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LE PERSONE GIURIDICHE (Can. 113Can.

123)
Can. 113

1. La Chiesa cattolica e la Sede Apostolica sono persone morali in forza della stessa disposizione divina.
2. Nella Chiesa, oltre alle persone fisiche, ci sono anche le persone giuridiche, soggetti cio nel diritto
canonico di obblighi e di diritti che corrispondono alla loro natura.
Can. 114

1. Le persone giuridiche sono costituite o dalla stessa disposizione del diritto oppure dalla concessione
speciale da parte della competente autorit data per mezzo di un decreto, come insiemi sia di persone sia di cose
ordinati ad un fine corrispondente alla missione della Chiesa, che trascende il fine dei singoli.
2. Come fini, di cui al 1, sintendono quelli attinenti ad opere di piet, di apostolato o di carit sia
spirituale sia temporale.
3. Lautorit competente della Chiesa non conferisca la personalit giuridica se non a quegli insiemi di
persone o di cose, che perseguono un fine effettivamente utile e che, tutto considerato, sono forniti dei mezzi che
si possono prevedere sufficienti a conseguire il fine prestabilito.
Can. 115

1. Le persone giuridiche nella Chiesa sono o insiemi di persone o insiemi di cose.


2. Linsieme di persone, che non pu essere composto se non almeno di tre persone, collegiale, se i
membri determinano la sua azione, concorrendo nel prendere le decisioni, con uguale diritto o meno, a norma del
diritto e degli statuti; altrimenti non collegiale.
3. Linsieme di cose, ossia la fondazione autonoma, consta di beni o di cose, sia spirituali sia materiali, e
lo dirigono, a norma del diritto e degli statuti, sia una o pi persone fisiche sia un collegio.
Can. 116

1. Le persone giuridiche pubbliche sono insiemi di persone o di cose, che vengono costituite dalla
competente autorit ecclesiastica perch, entro i fini ad esse prestabiliti, a nome della Chiesa compiano, a norma
delle disposizioni del diritto, il proprio compito, loro affidato in vista del bene pubblico; tutte le altre persone
giuridiche sono private.
2. Le persone giuridiche pubbliche vengono dotate di tale personalit sia per il diritto stesso sia per
speciale decreto dellautorit competente che la concede espressamente; le persone giuridiche private vengono
dotate di questa personalit soltanto per mezzo dello speciale decreto dellautorit competente che concede
espressamente la medesima personalit.
Can. 117

Nessun insieme di persone o di cose che intenda ottenere la personalit giuridica, pu validamente
conseguirla se i suoi statuti non siano stati approvati dalla competente autorit.
Can. 118

Rappresentano la persona giuridica pubblica, agendo a suo nome, coloro ai quali tale competenza
riconosciuta dal diritto universale o particolare oppure dai propri statuti; rappresentano la persona giuridica
privata, coloro cui la medesima competenza attribuita attraverso gli statuti.
Can. 119

Per quanto concerne gli atti collegiali, a meno che non sia disposto altro dal diritto o dagli statuti: 1) se si
tratta di elezioni, ha forza di diritto ci che, presente la maggior parte di quelli che devono essere convocati, e
piaciuto alla maggioranza assoluta di coloro che sono presenti; dopo due scrutini inefficaci, la votazione verta
sopra i due candidati che hanno ottenuto la maggior parte dei voti, o, se sono parecchi, sopra i due pi anziani di
et; dopo il terzo scrutinio, se rimane la parit, si ritenga eletto colui che pi anziano di et; 2) se si tratta di altri
affari, ha forza di diritto ci che, presente la maggior parte di quelli che devono essere convocati, piaciuto alla
maggioranza assoluta di coloro che sono presenti; che se dopo due scrutini i suffragi furono uguali, il presidente
pu dirimere la parit con un suo voto; 3) ci che poi tocca tutti come singoli, da tutti deve essere approvato.
Can. 120

1. La persona giuridica per sua natura perpetua; si estingue tuttavia se viene legittimamente soppressa
dalla competente autorit o se ha cessato di agire per lo spazio di cento anni; la persona giuridica privata si
estingue inoltre, se lassociazione stessa si discioglie a norma degli statuti, oppure se, a giudizio dellautorit
competente, la stessa fondazione ha cessato di esistere a norma degli statuti.
2. Se rimane anche uno solo dei membri della persona giuridica collegiale, e linsieme delle persone
secondo gli statuti non ha cessato di esistere, lesercizio di tutti i diritti dellinsieme compete a quel membro.

Can. 121

Se gli insiemi sia di persone sia di cose, che sono persone giuridiche pubbliche, si congiungano in tale
maniera che dai medesimi sia costituito un unico insieme dotato anchesso di personalit giuridica, questa nuova
persona giuridica ottiene i beni e i diritti patrimoniali propri dei precedenti e assume gli oneri, di cui i medesimi
erano gravati; per quanto concerne poi la destinazione dei beni e ladempimento degli oneri, devono essere
salvaguardati la volont dei fondatori e degli offerenti e i diritti acquisiti.
Can. 122

Se linsieme, che gode di personalit giuridica pubblica, si divide in maniera tale che o una parte di esso sia
unita a unaltra persona giuridica o dalla parte divisa si eriga una distinta persona giuridica pubblica, lautorit
ecclesiastica cui compete la divisione deve curare personalmente o per mezzo di un esecutore, osservati invero in
primo luogo sia la volont dei fondatori e degli offerenti sia i diritti acquisiti sia infine gli statuti approvati: 1) che
i beni comuni divisibili e i diritti patrimoniali come pure i debiti e gli altri oneri siano divisi tra le persone
giuridiche di cui si tratta con debita proporzione secondo il giusto e lonesto, tenuto conto di tutte le circostanze e
delle necessit di entrambe; 2) che luso e lusufrutto dei beni comuni, che non sono sottoposti a divisione,
tornino a vantaggio di tutte e due le persone giuridiche, e che gli oneri propri alle medesime siano imposti a
entrambe, osservata parimenti la dovuta proporzione da definirsi secondo il giusto e lonesto.
Can. 123

