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GLI ATTI GIURIDICI ( 124 128)

Can. 124
1. Per la validit dellatto giuridico, si richiede che sia posto da una persona abile, e che in esso ci sia ci che
costituisce essenzialmente latto stesso, come pure le formalit e i requisiti imposti dal diritto per la validit dellatto.
2. Latto giuridico posto nel debito modo riguardo ai suoi elementi esterni si presume valido.
Can. 125
1. Latto posto per violenza inferta dallesterno alla persona, cui essa stessa in nessun modo pot resistere, nullo.
2. Latto posto per timore grave, incusso ingiustamente, o per dolo, vale, a meno che non sia disposto altro dal
diritto; ma pu essere rescisso per sentenza del giudice, sia su istanza della parte lesa o dei suoi successori nel diritto, sia
dufficio.
Can. 126
Latto posto per ignoranza o per errore, che verta intorno a ci che ne costituisce la sostanza, o che ricada nella
condizione sine qua non, nullo; altrimenti vale, se dal diritto non disposto altro, ma latto compiuto per ignoranza o per
errore pu dar luogo allazione rescissoria a norma del diritto.
Can. 127
1. Quando dal diritto stabilito che il Superiore per porre gli atti necessiti del consenso o del consiglio di un
collegio o di un gruppo di persone, il collegio o il gruppo deve essere convocato a norma del can. 166, a meno che, quando
si tratti di richiedere soltanto il consiglio, non sia stato disposto altrimenti dal diritto particolare o proprio; perch poi latto
valga si richiede che sia ottenuto il consenso della maggioranza assoluta di quelli che sono presenti o richiesto il consiglio
di tutti.
2. Quando dal diritto stabilito che il Superiore per porre gli atti necessiti del consenso o del consiglio di alcune
persone, come singole: 1) se si esige il consenso, invalido latto del Superiore che non richiede il consenso di quelle
persone o che agisce contro il loro voto o contro il voto di una persona; 2) se si esige il consiglio, invalido latto del
Superiore che non ascolta le persone medesime; il Superiore, sebbene non sia tenuto da alcun obbligo ad accedere al loro
voto, bench concorde, tuttavia, senza una ragione prevalente, da valutarsi a suo giudizio, non si discosti dal voto delle
stesse, specialmente se concorde.
3. Tutti quelli, il cui consenso o consiglio richiesto, sono tenuti allobbligo di esprimere sinceramente la propria
opinione, e, se la gravit degli affari lo richiede, di osservare diligentemente il segreto; obbligo che pu essere sollecitato
dal Superiore.
Can. 128
Chiunque illegittimamente con un atto giuridico, anzi con qualsiasi altro atto posto con dolo o con colpa, arreca
danno ad un altro, tenuto allobbligo di riparare il danno arrecato.
1.
Nozione di atto giuridico
Alla normativa sulle persone fisiche e giuridiche, segue logicamente nel Codice la normativa sugli atti giuridici, che fanno
parte della loro attivit. Manca tuttavia la definizione di tali atti, per cui occorre richiamarsi alla dottrina canonica, tenendo
conto anche di quella civilistica, che non differisce sostanzialmente da essa e presenta un maggiore sviluppo.
Atto giuridico, negozio giuridico e fatto giuridico spesso sono usati promiscuamente. Ma, in senso proprio, ciascuno di essi
ha un suo concetto specifico, che importa delle differenze di carattere sia teorico che pratico.
Secondo la dottrina pi comune, latto e il negozio giuridico, in senso stretto sono atti della persona, liberi e volontari, ai
quali la legge riconosce determinati effetti giuridici. Anche al fatto giuridico la legge riconosce particolari effetti giuridici, ma
esso, propriamente, un fatto o avvenimento puramente naturale e necessario, come, per esempio, la nascita, la morte, una
inondazione, un terremoto, un incendio che si sviluppato da s, ecc. Al fatto puramente naturale assimilato il fatto umano
(posto in essere dalluomo) non volontario. Il criterio distintivo , pertanto, lelemento della volontariet, per cui, dando al
termine fatto un senso generico si pu dire che latto e il negozio giuridico coincidono col fatto giuridico volontario.
Latto e il negozio giuridico differiscono poi fra di loro, in quanto, nel negozio giuridico insenso proprio, gli effetti
riconosciuti dalla legge sono intesi, ossia voluti dal soggetto, il quale opera in vista di essi; nellatto giuridico, invece, gli
effetti si producono in forza della legge stessa, indipendentemente dalla intenzionalit del soggetto. Non mancano, tuttavia,
alcuni autori, specialmente nel campo canonico, che danno al negozio giuridico un contenuto pi limitato e, praticamente, lo
fanno coincidere col contratto e col testamento. Ma, in genere, si tiene conto di un elemento differenziatore pi ampio: la
volont concreta del soggetto. Nel negozio giuridico, essa diretta al conseguimento di un fine tutelato dalla legge, mentre
nellatto giuridico per s diretta solo al compimento dellatto, senza aver propriamente di mira le conseguenze che esso
produce in forza della legge. Il negozio giuridico comprende ovviamente i contratti, ma anche molti altri tipi di atti, che non
hanno carattere contrattuale.
Latto giuridico pu consistere anche in una omissione, poich anche da questa possono derivare effetti giuridici.
Esempi di fatti giuridici:

Lamministrazione del battesimo, che crea una parentela spirituale tra il battezzante e il battezzato, anche se il
battezzante non consideri affatto questo effetto ( 768, Codice 1917)

Il medesimo sacramento, conferito legittimamente, che comporta lascrizione a una Chiesa rituale, anche se leffetto
dellascrizione non sia inteso per s in alcun modo ( 111 e 849).


La dimora effettiva per tre mesi in una parrocchia, con la quale si acquisisce il quasi domicilio, anche se non si ha
alcuna intenzione di acquisirlo ( 102, 2).
Esempi di atti giuridici:
1.

La stipulazione di un contratto
2.

Un atto di donazione
3.

Un testamento
4.

La rinunzia a un diritto

Un decreto di nomina o di rimozione


Secondo questa accezione, i 124 128 si applicano e agli atti giuridici e ai negozi giuridici, che degli atti, presi in senso
lato, sono sostanzialmente dei sottotipi, costituenti una categoria molto vasta e importante sia nellordinamento canonico che in
quello civile.
I detti canoni considerano gli atti giuridici in genere, sia pubblici (atti amministrativi) che privati (contratti, negozi giuridici),
determinandone:

Le condizioni essenziali: 124

Gli eventuali vizi o difetti, che ne causano o possono causarne linesistenza, la nullit o la rescindibilit: 125 126.
Trattano quindi degli atti posti in essere dalle pubblica autorit i quali necessitano di essere integrati dal consenso o dal
parere di altre persone fisiche o giuridiche ( 127); e infine degli atti che, avendo arrecato illegittimamente dei danni,
comportano lobbligo del congruo risarcimento ( 128).
La normativa dettagliata di particolari atti giuridici quali ad esempio il matrimonio, la provvista di un ufficio
ecclesiastico, lalienazione dei beni ecclesiastici viene stabilita in sede pi opportuna, in titoli, capitoli e articoli propri.
2.
Distinzioni
La classificazione degli atti come dei negozi giuridici pu essere effettuata sotto vari aspetti o criteri. Indichiamo i pi
importanti.
1.
Atti comuni ad ogni ordinamento giuridico, canonico e civile
a)
Atti leciti ed illeciti: i primi sono permessi o disposti dalla legge; i secondi sono vietati. La violazione di una legge
penale, gravemente imputabile per colpa o dolo, detta canonicamente delitto (cfr. 1321, 1).
b)
Atti unilaterali e bilaterali: gli atti unilaterali sono compiuti da un solo soggetto, per es. una donazione; gli atti
bilaterali, da pi persone, che agiscono in due direzioni opposte ma convergenti, per es. un contratto che genera obbligazioni
fra due o pi parti.
c)
Atti inter vivos e mortis causa: gli uni sono destinati a produrre i loro effetti durante la vita dellautore o degli
autori, per es. una compravendita; gli altri, dopo la morte, per es. un testamento.
d)
Atti formali o solenni, per la cui esecuzione si richiede losservanza delle norme della legge, per es. un atto di
matrimonio; non formali, che non prescrivono alcuna forma determinata.
e)
Atti pubblici, che hanno per autore una persona investita di pubblico potere, la quale agisce come tale; e privati,
eseguiti da un soggetto privato o anche da una persona pubblica, che tuttavia agisce come privato.
f)
Atti onerosi e gratuiti, secondo che esista o non esista un corrispettivo.
2.
Atti propri dellordinamento canonico
Esempi:

Atti del potere di ordine

Atti del potere interno ed esterno

Atti del potere legislativo, giudiziario e amministrativo o esecutivo


3.
Le condizioni essenziali
124, 1 (1680*)
Il 124, 1, stabilisce il principio che la validit di un atto o negozio giuridico dipende da tre
condizioni:

Leffettiva capacit del soggetto

Il concorso di tutti gli elementi costitutivi essenziali dellatto stesso

Losservanza delle formalit e dei requisiti essenziali prescritti dalla legge


1)
La capacit del soggetto
Una tale capacit importa anzitutto ex iure naturae la capacit dintendere e di volere. Latto giuridico, infatti, devessere
un atto umano e, come tale, libero e cosciente, responsabile.
Importa anche la capacit giuridica ecclesiastica, ossia la soggettivit di diritti e diobbligazioni nella Chiesa, ai sensi dei
96 (persone fisiche) e 113, 2 114, 1 (persone giuridiche).
Si richiede inoltre:
1
La capacit di agire, ai sensi del 97 ss. (persone fisiche), e dei 118 119, 1480, 1 (persone giuridiche)
2
La capacit specifica, relativa allatto da porre in essere: per esempio, a norma del 1024, soltanto il battezzato di
sesso maschile pu ricevere validamente la sacra ordinazione; a norma del 1095, sono incapaci di contrarre matrimonio: 1
coloro che sono privi del sufficiente uso di ragione; 2 coloro che difettano gravemente della discrezione di giudizio circa i
diritti e i doveri matrimoniali essenziali, da concedere e da accettare reciprocamente; 3 coloro che per cause di natura psichica
non sono in grado di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.
Altre incapacit o inabilit (cfr. 10), contenute nel Codice:

274, 1: circa la nomina a un ufficio ecclesiastico richiedente la potest di ordine o di giurisdizione

150: circa la nomina a un ufficio che comporti lesercizio dellordine sacerdotale

171, 1: in ordine al voto per lelezione a un ufficio ecclesiastico

1073: effetto inabilitante dellimpedimento dirimente in ordine al matrimonio

1550, 2: persone incapaci di fare da testimoni nei giudizi, ecc.

3
Negli atti posti in essere dallautorit amministrativa, si richiede infine la debitacompetenza: per esempio, latto di
nomina dellamministratore parrocchiale ( 539), dei membri del consiglio dei consultori ( 502, 1), delleconomo diocesano
( 494, 1), del promotore di giustizia e del difensore del vincolo ( 1435), di competenza del Vescovo diocesano.
2)
Gli elementi essenziali
Sono gli elementi senza i quali latto giuridico nullo.
Un elemento generico la volont, debitamente manifestata.
Altri elementi sono determinati dalla natura stessa dellatto: per es., il consenso e la potentia coundi nel matrimonio; la
res e il prezzo in un atto di compravendita.
Altri dalla legge, divina o canonica: per es., lacqua nel battesimo, la provvista canonica nel conferimento di un ufficio
ecclesiastico.
Dagli elementi essenziali si distinguono gli elementi accidentali o integrativi, il cui difetto non causa linvalidit dellatto o
del negozio giuridico.
3)
Formalit e requisiti prescritti ad validitatem
Limportanza di alcuni atti giuridici esige che essi vengano tutelati dalla legge mediante formalit e requisiti, che, pur non
essendo costitutivi dellatto, vanno osservati sotto pena di nullit, in quanto senza tale osservanza latto giuridicamente
inoperante.
Per esempio:

La sottoscrizione degli atti di Curia destinati per loro natura ad aver effetto giuridico, da parte dellOrdinario da cui
promanano: 474 (formalit)

La forma canonica nella celebrazione del matrimonio: 1108 (formalit)

Consenso o parere per alcuni atti del Superiore: 127 (requisito)

La non apposizione della condizione de futuro nella celebrazione del matrimonio: 1102, 1 (requisito)
A norma del 1299, 2, sono valide, e quindi obbligatorie in coscienza per gli eredi, le donazioni testamentarie in favore
delle cause pie, anche se non siano state osservate le formalit civili.
4)
Presunzioni di validit
Il 124, 2, stabilisce una presunzione di validit in favore di un atto giuridico, posto nella sua debita forma per quanto
riguarda i suoi elementi esterni. La presunzione iuris tantum (Communicationes, a. 1974, p. 102, n. 2), e ammette la prova
contraria, sia diretta che indiretta; ma finch non sia dimostrato il contrario, latto deve considerarsi valido.
4.
I vizi degli atti giuridici
125 126 (103104*)
Nei 125 126, si considerano le cause generali che incidono negativamente sulla validit
dellatto giuridico, impedendo o compromettendo la volontariet dellatto, presupposto necessario perch latto giuridico sia un
atto umano. Tali cause, dette vizi, sono la violenza, il timore, il dolo, lignoranza e lerrore. La violenza e il timore intaccano
direttamente la volont; il dolo, lignoranza e lerrore, lintelligenza (conoscenza e coscienza).
La violenza
125, 1
Si tratta della violenza fisica, inferta dallesterno, assoluta, contro la quale il soggetto non stato in grado di
opporre alcuna resistenza. Latto che ne segue, privo di libert e compiuto solo materialmente, pro infecto habetur, ossia
considerato come non avvenuto, inesistente.
In particolare, la violenza priva di qualsiasi consistenza e valore:
1.

Lammissione al noviziato: 643, 1, n. 4


2.

La professione religiosa: 656, n. 4; 658


3.

Il matrimonio: 1103
4.

Il giuramento promissorio: 1200, 2


5.

