutiva.
2. La stessa norma si applica alle facolt di cui ai cann. 882, 883, 966, e 1111, 1.

1.
La missione e i poteri della Chiesa
1)
La Chiesa continuazione del Cristo
La Chiesa essenzialmente legata al Cristo, suo Fondatore divino e Capo. Ne estende la presenza nel tempo e nello spazio, e
ne continua nel mondo la missione di salvezza.
La Chiesa , in un certo senso, lIncarnazione continuata del Cristo. il Cristo prolungato e comunicato (Bossuet). Le sue
funzioni e i suoi poteri non si differenziano da quelli del Cristo stesso: ne sono la diretta espressione e partecipazione.
2)
La triplice essenziale funzione
Nel grande Discorso della Cena, Ges, annunziando agli Apostoli il suo prossimo distacco, afferma solennemente: Io sono
la Via, la Verit e la Vita (Gv. 14, 6). In questa dichiarazione del Cristo sono delineate le tre fondamentali funzioni della
Chiesa.
Cristo la Verit, e la Chiesa ha il compito di portare al mondo il suo messaggio di salvezza.
Cristo la Vita, e la Chiesa ha la missione di trasmettere la grazia attraverso i sacramenti.
Cristo la Via, e la Chiesa ha la missione di guidare il Popolo di Dio nel cammino verso la Patria celeste.
Sono questi i tre compiti essenziali della Chiesa, detti tradizionalmente potest o poteri(potestates): di magistero, dordine e
di governo. La classica distinzione figura anche nellattuale Codice, che tuttavia, parlando unitariamente dei tre poteri, usa di
preferenza il termine munus (funzione, ufficio, servizio): munera docendi, sanctificandi et regendi (cfr. 375, 2; 519; 1008,
ecc.). la terminologia adoperata dal Concilio Vaticano II, che, con la parola munus ha inteso mettere in evidenza il

carattere di servizio proprio della potest ecclesiastica, conferita da Cristo agli Apostoli e ai loro successori (Lc. 22, 24
27). In effetti la potest non direttamente nella Chiesa una dignit o un onore, ma essenzialmente un servizio, che si
presta a Dio e ai fratelli.
I tre poteri o funzioni affidati alla Chiesa, rispondono ai tre aspetti messianici del Cristo stesso: il Cristo Maestro: munus
docendi; Pontefice: munus sanctificandi; Pastore: munus pascendi (cfr. Costituzione Lumen Gentium, n. 21, 2).
1.
La funzione dinsegnare costituisce loggetto proprio del III libro del Codice( 747 833). La funzione di santificare,
loggetto proprio del IV libro ( 834 1253). La funzione di governo non ha un libro proprio, ma di essa, possiamo dire, tratta
il Codice in ogni suo titolo e capitolo. Le norme del presente titolo sono inserite nel I libro per il loro carattere generale: si
applicano infatti a tutto il diritto della Chiesa (Communicationes, a. 1977, p. 234, tit. V, 1 cpv).
3)
Lunit della potest ecclesiastica
Nella teologia e nel diritto, le tre funzioni della Chiesa sono affermate distintamente, con una propria configurazione e un
proprio contenuto specifico. Ma esse sono intimamente connesse fra di loro, s da costituire in effetti ununica sacra potest,
come unica la potest del Cristo, che ne la fonte divina e umana, e unica lopera di salvezza, che essa chiamata ad
attuare fra gli uomini.
Sotto questo aspetto unitario, la potest della Chiesa pu essere denominata sacramentale, perch, secondo linsegnamento
del Concilio Vaticano II, come Cristo con la sua umanit il grande sacramento di Dio, cos la Chiesa, a sua volta, il grande
sacramento di Cristo: sacramento universale di salvezza.
4)
Chierici e laici
La triplice funzione della Chiesa, fondata sulla potest e sulla missione del Cristo, non appartiene solo ai ministri sacri,
divenuti tali mediante il sacramento dellOrdine, ma a tutti i cristiani, in forza del battesimo, che li incorpora a Cristo stesso,
costituendoli sue membra vive e rendendoli partecipi del suo triplice ufficio sacerdotale, profetico e regale ( 204, 1).
Ovviamente la partecipazione diversa, ma reale, in rapporti dintima connessione, poich la Chiesa una comunione
gerarchica (Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 15, 2; cfr. anche 336 e 375, 2).
1
Il sacerdozio dei fedeli un sacerdozio comune ( 836), che differisceessenzialmente e non solo di grado dal
sacerdozio ministeriale o gerarchico, conferito dallordinazione, che sola d il potere di compiere il sacrificio eucaristico e di
rimettere i peccati ( 900, 1; 965).Ma luno ordinato allaltro, e tutte due sono una partecipazione vera e reale, anche se
diversificata, dellunico Sacerdozio di Cristo (Lumen Gentium, n. 10, 2).
Il sacerdozio comune o di base dei fedeli si attua con lesercizio delle virt cristiane e del culto ( 836), con la partecipazione
attiva alle celebrazioni liturgiche, soprattutto a quella eucaristica ( 835, 4), con la pratica delloperosa carit (Lumen Gentium,
n. 10, 2).
2
La funzione magisteriale in forma ufficiale e autentica spetta esclusivamente al RomanoPontefice e ai Vescovi,
successori degli Apostoli ( 749, 12; 753; 756), coadiuvati dai Presbiteri e dai Diaconi ( 757). I fedeli laici vi partecipano
in virt del battesimo e della confermazione, con la testimonianza di una vita integralmente cristiana, e anche con lapostolato
diretto della parola, specialmente quando sono chiamati a collaborare con i ministri sacri in tale ministero ( 759), che ha
come scopo precipuo la diffusione del messaggio evangelico ( 756 759).
3
La funzione pastorale di governo appartiene di diritto ai soli chierici, insignitidellordine sacro ( 129, 1). Tuttavia,
nello spirito di apertura del Concilio Vaticano II, anche i laici possono dare in questo settore la loro fattiva collaborazione
( 129, 2), esclusi per altro gli uffici che richiedono lesercizio dellordine sacerdotale ( 150; 521, 1; cfr. anche 274, 1).
Ma di questo nella prossima sezione n. 3.
2.
Potest di governo o giurisdizione
Il Codice non d la definizione della potest di governo. Tenendo conto dei suoi elementi essenziali, essa pu definirsi: La
pubblica potest conferita da Cristo alla Chiesa di reggere e organizzare pastoralmente il popolo di Dio, per il conseguimento
dei fini che gli sono propri e del fine supremo che la vita eterna.
La potest di governo (potestas regiminis) detta anche potest di giurisdizione (potestasiurisdictionis). Le due espressioni
sono equivalenti e si ritrovano nella legislazione precedente ( 196*), ma, mentre nel Codice pio benedettino il termine
iurisdictio quello normale, il nuovo Codice preferisce parlare di potestas regiminis, un termine pi esatto, in quanto la
iurisdictio nel diritto civile odierno (come gi nel diritto romano) serve propriamente ad indicare lesercizio del potere
giudiziario.
1.
La voce iurisdictio usata nellattuale Codice nel senso di rgimen una volta sola ( 129, 1). Negli altri casi
( 1417, 2; 1469, 1; 1512, n. 3), designa la competenza o potest del giudice.
3.
Norme fondamentali
1)
Un principio teologico giuridico
129, 1 (118 e 196*) La potest di governo sussiste nella Chiesa per istituzione divina. questo un principio teologico
giuridico, affermato gi iisdem verbis nel 196 del Codice precedente, e che ha la sua ragione e il suo fondamento nella
natura stessa della Chiesa e nella espressa volont del Cristo, suo Fondatore.
La Chiesa, infatti, stata costituita e organizzata da Cristo nel mondo come societ ( 204, 2), indipendente nella sua
esistenza e nella sua attivit da qualsiasi autorit umana (cfr. 747, 1; 1254, 1). Come tale, essa possiede non solo il potere
di ordine, ossia il potere di compiere e di amministrare le cose, sacre, che ha per fine diretto e immediato la santificazione
delle anime, ma anche quello di giurisdizione o di governo, ossia il potere di reggere e guidare socialmente i fedeli, nella sua
triplice funzione: legislativa, giudiziaria e amministrativa o esecutiva, a cui si unisce anche il potere dottrinale o di magistero.
Tale potere, richiesto dalla natura stessa della Chiesa e dalla sua finalit, stato conferito da Ges anche espressamente, come
risulta in modo non dubbio dai noti testi concernenti il primato di Pietro e la missione degli Apostoli: Lc. 10, 16; Gv. 20, 21;
21, 1517; Mt. 18, 18; 28, 1820.
2)
Il soggetto proprio della potest di governo

Come risulta chiaramente dai testi sacri richiamati, Cristo confer il potere di governo nella Chiesa agli Apostoli e ai loro
successori. Conseguentemente, la Chiesa non una societ democratica nel senso politico del termine, ossia una societ
fondata sulla sovranit del popolo, che sceglie liberamente i suoi rappresentanti, demandando loro lesercizio dei suoi poteri.
La Chiesa ha una struttura sua propria, inconfondibile con quella delle societ civili. Per volont del suo Fondatore, essa una
societ gerarchica, nella quale lautorit deriva direttamente da Cristo ed esercitata dai Successori degli Apostoli.
Non mancano, vero, coloro i quali contestano tale struttura e sostengono che essa sia il frutto storico dei tempi in cui la
Chiesa sorse e si svilupp, prendendo a modello le societ civili in cui viveva ed era inserita, e che in genere erano sotto
lautorit di un monarca assoluto. Sono affermazioni antistoriche, le quali contrastano apertamente con i testi evangelici, da cui
risulta senza possibilit di equivoci che stato il Cristo a determinare la costituzione della Chiesa da Lui fondata.
Come si vedr in seguito:
1
Soggetti della suprema potest di governo nella Chiesa sono il Romano Pontefice e il Collegio dei Vescovi, in
comunione gerarchica col suo Capo: 331, 332, 1; 333, 1; 336; 337.
2
Soggetti della potest di governo nelle Chiese particolari sono i Vescovi diocesani: 381, 1. 391, e i Presuli ad
essi equiparati a norma dei 368 e 381, 2.
1.
3
Altri organi di governo:
2.