Estinta la persona giuridica pubblica, la destinazione dei beni e dei diritti patrimoniali e parimenti degli
oneri della medesima viene retta dal diritto e dagli statuti; se questi tacciono, essi toccano in sorte alla persona
giuridica immediatamente superiore, salvi sempre la volont dei fondatori e degli offerenti come pure i diritti
acquisiti; estinta la persona giuridica privata, la destinazione dei beni e degli oneri della medesima retta dagli
statuti propri.
1.
Introduzione
Soggetto di diritti e di obbligazioni nellordinamento canonico, come in quello civile, sono non soltanto le persone fisiche,
ma anche quelle giuridiche, create dalla legge (Can. 113, 2). Il loro fondamento o ragion dessere nella esigenza di
perseguire e attuare efficacemente interessi e scopi collettivi, che superano la sfera individuale. Trattandosi, infatti, di tutelare
interessi e scopi individuali, soggetto di diritto pu essere lo stesso individuo; ma quando si tratta dinteressi collettivi, il
singolo individuo non basta, e il soggetto di diritto devessere ununit pi ampia e pi valida, risultante da una pluralit di
persone (corporazione) o da un complesso di beni (fondazione), che sussista ed operi con capacit giuridica propria, per
lattuazione dei fini comuni.
Storicamente, il concetto moderno di persona giuridica frutto di una lunga elaborazione, in cui lordinamento ecclesiastico
e la scienza canonica hanno avuto un ruolo decisivo.
Nel diritto romano classico, figurano soltanto le associazioni di persone variamentedenominate: societas, ordo, sodalitas o
sodalicium, collegium, corpus. Ma esse non sono concepite come un soggetto a s, indipendente dai membri che le
compongono, e non hanno neppure una piena capacit giuridica, poich, fra laltro, non possono acquistare, n ereditare, n
possedere.
Tale capacit viene riconosciuta solo nel diritto giustinianeo, che tuttavia ignorapropriamente le fondazioni. Questi nuovi
soggetti di diritto sono un portato genuino del Cristianesimo, una emanazione della carit, idea essenzialmente nuova, e in
quelle prime origini essi non hanno altro che scopi di beneficenza e di piet. Erano ricoveri, ospedali, orfanotrofi, brefotrofi,
lasciti per chiese e funzioni, ecc. Di qui il nome di piae causae (P. Bonfante).
Nello stesso diritto romano cristiano giustinianeo, infatti, la pia causa considerata comeun semplice scopo (causa)
non si distacca nettamente dalla corporazione (chiesa o convento), a cui fatto il lascito. Il distacco avviene lentamente ad
opera della scienza canonica, che, nel secolo XIII, si svincola dai punti morti della concezione romanistica e riconosce
nelluniversitas una personalit giuridica propria a s stante, indipendente dai singoli membri. Il merito maggiore di questa
importante elaborazione teorica, che alla base della dottrina moderna delle persone giuridiche, spetta al grande decretalista
Sinibaldo Fieschi (11951254), divenuto poi papa col nome dInnocenzo IV (1243).
Si discute nella dottrina sulla natura delle persone giuridiche. A tal riguardo, si hannoquattro precipue teorie.
La prima sostiene che la persona giuridica sia il risultato di una pura finzione o astrazione fondata sulla legge, in quanto solo
la persona fisica, fornita di ragione e di volont, pu essere soggetto di diritti e di doveri.
La seconda, con una concezione del tutto opposta, attribuisce alla persona giuridica una vera realt organica, sia pure diversa
da quella persona fisica.
La terza (una variante della prima) riconosce come reale nella persona giuridica solo ci che veramente tale, vale a dire
glinteressi e gli scopi comuni e i mezzi per attuarli. Il resto unastrazione.
La quarta, forse pi fondatamente, distingue tra corporazioni (universitates personarum) e fondazioni (universitates rerum):
le prime sono soggetto reale di diritti e di doveri, poich sono costituite da persone fisiche, capaci di volere e di agire; le
seconde invece, formate da beni o cose, non sono soggetto reale, ma soltanto fittizio, creato dalla legge.
2.
Persone morali e persone giuridiche nella Chiesa

Can. 113 (99100, 1*)


Seguendo la terminologia tradizionale, il Codice precedente distingueva le persone in
fisiche e morali (99*).Il nuovo Codice adotta la terminologia civilistica moderna e, invece che di persone morali, parla di
persone giuridiche, usando per altro la denominazione di persona morale per la Chiesa Cattolica e per la Sede Apostolica, allo
scopo di mettere in evidenza che esse godono di tale prerogativa non in forza di un ordinamento giuridico umano, ma in virt
dello stesso ordinamento divino ( 1).Per la stessa ragione, persona morale, e non semplice persona giuridica, anche il
Collegio dei Vescovi, perch pur esso distituzione divina (Can. 330) e insieme col Romano Pontefice soggetto di suprema
e piena potest sulla Chiesa universale (Can. 336). Sorprende che il Codice non lo abbia rilevato in nessun canone.
Tutti gli altri enti che sussistono ed operano nella Chiesa come soggetti di diritti e di obbligazioni, sono dette persone
giuridiche, poich la loro personalit posta in essere da un atto costitutivo della pubblica autorit.
3.
Gli elementi essenziali delle persone giuridiche
Can. 114 (100, 1*)
Prescindendo dalla natura della persona giuridica, e tenendo presente la legislazione ecclesiastica e
quella civile, si pu dare di essa la seguente generica definizione: Ununit organica, formata da una pluralit di persone
(corporazione) o da un complesso di beni o cose (fondazione), e alla quale la pubblica autorit (la Chiesa o lo Stato) conferisce
la capacit giuridica, ossia la soggettivit di diritti e di obblighi, per la realizzazione di uno scopo collettivo, rispondente alla
sua natura.
La persona giuridica cos costituita si presenta come una realt nuova, unitaria, che non una semplice somma dindividui o
di cose, ma un soggetto giuridico a s stante, il quale supera lindividualit delle persone e degli elementi che la compongono e
da essi indipendente.
1)
Gli elementi materiali o di fatto
Can. 114, 1 Sono tre:
1
Una pluralit di persone nelle corporazioni (elemento personale), o un complesso di beni o cose nelle istituzioni o
fondazioni (elemento patrimoniale).
2
Uno scopo collettivo proprio possibile, lecito e utile rispondente alla natura di ciascuna persona giuridica,
diverso e distinto dai fini particolari dei singoli.
3
Una struttura adatta, capace di dare alla pluralit delle persone o al complesso dei beni una vera unit organica (non
un semplice agglomerato), indipendente dai singoli individui che compongono la corporazione o amministrano la fondazione.
2)
Lelemento formale
il riconoscimento da parte della pubblica autorit, che, ope legis o con un particolare provvedimento (decreto), conferisce
alla corporazione o alla fondazione la personalit giuridica, a seguito della quale lente diviene soggetto di diritti e di obblighi,
con capacit di agire come tale. Senza questo atto costitutivo formale dellautorit competente, si potr avere una semplice
entit o associazione di fatto, suscettibile anche di rapporti giuridici a termine del Can. 310, ma non una vera unit, ossia la
persona giuridica propriamente detta.
1.
Ovviamente la persona giuridica non si ha neppure se manca qualcuno degli elementi materiali accennati, poich tali
elementi costituiscono la base indispensabile affinch possa intervenire lelemento formale.
3)
Il fine delle persone giuridiche ecclesiastiche
Can. 114, 2 Le persone giuridiche ecclesiastiche sono ordinate a un fine rispondente alla missione della Chiesa, il quale
trascende i fini particolari delle singole persone fisiche ( 1). Si tratta in concreto precisa il 2 di fini attinenti ad opere
di piet, di apostolato o di carit sia spirituale che temporale, quali ad esempio:
1.