La confessione giudiziale delle parti: 1538

La sentenza giudiziaria: 1620, n. 3


La violenza inoltre causa esimente in ordine alla imputabilit e alla pena conseguente: 1323, n. 3
Nel Codice precedente ( 1095, 1, n. 3), la violenza come il timore grave rendevano invalida anche lassistenza al
matrimonio.
Il timore
125, 2
Il timore, detto anche violenza morale, invece una pressione psicologica mediante minacce, che non
esclude per s il volontario come la violenza fisica; diminuisce soltanto la libert degli atti. Di conseguenza:

Anche se grave, sia in senso assoluto che relativo, ossia in rapporto al soggetto

Anche se determinato dallesterno,

Anche se provocato dolosamente, ossia intenzionalmente,

Anche se incusso ingiustamente, sia quoad substantiam sia quoad modum, per s non rende nullo latto, tranne
che sia disposto diversamente dal diritto, e tranne, ovviamente, che il soggetto, per le sue particolari condizioni psichiche, ne
resti turbato s da perdere totalmente il suo equilibrio e non essere pi compos sui (timor panico o terrore).
Per espressa disposizione di legge, il timore grave rende invalido:
1.

Il voto religioso: 1191, n. 3 (timore grave e ingiusto)


2.

Il giuramento promissorio: 1200, 2


3.

Lammissione al noviziato religioso: 643, 1, n. 4


4.

La professione religiosa: 656, n. 4; 658


5.

Il suffragio elettorale: 172, 1, n. 1


6.

La rinunzia a un ufficio ecclesiastico: 188 (timore grave e ingiusto)


7.

Il matrimonio: 1103 (timore grave, incusso dallesterno)


8.

La confessione giudiziale e qualsiasi altra dichiarazione delle parti: 1538

9.

La sentenza emessa dal giudice: 1620, n. 3

La remissione di una pena: 1360


Sono atti che, dando origine a un impegno stabile, talvolta anche duraturo per tutta la vita, sono tutelati dalla legge canonica
con la nullit, prescindendo dalla validit o invalidit che latto possa avere per il puro diritto naturale.
Il timore, inoltre, causa esimente o attenuante in ordine alla imputabilit e alla pena: 1323, n. 4; 1324, 1, n. 5.
Il timore non determina, per s, linvalidit dellatto giuridico, ma esso pu venirerescisso, ossia annullato, per sentenza del
giudice (non quindi per decreto amministrativo), sia ad istanza della parte lesa o dei suoi successori nel diritto, sia dufficio.
Il dolo
125, 2
La voce dolo viene usata in diritto con un duplice significato: come vizio degli atti giuridici, e come elemento
soggettivo determinante la piena imputabilit di un delitto e in genere dogni atto illecito.
Nella prima accezione, il dolo consiste in raggiri, manovre, artifici, diretti a trarre in errore una persona, viziandone la
volontariet e inducendola a compiere un atto che altrimenti non avrebbe compiuto (dolus causam dans), o che sarebbe stato
effettuato a condizioni e modi diversi (dolus incidens). Nella seconda accezione, il dolo la volont cosciente di compiere un
reato o un atto illecito: la forma tipica della volont colpevole (cfr. 1321, 1).
In rapporto allatto giuridico, il dolo uno dei vizi fondamentali del medesimo. Sidifferenzia dalla violenza fisica e dal
timore, poich, come s gi rilevato, incide direttamente sullintelligenza, traendola in errore. I suoi effetti sono identici a
quelli determinati dal timore: di regola, non invalidit dellatto, ma possibile rescissione. tuttavia ovvio che, qualora il dolo
causi un errore sostanziale, e non semplicemente accidentale (v. paragrafo seguente), latto per s invalido.
Per espressa disposizione del diritto, il dolo rende invalido:
1.

Il voto religioso: 1191, 3


2.

Il giuramento promissorio: 1202, 2


3.

Il suffragio elettorale: 172, 1, n. 1


4.

Lammissione al noviziato religioso: 643, 1, n. 4


5.

La professione religiosa: 656, n. 4; 658


6.

Il consenso matrimoniale, in casi determinati: 1098


7.

La rinunzia a un ufficio ecclesiastico: 188


Lignoranza e lerrore
126 Per il concetto dignoranza e di errore, a cui equiparata linavvertenza, v. n. 262. Latto che ne segue, pu essere
nullo, valido e rescindibile.
1
Nullo, se lignoranza o lerrore vertano su un elemento essenziale dellatto (ignoranza ederrore sostanziale o ostativo)
o ricadano in una condizione sine qua non (considerato anche questo errore sostanziale).
Esempi di errori sostanziali:
1.

Se una persona crede di firmare una semplice lettera, e sottoscrive invece un testamento

Se intende comprare il fondo A, e poi si trova ad aver acquistato il fondo B


2
Valido, per s, negli altri casi (errore accidentale), tranne che sia disposto diversamentedal diritto; ma rescindibile
mediante azione rescissoria a norma del diritto
Per espressa disposizione di legge, lerrore rende nulli:
1.