Gli Ordinari e gli Ordinari del luogo: 134, 12


3.

I Concili particolari: 445


4.

Le Conferenze Episcopali: 455


5.

I Superiori maggiori e i Capitoli generali deglIstituti e delle Societ clericali di diritto pontificio: 596
6.

I Prelati personali: 295, 1; ecc.


3)
La cooperazione dei laici
129, 2
Per volont del Cristo la Chiesa una societ gerarchica, ma anzitutto e principalmente una comunione
fra le varie Chiese e fra tutti i membri che ne fanno parte. Tale comunione ha il suo principio nellazione vitale dello Spirito
Santo.
Questo esige e comporta che tutti i fedeli, i quali in virt del battesimo sono incorporati alla Chiesa e resi partecipi delle
funzioni messianiche del Cristo (n. 919), sono responsabili delle sorti della Chiesa stessa e impegnati nella sua missione, con
lobbligo di collaborare, partecipando effettivamente allo stesso esercizio del governo, nei limiti determinati dal diritto.
4)
Una novit radicale
Il 129, 2, rappresenta una radicale novit nellordinamento ecclesiastico. Il 118 del Codice precedente, infatti, escludeva
in modo assoluto che un semplice laico potesse esercitare nella Chiesa, in qualsiasi forma, la potest di governo, riservata
senza eccezione ai ministri sacri.
Ma una tale novit appare ad alcuni in contraddizione col principio generale affermato nel 1, che cio soltanto i ministri
ordinati sono abili, ossia capaci di ricevere e di esercitare la potest di governo. Il contrasto si aggrava, se si considera il
274, nel quale detto apertamente che soltanto i chierici possono ottenere uffici, il cui esercizio richiede la potest di governo
ecclesiastico.
In effetti, si ha una certa difficolt a conciliare fra loro i suddetti canoni, formulati in modo alquanto incerto, poich la loro
stesura fu molto laboriosa e bisogn tener conto delle varie ed opposte tendenze, manifestatesi in seno al Gruppo dei
Consultori (Communicationes, a. 1982, pp. 146149). Tocca ora alla dottrina tentare una interpretazione conciliativa.
Gli autori in genere sono orientati verso la seguente spiegazione.
1
I 129, 1, e 274, 1, pongono delle affermazioni di principio per cui soltanto i ministri sacri sono per s abili
(habiles) e hanno il diritto di ricevere ed esercitare nella Chiesa il potere di governo, e soltanto essi possono per s ottenere
uffici e compiti richiedenti lesercizio della potest ecclesiastica. La loro abilitazione o capacit di carattere generale e deriva
loro dallordinazione sacra.
2
Ma queste affermazioni di principio non sono assolute, vale a dire non escludono che, in casi particolari e in piena
dipendenza dallAutorit ecclesiastica, anche i laici siano chiamati dalla Gerarchia a prestare la loro collaborazione in
specifiche attivit giurisdizionali, ricoprendo uffici e compiti che richiedono lesercizio della potest di governo. Sui detti uffici
i laici non possono per s vantare alcun diritto: ne ricevono lincarico mediante uno speciale mandato.
Linterpretazione prospettata pu essere soddisfacente. Resta per il fatto che la formulazione dei canoni accennati
richiedeva una maggiore chiarezza, per non dar luogo ad incertezze e discussioni.
Ma, da un punto di vista teologico e giuridico, si giustifica questa cooperazione consentita ailaici e anzi richiesta
sussidiariamente da essi? Sorge cos il complesso problema dei rapporti fra potest di ordine e potest di governo,
vivacemente dibattuto nel periodo postconciliare. Che siano due potest distinte innegabile; basta considerare che nessuno
pu essere privato della potest di ordine, e che gli si pu soltanto proibire di esercitarla o di porne alcuni atti ( 1338, 2; cfr.
anche 290), mentre per la potest di governo sono previste privazioni vere e proprie, con divieti che toccano la stessa validit
degli atti (cfr. 1331, 2, n. 2; 1333, 2). Ma la potest di governo da ritenersi essenzialmente legata alla potest di ordine,
s che non possa n aversi n esercitarsi senza di questa?
1.
Sotto la legislazione precedente, la cosa era discussa e i pareri erano diversi e opposti; la risposta negativa, tuttavia,
era prevalente. Col nuovo Codice, ogni discussione dovrebbe essere ormai chiusa, poich il 2 del 129 concede
espressamente di poter affidare compiti ed uffici di governo ecclesiastico anche a dei semplici laici, privi della potest di
ordine.
5)
Problemi ulteriori
1
Si pu per altro domandare ulteriormente: basta la potest dordine per essere abilitati ad esercitare la potest di
governo?
Tenendo conto della tradizione canonistica, la risposta nettamente negativa. Lordinazione sacra conferisce al ministro
unabilitazione ontologica, radicale, ma perch questa sia posta in atto necessaria la missio canonica da parte della

competente autorit. La necessit della missio canonica confermata dalla Nota esplicativa previa, che per espresso
mandato di Paolo VI venne unita allo schema della Costituzione Lumen Gentium, prima della sua approvazione, relativamente
al terzo capitolo sui Vescovi. Una persona afferma il 2 numero della detta Nota diventa membro del Collegio
(Episcopale) in virt della consacrazione e mediante la comunione gerarchica col Capo del Collegio e con le membra. Nella
consacrazione data una ontologica partecipazione dei sacri uffici... Volutamente usata la parola uffici (munerum), e non
potest (potestatum), perch questultima voce potrebbe essere intesa come potest libera allesercizio (potestas ad actum
expedita).Ma perch si abbia tale libera potest, necessario che intervenga la determinazione canonica o giuridica (canonica
seu iuridica determinatio) da parte dellautorit gerarchica. Questa determinazione della potest pu consistere nella
concessione di un particolare ufficio o nellassegnazione dei sudditi, ed effettuata secondo le norme approvate dalla suprema
Autorit.
La determinazione giuridica di cui parla la Nota non altro che la missio canonica, senza la quale gli atti sacramentali
sarebbero illeciti ma per s validi (ad eccezione del sacramento della penitenza, per la quale non basta la potest di ordine
( 966, 1), mentre gli atti di governo sarebbero per s privi di effetto. Nel 129 si riflette chiaramente la dottrina contenuta nella
citata Nota esplicativa di Paolo VI.
2
Un ultimo problema. Considerato il 129, 2, ormai pacifico dovrebbeesserlo che i semplici fedeli possono
essere chiamati a cooperare nellesercizio della potest ecclesiastica di governo. Possono essere assunti a tale compito, in linea
eccezionale, anche dei non battezzati? Concretamente, in particolari circostanze si potrebbe demandare a persone non
battezzate lassistenza canonica ai matrimoni ( 1112), o affidare ad essi lufficio di assessore consulente ( 1424) o di uditore
( 1428, 2) nei processi ecclesiastici, o di giudici nei tribunali collegiali ( 1421, 2), ecc.?
Sintende porre una questione di principio (se si possa), astraendo dal fatto se convenga, e la risposta, a nostro parere, pu
essere positiva nei casi suddetti e in altri simili non legati essenzialmente al carattere battesimale. Se ammesso per tradizione
unanime che un non battezzato possa amministrare, in caso di necessit, perfino un sacramento, il battesimo, purch debita
intentione motus ( 861, 2), non si vede perch non potrebbe assistere canonicamente alla celebrazione di un matrimonio o
fungere da giudice in un tribunale ecclesiastico. Si potr discutere sullautorit competente ad autorizzare lattribuzione di tali
compiti, se cio debba essere esclusivamente la suprema autorit della Chiesa, ma la possibilit della concessione, mediante
uno speciale mandato, non sembra che in linea di principio possa essere esclusa.
4.
Foro esterno e foro interno
1)
Concetto
130 (196 e 202*)
In ragione della sua natura e delle sue finalit, la potest digoverno di cui gode la Chiesa, societ
essenzialmente religiosa e soprannaturale, ordinata alla salvezza delle anime, ha un ambito molto pi vasto del potere proprio
della societ civile, che persegue solo dei fini temporali. La competenza dello Stato limitata pertanto alle azioni esterne dei
cittadini, mentre quella della Chiesa si estende alla coscienza dei fedeli, i quali anche in questo campo hanno bisogno dessere
retti e guidati dallautorit costituita.
La potest ecclesiale di governo, essenzialmente unica (Communicationes, a. 1977, p. 234, tit. V), si svolge cos in un
duplice campo o settore, detto in termini canonistici foro esterno e foro interno. Nel foro esterno, la Chiesa persegue
direttamente il bene comune dei fedeli; nel foro interno, essa ha propriamente di mira il bene delle anime. Non sempre facile
distinguere quel che riguarda luno o laltro foro. In genere si pu dire che al foro esterno appartiene tutto ci che concerne la
disciplina, lordine, i pubblici rapporti dei fedeli tra loro e con lautorit, la generale utilit; appartiene invece al foro interno,
tipico della Chiesa, tutto ci che si svolge nellintimo della coscienza ed ha rapporto immediato con Dio, e anche le azioni
occulte finch rimangono tali.
Il foro esterno pu essere giudiziale ed extragiudiziale; il giudiziale, a sua volta, si distinguein contenzioso e penale. Il foro
interno pu essere sacramentale ed extrasacramentale; il foro sacramentale quello proprio del sacramento della penitenza (cfr.
1079, 3; 1080, 1; 1082, 2; 1355, 2; 1357, 1).
2)
Gli effetti
La potest di governo si esercita prevalentemente nel foro esterno, e questo sia a motivo del suo carattere sociale sia ai fini di
unopportuna tutela degli effetti giuridici che ne derivano. I due fori, tuttavia, fanno parte di un medesimo ordine giuridico, per
cui gli atti posti nel foro esterno hanno piena efficacia anche nel foro interno, ossia per la coscienza, come richiamava
espressamente il 202 del Codice precedente. Ma non ha sempre luogo la reciprocit, e gli effetti che la potest di governo ha
nel foro interno non sono riconosciuti nel foro esterno se non nei casi determinati dal diritto. Tale, ad esempio, il caso
previsto nel 1082, relativamente alla dispensa da un impedimento matrimoniale occulto concessa dalla Penitenzieria
Apostolica nel foro interno non sacramentale e annotata nel particolare libro da conservare nellarchivio segreto della Curia
diocesana. Se il caso non previsto dal diritto, necessario un nuovo atto della competente autorit, posto nel foro esterno. Si
ha cos una chiara delimitazione dellambito dei due fori, pur trattandosi dellesercizio di ununica e medesima potest. Gli atti
giurisdizionali posto nel foro interno, avendo carattere riservato, devono rimanere per s in tale foro, per cui i loro effetti sono
riconosciuti nel foro esterno soltanto nei casi previsti dal diritto.
3)
Norme ulteriori
Relativamente al foro esterno ed interno sono da tener presenti i seguenti canoni:

37: Latto amministrativo riguardante il foro esterno, devessere fatto per iscritto; cos pure il relativo atto di
esecuzione, se ha luogo in forma commissoria.

74: Bench una persona possa usufruire nel foro interno di una grazia che gli sia stata concessa oralmente, per il foro
esterno essa tenuta a provarla ogni volta che ne sia legittimamente richiesta.

142, 2: Un atto di potest delegata circoscritta nel suo esercizio al solo foro interno, posto per inavvertenza dopo la
scadenza del tempo di concessione, resta valido.

1361, 2: La remissione (di una pena) in foro esterno sia data in iscritto, tranne che una grave causa suggerisca
diversamente.

1.

2251 Codice 1917, che ha valore ex natura rei, anche se non stato riportato nel nuovo Codice:
Lassoluzione di una censura data nel foro esterno, vale per luno e laltro foro: se concessa nel foro interno, la persona
assolta, remoto scandalo, pu comportarsi come tale negli atti del foro esterno (pu ricevere ad esempio la S. Comunione); ma
se la concessione dellassoluzione non sia provata nel foro esterno o non sia almeno legittimamente presunta, il competente
Superiore di foro esterno pu esigere losservanza della censura finch non venga concessa lassoluzione formale per il foro
esterno.
5.
Potest ordinaria e delegata
1)
Nozione
131 (197 e 200*)
Il 131, riporta la divisione tradizionale della potest di governo o di giurisdizione ecclesiastica in
ordinaria e delegata. La potest delegata prevista anche negli ordinamenti civili, ma, ovviamente, con modalit e contenuti
diversi.
Nellordinamento canonico, la potest di governo ordinaria quella annessa ipso iureallufficio ( 1). Duplice, pertanto,
lelemento richiesto:
1
Lufficio ecclesiastico legittimamente costituito, a termine del 145, 1.
2
Lannessione della relativa potest giurisdizionale ipso iure, in forza cio dello stesso diritto: divino o ecclesiastico,
universale o particolare, scritto o consuetudinario. Ci significa che necessaria una legge e una consuetudine avente forza di
legge ( 23), e che non basta un decreto amministrativo ( 48), n un privilegio ( 76, 1), anche se concesso in perpetuo a una
sede o a una dignit.
Se manca luno o laltro degli elementi o condizioni accennate, non si ha la potestordinaria, ma soltanto la potest delegata,
che secondo la definizione del Codice conferita direttamente alla persona, senza il tramite dellufficio ( 1).
Concretamente la potest delegata si pone in atto in un triplice caso:

Quando la potest di governo annessa ad un ufficio che non risponda alla definizione del 145, 1 (per esempio un
ufficio che manchi di stabilit)

Quando la potest di governo annessa a un ufficio ecclesiastico mediante un semplice indulto o un privilegio

Quando la potest conferita alla persona in modo immediato e diretto, indipendentemente dallufficio che essa
ricopre.
2)
Distinzioni
1
La potest ordinaria pu essere propria e vicaria ( 2).
La potest propria quella che, annessa ipso iure allufficio, spetta al titolare dellufficiostesso.
Per esempio:
1.

Il Pontefice Romano: 331 e 333, 1


2.

Il Collegio dei Vescovi: 336


3.

Il Vescovo diocesano: 381, 1


4.

Il Prelato personale: 295, 1


5.

Il canonico penitenziere: 500, 1


6.

Il parroco: 515, 1, e 519


7.

Il cappellano: 564 e 566


Teologicamente, soltanto la potest del Romano Pontefice, del Collegio dei Vescovi e deiVescovi reggenti una Chiesa
particolare propria in senso pieno. Ogni altra potest non episcopale (per es. quella del canonico penitenziere o del parroco)
teologicamente partecipata e quindi non propria in senso stretto. per altro considerata propria giuridicamente, perch
annessa ipso iure allufficio e non esercitata a nome di un altro.
La potest vicaria quella che viene esercitata non a nome proprio ma a nome e perautorit del titolare dellufficio.
Per esempio:
1.

Il Vescovo coadiutore o ausiliare: 405


2.

Il Vicario generale o episcopale: 475, 1, e 476


3.

Il Vicario giudiziale: 1420, 1


Una categoria a parte in un certo senso intermedia formano il Vicario e il PrefettoApostolico e lAmministratore di
unAmministrazione apostolica stabilmente eretta, che, da una parte, sono equiparati ai Vescovi diocesani ( 368 e 381), e,
dallaltra, reggono le Chiese loro affidate nomine Summi Pontificis ( 371).
La potest ecclesiastica stata divisa in ordinaria e delegata, propria e vicaria, ma talidistinzioni si fondano solo su motivi ed
esigenze di carattere giuridico. In senso proprio, ossia strettamente teologico, qualsiasi potest ecclesiastica , in rapporto a
Cristo, vicaria e delegata, e tutti i ministri sacri come ha messo in rilievo il Concilio Vaticano II operano in nome, in
rappresentanza e per autorit di Cristo: in persona Christi (cfr. Costituzione Lumen Gentium, nn. 21, 2; 27, 1; 28, 1; 37, 1;
Decr. Ad Gentes, n. 39, 1; Decr. Presbyterorum Ordinis, nn. 2, 3; 12, 1).
2
La potest delegata pu essere:

A iure o ab homine, secondo che viene conferita dal diritto stesso o dal Superiore competente mediante un particolare
mandato ( 966, 2; 976; 1079 1080)

Ad actum, per uno o pi atti singoli, e ad universitatem casuum, ossia per la generalit dei casi ( 137, 1)
3
Tanto la potest ordinaria che quella delegata possono infine essere conferite:

A tempo determinato e indeterminato ( 477, 1; 522; 972)

Habitualiter, trattandosi di facolt di confessione ( 967, 2; 971; 973; 974, 1)

In solido o collegialmente, a pi persone ( 140; 517, 1; 542; 543)


3)
Lacquisizione della potest delegata
La potest delegata, come s gi accennato, si acquista in forza del diritto (a iure) o per particolare concessione del
Superiore competente (ab homine). Si richiede laccettazione da parte del delegato?