Limpegno per levangelizzazione: Can. 298, 1


2.

Linsegnamento della dottrina cristiana: Can. 298, 1, e Can. 301, 1


3.

Lattuazione di una vita cristiana pi perfetta: Can. 298, 1


4.

Lorganizzazione e lincremento del culto divino: Can. 298, 1; Can. 301, 1; Can. 1254, 1
5.

Lanimazione dellordine temporale mediante lo spirito cristiano: Can. 298, 1, e Can. 327
6.

Il dignitoso sostentamento del clero e degli altri ministri: Can. 1254, 1


7.

Iniziative a favore dei poveri: Can. 1254, 1


4)
Una duplice condizione
Can. 114, 3 Il 3 paragrafo del Can. 114 detta una norma di prudenza e di responsabilit: la concessione della personalit
giuridica da parte della competente autorit ecclesiastica devessere effettuata a due condizioni:
1
Che il fine perseguito dagli insiemi di persone o di cose sia un fine realmente utile, anche allo scopo di evitare una
dannosa dispersione delle forze (Can. 323, 2)
2
Che non manchino loro i mezzi sufficienti per conseguire il proprio fine
Sono i criteri fondamentali richiamati nel Decr. conc. Apostolicam actuositatem del 18 nov. 1965, n. 19, 4: Occorre evitare
la dispersione delle forze, che si ha quando si promuovono nuove associazioni e opere senza motivo sufficiente, o si
mantengono in vita pi del necessario associazioni o metodi superati; n sar sempre opportuno che forme istituite in una
nazione vengano trasferite indiscriminatamente in altre.
4.
La classificazione delle persone giuridiche
Can. 115 (99100*) Il Codice precedente distingueva le persone giuridiche (dette morali) in collegiali e non collegiali,
ma la divisione era inadeguata, per cui il nuovo Codice adotta una classificazione pi esatta e anche pi rispondente alla
tradizione canonica: quella tra universitates personarum e universitates rerum, suddividendo le universitates personarum
in collegiali e non collegiali. Si noti per che anche le universitates rerum possono essere rette e amministrate sia da una o
pi persone singole sia da un collegio, a norma del diritto e degli statuti ( 3).
1)
Universitates personarum aut rerum
Can. 115, 1 La distinzione era stata gi formulata nel Can. 114, 1, ma il Can. 115, dedicato alla classificazione dei vari
tipi di persone giuridiche, ritiene opportuno richiamarla.

Le universitates personarum sono le unit di persone o corporazioni; le universitates rerum, le unit di cose o fondazioni
autonome (cfr. anche Can. 1303, 1, n. 1).
2)
Persone collegiali e non collegiali
Can. 115, 2 Le unit di persone si distinguono in due classi: collegiali e non collegiali.
Nelle persone collegiali, lattivit determinata dai membri, i quali prendono parte alle decisioni sia con uguale diritto
(aequali iure), come ad esempio nei capitoli cattedrali, sia con diritto non uguale (iure inaequali), come nelle Conferenze
Episcopali, nelle quali ai Vescovi diocesani ed ai Presuli ad essi equiparati e inoltre ai Vescovi coadiutori compete ipso iure il
voto deliberativo (Can. 454, 1), mentre ai Vescovi ausiliari e agli altri Vescovi titolari che fanno parte della Conferenza,
spetta il voto deliberativo o consultivo secondo la disposizione degli statuti (Can. 454, 2). Anche nel Collegio dei Vescovi
vige un diritto disuguale tra i membri e il Capo, il Romano Pontefice, a cui spetta per diritto proprio non solo convocare e
presiedere le assemblee (Can. 338, 1), ma anche confermare e promulgare con la sua autorit tutti i decreti e tutte le
deliberazioni emanate dal Collegio (Can. 341).
Nelle persone non collegiali come per esempio le diocesi, le parrocchie, i seminari, glistituti religiosi lattivit
determinata dalle persone che ne hanno la competenza a norma del diritto e degli statuti.
1.
Secondo unantica massima del diritto romano, la corporazione richiede un insieme di almeno tre persone: Neratius
Priscus tres facere existimat collegium, et hoc sequendum est (Dig., L, 16, de verborum significatione). Questo, tuttavia, non
significa che una persona giuridica cessi di esistere qualora il numero dei suoi membri scenda al di sotto di tre. Nel Can. 120,
2, previsto il caso che sopravviva anche uno solo dei membri, e dal Can. 120, 1, risulta che la persona giuridica pu
continuare a sussistere anche quando tutti i suoi membri siano venuti meno.
3)
Le fondazioni autonome
Can. 115, 3 Il terzo paragrafo del Can. 115 determina con pi esattezza le universitates rerum, formate da un complesso
di cose, sia spirituali che materiali, e rette, come s gi accennato, da una o pi persone singole o da un collegio, a norma del
diritto e degli statuti.
4)
Persone pubbliche e private
Can. 116, 1 Il nuovo Codice distingue formalmente anche tra persone giuridiche pubbliche e private: una distinzione che
costituisce senza dubbio un progresso della scienza canonica (Communicationes, a. 1982, p. 143, Can. 113). Il criterio di
distinzione non il fine, che il medesimo per le une e per le altre (fine culturale, apostolico, caritativo), conforme alla
missione della Chiesa: Can. 114, 12, ma il modo di attuarlo. Le persone giuridiche pubbliche operano in nome della
Chiesa, quali suoi strumenti, mentre le persone giuridiche private agiscono a nome proprio e sotto la responsabilit dei
membri. Senza dubbio, anchesse cooperano al bene pubblico (intuitu boni publici), ma questa intenzionalit nelle persone
giuridiche pubbliche e pi diretta e qualificata.
In conseguenza del fine da realizzare nomine Ecclesiae, le persone giuridichepubbliche sorgono ad iniziativa diretta
dellautorit ecclesiastica (Can. 301, 3). Quelle private, invece, ad iniziativa dei fedeli (Can. 215 e Can. 299), i quali
organizzano gli elementi materiali o di fatto, che sono la base o il sostrato necessario per lintervento della pubblica autorit
competente, ossia per latto costitutivo della personalit giuridica (lelemento formale). Niente per impedisce che una persona
giuridica privata, sorta ad iniziativa dei fedeli, possa diventare persona giuridica pubblica. Sar sufficiente che lautorit
ecclesiastica competente, le conferisca una particolare missio, in forza della quale essa sia autorizzata a svolgere la sua
attivit nomine Ecclesiae.
1.
Le persone giuridiche private si collocano in una posizione intermedia tra le sempliciassociazioni di fatto (Can. 215,
Can. 219, Can. 230, Can. 310) e le persone giuridiche pubbliche. La loro figura nuova nel diritto canonico, e non manca chi
si chiede quali siano gli effetti pratici della loro introduzione nellordinamento canonico. La domanda legittima e ad essa
risponderanno i fatti. Una conseguenza molto importante agli stessi fini pratici, si ricava tuttavia dal Can. 1257, per la quale i
beni temporali appartenenti alle persone giuridiche pubbliche esistenti nella Chiesa, come si dir in seguito, sono beni
ecclesiastici, retti dai canoni relativi (Can. 1259Can. 1310), oltre che dagli statuti, mentre i beni appartenenti alle persone
giuridiche private sono beni laicali, retti dai propri statuti e non dai canoni accennati, tranne che sia disposto espressamente in
modo diverso.
5.
La costituzione
Can. 116, 2 A termini del Can. 114, 1, le persone giuridiche ecclesiastiche sono costituite o in forza della stessa
disposizione del diritto (ex ipso iuris praescripto), o per speciale concessione fatta dalla competente autorit mediante decreto
(speciali competentis auctoritatis concessione per decretum data). Il Can. 116, 2, completa il detto principio, ma per
intenderne lesatto contenuto, occorre tener presente anche la normativa sulle associazioni (Can. 298 ss.).
Il canone distingue tra persone giuridiche pubbliche e private:
1
Le persone giuridiche pubbliche ossia quelle sorte ad iniziativa della pubblicaautorit e operanti nomine
Ecclesiae (Can. 116, 1; Can. 301, 3) acquistano la personalit in una duplice forma: o per espressa disposizione del
diritto (ipso iure), o mediante uno speciale decreto della competente autorit.
Godono della personalit giuridica ipso iure:
1.