La rinunzia a un ufficio ecclesiastico, determinata da errore sostanziale: 188

Il matrimonio in casi determinati: 1097, 12 (cfr. anche 1099)


Lignoranza circa la natura del matrimonio pu pregiudicare il consenso matrimoniale: 1096, 12.
Per gli effetti dellerrore circa limputabilit e la pena: cfr. 1323, n. 2 (causaesimente); 1324, 1, n. 8 (causa attenuante);
1325 (ignoranza crassa o supina o affettata).
5.
Precisazioni e rilievi
1)
Lincidenza della violenza, del timore, del dolo, dellignoranza, dellerroresugli atti giuridici di un ceto o collegio di
persone
Manca nel Codice unespressa disposizione a tal riguardo. Fu proposto il seguente canone: Invalidus censetur actus collegii
si maior pars membrorum collegii ex vi et metu aut ex dolo, de quibus in 122, 2, aut ex ignorantia vel errore votum suum
protulerint: si unum alterumve collegii membrum talibus ex vi et metu aut ex dolo aut ex ignorantia vel errore votum suum
protulerit, actus validus est, sed locum data actioni rescissoriae ad normam iuris iis quorum interest (Communicationes, a.
1974, p. 103, n. 3; a. 1982, p. 145, 123). Il canone, tuttavia, non fu inserito negli Schemi, e tre Padri Consultori ne fecero
successivamente formale richiesta. Fu risposto che era sufficiente il 148 (lattuale 172, 1) sulla libert del voto nella
elezione a un ufficio ecclesiastico, e che non cera bisogno di formulare una norma a parte per gli atti di un collegio: Canon
esset periculosus propter condiciones subiectivas quae subintrarent et quae difficillimae sunt probationis (Communicationes,
a. 1982, p. 145, 123).
2)
Differenza tra dichiarazione di nullit e annullamento
La differenza palese. Si ha la dichiarazione di nullit, quando un atto inesistente e invalido viene riconosciuto come tale
dallautorit competente. Lannullamento si ha invece quando un atto, per s valido, viene rescisso. La nullit di un atto viene
pronunziata dal giudice con decreto o sentenza declaratoria (dichiarazione di nullit); lannullamento, con deliberazione
rescissoria, che di regola ha effetto ex nunc.
Per il matrimonio non vi pu mai essere lannullamento. Di conseguenza, trattandosi di un matrimonio nullo, il tribunale che
lo riconosce come tale pronunzia la dichiarazione di nullit; e trattandosi di un matrimonio valido, rato e non consumato, pu
aver luogo lo scioglimento da parte del Romano Pontefice mediante dispensa.
3)
La sanatoria di atti nulli
Nellordinamento canonico, come in quello civile, previsto non solo lannullamento o rescissione di un atto valido, ma
anche la sanatoria di un atto nullo. Nel Codice si hanno tre casi espressi:


Sanatoria di atti giudiziari nulli: 1619

Sanatoria di sentenza: 1622, 1623, 1626

Convalida o sanazione in radice di un matrimonio nullo a causa di un impedimento dirimente, di un vizio di consenso
o di un vizio di forma: 1159 1160 e 1161 1165
4)
Un problema di terminologia
Latto giuridico pu essere:
1
Inesistente, se dellatto o del negozio v solo una parvenza esterna, mentre manca deltutto la realt giuridica, in
quanto privo di un elemento essenziale costitutivo. Per esempio, il matrimonio tra due persone dello stesso sesso; oppure il
matrimonio contratto con un consenso puramente fittizio.
2
Nullo, se latto rispecchia solo in parte lo schema legale e manca di una formalit o diun requisito essenziale
prescritto dalla legge (cfr. 124, 1). Per esempio, il matrimonio celebrato con lassistenza di un sacerdote privo della debita
delega, e al di fuori del caso previsto dal 144 (supplet Ecclesia).
3
Inefficace, se latto rispecchia in tutto lo schema legale ed in s compiuto in tutti i suoielementi e le sue formalit,
ma non produce alcun effetto giuridico per un ostacolo di natura esterna allatto stesso. Per esempio, la rinunzia a un ufficio
ecclesiastico, cui non sia seguita laccettazione da parte del Superiore competente ( 180, 1). Inefficace anche una votazione,
che non abbia raggiunto la maggioranza prescritta ( 119, 1).
4
Annullabile, se latto passibile di rescissione perch inficiato da uno dei vizi previsti: timore, dolo, ignoranza,
errore, o perch contrario a una precisa disposizione di legge (cfr. 149, 2, e 166, 2).
5
Invalido , genericamente, latto nullo o annullabile.
1.
A tal riguardo, tuttavia, da lamentare nellordinamento canonico, come in quello civile, una terminologia varia e
difforme. La stessa nullit viene designata con termini diversi: nullus, invalidus, irritus, infectus, ecc. auspicabile che si usi
una terminologia pi precisa e uniforme nella dottrina.
6.
Consenso e parere
127 (105*)
Il Superiore ecclesiastico dispone di ampi poteri nellesercizio del suo ufficio. Tuttavia, per determinati atti
che presentano un certo rilievo, egli ha lobbligo di consultare particolari organi e persone. In alcuni casi, ha bisogno anche del
loro espresso consenso. Tali disposizioni sono dettate non solo da motivi di prudenza: evitare che il Superiore, agendo da solo,
commetta errori o arbitri pericolosi, ma anche da ragioni pi alte: assicurare al Superiore la reale cooperazione delle persone
che da lui dipendono, secondo il principio ecclesiale di corresponsabilit e di partecipazione.
Il 127 stabilisce i seguenti principi, che sono da integrare con le disposizioni relative alle impugnazioni degli atti
amministrativi (cfr. 1400, 2, 1732 ss.).
Il consenso
1
Qualora sia prescritto il consenso di un collegio o di un ceto di persone

Il collegio o il ceto devono essere convocati secondo le modalit stabilite nel 166.