Se la potest delegata a iure, evidentemente laccettazione non necessaria, perch nel caso la stessa legge che
conferisce il potere giurisdizionale antecedentemente e indipendentemente dalla volont del soggetto.
Se la potest ab homine, laccettazione, espressa o tacita, per s richiesta ad validitatem; ma il Superiore pu anche
concedere la potest ad modum iuris, ossia antecedentemente e indipendentemente dalla volont della persona delegata.
4)
Lonere della prova
131, 3 (200, 2 +) In linea di principio, la delega della potest di governo non si presume. Conseguentemente la
persona delegata, se richiesta, ha lobbligo di fornire la prova della delega, e questo avviene normalmente mediante
lesibizione del documento scritto. Ovviamente, necessaria la prova della delega fatta ab homine, non a iure.
5)
Le facolt abituali
132 (66*)
Le facolt abituali sono particolari facolt o poteri concessi dallautorit competente in perpetuo o per un
tempo determinato o per un determinato numero di casi ( 66, 1, Codice 1917), a singole persone o a persone in quanto titolari
di un ufficio. Per esempio: la facolt di ascoltare le confessioni dei fedeli, di amministrare la confermazione, di assistere ai
matrimoni, di dispensare, di predicare, ecc.
Tali facolt non sono propriamente dei privilegi, ma accensetur privilegiis praeter ius (can. cit.), per cui possono
interpretarsi in senso largo. A minor ragione sono una grazia, poich il loro conferimento non ha come fine il vantaggio
personale del concessionario, ma il bene degli altri.
Le facolt abituali costituiscono una categoria giuridica a s, ma rientrano nellambito della potest delegata e sono rette
dalle medesime norme ( 1).
Il 2 concerne le facolt abituali concesse a un Ordinario ( 134, 1). Per sesse riguardano il suo ufficio; di conseguenza,
non vengono meno qualora decada la potest dellOrdinario a cui sono state concesse, anche se egli abbia cominciato ad
esercitarle, ma passano a qualsiasi Ordinario che gli succeda nel governo, tranne che:
1
nellatto di concessione sia stato disposto diversamente;
2
o sia stata scelta lopera personale dellOrdinario (industria personae): v. n. 452.
Facolt abituali possono essere concesse anche dal Vescovo diocesano ai suoi sacerdotinellambito della sua competenza. In
questo caso si applica per analogia la norma anzidetta.
Alle facolt abituali si riferisce anche il 479, 3 ( 66, 2, Codice 1917):

Spettano al Vicario generale e al Vicario episcopale, nellambito delle propriecompetenze, anche le facolt abituali
concesse al Vescovo dalla Sede Apostolica... tranne che sia stato disposto diversamente in modo espresso, o sia stata scelta
lopera personale del Vescovo diocesano.
6)
I limiti del mandato di delega
133 (203*)
La potest del delegato si fonda sul mandato del delegante e in esso ha la determinazione del suo ambito.
Qualora egli superi i limiti fissati, sia circa le cose sia circa le persone, agisce invalidamente ( 1).
Le modalit eventualmente prescritte non costituiscono per s una condizione essenziale, per cui il delegato che esercitasse
le facolt concessegli in maniera diversa da quella disposta dal delegante, agirebbe illecitamente (potrebbe per essere
giustificato da particolari motivi e circostanze), ma non invalidamente, tranne che le modalit siano state determinate per la
stessa validit dellatto ( 2).
6.
Ordinari e Ordinari del luogo
1)
Gli Ordinari
134, 1 (198, 1*)
Nel linguaggio tecnico giuridico, non tutti coloro chedispongono nella Chiesa di una potest di
governo ordinaria, anche se generale come ad esempio i parroci, nellambito della loro competenza sono denominati
Ordinari. Tale titolo riservato alle persone indicate nel 1 del 134. Ossia:
1
Per la Chiesa universale:

Il Romano Pontefice
2
Per le Chiese particolari e le comunit ad esse equiparate a norma del 368:

I Vescovi diocesani

I Presuli ad essi equiparati ai sensi del 381, 2: i Prelati e gli Abati territoriali, i Vicari e i Prefetti apostolici, gli
Amministratori di Amministrazioni apostoliche stabilmente erette

Coloro che, sede impedita o vacante, reggono interinalmente una Chiesa particolare o una comunit ad essa
equiparata, ossia i reggenti di cui ai 413 e 419, e lAmministratore diocesano di cui al 421

I Vicari generali ed episcopali, ai quali il diritto attribuisce una potest esecutiva ordinaria generale
3
Per i propri confratelli:

I Superiori maggiori deglIstituti religiosi e delle Societ di vita apostolica clericali di diritto pontificio. Non
necessaria la potest legislativa: sufficiente la potest amministrativa o esecutiva ordinaria, se gli statuti concedono soltanto
questa.
2)
Gli Ordinari del luogo
134, 2 (198, 2*)
Sono gli Ordinari con competenza territoriale, ossia tutti quelli enumerati nel 1, ad eccezione dei
Superiori deglIstituti religiosi e delle Societ di vita apostolica.
3)
I Vescovi diocesani
134, 3
In ragione della loro dignit e dei particolari compiti ad essi affidati, i Vescovi diocesani hanno facolt e
poteri propri, che appartengono di diritto anche ai Presuli ad essi equiparati ai sensi del 381, 2, ma non ai Vicari generali ed
episcopali. Di conseguenza, quanto nei canoni attribuito nominatamente ai Vescovi diocesani nellambito della potest
esecutiva, sintende di esclusiva competenza dei medesimi e dei Presuli equiparati, e i Vicari generali ed episcopali non hanno
alcun potere a tal riguardo, tranne che sia stato loro concesso mediante uno speciale mandato. Tale mandato pu essere anche
di carattere generale, in modo da poter essere inserito nello stesso provvedimento di nomina? Alcuni non lo escludono, poich,
a loro giudizio, il termine mandato speciale non significa mandato conferito caso per caso.

4)
Integrazioni e chiarimenti
1
Le facolt e i poteri riconosciuti agli Ordinari e agli Ordinari del luogo sono amplissime. La voce Ordinario ricorre
nel Codice circa cento volte; e la voce Ordinario del luogo circa centotrenta.
La competenza degli Ordinari concerne fra laltro:
1.

I beni ecclesiastici
2.

I beni fiduciari
3.

Le pie volont
4.

Gli oneri di Messe


5.

La facolt di confessione
6.

Dispense varie
7.

La benedizione dei luoghi sacri


8.

La potest giudiziaria in materia sia contenziosa che penale

Lapplicazione e la remissione delle pene, ecc.


1.
La competenza degli Ordinari del luogo comprende inoltre:
2.

Le associazioni sia pubbliche che private


3.

Limmissione in possesso dei parroci


4.

La pubblicazione di libri di carattere religioso o morale


5.

La pubblicazione di catechismi e di altri scritti destinati allistruzione catechistica e allinsegnamento della


religione nelle scuole
6.

Lerezione di cappelle private


7.

La raccolta di offerte e le questue

La celebrazione del matrimonio, ecc.


2
I Vicari giudiziali, pur disponendo di una potest ordinaria generale in materia giudiziaria( 1420, 1), non sono
Ordinari a termine del 134, 1, perch non sono menzionati in esso.
3
Sono invece probabilmente Ordinari i Prelati di Prelature personali, che pur non sonomenzionati nel 134, 1,
poich tale titolo attribuito loro nel canone 295, 1 (v. la nota 13 della pag. prec.).
Certamente sono Ordinari in senso proprio gli Ordinari militari a termini della Costituzione Apostolica Spirituali militum
di Giovanni Paolo II del 21 aprile 1986, in cui gli Ordinariati militari sono equiparati formalmente alle diocesi e i Presuli ad
essi preposti sono detti Ordinari in senso proprio (cfr. Communicationes, a. 1986, pp. 1217).
4
Il 134, 1, enumera fra gli Ordinari soltanto i Superiori degli Istitutireligiosi e delle Societ di vita apostolica
clericali di diritto pontificio, poich, in quanto chierici, essi sono insigniti dellordine sacro e come tali sono per s abili alla
potest di governo ( 129, 1), e in quanto membri dIstituti e Societ di diritto pontificio sono esenti dalla giurisdizione degli
Ordinari del luogo ( 593).
Non hanno quindi il titolo di Ordinari n le rispettive facolt e competenze:

I Superiori maggiori deglIstituti e delle Societ di diritto diocesano ( 589)

DeglIstituti laicali ( 588)

DeglIstituti secolari ( 710 ss.), ad eccezione di due Istituti clericali di diritto pontificio, i cui Superiori maggiori
dispongono, per privilegio apostolico, della potest di governo (cfr. Communicationes, a. 1981, p. 405, 21; cfr. anche a. 1982,
p. 150, 131, n. 1; a. 1983, p. 86, 691).
5
A termine del 620 sono Superiori maggiori, e di conseguenza Ordinari neglIstituti religiosi:

I Superiori generali e provinciali e i loro vicari

I Superiori delle case sui iuris, con i propri vicari

Gli Abati Primati e i Superiori delle congregazioni monastiche.