Le Chiese particolari legittimamente erette: Can. 373


2.

Le province ecclesiastiche: Can. 432, 2


3.

Le Conferenze episcopali: Can. 449, 2


4.

I seminari: Can. 238, 1


5.

Le parrocchie: Can. 515, 3


6.

GlIstituti religiosi, le province, le singole case: Can. 634, 1

Le societ di vita apostolica e, se non disposto diversamente nelle costituzioni, anche le loro parti e le singole case:
Can. 741, 1.

Gli altri enti pubblici hanno invece bisogno di un formale decreto della competente autorit. Per esempio: la regione
ecclesiastica (Can. 433, 2).
A norma del Can. 313, le pubbliche associazioni, come pure le loroconfederazioni, sono costituite persone giuridiche in forza
dello stesso decreto che dispone la loro erezione. Questa, ovviamente, la norma, perch latto di erezione se cos ritiene
opportuno la competente autorit ecclesiastica pu anche non comportare la concessione della personalit giuridica. , ad
esempio, il caso delle Conferenze dei Superiori maggiori religiosi, che, pur erette dalla Santa Sede, non acquistano per ci
stesso la personalit giuridica (Can. 709). Un caso analogo si ha nella erezione delle regioni ecclesiastiche (Can. 433).
Lassociazione o lente semplicemente eretti e non costituiti in persona giuridica, hanno una capacit limitata, che non
consente loro una effettiva soggettivit di obbligazioni e di diritti, propria delle persone giuridiche.
2
Le persone giuridiche private, sorte ad iniziativa dei fedeli (Can. 215 eCan. 299), acquistano la personalit giuridica
solo mediante uno speciale decreto amministrativo, emesso dalla competente autorit ecclesiastica (Communicationes, a. 1980,
p. 125, Can. 73, 2).
Lautorit competente per la concessione della personalit giuridica, sia alle personegiuridiche pubbliche sia a quelle private,
di regola a termini del Can. 312, 1:
1.

La Santa Sede, per le persone giuridiche di carattere universale e internazionale


2.

La Conferenza Episcopale, per quelle di carattere nazionale

Il Vescovo diocesano, per quelle di carattere diocesano.


Il riconoscimento civile
Con i nuovi Accordi intervenuti tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana il 18 febbraio 1984, si conferma da parte dello
Stato il riconoscimento della Chiesa Cattolica (art. 2, n. 1) e della Santa Sede, firmataria degli Accordi. Si stabilisce inoltre con
norma generale:

Art. 7, n. 2: Ferma restando la personalit giuridica degli enti ecclesiastici che ne sono attualmente provvisti, la
Repubblica italiana, su domanda dellautorit ecclesiastica o con il suo assenso, continuer a riconoscere la personalit
giuridica degli enti ecclesiastici aventi sede in Italia, eretti o approvati secondo le norme del diritto canonico, i quali abbiano
finalit di religione o di culto. Analogamente si proceder per il riconoscimento agli effetti civili di ogni mutamento sostanziale
degli enti medesimi.
Occorre tener presenti anche gli artt. 115, 20 e 22 delle Norme esecutive circa gli enti e ibeni ecclesiastici in Italia, emanati
in data 3 giugno 1985.
Riportiamo gli articoli di maggior rilievo:

Art. 1: Gli enti costituiti o approvati dallautorit ecclesiastica, aventi sede in Italia, i quali abbiano fine di religione
o di culto, possono essere riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili con decreto del Presidente della Repubblica,
udito il parere del Consiglio di Stato.

Art. 2: Sono considerati aventi fine di religione o di culto gli enti che fanno parte della costituzione gerarchica della
Chiesa, gli Istituti religiosi e i Seminari.
Per altre persone giuridiche canoniche, per le fondazioni e in genere per gli enti ecclesiastici che non abbiano personalit
giuridica nellordinamento della Chiesa, il fine di religione o di culto accertato di volta in volta, in conformit alle
disposizioni dellart. 16.
Laccertamento di cui al comma precedente diretto a verificare che il fine di religione o di culto sia costitutivo ed
essenziale dellente, anche se connesso a finalit di carattere caritativo previste dal diritto canonico.

Art. 3: Il riconoscimento della personalit giuridica concesso su domanda di chi rappresenta lente secondo il
diritto canonico, previo assenso dellautorit ecclesiastica competente, ovvero su domanda di questa.

Art. 11: Il riconoscimento delle chiese ammesso solo se aperte al culto pubblico e non annesse ad altro ente
ecclesiastico, e sempre che siano fornite dei mezzi sufficienti per la manutenzione e la officiatura.

Art. 13: La Conferenza Episcopale Italiana acquista la personalit giuridica civile, quale ente ecclesiastico, con
lentrata in vigore delle presenti norme.

Art. 22, 1 comma: LIstituto centrale e gli altri Istituti per il sostentamento del clero acquistano la personalit
giuridica civile dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del decreto del Ministro dellInterno, che conferisce ad essi
la qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto.
1.