Avvenuta la legittima convocazione, il collegio o il ceto procedono alla votazione nel giorno, nellora e nella sede che
sono stati fissati.

Se si tratta di persone giuridiche, necessario applicare rigorosamente il 119, che determina il quorum dei presenti: la
maggior parte dei componenti la persona giuridica da convocare (n. 822).
Trattandosi invece di un semplice gruppo o collegio non costituito in persona giuridica, la suddetta norma per s non
obbligatoria (n. 831). Bisogner quindi applicare le eventuali disposizioni contenute nei propri statuti, che possono anche
prescrivere una norma diversa, per quanto sia opportuno attenersi al 119, a fine di evitare glinconvenienti lamentati (n. 830).

Il quorum dei suffragi per la validit del consenso la maggioranza assoluta dei presenti (e non delle schede valide):
cos prescritto espressamente nel 127, 1. A tal riguardo, tuttavia, il canone ( 3) non parla pi di giuramento, come
invece era detto nel 105, n. 2, del Codice precedente (Communicationes, a. 1974, p. 103, n. 4). Ma questo non esclude che il
Superiore possa imporre il giuramento de secreto servando in caso di particolare gravit.

Mancando il consenso del collegio o del ceto di persone o perch esso non sia stato interpellato o legittimamente
convocato, o perch abbia espresso collegialmente voto negativo leventuale atto posto dal Superiore sarebbe invalido, n
potrebbe essere sanato da un possibile consenso successivo, secondo la 18 Regula Iuris delle Decretali di Bonifacio VIII:
Non firmatur tractu temporis quod de iure ab initio non subsistit. Latto dovr essere rinnovato ad normam iuris.

Se il collegio o il ceto di persone esprimono a maggioranza parere negativo, rifiutando il proprio consenso, al
Superiore non resta che o agire in accordo col collegio o ceto, o astenersi dallatto che intendeva porre in essere.
2
Qualora sia prescritto il consenso di determinate persone come singole, ossia a titolopersonale

Il Superiore deve chiedere il consenso di tutte e singole le persone, designate dal diritto universale o particolare o
dagli statuti.

Non pu, similmente, agire contro il voto o anche contro il voto di una sola di esse; se lo facesse, latto sarebbe
invalido.

Una eventuale risposta in bianco da considerarsi negativa, perch, tenendo presente il 1, il Superiore deve non solo
richiedere, ma ottenere il consenso.
Il parere
1
Qualora sia prescritto il parere (consilium) di un collegio o di un ceto di persone

Il collegio o il ceto devono essere parimenti convocati a norma del 166, tranne che sia stabilito diversamente per
diritto particolare o proprio (Communicationes, a. 1982, p. 146, 124).

Se il Superiore volutamente e anche per semplice svista, non richiede il detto parere, il suo atto per s invalido.

Assolto per il suo obbligo, il Superiore non tenuto giuridicamente ad accedere al voto delle persone consultate; la
prudenza, tuttavia, glimpone di non discostarsi da tale voto, specie se unanime, tranne che ritenga di dover agire in modo
diverso per motivi prevalenti, da considerarsi con particolare attenzione e responsabilit, per non commettere arbitri.

Lobbligo ad validitatem solo di richiedere il parere di tutti: ut actus (valeat) requiritur ut omnium exquiratur
consilium ( 1). E questo di regola avviene, inviando la richiesta al presidente del collegio o del ceto. Se, fatta la richiesta, il
parere non venisse dato, il Superiore potr rinnovarlo, stabilendo un termine perentorio, trascorso il quale egli libero di agire,
riceva o non riceva il parere richiesto. Nel caso poi che il voto sia espresso da una minoranza (per es. la maggioranza dei
presenti alla riunione collegiale, ma non della maggioranza dei convocati, come prescrive il 119), egli ha assolto il suo
compito (la richiesta del parere), per cui latto che porr nella fattispecie sar valido ad ogni effetto.
2
Qualora sia prescritto il parere di determinate persone come singole

Perch latto del Superiore sia valido, occorre consultare tutte le singole persone.