Sono, similmente, Superiori maggiori nelle Societ di vita apostolica:

I Superiori generali

I Superiori provinciali

I rispettivi Vicari
6
Il 134, 3 dimportanza fondamentale per la retta interpretazione del 479, sui compiti e le facolt dei Vicari
generali ed episcopali, i quali hanno sempre bisogno di uno speciale mandato per tutto quello che il diritto riserva
nominatamente al Vescovo diocesano.
7.
La triplice funzione della potest di governo
1)
Nozioni
135, 1
Occorre distinguere nella potest di governo una triplice funzione legislativa, amministrativa e giudiziaria
rispondente a unesigenza concettuale oltre che ad una necessit pratica.
La funzione legislativa provvede allemanazione delle leggi.
La funzione amministrativa o esecutiva ne cura lapplicazione.
La funzione giudiziaria giudica sulla conformit o difformit delloperato delle persone con le disposizioni di legge,
dichiarandone le eventuali conseguenze; sostanzialmente anchessa esecutiva, ma ha una sua propria denominazione.
2)
Un principio costituzionale della Chiesa
Negli Stati democratici moderni secondo la teoria elaborata da CharlesLouis de Montesquieu (16981755) nella sua
famosa opera Lesprit des lois (Ginevra, 1748) a base degli ordinamenti politici il principio della divisione dei poteri, che
sono pertanto affidati a organi distinti e indipendenti, allo scopo di tutelare pi efficacemente la libert e i diritti dei cittadini e
impedire atti di arbitrio da parte dellautorit. Tale principio, con gli opportuni correttivi diretti ad assicurare lunit organica
dello Stato, anche alla base della Costituzione Italiana.

Nella Chiesa, che ha finalit ed esigenze sue proprie, diverse da quelle dello Stato, necessaria per lattuazione della sua
missione, una maggiore organicit del potere, per cui ai sacri Pastori Romano Pontefice e Vescovi, costituiti nel loro ufficio
a titolo originario spettano di regola unitariamente non solo il potere dordine, di magistero e di governo, ma anche le tre
funzioni giurisdizionali: legislativa, amministrativa e giudiziaria. Una tale struttura omogenea fa parte essenziale
dellordinamento costituzionale istituito da Cristo, il quale trasmise agli Apostoli e ai loro Successori il suo stesso indiviso
potere in modo strettamente unitario: cfr. in particolare Mt. 18, 18; 28, 18; Gv. 21, 1517. chiaro per altro che la divisione
dei poteri esiste nella Chiesa, ma essa, evidentemente, riguarda solo le autorit inferiori, che esercitano il loro potere sia ex
officio sia per delega.
La struttura della Chiesa non ammette pertanto la ripartizione dei poteri, che sarebbe contraria al disegno del suo Fondatore e
al bene stesso delle anime, le quali hanno bisogno di una guida pastorale organica. Ne rispetta per e ne esige anzi la
distinzione, secondo i principi direttivi approvati dal I Sinodo dei Vescovi (7 ott. 1967), per la revisione del Codice di Diritto
Canonico: Si distinguano chiaramente le diverse funzioni legislativa, amministrativa e giudiziaria della potest ecclesiastica,
determinando in modo adatto da quali organi le singole funzioni siano esercitate (n. 7), e questo si afferma allo scopo di
assicurare la giusta tutela dei diritti delle persone (Communicationes, a. 1969, p. 83, n. 7, 3 cpv).
Cade pertanto laccusa di assolutismo rivolta contro la Gerarchia ecclesiastica. Fedele alprincipio ratificato dal Sinodo dei
Vescovi, il nuovo Codice pur conservando lunit costituzionale del potere gerarchico, accentrato sostanzialmente, in linea
di principio, nel Papa a livello di Chiesa universale, e nel Vescovo diocesano a livello di Chiesa particolare ne ha distinto le
funzioni e, nello stesso tempo, le ha contemperate opportunamente. Si cos creato un sano equilibrio, attraverso forme e
meccanismi vari:

Con un accentuato senso di pastoralit, di servizio, di equit e di comunione ecclesiale, che ispira
profondamente la nuova legislazione canonica

Con una larga applicazione del principio di sussidiariet e, di conseguenza, con un ampio (forse eccessivo)
decentramento del potere in favore delle Chiese particolari

Con un ampio (forse eccessivo) spazio lasciato al diritto particolare in rapporto al diritto comune

Con una decisa apertura verso i laici, chiamati a dare la loro effettiva collaborazione in vari settori della vita
ecclesiale, partecipando alla stessa funzione di governo

Con listituzione di nuovi e importanti organi collegiali: il Consiglio episcopale ( 473, 4), il Collegio dei consultori (
502), il Consiglio presbiterale e pastorale ( 495 e 511), il Consiglio di conciliazione ( 1733, 2).
Quanto al potere giudiziario, occorre rilevare che esso, di fatto, non viene esercitato dalRomano Pontefice o dai Vescovi
diocesani personalmente, ma attraverso i propri tribunali ( 1442 e 1420), e che i Vescovi sono tenuti a costituire nelle loro
diocesi il Vicario giudiziale, munito di potest ordinaria ( 1420, 1) e un numero sufficiente di giudici, che in casi particolari
possono essere scelti anche fra i laici ( 1421, 12).
Il potere legislativo, per la sua particolare delicatezza e importanza, esercitatodirettamente dalla Gerarchia, ma anche in
questo settore sia il Papa che i Vescovi si servono della collaborazione di organi e persone diverse. Il nuovo Codice di Diritto
Canonico ne la prova evidente, poich la sua redazione stata curata da unapposita Commissione ( Commissio Codicis Iuris
Canonici recognoscendo), formata da numerosi Presuli, sacerdoti e studiosi di varie nazionalit, e la vasta opera di
consultazione ha coinvolto non solo il Collegio Cardinalizio, i Dicasteri della Curia Romana, le Conferenze Episcopali,
Superiori religiosi, Universit e Facolt ecclesiastiche, ma i singoli Vescovi di tutto il mondo.
La Chiesa realmente una comunione, in forza della quale tutti hanno una propria funzione, un compito, una
responsabilit.
3)
La potest legislativa
135, 2
La potest legislativa la prima e la pi importante delle tre funzioni di governo spettante alla Chiesa iure
proprio et nativo. Su di essa il secondo paragrafo del 135 contiene tre norme di particolare rilievo:
1
La potest legislativa deve esercitarsi legalmente, ossia nel modo stabilito dal diritto, concretamente nella stretta
osservanza dei 7 22, costituenti il titolo I De legibus del I Libro del Codice (cfr. anche 29). Il principio della legalit,
applicato allesercizio del potere legislativo, garanzia di stabilit e di chiarezza giuridica, che giovano allo stesso rispetto e
alla stessa osservanza del diritto.
2
In ragione della sua importanza, la potest legislativa impegna la responsabilit personaledella competente autorit,
per cui non pu essere validamente delegata dal legislatore subalterno, inferiore al Romano Pontefice, se non nei casi previsti
formalmente dal diritto. Conseguentemente, nel Sinodo diocesano il Vescovo lunico legislatore, e tutti quelli che vi
partecipano, anche se insigniti del carattere episcopale (Vescovo coadiutore e ausiliare), hanno semplice voto consultivo ( 466).
Sono esclusi i decreti generali a carattere legislativo, di cui al 29, per i quali consentita la delega a norma del 30.
similmente consentita la delega per linterpretazione autentica delle leggi, a norma del 16, 1.
3
Il legislatore inferiore non pu emanare validamente una legge contraria al dirittosuperiore. Il richiamo del Codice
ovvio: il principio della gerarchia dei poteri essenziale per lordine sociale. La sua inosservanza porterebbe lanarchia e il
caos.
4
Gli organi legislativi
Si trattato di essi nelle leggi ecclesiastiche (nn. 203212). Ne diamo solo il prospetto:
Organi legislativi delle leggi universali

Il Romano Pontefice: 331

Il Collegio dei Vescovi: 336, 337, 341


Delle leggi particolari

I Vescovi diocesani e i Presuli ad essi equiparati: 391 e 466; 368 e 381, 1

Le Conferenze Episcopali: 455 (decreti generali)