Art. 30, 1 comma: Con lacquisto, da parte della parrocchia, della personalit giuridica a norma
dellarticolo 29, si estingue, ove esistente, la personalit giuridica della chiesa parrocchiale e il suo patrimonio trasferito di
diritto alla parrocchia, che succede allente estinto in tutti i rapporti attivi e passivi.
6.
Lapprovazione degli statuti
Can. 117 (689*)
Tutte le persone giuridiche, pubbliche e private, di carattere personale e patrimoniale (corporazioni e
fondazioni), devono avere i propri statuti (Can. 94), approvati dalla competente autorit. Una tale approvazione condizione e
presupposto essenziale per la concessione della personalit.
Lobbligo dellapprovazione rinnovato nel Can. 314, per le associazionipubbliche, e nel Can. 322, 2, per le associazioni
private. Lapprovazione degli statuti, per altro, non cambia la natura privata dellassociazione (Can. 322, 2), come di una
qualsiasi persona giuridica.
Lobbligo dellapprovazione degli statuti, ai fini del conseguimento della personalit giuridica, una norma nuova, che non
esisteva nel Codice precedente (lobbligo di avere gli statuti, approvati dalla Sede Apostolica o dallOrdinario del luogo, era
tuttavia imposto alle Associazioni di fedeli nel Can. 689). La norma riguarda pertanto le persone giuridiche che saranno
istituite dopo la promulgazione del Codice (Can. 9).Quelle che gi esistono in forza del Codice precedente sono tenute
ovviamente a redigere i detti statuti, qualora ne siano sprovvisti, e ad aggiornare in conformit del nuovo Codice quelli che gi
li possiedono. Nelluno e nellaltro caso necessaria lapprovazione da parte dellautorit competente.

1.
A norma del Can. 94, 1, gli statuti devono determinare la finalit dellente, la sua costituzione, il governo e le forme
di attivit. Essi sono di essenziale importanza per la vita della persona giuridica e per la sua reale efficienza. il Codice stesso
che lo riconosce, poich, nelle sue norme, rinvia spesso agli statuti degli enti, per il principio di sussidiariet largamente
adottato nella nuova legislazione.
7.
La rappresentanza giuridica
Can. 118
Nella persona giuridica, come in quella fisica, si distingue una duplice capacit: la capacit giuridica e la
capacit di agire (n. 673).
La capacit giuridica, conseguente al riconoscimento da parte della pubblica autorit, ovviamente pi limitativa rispetto a
quella delle persone fisiche, non potendo estrinsecarsi in numerosi rapporti, che presuppongono lindividualit fisica. Quanto
alla capacit di agire, ossia di porre in essere atti e negozi giuridici, essa pure spetta alla persona giuridica, che tuttavia, non
potendo svolgere la sua attivit da s (si tratta di unentit giuridica, creata dalla legge), ha bisogno a tal fine dellopera di
persone fisiche, che agiscano in suo nome e siano i suoi organi.Le persone morali (giuridiche), collegiali e non collegiali
affermava il Can. 100, 3, del Codice precedente sono equiparate ai minori.
Gli organi di rappresentanza, nelle persone giuridiche pubbliche, sono determinate daldiritto universale o particolare o dai
propri statuti; nelle persone giuridiche private, dagli statuti approvati dalla competente autorit. Anche gli statuti sono diritto
particolare, ma di carattere interno (diritto statutario). I detti organi, di cui si avvalgono le persone giuridiche, operano nel
caso, o individualmente o riuniti in unit collegiali. Si dicono organi individuali gli amministratori che agiscono da soli, in
nome e per conto della persona giuridica (per es. il parroco).Si dicono organi collegiali i collegi di amministratori, nei quali pi
volont formano unitariamente la volont della persona giuridica (es. un capitolo cattedrale, il consiglio di amministrazione
dellistituto diocesano per il sostentamento del clero (Istruzione della Conferenza Episcopale Italiana in materia
amministrativa, 1 aprile 1992, n. 47).
Per diritto universale, la rappresentanza giuridica determinata relativamente alla diocesi, alseminario e alla parrocchia.

Rappresentante della diocesi in tutti i suoi negozi il Vescovo (Can. 393). Delle altre comunit ecclesiali assimilate
alla diocesi prelature e abbazie territoriali, vicariati e prefetture apostoliche, amministrazioni apostoliche stabilmente erette
(Can. 368) sono rappresentanti, rispettivamente, il Prelato e lAbate territoriale (Can. 370), il Vicario e il Prefetto apostolico
(Can. 371, 1), lAmministratore apostolico (Can. 371, 2).

Rappresentante del seminario il rettore, tranne che per determinati negozi lautorit competente abbia stabilito
diversamente (Can. 238, 2).

Rappresentante della parrocchia in tutti i negozi il parroco (Can. 532). Nel caso che la cura pastorale di una o pi
parrocchie sia affidata in solido a un gruppo di sacerdoti (Can. 517, 1), la rappresentanza spetta esclusivamente al moderatore
(Can. 543, 2, n. 3).
Nella capacit giuridica delle persone giuridiche compresa la capacit processuale: a talriguardo, il Can. 1480, 1,
dispone che le persone giuridiche stanno in giudizio mediante i loro legittimi rappresentanti, determinati, com gi rilevato,
dalla legge o dagli statuti.
8.
La procedura negli atti collegiali
1)
Le norme del nuovo Codice
Can. 119 (101*)
Le forme e le modalit concernenti gli atti delle persone giuridiche in parte sono regolate dal Codice
o dal diritto particolare, in parte dai propri statuti. Per gli atti collegiali, il Can. 119 stabilisce delle norme di carattere generale,
che vanno applicate salvo che non sia disposto diversamente dal diritto (comune, speciale o particolare) o dagli statuti
particolari, debitamente approvati. Ovviamente, bisogna tener conto anche delle norme prescritte nei canoni circa lelezione e
la postulazione (Can. 164Can. 183).
I principi stabiliti nel Can. 119 sono i seguenti:
1
anzitutto necessario che, nella seduta fissata per la votazione, qualunque ne sialoggetto (Communicationes, a. 1974,
pp. 99100, n. 6), sia presente la maggior parte delle persone da convocare (Can. 119, nn. 12), ossia dei componenti il
gruppo o il collegio, nisi iure vel statutis aliud caveatur. La convocazione va effettuata a norma del Can. 166 (Cfr.
Communicationes, a. 1982, p. 144, Can. 115).
2
Trattandosi di elezione:

Ha forza di diritto ci che sia stato deliberato dalla maggioranza assoluta dei presenti;

Dopo due scrutini inefficaci, la votazione verte sopra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di
suffragi, o, se sono di pi, sopra i due pi anziani di et (ballottaggio);

Al terzo scrutinio, sufficiente la maggioranza relativa, e, se permane la parit, si considera eletto colui che pi
anziano di et (Can. 119, n. 1), senza dover procedere a una quarta votazione.
La maggioranza assoluta prescritta anche nei tribunali collegiali: Il tribunale collegiale deve procedere collegialmente ed
emanare la sentenza a maggioranza di voti (Can. 1426, 1).
Sono previste maggioranze qualificate:

Per lelezione del Romano Pontefice da parte del Collegio dei Cardinali: due terzi pi uno dei voti (Costituzione
Apostolica Romano Pontifici eligendo di Paolo VI, 1 ottobre 1975, n. 5: Enchir. Vat., vol. 5, pp. 958961, n. 1516).