Richiesto il loro parere, il Superiore agir secondo la sua coscienza e responsabilit; ma questa facolt che la legge gli
concede, non lo esonera dallobbligo di consultare le singole persone sub poena invaliditatis.
Un triplice obbligo
Le persone che sono chiamate ad esprimere il loro consenso o il parere, sono tenute a un triplice dovere, morale e
giuridico:

Di esprimere il proprio parere: lastensione per s vietata, tranne che esistano motivi adeguati. Il Superiore, da parte
sua, pu sollecitare lobbligo (anche con precetto: 49): lo afferma in modo espresso il canone: quae quidem obligatio a
Superiore urgeri potest, e lobligatio si riferisce nel testo sia al parere da esprimere sia al segreto da osservare.

Di esprimere il proprio parere o consenso sinceramente, con senso di responsabilit. Per questo necessario che il
Superiore lasci loro piena libert e non tenti in alcun modo, n diretto n indiretto, di limitarla o di condizionarla.

Di osservare scrupolosamente il segreto, se la gravit della cosa lo esiga. Tale segreto pu anche essere imposto dal
Superiore, il quale, com ovvio, vi obbligato anche personalmente.
Precisazioni
1
Dalla normativa canonica, risulta con evidenza che tra consenso e parere esiste una differenza essenziale.
Lobbligo del consenso vincola giuridicamente il Superiore, il quale non pu, ai fini stessi della validit, agire contro il voto
debitamente formulato ed espresso. Il parere, invece, non ha carattere vincolante, e il Superiore pu anche discostarsi da esso,
se lo giudica necessario.
2
La richiesta del consenso o del parere obbligatoria non solo per i Superioriecclesiastici, i quali esercitano un
potere di governo, ma anche per i presidenti di associazioni e per gli amministratori di beni ecclesiastici, nei casi prescritti dal
diritto o dai propri statuti.
3
Il consenso o il parere, che, a norma di diritto, devono essere espressi da un collegioo da un ceto di persone in
quanto tali, sono atti strettamente collegiali, per cui non basta richiedere il voto alle singole persone, n questo pu essere
formulato da ciascuna di esse separatamente. necessaria una deliberazione comune, effettuata a maggioranza di voti.
Trattandosi tuttavia di parere, il diritto particolare o proprio pu anche disporre diversamente ( 127, 1).
4
Nei vicariati e nelle prefetture apostoliche, a norma del 495, 2, consentito al Vicario e al Prefetto consultare i
membri del Consiglio della Missione anche separatamente e per lettera.
5
Per la richiesta del parere, il Codice usa di regola il verbo audire.
6
Relativamente al 105, 1, del Codice precedente, si discuteva tra icanonisti se il parere fosse sempre da richiedere
ad validitatem in tutti i casi. La formulazione del nuovo canone conferma per s la sentenza restrittiva, poich prescrive
espressamente: Perch gli atti siano validi, necessario... richiedere il consiglio di tutti.
7
Il 87 riconosce al Vescovo diocesano la facolt di dispensare dalle leggidisciplinari della Chiesa anche di carattere
universale, e a norma del 91 egli pu esercitare tale facolt sia verso gli altri che verso se stesso. Applicando tali canoni, pu il
Vescovo diocesano dispensarsi, in un caso particolare, dallobbligo di chiedere il consenso o il consiglio prescritto dalla
legge? La risposta negativa ai sensi del 86, poich si tratta di un elemento costitutivo della capacit del Superiore per poter
porre in essere un atto giuridico.
8
A norma del 1277, il Vescovo diocesano, perch possa compieredeterminati atti di amministrazione e di alienazione,
ha bisogno del consenso del Consiglio per gli affari economici e del Collegio dei consultori. Nel caso che nel primo scrutinio
non si ottenga la maggioranza dei voti e nel secondo si abbia la parit, pu il Vescovo, presidente delluno e dellaltro
organismo ( 492, 1, e 502, 2), dirimere la questione col suo voto ai sensi del 119, n. 2?
La risposta negativa. Il Vescovo presiede di diritto il Consiglio per gli affari economici e il Collegio dei consultori, ma non
membro n delluno n dellaltro. Tra il Vescovo e i due organi che lo assistono c una netta alterit, per cui egli non pu
partecipare alle votazioni n dirimere col suo voto leventuale parit del secondo scrutinio. C, a tal riguardo, una
dichiarazione autentica della Pont. Comm. per linterpret. del Codice, in data 14 maggio 1985:

Dubium: Utrum cum iure statuatur ad actus ponendos Superiorem indigere consensu alicuius Collegii vel personarum
coetus, ad normam 127, 1, ipse Superior ius habeat ferendi suffragium cum aliis, saltem ad paritatem suffragiorum
dirimendam.

Responsum: Negative (Communicationes, a. 1985, p. 262, II).


Per diritto comune
A)
Precipui casi nei quali necessario il consenso per diritto comune
1
Dei Vescovi suffraganei

Per la celebrazione del Concilio provinciale: 442, 1


2
Del Collegio dei consultori
1.

Perch lAmministratore diocesano possa rimuovere il cancelliere della Curia e gli altri notai: 485

Perch lAmministratore diocesano possa concedere le lettere dimissorie: 1018, 1, n. 2


3
Del Collegio dei consultori e del Consiglio per gli affari economici

Perch il Vescovo diocesano possa compiere o consentire determinati atti di amministrazione e di alienazione: 1277;
1292, 1 e 4; 1295

4
Del proprio Consiglio
1.
Perch il Superiore di un Istituto religioso:
2.

Possa procedere a determinati atti di amministrazione: 638, 3


3.