I Concili particolari: 445


I Superiori maggiori e i Capitoli generali deglIstituti religiosi e delle Societ di vita apostolica clericali di diritto
pontificio: 134, 1; 596, 2; 732.
4)
La potest giudiziaria
135, 3
La potest giudiziaria soggetta anchessa al principio della legalit, per cui devessere esercitata modo iure
praescripto, secondo le norme stabilite nel libro VII De processibus ( 1400 1752).
Pu essere delegata? Alcuni sostengono di no, e affermano che solo il Romano Ponteficepu costituire dei giudici delegati
( 1442), mentre il Vescovo diocesano obbligato a servirsi dellopera del Vicario giudiziale e dei giudici regolarmente
costituiti a norma dei 1420 1421 e forniti di potest ordinaria (vicria), ma non potrebbe costituire dei tribunali speciali,
mediante giudici delegati. Altri interpretano il 135, 3, nel senso che soltanto ai giudici e ai collegi giudiziari non consentito
delegare la loro potest, tranne che per compiere gli atti preparatori dei decreti e delle sentenze: per es. lesame dei testi
( 1561), anzi lintera istruttoria di una causa ( 1428).
Questa seconda interpretazione sembra pi fondata, anche perch il 1427, 2, d, senza alcuna limitazione, al Moderatore
supremo di un Istituto religioso clericale di diritto pontificio la facolt di giudicare per se ipse vel per delegatum una
vertenza sorta fra due province del suo Istituto; e nel 1653 si parla ancora di costituzione di giudici delegati come di facolt
normale del Superiore religioso. Daltra parte, la delega della potest giudiziaria era possibile nella legislazione precedente, e
una modifica di tale norma non risulta. Risulta anzi il contrario della mens expressa del Gruppo di Studio De processibus:
Quod autem dari possit tribunal delegatum a S. Sede vel ab Episcopo eruitur sive ex normis generalibus, sive quia in 102,
2, de Normis Generalibus (lattuale 135, 3) soli iudices vetantur ne potestatem iudicialem delegent ( Communicationes, a.
1978, p. 243, ultimo capoverso).
Gli organi giudiziari

La potest suprema e universale del Romano Pontefice: 1442

Il diritto di ogni fedele: 1417

La inappellabilit delle sentenze emanate dal Romano Pontefice: 1629, n. 1

La potest del Vescovo diocesano: 391 e 1419

La potest del Vicario giudiziale diocesano: 1420

La potest dei giudici diocesani: 1421


1.

La potest giudiziaria neglIstituti religiosi clericali di diritto pontificio: 1427 e 1438, n. 3


5)
La potest di ordine
Si suol distinguere una potest di diritto divino e di diritto ecclesiastico. La potest di diritto divino, sulla quale la Chiesa
non ha per s alcuna competenza circa gli elementi prescritti da Cristo, evidentemente non pu essere delegata. Essa
esercitata ad validitatem solo dai ministri sacri che ne hanno la capacit: per es. la consacrazione eucaristica, di cui
ministro esclusivo il sacerdote ( 900, 1).
Circa la potest di ordine di diritto ecclesiastico, distinta analogicamente in ordinaria(annessa allufficio) e delegata
(demandata alla persona), il 210 del Codice precedente disponeva che non potesse delegarsi senza una espressa autorizzazione
per legge (iure) o mediante un indulto.
La norma non stata riportata nel nuovo Codice in modo formale. Ma essa applicata in pi canoni.
Si hanno pertanto varie deleghe a iure:
1.

Di conferire la confermazione: 883


2.

Di distribuire la Comunione: 910, 2


3.

Di ascoltare le confessioni ubique: 967, 2

Di benedire lolio per lunzione deglinfermi, nellatto di celebrazione del sacramento: 999, ecc.
Eventuali deleghe mediante particolare mandato:
1.

Per il conferimento della confermazione: 882 e 884


2.

Per la distribuzione della Comunione: 230, 3, e 910, 2


3.

Per lascolto delle confessioni: 969


4.

Per le consacrazioni e le dedicazioni in genere: 1169, 1


5.

Per la dedicazione di un luogo: 1206


6.

Per la benedizione di una chiesa: 1207, ecc.


LA POTEST ESECUTIVA

( 136 144)

La potest legislativa nella Chiesa, come nello Stato, la potest pi importante, poich ne determina lordinamento
giuridico, che deve reggere la comunit e al quale devono attenersi gli organi della funzione amministrativa e giudiziaria,
nellesercizio dei loro poteri. Ma la potest pi vasta e pi complessa quella amministrativa, comprendente lintera
organizzazione e funzionamento della vita ecclesiale. I 136 144 contengono le norme fondamentali per il suo retto esercizio.
1.
Lambito della potest esecutiva
136 (201*)
Il 136, di cui si avuta una prima applicazione nel 91, stabilisce le seguenti norme, distinguendo tra sudditi
e forestieri. Il concetto di suddito determinato dal 107; quello di forestiero, dal 100.
1)
Relativamente ai sudditi
Chi dispone della potest esecutiva pu esercitarla validamente verso i propri sudditi:

Sia che egli si trovi fuori del territorio di sua competenza

Sia che ne siano assenti gli stessi sudditi

Salve le limitazioni derivanti ex ipsa natura rei o previste espressamente dal diritto.
2)
Relativamente ai forestieri

La medesima potest pu essere esercitata verso i forestieri che si trovino in atto nel territorio di propria competenza, a due
condizioni:

Che si tratti di concessioni di grazie o favori

Oppure di esecuzioni di leggi sia universali che particolari, alle quali i medesimi sono tenuti a norma del 13, 2, n. 2,
ossia le leggi che provvedono allordine pubblico o definiscono le formalit degli atti, o riguardano le cose immobili situate nel
territorio.
Il 136 concerne in particolare gli Ordinari, di cui nel 134, mettendone in rilievo la potest di carattere sia territoriale che
personale.
2.
La delega della potest esecutiva ordinaria
Listituto della delega ha una vasta applicazione nellordinamento ecclesiastico, perch facilita lesercizio del governo,
evitando da una parte una eccessiva proliferazione di uffici, e consentendo dallaltra una maggiore snellezza nel servizio reso
alla comunit. Esso, tuttavia, per s limitato alla potest esecutiva, mentre resta esclusa di norma sia la potest legislativa che
quella giudiziaria. La ragione comprensibile: la potest legislativa la pi importante ( anche la pi rara) ed esige la
responsabilit personale dellautorit competente (n. 983), e quella giudiziaria, per la delicatezza della sua funzione, ha
bisogno di tribunali e di giudici ordinari, stabili, in modo che sia assicurata meglio lamministrazione della giustizia.
Il 137 prevede non solo la possibilit della delega, ma anche della suddelega.
137, 1 (199, 1*)
In linea di principio, chiunque dispone della potestesecutiva ordinaria, annessa ipso iure
allufficio ai sensi del 131, 1, pu liberamente delegarla ad altri purch capaci di riceverla a termine del 129 sia con
delega particolare (ad actum), sia con delega generale (ad universitatem casuum), tranne che sia disposto diversamente in
modo espresso dal diritto. questa una norma classica del diritto, secondo la 68 Regula Iuris delle Decretali di Bonifacio
VIII: Potest quis per alium quod potest facere per seipsum, che si applica in genere a qualsiasi potest ordinaria (annessa
cio allufficio: 131, 1) giurisdizionale, come quella del Vescovo diocesano, e non giurisdizionale, come quella del
parroco salve le limitazioni stabilite dalla legge.
Cos un parroco pu delegare ad altri sacerdoti e anche a dei diaconi la facolt di assistere ai matrimoni celebrati nella sua
parrocchia ( 1108, 1); ma non pu, per s, delegare la facolt di confessione, che, a norma del 969, di esclusiva
competenza dellOrdinario del luogo e, nei limiti prescritti, del Superiore di un Istituto religioso o di una Societ di vita
apostolica clericali e di diritto pontificio. Similmente, il canonico penitenziere non pu delegare la facolt ordinaria che egli
possiede circa la remissione delle censure latae sententiae non dichiarate n riservate alla Sede Apostolica ( 508, 1).
Quanto alla necessit dellaccettazione da parte del delegato, v. n. 952.
1.
Nel Codice precedente, era detto che la potest ordinaria poteva essere delegata ex toto velex parte. Ma la dottrina
restringeva il senso dellex toto, affermando che una delega totale poteva concepirsi solo se limitata nel tempo (delega
provvisoria, non stabile), oppure limitata localmente (per una parte della intera circoscrizione). Una eventuale delega totale nel
suo contenuto, fatta alla medesima persona senza alcun limite, sarebbe stata come unabdicazione da parte del titolare e, che
nello stesso tempo, la creazione di un altro ufficio (un doppione), che avrebbe avuto bisogno della formale autorizzazione
del Superiore competente.
3.
La suddelega della potest delegata
Sono considerati tre casi.
1
Suddelega della potest delegata dalla Santa Sede
137, 2 (199, 2*)
La potest esecutiva delegata dalla Santa Sede pu essere suddelegata sia per atti singoli (ad actum),
sia per luniversalit dei casi (ad universitatem casuum), dello stesso genere (per es. casi matrimoniali) o di genere vario, a due
condizioni:

Che non sia stata scelta lopera personale (industria personae) nel senso indicato al n. 452

Che la suddelega non sia stata espressamente esclusa dalla lettera di delega
Le deleghe disposte dal diritto (deleghe a iure: cfr. ad esempio i 566, 2, e 1357, 1) non sono considerate facolt
concesse dalla Santa Sede. Di conseguenza, non possibile la loro suddelega.
2
Suddelega della potest delegata da unaltra autorit avente potest ordinaria
137, 3 (199, 34)
Occorre distinguere tra potest esecutiva delegata ad universitatem casuum e potest
delegata ad actum aut ad actus determinatos:

Nella prima ipotesi, pu essere suddelegata solo in singoli casi

Nella seconda, non pu essere suddelegata se non per espressa concessione del delegante originario
La norma ha unapplicazione diretta nella celebrazione del matrimonio. Se un sacerdote per es. il vicario parrocchiale
riceve dal parroco, per iscritto, la delega generale per assistere a tutti i matrimoni della parrocchia, pu suddelegare la sua
facolt a un altro sacerdote o a un diacono. Se invece il sacerdote stato delegato solo per un matrimonio determinato, non pu
delegare ad altri la sua facolt senza unespressa autorizzazione del parroco suddetto ( 1111, 2).
3
Ulteriore suddelega
137, 4 (199, 5*)
Una ulteriore suddelega della potest suddelegata non consentita, se non per espressa concessione
da parte del delegante originario.
4.
Linterpretazione
138 (200*)
Come s gi accennato a proposito della legge (n. 278), linterpretazione ratione modi pu essere lata e
stretta. Secondo lattuale canone, la potest ordinaria come pure la potest delegata per la generalit dei casi (a cui sono
assimilate le facolt abituali di cui al 132: n. 954 ss.), considerati i termini e il contesto della legge o del mandato di delega,
vanno interpretati in senso lato; qualsiasi altra potest devessere invece interpretata in senso stretto.
La concessione della delega comporta anche lattribuzione di quelle facolt, senza le quali il mandato ricevuto non potrebbe
essere portato a termine. Cos, ad esempio, la facolt di ascoltare la confessione di una persona colpita da censura, comprende
anche la facolt di assolverla dalla censura stessa, che impedisca la celebrazione del sacramento ( 1331, 1, n. 2). La delega ad

assistere al matrimonio, invece, non implica la facolt di dispensare da un impedimento canonico, poich si tratta di potest
diversa.
5.
Concorrenza di competenza
139 (204*)
Il 139, 1, stato formulato in modo pi ampio del corrispondente 204, 1, del Codice anteriore. Esso
prescrive che quando due autorit, dello stesso o di diverso grado, sono competenti circa la medesima materia o il medesimo
caso (per es. due Vescovi ausiliari della stessa diocesi, oppure il Vescovo diocesano e il suo Vicario generale), il fatto che una
persona si rivolga a una delle due autorit, non sospende la potest esecutiva ordinaria o delegata dallaltra, tranne che sia
stabilito diversamente dal diritto. Di conseguenza, le eventuali decisioni prese dalla seconda autorit sono valide, ferme per
altro restando le disposizioni contenute nei 64 65.
Il 139, 2, come i canoni successivi, ha lo scopo dimpedire i conflitti di competenza. Rispettando il principio gerarchico,
esso fa obbligo allinferiore ad liceitatem di non intromettersi in una questione deferita allautorit superiore, eccetto che
per causa grave e urgente. In questo caso, egli tenuto ad avvertire immediatamente il superiore.
La norma tuttavia, come appare dal contesto del canone, riguarda il foro esterno. Nel foro interno si pienamente liberi di
richiedere lopera dellinferiore, anche dopo aver fatto ricorso al superiore. Nel detto foro, anzi, linferiore concede
validamente perfino una grazia negata dal superiore (cfr. 64).
6.
Una triplice forma di delega
La delega della potest esecutiva non un atto che richieda, per s, la forma scritta n losservanza di particolari modalit
ad validitatem. Essa per altro pu aver luogo secondo una triplice forma.
1)
La delega in solido
140, 1 (205, 2*)
la delega fatta a due o pi persone circa lo stesso caso, in modo che a ciascuna di esse spetti una
piena competenza in merito, indipendentemente dalle altre. Da una siffatta delega potrebbero sorgere gravi inconvenienti, e il
canone, applicando il principio della prevenzione, dispone prudentemente che chi per primo inizi a interessarsi del caso,
esclude gli altri dallintervenire in proposito, tranne che in seguito ne sia impedito o non voglia procedere ulteriormente per
condurlo a termine.
Non si tratta quindi di una esclusione totale, che priva gli altri della potest ricevuta, ma piuttosto di una sospensione, che,
tuttavia non sembra ad validitatem.
2)
La delega collegiale
140, 2 (205, 3*)
la delega fatta a pi persone circa lo stesso caso, in modo tale che non abbiano a trattarlo
separatamente, ma tutte insieme. Le persone cos delegate devono procedere collegialmente pro actorum validitate
(comera prescritto formalmente nel 205, 3, del Codice precedente), ossia a norma del 119, che disciplina gli atti collegiali,
tranne che il mandato di delega stabilisca diversamente.
Il 207, 3, del Codice del 1917, disponeva che nel caso in cui venisse a mancare uno dei delegati, cessava per ci stesso la
facolt degli altri, salva prescrizione contraria. La norma non stata confermata nel nuovo Codice.
3)
Una presunzione
140, 3 (205, 1*)
Il terzo paragrafo contiene una precisazione: nel dubbio se la delega a pi persone sia stata fatta in
solido o collegialmente, si presume fatta in solido, poich la procedura collegiale pi rara e complessa. Naturalmente,
praesumptio cedit veritati.
Nel corrispondente 205, 1, del Codice precedente, si distingueva tra giurisdizione giudiziaria ed extragiudiziaria o
volontaria.
4)
La delega a pi persone in tratti successivi
141 (206*)
Nel caso che il medesimo affare venga affidato a pi persone per deleghe successive, ad evitare possibili
conflitti si applica la 54 Regula Iuris del VI Libro delle Decretali di Bonifacio VIII: Qui prior est tempore, potior est iure,
tranne che con la nuova delega si sia voluta revocare la precedente, ma questo deve risultare in modo espresso, esplicito o
implicito.
Qualora il primo dei delegati trascurasse di trattare laffare, o non potesse a causa di un impedimento, o si rifiutasse di farlo
per un suo particolare motivo, gli succede il secondo.
Il rispetto dellordine delle deleghe non ad validitatem.
7.
La cessazione e la sospensione della potest esecutiva
1)
La cessazione della potest delegata
142, 1 (207, 1*)
A termine del 142, 1, la potest esecutiva delegata cessa in pi modi:
1
Con lespletamento del mandato (si tenga per presente il 45, per un eventuale errore circa lesercizio della delega)
2
Col termine della sua durata
3
Con lesaurirsi del numero dei casi per cui venne concessa
4
Per il cessare della causa finale della delega: cessazione totale, non soltanto parziale (cessa ad esempio, la facolt
delegata di dispensare da un impedimento matrimoniale, se le parti non intendano pi sposare e tronchino definitivamente il
loro fidanzamento)
5
Per la revoca del delegante, notificata direttamente al delegato: sia di persona, che per lettera o per mezzo di terzi;
sempre per che res sit adhuc integra
6
Per la rinunzia del delegato comunicata al delegante e da questo accettata; nel frattempo, la potest ricevuta continua a
sussistere.
Non cessa invece per il venir meno della potest del delegante (anche se ci avvenisse per privazione dellufficio o per
sospensione penale), tranne che ci risulti espressamente da una clausola contraria apposta al mandato.
2)
Una eccezione per il foro interno
142, 2 (207, 2*)
Il foro interno ha delle esigenze prevalenti per il bene delle anime, che per la Chiesa la legge
suprema, per cui il 2 dispone con senso altamente pastorale che gli eventuali atti di potest delegata circoscritta nel suo