Per la postulazione in ordine alla elezione a un ufficio ecclesiastico: due terzi dei voti (Can. 181)

Per lemanazione di decreti generali da parte delle Conferenze Episcopali: due terzi dei voti dei Presuli che fanno
parte della Conferenza Episcopale con voto deliberativo (Can. 455, 2).
3
Trattandosi di altri negozi giuridici, diversi dallelezione:

Ha forza di diritto ci che sia stato deliberato dalla maggioranza assoluta dei presenti;

Dopo due scrutini, se i suffragi risultino uguali, il presidente pu dirimere la parit col suo voto (Can. 119, n. 2),
qualunque sia il numero dei voti riportati. Non quindi un obbligo che simpone al Presidente, comera prescritto nel Can.

101, 1, n. 1, del Codice precedente (dirimat). Gli si concede una facolt, di cui pu anche non valersi, se non lo ritenga
opportuno (suo voto paritatem dirimere potest).
Post duo scrutinia, ossia dopo la seconda votazione (non dopo la terza, come intendono alcuni, e comera prescritto nella
legislazione precedente: Can. 100, 1, n. 1*). Trattandosi non di elezioni ma di altri negozi, le votazioni sono soltanto due
n per s si pu procedere a un terzo scrutinio (v. tuttavia n. 835).
4
Trattandosi infine di cosa che tocchi tutti singolarmente, lapprovazione devesseredata da tutti (Can. 119, n. 3),
sempre che non sia disposto diversamente dal diritto o dagli statuti.
unantica norma del diritto romano, riportata nelle Regulae Iuris del VI Libro delle decretali di Bonifacio VIII (la 29).
Non facile, tuttavia, determinare quel che omnes uti singulos tangit. Talvolta lo stesso diritto che prescrive lunanimit,
come ad esempio nel compromesso (Can. 174, 1, in cui i singoli elettori rinunziano al loro diritto di esprimere personalmente
il voto, e in un caso particolare concernente le deliberazioni della Conferenza Episcopale (Can. 455, 4).
In genere, la regola va applicata quando si tratta dei cosiddetti diritti ed obbligazioni communiter personales, quelli cio che
tocchino tutti i componenti di un gruppo o collegio, sia nel loro insieme che singolarmente. Tale, ad esempio, lassunzione di
un particolare obbligo, non previsto dagli statuti, da parte dei membri di unassociazione: il relativo impegno richiede una
deliberazione unanime; la trasformazione di un Istituto da contemplativo in attivo o viceversa, oppure la sua unione con un
altro Istituto: necessario il consenso unanime di tutti i membri del Capitolo generale. In caso di dubbio, si potr anche
stabilire, di comune intesa, una maggioranza qualificata, purch non ci sia alcun pericolo che vengano pregiudicati i beni e i
diritti personali (diritti di voto, di anzianit, di rendite, ecc.).
2)
Annotazioni e chiarimenti
1
Le norme prescritte nel Can. 119, relativamente agli atti collegiali, hannovalore suppletorio o sussidiario: devono
essere applicate qualora non sia disposto diversamente dal diritto universale o particolare o dagli statuti debitamente approvati
(nisi iure vel statutis aliud caveatur).
2
La nuova procedura prescritta nel Codice si differenzia profondamente dalla proceduraprecedente. La differenza pi
rilevante concerne il quorum dei presenti, necessari per la validit delladunanza, e il quorum dei voti necessari per la validit
della decisione collegiale.
Le due modifiche simponevano da s, perch il vecchio sistema, che intendeva raggiungere un effetto pratico sollecitare
cio leffettiva partecipazione di tutti i membri di un collegio alle adunanze deliberative portava a delle incongruenze
legalizzate, soprattutto in ordine al quorum dei suffragi, poich si lasciava a una minoranza irrilevante la possibilit di decidere
con i suoi voti anche su cose molto importanti. In effetti, a norma del Can. 163 del Codice 1917, avvenuta la legittima
convocazione dei membri di un collegio per lelezione a un ufficio ecclesiastico, si poteva procedere alla votazione, qualunque
fosse il numero dei presenti; e, a norma del Can. 101, 1, n. 1, era prescritta per la validit della decisione la maggioranza
assoluta dei votanti, demptis suffragiis nullis, ossia la maggioranza dei voti validi. Poteva cos accadere che, di 30 membri di
un collegio convocato per procedere a unelezione di sua competenza, prendessero parte alla riunione solo 10 persone; che di
questi dieci votanti 3 si astenessero, presentando scheda bianca, 2 sbagliassero nel compilare la scheda, che pertanto veniva
annullata. Con una tale votazione tre soli suffragi erano sufficienti per deliberare legalmente lelezione.
Questi inconvenienti sono stati eliminati dal nuovo Codice, il quale, nel Can. 119, n. 12, da una parte prescrive che
partecipi effettivamente alla seduta collegiale la maggioranza dei componenti il gruppo o il collegio (praesente quidem maiore
parte eorum qui convocari debent), e dallaltra che abbia valore giuridico quello che sia stato deliberato dalla maggioranza dei
presenti e non delle schede valide o dei votanti (quod... placuerit parti absolute maiori eorum qui sunt praesentes). Con tale
sistema, il voto bianco o anche lastensione hanno effetto di voto negativo.
Senza dubbio, il nuovo sistema ha pur esso i suoi inconvenienti, e forse bisognava emanarenorme pi dettagliate, ma
glinconvenienti maggiori sono stati rimossi. per altro da notare che la procedura prescritta nel Can. 119 riguarda le persone
giuridiche e, pertanto, a stretto rigore, obbligatoria soltanto per esse nisi iure vel statutis aliud caveatur). Se invece si tratta
di enti privi di personalit come ad esempio le associazioni private di cui al Can. 310 mancando un richiamo (esplicito o
implicito) al detto canone, lobbligatoriet per s non esiste, o almeno dubbia. Il problema si presenter in particolare nei
Can. 127 e Can. 167, 1.
3
La maggioranza richiesta, sia in ordine alladunanza che in ordine alla votazione, quella assoluta, che non va
tradotta erroneamente la met pi uno, perch nei numeri dispari questo non esatto. Su 9 persone, ad esempio, la
maggioranza assoluta 5, ma 5 non certo la met pi uno di 9 (cfr. Risposta della S. Congregazione del Concilio, 16 marzo
1912, III: AAS, a. 1912, p. 404).
4
La maggioranza richiesta in ordine alla seduta collegiale (il quorum dei componenti ilgruppo o il collegio), senza
alcun dubbio quella assoluta, non quella relativa, anche se il Can. 119 non lo dica espressamente (praesente quidem maiore
parte eorum qui convocari debent). Trattandosi di due gruppi (presenti e non presenti), la maggioranza non pu essere che
assoluta, e se risultasse la parit, la maggioranza mancherebbe, e la seduta non sarebbe valida.
5
Nel n. 2 del canone disposto che, dopo due scrutini, se i suffragi risultino uguali, ilpresidente possa dirimere la
parit col suo voto, ma chi il presidente a cui concessa questa facolt? Il presidente delladunanza o il presidente del
collegio deliberante? Di regola, il presidente delladunanza coincide col presidente del collegio, ma pu essere anche diverso,
come ad esempio nel caso di elezione del Superiore generale di un Istituto di diritto diocesano, in cui il presidente della seduta
il Vescovo diocesano (Can. 625, 2), mentre il presidente del collegio votante il Superiore designato dalle costituzioni.
Il Can. 119, n. 2 come il Can. 101, 1, n. 1, del Codice precedente non ci danno alcuna indicazione. Lopinione
prevalente della dottrina attribuisce la competenza al presidente delladunanza, anche se non sia de gremio collegii.
6
Parit per deliberazioni su altri negozi. Come s gi notato, il Can. 119, 1, relativo alle elezioni, prospetta il caso
di parit al terzo scrutinio, e dispone che, in tale occorrenza, si consideri eletto chi pi anziano di et, tenendo presente che,
per elezioni, sufficiente la maggioranza relativa.