Possa concedere a un religioso di vivere fuori della casa dellIstituto: 665, 1


4.

Conceda a un professo di voti perpetui lindulto di esclaustrazione: 686, 1

Riammetta un novizio o un professo uscito legittimamente dallIstituto: 690, 1


5
Di coloro che vantano legittimi diritti

Per la riduzione di una chiesa ad uso profano, da parte del Vescovo diocesano: 1222, 2.
B)
Precipui casi nei quali obbligatoria la richiesta del parere per diritto comune
1.
1
LOrdinario ascolta

Il promotore di giustizia, per adottare contro laccusato alcuni provvedimenti, durante lo svolgimento del processo:
1722
1.
2
LOrdinario del luogo ascolta
2.

Il superiore interessato, per la nomina del cappellano della casa di un Istituto religioso locale: 567, 1

Il parroco interessato, per lerezione del fonte battesimale in una chiesa o in un oratorio del territorio parrocchiale:
858, 2
1.
3
Il Vescovo diocesano ascolta
2.

Il Consiglio presbiterale, negli affari di maggiore importanza ( 500, 2); per la celebrazione del Sinodo
diocesano ( 461, 1); per lerezione, la soppressione o la notevole innovazione di una parrocchia ( 515, 2); per la riduzione
di una chiesa ad uso profano ( 1222, 2), ecc.
3.

Il Consiglio presbiterale e il Consiglio per gli affari economici, per limposizione di speciali contributi,
richiesti dalle necessit della diocesi: 1263
4.

Il Collegio dei consultori e il Consiglio per gli affari economici, per gli atti di amministrazione di maggior
rilievo ( 1277); per la nomina e la rimozione durante munere delleconomo diocesano ( 494, 12)
5.

Il Capitolo cattedrale o collegiale, per il conferimento dei canonicati: 509, 1

Due parroci assistenti nella rimozione o nel trasferimento amministrativo dei parroci: 1742, 1; 1745; 1750; ecc.
1.
4
Il Superiore religioso ascolta il proprio Consiglio
2.

Per lammissione alla professione temporanea: 656, n. 3


3.

Per lesclusione dalla successiva professione: 689, 1


4.

Per dare inizio al processo di dimissione dallIstituto, contro un religioso colpevole dei reati previsti: 697;
ecc.
7.
Il risarcimento dei danni
128 (1681*) Lobbligo del risarcimento dei danni ingiustamente arrecati perdolo o per colpa un principio di diritto
naturale, che ha la sua conferma in tutte le legislazioni civili (cfr. lart. 2043 del Codice Civile Italiano).
Tale principio richiamato con insistenza dal Codex Iuris Canonici, che gi nel 57, 3, considera i danni causati
colpevolmente dalla pubblica autorit amministrativa, negando o ritardando illegittimamente un provvedimento a cui uno abbia
diritto. Nel 128, il principio formulato in modo generale, comprendente sia gli atti giuridici illegittimi sia gli atti non
giuridici posti col dolo, ossia con volont deliberata e cosciente, oppure colposamente, per lomissione della debita diligenza e
prudenza.

Chiunque: persona fisica e giuridica, semplice fedele o pubblica autorit, qualunque essa sia

Provoca illegittimamente del danno: sia di carattere patrimoniale sia daltro genere, a una persona

obbligato a una congrua riparazione o risarcimento


Ne deriva e converso che, se gli atti sono posti legittimamente e non c in essi n dolo n colpa, s che i danni sono stati
causati in buona fede, non c obbligo di ripararli, tranne che intervenga una sentenza giudiziaria.
Lobbligo di risarcire i danni riaffermato, direttamente o indirettamente, in ulteriori canoni:
1.

982: per falsa denunzia di un confessore innocente


2.

1062: per illegittima rottura di promessa matrimoniale


3.

1281, 1: per atti posti illegittimamente da amministratori di beni ecclesiastici


4.

1457, 12: per colpe commesse da giudici o da altri ministri di tribunale, nellesercizio del loro ufficio
5.

1521: in caso di perenzione di unistanza giudiziaria, per colpa di tutori, curatori, procuratori, ecc.
6.

1649, 1, n. 4: per una lite giudiziaria perduta e promossa temerariamente

Cfr. anche 1347, 2; 1357, 2; 1515


Contro i danni ingiustamente arrecati, prevista sia unazione contenziosa, siaeventualmente unazione penale, nel caso che
essi derivino da un reato o delitto. Il Codex Iuris Canonici vi dedica un capitolo a s nel libro VII De processibus: 1729
1731; cfr. anche 1718.