esercizio a questo foro, sacramentale ed extrasacramentale, restino validi, qualora vengano posti per inavvertenza dopo lo
scadere del tempo di concessione (elapso concessionis tempore). il caso di un sacerdote, che, avendo ricevuto ad tempus la
facolt di confessione, scaduto il tempo, distrattamente si metta a confessare. Le sue assoluzioni sono valide ad ogni effetto,
perch la facolt gli prorogata a iure dal 142, 2.
1.
Il corrispondente canone del Codice pio benedettino aggiungeva un secondo caso: exhausto casuum numero. Nel
nuovo Codice questo stato omesso, ma si pu ritenere che latto resti valido anche in questa ipotesi, poich ricade
sostanzialmente nella prima.
3)
La cessazione della potest ordinaria
143, 1 (208*)
La potest ordinaria annessa allufficio ( 131, 1). Di conseguenza, la perdita dellufficio in
qualunque modo essa avvenga: per rinunzia, trasferimento, privazione o rimozione ( 184) comporta eo ipso la perdita della
relativa potest. A tal riguardo, da tener presente anche il 292, per il quale alla perdita dello stato clericale segue eo ipso la
privazione di tutti gli uffici e incarichi ecclesiastici e di qualsiasi potest delegata.
1.
Una norma particolare per i Vicari generali ed episcopali: con la vacanza della sede episcopale, gli uni e gli altri
cessano dal loro ufficio, tranne che si tratti di Vescovi ausiliari 481, 1, e 409, 2); lo stesso avviene in caso di trasferimento
del Vescovo ( 418, 2, n. 1).
4)
La sospensione della potest ordinaria
143, 2 (208*)
A termini dei 192196, si pu perdere lufficio a cui annessa la potest ordinaria di governo, per
privazione o rimozione. Ma la persona interessata in diritto dinterporre appello o ricorso contro una tale deliberazione (cfr.
1353; 1732 ss.; 1747, 3). In questo caso, essa rimane titolare dellufficio, ma la sua potest, salvo disposizione contraria del
diritto, resta sospesa nel suo esercizio (secondo alcuni ad liceitatem, secondo altri ad validitatem) sino alla definizione
dellappello o del ricorso. La norma, che da intendere in senso stretto ( 18), riguarda soltanto i casi di privazione e di
rimozione. Trattandosi invece di trasferimento, la potest del titolare, salva espressa disposizione contraria, rimane integra (cfr.
in proposito il 1752, relativo al trasferimento amministrativo dei parroci, e nel quale viene richiamato il 1747).
La potest rimane sospesa nel suo esercizio anche per effetto della scomunica inflitta o dichiarata, ed eventualmente anche
della sospensione ( 1331, 2, n. 2, e 1333, 2).
A termine del 481, 2, in caso di sospensione del Vescovo diocesano, resta sospesa anche la potest del Vicario generale e
del Vicario episcopale, tranne che siano insigniti della dignit episcopale.
8.
La supplenza della potest esecutiva
1)
Una norma giuridico pastorale
144, 1 (209*)
La potest di governo ordinata nella Chiesa al serviziodella comunit e al bene delle anime.
pertanto stabilito a fine di evitare ai fedeli gravi danni soprattutto di carattere spirituale che in caso di errore comune di
fatto o di diritto e, similmente, nel dubbio positivo e probabile sia di diritto che di fatto, la potest di governo esecutiva, sia
ordinaria che delegata (comprese le facolt abituali: 132, 1), venga supplita nel foro esterno come in quello interno ipso iure
(supplet Ecclesia), qualora essa manchi in coloro che la esercitano. Relativamente alla potest, cfr. la Risposta n. V della Pont.
Comm. per linterpret. del Codice, 26 marzo 1952: X. OCHOA, Leges Ecclesiae, II, n. 2273, col. 3029.
questo uno deglistituti pi significativi della Chiesa. Riflette con evidenza il senso vivo della sua pastoralit e la cura
attenta, perch gli atti amministrativi posti dai suoi ministri non rimangano senza effetto. A termini dei 596, 3, e 732, la
supplenza si applica anche agli atti esecutivi dei Superiori e dei Capitoli dIstituti di vita consacrata e di Societ di vita
apostolica in genere, indipendentemente se siano o non siano clericali di diritto pontificio (cfr. Communicationes, a. 1982, p.
151, 141).
Non si tratta come spiega la dottrina della sanazione di un atto invalido, ma di unavera e propria delega a iure, di
carattere transitorio, che rende valido latto nella sua stessa posizione ossia fin dalla sua nascita. La supplenza, tuttavia, si
riferisce esclusivamente alla potest esecutiva o amministrativa, non a quella legislativa o giudiziaria, molto meno alla potest
di ordine in quanto tale, che di diritto divino e sulla quale la Chiesa non ha, nel caso, alcuna competenza. Trattandosi infatti
di potest di ordine, la Chiesa, ad esempio, non potrebbe supplire la mancanza della potest sacerdotale in unassoluzione
sacramentale che venisse impartita da un laico.
Listituto della supplenza ha origini molto antiche, poich esisteva gi nel diritto romano. Esso venne accolto e sviluppato
nel diritto canonico, che ne fece una norma non soltanto giuridica ma essenzialmente pastorale. ammesso anche,
limitatamente, nel diritto civile, dove esiste la figura del cosiddetto funzionario di fatto.
2)
Lestensione della norma
144, 2
I due casi in cui ha luogo la supplenza nellesercizio della potest esecutiva (errore comune e dubbio positivo
e probabile), sono tassativi. Ma la norma, per espressa disposizione del diritto, si applica anche a tre particolari facolt, che
propriamente sono fuori dellambito della potest esecutiva di governo:

Nellamministrazione della cresima: 882 e 883

Nellassoluzione sacramentale dei peccati: 966

Nellassistenza canonica ai matrimoni, relativamente agli Ordinari del luogo, ai parroci e ai diaconi: 1108, 1
Prima della promulgazione del Codice, la dottrina e la giurisprudenza affermavano concordemente che la supplenza della
giurisdizione da parte della Chiesa si applicava anche alla celebrazione dei matrimoni. Promulgato il Codice, vari autori
avanzarono dei dubbi sulla detta applicazione, in quanto il 209+ parlava espressamente di potest giurisdizionale, mentre
tale non era la facolt di assistere ai matrimoni. La giurisprudenza e anche la Congregazione dei Sacramenti continuarono a
seguire la prassi del diritto antico. Fu cos deferita la questione alla Pontificia Commissione per linterpretazione del Codice,
che, con Risposta del 26 marzo 1952, n. V, risolse ogni dubbio confermando la tesi della giurisprudenza e della Congregazione
romana (X. OCHOA, Leges Ecclesiae, II, n. 2273, col. 3029).
1.
Nel nuovo Codice si ha la conferma definitiva.
3)
Lerrore comune

La supplenza della Chiesa ha luogo anzitutto nel caso di un errore comune da parte dei fedeli, in favore dei quali viene
esercitata la potest esecutiva. Tale errore precisa il 144, 1, ponendo cos termine alla discussione esistente fra i canonisti
pu essere sia di fatto che di diritto.
comune di fatto, quando esso si verifica in tutti i fedeli di un luogo o di una comunit, o almeno in gran parte di essi,
creando una convinzione non rispondente a verit circa la potest posseduta da una persona.
comune di diritto, quando si determina una circostanza di carattere pubblico, capace di trarre in errore un buon numero di
fedeli, anche se in realt essi siano pochi.
Si suol proporre a tal riguardo un esempio molto chiaro. Un sacerdote, celebrata la Messa inuna chiesa e pregato dal Rettore,
va in confessionale, dove lo attendono dei penitenti. privo della facolt e lo sa bene, ma si mette ugualmente ad ascoltare le
confessioni. Le sue assoluzioni, per quanto illecite, sono pienamente valide, qualunque sia il numero dei penitenti, anche se
uno soltanto, perch nel caso c un errore di diritto, determinato dalle circostanze.
Un altro esempio. Un sacerdote viene eletto parroco di una parrocchia, ma la sua nomina per una particolare circostanza (per
es. a causa di simonia: 149, 3) invalida. Prende possesso della parrocchia secondo le formalit prescritte: di fatto egli
parroco e ne ha in forza del 144, 1, tutte le facolt, comprese quelle di ascoltare le confessioni dei fedeli e di assistere
validamente ai matrimoni, finch linvalidit della sua nomina non sar dichiarata formalmente dal Vescovo diocesano. In
questa situazione, sar valido anche il matrimonio celebrato da una coppia, la quale sia a conoscenza dei fatti.
Ma lecito si domandano i moralisti e i canonisti provocare deliberatamente lerrore comune? In genere la risposta
positiva, purch ci sia una causa grave e proporzionata, in rapporto al bene di una comunit ecclesiale o di un gruppo di fedeli.
Secondo alcuni, sarebbe sufficiente il fatto che, in un giorno di domenica o di festa di precetto o anche in una circostanza
straordinaria, dei fedeli desiderassero confessarsi e mancasse un altro sacerdote o fosse difficile provvedere diversamente.
Potrebbe essere sufficiente una ragione personale, ad esempio per evitare un grave danno allo stesso sacerdote? In casi
particolari, una tale ragione non dovrebbe essere esclusa.
4)
Il dubbio positivo e probabile
Lerrore da parte dei fedeli; il dubbio nella persona che esercita la potest e riguarda leffettivo possesso del potere
esecutivo. Si richiede un dubbio positivo e probabile.
Dubbio positivo, ossia fondato su delle reali ragioni, che tuttavia non danno la certezza. Se non esiste alcuna ragione, si ha il
cosiddetto dubbio negativo, che non sufficiente, poich coincide sostanzialmente con lignoranza. Nel dubbio negativo,
Ecclesia non supplet, e la validit dellatto dipende esclusivamente dal reale possesso della potest relativa, tranne che si
determini lerrore.
Dubbio probabile, in quanto le ragioni sono di una certa seriet, anche se contraddette da ragioni opposte altrettanto serie.
Il dubbio pu essere di diritto e di fatto.
Il dubbio di diritto concerne lesistenza della legge, oppure la sua interpretazione, il suo contenuto, il suo ambito. Per es., se
lestensione della norma in quel dato senso discussa fra gli stessi canonisti.
Il dubbio di fatto verte invece sul fatto concreto di una particolare circostanza. Per es., se la facolt di confessione sia
scaduta o no; se un fedele sia realmente in pericolo di morte, per lapplicazione del 976; se un determinato luogo appartenga al
territorio di una parrocchia.
Nelluno e nellaltro caso, supplet Ecclesia, e luso della potest non solo valida, ma per s anche lecita, pur nellassenza
di una causa grave e proporzionata.
Lo scopo della norma di tranquillizzare la coscienza del sacerdote, che in tal modo vede il suo dubbio risolto e sa di
possedere ex supplentia Ecclesiae il potere o la facolt da esercitare. Nel caso concreto, possono concorrere sia lerrore
comune che il dubbio positivo e probabile, e la validit dellatto sorge dalluno e dallaltro motivo.