E se si tratta di deliberazioni per altri negozi, di cui al 2, e, in caso di parit di suffragi al secondo scrutinio, il presidente
non voglia dirimere la detta parit col suo voto, quale soluzione occorrer seguire?
Lalternativa possibile in questa ipotesi di procedere a una terza votazione a maggioranza relativa, anche se questo non sia
previsto dal canone, come, daltra parte, non sembra neppure escluso. Ovviamente si pu prospettare il caso allautorit
competente (concretamente la Santa Sede) e attendere la sua decisione.
Resta comunque in facolt del diritto particolare o degli statuti risolvere il dubbio, stabilendo al riguardo una norma precisa.
9.
Durata ed estinzione
Can. 120 (102*)
Come s gi rilevato, la persona giuridica ha unesistenza propria, indipendente dalle persone
fisiche che la compongono, e dagli organi che agiscono in suo nome. Atteso il suo fine e la sua funzione, essa costituita per
durare senza limiti di tempo: la sua natura di essere ex se perpetua.
Ovviamente, anche la persona giuridica soggetta ad estinzione.
1)
La soppressione
Una prima forma di estinzione delle persone giuridiche, pubbliche e private, la legittima soppressione da parte della
competente autorit. Si richiede, a tal fine, un provvedimento formale, ossia uno speciale decreto, giustificato da gravi cause.
Nella sua emissione occorre tener presenti le prescrizioni contenute nei Can. 320, 13, e Can. 326, 1, circa le
associazioni di fedeli.
Lautorit competente a disporre la soppressione , di regola, la medesima che ha conferito la personalit a termini del Can.
312, 1.
riservata formalmente alla Santa Sede:
1.

La soppressione delle associazioni erette dalla medesima: Can. 320, 1


2.

Delle province ecclesiastiche: Can. 431, 3; ovviamente anche delle Chiese particolari: cfr. Can. 373
3.

Delle Conferenze Episcopali: Can. 449, 1


4.

Dei capitoli cattedrali: Can. 504


5.

Deglistituti di vita consacrata e delle societ di vita apostolica, anche se di semplice diritto diocesano: Can.
584 e Can. 732
6.

Dellunica casa di un istituto religioso: Can. 616, 2

Dei monasteri femminili sui iuris: Can. 616, 4


Il Can. 515, 2, riserva al Vescovo diocesano la soppressione delle parrocchie.
1.
La soppressione di una casa religiosa di competenza del Moderatore supremo a norma delle costituzioni, ma
devessere consultato il Vescovo diocesano (Can. 616, 1). Il Vescovo devessere consultato anche quando si tratta della
soppressione di una casa o comunit di societ di vita apostolica (Can. 733, 1).
2)
Lestinzione ipso iure
La persona giuridica, sia pubblica che privata, si estingue ipso iure se abbia cessato da ogni attivit per lo spazio di cento
anni.
Nel Codice precedente era disposto: Si esse desierit, se abbia cessato di esistere.
3)
Cessazione di persone giuridiche private
Unassociazione privata, a cui sia stata attribuita la personalit giuridica, oltre che per soppressione da parte della
competente autorit e per estinzione ipso iure, pu anche cessare qualora si sciolga secondo le modalit previste negli statuti
(cfr. anche Can. 326, 1).
A termini degli statuti, pu similmente cessare di esistere una fondazione autonoma privata.
1.
Pu cessare per deliberazione dei suoi membri unassociazione privata eretta in personagiuridica? Perch una tale
deliberazione sia possibile, devessere prevista negli statuti. Se gli statuti non prevedono il caso, anche se i membri si
dimettano tutti, lassociazione continua ad esistere legalmente per il periodo dei cento anni disposti nel canone.
4)
La sopravvivenza di un unico membro
Il Can. 120, 2, considera il caso di una persona giuridica collegiale, privata o pubblica, di cui sopravviva un unico membro.
Se tale persona collegiale non abbia cessato di esistere a norma degli statuti, o in altro modo legittimo, lesercizio di tutti i suoi
diritti compete ex lege a quellunico membro. questa una norma che dimostra il grande rispetto che il legislatore
ecclesiastico ha per le persone giuridiche, costituite per durare con carattere di perpetuit.
Exercitium omnium iurium: continuare a svolgere lattivit della persona giuridica secondo i suoi fini, amministrare i suoi
beni, agire in giudizio, esercitare un eventuale diritto di presentazione, ammettere nuovi eventuali membri, ecc., naturalmente
sotto una pi diretta tutela dellautorit ecclesiastica.
Il diritto delle Chiese cattoliche orientali conserva anchesso il principio contenuto nel 2 del Can. 120, come risultava
espressamente dal M.P. Cleri sanctitati di Pio XII, 2 giugno 1957:

Can. 30, 2: Si vel unum ex personae moralis collegialis membris supersit, ius omnium in illud rcidit (X. Ochoa,
Leges Ecclesiae, II, n. 2664, col. b).
Lo stesso principio contenuto nellattuale Codice delle Chiese Orientali, pubblicato da Giovanni Paolo II il 18 ottobre
1990:

Can. 925: Se sopravvive anche un solo membro di una persona giuridica ed essa, tuttavia, non ha cessato di esistere
secondo gli statuti, lesercizio di tutti i diritti della detta persona compete a quel membro.

Can. 926, 1: Se non disposto diversamente dal diritto, i beni e i diritti della persona giuridica che priva di
membri, devono essere conservati, amministrati ed esercitati a cura dellautorit a cui compete disporre di essi in caso di
estinzione; questa autorit deve provvedere, a norma del diritto, al fedele adempimento degli oneri che gravano su quei beni, e
curare inoltre che la volont dei fondatori o degli offerenti sia scrupolosamente rispettata.
10. La destinazione dei beni e degli oneri

Gli ultimi tre canoni concernenti le persone giuridiche, regolano la destinazione dei loro beni e diritti patrimoniali e dei loro
oneri in caso di fusione, di divisione o smembramento e di estinzione delle medesime. I canoni Can. 121 e Can. 122, che si
riferiscono alla funzione e alla divisione, riguardano soltanto le persone giuridiche pubbliche e non toccano quelle private, a
cui viene lasciata una maggiore autonomia. Anche le persone giuridiche private, tuttavia, devono agire nel rispetto della
volont dei fondatori e degli offerenti, dei diritti acquisiti e degli statuti legittimamente approvati, e osservare i principi di
equit e di giustizia. Daltra parte, esse restano soggette al controllo della pubblica autorit allatto della fusione e dello
smembramento, che richiede una modifica degli statuti e, nel caso che sorga una nuova persona giuridica, un nuovo formale
decreto di costituzione.
Il canone Can. 123 considera sia le persone giuridiche pubbliche sia quelle private.
1)
In caso di fusione
Can. 121 (1419*)
Lunione di due persone giuridiche pu avvenire in semplice forma federativa, in modo che le due
persone, pur associate, rimangono distinte nella loro entit; mediante incorporazione, per cui luna, che ha minore
importanza, confluisce nellaltra e da questa viene assorbita; mediante vera e propria fusione, che d vita a una nuova ed
unica persona giuridica, con la conseguente estinzione delle due preesistenti. Il Can. 121 considera il terzo caso e stabilisce:
1
Che la nuova persona giuridica, sorta dal confluire delle due precedenti, subentri nella titolarit di tutti i loro rapporti,
acquistandone i beni e i diritti patrimoniali e assumendone gli obblighi.
2
Che, per quanto riguarda in particolare la destinazione dei beni e ladempimento degli oneri, debbano essere rispettati
anzitutto la volont dei fondatori e degli offerenti e i diritti acquisiti (e gli statuti legittimamente approvati).
Ovviamente, la costituzione della nuova persona giuridica richiede un nuovo intervento dellautorit ecclesiastica
competente, a norma del Can. 116.
2)
In caso di divisione
Can. 122 (1500*)
La divisione o smembramento di una persona giuridica pu effettuarsi in due modi:

La parte che si distacca si unisce ad unaltra persona giuridica esistente

Dalla parte distaccata, si forma una nuova persona giuridica a s stante


Nelluno e nellaltro caso:
1
Bisogna rispettare anzitutto, con diritto di priorit, la volont dei fondatori e degli offerenti e i diritti acquisiti e gli
statuti approvati.
2
I beni divisibili e i diritti patrimoniali, e nello stesso tempo, i debiti e tutti gli altri oneri devono essere ripartiti con un
criterio proporzionale ex aequo et bono (non con un criterio matematico), tenendo conto delle circostanze e situazioni concrete
di entrambe le persone giuridiche, e delle loro particolari necessit.
3
I beni indivisibili per es. una biblioteca o una collezione di arte, che, ripartite, perderebbero il loro valore
devono restare di comune propriet, in modo tuttavia che il loro uso e usufrutto, unitamente agli oneri relativi, siano assegnati
similmente con la debita proporzione ex aequo et bono.
Le norme suddette hanno la loro applicazione soprattutto nella divisione delle diocesi e delle parrocchie.
3)
In caso di estinzione
Can. 123 (1501*)
Il Can. 123 distingue tra persona giuridica pubblica e privata.
1
Estinguendosi una persona giuridica di carattere pubblico, la liquidazione dei beni ediritti patrimoniali, compresi gli
oneri, viene effettuata a norma dei diritti e degli statuti. Se nulla prescritto a tal riguardo, i beni, i diritti e gli oneri passano
alla persona giuridica immediatamente superiore. In ogni caso, sono da rispettare scrupolosamente la volont dei fondatori e gli
offerenti e i diritti acquisiti.
La persona immediatamente superiore quella che persegue lo stesso fine analogo(Communicationes, a. 1974, p. 100, n.
7). Lidentificazione semplice, quando si tratta di persone ordinate fra loro gerarchicamente: cos, per esempio, per una
parrocchia la persona immediatamente superiore la diocesi; per la diocesi la Santa Sede; per una casa religiosa, la
provincia; per una provincia, listituto. Ma non mancano casi in cui lidentificazione presenta delle difficolt: se, per esempio,
due associazioni siano pienamente autonome e non abbiano fra di loro alcun rapporto. Trattandosi di una persona giuridica di
carattere diocesano, quella immediatamente superiore sar allora la diocesi. Nei casi dubbi, la decisione spetta allautorit
ecclesiastica da cui la persona giuridica estinta dipende, ossia, di regola, quella medesima che aveva eretto la persona giuridica
e aveva la facolt di sopprimerla.
2
Estinguendosi una persona giuridica di carattere privato, la liquidazione vieneeffettuata a norma degli statuti, salvi
sempre i diritti acquisiti e la volont degli offerenti.
La norma viene ripetuta nel Can. 326, 2, circa lestinzione delle associazioni private.
4)
Canoni da tener presenti

Can. 582 e Can. 732: le fusioni e le unioni dIstituti di vita consacrata o di Societ di vita apostolica sono riservate alla
Sede Apostolica; alla medesima sono anche riservate le loro confederazioni e federazioni.

Can. 584 e Can. 732: La soppressione di un Istituto di vita consacrata o di una Societ di vita apostolica di esclusiva
competenza della Sede Apostolica; ad essa anche riservato disporre dei loro beni temporali.
11. Norme ulteriori
1
La capacit patrimoniale delle persone giuridiche ecclesiastiche: sia quelle di carattere pubblico sia quelle di carattere
privato sono soggetti capaci di acquistare, conservare, amministrare e alienare i loro beni temporali a norma del diritto: Can.
1255.
2
La propriet dei beni, sotto la suprema autorit del Romano Pontefice, appartiene alla persona giuridica che li ha
acquistati legittimamente: Can. 1266.
3
I beni delle persone giuridiche pubbliche sono beni ecclesiastici e sono retti dai canoni relativi (12591310), oltre
che dai propri statuti: Can. 1257, 1.

4
I beni delle persone giuridiche private sono retti dai propri statuti, e non dalle prescrizioni canoniche, tranne che sia
disposto espressamente in modo diverso: Can. 1257, 2.
5
La vigilanza da parte dellOrdinario: cfr. Can. 1276, 1.
6
Offerte a persone giuridiche ecclesiastiche, pubbliche e private: cfr. Can. 1267.
7
Prescrizione delle cose sacre: cfr. Can. 1269.
8
Tempo richiesto per la prescrizione di beni appartenenti a persone giuridiche ecclesiastiche pubbliche: cfr. Can. 1270.
9
Imposizione di contributi speciali da parte del Vescovo diocesano alle persone giuridiche ecclesiastiche pubbliche e
private, per le necessit della diocesi: cfr. Can. 1263.
1.
10
Il tribunale competente in una causa sui beni e diritti di una persona giuridica rappresentata dal Vescovo
diocesano: cfr. Can. 1419, 2.